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	<title>gioco-di-potere &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gioco-di-potere"</description>
	<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 23:18:05 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Protesta in Birmania: la democrazia senza bombe e sanzioni?]]></title>
<link>http://salpetti.wordpress.com/2007/09/27/protesta-in-birmania-la-democrazia-senza-bombe-e-sanzioni/</link>
<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 20:19:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>salpetti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Al decimo giorno di marce non violente, la situazione in Birmania (o Myanmar, come la chiamano le fo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://img61.imageshack.us/img61/5193/1amu0.jpg" border="0" height="163" width="252" /></p>
<p align="justify">Al <strong>decimo giorno di marce non violente</strong>, la situazione in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Birmania" target="_blank">Birmania</a> (o Myanmar, come la chiamano le forze militari) <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/birmania/birmania-decimo-giorno/birmania-decimo-giorno.html" target="_blank">si fa drammatica</a>: una decina di morti, centinaia di feriti, mgliaia di arresti, &#8230;<br />
Tutto questo il giorno dopo che il <strong>Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU</strong> <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_96532297.html" target="_blank">non ha trovato un accordo</a> sulle sanzioni da infliggere al Myanmar. Durante le consultazioni a porte chiuse del Consiglio,  <strong>Russia, Cina e Indonesia si sono opposte</strong> alla proposta avanzata da <strong>Unione europea</strong> e <strong>Stati Uniti</strong> di discutere misure contro il regime militare birmano.</p>
<p align="justify">Secondo me, sulle spalle della vicenda Birmana si sta giocando <strong>un pericoloso gioco di poteri</strong> le cui conseguenze ricadono sul popolo birmano e che rimarca quelli che sono le relazioni che contano a livello internazionale. Sono, infatti, motivazioni di carattere politico, economico e ideologico quelle che impediscono un intervento decisivo contro il regime illiberale in Myanmar. Secondo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Romano" target="_blank">Sergio Romano</a> (intervistato da <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/09/27/romano-sulla-birmania-perche-le-sanzioni-rischiano-di-essere-un-boomerang/" target="_blank">Panorama</a>),  Mosca e Pechino si sarebbero opposti ad un eventuale embargo perchè <strong>sono i maggiori partner economici della Birmania</strong> (che produce tra le altre cose<em> </em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tek" target="_blank">Teck</a><em>, </em>zaffiri, rubini, ecc.) e perchè vedono nelle iniziative dell&#8217;ONU che partono dagli Stati Uniti una pericolosa <strong>interferenza nella propria area di influenza</strong>. In altre parole, con il regime birmano Cina e Russia hanno buoni rapporti e se quel regime venisse rovesciato per decisione dell’Occidente, il prossimo governo sarebbe quasi certamente filo-occidentale, un rischio che né i russi né i cinesi si possono permettere, per loro va bene così.</p>
<p align="justify">Penso, dunque, che questa situazione non faccia altro che sottolineare quelli che sono gli equlibri politici, economici e di forza che vigono tra gli stati più potenti del Mondo. Gli Americani, ad esempio, sempre pronti ad <strong>esportare la loro democrazia</strong> con ogni mezzo, questa volta sembrano sì interessati, ma alla lontana. Questo perchè <strong>il confine tra interesse economico e ideologia diventa sempre più labile</strong>. Per Bush,  l’America è il faro della democrazia nel mondo (lo dice quasi ad ogni suo discorso), ma forse è un faro che illumina di più le zone dove è lui ad avere interessi economici (petrolio) e non i suoi avversari ideologici (Cina e Russia con le materie prime birmane). Gli USA, quindi, hanno cercato di far sentire al propria voce all&#8217;ONU, non ci sono riusciti e anche a loro va bene così.</p>
<p align="justify">L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_delle_Nazioni_Unite" target="_blank">ONU</a>, poi, secondo me, si è rivelata ancora una volta per quello che è: un&#8217;organizzazione che finge di essere &#8220;<em>super partes</em>&#8220;, ma che si trova spesso nell&#8217;<strong>impossibilità di agire</strong> per via di limiti strutturali che la costingono a sottostare ai soliti giochi di potere internazionali, perciò quando si verificano situazioni come questa si trova con le mani legate venendosi a trovare così involontariamente schierata.</p>
<p align="justify">La <strong>Cina continua a rivelarsi illiberale</strong> e dimostra di portare avanti una politica di spartizione del territorio ormai superata, insime alla <strong>Russia di Putin</strong>, il quale sembra avere nostaglia della &#8220;Guerra fredda&#8221; (si legga, ad esempio, quanto scrivevo su Putin <a href="http://salpetti.wordpress.com/2007/06/17/dal-gay-pride-alluccisione-dei-giornalisti-in-russia/" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>). Insomma, in mezzo al caos internazionale dei giochi di forza ci si sono trovati i poveri monaci buddisti (che protestano pacificamente) e la popolazione del Myanmar, costretta a subire repressioni da parte di un regime che non vogliono e di cui non riescono a liberarsi che, oltre a <strong>privare il popolo della libertà</strong>, lo costringe a vivere in <strong>condizioni di miseria</strong>.</p>
<p align="justify">Ma le sanzioni sarebbero servite davvvero? Sicuramente <strong>non servono i bombardamenti</strong>, metodo con il quale è stata &#8220;esportata&#8221; la democrazia in altri luoghi (ma non è queso il caso), neanche con <strong>le sanzioni economico-diplomatiche</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Embargo" target="_blank">embargo</a>) credo si possa risolvere nulla. Un regime isolato, infatti, secondo me, diventa più forte, non si indebolisce. Restando isolato e non avendo altri termini di paragone o non presentando alla gente altre alternative, un regime chiuso in sè stesso finisce per aquistare forza e autorevolezza (Cuba docet). Inoltre,  nei Paesi colpiti solitamente si rafforza una sorta di<strong> &#8220;casta&#8221; delle sanzioni</strong> che utilizza il contrabbando e la speculazione sfruttando la mancanza di merci sul mercato e gli inevitabili aumenti dei prezzi. Il popolo birmano è già stato ridotto in miseria, un embargo peggiorerebbe la situazione e, a mio avviso, come dicevo, non farebbe indebolire affatto il potere del regime militare.</p>
<p align="justify"><strong>Cosa fare, dunque? </strong>Non sarò certo io a trovare una soluzione, ma credo che solo grazie all&#8217;informazione libera [già i blogger birmani si stanno muovendo <a href="http://cooperazione.agi.it/le-altre-news/notizie/200709251418-cro-rt11117-art.html" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>, <a href="http://www.vnunet.it/it/vnunet/news/2007/09/27/blog-birmania-contro-censura"><strong>QUI</strong></a> e <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/09/25/birmania-anche-i-bloggers-sfidano-la-censura/" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>], alla cultura e allo sviluppo economico è possibile liberare un popolo da un regime illiberale. La questione riguarda tutti gli stati. Si potrebbero fare investimenti in quel territorio, incentivare il turismo, creare le condizioni affinchè la gente entri in contatto con altre realtà, evolva culturalmente, economicamente e riesca a sollevare la testa autonomamente e consapevolmente contro l&#8217;oppressore. Certo, tutto questo non è facile, ma credo che sia meglio di imporre sanzioni che costringono alla fame e rafforzano il potere autoritario.</p>
<p align="justify">L&#8217;esempio dei monaci buddisti è da seguire: <strong>la democrazia esce dai monasteri</strong> che sono da sempre espressione di moralità, tradizione, cultura. Spero che il popolo birmano si liberi dal regime in modo non violento con l&#8217;ausilio della sola forza di risorse apparentemente intangibili come <strong>moralità, cultura, conoscenza, informazione libera</strong>, ma che però sono i veri pilastri di un sistema democratico. I monaci,  con la loro protesta pacifica, sono convinti che l<strong>a democrazia potrà essere ristabilita senza spargimento di sangue</strong> e sperano che <strong>la comunità internazonale si interessi finalmente al loro Paese</strong>. Mi auspico che i monaci abbiano ragione e che si possa concludere tutto pacificamente. Spero anche che <strong>non cali l&#8217;attenzione mediatica</strong> (<a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#38;ID_articolo=594&#38;ID_sezione=3&#38;sezione=" target="_blank">la Rete li sta aiutando</a>) perché a telecamere spente si possono compiere indisturbati crimini orribili.</p>
<p align="justify"><strong>&#62;</strong><em><strong> AGGIORNAMENTO:</strong></em>  Da oggi (28/09) in Birmania non funziona più Internet (informazioni <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/09_Settembre/28/birmania_web_rosso.shtml" target="_blank"><strong>QUI</strong></a> e <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200709articoli/26195girata.asp" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>) ed è iniziata una vera e propria &#8220;<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/09/28/birmania-e-caccia-ai-giornalisti-ma-online-trapelano-notizie-e-foto/" target="_blank">caccia al giornalista</a>&#8220;. Il regime ha capito che restando isolato può avere ampi margini di manovra. Speriamo che non si ripeta una strage come nell&#8217;89 appena si ridurrà il flusso di informazioni sulla rivolta pacifica dei monaci.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
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