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	<title>intesasanpaolo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/intesasanpaolo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "intesasanpaolo"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 23:54:31 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Bombe cluster: anche IntesaSanpaolo tra i finanziatori delle ditte produttrici / Notizie / Home - Unimondo]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/06/bombe-cluster-anche-intesasanpaolo-tra-i-finanziatori-delle-ditte-produttrici-notizie-home-unimondo/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:55:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Bombe cluster: anche IntesaSanpaolo tra i finanziatori delle ditte produttrici / Notizie / Home ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Bombe-cluster-anche-IntesaSanpaolo-tra-i-finanziatori-delle-ditte-produttrici">Bombe cluster: anche IntesaSanpaolo tra i finanziatori delle ditte produttrici / Notizie / Home &#8211; Unimondo</a>.</p>
<div class="attribute-long">
<blockquote><p>Investimenti, prestiti e servizi finanziari per un totale di 20 miliardi di dollari sono stati forniti negli ultimi due anni da <a href="http://www.netwerkvlaanderen.be/en/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=428&#38;Itemid=268" target="_blank">138 banche e istituti di credito occidentali a otto industrie</a> di armamenti che producono &#8220;bombe a grappolo&#8221;: e questo nonostante il sostegno economico e la produzione delle cosiddette &#8220;cluster bombs&#8221; sia stato vietato dalla Convenzione siglata a Oslo lo scorso dicembre. Lo rivela il recente dettagliato rapporto <em>&#8220;</em><a href="http://www.netwerkvlaanderen.be/en/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=427&#38;Itemid=265" target="_blank"><em>Worldwide investments in cluster munitions: a shared responsability</em></a><em>&#8220;</em> pubblicato dalle olandesi <a href="http://www.ikvpaxchristi.nl/UK/" target="_blank">IKV Pax Christi</a> e di <a href="http://www.netwerkvlaanderen.be/en/" target="_blank">Netwerk Vlaanderen</a> (la rete della società civile olandese) con la consulenza della società di ricerche <a href="http://www.profundo.nl/page/language/english" target="_blank">Profundo</a> che è stato presentato in Italia dalla <a href="http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&#38;mode=page&#38;cntid=1127" target="_blank">campagna Crbm</a>.</p>
<p>Metà delle <strong>industrie occidentali</strong> che producono tra l&#8217;altro di &#8220;cluster bombs&#8221; hanno sede negli Stati Uniti (Alliant Techsystems ATK, L-3 Communications, Lockheed Martin e Textron); due sono basate in Corea del Sud (Hanwha e Poongsan), una in Turchia (Roketsan) e una a Singapore (Technologies Engineering). Capofila per investimenti il colosso bancario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HSBC" target="_blank">HSBC</a> con sede a Londra (650 milioni di dollari di investimenti) seguito da Goldman Sachs, Merril Lynch, Deutsche Bank, JP Morgan, Citigroup, Barclays e Bank of America. L’elenco comprende anche una banca italiana, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Intesa_Sanpaolo" target="_blank">IntesaSanpaolo</a>, per i propri rapporti con la statunitense Lockheed Martin, una delle più grandi aziende produttrici di armi al mondo.</p>
<p>Nonostante il gruppo <strong>IntesaSanpaolo</strong> già <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Banche-armate-Intesa-Sanpaolo-esce-dal-commercio-delle-armi" target="_blank">nel luglio del 2007 avesse annunciato</a> di &#8220;sospendere definitivamente la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d&#8217;arma&#8221;, proprio nello stesso periodo &#8211; spiega il rapporto olandese a pg. 44 &#8211; &#8220;Lockheed Martin ha rinnovato la sua attuale apertura di credito rotativo (cioè un prestito) di 1,5 miliardi di dollari fino a luglio 2012. Intesa Sanpaolo ha contribuito con 52,5 milioni di dollari al cartello (syndicate) delle 31 banche&#8221; erogatrici del prestito.</p>
<p>Appare però singolare però la conseguenza temporale: mentre il 10 luglio 2007 il <strong>gruppo IntesaSanpaolo</strong> emanava la nuova <a href="http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/isInvestor/ita/sostenibilita/ita_home_sostenibilita.jsp" target="_blank">policy sugli armamenti</a> (testo <a href="http://www.group.intesasanpaolo.com/portalIsir0/isInvestor/sostenibilita/Policy_armi.pdf" target="_blank">in .pdf</a>) &#8211; che afferma come &#8220;con decorrenza immediata, le strutture territoriali e centrali del Gruppo Intesa Sanpaolo devono operare in linea con il divieto di porre in atto nuovi finanziamenti alla clientela per operazioni aventi a oggetto commercio e produzione di armi o sistemi di arma&#8221; &#8211; il 26 luglio 2007 la stessa banca rinnovava con il suddetto cartello di 31 banche il credito rotativo a Lockheed Martin (industria bellica americana tra i principali produttori al mondo di bombe a grappolo &#8211; ndr) fino al 2012.</p>
<p>Come assicura a <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/18711/Banche+a+prova+di+bomba" target="_blank">Luca Rasponi di Peacereporter</a> una &#8220;fonte interna ad Intesa Sanpaolo&#8221; i &#8220;contratti come quello con Lockheed Martin hanno tempi di realizzazione di diversi mesi&#8221;. Per cui la vicinanza tra rinnovo del prestito e nuova policy sugli armamenti &#8220;è solo una coincidenza: il controllo sulla concreta applicazione della policy è tuttora in corso di affinamento&#8221; &#8211; afferma la fonte. &#8220;Il contratto con il colosso Usa della difesa, poi, è in syndication, cioè in comune con altre 30 banche. Cosa che complica eventuali exit strategies. Da ultimo, l&#8217;investimento di Intesa Sanpaolo a favore di Lockheed Martin è non finalizzato. Ma l&#8217;azienda statunitense produce quasi esclusivamente armi&#8221; &#8211; sottolinea Rasponi.</p>
<p>Proprio per questo il rapporto delle Ong olandesi afferma (pg. 83) che &#8220;<strong>Intesa Sanpaolo</strong> deve escludere i produttori di bombe a grappolo dai suoi asset management e dalle attività d&#8217;investimento. Non solo dai prestiti&#8221;. E che la banca &#8220;non deve ammettere eccezioni e porre fine ad ogni relazione con le aziende produttrici di munizioni cluster, a meno che vi siano impedimenti legali&#8221; e che &#8211; in caso vi siano tali eccezioni &#8211; &#8220;la banca deve renderle note al pubblico attraverso il proprio sito internet&#8221;.</p>
<p>In attesa che la <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Oslo-anche-l-Italia-tra-i-100-firmatari-del-Trattato-che-vieta-le-cluster" target="_blank">Convenzione di Oslo sulle cluster bombs</a> sia legalmente vincolante – per arrivare al limite di 30 mancano sette ratifiche da parte di 100 dei Paesi firmatari – ci sono però già Stati e istituzioni che hanno deciso di seguire i dettami dell’accordo internazionale. I Parlamenti di Belgio, Irlanda e Lussemburgo hanno già approvato delle leggi che vietano gli investimenti nelle cluster bombs, mentre i fondi pensione di Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia e <strong>numerose banche etiche di tutta Europa già da tempo hanno troncato qualsiasi legame con le compagnie produttrici</strong>. &#8220;Le legislazioni nazionali in materia sono sicuramente molto utili, però adesso è arrivato il momento che anche le istituzioni finanziarie facciano la loro parte ed escano da questo business&#8221; &#8211; ha affermato Esther Vandenbroucke, esponente di Netwerk Vlaanderen e tra gli estensori del rapporto.</p>
<p>&#8220;Il rapporto delle ong olandesi è un&#8217;ulteriore conferma dei legami che esistono tra la finanza internazionale e il mondo della produzione armiera&#8221; &#8211; commenta <strong>Francesco Vignarca</strong>, coordinatore della <a href="http://www.disarmo.org/" target="_blank">Rete italiana Disarmo</a>. &#8220;E dimostra come, per creare una vera prospettiva di disarmo, non bisogna solo lavorare sull&#8217;ambito politico, ma anche sugli intrecci economici che perpetuano una situazione che va a vantaggio di pochi a scapito della collettività. E che porta le armi nel cuore dei conflitti dove sono gli ultimi del globo &#8211; in particolare i bambini &#8211; a pagare con la propria pelle&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nel rapporto troviamo molti paesi che hanno firmato la Convenzione per la messa al bando delle bombe e munizioni cluster, ma le cui banche e attori finanziari continuano a sostenere le imprese che producono tali armi&#8221; &#8211; aggiunge <strong>Andrea Baranes</strong> della <a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">campagna Crbm</a>. &#8220;Questo dimostra ancora una volta di come sia necessario e urgente che le banche migliorino la trasparenza e le informazioni che forniscono in merito a tutti i rapporti che intercorrono con l&#8217;industria delle armi&#8221;.</p>
<p>&#8220;I legami della finanza con la produzione armiera ed il totale disinteresse per la dimensione umana ed umanitaria non può che stimolare richieste chiare e non eludibili da parte della società civile, volte ad obbligare gli Istituti bancari a reali politiche di responsabilità sociale non solo di facciata&#8221; &#8211; commenta <strong>Giuseppe Schiavello</strong> della <a href="http://www.campagnamine.it/" target="_blank">Campagna italiana per la messa al bando delle mine</a>. &#8220;A tale proposito la nostra campagna proporrà alle associazioni impegnate a vario titolo nella difesa dei diritti umani e del disarmo di promuovere insieme un disegno di legge nazionale teso a proibire il sostegno finanziario ad aziende coinvolte nella fabbricazione di &#8216;cluster bombs&#8217;, sub-munizioni e mine antipersona, e di estendere il divieto anche al finanziamento tramite i fondi pensione&#8221;- conclude Schiavello.</p>
<p><em><strong>Giorgio Beretta</strong></em></p></blockquote>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Banche italiane osservate speciali? Obama sbrigati a fare pulizia!]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2009/06/19/banche-italiane-osservate-speciali-obama-sbrigati-a-fare-pulizia/</link>
<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 07:39:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma la crisi non era finita?! Forse qualcuno sta cominciando a scovare la polvere sotto il tappeto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" src="http://www.gentepersanta.org/wp-content/uploads/2008/07/crisi.gif" alt="" width="230" height="164" />Ma la crisi non era finita?! Forse qualcuno sta cominciando a scovare la polvere sotto il tappeto&#8230;&#8230; e mentre Obama decide di fare una riforma del sistema (la vedremo col tempo, meglio tardi che mai), ecco quindi la <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/06/banche-rischio-declassamento.shtml?uuid=f0bca87a-5c20-11de-be87-6caca1264ef2&#38;DocRulesView=Libero">notizia</a> su Moody&#8217;s che mette sotto osservazione diverse banche italiane.</p>
<p>Circa metà delle banche e delle istituzioni finanziarie italiane (21, per la precisione) tenute sotto osservazione dall&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s rischiano di essere declassate, mentre per altri venti istituti di credito l&#8217;agenzia ha confermato i rating a lungo termine e sulla solidità finanziaria già assegnati. Due banche (Credito Valtellinese e Bancaperta) sono sotto osservazione per un possibile &#8220;upgrade&#8221;. Tra gli istituti sotto osservazione, Banca Monte dei Paschi e Banca Popolare di Milano, Banca Nazionale Del Lavoro, Banco Popolare, Banca CR Firenze. Ubi e Unicredit sono sotto osservazione solo per il rating di solidità finanziaria Bfsr. Confermati i giudizi su Intesa Sanpaolo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Piazza Affari riesce a salire (+1%). Super IntesaSanpaolo (+7,5%)]]></title>
<link>http://stauindi.wordpress.com/2009/05/22/piazza-affari-riesce-a-salire-1-super-intesasanpaolo-75/</link>
<pubDate>Fri, 22 May 2009 11:37:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>stauindi</dc:creator>
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<description><![CDATA[La quota di spettanza di Enel ammonta a circa 600 milioni di dollari e quella di Eni a circa 900 mil]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La quota di spettanza di Enel ammonta a circa 600 milioni di dollari e quella di Eni a circa 900 milioni di dollari.</p>
<p>La società ha chiuso il primo trimestre del 2009 con ricavi in crescita da 337,3 milioni a 366,8 milioni di euro (+8,7%), mentre l&#8217;utile netto è salito del 3,7%, passando da 90,7 milioni a 94,1 milioni di euro.</p>
<p>I vertici di Terna non prevedono operazioni straordinarie nel breve periodo e hanno anticipato che parte delle risorse incassate con la cessione della controllata brasiliana potranno essere distribuite agli azionisti sottoforma di dividendo.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda Equita sim, che ha migliorato il giudizio su A2A e ora dice di acquistarne le azioni, sulla base di un prezzo obiettivo di 1,7 euro.</p>
<p> Fonte:<br />http://www.soldionline.it/notizie/chiusura/piazza-affari-riesce-a-salire-1-super-intesasanpaolo-7-5</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Peggiorano i conti pubblici..... ma.... le banche?]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2009/04/16/peggiorano-i-conti-pubblici-ma-le-banche/</link>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 08:32:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
<guid>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2009/04/16/peggiorano-i-conti-pubblici-ma-le-banche/</guid>
<description><![CDATA[Mentre su Panorama ci ricordano che i conti pubblici italiani peggiorano a cuasa della crisi, altrov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mentre su <a href="http://blog.panorama.it/economia/2009/04/15/debito-pubblico-ai-massimi-storici-e-crollano-le-entrate-tributarie/">Panorama</a> ci ricordano che i conti pubblici italiani peggiorano a cuasa della crisi, altrove si leggono cose interessanti e forse un pò inquietanti. Ecco qui cosa si racconta sull&#8217;istituzionale <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/04/barclays-fisco-banche-italiane.shtml?uuid=dc7fd09a-2a56-11de-95fd-04f27e4a2759&#38;DocRulesView=Libero">Sole24Ore</a> di oggi&#8230;.</p>
<p>Chi immaginava che il «Guardian» mettesse tutto online smascherando gli artifici di Barclays, ideati per eludere le tasse e per farle eludere alle controparti di mezzo mondo. A Londra è scoppiato il finimondo. Ma in pochi hanno fatto caso che uno dei sette dossier riservati coinvolgeva due banche italiane: UniCredit e Intesa. Si chiama progetto «Brontos». <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/04/barclays-fisco-banche-italiane.shtml?uuid=dc7fd09a-2a56-11de-95fd-04f27e4a2759&#38;DocRulesView=Libero">(&#8230;) </a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zaleski: un caso interessante]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/11/07/zaleski-crisi-banche-italiane/</link>
<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 13:30:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
<guid>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/11/07/zaleski-crisi-banche-italiane/</guid>
<description><![CDATA[Ancora dieci giorni. Poi il caso Zaleski (come anticipato da Il Sole 24 Ore del 2 novembre) passerà ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ancora dieci giorni. Poi il caso Zaleski (come anticipato da Il Sole 24 Ore del 2 novembre) passerà interamente sotto la «cura» delle banche italiane. Per la crisi del finanziere franco polacco della Carlo Tassara, esposto con le banche per circa 6,2 miliardi a fronte di partecipazioni azionarie di pari importo, si profila una gestione «di sistema». Inevitabile, dato che gran parte degli investimenti e dei finanziamenti sono «made in Italy». Dalle trattative in corso per il rifinanziamento del debito, che porteranno tra pochi giorni all&#8217;uscita di scena dell&#8217;inglese Royal Bank of Scotland (creditrice per circa 700 milioni di euro) e della francese Bnp Paribas (900 milioni), emerge il dettaglio dell&#8217;esposizione nei confronti del sistema bancario italiano. Il totale delle linee di credito utilizzate ammonta, secondo le indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore, a circa 6,2 miliardi. Di cui 5,4 miliardi facenti capo direttamente alla capogruppo Carlo Tassara Spa e 800 milioni alla controllata Carlo Tassara International. Al netto degli 1,6 miliardi erogati da Bnp (circa 800 milioni) e Rbs (circa 600 milioni), ben 4,2 miliardi fanno capo a cinque banche italiane: UniCredit (esposto per 1,8 miliardi su un «accordato» di 2,2), Intesa Sanpaolo (1,7 miliardi), Mps (330 milioni), Ubi Banca (200 milioni), Bpm (110 milioni). Alle due banche estere e alle cinque grandi domestiche fanno dunque capo 5,8 dei 6,2 miliardi di debiti complessivi del gruppo Zaleski. La parte residua (circa 400 milioni) è frazionata, con quote minori, tra banche italiane (a partire da Banco Popolare con 60 milioni) e estere (primo della lista è Calyon-Agricole, con circa 50 milioni).  Le prime cinque banche italiane (UniCredit, Intesa, Mps, Ubi e Bpm) sono anche quelle che si sono impegnate a rifinanziare il debito in capo a Rbs e a Bnp. Il piano di «cura finanziaria» per la Tassara di Zaleski, messo a punto dall&#8217;advisor Banca Leonardo e dallo studio legale Lombardi &#38; Molinari, prevede che i cinque creditori domestici «rilevino» i crediti delle due banche estere, riportando integralmente in Italia un caso che, data la composizione del portafoglio partecipazioni, può pesare (e non poco) sul sistema bancario italiano.<br />
Il tema non è tanto (o non solo) di evitare che pacchetti azionari «sensibili» come il 5% di Intesa Sanpaolo o il 2,2% di Generali e di Mediobanca finiscano in mani sgradite. Il vero problema è rappresentato dal groviglio di ruoli che le banche ricoprono in questa vicenda: creditori, titolari di pegno su azioni proprie, e anche soggetti partecipati dalla Tassara. Una serie di circostanze che rende quasi impossibile liquidare ora le partecipazioni e rientrare dai crediti. Anche perchè, in assenza di un vero mercato, sarebbe quasi impossibile trovare assorbimento presso investitori istituzionali. Ecco perchè l&#8217;orientamento dei creditori – che, per tutelarsi, a breve otterranno la nomina di un banchiere di loro fiducia come Pierfrancesco Saviotti ai vertici della Tassara – è quello di gestire la situazione, rinviando nel tempo la dismissione delle quote (che oltre ai pacchetti più noti, comprende in Italia anche l&#8217;1,9% di Popolare Milano e il 10% di Edison e in Francia quote inferiori al 2% di Vinci e Arcelor-Mittal). È possibile che qualche limatura delle quote avvenga nei prossimi mesi, in modo da rientrare parzialmente dei crediti. Ma il grosso delle partecipazioni dovrebbe restare «congelato» a lungo nella Tassara. Trattandosi di valori azionari destinati a rivalutarsi in tempi medi, aspettare può essere conveniente per tutti. Soprattutto se, come vorrebbe qualche banchiere, il sostegno dei creditori sarà ripagato con una compartecipazione al futuro possibile «upside» delle quotazioni.</p>
<p>tratto da articolo del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/11/zaleski-lista-creditori.shtml?uuid=034255c8-aca7-11dd-b5f0-553f252854bf&#38;DocRulesView=Libero">Sole24Ore</a> del 7/11/2008</p>
<p>E&#8217; proprio un caso interessante quello del Gruppo Zaleski; un gruppo fondamentalmente finanziario, quello di Zaleski, che peraltro ha sempre mostrato in passato un certo fiuto nella ricerca delle operazioni migliori. Non sono mancate infatti laute plusvalenze, ottenute anche attraverso operazioni effettuate in Italia (es. Edison-Italenergia). Forse proprio per questo anche le nostre banche si sono fatte attrarre dalla possibilità di finanziare tale genere di operazioni; chissà&#8230; forse senza nemmeno avere adeguate forme di informazione per valutare il rischio credito di un gruppo finanziariamente complesso. Quindi, eccoci qui, ad assistere alle difficoltà di un ex colosso della finanza, stretto anch&#8217;esso dal &#8220;cigno nero&#8221; della crisi subprime, la crisi che ci ha portato a riflettere sull&#8217;effettiva utilità del debito (che a quanto pare non mancava proprio nemmeno dei bilanci del gruppo Zaleski)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Fed taglia ancora i tassi: il Giappone si avvicina?]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/10/30/la-fed-taglia-ancora-i-tassi-il-giappone-si-avvicina/</link>
<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 08:51:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
<guid>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/10/30/la-fed-taglia-ancora-i-tassi-il-giappone-si-avvicina/</guid>
<description><![CDATA[Con un taglio di mezzo la Banca centrale americana ha portato i Fed Funds all’1 per cento e il tasso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Con un taglio di mezzo la Banca centrale americana ha portato i Fed Funds all’1 per cento e il tasso di sconto all’1,25 per cento, cioè ai minimi dal 2003, quando occorreva rilanciare l’America ferita dagli attacchi dell’11 settembre contro le Torri Gemelle e il Pentagono. La Borsa, dopo il rally di martedì, ha salutato prima con un solido rialzo la decisione della Federal Reserve per poi chiudere in rosso, con il Dow Jones in perdita di quasi l’un per cento, dato che molte perplessità rimangono. Non è detto infatti che la banche, visti i rischi ancora esistenti dopo la devastante crisi dei mutui che le ha messe in ginocchio, torneranno a concedere crediti con maggiore facilità. In giornata l’ipotesi di un taglio ha fatto volare gli indici a Piazza Affari: il Mibtel ha recuperato l’8,48% (15.874 punti) e lo S&#38;P/Mib il 9,87% (20.466 punti) mettendo a segno il secondo miglior balzo di sempre. Il tutto mentre alcuni dei titoli a maggiore capitalizzazione sono stati costretti alle sospensioni per eccesso di rialzo, con gli investitori che sono tornati a posizionarsi sul mercato. Tra questi Fiat, Telecom, UniCredit, Intesa SanPaolo ed Eni. Complessivamente sono cresciuti anche gli scambi che hanno raggiunto 923 milioni di azioni, per un controvalore di quasi 3 miliardi di euro. Secondo il Wall Street Journal,<em></em><a href="http://online.wsj.com/article/SB122528340048979949.html" target="_blank"><em></em></a> il presidente della Fed, Ben Bernanke, che insegna alla prestigiosa università di Princeton, ha studiato da vicino il caso del Giappone, dove alcuni anni or sono la politica dei tassi d’interesse zero non era riuscita a rilanciare la macchina economica. Tutti gli occhi sono ora rivolti verso la produzione economica, che ha subito un sicuro rallentamento. Domani verranno pubblicati i primi risultati sul prodotto interno lordo (Pil) del terzo trimestre, e si parla di un calo di mezzo punto. A questo punto la parola che è ormai su tutte le labbra, cioè “recessione”, verrà finalmente pronunciata ad alta voce e non più soltanto sussurrata, come è successo fino ad oggi. L’economia statunitense ha registrato un “marcato rallentamento”, afferma la Fed motivando così la decisione odierna, presa all’unanimità, vista anche la gelata dei consumi privati. Nel comunicato diffuso in serata la Fed ha sottolineato che “le recenti misure, incluso il taglio odierno, le riduzioni coordinate del costo del denaro da parte delle banche centrali, gli straordinari interventi a sostegno della liquidità e i passi ufficiali per rafforzare il sistema finanziario dovrebbero riuscire col tempo a migliorare le condizioni del credito e promuovere il ritorno a una moderata crescita economica”. Paradossalmente, il livello del costo del denaro è tornato a quello dell’era di Alan Greenspan, molto criticato ultimamente e considerato da alcuni esperti (e politici) uno dei responsabili della crisi attuale, attraverso la sua politica quasi anarchica di deregulation e i bassi tassi di interesse. Secondo i nemici di Greenspan sarebbe stato proprio il basso costo del denaro ad avere incoraggiato il moltiplicarsi di operazioni a rischio come i mutui subprime, e il conseguente scoppio della ‘bolla’. Dopo aver abbassato all’1 per cento nel giugno 2003 i tassi, la Fed ne ha mantenuto stabile il livello per un anno per poi operare una serie di rialzi consecutivi che in poco tempo lo hanno portato addirittura al 5,25 per cento. A settembre dell’anno scorso il costo del denaro ha iniziato progressivamente a scendere per tentare di arginare la grande crisi scoppiata in seguito.</p>
<p>tratto da articolo di <a href="http://blog.panorama.it/economia/2008/10/29/la-fed-riduce-i-tassi-all1-e-piazza-affati-recupera/">Panorama </a>del 29/10/2008</p>
<p>I paragoni sono ormai facili e inevitabili. non mancano analogie sia sulle cause che sugli effetti. In molte cose la crisi finanziaria attuale ricorda quella giapponese: la bomba immobiliare innanzitutto e il taglio forsennato dei tassi ufficiali come tentato rimedio. Forse non è finita qui: non è da escludere che, alla luce di tassi interbancari ancora molto scostati da quelli ufficiali delle banche centrali, la strada da percorrere per arrivare ai &#8220;tassi zero&#8221; debba essere interamnte portata a termine. Intanto, il Giappone, a distanza di quasi 20 anni dalla sua crisi interna, non è ancora uscito dal tunnel: crescita stentata, rischio deflazione, borse che non hanno mai recuperato interamente dai massimi della bolla degli anni Ottanta.</p>
<p>Intanto le prossime decisioni spetteranno alla BCE: per il 6 novembre potrebbe arrivare un nuovo taglio dei tassi: ma in questo caso i &#8220;tassi zero&#8221; sono ancora molto lontani.</p>
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<title><![CDATA[Banche e fallimenti: ne seguiranno altri dopo Lehman?]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/09/16/banche-fallimenti-poste-lehman/</link>
<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 07:39:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci sono altre 9 mila banche in America e 14mila in Europa. Con l&#8217;aria che tira è inevitabile c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sono altre 9 mila banche in America e 14mila in Europa. Con l&#8217;aria che tira è inevitabile che altri istituti siano a rischio ». Con queste parole lapidarie il Ceo di una grande banca della City ci ha detto che, sebbene casi come quello di Lehman Brothers probabilmente non si ripeteranno, la mattanza nel mondo del credito rischia di continuare sotto varie forme. «La Lehman, peraltro, è stata paradossalmente un buon segno – prosegue il banchiere – poiché mentre nel caso di Bear Sterns il segretario al Tesoro Usa Paulson non se l&#8217;è sentita di farla saltare e ha pilotato e facilitato la vendita a Jp Morgan, questa volta ha abbandonato la quarta grande banca d&#8217;affari Usa al suo destino. Il che vuol dire che inizia a crescere la fiducia nel sistema e nella capacità di affrontare le avversità, anche perché i problemi di Lehman erano da tempo noti e il mercato ha avuto tempo di digerirli ». È un fatto però che nella City regna un grande nervosismo poiché per qualche giorno i mercati si troveranno a digerire le conseguenze sistemiche del crack della banca americana. E le banche europee saranno destinate a dover navigare in acque agitate. Secondo una nota del broker Kbw, specializzato in banche, il mercato in questo momento procede con i piedi assolutamente di piombo, spostandosi verso lidi ritenuti tranquilli. Kbw cita come scommesse prudenti la britannica Hsbc, le spagnole Santander e Bbva, l&#8217;italiana Intesa SanPaolo e la francese Bnp o l&#8217;austriaca Raffeisen, data la loro bassa esposizione al rischio. Discorso ben diverso, con rischi elevati, per le banche d&#8217;investimento, come per le inglesi Hbos e Bradford &#38; Bingley, esposte al mercato dei mutui anche perché hanno una base minore di depositi. Ma è un fatto che la crisi che è iniziata nell&#8217;investment banking e nei mercati all&#8217;ingrosso, a misura che peggiorano le prospettive dell&#8217;economia è destinata a lambire sempre più le banche al dettaglio. Solidi bilanci saranno necessari per attraversare la crisi.</p>
<p>tratto da articolo del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/Banche-broker-Kbw-Santander-Intesa.shtml?uuid=1882a4ac-834d-11dd-a9c6-b4d38add9441&#38;type=Libero">Sole24Ore</a> del 16/9/2008</p>
<p>Se è vero che è bene preferire banche con solidi bilanci, c&#8217;è da chiedersi come valutare i rischi insiti nelle banche stesse. Di per sè sono difficili da valutare anche per gli esperti, che sanno bene come si tratti in realtà di una specie di vaso di Pandora.  Lo sanno bene in Bank of America, che nella notte di domenica, di fronte alla possibilità di comprare Lehman Brothers a prezzi ridicoli, hanno preferito ripensarci, spostando l&#8217;attenzione su un&#8217;altra banca in difficoltà: Merrill Lynch.</p>
<p>Postilla: la crisi non è ovviamente un fatto americano, ma riguarda anche le nostre province. Le obbligazioni Merrill Lynch sono presenti anche nei portafogli dei piccoli risparmiatori italiani che le hanno potute comprare presso la cara vecchia &#8220;posta&#8221; (nelle varie versioni index linked, ecc.). Oggi le quotazioni di quei titoli sono decisamente sotto il loro valore di rimborso a scadenza.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Calano i profitti delle banche]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2008/05/27/banche-warren-buffett/</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 10:12:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
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<description><![CDATA[La crisi dei subprime Usa è passata come un ciclone sulla finanza mondiale, spazzando anche i conti ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La crisi dei subprime Usa è passata come un ciclone sulla finanza mondiale, spazzando anche i conti dei big del credito. Addio ai pingui profitti del 2006 quando, con un risultato corrente cresciuto del 15%, le banche europee avevano potuto festeggiare il miglior anno del decennio. Ma, a mettere in fila i dati più recenti sulle perdite delle grandi banche internazionali – come ha fatto R&#38;S-Mediobanca nell&#8217;ultima indagine dedicata al comparto – si scopre che a farne le spese più di tutti non è stata una banca americana bensì la svizzera Ubs, una volta quasi sinonimo di conservatorismo nel credito. Nel semestre orribile che va da ottobre 2007 a marzo 2008, il numero uno elvetico ha riportato perdite complessive per 14,8 miliardi di euro. È andata meglio (si fa per dire) Citigroup, che pur operando nell&#8217;epicentro del terremoto finanziario, è arrivata solo seconda con un passivo di 9,9 miliardi. Benitenteso, non si tratta solo di mutui allegri, perché il risultato netto recepisce tutte le perdite del conto economico. Per esempio SocGen deve principalmente ai derivati fuori controllo i 3,35 miliardi di rosso dell&#8217;ultimo trimestre 2007, solo parzialmente compensato dal ritorno all&#8217;utile, per 1,1 miliardi, dei primi tre mesi del 2008. Le italiane, meno esposte al fenomeno, se la sono cavata, mantenendo i conti in attivo, ma rinunciando ai superprofitti dell&#8217;anno prima. Solo nei primi tre mesi del 2008, a Unicredit e IntesaSanPaolo sono venuti a mancare oltre 3,2 miliardi di utili netti rispetto allo stesso periodo del 2007, quando non c&#8217;era ancora avvisaglia della crisi mondiale. E tuttavia, il conto economico riflette solo metà della storia, perché se si guarda al portafoglio titoli delle banche (questa volta i dati sono riferiti al 2006), dove si trovano anche le cartolarizzazioni dei mutui, si scopre che per esempio le americane classificano come &#8220;disponibili per la vendita&#8221; il 51,2% dei titoli, le cui minusvalenze finiscono per pesare sul patrimonio netto, decurtandolo. Per le banche Usa solo la metà dei titoli (il 48,7%) è detenuta per negoziazione, nel qual caso le perdite potenziali vanno a deprimere gli utili. Per le banche europee l&#8217;insidia patrimoniale è limitata al 31,7% del portafoglio, contro il 65,3% che, in caso di problemi, minaccia invece i profitti. Ma vogliamo parlare anche delle perdite su crediti? Qui la finanza non c&#8217;entra, ma le banche hanno iniziato ad avere la mano pesante già nella prima metà del 2007.Tant&#8217;è che l&#8217;anno scorso negli Usa le svalutazioni crediti hanno raggiunto un picco del 28% dei ricavi. Le americane sono corse però subito ai ripari con iniezioni di capitale così da non compromettere il coefficiente di stabilità,confermato al 12%,mentre da un anno all&#8217;altro quelle europee, per l&#8217;aumento delle posizioni a rischio, hanno visto il parametro scendere dall&#8217;11,7% all&#8217;11%. Peraltro mentre la copertura dei crediti dubbi è sempre integrale negli Usa, in Europa è del 68%, in Giappone del 66%. Tra finanza allegra e crediti facili, comunque, a farne le spese sono state anche le casse statali: 20 miliardi di dollari di introiti in meno per il fisco americano nel 2007, 11 miliardi di euro in meno per le amministrazioni del Vecchio continente. Peraltro le banche europee godono di un tax rate più favorevole rispetto alle sorelle americane: 24,1 contro 32,2 (nel 2006). Nei nove anni che vanno dal 1998 al 2006, se le banche europee avessero avuto lo stesso trattamento delle statunitensi, avrebbero pagato maggiori imposte per 66 miliardi. Forse non è un caso che l&#8217;Europa del credito vinca la sfida del Roe: 19,8% nel 2006 contro il 18% delle banche Usa (il 13,3% delle cinesi, e appena il 9,9% delle giapponesi). Non c&#8217;è però solo il Fisco a spiegare la maggior redditività del credito nel Vecchio continente. Nel periodo &#8216;98-2006, infatti, le banche europee hanno visto aumentare i ricavi per dipendente del 42% a fronte di un aumento del costo del lavoro pro capite del 36%. Dinamica inversa sull&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico, dove l&#8217;aumento del costo del lavoro pro-capite (+52%) è stato superiore all&#8217;incremento della produttività (+46%). Fa storia a sè l&#8217;Italia: i ricavi per addetto nello stesso periodo sono cresciuti solo del 6%, ma il costo del lavoro unitario, grazie anche all&#8217;espansione verso l&#8217;Est europeo, è addirittura sceso del 4 per cento. Ma dove le differenze sono ancora abissali è nel grado di concentrazione del sistema. Se l&#8217;aggregato delle banche taglia extralarge censite da R&#38;S si è sfoltito in otto anni, passando da 109 a 66, l&#8217;istantanea delle tre macro-aree occidentali è tutt&#8217;altro omogenea. Le europee sono grandi, grandissime per dimensioni assolute e in termini relativi a casa loro, ma le prime cinque banche nel 2006 contavano solo per il 30% sultotale dell&#8217;attivo nel complesso continentale, contro l&#8217;80% in Giappone o il 75% negli Stati Uniti. Come dire: l&#8217;euro ha unito le valute, ma nel credito i confini nazionali dividono ancora.</p>
<p>tratto dal sito del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/05/mutui-ubs-citi.shtml?uuid=6f697d24-2bb7-11dd-8931-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero">Sole24Ore</a> del 27/05/2008</p>
<p>Con le lacrime agli occhi per i pochi profitti realizzati dal sistema bancario, voglio solo ricordare quanto detto in questi giorni dal grande finanziere <a href="http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=548">Warren Buffett</a>: &#8220;…le banche, e solo loro, sono responsabili della crisi finanziaria. Si sono esposte oltre ogni logica, assumendo così rischi troppo elevati. E’ talmente evidente la loro colpa che non vale assolutamente la pena cercare altri responsabili”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La saga del bancomat]]></title>
<link>http://danzasullacqua.wordpress.com/2008/03/30/la-saga-del-bancomat/</link>
<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 12:37:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Annarella</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel quale si vorrebbe ringraziare San Paolo Intesa per il saving e per aver messo in piedi un custom]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel quale si vorrebbe ringraziare San Paolo Intesa per il saving e per aver messo in piedi un customer care che c&#8217;e&#8217; solo nei giorni feriali. In quelli festivi o hai da bloccare la carta o sono cazzi tuoi.</p>
<p>Ricapitoliamo: una settimana fa il bancomat mi e&#8217; stato ingoiato dall&#8217;ATM di una banca diversa. Martedi&#8217; era stato recuperato dietro esibizione di documento. Si fa presente che NON AVEVO chiesto il blocco della carta.</p>
<p>Non l&#8217;ho usato subito, non ne avevo bisogno e sapevo di non avere chiesto di disabilitare. Sono rimasta chiusa in casa una settimana con la bronchite per cui non ho speso soldi tranne quelli usati per pagare la Sonder Commando.</p>
<p>Ieri esco. Avevo bisogno di fare la spesa e provo a prelevare. &#8220;Carta disabilitata&#8221;. Assieme a me un altro signore, istessa banca mia a cui arriva lo stesso messaggio e non sa perche&#8217;.  Essendo un problema a quanto pare diffuso, decidiamo di aspettare.</p>
<p>Riprovo oggi. Stesso messaggio. Provo a chiamare il call center per capire: Call center attivo dal lunedi&#8217; al venerdi&#8217; ed il sabato fino alle 14. Fino al lunedi&#8217; non se ne parla e, in quel caso, direi che conviene chiamare la filiale.</p>
<p>Si ringrazia IntesaSanPaolo perche&#8217; mi fa pagare 12 euro l&#8217;anno per un oggetto che mi servirebbe per prelevare. Nel caso di accidenti nel week-end, cazzi miei.</p>
<p>Grazie da un vostro cliente soddisfatto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Estrarre valore? Sì, anche a spese dei risparmiatori]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2007/12/07/tutela-dei-risparmiatori/</link>
<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 16:36:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Estrarre valore» è un&#8217;espressione che piace ai consulenti &#8220;strategici&#8221; delle banc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>«Estrarre valore» è un&#8217;espressione che piace ai consulenti &#8220;strategici&#8221; delle banche e agli analisti finanziari, che alle presentazioni si vogliono sentire dire dai top manager degli istituti che le loro organizzazioni perseguono obiettivi di redditività sempre più ambiziosi. Soprattutto quando si tratta di integrare strutture acquisite, come è accaduto con l&#8217;operazione Mps-Antonveneta. La gioia per gli azionisti e i top manager delle banche è quindi garantita quando questa «estrazione» ha successo. Ai clienti delle banche tuttavia questa espressione potrebbe ricordare di più l&#8217;ultima, dolorosa seduta dal dentista. Perché le esperienze degli ultimi anni ci hanno insegnato che non è facile «estrarre valore» dai clienti e contemporaneamente farli ricchi e felici.<br />
Le commissioni del risparmio gestito non trovano corrispettivo nel valore aggiunto creato per i sottoscrittori, come dimostrano molteplici analisi sulle performance dei fondi comuni. E questo è solo un esempio. Poi ci sono le polizze Vita con costose scatole sovrapposte e le obbligazioni con strutture difficilmente comprensibili e troppo spesso perdenti rispetto ai Btp. Gli alti margini ricorrenti massimizzano la valutazione che la Borsa assegna alla raccolta bancaria. Piazza Affari valorizza 100 euro di attivi dei clienti 6,3 euro nel caso di Intesa Sanpaolo, 6,6 euro per Ubi Banca, 5 euro per Banco Popolare, 4,4 euro per Mps. Negli Usa un intermediario multicanale come Charles Schwab, additato come esempio di soddisfazione per i clienti, è valutato 2 dollari per ogni 100 dollari di raccolta. I modelli di business sono in parte diversi, così come la patrimonializzazione, ma è difficile non pensare che la valutazione meno generosa di Schwab sia dovuta anche a una maggiore concorrenza e a minori deficit cognitivi dei clienti. Finché questi ultimi – laddove insoddisfatti – non se ne vanno, le valutazioni delle banche italiane sono strameritate.</p>
<p> Articolo di Marco Liera tratto dal <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/11/plus24-caro-sportelli-liera-171107.shtml?uuid=17c4cdea-9430-11dc-b0c6-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero">Sole24Ore</a> del 17 novembre 2007</p>
<p> </p>
<p>Che dire di più?! Sottoscrivo! Ma la gente capirà finalmente???? Dott. Liera, talvolta non ha l&#8217;impressione di predicare nel deserto? (mi scusi l&#8217;eccesso del paragone biblico) </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mutui e "consulenza" delle banche]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2007/09/10/mutui-e-consulenza-delle-banche/</link>
<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 10:13:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
<guid>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2007/09/10/mutui-e-consulenza-delle-banche/</guid>
<description><![CDATA[Come sempre, quando si tratta di analizzare le cause di un dissesto finanziario (stavolta si tratta ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Come sempre, quando si tratta di analizzare le cause di un dissesto finanziario (stavolta si tratta dei mutui subprime), si vanno a cercare possibili colpevoli e anche questa volta le analisi si fanno quando i buoi sono usciti dal recinto. Eccoci quindi  nuovamente immersi nell&#8217;ennesima &#8220;fiera delle buone intenzioni&#8221;.</p>
<p>Tra i grandi opinionisti non mancano ovviamente i maggiori protagonisti del panorama finanziario italiano, che fanno una loro analisi dei possibili impatti dell&#8217;attuale crisi sull&#8217;economia italiana. Sabato scorso &#8220;Il Sole 24Ore&#8221; ha pubblicato una breve intervista all&#8217;Amministratore Delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, che difendendo la sua banca ha dichiarato: &#8220;Oltre il 40% dei nostri mutui è a tasso fisso da sempre e quelli dell&#8217;ultimo anno lo sono per l&#8217;80%. Aggiunge poi: &#8220;In ogni caso, nei casi di difficoltà da parte delle famiglie a rimborsare le rate accresciute per il rialzo dei tassi noi ristrutturiamo il mutuo senza costi, allungandone la durata.&#8221;</p>
<p>Dichiarazioni interessanti, di cui non credo però ci sia troppo da vantarsi, dato che la banca (e probabilmente anche le sue concorrenti) hanno erogato più mutui a tassi variabili proprio quando i tassi erano storicamente più bassi e nell&#8217;ultimo anno, con tassi più alti, ha incrementato la quota di erogazioni a tasso fisso. Beh, direi proprio una gran consulenza per il cliente (vi prego di leggere un certo sarcasmo), che però adesso ha una banca che gli viene incontro allungando la durata del mutuo (allora si che va bene!).</p>
<p>Con le mani nei capelli non rimane che riflettere sulle cause che determinano certe situazioni. Le banche hanno badato poco alle possibili insolvenze dei clienti (come se i bassi tassi d&#8217;interesse potessero rimanere tali in eterno) e hanno preferito erogare più mutui possibili (a tasso variabile ovviamente!) puntando al profitto immediato. Siete sempre così sicuri che la vostra banca possa fare il vostro interesse? (It&#8217;s your money, stupid!)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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