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	<title>il-parere-degli-esperti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "il-parere-degli-esperti"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 06:23:21 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Lettera aperta al Dott. Giuseppe Miserotti]]></title>
<link>http://noallacentrale.wordpress.com/2008/12/14/lettera-aperta-al-dott-giuseppe-miserotti/</link>
<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 13:59:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>noallacentrale</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lettera aperta della AMP al Presidente dell&#8217;Ordine dei Medici CeO Dott. Giuseppe Miserotti (va]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Lettera aperta della AMP al Presidente dell&#8217;Ordine dei Medici CeO Dott. Giuseppe Miserotti</strong> (<a href="http://ambulatoriomedico.com/files/0eadb066905a3805d91d9d796c56fd2b-9.html" target="_blank">vai al sito</a>)</p>
<p>18/01/08</p>
<p>Caro Presidente,</p>
<p>prendiamo atto con preoccupazione della disputa che si è venuta a creare in ambiente regionale e nazionale attorno al parere espresso dai presidenti degli Ordini dei Medici della Regione Emilia Romagna sugli inceneritori di rifiuti nella nostra regione.<br />
Riteniamo che sia stato opportuno e prudente da parte vostra consigliare di non procedere alla concessione di nulla-osta alla costruzione di nuovi inceneritori fino alla conclusione dello studio finanziato dalla Regione sull’impatto ambientale che gli inceneritori possono avere sulla salute della popolazione, considerato che già oggi gli inceneritori in funzione nella nostra regione sono ben nove, che fino ad oggi i dati scientifici sono “insufficienti, inconcludenti o incerti (…) e comunque inaccettabili e incoerenti con l’elevato livello di protezione prescelto dalla Unione Europea”. Unione Europea che stabilisce nella propria Costituzione che il principio di precauzione “si deve applicare qualora i dati scientifici siano insufficienti a dimostrare la presenza o l’assenza di un rischio, o a determinare adeguati livelli di protezione dallo stesso”.<br />
Siamo sorpresi dalla violenta reazione al parere unanime dei Presidenti degli Ordini dei Medici della Emilia Romagna da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, che sostiene che questo parere esorbiterebbe dalle attribuzioni degli Ordini professionali, che accusa i Medici di procurare allarme alla popolazione e chiede a gran voce al Ministro della Salute e al Ministro della Giustizia un’indagine “non solo disciplinare” nei confronti dei responsabili.<br />
Siamo altrettanto sorpresi dalla reazione del Sindaco di Piacenza Reggi, che ti accusa addirittura di procurato allarme.<br />
Come Medici di Famiglia reclamiamo il DIRITTO ed ancora prima il DOVERE di ogni medico di tutelare la salute dei propri pazienti, indipendentemente da considerazioni di interesse politico od economico. La salute dei Cittadini tutti passa anche attraverso l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora e, come recita il Codice Deontologico della nostra Professione, “il Medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione e di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva”.<br />
L’Associazione Medici Piacentini ti offre la propria piena solidarietà, ti conferma la piena fiducia e ti ringrazia per il tempo e le energie spese in questa impari lotta a difesa della salute, nostro ultimo fine; fa proprie, inoltre, le tesi pubblicate con estrema competenza e completezza nel tuo articolo su Piacenza Sanitaria, auspicando che all’articolo stesso venga data la più ampia diffusione.<br />
Come Medici e Cittadini siamo vivamente preoccupati dagli attacchi da parte del potere politico ed economico a chi, in perfetta buona fede, nel rispetto delle proprie competenze ed attribuzioni ed in assenza evidente di altro fine ed interesse se non quello di salvaguardare la salute dalla cittadinanza, si sforza di eseguire il proprio dovere professionale esprimendo un parere tecnico che ha il solo torto di essere diverso da quello che il potere avrebbe gradito, e quindi imbarazzante al punto di essere bollato come illegittimo .</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No agli inceneritori: intervista a Gianno Tamino]]></title>
<link>http://noallacentrale.wordpress.com/2008/12/14/no-agli-inceneritori-intervista-a-gianno-tamino/</link>
<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 13:52:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>noallacentrale</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il professor Gianni Tamino difende i comitati romagnoli contro il raddoppio degli inceneritori di ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Il professor Gianni Tamino difende i comitati romagnoli contro il raddoppio degli inceneritori di rifiuti di Ravenna, Rimini e Forlì</strong></p>
<p>Parla con cognizione di causa, il professor Gianni Tamino, ricercatore e docente di Biologia all’Università di Padova, quando affronta il tema dell’inquinamento atmosferico e ambientale provocato dagli inceneritori di rifiuti solidi urbani (RSU). Ha tutte le carte in regola per farlo, non solo come scienziato, conosciuto a livello internazionale, ma anche in base ad una lunga esperienza politica come Parlamentare, dall’’83 al’92, presso la nostra Camera dei Deputati e, dal’95 al’99, al Parlamento Europeo. Presso queste sedi istituzionali, si è sempre battuto a favore della tutela dell’ambiente e della salute, sostenuto non da semplici convinzioni personali, ma da anni di studio e di ricerca scientifica . Oltre a pubblicare su tali argomenti una serie di libri, il Professor Tamino, fra i rari accademici italiani a essere sceso, senza timori, dalla cattedra, non ha esitato a “spendersi”, partecipando in questi anni a conferenze e pubblici dibattiti, là dove i cittadini, costituitisi in comitati per contestare alcune scelte di politica ambientale locale, lo abbiano invitato. A parecchie di queste assemblee ha partecipato anche in Romagna, dimostrando, attraverso minuziose relazioni tecno-scientifiche, la sensatezza dell’ostilità popolare in merito alle scelte di raddoppio degli RSU di Ravenna, Rimini e Forlì o alla nascita di centrali termoelettriche a biomasse (Conselice, Russi) incompatibili con una sana ed incisiva politica ambientale.</p>
<p><strong>Può spiegarci professore, in parole semplici, qual è l’impatto ambientale attualmente prodotto, in termini d’inquinamento atmosferico, dai tre inceneritori di Ravenna, Forlì (Coriano) e Rimini (Raibano) e cosa comporterebbe, come previsto, un loro eventuale raddoppio? </strong><br />
Va considerato che nel loro insieme i tre attuali inceneritori per rifiuti solidi urbani (RSU) di Ravenna, Forlì e Rimini hanno una potenzialità, in base ai dati di Hera, di bruciare 235.000 tonnellate all’anno di rifiuti, pari a oltre 600 ton/giorno (con la prospettiva di raddoppiare questo valore). Ciò significa che, a causa delle reazioni chimiche che intervengono nell’inceneritore (in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma!) buona parte dei rifiuti si trasforma producendo oltre quattro milioni di metri cubi di fumi al giorno, che contengono un gran numero di inquinanti pericolosi per l’ambiente e per la salute. Un’altra parte dei rifiuti, pari a circa il 30% di quelli in entrata, diventa, invece, ceneri e scorie (cioè 70.000 tonnellate all’anno), classificate come rifiuti speciali, in parte pericolosi, che devono essere smaltiti in apposite discariche.<br />
Gli impianti di incenerimento sono delle fonti di emissioni molto eterogenee (sia in termini qualitativi che quantitativi) perché sono eterogenei i loro combustibili: i rifiuti. Così, tra gli oltre 250 inquinanti che si possono trovare nei fumi, sono particolarmente rilevanti l’anidride carbonica (CO2), gas responsabile dell’effetto serra, e, tra i composti pericolosi per la salute e per l’ambiente, il monossido di carbonio (CO), gli ossidi di azoto (NOx), l’acido cloridrico (HCl), l’anidride solforosa (SO2), i metalli pesanti (in particolare il mercurio e il cadmio), le polveri, le sostanze organiche volatili (COT), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le diossine.<br />
Pur rispettando i limiti di legge, indicati da concentrazioni, possiamo affermare che, in valori assoluti, ogni anno questi inceneritori possono produrre circa 216.000 ton. di CO2, 80 ton. di CO, 320 ton. di NOx, 32 ton. di HCl, 160 ton. di SO2, 0,8 ton. di metalli, di cui 80 Kg di mercurio e 80 Kg di cadmio e tallio, 16 ton. di polveri, 16 ton. di COT, 17 Kg di IPA e 170 mg di diossine (TCDD equivalenti). Quest’ultimo valore potrebbe sembrare modesto (solo 170 mg, cioè 0,17 grammi in un anno), ma va tenuto presente che la dose giornaliera per l’uomo è di 2 picogrammi per Kg di peso corporeo. Ciò significa che, considerato che 170 milligrammi all’anno corrispondono a quasi 0,5 mg al giorno, cioè 500 milioni di picogrammi, l’emissione di diossine dei tre inceneritori potrebbe costituire la massima dose giornaliera per una popolazione (calcolando un peso medio di 70 Kg) di tre milioni e mezzo di abitanti, ben più di quanti si trovano nelle tre province considerate. La Commissione Europea ha recentemente denunciato che “l’esposizione a diossine e a PCB diossino-simili supera la dose tollerabile giornaliera (TDI…) in una parte considerevole della popolazione europea”, e la principale causa di emissione di diossine sono gli inceneritori. Inoltre le diossine si accumulano nell’ambiente e passano all’uomo soprattutto attraverso la catena alimentare (verdure, latte, carne ecc.), concentrandosi nel tempo e lungo la catena degli alimenti. Le diossine possono avere effetti sanitari a così basse concentrazioni sia perché cancerogene, ma anche perché in grado di alterare il sistema endocrino (cioè il funzionamento dei segnali ormonali).<br />
Ma anche altri composti emessi dagli inceneritori possono avere effetti tossici e cancerogeni: metalli pesanti, IPA e polveri sottili, soprattutto quelle molto sottili, cioè di dimensioni inferiori ai PM 10 (cioè che hanno dimensioni inferiori a 10 micron, cioè 0,01 millimetri).<br />
Ma altri composti possono provocare piogge acide (NOx, HCl, SO2), mentre altri possono danneggiare flora e fauna (CO, metalli, polveri ecc.).<br />
Naturalmente raddoppiando le quantità di rifiuti inceneriti, anche se si ipotizza un miglioramento tecnologico, non si può che avere un forte incremento di questo già grave inquinamento.<br />
<strong>Nella passata legislatura Lei è stato Parlamentare europeo, ha registrato difformità tra le politiche sugli inceneritori messe in atto in Italia e quelle adottate negli altri Paesi dell’Unione? </strong><br />
In passato molti paesi europei hanno fatto ricorso agli inceneritori, ma gli studi sugli effetti ambientali e sanitari delle emissioni hanno portato a ridimensionare il loro uso. Si è visto in particolare che le mucche che pascolavano vicino agli inceneritori producevano latte con alte concentrazioni di diossine. Inoltre la normativa europea ha indicato precise priorità nella gestione dei rifiuti: anzitutto ridurre la produzione, poi riutilizzare i prodotti e gli imballaggi, quindi riciclare i materiali e solo dopo aver esaurito queste possibilità ha senso ricorrere a discariche ed inceneritori. L’incenerimento è risultato in contrasto con la politica di riciclaggio, che va attuata attraverso la raccolta differenziata, perché si tende a bruciare carta e plastica, ad alto contenuto calorifico.<br />
Così mentre nel resto d’Europa si disincentivava la costruzione di nuovi impianti di incenerimento, in Italia si è arrivati ad incentivarli. Infatti in alcuni paesi i contributi sono stati diminuiti (in Inghilterra è meno della metà rispetto all’Italia) o, nella maggior parte dei casi, tolti; ma in Danimarca è stata addirittura introdotta una tassa sull’incenerimento e Olanda e Inghilterra stanno discutendo lo stesso provvedimento. Solo l’Italia, in controtendenza, ha concesso contributi per l’energia elettrica ottenuta dall’incenerimento dei rifiuti, equiparandoli a fonti rinnovabili. Ciò equivale da una parte a incentivare la produzione dei rifiuti, anziché la loro riduzione, e dall’altra parte è in contrasto con la normativa europea che esclude di incentivare la produzione di energia ottenuta dalla plastica, che è di origine fossile (derivata dal petrolio): per questa ragione siamo stati richiamati e sanzionati dalla Commissione Europea per infrazione.<br />
<strong>C’è un motivo valido per non chiamarli, da noi, col proprio nome, ma termovalorizzatori?</strong><br />
Solo in Italia gli inceneritori sono chiamati “termovalorizzatori” quando producono energia elettrica (ed in tal caso ricevono incentivi sotto forma o di CIP6 o di certificati verdi). In realtà meglio sarebbe chiamarli “termodistruttori” perché distruggono i materiali riciclabili presenti nei rifiuti e per questa ragione non contribuiscono a produrre energia, ma a perderla. Infatti dell’energia contenuta nei rifiuti solo un decimo diventa energia elettrica, mentre con il riciclaggio se ne può recuperare più del 50%.</p>
<p><strong>In Italia esistono dei finanziamenti pro-inceneritori, in questi giorni si discute di modificare la normativa al riguardo. Secondo Lei è questo un modo valido per scoraggiare questo tipo d’impianti e, quindi, un primo passo verso una politica diversa su questa materia?</strong><br />
Dovemmo avviarci a fare come la Danimarca: togliere gli incentivi e introdurre disincentivi per l’incenerimento, in particolare delle materie plastiche. Mi auguro che il Governo approvi al più presto un provvedimento che escluda gli inceneritori da ogni tipo di finanziamento, almeno a partire da quelli non ancora in funzione.<br />
<strong>In tutte le città dove si prevede d’installare o allargare gli inceneritori sono sorti comitati di protesta, così è stato per Forlì, Ravenna, Rimini. Lei ha sempre sostenuto queste iniziative fornendo anche un supporto tecnico-scientifico e partecipando attivamente con interventi in pubbliche assemblee, può spiegarci i motivi di questa sua adesione?</strong><br />
Credo sia doveroso, per chi dispone di alcune conoscenze tecniche, metterle a disposizione di chi si batte per la difesa dell’ambiente, della salute e del futuro dei propri figli. Continuare a produrre sempre più rifiuti e pensare di eliminarli bruciandoli significa compromettere il futuro di noi tutti, alterando l’ambiente in cui viviamo.<br />
<strong>Lo scorso anno insieme al comitato “i medici contro gli inceneritori” e al professor Tomatis, Lei è stato ascoltato dalla II Commissione Consiliare del Comune di Forlì in merito all’inceneritore di Coriano e al progetto del suo raddoppio, ci racconta com’è andata e con quali risultati?</strong><br />
Insieme al professor Tomatis e alla dottoressa Gentilini ho cercato di spiegare alla Commissione Consiliare che in natura, pur essendo molto grande (ben maggiore di quanto avviene nelle attività umane), per quantità e qualità, la produzione delle complesse molecole presenti negli organismi viventi, che danno origine all’intera biomassa naturale, non si producono rifiuti, perché con l’energia solare si alimentano cicli biogeochimici, che riciclano continuamente i materiali utilizzati. Se vogliamo garantire un futuro alle nostre produzioni e al nostro ambiente dobbiamo imparare dalla natura: utilizzare energie rinnovabili e riciclare tutti gli scarti e tutti i materiali impiegati. Fondamentale in una fase di transizione è abbandonare l’incenerimento e spingere al massimo le raccolte differenziate, soprattutto con il metodo “porta a porta”.<br />
I risultati non sono facili da valutare, comunque successivamente a quell’incontro in un altro Comune, a Forlimpopoli, è stata avviata una sperimentazione di raccolta differenziata con il sistema “porta a porta”, che ha dato in pochissimo tempo risultati eccezionali (oltre il 70% di raccolta) ed ora la Circoscrizione di Forlì che comprende l’area dell’inceneritore e che è contigua a Forlimpopoli, ha chiesto che tale sperimentazione sia estesa anche a quel territorio.<br />
<strong>In questi ultimi mesi si sta diffondendo un allarme generale, che sta generando quasi una psicosi collettiva, a causa del mutamento climatico in atto di cui tutti stanno toccando con mano gli effetti. I mass media si sono tuffati nella notizia, specialmente dopo la relazione, al riguardo, della Commissione Europea. La gente è spaventata, la politica risponde blandamente e in modo contraddittorio. Sono anni che molti di voi, scienziati e studiosi dei problemi ambientali, dicevano che sarebbe accaduto, indicandone le cause. Qualcuno, come Lei, ha persino tentato di farlo capire attraverso l’azione politica, perché solo adesso se ne parla con tanta insistenza?</strong><br />
Centinaia di scienziati convocati dalle Nazioni Unite hanno concordato che la situazione climatica è molto grave: i cambiamenti sono in atto e la responsabilità va cercata soprattutto nelle attività umane. Molti di noi lo andavano dicendo da molti anni, anche nelle sedi politiche (come il Parlamento Italiano o quello europeo) ed oggi abbiamo la conferma di aver indicato correttamente cosa occorre fare: risparmiare energia e materiali, sostituire le fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili, non produrre rifiuti, ma solo scarti da riciclare, evitare il più possibile le combustioni (compreso l’incenerimento di rifiuti), responsabili della produzione di gas in grado di alterare il clima.<br />
Finora il mondo politico ha solo dato l’impressione di ascoltare blandamente tali indicazioni, ad esempio approvando il Protocollo di Kyoto (non tutti i paesi però: manca ancora la firma di Stati Uniti e Cina) o parlando di sviluppo sostenibile.<br />
Ma si tratta spesso solo di un po’ di fumo: lo sviluppo sostenibile è diventato l’alibi per fare qualunque cosa, solo aggiungendovi il miracoloso aggettivo “sostenibile” (meglio sarebbe verificare la sostenibilità ambientale e sociale delle azioni economiche e politiche), mentre il protocollo di Kyoto, pur sottoscritto dal nostro paese, è stato totalmente disatteso. Anziché ridurre le emissioni di gas-serra le abbiamo aumentate del doppio di quanto doveva essere la prevista riduzione.<br />
Inoltre i governi discutono più se, entro la fine del secolo, l’incremento della temperatura sarà di 3 o 4 gradi e se il mare si alzerà di 30 o 50 centimetri, mentre il problema è che comunque, più o meno, prima o dopo, gli effetti saranno devastanti, se da subito non si prenderanno i provvedimenti necessari, che il mondo politico sembra riluttante a prendere.<br />
<strong>La politica messa in atto dai nostri Comuni, che, da una parte ricorrono sempre più spesso al blocco auto, mentre dall’altra autorizzano l’ampliamento di nuovi impianti che bruciano rifiuti o biomasse nocive alla salute e all’ambiente, è, con tutta evidenza, incoerente. Secondo Lei, questo atteggiamento è frutto d’incapacità oppure è complicitario rispetto a un sistema d’interessi altri? </strong></p>
<p>Purtroppo sindaci, giunte e consigli comunali sono sempre meno in grado di prendere decisioni importanti e utili per la collettività e così si limitano a scelte poco impegnative, ma sostanzialmente inutili. Inoltre delegano sempre più i tecnici a prendere le decisioni che spettano ai politici. Anzi, con la privatizzazione dei servizi pubblici, stiamo addirittura assistendo all’inversione dei ruoli: non sono i Comuni che indicano ai gestori dei servizi cosa fare nell’interesse comune, ma sono le aziende private come Hera che decidono le politiche economiche, sociali ed ambientali dei Comuni, con un risultato che è sotto gli occhi di tutti: decidono le inutili o quantomeno insufficienti targhe alterne un giorno alla settimana per qualche settimana all’anno (ma senza sviluppare un adeguato servizio di trasporti pubblici) e contemporaneamente danno via libera ad impianti di incenerimento dei rifiuti o a centrali a biomasse (che poi risultano molto simili ad inceneritori).<br />
<em>Articolo di Marilena Spataro: l&#8217;intervista è apparsa sul numero di febbraio 2007 della rivista locale Natura e Città, edita da Macro Edizioni.<br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le borse di stato, la nuova finanza miracolosa  e l'iperinflazione prossima ventura]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/15/le-borse-di-stato-la-nuova-finanza-dei-miracoli-e-liperinflazione-prossima-ventura/</link>
<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 10:01:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[. Surreale la conferenza stampa di ieri l&#8217;altro, lunedì 13 ottobre, promossa dalla board gover]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-15515" title="banchieri1" src="http://gestcredit.wordpress.com/files/2008/10/banchieri1.jpg" border="0" alt="" width="550" height="365" /></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Surreale la conferenza stampa di ieri l&#8217;altro, lunedì 13 ottobre, promossa dalla board governativa (Giulio Tremonti, Vittorio Grilli)  dopo che I 15 Paesi dell’Eurozona avevano raggiunto l’accordo sul piano per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale. Accordo che prevede garanzie sui prestiti interbancari e garanzie pubbliche in caso di eventuali ricapitalizzazioni delle banche in difficoltà.</p>
<p style="text-align:center;"><!--more leggi l'articolo completo  --></p>
<p>Alla domanda se le misure adottate contro la crisi e gli interventi a sostegno delle banche si tradurranno in ulteriori costi e dunque in un aumento della pressione fiscale, o in una riduzione dei servizi erogati ai cittadini, cosi rispondeva il ministro Giulio Tremonti: &#8220;Noi puntiamo a spendere poco denaro pubblico e a guadagnarci in uscita. Può essere che l&#8217;investimento abbia un costo  ma può anche essere che abbia un rendimento e noi puntiamo al rendimento, ad avere un eventuale capital gain&#8221;.</p>
<p>Può essere &#8230;  ma può anche essere. Il ministro Tremonti si decida a sciogliere il &#8220;uòlteriano&#8221; dubbio da cui sembra pervaso.</p>
<p>Qualcuno chiede poi se I decreti approvati dal governo determineranno un aggravamento del deficit pubblico. Ed ecco, nero su bianco,  un&#8217;altra perla di saggezza economica. Ce la rifila Vittorio Grilli, ragioniere generale dello Stato, affermando che: &#8220;I decreti approvati dal governo non avranno alcuna incidenza sul deficit.  Le garanzie, se utilizzate, potrebbero avere effetti sul debito lordo&#8221;.</p>
<p>Il momento è solenne: abbiamo appena assistito alla enunciazione di un nuovo paradigma di politica economica. In pratica ci hanno spiegato, il ministro Tremonti ed il ragioniere generale dello Stato, come quadrare il cerchio,  in che modo fare ubriacare la moglie mantenendo la botte piena.</p>
<p>Dopo la &#8220;finanza creativa&#8221;, il ministro Tremonti ed il &#8220;ragioniere&#8221; ci propinano lezioni di &#8220;finanza miracolosa&#8221;. Maggiori costi per lo Stato, nessun aumento della pressione fiscale per i cittadini, nessuna riduzione dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione. Anzi possiamo puntare anche al rendimento, dice Tremonti. Il capital gain sui bond subprime, cioè sulla &#8220;monnezza&#8221;. Mii chiedo come mai non ci avessero pensato prima &#8230; ma poi ricordo che in realtà ci avevano già pensato; proprio i banchieri che ci hanno accompagnato, con la loro sfrenata avidità,  nel baratro in cui ci troviamo.</p>
<p>Se le ingenti risorse finanziarie richieste per fronteggiare la crisi finanziaria e ridare fiato alle &#8220;Borse di Stato&#8221; non si traducono in aumento della pressione fiscale nè in una contrazione dei già pochi servizi erogati al cittadino,  ciò può voler dire solo una cosa: sforamento del deficit di bilancio.</p>
<p>Della piccola contraddizione si deve essere accorto qualche economista. Tanto è vero che ieri, martedì 14 ottobre, fonti della Commissione Europea hanno subito fatto riferimento ad una interpretazione più flessibile del patto di stabilità e di crescita che consentirebbe in &#8220;circostanze eccezionali&#8221;, come questa, di non considerare eccessivo un deficit &#8220;temporaneamente al di sopra ma vicino al 3% del Pil&#8221;.</p>
<p>E dunque la prima verità: <strong>i finanziamenti alle banche si tradurranno in un sforamento dei deficit di bilancio!</strong></p>
<p>Quindi l&#8217;operazione  salvataggio mercati finanziari non è che una pura partita di giro: i debiti delle banche diventano debiti dello Stato. Finalmente la confessione e salta fuori un&#8217;altra verità: <strong>è stata messa in cantiere una semplicissima socializzazione dei debiti delle banche!</strong></p>
<p>Ma uno sforamento piccolo piccolo (di qualche punto decimale) non basterà, comunque, ad assorbire le ingenti risorse finanziarie che lo Stato mette a disposizione dei banchieri. Come si procederà quando  i vincoli di bilancio, imposti dai trattati vigenti in seno all&#8217;Unione Europea, non consentiranno ulteriori manovre su questo versante ? Non resta un&#8217;ultima opzione: stampare denaro.</p>
<p>Avete presente l’iper-inflazione dello Zimbabwe, che gira sul 200 mila%? «E’ il destino di euro, dollaro e sterlina»: lo ha detto alla CNC Martin Hennecke, gran gestore di patrimoni privati alla Tyche. A forza di stampare moneta per salvare le banche, i Paesi occidentali mettono in pericolo la loro stesse monete.</p>
<p>Hennecke ha fatto il caso dell’Islanda, 320 mila abitanti e con le sue banche esposte per 13 volte il PIL nazionale. L’Islanda ha nazionalizzato le sue banche, sicchè adesso i loro colossali debiti sono a carico dei cittadini islandesi. L’Islanda ha questo debito verso l’estero, in divise straniere; dunque non può stampare la sua moneta per tirarsi fuori dai guai. «Invece l’Europa, gli USA e la Gran Bretagna possono», ha detto Hennecke, ed è questo il problema: «E’ la strada dell’iperinflazione».</p>
<p>Secondo Hennecke il nuovo piano del Governo non è nient’altro che una nuova tassa imposta ai cittadini. “E’ interessante evidenziare come la più grande agenzia di rating al mondo, Standard and Poor, ha predetto che tutti i principali paesi occidentali stanno andando verso il default del loro debito nazionale. L cosa e è stata predetta prima che la crisi iniziasse e ora che trilioni di dollari  sono stati spesi per salvare le banche e privatizzarle, è chiaro che  questo quadro si verificherà prima del previsto”.</p>
<p>E allora? Allora neanche la liquidità riuscirà a salvarci da questa crisi finanziaria. In un contesto iperinflattivo, infatti, la liquidità sarà uno degli investimenti più a rischio.</p>
<p>Qualcuno dirà: &#8220;che me ne frega, ho un conto in banca quasi prossimo allo zero&#8221;. Beh, attenti. Liquidità significa anche TFR, pensioni, stipendi e fondi pensione. Iperinflazione vuol dire  lievtazione abnorme dei prezzi relativi ai generi di prima necessità. Insomma eccoci giunti alla conclusione:  <strong>finiremo tutti in miseria, per salvare gli avidi, protervi, arroganti ed incapaci banchieri mondiali e quelli di casa nostra!</strong></p>
<p>Ma mentre i signori delle &#8220;stock option&#8221;,  pur con l&#8217;iperinflazione galoppante, continueranno a condurre una vita da nababbi,  noi, stipendiati e salariati, diventeremo sempre più poveri ed emarginati. In pratica saremo tutti, noi ed i nostri figli,  ridotti alla fame.</p>
<p>da <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/crisi-mutui-11/apertura-bruxelles/apertura-bruxelles.html" target="_blank">Repubblica </a></p>
<p>da <a href="http://www.effedieffe.com/content/view/4829/179/" target="_blank">EFFEDIEFFE.com </a></p>
<p>da <a href="//new.bluerating.com/protagonisti/59-il-fatto/1641-verso-liper-inflazione.html" target="_blank">Bluerating </a></p>
<p>da <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/dirette/sezioni/economia/borse/giornata-14-ottobre/index.html" target="_blank">Repubblica (diretta del 13 ottobre)</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[A Paul Krugman il Nobel per l'economia - Ma questa è una ingiustizia: Pietro Giuliani è il vero vincitore morale!]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/13/a-paul-krugman-il-nobel-per-leconomia-ma-questa-e-una-ingiustizia-pietro-giuliani-e-il-vero-vincitore-morale/</link>
<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 11:45:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
<guid>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/13/a-paul-krugman-il-nobel-per-leconomia-ma-questa-e-una-ingiustizia-pietro-giuliani-e-il-vero-vincitore-morale/</guid>
<description><![CDATA[Dopo lo scippo del Nobel per la Fisica al prof. Cabibbo, l&#8217;Italia subisce un altro affronto. D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dopo lo scippo del Nobel per la Fisica al prof. Cabibbo, l&#8217;Italia subisce un altro affronto. D&#8217;accordo, Paul Krugman si è distinto per le sue &#8220;azzeccate&#8221; previsioni sulla crisi subprime (sotto riportate).</p>
<p>Ma vogliamo raffrontare le predizioni di Paul Krugman con quelle dell&#8217;astro nascente  <a href="http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/08/ma-io-vi-dico-e-ora-di-buttarsi-prezzi-cosi-non-si-vedranno-piu-metterei-anche-il-100-in-azioni/" target="_blank"><strong>Pietro Giuliani</strong></a>, seguendo i  consigli del quale, tanta gente si è arricchita?</p>
<p>Paul Krugman economista e professore di Economia e di Relazioni Internazionali all’Università di Princeton “mutui subprime, il peggio alle spalle” <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/11/Regole_non_statalismo_Cosi_tornera_co_9_080511124.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 11 maggio 2008.</p>
<p style="text-align:center;"><!--more leggi l'articolo completo  --></p>
<h2 style="text-align:center;">«Regole, non statalismo Così tornerà la fiducia»</h2>
<h2 style="text-align:center;">Krugman: mutui subprime, il peggio alle spalle</h2>
<p>WASHINGTON &#8211; 11 maggio 2008 -  Paul Krugman, docente di economia a Princeton, l&#8217; università di Einstein, è l&#8217; uomo che predisse le crisi finanziarie degli Anni Novanta, dal Messico alle &#8220;tigri&#8221; asiatiche. Oggi, opinionista del New York Times, è uno dei più aspri critici del bushismo in genere e della bushnomics in particolare. Nel suo ultimo libro, «La coscienza di un liberal», ha auspicato un altro new deal.</p>
<p>Krugman vorrebbe una regolamentazione della finanza, che oggi premia a suo parere le corporation e i manager meno scrupolosi, e una globalizzazione meno selvaggia. L&#8217; economista sta per arrivare in Italia, uno dei suoi paesi preferiti, per il Festival dell&#8217; Economia di Trento. La crisi finanziaria è finita? Causerà una recessione? «Non sappiamo ancora se sia finita, il quadro è misto. Su alcuni fronti la situazione è più serena, ad esempio su quello creditizio. Ma ci sono state enormi perdite, e già due volte abbiamo pensato di averla superata. Comunque per la prima volta da agosto sono disposto a dire che il peggio potrebbe essere passato, anche se non ve n&#8217; è la certezza, a meno che non si verifichi una recessione molto seria». Recessione è un termine che il presidente Bush rifiuta di usare: la recessione esiste, ci sarà? «È una disputa concettuale.</p>
<p>Per il momento, non si registra una brusca caduta generalizzata dell&#8217; economia. Ma l&#8217; economia rischia di indebolirsi sulla scia della crisi finanziaria. E la condizione economica dei cittadini peggiora anche quando la produzione cresce: in termini reali il reddito scende, mentre aumentano le spese. Non solo per la salute e l&#8217; energia, anche per gli alimentari». Nella crisi la Fed ha dimostrato un certo pragmatismo: è la carta vincente? «La Fed è sempre stata piuttosto pragmatica. Ma il presidente Bernanke ha il merito di avere imparato le lezioni del &#8216; 30-&#8217; 31, la Grande Depressione, e della paralisi del Giappone degli Anni Novanta. Non ha il talento del predecessore Greenspan di impersonare il Mago di Oz, ma la necessità lo ha reso creativo, non è rimasto a guardare, è intervenuto d&#8217; urgenza, improvvisando.</p>
<p>Il problema è che la prossima volta, e ci sarà una prossima volta, non basterà». Perché? «Perché la Fed come istituzione non ha tenuto il passo coi nuovi strumenti di cui si sono dotate le banche e la finanza per aggirare le norme stabilite dopo il &#8216; 31, a partire dagli hedge fund. Nel 1907, negli Stati Uniti scoppiò una crisi che fu risolta dal grande banchiere J. P. Morgan. Fu una delle ragioni per cui venne creata la Fed, con un compito preciso: regolamentare le banche e la finanza. Occorre tornare a quella filosofia, finirla con l&#8217; ideologia esasperata del libero mercato». Un ritorno alla regolamentazione non segnerebbe la sconfitta del capitalismo anglosassone? La vittoria dello statalismo? «Regolamentazione non è statalismo, se la si rifiutasse, e temo che potrebbe accadere, saremmo daccapo: troppe innovazioni finanziarie incontrollate sono risultate dannose, e il dogma che la libera se non sfrenata circolazione di capitali arreca benefici a tutti è falso, ne vediamo adesso i rischi. Il crollo dei subprime ha destato il sospetto che ci sia qualcosa di marcio nel sistema. Regolamentandolo, senza eccessi, lo si può risanare e indurre il pubblico a ridargli fiducia». Questo non imporrebbe un limite alla globalizzazione? È fondata l&#8217; accusa che è sperequativa e anti sociale? «La tendenza alla globalizzazione è giusta. Ma spesso il modo con cui viene realizzata non lo è. Finisce per contribuire alle disuguaglianze da noi, perché deprime gli stipendi e i salari, e per creare squilibri nei paesi terzi. Questo è il guaio maggiore per gli Usa e l&#8217; Ue, non la fuga dei posti di lavoro: l&#8217; Occidente è capace di generare impieghi, ma essi debbono rimanere remunerativi. Battersi a questo scopo è il ruolo dei sindacati. Da parte sua, lo Stato deve provvedere meglio alle famiglie». Barack Obama e Hillary Clinton propongono il protezionismo come rimedio ai vizi della finanza e della globalizzazione. È un loro espediente elettorale o un credo della sinistra? «Il liberismo non è totalmente accettato dagli americani, forse perché non sanno analizzarne gli effetti: è una elite, compresi noi economisti, ad insistere sul &#8220;free trade&#8221;. Nessuno dei due candidati democratici abbandonerebbe però il Nafta, la nostra zona di libero scambio, né imporrebbe tariffe contro l&#8217; Europa. Il fatto è che negli Stati Uniti c&#8217; è una certa spinta a rallentare la liberalizzazione degli scambi. In futuro vedremo meno accordi, ma non grossi passi indietro». La ricetta del candidato repubblicano John McCain è fermamente liberista. Il liberismo è un monopolio della destra? «La sua linea è quella storica dei repubblicani. Ma non è facile dire fino a che punto la politica di McCain sarebbe diversa, in concreto, da quella di Obama o Hillary. Negli ultimi 25 anni i repubblicani sono stati più protezionisti dei democratici». Si parla molto dell&#8217; invasione dei prodotti cinesi: la Cina è una minaccia per l&#8217; Occidente? «La Cina non è un nemico, è un concorrente che ci rende difficili le cose. Ma non tanto per le sue esportazioni, quanto perché consuma più risorse naturali facendone salire i prezzi e inquina di più. Già negli anni Settanta si verificarono un tremendo rincaro del petrolio e una crisi alimentare globale.</p>
<p>Ma oggi la situazione è più grave, perché la Cina e altri Paesi emergenti continueranno a crescere e le risorse del pianeta non sono inesauribili». Che cosa può fare l&#8217; Occidente? «Intanto risparmiare energia e cercare fonti alternative. Poi arginare i cambiamenti climatici e produrre più cibo. I prezzi vanno contenuti, altrimenti il nostro livello di vita calerà e i Paesi più poveri si troveranno sull&#8217; orlo del precipizio. La sfida non è congiunturale, è strutturale». Lei sarà a fine mese a Trento per la terza edizione del Festival dell&#8217; Economia, dedicata a «Mercato e Democrazia». Di cosa parlerà in quell&#8217; incontro? Qual è il giudizio dell&#8217; economia italiana? «Non ho ancora scelto il tema del mio intervento. Sto facendo una ricerca sull&#8217; Italia, e devo dire che la povertà della sua performance economica nell&#8217; ultimo decennio e il ristagno della sua produttività mi hanno sorpreso. Molte altre nazioni europee hanno fatto meglio.</p>
<p>L&#8217; Italia ha una debolezza di fondo che è stata accentuata dall&#8217; euro quando si è legata ad economie più forti come quella tedesca». È stato sorpreso dal risultato elettorale? Lo attribuisce anche lei alla sicurezza e agli immigrati? «Sono un liberal e la sconfitta del centro-sinistra mi ha deluso. Se c&#8217; è un campo in cui noi americani siamo adesso più a nostro agio di voi è quello della sicurezza e dell&#8217; immigrazione. Misteriosamente, la criminalità è in calo in America, e gli immigrati non sembrano pesare sulle elezioni. Non solo Obama e Hillary ma anche McCain è aperto nei loro confronti».</p>
<p>di  Ennio Caretto</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Privatizzare i profitti e socializzare i debiti - e per la sospensione del pagamento delle rate del mutuo non c'erano fondi ...]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/13/privatizzare-i-profitti-e-socializzare-i-debiti-e-per-la-sospensione-del-pagamento-delle-rate-del-mutuo-non-cerano-fondi/</link>
<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 09:21:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[I 15 Paesi dell’Eurozona hanno raggiunto l’accordo sul piano per fronteggiare la crisi finanziaria i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/AHxJqFQh2m0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/AHxJqFQh2m0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>I 15 Paesi dell’Eurozona hanno raggiunto l’accordo sul piano per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale, che prevede garanzie sui prestiti interbancari e garanzie pubbliche in caso di eventuali ricapitalizzazioni delle banche in difficoltà. «Il piano affronta tutti gli aspetti della crisi dei mercati», ha spiegato il presidente francese Nicolas Sarkozy.</p>
<p style="text-align:center;"><!--more leggi l'articolo completo  --></p>
<p>La via scelta, vicina alle ipotesi avanzate dalla Gran Bretagna, prevede tra l&#8217;altro che i Paesi europei garantiscano i prestiti interbancari. Il documento prevede anche la possibilità per i governi di fornire alle istituzioni finanziarie i capitali necessari per assicurare il buon funzionamento dell&#8217;economia e di impegnarsi per le ricapitalizzazioni degli istituti di credito in difficoltà. In questa ottica i governi renderanno disponibili  garanzie, assicurazioni, acquisti diretti e altri simili accordi sui nuovi debiti a medio termine nelle principali banche.</p>
<p>E dunque, anche l&#8217;Europa si allinea alla politica dell’amministrazione Bush,  un presidente fautore non del libero mercato, ma del “mercato libero”, fuori cioè da ogni regola, nel segno di un capitalismo sfrenato.</p>
<p>Questa ricetta politico-economica ha portato gli Stati uniti sull’orlo di una crisi ben più grave di quella del 1929 verificatasi dopo il crollo della borsa di Wall Street.</p>
<p>Adesso questo fallimento dovrà essere pagato anche dai contribuenti europei che dovranno  sborsare miliardi di dollari per ripianare i debiti prodotti dalla finanza e dalle banche. Se pensiamo che la nostra finanziaria di un anno si aggira intorno ai 13 miliardi di dollari complessivamente, si intuisce facilmente il peso che graverà su tutta l’economia e, di conseguenza, sulle famiglie italiane.</p>
<p>Bush, il comandante in capo, tanto amato dal nostro leader Berlusconi e preso ad esempio (….”io do sempre ragione agli Americani, ancora prima si sapere cosa intendono fare”…questa una sua recente affermazione..), ha portato gli Stati Uniti alla rovina e questo avrà ripercussioni drammatiche, chissà per quanto tempo, su tutta l’economia mondiale. Si anche da noi, servitori sciocchi……..</p>
<p>La finanza mondiale, in questo festival libertario voluto dai suoi massimi governanti, ha emesso sul mercato miliardi di dollari di prodotti derivati, ma questo impero finanziario, fatto di carte, ha prima cominciato a vacillare (crisi  mutui facili), poi é definitivamente crollato.</p>
<p>Adesso i leader del cosiddetto mondo industrializzato sono stati   costretti a rimangiarsi le loro convinzioni, rivelatesi disastrose, e fanno l’esatto contrario di quello che è stato il loro credo politico.</p>
<p>La nuova parola d&#8217;ordine, la nuova strategia politico economica è, di qua e di là dell&#8217;Atlantico,  &#8220;Privatizzare i profitti e socializzare i debiti&#8221;.</p>
<p>Ma iniettare denaro nelle tasche degli speculatori significa curare i sintomi, e non la causa del male. La cura è sbagliata. Il denaro pubblico dovrebbe essere usato per aumentare la base di ricchezza reale su cui le piramidi dei debiti sono state accumulate e non per foraggiare il sistema bancario-ombra, parallelo, che si è permesso di sviluppare negli ultimi 25 anni.</p>
<p>Per quanto ci riguarda parteciperemo anche noi alla grande abbuffata, con iniezione di capitali pubblici finalizzati a foraggiare banche come UNICREDIT e BANCA INTESA, e a togliere le castagne dal fuoco a  manager super pagati come Alessandro Profumo e Corrado Passera.</p>
<p>Le stesse banche, gli stessi manager che hanno ostacolato la portabilità dei mutui prevista dalla legge Bersani, così come riconosciuto e sanzionato dall&#8217;Antitrust.</p>
<p>Una legge di Stato il cui scopo era quello di alleviare le pene di migliaia di mutuatari indebitati e costretti a corrispondere rate sempre più pesanti proprio in conseguenza, ironia della sorte,  ai guasti causati dagli stessi finanzieri d&#8217;assalto che oggi vengono premiati. Una legge rimasta inapplicata proprio per l&#8217;ostruzionismo praticato dalle banche e dai loro amministratori, guidati dal potente cartello dell&#8217;ABI.</p>
<p>Senza dimenticare che un&#8217;altra legge, quella che istituiva un fondo di solidarietà per la sospensione delle rate del mutuo per i cittadini meno abbienti in procinto di vedersi pignorare la propria casa, è rimasta lettera morta, perchè i fondi stanziati dal precedente governo di centro sinistra sono stati dirottati in altri affari di Stato (Alitalia: altri profitti privatizzati, altri debiti socializzati). E non ce n&#8217;erano più di soldi disponibili&#8230;</p>
<p>Adesso però i fondi sono stati trovati! Quando si è trattato di evitare che venissero pignorate le banche, anzichè le case, quando è stato necessario impedire che venissero pignorati i lauti compensi dei banchieri, invece dei magri stipendi di operai ed impiegati, gli euro necessari sono magicamente venuti fuori dal cilindro del mago Tremonti.</p>
<p>Un capolavoro, non c’è che dire, quasi degno del grande maestro d’Oltre Oceano.</p>
<p>E allora, brindiamo tutti all&#8217;ennesima sbornia finanziaria che, da adesso, coinvolgerà le &#8220;borse di stato&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Quest'anno hanno vinto i GIANTS - E allora? Wall Street non chiuderà in rosso ...]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/11/questanno-hanno-vinto-i-giants-e-allora-wall-streets-non-chiudera-in-rosso/</link>
<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 14:45:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[Robert Stovall della società di gestione Wood Asset Management &#8220;Wall Street quest&#8217;anno n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-15069" title="giants-super-bowl-champions-hoboken-20081" src="http://gestcredit.wordpress.com/files/2008/10/giants-super-bowl-champions-hoboken-20081.jpg" border="0" alt="" width="530" height="371" /></p>
<p><span style="color:#ffffff;"><br />
</span></p>
<p>Robert Stovall della società di gestione Wood Asset Management &#8220;Wall Street quest&#8217;anno non chiuderà in rosso, proprio perché hanno vinto i Giants, una delle squadre «originali» della National Football League. La Borsa invece va male quando vince una delle squadre entrate nella Lega dopo la sua fusione con l&#8217; American Football League, come i Patriots&#8221;</p>
<p>Tremo all&#8217;idea di cosa sarebbe accaduto se il Super Bowl lo avessero vinto i Patriots &#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><!--more leggi l'articolo completo  --></p>
<p>Il giorno dopo la vittoria dei Giants al Super Bowl, la finale del campionato di football americano, Wall Street è crollata del 3%. Ma gli inguaribili ottimisti si sono aggrappati anche a quel risultato sportivo per mantenere il buon umore. Infatti secondo il cosiddetto «Super Bowl Predictor» &#8211; un indicatore inventato da Robert Stovall della società di gestione Wood Asset Management &#8211; Wall Street quest&#8217; anno non chiuderà in rosso, proprio perché hanno vinto i Giants, una delle squadre «originali» della National Football League.</p>
<p>La Borsa invece va male quando vince una delle squadre entrate nella Lega dopo la sua fusione con l&#8217; American Football League, come i Patriots.</p>
<p>Il «Predictor» è solo una cabala con nulla di scientifico, ma può vantare un tasso di successo dell&#8217; 80%, meglio dei guru finanziari. Una vittoria dei Patriots quindi avrebbe portato male: quando hanno conquistato il Super Bowl nel 2002 e 2005, l&#8217; indice Dow Jones è sceso del 16,8% e 0,6%; anche se nel 2004, altro anno vincente per loro ha chiuso con in rialzo del 3,1%. Quando i Giants hanno vinto nel 1987 e 2001, la Borsa è salita del 2,3% e 20,3%. Il Super Bowl ha ispirato una lista di « lezioni per gli investitori» a un altro operatore di Wall Street, Timothy Sykes.</p>
<p>Ecco l le più importanti:</p>
<p>1) aspetta il non previsto. Gli ultrafavoriti erano i Patriots, ma le fasi positive, anche in Borsa, non possono durare per sempre;</p>
<p>2) non fidarti mai degli esperti sportivi, così come di alcuni esperti di mercato che sparano previsioni tipo Apple a 300 dollari o Google a 1.000 dollari solo per diventare «famosi»;</p>
<p>3) capisci che non sempre i migliori fanno anche le migliori performance. Il miglior giocatore in campo non è stato come ci si aspettava Tom Brady dei Patriots, ma il meno acclamato Eli Manning dei Giants. Aziende leader come Microsoft, General Electric e Goldman Sachs possono andare in Borsa peggio dei rivali;</p>
<p>4) i risultati del passato non sono indicativi dei quelli futuri;</p>
<p>5) talvolta i più deboli diventano i più forti, come il quasi sconosciuto giocatore dei Giants David Tyree, che ha catturato una palla «storica» nella partita del 3 febbraio e come i costruttori di case, bistrattati, che in Borsa da gennaio sono tra i settori più brillanti.</p>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/11/Quel_filo_ottimismo_tra_Borsa_ce_0_080211039.shtml" target="_blank">Corriere della sera </a>11 febbraio 2008</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il parere dell’esperto: oggi il mercato è meglio di ieri. E forse comincia una stagione nuova e migliore]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/10/il-parere-dell%e2%80%99esperto/</link>
<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 05:19:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
<guid>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/10/il-parere-dell%e2%80%99esperto/</guid>
<description><![CDATA[Giuseppe “il mago della finanza” Turani (E’ l’agosto di un anno fa, scoppia la crisi dei mutui subpr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><a title="Il parere dell’esperto" rel="bookmark" href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=885"><br />
</a></h2>
<p style="text-align:center;"><img src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2008/10/il-mago.JPG" alt="il-mago.JPG" /></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/2008/10/i-poteri-disarm.html" target="_blank">Giuseppe “il mago della finanza” Turani</a></p>
<p style="text-align:justify;">(E’ l’agosto di un anno fa, scoppia la crisi dei mutui subprime e le Borse di mezzo mondo crollano, nda) Ci sono stati dei danni, questo è sicuro. Ma anche dei vantaggi. (…) Il mercato, insomma, è stato ripulito. Certo, con un’operazione un po’ all’ingrosso, sbrigativa. Ma oggi il mercato è meglio di ieri. E forse comincia una stagione nuova e migliore. Il bello dei mercati finanziari è anche questo: svolte a 180 gradi in poche ore. (Giuseppe Turani, giornalista economico ed editorialista dell’inserto di Repubblica “Affari e Finanza”; <a href="http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/2007/08/i-piccoli-mostr.html" target="_blank">blog Giuseppeturani.repubblica.it; 20 Agosto </a></p>
<p style="text-align:justify;">Il 2008 sarà l’anno del decoupling, l’anno del disaccoppia­mento (…) In una parola, cambierà il mondo. (…) Ma che cosa accadrà esattamente? Succederà che l’America cesserà di essere il centro del mondo. In termini ancora più chiari e netti, si può dire che gli Stati Uniti si fermeranno mentre il resto del mondo proseguirà per la sua strada, come se a fermarsi fosse stata l’Albania e non l’economia più forte del pianeta. (Giuseppe Turani; <a href="http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/2007/12/il-decoupling.html" target="_blank">blog Giuseppeturani.repubblica.it, 10 dicembre 2007</a>)</p>
<p style="text-align:justify;">Un articolo  da non perdere!!!! Continua a leggere su <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=885" target="_blank">BAMBOCCIONI ALLA RISCOSSA</a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il parere degli esperti: Piazza Affari salirà del 6% da qui a fine anno e farà meglio dei listini europei. Ma è Wall Street la più sicura!]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/08/iazza-affari-salira-del-6-da-qui-a-fine-anno-e-fara-meglio-dei-listini-europei-ma-e-wall-street-la-piu-sicura/</link>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 20:21:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[No, non si tratta di un articolo di oggi. E&#8217; del 14 aprile  2008. Allora il MIBTEL quotava int]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>No, non si tratta di un articolo di oggi. E&#8217; del 14 aprile  2008. Allora il MIBTEL quotava intorno ai 27 mila punti. Vedremo a Natale a quanto arriverà. Il &#8220;partito del rimbalzo&#8221; come titolava l&#8217;articolo, potrà sempre farcela &#8230;</p>
<h2 style="text-align:center;">Borse, vince il partito del rimbalzo</h2>
<p>Le azioni risaliranno entro fine anno: la pensa così &#8211; o almeno dichiara di pensarla così &#8211; tre quarti del mercato. Piazza Affari recupererà il 6% entro Natale e, addirittura, ha qualche chance di fare meglio delle Borse europee. Il campanilismo, però, alla fine cede il passo a un sentire decisamente globale: Wall Street, anche con il dollaro alle corde, è un posto più interessante del Vecchio Continente per chi deve investire. Consigli per chi gioca in casa? Al riparo dall&#8217; anemia del dollaro è meglio puntare su petroliferi e farmaceutici. Senza disdegnare le banche di casa, che vengono viste da molti a un passo dalla rivincita.</p>
<p>Ma il titolo simbolo per fronteggiare la crisi è un big alimentare: Nestlé. Seguito da Atlantia, Roche ed Enel (vedi altri pezzi). Eccoli qui &#8211; in posa per una foto di gruppo con i colori di un prudente ottimismo senza nessun eccesso &#8211; i 38 esperti che hanno accettato di rispondere al sondaggio di CorrierEconomia. Un test per capire l&#8217; orientamento di chi tutti i giorni segue da vicino i mercati, compilato tra l&#8217; 8 e il 9 aprile, in una settimana di su e giù senza particolare costrutto per i listini azionari. Ventinove hanno risposto «saliranno» alla prima domande, quella che chiedeva quale direzione prenderanno le Borse nei prossimi sei mesi. I veri pessimisti? Solo quattro. Altri quattro, salomonici, dicono che il peggio è passato, ma che da qui a sei mesi le azioni non andranno da nessuna parte: quotazioni invariate rispetto agli attuali livelli. «Rimangono forti incognite legate al rallentamento economico globale e un problema di fiducia sulla finanza &#8211; spiega Corrado Caironi, ceo italiano di BlackRock Merrill Lynch im -.</p>
<p>Ma le valutazioni sono così ridimensionate che entro fine anno è ragionevoli aspettarsi un rimbalzo» Divisa in due l&#8217; anima sul destino relativo di Piazza Affari: poco più della metà (18 su 34 votanti) accredita una miglior riuscita del nostro listino rispetto al resto d&#8217; Europa. Altri 9 la vedono comportarsi in modo analogo alle altre Piazze «sorelle» e solo sette dicono che farà peggio. I motivi del pensiero positivo? L&#8217; eccessiva penalizzazione patita finora da molti titoli chiave, che ora potrebbero recuperare terreno. Un discorso riferito soprattutto alle nostre banche e assicurazioni, meno esposte di altri gruppi europei verso gli strumenti derivati che hanno scatenato la crisi finanziaria. «Nel corso del 2008 &#8211; ricordano i gestori del team di Eurizon capital sgr &#8211; le preoccupazioni dei mercati si sposteranno progressivamente dai rischi dei bilanci bancari al peggioramento del quadro macro economico. Per questo motivo il maggior peso delle banche nell&#8217; S&#38;P Mib e la minore presenza di società legate al ciclo, che sono quasi tutte piccole capitalizzazioni, potrebbe favorire il mercato azionario italiano rispetto agli altri europei». Non manca però, anche sullo sfondo delle risposte più ottimiste, la preoccupazione per la debolezza economica e politica del sistema Italia. «Il rimbalzo delle banche e il profilo difensivo delle utilities dovrebbero sostenere Piazza Affari &#8211; spiega Fabrizio De Notaris, analista di Banque Syz -.</p>
<p>Ma la problematica situazione economica del paese e alcuni particolari nodi contingenti, come quelli di Alitalia e Telecom, faranno da contrappeso negativo». Numeri alla mano il recupero della nostra Borsa potrebbe essere del 6% circa. I più ottimisti (una decina) si spingono addirittura a prevedere rialzi del 10-15%, che comunque non basterebbero a riportare l&#8217; indice al livello di inizio anno. La maggioranza, che fa la media, non osa sperare altro che miglioramenti compresi tra il 4 e il 7%, mentre i super pessimisti (tre) vedono a fine anno un ulteriore perdita del 5% rispetto ad oggi. Meglio l&#8217; Europa o Wall Street? In ventidue (il 60% circa del panel) hanno votato per i listini americani. In otto per la vecchia Europa. Altri cinque «non vedono significative differenze tra le due opzioni».</p>
<p>La preferenza per gli Stati Uniti, a dispetto del cambio sfavorevole e del rallentamento, si giustifica, come sempre, con le enormi possibilità di scelta presenti sul listino americano. Ma soprattutto con l&#8217; idea del gioco d&#8217; anticipo: la tempesta è cominciata a Wall Street e, probabilmente, finirà prima lì, mentre in Europa l&#8217; onda lunga della frenata deve ancora arrivare. «Gli stimoli fiscali adottati dal governo americano possono supportare l&#8217; economia in questa fase difficile. In più il mercato statunitense è comunque più difensivo di quello europeo», argomenta Ad van Tiggelen, senior strategist di Ing Im. Titoli e settori casalinghi rispecchiano voglia di difesa, ma anche di riscatto. Prendono più voti in assoluto (15 in tutto) i titoli petroliferi, ma arrivano secondi i fin qui bistrattati finanziari (13 preferenze tra banche e assicurazioni) che collezionano addirittura più consensi dei tradizionali settori difensivi, comunque in pole position: farmaceutici (11 voti), Utilities e telecom (9 voti), alimentari (7 voti). A ciascuno la scelta. E la futura verifica per capire se erano buone profezie. O solamente speranze.</p>
<p>dal <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/14/Borse_vince_partito_del_rimbalzo_ce_0_080414013.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a></p>
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<title><![CDATA[Il parere dell'esperto: "ma io vi dico è ora di buttarsi - prezzi così non si vedranno più, metterei anche il 100% in azioni"]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/08/ma-io-vi-dico-e-ora-di-buttarsi-prezzi-cosi-non-si-vedranno-piu-metterei-anche-il-100-in-azioni/</link>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 20:10:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[No, non è un invito di oggi, in pieno meltdown dei mercati finanziari mondiali. L&#8217;articolo dat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">No, non è un invito di oggi, in pieno meltdown dei mercati finanziari mondiali. L&#8217;articolo data 7 luglio 2008 &#8230; però fate sempre in tempo a seguire il consiglio di Pietro Giuliani, che non è uno qualunque. Pietro Giuliani, infatti, è  un TOP MANAGER, chairman of all operational companies of the Azimut Group as well as the president and managing director of the parent company, Azimut Holding SpA, listed on the Milan Stock Exchange, come apprendiamo dal <a href="http://www.azlife.ie/eng/chi_siamo/giuliani.html" target="_blank"><strong>sito Azimut</strong></a>. Ma non perdiamo tempo in chiacchiere (ché il tempo è denaro) e leggiamo l&#8217;articolo del <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/07/dico_ora_buttarsi__ce_0_080707068.shtml" target="_blank"><strong>Corriere della Sera</strong></a> del 7 luglio 2008.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://www.azlife.ie/eng/chi_siamo/images/spacer.gif" alt="" height="1" /><br />
<a href="http://www.azlife.ie/eng/chi_siamo/giuliani.html" target="_blank"><img class="aligncenter" title="pietro-giuliani" src="http://gestcredit.wordpress.com/files/2008/10/pietro-giuliani.jpg" border="0" alt="" hspace="8" vspace="8" width="198" height="149" /></a></p>
<h4>«Mi riempirei di azioni al 100%». <a href="http://www.azlife.ie/eng/chi_siamo/giuliani.html" target="_blank"><strong>Pietro Giuliani</strong></a>, timoniere di Azimut, una delle poche sgr italiane indipendenti e quotate in Borsa, sfida qualsiasi legge di gravità finanziaria. «So bene che lo scivolo non è finito. I mercati potrebbero perdere un altro 10%». Sicuro che sia il caso di riempire fino all&#8217; orlo il portafoglio di Borsa? «Sì, sì.<strong> E la dico anche più grossa: andrei anche a leva, utilizzando i derivati per superare il limite del 100%. Perché a questi prezzi in Borsa non compreremo più per parecchi anni»</strong>.</h4>
<p>Provocare gli piace, si sa. A certificare però che le sue temerarie visioni qualche volta sono profetiche c&#8217; è un pacco di ritagli di giornale datati 2002. «Dicevo queste stesse cose allora, mentre tutto crollava. Con il senno di poi avevo ragione&#8230;». Ma gli investitori si muovono spesso nel modo opposto: «Se negli ultimi dieci anni invece di vendere azioni tutte le volte che il mercato scendeva le avessero tenute in portafoglio o meglio ancora avessero avuto il fegato di comprarne ancora in media sarebbero molto più ricchi».</p>
<p>Il momento è delicato, ma lui è irriducibilmente ottimista: la tattica dell&#8217; attesa, dell&#8217; investimento in liquidità «è solo un modo per congelare le perdite. O per tarparsi le ali, se si comincia ad investire oggi». Ma perché? «Perché chi ha perso in questi mesi scegliendo il rischio zero si condanna a non riguadagnare il terreno perduto. E chi parte ora ha davanti un lungo periodo che può essere pieno di sorprese, di mercati Emergenti che galoppano a velocità che nemmeno ci immaginiamo».</p>
<p>La proposta non è evidentemente potabile per chi ha una bassa propensione al rischio, ma Giuliani la argomenta bene e alcuni numeri sono dalla sua. Negli ultimi anni di terribili deflussi dal sistema dei fondi italiani Azimut ha tenuto ed è cresciuta: i 6 miliardi di patrimonio del 2002 a fine 2007 erano diventati 15. I clienti erano 97 mila, oggi sono 150 mila. Quanto soddisfatti? «L&#8217; orgoglio della casa è aver offerto in media negli ultimi dieci anni l&#8217; 1,7% più dei Bot, mentre il sistema nel complesso, controllato al 90% dalle banche, si è distinto per aver bruciato ricchezza, per aver offerto un rendimento pari al Bot meno un punto e mezzo».</p>
<p>Certo che oggi il Bot da solo viaggia oltre il 4% netto. Avere anche solo quello&#8230;.E i saldi di Borsa se la frenata continua e i profitti si sgonfiano non saranno poi così allettanti. Un conto è comprare utili a prezzi bassi, un conto è scoprire che dietro quei prezzi c&#8217; erano molti meno utili del previsto. E&#8217; vero o no? «Macché. Non sono per nulla d&#8217; accordo. Gli analisti devono fare il loro mestiere con la calcolatrice.</p>
<h4>Ma un vero gestore &#8211; e noi siamo gestori &#8211; a un certo punto deve buttare i calcoli dalla finestra, andare a mettere il naso nelle aziende e decidere che hanno un valore intrinseco, anche se per un anno i profitti calano» E che cosa metterebbe nel suo portafoglio al 100% azionario? «Eviterei le azioni inglesi e spagnole, le più provate dalla crisi». Alla larga anche dai grandi retailer: le Wal Mart, tanto per intenderci. Invece sarebbe ora di selezionare i finanziari ipervenduti. E così Giuliani tanto per cominciare si è ricomprato insieme a manager e gestori il suo bastonatissimo titolo con un articolato piano di buy back. Se la fortuna aiuta gli audaci&#8230;. .</h4>
<p>dal <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/07/dico_ora_buttarsi__ce_0_080707068.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a></p>
<p>Io aggiungo semplicemente che Pietro GIULIANI ci aveva &#8220;azzeccato&#8221; (quasi) tutto: ai prezzi del 7 luglio 2008 non si comprerà per parecchi anni. Complimenti vivissimi!</p>
<h2 style="text-align:center;"><a href="http://it.wordpress.com/tag/crack-2008/" target="_blank">ARTICOLI CORRELATI</a> (clicca)</h2>
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<title><![CDATA[Crack 2008 - Lo stupidario dei sedicenti "grandi" manager, "eccelsi" economisti, guru ed analisti finanziari - La prossima volta ci rivolgeremo al mago Otelma e, forse, andrà meglio]]></title>
<link>http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/08/crack-2008-lo-stupidario-dei-sedicenti-grandi-manager-e-professoroni-di-economia/</link>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 11:41:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>il qualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[la profezia di Wesbury Brian del 4 febbraio 2008 Wall Street ha già in canna il rimbalzo Wesbury Bri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_14661" class="wp-caption aligncenter" style="width: 350px"><img class="size-full wp-image-14661" title="otelma1" src="http://gestcredit.wordpress.com/files/2008/10/otelma1.jpg" alt="la profezia di Wesbury Brian del 4 febbraio 2008" width="340" height="340" /><p class="wp-caption-text">la profezia di Wesbury Brian del 4 febbraio 2008</p></div>
<h2 style="text-align:center;">Wall Street ha già in canna il rimbalzo</h2>
<p style="text-align:justify;">Wesbury Brian, capo economista di First Trust Portfolio &#8211; società di gestione di Chicago, consulente accademico della Federal Reserve Bank di Chicago e collaboratore della tv finanziaria Cnbc,  &#8220;<em>Entro la fine del 2008 l&#8217;indice Dow Jones arriverà a 15.000 punti, perché adesso è sottovalutato del 25%, secondo il mio modello basato sui profitti aziendali e sui tassi di interesse. Anche sugli utili delle società Usa prevalgono le buone notizie: finora circa la metà dei componenti l&#8217; indice S&#38;P500 ha annunciato i risultati del quarto trimestre 2007 e fra le società non finanziarie ben il 73% ha battuto le aspettative. Quando la paura se ne andrà via, Wall Street si riprenderà&#8221; </em><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/04/Wall_Street_gia_canna_rimbalzo_ce_0_080204044.shtml" target="_blank"><strong>Corriere della Sera</strong></a> 4 febbraio 2008</p>
<p>Dominique Strauss Kahn direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) &#8220;Il peggio è probabilmente alle spalle&#8221; <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/crisi-mutui-4/crisi-mutui-4/crisi-mutui-4.html" target="_blank">Repubblica </a>13 giugno 2008<strong><strong>.</strong></strong></p>
<p>Alessandro Profumo amministratore delegato di Unicredit  &#8220;il peggio è alle spalle  La banca è solida, non ci sarà alcun aumento di capitale&#8221;<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/09/Unicredit_crisi_dimezza_profitti_Profumo_co_9_080509132.shtml" target="_blank"> Corriere della sera</a> 9 maggio 2008</p>
<p>Paul Krugman economista e professore di Economia e di Relazioni Internazionali all&#8217;Università di Princeton &#8220;mutui subprime, il peggio alle spalle&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/11/Regole_non_statalismo_Cosi_tornera_co_9_080511124.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 11 maggio 2008</p>
<p>Henry Paulson ministro USA del tesoro &#8220;«il peggio potrebbe essere passato.  Siamo più vicini alla fine che al principio della crisi finanziaria. È indubbio che oggi la situazione sia migliore, molto migliore che a marzo.&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/08/Produttivita_America_sorprende_ancora_co_9_080508071.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 8 maggio 2008</p>
<p>Giuliano Cesareo Direttore Generale di Bipiemme Private Banking Sim &#8220;il peggio sembra passato. Cauti acquisti, le prede non mancano&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/05/puo_uscire_dalla_trincea__ce_0_080505001.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 5 maggio 2008</p>
<p>Maria Fiorini Ramirez  <span class="testoazzurro"> proclamata migliore Financial Advisor del mondo e consulente della Banca del Giappone </span>&#8220;Ora impieghi sicuri. Dall&#8217; estate si può tornare sulle azioni, magari quelle delle banche ripulite&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/25/Borsa_Aspettate_giro_boa__ce_0_080225046.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 25 febbraio 2008</p>
<p>Bob Doll  alla guida degli investimenti azionari di BlackRock, il gigante statunitense del risparmio gestito &#8220;Aumentare il peso delle grandi azioni americane, non sottovalutare i mercati ad alta crescita e cavalcare le materie prime come investimenti di lungo termine&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/07/Scommetto_sui_giganti_americani_ce_0_080707035.shtml" target="_blank">Corriere della Sera </a>7 luglio 2008</p>
<p>José Manuel Barroso presidente della Commissione Europea &#8220;La crisi in Europa sarà attenuata&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/19/Mutui_banche_italiane_resistono_alla_co_9_080419092.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 19 aprile 2008</p>
<p>Pietro Cirenei, direttore generale di Bipiemme Gestioni &#8220;E&#8217; ora di tornare a Wall Street&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/09/ora_tornare_Wall_Street__ce_0_080609051.shtml" target="_blank">Corriere della Sera </a>9 giugno 2008</p>
<p>Il partito del rimbalzo &#8220;Piazza Affari salirà del 6% da qui a fine anno e farà meglio dei listini europei. Ma è Wall Street la più sicura&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/14/Borse_vince_partito_del_rimbalzo_ce_0_080414013.shtml" target="_blank">Corriere della Sera </a>14 aprile 2008</p>
<p>Robert Stovall della società di gestione Wood Asset Management &#8220;Wall Street quest&#8217; anno non chiuderà in rosso, proprio perché hanno vinto i Giants, una delle squadre «originali» della National Football League. La Borsa invece va male quando vince una delle squadre entrate nella Lega dopo la sua fusione con l&#8217; American Football League, come i Patriots&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/11/Quel_filo_ottimismo_tra_Borsa_ce_0_080211039.shtml" target="_blank">Corriere della sera </a>11 febbraio 2008</p>
<p>Pietro Giuliani, &#8220;timoniere&#8221; di Azimut &#8220;Mi riempirei di azioni al 100%». So bene che lo scivolo non è finito. I mercati potrebbero perdere un altro 10%». E la dico anche più grossa: andrei anche a leva, utilizzando i derivati per superare il limite del 100%. Perché a questi prezzi in Borsa non compreremo più per parecchi anni&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/07/dico_ora_buttarsi__ce_0_080707068.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 7 luglio 2008</p>
<p>Donald Luskin, fondatore e chief investment officer di Trend Macrolytics, una società di consulenza economica per investitori istituzionali &#8220;Macché recessione. I risparmiatori non devono farsi incantare dalla propaganda dei candidati alla Casa Bianca e devono invece cogliere le opportunità della Borsa americana che, ad eccezione del settore finanziario, è oggi molto attraente per il livello scontato delle quotazioni e le buone prospettive di crescita dei profitti&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/28/situazione_non_tragica_Molti_titoli_ce_0_080428040.shtml" target="_blank">Corriere della Sera </a>28 aprile 2008</p>
<p>Nigel Bolton, responsabile del team azionario Europa di BlackRock, uno dei dei colossi americani del risparmio gestito &#8220;Sono convinto che i minimi assoluti dei listini siano stati toccati nel marzo scorso ed è molto difficile che le Borse possano scendere al di sotto delle soglie di resistenza raggiunte tre mesi fa&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/30/Toccato_fondo_qui_puo_ripartire_ce_0_080630010.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 30 giugno 2008</p>
<p>Jeremy Siegel professore di Finanza alla Wharton business school &#8220;Le valutazioni attuali di Borsa sono molto più ragionevoli, anche rispetto al 1997. Dieci anni fa il rapporto fra prezzi delle azioni e utili aziendali, relativi ai 12 mesi precedenti, era attorno a 25-26, oggi è 17,6. Inoltre le alternative alle azioni non sono attraenti, anzi sono terribili: i titoli di Stato Usa sono carissimi e rendono pochissimo (meno del 4% lordo i decennali), le obbligazioni aziendali offrono un poco di più, ma non molto, e i prezzi delle case continuano a scendere. Credo che la parte peggiore sia passata&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/26/Imbattibili_dividendi_titoli_alto_rendimento_ce_0_080526039.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 26 maggio 2008</p>
<p>Alain Bokobza, capo della ricerca azionaria e strategist del colosso bancario francese Société Générale &#8220;Se volevate farvi prendere dal panico dovevate farlo prima, ormai è troppo tardi. Il piano di intervento per 700 miliardi di dollari allo studio del Tesoro americano per liberare le banche dai titoli in sofferenza, insieme al salvataggio di Fannie Mae e di Freddie Mac ha dato un segnale forte. La volatilità rimane molto elevata, ma i mercati mostrano segni di recupero. in atto una efficace strategia congiunta della politica monetaria e di quella fiscale. I rialzi della settima scorsa non sono frutto di euforia ingiustificata&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/29/Non_scappate_adesso__ce_0_080929060.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 29 settembre 2008</p>
<p>Federico Mobili, gestore azionario di Bnp Paribas Am &#8220;Per il momento penso che sia più realistico ipotizzare un rialzo dell&#8217; indice di circa il 7% entro la fine del 2008, ma anche noi siamo convinti che sia giunto il momento di impegnarsi di più sul mercato statunitense rispetto alle borse europee&#8221;  <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/15/dollaro_rispolverare_Wall_Street_ce_0_080915055.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 15 settembre 2008</p>
<p>Rick Wagoner amministratore delegato della casa automobilistica di Detroit General Motors &#8220;Per General Motors il peggio dovrebbe essere ormai passato&#8221; <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/13/Wagoner_peggio_passato_co_9_080813099.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> 13 agosto 2008</p>
<p>La vignetta di Otelma, che emula Wesbury Brian, capo economista di First trust portfolio,  è stata selezionata e pubblicata dal Corriere della Sera nella rubrica <a href="http://risodegliangeli.corriere.it/2008/10/crisi-borse-panico-mago-otelma-081008.html" target="_blank">“Il riso degli angeli”</a><em><a href="http://risodegliangeli.corriere.it/crisi/" target="_blank"><br />
</a></em></p>
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