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	<title>il-personaggio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/il-personaggio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "il-personaggio"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 05:41:41 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Filosofia dello scrivere (IV) - di Antonio SCAVONE]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2009/02/11/filosofia-dello-scrivere-iv-di-antonio-scavone/</link>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:00:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2009/02/11/filosofia-dello-scrivere-iv-di-antonio-scavone/</guid>
<description><![CDATA[(La nave di Ulisse, mosaico di Thugga, II &#8211; III sec. d.C.) [Qui, qui e qui i precedenti capito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><img src="http://www.repubblica.it/gallerie/online/cultura_scienze/ercole/7_g.jpg" alt="" width="458" height="333" /><br />
(<a href="http://www.repubblica.it/gallerie/online/cultura_scienze/ercole/7_g.jpg">La nave di Ulisse</a>, mosaico di Thugga, II &#8211; III sec. d.C.)</p>
<p align="right">[<a href="http://rebstein.wordpress.com/2008/11/28/filosofia-dello-scrivere-i-di-antonio-scavone/">Qui</a>, <a href="http://rebstein.wordpress.com/2008/12/16/filosofia-dello-scrivere-ii-di-antonio-scavone/">qui</a> e <a href="http://rebstein.wordpress.com/2009/01/13/filosofia-dello-scrivere-iii-di-antonio-scavone/">qui</a> i precedenti capitoli.]</p>
<p><strong>                   Antonio SCAVONE &#8211; <em>Filosofia dello scrivere</em> (4)</strong></p>
<p>     In letteratura abbiamo incontrato e incontriamo personaggi che pensano, che agiscono, che ricordano, che parlano e narrano di sé, che parlano e narrano di altri. Abbiamo personaggi che usano con evidenza l’io-narrante e quindi si dichiarano, si espongono in prima persona, e abbiamo personaggi che, per dire di sé, si nascondono dietro la terza persona, affidandosi quindi all’autore (alla reciprocità dell’inferenza, della rappresentatività), ad una versione oggettiva dell’io-narrante, in una postazione discreta e parallela alla storia che viene raccontata. Abbiamo ancora personaggi pieni di vitalità o pieni di angoscia, che progettano o che rinunciano, che entrano nelle avventure delle quali narrano ma che ne escono appena cominciano a parlarne.</p>
<p><!--more--></p>
<p>     Il paradigma dei personaggi letterari è pressoché infinito: molti sono originalissimi, molti sono originali, molti altri sono <em>soltanto</em> emblematici, hanno cioè acquistato per delle caratteristiche precipue una vitalità e una densità di significato molto più rilevanti del romanzo che li aveva generati. I personaggi, quindi, a volte, sono più importanti dei romanzi nei quali li abbiamo trovati: godono di una sofisticata qualità, di imporsi come una primadonna capricciosa sulla storia che pure li regge e di diventare col tempo protagonisti assoluti, come se il romanzo nel quale agiscono fosse soltanto un contorno, un fortuito accidente, un’elementare opportunità. Non a caso abbiamo personaggi eponimi, che hanno dato il loro nome al romanzo o alla saga di romanzi, o che hanno conferito all’opera letteraria che li ha prodotti un’identità per così dire di parte, isolata, riferibile e riconducibile alla grandezza, al carisma, a quel processo di antonomasia che rende appunto un personaggio “il” personaggio.<br />
     Ne abbiamo incontrati tanti di personaggi eponimici sin dall’antichità: Ulisse – il più celebre e il più rivisitato – e poi Edipo, Medea, Antigone, Aiace, Prometeo, Oreste. E ne abbiamo incontrati anche quando alla mitologia si sostituiva, come fonte e istanza introspettiva, la fede reli-giosa o la metafora spirituale: anche Gesù di Nazareth è diventato un personaggio letterario, come Siddhartha, come tutti quelli che, al di là dell’agiografia che pure li ha celebrati, hanno acquisito una singolare e inarrivabile auto-referenzialità giacché “impersonavano” sentimenti e slanci, propositi e regole di vita che tutti gli altri – i fedeli, i lettori, i testimoni oculari – si ripromettevano di sentire, di seguire, di incarnare.<br />
     Si dirà che non si può raccontare una storia senza un personaggio che si assuma l’onere di rappresentarla o di raccontarla, né che tutti gli uomini celebri o le persone pubbliche dell’antichità diventassero <em>tout court</em> “personaggi” solo perché erano investiti o si autoinvestivano di un compito tanto eccezionale: quello, appunto, di dover essere esemplari e inimitabili. Molto più semplicemente, i personaggi si trasformano da creature irreali a creature verosimili quando si muovono in una vicenda che abbia un “prima”, un “durante” e alluda poi a un “dopo”, quando cioè si innestano in un passato, un presente e un futuro storicamente definibili e sentimentalmente condivisibili. Di solito, questo accade in letteratura quando si ha bisogno di qualcuno che racconti una storia o di qualcuno che si presti a viverla per noi sulla pagina scritta, facendo scattare così l’impulso dell’immedesimazione.</p>
<p align="center"><img src="http://www.valsesiascuole.it/crosior/1_intertestualita/musil_3.gif" alt="" /><br />
(<strong>Robert Musil</strong>)</p>
<p>     Le storie, dunque, giustificano i personaggi e i personaggi giustificano le storie e la letteratura ha sviluppato nel corso dei secoli, e quindi nelle opere che ha prodotto, una varietà articolata e complessa di personaggi, presentandoli ora come protagonisti ora come subalterni, ora indissolubili ora estranei alle storie di cui facevano parte, precisando sempre la necessità di designare, di volta in volta, un eroe e un antagonista.<br />
     Pensiamo, per esempio, ai grandi romanzi – e ai grandi romanzieri – dell’Ottocento: i personaggi sono per la maggior parte preponderanti rispetto ai romanzi che li descrivono e si potrebbe dire che abbiano fatto da traino alla popolarità di quei romanzi e alla celebrità dei loro autori.<br />
<em>     Emma Bovary</em>, <em>Julien Sorel</em>, <em>Pinocchio</em>, <em>David Copperfield</em>, <em>Gesualdo Motta</em> ci rimandano con qualche sussulto ai romanzi di cui sono eponimi e agli scrittori che li hanno inventati: Gustave Flaubert (<em>Madame Bovary</em>), Stendhal (<em>Il Rosso e il Nero</em>), Carlo Collodi (<em>Le avventure di Pinocchio</em>), Charles Dickens (<em>David Copperfield</em>), Giovanni Verga <em>(Mastro-don-Gesualdo</em>). Questi personaggi mostrano tutti la medesima peculiarità: non solo dànno il loro nome al romanzo ma, addirittura, <em>sono</em> il romanzo che l’autore ha scritto per loro e manifestano una capacità di auto-asserzione che travalica la loro storia, aumentandola, dilatandola oltre la lettura, nella sublimazione individuale di ogni lettore. Il personaggio crea autonomamente una sua indiscussa area di competenza, che gli imprime prestigio e credibilità tutte le volte che lo incontriamo sulla pagina o tutte le volte che ne citiamo, a supporto e come modello, “la vita e il carattere” per guidare e nobilitare le esperienze personali che la vita ci propone. Il personaggio letterario, divenuto divo, ci restituisce decoro e autostima, risolvendo e soddisfacendo quel bisogno di un’identità ulteriore, di una presenza più attenta e fruttuosa nel flusso della nostra esistenza e della nostra epoca: ispirandoci alla sua infinita interezza scopriamo, <em>en passant</em>, anche la letteratura come misura e metodo del conoscere e del vivere.<br />
 </p>
<p align="center"><img src="http://www.mercantilelibrary.org/groups/images/James%20Joyce.jpg" alt="" /><br />
(<strong>James Joyce</strong>)</p>
<p>   Bisogna aggiungere, tuttavia, che se l’invenzione e l’apoteosi del personaggio è fondamentale per l’intuizione letteraria, è altrettanto essenziale il rapporto o <em>transfert</em> che si instaura tra l’autore e il suo personaggio. È un rapporto reciproco – si è visto – di pertinenza e di completezza: l’uno si rispecchia nell’altro, il primo si serve del secondo. Quell’identità ulteriore che il personaggio procura ai lettori di romanzi, procura in realtà anche al suo autore un surplus di pregnanza e consapevolezza. Non a torto, si parla in questo caso di personaggio autobiografico, di un personaggio che riflette abbastanza fedelmente l’ideologia, la personalità e l’impegno dello scrittore nella duplice veste di autore e di individuo. Estremizzando, potremmo dire che tutti i personaggi letterari sono autobiografici dell’autore: sia quando li ritroviamo nei panni del protagonista-eroe, sia quando occupano un ruolo diverso dall’eroe all’interno della vicenda narrata. C’è comunque autobiografismo e autobiografismo in letteratura: un autore può rivelarsi abbastanza esplicitamente nel suo personaggio principale oppure si traveste, per così dire, da antagonista, da coscienza critica, come in uno specchio deformante per alterare un rapporto di sintonia o di conflitto.<br />
     L’autore si maschera, si propone come <em>alter ego</em> lucido e attento, allo scopo di prendere le distanze dal suo personaggio divenuto ingombrante e, nello stesso tempo, calarsi nelle “referenze” che gli ha conferito per reggere e sviluppare il romanzo che progetta di scrivere. Se una storia ha bisogno di un personaggio autorevole (nel bene e nel male) per imporsi all’attenzione dei lettori e se l’autore si affida a un personaggio per sollecitare quell’attenzione, hanno entrambi bisogno – autore e personaggio – della scrittura espressiva per comunicarci le loro ragioni e le loro idealità, di una scrittura che faccia da impianto originale alle attribuzioni estetiche dell’autore e alle potenzialità metaforiche del personaggio.<br />
     Diversamente, come avremmo colto l’ironia caratteriale, l’accuratezza stilistica e il disincanto sospeso e talora sublime di un personaggio come Ulrich, de <em>L’uomo senza qualità</em> (1930-43), se non avessimo assorbito “anche” le atmosfere che Robert Musil registra e riporta di una Vienna dapprima imperiale e ottimistica e poi decadente per il tracollo della società asburgica? Come avremmo potuto intendere e farci piacere un uomo continuamente incerto e cauto (molto più dell’immobile <em>Oblomov</em> di Ivan Gončarov) se non avessimo intuìto nelle sue vicende un tratto costante di ricerca dell’io, dell’affezione istintiva e contro-versa con la sorella Agathe, di quei rapporti meticolosi e assurdi che stabilisce con le autorità per i preparativi del giubileo dell’imperatore?<br />
 </p>
<p align="center"><img src="http://www.noveporte.it/dandy/dandies/img/proust.jpg" alt="" /><br />
(<strong>Marcel Proust</strong>)</p>
<p>    Robert Musil è la terza voce, dopo quella di James Joyce e Marcel Proust, a fornirci un quadro esemplare delle psicologie tra i due secoli e della formula narrativa che illustra e risolve personaggi neghittosi o frenetici, smaniosi di chiudere in se stessi (come Leopold-Ulisse e Stephen-Telemaco di Joyce o il “je” della <em>Recherche</em> proustiana) le disavventure errabonde tra memoria e desiderio, tra impulsi trattenuti e sogni profetici, in un’epifania addirittura cosmica che Thomas Mann definì “scintillante”.<br />
     Con toni più cupi ed esiti grotteschi e tragici, ma con la stessa “perfidia” compositiva, Kafka ha creato con Gregor Samsa de <em>La metamorfosi</em> un personaggio ossessivamente emblematico: come se, più che liberarsi delle sue personali angosce, lo scrittore avesse voluto scoprirle dal vivo, strappandole alla labile irrealtà onirica per consegnarle e proporle alla realtà oggettiva, che tentiamo sempre di evitare o di elevarla al rango di un Eden felice e incontaminato.<br />
     Ma avevamo già avuto, prima di Kafka e nei romanzi di lingua inglese, l’avvisaglia di una lusinga ingannevole, di una falsa coscienza che si materializza talvolta senza rimedi nelle società letterarie di più lunga tradizione. <em>Tom Jones</em> di Henry Fielding, <em>Robinson Crusoe</em> di Daniel De Foe o <em>Lemuel Gulliver</em> di Jonathan Swift sono gli archetipi non solo del <em>self made man</em>, ma diremmo dell’eroe demitizzato e costretto, suo malgrado, a vivere un’avventura mitica, in quell’Europa del diciottesimo secolo che tra rivoluzioni e nuove monarchie, tra imperi e colonie, scopriva il progresso tecnologico e l’era industriale. Altri scrittori, come William Makepeace Thackeray, disvelavano le mercenarie smanie di ricchezza del nuovo “establishment” con il personaggio di Becky Sharp ne <em>La fiera delle vanità</em> e scrittrici come Jane Austen, Charlotte ed Emily Brontë si preoccupavano di recuperare valori e sentimenti in declino con personaggi come Jane Eyre (dal romanzo omonimo di Charlotte Brontë), Heathcliff e Catherine (da <em>Cime tempestose</em> di Emily Brontë), Darcy ed Elizabeth (da <em>Orgoglio e pregiudizio</em> di Jane Austen). Sono personaggi, questi ultimi, in varia misura autobiografici, che pongono le loro autrici nel novero di quella letteratura inglese diremmo “da camera”, con le tinte forti e tenui di un’esplorazione fobica e compunta del proprio destino di donne più che di persone. Sul versante della psicologia maschile giganteggiano i personaggi di Charles Dickens: David Copperfield, Nicholas Nickleby, Oliver Twist. Sono i personaggi di una Londra ricca e lercia, nobile e sordida e Dickens spartisce il suo autobiografismo complesso ed eccentrico con equilibrio, come per assegnare ai suoi molteplici <em>alter ego</em> una concretezza che sia sempre più letteraria e sempre meno personalistica e pretestuosa. La Londra di Dickens è già una metropoli industriale che crea reietti e miseri, avari e ingordi di un capitalismo che si trasforma malthusianamente da officina e impresa a ordinamento politico e sociale. Ma Dickens vi contrappone e crea personaggi fantasiosi e diremmo alternativi (come Fagin, il maestro dei ladri in <em>Oliver Twist</em> o lo straripante Micawber del <em>David Copperfield</em>) per arrivare poi a quel romanzo-manifesto che è <em>Il Circolo Pickwick</em>, del 1838, dove Pickwick, Tupman, Snodgrass, Winkle e Jingle rappresentano l’altra faccia dell’Inghilterra vittoriana: la sfrenatezza dei costumi, la pusillanimità delle buone intenzioni, il candore dei propositi, il viaggio inteso come ricerca sentimentale.</p>
<p align="center"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_j9yc1Y8JiZY/SKMmyuH6lZI/AAAAAAAAAHM/rTctFxG1Yr8/S660/Pierpaolo_Pasolini_2.jpg" alt="" /><br />
(<strong>Pier Paolo Pasolini</strong>)</p>
<p>     Con i romanzi dell’Ottocento si parla di <em>bildungsroman</em>, o romanzo di formazione, quel romanzo che segna e prospetta la formazione, appunto, dell’individuo, del giovane uomo afflitto da idealità e doveri (il giovane Werther di Goethe). Ma il romanzo di formazione ha segnato anche il passaggio dal romanzo dell’Ottocento a quello del Novecento: ha decentrato la figura e il ruolo dell’autore (non più artefice assoluto ma “trascrittore” di eventi e sentimenti, di coscienza e modi di rappresentarla), ha aumentato ancora di più lo spessore del personaggio che si è impadronito di tecniche e formule narrative, cooptando nel suo enigmatico intreccio storie reali e storie irreali, memoria e ricordo, monologo interiore e flusso di coscienza, la narrazione organizzata e quella in divenire.<br />
     In questi sconvolgimenti strutturali, però, il personaggio letterario ha continuato, non solo a esistere come dotazione del romanzo, ma a svilupparsi e sviluppare il suo contesto rappresentativo, la sua capacità di seduzione e di imitazione, il suo perfetto sincronismo con le società in evoluzione o in regressione. Pensiamo, ad esempio, ai personaggi di romanzi classificati, una volta, di genere, ai personaggi dei romanzi gialli o <em>noir</em>.<br />
     Philip Marlowe o Sam Spade, da Raymond Chandler e Dashiell Hammett, hanno irrobustito di “normalità” o di “vivibilità” i personaggi omologhi di Agatha Christie o Conan Doyle. Hercules Poirot, Miss Marple o Sherlock Holmes hanno sempre dovuto scontare un loro eccessivo manierismo descrittivo nel rispetto di una letterarietà che il più delle volte era solo presunta.<br />
     Philip Marlowe è il prototipo del personaggio disincantato, caustico e sornione, senz’altre aspettative (sentimentali, politiche) se non che gli sia pagato il suo salario quotidiano aumentato delle spese e che tutto, poi, vada come vada, ma sempre nel rispetto di un suo codice morale, inflessibile e indivisibile. È un eroe molto anti-eroico, Marlowe, come lo è, sia pure con qualche rancore, Sam Spade di Hammett e diventeranno tutti eroi-anti-eroi i personaggi che si ispireranno alla vita fluida e senza lusinghe di Marlowe e Spade. Corto Maltese, di Hugo Pratt, è probabilmente un erede di quel disincanto.<br />
     Negli anni ’60 il personaggio letterario ha subìto o accusato, nelle culture che lo hanno espresso, una frammentazione strutturale ancora più marcata, quasi ai limiti della dispersione, della svalutazione di quel patrimonio accumulato nei primi decenni del ventesimo secolo. Sembra strano ma il personaggio letterario ha dato il meglio di sé in epoche di dolore e di terrore per smarrirsi poi nelle stagioni del benessere e del <em>boom</em> economico.  Vale ancora oggi la distinzione o la dicotomia che suggeriva Pasolini tra progresso e sviluppo, tra ciò che consente una qualità dell’esistenza e ciò che invece pretende la qualità dell’esistenza. E i personaggi di Pasolini, borgatari e sprovveduti (infelicemente, gli stessi che l’hanno ucciso), ricomponevano le tracce, i segnali, le impronte, il lessico di improbabili eroi, di persone prestate per così dire alla letteratura (il Riccetto, Scintillone).</p>
<p align="center"><img src="http://www.summagallicana.it/lessico/o/Omero%20Dante%20Virgilio.JPG" alt="" /></p>
<p>     Se dovessimo stilare una mappa di gradimento dei personaggi letterari che ci hanno colpiti, non sapremmo da dove cominciare e sicuramente confonderemmo epoche con epoche, eroi con eroi, anti-eroi con anti-eroi. Ci sfuggirebbe, in altre parole, il quadro sistemico che non solo i critici letterari compongono da una generazione di autori, ma che i lettori più o meno accaniti <em>naturalmente</em> ricavano dalle loro preferenze, dalle loro aspettative estetiche.<br />
     Potremmo cominciare questa lista col primo personaggio che ci ha fatto scoprire la letteratura e che a sua volta ci ha fatto scoprire la vita, potremmo poi conti-nuare con una serie scomposta e casuale di personaggi maggiori o minori (in fondo, è il nostro bisogno di vivere a conferire ordine e compostezza), ma non finiremmo comunque di chiuderla, questa lista. E non vorremmo chiuderla perché, in qualche modo, parlandone o tacendone, siamo sicuri che i personaggi che abbiamo amato sono stati scritti per non essere catalogati. Qualcuno li studierà, come si conviene, ma alla fine saranno i lettori a decretarne la profondità o la leggerezza, il tratto asciutto e seducente o quello morbido e consolatorio. Semmai c’è un solo rammarico, oggi, sul personaggio letterario: suggestionato e dominato dalla sua manìa di grandezza, ha smarrito, strada facendo, il garbuglio narrativo che lo animava e lo esprimeva. Sarebbe opportuno riscoprire la “narratività” per riconoscersi ancora in qualcuno che ci somiglia o ci illumina ma la letteratura – sappiamo bene anche questo – non è una scuola di perfezionamento e richiede che nello scrivere vi siano ricerche e domande, che lo scrivere indichi strutture e direzioni, che sia una sapienza e non un esercizio di abilità.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alessandro Noselli anima del Sassuolo: chi è l'attaccante]]></title>
<link>http://solob.wordpress.com/2009/01/25/serieb-alessandro-noselli-sassuolo-attaccante/</link>
<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 18:13:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>solob</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Sassuolo vola grazie a Noselli. Uno dei protagonisti indiscussi di questa prima parte di stagione]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il Sassuolo vola grazie a Noselli. Uno dei protagonisti indiscussi di questa prima parte di stagione]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il nuovo Joe Torre, un mito che non tramonta: ha portato i Dodgers ai playoff e insegue un altro titolo, mentre i "suoi" Yankees hanno chiuso anzitempo la stagione e lo Yankee Stadium non c'è più. Un ritratto dell'uomo degli anelli, silenzioso e saggio: dai trionfi newyorkesi ai nuovi stimoli di Los Angeles]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/10/01/il-nuovo-joe-torre-un-mito-che-non-tramonta-ha-portato-i-dodgers-ai-playoff-e-insegue-un-altro-titolo-mentre-i-suoi-yankees-hanno-chiuso-anzitempo-la-stagione-e-lo-yankee-stadium-non-ce-piu/</link>
<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:21:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di STEFANO ARCOBELLI L&#8217;addio da lontano, l&#8217;addio silenzioso di Joe Torre, l&#8217;uomo c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di STEFANO ARCOBELLI</strong></p>
<p>L&#8217;addio da lontano, l&#8217;addio silenzioso di Joe Torre, l&#8217;uomo che ha ridato dignità e successi ai Bronx Bombers negli ultimi 14 anni portandoli sempre ai playoff e trionfando in ben 4 World Series su 6 disputate. Quest&#8217;anno al posto di Joe Torre sulla panchina della squadra più famosa delle Major League c&#8217;è Joe Girardi, altro italo-americano ma si vede subito la differenza. Girardi sta in piedi nel dogout, s&#8217;arrabbia, sbuffa, impreca e pure sorride davanti alle telecamere se serve. Torre no, in quella panchina stava sempre seduto, impassibile e fiero, lo sguardo sul match e decisioni prese senza neanche chiamare il telefono o alzarsi. Tutti sapevano cosa dovevano fare con lui. Solo lui ha saputo tenere a bada le irruenze di George Steinbrenner, poi ha capito di aver fatto il suo tempo e ha scelto i Los Angeles Dodgers, un&#8217;altra squadra che aveva nel cuore. Ora gli Yankees sono già in vacanza, i Dodgers disputano i playoff e lo Yankees Stadium non c’è più, ma Torre l&#8217;ha fatto brillare con la sua saggezza, semplicità, con i suoi silenzi e gli sguardi enigmatici ma paciosi, le emozioni controllate in ogni situazione. Sempre. Solo la prima volta pianse a dirotto per l&#8217;anello: gli era appena morto il fratello. E la storia di Torre comincia proprio da lì&#8230;<!--more--><br />
Tutta colpa (o merito) di Frank cuore matto. «Un giorno sarà anche mio quell&#8217;anello». E fu così che Joseph Paul Torre nato a Brooklyn il 18 luglio 1940, decise che la sua vita sarebbe stata votata al baseball. Per sempre. Aveva ancora 20 anni, quando lo decise: niente l&#8217;avrebbe fermato. Giurò a papà Paul che avrebbe seguito, se non migliorato, le orme del fratello maggiore, in carriera tra Philadelphia e Milwaukee. Frank giocava in 1a base. Joe, come la mettiamo? «Calma, che ti raggiungerò: ma prima fammi provare da ricevitore». Cinque anni dopo la scalata cominciata nel 1960, Joe ricevette il Gold Glove (una sorta di Oscar) per la regia sul diamante. Sei anni dopo venne votato come Mvp, il migliore della National League, di cui diventerà il leader in battuta. E spostandosi da Milwaukee ad Atlanta, da St. Louis a New York, sponda Mets: 18 stagioni concluse con 2209 partite giocate, 252 fuoricampo e una media-carriera in battuta di 297, oltre a 8 presenze nell&#8217;All Star Game, esperienze anche in 3a e 1a base. Anche lì ha raggiunto Frank. E lo ha definitivamente superato perchè da allenatore è riuscito a ripercorrere le stesse tappe che da giocatore: dunque ha guidato i Mets dal &#8216;77 all&#8217;81, Atlanta dall&#8217;82 all&#8217;84, St.Louis dal &#8216;90 al &#8216;95, quando decise di dare un taglio: «Basta squadre di National League, vado a cercare successi nell&#8217;American». E dove se non agli Yankees?</p>
<p>Passeranno 20 anni prima che risentiremo parlare di Frank, del suo cuore matto: Joe era preso da un compito leggero come quello di allenatore dei New York Yankees, in astinenza dal 1978. E invece gli tocca seguire, soffrire per Frank, in un letto d&#8217;ospedale in attesa del trapianto. Aveva appena perso l&#8217;altro fratello Rocco, fulminato da un infarto mentre vedeva in tv la squadra di Joe. L&#8217;operazione a Frank andò bene, i suoi Yankees trionfarono contro Atlanta e ora che fai, vuoi sparire? Non ne puoi più del boss, di George Steinbrenner? Sai che non puoi tradire la promessa fatta da ragazzino? Il baseball, tutto il resto non conta. Gli Yankees, non c&#8217;è di meglio nel baseball. E tu sei il loro profeta. Sei rimasto, hai vinto ancora: con la squadra «più determinata che abbia mai allenato». Sei appagato? Signori, questo è un uomo da quasi 6000 partite, ha trascorso in un diamante quasi 6000 giornate, allenamenti esclusi. Sarà ricco, entrerà nella Hall of Fame, è l&#8217;uomo più inseguito a New York. Sarà veramente straordinario chiamarsi Joe Torre. Sarà veramente impossibile penetrare nel privato dell&#8217;allenatore più acclamato d&#8217;America. Eppure ci salva Lauren, 36 anni, seconda dei 4 figli di Joe con Michael, Tina e Andrea, avuta dall&#8217;ultima moglie Alice.</p>
<p>Lauren è «italiana» ormai: non è andata come nel &#8216;96 alle World Series perchè doveva diventare mamma per la seconda volta. Vive a Monza, s&#8217;è sposata con Gianni Ravagnani, scenografo (sta girando un film con Ezio Greggio e Mel Brooks) e aspettava la telefonata di papà perchè in Italia nessuno trasmetteva le finali americane. Alle 7 del 22 ottobre è squillato il telefono, e Lauren si è portata le mani nella collana d&#8217;oro di papà con la griffe NY: «Fantastico Joe, ci vediamo a Natale»?<br />
Neanche Lauren può mancare al Natale in casa Torre, nella villa di Avenue T. Ai fornelli c&#8217;è Joe: da sballo. «Gli piace cucinare, anche in questo è molto italiano, pretende che ci sieda tutti insieme a tavola a pranzo e a cena e che si dicano le preghiere come gli insegnarono i nonni napoletani». E in che altro è bravo veramente? «E&#8217; un collezionatore di vini, ma non può andarli a comprare nei negozi di New York, è una caccia continua di tifosi. Una volta doveva partire urgentemente in aereo per un incontro con Steinbrenner. Venne travolto dalla folla e scappò dall&#8217;aeroporto. Così viene in Europa a comprare i vini». E&#8217; severo, com&#8217;è davvero Joe? «Un tipo tranquillo, che ama molto stare in famiglia, fare la spesa ma non può, giocare a golf soprattutto per beneficena. Non ha molto tempo libero, neanche un mese di vacanze. Va alle Haway ma non sa nuotare, ha paura del mare, lo porterò lo stesso a Ponza». E con voi figli? «Mi porta alle partite da quand&#8217;ero ragazzina, una volta minacciò tutti i giocatori dei Mets: guai se&#8230;disturbate Lauren, vi caccerò». C&#8217;è solo baseball nei dialoghi in famiglia? «Lui scherza molto, non fa pesare nessun problema ma contagia tutti col suo carisma, parla sempre con il cuore, e quando torna a casa bacia i bambini e scappa a giocare col cane Geena a freesbee!». Come fa a resistere al vulcanico George? «Lui non lo teme, Steinbrenner per la prima volta ha capito che l&#8217;allenatore se ne frega delle sfuriate del padrone e questo l&#8217;ha colpito, alla fine si mettono sempre daccordo a suon di battute. E lo rispetta, tanto».</p>
<p>Quando le cose non vanno bene Joe come reagisce? «Lui ha talento nel comando ed esperienza, tratta i giocatori mettendoli a loro agio perchè lui è stato per tanti anni come loro, tira fuori sempre e solo il meglio dalle situazioni. Tutto questo gli è sempre riuscito, anche se si vede solo adesso. Tutti gli ricordano il flop di St.Louis: ma nessuno dice che nel &#8216;95 morì il padrone e che il nipote erede fece di tutto per smantellare la squadra, non assecondando per niente le richieste di papà. Nella sua carriera ha vinto tutto, deve solo entrare nella Hall of Fame ma non dice che ci tiene. Quando non farà più l&#8217;allenatore forse andrà in California (ci è già arrivato&#8230;.ndr) e riprenderà a fare il commentatore tv, ma il baseball non lo lascerà mai». Lauren ogni anno si ritaglia uno spazio per seguire la stagione di papà, col quale è legatissima: solo per amore ha lasciato l&#8217;America. La figlia di Joe appartiene adesso all&#8217;Italia. La figlia di Joe ha fatto lo stesso fioretto di papà, il baseball.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/iVmxvWtEu3A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/iVmxvWtEu3A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il personaggio del giorno: Ramon Tavarez, l'uomo che ha spinto Nettuno sul tetto d'Europa. Vi raccontiamo la storia di un ex-grande prospetto (a 21 anni giocava con Pedro Martinez e Mike Piazza) che perse il treno per la Major League ma che la sua MLB l'ha poi trovata in Italia]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/09/16/il-personaggio-del-giorno-ramon-tavarez-luomo-che-ha-spinto-nettuno-sul-tetto-deuropa-storia-di-un-perdonaggio-che-era-un-grandissimo-prospetto-a-21-anni-giocava-con-pedro-martinez-e-mike-piaz/</link>
<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 00:06:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIOVANNI COLANTUONO Quando aveva 18 anni era un grande prospetto, a soli 21 era a Toronto ad un p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di GIOVANNI COLANTUONO</strong></p>
<p>Quando aveva 18 anni era un grande prospetto, a soli 21 era a Toronto ad un passo dalla Grande Lega. E&#8217; cresciuto ed ha imparato a giocare a baseball con personaggi come Pedro Martinez e Mike Piazza, loro hanno avuto un&#8217; altra storia. Quella che vi raccontiamo noi è quella di Ramon Tavarez, dominicano di nascita ma ormai Italiano a tutti gli effetti. L&#8217;utility della Danesi Nettuno, sempre con il sorriso sulle labbra, un ragazzo che fa gruppo.<!--more--></p>
<p>Il 12 novembre prossimo compirà 39 anni, ha vissuto la sua seconda stagione con la casacca del Nettuno. La prima, quella scorsa, è stata sotto tutti glia aspetti positiva, sono i numeri a dirlo. Ramon è un battitore difficile da eliminare, l&#8217;occhio nel box di battuta è tra i migliori in assoluto in serie A1. Con lui nel box i lanciatori tirano molto. Nel 2007 ben 29 basi su ball ed una percentuale di arrivo in base di 452, numeri secondi solo a quelli di Giuseppe Mazzant. Nella regular season 2008 la conferma su ottimi livelli, utilizzato praticamente sempre da Ruggero Bagialemani,  come prima e seconda base. Decisivo nella final four di Barcellona con due punti battuti a casa sia in semifinale che nella finalissima, quelli decisivi per la conquista del titolo Europeo per il Nettuno, non a caso eletto MVP dell’European Champions Cup.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Tavarez in Italia risale al 2001, ingaggiato dall&#8217;Anzio. Le sue prestazioni sono ottime da subito. Nella sua prima stagione in Italia risulta il secondo battitore assoluto della A1 con 388 di media e primo assoluto nella media bombardieri con 657 di slugger. La stagione seguente si ripete, è terzo nella classifica di media battuta dietro a Munoz e Dallospedale con 383 di media. Si conferma anche nel 2003 con 380 MB. La sua continuità nel box è incredibile, a fa il paio con le ottime prestazioni nel ruolo di shortstop che Carlo Morville gli assegnò. Poi l&#8217;Anzio scende in A2 e lui continua a martellare, 404 di media poi 350 nell&#8217;ultima stagione ad Anzio.</p>
<p><strong>Ramon ricordi il tuo arrivo in Italia? </strong></p>
<p>&#8220;Sì, arrivai ad Anzio dopo aver disputato alla grande le Winter League &#8211; racconta &#8211; ero in ottima condizione, ho reso da subito. Ero molto contento anche del rapporto con Carlo Morville. Quando sono arrivato nel Nettuno i ruoli erano ben definiti, con Mazzanti, Schiavetti e Mc Namara, tutti grandi giocatori, io mi sono messo a disposizione di Bagialemani ed ho giocato agli esterni&#8221;.</p>
<p><strong>Ramon, sei nato nella Repubblica Dominicana una delle culle del baseball, dove i bambini giocano elle strade&#8230;</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; così, è da quando avevo 8 anni che gioco a baseball. Mi sono sempre allenato tanto da piccolo, fino a 18 anni per cercare di strappare un contratto importante nelle leghe americane. Il baseball non è uno sport facile, come la gente può credere, la palla viaggia velocissima. Bisogna allenarsi tanto, c&#8217;è sempre da imparare. Io sono cresciuto insieme a giocatori famosissimi come Pedro Martinez dei Mets, anche Mike Piazza è un mio carissimo amico: eravamo insieme nell&#8217;organizzazione dei Dodgers nel 1988. Loro hanno avuto una carriera importante, per me il destino è stato diverso. Ho pagato per il mio temperamento troppo &#8220;caliente&#8221; , ho dovuto lasciare Toronto che avevo solo 21 anni, in quel momento potevo fare il grande salto in Major. Però il destino per me ha voluto così&#8221;. Un destino che ha portato Ramon in Italia, dove ha trovato l&#8217;amore, una famiglia ed un presente che lo rende felice. &#8220;La vita mi ha dato un&#8217;altra opportunità qui in Italia, e sono felicissimo. Mi sono sposato con Vania, ho due meravigliosi figli. Vivo a Tor San Lorenzo, vorrei costruire un campo da baseball lì, c&#8217;è molto terreno disponibile -continua Ramon -mi piacerebbe un giorno insegnare il baseball ai bambini di Tor San Lorenzo. La mia famiglia è contenta del mio lavoro ed io, da quando mi sono sposato, ho trovato un mio equilibrio caratteriale. Grazie a mia moglie ed anche al Nettuno, De Carolis e Ruggero sono sempre pronti a farmi mantenere la calma nei momenti difficili&#8221;.</p>
<p><strong>Sei campione d’Europa, è la tua prima grande vittoria della carriera&#8230;</strong></p>
<p>”Stavamo giocando con il cuore in mano &#8211; dice Tavarez – non potevamo perdere quella finale. Loro già ci avevano battuti a Nettuno in campionato e noi avevamo tanta voglia di rivincita. Stavamo giocando meglio di loro ma la sfortuna ci aveva fermato, una bella linea di Castrì era finita nel guanto della difesa e avevano trovato anche l’uomo fuori base, se passava quella palla avremmo pareggiato prima.  Da Silva stava dominando, poi con Martignoni è cambiata la situazione, io con due uomini in base ho pensato solo a mandarla il più lontano possibile, volevo almeno portare a casa il pareggio.  Poi per me quest’anno è stato difficile battere da sinistra, con Martignoni ho battuto da destra ed io mi sento un leone da quella parte. Il prossimo anno dobbiamo riportare anche lo scudetto a Nettuno, ci tengo, per tutti i tifosi”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il personaggio:C.S Lewis...e Narnia.]]></title>
<link>http://librimetropolitani.wordpress.com/2008/08/21/il-personaggiocs-lewise-narnia/</link>
<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 22:01:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>violante</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alcune evicende biografiche di Lewis meritano di essere analizzate con una attenzione perché &#8211;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:dTSBFvXBwPLAEM:http://bp2.blogger.com/_MCnB_TxJ4VY/R50zPi2tRrI/AAAAAAAAASo/iGWiiimr8aw/S1600-R/Lewis-764447.jpg" alt="" /><br />
Alcune evicende biografiche di Lewis meritano di essere analizzate con una  attenzione perché &#8211; contrariamente a quanto avrebbe forse sostenuto lo stesso Lewis nella sua veste di critico letterario &#8211; nel caso particolare di questo scrittore si possono ritrovare tematizzate nelle sue opere: si veda ad esempio la morte della madre avvenuta quando Lewis aveva solo 10 anni o la complessa evoluzione intellettuale del giovane Lewis sfociata nella conversione al cristianesimo anglicano, per non parlare dell&#8217;amicizia con i membri del club degli Inklings J.R.R. Tolkien e Charles Williams. Che Lewis ritenesse la sua biografia degna di interesse per i lettori è testimoniato &#8211; se non altro &#8211; dal fatto che egli stesso ha pubblicato una autobiografia dei suoi anni giovanili.Lewis pubblica nel periodo tra il 1930 e il 1950 la maggior parte delle sue opere, sia quelle prettamente accademiche che i romanzi. Importante in questi anni è la sua amicizia con Charles Williams che assiema a Tolkien è membro del circolo letterario degli Inklings. In quegli anni Lewis dichiara apertamente che Williams è l&#8217;autore che lo ha influenzato di più. Tolkien invece è molto diffidente nei confronti degli interessi esoterici di Williams. Mentre continua la sua carriera accademica Lewis già nel corso degli anni quaranta raggiunge una enorme popolarità grazie ai suoi romanzi e ai suoi saggi che vendono milioni di copie tanto da meritare nel 1947 l&#8217;articolo di copertina di Time Magazine, che viene intitolato &#8220;Don v. Devil&#8221; con riferimento a Le lettere di Berlicche pubblicate nel 1942. Ma questa popolarità diventa se possibile ancora maggiore quando, a partire dal 1950, Lewis comincia a dedicarsi alla narrativa per l&#8217;infanzia pubblicando le storie delle Cronache di Narnia.<br />
Lewis è ormai all&#8217;apice della sua fama quando, nel 1950, riceve la prima lettera di Helen Joy Davidman-Gresham, una americana appassionata delle sue opere. Con lei inizia subito un lungo rapporto epistolare. Coincidenza singolare: nelle opera di Lewis il misterioso rapporto dell&#8217;uomo con l&#8217;assoluto e con il desiderio che ne è la manifestazione viene descritto con il concetto di ricerca della gioia (in inglese joy, si veda a questo proposito l&#8217;autobiografia Surprised by joy). All&#8217;età di 52 anni Lewis finisce con l&#8217;incontrare una donna che si chiama proprio Joy e si innamora di lei. Il rapporto continua in forma epistolare finché, nel 1952, Lewis incontra personalmente la donna ed inizia a frequentarla. Nel 1956 si unisce a lei con un matrimonio civile (ufficialmente solo per garantirle la cittadinanza inglese) e nel 1957 celebra anche le nozze religiose secondo il rito anglicano. Joy però si ammala di cancro alle ossa e muore nel 1960.<br />
Il racconto dell&#8217;esperienza della morte della moglie e dei momenti successivi è affidato alle pagine di Diario di un dolore (A Grief Observed), pubblicato nel 1960 con lo pseudonimo di N.W.Clerk.<br />
Nel 1942 Lewis raggiunge una enorme notorietà (tanto da meritare nel 1947 la copertina del settimanale Time [1]) per il libro Le lettere di Berlicche. Il libro è incentrato sulla bizzarra corrispondenza tra un funzionario di satana e suo nipote, apprendista diavolo custode. Si tratta di una geniale riflessione sulla natura umana mirata a recuperare il senso del concetto di peccato e a strapparlo dalla banalizzazione cui l&#8217;ha ridotto la cultura contemporanea. L&#8217;opera costituisce una precisa descrizione dei conflitti interni dell&#8217;animo umano non trascurando, in questo intento, l&#8217;ingrediente sublime dell&#8217;ironia, elemento essenziale in pressoché tutta l&#8217;opera di Lewis.</p>
<p>Nel 1945 Lewis pubblica Il grande divorzio un sogno o visione ispirato alla Divina Commedia di Dante. Lewis immagina di viaggiare nell&#8217;oltretomba guidato da George MacDonald e di incontrare le anime dei defunti che devono dimostrare di aver superato il pregiudizio fondamentale che le mantiene prigioniere dell&#8217;inferno: l&#8217;idea per cui &#8220;Io sono mio&#8221;. Lewis lascia insieme alle ombre un paese grigio e tetro e con loro arriva ad una terra luminosa e di tale splendente consistenza che le ombre ne sono ferite in tutti i loro movimenti (un richiamo al mondo delle idee di Platone). Qui egli assiste agli incontri tra le ombre e gli abitanti di quella terra, che sono venuti incontro ai fantasmi per accompagnare ciascuno di loro alle montagne lontane.</p>
<p>Lewis ottiene una enorme fama come scrittore per l&#8217;infanzia dal successo della serie di fiabe moderne scritte tra il 1950 ed il 1956 che compongono la saga de Le Cronache di Narnia. Si tratta un ciclo composto da sette libri che parlano delle avventure di quattro ragazzi, i quali per sfuggire dai bombardamenti di Londra si rifugiano in campagna e qui in una vecchia soffitta scoprono un armadio magico tramite il quale si accede ad un mondo fantastico in cui è sempre inverno ma non è mai Natale; questo è inizialmente il regno di Narnia. Ma Narnia grazie ai quattro ragazzi dopo molte vicende diventerà un mondo magnifico in cui la natura trionfa. Il nome di Narnia era conosciuto a Lewis fin dall&#8217;infanzia, infatti nel suo atlante latino era sottolineato nella cartina d&#8217;Italia la città di Narnia ora chiamata Narni. La casa di produzione Walden Media sta trasformando Le Cronache di Narnia in un ciclo di film. Il primo episodio Le Cronache di Narnia: Il Leone, la Strega e l&#8217;Armadio è uscito nel 2005; è stato il secondo film per incassi del 2005 in Nord America.</p>
<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:XnEFD30JG_c8gM:http://www.film.it/fnts/cartoni/immagini/narniagalleria/pagina/copertina.jpg" alt="null" /> <img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:EA7v5H5loGQg6M:http://blog.edidablog.it/b2evolution/files/Image/ora%2520id/Libro_narnia_cop_(1).jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Le cronache di Narnia.</strong><br />
Le Cronache di Narnia (The Chronicles of Narnia) è una serie di sette romanzi fantasy per ragazzi scritti da C. S. Lewis.<br />
Presentano le avventure di un gruppo di bambini che giocano un ruolo centrale nella storia del reame di Narnia, dove gli animali parlano, la magia è comune ed il bene è in lotta con il male. I libri sono famosi anche per le illustrazioni di Pauline Baynes.Narnia è un mondo immaginario e fantastico creato da Clive Staples Lewis dove è ambientata la serie fantasy Le Cronache di Narnia.<br />
Esso, come viene descritto nel primo libro della saga lunga sette volumi delle “Cronache di Narnia”, viene creato dal grande leone Aslan, re di Narnia. Il leone, infatti, aveva creato Narnia con il suo canto, dal buio aveva fatto sorgere il sole, alzato colline, monti e piantato alberi, fatto nascere una rigogliosa vegetazione (tra cui un particolare lampione) e dato vita a meravigliosi animali parlanti ed intelligenti.<br />
La terra di Narnia è la parte centrale delle regioni fantastiche create da C.S.Lewis.<br />
Ostacolata dai massicci della terra di Archen, a Sud (il monte Pire e&#8217; il più alto) con capitale Anvard, dominata anticamente dalla stirpe di re Luni, padre di Shasta e Corin (&#8220;Il cavallo e il ragazzo&#8221;) e a nord dalle cime dei Giganti, dove Eustachio e Jill vissero fantastiche avventure (&#8220;La sedia d&#8217;argento&#8221;), Narnia è una regione quasi interamente coperta da boschi.<br />
Dalla Landa della Lanterna all&#8217;oceano orientale,comprese le isole ivi presenti, quali Therabinthia o Telmar, tutto appartiene alla fantastica terra.<br />
Narnia è l&#8217;antico nome &#8211; fin dal 299 a.C. &#8211; della città di Narni in Umbria. Tale nome era ben noto allo scrittore del mondo di Narnia , che aveva letto piu&#8217; volte questo nome tra i classici latini e l&#8217;aveva poi ritrovato sul suo vecchio atlante.</p>
<p>I nell&#8217;ordine di pubblicazione sono:<br />
1950 Il leone, la strega e l&#8217;armadio (The Lion, the Witch, and the Wardrobe)<br />
1951 Il principe Caspian (Prince Caspian)<br />
1952 Il viaggio del veliero (The Voyage of the Dawn Treader)<br />
1953 La sedia d&#8217;argento (The Silver Chair)<br />
1954 Il cavallo e il ragazzo (The Horse and His Boy)<br />
1955 Il nipote del mago (The Magician&#8217;s Nephew)<br />
1956 L&#8217;ultima battaglia (The Last Battle)<br />
Il primo editore americano Macmillan, numerò i libri e li pubblicò nell&#8217;ordine di pubblicazione originale. Quando HarperCollins ottenne la serie rinumerò i libri usando l&#8217;ordine cronologico interno, come suggerito dal figlio adottivo di Lewis, Douglas Gresham.<br />
Il nipote del mago<br />
Il leone, la strega e l&#8217;armadio<br />
Il cavallo e il ragazzo<br />
Il principe Caspian<br />
Il viaggio del veliero<br />
La sedia d&#8217;argento<br />
L&#8217;ultima battaglia<br />
L&#8217;edizione italiana pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore ha seguito l&#8217;ordine cronologico della HarperCollins, pubblicando le Cronache di Narnia in tre volumi:<br />
1992 Le Cronache di Narnia [Volume Primo] contenente Il nipote del mago, Il leone, la strega e l&#8217;armadio e Il cavallo e il ragazzo<br />
1993 Le Cronache di Narnia [Volume Secondo] contenente Il principe Caspian e Il viaggio del veliero<br />
1993 Le Cronache di Narnia [Volume Terzo] contenente La sedia d&#8217;argento e L&#8217;ultima battaglia<br />
2005 Le Cronache di Narnia contenente l&#8217;intero capolavoro. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL PERSONAGGIO - Richard Austin, il re dei fuoricampo, si racconta: "I miei homers comincio a prepararli durante la settimana, lavorando duro perchè è in allenamento che prepari la mente a vincere le partite" ]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/08/06/il-personaggio-richard-austin-il-re-dei-fuoricampo-si-racconta-i-miei-homers-comincio-a-prepararli-durante-la-settimana-lavorando-duro-perche-e-in-allenamento-che-prepari-la-mente-a-vincere-le/</link>
<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 03:20:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
<guid>http://doubleplay.wordpress.com/2008/08/06/il-personaggio-richard-austin-il-re-dei-fuoricampo-si-racconta-i-miei-homers-comincio-a-prepararli-durante-la-settimana-lavorando-duro-perche-e-in-allenamento-che-prepari-la-mente-a-vincere-le/</guid>
<description><![CDATA[di MAURIZIO ROVERI Ti colpisce al cuore. Te lo fa sanguinare. I suoi homeruns sono tuono e lampi. Ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di MAURIZIO ROVERI<br />
</strong><em><br />
Ti colpisce al cuore. Te lo fa sanguinare. I suoi homeruns sono tuono e lampi.<br />
Richard Austin è l’incubo dei lanciatori. E’ il bomber che te la può buttar fuori in qualunque momento.<br />
Le sue battute, vertiginose e potenti, sono occhi di fuoco nella notte.<br />
Mani grandi, solide, sicure, ad impugnare la mazza fiammeggiante. E poi… quel giro di polsi, secco, vorticoso, graffiante. Come una frustata.<br />
E la pallina vola. Vola verso il cielo. Perdendosi nel buio, fra gli alberi o nella campagna.</em></p>
<p><!--more--><em><br />
Il brivido del fuoricampo sulla pelle. Pura felicità. La sensazione più forte per un battitore.<br />
E tu, Richard, ne hai già provate tante di queste emozioni.<br />
In America, nelle Leghe Indipendenti, l’hai sbattuta fuori 78 volte. In sette anni. Dal 2001 al 2007, tra Springfield, Rockford, Fargo-Moorhead.<br />
Sei arrivato in Italia, la primavera scorsa. Ci hai messo un attimo, a capire, ad ambientarti, ad adattarti al nostro baseball. In un attimo hai cominciato a flagellare i pitchers. Per la gioia di manager Marco Nanni (che sognava per la sua Fortitudo un “cleanup” proprio di questo tipo) e del direttore sportivo Cristian Mura il quale, al suo primo anno da dirigente a Bologna, ha avuto la responsabilità di fare il mercato e il merito di costruire quella che si sta rivelando la Fortitudo dei sogni.<br />
Grande, grosso, potente. Occhi della tigre. Richard Austin è l’orco cattivo per i lanciatori. Così sembra, a chi lo vede quand’è – intenso e aggressivo – nel box di battuta.<br />
In realtà, questo ragazzone nato nello stato di New York ma residente a St Louis, è persona gentile e squisita. Lo vedi sempre sereno, sorridente, socievole, cordiale. Ama quello che fa: giocare a baseball. Ama farlo bene. Ama essere a Bologna e vivere quest’esperienza in un gruppo che ha un senso fortissimo dell’amicizia.<br />
E allora ti rendi conto che Richard Austin non è soltanto un grande giocatore, ma è anche un personaggio speciale. Da apprezzare totalmente.<br />
E noi, attraverso quest’intervista, vogliamo farvelo conoscere meglio il “personaggio” Austin.</em></p>
<p><strong>Richard, sei stato il protagonista della regular season: primo negli homers, primo per produzione di RBI, primo per slugging pct, primo per totale basi. Ma ora arriva il clou della stagione ed è qui che dovrai fare la differenza. Cosa prometti per i playoff?</strong><br />
“Cercherò, cercheremo, di fare tutto quello che abbiamo fatto nella regular season. Continueremo a concentrarci intensamente gara per gara. Giocare duro, per vincere, una partita alla volta. Questo è stato il segreto della nostra ottima regular season”.</p>
<p><strong>Una domanda scontata: come mai un giocatore così forte, un battitore così potente, non ha mai avuto l’opportunità di arrivare in Major League o almeno in Triplo A?</strong><br />
“Vorrei avere una risposta. Ma la risposta non ce l’ho. Sono stato sette anni in Independent League, crescendo stagione dopo stagione, non so il motivo perché non sono andato salito più in alto. Comunque, sono contento di giocare qui e di essere utile alla Fortitudo. Poi, la speranza rimane. La speranza che qualcosa d’importante succeda e di venir chiamato a giocare in una Lega d’alto livello”.</p>
<p><strong>A proposito di livello tecnico, come hai trovato l’Italian Baseball League?</strong><br />
“Sicuramente si gioca ad un buon livello, confrontandolo con la Northern League e la Frontier League dove ho giocato io. Però nella mia mente c’è baseball e baseball, comunque lo giochi. La differenza sta dove si gioca di più e dove si gioca di meno. Venendo in Italia, mi sono trovato nella necessità di adattarmi. Cioè mi sono dovuto abituare a giocare tre partite la settimana, anziché tutti i giorni com’ero abituato a fare prima. Il problema per uno straniero può essere quello, più che il livello del gioco. Ho capito le differenze. E penso di essermi adattato abbastanza bene”.</p>
<p><strong>Dieci fuoricampo realizzati. Miglior fuoricampista della regular season. Qual è stato l’homerun più eccitante, quello che ricordi più volentieri o con particolare emozione?</strong><br />
“Il primo. Quello che ho realizzato allo stadio di Parma, il 25 aprile, al sesto inning. Un fuoricampo da 2 punti. Perché ricordo particolarmente volentieri questo? Innanzitutto perché era in campo opposto, a sinistra, io sono un mancino in battuta. E poi perché era il primo che facevo in una Lega nuova per me, in una squadra nuova, con compagni nuovi. Mi ha dato emozioni particolari”.</p>
<p><strong>Ma c’è nel campionato italiano un lanciatore che sa mettere a disagio Richard Austin?</strong><br />
“Mi ha messo in difficoltà, con i suoi lanci e la sua classe, Giovanni Carrara. Be’, lui ha anche un passato prestigioso. In linea di massima, comunque, so cosa fare contro i lanciatori del campionato italiano: grazie soprattutto ai miei compagni che mi illustrano le caratteristiche di ogni pitcher, e così sono sempre preparato”.</p>
<p><strong>Richard, che cosa fai per raggiungere il top della concentrazione quando stai per entrare nel box di battuta?</strong><br />
“La concentrazione comincia prima. Io osservo attentamente ogni turno in battuta dei miei compagni di squadra, per capire il lanciatore. Dal dugout mentalmente mi immedesimo in un mio compagno e penso, lancio dopo lancio, a cosa farei io in quel momento”.</p>
<p><strong>Hai una tattica per impressionare, per impaurire il lanciatore avversario?</strong><br />
“No, non faccio niente di particolare per imporre la mia personalità o la mia fisicità. Una cosa che sicuramente è utile è colpire la palla forte, con notevole aggressività, nei primi turni di battuta: questo può servire per condizionare un po’ il lanciatore, per togliergli qualcosa sul piano della serenità, del coraggio. Non uso atteggiamenti provocatori, non mi piace, il pitcher ha la palla in mano e va rispettato. Cerco di intimidirlo con la mia sicurezza. Un battitore deve sempre sentirsi sicuro”.</p>
<p><strong>Quanto conta la fiducia? La fiducia di poter battere qualsiasi tipo di lancio…</strong><br />
“Uno dei concetti fondamentali della battuta è che se non hai fiducia in te stesso, non puoi battere bene né forte. La fiducia è l’aspetto più importante. Forse non si vede, ma quando io vado in battuta ho la fiducia di poter battere qualsiasi lancio”.</p>
<p><strong>Quali sono le linee-guida, dal punto di vista tecnico e mentale, che ti hanno accompagnato nella tua carriera?</strong><br />
“La preparazione mentale comincia in allenamento, durante la settimana. Lavorando forte, sia sulla battuta sia sulla difesa. Quando sei in partita, tutto deve venire in modo molto istintivo. Vuol dire che hai preparato bene le cose, hai curato ogni dettaglio. Dobbiamo allenare la mente in allenamento, giorno dopo giorno, per poi essere in grado di vincere le partite”.</p>
<p><strong>Quali sono le cose più importanti della tua vita, oltre al baseball?</strong><br />
“La famiglia. La mia famiglia è negli Stati Uniti, la sento tutti i giorni, mi dà un supporto importante aiutandomi ad avere sempre un atteggiamento positivo”.</p>
<p><strong>E’ vero che sei laureato in psicologia?</strong><br />
“Servizi sociali. Ho già lavorato un po’ con bambini e ragazzi in difficoltà. Questo in futuro potrebbe diventare il mio lavoro, da abbinare magari ad una attività di coach per rimanere anche nell’ambiente del baseball”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alla scoperta del personaggio Ugueto: da interbase e da leadoff il venezuelano sta diventando l'uomo in più del Nettuno]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/07/17/alla-scoperta-del-personaggio-ugueto-da-interbase-e-da-leadoff-sta-diventando-luomo-in-piu-del-nettuno/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:05:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIOVANNI COLANTUONO Se la rinuncia ad un giocatore del calibro di Frank Menechino poteva rapprese]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di GIOVANNI COLANTUONO</strong></p>
<p>Se la rinuncia ad un giocatore del calibro di Frank Menechino poteva rappresentare un indebolimento tecnico per la Danesi Nettuno, in realtà l’inserimento di Luis Ugueto nei meccanismi difensivi di manager Bagialemani sta dando i suoi frutti. Ad inizio stagione nel delicato ruolo di interbase è esploso il rookie Renato Imperiali, le strepitose prestazioni del giovane talento nettunese hanno tolto parecchi  pensieri a Bagialemani, a cui va il merito di aver creduto da subito nel giovane interno. C’era anche la squalifica di Igor Schiavetti e la schiena di Menechino a pezzi. Ad un certo punto con l’infortunio di Imperiali ed il taglio di Menechino, il Nettuno si è ritrovato con il problema di schierare uno shortstop in piena forma fisica, visto che anche Schiavetti convive ormai da un anno con un ginocchio che fa i capricci. Ecco allora spuntare la scelta di Luis Ugueto.</p>
<p><!--more--> Ruggero Bagialemani conosceva bene le potenzialità dell’ex Seattle Mariners, così come Giovanni Carrara che lo ha avuto come compagno di squadra  in Winter League nei Cardinales de Lara.  Ugueto per sua scelta non stava disputando nessun campionato. In inverno era stato tra i migliori battitori dei Cardinales, tanto da meritare, proprio insieme a Carrara, un posto nella squadra che rappresentava il Venezuela nelle Carribean Searies. Per lui anche un fuoricampo nelle partite delle Series. Poi aveva pensato di fermarsi, anche per stare vicino alla moglie prossima al parto del secondo figlio. A fine maggio la chiamata del Nettuno, nel dire sì Luis ha forse pensato che nel Nettuno avrebbe ritrovato gli ex compagni Carrara e Duran. Valigie in fretta e furia ed all’arrivo a Nettuno subito in campo contro il Godo. Con il passare delle settimane, la condizione fisica che migliorava, e l’occhio in battuta tornava ad essere quello delle Winter League.</p>
<p>Oggi Ugueto è un giocatore che ha un peso determinante nella formazione nettunese. Qualche partita in seconda base, poi Bagialemani l’ha spostato all’interbase ed il suo rendimento ha raggiunto gli attuali buoni livelli. Con Imperiali in seconda forma una cerniera eccellente, spettacolare un loro doppio gioco contro il Rimini. “ Gioco vicino a due grandi giocatori come Mazzanti ed Imperiali – dice Ugueto – con loro è stato facile inserirsi negli schemi difensivi e nelle giocate speciali che vuole il nostro manager”.</p>
<p>La tua condizione è cresciuta notevolmente</p>
<p>”Ora sto bene, ma ho ancora margini di miglioramento. Quando mi ha chiamato il Nettuno non stavo giocando, facevo solo allenamenti. Mi serviva  tempo per riprendere il ritmo delle partite e l’occhio con i lanciatori. Poi il campionato italiano è di grande livello e bisogna allenarsi molto per riuscire a fare bene”.</p>
<p>Un caso che il tuo rendimento sia migliorato da quando giochi interbase e sei il leadoff della squadra?</p>
<p>“Credo che le mie medie siano migliorate perché mi sto allenando molto, tanto batting practice. Io sono un utility e cerco di farmi trovare pronto per ogni esigenza del manager”.</p>
<p>Personaggio simpatico ed allegro fuori dal campo, Ugueto si è subito inserito nel gruppo del Nettuno. Facilitato anche dalla presenza di altri venezuelani, che Luis già conosceva. Da poco anche la sua famiglia l’ha raggiunto in riva al Tirreno, e chissà che il figlio in arrivo non sia destinato a nascere “nettunese”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[IBL, il personaggio: Ilo Bartolucci, una prima vittoria stagionale che ha un valore enorme per i Pirati di Rimini]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/07/01/ibl-il-personaggio-ilo-bartolucci-una-prima-vittoria-stagionale-che-ha-un-valore-enorme-per-i-pirati-di-rimini/</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 22:58:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di MASSIMILIANO MUSSONI Avrebbe qualche sassolino da togliersi, Ilo Bartolucci, e invece preferisce ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di MASSIMILIANO MUSSONI</strong></p>
<p>Avrebbe qualche sassolino da togliersi, Ilo Bartolucci, e invece preferisce lasciarlo lì buono nella scarpa. Meglio concentrarsi sul week end appena passato, con i Pirati capaci di salvare serie e stagione con una soffertissima vittoria in garatre.</p>
<p><!--more-->“Per come sono andate le cose – commenta il pitcher neroarancio – saremmo potuti tranquillamente tornare da Nettuno con la tripletta in tasca o, al contrario, con tre sconfitte sul groppone. Alla fine siamo riusciti a vincere almeno l’ultima sfida, meritatissima, restando così in corsa per i play off. Ciò che più mi conforta, a parte il risultato, è stato vedere il nostro atteggiamento nella gara di sabato sera: negli occhi dei miei compagni ho scorto infatti una grande determinazione, nessuno ci stava a perdere e il fuoricampo di Balgera al dodicesimo è stato il giusto premio per tutti i nostri sforzi”.</p>
<p>Peccato per le sconfitte nelle prime due partite, con un po’ più di attenzione si sarebbero potute evitare. “In garauno va comunque fatto un grande applauso a Martinez, che ha lanciato in maniera fantastica. Il cambio con Beech all’ottavo? Ci stava, Gustavo era un po’ stanco e quando si ha un rilievo a disposizione bisogna utilizzarlo. E poi Matt non si è comportato affatto male, il problema è che la difesa non lo ha aiutato nel migliori dei modi. Certo, adesso possiamo stare qui a recriminare per non aver sfruttato quella ghiotta occasione al sesto (due uomini in zona punto e zero out), ma non dimentichiamo che di fronte avevamo un signor lanciatore come Cruz, che conosce il suo mestiere”.</p>
<p>Molti rimpianti restano anche per la sfida di sabato pomeriggio. “Probabilmente il rammarico più grosso è quello di non aver chiuso la partita all’inizio, quando non abbiamo dato il colpo di grazia a un Carrara in difficoltà. La stessa cosa dicasi per quanto accaduto al nono, quando ci siamo ritrovati con prima e seconda occupate e zero eliminati senza riuscire a segnare nemmeno un punto. Sono  cose che, però, possono sempre succedere e non mi va di puntare il dito contro alcuno dei miei compagni. Anzi, mi reputo io stesso il primo responsabile per la sconfitta, perché quel lancio su Leonardo Mazzanti, che ha poi battuto il singolo della vittoria, era proprio sbagliato. La dritta mi è rimasta in mezzo al piatto e sono stato punito”.</p>
<p>In serata ti sei però subito riscattato. “Sì, per fortuna è arrivata la mia prima vittoria stagionale, era ora… Quando sono salito sul monte ho pensato semplicemente a dare il massimo, senza preoccuparmi della sconfitta subita al pomeriggio. Mi sono spesso ritrovato con l’uomo in seconda ma, in quei momenti, mi sono concentrato soltanto sul battitore. Il resto lo ha poi fatto Spinelli, che è stato davvero bravo a gestire la situazione dietro il piatto. Devo ammettere che abbiamo proprio due grandi ricevitori! Tra l’altro, alla fine dell’undicesimo inning Catanoso è venuto a chiedermi se me la sentissi di continuare e io non ci ho pensato su un attimo: a costo di perdere due partite in un giorno, gli ho risposto che io sul monte, al terzo supplementare, ci volevo salire con tutte le mie forze, anche perché avrei dovuto affrontare la parte bassa del line up nettunese. Il solo homer di Balgera mi ha poi reso il compito un po’ più semplice. Ma i meriti del successo non sono soltanto i miei: Patrone, per esempio, ha confermato dopo Redipuglia di essere in crescita, mentre Quattrini ha pagato i suoi vent’anni ma ha un gran talento e il futuro è tutto dalla sua parte”.</p>
<p>La rincorsa ai play off continua. “Abbiamo due partite di svantaggio dal San Marino e per questo, nel derby che scatterà da giovedì sera, dovremo quantomeno strappare ai Titani la doppietta. Ma non c’è soltanto la T&#38;A nel mirino, perché anche il Grosseto è alla nostra portata. L’importante sarà comunque scendere in campo combattivi e concentrati come a Nettuno”.</p>
<p>Come giudichi la tua stagione finora? “Sono partito piuttosto male, anche a causa di qualche acciacco fisico e di alcuni problemi fuori dal campo. Adesso invece sto fisicamente bene, mi sento in crescita e mi auguro di continuare così. La vittoria di sabato sera è stata una rivincita? No, a chi mi critica non dico nulla, lo invito soltanto a venire allo stadio perché vedrà delle belle partite”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ti sei mai accorto di essere alto?]]></title>
<link>http://apptivioaorologeria.wordpress.com/2008/06/18/ti-sei-mai-accorto-di-essere-alto/</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:45:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>apptivioaorologeria</dc:creator>
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<description><![CDATA[Beh si, giovane amico, direi di si. Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la mani]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-219" src="http://apptivioaorologeria.wordpress.com/files/2008/06/dibujo.jpg" alt="" width="450" height="170" /></p>
<p style="text-align:justify;">Beh si, giovane amico, direi di si.<br />
Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la maniera migliore per dire che disturbo il suo campo visivo. Gli rispondo, semplicemente: no, pensa tu la novità! Mi giro. Lo dico sempre: non sono un tipo umorale e di solito collaboro con chi mi chiede un favore. Una cosa non sopporto: la scortesia.<br />
Mi tocca la spalla: di nuovo!. Ho la mia birra, ho la mia partita, esco da un esame, ti giuro, riccioluto bonazzo, non ne ho voglia. Intendevo dire che se arrivi e ti metti davanti, poi chi sta dietro non ci vede. Avevo colto l&#8217;ironia, grazie, comunque sono andato avanti perchè qui ci sono i miei amici: vedi, sono tutti questi. Comunque se vuoi passa avanti. No, voglio stare qua. Mi giro, di nuovo, senza una parola. Lo sento protestare con la biondazza che ha di fianco. Lo vedrò di nuovo sfiorare la rissa con uno scalmanato da stadio. Non so dove nasce l&#8217;equivoco, credo affondi lunghissime radici nel passato, ma pare che per impressionare una ragazza molti giovanotti credano di dover essere arroganti, spavaldi, fastidiosamente sarcastici, aggressivi. Pazienza.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Erasmus. Tipico!  (7)   l&#8217;Italiano</p>
<p style="text-align:justify;">Nessuno, nessuno in assoluto ti dirà mai che gli italiani gli stanno antipatici. Molta gente aggiunge, per contrasto, che i francesi si, quelli sono insopportabili. C&#8217;è di più, quando scoprono di dove sei, quasi tutti ti raccontano quanto era simpatico il loro amico erasmus italiano dell&#8217;anno scorso.<br />
Sin embargo (d&#8217;altro canto), appena sottopelle quasi tutti i miei coetanei europei hanno un&#8217;opinione pessima dell&#8217;Italia. A volte è solo un sarcasmo da ridolini (tedeschi), spesso è un sottile disprezzo (svizzeri), capita che sia un livore sordo e senza appello (francesi, ciao ciao cari).<br />
Sono sempre stato disponibile a discutere del mio paese, dei suoi difetti e delle sue meraviglie, ma credo che l&#8217;erasmus mi abbia cambiato definitivamente. D&#8217;ora in poi giudicherò prima di tutto l&#8217;onestà dell&#8217;interlocutore: se questi si rivelerà un difensore a spada tratta del suo paese, uno che non riconosce i suoi difetti, non sarò mai più da meno.</p>
<p style="text-align:justify;">Eh no, caro il mio Yves-Pierre-Jean-Jacques, dicendo che il rigore era il solito regalo arbitrale all&#8217;Italia hai decisamente esagerato. Ridicolo e infantile. Quel sorriso, caro mio, non te lo faccio passare più. Te lo giuro mon cher.</p>
<p style="text-align:justify;">meno 15.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IBL, verso Grosseto-Nettuno. Andrea Sgnaolin, gioiello del Montepaschi, è pronto a ripetere la tempestosa performance della settimana scorsa]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/12/ibl-verso-grosseto-nettuno-andrea-sgnaolin-gioiello-del-montepaschi-e-pronto-a-ripetere-la-tempestosa-performance-della-settimana-scorsa/</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 23:26:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIULIO DE PAOLA Andrea Sgnaolin è ormai da tempo una importante realtà del baseball italiano. Azz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di GIULIO DE PAOLA</strong></p>
<p><strong></strong>Andrea Sgnaolin è ormai da tempo una importante realtà del baseball italiano. Azzurro, titolare del Montepaschi Grosseto campione d&#8217;Italia, sta proponendosi in questo campionato con numeri decisamente significativi: 316 di average (il quinto in assoluto fra  giocatori di scuola italiana), 429 di slugging%, ben 42 totale basi e un 352 di percentuale di arrivi in base. Una settimana fa, nel trittico del Montepaschi in Venezia Giulia contro Redipuglia, Sgnaolin è stato letteralmente tempestoso. A 24 anni è già un grande.</p>
<p><!--more-->La carriera di Andrea. Debutta giovanissimo nelle serie minori con il Viterbo e passa al Bbc Grosseto neanche ventenne, già così giovane nel giro della nazionale.<br />
Siamo nel 2002 a Roma, in occasione della festa per i 50 anni della prima sfida tra Italia e Spagna, ed all&#8217;Acquacetosa in mezzo ai vari campioni affermati c&#8217;è questo giovane di cui si parla un gran bene&#8230;</p>
<p>Da allora sono passati un po&#8217; di anni, ma Andrea non ha tradito le attese, dimostrandosi interno dotato di grandi doti difensive in ogni ruolo dell&#8217;infield ad eccezione di quello di prima base.<br />
Il suo anno più interessante sinora è stato il 2007 che lo ha visto affermarsi a livelli di eccellenza, compiendo anche alcune acrobatiche eliminazioni (memorabile una presa al volo in semifinale contro il Bologna) che lo hanno fatto paragonare a mostri sacri del ruolo. Come Gianmario Costa, ad esempio, o David Sheldon.</p>
<p>Quest&#8217;anno Andrea Sgnaolin, oltre ad essere una certezza sul cuscino di terza base, si sta rivelando anche ottimo nel box: le nove valide siglate contro il Redipuglia non sono un episodio sporadico, la sua media battuta di .316 con 6 doppi, un triplo ed un fuoricampo parla chiarissimo.<br />
Torniamo però ad un giorno di qualche anno fa, nella vecchia sala stampa dello Jannella: &#8220;Andrea Sgnaolin dovrà adattarsi a ricoprire più ruoli nel diamante&#8221;, disse Mazzotti appena giunto a Grosseto.<br />
La frase venne interpretata dai soliti disfattisti del baseball come &#8220;Mazzotti non farà giocare Sgnaolin&#8221;, stessa identica sentenza lapidaria coinvolse anche quello che il manager biancorosso disse su Bischeri ed Andrea De Santis (&#8220;Anche loro dovranno adattarsi a ricoprire più ruoli&#8221;): la storia dimostra che i tre giovani grossetani, perché ormai anche Sgnaolin si può ben definire grossetano, sono colonne portanti di questa squadra che ora sfida i Nettuno per rimanere al vertice e dalla prossima settimana &#8211; in uno Jannella vestito a festa &#8211; tenterà l&#8217;assalto alla coppa campioni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IBL, verso Grosseto-Nettuno. Renato Imperiali, il rookie nettunese (vent'anni) che all'andata firmò due valide contro il mitico "professore" Mikkelsen]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/12/ibl-verso-grosseto-nettuno-renato-imperiali-il-rookie-nettunese-che-allandata-firmo-due-valide-contro-il-professore-mikkelsen/</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 22:49:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIOVANNI COLANTUONO Non ci sono dubbi: Renato Imperiali è, fino a questo punto, il giocatore-rive]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di GIOVANNI COLANTUONO<br />
</strong><br />
Non ci sono dubbi: Renato Imperiali è, fino a questo punto, il giocatore-rivelazione del campionato di massima serie 2008. Gettato in mischia da Ruggero Bagialemani, con coraggio e anche con felice intuizione, fin dall’avvio della stagione (Schiavetti era out, sarebbe stato semplice e comodo spostare Frank Menechino interbase, invece Bagialemani diede fiducia ad un ragazzino debuttante in A1 coinvolgendolo in un ruolo chiave) il ventenne Renato –“scuola” nettunese – ha stupìto tutti. Per la sicurezza in difesa e, ancor di più, per l’efficacia e l’aggressività nel box di battuta. Ha la vera mentalità del giocatore nettunese. Un infortunio pareva dovesse fermarlo a lungo dopo lo straordinario inizio, invece ha recuperato in fretta. Lasciato al rientrante capitano Igor Schiavetti (in ottima forma) il ruolo di shortstop, Renato Imperiali è rimasto titolare. Seconda base, dopo la partenza di Frank Menechino. Al punto che il nuovo straniero Luis Ugueto, che sarebbe un interno, è stato utilizzato da esterno nella settimana del suo debutto in Italia.</p>
<p><!--more--> Le statistiche del rookie della Danesi parlano di 17 partite da titolare, 265 di average (nelle prime settimane, quando il Nettuno era in emergenza, Renato sparava regolarmente oltre trecento risultando in certe situazioni il trascinatore del gruppo), 18 battute valide, con 7 doppi e 1 fuoricampo, 28 totale basi, 412 di slugging % e un eccellente 970 di media-difesa.</p>
<p>Una famiglia con una passione speciale per il baseball, quella degli Imperiali. Papà Maurizio è allenatore del settore giovanile del San Giacomo Nettuno e classificatore ufficiale, Francesco il fratello è il seconda base del San Marino, lui Renato Imperiali è il giocatore del momento, l’esordiente che sta impressionando l’IBL.<br />
Renato è il primo frutto della Franchigia Nettuno, cresciuto nel Nettuno 2 con la guida di Guglielmo Trinci  è ora esploso nella Danesi nell’IBL. Non ci stancheremo mai di dirlo, il vivaio nettunese è l’unico in Italia che continua a tirare fuori shortstop di grande livello, e va dato atto a Ruggero Bagialemani che su Imperiali non ha mai avuto dubbi. Sarebbe stato facile far giocare Menechino in quel ruolo in attesa del ritorno del capitano. Invece no, Ruggero ha dato da subito massima fiducia a questo giovane ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Lui resta con i piedi ben saldi a terra, e vive questo momento con la spensieratezza dei suoi vent’anni. “Per me giocare in serie A1 era un sogno,  il Nettuno mi sta dando questa opportunità ed io cerco di sfruttarla al meglio. Avevo cominciato forte, battendo bene, l’infortunio mi ha poi un po’ frenato, ma sono rientrato: pronto a fare qualcosa di utile per il Nettuno”.</p>
<p>Con Schiavetti ti giocherai il posto da interbase, la sua esperienza sarà comunque importante per la tua crescita<br />
”Igor oltre ad essere il nostro capitano è un grande giocatore. Lui mi sta sempre vicino. Mi ha aiutato molto dandomi preziosi consigli sulle posizioni in campo in base ai battitori. Sono consigli importanti per me”.</p>
<p>Chi ti vede giocare nota subito la sicurezza con cui interpreti il ruolo di interbase o d seconda base.<br />
”Io sono caratterialmente un tipo freddo, riesco sempre ad essere calmo, senza farmi prendere dall’agitazione che può provocare l’emozione di un esordio o la tensione d’una partita importante”.</p>
<p>Il 24, 25 e 26 aprile il Nettuno perdeva tre volte, in casa, per mano del Grosseto. Era la prima volta che tu affrontavi un lanciatore come Mikkelsen ma sembravi un veterano, l’unico che lo ha colpito con due valide. Renato ricorda volentieri quei momenti. “il lancio che preferisco battere normalmente è la palla dritta. Lui tirava curve in continuazione, ho pensato  che prima o poi una palla dritta l’avrebbe tirata. Ho aspettato quel lancio e, quando è arrivato, non ho esistato. E ho colpito”.</p>
<p>Ricordi come hai cominciato a giocare a baseball?” Tutti mi dicono  che quando avevo 3 anni già stavo nei campi da baseball”.</p>
<p>Non poteva essere altrimenti con un papà allenatore e grande appassionato di baseball, ma lui ti ha allenato?” No, il mio primo allenatore  è stato  Piero Laurenzi , a 14 anni è stato Guglielmo Trinci a farmi esordire in serie A2, con  lui ho imparato  tantissimo”. Il fratello Francesco, ora nel San Marino, firmò un contratto di due anni con i Seattle Mariners.Di recente i due Imperiali si sono trovati l’uno contro l’altro per un derby tutto in famiglia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IBL, talenti emergenti: Quattrini racconta come ha trascinato i Pirati a Parma. "Dritta, slider e i tanti consigli di Camargo, così ho vinto la mia prima partita in A1"]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/10/ibl-talenti-emergenti-michele-quattrini-racconta-come-ha-trascinato-i-pirati-a-parma-dritta-slider-e-i-tanti-consigli-di-camargo-cosi-ho-vinto-la-mia-prima-partita-in-a1/</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 18:23:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
<guid>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/10/ibl-talenti-emergenti-michele-quattrini-racconta-come-ha-trascinato-i-pirati-a-parma-dritta-slider-e-i-tanti-consigli-di-camargo-cosi-ho-vinto-la-mia-prima-partita-in-a1/</guid>
<description><![CDATA[di MASSIMILIANO MUSSONI “E’ stato spettacolare, un’emozione troppo bella”. C’è tutto l’entusiasmo de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di MASSIMILIANO MUSSONI<br />
</strong><br />
“E’ stato spettacolare, un’emozione troppo bella”. C’è tutto l’entusiasmo dei suoi 21 anni nelle parole di Michele Quattrini, il grande protagonista del successo dei Pirati in garatre sul Cariparma. Il pitcher marchigiano ha infatti condotto la Telemarket alla vittoria lanciando 7.1 inning praticamente impeccabili, con appena 2 valide e 1 base ball concesse, a fronte di 6 strike out. Davvero niente male per un esordiente n A1 che, comunque, aveva già fatto vedere ottime cose anche prima dell’exploit parmigiano.</p>
<p><!--more--><br />
Il diretto interessato, di ritorno da Parma dove è stato impegnato con l’under 21, racconta così la sua piccola, grande impresa: “Sinceramente, quando ho visto Patrone in difficoltà, credevo che Mike si sarebbe affidato innanzitutto a Cabalisti e alla sua esperienza. Dentro di me, comunque, sentivo che prima o poi sarei entrato, ma qualche inning più tardi. Quando invece ho capito che sarebbe toccato subito a me, ho pensato soltanto a salire sul monte e a fare ciò di cui sono capace, dando il massimo. Alla fine è andata molto bene, anche se fino all’ultimo attacco del Cariparma ho avuto un po’ di paura, con le gambe che ogni tanto mi tremavano. Se mi aspettavo di lanciare fino al nono? Direi proprio di no, nel senso che, al massimo, credevo di dover arrivare al settimo. La consapevolezza di stare lanciando bene, comunque, mi ha aiutato a prendere coscienza dei miei mezzi e mi ha dato un coraggio sempre maggiore, inning dopo inning. Vorrei però condividere il merito della vittoria con il resto della squadra, perché siamo stati bravi a crederci tutti insieme fino in fondo. E quando, appena terminata la partita, i miei compagni sono venuti a farmi i complimenti, per me è stata una soddisfazione doppia”.<br />
<strong>Che tipo di lanci hai utilizzato per mettere in difficoltà il Cariparma?</strong></p>
<p>“Dritta e slider. A questo proposito, vorrei ringraziare Camargo, perché ha gestito la situazione dietro il piatto in maniera egregia”.</p>
<p><strong>A chi dedichi questa tua prima vittoria nella massima serie?</strong></p>
<p>“Innanzitutto a me stesso, e poi a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me. Fino ad ora, non posso che essere contento di questa mia esperienza riminese tant’è che, come primo anno, non potevo chiedere di più”.</p>
<p><strong>Dopo la bella prova di sabato, tutti si aspetteranno molto da te. Non hai paura di risentire della pressione?</strong></p>
<p>“Sì e no, nel senso che cercherò di restare tranquillo e di rispondere presente ogni volta in cui sarò chiamato in causa. Di certo posso garantire che il mio impegno non verrà mai a meno”.</p>
<p><strong>E se ti venisse chiesto di fare il partente?</strong></p>
<p>“Non avrei problemi, ma io non voglio rubare il posto a nessuno, perché esistono delle gerarchie che voglio rispettare”.</p>
<p><strong>Parliamo della squadra: è arrivata una doppietta importante</strong></p>
<p>“Sì, soprattutto alla luce di come si era messa la serie dopo il ko di giovedì sera in casa nostra. Nelle due partite di sabato, invece, abbiamo cambiato mentalità e siamo partiti subito carichi, sia in difesa che in attacco. Adesso il campionato è riaperto e i play off sono tornati molto vicini. Sarebbe un vero peccato non entrare nelle prime quattro perché sono convinto che, una volta qualificati per i play off, verranno fuori i veri Pirati”.<br />
<em>(dal sito del Baseball Rimini)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IBL, giovani talenti italiani crescono: ecco Francesco Alaimo, torinese, ex ballerino (insegnava hip hop), cresciuto nel Riccione, ha trascinato la Fortitudo a S.Marino]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/10/ibl-giovani-talenti-italiani-crescono-ecco-francesco-alaimo-torinese-ex-ballerino-insegnava-hip-hop-cresciuto-nel-riccione-ha-trascinato-la-fortitudo-a-smarino/</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 15:30:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[(maurizio roveri) Dal sito &#8220;Il baseball visto da un tifoso&#8221; (www.grandeslam.wordpress.co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="margin:0;">
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em>(maurizio roveri) Dal sito &#8220;Il baseball visto da un tifoso&#8221; (<a href="http://www.grandeslam.wordpress.com" target="_blank">www.grandeslam.wordpress.com</a>) abbiamo ripreso questo articolo, firmato Gideon 12, su Francesco Alaimo il ventidunne atleta torinese, valorizzato dall&#8217;allenatore Dimes Gamberini nel Riccione in A2 e autentico protagonista sabato scorso con la casacca della Fortitudo Bologna capolista della IBL vittoriosa due volte sul diamante sammarinese di Serravalle. Un personaggio tutto da scoprire. Rivelazione in gara2 e gara3 del primo turno del girone di ritorno, nella stessa settimana in cui Rimini ha scoperto per intero tutto il talento del lanciatore Michele Quattrini (20 anni, proveniente dall&#8217;Unione Picena, ma vincitore l&#8217;anno scorso del titolo nazionale under 21 nel Riccione di Gamberini, che aveva anche Signorini e Campanini). Questo 2008 è pure l&#8217;anno che ha fra gli interpreti principali Renato Imperiali, giovanissimo talento della Danesi Nettuno, anch&#8217;egli un rookie della massima serie. E&#8217; la dimostrazione che il materiale c&#8217;è. Se si vuole, si possono far  crescere tanti buoni giocatori di scuola italiana. Ricordo che nel 2005 il giocatore-rivelazione del campionato di A1 è stato Alessandro Maestri e l&#8217;anno scorso il diciannovenne Matteo D&#8217;Angelo. Giovani talenti italiani stanno crescendo, dovremmo esserne tutti fieri.</em></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">di GIDEON 12</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-weight:normal;font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> Quando non sei un titolare, sai che devi farti trovare pronto in ogni occasione per dare una mano alla squadra. Il giocatore che andiamo a conoscere, ha dimostrato nuovamente di saperlo fare nel trittico contro il San Marino dove è risultato sia devastante nella gara pomeridiana, battendo tra le altre cose il suo primo triplo in Serie A1 e per di più a basi piene, sia utile per il risultato nella gara serale.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-weight:normal;font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Se non lo avete ancora indovinato l’intervistato di questa settimana è Francesco Alaimo.<span> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GIDEON 12: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Ciao Francesco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO ALAIMO: </span></strong><strong><span style="font-weight:normal;font-size:10pt;">Ciao a tutti.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">MVP di Gara 2 contro il San Marino con un sontuoso tre su cinque fra cui un meraviglioso triplo a destra a basi piene con il quale hai sparecchiato le basi. Prima di tutto ciò, avevi battuto il singolo che aveva permesso alla Fortitudo di passare in vantaggio. Cosa hai provato in questa situazione e quando hai visto la tua palla superare Colicchio (esterno destro del San Marino)?<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Sono molto contento sia per la partita vinta, sia per la mia prestazione con la quale ho aiutato la squadra. Quando ho visto la pallina superare Colicchio, ho detto…però, bella battuta… (ride).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Questo è il tuo primo anno in A1. Quali differenze hai incontrato rispetto all’A2?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">E’ sicuramente un salto molto grande dove tutto è diverso, dalla qualità del gioco alla mentalità con la quale si scende in campo. Sto lavorando per adattarmi e migliorare, anche se questo è solo l’inizio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Come è stato il tuo inserimento in squadra? Conoscevi già qualcuno?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Come giocatori ne conoscevo qualcuno ma solo di nome. Sono stato aiutato da tutti,<span> </span>mi hanno dato una grande mano ad inserirmi nel gruppo. Sono contento della scelta che ho fatto e cioè di venire a Bologna.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Ripercorrendo la tua carriera da giovane, chi ti ha fatto conoscere il meraviglioso gioco del baseball? Dove e a che età hai iniziato? Chi era il tuo giocatore preferito?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Ho iniziato per caso. Sono stati i miei genitori, grandi appassionati di baseball, a farmi conoscere il gioco. Correndo molto veloce da piccolo, ho iniziato a giocare a otto anni nella mia città natale, Torino. Come giocatore preferito, ti rispondo con due giocatori americani: Alex Rodriguez e Derek Jeter. Anche se preferisco di più il secondo. Infatti per questo motivo, i miei compagni mi hanno dato il soprannome di Jeter.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Dopo aver scoperto che il tuo giocatore preferito gioca in Mlb, per quale squadra di Major League tifi?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;" lang="EN-GB">FRANCESCO:</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;" lang="EN-GB"> </span></strong><strong><span style="font-weight:normal;font-size:10pt;" lang="EN-GB">Ovviamente i New York Yankees. </span></strong><strong><span style="font-weight:normal;font-size:10pt;">Anche se sono in minoranza nello spogliatoio, visto i tanti compagni che tifano Boston (ride). </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Con un occhio rivolto nei decenni passati, chi era il tuo giocatore preferito?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Sicuramente Ty Cobb.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Sempre parlando a livello personale, quale è il lanciatore che soffri di più?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Beh, in A2 nessuno in particolare in quanto battevo in modo regolare. Per la Serie A1 invece, è ancora presto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Il giocatore che ammiri di più per il comportamento invece chi è? </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Ti rispondo con David Sheldon, un grande campione dentro e fuori dal campo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Per ultimo, fai una top three dei momenti più belli della tua carriera.</span><span style="font-size:10pt;">. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Al primo posto metto il fuoricampo interno che ho battuto contro il Macerata nel 2007, peccato che la gara non sia stata omologata. Poi al secondo posto, dico le due gare, nel 2006 e 2005, dove ho concluso con la media battuta a mille. Una delle quali è stata contro il Firenze. Infine il doppio gioco difensivo contro il Nettuno, che ho iniziato ed è stato concluso da Bautista.<span> </span><span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">GID12</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Grazie mille per la disponibilità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO: </span></strong><span style="font-size:10pt;">Grazie a te.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<h1 style="margin:0;"><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">LA SCHEDA DI FRANCESCO ALAIMO</span></span></span></h1>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Nome: </span></strong><span style="font-size:10pt;">FRANCESCO</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Cognome: </span></strong><span style="font-size:10pt;">ALAIMO</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Nato il: </span></strong><span style="font-size:10pt;">30 LUGLIO 1985 A TORINO</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Ruoli</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;"><span> </span>SECONDA BASE, DH<br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Squadre in cui ha giocato</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">JUVE 98’,<strong> </strong>RICCIONE BASEBALL E FORTITUDO BOLOGNA<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Musica al Falchi, prima di andare nel box</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">: </span></strong><span style="font-size:10pt;">SQUARE DANCE (EMINEM)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:10pt;">Hobby</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;">:</span></strong><span style="font-size:10pt;"> ESSENDO UN CINEFILO AMA TUTTI I GENERI ED IL SUO FILM PREFERITO E’ LA MOSCA DI DAVID CRONENBERG CON JEFF GOLDBLUM. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:10pt;">COME TELEFILM SEGUE NIP&#38;TUCK MENTRE I SUOI LIBRI PREFERITI SONO IL RITRATTO DI DORIAN GRAY E LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKILL E DEL SIGNOR HYDE.AMA BALLARE (E’STATO INSEGNANTE DI HIP HOP) ED ASCOLTA TUTTI I GENERI DI MUSICA, BASTA CHE SIA ORECCHIABILE.</span><span><span style="font-size:small;"> </span></span></span></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il personaggio:Howard Phillips Lovecraft ]]></title>
<link>http://librimetropolitani.wordpress.com/2008/06/09/il-personaggiohoward-phillips-lovecraft/</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 13:07:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>violante</dc:creator>
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<description><![CDATA[Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 marzo 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scritt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 marzo 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scrittore statunitense del fantastico.</p>
<p>Non molto apprezzato dai critici del suo tempo &#8211; che lo ritenevano troppo innovativo- non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. È oggi riconosciuto fra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe, ed è considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana. In particolare S.T. Joshi definisce l&#8217;opera di Lovecraft come: «un&#8217;inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi»</p>
<p>TEMI LETTERARI</p>
<p>Nel Richiamo di Cthulhu (1926), Lovecraft scrive:</p>
<p> « Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l&#8217;incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d&#8217;ignoranza in mezzo a neri mari d&#8217;infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d&#8217;insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » </p>
<p>I protagonisti dei racconti di Lovecraft tuttavia giungono sempre a ricomporre questo &#8220;quadro d&#8217;insieme&#8221;, che definisce la trama degli stessi racconti.</p>
<p>Quando si aprono queste &#8220;visioni terrificanti&#8221;, la sanità mentale del protagonista-investigatore finisce spesso per essere distrutta. Coloro che incontrano le manifestazioni &#8220;viventi&#8221; dell&#8217;incomprensibile hanno una elevata probabilità di impazzire.<br />
I personaggi che tentano di utilizzare per i propri fini questa conoscenza finiscono quasi sempre per affrontare un triste destino. A volte la loro attività attira l&#8217;attenzione di esseri malevoli; altre volte, nello spirito di Frankenstein, vengono distrutti dai mostri che loro stessi hanno creato.</p>
<p>Influenze non-umane sul genere umano<br />
Gli esseri dei miti lovecraftiani spesso hanno servitori umani (o quasi umani); Cthulhu, ad esempio, viene venerato, pur con nomi diversi, in culti diffusi presso gli eschimesi della Groenlandia e in Louisiana da seguaci della religione Voodoo ma anche in molte altre parti del mondo.<br />
Questi cultisti servono spesso a Lovecraft come accorgimenti narrativi. Molti degli esseri dei Miti sono troppo potenti per essere sconfitti da degli esseri umani, e la loro vista talmente terrificante da generare un&#8217;immediata pazzia. Poiché i suoi personaggi hanno a che fare con esseri di questo genere Lovecraft ha bisogno di fornire gli elementi per comprendere il racconto e creare tensione senza che la narrazione finisca prematuramente. I servitori umani consentono di rivelare informazioni sui loro &#8220;dei&#8221; anche se in forma edulcorata, e rendono anche possibile l&#8217;ottenimento da parte dei protagonisti di temporanee vittorie. Lovecraft, come i suoi contemporanei, considerava i &#8220;selvaggi&#8221; come più vicini alla Terra ma, nel suo caso, questo significava, per così dire, più vicini a Cthulhu.</p>
<p>Colpe ataviche<br />
Un altro tema ricorrente nell&#8217;opera di Lovecraft è l&#8217;idea che i discendenti di una stirpe non possano sottrarsi alle conseguenze dei crimini commessi dai loro antenati, soprattutto nel caso in cui tali crimini siano atroci. I discendenti possono essere molto lontani sia nello spazio che nel tempo (e, alla prova dei fatti, anche nella colpa) dall&#8217;atto in sé, ma le conseguenze li colpiranno comunque (vedi ad esempio I Topi nel Muro, La Paura in agguato, Arthur Jermyn, L&#8217;Alchimista, La maschera di Innsmouth e Il Caso di Charles Dexter Ward). Un esempio di crimine che Lovecraft considera sufficientemente odioso da generare tali conseguenze è il cannibalismo (Un&#8217;Illustrazione e una vecchia casa, e, di nuovo, I Topi nel muro).</p>
<p>Incapacità di sfuggire al destino<br />
Spesso nell&#8217;opera di Lovecraft il protagonista non ha controllo sulle sue stesse azioni, o trova impossibile cambiare il proprio destino. Molti dei suoi personaggi potrebbero sottrarsi al pericolo semplicemente fuggendo; tuttavia questa possibilità o non si presenta o è in qualche modo resa impossibile da qualche forza esterna, come nel Colore venuto dallo spazio. Spesso i personaggi sono soggetti all&#8217;influenza compulsiva di potenti esseri malevoli o indifferenti. Come nel tema dell&#8217;inevitabilità del destino determinato dalla stirpe, la fuga, ed eventualmente la morte, non garantiscono alcuna salvezza. (La Cosa sulla soglia, L&#8217;Estraneo, Il caso di Charles Dexter Ward, ed altri). In qualche caso questo destino si manifesta per l&#8217;intera umanità e nessuna fuga è possibile (L&#8217;Ombra venuta dal tempo).</p>
<p>Pessimismo cosmico<br />
 Rappresentazione di Shub-Niggurath &#8220;il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli&#8221;, divinità della mitologia lovecraftianaStrettamente legato al tema precedente è il pessimismo cupo e angoscioso che permea tutta l&#8217;opera di Lovecraft. Nella sua concezione &#8211; definita cosmicismo &#8211; gli esseri umani sono, nella scacchiera dell&#8217;universo, pedine insignificanti sovrastate da potenze sconosciute e terribili. Lovecraft sdegnò in modo pressoché sistematico ogni forma di happy ending; non a caso, nelle sue storie i protagonisti sono spesso antieroi che vanno incontro ad una fine tragica o appaiono solo come spettatori di vicende terrificanti, il cui esito non sono assolutamente in grado di modificare.</p>
<p>Il sogno<br />
Un altro tema ricorrente nelle opere di Lovecraft è quello del sogno. In numerose sue opere la dimensione onirica assume un ruolo fondamentale, dalle visioni dei personaggi di Oltre il muro del sonno, Polaris e Hypnos ai sogni strani e sgradevoli del narratore di Dagon, dagli incubi collettivi de Il richiamo di Cthulhu a quelli angoscianti di Walter Gilman in La casa delle streghe.</p>
<p>D&#8217;altronde, non di rado per Lovecraft i suoi sogni rappresentavano lo spunto di partenza per scrivere una nuova opera. Un esempio di racconto ispirato da un sogno è La dichiarazione di Randolph Carter, che, come Lovecraft scrisse a Galpin, si basava su un incubo in cui lo scrittore e l&#8217;amico Samuel Loveman rinvenivano un&#8217;antica tomba. Come ammise l&#8217;autore di Providence in una lettera a Frank Belknap Long:</p>
<p> « Se io mi siedo alla scrivania con l&#8217;intenzione di scrivere un racconto, è molto probabile che non ci riesca. Ma se scrivo per mettere sulla carta le immagini di un sogno, tutto cambia completamente. »<br />
  Sempre nella lettera a Galpin, Lovecraft si interroga perfino sul suo &#8220;diritto&#8221; di proclamarsi legittimo autore delle storie che ha sognato:<br />
« Detesto attribuirmi le idee, specie quando non ho fatto alcuno sforzo per concepirle. D&#8217;altronde se non lo faccio io, a chi diamine posso attribuirle? Coleridge ha accettato la paternità del Kubla Khan, quindi credo che farò lo stesso&#8230; » </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Manuel Cortina, il "professore" che costruisce i lanciatori, parlando di Cuba, del baseball italiano, dei tecnici cubani e della Seleccion di Pacheco ]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/05/intervista-a-manuel-cortina-il-professore-che-costruisce-i-lanciatori-parlando-di-cuba-del-baseball-italiano-dei-tecnici-cubani/</link>
<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 15:36:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di STEFANO ARCOBELLI Metti una mattina al Kennedy, a parlare di baseball un pitching coach e un gior]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di STEFANO ARCOBELLI</strong></p>
<p>Metti una mattina al Kennedy, a parlare di baseball un pitching coach e un giornalista, davanti a una partita del campionato cadetti tra Milano e Codogno. Ne vien fuori una chiacchierata così coinvolgente da interessare i massimi sistemi (la Major League americana) e i piccoli movimenti (come in questo caso del baseball lombardo). Il pitching coach in questione è Manuel Cortina, per anni in nazionale azzurra, sia nello staff del compianto Silvano Ambrosioni che in quello di Giampiero Faraone. Ora Manuel lavora per il Codogno, e si vede: lui fa parte di quei 73 coach cubani che ogni anno arrivano in Italia attraverso l&#8217;accordo tra federbaseball e ministero dello sport dell&#8217;isola caraibica.</p>
<p><!--more-->Con Manuel non si può non partire dalle ultime novità di una delle scuole più forti dei diamanti: e le ultime sono che a dirigere la nazionale cubana ai Giochi di Pechino sarà quell&#8217;Antonio Pacheco, capitan dei capitani o uno dei tre della Santissima Trinità (gli altri due, ovvio, erano Linares e Kindelan) che per anni ha fatto vetrina e spopolato a suon di fuoricampo anche sui nostri campi dei Mondiali &#8216;88 e &#8216;98. Pacheco è di Santiago, la squadra campione, Manuel è di Pinar, dove c&#8217;è l&#8217;Università dei lanciatori: da lì sono approdati in Major gli Ajete e i Contreras tanto per dirne solo due. Manuel potrebbe lavorare con Pacheco, anzi lo ha sempre tentato lo stesso ex seconda base: ma Manuel è tra noi, a divulgare baseball, a insegnare adesso ai nostri ragazzi come s&#8217;imposta un giovane pitcher.</p>
<p>Tra una telefonata a Munoz (capo dei coach cubani in Italia) e una a Faraone, Cortina ci ricorda come fece fare il salto di qualità a lanciatori nettunesi come Masin (il vincente del nostro ultimo Europeo d&#8217;oro a Parigi &#8216;97) o a Diego Ricci, com&#8217;è rimasto legato all&#8217;ex parmigiano Olenberger, ora in Triplo A.</p>
<p>Cortina ha lavorato anche per il Nettuno, che non riesce più a vincere lo scudetto: il suo modo di preparare, seguire i lanciatori ha qualcosa di incredibile, se si pensa che mentre parla e racconta Manuel tiene in una mano il conta lanci e non si fa sfuggire una giocata dei ragazzi del Codogno, due lanciatori del quale potrebbero finire direttamente in B a soli 15 anni.</p>
<p>Insomma, servirebbero tanti Cortina, se si trovassero, e non solo nelle giovanili italiane. E&#8217; questo l&#8217;effetto più visibile della collaborazione tra Italia e Cuba, in questo confronto nel quale siamo noi a chiedere aiuti a loro per far crescere uno sport così bello ma così poco compreso nel nostro paese. Un piccolo segnale, ma emblematico di una passione che non svanisce. E ci fa ricordare quanto Higinio Velez, ora presidente della federazione cubana e tecnico tra i più vincenti di sempre a Cuba (vinse scudetto e coppa Campioni anche col Parma), faceva la stessa cosa di Manuel: la domenica mattina andava a vedere le partite dei giovani, alla ricerca di un talento da inquadrare. Questo è il vero baseball, ragazzi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gigi Carrozza e le sue 1000 battute valide. "Adesso inseguo un altro obiettivo: i 100 fuoricampo in carriera, sono a meno sei"]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/06/03/gigi-carrozza-e-le-sue-1000-battute-valide-adesso-inseguo-un-altro-obiettivo-i-100-fuoricampo-in-carriera-me-ne-mancano-sei/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 19:46:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di MASSIMILIANO MUSSONI Il suo segreto? Non averci pensato. “Perché quando ti metti in testa un obie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di MASSIMILIANO MUSSONI</strong></p>
<p>Il suo segreto? Non averci pensato. “Perché quando ti metti in testa un obiettivo del genere, poi rischi di non raggiungerlo mai”. L’obiettivo in questione sta tutto in un numero: 1000. Tante sono infatti le valide battute in carriera nella massima serie da Gigi Carrozza, che ha tagliato il prestigioso traguardo sabato sera in garatre contro il Bologna (la millesima hit è stata un doppio a sinistra al primo inning).<!--more--></p>
<p>“Mi fa piacere che sia arrivata proprio contro Betto – rivela il designato riminese – perché Fabio è un amico e insieme a lui ho vissuto tanti momenti importanti. Peccato soltanto non aver potuto festeggiare una gioia così grande con la vittoria della squadra: portare a casa la doppietta contro la Fortitudo, infatti, sarebbe stato fondamentale per il nostro cammino. A parte tutto, comunque, sono davvero contento, perché ci tenevo a raggiungere un traguardo così prestigioso. Ne avevo parlato all’inizio del campionato con alcuni dei miei compagni ma, da quel momento in poi, non ci avevo più pensato, perché non volevo mettermi addosso delle pressioni inutili. E infatti, quando sabato ho battuto quel doppio, non ne avevo proprio idea che si trattasse della millesima valida, me lo hanno urlato dal dug out. E’ stata una piacevolissima sorpresa. I miei compagni, al contrario, sapevano che prima dell’ultimo week end mi mancavano soltanto 5 valide ma non mi hanno voluto dire nulla per evitare che mi deconcentrassi”.<br />
<strong>Se dovessi scegliere le tre valide più importanti tra le 1001 che hai battuto, quali indicheresti?</strong></p>
<p>“Beh, sarebbe fin troppo scontato iniziare dalla prima, ma sinceramente sono passati troppi anni e non me la ricordo. Posso soltanto dire che è accaduto nel lontano 1989, quando giocavo con la Calze Verdi Casalecchio, alla mia prima stagione in serie A. Oltre alla millesima, comunque, ricordo con piacere anche la valida battuta nel 1991 contro Kinnunen del Verona, perché è stata la prima in una finale scudetto, e il fuoricampo in semifinale nel 1997 contro il Nettuno, perché grazie a me pareggiammo la partita e da quel momento in poi la serie girò a nostro favore”.</p>
<p><strong>Adesso hai un altro bersaglio nel mirino: i 100 homer in carriera.</strong>..</p>
<p>“Già, me ne mancano soltanto sei ma in questa stagione non ne ho ancora battuto alcuno e quindi è ora che mi dia una mossa… Di solito nel girone di ritorno il mio rendimento offensivo sale e chissà che non possa avvicinarmi un po’ al traguardo. Se poi non lo dovessi raggiungere quest’anno, pazienza, vorrà dire che ci proverò nel prossimo campionato: in fondo, in questo 2008 posso anche accontentarmi delle valide. Di una cosa, però, sono certo: finché mi divertirò e non rimedierò figuracce, ho tutta l’intenzione di continuare a giocare a baseball. A Rimini mi trovo benissimo e, se mi vorranno ancora, mi piacerebbe restare a lungo”.</p>
<p><strong>Tornando allo scorso week end, sei stato il migliore della Telemarket nel box con un ottimo 6/11</strong></p>
<p>“E questo non può che rendermi particolarmente felice, perché di fronte avevamo il monte di lancio più forte del campionato. In questa stagione ero partito abbastanza bene, poi purtroppo ho attraversato un brutto momento, e di questo me ne dispiaccio parecchio, perché non ho dato il contributo che la squadra si aspetta da me. Adesso sono tornato in forma e ho trovato una buona continuità in battuta”.</p>
<p><strong>La Telemarket, invece, continua a stentare</strong></p>
<p><strong></strong> “E’ vero, e questo è davvero un peccato, perché abbiamo un potenziale incredibile, che non sempre riusciamo a esprimere. Che cosa ci manca? La convinzione nei nostri mezzi. Forse, se avessimo portato a casa tutte quelle partite perse di un punto, adesso avremmo più fiducia in noi stessi e staremmo parlando di tutt’altro tipo di campionato. L’importante, comunque, è darci una mano a vicenda, perché è questo l’unico modo per continuare a sperare nei play off. Io resto ottimista, perché questa squadra è capace di tutto e, con un po’ più di attenzione e di concretezza, può puntare in alto. Il gruppo è unito, ora anche i risultati ci devono dare ragione”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Noi siamo i giovani]]></title>
<link>http://apptivioaorologeria.wordpress.com/2008/06/02/noi-siamo-i-giovani/</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 00:29:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>apptivioaorologeria</dc:creator>
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<description><![CDATA[E non ce ne frega un cazzo se la panchina è completamente libera! Perchè noi siamo contro questo sis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-211" src="http://apptivioaorologeria.wordpress.com/files/2008/06/giovani.jpg" alt="" width="450" height="120" /></p>
<p style="text-align:justify;">E non ce ne frega un cazzo se la panchina è completamente libera! Perchè noi siamo contro questo sistema che ci omologa e ci vuole tutti uguali! Siamo contro questo sistema che ci vuole ognuno al suo posto!</p>
<p style="text-align:justify;">Il tempo odioso mi rende polemico. Spero si sia capito che la polemica non era VERAMENTE contro issistema. Chi non l&#8217;avesse capito è uno stronzo. In realtà non si trattava neanche di una polemica. Ecco, ora sono in polemica con la mia polemica. Credo sia il giovane che è in me che tenta di ribellarsi. In effetti mi sento irresistibilmente attratto dal pavimento. Potrei per lo meno mettere i piedi sulla scrivania. Questo se sulla scrivania ci fosse spazio, ma alla mia età è sconcio tenere la scrivania ordinata. Ah già, devo mettere i piedi SULLE cose che sono SULLA scrivania.</p>
<p style="text-align:justify;">Eccomi qua, seduto a terra, con i piedi sulla scrivania. Non vedo un cazzo dello schermo, mi verrà la scoliosi e mi fa male l&#8217;osso sacro ma fanculo, fanculo al fottutissimo sistema!</p>
<p style="text-align:justify;">Aiutatemi.</p>
<p style="text-align:justify;">meno 32  (±1)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Schiavetti, capitano dei nettunesi, è giunto a 699 valide. "A Bologna per superare quota 700 e... partire verso le 1000" ]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/05/23/igor-schiavetti-capitano-del-nettuno-a-699-valide-in-carriera-a-bologna-per-superare-quota-700-e-partire-verso-le-1000/</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 04:15:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIOVANNI COLANTUONO Dalla lunga trasferta di Redipuglia la Danesi Nettuno è tornata con il second]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di GIOVANNI COLANTUONO</strong></p>
<p>Dalla lunga trasferta di Redipuglia la Danesi Nettuno è tornata con il secondo posto in classifica e con la grande prestazione del suo capitano, Igor Schiavetti. Un rientro dall’inizio suggellato dall’ottima prova difensiva e dal 7 su 13 nel box di battuta con un triplo, due doppi e 4 punti battuti a casa. Sette valide che non sono bastate per raggiungere quota 700 in carriera. A dire il vero ci si è messo di mezzo il classificatore ufficiale che in gara 3 ha attribuito un errore alla difesa di casa, togliendo di fatto la settecentesima valida ad Igor.<!--more--></p>
<p>Appuntamento con il traguardo 700 rimandato a Bologna in questo fine settimana. ”Si, anzi a Bologna per  ripartire verso le 1000 valide – dice Schiavetti – naturalmente sto scherzando, questa è una statistica ed un traguardo personale del momento, gli obiettivi importanti in questa stagione sono altri”.</p>
<p>Un rientro importante e positivo per Igor. ”Purtroppo non sto ancora bene con il ginocchio, non riesco ad allenarmi. Grazie alla fisioterapia posso giocare le partite – dice il Capitano – speriamo che andando avanti le cose migliorino. Sono soddisfatto della mia prestazione, e di tutta la squadra. Partite come quelle sul campo dei Rangers Redipuglia possono nascondere molte insidie, quando il risultato è scontato si rischia di sbagliare. Per questo c’è voluto un Nettuno concentrato e determinato. Anche Leo Mazzanti era al rientro dall’inizio ed ha fatto molto bene, si è fatto trovare pronto. Lo stesso Tavarez  ha giocato molto bene in seconda, segno che tutto il gruppo è cresciuto di condizione”.</p>
<p>Ora si va a Bologna per un big-match che sarà molto importante per la classifica. Si affronteranno le squadre più potenti nel box e le due migliori difese della IBL. Che tipo di partite saranno? ” Verificheremo la nostra crescita ed il loro reale valore, alla fine vedremo chi in questo momento è la migliore”.</p>
<p>Quale sarà la chiave del confronto? ”Credo che sul risultato peseranno molto gli episodi, chi riuscirà a sfruttarli avrà la meglio. Anche perché credo che tutte e tre le partite saranno molto strette come punteggio, loro hanno la migliore difesa ma anche noi stiamo giocando bene in diamante. Andiamo a  Bologna consapevoli della nostra forza, senza paura, sperando di tornare con almeno due vittorie”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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