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	<title>greci &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "greci"</description>
	<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 18:20:25 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[PARIDE: BELLO E IMPOSSIBILE]]></title>
<link>http://marisamoles.wordpress.com/2009/11/22/paride-bello-e-impossibile/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 21:22:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>marisamoles</dc:creator>
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<description><![CDATA[Paride, uno dei cento figli di Priamo, re di Troia, è passato alla storia per la sua bellezza e la s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://marisamoles.wordpress.com/files/2009/11/canova_paride_.jpg"><img src="http://marisamoles.wordpress.com/files/2009/11/canova_paride_.jpg?w=194" alt="" title="Canova_Paride_" width="194" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1530" /></a><strong>Paride</strong>, uno dei cento figli di Priamo, re di Troia, è passato alla storia per la sua bellezza e la sua impresa ardita: il <strong>rapimento di Elena </strong>che tanti lutti ha portato ai Troiani in una guerra decennale conclusasi con la distruzione della città di Priamo. “<strong>Bello qual dio</strong>”, di lui si dice. Conosciuto con il nome di Paride ma citato nell’<em>Iliade</em> omerica quasi esclusivamente con l’altro nome: <strong>Alessandro</strong>, che letteralmente significa “difensore degli uomini”. Quali uomini abbia difeso e in che modo, lo scopriremo più avanti. Per ora c’interessa la sua storia, quella di un ragazzo spensierato, ignaro di essere un principe. Infatti la <strong>madre</strong> era una tipa un po’ superstiziosa, come si addice alle vere donne mediterranee, ed il padre doveva essere troppo impegnato a fare il re e troppo prolifico per accorgersi della sua mancanza (uno più, uno meno). Sta di fatto che la madre <strong>Ecuba</strong> lo abbandona in fasce spaventata da un terribile sogno premonitore. In effetti, con il senno di poi, chi non avrebbe dato retta al sogno che preannunciava la <strong>distruzione di Troia</strong>? Paride, comunque, si salva e diviene, destino comune a tutti i pargoli regali abbandonati, un pastore. </p>
<p>La sua è una vita tranquilla, forse non troppo appagante, ma neanche troppo noiosa, visto che ha anche un <em>flirt</em> con una certa <strong>Enone</strong>, una ninfa del monte Ida, sua vicina di casa. Ad ogni modo, quando, come tutti sanno, al cospetto del pastorello si presenta niente meno che <strong>Afrodite</strong> la quale, in cambio della famosa <strong>mela d’oro</strong>, gli offre <strong>Elena</strong>, non c’è niente da fare: Paride non ci pensa su un istante e, piantata in “asso” la povera Enone, se ne corre a <strong>Sparta</strong> per rapire la donna promessagli dalla dea dell’amore. Che poi la fanciulla fosse sposata con un certo <strong>Menelao</strong>, per giunta re, non è cosa che al principe-pastore interessi più di tanto.<br />
Il suo comportamento è quanto di più disdicevole si possa immaginare in un mondo, quello greco arcaico, in cui certe scorrettezze erano considerate non solo sconvenienti, ma addirittura <strong>sacrileghe</strong>. Infatti Paride prima si fa ospitare dal marito di lei e poi gli rapisce la moglie, violando un vincolo, quello dell’<strong>ospitalità</strong>, che era considerato sacro a quei tempi. </p>
<p>I fatti successivi sono noti: Menelao convince gli altri re greci a partire per Troia che viene cinta d’assedio per dieci lunghi anni. Ma Paride, una volta tornato nella città natale e rivendicato il suo posto a corte, che fa? Finché si trattava di fare il pastore, si era dimostrato <strong>coraggioso</strong> nel difendere il gregge e i suoi compagni pastori dai lupi, tanto che venne chiamato Alessandro, che significa, come già anticipato, “<strong>difensore degli uomini</strong>”, ed è con questo appellativo che lo troviamo a combattere a Troia. Ma in guerra tutto ‘sto coraggio non lo dimostra. La faccenda per lui diventa troppo seria e poco dopo il suo arrivo in città  con la sua bella preda, Elena, probabilmente si rode il fegato perché non riesce nemmeno a godere della sua compagnia.<br />
L’atteggiamento vile dimostrato da Paride nell’imbracciare le armi era motivo di grande <strong>disonore </strong>per il suo popolo. In effetti il poveretto incarna la negazione dell’ideale greco del <em>kalòs kai agathòs </em>(bello e buono). Per i Greci, infatti, <strong>virtù e bellezza </strong>erano doti complementari e Paride rappresenta, quindi, l’eccezione alla regola. </p>
<p>Anche <strong>Elena</strong>, probabilmente ben presto pentita di averlo seguito fin sui lidi della Troade, non doveva nutrire per lui una grande stima. La poveretta, infatti, si era ridotta un po’ maluccio e doveva rimpiangere la vita di corte che a Sparta aveva condotto prima di seguire colui che Afrodite stessa le aveva destinato come amante.  Elena ebbe illustri natali: era, infatti, <strong>figlia di Zeus e di Leda</strong>, sorella di Castore e Polluce, di Clitennestra (moglie di Agamennone ed uxoricida) e di Filanoe (moglie di Glauco). Una <strong>stirpe di vip</strong>, insomma. Le disgrazie di questa bellissima donna non iniziano ad Ilio, perché quando era ancora una fanciullina fu rapita da <strong>Teseo</strong>. Questi era una via di mezzo tra un play-boy ed un pedofilo, visto che aveva già sedotto e abbandonato, in Nasso, la povera <strong>Arianna</strong>, quella del filo. Un vero mascalzone, insomma. Una volta liberata dai fratelli, Elena viene data in sposa a Menelao, da tutti noto come il più grande cornuto della storia greca. Le vicende successive sono conosciute e non mi pare il caso di perderci altro tempo.<br />
Del legittimo marito le fonti narrano lo spirito di vendetta e la forza nelle armi; poco si sa del suo aspetto fisico ma se Elena gli preferisce Paride ce lo possiamo immaginare. D’altra parte, del sacrilego rapitore conosciamo un <strong>epiteto</strong> che ricorre con ossessionante frequenza nei versi in cui compare: “bello qual dio”. E questo dice tutto.</p>
<p>Sarà bello come un dio, ma il nostro Paride-Alessandro di <strong>coraggio</strong> ne ha ben poco. Lo troviamo, infatti, nel libro III dell’<em>Iliade</em>, pronto – si fa per dire- a sfidare il suo rivale sul <strong>campo di battaglia</strong>. I due eserciti sono schierati l’uno di fronte all’altro:</p>
<p><em>Quando furon vicini, avanzando gli uni sugli altri,<br />
tra i Teucri innanzi muoveva Alessandro, bello qual dio,<br />
con una pelle di pardo sulle spalle, l’arco ricurvo<br />
e la spada; agitando due lance con punta di bronzo<br />
voleva degli Argivi sfidare tutti i migliori<br />
e scontrarsi in duello con lui nell’orrenda battaglia</em>. (<em>Iliade</em>, III, vv. 15-20)</p>
<p>Fin qui ci sembra di essere di fronte ad un eroe pronto a tutto; da parte sua, <strong>Menelao</strong> <em>gioiva nel vedere davanti ai suoi occhi / Paride, bello qual dio; e sperò far vendetta al reo./ Subito egli dal carro a terra saltò con le armi</em>. (<em>Ibidem</em>, vv.27-29)<br />
L’aspetto del re greco doveva essere tutt’altro che incoraggiante, visto che Paride non appena intuisce le intenzioni poco confortanti, si comporta da <strong>vero eroe</strong>:<br />
<em>Come dunque lo vide Alessandro bello qual dio<br />
 in prima fila apparire, sentì un gran colpo nel cuore<br />
 e tra le schiere dei suoi si ritrasse, fuggendo la morte </em>(<em>Ibidem</em>, vv.30-32)<br />
Vale a dire, girò i tacchi e andò a nascondersi dietro agli scudi e alle corazze dei suoi compagni. Una gran bella figura, insomma. </p>
<p>A questo punto interviene <strong>Ettore</strong>, il vero eroe in campo troiano, nonché fratello di Paride, uno degli innumerevoli figli di Priamo, il quale lo assale con parole oltraggiose:</p>
<p><em>Paride tristo, bello di viso, che impazzi a sedurre<br />
le donne, oh non fossi mai nato e celibe fossi morto:<br />
questo preferirei e sarebbe più vantaggioso<br />
d’essere invece così la vergogna e l’odio degli altri.<br />
Certo sghignazzano i Danai chiamati, che avevano creduto<br />
che fossi un valente campione, visto che sei così bello<br />
nell’aspetto, ma in cuore non hai né valore né forza</em>. (III, vv.38-45)</p>
<p>Insomma, ormai lo sapevano tutti che il bell’Alessandro era una sorta di “<strong>bello senz’animo</strong>”. Diciamo pure, prendendo a prestito le parole con cui Manzoni presenta don Abbondio, che <em>non era nato, insomma, con un cuor di leone</em> . Diciamo anche che a buon diritto Ettore s’infuria: gli rimprovera, tra le altre cose, di essersi scelto, per rapirla, non solo la donna più bella del mondo, ma anche parente di arditi guerrieri. Proprio uno sciagurato!<br />
E gli insulti non si fermano: Ettore continua impietoso, affermando che solo attraverso il <strong>confronto con Menelao </strong>si potrebbe rendere conto di qual uomo si tiene la moglie. E allora:<br />
<em>La cetra e di Afrodite i doni non ti gioveranno,<br />
la chioma e la bellezza, se vinto cadrai nella polvere </em>(III, vv.54-55)<br />
A questo punto al bell’ “eroe” non resta che cedere e proporre, poco convinto, di affrontare da solo in <strong>duello</strong> Menelao. Il vincitore potrà, dunque, a buon diritto tenersi la bella Elena. </p>
<p>La <strong>notizia del duello </strong>si diffonde subito e il pubblico si riunisce velocemente sulla <strong>rocca di Ilio</strong>. Ai poveri Troiani non pare vero di poter, in breve, uscire da quell’incubo. Personalmente credo che a nessuno importasse che il bel Paride salvasse la pelle, nemmeno ad Elena che già si era pentita di essersi lasciata sedurre dal suo fascino e, diciamo la verità, si sentiva un po’ in colpa per aver provocato tutto quel putiferio. La ritroviamo, <strong>Elena</strong>, sulla rocca insieme agli altri Troiani pronti a tifare per Paride, probabilmente, senza però confidare troppo nella sua vittoria (visto il tipo). La donna è avvicinata dal <strong>suocero Priamo </strong>che con molto <em>savoir faire </em>le manifesta il suo affetto e la solleva da ogni colpa:<br />
<em>Ai miei occhi tu non sei colpevole, ma gli dei;<br />
essi suscitarono la guerra luttuosa degli Achei</em>. (III, vv.164-165)<br />
In realtà il re non ha torto, vista e considerata la brillante idea di <strong>Ate</strong> (la dea della discordia) di seminar zizzania fra le colleghe con quella benedetta mela d’oro!<br />
Le affettuose parole di Priamo, però, nascondono un secondo fine che non tarda a palesarsi: quello di conoscere dalla nuora nomi, cognomi (o meglio patronimici), qualità e difetti degli eroi greci su cui Elena, stando prima dall’altra parte, deve per forza essere informata. La donna, da parte sua, risponde volentieri alle curiosità del re, non prima, però, di essersi sfogata:<br />
<em>Meglio sarebbe stato che io preferissi morte terribile,<br />
quando seguii tuo figlio lasciando il talamo e gli amici,<br />
la figlia delicata e le amabili coetanee</em>. (III, vv.173-175)<br />
In effetti, non si era comportata in modo esemplare: pazienza mettere le <strong>corna </strong>al marito, ma fuggire lasciando anche una figlia! Si tratta di <strong>Ermione</strong>, anch’ella alquanto sfortunata: infatti andò in sposa ad un tale <strong>Neottolemo</strong>, figlio di Achille, che amava profondamente nonostante fosse promessa ad <strong>Oreste</strong>. Costui, poi, uccise il rivale e si riprese la fanciulla. A quei tempi faccende come queste venivano sbrigate velocemente e senza tanti complimenti. </p>
<p>Tornando ai <strong>sensi di colpa </strong>della nostra Elena, in un successivo colloquio con <strong>Ettore</strong> dà di sé un giudizio ancor più severo (condivisibile, tra l’altro, da molti suoi contemporanei):</p>
<p><em>Cognato mio, di me cagna che ha tramato disgrazie funeste,<br />
meglio sarebbe stato che nel giorno in cui la madre mi generò<br />
una malvagia tempesta di vento mi avesse trascinata via,<br />
sulle vette di un monte o nel mare echeggiante infinito,<br />
e le onde mi avessero travolta prima che questi mali si compissero.<br />
Ma poiché gli dei così hanno stabilito queste sciagure,<br />
avrei preferito essere la sposa di un uomo più valoroso,<br />
che conoscesse la vendetta e le innumerevoli offese degli uomini.<br />
Costui invece non ha animo saldo, né mai lo avrà:<br />
e io penso che un giorno ne raccoglierà i frutti</em>. (VI, vv.345-349)</p>
<p>Belle parole, non c’è che dire; in questa circostanza il <strong>vero uomo </strong>è proprio Elena che non solo ribadisce le sue colpe, assumendosi le proprie responsabilità, ma riesce ad inveire, in modo garbato, contro il suo sposo, prendendosi, almeno a parole, la sua rivincita.<br />
Ma cos’è che porta la donna ad esprimersi in tal modo? Avevamo lasciato la rocca di Troia affollata di pubblico accorso per assistere allo spettacolo dell’anno: <strong>Paride contro Menelao</strong>, all’ultimo sangue. Elena sta sempre a fianco del re Priamo quando inizia il duello. I due eroi con le loro belle armi si posizionano uno di fronte all’altro sul campo, agitando le lance. Colpisce per primo Alessandro ma <strong>manca il bersaglio</strong>; il greco risponde, non prima di aver invocato <strong>Zeus</strong> affinché gli dia una mano contro il traditore. Fallito a sua volta il colpo, furibondo più che mai Menelao si rivolge nuovamente al padre degli dei che pare non aver colto le sue preghiere. Probabilmente in quel momento l’<strong>Olimpio</strong> era impegnato; una dea libera e a disposizione di Paride, però, c’era: la cara <strong>Afrodite</strong> che forse si era fatta un esame di coscienza – “Bel casino ho combinato!” – ed interviene pronta e veloce a salvare il suo protetto facendo finire l’incontro <strong>0 a 0</strong>. Immaginatevi i fischi che dovevano provenire dagli spalti … pardon, dalla rocca! Non si poteva nemmeno sperare nei tempi supplementari, cosicché quello che doveva essere l’incontro, anzi lo scontro decisivo, si risolve in un nulla di fatto, riportando la situazione al punto di partenza.<br />
La<strong> guerra</strong>, quindi, continua ma non sarà certo Paride, con il suo coraggio e le sue sole forze, a risolvere la situazione; con un colpo di fortuna – e l’aiuto di <strong>Apollo</strong> – riuscirà ad uccidere Achille, il più valoroso dei Greci. Sarà, però, ferito da <strong>Filottete</strong>, infallibile arciere, e quando si recherà, alquanto sfacciatamente, da <strong>Enone</strong>, la fanciulla sedotta e abbandonata sul monte Ida, per essere curato con una delle sue erbe mediche – la ninfa, infatti, era <strong>un’esperta in fitoterapia </strong>– lei gli negherà il suo aiuto e lo lascerà morire. Finalmente una che si comporta da vero uomo! Peccato che poi la poveretta si lasci torturare dal rimorso fino al suicidio. </p>
<p>Come tutti sanno, la guerra sarà vinta dai Greci grazie all’astuzia di quel gran figlio di … chiamato <strong>Odisseo</strong>, per gli amici Ulisse.<br />
<strong>Elena</strong>, invece, che fa? Come si dice, “morto un papa se ne fa un altro” … morto Paride, la fanciulla sposa uno dei cognati troiani, <strong>Deifobo</strong>, un vero eroe, visto che era riuscito anche a ferire Achille durante uno scontro. Caduta Troia, però, la perfida donna vuole riguadagnarsi i <strong>favori dell’ex</strong> e introduce Menelao, accompagnato dall’immancabile Ulisse, nella sua stanza nuziale e fa trucidare l’ignaro Deifobo. Una vera megera! Altro che sesso debole.<br />
Dopo la fine del suo terzo marito, se ne torna tranquilla in <strong>Grecia</strong> con il primo che la perdona (ci vuole un bel coraggio, però!) e vive in pace con lui finché, sopraggiunto il decesso anche di questo, viene <strong>cacciata</strong> con tutte le più sante ragioni dai figli di lui. Si rifugia quindi a <strong>Rodi </strong>presso un’amica – almeno, era convinta che lo fosse! – una certa<strong> Polisso </strong>che, a tradimento, la fa impiccare. Secondo altre <strong>fonti</strong>, Elena si suicida ma, conoscendo il tipo, credo proprio che non l’avrebbe mai fatto: troppo orgogliosa e troppo abituata a vincere. Dalla morte di Paride in poi, la storia di Elena sembra quella di alcune dive di Hollywood che si divertono a far strage di uomini, facendoli cadere nelle loro reti con grande facilità. È il caso di dirlo: nonostante quello che gli antichi scrittori vogliono farci credere, erano le donne, almeno quelle come Elena, a portare i <strong>pantaloni</strong> in casa. Altro che il bel <strong>Paride-Alessandro</strong>!</p>
<p>[nell'immagine: "Paride" di Antonio Canova, Venezia, Museo Correr]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Onomantia]]></title>
<link>http://robertinob.wordpress.com/2009/11/21/onomantia/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:02:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertinob</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vechii greci credeau ca numele are puterea de a ne influenta destinul si foloseau ca metoda de predi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Vechii greci credeau ca numele are puterea de a ne influenta destinul si foloseau ca metoda de predictie analiza primei litere a prenumelui. Onomantia (intalnita si ca onomomantie) este o arta divinatorie care se bazeaza pe analiza numelui. Denumirea deriva din greaca veche, unde &#8220;onoma&#8221; inseamna nume, iar &#8220;manteia&#8221; &#8211; profetie. Aceasta disciplina era intens practicata in vremurile de demult cu scopul de a descifra destinul omului si, uneori, chiar pentru a-l determina. Primii si cei mai inflacarati sustinatori ai onomantiei au fost adeptii lui Pitagora. De la greci, practica a fost preluata mai tarziu de romani, care aveau chiar si un dicton &#8211; &#8220;Nomen omen&#8221; &#8211; care in traducere libera ar insemna &#8220;Numele atrage soarta&#8221;. Acestia erau atat de convinsi de puterea numelui de a influenta mersul lucrurilor, incat au extins aplicatiile onomantiei inclusiv asupra localitatilor. Geograful antic Pomponius Mela nota in lucrarea &#8220;De chorographia&#8221; ca autoritatile romane au schimbat numele unui oras ilir proaspat cucerit, pentru a-l face mai favorabil Romei (este vorba despre actualul port albanez Durres ). Prima litera a prenumelui Una dintre cele mai folosite metode onomantice este analiza primei litere a prenumelui uzual. Prenumele uzual nu este neaparat cel inscris in cartea de identi tate, ci cel cu care ni se adreseaza zilnic rudele, prietenii, colegii. Puterea lui de influenta e foarte mare, iar dintre toate literele care-l compun, prima are cel mai mare impact. Ea aduce informatii pretioase despre caracterul si temperamentul nostru, despre felul in care reactionam la stimulii exteriori, la oportunitatile si obstacolele vietii.</p>
<p>In linii mari, nota dominanta a reactiilor poate fi de natura fizica, mentala, emotionala sau intuitiva. Tind sa raspunda:</p>
<p>          o fizic &#8211; cei ale caror prenume incep cu D, E, F, M, N, O, V, W, X<br />
          o mental &#8211; cei ale caror prenume incep cu A, H, J, Q, S, Z<br />
          o emotional &#8211; cei ale caror prenume incep cu B, C, K, L, T, U<br />
          o intuitiv &#8211; cei ale caror prenume incep cu G, I, P, R sau Y </p>
<p>Influenta vocalelor Una dintre regulile onomantice mai putin cunoscute in ziua de astazi sustine ca daca numele contine un numar par de vocale, imperfectiunile fizice tind sa se manifeste pe partea stanga a corpului, in timp ce un numar impar de vocale conduce la imperfectiuni pe partea dreapta.</p>
<p>Prima vocala Nu numai prima litera a prenumelui este importanta in onomantie. Prima vocala, d e exemplu, ofera indicii interesante cu privire la reactiile instinctive pe care le avem in fata surprizelor, a schimbarilor neasteptate. Astfel:</p>
<p>A &#8211; poate raspunde iritat sau agresiv, tinzand sa respinga ceea ce vine din exterior.<br />
E &#8211; primeste foarte bine noul, ba mai mult, atunci cand se plictiseste tinde sa-l provoace.<br />
I &#8211; reactioneaza intuitiv, dar cam ilogic si subiectiv, cu posibile regrete ulterioare.<br />
O &#8211; reactioneaza lent, este greu de scos din ale sale si cauta sa-si controleze foarte bine emotiile.<br />
U &#8211; raspunde cu pasiune, poate un pic teat ral, si adesea diferit de cum te-ai astepta.<br />
Cand prima litera a prenumelui se intampla sa fie chiar o vocala, persoana respectiva poate intampina dificultati in a separa logica de emotie, capul de inima.</p>
<p>Litera A<br />
Imprima o atitudine plina de ambitie si curaj. Cei al caror prenume incepe cu A sunt oameni puternici, independenti si activi. Au o mentalitate de invingator, cauta sa-si impuna vointa si nu se dau batuti in fata capriciilor sortii. Sunt directi si urmaresc obiective precise. Le place sa actioneze pe cont propriu, in mod ferm si original. Sunt creativi, iubesc viata si natura.</p>
<p>Defecte: Cele mai vizibile sunt impulsivitatea, agresivitatea, incapatanarea, lipsa de finete si egoismul. Uneori, mai pot aparea scepticismul, aroganta si critica.</p>
<p>Litera B<br />
Imprima o atitudine discreta si moderata. Oamenii B sunt sensibili, emotivi, uneori timizi sau retrasi&#8230; Au insa un suflet insetat de dragoste si prietenie, sunt afectuosi, loiali si intelegatori. Lucreaza bine in colaborare si sunt mult mai eficienti in a desavarsi decat in a initia. Cauta pacea si armonia, apreciaza arta, muzica si frumusetea si sunt deseori dotati cu fantezie si talent.</p>
<p>Defecte: Nehotararea si nesiguranta, mai ales atunci cand se incearca sa fie compensate prin lacomie si posesivitate. Lenea, lasitatea sau tendinta la compromis sunt alte cateva defecte ale lor.</p>
<p>Litera C<br />
Imprima o atitudine inteligenta si sintetica. Cei al caror prenume incepe cu C sunt mandri, hotarati si ambitiosi. De regula au o minte scaparatoare si spontana si excelente abilitati de comu nicare. Pot repera rapid esenta unei probleme si gasi cele mai eficiente rezolvari. Sociabili si foarte expresivi, au priza la public. Pun pret pe prietenie, fiind amici sinceri, generosi si devotati.</p>
<p>Defecte: Neglijenta, nepasare, dezorganizare. Uneori, lipsa de rusine sau de scrupule. Avand multe interese, risca sa-si risipeasca timpul si energia.</p>
<p>Litera D<br />
Imprima o atitudine practica si organizata. Cei ale caror prenume incep cu D sunt oameni cu o mare vointa, organizati si tenace.. Capacitatea lor de a se focaliza asupra telurilor este uluitoare. Au autoritate, simt practic si financiar, sunt buni in pozitii de conducere sau in afaceri. Conceptiile lor sunt solide si conformiste, iar sentimentele, durabile. Multi sunt pasionati de plante si gradinarit.</p>
<p>Defecte: In situatii tensionate pot deveni fixisti, radicali, incapabili de concesii, rigiz i si uneori de o indaratnicie prosteasca. Tendinte la posesivitate, gelozie.</p>
<p>Litera E<br />
Imprima o atitudine indrazneata si inventiva. Oamenii de tip E sunt deschisi si adaptabili. Invata repede si au abilitati de comunicare. Nevoia de libertate este foarte mare &#8211; se simt bine cand pot sa-si largeasca orizontul: sa se miste, sa calatoreasca, sa acumuleze noi cunostinte. Sunt plini de resurse, talentati, creativi si originali. Au un puternic instinct sexual, sunt pasionati si seducatori.</p>
<p>Defecte: Multe persoane al caror prenume incepe cu E tind sa fie iresponsabile, inconstante, frivole. Altele mai pot fi irascibile si aprige la manie.</p>
<p>Litera F<br />
Imprima o atitudine energica si decisa. Oamenii de tip F sunt impetuosi, puternici si fasci nanti. Indiferent ca se remarca in bine sau in rau, nu pot trece neobservati. Le place sa uimeasca si sa fie admirati. Sunt inteligenti, au o logica excelenta, sunt harnici, priceputi si buni profesionisti. Au o sexualitate viguroasa si tanjesc dupa adrenalina. Sunt prieteni buni si statornici.</p>
<p>Defecte: Pot avea reactii excesive si pot ajunge in situatii extreme. Desi au o personalitate forte, sunt predispusi la anxietate si depresie.</p>
<p>Litera G<br />
Imprima o atitudine intreprinzatoare si perspicace. Oamenii al caror prenume incepe cu G au o parere buna despre sine si multa incredere in capacitatile proprii. Sunt hotarati, practici, perseverenti, ageri la minte si razbatatori. Au convingeri ferme, indrazneala si aptitudini de lider. Se pricep sa speculeze oportunitatile ivite, au adesea noroc de bani si cuceresc usor atentia sexului opus.</p>
<p>Defecte: Li se reproseaza adesea tupeul, aroganta, incapatanarea si uneori lipsa de scrupule. Pot ascunde insa multe frustrari si framantari interioare.</p>
<p>Litera H<br />
Imprima o atitudine autonoma si motivata. Cei al caror prenume incepe cu litera H urmaresc sa detina controlul, sa acumuleze putere si bani&#8230; Au o personalitate puternica si dominanta, dar sunt totodata prudenti, rezervati si abili. Dotati cu spirit de observatie si o gandire profunda, actioneaza in baza unor planuri chibzuite si nu renunta pana nu-si ating obiectivele. Iubesc natura si sportul.</p>
<p>Defecte: Pot dezvolta tendinte obsesive si manipulatoare. In anumite situatii se inchid in sine sau devin sceptici, banuitori, ranchiunosi, extremisti, tiranici.</p>
<p>Litera I<br />
Imprima o atitudine idealista si creativa. Oamenii de tip I sunt romantici si emotivi. Majoritatea au simt estetic si inclinatii artistice, iubesc armonia, eleganta si confortul. Sunt afectuosi si intelegatori cu cei din jur, dar nu le place ca acestia sa interfereze cu libertatea sau cu planurile lor. Sunt inteligenti, insa le lipseste simtul practic si curajul. Au o buna rezistenta fizica.</p>
<p>Defecte: Cand nu se simt in siguranta, pot avea caderi nervoase, schim bari bruste de stare de spirit, devin timizi, irascibili si se ofenseaza usor.</p>
<p>Litera J<br />
Imprima o atitudine sincera si foarte bine intentionata. Persoanele al caror prenume incepe cu J sunt inteligente, au imaginatie si talent. Le face placere sa fie de folos si sa-i ajute pe ceilalti si se straduiesc sa se faca placute. Sunt increzatoare, optimiste si au aspiratii inalte, uneori chiar mai inalte decat le permit posibi litatile. Au o inima calda, sunt generoase si loiale celor dragi.</p>
<p>Defecte: Isi gasesc greu o motivatie, riscand sa-si risipeasca talentele. Nu prea au simtul prevederii, ceea ce le expune la situatii neplacute.</p>
<p>Litera K<br />
Imprima o atitudine ambitioasa si inspirata. Oamenii de tip K sunt intuitivi, creativi si vizionari. Au o minte scaparatoare, o gandire percutanta si rapida, capabila sa gaseasca solutii ingenioase. Pot avea talent in mai multe domenii. Sunt mandri si constienti de valoarea lor. Cauta succesul, il merita si cel mai adesea il obtin, capatand un plus de autoritate, respect si popularitate.</p>
<p>Defecte: Latura negativa, pe care incearca din rasputeri sa o mascheze, este caracterizata de tensiuni nervoase, ezitari, temeri, lipsa de incredere.</p>
<p>Litera L<br />
I mprima o atitudine increzatoare si sociabila. Cei al caror prenume incepe cu L sunt isteti, curiosi si comunicativi.. Se misca mult, calatoresc frecvent, se muta in alte locuri etc. Nu suporta nici un fel de constrangeri. Sunt plini de resurse, au diverse aptitudini, dar le lip seste viteza de reactie necesara specularii oportunitatilor. Sunt senzuali, insa tind sa-si treaca emotiile prin filtrul mental.</p>
<p>Defecte: Au tendinta de a acumula tensiuni, pe fondul carora pot dezvolta o tendinta la adictii si excese, predispusi la accidentari. Leonardo DiCaprio &#8211; in topul celor mai vanati burlaci.</p>
<p>Litera M<br />
Imprima o atitudine constructiva si optimista. Persoanele ?M? sunt responsabile, tenace si muncitoare, dar stiu sa se bucure si de viata. Realiste si practice, acorda o mare importanta sigurantei financiare. Au insa o fire afectuoas a, sunt atasate de familie, dornice de dragoste, generoase si receptive la problemele celor din jur. Invata repede, au curaj si sunt capabile sa-si modeleze personalitatea.</p>
<p>Defecte: Oamenii ?M? sunt cam pripiti si iuti la manie&#8230;. Pot avea accese de incapatanare si, in unele privinte, viziuni prea conservatoare.</p>
<p>Litera N<br />
Imprima o atitudine sociabila si comunicativa. Oamenii de tip N sunt facuti sa traiasca in cuplu, sa aiba multi prieteni si o activitate sociala bogata. Amabili, veseli si originali, atrag sim patia. Le place sa se distreze si pot da impresia de frivolitate, dar in realitate sunt inteligenti, abili, planificati si-si urmaresc bine interesele. Sunt norocosi, atrasi de mister si foarte senzuali.</p>
<p>Defecte: Pot fi nelinistiti, disimulanti, derutanti si inclinati catre schimbari frecvente, purtarea lor dandu-le celor apropiati o senzatie de nesiguranta.</p>
<p>Litera O<br />
Imprima o atitudine hotarata si responsabila&#8230;. Oamenii de tip O au vointa, convingeri puternice, scopuri clare si simtul datoriei dezvoltat. Totusi, au o inima entuziasta, porniri erotice intense si pot ajunge in situatia de a trebui sa aleaga intre sentiment si datorie.. Au nevoie de dragoste, dar vor sa-si pastreze independenta. Sunt inteligenti si dornici sa invete.</p>
<p>Defecte: Pot avea tendinta de a le da celorlalti cam multe indicatii. Uneori actioneaza impulsiv. Sunt gelosi si posesivi.</p>
<p>Litera P<br />
Imprima o atitudine inteleapta si stabila. Cei al caror prenume incepe cu P sunt oameni puternici, laboriosi si prolifici. Foarte inteligenti, sunt adesea inclinati spre studiu, cultura sau spiritualitate. Sunt insa firi mai retrase, care nu sociali zeaza cu prea multa tragere de inima si care-si selecteaza atent anturajul. Cu toate astea, fac impresie, au influenta, iar parerile lor sunt ascultate.</p>
<p>Defecte: Pot fi distanti, aroganti, secretosi sau lipsiti de buna vointa si rabdare fata de ceilalti. Uneori sunt rigizi, lacomi sau foarte posesivi.</p>
<p>Litera Q<br />
Imprima o atitudine ingenioasa si originala. Cei (putini, de altfel) al caror prenume incepe cu Q sunt plini de idei, intuitivi si inspirati. Multi dintre ei au preocupari neobisnuite, sunt atrasi de mistere si subiecte neconventionale. Au o personalitate puternica si capacitatea de a-i fascina si influenta pe ceilalti, dar sunt greu de cunoscut si de analizat. Se pricep la afaceri si atrag banii.</p>
<p>Defecte: Pot fi dificili, complicati si ascunsi. Cand sunt stresati, creeaza multa tensiune in jur. Uneori vorbesc prea mult, plictisindu-i pe ceilalti.</p>
<p>Litera R<br />
Imprima o atitudine determinata si reflexiva. Cei al caror prenume incepe cu R sunt profunzi, au spirit analitic si multa dorinta de cunoastere. Au un suflet bun, sunt milosi si gata sa puna umarul la indeplinirea unei cauze nobile. Interesele lor par a fi mai mult spirituale decat materiale. Sunt muncitori si seriosi, dar ating reusita doar in urma unei straduinte constante.</p>
<p>Defecte: Au framantari interioare, tind sa fie fragili emotional, nervosi si iritabili. Pot fi expusi la pierderi de bani sau de posesiuni.</p>
<p>Litera S<br />
Imprima o atitudine instinctiva si incordata. Cei al caror prenume incepe cu S au sentimente puternice si ambitii inalte. Sunt ageri, patrunzatori, intuitivi si imaginativi. Ambitia ii motiveaza si ii ajuta sa-si focal izeze energiile. Destinul lor este adesea presarat cu obstacole, lupte si framantari. O parte dintre ele ar putea fi generate sau intretinute de propria impulsivitate.</p>
<p>Defecte: Emotivitatea si nervozitatea, care ii tensioneaza si-i imping la reactii neadecvate. Nestapanirea, subiectivismul, lipsa de tact si prevedere.</p>
<p>Litera T<br />
Imprima o atitudine dinamica si sociabila. Oamenii de tip T sunt puternici, vivace, spontani, ingeniosi si constructivi. Nu pot sta pe loc; trebuie sa avanseze, sa evolueze, sa creeze, sa fondeze. Au initiativa, decizie rapida, aptitudini pentru organizare si comanda. Totusi, sunt dependenti de ceilalti, de afectiunea si sprijinul lor. Au mare nevoie de dragoste, familie, prieteni si colaboratori.</p>
<p>Defecte: Au o tendinta spre agresivitate (mai ales verbala, dar nu numai) si isi pot pierde destul de repede controlul. Se ofenseaza us or.</p>
<p>Litera U<br />
Imprima o atitudine metodica si superioara. Cei al caror prenume incepe cu litera U sunt organizati, muncitori, practici si performanti. Ii atrage insa si cunoasterea, spiritualitatea, misterul si pot avea talent artistic. Adesea sunt in impas, nestiind cum sa se imparta intre tendintele materialiste si cele idealiste, deopotriva de puternice. Au o parere foarte buna despre sine si le place la nebunie sa fie adulati.</p>
<p>Defecte: Sunt egoisti, teatrali, ingamfati si laudarosi. Le place sa critice. Au o nesiguranta interioara care ii poate impinge catre adictii.</p>
<p>Litera V<br />
Imprima o atitudine respectabila si impozanta. Cei al caror prenume incepe cu V au planuri marete, dar urmaresc implinirea lor in mod prudent, tenace si planificat. Dotati cu o inteligenta vie, intuitie si inspiratie, au o mare capacitate de anticipare, ce poate fi luata drept spirit profetic.. Sunt responsabili, eficienti, loiali si onorabili. Au emotii puternice, pe care cauta sa le controleze.</p>
<p>Defecte: Le lipseste flexibilitatea si se adapteaza greu la schimbari. Sunt acaparatori, posesivi si gelosi, iar uneori pot deveni chiar cruzi. Vanessa Paradis si Johnny Depp formeaza unul dintre cele mai stabile cupluri de la Hollywood.</p>
<p>Litera W<br />
Imprima o atitudine expresiva si adaptabila. Oamenii ?W? sunt curiosi, prietenosi, plini de farmec, vioi, inteligenti si comunicativi. Sunt consecventi in urmarirea scopurilor, dar abili si flexibili in metodele aplicate pentru a le atinge.</p>
<p>Defecte: pot fi dezordonati, delasatori, instabili si imprevizibili.</p>
<p>Litera X<br />
Imprima o atitudine inflacarata si senzuala, magnetism si un inepuizabil apetit erotic, vitalitate si spirit intreprinzator. Sunt creativi, comunicativi si lideri inascuti.</p>
<p>Defecte: Inclinatia catre placeri si excese, dependente si risipa. Pot fi nepasatori, neseriosi sau iresponsabili.</p>
<p>Litera Y<br />
Cei al caror prenume incepe cu Y sunt pasionali, independenti, dinamici si curajosi, dar si intuitivi, sensibili si creativi. Au inclinatii romantice sau idealiste. Sunt emotivi si romantici. Au o buna rezistenta fizica.</p>
<p>Defecte: Pot avea dificultati in luarea deciziilor. Au reactii bruste si schimbari subite de dispozitie.</p>
<p>Litera Z<br />
Imprima o atitudine increzatoare si combativa.. Cei al caror prenume incepe cu Z sunt curajosi si competitivi. Cauta puterea si faima. Pot avea interese financiare sau politice, dar daca sunt motivati din punct de vedere psiho-emotional, pot atinge succesul in orice domeniu, inclusiv artistic sau sportiv. Au instincte bune, o intuitie ascutita si o inteligenta iscoditoare. Sunt oameni pasionati, fascinanti si plini de forta.</p>
<p>Defecte: Acestia au defectele comune firilor puternice: tind sa fie incapatanati, pripiti, nesupusi, impulsivi si inclina sa-i comande sau sa-i controleze pe cei din jurul lor, situatie care poate crea tensiuni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Agrifoglio(Ilex aquifolium)Fam. Aquifoliacee]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/17/agrifoglioilex-aquifoliumfam-aquifoliacee/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:35:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp; di Loriana Mari Caratteristiche: albero a chioma stretta e conica, presenta ramificazioni reg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/agrifoglio1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1348" title="agrifoglio" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/agrifoglio1.jpg" alt="" width="450" height="350" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p>di Loriana Mari</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>C</strong><strong>aratteristiche: </strong>albero a chioma stretta e conica, presenta ramificazioni regolari da giovane che diventano disordinate con l’età, può raggiungere i 20 m di altezza. Le foglie sono lucide, lucenti persistenti in inverno, lunghe fino a 10 cm con apice e margini spinosi. I frutti sono bacche rosse larghe e polpose, molto appetite dagli uccelli ma velenose per l’uomo.</p>
<p><strong>Habitat: </strong>originario dell’Asia Occ. e dell’Europa vive nei boschi foggio e di quercia. L&#8217;agrifoglio è una specie spontanea dell&#8217;Europa centroccidentale con un vasto areale che va dalle coste atlantiche e mediterranee alle regioni costiere dell&#8217;Asia Minore. Si trova preferibilmente nelle regioni con clima oceanico, caratterizzate da piovosità accentuata, limitata siccità estiva ed escursione termica moderata, dove cresce in boschi umidi di latifoglie, con preferenza per i terreni acidi. In passato si trovava spesso associato al tasso (<em>Taxus baccata</em>) a costituire una fascia quasi continua sulle Alpi e sull&#8217;Appennino al limite della faggeta. Ora l&#8217;agrifoglio si concentra nei boschi medio montani delle nostre regioni centromeridionali e nelle isole, specialmente in querceti, boschi misti di leccio e caducifoglie e faggete. Ha tronco diritto rivestito da corteccia verde-bruno scura. I fiori unisessuali, cioè solo maschili o solo femminili, sono portati da piante separate: l&#8217;agrifoglio è dunque una specie dioica e solo le piante femminili portano le drupe. E&#8217; una pianta molto apprezzata per la sua eleganza e gli splendidi colori tanto che la raccolta eccessiva a scopo ornamentale sta mettendo in serio pericolo la specie. La fioritura avviene a  maggio-giugno e la fruttificazione in agosto-settembre.</p>
<p><strong>Storia, mito, magia: </strong>Il nome latino della pianta, <em>Ilex aquifolium</em> (famiglia Aquifoliaceae), deriva da <em>acrifolium</em>: acer=acuto e folium=foglia, in riferimento alle foglie spinose. Come i rametti di pungitopo (<em>Ruscus aculeatus</em>), anche quelli di agrifoglio venivano posti sulle corde alle quali si appendeva la carne salata, per proteggerla dai topi: di qui il nome comune di &#8220;pungitopo maggiore&#8221;.</p>
<p>L’Agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità. Era considerato, insieme all’Edera e al Vischio, un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. Nelle quotidianità celtica si pensava che l’Agrifoglio fosse di aiuto e sostegno in ogni sorte di battaglia spirituale.</p>
<p>Una volta tanto Celti, Latini, Greci ed Etruschi si ritrovano perfettamente d’accordo: l’agrifoglio protegge dal male e garantisce fecondità e continuità della vita. In parte è un presagio ricavato facilmente dalle foglie spinose e coriacee e dai frutti rossi che maturano nel cuore dell’inverno, per cui è sempre stato al centro delle feste invernali appunto, dai Saturnali romani al Natale cristiano. Gli Etruschi però, come sempre, erano più precisi e la consideravano una pianta potente e pericolosa, vera e propria protagonista del bosco di confine della città, la famosa zona sacra che si stendeva tra le mura e l’abitato propriamente detto, ma per nessun motivo coltivata all’interno dei giardini domestici, forse anche perché i suoi frutti son velenosi per l’uomo anche se  costituiscono un vero e proprio cibo invernale per gli uccelli. L&#8217;Agrifoglio è simbolo di paternità e amore fraterno ed è sempre stato considerato simbolo di vita. Il suo legno veniva usato per costruire ottime lance facilmente bilanciabili nelle mani di un guerriero e precise nella direzione in cui venivano scagliate. Contornate da cristalli di brina, le pungenti foglie dell’agrifoglio non hanno perduto il loro verde scuro e lucidissimo, e le bacche scarlatte fanno capolino nel diffuso biancore, trasmettendo calore, vitalità e allegria. Queste particolarità hanno fatto di questo splendido albero un simbolo del Solstizio d’Inverno, un inno alla rinascita imminente del Sole caldo e luminoso, un augurio di gioia e buona fortuna per l’anno che deve venire. Le sue bacche soprattutto, anticamente erano viste come piccole eco del grande astro di cui si attendeva trepidanti il ritorno. Per questo, qualche giorno prima del Solstizio si usava regalare dei rametti di agrifoglio alle persone amate: essi rappresentavano l’immortalità, la sopravvivenza oltre la morte apparente, e avrebbero portato una piccola luce nel buio e un po’ di calore nel gelo, insieme alla fortuna che proviene dai regni della natura sottili. I druidi appendevano rami di agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare con amore gli spiriti della foresta, e dopo di loro questa usanza continuò ad essere rispettata, con l’intento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilità degli animali e della terra, e soprattutto la protezione dalle presenze malevole e dalla sfortuna. Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattività verso ciò che è pericoloso o ostile, di reazione attiva agli stati d’essere negativi. I fiorellini bianchi dell’agrifoglio, appesi alla maniglia della porta di casa, si credeva ostacolassero l’entrata di persone o entità dannose, e questa forza magica si pensava fosse ancora più forte e potente se la porta stessa fosse stata costruita con il suo legno duro e resistente. Soprattutto durante le feste del Solstizio e del Natale una simile protezione sarebbe stata auspicabile, dato che in tal periodo i folletti del bosco si sbizzarriscono e sono molto più dispettosi del solito e si sbizzarriscono con i loro scherzi e le loro malefatte. Un’altra proprietà magica dell’agrifoglio era quella di ammansire gli animali selvatici e imbizzarriti, nonché quella di rendere più dolce e sopportabile il gelo dell’inverno, proprio come un piccolo Sole che agiva in modi misteriosi, forse scaldando e rallegrando l’anima più che il corpo.<br />
Come albero simbolo del Solstizio d’Inverno, l’agrifoglio è anche legato alla parte calante dell’anno, quella che dal momento di maggior splendore del Sole porta al momento più buio e freddo. Esso rappresenta il Vecchio dell’anno passato, il Re Agrifoglio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso che porta i suoi regali a chi ha conservato in sé uno spirito bambino. Egli, che a seconda delle tradizioni assume nomi diversi, non è altri che il dolce e caro Babbo Natale, che proprio per non dimenticare le sue antichissime origini, ancora oggi porta tradizionalmente un rametto di agrifoglio sul berretto. In Irlanda, se si ricevevano rami d’agrifoglio prima del Solstizio, questi venivano spazzati fuori subito dopo il Solstizio stesso, poiché non era di buon auspicio conservare le cose dell’anno vecchio, ed inoltre in tal modo si spazzava via tutto ciò che apparteneva al passato, potendo poi cominciare un nuovo ciclo più leggeri e con lo sguardo rivolto non indietro, ma avanti a se. Come accennato, l’agrifoglio era connesso anche alla Fortuna che poteva pervenire dai regni sottili. Questa sua magica caratteristica compare in una delle antiche leggende irlandesi appartenente al Ciclo di Finn Mc Cumhail, nella quale si racconta che le tre figlie di Conanan possedevano tre fusi costruiti con il suo legno. Su di essi le tre Donne avevano posto matasse di filo fatato ed avevano filato la sorte di Finn e dei suoi guerrieri, provocando il loro imprigionamento e forse, con esso, una delle prove che essi avrebbero dovuto superare.<br />
In questo senso, l’agrifoglio risulta essere vicino alle sacre Filatrici del Destino, nonché loro stesso strumento per determinare la sorte degli uomini posti sotto la loro protezione.<br />
Sempre tra i celti, con il legno dell’agrifoglio si costruivano le lance e gli scudi dei guerrieri. Anche in questo caso appaiono chiaramente le funzioni di attacco alle forze ostili e, al contempo, difesa da esse, esercitate dalla pianta e probabilmente resi ancor più potenti ed efficaci dai suoi influssi sottili.</p>
<p>Anche i neonati potevano essere protetti da questo magico arbusto; per questo venivano spruzzati con l’Acqua di Agrifoglio, preparata come infuso delle foglie oppure come distillato.<br />
Infine, pare che un antico incantesimo usasse l’agrifoglio per attirare i desideri del cuore. Se ne dovevano raccogliere nove foglie da una pianta non troppo spinosa, dopo la mezzanotte di un venerdì, nel più completo silenzio. Le foglie dovevano essere avvolte in un panno bianco, alle cui due estremità si dovevano fare nove nodi. Il sacchettino andava quindi riposto sotto al cuscino e ciò che si sarebbe intensamente desiderato, poggiandovi sopra la testa, si sarebbe presto avverato.</p>
<p>Nel Medioevo era associato al diavolo, per via delle foglie spinose, ma in ogni altro periodo e presso ogni popolo è sempre stato amato da tutti, perché le allegre bacche colorano i boschi in pieno inverno. Già per i Celti l&#8217;agrifoglio era una pianta sacra, ma in Italia la tradizione di usare l&#8217;agrifoglio a scopo augurale è arrivata grazie ai Romani che, conquistata la Bretagna, scoprirono che i sacerdoti celti usavano la pianta per proteggere le persone dai disagi dell&#8217;inverno e per ammansire gli animali; i Romani iniziarono a donarne i rami agli sposi novelli, come augurio e, durante i Saturnali, ne tenevano ramoscelli come talismani, e li piantavano vicino alle case per tener lontani i folletti che, secondo la tradizione, amavano architettare molti scherzi in questo periodo, ne decoravano la casa nel periodo dei Saturnali. L’agrifoglio era la pianta sacra di Saturno e veniva usato durante i Saturnalia per rendere onore al dio. I romani erano soliti fare delle ghirlande di agrifoglio per decorare le statue di Saturno. Secoli dopo, in Dicembre i primi cristiani iniziarono a celebrare la nascita di Gesù. Per evitare persecuzioni continuarono ad ornare le loro case con l’agrifoglio durante i Saturnalia. Una leggenda racconta di un piccolo orfanello che viveva con alcuni pastori quando gli angeli araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo. Il bambino si mise in cammino verso Betlemme con gli altri pastori e sulla via intrecciò una corona di rami da portare in dono a Gesù Bambino. Ma quando pose la corona davanti al Bambinello gli sembrò così indegna che si vergognò del suo dono e si mise a piangere. Allora Gesù Bambino toccò la corona e le sue foglie brillarono di un verde intenso e trasformò le lacrime dell’orfanello in splendide bacche rosse. Con l&#8217;avvento del Cristianesimo l&#8217;Agrifoglio divenne l&#8217;Albero Santo a rappresentare la Croce di Spine.</p>
<p><strong>Piccole perle</strong>:</p>
<p>In caso di allergie consultare sempre il medico e assumere sempre sotto il controllo del medfico.</p>
<p><strong>infuso per contrastare l’influenza:</strong> mettere 1 o 2 cucchiaini di foglie d’agrifoglio fresche, spezzettate, in una tazza d’acqua, lasciando riposare per una notte. La mattina seguente far bollire brevemente il composto, zuccherare, preferibilmente con del miele, e bere durante la giornata, anche due tazze al giorno.</p>
<p><strong>Vino d’agrifoglio contro la febbre:</strong> far macerare 25 grammi di foglie fresche, pestate nel mortaio, in mezzo bicchiere di alcool a 60° per una settimana. Aggiungere poi una tazza di vino bianco e lasciar riposare ancora per una settimana, al termine della quale il preparato andrà filtrato. Assumere due cucchiai di vino d’agrifoglio per tre volte al giorno.<br />
<strong>Vino d’agrifoglio per calmare la diarrea:</strong> in un litro di vino rosso bollente mettere 30 grammi di foglie fresche d’agrifoglio, facendo bollire il tutto per circa 10 minuti. Assumere durante la giornata, in cucchiai da tavola, senza però mai superare i 70 grammi.<br />
<strong>Decotto per combattere la bronchite:</strong> bollire a fuoco basso 30 grammi di foglie d’agrifoglio essiccate in un litro d’acqua, per 10 minuti. Sciogliere del miele, far raffreddare e bere due tazze al giorno.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diversità]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/11/15/diversita/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 12:12:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
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<description><![CDATA[Montesquieu, Lettres persanes, XXX: &#8220;Mais, si quelqu&#8217;un, par hasard, apprenait à la comp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Montesquieu, <a href="http://www.bacdefrancais.net/lettre30-texte.html"><em>Lettres persanes</em>, XXX:</a> &#8220;Mais, si quelqu&#8217;un, par hasard, apprenait à la compagnie que j&#8217;étois Persan, j&#8217;entendois aussitôt autour de moi un bourdonnement: Ah! ah! monsieur est Persan? C&#8217;est une chose bien extraordinaire! Comment peut-on être Persan?&#8221;.</p>
<p>Come nella Parigi del XVIII secolo il persiano, il siciliano è oggi nel mondo &#8211; le altre regioni Italiane comprese &#8211; oggetto della stessa attenzione, dello stesso stupore, della stessa domanda. Sicché potremmo tradurre: &#8220;Ma se qualcuno, per caso, comunica alla compagnia che io sono siciliano, subito sento intorno a me levarsi un mormorio: &#8220;Ah! ah! Il signore è siciliano? È una cosa davvero straordinaria! Come si può essere siciliano?&#8221;. E si noti bene: il persiano di Montesquieu non aveva nulla che in un salotto parigino lo distinguesse come persiano; è soltanto nell&#8217;apprendere che è persiano che la compagnia manifesta meraviglia e si chiede come è possibile essere persiano, quasi che l&#8217;essere persiano implicasse una diversità e difficoltà di vita alla compagnia, alla Francia e all&#8217;Europa ignote.</p>
<p>In questa forma paradossale, Montesquieu ha voluto rappresentare i pregiudizi etnici e razziali; ma appunto questi pregiudizi alimentano le diversità e rendono difficoltoso l&#8217;essere siciliano o sardo o corso. E non che diversità e difficoltà non ci siano: ma non sarebbero tali da provocare conflittualità e chiusure se i pregiudizi non le accentuassero ed esasperassero; se remore, difetti e virtù (spesso alle remore e ai difetti corrispondono virtù) venissero messi in conto della varietà del mondo e non della inimicizia col mondo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Pure parlando di Verga, e del romanzo di cui è protagonista Mastro Don Gesualdo, ad un certo punto David Herbert Lawrence dice: &#8220;Gesualdo è un uomo comune, dotato di energia ecezionale. Tale è, naturalmente, nell&#8217;intenzione. Ma egli è siciliano. E qui salta fuori la difficoltà(*)&#8221;.</p>
<p>La difficoltà. Non si poteva dir meglio, e con una sola parola (ma è giusto segnalare, tra le cose più acute che siano state scritte su Verga e sulla Sicilia, l&#8217;intero saggio di Lawrence). Sicché alla domanda &#8220;Come si può essere siciliano?&#8221; un siciliano può rispondere: &#8220;Con difficoltà&#8221;.</p>
<p>Leonardo Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Piccola Biblioteca Adelphi 2009</p>
<h5><span style="font-weight:normal;">(*) Gesualdo is just an ordinary man with extraordinary energy. That, of course, is the intention. But he is a Sicilian. And here lies the difficulty. Because the realistic-democratic age has dodged the dilemma of having no heroes by having every man his own hero. This is reached by what we call subjective intensity and in this subjectively-intense every-man-his-own-hero business the Russians have carried us the greatest lengths. (&#8230;) No matter how much of a shabby animal you may be, you can learn from Dostoievsky and Tchekhov, etc. how to have the most tender, unique, coruscating soul on earth (&#8230;). And here you get the blank opposite, in the Sicilians. The Sicilians simply don&#8217;t have any subjective idea of themselves, or any souls (&#8230;). The Sicilian, in our sense of the word, doesn&#8217;t have any soul. He just hasn&#8217;t got our sort of subjective consciousness, the soulful idea of himself. (&#8230;) The Sicilians of today are supposed to be the nearest thing to the classic Greeks that is left to us: that is, they are the nearest descendants on earth. In Greece to-day there are no Greeks. The nearest thing is the Sicilian, the eastern and south-eastern Sicilian.</span></h5>
<h5><span style="font-weight:normal;">Phoenix: the posthumous papers of D. H. Lawrence, 1930</span></h5>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il significato occulto dei simboli - Svastika]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/13/il-significato-occulto-dei-simboli-svastika/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 16:46:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
<guid>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/13/il-significato-occulto-dei-simboli-svastika/</guid>
<description><![CDATA[di Rossella Cau &#8211; studiosa di scienze esoteriche Gli archetipi divini, cosmici e le forme pens]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1207" title="svastika" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/svastika.jpg?w=193" alt="svastika" width="193" height="300" /></p>
<p>di Rossella Cau &#8211; studiosa di scienze esoteriche</p>
<p><strong>Gli archetipi divini, cosmici e le forme pensiero umane impressionano la mente che, a seconda della sua chiarezza e lucidità, riflette nel cervello immagini più o meno fedeli all&#8217;originale.</strong></p>
<p>Svastika, emblema adottato dalla Germania Nazista che, nella nostra memoria, sventola ancora sulle innumerevoli bandiere nelle piazze gremite di gente affascinata ed osannante il Fuhrer, in preda a quella che Jung, in &#8220;La lotta con l&#8217;ombra&#8221; (1946), individuò come psicosi di massa:  Quando si verifica che tali simboli &#8211; mitologici collettivi che esprimono primitività e violenza- facciano la loro comparsa in un gran numero di individui, senza però venire da loro compresi, capita che incomincino ad attrarli insieme, quasi in virtù di una forza magnetica, ed ecco formarsi una massa. Un capo sarà poi trovato nell&#8217;individuo che dimostri la minor resistenza, il più ridotto senso di responsabilità, la più forte volontà di potenza. Questo scatenerà tutte le energie pronte ad esplodere e la massa seguirà con la forza inarrestabile di una valanga.- L&#8217;uso di questo simbolo esoterico come emblema della Germania Nazista è basato su teorizzazioni di vari studiosi occultisti che,  partendo dagli studi teosofici della Blavatsky ne manipolarono gli insegnamenti per raggiungere l&#8217;ideale di una unione politica di tutti i popoli di razza ariana cioè il Pangermanesimo, perpetrando una dominazione e conseguente estirpazione delle razze inferiori che ne avevano corrotto l&#8217;antica integrità. Secondo queste teorie, infatti, le forze cosmiche non possono vitalizzare corpi il cui sangue sia impuro e così attraverso la purezza razziale riconquistata, anche attraverso gli esperimenti scientifici, si sarebbe dovuta ottenere l&#8217;illuminazione collettiva espressa dal potere politico e spirituale di tutto un popolo.  Il mito di Wotan- Odino, l&#8217;antico Dio germanico guerriero e rivelatore di scienza ermetica fu la Guida ideale alla purificazione attraverso il sacrificio di sangue versato in guerra. All&#8217;interno del corpo militare delle SS, si sviluppò a questo scopo l&#8217;Ordine Nero, comandato da Himmler, setta iniziatica che usava metodi occulti per il controllo della volontà e delle coscienze. L&#8217;aspirante studiava il catechismo delle SS  e ne assimilava i precetti, tra cui il ruolo messianico di Hitler, salvatore e rigeneratore del popolo germanico, colui che avrebbe trasformato l&#8217;uomo di razza ariana pura in uomo-dio.</p>
<p>In contrapposizione  alle deviate teorie occulte del nazismo troviamo che il significato della parola sanscrita Svastika è conduttivo al benessere. E&#8217; infatti uno dei simboli solari più diffusi e antichi. Appartiene a moltissime culture. Lo troviamo presso i popoli Maya,  Mongoli,  Mesopotamici,  Greci, Etruschi, Celti, Indiani d&#8217;America e in India. Alcuni studiosi ne attribuiscono la derivazione addirittura ad Atlantide. Il disegno della Svastika rappresenta il vortice della creazione che si espande da un punto centrale verso l&#8217;esterno, con rotazione destrorsa, mentre con rotazione sinistrorsa indica il ritorno all&#8217;origine, la distruzione delle forme, il Kali Yuga. Essa simboleggia  la Ruota di vita con i suoi cicli universali, le sue correnti di energia. Sintetizza in sé il segno della Croce, soprattutto quella Greca, con i bracci uguali, che rappresenta l&#8217;equilibrio tra le forze materiali e quelle spirituali, e il segno della   Spirale che nel suo significare involuzione ed evoluzione cosmica indica il cammino verso la coscienza ed il ritorno della Materia allo Spirito, del Figlio al Padre. In quest&#8217;accezione è stata a lungo considerata emblema del Cristo. Il simbolo della Svastika  in relazione alla Ruota della Legge &#8211; Dharmachakra -, che gira intorno al suo centro immobile, è anche un emblema del Buddha. Talvolta nel suo centro compare Agni, il Fuoco.</p>
<p>Nel simbolismo massonico, il centro della svastika raffigura la Stella Polare e i quattro gamma, cioè i bracci rotanti, che la costituiscono, le quattro posizioni cardinali dell&#8217;Orsa Maggiore, le quali sono messe in relazione con i quattro punti cardinali e le quattro stagioni. In Cina, la Svastika  è il segno del numero diecimila, che è la totalità degli esseri e della manifestazione. Una forma secondaria ma di simbologia non meno interessante è la Svastica Clavigera degli stemmi papali, che indica il potere di legare e di sciogliere in terra e in cielo conferito da Cristo a San Pietro. L&#8217;asse verticale corrisponde alla funzione sacerdotale e ai solstizi, l&#8217;asse orizzontale alla funzione regale e agli equinozi.</p>
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<title><![CDATA[Il senso delle cose. L'ANIMA resta lì e non si tocca!]]></title>
<link>http://paolazeppieri.wordpress.com/2009/11/12/il-senso-delle-cose-lanima-resta-li-e-non-si-tocca/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 11:20:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolazeppieri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nella mano di un angelo, chiusa tra polpastrelli rigidi di velluto invecchiato al sole, scorgiamo qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Nella mano di un angelo, chiusa tra polpastrelli rigidi di velluto invecchiato al sole, scorgiamo qu]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Greci Gitarre - eine laute Gitarre]]></title>
<link>http://zobb.wordpress.com/2009/11/09/greci-gitarre-eine-laute-gitarre/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 20:08:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>portaleco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Greci Gitarre Will man als Gitarrist z.B. mit einem Kammerorchester spielen, hat man das  Problem, d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignleft" style="width: 246px"><img title="Greci Gitarre" src="http://www.greci-guitar.com/Mvc-748f%20copia%20buona%20per%20web.jpg" alt="" width="236" height="478" /><p class="wp-caption-text">Greci Gitarre</p></div>
<p>Will man als Gitarrist z.B. mit einem Kammerorchester spielen, hat man das  Problem, dass die Gitarre im Vergleich mit anderen Instrumenten zu leise ist. Immer wieder gab es Gitarrenbauer die &#8220;laute&#8221; Gitarren konstruiert haben (z.B. Ramirez). Die <a title="Greci Gitarre" href="http://www.greci-guitar.com/Templates/chitarra2_home_page_ENGLISH.dwt">Greci Gitarre</a> ist ein neuer Versuch eine &#8220;laute&#8221; Gitarre zu bauen. Laut Messungen soll sie doppelt so laut sein, wie eine normale Gitarre. Ob das wohl an den zwei Schallöchern liegt? Die Aufnahmen des <a title="Greci Guitar - Vivaldi RV 93" href="http://www.guitarfoundation.org/drupal/node/4361">Vivaldi Concerto&#8217;s RV 93</a> sind akustisch und musikalisch nicht gerade überzeugend.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Răul absolut]]></title>
<link>http://ionetecatalin.wordpress.com/2009/11/06/raul-absolut/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:26:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>ionetecatalin</dc:creator>
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<description><![CDATA[Unii cred că binele și răul sînt doi poli opuși ai sferei morale care este viața. Ca poli, în aceast]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-218" title="ying-yang" src="http://ionetecatalin.wordpress.com/files/2009/11/ying-yang1.jpg" alt="ying-yang" width="295" height="290" /></p>
<p>Unii cred că binele și răul sînt doi poli opuși ai sferei morale care este viața. Ca poli, în această viziune ei sînt perfect opuși unul altuia și nu se ating niciodată. Sau altfel spus, în acest continuu proces de navigare morală numit viață, ar fi întotdeauna posibil să te orientezi după polul binelui sau al răului, după cum ți-e dorința. Pentru aceștia, nu există dileme morale, pentru că ei au întotdeauna la dispoziție vreo hartă axiologică care le spune exact ce trebuie să facă în cutare sau cutare situație și încotro s-o ia ca să ajungă cu bine la bine.</p>
<p>Mai este și o altă viziune cu privire la bine și la rău, una care spune că nu există alb și negru, ci doar gri. Că nu există poli morali asemănători cu polii magnetici și în consecință nu este posibilă o navigare către un bine sau un rău suprem, ci doar bîjbîieli locale către ce poate să treacă la un moment dat bine sau rău. Pe scurt, Whatver works, vorba lui Woody Allen, deși vorba asta nu e a lui deloc, ci e un amestec de relativism moral european și pragmatism american care tinde din ce în ce mai mult să devină un motto al cetățeanului universal și care s-ar traduce cel mai bine prin <em>orice, numai tu să te simți bine.</em></p>
<p>Răul este opusul existenței și  consecința lui ultimă este inexistența. Ăsta e un lucru pe care l-a uitat creștinismul contaminat de greci, căci în păgînism binele și răul sînt ambele concepte eterne și veșnic opuse, ca yin și yang, dar în creștinism răul este tranzitoriu prin excelență: apare pe scena universului doar pentru a fi recunoscut ca rău și expediat odată pentru totdeauna pînă și din tărîmul posibilității. Asta înseamnă că răul absolut echivalează cu inexistența și este nimic mai mult decît aceasta. A fi rău în mod absolut înseamnă a nu fi. O consecință a acestui fapt este că nici dracu nu-i așa de negru, adică și în îngerul căzut, Lucifer, se mai găsește ceva bun, dacă ar fi să ni-l închipuim pe el ca pe întruchiparea răului absolut.</p>
<p>Într-o metaforă care mi-a se pare foarte reușită, răul e comparat cu un vierme care își face tunelul lui de stricăciune printr-un măr. Ba nici măcar cu viermele, ci cu tunelul, cu absența binelui. Răul nu este altceva decît un parazit ce trăiește în ființa binelui, hrănindu-se din aceasta.</p>
<p>Răul e întotdeauna amestecat cu binele pentru că ființa propriu-zisă a răului este binele, dar este o ființă al cărei cod a fost rescris astfel încît să facă loc acolo morții. Căci răul, orice ar fi, este înainte de orice calea către moarte. Deși nu există rău absolut, căci acesta ar fi nimicul, există rău radical. În răul radical, binele a fost cu totul supus răului, fiind redus la funcția de simplă infrastructură pentru rău. De exemplu un criminal în serie profesionist care are grijă să mănînce sănătos.</p>
<p>Răul începe întotdeauna cu un gînd, dar pentru a fi cu adevărat rău trebuie să sfîrșească neapărat cu o faptă. Pentru a fi rău, fapta nu trebuie să fie mare, căci în cele mai mici fapte se poate presimți prezența celui mai mare rău. Am simțit tentația răului stînd în fața unei chiuvete și avînd o gumă de mestecat în gură. Știam că guma de mestecat poate să înfunde chiuveta dacă ar fi aruncată acolo. Era o chiuvetă publică de care nu-mi păsa în mod deosebit, dar știam că ar fi <strong>rău </strong>să arunc guma de mestecat acolo iar răul ăsta stîrnea în mine  o ciudată voluptate. I-am rezistat, însă. Am aruncat guma în altă parte, dar am gustat ceva din însăși esența răului cu ocazia aceea, și am înțeles că între mine, stînd cu guma în gură deasupra unei chiuvete și un nazist stînd cu mîna pe butonul de la o cameră de gazare în care sînt vreo 100 de tinere femei evreice, nu e nicio diferență esențială.</p>
<p>Binele și răul nu sînt doi poli opuși între care nu există contact, ci mai degrabă două entități care se luptă constant pentru supremație și care în lupta lor violentă, ce, paradoxal, uneori seamănă cu o îmbrățișare, devin greu de recunoscut. Dar pentru că  esențele lor nu se amestecă niciodată, navigarea între ei ca și cum ar fi doi poli absoluți este posibilă.</p>
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<title><![CDATA[Il galateo del dono nel Mezzogiorno]]></title>
<link>http://azzurrablog.wordpress.com/2009/11/02/il-galateo-del-dono-nel-mezzogiorno/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:19:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>noemiazzurra</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Noemi Azzurra Barbuto “Timeo Danaos et dona ferentes”, ovvero “temo i Greci anche quando portano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em><strong>di Noemi Azzurra Barbuto</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-205" title="regali-ecologici" src="http://azzurrablog.wordpress.com/files/2009/11/regali-ecologici.jpg?w=300" alt="regali-ecologici" width="300" height="260" />“Timeo Danaos et dona ferentes”</strong></em>, ovvero “temo i Greci anche quando portano doni”, scrive<strong> Publio Virgilio</strong> <strong>Marone</strong> nell&#8217; <em>Eneide</em>. Da questo si evince che egli probabilmente la conoscesse la <strong>pericolosità del dono</strong>, perché, spesso, dietro le vesti della generosità si maschera l&#8217;<strong>interesse</strong>, e il regalo, in questo caso, non costituisce che uno <strong>strumento con il quale si obbliga, facendolo, e ci si obbliga, accettandolo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come non ricordare il celebre<strong> cavallo di legno donato ai troiani</strong> <strong>dai greci</strong>, che, fingendo la resa, si accingono a tornare in patria dopo dieci lunghi anni di guerra intorno alle mura di Troia. I poveri ingenui, per non fare torto alla divinità, accolsero entro le mura inespugnabili delle città il cavallo, che in realtà nascondeva nel suo ventre i più valorosi tra i guerrieri greci, i quali nottetempo misero a ferro e fuoco la città.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutto questo grazie all&#8217;idea brillante dell&#8217;astuto Ulisse. Fu proprio lui a suggerire questo artificio.</p>
<p style="text-align:justify;">Sì, aveva fretta di tornare a casa, nella sua amata e rocciosa Itaca, Ulisse, e ricorrere alla <strong>strategia-dono</strong> gli parve la soluzione più opportuna per portare a termine una battaglia che sembrava destinata a non spegnersi mai; lo sapeva bene anche lui, da bravo acheo, che<strong> i doni non si rifiutano mai</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">E fu così che con un dono piovuto dal cielo, che irrompe sulla scena come un <em>deus ex machina</em> per i greci e come un <em>deus </em>per i troiani, un&#8217;intera e prospera città fu rasa al suolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Non dimentichiamo che noi reggini, essendo stata la provincia di Reggio Calabria colonia greca, abbiamo ereditato dai greci diverse abitudini, credenze, modi di essere e di fare. Uno di questi usi è il rispetto che si ha nei confronti di coloro che giungono da fuori. Sia amico oppure estraneo, l&#8217;ospite assume ancora oggi, come succedeva una volta, quasi un aspetto sacrale. E&#8217; questa l&#8217;ospitalità che ci caratterizza.</p>
<p style="text-align:justify;">E nel nostro DNA culturale abbiamo anche il cromosoma del dono. <strong>Da noi di doni se ne fanno tanti,</strong> <strong>forse troppi</strong>, osservazione questa che fece anche il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong> in una celebre intervista che la giornalista <strong>Marcelle Padovani</strong> raccolse insieme alla altre e inserì nel suo libro <em><strong>“</strong>Cose di Cosa Nostra<strong>”.</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-206" title="Regalo" src="http://azzurrablog.wordpress.com/files/2009/11/regalo.jpg" alt="Regalo" width="273" height="407" />Ma cos&#8217;è in effetti il dono? Sorpresa che ha una logica e una prevedibilità, pesante leggerezza, non ha che lo scopo, nelle intenzioni di colui che lo fa, di legare a sé colui che lo riceve, e che non può non accettarlo (pena l&#8217;esclusione dal contesto sociale, l&#8217;isolamento), in una sottile trama di inestricabili cortesie; uno scambio di favori che, una volta che ha preso il via, difficilmente si arresta, infinito a causa del debito che di volta in volta lo scambio stesso produce. Ed ecco creato il rapporto sociale.</p>
<p style="text-align:justify;">Diversi studiosi hanno indagato <strong>il significato e il valore del dono</strong>. Tra questi <strong>Marcel Mauss</strong>, il quale, nel suo “<em><strong>Saggio sul dono</strong></em>”, partendo dall&#8217;analisi di alcune società arcaiche, arrivò ad individuare nel dono una<strong> forma</strong> <strong>primitiva di mercato</strong>. Per Mauss il dono è un “<strong>fenomeno sociale totale</strong>”, appunto un mezzo per stabilire relazioni tra i gruppi, <strong>una forma di scambio che implica tre obblighi: dare, ricevere, ricambiare. Egli osservò che ciò che viene donato ritorna sempre al donatore più tardi e sotto un&#8217;altra forma</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta di un <strong>“do ut des”</strong>, nulla di più. Sarebbe come dire: “Ti faccio oggi questo dono affinché tu domani possa ricambiarlo a me nel modo in cui a me sarà utile”. Ed è chiaro che tale intento uccide del tutto <strong>l&#8217;elemento caratterizzante del dono: la gratuità.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dunque, <strong>il dono come collante sociale</strong>, come cemento di rapporti di diverso tipo; ma anche <strong>manifestazione di</strong> <strong>potere di colui che dona o che riceve</strong>, a seconda del valore del dono stesso; <strong>manifestazione persino di</strong> <strong>sottomissione da parte del donatore o del ricevente</strong>, a seconda delle situazioni;<strong> il dono come garanzia</strong>, <strong>come contratto sociale</strong>, come obbligazione più che come donazione, obbligazione a tempo indeterminato alla quale il ricevente non può sottrarsi a priori, proprio perché “un dono non si rifiuta mai”.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ma perché da noi il dono sopravvive ancora ed è tanto</strong> <strong>diffuso?</strong> Facciamo tanti doni perché siamo generosi o perché siamo terribilmente insicuri e sentiamo ancora il bisogno di quella garanzia alla base dei nostri rapporti sociali necessaria nelle società arcaiche studiate da Mauss?</p>
<p style="text-align:justify;">Forse<strong> il dono non è altro che la sopravvivenza di una categoria economica tipica delle società primitive in cui sono assenti il mercato e le leggi che lo regolano</strong>; o semplicemente sopravvive dove queste regole, sebbene esistano e siano applicate, non sono profondamente sentite. Potremmo ipotizzare così che il dono un giorno scomparirà, vinto dal mercato, e forse i nostri doni saranno allora scevri di interesse, non corrotti da secondi fini. Ma resta difficile crederlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Concludiamo con le parole di <strong>Kahlil Gibran</strong>, tratte da “<em>Il profeta</em>”: “<em>Donerete ben poco se donerete i vostri beni. E&#8217; quando fate dono di voi stessi che donate veramente. [...] C&#8217;è chi dà poco del molto che possiede – e lo dona perché sia riconosciuto -, e il suo desiderio nascosto rende il dono corrotto. E vi sono quelli che hanno poco e lo danno per intero. [...] E&#8217; bene dare se ci viene chiesto, ma è meglio dare non richiesti, per averlo capito. [...] Badate prima che voi stessi siate degni di essere donatori, e strumenti del donare. Perché in verità è la vita che dona alla vita, mentre voi, che vi credete donatori, non siete che testimoni. E voi che ricevete – e tutti ricevete -, non vi addossate un carico di gratitudine, se non volete un giogo su di voi e su colui che vi ha donato. Piuttosto sollevatevi con lui, e siano ali i suoi doni; perché se il vostro debito vi pesa troppo, mettete in dubbio il suo disinteresse a cui è madre la Terra generosa e padre Dio”.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[I filosofi greci? Sono maestri di politica]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/26/i-filosofi-greci-sono-maestri-di-politica/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 12:49:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Alain de Benoist Ogni epoca di transizione comporta il riappropriarsi di fonti antiche, specie gr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7863" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/10/images192.jpg" alt="images" width="93" height="117" />di Alain de Benoist</p>
<p>Ogni epoca di transizione comporta il riappropriarsi di fonti antiche, specie greche. E così il disagio post-moderno, nato dal crollo dei punti di riferimento. Nietzsche diceva: «Ai greci non si torna». E aggiungeva che non sapremmo nemmeno imparare da loro, tanto la loro maniera ci è ormai estranea. Invece è proprio quest’«estraneità» che fa pensare, dando una formidabile lezione d’inattualità. A cogliere l’inattualità della filosofia greca è stato Giorgio Colli in Filosofi sovrumani (Adelphi, 2009).<!--more--></p>
<p>Alla Grecia dobbiamo l’invenzione della filosofia. Spesso tradita dal pensiero romano, che la traduce senza riferirsi all’esperienza originale, la parola greca è anzitutto filosofica. Modo d’esistere, innanzitutto, la filosofia s’oppone alla religione, perché, anziché accontentarsi delle risposte immediate del culto o della tradizione, s’interroga sulle questioni ultime. I greci inventano la filosofia insieme alla fenomenologia. Per i greci, dimostrare i fenomeni è metterli alla prova, esponendoli di colpo alla luce dell’Essere. Precisione dello sguardo greco&#8230;</p>
<p>La Grecia oppone al concetto di storia messianica e lineare, centrata su salvezza e «progresso», un tempo ciclico, la cui osservazione porta alla saggezza, al senso del tragico, all’idea di destino e all’amor fati. Nulla è più estraneo alla Grecia che la concezione volontaristica della storia, che pretende di costruire l’avvenire senza il passato: perfino il demiurgo crea a partire da qualcosa, ordinando il caos, che non è sinonimo del nulla.</p>
<p>Inoltre la Grecia fonda la libertà non come oggetto del pensiero o «libero arbitrio», ma come attributo dell’azione. La libertà greca è fondamentalmente politica. Dal VII secolo prima della nostra era, gli ateniesi s’organizzano in comunità politica. Con la democrazia, la Grecia inventa una forma politica, che contesta il re divino, perché con essa il potere, «posto al centro» per la formula consacrata, diviene cosa comune. Offendendo Agamennone, Achille illustra già in Omero l’egual diritto alla parola. Diviene allora possibile la riflessione politica; anche la filosofia politica. Dalle origini, la polis si definisce come regime filosofico. Partecipando alle delibere pubbliche, i cittadini non decidono solo sugli affari comuni, ma anche sullo statuto e sul senso della legge. Il demos è filosofia in atto. L’architettura ne è il riflesso: al centro della città greca, la piazza pubblica prevale su ogni altro spazio, quello dove si esercita la cittadinanza. Ideata alla fine del VI secolo, la tragedia si connette all’idea di partecipazione politica e civica: esorta il popolo a considerare i miti con gli occhi nuovi del cittadino.</p>
<p>La Grecia è la parte giusta e la misura delle cose. Rifiuta la dismisura titanica, prometeica, la devastazione della Terra a opera del calcolo meccanicista e demoniaco del «sempre più». E anche la tentazione permanente di prendere più della propria parte. Nei poemi omerici, l’eroe è l’uomo libero che gareggia con i suoi simili, per dimostrare di valere e conquistare «gloria immortale» con le sue gesta. L’eroismo è dunque via all’immortalità, ma a rischio di hybris, che mette in luce il tema del «peccato del guerriero». Il valore guerriero non è sovrano. Val meno della saggezza. La vita meditativa e riflessiva prevale sulla vita activa. Nella democrazia greca resta il principio agonistico, ereditato dall’età eroica, ma diretto a esorcizzare il pericolo della guerra civile.</p>
<p>Il pensiero greco è stato un pensiero aurorale, mattutino, iniziale, quindi connesso al destino. È stato un inizio del pensiero e alimenta un pensiero dell’inizio. Per Heidegger «oggi tocca al pensiero pensare in modo ancora più greco quel che grecamente s’è pensato». Questo il dovere del pensiero: il rispetto dei greci è avvenire del pensiero. Ricorso, non ritorno ai greci. Heidegger dice anche: «L’inizio va ricominciato più originariamente». Perché l’inizio «è davanti, non dietro a noi». Oggi si è greci disponendosi a un nuovo inizio.<br />
<em>(Traduzione di Maurizio Cabona) </em></p>
<p><em><a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/i_filosofi_greci_sono_maestri_politica/alain_de_benoist-filosofi_greci/26-10-2009/articolo-id=393882-page=0-comments=1" target="_blank">Il Giornale</a></em></p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Curiosità]]></title>
<link>http://scoutseguidefsevi3maddalene.wordpress.com/2009/10/17/curiosita/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 10:13:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>albatro</dc:creator>
<guid>http://scoutseguidefsevi3maddalene.wordpress.com/2009/10/17/curiosita/</guid>
<description><![CDATA[Strani figli di un Dio minore Greci e Romani erano devoti innanzitutto ai divini abitanti dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Strani figli di un Dio minore</strong></p>
<p><em>Greci e Romani erano devoti innanzitutto ai divini abitanti dell&#8217;Olimpo. Ma, sopratutto nella città di Romolo, si diffuse una religione minore, fatta di piccole grandi divinità. E così, dopo la nascita di un bambino, si invocava Edusa perché mangiasse o Vagitano affinché piangesse.</em></p>
<p>Giove, Giunone, Minerva :sappiamo tutto di loro. Per i libri di testo della scuola di un tempo sembrava quasi che la religione dell&#8217;antichità si esaurisse nelle divinità dell&#8217;Olimpo, lontane dagli uomini perché personaggi divini e allo stesso tempo vicine agli uomini perché inesorabilmente umane. Dei sì, ma con passioni.</p>
<p>Proverbiali erano i loro pranzi e le loro cene, con Ganimede impegnato a riempire le coppe di vino addolcito. Epiche le loro litigate causate il più delle volte da invidie, gelosie, dispetti. Movimentate le loro vite sentimentali,legate a storie intrecciate, forti passioni, tradimenti. E su tutti si distingueva proprio Giove, primo far gli dei non solo per importanza, ma anche per capricci, litigi, discordie e amori facili. Giove iracondo che non risparmiava saette e fulmini ai nemici. Giove al centro delle attenzioni e delle passioni degli altri dei e così sensibile al fascino femminile al punto da invaghirsi continuamente delle sue colleghe divine: ma senza dimenticare di fare incursioni nel mondo degli uomini- o meglio, delle donne-, lasciando dappertutto le sue tracce. Quasi ogni paese, quasi ogni villaggio del mondo antico vantava un figlio di Giove  fra i suoi abitanti. Un dio evidentemente iperattivo nella fantasia dei suoi fedeli. Ma, altrettanto evidentemente, un dio comodo per le donne greche e per le donne romane, utilizzabile in ogni momento come giustificazione per gravidanze fuori ordinanza.<!--more--></p>
<p><em><span style="text-decoration:underline;">Le dicerie sulle origini di Romolo</span></em></p>
<p>I libri di scuola ci tenevano al corrente delle sudate di Vulcano, alle prese con le fonderie divine. Sempre sui libri di scuola abbiamo letto delle imprese di Marte, dio della guerra, pronto ad attaccar battaglia, senza tralasciare lo stesso tipo di incursioni terrestri sulla scorta dell’esperienza maturata dal gran padre Giove; si sussurra che Romolo, il fratello del meno celebre Remo, nonché fondatore della città capitale del Mondo, fosse stato concepito da Marte e da Rea Silvia, che- come Vestale- avrebbe dovuto praticare l’astinenza. A volte religiosi praticanti, finivano col diventare non osservanti. Tutte queste vicende, però appartengono alla grande Storia, alle storie scritte dagli uomini colti e dirette agli uomini colti. Ma tra le “Storie della storia” si possono individuare tracce di una religione ufficiosa, quotidiana, fatta a  misura dell’uomo. Esistono divinità minori, probabilmente mai riconosciute che rivelano direttamente i modi di vivere dell’uomo di una volta. Prima, quasi per scherzo, ci siamo trovati di fronte a figli più o meno legittimi. Nel mondo antico l’arrivo di un bambino è un fatto strano, un fatto al quale si deve dare una spiegazione. E allora : i bambini possono nascere perché mandati dagli antenati o perché una volontà del cielo o perché manifestazione degli spiriti o perché frutto della reincarnazione. Comunque la nascita di un figlio turba un equilibrio e, essendo un evento straordinario, deve essere seguito dal divino. Ecco, quindi, i santi protettori del bambino.</p>
<p><em><span style="text-decoration:underline;">Protettori dell’infanzia</span></em></p>
<p>Il primo rischio è legato alla mortalità infantili: talvolta sfiorava il 40% delle nascite. Allora l’uomo antico inventa una divinità che possa sorvegliare sul feto: Alemona. Da sempre- poi- gli ultimi mesi sono i più delicati della gestazione. Per cui esistono Nona e Decima, divinità rispettivamente protettrici del non e del decimo mese. Sul parto in generale vigila Partula, responsabile dell’evento in senso lato e delle doglie. Seguiamo ancora le vicende del bambino: tutti i momenti delicati sono sottoposti alla protezione di qualche dio. Il neonato viene alla luce grazie all’intercessione di Lucina e Candelifera: i loro nomi rivelano le funzioni, invocate con preghiera dal Romano di una volta. Tutti sappiamo quanto è importante il primo vagito per un bambino appena nato: è bene che il bambino pianga per poter respirare. Nel mondo romano, sul primo vagito del neonato, soprintenda Vagitano. E se il bambino non mangia? E se non beve? Preoccupazioni di sempre alle quali rispondono Edusa e Potina, rispettivamente le dee del mangiare e del bere. E anche in questo caso, i loro nomi indicano chiaramente le loro funzioni. Fabulino è il dio della prima parola, mentre Cunina è la divinità che protegge la culla. Tra il latino <em>fabula </em>e l’italiano <em>favella</em> il passo è breve : mentre <em>cuna</em> nella lingua di Giulio Cesare altro non è che la culla. Senza dubbio i primi passi sono un latro momento fondamentale nella vita di un bambino piccolo: superata la fase a quattro zampe, il piccolo comincia a stare in piedi, ma non è così facile e soprattutto, non è così facile per tutti allo stesso modo. Allora si invoca Statulino, il dio che aiuta a stare in piedi. Quando infine , il bambino diventa ragazzo e comincia a uscire di casa, è bene proporlo alla protezione di Abeona e Adeona. Abeo in latino significa “vado” , mentre  Adeo vuol dire “torno”. Per cui Abeona sorvegliava le uscite e Adeona garantiva i ritorni. Non so oggi, ma fino a qualche tempo fa i bambini si mettevano sotto la protezione di Santa Pupa, una santa del tutto improbabile, ma non per questo meno venerata dalla spiritualità popolare. Le necessità della vita quotidiana creano divinità permettendone anche una sopravvivenza lunga: è una religione poco conosciuta,ritenuta minore e al confine con la superstizione e forse, proprio per questo, ben radicata nella mentalità di ogni tempo.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[I CELTI E L’UMBRIA]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/10/11/i-celti-e-l%e2%80%99umbria/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 13:19:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
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<description><![CDATA[croce celtica di Diego Antolini Dal punto di vista militare i Celti possedevano grandi abilità, che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_228" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-228" title="immagine articolo celti" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/10/immagine-articolo-celti.jpg" alt="croce celtica" width="200" height="267" /><p class="wp-caption-text">croce celtica</p></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>di Diego Antolini</p>
<p><strong>Dal punto di vista militare i Celti possedevano grandi abilità, che permisero loro di espandersi praticamente su tutto il continente europeo, dalla Spagna alla Boemia, dalle Isole Britanniche al Mediterraneo.</strong></p>
<p>I Celti, popolazione di origine indoeuropea dal passato ancora in buona parte oscuro,  si sarebbero formati come popolo all’incirca nel 600 a.C. nel bacino dell’Europa centrale (tra il basso Rodano e l’Alto Danubio). Di cultura nomade, essi furono protagonisti di varie e importanti ondate migratorie che li portarono a colonizzare l’Europa, venendo a contatto con le genti che allora popolavano il continente (Sciiti, Kurgan, Greci, Etruschi, popoli del Nord). Da tale incontro i Celti mutuarono alcune usanze, come la costruzione di tumuli funerari e la venerazione per il cavallo. I Romani, dalle cui fonti abbiamo la maggior parte di notizie riguardanti questo popolo misterioso, narrano di gente guerriera e barbara, che conservava le teste dei nemici a protezione della casa e praticava sacrifici umani e cannibalismo.</p>
<p>Sarebbe tuttavia riduttivo dipingere un’immagine dei Celti così limitata e crudele, se pensiamo alla loro struttura sociale, stratificata in tre livelli di base: il druido (sacerdote), il cavaliere (uomo di potere economico e militare) e il popolo. Il trittico sacro era abilmente intrecciato nel tessuto sociale, con il Druido come “tramite” tra la natura e l’uomo, il guerriero come condottiero in battaglia e il popolo come piattaforma sociologica familiare. Se è vero infatti che i Druidi, erano l’apice della piramide sociale, la famiglia, riunita in clan, ne rappresentava le fondamenta. Da qui il perfetto equilibrio trifunzionale di questa cultura.</p>
<p>Dal punto di vista militare i Celti possedevano grandi abilità, che permisero loro di espandersi praticamente su tutto il continente europeo, dalla Spagna alla Boemia, dalle Isole Britanniche al Mediterraneo.</p>
<p>La religione, che risente moltissimo dell’origine indoeuropea del ceppo originario celtico, contemplava la reincarnazione, la rigenerazione dell’anima e la resurrezione; il culto della natura e il contatto con il cosmo era la matrice mistica fondamentale. Del pantheon celtico va menzionato il trittico Teutate (dio molto potente che veniva placato con sacrifici umani), Eso (anch’esso dio sanguinario, simboleggiato dal Toro) e Tarani (dio della guerra). In seguito il dio Lugh prese il potere su tutti.</p>
<p>Anche l’Italia ha conosciuto l’influenza celtica. In Umbria questo è ravvisabile anzitutto nel nome di alcune divinità locali antichissime, come il Dio Penn, o Pennin.</p>
<p>Penn significa “cima”, ma alcuni storici romani ne parlano come di una misteriosa divinità femminile. La Dea Pennina venne in seguito sostituita da un nuovo culto maschile, quello di Giove, poi detto Pennino.<br />
L’Umbria sarebbe una delle regioni italiane che presentano più connessioni con il “Popolo della Quercia”, come dimostrano le molte similitudini tra il dialetto umbro e la lingua celtica (ancora oggi conservata intatta grazie alla diffusione del gaelico in Irlanda, in Galles e in Scozia).</p>
<p>Ad esempio l’articolo “il” si dice “Lu” in gaelico, ma anche nel dialetto ternano. Come Asun è Asino, Mul è Mulo e Gapr è la Capra per entrambi gli idiomi.</p>
<p>Il professor Farinacci fondò anni fa un’associazione (nel ternano) con lo scopo di dimostrare l’origine celtica delle popolazioni e delle tradizioni umbre. Questa sua tesi è accompagnata da moltissimi indizi: a Monte Spergolate (Stroncone) si trova un tempio dedicato al Sole; a Torre Alta c’è un osservatorio astronomico ancestrale, formato da una roccia–menhir con la cima scavata, a formare una vaschetta quadrata riempita d’acqua. Le costellazioni si specchiavano nella vasca e indicavano nei vari periodi dell’anno solstizi ed equinozi con precisione matematica; a Cesi vi sarebbe la “Pietra Runica di Cesi”, una pietra che presenta simboli runici e che, secondo Farinacci, sarebbero attributivi del “culto fallico”, rituale presente anche a Carsulae.<br />
Qui vi sarebbero tracce del “Culto del Priapos”, antico rito della fertilità legato al Sole che con i suoi raggi mutati in pietra penetrava la Madre Terra e la rendeva fertile.</p>
<p>La conferma dell’esistenza di tali riti nella zona si troverebbe nella presenza di simboli sotto il Menhir, che rappresenterebbero segni zodiacali e il “Fiore della Vita”, simbolo di fertilità, orientato ad Est, verso il Sole (elemento maschile) che tramite il “Priapos” rende fertile la terra (elemento femminile).<br />
Il santuario del culto fallico si sarebbe trovato al posto dell’attuale Chiesa di San Damiano; lì gli iniziati venivano portati per il sacrificio rituale.<br />
Altri indizi a sostegno della tesi dell’influenza celtica in Umbria sono il mosaico con le croci uncinate (o svastiche) e il nodo gordiano, che un tempo dovevano ornare il Santuario del Culto Fallico (oggi il mosaico è conservato al Museo Civico di Spoleto). Nel mosaico è rappresentato un uomo che porta un bastone con una scacchiera in equilibrio e orina. L’immagine descrive forse un Druido nell’atto di preparare la magica “Acqua Santa”, che utilizzava una miscela di orina e acqua. La scacchiera potrebbe rappresentare l’unione delle tribù celtiche sotto il comando di Carsulae.</p>
<p>Presso questo luogo mistico vi sarebbe inoltre l’ingresso del Regno dei Morti, o la Porta di Saman (oggi Arco di San Damiano).</p>
<p>Sulla cultura celtica si protendono ancora molte ombre di carattere mistico ed esoterico, relative soprattutto al ruolo effettivo dei druidi e a quello della donna, la quale era considerata un “veicolo” spirituale e medianico importantissimo. Il principio femminile è stato in seguito interamente sostituito dal predominante maschile della cultura romana, e questo rende molto difficile il lavoro di chi tenta di riportare alla luce i segreti di un popolo che, attraverso i millenni, è capace ancora di suscitare fascino e mistero.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontica 39 (pag. 205-218)]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:25:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
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<description><![CDATA[MARIA BĂRBULESCU, ADRIANA CÂTEIA - Inscripţii inedite din Dobrogea (New Inscriprions from Dobruja) (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>MARIA BĂRBULESCU, ADRIANA CÂTEIA -</strong> <a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-205-218.pdf">Inscripţii inedite din Dobrogea (<em>New Inscriprions from Dobruja</em>)</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 205-218)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontica 39 (pag. 169-183)]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:20:45 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[LIVIA BUZOIANU, MARIA BĂRBULESCU – Ceramica greacă de uz comun din aşezarea de la Albeşti (jud. Cons]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>LIVIA BUZOIANU, MARIA BĂRBULESCU – </strong></span><span style="color:#000080;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-169-183.pdf">Ceramica greacă de uz comun din aşezarea de la Albeşti (jud. Constanţa): cănile (<em>La céramique grecque d’usage ménager du site d’Albeşti (dép. de Constantza) : les cruches</em>)</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 169-183)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontica 39 (pag. 123-168)]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:18:53 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[MIHAI IRIMIA - Noi descoperiri getice şi greceşti din Dobrogea şi din stânga Dunării (Nouvelles déco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>MIHAI IRIMIA -</strong> <a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-123-168.pdf">Noi descoperiri getice şi greceşti din Dobrogea şi din stânga Dunării (</a></span><span style="color:#000080;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-123-168.pdf"><em>Nouvelles découvertes gétiques et helléniques de Dobroudja et de la rive gauche du Danube</em>)</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 123-168)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontica 39 (pag. 95-121)]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:14:57 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[K. PANAYOTOVA, A. RIAPOV, A. BARALIS – Les fouilles franco-bulgares de la nécropole classique et hel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>K. PANAYOTOVA, A. RIAPOV, A. BARALIS – </strong></span><span style="color:#000080;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-95-121.pdf">Les fouilles franco-bulgares de la nécropole classique et hellénistique d’Apollonia du Pont (2002-2004) : résultats préliminaires</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 95-121)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontica 39 (pag. 75-93)]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:12:37 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[CATRINEL DOMĂNEANŢU - Două complexe arheologice din epoca arhaică redescoperite la Histria (Two Arch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>CATRINEL DOMĂNEANŢU -</strong> <a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-75-93.pdf">Două complexe arheologice din epoca arhaică redescoperite la Histria (</a></span><span style="color:#000080;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/10/pontica-39-pag-75-93.pdf"><em>Two Archaeological Features from the Archaic Period Rediscovered in Histria</em>)</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 75-93)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Bloggăr - deci exist. Partea a opta: Link-exchange]]></title>
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<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 05:00:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>adc</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nu pot să merg pentru că ar însemna să pot să zbor sau, chiar mai mult, să mă desprind. Să mă despri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Nu pot să merg pentru că ar însemna să pot să zbor sau, chiar mai mult, să mă desprind. Să mă despri]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[SCRISORILE SFÂNTULUI PAVEL CĂTRE CORINTENI]]></title>
<link>http://adrianbotea.wordpress.com/2009/09/29/scrisorile-sfantului-pavel-catre-corinteni/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 08:47:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>adrianfabianbotea</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Comunitatea creştină din Corint a fost întemeiată de către Sfântul Apostol Pavel în timpul celei de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[ Comunitatea creştină din Corint a fost întemeiată de către Sfântul Apostol Pavel în timpul celei de]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pontice (pag. 319-339)]]></title>
<link>http://revistapontica.wordpress.com/2009/09/27/pontica-1-pag-319-339/</link>
<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 13:52:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
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<description><![CDATA[A. RĂDULESCU - Note epigrafice I (Notes épigraphiques I) (pag. 319-339)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>A. RĂDULESCU</strong></span><span style="color:#000080;"><strong> -</strong> <a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/09/pontica-1-pag-319-339.pdf">Note epigrafice I (Notes épigraphiques I)</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 319-339)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[monaci ortodossi greci in Calabria e Sicilia: ectoplasmi?]]></title>
<link>http://bridalchamber.wordpress.com/2009/09/20/ectoplasmi-ortodossi/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 20:36:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>bridalchamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando volete fare un viaggio, la cosa migliore da fare è informarsi da qualcuno che quel viaggio gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quando volete fare un viaggio, la cosa migliore da fare è informarsi da qualcuno che quel viaggio già l&#8217;ha fatto.  Il mio viaggio per monasteri greci in Magna Grecia potrà risultare utile per altri turisti o pellegrini.  Armato del calendario 2009 edito dalla Sacra Arcidiocesi ortodossa d&#8217;Italia e Malta, mi sono imbarcato nell&#8217;impresa di contattare qualche monaco greco durante il mio peregrinare.  Impresa che, come si vedrà, da seria diviene ilare e, successivamente, semplicemente impossibile.  Almeno con questi occhi fisici.  Cominciamo guidati dal fido calendario tascabile e approdiamo al Sacro Monastero di San Giovanni Theristis di Bivongi, in Calabria.  Sorpresa!  I monaci ci sono, si.  Ma sono romeni!  E la venerabile comunità greca?  Apprendo che (come dal calendario) essa si è trasferita altrove.  Solo che non so dove sia questo altrove.   Quanti erano i padri? Due?  Come? Due!  Nel posto che ha ricevuto la solenne visita patriarcale di Bartolomeo I di Costantinopoli?  Come si raggiungono i padri oggi?  Provare con un messaggio in bottiglia, magari arriva.   La verità è che le problematiche legate all&#8217;apprendimento della lingua italiana rendono il mio calendarietto una gustosa ed imperdibile antologia di panzane galattiche condite in salsa greco-ecclesiale.   Per la qual cosa, la manifesta incapacità di mantenere rapporti civili con le autorità comunali di Bivongi e con i monaci (uno solo greco!  L&#8217;altro, si vede, faceva finta?) che è sfociata in un colossale flop con conseguente restituzione ob torto collo al comune di Bivongi dell&#8217;immobile, viene amabilmente definita &#8220;disavventure inopinate&#8221;.   Sant&#8217;Akakio!  Essere centrati in pieno sulla zucca da un frammento di meteorite appena  usciti dal barbiere, quella si che è una disavventura inopinata.   Vedersi revocare la concessione d&#8217;uso di un monastero per motivi seri e gravi è qualcosa che definirei in altro modo.  Vabbè.  Sono un pellegrino, mica ne devo sapere nulla.  Però a Bivongi gli ospitali indigeni mi raccontano per filo e per segno quello che è successo, succede e, che, con ogni probabilità, succederà.   Ovvero, la seconda tappa del mio viaggio sta per andare in fumo.   Infatti pare che anche il Monastero di Mandanici (in Sicilia) verrà revocato (revoca attesa per il 22 questo stesso mese di settembre).  Motivo?  Lo leggerò nella prossima edizione del calendarietto magari sotto la voce &#8220;inopinate incomprensioni&#8221;.  Ma il vociferare porterebbe a dire che anche qui di monaci, neppure l&#8217;ombra!    Però mi solletica l&#8217;idea di entrare in contatto con qualche monaco greco bizantino in queste terre.   Mi viene suggerita una medium, la signora S., la quale, a suo dire, avrebbe contatti con i monaci fantasma.   Rabbrividisco ma mi faccio coraggio.  Ed ecco che la medium mi spiega:   l&#8217;arcivescovo Gennadios ha promesso di fare arrivare monaci dalla grecia (avevo sentito dire da un greco che tanti sarebbero arrivati dal monte Athos, dal monte Olimpo -e magari anche dal Monte Rosa, no?-).  E in effetti i monaci ci sono stati.  Sette secoli addietro.  Boh!  Stizzita la medium osserva che a Venezia esiste il monastero delle nobili monache greche.  Ha ragione, c&#8217;è anche sul calendario.  Allora esiste!   Si ma, anche qui, monaci o monache nisba!  Saluto e non pago.  Ma scherziamo?  Pagare per sentire queste fuffole?  Suvvia!  Però, povera signora S. magari anche lei si fidava del calendario!  Ma la forza di un pellegrino sta nella sua ostinata e pervicace volontà di scoprire se stesso attraverso il viaggio che diventa metafora del cammino interiore.  Mi piaceva e l&#8217;ho inserita:   é una frase tratta dal libro &#8220;il Buddha si fermò a Kyoto&#8221;.  Comunque ripiego sul monastero imperiale (usa la forza, Luke!) di Seminara.  E mi sento Ezechiele il lupo che cerca di entrare nella casetta dei tre porcellini.  Tutto chiuso.  Un cartello mi informa che i preti sono tutti in vacanza con la benedizione del metropolita.  Apperò.  E io? Io che sto sprecando i miei ultimi giorni di ferie per rincorrere qualche tonaca svolazzante?  Monastero inaugurato nel 2005, chiuso nel 2009.  Veloci.  Mi consolo pensando che il monastero di San Cassiano in Lazio manco è stato aperto.  Però risulta, dal fido calendario, saggiamente guidato e pilotato a distanza.   Ce la beviamo pure questa?   Andiamo avanti.   Mi viene un moto di stizza quando leggo (sempre dall&#8217;orrido calendarietto) che il Sacro Monastero della Dormizione della Madre di Dio non esiste ancora e già lo hanno varato in pompa magna.  Boh!  Scopro dal sito Bivongi.com (che consiglio a tutti) che a Narni i monaci non vogliono andare, anzi che non si trova un monaco greco disposto a venire in Italia manco a pagarlo.  Peggio per loro!  Io ci sto così bene in un paese che assiste, senza troppo ridere, alle messeinscena architettate dalla curia ortodossa veneziana (dove, mi spiegano, si trova la residenza estiva del metropolita Gennadios.  Quella invernale a Roma.  E quella a Disneyland, quando la usa?), anche se, come ortodosso italiano spesso mi fanno sentire una nullità.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pontice (pag. 307-317)]]></title>
<link>http://revistapontica.wordpress.com/2009/09/17/pontica-1-pag-307-317/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 10:44:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
<guid>http://revistapontica.wordpress.com/2009/09/17/pontica-1-pag-307-317/</guid>
<description><![CDATA[TH. SAUCIUC-SĂVEANU - Inscripţia lui Herenninos Apollinarios din Callatis (L’inscription de Herennio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>TH. SAUCIUC-SĂVEANU -</strong> <span style="color:#99cc00;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/09/pontica-1-pag-307-317.pdf">Inscripţia lui Herenninos Apollinarios din Callatis</a></span></span><span style="color:#99cc00;"><a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/09/pontica-1-pag-307-317.pdf"> (<em>L’inscription de Herennios Apolinarios à</em> Callatis)</a></span><span style="color:#000080;"> <span style="color:#ff0000;">(pag. 307-317)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pontice (pag. 235-268)]]></title>
<link>http://revistapontica.wordpress.com/2009/09/16/pontica-1-pag-235-268/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 08:26:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
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<description><![CDATA[C. ICONOMU - Cercetări arheologice la Mangalia şi Neptun (pag. 235-268)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#000080;"><strong>C. ICONOMU -</strong> <a href="http://revistapontica.files.wordpress.com/2009/09/pontica-1-pag-235-268.pdf">Cercetări arheologice la Mangalia şi Neptun</a> <span style="color:#ff0000;">(pag. 235-268)</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[O istorie amuzantă a omenirii]]></title>
<link>http://diversediversificate.wordpress.com/2009/08/30/o-istorie-amuzanta-a-omenirii/</link>
<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 06:41:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>oanaclara32</dc:creator>
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<description><![CDATA[  3050 Î.HR.- Un sumerian inventeaza roata. Într-o saptamâna, ideea este furata si multiplicata de a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[  3050 Î.HR.- Un sumerian inventeaza roata. Într-o saptamâna, ideea este furata si multiplicata de a]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[• B. FUNDOIANU – Note critice | 1922 |]]></title>
<link>http://fondane.wordpress.com/2009/08/26/%e2%80%a2-b-fundoianu-%e2%80%93-note-critice-1922/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 22:12:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Restitutio Benjamin Fondane</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Reprezentarea Lysistratei, de către o companie parti­culară (cu regia lui Karl Heinz Martin), te p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Reprezentarea <em>Lysistratei</em>, de către o companie parti­culară (cu regia lui Karl Heinz Martin), te pune, timp de două ore, faţă în faţă cu Aristofan şi cu sforţarea de a imagina, în faţa presei, puterea de reacţiune a publi­cului atenian. Trebuie să se semnaleze că, la o piesă a „părintelui comediei“, publicul Europei nu râde. Să fie vina subiectului, destul de actual totuşi – mult mai actual (se pare) decât tragedia fără sens pentru „sufletele mo­derne“ a lui Oedip? <em>Lysistrata</em> emoţionează tot atât în vesel cât ar emoţiona <em>Perşii</em> lui Eschyl în dramă. Interesul lor nu trece dincolo de Atena secolului V.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more-->Ai observat că, aproape, nu se mai râde nici la Mo­lière. Singurele efecte care prind sunt acele speculate, în text, de regia contemporană; două texte parcă, ţinute simultan în scenă, de arta ciudată a regizorului. Copeau şi Gémier l-au inventat pe Molière; Karl Heinz Martin îl inventează pe Aristofan. Ceea ce ar putea da totuşi spectacolelor acest[ora] un farmec e culoarea, bine păstrată, a epocii în care au fost scrise. Ar trebui jucate pentru un public instruit şi deprins cu imaginaţia istorică – adică puţin. Regia a foarfecat însă din replici toate denumirile greceşti, aluziile istorice, proverbele Atenei, ceea ce ar fi păstrat comediei un <em>caracter</em>. Prezentată altfel, ca o comedie modernă, piesa pierde singurul ei sens.</p>
<p style="text-align:justify;">Am oarecari îndoieli şi în privinţa lui Aristofan, în care găsesc numai vervă şi trivial. Se amuza, în adevăr, la comedia lui Aristofan publicul – <em>adevăratul public</em>, al Atenei? Un public educat de dialogurile lui Lucian ar mai fi putut gusta comedia acestui sicofant al lui Socrate, al lui Euripide şi al sofiştilor? Dacă n-ar exista Lucian, în faţa grosolanei comedii, te-ai putea întreba dacă a existat cândva ceea ce erudiţii numesc „fineţea antică“.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;">,,O zi în care n-am gândit nimic“ – scrie Goethe într-un loc.</p>
<p style="text-align:justify;">Mă amuz ca să desprind din fraza asta ideea – mult mai teribilă decât o sumedenie de alte idei, din zilele când Goethe gândea.</p>
<p align="center">*</p>
<p style="text-align:justify;">După atâţia alţii, Andre Beaunier insistă, fericit, asu­pra ideii că antichitatea a fost înţeleasă felurit de fiecare secol şi adaptată mereu noilor interese, noilor sensibili­tăţi, noilor ideale. A fost atunci inventată antichitatea ­ca să poată servi de stimulent fiecărui veac de civilizaţii? Winkelmann a descoperit sculptura grecească; Nietzsche i-a descoperit, în tragedie, cultul lui Dionysos. Clasicis­mul francez n-a putut vedea altceva decât clasicismul şi monarhia greacă. Romantismul a căutat la greci romantismul – şi l-a găsit. Republica a găsit republică şi demo­craţia – democraţie. Platon şi Epicur sunt aproape contem­porani; Aristot a murit abia în evul mediu. Fiecare secol a văzut numai câte o latură într-o civilizaţie aşa de complexă ca cea greacă. De aceea, grecii pe rând au fost consideraţi un popor de politici, un popor de atleţi, unul de sculptori, unul de filosofi. O istorie a antichităţii n-ar trebui studiată în felul cum e văzută numai într-un secol; ar trebui recompusă din toate secolele, cum recompui lumina în spectru. Inteligent scrisă, şi cu puţin surâs, s-ar putea intitula: „Manualul bunului sceptic“ – dacă scepticii vor voi să accepte un manual.</p>
<p align="center">*</p>
<p style="text-align:justify;">Abia ne dovedi Julien Benda că întreaga literatură franceză e coruptă de sensibilitate, şi Lasserre că e coruptă de romantism, într-o revistă, Gauthier Villars găseşte că epoca noastră în poezia franceză e una din cele mai fericite ca inspiraţie greco-păgână. Villars dovedeşte asta, şi citaţiile nu lipsesc. În anumite minute, abundenţa izbuteşte chiar să copleşească. Adevărul? Dar unde mai poate fi adevărul?</p>
<p style="text-align:center;"> *</p>
<p style="text-align:justify;"> Copiez din Oscar Wilde:</p>
<p style="text-align:justify;">„Ar trebui să existe o lege care să interzică oricărui ziar să scrie despre artă“.</p>
<p><em> </em></p>
<p style="padding-left:30px;text-align:justify;"><span style="color:#c0c0c0;"><em>Text</em> : B. Fundoianu, „Note critice“, articol publicat în revista <em>Sburătorul literar</em> din 15 aprilie 1922, pp. 96-97.</span></p>
<p> </p>
<address>Articol reprodus de Mihai Şora, prin bunăvoinţa regretatului profesor Dan Horia Mazilu, director al Bibliotecii Academiei Române din Bucureşti.</address>
<address>Pentru a cita acest articol:</address>
<address><a href="http://www.fondane.eu"><span style="color:#993300;"><em>Restitutio</em> <strong>Benjamin Fondane</strong> </span></a>– <a href="http://fondane.wordpress.com/"><span style="color:#993300;">http://fondane.wordpress.com/</span></a></address>
<address><strong> </strong></address>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#c0c0c0;"><em>Gratias agimus</em>.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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