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	<title>gregario &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gregario"</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 10:24:24 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Eroica 2009]]></title>
<link>http://ruedatropical.wordpress.com/2009/10/08/eroica-2009/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 01:58:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>ruedatropical</dc:creator>
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<description><![CDATA[81 year old Valeriano Falsini, former gregario (domestique) to Coppi, with his well used Bianchi. De]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1208" title="EROICA 2009" src="http://ruedatropical.wordpress.com/files/2009/10/valeriano-falsini1.jpg" alt="EROICA 2009" width="500" height="500" /><br />
81 year old Valeriano Falsini, former gregario (domestique) to Coppi, with his well used Bianchi. Detail from a photograph by Camilla Candida Donzella. I found <a href="http://www.flickr.com/photos/camillacandidadonzella/" target="_blank">Camilla&#8217;s Flickr</a> via <a href="http://www.milanofixed.com/" target="_blank">Milano Fixed</a>.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/camillacandidadonzella/" target="_blank">Camilla Candida Donzella&#8217;s Flickr photostream.</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La leadership dell'invisibilità]]></title>
<link>http://complessita.wordpress.com/2009/01/09/la-leadership-dellinvisibilita/</link>
<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 10:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>acravera</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Recentemente ho ascoltato ottime recensioni del romanzo di Johan Harstad, &#8220;Che ne è stato di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-388" title="buzz_aldrin_011" src="http://complessita.wordpress.com/files/2009/01/buzz_aldrin_011.jpg?w=128" alt="buzz_aldrin_011" width="128" height="84" /> Recentemente ho ascoltato ottime recensioni del romanzo di Johan Harstad, <em>&#8220;Che ne è stato di te Buzz Aldrin?&#8221;.</em> Per chi non lo ricordasse Aldrin è stato il secondo uomo al mondo a mettere piede sulla Luna dopo Niels Armstrong. Parliamo quindi di un uomo che è arrivato ad un centimetro dall&#8217;essere ricordato dalla storia come &#8220;il primo nella storia dell&#8217;umanità&#8221; ma ha consentito (non si sa quanto volentieri) ad altri di prendersi questo onore. La conseguenza di questo suo gesto è che oggi tutti ricordano Armstrong e quasi nessuno più si ricorda di Aldrin. Nel libro di Harstad il protagonista è Mattias che vuole assomigliare a Buzz Aldrin e dice: <em>&#8220;«Io non avevo nessun bisogno di farmi vedere, di sentirmi dire quanto ero bravo. Perché sapevo benissimo quando lo ero».</em> Non ho ancora letto il libro ma lo farò sicuramente. Trovo che la storia di Aldrin sia un esempio eclatante del genere di leadership di cui avremmo più bisogno oggi. Tutti coloro che oggi aspirano ad essere leader ed essere riconosciuti come tali sono spinti dal desiderio di emergere, di essere più visibili, di contare e comandare, di essere ricordati e adulati. E&#8217; un tipo di leadership che, in tempi complessi, mi sembra abbia più lati negativi che positivi. Non c&#8217;è dubbio che in alcune occasioni è importante trovare il capobranco che trascina gli altri con la forza della sua determinazione e della sua ambizione, tuttavia, non dimentichiamoci che questo tipo di situazione genera dipendenza e porta a comportamenti passivi da parte dei follower.</p>
<p>Nella realtà pare che Aldrin non abbia preso bene la notizia di non essere stato scelto come primo uomo a sbarcare sulla Luna, quindi forse prenderlo come esempio di gregario che sceglie l&#8217;invisibilità al posto della fama non è particolarmente corretto. Resta il fatto che chi talvolta si trova nella situazione di scegliere di stare dietro le quinte, favorendo in questo modo il raggiungimento di uno scopo superiore &#8211; a mio avviso &#8211; non è da considerarsi sempre solo come un follower, ma può assumere, paradossalmente il ruolo di leader. Tralasciando per un attimo il vero carattere di Aldrin (che pare avesse un ego almeno grande come quello di Armstrong), il suo comportamento ha permesso di portare a termine nel migliore dei modi il compito che era stato assegnato alla missione spaziale. Pensate a cosa sarebbe potuto accadere se ci fosse stata una disputa tra Armstrong e Aldrin su chi avrebbe dovuto per primo mettere piede sul suolo lunare. Se in quella stessa situazione sulla navetta spaziale ci fossero stati due astronauti senza smanie di protagonismo eroico non ci sarebbe stato nessun problema. Se, al contrario, sulla navetta spaziale ci fossero stati due astronauti che tenevano nella stessa misura e con la stessa determinazione ad essere ricordati come &#8220;il primo nella storia&#8221; a mettere piede sulla Luna, allora la missione avrebbe potuto avere qualche problema. Leadership, quindi, significa anche mettersi al servizio di altri pur di raggiungere uno scopo superiore. Se questo significa fare un passo indietro, perdere di visibilità, ciò non deve essere interpretato come un comportamento debole o da semplice comprimario, bensì come un modo alternativo di esercitare la propria leadership. Nel pensiero occidentale la leadership ha una connotazione &#8220;eroica&#8221;. Il leader è il grande condottiero che compie gesta epiche. In Oriente, nel pensiero cinese, non c&#8217;è nulla di tutto ciò. Il grande leader è spesso invisibile, è colui che ha saputo lavorare dietro le quinte, influenzando in maniera indiretta e creando le condizioni affinché le cose accadano nel modo più corretto ed efficace per raggiungere un determinato obiettivo.</p>
<p>Forza quindi ai tipi alla Mattias. Come scrive Harstad: «<em>Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi. Ma serve un cuore gigantesco per essere il numero due.&#8221;</em></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Tutti in 3 punti....]]></title>
<link>http://fantalandia.wordpress.com/2008/12/01/tutti-in-3-punti/</link>
<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 14:55:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Starbearer</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tutti o quasi in 3 punti!&#8230;.ovviamente i &#8220;quasi&#8221;sono i Gianlucchesi che sono ancora]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tutti o quasi in 3 punti!&#8230;.ovviamente i &#8220;quasi&#8221;sono i Gianlucchesi che sono ancora in protesta contro la federazione, altrimenti anche loro sarebbero nel gruppone.</p>
<p>Il Centocelle viene fermato da un incredibile Catuzzia, che stavolta, grazie al gregario Maccarone vince sulla squadra ben guidata da un Del Piero, comunque in grande forma!</p>
<p>Il Maurid si sbarazza della Luchigiani in una non-partita, nonostante un rigore sbagliato da Ronaldhino; chissà se a breve ci saranno penalizzazioni per la Luchigiani?</p>
<p>invece nell&#8217;incontro tra Sciorazio e Pajax abbiamo visto una pochezza di gioco a dir poco imbarazzante! Meritano due squadre del genere di essere nell&#8217;odierna posizione di classifica? Mah&#8230;vedevamo molto meglio l&#8217;organico della Luchigiani ad esempio&#8230;..!</p>
<p>Insomma&#8230;.campionato apertissimo&#8230;.retrocessione un pò meno!!! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La domesticación de los Mediocres]]></title>
<link>http://edmolnegos.wordpress.com/2008/09/04/la-domesticacion-de-los-mediocres/</link>
<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 01:55:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>edmoli879</dc:creator>
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<description><![CDATA[Por: JOSE INGENIEROS Gil Blas de Santillana es una sombra: su vida entera es un proceso continuo de ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff7f00;">Por: JOSE INGENIEROS</span></p>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Gil Blas de Santillana es una sombra: su vida entera es un proceso continuo de domesticación social. Si alguna línea propia permitía diferenciarle de su rebaño, todo el estercolero social se vuelca sobre él para borrarla, complicando su insegura unidad en una cifra inmensa. El rebaño le ofrece infinitas ventajas. No sorprende que él la acepte a cambio de ciertos renunciamientos compatibles con su estructura moral. No le exige cosas inverosímiles; bástale su condescendencia pasiva, su alma de siervo.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Mientras los hombres resisten las tentaciones, las sombras resbalan por la pendiente; si alguna partícula de originalidad les estorba, la eliminan para confundirse mejor en los demás. Parecen sólidas y se ablandan, ásperas y se suavizan, ariscas y se amansan, calurosas y se entibian, resplandecientes y se opacan, ardientes y se apaciguan, viriles y se afeminan, erguidas y se achatan. Mil sórdidos lazos las acechan desde que toman contacto con sus símiles: aprenden a medir sus virtudes y a practicarlas con parsimonia. Cada apartamiento les cuesta un desengaño, cada desvío les vale una desconfianza. Amoldan su corazón a los prejuicios y su inteligencia a las rutinas: la domesticación les facilita la lucha por la vida.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">La mediocridad teme al digno y adora al lacayo. Gil Blas le encanta; simboliza al hombre práctico que de toda situación saca partido y en toda villanía tiene provecho.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Persigue a Stockmann, el enemigo del pueblo, con todo afán como pone en admirar a Gil Blas: le recoge en la cueva de bandoleros y le encumbra favorito en las cortes. Es un hombre de corcho: flota. Ha sido salteador, alcahuete, ratero, prestamista, asesino, estafador, fementido, ingrato, hipócrita, traidor, político; tan varios encenagamientos no le impiden ascender y otorgar sonrisas desde su comedero. Es perfecto en su género. Su secreto es simple: es un animal doméstico. Entra al mundo como siervo y sigue siendo servil hasta la muerte, en todas las circunstancias y situaciones: nunca tiene un gesto altivo, jamás acomete de frente un obstáculo.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">El buen lenguaje clásico llamaba doméstico a todo hombre que servía. Y era justo. El hábito de la servidumbre trae consigo sentimientos de domesticidad, en los cortesanos lo mismo que en los pueblos. Habría que copiar por entero el elocuente ‘’Discurso sobre la servidumbre voluntaria’’, escrito por La Boetie en su adolescencia y cubierto de gloria por el admirativo elogio de Montaigne. Desde él miles de páginas fustigan la subordinación a los dogmatismos sociales, al acatamiento incondicional de los prejuicios admitidos, el respeto de las jerarquías adventicias, la disciplina ciega a la imposición colectiva, el homenaje decidido a todo lo que representa el orden vigente, la sumisión sistemática a la voluntad de los poderosos: todo lo que; refuerza la domesticación y tiene por consecuencia inevitable el servilismo.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Los caracteres excelentes son indomesticables: tienen su norte puesto en su Ideal. Su &#8220;firmeza&#8221; los sostiene; su &#8220;luz&#8221; los guía. Las sombras, en cambio, degeneran. Fácilmente se licua la cera; jamás el cristal pierde su arista. Los mediocres encharcan su sombra cuando el medio los instiga; los superiores se encumbran en la misma proporción en que se rebaja su ambiente. En la dicha y en la adversidad, amando y depreciando, entre risas y entre lágrimas, cada hombre firme tiene un modo peculiar de comportarse, que es su síntesis: su carácter. Las sombras no tienen esa unidad de conducta que permite prever el gesto en todas las ocasiones.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Para Zenón, el estoico, el carácter es fuente de la vida y manan de él todas nuestras acciones. Es buen decir, pero impreciso. En sus definiciones los moralistas no concuerdan con los psicólogos: aquéllos catonizan como predicadores, y éstos describen como naturalistas. El carácter es una síntesis: hay que insistir en ello. Es un exponente de toda la personalidad y no de algún elemento aislado. En los mismos filósofos, que desarrollan sus aptitudes de modo parcial, el carácter parecería depender exclusivamente de condiciones intelectuales; vano error, pues su conducta es el trasunto de cien otros factores. Pensar es vivir. Todo ideal humano implica una asociación sistemática de la moral y de la voluntad, haciendo converger a su objeto los más vehementes anhelos de perfección. El investigador de una verdad se sobrepone a la sociedad en que vive: trabaja para ésta y piensa por todos, anticipándose, contrariando sus rutinas. Tiene una personalidad social, adaptada para las funciones que no puede ejercitar en una ermita; pero sus sentimientos sociales no le imponen complicidad en lo turbio. En su anastomosis con los demás conserva libres el corazón y el cerebro mediante algo propio que nunca se desorienta: el que posee un carácter no se domestica.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Gil Blas medra entre los hombres desde que la humanidad existe; han protestado contra él los idealistas de todos los tiempos. Los románticos, envueltos en sublime desdén, han enfestado contra los temperamentos serviles: Musset, por boca de Lorenzaccio, estruja con palabras ilevantables la cobardía de los pueblos avenidos a la servidumbre. Y no le van en zaga los individualistas, cuyo más alto vuelo lírico alcanzara Nietzsche: sus más hermosas páginas son un código de moral antimediocre, una exaltación de cualidades inconciliables con la disciplina social. El espíritu gregario, por él acerbamente fustigado, tiene ya directores elocuentísimos, que exhiben las solidarias complicaciones con que los medrosos resisten las iniciativas de las audaces, agrupándose en modos diversos según sus intereses de clase, jerarquía o funciones.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Donde hubo esclavos y siervos se plasmaron caracteres serviles. Vencido el hombre, no lo mataban: lo hacían trabajar en provecho propio. Sujeto al yugo. tembloroso ante el látigo, el esclavo doblábase bajo coyundas que grababan en su carácter la domesticidad. Algunos -dice la historia- fueron rebeldes o alcanzaron dignidades: su rebeldía fue siempre un gesto de animal hambriento y su éxito fue el precio de complicidades en vicios de sus amos. Llegados al ejercicio de alguna autoridad, tornáronse despóticos, desprovistos de ideales que les detuvieran ante la infamia, como si quisieran con sus abusos olvidar la servidumbre sufrida anteriormente. Gil Blas fue el más bajo de los favoritos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">El tiempo y el ejercicio adaptan a la vida servil- El hábito de resignarse para medrar crea resortes cada vez más sólidos, automatismos que destiñen para siempre todo rasgo individual. El quitamotas- Gil Blas se mancha de estigmas que lo hacen inconfundible con el hombre digno. Aunque emancipado, sigue siendo lacayo y da rienda suelta a bajos instintos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">La costumbre de obedecer engendra una mentalidad doméstica. El que nace de siervos la trae en la sangre, según Aristóteles. Hereda hábitos serviles y no encuentra ambiente propicio para formarse un carácter. Las vidas iniciadas en la servidumbre no adquieren dignidad. Los antiguos tenían mayor desprecio por los hijos de los siervos, reputándolos moralmente peores que los adultos reducidos al yugo por deudas o en las batallas; suponían que heredaban la domesticidad de sus padres, intensificándola en la ulterior servidumbre. Eran despreciados por sus amos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Esto se repite en cuantos países tuvieron una raza esclava inferior. Es legítimo. Con humillante desprecio suele mirarse a los mulatos, descendientes de antiguos esclavos, en todas las naciones de raza blanca que han abolido la esclavitud; su afán por disimular su ascendencia servil demuestra que reconocen la indignidad hereditaria condensada en ellos. Ese menosprecio es natural. Así como el antiguo esclavo tornábase vanidoso e insolente si trepaba a cualquier posición donde pudiera mandar, los mulatos se ensoberbecen en las inorgánicas mediocracias sudamericanas, captando funciones y honores con que hartan sus apetitos acumulados en domesticidades seculares.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">La clase crea idénticas desigualdades que la raza. Los siervos fueron tan doméstico.; como lo; esclavos; la revolución francesa dio libertad política a sus descendientes, mas no supo darles esa libertad moral que es el resorte de la dignidad. El burgués enriquecido merece el desprecio del aristócrata más que el odio del proletario, que es un aspirante a la burguesía; no hay peor jefe que el antiguo asistente ni peor amo que el antiguo lacayo. Las aristocracias son lógicas al desdeñar a los advenedizos: los consideran descendientes de criados enriquecidos y suponen que han heredado su domesticidad al mismo tiempo que las talegas.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Esas inclinaciones serviles, arraigadas en el fondo mismo de la herencia étnica o social, son bien vistas en las mediocracias contemporáneas, que nivelan políticamente al servil y al digno. Ha variado el nombre pero la cosa subsiste: la domesticidad es corriente en las sociedades modernas.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Lleva muchas décadas la abolición legal de la esclavitud o la servidumbre; los países no se creerían civilizados si las conservaran en sus códigos. Eso no tuerce las costumbres; el esclavo y el siervo siguen existiendo; por temperamento o por falta de carácter. No son propiedad de sus amos, pero buscan la tutela ajena, como van a la querencia los animales extraviados. Su psicología gregaria no se transmutó, declarando los derechos del hombre; la libertad, la igualdad y la fraternidad son ficciones que los halagan, sin redimirlos. Hay inclinaciones que sobreviven a todas las leyes igualitarias y hacen amar el yugo o el látigo. Las leyes no pueden dar hombría a la sombra, carácter al amorfo, dignidad al envilecido, iniciativa a los imitadores, virtud al honesto, intrepidez al manso, afán de libertad al servil. Por eso, en plena democracia, los caracteres mediocres buscan naturalmente su bajo nivel: se domestican.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">En ciertos sujetos, sin carácter desde el cáliz materno hasta la tumba, la conducta no puede seguir normas constantes. Son peligrosos porque su ayer no dice nada sobre su mañana; obran a merced de impulsos accidentales, siempre aleatorios. Si poseen algunos elementos válidos, ellos están dispersos, incapaces de síntesis; la menor sacudida pone a flote sus atavismos de salvaje y de primitivo, depositados en los surcos más profundos de su personalidad. Sus imitaciones son frágiles y poco arraigadas. Por eso son antisociales, incapaces de elevarse a la honesta condición de animales de rebaño.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">A otros desgraciados, sin irreparables lagunas del temperamento, la sociedad les mezquina su educación. Las grandes ciudades pululan de niños moralmente desamparados, presas de la miseria, sin hogar, sin escuela. Viven tanteando el vicio y cosechando la corrupción, sin el hábito de la honestidad y sin el ejemplo luminoso de la virtud. Embotada su inteligencia y coartadas sus mejores inclinaciones, tienen la voluntad errante, incapaz de sobreponerse a las convergencias fatales que pugnan por hundirlos. Y si pasan su infancia sin rodar a la charca, tropiezan después con nuevos obstáculos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">El trabajo, creando el hábito del esfuerzo, sería la mejor escuela del carácter; pero la sociedad enseña a odiarlo, imponiéndole precozmente, como una ignominia desagradable o un envilecimiento infame, bajo la esclavitud de yugos y de horarios, ejecutado por hambre o por avaricia, hasta que el hombre huye de él como de un castigo: sólo podrá amarlo cuando sea una gimnasia espontánea de sus gustos y de sus aptitudes. Así la sociedad completa su obra; los que no naufragan por la educación malsana escollan en el trabajo embrutecedor. En la compleja actividad moderna las voluntades claudicantes son toleradas; sus incongruencias quedan ocultas mientras los actos se refieren a vulgares automatismos de la vida diaria; pero cuando una circunstancia nueva los obliga a buscar una solución, la personalidad se agita al azar y revela sus vicios intrínsecos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Esos degenerados son indomesticables.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Los otros, como Gil Blas, carecen de contralor sobre su propia conducta y olvidan que la más leve caída puede ser el paso inicial hacia una degradación completa. Ignoran que cada esfuerzo de dignidad consolida nuestra firmeza: cuanto más peligrosa es la verdad que hoy decimos, tanto más fácil será mañana pronunciar otras a voz en cuello. En los mundos minados por la hipocresía todo conspira contra las virtudes civiles: los hombres se corrompen los unos a los otros, se imitan en lo intérlope, se estimulan en lo turbio, se justifican recíprocamente. Una atmósfera tibia entorpece al que cede por primera vez a la tentación de lo injusto; las consecuencias de la primera falta pueden ir hasta lo infinito. Los mediocres no saben evitarla; en vano harían el propósito de volver al buen sendero y enmendarse. Para las sombras no hay rehabilitación; prefieren excusar las desviaciones leves, sin advertir que ellas preparan las hondas. Todos los hombres conocen esas pequeñas flaquezas, que de otro modo fueran perfectos desde su origen; pero mientras en los caracteres firmes pasan como un roce que no deja rastro, en los blandos aran un surco por donde se facilita la recidiva. Ésa es la vía del envilecimiento. Los virtuosos la ignoran; los honestos se dejan tentar. Como a Gil Blas, sólo les cuesta la primera caída; después siguen cayendo como el agua en las cascadas, a saltitos, de pequeñez en pequeñez, de flaqueza en flaqueza, de curiosidad en curiosidad. Los remordimientos de la primera culpa ceden a la necesidad de ocultarla con otras ante las cuales ya no se amedrentan. Su carácter se disocia y ellos se tuercen, andan a ciegas, tropiezan, dan barquinazos, adoptan expedientes, disfrazan sus intenciones, acceden por senderos tortuosos, buscan cómplices diestro para avanzar en la tiniebla. Después de los primeros tanteos se marchan de prisa, hasta que las raíces mismas de su moral se aniquilan. Así resbalan por la pendiente, aumentando la cohorte de lacayos y parásitos: centenares de Gil Blas carcomen las bases de la sociedad que ha pretendido modelarlos a su imagen y semejanza.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Los hombres sin ideales son incapaces de resistir las asechanzas de hartazgos materiales sembrados en su camino Cuando han cedido a la tentación quedan cebados, como las fieras que conocen el sabor de la sangre humana.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Por la circunstancia de pensar siempre con la cabeza de la sociedad, el doméstico es el puntal más seguro de todos los prejuicios políticos, religiosos, morales y sociales Gil Blas está siempre con las manos congestionadas por el aplauso a los ungidos y con el arma afilada para agredir al rebelde que anuncia una herejía. El panurguismo y la intolerancia son los colores de su escarapela, cuyo respeto exige de todos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Es incalculable la infinidad de gentes domésticas que nos rodea. Cada funcionario tiene un rebaño voraz, sumiso a sus caprichos, como los hambrientos al de quien los harta. Si fuesen capaces de vergüenza, los adulones vivirían más enrojecidos que las amapolas; lejos de eso, pasean su domesticidad y están orgullosos de ella, exhibiéndola con donaire, como luce la pantera las aterciopeladas manchas de su piel. La domesticación realizase de cien maneras, tentando sus apetitos. En los límites de la influencia oficial los medios de aclimatación se multiplican, especialmente en los países apestados de funcionarismo. Los pobres de carácter no resisten; ceden a esa hipnotización. La pérdida de su dignidad iníciase cuando abren el ojo a la prebenda que estremece su estómago o nubla su vanidad, inclinándose ante las manos que hoy le otorgan el favor y mañana le manejarán la rienda. Aunque ya no hay servidumbre legal, muchos sujetos, libres de la domesticidad forzosa, se avienen a ella voluntariamente, por vocación implícita en su flaqueza. Están mancillados desde la cuna; aun no habiendo menester de beneficios, son instintivamente serviles. Los hay en todas las clases sociales. El precio de su indignidad varía con el rango y se traduce en formas tan diversas como las personas que la ejercitan.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Alentando a Gil Blas, rebájase el nivel moral de los pueblos y de las razas; no es tolerancia estimular el abellacamiento. La cotización del mérito decae. La mansedumbre silenciosa es preferida a la dignidad altiva. La piel se cubre de más afeites cuando es menos sólida la columna vertebral; las buenas maneras son más apreciadas que las buenas acciones. Si el de Santillana se enguanta para robar, merece la admiración de todos; si Stockmann se desnuda para salvar a un náufrago, lo condenan por escándalo. En los pueblos domesticados llega un momento en que la virtud parece un ultraje a las costumbres.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Las sombras viven con el anhelo de castrar a los caracteres firmes y decapitar a los pensadores alados, no perdonándoles el lujo de ser viriles o tener cerebro. La falta de virilidades es elogiada como un refinamiento, lo mismo que en los caballos de paseo. La ignorancia parece una coquetería, como la duda elegante que inquieta a ciertos fanáticos sin ideales. Los méritos conviértense en contrabando peligroso, obligados a disculparse y ocultarse, como si ofendieran por su sola existencia. Cuando el hombre digno empieza a despertar recelos, el envilecimiento colectivo es grave; cuando la dignidad parece absurda y es cubierta de ridículo, la domesticación de los mediocres ha llegado a sus extremos.</span></span></div>
<div><span class="mw-headline"><span style="color:#ff7f00;">Autor: José Ingenieros</span></span></div>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Complejo de Caín]]></title>
<link>http://fjnavas.wordpress.com/2008/07/28/complejo-de-cain/</link>
<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 21:51:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>fjnavas</dc:creator>
<guid>http://fjnavas.wordpress.com/2008/07/28/complejo-de-cain/</guid>
<description><![CDATA[La figura bíblica de Caín se invoca para caracterizar la peculiar psicología del primogénito, celoso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;">La figura bíblica de <strong>Caín</strong> se invoca para caracterizar la peculiar <strong>psicología del primogénito, celoso del hijo segundo a quien considera como un &#8220;intruso&#8221; y un rival.</strong> <strong>Al de Caín se opone el complejo de Abel.</strong></p>
<p><img class="alignright" src="http://www.organelle.org/organelle/cainandabel/cain_and_abel.jpg" alt="" width="300" height="311" />El psicólogo francés <strong>Charles Badouin,</strong> el primero en usar el término escribe: <em><strong>&#8220;El niño al que le cabe en suerte un hermanito o una hermanita, reacciona primero, muy generalmente, con unos celos desmedidos y de carácter completamente animal, que subsisten luego, latentes y más o menos bien reprimidos. La hostilidad del menor frente al mayor aparece como una réplica natural a dicha hostilidad&#8221;.</strong></em></p>
<p>Según <strong>Freud</strong>, la rivalidad existente entre los hermanos sería la base de <!--more-->la justicia. <em>&#8220;El instinto gregario se va formando sólo paulatinamente en la nursery como efecto de las relaciones entre hijos y padres y como reacción al sentimiento de celos con que el hijo mayor empieza por acoger la intrusión del hijo menor. El primero descartaría de muy buena gana a éste último, para separarle de los padres y despojarle de todos sus derechos; pero en presencia del amor igual que los padres manifiestan hacia todos sus hijos, y ante la imposibilidad de mantener a la larga dicha actitud hostil, sin perjuicio para aquellos mismos que empezaron por adoptarla, acaba por operarse una idetificación entre todos los hijos, y se constituye un sentimiento de comunidad que sufrirá en la escuela su desarrollo ulterior. La primera exigencia que nace de esta reacción, es la de justicia, de trato igual para todos&#8221;.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[¿Dónde va Vicente? Confirmado, donde va la gente.]]></title>
<link>http://traduciencia.wordpress.com/2008/02/21/%c2%bfdonde-va-vicente-confirmado-donde-va-la-gente/</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 23:05:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>traduciencia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Corderos con piel de persona: Los científicos descubren nuestra mentalidad gregaria ScienceDaily (16]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><strong>Corderos con piel de persona: <strong>Los científicos descubren nuestra <strong>mentalidad gregaria</strong></strong></strong></h2>
<h3><strong><strong><strong>ScienceDaily (16/02/2008) &#8211; ¿Se ha encontrado alguna vez en un lugar sin saber cómo ha llegado allí? Unos científicos de la Universidad de Leeds creen que podrían haber encontrado la respuesta, con una investigación que muestra cómo los humanos se congregan del mismo modo que las ovejas o los pájaros, siguiendo de modo subconsciente a una minoría de individuos.</strong></strong></strong></h3>
<p>Los resultados de un estudio de la Universidad de Leeds muestran que no se necesita más que una minoría de tan sólo el 5% para influir en la dirección de una multitud &#8211; y que el 95% restante la sigue sin ser consciente de ello.</p>
<p>Los hallazgos podrían tener importantes implicaciones a la hora de dirigir el flujo de grandes multitudes, particularmente en casos de desastre, donde la comunicación verbal puede resultar difícil. &#8220;Hay muchas situaciones en que esta información podría ser utilizada de modo muy provechoso&#8221;, dice el profesor Jens Krause, de la Facultad de Ciencias Biológicas de la universidad. &#8220;En un extremo, podría ser utilizada para informar las estrategias de planificación de emergencias y, en el otro, podría resultar útil para organizar el flujo de viandantes en áreas congestionadas&#8221;.</p>
<p>El profesor Krause, junto con el doctorando John Dyer, ha llevado a cabo una serie de experimentos en los que se le pedía a unos grupos de personas que anduvieran al azar por una sala. Dentro del grupo, algunos pocos seleccionados recibieron información más detallada acera de hacia dónde andar. A los participantes no se les permitía comunicarse  pero tenían que mantenerse unos al alcance de otros.</p>
<p>Los resultados mostraron que, en todos los casos, los &#8220;individuos informados&#8221; eran seguidos por el resto de la multitud, formando una estructura auto-organizada y serpenteante. &#8220;Todos nos hemos encontrado en situaciones en las que hemos sido arrastrados por la multitud&#8221;, dice el profesor Krause. “Pero lo que resulta interesante acerca de esta investigación es que nuestros participantes terminaron llegando a una decisión de consenso pese al hecho de que no se les permitía hablar o gesticular entre ellos. En la mayor parte de los casos, los participantes no fueron conscientes de haber sido dirigidos por otros.”</p>
<p>Otros experimentos del estudio usaron grupos de diferente tamaño, con diferente proporción de &#8220;individuos informados&#8221;’. Los resultados de la investigación muestran que conforme aumenta el número de personas de una multitud, el número de &#8220;individuos informados&#8221; disminuye. En grandes multitudes, con 200 individuos o más, el 5% del grupo es suficiente para influir en la dirección en la que éste se mueve. La investigación contempló diferentes escenarios para la localización de los &#8220;individuos informados&#8221; para determinar si el lugar en que se hallaban tenía relación con el tiempo que tardaba la multitud en seguirlos.</p>
<p>“Inicialmente, comenzamos teniendo en cuenta la toma de decisiones por consenso por parte de los humanos porque estábamos interesados en la migración animal, en particular la de los pájaros, en la que puede resultar difícil identificar a los líderes de la bandada&#8221;, dice el profesor Krause. “Pero esto no hace más que mostrar que existen fuertes paralelismos entre el comportamiento grupal de los animales y el de las multitudes humanas.”</p>
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<div ALIGN="justify"><font COLOR="#0000ff">Fuente original: <a HREF="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/02/080214114517.htm">http://www.sciencedaily.com/releases/2008/02/080214114517.htm</a></font></div>
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<h6><font COLOR="#808000">This text has been translated merely for the sake of making knowledge accessible to those Spanish speakers who find difficult to understand English. However, if, for any reason, the authors, publishers, etc, of the material think their rights are being violated in any way, please let me know so I can remove from this blog whatever it is necessary. Thank you in advance.</font></h6>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Grey]]></title>
<link>http://etimol.wordpress.com/2008/06/07/grey/</link>
<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 19:48:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>toitopek</dc:creator>
<guid>http://etimol.wordpress.com/2008/06/07/grey/</guid>
<description><![CDATA[Muchas palabras contienen la raíz greg-, en el sentido de &#8220;conjunto&#8221;. Originalmente greg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Muchas palabras contienen la raíz greg-, en el sentido de &#8220;conjunto&#8221;. Originalmente greg]]></content:encoded>
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