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	<title>identita-virtuale &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "identita-virtuale"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:37:20 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Su facebook – Tra identità virtuale e bisogno di rappresentazione del sè]]></title>
<link>http://ribellionedellemasse.wordpress.com/2009/07/28/su-facebook-%e2%80%93-tra-identita-virtuale-e-bisogno-di-rappresentazione-del-se/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 10:45:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>ribellionedellemasse</dc:creator>
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<description><![CDATA[E’ un po’ ormai che mi sono impelagato in questo misterioso mondo di facebook; è un po’, altresì, ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E’ un po’ ormai che mi sono impelagato in questo misterioso mondo di facebook; è un po’, altresì, che penso a questo mezzo, ed all’uso che le persone ne fanno (ed all’uso che ne faccio).La prima domanda è, quindi, perchè facebook? Perchè tante persone passano così tanto tempo su Facebook? Si dice che Facebook nasca al fine di far rimanere in contatto le persone, in special modo compagni d’università (nasce dopotutto in una nota università americana), oltre che a consentire di ritrovare persone a noi note e che, con il tempo, avevamo perso di vista. Una prima considerazione che mi sorge è questa: se ci eravamo persi di vista con qualcuno, probabilmente un motivo c’era, o da una parte, o dall’altra, piu’ probabilmente da entrambe.<br />
Ma siamo lontani dalla vera risposta, e forse è il caso di riarticolare la domanda in base ad alcune considerazioni: nella mia esperienza, la maggior parte delle persone trascorre il tempo su facebook scrivendo frasi, pubblicando link a gruppi, facendo test, pubblicando foto in cui viene ritratta insieme ad amici e persone care. Sono  tutte queste attività volte alla rappresentazione di sè, dirette quindi a presentarsi in pubblico in un determinato modo. Facebook come pantomima dell’idea che che si possiede di se stessi; tant’è vero che pubblicano, e pubblichiamo, cose volte ad indirizzare l’opinione che altri si faranno di noi in una direzione ben precisa.<br />
Dietro tale modalità di rappresentazione si cela quindi la volontà di mostrarsi agli altri per quel che pensiamo, o vogliamo, o magari dobbiamo essere! Tant’è vero che mi è capitato di non riuscire piu’ a riconoscere alcune persone che, dal vivo, di presenza, e per quel sapevo sul loro conto, non corrispondevano affatto all’idea che essi tentavano di dare su facebook; ma la cosa interessante è che, in questo modo, è come se entrassimo in contatto non con la persona come la intenderemmo se la conscessimo dal vivo, in carne ed ossa, ma con il virtuale, con il suo di dentro, in quanto veniamo a conoscenza dell’idea che quel tale ha di sè. Ma, avendo quindi a che fare con un’identità che, così definita, si presenta mutevole, in costruzione, così come sempre in costruzione risulta la costruzione del nostro sè, entriamo in contatto anche con quel che ognuno di noi vorrebbe essere e che, quindi, prova a proporre alla platea.<br />
L’esposizione, poi, di questa parte della nostra identità, va altresì alla ricerca di conferme, ed a testare la risposta altrui alla nostra identità virtuale. Da questo punto di vista facebook rappresenta una risposta al problema dell’identità personale: sappiamo bene come il mondo reale, della socialità, sia vissuto spesso dalle persone come un mondo superficiale, ove trovano difficile comunicare quel che esse sono; un mondo di estranei, come lo ha definito qualcuno, in cui è difficile entrare in contatto reale con le altre persone, entrare in contatto con la loro anima (supponendo ovviamente che ce l’abbiano, e permettetemi, pensando a determinati individui, di pensare che così non è); un mondo di falsità, in definitiva, in cui l’immagine che presentiamo di noi è troppo spessa determinata, in modo quasi inscidibile, dalla nostra posizione funzionale, da quello che facciamo; troppo spesso ci si identifica e, ci si rappresenta, come legati alla professione, al lavoro che svolgiamo nella società. Si verifica una sorta di scissione tra identità personale, ed identità professionale ( e quindi pubblica); se, come spesso è, la funzione professionale risultà inadeguata a dare una rappresentazione che ci soddisfi, e quindi questa immagine esterna viene vissuta come limitata, limitativa, se non fasulla, facebook, come tante altre vetrine virtuali, contribuisce a questo bisogno di autenticità, a questo bisogno di raccontarsi, e di mettersi in mostra per quel che pensiamo realmente di essere. In definitiva, mi pare di capire che le comunità virtuali, rispondano a questo preciso bisogno di costruzione del sè, ed alla volontà di mostrarsi, di parlare di sè, in una logica che sia finalmente ispirata all’autenticità!</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La logica di House e la formazione dell'identità virtuale]]></title>
<link>http://lalogicadihouse.wordpress.com/2009/01/28/la-logica-di-house-e-la-formazione-dellidentita-virtuale/</link>
<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 11:33:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>logicante</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel video la paziente è bloccata al Polo sud e House e il suo team stanno conducendo la diagnosi dif]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.clipser.com/watch_video/1182168"><img src="http://lalogicadihouse.wordpress.com/files/2009/01/screenshot-clipser-identita-virtuale-mozilla-firefox.png" alt="screenshot-clipser-identita-virtuale-mozilla-firefox" title="screenshot-clipser-identita-virtuale-mozilla-firefox" width="483" height="310" class="alignnone size-full wp-image-364" /></a></p>
<p>Nel video la paziente è bloccata al Polo sud e House e il suo team stanno conducendo la diagnosi differenziale a distanza. A differenza di altre volte, in questo caso è la paziente che gioca a fare House, e arriva a una diagnosi sul nostro caro dottore con una semplice webcam, che manda in onda alcuni dettagli della sua casa. Questo è un esempio molto chiaro di come il ragionamento, grazie al quale ci formiamo un&#8217;idea di chi ci sta davanti, è del tutto simile a quello usato per una diagnosi. In questo caso abbiamo i sintomi (le parole, i comportamenti, l&#8217;arredo di una casa), ma, a differenza del caso medico, qui non inferiamo la malattia, ma l&#8217;identità della persona con cui parliamo.</p>
<p>In questo post però non parleremo della costruzione dell&#8217;identità tradizionale, ma del modo con cui costruiamo l&#8217;identità di persone &#8211; come nel caso del video &#8211; che non abbiamo mai visto, se non attraverso strumenti tecnologici, quali, una chat, una webcam o un&#8217;email.</p>
<p>Il caso è interessante, perché, almeno fino a una decina d&#8217;anni fa circa, gli esseri umani hanno avuto quasi sempre a che fare con persone, con cui potevano interagire <em>in presenza</em>, per così dire. Con l&#8217;avvento delle tecnologie a distanza, come internet, le cose sono cambiate. Molte persone oggi possono dire di avere amici, amori o semplici conoscenti, che hanno in vario modo conosciuto e apprezzato <em>a distanza</em>. Ma in che modo ci costruiamo un&#8217;idea su come possono essere fatte le altre persone, senza averle mai viste <em>de visu</em>? La logica di House può venirci in aiuto per risolvere il caso.</p>
<p>Come ho già anticipato, ci formiamo un&#8217;idea di una persona nello stesso modo attraverso il quale House formula una diagnosi. Ci sono degli indizi e da questi indizi inferiamo (abduttivamente) che tipo di persona potrebbe essere quella che abbiamo davanti. Questo vale sia nella realtà fisica sia in quella virtuale. Ora, quale è la differenza? La differenza sta nel fatto che nel caso del virtuale gli indizi o i sintomi, che abbiamo a disposizione, sono molto parziali, perché sono solitamente foto, parole scritte e in alcuni casi delle immagini. Se il virtuale fosse arrivato prima del fisico, forse avremmo già incorporati tutta una serie di strumenti per raccogliere indizi, una sorta di online detector. Ma siccome così non è, in molti casi le informazioni che abbiamo sono assai insufficienti, semplicemente perché siamo già &#8220;sintonizzati&#8221; su altri &#8220;canali&#8221;, come dire, più fisici.</p>
<p>Però, è utile notare come, anche se gli indizi che riceviamo sono <em>poveri</em>, in realtà riusciamo quasi sempre a farci un&#8217;immagine generale della persona che abbiamo &#8220;davanti&#8221;. E in alcuni casi è abbastanza verosimile da essere vicina a quella reale. Vediamo come questo possa avvenire.</p>
<p>Per aiutarci nella comprensione, immaginate quando House si trova in ambulatorio e capisce praticamente al volo il problema del paziente, anche da un semplice dettaglio: un pallore, un arrossamento oppure il modo di vestirsi. House arriva alla diagnosi, perché fa riferimento alle sue conoscenze pregresse. Qualcosa di simile avviene nel caso della costruzione dell&#8217;identità virtuale. In primo luogo, riceviamo degli indizi. Come ho detto, un indizio può essere una foto (o più di una), delle frasi scritte in un messaggio o in una chat. In alcuni casi, anche un video. Tuttavia questi dettagli sarebbero troppo &#8220;poveri&#8221; e incompleti per consentirci di indovinare chi ci può stare dall&#8217;altra parte. Per questo, come nel caso di House, facciamo leva sulle informazioni che abbiamo già. Ovviamente non sono conoscenze mediche, ma una sterminata libreria di volti e di tipi umani.</p>
<p>Quindi, per seguire un filo logico: primo, riceviamo dei sintomi o degli indizi. E su questi formuliamo una prima ipotesi su come la persona potrebbe essere: bionda, mora, alto, magra, aggressiva, dolce ecc. Tutto questo però non basterebbe. Ed ecco che passiamo al secondo step: in base all&#8217;idea provvisoria, che ci siamo fatti da questi pochi indizi, andiamo a selezionare all&#8217;interno delle nostre librerie un&#8217;&#8221;immagine&#8221;, che potrebbe corrispondere a quei &#8220;sintomi&#8221;. È utile notare come anche questa attività di selezione dell&#8217;immagine &#8220;più simile&#8221; è ipotetica. La selezione infatti è fatta &#8211; sempre e comunque  &#8211; sulla base alcuni indizi che abbiamo. E su questi possiamo dire che &#8220;a questi indizi, potrebbe corrispondere quell&#8217;identità&#8221;.</p>
<p>Quindi, per riassumere, riceviamo degli indizi parziali. Per &#8220;completarli&#8221; e per renderli utilizzabili, andiamo a selezionare nelle nostre &#8220;conoscenze pregresse&#8221;, se c&#8217;è qualche identità a noi già nota, che può renderne conto, proprio come se si trattasse di una malattia con i loro sintomi. È chiaro che questo processo è condotto per la maggior parte in maniera del tutto irriflessa, senza la mediazione diretta della nostra coscienza, siccome ha a che fare con ragionamenti visuali, ma anche emotivi e sentimentali in taluni casi.</p>
<p>Ovviamente, questo processo, essendo del tutto ipotetico, è sempre revedibile e soggetto a continue revisioni. Anzi, in alcuni casi ci sono veri e propri atti fraudolenti, più o meno consapevoli. È normale, infatti, che ciascuno di noi tenda a esporre &#8220;gli indizi&#8221; migliori di sé. E questo spiega perché su facebook le persone sono generalmente più belle. Sono più belle, perché è possibile gestire gli indizi a partire dai quali le altre persone si fanno la loro idea. Attenzione ai falsi!</p>
<p>Tornando al discorso della revedibilità, un dettaglio in più può confermare l&#8217;idea che ci eravamo fatti, oppure falsificare completamente la nostra ipotesi di partenza. Ad esempio, da una foto è molto difficile riuscire a capire l&#8217;altezza di una persona o la sua corporatura. Questo avviene soprattutto quando la foto è un primo piano. In questo caso, possiamo facilmente sbagliarci. Ma come possiamo sbagliarci anche su elementi più caratteriali. Infatti, un testo scritto è sempre un testo scritto, e il rischio di &#8220;metterci del nostro&#8221; (per via di quel processo di selezione delle conoscenze pregresse) è sempre dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Continueremo il discorso nei prossimi post. E se avete dubbi o considerazioni, fatevi avanti!</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Second Law, la legge nei mondi metaforici]]></title>
<link>http://elvlog.wordpress.com/2008/12/06/second-law-la-legge-nei-mondi-metaforici/</link>
<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 15:22:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elvira Berlingieri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giovedì 11 dicembre alle ore 21 sarò in Second Life ad UnAcademy per fare due chiacchiere sulle ques]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Giovedì <a title="blog UnAcademy" href="http://blogosphere.typepad.com/blog/2008/12/second-law-legge-e-mondi-metaforici.html" target="_blank">11 dicembre alle ore 21</a> sarò in Second Life ad <a title="UnAcademy" href="http://www.bookcafe.net/blog/unacademy/join.cfm" target="_blank">UnAcademy</a> per fare due chiacchiere sulle questioni giuridiche nel metaverso. L&#8217;argomento è estremamente vasto e complesso e nel nostro paese se ne scrive e parla ancora poco. Nel <a title="Legge 2.0" href="http://elvlog.wordpress.com/legge-20-il-libro" target="_blank">libro</a> che ho appena pubblicato per <a title="Legge 2.0 su Apogeonline" href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850327799/scheda" target="_blank">Apogeo</a> c&#8217;è un intero capitolo dedicato specificamente al diritto e Second Life, durante la UnConference farò una breve panoramica delle questioni più rilevanti, si parlerà della differenza fra crimini informatici e crimini virtuali, questioni relative alla proprietà intellettuale e il diritto d&#8217;autore, privacy ed altro ancora, con ampio spazio per discutere insieme.</p>
<p>Per partecipare alla discussione dovete preiscrivervi <a title="iscrizioni" href="http://www.bookcafe.net/blog/unacademy/scheda.cfm?id=81" target="_blank">qui</a> con il nome del vostro avatar ed arrivare qualche minuto prima dell&#8217;inizio per fare le prove per il funzionamento della voice.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Cybersquatting e protezione della propria identità in rete]]></title>
<link>http://elvlog.wordpress.com/2008/03/28/cybersquatting-e-protezione-della-propria-identita-in-rete/</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 16:44:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elvira Berlingieri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leggo da Visionpost un interessante articolo che riporta i dati della WIPO per le controversie ricev]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Leggo da <a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=1&#38;I=3098" target="_blank">Visionpost</a> un interessante articolo che riporta i dati della <a href="http://www.wipo.int/portal/index.html.en" target="_blank">WIPO</a> per le controversie ricevute in tema di riassegnazione di nomi a dominio per i marchi registrati: nel 2007, infatti, ammonterebbero a 2156. La WIPO, agenzia specializzata facente capo all&#8217;<a href="http://www.un.org/" target="_blank">ONU</a> con il compito di presiedere ai trrattati internazionali di materia di proprietà intellettuale e di promuovere la protezione delle opere di ingegno ha infatti, tra gli altri compiti, la facoltà di dirimere controversie in materia di nomi a dominio attraverso una procedura arbitrale.</p>
<p>La maggior parte delle procedure di questo genere servono a tutelare un nome o marchio, indebitamente utilizzato da chi non ne ha diritto nella url di un nome a dominio. In molti casi si tratta di una concorrenza parassitaria: si sfruttano gli errori di battitura nella digitazione della url che evoca un marchio noto (es. &#8216;mocrosoft&#8217; invece che &#8216;microsoft&#8217;) per aumentare gli accessi al sito. Diversa ipotesi è invece quella del phishing dove la tecnica utilizzata non è (più) quella della clonazione del nome a dominio ma della clonazione dell&#8217;intero template del sito ufficiale (notissimi sono i casi relativi al sito delle <a href="http://www.poste.it/online/phishing.shtml" target="_blank">Poste italiane</a> e di banche) a cui si accede, generalmente, cliccando attraverso link inviati via email e in cui la finalità principale è quella di rubare attraverso l&#8217;inganno i dati dei conti correnti degli utenti ignari.</p>
<p>Oltre i marchi o i template dei siti anche i nicknames possono essere oggetto di appropriazioni illegittime. Pensiamo al nome o allo pseudonimo o al logo o immagine con il quale siamo conosciuti in rete attraverso il blog, tumblr, social network o altro. Molte volte simboli o pseudonimi raggiungono una forte notorietà e potere identificativo nei confronti di una persona. Ma se in certi casi, come per la <a href="http://www.daveblog.net/images/dadi.jpg" target="_blank">davopalla</a> di <a href="http://www.daveblog.net/" target="_blank">Daveblog</a> o al <a href="http://www.personalitaconfusa.net/img/icona.gif" target="_blank">logo azzurro</a> di <a href="http://personalitaconfusa.splinder.com/" target="_blank">Personalitàconfusa</a>, i simboli sono così tipici da rendere intenzionale e fraudolenta ogni appropriazione, in altri casi in cui nick o simboli sono più ordinari, l&#8217;appopriazione può invece avvenire in buona fede. La transnazionalità di internet e la continua nascita (e diffusione) di nuove applicazioni social rendono difficile la protezione del proprio nick. Per avere la massima tutela ed evitare che qualcuno usi il nostro pseudonimo sarebbe opportuno registrarsi su ogni servizio solo a fini di profilassi, anche se non si intende utilizzarlo. Facile a dirsi.</p>
<p>Ma ci sono casi in cui l&#8217;identità online ha un valore monetario oltre che di reputazione, come il caso dei giocatori di <a href="http://everquest.station.sony.com/" target="_blank">Everquest</a> che tentarono di <a href="http://www.theregister.co.uk/2001/01/25/everquest_class_action_threat_over/" target="_blank">vendere</a> su Ebay il proprio username.</p>
<p>In Italia abbiamo recentemente avuto una <a href="http://www.penale.it/page.asp?mode=1&#38;IDPag=526" target="_blank">sentenza</a> della Cassazione in relazione alla registrazione di un indirizzo email con il nome di una persona diversa dall&#8217;utilizzatore e la condanna è stata per sostituzione di persona. Ho già parlato <a href="http://elvlog.wordpress.com/2007/12/19/sostituzione-di-persona/" target="_blank">all&#8217;epoca</a> dei problemi posti dalla tutelabilità del nick, soprattutto in merito ai requisiti di aquisita notorietà dello stesso e univoca capacità identificativa della singola persona e alla eventuale difficoltà di riuscire a dimostrarne la sussistenza in un tribunale in assenza di criteri di analisi condivisi.</p>
<p>Che fare, dunque, se si è deciso di chiamarsi Pinco Pallino anziche Yagawagasuttr e qualcuno ha già registrato il nostro nome sull&#8217;ultimo Social network di grido? La soluzione migliore rimane sempre rendere noto il nostro nick di ripiego sul blog o sullo spazio che ci identifica di più.</p>
<p>E sperare di essere più veloci degli altri, la prossima volta <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sostituzione di persona]]></title>
<link>http://elvlog.wordpress.com/2007/12/19/sostituzione-di-persona/</link>
<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 19:02:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elvira Berlingieri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rapidissima segnalazione: leggo dal blog di Daniele Minotti che penale.it ha reso pubblica la motiva]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Rapidissima segnalazione: leggo dal blog di <a href="http://www.minotti.net/sostituzione-di-persona/sostituzione-persona-sentenza.htm" target="_blank">Daniele Minotti</a> che penale.it ha reso pubblica la motivazione della <a href="http://www.penale.it/page.asp?mode=1&#38;IDPag=526" target="_blank">sentenza della Cassazione</a> relativa ad un caso in cui un utente aveva registrato un account per in indirizzo di posta elettronica utilizzando quello di una donna.</p>
<p>Interessante perché il resto contestato, l&#8217;art. 494 c.p. rubricato &#8220;Sostituzione di persona&#8221;, evidenzia come nel comportamento posto in essere dall&#8217;utente non è solo stata riscontrata la tutela, peraltro civilistica, del diritto al nome ma anche quella della insidia alla fede pubblica. E cioè, con le parole della Cassazione, il danno recato ad altri per la consumazione del reato è riscontrabile nell&#8217;inganno nei confronti degli &#8221; utenti della rete, i quali, ritenendo di interloquire con una determinata persona (la A.T.), in realtà inconsapevolmente si sono trovati ad avere a che fare con una persona diversa&#8221;.</p>
<p>Considerando che l&#8217;ordinamento protegge allo stesso modo del nome anche lo pseudonimo (art. 9 c.c.), mi chiedo se il disposto della sentenza potrebbe trovare applicazione anche nel caso dei nickname. Lo pseudonimo, per essere tutelato, deve raggiungere la stessa importanza e notorietà del nome, il problema è che molti nick sparsi nell&#8217;universo dei social network e piattaforme che permettono la pubblicazione di contenuti come appunto il blog, vengono presi dal primo che ci arriva (in quasiasi parte del mondo, data la transnazionalità di Internet).</p>
<p>Ed in molti casi il nick viene scelto prima di diventare &#8216;famoso&#8217; o &#8216;riconosciuto&#8217;, e probabilmente anche in buona fede. Mi viene da dire che è praticamente impossibile l&#8217;applicazione di questo tipo di tutela fuori dai confini nazionali (dove è perlomeno presumibile dalla lingua usata che esiste un contesto geografico di attività &#8216;virtuale&#8217; e, quindi, che il nick utilizzato di una determinata persona sia notorio).</p>
<p>Altro argomento su cui riflettere è se si possa riscontrare la stessa fattispecie penale qualora qualcuno nei commenti a un blog utilizzi la funzione di anonimato e si scelga arbitrariamente il nick o nome altrui per firmare il commento. Assume sempre più rilevanza, in questi casi, l&#8217;open id e la richiesta di essere iscritti ad una piattaforma ed autenticarsi anche prima di commentare.</p>
</div>]]></content:encoded>
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