<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>giornata-del-ricordo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/giornata-del-ricordo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "giornata-del-ricordo"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 05:28:15 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[ALI DIMENTICATE: VOLANDO FUTURISTICAMENTE - SOMMARIO N°46]]></title>
<link>http://dvscope.wordpress.com/2009/07/09/ali-dimenticate-volando-futuristicamente-sommario-n46/</link>
<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 19:15:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>dvscope</dc:creator>
<guid>http://dvscope.wordpress.com/2009/07/09/ali-dimenticate-volando-futuristicamente-sommario-n46/</guid>
<description><![CDATA[La Giornata del Ricordo è un momento di riflessione per tutti i cittadini italiani e l&#8217;amminis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=417&#38;Itemid=26">Giornata del Ricordo</a> è un momento di riflessione per tutti i <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=416&#38;Itemid=26">cittadini italiani</a> e l&#8217;amministrazione comunale di Ascoli Piceno ha organizzato una serie di appuntamenti tra cui &#8220;<a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=413&#38;Itemid=26">Due sponde un unico destino: rapporti e influenze artistiche nella cultura adriatica</a>&#8220;.</p>
<p>La redazione ha attualizzato l&#8217;argomento per via delle <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=414&#38;Itemid=26">unilaterali azioni intraprese</a> negli ultimi mesi dal Governo Croato. All&#8217;incontro è seguito il Recital &#8220;<a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=415&#38;Itemid=26">Quell&#8217;enorme lapide bianca</a>&#8221; subito dopo le testimonianze di due esuli che attualmente vivono ad Ascoli Piceno.</p>
<p>L&#8217;associazione Blow Up di Grottammare dedicando una serata al volo e approfondendo la figura di <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=412&#38;Itemid=26">Italo Balbo</a> ha dato l&#8217;occasione di integrare l&#8217;argomento relativo alla Giornata del Ricordo. Comunque <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=410&#38;Itemid=26">l&#8217;appuntamento culturale ha offerto</a> l&#8217;opportunità vedere filmati a cura dell&#8217;Aereonautica Militare della collezione &#8216;Ali Dimenticate&#8217; e spezzoni di film relativi all&#8217;uomo e alla sua sfida di staccare l&#8217;ombra da terra. Ha concluso la serata la Performance a cura del Teatro Anna basata sulle opere dello <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=411&#38;Itemid=26">scrittore e drammaturgo giapponese Yukio Mishima</a>.</p>
<p>Dopo aver documentato e pubblicato nell&#8217;uscita precedente del settimanale la mostra dedicata a Primo Levi per ricordare il Giorno della Memoria, questa settimana presentiamo il volume &#8216;<a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=409&#38;Itemid=26">Non perdonerò mai</a>&#8216;. Un libro che racconta con la voce di una <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=408&#38;Itemid=26">sopravvissuta</a> una delle pagine più tragiche della storia del ‘900.</p>
<p>La redazione del Dvscope tratta contemporanemente i due argomenti, La Giornata del Ricordo  e  Il Giorno della Memoria, cercando di capire cosa rimane oggi di questi terribili accadimenti che hanno segnato i popoil europei e soprattutto il popolo italiano rimembrando che &#8216;Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo&#8217;.</p>
<p>La redazione del dvscope aderisce alla campagna di promozione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali sull&#8217;<a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=blogsection&#38;id=5&#38;Itemid=72">Archivio-Laboratorio per i beni Demoetnoantropologici</a>. L’Italia è uno dei paesi occidentali più ricco di culture tradizionali ancora vive e attive. Queste costituiscono un patrimonio in via di veloce trasformazione e forte pericolo di estinzione.</p>
<p>I servizi giornalistici sono disponibili nella sezione <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_content&#38;task=category&#38;sectionid=1&#38;id=13&#38;Itemid=26">Copertina</a>. In <a href="http://www.dvscope.com/index.php?option=com_frontpage&#38;Itemid=1">Primo Piano</a> immagini sul volo e la sfida dell&#8217;uomo per conquistare il cielo. Per consultare gli argomenti trattati nelle uscite precedenti consultare le voci &#8216;Politica&#8217;, &#8216;Attualità&#8217;, &#8216;Società&#8217;, &#8216;Cultura&#8217;. Nella sezione &#8216;Archivio&#8217; gli argomenti trattati nella precedente versione web del Dvscope. Hanno realizzato questo numero del Dvscope.com Federico Biondi e Lorenzo Angelini. Per contatti e segnalazioni non esitate a inviare una mail a dvscope[at]dvscope.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quelle "giornate" poco condivise]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/2009/04/28/quelle-giornate-poco-condivise/</link>
<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:32:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
<guid>http://biblicamente.wordpress.com/2009/04/28/quelle-giornate-poco-condivise/</guid>
<description><![CDATA[Repubblica racconta l&#8217;idea di un pubblicitario francese, Vincent Tondeux, si è preso la briga ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Repubblica racconta l&#8217;idea di un pubblicitario francese, Vincent Tondeux, si è preso la briga ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Io ricordo": come strumentalizzare un evento storico a fini politici. Vergogna!]]></title>
<link>http://pdpietrasanta.wordpress.com/2009/02/11/io-ricordo-come-strumentalizzare-un-evento-storico-a-fini-politici-vergogna/</link>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:44:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>pdpietrasanta</dc:creator>
<guid>http://pdpietrasanta.wordpress.com/2009/02/11/io-ricordo-come-strumentalizzare-un-evento-storico-a-fini-politici-vergogna/</guid>
<description><![CDATA[Ecco cosa c&#8217;era ieri mattina appeso alle reti dei campetti della rocca: una vergogna, l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/24521197@N04/3271881676/" title="Io ricordo... ma cosa? di Partito Democratico di Pietrasanta, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3321/3271881676_8035fc3463.jpg" width="500" height="334" alt="Io ricordo... ma cosa?" /></a></p>
<p><strong>Ecco cosa c&#8217;era ieri mattina appeso alle reti dei campetti della rocca</strong>: una vergogna, l&#8217;ennesima incredibile testimonianza di quanto siano arroganti<!--more--> i gruppi di destra che fanno riferimento ad Azione Giovani.<br />
Uno dei manifesti ricordava i tristi episodi delle foibe, di cui si celebrava proprio ieri la ricorrenza. E&#8217; legittimo che chiunque possa manifestare il proprio pensiero, ma chiediamo a tutti, è altrettanto giusto che ci si impadronisca di spazi pubblici per fare propaganda di parte e per esporre simboli che ricordano un ventennio triste per la nostra storia?<br />
&#8220;Sono indignato &#8211; dice il consigliere Luca Mori &#8211; tanto per lo striscione (e per lo strumentale utilizzo della giornata del ricordo delle foibe a fini strettamente politici e propagandistici, almeno si rispettino tutti i morti che ci sono stati) quanto dal fatto che nessuno è intervenuto: mi sono trovato a passare di lì per caso verso le 13,30 e ho dovuto chiamare in prima persona i vigili urbani che sono intervenuti facendo rimuovere gli striscioni. Nel frattempo è giunta pure una volante del commissariato.<br />
Scusate lo sfogo ma è davvero vergognoso ed inquietante ciò che è successo&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Adriatico orientale tra latini e slavi]]></title>
<link>http://bargello.wordpress.com/2009/02/11/adriatico-orientale-tra-latini-e-slavi/</link>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 02:41:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>bargello</dc:creator>
<guid>http://bargello.wordpress.com/2009/02/11/adriatico-orientale-tra-latini-e-slavi/</guid>
<description><![CDATA[  La sponda orientale dell&#8217;Adriatico da Fiume a Cattaro, oltre 700 chilometri di costa, fu rom]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p style="text-align:justify;">La sponda orientale dell&#8217;Adriatico da Fiume a Cattaro, oltre 700 chilometri di costa, fu romana fin dal II secolo a. C.<br />
Dante nella Divina Commedia fissava gli antichi confini: &#8220;Si come Pola presso del Quarnaro, che ltalia chiude, e i suoi termini bagna&#8221;. In pieno clima bellico nel 1915, d&#8217;Annunzio chiamando a testimonianza il sommo poeta e Virgilio sosteneva la necessità del possesso dell&#8217;Adriatico &#8220;che ci appartiene per diritto divino e per diritto umano&#8221;.<br />
I letterati hanno sempre avuto una forte sensibilità nei confronti della Patria, ispirandosi alla grandezza di Roma. E proprio nell&#8217;area istriano-dalmata sono ancor oggi presenti le vestigia imperiali, a Pola con la grande arena (22 mila posti) costruita sotto Augusto e con l&#8217;Arco dei Sergi; a Fiume con bellissimi mosaici e l&#8217;Arco Romano in ottimo stato di conservazione, a Spalato dove sono ancora in piedi le strutture del palazzo di Diocleziano, l&#8217;imperatore romano originario di quei luoghi.<br />
Dopo la caduta dell&#8217;Impero, l&#8217;Istria e la Dalmazia passano a Bisanzio. A questo periodo risalgono le invasioni barbariche di visigoti, ostrogoti, unni, avari, ma gli insediamenti latino-veneti sulla costa e sulle isole, relativamente defilati, rimangono protetti. Ciò anche perchè le primitive tribù che dalla steppa asiatica dilagavano verso l&#8217;Europa, non avevano mai visto il mare, ne avevano paura e se ne tenevano a debita distanza.<br />
Solo più tardi tra VI e VII secolo compaiono sulla scena della storia, pare a seguito degli avari, i primi nuclei di slavi. Essi vivevano allora ai confini settentrionali e orientali dell&#8217;Impero bizantino raggruppati in sklavine, sorta di &#8220;riserve&#8221; in cui bulgari e bizantini potevano senza alcun rischio, razziare schiavi. Per sottrarsi a queste incursioni gli slavi si spostarono ad ovest raggiungendo l&#8217;Adriatico. Alla prima ondata ne seguono altre. Il flusso migratorio, seppur disordinato, diventa inarrestabile nei secoli successivi e aumenta quando, per sottrarsi alle vessazioni dei turchi ormai padroni (XIV sec.) di quasi tutta la penisola balcanica, molti slavi scelgono di rifugiarsi nei domini della Serenissima. Questi nuovi profughi si ritengono già fortunati per aver salvata la pelle e trovato un lavoro, non creano problemi e vanno ad affiancare gli immigrati precedenti, dei quali assumono anche lo status sociale. Uno status ricordato anche dall&#8217;etimologia, basti pensare al termine triestino sciavo, al toponimo veneziano Riva degli Schiavoni e persino all&#8217;inglese slavery (schiavitù).<br />
Il dominio dell&#8217;etnia latino-veneta non subisce scosse sostanziali fino all&#8217;epoca moderna. Venezia per secoli dominò l&#8217;Adriatico, i suoi possedimenti si estendevano oltre che sull&#8217;Istria e la Dalmazia, anche sulle isole jonie di Corfù, Cefalonia, Zante e ancora più a sud sulla Morea, l&#8217;attuale Peloponneso. Gli uomini della Serenissima governarono il mare e le città lasciando testimonianze del loro igegno, tant&#8217;è che ancora oggi, quando da ormai 200 anni il vessillo con il Leone d&#8217;oro ha cessato di sventolare, la lingua veneta è compresa in tutto il litorale.<br />
Venezia, che nel corso della sua lunga storia non era mai caduta sotto la dominazione straniera, viene travolta dalla bufera della Rivoluzione Francese. Nell&#8217;ottobre del 1797, col trattato di Campoformio, Napoleone la cede all&#8217;Austria, successivamente dopo la vittoria di Wagram, luglio 1809, torna nelle mani di Napoleone, ma con la Restaurazione del 1815, passa di nuovo all&#8217;Austria. Stesso destino tocca in quel frangente anche all&#8217;Istria e alla Dalmazia, cosicchè le relazioni umane e culturali tra il Veneto e l&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico rimangono pressochè invariate.<br />
Soltanto nel 1866 con la poco decorosa sconfitta di Lissa inflitta dagli austriaci alla flotta italiana, veneti e istriano-dalmati sono divisi per la prima volta in sudditi di due Stati diversi. Venezia e il Veneto passano al Regno d&#8217;Italia in modo poco onorevole, cioè ceduti dagli austriaci ai francesi, come già nel 1859 la Lombardia, e poi girati agli italiani; mentre Istria e Dalmazia a seguito della sconfitta rimasero all&#8217;Austria.<br />
Il dato che emerge è che nel giro di un decennio gli italiani avevano sottratto all&#8217;Austria, seppur con scarso merito, una volta servendosi dei francesi, l&#8217;altra dei prussiani, il Lombardo-Veneto, la regione più ricca dell&#8217;Impero, che provvedeva ogni anno a fornire all&#8217;erario austriaco il 25% dell&#8217;entrate. Per questo, colti da sentimenti di vendetta, gli austriaci nei territori istriano-dalmati cominciarono ad assumere nelle amminisrazioni pubbliche (scuole, poste, ferrovie,) sempre più slavi a scapito degli italiani. In questo frangente di espansione demografica e culturale da parte slava, l&#8217;Italia sembra rinunciare alla costa orientale adriatica, alleandosi addirittura nel 1882 con gli Imperi ausriaco e germanico. Sappiamo come la Triplice Alleanza non reggerà alla prova del fuoco della Grande Guerra e come per l&#8217;Italia sembrava arrivato il momento del riscatto.<br />
La nostra Nazione prima di entrare in guerra a fianco dell&#8217;Intesa, stipulò il Patto di Londra (26 aprile 1915) che prevedeva il passaggio all&#8217;Italia di Trento, Trieste e della Dalmazia. Ma nel 1919, a guerra ultimata, vennero frustrate le speranze italiane di ottenere la Dalmazia, mentre Francia e Inghilterra, venendo meno agli accordi, facevano incetta delle colonie tedesche in Africa e in Asia, nonchè con l&#8217;istituzione dei &#8220;protettorati&#8221; si appropriavano degli immensi territori nel Vicino e Medio Oriente appartenuti all&#8217;Impero Ottomano.<br />
All&#8217;attuazione del Patto di Londra si opponeva anche il presidente americano Wilson, che introdusse il principio di autodeterminazione di nazionalità riconoscibili e sulla base del dato demografico assegnava l&#8217;intera costa dalmata (ad eccezione di Zara) alla nascente Jugoslavia.<br />
Però lo stesso principio non veniva applicato per Fiume, che il governo italiano si era &#8220;dimenticato&#8221; di inserire nel Patto di Londra. In questa città si era mantenuto intatto il carattere latino, non soltanto per i suoi orientamenti simili a quelli dei liberi Comuni italici, ma in particolare per l&#8217;uso della lingua volgare italiana. A ciò bisogna aggiungere che l&#8217;italinità di Fiume, a differenza della Dalmazia, dove Venezia nel corso del suo dominio secolare, aveva diffuso accanto alla parlata neolatina la lingua italiana, poteva essere considerata autoctona, dal momento che il potere sulla città da parte della Serenissima poteva essere quantificabile in pochi mesi.<br />
Il governo italiano, con a capo Nitti, non voleva inimicarsi Wilson che riforniva di materie prime, grano e aiuti economici il nostro Paese, perciò rifiutava di battersi per la città adriatica, da tempo in fibrillazione per unirsi alla Madrepatria. Le tensioni politiche a Fiume ebbero un lungo periodo di gestazione e si concretizzaro con l&#8217;occupazione della città il 12 settembre 1919 da parte di Gabriele d&#8217;Annunzio, disposto a non lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione per stabilire la sovranità italiana su quei territori che per lingua, cultura e precedenti storici le appartenevano. Oltretutto il gesto dannunziano contribuì a garantire che la città rimanesse italiana per i venticinque anni seguenti, diventandola a tutti gli effetti nel 1924 con il Trattato di Roma voluto da Mussolini. Mentre con la vittoria, seppur &#8220;mutilata&#8221;, nella Grande Guerra, era tornata l&#8217;amministrazione italiana nella sponda orientale dell&#8217;Adriatico, in Istria, a Zara e nelle isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa. Invece nel territorio circostante si costituiva il Regno Jugoslavo, formato da serbi, croati, sloveni e macedoni, popoli che avevano alfabeti diversi e religioni diverse, destinati a non poter vivere se non divisi l&#8217;uno dall&#8217;altro, come la storia successiva ha ampliamente dimostrato.<br />
Ma purtroppo prima che lo stato &#8220;arlecchino&#8221; si sfaldasse riuscì, a seguito della sciagurata guerra che condusse Mussolini al fianco di Hitler, a occupare i territori italiani e le nostre popolazioni costrette all&#8217;esodo. Si calcola che circa 350 mila nostri connazionali lasciarono le proprie case, per sfuggire alle armate titine che attuarono un genocidio sistematico. Senza nessuna distinzione fascisti, antifascisti (persino partigiani), cattolici, ebrei, donne, vecchi e bambini vennero spogliati, legati a catena, mitragliati e precipitati sull&#8217;orlo delle foibe. La barbarie slava ci regalava un nuovo verbo, &#8220;infoibare&#8221;, il verbo della carneficina senza giudizio, dell&#8217;assassinio collettivo e indiscriminato. A tutto questo dolore va aggiunto l&#8217;odio politico-ideologico dei comunisti italiani nei loro confronti, che li accolsero a Venezia con fischi e sputi e che a Bologna minacciarono lo sciopero se il treno coi profughi si sarebbe fermato per far consumare ai suoi passeggeri un pasto caldo, offerto dalla Pontificia Opera di assistenza. Il convoglio ripartì e i profughi provenienti da Pola piangendo in silenzio scomparirono verso La Spezia, dove li attendevano i cameroni della Caserma &#8220;Ugo Botti&#8221;.<br />
Il ricordo del loro dramma e loro terre saranno sacrificate alla realpolitik del dopoguerra, alla logica del mondo bipolare che vedeva Tito non più come un nemico perchè uscito dall&#8217;orbita staliniana. Gli stessi politici italiani santificarono il boia: &#8220;Tito l&#8217;ho conosciuto &#8211; affermava Cossiga &#8211; e dico che era un grand&#8217;uomo. Bisognerebbe ricordare agli italiani di Trieste che fu il IX Corpus dell&#8217;armata jugoslava che li liberò dal terrore tedesco&#8221;. Forse il presidente emerito ignorava che nella motivazione della medaglia d&#8217;oro concessa alla città di Trieste si dice, tra l&#8217;altro: &#8220;Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe&#8221;. Ceccovini, già sindaco di Trieste, ricordava: &#8220;La rabbia slava si accanì spietatamente. Si seppe di uccisioni di donne gravide, di estirpazioni di occhi, di evirazioni. Le torture erano all&#8217;ordine del giorno, la spaventosa realtà delle foibe era di comune dominio&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Per questo oggi vogliamo solo restituire ai nostri fratelli giuliani, istriani, dalmati e fiumani la dignità del ricordo, negato per lunghi anni da tanti complici silenzi.</p>
<p style="text-align:right;"><em>di Edonico Morsa</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Adriatico orientale: tra latini e slavi]]></title>
<link>http://vocedellafogna.wordpress.com/2009/02/11/adriatico-orientale-tra-latini-e-slavi/</link>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 02:13:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>terninonconforme</dc:creator>
<guid>http://vocedellafogna.wordpress.com/2009/02/11/adriatico-orientale-tra-latini-e-slavi/</guid>
<description><![CDATA[La sponda orientale dell&#8217;Adriatico da Fiume a Cattaro, oltre 700 chilometri di costa, fu roman]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">La sponda orientale dell&#8217;Adriatico da Fiume a Cattaro, oltre 700 chilometri di costa, fu romana fin dal II secolo a. C. Dante nella Divina Commedia fissava gli antichi confini: &#8220;Si come Pola presso del Quarnaro, che ltalia chiude, e i suoi termini bagna&#8221;. In pieno clima bellico nel 1915, d&#8217;Annunzio chiamando a testimonianza il sommo poeta e Virgilio sosteneva la necessità del possesso dell&#8217;Adriatico &#8220;che ci appartiene per diritto divino e per diritto umano&#8221;. I letterati hanno sempre avuto una forte sensibilità nei confronti della Patria, ispirandosi alla grandezza di Roma. E proprio nell&#8217;area istriano-dalmata sono ancor oggi presenti le vestigia imperiali, a Pola con la grande arena (22 mila posti) costruita sotto Augusto e con l&#8217;Arco dei Sergi; a Fiume con bellissimi mosaici e l&#8217;Arco Romano in ottimo stato di conservazione, a Spalato dove sono ancora in piedi le strutture del palazzo di Diocleziano, l&#8217;imperatore romano originario di quei luoghi. Dopo la caduta dell&#8217;Impero, l&#8217;Istria e la Dalmazia passano a Bisanzio. A questo periodo risalgono le invasioni barbariche di visigoti, ostrogoti, unni, avari, ma gli insediamenti latino-veneti sulla costa e sulle isole, relativamente defilati, rimangono protetti. Ciò anche perchè le primitive tribù che dalla steppa asiatica dilagavano verso l&#8217;Europa, non avevano mai visto il mare, ne avevano paura e se ne tenevano a debita distanza. Solo più tardi tra VI e VII secolo compaiono sulla scena della storia, pare a seguito degli avari, i primi nuclei di slavi. Essi vivevano allora ai confini settentrionali e orientali dell&#8217;Impero bizantino raggruppati in sklavine, sorta di &#8220;riserve&#8221; in cui bulgari e bizantini potevano senza alcun rischio, razziare schiavi. Per sottrarsi a queste incursioni gli slavi si spostarono ad ovest raggiungendo l&#8217;Adriatico. Alla prima ondata ne seguono altre. Il flusso migratorio, seppur disordinato, diventa inarrestabile nei secoli successivi e aumenta quando, per sottrarsi alle vessazioni dei turchi ormai padroni (XIV sec.) di quasi tutta la penisola balcanica, molti slavi scelgono di rifugiarsi nei domini della Serenissima. Questi nuovi profughi si ritengono già fortunati per aver salvata la pelle e trovato un lavoro, non creano problemi e vanno ad affiancare gli immigrati precedenti, dei quali assumono anche lo status sociale. Uno status ricordato anche dall&#8217;etimologia, basti pensare al termine triestino sciavo, al toponimo veneziano Riva degli Schiavoni e persino all&#8217;inglese slavery (schiavitù). Il dominio dell&#8217;etnia latino-veneta non subisce scosse sostanziali fino all&#8217;epoca moderna. Venezia per secoli dominò l&#8217;Adriatico, i suoi possedimenti si estendevano oltre che sull&#8217;Istria e la Dalmazia, anche sulle isole jonie di Corfù, Cefalonia, Zante e ancora più a sud sulla Morea, l&#8217;attuale Peloponneso. Gli uomini della Serenissima governarono il mare e le città lasciando testimonianze del loro igegno, tant&#8217;è che ancora oggi, quando da ormai 200 anni il vessillo con il Leone d&#8217;oro ha cessato di sventolare, la lingua veneta è compresa in tutto il litorale. Venezia, che nel corso della sua lunga storia non era mai caduta sotto la dominazione straniera, viene travolta dalla bufera della Rivoluzione Francese. Nell&#8217;ottobre del 1797, col trattato di Campoformio, Napoleone la cede all&#8217;Austria, successivamente dopo la vittoria di Wagram, luglio 1809, torna nelle mani di Napoleone, ma con la Restaurazione del 1815, passa di nuovo all&#8217;Austria. Stesso destino tocca in quel frangente anche all&#8217;Istria e alla Dalmazia, cosicchè le relazioni umane e culturali tra il Veneto e l&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico rimangono pressochè invariate. Soltanto nel 1866 con la poco decorosa sconfitta di Lissa inflitta dagli austriaci alla flotta italiana, veneti e istriano-dalmati sono divisi per la prima volta in sudditi di due Stati diversi. Venezia e il Veneto passano al Regno d&#8217;Italia in modo poco onorevole, cioè ceduti dagli austriaci ai francesi, come già nel 1859 la Lombardia, e poi girati agli italiani; mentre Istria e Dalmazia a seguito della sconfitta rimasero all&#8217;Austria. Il dato che emerge è che nel giro di un decennio gli italiani avevano sottratto all&#8217;Austria, seppur con scarso merito, una volta servendosi dei francesi, l&#8217;altra dei prussiani, il Lombardo-Veneto, la regione più ricca dell&#8217;Impero, che provvedeva ogni anno a fornire all&#8217;erario austriaco il 25% dell&#8217;entrate. Per questo, colti da sentimenti di vendetta, gli austriaci nei territori istriano-dalmati cominciarono ad assumere nelle amminisrazioni pubbliche (scuole, poste, ferrovie,) sempre più slavi a scapito degli italiani. In questo frangente di espansione demografica e culturale da parte slava, l&#8217;Italia sembra rinunciare alla costa orientale adriatica, alleandosi addirittura nel 1882 con gli Imperi ausriaco e germanico. Sappiamo come la Triplice Alleanza non reggerà alla prova del fuoco della Grande Guerra e come per l&#8217;Italia sembrava arrivato il momento del riscatto. La nostra Nazione prima di entrare in guerra a fianco dell&#8217;Intesa, stipulò il Patto di Londra (26 aprile 1915) che prevedeva il passaggio all&#8217;Italia di Trento, Trieste e della Dalmazia. Ma nel 1919, a guerra ultimata, vennero frustrate le speranze italiane di ottenere la Dalmazia, mentre Francia e Inghilterra, venendo meno agli accordi, facevano incetta delle colonie tedesche in Africa e in Asia, nonchè con l&#8217;istituzione dei &#8220;protettorati&#8221; si appropriavano degli immensi territori nel Vicino e Medio Oriente appartenuti all&#8217;Impero Ottomano. All&#8217;attuazione del Patto di Londra si opponeva anche il presidente americano Wilson, che introdusse il principio di autodeterminazione di nazionalità riconoscibili e sulla base del dato demografico assegnava l&#8217;intera costa dalmata (ad eccezione di Zara) alla nascente Jugoslavia. Però lo stesso principio non veniva applicato per Fiume, che il governo italiano si era &#8220;dimenticato&#8221; di inserire nel Patto di Londra. In questa città si era mantenuto intatto il carattere latino, non soltanto per i suoi orientamenti simili a quelli dei liberi Comuni italici, ma in particolare per l&#8217;uso della lingua volgare italiana. A ciò bisogna aggiungere che l&#8217;italinità di Fiume, a differenza della Dalmazia, dove Venezia nel corso del suo dominio secolare, aveva diffuso accanto alla parlata neolatina la lingua italiana, poteva essere considerata autoctona, dal momento che il potere sulla città da parte della Serenissima poteva essere quantificabile in pochi mesi. Il governo italiano, con a capo Nitti, non voleva inimicarsi Wilson che riforniva di materie prime, grano e aiuti economici il nostro Paese, perciò rifiutava di battersi per la città adriatica, da tempo in fibrillazione per unirsi alla Madrepatria. Le tensioni politiche a Fiume ebbero un lungo periodo di gestazione e si concretizzaro con l&#8217;occupazione della città il 12 settembre 1919 da parte di Gabriele d&#8217;Annunzio, disposto a non lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione per stabilire la sovranità italiana su quei territori che per lingua, cultura e precedenti storici le appartenevano. Oltretutto il gesto dannunziano contribuì a garantire che la città rimanesse italiana per i venticinque anni seguenti, diventandola a tutti gli effetti nel 1924 con il Trattato di Roma voluto da Mussolini. Mentre con la vittoria, seppur &#8220;mutilata&#8221;, nella Grande Guerra, era tornata l&#8217;amministrazione italiana nella sponda orientale dell&#8217;Adriatico, in Istria, a Zara e nelle isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa. Invece nel territorio circostante si costituiva il Regno Jugoslavo, formato da serbi, croati, sloveni e macedoni, popoli che avevano alfabeti diversi e religioni diverse, destinati a non poter vivere se non divisi l&#8217;uno dall&#8217;altro, come la storia successiva ha ampliamente dimostrato. Ma purtroppo prima che lo stato &#8220;arlecchino&#8221; si sfaldasse riuscì, a seguito della sciagurata guerra che condusse Mussolini al fianco di Hitler, a occupare i territori italiani e le nostre popolazioni costrette all&#8217;esodo. Si calcola che circa 350 mila nostri connazionali lasciarono le proprie case, per sfuggire alle armate titine che attuarono un genocidio sistematico. Senza nessuna distinzione fascisti, antifascisti (persino partigiani), cattolici, ebrei, donne, vecchi e bambini vennero spogliati, legati a catena, mitragliati e precipitati sull&#8217;orlo delle foibe. La barbarie slava ci regalava un nuovo verbo, &#8220;infoibare&#8221;, il verbo della carneficina senza giudizio, dell&#8217;assassinio collettivo e indiscriminato. A tutto questo dolore va aggiunto l&#8217;odio politico-ideologico dei comunisti italiani nei loro confronti, che li accolsero a Venezia con fischi e sputi e che a Bologna minacciarono lo sciopero se il treno coi profughi si sarebbe fermato per far consumare ai suoi passeggeri un pasto caldo, offerto dalla Pontificia Opera di assistenza. Il convoglio ripartì e i profughi provenienti da Pola piangendo in silenzio scomparirono verso La Spezia, dove li attendevano i cameroni della Caserma &#8220;Ugo Botti&#8221;. Il ricordo del loro dramma e loro terre saranno sacrificate alla realpolitik del dopoguerra, alla logica del mondo bipolare che vedeva Tito non più come un nemico perchè uscito dall&#8217;orbita staliniana. Gli stessi politici italiani santificarono il boia: &#8220;Tito l&#8217;ho conosciuto &#8211; affermava Cossiga &#8211; e dico che era un grand&#8217;uomo. Bisognerebbe ricordare agli italiani di Trieste che fu il IX Corpus dell&#8217;armata jugoslava che li liberò dal terrore tedesco&#8221;. Forse il presidente emerito ignorava che nella motivazione della medaglia d&#8217;oro concessa alla città di Trieste si dice, tra l&#8217;altro: &#8220;Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe&#8221;. Ceccovini, già sindaco di Trieste, ricordava: &#8220;La rabbia slava si accanì spietatamente. Si seppe di uccisioni di donne gravide, di estirpazioni di occhi, di evirazioni. Le torture erano all&#8217;ordine del giorno, la spaventosa realtà delle foibe era di comune dominio&#8221;. Per questo oggi vogliamo solo restituire ai nostri fratelli giuliani, istriani, dalmati e fiumani la dignità del ricordo, negato per lunghi anni da tanti complici silenzi.</p>
<p style="text-align:right;"><em>di Edonico Morsa &#8211; Firenze</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[10 Febbraio - Giornata del ricordo]]></title>
<link>http://mirabella1.wordpress.com/2009/02/09/10-febbraio-giornata-del-ricordo/</link>
<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 22:41:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Salvo</dc:creator>
<guid>http://mirabella1.wordpress.com/2009/02/09/10-febbraio-giornata-del-ricordo/</guid>
<description><![CDATA[Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l&#8217;Italia, grazie all&#8217;esercito Angl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://www.10febbraio.it"><img class="alignleft" title="Giornata del Ricordo" src="http://www.10febbraio.it/index.jpg" alt="" width="287" height="367" /></a>Alla fine della Seconda guerra mondiale</strong>, mentre tutta l&#8217;Italia, grazie all&#8217;esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall&#8217;occupazione nazista, <strong>a Trieste e nell&#8217;Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l&#8217;inizio di una tragedia</strong>: la &#8220;liberazione&#8221; avvenne ad opera dell&#8217;esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.</p>
<p><strong>350.000 italiani abitanti dell&#8217;Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra</strong>, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista.<br />
Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava, ancora oggi ricordati come &#8220;<strong>i quaranta giorni del terrore</strong>&#8220;, visse per 9 anni sotto il controllo di un <strong>Governo Militare Alleato </strong>(americano ed inglese), in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte.</p>
<p>Solo nell&#8217;ottobre del 1954 l&#8217;Italia prese il pieno controllo di Trieste, lasciando l&#8217;Istria all&#8217;amministrazione jugoslava. </p>
<table border="0" cellpadding="0" width="666">
<tbody>
<tr>
<td width="610"><strong>«</strong> <em>La Repubblica</em><em> riconosce il 10 febbraio quale &#8220;Giorno del ricordo&#8221; al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell&#8217;esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell&#8217;Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all&#8217;estero.</em> <strong>»</strong> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Giusto e doveroso ricordare in questo giorno le vittime di un disumano agire, la vita e un dono, che va rispettato e difeso.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Com'è andata la serata]]></title>
<link>http://dopolapioggia.wordpress.com/2009/02/09/come-andata-la-serata/</link>
<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 15:14:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarasx</dc:creator>
<guid>http://dopolapioggia.wordpress.com/2009/02/09/come-andata-la-serata/</guid>
<description><![CDATA[La serata di venerdì 6 febbraio sul tema delle foibe è andata decisamente bene. In sala c&#8217;eran]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La serata di venerdì 6 febbraio sul tema delle foibe è andata decisamente bene. In sala c&#8217;eran]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giornate del Ricordo - Gazebo in centro a Mantova per non dimenticare ]]></title>
<link>http://lasvoltamn.wordpress.com/2009/02/08/giornate-del-ricordo-gazzebo-a-mantova-per-non-dimenticare/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 21:20:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcorouge</dc:creator>
<guid>http://lasvoltamn.wordpress.com/2009/02/08/giornate-del-ricordo-gazzebo-a-mantova-per-non-dimenticare/</guid>
<description><![CDATA[Oggi &#8220;La Svolta&#8221; ha partecipato al gazebo organizzato dalla sezione mantovana di An  e d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi &#8220;La Svolta&#8221; ha partecipato al gazebo organizzato dalla sezione mantovana di An  e da Azione Giovani in piazza mantegna in occasione del Giorno del Ricordo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-102" href="http://lasvoltamn.wordpress.com/2009/02/08/giornate-del-ricordo-gazzebo-a-mantova-per-non-dimenticare/10-febbraio-giornata-del-ricordo4/"><img class="alignnone size-medium wp-image-102" title="10-febbraio-giornata-del-ricordo4" src="http://lasvoltamn.wordpress.com/files/2009/02/10-febbraio-giornata-del-ricordo4.jpg?w=214" alt="10-febbraio-giornata-del-ricordo4" width="214" height="300" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-80" href="http://lasvoltamn.wordpress.com/?attachment_id=80"><br />
</a></p>
<p>Il <strong>10 febbraio</strong> è il giorno in cui tutti noi onoriamo secondo la legge <strong>n.92/2004</strong> “Il Giorno del Ricordo”. In questa triste ma incancellabile data, si vogliono ricordare i <strong>martiri delle Foibe</strong>, le cavità carsiche profonde fino a 200 nelle quali i nostri compatrioti venivano gettati vivi, e l’esodo dalle proprie terre per sfuggire alla pulizia ideologica e comunista del Maresciallo Tito dei 350.000 italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.</p>
<p class="MsoNormal">IL VOSTO RICORDO VIVE.</p>

</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Acireale: Presidio e fiaccolata in Ricordo delle vittime delle Foibe.]]></title>
<link>http://antonioriolo.wordpress.com/2009/02/08/acireale-presidio-e-fiaccolata-in-ricordo-delle-vittime-delle-foibe/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 13:59:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>antonioriolo</dc:creator>
<guid>http://antonioriolo.wordpress.com/2009/02/08/acireale-presidio-e-fiaccolata-in-ricordo-delle-vittime-delle-foibe/</guid>
<description><![CDATA[Anche quest’anno, “Azione Giovani Acireale” e il “Comitato 10 Febbraio”, in occasione della “Giornat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;"><img class="size-full wp-image-401 alignleft" title="Fiocco tricolore" src="http://antonioriolo.wordpress.com/files/2009/02/n782696718_93704.jpg" alt="Fiocco tricolore" width="154" height="166" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<div></div>
<p><span style="font-family:Calibri;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">Anche quest’anno, “Azione Giovani Acireale” e il “Comitato 10 Febbraio”, in occasione della “Giornata del Ricordo”, ricorderanno le vittime delle foibe e gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">Una tragica storia iniziata alla fine della seconda guerra mondiale: mentre l&#8217;Italia, grazie all&#8217;esercito Anglo-Americano veniva liberata dall&#8217;occupazione nazista, a Trieste e nell&#8217;Istria (sino ad allora territorio italiano) comincia la &#8220;liberazione&#8221; ad opera dell&#8217;esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito. 350.000 italiani abitanti dell&#8217;Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">Altre decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">Nella Città di Acireale, <strong>martedì 10 febbraio alle ore 18.00 in Piazza Duomo</strong>, davanti al Palazzo di Città, grazie all’impegno congiunto di “Azione Giovani Acireale” e del “Comitato 10 Febbraio”, si terrà un presidio silenzioso accompagnato dal suono del silenzio e<span>  </span>dall’accensione di alcune fiaccole. </span><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">Come avviene da già da 4 anni, grazie alla legge nr. 92 del 30 marzo 2004, abbiamo la possibilità di ricordare questa tragica storia, senza doverci nascondere nel silenzio che a volte fa più rumore di qualsiasi indignazione urlata, di qualunque dichiarazione e di qualunque verità. L’iniziativa di quest’anno inoltre, si pone un duplice obiettivo, dal un lato ricordare questi tristissimi avvenimenti e dall’altro, poterne condividere il ricordo vicino alle Istituzioni.</span></p>
<p> </p>
<p></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le leggenda degli italiani brava gente]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2008/09/15/le-legenda-degli-italiani-brava-gente/</link>
<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 15:52:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2008/09/15/le-legenda-degli-italiani-brava-gente/</guid>
<description><![CDATA[Libri 1/Italiani brava gente – Davide Conti, L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff6600;"><strong>Libri 1/Italiani brava gente – Davide Conti, <em>L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della “brava gente” (1940-1943)</em>, Odradek 2008, p. 275, euro 18</strong></span></p>
<h2><span style="color:#993300;"><strong>L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della “brava gente” (1940-1943), </strong><strong>Intervista a Davide Conti</strong></span></h2>
<p>di Paolo Persichetti<em><br />
<span style="color:#ff0000;">Liberazione</span></em> 5 settembre 2008</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/occupazione-balcani-x-sito.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-201" title="occupazione-balcani-x-sito" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/occupazione-balcani-x-sito.jpg" alt="" width="197" height="305" /></a></p>
<p>Nel <em>Sergente della neve</em> Mario Rigoni Stern descrive la disastrosa ritirata dell’Armir dell’inverno 1942-43 come una tragica epopea umana dove non c’è odio ma rispetto per i nemici, dove i soldati italiani fraternizzano con i contadini delle pianure del Don. Nel racconto traspare la consapevolezza per la condizione comune vissuta dagli <em>uomini contro</em> che bivaccavano nelle trincee scavate sulle linee opposte del fronte. Pubblicato nel 1953, il racconto di Rigoni Stern è divenuto una sorta di libro di testo per generazioni di scolari, una pedagogia pacificata piuttosto che pacifista della nostra memoria. Le avventure coloniali e le guerre d’aggressione del regio esercito e delle milizie fasciste scolorano fino a cancellarisi in una narrazione addolcita, nostalgica, senza rivalse e rancori ma anche senza gli orrori della guerra di conquista, gli eccidi, gli sterminii dei civili, la pulizia etnica, le politiche di snazionalizzazione delle popolazioni autoctone condotte da Mussolini in Africa, nei Balcani e in Russia. Il conflitto bellico sembra seguire le regole non scritte d’un galateo cavalleresco d’altri tempi. Il «generale inverno», la fame, i topi e le «cordate di pidocchi» che risalgono il collo dei nostri alpini appaiono i soli veri nemici da combattere. Questo libro ci ha aiutato a odiare la guerra sui banchi di scuola, a capirne tutta la sua insensatezza, ma ha anche riassunto e divulgato il mito del “bravo italiano”, del nostro «colonialismo straccione» e quindi dal volto umano, privo di ferocia, esente da crimini bestiali. Un’epica degli ultimi che troviamo anche in <em>Italiani brava gente</em>, film di Giuseppe De Santis uscito nel 1964. L&#8217;internazionalismo, la divisione per classi e non per nazionalità, l&#8217;antieroismo, la solidarietà tra russi e italiani poveri, la critica feroce degli stati maggiori fino a rappresentare i soldati italiani come vittime inconsapevoli delle loro gerarchie, nutrono un racconto didascalico che nel tentativo di educare al rifiuto della guerra, all’antimilitarismo e ai valori della fratellanza tra i popoli, getta un velo ideologico sulla condotta reale delle nostre truppe. È singolare che la cultura di sinistra, sia pur giustificata da intenti lodevoli, abbia contribuito con la sua narrazione nazionalpopolare alla rimozione delle responsabilità italiane nella seconda guerra mondiale, facilitando quel rovesciamento di paradigma storiografico che l’attuale egemonia culturale della destra erede del fascismo sta portando a termine con successo. Affrontiamo la questione con Davide Conti, giovane storico ricercatore della Fondazione Basso, che ha recentemente pubblicato per le edizioni Odradek (prima edizione già esaurita), <em>L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della “brava gente” (1940-1943)</em>, 2008, p. 275, euro 18.</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/balcani-jpeg.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-189" title="balcani-jpeg" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/balcani-jpeg.jpg?w=500" alt="" width="500" height="363" /></a></p>
<p><strong>Nei Balcani le truppe italiane hanno lasciato alle loro spalle una scia orribile di massacri. «Qui si ammazza troppo poco», disse una volta il generale Mario Robotti. Com’è possibile che i palikuca, i «bruciatetti», così le popolazioni civili chiamavano gli italiani, siano diventati nel dopoguerra «brava gente»? </strong><br />
In realtà l&#8217;immagine autoassolutoria del “bravo italiano” è rimasta una rappresentazione nazionale ben poco condivisa all’estero. Al termine del secondo conflitto mondiale tutti i paesi occupati dal regime fascista, Jugoslavia, Grecia, Albania, Urss, Francia ed Etiopia, chiesero alla commissione internazionale per i crimini di guerra l’estradizione dei militari italiani accusati di violenze. Gli Usa e l&#8217;Inghilterra condannarono a morte alcuni militari del regio esercito responsabili di crimini contro i prigionieri alleati. La legenda degli italiani “brava gente” emerse solo in un secondo tempo, nel quadro dei nuovi equilibri provocati dalla Guerra Fredda. Quest’immagine, sostenuta poi dagli stessi Alleati, fu utilizzata per legittimare il rapido riarmo dell&#8217;Italia e la sua integrazione nell&#8217;Alleanza Atlantica.</p>
<p><strong>Non credi che insieme ad una rimozione dei crimini dei militari ascrivibile alla cultura della destra, vi sia stata anche una involontaria omissione da parte della sinistra?</strong><br />
Tra il 1944 ed il 1945 tutti i partiti della sinistra sostennero la necessità di estradare i responsabili italiani delle violenze nei paesi occupati. Successivamente il coinvolgimento nei governi di unità nazionale e la presenza di socialisti e comunisti all&#8217;interno della Commissione d&#8217;inchiesta sui crimini di guerra rese problematico mantenere una linea intransigente. Il biennio 46-47 fu un momento decisivo. La sconfitta delle posizioni più avanzate in termini di rinnovamento dello Stato e l&#8217;arresto delle epurazioni ebbe ripercussioni anche sull’apertura dei processi per crimini di guerra. Dopo l&#8217;esclusione dal governo e la sconfitta elettorale del 1948, la questione assunse un peso prevalentemente polemico-propagandistico fino a dissolversi nella “normalizzazione” post-bellica.</p>
<p><strong>Il fatto che il nostro paese abbia subito una dura occupazione militare e una feroce guerra civile non ha forse contribuito alla rimozione delle spedizioni coloniali e dei loro crimini. Il dolore di casa nostra non ha forse oscurato quello altrui?</strong><br />
Di fronte alla commissione che venne istituita dal ministero della Guerra, un alto esponente del regio esercito utilizzò a sua discolpa proprio quest’argomento per attenuare le responsabilità italiane nei bombardamenti dei villaggi jugoslavi. Disse che le distruzioni di abitati civili non erano diverse dai bombardamenti subiti dalle città italiane. In sostanza sosteneva che in guerra i crimini contro le popolazioni civili trovavano un senso e una giustificazione nell’eccezionalità della situazione storica.</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/300px-fucilazione1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-253" title="300px-fucilazione1" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/300px-fucilazione1.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a></p>
<p><strong>Quale è l’odierno utilizzo del mito del bravo italiano?</strong><br />
Fatte salve le ovvie differenze con le forze armate attuali, credo che il perdurare del mito risieda nell’assoluta attualità e funzionalità che la rappresentazione dell&#8217;italiano brava gente assume oggi nelle cosiddette “missioni di pace” dei nostri militari. Domandiamoci quanto abbia inciso nel consenso dell&#8217;opinione pubblica, soprattutto quella di sinistra più sensibile ai temi della pace, la retorica del “bravo italiano”, della “Missione Arcobaleno” durante la guerra in Kosovo, dell&#8217;intervento “umanitario e di ricostruzione” in Afghanistan, per poi finire con l&#8217;Iraq? In queste operazioni militari tutti i governi hanno utilizzato a piene mani l’immagine del soldato italiano elemento di “pace” e “normalizzazione” delle aree di crisi internazionale, marginalizzando il ruolo militare e di combattimento delle nostre truppe anche in contesti di aperta violazione del diritto internazionale.</p>
<p><strong>Non ritieni che il discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Napolitano nel febbraio 2007, in occasione della “Giorno del ricordo”, appartenga a quel modello di narrazione storica costruita attorno al paradigma del vittimismo memoriale? </strong><br />
Il discorso di Napolitano si colloca all&#8217;interno di un vero e proprio “corto circuito della memoria”. Ne parlo nell&#8217;ultimo capitolo del libro. Sulle foibe Napolitano parlò di “pulizia etnica” contro gli italiani. Gli rispose il presidente croato Mesic ricordando la ferocia e gli eccidi dell&#8217;occupante fascista. Replicò infine D&#8217;Alema sostenendo che anche partigiani italiani avevano combattuto valorosamente insieme alle brigate jugoslave contro i fascisti, riscattando in questo modo l&#8217;Italia. Ora delle due l&#8217;una: o gli italiani che affiancavano gli jugoslavi erano interni al progetto di pulizia etnica anti-italiana&#8230;&#8230;oppure la pulizia etnica non c&#8217;entra nulla e le ragioni storiche che spiegano la complessa e drammatica vicenda delle foibe sono da rintracciarsi in altri elementi. Quando lo storico Raul Pupo intervenne sulla rivista dell&#8217;Anpi di Roma, <em>Persona e Società</em>, del giugno 2006, spiegò che i fattori alla base delle uccisioni del 1943 e poi del 1945 dovevano essere ricercati non tanto nella relazione causa-effetto, innescata dall’occupazione italiana e successiva reazione jugoslava, quanto nelle particolari dinamiche della storia della Jugoslavia del tempo. Questo cambio di prospettiva analitica, che pone al centro la storia jugoslava e non la sola lettura italiana, potrebbe consentire una comprensione reale degli eventi.</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/fascisx21.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-192" title="fascisx21" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/fascisx21.jpg" alt="" width="150" height="205" /></a></p>
<p><strong>Quali sono le novità documentali presenti nel tuo libro rispetto alle ricerche precedenti?</strong><br />
I documenti sono in larga parte inediti e certificano, attraverso resoconti dettagliati delle operazioni militari, che le truppe del regio esercito commisero stragi, rappresaglie, internamenti, deportazioni e distruzioni in danno di civili, partigiani e militari di altri paesi. Inoltre si palesa l&#8217;intento programmatico del governo fascista e delle alte gerarchie militari di realizzare politiche di “snazionalizzazione” dei territori occupati e di terrore programmato per il controllo dell&#8217;ordine pubblico. Si riportano lunghi elenchi di presunti criminali di guerra italiani di cui i paesi occupati chiedono l&#8217;estradizione (circa 1200). Si menzionano luoghi, tempi e modalità in cui vennero svolte operazioni militari contro le popolazioni locali e si individua la catena di comando. Il fatto che tali documentazioni provengano da fonti militari e ministeriali e da relazioni dirette di soldati italiani e non siano solo accuse di provenienza jugoslava rafforza l’elemento di verità storica e a mio avviso lo pone come fattore non marginale di impegno pubblico rispetto ai conti con la nostra storia nazionale.</p>
<p><strong>Perché il ministero della Difesa rende ancora inaccessibili quei documenti che possono fare luce sui comportamenti delle forze armate nelle imprese coloniali italiane?</strong><br />
L&#8217;allargamento del dibattito e una maggiore sollecitazione dell&#8217;opinione pubblica potrebbe rappresentare un grimaldello efficace per ottenere finalmente l’accesso alle fonti militari. Nel febbraio 1996, al termine di una lunga disputa tra Angelo Del Boca e Indro Montanelli sull&#8217;uso dei gas in Africa, il ministro della Difesa dell&#8217;allora governo Dini, il generale Domenico Corcione, intervenne in Parlamento per confermare ciò che sosteneva Del Boca, sancendo una verità storica fino ad allora negata.</p>
<p><strong>Nelle polemiche rivolte alla vicenda delle foibe o del “triangolo rosso” emiliano non vi è il tentativo di confondere quella che è stata la «guerra civile» con la «guerra sistematica ai civili» condotta dai nazifascisti dentro e fuori il territorio italiano?</strong><br />
Confondere la guerra civile con la “guerra ai civili” significa dare adito alle forme peggiori di revisionismo. Uniformando sotto il criterio di una indefinita “violenza” elementi completamente diversi per natura, origine e sviluppo, porta alla conclusione che da una parte e dall&#8217;altra vi fu lo stesso grado di crudeltà e che in sostanza le due parti contendenti abbiano una uguale moralità e dignità storica. Le diversità tra nazifascisti e antifascisti vengono in questo modo cancellate favorendo la costruzione di quel “senso comune” che ha permesso in questi ultimi anni un vero e proprio processo mediatico alla Resistenza, ridefinendo in termini di egemonia nella società il primato di una cultura di destra anche nell&#8217;ambito della lettura della storia nazionale. La “guerra ai civili” fu una strategia militare adottata dalle truppe nazifasciste nei territori occupati dell&#8217;Europa per mantenere il controllo dei paesi invasi dalle truppe dell&#8217;Asse ed in Italia le stragi tedesche ne rappresentano la più triste conferma.</p>
<p><strong>Sui crimini di guerra commessi dal nostro esercito nei Balcani è tornata ad indagare anche la magistratura militare dopo che, nel 2002, è venuta meno la clausola della reciprocità sancita dall’art. 165 cp. Ma gli eventuali processi non avranno comunque un esito penale effettivo poiché i responsabili sono scomparsi. Non c’è il rischio di delegare all’ambito giudiziario la ricerca storica?</strong><br />
Quella clausola venne utilizzata per negare le estradizioni dei nostri militari, mettendo sullo stesso piano aggressori e aggrediti. La “scoperta” dei fascicoli riguardanti le stragi tedesche e le responsabilità dei collaborazionisti salotini rappresenta un elemento di grande importanza dal punto di vista storico e civile. Ritengo molto importante che il procuratore militare Intelisano abbia riaperto il caso dei crimini di guerra italiani all&#8217;estero. Credo che forme di sanzione giuridica siano in questo caso specifico assolutamente importanti. Sarebbe mai stato possibile costruire il mito del “bravo italiano” se si fossero celebrati i procedimenti giudiziari contro i nostri criminali di guerra? Ciò non avrebbe favorito un ricambio quantomeno dei vertici militari e dell&#8217;alta burocrazia rendendo percorribile e più incisiva la strada dell&#8217;epurazione e del rinnovamento delle istituzioni? In sostanza quella tara storica della “continuità dello Stato” patita nel dopoguerra dalla stessa Repubblica democratica e antifascista avrebbe trovato terreno meno fertile per radicarsi nel tessuto nazionale. L&#8217;immagine evocativa, utilizzata da Filippo Focardi, della mancata “Norimberga italiana” rappresenta in questo senso un elemento centrale della storia dell&#8217;Italia post-fascista.</p>
<p><strong>Ma il processo di Norimberga non ha affatto denazificato la Germania. Non è una tragica illusione credere che i processi nei tribunali possano compensare ciò che non è riuscito ai processi storici? Così non si rischia di scadere dal tribunale della storia alla storia dei tribunali?</strong><br />
Naturalmente il lavoro giudiziario è diverso da quello storico cui competono altre funzioni rispetto alla ricerca sul piano penale e di responsabilità individuali che sono proprie dell&#8217;ambito giuridico. Sta alla ricerca storica non subordinare esclusivamente il proprio lavoro alla dimensione giudiziaria. Il problema risiede poi nella capacità di sedimentare nella coscienza dell&#8217;opinione pubblica ciò che emerge dalle carte e dai documenti. È poi ovvio che un processo di generale rinnovamento sociale, politico e culturale di un paese non possa essere delegato in toto ad un ambito giuridico o soltanto storico. Sono processi che per riuscire nel loro compito necessitano della attiva ed ansiosa spinta di rinnovamento delle società.</p>
<h2><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/fascis7x8.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-190" title="fascis7x8" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/fascis7x8.jpg" alt="" width="149" height="196" /></a></h2>
<h2><span style="color:#ff0000;"><strong>I crimini del colonialismo italiano dall&#8217;Africa alla Jugoslavia</strong></span></h2>
<p>«La favola del bono italiano deve cessare […] per ogni camerata caduto paghino con la vita 10 ribelli. Non fidatevi di chi vi circonda. Ricordatevi che il nemico è ovunque; il passante che vi saluta, la donna che avvicinate, l’oste che vi vende il bicchiere di vino […] ricordatevi che è meglio essere temuti che disprezzati»</p>
<p>Generale Alessandro Pirzio Biroli</p>
<p>«È necessario eliminare tutti i maestri elementari, tutti gli impiegati comunali e pubblici in genere (A.C., Questura, Tribunale, Finanza, ecc.), tutti i medici, i farmacisti, gli avvocati, i giornalisti…, i parroci…, gli operai…, gli ex militari»</p>
<p>Generale Orlando</p>
<p>«Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento»</p>
<p>Generale Gambara, 17 dicembre 1942</p>
<p><strong>1934</strong> Tripolitania e Cirenaica vengono riunite per formare la colonia di Libia. Alla Libia viene attribuito l&#8217;appellativo di quarta sponda. Per gran parte degli anni 20 le autorità italiane sono impegnate in una sanguinosa pacificazione durante la quale si fece ricorso ai gas asfissianti e alla deportazione di 100 mila persone che provocò la morte a 15 mila di queste.</p>
<p><strong>Ottobre 1935</strong> 100 mila soldati italiani occupano l’Abissinia (attuale Etiopia), estendendo il dominio coloniale già presente in Eritrea dalla fine dal 1879 e in Somalia dal 1889. Anche qui vi fu l’impiego sistematico di bombe all’Iprite (solfuro di etile biclorurato), di bombardamenti a tappeto dell’aviazione sui civili e di esecuzioni in massa dei prigionieri. Massimi responsabili i generali Del Bono e Graziani.</p>
<p><strong>Aprile 1939</strong> Alla vigilia della seconda guerra mondiale, una settimana dopo la conclusione della guerra di Spagna del 1936-39, viene annessa l’Albania.</p>
<p><strong>Ottobre 1940</strong> Aggressione della Grecia.</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/fascis3y1.gif"><img class="alignright size-full wp-image-193" title="fascis3y1" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/fascis3y1.gif" alt="" width="199" height="228" /></a><strong>Aprile 1941</strong> L’invasione congiunta del regno di Jugoslavia da parte della Germania nazista, della Bulgaria, dell&#8217;Ungheria e dell&#8217;esercito dell’Italia fascista, porta alla spartizione della Slovenia, con annessione all’Italia della provincia di Lubiana; occupazione del Montenegro con inclusione della Bosnia, entrambi trasformati in protettorato italiano; creazione di uno Stato fantoccio croato (appoggiato dal Vaticano), alla cui testa viene messo Ante Pavelic, nominato poglavnik (duce), capo del movimento d’estrema destra Ustascia, clone nazi-fascista. Varo immediato di leggi razziali, massacri di civili, deportazioni, conversioni religiose forzate al cattolicesimo, apertura di otto campi di concentramento contro Serbi, Ebrei e Zingari. 400 mila morti nel campo di concentramento di Jasenovac (il terzo per grandezza in Europa). Regio esercito  emilizie fasciste si rendono responsabili di  distruzioni, incendi di centri abitati e fucilazioni di massa di civili e prigionieri. 26 mila montenegrini vengonointernati.</p>
<p><strong>Luglio 1941</strong> Invio di un corpo di spedizione italiano in Russia-Armir di circa 220 mila uomini.</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/300px-plotone_di_esecuzione_italiano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-254" title="300px-plotone_di_esecuzione_italiano" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/300px-plotone_di_esecuzione_italiano.jpg" alt="" width="463" height="289" /></a></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<h1 style="text-align:center;"><span style="color:#808000;"><strong>Pulizia etnica. Il Mladic italiano</strong></span></h1>
<p><span style="color:#008000;"><strong>ll generale Mario Roatta fu uno dei più feroci esponenti della politica militarista di Mussolini</strong></span></p>
<p>Paolo Persichetti<span style="color:#ff0000;"><em><br />
Liberazione</em> </span>18 settembre 2008</p>
<p><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/09/03-generale-mario-roatta.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-239" title="03-generale-mario-roatta" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/09/03-generale-mario-roatta.jpg" alt="" width="350" height="442" /></a>Paolo Persichetti ll generale Mario Roatta fu uno dei più feroci esponenti della politica militarista di Mussolini. Nato a Modena nel 1887, divenne capo del Sim (servizio segreto militare) dal gennaio 1934 al settembre 1936, quando prese il comando del corpo di spedizione italiano in Spagna. Dal 1941 al 1942 è capo di stato maggiore. Comanda la seconda armata in Slovenia e Croazia, dove ordina l&#8217;eliminazione dei civili sospetti di ribellione, attua la pulizia etnica e organizza il sistema dei lager per i civili slavi. Torna ad essere capo di stato maggiore fino al novembre 1943. Viene contattato dall&#8217;Oss, il servizio segreto progenitore della Cia, perché organizzi una pre-Gladio. Il 16 novembre 1944 viene arrestato per la mancata difesa di Roma. Il 4 marzo del 1945 evade dall&#8217;ospedale militare con la complicità dei dei carabinieri e del Sim appena ricostituito. Una settimana dopo la fuga arriva la condanna all&#8217;ergastolo perché ritenuto uno dei mandanti dell&#8217;assassinio dei fratelli Rosselli. Ripara nella Spagna di Franco. Rientra in Italia nel 1966 grazie ad alcune amnistie. Muore a Roma nel 1968. Una sua foto è tuttora appesa alle pareti dell&#8217;Archivio storico dello Stato maggiore dell&#8217;esercito.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2008/09/15/nuovi-documenti-e-prove-sui-lager-fascisti/">Nuovi documenti e prove sui lager fascisti</a><br />
<a href="../2005/10/14/i-redenti/">I redenti</a><br />
<a href="../2005/04/27/politici-e-amnistia-tecniche-di-rinuncia-alla-pena-per-i-reati-politici-dall%e2%80%99unita-ditalia-ad-oggi/">Politici e amnistia, tecniche di rinuncia alla pena per i reati politici dall’unità d’Italia ad oggi</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/25/lamnistia-togliatti/">L&#8217;amnistia Togliatti</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viva Israele]]></title>
<link>http://linotype.wordpress.com/2007/04/23/viva-israele-2/</link>
<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 10:08:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>linotype</dc:creator>
<guid>http://linotype.wordpress.com/2007/04/23/viva-israele-2/</guid>
<description><![CDATA[In Israele si festeggiano Yom Hazikaron, la Giornata di ricordo dei caduti in guerra, e la ricorrenz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://farm1.static.flickr.com/169/469734060_387ff0305c_m.jpg" alt="indipendenza" /></p>
<p>In Israele si festeggiano Yom Hazikaron, la Giornata di ricordo dei caduti in guerra, e la ricorrenza dello Yom Haatzmaut, la Giornata dell&#8217;Indipendenza. Una grande <a href="http://www.ou.org/chagim/yomhaatzmauth">giornata</a> che accomuna tutti gli ebrei del mondo. Il racconto nel video che trovate qui sotto, un breve documentario realizzato con la collaborazione del Simon Wiesenthal Center, ricco di filmati, documenti e interviste dell&#8217;epoca. Lo stato di Israele fu proclamato il 5 Iyar 5708, il 14 maggio del 1948, appena tre anni dopo la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Ecco, 27 gennaio 1945 e 14 maggio 1948, due date, due stagioni, l&#8217;inverno del terrore, della devastazione e della morte che si chiude in quei giorni di maggio, con il sole, la stagione delle speranze, la primavera che riporta gli ebrei nella terra dei loro padri. Auguri shalom amici d&#8217;Israele.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/m5sE4BaoCcM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/m5sE4BaoCcM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
