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	<title>gianni-amelio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gianni-amelio"</description>
	<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 00:49:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[27° Torino Film Festival: vince La bocca del lupo]]></title>
<link>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/11/23/27%c2%b0-torino-film-festival-vince-la-bocca-del-lupo/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:57:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniofalcone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato ventuno novembre 2009 si è concluso il 27° Torino Film Festival,che ha visto vincitore, per l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sabato ventuno novembre 2009 si è concluso il 27° Torino Film Festival,che ha visto vincitore, per la prima volta in ventisette anni, un italiano, Pietro Marcello, trentenne di Caserta, e il suo<em> La bocca del lupo</em>, che si aggiudica inoltre il Fipresci dei critici.<br />
Un film molto particolare a detta degli addetti ai lavori, che abbatte sia le barriere dei generi cinematografici,  essendo un&#8217; opera sospesa tra documentario, reportage, melodramma e spaccato sociale, sia quelle mentali, narrando la storia d&#8217;amore tra un ex carcerato ed un transessuale. Prodotto dai gesuiti della Fondazione San Marcellino, insieme alla Indigo di Francesca Cima e Nicola Giuliano e alla L&#8217;Avventurosa Film di Marcello e Dario Zonta, si delinea dunque come un film importante, al di là dei meriti artistici, proprio per l&#8217;idea che porta avanti: ciascuno, in base alle sue possibilità, ha il diritto di vivere nel miglior modo possibile, comprendendo in tale assunto anche la sessualità, che va comunque ad inserirsi in un discorso più generale, cioè amarsi e volersi bene anche in situazioni estreme, comportanti disagio e solitudine.<br />
La giuria presediuta da Sandro Petraglia ha poi assegnato il proprio Premio speciale ex-aequo a <em>Crackie</em> di Sherry White e <em>Guy and Madeline on a Park Bench</em> di Damien Chazelle, mentre riguardo le interpretazioni, miglior attrice è risultata la cilena Catalina Saavedra(<em>La nana</em>, di Sebastian Silva) e miglior attori Robert Duvall e Bill Murray(<em>Get low</em> di Aaron Schneider).Per parlare dei premi principali: premio per il miglior documentario italiano a <em>Valentina Postika in attesa di partire</em> di Caterina Carone, quello per il miglior corto a <em>Notturno stenopeico</em> di Carlo Michele Schirinzi, mentre il premio del pubblico va al romeno <em>Medalia de Onoare</em> di Calin Netzer. Gianni Amelio, nuovo direttore in carica, ha di che essere contento: il Torino Film Festival ha finalmente confermato e valorizzato quella che, storicamente, è sempre stata la sua funzione essenziale, cioè dare risalto ad un cinema fuori dal coro, capace di guardare la realtà sperimentando contemporaneamente nuovi linguaggi.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Torino Film Festival 2009: prospettive future per il cinema italiano]]></title>
<link>http://nouvellepunk.wordpress.com/2009/11/23/torino-film-festival-2009-un-augurio-al-vincitore-del-festival/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:04:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>unpopularpress</dc:creator>
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<description><![CDATA[Resto finalmente sorpreso. L’egocentrismo di Nanni Moretti che offuscava la manifestazione del Torin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Resto finalmente sorpreso. L’egocentrismo di Nanni Moretti che offuscava la manifestazione del Torino Film Festival sembra ormai solo un brutto ricordo e questa edizione del 2009 ci lascia finalmente qualche bella immagine, grazie alla direzione artistica di Gianni Amelio, uno che sa fare cinema e di conseguenza sa capirlo.</p>
<p>Innanzitutto abbiamo gradito gli ospiti di onore che hanno partecipato alla kermesse: Emir Kusturica e Francis Ford Coppola. Due personaggi che con le loro storie hanno cambiato il cinema degli ultimi anni e soprattutto hanno cambiato il modo di raccontarlo. Per loro niente red carpet come a Roma o a Venezia, perché qui a Torino il divismo sembra essere demonizzato o forse è stato barattato con le emozioni.</p>
<p>Amelio aveva sottolineato il suo essere di non essere all’altezza di Nanni Moretti dal punto di vista mediatico, eppure riesce a colpire nel segno con le sue scelte che arrivano dirette anche a chi al Festival non ha partecipato.</p>
<p>Ultima gradita sorpresa, non per ordine di importanza, la scelta del vincitore “La bocca del lupo”, un film italiano, per la prima volta dopo 27 anni. Il film è stato realizzato da Pietro Marcello, classe 1976, girato con un budget di soli 50 mila euro e ha per tema una relazione tra un trans ed un detenuto genovese, conosciutisi in carcere. Il tutto ambientato tra i vicoli di Genova.</p>
<p>Marcello ha girato diversi cortometraggi, e alcuni lungometraggi tra cui lo splendido “Il passaggio della linea”. Lavora come portiere di notte in albergo. So quanto è dura continuare a sognare e far sognare quando le mattine sono plastiche per le troppe ore passate in piedi la notte ad aspettare ad aspettare il rientro degli ultimi clienti. Per questo spero che questo premio sia per questo talentuoso ragazzo l’inizio di un brillante futuro cinematografico.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il TFF tra tradizione e rinnovamento]]></title>
<link>http://gasparedaidone.wordpress.com/2009/11/16/176/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:06:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>gasparedaidone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non poteva esserci inizio più turbolento e significativo per l&#8217;era post-morettiana del Torino ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-180" title="13tfftorino" src="http://gasparedaidone.wordpress.com/files/2009/11/13tfftorino.jpg" alt="13tfftorino" width="190" height="190" />Non poteva esserci inizio più turbolento e significativo per l&#8217;era post-morettiana del Torino Film Festival. Nella sua giornata d&#8217;apertura il festival è stato scosso da due fatti che fanno sentire bene il polso della città, attraversata da tendenze favorevoli ad un rinnovamento artistico e tensioni sociali mai definitivamente sopite. Infatti nel giorno della prima assoluta del film Nowhere boy, della giovane regista Sam Taylor Wood, che racconta l&#8217;adolescenza di John Lennon, la rassegna è stata presa di mira dai centri sociali di sinistra, che sul palco del teatro Regio hanno inscenato un&#8217;azione dimostrativa perché preoccupati per i piani di sgombero degli spazi occupati che sindaco, prefettura e questura vorrebbero attuare. E tuttavia il TFF è stato sin da subito in grado di conquistare l&#8217;entusiasmo della gente, nonostante la penuria di grossi nomi e la linea giovane che il direttore Gianni Amelio ha scelto per questa edizione della rassegna, la prima da quando gli è stato lasciato in dote il buon lavoro svolto in questi anni nel suo stesso ruolo da Nanni Moretti. In questo festival i volti giovani e sconosciuti di attori e registi non ancora abituati a vivere da star assolute del grande schermo, assaggiano l&#8217;ebrezza di essere messi al centro dell&#8217;attenzione della gente. Non mancano però del tutto i nomi capaci di creare risonanza mediatica. Come quello di Charlotte Rampling che ierisera ha presentato la retrospettiva dedicata a Nagisa Oshima, regista che l&#8217;aveva diretta in Max mon amour. Nato su queste basi, insomma,  anche questo nuovo corso del TFF sembra confermare un largo seguito e l&#8217;etichetta di avvenimento cult del palinsesto annuale degli eventi ospitati e organizzati dalla città di Torino.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Gianni Amelio dirige il 27° Torino Film Festival]]></title>
<link>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/11/12/gianni-amelio-dirige-il-27%c2%b0-torino-film-festival/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:53:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniofalcone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da domani, venerdì 13, proseguendo sino a sabato 21 novembre 2009, prenderà il via il 27° Torino Fil]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/11/1_copertina_cartella_stampa1.jpg"><img src="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/11/1_copertina_cartella_stampa1.jpg" alt="1_copertina_cartella_stampa" title="1_copertina_cartella_stampa" width="477" height="674" class="alignnone size-full wp-image-303" /></a><br />
Da domani, venerdì 13, proseguendo sino a sabato 21 novembre 2009, prenderà il via il 27° Torino Film Festival, temporalmente susseguente alle manifestazioni di Venezia e Roma.<br />
Nuovo direttore, per la prima volta alla direzione di un festival, il regista calabrese Gianni Amelio, insieme ad Emanuela Martini: succede a Nanni Moretti, dal quale, ringraziandolo per il lavoro sinora svolto e la visibilità data al Festival, prende comunque subito le distanze: “con me Torino sarà all&#8217;insegna del rigore della passione. Da regista devo portare il mio gusto e la mia esperienza, ma devo aprire ad altri spettatori diversi da me, altrimenti se selezionerei solo quelli che mi piacciono, rischierei di fare un festival con tre film”.<br />
Ed infatti il cartellone delle opere in  programma si presenta indiscutibilmente ricco: 254 opere, tra lungometraggi, medio e corti, delle quali 42 in prima mondiale, con l&#8217;inaugurazione affidata a <em>Nowhere Boy</em> di Sam Taylor Woods (artista inglese da noi sconosciuta o quasi, ma molto famosa all&#8217;estero), sulla storia di un adolescente di nome John Lennon, e 16 in concorso, tra i cui titoli, dopo tre anni di assenza, vi sono due film italiani (<em>Santina </em>di Gioberto Pignatelli, ispirato a <em>La Storia </em>di Elsa Morante e <em>La bocca del lupo </em>di Pietro Marcello).<br />
Trattasi comunque di opere provenienti un po&#8217; da tutto il mondo, aventi come tema dominante il nostro tempo attuale, sospeso tra solitudine, follia, disperazione ( il filippino <em>Baseko Bakal Boys</em>, protagonisti due bambini che cercano di sopravvivere  a Manila o <em>Adas</em> di Roland Vranik, dai toni apocalittici), sulle quali deciderà la giuria presieduta da Sandro Petraglia.<br />
La concorrenza delle già citate Venezia e Roma? “Nessun problema”, afferma Amelio, “Ci costringono ad essere più creativi ed innovativi, come quando si apre una libreria dove ce n&#8217;è già un&#8217;altra, è una cosa positiva, non mi spaventa. Serve a darsi un carattere ed un&#8217; identità e quella di Torino non è scalfibile, non assomiglia a nessun altro festival”.<br />
Ecco quindi il nuovo Gran Premio Torino, che verrà assegnato a Emir Kusturika, per la geniale inventiva dei suoi film, ed alla casa di produzione americana Zoetrope di Francis Ford Coppola, per il suo contributo al rinnovarsi dell&#8217;industria cinematografica statunitense, due personali dedicate al regista Nicholas Ray e al giapponese Nagisa Oshima, o l&#8217;inedita sezione, voluta proprio da Amelio, <em>Figli e amanti</em>, dove  sei registi(Paolo Sorrentino, Gianni Zanasi, Davide Ferrario, Mario Martone, Matteo Garrone e Marco Bellocchio) parleranno dei loro “film del cuore” o che comunque hanno dato ispirazione e suggerimenti per la realizzazione delle loro opere.<br />
Da non dimenticare infine il TorinoFilmLab, laboratorio internazionale che sostiene concretamente registi di tutto il mondo al loro primo o secondo film, nato nel 2008 grazie al direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera e che vede coinvolti 120 tra sceneggiatori, registi, produttori e venditori, e il sottofondo musicale che diviene una delle colonne portanti della manifestazione (oltre al citato film d&#8217;apertura, si segnala il documentario di Jonathan Demme su Neil Young e <em>Oil City Confidential</em>, di Julian Temple, sulla band dei Dr Feelgood).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tff 27]]></title>
<link>http://villatelesio.wordpress.com/2009/11/06/tff-27/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 17:12:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilprimissimo</dc:creator>
<guid>http://villatelesio.wordpress.com/2009/11/06/tff-27/</guid>
<description><![CDATA[Pillole di conferenza stampa Un festival viva i generi, “horror, si può dire horror”? Citazioni lett]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><img class="aligncenter size-full wp-image-1339" title="Death-by-Hanging-1968-Directed-by-Nagisa-Oshima" src="http://villatelesio.wordpress.com/files/2009/11/death-by-hanging-1968-directed-by-nagisa-oshima.jpg" alt="Death-by-Hanging-1968-Directed-by-Nagisa-Oshima" width="448" height="448" /></p>
<p>Pillole di conferenza stampa<!--more--></p>
<ul>
<li>Un festival viva i generi, 	“horror, si può dire horror”?</li>
<li>Citazioni letterarie, “Festa 	mobile”.</li>
<li>versus Moretti radical chic, 	“voglio che vengano al Tff anche gli spettatori della domenica 	pomeriggio. Rispettabilissimi”.</li>
<li>Giuria di cinque persone, come 	prima. Presidente Sandro Petraglia.</li>
<li>Gran Premio Torino: Emir Kusturica, 	edizione integrale di “Underground”.</li>
<li>Gran Premio Torino: all&#8217;“American 	Zoetrope” di Francis Ford Coppola</li>
<li>Sezione figli e amanti: sei 	registi italiani “ci sveleranno i film che hanno fatto nascere in 	loro la vocazione” (Ferrario, Martone, Sorrentino, Zanasi, 	Garrone, Bellocchio).</li>
<li>Elogio dei cortometraggi versus 	documentarismo noioso</li>
<li>Concorso: sedici film, tredici 	paesi, tre film cinema indipendente Usa. “Speriamo che ci 	confortiate voi, più dei critici”. In sala solo critici e 	giornalisti.</li>
<li>“Risate di gioia”, Mario 	Monicelli</li>
<li>Da non perdere la personale di 	Nagisa Oshima: cinque programmi per il piccolo schermo, mai visti al 	mondo se non nella loro prima proiezione sulla tv privata 	giapponese.</li>
<li>Charlotte Rampling presenterà 	Oshima.</li>
<li>Nicholas Ray, presentato dalla 	quarta vedova – l&#8217;ultima: Susan.</li>
<li>“Qualcuno accusa Torino di 	presentare cose già viste. Ad esempio Nowhere boy. Ma Nowhere boy è 	stato sì già presentato a Londra, ma una settimana fa. Non penso 	qualche piemontese abbia preso l&#8217;aereo apposta per l&#8217;anteprima 	mondiale”.</li>
<li>Dal 13 al 21 novembre 2009</li>
</ul>
<p>Info: <a href="http://www.torinofilmfest.org" target="_blank">www.torinofilmfest.org</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TORINO FILM FESTIVAL: RIGORE NELLA PASSIONE]]></title>
<link>http://lucaperetti.wordpress.com/2009/11/04/torino-film-festival-rigore-nella-passione/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 19:15:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucaperetti</dc:creator>
<guid>http://lucaperetti.wordpress.com/2009/11/04/torino-film-festival-rigore-nella-passione/</guid>
<description><![CDATA[Presentata la 27ma edizione del festival, la prima con la direzione di Gianni Amelio Di certo non si]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3>Presentata la 27ma edizione del festival, la prima con la direzione di Gianni Amelio</h3>
<p>Di certo non si può dire che a Gianni Amelio manchi la capacità di sintetizzare in poche parole cosa sia questa edizione del Torino Film Festival: &#8220;Il TFF è rigore nella passione. Non il rigore che porta alla chiusura ma il rigore che viene alimentato dalla generosità dello sguardo&#8221;. E ancora: &#8220;Non bisogna confondere il rigore con l&#8217;autogol. Non siamo legati ad una visione del cinema troppo stretta&#8221;. Questo, in poche parole, il TFF di quest&#8217;anno, la 27ma edizione, la prima diretta da Gianni Amelio dopo il biennio morettiano.<br />
Poche parole certo non bastano, e ne servirebbero molte di più per provare a raccontare un programma come al solito vasto e pieno di cose interessanti. I numeri del resto parlano da soli: 254 film presenti (corti, mediometraggi e lunghi) di cui 42 anteprime mondiali, 21 internazionali, 10 europee e 74 italiane. I film sono stati selezionati tra 3500 visionati, e lo stesso direttore ammette candidamente e senza cercare per niente di evitare polemiche che &#8220;no, io non li ho visti tutti come diceva quell&#8217;altro, ne ho visto circa 600, che già mi sembrano molti&#8221;.<br />
Il concorso presenta 16 copie, di cui ben 2 italiani (il nuovo film di Pietro Marcello e <em>Santina</em> di Gioberto Pignatelli) mentre le sezioni collaterali hanno nomi con riferimenti letterari o cinematografici: il fuori concorso diventa &#8220;Festa Mobile&#8221;, e qui troviamo, tra i tanti, Francis Ford Coppola con il suo nuovo lungometraggio, la versione integrale di <em>Underground</em> con annesso premio per Kusturica, e il film di apertura del festival, quel <em>Nowhere boy </em>di Sam Taylor Wood su Lennon da giovane di cui già si sente parlare da un po&#8217;.<br />
Oltre alle retrospettive già annunciate da tempo (Nicholas Ray e Nagisa Oshima) un omaggio e&#8217; dedicato a Nicolas Winding Refn, regista danese oggetto di culto sotterraneo anche in Italia. A Torino vedremo praticamente tutte le sue opere. Quella che lo scorso anno si chiamava &#8220;La Zona&#8221; cambia nome e diventa &#8220;Onde&#8221;: non cambiano però i contenuti, cioè film sperimentali, di ricerca, fuori dai consueti canoni narrativi. Dentro troviamo piccole retrospettive di Ken Jacobs, Nicolas Provost, Ga-nime giapponesi oltre a dieci lungometraggi e molti altri corti e medi. Come ogni anno, ci sono poi &#8220;Italian,a.doc&#8221; &#8220;Italiana.Corti&#8221; e &#8220;Spazio Torino&#8221;. &#8220;Figli e amanti&#8221; è invece la sezione del festival dove giovani registi italiani presentano opere che li hanno influenzati.<br />
Questo il programma in estrema sintesi, ma c&#8217;è naturalmente molto di più. Il festival non sembra comunque cambiato molto nella sua struttura e nei suo intenti rispetto alla gestione morettiana. Del resto il gruppo che guida e organizza il TFF è rimasto praticamente lo stesso, a partire dalla vice-direttrice artistica Emanuela Martini. Il vecchio refrain della problematica vicinanza temporale con Roma e Venezia è liquidato da Amelio con un&#8217;altra delle sue metafore: &#8220;Quando si apre una libreria in una strada dove ce ne è già una dobbiamo essere contenti: per questo non mi spavento se ci sono più festival in un breve periodo&#8221;.<br />
Speriamo questa libreria torinese sia buona come sembra dalla vetrina che ci hanno presentato.</p>
<p>per <a href="http://www.zabriskiepoint.net/node/9238">Zabriskiepoint</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Priorità vere ed emergenze finte]]></title>
<link>http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/10/23/priorita-vere-ed-emergenze-finte/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 17:03:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>francacorradini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riporto in breve due inquietanti ed emblematici casi di cronaca della scorsa settimana. Il primo epi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/files/2009/10/image0011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3327" title="image001" src="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/files/2009/10/image0011.jpg" alt="image001" width="431" height="323" /></a>Riporto in breve due inquietanti ed emblematici casi di cronaca della scorsa settimana.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo episodio si è verificato a Milano lunedì 12 ottobre. Un uomo di origini libiche ha fatto esplodere un ordigno rudimentale di bassa potenza, contenente all’incirca due chili di esplosivo artigianale, all&#8217;ingresso della caserma Santa Barbara, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell&#8217;esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, nella zona di San Siro, provocando una violenta esplosione. Una compagnia di questo reggimento è attualmente dislocata in Afghanistan. Il bilancio dell&#8217;attentato è di due feriti: oltre all&#8217;attentatore, che versa in gravissime condizioni, è rimasto coinvolto un caporale di 20 anni, che ha riportato solo lievi ferite.</p>
<p style="text-align:justify;">Il secondo episodio è accaduto a Napoli sabato 17 ottobre. In una casa del rione Sanità, nel centro storico di Napoli, un bambino di 6 anni è morto asfissiato dal monossido di carbonio generato da un braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l’Enel aveva staccato i fili della corrente elettrica perché i genitori non riuscivano nemmeno a pagare la bolletta. Il corpo esanime del bambino è stato rinvenuto accanto alla madre agonizzante, anche lei intossicata dalle esalazioni di gas velenoso prodotto dal legno bruciato nella piccola stanza. Entrambi sono originari delle isole di Capo Verde, situate al largo delle coste del Senegal, in Africa Occidentale.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo tragico e raccapricciante avvenimento denuncia in modo crudo e inequivocabile la triste realtà in cui sono costretti a vivere molti stranieri immigrati nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align:justify;">Il reato di <em>“immigrazione clandestina”</em> è stato introdotto dall’articolo 10 comma bis della Legge n. 94 del 15 luglio 2009 (facente parte del cosiddetto <em>“pacchetto sicurezza”</em>) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009, n. 170. Il Decreto Legislativo è in vigore dal 3 agosto. Tale provvedimento ha indotto molte procure a sollevare rilievi e dubbi di legittimità presso la Corte costituzionale. A Torino la Procura guidata da Gian Carlo Caselli ha scritto che le nuove norme prevedono sanzioni pecuniarie irragionevoli e inapplicabili e puniscono <em>“una mera condizione personale dello straniero”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 2 luglio su <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/camilleri-tabucchi-maraini-fo-rame-ovadia-scaparro-amelio-appello-contro-il-ritorno-delle-leggi-razziali-in-europa/" target="_blank"><em>Micromega</em></a>, vari intellettuali, tra cui Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia e Gianni Amelio, avevano sottoscritto un <em>“Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa”</em>, in cui si legge: <em>“Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l&#8217;adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Come è noto, il tema della sicurezza collegato in termini strumentali al problema dell’immigrazione clandestina, è uno storico cavallo di battaglia della Lega, che istiga ed asseconda gli istinti e i sentimenti peggiori diffusi tra la popolazione, in modo particolare tra gli strati più insoddisfatti e frustrati sotto il profilo economico e sociale.</p>
<p style="text-align:justify;">Di fronte all’enorme tragedia rappresentata dalle nuove povertà che affliggono soprattutto gli immigrati, ma anche i settori più degradati e marginali della società italiana, persino le fasce che un tempo godevano di un relativo benessere, le questioni securitarie cavalcate in chiave elettorale dalla Lega Nord passano inevitabilmente in secondo piano. La vera emergenza è costituita dalla guerra tra i poveri e contro i poveri, non dalle finte emergenze di ordine pubblico legate al bisogno di sicurezza urbana di natura privata ed egoistica o dalle false pandemie inventate ad arte dai mass-media.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Lucio Garofalo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Hollywood ieri, Hollywood oggi]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/07/30/hollywood-ieri-hollywood-oggi/</link>
<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 14:28:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
<guid>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/07/30/hollywood-ieri-hollywood-oggi/</guid>
<description><![CDATA[Qualche considerazione su alcune differenze lampanti tra la produzione hollywoodiana di oggi e quell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Qualche considerazione su alcune differenze lampanti tra la produzione hollywoodiana di oggi e quella di ieri.<br />
Tagliando il tutto con l&#8217;accetta è possibile sostenere che <strong><em>oggi</em></strong> a trionfare sia lo <strong>spettacolo</strong>, <strong><em>ieri</em></strong> si puntava sulla <strong>narrazione</strong>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/07/logo-h-ieri-oggi.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-2271" title="logo h ieri oggi" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/07/logo-h-ieri-oggi.gif?w=300" alt="logo h ieri oggi" width="300" height="112" /></a></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:left;"><!--more--></p>
<p>Peculiarità del cinema classico era il raccontare una storia coerente, una trama fitta e rifinita basata su personaggi e uno sviluppo lineare dall&#8217;inizio alla fine: il rapporto causa-effetto era chiaro ed inequivocabile, gli avvenimenti erano motivati e chiaramente spiegati.<br />
La stragrande maggioranza dei film di oggi sono spesso fragorosi, stracolmi di azione e di momenti spettacolari (le sfumature più delicate della struttura narrativa sono considerate una distrazione, una perdita di tempo).</p>
<p>Prendiamo ad esempio <em>&#8220;San Francisco&#8221; </em>del 1936 o <em>&#8220;Gli uccelli&#8221; </em>del 63 e confrontiamoli con <em>&#8220;Armageddon&#8221; </em>del 1998 o <em>&#8220;Nella mente del serial killer&#8221;</em> del 2004.<br />
Nei primi due abbiamo un graduale sviluppo della narrazione che cresce lentamente per tutta la durata del film verso un punto culminante: nel film di W.S. Van Dyke II una drammatica storia di relazioni personali che culmina nella rappresentazione del terremoto, in quello di Hitchcock il racconto di una tradizionale storia d&#8217;amore per poi sorprendere lo spettatore. Negli altri due lavori si hanno invece un incessante accumularsi di azioni spettacolari, e questo dall&#8217;inizio alla fine (con pause brevissime, giusto per riprendere fiato).</p>
<p>La spettacolarità quasi ininterrotta che caratterizza la maggior parte delle odierne produzioni hollywoodiane è spiegabile, secondo alcuni analisti, col mutamento della società americana che, per una perdita di &#8220;certezze&#8221;, necessita oggi di gratificazione continua: basta col rimando di tipo puritano, adesso si vuole tutto subito e se ne vuole sempre di più. Il martellante susseguirsi di azione-avventura-emozione-eroismo-spettacolo-fragore oggi dilagante risulterebbe essere quindi una forma di compensazione.</p>
<p>Naturalmente molteplici possono essere le spiegazioni del fenomeno.<br />
Il film-spettacolo si presta meglio ad essere pubblicizzato come film-evento e quindi aver più probabilità di forti incassi appena uscito; è più indicato per alimentare i mercati secondari diventati ormai importanti fonti di reddito (parchi giochi, videogames, gadget…); è più adatto al pubblico giovanile che costituisce la maggioranza fruitrice di cinema (la minoranza di spettatori più anziani o maturi tende ad apprezzare lavori più tranquilli, più sottilmente elaborati, lavori che si prendono tutto il tempo necessario per salire gradualmente al culmine).<br />
p.s.<br />
Il sociologo Pierre Bourdieu (&#8220;La distinzione: critica sociale del gusto&#8221;, Il Mulino, Bologna 1983) partendo da un&#8217;indagine dell&#8217;industria cinematografica il cui risultato era che gli spettatori con istruzione universitaria sono nettamente inferiori agli altri, sostiene che i film che offrono una grande quantità di azione spettacolare assordante rispondono alle esigenze degli spettatori di estrazione sociale meno privilegiata (in maggioranza appunto) che hanno poco tempo o danaro per procrastinare la loro gratificazione.</p>
<p><em>(dati presi da &#8220;Il vizio del cinema&#8221; di Gianni Amelio, Einaudi 2004)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p align="center"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/jdqn8AoU6ic&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/jdqn8AoU6ic&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appello contro le leggi razziali‏]]></title>
<link>http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/07/08/appello-contro-le-leggi-razziali%e2%80%8f/</link>
<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 20:35:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>laconoscenzarendeliberi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono Le cose acc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#808000;"><strong>Riceviamo e pubblichiamo</strong></span></p>
<p>Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono</p>
<p style="text-align:justify;">Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sempre sono state però conosciute in tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.</p>
<p style="text-align:justify;">Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.</p>
<p style="text-align:justify;">È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.</p>
<p style="text-align:justify;">Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.</p>
<p style="text-align:justify;">Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.</p>
<p style="text-align:justify;">È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.</p>
<p style="text-align:justify;">La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.</p>
<p style="text-align:justify;">Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio, Wu Ming</p>
<p style="text-align:justify;">
<p>Aderisci anche tu all&#8217;appello pubblicato da<strong> <a href="http://www.micromega.net" target="_blank">MicroMega</a></strong><span style="font-family:'lucida grande';font-size:11px;line-height:13px;"><a style="cursor:pointer;color:#3b5998;text-decoration:none;" rel="nofollow" href="http://www.micromega.net/" target="_blank"><br />
</a></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quando ogni straniero è nemico...]]></title>
<link>http://pagineonlife.wordpress.com/2009/07/06/quando-ogni-straniero-e-nemico/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 06:18:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>pagineonlife</dc:creator>
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<description><![CDATA[The Count-Il Conte (Phillip Seymour Hoffman in I love Radio Rock):  &#8230;stanotte le radio pirata ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[The Count-Il Conte (Phillip Seymour Hoffman in I love Radio Rock):  &#8230;stanotte le radio pirata ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EyesOnTheRailroad e' contro il DDL sicurezza]]></title>
<link>http://mattiafl.wordpress.com/2009/07/03/contro-il-decreto-sicurezza/</link>
<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:54:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>mattiafl</dc:creator>
<guid>http://mattiafl.wordpress.com/2009/07/03/contro-il-decreto-sicurezza/</guid>
<description><![CDATA[  Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: appello contro il ritorno delle ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p><strong>Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa</strong></p>
<p><em>Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono </em></p>
<p><em> Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo. Non sempre sono state però conosciute in tempo. In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero. Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti. Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani. Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea. È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada. La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa. A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione. </em></p>
<p><strong>Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio</strong></p>
<p> </p>
<p>Aderisci anche tu all&#8217;appello pubblicato da <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/camilleri-tabucchi-maraini-fo-rame-ovadia-scaparro-amelio-appello-contro-il-ritorno-delle-leggi-razziali-in-europa/">MicroMega</a></p>
<p> </p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1293" src="http://mattiafl.wordpress.com/files/2009/07/13052009114030maroni-bossi-web.jpg?w=300" alt="" width="168" height="102" />ps. la replica del Viminale, una smentita che non smentisce proprio nulla!<em> </em>riconosce anzi che l&#8217;immigrato non puo&#8217; sposarsi se extra-comunitario: ergo, un cittadino italiano che volesse contrarre matrimonio con una persona senza permesso di soggiorno, non puo&#8217; farlo perche&#8217; la nuova legge glielo vieta. Inoltre una donna che partorisce senza permesso di soggiorno non puo&#8217; riconoscere il proprio figlio. Calpestati diritti fondamentali, di liberta&#8217; e civilta&#8217;! Vergogna!</p>
<p>Di seguito il comunicato in questione: <em>&#8220;I contenuti del ddl approvato oggi, </em>sostiene l&#8217;ufficio stampa del Viminale<em>, &#8220;sono altri e non esiste alcuna norma che introduce il divieto di matrimoni misti; al contrario, le nuove disposizioni sono destinate a contrastare i cosiddetti matrimoni di comodo. Non sarà, dunque, più consentito all&#8217;istituto del matrimonio di essere lo strumento per regolarizzare situazioni di clandestinità. L&#8217;acquisto della cittadinanza per matrimonio, poi, avverrà non più dopo sei mesi, ma dopo due anni. Sempre nella medesima ottica sarà necessario esibire un titolo di soggiorno valido perché un cittadino straniero possa contrarre matrimonio&#8221;. &#8220;Altra falsità che viene sostenuta &#8211; </em>prosegue il ministero<em> &#8211; è quella del divieto per le donne straniere irregolari di riconoscere i figli. Al riguardo, si rileva che nessun articolo e nessun comma dei provvedimenti approvati inibisce agli stranieri irregolari di dichiarare la nascita di un figlio. Infatti, in base alla normativa vigente, la donna in stato di gravidanza e fino ai primi sei mesi di vita del bambino non può essere espulsa e per essa è previsto il rilascio del permesso di soggiorno da parte del questore. Inoltre &#8211; </em>aggiunge<em> &#8211; ferma restando la personale iniziativa del genitore, la dichiarazione di nascita può essere resa anche dal medico, dall&#8217;ostetrica o da qualsiasi altra persona che abbia assistito al parto, nell&#8217;ipotesi in cui la madre non voglia essere nominata&#8221;   </em>[da <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/132501">ItaliaNews</a>]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“La stella che non c‘è” ]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/04/14/%e2%80%9cla-stella-che-non-c%e2%80%98e%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 04:47:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
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<description><![CDATA[2006: La stella che non c’è di Gianni Amelio Il Giornale: “La stella che non c&#8217;è di Gianni Ame]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">2006: <em><strong>La stella che non c’è</strong></em> di Gianni Amelio</span></p>
<p>Il Giornale: “<em>La stella che non c&#8217;è</em> di Gianni Amelio è un film realizzato seriamente, con ampi mezzi e vaste ambizioni, ma col difetto d&#8217;esser superfluo fin dalla radice, cioè dal soggetto del film”, Il Riformista: “Alla fine&#8230; ne risulta un film confuso, a tratti noioso, e decisamente pretestuoso in almeno un paio di punti…”. Giudizi con cui concordo pienamente.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-882" title="1sufficiente" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/04/1sufficiente.gif" alt="1sufficiente" width="141" height="107" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;"><!--more--></p>
<p>Presentato alla 63a <a href="http://cinemaleo.ilcannocchiale.it/post/1594312.html" target="_blank">Mostra Veneziana</a>, <em><strong>La stella che non c’è</strong></em> formalmente è un film bellissimo: montaggio, colonna sonora, fotografia, inquadrature, panoramiche… non si potrebbe chiedere di meglio. Ciò che difetta è il contenuto e quello che vuole esprimere (Il Mattino scrive: “Quello che manca e gli impedisce di volare molto in alto è un contrappunto psicologico forte, una corposa traiettoria drammaturgica, un «riscatto» meno telecomandato dell&#8217;italiano-brava-gente che nel finale s&#8217;abbandona a un pianto irrefrenabile”).<br />
Lo svolgersi dei fatti narrati è talmente assurdo e pieno di incongruenze (basterebbe una telefonata nei primi cinque minuti del film per risolvere il problema del protagonista…) che chiaramente costituisce una metafora del pensiero di <strong>Amelio</strong>, pensiero che tocca al pubblico decifrare:<br />
Riscoperta dei valori umani? Concezione desolante e pessimistica dell&#8217;odierna società? Convinzione che avere degli ideali equivale a combattere contro i mulini a vento? Fiducia nell&#8217;uomo, nonostante tutto? I quattro valori (onestà, pazienza, giustizia e solidarietà) rappresentati dalle quattro stelle della bandiera cinese sono insufficienti? Esaltazione dello spirito d&#8217;avventura? Ritratto di un uomo che ormai non ha nulla da perdere? Affresco di una civiltà al di là della superficie? Affermazione della necessità di confrontarsi con gli altri?</p>
<p>Probabilmente c&#8217;è tutto questo, e altro ancora, nel film (di cui va certamente lodata l&#8217;asciuttezza e l&#8217;assenza di retorica). Un film che invita alla riflessione ma che non emoziona, non coinvolge, e gran parte della colpa va attribuita al tanto lodato Sergio Castellitto. Una bella maschera la sua, ma monocorde al massimo. A parte un paio di sorrisi e un pianto finale, per due ore ha sempre la stessa espressione, dovunque si trovi e qualunque cosa accada: e poiché del personaggio non ci viene detto nulla, noi poveri spettatori non riusciamo proprio a capire il perché di quel suo volto sempre uguale dall&#8217;inizio alla fine.<br />
Promettente l&#8217;esordio di Tai Ling.</p>
<p><a href="http://www.cineocchio.altervista.org/" target="_blank"><em>Pubblicato su Cineocchio</em></a><br />
<a href="http://leoleo.altervista.org/corrente2/" target="_blank"><em>tuttelerecensioni</em></a></p>
<p><em><a href="http://filmup.leonardo.it/posters/loc/500/lastellachenonce.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1012" title="la-stella-che-non-ce-locandina-italia" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/04/la-stella-che-non-ce-locandina-italia.gif?w=210" alt="la-stella-che-non-ce-locandina-italia" width="210" height="300" /></a>Regia</em>: Gianni Amelio<br />
<em>Sceneggiatura</em>: Gianni Amelio, Umberto Contarello<br />
<em>Cast</em>: Sergio Castellitto, Tai Ling<br />
<em>Paese</em>: Italia (2006)<br />
<em>Genere</em>: Drammatico<br />
<em>Durata</em>: 104’<br />
<em>Uscita Italia</em>: 8 Ottobre 2006<br />
<span style="text-decoration:underline;">Trama</span>:<br />
Una delegazione cinese arriva in Italia per rilevare un grande impianto da un&#8217;acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà, manutentore specializzato nei controlli delle macchine, è convinto che l&#8217;altoforno in vendita non sia in buone condizioni e, secondo coscienza, vuole ostinatamente trovare il guasto. Vincenzo scopre il difetto dell&#8217;impianto quando però i cinesi sono già ripartiti con tutto il carico per il loro Paese. Il protagonista senza esitazione parte alla volta di Shanghai &#8230;<br />
<span style="text-decoration:underline;">Note</span>:<br />
Il film non ha ricevuto solo critiche negative: Il Tempo: “Il cinema italiano esordisce a questa Mostra con un grande film, firmato da un grandissimo autore”,  Il Messaggero: “Nella corsa verso il Leone d&#8217;oro, l&#8217;Italia parte col piede giusto. La Mostra ha accolto con molti applausi <em>La stella che non c&#8217;è</em>”, Il Corriere della Sera: “&#8230;questo è un prezioso film da meditazione destinato senza dubbio a restare”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cine Clube desta sexta: A Estrela Imaginária]]></title>
<link>http://icbi.wordpress.com/2009/04/03/cine-clube-desta-sexta-a-estrela-imaginaria/</link>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 16:41:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>ianatoni</dc:creator>
<guid>http://icbi.wordpress.com/2009/04/03/cine-clube-desta-sexta-a-estrela-imaginaria/</guid>
<description><![CDATA[O filme desta sexta feira, 3 de abril mostra uma jornada pelas fantásticas paisagens de uma China tr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><img class="alignright" src="http://novoimages.quebarato.com.br/photos/big/1/B/162A1B_1.jpg" alt="" width="168" height="247" /></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;">O filme desta sexta feira, 3 de abril mostra uma jornada pelas fantásticas paisagens de uma China transformada, da agitada </span><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Xangai às fábricas nas áreas rurais. Um engenheiro italiano descobre um defeito em uma peça de uma das caldeiras que foram recentemente vendidas a uma empresa chinesa. Ele rastreia o paradeiro da caldeira, indo parar em algum lugar no meio do território chinês com a ajuda muito mais do que fugaz da tradutora que está passando por sua própria jornada frente às mudanças de valores que estão acontecendo no país.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Direção:Gianni Amelio<br />
<span class="texto_subtitulo">Roteiro:</span> Ermanno Rea (romance), Gianni Amelio, Umberto Contarello<br />
<span class="texto_subtitulo">Origem:</span> França/Itália/Singapura/Suíça<br />
<span class="texto_subtitulo">Duração:</span> 103 minutos<br />
</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Trailer do filme:</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/AMlbRQUTBJc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/AMlbRQUTBJc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Hur jag slutade se på film]]></title>
<link>http://weman.wordpress.com/2008/12/08/hur-jag-slutade-se-pa-film/</link>
<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 10:07:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Weman</dc:creator>
<guid>http://weman.wordpress.com/2008/12/08/hur-jag-slutade-se-pa-film/</guid>
<description><![CDATA[Sitter och läser ett nyhetsbrev från magasinet Filter om en film som heter Frozen Dreams. Filter har]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sitter och läser ett nyhetsbrev från magasinet <strong>Filter</strong> om en film som heter <em>Frozen Dreams</em>. Filter har förhandsvisningar på den. Den vann visst pris i <strong>Sundance</strong> och på <strong>Stockholms Filmfestival</strong>.</p>
<p>&#8220;Den vann visst&#8221;, skriver jag.</p>
<p>För det är fortfarande konstigt, fortfarande ovant.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-852" title="ngmag0507" src="http://weman.wordpress.com/files/2008/12/ngmag0507.jpg" alt="ngmag0507" width="140" height="198" />Det fanns en tid då jag, mellan tumme och pekfinger, klockade in mellan 300-400 filmer om året.</p>
<p>Jag var filmredaktör på <strong>Nöjesguiden</strong>, jag recenserade för <strong>Sveriges Radio</strong> (<strong>Radio Malmöhus</strong>) och under två av de här åren maxade jag det rejält med att dessutom vara <strong>Nordamerika</strong>-korre åt <strong>Göteborg Film Festival</strong>.</p>
<p>Det blev runt 100 resdagar om året, ett hysteriskt tempo. Och det blev så klart ett bra gäng med förhandsvisningar här hemma.</p>
<p>Det var kul, jag trivdes med det i många år.</p>
<p>Ända tills jag insåg att jag reducerats till <em>filmskribenten</em> <strong>Mats Weman</strong>.</p>
<p><em>Typecastad</em>.</p>
<p>Det gillade jag inte.</p>
<p>Jag tycker inte om att vara förutsägbar, och dessutom är det kass för varumärket, inbillar jag mig, att vara så begränsad. Eller så är det just det det inte är &#8211; man ska nischa sig. Bättre för business.</p>
<p>Det senare skulle i så fall stämma bra överens med min fenomenala oförmåga att få ordning på karriärkompassen&#8230;</p>
<p>Jag vill i alla fall inte vara förutsägbar, jag vill ha en bredd inom ämnena, jag vill syssla med <em>växelbruk</em>, både <em>journalistik</em> och <em>kommersiell verksamhet</em>.</p>
<p>That&#8217;s me.</p>
<div id="attachment_854" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-854" title="cykeltjuven" src="http://weman.wordpress.com/files/2008/12/cykeltjuven.jpg?w=300" alt="Världens bästa film." width="300" height="144" /><p class="wp-caption-text">Cykeltjuven. Världens bästa film.</p></div>
<p>Samtidigt är jag förvånad hur <em>beroendet</em> försvann så snabbt. Det var ju kul att se på film, det fanns ju något religiöst över att gå in och sätta sig på fjärde bänk och koppla bort allt annat i två timmar.</p>
<p>Jag förstår inte det där, allt jag vet är att jag idag, om jag ska se någon film på TV eller DVD (bio var mycket länge sen) ställer stenhårda krav.</p>
<p>Den ska ta två timmar av mitt liv. Den måste vara oerhört bra. Och då blir det gärna säkra kort. Gamla favoriter.</p>
<p>Likväl: jag blev lite sugen på att sy ihop en <strong>Topp 10</strong> med bästa filmer när några polare på <strong>Facebook</strong> slängde ut sina listor.</p>
<p>Och eftersom jag inte sett en enda film under 2000-talet som klockar in tror jag det blir så här:</p>
<div id="attachment_855" class="wp-caption alignright" style="width: 130px"><img class="size-full wp-image-855" title="68306" src="http://weman.wordpress.com/files/2008/12/68306.jpg" alt="Mästerverk som nyss (äntligen) släppts på DVD. Missa inte!" width="120" height="167" /><p class="wp-caption-text">Mästerverk som nyss (äntligen) släppts på DVD. Missa inte!</p></div>
<p>1. <em>Cykeltjuven</em> (<strong>de Sica</strong></p>
<p>2. <em>Gudfadern 2</em> (<strong>Coppola</strong>)</p>
<p>3. <em>Barntjuven</em> (<strong>Amelio</strong>)</p>
<p>4. <em>Annie Hall</em> (<strong>Allen</strong>)</p>
<p>5. <em>Chinatown</em> (<strong>Polanski</strong>)</p>
<p>6. <em>Vi som älskade varann så mycket</em> (<strong>Scola</strong>)</p>
<p>7. <em>The Killing</em> (<strong>Kubrick</strong>)</p>
<p>8. <em>Till sista andetaget</em> (<strong>Godard</strong>)</p>
<p>9. <em>Sunset Boulevard</em> (<strong>Wilder</strong>)</p>
<div id="attachment_856" class="wp-caption alignright" style="width: 204px"><img class="size-full wp-image-856" title="belseberg" src="http://weman.wordpress.com/files/2008/12/belseberg.jpg" alt="Belmondo och Seberg i &#34;Till sista andetaget&#34;. Magisk film. Och rolig." width="194" height="220" /><p class="wp-caption-text">Belmondo och Seberg i Till sista andetaget. Magisk film. Och rolig.</p></div>
<p>10. <em>Innan regnet faller</em> (<strong>Manchevski</strong>)</p>
<p><strong>Bubblare</strong>:</p>
<p><em>Family Life</em> (<strong>Loach</strong>)</p>
<p><em>Taxi Driver</em> (<strong>Scorsese</strong>)</p>
<p><em>The Shining</em> (<strong>Kubrick</strong>)</p>
<p><em>Kvarteret Korpen</em> (<strong>Widerberg</strong>)</p>
<p><em>Nashville</em> (<strong>Altman</strong>)</p>
<p><em>Gökboet</em> (<strong>Forman</strong>)</p>
<p><em>The Commitments</em> (<strong>Parker</strong>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La stella che non c'é (la estrella ausente)]]></title>
<link>http://islaformosa.wordpress.com/2008/11/25/la-stella-che-non-ce-la-estrella-ausente/</link>
<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 01:25:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>islaformosa</dc:creator>
<guid>http://islaformosa.wordpress.com/2008/11/25/la-stella-che-non-ce-la-estrella-ausente/</guid>
<description><![CDATA[Es difícil encontrar, en los días que corren, un retrato equilibrado de la China moderna. La mayor p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Es difícil encontrar, en los días que corren, un retrato equilibrado de la China moderna. La mayor parte de la gente cae en los extremos y nos muestra, o bien una China idílica poblada de obreros rebosantes de felicidad gracias al sistema maoísta o a la filosofía taoísta -todo depende de las tendencias políticas del relator-, o bien una China mostruosa, degenerada, en la que la gente sufre una vida indigna de tal nombre y solamente cuenta para el estado como una célula sin personalidad ni derechos del inmenso cuerpo de la producción masiva.</p>
<p style="text-align:justify;">Sobra decir que China no es ni una cosa ni la otra, como bien refleja la película que vi ayer: <em>La stella che non c&#8217;é</em>.  Italiana, del año 2005, dirigida por Gianni Amelio y protagonizada por el grandísimo actor Sergio Castellitto, es una de las descripciones que más se ajustan a la China que yo he vivido durante dos años.</p>
<p style="text-align:justify;">Una China -perdóneseme el tópico- plaga de contrastes: socialista y capitalista a la vez -es decir, ninguna de las dos cosas-, llena de sabiduría y al mismo tiempo víctima de una gran ignorancia sobre todo aquello que no sea su propio ombligo, dueña de una serenidad excepcional relacionada con sus más antiguas tradiciones filosóficas y a la vez poseída de una crispación difícil de soportar en ocasiones, la película de Amelio muestra, con gran dosis de crítica, pero también de mano izquierda, el horror y el amor que siente, a partes iguales, un extranjero que se encuentra en el País del Centro sin preparación ninguna.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo mejor de la película, sin duda, la relación entre el protagonista italiano que, sin pensárselo dos veces, se mete en las entrañas de la China trabajadora del Oeste -Shanghai y las demás ciudades de la costa no son más que engañosos escaparates- y su traductora, una mujer a la que ha ofendido en su primer encuentro, y que es deudora y víctima de lo mejor y lo peor que puede ofrecer hoy al mundo la cultura china: paciente, discreta, dueña de una gran dignidad y de un delicado sentido del humor, pero también víctima de un sistema económico inhumano y marginada, a causa de su maternidad fuera del matrimonio, por una sociedad que une, en su intolerancia, las más rígidas normas confucianas -no reflexionadas aún a pesar de  su falta de vigencia en el mundo moderno- con el repugnante puritanismo socialista.</p>
<p style="text-align:justify;">Si la protagonista femenina es una inteligente representación del la actual juventud china, el personaje que representa Castellito no lo es menos de lo más luminoso y oscuro dela vieja Europa: apasionado, guiado por un inquebrantable sentido del deber individual -que choca en varias ocasiones con la visión colectiva que la mentalidad china tiene del ser humano-, lleno de un amor propio que le permite estar en pie a pesar de ser un perdedor, pero víctima a su vez de la soledad y el desencanto -refinado e irónico, pero desencanto al fin y al cabo- a los que nos ha llevado en Occidente el individualismo -excesivo, sin duda, en ocasiones- de la vida moderna.</p>
<p style="text-align:justify;">Y es que como dice Li en una escena de la película, &#8220;la caña de azúcar nunca es dulce por los dos extremos&#8221;. ¿Cómo  condenar en bloque a toda una civilización como la China? ¿O cómo idealizarla, negar que existe un lado oscuro -oscurísimo-? Y lo mismo se puede aplicar a la cultura europea. ¿Quién más sino nosotros ha llevado a los cuatro rincones de la Tierra lo mejor y lo peor de su manera de ver el mundo?</p>
<p style="text-align:justify;">Esperemos a ver qué ocurre con China. Seamos exigentes con ellos en la misma medida que lo somos con los demás y con nosotros mismos, pero no les pidamos más -no sería justo- y, sobre todo, no nos escandalicemos como puritanas cada vez que hacen algo malo que se repite, aunque a escondidas, en nuestros patios traseros.</p>
<p style="text-align:justify;">Ayer la película me recordó un poema de Kipling que creo haber mencionado ya en este blog. Dice:</p>
<blockquote>
<div class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;padding-top:0;font-style:italic;font-family:Helvetica-Oblique, Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">Oh, East is Est and West is West, and never the twain shall meet&#8230;</div>
<div class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-style:italic;font-family:Helvetica-Oblique, Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">But there is neither East nor West, Border, nor Breed, nor Birth</div>
<div class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-style:italic;font-family:Helvetica-Oblique, Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">When two strong men stand face to face, though they</div>
<div class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:20px;text-align:justify;"><span style="font-size:12px;line-height:21px;font-style:italic;font-family:Helvetica-Oblique, Helvetica, Arial, sans-serif;">come from the ends to the earth!</span></div>
<div class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-family:Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;text-decoration:none;"></div>
<p class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-family:Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">[¡Ah, Occidente es Occidente y Oriente es Oriente, y nunca se encontrarán... / Mas no hay Occidente ni Oriente, no hay frontera, linaje ni cuna / Cuando dos hombres fuertes se encuentran cara a cara, así vengan de los confines de la tierra!]</p>
</blockquote>
<p class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-family:Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">Dos hombres, o dos mujeres, o una mujer y un hombre, como es el caso de <em>La stella che non c&#8217;é</em>. El ser humano es igual en todas partes, y basta querer entenderse para hacerlo -aunque a veces la dosis de buena voluntad necesaria para conseguirlo nos parezca excesiva-. Y no estoy dando un sermón: yo mismo, hoy en día, no soy capaz del sacrificio que me exige aceptar ciertas diferencias que existen entre mi mundo y la sociedad que me ha acogido, y que me están complicando la vida más de lo que quisiera. Procuro no juzgar la cultura china, pero ¡cuántas veces me sorprendo a mí mismo haciéndolo!</p>
<p class="paragraph Free_Form" style="margin-top:0;font-size:12px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;line-height:21px;font-family:Helvetica, Arial, sans-serif;text-align:justify;">Me voy por las ramas. Vean, en todo caso, <em>La stella che non c&#8217;é</em>. Cuando terminen de verla,  sabrán un poco más de China.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La estrella ausente (Gianni Amelio, 2006)]]></title>
<link>http://babel36.wordpress.com/2008/06/08/la-estrella-ausente-gianni-amelio-2006/</link>
<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 16:20:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>babel</dc:creator>
<guid>http://babel36.wordpress.com/2008/06/08/la-estrella-ausente-gianni-amelio-2006/</guid>
<description><![CDATA[La última propuesta del director italiano Gianni Amelio, que compitió por el León de Oro en 2006 en ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:justify;"><a href="http://img360.imageshack.us/img360/6418/laestrellaausentern9.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:200px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://img360.imageshack.us/img360/6418/laestrellaausentern9.jpg" border="0" alt="" /></a>La última propuesta del director italiano <strong>Gianni Amelio</strong>, que compitió por el León de Oro en 2006 en el Festival de Cine de Venecia, es una nueva muestra de la versatilidad de este cineasta para retratar temas tan diversos como la emigración del sur al norte en Italia (<strong>Niños robados</strong>, 1992), la Italia de la posguerra desde el más absoluto neorrealismo (<strong>L´América</strong>, 1994) o<span> </span>las relaciones humanas con conmovedora sencillez pero que a la vez lleven implícita la reflexión no exenta de sacudida emocional (<strong>Las llaves de casa</strong>, 2004).</div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#8220;<strong>La stella che non c´è</strong>&#8221; narra, a modo de cuaderno de viajes, la historia de la división de culturas y puntos de vista entre Oriente y Occidente a través de su personaje, Vincenzo, un ingeniero italiano que se ve involucrado en un viaje que le cambia la vida. Lo mejor de esta película es, sin duda alguna, la utilización de los paisajes que retrata, de la vida de sus gentes y de esos matices culturales tan desconocidos para nosotros. El retrato de la China urbana comienza en Shanghai, ciudad a la que llega Vincenzo en busca de una pieza para una máquina, que sirve como excusa al director para sumergirnos en un recorrido por la China industrial profunda y menos amable: las ciudades toscas, la pobreza, los polígonos industriales, los paisajes urbanos y los desniveles sociales, así como los modos de vida absolutamente distintos al de urbes más pobladas y mucho más industrializadas, véase Pekín o Shanghai; esas ciudades que emergieron con la Revolución Cultural, que todavía no han sufrido los procesos de transformación e industrialización de la costa este de China ni figuran aún entre los planes de su Gobierno, pero conforman el tejido de la industria base de todo el país. El retrato le sirve a Gianni Amelio para mostrar también sus costumbres, sus relaciones sociales y sus presupuestos, tanto éticos como morales, <strong>tratados todos ellos siempre desde un exquisito respeto a la cultura y modos de pensar de sus gentes.</strong> Una precisa y luminosa fotografía acompaña el exótico y fascinante viaje de los protagonistas, como si de un compañero de tour más se tratara, haciendo que nos deleitemos como turistas de su paisaje<span> </span>y de sus gentes.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://img236.imageshack.us/img236/103/vlcsnap2573291hh0.jpg"><img style="display:block;text-align:center;cursor:pointer;width:400px;margin:0 auto 10px;" src="http://img236.imageshack.us/img236/103/vlcsnap2573291hh0.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">La película, sin embargo, decae en cuanto a guión se refiere. Comienza en alguna ciudad italiana, en una siderurgia casi desmantelada a la que acude un grupo de empresarios chinos para comprar sus piezas. Vincenzo es consciente de que no todas están en buen estado, incluso algunas podrían causar más de un accidente. Tratando de advertir a los compradores, conoce a una joven traductora china, única persona a través de la cual puede comunicarse con éstos. Al no lograr su objetivo, decide viajar a China en busca de la pieza defectuosa. Pero cuando llega a Shanghai, la pieza ya ha sido vendida a otra fábrica. A partir de aquí se desencadena el viaje de Vincenzo en busca de la fábrica que utiliza la pieza por toda la China industrial. Pero el guión tiene numerosos agujeros y demasiadas casualidades resueltas superficialmente. ¿Cuáles son en realidad las motivaciones del protagonista para abandonarlo todo y recorrer un país extraño sin billete de vuelta? ¿Cómo y quién financia su costoso viaje? o simplemente ¿De dónde sale la ropa que lleva puesta, dado que sólo le vemos una pequeña bolsa para todo su recorrido?&#8230; Otro error garrafal en el guión es el casual encuentro con la traductora, meses después de coincidir en Italia, que le acompañará durante la película: Vincenzo llega a Shanghai (18.450.000 habitantes y una densidad de población de 6.340 habitantes por km cuadrado) y tropieza, por el más absoluto de los azares, sin buscarla siquiera, con la muchacha en una biblioteca a la que acude en busca de información sobre industrias siderúrgicas en China (además, ¿existirá información en italiano en las citadas bibliotecas?&#8230;).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://img354.imageshack.us/img354/1693/vlcsnap2568287fs3.jpg"><img style="display:block;text-align:center;cursor:pointer;width:400px;margin:0 auto 10px;" src="http://img354.imageshack.us/img354/1693/vlcsnap2568287fs3.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Con todo, las interpretaciones resultan bastante buenas, no ya sólo la del multifacético <strong>Sergio Castellito</strong>, también sorprende y conmueve la jóven actriz china<strong> Ling Tai</strong>, que logra momentos realmente intensos en la película. Un film para ver, viajar y disfrutar sin demasiadas exigencias en cuanto a la historia se refiere, pero que consigue atrapar al espectador abriendo su mente al conocimiento de otras culturas, hecho que al fin y al cabo resulta meritorio y acrecienta el interés de esta película.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<ul>
<li>
<h3>Publicado para <strong><em>Temáticos</em></strong>: <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://babel36.wordpress.com/category/tematicos/china/">China, una mirada desde el cine actual</a> (I)</span></h3>
</li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Testimonianze: Buster Keaton]]></title>
<link>http://stradeperdute.wordpress.com/2008/04/22/testimonianze-buster-keaton/</link>
<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 20:15:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro dionisi</dc:creator>
<guid>http://stradeperdute.wordpress.com/2008/04/22/testimonianze-buster-keaton/</guid>
<description><![CDATA[Il comico va di corsa Articolo tratto da FilmTv e scritto da Gianni Amelio Chissà se qualcuno si ric]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://stradeperdute.files.wordpress.com/2008/04/keaton-43.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-201" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/04/keaton-43.jpg" alt="" /><br />
</a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Il comico va di corsa</strong></p>
<p class="MsoNormal">Articolo tratto da FilmTv<span> </span>e scritto da<span> </span>Gianni Amelio</p>
<p class="MsoNormal">Chissà se qualcuno si ricorda di Alberto Sorrentino. Lo chiamavano “Bonjour Tristesse” e faceva il comico: lugubre, addolorato, macilento in tante commedie di secondo piano degli anni Cinquanta, dove le poche volte che apriva la bocca era per raccontare i propri guai.</p>
<p class="MsoNormal">Con la sua aria patibolare, la fame che gli usciva dagli occhi, Sorrentino esprimeva l’altra faccia della risata, quella che si fa alle spalle di qualcuno che se la passa peggio di noi. «Ci sono comici che sembrano rivolgersi direttamente allo spettatore, che vogliono entrare in confidenza con lui. In questo modo fanno ridere il pubblico insieme a loro, mentre per quanto mi riguarda, so che il pubblico ride di <em>me </em>».</p>
<p class="MsoNormal">Questo lo diceva Buster Keaton e, se non ci convince del tutto, dobbiamo però ammettere che serve a chiarirci tante cose del suo cinema. Tra i grandi comici del muto – scrisse James Agee, che cito a memoria – Keaton è il più naturalmente “silenzioso”, tanto che anche un piccolo sorriso potrebbe sembrare assordante come un grido. Sulla sua faccia triste e immobile le nostre risate si infrangono;<span> </span>è il solo a escludere dalla sua recitazione il sentimento, per portare al più alto livello la pura commedia fisica.<!--more--></p>
<p class="MsoNormal">Forse per questo Buster Keaton sosteneva che il comico va di corsa. E non intendeva dire che la velocità è tutto, ma che ogni gag eseguita o troppo piano o troppo in fretta può risultare penosa. Il ritmo della comicità è scienza esatta, un film comico si mette insieme con la stessa degli ingranaggi di un orologio<span> </span>diceva, ed era come se Edison in persona facesse lezione ad una classe di elettricisti. Perché il lato paradossale della personalità di Keaton sta nel fatto che, nonostante i suoi silenzi in scena e fuori, ha avuto più di altri (più di Chaplin, certo) il senso dell’azzardo, della soluzione innovativa, dell’esperimento, che ne fanno, tra i grandi del suo tempo, una figura, si direbbe, d’avanguardia. Il <em>Cameraman</em> o <em>Io e la scimmia </em>è un testo sacro in proposito. Se non fosse da prendere con le pinze che la «comicità di Keaton contiene una riflessione altamente intellettuale sulla macchina da presa come strumento di rapporto con il reale e come mezzo di verifica» (Moravia), c’è da rimanere estasiati di fronte alla sequenza della scimmia che rifà il verso al fotografo e filma da sola la scena clou della vicenda, cioè Buster che salva la ragazza mentre sta per annegare. Tutto quello che succede nella scena ma soprattutto dopo, quando le riprese effettuate dalla scimmia<span> </span>portano alla soluzione del racconto e al lieto fine, è così ricco di echi “moderni” da far riflettere su tanto cinema a venire. «Inadatto a muoversi nel mondo, la sua goffaggine gli impedisce di ridere e lo salva », scrisse Paul Gilson. Ma parlava dell’uomo o del personaggio?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[testimonianze: tristi, soli e alla fine ]]></title>
<link>http://stradeperdute.wordpress.com/2008/03/28/testimonianze-tristi-soli-e-alla-fine-soli/</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 08:18:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro dionisi</dc:creator>
<guid>http://stradeperdute.wordpress.com/2008/03/28/testimonianze-tristi-soli-e-alla-fine-soli/</guid>
<description><![CDATA[Tratto da film tv, articolo scritto da Gianni Amelio &#8220;Gli spettatori di oggi li vedono ogni ta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio-1.jpg" title="stanlio-1.jpg"><img src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio-1.thumbnail.jpg" alt="stanlio-1.jpg" /></a><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio-2.jpg" title="stanlio-2.jpg"><img src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio-2.thumbnail.jpg" alt="stanlio-2.jpg" height="83" width="132" /></a><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio1.jpg" title="stanlio1.jpg"><img src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2008/03/stanlio1.thumbnail.jpg" alt="stanlio1.jpg" height="85" width="136" /></a></p>
<p>Tratto da <i>film tv</i>, articolo scritto da <b>Gianni Amelio</b></p>
<p>&#8220;<b>Gli spettatori di oggi li vedono ogni tanto in televisione, di mattina, deturpati dal colore postumo appiccicato, ma non fanno più che ridere come una volta.</b> Se da noi li ripropongono  tanto spesso è perchè nei loro film d&#8217;annata  c&#8217;è la voce di un doppiatore che da solo è uno spattacolo. Alberto Sordi da giovene diede la voce italiana al più grosso dei due e inventò quell&#8217;italiano anglofono macccheronico che tanto contribuì alla sua popolarità: per dire &#8220;arrivevederci&#8221; si diceva, agitando la mano , &#8220;olive dolci&#8221;.</p>
<p>Faccio fatica  a ricordare i titoli dei film di <b>Stan Laurel </b>e <b>Oliver Hardy</b> (cioè Stanlio &#38; Olio) e non parliamo dei nomi dei registi. Non è un fatto di date, non è solo perchè quando essi erano al lapice io non esistevo. <i>La febbre dell&#8217;oro </i>c&#8217;era vent&#8217;anni c&#8217;era vent&#8217;anni prima che io nascessi, eppure io la so a memoria. La ragione è un&#8217;altra, Chaplin ha avuto da sempre lo status di artista, Gliel&#8217;hanno dato critici e spettatori dal primo rullo delle sue comiche. Stanlio &#38; Olio no. Loro hanno divertito la gente &#8220;a prescindere&#8221;, erano i giullari dei poveri, i manovali della gag usa e getta. Almeno fino alla morte di Hardy non erano mai passati a serie A. Poi, come succede, sono arrivate le consacrazioni tardive (ne ha beneficiato solo il magrolino) che valgono zero se non si crede al paradiso.<!--more--></p>
<p>Laurel e Hardy sono stati, se non sbaglio, la prima coppia del muto, e quando uno dei due è venuto a mancare, l&#8217;altro è morto insieme a lui. Nel romanzo, <i>Triste solitario y final </i>si racconta di come Stanlio, disoccupato, dimenticato dopo la morte del suo compagno, incarichi Philip Marlowe   ( &#8220;quaranta giorni più spese&#8221; ) di capire come mai il mondo del cinema l&#8217;abbia messo da parte. Poi per colmo di sventura anche Srtanlio muore e lascia l&#8217;eccentrico investigatore  di Chandler il compito scoprire il mistero che non c&#8217;è. La brillante idea di Osvaldo Soriano (l&#8217;autore del libro) fu di condurre il gioco in prima persona e di fare coppia col detective mescolando i vivi e i morti, le creature in carne e ossa e quelle vive a furor di popolo, come i divi dello schermo e della pagina. Così nel libro Marlowe e Soriano diventano una coppia nella coppia, si muovono come Stanlio &#38; Olio nella Hollywood moderna, ricreando le comiche disavventure dei due attori- il grasso ingombrante e pasticcione e il magro rinsecchito dallo schifo della vita &#8211; volendoci strappare a risata ma in realtà con esiti angosciosi.</p>
<p>Il che non risponde alla domanda che tante volte mi sono posto: perchè Stanlio e Olio non mi hanno mai divertito ? Perchè da piccolo, anche sapendo che si trattava di un film, stavo in ansia per l&#8217;uno o per l&#8217;altro e non vedevo l&#8217;ora che trovassero un pò di pace ? Stanlio specialmente mi ha fetto sempre pena. Vessato dall&#8217;arroganza del partner, sembrava aver capito che c&#8217;era poco da stare allegri&#8221;.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/eKf0ICwZmgU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/eKf0ICwZmgU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><i> </i></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bocados de cine y literatura]]></title>
<link>http://raulgil.wordpress.com/2008/02/08/bocados-de-cine-y-literatura/</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 11:30:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Raúl Gil</dc:creator>
<guid>http://raulgil.wordpress.com/2008/02/08/bocados-de-cine-y-literatura/</guid>
<description><![CDATA[Una vez recuperado, plenamente, de la resaca de las navidades y la gripe, parece que le voy cogiendo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">Una vez recuperado, plenamente, de la resaca de las navidades y la gripe, parece que le voy cogiendo el truco a este nuevo año. Me ha costado un poco, pero lo he dominado y me hecho con el mando. Es agotador remar contracorriente; resta enormes esfuerzos dar pequeños pasos. Aún así, me siento con ganas —y me sobran fuerzas— de hacer grandes cosas en estos próximos meses. La búsqueda del equilibro personal es aún más complicada que la demostración del más difícil de los teoremas. Y es que en lo referido a los teoremas, al menos, partimos de un marco lógico. Como siempre, es básico distinguir lo importante de lo urgente.</p>
<p align="justify">En los últimos días —como principal contribución a mi causa personal—, he aumentado la dosis de exquisitos bocados de cine y literatura. En cuanto a películas, he visto <em>XXY</em>, <em>4 meses, 3 semanas y 2 días</em>, y <em>La estrella ausente, </em>en los Groucho, y <em>El prado de las estrellas</em> y <em>Expiación</em> en Peñacastillo. Quise ir a ver, también, <em>La soledad</em>, pero los científicos del Ayuntamiento la quitaron del cine Los Ángeles, unos días antes de que recibiera el Goya a la mejor película; aunque ahora vuelve a la parrilla comercial, por la puerta grande, gracias al premio gordo de la Academia.</p>
<p align="justify">El apartado literario ha mantenido —si no superado— el gran nivel de su hermana gran pantalla. <em>Alta fidelidad</em>, de Nick Horby; <em>Diario de un mal año,</em> de Coetzee; y <em>Una novela de barrio</em>, de González Ledesma, han compartido espacio y tiempo con la lectura sosegada de dos maravillosos clásicos: <em>Lord Jim</em> y <em>Rojo y Negro</em>. Hay que añadir, ya en el capítulo electoral, que el maestro Montaigne ha podido con todos y ha sido proclamado, después de una ajustada votación, Presidente de la República de mi Mesita. Esta noche, iré a ver el esperado estreno de <em>No country for old men,</em> con el oscarizable Bardem —por recuperar el respeto que le perdí al ver su interpretación del Florentino Ariza de Gabo—; aunque me dé un poco de miedo su cara de asesino. En realidad, me da más miedo Cañete y ayer tuve que soportar sus vómitos en todos los informativos.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[LAMERICA  (Gianni Amelio, 1994)]]></title>
<link>http://grunes.wordpress.com/2007/11/04/lamerica-gianni-amelio-1994/</link>
<pubDate>Sun, 04 Nov 2007 14:41:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>grunes</dc:creator>
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<description><![CDATA[Communist Albania has fallen. Two Italians arrive armed with a scheme to pretend setting up a shoe-m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Communist Albania has fallen. Two Italians arrive armed with a scheme to pretend setting up a shoe-making concern; the interests they represent will pocket the grant money. They recruit from detention Spiro (Carmelo Di Mazzarelli, poignant), a presumed Albanian, to chair the fake company; but when Spiro takes off right before he can be presented, young Gino (Enrico Lo Verso, tremendous), one of the con-artists, searches him out. In the process, the boy is immersed in the poverty and deprivation of ordinary Albanians; for the first time, his humanity is tested. It turns out that Spiro, an army deserter from World War II, is Sicilian, like Gino; the fraud of an Albanian identity was to keep the Communists from executing him when they took power from the Fascists, who had imprisoned him. When both are “fired” from their crooked jobs, Gino and Spiro try returning to Lamerica, that is to say, home. Arrayed against this attempt are the authorities who wish to keep Albanian refugees from entering Italy.<br />
&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;Amelio’s <em>Open Doors</em> (1990) is cool, analytical, precise; Amelio’s <em>Lamerica</em>, his masterpiece, though, is sweeping, volatile, passionate. No less political, however, it is cinema’s most stinging indictment of the  “new capitalism,” for which the exploitative scheme is both an instance and a metaphor. The color film opens with black-and-white Fascist newsreels, circa 1939, boasting the end to Albanian poverty, which nevertheless continued unabated, with new “invaders” now poised to exploit Albanians afresh, promising jobs and livelihoods, but only to line their own well-stitched pockets. In a dire form, the beleaguered Albanians become emblematic of all pawns of capitalism. Italy, like the United States earlier in the century, sparkles with promise; but will refugees fare better there than in Albania?<br />
&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;The montage of human faces aboard the crowded ship: heartrending.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[<strong>La stella che non c'è</strong> - <em>di Gianni Amelio</em>]]></title>
<link>http://nonhosonno.wordpress.com/2006/09/14/la-stella-che-non-ce-di-gianni-amelio/</link>
<pubDate>Thu, 14 Sep 2006 16:54:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>nonhosonno</dc:creator>
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<description><![CDATA[Al Festival di Venezia appena trascorso, in più di un’intervista, Gianni Amelio ha affermato che La ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Al Festival di Venezia appena trascorso, in più di un’intervista, Gianni Amelio ha affermato che <em>La stella che non c’è</em> non è un film sulla Cina. Bensì un film sull’Italia e su un uomo che vuole ritrovare se stesso. Ha detto inoltre che questo nuovo lavoro – interpretato da un grande Sergio Castellitto: davvero un peccato che non sia stato premiato come miglior attore dalla giuria veneziana – è il suo film più positivo, ottimista. Con toni da fiaba. Ultima dichiarazione: Amelio ha detto che avrebbe voluto girare <em>La stella che non c’è </em>come suo esordio dietro la macchina da presa, perché a girarlo si è sentito un&#8217;altra volta giovane. Sembrerà, ma sono tracce che servono, per accedere alla comprensione del film. Soprattutto è necessario – e non scontato – sintonizzarsi sul fatto che <em>La stella che non c’è</em> ha i tratti del racconto fiabesco e edificante, in cui ci sono un eroe e un aiutante che, assieme, intraprendono un viaggio in terre misteriose. Alla fine riescono a raggiungere il risultato e l’eroe ottiene ciò che cercava (per lo meno così crede, o gli piace credere). </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Il viaggio in Cina di Vincenzo Buonavolontà (Castellitto) è il risarcimento morale di un uomo buono e senza macchia. Di un italiano onesto che non inveisce contro i cinesi quando perde il lavoro perché la sua fabbrica viene venduta, letteralmente smontata e portata da qualche parte, nell’immensa Cina. Per cui, molto trasversalmente, ha ragione Amelio a dire che è un film sull’Italia. Perché parla di un operaio deprivato di identità di classe, lasciato solo – completamente – dal qualsivoglia<a href="http://nonhosonno.files.wordpress.com/2008/08/stella-che-non-ce2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-522" src="http://nonhosonno.wordpress.com/files/2008/08/stella-che-non-ce2.jpg?w=210" alt="" width="210" height="300" /></a> organizzazione che, perdendo il lavoro, non reagisce con rabbia, con ottusa chiusura. Proprio l’opposto. Vincenzo è da solo, ma vuole fare qualcosa di utile, e nonostante abbia subito un danno personale. Allora va in Cina per portare ai nuovi proprietari della fabbrica un pezzo per riparare un impianto guasto. Cioè, Vincenzo cerca di trovare altrove una missione che non ha più qui. Di far sì che là le cose non partano già “guastate”. Per ritrovare un suo posto nel mondo, perché la storia e la vita lo hanno sradicato dal proprio. Allora, ha ragione Amelio, il suo film racconta di un uomo che fa qualcosa per se stesso. E racconta di un paese – il nostro – che non si rende conto (quanto non se ne rende conto!) di quanta coscienza abbia perduto negli ultimi venti anni e di quanto, oggi, il mondo sia altrove. E non sia come pensiamo… e qui viene la Cina. Perché senza la Cina, il senso di estraneità, nostra e di Vincenzo, non emergerebbe a tal punto. E non si tratta solo di un dato realistico (la Cina è davvero un posto estraneo), si tratta di quello che la Cina è per noi, per il nostro sguardo autocentrato e miope. Il mondo cambia, ma il nostro osservatorio rimane fisso su noi stessi. Vincenzo è buono e onesto, ma pensa comunque (forse non fino in fondo…) una cosa: che i cinesi avessero bisogno del suo pezzo di ricambio. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Vedrete voi cosa si trova di fronte, ma certamente la Cina funziona, nel film di Amelio, come superficie in cui si infrangono le certezze. E forse si diventa più maturi. Per questo, il film di Amelio è anche paradossalmente “un romanzo di formazione”. Ma di un uomo maturo, che si è perso, che non ha più identità. E non stupisce, perciò, che il regista avrebbe voluto realizzare <em>La stella che non c’è</em> come film d’esordio, che si sia sentito giovane nel girarlo. Dopo tutto questo, va anche detto che non è il miglior film di Amelio, la vicenda non è eccelsa e i personaggi – tolto il livello simbolico – sono troppo esili. Ma i registi seri hanno sempre qualcosa da dire, e nel cinema di Amelio ci sono tante tante riflessioni nascoste. Sta allo spettatore cercarle.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">La stella che non c&#8217;è, di Gianni Amelio, Italia, 2006, 104 minuti</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Cast: Sergio Castellitto, Tai Ling. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Uscita: 8 settembre 2006</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[<strong>Le chiavi di casa</strong> - <em>di Gianni Amelio</em>]]></title>
<link>http://nonhosonno.wordpress.com/2004/09/16/le-chiavi-di-casa-di-gianni-amelio/</link>
<pubDate>Thu, 16 Sep 2004 13:51:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>nonhosonno</dc:creator>
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<description><![CDATA[La coppia di sceneggiatori Rulli-Petraglia nel corso degli anni ha messo a punto uno stile di raccon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;">La coppia di sceneggiatori Rulli-Petraglia nel corso degli anni ha messo a punto uno stile di racconto, diventato paradigmatico per molto cinema nostrano. Questo stile &#8211; contraddistinto da una sorta di “pensiero debole” di fondo &#8211; è figlio del naturalismo e insegue il realismo, per questo sfuma le caratterizzazioni dei personaggi (mai troppo meschini né mai troppo generosi, mai troppo colpevoli né mai troppo innocenti), culmina in finali ambigui, narra di cambiamenti che non sono né solo positivi, né solo negativi. È uno stile di scrittura finemente letterario, ma in sé non sufficientemente forte da determinare un buon esito sullo schermo. Chiaramente è per questo che esistono i registi, e se Rulli e Petraglia declinati da Mazzacurati sono una cosa, declinati da Giordana o da Amelio sono un&#8217;altra. La sceneggiatura forse più bella, Rulli e Petraglia l&#8217;hanno realizzata proprio con Amelio, per quel capolavoro che è <em>Il ladro di bambini</em>. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Questa volta il soggetto e la sceneggiatura non sono altrettanto impeccabili e paiono un po&#8217; di maniera. A maggior ragione l&#8217;ultimo film di Amelio riconferma la grandezza <a href="http://nonhosonno.files.wordpress.com/2008/08/chiavi-di-casa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-263" src="http://nonhosonno.wordpress.com/files/2008/08/chiavi-di-casa.jpg?w=209" alt="" width="188" height="270" /></a>di questo regista, uno dei pochi italiani per cui ha ancora senso parlare di estetica. Nel suo ultimo lavoro, <em>Le chiavi di casa</em>, Amelio riesce a scrutare l&#8217;interiorità dei protagonisti con uno stile di regia asciutto e scabro, capace di restituire (specie nella prima parte) la percezione di un forte disagio fisico prima ancora che psicologico (merito anche della splendida fotografia, giocata sull&#8217;opacità e su alienanti colori metallici: grigio, bianco, azzurro pallido). La regia è apparentemente neutrale, la macchina da presa mai invadente o virtuosistica, mai usata per una soggettiva. Così facendo Amelio ottiene un risultato simile al discorso indiretto libero, ovvero la creazione di un cine-occhio che ricorda Pisolini, Rohmer, Antonioni, tanto che la macchina da presa pare un vero e proprio personaggio. Se la scrittura tende al naturalismo, la regia tende a negarlo, pur inseguendo lo stesso obiettivo: il desiderio di oggettività. La necessità di oggettività porta a togliere tutti gli artifici, ma lo sguardo stesso è un artificio, la percezione stessa una domanda innaturale e l&#8217;immagine è la posizione di un dubbio. Per tornare al discorso iniziale: un grande regista è in grado di declinare uno stile di racconto, perché fa risuonare la storia nel senso della messa in scena. Pochi sanno farlo. Uno dei pochi è Gianni Amelio.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"> </p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><span style="font-size:small;">Le chiavi di casa, di Gianni Amelio,</span> Italia, 2004, 105 minuti</span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Cast: Kim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Andrea Rossi, Alla Faerovich, Pierfrancesco Favino</span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;"><span style="font-size:small;">Uscita: 10 settembre 2004</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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