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	<title>idee-ed-opinioni-punti-di-vista &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/idee-ed-opinioni-punti-di-vista/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "idee-ed-opinioni-punti-di-vista"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 05:19:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[No a Cassano, ora Lippi deve dire perché]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/22/no-a-cassano-ora-lippi-deve-dire-perche/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 09:59:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Viene accettata ormai come fosse normale l’esclusione di Cassano dalla nazionale, mentre normale non]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Viene accettata ormai come fosse normale l’esclusione di Cassano dalla nazionale</strong>, mentre normale non è. Tut­ti dicono di sapere com’è Cassano, di quali stranezze sia capace, poi tutti dicono che si tratta ormai di un ragaz­zo completamente cambiato. Allora, dov’è la verità?</p>
<p><strong>Lippi dice di non convocare Cassa­no per motivi psicologici, non è chiaro se suoi, della squadra o di Cassano stesso</strong>. Se sono di Cassano siamo vici­ni a una spiegazione offensiva, quasi una discriminazione. Non vieni con­vocato perché sei diverso, perché tur­bi il gruppo. Non è una spiegazione ammissibile per l’esclusione di un gio­catore che vive stabilmente dentro un altro gruppo e ogni domenica fa il suo lavoro davanti agli occhi di tutti sen­za nessuna anomalia riconosciuta. Proviamo comunque a considerare Cassano un diverso. Lo è certamente nel modo di giocare che è poi la cosa più importante. Non c’è in Italia un attaccante migliore dal punto di vista tecnico.</p>
<p><strong>Forse Totti, che è anche lui fuori dalla nazionale perché non gradito a un gruppo che lui ha lasciato per pri­mo</strong>. Forse Balotelli, altro diverso. Cas­sano è molto cresciuto, in campo è or­dinato, ha una follia quieta, estrema­mente concreta. La sua diver­sità è evidente ma è al servizio degli altri. Cosa possa fare fuori dal campo da renderlo un escluso di professione è il mistero più buio del calcio italia­no.</p>
<p>Ma deve essere terribile se lo tiene fuori da una cosa a cui ha diritto con un’insistenza diabolica. Negli ultimi mesi sono arrivati in nazionale Crisci­to, Pepe, Rossi, Quagliarella e San­ton, Pazzini e Palombo della stessa squadra di Cassano, è tornato Mar­chionni, tutti giocatori ottimi, di pro­spettiva e valore ma lontani da Cassa­no.</p>
<p><strong>C’è qualcosa di troppo insistito, di troppo serioso e profondo nella non scelta di Lippi per poter essere accet­tato</strong> a priori come legittima opinione. Cassano fa tutto quello che serve per aver diritto a giocare in nazionale. Escluderlo senza spiegazioni rasenta il sopruso e apre ormai un caso evi­dente. Che mistero racchiude il caso Cassano? Da dove nasce tanta intran­sigenza? Di quali casi e sentimenti si alimenta? Cassano è il migliore che abbiamo, non può essere liquidato come una semplice opinione del c.t.</p>
<p>Devono es­serci spiegazioni più complesse, devo­no convincere. Né può reggere il pro­blema dell’equilibrio del gruppo. Non si mantiene un gruppo in armonia as­secondandone la crudeltà, convocan­do solo personaggi omogenei. È pessi­ma pedagogia.</p>
<p><strong>Cassano non è un leader, non è l’uomo della provvidenza. Ma gio­ca a calcio come pochi e ha dentro la diversità</strong> che serve a cambiare le partite anche in pochi minuti. Se que­sto non basta è tempo di sapere per­ché.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/mario_sconcerti.shtml">Mario Sconcerti</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Terrorismo, non dia lezioni chi ha ucciso]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/22/terrorismo-non-dia-lezioni-chi-ha-ucciso/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:24:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anni Settanta. Le Brigate rosse, la stagione del sangue, i reclutamenti in fabbri­ca&#8230; Sul fini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Anni Settanta. Le Brigate rosse, la stagione del sangue, i reclutamenti in fabbri­ca</strong>&#8230; Sul finire di quel decennio Carlo Callieri era capo del perso­nale alla Fiat Auto. E ne ha cono­sciute di vedove, madri, padri e figli dei caduti sul fronte del­l’eversione rossa. Troppi. An­che (ma non solo) per questo ha sempre trovato «inaccettabi­le », «vergognoso», «pericolo­so » che ex terroristi siano «di­ventati maestri di vita».</p>
<p><strong>Vederli dare lezioni, tenere conferenze, partecipare a dibattiti,</strong> oppure sapere che la loro esperienza è diventata un film, un libro, una fiction, un documentario o è ar­rivata in teatro&#8230; «beh, è uno sberleffo in faccia alla decenza e alla civiltà». I parenti delle vitti­me, loro sì, possono avere il pal­coscenico e cercare da lì di rista­bilire pezzi di verità. Questo so­stiene Callieri (da sempre e, ie­ri, in una sua intervista a La Stampa ). Ed è categorico: «Quelli sono delinquenti, assas­sini o complici di assassini.</p>
<p><strong>Han­no causato lutti, fermato lo svi­luppo di un Paese e seminato se­mi velenosi</strong>. Devono solo tacere e vivere nel rimorso fino alla fi­ne dei loro giorni». Pericoloso abbassare la guardia. «Tutta quest’opera di ricostruzione in­tellettuale fa sì che non ci sia più paura», considera Callieri. «Ma se ci penso seriamente ca­pisco che io oggi, per quello che sto dicendo, penso di poter cor­rere dei rischi e so che di uno come D’Avanzo (brigatista in carcere, ndr ) avrei paura».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Delle tante trasmissioni</span>, inter­viste, documentari sugli anni di piombo e sui loro protagonisti Callieri salva «La storia siamo noi» di Giovanni Minoli e la re­cente ricostruzione della storia di Walter Tobagi di Antonello Pi­roso, su La7. «Noi abbiamo rac­contato tutto partendo e attra­versando le storie delle vittime, non quelle degli assassini» valu­ta Minoli. «Non è difficile. È che per farlo si deve lavorare in pro­fondità e senza pregiudizi ideo­logici ».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Sabina Rossa </span>(deputato Pd) è la figlia di Guido Rossa, <strong>sindaca­lista ucciso nel 1979</strong>. Su una co­sa è «del tutto d’accordo» con Callieri: che gli ex brigatisti «non si esibiscano senza un con­traddittorio ». Mentre trova «uti­li i film e le rappresentazioni di quella stagione, perché i giova­ni soprattutto hanno voglia di conoscerla». Lo dice avendo ap­prezzato «Guido che sfidò le Bri­gate Rosse», film di Giuseppe Ferrara su suo padre.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Andrea Casalegno,</span> figlio di Carlo (il primo giornalista ucci­so dai terroristi rossi) sostiene che «non esiste la categoria de­gli ex assassini». Un assassino è per sempre. «Fino a qualche tempo fa erano i terroristi a par­lare. Diciamo che però era mol­to sbagliato, moralmente. E la tendenza l’ha invertita il libro di Mario Calabresi (Spingendo la notte più in là,<span style="font-style:italic;"> ndr </span>). Finalmente la parola è tornata ai figli delle vittime».</p>
<p>Casalegno è d’accordo con Callieri: inaccettabile «un as­sassino che pontifica ed espone tesi autogiustificatorie e false». Rischioso. Allo stesso modo, per dirla con le parole del procu­ratore capo di Torino Giancarlo Caselli, «è un rischio far inter­pretare a un giovanotto idolo delle ragazzine (<em>Scamarcio, ndr</em>) il film su Sergio Segio (<em>ex terrori­sta, ndr</em> ) perché si ri­schia di mitizzare co­munque il personag­gio. Io ho sempre fat­to una battuta: è ve­ro che la pena deve tendere alla rieduca­zione, ma non c’è scritto da nessuna parte che gli ex terro­risti debbano tende­re alla nostra rieducazione».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Il professore e giurista </span>Pietro Ichino commenta con amarezza che «nella società mediatica purtroppo il solo fatto della no­torietà dà titolo al palcoscenico, anche quando quella notorietà è costruita sul crimine». Palco che «un Paese non deve permet­tere a chi si è macchiato di delit­ti così efferati» dice il presiden­te della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ricordando a Tori­no Carlo Ghiglieno ucciso tren­ta anni fa da Prima Linea.</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Giusi Fasano &#8211; www.corriere.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[2012, niente fine del mondo, garantisce Giacobbo]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/22/2012-niente-fine-del-mondo-garantisce-giacobbo/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 05:38:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Il divertente è che nei promo della trasmissione sparavaqno un 2012 sullo schermo, con ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> Il <em>divertente</em> è che nei promo della trasmissione sparavaqno un 2012 sullo schermo, con il lugubre avvertimento <em>2012, il tempo sta finendo</em>. Ironia a parte, che questo eprsonaggio faccia trasmissioni di così basso livello su un canale pubblico, quindi con i nostri soldi, è ben più vergognoso.</p>
<p>°°°<br />
<img style="float:left;cursor:pointer;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.attivissimo.net/images/orson%20welles%20clapping.gif" alt="" width="25%" />Colpo di scena. Nei primi minuti della puntata di stasera di <em>Voyager</em>, il conduttore Roberto Giacobbo ha garantito personalmente che non ci saranno catastrofi nel 2012. Ma che sorpresa.</p>
<div>Quindi tutte le menate che ci ha fatto in questi mesi, tutte le paure che ha seminato nella testa dei tanti ingenui che si sono fidati di mamma Rai che gli regalava autorevolezza, sono state un&#8217;accozzaglia di scemenze. Però lo dice <em>adesso</em>, dopo che ha venduto centomila copie del suo libro.</p>
<div></div>
<div>Bravo. Ha fatto bene. Ha spennato senza pietà i polli che l&#8217;hanno seguito, e gli auguro di continuare a farlo. Perché a questo punto <em>Voyager</em>, <em>Mistero</em>, libri e DVD annessi e connessi si rivelano per quello che sono: una doverosa tassa sulla coglionaggine.</div>
<div></div>
<div>Chi ci ha creduto è stato fregato. Che gli serva di lezione.</div>
</div>
<div></div>
<p>Fonte: <a href="http://attivissimo.blogspot.com/">http://attivissimo.blogspot.com</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Illusionisti senza freni]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/18/illusionisti-senza-freni/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 10:57:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/18/illusionisti-senza-freni/</guid>
<description><![CDATA[un articolo di Massimo Donelli: Fonte: www.corriere.it Ma che bello, ma che grande sorpresa, ma qual]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>un articolo di Massimo Donelli: Fonte: www.corriere.it</p>
<p>Ma che bello, ma che grande sorpresa, ma quale novità! Sapete di che cosa si parlerà da oggi e per i prossimi 15 giorni al Salone di Francoforte? Si parlerà di auto elettriche. Ancora una volta i grandi costruttori cercheranno, come bravi illusionisti, di far credere che l’auto elettrica c’è, esiste, è pronta, è proprio lì, da guidare, da comprare. Bella, silenziosa, pulita, economica, compatibile, sostenibile&#8230;</p>
<p>Poi nel loro cilindro, nel loro baule e sotto il mantello scopri che c’è il trucco: che quelle auto fino ad oggi con il motore elettrico fanno pochissimi chilometri, che comunque hanno ancora bisogno di un motore a benzina che permetta loro di marciare e che economiche non potrebbero esserlo per niente visti i costi ancora altissimi delle batterie, soprattutto quelle al litio.</p>
<p>Ma la ricerca avanza imperterrita, la Grande Illusione non si arresta. Nella speranza di poter ricavare il massimo in futuro dai contributi governativi dei vari Paesi e nella convinzione che gli automobilisti abbiano una fame pazzesca di auto ecologiche. In realtà, e i dati sulle vendite con gli incentivi sono inconfutabili, gli automobilisti sono solo alla ricerca di vetture che sia poco costoso mantenere.</p>
<p>L’enorme successo ottenuto dai modelli a Gpl e metano (spinti dagli incentivi, va detto) lo dimostra chiaramente: +298% nei primi 8 mesi dell’anno. Saranno anche carburanti ecologici (specie il metano), ma, soprattutto, costano poco e, seppur ancora con qualche disagio, sono facilmente reperibili.</p>
<p>Ma evidentemente le indicazioni che arrivano da chi le auto le acquista servono a ben poco. Vero è che ormai quasi ogni casa ha in gamma auto a Gpl e metano. Ma è altrettanto vero che da oggi si tornerà ancora a parlare di elettrico. L’illusione continua.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tremonti e gli economisti]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/18/tremonti-e-gli-economisti/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:29:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/18/tremonti-e-gli-economisti/</guid>
<description><![CDATA[Un articolo di Roberta Carlini per  Sbilanciamoci.info &#8211; Fonte:  http://www.robertacarlini.it ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un articolo di Roberta Carlini per  Sbilanciamoci.info &#8211; Fonte:  <a href="http://www.robertacarlini.it/" target="_blank">http://www.robertacarlini.it</a></p>
<p>Oltre che i giornalisti, i portavoce Ue, gli insegnanti meridionali, i fannulloni, i giudici e gli immigrati, il governo ha scelto gli economisti come nuovo chiodo a cui appendere la rabbia collettiva. Attaccati in blocco come “maghi e stregoni”, alcuni economisti hanno risposto con una <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001261.html" target="_blank">lettera aperta</a> nella quale rivendicano il diritto di parola. Dal nostro privilegiato punto di vista, quello di chi addirittura ha intenzione di occuparsi dell’economia “come può essere”, oltre che di raccontarla così com’è, potremmo essere tentati di sederci in platea e assistere allo spettacolo.</p>
<p>Da un lato, dal pulpito, un predicatore che non ha mai razzolato bene, e al quale è fin troppo facile rispondere con una serie di domandine semplici, del tipo: <strong></strong></p>
<p><strong>1)</strong> visto che lei non è un mago ma uomo di governo dalle razionali previsioni e dalle argomentate analisi, ci può dire come mai alla vigilia di una recessione e una crisi occupazionale che molti classificano come le più gravi dal ‘29 il suo governo, su sua proposta, ha deciso di usare denaro pubblico per incentivare il lavoro straordinario, al quale come è noto le imprese ricorrono nei picchi della produzione? <strong></strong></p>
<p><strong>2)</strong> visto che lei non è un mago ma etc. etc., ci può dire come mai il suo governo, su sua proposta, ha fissato un tetto del 4% ai mutui immobiliari, laddove i tassi di interesse nell’area euro sono nel frattempo scesi fino all’1%? <strong></strong></p>
<p><strong>3) </strong>visto che lei non è un mago etc. etc., ci può dire come mai nel giro di pochi mesi ha introdotto prima una tassazione straordinaria sulle banche (“Robin Hood Tax”) e poi un programma di sostegno per le stesse? <strong></strong></p>
<p><strong>4) </strong>visto che lei non è un mago etc. etc., ci può dire come mai ha dovuto iscrivere nel bilancio dello Stato di quest’anno la somma di 1,8 miliardi per il riacquisto di immobili pubblici già ceduti alla società Scip 2 nell’ambito dell’omonimo programma di cartolarizzazioni, dal lei stesso avviato nel 2001-2002? <strong></strong></p>
<p><strong>5) </strong>visto etc. etc., ci può spiegare come mai ha utilizzato in così copiosa quantità nella finanza pubblica gli strumenti finanziari in auge per tutti gli anni ‘90 presso quella stessa categoria di “maghi” e “stregoni” (gli economisti) che adesso così sprezzantemente attacca?</p>
<p><strong>6)</strong> Giacché c’è, ci dice dove sono finiti quei 30-35 miliardi di spesa in più rispetto all’anno scorso, grazie ai quali siete il governo che, allo stesso tempo, meno ha speso per contrastare la crisi economica (0,8% del Pil in misure anticrisi) e più ha inguaiato i conti pubblici? (su questi paradossi governativi, si veda la documentata <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Documenti/I-15-bluff.-Le-critiche-del-controforum-di-Cernobbio-al-governo" target="_blank">analisi</a> presentata al forum di Sbilanciamoci! a Cernobbio).</p>
<p>Dall’altro lato, “gli economisti”. Presi dal ministro come un tutt’uno, come categoria, come potrebbero essere i tassisti o i tributaristi. Esercenti di una professione, non di un pensiero che – per definizione – può essere aperto ai più vari contributi, punti di vista, evoluzioni. Va detto che gli stessi economisti sono caduti nella trappola di pensarsi, e rispondere, come categoria: mentre tra molti di quelli che non parlano sui giornali, e tra gli stessi firmatari della lettera di risposta al ministro, ci sono varie scuole di pensiero, e diverse responsabilità (teoriche) nell’evoluzione che ha portato alla crisi in atto.</p>
<p>C’è chi ha fatto – e fa – il consigliere del principe e chi dal principe non è stato mai ascoltato né letto. Chi ha partecipato alla creazione del fondamentalismo di mercato, chi è stato più prudente, chi ha radicalmente criticato il pensiero economico mainstream. Persino chi sull’ubriacatura degli anni scorsi ha investito e guadagnato, non solo in termini di reputazione e fama. Chi ha salutato il “ritorno del keynesismo” come un accidente della storia o una medicina transitoria, e chi i libri di Keynes non li ha mai portati in soffitta.</p>
<p>E si potrebbe continuare, mettendo in discussione non la capacità degli economisti di “prevedere” il futuro, ma la fondatezza delle ipotesi su cui <em>una</em> scuola del pensiero economico – quella prevalente negli ultimi decenni, grosso modo dagli anni ‘80 – ha fondato le sue analisi e le sue ricette.</p>
<p>Senonché in questo caso questa posizione “terzista” &#8211; simile all’esercizio quotidiano in voga sulle pagine del Corriere della Sera – non giova, è stonata. Anche per chi – come noi – ha sempre criticato il “pensiero unico dell’economia”, la polemica tra Tremonti e gli economisti non è un evento esterno, uno spettacolo a cui assistere dalla platea.</p>
<p>Gli attacchi ai maghi dell’economia ricordano molto tutti gli altri, infatti: quelli alle fonti ufficiali delle statistiche, alla Banca centrale come alla Corte dei Conti, insomma ai controllori di qualsiasi tipo. Per non parlare degli attacchi ai giornalisti, ormai routine quotidiana.</p>
<p>Più che un’insofferenza al mercatismo e ai suoi stregoni, quella dei vari esponenti governativi – a partire dalla testa – è insofferenza ai controlli, alla critica, all’opinione collettiva non manipolata. Dunque, che parlino – e a lungo – tutti gli economisti e le economiste di qualsiasi “tipo”. Che parlino, per criticare il governo e per criticare i propri errori del passato. E che parlino anche e soprattutto quelli che da decenni sono stati ingiustamente nascosti dall’accademia prevalente.</p>
<p><strong>Nota.</strong> La questione del fallimento degli economisti non agita solo noi: è stata posta in termini meno isterici un po’ ovunque. Ad esempio, dalla Regina d’Inghilterra alla London School of Economics, che ha dato qualche risposta nell’arco lunghissimo di sei mesi (per una sintesi si veda <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/21-agosto-2009/caso-subprime-scuse-economisti.shtml?uuid=2bc58a3e-8e19-11de-9d1e-a5aaf2019c3c&#38;DocRulesView=Libero&#38;fromSearch" target="_self">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/21-agosto-</a><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/21-agosto-2009/caso-subprime-scuse-economisti.shtml?uuid=2bc58a3e-8e19-11de-9d1e-a5aaf2019c3c&#38;DocRulesView=Libero&#38;fromSearch" target="_self">2009/caso-subprime-scuse-economisti.shtml?uuid=2bc58a3e-8e19-11de-9d1e-a5aaf2019c3c&#38;DocRulesView=Libero&#38;fromSearch</a>).</p>
<p>Sul tema è intervenuto di recente Paul Krugman (“How did the economists get so wrong?”, <a href="http://www.nytimes.com/2009/09/06/magazine/06Economic-t.html?pagewanted=1&#38;_r=1&#38;em" target="_self">http://www.nytimes.com/2009/09/06/magazine/06Economic-t.html?pagewanted=1&#38;_r=1&#38;em</a>). Da noi, su lavoce.info, Luigi Spaventa, “Le responsabilità degli economisti” (<a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001250.html" target="_self">http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001250.html</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Massimo Marchiori: C’era una volta Google ]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/15/massimo-marchiori-c%e2%80%99era-una-volta-google/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 11:23:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/15/massimo-marchiori-c%e2%80%99era-una-volta-google/</guid>
<description><![CDATA[Massimo Marchiori è professore di Reti e Tecnologie Web all’università di Padova e visiting professo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Massimo Marchiori è professore di Reti e Tecnologie Web all’università di Padova e visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ha creato il concetto di iperinformazione e il motore HyperSearch, idee che hanno portato alla creazione di Google. È l’autore di vari standard mondiali per il Web. Ha vinto (unico italiano) il premio TR100, riservato ai 100 giovani ricercatori più innovatori al mondo. </em></p>
<p>Oggi ho portato mio figlio al museo. Ho chiesto a Raffaella, che è sempre gentilissima con noi, di farci strada fino all’ingresso principale. L’abbiamo salutata, e siamo entrati nel grande salone, mano nella mano. Siamo andati nel padiglione storico e gli ho mostrato com’era il Mare.</p>
<p>Cerco di spiegargli che una volta il Mare era molto diverso da oggi, quando improvvisamente si guarda attorno e mi chiede: «Papà, ma dov’è la Barca?». Sorridendo, punto un dito davanti a noi e gli indico un piccolo rettangolo. «Quella era la Barca? E come ci si entrava?». Vedo che è stupito, mi guarda con quegli occhi che brillano di domande. È bellissimo quando tuo figlio impara una cosa nuova: «Una volta, non si poteva salire sulla Barca, si poteva solo parlarle da fuori. Ecco, vedi». Mentre parlo, muovo le dita e comincio a scrivere. «Ma cosa fai, papà? Perché stai zitto?». «Vedi, tempo fa, le Barche erano sorde. L’unico modo per parlarci era questo, scrivere lettera per lettera». Mi guarda con curiosità, quasi come la prima volta che gli ho mostrato il Cielo, e aspetta che finisca la frase. Poi premo un tasto e la Barca risponde, riempiendo anch’essa il rettangolo di lettere. «Ma papà, la Barca è anche muta?».</p>
<p>Comincio a sentirmi un po’ a disagio, ci sono troppe cose da spiegare: «Vedi, ci ha dato le risposte, tante risposte tra cui noi possiamo scegliere». «Tante risposte? E come facciamo a scegliere, senza il suo aiuto?». «Beh, leggiamo le lettere e cerchiamo di farci una nostra idea. Poi, vedi, ne scegliamo una, e la Barca ci porta dove abbiamo deciso». «Ma papà, è pazzesco, vuoi dire che la loro Barca era muta e sorda, non potevano parlarci? E che dovevano navigare al buio, senza vedere prima dove andare?».</p>
<p>Mi sono sentito in difficoltà, era decisamente più complicato del previsto da spiegare. «Ma come faceva la gente di un tempo a navigare così, che razza di Barca era una barca che non parla, non ascolta e non si muove!». «So che può sembrarti strano, ma non devi pensare che la gente di quel tempo fosse stupida, semplicemente il progresso non è così veloce». «Ma papà, era ovvio che con una Barca così non si poteva navigare, no?». «Le cose non sono sempre così ovvie… Hai presente Giovanni, il gelataio?». «Certo». «Il gelataio nell’altro quartiere costa meno, ma tu vai da Giovanni, ti sei mai chiesto perché?». «Perché è più comodo!». «Ecco, anche la gente di quel tempo è rimasta molto a lungo con Barche così strane: per loro erano le migliori e se qualcuno provava a fare una Barca un po’ diversa, per loro era scomoda: ormai si erano abituati».</p>
<p>«Capisco, papà». «Il Mare, poi, era diventato talmente grande e profondo che non era facile fare nuove Barche. E quindi sono rimasti per decenni con Barche così».   Mi ha osservato colpito, alla sua età gli anni sono lunghissimi e un decennio è come un’eternità. «Finché qualcuno ha capito che quella non era una vera Barca e invece di progettarla usando quei vecchi schemi, semplicemente cercando di modificarli, ha ricominciato da capo. Ha creato la prima vera Barca». L’ho preso per mano e ci siamo avviati verso l’uscita.</p>
<p>Per oggi le novità erano abbastanza. Raffaella era fuori del museo ad aspettarci. Sapevo che mio figlio voleva raccontarle di quelle strane cose viste al museo. Mentre la raggiungevamo, mi ha chiesto ancora: «Ma come facevano a chiamare Barche quelle cose, papà?». «Hai ragione, infatti non le chiamavano così, le chiamavano Motori». «Motori?». «Sì, come il motore di una Barca. Motori di ricerca». Mi ha guardato ridendo: «E come si fa a navigare con un Motore e senza la Barca, papà?».</p>
<p>Gli ho sorriso anch’io, alle volte la semplicità dei bambini è di una lucidità straordinaria. Per lui navigare nel Mare dell’Informazione (quella che gli antichi chiamavano la Rete) era un concetto naturale e un Motore di ricerca che fosse solo passivo, che non dialogasse con le persone, era un oggetto primitivo. Il motore della Barca, appunto. Raffaella, vedendo che eravamo di buon umore, ci ha sorriso come solo lei sa fare. Ha lampeggiato contenta e siamo saliti a bordo, mentre con eleganza alzava le vele. «Allora, dove navighiamo adesso?».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.wired.it/">www.wired.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Veline, escort, maschilismo. Lettera aperta alle donne ]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/15/veline-escort-maschilismo-lettera-aperta-alle-donne/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 09:55:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: L&#8217;importante è non generalizzare. Le donne non sono tutte veline e gli uomini non]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> L&#8217;importante è non generalizzare. Le donne non sono tutte <em>veline</em> e gli uomini non sono tutti <em>papi</em>.</p>
<p>Ho scritto poco fa di donne, in un commento ad un post <em>motoristico </em>di ieri, ma legato in maniera netta alle donne:</p>
<p><em>&#8230;. ben conosco i limiti intellettuali degli uomini che, quando la partita diventa &#8220;uomo – donna&#8221;, al solito, per compensare quello che hanno in meno sulle donne, si aggrappano ai soliti luoghi comuni che, oltre che a non fare testo, dimostrano solo quanti pochi argomenti abbiano e, di conseguenza, quanto poco cervello&#8230; e così facendo, inconsapevolmente, non fanno altro che sottolineare di essere un passo indietro nella sfida, peraltro immotivata, fra due universi così diversi e così complementari, come quelli di uomo e Donna… e la maiuscola solo per la Donna, non è casuale.</em></p>
<p><span style="font-family:Comic Sans MS;"> </span></p>
<p>Per leggere il Post: <a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/ragazzi-fate-guidare-le-donne/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/ragazzi-fate-guidare-le-donne/</a></p>
<p>°°°</p>
<p>di Maria Lausa Rodotà &#8211; www.corriere.it</p>
<p>Care donne italiane, o meglio ca­re donne italiane che cominciano a discutere di deriva maschilista-mi­sogina nel nostro Paese e dell’im­broglio sesso-politica che sta im­bambolando la nostra repub­blica, che si preoccupano della video-velinocrazia che condiziona le nostre vite di mature (invisibili) e giovani (preferibilmente scollate); care tutte, che si fa? Finora qualcuna ha parlato di «silenzio delle donne»; molte altre, non ita­liane, si sono chieste perché da noi non ci si ribella; altre ancora han­no obiettato che la chirurgia plasti­ca è più popolare in Spagna, che le sceme da reality sono ovunque, che le ragazze che fanno carriera grazie ai potenti sono un fenome­no globale.</p>
<p>Altre sono d’accordo sulle critiche alla mercificazio­ne- cooptazione come unico mezzo femminile per emergere, ma si di­vidono sulle iniziative: manifesta­re, rompere le scatole in modo ca­pillare, o inventarsi dell’altro. Han­no iniziato frange avanzate di stu­diose e polemiste. Continueranno, forse, donne normali. Grazie alla diffusione virale, più che di edito­riali, di documentari. <strong> </strong></p>
<p><strong>Corpi vili?</strong><br />
Perché è da vari mesi, dall’inizio del caso Berlusconi-Noemi-e poi al­tre, che parecchie donne provano un senso di umiliazione collettiva. È da ancora prima che qualcuna mo­stra segni di intolleranza attiva. Al­l’inizio dell’anno è uscito un docu­mentario, <em>Il corpo delle  donne</em> di Lo­rella Zanardo, prima presentato in eventi semicarbonari, poi mostrato da Gad Lerner all’ Infedele , ora feno­meno sul Web: è un rapido e terrifi­cante montaggio-sovrapposizione di immagini tv che lascia tramortite davanti a un evidente modello di Femmina Unica raggiungibile solo a furia di diete, reggiseni e chirurgia ( vedere <em>Il corpo delle donne</em> online e poi  correre al cinema per <em>Video­cracy</em> di Erik Gandini può produrre gravi stati depressivi bipartisan, at­tenzione). Poi i corpi sono diventati veri, di ragazzine che dicevano papi, di escort nel letto grande, eccetera. Poi ci sono le ragazze della tv, va da sé. <strong></strong></p>
<p><strong>Studiose  all’attacco</strong><br />
Ma ci sono anche le quasi-ex  ra­gazze dell’università, in genere espa­triate.<br />
Come Nadia Urbinati, che in­segna teoria politica alla Columbia di New York. E ha scritto: «Le don­ne sono sempre lo specchio della so­cietà, il segno più eloquente della condizione nella quale versa il loro Paese: quando muoiono per le vio­lenze perpetrate da un potere tiran­nico o quando viaggiano con voli prepagati per ritirare un cotillon a forma di farfalla&#8230; È urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne».</p>
<p>E poi Michela Marzano, apprezzata filoso­fa a Parigi: «Perché tante donne cre­dono che il solo modo per emergere sia quello di ridursi a oggetti di pul­sioni, contemplate per il corpo-fetic­cio che incarnano, e ridicolizzate per la loro incompetenza professio­nale davanti alla telecamera? Quale libertà resta oggi alle donne in un Paese in cui il potere in carica propo­ne loro un modello unico di riuscita e di comportamento?». Conclude Marzano: «Facciamo, allora, in mo­do che il ventunesimo secolo, col pretesto di essere &#8216;alla moda&#8217;, non sia la tomba di tutte le conquiste femminili del secolo scorso». C’è chi dice «allora scendiamo in piaz­za ». E chi ironizza. <strong></strong></p>
<p><strong>Veline e velini</strong><br />
Come Nicoletta Tiliacos, femmi­nista storica e penna del <em>Foglio ,</em> che attacca «la piattezza di questa ver­sione vittimistica e irreale della “donna italiana silenziosa”». Inter­pellata, Tiliacos precisa: «Altro che silenzio, sono anni che non sentivo discutere tanto. Se dobbiamo pole­mizzare sulla cooptazione in politi­ca, parliamo di veline ma anche di velini. E poi non stiamo parlando di donne passive, ma di donne che fanno delle scelte. Intorno ai palaz­zi del potere ci sono sempre state le <em>garçonnières .</em> Se ora le ragazze vo­gliono uscire e diventare deputate, non mi scandalizzo».</p>
<p>Anche se sui media di centrodestra però c’è chi si scandalizza, e come. C’è Sofia Ventura, professore di scienza della politica a Bologna, autrice di un ar­ticolo sul velinismo per la fondazio­ne finiana FareFuturo che in prima­vera ha scatenato risse. Ventura vorrebbe più indignazione, e più trasversale: «Ho visto <em>Il corpo delle  donne</em> insieme a un gruppo di stu­denti di Sciences-Po a Parigi. Erano tutti inorriditi. Ho discusso alla Fe­sta democratica di Bologna. E tra le dirigenti Pd ho trovato molto benal­trismo, molto conformismo detta­to dalla fedeltà ai leader. Che in Ita­lia sono maschilisti». <strong></strong></p>
<p><strong>L’autostima  bassa</strong><br />
Sono maschilisti, di sicuro. Ma le donne italiane, sembrano registra­re il più basso tasso di autostima nel mondo occidentale. Tengono la tv accesa, non badano alle bellezze bipartisan, non si arrabbiano per non passare per matte. Anche le po­litiche. Secondo una ricerca della so­ciologa Donata Francescato, le no­stre parlamentari hanno enormi dif­ficoltà a pensarsi come leader. Quel­le di sinistra ancor più di quelle di destra.</p>
<p>Dice Ventura: «È un dato tra­gico. È un problema di tutte. Forse bisognerebbe partire da un’analisi collettiva. E iniziare a parlare. Nella vita quotidiana e nella vita politica, superando le divisioni di partito. Per smetterla col conformismo veli­naro. Se non lo facciamo, se non li­beriamo i talenti femminili, questo Paese è condannato a una lenta ago­nia ». Ma di nuovo: come si fa? <strong></strong></p>
<p><strong>Un  nuovo femminismo?</strong><br />
«Io non sono pessimista», cerca di tirar su il morale Eva Cantarella, storica del diritto. «Perché ricordo il vecchio femminismo. Si era in po­che, e bisognava convincere la stra­grande maggioranza delle donne, quelle che erano chiuse in casa e di­cevano “ma io non sono discrimina­ta”. Ed è successo, e molto è cambia­to. Certo, ci vuole molto tempo, e un’attività capillare. Per questo non sono contraria a scendere in piazza. In una fase in cui siamo tutti incate­nati agli schermi, la parola pubblica sarebbe la vera novità. Mi viene in mente la canzone di Giorgio Gaber, che invitava ad andare nelle strade e nelle piazze.</p>
<p>Il diritto universale non passa per le case, continuereb­be Gaber. Anche perché, nota Tilia­cos che pure non è d’accordo, «guar­dare troppa tv rallenta il metaboli­smo ». Forse le donne italiane sareb­bero più contente del loro corpo se si dessero una mossa, di questi tem­pi, vai a sapere.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'errore a reti unificate]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/15/lerrore-a-reti-unificate/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 09:40:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Finalmente si riesce a leggere un&#8217;analisi lucida, ben argomentata, senza nessuna ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> Finalmente si riesce a leggere un&#8217;analisi lucida, ben argomentata, senza nessuna polemica e dai contenuti assolutamente condivisibili.</p>
<p>°°°</p>
<p>Un articolo di Paolo Conti &#8211; Fonte: www.corriere.it</p>
<p><strong>E</strong>sponenti della maggio­ranza (e vertici Mediaset) protestano quando si par­la di Raiset, l’immagina­rio mostro televisivo da sei reti, in cui le forze del servizio pubblico si sommerebbero a quelle del con­corrente privato per evitare lotte fratricide nell’interesse di un uni­co referente, Silvio Berlusconi.</p>
<p>Ma il «Porta a porta» dedicato alla consegna delle case ai terre­motati che stasera su Raiuno sosti­tuisce il «Ballarò» su Raitre (che avrebbe affrontato lo stesso argo­mento) autorizza speculazioni, al­larmi, dietrologie. Perché ieri sera si è aggiunto un ultimo, eloquen­te tassello: la scomparsa improvvi­sa dal palinsesto di Canale 5 del­l’esordio di «Matrix», un tempo condotto da Enrico Mentana e ora affidato a Alessio Vinci. Era in pro­gramma una puntata sulla libertà d’informazione (Vittorio Feltri ospite con Concita De Gregorio, direttore de «l’Unità»). Tutto can­cellato.</p>
<p>L’avvio di «Matrix» è rin­viato alla prossima settimana. Vin­ci, da buon soldato, si è preso ogni responsabilità («troppe diffi­coltà tecniche, la qualità non sa­rebbe stata all’altezza del mar­chio »). Ma anche qui il clima auto­rizza ogni retropensiero. Spinge ad avvalorare le voci di telefonate assai concitate partite da Cologno Monzese e arrivate a Vinci, preoc­cupate per l’esito della puntata.</p>
<p>Per farla breve: stasera Bruno Vespa (non lo avrà certo deciso lui) condurrà il suo «Porta a por­ta » in prima serata in un clima da reti unificate. Lui su Raiuno, «L’ispettore Coliandro» su Rai­due, il film «La caduta-gli ultimi giorni di Hitler» su Raitre al posto di «Ballarò», telefilm o film secon­dari su Canale 5, Italia 1, Rete 4 e La7.</p>
<p>Nessuna vera controprogram­mazione e una evidente ansia di controllare tutto. Ha ragione Ser­gio Zavoli, presidente della com­missione di Vigilanza Rai: la situa­zione è «grave», «Porta a porta» e «Ballarò» hanno «sempre convis­suto all’interno dei palinsesti del­le rispettive reti, e la deroga, spe­cie se perentoria, costituirebbe un problema da dover prontamen­te risolvere». E ora sono in tanti ad attendere un cenno visibile dal presidente della Rai, Paolo Garim­berti, che della garanzia ha giusta­mente fatto il suo vessillo.</p>
<p><strong>L’aspetto più paradossale è che l’indubbio traguardo raggiunto </strong>nella consegna delle case (94 vil­lette pronte a Onna in appena 72 giorni di lavoro, e tra poco 700 ap­partamenti a Bazzano) rischia, nel frullatore mediatico, di cedere la scena allo scontro politico sulla Rai. L’errore mediatico sarebbe evidente. Roba da principianti. Al­tro che professionisti di Raiset.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/paolo_conti.shtml">Paolo Conti</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Vincere l'Oscar e non uscire nela sale]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/vincere-loscar-e-non-uscire-nela-sale/</link>
<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 11:43:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[In questi giorni inizierà la vendita del dvd Man on wire, un documentario vincitore del Premio Oscar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>In questi giorni inizierà la vendita del dvd <em>Man on wire</em>, un documentario vincitore del Premio Oscar 2009 che, stranamente, non uscirà nelle sale di Francia ed Italia e sarà disponibile solo in dvd.</p>
<p>Il documentario narra l&#8217;impresa compiuta 35 anni fa da Philippe Petit, il funambolo che camminò (e non solo) su un cavo teso fra le Torri Gemelle. Dopo l&#8217;inpresa Petit fu arrestato (ma non incriminato) in quanto la sua impresa fu considerata illegale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12116" title="philippe-petit-1974" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/09/philippe-petit-1974.jpg" alt="philippe-petit-1974" width="320" height="194" /></p>
<p>In questi giorni sarà anche ripublicato il suo libro <em>Trattato di funambolismo</em>. (Ediz. Ponte alle Grazie &#8211; Pagg. 144 &#8211; € 12,50)</p>
<p>Ho letto recentemente  su Vanity Fair una piacevole intervista a Petit di Gabriele Romagnoli, dalla quale ho estratto una singola <em>domanda &#38; risposta</em>:</p>
<p><strong>Camminare sul filo non serve a nulla in realtà. Come può dedicare tutto sè stesso all&#8217;inutile?</strong></p>
<p><em>Lo dedico alla bellezza. La bellezza non è utile di per sè, non ha scopo, ma ti fa respirare. Ci sono cosa inutili e bellissime, che ci ispirano. L&#8217;arte è ossigeno. Per me, almeno. </em></p>
<p>Mi riconosco  in questa risposta e so che sarà lo stesso per altre persone che hanno occhi per guardare e non solo per vedere ed orecchie per ascoltare e non solo per sentire. Persone che come me, ad esempio, riconoscono il Rumore del silenzio&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ragazzi, fate guidare le donne]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/ragazzi-fate-guidare-le-donne/</link>
<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 11:02:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Sul Blog del Direttore di Quattoruote è stato lanciato un argomento interessante, al qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao: </strong>Sul Blog del Direttore di Quattoruote è stato lanciato un argomento interessante, al quale purtroppo partecipano solo uomini e, alcuni, basano le loro risposte basandosi su vecchi pregiudiuzi e luoghi comuni. Sarebbe interessante una maggior partecipazione femminile. E&#8217; necessario essere utenti registrati.</p>
<p>Per leggere il dibattito: <a href="http://viamazzocchi1.quattroruote.it/sicurezza/ragazzi-fate-guidare-le-donne/" target="_blank">http://viamazzocchi1.quattroruote.it/sicurezza/ragazzi-fate-guidare-le-donne/</a></p>
<p>°°°</p>
<p>Ecco il punto di vista con il quale si è dato il via al dibattito:</p>
<p><em>Capita spesso negli incidenti del fine settimana che a morire siano ragazze su auto guidati da ragazzi, i quali invece se la cavano: è una tragedia nella tragedia, capitata anche nello scontro dello scorso week-end a Roma, costato la vita a due giovani di 22 e 23 anni, Giulia e Valentina.</em></p>
<p><em>Si discute spesso sul da farsi per prevenire queste stragi assurde, che capitano sempre al rientro a notte fonda dalla movida. E lancio una proposta banale, ma non poi così assurda: lanciamo una campagna per far sì che al ritorno siano le ragazze a guidare. In genere bevono meno, sono molto più prudenti (come dimostrano tutte le statistiche su punti persi e incidenti causati) e non si sentono di dover dimostrare alcunché alla guida, al contrario dei loro amichetti maschi.</em></p>
<p><em>Qualche tempo fa un lettore mi segnalò un editoriale pubblicato da un giornale femminile, ‘Donna moderna’: s’intitolava “C’è ancora troppo testosterone al volante” ed era firmato da una collega, Marina D’Incerti, che accusava gli uomini di esser arrivati a livelli di aggressività insopportabili. Persino mio padre, confessava la D’Incerti, da persona mite qual’era si trasformava in un orco cattivo appena salito in auto. Non voglio entrare nell’eterna discussione uomo-donna.</em></p>
<p><em>Ma credo che almeno la notte un po’ meno di testosterone al volante farebbe bene: si parla tanto di guidatori designati, gente sobria che porti a casa tutta l’allegra comitiva. Beh, che si designino le ragazze. Anzi, che siano le ragazze a farsi avanti, pretendendo di guidare, togliendo di mezzo ometti fatti di alcol e di stanchezza, pericolosi per sé e soprattutto per gli altri.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Della serie "i nodi vengono al pettine" eccoci arrivati....]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/11/della-serie-i-nodi-vengono-al-pettine-eccoci-arrivati/</link>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 06:08:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Idee politiche personali a parte, quando Fini confluì nel Pdl, sciogliendo poi AN, mi c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> Idee politiche personali a parte, quando Fini confluì nel Pdl, sciogliendo poi AN, mi chiesi, parafrasando Di Pietro: &#8220;<em>Ma che ci azzecca Fini con la Pdl</em>?&#8221;</p>
<p>°°°</p>
<p>Non sembrano calmarsi le acque all&#8217;interno del Pdl tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Prova ne è l&#8217;intervento del presidente della Camera alla scuola di formazione del Pdl a Gubbio. Un&#8217;occasione sfruttata da Fini per chiarire prima di ogni altra cosa che «non è degno il dibattito in un partito con questo stillicidio di dichiarazioni» contro la sua persona. Dichiarazioni, spiega il leader di Montecitorio, «basate su tre ipotesi: che sono folle, che sono un &#8220;compagno travestito&#8221; e che aspiro a fare il capo dello Stato».</p>
<p>Fini prova dunque a scuotere il Pdl, ribadisce il suo no a un partito-caserma e sottolinea la necessità di una maggiore «democrazia interna». «Ieri a Berlusconi &#8211; spiega il presidente della Camera &#8211; ho detto che dal 27 marzo non si è deciso nulla ed il punto è proprio questo: non è possibile che non si sia deciso nulla, il partito non è un organigramma. Serve un cambio di marcia, un dibattito interno».</p>
<p><strong> </strong>Poi il presidente della Camera affronta il tema del rapporto tra Pdl e Lega, e anche in questo caso torna a ribadire la necessità di discutere con il partito guidato da Umberto Bossi, di avanzare proposte, di mediare. Nel Pdl occorre confrontarsi e alla fine anche votare, dice Fini, invitando ancora una volta il Pdl ad uscire dall&#8217;immobilismo dopo quasi sei mesi dalla fondazione. E avverte: «A Berlusconi dico: attento ai plauditori e cioè a quelli che dicono che va tutto bene e poi, quando Berlusconi non sente, dicono qualcos&#8217;altro».</p>
<p><strong> </strong>Un intervento a tutto campo quello a Gubbio in cui il presidente della Camera affronta anche il tema della giustizia, alla luce (il riferimento non è esplicito ma chiaro) delle recenti dichiarazioni di Berlusconi (<a href="http://www.corriere.it/politica/09_settembre_08/berlusconi_crisi_invito_a_fare_squadra_1eb2504c-9c61-11de-a226-00144f02aabc.shtml"><span style="text-decoration:underline;">«le procure di Milano e Palermo cospirano contro di noi»</span></a>). Fini invita il Pdl a fugare ogni possibile sospetto di voler contrastare l&#8217;azione dei giudici sulle stragi di mafia dell&#8217;inizio degli anni &#8216;90. «Mai, mai, mai dare l&#8217;impressione di non avere a cuore la legalità e la verità», dice. «Sono convinto quanto voi &#8211; aggiunge &#8211; dell&#8217;accanimento giudiziario contro Berlusconi, ma non dobbiamo lasciare nemmeno il minimo sospetto sulla volontà del Pdl di accertare la verità sulle stragi di mafia. Se ci sono elementi nuovi, santo cielo se si devono riaprire le indagini, anche dopo 14-15 anni! Soprattutto se non si ha nulla da temere, come è per Forza Italia e certamente per Berlusconi».</p>
<p><strong></strong> Fini, infine ribadisce poi le sue posizioni sul biotestamento, invitando il Pdl a fare un passo avanti sulla via del confronto, magari anche attraverso lo strumento del voto. E sul diritto di voto agli immigrati non torna indietro: «Bisogna smetterla di mortificare le proposte. Dire di dare il voto agli immigrati alle elezioni amministrative non è cattocomunista. In alcuni paesi europei è già in vigore». Quanto alla crisi finanziaria, il presidente della Camera ci tiene a sottolineare che «affermare che a causa della crisi economica ci sono persone in difficoltà significa semplicemente fotografare la realtà e non mettere in discussione l’attività del governo».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La modestia è una virtù...]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/11/la-modestia-virtu/</link>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 05:58:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/11/la-modestia-virtu/</guid>
<description><![CDATA[&#8230;Sconosciuta ad alcuni&#8230; L&#8217;una&#8230;.: È arrivata e ha portato lo scompiglio. Lei ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8230;Sconosciuta ad alcuni&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>L&#8217;una&#8230;.:</strong> È arrivata e ha portato lo scompiglio. Lei è Noemi Letizia, la 18enne finita sotto i riflettori per la sua amicizia con Silvio Berlusconi. «Amo il cinema ed è il mestiere che voglio fare da grande. Da anni studio recitazione &#8211; ha detto ai giornalisti -. È bellissimo essere qui. Non sembro emozionata ma l&#8217;apparenza inganna. Del resto sono sotto pressione della stampa da mesi, forse ci avrò fatto il callo». Al Lido di Venezia Noemi era accompagnata dalla madre, Anna Palumbo, e dal padre Elio.</p>
<p><strong>E l&#8217;altro&#8230;.: </strong> «Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni  della storia italiana» ha concluso Berlusconi.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Jobs e il ritorno dal trapianto: Diventate donatori!]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/10/jobs-e-il-ritorno-dal-trapianto-diventate-donatori/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 11:07:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Appena compiuti i 18 anni, alcuni decenni orsono, fra le prime cose che ho fatto da mag]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> Appena compiuti i 18 anni, <em>alcuni decenni orsono</em>, fra le prime cose che ho fatto da maggiorenne è stato iscrivermi all&#8217;AIDO &#8211; Vedi: <a href="http://www.aido.it" target="_blank">www.aido.it</a>/ Non mi piace pensare alla morte, ma resta il fatto che morirò ed allora dovendo andarsene, cosa c&#8217;è di meglio che farlo dando la possibilità ad una (o più) persona di vivere? Detto questo vorrei vivere almeno fino a 100 anni <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>°°°</p>
<p><strong>«Sono molto fe­lice di essere qui con tutti voi».</strong> Scheletrico nei jeans e nel solito dolcevita nero, Steve Jobs torna sul pal­coscenico per la pri­ma volta dopo quasi un anno. L’ultima era stata il 14 otto­bre 2008, per la pre­sentazione del MacBook Unibody. Lo accolgono gli ap­plausi scroscianti dei giornali­sti, dei blogger, dei dipendenti di compagnie partner: la «co­munità Apple», come li chiama lui, riuniti a San Francisco, e pure alla «Brewery» di Londra in un evento parallelo mostra­to «live». Non era scontato che lui ci fosse. «Come sapete ho subito un trapianto di fegato — dice subito Jobs —: l<strong>’organo apparteneva a un ragazzo sui 25 anni, morto in un incidente automobilistico, che è stato tanto generoso da donare i suoi organi</strong>».</p>
<p>Voce calma, a trat­ti un po’ roca. «Non sarei qui senza di lui». L&#8217;amministratore delegato della Apple invita tut­ti ad «essere altrettanto genero­si e diventare donatori d’orga­ni ». E poi passa agli affari. L’evento autunnale della Ap­ple è da anni dedicato alla pre­sentazione delle novità musica­li, in vista degli acquisti natali­zi. Da abile televenditore, Jobs ha conservato per ultimo l’an­nuncio più atteso: il lancio del­l’iPod Nano con videocamera incorporata (e con radio, micro­fono, speaker e pure un conta­passi). Per primo, ha presenta­to iTunes 9, la nuova versione della piattaforma online per l’acquisto, la gestione e la ripro­duzione di contenuti multime­diali, che consentirà tra le altre cose di scaricare dischi del pas­sato con testi e foto. «Alcuni di noi sono ab­bastanza vecchi da aver acquistato degli Lp», ha osservato no­stalgico l’imprendito­re 54enne.</p>
<p><strong>I suoi problemi di sa­lute erano diventati no­ti nel 2004, quando an­nunciò di avere una rara forma di cancro al pancreas</strong>. Si era cu­rato, ma nell’estate del 2006 era apparso di nuovo sciupato, ali­mentando voci sul ritorno della malattia, negati dall’azienda. Il 5 gennaio di quest’anno, Jobs scrive alla «Apple community»: «Il problema è uno scompenso ormonale che mi &#8216;ruba&#8217; le pro­teine di cui il mio corpo ha biso­gno…. Il rimedio è relativamen­te semplice e ho già cominciato la cura… Continuerò a lavorare come amministratore delegato di Apple».</p>
<p>Ma nove giorni dopo si mette in congedo, per ragio­ni di salute definite «più com­plesse » di quanto credesse. La­menta che «le voci e le curiosi­tà sulla mia salute continuano ad essere una distrazione per me, per la mia famiglia e per tut­ti quelli che lavorano alla Ap­ple » e cede le responsabilità a Tim Cook fino a giugno.</p>
<p><strong>Il 20 giugno il Wall Street Journal ri­vela che due mesi prima Jobs ha subito un trapianto di fegato ma sta bene.</strong> A luglio, viene fo­tografato (con il «suo» iPhone) davanti al campus di Cuperti­no. Ora lavora di nuovo a tem­po pieno, ha detto ieri, e «amo ogni singolo giorno lì dentro». E la Apple è sembrata ieri più decisa che mai a conquistare nuovi territori: si è lanciata ag­gressivamente nel settore del gaming portatile, presentando una versione di iPod touch che punta a far fuori le piattaforme Sony e Nintendo. Poetico, Jobs si sofferma sulle nuove delicate tonalità nell’iPod nano, poi spiega che vuole entrare nel «mercato» di YouTube.</p>
<p>«Ecco una videocamera popolare da 4 giga, 149 dollari — dice, men­tre la foto del gadget rivale com­pare sullo schermo —. Noi par­tiamo da 8 giga e il prezzo lo ri­duciamo da 149 a zero». E poi, ancora poesia. «Amiamo la mu­sica, è la ragione primaria per cui facciamo tutto questo». E ce­de il palco a Nora Jones</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Viviana Mazza &#8211; www.corriere.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fa discutere in Rete la nuova sketch comedy di Italia1]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/10/comedy-italia-uno/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 09:10:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Non sono un moralista e so per certo che le trasmissioni grottesche, surreali o persino]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao: </strong>Non sono un moralista e so per certo che le trasmissioni grottesche, surreali o persino trash hanno un loro pubblico, tuttavia quando ho visto gli spot pubblicitari di questa trasmissione, sono rimasto di sasso. Il cattivo gusto impera ovunque, ma questo non è un buon motivo per adeguarsi; non regge neanche la teoria che Italia1 sia la rate dei giovani, perchè mi rifiuto di pensare che la maggioranza dei giovani si diverta con trasmissioni di questo genere; senza contare che le trasmissioni trasgressive o fuori dagli schemi sono impostate diversamente. Su idee, innovazione, non su situazioni da film di serie C e battute triviali. Ho il massimo rispetto per le donne e trovo assolutamente sgradevole l&#8217;adeguarsi di attrici (o presunte tali, perchè non mi si dica che la Marcuzzi sa recitare&#8230;) a simili trame, è desolante. Anche perchè non si tratta di persone che devono adattarsi pur di lavorare, come può capitare ad attori agli inizi.</p>
<p>Vogliamo parlare di trasmissioni fuori dagli schemi che hanno inventato spazi dove prima non c&#8217;era nulla? Bene nei primi anni &#8216;80 dopo le 23 in tv non si trovava granchè ad esclusione di certe trasmissioni pornosoft su tv locali opure noiossissimi dibattiti a caratere politico, repliche varie, insomma una noia assoluta. Poi è arrivato Carlo Massarini con Mister Fantasy, trasmissione di <a title="Rai Uno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rai_Uno">Rai Uno</a> di oltre 150 puntate dedicata alla <a title="Videoarte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Videoarte">videoarte</a> e al <a title="Videoclip" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Videoclip">videoclip</a>. e quando in genere si andava a dormire, ecco che si doveva ribaltare le proprie abitudini per seguire Mister Fantasy.</p>
<p>Una interessante intervista a Carlo Massarini, la si trova qui:  <a href="http://format.blogosfere.it/2007/01/nei-primi-anni-80-un.html" target="_blank">http://format.blogosfere.it/2007/01/nei-primi-anni-80-un.html</a></p>
<p>e volendo esagerare, ecco un estratto da una puntata del 1982:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NSHF9Wpue24&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/NSHF9Wpue24&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Ho parlato di Carlo Massarini in quanto è un personaggio ad alto spessore che ho sempre apprezzato, ma non metto diu certo in secondo piano personaggi come Renzo Arbore o Carlo Freccero&#8230;.</p>
<p>Resta il fatto che se &#8220;<em>Così fan tutte</em>&#8221; è il futuro della televisione e/o lo specchio dei tempi, siamo messi peggio di quanto si pensasse&#8230;</p>
<p>°°°</p>
<p>«Ciao sei al lavoro?». «No sono a casa&#8230;». «E come sei vestita?». «Ho un vestito nero di seta, trasparente, bellissimo, cortissimo, mi arriva a metà coscia.. Di più , mi arriva all’inguine». «E il reggiseno?» «E&#8217; di pizzo nero a balconcino». «E gli slip?». «No, non ce li ho». «E se fossi lì cosa mi faresti?». «Beh guarda, se fossi qui.. Intanto ti leccherei tutto, ma tutto tutto. Poi ti sdraio sul tavolo e ti mangio con le brioches e le fette biscottate. E ti sdereno un po’ anche. E ti cavalco da dietro. Io.., ma no è il contario… Va beh, come vuoi».</p>
<p><strong> </strong>Non è lo script di una conversazione rubata in una chat a luci rosse. E neppure il copione di un filmetto erotico, di quelli che andavano di moda negli anni Settanta e Ottanta e che vengono oggi riproposti come &#8220;cult&#8221; ma con la decenza della seconda o della terza serata. Quello scambio di battute che nessun genitore vorrebbe trovarsi a spiegare ai figli piccoli che dovessero avervi casualmente assistito è invece andato in onda alle 20 in punto, su Italia Uno. Fascia famigliare per antonomasia. E tanto di bollino verde.</p>
<p>«Così fan tutte», il nuovo programma a sketch di Fatma Ruffini che ha per protagoniste Alessia Marcuzzi e Debora Villa (ex Camera Café ed ex Jene), dall&#8217;omonimo film di Tinto Brass del 1992 sembra dunque non avere preso solamente il titolo. Tanto più che mentre Debora Villa parlava con il suo interlocutore al cellulare in viva voce, la Marcuzzi lì a fianco mimava tutta la scena (compresa la parte della cavalcata da dietro con «sderenata»), tanto che anche un non udente avrebbe potuto capirla alla perfezione e senza neppure bisogno di andare alla pagina 777. E lo stesso dicasi per un&#8217;altra scena, ambientata in un ristorante, dove i numeri &#8211; e gli urletti &#8211; della reginetta del Grande Fratello, alle prese con un wurstel troppo lungo e troppo hot (nel senso di caldo) attirano gli sguardi attoniti di tutto il resto del locale, vagamente come accadeva nella famosa scena di Meg Ryan al tavolo con Billy Cristal in «Harry ti presento Sally».</p>
<p><strong> </strong>In Rete i filmati tratti dalla nuova sketch comedy di Mediaset stanno diventando un tormentone e in piattaforme come YouTube le visualizzazioni aumentano a ritmo vorticoso. Così come i commenti, perlopiù negativi. Come ad esempio quello di <strong>vavalamore</strong> : «Sapete qual è la cosa scandalosa?? Che per anni la donna si è battuta per avere gli stessi diritti dell&#8217;uomo&#8230; e questo programma invece non fa altro che ridicolizzare la donna&#8230;».</p>
<p>O <strong>bianconiglio78</strong>: «Bella porcheria, se ne sentiva proprio la mancanza!!». Non manca chi, come <strong>MrBarnettaX</strong>, associa la scelta del tipo di programma alle ultime vicende che hanno chiamato in causa Silvio Berlusconi, che delle tv del biscione è come noto il patron. E in tanti criticano la scelta di mandare in onda la nuova serie in un orario troppo accessibile ai bambini. Del resto, i genitori di oggi sono gli stessi che vent&#8217;anni fa, sullo stesso canale e allo stesso orario, vedevano i Puffi o le avventure strappalacrime di <em>Peline Story</em>.</p>
<p>Gli autori del programma, però, la presentano in maniera diversa: «Alessia Marcuzzi e Debora Villa &#8211; si legge nella presentazione del programma sul sito di Mediaset &#8211; accendono i riflettori sui loro complessi, mettono alla berlina i limiti del sesso opposto e si prendono gioco della società e delle sue contraddizioni, attingendo spesso al vissuto quotidiano». Detta così sembrerebbe innocua. Eppure sullo stesso sito, lo scorso agosto, veniva pubblicata <a rel="nofollow" href="http://www.tv.mediaset.it/italia1/cosi_fan_tutte/news_2793.shtml"><span style="text-decoration:underline;">una news </span></a>dall&#8217;inequivocabile titolo: «Alessia, che svolta sexy: &#8220;Così fan tutte&#8221;! La Marcuzzi come mamma l&#8217;ha fatta nella nuova sitcom di Italia 1».</p>
<p>Che poi nel corpo del testo puntualizzava: «Alessia Marcuzzi riveste i panni dell&#8217;icona sexy consacrata sui calendari <em>Max </em>e <em>Panorama </em>che l&#8217;hanno fatta entrare nell&#8217;immaginario erotico maschile. (&#8230;) Stufa delle vesti di dispensatrice di consigli ai concorrenti del reality e di eroina ingenua e romantica sul piccolo schermo, esordisce in un ruolo decisamente super sexy. Del resto, può permetterselo: a 37 anni suonati, esibisce un corpo da pin-up». E ancora: «Per te, quattro fantastici promo: guardala mentre cerca disperatamente un libro, in sella ad una poltrona occupata da un maschietto imbambolato&#8230; Eccola alle prese con una lap lance a bordo piscina&#8230; La preferisci mentre conversa allegramente svestita? O meglio, mentre ammicca con un birbantello dito in bocca&#8230;». Insomma: l&#8217;approccio sessual-voyeuristico c&#8217;era già alle origini. Resta allora il dubbio di quel bollino verde ostentato nella sigla. A meno che non fosse parte dello show: trattandosi di una sketch comedy è stato messo lì solo per far ridere.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/alessandro_sala.shtml">Alessandro Sala &#8211; www.corriere.it<br />
</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I miei complimenti all'AEM di Milano]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/09/i-miei-complimenti-allaem-di-milano/</link>
<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 09:52:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Articolo aggiornato dopo la pubblicazione Antefatto: La scorsa settimana in occasione della lettura ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em>Articolo aggiornato dopo la pubblicazione</em></p>
<p><strong>Antefatto:</strong> La scorsa settimana in occasione della lettura dei contatori ci informano che è necessario sostituirli con quelli elettronici. Per un&#8217;azienda di produzione come la nostra, staccare l&#8217;energia elettrica significa bloccare ogni attività, per cui si prendono accordi precisi per il distacco e per i lavori da fare, inclusa la parte di nostra competenza.</p>
<p>Si decide per oggi, 9 settembre, tra le 10 e le 10.30. Partono le circolari via mail per informare i clienti che il 9 non saremo operativi, visto che saremo isolati, dovendo spegnere i pc, i telefoni, niente web e posta elettronica, niente fax. Solo un cellulare aziendale quale ultimo risorsa.</p>
<p>Pagare i dipendenti per stare lì a guardare gli operai dell&#8217;AEM non mi pare il caso, per cui  mettiamo in ferie, per l&#8217;intera giornata, i 2/3 del personale, si fa venire l&#8217;elettricista che dovrà intervenire &#8220;<em>prima &#38; dopo</em>&#8221; la sostituzione dei contatori.</p>
<p>Bene, alle ore 11.48 ancora non è arrivato nessuno; abbiamo telefonato per chiedere lumi alla persona che ha gestito il tutto che ha esclamato: &#8220;<em>Come non sono venuti? Io ho dato disposizioni.</em>&#8220;</p>
<p>Vedi te. <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ora ho la corrente e non ho i dipendenti che in cambio si sono giocati un giorno di ferie e che in ogni caso ovviamente sono pagate, con il rischio di restare qua domani, sempre giustamente pagati, e senza poter lavorare.</p>
<p>Altrettanto giustamente è pagato l&#8217;elettricista che è qui dalle 9.30 senza poter fare nulla.</p>
<p>L&#8217;operatività dell&#8217;azienda nel suo complesso è stata compromessa, con il rischio che domani si ripeta il tutto.</p>
<p>Siamo in un periodo di crisi, poco lavoro, pochi soldi; cosa c&#8217;è di meglio che perdere altro tempo e denaro per l&#8217;inefficienza dellAzienda Elettrica di Milano?</p>
<p>L&#8217;aiuto alle imprese, passa anche da qui. Che ognuno faccia la sua parte&#8230;</p>
<p>Aggiornamento: Verso le 11.40, dopo due telefonate da parte nostra, ci hanno comunicato che sarebbero venuti per le 13, orario questo che è stato rispettato. Parlando con l&#8217;addetto ci ha detto che in ufficio qualcuno ha invertito le agende con i lavori programmati, per cui oggi avevano iniziato con quelli di domani e di conseguenza quelli di oggi sarebbero stati fatti domani.</p>
<p>Lavorando si sbaglia, ma questo è un errore che, viste le implicazioni che comporta, non è ben digeribile. In ogni caso i lavori sono finiti dopo circa 2 ore e perlomeno il personale della ditta esterna + i due addetti della AEM, erano molto gentili e simpatici. Notevole lo scambio di battute a raffica che c&#8217;è stato fra loro (non ripetibili <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<p>Un aneddoto divertente. In pratica in AEM è confluita un&#8217;altra azienda del settore, per cui ognuno dei due addetti proveniva da una realtà aziendale diversa. Ad un certo punto dovendo collegare alcuni cavi, il tipo AEM assicurava l&#8217;altro che i cavi dovevano essere montati in una certa sequenza e (simpaticamente) gli spiegava per filo e per segno come operavano loro da anni.</p>
<p>Alla fine concludeva il discorso con un categorico: FIDATI!</p>
<p>Quello faceva come gli aveva detto il collega, chiudevano l&#8217;armadio, lo sigillavano con i piombi e giravano l&#8217;interruttore. Sorpresa! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' />  &#8230; i cavi erano collegati invertiti&#8230;</p>
<p>Insomma, lavoro aggiuntivo di dieci minuti eseguito dal dipendente AEM che borbottava &#8220;E&#8217; colpa mia, faccio io&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ecclestone consiglia: frega Briatore]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/18/ecclestone-consiglia-frega-briatore/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 06:01:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[È il 17 agosto 2009. Londra, uffici dell’agenzia investigativa Quest che opera per la Fia. Nelson Pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>È il 17 agosto 2009</strong>. Londra, uffici dell’agenzia investigativa Quest che opera per la Fia. Nelson Piquet senior viene interrogato da Martin Smith, e Jake Marsh. L&#8217;interrogatorio dura poco meno di un&#8217;ora. Una lunga conversazione tenuta sino ad oggi segreta, a differenza di altre. Il motivo sta forse in alcune dichiarazioni dello stesso Nelson il quale afferma di aver denunciato i fatti di Singapore al braccio destro di Mosley, Charlie Whiting, alla vigilia del Gran Premio del Brasile dello scorso anno. Whiting gli rispose che «non si poteva provare nulla».</p>
<p>Non contento, Piquet dichiara di aver raccontato tutto a Bernie Ecclestone in Ungheria alla vigilia dell&#8217;ultima gara di Nelsinho con la Renault, lo scorso agosto: «Gli dissi: cosa devo fare? Bernie rispose: fottilo» intendendo ovviamente Flavio Briatore. Ancora, Piquet riferisce di aver detto tutto anche a Mosley. Risposta del presidente Fia: «Charlie (Whiting) mi ha già informato ma non possiamo provare nulla a meno che non arrivi qualcuno a dirmi come stanno i fatti».</p>
<p><strong>Ora, qualche conto non torna.</strong> Non spetta a noi giudicare se ci fu frode sportiva o meno a Singapore ma affiorano molti elementi per ipotizzare che la ricerca della verità sia ampiamente subordinata ad altro. Qualche dato: il GP Singapore venne disputato il 28 settembre 2008. Due giorni più tardi (il 30) scadeva l&#8217;opzione di Nelsinho Piquet per il 2009, opzione che Briatore non rinnovò nonostante il supposto debito con un pilota che aveva appena sbattuto contro un muro «per la squadra».</p>
<p>La delazione a Whiting avviene in Brasile, tra il 30 ottobre e l&#8217;1 novembre 2008. Il 2 novembre Briatore rinnova il contratto di Nelsinho riducendo il compenso da 1,5 milioni di dollari a 1 milione con possibilità di taglio in base alle prestazioni. Il che non quadra con l’incombenza di un possibile ricatto e nemmeno con la nota astuzia di un «ricattabile» Briatore.</p>
<p><strong>La Fia è a conoscenza della cosa da 10 mesi</strong>. Eppure l’inchiesta è scattata solo questa estate. Con un avvertimento minaccioso e palese: la squalifica di una gara inflitta alla Renault per una ruota fissata male a Budapest. Squalifica tolta in appello. Un appello al quale i giudici di gara ungheresi non si sono nemmeno presentati. Per intenderci, la molla persa dalla Brawn di Barrichello che ha ferito Massa in Ungheria non ha prodotto alcuna azione federale. Zero.</p>
<p><strong>Dunque, viene da chiedere,</strong> intesi i rapporti che intercorrono tra Mosley, Ecclestone e Briatore, con quali finalità questa inchiesta sta andando in porto. Briatore si è tolto dalla scena, ma una risposta alla domanda viene soprattutto dal comunicato Renault di due giorni fa. Nel quale la casa francese, in pratica, rinuncia a difendersi, ammette la colpa. Il tutto nonostante le trascrizioni delle comunicazioni radio smentiscano Piquet jr. (il quale chiede una sola volta a che punto è la corsa e non più volte come afferma) e non rilevino alcuna responsabilità del manager italiano.</p>
<p><strong>La paura assoluta e manifesta della Renault</strong> si basa sulla convinzione di non trovarsi di fronte ad un normale tribunale ma a una giuria (il Consiglio mondiale della Fia) che agisce secondo criteri propri, connessi alla volontà del proprio vertice. Vale a dire Mosley.</p>
<p>Quindi cosa accadde davvero a Singapore diventa un tema strumentale. Lo è già diventato prima del processo. Briatore è fuori. La Renault si è già dichiarata colpevole, mentre, in contemporanea, attacca e denuncia i Piquet davanti a un vero tribunale, quello dello Stato francese. In pratica la Renault è consapevole di non poter essere giudicata dal tribunale Fia in base ai fatti. Piuttosto, sembra chiedere clemenza all’onnipotente sovrano.</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Giorgio Terruzzi &#8211; Fonte: www.corriere.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Procura di Roma apre un fascicolo sull'attentato a Kabul]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/17/la-procura-di-roma-apre-un-fascicolo-sullattentato-a-kabul/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:21:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sull&#8217;attentato a Kabul che ha provocato la morte di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La Procura di Roma ha aperto un  fascicolo sull&#8217;attentato a Kabul che ha provocato la morte  di 6 militari italiani e il ferimento di altri 4.  Il Procuratore aggiunto Pietro Saviotti, coordinatore del  pool antiterrorismo della Procura di Roma, ipotizza il reato  di attentato con finalita&#8217; di terrorismo.  Il magistrato  attende nelle prossime ore un rapporto dalle autorita&#8217;  militari italiane e dai Ros sull&#8217;accaduto. (Ansa)</p>
<p>La notizia di per sè non colpisce molto il lettore che non conosce le procedure, ma con l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta  si crea una situazione perlomeno anomala.</p>
<p>In caso di intervento militare è purtroppo chiaro a tutti che si possono verificare scontri a fuoco, con vittime e danni, le nostre Forze Armate si trovano in Afghanistan quale forza di Pace il che obbliga di fatto la magistratura ad aprire un fascicolo quando si verificano delle vittime.</p>
<p>Ecco allora che la Procura di Roma apre un&#8217;inchiesta, contro ignoti, e mette sotto sequestro i mezzi colpiti, privando di fatto il nostro contingente  di diversi mezzi necessari per svolgere le sue funzioni, fosse anche solo come fonte di ricambi.</p>
<p>E&#8217; purtroppo esatta l&#8217;osservazione che leggevo oggi su <a href="http://www.italia-nuova.org" target="_blank">www.italia-nuova.org</a> dove l&#8217;autore dice:</p>
<p><em>Ammettiamo anche che l&#8217;inchiesta giunga all&#8217;inaspettata conclusione che dei talabani hanno davvero messo un ordigno, più potente di quelli solitamente usati, e così abbia danneggiato i nostri mezzi e ucciso dei nostri uomini. Bene: ma mettendo i sigilli ai Lince, non è che rischiamo di avere più morti?</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perchè aspettare l'inverno?]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/17/perche-aspettare-linverno/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 08:27:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anche senza considerare le vicende legate alla famosa buca milanese, della quale non mi stancherò ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Anche senza considerare le vicende legate alla famosa <em>buca milanese</em>, della quale non mi stancherò mai di parlare, (infatti &#62; <a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/06/17/una-buca-milanese/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/06/17/una-buca-milanese/</a> ), peraltro nata ai primi di giugno, in questi giorni l&#8217;estate sta (<em>finalmente mi vien da dire</em>) mollando la presa e l&#8217;autunno si mostra con le prime pioggie.</p>
<p>Ancora ricordo il disastroso stato in cui si trovavano le strade milanesi <em>durante e dopo</em> l&#8217;inverno, dissestate come mai, con buche sempre più grosse (<em>e profonde</em>) che quasi mi facevano desiderare il possesso di un Suv anzichè la Smart, il che la dice lunga.</p>
<p>Ancora risuonano le motivazioni addotte dal Comune di Milano per giustificare lo stato pietoso delle strade della metropoli che ospiterà l&#8217;Expo2015 ovvero la causa di tutto era stato l&#8217;inverno. Ah! Una stagione inaspettata, di fatto, e che colpisce solo Milano, visto che nella altre città del Nord Europa, dove ritenevo vi fossero temperature più rigide, sembra che le strade siano in ordine.</p>
<p>Non è quindi colpa di scarsa manutenzione, programmata male ed effettuata peggio, con appalti al risparmio, senza forse le verifiche su chi si aggiudica questi appalti e come faccia poia  garantire un lavoro a regola d&#8217;arte se poi le imprese arrivano dalla Sicilia e la magistratura apra persino indagini per un presunto cartello legato ad aziende in odor di mafia.</p>
<p>Vedi: <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/06/Appalti_strade_falsi_documenti_Condannati_co_7_081106079.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/06/Appalti_strade_falsi_documenti_Condannati_co_7_081106079.shtml</a></p>
<p>Pochi soldi in cassa, le giustificazioni, e ci credo viste le vicende legate ai derivati&#8230;.</p>
<p><a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/04/28/caso-derivati-banche-sotto-sequestro/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/04/28/caso-derivati-banche-sotto-sequestro/</a></p>
<p>Ma resta il fatto che il Comune di Milano prevede multe per i condomini che non spazzano il marciapiede dalla neve e poi ti fanno distruggere ruote, cerchi e sospensioni (senza dimenticare le caviglie dei pedoni ed i<em> voli</em> dei motociclisti) senza che a loro siano imputabili responsabilità. Prova tu a nopn pagare una tassa &#8220;perchè non hai soldi in cassa&#8221;&#8230;</p>
<p>Ma torniamo a noi.  L&#8217;inverno è ancora all&#8217;orizzonte&#8230; di fatto sta piovendo da un paio di giorni, a tratti con una certa intensità, ma nulla in paragone alla pioggia che dovrebbero arrivare eppure&#8230;eppure le buche presenti, ad esempio, in via Ponte Nuovo, così come in molte altre vie, hanno ceduto subito, nonostante la riparazione, ovviamente provvisoria, ci mancherebbe.</p>
<p>Ed ecco che a metà settembre mi trovo a dover fare lo slalom, per evitare buche inaspettate e che spesso non si vedono quando è ancora buio, verso le 7, quando arrivo nei pressi dell&#8217;ufficio.</p>
<p>Andiamo bene&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La politica e il senso della misura]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/17/la-politica-e-il-senso-della-misura/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 06:55:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[un articolo di Claudio Magris &#8211; Fonte: www.corriere.it Vere o presunte vicende private attribu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>un articolo di Claudio Magris &#8211; Fonte: www.corriere.it</p>
<p><strong>Vere  o presunte vicende private </strong>attribuite al Presidente del Consiglio hanno fatto passare sotto silenzio, col loro clamore, alcune dichiarazioni del medesimo Presidente che riguardano il suo ruolo politico e dunque interessano più dei suoi fatti personali. Una, ad esempio, è quella rilasciata alla Maddalena durante la conferenza stampa congiunta con Zapatero il 10 settembre e riportata il giorno dopo sul <em>Corriere </em>, in cui ha affermato di essere «di gran lunga il miglior Presidente del Consiglio in 150 anni di storia d’Italia».</p>
<p><strong>Cavour, Giolitti e De Gasperi dunque scompaiono,</strong> diventano nani della politica rispetto alla sua alta statura di uomo di Stato; ricordo che tempo fa, quando Berlusconi, più modestamente, si era limitato a equipararsi a De Gasperi, Francesco Cossiga aveva sarcasticamente osservato che, se le cose stavano così, lui si considerava Carlo Magno.</p>
<p><strong>Quella buffa autoesaltazione</strong> del nostro presidente del Consiglio — che di fatto è un’involontaria autocaricatura e potrebbe essere la battuta di un comico che cerca di metterlo malignamente in ridicolo — è imbarazzante, al di là di ogni orientamento politico di centrodestra o centrosinistra, per tutti e specialmente per i suoi sostenitori.</p>
<p><strong>De Gasperi, che era un ben più grande uomo politico,</strong> non si paragonava certo a Bismarck o a Napoleone; anche per questo era un grande e aveva tutti i titoli per governare un Paese, il che richiede molte e diverse qualità fra cui l’equilibrio e soprattutto il senso della realtà, dei rapporti di grandezza e di forza, delle oggettive misure di se stessi e delle cose. Ciò vale in ogni campo ed è particolarmente necessario in politica.</p>
<p><strong>Ma può darsi che quell’impennata</strong> sia dovuta alla frequentazione di compagnie discutibili; Berlusconi è reduce da un cordiale incontro col Colonnello Gheddafi, e la Libia, che il prossimo 23 settembre assumerà la presidenza dell’Assemblea generale dell’Onu, si appresta, come è stato annunciato, a chiedere ufficialmente la dissoluzione della Svizzera tra la Francia, la Germania e l’Italia&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Più controlli e meno multe. Anche senza apparecchi automatici]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/17/piu-controlli-e-meno-multe-anche-senza-apparecchi-automatici/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 05:43:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un articolo di Maurizio Caprino &#8211; Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/ Lo sapet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un articolo di Maurizio Caprino &#8211; Fonte: <a href="http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/">http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/</a></p>
<p>Lo sapete, è un concetto cui sono molto affezionato: aumentare i controlli, prima o poi, porta a far diminuire le infrazioni, per cui chi punta solo a fare cassa si ritrova presto o tardi a dover rifare i conti.</p>
<p>La novità di questo post sta nel fatto che stavolta non si parla dei contestatissimi rilevatori automatici (autovelox fissi o fotocamere messe sui semafori), ma dei controli antialcol: il bilancio estivo di Guido con prudenza fatto da Polizia stradale e Fondazione Ania (<a href="http://mauriziocaprino.typepad.com/files/guido-con-prudenza-2009-positivi--10.htm">Scarica GUIDO CON PRUDENZA 2009 positivi -10%</a>) vede una quota di guidatori trovati positivi ben inferiore al 10% che si solito caratterizzava questi controlli.</p>
<p>La cosa mi sembra rilevante, perché quando ci si affida alla sola presenza di pattuglie la deterrenza è a rischio: la gente sa che la probabilità di incontrarne una è molto bassa, contrariamente a quella di incappare negli apparecchi automatici.</p>
<p>Però può pure essere che tutto sia dovuto alle campagne di stampa, che hanno parlato di controlli in netto aumento, perlopiù senza puntualizzare che si resta comunque a livelli assoluti bassini e ci si concentra soprattutto sugli itinerari dei giovani che vanno a divertirsi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Non passa mai nessuno...]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/non-passa-mai-nessuno/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 14:53:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un paio di settimane fa, transitando per Piazzale Lotto, a Milano, ho notato che in uno dei semafori]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un paio di settimane fa, transitando per Piazzale Lotto, a Milano, ho notato che in uno dei semafori (adiacente distributore Agip) era bruciata la lampadina del rosso. Considerando che si tratta di una zona molto trafficata, che spesso vi sono dei vigili all&#8217;incrocio vicino e non solo, visto che in ogni caso siamo nelle vicinanze di San Siro, ritenevo che qualcuno avrebbe notato il malfunzionamento e provveduto in tal senso.</p>
<p>Si, certo&#8230;. Infatti questa mattina ho notato che anche la lampadina del semaforo posto sull&#8217;altro marciapiede è spenta. Quindi entrambe le lampadine del rosso non funzionano, con buona pace della sicurezza stradale.</p>
<p>Vien da pensare che non passi mai nessun vigile da queste parti&#8230; Ma sappiamo che non è così. Quindi cosa pensare&#8230; che non si accorgono del malfunzionamento? Che si accorgono e non lo segnalano a chi di dovere? O, peggio ancora, che nonostante la segnalazione nessuno provveda in merito?</p>
<p>Certo, viste le vicende della buca milanese di cui si parla ormai da mesi&#8230;. <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/06/17/una-buca-milanese/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/06/17/una-buca-milanese/</a></p>
<p><strong>P.S: </strong>Piccola nota, un filo polemica&#8230; ma a chi e come si segnalano i guasti ai semafori? Se non erro la manutenzione degli impianti semaforici, a Milano, è di pertinenza della ex AEM ora A2A, tuttavia sul loro sito di servizio <a href="http://www.miservi.it" target="_blank">www.miservi.it </a>non ho trovato  numeri telefonici o modalità via web per segnalare la cosa. Vero è che il sito non brilla per chiarezza, però ho cercato a lungo ed infine ho scritto una mail con richiesta di un chiarimento&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Libertà (troppa) di spazzatura online]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/liberta-troppa-di-spazzatura-online/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 09:16:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: Così come è detestabile la censura abbinata alla Rete, contrapponendosi alla libertà d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao:</strong> Così come è detestabile la censura abbinata alla Rete, contrapponendosi alla libertà d&#8217;espressione, è anche vero che in molti Blog si naviga nell&#8217;approssimazione (fastidiosa) e nell&#8217;astio personale che si manifesta in intolleranza, aggressioni verbali e, peggio ancora, nella diffusione di notizia false e diffamatorie.</p>
<p>Tutto questo sarebbe persino sopportabile, finchè si resta sulla sponda della maleducazione senza  sfociare nell&#8217;illegalità, se dall&#8217;altra parte avessimo lettori informati dei fatti, con la giusta curiosità e voglia di approfondimento, necessarie per non essere manipolati da l&#8217;uno o dall&#8217;altro.</p>
<p>Ma purtroppo siamo abituati ad adeguarci al peggio, evitando qualsiasi sforzo per migliorare noi stessi e la società in cui viviamo e quindi via con la superficialità, notizie inesatte o di parte, titoloni sui giornali che portano poi ad articoli costruiti sui <em>si dice</em> ed è gioco facile per alcuni (<em>troppi secondo me</em>) giocare con questa platea di lettori; gente che fino a ieri considerava attendibile ogni cosa detta in tv (quante volte senti dire: <em>l&#8217;ha detto il telegiornale!</em>) ora sposta la sua fiducia cieca sul web e, in particolare, sui Blog.</p>
<p>Qualsiasi notizia, a prescindere dai suoi contenuti, riceve automaticamente una patina d&#8217;attendibilità se ad esempio si fa riferimento al Blog di Beppe Grillo. Non ha neanche importanza che Beppe Grillo abbia realmente trattato un argomento, è sufficiente associare il nome alla notizia. E da qui nasce la diffusione delle cosiddette <em>Catene di S.Antonio</em>, con allarmismi e voci di complottismo dietro ad ogni evento; e se la notizia non c&#8217;è, la si inventa. E tutti aderiscono, inoltrano, ne parlano, come se fossero testimoni diretti, quando altro non sono che pedine manovrate da chi ha dato il via al tutto.</p>
<p>Molti, così facendo, si sentono parte attiva contro questo o quello, ma in realtà questi continui falsi allarmi altro non fanno che abbassare l&#8217;attenzione; a furia di gridare <em>al lupo, al lupo</em>, va a finire che il lupo non lo riconosci neanche quando ce l&#8217;hai davanti.</p>
<p>E questo comportamento facilita di fatto la manipolazione del<em> sentire comune</em> che talvolta colpisce anche chi cerca di prestare la massima attenzione al mondo in cui vive. Mi capita di valutare una vicenda secondo le prime informazioni lette, ma poi l&#8217;abitudine a cercare conferme o maggiori notizie, mi consente di capire meglio le cose. Certo, richiede tempo che molti preferiscono impegnare diversamente.</p>
<p>Colpisce, una volta di più, la manifesta intolleranza razziale verso l&#8217;ebreo, in questo caso, manifestata da gente che, per appartenenza politica, spesso da del fascista a chi la pensa diversamente, del razzista a chi dice una sola parola <em>politicamente scorretta</em> vero il diverso, inteso come appartenente ad una diversa razza o popolo che però deve rientrare in un<em> elenco non scritto</em> di razze o popoli. Ad un palestinese si trovano i motivi per giustificare persino un attentato, ma se si tratta di un ebreo o israeliano, bè il solo fatto che esiste è un peccato per l&#8217;umanità. Strano che le parole degli altri siano razzismo o xenofobia e le loro no.</p>
<p>A prescindere dall&#8217;attendibilità delle notizie scritte sul Professore Israel, al suo reale ruolo nella cosiddetta Riforma Gelmini, averlo identificato come <em>ebreo</em> è razzismo. Così come è discriminatorio chiamare<em> nano</em> il ministrro Brunetta.  Eppure a parlare  sono le stesse persone che farebbero la morale se uno dice la parole <em>negro</em> invece che <em>nero</em>, un termine che rientra in molte forme dialettali e spesso negro non è altro che la trasformazione in italiano del termine dialettale.</p>
<p>Il Dizionario milanese-italiano, ad esempio, (Vedi:<a href="http://www.melegnano.net" target="_blank"> www.melegnano.net</a> ) alla voce <em>Negher</em> corrisponde il termine italiano <em>Nero</em>. Quindi?</p>
<p>Certo, credo che <em>nigger </em>in America abbia una valenza negativa a prescindere, ma è anche vero che qua non siamo in America e che in ogni caso spesso è il tono oppure il contesto a dare un significato ad una parola.</p>
<p>°°°</p>
<p><strong>Raglio d’asino non sale al cielo, dice un vecchio adagio. E c’è da sperare che Giorgio Israel</strong>, docente di matematica alla Sapienza di Roma, autore di numerosi libri e centinaia di articoli scientifici e collaboratore di Mariastella Gelmini non se la prenda troppo per quelle scritte idiote e razziste apparse in un blog.</p>
<p><strong>Incassata la solidarietà non solo del ministro dell’Istruzione, ma di tanta gente che magari non condivide</strong> né lo spirito né la lettera della riforma ma trova insopportabile quell’infamia online («La Gelmini a questa riforma sta dando solamente il nome e la faccia. In realtà, l’artefice dietro le quinte di essa, il puparo, è l’ebreo Giorgio Israel. Come lo era Biagi, il riformatore della legge del lavoro, come lo è quel nano malefico di Brunetta»), il professor Israel ha buoni motivi per fare spallucce.</p>
<p><strong>La rete, proprio perché è lo spazio più libero e sconfinato e anarchico che esista, è piena e strapiena di documenti straordinari</strong> e insieme di spazzatura. Ci trovi le encicliche papali in edizione integrale, i manuali d’uso del fucile Carcano- Mannlicher del 1891, le cronache medievali di Rodolfo il Glabro, le più raffinate riviste di scienze e insieme notizie pazze come quella raccontata da un giornale congolese secondo il quale alcuni anni fa, in seguito al malocchio di uno stregone, tutti e undici i membri di una squadra di calcio congolese, dal portiere all’ala sinistra, furono uccisi da un un fulmine che lasciò illesi i giocatori della squadra avversaria.</p>
<p><strong>La sparata contro Israel, tuttavia, è solo l’ultimo segnale di un problema vero. Come può dimostrare il lavoro di monitoraggio</strong> quotidiano del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Internet è diventata anche in Italia la zona franca in cui si possono sfogare tutti i peggiori istinti razzisti che ribolliscono nella sentina della società. Contro i negri, i terroni, gli handicappati, i marocchini, gli albanesi, i finocchi, gli «altri »&#8230; Il sociologo Antonio Roversi, nel libro «L’odio in rete » scritto poco prima di morire, aveva capito tutto: il lato oscuro del Web «è popolato da individui e gruppi che, pur nella diversità di accenti e idiomi utilizzati, parlano tutti, salvo qualche rara ma importante eccezione, il linguaggio della violenza, della sopraffazione dell’annientamento nei confronti di altri esseri umani.</p>
<p><strong>Dietro quelle pagine web ci sono uomini e donne</strong> che nutrono un senti­mento antico che si pensava prosciugato dal processo di civilizzazione o quantomeno relegato in qualche nicchia inoffensiva e nostalgica del nostro pianeta, ma che invece si è riaffacciato con un’intensità per certi versi sorprenden­te ». Lo scriveva tre anni fa. E le cose sono perfino peggio­rate. Tema: niente «ronde» (informatiche) per beccare i razzisti in rete?</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/gian_antonio_stella.shtml">Gian Antonio Stella</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Supermercato butta cibi in scadenza]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/supermercato-butta-cibi-in-scadenza/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 06:31:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di Pao: So per certo che in Lombardia molte catene di supermercati sono collegate ad associazio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao: </strong>So per certo che in Lombardia molte catene di supermercati sono collegate ad associazioni che ritirano i prodotti proissimi alla scadenza, per donarli poi a persone bisognose.</p>
<p>E&#8217; sufficiente leggere l&#8217;elenco delle aziedne che collaborano con il Banco Alimentare</p>
<p>Info: <a href="http://www.bancoalimentare.org" target="_blank">www.bancoalimentare.org</a></p>
<p>Ora mi chiedo quale possa essere il vantaggio nel buttare il cibo anzichè donarlo.</p>
<p>Si fa prima? Non si perde tempo nel preparare magari degli scatoloni che saranno ritirati da lì a poco? E&#8217; così impegnativo essere persone civili, di buon cuore e pensare al Bene Comune?</p>
<p>Vien però da pensare che nel Centro Sud non vi sia una rete di supporto per queste iniziative; debole, ma potrebbe essere una scusa. Invece no! Il Banco Alimentare è presente in 17 regioni italiane, incluso il Lazio&#8230; ed allora?</p>
<p>Associazione Banco Alimentare del Lazio &#8211; Onlus<br />
Via Liberiana 17 &#8211; 00185 Roma (RM)<br />
Tel/Fax. 06-489.074.63 &#8211; Tel. 06-972.754.59 &#8211; <a href="lazio@bancoalimentare.it" target="_blank">lazio@bancoalimentare.it</a><br />
Apertura: dal lunedì al venerdì ore 9.30-12.30<br />
<a href="http://lazio.bancoalimentare.it/wp/" target="_blank">http://lazio.bancoalimentare.it/wp/</a></p>
<p>°°°</p>
<p><strong>Il cibo in scadenza? Buttato</strong>. Un<strong> supermercato Sidis di via G. Ferrari </strong>vicino a piazza Mazzini, nel quartiere romano di Prati <strong>svuota regolarmente i proprio frigoriferi </strong>e gli scaffali, <strong>buttando la merce in scadenza a poche ore</strong>. Così, il cassonetto di via Ferrari è diventato da qualche tempo il centro di approvvigionamento casuale e non controllato di alcune famiglie indigenti. <strong>Uno spreco e una violazione delle norme etiche</strong> che regolano lo smaltimento dei prodotti alimentari in scadenza, in una città che ogni giorno, con i cibi recuperati, sfama migliaia di indigenti.</p>
<p>Quello che accade a prati non è soltanto uno sfregio, un&#8217;offesa ai tanti che soffrono la fame e alle centinaia di volontari che con Caritas e Comunità di Sant&#8217;Egidio garantiscono sostentamento ai senzacasa e alle famiglie in difficoltà.<strong> E&#8217; una vera e propria violazione della «Legge del buon samaritano»</strong>, la norma fortemente voluta dall&#8217;allora monsignor Guerino Di Tora (oggi vescovo di Roma Nord) che prevede che le associazioni caritatevoli si facciano carico della responsabilità di rilevare le merci in scadenza per utilizzarle nelle mense per poveri o nelle case per anziani e nei centri di assistenza ai senza tetto. Fu proprio una battaglia quella che sua eminenza Di Tora combatte per l&#8217;introduzione della norma a Roma, sull&#8217;esempio di quanto si faceva negli Stati Uniti e in altre città italiane.</p>
<p>Oggi a Roma esistono un Emporio della carità (gestito dalla Caritas) dove circa mille famiglie si turnano per fare la spesa gratuita, numerose mense pubbliche, case per anziani poveri e uno sportello per i pacchi viveri gestito da Sant&#8217;Egidio a Trastevere. Ma ci sono anche tante piccole realtà che sfamano persone in difficoltà economiche o garantiscono una vecchiaia dignitosa a pensionati indigenti, come la <a rel="nofollow" href="http://www.piccolesorelledeipoveri.info/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Casa delle Sorelle dei Poveri</span></a>che assiste 60 ospiti a due passi dal Colosseo, sfamandoli solamente con la colletta alimentare. Proprio da questo convento-pensionato arriva un appello: «Ci mancano in questi giorni &#8211; dicono le suore &#8211; carne e pesce per i nostri ospiti. Se avete alimenti di questo tipo in scadenza, freschi o surgelati, contattateci».<br />
La struttura è infatti dotata di macchinari in grado di abbattere la temperatura delle materie prime fresche congelandole e rinviandone la scadenza in modo sicuro, nel pieno rispetto delle norme di legge sulla conservazione degli alimenti. Il supermercato di Prati che «alimenta» i cassonetti potrebbe pensare ad un accordo che, oltre a migliorarne l&#8217;immagine, farebbe del bene a 60 persone.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --> Ilaria Sacchettoni &#8211; www.corriere.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mondo in crisi salvato dalle donne ]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/il-mondo-in-crisi-salvato-dalle-donne/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 06:08:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/il-mondo-in-crisi-salvato-dalle-donne/</guid>
<description><![CDATA[Se per un&#8217;impresa trovare un mer­cato promettente è importante in tempi normali, riuscire ad a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Se per un&#8217;impresa trovare un mer­cato promettente è importante in tempi normali, riuscire ad azzeccarlo in momenti di tempesta co­me l&#8217;attuale è questione di sopravvivenza. Que­sto mercato, però, è sotto gli occhi di tutti: sono le donne.</p>
<p>È in loro che gli economisti sperano per uscire dalla crisi. Nelle donne che orientano i consumi delle famiglie (e queste le conoscevamo già, considerata l&#8217;influenza sulla scelta delle va­canze, dei mobili di casa, dei cibi, ma anche sul­l’educazione dei figli). E nelle donne che fanno acquisti per sé perché lavorano sempre di più, guadagnano di più, spendono di più.</p>
<p><strong>Sono, dunque, le donne il vero mercato emer­gente mondiale</strong>. Più di Cina e India messe insie­me. Addirittura quasi il doppio di queste due po­tenze economiche, secondo uno studio del Bo­ston Consulting Group al quale ieri il settimanale americano<em> Newsweek</em> ha dedicato la copertina.</p>
<p><strong>I ricercatori hanno stimato che in cinque anni il reddito globale fem­minile crescerà del 50%</strong>, per un totale di ol­tre 5mila miliardi di dol­lari in più, contro una crescita del reddito ma­schile di poco più del 30%. La differenza tra i due universi resta alta, visto che il totale dei redditi degli uomini è più del doppio di quel­lo delle donne (23mila miliardi di dollari con­tro 10mila), ma il diva­rio va attenuandosi.</p>
<p><strong>La crisi sta rimesco­lando la carte</strong>. Negli Stati Uniti la percentuale di donne occupate sfiora oggi il 50%, avendo i licen­ziamenti colpito soprattutto gli uomini. E anche in Italia sono stati persi più posti maschili che femminili.</p>
<p>«La recessione — dice Maurizio Ferre­ra, docente di Scienza politica a Milano e autore del saggio Fattore D — ha avuto un effetto di ri­composizione della forza lavoro perché ha colpi­to settori dove si concentrava l’occupazione ma­schile e perché le donne occupano posti più fles­sibili che le imprese, quando hanno potuto, han­no risparmiato. Ma — aggiunge — ci sono due effetti inerziali che vedremo nei prossimi anni. Il primo è che iniziano ad avere effetto in Europa le politiche per le pari opportunità, per cui mi aspet­to nei prossimi cinque anni dati diversi nell’occu­pazione e nella distribuzione dei redditi. Il secon­do è l’entrata nel mondo del lavoro di donne più istruite anche in settori a monopolio maschile».</p>
<p><strong>Se si resta all’oggi, però, le differenze si vedo­no e fanno riflettere anche in Paesi molto avanza­ti</strong>. Basta guardare l’analisi pubblicata dal quoti­diano inglese <em>The Guardian </em>, secondo la quale le donne meglio pagate tra quelle al vertice delle prime 100 società quotate alla Borsa di Londra hanno guadagnato un decimo degli uomini me­glio pagati. Solo in 9 hanno avuto un compenso superiore al milione di sterline contro 269 uomi­ni. E solo cinque hanno superato la media ma­schile.</p>
<p><strong>In Italia, sempre agli ultimi posti di tutte le classifiche fatte sul tema</strong>, le analisi di Livia Aliber­ti Amidani di Aliberti Governance Advisors dico­no che il progresso c’è, ma lentissimo: 6,3% le donne nei consigli di amministrazione delle so­cietà quotate italiane a fine luglio, contro il 5,8% di fine 2008 e il 4,7% di fine 2006. Ma la parte più consistente (quasi il 9%) è data da consigliere non esecutive e non indipendenti, cioè parti del­la famiglia proprietaria, mentre le indipendenti sono sotto il 4%.</p>
<p><strong>Il punto è che prima di pensare alle differenze di reddito e ai consigli di amministrazione</strong>, in Ita­lia le donne devono trovare un posto: «Abbiamo un tasso di occupazione femminile fermo al 47%, in Europa siamo seguiti solo da Malta», dice Pao­la Profeta, docente all’università Bocconi. Per questo la sua collega Daniela Montemerlo sostie­ne che «sono necessarie politiche che spingano le aziende, non basta la buona volontà di una sin­gola realtà». «Questo tema è uscito dall’agenda politica — dice Ferrera — E c’è anche una bassa pressione delle donne. È chiaro che bisogna mo­bilitarsi per contrastare il velinismo, ma non bi­sogna dimenticare il fronte della conquista di po­sizioni di potere dentro la struttura sociale ed economica».</p>
<p>«Non è vero che le donne hanno gettato la spugna — ribatte Anna Puccio, consi­gliere indipendente di società quotate — Sono circondata da donne che parlano solo di questo argomento. Ma nessuno le ascolta».</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Maria Silvia Sacchi &#8211; www.corriere.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'opinione di Miro - Federer, la stampa e...]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/miro-federer-stampa/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 05:38:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/09/16/miro-federer-stampa/</guid>
<description><![CDATA[Facendo seguito al mio precedente intervento che potete leggere qui: http://paoblog.wordpress.com/20]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Facendo seguito al mio precedente intervento che potete leggere qui:</p>
<p><a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/lopinione-di-miro-federer-e-nadal/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/09/14/lopinione-di-miro-federer-e-nadal/</a></p>
<p>scrivo ancora due righe per chiudere il discorso su Federer.</p>
<p>Sono stato in piedi fino alle due e trenta per seguire una bellissima finale (per quanto possa essere bello un incontro di tennis moderno, fatto ormai di colpi di clava da fondocampo&#8230;ma questo è un altro discorso). Il risultato ormai lo sanno tutti e la dinamica della partita è ricavabile da qualsiasi giornale on line.</p>
<p>Faccio solo qualche considerazione</p>
<p>Punto primo: il nostro amico Scalzi ha preso una bella cantonata e ne prende atto, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=241&#38;ID_articolo=185&#38;ID_sezione=523&#38;sezione=">http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=241&#38;ID_articolo=185&#38;ID_sezione=523&#38;sezione=</a></p>
<p>Raccontare una partita del genere come una liberazione dal tiranno però non mi piace e quindi dopo aver rimesso il link al suo articolo per completezza cambio discorso.</p>
<p>Punto secondo: Del Potro ha la calma e la sicurezza dei grandi, non sarà mai una grandissimo come Federer o Sampras, ma con una palla così pesante, col fisico e la testa che si ritrova  può tranquillamente essere un Lendl o un Wilander, intendo dire che può diventare un campione da cinque-sei titoli dello slam.</p>
<p>Terzo: Federer è sempre il più grande di tutti; è il più bello da vedere (<em>completini con collo rigido e calze da piccolo esploratore a parte</em>), quello con più tocco, più mobilità, più fantasia&#8230;.insomma più classe.</p>
<p>Ha dominato per quattro set, Del Potro ha fatto meno punti di lui ma è riuscito a portare a casa due tiebreak, poi menando come un fabbro ha chiuso il set vincente, è stato audace e fortunato ma una sconfitta non toglie nulla ad una stagione in cui lo svizzero ha vinto Parigi e Wimbledon ed è arrivato in finale a New York dove aveva vinto le ultime cinque edizioni e dove anche stavolta ha giocato benissimo.</p>
<p>In ultimo una considerazione che non c&#8217;entra niente:</p>
<p>I giamaicani vincono nello sprint perchè le loro fibre sono più adatte alla velocità ed i keniani per lo stesso motivo dominano fondo e maratona. Se quindi la questione è genetica, secondo la stessa logica deve esserci qualcosa nell&#8217;aria della Svizzera che gli permette periodicamente di avere un giocatore di tennis tra i primi al mondo, per non parlare dei belgi che portano due giocatrici in semifinale a New York, quando noi non ne abbiamo portata una in tutta la nostra storia.</p>
<p>Ma non è che per caso è tutta una questione di avviamento allo sport e screening giovanile?</p>
<p>Miro</p>
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