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	<title>incipit &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/incipit/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "incipit"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:56:46 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[centoventiquattro]]></title>
<link>http://piccolefrasi.wordpress.com/2009/11/24/centoventiquattro/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:49:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>ruphus</dc:creator>
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<description><![CDATA[aupa allí, ponme un refresco de limón [José 'Aupa' 'Bilbao', con il mignolo nell'orecchio]]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>aupa allí, ponme un refresco de limón</strong></p>
<p><strong>[José 'Aupa' 'Bilbao', con il mignolo nell'orecchio]</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Intervista a Giorgio Vasta]]></title>
<link>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/24/intervista-a-giorgio-vasta/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:26:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>incipitcorsi</dc:creator>
<guid>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/24/intervista-a-giorgio-vasta/</guid>
<description><![CDATA[Giorgio Vasta col suo romanzo di esordio entra nei 12 finalisti del Premio Strega 2009. Il suo libro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Giorgio Vasta col suo romanzo di esordio entra nei 12 finalisti del Premio Strega 2009</em>. <em>Il suo libro si chiama </em>Il tempo materiale, <em>edito per i tipi di minimum fax</em>.<em> Martedì 24 novembre la lezione di Giorgio Vasta ha il titolo &#8220;Scrivere di sé, per sé, per gli altri&#8221;.<br />
</em></p>
<p><strong><a href="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/vasta-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-346" title="vasta-2" src="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/vasta-2.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?</strong></p>
<p><strong> </strong>Perché mi è utile dare forma alle percezioni e alle esperienze attraverso il linguaggio. Mi è utile perché da essere umano (organismo, biografia e qualche altra cosa) devo procurarmi degli strumenti per produrre senso. Di sicuro non scrivo perché non potrei fare diversamente o perché mi è indispensabile o per altre ragioni di questo tipo, che in generale mi sembrano automitizzazioni eroiche.</p>
<p><strong>Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?</strong></p>
<p>Non ho un metodo. Scrivo in casa, quando posso, quando ho terminato il resto del lavoro. Mi capita molto spesso di usare le vacanze.</p>
<p><strong>Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?</strong></p>
<p>Dell’ispirazione non penso niente, faccio fatica a capire cosa possa essere. Quando ne sento parlare mi sembra un’invenzione utile a far concepire la scrittura come un’azione disponibile solo ad alcuni “ispirati”, come fossero dei prescelti, quando invece credo che la scrittura sia un’azione che ha a che fare soprattutto con la responsabilità. L’ispirazione mi sembra un fumogeno elitario, una retorica strumentale a un tipo di cultura, quella della cosiddetta “vocazione”, che non mi piace.</p>
<p><strong>Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?</strong>Al di là degli interlocutori strettamente editoriali, ci sono alcune persone delle quali mi fido e alle quali domando di leggere quello che ho scritto nel momento in cui penso di avere terminato la prima stesura di un testo. Sono persone diverse tra loro, ognuna mi dà suggerimenti e spunti differenti. Ogni “discorso” su quello che ho scritto, sia quando sono d’accordo sia quando non sono d’accordo, mi è utile perché mi mette nelle condizioni di tornare criticamente, anche facendo molta fatica, su quello che sta sulla pagina. Che la stesura ultima sia il risultato anche di questo dialogo con altre persone è qualcosa che considero molto importante, soprattutto molto bello.<br />
Per rispondere alla prima parte della domanda, non ho idea di chi sia il mio lettore ideale. Il desiderio è che sia, nei limiti del possibile, reale.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?</strong><br />
Lasciando da parte la letteratura – il discorso si farebbe troppo articolato – e facendo ugualmente un torto al cinema, nomino soltanto due registi: Robert Bresson e Jacques Tati. Entrambi, in modi diversi, attraverso il loro modo di concepire le inquadrature e la recitazione mi hanno chiarito che cosa possa essere una storia e quanto importante sia essere perentori. Non arroganti – l’arroganza è vanità – ma determinati nelle scelte.</p>
<p><strong>Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?</strong></p>
<p>Credo, in entrambi i casi, nessuno. Non per presunzione o per diplomazia ma perché non mi viene in mente un libro che sia stato da solo germinale rispetto a impulsi di questo genere. Semmai, davanti a un libro che mi è piaciuto molto, e ce ne sono tantissimi, quello che mi viene da pensare è che desidero leggerne altri fatti in quel modo; davanti a un libro che non mi piace mi auguro di non leggerne altri, per lo meno in tempi brevi, dello stesso tipo. Un sentimento imitativo o di superiorità di solito non lo avverto.</p>
<p><strong>Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?</strong></p>
<p>Per me non c’è tanto un momento preciso – per esempio iniziare o finire o tenere sotto controllo la storia che si sta raccontando – quanto qualcosa che come una membrana contiene tutto il lavoro nel suo complesso. Il momento peggiore non è dunque un tempo specifico ma uno stato d’animo generale nel quale, nei confronti della scrittura, coesistono impulsi opposti – quello alla costruzione e quello alla distruzione, l’impulso alla fiducia e quello allo scetticismo, il desiderio di tenerezza e il bisogno di spietatezza. Riuscire a sostenere psicologicamente questa coesistenza conflittuale, fare in modo che questa membrana non mi si disintegri tra le mani, è di fatto, per me, il problema maggiore da affrontare (e forse non solo nella scrittura).</p>
<p><strong>Come affronti le critiche?</strong></p>
<p>Con molta calma e con una specie di curiosità antropologica. Penso che le critiche siano sempre del tutto legittime, anche quelle approssimative, trascurate oppure lapidarie e offensive. Se poi, a critica espressa, si produce uno spazio di discussione, bene, sta succedendo una cosa utile perché nella frizione tra punti di vista diversi e argomentati si può generare intelligenza delle cose. Se invece questo spazio non si produce, ed è possibilissimo, pazienza: ci si fa una ragione di fatti ben peggiori.</p>
<p><strong>La tua lezione per Incipit riguarda la costruzione di un personaggio: ce la presenti in poche parole?</strong></p>
<p>Nella nostra esperienza quotidiana tendiamo a percepirci come i notai della nostra memoria, i certificatori della sua capacità di contenere verità storiche; i ricordi sono nostri, quindi sono giusti. Soltanto che con questa somma di certezze non si costruisce una narrazione credibile. La disponibilità al meticciato tra memoria e invenzione può essere quello che fa la differenza. Durante la lezione tenteremo una breve esplorazione del modo in cui funziona la nostra memoria (sottraendole qualche certezza) e ragioneremo su alcuni modi in cui una strategica distorsione dei ricordi può servire a dare forma a una storia.</p>
<p><strong>Per finire, un consiglio per gli aspiranti.</strong></p>
<p>Scrivere con calma e fare in tempo.</p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Nota biografica</strong></p>
<p>Giorgio Vasta vive a Torino dove lavora come editor e consulente editoriale per la BUR. Insegna alla Scuola Holden e presso lo IED.<br />
Collabora con “Nazione Indiana” e cura il progetto Esor-dire, evento dedicato allo scouting letterario che ha l’intento di promuovere la narrativa italiana under 35 e si svolge ogni anno a novembre durante Scrittorincittà a Cuneo. Il suo primo romanzo è <em>Il tempo materiale</em> (Minimum Fax).</p>
<p><strong>Promemoria in conclusione</strong></p>
<p>Giorgio Vasta ci parlerà di come <em>Scrivere di sé, per sé, per gli altri</em> nella sua lezione del <strong>24 novembre</strong>, come sempre alle ore 19.30.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incipit: "Il tempo materiale" di Giorgio Vasta]]></title>
<link>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/23/incipit-il-tempo-materiale-di-giorgio-vasta/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:49:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>incipitcorsi</dc:creator>
<guid>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/23/incipit-il-tempo-materiale-di-giorgio-vasta/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;incipit di questa settimana è di Giorgio Vasta: il suo romanzo d&#8217;esordio Il Tempo Mate]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>L&#8217;incipit di questa settimana è di Giorgio Vasta: il suo romanzo d&#8217;esordio <em>Il Tempo Materiale</em>, edito da <a href="http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=427" target="_blank">minimum fax</a>, è stato tra i finalisti del <a href="http://www.comune.fiesole.fi.it/contenuti/comunicati/2009/agosto/premio_narrativa.htm" target="_blank">Premio Fiesole Narrativa Under 40</a>, del <a href="http://www.comune.mogliano-veneto.tv.it/aree_tematiche/eventi/berto.html" target="_blank">Premio Berto</a> e del <a href="http://www.premioletterariodedalus.it/" target="_blank">Premio Dedalus</a>, oltre ad essere stato ammesso tra le dodici opere in gara per il <a href="http://www.strega.it/premio.html" target="_blank">Premio Strega 2009</a>.<br />
<em>Il Tempo Materiale </em>comincia così.</p>
<blockquote><p>C&#8217;è il cielo. C&#8217;è l&#8217;acqua, ci sono le radici. C&#8217;è la religione, c&#8217;è la materia, c&#8217;è la casa. Ci sono le api, ci sono le magnolie, gli animali, il fuoco. C&#8217;è la città, c&#8217;è la temperatura dell&#8217;aria che cambia nel respiro. C&#8217;è la luce, ci sono i corpi, gli organi, il pane. Ci sono gli anni, le molecole, c&#8217;è il sangue; e ci sono i cani, le stelle, i rampicanti.<br />
E c&#8217;è la fame. I nomi.<br />
Ci sono i nomi.<br />
Ci sono io.</p></blockquote>
<p><span style="color:#c90018;"><strong>Nota biografica</strong></span></p>
<p><a href="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/tempomateriale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-338" style="margin:3px;" title="Il Tempo Materiale" src="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/tempomateriale.jpg?w=221" alt="" width="221" height="300" /></a>Giorgio Vasta, nato a Palermo nel 1970, vive e lavora a Torino. Editor e consulente editoriale, insegna scrittura narrativa presso diversi istituti.<br />
Dal 1999 è stato curatore e poi direttore della collana di saggistica Holden Maps di Rizzoli. Ha collaborato come editorialista alla trasmissione <em>Atlantis </em>(Radio2 Rai) e fa parte della redazione di Nazione indiana.<br />
È ideatore e coautore di <em>NIC Narrazioni In Corso: Laboratorio a fumetti sul raccontare storie</em> (Holden Maps/Rizzoli, 2005).<br />
Ha curato l&#8217;antologia di racconti <em>Deandreide. Storie e personaggi di Fabrizio De André in quattordici racconti di scrittori italiani</em> (Bur 2006) e nel 2007, con Edoardo Novelli, il libro fotografico di Alberto Negrin <em>Niente resterà pulito. Il racconto della nostra storia in quarant&#8217;anni di scritte e manifesti politici</em> (Bur).</p>
<p>Un suo intervento è stato pubblicato nel volume <em>Best off 2006</em>, un altro nell&#8217;antologia <em>I persecutori</em> (Transeuropa 2007) e uno in <em>Voi siete qui </em>(minimum fax 2007). Sempre per minimum fax ha curato l&#8217;antologia <em>Anteprima Nazionale</em>, edito nel 2009.</p>
<p><span style="color:#c90018;"><strong>Promemoria in conclusione</strong></span></p>
<p>Giorgio Vasta il <strong>24 novembre</strong> parlerà per noi di <em>Scrivere di sé, per sé e per gli altri</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Les Italiens - L'incipit]]></title>
<link>http://lesitaliens.wordpress.com/2009/11/20/les-italiens-lincipit/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:06:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>lesitaliens</dc:creator>
<guid>http://lesitaliens.wordpress.com/2009/11/20/les-italiens-lincipit/</guid>
<description><![CDATA[Questo è l&#8217;incipit de Les italiens Il primo proiettile ha attraversato la finestra con un colp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://lesitaliens.wordpress.com/files/2009/11/les-italienscoverdef.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8" title="Les-ItaliensCoverDef" src="http://lesitaliens.wordpress.com/files/2009/11/les-italienscoverdef.jpg" alt="" width="350" height="501" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://lesitaliens.wordpress.com/files/2009/11/les-italienscoverdef.jpg"></a>Questo è l&#8217;incipit de <em>Les italiens</em></p>
<p style="text-align:left;">Il primo proiettile ha attraversato la finestra con un colpo secco, è entrato nella pancia di Gaston, ha fatto il Tour de france fra le sue trippe ed è uscito poco sotto la scapola sinistra.<br />
Il secondo e il terzo hanno polverizzato una pila di compact disc e la Tour Eiffel di cristallo poggiata sul computer di Servandoni. Due vibrazioni sul vetro mentre Gaston si accasciava per terra.<br />
Il quarto ha trapassato con un tonfo sordo il torace della tipa seduta davanti a me e il quinto le ha attraversato la testa portandosi via frammenti di osso, sangue, idee e cose varie.<br />
Il sesto e il settimo non hanno fatto altri danni all&#8217;infuori del distributore d&#8217;acqua alle spalle di Servandoni; il boccione, colpito in pieno, è scoppiato inondando lui e il pavimento dell&#8217;ufficio.<br />
La ragazza davanti a me è scivolata giù dalla sedia guardandomi fisso negli occhi mentre l&#8217;ottavo proiettile frantumava l&#8217;avanbraccio di Martini e il nono faceva scoppiare il suo monitor in una nuvola di fumo e vapore informatico.<br />
Il decimo e l&#8217;undicesimo sono passati sopra la mia testa perché a quel punto mi sono buttato per terra come già avevano fatto gli altri.<br />
mani sui fianchi. «Che cazzo succede qui dentro?» ha domandato guardandosi attorno. Si è beccato il dodicesimo proiettile dritto nello sterno. È volato fuori dalla porta come se lo avessero tirato per le spalle con un filo invisibile.<br />
Durata dello show: sì e no una decina di secondi.<br />
Strisciando sul pavimento mi sono avvicinato alla tipa. Cominciava a esserci sangue dappertutto, dalla sua testa zampillava una fontanella. Sangue e acqua su tutto il pavimento. Ho sentito la camicia che se ne impregnava. La donna era morta stecchita.<br />
Mi sono spinto verso Gaston e l’ho girato su un fianco. Morto pure lui. Martini stava accucciato in un angolo ed era coperto di sangue. Bianco come un cencio, si teneva il braccio ferito e tremava leggermente.<br />
«Bernard» ho gridato, «tutto bene?»<br />
Livi ha alzato una mano da dietro la scrivania e mi ha fatto segno che meglio di così non poteva andare. «Terroristi di merda» ha sbottato, «mi fate una sega.»<br />
Anche Servandoni mi ha fatto un cenno. Sembrava appena uscito dalla doccia. Intanto ha cominciato ad arrivare gente, nei corridoi urlavano tutti e, siccome spari non se n’erano sentiti, nessuno là fuori riusciva a capire che cosa diavolo stesse succedendo.<br />
Ho guardato verso la finestra. Dodici buchi frastagliati e fuori la Senna che scorreva sempre nella stessa direzione.</p>
<p style="text-align:left;"><em>Ho avuto questo inizio in testa per un bel pezzo, molto prima di sapere come si sarebbe svolta la storia e che Parigi sarebbe stata la città del romanzo.<br />
Mi piaceva l&#8217;idea di buttare immediatamente il lettore in un delirio di azione e di violenza. E mi piaceva questa storia dei proiettili che entrano dalla finestra senza altro rumore che l&#8217;urto contro il vetro, devastando persone e cose.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[centoventi]]></title>
<link>http://piccolefrasi.wordpress.com/2009/11/20/centoventi/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:00:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>ruphus</dc:creator>
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<description><![CDATA[era una notte buia e tempestosa&#8230; [Snoopy]]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>era una notte buia e tempestosa&#8230;</strong></p>
<p><strong>[Snoopy]</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intimacy and desecration]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/19/intimacy-and-desecration/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:19:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/11/19/intimacy-and-desecration/</guid>
<description><![CDATA[Bellinzona (Svizzera) 28 November 2009 at 5.30 p.m. via Tamaro 3 Il CACT Centro d‘Arte Contemporanea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Bellinzona (Svizzera) 28 November 2009 at 5.30 p.m. via Tamaro 3 Il CACT Centro d‘Arte Contemporanea]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incipit: "Le mie cose" di Marco Lazzarotto]]></title>
<link>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/16/incipit-le-mie-cose-di-marco-lazzarotto/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 18:12:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>incipitcorsi</dc:creator>
<guid>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/16/incipit-le-mie-cose-di-marco-lazzarotto/</guid>
<description><![CDATA[Oggi pubblichiamo l&#8217;inizio dell&#8217;esordio di Marco Lazzarotto, Le mie cose, pubblicato da ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi pubblichiamo l&#8217;inizio dell&#8217;esordio di <strong>Marco Lazzarotto, <em>Le mie cose</em></strong>, pubblicato da <a href="http://www.instarlibri.it/">Instar</a> nel 2008.</p>
<blockquote><p>Non ho dormito molto, stanotte. Sono stata tormentata dai dubby.</p>
<p>E&#8217; successo di nuovo. Non so come, ma sono riusciti a fuggire dalla gabbietta. E pensare che questa volta avevo assicurato la porticina con il fil di ferro, l&#8217;avevo avvolta in un telo e messa in cima al pensile più alto della cucina. Avevo chiuso la porta, ma non mi era sembrato il caso di dare un giro di chiave. Eppure i dubby sono riusciti ad arrivare in camera mia, a salire sul letto e a infilarsi nei miei capelli.</p>
<p>Questa notte i dubby hanno condotto i miei pensieri su una strada diversa dal solito: che Giorgio mi abbia lasciata per quella storia dell&#8217;autotrapianto di peli pubici.</p>
<p>Non ha mai accettato il fatto che i suoi capelli si stessero ritirando, e credeva molto nell&#8217;autotrapianto di peli pubici.</p></blockquote>
<p><a rel="attachment wp-att-333" href="http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/16/incipit-le-mie-cose-di-marco-lazzarotto/lazzarotto_3881-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-333" title="lazzarotto_3881" src="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/lazzarotto_38811.jpg?w=210" alt="lazzarotto_3881" width="210" height="300" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Nota biografica</strong></p>
<p><strong> </strong>Marco Lazzarotto, scrittore di grandissima fede granata, è nato a Torino nel 1979.<br />
Ha pubblicato il romanzo <em>Le mie cose</em> (<a href="http://www.instarlibri.it/">Instar</a>). Collabora con Einaudi e coordina corsi di scrittura.<br />
È autore dei saggi sulla scrittura <em>Il dialogo, La riscrittura e La noia. Pericolo o risorsa?</em> usciti nella collana &#8220;Scrivere&#8221; ed editi da <a href="http://www.deagostini.it/deaweb/it/">DeAgostini</a>.</p>
<p><strong>Promemoria in conclusione</strong></p>
<p>Marco Lazzarotto parlerà dei personaggi e di come costruirli a tuttotondo nella lezione <em>Caratterizzare un personaggio</em> il <strong>17 novembre</strong>, come sempre alle ore 19.30.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Marco Lazzarotto]]></title>
<link>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/13/intervista-a-marco-lazzarotto/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:33:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>incipitcorsi</dc:creator>
<guid>http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/13/intervista-a-marco-lazzarotto/</guid>
<description><![CDATA[Marco Lazzarotto è uno scrittore torinese dall&#8217;immaginario davvero esplosivo e ha riversato tu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Marco Lazzarotto è uno scrittore torinese dall&#8217;immaginario davvero esplosivo e ha riversato tutte le sue idee più folli nel suo esordio per i tipi di Instar, </em>Le mie cose.<em> Martedì 17 novembre Marco ci parlerà di come caratterizzare un personaggio.</em></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-324" href="http://incipitcorsi.wordpress.com/2009/11/13/intervista-a-marco-lazzarotto/marco-lazzarotto/"><img class="alignleft size-medium wp-image-324" title="Marco Lazzarotto" src="http://incipitcorsi.wordpress.com/files/2009/11/marco-lazzarotto.jpg?w=200" alt="Marco Lazzarotto" width="200" height="300" /></a>Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?</strong><br />
Mi sa che invece è la domanda più difficile, e la risposta credo di non saperla: il problema è che l’ho sempre fatto, fin da quando ero piccolo, anche se i soggetti non erano originali, ma si trattava di novelizations dei miei videogiochi preferiti (tipo <em>The secret of Monkey Island</em>, per intenderci), o parodie dei film che amavo (all’epoca adoravo le parodie dei classici della letteratura e del cinema su <em>Topolino</em>). Adesso scrivere è diventato quasi una funzione vitale, come respirare, o forse più un senso, che mi dà la possibilità di captare spunti per potenziali storie da ciò che vedo e che sento. E infatti prendo continuamente appunti.</p>
<p><strong>Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?</strong><br />
Non lavoro con un vero e proprio metodo, ma vorrei averne uno, eccome! Purtroppo, essendo un «libero professionista» e non potendo vivere di sola scrittura, cerco di ricavarmi delle sacche di tempo per scrivere; in generale, però, scrivo meglio la mattina, diciamo tra le otto e le undici, dopodiché le mie energie si esauriscono: segno che, alla fine, forse non non sarei in grado di vivere di sola scrittura.</p>
<p><strong>Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?</strong><br />
Non credo che esista l’ispirazione ma – almeno stando alla mia esperienza – «momenti sì», in cui le parole si infilano con scioltezza una dietro l’altra, e «momenti no», in cui la stesura di una frase si trasforma in un parto doloroso. Ci vogliono più che altro condizioni ambientali favorevoli: nessuna persona intorno, nessuna distrazione, nessun rumore. In poche parole, solitudine.<br />
<strong>Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?</strong><br />
Ho tre lettori ideali, persone in carne e ossa, a cui penso mentre scrivo, immaginando le loro reazioni. Più che lettori ideali, sono lettori «idealizzati». Li conosco abbastanza bene, ormai, e capita spesso che le loro reazioni coincidano con quelle che ho immaginato; per cui, se nella mia mente reagiscono con perplessità a un determinato punto di un testo, cerco di intervenire affinché la loro reazione, sempre nella mia mente, cambi – ma non è facile.<br />
In generale cerco di far leggere i miei manoscritti a quanti più amici possibile: ognuno di loro, con la propria sensibilità e anche la propria professionalità, può dare contributi importantissimi: ad esempio, ho un caro amico ingegnere che non ama leggere, ma accetta sempre volentieri di dare un’occhiata ai miei manoscritti. I risultati sono spesso sorprendenti: grazie alla sua mentalità «quadrata» trova sempre sviste ed errori di logica nella trama.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?</strong><br />
Sono davvero tanti, ma se ripenso a <em>Le mie cose</em>, il romanzo con cui ho esordito, devo dire che ad avere lasciato un segno indelebile su di me sono stati Philip K. Dick, Douglas Adams, Don DeLillo, Jonathan Franzen, David Foster Wallace, Tullio Avoledo, i fratelli Coen, Bill Watterson, <em>Six Feet Under</em>&#8230;</p>
<p><strong>Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?</strong><br />
Di libri anch’io-voglio-scrivere-così ce ne sono stati molti, che mi hanno chiarito le idee su che tipo di storie volevo scrivere, ma anche su come volevo scriverle. L’ultimo credo sia <em>Lo stato dell’unione </em>di Tullio Avoledo. È un romanzo con un solido impianto narrativo di genere (thriller) che però è anche satira del presente; sa essere al tempo stesso comico e tragico, grottesco e realistico; passa dai piccoli problemi quotidiani legati alla famiglia al grande complotto planetario. C’è tutto: è perfetto.<br />
Per quel che riguarda i libri posso-fare-megli-di-così penso al mio.</p>
<p><strong>Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?</strong><br />
I momenti in cui mi sono trovato più in difficoltà sono stati quelli in cui la trama si ingarbugliava, e non sapevo come venirne fuori. I motivi erano diversi: troppi personaggi, troppe linee narrative, scene che mi sembravano particolarmente incisive o divertenti e verso le quali la storia doveva per forza tendere&#8230; be’, credo che la soluzione sia già implicita nelle mie parole: ho dovuto rinunciare, tagliare, snellire. Certo, è dura quando ci si è affezionati a un personaggio, ma alla fine ho sempre provato un senso di liberazione, anche perché da quel momento in poi&#8230; le cose riprendevano a funzionare! Bisogna imparare che nulla di quello che si scrive è sacro e intoccabile – e comunque può sempre essere «riciclato» – ma soprattutto acquisire un certo grado di consapevolezza dei propri testi, e chiedersi sempre: «Ma di che cosa parla, questa storia?», «Dove sta andando?». E ammetto che in quei momenti di crisi, quando il romanzo sembrava impossibile da sbrogliare, non avevo affatto le idee chiare.</p>
<p><strong>Come affronti le critiche?</strong><br />
Di natura sono molto permaloso, ma mi sono reso conto che, a parte qualche eccezione, riesco a reagire abbastanza bene alle critiche. Considero la scrittura come un percorso, un’evoluzione continua, vorrei che tra un mio romanzo e l’altro (in termini del tutto ipotetici, visto che al momento ne ho pubblicato uno solo) ci fosse un «salto». Ma dove conduca tutto questo, proprio non so dirlo.</p>
<p><strong>La tua lezione per Incipit riguarda la costruzione di un personaggio: ce la presenti in poche parole?</strong><br />
Con la mia lezione, attraverso la lettura e l’analisi di un passo de <em>Le correzioni</em> di Jonathan Franzen, cercherò di dimostrare come basti davvero poco per costruire un personaggio memorabile: l’importante è saperlo «mostrare».</p>
<p><strong>Per finire, un consiglio per gli aspiranti.</strong></p>
<p>Prima di tutto non devono inventarsi alibi. «C’ho tutto il romanzo qui in testa ma non ho trovato ancora la voce narrante.» No! Bisogna scrivere, scrivere, scrivere. Tutto si risolve nel momento in cui si scrive. Avere le cose in testa non è scrivere! E poi, una volta che finalmente si è scritto, una volta che si è portata a termine la propria opera, occorrerebbe mettere da parte, almeno per un po’, l’«ansia da pubblicazione». Si sentono spesso domande del tipo: «Come si fa a pubblicare?» o «Ora che ho finito il mio romanzo devo rivolgermi a un agente?», ma quasi mai si chiede: «Come posso essere sicuro che il mio romanzo sia un buon romanzo?» o, più banalmente, «Quand’è che un romanzo può considerarsi finito?».</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il nuovo racconto]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/06/il-nuovo-racconto/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:48:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ecco, questo è la prima pagina del nuovo racconto che ho quasi finito di scrivere. Si intitola Quell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ecco, questo è la prima pagina del nuovo racconto che ho quasi finito di scrivere. Si intitola <em>Quell&#8217;acqua lì</em>. Lo spunto mi è stato offerto da <a href="http://www.flickr.com/photos/loungerie/62867553/" target="_blank">un mio momento di cedimento mentre ero in fila in macchina</a>. Il giorno prima c&#8217;era stato il funerale di mio padre. La strada dell&#8217;inizio, per chi conosce Livorno, è quella che costeggia la Fortezza Nuova (Viale degli Avvalorati, credo). Il racconto è scritto al passato, ma può darsi che diventi al presente.</p>
<p><strong><em>Quell’acqua lì</em></strong></p>
<p><em> Cominciò tutto all’improvviso. Aveva scalato la marcia, dalla terza alla seconda, aveva premuto il freno, di nuovo la frizione, messo in prima, e l’auto si era fermata in coda sotto al sole. Era una bella mattinata di settembre e lui si trovava lì. La macchina davanti alla sua aveva lasciate inserite le doppie frecce, lui cominciò a fissarle senza sbattere le palpebre. Ed ecco dove e quando tutto cominciò, quasi non se ne accorse. Gli occhi gli si annebbiarono e lui non poté più trattenersi. Non era lui che piangeva, erano solo gli occhi, non la smettevano. Lui perse ogni tipo di cognizione, dov’era, cosa faceva, chi era. Sentiva solo dell’acqua che scorrendogli sulle guance arrivava fino al collo, ma non era proprio acqua, com’è che si chiama, è come l’acqua ma viene dagli occhi, come un fiume ma non proprio un fiume, quell’acqua lì. Sentì un frastuono dietro di sé, un accumulo di rumori simili e diversi, come un grappolo di note messe insieme a caso, non sapeva cosa fossero ma gli davano fastidio come l’acqua che gli era scesa sul collo. Le luci arancioni che prima gli lampeggiavano davanti erano lontane, erano sparite. Sentì qualcuno urlare, non riconobbe le parole ma la violenza del tono. Reagì meccanicamente a quel richiamo, come in trance accostò l’auto sulla destra, sentì un sobbalzo, aveva colpito qualcosa, anzi, no, ci era salito sopra, su quella cosa lunga che costeggia la strada. L’auto si spense e lui rimase lì, con un velo umido davanti agli occhi, vide sfilare accanto a sé una serie interminabile di macchine, qualcuno da dentro gli urlava qualcosa, faceva gesti, pestava sul campanello, campanello?, chiuse gli occhi e appoggiò la fronte sulla ruota che gira, l’acqua cadde verso il basso, mucchietti d’acqua di cui gli sfuggiva il nome. Non era triste, no, non gli pareva proprio, ma l’acqua continuava a uscire, non sapeva come fermarla, non capiva se doveva fermarla o no. Gli bruciava la testa, la nuca, il dietro del collo, la macchina era di quel colore che attira il sole. Poi sentì un toc toc di fianco a lui. Girò la testa di lato e vide una persona che cercava di dirgli qualcosa attraverso il vetro. Lui non capiva. Lei gli indicò il finestrino e fece un gesto con la mano chiusa, girandola velocemente. Non era molto chiaro. La ragazza allora aprì lo sportello, premette un pulsante interno e il finestrino andò giù. Richiuse lo sportello e gli parlò dal finestrino aperto.</em></p>
<p><em>“Tutto a posto?”</em></p>
<p><em>“Come?”</em></p>
<p><em>“Si sente bene, vuole che chiami qualcuno?”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Non so, qualcuno che conosce, un amico, un parente.”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Lei è sposato?”</em></p>
<p><em>“Con chi?”</em></p>
<p><em>“Come con chi? Con una moglie.”</em></p>
<p><em>“No, non mi sembra.”</em></p>
<p><em>“Senta, come si chiama?”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Lei.”</em></p>
<p><em>“Mia moglie?”</em></p>
<p><em>“No, non sua moglie, lei, cioè, tu, come ti chiami?”</em></p>
<p><em>“Non me lo ricordo.”</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[incipit]]></title>
<link>http://anotherevilovevol.wordpress.com/2009/11/05/incipit/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 02:16:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>evilovevol</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-63" title="loc-alphadog" src="http://anotherevilovevol.wordpress.com/files/2009/11/loc-alphadog.jpg" alt="loc-alphadog" width="183" height="68" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incipit]]></title>
<link>http://booksandbooks.wordpress.com/2009/11/04/incipit/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 22:42:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>T.</dc:creator>
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<description><![CDATA[« Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaqu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>«</strong> Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente <em>salao</em>, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne<strong>»</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incipit]]></title>
<link>http://leggerealimentalamente.wordpress.com/2009/11/04/incipit/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 22:42:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>T.</dc:creator>
<guid>http://leggerealimentalamente.wordpress.com/2009/11/04/incipit/</guid>
<description><![CDATA[« Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaqu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>«</strong> Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente <em>salao</em>, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne<strong>»</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Shopping e le lacrime trattenute]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/04/shopping-e-le-lacrime-trattenute/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:03:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/04/shopping-e-le-lacrime-trattenute/</guid>
<description><![CDATA[Man mano che passano i giorni dalla presentazione di sabato scorso, la mia amica Narice28, su Flickr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Man mano che passano i giorni dalla presentazione di sabato scorso, la mia amica Narice28, su Flickr, continua a postare videini dell&#8217;evento. Li posta lasciandoci il numero originale come titolo, io li guardo e suggerisco un titolo nei commenti, una frase che viene detta in quel minuto e mezzo di parole.</p>
<p>Nei post precedenti ho raccontato (e ho messo il link al videino), del colpo di scena finale dovuto all&#8217;uomo che si è appropriato del microfono e ha fatto la dichiarazione d&#8217;amore alla ragazza della Fisar che si trovava in sala; poi ho raccontato (e ho messo il link al videino) della mia determinazione a cominciare bene e al risultato un po&#8217; impacciato; e questi sono stati la fine e l&#8217;inizio della presentazione.</p>
<p>Ma c&#8217;è stato un altro momento inaspettato, nella parte centrale della presentazione, quando la lettrice ufficiale si è commossa durante il racconto <em>Shopping</em>. Ora, da vera professionista qual è, si è trattenuta ed è andata avanti. Ma si sente la voce che la tradisce, in alcuni punti. Non tanto per quello che stava leggendo, ma perché ricordava il finale che aveva già letto.</p>
<p>Di seguito vi metto i link ai tre videini dove Alessandra legge l&#8217;inizio (solo l&#8217;inizio!) del racconto. Il primo cedimento si ha sulla fine del secondo. Il terzo è l&#8217;unico, di tutta la serie, a cui Narice28 abbia dato un titolo: Il muro del pianto.Un tantino esagerato, forse&#8230;</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4074971848/" target="_blank">Inizio</a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4074988084/" target="_blank">Centro</a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4075018808/" target="_blank">Fine</a></p>
<p>Ora, voi non ci crederete, ma il giorno dopo ho incontrato varie persone che mi hanno chiesto come andava a finire.</p>
<p>Dico io: basta leggere il racconto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incipit]]></title>
<link>http://decompressions.wordpress.com/2009/11/02/incipit/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:23:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sherlock</dc:creator>
<guid>http://decompressions.wordpress.com/2009/11/02/incipit/</guid>
<description><![CDATA[Par Sherlock En France, on sélectionne. On sélectionne au Lycée : qui fera S ? On sélectionne en pré]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4><img class="alignleft" style="margin-left:0;margin-right:10px;" title="Sherlock" src="http://decompressions.wordpress.com/files/2009/11/sherlock5.jpg" alt="Sherlock" width="36" height="36" /><em>Par <a href="http://decompressions.wordpress.com/author/sherlock2009/"><strong>Sherlock</strong></a></em></h4>
<p>En France, on sélectionne. On sélectionne au Lycée : qui fera S ? On sélectionne en prépa : qui fera l’X ? On sélectionne à l’ENA : qui fera l’Inspection des Finances ?</p>
<p>De notre vie, nous n’avons jamais raté un concours. Une certaine capacité d’analyse et un intellect plutôt rapide nous ont ouvert toutes les portes. Et pourtant, aujourd’hui, nous arrivons dans l’entreprise. 12 mois d’immersion complète. 12 mois. La probabilité d’échec est non-nulle. Pire, certains vont échouer.</p>
<p>Ah l’entreprise, cet univers impitoyable. On s’y prépare, on s’y forme, on prend des cours, et enfin, on croit la connaître. Pourtant semble-t-il, le Graal consiste tout de même à y vivre et y travailler un temps au moins. Nous nous lançons donc à la poursuite de la <em>street credibility</em> : les rappeurs US séjournent derrière les barreaux, les étudiants font des stages.</p>
<p>Pour nous comme pour nos camarades, c’est notre première année dans ce système qui tranche avec tout ce que nous avons connu jusqu’ici. Il n’y a plus de concours, plus de classement ; en somme, plus de repères.</p>
<p>Ne soyons pas racoleurs : les échecs ne seront pas sanglants, et tous obtiendront à terme un poste confortable et rémunérateur. Mais certains sortirons grandis de cette première épreuve, d’autres moins. Un an dans le privé pour qui n’a connu que le doux cocon d’une grande école peut-être traumatisant.</p>
<p>« - Les gens sont cons. »<br />
Moi aussi, mais différemment.</p>
<p>Arrivés à ce stade de la lecture, vous me trouvez arrogant. Un peu stupide aussi. Vous avez raison. Mais seulement sur le premier point.</p>
<p>Arrêtons là la démonstration : notre capacité à faire chier le monde tout en gardant un discours parfaitement rationnel est considérable, et en fait, c’est pour ça qu’on nous emploie.<br />
Un an pour changer le monde. Et le pire, c’est qu’une fois qu’on aura foutu la merde, on partira pour une autre planète.</p>
<p>Pour être exact, ça fait déjà un mois. C’était un jeudi premier octobre. Costume sortant du pressing, concentration maximale, noeud de cravate millimétré, et toujours la poignée de main ferme et le sourire facile.</p>
<p>Dans l&#8217;entreprise il y a des règles, il faut les respecter. Et j&#8217;aime tellement les règles qu&#8217;en fait, je préfère les fixer. Pensez à moi comme au barman d&#8217;un mauvais western, un torchon douteux à la main, un fusil sous le comptoir, et dans un cadre au mur, les mots suivants :</p>
<p>#1 : Pas de noms.<br />
#2 : Pas de bons sentiments.<br />
#3 : Pas de crédit,  pas pour vous.</p>
<p>Ici, c’est le Fight Club. Et même si notre physique de taupin hydrocéphale est un frein à notre carrière de boxeur, c’est pas pour ça qu’on hésite à s&#8217;affronter dans les couloirs feutrés du vingtième étage de la tour Total.</p>
<p>On a du pétrole, mais on n’a pas d’idées. Cela sera notre leitmotiv. Chaque semaine, on reprendra les idées d’autres gens pour en faire une magnifique note.ppt(x) qui, pour votre plus grand divertissement, sera diffusée ici même. Nous serons les rois du mashup, les princes du remix, les seigneurs du repompage, mais toujours avec brio et plagiat.</p>
<p>See you ASAP Déc*mpressions !</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[dillo, dillo, dillo, l'ho detto]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/02/dillo-dillo-dillo-lho-detto/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:46:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/02/dillo-dillo-dillo-lho-detto/</guid>
<description><![CDATA[Uno dice: &#8220;l&#8217;importante è cominciare bene&#8221;. L&#8217;importante è dire subito una f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Uno dice: &#8220;l&#8217;importante è cominciare bene&#8221;.</p>
<p>L&#8217;importante è dire subito una frase ad effetto, catturare l&#8217;attenzione del pubblico.</p>
<p>Ecco, appunto.</p>
<p>Alla presentazione:</p>
<p>a) dopo una lunga e lusinghiera introduzione generale di Patrizia Pasqui;</p>
<p>b) dopo un brano, tratto dal racconto La fine soltanto, ben letto da            Alessandra Falca;</p>
<p>c) dopo un nuovo intervento e una domanda facile di Patrizia Pasqui;</p>
<p>d) ecco tocca a me: rispondo subito alla domanda, oppure prima mi presento, oppure ringrazio i convenuti, oppure&#8230; certo l&#8217;inizio è importante, lascia il segno.</p>
<p>Ecco, <a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4068076663/in/photostream/" target="_blank">appunto</a>.</p>
<p>Chi ben comincia è a metà dell&#8217;opera.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[centodue]]></title>
<link>http://piccolefrasi.wordpress.com/2009/11/01/centodue/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:49:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>ruphus</dc:creator>
<guid>http://piccolefrasi.wordpress.com/2009/11/01/centodue/</guid>
<description><![CDATA[eins, zwei, polizei / drei, vier, grenadier fünf, sechs, alte hex&#8217; / sieben, acht, gute nacht!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>eins, zwei, polizei / drei, vier, grenadier<br />
fünf, sechs, alte hex&#8217; / sieben, acht, gute nacht!</strong></p>
<p><strong>[MoDo]</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Freiheit]]></title>
<link>http://isaacgelain.wordpress.com/2009/10/30/freiheit/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 19:36:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>isaacgelain</dc:creator>
<guid>http://isaacgelain.wordpress.com/2009/10/30/freiheit/</guid>
<description><![CDATA[Inizio quest&#8217;avventura quasi per caso, dico quasi perchè io in fondo al caso credo. Come sempr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Inizio quest&#8217;avventura quasi per caso, dico quasi perchè io in fondo al <em>caso</em> credo. Come sempre avrei dovuto fare altre altre cose in questa insolita sera di fine ottobre, ma quali erano queste altre cose? Alla fine si dice sempre &#8216;Non ho tempo..Ho da fare..&#8217; ed invece non è vero. La vita è vera vita quando si è trascinati da un qualcosa di <em>quasi superiore</em>, di cui non conosciamo la provenienza ed il fine ultimo. Sono quegli attimi in cui siamo spinti ad agire, con una forza di volontà inconscia che ci dà la possibilità di sentirci davvero vivi, tutto ad un tratto.</p>
<p style="text-align:justify;">Per terra, per mare, per aria.</p>
<p style="text-align:justify;">In libertà.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
