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	<title>giorgio-perlasca &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/giorgio-perlasca/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "giorgio-perlasca"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 00:09:50 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La Banalità Del Bene]]></title>
<link>http://silviabiasutti.wordpress.com/2009/12/08/la-banalita-del-bene/</link>
<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 22:57:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>silviabiasutti</dc:creator>
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<description><![CDATA[[italian only] &#8220;La banalità del bene&#8221; è un libro scritto dal giornalista Enrico Deaglio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://silviabiasutti.wordpress.com/files/2009/12/deaglio_banalita0.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-48" title="DEAGLIO_banalita0" src="http://silviabiasutti.wordpress.com/files/2009/12/deaglio_banalita0.gif" alt="" width="144" height="231" /></a><strong></strong>[italian only]</p>
<p><strong>&#8220;La banalità del bene&#8221;</strong> è un libro scritto dal giornalista Enrico Deaglio nei primi anni &#8216;90 ed edito da Feltrinelli.</p>
<p>L&#8217;autore narra con stile asciutto e preciso la vicenda di<strong> Giorgio Perlasca</strong>, un italiano che nel corso del 1944 è riuscito a salvare centinaia di ebrei a Budapest, durante la ferocia scatenata dal nazismo. Perlasca, ex combattente nella Spagna di Franco, si ritrova durante la Seconda Guerra Mondiale bloccato a Budapest per ragioni di natura economica. Conosce l&#8217;ambasciatore di Spagna a Budapest e, dopo svariate vicissitudini, si ritrova a divenire diplomatico di Spagna, sostituendo così de facto l&#8217;ambasciatore ispanico rientrato in Patria.</p>
<p>Ciò che rende assolutamente degna di nota la vicenda di Perlasca è stata la sua forza ed incredibile tenacia nell&#8217;usufruire, in una Budapest sotto assedio, del favorevole ruolo di diplomatico al fine di salvare molte vite umane. Sfruttando il suo ruolo politico fittizio (mai smascherato, tra l&#8217;altro), mette sotto protezione un ingente numero di ebrei nelle case di rappresentanza spagnola, strappandoli quindi alla morte sicura dei lager.</p>
<p>Deaglio, rievocando la gloriosa impresa del padovano Giorgio Perlasca, apre su uno scenario insolito, quello della shoah ungherese, della tragedia di centinaia e centinaia di ebrei eliminati dalle follie naziste degli anni &#8216;40 del secolo scorso. E&#8217; un libro, questo, che si fa leggere piacevolmente grazie ad un ritmo incalzante ed un intreccio ben strutturato. In poche decine di pagine si alternano frammenti del diario di guerra di Perlasca con l&#8217;intervista dell&#8217;autore ed utili notazioni storiografiche sulle deportazioni in Ungheria.</p>
<p>Ho molto apprezzato la volontà dell&#8217;autore di inserire all&#8217;interno del volume puntuali suggerimenti bibliografici al fine di indagare più approfonditamente alcuni aspetti accennati nel libro, che ritengo consigliabile per la qualità della scrittura e l&#8217;originalità del contenuto.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Antigone, le sue sorelle e Giorgio Perlasca]]></title>
<link>http://lacivetta.wordpress.com/2009/11/28/antigone-e-le-sue-sorelle/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 10:01:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>inquieti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anna Segre Giorgio Perlasca era stato un convinto fascista, ma questo non gli ha impedito di salvare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Anna Segre Giorgio Perlasca era stato un convinto fascista, ma questo non gli ha impedito di salvare]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Strada per strada]]></title>
<link>http://giuseppearagno.wordpress.com/2009/07/06/strada-per-strada/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 07:48:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppearagno</dc:creator>
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<description><![CDATA[La ricerca storica ti fa giramondo. Non tanto perché, dietro le tracce di uomini e cose, ti metti ta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.istoreco.re.it/seiten_prov/cadelbosco.html"><img src="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/immagini/asca1.jpg" border="0" alt="" align="left" /><br />
</a>La ricerca storica ti fa giramondo. Non tanto perché, dietro le tracce di uomini e cose, ti metti talora materialmente in viaggio &#8211; e il percorso ti è ignoto: lo dettano i fatti e le passioni che ricostruisci &#8211; quanto perché, dal tuo osservatorio locale, segui l’itinerario ammaliante delle idee. E lo vedi non: hanno confini.<br />
Un viaggio un po’ amaro, m’è capitato di farlo pochi giorni fa in archivio. Seguivo <strong><em>Federico Zvab</em></strong>, un istriano, incontrato alla testa di insorti nelle Quattro Giornate, e mi è parso assurdo che di un uomo della sua tempra si sappia poco o nulla e che nessuno abbia pensato di intitolargli una strada. Non sappiamo di noi, mi sono detto, e non c’è scampo: un popolo che non ha memoria storica, s’imbarbarisce. Poi mi sono perso nel viaggio.</p>
<p>A Casigliano di Sesano, dove Zvab è nato nel 1908, l’aria è irrespirabile. I fascisti la fanno da padroni e la gente di sinistra morde il freno: a Federico hanno ucciso un fratello e, per poter parlare e pensare da uomo libero, nel 1930 se ne va clandestino. Lo rincorro, assieme a telegrammi e note di polizia, e giro l’Europa di paese in paese: Jugoslavia, Francia, Belgio – dove si lega a Enrico Russo, napoletano, comunista ed esule come lui – e poi Germania, Svizzera, Austria – a Vienna, nel febbraio del 1934 è ferito sulle barricate degli operai in lotta col fascista Dollfuss – e infine Spagna, dove a settembre del 1936 è tra i repubblicani. Comandante di batteria nell’artiglieria miliziana, attaccato da aerei italiani è ferito gravemente in Catalogna. Nel 1939, mentre i franchisti entrano vittoriosi a Barcellona, passa in Francia ed è internato a Vernet. Mussolini però occupa la Francia sconfitta dai tedeschi e, nel settembre del 1940, Zvab finisce per due anni a Ventotene, dove incontra Sandro Pertini ed Ernesto Rossi, si ammala di peritonite tubercolare e si fa il calvario dei ricoveri nel reparto confinati dell’Ospedale <em>Incurabili</em> di Napoli. A giugno del 1942 è così sofferente, che il direttore della colonia di Ventotene, Marcello Guida – futuro questore di Milano al tempo della strage di Piazza Fontana! &#8211; “<em>propone che alla scadenza del periodo di confino venga restituito alla famiglia</em>”. Ma il fascismo non fa sconti e Zvab torna libero solo nell’agosto del 1943, quando, caduto il regime, si stabilisce a Napoli.<br />
Seguendo la sua via, faccio così ritorno a casa e ritrovo Zvab che combatte nelle Quattro Giornate.<br />
E’ il volto politico dell’insurrezione, quello che non piace agli americani, che ai moti di popolo preferiscono foto di scugnizzi, e probabilmente non piace a Togliatti ed al “nuovo” PCI, che fa i conti con lo spettro di Bordiga, che, a Napoli, ha storia e radici tra i lavoratori; non piace perché con la rivolta il PCI c’entra poco e, in molti casi, i combattenti sono stati mossi e guidati da “irregolari” come Zvab, Tarsia, Gabrieli ed altri militanti, il cui passato politico mal si concilia coi programmi degli uomini di Togliatti.<br />
Sulle Quattro Giornate cade così la pietra tombale del presunto spontaneismo. Ma Zvab, comandante di battaglione partigiano, che a Napoli ritrova Enrico Russo, non si fa mettere da parte facilmente. Con Russo, Villone, Iorio e Vincenzo Gallo, egli organizza infatti quella <strong>CGL</strong> che vuole essere un sindacato democratico, libero da vincoli di organizzazioni politiche, con un largo controllo della base sul vertice. Avrà vita breve, diverrà <strong>CGIL</strong> e sarà soffocata dalla burocrazia che nasce all’ombra dei partiti. Il danno si vedrà nel dopoguerra.</p>
<p><a href="http://www.cinetecamilano.it/2001/p_mar_apr01/rassegne_napoli.html" target="_blank"><img src="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/immagini/asca2.jpg" border="0" alt="" align="right" /><br />
</a>Avrei concluso il mio viaggio con Zvab, se la sera stessa, tornando dall’archivio, non avessi trovato su <em>Metrovie</em> notizia d’una iniziativa del “<em>Comitato <strong>Claudio Miccoli</strong></em>” : una strada intitolata al giovane ucciso da neofascisti, ed una a <strong><em>Giorgio Perlasca</em></strong>, fascista pentito, che salvò numerosi ebrei dallo sterminio. Il viaggio si è fatto a questo punto amaro.<br />
Non è questione di toponomastica, e nemmeno del fatto che Perlasca fu volontario in Spagna dalla parte opposta a quella in cui si schierò Zvab, benché sia inevitabile pensare che, in Spagna, i Perlasca avrebbero potuto ammazzarli i miei Zvab. E allora, mi domando, chi avrebbe fatto poi le Quattro Giornate. Ma non è questo il punto. E’ che Perlasca, non più fascista e non antifascista, tiene per sé, se mai la sente, la ripulsa morale per le leggi razziali e, scoppiata la guerra, è incaricato d’affari nei paesi dell’Est con lo status di diplomatico: rappresenta il regime. Vive così, in una condizione ambigua la tragedia dell’Olocausto sino alla soluzione finale, e in extremis, risolve con un moto di pietà un sopraggiunto confitto interiore; non scioglie però il nodo cruciale della responsabilità personale nei confronti del fascismo, contro il quale non si schiera mai apertamente.<br />
E’ per questa sua condizione di ambiguità che, quando i tempi sono parsi maturi, Perlasca è diventato strumento di una sottile e pericolosa operazione di “<em>maquillage</em>” politico, di recupero di immagine del fascismo, attraverso quella “<em>dottrina della pacificazione</em>”, per la quale, di fatto, il revisionismo vince la partita.<br />
Siamo di fronte ad una scelta di filosofia della politica, all’adozione di un metodo di indagine e, soprattutto, di un metro valutazione dei fatti della storia che, lo capisco, lo sento sulla mia pelle, pone gli studiosi di sinistra in una condizione di oggettiva difficoltà: nel clima in cui viviamo, con la gente sconcertata e impaurita da una quotidiana violenza politica, non è facile prendere le distanze da un “<em>giusto dei popoli</em>” e riuscire a motivare una posizione che &#8211; lo so &#8211; si presta all’accusa di estremismo.<br />
Lo capisco. Penso però che occorra farlo, che si debba conservare la lucidità necessaria per parare il colpo e domandare, senza alcun intento polemico, a se stessi, prima che ad altri, se per queste vie non passi il revisionismo; chiederselo, come lo chiedo a me, provando a capire se la scelta di intitolare una strada a Miccoli ed una a Perlasca, non celi l’ennesima operazione <em>bipartisan</em>, per usare una parola alla moda, dietro la quale fa capolino la rimozione. Così, in tempi non meno difficili, fu rimossa la CGL di Enrico Russo, che, rifiutato un posto di ministro, morì “dimenticato” in un ospizio per i poveri; così probabilmente si cancellò, grande o piccola che fosse, l’anima politica delle Quattro Giornate, così si ignorano vent’anni di antifascismo, come se la nascita del regime non coincidesse anche a Napoli con l’inizio della resistenza.<br />
Allora come oggi tutto sembra muoversi in nome di interessi immediati, di una pacificazione invocata da un realismo più realista del re, da sedicenti riformisti, architetti della politica degli schieramenti, di fronte ai quali le scelte ideali rischiano di scadere al rango di opzioni e la storia diventa, ahimè, un ostacolo da aggirare. Rimozione &#8211; e qui bisognerebbe discutere con grande onestà intellettuale &#8211; consentita da una sinistra che, invece di far conti chiari con la propria storia, emendadola da antichi errori e rivendicandone con orgoglio lotte, valori e ideali, lascia che passi il veleno mortale che ci cancella.<br />
Per questo mi domando e domando: perché Perlasca e non Russo o Zvab?</p>
<p>Uscito su &#8220;Metrovie&#8221;, settimanale campano del &#8220;Manifesto&#8221; il 9 ottobre 2004 e su &#8220;<a href="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=5965">Fuoriregistro</a>, il 15 ottobre 2004.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[RAOUL WALLENBERG.]]></title>
<link>http://dottornaddaf.wordpress.com/2009/04/11/raoul-wallenberg/</link>
<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 11:28:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fadlo Naddaf</dc:creator>
<guid>http://dottornaddaf.wordpress.com/2009/04/11/raoul-wallenberg/</guid>
<description><![CDATA[IL SALICE D&#8217;ARGENTO E IL GIUSTO SENZA RIPOSO RAOUL WALLENBERG, IL SALVATORE PERDUTO DEGLI EBRE]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="color:#008000;">IL SALICE D&#8217;ARGENTO E IL GIUSTO SENZA RIPOSO<br />
RAOUL WALLENBERG, IL SALVATORE PERDUTO DEGLI EBREI DI BUDAPEST<br />
DI ALESSIA GHISI MIGLIARI.</span></p>
<p>Aveva una vita giovane e fortuna a piene mani:<br />
Raoul Wallenberg era uno dei rampolli dellla più importante famiglia di banchieri svedesi; mentre i suoi parenti intrecciavano affari da una parte all&#8217;altra del globo, lui cresceva ricco, poliglotta e colto.</p>
<p>Apprezzato nella buona società, laureato in architettura e con prospettive più che brillanti, nel 1944, a soli trentadue anni, decide di dare una virata violenta alla sua esistenza privilegiata.</p>
<p>I motivi di questa sua scelta non sono realmente noti, e le speculazioni inerenti forse  soffrono eccessivamente di buonismo; senza dubbio però, accanto alla volontà di mettersi alla prova, Raoul possedeva una sensibilità notevole per quanto riguarda la situazione degli ebrei d&#8217;Europa sootto Hitler.</p>
<p>Lo sterminio, la cui eco giunge anche in Svezia (Paese neutrale), spinge così Wallenberg ad offrirsi per un compito pericoloso: serve un uomo al di sopra dei sospetti; che parli assai bene tedesco e si rechi come legato a Budapest coon lo scopo di salvare quante più persone possibili.<br />
Metodi da usare? Qualunque risulti fattibili.</p>
<p>E Raoul arriva così nella capitale ungherese con il suo complicato eppure vago compito.</p>
<p>In quella città martoriata, il piano nazista va a gonfie vele, grazie alla diretta supervisione del celebre Adolf Eichmann, in seguito giustiziato in Isreale e che ispirò alla Arendt la nota  espressione &#8220;la banalità del male&#8221;; ufficiale apparentemente incolore e delfino di Himmler, Eichman mobilita tutta la sua notevole capacità organizzativa dal millenario Reich.</p>
<p>A questo punto, lo svedese di ottima famiglia e buona sorte mostra una creatività ed una temerarietà che non conoscono moderazione: inizia a rilasciare &#8220;passaporti di protezione&#8221; (Schultz-Pass) a chiunque possa mostrare una minima connessione con la Svezia. Che sia una remota parentela o anche meno, questi legami fasulli ed inventati fanno sì che le tessere in questione, in realtà senza valore, garantiscano l&#8217;immunità a chi le possiede. Per quanto irritate, le SS non possono rischiare incidenti diplomatici, anche se è chiaro a chiunque che quel pezzo di carta è in troppe mani.</p>
<p>Raoul organizza &#8220;case svedesi&#8221; dove fa sì che  si raccolgano il maggiore numero di ebrei possibili, si reca nelle stazioni da dove partono i convogli senza ritorno, e con un fucile puntato nella schiena si adopera per far scendere dai vagoni altri essere umani.</p>
<p>Perennemente osteggiato da Eichmann e colleghi, che lo minacciano e lo controllano passo dopo passo, Wallenberg resta a Budapest fino a gennaio del 1945.<br />
Fino alla fine, insomma.</p>
<p>E dopo?<br />
Inizia l&#8217;enigma.</p>
<p>Che sorte ha il diplomatico svedese che s&#8217;è immischiato nei precisi progetti di &#8220;pulizia&#8221; dei razisti?<br />
Nessuno lo sa con cetezza.<br />
Catturato sicuramente dei russi, nel caos del momento, non comprendono il ruolo dell&#8217;uomo scandinavo che parla tanto bene il tedesco, le tracce di questo eroico personaggio svaniscono.</p>
<p>Si perdono nelle prigioni staliniane, notoriamente non particolarmente comode.<br />
Proprio così: si smarriscono per anni, nessuno riesce a scoprire nulla.<br />
Il secondo conflitto mondiale è finito, la situazione confusa, si fatica ad avere notizie, anche se lo scomparso è figlio e nipote di &#8220;gente importante&#8221;.<br />
Quando poi si inizia ad indagare meglio, la Guerra Fredda è in corso, e magari sarebbe pessima cosa far sapere d&#8217;aver imprigionato per errore un delegato svedese.</p>
<p>La madre del giovane non si rassegna &#8211; non lo farà mai &#8211; e man mano che il nome del figlio diviene noto aumentano le pressioni per scoprire dove sia colui che ha salvato quasi centomila ebrei.<br />
Ciò che emerge è che effettivamente Raoul è stato rinchiuso dietro le sbarre russe, in diversi luoghi, ma a quanto risulta è deceduto di morte naturale nel 1947.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1491" href="http://dottornaddaf.wordpress.com/2009/04/11/raoul-wallenberg/img_1287/"><img class="alignnone size-full wp-image-1491" title="img_1287" src="http://dottornaddaf.wordpress.com/files/2009/04/img_1287.jpg" alt="img_1287" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Fatto che si scontra con la testimonianza di chi asserisce di averlo incontrarto in prigione anni dopo e di aver addiritura saputo del suo ricovero in un ospedale psichiatrico ben oltre il 1960.<br />
Se così fosse, e le prove sono molteplici, significherebbe che &#8211; per nascondere un &#8220;errore di valutazione&#8221; &#8211; si è lasciato languire un innocente per decenni dietro mura invalicabili e senza dubbio crudeli.</p>
<p>Nessun incontro tra la Russia e la Svezia è riuscito a far emergere il reale e drammatico epilogo dei giorni coraggiosi e persi di Wallenberg.</p>
<p>Nel suo paese è giustamente un eroe (come finalmente accade anche da noi per Giorgio Perlasca), a lui sono intitolati istituti e quanto altro; in Israele ha la sua pianta nel Giardino dei Giusti, ed è un parco di Budapest a lui dedicato è stato innalzato un salice piangente d&#8217;argento, splendido e commovente monumento eretto per ricordare le vittime dell&#8217;olocausto (su ogni delicata foglia vi è un nome)</p>
<p>La splendida opera d&#8217;arte è stata posta al centro dell&#8217;ampio spazio verde pensato in onore di chi ha permesso a questo struggente albero commemorativo di avere molte tristi fronde in meno.</p>
<p>Ovviamente, non sono rami che si muovono di vento o pioggia; ma nel loro legggero brillare rimangono monito e celebrazione dle dolore, ma nache del prodigioso potere del singolo nelle tormente della storia-</p>
<p>E rimane l&#8217;attesa di sapere &#8211; sempre troppo tardi &#8211; la fine ingiusta di Wallenberg.<br />
Non tutti i Giusti hanno il loro riposo.</p>
<p>www.raoul-wallenberg.org<br />
www.raoul-wellenberg.com<br />
www.remenber.com<br />
<span style="color:#008000;"><a href="http://www.instoria.it"><span style="color:#000000;">www.instoria.it</span></a></span></p>
<p><span style="color:#008000;"><span style="color:#000000;"><br />
</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La “banalidad del mal”, la “banalidad del bien”. Tres historias para comentar y reflexionar sobre las acciones humanas]]></title>
<link>http://mundoabierto.info/2008/07/25/la-%e2%80%9cbanalidad-del-mal%e2%80%9d-la-%e2%80%9cbanalidad-del-bien%e2%80%9d-tres-historias-para-comentar-y-reflexionars-sobre-las-acciones-humanas/</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 06:00:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mingus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Domingo Lilón / Pécs, Hungría 1) “Era como si en esos últimos minutos él estuviera resumiendo la lec]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;color:blue;">Domingo Lilón / Pécs, Hungría</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">1) “Era como si en esos últimos minutos él estuviera resumiendo la lección que este largo recorrido por la perversidad humana nos había enseñado a todos, la lección de la espantosa, desafiante en la palabra y el pensamiento, banalidad del mal.” </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Así escribió Hannah Arendt en su libro <em>Eichmann en Jerusalém. Un estudio sobre la banalidad del mal</em>, publicado en 1963. El libro, un clásico sobre el totalitarismo, fue el resultado de la experiencia de Arendt durante el juicio contra Adolf Eichmann celebrado en Israel tras el secuestro de éste en Argentina. Esta reflexión de Arendt se relaciona con las últimas palabras de Eichmann momentos antes de que el verdugo acabara con su vida: “Larga vida a Alemania. Larga vida a Austria. Larga vida a Argentina. Estos son los países con los que más me identifico y nunca los voy a olvidar. Tuve que obedecer las reglas de la guerra y las de mi bandera. Estoy listo.” Sobre las víctimas de la llamada “solución final” (Holocausto), como responsable directo que era, sí el olvido. Él, declarándose no ser un “fanático antisemita”, argumentó su acción como la de un simple cumplidor de órdenes superiores. Arendt se asombró de que un hombre con tan limitada capacidad intelectual fuera uno de los mayores responsables de genocidio humano. Su postulado sobre el papel de víctima del totalitarismo, que motivaba la actuación de Eichmann, le acarreó una serie de ataques. Máxime que la misma Arendt era judía.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">2) Giorgio Perlasca era un italiano que en su juventud fue admirador del fascismo y por ello se enroló en las tropas italianas que combatieron en España junto a Franco y contra la República. Terminada la contienda, pasó a vivir a Budapest (desde 1942) donde trabajaba como representante de una firma italiana. Su “pasado español” le hizo conocer a Ángel Sanz-Briz, diplomático español acreditado en Budapest. Gracias a la acción y gestión de Ángel Sanz-Briz, unos cinco mil judíos húngaros pudieron salvar su vida, ya que éste, amparándose en la Ley Rivera (que concedía la ciudadanía española a los descendientes de judíos españoles, los de origen sefardí), expidió pasaportes y salvoconductos a estos judíos azkenazis, judíos centroeuropeos.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">En marzo de 1944, Alemania toma el control de Hungría, depone a su aliado Horthy y en su lugar coloca al Gobierno filofascista de Szálasi, ejecutor de la mayoría de la comunidad judía húngara del Holocausto (tras el golpe, el mismo Eichmann hizo una visita a Budapest para ultimar los detalles de la “solución final”). Ante el nuevo gobierno, la posición de Ángel Sánz-Briz es la de no reconocer a las nuevas autoridades húngaras, saliendo del país sin notificar al Ministerio de Asuntos Extranjeros de Hungría. Perlasca, movido también por el temor de ser reclutado de nuevo, como ciudadano italiano que era, aliado de Alemania, y enviado al frente oriental, la entonces URSS, se refugia en la Embajada de España, falsifica documentación, se hace pasar por el nuevo Cónsul de España y continúa la obra de Ángel Sanz-Briz, logrando salvar también a miles de judíos húngaros.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">La historia de Giorgio Perlasca ha quedado para la posteridad en el libro de Enrico Deaglio, <em>La banalidad del bien. Historia de Giorgio Perlasca</em>, como “reivindicación de la memoria que merece el heroismo” y en clara correlación a la obra de Hannah Arendt.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">3) A Ramón Baglietto lo asesinó ETA el 13 de mayo de 1980. Como la mayoría de estos crímenes, mediaba el elemento ideológico. Ramón Baglietto era simpatizante de la UCD. No conocí a Ramón Baglietto, pero sí su historia, porque sus sobrinos Elena y Jesús son dos de mis mejores amigos y su casa es parada habitual mía en Madrid, donde viven. Y, se pueden preguntar, qué hay de especial en la muerte de Ramón Baglietto a manos de ETA. Al fin y al cabo, él no fue, ni el primero, ni el último. La historia llama la atención por sus protagonistas.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">La historia de la muerte de Ramón Baglietto la narra su hermano Pedro Mari Baglietto, padre de Elena y Jesús, en su libro <em>Un grito de paz. Autobiografía póstuma de una víctima de ETA</em>. En una carta que le escribiera Pedro Mari Baglietto a Eugenio Etxebeste (Antxón), entonces el “número dos” de la cúpula de ETA, y primo del primero, y por ende, del asesinado, Pedro Mari narra lo siguiente: “[…] no pienses ni por un momento que esta carta tiene intenciones acusatorias o vindicantes. […] si algo quisiera ser esta carta es un impulso para la paz entre los vascos. […] Se me ha ocurrido escribirte… y sin querer insistir en el atentado de tu primo, sí quiero contarte una antigua anécdota suya que desconoces y que, por su trágica relación con los hechos que después ocurrieron, bien pudiera ayudarnos a meditar sobre la situación de nuestro pueblo. Verás. Teníamos por entonces en Azcoitia una pequeña sucursal del negocio familiar, a regentar la cual envió mi padre a Ramón. En los primeros días de su llegada y estando a la puerta de su oficina, pudo observar que, a pocos metros de él, a una señora que llevaba un niño en brazos y otro agarrado de su mano se le escapó este cuando atravesaba la calzada un gran camión. La señora se lanzó tras el muchacho con intención instintiva de protegerlo y a Ramón apenas le dio tiempo de quitarle el niño que tenía en sus brazos y ver con horror cómo la madre y el otro hijo morían aplastados por el pesado vehículo. Pues bien, el niño que quedó en sus brazos aquel día sería dieciocho años después uno de los presuntos miembros del comando que acabó con su vida, y precisamente el presunto autor del tiro de gracia en su sien… ¡Ya ves qué cosas!.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Hoy día, la esposa de la víctima, Pilar Elías, tiene que convivir en el mismo inmueble donde está ubicada la cristalería del verdugo de su esposo, en libertad desde 1995.</span></p>
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<title><![CDATA[La catena della memoria]]></title>
<link>http://isoladeilotofagi.wordpress.com/2008/01/27/la-catena-della-memoria/</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 22:14:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>upuaut</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ohi ohi, mi hanno incatenato un&#8217;altra volta. Ringrazio Lisa di Paniscus per la fiducia, ma que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">Ohi ohi, <a href="http://paniscus.splinder.com/post/15672447/Questa+%C3%A8+relativamente+facile#15672447" target="_blank">mi hanno incatenato un&#8217;altra volta</a>.</p>
<p align="justify">Ringrazio <b>Lisa</b> di <a href="http://paniscus.splinder.com/" target="_blank"><b>Paniscus</b></a> per la fiducia, ma questa volta non e&#8217; mica facile. Si tratta di segnalare un libro per la <b>&#8220;biblioteca della memoria&#8221;</b>, un&#8217;ideale biblioteca sulla Shoah. E per di piu&#8217;, oggi e&#8217; il <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria" target="_blank">27 gennaio</a></b>. Una bella responsabilita&#8217;, insomma, tenuto anche conto del fatto che le mie letture sull&#8217;argomento non sono tantissime.</p>
<p align="justify">Ma va bene, ci provo. Pero&#8217; a modo mio.</p>
<p>Una biblioteca, per essere davvero completa, dovrebbe abbracciare le sfumature, i contrasti, i conflitti, le zone d&#8217;ombra. Proprio questa riflessione mi ha indotto a scegliere non uno, ma <i>due</i> libri, che tuttavia rispondono allo stesso principio e sono, in un certo senso, simmetrici. Il principio in questione e&#8217; l&#8217;antitesi della dicotomia classica bene/male: sono due storie, due vite, in cui circostanze e scelte hanno operato in direzione di un cambio di paradigma; <b>due storie in cui i buoni e i cattivi, gli amici e i nemici, non stanno dove ci si aspetterebbe di trovarli.</b></p>
<p align="justify"><img src="http://isoladeilotofagi.wordpress.com/files/2008/01/celestediporto.jpg" alt="celestediporto.jpg" align="left" hspace="3" />La prima storia e&#8217; quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Celeste_Di_Porto" target="_blank"><b>Celeste Di Porto</b></a>, <b>collaborazionista ebrea</b> responsabile della cattura di molti ebrei del Ghetto di Roma (tra cui ventisei che morirono alle Fosse Ardeatine), in cui lei stessa viveva.<br />
<font color="#ff0000"><b><i>Stella di piazza Giudìa</i></b></font> e&#8217; il romanzo attraverso cui <b>Giuseppe Pederiali</b> ne narra le vicende. Il racconto procede attraverso le voci e i punti di vista dei personaggi che ruotarono attorno alla vita di Celeste detta Stella (ma anche <i>Pantera nera</i> a causa delle sue attivita&#8217; di spionaggio a favore di tedeschi e fascisti). Alla sua storia fa da sfondo il Ghetto, con i suoi luoghi, le sue atmosfere, la vita chiusa e povera degli ebrei, le umiliazioni, le difficolta&#8217;, le paure, negli anni che vanno dal &#8216;37 alla Liberazione e oltre.</p>
<p align="justify"><a href="http://isoladeilotofagi.wordpress.com/files/2008/01/giorgio_perlasca.jpg" title="giorgio_perlasca.jpg"><img src="http://isoladeilotofagi.wordpress.com/files/2008/01/giorgio_perlasca.thumbnail.jpg" alt="giorgio_perlasca.jpg" align="left" hspace="3" /></a>Il secondo libro parla di un <b>fascista</b> che salvo&#8217; la vita a <b>piu&#8217; di cinquemila ebrei</b>.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Perlasca" target="_blank"><b> G</b><b>iorgio Perlasca</b></a>, commerciante di carni per conto di una ditta italiana, si trovo&#8217; a Budapest negli anni dei rastrellamenti e delle carneficine di massa degli ebrei. Pur essendo stato un fascista convinto (ando&#8217; anche in Spagna a combattere per i franchisti), l&#8217;assistere alla tragedia degli ebrei di Budapest lo indusse ad agire, mettendo a rischio la sua stessa vita e fingendosi diplomatico spagnolo per poterne salvare quanti piu&#8217; possibile. Dopo la guerra se ne torno&#8217; in Italia e non racconto&#8217; a nessuno quello che aveva fatto, tranne ai suoi familiari, che non gli credettero. La sua vicenda sarebbe sparita nel nulla se non fosse stato per alcune donne ebree che gli dovevano la vita, che negli anni &#8216;80 ne ritrovarono le tracce. Gli fu tributato il raro onore di &#8220;Giusto tra le Nazioni&#8221; e nel 1989 ando&#8217; a Gerusalemme, per piantare un albero nel Parco dei Giusti, proprio accanto a quello di Simon Wiesenthal.<br />
La sua storia e&#8217; stata magistralmente narrata da <b>Enrico Deaglio</b> ne <font color="#ff0000"><i><b>La banalita&#8217; del bene</b></i></font>.</p>
<p align="justify">Ecco, questi sono i miei due cents.</p>
<p align="justify">Per quanto riguarda il passaggio della catena, non ho altri cinque nomi di blogger a cui accollare una simile responsabilita&#8217;, ma tre si.</p>
<p align="justify">Il primo e&#8217; <a href="http://www.sensocritico.splinder.com/" target="_blank"><b>alekhine</b></a>. Personalmente non conosco nessuno che abbia letto cosi&#8217; tanti libri sulla Shoah, la Germania nazista, la seconda guerra mondiale, quanti ne ha letti lui, quindi la segnalazione e&#8217; dovuta.</p>
<p align="justify">Il secondo e&#8217; <a href="http://kelebek.splinder.com/" target="_blank"><b>Miguel</b></a>. Se ho ben capito, ha opinioni molto personali sull&#8217;argomento e credo che possa cavar fuori dal cilindro qualcosa di inatteso e magari spiazzante.</p>
<p align="justify">Il terzo e&#8217; <a href="http://rubimasco.wordpress.com/" target="_blank"><b>rubimasco</b></a>, di cui sono curiosa di conoscere la scelta.</p>
</div>]]></content:encoded>
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