<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>giuseppe-pignatone &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/giuseppe-pignatone/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "giuseppe-pignatone"</description>
	<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 21:48:29 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Antimafia Duemila - I conti che non tornano e tanti ''non ricordo'']]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/26/antimafia-duemila-i-conti-che-non-tornano-e-tanti-non-ricordo/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 07:35:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/26/antimafia-duemila-i-conti-che-non-tornano-e-tanti-non-ricordo/</guid>
<description><![CDATA[Antimafia Duemila &#8211; I conti che non tornano e tanti &#8221;non ricordo&#8221;. Al processo Mor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=19806&#38;Itemid=78">Antimafia Duemila &#8211; I conti che non tornano e tanti &#8221;non ricordo&#8221;</a>.</p>
<blockquote><p><em>Al processo Mori-Obinu riemergono le relazioni di servizio e i racconti non coincidono</em></p>
<p><strong>di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo &#8211; 25 settembre 2009<br />
Palermo.</strong> Venti relazioni di servizio redatte per conto del Ros dall’agosto del 1995 al maggio del 1996 e tre versioni che ricostruiscono il blitz di Mezzojuso.</p>
<p>Questo il contenuto dei tre floppy disk che il colonnello dei carabinieri Michele Riccio ha consegnato questa mattina alla Corte che presiede il processo in corso a Palermo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu.<br />
Alle domande poste dal pubblico ministero Antonino Di Matteo, Riccio ha spiegato di essersi letteralmente ritrovato tra i piedi i tre floppy mentre stava cambiando le cornici ad alcune stampe nella stanza che stava ristrutturando per ospitare la propria madre.<br />
I tre dischetti, su cui la Corte ha già disposto la perizia che dovrebbe essere completata in una ventina di giorni, sono contrassegnati dalle apposite etichette su cui è leggibile non solo la dicitura “relazioni Ros” e il nome di copertura di Riccio “uncino”, ma anche scritte a matita che fanno riferimento alla Dia. Secondo la ricostruzione di Riccio, i floppy che gli furono consegnati dal maggiore Damiano al termine del rapporto “Grande Oriente” sarebbero gli stessi su cui l’ufficiale aveva registrato le relazioni redatte dal Riccio sulle confidenze di Ilardo quando era in servizio alla Dia.<br />
Attorno all’aprile 1997 temendo che il materiale relativo all’attività investigativa condotta in Sicilia potesse venirgli sottratta o addirittura essere manomessa Riccio, che si trovava a Roma, telefonò alla moglie per farglieli riporre in un luogo sicuro, appunto dietro alla cornice di un quadro. Luogo che entrambi però avevano dimenticato.<br />
Questi nuovi documenti rivestono particolare importanza poiché nella relazione conclusiva denominata “Grande Oriente” del luglio 1996 il colonnello fa più volte riferimento alle sue relazioni, che tuttavia fino a questo momento non era stato possibile ritrovare. Addirittura Riccio era stato accusato di non averle mai redatte.<br />
Ora saranno i periti nominati dal tribunale e dall’accusa a dover accertare la validità di questi nuovi elementi il cui contenuto sarà poi discusso dalle parti.<br />
L’udienza è poi proseguita con l’audizione del procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, al tempo dei fatti procuratore capo di Palermo e del procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone.<br />
Prima ancora di rispondere ai quesiti del pm Ingroia, Caselli ha voluto precisare che i suoi ricordi non potevano essere più di tanto precisi a causa del tempo trascorso, delle tante vicissitudini della sua carriera e a causa di un infarto.<br />
In effetti la deposizione del magistrato è stata sorprendentemente scandita da continui “non ricordo” e “non potrei escluderlo” anche su informazioni basilari come la finalità ultima del rapporto confidenziale di Ilardo con il colonnello Riccio.<br />
Caselli ha infatti sostenuto di non aver saputo il nome della fonte fino quasi alla vigilia del primo e unico incontro, che si verificò il 2 maggio 1996, una settimana esatta prima che il confidente venisse assassinato a Catania; di aver delegato prima l’allora sostituto procuratore Pignatone e poi l’allora sostituto Teresa Principato ad occuparsi della questione; di averla perciò seguita solo per sommi capi e di non ricordare che l’obiettivo principale del lavoro con Ilardo era la cattura di Provenzano.<br />
Alle domande insistenti del pm Di Matteo il procuratore ha affermato di non ricordare nemmeno che gli allora colonnello Mori e maggiore Obinu, con i quali si sentiva molto frequentemente per motivi operativi, gli avessero parlato dell’opportunità di catturare il super latitante a Mezzojuso.<br />
Come noto i due imputati più volte hanno confermato che il 31 ottobre 1995 Riccio aveva pedinato con alcuni uomini Ilardo che incontrava per la prima volta, dopo mesi di corrispondenza di pizzini, il capo di Cosa Nostra. Tuttavia non essendoci né le condizioni né i mezzi a disposizione gli avevano ordinato di limitarsi all’osservazione.<br />
Ed è qui il nodo del contendere. Riccio infatti sostiene che quella perduta occasione non fu casuale ma voluta specificatamente dai suoi superiori per impedire la cattura del boss.<br />
Sul punto è stato sentito anche il procuratore Pignatone che ha commentato in aula un suo appunto relativo ad un incontro avuto con il colonnello il 1° novembre 1995, quindi il giorno dopo Mezzojuso.<br />
Il magistrato sostiene che fosse abbastanza normale vedersi con Riccio in un giorno festivo data la loro disponibilità lavorativa “24 h” e quindi non fu sorpreso della sua richiesta di appuntamento. Tuttavia non gli disse nulla di quanto avvenuto il giorno prima.<br />
Al contrario Riccio ha dichiarato che andò dal sostituto cui faceva riferimento proprio per rappresentargli l’accaduto.<br />
In effetti è difficile pensare che proprio nell’ immediato ridosso di quel mancato successo di cui erano a conoscenza anche i vertici del Ros, il colonnello non ne avesse proferito parola. Ed è ancora più inspiegabile capire perché né Pignatone né nessun altro chiesero mai più conto di quei fatti a Riccio, visto che già dal 1996 la relazione di servizio raccontava nei dettagli di Mezzojuso.<br />
Tirando le somme dai tre magistrati a conoscenza di quei fatti finora sentiti in questo dibattimento, Principato, Caselli e Pignatone, sono molti gli elementi emersi che coincidono solo in parte e in modo alterno, cioè se corrisponde all’uno non corrisponde all’altro.<br />
Al colonnello Riccio il Presidente Fontana ha chiesto invece perché nel 1998 aveva fatto il nome di Dell’Utri solo successivamente a quello di altri politici collusi con la mafia come Andò, Andreotti e Mannino. Il colonnello ha spiegato di aver ritenuto opportuno parlarne solo ai magistrati di Firenze Chelazzi e Nicolosi che avevano rinvenuto il nome di Dell’Utri nelle sue agende, poiché non aveva avuto fiducia di due magistrati catanesi che, sentitolo a Roma, avevano iniziato l’interrogatorio dicendogli che aveva bisogno di protezione. L’unica cosa per ora certa è che non tutti i conti tornano. Ilardo voleva collaborare con la giustizia e non fece in tempo, fece consegnare grandi latitanti suoi superiori per arrivare ad essere un interlocutore diretto di Provenzano, portò il Ros sulla porta del boss, ma quel mancato blitz e le mai proseguite indagini su quella pista regalarono al capo di Cosa Nostra la possibilità di quei “cinque, sette anni” per rimettere tutte le cose a posto.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato un altro latitante di ndrangheta ad Amsterdam.]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/08/25/arrestato-un-altro-latitante-di-ndrangheta-ad-amsterdam/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 11:24:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/08/25/arrestato-un-altro-latitante-di-ndrangheta-ad-amsterdam/</guid>
<description><![CDATA[Uno dopo l’altro cadono nelle maglie delle forze dell’ordine i grandi latitanti. Questa volta è tocc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Uno dopo l’altro cadono nelle maglie delle forze dell’ordine i grandi latitanti. Questa volta è toccato a Gianluca Racco, 30 anni, affiliato alla cosca Commiso di Siderno. È stato tratto in arresto nell’hinterland di Amsterdam. A suo carico pende una condanna all’ergastolo per omicidio, tentato omicidio ed associazione mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione che ha portato all’arresto di Racco, è stata svolta dagli organi di polizia olandese, sotto la guida del nucleo investigativo della compagnia dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinati con l’interpool, hanno confermato il grande spirito di collaborazione che ha portato agli arresti tra gli altri, di Giovanni Strangio, Francesco Romeo e Giuseppe Nirta. L’operazione coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, dunque, ha visto capitolare un altro esponente della ndrangheta inserito tra i 100 latitanti più pericolosi stilato dal Ministero dell’interno. L’operazione arriva a conclusione dopo che non più tardi di lunedi scorso la polizia di Reggio Calabria, aveva tratto in arresto l’ultimo latitante di uno dei più grandi casati di ndrangheta della città. Paolo Rosario De Stefano.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Antonio Morelli</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato l'ultimo "De Stefano"]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/08/25/296/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 11:20:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/08/25/296/</guid>
<description><![CDATA[È stato condannato per estorsione e associazione mafiosa a una pena di 8 anni, già al secondo grado ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">È stato condannato per estorsione e associazione mafiosa a una pena di 8 anni, già al secondo grado di giudizio. Paolo Rosario De Stefano, tratto in arresto in un’abitazione di Sant’Alessio Siculo, in compagnia della moglie e delle piccole figliolette si trovava in vacanza. È sempre la famiglia a far si che i latitanti dei grandi casati di ndrangheta vengano catturati. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei familiari si riesce quasi sempre a scovare le primule rosse. È stato cosi per i vari Giovanni Strangio e Francesco Romeo ad Amsterdam, come è stato cosi per Giuseppe Nirta, catturato sempre ad Amsterdam. E cosi è stato anche per Pietro Criaco, e Giuseppe De Stefano, cugino di Paolo Rosario De Stefano, tratto in arresto dagli uomini della catturandi della squadra mobile di Reggio Calabria. Era dal 2005 che le forze dell’ordine lo cercavano insistentemente. Da quando all’indomani dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il tribunale di Reggio, si era reso irreperibile. Dopo l’arresto del cugino Giuseppe, era lui a tenere le fila dell’organizzazione, secondo quanto riferiscono gli inquirenti. Era sempre lui che, al funerale di don Mico Libri, padrino della potente cosca operante nella zona di Cannavò, e storicamente federata con i De Stefano-Tegano. Fu fotografato in quell’occasione a parlare con il fratello del defunto boss di Cannavò, Pasquale Libri, e con il proprio cognato, Paolo Schimizzi, scomparso da qualche tempo e si pensa vittima di lupara bianca. Il collaboratore di giustizia Giovanbattista Fracapane, parla di lui come di un predestinato. Figlio di Giorgio De Stefano, ucciso ad Acqua del Gallo nel lontano 1977, diventò sin da subito figlioccio dello zio Orazio, che ebbe per altro un ruolo fondamentale nel riconoscimento del nipote quando lo stesso cambiò il proprio cognome in De Stefano, lo stesso infatti nacque come Paolo Rosario Caponera. Sempre il pentito Fracapane, ex killer della cosca di archi, ha affermato in alcune sue dichiarazioni: Paolo Rosario, è Orazio che cammina. Era lui infatti, che  organizzava la latitanza dello zio.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Antonio Morelli</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mafia parla, lo Stato tace - Marco Travaglio - Voglio Scendere]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/07/19/la-mafia-parla-lo-stato-tace-marco-travaglio-voglio-scendere/</link>
<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 18:21:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/07/19/la-mafia-parla-lo-stato-tace-marco-travaglio-voglio-scendere/</guid>
<description><![CDATA[La mafia parla, lo Stato tace &#8211; Marco Travaglio &#8211; Voglio Scendere. Ora d&#8217;aria in u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2300440.html">La mafia parla, lo Stato tace &#8211; Marco Travaglio &#8211; Voglio Scendere</a>.</p>
<blockquote><p><strong><em><span style="font-size:x-small;">Ora d&#8217;aria</span></em></strong><br />
<em><span style="font-size:x-small;">in uscita su l&#8217;Unità del 20 luglio 2009</span></em></p>
<p>Ora che ne parla persino <strong>Totò Riina </strong>(a Bolzoni e Viviano, su la Repubblica di ieri), forse è il caso che anche i rappresentanti dello Stato dicano qualcosa sulle <strong>stragi del 1992-’93 </strong>e sulle trattative retrostanti.<br />
Dal 1996 sappiamo da <strong>Giovanni Brusca</strong>, poi confermato dagli interessati e da Massimo Ciancimino, che due ufficiali del Ros dei Carabinieri, <strong>il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno</strong>, dopo la strage di Capaci andarono a “trattare” con <strong>Vito Ciancimino </strong>e, tramite lui, con i capi di Cosa Nostra: lo stesso<strong> Riina e Bernardo Provenzano</strong>.</p>
<p>Sappiamo che <strong>Borsellino,</strong> dopo la morte dell’amico <strong>Giovanni Falcone</strong>, ingaggiò una forsennata lotta contro il tempo per individuare i mandanti di Capaci, e mentre interrogava uno dei primi pentiti, <strong>Gasparre Mutolo</strong>, fu convocato d’urgenza al Viminale dove si era appena insediato il ministro <strong>Nicola Mancino</strong>, poi tornò da Mutolo letteralmente sconvolto. Pochi giorno dopo, saltò in aria anche lui <strong>in via D’Amelio</strong>. Dopodichè la trattativa del Ros con Ciancimino e i corleonesi proseguì, tant’è che i secondi fecero pervenire ai due ufficiali <strong>un “papello” con le richieste della mafia </strong>per interrompere le stragi.</p>
<p>Ora, dal racconto di <strong>Ciancimino jr.</strong>, apprendiamo che suo padre ricevette <strong>tre lettere di Provenzano indirizzate a Silvio Berlusconi</strong>: una all’inizio del 1992, prima delle stragi; una nel dicembre ‘92, dopo Capaci e via d’Amelio e prima delle bombe di Roma (via Fauro, contro Costanzo), Firenze,  Milano e Roma (basiliche); una nel 1994, dopo <strong>la discesa in campo del Cavaliere</strong>, non a caso chiamato “onorevole”.<strong>Nell’ultima lo Zu’ Binnu prometteva </strong>all’attuale presidente del Consiglio, che aveva appena fondato Forza Italia e vinto le elezioni, un sostanzioso “<strong>appoggio politico</strong>” in cambio della <strong>disponibilità di una delle sue reti tv</strong>, guardacaso protagoniste nei mesi successivi di feroci campagne contro i magistrati antimafia e in difesa di imputati eccellenti nei processi su mafia e politica.</p>
<p>Sappiamo infine che nei momenti topici delle stragi si agitavano <strong>misteriosi soggetti dei servizi segreti</strong>, tra i quali uno col volto mostruosamente sfregiato. Ci stanno lavorando le Procure di Palermo e Caltanissetta, accerchiate dal silenzio tombale della politica e delle istituzioni. Eppure i <strong>protagonisti e comprimari di quella stagione dalla parte dello Stato sono vivi e vegeti</strong>, anzi han fatto carriera. <strong>Mancino</strong>, indicato da Brusca e Massimo Ciancimino come al corrente della trattativa, <strong>nega di aver mai visto o riconosciuto Borsellino </strong>nel fatidico incontro al Viminale, ed è <strong>vicepresidente del Csm</strong>. <strong>Mori</strong> &#8211; imputato di favoreggiamento mafioso per la mancata cattura di Provenzano nel 1996 dopo essere stato assolto con motivazioni severe dall’accusa di aver favorito la mafia non perquisendo il covo di Riina dopo la sua cattura &#8211; è stato a lungo comandante del Sisde e ora <strong>è consulente per la sicurezza del sindaco Alemanno</strong>. Gli ex procuratori di Palermo, <strong>Grasso e Pignatone</strong>, che nel 2005 trovarono a casa Ciancimino l’ultima lettera di Provenzano a Berlusconi e non ne fecero un bel nulla, sono rispettivamente <strong>procuratore nazionale antimafia e procuratore di Reggio Calabria</strong>.<br />
Ci raccontano qualcosa, per favore?</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Silvio, Bernardo e le voci nel cassetto]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/07/17/silvio-bernardo-e-le-voci-nel-cassetto/</link>
<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 20:30:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/07/17/silvio-bernardo-e-le-voci-nel-cassetto/</guid>
<description><![CDATA[http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2298806.html Signornòda L&#8217;Espresso Appena si scop]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2298806.html">http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2298806.html</a></p>
<blockquote><p><span style="font-size:x-small;"><em><strong>Signornò</strong></em><br style="font-style:italic;" /><span style="font-style:italic;">da L&#8217;Espresso</span></span></p>
<p>Appena si scopre un <strong>magistrato fannullone o ritardatario</strong>, che non deposita sentenze o<br />
dimentica qualche carta nei cassetti, si scatena la polemica politica e <strong>s&#8217;invocano sanzioni esemplari dal Csm </strong>contro scarcerazioni e assoluzioni &#8216;facili&#8217;. Purché, beninteso, gli imputati siano delinquenti comuni.</p>
<p>Quando invece si tratta di indagati eccellenti, negligenze e sbadataggini diventano titoli di merito. <strong>E fanno curriculum per la carriera</strong>. Prendiamo l&#8217;inchiesta sul tesoro di <strong>Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo</strong>, e di suo figlio Massimo, condannato in primo grado per riciclaggio e ora imputato in appello in base a intercettazioni del 2003-2004 e a carte sequestrate in casa sua nel febbraio 2005.</p>
<p>Ora si scopre che tra <strong>quei nastri c&#8217;erano pure alcune telefonate</strong> che coinvolgono gli onorevoli <strong>Cuffaro, Romano e Cintola (Udc) e il senatore Vizzini (Pdl)</strong>. E, tra quelle carte, la lettera (peraltro strappata) che nel 1993-94 Bernardo Provenzano fece avere a Ciancimino padre tramite il figlio, perché <strong>la recapitasse all&#8221;on. Berlusconi&#8217; tramite Marcello Dell&#8217;Utri</strong>.</p>
<p>Nastri e carte che sembrano contenere indizi decisivi a carico di <strong>Ciancimino jr. e di Dell&#8217;Utri </strong>(quest&#8217;ultimo condannato in primo grado a nove anni per mafia e in attesa della sentenza d&#8217;appello): <strong>eppure vengono &#8216;dimenticati&#8217; per quattro anni </strong>nei cassetti della Procura di Palermo.</p>
<p><strong>I nastri, mai trascritti né inoltrati al Parlamento </strong>per l&#8217;autorizzazione all&#8217;utilizzo, sono stati ritrovati pochi mesi fa dai pm antimafia che, dopo averli ascoltati, hanno indagato i quattro parlamentari. La lettera, sepolta in uno scatolone di quella che in Procura ormai chiamano <strong>&#8216;la stanza dei misteri&#8217;</strong>, è saltata fuori per puro caso un mese fa ed è stata inoltrata appena in tempo ai giudici d&#8217;appello che stanno processando <strong>Dell&#8217;Utri e Ciancimino</strong>. Ancora qualche mese e i giudici avrebbero sentenziato sui due imputati eccellenti senza conoscere quegli importantissimi elementi d&#8217;accusa.</p>
<p>Con il rischio di commettere irreparabili errori giudiziari. Nel verbale della perquisizione del 2005, i carabinieri avevano puntualmente annotato: &#8220;<strong>Pezzo di foglio manoscritto contenente richiesta a Berlusconi perché metta a disposizione una rete televisiva</strong>&#8220;.<br />
Ma l&#8217;allora procuratore aggiunto <strong>Giuseppe Pignatone</strong>, che per conto del capo Piero Grasso coordinava le indagini, <strong>aveva interrogato Ciancimino jr. </strong>per 150 pagine su ogni carta sequestrata in casa sua, fuorché sulla lettera di Binnu a Silvio.</p>
<p>Una cosina da niente. Solo ora <strong>la Procura, retta da due anni da Francesco Messineo</strong>, ha disposto perizie calligrafiche sul documento e interrogato il figlio dell&#8217;ex sindaco sul suo iter, scoprendo che il boss scrisse altre due volte al Cavaliere fra il 1991 e il &#8216;92, a cavallo delle stragi. <strong>Ce n&#8217;è abbastanza per chiedere spiegazioni al dottor Grasso</strong>, ora procuratore nazionale Antimafia, e al dottor Pignatone, ora procuratore capo di Reggio Calabria. <strong>Ma sicuramente il Csm sta provvedendo. O no?</strong></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lettera alla città infelice ]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/06/26/lettera-alla-citta-infelice/</link>
<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 18:35:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/06/26/lettera-alla-citta-infelice/</guid>
<description><![CDATA[di Francesco Spanò * - http://www.strill.it/ – Cara Reggio, c’è un libro, &#8220;L&#8217;Isola Civil]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" style="border:3px solid black;margin:3px;" src="http://www.meteoweb.it/images/pipipi.JPG" alt="http://www.meteoweb.it/images/pipipi.JPG" width="143" height="157" /><strong>di Francesco Spanò * </strong>-<span><strong><a rel="#someid224" href="http://www.strill.it/" target="_blank"> http://www.strill.it/</a> </strong>–</span><em></em><strong> </strong>Cara Reggio, c’è un libro, <a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=42337&#38;Itemid=86" target="_blank">&#8220;L&#8217;Isola Civile&#8221;</a>,  che racconta la riscossa civile di centinaia di aziende siciliane, di un intero popolo contro il racket e la mafia.</p>
<p>L’hanno scritto due giovani giornalisti del Sole24ore, <strong>Serena Uccello</strong> e <strong>Nino Amadore</strong>. A presentarlo nel salone della nostra Camera di Commercio in un caldo venerdì di fine giugno c’erano, insieme con gli autori e il vicedirettore del TG3 <strong>Onofrio Dispenza</strong>, i presidenti di Confindustria Calabria e Sicilia, <strong>Umberto De Rose </strong>e <strong>Ivan Lo Bello</strong>.</p>
<p>E c’era il procuratore capo <strong>Giuseppe Pignatone</strong> accompagnato dal suo aggiunto <strong>Michele Prestipino</strong>, rimasto ad ascoltare tra il pubblico. Già, il pubblico. Composto da venticinque nostri concittadini, a star larghi. E da una <strong>desolata platea di poltrone vuote</strong>. Vuote per scarsa pubblicità, probabilmente. Vuote per paura, chissà. Per indolenza, forse.<!--more--></p>
<p>Di una cosa sono, però, sono certo, mia cara Reggio. Tante tra quelle sedie erano vuote <strong>per l’infelicità che così in profondità ci tiene in ostaggio</strong>. Mi chiedo quanta rassegnazione, quanti tradimenti, quante promesse deluse hanno ormai strappato i sogni alla nostra gioventù silente, insensibile anche a così forti messaggi di riscatto e speranza. Quanta disillusione, quanta sofferenza pervade oggi l’anima di tanta brava gente che ha gettato la spugna, che non crede più nel cambiamento.</p>
<p>Mi chiedo, anzi, ti chiedo, soprattutto, quanto triste opportunismo, <strong>quanta mesta mediocrità domini ormai la nostra carta stampata per sconsigliarla di inviare anche un solo giornalista a seguire il racconto di speranza e fiducia </strong>di uomini  che, con sacrificio e concretezza, lottano quotidianamente per dare un futuro a questa terra.</p>
<p>Quanto <strong>meschino servilismo</strong>, quanta  ipocrisia, quanto cieco egoismo spinga politicanti, rappresentanti delle professioni e dell’associazionismo a <strong>disertare ogni occasione di ascolto e confronto</strong> in cui non ci sia una passerella lungo cui sfilare. A snobbare ogni incontro in cui tutto sia da apprendere, con umiltà, e nulla sia da dispensare a microfoni e folle compiacenti.</p>
<p><em>“L’isola civile”</em> c’è, a pochi chilometri da noi, e <strong>ci continua a indicare invano la via per liberare noi stessi dalla mafia e dall’illegalità diffusa</strong>. Da quest’isola non ci separa solo il mare. <strong>Ci separa, finora, la fame di libertà, la coscienza di essere comunità legata da un unico destino e il coraggio di volerne tornare pienamente padroni</strong>. Senza schiavitù, senza compiacenze,  senza collusioni. Semplicemente, partecipando.</p>
<p>Cara Reggio, questo urlavano ad un popolo sordo, in un caldo venerdì di giugno, le troppe poltrone infelici e vuote della Camera di Commercio.<br />
Però, almeno tu, promettimi di non disperare. Continua a nutrire fiducia.<br />
Non chiedermi perché ma, stanne certa, arriverà anche qui il giorno della felicità.<br />
Sì cambierà, vedrai che cambierà…</p>
<p><strong>* Presidente provinciale di Azione Giovani – Giovani Pdl</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Isola Civile della lotta alla mafia: e la Calabria ... ? ]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/06/26/lisola-civile-della-lotta-alla-mafia-e-la-calabria/</link>
<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 14:38:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/06/26/lisola-civile-della-lotta-alla-mafia-e-la-calabria/</guid>
<description><![CDATA[di Peppe Caridi - http://www.strill.it/ – &#8220;Non chiederti cosa il tuo Paese possa fare per te, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di <strong>Peppe Caridi</strong> -<span><strong><a rel="#someid223" href="http://www.strill.it/" target="_blank"> http://www.strill.it/</a> </strong>–</span><img class="alignright" style="border:4px solid black;margin:4px;" src="http://www.meteoweb.it/images/isolacivile.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/images/isolacivile.jpg" width="280" height="200" /><em> &#8220;Non chiederti cosa il tuo Paese possa fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese&#8221;</em>: citando<strong> John Fitzgerald Kennedy</strong>, il capo della Procura antimafia di Reggio Calabria <strong>Giuseppe Pignatone</strong> ha esordito nell&#8217;incontro tenutosi stamani nella Sala conferenze della Camera di Commercio di Reggio Calabria in cui è stato presentato, il libro <strong><em>&#8220;L&#8217;Isola Civile &#8211; Le Aziende Siciliane contro la mafia&#8221;</em></strong> (Einaudi, pagg. 262, euro 17,50) scritto da due giornalisti del <em>Sole24Ore</em>, <strong>Nino Amadore</strong> e <strong>Serena Uccello</strong>.</p>
<p>La presentazione del libro è stata l&#8217;occasione per discutere di un tema tanto importante quanto quello della mafia e della &#8216;ndrangheta, soprattutto in riferimento alla situazione siciliana, in cui la società civile e imprenditoriale ha avuto negli ultimi anni la forza e il coraggio di ribellarsiall&#8217;oppressione mafiosa, e anche a quella calabrese dove invece ancora <em>&#8220;non c&#8217;è ancora la coscienza di una responsabilità civile nella lotta alla criminalità organizzata&#8221;</em>.<!--more-->All&#8217;incontro hanno preso parte, oltre al già citato capo della Procura antimafia di Reggio <strong>Giuseppe Pignatone</strong>, anche i presidenti di Confindustria Sicilia e Calabria, rispettivamente <strong>Ivan Lo Bello </strong>e <strong>Umberto De Rose</strong>.</p>
<p>Facendo il punto della situazione sulla lotta alla criminalità organizzata, ne è emerso un quadro dinamico e in continua evoluzione: <em>&#8220;non possiamo certo dire di avere sconfitto Cosa Nostra</em> &#8211; ha dichiarato <strong>Pignatone </strong>-<em> ma certamente è in grave difficoltà&#8221;</em>.</p>
<p>Proprio quello che sta succedendo in Sicilia negli ultimi anni è sottoposto all&#8217;analisi di <strong>Nino Amadore </strong>e <strong>Serena Uccello</strong> che hanno voluto pubblicare questo libro spinti dalla nobile motivazione di stimolare ulteriormente la lotta alla mafia e di esaltare l&#8217;esperienza dell&#8217;imprenditoria siciliana che sta combattendo con ottimi risultati la criminalità organizzata: senza dubbio è un esempio da prendere come modello per le altre piaghe criminali che altre Regioni del sud devono subire: la camorra in Campania e la &#8216;ndrangheta in Calabria, ad esempio.</p>
<p>Dalla discussione emerge un grande stimolo, esplicitato da <strong>Serena Uccello</strong>: <em>&#8220;vorrei scrivere di Reggio e della Calabria quello che abbiamo scritto di Palermo e della Sicilia, vorrei tornare a Reggio tra poco più di un anno e trovare quello spirito, quella forza, quel coraggio e quella mentalità che hanno alimentato e spronato la Sicilia nella lotta alla mafia. Sono convinta che in questa terra è possibile un cambiamento che ribalti la situazione, com&#8217;è accaduto in Sicilia, perchè già ci sono dei segnali importanti&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato moderato da <strong>Onofrio Dispenza</strong>, vicedirettore del Tg3, che ha saputo esaltare il principio dell&#8217;importanza della legalità che emerge in modo primario dal libro dei giornalisti del Sole24Ore.<br />
In apertura è stato <strong>Lucio Dattola</strong>, il &#8220;padrone di casa&#8221;, a dare il benvenuto agli ospiti, a ringraziarli per la presenza e a inorgoglirsi del fatto che un evento tanto importante fosse ospitato proprio nella Camera di Commercio Reggina.</p>
<p><strong>Serena Uccello</strong>, poi, ha raccontato la genesi dell&#8217;idea di questo libro, concepito tra 2006 e 2007 con una fase di gestazione abbastanza lunga nel corso del 2008 fino alla recentissima pubblicazione: <em>&#8220;abbiamo voluto raccontare nel modo più verosimile possibile la realtà della Sicilia, evidenziando le ragioni di chi ha deciso di denunciare il pizzo. Tutto è iniziato nel lontano (ma non troppo) 2004, quando una mattina di giugno Palermo s&#8217;è svegliata tappezzata da manifesti che recitavano: <strong>&#8216;Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità&#8217;.</strong> Quello è stato il punto di partenza di una battaglia importante, che ha già avuto grandi riscontri e ottimi risultati. Ovviamente, però, c&#8217;è ancora tanto da fare e nel libro cerchiamo di esaltare il modello di Palermo, e di altre realtà Siciliane, affinché venga preso come esempio anche altrove. Penso a Trapani, a Messina o anche alla Calabria dove non registriamo alcun tipo di cambiamento al contrario di quanto accaduto a Palermo così come ad Agrigento, Caltanissetta e Gela, dove oggi chi denuncia trova appoggio, consenso, conforto e aiuto: non è più considerato come un pazzo. Il ruolo delle associazioni come <strong>&#8216;Addio Pizzo&#8217; </strong>di Palermo è fondamentale, perché contribuisce a livello sociale e civile a rendere contezza di quanto possa essere importante sentirsi parte di una squadra che lotta per la legalità e per difendere i propri diritti&#8221;</em>.</p>
<p>Subito dopo interviene <strong>Ivan Lo Bello</strong>, presidente di Confindustria Sicilia. Lo Bello racconta quante denunce gli imprenditori Siciliani stanno facendo contro l&#8217;estorsione: oltre cento a Palermo, quasi novanta a Gela, una trentina ad Agrigento. Un risultato importante, certo, ma  nontanto per il dato numerico e quantitativo in se e per se, <em>&#8220;quanto</em> &#8211; spiega Lo Bello &#8211; <em>per la vera e propria rivoluzione culturale, sociale e civile da cui nasce lo spirito, la motivazione e il coraggio per affrontare la mafia come si sta facendo in Sicilia. La mafia si intrecciava con quella cultura assistenziale e clientelare della società civile, ma oggi in Sicilia lo stato ha ripreso il controllo del territorio dopo importantissimi successi come quelli di Palermo, dove le famiglie mafiose sono state decapitate e quindi costrette a un veloce e improvviso ricambio che ne ha abbassato notevolmente la qualità e la pericolosità criminale. La magistratura e le forze dell&#8217;ordine hanno fatto tantissimo, ma senza l&#8217;azione sociale e civile nulla di quanto ottenuto sarebbe stato possibile. All&#8217;azione dello Stato occorre affiancare un meccanismo socile di presa di coscienza e responsabilizzazione, solo così si può sconfiggere la piaga della mafia, che è un problema fondamentalmente culturale&#8221;</em>.</p>
<p>Parla anche il presidente di Confindustria Calabria, <strong>Umberto De Rose,</strong> spiegando che <em>&#8220;non basta abbattere la mafia, ma serve anche creare contesti che consentano di fare impresa. Dobbiamo sconfiggere la sfiducia nella nostra Regione, dove serve più presenza dello Stato&#8221;</em>. De Rose ha inoltre denunciato il sistema bancario e creditizio, accusandolo di praticare tassi di accesso al credito <em>&#8220;praticamente estorsivi&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;intervento di <strong>Giuseppe Pignatone</strong> ha sintetizzato quanto emerso dalla discussione generale: <em>&#8220;il libro di Serena Uccello e Nino Amadore fa piazza pulita di un equivoco di partenza, e cioè che a sconfiggere la mafia dev&#8217;essere lo Stato, da solo. I successi ottenuti in Sicilia non sono, invece, successi esclusivi delle forze dell&#8217;ordine, dello Stato e della magistratura, perché non basta la repressione. Serve invece il giusto mix tra la rivolta della società civile contro la mafia e la repressione giudiziaria: questi due elementi insieme possono generare un processo virtuoso. La Sicilia ha fatto una scelta di libertà e di sviluppo, e in altre realtà solo se cambia il modo di fare e di vedere le cose può avvenire qualcosa di simile&#8221;</em>. Pignatone, pur elencando alcuni dei più importanti successi delle forze dell&#8217;ordine e della magistratura contro la mafia in Sicilia così come in Calabria s&#8217;è soffermato sull&#8217;importanza del contributo civile e sociale alla lotta nei confronti della criminalità organizzata.</p>
<p>In conclusione <strong>Nino Amadore</strong>, sulla falsariga di quanto espresso da Pignatone e dallo <em>&#8220;stimatissimo&#8221; </em>Lo Bello, ha puntualizzato ulteriormente, in modo estremamente lucido, come devono essere i cittadini a rimpossessarsi del loro territorio quando manca lo Stato: <em>&#8220;se manca lo Stato, infatti</em> &#8211; ha dichiarato Amadore &#8211; <em>gli imprenditori devono diventare la classe dirigente e i cittadini devono dare risposte di consenso e appoggio ad ogni tipo di iniziativa antimafia. Con questo modello etico alternativo lo Stato può rimpadronirsi del territorio proprio con il contributo della società civile, come accade in Sicilia&#8221;</em>.</p>
<p>Anche l&#8217;intervento di Amadore, così come la conclusione di Serena Uccello, parafrasa la fine del libro che racconta una storia di un imprenditore Lametino che ha denunciato il suo estorsore: l&#8217;intenzione degli autori è, evidentemente, quella di poter fare al più presto della Calabria un&#8217;altra &#8220;Isola civile&#8221;.<br />
Il dado è tratto, la sfida è lanciata: <strong>adesso tocca a noi</strong>.</p>
<div style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;"><a rel="nofollow" href="../" target="_blank"><span style="font-weight:bold;">http://peppecaridi2.wordpress.com/</span></a></span></div>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.meteoweb.it/images/isolacivile2.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/images/isolacivile2.jpg" width="543" height="356" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Operazione "Leucopetra": rifiuti pericolosi a 300 metri dal mare]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/05/12/operazione-leucopetra-rifiuti-pericolosi-a-300-metri-dal-mare/</link>
<pubDate>Tue, 12 May 2009 18:26:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/05/12/operazione-leucopetra-rifiuti-pericolosi-a-300-metri-dal-mare/</guid>
<description><![CDATA[da www.strill.it E’ una centrale a carbone il nucleo da cui si irradiavano tutte le attività illecit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-883" title="operazione_leucopetra" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/05/operazione_leucopetra.jpg" alt="operazione_leucopetra" width="450" height="337" />da <a href="http://www.strill.it">www.strill.it</a></p>
<p>E’ una centrale a carbone il nucleo da cui si irradiavano tutte le attività illecite nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti pericolosi, scoperte dal Corpo Forestale dello Stato tramite l’operazione “Leucopetra” che ha portato all’arresto di dieci persone nelle provincie di Reggio Calabria, Brindisi e Lecce.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><strong>LA PROCEDURA</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;">I rifiuti, infatti, venivano prodotti dalla Centrale ENEL di Brindisi e classificati come rifiuti pericolosi, secondo la normativa del Codice Europeo in materia di rifiuti, ma, mediante certificazioni analitiche, svolte da laboratori privati, venivano declassificati nella categoria di rifiuti non pericolosi. La fase successiva era semplicissima: i rifiuti invece di essere smaltiti in una discarica idonea, venivano avviati al recupero per la produzione di laterizi. Un recupero, che, però, non veniva mai effettuato, perché le scorie venivano occultate sotto terra. La centrale di Brindisi, “Federico II”, tra l’altro, nel documento “Dirty Thirty” del maggio 2007, stilato dal WWF, è stata indicata come la venticinquesima peggiore centrale elettrica d’Europa in termini di efficienza energetica in relazione alle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><strong>IL VIAGGIO</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;">Ricapitolando, i rifiuti venivano prodotti a Brindisi, in località Cerano, per essere trasportati tramite un’Associazione Temporanea d’Impresa, dalle ditte Sabatelli, Ikos e Caserta, fino alla Calabria, in particolare, presso l’industria di laterizi “Caserta S.n.c”, in via Nazionale 197, a Lazzaro, nel Comune di Motta San Giovanni, e presso la Cava d’argilla in località Giammassaro di Lazzaro, sempre all’’interno del Comune di Motta San Giovanni. E si tratta di una quantità ingente di rifiuti: migliaia di tonnellate a distanza di circa trecento metri dal mare, in una zona abitata, peraltro individuata, con Decreto del Ministero dell’Ambiente, come sito di importanza comunitaria (SIC), denominato “Fondali da Punta Pezzo a Capo dell’Armi”.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><strong>GLI ARRESTATI E I REATI CONTESTATI</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;">Ai dieci individui arrestati (quattro tradotti in carcere e sei agli arresti domiciliari) viene contestato il reato di disastro ambientale. Tra gli arrestati figurano Antonio Caserta, 47 anni, amministratore della “Caserta snc”, Antonio Giuseppe Marraffa, 55 anni dopodomani, comproprietario della ditta di trasporti “Ikos Puglia srl”, Giovanni Monna, 44 anni, amministratore unico della stessa “Ikos Puglia” e Vito Sabatelli, 52 anni, titolare dell’omonima ditta di trasporti, “Sabatelli”. Assai significativo, invece, è il coinvolgimento di alcuni funzionari dell’ENEL, tra i quali Michele Palermo, 52 anni, dell’ufficio appalti per l’Italia meridionale e Diego Baio, 51 anni, responsabile della sicurezza della centrale ENEL di Brindisi. Ai funzionari dell’ENEL, inoltre, viene contestato anche il reato di turbativa d’asta. Nessuno dei funzionari, però, è stato tradotto in carcere.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><strong>I NUMERI DELL&#8217;OPERAZIONE</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;">Tra i provvedimenti adottati dal GIP di Reggio Calabria, Filippo Leonardo, il sequestro preventivo di beni a carico degli indagati: un’area di cava e un’industria di laterizi, di proprietà della ditta “Caserta”, nonché ruspe, escavatori e camion della stessa azienda. Le ditte di trasporto, invece, si sono viste sequestrare quindici automezzi che servivano per il viaggio dalla Puglia alla Calabria. La quantità di rifiuti smaltiti illecitamente, stando alle indagini tuttora in corso, è stimata, negli anni 2006 e 2007, in oltre centomila tonnellate. L’attività messa in atto fruttava quasi sei milioni e mezzo di euro annui.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><strong>LE VALUTAZIONI INVESTIGATIVE</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;">“Non esiste, al momento, un rischio per la salute delle persone che abitano nelle zone interessate dallo scarico dei rifiuti”, ha affermato il Procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Nell’indagine, al momento, non sarebbero coinvolti dipendenti dell’Asl, ma il mirino degli inquirenti sarebbe puntato su alcuni laboratori privati che avrebbero permesso, tramite le proprie certificazioni analitiche, la declassificazione dei rifiuti. Intanto, però, secondo fonti investigative, si starebbe valutando il coinvolgimento di consorterie della ‘ndrangheta nell’attività illecita smascherata dall’operazione “Leucopetra”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le Foto dell'arresto di Giovanni Strangio e Francesco Romeo]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/le-foto-dellarresto-di-giovanni-strangio-e-francesco-romeo/</link>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 12:44:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/le-foto-dellarresto-di-giovanni-strangio-e-francesco-romeo/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/FYj8lr9JSc8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/FYj8lr9JSc8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato Giovanni Strangio Lo Stato vince.La ndrangheta perde]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/lo-stato-vince-giovanni-strangio-in-manette/</link>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 12:27:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/lo-stato-vince-giovanni-strangio-in-manette/</guid>
<description><![CDATA[Era in compagnia della moglie e del figlio Giovanni Strangio. In una tranquilla palazzina di tre pia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Era in compagnia della moglie e del figlio Giovanni Strangio. In una tranquilla palazzina di tre piani sita nel quartiere Diemen di Amsterdam. Con lui c&#8217;era il cognato, Francesco Romeo, classe 67, ricercato dal 1997 per traffico internazionale di stupefacenti. Strangio invece, è ritenuto dagli inquirenti, il promotore, organizzatore ed esecutore materiale della Strage di Duisburg, del 15 agosto del 2007. Questa volta, gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria, con l&#8217;ausilio del Servizio Centrale Operativo di Roma, e delle polizie tedesche e olandesi, hanno posto fine alla latitanza dei due calabresi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-230" title="griend1" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/griend1.jpg" alt="griend1" width="500" height="451" /></p>
<p>Dopo la Strage di ferragosto, San Luca era diventato quasi un paese di sole donne. Gli &#8220;uomini&#8221; , delle famiglie interessate nella faida, tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, erano scomparsi. In gergo si chiama latitanza volontaria. Ma Giovanni Strangio, classe 1979, nato a Siderno,  era latitante perchè la pressione dello Stato su San Luca all&#8217;alba del 16 agosto, era fortissima. Neanche l&#8217;Asrpomonte era più un nascondiglio sicuro.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-223" title="150807DUS976" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/0102094322700.jpg?w=300" alt="150807DUS976" width="300" height="300" /></p>
<p>Stamane nella conferenza stampa tenutasi in questura, a Reggio Calabria, oltre ai giornalisti, alla presenza del Procuratore Capo Giuseppe Pignatone, del Questore di Reggio Santi Giuffrè e del capo della Squadra Mobile Renato Cortese, c&#8217;erano ad assistere moltissimi uomini e donne del reparto, che hanno sacrificato giorni e notti, famiglia e affetti, feste comandate o non, pur di arrivare al risultato di oggi. Il Dottor Cortese in conferenza appare provato, ma allo stesso tempo raggiante come chi si sente orgoglioso di aver fatto il proprio lavoro, bene. Di aver servito lo Stato con fermezza. Inorgoglito di aver nuovamente riscattato un pò di dignità per la società civile. Dormiente. Nessuno aspetta e nessuno applaude quando a Reggio e provincia si eseguono arresti eccellenti e operazioni di polizia di una certa rilevanza. La società non partecipa.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-224" title="renato-cortese" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/renato-cortese.jpg?w=300" alt="renato-cortese" width="300" height="200" /></p>
<p>La vittoria di oggi è di quelle che restano negli annali. Altri 2 superlatitanti finiranno nelle patrie galere. Trovarli è stato complicatissimo. Andiamo per gradi.</p>
<p>Il 23 novembre del 2008, uomini della squadra mobile di Reggio Calabria, con l&#8217;ausilio dello Sco e della polizia olandese, arrestano ad Amsterdam Giuseppe Nirta, alias &#8220;Charlie&#8221;, ritenuto esponente di spicco del Clan omonimo, confederato con gli Strangio. In quell&#8217;occasione gli uomini della polizia, hanno la sensazione di essersi fatti scappare il colpo gobbo, quello che in gergo calcistico si definirebbe cappotto. Sono pressocchè sicuri che con Giuseppe &#8220;Charlie&#8221; Nirta, ad Amsterdam ci fossero anche Giovanni Strangio e Francesco Romeo.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-225" title="strangio_giovanni_big1" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/strangio_giovanni_big1.jpg?w=300" alt="strangio_giovanni_big1" width="300" height="149" /></p>
<p>Dopo l&#8217;arresto di Giuseppe Nirta, gli uomono della polizia olandese insieme a quelli della squadra mobile di Reggio Calabria, non hanno mollato la morsa sulla capitale olandese. Pedinamenti, perquisizioni, intercettazioni telefoniche e ambientali. Alla fine li hanno trovati.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-227" title="nirta-giuseppe" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/nirta-giuseppe.jpg" alt="nirta-giuseppe" width="185" height="227" /></p>
<p>Si camuffavano quando uscivano, per non essere riconosciuti. Cappellino calato a coprire il volto, barba e pizzo per sembrare diversi dalle foto segnaletiche che, da anni ormai fanno il giro di mezza europa.  E&#8217; stato Francesco Romeo a portare gli uomini delle forze dell&#8217;ordine al covo dove si nascondevano. Avuta la certezza che la persona che entrava nel palazzo era proprio lui, i militari hanno atteso le 23 circa prima di fare irruzione nell&#8217;abitazione. I due non hanno opposto resistenza e non erano presenti armi all&#8217;interno dell&#8217;abitazione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-226" title="copy-of-giovanni-1-venerdi-6-ore-1607" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/copy-of-giovanni-1-venerdi-6-ore-1607.jpg" alt="copy-of-giovanni-1-venerdi-6-ore-1607" width="500" height="400" /></p>
<p>Con Strangio si chiude il capitolo della strage di Duisburg. Dopo le operazioni Fehida e Zaleuco, che hanno messo alla sbarra una sessantina di esponenti delle ndrine sanlucote, oggi è il momento più alto dell&#8217;intera stagione di indagini sul fatto del 15 agosto 2007. L&#8217;arresto di colui che gli inquirenti ritengono il promotore, organizzatore ed esecutore materiale. Giovanni Strangio, appunto.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-228" title="romeo-francesco-02032009" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2009/03/romeo-francesco-02032009.jpg?w=266" alt="romeo-francesco-02032009" width="266" height="300" /></p>
<p><em><strong>Oggi lo Stato Vince, e la ndrangheta perde. </strong></em></p>
<p style="text-align:right;">An.Mor.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato Giovanni Strangio]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/arrestato-giovanni-strangio/</link>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 06:45:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2009/03/13/arrestato-giovanni-strangio/</guid>
<description><![CDATA[E\&#8217; stato assicurato alla il latitante Giovanni Strangio. Ritenuto dagli inquirentil\&#8217;id]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img /></p>
<p>E\&#8217; stato assicurato alla il latitante Giovanni Strangio. Ritenuto dagli inquirentil\&#8217;ideatore e esecutore materiale in concorso con altri della strage di Duisburg. E\&#8217; stato arrestato ad Amsterdam dagli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria cordinati da Renato Cortese, con l\&#8217;ausilio dello Sco di Roma, e della polizia olandese e tedesca. Era in compagnia dei figli e della moglie, insieme a lui è stato arrestato Francesco Romeo, ricercato dal 1997 per traffico internazionale di droga.</p>
<p>A breve, dopo la conferenza stampa, altri dettagli.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Delegittimano anche Messineo]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/03/09/delegittimano-anche-messineo/</link>
<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 22:16:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/03/09/delegittimano-anche-messineo/</guid>
<description><![CDATA[Chiunque segua un pochino le vicende giudiziarie italiane, meridionali in particolare, non può non a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-741" title="palazzo_di_giustizia_palermo" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/03/palazzo_di_giustizia_palermo.jpg" alt="palazzo_di_giustizia_palermo" width="280" height="386" /></p>
<p>Chiunque segua un pochino le vicende giudiziarie italiane, meridionali in particolare, non può non aver notato l&#8217;aria nuova che si respira all&#8217;interno di alcune Procure. Penso alla Procura di Reggio Calabria, dove l&#8217;arrivo di magistrati validissimi come Pignatone e Prestipino e la nomina come procuratore aggiunto di Nicola Gratteri hanno portato ordine, serenità e fiducia, dopo anni di &#8220;difficoltà&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;altra Procura che sta lavorando molto bene è quella di Palermo, sotto la guida di Francesco Messineo e grazie alla nomina a procuratore aggiunto di Antonio Ingroia.</p>
<p>Ma, come insegnano i casi di Luigi De Magistris, Clementina Forleo e Luigi Apicella, i magistrati che fanno bene, o, almeno in maniera onesta, il proprio mestiere (e non sono moltissimi, ahimè) non sono affatto graditi alle sfere, sia alte che basse.</p>
<p>Qualche giorno fa, su alcuni quotidiani (La Repubblica, soprattutto) si legge una non-notizia: un’indiscrezione indica come indagato per mafia il cognato di Francesco Messineo, Sergio Maria Sacco, 64 anni, originario di Camporeale, imparentato con il boss Vanni Sacco.</p>
<p>Tale circostanza viene smentita, ma ciò non basta a evitare il solito ciclone di sospetti e interventi destinati a un unico scopo: delegittimare il procuratore capo di un ufficio che, dopo anni di bufere, ha finalmente ripreso a lavorare con serietà.</p>
<p>Sergio Maria Sacco, cognato di Messineo, è imparentato, dunque, con il boss Vanni Sacco, attivo negli anni &#8216;50 e &#8216;60. Sergio Maria Sacco in passato è stato anche indagato, per due volte, per concorso esterno in associazione mafiosa: le storie si concludono con un&#8217;assoluzione e un&#8217;archiviazione.</p>
<p>Parliamo di quindici-venti anni fa.</p>
<p>Storia vecchia, trita e ritrita. Per questo, prima, ho parlato di non-notizia.</p>
<p>Purtuttavia, sollecitata da Gianfranco Anedda, membro laico (in quota Alleanza Nazionale), la prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura discuterà il caso-Messineo.</p>
<p>Discuterà del nulla.</p>
<p>Sì, perchè, fino a prova contraria, i procuratori vengono nominati proprio dal Csm. E, nel caso di Messineo, Palazzo dei Marescialli aveva già appreso, studiato e valutato come irrilevante la parentela di Messineo con Sacco.</p>
<p>E&#8217; importante, comunque, che il procuratore capo Messineo abbia ricevuto la solidarietà di tutti i pm del capoluogo siciliano, che scrivono:</p>
<blockquote><p>&#8220;Suscita perplessità ed inquietanti interrogativi tale improvvisa e concentrica attenzione mediatica su una circostanza molto datata, già nota al Csm e valutata come irrilevante in occasione della nomina di Messineo a procuratore capo di Palermo; circostanza che non ha mai prodotto all&#8217;interno dell&#8217;ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l&#8217;effettiva gestione collegiale dell&#8217;ufficio. In una fase storica nella quale la procura della Repubblica di Palermo è impegnata in uno straordinario sforzo di contrasto al sistema di potere mafioso, che si è concretato in risultati straordinari quali la disarticolazione della compagine interna dell&#8217;organizzazione mediante l&#8217;arresto di centinaia di uomini d&#8217;onore, anche di vertice, nonché nell&#8217;aggressione alle sue immense ricchezze mediante il sequestro di patrimoni per un valore di circa due miliardi e cinquecento milioni di euro, alcuni quotidiani puntano l&#8217;attenzione della pubblica opinione sul rapporto di parentela del procuratore Messineo con alcuni soggetti in passato indagati. Tali perplessità si accrescono in considerazione della coincidenza temporale con il progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra. In tale momento i magistrati della procura avvertono la necessità di rinnovare la propria incondizionata stima al procuratore capo Francesco Messineo&#8221;. </p></blockquote>
<p>E&#8217; altresì importante quello che dichiara il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e spero che non cambi idea:</p>
<blockquote><p>Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, non inviera&#8217; &#8221;assolutamente&#8221; ispettori nella Procura di Palermo in merito alla parentela del Procuratore capo Francesco Messineo con un indagato per mafia, notizia, riportata nei giorni scorsi da alcuni quotidiani nazionali. &#8221;Ho una stima particolarissima &#8211; ha detto Alfano, a margine della cerimonia della posa della prima pietra sulla SS. Agrigento-Caltanissetta &#8211; nei confronti di Messineo perche&#8217; ho potuto apprezzare sul campo i risultati nella lotta alla mafia&#8221;. In merito alla apertura di un fascicolo da parte del Consiglio superiore della magistratura, Alfano ha aggiunto: &#8221;il lavoro del Csm e&#8217; sempre autonomo&#8221;. (Ansa)</p></blockquote>
<p>&#8220;Il lavoro del Csm è sempre autonomo&#8221;, dice Angelino Alfano.</p>
<p>Già. E quando entra in gioco il Csm il pastrocchio è sempre dietro l&#8217;angolo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il tesoro di Zio Paperone]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/29/il-tesoro-di-zio-paperone/</link>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 18:15:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/29/il-tesoro-di-zio-paperone/</guid>
<description><![CDATA[Cominciamo dalla notizia di oggi: Beni del valore di circa 3 milioni di euro sono stati confiscati d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-641" title="ziopaperone" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/01/ziopaperone.jpg" alt="ziopaperone" width="450" height="315" /></p>
<p>Cominciamo dalla notizia di oggi:</p>
<blockquote><p>Beni del valore di circa 3 milioni di euro sono stati confiscati dagli uomini del Centro Operativo Dia di Reggio Calabria che hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale della citta&#8217; calabrese. Il patrimonio confiscato era costituito da aziende, beni mobili ed immobili riconducibili ad Antonio Crea, 45 anni, di Taurianova (RC), titolare di una ditta di autotrasporti, cugino del piu&#8217; noto Teodoro Crea , ritenuto capo dell&#8217;omonima cosca operante nel comprensorio di Rizziconi (RC). </p></blockquote>
<p>Tre milioni di euro non sono pochi, ma non sono nemmeno tantissimi per un clan come quello dei Crea, abituato a manovrare tanti, tantissimi, soldi. La cosca dei Crea di Rizziconi è, infatti, una delle più potenti della &#8216;ndrangheta. Ecco cosa scrive, a riguardo, Francesco Forgione nella relazione sulla &#8216;ndrangheta, rifacendosi alla pagina numero 18 della Relazione sulla “Criminalità mafiosa in Calabria – giugno 2007” stilata dal R.O.S. dei Carabinieri:</p>
<blockquote><p>“La famiglia mafiosa dei “Crea”, capeggiata dal boss Teodoro Crea,  esercita l&#8217;egemonia nell’area di Rizziconi, con diramazioni anche nel Nord Italia, dove è particolarmente attiva con imprese edili nell’accaparramento di appalti pubblici. Il potere mafioso dei “Crea” si è rafforzato per i legami con altre famiglie storiche della &#8216;ndrangheta, come i “Mammoliti” di Castellace e gli “Alvaro” di Sinopoli ,  concretizzatosi nel controllo diretto di attività economiche nel settore delle costruzioni, degli autotrasporti e della grande distribuzione”.</p></blockquote>
<p>Teodoro Crea è attualmente detenuto in carcere, dal quale, evidentemente, riesce comunque a dettare i propri ordini e, soprattutto, a fare soldi. E&#8217; stato arrestato il 13 luglio del 2006 nella frazione Castellace del comune di Oppido Mamertina, nella piana di Gioia Tauro, a 67 anni, durante una riunione di &#8216;ndrangheta insieme ad altri due affiliati.</p>
<p>Teodoro Crea ha un soprannome particolare. Lo chiamano &#8220;Zio Paperone&#8221;.</p>
<p>Chissà perchè.</p>
<p>Anche il cugino di Teodoro Crea, Antonio Crea, 45 anni, a cui oggi sono stati sequestrati beni per tre milioni di euro, ha un soprannome. Lo chiamano &#8220;u malandrinu&#8221;.</p>
<p>Chissà perchè.</p>
<p>Di alcune vicende relative anche la cosca Crea si è occupata di recente (quasi un anno fa) la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Se non vado errato fu la prima conferenza stampa retta dal Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone.</p>
<p>L&#8217;inchiesta in questione, che ci aiuta a capire qualcosa in più sul conto della cosca Crea di Rizziconi, è la cosiddetta operazione &#8220;Saline&#8221; che ha portato all&#8217;arresto, tra gli altri, del politico-imprenditore Pasquale Inzitari.</p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Saline&#8221; è, di fatto, un&#8217;ideale prosecuzione della cosiddetta operazione &#8220;Toro&#8221; che ha coinvolto proprio la cosca Crea, attiva a Rizziconi, soprattutto in azioni estorsive nei confronti dei soci della DEVIN spa e cioè di Pasquale Inzitari, Rosario Vasta e Ferdinando De Marte, che avevano acquistato dai Crea il terreno su cui realizzare il centro Commerciale “Porto degli Ulivi”. Sulla vicenda è già intervenuta sentenza di condanna del Tribunale di Palmi nei confronti anche del boss Teodoro Crea, &#8220;zio Paperone&#8221;.</p>
<p>Pasquale Inzitari, peraltro, è considerato personaggio molto vicino a &#8220;Zio Paperone&#8221; per via di un rapporto di comparatico fra il primo e l’omonimo nipote del citato boss, il pregiudicato Teodoro Crea, classe &#8216;67.</p>
<p>Piccoli Crea crescono.</p>
<p>Nella vicenda entra anche Nino Princi, l&#8217;imprenditore fatto saltare in aria, a bordo della propria automobile, a Gioia Tauro. Princi, oltre a essere cognato di Pasquale Inzitari, era genero del boss di Castellace, Domenico Rugolo.</p>
<p>Ecco cosa scrive il Gip Filippo Leonardo nell&#8217;ordinanza dell&#8217;inchiesta &#8220;Saline&#8221;:</p>
<blockquote><p>Gli esiti della presente indagine consentono di ritenere sussistente nel territorio di Castellace una consorteria criminale, denominata Rugolo, capeggiata dall’anziano boss Domenico Rugolo e risorta dalle ceneri della cosca Mammoliti-Rugolo&#8230;In tale “rinnovata” cosca Rugolo è emerso prepotente il ruolo dei generi di Domenico Rugolo ed, in particolare, di Domenico Romeo, impegnato quale prestanome del suocero nel settore degli appalti, e soprattutto di Antonino Princi, impegnato nella riorganizzazione del sodalizio criminoso e nell’attività di riciclaggio e reimpiego nel settore imprenditoriale dei proventi illeciti della cosca. E’ quest’ultimo un personaggio capace di assicurare unità e continuità al sodalizio criminoso anche oltre il ruolo di vertice svolto dal suocero ed indipendentemente dalla presenza del medesimo.</p></blockquote>
<p>Nino Princi muore il giorno successivo agli arresti dell&#8217;operazione &#8220;Saline&#8221;, nella quale era egli stesso coinvolto.</p>
<p>Sarebbe stato Nino Princi a collaborare con la Polizia di Stato, svelando il luogo in cui si nascondeva Teodoro Crea. I Rugolo, inoltre, sono attivi a Castellace. Proprio dove è stato arrestato, dalla Polizia di Stato, &#8220;Zio Paperone&#8221;, dopo il suo vano tentativo di fuga nelle campagne, trasportato sulle spalle proprio da Mico Rugolo, con un gesto fatto per certificare la propria “lealtà”, ma, che, invece, hanno sostenuto gli inquirenti, viene scoperto come una “tragedia”, “una delazione”, allo scopo di liberarsi di un temibile concorrente.</p>
<p>Tutto per favorire le attività della Devin SpA nella vicenda del Centro Commerciale &#8220;Porto degli Ulivi&#8221;.</p>
<p>Stando all&#8217;ordinanza del Gip Leonardo, la società riuscirà poi a vendere l&#8217;intero capitale alla Credit Suisse, per 11 milioni e 600mila euro, di cui circa 2 milioni sarebbero stati incassati dal socio occulto, Nino Princi.</p>
<p>Lo stesso uomo che, con la propria &#8220;spiata&#8221; (materialmente affidata a Rosario Vasta, che ha poi avvertito la Polizia) ha posto fine alla latitanza di &#8220;Zio Paperone&#8221;.</p>
<p>La famiglia Crea, però, continua a far soldi. D&#8217;altra parte, il boss Teodoro, è Zio Paperone&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arresto Pietro Criaco. Il Video.]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/30/arresto-pietro-criaco-il-video/</link>
<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 19:03:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/30/arresto-pietro-criaco-il-video/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/oO-8xQ_2u9Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/oO-8xQ_2u9Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato Pietro Criaco, latitante da 12 anni.]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/28/arrestato-pietro-criaco-latitante-da-12-anni/</link>
<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 17:58:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/28/arrestato-pietro-criaco-latitante-da-12-anni/</guid>
<description><![CDATA[Gli africoti odiano il mare. Inizia cosi il racconto di Corrado Stajano, intitolato per l’appunto Af]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><img src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2008/12/criaco_pietro2.jpg" alt="criaco_pietro2" title="criaco_pietro2" class="aligncenter size-full wp-image-167" height="170" width="215"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">Gli africoti odiano il mare. Inizia cosi il racconto di Corrado Stajano, intitolato per l’appunto Africo. Lo stesso mare che probabilmente Pietro Criaco, latitante fino all’alba di questa mattina, vedeva dalla mansarda all’ultimo piano di una palazzina in via Silvio Pellico. Una via piccolissima di Africo, posta al centro del rione Trieste e la strada Provinciale.  <span> </span>Lo hanno scovato li, in un’abitazione in uso alla famiglia Mollica, in una mansarda all’ultimo piano che gli stessi proprietari si sono rifiutati di aprire su esplicita richiesta degli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria e dei commissariati di Bovalino e Siderno. Quando gli uomini della Polizia di Stato hanno fatto irruzione sfondando la porta della mansarda rustica del’abitazione, hanno rintracciato Criaco ancora in pigiama che cercava di darsi alla fuga passando dal tetto. A quel punto la zona è stata illuminata a giorno e, braccato, Pietro Criaco non ha opposto resistenza.<span> </span>Era ricercato dal 1997, considerato uno dei più pericolosi killer in forza alla ndrangheta calabrese, ritenuto organico del clan Cordì di Locri.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><img class="aligncenter size-full wp-image-161" title="via-silvio-pellico-africo1" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2008/12/via-silvio-pellico-africo1.jpg" alt="via-silvio-pellico-africo1" height="446" width="500"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">Condannato nell’ambito del procedimento Primavera a 19 anni di carcere per il tentato omicidio Panetta e per associazione mafiosa. Era latitante dall’età di 26 anni. In questi 12 anni vissuti da primula rossa, la maggior parte li ha passati nella sua terra, nella sua Africo. Conosceva a menadito ogni anfratto dell’ Aspromonte e, sempre secondo gli inquirenti era abilissimo nella fuga. In conferenza stampa i commissari Rindone e Silipo, come del resto il capo della squadra mobile Renato Cortese hanno dipinto un soggetto particolarmente inserito nel contesto criminale della locride. <span> </span>Era il numero uno nella lista dei latitanti a cui la questura di Reggio dava la caccia. Tanto da formare un gruppo speciale per la ricerca con gli uomini dei commissariati di Bovalino e Siderno che, soprattutto negli ultimi tre mesi hanno perlustrato ogni zona della locride, hanno setacciato l’Aspromonte alla ricerca di Criaco.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">Neppure un anno fa suo fratello, l’avvocato Gioacchino Criaco ha dato alle stampe il romanzo “Anime Nere”, edito da Rubettino, in breve diventato un best seller. Il libro narrava la storia di un gruppo di criminali non organici alla ndrangheta, bensì cani sciolti che si davano alla macchia nelle stesse campagne dove gli uomini della polizia di stato hanno effettuato i rastrellamenti. Ironia della sorte oltre al fratello scrittore, Pietro Criaco, è stato scovato in via Silvio Pellico, che al di là di ogni ragionevole dubbio oltre ad essere scrittore pure lui, viene ricordato anche come colui che scrisse “Le mie prigioni”.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">Che la letteratura abbia portato sfiga a Pietro Criaco?</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">In ultimo un plauso va come hanno voluto ricordare il questore Giuffrè e il Procuratore Pignatone, a tutti gli uomini che hanno preso parte all’operazione, che hanno passato la notte di Natale a limare gli ultimi dettagli della retata <span> </span>di oggi. Una Questura che riesce a scovare in un solo mese latitanti del calibro di Pietro Criaco, o Giuseppe De Stefano, o Giuseppe Nirta, non può non ricevere apprezzamenti da ogni parte, anche se l’apprezzamento più grande dovrebbe dimostrarglielo la società cosiddetta civile. Perché ripulire la Calabria da criminali come Criaco, ridare speranza a una terra disperata, <span> </span>non ha prezzo.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:right;">An Mor</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arresto Giuseppe De Stefano, il video]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/11/arresto-giuseppe-de-stefano-il-video/</link>
<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 18:55:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/11/arresto-giuseppe-de-stefano-il-video/</guid>
<description><![CDATA[Ecco il video della conferenza stampa tenutasi in questura in occasione dell&#8217;arresto del latit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ecco il video della conferenza stampa tenutasi in questura in occasione dell&#8217;arresto del latitante Giuseppe De Stefano, e del momento dell&#8217;uscita dalla questura di Reggio Calabria.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/CQNj2isan8Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/CQNj2isan8Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato latitante Giuseppe De Stefano]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/10/arrestato-latitante-giuseppe-de-stefano/</link>
<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 17:52:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/10/arrestato-latitante-giuseppe-de-stefano/</guid>
<description><![CDATA[È lui. In questa foto segnaletica di chissà quale arresto che quasi non gli rende giustizia. Lui è G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;   &#60;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><img class="aligncenter size-full wp-image-141" title="2006329165042" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2008/12/2006329165042.jpg" alt="2006329165042" width="400" height="197" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><img class="aligncenter size-full wp-image-146" title="arrestodestefanocufari" src="http://antoniomorellionline.wordpress.com/files/2008/12/arrestodestefanocufari.jpg" alt="arrestodestefanocufari" width="280" height="187" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">È lui. In questa foto segnaletica di chissà quale arresto che quasi non gli rende giustizia. Lui è Giuseppe De Stefano. Latitante dal 2003. Reggente dell’omonimo clan che si è distinto nella lunga guerra di mafia che a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio dell’90 ha lasciato sul selciato oltre 700 morti. È lui che gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria, guidati da Renato Cortese, intorno all’ora di pranzo di oggi mercoledi 10 dicembre 2008 lo hanno scovato in una palazzina nuova, distinta, in via eremo condera. Da due anni lo cercavano con insistenza le forze dell’ordine. Avevano il sentore che seguendo quel tale, Giovanni Tavella, l’uomo che aveva nelle sue disponibilità l’appartamento in cui De Stefano è stato arrestato, sarebbero arrivati all&#8217;ultimo latitante di un certo peso del cartello destefaniano.  Da molti anni usava quell’appartamento in via eremo condera. Con particolare frequenza nei periodi estivi o nel periodo delle feste natalizie. Si ricongiungeva con la moglie e con i suoi 2 figli, avuti entrambi in latitanza e sui quali non possedeva più la patria potestà. Al sesto piano di quella palazzina di via eremo condera c’erano anche loro. Alla porta quando gli agenti della catturandi hanno bussato si è presentato lui stesso. “ Sono io, con me c’è la mia famiglia, e in casa non ci sono armi”. Con queste parole ha accolto gli uomini della questura reggina. Non ha opposto resistenza ci ha tenuto a dire Renato Cortese. Su di lui pendono 2 condanne definitive per complessivi 28 anni di carcere per traffico di sostanze stupefacenti e per associazione mafiosa. Entrambe passate in giudicato. Altri 30 anni gli sono stati inflitti in primo grado dalla corte d’assise di Reggio Calabria per l’omicidio Spinelli. Oggi, all’uscita della questura cittadina, si è presentato come un uomo distinto,<span> </span>con i suoi 39 anni, in giacca e dolcevita e con cappotto  a coprire le manette. Non avendo saputo chi fosse, o non avendo mai visto la foto sul sito del ministero dell’interno, nessuno avrebbe mai potuto neppure ipotizzare che quello fosse un boss, il reggente di una delle cosche più potenti della ndrangheta calabrese, reggina in particolar modo. Anche lui è stato assicurato alla giustizia, e nonostante l’atteggiamento sprezzante, tenuto verso i giornalisti al momento di essere accompagnato in una località di detenzione segreta, forse, dietro quel “Ciao belli” pronunciato verso <span> </span>cronisti,<span> </span>fotografi e fotoreporter, pronunciato in quei termini e in quel contesto, li dietro, forse, si celava la consapevolezza di un uomo ancora giovane, che per un solo momento avrà pure dovuto accorgersi che con quelle manette ai polsi, per lui finiva tutto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;" align="right"><em>An.Mor</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato Giuseppe Nirta, latitante. Il Video.]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/11/25/arrestato-giuseppe-nirta-latitante-il-video/</link>
<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 18:12:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/11/25/arrestato-giuseppe-nirta-latitante-il-video/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1R8Mf77FemE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1R8Mf77FemE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Reggio Calabria: La Cimice, Il Corvo e La Talpa.]]></title>
<link>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/09/04/reggio-calabria-la-cimice-il-corvo-e-la-talpa/</link>
<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 16:38:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomorelli85</dc:creator>
<guid>http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/09/04/reggio-calabria-la-cimice-il-corvo-e-la-talpa/</guid>
<description><![CDATA[«L&#8217;obiettivo non era spiare le mie indagini ma spiare il sottoscritto, trovare una frase, uno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:130%;font-family:times new roman;">«L&#8217;obiettivo non era spiare le mie indagini ma spiare il sottoscritto, trovare una frase, uno spunto per cercare di delegittimarmi. Ma potevano ascoltare quanto volevano, di modi per fottermi non ne troveranno mai». Reagisce cosi Nicola Gratteri, alla notizia della microspia trovata a seguito di un blitz dei ROS, in uno stanzino in uso proprio a Gratteri. Microspia ritrovata in mezzo a dei faldoni di carte cosi vecchie che non vengono mai controllate, spostate o toccate. Una portata di non oltre 20 metri, la distanza di uno sputo tra un corridoio e l&#8217;altro del centro direzionale. Chi ha avuto modo di entrare nei locali del cedir, non per forza in quelli che ospitano la procura, può tranquillamente nortare come ogni corridoio per piano è doppiato. Ovvero per recuperare box per ogni piano, si sono fatti 2 corridoi uguali, uno dirimpettaio dell&#8217;altro, separati da una fila di uffici. Non accade tutti i giorni che si spii un pubblico ministero nel suo ufficio. Che si seguano da vicino le sue mosse investigative. Che si anticipino le sue iniziative. Che magari le si vanifichi con accorte fughe di notizie. Non accade tutti i giorni che si sospetti che lo &#8220;spione&#8221; sia un magistrato della stessa procura della Repubblica. O un ufficiale di polizia giudiziaria. certo non tutti hanno libero accesso al sesto piano della torre</span><br />
<span style="font-size:130%;font-family:times new roman;">che ospita gli uffici della procura.</span><span style="font-size:130%;"><span style="font-family:times new roman;">Mancavano, poi, le lettere anonime che spargono accuse a tutti e tutto: compreso Gratteri, accusato dal «Corvo» di fare i soldi con il business delle intercettazioni, di essere legato da rapporti oscuri alle società che eseguono il lavoro per conto della Procura. Il &#8220;Corvo&#8221; definisce la procura reggina un </span><span style="font-style:italic;font-family:times new roman;">letamaio, il peggior centro di potere deviato. </span><span style="font-family:times new roman;">Gli atti intanto sono giunti nella mattinata di oggi a Catanzaro, alla procura competente per le indagini. </span><span style="font-family:times new roman;">La cosa che , a modesto parere di chi scrive, risulta ancor peggiore del tantativo di spiare il lavoro della direzione distrettuale antimafia, o della presenza di una talpa all&#8217;interno di quella che più che una procura sembra uno zoo, è il processo di </span><span style="font-style:italic;font-family:times new roman;">NORMALIZZAZIONE</span><span style="font-family:times new roman;"> , che si crea attorno ad avvenimenti di questo tipo. Cosa c&#8217;è di strano se una microspia piazzata in un punto strategico , origlia , (non si sa cosa, non si sa per conto di chi) le conversazioni di un pm antimafia con i suoi più stretti collaboratori. Cosa c&#8217;è di strano nell&#8217;arresto di un paio di consiglieri regionali accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, o di scambio elettorale politico mafioso, (articolo 416/bis e 416/ter del codice penale). Cosa c&#8217;è di strano se ormai da almeno 6 forse anche 7 anni, non passa notte che qualche virtuoso della benzina appicchi fuoco ad autovetture, o esercizi commerciali. Cosa c&#8217;è di strano se nottetempo altri virtuosi esplodono colpi di fucile le attività commerciali restie a pagare il pizzo. C&#8217;è di strano che la colpa è anche nostra, forse in parte maggiore di quanto non ammettiamo. E&#8217; colpa nostra perchè non ci indignamo quando una cimice viene trovata in un ufficio della procura. E&#8217; colpa nostra che non muoviamo un solo granello di sabbia in un deserto che, zeppo di cose sbagliate, toglie la voglia perfino di ribellarsi. Solo l&#8217;indignazione, può produrre la rabbia di chi vuole ribellarsi. Ma se non ci si indigna, se non ci si incazza, se non si prova vergogna per il fatto che la propria città, il futuro di un posto meraviglioso come Reggio Calabria si trovi nelle mani di un gruppo di cartelli <span style="font-style:italic;font-weight:bold;">criminali-politici</span>, tanto vale gettare la spugna, e abbandonare il match. Oppure, si può lottare, ognuno con i propri mezzi, nelle proprie possibilità, per riprenderci quello che dovrebbe essere nostro di diritto. Una città, appartiene non solo a chi la vive, ma a chi la difende, a chi la cura, a chi lotta per essa. Ribellarsi per liberarsi. Prima che sia troppo tardi.</span></span></p>
<p>Pubblicato nel mese di aprile del 2008 su http://antoniomorelli.blogspot.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA['NDRANGHETA:Arresti a Gioia Tauro. Ancora una volta collusioni mafia-politica]]></title>
<link>http://gdzito.wordpress.com/2008/07/23/ndranghetaarresti-a-gioia-tauro-ancora-una-volta-collusioni-mafia-politica/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 13:13:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>gdzito</dc:creator>
<guid>http://gdzito.wordpress.com/2008/07/23/ndranghetaarresti-a-gioia-tauro-ancora-una-volta-collusioni-mafia-politica/</guid>
<description><![CDATA[Il post precedente a questo l&#8217;ho scritto per ricordare Falcone e Borsellino, e ho riportato un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il post precedente a questo l&#8217;ho scritto per ricordare Falcone e Borsellino, e ho riportato un articolo di Caselli sul 41-bis&#8230;Ieri le manette sono finite ai polsi di esponenti dei Piromalli &#8211; Molè di Gioia Tauro, tra questi c&#8217;è Aldo Micciché, si proprio lui, ve lo ricordate?</p>
<p><em>Dal sito <strong>www.ansa.it</strong></em> :</p>
<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Le teste pensanti delle cosche Piromalli e Molé di Gioia Tauro, le più potenti della &#8216;ndrangheta, sono state decapitate da un&#8217;operazione coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato al fermo di 21 persone tra presunti affiliati, imprenditori e professionisti accusate di associazione mafiosa.</p>
<p>Nel provvedimento di oltre 1026 pagine, firmato dal procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, e dai suoi sostituti Boemi, Di Palma, Pennisi, Prestipino, e Miranda, c&#8217;é praticamente tutta la storia delle due famiglie una volta strettamente legate, anche per vincoli di parentela, ma che gli affari milionari del porto di Gioia Tauro hanno portato, negli ultimi mesi, a dividersi ed entrare in contrasto negli ultimi mesi.</p>
<p>L&#8217;accelerata all&#8217;inchiesta, iniziata oltre un anno fa, è stata data per il pericolo che l&#8217;omicidio del boss Rocco Molé, ucciso il primo febbraio scorso, potesse aprire una stagione di sangue nella piana di Gioia Tauro. I fermi sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dai Ros dei carabinieri tra la Calabria, Roma e Milano.</p>
<p>Nell&#8217;elenco delle persone fermate figura anche il nome di Aldo Micciché, un faccendiere originario di Marapoti, un centro poco distante da Gioia Tauro, in passato (negli anni &#8216;80) dirigente della Democrazia cristiana.</p>
<p>Da anni si e&#8217; rifugiato in Venezuela ed è al centro di una inchiesta della Dda reggina, che nasce da quella che ha portato ai fermi, su presunti brogli degli italiani all&#8217;estero alle ultime elezioni. Brogli che, secondo l&#8217;accusa, avrebbero dovuto portare ad un&#8217;attenuazione del regime detentivo del 41 bis che Micciché avrebbe cercato di ottenere mettendosi in contatto con il senatore Marcello Dell&#8217;Utri. Alcune telefonate sono riportate nel provvedimento di fermo dei magistrati della Dda di Reggio Calabria di 1.026 pagine.</p>
<p><strong>PM, REFERENTE BOSS CONTATTO&#8217; MASTELLA</strong> &#8211; La cosca Piromalli, per risolvere il problema del regime detentivo del 41 bis, era arrivata a &#8220;contattare vertici dello Stato nella sua espressione riguardante la organizzazione della giustizia&#8221;. Lo scrivono i magistrati nel provvedimento di fermo riferendosi ad alcune intercettazioni di Aldo Micciché in cui parla dell&#8217;ex ministro Clemente Mastella.</p>
<p>Parlando con Antonio Piromalli, figlio del boss Giuseppe, Micciché, nell&#8217;ottobre scorso, riferisce di un colloquio avuto con una persona che, spiega, ha dato disposizioni ad altre persone di cui fa il nome e aggiunge di averli già contattati.</p>
<p>Gli investigatori hanno identificato i nomi in due componenti la segreteria al Ministero di Mastella e di un esponente del movimento giovanile dell&#8217;Udeur. Successivamente gli investigatori hanno intercettato una telefonata fatta da Mastella a Micciché dopo che quest&#8217;ultimo aveva tentato invano di contattare il ministro.</p>
<p>&#8220;Va detto &#8211; hanno scritto i magistrati &#8211; che la conversazione non affrontava alcun tema specifico e anzi Mastella si affrettava ad interromperla dopo aver compreso l&#8217;identità del suo interlocutore che gli parlava di possibili appoggi elettorali&#8221;. &#8220;Poiché &#8211; proseguono i magistrati &#8211; sia Piromalli che Micciché erano consci delle difficoltà dovute al particolare momento in cui si viveva e che limitava obbiettivamente l&#8217;ambito di operatività dei loro referenti, nonostante tutta la buona volontà degli stessi, già pensava Micciché ad ulteriori vie per la soluzione del problema&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ho l&#8217;impressione però &#8211; dice Micciché nel colloquio &#8211; che non si riesce a manovrare bene. Qua dovremo forse a mio avviso fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia&#8221;. Ovvero, secondo i magistrati alla &#8220;Massoneria&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
