<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>gunther-meinhold &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/gunther-meinhold/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gunther-meinhold"</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 23:40:03 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[OGGI 25 APRILE]]></title>
<link>http://nicoloscialfa.wordpress.com/2009/04/25/oggi-25-aprile/</link>
<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 08:50:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicolò Scialfa</dc:creator>
<guid>http://nicoloscialfa.wordpress.com/2009/04/25/oggi-25-aprile/</guid>
<description><![CDATA[Oggi pomeriggio parteciperò alla celebrazione del 25 aprile a Villa Migone dove, la sera del 25 apri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Oggi pomeriggio parteciperò alla celebrazione del 25 aprile a Villa Migone dove, la sera del 25 aprile 1945, fu firmato l’atto di resa fra il generale Gunther Meinhold, comandante delle Forze armate germaniche, e Remo Scappini, presidente del Comitato di liberazione nazionale della Liguria, “unico caso in Europa &#8211; come ha ricordato il presidente del Consiglio Regionale della Liguria Giacomo Ronzitti &#8211; in cui l’esercito tedesco firmò la resa non con ufficiali dell’esercito americano, ma con le formazioni partigiane”.  Colgo l&#8217;occasione per segnalare alcuni punti :</p>
<p style="text-align:justify;">- non accetto l&#8217;equidistanza sui fatti storici. Esiste una profonda differenza tra chi morì per difendere la libertà e la democrazia e chi morì per difendere il nazifascismo. Umana pietà per i morti ma nessuna concessione a quanti vorrebbero appiattire la storia nell&#8217;indistinto.</p>
<p style="text-align:justify;">- la rimozione del ricordo è pericolosa ed ingiusta. Spesso dietro facili revisionismi si nascondono operazioni politiche di bassa lega e di pelosi interessi.</p>
<p style="text-align:justify;">- Purtroppo l&#8217;uso politico della storia offusca la verità e, da qualsiasi parte venga, offende le vittime. La nostra unica garanzia di democrazia è il rispetto della Storia. Quando in nome di una parte politica si occulta o si stravolge la verità le conseguenze negative non tardano a manifestarsi. Basti pensare alle bugie sul &#8216;56 a Budapest. Occorreva già allora dire la verità su Stalin e sul poststalinismo e sulle vittime (comunisti compresi)  della polizia sovietica.</p>
<p style="text-align:justify;">- Dobbiamo condannare senza appello i totalitarismi del Novecento e sottrarre gli studi storici al letto di Procuste dell&#8217;ideologia e degli interessi della bassa politica.</p>
<p style="text-align:justify;">- Mi permetto di suggerire due opere fondamentali per rafforzare quanto detto: Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo; Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza. Si tratta di opere coraggiose, serissime e di grande spessore etico. Aggiungo la visione di alcuni film importanti per la comprensione del 25 aprile: I sette fratelli Cervi, 1968, di Gianni Puccini. Il film racconta la storia vera dei sette fratelli Cervi (Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio), contadini di Campegine (RE) antifascisti e organizzatori della lotta partigiana sotto la guida del padre Alcide (1875-1970), catturati e fucilati dai tedeschi a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943.<br />
L’Agnese va a morire, 1976, di Giuliano Montaldo. Il film è tratto dal romanzo (1949) di Renata Viganò: ucciso dai tedeschi il marito comunista che faceva vita politica clandestina, contadina analfabeta della Bassa padana partecipa alla lotta partigiana come staffetta, emancipandosi anche come donna. È il primo ed unico film italiano sulla Resistenza che ha per protagonista una donna.<br />
Dieci italiani per un tedesco (Via Rasella), 1962, di Filippo Walter Ratti. Nel marzo del 1944 dodici militari tedeschi muoiono in un attentato compiuto dai partigiani in via Rasella, a Roma. La rappresaglia attuata dal colonnello Kappler, con l’aiuto del questore di Roma Caruso, è terribile. Alcuni civili vengono catturati nel quartiere dell’agguato, si pesca poi tra i detenuti politici e anche tra i detenuti per reati comuni fino a compilare una lista di trecentoventi persone, destinate alla morte per rappresaglia che si consumerà nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all&#8217;epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell&#8217;ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso. L&#8217;ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all&#8217;attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la &#8220;fretta&#8221; di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 5 persone in più nell&#8217; elenco ed i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro. I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine, per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere o meglio rendere più difficoltosa la scoperta di tale eccidio.</p>
<p style="text-align:justify;">Le quattro giornate di Napoli, 1962, di Nanny Loy. Il film narra l’umile ed eroica epopea della cittadinanza napoletana che, senza capi e senza tattiche preordinate, si trova unita nel settembre del ‘43 a combattere una battaglia improvvisata. Nonostante un armamento “ridicolo” e rudimentale, grazie al coraggio dei ragazzini del riformatorio e degli anziani e al coinvolgimento delle donne, gli insorti riescono a liberare la città dai nazisti, prima dell’arrivo delle truppe alleate.<br />
La notte di San Lorenzo, 1982, dei fratelli Taviani. È l’estate del 1944, il paesino di San Martino è nel mezzo della guerra. Quando i tedeschi arrivano in paese e ordinano a tutta la popolazione di riunirsi in chiesa, un gruppo di uomini donne e bambini, temendo una possibile trappola, decide di fuggire nella notte. Intanto ha luogo nella chiesa il paventato massacro. Mentre i fuggitivi si trovano in un campo a raccogliere il grano con un gruppo di contadini legati alla Resistenza, vengono attaccati e massacrati dai fascisti. All’arrivo delle truppe alleate le camicie nere si disperdono e fuggono con ogni mezzo. È la Liberazione. La mattina seguente, i sopravvissuti fanno insieme ritorno a San Martino.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine ricordo lo stupendo Roma città aperta,  un film del 1945 diretto da Roberto Rossellini.<br />
A Roma il regime fascista è caduto, gli Alleati hanno invaso l&#8217;Italia ma ancora non sono giunti nella capitale, dove la resistenza è più attiva che mai. Manfredi, militante comunista e uomo di spicco della resistenza, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso un tipografo antifascista, Francesco. Il giorno seguente, Francesco dovrebbe sposare Pina, una vedova madre di un bambino. La sorella di Pina, Lauretta, fa la prostituta in un locale insieme a un&#8217;altra giovane, Marina, legata sentimentalmente in passato a Manfredi. Don Pietro, il parroco locale, è anticomunista, tuttavia non nega aiuto ai perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Egli è rispettato da tutti, compreso Marcello e la sua banda di piccoli sabotatori. Manfredi sfugge a un&#8217;altra retata tedesca mentre Francesco viene arrestato. Pina grida tutta la sua protesta e cade sotto il fuoco dei mitra. Più tardi Francesco riesce a scappare e si nasconde, con Manfredi, nell&#8217;abitazione di Marina. Scoppiano i dissapori e cresce il risentimento della ragazza per Manfredi, tanto che Marina, per ottenere della droga, tradisce l&#8217;uomo denunciandolo a Ingrid, agente della Gestapo, al servizio dei comandante Bergmann. Manfredi viene così arrestato durante un incontro con don Pietro ed entrambi vengono fatti prigionieri. Manfredi subisce terribili torture e muore. Don Pietro viene fucilato. Mentre Marina e Lauretta cadono sempre più nell&#8217;abiezione morale, Francesco, Marcello e i suoi ragazzi continuano la lotta.</p>
<p style="text-align:justify;">Con il termine città aperta ci si riferisce ad una città ceduta, per accordo esplicito o tacito tra le parti belligeranti, alle forze nemiche senza combattimenti con lo scopo di evitarne la distruzione. Lo statuto di città aperta viene attribuito tenendo conto del particolare interesse storico o culturale della città, oppure in virtù del consistente numero di civili presenti nella popolazione. La città dichiarata &#8220;aperta&#8221; non deve tuttavia presentare alcun interesse strategico nel conflitto in corso in modo che la sua liberazione non determini l&#8217;esito finale della guerra.<br />
Tra le città dichiarate aperte durante la Seconda Guerra Mondiale ricordiamo: Atene fu dichiarata città aperta dalle autorità tedesche il giorno 11 ottobre 1944.<br />
Belgrado che, benché dichiarata città aperta, fu bombardata dalla Luftwaffe nel 1941 e dagli alleati nel 1944.<br />
Bruxelles fu dichiarata città aperta nel 1940.<br />
Chieti e Firenze furono dichiarate città aperte dall&#8217;esercito tedesco.<br />
Manila fu abbandonata nel 1942 dall&#8217;esercito americano che, tagliato nelle retrovie e in luce degli eventi di Pearl Harbour e dell&#8217;avanzata dell&#8217;esercito dell&#8217;impero giapponese, non aveva alcun interesse strategico nel mantenere un presidio nella capitale delle Filippine.<br />
Parigi fu abbandonata nel 1940 dal governo francese che, riparato a Bordeaux, lasciò il compito della difesa passiva alle autorità civili.<br />
Roma dichiarata unilateralmente città aperta il 14 agosto 1943. Le forze alleate entrarono nella capitale italiana nel giugno 1944. Lo statuto conferito alle città aperte non è tuttavia inviolabile, poiché più volte durante la Seconda Guerra Mondiale alcune città, che avrebbero dovuto godere di protezione dai combattimenti, furono bombardate. In teoria Roma (dichiarata città aperta il 14 agosto 1943) avrebbe dovuto essere la più aperta delle città durante il secondo conflitto mondiale, grazie alla presenza del Vaticano, che poteva conferire alla capitale italiana il privilegio di &#8220;città santa&#8221;. Tuttavia fu bombardata dagli alleati altre 51 volte dopo il 14 agosto, fino al 4 giugno 1944.<br />
NICOLO&#8217; SCIALFA</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Storia e memoria del 25 aprile: a Genova studenti in visita a Villa Migone]]></title>
<link>http://effepi70.wordpress.com/2009/03/30/storia-e-memoria-del-25-aprile-a-genova-studenti-in-visita-a-villa-migone/</link>
<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 10:18:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio Pinna</dc:creator>
<guid>http://effepi70.wordpress.com/2009/03/30/storia-e-memoria-del-25-aprile-a-genova-studenti-in-visita-a-villa-migone/</guid>
<description><![CDATA[Visita oggi degli studenti di V del liceo artistico di Genova Paul Klee a Villa Migone, nel quartier]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Visita oggi degli studenti di V del liceo artistico di Genova Paul Klee a Villa Migone, nel quartier]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Genova, 25 aprile 2008]]></title>
<link>http://circospetto.net/2008/04/25/genova-25-aprile-2008/</link>
<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 22:07:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>piazzamanin</dc:creator>
<guid>http://circospetto.net/2008/04/25/genova-25-aprile-2008/</guid>
<description><![CDATA[Giorgio Napolitano oggi a VIlla Migone. &#8220;Il capo dello Stato sarà accolto – scrive l&#8217;ANS]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-748" src="http://circospetto.wordpress.com/files/2008/04/600px-25-aprile-3.jpg" alt="Genova, 25 aprile 2008" width="600" height="450" /></p>
<p>Giorgio Napolitano oggi a VIlla Migone. &#8220;Il capo dello Stato sarà accolto – <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_49500273.html" target="_blank">scrive l&#8217;ANSA</a> – nella storica sala dove la sera del 25 aprile il generale Meinhold, comandante delle Forze armate germaniche del settore Meinhold, firmò l&#8217;atto di resa: fu l&#8217;unico caso in Europa in cui l&#8217;esercito tedesco si arrese alle formazioni partigiane.&#8221;</p>
<blockquote><p>I Migone vi risiedono fin dalla fine del XVII secolo. Nel salone centrale, al primo piano nobile, che ora sarà affidato alla gestione dell&#8217;Istituto storico della Resistenza, alle 19.30 del 25 aprile 1945 il generale della Wehrmacht, Gunther Meinhold, che comandava 18000 uomini (6000 in città), si arrese formalmente al comandante del Cln, l&#8217;operaio comunista Remo Scappini, firmando l&#8217;atto ufficiale alla presenza del cardinale [Boetto]. Genova è l&#8217;unica città in Europa dove la liberazione dall&#8217;occupazione avvenne in questo modo, con le truppe di occupazione costrette ad arrendersi prima ancora dell&#8217;arrivo degli alleati. Nella sala sono ancora presenti gli arredi originali del tempo e in particolare il tavolo intorno al quale è stato firmato l&#8217;atto di resa. Alla Villa si accede da un suggestivo viale che si apre sulla centrale via San Fruttuoso.</p></blockquote>
<p>Gli appuntamenti di oggi sul sito del <a href="http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2008/04/24/&#38;CODE=7de188e0-11f1-11dd-95c7-0003badbebe4" target="_blank"><em>Secolo XIX</em></a>: &#8220;Sono molte, al di là delle celebrazioni che vedranno come assoluto protagonista &#8211; in centro a Genova &#8211; il presidente della Repubblica Napolitano, le iniziative organizzate sul territorio per celebrare il 25 aprile.&#8221;</p>
<p>[ <strong>Aggiornamento</strong>:  <a href="http://circospetto.wordpress.com/2008/04/25/giorgio-napolitano-a-palazzo-ducale-e-piazza-de-ferrari-tricolore/" target="_self">guarda i video</a> ]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
