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	<title>isonzo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/isonzo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "isonzo"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 18:05:08 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA["Il rumore del fiume" su Carta qui-estnord]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/11/25/il-rumore-del-fiume-su-carta-qui-estnord/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:00:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
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<description><![CDATA[Su &#8220;Carta qui-estnord&#8221; numero 41 del 2009, supplemento a Carta n. 41 in Veneto, Friuli V]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/11/cop.jpg"><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/11/cop.jpg" alt="" title="cop" width="198" height="282" class="alignnone size-full wp-image-798" /></a></p>
<p><strong>Su &#8220;Carta qui-estnord&#8221; numero 41 del 2009, supplemento a Carta n. 41 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo è stato pubblicato il mio racconto &#8220;Il rumore del fiume&#8221; che racconta i giorni di cammino lungo il corso sloveno del fiume Isonzo. </strong></p>
<p><strong>Questo il sommario del numero: </strong></p>
<p>Il nordest con l&#8217;acqua alla gola [Valter Bonan]<br />
Il Veneto è un colabrodo [Intervista ad Antonio Rusconi di Gianni Belloni]<br />
Una partita a risiko dalla fonte al rubinetto [Giulio Todescan]<br />
Cara minerale [Chiara Spadaro]<br />
Mani private sull&#8217;acqua del sindaco [G.T.]<br />
Sorgenti di partecipazione [Chiara Spadaro]<br />
Verso una nuova &#8220;civiltà dell&#8217;acqua&#8221; [C.S.]<br />
Venezia 2020: Olimpiadi sulle palafitte? [Massimo Zilio]<br />
Il demone sotto la pelle [Giulio Todescan]<br />
Il rumore del fiume [Il racconto di Mauro Daltin]<br />
Viver ben<br />
Stupori e tremori in Sudtirolo [Al. Zen.]<br />
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]<br />
De Gustibus [Danilo Gasparini]<br />
Il &#8220;biocapitalismo&#8221; del signor Pinault [Paola Cacciari]<br />
Arcipelago Veneto: atolli di partecipazione [Mauro Varotto]<br />
Lezioni di Geografia [Devisri Nambiar]<br />
Cartolina [Tiziana Virgolin]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ILUU?!? IL BOYLER...QUELLO VERO!!!!]]></title>
<link>http://gonfius.wordpress.com/2009/11/16/iluu-il-boyler-quello-vero/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 18:54:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>giudaa</dc:creator>
<guid>http://gonfius.wordpress.com/2009/11/16/iluu-il-boyler-quello-vero/</guid>
<description><![CDATA[Dopo numerosi tentativi di imitazione, ecco the real, the original BOOOYLEERRRRR!!!!!!!!!!!! e ne ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-815" title="15112009072" src="http://gonfius.wordpress.com/files/2009/11/151120090721.jpg?w=300" alt="15112009072" width="300" height="225" />Dopo numerosi tentativi di imitazione, ecco the real, the original BOOOYLEERRRRR!!!!!!!!!!!!</p>
<p>e ne ha per tutti&#8230;..la classe non è acqua e neppure guinness e neppure la mista slalom-forst che abbiamo bevuto assieme al meteora.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salta!]]></title>
<link>http://sognonumero4.wordpress.com/2009/11/15/salta/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 21:37:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alberto</dc:creator>
<guid>http://sognonumero4.wordpress.com/2009/11/15/salta/</guid>
<description><![CDATA[Aggeggio che ignoti hanno legato a un ponte di una ferrovia mai realizzata. È scomparso (stato_smont]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Aggeggio che ignoti hanno legato a un ponte di una ferrovia mai realizzata. È scomparso (stato_smontato/sequestrato/rubato) qualche settimana dopo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/26481904@N05/4107142254/"><img class="aligncenter" style="border:0 none;" title="Jump!" src="http://farm3.static.flickr.com/2662/4107142254_5dd324276b.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<p>L&#8217;idea è geniale (aggettivo che tiene conto anche della mancata valutazione dei rischi). In giro ci sono delle menti capaci di pensare una cosa del genere, dei brillanti cervelli, e magari chissà in che modo stanno sprecando le loro facoltà intellettuali.</p>
<p>Il posto, per chi è arrivato fin qui a leggere, da il meglio di se durante una piena, nei mesi freddi, magari con un po&#8217; di nebbia. Come se non bastasse, verso il tramonto. Non è il Golden Gate: non si è ammazzato ancora nessuno. Però ogni persona che vedi passare ti desta dei dubbi. A loro credo la mia presenza inneschi gli stessi pensieri. C&#8217;è chi fa jogging, si capisce; c&#8217;è chi è in bicicletta, idem; c&#8217;è gente vestita normalmente, questa ti desta preoccupazioni. E poi c&#8217;è uno scemo con un treppiede.</p>
<p>Per quelli che si dilettano in <em></em><em><em>using multi</em>-<em>million</em> dollar satellites to <em>find Tupperware</em> in the woods</em> (quindi non il sottoscritto), c&#8217;è pure un geocache su un pilone. Per la serie: come se non bastasse l&#8217;atmosfera, ogni tanto qualcuno salta la ringhiera con un GPS in mano.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I racconti nel piatto: il regista]]></title>
<link>http://captainammonite.wordpress.com/2009/11/09/i-racconti-nel-piatto-il-regista/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 22:04:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luca Passoni</dc:creator>
<guid>http://captainammonite.wordpress.com/2009/11/09/i-racconti-nel-piatto-il-regista/</guid>
<description><![CDATA[Il regista Giovanni Ziberna sul set del cortometraggio I racconti nel piatto. Sono passati più di du]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/captainammonite/4061742802/" title="I racconti nel piatto #04 by Luca Passoni, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2613/4061742802_98aa44a1f5.jpg" width="500" height="334" alt="I racconti nel piatto #04" /></a></p>
<p>Il regista Giovanni Ziberna sul set del cortometraggio <em>I racconti nel piatto</em>.</p>
<p>Sono passati più di due mesi da quando ho pubblicato l&#8217;ultimo post. Di recente non ho avuto molto tempo da dedicare alla fotografia, perchè sono stato completamente assorbito dal trasferimento a Gorizia. Scelta di vita e di lavoro. E anche di fotografia, in un certo senso. I paesaggi dell&#8217;Isonzo e del Carso, infatti, sono stupendi e permettono scatti emozionanti.</p>
<p>Avrei voluto pubblicare un&#8217;immagine dell&#8217;autunno a Gorizia e dintorni, ma non ho ancora avuto tempo di fare un giro sul Carso. Il set del cortometraggio <em>I racconti nel piatto</em>, però, mi ha dato la possibilità di dedicare un paio di giornate alla fotografia e di cimentarmi con le foto di scena. L&#8217;articolo <em><a href="http://www.nital.it/sguardi/50/cinema.php">Fotografi di scena &#8211; Film in uno scatto</a></em> pubblicato sulla rivista <em>Sguardi online</em> di Nital dà un&#8217;idea chiara del ruolo e del valore del fotografo di scena.</p>
<p>Ho scattato quasi esclusivamente con il mio fedele cinquantino, la mia ottica preferita, perchè, per parafrasare Capa, costringe a un rapporto ravvicinato con il soggetto, che è l&#8217;unico modo per ottenere una buona fotografia &#8211; anche se, per la precisione, sulle fotocamere digitali il 50mm equivale a un 75mm in pellicola. Ho citato Capa perchè la foto di scena è per certi versi simile a un <em>reportage</em> di guerra. C&#8217;è il campo d&#8217;azione, cioè il set, e ci sono le retrovie, cioè il <em>backstage</em>. Ci sono gli ufficiali, cioè la <em>troupe</em>, che comandano i soldati, cioè gli attori. Forse un paragone un po&#8217; azzardato, ma credo che possa reggere.</p>
<p>Ho cercato di cogliere gli aspetti più interessanti del set soffermandomi tanto sullo svolgimento delle riprese quanto sui momenti di pausa tra una scena e l&#8217;altra. Nello scatto che ho scelto per questo post ho ritratto il regista Giovanni Ziberna mentre medita su un&#8217;inquadratura particolarmente complessa, che valuta guardando il risultato nel monitor.</p>
<p>La difficoltà maggiore è stata evitare che gli attori si mettessero in posa anche davanti alla fotocamera, perciò mi aggiravo per il set cercando di passare inosservato per poter fare scatti che non risultassero fastidiosamente costruiti come quelli dei cosiddetti &#8220;posati&#8221;, che, tra l&#8217;altro, ho limitato al massimo.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;aspetto tecnico degli scatti, ho lavorato esclusivamente in manuale. Di solito preferisco la priorità ai diaframmi, ma in questo caso mi sono imposto di lavorare in manuale per imparare finalmente a sfruttare al massimo questa modalità. L&#8217;illuminazione del set mi ha agevolato negli scatti, soprattutto in quelli di interni e in quelli notturni, e mi ha anche permesso di fotografare con la stessa luce utilizzata per le riprese. Spesso, però, ho utilizzato il flash (l&#8217;ottimo SB-800) per modificare l&#8217;illuminazione della scena e in particolare per ottenere una luce più diffusa e morbida.</p>
<p>Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/captainammonite/4061742802/meta/">Dati EFIX</a> della foto.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/captainammonite/sets/72157622702980202/detail/">Set completo</a> su Flickr.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mauro Daltin e Emilio Rigatti alla Feltrinelli di Udine]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/11/04/mauro-daltin-e-emilio-rigatti-alla-feltrinelli-di-udine/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:35:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/11/04/mauro-daltin-e-emilio-rigatti-alla-feltrinelli-di-udine/</guid>
<description><![CDATA[VENERDì 13 NOVEMBRE &#8211; ORE 18.00 LIBRERIA FELTRINELLI &#8211; VIA PAOLO CANCIANI 15 UDINE Andar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>VENERDì 13 NOVEMBRE</strong> &#8211; ORE 18.00<br />
<strong>LIBRERIA FELTRINELLI</strong> &#8211; VIA PAOLO CANCIANI 15<br />
<strong>UDINE</strong></p>
<p><strong>Andare a piedi<br />
Isonzo e altre suggestioni</strong></p>
<p>con</p>
<p><em>Mauro Daltin</em></p>
<p>e</p>
<p><em>Emilio Rigatti</em><br />
________________________________________<br />
<em>A piedi ci si inoltra nel paesaggio altrui alla lentezza giusta </em><br />
Erri De Luca</p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/11/foto5_ok_mauro_fiume1.jpg?w=300" alt="foto5_ok_mauro_fiume" title="foto5_ok_mauro_fiume" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-785" />Un viaggio a piedi, questa volte a parole, lungo un fiume. Il racconto di una esperienza, ma anche di un modo di intendere l’andare, il viaggiare, il perdersi con la sola forza delle gambe attraversando vallate, sentieri, strade, borghi e sempre con l’acqua che scorre al proprio fianco. Un incontro fatto di letture, immagini, chiacchiere, sapori e odori. Non serve andare troppo lontano per scoprire luoghi che mozzano il fiato, persone con cui condividere parole, o per trovare vicino casa il proprio cammino di Santiago. A piedi lo si può fare nel modo più naturale e originario facendo del viaggio una unica e lunga pausa dove ognuno ci può inserire quello che più gli è proprio. <img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/11/val-trenta.jpg?w=300" alt="val trenta" title="val trenta" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-786" /><br />
<strong>Mauro Daltin</strong>, scrittore e appassionato di viaggi lenti, parte dalla sorgente dell’Isonzo seguendo tutto il corso sloveno del fiume. Da qui nasce il racconto <em>Il rumore del fiume</em> e mille altre suggestioni. <strong>Emilio Rigatti</strong>, scrittore, insegnante, cicloviaggiatore e camminatore percorre lo stesso fiume dalla sorgente fino alla foce e trasforma questo e altri viaggi in reportage e articoli. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gedenken auf italienisch (1)]]></title>
<link>http://wassily.wordpress.com/2009/10/16/gedenken-auf-italienisch-1/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 20:21:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>wassily</dc:creator>
<guid>http://wassily.wordpress.com/2009/10/16/gedenken-auf-italienisch-1/</guid>
<description><![CDATA[Ara pacis Medea in Friaul Medea südlich von Udine hat einen hübschen und mythologischen Namen und is]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ara pacis Medea in Friaul Medea südlich von Udine hat einen hübschen und mythologischen Namen und is]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Simpatia di confine]]></title>
<link>http://bepoglace.wordpress.com/2009/08/25/simpatia-di-confine/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 06:35:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
<guid>http://bepoglace.wordpress.com/2009/08/25/simpatia-di-confine/</guid>
<description><![CDATA[Il governo sloveno ha assunto un atteggiamento infantile, non trovo un modo più diplomatico per defi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il governo sloveno ha assunto un atteggiamento infantile, non trovo un modo più diplomatico per definire il comportamento tenuto nei rapporti con i confinanti. Il casus belli più recente è relativo al progetto di rigassificatore che potrebbe essere costruito nei pressi di Trieste.<br />
Vivo a 20 Km dal confine sloveno, ho abitato per dieci anni a Trieste (quindi quasi sul confine) ed ho molti amici e conoscenti sloveni. Conosco abbastanza quel paese e la sua gente, e sono sempre partito senza pregiudizi nei loro confronti. Ma non sono disposto a permettere a nessuno di approfittare della mia buona volontà. Questo per premettere che non sono anti-sloveno, o filo-italiano o che altro. Guardo semplicemente le cose come stanno.<br />
Il progetto del rigassificatore non è privo di controindicazioni ed è stato ampiamente criticato in Italia. Le opposizioni sono state numerose, ma all&#8217;esame finale il progetto è stato approvato in sede nazionale,<!--more--> secondo procedure di valutazione di impatto ambientale svolte nel rispetto delle direttive comunitarie. Ora, il Governo della repubblica di Slovenija protesta formalmente perché contrario alla realizzazione dell&#8217;impianto, che sorgerebbe a breve distanza dal confine, a causa degli impatti ambientali che i estenderebbero anche nelle acque territoriali slovene. Che l&#8217;impianto sia progettato molto vicino al confine è vero. E&#8217; altrettanto vero che l&#8217;effetto ambientale dell&#8217;impianto sarà rilevante sia nelle acque italiane che in quelle slovene: la natura dei nostri confini se ne frega. Pare che il Governo sloveno abbia minacciato di rivolgersi alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sostenendo che i documenti utilizzati in Italia per la procedura di VIA fossero falsi ed alterati volontariamente al fine di favorire l&#8217;approvazione del progetto. Dichiarazioni estremamente gravi.<br />
Pur rimanendo <strong>convinto che il Golfo di Trieste non sia il luogo adatto ad ospitare un rigassificatore</strong> (non è questa la sede per approfondire il motivo), credo che il Governo sloveno debba imparare a rivolgersi a noi in termini meno aggressivi, considerando che il buon vicinato prevede la reciprocità. Ricordo che quando venne bloccato il primo progetto di rigassificatore la Slovenija offrì prontamente un&#8217;area presso Capodistria (pardon, Koper) per realizzare l&#8217;impianto. Il presidente dell&#8217;autorità portuale di Capodistria fece dichiarazioni alla stampa in tal senso. Ma la società insistette per costruire vicino a Trieste. Capodistria, per chi non lo sapesse, si trova in linea d&#8217;aria a 12 Km da Trieste. La zona portuale di Capodistria si trova a 7.5 Km dal sito dove viene progettato il rigassificatore in territorio italiano. Due siti molto vicini dunque, che insistono sullo stesso golfo, quello di Trieste, che per le proprie caratteristiche idrologiche e morfologiche mal sopporterà la realizzazione dell&#8217;impianto se lo scarico dell&#8217;acqua fredda avverrà a breve distanza dalla costa.<br />
Volendo approfondire la situazione, a giovamento di chi non vive quotidianamente questo simpatico clima di &#8220;amicizia&#8221; sul confine, bisognerebbe raccontare le vicende di Gorizia, la nostra piccola Berlino (la città, per chi non lo sapesse, è tagliata in due dal confine di stato). Nei pressi di Gorizia si trova un impianto industriale, un&#8217;acciaieria, in territorio sloveno, che è fortemente sotto accusa per inquinamento atmosferico. La ricaduta delle polveri avviene quasi completamente in territorio italiano. Le proteste dei cittadini di Gorizia non hanno sortito, finora, alcun effetto. A Solkan (Slovenija) sul fiume Isonzo c&#8217;è una diga che crea un bacino ad uso idroelettrico. L&#8217;Isonzo a valle della diga ha portate che variano da 10 a 100 metri cubi al secondo nel giro di un&#8217;ora, a seconda delle esigenze produttive della centrale idroelettrica slovena. Può rimanere quasi asciutto in estate, oppure andare in piena senza che cada neppure una goccia d&#8217;acqua. Anche in questo caso i problemi di stabilità, dissesto idrogeologico e salvaguardia di pubblica incolumità e dell&#8217;ambiente hanno sollevato proteste vigorose. Senza risultato alcuno. La parte slovena di Gorizia, che viene chiamata Nova Gorica, è attraversata da un piccolo torrente, il potok Korn. Questo torrente riceve diversi scarichi civili ed anche quello di un macello. Entra in territorio italiano con un carico inquinante notevole e si riversa nell&#8217;Isonzo. Ho avuto modo di esaminare personalmente il problema, come quello della diga di Solkan, ed è evidente che le condizioni in cui il Korn attraversa il confine sono indegne, oltre che decisamente fuori dalle norme ambientali europee. Ogni protesta ha ottenuto risposte evasive e nessuna soluzione è stata adottata.<br />
Il Governo italiano sembra disinteressarsi ai problemi delle comunità della nostra regione (lo fa da sempre a dire il vero), non alza la voce come quello sloveno. Eppure l&#8217;Italia è un paese fondatore della UE, è un paese con 60 milioni di abitanti, e non ha il coraggio di confrontarsi con uno stato che ha poco più di 2 milioni di abitanti.<br />
A questo punto un dubbio si insinua nella mia mente: è risaputo che storicamente e culturalmente le nostre terre non hanno nulla a che vedere con l&#8217;Italia (neppure con la così detta Padania), ma il disinteresse manifestato dalle istituzioni italiane mi sembra confermare la tesi per cui a Roma ed a Milano non sanno neppure dove ci troviamo noi friulani e giuliani. Se così non fosse, spero proprio che i politici italiani si decidano a darci il supporto necessario per costringere i nostri simpatici vicini di casa a rispettare le regole europee, cui spesso si appellano per bacchettarci quando facciamo qualcosa che a loro dispiace.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Az Isonzó völgye, Nova Gorica]]></title>
<link>http://nykarolyeuropaban.wordpress.com/2009/08/18/az-isonzo-volgye-nova-gorica/</link>
<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 15:11:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>nykaroly</dc:creator>
<guid>http://nykarolyeuropaban.wordpress.com/2009/08/18/az-isonzo-volgye-nova-gorica/</guid>
<description><![CDATA[Megittunk egy teát Nena-val búcsúzóul, és én elindultam Tolmin felé, hogy majd onnan lefelé haladva ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Megittunk egy teát Nena-val búcsúzóul, és én elindultam Tolmin felé, hogy majd onnan lefelé haladva meglessem az Isonzó smaragd csodáját. A stoppolással nem volt, és annak ellenére, hogy a folyó látványos szakasza Tolminnál véget ér, ráadásul az ezután következő részeken még a fák is nagyban takarják, az Isonzó zöld színe így is felejthetetlen.</p>
<p>Egy másik nagyszerű látvány: a solkani vasúti híd. Világrekord a boltív mérete (85 méter) a vasúti hidak kategóriában, és második hely összetettben. Kőből.</p>
<p>Aztán ott van ez a város, Nova Gorica. Tele kaszinókkal, de a busz benne ingyenes. A vonatállomása kimondottan tetszik, főleg, hogy öt lépéssel át lehet sétálni Olaszországba.</p>
<p>És még egy meglepetés: igazi házi sonka, házi paradicsom vacsorára. Tetszik.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Verde tra uomo e natura]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/07/verde-tra-uomo-e-natura/</link>
<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 11:57:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/07/verde-tra-uomo-e-natura/</guid>
<description><![CDATA[(Uno dei mille verdi, foto di Emilio Rigatti) (Uomo e natura, foto di Emilio Rigatti)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/uno-dei-mille-verdi.jpg" alt="uno dei mille verdi" title="uno dei mille verdi" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-714" /></p>
<p>(Uno dei mille verdi, foto di Emilio Rigatti)</p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/uomo-e-natura-in-valtrenta.jpg" alt="uomo e natura in valtrenta" title="uomo e natura in valtrenta" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-715" /></p>
<p>(Uomo e natura, foto di Emilio Rigatti)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Slap boka e Soska pot]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/06/slap-boka-e-soska-pot/</link>
<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 07:16:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/06/slap-boka-e-soska-pot/</guid>
<description><![CDATA[(Slap boka, foto di Emilio Rigatti) (Soska pot, foto di Emilio Rigatti)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/slap-boka.jpg" alt="slap boka" title="slap boka" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-710" /></p>
<p>(Slap boka, foto di Emilio Rigatti)</p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/soska-pot.jpg" alt="soska pot" title="soska pot" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-711" /></p>
<p>(Soska pot, foto di Emilio Rigatti)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I guerrieri e il Mangart]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/05/i-guerrieri-e-il-mangart/</link>
<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 07:22:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/05/i-guerrieri-e-il-mangart/</guid>
<description><![CDATA[(I guerrieri della Soca, foto di Emilio Rigatti) (Mangart, foto di Emilio Rigatti)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/i-guerrieri-della-soca.jpg" alt="I guerrieri della Soca" title="I guerrieri della Soca" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-705" /></p>
<p>(I guerrieri della Soca, foto di Emilio Rigatti)</p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/mangart.jpg" alt="Mangart" title="Mangart" width="450" height="292" class="alignnone size-full wp-image-706" /></p>
<p>(Mangart, foto di Emilio Rigatti)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I primi metri e ponti sospesi]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/04/i-primi-metri-e-ponti-sospesi/</link>
<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 07:33:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/04/i-primi-metri-e-ponti-sospesi/</guid>
<description><![CDATA[(I primi dieci metri del fiume, foto di Emilio Rigatti) (Paura sui ponti, foto di Emilio Rigatti)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/fiume1.jpg" alt="fiume" title="fiume" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-699" /></p>
<p>(I primi dieci metri del fiume, foto di Emilio Rigatti)</p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/qualcuno-ha-strizza.jpg" alt="qualcuno ha strizza" title="qualcuno ha strizza" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-700" /></p>
<p>(Paura sui ponti, foto di Emilio Rigatti)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le staminali dell'Isonzo]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/03/le-staminali-dellisonzo/</link>
<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 16:19:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/03/le-staminali-dellisonzo/</guid>
<description><![CDATA[Le staminali dell&#8217;Isonzo (foto di Emilio Rigatti)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/staminali2.jpg" alt="staminali" title="staminali" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-695" /></p>
<p>Le staminali dell&#8217;Isonzo (foto di Emilio Rigatti)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le immagini dell'Isonzo, di Emilio Rigatti]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/03/le-immagini-dellisonzo-di-emilio-rigatti/</link>
<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 16:09:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/08/03/le-immagini-dellisonzo-di-emilio-rigatti/</guid>
<description><![CDATA[Emilio Rigatti, scrittore e viaggiatore, torna sull&#8217;Isonzo (anche lui questa volta percorrendo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Emilio Rigatti</strong>, scrittore e viaggiatore, torna sull&#8217;Isonzo (anche lui questa volta percorrendo quasi tutto il corso Sloveno) e mi regala queste bellissime immagini che pubblicherò un po&#8217; al giorno. Credo che una volta vista, assaporata, ascoltata e camminata, la parte alta della Soca provochi un richiamo che ogni tanto ti fa tornare sui tuoi passi, magari solo per un week end o una domenica. </p>
<p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/08/ferrata1.jpg" alt="ferrata" title="ferrata" width="450" height="336" class="alignnone size-full wp-image-685" /></p>
<p>(Ferrata verso la sorgente)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Il rumore del fiume" su Le strade delle parole]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/31/il-rumore-del-fiume-su-le-strade-delle-parole/</link>
<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 07:16:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/31/il-rumore-del-fiume-su-le-strade-delle-parole/</guid>
<description><![CDATA[Il rumore del fiume da oggi lo trovate anche qui, in questo bel posto di racconti di viaggio e sugge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Il rumore del fiume</em> da oggi lo trovate anche <a href="http://www.lestradedelleparole.it/">qui</a>, in questo bel posto di racconti di viaggio e suggestioni. E&#8217; pubblicata la prima delle quattro puntate del racconto nella sezione <a href="http://www.lestradedelleparole.it/index.php?option=com_myblog&#38;Itemid=38">blog</a></p>
<p><img src="http://www.ediciclo.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/icon_raccontastrade.gif" alt="icon_raccontastrade" title="icon_raccontastrade" width="163" height="115" class="alignleft size-full wp-image-801" /><strong>Questa l&#8217;idea di questo progetto</strong> anche se poi all&#8217;interno c&#8217;è molto altro:<br />
Le strade delle parole sono un invito rivolto ad alcuni giovani scrittori italiani a ripercorrere le opere e gli itinerari legati al “viaggio in Italia” (dalle <em>Passeggiate romane</em> di Stendhal a Vecchia Calabria di Norman Douglas, da <em>Mare e Sardegna</em> di D. H. Lawrence al <em>Viaggio in Itali</em>a di Guido Piovene) e a raccontarli dalla propria prospettiva. Un invito a mettere in movimento intelligenza e sensi per recuperare un rapporto preciso tra la scrittura e il senso dei luoghi, tra la memoria e la contemporaneità. L’intento del progetto è di innestare su questa memoria nuove storie, nuovi viaggi, nuove strade di parole che attraversino l’Italia di oggi raccontandola e descrivendola nella sua varietà di paesaggi, contesti storici e sociali, dimensioni umane.<br />
In questo senso è una dimensione creativa del viaggio che si è voluta stimolare: una creatività che è il modo più genuino di “salvaguardare” quegli straordinari palinsesti di voci, emozioni, immagini che sono le città e i vari territori d’Italia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista e racconto/reportage su "Il Friuli"]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/20/intervista-e-raccontoreportage-su-il-friuli/</link>
<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 08:09:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/20/intervista-e-raccontoreportage-su-il-friuli/</guid>
<description><![CDATA[Venerdì 17 luglio è uscita un&#8217;intervista/articolo sul viaggio a piedi che ho fatto seguendo il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/foto5_ok_mauro_fiume.jpg" alt="foto5_ok_mauro_fiume" title="foto5_ok_mauro_fiume" width="450" height="337" class="alignnone size-full wp-image-656" /></p>
<p>Venerdì 17 luglio è uscita un&#8217;intervista/articolo sul viaggio a piedi che ho fatto seguendo il corso sloveno dell&#8217;Isonzo rilasciata a Valentina Viviani del settimanale &#8220;Il Friuli&#8221;.<br />
Ecco il pdf della pagina dove si può leggere il pezzo: <a href='http://latitanze.files.wordpress.com/2009/07/intervista_isonzo_il-friuli.pdf'>Narratore a piede libero</a></p>
<p>Da oggi, sul sito del settimanale <a href="http://www.ilfriuli.it">Il Friuli</a>, verrà pubblicato in sette puntate il racconto/reportage <em>Il rumore del fiume</em> con numerose foto che accompagneranno il testo. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rumore del fiume (5)]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/15/il-rumore-del-fiume-5/</link>
<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:22:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/15/il-rumore-del-fiume-5/</guid>
<description><![CDATA[Il rumore del fiume (quinta parte) di Mauro Daltin Il miracolo di un sonno rigeneratore si ripete og]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/plave.jpg" alt="plave" title="plave" width="450" height="337" class="alignnone size-full wp-image-651" /></p>
<p><strong>Il rumore del fiume </strong>(quinta parte)<br />
di <em>Mauro Daltin</em></p>
<p>Il miracolo di un sonno rigeneratore si ripete ogni mattina. I dolori alle gambe diventano sopportabili, le vesciche pulsano con un po’ meno di insistenza, il collo e le spalle si sono riassestati. È strano percepire come il corpo riesca dopo una doccia, una cena e qualche ora di sonno a rigenerarsi quasi completamente anche se sottoposto a un insolito e continuativo sforzo.<br />
Arriviamo a Kanal dopo aver attraversato prati e boschi. Le uniche indicazioni che abbiamo sono quelle di seguire la ferrovia per gli ultimi otto chilometri finali per raggiungere Plave. Sbagliamo strada e ci ritroviamo nel giardino di una casa. Una signora grassa sente le nostre voci ed esce. Ci saluta. Noi le chiediamo in italiano qualche indicazione. Lei farfuglia qualcosa, ci parla in sloveno e l’unica cosa che catturiamo è un “most” che poco ci aiuta. Lei inizia a camminare risalendo la strada e si rivolge a noi, ma è visibilmente seccata per non poterci essere d’aiuto. Ci fa strada in ciabatte, dondola a destra e sinistra e fisso il suo grasso che deborda dalla maglietta. A un certo punto grida un nome verso una casa, lo grida forte: “Igor” capisco io. Una voce esce dall’orto. Si scambiano qualche battuta, la donna ci saluta e noi rimaniamo con Igor, un distinto signore che subito ci comunica di essere l’ex sindaco di Kanal e che il paese è gemellato con una cittadina in provincia di Latina.<br />
Parla un buonissimo italiano.<br />
“Venite a mangiare le ciliegie. Ne abbiamo tantissime” ci invita lui. <!--more--><br />
Noi decliniamo per la stanchezza e per il colore del cielo che non promette niente di buono.<br />
“Un po’ d’acqua?” continua lui.<br />
Decliniamo ancora.<br />
Gli spieghiamo da dove veniamo e dove siamo diretti.<br />
“Dobbiamo seguire le rotaie?” chiediamo.<br />
“Da giovane io per andare a scuola camminavo sempre lungo le rotaie. Passa un treno ogni tre-quattro ore” dice lui. Mi viene in mente la scena del film Stand by me quando i quattro ragazzini camminano sui binari sopra un ponte e si trovano alle spalle un treno; cominciano a correre come forsennati con gli occhi pieni di paura e le gambe in equilibrio su quelle strisce di ferro. Mi immagino una scena simile con il nostro gentile sindaco come protagonista.<br />
Ci indica anche un’altra strada che seguiremo.<br />
“Vi porto io in macchina” ci dice.<br />
“Dieci minuti e siete a Plave” continua.<br />
Io e Simone ci guardiamo, forse tentenniamo per qualche secondo.<br />
“No, ormai ci arriviamo a piedi a Plave” diciamo.<br />
Lui capisce e sorride. Avrebbe fatto lo stesso al nostro posto.<br />
Lo salutiamo e ci incamminiamo. La strada è brutta, procediamo ormai a fatica con la sola spinta della testa. Non ci scambiamo quasi più parole, concentrati su ogni singolo passo. Attraversiamo il retro di grandi cementifici, a sinistra abbiamo sempre i binari. L’ultima ora di cammino è sotto una pioggia misto sole e un cielo carico di nubi e tuoni. Non c’è solo l’acqua del fiume adesso, c’è anche tutta l’acqua che cade dal cielo sulle nostre teste e i nostri zaini. Acqua dappertutto. Al cartello Plave cominciamo ad aumentare il passo, quasi in una ultima affannosa corsa, in un ipotetico sprint finale per tagliare un immaginario traguardo. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rumore del fiume (4)]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/13/il-rumore-del-fiume-4/</link>
<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 19:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/13/il-rumore-del-fiume-4/</guid>
<description><![CDATA[Il rumore del fiume (quarta parte) di Mauro Daltin Attraversiamo una Caporetto tutta in rifacimento,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/most-na-soci1.jpg" alt="most na soci" title="most na soci" width="450" height="337" class="alignnone size-full wp-image-647" /></p>
<p><strong>Il rumore del fiume</strong> (quarta parte)<br />
di <em>Mauro Daltin</em></p>
<p>Attraversiamo una Caporetto tutta in rifacimento, con la strada principale sollevata e decine di operai a rifarle il volto, forse nel tentativo di sdoganare il suo nome da quello che evoca.<br />
Il giorno dopo da Kobarid a Tolmin camminiamo lungo una lingua d’asfalto stretta, del tutto priva di automobili. Attraversiamo paesi semi abbandonati, con case in via di perenne ristrutturazione, senza bar o alimentari. Sulle terrazze i panni stesi al vento, qualche macchina parcheggiata nei giardini, ma non si vede nessuno. Anche qui il senso di incompiutezza è forte. Non ci sono fontane, non si vedono gatti o cani, mai un bambino a giocare in un giardino. Qualche vecchia negli orti, qualche uomo con la birra in mano che riposa sotto la tettoia. E silenzio. Silenzio e verde dappertutto. Basta alzare gli occhi e i costoni delle montagne sono interamente coperti di alberi.<br />
La Soča  adesso è lontana e la ritroviamo vicino a noi solo alle porte di Most na Soči. La guardiamo e non sembra neanche lei. Sembra un fiume morto, l’acqua non scorre come sopra, il colore non è più bianco trasparente, ma verde scuro. Vicino alla riva della schiuma bianca e un paio di bottiglie di plastica a galleggiare.<br />
“Ti stanno già rovinando, vecchio” dico.<br />
“Non sembra un fiume” dice Simone.<br />
Scopriamo poco più avanti che in effetti diventa lago a Most na Soči (ponte sulla Soča ). Un vero e proprio lago e, come ci diranno poco dopo, ricco di trote marmorate e temoli. Il paese è trafficato e il ponte è stretto e alto. A fianco del ponte un trampolino di legno altissimo da dove immaginiamo i ragazzi del paese sfidarsi in tuffi memorabili, diventare angeli o palle infuocate prima di infilarsi nell’acqua come frecce.<br />
Entriamo in una <em>gostilna </em>e ci sediamo al bancone. Ordiniamo due birre. L’oste è un uomo dai modi gentili. Ci combina una camera per dormire la notte con l’aiuto di un cliente seduto a un tavolo. <!--more--><br />
Si informa da dove veniamo, da che città italiana e che cosa ci facciamo lì.<br />
“Pescatori?” chiede.<br />
“No” rispondo.<br />
“Camminatori” aggiungo con un sorriso.<br />
“Qua vengono pescatori da tutto il mondo. Francesi, tedeschi, olandesi, spagnoli, anche americani”.<br />
“Ma pescano nel lago?” chiedo.<br />
“Anche. E nei fiumi qua attorno. Ma gli italiani non ci vengono più” dice.<br />
“Ci venivano?” chiedo.<br />
“Sì, negli anni Ottanta e Novanta qua c’erano solo italiani. Venivano a mangiare pesce, stavano qua anche una settimana intera. Da qualche anno sono spariti. Sarà la crisi” e sfrega il pollice contro l’indice nell’universale segno dei soldi.<br />
“Sarà” dico io poco convinto.<br />
Dopo tre giorni pieni di cammino la stanchezza si fa sentire e tutte le parole e i gesti sono rallentati e calmi. Sorrido spesso all’oste, non ho fretta di bere la birra e di andarmene. Ascolto gli uomini che parlano a voce alta e ridono forte. Ne ascolto il suono, cerco di immaginare dalle dinamiche dei loro gesti e dei loro sguardi l’argomento della conversazione. La stanchezza rompe un po’ di difese che siamo soliti portarci dietro. Apprezzo i pezzi di dialogo con un ragazzo che esce dalla cucina e che si mette a parlare con noi. Tutto attorno è ovattato. Non c’è frenesia. Ma la pace di chi è arrivato in un luogo e sa che per un po’ di ore, fino all’indomani, può far riposare piedi e gambe. Non c’è nessun altro pensiero. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incontro sul viaggio a piedi lungo l'Isonzo]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/12/incontro-sul-viaggio-a-piedi-lungo-lisonzo/</link>
<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 08:07:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/12/incontro-sul-viaggio-a-piedi-lungo-lisonzo/</guid>
<description><![CDATA[ART&amp;MUSICA A TERZO DI AQUILEIA All&#8217;interno dell&#8217;ottava edizione di Art&amp;Musica, u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/images.jpeg" alt="images" title="images" width="135" height="103" class="alignnone size-full wp-image-631" /></p>
<p><strong>ART&#38;MUSICA A TERZO DI AQUILEIA</strong></p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;ottava edizione di Art&#38;Musica, una delle manifestazioni culturali più attese nella bassa friulana, si parlareà di viaggio, lentezza e cammino.<br />
Ritorna anche quest’anno l’atteso appuntamento con ARTE&#38;MUSICA, rassegna musicale e artistica organizzata dall’Associazione Giovanile Terzo in collaborazione con l’amministrazione comunale. La manifestazione si terrà <strong>sabato 18 luglio 2009 a Terzo di Aquileia presso la piazzetta della pesa, al centro del paese</strong>.<br />
Numerose le attività che rendono interessante questa ottava edizione: in particolare la scelta del luogo.<br />
-La nuova location- spiegano gli organizzatori, -ci offre la possibilità di portare l’evento al centro del paese in modo che tutti gli abitanti abbiano la possibilità di raggiungerlo a piedi e quindi di sentirsi più coinvolti e partecipi all’iniziativa-. E infatti proprio la piazzetta, recentemente ristrutturata, offriva questa ottima possibilità. -I due elementi si sorreggono a vicenda-, riprendono gli organizzatori, -la festa serve a valorizzare un luogo altrimenti poco noto e poco utilizzato dalla comunità e il luogo, nella sua bellezza, valorizza una manifestazione importante-. <strong>A fare da filo conduttore tra le varie espressioni artistiche quest’anno sarà il viaggio, considerato e analizzato in tutte le sue forme, comuni e meno comuni</strong>.</p>
<p><strong>Alle 16:00</strong>, come prima attività in programma, Laura De Corti dirigerà il laboratorio creativo di mosaico, gratuito e aperto a bambini di tutte le età.<br />
<strong><strong>Alle 17:00</strong>, sopra un piccolo palco allestito tra gli alberelli della piazzetta, dialogheranno e illustreranno le loro iniziative i componenti del gruppo ART DI PÀS, Mauro Daltin, Simone Ciprian e Emilio Rigatti, tutti reduci da interessanti progetti che li hanno portati a percorrere a piedi i territori regionali e limitrofi.</strong><br />
<strong>Alle 19:00</strong>, al termine del confronto, entrerà in scena la musica. Si alterneranno infatti sul palco due tra i più interessanti quartetti jazz del momento. Aprirà la serata il “psyco quartet”, band composta interamente da musicisti regionali in formazione classica: chitarra, basso, batteria e sassofono.<br />
Seguirà, <strong>alle 21:00</strong>, il “Fazzini-Deidda quartet” in cui il virtuosismo di ogni singolo si fonderà con l’inconfondibile e preciso sound creato dai quattro elementi: batteria, sassofono, contrabbasso e vibrafono.</p>
<p>Una serata quindi densa e interessante che fornisce ampi spunti e spazi di approfondimento per chiunque sia attratto dall’arte e dall’arte del viaggio, per chiunque abbia voglia di spostarsi anche solo con l’immaginazione. Così per un giorno, tra concerti, fotografie, video, racconti ed esposizioni di vari artisti regionali si viaggerà attraverso esperienze e luoghi differenti, attraverso idee di viaggio creative e non convenzionali. </p>
<p>Per maggiori informazioni:<br />
Andrea Tomasin &#8211; 333 8546601</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rumore del fiume (3)]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/07/il-rumore-del-fiume-3/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 10:32:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/07/il-rumore-del-fiume-3/</guid>
<description><![CDATA[Il rumore del fiume (terza parte) di Mauro Daltin “Scusi, per Lepena?” chiedo a una signora molto an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/isonzo19.jpg" alt="isonzo19" title="isonzo19" width="450" height="600" class="alignnone size-full wp-image-623" /></p>
<p><strong>Il rumore del fiume (terza parte)</strong><br />
di <em>Mauro Daltin</em></p>
<p>“Scusi, per Lepena?” chiedo a una signora molto anziana curva sull’orto a raccogliere qualcosa. Ne vedi tante di donne vecchie, con le calze di lana tirate su a mezzo polpaccio, un golf slabbrato e la pelle bruciata dal sole.<br />
Lei pronuncia una parola in sloveno che noi non capiamo. Si avvicina l’indice all’orecchio e poi lo punta verso il letto del fiume.<br />
“Seguite il rumore” pensiamo che voglia dire. Non lasciatelo mai, sarà lui a portarvi dove vorrete.<br />
Non aspetta nessun cenno di ringraziamento, si riaccuccia sul suo pezzo di orto e noi andiamo. Qui è il fiume che segna il territorio, che lo divide in un di qua e in un di là. È la Soča  che dà vita, che fa sorgere case, campeggi, interi paesi. L’intera Valle deve a lei la propria esistenza. Gli sloveni lo hanno capito e la ringraziano come sanno loro, curando un sentiero che dalle sorgenti termina poco prima di Bovec. È il Soska Pot, una camminata che rende onore alla Signora della Valle. Un percorso curato nei minimi particolari che scorre quasi sempre accanto a lei oppure la lascia al massimo per qualche centinaio di metri.<br />
“Sembra che qualcuno alzi e abbassi il volume” mi dice Simone ad un certo punto indicando anche lui l’orecchio e poi il fiume.<br />
“Che colore ti immagini?” mi chiede.<br />
“Bianco”.<br />
“Rumore bianco” fa lui.<br />
“Esatto, come il titolo del film che abbiamo visto al cinema. Quello sul Tagliamento” dico io.<br />
“E come un libro di Don De Lillo” continuo.<br />
“Rumore bianco è l’insieme di tutte le frequenze udibili. In pratica il rumore bianco non esiste, graficamente è una linea continua, senza picchi. E il suono che ne esce sembra proprio quello dell’acqua” mi spiega con l’anima del musicista che gli è propria.  <!--more--><br />
Sotto Bovec il sentiero finisce, noi ci agganciamo a una pista ciclabile e puntiamo a Trnovo ob Soči. Qui la Soča  si allarga, rallenta, è come se si rilassasse dopo tutta quella spericolata corsa. I cani ci possono fare il bagno, noi uomini immergerci i piedi o bagnarci le braccia, i gommoni navigarlo senza pericoli.<br />
Da qui è una camminata in mezzo a prati e boschi che si staccano leggermente dal fiume e salgono un po’ il costone della montagna. Si attraversano alcune proprietà delimitate da qualche lasco cancello, si incontrano dei ruderi e delle mucche che pascolano e guardano curiose il nostro passaggio. A Trnovo ritorniamo sull’asfalto e poi di nuovo giù lungo una strada di sassi in discesa che ci porta a Kobarid.<br />
Penso spesso quando cammino che a piedi non si può imbrogliare. Su un terreno piano la velocità è di quattro chilometri all’ora, non ci sono santi. Non si può spingere sull’acceleratore come in auto e fare più in fretta, non ci si può alzare sui pedali e raddoppiare per un tratto la velocità della bici. A piedi ci può essere uno scarto minimo, insignificante ai fini pratici. Questo ha un grande vantaggio, quello, cioè, di poter calcolare sempre e comunque il tempo. Quanto manca? è una domanda che chi cammina si pone quando è stanco, quando i piedi fanno male e lo zaino tira i muscoli del collo e delle spalle. Ma è una domanda inutile perché il tempo e lo spazio sono dati, è un giocare a carte scoperte. Così, nei pezzi piani come questi, o nei tratti in leggera discesa, comincio a calcolare velocità medie, tempi di percorrenza e distanze per razionalizzare e tenere sotto controllo fisico e testa. Calcoli inutili quando le vesciche spingono sugli scarponi e pensi a tutte le cose che potevi lasciare a casa per risparmiare spazio e peso nello zaino.<br />
Kobarid è una città di guerra. Ponti, fortini, sacrari, musei della grande guerra, percorsi tematici. Tutto ricorda il fronte italiano, la grande disfatta, le migliaia di morti. È strano arrivarci a piedi, dall’alto, impattare i nostri occhi sul Ponte di Napoleone, un arco altissimo sul fiume che si stringe tra le rocce per poi allargarsi come se si riducesse la portata e stringesse il suo letto in segno di rispetto per poi tornare ampio una volta superata la cittadina.<br />
Kobarid è una specie di santuario che ti ricorda la guerra dei nonni, quella dove si viveva in trincea per mesi, dove si spingevano sui monti cannoni e fucili, dove all’ordine di avanzare ti facevi il segno della croce e ti gettavi addosso alla fine. Penso a mio nonno, a quando mi ha raccontato di aver ucciso un uomo perché altrimenti lo avrebbe fatto lui. E mi ricordo perfettamente quella domenica mattina quando io me ne stavo fermo di fronte a quel berretto grigio messo leggermente di sbieco sulla testa e non mi chiedevo nemmeno se aveva combattuto dalla parte buona o da quella cattiva, se aveva vinto o perso. Io, ragazzetto, che mi immaginavo il nonno con un fucile e l’elmetto, dentro un carro armato, tutto vestito di verde, a macchie, che teneva una sigaretta spenta tra le labbra oppure lo vedevo in una trincea dove ogni tanto si alzava e sparava un colpo per poi riaccucciarsi in mezzo al fango.<br />
“Ne hai ucciso solo uno?” gli avevo chiesto.<br />
“Sì, piccolo. Solo uno” mi aveva detto lui mettendo la sua mano piena di vene fra i miei capelli.<br />
“E com’era?”<br />
“Chi?”<br />
“Quello che hai ucciso”.<br />
“Era un ragazzo come me. Non me lo ricordo. Ho dovuto farlo”.<br />
Quando mio nonno morì, il giorno del funerale la nonna prima che il loculo venisse sigillato per sempre grida un “Ciao Vittorio” che mi gela lo stomaco. Io penso a quel “ho dovuto farlo” e a quei due ragazzi uno di fronte all’altro e il destino che decide in una frazione di secondo chi sì e chi no. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rumore del fiume (2)]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/02/il-rumore-del-fiume-2/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:37:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
<guid>http://latitanze.wordpress.com/2009/07/02/il-rumore-del-fiume-2/</guid>
<description><![CDATA[Il rumore del fiume (2) di Mauro Daltin Il fiume è a destra, a decine di metri di profondità. È lui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/07/isonzo2.jpg?w=300" alt="isonzo2" title="isonzo2" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-619" /></p>
<p><strong>Il rumore del fiume (2)</strong><br />
di <em>Mauro Daltin</em></p>
<p>Il fiume è a destra, a decine di metri di profondità. È lui adesso che segna il territorio. Ne risaliamo tutto il corso in macchina, due ore circa che si trasformeranno in quattro giorni pieni di camminata.<br />
Una timida signora ci accoglie nel piccolo rifugio alle sorgenti della Soča, in mezzo alla Val Trenta, nel parco naturale del Triglav. Sorride e si sforza a parlare un po’ di italiano. Sono in tre donne a gestire la casa. Gli uomini non ci sono. Dove il fiume femmina nasce lo custodiscono delle donne, come è giusto che sia, come qualunque momento della nascita dove gli uomini sono quasi del tutto eliminati dalla scena.<br />
“Noi andiamo su, alla sorgente” la informiamo.<br />
“C’è neve” dice lei.<br />
“Quanto tempo serve?” le chiedo.<br />
“Venti minuti” dice lei.<br />
“A dopo”.<br />
Lei sorride, torna a sedersi su una panca accanto alla stufa calda e si appunta su un foglio dei numeri.<br />
Dopo una ventina di minuti siamo lì, di fronte a un blocco gigantesco di neve incastrato come fosse un diamante in mezzo alle rocce. Saliamo lungo la ferrata tenendoci stretti alla corda non del tutto stabile. In due punti barcollo. Guardo giù e vedo che il fiume sbatte violento sulle rocce. Ripeto fra me che ci vuole calma. <!--more--><br />
Non riusciamo ad addentrarci nel punto da dove la montagna sputa fuori l’acqua. C’è troppa neve e quindi troppa acqua. Rimaniamo fermi di fronte a questa pozza trasparente che proviene da sotto la roccia e che poi scende, si ingrossa, scarta grandi pietre per gettarsi nel vuoto. Tutto è silenzio attorno, tranne il grande frastuono del fiume.<br />
“A piedi ci si inoltra nel paesaggio altrui alla lentezza giusta” scrive Erri De Luca e noi partiamo a seguire il corso di questo fiume che scorre in terra slovena e poi entra in Italia e cambia nome. Lo stesso destino di migliaia di sloveni che durante l’occupazione fascista si sono visti italianizzare i cognomi con l’obiettivo di cancellarne l’identità. Succede anche ai fiumi. La Soča  a Gorizia si trasforma in Isonzo, come se non fosse più lo stesso fiume, passa dal femminile al maschile, da fiume donna a fiume uomo, come se l’acqua che sgorga dalla sorgente, giunta in Italia, potesse cambiare sapore e colore e necessiti di una diversa identità.<br />
La Soča in terra slovena ha carattere forte e puro, soprattutto nella parte alta dove scorre veloce bianca e verde. Fino a Bovec è trasparente, si lascia guardare. A volte è timida e si va a nascondere in mezzo a gole profondissime. Altre volte è violenta e rumorosa. Ma in questa prima parte si capisce bene come siano i piedi l’unico mezzo per accostarsi a lei. Le si cammina a fianco, la si tiene per mano come una fidanzata, la si guarda con la coda dell’occhio e la sua vista ti rassicura e va di pari passo con il rumore: quando viene meno la prima cala il secondo che però rimane un costante sottofondo. Cammina insieme a te. Si fa attraversare da ponti un po’ pericolanti che ti mozzano il fiato e ti fanno dondolare. La puoi guardare dall’alto, dalla riva destra o da quella sinistra, ti puoi sedere su una grande roccia in mezzo al suo letto o immergere i piedi nella sua acqua fredda. Soprattutto a piedi ne puoi guardarne il cuore, ne vedi il fondale bianco, le pieghe lisce delle rocce. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rumore del fiume (1)]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/06/26/il-rumore-del-fiume-1/</link>
<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dalla camminata lungo il corso sloveno della Soča è nato questo reportage/racconto che pubblico a pu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/06/isonzo7.jpg" alt="isonzo7" title="isonzo7" width="450" height="600" class="alignnone size-full wp-image-562" /></p>
<p>Dalla camminata lungo il corso sloveno della Soča è nato questo reportage/racconto che pubblico a puntate qui. </p>
<p><strong>Il rumore del fiume</strong> (prima parte)<br />
di <em>Mauro Daltin</em></p>
<p>Una fila di macchine è incolonnata dietro semafori temporanei che regolano il traffico. La strada in certi punti ha ceduto verso il fiume e stanno cercando di puntellarla per metterla in sicurezza. Ce ne sono un paio consecutivi che ci rallentano. Quasi tutte le macchine davanti a noi hanno legate sui tettucci delle canoe o dei kayak colorati che sembrano frecce pronte a rompere il muro dell’aria. A destra Simone scorge ogni tanto la Soča e cerca di capire dove passeremo, dove si nasconde il sentiero. Sembra che tutto vada lento. Gli operai stanchi sul ciglio della strada, un paio intenti a parlare nelle ricetrasmittenti, uno sposta con la pala un po’ di ghiaia senza convinzione.<br />
Pare che tutto sia fermo, incastonato dentro queste vallate verdissime. Che non ci sia alcuna fretta.<br />
“Non finiranno mai la strada se continuano così” dice Simone.<br />
Ai lati vediamo case in ristrutturazione. C’è un senso di abbandono, come se i lavori una volta iniziati, poi, si fossero fermati per qualche strano motivo. Come se una notte tutti da qui se ne fossero andati e la mattina nessuno avesse rimesso mano alle cose. Incompiutezza è il termine che mi viene in mente. Accosto questa incompiutezza al vicino confine appena attraversato. <!--more-->Adesso quando passi un valico transiti sotto una tettoia con dei vetri dove dietro non c’è più nessuno che ti ferma e ti chiede qualcosa. Non te ne accorgi nemmeno che sei di là. Non c’è più il passaggio, tutto ha i caratteri della continuità. Non ci sono gli uomini che ogni mattina da centinaia di anni si svegliavano e andavano a occupare il gabbiotto con le divise e le facce scure e esercitavano il loro piccolo potere di controllo, di permessi, di ispezioni. Sono passati contrabbandieri, clandestini, briganti, droghe nascoste in ogni dove, organi, animali di chissà quali specie, musicisti, danzatori, artisti, operai, bambini, terroristi, famiglie e prostitute. Tutti. E per tutti quella era la frontiera da passare con sudori sulla fronte e freddezze mal celate. Una mattina poi tutto e tutti hanno smesso di passare e i doganieri hanno finito di controllare, di chiedere documenti o smontare una macchina sospetta. Dove sono andati a finire i doganieri di Uccea che se ne stavano in mezzo al nulla tutto il giorno? Che fine hanno fatto i contrabbandieri, i clandestini, gli organi, le droghe e tutti gli altri? Si sarà tutto spostato su altri confini perché ci sono cose che esistono solo se passano da un luogo all’altro. Incompiutezza. Qualcosa che rimane sospeso, che sia una casa, una strada, una paura, un pezzo di conversazione, un passaggio. Forse la paradossale nostalgia di quei doganieri, ragazzi come te, come me, vestititi di tutto punto che sfogliano tutto il giorno carte di identità o passaporti e controllano come ti chiami e dove vivi e si chiedono che cosa diavolo ci vai a fare da loro.<br />
Incompiutezza anche come mancanza di qualcosa che c’era e non c’è più, una frontiera da oltrepassare, una seccante abitudine per molti, il simbolo di qualcosa di grande per qualcuno. Un di là dove andare, semplicemente.  </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Dessimis Pinot Grigio: Not Business as Usual]]></title>
<link>http://winecouver.wordpress.com/2009/06/09/dessimis-pinot-grigio-not-business-as-usual/</link>
<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 20:47:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>winecouver</dc:creator>
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<description><![CDATA[A sixty-one dollar bottle is not everyone&#8217;s idea of a Pinot Grigio to cool down these late spr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><ol>
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<p>A sixty-one dollar bottle is not everyone&#8217;s idea of a Pinot Grigio to cool down these late spring warm <img src="http://winecouver.wordpress.com/files/2009/06/dessimis-pinotgrigio.jpg" alt="Dessimis-PinotGrigio" title="Dessimis-PinotGrigio" width="63" height="200" class="alignright size-full wp-image-178" /><br />
afternoons. Not mine, that&#8217;s for sure. In fact, this wine was offered to me at a blind tasting, and my first reaction was &#8220;E-W! cheap oaky chard&#8221;. It was oaky indeed, very much so. Very thick, almost syrupy, by Italian Pinot Grigio standards. The more I drank however, the more I was attracted to this deep colored broth (again, by Grigio standards). Deep lemon, almost gold, with tremendous legs, witness to a whopping 14% alcohol, high level not just by Grigio standards. On the nose, the oaky whiff overwhelmed everything at first impression. Then, suddenly, a high note of fruit  -ripe peach- hit a spot on my nose and stood there, hanging, unwavering, until a bit of tropical fruit took over. The body was foreseeable full, and more tropical fruit appeared, together with lemony touches. The finish was long, very long, even compared to other white grape varieties that normally outplay Pinot Grigio on this quality. Should I say that it greatly improved after an hour or so? Should you get together with two or three others and buy a bottle, just for the sake of it? (meaning, wine). Most definitely. Those pesky Italians know well what they&#8217;re doing. Cheers.</p>
<p>Product: Dessimis</p>
<p>Variety: Pinot Grigio</p>
<p>Vintage: 2006</p>
<p>Winery: Vie di Romans</p>
<p>Origin: Friuli Isonzo DOC, Italy</p>
<p>Alcohol: 14.0%</p>
<p>Price: 60.99 (Everything Wine <a href="www.everythingwine.ca">)</p>
</div>]]></content:encoded>
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