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	<title>invenzione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/invenzione/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "invenzione"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 12:19:22 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Mobbing, cassiera Esselunga inventò]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/16/mobbing-cassiera-esselunga-invento/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:42:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[La cassiera di un supermercato Esselunga di Milano, che all&#8217;inizio del 2008 denunciò un presun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La cassiera di un supermercato Esselunga di Milano, che<a href="http://milano.corriere.it/cronache/articoli/2008/03_Marzo/01/cassiera_proteste_esselunga.shtml"><span style="text-decoration:underline;"> all&#8217;inizio del 2008 denunciò un presunto caso di mobbing</span></a> legato a una pausa pipì negata e un&#8217;aggressione da parte dei colleghi di lavoro, si inventò tutto.</p>
<p>È quanto è emerso dal lavoro dei magistrati. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Maria Grazia Domanico, accogliendo la richiesta del pm Piero Basilone, ha disposto l&#8217;archiviazione del caso, mettendo la parola fine a una vicenda che aveva suscitato clamore a livello sindacale e mediatico.</p>
<p>«A seguito di indagini accurate ed esaustive il pubblico ministero ha avanzato richiesta di archiviazione nei confronti del direttore del supermarket Esselunga di viale Papiniano e di quattro suoi collaboratori in relazione ai reati ipotizzati di lesioni, violenza privata e maltrattamenti ai danni della dipendente», si legge del decreto di archiviazione.</p>
<p>In un altro passaggio del documento il giudice rileva che «La pubblica accusa ha anzitutto accertato l&#8217;inesistenza di comportamenti vessatori ai danni della dipendente», Maria Del Rosario Bolognesi Garanzatua. Quest&#8217;ultima, assunta dal 2004 come cassiera part-time due volte la settimana nel punto vendita milanese di proprietà del gruppo di Bernardo Caprotti, aveva denunciato di essersi vista negare, il 2 febbraio dell&#8217;anno scorso, il permesso di alzarsi dal posto di lavoro per andare in bagno. Poi, dopo che i sindacati e i media avevano dato risalto alla vicenda, la donna aveva allargato le sue accuse indicando di essere stata aggredita, il 28 febbraio, presso la toilette del supermercato.</p>
<p>A questa nuova denuncia era seguito uno sciopero e un presidio davanti al supermarket. «Le problematiche, pure esistenti, che la vittima diverse volte aveva evidenziato e che apparivano collegate a disagi sul luogo di lavoro, anche con riferimento al rapporto con clienti, sono state bene poste in luce dalla dottoressa Cinzia Capitanio, psichiatra presso il CPS (Centro Psico Sociale) di zona 18, che ha avuto in cura l&#8217;interessata dal 1997 al 2007 e appaiono strettamente collegate ai disturbi psichici e allo stato di sofferenza psicologica della parte lesa, esattamente diagnosticato», rileva tra l&#8217;altro il giudice sulla base di quanto accertato dal pubblico ministero, inquadrando la vicenda.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Trivial Sesto n°18: il verde volto]]></title>
<link>http://sestosguardo.wordpress.com/2009/11/16/trivial-sesto-n%c2%b018-il-verde-volto/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 11:31:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>aLe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cari amici di Sestosguardo, quale modo migliore per iniziare la settimana se non giocando insieme a ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Cari amici di Sestosguardo, quale modo migliore per iniziare la settimana se non giocando insieme a ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Dispensatore di acqua santa contro l'influenza suina (??? #*$%%)]]></title>
<link>http://rascarlo.wordpress.com/2009/11/12/dispensatore-di-acqua-santa-contro-la-diffusione-della-influenza-suina/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 22:49:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlo Di Nuccio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Luciano Marabese fino a pochi mesi faceva il barista nella cittadina di Fornaci di Briosco, nella Br]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Luciano Marabese fino a pochi mesi faceva il barista nella cittadina di Fornaci di Briosco, nella Br]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Luoghi di Valore III° Edizione]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/02/luoghi-di-valore-iii%c2%b0-edizione/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 06:51:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Treviso fino al 7/2/2010 via Cornarotta, 7 (Palazzi Bomben) Fondazione Benetton mostra delle segnala]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Treviso fino al 7/2/2010 via Cornarotta, 7 (Palazzi Bomben) Fondazione Benetton mostra delle segnala]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Xerox introduce il circuito stampato fai-da-te]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/10/31/xerox-introduce-il-circuito-stampato-fai-da-te/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 08:22:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[La definizione di “circuito stampato”, presto, diventerà letterale. Xerox ha infatti annunciato lo s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La definizione di “circuito stampato”, presto, diventerà letterale. <a href="http://www.xerox.com/">Xerox</a> ha infatti annunciato lo sviluppo di un inchiostro a base d’argento, in grado di farti stampare i tuoi circuiti come si trattasse di normali fotografie o testi.</p>
<p>L’invenzione, tra l’altro, non richiede chissà quale altra tecnologia futuristica per funzionare: si carica la sostanza di una stampante a getto d’inchiostro e, con un apposito software dedicato (difficile disegnare i circuiti elettronici in Word…), si dà il via alla stampa.</p>
<p><a title="Xerox introduce il circuito stampato fai-da-te" href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-10/29/xerox-introduce-il-circuito-stampato-fai-da-te.aspx"><img src="http://www.wired.it/_/media/continue-arrow.gif" alt="" /><em>Continua a leggere &#8220;Xerox introduce il circuito stampato fai-da-te&#8221; </em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ideata la stufa a biomasse che riscalda, produce corrente elettrica e permette di cucinare. ]]></title>
<link>http://sorgenia.wordpress.com/2009/10/26/ideata-la-stufa-a-biomasse-che-riscalda-produce-corrente-elettrica-e-permette-di-cucinare/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 11:42:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sorgenia: energia sensibile all'ambiente</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo stato di benessere complessivo della popolazione mondiale è in declino e il terzo mondo risente f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-953" title="Stufa a biomasse - blog di Sorgenia - img da projetos.inpa.gov.br" src="http://sorgenia.wordpress.com/files/2009/10/foto_sorgenia_stufa.jpg?w=124" alt="Stufa a biomasse - blog di Sorgenia - img da projetos.inpa.gov.br" width="124" height="150" />Lo stato di benessere complessivo della popolazione mondiale è in declino e il terzo mondo risente fortemente degli effetti della crisi economica mondiale che, se nell’Occidente industrializzato significa disoccupazione e povertà, in questi luoghi mette a repentaglio la vita stessa.</p>
<p>Nei paesi in via di sviluppo le <strong>fonti rinnovabili sono spesso troppo costose per trovare una realizzazione pratica</strong>, per cui coniugare un’invenzione che rispetti l’ambiente, sia poco costosa e migliori la vita di persone alle soglie della sopravvivenza è qualcosa di straordinariamente importante anche se difficile da realizzare.</p>
<p>Ma dal Brasile  arriva un’invenzione che potrebbe avere sicuro seguito, non solo in questo paese. Il nome commerciale del prodotto è <strong>Geralux</strong>, che a prima vista appare come una comune stufa a legna ma che in realtà, molto comune non è. Innanzi tutto la particolarità sta in un <strong>piano cottura incorporato nella struttura che permette di cucinare</strong>. Ovviamente la stufa svolge la sua <strong>funzione principale di riscaldamento degli ambienti</strong>, ma non soltanto.</p>
<p>Geralux<strong> è in grado di produrre elettricità</strong>, in quantità esigue, ma quel tanto che basta a tenere in funzione piccoli elettrodomestici e a mantenere in funzione alcune lampadine per l’illuminazione.<br />
Una conquista non di poco conto in un paese la cui popolazione è dislocata anche in zone amazzoniche, molto distanti dai grandi centri, non raggiunte dalla rete elettrica.<br />
Inoltre <strong>il prodotto è a bassissimo impatto ambientale</strong>. <strong>Non occorre abbattere alberi</strong> per ottenere la legna da ardere, <strong>la stufa sfrutta la combustione di rami, fogliame, ecc</strong>. materiale presente in abbondanza nella giungla amazzonica.</p>
<p>Sono poi <strong>elevatissime le rese</strong>, molto migliori di quelle delle stufe tradizionali.<br />
Un’invenzione <strong>destinata ad un mercato di persone disagiate</strong> che può risolvere tantissimi problemi e potrebbe estendersi con successo fuori dei confini brasiliani.<br />
Fonte: <a title="Geralux, la stufa a biomasse che cucina e produce elettricità" href="http://www.nonsolosolare.it/2009/10/geralux-la-stufa-a-biomasse-che-cucina-e-produce-elettricita/" target="_blank">Nonsolosolare.it</a></p>
<p><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/mailverify?uri=EfficienzaESostenibilit&#38;loc=en_US">Subscribe to EcoPensiero &#8211; efficienza e sostenibilità by Email</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chi ha inventato il wc]]></title>
<link>http://loriscosta.wordpress.com/2009/08/01/chi-ha-inventato-il-wc/</link>
<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 17:49:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>loriscosta</dc:creator>
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<description><![CDATA[(Di Focus) &#8211; L&#8217;invenzione del wc è tutt&#8217;ora una questione dibattuta. Secondo una r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!--END_ARTICLE_TITLE--></p>
<div id="testo_articolo">
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NgzVWkTe3DY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/NgzVWkTe3DY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>(Di Focus) &#8211; L&#8217;invenzione del wc è tutt&#8217;ora una questione dibattuta. Secondo una recente scoperta archeologica, 2000 anni fa in Cina erano utilizzate toilet simili a quelle odierne. In una tomba della dinastia Han (dal 206 a.C. al 24 d.C.), è stato infatti ritrovato un bagno con un sistema per sedersi e per  raccogliere l&#8217;acqua.</p>
<p>In occidente, invece, lo scrittore John Harlington, figlioccio della regina Elisabetta d&#8217;Inghilterra, è considerato l&#8217;inventore del water closet o wc, che tradotto in italiano significa &#8220;ripostiglio per l&#8217;acqua&#8221;.</p>
<p>Nel 1596, sir Harlington ideò un marchingegno fornito di una torre-serbatoio d&#8217;acqua. Un rubinetto a mano faceva affluire l&#8217;acqua in un serbatoio più piccolo, mentre una botola a valvola faceva defluire l&#8217;acqua di scolo in un pozzo nero. Seppur rudimentale, il progetto destò un certo interesse, ma il nobile inventore ebbe la brutta idea di parlarne in un libro, lasciandosi andare pesanti allusioni. Il cattivo gusto non piacque alla regina Elisabetta che bocciò il progetto e non volle più saperne dell&#8217;ingegnoso figlioccio. Soltanto un secolo e mezzo dopo circa, nel 1775, il water closet vide la luce, per merito di Alexander Cummings che lo perfezionò con l&#8217;uso del sifone.</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Sul ritrovamento del tesoro]]></title>
<link>http://studiolegalefavruzzo.com/2009/07/17/sul-ritrovamento-del-tesoro/</link>
<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 14:22:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Avv. Antonio Favruzzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per tesoro si intende una cosa mobile di pregio, sotterrata o nascosta, della quale nessuno possa di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Per tesoro si intende una cosa mobile di pregio, sotterrata o nascosta, della quale nessuno possa dimostrare di essere proprietario. Il tesoro appartiene al proprietario del fondo in cui si trova; se viene rinvenuto in un fondo altrui, spetta per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore, a condizione che sia stato scoperto per il solo effetto del caso. La stessa norma si applica se il tesoro viene trovato in una cosa mobile altrui. Leggi speciali regolano il ritrovamento degli oggetti di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico (art. 932 c.c.).</p>
<p>Si tratta di una figura d’invenzione; ha osservato Bianca che la scoperta costituisce un mero fatto giuridico e non concerne eventuali costruzioni nel sottosuolo. Per la giurisprudenza, nell’azione di rivendica di beni archeologici esperita dall’amministrazione statale, il ritrovamento o la scoperta dei beni medesimi in un tempo precedente l’entrata in vigore della legge n. 364/1909 non integra un fatto costitutivo negativo del diritto azionato, ma un fatto impeditivo, che va provato da chi lo eccepisce (Cass., n. 10355/95).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Codice Civile: Titolo II - Della proprietà]]></title>
<link>http://1001casablog.com/2009/07/04/codice-civile-titolo-ii-della-proprieta/</link>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 09:14:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>andrea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Capo III &#8211; Dei modi di acquisto della proprietà Art. 922. Modi di acquisto. La proprietà si ac]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Capo III &#8211; Dei modi di acquisto della proprietà Art. 922. Modi di acquisto. La proprietà si ac]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[MOLFETTA - ARRIVA IL MUSICAL "CIAO CAPO SENTINELLA"]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2009/07/02/molfetta-arriva-il-musical-ciao-capo-sentinella/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 10:57:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
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<description><![CDATA[MUSICAL &#8211; Molfetta- &#8220;Ciao Capo Sentinella&#8221; é uno dei tanti messaggi lasciati in pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[MUSICAL &#8211; Molfetta- &#8220;Ciao Capo Sentinella&#8221; é uno dei tanti messaggi lasciati in pi]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'esperienza, la narrazione, le nude cose, l'invenzione (e tutto il resto, compreso il dio)]]></title>
<link>http://vibrisse.wordpress.com/2009/07/01/lesperienza-la-narrazione-le-nude-cose-linvenzione-e-tutto-il-resto-compreso-il-dio/</link>
<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 07:28:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>vibrisse</dc:creator>
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<description><![CDATA[di giuliomozzi [Questo testo fu scritto per essere letto in pubblico, nel 2004. Nel pubblicarlo qui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><font size="1">di <strong>giuliomozzi</strong></font></p>
<p><font size="1">[Questo testo fu scritto per essere letto in pubblico, nel 2004. Nel pubblicarlo qui ora l'ho modificato un poco. In fondo al testo, due immagini spiegano tutto. gm].</font></p>
<p>Buona sera.<br />
Questa sera non vi leggerò un racconto o un brano di romanzo. Vi leggerò invece un testo nel quale cerco di dire qual è la relazione, secondo me, tra l&#8217;esperienza e la narrazione.<br />
Di questo testo che sto iniziando a leggervi, non sono tanto sicuro. È venuto fuori un testo un po&#8217; filosofico, e io non sono molto competente in filosofia. E poi ogni volta che provo a parlare di questa cosa, di esperienza e narrazione, finisco col dire delle cose un po&#8217; diverse.<br />
In somma: non sono in grado di offrirvi un pensiero perfettamente definito. Sono in grado, al massimo, di dirvi che tipo di pensieri si agitano nella mia mente.<br />
Vado per punti, dicendo: «Uno, due, tre…», non perché il mio pensiero sia sistematico (ve ne accorgerete) ma perché inizio raccogliendo pensieri davvero molto sparsi.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Uno</strong>. Qualche giorno fa una mia giovane amica mi ha detto: «Vado a lavorare sei mesi in Africa».<br />
«Perché?», le ho domandato.<br />
«Per <em>fare un&#8217;esperienza</em>», mi ha risposto.</p>
<p><strong>Due</strong>. Quindici giorni fa, qui, in questa stessa sala, a Marco è capitato un piccolo incidente. Cercava di aggiustarsi il leggio, che era troppo basso per lui, ma il tubo della parte superiore si è sfilato dal tubo della base, e lui è rimasto così, con in una mano il libro da quale voleva leggere e nell&#8217;altra la parte superiore del leggio.<br />
Ha avuto un momento di imbarazzo.<br />
Naturalmente, abbiamo messo a posto il leggio in due minuti. Ma per quei due minuti, Marco è stato in imbarazzo. Vabbè: lui è timido, gli succede. Ma questo piccolo imbarazzo mi ha fatto pensare.</p>
<p><strong>Tre</strong>. Mi è venuto in mente un luogo comune. Tutti noi siamo nel mondo. Ci viviamo. Facciamo continuamente esperienza del mondo. Ma tutti noi siamo, come si usa dire, uomini di mondo. Ossia: conosciamo il mondo. Sappiamo che cosa aspettarci dal mondo. Qualunque cosa accada nel mondo, ci trova preparati. Di qualunque cosa accada abbiamo, chiamiamola così, una precomprensione.<br />
In altre parole: noi non facciamo mai esperienza del mondo. Facciamo esperienza, al massimo, della nostra precomprensione del mondo. Questo è il luogo comune.</p>
<p>Allora, <strong>quattro</strong>: succede, raramente ma succede, che qualcosa accada e ci trovi impreparati. Qualcosa che non possiamo precomprendere, e nemmeno comprendere.<br />
Pensate all&#8217;etimologia della parola «comprendere»: è un prendere-con, un portare-dentro di noi.<br />
Ciò che comprendiamo, lo portiamo-dentro di noi.<br />
Ciò che precomprendiamo, lo abbiamo già dentro di noi.<br />
Marco, durante quel piccolo incidente, si è trovato in imbarazzo. Si potrebbe dire: si è trovato in una situazione che non poteva precomprendere, e quindi nemmeno comprendere. Una situazione da niente, sia chiaro: una sciocchezza. Eppure…</p>
<p><strong>Cinque</strong>. Alla mia giovane amica ho domandato:<br />
«Ma a che cosa ti serve, andare in Africa?».<br />
«A niente», mi ha detto. «Ma così <em>faccio un&#8217;esperienza</em>. È da tanto che volevo <em>fare un&#8217;esperienza importante</em>».<br />
Attenzione. La mia giovane amica ha detto: «Per <em>fare un&#8217;esperienza</em>». Non ha detto: «Per <em>fare esperienza</em>».<br />
Se si tratta di <em>fare esperienza</em>, allora siamo tutti d&#8217;accordo. Si accetta un posto di lavoro non perfettamente consonante con le nostre aspettative, per <em>fare esperienza</em>. Si accetta di essere sottopagati, per <em>fare esperienza</em>. Magari ci si trasferisce a Milano, con tutti i rischi del caso, perché abbiamo un&#8217;occasione di <em>fare esperienza</em>.<br />
<em>Fare esperienza</em> non è imbarazzante. È, invece, consolidante. Di una persona diciamo: «Ha <em>esperienza</em>», per dire che se ne intende del mondo, che è capace di precomprendere quasi tutto quello che può capitargli.<br />
L&#8217;esperto, colui che ha <em>esperienza</em>, è colui che non si stupisce mai e non è mai in imbarazzo.<br />
Ma quando parliamo di <em>fare un&#8217;esperienza</em>, intendiamo un&#8217;altra cosa.</p>
<p>La mia giovane amica andrà in Africa per «<em>fare un&#8217;esperienza</em>», ossia andrà in Africa allo scopo di trovarsi in una situazione che non è capace di precomprendere. Potremmo dire, e scusate se paragono una cosa così seria a una cosa così futile, che la mia giovane amica intende andarsi a cacciare di propria volontà in una situazione imbarazzante, come quella (fatte le dovute proporzioni) nella quale si è trovato, non di sua propria volontà, qui, quindici giorni fa, il povero Marco.<br />
Tutti i miei auguri alla mia giovane amica.</p>
<p><strong>Sei</strong>. Qualcuno si ricorderà, forse, di quel film con Benigni e Troisi che s&#8217;intitola <em>Non ci resta che piangere</em>. Un film che è tutt&#8217;altro che un capolavoro: la storia bislacca di due giovanotti che all&#8217;improvviso, per caso e senza ragione, vagando nelle campagne vicino a Firenze, si trovano trasportati nel tempo: fino al millequattro (quasi millecinque). Lì, ovviamente, si sentono un po&#8217; fuori posto. Si sentono, e sono davvero, del tutto inadeguati.<br />
A un certo punto i nostri due eroi, un po&#8217; per guadagnare punti nella società del tempo e un po&#8217; nel tentativo donchisciottesco di adeguare quel mondo arcaico a loro stessi — cioè di trasformare quel mondo in un mondo che loro possano precomprendere —, cercano di introdurre nel millequattro (quasi millecinque) le innovazioni tecnologiche del ventesimo secolo. Hanno la fortuna di incontrare Leonardo da Vinci. Cercano di spiegargli il treno, la lampadina, la lavatrice, perfino la scopa (il gioco di carte). Leonardo li ascolta attentissimo. Loro parlano, parlano, spiegano, spiegano, ma tragicamente mentre parlano e spiegano si rendono conto di non essere capaci di spiegare alcunché. In realtà, non sanno minimamente come funzionino il treno, la lampadina e la lavatrice; e anche con la scopa hanno dei problemi.<br />
In somma: i nostri eroi scoprono che la loro precomprensione del mondo — del loro mondo, del mondo dal quale provengono, quello a noi contemporaneo — è tutt&#8217;altra cosa da una comprensione. Scoprono che del loro mondo, che credevano di avere compreso, ossia di conoscere, per filo e per segno, non sanno un accidente. Non sanno nemmeno come funziona una lampadina: la sanno usare, ma non sanno che cos&#8217;è.<br />
Poi nel film succede questo: Leonardo ascolta e ascolta i nostri eroi, crollando il capo come difronte a due cretini. Ma in una delle scene finali, compaiono dei binari; e sui binari arriva, a bordo di una locomotiva a vapore rombante e sbuffante, un Leonardo entusiasta e felicissimo.<br />
Lui sì, Leonardo, è capace di comprendere.</p>
<p>Be&#8217;: spero proprio che la mia giovane amica, laggiù in Africa, non si comporterà come i due eroi del film. Direi che non mi sembra proprio il tipo.</p>
<p>Se pensate che stia divagando, avete ragione. D&#8217;altra parte, non so bene come affrontare la faccenda. E allora ci giro intorno.</p>
<p><strong>Sette</strong>. Se io ora cominciassi a urlare come un disperato, mi spogliassi nudo, tirassi fuori dallo zaino un coltellaccio e cominciassi a infierire su me stesso, probabilmente voi entrereste in imbarazzo. Non avreste una precomprensione disponibile, per questa cosa.<br />
Ma se domandaste: «Che cosa sta succedendo?», e qualcuno vi rispondesse: «È un artista contemporaneo, sta facendo una performance», voi direste: «Ah, sì, vabbè: è un artista contemporaneo, sta facendo una performance». Magari direste anche: «Che schifo», oppure: «Per me è fuori di testa», oppure: «Non c&#8217;è più religione». Ma, comunque, avreste una precomprensione disponibile. E non vi verrebbe in mente di chiamare la neuro: io sono un artista contemporaneo, sto facendo una performance. In un certo senso, ciò che sto facendo <em>non è vero</em>.<br />
Avere una precomprensione significa, tra le altre cose, non avere bisogno di pensare che ciò che abbiamo davanti sia <em>vero</em>.</p>
<p>Allora, <strong>otto</strong>, adesso entro dentro la questione.<br />
Dico che noi facciamo un&#8217;esperienza quando, per un motivo o per l&#8217;altro, ci troviamo sbalzati fuori dal mondo, e gettati in mezzo alle nude cose. Le cose nude sono quelle che non sono vestite di precomprensione &#8211; quelle alle quali noi non riusciamo a gettare addosso subito, appena entrano nel nostro campo, una precomprensione. Quindi, a essere precisi, quelle che <em>non entrano nel nostro campo</em>, pur essendo là.<br />
Il mondo è ordinato. Il mondo è precompreso. Il mondo ha senso. Il mondo ci dà soddisfazione. Il mondo è ciò che noi siamo.<br />
Le cose nude sono un caos, non sono comprensibili, non offrono nessun senso, non danno soddisfazione. Le cose sono un altro. Le cose non ci sono, <em>pur essendo là</em>.<br />
Marco, qui, quindici giorni fa, per un momento è stato sbalzato fuori dal mondo, e gettato in mezzo alle nude cose.<br />
Per lui, in quel momento, niente aveva più senso. Lui doveva leggere, era lì per quello, e non poteva farlo. Il leggio doveva stare ben fermo, e invece non stava. Il clima doveva essere raccolto, e invece c&#8217;era già chi ridacchiava (giustamente). Lui è una persona seria, e si sentiva esposto al ridicolo.<br />
Ecco: in quell&#8217;istante, Marco ha <em>fatto un&#8217;esperienza</em>. Futile quanto volete, ma un&#8217;esperienza era.</p>
<p><strong>Nove</strong>. Pensate al povero Giobbe (questo è uno dei miei argomenti preferiti). Amava il dio, lo adorava secondo tutte le regole prescritte, e viveva felice: circondato da persone che lo amavano, da figli che lo rispettavano, da greggi abbondanti, da campi rigogliosi e da servi fedeli.<br />
Poi, un giorno, succede che il dio è lì che guarda il mondo, e contempla Giobbe tutto contento. Passa di là l&#8217;avversario, e il dio non resiste: «Guarda là Giobbe», dice il dio all&#8217;avversario, «guarda come mi adora, come mi è fedele».<br />
«Sfido io», dice l&#8217;avversario. «L&#8217;hai ricoperto, come si dice, di ogni ben di dio».<br />
Anche se la battuta è vecchia, a questo punto il dio ride.<br />
«Làsciamelo un poco», insiste l&#8217;avversario, «méttilo nelle mie mani. E vediamo se poi ti adora ancora».<br />
Il dio accetta la scommessa, e lascia Giobbe nelle mani dell&#8217;avversario.<br />
L&#8217;avversario fa morire le mogli, i figli, le bestie, i servi di Giobbe; fa inaridire i suoi campi, crollare le sue case; fa venire a Giobbe ogni sorta di malattia schifosa. Non lo uccide perché evidentemente, per vedere se Giobbe continuerà o no ad adorare il dio, bisogna lasciarlo vivo.<br />
Che cosa fa Giobbe? Da ricco che era, si ritrova a essere solo e nudo, ricoperto di croste; ormai abita in un letamaio, e l&#8217;unico suo bene è un pezzo di coccio con il quale si gratta le croste.<br />
Allora Giobbe si volta in su, verso dove presume che abiti il dio, e comincia a protestare: «Perché mi hai fatto questo, tu, a me che ti ho sempre amato e adorato?».<br />
Alcuni amici che la sanno lunga vanno a trovare Giobbe. Si siedono a rispettosa distanza da lui (lui puzza, è contagioso, eccetera) e cominciano a martellare: «Se il dio ti ha punito, vuol dire che hai peccato».<br />
«No che non ho peccato!», urla Giobbe.<br />
«Se non hai peccato tu, avranno peccato i tuoi padri, i tuoi figli, le tue mogli, le tue bestie, i suoi servi», dicono gli amici.<br />
«Qua nessuno ha peccato!», urla Giobbe.<br />
«Non può essere», dicono gli amici.</p>
<p>Ora: gli amici di Giobbe, sono i difensori del mondo. Il problema sollevato da Giobbe — come possa un uomo che ama e adora correttamente il dio non esserne ricompensato — loro semplicemente lo negano. Se non vieni ricompensato, vuol dire che non hai amato e adorato correttamente il dio.<br />
Ecco: Giobbe è stato sbalzato fuori dal mondo, e gettato in mezzo alle nude cose (dall&#8217;avversario, su permesso del dio). I suoi amici negano: sei ancora nel mondo, dicono. </p>
<p>La storia finisce così: che a un certo punto il dio si stufa di sentire Giobbe che urla e strèpita e i suoi amici che dicono sciocchezze. Allora squarcia le nubi, e appare a Giobbe.<br />
Giobbe dice: «Oh!».<br />
E il dio dice: «Chi sei tu, per mettere in questione ciò che io ho fatto? Dov&#8217;eri tu, quando io creavo il cielo e la terra? Io sono il dio e faccio quello che voglio, perché sono il dio».<br />
Giobbe dice: «Mi scusi».</p>
<p>Nota: il dio non dice: «Ho lasciata mano libera all&#8217;avversario». Il dio si prende in prima persona la responsabilità di ciò che è stato fatto a Giobbe. Se il dio può prendersi la responsabilità di ciò che ha fatto l&#8217;avversario e quindi, alla lettera, identificarsi con l&#8217;avversario, allora il mondo è insensato.<br />
Seconda nota: se il dio dice che lui fa quello che vuole semplicemente perché lo vuole, quindi del tutto irresponsabilmente e senza sottostare nemmeno alle regole stabilite da lui stesso, allora il mondo è insensato.<br />
Ossia: il dio dice a Giobbe che il mondo non esiste se non provvisoriamente, per finta; le nude cose esistono veramente, e lui è la nuda cosa più nuda cosa di tutte.<br />
Avere che fare col dio, è pericoloso.<br />
Il mondo esiste così per finta, che dopo questa sparata il dio — che non si capisce bene se, alla fin fine, abbia vinta o persa la sua scommessa con l&#8217;avversario — ripristina la condizione di Giobbe. Gli dà altri figli, altre mogli, altre bestie, altri servi, altri campi.<br />
Giobbe è quindi di nuovo felice?<br />
Provate a immaginare. Provate a immaginare che tutte le persone care vi siano sottratte e, dopo un po&#8217;, sostituite da altrettante persone care. Non vi sembreranno, queste nuove persone care, queste persone care sostitutive, dei semplici simulacri? Non sono persone finte? Non è forse un incubo, quello che il dio ha regalato a Giobbe per ricompensarlo della sua sostanziale fedeltà — o perché non rompesse più i coglioni?<br />
Era uno dei peggiori sogni che facevo da bambino, questo: che mia madre morisse, e che venisse sostituita da un&#8217;altra mia madre, perfettamente uguale, ma non quella. Non una madre-mondo, ma una madre-cosa.</p>
<p><strong>Dieci</strong>. Certo: ci sono esperienze, ossia uscite dal mondo, non così futili come quella capitata a Marco e non così terribili come quella capitata a Giobbe. La perdita. L&#8217;esclusione sociale. La povertà improvvisa. La violenza immotivata. Il fare male nel tentativo di fare bene. L&#8217;avere male da chi dovrebbe dare bene.</p>
<p><strong>Undici</strong>. Che cosa facciamo, noi, quando ci troviamo sbalzati fuori dal mondo e gettati in mezzo alle nude cose? Facciamo il possibile per tornare nel mondo.<br />
Possiamo, ad esempio, decidere di fare finta di niente: una bella rimozione, ed è come se niente fosse stato. Dimentichiamo.<br />
Oppure possiamo razionalizzare: cerchiamo, nell&#8217;intrico di cause e conseguenze che è la nostra vita, di dimostrare che quelle nude cose non sono nude cose, ma sono mondo. È quello che tentano di fare i saputelli amici di Giobbe.<br />
Oppure possiamo decidere, magari perché siamo stanchissimi e non ne possiamo più, di restare in mezzo alle cose: allora diventiamo matti. E così via.<br />
Oppure possiamo decidere di accettare il nostro passaggio in mezzo alle cose, e ci mettiamo a costruire un altro mondo. Un altro mondo che, di quelle cose in mezzo alle quali siamo stati, conservi una memoria, una traccia, un sentore. Un altro mondo che non tenti né di includerle né di escluderle, ma che accetti la loro presenza: là, fuori.<br />
Questa, beninteso, è una cosa che ha dell&#8217;impossibile.<br />
Tentare di costruire un mondo che accetti la presenza delle cose, là fuori, è come tentare di concepire una totalità che sia una totalità (il mondo è una totalità), ma che abbia comunque qualcosa d&#8217;altro, là fuori.<br />
È più o meno come tentare di pensare che esista il dio.</p>
<p><strong>Dodici</strong>. E adesso comincio, finalmente, a parlare della narrazione. Che cosa fa la narrazione? Le narrazioni, si dice comunemente, costruiscono dei mondi. Che relazione c&#8217;è tra la narrazione e l&#8217;esperienza? La narrazione, dirò così, tenta appunto di costruire dei mondi che accettino la presenza delle cose, là fuori.<br />
Addirittura: la narrazione è il tentativo di portare-dentro nel discorso l&#8217;esperienza delle nude cose, e/o addirittura di produrre un discorso che sia, per chi lo legge, un&#8217;esperienza.</p>
<p><strong>Tredici</strong>. A questo punto parlo un momento dei poeti. Chi di voi legge poesia, sa che i poeti sono capaci di dare un brivido. È un effetto specifico della poesia: noi leggiamo, e improvvisamente abbiamo un brivido.<br />
Che cosa succede, quando abbiamo il brivido? Succede che la poesia ci ha messi istantaneamente, cioè per un istante, in contatto con le nude cose. La poesia fa questo, di solito, almeno nel nostro tempo, per mezzo di quella cosa che, con una semplificazione brutale, chiamiamo: la metafora. La poesia giustappone due parole (una detta, l&#8217;altra non detta), e questa giustapposizione produce il brivido.<br />
La parola detta, è mondo. La parola non detta, è cosa.<br />
La poesia è sempre stata considerata un&#8217;attività più alta della prosa — anche oggi che non la legge nessuno — proprio perché ha il potere, per mezzo delle parole, di metterci istantaneamente a contatto con le nude cose. Meglio: di ammetterci istantaneamente alla presenza delle nude cose.</p>
<p><strong>Quattordici</strong>. Ho letto tempo fa un libretto di Manlio Sgalambro che s&#8217;intitola <em>La consolazione</em>. Che cos&#8217;è la consolazione?, si domanda Sgalambro. E si risponde: la consolazione è un&#8217;attività di pure parole con la quale modifichiamo una situazione reale. Il mio amico ha persa la donna amata; io gli parlo, lo consolo; dopo, il mio amico è meno addolorato, è più vivo.<br />
Strabiliante.<br />
La parola può assopire il dolore più vivo.<br />
Come fa?<br />
Fa nel solito modo: il dolore è un sintomo, è il sintomo di un male che c&#8217;è, di una nuda cosa che è presente; questa nuda cosa, con la sua sola presenza, sia pure velata e nascosta dal dolore, fa sì che il mondo attorno a me si sfaldi, crolli, svanisca; l&#8217;amico che mi discorre, che parla, letteralmente mi ricuce addosso un mondo. Chirurgicamente taglia il filo che lega il dolore (il sintomo) al male (la cosa). Così io ho ancora dolore, ma non ho più il male. E col dolore è molto più facile cavarsela.<br />
Questo è un esempio della potenza del discorso. Di un discorso che, ambivalentemente, ammette la presenza delle cose fabbricando un velo che ne nasconde la presenza, che nel nascondere la presenza delle cose ci permette di conservarne una memoria, una traccia, un sentore.</p>
<p><strong>Quindici</strong>, cercando di arrivare a una qualche provvisoria conclusione. Io dico: la narrazione è un&#8217;attività di discorso che serve alla costruzione di mondi. E la relazione tra esperienza e narrazione è questa: la narrazione tenta di costruire mondi che ammettano, che accettino, la presenza delle nude cose, là fuori.<br />
La narrazione, per così dire, include le nude cose senza includerle.</p>
<p>Ora: la narrazione è una lingua. La vicenda, la separazione degli amanti, le peripezie, i colpi di scena, le agnizioni: la narrazione ha la sua sintassi e il suo lessico, come una lingua. Articolare una narrazione è come articolare una lingua.<br />
La narrazione, come la lingua, è ordinata, ha le sue regole. Appartiene al mondo. Narra il mondo avvolgendolo, ricoprendolo, esaurendolo. Occupa tutto il mondo e sta sempre dentro al mondo.<br />
Allora io immagino una narrazione, che è nel mondo, che in un certo senso è il mondo stesso — che cos&#8217;è la precomprensione, se non un esercito di narrazioni sempre pronte a venire in mio soccorso? —, che da dentro il mondo, che per così dire da dentro sé stessa, si protenda fuori, fino a toccare le nude cose. E che poi rientri in sé, come si dice di chi è andato fuori di sé, portando di queste nude cose una memoria, una traccia, un sentore.</p>
<p>Io so di che cosa parlo.<br />
Io, se non avessi fatto questo, se almeno una volta nella mia vita non fossi riuscito a farlo, sarei morto.<br />
Sarei — semplicemente — morto.</p>
<p><strong>Sedici</strong>. Ancora un esempio. Non so se qualcuno di voi usa farmaci omeopatici. Ma tutti voi sapete, immagino, che l&#8217;omeopatia usa farmaci disciolti nell&#8217;acqua in diluizioni e ri-diluizioni successive. Si arriva, a forza di diluire, ad avere un&#8217;acqua nella quale è arduo sostenere che la sostanza medicinale sia ancora presente.<br />
Bene. Così. La narrazione, sono disposto a dirlo, ha una memoria delle nude cose in infinite diluizioni. È un&#8217;acqua dotata di memoria.</p>
<p><strong>Diciassette</strong>. Credo che, oggi come oggi, il segno del tentativo della narrativa di portare una memoria delle nude cose stia nella lentezza.<br />
Non so se ci avete fatto caso: sempre più, nelle narrazioni contemporanee, in quelle che ci lasciano il segno, avvengono rallentamenti quasi insopportabili.<br />
Ci sono narrazioni nelle quali due minuti di un&#8217;esistenza vengono raccontati in duecento pagine. Narrazioni che hanno una durata di lettura superiore a ogni credibile durata degli avvenimenti che raccontano.<br />
È come se il narratore d&#8217;oggi tentasse una infinita diluizione del tempo.<br />
Prolungando il tempo, riempiendo ogni istante della narrazione di atti, dialoghi, descrizioni, documenti, elucubrazioni, letteralmente stipando la propria pagina, saturando il tempo quanto più possibile, il narratore produce un&#8217;acqua sufficientemente diluita da poter contenere la memoria delle nude cose, ed essere bevibile.<br />
Le nude cose in soluzione concentrata, uccidono.<br />
Tra i principi dell&#8217;omeopatia c&#8217;è quello — da cui il nome, che significa: «curare con l&#8217;uguale» — di curare un male introducendo nel corpo, in dosi diluitissime, la stessa sostanza che genera il male.<br />
Magari, nella narrazione, le nude cose non ci sono nemmeno più, tanto estesa è stata la diluizione. Ma ne è rimasta, se non una traccia, almeno una memoria. La narrazione ci ammette alla presenza delle nude cose, che uccidono, accogliendo dentro di sé dosi diluitissime delle nude cose stesse.</p>
<p>Ciò che i poeti fanno con la metafora, con la giustapposizione di una cosa che viene detta a una cosa che non viene detta, i narratori lo fanno con la lentezza, con l&#8217;infinita diluizione del tempo.<br />
Magari ci sono altri strumenti. Non so. Io ho visto questo. Se ne può parlare.</p>
<p>Infine, <strong>diciotto</strong>, mi domando: se la lentezza è lo strumento che consente alla narrazione di diluirsi per ammettere la presenza, magari solo in memoria, delle nude cose; che cos&#8217;è invece che permette al narratore, prima della narrazione, di entrare in contatto con le nude cose? Qual è, chi è, che cos&#8217;è, quel mediatore che mi permette di stare alla presenza delle nude cose senza esserne bruciato?</p>
<p>La mia risposta, per il momento, è: l&#8217;invenzione. L&#8217;invenzione è la facoltà che mi permette di pensare il mondo come una vacca gravida di infiniti mondi possibili. E quindi di pensare la narrazione come una vacca gravida di infinite narrazioni possibili.<br />
Io sono l&#8217;ostetrico che, con tutta la lentezza di cui è capace, cerca di far sì che la vacca partorisca un mondo, una narrazione.<br />
L&#8217;invenzione è un mediatore sensibilissimo. È capace di sostituire istantaneamente un mondo con un altro, una narrazione con un&#8217;altra, una totalità con un&#8217;altra.<br />
È capace addirittura di produrre parti di mondo e parti di narrazione che possono appartenere contemporaneamente a più mondi e più narrazioni diversi e incompatibili.<br />
È capace, addirittura, di pensare a una narrazione che dica tutto, che ricopra interamente il mondo, e che tuttavia ammetta la presenza, là fuori, delle nude cose.</p>
<p>Invece la finzione, la <em>fiction</em>, è l&#8217;incubo. Le nuove mogli e i nuovi figli di Giobbe sono <em>fiction</em>, incubo. L&#8217;invenzione è il contrario della finzione. La finzione imita, l&#8217;invenzione produce. La finzione fa come se le nude cose non esistessero, non fossero mai esistite. L&#8217;invenzione ci ammette alla loro presenza.</p>
<p>Sono arrivato a pensare fin qui. Non posso dire di sentirmi sicuro di ciò che ho detto, né di avere presenti le conseguenze di ciò che ho pensato.<br />
Vi prego di accettare ciò che ho detto come un tentativo di fare una narrazione della mia esperienza.<br />
Grazie.</p>
<p><img src="http://vibrisse.wordpress.com/files/2009/07/eye.jpg" alt="" title="" width="450" height="482" class="aligncenter size-full wp-image-2917" /></p>
<p><img src="http://vibrisse.wordpress.com/files/2009/02/oltremondo.jpg" alt="" title="" width="450" height="350" class="alignnone size-full wp-image-569" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Quindicenne inventa sistema energetico alimentato ad alghe e rifiuti organici]]></title>
<link>http://michele227.wordpress.com/2009/06/27/quindicenne-inventa-sistema-energetico-alimentato-ad-alghe-e-rifiuti-organici/</link>
<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 14:14:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>michele227</dc:creator>
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<description><![CDATA[Javier Fernández-Han, quindicenne di Houston, Texas, ha presentato al concorso Invent Your World Cha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Javier Fernández-Han, quindicenne di Houston, Texas, ha presentato al concorso Invent Your World Cha]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[teletrasporto invenzioni inutili di arturo calindri]]></title>
<link>http://sabbioneromagnoloblog.com/2009/06/09/teletrasporto-invenzioni-inutili-di-arturo-calindri/</link>
<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 16:34:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>sabbioneromagnoloblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/ItxMEgWy3Gs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/ItxMEgWy3Gs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[Fondamenti della Matematica_09 - Inconscio: fra arte e matematica]]></title>
<link>http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/05/01/fondamenti-della-matematica_09-inconscio-fra-arte-e-matematica/</link>
<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:33:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Emanuele Sbardella</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leggendo un libro sulla psicologia dell’invenzione in campo matematico, vengo attratto da un’argomen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Leggendo un libro sulla psicologia dell’invenzione in campo matematico, vengo attratto da un’argomen]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[And the winner is... Kyoto-box!]]></title>
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<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 11:15:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>chemicalstep</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-180" title="kyoto_box-300x276" src="http://chemicalstep.wordpress.com/files/2009/04/kyoto_box-300x276.jpg" alt="kyoto_box-300x276" width="300" height="276" /></p>
<p>Kyoto-box è l&#8217;invenzione ecologica dell&#8217;anno. Il padre di Kyoto-box, Jon Bohmer, si è aggiudicato il primo posto del &#8220;Climate Change Challenge&#8221; con la sua semplice eco-creazione.<br />
Ma cos&#8217;è KYOTO-BOX?<!--more-->Kyoto-box è&#8230; UN FORNO. Non di quelli che tutti conosciamo, ovviamente, ma un forno di cartone, che sfrutta l&#8217;energia solare per produrre calore.<br />
Sembra incredibile vero? Beh anche io sono rimasto colpito da questo &#8220;non-elettrodomestico&#8221;, soprattutto per il materiale con cui è fatto, CARTONE!<br />
Si possono immaginare gli enormi vantaggi di tale invenzione, di certo non per noi che viviamo nel benessere, ma per quella grande fetta di popolazione mondiale che vive in povertà. In quei paesi in cui semplici gesti, come la cottura dei cibi o la sterilizzazione dell&#8217;acqua, sono vere problematiche, Kyoto-box darebbe un grande aiuto, un aiuto a costi irrisori e a impatto ambientale praticamente nullo.</p>
<p>E chissà, anche noi potremmo apprezzarne l&#8217;uso semplicemente utilizzandolo in campeggio o nelle gite fuori porta (anche se potremmo fare di più, ma sarebbe comunque un buon inizio di reintegrazione con la natura).</p>
<p>Rimane in me la curiosità di provare questa &#8220;scatola magica&#8221;, e spero che questa curiosità colpisca anche voi lettori.<br />
Alla prossima, ciao!</p>
<p>Fonti:  <a href="http://www.terranauta.it/a1014/vivere_ecologico/kyotobox_l_ecoforno_che_forse_salvera_il_mondo.html">www.terranauta.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Raffaello liberato dai pregiudizi]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/03/25/raffaello-liberato-dai-pregiudizi/</link>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 21:34:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Passione per le donne e per la creazione di immagini. Successi e nessun tormento spirituale. Una mos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><span style="font-size:13pt;font-family:Times;">Passione per le donne e per la creazione di immagini. Successi e nessun tormento spirituale. Una mostra ad Urbino invita a rileggere la storia del divin pittore</span></em></p>
<p><em><span style="font-size:13pt;font-family:Times;"> </span></em></p>
<p style="font-weight:normal;"><span style="color:#993300;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times;">di Simona Maggiorelli</span></span></span></p>
<p style="font-weight:normal;">
<div id="attachment_1211" class="wp-caption alignleft" style="width: 229px"><img class="size-medium wp-image-1211" title="raffaello-ritratto-di-donna-la-muta-1507-ca-urbino-galleria-nazionale-delle-marche" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/04/raffaello-ritratto-di-donna-la-muta-1507-ca-urbino-galleria-nazionale-delle-marche.jpg?w=219" alt="Raffaello, ritratto di donna, la muta" width="219" height="300" /><p class="wp-caption-text">Raffaello, ritratto di donna, la muta</p></div>
<p>&#60;!&#8211; 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	&#8211;&#62;<span style="font-size:small;">Raffaello pittore senza mistero: così chiaro, sereno, perfetto, al punto da rasentare quasi il distacco e apparire inafferrabile. <span style="font-family:Times;">Certo, le</span> <span style="font-family:Times;">sue figure non hanno la plastica tormentata fisicità di quelle di Michelangelo, né quell&#8217;alone di mistero delle creature leonardesche. Ma la sua passione per la conoscenza, per l’invenzione di nuove immagini, la laicità e la fiducia nell’umano che connotano la sua pittura sono state troppo sbrigativamente liquidate dalla critica d’arte del ‘900, come già notava André Chastel. Quasi che il divino pittore fosse rimasto prigioniero del suo stesso mito di facilità e versatilità nel dipingere.  Senza contare poi che la vicenda artistica di Raffaello, fatta di passione per le donne e per la pittura, di successi e nessun tormento spirituale, non poteva che risultare insulsa allo sguardo alterato di certa critica esistenzialista convinta che genio sia sinonimo di pazzia.</span></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times;">Tanto che si sono dovuti aspettare gli illuminanti studi di Rudolf e Margot Wittkover negli anni Sessanta perché l’opera di Raffaello cominciasse a essere riletta nel suo giusto contesto storico e perché si riprendesse a studiare periodi ancora poco approfonditi come quello della sua formazione: una lacuna che, dopo la mostra londinese del 2004 e quella romana di due anni fa, ora la rassegna </span><span style="font-family:Times;"><em>Raffaello e Urbino</em></span> <span style="font-family:Times;">si sforza di colmare, raccogliendo in Palazzo Ducale una quarantina di  sue opere giovanili (pitture e disegni) accanto a opere che raccontano il contesto urbinate degli ultimi decenni del Quattrocento.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times;"><span style="font-size:small;">Di fatto, fin da bambino nella bottega del padre, Giovanni Santi (pittore ma anche poeta) Raffaello ebbe la possibilità di farsi una formazione ampia e di prendere rapporto con la raffinata cultura umanistica che si respirava alla corte di Guidobaldo da Montefeltro animata da intellettuali come Marsilio Ficino, fondatore del Neoplatonismo. Così che a diciassette anni il giovane artista poteva già firmarsi “magister”, come ricostruisce Lorenza Mochi Onori nel catalogo Electa che accompagna la mostra. Rimasto orfano a undici anni  Raffaello aveva dovuto far di necessità virtù, mettendosi al lavoro in bottega, ma quel che più colpisce delle sue prime opere,a cominciare dallo stendardo per la Santissima Trinità di Città di Castello dipinto nel 1500, è la grande maturità espressiva di questi lavori. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times;"><span style="font-size:small;">Da subito quello di Raffaello fu uno stile alto e personale, fatto di accattivante chiarezza, ma anche percorso da una certa inquietudine fiamminga mutuata da maestri come Giusto Di Gand e Pedro Berruguete che avevano lavorato a Urbino. Dalla tradizione tosco emiliana Raffaello aveva preso la cura nel disegno e la usava per tratteggiare immagini delicate, intimamente sensibili.  Al centro dei quadri di Raffaello, anche se di soggetto sacro, c’è sempre la grandezza e la dignità dell’umano. Accanto all’eleganza formale, ciò che più conta per lui è il pensiero che c’è dietro l’immagine. E quando poi per affrescare La loggia di psiche avrà a disposizione molti collaboratori, Raffaello riserverà a se stesso la creazione dell’immagine e la regia, lasciando però che l’opera finale fiorisse nell’ operare artistico collettivo.  Purtroppo“quel sogno di libertà” del Rinascimento interpretato da Raffaello come ricerca di una bellezza che non fosse solo involucro di lì a poco sarebbe tramontato. Come ci ricorda Antonio Forcellino nel suo <em>Raffaello. Una vita felice</em> (Laterza). </span></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il sacco di Roma del 1527 e l’incalzare della Riforma protestante avrebbero cambiato radicalmente il quadro, già sette anni dopo la morte di Raffaello. «Ma ancora oggi &#8211; annota lo scrittore e restauratore Antonio Forcellino &#8211; un approccio laico alla storia del Rinascimento può permettere di guardare con occhi nuovi all’opera di Raffaello riservando non poche sorprese. Nell’ultimo secolo intorno all’arte si è costruita la leggenda del tormento e della disperazione da cui la creazione artistica riscatterebbe, con la sua forza di sublimazione. Letto senza pregiudizi Raffaello smonta impietosamente l’ultima traccia di questo mito romantico».</span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p>».</p>
<p><span style="font-family:Times;"><span style="font-size:small;"> da <span style="color:#993300;">Left Avvenimenti</span> del 3 aprile 2009<br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[X Convention Mondiale Ciao Italia]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/03/25/x-convention-mondiale-ciao-italia/</link>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 08:16:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[15 &#8211; 18 aprile 2009, Bari e Lecce Una convention ‘meridionalista’ e kennediana ‘Viaggio nel Me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[15 &#8211; 18 aprile 2009, Bari e Lecce Una convention ‘meridionalista’ e kennediana ‘Viaggio nel Me]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[OMU' CU COCARDA]]></title>
<link>http://dorunica.wordpress.com/2009/01/25/omu-cu-cocarda/</link>
<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 18:07:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Doru Nica</dc:creator>
<guid>http://dorunica.wordpress.com/2009/01/25/omu-cu-cocarda/</guid>
<description><![CDATA[     Ioan Guga, hunedoreanul din Baita, jud.Hunedoara, care a inventat cocarda tricolora, a primit c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-852" title="1-small" src="http://dorunica.wordpress.com/files/2009/01/1-small.jpg" alt="1-small" width="450" height="300" /></p>
<p>     Ioan Guga, hunedoreanul din Baita, jud.Hunedoara, care a inventat cocarda tricolora, a primit certificatul de la OSIM in 31.10.2008. El confectioneaza acum cocarde pentru purtat in piept, pentru icoane si pentru coroane la diferite ceremonii</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Invenzione dell'anno?]]></title>
<link>http://pdobama.wordpress.com/2009/01/13/invenzione-dellanno/</link>
<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 22:43:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>redazionepdobama</dc:creator>
<guid>http://pdobama.wordpress.com/2009/01/13/invenzione-dellanno/</guid>
<description><![CDATA[[da qui] Mi piacerebbe che quest&#8217;anno portasse al mondo un&#8217;invenzione rivoluzionaria, in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>[da <a href="http://cricetimutanti.blogspot.com/2009/01/invenzione-dellanno.html" target="_blank">qui</a>]<br />
Mi piacerebbe che quest&#8217;anno portasse al mondo un&#8217;invenzione rivoluzionaria, in grado di risolvere molti problemi dell&#8217;umanità.</p>
<p>Non dico portare la pace nel mondo, anche se forse potrebbe contribuire a rendere un po&#8217; meno urgenti le guerre per il petrolio e quindi qualche cosa per la pace la farebbe&#8230; Sogno più semplicemente che venga inventato un mezzo di trasporto nuovo, che risolva per sempre il problema del traffico, dell&#8217;inquinamento e dei parcheggi.</p>
<p>Ovviamente in quanto utopico non deve consumare nè benzina, nè metano, nè gas. E magari andare anche oltre l&#8217;elettricità e l&#8217;idrogeno.</p>
<p>Visto che si parla di fantascienza si può spiccare il volo: vorrei che almeno in città fosse più veloce delle vecchie automobili di oggi, che si potesse parcheggiare ovunque, e che fosse al contempo abbastanza semplice da non richiedere nemmeno una patente per poterla usare. Che costi poco e che infine faccia pure bene alla salute, come ciliegina sulla torta.</p>
<p>Non so se sarà possibile mettere insieme tutte queste caratteristiche in un solo mezzo e in una sola invenzione, ma intanto auguro a tutti gli scienziati un buon lavoro e faccio la mia umile proposta per il nome da dare a questa invenzione: che ne dite di bicicletta? <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'uomo che ridà la vista ai poveri Un ottico britannico vuole far avere a un miliardo di persone i suoi occhiali «auto-regolabili» ]]></title>
<link>http://jabez65.com/2009/01/10/luomo-che-rida-la-vista-ai-poveri-un-ottico-britannico-vuole-far-avere-a-un-miliardo-di-persone-i-suoi-occhiali-%c2%abauto-regolabili%c2%bb/</link>
<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 19:50:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>jabez65</dc:creator>
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<description><![CDATA[«DEVO RIUSCIRE A FARLI COSTARE MENO DI UN DOLLARO» Guarda il video in cui l&#8217;ottico spiega come]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>«DEVO RIUSCIRE A FARLI COSTARE MENO DI UN DOLLARO»</p>
<ul class="notizie-correlate">
<li>
<h6><a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&#38;vxChannel=Dall%20Italia&#38;vxClipId=2524_2cbefe98-df41-11dd-bb3a-00144f02aabc&#38;vxBitrate=300">Guarda il video in cui l&#8217;ottico spiega come funziona la sua invenzione</a></h6>
</li>
</ul>
<div id="rectangle"><!-- OAS AD '180x150'begin --> <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p><strong><strong></strong></strong></p>
<table class="foto-h-left" border="0" width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img title="Gli occhiali inventati da Joshua Silver (www.core77.com)" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2009/01/10/occhiali_b1--180x140.jpg" border="0" alt="Gli occhiali inventati da Joshua Silver (www.core77.com)" width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td>Gli occhiali inventati da Joshua Silver (www.core77.com)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><strong></strong>WASHINGTON  (USA) -</strong> Joshua Silver ricorda perfettamente la prima volta che ha ridato la vista a un uomo. Si chiamava Henry Adjei-Mensah, era un sarto del Ghana. Aveva solo 35 anni, ma stava per ritirarsi. Non ci vedeva più, ed era troppo povero per permettersi la visita da un ottico. È stato a quel punto che Joshua gli ha dato gli occhiali che lui aveva inventato. È stato a quel punto che Henry ha sorriso, e ha detto: «Ora leggo anche quelle lettere lì, quelle piccole». E ha ripreso a lavorare. Da allora il dottor Silver, 62enne ex docente di Ottica all’università di Oxford, ha distribuito 30mila dei suoi occhiali in 15 Paesi del mondo. Ma i suoi piani sono molto più ambiziosi: far tornare a vedere un milione di indiani entro la fine dell’anno. E un miliardo di poveri entro la fine del prossimo decennio.</p>
<p><strong>L&#8217;IDEA NEL 1985 -</strong> Tutto è cominciato il 23 marzo 1985. Silver, allora un semplice docente universitario, si chiedeva con un collega se fosse possible costruire lenti in grado di adattarsi senza l’aiuto di un ottico o di macchinari costosi. Occhiali, insomma, che chiunque potesse «tarare» da sé, regolandoli sulle necessità dei propri occhi. «Fu allora che capii come fare», spiega al quotidiano britannico Guardian. Costruì lenti di plastica, nelle quali pose una sacca con del liquido. Sulla montatura mise due piccole siringhe piene di quel liquido. Per adattare le lenti ai propri bisogni basta aggiungere liquido finché non si vede chiaramente. Poi si staccano le siringhe, si sigilla la montatura con un tappo, e gli occhiali sono pronti. «Il meccanismo è così semplice – spiega Silver – che quasi non serve dare istruzioni. Tutti quelli a cui abbiamo dato gli occhiali sono stati in grado di sistemarseli da sé, con grande precisione. E di tornare a vedere». Il punto (che Silver definisce «ovvio») è che occorre trovare un sistema per ovviare alla carenza di ottici in alcune zone del mondo. Negli Stati Uniti, o in Gran Bretagna, tra il 60 e il 70% delle persone porta occhiali. Nei Paesi in via di sviluppo la percentuale scende al 5%. E i motivi sono semplici. Anzitutto, in Gran Bretagna c’è un ottico ogni 4,500 persone, mentre nell’Africa Sub-Sahariana ce n’è uno ogni milione di abitanti. «E anche se ce ne fossero di più, nessuno potrebbe permettersi gli occhiali che vengono prodotti normalmente».</p>
<p><strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><strong><img title="Joshua Silver" src="http://www.physics.ox.ac.uk/ebit/photos/joshface_01.jpg" alt="Joshua Silver" width="200" height="186" /></strong><p class="wp-caption-text">Joshua Silver</p></div>
<p>UN DOLLARO A PAIO -</strong> E tutto questo, continua Silver, influenza «l’educazione, l’economia, la qualità della vita». Senza occhiali, gli studenti non possono vedere bene la lavagna. I pescatori non possono ripararsi le reti, le donne I propri abiti, gli autisti di autobus non riescono a vedere bene le (spesso pessime) strade su cui guidano. Gli occhiali di Silver risolvono molti di questi problemi. Perché chiunque può «aggiustarli» da sé. E perché costano pochissimo: «Per ora siamo a 19 dollari, ma l’obiettivo è scendere di molto». Quanto? «Un dollaro l’uno». Certo, gli ostacoli verso gli obiettivi di Silver non mancano. Il primo, confessa, è che gli occhiali «per ora sono brutti, sembrano usciti da un vecchio armadio di Woody Allen. Ma sul design possiamo lavorare, e comunque l’importante è mantenere il prezzo bassissimo». Già, perché proprio il costo è il secondo problema. Se l’obiettivo è dare occhiali a miliardi di persone, anche un dollaro a occhiale è troppo. Il Dipartimento della Difesa Usa ne ha acquistati 30mila, e li ha distribuiti in Africa: «Ho visto persone camminare sorridendo, in Angola, perché potevano rivedere il loro villaggio. E non lo facevano da quando erano bambini», dice il maggiore dei Marine Kevin White. In India il progetto sarà aiutato da Mehmood Khan, attivista e manager. «E il nostro sogno», spiega proprio Khan, «è che Onu e governi capiscano il valore di questo progetto. E ci aiutino». Silver dice che i suoi occhiali non possono risolvere tutti i problemi. «Non funzionano contro l’astigmatismo. E non possono sostituire un ottico nella diagnosi di glaucoma o altre malattie». Ma sa che la sua idea è buona. «Non ho mai portato occhiali in vita mia», dice. «E penso sia il modo con cui Dio mi dice che sto andando nella direzione giusta».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes">Davide Casati<br />
<strong>10 gennaio 2009</strong></p>
<p>fonte (<a href="http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_10/occhiali_per_poveri_davide_casati_9ef8d63a-df3e-11dd-bb3a-00144f02aabc.shtml">corriere.it</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ti Odio, Clocky]]></title>
<link>http://waterloostraat113b.wordpress.com/2008/11/16/ti-odio-clocky/</link>
<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 18:41:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>piermorg</dc:creator>
<guid>http://waterloostraat113b.wordpress.com/2008/11/16/ti-odio-clocky/</guid>
<description><![CDATA[ecco l&#8217;ultimo ritrovato della scienza dello svegliarsi la mattina (turuturututu): clocky. cos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>ecco l&#8217;ultimo ritrovato della scienza dello svegliarsi la mattina (turuturututu): clocky.</p>
<p>cos&#8217;è e come funziona??</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/3zYO7HNbPl4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/3zYO7HNbPl4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>capito?? la geniale sveglia robotizzata segue un percorso random andandosi a nascondere in un posto diverso ogni giorno.. ciò significa che non potrete più alzarvi nello stato zombie-catalessi-rem per staccare la sveglia che avete appoggiato nella parte opposta della stanza in modo automatico: vi toccherà rincorrere il piccolo mostro e sudarvi il suo silenzio..</p>
<p>come ne sono venuto a conoscenza?? dobbiamo preparare un report di 5 pagine per il corso di New Product Development, in cui viene analizzata la strategia di mercato da seguire per commercializzare questa invenzione..  il prof di sto corso avrà qualche anno in più di me, ma sicuramente non ha più barba di me (il chè è tutto dire)..</p>
<p>clocky ha avuto un successo più mediatico che altro negli stati uniti, dove l&#8217;inventrice (tralaltro moooolto carina) è stata ospite di un sacco di programmi televisivi e radiofonici quando ancora il prodotto era solo un prototipo.. la bufera è scoppiata quando alcuni siti internet hanno scoperto l&#8217;invenzione tra le liste del MIT e hanno cominciato a parlarne..</p>
<p>personalmente penso che sto aggeggio sia un trovata geniale se ci si voglia fare del male ad ogni risveglio (e, senza dubbio, c&#8217;è chi potrebbe trarre piacere da mattinate del genere) o, comunque, sarebbe un&#8217;ottima idea regalo se odiassi profondamente qualcuno (se ricevete un pacco anonimo per natale..)</p>
<p>per chi fosse interessato, ecco il sito: <a href="http://clocky.net/">clocky.net</a>..</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Inventato l'air-bag per anziani]]></title>
<link>http://nippolandia.wordpress.com/2008/09/27/inventato-lair-bag-per-anziani/</link>
<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 09:01:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>nippolandia</dc:creator>
<guid>http://nippolandia.wordpress.com/2008/09/27/inventato-lair-bag-per-anziani/</guid>
<description><![CDATA[Airbag per anziani Il Giappone è, come già detto in altre occasioni, il paese con il primato di long]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_360" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://nippolandia.files.wordpress.com/2008/09/airbag_anziani.jpg"><img class="size-full wp-image-360" title="airbag_anziani" src="http://nippolandia.wordpress.com/files/2008/09/airbag_anziani.jpg" alt="Airbag per anziani" width="250" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">Airbag per anziani</p></div>
<p>Il Giappone è, come già detto in altre occasioni, il paese con il primato di longevità. Alle persone anziane una caduta può causare conseguente gravi e disagi non di poco conto.<br />
Ed allora per cercare di evitare i danni conseguenti ad una caduta, in Giappone hanno inventato l&#8217;air-bag per anziani. Il dispositivo, che deve essere indossato dalle persone di una certa età, si gonfia in un decimo di secondo appena percepisce un piccolissimo movimento verso terra.<br />
La società &#8220;Prop&#8221; di Tokyo ha presentato il &#8220;gadget&#8221;, che dovrebbe prevenire le brutte cadute, durante l&#8217;annuale fiera per anziani &#8220;International Home Care and Rehabilitation Exhibition&#8221; di Tokyo.<br />
Il dispositivo si deve allacciare al corpo ed si attiva grazie a sensori elettronici, sensibili a movimenti improvvisi. L&#8217;obiettivo principale è quello di proteggere la testa e i fianchi.<br />
Al momento in cui percepisce la possibilità di caduta, l&#8217;air-bag si attiva con 2 cuscini, che proteggono la nuca e si gonfiano con 15 litri d&#8217;aria compressa quando la vittima dell&#8217;incidente cade all&#8217;indietro.<br />
Il dispositivo è stato inizialmente creato per persone anziane epilettiche, soggette ad improvvise e pericolose cadute, ma pare che il suo uso possa essere esteso anche agli altri anziani.<br />
L&#8217;air-bag costa 950 euro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L’iPod e’ stato inventato nel 1979]]></title>
<link>http://gianmichele.wordpress.com/2008/09/08/l%e2%80%99ipod-e%e2%80%99-stato-inventato-nel-1979/</link>
<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 16:35:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianmichele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chi è Kane Kramer? Fino a qualche giorno fa era un perfetto sconosciuto, poi improvvisamente viene r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Chi è Kane Kramer? Fino a qualche giorno fa era un perfetto sconosciuto, poi improvvisamente viene r]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Esiste sempre una pioniera!]]></title>
<link>http://autoemotoinrosa.wordpress.com/2008/06/19/esiste-sempre-una-pioniera/</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 18:55:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>autoemotoinrosa</dc:creator>
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<description><![CDATA[Colgo l&#8217;occasione per rispondere ad una mail che mi definisce troppo lamentosa&#8230;sì lo amm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Colgo l&#8217;occasione per rispondere ad una mail che mi definisce troppo lamentosa&#8230;sì lo ammetto sono critica ma mi sembra anche di essere propositiva&#8230;se c&#8217;è un problema insomma cerco di risolverlo, proprio come una certa <strong>Mary Anderson</strong>. Lo so, il nome non vi dice nulla, ma credetemi ha <strong>inventato</strong> una cosa molto utile e di cui tutte le auto sono dotate. Nel lontano 1903 la povera Mary affrontò un lungo viaggio sotto la pioggia dall&#8217;Alabama a New York City. All&#8217;epoca per vedere meglio sotto la pioggia l&#8217;unica soluzione era quella di mettere la testa fuori dal veicolo! Così invento un braccio oscillante con una piccola plastica rivolta verso il parabrezza. Il rudimentale <strong>tergicristallo</strong> poteva essere azionato manualmente con una leva all&#8217;interno della vettura. Il tergicristallo venne dotato <strong>in serie</strong> nelle automobili americane nel 1916.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignleft" src="http://z.about.com/d/inventors/1/0/5/D/anderson1.jpg" alt="" width="200" height="136" /></p>
<p>Ora che lo sapete la prossima volta che pioverà fate un pensiero a questa donna che vi ha risparmiato un sacco di broncopolmoniti!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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