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	<title>imperatori &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/imperatori/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "imperatori"</description>
	<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 11:45:21 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Aureliano, l'imperatore venuto dal nulla]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/11/12/aureliano-limperatore-venuto-dal-nulla/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:42:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando ho scoperto che ha persino una pagina su Facebook, un po&#8217; ci sono rimasta stupita, ma m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3705" title="Aureliano moneta sol invictus" src="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2009/11/aureliano-moneta-sol-invictus.jpg?w=300" alt="Aureliano moneta sol invictus" width="300" height="145" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Quando ho scoperto che ha persino una pagina su Facebook, un po&#8217; ci sono rimasta stupita, ma mi ha fatto piacere.  Sapere che viene ricordato anche al di fuori della cerchia degli studiosi ed appassionati mi rende contenta. In fondo se lo merita. Certo, se si pensa ad un imperatore romano, il primo nome che viene in mente non è il suo. Nel comune sentire, il primo è Giulio Cesare, che imperatore non fu mai, ma insomma, è considerato il fondatore della ditta; poi Augusto; poi Caligola, perché era matto, o Nerone; poi via, una infilata di nomi che chi se li ricorda è bravo, tutta gente impegnata a perseguitar Cristiani e allontanare Barbari dal confine; poi Costantino, ecco, Costantino sì, Costantino è tosto; e, dopo Costantino, ci sono solo Cristiani finalmente liberi e Barbari liberi anch&#8217;essi di scorrazzare; quindi invasioni, pestilenze, sfighe, e poi medioevo e kaputt. Questa, in soldoni, il riassunto di Storia Romana che molti hanno in testa, corredato di particolari più o meno vaghi. È difficile in mezzo a tutto questo che ci si ricordi di Aureliano, però lui è un gran personaggio, di quelli che meritano davvero. Non ci fosse stato poco dopo Costantino, forse ce lo ricorderemmo come il più grande, nel mondo Tardo Antico; ma è certo che, se Costantino poté trovare ancora un impero di cui diventare imperatore, molto lo deve ad Aureliano.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">È una bella storia, la sua: una di quelle che in fondo spiegano perché Roma riuscì ad essere un impero, e a durare così a lungo. Perché non era nobile, Aureliano, e neppure ricco; e per soprammercato non era neppure “romano” nel senso di nato a Roma, o almeno in Italia. No, era venuto al mondo in quello che da Roma, dove i politici dell&#8217;Urbe tenevano le chiappe al caldo, sui banchi del Senato, doveva sembrare un buco ai confini del nulla: Sirmio, in Pannonia. Che già adesso che è Serbia, un po&#8217; ai confini del nulla lo pare, figuriamoci allora. Non che fosse proprio un villaggio barbaro sperduto: era una città di quelle che i Romani sapevano costruire e far fiorire ovunque, con le sue terme, i suoi bei palazzi in muratura. Centro di commerci per tutta la regione, di un&#8217;opulenza che da quelle parti gli indigeni da soli non avrebbero visto mai, qualche decennio più tardi sarebbe diventata addirittura capitale di un pezzo d&#8217;impero. Ma di sicuro nascere lì non era nascere a Roma, ed aver per genitori un contadino ed una donna che si chiamava Aurelia, sì, come la mamma di Giulio Cesare, ma solo perché liberta di un qualche senatore Aurelio che magari non avrà neppure mai visto in vita sua, non era la stessa cosa.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Me lo immagino un bimbo smilzo e dagli occhi vivaci, Aureliano: di quelli che non prendono mai un grammo né un raffreddore, sono sempre in movimento, curiosi del nuovo ma in grado fin da piccoli di fiutare i pericoli, prevederli, evitarli, in una parola un vero leader. I boschi, i fossi vicini a casa saranno stati i suoi primi campi di battaglia, a capo di una truppa di ragazzini; guerre fatte con le spadine di legno, mentre il babbo ara i campi e mamma sbriga le faccende di casa. L&#8217;unica sosta, per quel folletto sempre in moto, quando mamma, sempre lei, lo chiamava per andare alle funzioni: era sacerdotessa del Sol Invictus, mamma, divinità che proteggeva gli Aureli tutti e oltre agli Aureli in special modo i soldati romani. Li avrà conosciuti lì, i suoi primi legionari, Aureliano: vecchi forti dalle mani come badili, ex commilitoni del padre, che si inchinavano deferenti davanti al dio e alla mamma sua sacerdotessa, e davano una brusca carezza sul capo a quel ragazzo dagli occhi di brace, per poi raccontagli delle infinite campagne ai confini dell&#8217;impero, di deserti e steppe, barbari e battaglie, e di città dove le taberne sono tiepide, il vino caldo, le ancelle generose con i vincitori.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Appena può, si arruola. I campi, il quieto vivere del padre non fanno per lui: ha dentro un fuoco, il ragazzo, che può bruciare il mondo, non qualche fascina dietro casa. Illirico, Gallia, e poi Siria e Persia: il ragazzo l&#8217;impero lo percorre tutto, in pochi anni. Parte dal basso, ma ben presto capiscono, i comandanti, che di lui ci si può fidare: non ha paura di nulla, è veloce sia di mente che ad estrarre la spada, non si stanca mai. Poi soprattutto ha quel particolare che distingue il vero leader da chi ha un titolo ma non la stoffa: per quanto spietato, sa sempre dove fermarsi e quando, e, ancor meglio, riesce sempre a fermare i suoi soldati. Sul campo di battaglia non gli sfugge niente, ma nemmeno dopo, e se può ordinare con la massima freddezza e senza un rimpianto un massacro, quando è necessario, sa anche farlo finire, di botto, quando il massacro non è necessario più. I suoi soldati sono consci che non si viene abbandonati mai da lui, però gli si deve obbedire: pretende da loro una disciplina non spietata, ma ferrea. La stessa che si impone e rispetta.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Quando Claudio il Gotico lo vede, fiuta che quello è l&#8217;uomo che fa al caso suo. Vengono da due mondi diversi, anche se sono nati nello stesso luogo: Claudio è un gran signore, soldato sì, ma generale e poi governatore di province. Però i due si capiscono, e, cosa rara quando c&#8217;è di mezzo il potere, si fidano l&#8217;uno dell&#8217;altro; entrambi concordano che Gallieno, l&#8217;imperatore in carica, non è l&#8217;uomo adatto, e va cambiato. Che nel linguaggio politico di quegli anni significa: fatto fuori. Ordiscono, pare, una congiura, di cui l&#8217;anima nera, si sussurra, fosse Aureliano stesso, anche se il killer è Eracliano, un prefetto del pretorio. Vero, non vero? Di certo un morto sulla coscienza, ancorché di alto lignaggio, non avrebbe spaventato Aureliano, che quando pensa che una cosa si debba fare, la fa, senza tormentarsi in scrupoli da cacadubbii.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Quando Claudio diventa imperatore, Aureliano è là a dargli i suoi consigli pratici di comandante, ad organizzare le campagne militari, con quella sbrigativa amicizia di poche parole e di molti fatti che doveva essergli propria. Però son anni bui per l&#8217;impero: tutto un correre per far fronte a sconfinamenti di barbari, razzie, mattanze. Claudio è un bravo generale, e combatte contro i nemici; ma un nemico no, non riesce a sconfiggerlo, è la peste. Se la prende, e muore, mentre torna dal fronte. Aureliano gli è vicino, ma non prende la peste: persino il morbo non riesce ad averla vinta sulla sua inesauribile energia. C&#8217;è però il fratello di Claudio, ad Aquileia, che si proclama imperatore, intrigando con il Senato. Aureliano non lo accetta: sbriga gli ultimi combattimenti sul confine e torna come una folgore a Sirmio, dove l&#8217;esercito di Claudio, che poi è il suo, lo proclama imperatore. Il fratello di Claudio neppure tenta di giocare la partita: si suicida alla notizia, via, kaputt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Aureliano è dunque imperatore: lui, venuto su dal basso, e a cui i soldati dedicano canzoncine, come facevano già i legionari di Cesare, anche se meno spinte, perché di Aureliano non si conoscono vizi, né difetti da prendere di mira. Solo che l&#8217;impero su cui governa, è una grana. Per garantire la difesa, è stato dato in subappalto: Gallia e Britannia a Tetrico e Siria e Asia Minore ai re di Palmira, che manco erano romani. Entrambi i sotto-regni vogliono rendersi indipendenti: Tetrico si proclama imperatore e a Palmira la regina, Zenobia, si fa chiamare Augusta e governa in nome del figlioletto come se quel pezzo di mondo fosse solo suo. Si ispira a Cleopatra, e di guai all&#8217;impero ne procura tanti come l&#8217;originale. Ma se lei è una novella Cleopatra, Aureliano è proprio un Giulio Cesare fatto e finito. Scende, mazzola e conquista, dosando bene, anzi benissimo, pugno di ferro e clemenza con i vinti. Riconquista l&#8217;Oriente, l&#8217;Occidente e anche Roma, dove arriva, seda a brutto muso una rivolta, facendo strage di chi ha osato ribellarsi, ma poi, primo e unico, si rende conto che la città va guarnita di nuove mura, perché non sono più i tempi in cui era il centro sicuro dell&#8217;impero, sono tempi in cui l&#8217;impero non ha più un centro e sicuro non lo è nessuno, mai.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ecco, forse di questo si dimentica, che nell&#8217;impero nessuno è più sicuro, mai, e men che meno l&#8217;imperatore. Eppure gli pare di avere ormai tutto. Il popolo gli vuole bene, il senato abbozza, l&#8217;esercito, be&#8217;, l&#8217;esercito è sempre stato suo. Per farlo contento e forse sciogliere un voto o un desiderio che cova da tempo, istituisce il culto del Sol Invictus, quel dio dei militari che l&#8217;ha protetto e accompagnato fin dalla prima infanzia, assieme al muto sguardo di mamma e ai racconti di gloria degli ex commilitoni di papà. Il 25 dicembre diviene festa nazionale, <em>dies Solis,</em> e Aureliano è là a far sacrifici, godersi la festa. Si sente appagato per quanto mai si possa sentire appagato un uomo così, e cioè sempre in parte, perché è soddisfatto ma già la sua mente è più in là, a progettare una nuova campagna, la mano carezza la spada perché non la sa tenere tanto a lungo nel fodero. Parte. Di nuovo con le sue truppe, di nuovo in sella. La Persia lo aspetta, quella Persia che secondo lui bisogna stroncare per avere pace stabile e duratura. Sottovaluta, forse, che i Senatori sono in subbuglio, e certi funzionari della zecca e dell&#8217;apparato non han parato giù le indagini sulla corruzione che lui porta avanti, con determinazione tignosa. Sottovaluta anche qualche becera invidia meschina nella corte degli ufficiali che pure partono con lui, e sono suoi ufficiali, sì, ma uomini. È proprio per una bega meschina, assai probabilmente, che per un alto complotto politico, che uno dei suoi segretari si prende scanto, ha paura di venire denunciato e decide di colpire per primo. Muore così, Aureliano. Lui che aveva schivato le spade dei barbari sui campi di battaglia, cade per la sica di un segretaruncolo che lo accoltella con mano tremebonda. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">L&#8217;idiozia, al contrario dell&#8217;impero, non ha mai confini.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il Foro Romano - Tempio di Antonino e Faustina]]></title>
<link>http://aburbecond.wordpress.com/2009/10/16/il-foro-romano-tempio-di-antonino-e-faustina/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 08:57:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>aburbecond</dc:creator>
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<description><![CDATA[Entrando nel Foro Romano, e seguendo la Via Sacra a destra, incontriamo un&#8217;imponente basilica,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Entrando nel Foro Romano, e seguendo la Via Sacra a destra, incontriamo un&#8217;imponente basilica,]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Corsi e ricorsi]]></title>
<link>http://rimardita.wordpress.com/2009/10/07/corsi-e-ricorsi/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 05:27:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylan</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se avesse ragione il buon Vico Il nostro tempo qual saria in antico? Di cosi&#8217; violenza e truce]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Se avesse ragione il buon Vico<br />
Il nostro tempo qual saria in antico?<br />
Di cosi&#8217; violenza e truce morte<br />
Solo nel medio evo coi nemici alle porte,<br />
Di si&#8217; sublime scienza e tecnologia<br />
Non credo proprio ce ne sia!<br />
Ma forse per la societa&#8217; italiana<br />
Il periodo e&#8217; la tarda eta&#8217; romana!<br />
Imperatori,senatori e popolo inetti<br />
Disperdevano secoli di potere<br />
Resa roma carne per insetti<br />
E la memoria fatta cenere.<br />
L&#8217;imperatore dispensava gioie<br />
E si accompagnava con belle troie.<br />
I senatori vivevano nel palazzo<br />
E della plebe non fregava un cazzo.<br />
Tutti pigliavano dal tesoro<br />
Monili, denari e lingotti d&#8217;oro.<br />
Le gran strade e gli acquedotti<br />
Un di&#8217; orgoglio ora tutti rotti.<br />
Le citta&#8217; pulite e ben progettate<br />
Ora sporche e abbandonate.<br />
Ma tutti i giorni nuovi spettacoli<br />
Del circo al popolo rincoglionito<br />
Davan illusione di nuovi miracoli<br />
Tanto che nessuno aveva capito<br />
Il periolo che stava pe&#8217;arrivare:<br />
Orde di barbari molto incazzati<br />
Dal veder senza ritegno sprecare<br />
Beni e cose tanto sudati .<br />
Arrivo&#8217; terribile  l&#8217;orda!tutti porto&#8217; via!<br />
E dopo cosa rimase nazione mia?<br />
Macerie, lacrime e imperituri lutti?<br />
Forse, ma gli stronzi non sparirono tutti.</p>
<p>Delenda urbe</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano]]></title>
<link>http://aburbecond.wordpress.com/2009/09/18/imperatore-marco-ulpio-nerva-traiano/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:41:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>aburbecond</dc:creator>
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<description><![CDATA[Traiano nacque il 18 settembre del 53 e divenne imperatore a 45 anni. Grande soldato, dotato di resi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Traiano nacque il 18 settembre del 53 e divenne imperatore a 45 anni. Grande soldato, dotato di resi]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Caio Giulio Cesare Caligola]]></title>
<link>http://aburbecond.wordpress.com/2009/08/31/caio-giulio-cesare-caligola/</link>
<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 14:57:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>aburbecond</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi è l&#8217;anniversario &#8211; esattamente il 1997° &#8211; della nascita di Gaio Giulio Cesare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Oggi è l&#8217;anniversario &#8211; esattamente il 1997° &#8211; della nascita di Gaio Giulio Cesare]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Là fuori]]></title>
<link>http://kaizenology.wordpress.com/2009/07/02/la-fuori/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:30:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>kai zen a</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono tornato da poco da una breve ma intensa vacanza in Provenza. Nonostante avessimo scelto il post]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1591" title="provenza" src="http://kaizenology.wordpress.com/files/2009/07/provenza.jpg?w=150" alt="provenza" width="90" height="67" />Sono tornato da poco da una breve ma intensa vacanza in Provenza. Nonostante avessimo scelto il posto proprio per prenderci un <em>break</em> dalle quotidiane croci e delizie italiche, mi sono scoperto ancora una volta sorpreso e felice come un bambino per ogni banale accadimento. Ogni singola cosa che &#8211; se paragonata alla nostra realtà nazionale &#8211; mostra che un altro modo è possibile. Forse è l&#8217;età che avanza, o forse semplicemente il fatto che là fuori c&#8217;è un mondo che si evolve, che va avanti ogni giorno. Là fuori, appunto. Però, ci pensavo proprio mentre sudavo pedalando per le stradine sterrate di Porquerolles, con due figlie sedute sui rispettivi seggiolini, appiccicatemi (si dice così?) a fronte e a tergo: la scelta italiana di non far cambiare mai niente sul proprio suolo è strategica, eccome. Tutte queste novità e questi curiosi modi di fare&#8230; questa modernità&#8230; Perchè mai? Un domani, a situazione globale del tutto degenerata, noi saremo invece gli unici a salvarci, già pronti per una nuova era medievale. Pensateci bene: potere temporale della chiesa, organizzazione territoriale a città-stato (cioè zero senso nazionale e interesse solo per il proprio orticello), vassalli e valvassori, giullari e imperatori, servizi postali e bancari. Tutto è medievale da noi! Ma non incazzatevi, è una scelta studiata, programmata per il lungo termine. Serve solo menare rogna e aspettare. Strategia, non noccioline.</p>
<p>Ma torniamo agli accadimenti francesi che mi hanno fatto emozionare:</p>
<p>- ci sono posti di mare dove non esistono code perenni di veicoli e sciami di scooter selvaggi in ogni dove. Ci sono tratti autostradali in direzione mare senza rallentamenti, code in uscita, lavori in corso a scacchiera, ecc&#8230; E&#8217; bello ogni tanto poter smentire le sacre verità romagnole o liguri, avere un pò meno quella sensazione di essere l&#8217;ennesimo coglione con l&#8217;ennesimo mezzo inquinante e la stessa pessima idea di infilarsi per strada a quell&#8217;ora. Per un poco di buono suburbano, imbevuto di stress e cattive maniere come me, non è roba da niente. Anzi, è già un buon inizio, metà dell&#8217;opera. Il mondo sembra subito un posto migliore. Persino i caselli dell&#8217;autostrada francese ogni 10 kilometri massimo diventano simpatici punti-ombra colorati, con quei grossi cestini dove buttare alla rinfusa la moneta per il pedaggio tanto carini&#8230;</p>
<p>- ci sono spiagge con parcheggio gratuito, poco affollato, a due passi dall&#8217;inizio della sabbia. Come dite? Ok, mi rendo conto, ripeto subito: parcheggio NON a pagamento. NON affollato. Comodissimo. Vi giuro, è così. A due metri dalla spiaggia. Nessun parcheggiatore. Niente strisce blu. Niente scugnizzi accanto a cartelli maldisegnati e chissà quanto poco legali. Nessuno approfitta di nulla, tutti hanno accesso alle cose comuni. Nessun privilegio. Insomma, la normalità. Un concetto che spesso si afferra solo uscendo dai nostri confini&#8230;</p>
<p>- spiaggia libera ovunque, con bagni pubblici e docce gratuite a ogni accesso principale. Non che te li devi andare a trovare zitto zitto, a ciabatta strisciante, fingendo di essere colui che ha appena acquistato un Solero o fatto una mezz&#8217;ora al ping pong. Sono lì. A disposizione di tutti, e senza pagare. Perchè dovrebbe essere altrimenti? Il mare è di tutti, e così la spiaggia. Anche a Porquerolles, isola magnifica dall&#8217;aura vagamente chic, la prima cosa a cui si va addosso uscendo dal porticciolo dove si è sbarcati è un grande e pulito bagno pubblico gratuito. E&#8217; così anche a Portofino o Amalfi? Chiedo senza malizia.</p>
<p>- non c&#8217;entra niente, ma non posso evitare di scriverlo: il <em>pain au chocolat</em> caldo, la mattina. Oh la la&#8230; E qui possiamo comunque consolarci: ce l&#8217;abbiamo anche noi la brioche! Che poi, perchè Zuzzurro diceva sempre di averla nella tasca del suo impermeabile da esibizionista, e tutti ridevano? Mi è sempre sfuggito qualcosa? Ho cercato di capirlo per anni, poi ho mollato il colpo. Magari qualcuno di voi, edotti lettori di kaizenology&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Santa Maria delle Battaglie di Raffaele Nigro]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/2009/06/27/santa-maria-delle-battaglie-di-raffaele-nigro/</link>
<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 13:17:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucaniart</dc:creator>
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<description><![CDATA[Federica ha diciotto anni, i capelli corti e neri, gli occhi verdi. È bellissima. Ma è entrata in co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/cover/mini/1703145_0.jpg" alt="" width="130" height="209" />Federica ha diciotto anni, i capelli corti e neri, gli occhi verdi. È bellissima. Ma è entrata in coma nel 2005 a causa di un incidente e ora non sa più nulla di ciò che è stato, che è, che sarà. Il silenzio rarefatto della sua cameretta è violato il più possibile perché, si sa, gli stimoli esterni la potrebbero prima o poi risvegliare. Quando la madre, il padre e la domestica non sono al suo fianco, è la tv a tenerle compagnia. Ma nel buio della notte, quando nessun rumore può turbare lo scorrere del tempo, una voce le racconta una storia che la riguarda molto da vicino. È una storia di antenati, eretici, briganti e imperatori, una girandola di vite che germina sul filo del ricordo. Avremo allora Maria Trafitta, con il suo sogno di farsi medichessa in un universo esclusivamente maschile; Braccio Cacciante, bandito temutissimo prima e idolatrato capitano di ventura poi; Belisario Maria, l&#8217;artificiere che con i suoi spettacoli pirotecnici ha stregato mezzo mondo. E il miraggio della costa sud del Mediterraneo battuta dalle fuste algerine, Solimano, il pirata Barbarossa e il vento del deserto.<!--more--> E, soprattutto, una misteriosa Madonna di legno che combatte strenuamente per ristabilire le sorti delle miserie umane. Raffaele Migro, con un romanzo storico-antropologico senza confini, è riuscito a ricreare la sontuosità del Cinquecento e i furori delle pestilenze, è riuscito a ricreare la sontuosità del Cinquecento e i furori delle pestilenze, gli scontri tra civiltà e il sapore denso della terra.</p>
<p><em>Santa Maria delle Battaglie di Raffaele Nigro, Rizzoli 2009</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;">Una intervista di A. Di Consoli a R. Nigro qui:<br />
<a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=1685" target="_blank">http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=1685</a></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Benvenuti nello Stivale - Welcome in the Boot]]></title>
<link>http://atootightboot.wordpress.com/2009/06/24/benvenuti-nello-stivale/</link>
<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:34:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>hb</dc:creator>
<guid>http://atootightboot.wordpress.com/2009/06/24/benvenuti-nello-stivale/</guid>
<description><![CDATA[Benvenuti in questo Stivale troppo stretto, dove delle semplici escort si trasformano in marionette ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Benvenuti in questo Stivale troppo stretto, dove delle semplici escort si trasformano in marionette dal &#8220;mandato ben retribuito&#8221; che agiscono per mano di figure politiche. Benvenuti in questo Stivale al contrario che, oltretutto, calza anche male, dove se si commette un errore, o più di uno, è sbagliato ammettere le proprie colpe ed al contrario, negare l&#8217;evidenza ad oltranza incrementa il prestigio ed il rispetto nei propri confronti. Benvenuti in questo stretto Stivale, discendente delle caligae degli antichi imperatori romani come Augusto e Marco Aurelio, ma anche Nerone e Caligola, protagonisti di un&#8217;epoca ed una tradizione tanto prestigiose quanto oscure, le quali passarono senza svanire lasciando un traccia che a tratti sembra riaffiorare portando con sè le ombre di quei modelli di potere. Ancora una volta.</p>
<p>____________________</p>
<p>Welcome in this too tight Boot, where simple escorts turn into puppets with a &#8220;well-paid mandate&#8221; who act on behalf of political figures. Welcome in this upside down Boot which, in the bargain, doesn&#8217;t fit well, where if you do the crime (or the crimes), you don&#8217;t do the time and it is wrong to admit guilt and on the contrary, deny the obvious to the bitter end increases your own reputation and the respect toward you. Welcome in this tight Boot, descendant of the caligae of the roman emperors as Augusto and Marco Aurelio, but also Nerone and Caligola, protagonists of an age and a tradition as much prestigious as dark, which went by without vanishing leaving a trace that sometimes seems to come back to light bringing the shades of that models of power. Once again.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roma. Il trionfo e la caduta. Decio]]></title>
<link>http://esuonamale.wordpress.com/2009/03/24/roma-il-trionfo-e-la-caduta-decio/</link>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 12:36:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilvecchio</dc:creator>
<guid>http://esuonamale.wordpress.com/2009/03/24/roma-il-trionfo-e-la-caduta-decio/</guid>
<description><![CDATA[L’animale si muove, a passo lento, verso l’altare. Pochi passi ancora e il suo sangue bagnerà, in un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">L’animale si muove, a passo lento, verso l’altare. Pochi passi ancora e il suo sangue bagnerà, in una cascata vermiglia, l’ara sacrificale. L’ennesimo animale immolato per la benevolenza degli Dei. L’ennesimo sacrificio. Prima della battaglia. Gli antichi Dei avevano distolto lo sguardo da Roma. La città eterna non guardava più a loro, come al tempo dei padri, terrorizzata e stremata dalle carestie e dalla peste e dalle lotte interne, e tutta presa dagli stravaganti culti orientali e da quella strana corrente che nulla risparmia e che pareva avesse già contaminato l’intero mondo. Il Cristianesimo.<br />
<!--more-->Roma necessitava dell’aiuto e della protezione dei vecchi Dei. Di tutti loro: quelle creature divine che l’avevano resa grande e invincibile. E il mancato gradimento degli Dei, la <em>infelicitas</em>, significava una sola cosa: la rovina. Ma la città dominatrice di popoli non solo doveva adorare le creature divine, ma anche l’imperatore: il divino Cesare, l’uomo più potente di Roma. Eppure questi cristiani proprio non volevano saperne. Andava presa una soluzione. La persecuzione.<br />
La prima persecuzione cristiana. Questa la via da seguire, per Decio. Non la tolleranza del suo predecessore Filippo: quell’arabo comandante dell’esercito che aveva fatto uccidere l’imperatore Gordiano III per prenderne il posto e che aveva celebrato il Millenario di Roma. Decio, anch’egli comandante, l’aveva spodestato a sua volta, dopo l’acclamazione delle truppe sul Danubio.<br />
Ogni abitante dell’impero doveva denunciare la propria fede e rendere omaggio e sacrifici agli Dei e all’imperatore. Solo così, tornando ai vecchi costumi, Roma avrebbe potuto salvarsi. Decio aveva le idee ben chiare. E il suo progetto politico era tutto incentrato e proiettato verso l’antica e gloriosa grandezza di Roma: ridare potere e lustro al senato; ripristino della censura; costruzione di terme sull’Aventino; ristrutturazione del Colosseo, danneggiato da un terremoto; e la scelta di associare al proprio nome quello di Traiano, grande comandante e ottimo principe. E la persecuzione cristiana.<br />
L’animale si muove, a passo lento, verso l’altare. Pochi passi ancora e il suo sangue bagnerà, in una cascata vermiglia, l’ara sacrificale. L’ennesimo animale immolato per la benevolenza degli Dei. L’ennesimo sacrificio. Prima della battaglia. Romani contro Goti, sulla frontiera danubiana. I sacrifici erano stati compiuti e l’esercito disposto. La disciplina avrebbe sconfitto la barbarie. E l’imperatore era là, insieme ai suoi uomini che l’avevano eletto al trono dei Cesari e che sarebbero morti per lui. Ma i Goti avevano un’arma a disposizione. La forza della disperazione: quella forza che niente e nessuno può vincere.<br />
Decio non sarebbe più tornato nell’Urbe. E anche suo figlio Erennio. Il corpo imperiale, caduto sotto la mano barbara, sarebbe rimasto là, privo di vita, in quelle terre lontane e terribili, sprofondato in una palude.<br />
Decio. Il primo imperatore di Roma morto in battaglia contro il nemico.<br />
Non sarebbe stato l’ultimo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roma. Il trionfo e la caduta. Traiano]]></title>
<link>http://esuonamale.wordpress.com/2009/03/11/roma-il-trionfo-e-la-caduta-traiano/</link>
<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:40:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilvecchio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era sbarcata, la nave dell’imperatore. Nel porto della città di Selinunte, in Cilicia. Una tappa for]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Era sbarcata, la nave dell’imperatore. Nel porto della città di Selinunte, in Cilicia. Una tappa forzata, necessaria, nel viaggio di ritorno verso Roma. La salute di Traiano verteva in condizioni critiche. Impossibile proseguire. Non aveva scelta, l’<em>optimus princeps</em>. Anche l’uomo più potente del mondo deve arrendersi al volere del tempo. Traiano, imperatore di Roma, doveva accettare, in silenzio, il volere del nemico. Il tempo. E la vecchiaia. Lui, che era nato e vissuto per comandare, adesso era costretto a subire le imposizioni di Crono e delle Parche. Beffardo, il destino.<br />
<!--more-->Traiano non l’avrebbe più rivista, Roma. La città che lui aveva contribuito a rendere più bella, più grande, più potente. Così meravigliosa da divenire una leggenda. Una città di marmo e di oro. Con i suoi templi e le basiliche, le terme e gli acquedotti, i mercati, le statue e le colonne, le strade, le biblioteche, i fori. E il suo foro, vicino a quello di Augusto, con al centro la marmorea colonna delle imprese daciche. Le terme sul colle Oppio. E i suoi immensi, meravigliosi mercati.<br />
Tutto era merito del suo genio militare, della sua grande esperienza di comandante. Un generale della repubblica: come Scipione, come Mario, come Cesare. E le sue conquiste ne erano la prova. Le due campagne daciche; l’Armenia, l’Assiria, la Mesopotamia; la conquista dell’Arabia; la spedizione partica e la conquista di Ctesifonte, sulle orme di Cesare. E la mente rivolta all’India, come Alessandro. Soltanto l’età glielo aveva impedito.<br />
Roma doveva ringraziare Traiano. E Traiano doveva ringraziare Nerva, che lo aveva adottato e associato al trono dei Cesari: come Augusto con Tiberio e Vespasiano con Tito. Nerva. Quell’anziano senatore aveva impedito che scoppiasse un’altra guerra civile, e che i pretoriani continuassero a imporre la loro politica di corruzione e prepotenza. Nerva era stata la salvezza per l’Urbe, nonostante il breve periodo al vertice del mondo. Quell’anziano senatore aveva saggezza da vendere. Non a caso aveva fatto incidere sul palazzo imperiale due sole, semplici parole. <em>Res publica</em>. E così allontanava il ricordo del terrore di Domiziano, <em>dominus et deus</em>, e riavvicinava il senato al potere. E saldava il tutto con la nomina di un generale vittorioso, originario di Italica, nella Betica: prima colonia romana in terra iberica, fondata da Scipione Africano al tempo della guerra annibalica. Traiano, primo imperatore non italico.<br />
Si apriva per Roma una nuova stagione. Il secolo d’oro. L’aquila aveva raggiunto il punto più alto del suo volo. Un volo lungo più di otto secoli.<br />
Mai Roma era stata così grande.<br />
E mai più lo sarebbe stata.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roma. Il trionfo e la caduta. Britannia]]></title>
<link>http://esuonamale.wordpress.com/2009/03/05/roma-il-trionfo-e-la-caduta-britannia/</link>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:56:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilvecchio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Britannia. Terra lontana, al di là del mare. Terra misteriosa, di immense foreste e di uomini sfugge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Britannia. Terra lontana, al di là del mare. Terra misteriosa, di immense foreste e di uomini sfuggenti e feroci come animali. Britannia. La terra dei Druidi. Quella terra su cui Cesare aveva per primo posato i piedi. Primo tra i Romani. <em>Britannia capta</em>. Britannia romana.<br />
Nessuno più avrebbe osato, adesso, deriderlo. Il senato e il popolo di Roma avevano avuto la loro conquista. La conquista di Claudio. Claudio lo stolto, Claudio lo storpio, Claudio l’inetto, Claudio lo zoppo, Claudio il buono a nulla, Claudio il ritardato, Claudio il balbuziente, Claudio il babbeo. Tutti lo deridevano. Pure sua madre Antonia, che, volendo indicare la pochezza di qualcuno, diceva sempre: «È più stupido di Claudio!».<br />
<!--more-->Figlio di Druso e fratello di Germanico, conquistatori della Germania. Nipote di Tiberio e zio di Caligola. Claudio era vissuto nell’indifferenza del palazzo imperiale per cinquanta anni. Un’ombra sul Palatino. Una presenza silenziosa vissuta nella solitudine dello studio. Anni passati a leggere e studiare di grammatica, di retorica, degli Etruschi e dei Cartaginesi, di Augusto e di Tiberio e di Cicerone. Suo maestro e precettore era stato Livio. Dopo la morte del giovane Gaio, caduto sotto trenta colpi di pugnale, sette più di Cesare, i pretoriani lo avevano trovato tremante di paura nascosto dietro una tenda. Piangeva, terrorizzato, e chiedeva pietà, credendo che stessero per ucciderlo. E invece volevano eleggerlo imperatore. Claudio Cesare. Nessuno più si sarebbe divertito alle sue spalle. Ora si dovevano tutti prostrare ai suoi piedi: ai piedi dell’uomo più potente di Roma. Del mondo.<br />
Era il primo della sua gente a salire al trono dei Cesari. Non era stato adottato dai Giuli, lui, come suo zio Tiberio. Lui era un Claudio, un discendente della antichissima e nobilissima stirpe che dalla Sabina, guidata da Atto Clauso, mosse verso Roma cinque secoli addietro. I Sabini: l’altra metà di Roma. La sua <em>gens </em>aveva contribuito a rendere grande l’Urbe. Uomini le cui gesta venivano ancora ricordate con orgoglio. Uomini come Appio Claudio Cieco, censore e costruttore del primo acquedotto e della via Appia; Marco Claudio Marcello, la spada di Roma, conquistatore di Siracusa; Gaio Claudio Nerone, vincitore di Asdrubale sul Metauro. E decine e decine e decine di altri, fino a Tiberio, secondo imperatore di Roma. E Germanico, suo fratello.<br />
L’aveva desiderata, Claudio, quella terra lontana. E l’aveva ottenuta. Come i grandi generali della Repubblica aveva esteso i confini di Roma, strappando terre ai Barbari. Come una macchia d’olio che tutto ricopre, presto l’Urbe si sarebbe distesa sul mondo intero. Niente e nessuno li avrebbe fermati, i Romani. E pure la Britannia si sarebbe piegata, tutta, al volere dei Quiriti.<br />
Ma ora bisognava pensare ad altro. A gestire e onorare l’incarico assunto, per volere del senato e del popolo. E dei pretoriani. Ora si doveva pensare solo a governare Roma. C’è un tempo per la guerra e un tempo per la pace; c’è un tempo per i gesti e un tempo per le parole; c’è un tempo per i vincitori e un tempo per i vinti.<br />
E lui, Claudio, era entrambe le cose, ora.<br />
Vinto e vincitore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[caddero le mura]]></title>
<link>http://fernirosso.wordpress.com/2008/12/31/caddero-le-mura/</link>
<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 23:59:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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<description><![CDATA[DENEZ PRIGENT &#8211; Plac&#8217;h Landelo. caddero gli imperatori e le città vennero rase a terra l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#0000ff;"><em>DENEZ PRIGENT &#8211; Plac&#8217;h Landelo.</em></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/0u3-XwifKGM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/0u3-XwifKGM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>caddero gli imperatori e le città vennero rase</p>
<p>a terra la terra sopra i corpi dei</p>
<p>caduti sulla polvere dei sogni</p>
<p>i presagi e i mercanti di storie che non vennero mai più raccontati.</p>
<p>Si fece buio il futuro</p>
<p>senza respiro  le mura di questo corpo eroico</p>
<p>lasciato ai bordi della storia</p>
<p>perduto nel cosmo e nel caos</p>
<p>*</p>
<p>An hini a garan (&#8216;The One I love&#8217;)</p>
<p>An hini a garan, gwechall bihan er gêr<br />
Pa oamp tostig an eil, an eil ouzh egile<br />
Va c&#8217;halon ne gare, gare nemet unan<br />
Pa oan bihan er gêr an hini a garan</p>
<p>An hini a garan, &#8216;m eus kollet da viken<br />
&#8216;Mañ degouezhet pell ha ne zistroio ken<br />
Ha setu ma kanan, kanan keti ketañ<br />
Ha setu ma kanan d&#8217;an hini a garan</p>
<p>An hini a garan, un deiz &#8216;n eus va losket<br />
Aet eo d&#8217;ar broioù pell, d&#8217;ur vro n&#8217;an&#8217;vezan ket<br />
Aet eo d&#8217;ar broioù pell da c&#8217;hounit e vara<br />
Kollet, kollet un deiz, an hini a garan</p>
<p>In English:</p>
<p>The one I love, before, when we were little at home<br />
when we were so near to each other<br />
My heart was loving ony one<br />
When I was little at home, the one I love</p>
<p>The one I love, I lost forever<br />
Gone far away and will never come back<br />
And this is what I sing for the one I love</p>
<p>The one I love one day left me<br />
For a far away land<br />
A land that I don&#8217;t know<br />
Lost, lost one day, the one love</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Globalizzatori/3: Augusto, l'imperatore nascosto]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/08/16/globalizzatori3-augusto-limperatore-nascosto/</link>
<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 07:16:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era uno di quegli uomini che non capisci mai. Ce ne sono. Li frequenti per una vita, ci stai assieme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-600" src="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2008/08/ottaviano_img.jpg?w=212" alt="" width="212" height="290" /></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Era uno di quegli uomini che non capisci mai. Ce ne sono. Li frequenti per una vita, ci stai assieme, ci dividi il pranzo, la cena, le ferie; ma quando ti domandano a bruciapelo: “Ma com&#8217;è?” non sai che rispondere. Non puoi dire che sono cattivi, no. Ma nemmeno sei certo che siano buoni, o che siano amici. Uno di quegli uomini che mettono sempre una barriera fra sé e il mondo, non sai se per difendersi o per fregarlo. Di quelli che ci sono, immancabilmente, quando conta che ci siano e quando gli conviene, ma paiono come in seconda fila, anche quando stanno davanti.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Marco Ottavio aveva tutto per passare inosservato. Sì, la mamma era sorella di Giulio Cesare, ma il padre, il padre non aveva fatto mai nulla di memorabile, tranne sposare la sorella di uno che dopo aveva cominciato a contare, appunto. Era un ragazzino caruccio, ma magro, e pure graciletto: di quelli che sembrano costantemente sul punto di ammalarsi e si ammalano poi davvero: ogni corrente d&#8217;aria era un prodromo di raffreddore, ogni spiffero un nemico. Che te ne puoi fare di un nipote del genere? Giusto salutarlo quando passi in campagna, fra una spedizione militare e l&#8217;altra, e scordartene subito dopo, se sei Giulio Cesare e sei impegnato a conquistare il potere. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Delle frequentazioni fra zio e nipote si sa poco, anzi, si sa nulla. Strano, ché le fonti antiche sono di solito così ricche di aneddoti, e qui i personaggi erano di statura tale che anche qualche bella invenzione retorica ci stava comoda: invece muti tutti quanti, non c&#8217;è una voce, non c&#8217;è un pettegolezzo, non un quadretto fasullo, ma familiare. Eppure si saranno ben frequentati, talvolta, i due. E qualcosa in lui Giulio Cesare doveva aver pur visto, per nominarlo suo erede nel testamento, preferendogli Antonio, suo luogotenente in tante battaglie. Oppure, chissà, forse non ci aveva visto nulla davvero: se lo ricordava a stento, Cesare, il nipote; ma pur sempre nipote era, e, per la legge romana e per l&#8217;orgoglio dei Giulii, quel ragazzetto costipato e palliduncolo era l&#8217;unico erede possibile della famiglia, perché Giulia, la sua bella Giulia, figlia tanto amata, non gli aveva dato nipotini, Calpurnia, l&#8217;ultima moglie, si era rivelata sterile e Cesarione, sì, Cesarione era un bel maschietto, ma era figlio di Cleopatra, che, pur se regina, era straniera, e Cesare s&#8217;era sempre dimenticato di sposarla, perché i grandi uomini con le loro amanti sono spesso così, un po&#8217; distratti.  Dunque non restava che lui, Ottavio, diciannove anni appena compiuti, e un petto da uccellino che lasciava presagire qualche difficoltà ad arrivare vivo ai venti. Le sue spallucce parevano troppo fragili per sopportare persino il peso del nuovo nome, Caio Giulio Cesare Ottaviano, che gli arrivava improvviso come una mazzata, dallo zio, per testamento.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">A vederlo giungere a Roma, con la sua aria da provinciale attonito nel gran marasma dei giorni che seguirono l&#8217;omicidio dello zio, qualche senatore provò quasi tenerezza. “Questo ce lo sbraniamo con calma, dopo averci giocato un po&#8217;, fintanto che serve&#8230;” pensarono tutti, <em>in primis </em>Antonio, che gli veniva incontro con un bonario sorriso da squalo; <em>in secundis </em>Cicerone, che, dopo anni di forzato ritiro, pensava di poterselo remenare ad arte, quel ragazzino, e, divenendo il manovratore del suo erede, prendersi una vendetta postuma sul sempre poco amato Giulio Cesare. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ottaviano, zitto e buono, fece finta di non capire, forse molto non capì veramente; ma come tutti quelli nati  lontano dalla grande città, era più furbo di quanto i cittadini sospettino; si mise in disparte, a studiarli con calma, quei Romani un po&#8217; spocchiosi convinti di saper gestire il mondo perché ci vivevano al centro. Non lo degnavano di attenzione, perché aveva diciannove anni; non si rendevano conto che un ragazzo di diciannove anni con l&#8217;intelligenza di starsene buono buono ad osservare in un angolino quello che succede prima di muoversi dimostra già la consumata esperienza del grande stratega.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Venne, vide, e li fregò. Invece di essere pedina, li usò come tanti pedoni di un gioco che forse aveva già in testa, forse perfezionò per via. Come pedoni li eliminò ad uno ad uno, con razionale freddezza: Cesare giocava a dadi, Ottaviano a scacchi. Il primo ad accorgersi quanto gelido potesse essere quel fanciullino pallido fu Cicerone, sacrificato senza un ripensamento. Il principe del foro, che si credeva una volpe della politica, ci rimise la pelliccia, e la sua lingua velenosa fu donata come gentile omaggio al nuovo trumviro Antonio, per sancire un&#8217;alleanza inedita e, fino a pochi giorni prima, improbabile.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Divennero cognati, e mai famiglia poteva risultare peggio assortita. Ottaviano riflessivo, distaccato, un uomo che non si riesce ad immaginare altro che nel riserbo di un cortile in ombra, a parlare sottovoce con scelti amici: poco “romano”, se si vuole; e Antonio, invece, che della “romanità” pareva l&#8217;essenza, quasi quasi la caricatura: generoso, estroverso, coraggioso, ma anche capace di essere sottile e calcolatore, dotato di quella furba ingenuità che lo faceva idolatrare dagli eserciti ma anche tenere da conto fra i Senatori. Antonio scelse l&#8217;Oriente: pareva fatto per lui quel mondo senza confini, dove ancora si poteva conquistare la gloria sul campo di battaglia, dove il pericolo era pericolo e il piacere piacere, una terra di contrasti forti in cui chi domina è veramente re. Ottaviano restò a Roma, a gestire tutta quella “amministrazione” spicciola che Antonio considerava noioso lavoro da burocrate: giusto a quello poteva servire, il pallido nipote di Cesare: a tirare la carretta, tenendo buoni i vecchi barbogi del Senato, mentre altrove si faceva la storia.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ottaviano resta. Apparentemente non fa nulla, ma intanto tesse la sua tela, e, come il ragno, aspetta. È uno strano uomo, questo freddo calcolatore. Pare di ghiaccio, una di quelle teste che non hanno cuore. Eppure si costruisce un bozzolo di amici che gli saranno fedeli sempre, e a cui sarà sempre fedele pure lui. Agrippa, Mecenate sono i suoi intermediari con il mondo: tengono i contatti, organizzano la propaganda, orchestrano e coreografano una sceneggiatura che Ottaviano scrive e mette in scena giorno dopo giorno. Ottaviano mette sempre una cortina fra sé e il mondo: lo vuol gestire, ma sotto sotto sembra averne sempre paura. Ha bisogno di uno schermo, di una mediazione. E grande mediatrice sa essere la moglie che si è scelto, scippandola ad un Senatore pur se incinta, con l&#8217;unico colpo di testa che gli si conosca nella vita: la bella Livia, capace di essere disinibita ed austera, intrigante e ligia, la più gran donna di potere di Roma, e quindi la moglie perfetta per il più grand&#8217;uomo dell&#8217;Urbe.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Sconfigge Antonio. Nessuno lo avrebbe mai creduto possibile. Antonio aveva tutto, dal calore umano al fascino maschio del generale, ma cade, e viene battuto da uno che lo combatte per interposta persona, uno che fa vincere la battaglia finale da un amico mentre lui è sotto coperta, a vomitare per il mal di mare. Cleopatra tenta di sedurlo, ma il giochetto stavolta non le riesce. E non perché ormai è vecchia, no, ma perché non si può sedurre un uomo come Ottaviano, che della seduzione ha paura, dato che teme tutto ciò che gli fa perdere il controllo e rischia di trascinarlo dentro alla vita senza uno schermo di sicurezza. Muore, Cleopatra, e Ottaviano diventa Augusto. Capo assoluto come Cesare non era mai stato. Gestisce tutto, ma, al solito, da dietro una cortina, che stavolta è fatta di definizioni, di parole che dicono una cosa e ne significano tutt&#8217;altra, una nebbia fitta di titoli che lasciano in piedi i nomi delle istituzioni e ne svuotano il significato. Lui fa finta di schermirsi, a chi lo chiama “<em>princeps</em>” dice che il senso è “<em>primus inter pares</em>”, e formalmente tratta da colleghi i senatori che sono solo sue creature o suoi servi. Non ama le sconfitte, e nemmeno i conflitti, perché sono l&#8217;unica cosa che non è capace di tenere sotto controllo: gli scontri rischiano di mandare in frantumi i suoi schermi, le sue protezioni.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Conquistò il potere, ma godette forse di più nell&#8217;amministrarlo, nel creare ingranaggi perfettamente oliati ed adatti a gestire e parare i colpi del destino, a tener distante l&#8217;imprevisto e l&#8217;umana stupidità. Non era un uomo simpatico, e forse non fu nemmeno un uomo felice; di certo non fu mai un uomo compreso, perché fece di tutto per rimanere oscuro ai più, tanto più in ombra quanto più si metteva in vista. Le sue statue rivestivano ogni piazza ed angiporto dell&#8217;impero, il suo volto era esposto in ogni cantone del mondo; eppure, a guardarle, si ha la costante sensazione di essere davanti ad un uomo che sfugge, che si nasconde. Come se il velo che gli copre il capo non fosse messo lì per le mere ragioni cerimoniali che la <em>religio</em> di stato imponeva, ma per consentirgli di proteggersi, di creare un diaframma fra se stesso e tutto il resto. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Quel tutto che aveva disperatamente voluto, ed era suo, ma che, magmatico, irrazionale e caotico, continuò a spaventarlo.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paradigma mironcostiniană contra interpolărilor]]></title>
<link>http://blogideologic.wordpress.com/2008/02/10/paradigma-mironcostiniana-contra-interpolarilor/</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 07:04:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>blogideologic</dc:creator>
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<description><![CDATA[De ce s-a impus paradigma mironcostiniană, modelată, cum sugeram, după ordonanţa lui Justinian I,  î]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman">De ce s-a impus paradigma mironcostiniană, modelată, cum sugeram, după ordonanţa lui Justinian I,<span>  </span>împotriva interpolărilor lui Simion Dascălul la cronica lui Grigore Ureche ? </font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoBodyText"><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman">Printre enigmele<span>  </span>istoriei<span>  </span>noastre<span>  </span>din primul mileniu există două probleme corelate: continuitatea şi identitatea neamului românesc. Însă, analogic privind,<span>  </span>nu-i nimic nou sub soare. Chiar dacă vorbim despre<span>  </span>altă scală, <span> </span>nu<span>  </span>despre adnotatori de letopiseţe ci despre « cronografii »<span>  </span>ce rânduiau<span>  </span>bazileii<span>  </span>de la Constantinopol după<span>  </span>imperatorii Romei<span>  </span>de pe Tibru,<span>  </span>percepţia de continuitate şi de identitate a fost mereu într-o<span>    </span>criză în lumea romană. Reîntorcându-ne la scara Moldovei,<span>  </span>înainte chiar de se numi aceasta Moldova, să<span>  </span>reamintim că<span>  </span>împăratul Constantin al VII-lea<span>  </span>Porfirogenetul (913–959) scria în <i>De Administrando Imperio</i> (pe la 950) despre oraşele distruse şi pustii, &#8211;vechi oraşe romane&#8211;, ale căror ruine martorii<span>  </span>timpului său le mai vedeau pe malurile râului Nistru. <i>&#8220;În secolul XIX în unele sate gospodarii îşi<span>  </span>adăpau oile şi boii din sarcofage romane&#8221;,<span>  </span></i>reamintea<span>  </span>Nicolae Dabija,<span>  </span>&#8211;în<span>  </span>eseul <i>Basarabia, ţara de la răspântii&#8211;,</i><span>  </span>temeiul<span>  </span>arheologic<span>  </span>al consemnărilor împăratului<span>  </span>Constantin Porfirogenetul.<span>  </span></font></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoBodyText"><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman"><span></span></font></span></p>
<p><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman"><span></span></font><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman">La scara Moldovei care îşi purta deja numele, Simion Dascălul propunea<span>  </span>„soluţia de continuitate” , cel de<span>  </span>&#8220;al doilea descălecat&#8221; al ‚tâlharilor romani’,<span>  </span>stârnind furia lui Miron Costin.<span>   </span>„Soluţia de continuitate” a lui Simion Dascălul marca<span>  </span>o ruptură<span>  </span>în nobleţea moştenirii antice,<span>  </span>printr-o intruziune<span>  </span>a incertitudinii, cu<span>   </span>valoare<span>   </span>morală<span>  </span>dubioasă. Dar indirect şi peste furie, boierul<span>  </span>admitea<span>  </span>validitatea<span>  </span>demersului cutezat de<span>  </span>hulitul <span> </span>Dascăl. Căci fraza :<span>  </span><i>« Să<span>  </span>încep osteneala aceasta după atâtea veacuri de la descălecatul ţărilor cel dintâiu de Traian împăratul Râmului cu câteva sute de ani peste mie trecute, se sparie gândul. »</i> arată că<span>  </span>ipoteza continuităţii nealterate a Romei (Râmului)<span>  </span>era socotită exagerată chiar şi de marele vornic. </font></span><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman"> </font></span><span style="font-weight:normal;"><font face="Times New Roman">Titus Filipas</font></span></span><span style="font-weight:normal;"> </span></p>
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