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	<title>impresa &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/impresa/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "impresa"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 12:26:32 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Berlusconi e i tentacoli della "piovra"]]></title>
<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/11/30/berlusconi-e-i-tentacoli-della-piovra/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:55:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Simone Aversano (Caffè News Magazine) Il Premier Silvio Berlusconi scherza, arrivato all’aeroport]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Simone Aversano (Caffè News Magazine) Il Premier Silvio Berlusconi scherza, arrivato all’aeroport]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Le aziende non assumono, i giornalisti si fanno impresa]]></title>
<link>http://bimbumbalegiu.wordpress.com/2009/11/30/le-aziende-non-assumono-i-giornalisti-si-fanno-impresa/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:43:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>bimbumbalegiu</dc:creator>
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<description><![CDATA[﻿ Ugo e Giorgio sono due giovani professionisti con un’idea in testa: il giornalismo può diventare i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>﻿</p>
<p><strong><a href="http://bimbumbalegiu.wordpress.com/files/2009/11/giornalisti_impresa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-206" title="giornalisti_impresa" src="http://bimbumbalegiu.wordpress.com/files/2009/11/giornalisti_impresa.jpg" alt="" width="260" height="170" /></a>Ugo</strong> e <strong>Giorgio</strong> sono due giovani professionisti con un’idea in testa: il giornalismo può diventare impresa partendo dal basso. Circa quattro mesi fa hanno deciso di creare una piattaforma web per far incontrare la domanda e l’offerta di contenuti giornalistici professionali anche al di fuori delle grandi testate tradizionali: un giornalista produce un’inchiesta, ne pubblica un estratto e la mette all&#8217;asta sul sito. Chi paga meglio e più velocemente ha l’esclusiva su quella notizia e il sito prende il dieci per cento.</p>
<p>Ecco a voi <a href="http://www.toreport.net" target="_blank"><em>To Report</em></a>, “riferire, riportare”. Ed è solo uno di una serie di progetti che in questo periodo stanno nascendo in Italia per organizzare e rifondare dal basso il mestiere del giornalista, indebolito dalla crisi del settore. Il <a href="http://www.uniurb.it/giornalismo" target="_blank"><em>Ducato online</em></a> (cioè io, <em>ndr</em>) ne ha contati almeno cinque, nati nel giro di pochi mesi: vere e proprie piattaforme che intermediano la domanda e l&#8217;offerta, come <em>To Report</em>, o organizzazioni più o meno strutturate di giovani free lance. Insomma sembra che un giornalismo “diverso” non sia impensabile e che qualcuno in Italia stia provando a realizzarlo.</p>
<p>Il progetto <em>To Report</em>, un&#8217;impresa con molti investimenti finanziari e cinque soci, è nato durante i turni di notte all&#8217;<em>Agenzia Italia</em> di <strong>Ugo Barbàra</strong> e <strong>Giorgio Baglio</strong>: &#8220;Il principio è facile &#8211; spiega al <em>Ducato</em> <strong>Barbàra</strong> &#8211; Se un giornalista per piazzare un pezzo deve proporlo personalmente a un quotidiano e aspettare una risposta, perde un sacco di tempo. Il pezzo diventa vecchio. Invece così il meccanismo è veloce”. E&#8217; stato lanciato a novembre e ora attende la verifica del mercato. (<a href="http://www.toreport.net/il-progetto/">Guarda qui il loro progetto in alcune slides</a>).</p>
<p>Un’idea simile l&#8217;hanno avuta quelli di <em>Pulitzer</em>. Anche questa è una piattaforma digitale che ospiterà inchieste, servizi d’iniziativa, notizie. Il progetto di business però è basato sul <em>community funded reporting</em>, ossia la produzione di contenuti giornalistici finanziata dalla community: la redazione, il giornalista o addirittura il fruitore del prodotto propongono un’inchiesta, un approfondimento. Parte un’asta preliminare nella community, nella quale si verifica l’interesse verso la realizzazione di quel prodotto e l&#8217;investimento necessario. Poi i giornalisti pubblicano una loro proposta che presenta e spiega in che modo vorrebbero svolgere il lavoro. Da lì parte la vera e propria asta. Una volta conclusa, il giornalista riceve quanto stabilito e Pulitzer prende il dieci per cento. Un sistema mutuato direttamente dall&#8217;esperienza americana di <a href="http://www.spot.us/" target="_blank"><em>Spot.us</em></a>, che ha recentemente piazzato un&#8217;inchiesta sul <em>New York Times</em>.</p>
<p>“Il nostro sistema crea concorrenza e non tutti lo gradiscono”, spiega <strong>Nicola Boccardi</strong>, uno degli ideatori. “Quando ho parlato del progetto la prima volta al Festival di Perugia i professionisti presenti mi hanno osteggiato. In un momento non roseo come questo, noi offriamo l’opportunità di fare un giornalismo più libero. Del resto i grandi giornali sono legati mani e piedi all’editore”. L&#8217;attivazione di <em>Pulitzer</em>, che in questo momento non ha un sito pubblico, è prevista per la fine di gennaio, almeno in via sperimentale.</p>
<p><em>To Report</em> e <em>Pulitzer</em> sono progetti molto costosi, che hanno o hanno avuto bisogno di importanti finanziamenti per la loro creazione e che avranno bisogno di ingenti risorse per la manutenzione: nel caso di <em>To Report</em> ci sarà bisogno di una banda larga molto veloce; di un tecnico che verificherà costantemente il funzionamento dei server; di un gestore del flusso che regoli il traffico inopportuno e lo spamming. <strong>Antonio Rossano</strong>, per <em>Pulitzer</em>, ha recentemente chiesto un aiuto finanziario e di marketing a Telecom             (<a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/11/antonio-rossano-una-piattaforma-per-il-community-funding-report-ed-il-crowdfunding/">guarda il video di presentazione del progetto al Working Capita</a>l). Ma ci sono anche giovani freelance che si organizzano in modo da sostenere insieme i costi, comunque meno forti. Si sono dati nomi come <em>Il Carattere</em>, <em>Fps</em> <em>Media</em>, <em>Il Picco</em>.</p>
<p><a href="http://ilcarattere.wordpress.com"><em>Il Carattere</em></a>, ad esempio, per adesso è ancora un blog gratuito dietro al quale c’è un’idea che unisce cinque giornalisti e che porta molto più lontano. “E&#8217; partita quando ho visto la cooperativa <em>Smart News</em> &#8211; spiega <strong>Federico Formica</strong> &#8211; e mi era piaciuta l&#8217;idea del service, una sorta di agenzia giornalistica dove il reporter pubblica parte dell’inchiesta e con un meccanismo di offerte la testata la compra. Solo che la cooperativa per noi adesso è troppo cara”. I giornalisti avevano dei contenuti già pronti e il blog era un modo veloce ed economico per pubblicarli subito. Ma il blog si trasformerà presto in un sito con un proprio dominio, da usare come vetrina delle proprie inchieste.</p>
<p>Per adesso il lavoro su <em>Il Carattere</em> è collaterale alle collaborazioni che ognuno degli autori ha con altre testate. Eppure già un paio di servizi sono stati ripresi da <em>Antefatto</em> (il sito web del<em> Fatto Quotidiano</em>) e da <strong>Alessandro Gilioli</strong> sul suo blog dell’<em>Espresso</em>, dove la notizia ha ricevuto oltre 2.300 visite in un solo giorno. In un momento come questo vendere è complicato e <em>Il Carattere</em> punta sulla pubblicità per rientrare delle spese. Intanto il materiale viene spedito alle testate, una mailing list con duecento contatti.</p>
<p>C’è, invece, chi la cooperativa di service l’ha costituita da subito. Si chiama <a href="http://www.fpsmedia.it" target="_blank"><em>FPS Media</em></a> ed è stata fondata da 18 giornalisti, quasi tutti ex allievi della scuola di giornalismo De Martino di Milano. Il lancio vero e proprio avverrà il prossimo gennaio, ma il sito è già online, ha una pagina su Facebook e canali su Twitter e Friendfeed. Su Facebook, dove ha già oltre 350 fan, promuove le sue ultime iniziative e i progressi dello start-up. L’agenzia ha già fornito contenuti a <em>Radio24</em> e ad alcuni <em>house organ</em> (cioè bollettini e riviste interni alle aziende). Il principio che muove la cooperativa è che ci sia bisogno di professionalità capaci e di spazi nuovi sui quali operare. La “freschezza” e la gioventù dei soci, la loro capacità di lavorare su tutti i mezzi tecnologici rappresentano un valore aggiunto. La grande sfida, spiegano, è sapersi “vendere”, saper fare anche marketing sulla propria attività giornalistica.</p>
<p>Altri cinque giovani giornalisti  hanno creato <a href="http://www.ilpicco.it" target="_blank"><em>ilPicco.it</em></a>, definendolo un “portale d’informazione, attualità, politica e cultura”. Il loro scopo è mettere al servizio dei lettori competenza e professionalità. “Non più solo inchieste e servizi realizzati per giornali e network televisivi – si legge nel sito &#8211; ma anche la possibilità di pubblicare online i risultati di indagini proposte e sostenute dai cittadini, senza condizionamenti o pressioni editoriali”. Le notizie non sono prodotte ogni giorno, come si può vedere dal sito, il che fa pensare che per i giovani giornalisti quella de <em>ilPicco.it</em> sia ancora un’attività collaterale rispetto alle occupazioni principali di ciascuno.</p>
<p>Dall’altra parte dell’oceano il famoso editorialista <strong>Jeff Jarvis</strong>, sul suo blog <a href="http://www.buzzmachine.com" target="_blank"><em>BuzzMachine</em></a>, sostiene da tempo che “il futuro del giornalismo è imprenditoriale”. In Italia, a quanto pare, lo sta diventando anche il presente.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Toc toc! Chi è?]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/26/toc-toc-chi-e/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 18:59:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quanti toc toc oggi!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Quanti toc toc oggi!]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[My job]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/25/my-job/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:14:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
<guid>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/25/my-job/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; un pò che non ne parlo. La situazione della mia azienda, in realtà, è piuttosto documentata]]></description>
<content:encoded><![CDATA[E&#8217; un pò che non ne parlo. La situazione della mia azienda, in realtà, è piuttosto documentata]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Best Practices per l’Innovazione: ancora pochi giorni per iscriversi]]></title>
<link>http://atominofvg.wordpress.com/2009/11/24/best-practices/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 17:02:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>atominofvg</dc:creator>
<guid>http://atominofvg.wordpress.com/2009/11/24/best-practices/</guid>
<description><![CDATA[Un&#8217;altra vostra segnalazione di grande valore e interesse: ieri parlavamo di un problema da af]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un&#8217;altra vostra segnalazione di grande valore e interesse: ieri parlavamo di un problema da affrontare, oggi di un&#8217;opportunità da cogliere.<br />
Si tratta di un Premio promosso dalla Confindustria di Salerno e giunto con grande successo alla quarta edizione.<br />
Sotto puoi leggere tutte le informazioni: sbrigati a farlo, c&#8217;è tempo fino al 26 novembre.<br />
Segnalo volentieri questo premio perchè la condivisione di best practices sul tema dell&#8217;innovazione è uno degli obiettivi di AREA Science Park (e del Gruppo di Facebook &#8220;<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=125397377575" target="_blank">Come trasformare la Ricerca in Innovazione</a>&#8220;).</p>
<p><strong>&#62; </strong><a href="http://atominofvg.wordpress.com/files/2009/11/presentazione.pdf"><strong>Presentazione iniziativa</strong></a><br />
<strong>&#62; </strong><a href="http://atominofvg.wordpress.com/files/2009/11/linee-guida-premio-best-practices.pdf"><strong>Linee guida Premio Best Practices</strong></a><strong> <br />
   </strong>(da compilare entro il 26.11)<br />
<strong>&#62; </strong><a href="http://atominofvg.wordpress.com/files/2009/11/accordo-best-practices-mps-confindustria.doc"><strong>Accordo Confidi Province Lombarde </strong></a><br />
   (chi partecipa al premio potrà offrire ai clienti la possibilità di finanziare in modo agevolato i loro servizi)</p>
<p>Qui sotto un articolo che spiega molto bene l&#8217;iniziativa.<br />
<strong>Buona lettura e.. in bocca al lupo!</p>
<p></strong></p>
<p><strong>Best Practices per l’Innovazione IV edizione :<br />
il (buon) senso delle imprese dei servizi innovativi per lo sviluppo e le nuove opportunità dell’evento.</p>
<p></strong>Eppur si muove.<br />
Cresce e si rinnova.<br />
Ed è arrivato alla quarta puntata, tra i marosi di una crisi che nessuno è in grado di prevedere quando verrà superata, ma che deve essere affrontata anche con il necessario supporto delle imprese della conoscenza, un supporto necessario contro i sintomi da sindrome cinese, dollaro debole e congiuntura altalenante.</p>
<p>L’iniziativa nata a Salerno nel 2006, progressivamente è diventata patrimonio culturale della varia umanità professionale che caratterizza il gruppo servizi innovativi e tecnologici di Confindustria ed è con piacere, lo ammetto con una punta di soddisfazione, che ha trovato il consenso soprattutto delle imprese  che hanno partecipato nei tre  anni passati  come : Healthware (testardamente presenti sin dalla prima edizione, e in qualche occasione anche con più di un progetto) Deloitte, Finsud, Economedia, Ipr Feedback, Risorse Ambientali, Kelyon, Halgol e Mediarelational, diventate spontaneamente sostenitrici e promotrici ad altri colleghi dell’evento che vuole rappresentarle, nella loro essenza, al mercato potenziale.</p>
<p><strong>Best Practices compie 4 anni</strong> e si arricchisce di nuove opportunità nate dalle contaminazioni e dai confronti avvenuti in occasione della III edizione.</p>
<p>Tra queste l’idea che elaborare, con il Confidi delle Province Lombarde, insediatosi presso la sede di Confindustria Salerno, un prodotto chirografaro verticale destinato a garantire gli investimenti in innovazione proposti dalle imprese partecipanti al premio.</p>
<p>Questo prodotto nasce dalla collaborazione post-premio tra gli organizzatori del premio e l’azienda di consulenza napoletana Strategitaly, guidata da Edoardo Magnotta, che ha partecipato all’edizione scorsa, e ha lo scopo di fornire le garanzie accessorie alle banche (in queste ore è in via di definizione l’accordo con una primaria azienda nazionale, che per prima si proporrà al mercato con il <span style="text-decoration:underline;">nostro</span> prodotto) per i clienti delle aziende partecipanti alla competizione in questi anni.</p>
<p>La garanzia permetterà ai clienti delle aziende partecipanti di accedere ad un finanziamento agevolato, fino a 500.000,00 Euro, della durata massima di 60 mesi e con 12 mesi di preammortamento per investimenti immateriali (piani di marketing, sviluppo di software, consulenze direzionali, etc.) , equiparando gli investimenti innovativi, in modo ufficiale, alla stregua di beni ammortizzabili, quali essi naturalmente sono.</p>
<p>Questo strumento rappresenta non solo un mezzo utile per supportare e stimolare la diffusione dell’ innovazione e il sostegno allo sviluppo delle imprese (che le banche dicono di prediligere ai finanziamenti per liquidità), ma anche un esempio dei meccanismi virtuosi che possono nascere all’interno di un contenitore di idee che da vita a sinergie ed innovazioni operative, un piccolo frammento di cultura dello sviluppo che dovrebbe (dovrebbe) essere patrimonio della classe dirigente del nostro Paese.</p>
<p><strong>Le novità dell’edizione 2009 non finiscono qua.<br />
</strong>Quest’anno infatti il premio si sviluppa su due giornate in due sedi.</p>
<p>Il 3 dicembre presso l’Unione Industriale di Napoli ed il 4 dicembre presso la sua sede d’origine salernitana.</p>
<p>In questa seconda giornata è prevista anche una cena che avrà anche la finalità di promuovere la conoscenza dello sponsor sociale che darà una vera e propria certificazione etica (un’innovazione, solidale, del premio) alla nostra manifestazione.</p>
<p>La decisione di raddoppiare le giornate è nata dalla volontà  del presidente regionale del gruppo, l’ing. Nicola Salzano de Luna, che già lo scorso anno aveva voluto patrocinare l’evento sotto l’egida del raggruppamento regionale e che ha inteso valorizzare ulteriormente il percorso organizzativo, con una partecipazione diretta e concreta della struttura.</p>
<p>Un bel segnale di apprezzamento e di stimolo al lavoro svolto, che premia lo sforzo dedicato alle imprese dei servizi innovativi (quelle dell’ i.c.t., del marketing, della consulenza, della formazione, ecc.), alle quali saranno offerte due giornate in due prestigiose sedi confindustriali, per presentare le proprie best practices, incontrare nuovi clienti e invitare potenziali contatti, confrontarsi, scambiarsi opportunità e accrescere il proprio patrimonio relazionale.</p>
<p>Il vero obiettivo dell’evento resta infatti quello di creare una rete di rapporti consapevoli, in grado cioè di poter creare referenze attive, un meccanismo commerciale che premia e seleziona le competenze reali.</p>
<p>Allo scopo di garantire la qualità delle proposte, la selezione dei progetti sarà effettuata dal comitato tecnico scientifico, composto da imprenditori e docenti universitari, secondo le linee guida elaborate nelle precedenti edizioni del premio.</p>
<p>Per partecipare (la <em>dead line</em> è prevista per il 26 novembre) bisogna compilare accuratamente queste linee guida (da richiedere e inviare compilate alla segreteria organizzativa : <a href="mailto:premiobp@confindustria.sa.it">premiobp@confindustria.sa.it</a>) illustrando in modo chiaro un’esperienza di lavoro reale conclusa a favore di un cliente (pubblico o privato), segnalando i risultati ottenuto da quest’ultimo in termini oggettivi (es. nuovi mercati, riduzione di costi, incremento delle vendite, progetto di un nuovo prodotto) e soggettivi (es. miglioramento del clima e delle competenze aziendali attraverso progetti di formazione e motivazione).</p>
<p>La promozione dei progetti partecipanti sarà garantita da una brochure che verrà fornita a tutte le imprese e divulgata nel sistema confindustriale, metodo che ha già prodotto qualche opportunità di lavoro nelle edizioni precedenti per alcune aziende.</p>
<p>Questo è l’obiettivo che ci poniamo anche quest’anno.</p>
<p>Continuo a pensare che la ricerca della qualità sia un dovere per ogni organizzazione, un obbligo nei confronti dei futuri che ogni comunità intende costruire.</p>
<p>Il nostro piccolo impegno per andare alla ricerca delle qualità e promuoverle comincia a dare i suoi frutti e a raccogliere attenzioni e consensi.</p>
<p>E’ un lavoro (non saprei definirlo diversamente) complesso e non richiesto, ma stimolante e capace di far germogliare idee (come nei migliori think tank) e favorire quel senso di partecipazione spontanea che da un senso compiuto alla vita di una comunità di interessi, quale il nostro gruppo vuole e può essere.</p>
<p>Poco per affrontare questo inverno rigido.<br />
Molto se l’alternativa è affrontarlo da soli.</p>
<p>(personale variante de <em>“un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità”</em> di lunare memoria).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In quella piramide bloccata ristagna la classe dirigente]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/in-quella-piramide-bloccata-ristagna-la-classe-dirigente/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:32:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/in-quella-piramide-bloccata-ristagna-la-classe-dirigente/</guid>
<description><![CDATA[Il commento. Molti scendono, pochi salgono La quota di laureati è tripla nei ceti alti di LUCIANO GA]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il commento. Molti scendono, pochi salgono<br />
La quota di laureati è tripla nei ceti alti</p>
<p><!-- fine OCCHIELLO --> <!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><em>di LUCIANO GALLINO</em></p>
<p><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO --><br />
LA <a href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/borghesi-piccoli/borghesi-piccoli/borghesi-piccoli.html"><span style="text-decoration:underline;">RICERCA del Censis</span></a> sulla mobilità sociale in Italia dice in sostanza che se uno nasce in una famiglia operaia, è molto probabile che muoia operaio. Al massimo può sperare di diventare impiegato. Ma non in forza del proprio talento o dell&#8217;impegno profuso negli studi e sul lavoro. Piuttosto perché in una società dove gli operai diminuiscono mentre gli impiegati aumentano, per via della modernizzazione dell&#8217;economia, è inevitabile che un certo numero di figli di operai si ritrovi nella classe degli impiegati.<br />
<!--more--><br />
Invece solo una piccola parte di essi, meno dell&#8217;8%, riesce con le proprie forze a scalare la piramide sociale sino a entrare nella classe alta della borghesia, formata da dirigenti, imprenditori, professionisti.</p>
<p>In realtà dal punto di vista della ricerca questa è una non-notizia, poiché la elevata immobilità sociale degli operai, da una generazione all&#8217;altra, è nota da tempo. Semmai ciò apparirà come una novità per la vasta pubblicistica che negli ultimi anni, mentre esagerava nell&#8217;additare i segni del declino numerico della classe operaia, dava per scontato che i suoi figli erano ormai diventati quasi tutti docenti universitari o titolari di imprese della net economy.</p>
<p>Al contrario emerge come affatto inedito, nella ricerca del Censis, il dato relativo alla borghesia. Giusto il 40% dei figli della generazione precedente risulta tuttora far parte della classe dei padri. Tuttavia oltre il 50% di essi pare aver disceso un consistente gradino della piramide, passando dalla borghesia propriamente detta alla piccola borghesia urbana e alla classe media impiegatizia.</p>
<p>Si diceva ancora di recente che era la classe media a temere di non riuscire ad assicurare ai propri figli il mantenimento nella propria stessa classe sociale. I dati Censis mostrano invece che nell&#8217;avvicendamento delle generazioni è la maggioranza di quelli che stanno più in alto ad aver visto i suoi figli scendere un poco più in basso. Anche se, in assoluto, l&#8217;entità numerica della borghesia del piano di sopra è assai minore di quella del piano di sotto.</p>
<p>La società che viene ritratta da questa ricerca è dunque una società in cui, tra una generazione e l&#8217;altra, pochi salgono effettivamente nella scala sociale, parecchi scendono, e molti &#8211; oltre il 40% &#8211; restano dove sono. Non è un quadro positivo, anche se spiega diverse cose.</p>
<p>Spiega, ad esempio, la stagnazione delle idee, delle forme di pensiero, nella maggior parte dei campi della nostra cultura, perché le idee circolano e si innovano quando una quota elevata di persone circola sulla scala sociale, molti scendendo, molti altri salendo dal basso ad occupare posizioni ben superiori a quelle di partenza.</p>
<p>Spiega pure la mancanza di un largo ricambio generazionale che si osserva nel personale politico come tra gli imprenditori, perché se sono pochi i giovani, i nuovi talenti che dalle altre classi salgono ad occupare posizioni significative nei loro rispettivi ranghi, è inevitabile assistere, come avviene, ad elezioni che paiono regolarmente simili a quelle di dieci anni prima, ed a tassi piuttosto modesti di innovazione nel creare e sviluppare imprese.</p>
<p>Ovviamente, se da un lato i risultati di questa ricerca sulla mobilità sociale che non c&#8217;è aiutano a spiegare la stagnazione delle idee e la mancanza di ricambio delle classi dirigenti, essi stessi chiedono di essere spiegati. Una spiegazione la fornisce lo stesso rapporto del Censis. Esso dice anzitutto &#8211; cito &#8211; che la quota di laureati tra i figli dei borghesi è tripla rispetto al totale del campione, e di circa sei volte superiore a quella che si registra tra i figli della classe operaia urbana; dopodiché nota che la possibilità stessa di entrare nel mercato del lavoro appare tuttora fortemente condizionata dalla classe di origine.</p>
<p>Dunque i titoli di studio contano davvero, al fine di salire ai piani alti della piramide sociale, ma chi sta in basso appare in serie difficoltà per procurarseli. Per diversi motivi che vanno cercati altrove. Un motivo attiene all&#8217;economia. Quando milioni di famiglie ricavano dal lavoro di due persone un reddito giusto sufficiente per un&#8217;esistenza dignitosa, appena i figli arrivano a conseguire un diploma, se mai ci arrivano, chiedono loro di trovarsi un lavoro qualunque. Altro che sostenerli per fargli conseguire una laurea specialistica, o un master in tecnologia dei nuovi materiali.</p>
<p><!-- do nothing --> Un secondo motivo rientra in pieno nella politica. La mobilità sociale ascendente risulta storicamente elevata, in tempo di pace, quando la politica se ne occupa ed elabora i mezzi per attivarla. Mentre una politica per la quale espressioni tipo giustizia sociale, redistribuzione dei redditi, o lotta alle disuguaglianze non si possono profferire nemmeno in un gruppo di amici, perché sono giudicate o superate oppure un rischio per la carriera, appare scarsamente attrezzata per affrontare compiti del genere.<br />
<!-- do nothing --> <!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->9 giugno 2006<!-- fine DATA --></em>)</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/borghesi-piccoli/piramide-bloccata/piramide-bloccata.html">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[incrociamo le dita]]></title>
<link>http://lucioscarpa.wordpress.com/2009/11/22/incrociamo-le-dita/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:03:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucioscarpa</dc:creator>
<guid>http://lucioscarpa.wordpress.com/2009/11/22/incrociamo-le-dita/</guid>
<description><![CDATA[ricordate come è andata con lo sbarco del casinò a malta? adesso ci riprova l&#8217;ACTV a Dubai. qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://lucioscarpa.wordpress.com/files/2009/11/palm_jumeirah3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-409" title="palm_jumeirah" src="http://lucioscarpa.wordpress.com/files/2009/11/palm_jumeirah3.jpg?w=300" alt="" width="300" height="196" /></a>ricordate come è andata con lo sbarco del casinò a malta?</p>
<p>adesso ci riprova l&#8217;<a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/20-novembre-2009/vaporetti-le-isole-emiri-actv-tenta-sbarco-dubai--1602039104811.shtml" target="_blank">ACTV a Dubai</a>.</p>
<p>quanto costerà questa volta ai veneziani?</p>
<p>bisogna riprovare a spiegare la differenza fra azienda pubblica che fornisce servizi e impresa privata. chi vuole fare l&#8217;imprenditore lo dovrebbe fare col proprio capitale di rischio, non col bilancio comunale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Superare l’impasse senza rinunciare alla visibilità e con un occhio puntato sul budget]]></title>
<link>http://pressreleasecomunicatistampa.wordpress.com/2009/11/19/superare-l%e2%80%99impasse-senza-rinunciare-alla-visibilita-e-con-un-occhio-puntato-sul-budget/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 23:52:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Press release Comunicati stampa</dc:creator>
<guid>http://pressreleasecomunicatistampa.wordpress.com/2009/11/19/superare-l%e2%80%99impasse-senza-rinunciare-alla-visibilita-e-con-un-occhio-puntato-sul-budget/</guid>
<description><![CDATA[Fronteggiare quotidianamente le sfide imposte dall’attuale situazione economica e al contempo contin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fronteggiare quotidianamente le sfide imposte dall’attuale situazione economica e al contempo contin]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Organizzazione, persone]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/19/organizzazione-persone/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:42:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230; negli ultimi cinque anni abbiamo addestrato una generazione di manager che crede che un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8230; negli ultimi cinque anni abbiamo addestrato una generazione di manager che crede che un]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Arte? Ambiente? Design?]]></title>
<link>http://hubrovereto.wordpress.com/2009/11/19/arte-ambiente-design/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 17:02:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolocampagnano</dc:creator>
<guid>http://hubrovereto.wordpress.com/2009/11/19/arte-ambiente-design/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì prossimo 26 Novembre organizzeremo un incontro presso l&#8217;hotel Nerocubo di Rovereto sul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://hubrovereto.wordpress.com/files/2009/11/immagine-6.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-525" title="Immagine 6" src="http://hubrovereto.wordpress.com/files/2009/11/immagine-6.png" alt="" width="320" height="435" /></a></p>
<p>Giovedì prossimo 26 Novembre organizzeremo un incontro presso l&#8217;hotel Nerocubo di Rovereto sul tema dell&#8217;arte come strumento di interazione. Due ore dense di contenuti e di esperienze concrete a cui partecipare portando le vostre idee e i vostri progetti per farli conoscere e confrontarli con i punti di vista degli altri partecipanti alla serata. Si parlerà di arte, di ambiente e di design ma non sarà un appuntamento dedicato esclusivamente a chi si occupa tutti i giorni di questo: come sapete a noi di Hub piace mescolare,  quindi siete tutti invitati!</p>
<p>Se pensate di partecipare vi chiediamo per comodità di comunicarlo al nostro indirizzo mail <a href="mailto:hubrovereto@gmail.com">hubrovereto@gmail.com</a></p>
<p>A presto!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il premio per un futuro sostenibile Ethic Award 2009 ]]></title>
<link>http://crossmode.it/2009/11/18/il-premio-per-un-futuro-sostenibile-ethic-award-2009/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:54:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>mic</dc:creator>
<guid>http://crossmode.it/2009/11/18/il-premio-per-un-futuro-sostenibile-ethic-award-2009/</guid>
<description><![CDATA[Oggi sarò alla premiazione del Ethic Award, quest’anno alla sua sesta edizione: verranno premiati  i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi sarò alla premiazione del <a href="http://www.gdoweek.it/articoli/0,1254,44_ART_1662,00.html?lw=44;12" target="_blank">Ethic Award</a>, quest’anno alla sua sesta edizione: verranno premiati  i migliori progetti di “<strong>sviluppo sostenibile</strong>” promossi dalle imprese di beni di consumo, servizi, attrezzature e retailer. <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/"></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://hubmilan.files.wordpress.com/2009/10/logo-def-ethic2009-acqua.jpg" alt="http://hubmilan.files.wordpress.com/2009/10/logo-def-ethic2009-acqua.jpg" /></p>
<p>Oltre a ciò verrannoci si confronterà sul presente e futuro dei <strong>consumi eco-sostenibili</strong> anche con un occhio all&#8217; &#8220;<strong>interculturalità</strong>&#8220;: per questo sarò lì.</p>
<p>&#8220;In gara 89 progetti esaminati da un’autorevole giuria composta da rappresentanti dell’Università, della Ricerca, del settore Ambiente, di Associazioni no profit e del mondo della Comunicazione, che ne ha decretato i  vincitori&#8221;.</p>
<p>Potrebbe essere interessante, almeno lo spero: l&#8217;eticità, <strong>la corporate social responsability</strong> ormai è considerata un must anche se troppo spesso <strong>è solo &#8220;comunicazione&#8221;</strong>. Grazie a premi credibili come questo e grazie al  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web" target="_blank">world wide web</a>, non resta che fare attenzione alla famosa &#8220;<strong>reputazione</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://2.bp.blogspot.com/_gFiLs6pNIiI/RyYfiTlMP7I/AAAAAAAAAdk/0q8PalCzHLs/s320/mondo.jpg" alt="http://2.bp.blogspot.com/_gFiLs6pNIiI/RyYfiTlMP7I/AAAAAAAAAdk/0q8PalCzHLs/s320/mondo.jpg" /></p>
<p>La premiazione sarà preceduta da una discussione, spero il più vivace e partecipata possibile, intitolata “Parla il consumatore” , fermati e ascolta ”: dal titolo è evidente che è un&#8217;invito alle imprese. Da blogger rivendico la possibilità di avere sempre una comunicazione mentre da osservatore dell&#8217; &#8220;Italia interculturale&#8221; cercherò di dare spunti concreti.</p>
<p>La rivoluzione culturale, <a href="http://crossmode.it/2009/10/29/1-su-14-e-straniero-il-dossier-della-caritas-dice-che-siamo-un-paese-che-cambia/" target="_blank">il cambio demografico dell&#8217;Italia</a> è incredibile e se a Milano (170mila stranieri residenti) si parla di eticità, imprese e intercultura, a Roma <a href="http://crossmode.it/2009/11/17/la-seconda-generazione-in-parlamento-per-cambiare-la-legge-sulla-cittadinzanza-e-gradita-la-giacca/" target="_blank">la rete 2G incontra &#8220;la politica&#8221; </a>per cambiare la legge sulla cittadinanza.</p>
<p>Tornando al premio, i riconoscimenti sono interessanti e riguardano:</p>
<p>al miglior progetto in assoluto</p>
<p>processi industriali, premio all’iniziativa che ha miglior risposto all’evoluzione e innovazione dei processi industriali in logica di sostenibilità e impatto ambientale</p>
<p>greening, miglior progetto di ecoefficienza riferita alle soluzioni architettoniche, strutturali e gestionali realizzate in logica di sostenibilità</p>
<p>retailer locale e territorio-comunità, miglior progetto capace di coniugare in logica di partnership l’insediamento del punto di vendita nel territorio con la realtà locale</p>
<p>giovani, miglior progetto rivolto ai giovani in logica di stimolo e coinvolgimento con l’obiettivo di facilitarne l’ingresso nel mondo del lavoro</p>
<p>consumatore, miglior progetto di sensibilizzazione a un “comportamento sostenibile” rivolto al consumatore</p>
<p>minoranze e società, miglior progetto di integrazione e facilitazione nella società contemporanea delle categorie definibili “minoranze”</p>
<p>Sud del mondo, miglior progetto di “sviluppo sostenibile” rivolto ai Paesi del Sud del Mondo</p>
<p><a href="http://www.gdoweek.it/articoli/0,1254,44_ART_1662,00.html?lw=44;12" target="_blank">Ethic Award</a> è un&#8217;iniziativa di <a href="http://www.gdoweek.it/">GDOweek, </a> il magazine di <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/">Business media 24</a>, del gruppo Sole24Ore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[13° GIORNATA NAZIONALE della COLLETTA ALIMENTARE Sabato 28 novembre 2009, “Un semplice gesto di carità: condividere la propria spesa”]]></title>
<link>http://campibisenzio.wordpress.com/2009/11/18/13%c2%b0-giornata-nazionale-della-colletta-alimentare-sabato-28-novembre-2009-%e2%80%9cun-semplice-gesto-di-carita-condividere-la-propria-spesa%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:09:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>campibisenzio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato 28 novembre 2009 si svolgerà in tutta Italia la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://campibisenzio.wordpress.com/files/2009/11/savethedate20091.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5574" title="savethedate2009" src="http://campibisenzio.wordpress.com/files/2009/11/savethedate20091.jpg" alt="" width="276" height="390" /></a>Sabato 28 novembre 2009</strong> si svolgerà in tutta Italia la <strong>Giornata Nazionale della Colletta Alimentare</strong> organizzata dalla <strong>Fondazione Banco Alimentare Onlus</strong> e dalla <strong>Compagnia delle Opere &#8211; Opere Sociali</strong>. In questa occasione sarà possibile aiutare concretamente i poveri del nostro Paese. Secondo un&#8217;indagine realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà sono più di 3 milioni in Italia le persone che faticano ad acquistare cibo a sufficienza.<br />
<strong>In oltre 7.600 supermercati più di 100.000 volontari</strong> inviteranno le persone a donare <span style="text-decoration:underline;">alimenti non deperibili</span> – <span style="text-decoration:underline;">preferibilmente olio, omogeneizzati e alimenti per l’infanzia, tonno e carne in scatola, pelati e legumi in scatola</span> &#8211; <strong>che saranno distribuiti a circa 1,3 milioni di indigenti attraverso gli 8.000 enti</strong> convenzionati con la Rete Banco Alimentare (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza, ecc.).<br />
In occasione della “Colletta Alimentare” <strong>del 2008 oltre 5 milioni </strong>di italiani hanno donato <strong>8.970 tonnellate di cibo per un valore economico di oltre 27.000.000 di euro</strong>. L&#8217;obiettivo di questa edizione della Colletta è quello di sensibilizzare ancora di più le persone a questo gesto di carità e alla condivisione dei bisogni di chi è in difficoltà.<br />
Per introdurre al significato della Colletta Alimentare, viene proposta una frase che sottolinea il valore educativo dell’iniziativa:<br />
<em>&#8220;La confusione e lo smarrimento, in questo tempo di crisi, sembrano diventati lo stato d&#8217;animo più diffuso tra la gente. Imbattersi, però, in volti lieti e grati, per la sorpresa di essere voluti bene, scatena un desiderio e un interesse che trascinano fuori dal cinismo e dalla disperazione. Per questo anche quest&#8217;anno proponiamo di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche un solo gesto di carità cristiana, come condividere la spesa con i più poveri, introduce nella società un soggetto nuovo, capace di vera solidarietà e condivisione del destino dei nostri fratelli uomini&#8221;.</em><br />
La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare è resa possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini e la Società San Vincenzo De Paoli, e gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, del patrocinio del Segretariato Sociale della Rai e della Giornata Mondiale dell&#8217;Alimentazione.<br />
<strong><span style="text-decoration:underline;">A Campi Bisenzio i punti vendita che aderiscono all’iniziativa</span></strong> sono:<strong><span style="text-decoration:underline;"> Esselunga</span></strong> (via Magenta), <strong><span style="text-decoration:underline;">Lidl</span></strong> (via Barberinese angolo via Tosca Fiesoli), <strong><span style="text-decoration:underline;">Coop</span></strong> (via Buozzi), <strong><span style="text-decoration:underline;">Panorama</span></strong> (I Gigli) e <strong><span style="text-decoration:underline;">Penny Market</span></strong> ( via XIII Martiri a S.Piero a Ponti). Si può dare la propria disponibilità (graditissima) per fare il <strong>volontario su Campi Bisenzio</strong> chiamando <strong>Stefano Sadun </strong>ai numeri<strong> 340-3914490 e 055-890933</strong>.<br />
Io ci sarò con le mie bimbe &#8230; venite anche voi &#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicare è facile, farsi capire è un'impresa]]></title>
<link>http://coccinelladj.wordpress.com/2009/11/17/comunicare-e-facile-farsi-capire-e-unimpresa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 20:37:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>coccinelladj</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri (16 novembre 2009) pomeriggio ho assistito via streaming al convegno &#8220;Comunicare è facile]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri (16 novembre 2009) pomeriggio ho assistito via streaming al convegno &#8220;Comunicare è facile, farsi capire è un&#8217;impresa&#8221;, tenutosi al Centro Tamarin di Marcianise. Titolo accattivante per i miei interessi in materia di comunicazione d&#8217;impresa, così decido di iscrivermi alla sessione on-line. Purtroppo ho potuto partecipare solo alle prime due ore di confernza, i cui temi principali essenzialmente sono stati: Internet come nuovo strumento di comunicazione, il &#8220;nuovo&#8221; utente e il comportamento delle imprese. Sono argomenti che sto approfondendo nella mia tesi di laurea e, ad eccezione di qualche intervento, purtroppo non ho trovato nessuno spunto di discussione che potesse &#8220;illuminarmi&#8221; ulteriormente. Ho apprezzato il discorso sui <strong>prosumer</strong>, in quanto si sta cercando di sensibilizzare le imprese al fatto che i consumatori sono <strong>attivi </strong>nelle loro scelte e decisioni di acquisto, grazie anche alla possibilità di utilizzare dei mezzi di comunicazione (Internet) in grado di coinvolgerli maggiormente nei processi di relazione con le imprese e con gli stakeholder di riferimento. In particolare mi ha incuriosito il paragone che uno dei Relatori (mi si perdoni l&#8217;omissione del nominativo, ma la diretta streaming aveva qualche problemino di connessione) ha fatto affermando che i <strong>social media</strong> hanno &#8220;lo stesso potenziale dirompente dei movimenti punk&#8221;, soffermandosi su 3 parole-chiave: voice; notice; represented. Di seguito riprongo il video:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1LzR6pCdtoA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1LzR6pCdtoA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>L&#8217;importante, e non mi stancherò mai di ripeterlo, è che le imprese devono comprendere che gli utenti attivi non sono dei nemici da cui difendersi, ma degli stakeholder di vitale importanza con i quali costruire un <strong>dialogo</strong> basato sull&#8217;empatia e la <strong>fiducia</strong>. Purtroppo si è parlato poco di <strong>cultura d&#8217;impresa</strong>. A mio parere le imprese che hanno ancora un atteggiamento legato al concetto di consumatore inteso come obiettivo-da-colpire non potranno mai comprendere fino in fondo quali sono le potenzialità di un mezzo come Internet,  perché non hanno ancora nel DNA questo nuovo approccio comunicativo. Bisognerà quindi <strong>sensibilizzare</strong> e <strong>formare</strong> le imprese, prima di proporre loro nuovi strumenti, facili da usare in apparenza, ma difficili da comprendere veramente senza le giuste &#8220;istruzioni&#8221;. LISTEN!!!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fastweb va sui quotidiani per ''sbugiardare'' Telecom]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/17/fastweb-va-sui-quotidiani-per-sbugiardare-telecom/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:22:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Al centro del contendere lo spot di Impresa semplice. L&#8217;ex monopolista: &#8220;Claim legittimo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4>Al centro del contendere lo spot di Impresa semplice. L&#8217;ex monopolista: &#8220;Claim legittimo&#8221;.</h4>
<p><!-- AUTORE --></p>
<div>Siamo ormai allo &#8220;scontro&#8221; tra compagnie telefoniche. La liberalizzazione del mercato della telefonia fissa porta a una maggior concorrenza, e anche a uno &#8220;guerra&#8221; pubblicitaria tra i vari operatori della telecomunicazione. Lo rende palese la pagina pubblicitaria acquistata da Fastweb su Il Giornale e su altri quotidiani per &#8220;sbugiardare&#8221; Telecom. Un pagina in cui campeggia a caratteri cubitali la scritta &#8220;Dire la verità non è Impresa semplice&#8221;. Insomma, il claim fa un gioco di parole su Impresa semplice, il comparto di Telecom Italia che fornisce assistenza ai clienti.</div>
<h4>Lo spot sotto accusa</h4>
<div>Immediatamente sotto Fastweb si spiega meglio: &#8220;Ciò che Telecom ha affermato in una sua recente pubblicità non è assolutamente vero. Viene dichiarato che Impresa semplice di Telecom Italia fornisce l&#8217;assistenza più veloce alle linee fisse telefoniche delle aziende entro 24 ore e che Fastweb la fornirebbe entro tre giorni&#8221;.</div>
<h4>I dati dell&#8217;Agcom</h4>
<div>E per supportare la sua affermazione Fastweb tira fuori dei dati dell&#8217;Autorità garante delle telecomunicazioni sui tempi d&#8217;intervento delle due compagnie. Dalla tabella pubblicata sulla pagina pubblicitaria risulta infatti che Fastweb nell&#8217;80% dei casi da assistenza entro 18 ore, mentre Telecom ci impiega 2 giorni e 16 ore, e che nel 95% dei casi Fastweb risolve i prioblemi in 32 ore, mentre Telecom in 6 giorni e 20 ore.</div>
<h4>Fastweb: &#8220;Siamo noi i più veloci&#8221;</h4>
<div>Per questo Fastweb dice che &#8220;i dati pubblicati sul sito dell&#8217;Agcom per il consuntivo 2008 e riassunti in questa pagina dimostrano che Fastweb fornisce l&#8217;assistenza tecnica ai clienti in tempi significativamente più rapidi di quelli che le attribuisce Telecom Italia e anche più rapidi di quelli vantati da Telecom Italia stessa&#8221;. E quindi conclude: &#8220;Tutti possono dire di essere i più veloci. L&#8217;importante è esserlo veramente&#8221;.</div>
<h4>Telecom: &#8220;Lo spot è pienamente legittimo&#8221;</h4>
<p>Per conto suo Telecom &#8211; che aveva già ricevuto nei giorni scorsi la diffida per la cessazione immediata della pubblicità da Fastweb, Wind, Vodafone, Tiscali e Tele2, perché il claim è accusato di essere denigratorio nei confronti degli operatori alternativi – risponde sostenendo che &#8220;lo spot è pienamente legittimo e rappresenta correttamente la qualità dell&#8217;assistenza Telecom Italia e garantisce a tutti i propri clienti aderenti a Impresa Semplice tempi di intervento che oggi sono i più rapidi sul mercato italiano&#8221;. &#8221;Lo spot in questione – conclude comunque l&#8217;azienda in una nota &#8211; non è comunque più in onda come previsto da Telecom Italia già prima che i concorrenti manifestassero le loro lamentele&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilsalvagente.it/">www.ilsalvagente.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tennis/ Le ragazze fanno l'impresa e conquistano la Fed Cup]]></title>
<link>http://migliweb.wordpress.com/2009/11/17/tennis-le-ragazze-fanno-limpresa-e-conquistano-la-fed-cup/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:12:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>migliweb</dc:creator>
<guid>http://migliweb.wordpress.com/2009/11/17/tennis-le-ragazze-fanno-limpresa-e-conquistano-la-fed-cup/</guid>
<description><![CDATA[Tennis/ Le ragazze fanno l&#8217;impresa e conquistano la Fed Cup &#8211; apcom &#8211; La Provincia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tennis/ Le ragazze fanno l&#8217;impresa e conquistano la Fed Cup &#8211; apcom &#8211; La Provincia di Lecco</p>
<p>Le azzurre nella finale di Reggio Calabria contro gli Stati Uniti hanno ottenuto il terzo e decisivo punto grazie a Flavia Pennetta, riuscita a chiudere in due set il terzo singolare con Melanie Oudin (7-5, 6-2).</p>
<p>Prima del giro di campo con il tricolore la Pennetta, ai microfoni della Rai, ha esultato per il successo azzurro dicendosi &#8220;contentissima&#8221;: &#8220;E&#8217; un&#8217;emozione fantastica.</p>
<p>Il capitano azzurro Corrado Barazzutti ha elogiato la squadra italiana parlando di un&#8217;impresa &#8220;incredibile&#8221;: &#8220;Queste ragazze hanno riscritto la storia del tennis italiano, dobbiamo fare loro un monumento&#8221;, ha spiegato Barazzutti, &#8220;questa è una delle squadre più forti nello sport italiano, non so se ce ne siano altre che in quattro anni hanno fatto cose del genere.</p>
<p> Fonte:</p>
<p>http://www.laprovinciadilecco.it/stories/apcom/100156_tennis_le_ragazze_fanno_limpresa_e_conquistano_la_fed_cup/</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[02.Signore in affari - Crescere e prosperare in tempi di crisi]]></title>
<link>http://cronachedidesign.com/2009/11/17/02-signore-in-affari-crescere-e-prosperare-in-tempi-di-crisi/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:45:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>cronachedidesign</dc:creator>
<guid>http://cronachedidesign.com/2009/11/17/02-signore-in-affari-crescere-e-prosperare-in-tempi-di-crisi/</guid>
<description><![CDATA[Da Design Sponge una piccola guida domestica per signore in affari: consigli ed esperienze di donne ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://cronachedidesign.wordpress.com/files/2009/11/88786429.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-330" title="88786429" src="http://cronachedidesign.wordpress.com/files/2009/11/88786429.jpg?w=150" alt="" width="150" height="125" /></a><em>Da <a href="http://www.designspongeonline.com" target="_blank">Design Sponge</a> una piccola guida domestica per signore in affari: consigli ed esperienze di donne imprenditrici. Tradotti per voi da Cronache di Design</em>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong>“Se volete che vi vedano, dovete fargli sapere che ci siete”.  È un motto semplice che può applicarsi a molte aree di attività e certamente al commercio. In tempi duri le vendite possono diminuire ed è facile guardarsi indietro, ma ricordate la regola: i clienti comprano dai negozi ciò amano,  i negozi comprano da voi ciò che i clienti amano, voi fate ciò che loro amano. Quanto è facile tutto questo? Nella mia esperienza come rappresentante di vendite sono stata con piccole e grandi marche in difficoltà. Qui vi mostro i trucchi che ho visto in azione e che applico anche alla mia attività.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Scrivete la vostra “ bibbia”. </strong>Tutti i responsabili delle vendite hanno una lista di contatti di negozi, i nomi degli acquirenti, le email, ecc. Alcuni sanno persino ogni quanto tempo comprano e quanto. I responsabili hanno una lista costantemente aggiornata per tutta la loro carriera e come rappresentanti del vostro marchio anche voi dovreste averne una. Non è soltanto una lista della gente che volete contattare, essa vi permetterà di vedere dove la vostra attività attecchisce, dove ottiene le risposte più forti e vi permette di familiarizzare con i compratori. Se non ne avete una iniziatela adesso!</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Chiamate qualcuno</strong>. Se avete avuto un contatto con un negozio mesi fa e da allora non vi ha mai fatto un ordine, non date per scontato che sia perché hanno cambiato idea. I proprietari dei negozio sono spesso donne come noi, magari senza collaboratori e possono dimenticare. Chiamate per un saluto, mandate un catalogo degli articoli o annunciate un nuovo prodotto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Anche i rivenditori hanno bisogno di attenzioni. </strong>È importante sostenere i rivenditori che vi sostengono; ciò contribuisce a formare un buon rapporto ed a sviluppare il vostro marchio (questa regola può applicarsi ai nuovi negozi o ai rivenditori attuali delle vostre merci). Qui ci sono alcune idee che possono dare slancio alle vostre vendite:</p>
<p style="text-align:justify;">* Offrite il trasporto libero o lo sconto del  10% sul loro ordine (chi l’ha detto che lo sconto è soltanto per i consumatori?)</p>
<p style="text-align:justify;">* Usate le vostre risorse. Per esempio, se avete un blog con seguito locale e un rivenditore locale, metteteli in contatto  e organizzate un&#8217;esposizione. Fate dei piccoli pacchetti regalo, presentate un prodotto in anteprima, o fate uno sconto sui vostri prodotti per quel giorno. Fate vedere che seguite il vostro lavoro e credete nel vostro proprio prodotto.</p>
<p style="text-align:justify;">* Offrite un GWP (regalo con l&#8217;acquisto). Ex: con l&#8217;acquisto di una delle vostre ciotole di ceramica sopra $50, il cliente riceve un uccellino di ceramica in omaggio. Fate qualche cosa di piccolo ed nelle vostre possibilità naturalmente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Ridare vitalità al marchio. </strong>Torniamo di nuovo alle regole d’oro. Non usate la crisi come giustificazione a non fare nuovi prodotti. Approfittate dell&#8217;occasione per fare qualcosa che dia novità al marchio o variazioni ai vostri articoli più venduti. Essere piccoli presenta un vantaggio in questo caso, potete aggiungere facilmente un nuovo colore, taglia, variante, a una collezione. I prodotti “must have„ rende il rivenditore entusiasta e un rivenditore entusiasta rende entusiasti i suoi clienti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Fatevi un programma personalizzato. </strong>Fatevi un programma personale per la produzione di nuovi articoli. Se le fiere commerciali per i vostri prodotti cadono solo una volta all&#8217;anno introducete nel frattempo nuovi prodotti (vedi sopra). Avrete un motivo per uscire, tenervi in contatto e aggiornati. Probabilmente avrete visto alcuni designers  proporre collezioni chiamate “resort” o “holidays”: dietro c’è un’idea geniale. Avere quattro collezioni all&#8217;anno, invece di due, offre al marchio la possibilità di una presenza continua e aggiornata nei negozi. Non abbiate paura di  applicare qualche cosa di simile anche al vostro prodotto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Colorate fuori dai bordi. </strong>Cercate prodotti trasversali al vostro marchio. Molti negozi vendono prodotti diversi e parecchi hotel, SPA, centri estetici stanno aprendo delle aree shopping. Se, ad esempio,  fate sacchetti profumati mettetevi in contatto con negozi di biancheria, se fate saponi e candele mettetevi in contatto con le Spa e i negozi dei Boutique Hotel. Pensate alla maniere ed ai posti in cui il vostro prodotto può essere usato e mettetevi in contatto. Questi tipo di negozi possono fare ordini i più piccoli e meno frequentemente ma c’è anche meno clamore per lo spazio vuoto in vetrina.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Migliore passo avanti. </strong>Prendetevi tempo per assicurarvi che le foto, i cataloghi, la linea dei prodotti, ecc siano perfetti. Se la presenza alle fiere è obbligatoria ricordatevi però anche che  il vostro sito e il vostro catalogo sono la prima impressione. Assicuratevi che sia facile da capire.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Fate il limbo. </strong>Questo è il momento di essere flessibili. Se il vostro ordine minimo è solitamente alto considerate la possibilità di abbassarlo. Un negozio può non volere comprare tutta una linea di prodotti ma potrebbe essere aperto a provare pochi articoli differenti. Se il vostro ordine minimo può essere abbassato (ragionevolmente) allora provate: potreste ottenere 2-3 ordini al posto di uno.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Il buono, il brutto e il cattivo. </strong>Prendete spunto dalle passerelle ed offrite una collezione completa, tirate via i colori e gli stili che non vanno più e sostituiteli con novità o variazioni dei vostri pezzi migliori. Mostrare i vostri prodotti più forti e una collezione coerente aumenta le probabilità che un compratore acquisterà di più e –cosa più importante- darà al vostro marchio una migliore presenza in negozio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>• Torta a tre strati. </strong>Di questi tempi se vi piace lo stile di un designer particolare ma non potete permettervi il prezzo, potete probabilmente trovare la sua linea in vendita in un grande magazzino “low cost”. Anche i più grandi marchi hanno dovuto essere realistici sui prezzi e ciò che i consumatori stanno cercando. La settimana scorsa ho parlato con una mia amica della possibilità di produrre la sua splendida e costosa collezione di ore e diamanti in un&#8217;opzione splendida e meno costosa di rame e ottone. Chiamatela seconda linea, chiamatela linea temporanea, chiamatela  opportunità di vendere di più e raggiungere i rivenditori che non possono permettersi costi troppo alti. Questo non significa  svendere il vostro marchio, ma avere una dose di realtà necessaria, a volte, quando i tempi sono duri.</p>
<p><em>Post originale da karen di <a href="http://www.clothes-pin.blogspot.com/" target="_blank">clothes-pin</a> su <a href="http://www.designspongeonline.com/2009/03/biz-ladies-2009-whole-saling-through-tough-times.html" target="_blank">Biz Ladies</a><a href="http://www.clothespin.bigcartel.com/" target="_blank"><br />
</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Oggi parliamo con.. Daniele Gulic: "Impresa e Ricerca: un conflitto di interessi?"]]></title>
<link>http://atominofvg.wordpress.com/2009/11/17/impresa-e-ricerca/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:34:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele Persi</dc:creator>
<guid>http://atominofvg.wordpress.com/2009/11/17/impresa-e-ricerca/</guid>
<description><![CDATA[Questo blog è aperto alle opinioni e commenti degli attori del sistema dell&#8217;innovazione. La lo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Questo blog è aperto alle opinioni e commenti degli attori del sistema dell&#8217;innovazione. La loro esperienza e la loro visione possono essere ottimi spunti di discussione e valutazione.<br />
Oggi &#8220;ospitiamo&#8221; Daniele Gulic, imprenditore di Udine con un&#8217;esperienza passata in Università.<br />
Di cosa ci parla? Ovvio: del rapporto fra impresa e ricerca.</p>
<p><strong>IMPRESA E RICERCA: UN CONFLITTO D’INTERESSI?<br />
</strong><em>di Daniele Gulic</em></p>
<p>Quando si parla di innovazione, ricerca, sviluppo tecnologico ed integrazione nel mercato, gli attori coinvolti sono sempre le Imprese e gli istituti scientifici quali Università, Centri di ricerca e Laboratori di ricerca.</p>
<p><strong>Ma chi deve o può ricoprire i ruoli che stanno alla base della contrattazione economica</strong>?<br />
Chi sviluppa materialmente i servizi ed i prodotti, chi porta realmente sul mercato il prodotto di nuova concezione, chi sviluppa la parte scientifico-teorica afferente al servizio o prodotto e chi si occupa di diffondere la conoscenza di tali elementi?</p>
<p><strong>La situazione ideale prevede un collegamento bidirezionale tra Impresa ed Istituto scientifico, ma</strong> il più delle volte ci si ritrova semplicemente con un calderone di “facenti attività” scoordinato, male assortito ed improduttivo.</p>
<p>Oltre alla parola “innovazione”, utilizzata il più delle volte per “moda” o per farsi concedere finanziamenti su base progettuale approvata, <strong>cosa si intende quando diciamo che bisognerebbe fare “sistema”? Semplicemente distribuire i compiti</strong>, individuare le competenze specifiche e coordinare l’attività dei soggetti coinvolti, sia essa produttiva che puramente scientifica.</p>
<p>Il concetto è sicuramente elementare ma nonostante tale evidenza si fa ancora molta difficoltà (oppure con troppa facilità) ad individuare i soggetti realmente competenti.<br />
In questa confusione concettuale <strong>gli Istituti di Ricerca buttano giù le scialuppe di salvataggio e cercano di remare per raggiungere terra senza mai aver visto il mare o un’imbarcazione, arrivando poi sul mercato impreparati, per niente competitivi ed assolutamente improduttivi per il sistema ITALIA</strong>.</p>
<p>Provate, ad esempio, a parlare di azioni di marketing con uno Spin Off Universitario i cui docenti e collaboratori afferenti ad un Dipartimento di Ateneo, validissimi dal punto di vista didattico e di ricerca, non comprendono il significato di registrazione marchio, prodotto o brevetto e al momento di far valere l’economicità del proprio creato non riescono a dare una collocazione territoriale o semplicemente di fascia di mercato.</p>
<p><strong>Quindi per quale motivo vengono attivati?</strong><br />
Per accedere a fondi privati d’impresa con i quali sostenere i Dipartimenti interni alle Università.<br />
<strong>Ed il risultato qual è?</strong> Si “sporca” il nome dell’impresa italiana e si crea una concorrenza sleale andando ad offrire servizi a costi relativamente bassi poiché frutto dello sfruttamento studentesco.</p>
<p><strong>E l’impresa perché non riesce ad accedere a quei finanziamenti “dedicati” agli Istituti di ricerca</strong>?<br />
Ci sono sempre più realtà dove i soci afferenti alle nuove start up ospitate all’interno di Parchi Scientifici e Tecnologici escono da 10-15 anni di attività all’interno del comparto universitario e che in simbiosi con persone dedite esclusivamente alle attività imprenditoriali, portano sul mercato il loro background e la loro esperienza con la speranza di applicare e rendere tangibile la ricerca “segreta” condotta durante il periodo accademico.</p>
<p>Perché gruppi di lavoro imprenditoriali, con curriculum accademici che fanno “spavento” pure a docenti di nuova leva, non hanno la possibilità di attingere a risorse che vengono poi “realmente” convertite in servizi o prodotti utili al mercato italiano ed internazionale, accrescendo la nostra competitività?</p>
<p><strong>Ritorniamo alla definizione dei ruoli.</strong><br />
L’impresa è il soggetto preposto all’azione di produzione, marketing, vendita ed assistenza ed inoltre può dare ausilio alle attività di ricerca e sviluppo andando ad informare gli Istituti, dediti a tale attività, sulle reali necessità produttive. Gli Istituti di ricerca, dall’altra parte, devono condurre e promuovere l’attività di ricerca e sviluppo, ma con l’idea di arrivare alla definizione di un servizio o prodotto utile al mercato oppure scientificamente valido tale da portare a se gli “Investitori” pronti a concedere sostentamento economico.</p>
<p>Per tali soluzioni non sono necessarie grandi menti, ma una grande volontà per la definizione dei ruoli.<br />
<strong>TUTTI non possono fare TUTTO e la presunzione porta al crollo del nostro sistema economico.</strong>   </p>
<p>Daniele Gulic<br />
CIO &#8211; Responsabile Divisione IT<br />
<strong>DerMap S.r.l.<br />
<a href="http://www.dermap.com" target="_blank">www.dermap.com</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Community managers]]></title>
<link>http://identitag.wordpress.com/2009/11/17/community-managers/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:28:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>identitag</dc:creator>
<guid>http://identitag.wordpress.com/2009/11/17/community-managers/</guid>
<description><![CDATA[Un nuovo profilo è ormai necessario nella gestione di progetti di comunicazione online: il community]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un nuovo profilo è ormai necessario nella gestione di progetti di comunicazione online: il <strong>community manager.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><img class="alignnone" src="http://www.pisitoenmadrid.com/blog/wp-content/uploads/2009/05/community-manager.jpg" alt="" width="440" height="306" /></strong></p>
<p>Questa nuova professionalità, che può essere interna all&#8217;impresa o un consulente esterno, deve avere un profilo complesso come è complesso il mondo delle community.</p>
<p>Alcuni si immaginano i manager di comunità online come dei giornalisti specializzati, che attraverso l&#8217;utilizzo dei contributi degli utenti di un social network (commenti, post di blog, discussioni) scrive articoli arricchiti dai contenuti sociali, elabora e trasforma il dialogo in rete in contributi strutturati.</p>
<p>Il giornalista/community manager utilizza i social che frequenta come potrebbe utilizzare lo strumento della ricerca per strada, il web come luogo di costruzione delle informazioni con il contributo degli utenti. L&#8217;utente come coautore.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone" src="http://ie-lobbying.net/competitive-business/files/2009/08/community-manager.jpg" alt="" width="434" height="255" /></p>
<p>Diverso è il ruolo del community manager interno ad una impresa, colui che coordina un <strong>progetto di community </strong>orientato a<strong> condividere conoscenza aziendale e costruire percorsi formativi per il personale</strong>. In questi progetti si deve lasciare costruire la comunità dal basso e valorizzando il contributo degli utenti.</p>
<p>Fondamentale in questi progetti aziendali è condividere le conoscenze attraverso<strong> l&#8217;informalità</strong> di uno strumento web 2.0, cercando di stimolare tutta l&#8217;impresa dal management alla produzione, dalla rete vendita al cliente.</p>
<p>In questo contesto il ruolo è molto diverso ed è orientato più ad animare ed stimolare la relazione tra i vari soggetti. Soprattutto per ridurre le distanze tra i vari livelli aziendali.</p>
<p>Anche se i <strong>community managers </strong>possono quindi avere ruoli diversi, un po&#8217; giornalista e un po&#8217; motivatore, devono sicuramente:</p>
<ul>
<li><strong>amare </strong>il proprio lavoro</li>
<li>saper <strong>promuovere </strong>gli altri proprio come se stessi</li>
<li>sviluppare, potenziare e <strong>supportare </strong>la comunità</li>
<li>avere una <strong>personalità </strong>trasparente, divertente e coinvolgente</li>
<li>avere una buona <strong>conoscenza sulla impresa</strong></li>
</ul>
<p>Non ultimo è richiesto a coloro che si apprestano a svolgere questo ruolo una capacità di relazionarsi e di costruire rapporti solidi di pubbliche relazioni, oltre ad una ottima capacità di analisi e sintesi orientate a costruire una buona repotistica sul lavoro svolto.</p>
<p>Quindi avanti con i CV è un lavoro interessante e stimolante!</p>
<p><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Online_community_manager" target="_blank">Il community manager per Wikipedia</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma noi, consumatori, preferiamo i prodotti delle aziende socialmente responsabili?]]></title>
<link>http://benedettamerola.wordpress.com/2009/11/16/ma-noi-consumatori-preferiamo-i-prodotti-delle-aziende-socialmente-responsabili/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:51:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
<guid>http://benedettamerola.wordpress.com/2009/11/16/ma-noi-consumatori-preferiamo-i-prodotti-delle-aziende-socialmente-responsabili/</guid>
<description><![CDATA[Nielsen Italia ha intervistato 12.000 consumatori per capire cosa sanno della responsabilità sociale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-253" title="eu-ecolabel" src="http://benedettamerola.wordpress.com/files/2009/11/eu-ecolabel.gif" alt="eu-ecolabel" width="153" height="215" /></strong></p>
<p><strong>Nielsen Italia</strong> ha intervistato 12.000 consumatori per capire cosa<strong> </strong>sanno della responsabilità sociale d’impresa, cosa pensano, cosa si aspettano e come il loro percepito possa tradursi in comportamenti d’acquisto. Io stessa, dopo aver conosciuto la <a href="http://www.scuolaemasbrescia.it/" target="_blank">Scuola EMAS ed Ecolabel di Brescia</a>, ogni volta che vado al supermercato mi ritrovo a caccia del marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea (Ecolabel).<!--more--></p>
<p>A proposito di acquisti, gli intervistati, quando gli è stato chiesto cosa fanno nel caso in cui ritengono che un’azienda sia socialmente responsabile, hanno così risposto:</p>
<p>il 40% acquista i suoi prodotti per “premiarla”</p>
<p>il 25% suggerisce ad amici e parenti di acquistare i suoi prodotti</p>
<p>Nel caso in cui invece l’azienda sia ritenuta non socialmente responsabile sale al 46% la percentuale di coloro che cercano di non acquistare i suoi prodotti.</p>
<p>Il fatto che le aziende supportino importanti cause sociali, riveste una grande importanza per i consumatori italiani, come dimostrano i risultati della Survey Nielsen Consumer Confidence condotta in 58 Paesi del mondo, secondo la quale il <strong>58% degli italiani</strong> ritiene questo tema molto o abbastanza importante, dato <strong>superiore alla media europea (52%)</strong>.</p>
<p>Ma quali sono i <strong>valori positivi</strong> ai quali i consumatori associano le imprese socialmente responsabili?</p>
<p>82% assicurare qualità dei prodotti</p>
<p>78% utilizzare energia rinnovabile</p>
<p>75% essere attenti al benessere dei propri dipendenti</p>
<p>Molto interessante è anche quali sono le fonti dalle quali i consumatori traggono le informazioni sul comportamento etico delle aziende: i siti delle aziende e le trasmissioni radio rappresentano il 12%, pubblicità sulla stampa il 10%.</p>
<p><strong>Unico problema</strong>: il 31% dei consumatori non ha in mente nessuna azienda socialmente responsabile!</p>
<p>Fonte: <a href="http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_blank">Nielsen</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O Ma chE Gran pAlle]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/12/o-ma-che-gran-palle/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:13:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da troppi giorni ormai questo blog è popolato di link, cenni e racconti di una delle solite porcate ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Da troppi giorni ormai questo blog è popolato di link, cenni e racconti di una delle solite porcate ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alla corte di Fabrizio e Sebastiano]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/11/alla-corte-di-fabrizio-e-sebastiano%e2%84%a2/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 18:09:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alla corte di Fabrizio e Sebastiano Una porcata all&#8217;italiana I passi salienti di una vera porc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Alla corte di Fabrizio e Sebastiano Una porcata all&#8217;italiana I passi salienti di una vera porc]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Guerriglia da call-center]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/11/guerriglia-da-call-center/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:08:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[Accade altrove, collaterale* ma non troppo. Eutelia occupata, l&#8217;ad guida il blitz I sindacati:]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Accade altrove, collaterale* ma non troppo. Eutelia occupata, l&#8217;ad guida il blitz I sindacati:]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Con le pezze al c**o :)]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/10/con-le-pezze-al-co/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:28:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gioire per dei soldi che dovevano essere in banca tre mesi fa&#8230; Ci fanno fare anche la figura d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Gioire per dei soldi che dovevano essere in banca tre mesi fa&#8230; Ci fanno fare anche la figura d]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La comunicazione in Omega-Phonemedia]]></title>
<link>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/09/la-comunicazione-in-omega-phonemedia/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:20:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luke</dc:creator>
<guid>http://lukeforweb.wordpress.com/2009/11/09/la-comunicazione-in-omega-phonemedia/</guid>
<description><![CDATA[Spiego in due parole la gif intitolata: &#8220;La comunicazione in Omega-Phonemedia&#8221;. E&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Spiego in due parole la gif intitolata: &#8220;La comunicazione in Omega-Phonemedia&#8221;. E&#8217;]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le PMI e la cultura: quale rapporto in Provincia di Brescia?]]></title>
<link>http://benedettamerola.wordpress.com/2009/11/09/le-pmi-e-la-cultura-quale-rapporto-in-provincia-di-brescia/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:20:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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<description><![CDATA[In occasione del primo Forum mondiale dell&#8217;Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali, t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-236" title="Forum" src="http://benedettamerola.wordpress.com/files/2009/11/69144.jpg" alt="Forum" width="221" height="219" /></p>
<p>In occasione del primo <strong>Forum mondiale dell&#8217;Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali</strong>, tenutosi a Monza alla fine di settembre, la Camera di Commercio di Monza e Brianza ha presentato uno studio sulle <strong>abitudini culturali degli italiani</strong> e uno sul <strong>sostegno delle imprese alla cultura</strong>. Quattro le città campione: Monza, Milano, Roma, Napoli; 600 i soggetti intervistati; intervista telefonica guidata il metodo d&#8217;indagine.<!--more--></p>
<p>A proposito di <strong>PMI</strong>, la ricerca <strong><em>&#8220;Impresa e cultura&#8221;</em></strong> è stata condotta su due binari: l&#8217;investimento <strong>interno</strong> e quello <strong>esterno</strong>. Nel primo caso parliamo di formazione, seminari e workshop: il risultato è che negli ultimi tre anni, il 78,9% delle aziende intervistate non ha attivato iniziative culturali interne. Tra coloro che l&#8217;ha fatto, il 33% ha investito meno di 1.000 euro e il 35% tra 1.000 e 10.000 euro.</p>
<p>Le partecipazioni esterne, mostre, concerti, restauri, pubblicazioni, etc., sono quelle investigate maggiormente: nonostante il difficile momento economico, c&#8217;è stato solo un calo del 17% rispetto all&#8217;anno scorso: il 36,4% delle aziende romane dice non aver ridotto gli investimenti in cultura, mentre il 20% delle imprese milanesi dichiara di averli aumentati. <strong>Ma che cosa spinge le piccole e medie imprese a fare donazioni o a sponsorizzare manifestazioni culturali? </strong>Il 52% risponde per motivi promozionali e di marketing, il 32% per la diffusione della cultura. Del resto il prof. Giulio Spinelli, professore di Storia economica alla statale di Milano, afferma che soprattutto i piccoli imprenditori hanno ben presente la loro responsabilità sociale (<em><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/25/aziende_non_rinunciano_alle_spese_co_9_090925025.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a></em>).</p>
<p>Nonostante vengano raggiunte cifre come 3 miliardi di euro di spese per la cultura proprio da parte delle PMI, accade che le piccole e medie imprese difficilmente riescano a fare grandi investimenti e soprattutto ne riconoscano tutte le potenzialità. <strong>Come migliorare, quindi, qualitativamente gli investimenti per favorire un miglioramento anche nella quantità?</strong> La chiave di volta è probabilmente duplice: <strong>portare verso l&#8217;interno l&#8217;indotto dell&#8217;investimento e migliorarne la comunicazione</strong>. Molto spesso infatti le sponsorizzazioni rimangono fatti in cui sono coinvolti solo gli organi decisori e raramente raggiungono, anche a livello di informazione, le restanti componenti aziendali. Immaginiamo invece quale valore si potrebbe raggiungere con la costruzione di una relazione dinamica tra Azienda e soggetto beneficario dell&#8217;investimento! </p>
<p>Purtroppo non è possibile fare un&#8217;analisi sul rapporto Impresa e Cultura in Provincia di Brescia perchè non ci sono raccolte di dati. Brescia invece sarebbe un oggetto di indagine molto interessante, sia per il numero di PMI presenti sul territorio provinciale sia per l&#8217;importanza del suo patrimononio storico-museale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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