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	<title>ilaria-alpi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ilaria-alpi"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:19:39 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ancora intimidazioni a Gianni Lannes. Berlusconi non risponde]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/18/ancora-intimidazioni-a-gianni-lannes-berlusconi-non-risponde/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:57:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fonte: Ancora intimidazioni a Gianni Lannes. Berlusconi non risponde. A causa di un’evidente e anoma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte:<a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=2073:ancora-intimidazioni-a-gianni-lannes-berlusconi-non-risponde&#38;catid=2:editoriali&#38;Itemid=4"> Ancora intimidazioni a Gianni Lannes. Berlusconi non risponde</a>.</p>
<blockquote><p>A causa di un’evidente e anomala intimidazione di matrice mafiosa consumatasi nel tardo pomeriggio di ieri 17 novembre – i carabinieri sono stati prontamente informati – non potrò partecipare alla conferenza di Amnesty International in programma oggi alle 17,30 all’auditorium della biblioteca provinciale di Foggia. Porgo le mie scuse al collega <strong>Cesare Sangalli </strong>che presenterà il suo reportage in Nigeria. Il giornalista toscano, aveva intervistato il padre di <strong>KEN SARO WIWA</strong>, il poeta impiccato insieme ai suoi amici e compagni di lotta il 10 novembre 1995 perché aveva osato denunciare pubblicamente tale sfruttamento. Proprio in quel paese africano l’Eni saccheggia le risorse naturali di idrocarburi mietendo vittime umane. E’ la stessa multinazionale che sta distruggendo anche l’Italia e ora farà man bassa dell’Abruzzo dopo aver  sfruttato la Basilicata e prima ancora l’antica Daunia, succhiando a partire dagli anni ‘50, notevoli quantitavi di gas dalle viscere dei Monti Dauni, senza dare in cambio nulla di concreto. E paradossalmente i cittadini della Capitanata pagano la bolletta energetica all’Italcogim. Avrei dovuto illustrare le mie inchieste in Somalia, dove ho lavorato per conto del settimanale L’Espresso, sul sequestro di un  peschereccio oceanico.  Avrei mostrato con immagini fotografiche e documenti la rotta dei veleni industriali (tossici e radioattivi) che l’Europa occulta illegalmente in quella parte del globo, sia in mare che in terra.<br />
Avrei parlato del progetto Urano (targato Comerio), in cui si erano imbattuti gli straordinari colleghi <strong>ILARIA ALPI </strong>e <strong>MIRAN HROVATIN</strong> (vedi: Il Manifesto del 18 marzo 2006). Avrei raccontato dell’ineguagliabile lavoro di intelligence del capitano di corvetta della Marina italiana, <strong>NATALE DE GRAZIA</strong>, assassinato nel 1995 (i curiosi possono leggere il servizio che avevo realizzato con il collega <strong>Luciano Scalettari</strong>, pubblicato dal settimanale Famiglia Cristiana nel giugno 2005). Singolare coincidenza, come ben sanno gli inquirenti: ieri ho raccolto ulteriori prove sull’affondamento delle navi dei veleni, di migliaia di barili imbottiti di scorie pericolose e centinaia di container, gettati a ridosso del Gargano, delle Isole Pelagose e delle Isole Tremiti. Caro signor presidente del consiglio dei ministri <strong>Berlusconi</strong>, signor ministro <strong>Maroni</strong> per quale ragione non avete ancora fornito una risposta all’interrogazione a voi indirizzata l’8 luglio scorso dal deputato <strong>Leoluca Orlando</strong>, a proposito degli attentati che già allora avevo subito? Un fatto è certo: solleveremo tutta l’Italia partendo dal Mezzogiorno. Stiamo facendo luce su tutte queste vicende nebulose che coinvolgono pezzi di Stato, governi, istituzioni deviate, partiti, e multinazionali. Non avete il diritto di ipotecare la nostra vita e quella delle generazioni future. Anche se mi ammazzeranno (ho comunque messo al sicuro anche presso colleghi fidati la documentazione probante e scottante) salirà presto una marea popolare che vi sommergerà. Come ben sapete sono già state realizzate analisi scientifiche a Vieste nel Gargano, la mia terra e il mio mare, che evidenziano le cause dello straordinario innalzamento di neoplasie maligne e malformazioni nei bambini, ma avete messo tutto a tacere. Siete al corrente di tutti i disastri anche in Calabria, in Sicilia, in Sardegna, in Molise, in Abruzzo, in Basilicata e perfino nelle Marche. Apprendo ora che l’ente provincia di Foggia – guidato dal presidente <strong>Pepe</strong> (parlamentare del pdl) e tra l’altro dall’assessore <strong>Pecorella</strong> – ha negato ai miei collaboratori la sala conferenze di palazzo Dogana per la presentazione del  libro, <a class="blank" href="http://www.italiaterranostra.it/?p=2359" target="_blank">NATO: COLPITO E AFFONDATO</a>. Grazie a questi politicanti da strapazzo per la democrazia violata.<br />
<strong><br />
Gianni Lannes (fonte: </strong><a class="blank" href="http://www.italiaterranostra.it/?p=2953" target="_blank"><strong>italiaterranostra.it</strong></a><strong>, 18 novembre 2009)</strong></p>
<p><img src="http://www.italiaterranostra.it/wp-content/uploads/2009/10/copertina_libro.jpg" alt="" width="400" height="646" /></p>
<p>La copertina del libro &#8220;NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre&#8221;.<br />
Per ulteriori informazioni sul libro clicca <a class="blank" href="http://www.italiaterranostra.it/?p=2359" target="_blank">QUI</a></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Navi dei veleni: il caso è aperto]]></title>
<link>http://pdbadolato.wordpress.com/2009/11/03/nave-dei-veleni-il-caso-e%e2%80%99-aperto/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 23:19:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Bαd Dεmoκrατs</dc:creator>
<guid>http://pdbadolato.wordpress.com/2009/11/03/nave-dei-veleni-il-caso-e%e2%80%99-aperto/</guid>
<description><![CDATA[“Un documento inedito. Il documento si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;">
<p>“<em>Un documento inedito. Il documento si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all&#8217;epoca aveva aperto l&#8217;inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni. Intorno alla pancia di questo relitto c&#8217;è un alone di 200 metri quadri, scuro, che &#8211; dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco &#8211; &#8220;non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito&#8221;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E&#8217; la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del &#8220;Catania&#8221;, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla</em>”.</p>
<p>Da “La Repubblica” 3 novembre ’09</p>
<p>( http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/le-navi-sono-quattro/le-navi-sono-quattro.html )</p>
<p style="text-align:right;">
<p><strong>Una semplice meschinità politica.</strong> Ecco cosa sta alla base del calcolo del Centro Destra regionale che chiude il caso delle navi dei veleni che circondano la nostra regione.<br />
Di fronte ad un governo che dal primo all’ultimo giorno ha fatto orecchie da mercante, con una ministra dell’Ambiente di cui non si capisce ancora la funzione (che perfino plaude al ritorno al nucleare nel nostro paese) la Calabria dovrebbe dare segnali nuovi e non dare credito a chi sta speculando sulla salute di tutti noi.<br />
Dopo che la ministra Prestigiacomo aveva definito “chiuso il caso Cetraro”, ritenendo che su quei fondali vi fosse solo una nave militare proprio in questi giorni esce il documento inedito e segreto di un seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, con audizione del Pm che aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro nel 2006. Il documento rivela come ci siano più navi al largo della località tirrenica cosentina.<br />
<strong>“Caso chiuso” aveva detto il ministro. “Caso chiuso” per il Centro Destra calabrese, partito alla carica per chiedere al testa del politico che più di tutti si era mosso su questa problematica, l’assessore regionale Silvio Greco.</strong> A destra si sono svegliati dopo la dichiarazione del ministro: “il caso è chiuso”. Tutti dormienti mentre il problema esplodeva. Tutti alla carica oggi. Il candidato <em>in pectore</em> Scopelliti (il nuovo che riavanza) in testa. Ieri a ruota sei noti esponenti regionali. Queste sono le persone che dovrebbero tutelare i calabresi nei prossimi cinque anni.<br />
<strong>Invece il caso, purtroppo, è bello e aperto.</strong> Il Centro Destra che aspira a vincere le prossime elezioni col volto del rinnovamento si dimostra bravissimo solo nel tentativo di insabbiare, vecchia pratica della politica calabrese. Il fatto che il relitto di una nave militare sia sui fondali di Cetraro non chiude proprio nessun caso. In quella località, dal documento segreto della commissione parlamentare del 2006, emergono non una ma tre navi. Emerge la pesca miracolosa di strani bidoni da parte dei pescatori del posto. Emergono analisi sul pescato (stranamente sparite) dove risultavano livelli altissimi di metalli pesanti e cesio. La seconda nave ritrovata mostra una macchia, un alone scuro tutt’intorno ad essa, per almeno 200 metri. E non è affatto chiaro cosa c’è nel resto della regione.<br />
<strong>Insomma Natale De Grazia si è inventato tutto? Un pentito, senza nessun motivo apparente, si inventa fatti, luoghi ed episodi? Giornalisti come Ilaria Alpi muoiono per caso?</strong><br />
C’è un problema di sicurezza, di affari sporchi e deviati. Di connivenze mafiose a discapito della salute pubblica e le persone che si vorrebbero candidare a governarci cercano di far passare tutti questi aspetti nel dimenticatoio.<br />
Invece di aggiungere un tassello di verità il ritrovamento del relitto di una nave militare è diventato il pretesto per far credere che in Calabria è tutto a posto e le navi non sono mai affondate. Il miglior modo per insabbiare tutta la vicenda ed evitare che se ne continui a parlare.<br />
<strong>Invece ora spuntano i nuovi documenti delle precedenti commissioni parlamentari.</strong><br />
Vorremmo sperare fosse vero che in Calabria fosse tutto a posto. Ma non ne abbiamo la certezza. L’unico modo per averlo sarebbe fare tutte le indagini e fare in modo che tutto il ceto politico, in regione come a Roma, fosse concorde nell’andare fino in fondo. Solo allora qualsiasi dubbio potrà essere spazzato via definitivamente senza alimentare allarmismi ed ipotesi. Perché i dubbi sono ancora tutti sul tavolo, tutt’altro che fugati dalle parole della ministra all’ambiente.<br />
Ma al momento, come si nota, visto che ci sono le elezioni regionali alle porte, alcuni soggetti politici, in evidente accordo col governo nazionale (troppe concomitanze) sono più impegnati a fare la guerra all’assessore all’ambiente che a badare agli interessi della loro terra.<br />
Qualcuno, ormai, si è spinto così avanti che si opporrà sempre alla ricerca della verità.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>posted by Nicrix</em></strong><em><br />
</em>(Bαd Dεmoκrατs)<br />
<em> </em></p>
<p style="text-align:left;"><em>Badolato, 4 novembre 2009</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/navi-dei-veleni-%e2%80%93-non-lasciamo-sola-la-calabria-pietro-orsatti/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 18:28:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/navi-dei-veleni-%e2%80%93-non-lasciamo-sola-la-calabria-pietro-orsatti/</guid>
<description><![CDATA[Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti. di Pietro Orsatti Editoriale su Te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.orsatti.info/archives/1970">Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti</a>.</p>
<blockquote><p>di Pietro Orsatti <strong>Editoriale su <a title="Original Link: http://www.terranews.it/giornale/2009/10/numero-verde" href="http://www.orsatti.info/?_9saCi2n" target="_blank">Terra</a></strong></p>
<p>Oggi ad Amantea la società civile scende in piazza per chiedere risposte e atti concreti. Perché la società calabrese ha memoria. E vive i segni della memoria sulla propria pelle, abbandonata in un limbo di inazione, il rifiuto di fatto del <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con governo" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/governo">governo</a> di intervenire, sola davanti alla devastazione del proprio territorio e dei propri mari. Perché tutti sapevano, da almeno 14 anni, che i mari di Calabria si sono trasformati in un cimitero di navi a perdere, di carrette fuori corso riempite di scorie e rifiuti tossici e affondate. Ottenendo due risultati: smaltire a basso costo rifiuti pericolosi e truffare le assicurazioni. Un mix di imprenditori senza scrupoli, trafficanti, mafiosi, pezzi di istituzioni che non hanno vigilato. Tutti sapevano. Perché ora non si può più negare l’evidenza, dopo il ritrovamento della Cunsky nelle acque di Cetraro nel Tirreno. Da quando la Rosso (già Jolly Rosso, dell’armatore Messina già coinvolto per traffico di rifiuti) spiaggiò sulle coste calabresi e nella cabina del comandante venne trovata un’agenda con longitudine e latitudine e accanto scritto: «La nave è affondata». Si trattava della Rigel. Una commissione d’inchiesta ottenne i fondi per ricercarla nello Jonio al largo di Capo Spartivento, ma l’azienda che aveva<br />
ottenuto l’appalto, che più tardi si scoprì legata ai servizi, non riuscì a individuarla. Tutti sapevano che i rifiuti partivano dalla Liguria, in parte finivano nel Mare nostrum e in parte in Paesi come la Somalia. Si chiamano triangolazioni. Si prende un pezzo di mare o di terra (e mai fondali furono così propizi come quelli di Bosaso in Somalia), lo si paga a un signore locale della guerra con denaro e armi, finanziando così una bella carneficina. E chi sopravvive si becca gli effetti delle scorie. Tutti sapevano, anche Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, che proprio a Bosaso<br />
girarono l’ultimo servizio sui traffici di armi e rifiuti. Un servizio che non è mai andato in onda. Uccisi perché sapevano. Depredati del loro <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con lavoro" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/lavoro">lavoro</a> perché scomodo, non raccontabile. Il legame è così palese, evidente. Oggi si saprà, finalmente, chi vuole la verità. Chi la vuole davvero. Anche nella politica. Oggi si conteranno più le assenze che le presenze. E quella del centrodestra, che ha deciso di nascondere la testa sotto la sabbia non aderendo alla manifestazione di Amantea dice più di tanti discorsi. Tutti sapevano, anche se adesso qualcuno cerca di negare. La storia delle navi a perdere è il paradigma di questo Paese, dove sapere non conta nulla. Se non quando la situazione è precipitata.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scorie a perdere]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/20/scorie-a-perdere/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 19:11:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/20/scorie-a-perdere/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Scorie a perdere. Questa è una storia particolare. Questa è una storia di uomini, mezz’uomini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1538-scorie-a-perdere.html">Scorie a perdere</a>.</p>
<blockquote><p>Questa è una storia particolare. Questa è una storia di uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà, come diceva Leonardo Sciascia. Questa è una storia di nebbie. Nebbie che avvolgono tutto. Avvolgono uomini che scavano nella verità e avvolgono uomini che quella verità tentano di occultarla. Ed avvolgono navi.</p>
<p>Per iniziare questa storia partiamo dalla provincia del Guangdong, Cina. Ogni anno 150 milioni di televisori, lavatrici, frigoriferi ed altra immondizia “tecnologicamente avanzata” viene portata in queste terre, note non certo per la ferrea normativa ambientale. Più del 90% di questi rifiuti però non viene portato in qualche azienda per il riutilizzo o per il definitivo smaltimento. Finisce invece nei garage delle abitazioni, in strada, negli orti e viene trattato senza la minima precauzione. Da dove viene quell’immondizia? Alcuni di quei rottami&#8230; partono da Aiello del Friuli, Udine, dove confluiscono i rottami di ditte friulane, liguri, venete e lombarde allocate in un sito di stoccaggio non autorizzato e dove arriva quello stesso materiale di scarto che le “grandi ditte” del Nord (quelle che portano sulle loro spalle – a detta loro – il peso economico dell’azienda Italia) spesso imbarcano su carrette del mare per mandarle in qualche altra zona lontana dall’aura di magnificenza con la quale vengono dipinti dai nostri quotidiani. Le mandano così lontane che spesso queste carrette si perdono nel mar Tirreno. Italia.</p>
<p>Cetraro (Cosenza) – Un mezzo telecomandato sottomarino messo a disposizione dalla Regione Calabria ha ritrovato a 500 metri di profondità nel mare antistante le coste cosentine il relitto di una nave. Cosa che di per sé non dovrebbe destare dubbi o far porre troppe domande, tant’è vero che la notizia è passata praticamente inosservata sui media del circuito mainstream. Ma una nave dai cui oblò si vedono due scheletri (o almeno questo è quel che sembra vedersi…) e dalla quale si potrebbero prelevare ben 120 fusti pieni di materiale non identificato si può considerare “normalità”?<br />
Cosa contengano quei fusti è irrilevante ai fini ambientali. Che contengano vernici, solventi, acidi o materiale di altro tipo la cosa certa è che quel materiale non fa bene alle nostre acque, visto che dai rilevamenti effettuati in passato sono stati accertati eccessivi livelli di piombo. La prua della Cunski, questo il nome della motonave affondata, è squarciata. Che qualcuno abbia voluto portar via quei fusti prima che potessero essere ritrovati? Cosa contenevano di tanto “importante” da avere tutta questa premura di portarsi dietro 120 fusti non certo occultabili in un paio di tasche?<br />
E, cosa forse anche più importante: quante altre “Cunski” ci sono disseminate nei nostri mari?</p>
<p>A quest’ultima domanda stava tentando di rispondere il Capitano di vascello Natale De Grazia, 39 anni, una di quelle persone che la divisa che indossano la onorano sul serio. In quel periodo (siamo nel 1995) faceva il consulente tecnico del pm Francesco Neri. De Grazia stava indagando non solo – e forse non tanto – sugli affondamenti. Ma sulle rotte; quelle stesse rotte che lo avevano portato a girare in lungo e in largo l’Italia e l’Africa. Seguendo una di quelle rotte aveva scoperto un cimitero ambulante che partendo dal Nord Italia – nell’area dei c.d. “porti delle nebbie” come La Spezia e Livorno – finiva nei mari del sud o, più facilmente, lungo le coste africane. Conoscere certe cose però, in un paese che convive ed accetta i fenomeni mafiosi, può portarti a fare conoscenze indesiderate. O può portarti alla morte com’è successo a De Grazia, stroncato da un infarto il 13 dicembre del 1995 mentre da Amantea – dove si era recato per indagare sullo spiaggiamento della “Jolly Rosso”- si stava dirigendo proprio al porto di La Spezia. Si dice che ad Amantea abbia parlato con qualcuno, ma non esistono riscontri (verbali e quant’altro…) che ne possano dare l’ufficialità. Con chi ha parlato il Capitano De Grazia? Cosa gli ha detto di tanto “importante” da non permettere che quella storia fosse conosciuta da tutti? Perché il Capitano a La Spezia non ci arriverà mai. Colto da infarto o da avvelenamento? Anche questa – per ora – rimane una domanda avvolta nella nebbia, in quanto i risultati dell’autopsia fatta sul cadavere non confermerebbero l’infarto.</p>
<p>Se il capitano avesse potuto portare a termine le indagini, probabilmente si sarebbe imbattuto in personaggi particolari. Degni delle migliori storie di spie e controspionaggi. Come Giorgio Comerio. Di mestiere fa l’imprenditore. Settore antenne ed apparecchiature di indagine geognostica. Insomma: uno che spesso aveva a che fare con affondamenti e carichi “particolari”. Come particolari erano le sue frequentazioni, che andavano dai servizi argentini ed iracheni fino a trafficanti di armi o ad alcuni clan della costa jonica, come si evince dai libri contabili dell’azienda di cui era titolare: la O.d.m. (acronimo di Oceanic Disposal Management) con sede a Lugano che dal proprio sito internet offriva i suoi servigi di affondamento navi a chiunque ne avesse bisogno – una specie di mercenario dell’affondamento, insomma – sostenendo di non commettere reato (la Convenzione di Londra del 1972 vieta espressamente lo scarico di rifiuti radioattivi in mare) perché lui i rifiuti non li buttava “in” mare, ma “sotto” il mare in quanto – tramite l’utilizzo di una sorta di siluri d’acciaio – li spediva a 40-50 metri di profondità.</p>
<p>Molto prolifico per Comerio doveva essere il mercato africano, visti i frequenti contatti con i governi della Sierra Leone, del Sudafrica e con le milizie che in quegli anni lottavano in Somalia per definire chi tra Ali Mahdi e Aidid (appoggiato in un primo momento dagli U.S.A. che poi – come al solito – gli danno la caccia…) dovesse prendere il posto che fu di Siad Barre, una sorta di Gheddafi d’antan, considerato amico dell’Italia all’epoca del governo Craxi. Al governo somalo Comerio propone 5 milioni di $ per poter inabissare rifiuti radioattivi di fronte alla costa e 10.000€ di tangente al capo della fazione vincente dell’epoca (Ali Mahdi, appunto) per ogni missile inabissato. Pagamento estero su estero, ovviamente.</p>
<p>Come se non bastasse, in tutta questa storia c’è un giallo. Giallo come il colore della cartellina che è stata rinvenuta a casa dell’imprenditore identificata con il numero 31 ed intitolata “Somalia”. Uno potrà dire: magari ci saranno i resoconti e le carte dei suoi affari. Può anche essere. Ma che tra queste carte sia stato rinvenuto il certificato di morte di Ilaria Alpi dovrebbe quantomeno far riflettere. Interessanti poi sono anche gli appunti trovati a casa di un socio di Comerio, Gabriele Molaschi, nei quali vi sono annotati carri armati Leopard, Mig, mitragliatrici “Breda”, artiglieria pesante e leggera. Insomma, qualcuno aveva fatto la lista della spesa (probabilmente rappresentava il prezzo da pagare per lo sversamento davanti alle coste somale dei rifiuti radioattivi).</p>
<p>Questo dovrebbe far quantomeno riflettere, dicevo. Come dovrebbe far riflettere quello che è successo nei giorni in cui la giornalista del Tg3 e Miran Hrovatin – il suo operatore – venivano uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. O sarebbe meglio dire venivano giustiziati. Spariscono tre block notes di appunti, sparisce l’agendina con i numeri telefonici e c’è una Commissione d’inchiesta – presieduta dall’onnipresente Carlo Taormina – che predilige una fantomatica pista “islamica”, tanto da arrivare a dire che l’uccisione dei due giornalisti sia da attribuire ad un rapimento finito male.</p>
<p>“1.400 miliardi di lire (che erano poi i soldi della cooperazione italiana, ndr): che fine ha fatto questa ingente mole di denaro?” Era questa la domanda che aveva spinto Ilaria Alpi a tornare di nuovo in quella terra che tanto amava: la Somalia. La stessa domanda che aveva posto al “sultano di Bosaaso” (al secolo Abdullahi Mussa Bogor, ex Ministro della Giustizia ai tempi di Siad Barre). «Stia attenta, signorina. Da noi, chi ha parlato del trasporto di armi, chi ha detto di aver visto qualcosa, poi è scomparso. In un modo o nell’altro, è morto» era stata la risposta.</p>
<p>Mai affermazione fu più profetica, verrebbe da dire guardando a questi 15 anni di depistaggi, imbrogli, verità parziali e verità fittizie. Quel che è certo, però, è che armi e tangenti erano i mezzi di pagamento per il disturbo dei rifiuti tossici nelle acque somale.<br />
Ilaria Alpi era partita – anzi, ri-partita visto che era già il suo settimo od ottavo viaggio in Somalia – sulle tracce di una nave della compagnia Shifco, discussa società somala che spesso trasportava rifiuti tossici provenienti dalla Trisaia di Rotondella (MT) una sorta di immenso outlet (come nella scena iniziale di Canadian Bacon di Michael Moore) per chi aveva necessità “atomiche” come l’acquisto di uranio depleto, che ritrattato serve a costruire bombe. Mi chiedo quanto di questo uranio sia oggi tra quello con cui gli americani vorrebbero far costruire la bomba atomica all’Iran…</p>
<p>L’omicidio Alpi smuove un po’ la situazione, visto che dagli anni Novanta questo via vai sulla rotta dei rifiuti sembra quantomeno calmarsi. Quel che non si calma, invece, è lo sdegno della società civile.</p>
<p>Francesco Gangemi è sindaco di Reggio Calabria nel 1992 (anche se solo per tre settimane). Quel che interessa in questa sede, però, è il fatto che Gangemi sia anche direttore del mensile calabrese “Il Dibattito”, dalla linea spesso aggressiva verso politici e magistrati. Firma un’inchiesta a puntate dal titolo quanto mai eloquente: “Chi ha ucciso Ilaria Alpi?” che inizia così:</p>
<p>«Fin dai primi passi di questa mia lunga strada, che immagino irta di ostacoli e contraccolpi, voglio informare i nostri lettori e le autorità che eventuali rappresaglie che dovessi subire non sarebbero certo riconducibili alla ‘ndrangheta o ad altre organizzazioni criminali, ma ai servizi segreti deviati e assoggettati a taluni magistrati inadempienti ai loro doveri d’uffico e al governo, che rimane il fulcro delle operazioni sporche che stanno inginocchiando l’umanità intera a fronte di vantaggi di varia natura».</p>
<p>Questa è una storia di nebbie.<br />
Nebbie che avvolgono cose, avvolgono luoghi e persone.<br />
Come le nebbie che avvolgono un altro dei grandi misteri d’Italia.<br />
Il 27 giugno 1980 un Douglas DC-9 appartenente alla compagnia aerea Itavia si squarcia in volo, nel cielo tra le isole di Ustica e Ponza. E’ questo il “mistero di Ustica”. Ma c’è un mistero anche più “misterioso” che succede quella notte. Il 18 luglio, infatti, sui monti della Sila (Calabria) viene trovato un Mig 23 libico abbattuto la notte della strage di Ustica. Il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto) confessa alla moglie: «Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra». Dettori morirà suicida nel marzo dell”87, ossessionato da una scritta che – dice – non lo abbandona mai: “il silenzio è d’oro e uccide”. Cos’è successo “quella notte” di così grave da aver sfiorato una guerra?</p>
<p>Una delle tesi più accreditate – e ritenute più verosimili persino dagli “esperti”- è che il Dc9 sia stato “buttato giù” da missili americani, i quali evidentemente non accettavano che il centro Enea di Rotondella fosse un “outlet aperto a tutti”, in particolare a paesi allora nemici come la Libia. Nel marzo del 1993, ad avvalorare questa tesi ci pensa Alexj Pavlov, ex colonnello del KGB il quale sostiene che il Dc9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta in Libia, ma furono costretti a non rivelare quanto sapevano per non scoprire il loro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perché si sapeva che ci sarebbe stata un’esercitazione a fuoco delle forze americane. Se lo sapevano i sovietici, come mai noi non ne eravamo a conoscenza? O forse lo sapevamo e – volutamente – abbiamo deciso di lasciare andare il Dc9 che, dunque, più che un aereo quella notte fu utilizzato come “tiro a segno” per i caccia americani?</p>
<p>Il fenomeno dello smaltimento dei rifiuti tossici è uno di quelli sui quali chi riesce a metterci le mani prende la tanto agognata “galline dalle uova d’oro”. Per capire la grandezza di questo fenomeno basti pensare che la quantità di rifiuti da smaltire prodotti nel nostro paese crea per le organizzazioni criminali (in questo caso Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra non si fanno certo la guerra…) un giro d’affari tra i 1.000 ed i 3.000 miliardi circa di euro annui. E in queste cifre è presente solo il 15% dei rifiuti da smaltire, cioè la quantità che viene smaltita legalmente.</p>
<p>C’è poi un altro mistero nella faccenda delle navi a perdere.<br />
Il 20 Giugno 1991 sulla Gazzetta del Sud compare questo articolo a firma Gaetano Vena: “Quasi completata l’operazione di demolizione della Rosso. Nessun materiale nocivo rinvenuto all’interno dei container che trasportava la nave della società Ignazio Messina S.p.A. di Genova che proveniente da Malta e diretta a La Spezia si arenò il 14 dicembre 1990 per una violenta tempesta di mare”. La “Jolly Rosso” (chiamata così perché riportò in Italia le diossine di Seveso sparse per il globo e in attesa di smaltimento…) stava tornando da Beirut, dove aveva caricato 2.200 tonnellate di rifiuti tossici da trasportare in Italia, al porto di La Spezia. C’è però una particolarità in questa storia, e i “vecchi lupi di mare” me ne daranno probabilmente ragione. Dopo questo viaggio, infatti, la Jolly Rosso diventa semplicemente la “Rosso”. E cambiare il nome di un’imbarcazione è considerato un elemento foriero di cattiva sorte (come poi succederà di lì a poco…) Quando la “Rosso” affonda, viene chiamata per il ripescaggio una società olandese, la Smit Tak: una delle società più competenti nel recupero navi e salvataggi marini. Passano 17 giorni, poi la S.T. rescinde il contratto con tanti saluti ed abbandona l’affare. Incompetenza? Non sembra, visto che la stessa Smit Tak si è occupata del recupero del Kursk, il sottomarino nucleare russo affondato nel mare di Barents balzato agli onori della cronaca qualche anno fa. Gli inquirenti sono incuriositi da due aspetti di questa società:<br />
Così come oggi, anche agli inizi degli anni ‘90 la Smit Tak era un’impresa molto grossa, forse la più grande a livello internazionale, forse troppo grossa per un affare da poco come il recupero di una imbarcazione tutto sommato piccola come la “Rosso”; e poi è nota principalmente per il ramo di società legato alla bonifica di incidenti che hanno a che fare con materiale radioattivo.</p>
<p>Ad un giorno dallo spiaggiamento, a bordo del relitto della Rosso si presentano agenti dei servizi segreti che rinvengono documenti siglati O.d.m. (la società di Comerio che abbiamo visto in precedenza…). Una volta visionati, i documenti vengono restituiti alla Messina S.p.A. Perché i documenti vengono restituiti? Non servono forse come “prova” in un’eventuale indagine sui motivi che hanno portato allo spiaggiamento della Rosso? E perché questi uomini si presentano lì e – apparentemente senza alcuna autorità e senza che nessuno vi si opponga – rinvengono tali documenti, magari anche trafugando quelli che potevano essere “sconvenienti”? E per quale motivo si smuovono i servizi segreti se – ufficialmente – la Rosso trasportava “sostanze alimentari e generi di consumo”?</p>
<p>Servizi segreti deviati, organizzazioni criminali, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e la strage di Ustica. Cosa c’è davvero dietro all’affondamento della Cunski e delle altre “navi a perdere”? E soprattutto chi?</p></blockquote>
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<title><![CDATA[La giusta importanza]]></title>
<link>http://cammaratio.wordpress.com/2009/10/14/la-giusta-importanza/</link>
<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:10:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>cammaratio</dc:creator>
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<description><![CDATA[In questi giorni siamo stati bombardati da notizie di ogni tipo, da dichiarazioni più o meno rivoluz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-283" title="coofcoof" src="http://cammaratio.wordpress.com/files/2009/10/coofcoof.jpg" alt="coofcoof" width="243" height="203" />In questi giorni siamo stati bombardati da notizie di ogni tipo, da dichiarazioni più o meno rivoluzionarie, politici che dichiaravano di essere in guerra o minacciavano di andare in guerra. Parole che ritengo non debbano essere usate per nessun motivo. La guerra, anche la più &#8220;giusta&#8221; (ammesso che possa essere associato Giusto accanto a guerra) porta morte e distruzione, e visto il passato sarebbe il caso di sorvolare.</p>
<p>Si è parlato anche di &#8220;sputtanamenti&#8221; dell&#8217;Italia, dovuti ad alcune malelingue, identificati mirabilmente in Repubblica, nei giornali stranieri, nella consulta, che sembrano tutti essere comunisti, anzi di sinistra (modernizzazione del termine &#8220;comunista&#8221; ormai inflazionato). Anche qui personalmente sorvolerei, perchè per sputtanarci, siamo già bravi da soli, e lo facciamo benissimo da anni, senza che ci sia il bisogno che qualcuno lo faccia per noi, al più, gli altri, raccontano fatti.<br />
Si è parlato , giustamente, del ruolo delle donne nella società di oggi, della mobilitazione dovuta alle esternazioni maschiliste ed offensive, che offendono anche me, che le donne le amo tutte, ed una in particolare.<br />
Si è parlato dei mondiali, l&#8217;Italia è riuscita a qualificarsi e di tante altre notizie minori.</p>
<p>Quello che mi mette tristezza è la superficialità con cui è stata trattata una notizia che reputo importante.<br />
La &#8220;<strong>Nave Dei Veleni</strong>&#8220;.<br />
Un pentito di mafia, Francesco Fonti, descrive una nave. Dice dove è stata affondata. Cosa contiene. La nave viene trovata esattamente nel punto indicato. Si parla di altre navi inabissate nei fondali calabresi, addirittura una trentina, posto che non sia la punta di un iceberg e che non siano molte di più. Forse sono morti degli innocenti, come la giornalista del tg3 Ilaria Alpi ed il suo operatore Miran Hrovatin, sicuramente moriranno altri innocenti in un futuro non certo roseo grazie a qualche tumore e/o leucemia; a Paola si riscontra un numero di incidenze tumorali superiore alla media nazionale, vorrà pur dire qualcosa.</p>
<p>Tale notizia doveva essere enfatizzata, doveva portare ad interventi puntuali e decisi dello stato e della magistratura per identificare i colpevoli, doveva screditare ulteriormente il ruolo delle organizzazioni criminali in Italia, doveva essere una notizia &#8220;gridata&#8221;.<br />
Ma soprattutto doveva suscitare una mobilitazione popolare. Gli assassini che compiono tali azioni, giocano con la vita di tutti noi, ma nessuno sembra accorgersene. Forse è meglio vedere il capezzolo di Belen che spunta da un vestito che non lascia nulla all&#8217;immaginazione, si c&#8217;è più audience, tanto per la raccolta fondi ci pensa Win For Life.</p>
<p>ma va&#8217; là&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Mediterraneo: un bagno di rifiuti]]></title>
<link>http://lamentelibera.wordpress.com/2009/10/06/mediterraneo-un-bagno-di-rifiuti/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:13:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfonzino</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dalle brillanti acque del mediterraneo comincia a venir fuori un&#8217;eredita&#8217; vecchia di ven]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dalle brillanti acque del mediterraneo comincia a venir fuori un&#8217;eredita&#8217; vecchia di ven]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[ComeDonChisciotte - IL MIGLIO VERDE ITALIANO]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/02/comedonchisciotte-il-miglio-verde-italiano/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[ComeDonChisciotte &#8211; IL MIGLIO VERDE ITALIANO. DI CARLO BERTANI carlobertani.blogspot.com/ Il n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6327">ComeDonChisciotte &#8211; IL MIGLIO VERDE ITALIANO</a>.</p>
<blockquote><p>DI CARLO BERTANI<br />
<em>carlobertani.blogspot.com/</em></p>
<p><em>Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare</em>.”<br />
Leonardo Sciascia</p>
<p>Per chi è contrario alla pena di morte, è motivo di gioia quando s’accendono le luci del Colosseo, giacché una condanna alla pena capitale è stata trasformata nell’ergastolo, oppure un Paese ha rinunciato ad applicarla.<br />
Ma, nel Belpaese, è stata realmente abolita la pena di morte? Ossia, de iure e de facto? Non ci sembra proprio.<br />
Dal punto di vista giuridico, la pena di morte è stata abolita: dal 1994, anche dal Codice Penale di Guerra. E nella realtà?<br />
Nel terzo d’Italia governato dalle mafie, la pena di morte viene decretata senza troppi ripensamenti; non confondiamo gli ammazzamenti delle mafie come semplici “regolamenti di conti”: per la gran parte, sono decisioni prese da ben definiti consessi.</p>
<p>Le esecuzioni decretate dalle mafie sono state – ad esempio nel periodo 1999-2003, nemmeno fra i più cruenti – 666<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn1">[1]</a>, che significa poco meno di 133 morti l’anno. Sono gli unici?<br />
I morti in carcere nel 2008 sono stati 142<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn2"> [2]</a>, un dato vicino alla media dell’ultimo decennio, giacché si va da un minimo di 123 nel 2007 ad un massimo di 177 nel 2001.</p>
<p>Sommando gli uni agli altri, otteniamo la bella cifra di 275 morti: sparati, strangolati, suicidi, “suicidati”.<br />
Se confrontiamo le 5.000 esecuzioni annue cinesi alla popolazione (1,3 miliardi), otteniamo un rapporto di una esecuzione ogni 260.000 abitanti, mentre in Italia (275 contro 60 milioni) siamo ad un rapporto di 1 a 218.000: più “esecuzioni” che in Cina!<br />
E finisce qui? No:</p>
<p>Omicidio Mattei<br />
Strage di Piazza Fontana<br />
Omicidio Mauro De Mauro<br />
Strage di Gioia Tauro<br />
Omicidio Feltrinelli<br />
Strage di Peteano<br />
Strage alla questura di Milano<br />
Strage di Piazza della Loggia<br />
Strage dell&#8217;Italicus<br />
Omicidio Pasolini<br />
Strage di Via Fani e omicidio Moro<br />
Omicidio Pecorelli<br />
Strage di Ustica<br />
Strage di Bologna<br />
Omicidio Italo Toni e Graziella De Palo<br />
Omicidio Roberto Calvi<br />
Strage del rapido 904<br />
Strage di Pizzolungo<br />
Omicidio Mauro Rostagno<br />
Attentato dell&#8217;Addaura<br />
Strage del Moby Prince<br />
Strage di Capaci<br />
Strage di via d&#8217;Amelio<br />
Omicidio Ilaria Alpi<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn3"> [3]</a></p>
<p>E, questi, sono soltanto quelli più conosciuti giacché riguardarono personaggi noti o perché furono tragedie di notevole dimensione mentre, per quelli “minori”, spesso non si sa nulla. Nella lista, ad esempio, non compaiono quelli impiccati “in ginocchio” – ricordiamo, uno fra i tanti, il colonnello del SISMI Mario Ferraro – ma ce ne sono stati altri. E gli omicidi “strani” e senza colpevoli? L’Olgiata? Il mostro di Firenze? Perché lo Stato uccide senza remore a destra ed a manca? Perché, se si ritiene innocente, non fa nulla?</p>
<p>Non è qui il caso di spilluzzicare sui numeri: le cifre comunicate sulle esecuzioni cinesi potrebbero essere state ridotte per non scatenare la stampa internazionale, mentre parecchi morti delle mafie – per contro – potrebbero non essere stati identificati come tali. Insomma, il dato che c’interessa evidenziare è che lo Stato Italiano, sotto varie forme, commina una quantità di sentenze capitali paragonabile, per numero, a quelle della Cina, considerata la grande “assassina” di Stato.<br />
E non si venga a dire che le morti in carcere sono casuali: negli altri Paesi europei il fenomeno non ha simili riscontri, mentre le “morti di Stato” nemmeno esistono, salvo rari casi.<br />
Per capirne qualcosa di più – chi è lo “stato” che condanna a morte? chi la decide? chi la attua? come? – seguiremo una doppia via: la recente morte di un anarchico calabrese e la vicenda delle navi affondate dalla ‘ndrangheta, perché ci riserveranno, entrambe, delle sorprese.</p>
<p><strong>In morte di Francesco Mastrogiovanni</strong><br />
(e di Federico Aldrovandi, Franco Serantini, Giuseppe Pinelli…)</p>
<p>Non è che tutti i giorni un poliziotto spara e uccide, ma un solo giorno è di troppo. Così come non è un fatto usuale crepare sputando l’anima con i denti, legati mani e piedi (probabilmente con il filo di ferro) ad un letto di contenzione, in una struttura sanitaria pubblica – una di quelle che dovrebbero guarire i poveracci, e non essere usate come lager – nel generale menefreghismo delle vacanze italiote, dove tutto passa in cavalleria nel nome di Santa Grigliata Di Pesce, e benedetto dai Santi Spaghetti Allo Scoglio.<br />
Mentre tutti gozzovigliano – chi nei ristoranti per ricchi, chi nelle baracchette di fronte al mare – si compie l’ennesimo scempio italiota, che ha affondato definitivamente la vita di Francesco Mastrogiovanni, insegnante di 58 anni, dopo che – più volte – già avevano cercato di silurarlo.<br />
La vicenda è stata divulgata solo dalla stampa locale e, soprattutto, sul Web: e, questo, la dice lunga sull’infimo livello toccato dal giornalismo italiano, dal giornalismo d’inchiesta italiano, quello che – oramai – s’occupa solo più di contare con dovizia i “pilu” sparsi nelle ville sarde.</p>
<p>Sono dunque da onorare i giornalisti Antonio Manzo (Il Mattino, edizione di Salerno) e Daniele Nalbone di Liberazione per la carta stampata, poi Doriana Goracci, Sergio Falcone ed il sito <em>Nazione Indiana</em> (ed altri) che ha ripreso la notizia, “catapultandola” sul Web<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn4"> [4]</a> (mi scuso se ho dimenticato qualcuno), mentre sono da precipitare nell’Inferno dei mendaci ben 9 canali televisivi nazionali, più qualche centinaio di TV “libere” che godono soltanto più della libertà di tette e culo, l’unico passepartout che tutte le porte apre nell’italico stivale.<br />
Non ci sarebbe dunque bisogno d’aggiungere altro, se il tempo che scorre – come perfido giardino zeppo d’erbe velenose – non generasse ogni giorno un vomitevole germoglio, da raccogliere con i guanti spessi, per non farsi impestare.</p>
<p>Il nuovo nato viene alla luce nella vicina Calabria, dove il “pentito” Francesco Foti – per motivi che rimangono ignoti – decide di raccontare la verità sugli affondamenti d’almeno una trentina di navi colme di rifiuti tossici – forse radioattivi – colpendo al basso ventre l’ambiente, la salute ed il turismo italiani<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn5"> [5]</a>.<br />
Il povero cittadino italiano – ignaro del Mare Nostrum violato come una donna in un androne di periferia, poi avvelenato – si riparava, per quelle vicende, dietro i cadaveri di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, massacrati a Mogadiscio perché avevano scoperto un’autostrada costruita sui bidoni tossici sbarcati dall’Italia, portati là con i “pescherecci” della “cooperazione” italiana: come usare il sacchetto delle elemosine per coprirsi il capo e compiere una rapina. Si credeva al sicuro, il povero italiano, ed affondava la forchetta nel piatto.<br />
Ma cosa c’entrano Francesco Mastrogiovanni – uno stimato maestro elementare – e Francesco Foti, un ex appartenente alle cosche, il quale affondava a colpi di dinamite navi cariche di veleni di fronte alle nostre coste? C’è qualcosa che li lega?<br />
I due non sapevano l’uno dell’esistenza dell’altro, fuor di dubbio, però c’è qualcuno che ha provveduto in qualche modo a riunirli, minuscole pedine da usare, oppure insetti da schiacciare, all’occorrenza, con un distratto movimento del piede. Ma procediamo con ordine: un po’ di cronologia.</p>
<p>Perché muore Francesco Mastogiovanni?<br />
Non ha nessun senso che il sindaco di Pollica/Acciaroli disponga per Mastrogiovanni il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) – per di più psichiatrico! – giustificandolo con una semplice guida contromano in area urbana! Non ci risulta che il Presidente della Regione Liguria – Claudio Burlando – sia stato colpito da identico provvedimento e, si noti, Burlando guidava contromano in un raccordo autostradale! Finì con un buffetto e, se non ci fosse stata la solita rivolta del Web, non gli avrebbero nemmeno comminato la sospensione della patente. Cosa che, per Burlando, non significò nulla: auto blu a gogò.<br />
Anche il presunto tamponamento di ben quattro autovetture – citato per emanare il provvedimento – è alquanto dubbio: l’auto di Mastrogiovanni non presentava nessun danno. Dopo quattro “tamponamenti” contromano? E poi, come si può “tamponare” – a voler spilluzzicare nella lingua italiana – “contromano”? Andava contromano in retromarcia? Mistero.<br />
Eppure, tutto ciò consente al sindaco del comune Pollica/Acciaroli di spiccare un provvedimento per il TSO: probabilmente, il primo cittadino avrà letto la Legge 180/1978 prima di scrivere la condanna a morte per Mastrogiovanni. Resta un dubbio: sarà solo guercio o del tutto orbo?</p>
<p>Legge 180/1978<br />
Art 1<br />
“<em>Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico</em>.”</p>
<p>Art 2<br />
“(omissis)… <em>la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall&#8217;infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere</em>.”</p>
<p>Gli omissis non celano nulla d’importante, e chiunque potrà prendere visione della legge tramite il collegamento in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn6"> [6]</a>.<br />
Insomma, secondo il sindaco di Pollica/Acciaroli, Francesco Mastrogiovanni era in condizioni di tale “disperazione psichiatrica” da dover essere urgentemente internato in una struttura ospedaliera.<br />
Tralasciamo una serie di dubbi di natura giuridica – la extraterritorialità del provvedimento? la certificazione medica richiesta per simili atti, c’è stata? la conferma dell’urgente necessità di ricovero, che per legge deve essere prodotta dalla struttura ospitante, è stata consegnata? la “scomparsa” delle misure di contenzione dalla cartella clinica, accertate dall’autopsia (legacci ai polsi ed alle caviglie), ecc…poiché ci rammentano lontani deja vu, con Franco Serantini che agonizza per quattro giorni nel carcere di Pisa… – ma ci fermiamo qui, poiché c’è un’inchiesta in corso, ed un magistrato ci sta lavorando.</p>
<p>Noi, però, visto che desideriamo appoggiare il magistrato nella sua ricerca della verità, non molleremo, ed iniziamo col dire che Francesco Mastrogiovanni – nella sua “disperazione psichiatrica” – s’era recato tranquillamente al mare, presso un campeggio a Castelnuovo Cilento, dove aveva preso in affitto un piccolo appartamento.<br />
Comportamento ben strano – dobbiamo riconoscerlo – per una persona giudicata, oramai, non più in grado di “intendere e volere”, come dovrebbe essere quella che riceve un tale, gravissimo provvedimento. No: fino all’arrivo dei Carabinieri, con tanto di “rastrellamento” a terra e motovedetta a mare, Francesco Mastrogiovanni fa i bagni e prende il sole.<br />
Ma – difficile capire il motivo – un sindaco lo giudica così pericoloso per sé e per gli altri da inviare i Carabinieri in quel camping, per far eseguire un atto che è in sé terribile, e che la legge permette solo in casi d’evidentissima ed urgente gravità.</p>
<p>“<em>Vennero in sella due gendarmi, vennero in sella con le armi…</em><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn7"> <em>[</em>7]</a>” verrebbe da dire, e giungono sotto forma di auto e motovedette dei Carabinieri.<br />
Alla vista dei Carabinieri, Mastrogiovanni scappa ingenuamente in mare: là, dalla motovedetta, l’altoparlante avverte i bagnanti allibiti «<em>Operazione di polizia, cattura di ricercato in corso</em>.» Manco si trattasse di Al Capone. Perché scappa?<br />
Poiché Mastrogiovanni è stato perseguitato dallo Stato più volte: nel 1999 per “resistenza a pubblico ufficiale”. Motivo? Aveva contestato una multa. Ovviamente, tutti quelli che contestano una multa – avrà forse anche alzato la voce, ma chi lo conosce afferma che era un tipo tranquillo, per niente violento – vengono arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, condannati e schiaffati in galera. Condannato a tre anni senza la condizionale: sembra incredibile, ma le cose stanno proprio così.<br />
Come nelle vicende epiche, un dio bonario assume le forme di un magistrato d’appello di Salerno e, in seconda istanza, Mastrogiovanni viene assolto con tanto di scuse: lo Stato viene addirittura condannato a rifondere un risarcimento per il periodo trascorso in carcere.<br />
Ma perché – chiederete voi – così tanto accanimento?</p>
<p>Poiché Mastrogiovanni aveva già avuto a che fare con la giustizia, in un Paese nel quale – se capiti fra le grinfie della legge, e qui lo ricordo ai tanti che parteggiano tout court “per i giudici” – la cosa più sensata che puoi fare è scappare. Lo affermano noti penalisti:</p>
<p>«<em>Soltanto chi e&#8217; innocente deve avere paura della giustizia: vero o falso?»</em> Rispondono due “principi” del foro. Domenico Pisapia: «<em>E&#8217; vero. Ma aggiungerei: non soltanto l&#8217; innocente</em>». Vincenzo Siniscalchi: «<em>La frase più giusta è questa: un innocente deve avere paura della giustizia</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn8"> [8]</a>»</p>
<p>Se lo dicono loro…</p>
<p>La sera del 7 Luglio del 1972, Francesco Mastrogiovanni passeggia per Salerno in compagnia di Giovanni Marini ed altri anarchici. Vengono dapprima provocati e poi aggrediti da un gruppo di neofascisti, capeggiati da Carlo Falvella: nasce una breve colluttazione, nella quale Mastrogiovanni viene ferito ad una gamba con una coltellata. Il coltello, però, rimane infitto nell’arto: Giovanni Marini lo raccoglie ed uccide Falvella.<br />
Al processo viene riconosciuta l’innocenza di Mastrogiovanni, mentre Marini è condannato a 12 anni (9 scontati) che gli segneranno la vita. Morirà nel 2001, dopo un calvario trascorso nei penitenziari italiani<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn9"> [9]</a>.<br />
Perché Mastrogiovanni viene aggredito? In realtà, Mastrogiovanni è sfortunato – è solo Patroclo finito in mezzo alla bega fra Achille ed Agamennone, e ne seguirà il destino molti anni dopo – poiché l’obiettivo dei neofascisti non è lui, bensì Marini. Perché Favella e gli altri sono così determinati ad offendere, spaventare, forse deliberatamente uccidere Marini?<br />
Poiché il gioco delle parti c’oscura il vero ruolo dei protagonisti: Giovanni Marini è un antesignano della controinformazione, mentre Favella (o chi per esso) non è un semplice “neofascista”, bensì qualcuno che probabilmente lavora per il “re di Prussia”, come capiremo dal seguito della vicenda.</p>
<p>A quel tempo, Giovanni Marini stava lavorando per ricostruire un evento fra i tanti di quegli anni bellissimi e terribili: la vicenda di cinque giovani partiti dalla Calabria con una Mini Morris e mai giunti a Roma, loro meta. Soprattutto, mai giunse a Roma il risultato delle indagini che avevano svolto sulla rivolta di Reggio Calabria, il cosiddetto “boia chi molla”.<br />
Se fossimo superficiali, potremmo concludere che i cinque giovani – Gianni Aricò, Annalise Borth (moglie di Aricò), Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso – siano state vittime del clima di scontro fra diversi estremismi, come sarebbe successo più volte negli anni a seguire.<br />
Chi conserva invece un minimo di memoria storica, ricorderà che il 1970 non fu ancora un “anno di piombo”: la mattanza fra estremisti di destra e di sinistra iniziò qualche anno più tardi: Lo Russo e Giorgiana Masi morirono nel 1977, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta nel 1978.<br />
La questione è spinosa – sono il primo a riconoscerlo – però anche gli storici tendono a suddividere quel periodo in una prima fase (o dello “stragismo”) ed in una seconda che potremmo definire, semplificando molto, di scontri fra opposte fazioni (BR, NAR, ecc)<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn10"> [10]</a>.<br />
Sta di fatto che, nel 1970, non s’era ancora instaurato quel clima di “caccia all’uomo” che poi degenerò negli anni seguenti: insomma, cazzotti sì, ma non erano ancora saltate fuori le pistole. E, soprattutto, quell’omicidio non ha i connotati dello scontro fra opposte fazioni: è roba di Stato.</p>
<p>Sarebbe lungo e non è questa la sede per approfondire il fenomeno della rivolta di Reggio Calabria di quegli anni: chi non la conosce e vorrà investigare, troverà il collegamento in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn11"> [11]</a>.<br />
Più interessante, invece, indagare sull’attività dei cinque anarchici – chiamati il “Circolo della Baracca”, dal luogo dove si riunivano, una sorta di centro sociale ante litteram – perché erano straordinariamente all’avanguardia nel loro lavoro d’informazione. Avevano acquistato una fotocamera sofisticata (probabilmente una reflex, rare e costose all’epoca) ma, soprattutto, avevano capito che il coacervo d’interessi che si nascondevano dietro il “boia chi molla” non si portava alla luce con le botte e gli scontri, bensì con un paziente collage fatto di dati, personaggi, situazioni, prove.<br />
Cosa potevano aver scoperto?</p>
<p>Che spezzoni del neofascismo dell’epoca erano coinvolti nei fatti di Reggio? Acqua calda. Che la ‘ndrangheta ci marciasse? Acqua tiepida, tanto che la “rivolta” s’acquietò quando furono promessi soldi e investimenti (mai realizzati), ossia il centro siderurgico di Gioia Tauro e la SIR di Rovelli, una vicenda che giunge fino ad oggi<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn12"> [12]</a>.<br />
E se avessero scoperto non dei mammasantissima e nemmeno degli uomini coi gagliardetti neri, ma che pezzi dello Stato – proprio dei dipendenti dello Stato – tramavano con le cosche? Se in quelle immagini fossero rimasti immortalati – a guidare cortei fra le barricate – “pezzi” dello Stato, uomini dei servizi?<br />
Oggi è facile dirlo, ma siamo nel 2009, mille cose ci sono state raccontate da Saviano e da altri: e nel 1970? Che la mafia difendesse gli interessi agrari, oppure qualche traffico sporco…sì, ci stava…ma nessuno poteva – allora – immaginare lo stretto connubio che oggi è sotto i nostri occhi.<br />
Se ci fu una ragione per far fuori deliberatamente – con l’intervento sul posto della squadra politica romana! – quei cinque ragazzi, non potevano essere bazzecole, perché non ci si scomoda così tanto per poco, e la mafia sa risparmiare anche le pallottole e l’esplosivo, quando occorre.<br />
Qualcuno, però, forse meditava di tornare su quella vicenda, come Marini nel 1972, oppure (come Mastrogiovanni) era l’ultimo anello di una catena ancor vibrante: la mafia, in questi casi, vuole essere certa della sua intangibilità, e non lesina pallottole, esplosivo e Trattamenti Sanitari Obbligatori.</p>
<p>Se una ragione c’è stata – e deve esserci stata – per assassinare in un modo così brutale ed istituzionale Mastrogiovanni, deve essere stata qualcosa d’importante: vendette personali, acrimonia politica ed altro non reggono quando s’uccide tramite le istituzioni. In caso contrario, potremmo solo affermare che il sindaco di Pollica/Acciaroli ed i medici dell’ospedale di Vallo di Lucania siano dei folli – loro sì, da internare con un TSO – e dovremmo concludere che le istituzioni sono presidiate da folli sanguinari.<br />
Riflettiamo che il sindaco Pollica/Acciaroli, nell’ordinare quel TSO, si prende una bella gatta da pelare. I “sanitari” – ci schifa non virgolettare il termine – di Vallo di Lucania s’assumono una bella responsabilità quando lasciano morire Mastrogiovanni lentamente, per quattro lunghissimi giorni, imprigionato nel letto di contenzione, fin quando non esala l’ultimo respiro.<br />
E’ una morte istituzionale, avvenuta in una struttura pubblica: lo stato italiano, che non è attrezzato per iniezioni letali, si prodiga in questo modo. Il nostro “miglio verde” è ben nascosto, ma esiste: quanti l’hanno già percorso?</p>
<p>C’è quasi una ritualità nella morte di Mastrogiovanni, al punto che lui già sembra capirlo quando lo arrestano, quella mattina di fine Luglio 2009 nel campeggio: «<em>Se mi portano a Vallo di Lucania</em>» confida ad un’amica, prima di salire in ambulanza «<em>non ne esco vivo</em>.» Perché Mastrogiovanni ha quella convinzione? Solo perché è depresso (tutto da dimostrare)?<br />
Mastrogiovanni è l’ultima pietra miliare di un strada che parte da lontano: anche la morte dei cinque anarchici calabresi doveva essere terribilmente importante (come per il tentato omicidio di Marini), da eseguire subito, al punto che – per quello che fu definito un semplice incidente stradale – dieci minuti dopo erano già presenti presso Ferentino, a 60 Km da Roma, uomini della squadra politica della Questura di Roma.<br />
I quali, non sono stupiti che i due camionisti coinvolti nell’incidente siano alle dipendenze del “principe” Junio Valerio Borghese – altra “anima nera” di Reggio Calabria – e che l’auto dei giovani, che ufficialmente ha “tamponato” il camion, non sia rimasta incastrata sotto il rimorchio il quale – miracolo italiano – ha i fanali posteriori intatti, mentre presenta danni alla fiancata.</p>
<p>La vicenda viene immediatamente chiusa – ovvio, un semplice incidente – ma la documentazione che i giovani dovevano urgentemente consegnare all’avv. Eduardo Di Giovanni – coautore de “La strage di Stato”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn13"> [13]</a> – non verrà più ritrovata. Documenti che ci avrebbe fatto fare, probabilmente, un passo enorme, considerando gli anni che ci abbiamo messo dopo per iniziare a capirci qualcosa.<br />
Di più: qualcuno telefona dalla squadra politica di Roma (un amico? un parente?), la sera precedente e chiama a casa di Lo Celso, avvertendo il padre di “<em>non far partire, il giorno seguente, il figlio per Roma</em>”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn14"> [14]</a>.<br />
Se i sospetti fossero solo quelli riguardanti l’attentato al treno Palermo-Torino del 22 Luglio 1970 (6 morti e 66 feriti), probabilmente lo Stato non avrebbe colpito così duro: Marini condannato ad una pena esemplare, nonostante fosse stata legittima difesa, i cinque ragazzi ammazzati mediante un falso incidente, Mastrogiovanni condotto a morire a Vallo di Lucania. Probabilmente, c’è dell’altro.<br />
Torniamo indietro di pochi mesi: la sera del 12 Dicembre del 1969, scoppiano le bombe a Piazza Fontana.</p>
<p>Per l’Italia è una mazzata senza precedenti, una sorta di “9/11” ante litteram: ancora ricordo lo sgomento diffuso, i punti interrogativi che veleggiavano sui visi della gente.<br />
La storia è nota e non è il caso di riproporla: chi vorrà, potrà prenderne visione dal documento riportato in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn15"> [15]</a>.<br />
Ciò che risulta interessante è che, dopo la scarcerazione di Valpreda e la scoperta della cosiddetta “pista nera” (per inciso, i cinque anarchici calabresi s’occuparono anche della vicenda Valpreda), entra in scena un personaggio che c’entra poco con la “cellula” veneta di Freda e Ventura: Guido Giannettini.<br />
Personaggio apparentemente di secondo piano, Giannettini è una sorta di “Travèt” dei servizi, un “tuttofare”, come vedremo in seguito. E, appena la “pista nera” prende forma, il processo viene spostato a Catanzaro.<br />
Finché l’imputato è Valpreda, il processo può rimanere a Milano: quando entrano in scena Freda e Ventura (e, soprattutto, Giannettini), deve “migrare” (come il parallelo processo per le bombe di Roma). Potevano trasferirlo a Teramo, Aosta o Brindisi e invece no: il processo (che, per inciso, terminerà in una palude senza fine né costrutto) viene condotto proprio a Catanzaro, Calabria, dove s’è appena spenta l’eco dei roghi di Reggio!<br />
La vicenda di Piazza Fontana continua a lasciare vittime nel “Miglio Verde” italiano: l’ultima ad occuparsene, pochi anni or sono, è il GIP di Milano Clementina Forleo, la quale rinvia a giudizio Delfo Zorzi (protetto e “blindato” in Giappone) ed ottiene la sua condanna all’ergastolo, poi vanificata dall’assoluzione in Appello.<br />
Ma, il 28 agosto 2005, i genitori di Clementina Forleo muoiono in uno strano incidente automobilistico, che la Forleo stessa è obbligata a riconoscere – <em>obtorto collo?</em> – come “fortuito”, quando aveva, invece, ricevuto precise minacce ed avvertimenti, come potrete leggere nelle note<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn16"> [16]</a>. Altri due innocenti finiti nel “Miglio “Verde”?<br />
Il 3 Maggio dello stesso anno, la Corte di Cassazione aveva definitivamente confermato l’assoluzione per Zorzi e per gli altri imputati. Solo l’affair delle scalate bancarie? Può essere, ma non tralasciamo il resto.</p>
<p>Non vorremmo scatenare antiche rivalità fra “rossi” e “neri”, poiché siamo stati tutti presi sonoramente per il sedere, di là delle nostre idee politiche. La vicenda dello stragismo che parte da Piazza Fontana è soltanto un gioco delle parti, nelle quali i primattori sembrano avere sempre valenza politica, mentre i gran suggeritori sono sempre legati ai servizi: il ruolo è ricoperto da Mario Merlino per la pista anarchica e da Guido Giannettini per la pista nera. Ed è di Giannettini (e di qualche altro) che ci sembra opportuno occuparci.</p>
<p><strong>Dietro ad ogni scemo c’è un villaggio<br />
</strong><br />
Prendiamo a prestito a sproposito il sottotitolo della canzone di De André – <em>Il Matto</em> – presentandolo quasi come un ossimoro, giacché in ogni “villaggio” italiano della recente storia – gli omicidi eccellenti, gli attentati, fino al recente sfregio delle navi affondate – c’è sempre uno “scemo”, che scemo non è. Anzi, tutt’altro.<br />
Dietro a tutta la vicenda di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, s’agita un personaggio che definire “inquietante” è fare uno sberleffo ad Edgar Allan Poe: Giancarlo Marocchino.<br />
Elemento che sembra uscire più da un romanzo di spionaggio che dalla realtà, Giancarlo Marocchino trascorre gran parte della sua vita in Somalia. Cosa fa? L’imprenditore. Quali sono le “imprese” che si possono intraprendere dapprima nella Somalia di Siad Barre, poi nel terrificante tourbillon della guerra civile?<br />
Ufficialmente, Marocchino gestisce qualcosa nel porto di Mogadiscio, ma è veramente difficile stabilire cosa. Per sua ammissione, dovrebbe essere una sorta di spedizioniere, un factotum del porto: carico, scarico, tutto sembra pendere dalle labbra di Marocchino.<br />
Giancarlo Marocchino diventa famoso dopo l’omicidio dei due giornalisti italiani: per qualcuno è un angelo, per altri un demonio.<br />
Ascoltiamo cosa racconta, alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Antonietta Motta Donadio, dirigente della DIGOS di Udine, citando confidenze raccolte da un testimone attendibile, “coperto” dalla stessa Donadio grazie all’art. 203 del Codice di Procedura Penale, per salvaguardarne l’incolumità:</p>
<p>“<em>riuscimmo a definire esattamente il quadro dell&#8217;omicidio, individuando addirittura gli esecutori materiali, con nomi e cognomi, accertammo che si trattava di un gruppo di fuoco di sette persone che erano state portate sul luogo dell&#8217;eccidio da Giancarlo Marocchino, che nell&#8217;abitazione di Ali Madi e Moussa Bogor, che era sultano di Bosaso, il capo della polizia somala, tale Gilao e Marocchino, erano state individuate queste sette persone ed erano state portate sul luogo dell&#8217;eccidio dallo stesso Marocchino, che poi si allontanò; ritornò dopo che la giornalista e l&#8217;operatore erano stati uccisi ed aveva strappato dal block notes di Ilaria Alpi tre foglietti scritti che erano stati poi consegnati a Mugne e successivamente ad Ali Madi</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn17"> [17]</a>”</p>
<p>Giancarlo Marocchino sembra sapere tutto, riporta addirittura in Italia l’autovettura dove trovarono la morte i due giornalisti, e si dichiara sempre innocente. Durante l’ennesima convocazione in Commissione Parlamentare (Presidente Carlo Taormina), Marocchino si lascia scappare che “<em>Avvertì il Sis</em>…” del pericolo di un attentato contro giornalisti italiani, poi gli ufficiali italiani a Mogadiscio. Gli unici che non furono avvertiti furono le due vittime.<br />
Antonietta Motta Donadio, dopo quelle rivelazioni, fu accusata di aver gestito “male” la sua fonte e fu trasferita dal suo incarico.</p>
<p><strong>Sempre e solo “faccende”<br />
</strong><br />
Mi sono sempre chiesto perché in Italia non esista un apposito corso di laurea in “Faccendierato”, con relativo Master in “Faccende internazionali dubbie, sporche e da occultare”. Eh sì, perché da decenni sembra che, fare il “faccendiere”, sia la professione più remunerativa. Schiere di personaggi esercitano questa professione con successo: perché non conferire loro ufficialmente il titolo che ben meritano?<br />
Uno di questi faccendieri, affaccendato in faccende che trasudano rifiuti e robaccia nucleare, è Giorgio Comerio. Anch’egli con una biografia pressoché anonima, fonda e gestisce “società” che hanno come obiettivo “smaltire” residui tossici: il nostro, vuole specializzarsi nel nucleare.<br />
Pensa così, per risolvere il problema, di sistemare i rifiuti radioattivi in capaci “siluri”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn18"> [18]</a> che penetrano nel fondale marino e sono garantiti per 1.500 anni. Ossia, per 1.500 anni non rilasceranno sostanze radioattive: e dopo 1.500 anni? Cavolacci loro.<br />
Ovviamente, sul fatto che viene indagato per queste faccende, Comerio minimizza e nicchia: ecco come si esprime in un’intervista a Panorama Economy nel 2004<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn19"> [19]</a>:</p>
<p>D) <em>Il suo nome uscì per la prima volta nel 1995, quando Greenpeace denunciò che la sua società, la ODM, voleva seppellire scorie nucleari in Sud Africa violando le convenzioni internazionali</em>.<br />
Comerio: <em>La questione ODM è sempre stata una bufala pompata da Greenpeace alla ricerca di pubblicità e di argomenti contro il nucleare. Bisognava fare notizia. Il primo articolo apparve sul settimanale Cuore, «infartatosi» qualche anno dopo, e fu ripreso dalla stampa nazionale</em>.</p>
<p>Siccome seguiamo il vecchio adagio che recita “le parole sono pietre”, ci ha subito incuriosito quel termine – <em>infartatosi </em>– poiché ci conduce dritti dritti ad un’altra vicenda, quella della Jolly Rosso, arenatasi sulle coste calabre il 14 Dicembre del 1990.<br />
Nella plancia della Jolly Rosso furono ritrovati documenti che conducevano proprio a Comerio, ma fu prontamente chiamata un’impresa “di pulizie” olandese che provvide a…a che cosa? Nessuno sa cosa fecero gli olandesi, e la nave rimase a poche centinaia di metri dalla costa ancora parecchio.<br />
Chi invece si “infartò” veramente – e questo getta una luce sinistra sul termine usato da Comerio nell’intervista (perché proprio quello? Attenzione: questa è gente che non parla a vanvera e concede interviste solo per avvisare “per interposta persona”) – fu il Capitano di Fregata Natale De Grazia, l’uomo che seguiva come un segugio le tracce di 180 navi “scomparse” nei Sette Mari.<br />
Purtroppo…quando si dice la sfiga…Natale De Grazia partì un bel mattino da Reggio Calabria per recarsi a La Spezia – dove ha sede l’Archivio Storico della Marina (e per interrogare l’equipaggio della Jolly Rosso) – e chiarire una volta per tutte la storia di quel naviglio…a Nocera Inferiore bevve un caffé, mangiò un dolce è morì d’infarto!<br />
Tutti possono morire d’infarto, ma non tutti – dopo un infarto – ricevono la Medaglia d’Oro al merito dal Presidente della Repubblica (Ciampi), soprattutto se la motivazione è a dir poco “sinistra”:</p>
<p><em>Il Capitano di Fregata (CP) Spe r.n. Natale DE GRAZIA ha saputo coniugare la professionalità, l’esperienza e la competenza marinaresca con l’acume investigativo e le conoscenze giuridiche dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria, contribuendo all’acquisizione di elementi e riscontri probatori di elevato valore investigativo e scientifico per conto della Procura di Reggio Calabria. La sua opera di Ufficiale di Marina è stata contraddistinta da un altissimo senso del dovere che lo ha portato, a prezzo di un costante sacrificio personale e nonostante pressioni ed atteggiamenti ostili, a svolgere complesse investigazioni che, nel tempo, hanno avuto rilevanza a dimensione nazionale nel settore dei traffici clandestini ed illeciti operati da navi mercantili. Il comandante De Grazia è deceduto in data 13.12.1995 a Nocera Inferiore per “Arresto cardio-circolatorio”, mentre si trasferiva da Reggio Calabria a La Spezia, nell’ambito delle citate indagini di “Polizia Giudiziaria”. Figura di spicco per le preclare qualità professionali, intellettuali e morali, ha contribuito con la sua opera ad accrescere e rafforzare il prestigio della Marina Militare Italiana</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn20"> [20]</a>”</p>
<p>Certo…il senso del dovere, la professionalità…però non è che le medaglie d’oro si concedano tutti i giorni, soprattutto per simili motivazioni. Ecco, di fronte allo strapotere delle mafie, l’unica cosa che può fare un Presidente della Repubblica, Capo Supremo delle Forze Armate (sic!): virgolettare “<em>Arresto cardio-circolatorio</em>”. Capito?</p>
<p>Un signorino per bene, innamorato dei colonnelli greci e dei carri armati</p>
<p>Stupisce che su Guido Giannettini, personaggio di spicco nella strategia della tensione, non esista una pagina in italiano su Wikipedia. Che strano, esiste persino su Flavio Briatore. Sarà per la scarsa propensione anglofona degli italiani.<br />
Esiste però nell’edizione inglese<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn21"> [21]</a>, ed in quelle poche righe c’è un condensato di storia: tutta la storia, nascosta, degli intrighi internazionali del Secondo Novecento.<br />
Eppure, nella vulgata imperante, Giannettini è considerato un povero Travèt dei servizi, uno che avvisava se qualcuno meditava di fare scritte sui muri o, al massimo, far scoppiare un petardo da qualche parte.<br />
Tutti i maggiori responsabili della strategia della tensione, ma anche le storie d’imprenditoria “vigliacca”, hanno invece a che fare con lui: chi lo conobbe? Chi se ne servì? Chi lo aiuto? Presto detto.<br />
Andreotti, Pecorelli, Ciarrapico, Aloia, Miceli<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn22"> [22]</a>…la lista potrebbe continuare a lungo.<br />
E’ così “insignificante”, il Giannettini, che quando l’Esercito Italiano deve provvedere alla sostituzione dei suoi mezzi corazzati, nel 1966, nella delegazione che va in Germania a visionare i carri armati <em>Leopard1</em> c’è anche lui, il “Travèt” dei servizi. Un affare colossale per l’epoca. Eppure, tutti fanno finta di non ricordarlo: Giannettini, dopo la vicenda di Piazza Fontana, sparisce? Dopo la fuga in Francia ed in Argentina, va in pensione a coltivare prezzemolo?</p>
<p>Tutto ruota, e ritorna</p>
<p>Il pentito Valentino Foti, l’uomo che ha squarciato il velo d’omertà sulle navi cariche di rifiuti ed affondate nei mari italiani, ha anche chiarito quali erano i metodi utilizzati. Pressappochismo? Dilettantismo? Forse, nella gestione degli affondamenti.<br />
Per quanto riguarda la gestione del traffico, invece, sembra un orologio svizzero: tutto concordato, pianificato con incontri fra lui ed esponenti dei servizi segreti, rapporti che Foti aveva coltivato sin dagli anni ’70, quando in Calabria imperava il “boia chi molla” e lui era già più che ventenne. Che caso.<br />
Chi sono i suoi referenti? Ascoltiamolo<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn23"> [23]</a>:</p>
<p>“<em>Funzionava così: l’agente Pino contattava a Reggio Calabria la cosca De Stefano, la quale informava il mio capo Romeo, che a sua volta mi faceva andare all’hotel Palace di Roma, in via Nazionale. Da lì telefonavo alla segreteria del Sismi dicendo: “Sono Ciccio e devo parlare con Pino? Poi venivo chiamato al numero dell’albergo, e avveniva l’incontro</em>.”</p>
<p>Chi è l’agente “Pino”, questa persona senza volto che gli comunica quando sarà pronta la nave, che prende accordi per il pagamento…insomma, la lucida mente – a questo punto possiamo affermare “dello Stato” – che è in comunicazione con le cosche calabresi? Lo confessa, candidamente, lo stesso Foti:</p>
<p>“<em>Un trentenne atletico, alto circa un metro e ottanta con i capelli castani ben pettinati all’indietro, presentatomi nella capitale da Guido Giannettini</em>…”</p>
<p>Non possiamo, per concludere, che ricordare le parole – anzi, i versi – di Pino Corrias<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn24"> [24]</a>:</p>
<div>“<em>Tutte le schegge di questa storia – “dopo che le vetrine gonfiandosi esplosero&#8221; – sono rifluite sui marciapiedi del tempo. Ma il lampo che ne scaturì ancora ci riguarda. E&#8217; sempre posteggiato lì, nell&#8217;anello che fa da spartitraffico lungo le molte traiettorie di questa piazza milanese e i sotterranei della Repubblica</em>.”</div>
<p>Carlo Bertani<br />
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com<br />
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/il-miglio-verde-italiano.html<br />
1.10.2009</p>
<p><strong>Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte</strong></p>
<p>[1] Fonte : http://www.antimafiaduemila.com/content/view/4698/78/<br />
[2] Fonte : http://www.ristretti.it/<br />
[3] Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/04/delitto-di-stato.html<br />
[4] Vedi : http://www.nazioneindiana.com/2009/08/19/morte-occidentale-di-un-anarchico-2/<br />
[5] Vedi : http://carlobertani.blogspot.com/2009/09/fottuti.html<br />
[6] Fonte : http://www.tutori.it/L180_78.html<br />
[7] Fabrizio de André – Il Pescatore.<br />
[8] Fonte : http://archiviostorico.corriere.it/1992/novembre/28/innocente_giustizia_primo_scappare_secondo_co_0_92112812165.shtml<br />
[9] Per approfondire: http://www.socialismolibertario.it/marini.htm<br />
[10] Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo<br />
[11] Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_di_Reggio<br />
[12] Vedi : http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/cronaca/imi-sir/tappe-imi/tappe-imi.html<br />
[13] Per chi vorrà approfondire: http://www.uonna.it/libro.htm<br />
[14] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Anarchici_della_Baracca<br />
[15] Vedi: http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=30<br />
[16] Vedi: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=14651 e http://blogs.it/0100206/categories/openWorld/2008/01/11.html#a7470<br />
[17] Fonte: http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=2&#38;id_notizia=1129 [18] Fonte: http://www.zonanucleare.com<br />
/tecnologie_sperimentali_progetti_alternativi_smaltimento/A_fondali_oceanici_odm.htm<br />
[19] Fonte: http://www.zonanucleare.com/dossier_italia/navi_affondate_rifiuti_radioattivi<br />
/H_intervista_panorama_economy_comerio.htm<br />
[20] Fonte: http://www.facebook.com/topic.php?uid=103656166686&#38;topic=9790<br />
[21] Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Guido_Giannettini<br />
[22] Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/ho-affondato-tre-navi-veleni.shtml?uuid=6c2e45b0-a391-11de-9cb7-ea7a81dfc3bd&#38;DocRulesView=Libero<br />
[23] Fonte : http://www.calabrianotizie.it/2009/09/18/complotto-sotto-il-mare-rifiuti-tossici-inabissati-in-mare-con-coperture-eccellenti-in-un-giro-di-auto-diplomatiche-e-soldi-in-svizzera-le-nuove-rivelazioni-del-pentito-della-ndrangheta-che-ha/<br />
[24] Fonte: http://cicciobandini.splinder.com/archive/2006-04</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[How business works in Italy - an example]]></title>
<link>http://baldazen.wordpress.com/2009/09/17/how-business-works-in-italy-an-example/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:35:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>baldazen</dc:creator>
<guid>http://baldazen.wordpress.com/2009/09/17/how-business-works-in-italy-an-example/</guid>
<description><![CDATA[Let&#8217;s imagine you run a company that produces waste. Your toxic and radioactive waste must be ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Let&#8217;s imagine you run a company that produces waste.<br />
Your toxic and radioactive waste must be disposed.<br />
You look for some other company that will dispose it for you at the lowest price. You have a deal and don&#8217;t bother checking where your waste ends up.</p>
<p>Let&#8217;s imagine now that you want to make big money, have strong acquaintances, but also money to invest and don&#8217;t mind threatening and using violence. Then you corrupt some people to let you win the competitions for disposing of public waste and you start destroying the competitors. Then you also have very clever ideas on how to dispose the toxic waste very cheaply. You set very low prices and attract clients.<br />
You load ships full of waste and sink them in the Mediterranean, just off the coast of Italy or in Somalia. If someone sticks his nose, you buy or kill them, like it seemed happened to journalist Ilaria Alpi and her cameraman.</p>
<p>Sounds too imaginative?</p>
<p><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2009/sep/16/shipwreck-waste-mafia-italy">http://www.guardian.co.uk/world/2009/sep/16/shipwreck-waste-mafia-italy </a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se c'è una nave dei veleni al largo di Melito Porto Salvo qualcuno sa già tutto]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/09/16/se-ce-una-nave-dei-veleni-al-largo-di-melito-porto-salvo-qualcuno-sa-gia-tutto/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 20:57:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/09/16/se-ce-una-nave-dei-veleni-al-largo-di-melito-porto-salvo-qualcuno-sa-gia-tutto/</guid>
<description><![CDATA[da www.strill.it “Le persone che avevo coinvolto nelle deposizioni fatte al dottor Romanelli erano N]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-1012" title="mare" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/09/mare.jpg" alt="mare" width="400" height="300" /></em></p>
<p>da <a href="http://www.strill.it">www.strill.it</a></p>
<p><em>“Le persone che avevo coinvolto nelle deposizioni fatte al dottor Romanelli erano Nicholas Bizzio, mafiosi, gruppo Iamonte”.</em> A parlare non è il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, ritornato alla ribalta per le dichiarazioni su un ingente traffico di rifiuti tra la Calabria e la Somalia, dopo che, per anni, in molti hanno considerato alla stregua di barzellette le sue dichiarazioni. A parlare è, invece, un uomo, si chiama Gianpiero Sebri, al cospetto della Commissione Parlamentare sul duplice omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, trucidati proprio in Somalia il 20 marzo del 1994.</p>
<p>Palazzo San Macuto si trova a Roma, in via del Seminario. E’ un edificio piuttosto antico che, negli anni, ha acquisito anche un significato simbolico: diventa così il luogo ove il tribunale dell&#8217;Inquisizione, istituito da Paolo III nel 1542, svolge l&#8217;adunanza della Congregazione segreta nella quale si dà lettura delle sentenze. Dal 1974 il complesso è utilizzato dalla Camera dei Deputati. Palazzo San Macuto, infatti, è la sede delle commissioni parlamentari e della biblioteca della Camera dei Deputati.</p>
<p>La Commissione sul duplice omicidio Alpi-Hrovatin si riunisce proprio a Palazzo San Macuto. E’ difficile seguire in maniera completa e assidua le riunioni della Commissione presieduta da Carlo Taormina: è difficile perché il contenuto delle testimonianze raccolte è delicato, è difficile perché spesso si fa fatica anche ad avere un calendario delle riunioni, è difficile perché spesso la Commissione si riunisce la sera, terminando i lavori a notte fonda.</p>
<p>Succede proprio questo il 20 ottobre del 2004: l’avvocato Taormina apre la seduta alle 20.40.</p>
<p>Ad essere audito, in serata, è Giampiero Sebri.</p>
<p>Sebri è un uomo vicino agli ambienti del Partito Socialista Italiano e, nel 1997, con le decine e decine di pagine di verbali riempiti con le sue dichiarazioni, consente alla Procura di Milano di avviare un&#8217;inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Romanelli, su una vasta organizzazione di traffico di rifiuti pericolosi e di armi. L’inchiesta verrà archiviata nel luglio del 2005.</p>
<p>Parla parecchio Gianpiero Sebri, alcuni giorni prima, il 14 ottobre del 2004, al cospetto della stessa Commissione, dice di essere stato “un uomo di Luciano Spada”. Anzi, per la precisione dice di essere stato “un portaborse per un gruppo che trafficava in rifiuti tossici nocivi radioattivi e credo anche in armi”, fino alla morte dello stesso Spada, faccendiere ritenuto molto vicino a Craxi, avvenuta nel 1989.</p>
<p>Davanti al presidente Carlo Taormina, Sebri non fa altro che ripetere quanto aveva già affermato in un’intervista ai giornalisti di “Famiglia Cristiana” Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari. I giornalisti chiedono: <em>“Quanti rifiuti finirono in Somalia?”</em> La risposta: <em>“E chi può dirlo? Che io sappia, i carichi furono numerosi. La Somalia divenne la nuova pattumiera, nonché il Paese di destinazione di diverse partite d’armi. So, ad esempio, di un container di armi caricato su una nave in partenza da Ravenna, diretta in Somalia. Me lo raccontò Spada. Parlando più in generale, devo dire che spesso questi &#8220;affari&#8221; potevano avvenire grazie al coinvolgimento di mafiosi che garantivano protezione e, all’occorrenza, lavori sporchi”.</em> C’è sempre un patto con qualche clan mafioso? <em>“Spesso. So che alla Somalia, ad esempio, sono sempre stati molto interessati i calabresi, mentre – parlando delle spedizioni dirette nell’Est europeo – Bizzio fece esplicito riferimento alla mafia, in particolare al clan Iamonte”. </em></p>
<p>Nickolas Bizzio è un miliardario poco noto al grande pubblico, ma molto influente nel mondo degli affari. Nato a Piacenza nell’agosto 1936, ha origini italiane, passaporto americano e residenza nel Principato di Monaco. Sale agli onori della cronaca un paio d’anni fa per aver tentato la scalata alla Buffetti insieme alla Banca del Gottardo. Di rifiuti, in realtà, Bizzio si occupa da tempo. Si vanta lui stesso: <em>“Io in questo campo ci sono da anni, sono stato uno dei primissimi”.</em></p>
<p>Sebri parlerà parecchio, citerà numerose persone, alcuni decideranno anche di querelarlo. Ma, adesso che il coperchio sui traffici di rifiuti radioattivi è stato scoperchiato grazie alla tenacia del Procuratore Bruno Giordano, sarebbe forse il caso di rivedere le dichiarazioni rese dall’ex portaborse di Luciano Spada al pubblico ministero Maurizio Romanelli, dalle quali non sfociò altro che un’archiviazione. In quelle dichiarazioni Gianpiero Sebri citava la consorteria mafiosa Iamonte di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria.</p>
<p>Ed è una dichiarazione che fa il paio con quanto affermato dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti, il quale afferma che l’imprenditore Giorgio Comerio, personaggio controverso che aveva inventato un metodo per interrare nei fondali dei siluri carichi di rifiuti radioattivi, ebbe modo di raccontargli di aver già lavorato con la ‘ndrangheta e in particolare con Natale Iamonte, capo della famiglia di Melito Porto San Salvo, cui aveva chiesto aiuto per affondare la Rigel, una nave carica di rifiuti radioattivi al largo, nelle acque internazionali, davanti alla costa Ionica.</p>
<p>E Fonti sembra essere ritenuto piuttosto attendibile.</p>
<p>E allora, se il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, di recente riassegnato al programma di protezione, afferma il vero, quando parla dell’esistenza di un’altra “nave a perdere” al largo delle coste di Melito Porto Salvo, dove anche per un sospiro è necessario chiedere il permesso alla famiglia Iamonte, si sa già chi potrebbe sapere qualcosa in più in merito.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Conclusa la XV edizione del Premio Ilaria Alpi. Tre borse di studio a studenti immigrati]]></title>
<link>http://immigratoamico.wordpress.com/2009/06/22/conclusa-la-xv-edizione-del-premio-ilaria-alpi-tre-borse-di-studio-a-studenti-immigrati/</link>
<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 14:01:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>immigratoamico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si sono spenti ieri a Riccione, sulla Riviera romagnola, i riflettori sul premio giornalistico dedic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Si sono spenti ieri a Riccione, sulla Riviera romagnola, i riflettori sul premio giornalistico dedicato alla reporter del Tg3 Ilaria Alpi, uccisa in Somalia insieme al suo operatori, Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994: un riconoscimento dedicato all’inchiesta televisiva che negli anni ha acquistato un peso sempre maggiore nel mondo dell’informazione internazionale. L’appuntamento è stato l’occasione non solo per fare il punto sullo stato di salute del giornalismo in Italia, ma anche per riflettere sull’attualità, raccontata attraverso le immagini dei reporter in gara. Nei tre giorni in cui si è sviluppata la kemesse, si è parlato di libertà di stampa, crisi economica ed immigrazione, temi approfonditi da presentazioni di libri, proiezioni di film, seminari, incontri e dibattiti. Ad inaugurarlo, giovedì 18 giugno, l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, con la presentazione del libro “Carte false &#8211; L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: 15 anni senza verità”, che affronta l’inchiesta non ancora chiusa sulla morte dei due giornalisti italiani. Protagonista della seconda giornata, invece, il continente africano con le storie dei giovani studenti immigrati dell’Associazione romana “Asinitas”: tre di loro sono stati i fortunati vincitori di una borsa di studio biennale istituita nell’edizione di quest’anno e finalizzata a percorsi di formazione interculturale. Infine, “Voci fuori dal coro per continuare ad informare senza censura” è stato il filo rosso della giornata conclusiva culminata nella serata di premiazione con la consegna dei riconoscimenti dei vincitori delle 11 sezioni. Ospite di eccezione, Rheza Saberi, padre di Roxana Saberi, la giornalista irano-americana recentemente finita sulle pagine della cronaca internazionale per la sua incarcerazione con l’accusa di spionaggio a favore degli Stati Uniti. Rheza ha ritirato il premio al posto della figlia che lo ha dedicato alle migliaia di cittadini che in questi giorni in Iran diventano cronisti grazie a Internet, raccontando gli scontri con le loro immagini rubate per le strade di Teheran. Il professore iraniano ha dichiarato di essere orgoglioso di sua figlia, che ha affrontato con coraggio quella situazione per un lavoro nobile, ma spesso rischioso.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Premio Ilaria Alpi va a Roxana Saberi. Verità, giustizia, informazione: riflessioni sul giornalismo “controcorrente”]]></title>
<link>http://caffenews.wordpress.com/2009/06/22/il-premio-ilaria-alpi-va-a-roxana-saberi-verita-giustizia-informazione-riflessioni-sul-giornalismo-%e2%80%9ccontrocorrente%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 09:29:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Arianna Fraccon</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono passati  15 anni dal misterioso 20 Marzo 1994, giorno in cui Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sono passati  15 anni dal misterioso 20 Marzo 1994, giorno in cui Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ohibò il premio giornalistico per il miglior reportage va a una trasmissione di Emilio Fede]]></title>
<link>http://fazioso.wordpress.com/2009/06/20/ohibo-il-premio-giornalistico-per-il-miglior-reportage-va-a-una-trasmissione-di-emilio-fede/</link>
<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 16:16:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>fazioso</dc:creator>
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<description><![CDATA[IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E&#8217; http://www.ilfazioso.com Seg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><strong><span style="color:#ff0000;">IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE</span></strong></h2>
<h2><strong><span style="color:#ff0000;"> IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E&#8217; <a href="http://www.ilfazioso.com">http://www.ilfazioso.com</a></span></strong></h2>
<p>Segnalo una curiosità dal mondo della tv. <a href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rimini/2009/06/20/194448-reportage_retequattro_raitre.shtml">Il Premio Ilaria Alpi è stato consegnato oggi</a></p>
<blockquote><p><strong>La giuria </strong>del premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, intitolato alla giornalista del Tg3 uccisa nel 1994 in Somalia insieme al suo operatore Miran Hrovatin, ha annunciato i vincitori della 15.a edizione del prestigioso riconoscimento. La cerimonia di consegna dei premi è in programma per la serata. <strong>Fra i premiati </strong>(scelti dalla giuria composta da Italo Moretti, Gerardo Bombonato, Enrico Menduni, Corradino Mineo, Roberto Natale, Paolo Ruffini).</p>
<p><strong>Miglior reportage italiano (breve): </strong>Alfredo Macchi, (Password, Retequattro), ‘Morire per vivere’.</p></blockquote>
<p>Password è una trasmissione scritta e condotta da Emilio Fede per Rete 4. E&#8217; mai possibile che un premio del genere (il più importante sul giornalismo televisivo) vada al garante della peggior televisione possibile e cioè al berlusconiano Fede? Ma i canali Mediaset non erano solo trash e propaganda berlusconiana? E come è possibile che noti sinistri come Mineo e Ruffini abbiano potuto votare un reportage della trasmissione di Fede? Assurdo, già perdono tutte le elezioni possibili, se ora incominciate a togliergli la patente (autoconfezionata da loro stessi) dei migliori giornalisti dove andrà a finire questa sinistra?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Investigation into the murder of Ilaria Alpi ]]></title>
<link>http://atomicnewsreview.org/2009/06/08/investigation-into-the-murder-of-ilaria-alpi/</link>
<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 23:35:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>faith4mankind</dc:creator>
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<description><![CDATA[Check out this article and video&#8217;s  investigation into the murder of Ilaria Alpi who was inves]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#003300;"><strong>Check out this article and video&#8217;s </strong></span><span style="font-size:10pt;"><span style="color:#003300;"><strong> investigation into the murder of Ilaria Alpi who was investigating arms trafficking and the illegal disposal of toxic waste off the coasts of Somalia.</strong></span> </span></p>
<p><span style="color:#008000;"><strong>Article from</strong></span> <a href="http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_55452.shtml"><span style="color:#0000ff;"><strong>axisoflogic.com</strong></span></a> </p>
<div><span style="color:#008000;">By Report: Somali Monitor</span></div>
<div><span style="color:#008000;">Video: Aljazeera</span></div>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h1>Radioactive and hazardous waste in Somalia shall be exposed</h1>
<p> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:10pt;"><strong>An investigation into the murder of Ilaria Alpi who was investigating arms trafficking and the illegal disposal of toxic waste off the coasts of Somalia. (Report and Photos below the video)</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-lM7VCIuCXI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/-lM7VCIuCXI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:10pt;"><strong>Somalia’s secret dumps of toxic waste washed ashore by tsunami<br />
Source:Timesonline<br />
From Jonathan Clayton in Johannesburg</strong> </span>
</p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">THE huge waves which battered northern Somalia after the tsunami in December are believed to have stirred up tonnes of nuclear and toxic waste illegally dumped in the war-racked country during the early 1990s. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Apart from killing about 300 people and destroying thousands of homes, the waves broke up rusting barrels and other containers and hazardous waste dumped along the long, remote shoreline, a spokesman for the United Nations Environment Programme (Unep) said. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;"><!--more--></span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">“Initial reports indicate that the tsunami waves broke open containers full of toxic waste and scattered the contents. We are talking about everything from medical waste to chemical waste products,” Nick Nuttal, the Unep spokesman, told The Times. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">“We know this material is on the land and is now being blown around and possibly carried to villages. What we do not know is the full extent of the problem.” </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Mr Nuttall said that a UN assessment mission that recently returned from the lawless African country, which has had no government since 1991, reported that several Somalis in the northern areas were ill with diseases consistent with radiation sickness. “We need more information. We need to find out what has been going on there, but there is real cause for concern,” he added. “We now need to urgently send in a multi-agency expert mission, led by Unep, for a full investigation.” </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">An initial UN report says that many people in the areas around the northeastern towns of Hobbio and Benadir, on the Indian Ocean coast, are suffering from far higher than normal cases of respiratory infections, mouth ulcers and bleeding, abdominal haemorrhages and unusual skin infections. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">“The current situation along the Somali coastline poses a very serious environmental hazard not only in Somalia but also in the eastern Africa sub-region,” the report says. Toxic waste was first dumped in Somalia in the late 1980s, but accelerated sharply during the civil war which followed the 1991 overthrow of the late dictator Mohamed Siad Barre. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Local warlords, many of them former ministers in Siad Barre’s last government, received large payments from Swiss and Italian firms for access to their respective fiefdoms. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Most of the waste was simply dumped on remote beaches in containers and leaking disposable barrels. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Somali sources close to the trade say that the dumped materials included radioactive uranium, lead, cadmium, mercury and industrial, hospital, chemical and various other toxic wastes. In 1992, Unep said that European firms were involved in the trade, but because of the high level of insecurity in the country there were never any accurate assessments of the extent of the problem. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">In 1997 and 1998, the Italian newspaper Famiglia Cristiana, which jointly investigated the allegations with the Italian branch of Greenpeace, published a series of articles detailing the extent of illegal dumping by a Swiss firm, Achair Partners, and an Italian waste broker, Progresso. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">The European Green Party followed up the revelations by presenting to the press and the European Parliament in Strasbourg copies of contracts signed by the two companies and representatives of the then “President” — Ali Mahdi Mohamed — to accept 10 million tonnes of toxic waste in exchange for $80 million (then about £60 million). </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Abdullahi Elmi Mohamed, a Somali academic studying in Sweden, told The Times that this worked out at “approximately $8 per tonne, while in Europe the cost for disposal and treatment of toxic waste material could go up to $1,000 per tonne”. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size:10pt;">Mr Ali Mahdi, who then controlled north Mogadishu and who worked closely with the UN during its disastrous 1992-95 humanitarian mission to the country, has always refused to discuss the issue even though an Italian parliamentary report subsequently confirmed many of the allegations.</span></p>
<p align="left"><strong>Photos</strong></p>
<table style="width:451px;border-collapse:collapse;" border="0" cellpadding="5" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="450" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste2.jpg" border="1" alt="" width="450" height="338" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="450" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste6.jpg" border="1" alt="" width="450" height="338" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="443" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste4-443.JPG" border="1" alt="" width="443" height="247" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="450" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste5.jpg" border="1" alt="" width="450" height="338" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="450" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste3.jpg" border="1" alt="" width="450" height="338" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="450" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste1.jpg" border="1" alt="" width="450" height="338" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="vertical-align:top;">
<table border="0" cellspacing="2" cellpadding="0" width="449" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://axisoflogic.com/artman/uploads/1/waste7-449.JPG" border="1" alt="" width="449" height="305" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="left"><strong>SOURCE: </strong><a href="http://somalimonitor.com/blog/archives/767" target="_blank"><strong>SOMALIA MONITOR/SOMALIA TALK</strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ilaria Alpi e Miran Horvatin. Nessuna verità ma tante "Carte false"]]></title>
<link>http://federicagiordani.wordpress.com/2009/06/01/ilaria-alpi-e-miran-horvatin-nessuna-verita-ma-tante-carte-false/</link>
<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 07:44:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>federicagiordani</dc:creator>
<guid>http://federicagiordani.wordpress.com/2009/06/01/ilaria-alpi-e-miran-horvatin-nessuna-verita-ma-tante-carte-false/</guid>
<description><![CDATA[Milano, 1 giugno 2009 ( La Voce d&#8217;Italia) Il 20 Marzo del 1994 sono stati uccisi due giornalis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><img class="size-full wp-image-231 aligncenter" title="27811" src="http://federicagiordani.wordpress.com/files/2009/06/27811.jpg" alt="27811" width="288" height="400" /></em><em></em></p>
<p style="text-align:left;"><em><br />
Milano, 1 giugno 2009 ( La Voce d&#8217;Italia)</p>
<p></em>Il 20 Marzo del 1994 sono stati uccisi due giornalisti “che non avevano tradito il loro mestiere”: Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Horvatin. Erano in Somalia, a Mogadiscio, quando un commando ha assaltato la gip sulla quale si trovavavo insieme all&#8217;unico uomo di scorta somalo, mentre l&#8217;altro si era reso irreperibile. Ilaria e Miran sono stati uccisi con due colpo di pistola, sparati a distanza ravvicinata, nel caso di Ilaria “a contatto con il capo” come ha dichiarato il perito medico Giulio Sacchetti il 23 aprile 1994: un&#8217;esecuzione. </p>
<p>Dopo 15 anni un libro inchiesta “Carte false. L&#8217;assassinio di Ilaria Apli e Miran Horvatin. Quindici anni senza verità” a cura di Roberto Scardova, vice caporedattore e inviato speciale del Tg3, mette di nuovo sul piatto<br />
dell&#8217;informazione, la lunghissima serie di falle che ricoprono il percorso verso la verità di quell&#8217;omicidio.<strong> La parola che si ripete con più frequenza nel testo è “Perchè?”</strong> come in tutti i misteri che meritino questo appellativo, un mistero particolare perchè, qui la sostanza è che sappiamo e abbiamo anche le prove. Prove di un evidente non volontà di arrivare ai mandanti di quell&#8217;omicidio, di voler insabbiare tra la terra della Somalia i traffici illeciti italiani, quei traffici dei quali Ilaria si stava occupando. </p>
<p>Quello edito da Edizioni Ambiente non è il primp libro sul caso Alpi-Horvatin, ma sembra <strong>non essere mai sufficiente il lavoro</strong> di chi mette in fila i semplici fatti, per scuotere l&#8217;opinione pubblica, la politica, i media. Aembrano non bastare le evidenze sulle coperture, sulla manomissione delle prove, sui taccuini di Ilaria spariti (3 su 6) durante il viaggio di ritorno delle due salme in Italia, sulle cassette di Miran, alcune sparite, altre manomesse (mancano interi stralci di interviste fatte al Sultano di Bosaso, il materiale “forte” di cui Ilaria parlava al telefono con i colleghi del Tg3), sulla macchina Toyota su cui viaggavano i due giornalisti che ha sui sedili tracce di sangue che non appartengono ad Ilaria. Non basta. </p>
<p><strong>Non è bastato alla Commissione d&#8217;Inchiesta parlamentare</strong> apertasi nel 2004 e chiusa due anni dopo con un nulla di fatto, o meglio con una menzogna. Il presidente di quella commissione era Carlo Taormina e la conclusione fu che i due giornalisti erano eroi perchè morti, ma non perchè stessero lavorando su materiale compromettente, a Bosaso erano solo andati a fare dei “bagni di mare”. Una vacanza, insomma, finita con un tentativo di sequestro andato male. Non contava che Ilaria insieme a Miran, avesse messo le mani, gli occhi e tutti gli acuti sensi di reporter su uno scandalo evidente: l&#8217;Italia dava armi alla Somalia, in guerra civile, in cambio di rifiuti tossici da smaltire nei cantieri delle nuove strade, nel mare. </p>
<p><strong>Ora il caso è stato riaperto</strong> dal Gip Emanuele Cersosimo, poichè troppi sono i “perchè?” rimasti senza risposta. Nel frattempo libri come “Carte false” tornano a parlare di quei fatti, raccontano, riaprono ferite italiane che non si sono cicatrizzate, almeno non nell&#8217;anima di chi cerca la verità come facevano Ilaria e Miran.</p>
<p>Scardova Roberto (a cura di), <em>Carte false. L&#8217;assassinio di Ilaria Apli e Miran Horvatin. Quindici anni senza verità</em>, Edizioni Ambiente, collana Verde Nero, pp. 187, euro 14,00</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lorenzo Calza, la Commedia è finita]]></title>
<link>http://artecolab.wordpress.com/2009/05/29/lorenzo-calza-la-commedia-e-finita/</link>
<pubDate>Fri, 29 May 2009 01:44:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>artecolab</dc:creator>
<guid>http://artecolab.wordpress.com/2009/05/29/lorenzo-calza-la-commedia-e-finita/</guid>
<description><![CDATA[Lorenzo Calza, nato a Piacenza sotto il segno dello Scorpione, nel 1970, vive a Genova. Sceneggiator]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Lorenzo Calza, nato a Piacenza sotto il segno dello Scorpione, nel 1970, vive a Genova. Sceneggiator]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La vera storia d'Italia degli ultimi anni]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/05/24/la-storia-degli-ultimi-anni/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:07:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Carlotto a Dazieri a Fois le Edizioni Ambiente schierano le più belle penne del noir per denuncia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">Da Carlotto a Dazieri a Fois le Edizioni Ambiente schierano le più belle penne del noir per denunciare le ecomafie: Mentre giornalisti “dalla schiena dritta” indagano sulle pagine più buie della cronaca italiana</span></p>
<p>di Simona Maggiorelli</p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"> </span></p>
<div id="attachment_1769" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-1769" title="Alpi Hrovatin" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/05/alpi-hrovatin.jpg?w=300" alt="Miran Hrovatin e Ilaria Alpi" width="240" height="231" /><p class="wp-caption-text">Miran Hrovatin e Ilaria Alpi</p></div>
<p>Quando gli arrivò la notizia che la giornalista Ilaria Alpi e il suo collega Miran Hrovatin erano stati uccisi in Somalia Gianni Minà si trovava sul palco del grande concerto di piazza S. Giovanni. Davanti aveva mezzo milione di ragazzi. «Così presi la mano di Piero Pelù e gli chiesi di uscire con me sul palco&#8230; Pelù capì il momento» scrive Minà in Carte false (Verdenero Edizioni Ambiente). «Uscimmo e io detti la notizia tutta d’un fiato&#8230; calò un silenzio assordante»: da quel silenzio partecipe, nacque un nuovo impegno a cercare di scoprire la verità sull’assassinio dei due giornalisti. Un impegno serio e totale come quello che Ilaria e Miran misero nella loro inchiesta sui rifiuti tossici in Somalia «andando a cercare la verità anche quando era scabrosa, nei posti dove si poteva trovare e documentare». Così dopo le inchieste di Rai News 24 e di Famiglia cristiana, Roberto Scordova, con un team di giornalisti ed esperti torna a indagare: che cosa avevano scoperto i due giornalisti? Perché dopo 15 anni non si è ancora riusciti a riportare alla luce il vero? Carte false è uno degli importanti libri inchiesta che Verdenero Edizioni Ambiente ha mandato in libreria nell’ultimo mese. Fra questi anche l’inchiesta di Brogioni, Miotto e Scanno sui casi dei soldati italiani che si sono ammalati di tumore dopo aver operato in zone bombardate con armi all’uranio impoverito, ma anche il libro di Carlo Vulpio su leucemie e inquinamento industriale a Taranto. Titoli a cui, in autunno, si aggiungeranno un volume curato da Peace reporter sulle guerre per le risorse ambientali e un importante libro inchiesta di Stefania Divertito sull’amianto. Testi che, nella collana diretta da Marco Moro, sono pensati come tasselli fondamentali per leggere criticamente la storia degli ultimi anni. «In un momento in cui a scuola si studia la storia poco e male, questi libri inchiesta &#8211; racconta Moro &#8211; nascono per leggere in profondità il passato recente e vedere gli effetti che ancora produce sull’oggi». Un compito che le Edizioni Ambiente portano avanti anche entrando direttamente nel mondo della scuola con iniziative come un concorso dedicato a piccoli saggi di studenti a partire dal rapporto di Ecomafie. «Da poco abbiamo premiato i 300 lavori migliori &#8211; racconta Alberto Ibba &#8211; e il risultato è stato davvero sorprendente. Per la qualità dei lavori ma anche per l’interesse per questi temi che abbiamo riscontrato fra ragazzi e insegnanti». Intorno al rapporto annuale di ecomafie stilato da Legambiente, poi, si muove anche l’originale collana noir di Verdenero che ha visto alcune delle più belle penne &#8211; da Massimo Carlotto a Sandrone Dazieri &#8211; cimentarsi con filoni d’inchiesta che riguardano ambiente e illegalità. Un titolocome quello, già storico, di Dazieri sulla zoomafia, per esempio, mentre si lascia leggere come un romanzo, denuncia fatti poco noti come il commercio della bile degli orsi a uso medico che, in Cina, ha provocato vere e proprie stragi di animali. «Un aspetto particolarmente apprezzato dai lettori di questa collana &#8211; spiega il curatore Alberto Ibba &#8211; è che la narrazione romanzesca è ogni volta accompagnata da una accurata scheda che ricostruisce l’oggettività dei fatti». Sempre sfruttando questo doppio binario di letteratura e inchiesta, presto vedrà la luce anche un nuovo libro di Marcello Fois dedicato alla Sardegna e agli scempi ambientali. Ma il cerchio dell’iniziativa poi si svilupperà ancora. «Stiamo mettendo in cantiere una collana dedicata al romanzo sociale- dice Ibba &#8211; che denunci l’illegalità ma anche la mancanza di diritti e la scarsa qualità della vita. Una collana, per dirlo in due parole, dedicata all’ambiente umano».</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"> dal quotidiano Terra<br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[15 anni senza verità: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin]]></title>
<link>http://yanfry.wordpress.com/2009/03/31/15-anni-senza-verita-ilaria-alpi-e-miran-hrovatin/</link>
<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 23:06:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>yanfry</dc:creator>
<guid>http://yanfry.wordpress.com/2009/03/31/15-anni-senza-verita-ilaria-alpi-e-miran-hrovatin/</guid>
<description><![CDATA[20 Marzo 1994 &#8211; 20 Marzo 2009 Il 20 marzo 1994 venivano uccisi a Mogadiscio Ilaria Alpi e Mira]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="intro"><strong><a rel="attachment wp-att-509" href="http://yanfry.wordpress.com/2009/03/31/15-anni-senza-verita-ilaria-alpi-e-miran-hrovatin/alpi-hrovatin/"><img class="alignleft size-full wp-image-509" title="alpi-hrovatin" src="http://yanfry.wordpress.com/files/2009/03/alpi-hrovatin.jpg" alt="alpi-hrovatin" width="300" height="199" /></a>20 Marzo 1994 &#8211; 20 Marzo 2009</strong></div>
<div class="intro">Il 20 marzo 1994 venivano uccisi a Mogadiscio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ilaria_Alpi">Ilaria Alpi</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miran_Hrovatin">Miran Hrovatin</a>, inviati della Rai in Somalia: <strong>quindici anni</strong> in cui la giustizia italiana <strong>non è riuscita a far luce nella cortina di depistaggi e omertà</strong>.</div>
<div class="intro"></div>
<div class="intro">Quest´anno ricorre il <strong>15° anniversario</strong> dalla loro morte e verità e giustizia sono ancora lontane. Per commemorare l´evento l´Associazione Ilaria Alpi e il Comune di Riccione, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Rimini, davanti alla sede del  <strong>municipio riccionese e al Palazzo del Turismo</strong>, hanno esposto <strong>due pannelli</strong> in memoria di Ilaria e Miran.</div>
<p><strong>.</strong><br />
<strong>“<em>Da quindici anni</em> – spiega il sindaco di Riccione Daniele Imola</strong> &#8211; <em>siamo impegnati a fianco di Giorgio e Luciana Alpi, cittadini onorari della nostra città, nella lunga battaglia per la verità. I pannelli esposti davanti alle due sedi istituzionali più importanti del Comune vogliono essere un chiaro segnale. Uno stimolo affinché la vicenda non venga dimenticata e sia fatta finalmente giustizia per Ilaria e Miran</em>”.</p>
<p><strong>Sui quotidiani &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;L&#8217;Unità&#8221;</strong> è stato pubblicato un necrologio che recita così: &#8220;<strong>20 marzo 1994 &#8211; 20 marzo 2009: 15 anni senza verità e giustizia. Ilaria e Miran non vi dimenticheremo mai. La nostra lotta è diventata una ragione di vita, nel tentativo di portare a termine il vostro lavoro e impegno. Noi non ci fermiamo, cerchiamo verità e vogliamo giustizia</strong>&#8220;. Firmato: Giorgio e Luciana Alpi, Associazione Ilaria Alpi.</p>
<p><strong>Come ogni anno, il <a href="http://www.ilariaalpi.it/" target="_blank">sito Ilaria Alpi</a>,</strong> in occasione dell&#8217;anniversario invita tutti i propri lettori ad inviare pensieri, commenti e riflessioni, che verranno pubblicati nella sezione <a href="http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=12">PER NON DIMENTICARE</a>. Chi lo desidera può lasciare commenti e riflessioni inviando una mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica info@ilariaalpi.it oppure scrivendo messaggi sulla <a href="http://www.facebook.com/home.php?#/profile.php?id=1543492506&#38;ref=profile">bacheca del social network Facebook</a> (visibili anche sul <a href="http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=12&#38;id_notizia=2656">sito di Ilaria Alp</a>i).</p>
<p>Sul sito vengono pubblicate anche le iniziative e i programmi tv che si occuperanno della loro vicenda. Fra queste il documentario &#8220;Donne coraggiose&#8221; trasmesso da Rai Storia (canale 805 della piattaforma Sky).</p>
<h3>Cronologia di un depistaggio (www.ilariaalpi.it)</h3>
<p><strong>20 MARZO 1994</strong> &#8211; A Mogadiscio, un commando somalo uccide Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, e l&#8217;operatore Miran Hrovatin, in Somalia per seguire la guerra tra fazioni che stava insanguinando il Paese africano e le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di &#8220;Restor Hope&#8221;, con l&#8217;appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l&#8217;Italia, per porre fine alla guerra interna e ristabilire un minimo di legalità nel disastroso scenario somalo.<br />
<strong>22 MARZO 1994</strong> &#8211; La Procura di Roma apre un&#8217;inchiesta. .<br />
<strong>4 LUGLIO 1994 </strong>- Il padre della giornalista, Giorgio Alpi, parla di esecuzione, ricordando che la figlia, poco prima di morire, aveva intervistato il sultano di Bosaso e aveva annotato tutto su un taccuino poi scomparso. .<br />
<strong>9 APRILE 1995 </strong>- Il sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogar, risulta tra gli indagati quale mandante del delitto. La sua posizione sarà però archiviata. .<br />
<strong>20 MARZO 1996</strong> &#8211; Il Procuratore capo di Roma, Michele Coiro, affianca, nell&#8217;inchiesta, al dottor De Gasperis il dottor Giuseppe Pititto. .<br />
<strong>4 MAGGIO 1996</strong> &#8211; Giuseppe Pititto dispone la riesumazione della salma di Ilaria, l&#8217;autopsia e nomina consulenti medici e balistici. .<br />
<strong>25 GIUGNO 1996</strong> &#8211; Per la seconda perizia balistica il colpo contro Ilaria Alpi fu sparato a bruciapelo da una certa distanza. Alla stessa conclusione arriva la terza perizia il 18 novembre 1997. Per i periti si trattò di un&#8217;esecuzione.<br />
<strong>DAL NOVEMBRE 1996</strong> la Procura della Repubblica di Asti, specializzata in reati come il traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall&#8217;Italia, ha a disposizione una copiosa documentazione che contiene nomi e fatti, ed evidenzia numerose circostanze legate a questi traffici, comprese le generalità dei faccendieri che li dirigono nell&#8217;ombra, gli intrecci con i mercanti d&#8217;armi e perfino la mappatura completa che dimostra come ai tempi dell&#8217;omicidio tutto convergesse sulla Somalia, oltre che sui territori di altri Paesi dell&#8217;Africa costiera. Questa documentazione sembra scomparsa nel nulla, forse dimenticata anche dalla stessa Commissione Parlamentare sul traffico dei rifiuti. Ilaria Alpi era già stata in Somalia prima del 1994, e conosceva bene la situazione.<br />
<strong>15 LUGLIO 1997 </strong>- Il Procuratore capo dottor Salvatore Vecchione avoca a sé l&#8217;inchiesta, affiancato dal dottor Franco Jonta. Questa decisione avviene due giorni prima dell&#8217;arrivo a Roma di due testimoni oculari: l&#8217;autista e la guardia del corpo di Ilaria. L&#8217;arrivo dei due testimoni era stato organizzato dal dottor Pititto con la collaborazione della Digos di Udine.<br />
<strong>12 GENNAIO 1998</strong> &#8211; Viene arrestato per concorso nel duplice omicidio il somalo Hashi Omar Hassan, a Roma da due giorni per testimoniare alla commissione sulle presunte violenze dei soldati italiani in Somalia. Hassan è identificato dall&#8217;autista di Alpi.<br />
<strong>18 GENNAIO 1999 &#8211; Comincia il processo ad Hassan.<br />
9 LUGLIO 1999</strong> &#8211; Hassan è assolto. Il pm aveva chiesto la condanna all&#8217;ergastolo.<br />
<strong>24 NOVEMBRE 2000</strong> &#8211; La corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Roma condanna all&#8217;ergastolo Hashi Omar Hassan. Il somalo viene riconosciuto come uno dei sette componenti del commando che ha ucciso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.<br />
<strong>10 OTTOBRE 2001</strong> &#8211; La prima sezione penale della Cassazione annulla la sentenza impugnata &#8221;limitatamente all&#8217;aggravante della premeditazione e al diniego delle circostanze attenuanti generiche&#8221;.<br />
<strong>10 MAGGIO 2002</strong> &#8211; Si apre il processo d&#8217;appello bis davanti alla corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Roma presieduta da Enzo Rivellese.<br />
<strong>24 GIUGNO 2002</strong> &#8211; Il sostituto procuratore generale Salvatore Cantaro chiede la conferma dell&#8217;ergastolo per Hassan. &#8221;È provato &#8211; afferma &#8211; che Hassan era uno dei sette componenti del commando che attese Ilaria e Miran per due ore&#8221;.<br />
<strong>28 MARZO 2003 </strong>- Esce il film di Ferdinando Vicentini Orgnani &#8220;Il più crudele dei giorni&#8221;, con Giovanna Mezzogiorno nella parte di Ilaria. Merito del film è quello di riportare l&#8217;attenzione sul caso Alpi.<br />
<strong>6 GIUGNO 2003</strong> &#8211; Alla nona edizione del Premio Ilaria Alpi, a Riccione, il deputato dei Ds, Valerio Calzolaio, annuncia di aver depositato a nome di esponenti di tutti i gruppi parlamentari, da An a Rifondazione Comunista, la proposta di istituire una Commissione d&#8217;Inchiesta sull&#8217;omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin .<br />
<strong>31 LUGLIO 2003</strong> &#8211; Viene istituita con deliberazione della Camera dei deputati la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.<br />
<strong>21 GENNAIO 2004</strong> &#8211; Si insedia la Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta. L&#8217;istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta è giunta dopo dieci anni di verità sospese sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Fino ad ora, infatti, sul caso è emerso solo qualche brandello di verità ufficiale.<br />
<strong>28 FEBBRAIO 2006</strong>- La Commissione Parlamentare d&#8217;inchiesta ha chiuso i lavori. All&#8217;interno della Commissione i deputati di maggioranza hanno approvato le conclusioni proposte dal Presidente Carlo Taormina, mentre l&#8217;opposizione non ha approvato il documento. I componenti di centrosinistra hanno prodotto un Rapporto di Minoranza; mentre il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli ha presentato una terza relazione sulle conclusioni a cui la Commissione è giunta in due anni di lavoro.<br />
<strong>AGOSTO-SETTEMBRE 2005</strong>- Per tenere viva l&#8217;attenzione sul caso, nell&#8217;agosto e nel settembre 2005, l&#8217;Associazione Ilaria Alpi/Comunità Aperta è andata in Somalia, realizzando un viaggio sulle tracce di Ilaria e Miran. Dal viaggio sono nati un reportage giornalistico e una mostra fotografica.<br />
<strong>03 GIUGNO 2006</strong> &#8211; L&#8217;Associzione Ilaria Alpi scrive al Presidente del Consiglio Romano Prodi,affinchè il Governo si attivi per fare piena luce sulla morte dei due giornalisti Ilaria Alpi e MIran Hrovatin.Segnalando che nel corso della serata di apertura della XII edizione del Premio Ilaria Alpi, il Presidente dela SOmalia Abdulhai Yusuf Ahmed ha riconfermato la volontà del suo governo di collaborare con quello italiano<br />
<strong>20 GIUGNO 2006 </strong>- Il Presidente del consiglio Romano Prodi riceve Giorgio e Luciana Alpi. Romano Prodi si è assunto un &#8220;serio impegno&#8221; con i genitori della giornalista Ilaria Alpi, per valutare le modalità e la base per riavviare un ragionamento sulle circostanze della morte di Ilaria e di Miran<br />
<strong>18 LUGLIO 2006 </strong>- Dopo Romano Prodi,a nche il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti, ha ricevuto Giorgio e Luciana Alpi. Il neo presidente della Camera ha confermato l&#8217;interesse da parte del Governo per il caso Alpi-Hrovatin<br />
<strong>25 GIUGNO 2007</strong> &#8211; La Commissione Esteri del Senato della Repubblica sta valutando e mettendo in evidenza gli elementi che motivano la costituzione di una nuova commissione d&#8217;inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha udito Luciana Alpi e Mariangela Gritta Grainer in rappresentanza dell&#8217;Associazione Ilaria Alpi<br />
<strong>10 LUGLIO 2007</strong> &#8211; Il Pm Franco Ionta, titolare del procedimento sul caso Alpi/Hrovatin presso la Procura di Roma, ha chiesto in data 12 giugno scorso l&#8217;archiviazione del caso. L&#8217;impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin al di fuori di Hashi Omar Hassan, il miliziano somalo condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994, sono le motivazioni sostenute dal Pm.</p>
<h3><strong></strong></h3>
<p> <a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://yanfry.wordpress.com/2009/03/31/15-anni-senza-verita-ilaria-alpi-e-miran-hrovatin/"><img title="Condividi su Facebook" src="http://yanfry.wordpress.com/files/2009/03/condividi_facebook.gif" alt="condividi_facebook" width="80" height="15" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Passa dai mari calabresi il mistero di Italia Alpi]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/03/22/passa-dai-mari-calabresi-il-mistero-di-italia-alpi/</link>
<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 07:40:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/03/22/passa-dai-mari-calabresi-il-mistero-di-italia-alpi/</guid>
<description><![CDATA[Passa dai mari calabresi il mistero di Italia Alpi La motonave Aso al largo di Locri il 6 maggio 197]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/1336-passa-dai-mari-calabresi-il-mistero-di-italia-alpi-.html">Passa dai mari calabresi il mistero di Italia Alpi</a></p>
<blockquote><p>La motonave Aso al largo di Locri il 6 maggio 1979. La Mikigan, il 31 ottobre 1986 a largo di Capo Vaticano. Poi la Rigel nel 1987 di fronte alle coste reggine la Jolly Rosso nel 1990, di fronte a quelle cosentine. Cosa trasportavano? Dove è il loro carico? Facile pensare al traffico di rifiuti tossici su cui indagavano in Somalia Ilaria Alpi e Miran Hrovatin&#8230;</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ilaria Alpi e Miran Hrovatin]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/03/20/ilaria-alpi-e-miran-hrovatin/</link>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 17:33:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[“L’Italia dei Valori ricorda Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti del Tg3 assassinati a M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[“L’Italia dei Valori ricorda Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti del Tg3 assassinati a M]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi.]]></title>
<link>http://scambieuropei.wordpress.com/2009/03/18/premio-giornalistico-televisivo-ilaria-alpi/</link>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:33:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>scambieuropei</dc:creator>
<guid>http://scambieuropei.wordpress.com/2009/03/18/premio-giornalistico-televisivo-ilaria-alpi/</guid>
<description><![CDATA[Questo blog si è trasferito su www.scambieuropei.com Il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1><a href="http://www.scambieuropei.com" target="_blank"><span style="color:#ff6600;">Questo blog si è trasferito su </span></a></h1>
<h1><a href="http://www.scambieuropei.com" target="_blank"><span style="color:#ff6600;">www.scambieuropei.com</span></a></h1>
<p>Il <strong>Pre</strong><strong>mio g</strong><img class="alignleft" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:6MfAGVkxmSnpxM:http://www.liberaradio.it/picture/upload/image/giornalismo.gif" alt="" width="124" height="120" /><strong>iornalistico televisivo</strong> Ilaria Alpi, giunto alla sua XV edizione, si svolgerà quest’anno nel nuovo Palacongressi di Riccione <strong>dal 18 al 20 giugno 2009</strong>. Il premio è promosso da Regione Emilia-Romagna, Provincia di Rimini, Comune di Riccione e Associazione Ilaria Alpi Comunità Aperta, in collaborazione con: Rai, Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, Federazione nazionale della stampa, Usigrai, Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, Ega Edizioni Gruppo Abele, Corso di laurea di Scienze della comunicazione Università di Bologna.<!--more-->Gli intenti del premio si richiamano strettamente alle caratteristiche di Ilaria Alpi, straordinaria e coraggiosa figura di giornalista che ha svolto la sua professione di giornalista con impegno e senso etico non comuni. Quel giornalismo oggi è un punto di riferimento che va indicato, promosso, valorizzato. Il Premio giornalistico televisivo intitolato a suo nome, pertanto, nasce per riconoscere e accreditare l’impegno per <strong>l’inchiesta televisiva sui temi della pace e della solidarietà</strong>. Per arrivare a capire, di più e meglio, la complessità degli eventi e dei mondi che ci circondano. Per sostenere la necessità di un’informazione intelligente, capace di guardare in profondità e riflettere sugli eventi, anziché sull’audience.<br />
Riservato a servizi ed inchieste giornalistiche televisive che trattino temi di impegno civile e sociale (solidarietà, non violenza, giustizia, diritti umani, lavoro), in quindici anni il concorso ha visto la presenza dei più importanti nomi del giornalismo italiano ed internazionale premiando fra i tanti, professionisti del calibro di Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Christiane Amanpour, Riszard Kapuscinski, Kizito Sesana…<br />
Il concorso prevede <strong>diverse sezioni</strong>. Fra queste: miglior reportage italiano per servizi ed inchieste, miglior reportage internazionale, miglior servizio da telegiornale, miglior servizio di tv locali e regionali. A queste si aggiungono il Premio produzione riservato ad inchieste giornalistiche italiane mai andate in onda, il Premio della critica, il Premio internazionale Miran Hrovatin per telecineoperatori, il Premio giovani per giornalisti under 30.<br />
La giuria del premio 2009 è presieduta da Italo Moretti. Il <strong>termine </strong>per partecipare è alle ore 12 <strong>dell’11 aprile 2009.</strong></p>
<p>Consulta il <a href="http://www.ilariaalpi.it/premio/ita/xv_edizione/index.htm" target="_blank">sito </a><strong></strong></p>
<p><strong>Informazioni:</strong><br />
Segreteria organizzativa<br />
Premio Ilaria Alpi<br />
c/o Villa Lodi Fè<br />
Via delle Magnolie 2 Riccione (Rn)<br />
Tel: 0541 691640<br />
Fax: 0541 475803<br />
<strong>info@ilariaalpi.it</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL PREMIO - Una storia ancora da raccontare, dedicato quest'anno al cronista Giancarlo Siani, barabaramente ucciso dalla camorra]]></title>
<link>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/02/05/il-premio-una-storia-ancora-da-raccontare-dedicato-questanno-al-cronista-giancarlo-siani-barabaramente-ucciso-dalla-camorra/</link>
<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 10:35:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Perrotta</dc:creator>
<guid>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/02/05/il-premio-una-storia-ancora-da-raccontare-dedicato-questanno-al-cronista-giancarlo-siani-barabaramente-ucciso-dalla-camorra/</guid>
<description><![CDATA[NAPOLI &#8211; Un premio di giornalismo dedicato alla memoria di Giancarlo Siani. Arrivato alla sua ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-4282" title="siani" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/02/siani.jpg" alt="siani" width="336" height="258" /></strong></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><strong>NAPOLI</strong> &#8211; Un premio di giornalismo dedicato alla memoria di Giancarlo Siani. Arrivato alla sua terza edizione, il premio «Una storia ancora da raccontare», organizzato in collaborazione con l’associazione Ilaria Alpi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo (1 – 5 aprile), ricorda quest’anno la figura del giovane cronista ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 quando aveva solo 26 anni.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><!--more-->Siani, corrispondente da Torre Annunziata, aveva scelto di affrontare le collusioni tra politica e criminalità sul suo territorio. Una scelta pagata con la vita. «Una storia ancora da raccontare», nella sua prima edizione, è stato dedicato alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, e nella seconda edizione al giornalista Enzo Baldoni, rapito e ucciso a Najaf in Iraq nel 2004 dall’Esercito Islamico. Per questa terza edizione, due le sezioni in concorso: una dedicata alla carta stampata e l’altra al video giornalismo. Per ciascuno dei due vincitori è previsto un riconoscimento in denaro di 2.500 euro e la pubblicazione sul sito dell’associazione Ilaria Alpi. I servizi dovranno essere inviati entro il 28 febbraio 2009 agli indirizzi che sono sul sito del premio.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">foto tratta da <a href="http://www.giancarlosiani.it">www.giancarlosiani.it</a></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><strong>l&#8217;Ora Vesuviana on-line</strong></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a href="mailto:redazione@edizionidelvesuvio.com"><strong>redazione@edizionidelvesuvio.com</strong></a></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ilaria Alpi, Somalia and Immigration ]]></title>
<link>http://fabrizioellul.wordpress.com/2009/02/01/ilaria-somalia-and-immigration/</link>
<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 17:21:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabrizioellul</dc:creator>
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<description><![CDATA[After watching Aljazeera, My father remarked ‘they have money to buy guns, but not food’. He was ref]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>After watching Aljazeera, My father remarked ‘they have money to buy guns, but not food’.</p>
<p>He was referring to Somalia.</p>
<p>Most of the immigrants who arrive in Malta are from that region. On March 24 of 1994, Ilaria Alpi, a journalist for TG3, together with her cameraman, Milan Hrovatin, was killed in Mogadishu.</p>
<p>On the scene of the crime, there were two other journalists present, from the ABC and the RTSI. They would be found dead some time after.</p>
<p>According to some <a href="http://sonouningenuo.blogspot.com/2008/05/il-24-maggio-del-1961-nacque-ilaria.html" target="_blank">reports</a>, Ilaria was investigating an illicit international traffic of toxic and radioactive waste that industrial countries were sending to the poor countries of Africa, in exchange of money and weapons. Possible, the weapons <a href="http://www.netnomad.com/ilaria2.html" target="_blank">came</a> from Rome, Brescia and Turin.</p>
<p>It is not that far-fetched to assume that the Mafia and influential political figures were involved.</p>
<p>Italy is after all a country, which after the fall of Facism gave rise to the <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Propaganda_Due" target="_blank">P2</a>, a Masonic lodge (which provided Silvio Berlusconi with a launching pad), and the Christian Democratic party, which relationship with the Mafia have become quite infamously known.</p>
<p>Giancarlo Marocchino, a 50 something Italian exile in Somalia for tax evasion, was suspected by the U.S. intelligence to have got rich by trafficking weapons.</p>
<p>It is <a href="http://www.netnomad.com/ilaria2.html" target="_blank">believed</a> that the ‘weapons confiscated by the Italian military were sold to Giancarlo who then reconditioned them and sold them back on the streets.’</p>
<p>Apart from this, during the 1980s Giancarlo was one of the main beneficiaries from a scam organized by the Italian government of Benito Craxi. And seriously, why would a westerner choose Somalia as his home? Love?</p>
<p>He is married to a Somali woman and lives in the Northern part of Mogadishu.</p>
<p>This post is not intended to be on Ilaria, but rather on the darker side of Immigration.</p>
<p>It is evident that the problem of immigration that we have is related to the crisis that exists in the region. Repatriation <a href="http://www.timesofmalta.com/articles/view/20090201/local/migrants-to-be-repatriated-ministry" target="_blank">happens</a> and it happens fast when there is no problem with the country of origin. This should be clear even to the stupid far-right person (or new-right whatever).</p>
<p>Also, Malta has the DAR programme, a voluntary repatriation scheme. In the past 15 months it has repatriated 70 immigrants. Going through Tonio Borg press releases is like a diabetic being forced to eat sugar. It kills you. Nonetheless, putting aside the corny self-glorified wording of Borg, we <a href="http://www.maltamediaonline.com/?p=4494" target="_blank">understood</a> that Malta works differently from other countries when it comes to repatriation.</p>
<p>Instead of providing the countries of origin with aid; Malta gives money to the migrant with the idea to set his/her own business at home. From what we understood, those who ‘kept in contact’ with Malta did manage to start out something – salon, taxi company, selling mobiles … One way of seeing it is of ‘buying out their repatriation’. The government sees it as a way to improve the entrepreneurial community; as far as I can tell, if this manages to improve the African continent then all well and good.</p>
<p>However, Borg fails to tell us whether repatriation of Somali ever happened. I doubt it though. Sending them back to Somalia (and Eriteria) is like sending them a death sentence. And even so, is it wise to give Somali man money, when there is no structure in place to start out nothing, let alone a business?</p>
<p>The only thing that can actually start out is more illegal operation.</p>
<p>I doubt that this government is so dumb to do so.</p>
<p>It is evident that the problem of Somalia is its current situation. With no central government; where are the funds suppose to?</p>
<p>Thus, it is not even a question of sending money. Even so, it is no secret that African governments have in the past used these funds for their own greedy interests rather to improve the situation of their people. Needless to say, that monitoring and transparency should be a must.</p>
<p>Smugglers, shrewd businessmen and warlords see the current civil war as big business opportunity. Thus, I hardly see an end to it. It is in their interest to perpetuate poverty so as to have an access to an endless supply of militia. No one fights with his belly full.</p>
<p>It is also obvious that the status quo in Somalia is supported by even darker forces which operate from Europe and in the Middle-East; all of whom are ready to sacrifice humanity on the altar of capital.</p>
<p>The first solution is to cut the lines of smuggling. Easier said than done and from the few sources that I brought together, it seems that it is tough. However, Watergate and Tangentopoli are examples of how great powers came to their knees with well placed intelligence.</p>
<p>Otherwise, I can’t see how, the immigration problem can be solved without looking at it in a holistic manner and take action accordingly. I think that since most parties have grown out from its ideologies skins (without actually compromising their own values) and moved towards a more pragmatic centre, this should provide continuation for in tackling the problem of immigration.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[The Constant gardener - Una plausibile finzione]]></title>
<link>http://controreazioni.wordpress.com/2008/11/16/the-constant-gardener-una-plausibile-finzione/</link>
<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 01:49:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>controreazioni</dc:creator>
<guid>http://controreazioni.wordpress.com/2008/11/16/the-constant-gardener-una-plausibile-finzione/</guid>
<description><![CDATA[ Regia: Fernando Meirelles Interpreti: Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Huber Koundè, Danny Houston, Bil]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://musibrasil.net/immagini/constant_gardener.jpg" alt="" width="350" height="250" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Regia: Fernando Meirelles</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;" lang="EN-GB">Interpreti: Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Huber Koundè, Danny Houston, Bill Nighy, Juliette Aubrey, Peter Postlethwaite, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;" lang="EN-GB">Paese: Gran Bretagna – Germania – 2005</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Il soggetto di “The Constant gardener” non è una storia vera, tuttavia è una storia verosimile. Girato da Fernando Meirelles – autore di culto noto al grande pubblico per City of God e il recente Tropa de elite – il film, basato su un romanzo di John Le Carrè, narra innanzi tutto della tragica storia d’amore di una coppia inglese, intrecciata alle vicende di un continente martirizzato come quello africano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">La passione civile di Tessa, giunta in Africa al seguito del marito, costituisce la chiave drammatica dell’opera. Tessa, un personaggio a metà tra la giornalista e l’attivista dei diritti civili, viene barbaramente violentata e uccisa, praticamente al principio del film, insieme a un dottore keniota, Arnold Bluhm. <span> </span>L’omicidio è la ragione che spinge il marito a ricostruire la vita della moglie e le ragioni possibili della sua morte, particolare che Meirelles rende facendo un utilizzo largo, e forse eccessivo, del flashback. Justin Quayle, questo il nome del diplomatico interpretato da Ralph Fiennes, giunge facilmente alla ricostruzione dell’ultima inchiesta della moglie, pur dovendo muoversi in una ragnatela di falsità costruite ad arte e tese a depistare le ragioni del delitto verso un movente passionale. Il superamento di ogni dubbio sulla fedeltà della moglie è la porta di passaggio oltre la quale Justin comprende la sincerità e la reciprocità del loro amore e, al tempo stesso, la ragione identificante attraverso la quale questo diplomatico compassato riesce a fare proprio lo spirito combattivo della moglie uccisa. Il pianto solitario di Justin nella Londra autunnale sancisce questo trapasso, riconnettendo le vicende della coppia interrotta. Riallacciato, attraverso l’amore e il pianto, il filo interrotto con una linea temporale spezzata, Justin può ora riprendere l’ultima ricerca di Tessa animato dallo stesso sentimento umanitario per giungere alla scoperta di un sistema criminale di gestione degli aiuti sanitari nei Paesi in via di sviluppo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Il film si gioca prevalentemente su questo continuo richiamo tra la dimensione individuale e quella collettiva dell’amore, lì dove solo la scoperta del secondo “livello” può rendere plausibile il primo. Al tempo stesso la denuncia sociale in Meirelles, costituisce al solito un motivo costante della critica mossa al perbenismo farisaico del potere. Tuttavia, nonostante la solidità dell’impianto narrativo e la bella crudezza di alcune scene, tipica fra l’altro di questo regista, i diversi piani su cui si muove il film non sempre si innestano bene tra di loro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">L’ampio ricorso al flashback a volte sembra quasi scadere nella giustapposizione e la regia non è coinvolgente come in altri film di Meirelles (e il mio pensiero va subito a Tropa de Elite). Il tema trattato è però di assoluto interesse e richiama la nostra attenzione su una delle pagine più vergognose della storia occidentale, quella degli aiuti umanitari. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Se, di per sé, ogni aiuto umanitario non è altro che un risarcimento dovuto dagli occidentali nei confronti di un Terzo Mondo disastrato da un secolo e mezzo di colonialismo, l’utilizzo degli aiuti per fini di lucro e la politica di sfruttamento del continente africano non sono altro che la prosecuzione di una tradizione storica vergognosa delle democrazie occidentali. Italia compresa, direi, considerando, tra l&#8217;altro, che uno degli scandali più noti ai tempi ingloriosi del pentapartito riguardò appunto la nostra partecipazione a progetti di cooperazione per lo sviluppo dagli investimenti faraonici e dai risultati nulli. Lo sfruttamento criminale del continente africano, il sostegno ai regimi dittatoriali, la promozione di forme di sviluppo distorte come la rivoluzione verde, sono tutte costanti nascoste della vita quotidiana di molti occidentali &#8220;puliti&#8221;, che &#8221;ripagano&#8221; la loro falsa coscienza con politiche dell’immigrazione scioviniste. Se un film apre gli occhi su queste vicende, per quanto imperfetto esso possa essere, merita comunque un riconoscimento e anche se la storia narrata non è vera, la verosimiglianza non può che scuotere le nostre coscienze. Perché Tessa Quayle e Arnold Bluhm certo non sono esistiti che nella finzione filmica o letteraria, ma Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono morti davvero. E come loro molte altre persone, chi per sete e fame di verità e giustizia e chi per semplice sete e fame, tutti però obbligandoci al dovere civile della memoria e dell’indignazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Gregorio Sorgonà &#8220;Paul Sweezy&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/RkieOtnzgA0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/RkieOtnzgA0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Travaglio <em>dixit</em>: non rompetemi i coglioni]]></title>
<link>http://malarablog.wordpress.com/2008/10/17/travaglio-dixit-non-rompetemi-i-coglioni/</link>
<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 11:11:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Domenico Malara</dc:creator>
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<description><![CDATA[A Marco Travaglio proprio non è andata giù la sentenza che lo condanna per diffamazione nei confront]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">A <strong>Marco Travaglio</strong> proprio non è andata giù la sentenza che lo <strong>condanna per diffamazione</strong> nei confronti di Cesare Previti. Forse perché l&#8217;<strong>oracolo di Annozero</strong> pensava che frequentare il <strong>salotto santoriano</strong> significava automaticamente avere assicurata l&#8217;immunità. Invece no, <strong>per la seconda volta</strong> il portatore sano di verità dovrà risarcire l&#8217;ex parlamentare di <strong>Forza Italia</strong> (accadde già nel 2000 quando Travaglio fu condannato dal Tribunale di Roma sempre per diffamazione).</p>
<p style="text-align:justify;">Travaglio dimostra ancora una volta tutto il suo stile e le sue <strong>contraddizioni</strong>. Nei suoi sermoni dal pulpito di Annozero, padre Marco non manca di elogiare il <strong>lavoro della magistratura</strong>. Salvo ritrattare tutto quando qualche <strong>giudice</strong> si accorge delle sue marachelle e lo <strong>condanna</strong>. <em>«Previti</em> &#8211; dichiara Travaglio al <a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_15/travaglio_intervista_condanna_89c6f980-9af7-11dd-8bde-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> &#8211; <em>ora è riuscito a trovare un giudice che gli ha dato ragione»</em>. Direi che è il colmo per un <strong>giustizialista</strong> come lui che considera qualunque <strong>giudice infallibile</strong>. Almeno prima della sua condanna.</p>
<p style="text-align:justify;">E a proposito di stile, ecco come risponde <strong>Travaglio interpellato da <a href="http://magazine.libero.it/eventi/generali/ne8818.phtml" target="_blank">magazine.libero.it</a></strong>: <em>«Eh no, o chiamate tutti i giornalisti condannati per diffamazione e pubblicate tutti i loro nomi o <strong>non venite a rompere i coglioni a me!</strong> Ciao».</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://malarablog.files.wordpress.com/2008/10/travaglio_marco.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1047" title="Marco Travaglio" src="http://malarablog.wordpress.com/files/2008/10/travaglio_marco.jpg?w=300" alt="" width="430" height="287" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Approfitto di questo spazio per <strong>rispondere ad alcuni commenti</strong> ricevuti per il post &#8220;<a href="http://malarablog.wordpress.com/2008/10/16/anche-i-travagli-piangono/" target="_blank">Anche i Travagli piangono</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align:justify;">Scrive <strong>Antonio Aprile</strong>: <em>«Ritengo che si debba comunque <strong>tutelare la libertà di espressione</strong> e intendo non solo quella di un giornalista, ma anche quella di un semplice cittadino, tanto se c&#8217;è diffamazione lo stabilisce la legge e giustamente <strong>chi sbaglia paga</strong>»</em>.Mi sembra che la <strong>libertà di espressione di Travaglio</strong> sia abbastanza tutelata, garantita e anche <strong>ben pagata dagli abbonati Rai</strong>. Così come mi sembra che sia stata proprio la legge a stabilire che Travaglio ha diffamato e per questo è giusto che paghi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Scrive ancora Antonio</strong>: <em>«Una causa persa non può diventare il pretesto per per delegittimare tutte le cose che da anni Travaglio dice&#8230; <strong>Uno come Travaglio è un patrimonio che va tutelato</strong>, non è uno che esprime opinioni, cita fatti e notizie ampiamente documentate e circostanziate&#8230;»</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Più o meno quello che sostengono anche</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Neclord</strong>: <em>«Travaglio è famoso perchè <strong>si documenta e poi attacca a spada tratta</strong> usando dati e fonti concrete per argomentare. Il fatto che dia l&#8217;impressione di essere un <strong>saccente antipatico</strong> è dato dal fatto che è così <strong>dannatamente preparato e maniacale</strong> che per &#8220;farlo fuori&#8221; si devono appellare a qualunque cosa»</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">ed<strong> Elysabetta</strong>: <em>«La definizione di Travaglio come &#8220;professor sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti&#8221; è decisamente offensiva è forzata. Se un giornalista può fornire le prove di quel che dice bisognerebbe <strong>ammirarlo non farlo passare per un petulante signor perfettino</strong>. Ricordiamo che la sentenza è solo al primo grado».</em></p>
<p style="text-align:justify;">È vero, <strong>una condanna per diffamazione non delegittima il lavoro fatto in questi anni da Travaglio</strong>. In un precedente post, &#8220;<a href="http://malarablog.wordpress.com/2008/09/28/non-e-tutto-travaglio-quello-che-luccica/" target="_blank">Non è tutto Travaglio quello che luccica</a>&#8220;, scrissi: <em>«Marco è uno che il suo lavoro di giornalista lo sa fare. Bisogna riconoscere che senza le sue inchieste molte cose su Berlusconi avrebbero continuando ad avere quell’alone di mistero tale da renderle sconosciute ai più»</em>. Dire che Travaglio è un <strong>ottimo giornalista</strong>, però, mi sembra <strong>eccessivo</strong>. Travaglio è uno che <strong>legge montagne di atti processuali</strong> (o c&#8217;è chi lo fa per lui) e poi riporta ciò che c&#8217;è scritto. Insomma, quello che dovrebbe fare ogni buon giornalista di giudiziaria. Stessa cosa dicasi per i suoi <strong>innumerevoli libri</strong>. In quel caso si limita al più classico dei <strong>copia e incolla</strong>. Il fatto che sia preparato non gli dà, però, il diritto di fare il <strong>professorino</strong> sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti. Parlare di Travaglio come di un <strong>esempio</strong> o di un <strong>patrimonio da tutelare</strong> mi sembra eccessivo. Certe licenze risparmiamole per giornalisti come <strong>Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli</strong>,<strong> </strong>e tutti quelli che raccontano le guerre dal fronte. <strong>Parlare da un comodo salotto come fa Travaglio è decisamente facile</strong>. E un po&#8217; come quello che professa l&#8217;antimafia dall&#8217;arena di Domenica In&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Rispondo anche ad <strong>Enzo</strong>: <em>«Il Tg1 omette nella notizia che <strong>la sentenza è in primo grado</strong>»</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Vero, verissimo. La sentenza è in primo grado e <strong>Travaglio ha già annunciato che si appellerà</strong>. Probabilmente sarà anche <strong>assolto</strong>. Buon per lui. Ma se non sbaglio, anche il nostro <strong>Masaniello</strong> nei suoi soliloqui dimentica di dire che molte condanne di cui parla sono ancora in primo grado di giudizio.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine voglio rassicurare <strong>il mio amico Enzo</strong> (<em>«mi sembra tu ecceda nel <strong>tifo verso Previti</strong>»</em>).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non mi interessa fare il tifo nè per Previti nè per Berlusconi </strong>o per altri. Contesto solo il metodo Travaglio: <strong>giustizialista e forcaiolo solo con chi fa comodo a lui</strong>. Ma è possibile che in Italia gli unici delinquenti che conosce l&#8217;oracolo Marco sono <strong>Mastella o Berlusconi &#38; Co</strong>? Perché Nostro Signore del giornalismo non ci rende edotti delle magagne dell&#8217;<strong>Italia dei Valori</strong> e dei suoi tanti inquisiti e condannati? Perché il condannato Travaglio non ha mai detto una parola sulle <strong>terroriste Francesca Mambro e Marina Petrella</strong>?</p>
<p style="text-align:justify;">È proprio vero, l&#8217;<strong>antiberlusconismo</strong> è una brutta malattia. Più o meno come l&#8217;<strong>aviaria</strong>. Colpisce soprattutto i polli! <em><strong>(do.mal.)</strong></em></p>
<p style="padding-left:90px;text-align:center;"><em><strong><a href="http://oknotizie.alice.it/info/4170506861b0a331/il_condannato_marco_travaglio_perde_le_staffe_con_i_giornalisti_non_rompetemi_i_coglioni.html" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1424 aligncenter" title="votami-su-oknotizie" src="http://malarablog.wordpress.com/files/2008/11/votami-su-oknotizie.gif" alt="votami-su-oknotizie" width="440" height="45" /></a><br />
</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
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