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	<title>interventi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/interventi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "interventi"</description>
	<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 18:28:31 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Stefano Pileri (Confindustria) scrive ai micro-canali digitali: «Le micro web tv sono un'opportunità di legame col territorio e un impulso contro la piaga del digital divide»]]></title>
<link>http://paesechevai.wordpress.com/2009/12/04/confindustria/</link>
<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 23:36:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>paesechevai</dc:creator>
<guid>http://paesechevai.wordpress.com/2009/12/04/confindustria/</guid>
<description><![CDATA[Stefano Pileri, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici Nel nostro meeting del 27 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_185" class="wp-caption alignleft" style="width: 254px"><a href="http://paesechevai.wordpress.com/files/2009/12/stefano_pileri_m.jpg"><img class="size-medium wp-image-185" title="Stefano_Pileri" src="http://paesechevai.wordpress.com/files/2009/12/stefano_pileri_m.jpg?w=244" alt="Stefano Pileri, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Stefano Pileri, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici</p></div>
<p>Nel nostro meeting del 27 novembre non è riuscito a prendere parte Stefano Pileri, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Ha inviato a tutte le micro web tv una lettera, che testimonia l&#8217;attenzione di Confindustria sui temi di cittadinanza attiva e al tempo stesso l&#8217;impegno per diminuire la piaga del digital divide, che tuttoggi affligge il nostro Paese.</p>
<p>«Nel ringraziare per l’invito rivolto alla Federazione per il Terzo Meeting delle Micro Web italiane, scusandomi per avere dovuto rinunciare ad intervenire personalmente all’evento a causa di alcuni imprevisti che mi hanno trattenuto a Roma, vorrei innanzitutto augurare buon lavoro ai partecipanti e fare i migliori auspici per l’insediamento della nascitura associazione federativa delle Micro Web TV italiane.<br />
L’iniziativa si pone nel contesto evolutivo della diffusione delle tecnologie e dei servizi digitali nel nostro Paese che, come noto, è ancora indietro rispetto alla realtà europea.<br />
Citerei solo tre dati significativi che confermano questa mia affermazione e che ci servono come stimolo a rafforzare tutte le iniziative per ridurre il digital divide: 52% sono le famiglie con PC, il 46% accedono ad internet e il 39% fa uso di banda larga.  Le Micro Web TV rappresentano, secondo Confindustria, un’opportunità per contribuire alla crescita tecnologica del nostro Paese, perché costituiscono uno strumento innovativo di comunicazione, anche interattiva, che, attraverso la Rete Internet, crea un nuovo link tra il digitale e il territorio. Inoltre per la loro natura di prodotto audiovisivo, potranno dare anche maggiore impulso alla diffusione della banda larga in Italia che, come risulta dal dato citato in precedenza, è un altro punto di ritardo al quale dobbiamo porre rimedio.<br />
L’esigenza di un più ampio coinvolgimento e di una partecipazione alla vita della società è particolarmente sentita dai cittadini e dalle imprese e le nuove tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione forniscono nuovi strumenti e nuove opportunità per dare spazio a questa esigenza che nasce “dal basso”.<br />
“Dal basso”, quindi, possono venire iniziative e soluzioni che, proprio perché nascenti dal territorio, sono in grado di interpretarne gli stimoli e le esigenze.<br />
È in questa raffigurazione che mi sembra possa essere inserito il fenomeno emergente delle Micro Web TV ed è dalla cittadinanza attiva che potrà arrivare un ulteriore contributo alla conoscenza e allo sviluppo tecnologico del nostro Paese. Rinnovo pertanto i miei più sentiti auguri a tutti voi, certo di un ampio e rapido successo del comparto a cui si riferisce l’iniziativa che potrebbe in un prossimo futuro avere anche una sua rappresentanza nel mondo confindustriale». Stefano Pileri</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gabriella Cims, "Basta condire le trasmissioni con pezzi di carne di donna"]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/30/gabriella-cims-basta-condire-le-trasmissioni-con-pezzi-di-carne-di-donna/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:51:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi, ha pubblicato un appello pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi, ha pubblicato un appello per introdurre una serie di emendamenti nel contratto triennale che stabilisce i doveri della Rai, per contribuire ad un nuovo cambiamento dell’immagine femminile nel servizio pubblico. Lo ripubblichiamo qui. </em> <a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/url.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-658" title="url" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/url.jpg?w=214" alt="" width="214" height="300" /></a></p>
<p><strong>Appello a Romani, Calabrò e Garimberti: “Il servizio pubblico ha un’occasione da non mancare”</strong></p>
<p>Non occorrono tanti preamboli per descrivere quello che appare evidente agli occhi di tutti. <strong>Si potrebbe evitare di condire ogni contesto di trasmissione televisiva con un pezzo di carne di donna</strong>. Perché è di questo che si tratta quando accanto al conduttore di turno, che in genere incarna l’autorevolezza, si espone una forma corporea femminile della cui testa – senza metterne in dubbio l’esistenza &#8211; il più delle volte nulla è dato sapere. <strong><!--more-->C’è un concetto che si chiama dignità. Dignità umana, culturale e professionale</strong>. Credo che questo concetto, riferito alle donne, sia stato ultimamente troppo tradito dai mezzi di comunicazione, in un processo a valanga che sta travolgendo tutto e tutti, consci ed inconsci. Il rischio di una subcultura strisciante e un po’ medievale, che permea la società, dà il suo allarme quando la cronaca ci schiaffeggia con la violenza di minorenni su loro coetanee. E lì rimaniamo atterriti. La domanda che vorrei porgere a chi ha la responsabilità di decidere anche per gli altri, la cosiddetta classe dirigente, è quanta colpa abbiano quei ragazzini e quanta responsabilità chi non ha saputo formare in loro una più corretta rappresentazione-visione della figura femminile.</p>
<p>Lungi da noi il volersi lasciar andare a considerazioni censorie. La bellezza fa spettacolo. Intanto puntualizziamo che anche la bellezza maschile attira l’audience. Il punto è un altro. Ben venga (sic) l’aspetto spettacolare che lega a doppio mandato ad una rappresentazione corporea della donna<strong> ma occorre anche mostrare, con una dose maggiore di equilibrio, che ciò rappresenta solo uno dei molteplici aspetti che compongono il variegato “altro emisfero”, quello femminile</strong>.</p>
<p>Quante donne fanno gavetta e hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura? E a quante sarà data anche solo un’infinitesimale possibilità di rappresentare nel tubo catodico la loro esperienza di successo, le loro speranze e le loro fatiche, esattamente come abbiamo la possibilità si conoscere ogni millimetro emozionale delle partecipanti ai realities o ai concorsi bellezza, solo per fare un esempio? <strong>Perché stupirsi poi</strong> se tanta parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, ha come primo miraggio quello di diventare una velina o sue omologhe derivazioni. Quanto spazio, nondimeno nella Rai, il servizio pubblico dei cittadini, sarà dedicato ai successi e alle fatiche delle “altre”?</p>
<p>Chi accusa certa tivù commerciale deve anche spiegare cosa abbia fatto il servizio pubblico per porsi come alternativa che segna la differenza. Poi ci si interroga sulla disaffezione dal canone. <strong>Forse è venuto il momento, con pacatezza, di iniziare un nuovo corso</strong>. Non servono grandi rivoluzioni, per cambiare funzionano le riforme, occorrono idee chiare, iniziative concrete e la volontà per farle camminare.</p>
<p><strong>Credo che la naturale scadenza, a dicembre, del contratto triennale che stabilisce i doveri della Rai, sia una di quelle occasioni da non perdere</strong>. Come responsabile dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi insediato un anno fa dal Vice Ministro delle Comunicazioni, ho proposto una serie di emendamenti per contribuire ad un nuovo corso dell’immagine femminile nel servizio pubblico. Ma ciò non basta e mi appello in primis alla sensibilità del Vice Ministro Romani al quale dico: diamo un segnale, il servizio pubblico ha un’occasione da non mancare. Confido inoltre sul significativo sostegno del presidente dell’Autorità, Calabrò, e dello stesso presidente della Rai, Garimberti, ai quali chiedo di contribuire a sostenere un miglioramento sostanziale dello status-quo.</p>
<p>Del precedente contratto, va detto, una cosa colpisce più di altre: commi e articoli doverosamente dedicati a temi sociali sensibili e <strong>niente di pari rango dedicato ai temi inerenti le donne</strong>. Cominciamo da qui: in primo luogo anche le pari opportunità hanno dignità per dedicarvi almeno un comma ad hoc. Secondo: stupisce come, nella programmazione sociale, il contrasto e la prevenzione della violenza sulle donne sia un vistoso “omissis” (articolo 8 &#8211; comma 6). I casi di stupro nel frattempo non sono diminuiti ed anzi, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una su tre subisce violenza ancora oggi nel nostro Paese. Occorre una rivoluzione per inserire anche questa voce?</p>
<p><strong>La Costituzione stigmatizza (articolo 3, 51 e 117) che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’uguaglianza anche dei sessi</strong>. Ebbene, affinché il dettato dei costituenti non rimanga solo una bella intenzione, forse sarebbe utile prima di tutto rimuovere l’ostacolo prodotto di fatto da una parziale rappresentazione della donna e dal diffondersi nell’opinione pubblica di un ruolo troppo circoscritto, e quindi riduttivo, che le donne svolgono nella vita sociale, culturale ed economica del Paese.</p>
<p><strong>Il servizio pubblico può e deve più di altri, visto che si finanzia anche con il canone, impegnarsi a migliorare l’uso che si fa della figura femminile</strong> sia nei programmi già trasmessi, sia con nuovi spazi ad hoc che correggano il tiro, porgendo all’immaginario collettivo una gamma più articolata di modelli della femminilità. Non occorre una rivoluzione. Basta la volontà.</p>
<p>Un’ultima domanda. Esiste un Comitato ad hoc che monitora la programmazione dei minori e l’effettiva applicazione del Codice di autoregolamentazione che ne è alla base: <strong>sarebbe troppo ipotizzare analoga attività riferita al nuovo corso “donne e tivù”</strong>? Credo che occorra avviare un dibattito quanto più ampio possibile su questo e invito a prendervi parte non solo i vertici delle istituzioni<strong> ma ogni singola persona che proprio non si riconosce nei modelli di donna quotidianamente propinati</strong>.</p>
<p><strong>Gabriella Cims</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da City - Anne Maass: "Serve un antitrust della politica"]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/30/da-city-anne-maass-serve-un-antitrust-della-politica/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 15:50:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[ANNE MAASS è professoressa di psicologia sociale all&#8217;Università di Padova. Ha proposto un “ant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>ANNE MAASS</strong> <strong>è professoressa di psicologia sociale all&#8217;Università di Padova. Ha proposto un “antitrust  della politica”: regole che proteggano i cittadini da una concentrazione  ingiustificata di potere. Quello dei maschi.</strong></p>
<p><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0557_2c1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-649" title="DSC_0557_2C" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0557_2c1.jpg?w=207" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
<div>
<div><strong>Perché serve un antitrust per la politica?</strong></div>
<div>Per correggere una situazione ingiusta e scandalosa: il fatto che  il potere politico, come del resto quello economico, è quasi tutto nelle mani di  uomini.<br />
<strong>Questo cosa comporta?</strong></div>
<div>Nelle settimane scorse abbiamo ricevuto due pagelle contrastanti:  ci siamo riconfermati il sesto Paese più ricco del mondo. Ma il World Economic  Forum ci ha collocato al 72° posto al mondo per l’eguaglianza di genere, cioè  tra uomini e donne. Siamo lontanissimi dalla maggior parte dei Paesi  europei&#8230;</div>
<div><strong>Loro dove stanno nella classifica?</strong></div>
<div>Tutti i primi posti sono presi dal Nord Europa. L’Italia invece è  stata superata da tanti Paesi in via di sviluppo, come Mozambico e Sri Lanka.  Siamo retrocessi dal 67° al 72° posto.<!--more--></div>
<div><strong>Quasi nessuno si è scandalizzato.</strong></div>
<div>Per capire l’enormità dello squilibrio basta un esercizio mentale.  Immaginiamoci una società in cui le donne hanno l’80% dei posti in parlamento.  In cui su 15 giudici della Corte costituzionale 14 sono donne. Dove i premier e  i ministri più importanti, dalla Prima Guerra Mondiale in poi, sono sempre stati  donne&#8230;</div>
<div><strong>In Italia, invece, questo succede coi maschi.</strong></div>
<div>È un’anomalia che richiede un serio correttivo. Per questo con due  mie colleghe, Chiara Volpato e Angelica Mucchi Faina, abbiamo proposto un  antitrust.</div>
<div><strong>Di solito si usa in economia, per evitare che un singolo concentri  nelle proprie mani una fetta cospicua di un determinato settore.</strong></div>
<div>E proteggere i cittadini da abusi di potere. Secondo noi serve  anche in politica. Spesso si parla di “quote rosa” riservate alle donne. Ma è  un’immagine sessista: fa pensare al panda che ha bisogno di protezione.<br />
<strong>Sessiste  le quote rosa? </strong></div>
<div>L’immagine. È viziata dal “sessismo latente”, che vede le donne  come esseri deboli, bisognosi di protezione. L’antitrust invece mostra che il  problema non sono le donne, ma gli uomini che abusano del potere politico.</div>
<div><strong>Per alcuni, sono le donne a non farsi eleggere.</strong></div>
<div>Non è che le donne non ci siano in politica. È che le liste vengono  fatte dagli uomini, che non hanno la volontà di metterle in posizioni vincenti.  Nelle liste elettorali, le donne o mancano del tutto, oppure sono tutte  concentrate alla fine: nelle posizioni perdenti.</div>
<div><strong>Dice che è un problema di selezione?</strong></div>
<div>Esatto. C’è un sistema in cui chi è dentro, cioè chi fa già parte  della classe politica, sceglie chi può entrare. E non è basato sul merito, ma  sulla cooptazione: questo fa sì che le donne entrino più difficilmente.</div>
<div><strong>Voi, in pratica, cosa proponete?</strong></div>
<div>Una regola sperimentata in altri Paesi: l’alternanza nelle liste  tra uomini e donne. Con l’attuale legge elettorale, in cui le liste sono  bloccate, garantisce l’uguaglianza di genere: i candidati passano in ordine di  posto.</div>
<div><strong>Così c’è una rappresentanza migliore. Ma a parte quello, perché  dovrebbe essere un bene avere più donne in parlamento? </strong></div>
<div>Per molti motivi. Intanto le ricerche mostrano che quando entrano  un certo numero di donne, cioè almeno il 30%, si spostano i temi. Cambia la  famosa “agenda politica”.</div>
<div><strong>In che modo?</strong></div>
<div>Si dà la priorità a questioni, per esempio i servizi, che sono più  interessanti per le donne. E cambiano le soluzioni ai problemi: il World  Economic Forum riporta che spesso la competitività economica di un Paese aumenta  dopo l’entrata delle donne in politica.</div>
<div><strong>Aumenta la competitività: perché?</strong></div>
<div>Perché usando l’intelligenza e la creatività sia degli uomini che  delle donne, la qualità delle soluzioni migliora. Io credo che in Italia avremmo  un terzo vantaggio.</div>
<div><strong>Quale?</strong></div>
<div>Molti italiani sono stufi dei vari scandali politici basati o sulla  corruzione o sul sesso. Gli studi attuali mostrano che le donne sono eticamente  più solide. Sarebbero meno ricattabili – non è una cosa da poco per un  politico.</div>
<div><strong>Lei è di origine tedesca: da quanto è in Italia?</strong></div>
<div>Dall’84, ormai. Ho vissuto quasi più anni qui che in Germania.  Questo è il mio Paese, i miei figli sono italiani.</div>
<div><strong>Però conosce una realtà, il Nord Europa, che su questi temi è più  avanti di noi.</strong><br />
Il Nord Europa in generale fa meglio di noi per tutti i diritti  civili: le donne, il rispetto delle minoranze, degli immigrati, dei gay. Ma  forse la differenza più eclatante è quella dei modelli femminili.</div>
<div><strong>Cosa intende per modelli femminili?</strong></div>
<div>La psicologia insegna che i modelli a cui guardare sono molto  importanti nella vita. In Italia, ormai da 15 anni, il modello pressoché unico  di donna, almeno in tv, è la velina.</div>
<div><strong>E questo che c’entra con la politica?</strong></div>
<div>La politica può offrire modelli alternativi. L’abbiamo visto con  l’elezione di Obama: i ragazzi afroamericani tutto d’un tratto hanno iniziato a  sognare una vita diversa. E perfino le loro prestazioni nei test per l’accesso  alle università sono molto migliorate.</div>
<div><strong>Oggi nel governo ci sono quattro ministre.</strong></div>
<div>Hanno ministeri di secondo piano e non danno l’impressione di  essere state scelte per le competenze sul campo. E non è questione di destra o  sinistra. In Germania la destra ha vinto guidata da una donna e da un gay.  L’Italia è piena di donne competenti e coraggiose. Bisogna solo dar loro  spazio.</div>
<div><strong>Elena Tebano </strong></div>
<div><strong><a href="http://city.corriere.it/2009/11/27/interviste.shtml" target="_blank">Da City di venerdì 27 novembre 2009</a><br />
</strong></div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rivedere tracciato superpontina]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/30/rivedere-tracciato-superpontina/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 05:49:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Si vede necessario ripensare il tracciato della Superpontina che, nell’attuale progetto della Regio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[«Si vede necessario ripensare il tracciato della Superpontina che, nell’attuale progetto della Regio]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[BLOG CHE CHIUDONO O RALLENTANO]]></title>
<link>http://miolive.wordpress.com/2009/11/29/blog-che-chiudono-o-rallentano/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 12:29:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>arpaeolica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tanti amici stanno chiudendo i loro blog: forse anche Antonella Pizzo. Resistono in pochi, pochissim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tanti amici stanno chiudendo i loro blog: forse anche Antonella Pizzo. Resistono in pochi, pochissimi -  si possono contare sulle dita della mano. Altri hanno molto limitato gli interventi e in genere lo spazio di conversazione si è molto ridotto. E’ chiaro che siamo in un momento di stasi, di rinuncia, forse, per stanchezza o disillusione, rispetto alle potenzialità  che la rete sembrava permettere. Naturalmente mi riferisco ai blog che si occupano di poesia. Gli errori, credo, stiano a monte. Uno fra tutti: quello di aver riprodotto, con onesta ingenuità o con disonesta furberia, gli stessi meccanismi di consorteria delle riviste  e dei circoli chiusi, accomunati da un’idea fissa, talmente fissa da diventare autoreferenziale. Io resisterò, malgrado tutto, per un motivo molto semplice. Ho sempre considerato la rete uno spazio vuoto, un grande mare dove depositare messaggi in bottiglia; in tutta libertà e senza aspettarsi risposte in cambio. Il problema non è di chi scrive il messaggio, ma di chi lo riceve.</p>
<p>Non ho mai creduto alle seguenti lamentele:</p>
<p>la poesia è morta</p>
<p>la poesia è un linguaggio della negazione</p>
<p>la poesia può solo rappresentare una ritirata, una forma di vuoto</p>
<p>la poesia, tutta la poesia, va detta a voce alta</p>
<p>la poesia è urlo</p>
<p>&#160;</p>
<p>Io credo che la poesia sia viva più che mai, più necessaria che mai.</p>
<p>Che abbia bisogno di un popolo che la legga e di persone che la ospitano nelle pieghe della propria vita.</p>
<p>La poesia è un linguaggio naturale. Come una gramigna, capace di rintanarsi quando non c’è l’acqua e di rispuntare alla prima pioggia.</p>
<p>Io credo che la poesia possa esistere anche senza i poeti che, essendo persone, possono essere buone o cattive persone.</p>
<p>Che debba fare a meno, ormai, di ogni forma di narcisismo.</p>
<p>Che debba bandire il poeta maledetto o che si atteggia a poeta maledetto.</p>
<p>Che non si possa più nutrire di ismi. Di tradizione sì, ma non di ismi.</p>
<p>&#160;</p>
<p>In nome di questo piccolo credo io continuerò a scrivere. Magari scegliendomi con maggior cura i compagni di questo viaggio. Certo con fatica, con maggiore solitudine, ma continuerò a scrivere. Sarà più lento, più esigente con le mie stesse parole.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Sebastiano Aglieco</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bilancio Camera commercio Bari]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/28/bilancio-camera-commercio-bari/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 10:19:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Consiglio della Camera di Commercio di Bari ha approvato  il Bilancio di Previsione 2010 dell’ent]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il Consiglio della Camera di Commercio di Bari ha approvato  il Bilancio di Previsione 2010 dell’ent]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ci scrive Emilia che ha sedici anni...]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/27/ci-scrive-emilia-che-ha-sedici-anni/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:13:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono una ragazzina che va a scuola, di 16 anni. Ho scoperto questo forum tramite la mia prof di lati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/a-6829_1193645415002_1644443851_536213_6771719_n1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-594" title="foto da www.storiedidonne.it" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/a-6829_1193645415002_1644443851_536213_6771719_n1.jpg" alt="Immagine da www.storiedidonne.it" width="337" height="225" /></a>Sono una ragazzina che va a scuola, di 16 anni. Ho scoperto questo forum tramite la mia prof di latino, che a scuola è l’unica che ci fa parlare di attualità e già questa cosa secondo me dice tanto. Tutti i giorni, andando in centro, girando per i corridoi della scuola durante l’intervallo ecc. noto che le mie coetanee, ma anche le ragazze più grandi, che in teoria dovrebbero essere più mature, hanno atteggiamenti che certe volte sono sconcertanti… Per non parlare poi della tv dove il corpo della donna è sempre mezzo seminudo (in certi programmi praticamente nudo)… Ma io mi chiedo una cosa: ma i valori per cui hanno combattuto le femministe dove sono andati a finire? E’ vero che erano anche tempi diversi ma io dico… la donna quando si guarda allo specchio non crede che ci siano certi suoi valori, anche intimi, che non vanno e non possono essere calpestati o comunque messi da parte per andare a fare la velina, per esempio?!!<!--more-->Mi ritengo una ragazza diversa dalla massa informe che è possibile trovare ovunque, per questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno “tirato su” con dei valori, con dei “paletti” che non potevano essere superati.<br />
Il governo, di fatto, non mi sembra che stia facendo molto per questi avvenimenti,anzi…<br />
Sì è vero che oggi è la Giornata Nazionale contro la violenza sulle donne ma se si ci ribella solo non penso che le donne siano capaci di riscattarsi da questo vortice, in cui tutte siamo finite.<br />
Grazie per avere letto il mio sfogo, la mia riflessione anche perchè c’è tanta delusione dal mondo che mi ritrovo intorno.<br />
<em><strong>Emilia Bonacini<br />
</strong></em><br />
<em>Cara Emilia, ci ha fatto davvero tanto piacere il tuo commento. Tu hai la fortuna di avere genitori in gamba e, a quanto pare, anche prof di latino che non trascurano l&#8217;attualità e ti/vi insegnano a camminare nel presente con occhi bene aperti sui rischi che si corrono ad assumere, come dici tu, &#8220;atteggiamenti sconcertanti&#8221;. Quelli che hai notato nelle ragazze più grandi. Ci farebbe piacere conoscere da te quali sono questi atteggiamenti che ti hanno colpito, se ci leggi ancora prova a raccontarcelo. Grazie, ti aspettiamo.<br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ida Dominijanni: "Gli omissis del rito"]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/27/ida-dominijanni-gli-omissis-del-rito/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:40:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sovrapporre al viso di Michelle Obama quello di una scimmia e mandare quest&#8217;opera d&#8217;arte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/ida.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-587" title="Ida Dominijanni" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/ida.jpg?w=120" alt="" width="120" height="150" /></a>Sovrapporre al viso di Michelle Obama quello di una scimmia e mandare quest&#8217;opera d&#8217;arte in rete (Google immagini) è violenza contro una donna. Definire Veronica Lario velina ingrata è violenza contro una donna. Sfottere Rosi Bindi in tv dicendole che è più bella che intelligente è violenza contro una donna. Difendere Berlusconi sostenendo che è solo l&#8217;utilizzatore finale delle escort reclutate da Tarantini è violenza contro le donne. Piccolo memorandum contro la riduzione della giornata internazionale sulla violenza contro le donne a geremiade rituale e ipocrita, del governo e dell&#8217;opposizione. <!--more--> La geremiade contempla ogni anno dati sconfortanti, provenienti dal nord come dal sud, dall&#8217;ovest come dall&#8217;est del mondo: per dirla con il presidente della Repubblica, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, stupri di guerra in contesti lontani che non devono oscurare l&#8217;ordinario scempio che permane nei contesti vicini (solo in Europa, fra i 16 e i 44 anni ne uccide più la violenza che il cancro o gli incidenti stradali). Contempla ormai anche, ed è un risultato delle battaglie femminili, la denuncia del fatto che la maggior parte delle botte e degli stupri arrivano in casa da mariti, fidanzati ed ex fidanzati, e non in strada da estranei o stranieri.</p>
<p>Quest&#8217;anno si arricchisce però di due significative novità. La prima, di governo, è l&#8217;autoglorificazione di Mara Carfagna per aver introdotto il reato di stalking, aumentato le pene per i partner violenti, istituito la difesa gratuita per le vittime: «fatto, fatto, fatto», noto spot berlusconiano. La seconda, di governo e d&#8217;opposizione, è l&#8217;accusa alla cultura «consumistica e mercificatrice» dei media, che fa strame del corpo femminile in tv e autorizza i maschi a farne strame nella vita. Giusto? Giusto. Nient&#8217;altro? Nient&#8217;altro.</p>
<p>Prendersela con la responsabilità impersonale della tv va sempre bene, e va meglio se serve a glissare su fatti e nomi specifici. La gamma della violenza contro le donne è vasta e multiforme. C&#8217;è lo stupro, c&#8217;è lo stalking, ci sono le botte. Ma c&#8217;è anche il linguaggio, il linciaggio, la calunnia. La seconda categoria spesso non è meno annichilente della prima, e non è meno diseducatrice della tv. Veline usate come esche per drenare voti, ragazze-immagine usate per il divertimento dell&#8217;imperatore, mogli accusate di alto tradimento con le guardie del corpo, amanti di una notte minacciate di essere spedite in galera per 18 anni, trans gettate come fenomeni da baraccone nell&#8217;arena mediatica; e in ognuno di questi casi, l&#8217;uso del linguaggio come arma misogina contundente. L&#8217;anno avrebbe meritato una giornata contro la violenza davvero speciale, con qualche verità in più e qualche ipocrisia in meno. Dei riti, invece, non sappiamo che farcene.</p>
<p>(da <a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2009/mese/11/articolo/1907/"><strong>il manifesto</strong></a>, <em>26 novembre 2009</em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A scuola di scrittura con Sandro Veronesi (I parte)]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2009/11/27/a-scuola-di-scrittura-con-sandro-veronesi-i-parte/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:39:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>minimaetmoralia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Solo per voi, cari lettori di minima&amp;moralia, abbiamo rispolverato questa lezione di Sandro Vero]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">
<i>Solo per voi, cari lettori di minima&#38;moralia, abbiamo rispolverato questa lezione di <b>Sandro Veronesi</B> tenuta qualche anno fa al corso di scrittura creativa organizzato dalla casa editrice minimum fax. Il trucco, per far fruttare l&#8217;investimento (di denaro e aspettative) che richiede un corso di scrittura, o scuole di questo tipo, dice Veronesi, è mantenere la mente il più possibile neutrale, e liberarsi dagli ingombri. Noi vi auguriamo una buona lettura e vi consigliamo di non perdere la seconda parte</I>. </p>
<p>di <b>Sandro Veronesi</B></p>
<p>Il problema di questi&#8230;chiamiamoli corsi, più o meno strutturati, è sempre il rapporto che si determina tra chi viene a parlare e chi va ad ascoltare. C’è tutta una teoria secondo la quale questi corsi sono inutili perché non si può imparare e non si può insegnare (a scrivere) ma molto dipende dall’atteggiamento di chi viene. Io lo so per esperienza. E mi sono reso conto che la qualità di un corso, di un seminario, di una serie di seminari su questo argomento è in primo luogo determinata dal progetto, da chi ci partecipa, dalla qualità degli interventi, ma anche dalla qualità dell’attenzione di chi partecipa. Perché capita di rado nella vita di passare due ore a parlare di cose che ci interessano tutti quanti qui presenti come la letteratura. Non lo fa la televisione, non lo fa la radio, non lo fa nessuno. Tendenzialmente nelle conversazioni private in terrazza se ne parla, ma non per due ore.</p>
<p>Mi sono reso conto molte volte che il cosiddetto allievo di questi corsi viene con un <i>ingombro</i> che è determinato dalla più che legittima aspirazione a dare visibilità al proprio lavoro. Un lavoro che già c’è, che già va avanti, magari da un po’ di tempo. Già uno è fortunato a vivere a Roma, per esempio, perché a Roma, in un modo più o meno istituzionale, si possono generare quelle condizioni per essere coinvolti a vario livello, con interlocutori credibili in progetti come questo. A Prato, dove son cresciuto io: niente. Uno scrittore in carne e ossa l’ho visto a Roma. Poi c’erano i corsi, ma chi li fa? Lì ci sono le sovvenzioni, il comune, la regione, però è roba da sottobosco, si sa, e per disperazione uno ci può andare. Ma è chiaro che non producono nulla. Sono solo utilizzo di danaro (anche poco), quelle rotelline che fanno funzionare gli apparati burocratici degli assessorati. Però in una città come Roma, in città con un po’ più di fervore, sono occasioni importanti.<br />
<!--more--><br />
Però c’è un atteggiamento <i>ingombrante</I> di tutto ciò che è venuto prima di quest’esperienza per uno dei cosiddetti allievi. Questa è una delle ragioni degli insuccessi dei corsi e dei seminari di scrittura: l’ingombro che ognuno porta e quindi la fatica che fanno a passare certe cose, che in realtà servono per bombardare uno stato di fatto. Uno stato di fatto vi ha portato qua ed evidentemente è legato alla vostra aspirazione a scrivere e a pubblicare.<br />
Che però, per l’appunto, si è determinato in assenza di questa esperienza. Naturalmente, io vengo qui, faccio un intervento solo e questo non può cambiare le cose. Però, ho intenzione di dare una serie di testimonianze, in fondo, nella speranza che queste attivino anche dei cortocircuiti di natura forse anche piacevole lì per lì.</p>
<p>Io alla Scuola Holden di Torino – dove ho insegnato e dove ancora ogni tanto insegno – avevo questa classe di ragazzi che stavano lì due anni (è un master) e li conoscevo, e costruivo via via un rapporto, e mi allargavo anche un po’ nella gestione delle ore. Un giorno mi misi lì a distruggere sistematicamente <i>Smoke</i> perché non mi era piaciuto, non mi era piaciuto strutturalmente. E naturalmente i ragazzi, non per piaggeria, ma per il semplice fatto che seguivo delle correnti, dei corsi, che avevo già preventivamente percorso con altri argomenti, mi seguivano nella distruzione di questo film che in quel momento era uscito e sembrava molto trendy. E poi Paul Auster– parlo di tanti anni fa – era l’autore di culto per tutti quanti. E io, soddisfatto di questa mia azione di demolizione di un film, un potenziale brutto modello che rischiava invece di sedurre molti di questi studenti che erano già sedotti da Paul Auster, finisco. Dopo di me c’è una lezione di Bergonzoni e io rimango perché mi piace Bergonzoni anche se non ci si ricorda mai di quello che ha detto. Andai a bere il caffè, rientrai a lezione iniziata e lui stava facendo un peana di <i>Smoke</I>. Stava ricostruendo tutto quello che io avevo distrutto, da tutta un’altra parte e questi ragazzi erano a loro volta molto attratti da questa ricostruzione di <i>Smoke</I>. L’avessimo fatto apposta non ci sarebbe venuta così&#8230; Allora io ho detto: questa è una buona scuola. [...] È stato un caso, ma una scuola che determina questi casi mette in condizione chi ci si è iscritto a ragionare con la propria testa. [...] La diversità delle voci è uno stimolo fondamentale perché le persone si distanzino dall’ingombro che le ha portate lì. Il caso della Holden, dove sono più compatti, più schiacciati, verso i 22-24 anni, è un insieme di problemi personali: che cazzo faccio con la mia famiglia, con l’università, la finisco, non la finisco&#8230; sono molto omogenei su questo genere di ingombro, che però è un ingombro, no? In altri casi quell’ingombro non c’è perché sono più grandi, però più grandi significa più ingombro: per i cazzi personali, perché stai scrivendo da tot anni e a parte certe pubblicazioni, così, al volo, su riviste&#8230; uno comincia anche a sentire un senso di frustrazione e questo può incarognire la qualità dell’attenzione perché poi può capitare che passi di lì (non c’è bisogno di Bergonzoni) chiunque per dare un contributo. E se viene ascoltato con la mente pulita può dire quella frase chiave (è molto probabile che la dica) per la penetrazione – questa volta veramente efficace &#8211; nel garbuglio che ti ha frenato.</p>
<p>Perché c’è poco da fare: siccome non c’è nessun’altra maniera di concepire il lavoro che non sia scrivere&#8230;non c’è un altro modo per pubblicare libri che non sia scrivere, uno deve scrivere, ok?&#8230; vabbè, fai il corso, fai il seminario, vai alle presentazioni, vai alle lezioni dei grandi scrittori, partecipi a delle cose, magari tangenti tipo, non so, produzioni teatrali e cose del genere, però poi si deve scrivere. La cosa fondamentale che anche un corso di scrittura alla fine può fare è rafforzare l’apparato che tiene su la scrittura, che è la mente, la sensibilità. Cioè ripulirlo anche un po’ da quegli ingombri, da quelle calcificazioni che spesso mutilano la capacità. E questo vale sia per chi non ha pubblicato niente sia per chi ha pubblicato venti libri. Insomma, il problema è che tu hai un potenziale, non conosci qual è il limite di questo potenziale, puoi aver avuto più o meno fortuna, più o meno incoraggiamenti, ma poi finisci sempre per andare in crisi.</p>
<p>Sei in crisi all’inizio quando scrivi e non pubblichi, poi sei felice perché t’hanno pubblicato, poi sei di nuovo in crisi perché t’hanno pubblicato ma non ti caca nessuno, poi sei di nuovo felice perché ti hanno cacato, poi sei infelice perché non sai più che cazzo scrivere te. Sei felice perché hai avuto un grandissimo successo e poi sei infelice perché non riesci a concepire di essertelo meritato. Io conosco gente che al primo libro, PUM, ha fatto un botto vero, tipo, non so, Brizzi e che poi è andato in crisi. Perché sono persone intelligenti, perché visto che ce la cerchiamo con il lumicino le ragioni per soffrire, ecco, quella è una buona ragione per soffrire. [...] Quindi alla fine non si scappa, il problema è sempre lo stesso: liberarsi di quell’ingombro lì. Perché l’ingombro ce l’hai. Hai avuto fortuna? Quella fortuna è un ingombro. Hai avuto scalogna? Quella scalogna è un ingombro. Non hai tempo per scrivere perché devi lavorare perché non c’hai i soldi? Quello è un ingombro. Però, lì non ci sono corsi che ti insegnino come fare. Sei tu che devi farlo. È proprio una questione di forza e di peso specifico che si dà allo scrivere rispetto alle altre cose. Se si concepisce che quelle altre cose, gravi, serie quanto si vuole, sono in grado di impedirti di scrivere, di impedirti di pubblicare, sei bello che fottuto. Non devono essere in grado di impedirti niente, queste cose. Le cose condizioneranno, condizioneranno il tuo modo di scrivere, magari anche quello che scrivi. Però questo è un equilibrio, diciamo un’alchimia mentale, direi anche di spirito, che potete controllare soltanto voi. Non è possibile&#8230;non ci sono strumenti, ecco, strumenti che vi possano essere dati per controllare queste cose se non c’è prima la profonda convinzione che quello è il lavoro principale dello scrittore, cioè tenere pulito il proprio potenziale. Tutti gli ingombri, che, ripeto, sono più che legittimi – la donna v’ha lasciato, i cazzi, i soldi, la monnezza, quello che volete – però se comincia questa roba a intaccare la vostra capacità di avvicinarvi al limite, di spingervi verso il vostro limite, sono scuse, sono ottime scuse per non farcela, per dire: vabbè, <i>a me m’ha rovinato ‘a guera</I>, come diceva Sordi. Tutti quanti abbiamo una guerra che ci può rovinare, non è una buona ragione. E da qui consegue quella che forse è l’unica massima che io mi sento di&#8230; qui come davanti a cento persone&#8230; mi sento di prendermi la responsabilità di pronunciare.</p>
<p>Anche perché io mi appoggio su una sponda forte che è Carmelo Bene, il quale diceva, per il suo specifico, di volta in volta scagliandosi sulla partner, sull’attrice che lavorava con lui&#8230; Nello specifico era Elisabetta Pozzi (ma lo faceva con tutte) perché nell’<i>Adelchi</I>, Elisabetta Pozzi, Ermengarda, recita a memoria. Era nel camerino tutto sudato, incazzato come una biscia, e diceva: i dilettanti recitano a memoria, i professionisti leggono. Poi aggiungeva anche, diciamo, epiteti. Però voi capite bene che quella roba lì è immediatamente comprensibile, io capisco immediatamente che ha ragione. Però non ci sarei mai arrivato a formularla in quel modo. La differenza fra Elisabetta Pozzi e Carmelo Bene nello stesso <i>Adelchi</I> era quella tra il <i>professionista</I> e il <i>dilettante</I>. </p>
<p>Io mi sento di poter dire che quando soffrono, i professionisti, smettono di scrivere, e i dilettanti si mettono a scrivere. Ovviamente alle volte ci son momentacci in cui si produce proprio un vento contro, doloroso. Allora lì il professionista – e non vuol dire che il professionista viene pagato, il professionista alla fine verrà pagato, per forza: è un professionista – ma il professionista questa cosa non la tocca: questa roba è la mia vita , è la mia professione addirittura, se perdo questo perdo tutto. Il professionista lì si ferma, lotta con questo vento, risolve, per quel che può, o vi è travolto, se non riesce a risolvere i problemi, poi, dopo, quando questo momentaccio è passato, scrive. Il dilettante, invece, BUM, subito prende questo flusso di merda che gli arriva addosso, e, per terapia, per consolarsi, per reggere meglio l’urto e illudendosi addirittura che questo nobiliti il suo gesto, scrive. In quel modo tu dài un imprinting alla tua natura di scrittore che non ti rappresenta. E ti porti appresso, anzi addirittura ci lavori&#8230;è come lavorare con una penna con un macigno sopra e scrivere con ‘sto macigno. Ti porti dietro questo ingombro addirittura nella pagina, addirittura dai alla pagina che scrivi, e che chissà perché io dovrei leggere, gli dai addirittura il compito di guarirti, di farti star meglio, di lenire il tuo dolore, alla scrittura o all’arte, diciamo, terapeutica. L&#8217;arte terapeutica c&#8217;è: è per i dilettanti, quelli che oggi lo fanno e domani non possono più farlo perché hanno vinto il concorso alle poste e non possono più scrivere, più recitare, più dipingere. Allora sì: scrivete quando state male. Se il vostro approccio alla letteratura è di tipo dilettantistico, ma ripeto&#8230; ci sono dei dilettanti straordinari in questo senso qua, proprio per la freschezza, la prontezza con cui trasferiscono nella loro arte quello che stanno vivendo. Il professionista si protegge, perché si deve proteggere, perché è oggi, è domani, dopodomani, è sempre. Non puoi permetterti di caricare su un momento molto difficile tutto lo stress che consegue a un lavoro letterario. Perché, ok, scrivi, ti alleggerisci del peso perché l’hai trasformato in scrittura, l’hai trasformato in una storia, ti sei preso le tue rivincite, hai mescolato le cose – come diceva Sartre: «la letteratura è dove chi perde vince» – chi perde vince, e uno già sta meglio. Te lo puoi permettere dopo quello che stavi passando mentre scrivevi, quello che stai forse ancora passando, con un speranza aggrappata a questo manoscritto – te la puoi permettere tutta l’altra merda che ti arriva per il fatto che hai scritto? O ti spazza via?</p>
<p>E adesso? Siamo sempre lì: perché io dovrei leggere quello che hai scritto? Perché la gente dovrebbe correre in libreria a leggere quello che avete scritto anche ove ve l’abbiano pubblicato? Allora lì sono botte vere. Perché uno non si è protetto. Ma addirittura proprio nel momento vulnerabile, nel momento di maggiore difficoltà è andato a rischiare su una cosa dove si sente ancora più male. Perché si sente più male. Allora bisogna che dentro di voi – se non ve l’hanno detto ve lo dico io, (se v’hanno detto il contrario bene, farà l’effetto Bergonzoni) – bisogna che voi ve lo diciate se il vostro approccio alla letteratura è di tipo dilettantistico o professionistico, nel senso che ho detto io. Poi, ci sono dei dilettanti che guadagnano molto di più dei professionisti, non è una questione di soldi. Se mi avete inteso, è una questione di approccio. Cioè, uno che dice «io sono professionista e dunque leggo, l’<i>Adelchi</I> lo leggo. Ma che cazzo me l’imparo tutto a memoria. Lo leggo! Non sono gli strumenti del mestiere, la memoria, la mnemonica&#8230; sta scritto là. Perché devo riportare a memoria una cosa che sta scritta lì? Io leggo, perché sono un professionista, perché la battuta non la perderò mai se io la leggo». Anche solo per questo, mentre te puoi essere bravo quanto ti pare, ma c’hai i cazzi tuoi; vuoto, non ti viene la battuta. E allora c’è il mestiere, quell’altro ti dà la battuta, ti aiutano i guitti, la compagnia cantante, tutti insieme affiatati. Il cazzo! Quello è l’<i>Adelchi</I>. Elisabetta Pozzi non poteva leggere, non accanto a Carmelo Bene. Veniva spazzata via. Lei doveva sfaccendare, almeno quello, perché lui essendo handicappato, praticamente morto, non poteva muoversi, allora tutto quello che non poteva fare Carmelo lo faceva lei. Ma lei era dilettante. Eppure si tratta di una delle attrici di teatro più affermate. Non è certamente in cerca di lavoro Elisabetta Pozzi, ma di fronte a Carmelo Bene, su un testo come l’<i>Adelchi</I>, lì viene fuori la natura del tuo rapporto con, in quel caso, appunto, il teatro. Stai a fare <i>Adelchi</I>, l’<i>Adelchi</I> l’ha scritto Alessandro Manzoni, sta scritto su un libro che si chiama <i>Adelchi</I>, Carmelo Bene legge e te no, non te la senti.</p>
<p><b>uno studente</B>: Gassman non leggeva, magari. In un caso del genere Gassman non avrebbe letto.<br />
Sì, però te sei con Carmelo Bene che legge. Non è una follia. No! Se il tuo mentore, in questo caso Gassman, ti dice <i>non leggere</I> allora non leggi. Ma se quello ti dice <i>leggi</I> e te non te la senti, lui ha tutto il diritto di dire: dunque, la differenza tra me e lei è che lei è una dilettante e allora recita a memoria. Qui non è la stessa cosa.</p>
<p>È noto che la letteratura, la poesia, trattano il dolore, lo trattano, lo penetrano, lo affrontano, lo rappresentano, a volte addirittura lo spiegano. Ci sono sofferenze che vengono capite leggendo certi libri e mentre le vivi non le capisci. E mentre le leggi dentro dei libri che spesso per questo sono chiamati classici ti viene chiaro perché. Perché il risultato di queste operazioni umane è la sofferenza. Quando le vivi non lo capisci. Quindi la sofferenza, il dolore, sono materia prima, sono risultato, sono prodotto. È proprio una specie di ciclo che parte dalla sofferenza e arriva alla sofferenza, con i personaggi che soffrono, con l’autore che soffre insieme ai personaggi, per i cazzi suoi, per i cazzi dei personaggi, perché si deve immedesimare, perché deve comunque immaginarle certe sofferenze se non le ha vissute. Allora, siccome ci leggiamo tante sofferenze, scrivere perché si soffre, addirittura aumentare la dose, buttarsi lì perché è un momentaccio, è molto rischioso, e un professionista questo rischio non lo corre. Il professionista sta zitto, sta fermo, e cerca di risolvere le cose, almeno alcune delle cose, che gli fanno soffiar contro tutto ‘sto vento. Perché poi quando prendo la penna in mano non voglio il macigno, perché poi quella roba condiziona, non c’è niente da fare.</p>
<p>Certo, però da quello si parte e si parte veramente se si è allievi. Voi siete davanti a uno che ha avuto più fortuna di voi, che è andato più avanti di voi, ha avuto più esperienza di voi, ha lasciato lo stato dilettantistico obbligatorio dell’inizio, si è scontrato con questo dilemma: ma sono un dilettante o sono un professionista? E sono cazzi suoi, va avanti – mentendo a se stesso o no, sono sempre cazzi suoi – però poi lui passa di lì, viene lì e dice delle cose. Se voi foste capaci di essere così sgombri davanti a chiunque allora a quel punto veramente il primo stronzo che viene qua vi può giovare, può farvi assimilare le cose che vi ha detto. Esattamente come sono state assimilate le cose che io ho detto contro Smoke e cioè con la capacità di ripristinarle due ore dopo, subito, perché passa un altro stronzo che dice il contrario. Cioè dare neutralità alla vostra mente, allora queste esperienze servono. Servono molto di più di quanto non si pensi e non tanto perché vi danno la possibilità di approcciare un certo ambiente.</p>
<p><i>Continua</I></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Emma Bonino: umiliante l'immagine della donna trasmessa dalla tv italiana]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/27/emma-bonino-umiliante-limmagine-della-donna-trasmessa-dalla-tv-italiana/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 00:36:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il ruolo dei media è fondamentale da Apcom 26 novembre 2009 Il ruolo dei mezzi di comunicazione è fo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><img class="alignright" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/02/21/482f37f8cfc4c_normal.jpg" alt="" width="333" height="286" />Il ruolo dei media è fondamentale</h3>
<p>da Apcom <em>26 novembre 2009</em></p>
<p>Il ruolo dei mezzi di comunicazione è fondamentale in ogni campagna; in Italia, dove secondo gli studi l&#8217;80% delle opinioni si fonda su quanto si apprende in tv, è cruciale considerare i media quando si cerca di cambiare la percezione della violenza contro le donne. Lo ha sottolineato oggi<strong> Emma Bonino</strong>, intervenendo al convegno «<em>Millennium development Goal 3 and the role of the media</em>» in Campidoglio, che vede numerosi interventi di esperti internazionali dedicati alla violenza sulle donne e al ruolo dei mezzi di comunicazione. Bonino ha ricordato che queste due settimane iniziate ieri a livello internazionale coincidono con «il 30esimo anniversario della convenzione sull&#8217;eliminazione di ogni discriminazione nei confronti delle donne». <!--more--></p>
<p>«Trovate in me qualcuno che ritiene che la base stessa della democrazia risiede nella comunicazione» ha osservato la vicepresidente del Senato. «Gli studi dimostrano che in Italia l&#8217;80% circa si forma un&#8217;opinione dalla televisione e non fa differenza fra tv pubblica, privata, satellitare, mentre in altri paesi la radio e Internet hanno impatto». <strong> </strong></p>
<p>Questi strumenti non sono neutri, osserva Bonino, e in Italia lo si vede dall&#8217;immagine al femminile che viene trasmessa dai media:<strong> «umiliante per molti versi, molto semplicistica, in cui sono previsti essenzialmente solo due ruoli: la donna angelo del focolare o la donna apparenza, tertium non datur. E questo è drammatico sia per la percezione delle donne di se stesse sia per la percezione che viene trasmessa ai giovani maschi adulti di questo paese»</strong>.</p>
<p>Drammatica risulta dunque «la forza di pervasività di questo strumento che ogni sera si infila in milioni di famiglie, in milioni di case». Ricordando la sua campagna contro le mutilazioni genitali femminili, Bonino ha sottolineato come sia stato importante in Africa prendere in considerazione l&#8217;aspetto della comunicazione, anche se le reazioni scatenate non erano necessariamente positive.</p>
<p>«Il ruolo dei media &#8211; ha concluso &#8211; non è né marginale né complementare. <strong>Il ruolo dei media è l&#8217;essenza della percezione di una campagna e della divulgazione di un messaggio, che vuol dire che il messaggio viene discusso, non vuol dire automaticamente accettato</strong>».</p>
<p>Il sito della conferenza: <a href="http://www.ips.org/mdg3/mdg-3-and-the-role-of-the-media-ips-seminar-in-rome-on-november-26/"><strong><em>Millennium Development Goal 3 and the Role of the Media</em></strong></a></p>
<p>organizzato da <a href="http://www.ips.org/institutional/"><strong>IPS &#8211; Inter Press Service</strong></a> <em>- Journalism and Communication for Global Change </em></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:110px;width:1px;height:1px;"><em>Millennium development Goal 3 and the role of the media</em>»</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dal sito di Michela Murgia: Maschi, cose del genere  ]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/26/dal-sito-di-michela-murgia-maschi-cose-del-genere/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:56:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il femminismo non è un cappotto vintage: basta col modello di donna come eterna promessa erotica di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><img class="alignleft" src="http://www.comune.firenze.it/leggerepernondimenticare/bio15/murgia.jpg" alt="" width="333" height="250" />Il femminismo non è un cappotto vintage: basta col modello di donna come eterna promessa erotica</h3>
<p>di Michela Murgia</p>
<p>Io sono sinceramente grata a Silvio Berlusconi. Senza le sue gaffes cialtrone con donne di ogni circostanza, senza l’imposizione televisiva di una estetica femminile da cabina di camion e soprattutto senza l’esiziale senso dell’umorismo di cui Rosy Bindi ha potuto apprezzare in diretta le sottili sfumature, la mia generazione avrebbe continuato a trattare il femminismo alla stregua di un cappotto vintage, convinta che avesse già esaurito la sua ragion d’essere.  <!--more-->Invece il presidente del Consiglio, benché senza alcun merito di volontà, ha riacceso l’attenzione trasversale di migliaia di persone su un certo modo di pensare alla donna, e sulla concezione distorta del corpo e del ruolo femminile che ci sta dietro; pertanto tutti possiamo essere contenti se oggi si sono moltiplicate le proteste, le raccolte di firme, le riflessioni nei dibattitti, televisivi e non, sui forum web, a scuola e sui tram. Personalmente sarei anche più contenta se tutto questo non si fermasse ad espressione epidermica di fastidio tra una puntata di Uomini e Donne e un gossip su Corona e Belen, ma se serve per cominciare mi adatto. Quello a cui non mi adatto è che, anche a questo giro di indignazione, al conteggio mi manca il maschio.</p>
<p>Non che gli uomini non si stiano esprimendo con chiarezza contro la discriminazione della donna, anzi. Il fatto è che in questa storia dei generi tutti concentrano l’attenzione e la protesta esclusivamente su quello, come se davvero l’imposizione dei modelli di genere fosse una “questione femminile”. Partendo tutti da quella convinzione, poca o nessuna riflessione viene fatta sul lato maschile della medaglia, e sul fatto che ad ogni modello invivibile di donna corrisponda un contrappeso per l’uomo altrettanto pesante da sostenere. Al falso della donna candida e indifesa, la Rosa Mystica che il ministro Carfagna ha voluto come metafora del genere femminile nello spot contro la violenza, deve corrispondere per forza il falso del difensore senza macchia, forte e coraggioso, paradossalmente proprio quel “soldato per ogni bella ragazza” che Berlusconi lamentava di non poterci mettere a disposizione. In quel quadro di falsi il posto vuoto è per Rambo, o per la sua declinazione padana in ronda. Al falso della donna televisiva senza difetti, bellissima e sensuale promessa erotica, corrisponde inevitabilmente il falso dell’uomo sempre all’altezza della situazione, sia nel fisico che nella prestazione. Interi TIR di pastiglie blu viaggiano sulle strade incontro a questa illusione. Al falso della donna in carriera, assente dai consigli di amministrazione reali, ma presente negli  spot in cui vogliono venderci qualcosa per cui noi valiamo, corrisponde il falso dell’uomo performer che non sbaglia un colpo e che ha successo e soldi, perché ovviamente nessuna manager che si rispetti si accontenterebbe di qualcosa di meno. Se invece l’uomo normale ha a malapena i soldi per offrire un aperitivo dopo l’ufficio, è probabile che preferisca cenare da solo a pane e inadeguatezza.</p>
<p>È vero che come donna sono stanca di vedermi rappresentata come Rosa Mystica dalla stessa cultura che mi mette in tv a fare il balletto in tanga sotto la doccia, ma da uomo sarei altrettanto stanca di vedermi proposto solo come idiota palestrato, pronto a tutto per un decoder, con un’auto in linea con questi standard virili e l’occhio di falco predatore sulla prima Rosa Mystica che passa. Una fatica immane, oltrettutto. Gli uomini che si oppongono ai falsi modelli femminili stanno lottando anche per la sopravvivenza della loro normalità, qualcuno dovrebbe dirglielo.</p>
<p><em>Vai all’articolo originale sul <a href="http://michelamurgia.altervista.org/content/view/406/2/">sito della scrittrice</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Prima conferenza regionale sull'immigrazione ]]></title>
<link>http://immigratoamico.wordpress.com/2009/11/25/prima-conferenza-regionale-sullimmigrazione/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:42:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>immigratoamico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Due giorni in cui si parlerà di immigrazione, diritti, accoglienza ed integrazione. A Cosenza ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Due giorni in cui si parlerà di immigrazione, diritti, accoglienza ed integrazione. A Cosenza &#8211; informa una nota dell&#8217;ufficio stampa della Giunta regionale &#8211; martedì 1 e mercoledì 2 dicembre, si terrà &#8221;Migranti&#8217; la prima conferenza regionale sull&#8217;immigrazione, promossa dalla Regione Calabria che conferma il suo impegno a favore di una gestione solidale, lungimirante e produttiva del fenomeno migratorio. Il Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia e la Casa delle Culture ospiteranno l&#8217;iniziativa, fortemente voluta dal Presidente della Regione, Agazio Loiero, e dall&#8217;Assessore alle Politiche sociali, Mario Maiolo. L&#8217;iniziativa sarà presentata ufficialmente lunedì 30 Novembre alle ore 12, nella Casa delle Culture a Cosenza, nel corso di una conferenza stampa.<br />
Nei due giorni di incontri si parlerà di prospettive dell&#8217;immigrazione, della situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, di mediazione culturale e processi d&#8217;integrazione, con interventi e dibattiti che vedranno protagonisti amministratori, operatori sociali, esperti, rappresentanti delle istituzioni, della Chiesa e delle forze sociali. Previsti, fra gli altri, gli interventi del Presidente della Regione, Agazio Loiero, dell&#8217;Assessore alle Politiche sociali Mario Maiolo e del Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio. Al centro della discussione, ovviamente, la legge regionale in materia di richiedenti asilo e rifugiati che ha suscitato l&#8217;attenzione e l&#8217;apprezzamento delle istituzioni nazionali e internazionali per la modernità e la capacità di fondere l&#8217;anima solidaristica con una gestione pragmatica e positiva del fenomeno. &#8221;Un&#8217;iniziativa importante &#8211; ha dichiarato l&#8217;Assessore Maiolo &#8211; che testimonia l&#8217;attenzione speciale da parte della Regione nei confronti di un tema cruciale per il nostro presente e per il futuro. Questi due giorni serviranno a fare il punto sullo stato delle cose in Calabria, che in tema di immigrazione si è dotata di una legge davvero lungimirante, ed a discutere di ciò che ancora si può e si deve fare&#8217;. </p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ci scrivono - Chi è il maestro del lupo cattivo?]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/25/ci-scrivono-chi-e-il-maestro-del-lupo-cattivo/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:45:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pubblichiamo come contributo alla discussione un intervento arrivatoci via mail da Ico Gasparri Care]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><a href="http://www.icogasparri.net/"><img class="alignleft" src="http://www.exibart.com/profilo/imgpost/rev/800/rev50800%281%29-ori.jpg" alt="" width="294" height="245" /></a><em><em>Pubblichiamo come contributo alla discussione un intervento arrivatoci via mail da Ico Gasparri<br />
</em></em></h3>
<p>Care Amiche<br />
alla quarta mail che ricevo sul silenzio degli uomini mi permetto di fare con spirito positivo una piccola segnalazione con qualche domanda:</p>
<p>siete davvero sicure di conoscere abbastanza il mondo degli uomini italiani?<br />
siamo davvero tutti uguali?<br />
siamo davvero tutti zitti?<!--more-->Non mi sembra giusto che delle giornaliste ignorino la realtà che le circonda o che tacciano su significativi segnali che sono sempre esistiti.</p>
<p>Ecco, finite le domande vi mando, ancora una volta (perché molte di voi l&#8217;hanno sempre ricevuto in passato), l&#8217;invito a visitare una mia mostra di fotografie che si inaugura domani pomeriggio nella sua undicesima – ripeto undicesima – edizione presso lo Sportello Donna di Bresso dal titolo – che forse qualcuna di voi meno distratta avrà sentito in questi ultimi 20 anni – Chi è il maestro del lupo cattivo?</p>
<p><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/2000_388_02.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-570" title="2000_388_02" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/2000_388_02.jpg" alt="" width="337" height="253" /></a>Aggiungo, in qualità di presidente dell&#8217;Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista – di cui non mi risulta nessuna di voi abbia dato notizia finora sulla stampa – che il 20% dei nostri soci e firmatari sono uomini e sono molto spesso più coscienti sui problemi del sessismo in comunicazione rispetto a tante donne che tutti i giorni intervisto sull&#8217;argomento.</p>
<p>Non essendo, ovviamente, questione di supremazia di un genere sull&#8217;altro, vi inviterei a guardare in futuro a questa fascia non marginale della società italiana con maggiore attenzione, rompendo questo muro inspiegabile di silenzio che esiste.</p>
<p>Se c&#8217;è un problema di cui il mio lavoro ha sofferto in questi ultimi 20 anni – ripeto 20 anni – è stato proprio il silenzio totale delle giornaliste, eccezion fatta per alcuni casi sporadici tra i quali cito i nomi di Assunta Sarlo, Silvia Ballestra, Carla Cotti. Per il resto silenzio.</p>
<p>Allora ricominciamo da qui: diamo risalto – grande risalto – agli uomini che si battono per questa lotta sui diritti delle donne. Invece di invitare alle conferenze al circolo della stampa i leghisti maschilisti e dar loro la parola, provate ad invitare uomini che lottano. Vi assicuro che sul pubblico avrà un effetto migliore.</p>
<p>Sempre pronto a collaborare, una volta caduto il muto del silenzio, vi abbraccio adelficamente, cioè come una sorella e un fratello insieme</p>
<p><em><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/2007_78208.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-572" title="2007_782,08" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/2007_78208.jpg" alt="" width="337" height="266" /></a>Ico Gasparri<br />
</em>artista sociale &#8211; fotografo<br />
<a href="http://www.icogasparri.net">www.icogasparri.net</a><br />
<a href="http://icofotografico.blogspot.com/">http://icofotografico.blogspot.com/</a></p>
<p><a href="mailto:pcps@fastwebnet.it">pcps@fastwebnet.it</a><br />
<a href="http://www.protocollocontrolapubblicitasessista.it">www.protocollocontrolapubblicitasessista.it</a><br />
Cod. Fisc. 97535750158<br />
IBAN: IT82 I056 9601 6230 0000 3242 X33<br />
conto intestato ad<br />
Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista<br />
c/o Banca Popolare di Sondrio</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.protocollocontrolapubblicitasessista.it/images/logo.gif" alt="" width="875" height="78" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ci scrivono - Donne della realtà e donne dei media: perché donne contro?]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/25/ci-scrivono-donne-della-realta-e-donne-dei-media-perche-donne-contro/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:20:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pubblichiamo come contributo alla discussione un intervento arrivatoci via mail da Alba Mileto Donne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><em>Pubblichiamo come contributo alla discussione un intervento arrivatoci via mail da Alba Mileto</em></h3>
<p><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/foto-di-liliana-07.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-539" title="foto di Liliana Barchiesi - http://www.storiadidonne.it/" src="http://donnedellarealta.wordpress.com/files/2009/11/foto-di-liliana-07.jpg" alt="" width="299" height="225" /></a>Donne della Realtà, complimenti per aver avviato un dibattito necessario ed urgente. Tuttavia, mi permetto di fare alcune considerazioni che, spero, possano essere ulteriore spunto di riflessione.</p>
<p>Vi state giocando tutto sull&#8217;antitesi. Sappiamo che questo approccio non paga neanche in politica e le donne dei media, in fin dei conti, non sono meno reali delle donne della realtà.<!--more-->Il problema, piuttosto, è che le donne presenti nei media, appartengono soltanto a due modelli femminili, mi verrebbe da dire piuttosto a due aspetti dell&#8217;identità femminile &#8211; femmina/seduttrice o materna/familiare &#8211; aspetti, che, di fatto, ci definiscono, in parte, anche nella vita reale. La verità è che, salvo rare eccezioni, i media in genere e la pubblicità televisiva e della carta stampata veicola quasi esclusivamente questi modelli spingendoli fino all&#8217;estremo, all&#8217;improbabile, come non accade nella realtà, in una riduzione semplicistica, esasperata e distorta. E&#8217; forse ancora un retaggio della visione della donna in un&#8217;ottica mitologica, che fa leva su di un vecchio dualismo mai superato.</p>
<p>E, spesso, sono proprio le donne, inconsapevolmente e non, che si rendono &#8220;complici&#8221; di questi meccanismi, alimentando, di fatto, il fenomeno.<br />
Se poi si aggiungono le esigenze commerciali della pubblicità e la religione dei numeri auditel dei programmi televisivi e, in particolare, della tv commerciale, è facile capire quanto possa essere titanico il solo tentativo di voler sfidare questo sistema attraverso un corpo a corpo. Quindi, dobbiamo trovare un&#8217;altra strada.</p>
<p>Alcuni tra i più antichi e abili strateghi di guerra avevano capito l&#8217;efficacia di manovre difensive e di attacco laterali e, apparentemente, non finalizzate.<br />
Certo è una strada più lunga e necessariamente più difficile, ma dobbiamo uscire da questo corto circuito. Si tratta, pertanto, a mio avviso, di affermare e comunicare un nuovo modello femminile, inserito in un contesto culturale che tenga conto anche delle competenze delle donne, e che non debba però necessariamente passare attraverso la negazione tout-court di quei valori che sono propri dell&#8217;identità femminile, solo perché troppo spesso maltrattati ed abusati fino a perderne il significato.<br />
Suggerisco quindi un percorso propositivo, non &#8220;contro&#8221; ma a favore di nuove istanze, proposte non attraverso la rabbia ed il risentimento ma attraverso la passione e l&#8217;entusiasmo dei nostri momenti migliori. Insomma, una ventata di freschezza. Per noi ormai donne, per tutte le bambine, le adolescenti come mia figlia Stella e le giovani di oggi che saranno donne del domani.</p>
<p><strong>Senza segno politico ma soggetto sociale</strong><br />
L’affermarsi di un nuovo modello culturale, perché è di questo che stiamo parlando, non dovrebbe, secondo me, diventare patrimonio culturale di una singola parte politica. E’ un progetto di natura trasversale che dovrebbe coinvolgere tutte le donne ovunque esse si trovino e diventare un autorevole soggetto sociale con una forte e riconoscibile identità. Ed anzi,diventare interlocutore e punto di riferimento per il mondo politico al di sopra di qualsiasi tentativo di strumentalizzazione e attraverso una lucida e determinata autonomia culturale tesa alla partecipazione.</p>
<p>Anche in questo caso, evidentemente non deve valere il principio del &#8220;contro&#8221;. Forse questa è la parte più difficile, la tentazione è forte, siamo tutte figlie di Eva.<br />
Quindi, nessun segno politico per comprenderli tutti.  In quest’ottica, se mi posso permettere, avrei scelto una sede alternativa alla sede romana per il forum di discussione &#8211; la Casa delle Donne &#8211; una sede più “neutrale”, che potesse accogliere anche chi è rimasto sulla porta o addirittura a casa. Una volta consolidatosi a livello nazionale, il nuovo soggetto sociale dovrebbe confrontarsi anche a livello internazionale aprendo una finestra di dialogo con le donne e con i media stranieri.</p>
<p><strong>Temi delicati</strong><br />
Gestire questo progetto significa anche, a mio avviso, dover fare chiarezza su almeno due questioni fondamentali rispetto alle quali è necessario assumere una posizione definita e riconoscibile. Da un lato il rapporto con l’ala femminista storica che, forse sbaglio, ma percepisco piuttosto resistente alla condivisione del tema e dall’altro, non ultimo, il rapporto con l’universo maschile. Sono entrambi temi molto, molto delicati che richiedono un’attenta analisi e valutazione, anche in termini di opportunità; trascurarli o ignorarli potrebbe essere un passo falso.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Comunicare le Donne della Realtà</strong><br />
Dobbiamo renderci visibili. Questo progetto, a mio avviso, dovrebbe vedere il coinvolgimento di tutte le donne, di ogni estrazione, razza, religione, provenienza, ambito lavorativo e familiare che condividano questi valori. Inoltre, il dibattito che ne scaturirà dovrebbe uscire dalle stanze chiuse dei “pensatoi” attraverso un confronto diretto ed aperto teso ad assicurare il più ampio consenso possibile delle donne su temi comuni.</p>
<p>Riposizionare correttamente il nuovo modello femminile significa intraprendere un percorso culturale e successivamente attivare una serie di iniziative e azioni mirate ad accrescerne la visibilità &#8211; appelli di adesione, relazioni con i media tradizionali (interventi in programmi televisivi, radiofonici, servizi su stampa e testate femminili) e social media, organizzazione di eventi speciali e concerti, e perché no, anche azioni creative e di provocazione.</p>
<p>Potremmo pensare anche di ridare dignità e nuovi contenuti alla Festa della Donna l’8 Marzo per una grande partecipazione ed un sicuro ritorno anche di copertura stampa. Sarebbe un bel debutto in società.</p>
<p>E’ ugualmente importante segnare il punto di partenza di questo percorso anche allo scopo di monitorare auspicabili risultati, attraverso una fotografia dell’attuale situazione-osservatorio media, analisi della pubblicità, mappatura della realtà femminile e di esponenti di spicco nell’ambito del mondo della cultura, dell’imprenditoria, del lavoro, della politica, del mondo accademico, dello spettacolo, della società civile e della scuola, individuazione delle forze alleate anche nei media, monitoraggio della situazione internazionale.</p>
<p>Queste sono solo brevi note buttate giù a caldo sull’onda emotiva all’indomani dell’assemblea romana e dell’appello sulla stampa dei giorni scorsi, avrei molto da aggiungere ma per il momento mi fermo qui. Come donna, come madre di figlia femmina e come donna che si occupa di comunicazione, vedo un’immensa potenzialità in questo dibattito, non sprechiamolo. Grazie per avermi seguito fin qui, sarei felice di avere un vostro commento<br />
<em>Alba Mileto</em></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Le donne contro la violenza]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/25/le-donne-contro-la-violenza/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 06:00:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma 4 dicembre prossimo, alle 9.30, nella Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo, Ufficio di Ro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Roma 4 dicembre prossimo, alle 9.30, nella Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo, Ufficio di Ro]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il ministro Alfano ed il processo "interruptus"]]></title>
<link>http://guidomelis.wordpress.com/2009/11/24/il-ministro-alfano-ed-il-processo-interruptus/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:02:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>guidomelis</dc:creator>
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<description><![CDATA[19.11.2009 Intervento in aula sulla question time del PD Signor Presidente, signor Ministro, noi sia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[19.11.2009 Intervento in aula sulla question time del PD Signor Presidente, signor Ministro, noi sia]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Trasformazioni istituzionali e sistema degli archivi]]></title>
<link>http://guidomelis.wordpress.com/2009/11/24/trasformazioni-istituzionali-e-sistema-degli-archivi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:55:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>guidomelis</dc:creator>
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<description><![CDATA[20.11.2009 Relazione alla Conferenza Nazionale degli archivi, sessione &#8220;Fare poli&#8221;, Bolo]]></description>
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<title><![CDATA[“Sinistra ecologia e libertà ci sarà! Alle regionali nessuna subordinata.”]]></title>
<link>http://sinistragenova6.wordpress.com/2009/11/24/%e2%80%9csinistra-ecologia-e-liberta-ci-sara-alle-regionali-nessuna-subordinata-%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 17:23:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>circolo6dicembre</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le dichiarazioni al Secolo xix di Mauro Gradi ( segretario reg. Psi) necessitano di alcune chiare pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Le dichiarazioni al Secolo xix di Mauro Gradi ( segretario reg. Psi) necessitano di alcune chiare precisazioni, di merito e di metodo. (<a href="http://sinistraelibertaliguria.com/wp-content/uploads/2009/11/articolo_gradi.jpg">Clicca qui per leggere l’articolo</a>)</p>
<p>Premetto che (per carità di patria), non invierò assolutamente questa breve nota ai mezzi d’informazione, onde evitare che si parli di noi solo in relazione a bislacche alchimie politiciste.</p>
<p><strong>Il percorso finalmente è chiaro: 19 e 20 dicembre assemblea costituente, con approvazione del simbolo definitivo  “Sinistra Ecologia Libertà”. Per me con quello si va alle regionali liguri</strong>.</p>
<p><span style="color:#333333;font-family:arial, helvetica, verdana, sans-serif;line-height:16px;font-size:12px;"></p>
<div style="margin:0;padding:0;">Sono peraltro certo, che moltissimi compagni socialisti siano dello stesso avviso, sentendosi, con la loro specifica identità, pienamente dentro al percorso di SeL. Il dispositivo approvato dalla segreteria nazionale Psi non inibisce in alcun modo tale scelta, anzi, recita : <em>“Gli organismi territoriali, nell’ambito dell’autonomia statutaria, valuteranno possibili alleanze regionali, tenuto anche conto dell’esperienza delle scorse elezioni europee”.</em></div>
<div style="margin:0;padding:0;"><strong>La cultura socialista è un valore per la nuova sinistra, in Liguria più che altrove</strong>, terra  in cui il Psi è stato fondato e che ha dato i natali a Sandro Pertini, solo per citare alcuni esempi. Questa tradizione non credo possa vivere in vitro, o possa essere funzionale “a recuperare un segmento di elettorato di centrodestra” come suggerisce Gradi.</div>
<div style="margin:0;padding:0;"><strong>Infine vorrei esprimermi sul metodo.</strong> Vedo che si parla d’incontri verso le regionali con “Mps ed Sd”, dimenticandosi fra l’altro Uls e Verdi per Sel. Ora un caffè si prende volentieri con tutti, ma il tema delle elezioni regionali compete al coordinamento regionale di SeL ( che si riunirà a breve )  che rappresenta tutti gli aderenti, non ad una componente o a un’altra, altrimenti si fa solo confusione.</div>
<div style="margin:0;padding:0;">Mi auguro inoltre che il percorso costituente nazionalmente delineato ci permetta di far crescere la nostra vita democratica, facendo della partecipazione il motore di costruzione di SeL.</div>
<div style="text-align:center;margin:0;padding:0;"><em>Simone Leoncini,</em></div>
<div style="text-align:center;margin:0;padding:0;"><em>Sinistra Ecologia e Libertà-Liguria</em></div>
<p></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[I cordoni della borsa tra Brunetta e Tremonti]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/24/i-cordoni-della-borsa-tra-brunetta-e-tremonti/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 23:35:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Questa volta ha ragione Brunetta&#8221; interviene così il coordinatore nazionale della RdB P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;Questa volta ha ragione Brunetta&#8221; interviene così il coordinatore nazionale della RdB P]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Interventi sull’educazione alimentare]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/24/interventi-sull%e2%80%99educazione-alimentare/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 23:16:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[La regione Lazio approva l&#8217;“Avviso pubblico per la realizzazione di interventi formativi ed in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La regione Lazio approva l&#8217;“Avviso pubblico per la realizzazione di interventi formativi ed in]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IMMUNITA']]></title>
<link>http://sinistragenova6.wordpress.com/2009/11/19/immunita/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:40:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>circolo6dicembre</dc:creator>
<guid>http://sinistragenova6.wordpress.com/2009/11/19/immunita/</guid>
<description><![CDATA[La vicenda politica italiana sta nuovamente attraversando una fase di forte fibrillazione per le ten]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">La vicenda politica italiana sta nuovamente attraversando una fase di forte fibrillazione per le tensioni ingeneratesi tra una parte della maggioranza (quella più vicina al Presidente del Consiglio) e la Magistratura, dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del cosiddetto &#8220;Lodo Alfano&#8221;, e la proposta di presentazione di un ddl riguardante una altrettanto cosiddetta &#8220;prescrizione  breve&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">In questo quadro è riapparso il fantasma del pieno ripristino dell&#8217;immunità parlamentare, ridotta nella sua estensione per via referendaria nel momento culminante della &#8220;transizione italiana&#8221; dei primi anni&#8217;90, caratterizzata dall&#8217;implosione del sistema dei partiti &#8220;storici&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">In gioco è la prevalenza tra i due poteri contendenti: il primato della giustizia o il primato della investitura popolare (non a caso si parla già di &#8220;Costituzione materiale&#8221;, nel senso dell&#8217;elezione diretta del Premier poiché, sciaguratamente, è stato concesso di scrivere sulla scheda elettorale il nome del &#8220;presunto&#8221; capo della coalizione, nonostante che i meccanismi di designazione da parte del Presidente della Repubblica e della fiducia da erogarsi da parte di entrambi i rami del Parlamento siano rimasti inalterati).</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Il tema è, come in tante altre occasioni della nostra vita pubblica, quello della corruzione, nel nostro caso un tipo particolare di corruzione non direttamente &#8220;politica&#8221; ma derivante (come nel caso del processo Mills) da quel &#8220;conflitto di interessi&#8221;, che sovrasta come un macigno la realtà della politica  italiana.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Il Presidente del Consiglio rivendica il fatto che, stante la sua investitura diretta, si sia creato nel tempo un consenso di massa attorno all&#8217;inviolabilità della sua figura, almeno nella fase pro-tempore dell&#8217;espletamento della carica.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Si tratta di un fatto relativamente nuovo perché collegato -appunto &#8211; alla copertura di un presunto reato di corruzione.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">I reati di corruzione, infatti, hanno sempre rappresentato il tallone d&#8217;Achille dell&#8217;istituto dell&#8217;immunità.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;"><!--more-->L&#8217;immunità, vale la pena ricostruire un poco di storia, fa parte del patrimonio giuridico europeo &#8211; costituzionale fin dalla costituzione francese del 1791: e l&#8217;idea di un abuso proprio nella direzione dell&#8217;eccesso di immunità è sempre stato legato, contrariamente a quanto sta accadendo oggi in Italia, al deturpamento delle funzioni pubbliche attraverso l&#8217;esercizio della simonia.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Nel periodo risorgimentale la preoccupazione delle forze che sostenevano l&#8217;ancor fragile regime rappresentativo era di assicurare una posizione di intangibilità al gruppo politico al potere, ancora assediato dalle forze ostili.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Senza infingimenti Pasquale Stanislao Mancini dichiarò che il contrasto tra i sostenitori  e detrattori delle immunità nascondeva il contrasto tra i sostenitori del regime rappresentativo e gli &#8220;esagerati fautori della preponderanza del potere esecutivo confidato al monarca ed ai suoi ministri&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Successivamente, però, a causa della giurisprudenza della Camera &#8220;che la più stretta immunità dell&#8217;ufficio ha tradotto  spesse volte nella più ampia immunità della persona&#8221;, l&#8217;immunità venne ad intrecciarsi così strettamente con la protezione del malaffare, che fu considerata &#8220;ripugnante&#8221; dai giuristi della &#8220;scuola democratica&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Sul volgere del secolo lo scontro sociale surrogò l&#8217;esaurirsi della spinta risorgimentale e le immunità trovarono una nuova legittimazione quando vennero applicate ai comportamenti tipici dell&#8217;attività politica di &#8220;massa&#8221;, ma considerati reati: lo svolgimento di pubblici comizi in assenza di avviso all&#8217;autorità di PS, la induzione (mediante pubblico comizio) alla partecipazione di scioperi, qualificata come attentato alla libertà del lavoro; la promozione di pubbliche riunioni provocando &#8220;torbidi e disordini&#8221;; vilipendio alle istituzioni costituzionali dello Stato; incitamento alla disobbedienza alla legge, incitamento alla rivoluzione, ecc,ecc.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">La protezione offerta all&#8217;opposizione antifascista cessò di avere ogni rilevanza dopo il 9 Novembre 1926, quando furono dichiarati decaduti i deputati che avevano partecipato alla secessione dell&#8217;Aventino.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">In forza di questo ricordo, le immunità statutarie furono riprese nella Costituzione Repubblicana, senza particolari discussioni.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">In seguito si sviluppò una giurisprudenza parlamentare che tendeva sistematicamente a negare l&#8217;autorizzazione a procedere, sulla base del carattere politico dei comportamenti incriminati e, quindi, per ciò solo, della loro riconducibilità alla garanzia costituzionale.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Questa giurisprudenza fu sostenuta da un numero di costituzionalisti assolutamente minoritario, che sottolineò che i comportamenti assistiti dalle immunità dovevano essere non tanto quelli strettamente connessi al lavoro delle Camere, ma innanzi tutto quelli con i quali i parlamentari esercitavano la leadership, compresa quella che si esprimeva nell&#8217;organizzazione dell&#8217;attività politica di massa.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Istituto cardine delle immunità veniva così ad essere l&#8217;autorizzazione a procedere, perché era questa la garanzia specificatamente &#8220;dedicata&#8221; all&#8217;attività extra-parlamentare e orientata ad impedire &#8220;che di una tale attività venisse data da parte di organi esterni al Parlamento una valutazione che si sarebbe tradotta in una invasione di potere nella sfera parlamentare&#8221; (Manzella).</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">A fronte di questo orientamento si sviluppò una linea contraria alle immunità in nome dell&#8217;eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Linea che si rafforzò nel tempo, quanto più diminuivano i reati di schietta impronta politica e quanto più aumentavano i reati di &#8220;simonia&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Il momento iniziale della svolta va trovato nel corso della III legislatura (1958-1963), nello scandalo INGIC: scandalo che destò profonda impressione per il numero degli imputati e dei partiti coinvolti e per le motivazioni con le quali la Camera negò l&#8217;autorizzazione, considerando non perseguibile, e dunque legittimando, la corruzione se volta non ad arricchire personalmente il parlamentare, ma a finanziare l&#8217;attività del partito.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Un sintomo particolarmente evidente degli effetti che ebbe tale pronuncia può essere colto nella reazione di Costantino Mortati, che era stato relatore all&#8217;Assemblea Costituente nella discussione sull&#8217;articolo 68 e che ne aveva sostenuto la formulazione estensiva, che definì nel suo manuale &#8220;scandaloso e mostruoso&#8221; tale diniego, e si pronunciò per l&#8217;abolizione dell&#8217;inviolabilità.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Non è qui possibile tracciare la storia degli abusi parlamentari e delle successive tappe della corruzione politica in Italia ( accennando soltanto, sotto questo aspetto, al collegamento con il finanziamento pubblico dei partiti, adottato nel 1974, proprio per fronteggiare questo stato di cose, in presenza di uno scandalo particolarmente esteso come quello dei &#8220;petroli&#8221;) e l&#8217;intreccio con le posizioni di quel costituzionalismo che, a lungo, si sforzò di sostenere l&#8217;utilità residuale dell&#8217;istituto; né seguire le vicende che portarono alla scomparsa dell&#8217;inviolabilità stessa.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Vale la pena ricordare, ancora, come le immunità svolgano una funzione protettiva,c eh è strumentale a garantire quella che potremmo chiamare una funzione &#8220;universalistica&#8221; della rappresentanza.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Le immunità valgono, cioè, ad assicurare la totale libertà del parlamento nella scelta dei comportamenti che realizzano la funzione rappresentativa: comportamenti che comprendono tutti quegli atti che, anche &#8211; o proprio perché &#8211; illeciti, sono giudicati dal parlamento stesso come carichi di un significato simbolico relativi agli sviluppi possibili dell&#8217;ordinamento, e che proprio in quanto tali sono &#8220;rappresentativi&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">E&#8217; da questo punto di vista che il controllo del giudice diventa inammissibile.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Ci troviamo così al cuore delle vicende odierne.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Il Presidente del Consiglio ha sin qui presentato la sua posizione di imputato &#8220;ribelle&#8221; come una posizione propriamente rappresentativa.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Come una posizione che moltissimi cittadini comprendono e condividono, in cui si riconoscono e si vedono rappresentati (anche per via della lunghezza eccessiva nell&#8217;esercizio della giustizia penale e civile, che caratterizza la realtà italiana).</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Ci troviamo, dunque, di fronte a una attività rappresentativa di nuova concezione della legalità, di un modo di intendere le funzioni politiche ed imprenditoriali diverso da quello codificato dall&#8217;attuale ordinamento.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Una concezione supportata da una forte maggioranza che richiede, proprio in quanto rappresentativa di un nuovo ordine, di essere tutelata nell&#8217;inviolabilità per potersi consolidare contro i residui del passato: l&#8217;intreccio con la proposta di presidenzialismo, di investitura diretta dal popolo, è fin troppo evidente.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Ci troviamo,quindi, al centro dello scontro sull&#8217;identità storica della Repubblica.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:small;">Savona, li 19 Novembre 2009</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La lista elettorale, il soggetto politico]]></title>
<link>http://sinistragenova6.wordpress.com/2009/11/18/la-lista-elettorale-il-soggetto-politico/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:39:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>circolo6dicembre</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Fulvia Bandoli Con le poche e confuse informazioni che circolano non è semplice dire qualcosa di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Fulvia Bandoli</p>
<p>Con le poche e confuse informazioni che circolano non è semplice dire qualcosa di sensato sulla vicenda di Sinistra e Libertà. Forse però qualcosa bisogna tentare di dire lo stesso perchè il silenzio non ci aiuta a capire di più.<br />
A me pare che da tutte le vicende delle ultime settimane venga fuori con forza un elemento che è al contempo l&#8217;errore più grosso che abbiamo commesso: trasformare una lista elettorale in un nuovo soggetto politico non ci è riuscito, abbiamo testardamente inseguito quella ipotesi e abbiamo sbattuto contro un muro, il partito socialista non aveva e non ha nessuna intenzione di superare se stesso e di mettersi in discussione,  la stessa cosa vale per la maggioranza dei Verdi.</p>
<p>Possiamo pensare che questa testarda volontà di mantenere piccoli perimetri e di  non mettersi in gioco in una Sinistra più grande sia un errore (e  io lo penso) ma è stato un errore anche insistere su quella strada fino allo sfinimento.</p>
<p>Sinistra e Libertà è nata come una lista elettorale per le elezioni europee e nei  mesi successivi non è mai riuscita a diventare altro. Alle prime difficoltà e resistenze che si sono manifestate quasi subito dopo il voto sarebbe servito il coraggio politico di dire questa semplice verità  a tutti coloro che l&#8217;avevano votata. I soggetti che la componevano dovevano dire (e potrebbero in extremis farlo ancora oggi se vi fosse il senso di responsabilità che serve verso i propri elettori..) che Sinistra e libertà  rimaneva e rimane una lista spendibile per altre elezioni (le regionali ad esempio) ma che non vi erano e non vi sono le condizioni perchè potesse e possa trasformarsi in un nuovo soggetto politico.</p>
<p>Al contempo, per dare risposta alle molte e ai molti che non si identificavano in nessuna delle piccole forze e movimenti politici che la componevano, ai molti elettori che ci avevano votato perchè volevano dar vita ad una nuova Sinistra dovevamo, subito dopo il voto europeo far partire la Costituente aperta con tutte e tutti coloro che ne sentivano l&#8217;esigenza. Separando così chiaramente la Costituente dalla necessità di avere una lista elettorale che si presentasse alle elezioni regionali. In questo modo avremmo rispettato la volontà dei Socialisti e della maggioranza dei Verdi di non sciogliersi ma avremmo rispettato soprattutto  la domanda forte di coloro che volevano impegnarsi per la costruzione di un nuovo soggetto unitario della Sinistra. Tra l’altro se così avessimo fatto avremmo forse scoperto che le resistenze dei gruppi dirigenti del Psi e dei Verdi non sono le stesse dei  militanti e degli elettori di quei partiti. infatti molte e molti di loro sono pronti a mettersi in discussione in un nuovo soggetto e in varie realtà locali sono già mescolati ad altri in un lavoro unitario che va avanti da mesi.</p>
<p>Aver ristretto tutto il confronto tra gruppi dirigenti nazionali,  essersi messi di nuovo in attesa di questo o quel congresso, aver fatto finta di partire quando in effetti non si partiva mai ha provocato scoramento e perdita di fiducia. Fino alle ultime contraddittorie decisioni e prese di posizione.</p>
<p>E&#8217; possibile ripartire da questa distinzione,nella chiarezza e nel rispetto di tutte e tutti, nel rispetto di coloro che hanno sempre vissuto Sinistra e Libertà solo come una lista elettorale ma anche di coloro che invece vogliono tentare la strada della costruzione di una Sinistra nuova?<br />
Senza sovrapporre i piani e senza confusione di ruoli?</p>
<p>Io non ho in questo momento gli elementi per dirlo ma sento che questa potrebbe forse essere l&#8217; unica strada che ci resta. Dalla Assemblea che abbiamo fatto (quella convocata a Roma l&#8217;8 novembre da un gruppo di donne) è scaturito un ordine del giorno che non a caso aveva questo come primo punto da sciogliere. Perchè ci pareva che oramai le due cose andassero pericolosamente in rotta di collisione. E così è stato.<br />
P.s. Naturalmente in questi giorni confusi alcune e alcuni volgeranno il loro sguardo al Pd o all’Idv, perché sono  soggetti politici esistenti mentre noi continuiamo a dare l’immagine dell’incertezza e della precarietà. Io non esprimerò alcun giudizio su coloro che faranno questa scelta voglio solo precisare che non può essere la mia strada</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Credito e piccola impresa]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/18/credito-e-piccola-impresa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 23:34:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Torino 19 novembre alle 17,30 presso il Salone dei Cavalieri, in viale Giolitti 7,  “MIP &#8211; Met]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Torino 19 novembre alle 17,30 presso il Salone dei Cavalieri, in viale Giolitti 7,  “MIP &#8211; Met]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La Giustizia come l’atrazina]]></title>
<link>http://sinistragenova6.wordpress.com/2009/11/17/la-giustizia-come-l%e2%80%99atrazina/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 18:04:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>circolo6dicembre</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Giulio Magno Leggiamo in questi giorni, sui volti delle persone, anche di quelle di destra, lo sc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Giulio Magno</p>
<p>Leggiamo in questi giorni, sui volti delle persone, anche di quelle di destra, lo sconcerto per il disegno di legge sul cosiddetto processo breve, che darà il colpo di grazia all’amministrazione della giustizia di questo Paese.</p>
<p>È probabilmente un provvedimento disperato, frutto della necessità di “mettere una pezza” alla situazione personale del Premier. Ma anche coloro che assicurano buone intenzioni sanno bene che la giustizia ha bisogno di ben altri interventi per fornire ai cittadini un servizio degno degli standard di un paese civile.</p>
<p>Tagli devastanti agli organici e ai mezzi, infrastrutture insufficienti, regole processuali che favoriscono strategie dilatorie: questi sono i veri problemi da affrontare, non l’ennesima amnistia mascherata!</p>
<p>La violazione palese dell’art. 3 della Costituzione si somma alle incongruenze di carattere tecnico che caratterizzano il progetto in questione. Due anni per ogni grado di giudizio. Dopodiché il processo semplicemente svanisce.</p>
<p>Chi lavora nel settore sa bene che è praticamente impossibile rispettare tale limite, soprattutto se il processo da trattare è complesso.</p>
<p>La maggioranza di governo questo lo sa perfettamente e sa anche che, quindi, tutti i grandi processi per reati compiuti dai cosiddettti colletti bianchi, purchè riguardanti incensurati, andranno verso una estinzione quasi automatica: amministratori, truffatori da milioni di euro (come Tanzi nel crac Parmalat), datori di lavoro colpevoli di non applicare la normativa per impedire le morti bianche  (vedi Thyssen);</p>
<p>quelli per i “ladri di polli” no,  poiché pregiudicati, anche per reati di natura diversa (basta un furto aggravato, e lo sono praticamente tutti: basta lo strappo della targhetta antitaccheggio al supermercato) e avranno perciò il trattamento di sempre.</p>
<p>Due pesi e due misure. Ma è possibile che nessuno sospetti che la giustizia in questo modo lavorerà a vuoto, per processi che non vedranno mai la fine, alimentando così ulteriori ritardi in un circolo vizioso assai pericoloso? Davvero a tal punto è arrivata l’indifferenza? Noi crediamo di no, crediamo sia arrivato il momento di reagire, civilmente ma fermamente, a questa inaccettabile genuflessione di massa di fronte al Principe.</p>
<p>Infine, constatiamo con amara ironia come non ci sia mai niente di nuovo sotto il sole: ricordate l’atrazina, il pesticida rinvenuto nelle falde acquifere della Valpadana che inquinava i pozzi artesiani dai quali si prelevava l’acqua da bere? Poiché non si poteva togliere il veleno, la politica elevò per legge i limiti tollerabili per l’alimentazione umana, e l’acqua tornò di colpo potabile.</p>
<p>Allo stesso modo con la Giustizia: i tempi sono lunghi? Accorciamo i processi per legge, e tutto andrà per il meglio! Speriamo che non salti loro in mente di applicare gli stessi principi anche alla sanità…</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La condizione dei minori in Italia ]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/16/la-condizione-dei-minori-in-italia/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 07:04:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma 17 novembre ore 12 presso la sala delle Bandiere del Parlamento europeo, in via IV Novembre, 14]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Roma 17 novembre ore 12 presso la sala delle Bandiere del Parlamento europeo, in via IV Novembre, 14]]></content:encoded>
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