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	<title>graffetta &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/graffetta/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "graffetta"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:00:25 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[se l'abbondanza non è ingombrante]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/11/24/se-labbondanza-non-e-ingombrante/</link>
<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 22:24:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
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<description><![CDATA[post it tredici graffetta non sopportava le cose ingombranti, in generale. qualsiasi cosa avesse det]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/11/b000h8rwce01_ss500_sclzzzzzzz_v48016520_.jpg"><img class="size-full wp-image-375 aligncenter" title="third-soft machine" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/11/b000h8rwce01_ss500_sclzzzzzzz_v48016520_.jpg" alt="third-soft machine" width="316" height="316" /></a></p>
<p>post it tredici</p>
<p>graffetta non sopportava le cose ingombranti, in generale. qualsiasi cosa avesse dettagli accessori in esubero, come i tanti aggettivi qui usati, era da cancellare. come le cosce d&#8217;agnello con zenzero-melecotogne-miele (gnam gnam), o come le mise rococò a base 3 della signora Remis. Ogni suo accessorio era ripetuto almeno 3 volte, o 9, o 27, a seconda delle percosìdire &#8220;necessità&#8221;. Portava una collana con 3 pendagli uguali o variazioni su tema; portava le calze con almeno 27 pois per gamba; portava scarpe con almeno 9cm di tacco e quando si metteva la gonna con le frange, beh, la somma delle frange doveva fare un numero a base 3. graffetta sognava di fare shopping con lei (nel camerino a contare i dettagli dei capi). tuttavia, non avendo accesso ai suoi deliri fashionisti, Graffetta aveva il controllo sulle sue esplorazioni musicali.<br />
Basta dire che dalla sua canzone manifesto <a href="http://it.youtube.com/watch?v=zwpjBxDzqr0" target="_blank">&#8220;il triangolo&#8221;</a> di Renato Zero era riuscita ad approdare sulle note di <a href="http://www.ondarock.it/pietremiliari/softmachine_third.htm" target="_blank">Third </a>dei Soft Machine. Se Graffetta non avesse siglato il traguardo, non ci avrebbe mai creduto. Sarebbe interessante raccontare tutto il tragitto musicale che l&#8217;ha portata fino a lì, ma andremmo fuori tema: si parlava di cose ingombranti. Tuttavia, è un rischio che corriamo volentieri.</p>
<p><!--more-->Il succo della notizia è: la signora Remis era entrata in bottega da sorcina e ne era uscita, dopo <em>3 elevato alla n</em> ascolti, da fan n.1 di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=B6T9qp9XbRY" target="_blank">Robert Wyatt</a> e dei Soft Machine o Matching Mole, o chi per loro fece e produsse quell&#8217;album che risponde alla traduzione italiana di &#8220;terzo&#8221;.<br />
Nel mezzo c&#8217;erano pure quelle 3 parole famose, quelle &#8220;<a href="http://it.youtube.com/watch?v=hSdpuU_QPVs" target="_blank">tre parole</a>&#8221; che riempiono tutto il testo di sole cuore e amore di una canzone pop che andava qualche anno fa. Rispetto ad oggi sono passati diversi anni da quando abbiamo iniziato il tour, e infatti graffetta, in quei giorni, cambiava stazione radiofonica ogni volta che sentiva quelle 3 parole. L&#8217;unica volta che l&#8217;ascoltò per intero fu con la stessa signora Remis, pensando che, magari, potesse piacerle. Invece no. Reazione da cui Graffetta si sentiva notevolmente sollevata. Pensò bene di tradurre tale sollievo in uno stimolo nazional-indipendente come può essere l&#8217;ascolto dei <a href="http://it.youtube.com/watch?v=l0cUBfaz7xM" target="_blank">&#8220;tre allegri ragazzi morti</a>&#8220;. Le facce mascherate e le voci sguaiate, dubbi, incomprensioni, em, la signora Remis esitava: aveva chiaramente bisogno d&#8217;altro. Nonostante dei Tre Allegri Ragazzi Morti apprezzasse l&#8217;ironia, non vi trovava conforto. Graffetta pensò di rimanere in terra nazional-indipendente, ma contaminata da inglesismi: &#8220;<a href="http://www.myspace.com/threeinonegentlemansuit" target="_blank">three in one gentlemen suit</a>&#8220;. arroganza, distorsioni, accenni di prog: questi erano i dettagli più amati dalla signora Remis. potevamo intuirlo, il prog. ma non quello dei Van der Graaf o dei Jethro Tull. Un giorno Graffetta pensò di voler osare, e lo fece: le propose Third Eye dei Tool (Ænima) e i Nine Inch Nails di Downward Spiral. L&#8217;amica Remis apprezzò lo sforzo di continuare il gioco a base 3, ma declinò gentilmente la cattiveria sonora. &#8220;Ho una vita sessuale attiva&#8221;, disse. Con questo non intendeva dire che i Tool e i Nine Inch Nails fossero musica per pervertiti, ma che era musica talmente potente da sublimare l&#8217;esigenza del sesso con un ascolto partecipato e assorto. Il tour proseguì con due perle in antitesi. La prima è di oggi, del 2008, e si chiama Third, dei <a href="http://www.portishead.co.uk/news.php" target="_blank">Portishead</a>. La seconda risale al 1967 e porta il nome di &#8220;<a href="http://www.scaruffi.com/vol2/thirdear.html" target="_blank">Third Ear band</a>&#8220;, nell&#8217;Inghilterra dell&#8217;UFO Club. Nessuna delle due coincise con quella giusta, ma i commenti dell&#8217;amica Remis condussero Graffetta alla soluzione dell&#8217;Enigma (senza essere gli Enigma).<br />
Era Third, dei Soft Machine, sintesi decisiva fra necessità e accessorietà.<br />
un disco fra tantissimi che diventa accessorio necessario alla boutique casalinga della signora Remis.<br />
Di lì a poco, tutti i &#8220;terzi&#8221; album di grandi band quali the velvet underground, the cream, the police, the rolling stones, e alcuni altri, andarono a colmare le sue esigenze di &#8220;terzitudine&#8221; con una sufficiente e deliziosa abbondanza, non ingombrante.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[paeseggiare su nubi nebulose]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/11/10/paeseggiare-su-nubi-nebulose/</link>
<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 00:08:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/11/10/paeseggiare-su-nubi-nebulose/</guid>
<description><![CDATA[post it dodici l&#8217;inverno era la stagione preferita di graffetta. l&#8217;inverno copriva le su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-full wp-image-359" title="neu2" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/11/neu2.jpg" alt="neu2" width="280" height="276" /></p>
<p>post it dodici</p>
<p>l&#8217;inverno era la stagione preferita di graffetta. l&#8217;inverno copriva le sue ossa sporgenti, l&#8217;inverno mascherava i paesaggi, l&#8217;inverno deformava gli umori. &#8220;in inverno&#8221; &#8211; pensava graffetta &#8211; &#8220;tutti giustificano la depressione e la stitichezza di emozioni con il brutto tempo&#8221;. seguendo il ragionamento, graffetta riteneva opportuno tenere in sordina la sua evidente preferenza per la stagione invernale per salvaguardarne la purezza che ne seguiva. un atteggiamento positivo verso l&#8217;inverno è socialmente controverso. sono la primavera e l&#8217;estate a fare da padrone sui gusti degli esseri umani. si sta meglio, c&#8217;è il sole, c&#8217;è caldo, ci sono i fiori, le passeggiate all&#8217;aperto. si sta peggio, si è accecati e storditi, si suda, le rose hanno le spine, le passeggiate annoiano.</p>
<p>graffetta amava il paesaggio alterato e camuffato, che fosse di leggera brezza mattutina, che fosse di pioggia violenta, che fosse di neve, che fosse di nebbia. quest&#8217;ultima raggiungeva gli effetti più deturpanti: la nebbia, the fog, 3 lettere come tre e come Neu. La nebbia era come la base ritmica dei Neu!, ripetitiva e monotona, che, se si stende o se si guarda in orizzontale, si fa presto a vederci un tappeto grigio. In modo diverso, anche un tappeto di violini che tiene note lunghe ha un carattere nebbioso, o nebuloso che sia. seppur più primaverile e violaceo. In modo ancora diverso, anche il muro del suono di phil spector aveva alcune sembianze <em>nebulosiche</em>, sebbene più vicine all&#8217;afa d&#8217;agosto. Le nubi nebulose di graffetta invece erano del tutto invernali &#8211; o tardoautunnali &#8211; e giocavano a distendersi su tutto ciò che trovavano a portata di mano: si stendono sulla strada provinciale così come sulle cime dei pini marittimi, sui tetti delle case ma anche sulle punte dei fili d&#8217;erba di ogni giardino. la nebbia. allora graffetta prendeva la macchina e guidava per non più di 500m di raggio. scopo: trovare paesaggi ben ricoperti nel raggio di 500m. scopo alla seconda: ridisegnare i contorni del paesaggio. graffetta posteggiava la <a href="http://www.daihatsu.it/it/products/designTrevis.aspx?idmaster=3206">Trevis,</a> alzava il riscaldamento nell&#8217;abitacolo e attraverso il vetro osservava &#8211; pallida e assorta &#8211; ciò che si dava ai suoi occhi: una grey anatomy, un&#8217;anatomia grigia e confusa, brevissime sorgenti di vita, scaglie di profili, tranci di oggetti penzolanti. Graffetta iniziava a disegnare un paesaggio conforme alle sue immaginazioni, dove si salta sulle pareti di mattone e ci si arrampica sulle nubi con casco luminoso, scarponcini e piccone.</p>
<p>Fatto di pennarello e disegnato sul vetro, il paesaggio di graffetta nasceva sulla nebbia, proprio come il paesaggio disegnato dai Neu era fatto di chitarre e tastiere, emerse da un paesaggio ritmico, profondo, torbido, e pure mantrico.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la pioggia acquerello]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/23/la-pioggia-acquerello/</link>
<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 17:24:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/23/la-pioggia-acquerello/</guid>
<description><![CDATA[post it undici. Un giorno Graffetta si colorò di pioggia. Aveva una voglia terribile di mare, di odo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-356" title="luig-itenco_10473" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/luig-itenco_10473.jpg?w=300" alt="" width="300" height="243" /></p>
<p>post it undici.</p>
<p>Un giorno Graffetta si colorò di pioggia. Aveva una voglia terribile di mare, di odori autunnali, e di quadri romantici, dove la natura subordina l’uomo.<br />
Se il mare era una meta impossibile, Graffetta sfruttò la pioggerellina per colorarsi di acquerelli.<br />
Era un giorno buio, con quelle gocce spesse che si appiccicano non-so-come alle ossa. Il corpicino di Graffetta ne risentiva fino alle sopracciglia che, pure loro infastidite, assumevano forme sconcertanti. Lunghe e indisciplinate, quel giorno si erano incollate alla fronte formando umidi pois pelosi, che lei aveva colorato di ombretto azzurro pastello. Alcuni riccioli di capelli erano stati incatenati da una rosa purpurea appassita e rifiorita sotto la pioggia. Sui lunghi guanti panna di cotone aveva disegnato una spiaggia di ombrelloni con un pennarello verde menta. Sotto la pioggia, una mareggiata colpì la spiaggia.<br />
Così conciata, e così felice di colorarsi di pioggia, Graffetta andò al lavoro. Intravide Fra lungo la strada, lei, inzuppata, gli andò incontro e lui, meditabondo, non si accorse di lei. Lei, infuriata, gli corse dietro e lo fermò. Lui, meditabondo, la schivò e imbucò un vicolo stretto. Lei, delusa, lo stette a guardare allontanarsi. Lui, meditabondo, mai si voltò. Lei, colorata di pioggia, corse al lavoro, e si mise ad urlare &#8211; nel negozio ancora chiuso &#8211; tutto il  Luigi Tenco che sapeva di mare, di pioggia e di dolore.</p>
<p><em>&#8220;Se sapessi come fai<br />
a fregartene così di me<br />
se potessi farlo anch&#8217;io<br />
ogni volta che tu giochi col nostro addio<br />
&#8230;Vorrei che per me un giorno solo<br />
le parti si potessero invertire<br />
quel giorno ti farei soffrire<br />
come adesso soffro io&#8221;</em></p>
<p><a href="http://it.youtube.com/watch?v=kpxGENMyYqM" target="_blank">Se sapessi come fai</a>, Luigi Tenco, Tenco, 1966</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[When she started to Release the Stars. ]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/21/when-she-started-to-release-the-stars/</link>
<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 19:44:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/21/when-she-started-to-release-the-stars/</guid>
<description><![CDATA[post it ten. Graffetta didn’t know well how to deal with death. Since she was a child she had refuse]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-350 aligncenter" title="rufus_releasethestars" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/rufus_releasethestars.jpg?w=300" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>post it ten.<br />
Graffetta didn’t know well how to deal with death. Since she was a child she had<br />
refused to hear stories about people’s death. Even if it happened to her family.<br />
Every time a moody-somebody was about to tell her “oh&#8230; you know, this person just<br />
d&#8230;”, well, Graffetta’s pointing ﬁngers would suddenly reach the ears to stop the<br />
words &#38; not let them in. She would then quickly walk away, nesting in her head-<br />
phones. After years of disapproval and no-understanding from her parents and<br />
relatives, they stopped caring, cutting her off with a “she is strange”. The fact is<br />
that she is nothing but strange (by the way: what is strange? If she couldn’t ﬁt her<br />
family’s social categories, she was blowing up their cultural frames, cool, hu?!).</p>
<p><!--more-->In any case, her behavior was the exaggerated visible sign of her inner research.<br />
Since she cropped the Santa Claus myth at the age of 6, she has been looking for<br />
a death-frame, a thesis that would convince her with supportive arguments “this is<br />
what death is about”. Due to her own fear of death, she wanted to ﬁnd some<br />
knowledge to lift some pressure off the topic. Finally she found it. While listening to<br />
Rufus Wainwright’s “Release the Stars”.<br />
Basically, she was trying to ﬁgure out her personal opinion on life and death, on<br />
boundaries, on limitations along big changes of existence. She was looking for a<br />
frame. Well, Rufus &#8211; Loudon’s son and Martha’s brother &#8211; gave her a framed blank<br />
canvas to paint her ideas on “how-death-looks-like”. That was exactly what she<br />
was looking for, and that was the canvas she was supposed to paint.</p>
<p>What she portrayed was a pleasurable blend of a straight and comforting voice, lots of cheer-<br />
ful melodies with a dramatic ﬂair, a classic orchestra and a choir, and short songs<br />
as our hopefully-happy-ending tragedies. Death is never a happy-end. But maybe<br />
a hopeful tragedy? Rufus’s music was somehow able to relieve Graffetta’s cloudy<br />
pain and whisper “it is not that bad”.<br />
She was fast pursued, encouraging herself &#8220;releasing the stars&#8221;, by the idea that<br />
death could also be seen on its unknown dark-whatever-bright side. Death as a<br />
starting point for something else, for jumping on another more exciting boat, for<br />
grasping a new chance and listening to new kinds of music, for growing the<br />
amount of knowledge and for keeping on being something-like-Graffetta.<br />
She, then, started taking part to some funerals and she found healing screaming<br />
out loud “release your stars, see you next time”. Again, she looked strange;<br />
though, nobody ever asked her why, so far.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Rivincita dei Numeri Secondi ]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/14/la-rivincita-dei-numeri-secondi/</link>
<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 16:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/14/la-rivincita-dei-numeri-secondi/</guid>
<description><![CDATA[post it nove. Ancora. In pochi la capivano, ma quei pochi capivano i numerosi perché. Durante i pran]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-340 aligncenter" title="pere-ubu-dub-housing" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/pere-ubu-dub-housing.jpg?w=284" alt="" width="254" height="270" /></p>
<p>post it nove.</p>
<p>Ancora. In pochi la capivano, ma quei pochi capivano i numerosi perché. Durante i pranzi a più di una portata, Graffetta mangiava prima il Secondo e poi il Primo. Prima la tagliata all&#8217;aceto balsamico e poi i tortelli burro e salvia. Prima il branzino a vapore, e poi gli spaghetti con le vongole. A meno ché non ci vogliamo perdere in culinaria, c&#8217;è poc&#8217;altro da aggiungere ai fatti.</p>
<p><!--more-->I motivi di Graffetta non hanno niente a che fare con la salute, con le allergie alimentari, con la disobbiedienza, con la stravaganza, con la cocciutaggine.<br />
In generale, questa sua mania ha qualcosa a che vedere con la sintassi delle cose, con l&#8217;ordine temporale in cui esse sono disposte, esposte e trasfigurate.<br />
Più in particolare, la primarietà dei Secondi di Graffetta deriva da un&#8217;esigenza sua personale di rendere omaggio ai quei poveri Numeri Secondi che esistono, devono pur esistere, pensa lei, ma che tutti <a href="http://lasiepe.files.wordpress.com/2008/10/playmobil.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-341" title="playmobil" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/playmobil.jpg?w=300" alt="" width="300" height="205" /></a>inconsolabilmente ignorano.<br />
Se ci sono i numeri primi, e se per di più ne consacrano la Primarietà con <a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880457702&#38;autoreUUID=dfee1c6c-d8bb-11dc-99dd-df1bad98fe65" target="_blank">un libro</a> sulla loro solitudine,<br />
&#8220;avete mai pensato&#8221; &#8211; rilancia Graffetta &#8211; &#8220;alla frustrazione perenne vissuta dai Numeri Secondi?&#8221;.</p>
<p>Sono come tutti piccoli Playmobil con il capello a caschetto e l&#8217;aria inebetita e imbalsamata.</p>
<p>Sono talmente tanti i Secondi, che non ce ne rendiamo pure conto. Ci sono Secondi sparsi ovunque, sui marciapiedi, appesi alle pareti, nelle scatole dei giochi, nella musica.<br />
L&#8217;azione controcorrente di Graffetta &#8211; di cenare o pranzare a partire da un Secondo &#8211; segue quei piccoli sguardi di premura già attivati nei confronti dei Numeri Secondi, che sono, per esempio, la Sindrome dell&#8217;Eterno Secondo, e la lancetta dei Secondi.<br />
E mentre Graffetta si gode la sua bella tagliata di manzo con i pinoli, la rucola, i pomodorini e l&#8217;aceto balsamico, pensa di urlare a squarciagola &#8220;I Will Wait!&#8221; (fino a che i secondi saranno i primi), la breve passeggiata militare sgangherata e ribelle dei <a href="http://www.scaruffi.com/vol4/pereubu.html" target="_blank">Pere Ubu</a>.</p>
<p>(credits: grazie ad andrea per aver lanciato la conversazione surreale)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[another hide-and-seek game ]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/12/the-hiding-game/</link>
<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 19:56:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/10/12/the-hiding-game/</guid>
<description><![CDATA[post it eight. Graffetta couldn&#8217;t take that jingle out of her head. It sounded first as a scar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-333" title="battiato_pollution_front" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/battiato_pollution_front.jpg?w=300" alt="" width="240" height="236" /></div>
<div>post it eight.</div>
<div>Graffetta couldn&#8217;t take that jingle out of her head. It sounded first as a scary children lullaby, then it resounded as a high-class austrian waltz introduced by noble-tone lyrics. After a while she discovered what the sound looked like: it was like the ominous admonishment &#8220;I want you&#8221; of that strange big-hat magician populating old american US Army posters.</div>
<div><!--more--></div>
<div><img class="size-full wp-image-332 alignleft" title="1099858i-want-you-for-the-u-s-army-c-1917-posters" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/10/1099858i-want-you-for-the-u-s-army-c-1917-posters.jpg" alt="" width="202" height="270" /></div>
<div>
<div>uh, scary. Today, when she woke up with this jingle in mind, she felt paralised, even for a second. &#8220;what the hell is going to happen today?&#8221;,&#8221;Actually&#8230; nothing, as everyday&#8221; &#8211; her Bside answered.</div>
<div>Unsurprisingly though, those lyrics were slowly sorting out some sort of effects on her, sticking on her skin&#8230; [this sentence may require to open a brackett: (the fact that I'm stressing the "s" and the word "sort", is made on purpose, for giving a factual idea of how blurry thoughts and expectations on her future can be.)]</div>
<div>While she was on her way to the shop, she was trying to forget about the lyrics,  hiding them under the pavement made of squares she was walking on. Metaphorically, that&#8217;s clear. The city centre of her town is covered by these big squared tiles (like those b/w you can find in post-middle age churches): each of them was the hidden space for each word of the lyrics, articles and conjunctions included. A total of 48 &#8211; she counted &#8211; was the number of tiles she needed to point on the way, and to randomly hide the words, with her eyes shut.</div>
<div>Graffetta needed three days for completing the abandon.</div>
<div>She immediately felt much more releived, as if she had escaped from the threatening eye of the US Army call.</div>
<div>It was happening, though, from time to time, that walking on those hiding tiles meant hearing a word, followed by another the day after, and preceded by few more in the previous weeks.</div>
<div>The words were corrisponding to tiles numbers 23 to 41.</div>
<div>
<div>
<div style="text-align:center;"><em>Il silenzio del rumore</em></div>
<div style="text-align:center;"><em> delle valvole a pressione<br />
i cilindri del calore<br />
serbatoi di produzione&#8230;<br />
Anche il tuo spazio è su misura.<br />
Non hai forza per tentare<br />
di cambiare il tuo avvenire<br />
per paura di scoprire<br />
libertà che non vuoi avere&#8230;<br />
Ti sei mai chiesto<br />
quale funzione hai?</em></div>
</div>
</div>
</div>
<p style="text-align:left;">(rough translation: &#8220;you are not brave enough to start changing your future, because you are scared of finding freedom that you don&#8217;t want to get&#8221;)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La soluzione è il baratto?]]></title>
<link>http://maviserra.wordpress.com/2008/10/07/la-soluzione-e-il-baratto/</link>
<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 16:57:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mavi</dc:creator>
<guid>http://maviserra.wordpress.com/2008/10/07/la-soluzione-e-il-baratto/</guid>
<description><![CDATA[Mi avete dato per dispersa, lo so. Però ci sono, sono solo molto impegnata: questi 25 anni appena co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://maviserra.files.wordpress.com/2008/10/p11107152.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://maviserra.files.wordpress.com/2008/10/one-red-paper-clip.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-672" title="one-red-paper-clip" src="http://maviserra.wordpress.com/files/2008/10/one-red-paper-clip.jpg" alt="" width="414" height="200" /></a></p>
<p style="text-align:center;">Mi avete dato per dispersa, lo so.</p>
<p>Però ci sono, sono solo molto impegnata: questi 25 anni appena compiuti mi hanno portato un carico di responsabilità non indifferente e per me, che sono una Peter Pan dei giorni nostri, non è certo semplice far fronte alle tante cose che si sovrappongono.</p>
<p>Però non è assolutamente giusto che a risentirne di più sia proprio Punto e a Capo! Mi sorprende anzi che nonostante la mia latitanza le visite sono tante così come i commenti, insomma&#8230; non dimenticatemi, la mia vis comica &#38; polemica non è svanita, semplicemente non riesco a trovare il tempo per metterla nero su bianco, qui.</p>
<p>La notizia più importante delle ultime settimane comunque è senz&#8217;altro quella del <strong><a href="http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_07/accordo_ue_crisi_fondi_banche_0b01d98a-946c-11dd-a0d8-00144f02aabc.shtml" target="_blank">crollo delle banche</a></strong>, secondo me. Il Papa ha preso spunto per dire &#8220;vedete, i soldi non sono nulla&#8221; appena <em>meno te l&#8217;aspetti, PUFF svaniscono.<!--more--> </em></p>
<p>E devo dire che mi trovo d&#8217;accordo: queste Borse io non le ho mai capite. Titoli che scendono e salgono anche solo per un pettegolezzo, un sentito dire, soldoni che diventano spiccioli in poche ore. Ma com&#8217;è possibile?</p>
<p>Se Ratzinger che ha concluso dicendo che le &#8220;cose materiali non hanno importanza&#8221;, io invece penso che sia a quelle materiali, le sane vecchie cose, che dobbiamo far riferimento, piuttosto che a Titoli che in poco tempo hanno lo stesso valore di quello di un libro che nessuno ricorda.</p>
<p>Quindi direi che sarebbe bene tornare alle cose materiali e agli antichi metodi di commercio, anche. Per esempio il caro, vecchio <strong>Baratto</strong>. Una volta ho letto che un signore (credo Americano, come sempre) è riuscito, <a href="http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/esteri/baratto-graffetta-casa/baratto-graffetta-casa/baratto-graffetta-casa.html" target="_blank">attraverso il baratto, a comprarsi una casa partendo da un&#8217;anonima graffetta</a>.</p>
<p>Vediamo un po&#8217; cosa ho io&#8230; Gatti, solo gatti. Meglio cercare le graffette&#8230; (Perà Eddie è bello e affascinante e la mia nuova digitale è grandiosa, che dite?)</p>
<p><a href="http://maviserra.files.wordpress.com/2008/10/p11107152.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-670" title="p11107152" src="http://maviserra.wordpress.com/files/2008/10/p11107152.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>P.s. Non c&#8217;entra nulla, ma dato che ci sono lo dico: a me Luxuria piaceva ma vi pare che non abbia saputo la data del crollo del muro di Berlino? (Per gli altri non mi stupisco) boh! </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Imation Atom pen drive a 8GB]]></title>
<link>http://orvblog.wordpress.com/2008/07/29/imation-atom-pen-drive-a-8gb/</link>
<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 12:58:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>orvblog</dc:creator>
<guid>http://orvblog.wordpress.com/2008/07/29/imation-atom-pen-drive-a-8gb/</guid>
<description><![CDATA[Imation Atom Flash Drive è una pendrive cona 8 Gigabyte di capacità di memorizzazione, pur mantenend]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img style="border:0 none;float:left;padding-left:5px;padding-right:5px;" src="http://www.ictblog.it/uploads/imation-atom-8-giga.jpg" alt="" width="270" height="270" /><a href="http://www.ictblog.it/index.php?/archives/3634-Atom-Flash-Drive.-Tutto-in-un-atomo-di-grandezza.html"><strong></strong></a><strong>Imation Atom Flash Drive</strong> è una pendrive cona <strong>8 Gigabyte</strong> di capacità di memorizzazione, pur mantenendo le caratteristiche di resistenza e salvaguardia dei dati assicurati nelle precedenti versioni.<br />
Tutto grande quanto una <em>graffetta ferma fogli </em>ad un prezzo che sembra interessante ovvero 43€.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[silenzio visionario ]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/23/silenzio-visionario/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 10:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/23/silenzio-visionario/</guid>
<description><![CDATA[post it sette graffetta era una disillusa con un modified cotton fioc sempre pronto tra le dita. se ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><a href="http://lasiepe.files.wordpress.com/2008/07/court-crimson-king.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-274" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/court-crimson-king.jpg?w=300" alt="" width="240" height="239" /></a></div>
<div>post it sette</div>
<div>graffetta era una disillusa con un modified cotton fioc sempre pronto tra le dita. se li costruiva da sé, i modified cotton fioc: gettava nel carrello del supermercato scatoline di cotton fioc da 100 unità e pacchi di cotone colorato con diversi pastelli. giunta a casa, nello scrigno-ordigno che era la sua stanza da letto, fabbricava i modified cotton fioc con l&#8217;aiuto di: forbici, colla coccoina e attaccatutto, nastro isolante e un filin di ovatta.</div>
<div>
<div>in questo modo i suoi inseparabili cotton fioc diventavano marchingegni del silenzio, isolanti extraterrestri, spengitori dell&#8217;interruttore dell&#8217;udibile. o, più comunemente, tappi per le orecchie con sensori (a-sensati) esterni.</div>
<div>anche se graffetta non ne faceva un utilizzo spropositato, le faceva piacere sapere che il modified cotton fioc fosse a portata di mano, pronto all&#8217;utilizzo in caso di necessità. non solo le erano utili per evitare il gossip velenoso dei viaggi in autobus dallo stadio a Novoli, ma anche per continuare a vivere serenamente se per radio o in filodiffusione trasmettevano i King Crimson, oppure anche quando Tondo [è questo il nome in codice del suo ragazzo (l'abbiamo detto)] la chiamava Steffi Graf e le faceva una gran filippica sulle sue doti da tennista cercando invano di convincere La Pigraf (anche così la chiamava) a riprendere la racchetta in mano. Occhi chiusi stretti stretti, modified cotton fioc inserito, silenzio cupo e improvviso: terreno fertile per la proliferazione di mastodontiche immagini con la faccia della copertina di In the Court of the Crimson King.</div>
<div>c&#8217;è il suono negato, in quella copertina. suoni da lei proibiti che però emergono e si divincolano attraverso quella faccia disegnata in copertina. le parlava di incastri terribili di accordi, di malvagie corrispondenze numeriche, di soccorsi accidentali falliti, e del suo ingombrante principio di schizofrenia di cui era perfettamente conscia.</div>
<div>quell&#8217;album Graffetta lo odiava. così come quella musica e quella copertina. ma se alla musica poteva sottrarsi, l&#8217;immagine mentale della copertina non poteva essere evitata. e allora, per fuggirne, baciava teneramente Tondo sulle labbra e teneva gli occhi aperti per distrarsi contando i peli bianchi delle sue sopracciglia.</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/11/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-5/</link>
<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 15:42:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/11/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-5/</guid>
<description><![CDATA[post it sei. una volta graffetta, quando era bambina, si affogò di bigné. i genitori dovettero porta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.myspace.com/thefieryfurnaces"><img class="aligncenter size-medium wp-image-253" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/thefieryfurnaces_cover.jpg?w=300" alt="" width="216" height="216" /></a></p>
<p style="text-align:left;">post it sei.</p>
<p style="text-align:left;">una volta <a href="http://lasiepe.wordpress.com/graffetta/">graffetta,</a> quando era bambina, si affogò di <a href="http://www.derapate.it/img/bigne.jpg">bigné</a>. i genitori dovettero portarla al pronto soccorso, sottoporla alla rianimazione e farle fare una lavanda gastrica che sturasse il blocco tracheale. i bigné, in sostanza, si erano accartocciati l&#8217;uno sull&#8217;altro, il 20esimo sul 19esimo, il 19esimo sul 18esimo, e così via fino al primo, innocuo, buonissimo e dolcissimo bigné che era stato la causa dell&#8217;effetto domino al contrario.</p>
<p style="text-align:left;">graffetta i bigné li amava, dunque, fin da quando era bambina. dopo quell&#8217;intossicazione, continuò a mangiare bigné, ma con moderazione, pensando sempre alla sonda nasogastrica che le avevano fatto scendere.<br />
nel periodo in cui viveva a firenze, aveva preso l&#8217;abitudine di mangiare un paio di bigné a settimana, dopo un esame importante, dopo una bella seduta di sesso con il ragazzo, dopo una litigiosa cena con l&#8217;amica del cuore nonché coinquilina nonché compagna di stanza. insomma, i 2 bigné, distribuiti a piacimento nel corso della settimana, non solo erano il rimedio ma erano anche il credo.<br />
&#8220;la fede nel bigné&#8221; non sta nella sua sostanza (la dolcezza), ma nella sua forma (a-forma): più duro fuori, più sciolto dentro, da mordere fuori, da leccare dentro, più ruvido fuori, più viscoso dentro. e così via.<br />
quello era il principio. quello dei the Fiery Furnaces di &#8220;Blueberry Boat&#8221;. fuori, ai primi ascolti, c&#8217;è una genialità ruvida, una schiozofrenia disomogenea, una zona collinare di saliscendi salati. poi, dopo il terzo-quarto ascolto, esce tutta la fluvialità che c&#8217;è in loro, se la musica può essere fluviale. dolcezza, gusto di zabaione e mirtilli aspri, visionarietà espansa e distribuita su una piattaforma liscia e lineare.<br />
nella vita, graffetta, cercava di seguire lo stesso principio. con talune persone, il modello reggeva e meritava la sperimentazione. con talaltre non si arrischiava neppure a spendere energie. quest&#8217;ultimo, come da immaginarsi, era il caso del coinquilino francese-con-la-fissa-di-de-gaulle.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/08/la-vita-dentro-ad-una-parentesi-graffa/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 15:59:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
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<description><![CDATA[post it cinque. graffetta era un&#8217;incredula. graff faceva parte di quei pochi increduli che per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=kaNaQ5YMSsU&#38;feature=related"><img class="size-medium wp-image-237 aligncenter" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/parliament_mothershipconnection.jpg?w=297" alt="" width="238" height="240" /></a></p>
<p>post it cinque.</p>
<p><a href="http://lasiepe.wordpress.com/graffetta/">graffetta </a>era un&#8217;incredula. graff faceva parte di quei pochi increduli che però amavano i Parliament. perché graff era incredula così come la musica dei Parliament.<br />
la sua incredulità &#8211; come spiega <strong>Eco</strong> nel Pendolo &#8211; &#8220;<em>non esclude la curiosità, la conforta. Diffidente delle catene di idee, delle idee amavo la polifonia. Basta non crederci, e due idee &#8211; entrambe false &#8211; possono collidere creando un buon intervallo o un diabolus in musica</em>&#8221; (anche detto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tritono">&#8220;tritono&#8221;</a>).</p>
<p>due idee, come armonia e devianza insieme, possono creare una band come i Parliament, che erano tanto funky, soul, black inside, ben cantati, ben suonati  etc. ma erano dei personaggi freakkettoni di prima scelta, e tenevano la devianza insieme alla rettitudine musicale. olé.</p>
<p>così graffetta, era un tipo <em>in-questo-senso</em> incredulo, e per darvene un esempio raccontiamo il sunto della sua storia d&#8217;amore. quando il ragazzo che le piaceva iniziò a flirtare con lei, graffetta reagì dapprima ritraendosi come un riccio per poter studiare separatamente le due idee da lei ritenute poco compatibili (lei che ama lui; lui che flirta con lei): raggiunto il momento in cui graff capì che potevano stare insieme, grazie anche alle persuasive dimostrazioni di interesse da parte di lui, allora si aprì come una spugna bagnata e vi si dedicò.<br />
nonostante, dunque, il finale della storia sia già stato svelato, più avanti entreremo nei dettagli delle vicende. ma solo più avanti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa ]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/07/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-4/</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 12:04:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
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<description><![CDATA[post it quattro. alice guardava i gatti, così come graffetta guardava blair. wikipedia potrebbe usar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.myspace.com/partsandlabor"><img class="aligncenter size-medium wp-image-229" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/parts-and-labor-mapmaker.jpg?w=300" alt="" width="243" height="243" /></a></p>
<p>post it quattro.</p>
<p>alice guardava i gatti, così come graffetta guardava blair.<br />
wikipedia potrebbe usare questo esempio per spiegare la figura retorica della similitudine. funziona esattamente così, quando si individua un termine medio che accomuna due diverse situazioni. in questo caso potrebbe essere &#8220;l&#8217;attrazione dello sguardo&#8221; (con &#8220;l&#8217;ossessione&#8221;, in nuce), perché, come alice si ipnotizzava davanti ai gatti, così faceva graffetta  davanti a tony blair. lo seguiva dappertutto, su ogni canale televisivo, ogni stazione radio (e se lo immaginava rilasciare una testimonianza); lo aveva impresso sullo sfondo del desktop del suo misero pc portatile, e si era sbattuta una cifra per poter andare a roma quando lui era in visita ufficiale al campidoglio. non sembrava il tipo, graffetta, da prendersi a cuore un individuo e costruirne sopra una mitologia: infatti non lo era.<br />
non le sarebbe mai venuto in mente se non fosse stata la sua maledetta antipatia per il francese-con-la-fissa-di-charles-de-gaulle a incoraggiarla a fare di tutto per poterlo contraddire, per potersi opporre con motivazioni alla sua esuberanza di grandeure.  ci crediamo bene, quel francese-con-la-fissa-di-de-gaulle veniva dal sud della francia, vedeva parigi come un surrogato della civiltà nata e diffusasi fra marseille e lyon, ed era venuto in erasmus a firenze solo per prendere atto di quanto fosse brutto e cafone tutto il resto del mondo.<br />
non aveva però messo in conto l&#8217;ipotesi di vivere con graffetta nello stesso WG (letto &#8220;veghe&#8221;, come dicono in tedesco, per intendere un appartamento/famiglia dove i coinquilini vivono armonicamente insieme &#8211; nella migliore e più rara delle ipotesi).<br />
lei, invece di scegliere l&#8217;italia come territorio-mitizzabile vs. il sud della francia, aveva preso un territorio a loro due neutro &#8211; nel caso concreto &#8211; ma storicamente imbrigliato in guerre, tensioni e alleanze con la francia. l&#8217;inghilterra era il giusto terzo incomodo, arma che, se ben giocata, poteva portare ottime soddisfazioni.<br />
giocare in casa italia sarebbe stato un autogol, a partire da tutte le incongruenze quotidiane e burocratiche facilmente riscontrabili dal francese-c.l.f.d.d.g: facili prede presentate su piatti d&#8217;argento utili a sostenere la sua idée francaise.<br />
e così tony blair.<br />
che poi, è diventata, come ben intuivamo, un&#8217;Ossessione con O maiuscola.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/04/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-3/</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 13:29:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
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<description><![CDATA[post it tre. i genitori di graffetta spesso la incalzavano su argomenti letterari, consigliando auto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://lasiepe.files.wordpress.com/2008/07/dr-john-gris-gris.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-224" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/dr-john-gris-gris.jpg?w=286" alt="" width="229" height="240" /></a></p>
<p>post it tre.</p>
<p>i genitori di graffetta spesso la incalzavano su argomenti letterari, consigliando autori e letture; di tanto in tanto scavalcavano la mera linea rizomatica della letteratura, e sconfinavano nel mondo delle idee, suggerendo &#8211; davvero di rado &#8211; un pensiero poco banale.</p>
<p>capitò, un giorno, che la madre, vittima di un colpo di caldo alla fronte, si lasciò sfuggire un paio di perle (subito riconosciute da graffetta per la loro caratteristica di sporadicità) sui modelli di pensiero legati alle lingue.</p>
<p>disse &#8220;in effetti quando diamo voce ai nostri pensieri, loro sono già esistenti sotto forma di lettere e parole nella nostra mente&#8221;. e continuò &#8220;non avevo mai pensato al pensiero in termini linguistici, come un susseguirsi di soggetto+verbo+complemento. perciò il pensiero avrà forme diverse a seconda della lingua che si parla&#8221;.</p>
<p>[parentesi quadra. he, per questo graffetta si sentiva ripetere "finché non pensi in inglese, tu, l'inglese, non lo parlerai mai". ma a lei piaceva rispondere "it doesn't make a bend", cioè, la letterale traduzione di "non fa una piega". così facendo graffetta consegnava il suo consenso all'interlocutore ma allo stesso tempo si prendeva gioco di lui mettendo in pratica il contrario del suo suggerimento.]</p>
<p>A queste considerazioni di notevole spessore, graffetta prendeva appunti, li accartocciava e nascondeva nella tasca anteriore della salopette, e rispondeva alla madre: &#8220;se il prezzo del petrolio salirà ancora, le borse affonderanno&#8221;. oppure: &#8220;tagli alle spese, rischiano le imprese&#8221;. studiava economia, graffetta. macroeconomia, per essere precisi.</p>
<p>per lei, che si commuoveva per &#8220;arancia meccanica&#8221; e rivedeva &#8220;tutti pazzi per mary&#8221; per la scena dello sperma sul ciuffo, la riflessione filosofica non era il suo forte. nonostante amasse sognare, mentre aspettava e si leccava la punta dei capelli.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/02/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-2/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 14:48:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/02/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa-2/</guid>
<description><![CDATA[post it due. graffetta veniva incoraggiata dai genitori a mangiare la sogliola. cosa che lei, conosc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://lasiepe.files.wordpress.com/2008/07/cramps.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-218" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/cramps.jpg?w=300" alt="" width="240" height="239" /></a></p>
<p>post it due.<br />
graffetta veniva incoraggiata dai genitori a mangiare</p>
<p>la sogliola. cosa che lei, conoscendo il sapore del pesce, non poteva sopportare. non tanto il pensiero di ingoiare quel pesce stirato, ma soprattutto l&#8217;atteggiamento impositore dei due capifamiglia. gli voleva bene, senz&#8217;altro, ma a graffetta non importava più di tanto la loro opinione. lei &#8211; che consapevolemente passava da uno stato di sociopatia ad uno di stravaganza estroversa con la &#8220;str&#8221; urlata al mondo &#8211; ecco, lei, in fondo, seguiva sì con tenacia le sue cose, ma a tratti tendeva a soffermarsi sugli aspetti monolitici delle storie. ritrovandosi così senza gli strumenti per abbatterli. allora? &#8220;se solo avessi mangiato la sogliola in tutti questi anni, forse, oggi, avrei più ferro e una memoria migliore&#8221;. che cosa c&#8217;entrasse la mancanza di utensili scalfenti con il ferro e la memoria, solo graffetta poteva saperlo. ipotizziamo però che il nesso sia da ricercare nel fatto che la memoria può essere a tutti gli effetti considerata uno strumento indiretto per la lotta contro gli ostacoli. chi ha buona memoria, a fatica si scoraggia e perde il filo. invece, graffetta, il filo lo perdeva spesso, dimenticandolo, quelle volte inguaribili, in un labirinto. &#8220;vallo a riprendere&#8221;, si suggeriva con sarcasmo mentre continuava a cercare il coniglio nella tasca della salopette. senza trovarlo, per altro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita dentro una parentesi graffa]]></title>
<link>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/01/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa/</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:50:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>scissorhands</dc:creator>
<guid>http://lasiepe.wordpress.com/2008/07/01/la-vita-dentro-una-parentesi-graffa/</guid>
<description><![CDATA[post it uno. graffetta aveva il vizio di leccarsi i capelli, quando era in attesa. teneva gli occhi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://lasiepe.wordpress.com/graffetta/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-208 aligncenter" src="http://lasiepe.wordpress.com/files/2008/07/patto-patto-1970.jpg?w=286" alt="" width="260" height="273" /></a></p>
<p>post it uno.<br />
<a href="http://lasiepe.wordpress.com/graffetta/" target="_blank"> graffetta</a> aveva il vizio di leccarsi i capelli, quando era in attesa. teneva gli occhi chiusi, per potersi immaginare ciò che le sarebbe potuto succedere, di lì a poco. Passavano ore, invece. Lei, ogni 5 minuti, apriva gli occhi sperando che qualcosa (di brutto) fosse accaduto. Lo passava così il tempo, graffetta: sbiadendo la tasca di jeans sul petto dagli infiniti tentativi di pescare il coniglio dal cappello. ma lei non è né una strega, né una chiromante, né un&#8217;ammaliatrice di serpenti, e neppure una prestigiatrice. dunque la sua salopette si invecchiava, così come i suoi capelli.<br />
un giorno si trovò a edimburgo e pensò di aver trovato la strada giusta per rimanere con i piedi per terra. trovò un lavoro, part-time, in un negozio di coltelli cinesi e di matrioske russe, e si rese ben presto conto di<br />
a. non riuscire a comunicare nell&#8217;inglese scozzesizzato dei concittadini che lei stessa si era scelta;<br />
b. non poter vendere coltelli cinesi a cinesi che parlano solo la loro lingua<br />
c. non poter parlare di matrioske russe alla folta comunità russa in villeggiatura a edimburgo perchè loro, di matrioske ne avevano già riempite le mensole.<br />
si dileguò, dunque, e tornò a casa, sperando di poter includere, nel suo già entusiasmante curriculum vitae, le 10 parole di inglese che conosceva (tree, masterpiece, awkward, it, should, Italy, magnetic fields, ashtray, gratitude, superior), le cinque di cinese che aveva imparato (you dì yuàn, líng, miàn mó, bēn xí, xiōng shā ) e le 2 di russo che il suo intuito non si era lasciato sfuggire (Pogiàluista e Kak dilà?).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'impresa impossibile: barattare una graffetta blu]]></title>
<link>http://lucandrea.wordpress.com/2008/05/19/limpresa-impossibile-barattare-una-graffetta-blu/</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 16:55:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucAndrea</dc:creator>
<guid>http://lucandrea.wordpress.com/2008/05/19/limpresa-impossibile-barattare-una-graffetta-blu/</guid>
<description><![CDATA[Sto per parlarvi di un&#8217;idea apparentemente folle: quella di barattare varie volte una graffett]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sto per parlarvi di un&#8217;idea apparentemente folle: quella di <strong>barattare varie volte una graffetta blu</strong>, tante volte da ottenere qualcosa di incredibile. Mi spiego meglio. Supponiamo di avere una graffetta e di metterla all&#8217;asta: qualcuno ci offre un astuccio in cambio, che a sua volta barattiamo con un tavolo, il quale poi con un armadio, e poi una bicicletta, una moto, un auto&#8230; e così via, fino a raggiungere qualcosa come un affitto per un anno in un appartamento.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-77" src="http://lucandrea.wordpress.com/files/2008/05/graffettablu.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Impossibile? Assolutamente no! Un canadese, Kyle MacDonald, è riuscito, sebbene non abbia seguito esattamente il mio esempio, ad ottenere in cambio di una graffetta rossa l&#8217;affitto per un anno di un appartamento, per la precisione nel paesino di Kipling Saskatchewan. E allora, ha pensato bene l&#8217;italiano Lorenzo De Nobili, perché non provarci anche nel nostro paese? Questa volta, però, utilizzando una graffetta <em>blu</em>!</p>
<p>Come spiega <a href="http://unagraffettablu.wordpress.com/about/" target="_blank">sul suo blog</a>, infatti, Lorenzo ha deciso di imitare l&#8217;impresa canadese partendo anch&#8217;egli da una graffetta e sperando di raggiungere qualcosa di &#8220;<em>consistente</em>&#8220;. Riuscirà nell&#8217;impresa? Staremo a vedere&#8230; nel frattempo, se avete anche voi qualcosa da offrirgli, fate un salto (virtuale, s&#8217;intende!) sul suo blog, <a href="http://unagraffettablu.wordpress.com" target="_blank">http://unagraffettablu.wordpress.com</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
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