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	<title>jugoslavia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/jugoslavia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "jugoslavia"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 17:31:39 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[La NATO del Terzo Millennio tra guerra ed affari]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/26/la-nato-del-terzo-millennio-tra-guerra-ed-affari/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:36:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[La NATO del terzo millennio, l’unico blocco militare esistente al mondo, dopo essersi espansa da 16 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/rasmussen-lloyds.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3562" title="rasmussen lloyd's" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/rasmussen-lloyds.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>La NATO del terzo millennio, l’unico blocco militare esistente al mondo, dopo essersi espansa da 16 a 28 membri nello scorso decennio, è ora impegnata nella sua prima guerra terrestre e nella sua prima guerra asiatica, in <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/afghanistan/">Afghanistan</a>.<br />
Con la frammentazione del Patto di Varsavia e l’implosione sovietica degli anni 1989-1991, la NATO – lungi dal ridimensionare il suo potere militare in Europa e tantomeno dal dissolversi &#8211; ha visto l’opportunità di espandersi in tutto il continente e nel mondo.<br />
A cominciare dalla campagna di bombardamenti in Bosnia nel 1995, essa ha prontamente ed inesorabilmente dispiegato la sua forza militare verso est e sud, nei <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/balcani/">Balcani</a>, in <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/africa-versione-italiana/">Africa nordorientale e centrale</a>, nell’intero <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/vicino-e-medio-oriente/">bacino del Mediterraneo</a>, in <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/asia-centrale/">Asia centrale</a>. Così come nel <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/caucaso/">Caucaso</a>, in Scandinavia includendo le tradizionalmente neutrali <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/09/09/la-fine-della-neutralita-scandinava/">Svezia e Finlandia</a>, e nella regione Asia-Pacifico dove ha avviato dei rapporti individuali di cooperazione con <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/30/laustralia-nella-nato-asiatica/">Australia</a>, <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/06/18/la-promozione-della-pace-nel-paese-di-hiroshima/">Giappone</a>, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Oggi la NATO ha le proprie forze armate ed accordi di cooperazione con i Paesi di tutti i sei continenti. <strong>Una macchina militare che può vantare due milioni di truppe ed i cui Stati membri contano per oltre il 70% della spesa mondiale in armamenti.</strong><br />
Dopo aver condotto la guerra in Europa, contro la ex Jugoslavia nel 1999, ed in Asia (in Afghanistan, con sconfinamenti in Pakistan) a partire dal 2001 fino a non si sa bene quando, <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/17/operazione-ocean-shield/">la NATO attualmente è protagonista di operazioni navali al largo delle coste africane nel Golfo di Aden</a>. Essa è inoltre impegnata nella definizione di un nuovo Concetto Strategico che prenda il posto di quello risalente al 1999.<br />
Già nel 2008, l’allora Segretario Generale Jaap de Hoop Scheffer aveva invitato a sviluppare una strategia per affrontare le sfide del nuovo millennio, domandando un incremento di bilancio vista “la crescente lista di responsabilità”. E riferendosi a queste ultime, “miriade” è la parole esatta usata lo scorso 1 ottobre - nell’ambito di una conferenza organizzata congiuntamente dalla NATO e dai Lloyd’s di Londra - dal presidente di questi ultimi Peter Levene: “Il nostro sofisticato, industrializzato e complesso mondo è sotto attacco da parte di una miriade di determinate e mortali minacce”.<br />
Il medesimo giorno della conferenza, sul quotidiano <em>The Telegraph</em> è comparso un articolo a firma dello stesso Levene e dell’attuale segretario generale della NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen. In esso si afferma che “i dirigenti industriali, inclusi quelli dei Lloyd’s, sono stati coinvolti nell’attuale processo di elaborazione della nuova linea direttiva della NATO, il Concetto Strategico; il vice-capo del gruppo è l’ex amministratore delegato della Shell <em>[la compagnia petrolifera anglo-olandese, ndr]</em>, Jeroen van der Veer”.<br />
Levene e Rasmussen sono stati molto espliciti nel dichiarare <strong><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/05/16/nato-per-restare-ricchi-fra-yankees/">la necessità che la NATO protegga gli interessi economici occidentali</a></strong>, affermando che “gli uomini hanno sempre combattuto per le risorse e la terra. Ma adesso stiamo vedendo queste pressioni in una scala più grande… Dobbiamo prepararci a pensare l’impensabile”. L’elenco delle “minacce mortali” comprende: pirateria, sicurezza informatica, cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, spostamenti improvvisi di popolazioni, scarsità di acqua, siccità, cali nella produzione di cibo, ritiro del ghiaccio artico, sicurezza degli approvvigionamenti energetici e diversità delle loro fonti…<br />
Nel suo discorso alla conferenza, Rasmussen ha auspicato che la cooperazione con gli oltre 40 Paesi con cui la NATO ha accordi individuali o collettivi venga estesa anche a queste nuove “minacce”. Il loro crescente numero rappresenta una appropriazione, da parte della NATO, di responsabilità e funzioni che sono propriamente quelle dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), non certo quelle di un blocco militare non eletto da nessuno ed i cui Paesi membri, messi insieme, rappresentano solo una piccola frazione della popolazione mondiale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PATRIA DELLA PATRIA]]></title>
<link>http://gcenna.wordpress.com/2009/11/21/patria-della-patria-2/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:12:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
<guid>http://gcenna.wordpress.com/2009/11/21/patria-della-patria-2/</guid>
<description><![CDATA[  di Tommaso Di Francesco, Il manifesto &#8211; 15 novembre 2009 Inaugurata a Pristina da Bill Clint]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em> </em></p>
<p><em><img class="alignleft" title="Kosovo Methodja" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b5/Kosovo_is_Serbia.png" alt="" width="362" height="400" />di Tommaso Di Francesco, Il manifesto &#8211; 15 novembre 2009 </em></p>
<p>Inaugurata a Pristina da Bill Clinton la sua statua di bronzo a ringraziamento della guerra «umanitaria» della Nato del 1999. All&#8217;ombra del potente premier Hashim Thaqi su cui crescono i dossier internazionali per crimini di guerra, un Kosovo solo albanese, povero e devastato dalla corruzione, va oggi al primo voto etnico-amministrativo. Il mese di novembre 2009 passerà alla storia del sud-est europeo balcanico. Dopo il crollo dell&#8217;89 che vide lo smantellamento dei simboli del «socialismo reale» a cominciare dalle statue imbalsamate dei leader del comunismo, a Pristina è stata eretta con cerimonia, bande e trionfo, la statua del nuovo «piccolo padre», o padre della patria: Bill Clinton.<!--more--></p>
<p>L&#8217;ex presidente degli Stati uniti a inizio mese si è presentato a Pristina in un tripudio di folla, ben spesato dalle fondazioni albanesi d&#8217;America &#8211; una lobby che è riuscita ad eleggere un capo della Cia &#8211; ad inaugurare la sua statua. Alta 3,4 metri &#8211; come quelle di Stalin nella connazionale Albania -, pesa 900 chilogrammi, ed è stata sponsorizzata dall&#8217;Associazione kosovaro albanese «Amici degli Stati uniti», è opera dello scultore Izeir Mustafa. Abbracciato come un eroe, sorridente per le tv locali, ha inaugurato la sua immagine di bronzo sulla piazza che porta già il suo nome. Presenti il presidente Fatmir Sejdiu e il potente premier Hashim Thaqi, ex leader dell&#8217;Uck. Quel Thaqi di cui proprio Carla Del Ponte nel suo libro «La caccia» denuncia corresponsabilità in una vicenda truculenta: l&#8217;espianto d&#8217;organi nel nord dell&#8217;Albania a 150 prigionieri serbi perpetrata dalle milizie al diretto comando dell&#8217;attuale premier di Pristina. Una delegazione del Consiglio d&#8217;Europa che indaga su questo, guidata dal Rapporteur Dick Marty, è stata cacciata nell&#8217;agosto scorso dall&#8217;Albania. «I cittadini del Kosovo &#8211; ha detto Hashim Thaqi alla festosa cerimonia &#8211; sono grati per la decisione di intervenire militarmente per prevenire un genocidio senza precedenti». Un discorso elettorale, visto che oggi in Kosovo si vota per le amministrative. Votano solo gli albanesi, i serbi le boicottano e anche Belgrado consiglia di «non andare a votare. Ma alle prime elezioni politiche di quasi un anno ci fu la sorpresa dell&#8217;astensione, votò infatti solo il 43% dei kosovari albanesi aventi diritto.<br />
«Ero qui 10 anni fa &#8211; ha dichiarato Clinton &#8211; per fermare le cose terribili che accadevano allora e sono qui dieci anni dopo per testimoniare di un futuro migliore di progresso per il Kosovo che è riuscito a creare istituzioni democratiche, una stampa libera e una forte società civile» inoltre è stato accettato dal Fondo monetario e si avvicina alla Nato e all&#8217;Unione europea».<br />
Ne avesse indovinata una. Sia sulla reale situazione del Kosovo, sia sulla legittimità dell&#8217;intervento armato della Nato che dal 24 marzo 1999 devastò con una micidiale sequela di bombardamenti «umanitari» aerei tutta l&#8217;ex Jugoslavia, Serbia e Kosovo.<br />
Perché la realtà del Kosovo è questa: più del 50% di disoccupazione, con il 73% dei giovani disoccupati e in fuga dal paese secondo il primo giornale di Pristina Koha Ditore; con una «corruzione dilagante e scarsa libertà di parola», mega-traffici mafiosi, denuncia il Rapporto dell&#8217;Ue del 12 ottobre scorso; con le poche minoranze non serbe in fuga secondo l&#8217;Ong Minority Rights Group; con 300.000 profughi serbi e altrettanti rom fuggiti nel terrore proprio a partire dall&#8217;ingresso delle truppe Nato nell&#8217;estate del 1999; con l&#8217;Osce che in un suo documento di questi giorni accusa che «Pristina non adempie all&#8217;obbligo di assistere i rifugiati non albanesi costretti a non rientrare nel paese»; con l&#8217;Unicef che rivela il tasso più alto in Europa di mortalità infantile e tra le donne «a causa delle carenze sanitarie»; con il 90% della popolazione che ritiene, secondo una sondaggio condotto dall&#8217;Undp-Onu, responsabile dello sfascio economico e sociale del paese il governo di Hashim Thaqi, né si fida dell&#8217;opposizione rappresentata da Ramush Haradinaj &#8211; già incriminato all&#8217;Aja per crimini e stragi commessi già nel 1998 contro civili serbi e rom.<br />
Quanto a legittimità e risultati dell&#8217;intervento «salvifico» dell&#8217;Alleanza atlantica, sponsorizzato dallo «statuario» Bill Clinton e dagli allora leader democratici della Nato come Javier Solana, Massimo D&#8217;Alema, Tony Blair, ecc. ecc. Va ricordato che quella guerra del marzo 1999 fu illegale, venne fatta senza l&#8217;Onu e contro l&#8217;Onu. Mise in scacco l&#8217;autonomia dell&#8217;Europa e permise agli Stati uniti di riappropiarsi della Nato. Che ebbe, anche quella un voto bipartisan &#8211; Berlusconi in Italia votò a favore &#8211; legittimato solo da un castello di provocazioni e menzogne denunciate perfino dall&#8217;allora ministro degli esteri italiano Lamberto Dini. Che cancellò la possibilità che la controversia interna all&#8217;ex Jugoslavia potesse essere composta da una mediazione internazionale in corso quale era la missione dell&#8217;Osce. Azzerando i principi dell&#8217;articolo 11 della nostra Costituzione che «rifiuta la guerra come mezzo di composizione delle controversie internazionali».<br />
La guerra fu motivata da ragioni umanitarie. «500mila morti» titolava il New York Times, «Sessantamila vittime» Liberation, «Genocidio» Le Monde. Ma quei giornali (non proprio gli ultimi) non hanno nemmeno titolato &#8211; arrivarono solo 15 righe della Reuters &#8211; quando il 6 settembre 2001 proprio la Corte suprema di Pristina, sotto egida Onu, sancì che i miliziani serbi nel 1998-1999 furono responsabili sì di violenze ai danni della popolazione albanese che, comunque, cominciarono dopo i raid aerei della Nato, ma non di genocidio. E il Tribunale dell&#8217;Aja con l&#8217;inchiesta sul campo non trovò prove del «massacro», rinvenne il seppellimento di duemila morti, ma caduti in combattimento. Non solo: la Corte di Pristina in quel dibattimento ha dichiarato di avere le prove che il drammatico esodo di 890mila persone &#8211; rimaste in attesa sul confine e tutte rientrate dopo 78 giorni di guerra &#8211; non fu provocato dai miliziani serbi, come ci venne detto, ma dal terrore di essere colpiti dalle bombe della Nato. Un terrore giustificato, viste le stragi efferate tra la popolazione civile, sia in Serbia che tra gli albanesi in Kosovo &#8211; Djakovo, Korisha, Pristina &#8211; con i cosiddetti effetti collaterali che un&#8217;indagine di Amnesty International ha dimostrato essere omicidi deliberati per terrorizzare i civili.<br />
Alla fine la farsa di Rambouillet (il diktat con cui si pretendeva di mettere l&#8217;intera ex Jugoslavia sotto controllo della Nato) e il casus belli inventato della strage di Racak come ha dimostrato il documento dei medici legali impegnati dall&#8217;Onu, hanno fatto il resto per attivare la guerra a tutti costi.<br />
Il fatto è che quella guerra di raid aerei un obiettivo l&#8217;aveva: il 17 febbraio del 2008 infatti è stata proclamata l&#8217;indipendenza unilaterale del Kosovo, sponsorizzata da Bush e riconosciuta subito da molti paesi atlantici &#8211; non da tutti, Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro Nord hanno detto no. E non è riconosciuta dal Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu. Ora è caos istituzionale, c&#8217;è la nuova missione Eulex ad imporre l&#8217;indipendenza ai pochi serbi rimasti, resta la Kfor-Nato con meno ruolo. Ma l&#8217;Onu con Ban Ki-Moon che lo ha annunciato a fine ottobre, insiste a rimanere sulla base della Risoluzione 1244» con cui finì la guerra, entrò la Nato ma riconoscendo la sovranità di Belgrado sul Kosovo.<br />
Venerdì al vertice governativo Italia e Serbia di Roma, il presidente serbo Boris Tadic ha ribadito: «La Serbia non farà mai un passo indietro nel rivendicare la propria integrità territoriale. Lotteremo con tutti i mezzi giuridici». Fiducioso che la massima Corte dell&#8217;Aja dica sì &#8211; la scadenza è ora, a dicembre &#8211; al ricorso serbo contro l&#8217;indipendenza unilaterale del Kosovo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La pulizia dei libri]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/11/17/la-pulizia-dei-libri/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 01:47:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
<guid>http://anothereurope.wordpress.com/2009/11/17/la-pulizia-dei-libri/</guid>
<description><![CDATA[Nel 2000 Predrag Matvejević torna a Belgrado per la prima volta dopo la guerra. Naturalmente ho fatt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel 2000 Predrag Matvejević torna a Belgrado per la prima volta dopo la guerra.</p>
<blockquote><p>Naturalmente ho fatto anche il giro delle librerie. Non lontano dal mio albergo c&#8217;è la piazza ex Marx ed Engels. Vi si trovava una volta la libreria &#8220;Komunist&#8221; dell&#8217;omonima casa editrice. Ora la piazza porta il nome dell&#8217;uomo politico serbo Nikola Pašić, un nazionalista dei primi decenni del secolo appena tramontato; anche alla libreria è stato dato il suo nome, e si chiama Nikola Pašić la casa editrice alla quale appartiene! Quello che vedo nella libreria non potevo immaginarlo neppure in sogno, nonostante tutto. Annoto sul taccuino alcuni titoli di libri, presi a caso e senz&#8217;ordine: <em>Srpsko-srpski rečnik</em> (Dizionario serbo-serbo), <em>Srbi, narod najstarji </em>(Serbi, il popolo più antico), <em>Srpska sela</em> (I villaggi serbi), <em>Porodični život Srba</em> (Vita familiare dei serbi), <em>Strategija Srba</em> (La strategia dei serbi), <em>Srbi u svetu </em>(I serbi nel mondo), <em>Srbin povratnik medu Novosrbima </em>(Un reduce serbo fra i neoserbi), <em>Vratio sam se zbog Srba</em> (Sono tornato per i serbi) &#8211; un libro questo di Aleksandar Zinovjev, ex dissidente russo che oggi è difensore d&#8217;ufficio dello stalinismo. E ancora: <em>Zapisi o srpstvu </em>(Note sul serbismo) delle Edizioni &#8220;Nikola Pašić&#8221;, <em>Reči vladike Nikolaja srpskom narodu </em>(Messaggi del Vladika Nikolaj al popolo serbo), <em>Pet prvih vekova srpske istorije</em> (I primi cinque secoli della storia serba), <em>Antička Srbija</em> (La Serbia nell&#8217;antichità), <em>Zapadna Srbija</em> (La Serbia occidentale), <em>Uspon i pad srpske ideje</em> (Ascesa e decadenza dell&#8217;idea serba), <em>Misli srpski </em>(Pensa in serbo!) &#8211; opera del poeta Vitezović al quale Slobodan Milošević deve lo slogan populistico &#8220;Il popolo viene avanti&#8221; che caratterizzò i raduni nazionalistici serbi sul finire degli anni Ottanta e l&#8217;inizio dei Novanta. Continuo ad annotare qualche titolo: <em>Srpska zemlja bajka</em> (Terra serba favolosa), <em>Srbski narod kao teodul</em> (Il popolo serbo come teodulo), <em>Život i delo srpskih naučnika </em>(Vita e opere degli scienziati serbi), <em>Videni stranci o Srbiji i Srbima </em>(Illustri stranieri sulla Serbia e i serbi) nel quale si esalta tutto ciò che è serbo, <em>Srpski oficiri u nacionalnoj kulturi</em> (Ufficiali serbi nella cultura nazionale), un libro che si vende insieme alle foto di Draža Mihailović, comandante dei miliziani monarchici serbi, collaborazionisti durante la seconda guerra mondiale; <em>Srbska slobodarska misao </em>(Il pensiero libertario serbo), <em>Srbi narod i rasa: nova vulgata</em> (Serbi: popolo e razza, nuova vulgata), Srbija (La Serbia), <em>Engleska protiv srbskog naroda</em> (L&#8217;Inghilterra contro il popolo serbo) nel quale si accusa Churchill di aver voltato le spalle a Draža Mihailović, accettando invece Tito e i suoi partigiani come alleati nella seconda guerra mondiale; <em>Pola veka srpske Golgote </em>(Mezzo secolo di Calvario serbo) sottinteso sotto il regime di Tito; <em>Srbija i Jugoslavija</em> (La Serbia e la Jugoslavia), laddove la Jgoslavia sarebbe la responsabile di tutti i guai della Serbia; <em>Znameniti Srbi muslimani</em> (Illustri serbi musulmani), dove non si tratta di quelli massacrati a Srebenica e a Prijedor; <em>Arbanaško pitanje i srpsko pravo</em> (La questione degli Arbanassi e il diritto serbo), laddove gli Arbanassi non hanno alcun diritto, avrebbero dovuto essere cacciati da tempo, ma forse non è ancora tardi. E potrei continuare nell&#8217;elencazione di libri come quelli indicati.</p></blockquote>
<p>Predrag Matvejević, Confini e frontiere. Fantasmi che non abbiamo saputo seppellire, traduzione di Giacomo Scotti, <a href="http://www.asterios.it/index.php">Asterios Editore</a> 2008</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p>Avrei potuto riportare altro, al posto o in aggiunta a questo, a ricordare altre vittime, persone innanzi tutto, anche di altre nazionalità. Ho scelto di limitarmi ai libri e ai libri che si potevano trovare in una libreria di Belgrado nel 2000. Se avessi cercato di bilanciare, di contrapporre, di giustificare, ecc., mi sarebbe sembrato di fare un torto alla cultura serba e a Belgrado, che di questo non hanno bisogno, ma solo dell&#8217;augurio che oggi e in futuro si aprano di nuovo al mondo, nonostante le ferite subite ed inferte, anzi, in nome di quelle ferite.</p>
<p>In attesa che l&#8217;abolizione dei visti per i cittadini serbi venga adottata presto, <a href="http://www.balkaninsight.com/en/main/news/23471/">come promesso</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arte figurativa del Kosovo]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/12/arte-figurativa-del-kosovo/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 13:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/12/arte-figurativa-del-kosovo/</guid>
<description><![CDATA[Una statua di Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti dell’America, è stata inaugurata da lui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/clintonbill.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3864" title="clintonbill" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/clintonbill.jpeg?w=113" alt="clintonbill" width="113" height="150" /></a></p>
<p>Una statua di Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti dell’America, è stata inaugurata da lui stesso a Pristina nella provincia serba del Kosovo e Metochia occupata dalla NATO.<br />
Inaugurare un monumento ad una persona viva sa di macabro ma Clinton si è prestato al gioco ed ha inaugurato un monumento a se stesso. La statua tipica del social-realismo dei tempi di marxismo-leninismo di Enver Hoxa rappresenta l’ex presidente americano che saluta gli schipetari con una mano (a dir il vero ricorda un po’ il Duce) tenendo nell’altra  il documento con il quale, durante i bombardamenti della Serbia da parte della NATO, aveva autorizzato, il 24 maggio 1999, l’entrata delle forze d’occupazione statunitensi  nella provincia serba.<br />
Fu tanto commosso il nostro eroe da cogliere l’occasione per dire queste sagge parole alla folla albanese nella piazza Bill Clinton di Pristina (ci sono ancora una via e un viale con il suo nome mentre la via principale porta il nome di George Bush): “Stamattina mentre parlavo con mia moglie che si trova nel Vicino Oriente e che vi saluta, lei mi disse di farmi fare una foto e di inviargliela perché possa vedere con i propri occhi che la mia statua esiste veramente”.<br />
Poi le sue parole storiche con le quali consigliò gli albanesi e i serbi di dimenticare il passato suonarono ciniche nelle orecchie dei serbi ai quali questo nuovo eroe albanese aveva strappato con forza il 15% del territorio storico, una Firenze serba, e molto ricco di minerali rari e di energie.<br />
Clinton ha finito il suo discorso dicendo: “Se c’è ancora qualche cosa che posso fare per voi albanesi, serbi ed altri, contate su di me…!”. Per quanto riguarda i serbi sanno quello che Clinton aveva già fatto per loro e gliene ringraziano tanto, ma non accetteranno altri doni di Bill, avendone avuti già troppi: 51.000 proiettili all’uranio impoverito, migliaia di missili cruiser, centinaia di migliaia di bombe a grappoli… tutti i frutti vietati dalle convenzioni internazionali per il loro effetto antiumano, una continua politica americana di pressioni e di ricatti contro i serbi che ebbe inizio ancora nel lontano 1991 e che non cessa ancora…<br />
Gli albanesi hanno ora i due monumenti dedicati ai loro eroi nazionali più grandi della loro storia: quello di Tirana dedicato a Skanderbeg, cioè a Djuradj Kastriotic, un serbo, e questo a Pristina innalzato ad un americano.<br />
Ci auguriamo che almeno un loro terzo eroe nazionale al quale faranno un monumento possa essere finalmente un albanese.</p>
<p><em><a href="http://www.eurasia-rivista.org//2143/pristina-bill-clinton-e-il-culto-della-personalita">Pristina. Bill Clinton e il culto della personalità</a></em>, di <strong>Dragan Mraovic</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ritorno a Sarajevo - parte prima]]></title>
<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/09/ritorno-a-sarajevo-parte-prima/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:20:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
<guid>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/09/ritorno-a-sarajevo-parte-prima/</guid>
<description><![CDATA[Dario Tozzoli The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico. Q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Dario Tozzoli</span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 254px"><em><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" target="_blank"><img title="The Siege of Sarajevo" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4e/The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" alt="" width="244" height="135" /></a></em><p class="wp-caption-text">The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;"><em>Questa non è una storia inventata da me ma il racconto confidenziale di una cara amica. Soltanto dopo un po’ di tempo ho avuto il coraggio di confessarle che, a seguito del nostro ultimo incontro, avevo scritto quello che lei mi aveva raccontato perché&#8230; neanch’io sapevo il perché. Qualche oscuro moto interiore mi aveva spinto a farlo, ecco tutto.</em><br />
<em>Quindi le ho sottoposto a lettura quanto segue e da lei ho avuto il consenso di renderlo pubblico. Anzi, per un certo periodo di qualche anno fa, abbiamo addirittura coltivato la fantasia di tradurlo in un’opera teatrale.</em><br />
<em>In ogni caso, se da questo racconto riuscisse a trasparire anche soltanto un barlume della bellezza e dell’amore di S.N., sarà valsa la pena di scriverlo.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Avevo compiuto i miei diciotto anni da poco quando vennero i soldati croati nella nostra casa semidistrutta dalle bombe e ci prelevarono per condurci nei campi di concentramento dove ammassavano i musulmani. Eravamo nel pieno della guerra che stava dilaniando la <!--more continua-->mia terra e la mia gente. Prima di separarci ci lasciarono qualche minuto per il commiato… privilegio dovuto al fatto, credo, che mio nonno fu una figura di grande rilievo nella cultura della ex-Jugoslavia.<br />
Mia madre piangeva con il volto tra le mani. Mio padre mi abbracciò forte e mi disse: «Non so quando e non so come, ma ci rivedremo, perché noi sappiamo cos’è l’amore».<br />
Non ebbi la forza di dire nulla ma anch’io avevo la certezza che ci saremmo ritrovati.<br />
Pochi giorni prima avevo visto dalla finestra, senza vetri, la lunga fila dei musulmani bosniaci, come noi, che venivano condotti ai campi. Di tanto in tanto qualche cecchino sparava e, dalla fila, ne cadeva qualcuno che rimaneva lì, a bagnare col suo sangue questa terra disgraziata. Adesso ero io in una di queste file e i cecchini sparavano ancora. È un miracolo che sia qui a raccontarlo.<br />
Quando arrivammo al campo separarono le donne giovani dalle anziane. Mia madre non c’era, l’avevano portata altrove. Prima di farci entrare nel buio sotterraneo ci costrinsero ancora in fila, questa volta per valutarci fisicamente, come si fa al mercato del bestiame con gli animali. Un soldato piccolo e tarchiato mi si avvicinò, mise una mano ruvida sulla mia guancia e spinse il pollice tra le mie labbra per farmi aprire la bocca. Voleva vedere i miei denti.<br />
Ma il colpo più forte lo ricevetti quando vidi l’ufficiale responsabile del campo. Era, era stato almeno, il migliore amico di mio fratello. Mio fratello studiava in Germania già da un paio d’anni quando scoppiò la guerra.  Si trovava ancora là quando ci deportarono e per fortuna non era riuscito a rientrare. Fin da piccola li avevo visti giocare insieme, confidarsi i primi amori, ubriacarsi, andare insieme a pescare. Spesso ero con loro. Si fidanzarono a poca distanza l’uno dall’altro e anche le loro ragazze diventarono amiche.<br />
È passata molta acqua sotto i ponti da allora.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 236px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Old_Bridge,_Mostar,_Herzegovina_4.JPG"><img title="Il ponte di Mostar" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4a/Old_Bridge%2C_Mostar%2C_Herzegovina_4.JPG/800px-Old_Bridge%2C_Mostar%2C_Herzegovina_4.JPG" alt="" width="226" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Il ponte ricostruito di Mostar. Fotografia di domino pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Anche il vecchio ponte di Mostar è stato distrutto ed ora già lo stanno ricostruendo.<br />
Quando, in seguito, mio fratello seppe che il suo più caro amico aveva detto: «Preferisco morire se Mostar non diventerà croata» fu spezzato dal dolore. Da allora non l’ho mai più visto davvero allegro e spensierato. Ancora oggi c’è nel suo sguardo la traccia indelebile della disgrazia che ci ha attraversati.<br />
Non gli raccontai mai ciò che avvenne al campo. Mentii sia con lui sia con i miei genitori. Non sarebbero stati in grado di capire. Avrebbero sofferto, ancora, senza ragione.<br />
Mostar non diventò croata e fu lui a morire.<br />
Ma prima doveva ancora consumarsi, in questa tragedia balcanica, un’ulteriore tragedia privata che mutò, alla radice, il volto e la prospettiva dei miei sentimenti, insieme a tutto il resto. La distruzione totale del mondo sereno che aveva preceduto questi tempi terribili si svolse in modo spietato come se, nell’anima, ogni costruzione degli affetti e dei sentimenti dovesse essere rasa al suolo, proprio come fuori. Non soltanto il mondo fuori ma anche il mondo di dentro crollava senza pietà lasciando solo un mucchio di macerie. Avvertivo questa rovina in un grumo di dolore, anche fisico: sordo, cieco, muto. Un lancinante grido soffocato, tanto più mostruoso quanto più sepolto&#8230; nel silenzio.<br />
Il gorgo malefico nel quale ero capitata, prolungamento singolare di un maleficio ben più ampio, mi costrinse a trovare, dentro me stessa, una forza d’amore inaudita, capace di comprendere l’infamia più grande. A questo fui costretta.<br />
Quando mi vide mi riconobbe subito. Me ne accorsi. Nonostante le mie condizioni e per quanto tentassi di dissimularmi tra le altre mi aveva identificato, ma distolse subito lo sguardo da me. Era stato ospite nella nostra casa, aveva pranzato e cenato con la mia famiglia, spesso nostra madre gli preparava il letto nella stanza di mio fratello. Avevamo riso e scherzato insieme. Tutto ciò non contava più nulla? Il vento dell’odio e della guerra era davvero riuscito a spazzare tutto quanto in un colpo solo?<br />
Ora che mi aveva visto, speravo in cuor mio che mi avrebbe aiutata.<br />
E, alla fine, lo fece. Ma prima successe quanto segue.<br />
Dopo due giorni, durante i quali restammo a marcire nel sotterraneo, vennero due soldati cristiani e prelevarono me e un’altra ragazza. Ci portarono in un edificio poco distante. Lei la condussero lungo un corridoio poco illuminato di cui non riuscivo a scorgere il fondo. Non so che fine abbia fatto: non l’ho più rivista. Io fui condotta al piano superiore. Mentre salivo le scale uno dei soldati insinuava la canna del fucile tra le mie gambe, sollevandola fino a farmi male. Avevo paura, una paura tremenda, ma cercavo di controllarmi.<br />
Mi fecero entrare in una stanza molto illuminata. Un grande tavolo con gli avanzi di un banchetto, sul lato sinistro. Sul lato destro, una grossa stufa. Bicchieri e bottiglie sparsi dappertutto&#8230; sedie. Una decina di soldati allegri e semiubriachi parlavano ad alta voce e fumavano. Tra loro c’era lui, l’amico, quello che era stato l’amico di mio fratello. E proprio lui esclamò, quando mi vide entrare,: «Ecco la piccola troia musulmana».</p>
<p style="text-align:justify;">
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Statsadvokaten lyver og VG tåkelegger]]></title>
<link>http://viddal.wordpress.com/2009/11/05/statsadvokaten-lyver-og-vg-taakelegger/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 10:23:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vidd</dc:creator>
<guid>http://viddal.wordpress.com/2009/11/05/statsadvokaten-lyver-og-vg-taakelegger/</guid>
<description><![CDATA[Statsadvokat Helge Olav Thue, aktor under Orderud-saken, lyver åpenbart når han til Romerikes Blad i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img alt="" src="http://media.aftenposten.no/archive/01139/_G-Tittel-mkom1ing_1139388x.jpg" title="Tore Sandberg på Orderud gård" class="alignnone" width="500" height="343" /></p>
<p>Statsadvokat Helge Olav Thue, aktor under Orderud-saken, lyver åpenbart når han <a href="http://www.rb.no/lokale_nyheter/article4686561.ece">til Romerikes Blad idag</a> hevder at det «var nytt for ham» og at «Dette er første gangen jeg hører at det navngis personer som skulle vært på gården under drapene». Opplysningene er flere ganger tidligere &#8211; helt tilbake til 2001 &#8211; gitt til politi og påtalemakt, noe som også fremgår av samme artikkel i Romerikes Blad:</p>
<blockquote><p>Informasjon fra Sandberg er i flere omganger gitt som delopplysninger til gjenopptakelseskommisjonen i forbindelse med sakene til Per og Veronica Orderud. Ifølge Sandberg skal sporet om svenske torpedoer tidligere være gitt politiets etterforskere.</p>
<p>– Espen Orderud, Per Orderuds fetter, ga i 2001 opplysninger til etterforskerne i saken om at det skulle ha vært tre torpedoer på 24-timersoppdrag fra Sverige som skulle ha begått drapene. Dette er, så vidt jeg vet, aldri blitt etterforsket, sier Sandberg. </p></blockquote>
<p>En alternativ forklaring på statsadvokatens ignorans kan være &#8211; som Tore Sandberg også antyder &#8211; at politiet aktivt har sabotert hver lille innlevering og innrapportering av navn og bevis i saken. I så fall burde dette få konsekvenser for flere personers stillinger, da disse medvirker til at kriminelle går fri og uskyldige straffes.</p>
<p>Verdens Gangs anonyme leder for torsdag 5. november tåkelegger det hele ved å angripe Brennpunkt for å grave frem skjulte opplysninger. Dette blir nokså ironisk, både fordi pressen selv &#8211; hvori opptatt VG &#8211; offisielt skal avdekke skjulte opplysninger, og fordi Brennpunkts motto er nettopp «å fortelle deg ting du bør vite om, men som noen forsøker å skjule».</p>
<p>VG på sin side forsøker å tåkelegge:</p>
<blockquote><p><strong>Orderud-makkverk</strong></p>
<p>Innslaget i NRK Brennpunkt tirsdag kveld om angivelige nye bevis i Orderud-saken, var et journalistisk makkverk. Gjennom løse påstander og ufunderte og dårlig sammenhengende slutningsrekker ble det antydet at angivelige drapsmenn hadde tilknytning til jugoslavisk mafia, og at trippeldrapene på Orderud gård hadde sammenheng med oppdrag Per Paust og Anne Orderud Paust skulle ha hatt for Etterretningstjenesten.</p>
<p>Lignende tips ble grundig sjekket og forkastet av politiet allerede under etterforskningen av de to attentatforsøkene mot ekteparet Orderud Paust forut for drapene. Heller ikke ekteparet selv hadde noen tro på dette, til tross for at en fetter av Per Paust overfor Brennpunkt nå i sen ettertid løselig antyder det motsatte. Derimot mente ekteparet, særlig Anne Orderud Paust, at attentatene måtte ha sammenheng med familiefeiden og konflikten om Orderud gård. Tidligere politioverbetjent Finn Abrahamsen, som etterforsket attentatene, bekreftet overfor Dagbladet i går at ekteparet hadde en slik mistanke.</p>
<p>Brennpunkt berørte overhodet ikke det som var de sentrale bevismomentene i Orderud-saken, og som førte til at Per og Veronica Orderud, Kristin Kirkemo og Lars Grønnerød i to rettsinstanser ble dømt for medvirkning til drapene. Bevisene ble kjent for offentligheten gjennom den intense mediedekningen av saken. Det dreier seg blant mye annet om drapsplanlegging i et juleselskap på Orderud, overlevering av våpen til ekteparet Orderud, vådeskuddet og tekniske bevis som knytter våpnene til drapene.</p>
<p>Innslaget i Brennpunkt er åpenbart blitt til i nært samarbeid med privatetterforsker Tore Sandberg, som også medvirket i programmet. Sandberg arbeider på oppdrag for og er betalt av Per og Veronica Orderud. I den grad de løse påstandene i innslaget i det hele tatt vedrører Orderud-saken, er de alle egnet til å ta oppmerksomhet bort fra Per og Veronica Orderud, samtidig som de konsentrerer og forsterker mistanker mot Kristin Kirkemo.</p>
<p>Ikke minst den tendensiøse måten innslaget ble redigert og presentert på, bidrar til dette. Det er grunn til å sette et tydelig spørsmålstegn ved dømmekraften til dem som har redaktøransvaret for Brennpunkt.</p></blockquote>
<p>Så kan man jo selvsagt spørre seg hvem det er som redigerer Verdens Gang, samt hva det er E-tjenesten, politiet og en samlet tabloidpresse tåkelegger og har tåkelagt i ti år, dersom Brennpunkt har rett i at materiale eksisterer i E-tjenestens arkiver på Lutvann som peker ut av landet; til Balkan og Malmö-traktene.</p>
<p>Hvorfor brukte for eksempel «fredsnasjonen» Norge 1,8 milliarder på få uker i Kosovo i 1999?</p>
<p>Og kan vi leve med at EOS-utvalget som skal overvåke og kontrollere E-tjenesten bare får lov til å overvåke og kontrollere E-tjenesten når denne selv ønsker et slikt innsyn?</p>
<p>Brennpunkt-programmet på tirsdag reiser etter min mening en rekke dypt alvorlige spørsmål, og tabloidpressen prøver etter beste evne å avfeie hele argumentrekken, nettopp for å slippe å forholde seg til disse naturlig påfølgende spørsmålene.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una strategia imperialista per un Nuovo Ordine Mondiale: Le Origini della Terza Guerra Mondiale (1 di 3)]]></title>
<link>http://marcomessina.wordpress.com/2009/10/27/una-strategia-imperialista-per-un-nuovo-ordine-mondiale-le-origini-della-terza-guerra-mondiale-prima-parte/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 19:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco</dc:creator>
<guid>http://marcomessina.wordpress.com/2009/10/27/una-strategia-imperialista-per-un-nuovo-ordine-mondiale-le-origini-della-terza-guerra-mondiale-prima-parte/</guid>
<description><![CDATA[Restando sulla scia di quanto detto a proposito del libro di Marco Pizzuti Rivelazioni non autorizza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/n1ZdecQGTVg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/n1ZdecQGTVg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Restando sulla scia di quanto detto a proposito del libro di Marco Pizzuti <a href="http://marcomessina.wordpress.com/2009/10/13/rivelazioni-non-autorizzate/"><em>Rivelazioni non autorizzate</em></a>, la storia del nostro tempo non viene mai completamente narrata alla gente, che ne è la vera protagonista. In tv la storia ha i colori bianco e nero dei documentari dell&#8217;Istituto Luce, come se quello che accade in questi anni non fosse degno di essere un giorno ricordato con gli stessi toni solenni con cui oggi si racconta l&#8217;invasione polacca del Terzo Reich. Sui giornali la storia, intesa come storia della politica internazionale, è solo cronaca, priva di quelle dettagliate analisi che invece abbondano quando si discute di scandali sessuali o beghe di partito. In questi giorni si rincorrono notizie di morte in Pakistan, Iran e Iraq. I media le diffondono sottoforma di estemporanei flash giornalistici per lasciare spazio sufficiente al delitto di Garlasco o al caso Marrazzo. Nessun esperto prova a fare dei collegamenti, ad alzare lo sguardo sulla situazione geopolitica delle regioni mediorientali e dell&#8217;Asia Centrale chiedendosi a chi possa giovare una tale situazione e a quali sviluppi futuri andiamo incontro.</p>
<p>Al di là della solita scontata retorica filoamericana e antiterrorismo, esiste a mio avviso un buio informativo di una gravità assoluta. Un buio da illuminare, prima che il soffitto di casa nostra crolli all&#8217;improvviso sulle nostre menti distratte, senza che ce ne accorgiamo.</p>
<p>Pubblico la traduzione di un articolo di Andrew Gavin Marshall, che in realtà è un saggio storico diviso in tre parti (qui, per ora, troverete solo la prima), in cui si analizzano i passaggi attraverso i quali si è giunti all&#8217;assetto geopolitico attuale a partire dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica nel 1989. Troverete i nomi, i fatti e le circostanze che hanno portato gli Stati Uniti e la NATO a dominare l&#8217;Europa e i Balcani, e i piani futuri di predominio euroasiatico che prendono le mosse dall&#8217;11 settembre 2001 e minacciano di trascinare il mondo in un terzo conflitto mondiale.</p>
<p>Il vasto corollario di fonti permette al lettore di verificare quanto scritto nell&#8217;articolo ed eventualmente continuare il lavoro di ricerca e affinamento dell&#8217;informazione. Il video pubblicato in cima al post mostra un&#8217;intervista a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Webster_Tarpley">Webster Tarpley</a>, coraggioso giornalista e storico americano, in cui svela le trame di potere che si celano dietro l&#8217;immagine &#8216;pacifica&#8217; e conciliatrice di Barack Obama, descritto come un &#8216;puppet&#8217; dei poteri forti. Rintracciare le analogie tra quanto scritto nell&#8217;articolo seguente e le tesi di Tarpley è un esercizio molto interessante.</p>
<p>L&#8217;atteggiamento che dovrebbe avere chiunque si accosti allo studio o alla lettura di un argomento è ben riassunto dalle parole di Paolo Barnard: &#8220;<em>Ogni volta che voi pubblico ascoltate o leggete il lavoro di chi vi informa, dovete imporvi di pensare che si tratta solo di fonti, non di oracoli, ma fonti da ascoltare a debita distanza, fra le tante altre fonti che ascolterete. Dovete arrivare al punto dove non esista più la relazione col giornalista &#8216;personaggio/divo/esperto&#8217;, che va visto sempre come un vostro consulente fra i tanti&#8221;.</em></p>
<p><strong>UNA STRATEGIA IMPERIALISTA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE: LE ORIGINI DELLA TERZA GUERRA MONDIALE (Prima Parte)</strong></p>
<p>di <em>Andrew Gavin  Marshall</em></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A fronte del totale collasso economico globale, le probabilità che si verifichi una massiccia guerra internazionale sono in aumento. Storicamente, i periodi di declino imperiale e crisi economica sono contrassegnati da un aumento della violenza internazionale e della guerra. Il crollo dei grandi imperi europei è stato segnato dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale e la Grande Depressione che ebbe luogo tra i due conflitti. Attualmente, il mondo sta assistendo al declino dell&#8217;impero americano, a sua volta nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Come dominatore imperiale del dopoguerra, l’America creò l’attuale sistema monetario e rivestì il ruolo primario di arbitro della politica economica globale. Per gestire la politica economica mondiale, gli Stati Uniti hanno creato la più grande e potente forza militare della storia. Non è possibile mantenere il controllo dell’economia globale senza una costante presenza e azione militare.</p>
<p>Ora che sia l&#8217;impero americano che l’economia politica globale sono in crisi e in procinto di collassare, la prospettiva di una fine violenta per l’era imperiale dell’America si fa drammaticamente concreta. Questo saggio è suddiviso in tre parti distinte. La prima parte riguarda la strategia geopolitica USA-NATO dopo la fine della guerra fredda e all’inizio del Nuovo Ordine Mondiale, che delinea la politica imperiale dell’occidentale che ha spianato la strada alla guerra in Jugoslavia e la “guerra al terrore”. La seconda parte analizza le origini delle “rivoluzione dolci” o “rivoluzioni colorate” nella strategia imperiale degli Stati Uniti, concentrandosi sulla creazione di egemonia nell’Europa orientale e nell’Asia centrale. La terza parte analizza la natura della strategia imperiale di costruire un nuovo ordine mondiale, con particolare attenzione ai conflitti crescenti in Afghanistan, Pakistan, Iran, America Latina, Europa Orientale e Africa, e la possibilità che questi focolai di guerra hanno di scatenare una nuova guerra mondiale con la Cina e la Russia.</p>
<p><strong>Definizione di una Nuova Strategia Imperiale</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel 1991, con il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, la politica estera dell’asse USA-NATO ha dovuto ripensare il suo ruolo nel mondo. La guerra fredda è servita come un mezzo per giustificare l’espansione imperialista degli Stati Uniti in tutto il mondo con lo scopo di “contenere” la minaccia sovietica. La NATO stessa è stata creata ed esiste solo allo scopo di formare una alleanza anti-sovietica. Dopo la dissoluzione dell’URSS, la NATO non aveva più alcun motivo di esistere. Gli Stati Uniti hanno dovuto quindi trovare un nuovo scopo per la loro strategia imperialista nel mondo. Nel 1992, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, sotto la direzione del Segretario della Difesa Dick Cheney (che in seguito diventerà vice-presidente di George Bush Jr.) e del sottosegretario del Pentagono alla Difesa per la politica Paul Wolfowitz (che sarà Vice Segretario della Difesa durante l’amministrazione di Bush Jr. e presidente della Banca mondiale), scrisse un documento di difesa che divenne la guida della politica estera americana nel dopo-guerra fredda, comunemente denominato “Nuovo Ordine Mondiale”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il documento, intitolato ‘Defense Planning Guidance’, fu rilasciato nel 1992, e rivelò che “In una estesa dichiarazione per una nuova politica, che è nella sua fase finale di stesura, il Dipartimento della Difesa afferma che la missione politica e militare degli Stati Uniti nel post-guerra fredda sarà assicurare che a nessuna superpotenza rivale sia permesso di emergere in Europa Occidentale, Asia o nei territori dell&#8217;ex Unione Sovietica”, e che “Il documento riservato delinea i confini di un mondo dominato da un’unica superpotenza, la cui posizione può essere perpetuata da un comportamento costruttivo e un controllo militare sufficiente a scoraggiare qualsiasi nazione o gruppo di nazioni contesti la supremazia americana. Inoltre, “il nuovo progetto tratteggia un mondo in cui esiste una potenza militare dominante i cui leader hanno il compito di ‘instaurare dei meccanismi di dissuasione per i potenziali concorrenti, o per chiunque aspiri ad un ruolo locale o globale più rilevante’ ”.  Tra le sfide necessarie per la supremazia americana, il documento “richiede guerre contro l’Iraq e la Corea del Nord” ed ha individuato nella Cina e la Russia le principali minacce. Il documento inoltre “suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero anche prendere in considerazione l’ipotesi di estendere le operazioni di &#8216;contenimento&#8217; alle nazioni dell’Europa centrale e orientale, analogamente a quanto avviene per i paesi dell’Arabia Saudita, Kuwait e altri paesi arabi lungo il Golfo Persico”[1].</p>
<p><strong>NATO </strong><strong>e</strong><strong> Yugoslavia</strong></p>
<p>Le guerre in Jugoslavia durante tutto il 1990 sono servite come pretesto per l&#8217;esistenza della NATO nel mondo e l’allargamento degli interessi imperiali americani nell’Europa dell’est. La Banca Mondiale e FMI hanno posto le basi per la destabilizzazione della Jugoslavia. Dopo aver a lungo vissuto all’ombra del dittatore Josip Tito, morto nel 1980, la Jugoslavia ha attraversato una crisi di leadership. Nel 1982, i funzionari della politica estera americana hanno studiato un piano di prestiti erogati dal FMI e dalla Banca Mondiale, che presero il nome di Programmi di aggiustamento strutturale (SAPs), con lo scopo di gestire la crisi del debito che aveva raggiunto la cifra di 20 miliardi di dollari. L’effetto di questi prestiti, nell’ambito dei SAPs, hanno provocato “uno sconvolgimento economico e politico del paese&#8230;La crisi economica ha messo a rischio la stabilità politica&#8230;ed ha inoltre minacciato di aggravare le già alte tensioni etniche”.[2] <em>(Per maggiori informazioni circa i SAPs, consiglio la lettura di </em><a href="http://marcomessina.wordpress.com/2009/02/05/globalizzazione-della-poverta-e-nuovo-ordine-mondiale/">Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale</a><em> di Michel Chossudovsky, nda)</em></p>
<p>Nel 1989, Slobodan Milosevic divenne presidente della Serbia, la più grande e potente repubblica jugoslava. Sempre nel 1989, il premier della Yugoslavia viaggiò negli Stati Uniti per incontrare il presidente George H.W. Bush, al fine di negoziare un altro pacchetto di aiuti finanziari. Nel 1990, il programma finanziario patrocinato da Banca Mondiale/Fondo Monetario Internazionale ebbe inizio, con il risultato che le spese dello stato jugoslavo furono dirette esclusivamente al rimborso del debito contratto. Come risultato, i programmi sociali furono smantellati, la moneta fu svalutata, gli stipendi rimasero congelati mentre i prezzi subirono un forte rialzo. Le riforme “alimentarono tendenze separatiste dovute a fattori economici nonché le divisioni etniche, praticamente garantendo de facto la secessione della Repubblica”, il che portò al distaccamento della Croazia e la Slovenia nel 1991. [3]</p>
<p>Nel 1990, la comunità di intelligence degli Stati Uniti rilasciò un rapporto intitolato ‘National Intelligence Estimate (NIE)’, nel quale venivano previsti la scissione della Jugoslavia e lo scoppio della guerra civile, attribuendo la responsabilità dei successivi disordini al presidente serbo Slobodan Milosevic [4].</p>
<p>Nel 1991, scoppiò il conflitto tra la Jugoslavia e la Croazia, dopo che quest’ultima dichiarò l&#8217;indipendenza. Nel 1992 si giunge però ad un cessate il fuoco. Ma nonostante ciò, i croati continuarono a mettere in campo piccole offensive militari fino al 1995 entrando anche nel conflitto in Bosnia. Nel 1995, la Croazia intraprese l’operazione Tempesta, con lo scopo di riconquistare la regione della Krajina. Un generale croato è stato recentemente messo sotto processo alla Corte Internazionale dell’Aia per crimini di guerra durante questa battaglia, che è stata fondamentale per guidare i serbi fuori dalla Croazia e “consolidare l’indipendenza della Croazia”. Gli Stati Uniti appoggiarono queste operazioni e la CIA fornì attivamente informazioni segrete alle forze croate che provocando tra 150.000 e 200.000 profughi serbi, in gran parte scacciati dalle loro terre uccidendo, saccheggiando case, incendiando villaggi e compiendo atti di pulizia etnica. [5]</p>
<p>L’esercito croato fu addestrato addestrato da consiglieri americani, mentre tutte le operazioni furono supportate personalmente dagli uomini della CIA [6]. L’amministrazione Clinton diede il ‘via libera’ all’Iran per armare i musulmani bosniaci e “dal 1992 al gennaio 1996 c’è stato un afflusso di armi iraniane e consulenti in Bosnia”. Inoltre, “l’Iran e altri paesi musulmani hanno contribuito a portare i mujihadeen combattenti in Bosnia a combattere con i musulmani contro i serbi, ‘i guerrieri sacri’ provenienti dall’Afghanistan, Cecenia, Algeria e Yemen, alcuni dei quali avevano sospetti legami con i campi di addestramento di Osama bin Laden in Afghanistan”.</p>
<p>Fu “l’intervento occidentale nei Balcani ad esacerbare le tensioni e sostenere le ostilità. Rispondendo alle richieste delle repubbliche e i gruppi separatisti nel 1990/1991, le élites occidentali &#8211; americani, britannici, francesi e tedeschi &#8211; indebolirono le strutture di governo in Jugoslavia accrescendo le insicurezze, infiammando i conflitti ed inasprendo le tensioni etniche. Offrendo sostegno logistico alle varie parti in guerra, l’intervento occidentale sostenne di fatto lo stesso conflitto nella metà degli anni 1990. La scelta di Clinton di prendere le parti dei musulmani bosniaci sulla scena internazionale e le richieste della sua amministrazione di alleggerire l’embargo militare disposto dalle Nazioni Unite in modo che i musulmani e i croati potessero essere armati contro i serbi, deve essere letta in questa luce” [7].</p>
<p>Durante la guerra in Bosnia, “è stato messo in atto un grande traffico di contrabbando di armi attraverso la Croazia. Questo traffico è stato organizzato dalle agenzie clandestine degli Stati Uniti, Turchia e Iran, insieme con una serie di gruppi radicali islamici, tra cui i mujihadeen afghani e il filo-iraniano Hezbollah”. Inoltre, “i servizi segreti di Ucraina, Grecia e Israele sono stati impegnati nell’armare i serbo-bosniaci”.[8] Anche l’agenzia di intelligence tedesca BND favorì i traffici di armi verso i musulmani di Bosnia e Croazia per combattere contro i serbi. [9] Gli Stati Uniti avevano influenzato la guerra nella regione, in una grande varietà di modi. Come l&#8217;Observer riportò nel 1995, una parte importante del loro coinvolgimento avvenne attraverso il “Military Professional Resources Inc. (MPRI), una società privata con sede in Virginia formata da generali in pensione e funzionari dei servizi segreti. L’ambasciata americana a Zagabria ammise che MPRI stava addestrando i Croati su licenza del governo degli Stati Uniti”. Inoltre, l’Olanda “era certa del coinvolgimento delle forze speciali americane nell’addestramento dell’esercito bosniaco e serbo-bosniaco (UAV)”. [ 10]</p>
<p>Già nel 1988, il leader della Croazia incontrò il cancelliere tedesco Helmut Kohl per definire una “una politica comune con l’obiettivo di spezzare la Jugoslavia” e portare la Slovenia e la Croazia nella “zona economica tedesca”. Ufficiali dell&#8217;esercito degli Stati Uniti sono stati quindi mandati in Croazia, Bosnia, Albania e Macedonia come “consulenti” e inseriti nelle forze speciali statunitensi per offrire aiuto. [11] Durante i nove mesi del cessate il fuoco della guerra in Bosnia-Erzegovina, sei generali degli Stati Uniti incontrarono i leader dell’esercito bosniaco per pianificare l’offensiva che ruppe il cessate-il-fuoco. [12] Nel 1996, la mafia albanese, in collaborazione con l’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), un’organizzazione militante della guerriglia, prese il controllo delle rotte di enormi traffici di cocaina attraverso i Balcani. L’UCK era legato ai combattenti mujaheddin in Afghanistan, tra cui vi era anche Osama bin Laden. [13] Nel 1997, l’UCK iniziò le ostilità contro le forze serbe [14] e nel 1998 il Dipartimento di Stato americano rimosse l’UCK dalla lista delle organizzazioni terroristiche. [15] Prima e dopo il 1998, l’UCK ricevette armi, addestramento e sostegno dagli Stati Uniti e la NATO, mentre il Segretario di Stato di Clinton, Madeline Albright, coltivava strette relazioni politiche con il leader dell’UCK Hashim Thaci. [16]</p>
<p>Sia la CIA che l&#8217;intelligence tedesca, il BND, appoggiarono i terroristi dell’UCK in Jugoslavia, prima e dopo il bombardamento della NATO del 1999. Il BND era in contatto con l’UCK sin dai primi anni ‘90, nello stesso periodo in cui l’UCK intratteneva rapporti con Al-Qaeda [17]. Membri dell’UCK furono addestrati da Osama bin Laden nei campi di addestramento in Afghanistan. Anche l’ONU ha dichiarato che gran parte degli atti di violenza che si sono verificati provenivano da membri dell’UCK, specialmente quelli alleati con Hashim Thaci. [18] Nel marzo del 1999 i bombardamenti della NATO nel Kosovo vennero giustificati col pretesto di porre fine alla repressione serba degli albanesi del Kosovo, che è stato definito un genocidio. L’amministrazione Clinton ha dichiarato che almeno 100.000 albanesi del Kosovo sono dispersi e “potrebbero essere stati uccisi” dai serbi. Bill Clinton in persona paragonò gli eccidi in Kosovo all’Olocausto degli ebrei. Il Dipartimento di Stato americano aveva affermato che si temevano fino a 500.000 albanesi morti. Alla fine, la stima ufficiale fu ridotta a 10.000, tuttavia, dopo gli opportuni accertamenti, è stato rivelato che ai serbi poteva essere attribuita la morte di meno di 2.500 albanesi. Durante la campagna di bombardamenti della NATO, tra i 400 ei 1.500 civili serbi rimasero uccisi, trasformando quelle operazioni militari in crimini di guerra, compresi il bombardamento di una stazione televisiva serba e un ospedale. [19]</p>
<p>Nel 2000, il Dipartimento di Stato Usa, in collaborazione con l&#8217;American Enterprise Institute, AEI, tenne una conferenza sulla integrazione euro-atlantica in Slovacchia. Tra i partecipanti vi erano molti capi di stato, funzionari degli affari esteri e ambasciatori di vari paesi europei, nonché i funzionari delle Nazioni Unite e della NATO. [20] Una lettera di corrispondenza tra un uomo politico tedesco presente alla riunione e il Cancelliere tedesco rivelò la vera natura della campagna della NATO in Kosovo. Se la conferenza chiedeva una rapida dichiarazione di indipendenza per il Kosovo, era palese ormai che la guerra in Jugoslavia era stata condotta con l’obiettivo di allargare la NATO, la Serbia sarebbe dovuta essere esclusa definitivamente dal piano di sviluppo europeo per giustificare una presenza militare americana nella regione e l’espansione territoriale nei Balcani è stata in ultima analisi finalizzata al contenimento della Russia [21].</p>
<p>La questione fondamentale è che “la guerra ha posto le basi per la sopravvivenza della NATO nel post-guerra fredda, dal momento che si è disperatamente tentato di giustificare la sua esistenza e il suo desiderio di espansione”. Inoltre, “Mentre i russi pensavano che la NATO si sarebbe sciolta dopo la guerra fredda, la NATO non solo si è allargata, ma è entrata anche in guerra intromettendosi in una controversia interna di un paese slavo dell’Europa orientale”. Questo è stato visto dalla Russia come una grande minaccia. Così, “gran parte dei rapporti tesi tra gli Stati Uniti e la Russia negli ultimi dieci anni trae origine proprio dalla guerra del 1999 contro la Jugoslavia”. [22]</p>
<p><strong>La Guerra</strong><strong> al Terrore e il Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) </strong></p>
<p>Quando Bill Clinton divenne Presidente, i falchi neo-conservatori (<em>chiamati anche ‘neocon’, nd</em><em>a) </em>che già avevano lavorato nell’amministrazione di George H.W. Bush formarono un <em>think tank</em>, ovvero una corrente di pensiero, chiamato il ‘Progetto per il Nuovo Secolo Americano’, o PNAC. Nel 2000 pubblicarono una relazione dal titolo ‘Ricostruire la Difesa dell’America: Strategia, Forze e Risorse per un nuovo secolo’. Traendo spunto dal ‘Defense Policy Guidance’, essi affermano che “gli Stati Uniti devono mantenere forze sufficienti in grado di organizzare in breve tempo e vincere guerre multiple e simultanee su larga scala”. [23] E ancora, “è necessario mantenere forze di combattimento sufficienti a combattere e trionfare sui più teatri di guerra contemporaneamente” [24] e che “è importante che il Pentagono inizi a calcolare le forze necessarie per proteggere, senza alcun aiuto esterno, gli interessi americani in Europa, Asia orientale e Golfo Persinco in ogni momento&#8221;.[25 ]</p>
<p>È interessante notare che il documento afferma che &#8220;gli Stati Uniti hanno per decenni cercato di svolgere un ruolo più permanente nella sicurezza regionale del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l&#8217;Iraq fornisce una giustificazione immediata, la necessità di una sostanziale presenza di forze americane nel Golfo trascende la questione del regime di Saddam Hussein&#8221;.[26] Tuttavia, nel sostenere un massiccio incremento delle spese federali per la difesa e l&#8217;ampliamento dell&#8217;impero americano in tutto il mondo, compresa la distruzione forzata di numerosi paesi attraverso le principali guerre, il rapporto afferma che, &#8220;il processo di trasformazione, sebbene conduca a cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo e potrebbe comprendere anche un evento catastrofico e catalizzante &#8211; come una nuova Pearl Harbor&#8221;.[27] Quell&#8217;evento si verificò un anno dopo, esattamente l&#8217;11 settembre 2001. Molti tra gli autori di quel rapporto e i membri del PNAC lavoravano nell&#8217;amministrazione Bush, trovandosi dunque nella migliore posizione per mettere in atto il loro &#8220;Progetto&#8221; dopo aver ottenuto la loro &#8220;nuova Pearl Harbor&#8221;.</p>
<p>I propositi di guerra erano &#8220;già in fase di sviluppo negli anni Novanta da parte dei <em>think tanks</em> di estrema destra, organizzazioni in cui militavano i guerrieri della guerra fredda provenienti dal cuore dei servizi segreti, delle chiese evangeliche, delle multinazionali produttrici di armamenti e delle compagnie petrolifere, che mettevano a punto progetti impensabili per realizzare un Nuovo Ordine Mondiale&#8221;. Per fare questo, &#8220;gli Stati Uniti avrebbero bisogno di usare tutti i mezzi &#8211; diplomatici, economici e militari, anche guerre di aggressione &#8211; per garantirsi la possibilità di avere il controllo permanente delle risorse del pianeta e la capacità di controllare ogni possibile rivale, anche debole&#8221;.</p>
<p>Tra le persone coinvolte nel PNAC e nei piani per l&#8217;impero vi erano, &#8220;Dick Cheney &#8211; Vice President, Lewis Libby &#8211; capo dello staff di Cheney, Donald Rumsfeld &#8211; Ministro della Difesa, Paul Wolfowitz &#8211; vice di Rumsfeld, Peter Rodman &#8211; responsabile in materia di Sicurezza Globale, John Bolton &#8211; Segretario di Stato per il controllo degli armamenti, Richard Armitage &#8211; Vice Ministro degli Esteri, Richard Perle &#8211; ex Vice Ministro della Difesa sotto Reagan, oggi capo del Defense Policy Board, William Kristol &#8211; capo del PNAC e consigliere di Bush, noto come il cervello del presidente, Zalmay Khalilzad, che divenne successivamente ambasciatore in Afghanistan e in Iraq in seguito ai cambiamenti di regime in quei paesi&#8221;. [28]</p>
<p><strong><br />
La &#8220;Grande Scacchiera&#8221; di Brzezinski</strong></p>
<p>Il falco e stratega Zbigniew Brzezinski, co-fondatore della Commissione Trilaterale insieme a David Rockefeller, ex consigliere alla Sicurezza nazionale e il personaggio più decisivo nella politica estera dell&#8217;amministrazione di Jimmy Carter, ha scritto un libro sulla geostrategia americana. Brzezinski è anche un membro del Council on Foreign Relations (CFR) e del Gruppo Bilderberg, ed è stato membro del consiglio di Amnesty International, il Consiglio Atlantico e il National Endowment for Democracy. Attualmente ricopre l&#8217;incarico di amministratore fiduciario e consulente presso il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS), il più importante organismo politico americano. Nel suo libro pubblicato nel 1997, il Grande Scacchiere Brzezinski delineò una strategia per l&#8217;America nel mondo. Egli scrisse, &#8220;Per l&#8217;America, l&#8217;obiettivo geopolitico principale è l&#8217;Eurasia. Per mezzo millennio gli affari del mondo sono stati dominati da potenze eurasiatiche e da popoli che hanno combattuto l&#8217;uno contro l&#8217;altro per il dominio regionale tentando anche di conquistare il potere mondiale&#8221;. Inoltre, &#8220;La maniera con cui l&#8217;America &#8216;controlla&#8217; l&#8217;Eurasia è di fondamentale importanza. L&#8217;Eurasia è il continente più grande del mondo e geopoliticamente assiale. Un potenza che domini l&#8217;Eurasia controllerebbe due delle tre più avanzate ed economicamente produttive regioni del mondo. Un semplice sguardo alla cartina suggerisce anche che il controllo dell&#8217;Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell&#8217;Africa&#8221;. [29]</p>
<p><em> </em>Brzezinski continua a delineare una strategia per l&#8217;impero americano affermando che &#8220;è imperativo che non emerga nessuno sfidante euroasiatico in grado di dominare l&#8217;Eurasia e quindi di competere con l&#8217;America. La formulazione di una geostrategia eurasiatica globale e integrata è dunque lo scopo di questo libro&#8221;.[30] L&#8217;ex consigliere della Sicurezza nazionale spiega inoltre che, &#8220;Due passi fondamentali sono quindi necessari: in primo luogo, identificare gli stati eurasiatici geostrategicamente dinamici e in grado di provocare un cambiamento potenzialmente importante nell&#8217;equilibrio internazionale del potere e capire gli obiettivi esterni principali delle loro èlite politiche e le probabili conseguenze che un loro eventuale raggiungimento comporterebbe. In secondo luogo, formulare specifiche politiche per gli Stati Uniti con lo scopo di compensare, cooptare e/o controllare quanto detto&#8221;. [31]</p>
<p>Questo significa che è fondamentale in primo luogo identificare gli stati potenzialmente in grado di uscire dalla sfera di influenza degli Stati Uniti e successivamente &#8220;compensare, cooptare e/o controllare&#8221; tali stati e i contesti in cui essi agiscono. Uno stato che certamente rientra in questa definizione è l&#8217;Iran. L&#8217;Iran, infatti, è uno dei maggiori produttori al mondo di petrolio e si trova in una posizione strategicamente molto importante lungo l&#8217;asse di Europa, Asia e Medio Oriente. L&#8217;Iran potrebbe essere in grado di alterare l&#8217;equilibrio dei poteri in Eurasia, stringendo accordi commerciali con la Russia o la Cina, o entrambi,  per ingenti forniture di petrolio e allo stesso modo esercitare una notevole influenza sul Golfo Persico mettendo in seria discussione l&#8217;egemonia americana in quella regione.</p>
<p>Brzezinski a questo punto rimuove ogni sotterfugio verbale rivelando chiaramente i suoi progetti imperiali, scrivendo, &#8220;Per dirla usando una terminologia che richiama il periodo più violento degli antichi imperi, i grandi imperativi della geostrategia imperiale sono impedire i consociativismi, assicurarsi sudditanza da parte dei vassalli, garantire i flussi tributari ed evitare alleanze tra i barbari&#8221;. [32]</p>
<p>Brzezinski definisce le repubbliche dell&#8217;Asia Centrale i &#8216;Balcani Euroasiatici&#8217;, scrivendo, &#8220;Inoltre, esse (le repubbliche dell&#8217;Asia Centrale), dal punto di vista della sicurezza e delle ambizioni storiche, sono importanti almeno quanto tre dei loro più potenti paesi confinanti, vale a dire la Russia, la Turchia e l&#8217;Iran, con la Cina che si sta facendo notare per un crescente interesse politico nella regione. Ma i Balcani Eurasiatici sono infinitamente più importanti come potenziale vantaggio economico. In quelle regioni si trova infatti una concentrazione enorme di gas naturale e di riserve di petrolio, oltre a importanti minerali, compreso l&#8217;oro&#8221;. [33] Il fondatore della Commissione Trilaterale ha inoltre scritto che, &#8220;Ne consegue che l&#8217;interesse primario dell&#8217;America è quello di contribuire a far sì che nessuna singola potenza arrivi a controllare questo spazio geopolitico e che la comunità mondiale possa godere in quelle terre del libero accesso finanziario ed economico&#8221;. [34] Questo è un chiaro esempio del ruolo che l&#8217;America ricopre come motore dell&#8217;impero; con una politica estera imperiale pensata per mantenere gli USA in una posizione strategicamente molto importante, ma soprattutto è &#8220;infinitamente più importante&#8221; garantire &#8220;un vantaggio economico&#8221; per &#8220;la comunità internazionale&#8221;. In altre parole, gli Stati Uniti è una potenza egemone imperiale che lavora per soddisfare interessi economici sovranazionali.</p>
<p>Brzezinski inoltre avverte che, &#8220;per gli Stati Uniti può divenire necessario determinare il modo di far fronte a coalizioni regionali che cerchino di spingere l&#8217;America fuori dall&#8217;Eurasia, minacciando in tal modo lo status di potenza mondiale dell&#8217;America&#8221; [35] e egli &#8220;ipotizza concessioni a chiunque manovri e manipoli al fine di prevenire l&#8217;emergere di una coalizione ostile in grado di sfidare il primato degli Stati Uniti&#8221;. Quindi, &#8220;La prima azione da compiere è quello di assicurarsi che nessuno stato o una combinazione di stati conquisti la capacità di espellere gli Stati Uniti dall&#8217;Eurasia o anche di diminuire significativamente il suo ruolo decisivo di arbitro&#8221;. [36]</p>
<p><strong>La Guerra al Terrore e all&#8217;Eccesso di Imperialismo</strong></p>
<p>Nel 2000 il Pentagono rilasciò un documento denominato &#8216;Joint Vision 2020&#8242;, che descriveva le linee guida di un piano per realizzare quello che fu chiamato, &#8216;Full Spectrum Dominance&#8217;, e cioè un progetto futuro per il Dipartimento della Difesa per il futuro. &#8220;Con &#8216;Full-Spectrum Dominance&#8217; si intende la capacità delle forze militari Usa, che operino da soli o con gli alleati, di sconfiggere ogni avversario e di controllare qualsiasi situazione che rientri in tutta la gamma di possibili operazioni militari&#8221;. Il rapporto &#8220;indirizza la &#8216;Full-Spectrum Dominance&#8217; verso ogni tipologia di conflitto militare, dalla guerra nucleare alle guerre su scala minore. Esso si rivolge anche alle situazioni amorfe, come le operazioni di peacekeeping e interventi umanitari&#8221;. Inoltre, &#8220;Lo sviluppo di una rete globale di informazione fornirà l&#8217;ambiente ideale per godere di credito nel momento di importanti decisioni&#8221;. [37]</p>
<p>Da economista politico, Ellen Wood chiarisce che, &#8220;Il dominio senza confini di una economia globale e degli stati che la gestiscono richiede un&#8217;azione militare senza fine, in termini di tempo e obiettivi &#8220;. [38] Inoltre, &#8220;Il dominio imperiale in una economia capitalista globale richiede un delicato e contraddittorio equilibrio tra il controllo forzato della concorrenza e il mantenimento di condizioni di competitività economica tali da stimolare i mercati e generare profitti. Questa è una delle contraddizioni più importanti del nuovo ordine mondiale&#8221;. [39]</p>
<p>Dopo l&#8217;11 settembre 2001, la &#8220;dottrina Bush&#8221; è stata messa in atto e stata definita &#8220;un diritto unilaterale ed esclusivo di attacco preventivo, in qualsiasi momento, ovunque, svincolata da eventuali accordi internazionali, al fine di garantire che le (nostre) forze militari siano abbastanza forti da dissuadere i potenziali avversari dal perseguire un potenziamento militare nella speranza di superare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti&#8221;. [40].</p>
<p>La NATO ha messo in atto la prima invasione terrestre della sua storia ai danni di un&#8217;altra nazione quando prese parte all&#8217;occupazione dell&#8217;Afghanistan nel 2001. La guerra in Afghanistan è stata di fatto prevista prima degli eventi dell&#8217;11 settembre 2001, con gli accordi intrapresi tra le grandi compagnie petrolifere occidentali e i talebani in merito all&#8217;oleodotto transafgano. La guerra è stata pianificata durante l&#8217;estate del 2001 con l&#8217;obiettivo di entrare in guerra a metà ottobre [41].</p>
<p>L&#8217;Afghanistan è un paese estremamente importante dal punto di vista geopolitico. &#8220;Il trasporto di tutto il combustibile fossile del bacino del Caspio attraverso la Russia o l&#8217;Azerbaigian aumenterebbe notevolmente il controllo politico ed economico della Russia sulle repubbliche dell&#8217;Asia centrale, che è precisamente ciò che l&#8217;Occidente ha cercato di evitare negli ultimi 10 anni. D&#8217;altro canto, il trasporto attraverso l&#8217;Iran arricchirebbe un regime che gli Stati Uniti cercano di isolare. Il passaggio attraverso la Cina, indipendentemente da considerazioni strategiche, avrebbe invece costi proibitivi. Controllare gasdotti passanti attraverso l&#8217;Afghanistan permetterebbe dunque agli Stati Uniti e di perseguire l&#8217;obiettivo di &#8220;diversificazione dell&#8217;approvvigionamento energetico&#8221; e di penetrare all&#8217;interno dei mercati più redditizi del mondo&#8221;. [42]</p>
<p>Come il San Francisco Chronicle ha segnalato solo due settimane dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre, &#8220;Dietro la determinazione americana a stanare gli autori degli attentati, al di là del rischio di lunghe ed estenuanti battaglie con numerose morti civili nei mesi e anni a venire, la posta in gioco nascosta della guerra contro il terrorismo può essere riassunta in una sola parola: petrolio&#8221;. E ancora, &#8220;La mappa dei santuari del terrorismo e degli obiettivi in Medio Oriente e nell&#8217;Asia Centrale coincide, con uno straordinario grado di approssimazione, con la mappa delle principali fonti energetiche del mondo nel 21 ° secolo. La difesa di tali risorse energetiche &#8211; piuttosto che un semplice &#8217;scontro di civiltà&#8217; tra Islam e Occidente &#8211; sarà il principale oggetto del contendere del conflitto globale per i decenni a venire&#8221;.</p>
<p>Tra i molti importanti stati dove coesistono terrorismo e riserve energetiche vitali per gli USA e l&#8217;Occidente troviamo l&#8217;Arabia Saudita, Libia, Bahrein, Emirati del Golfo, Iran, Iraq, Egitto, Sudan e Algeria, Turkmenistan, Kazakistan, Azerbaigian, Cecenia, Georgia e Turchia orientale. In particolare, &#8220;questa regione rappresenta oltre il 65 per cento della produzione mondiale di petrolio e gas naturale&#8221;. Inoltre, &#8220;E&#8217; inevitabile che la guerra contro il terrorismo sarà percepita da molti come una guerra in nome della Chevron, ExxonMobil e Arco, per l&#8217;America; TotalFinaElf per la Francia; British Petroleum, Royal Dutch Shell e altri colossi multinazionali, che hanno investito nella regione centinaia di miliardi di dollari&#8221;. [43]</p>
<p>Non è un segreto che la guerra in Iraq ha molto a che fare con il petrolio. Nell&#8217;estate del 2001, Dick Cheney convocò una task force per l&#8217;Energia, che si è sviluppata in una serie di riunioni altamente segrete in cui è stata decisa la politica energetica per gli Stati Uniti. Nel corso di questi incontri e attraverso altri mezzi di comunicazione, Cheney e i suoi collaboratori hanno incontrato alti funzionari e dirigenti della Shell Oil, British Petroleum (BP), Exxon Mobil, Conoco e Chevron. [44] Durante meeting, tenutosi prima dell&#8217;11 settembre e prima che si facesse alcuna menzione alla guerra contro l&#8217;Iraq, furono presentati e discussi documenti relativi ai giacimenti petroliferi, oleodotti, raffinerie e terminali iracheni, e &#8220;documenti altrettanto significativi riguardanti l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), nei quali figurava una mappa con ogni giacimento petrolifero, oleodotto, raffineria e terminale cisterna del paese&#8221;.[45] Da quel momento in poi Royal Dutch Shell e British Petroleum hanno siglato i contratti più redditizi per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi iracheni. [46]</p>
<p>La guerra in Iraq, così come la guerra in Afghanistan, sono funzionali soprattutto agli interessi americani e, più in generale, agli interessi strategico-imperiali dell&#8217;Occidente. In particolare, le guerre sono state strategicamente progettate con lo scopo di eliminare, minacciare o contenere le potenze regionali, come pure installare direttamente decine di basi militari nella regione, il che sancisce fermamente una presenza imperiale. L&#8217;obiettivo di queste politiche è soprattutto quello di precludere alla Russia ed alla Cina l&#8217;accesso al petrolio ed alle riserve di gas. L&#8217;Iran è ora circondata, con l&#8217;Iraq da un lato e l&#8217;Afghanistan dall&#8217;altro.</p>
<p><strong>Note conclusive<br />
</strong></p>
<p>La prima parte di questo saggio ha illustrato la strategia imperiale dell&#8217;asse USA-NATO per l&#8217;instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale in seguito allo smembramento dell&#8217;Unione Sovietica nel 1991. L&#8217;obiettivo primario è stato stabilito nel contenere la Russia e la Cina prevenendo il sorgere di una nuova superpotenza. Gli Stati Uniti sono stati designati per agire come potenza egemone imperiale e servire gli interessi finanziari internazionali imponendo così un Nuovo Ordine Mondiale. La prossima parte di questo saggio prende in esame le rivoluzioni &#8216;colorate&#8217; in tutta l&#8217;Europa orientale e Asia centrale, continuando la politica degli Stati Uniti e della NATO di contenimento della Russia e della Cina e controllando l&#8217;accesso alle principali riserve di gas naturale e delle rotte di trasporto. Le &#8216;rivoluzioni colorate&#8217; sono state fondamentali nella strategia geopolitica imperiale dell&#8217;Occidente, e la loro analisi è la chiave per comprendere il Nuovo Ordine Mondiale.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Riferimenti</strong></p>
<p>[1]        Tyler, Patrick E. U.S. Strategy Plan Calls for Insuring No Rivals Develop: A One Superpower World. The New York Times: March 8, 1992. <a href="http://work.colum.edu/%7Eamiller/wolfowitz1992.htm">http://work.colum.edu/~amiller/wolfowitz1992.htm</a></p>
<p>[2]        Louis Sell, Slobodan Milosevic and the Destruction of Yugoslavia. Duke University Press, 2002: Page 28</p>
<p>Michel Chossudovsky, Dismantling Former Yugoslavia, Recolonizing Bosnia-Herzegovina. Global Research: February 19, 2002: <a href="http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=370">http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=370</a></p>
<p>[3]        Michel Chossudovsky, Dismantling Former Yugoslavia, Recolonizing Bosnia-Herzegovina. Global Research: February 19, 2002: <a href="http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=370">http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=370</a></p>
<p>[4]        David Binder, Yugoslavia Seen Breaking Up Soon. The New York Times: November 28, 1990</p>
<p>[5]        Ian Traynor, Croat general on trial for war crimes. The Guardian: March 12, 2008: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2008/mar/12/warcrimes.balkans">http://www.guardian.co.uk/world/2008/mar/12/warcrimes.balkans</a></p>
<p>[6]        Adam LeBor, Croat general Ante Gotovina stands trial for war crimes. The Times Online: March 11, 2008: <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3522828.ece">http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3522828.ece</a></p>
<p>[7]        Brendan O’Neill, &#8216;You are only allowed to see Bosnia in black and white&#8217;. Spiked: January 23, 2004: <a href="http://www.spiked-online.com/Articles/0000000CA374.htm">http://www.spiked-online.com/Articles/0000000CA374.htm</a></p>
<p>[8]        Richard J. Aldrich, America used Islamists to arm the Bosnian Muslims. The Guardian: April 22, 2002: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2002/apr/22/warcrimes.comment/print">http://www.guardian.co.uk/world/2002/apr/22/warcrimes.comment/print</a></p>
<p>[9]        Tim Judah, German spies accused of arming Bosnian Muslims. The Telegraph: April 20, 1997: <a href="http://www.serbianlinks.freehosting.net/german.htm">http://www.serbianlinks.freehosting.net/german.htm</a></p>
<p>[10]      Charlotte Eagar, Invisible US Army defeats Serbs. The Observer: November 5, 1995: <a href="http://charlotte-eagar.com/stories/balkans110595.shtml">http://charlotte-eagar.com/stories/balkans110595.shtml</a></p>
<p>[11]      Gary Wilson, New reports show secret U.S. role in Balkan war. Workers World News Service: 1996: <a href="http://www.workers.org/ww/1997/bosnia.html">http://www.workers.org/ww/1997/bosnia.html</a></p>
<p>[12]      IAC, The CIA Role in Bosnia. International Action Center: <a href="http://www.iacenter.org/bosnia/ciarole.htm">http://www.iacenter.org/bosnia/ciarole.htm</a></p>
<p>[13]      History Commons, Serbia and Montenegro: 1996-1999: Albanian Mafia and KLA Take Control of Balkan Heroin Trafficking Route. The Center for Cooperative Research: <a href="http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro">http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro</a></p>
<p>[14]      History Commons, Serbia and Montenegro: 1997: KLA Surfaces to Resist Serbian Persecution of Albanians. The Center for Cooperative Research: <a href="http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro">http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro</a></p>
<p>[15]      History Commons, Serbia and Montenegro: February 1998: State Department Removes KLA from Terrorism List. The Center for Cooperative Research: <a href="http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro">http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro</a></p>
<p>[16]      Marcia Christoff Kurop, Al Qaeda&#8217;s Balkan Links. The Wall Street Journal: November 1, 2001: <a href="http://www.freerepublic.com/focus/fr/561291/posts">http://www.freerepublic.com/focus/fr/561291/posts</a></p>
<p>[17]      Global Research, German Intelligence and the CIA supported Al Qaeda sponsored Terrorists in Yugoslavia. Global Research: February 20, 2005: <a href="http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=431">http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=431</a></p>
<p>[18]      Michel Chossudovsky, Kosovo: The US and the EU support a Political Process linked to Organized Crime. Global Research: February 12, 2008: <a href="http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=8055">http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=8055</a></p>
<p>[19]      Andrew Gavin Marshall, Breaking Yugoslavia. Geopolitical Monitor: July 21, 2008: <a href="http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-07-21/breaking-yugoslavia/">http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-07-21/breaking-yugoslavia/</a></p>
<p>[20]      AEI, Is Euro-Atlantic Integration Still on Track? Participant List. American Enterprise Institute: April 28-30, 2000: <a href="http://www.aei.org/research/nai/events/pageID.440,projectID.11/default.asp">http://www.aei.org/research/nai/events/pageID.440,projectID.11/default.asp</a></p>
<p>[21]      Aleksandar Pavi, Correspondence between German Politicians Reveals the Hidden Agenda behind Kosovo&#8217;s &#8220;Independence&#8221;. Global Research: March 12, 2008: <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=8304">http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=8304</a></p>
<p>[22]      Stephen Zunes, The War on Yugoslavia, 10 Years Later. Foreign Policy in Focus: April 6, 2009: <a href="http://www.fpif.org/fpiftxt/6017">http://www.fpif.org/fpiftxt/6017</a></p>
<p>[23]      PNAC, Rebuilding America’s Defenses. Project for the New American Century: September 2000, page 6: <a href="http://www.newamericancentury.org/publicationsreports.htm">http://www.newamericancentury.org/publicationsreports.htm</a></p>
<p>[24]      Ibid. Page 8</p>
<p>[25]      Ibid. Page 9</p>
<p>[26]      Ibid. Page 14</p>
<p>[27]      Ibid. Page 51</p>
<p>[28]      Margo Kingston, A think tank war: Why old Europe says no. The Sydney Morning Herald: March 7, 2003: <a href="http://www.smh.com.au/articles/2003/03/07/1046826528748.html">http://www.smh.com.au/articles/2003/03/07/1046826528748.html</a></p>
<p>[29]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Pages 30-31</p>
<p>[30]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page xiv</p>
<p>[31]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 41</p>
<p>[32]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 40</p>
<p>[33]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 124</p>
<p>[34]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 148</p>
<p>[35]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 55</p>
<p>[36]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 198</p>
<p>[37]      Jim Garamone, Joint Vision 2020 Emphasizes Full-spectrum Dominance. American Forces Press Service: June 2, 2000:<br />
<a href="http://www.defenselink.mil/news/newsarticle.aspx?id=45289">http://www.defenselink.mil/news/newsarticle.aspx?id=45289</a></p>
<p>[38]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 144</p>
<p>[39]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 157</p>
<p>[40]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 160</p>
<p>[41]      Andrew G. Marshall, Origins of Afghan War. Geopolitical Monitor: September 14, 2008:<br />
<a href="http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-09-14/origins-of-the-afghan-war/">http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-09-14/origins-of-the-afghan-war/</a></p>
<p>[42]      George Monbiot, America&#8217;s pipe dream. The Guardian: October 23, 2001:<br />
<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2001/oct/23/afghanistan.terrorism11">http://www.guardian.co.uk/world/2001/oct/23/afghanistan.terrorism11</a></p>
<p>[43]      Frank Viviano, Energy future rides on U.S. war. San Francisco Chronicle: September 26, 2001:<br />
<a href="http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?file=/chronicle/archive/2001/09/26/MN70983.DTL">http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?file=/chronicle/archive/2001/09/26/MN70983.DTL</a></p>
<p>[44]      Dana Milbank and Justin Blum, Document Says Oil Chiefs Met With Cheney Task Force. Washington Post: November 16, 2005:<br />
<a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/11/15/AR2005111501842_pf.html">http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/11/15/AR2005111501842_pf.html</a></p>
<p>[45]      Judicial Watch, CHENEY ENERGY TASK FORCE DOCUMENTS FEATURE MAP OF IRAQI OILFIELDS. Commerce Department: July 17, 2003: <a href="http://www.judicialwatch.org/printer_iraqi-oilfield-pr.shtml">http://www.judicialwatch.org/printer_iraqi-oilfield-pr.shtml</a></p>
<p>[46]      TERRY MACALISTER, Criticism as Shell signs $4bn Iraq oil deal. Mail and Guardian: September 30, 2008: <a href="http://www.mg.co.za/article/2008-09-30-criticism-as-shell-signs-4bn-iraq-oil-deal">http://www.mg.co.za/article/2008-09-30-criticism-as-shell-signs-4bn-iraq-oil-deal</a></p>
<p>Al-Jazeera, BP group wins Iraq oil contract. Al Jazeera Online: June 30, 2009: <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/200963093615637434.html">http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/200963093615637434.html</a></p>
<p><strong>Andrew Gavin Marshall </strong>è un Ricercatore Associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG). Attualmente si occupa dello studio di Politica Economica e Storia presso la Simon Fraser University.</p>
<p>L&#8217;articolo originale potete trovarlo qui:</p>
<p>http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=15686</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Camorrista NATO, atto quarto]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/10/20/camorrista-nato-atto-quarto/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 07:27:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[NL/FP: “Avvocato Lauro, in questa chiave di liberazione dei luoghi “pagani” dalla camicia di forza c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/porto-di-napoli.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3663" title="porto-di-napoli" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/porto-di-napoli.jpg?w=150" alt="porto-di-napoli" width="150" height="100" /></a></p>
<p><em>NL/FP: “Avvocato Lauro, in questa chiave di liberazione dei luoghi “pagani” dalla camicia di forza che ne inibiscono il potente messaggio sensuale, lei fu, esattamente dieci anni fa nel 1999, quale Presidente del Porto (da poco diventato “Azienda” da “Ente Pubblico” che era), colui che seppe abbattere la frontiera che dal dopoguerra lo separava dall&#8217;ambiente urbano….Fu buttato giù il Muro, che ne impediva l&#8217;accesso….. Perché la sua politica di integrazione urbano-portuale fu abbandonata?</em><br />
FSL: “Fu un evento storico. Venne abbattuta la Cancellata di Ferro che, dai tempi che i Savoia occuparono Napoli, e ancor pù gli Alleati, aveva sempre separato “la bocca” della città (cioè il Porto stesso), dalla sua popolazione. Si tornò alla libertà dei Re Borbone. Ma gli anglo-americano non gradirono: perciò il piano di “integrazione” urbano-portuale non è più andato avanti. Eppure, alla cerimonia di abbattimento del Muro di Ferro, era il ’99, decennale di Berlino “liberata”, convenne tutta la grande stampa internazionale, dal “Monde” (non ancora in Rotschild), al “Mundo”, dal &#8220;Figaro&#8221; alla “Welt” e alla “Frankfuerter”. Tranne i giornali inglesi, sul momento non capivo perché.<br />
Poi fui defenestrato: <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/24/kosovo-italia-serbia-pro-memoria-1999/">entrò in carica il governo di Massimo D&#8217;Alema, nominato apposta, da Cossiga&#38;c., per fare la guerra in Jugoslavia</a>, ed il porto di Napoli da allora divenne una struttura di servizio per la illusoria “conquista dei Balcani”, tipo Mussolini 1940, fatto fesso da Churchill. Con postille servitorie aggiuntive rispetto a quelle precedenti, ed ancora più coattive.”</p>
<p><em>NL/FP: “Chi subentrò al suo posto, a gestire l&#8217;infrastruttura?”</em><br />
FSL: “Roberto Nerli, un uomo-Montepaschi, pedina del Governo Balcanico di Massimo D&#8217;Alema. Fu sotto la sua Presidenza che le banchine commerciali si ridussero in percentuale quasi del 50%, per fare posto alle navi militari USA, a scopo di controllo del Mediterraneo. Da allora questa percentuale è enormemente cresciuta… il Porto di Napoli è ormai una base navale USA, fuori degli stessi <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/13/li-chiamano-accordi/">patti-NATO</a>, che impedisce i commerci con l&#8217;Oriente ed il Mediterraneo, come era scritto nella sua natura.”</p>
<p><em>NL/FP: “Che destino potrà avere una simile struttura?”</em><br />
FSL: “Nessuna: invece che la tariffe portuali, per ciascun naviglio vi approdi, il Porto di Napoli dipende totalmente ed esclusivamente dal miserabile canone d&#8217;affitto che gli USA (neppure la cosiddetta NATO che ne è la maschera, n.d.r.), pagano per occuparlo interamente coi loro ordigni.”</p>
<p><em>NL/FP: “E’ questa una spiegazione della eterna crisi di Napoli? Economica, sociale, culturale, antropologica, spirituale perfino?”</em><br />
FSL: “Lascio a voi il giudizio. Con una sola avvertenza: non crediate che i traffici militari impediscano del tutto gli arricchimenti di alcuni ceti. Per esempio: droga e armi, ne sono enormemente avvantaggiati, rispetto alle normali mercanzie. Ne circolano in enorme quantità, nelle stive delle fregate e degli incrociatori alleati. E raggiungono sempre la destinazione programmata… Lei crede si guadagni più con una tonnellata di prodotti tessili, o con un solo mitra &#8220;di contrabbando&#8221; diretto a<a href="http://www.napolibera.net/dettaglio.php?id_notizia=585">i Casalesi di John Loran Perham, del resto finanziati da Sviluppo Italia, cioè dallo Stato a massimi livelli</a>?<br />
Finché al Porto di Napoli prevarrà l&#8217;economia di guerra, strettamente militare, e droga inclusa, il popolo-mercante di &#8220;normali&#8221; prodotti, troverà lì sempre strada-sbarrata…”</p>
<p><em>NL/FP-“ E la città verrà privata della sua naturale fonte di ricchezza….”</em><br />
FSL: “Lo avete detto voi.”</p>
<p>Da <em><a href="http://www.napolibera.net/dettaglio.php?id_notizia=590">Porto di Napoli e servitù militari. Ecco perché non produce ricchezza per la città</a></em>, intervista di Franco Palese all&#8217;avvocato <strong>Francesco Saverio Lauro</strong>, ex Presidente dell&#8217;Azienda Autonoma “Porto di Napoli”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Κροατία: Το στυγερό στρατόπεδο του Γιασένοβατς (με συγκλονιστικές φωτογραφίες) - Παρακαλώ απομακρύνετε τα παιδιά από την οθόνη του υπολογιστή!]]></title>
<link>http://christiannaloupa.wordpress.com/2009/10/20/%ce%ba%cf%81%ce%bf%ce%b1%cf%84%ce%af%ce%b1-%cf%84%ce%bf-%cf%83%cf%84%cf%85%ce%b3%ce%b5%cf%81%cf%8c-%cf%83%cf%84%cf%81%ce%b1%cf%84%cf%8c%cf%80%ce%b5%ce%b4%ce%bf-%cf%84%ce%bf%cf%85-%ce%b3%ce%b9%ce%b1/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 05:54:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>christiannaloupa</dc:creator>
<guid>http://christiannaloupa.wordpress.com/2009/10/20/%ce%ba%cf%81%ce%bf%ce%b1%cf%84%ce%af%ce%b1-%cf%84%ce%bf-%cf%83%cf%84%cf%85%ce%b3%ce%b5%cf%81%cf%8c-%cf%83%cf%84%cf%81%ce%b1%cf%84%cf%8c%cf%80%ce%b5%ce%b4%ce%bf-%cf%84%ce%bf%cf%85-%ce%b3%ce%b9%ce%b1/</guid>
<description><![CDATA[Ελάχιστοι γνωρίζουν ότι το στρατόπεδο του Γιασένοβατς στην Κροατία, που ιδρύθηκε από το φιλοναζιστικ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Ελάχιστοι γνωρίζουν ότι το στρατόπεδο του Γιασένοβατς στην Κροατία, που ιδρύθηκε από το φιλοναζιστικό καθεστώς των Ουστάζι κατά τη διάρκεια του Β΄Παγκοσμίου Πολέμου, υπήρξε το τρίτο σε μέγεθος στρατόπεδο συγκεντρώσεως στην Ευρώπη.<br />
Υπολογίζεται ότι περίπου 700.000 άνθρωποι έχασαν εκεί τη ζωή τους, στην πλειοψηφία Εβραίοι,Σέρβοι,αθίγγανοι,κομμουνιστές και Κροάτες αντικαθεστωτικοί.<br />
Τον Απρίλιο του 1945, καθώς οι παρτιζάνοι πλησίαζαν στο Γιασένοβατς, οι Ουστάζι ανατίναξαν τις εγκαταστάσεις του στρατοπέδου και σκότωσαν τους περισσότερους κρατούμενους, ενώ ο Τίτο απαγόρευσε οποιαδήποτε έρευνα σχετικά με το φρικιαστικό αυτό στρατόπεδο, προκειμένου να μην διαταράξει την εύθραυστη ισορροπία της πολυεθνικής Γιουγκοσλαβίας, που έμοιαζε να κοχλάζει μέσα σ&#8217; ένα ερμητικά κλειστό καζάνι και θα εκραγεί ωστόσο, μερικές δεκαετίες αργότερα.</strong></p>
<p><strong>Ακολουθεί ένα πολύ περιγραφικό και ανατριχιαστικό κείμενο σχετικά με το στρατόπεδο, δανεισμένο από το Blog </strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">&#8220;Απόψεις για τη Μονή Βατοπαιδίου (και όχι μόνο)&#8221; </span>,</strong></p>
<p><strong> </strong><a href="http://vatopaidi.wordpress.com/"><strong>http://vatopaidi.wordpress.com/</strong></a></p>
<h2>Το στυγερό στρατόπεδο του Γιασένοβατς (με συγκλονιστικές φωτογραφίες)</h2>
<p>16 Οκτωβρίου, 2009 — VatopaidiFriend</p>
<div>
<div>
<div id="attachment_18974" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-85.jpg"><img title="Stepinats 85" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-85.jpg?w=600&#038;h=509#38;h=509" alt="Η «Αυλόπορτα του θανάτου», η είσοδος που οδηγούσε στο στρατόπεδο εξόντωσης του Γιασένοβατς" width="600" height="509" /></a> Η «Αυλόπορτα του θανάτου», η είσοδος που οδηγούσε στο στρατόπεδο εξόντωσης του Γιασένοβατς </div>
</div>
<p><span style="color:#800000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">VatopaidiFriend:</span></strong> Στο άρθρο αυτό ακολουθούν φωτογραφίες που μερικές από αυτές δείχνουν την φρικαλέα βιαιότητα και κακουργία των Ούστασι. Ζητούμε την κατανόησή σας αλλά κάνουμε μία αποτύπωση της ιστορικής πραγματικότητας.</span></p>
<p>Το Γιασένοβατς είναι το πιο σημαντικό και συγχρόνως στυγερό στρατόπεδο αφανισμού που δημιούργησε η δικτατορία ούστασι. “Αρχιτέκτονας” του είναι ο υπουργός Εσωτερικών Άντρια Αρτούκοβιτς, ο οποίος θα ομολογήσει ότι εκεί δολοφονήθηκαν περίπου 700.000 κρατούμενοι<strong> <span style="color:#993300;">[35]</span></strong>.</p>
<p>Το λόγκορ Γιασένοβατς βρίσκεται 28 χιλιόμετρα από τη Στάρα Γκράντισκα και ιδρύεται τον Μάιο του 1941. Αρχικά στο στρατόπεδο κατασκευάζονται κάποιες παράγκες από τους ίδιους τους κρατούμενους, κατόπιν επεκτείνεται με ένα νέο συγκρότημα που θα ονομασθεί “Γιασένοβατς 2″. Τον Νοέμβριο του 1941, με την πλημμύρα των ποταμών Σάβα και Στρούγκ, καταστρέφονται και τα δύο συγκροτήματα, και οι κρατούμενοι αναγκάζονται να κατασκευάσουν ένα τρίτο. Στη διάρκεια των εργασιών κατασκευής του νέου συγκροτήματος, περίπου 650 κρατούμενοι, καταπονημένοι από τις βαριές εργασίες<span id="more-18969"> </span> δολοφονούνται από τους δεσμοφύλακες ούστασι με κτυπήματα τσεκουριών. Το Γιασένοβατς είναι διαιρημένο σε 4 τμήματα αφιερωμένα αντίστοιχα σε Σέρβους, Εβραίους, “διαφωνούντες” Κροάτες και Τσιγγάνους. Συνολικά έχει 4.000 θέσεις. Η εισροή των νέων κρατουμένων είναι συνεχής, όπως συνεχής είναι ο ρυθμός των δολοφονιών. Κάθε ημέρα οι κρατούμενοι οφείλουν να σκάβουν νέους τάφους για να θαφτούν νέα πτώματα. Επίσης πολλά πτώματα ρίχνονται στους ποταμούς Σάβα και Στρούγκ<strong> <span style="color:#993300;">[36]</span></strong>.</p>
<p>Σε σχέση με την πρακτική που ακολουθούσαν οι ούστασι στα στρατόπεδα εξόντωσης, στο Γιασένοβατς εφαρμόζεται μια διαφορετική τακτική, που “προσομοιάζει” περισσότερο τη ναζιστική. Πράγματι μεταξύ Ιανουαρίου και Φεβρουαρίου 1942, στο στρατόπεδο ενεργοποιούνται δύο φούρνοι αποτέφρωσης που σχεδιάστηκαν από τον συνταγματάρχη ούστασι Χίνκο Πίτσιλι. Οι φούρνοι λειτουργούν χωρίς διακοπές, μέρα και νύκτα, μέχρι τον Μάιο (όταν σταματούν για άγνωστους λόγους), δηλαδή για τρεις περίπου μήνες. Σ’ αυτή την περίοδο αποτεφρώνονται περίπου 15.000 άνθρωποι <span style="color:#993300;"><strong>[37]</strong></span>.</p>
<p>Για μια περίοδο, τα παιδιά διαμένουν στις παράγκες μαζί με τις φυλακισμένες οικογένειες τους. Κατόπιν, τον Δεκέμβριο του 1941, συγκεντρώνονται περίπου 400 παιδιά, από 4 έως 14 ετών, και με διαταγή του διοικητή των στρατοπέδων εξόντωσης, Βιέροσλαβ Λούμπουριτς, τους διατίθεται μια παράγκα όπου δάσκαλοι και καθηγητές, που επιλέγονται μεταξύ των κρατουμένων, διδάσκουν στα παιδιά να γράφουν, να διαβάζουν και να τραγουδούν. Αυτή η σκηνοθεσία της υποχρεωτικής εκπαίδευσης έχει έναν σκοπό. Ο διοικητής του στρατοπέδου εξόντωσης αναμένει την επίσκεψη μιας ομάδας δημοσιογράφων και διεθνών παρατηρητών που συνοδεύονται από μια κροατική αντιπροσωπεία. Τέσσερις ημέρες μετά από αυτή την επίσκεψη, όλα τα παιδιά και οι δάσκαλοι τους δολοφονούνται<strong> <span style="color:#993300;">[38]</span></strong>.</p>
<div id="attachment_18978" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-100.jpg"><img title="Stepinats 100" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-100.jpg?w=600&#038;h=373#38;h=373" alt="Μία ομάδα από 3336 παιδιά Σέρβων στο Γιασένοβατς, ντυμένα με τις στολές ούστασι που οι δεσμοφύλακες υπέβαλαν &#34;σεμινάρια επανεκπαίδευσης&#34; για τον ασπασμό του καθολικισμού" width="600" height="373" /></a> Μία ομάδα από 3336 παιδιά Σέρβων στο Γιασένοβατς, ντυμένα με τις στολές ούστασι που οι δεσμοφύλακες υπέβαλαν &#8220;σεμινάρια επανεκπαίδευσης&#8221; για τον ασπασμό του καθολικισμού </div>
</div>
<p>Στην ομάδα των δημοσιογράφων-παρατηρητών, που στα τέλη του Ιανουαρίου 1942, επιθεωρεί το στρατόπεδο του Γιασένοβατς, συμμετέχει ο Ιταλός Άλφιο Ρούσο, ο οποίος μάταια προσπαθεί να απευθύνει ερωτήσεις στους κρατουμένους (στους οποίους είχε απαγορευθεί να απαντούν). Με την ευκαιρία της επίσκεψης το στρατόπεδο είχε υποστεί όλες τις συνέπειες της “καθαριότητας”, οι φρικαλεότητες είχαν συγκαλυφθεί, και όμως ο ιταλός δημοσιογράφος σημειώνει: «Κάθε μέρα εισέρχονται νέοι ένοικοι στους οποίους δίνεται ένας αριθμός. Κάθε μέρα άλλοι εξέρχονται νεκροί από τους πόνους και την κούραση»<strong> <span style="color:#993300;">[39]</span></strong>. Η μακάβρια ατμόσφαιρα που κυριαρχεί στο στρατόπεδο εμφανίζεται ξεκάθαρα στον ιταλό δημοσιογράφο, αλλά δεν την κατανοούν ο γραμματέας της αντιπροσωπείας του Βατικανού, δον Τζιουζέπε Μαζούτσι, και ο γραμματέας του παναγιότατου Στέπινατς, ιερέας Στέπαν Λάτσκοβιτς. Και οι δύο συμμετέχουν στην αντιπροσωπεία που επισκέφθηκε το στρατόπεδο και έγινε δεκτή από τον αρχηγό της Αστυνομίας ούστασι Εουτζέν Κβάτερνικ-Ντίντο <span style="color:#993300;"><strong>[40]</strong></span>.</p>
<p>Στις 19 Νοεμβρίου 1943, περίπου 800 Εβραίοι κρατούμενοι στο λόγκορ του Γιασένοβατς φορτώνονται σε πλωτές πλατφόρμες και μεταφέρονται στην άλλη όχθη του Σάβα, όπου και αναγκάζονται να ανοίξουν κάποιους λάκκους: θα είναι οι τάφοι τους, γιατί, μόλις τελειώνουν το σκάψιμο, οι ούστασι τους σκοτώνουν ξυλοκοπώντας τους. Στο τέλος του μήνα, ο νέος διοικητής του στρατοπέδου, Ίβιτσα Μάτκοβιτς, επιλέγει 160 διανοούμενους (στην πλειοψηφία τους δάσκαλοι και καθηγητές) από τους κρατούμενους στο στρατόπεδο και πραγματοποιεί ένα “πείραμα”: θέλει να διαπιστώσει πόσο καιρό ένας άνθρωπος μπορεί να επιβιώσει χωρίς τροφή και νερό. Πολλοί πεθαίνουν μετά από λίγες ημέρες, αλλά περίπου σαράντα “πειραματόζωα” κατορθώνουν να επιβιώσουν τρώγοντας το χορτάρι του στρατοπέδου και, σε ορισμένες περιπτώσεις, τη σάρκα των νεκρών συγκρατούμενών τους<strong> <span style="color:#993300;">[41]</span></strong>. Την παραμονή των Χριστουγέννων, όσοι επιβίωσαν, εκμεταλλευόμενοι μια καταιγίδα κατορθώνουν να πέσουν στο ποτάμι Σάβα υπερπηδώντας τα συρματοπλέγματα. Οι δεσμοφύλακες ούστασι “ψαρεύουν” από το ποτάμι 35 ζωντανούς και τους κλειδώνουν γυμνούς σε μια παράγκα: η θερμοκρασία είναι -30 °0 και πεθαίνουν όλοι από την παγωνιά.</p>
<div id="attachment_18989" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-53.jpg"><img title="Stepinats 53" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-53.jpg?w=600&#038;h=333#38;h=333" alt="Πτώματα πολλών δολοφονηθέντων Σέρβων από τους Κροάτες ούστασι στο στρατόπεδο Γιασένοβατς, που ρίχνονταν στον ποταμό Σάβα και τα πτώματα συσσωρεύονταν στις όχθες του ποταμού" width="600" height="333" /></a> Πτώματα πολλών δολοφονηθέντων Σέρβων από τους Κροάτες ούστασι στο στρατόπεδο Γιασένοβατς, που ρίχνονταν στον ποταμό Σάβα και τα πτώματα συσσωρεύονταν στις όχθες του ποταμού </div>
<p>Στη διάρκεια του χειμώνα 1944-45, στο Γιασένοβατς ο αριθμός των εκτελέσεων αυξάνεται: το τέλος της δικτατορίας του Πόγκλαβνικ πλησιάζει και οι μακελάρηδες συμπιέζουν τον χρόνο. Τον Μάρτιο – Απρίλιο 1945, 15.000 νεοσυλληφθέντες δολοφονούνται μόλις φθάνουν στο στρατόπεδο. Όσοι κρατούμενοι απέμειναν ζωντανοί υποχρεώνονται να θάψουν χιλιάδες πτώματα. Μετά, για να σβήσουν τα ίχνη των φρικαλεοτήτων, ένα μέρος του στρατοπέδου πυρπολείται.</p>
<p>Στις 20 Απριλίου όσοι κρατούμενοι είχαν μείνει ζωντανοί στο Γιασένοβατς, επιχειρούν μια μαζική απόδραση. Αποτυχημένη, όμως, γιατί οι περισσότεροι θερίζονται από τα πολυβόλα και μόνο περίπου 50 κατορ­θώνουν να δραπετεύσουν. Μερικές ημέρες αργότερα, οι ανθρωποφύλακες ούστασι ναρκοθετούν και διαλύουν τα υπολείμματα του στρατοπέδου αφα­νισμού, εγκαταλείποντας τα ερείπια στο Γιουγκοσλαβικό Απελευθερωτικό Στρατό.</p>
<p>Ο πρώτος διοικητής του στρατοπέδου εξόντωσης Γιασένοβατς είναι ο αξιωματούχος των ούστασι Λιούμπο Μίλος. Το 1948, φυλακισμένος στο Ζάγκρεμπ, ο Μίλος θα έχει πολύωρες συνομιλίες με τον άγγλο συγγραφέα Γκ. Μπιλέινκιν: θα διηγηθεί, μεταξύ άλλων, πως εφευρέθηκαν ειδικές λάμες για να γίνουν με γρήγορους ρυθμούς οι σφαγές, πως χρησιμοποιήθηκαν σφυριά για να δολοφονήσουν άνδρες και γυναίκες, και πως οι άνδρες του περπατούσαν πάνω σε κορμιά και κεφάλια παιδιών για να τα δολοφονήσουν<span style="color:#993300;"><strong> [42]</strong></span>.</p>
<div id="attachment_18981" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-62.jpg"><img title="Stepinats 62" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-62.jpg?w=600&#038;h=356#38;h=356" alt="Ο Φραγκισκανός μοναχός Μίροσλαβ Φιλίποβιτς Μαϊστόροβιτς, ο επονομαζόμενος &#34;Πατήρ Σατανάς&#34; και Διοικητής του στρατοπέδου συγκέντρωσης Γιασένοβατς με το ράσο του Καθολικού μοναχού και με τη στολή των ούστασι" width="600" height="356" /></a> Ο Φραγκισκανός μοναχός Μίροσλαβ Φιλίποβιτς Μαϊστόροβιτς, ο επονομαζόμενος &#8220;Πατήρ Σατανάς&#8221; και Διοικητής του στρατοπέδου συγκέντρωσης Γιασένοβατς με το ράσο του Καθολικού μοναχού και με τη στολή των ούστασι </div>
<p>Διάδοχος του Μίλος στη διοίκηση του στρατοπέδου Γιασένοβατς είναι ο φραγκισκανός μοναχός Μίροσλαβ Φιλίποβιτς Μαϊστόροβιτς, επονομαζόμενος ” Πατήρ Σατανάς”, προσωπικός φίλος του Πόγκλαβνικ (ο οποίος θα τον τιμήσει απονέμοντας του τον βαθμό του ταγματάρχη στην εθνοφρουρά ούστασι). Όταν ο “Πατήρ Σατανάς” ανέλαβε τη διοίκηση του στρατοπέδου εξόντωσης έχει ήδη άψογη “προϋπηρεσία”. Ο καθολικός φραγκισκανός μοναχός υπήρξε αρχηγός ενός τάγματος των “Προσωπικών φρουρών του Πόγκλαβνικ”, των ούστασι ομάδων του θανάτου που τον Οκτώβριο του 1941, στην περιοχή μεταξύ Μπάνια Λούκα και Μότιτσα, έσφαξαν περισσό­τερους από 4.800 Σέρβους <span style="color:#993300;"><strong>[43]</strong></span>. Ακόμη τον Νοέμβριο του 1941, στο δημοτικό σχολείο της Κρίβαγια, κατάσφαξαν με μαχαιριές όλα τα παιδιά των ορθοδόξων Σέρβων<strong> <span style="color:#993300;">[44]</span></strong>. Στο στρατόπεδο ο “Πατήρ Σατανάς” δεν περιορίζεται στα καθήκοντα διοίκησης του στρατοπέδου: ο ίδιος συμμετέχει προσωπικά στις δολοφονίες, όπως διαβεβαιώνει ο Σίμε Ρίμπολι, κρατούμενος στο Γιασένοβατς:</p>
<p>«Είναι απλά απίστευτο πως ένας φραγκισκανός μπορεί να είναι τόσο αιμοσταγής. Σε αντίθεση με τον Μάτκοβιτς<strong> <span style="color:#993300;">[45]</span></strong> και τον Μίλος, που στη συμπεριφορά τους καθρέπτιζαν το επίπεδο τους, ο μοναχός Φιλίποβιτς είχε ευγενικούς τρόπους και ήταν γλυκομίλητος, με εξαίρεση τις ώρες της σφαγής. Τότε γινόταν αξεπέραστος. Αυτός στη Γκράντινα ήταν ο μπροστάρης της μαζικής σφαγής. Έβγαινε κάθε βράδυ για να καθοδηγεί τις δολοφονίες και επέστρεφε την αυγή με ματωμένα τα ράσα. Κανείς από τους δολοφόνους δεν είχε τη δική του δυναμικότητα… Μια ημέρα την ώρα που έτρωγε, ένας ούστασι τον πλησίασε και του ψιθύρισε κάτι στο αυτί. Ο ούστασι κατευθύνθηκε προς την είσοδο του στρατοπέδου και επέστρεψε συνοδεύοντας έναν κρατούμενο. Ο μοναχός Φιλίποβιτς σηκώθηκε και τον σκοτώνει. Ο δυστυχισμένος πέφτει στο πάτωμα. Ο μοναχός κάθισε ξανά στη θέση του και συνέχισε ήσυχος να τρώει. Αφού τελείωσε το φαγητό του ούρλιαξε: “Φέρτε τον νεκροθάφτη!”».</p>
<p>Οι φρικαλεότητες του καθολικού ιερομόναχου προκάλεσαν διαμαρτυρίες και πιέσεις προς τον αρχιεπίσκοπο της Κροατίας παναγιότατο Στέπινατς. Ο αρχιεπίσκοπος του Ζάγκρεμπ θα επέμβει πολύ αργά, το 1943, εκδίδοντας μια απλή απόφαση “αργίας ιερωμένου” για τον σφαγέα-μοναχό, και αποφεύγοντας να υιοθετήσει περισσότερο δραστικές αποφάσεις. Εξάλλου, αν ο Μίροσλαβ Φιλίποβιτς είναι χωρίς αμφιβολία ένας από τους πιο ανελέητους σφαγείς στα στρατόπεδα του αφανισμού των ούστασι, σίγουρα δεν είναι ο μοναδικός καθολικός ιερωμένος με δράση σ’ εκείνα τα στρατόπεδα.</p>
<div id="attachment_18990" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-41.jpg"><img title="Stepinats 41" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-41.jpg?w=600&#038;h=411#38;h=411" alt="Αποτροπιαστικά καρατομημένο σώμα νεαρού Σέρβου" width="600" height="411" /></a> Αποτροπιαστικά καρατομημένο σώμα νεαρού Σέρβου </div>
<p>Η οργάνωση της σφαγής στο Γιασένοβατς θα περιγραφεί από έναν από τους οργανωτές της, τον πρώην διοικητή του στρατοπέδου Λιούμπο Μίλος, στη διάρκεια της κατάθεσης του, στις 9 Ιουνίου 1948, ενώπιον του Δικαστηρίου του Ζάγκρεμπ:</p>
<p>«Μετά τη δημιουργία του στρατοπέδου III-Πλινθοποιείο, άρχισαν να φθάνουν νέες ομάδες κρατουμένων και συνεχώς πολυάριθμες νέες. Στην αρχή οι ομάδες αποτελούνταν από 300 άτομα, αργότερα από 500, 1.000, μέχρι 1.500. Σε ειδικές περιπτώσεις οι ομαδικές μεταφορές ξεπερνούσαν και τους 1.500… Ο σταθερός αριθμός των κρατουμένων στο στρατόπεδο παρέμενε στους 3.000 κρατούμενους. Τι συνέβαινε στους άλλους; Οφείλω κατ’ αρχάς να εξηγήσω ότι οι κρατούμενοι που στέλνονταν στο Γιασένοβατς ήταν δύο κατηγοριών. Αυτοί που στέλνονταν σύμφωνα με τη δικαστική απόφαση καταγράφονταν στην καρτελλοθήκη [αρμόδιο γραφείο καταγραφής, Σ.τ.Ε.] του στρατοπέδου· αυτοί που έφθαναν χωρίς δικαστική απόφαση δεν καταγράφονταν πουθενά. Αυτοί που ανήκαν στη δεύτερη κατηγορία ήταν περισσότεροι από τους άλλους και οδηγούνταν αμέσως για εξόντωση. Μεταξύ αυτών που έφθαναν σύμφωνα με τη δικαστική απόφαση υπήρχαν καταδικασμένοι με διάφορες ποινές, από 6 μήνες έως 3 χρόνια. Αυτοί που είχαν ποινή 3 χρόνων, στην πλειοψηφία των περιπτώσεων, εξοντώνονταν και αυτοί. Σ’ αυτό το ζήτημα υπήρχε μια συμφωνία, δηλαδή οι διαταγές του Λούμπουριτς: άμεση εξόντωση των κρατουμένων που στέλνονταν χωρίς δικαστική απόφαση και όλων εκείνων που είχαν καταδικαστική ποινή τριών χρόνων. Μου είναι γνωστό ότι, κάθε φορά που ο Λούμπουριτς πήγαινε στο Ζάγκρεμπ για αναφορά, γίνονταν δεκτός από τον Πάβελιτς και τον ενημέρωνε για όλα αυτά. Πολλές φορές ο Λούμπουριτς μου είπε ότι δεν έκανε τίποτα με δική του πρωτοβουλία, αλλά εκτελούσε διαταγές των υψηλά ισταμένων, δηλαδή διαταγές του Πάβελιτς. Κάθε φορά που ο αριθμός των κρατουμένων στο Γιασένοβατς ξεπερνούσε το καθορισμένο όριο, εξαιτίας των νέων ομάδων που έφθαναν, τότε υποχρεωτικά εφαρμόζονταν η μείωση του αριθμού μέσω της εξαφάνισης. Εξοντώνονταν πρώτα οι γέροι, μετά οι άρρωστοι και εκείνοι που δεν μπορούσαν να εργαστούν»<strong> <span style="color:#993300;">[46]</span></strong>.</p>
<div id="attachment_18996" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-86.jpg"><img title="Stepinats 86" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-86.jpg?w=600&#038;h=393#38;h=393" alt="Τα απομεινάρια από τους φούρνους-κρεματόρια του Γιασένοβατς, λίγο πριν από την οριστική τους ισοπέδωση, το 1948 μετά από διαταγή του Τίτο" width="600" height="393" /></a> Τα απομεινάρια από τους φούρνους-κρεματόρια του Γιασένοβατς, λίγο πριν από την οριστική τους ισοπέδωση, το 1948 μετά από διαταγή του Τίτο </div>
<p>ΥΠΟΣΗΜΕΙΩΣΕΙΣ</p>
<p>34. Το πιστοποιεί και η Πολίν Γουέις, Αγγλίδα εβραϊκής καταγωγής που κατοικούσε στην Κροατία και φυλακίστηκε στο στρατόπεδο Στάρα Γκράντισκα από τις 22 Δεκεμβρίου 1942 μέχρι τις 15 Ιουλίου 1943.</p>
<p>35. Ο κολοσσιαίος αριθμός θα ομολογηθεί από τον Αρτούκοβιτς το 1986, όταν ο πρώην υπουργός Εσωτερικών ούστασι δικάστηκε στο Ζάγκρεμπ. Ο Αρτούκοβιτς διέφυγε μετά τον πόλεμο στις Η.Π.Α. και κατόρθωσε για σαράντα χρόνια να αποφύγει την έκδοση του στη Γιουγκοσλαβία, μέχρι το 1986. Ο σφαγέας βασανιστής πέθανε στη φυλακή, κατά τη διάρκεια της δίκης του.</p>
<div id="attachment_18983" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-117.jpg"><img title="Stepinats 117" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-117.jpg?w=600&#038;h=392#38;h=392" alt="Σρμπό - Σέκ (&#34;η κοπτική μηχανή για τους Σέρβους&#34;). Για τις δολοφονίες των κρατουμένων στα στρατόπεδα εξόντωσης πραγματοποιούσαν &#34;αγώνες&#34; σφαγής με αυτό. Νικητής αναδεικνυόταν αυτός που σε λιγότερο χρόνο έσφαζε περισσότερους κρατουμένους. Το Σμπρό - Σέκ (ή γκράβιζο) ήταν ένα δρεπάνι με λεπίδι που φορούσαν οι δολοφόνοι στον καρπό τους." width="600" height="392" /></a> Σρμπό &#8211; Σέκ (&#8220;η κοπτική μηχανή για τους Σέρβους&#8221;). Για τις δολοφονίες των κρατουμένων στα στρατόπεδα εξόντωσης πραγματοποιούσαν &#8220;αγώνες&#8221; σφαγής με αυτό. Νικητής αναδεικνυόταν αυτός που σε λιγότερο χρόνο έσφαζε περισσότερους κρατουμένους. Το Σμπρό &#8211; Σέκ (ή γκράβιζο) ήταν ένα δρεπάνι με λεπίδι που φορούσαν οι δολοφόνοι στον καρπό τους. </div>
<p>36. «Στα στρατόπεδα οργανώνονταν αγώνες επιδεξιότητας μεταξύ των δημίων. Αυτοί οι αγώνες σχετίζονταν με την ταχύτητα κοπής του λάρυγγα περισσοτέρων κρατουμένων, με την ειδική καμπυλοειδή λάμα που ονομαζόταν γκράβιζο. Νικητής αυτών των αναμετρήσεων υπήρξε ο Πέταρ Μπρζίτσα, ήδη μαθητής του φραγκισκανικού κολεγίου Σίροκι Μπρίγιεγκ και μέλος της αδελφότητας των Σταυροφόρων. Τη νύκτα της 29 Αυγούστου 1942, στο στρατό­πεδο Γιασένοβατς, ο Πέταρ Μπρζιτσα “κατόρθωσε” να σκοτώσει 1.300 κρατούμενους» (Συλλογικό έργο, Zlocini…, cit.).</p>
<p>37. Οι δεσμοφύλακες ούστασι δεν κατορθώνουν να ακολουθήσουν τους φοβερούς ρυθμούς των αποτεφρώσεων. Έτσι χρησιμοποιούνται ως “βοηθοί” περίπου εκατό κρατούμενοι Τσιγγάνοι, οι οποίοι υποχρεώνονται να μεταμορφωθούν σε συνενόχους των δεσμοφυλάκων, αποκτώντας τον τίτλο των γκρόμπαρι (”νεκροθάφτες”).</p>
<p>38. Για την ιδιαίτερη κτηνωδία του Λούμπουριτς προς τα παιδιά θα καταθέσει, μετά τον πόλεμο, ο 19χρονος ούστασι Γιόσο Ορέσκοβιτς, που συνελήφθη από τους αντάρτες: «Ο Λούμπουριτς με διάταξε να σηκώσω το δεξί πόδι. Το σήκωσα και αυτός έβαλε κάτω από το πόδι μου [ένα] μικρό παιδί. “Κτύπα”, με διάταξε. Το κτύπησα με το πόδι μου και πολτο-ποίησα το κεφάλι του μικρού» (Συλλογικό έργο, Zlocini…, cit.).</p>
<p>39. Α. Russo ό.π., σελ. 89.</p>
<p>40. Η παρουσία των δύο κληρικών στην αντιπροσωπεία πιστοποιείται από την αναφορά που έστειλε στο Βερολίνο, στις 6 Φεβρουαρίου 1942, ο γερμανός πρεσβευτής στο Ζάγκρεμπ, Ζίγκφριντ Κάσε.</p>
<p>41. Οι μάρτυρες Νίκολα Κούαντα, Μπράιερ και Σίμε Ρίμπολι θα πιστοποιήσουν ότι ήταν παρόντες στα ανατριχιαστικά γεύματα, βλ. τα Πρακτικά της δίκης Στέπινατς, cit.</p>
<p>42. Βλ. G. Bilainkin, Tito, Λονδίνο 1949, σελ. 144.</p>
<p>43. Στη διάρκεια του αιματοκυλίσματος στην Μότιτσα, ο μοναχός Μίροσλαβ Φιλίποβιτς δολοφονεί με μαχαιριές το μικρό παιδί Ντούρα Γκλάμοτσαν. Μπροστά στον αποτροπιασμό που προκαλεί αυτή του η πράξη ακόμη και στους υφισταμένους του ούστασι, ο ιερωμένος ουρ­λιάζει: «Εγώ προσηλυτίζω στο όνομα του Θεού το Διάβολο, ακολουθήστε το δικό μου παράδειγμα!». Για το επεισόδιο υπάρχει μια μικρή αναφορά και από τον απολογητή του παναγιότατου Στέπινατς, τον Φιορέλλο Καβάλλι, ο οποίος χαρακτηρίζει τη σφαγή των Σέρβων στην Μότιτσα «μια αποστολή τιμωρίας» για να αντιμετωπιστεί μια επίθεση τους στα ορυ­χεία κάρβουνου της περιοχής και για να «προστατευτούν οι καθολικοί κάτοικοι» της πόλης.</p>
<div id="attachment_19000" style="width:610px;"><a href="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-47.jpg"><img title="Stepinats 47" src="http://vatopaidi.files.wordpress.com/2009/10/stepinats-47.jpg?w=600&#038;h=402#38;h=402" alt="Το σώμα ενός μικρού παιδιού αποκεφαλισμένο από τους ούστασι" width="600" height="402" /></a> Το σώμα ενός μικρού παιδιού αποκεφαλισμένο από τους ούστασι </div>
<p>44. Ένας αυτόπτης μάρτυρας εκείνης της σφαγής θα διηγηθεί: «Ντυμένος με τα άμφια αλλά φορώντας στο κεφάλι το δίκοχο καπέλο των ούστασι, ο Φιλίποβιτς μπήκε στη σχολική τάξη ακολουθούμενος από μερικούς ούστασι. Διάταξε τη δασκάλα να διαχωρίσει τα παιδιά των ορθοδόξων από εκείνα των μουσουλμάνων και των καθολικών. Η δασκάλα, που δεν υποπτεύτηκε τίποτα, σήκωσε τους μικρούς Σέρβους μαθητές. Όταν τα παιδάκια βγήκαν στο διάδρομο, ο μοναχός Φιλίποβιτς όρμησε επάνω στους μικρούς με το μαχαίρι και τους έκοψε τα λαρύγγια μπροστά στους υπόλοιπους μαθητές, που ούρλιαζαν από τον τρόμο. Με κομμένους τους λαιμούς και κομμένα τα στήθη, τα παιδιά έτρεχαν σαν μανιασμένα στους διαδρόμους, γύριζαν μέσ’ την τάξη ουρλιάζοντας για τον πόνο και τον τρόμο» (Documenti, cit.).</p>
<p>45. Ο Ίβιτσα Μάτκοβιτς, ήδη υποδιοικητής στο Γιασένοβατς, διατέλεσε διοικητής για μια μικρή περίοδο, αναμένοντας την εναλλαγή μεταξύ Λιούμπο Μίλος και “Πάτερ Σατανά”.</p>
<p>46. Οι φρικαλεότητες των στρατοπέδων εξόντωσης ούστασι δεν φαίνεται να αναστάτωσαν τη συλλογική συνείδηση των Κροατών. Στις 31 Ιουλίου 1966, με την ευκαιρία των εγκαινίων του Μαυσωλείου για τα θύματα του Γιασένοβατς, στην τελετή μεταξύ των προσωπικοτήτων και των αρχών είναι και ο πρόεδρος της Βουλής της κροατικής Δημοκρατίας, ο Στέβο Κράιατσιτς. Μετά το τέλος της τελετής, πιστεύοντας ότι το μικρόφωνο ήταν κλειστό, ο Κράιατσιτς απευθυνόμενος στους Σέρβους απόμαχους του πολέμου μουρμούρισε: «Εδώ σκοτώσαμε πολύ λίγους από εσάς». Αλλά τα μικρόφωνα ήταν ανοικτά και γεννιέται ένα σκάνδαλο με αποτέλεσμα ο Κράιατσιτς, μετά από λίγες ημέρες, να αναγκαστεί να υποβάλλει την παραίτηση του.</p>
<p align="left"><em>Πηγή: Μάρκο Αουρέλιο Ριβέλλι, «Ο Αρχιεπίσκοπος της Γενοκτονίας», έρευνα-επιμέλεια: Νίκος Κλείτσικας, μετάφραση: Μαργαρίτα Σαλβάτο, εκδόσεις Προσκήνιο, Αθήνα 2000, σ. 91-96.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Mi-am dat cu firma-n cap]]></title>
<link>http://gabrieladsavitsky.wordpress.com/2009/10/18/mi-am-dat-cu-firma-n-cap/</link>
<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:38:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriela Savitsky</dc:creator>
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<description><![CDATA[(cei slabi de înger să nu privească) = Nu c-aş avea eu vreo firmă, alta decât aceea de visător cu ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">(cei slabi de înger să nu privească)</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://images.google.ro/imgres?imgurl=http://neme-imca.org/images/178.jpg&#38;imgrefurl=http://neme-imca.org/508/gabrijel&#38;usg=__W_V80J_glYzDTwpceEd2eIye9zw=&#38;h=375&#38;w=500&#38;sz=39&#38;hl=ro&#38;start=6&#38;tbnid=8IRi1-4bcHUNPM:&#38;tbnh=98&#38;tbnw=130&#38;prev=/images%3Fq%3Dphoto%2Bwar%2Byugoslavia%26gbv%3D2%26ndsp%3D18%26hl%3Dro%26sa%3DN" target="_blank"><img class="alignnone size-medium wp-image-1149" title="178" src="http://gabrieladsavitsky.wordpress.com/files/2009/10/178.jpg?w=300" alt="178" width="300" height="225" />=</a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Nu c-aş avea eu vreo firmă, alta decât aceea de visător cu capu-n nouri&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Întreaga suflare a oamenilor de afaceri este unanimă: Croitoraşul cel Viteaz nu are calităţile unui premier în perioadă de criză economică.</p>
<p style="text-align:justify;">Astfel că se ascute lupta de clasă şi ne îndreptăm cu paşi decişi spre o Revoluţie. Fără sisteme de sonorizare şi simulatoare de sunet, fără laseri şi fără &#8220;turiştii&#8221; bine legaţi care-au invadat graniţele la începutul lui decembrie 1989. Armată nu ma avem, aşa încât nu se pune problema unei lovituri de stat militare. Sigur, mai sunt serviciile; dar şi serviciile sunt împărţite, nu cred că-l avuează în mare măsură pe Primul Pacient al Ţării.Şi  Jandarmeria. Şi Poliţia comunitară &#8211; insuficient pregătită pentru reprimarea demonstranţilor. Aşa că &#8220;vom avea parte&#8221; de trupe de gherilă urbană.</p>
<p style="text-align:justify;">Fără salarii şi pensii în lunile următoare, populaţia României va intra într-un haos cu accente revoluţionare.</p>
<p style="text-align:justify;">Al cui e interesul de a crea panică, revoltă, premisele unui război civil în România, e greu de spus. V-aş posta câteva fotografii care surprind imagini ale războiului din Jugoslavia. Imagini cu prunci spânzuraţi de clopotul bisericii sau crucificaţi pe cireşii înfloriţi. Sunt unii pe-aici care vor să bea sânge. Să fie sănătoşi. Uită că războiul nu alege; când începe haosul nu există nicio mână care să aleagă pe cei drepţi de cei strâmbi. Iată că şi dispariţiile frecvente de arme din depozitele militare capătă un sens. Şi atacul asupra maşinilor care transportă valori.</p>
<p style="text-align:justify;">Părinţii şi bunicii mei &#8211; care trecuseră prin ororile celui de-al doilea război mondial &#8211; erau unanimi în a cataloga războiul drept cel mai rău dintre relele omenirii.</p>
<p style="text-align:justify;">Cu o clasă politică inconştientă, cu un preşedinte paranoic, avem toate şansele să ne îndreptăm spre cea mai cumplită dintre orori.</p>
<p style="text-align:justify;">Sper să nu am dreptate.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quella "Grande Albania" patrocinata dall'Occidente]]></title>
<link>http://gcenna.wordpress.com/2009/10/15/quella-grande-albania-patrocinata-dalloccidente/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 17:54:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Rick Rozoff, collaboratore di Mondialisation.ca L&#8217;Europa potè essere appollaiata sul precip]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>di Rick Rozoff, collaboratore di Mondialisation.ca</em></p>
<p>L&#8217;Europa potè essere appollaiata sul precipizio del suo primo conflitto armato dopo i 78 giorni di bombardamenti della guerra della NATO contro la Jugoslavia, nel 1999 e l&#8217;invasione armata della Macedonia, lanciata due anni dopo, a seguito dell’occupazione della NATO del Kosovo.</p>
<p>Con l&#8217;adesione formale, nel mese di aprile, dell&#8217;Albania alla NATO come membro a pieno titolo e la rielezione (almeno formale) che ne seguì del Primo Ministro della nazione, Sali Berisha, il teatro è pronto per il progetto per una nuova riconfigurazione dei confini dell’Europa sud-orientale, alla ricerca di una grande Albania.<!--more-->I passaggi precedenti, in questa direzione, sono stati la guerra combattuta dagli Stati Uniti e della NATO contro la Repubblica federale di Iugoslavia, un decennio fa, a nome del cosiddetto Esercito di Liberazione del Kosovo (AKL, in albanese UCK) e di collusione con esso, una violazione del diritto penale internazionale che si è conclusa con la separazione della provincia serba del Kosovo dalla Serbia e dalla Jugoslavia.</p>
<p>50000 soldati della NATO riversati in Kosovo nel giugno 1999, accompagnati dai dirigenti e dai combattenti dell&#8217;UCK, basato in Albania, sotto l&#8217;egida della risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, tra gli altri, ha condannato gli atti &#8220;terroristici commessi da entrambe le parti &#8220;e&#8221; [ribadito] l&#8217;impegno di tutti gli Stati membri per la sovranità e l&#8217;integrità territoriale della Repubblica federale di Jugoslavia e degli altri stati della regione, secondo l’Atto finale di Helsinki e l&#8217;allegato 2&#8243;.</p>
<p>Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avevano intenzione di rispettare la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite e hanno dimostrato il loro disprezzo per un documento che essi stessi avevano firmato, riarmando i combattenti del KLA, che per anni avevano aggredito, sequestrato e ucciso civili di tutte le etniche, e trasformando l&#8217;ex gruppo armato separatista nel Kosovo Protection Corps.</p>
<p>La risoluzione 1244 delle Nazioni Unite ordinò espressamente che il KLA ed i suoi affiliati teppisti dovevano essere disarmati, ma le potenze della NATO hanno aggirato tale requisito con un gioco di prestigio, fornendo nuove uniformi, nuove armi e un nuovo nome all’UCK. Ma non un nuovo comandante. Chi è stato scelto per questo ruolo è stato Agim Ceku, comandante dell&#8217;esercito croato durante la brutale campagna dell’Operazione Tempesta del 1995: &#8220;la più grande offensiva terrestre europea dopo la seconda guerra mondiale&#8221; [1] &#8211; e capo di stato maggiore dell’UCK durante la guerra in comune con la NATO contro la Jugoslavia, quattro anni dopo.</p>
<p>Incoraggiato dal sostegno militare dell&#8217;Occidente nel raggiungere il suo programma separatista, l&#8217;UCK ha scatenato i suoi affiliati contro il sud della Serbia e la Macedonia: l’Esercito di liberazione di Presevo, Bujanovac e Medveda nel primo caso, dal 1999, e l&#8217;Esercito di Liberazione Nazionale nel secondo, che nel 2001 ha iniziato gli attacchi all&#8217;interno della Macedonia, dalla sua base in Kosovo.</p>
<p>Solo la capitolazione del governo della Serbia, dopo l&#8217;ottobre 2000 e un accomodamento simile, sotto pressione &#8211; pressione occidentale &#8211; del governo della Macedonia nel 2001, hanno soddisfatto le aspettative di molti estremisti armati pan-albanesi in entrambe le nazioni, dell&#8217;eventuale unificazione che attraversi i diversi confini nazionali, con il sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati della NATO.</p>
<p>La conferma decisiva del sostegno occidentale è venuta nel febbraio 2008, con la dichiarazione unilaterale d’indipendenza delle forze separatiste in Kosovo. L&#8217;ex capo del KLA e protetto americano Hashim Thaci, allora Primo Ministro provvisorio, ha dichiarato la secessione dalla Serbia, e la maggior parte dei paesi della NATO si affrettò a gratificare l&#8217;entità illegale del riconoscimento diplomatico.</p>
<p>Venti mesi dopo, oltre i due terzi del mondo, compresa la Russia, la Cina e l&#8217;India, non hanno legittimato col riconoscimento questo abominio, ma l&#8217;Occidente è rimasto fermo nel suo disprezzo per la legge e nel suo sostegno internazionale agli estremisti violenti in Kosovo, che hanno ambizioni più grandi verso l&#8217;intera regione, ambizioni incoraggiate dal sostegno consistente degli USA e della NATO, e dalla convinzione che l&#8217;Occidente continuerà questo supporto in futuro.</p>
<p>L&#8217;Albania è oggi uno Stato membro della NATO e, come tale, è sotto la protezione della clausola relativa alla reciproca assistenza militare dell&#8217;articolo 5 della Alleanza, e gli appelli a una Grande Albania, a scapito della territorio di diversi altri paesi europei, sono diventati più forti e più aspri.</p>
<p>In risposta alla crescente campagna per estendere il modello del Kosovo nella Serbia meridionale, in Macedonia, in Montenegro e anche in Grecia (Epiro), due mesi fa il Ministro degli affari esteri russo, Sergei Lavrov, ha ammonito le nazioni che considerano di riconoscere la statualità del Kosovo, consigliando loro di &#8220;pensarci molto attentamente prima di prendere questa decisione molto pericolosa, che può portare a risultati imprevedibili, e che non ha nulla di buono per la stabilità dell&#8217;Europa.&#8221; [2]</p>
<p>Nove giorni dopo, il Primo Ministro albanese Berisha ha affermato senza mezzi termini che &#8220;il progetto di unità nazionale di tutti gli albanesi dovrebbe essere un faro per i politici in Albania e in Kosovo.&#8221; Ha detto con enfasi che, &#8220;l’Albania e il Kosovo non devono in alcun modo vedersi come degli Stati esteri.&#8221;[3]</p>
<p>Un commentatore russo ha risposto a questa dichiarazione affermando che &#8220;ogni tentativo di attuare l&#8217;idea di una Grande Albania è simile a quello dell’apertura del vaso di Pandora. Questo potrebbe destabilizzare la situazione nei Balcani e provocare un guerra sul continente, simile a quella della fine degli anni ‘90&#8243;. [4]</p>
<p>Parlando del &#8220;progetto di una cosiddetta Grande Albania, che abbraccia tutti i territori dei Balcani abitati da albanesi, compreso il Kosovo, parti della Macedonia, Montenegro e di molti altri paesi&#8221;, l’analista politico russo Pyotr Iskenderov ha detto che &#8220;la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo e il riconoscimento di questo atto illegale da parte degli Stati Uniti e dei membri chiave dell&#8217;Unione europea, hanno stimolato la realizzazione dell&#8217;idea di una cosiddetta Grande Albania.&#8221;[5]</p>
<p>Anche il resto della Serbia ne è colpita – nella valle di Presevo nel sud della nazione, dove Serbia, Kosovo e Macedonia confinano &#8211; e, analogamente, la Grecia, se dobbiamo credere a un rapporto del 2001. All’epoca, Ali Ahmeti, il fondatore e comandante dell&#8217;UCK, e poi capo del National Liberation Army (DLA), che aveva cominciato a lanciare attacchi mortali contro la Macedonia, dalla sua base nella città di Prizren, in Kosovo, è stato indicato come capo glorioso dell’Esercito di Liberazione di Chameria, nella regione dell&#8217;Epiro, nel nord-ovest della Grecia, un esercito dotato di un impressionante arsenale di armi.</p>
<p>La bandiera nazionale introdotta dal febbraio 2008, contiene un profilo del Kosovo, con sei stelle bianche sopra di esso. Ciò che non è stato riconosciuto, per ovvi motivi, è che le stelle sono chiamate a rappresentare le nazioni con popolazione di etnia albanese come Kosovo, Albania, Serbia, Macedonia, Montenegro e Grecia.</p>
<p>L&#8217;addestramento militare e la capacità di combattimento dei gruppi separatisti e irredentisti pan-albanesi sono aumentati ad un livello superiore, rispetto al passato, grazie ai grandi paesi della NATO. Nel marzo la Kosovo Force guidata dalla NATO (KFOR) ha cominciato a riorganizzare il Corpo di Protezione del Kosovo, che è una copertura dell&#8217;Esercito di liberazione del Kosovo, in un embrionale esercito nazionale, la Forza di Sicurezza del Kosovo, il cui capo di stato maggiore è il tenente generale [Generale di Corpo d’armata] Sylejman Selimi, in transizione diretta dal comando del Corpo di protezione del Kosovo. Un simpatico reportage dello scorso dicembre, ha descritto più precisamente la sua nuova posizione di Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito della Repubblica del Kosovo. [6]</p>
<p>La Forza di Sicurezza in Kosovo (FSK), come il Corpo di Protezione del Kosovo, prima che fosse vantato dai circoli occidentali come una presunta forza di polizia multietnica, non è né etnica, né una forza di polizia, ma un esercito alle prime armi, un esercito che il sedicente presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, a giugno ha definito come &#8220;una forza moderna, che è costruita in conformità con gli standard della NATO&#8221;. [7]</p>
<p>Nello stesso mese, la NATO ha annunciato che l&#8217;esercito prototipo del Kosovo sarebbe stato pronto a settembre, e &#8220;che la NATO dovrebbe aumentare la sua capacità di monitoraggio all&#8217;interno del FSK, al fine di garantirne una migliore efficienza&#8221;. [8]</p>
<p>Una precedente relazione del Kosovo ha dimostrato, inoltre, che le nuove forze armate dell&#8217;entità illegittima sarebbero niente più che un accessorio militare della NATO: &#8220;La forza di sicurezza deve essere addestrata da funzionari dell’esercito inglese, le divise sono state fornite dagli Stati Uniti ed i veicoli sono stati forniti dalla Germania. &#8220;La forza di sicurezza in Kosovo deve essere conforme agli standard della NATO.&#8221; [9]</p>
<p>A febbraio, per tale procedimento, l&#8217;Italia ha annunciato di voler donare 2 milioni di euro e la Germania avrebbe dato 200 veicoli militari per l&#8217;esercito. Il Comandante supremo alleato della NATO in Europa, al momento, il generale John Craddock, ha viaggiato per il Kosovo per iniziare la creazione della Forza di Sicurezza in Kosovo e ha visitato il campo nazionale di addestramento del FSK, a Vucitrn, un viaggio durante il quale ha detto: &#8220;Sono soddisfatto dei progressi fatti fino ad oggi. Alla fine della prima fase di reclutamento, abbiamo 4.900 candidati per 300 posti nell’FSK, in questa prima fase d’arruolamento.” [10]</p>
<p>Nel maggio di quest&#8217;anno, il Ministero della Difesa britannico ha firmato un accordo con le forze di sicurezza del neonato Kosovo, per &#8220;offrire una formazione ai membri del FSK in diverse aree, secondo gli standard della NATO.&#8221;</p>
<p>L&#8217;ambasciatore britannico in Kosovo, Andrew Sparks, avrebbe detto: &#8220;Ci auguriamo che dopo la firma di questo accordo e l&#8217;espansione della nostra cooperazione, il Kosovo riuscirà a diventare un membro della NATO.&#8221; [11]</p>
<p>Con i soldati albanesi cui la NATO ha portato l&#8217;esperienza delle zone di combattimento in Iraq e in Afghanistan, il nuovo esercito in Kosovo sarà, come le forze armate delle altre nuove nazioni della NATO, utilizzato per le guerre all&#8217;estero. Un esempio recente, ad agosto, il capo di stato maggiore generale della Macedonia, il tenente-colonnello generale Miroslav Stojanovski, &#8220;fa notare che più di un quarto dei componenti delle unità che del servizio combattente delle AMR (Forze Armate Macedoni), 1746 soldati, hanno partecipato alle missioni di pace&#8221;, il che significa che sono stati dispiegati dalla NATO. [12] Ma finora sono stati uccisi più soldati macedoni, nel 2001, dalla National Liberation Army, una sigla del KLA, che quelli morti in Afghanistan e in Iraq.</p>
<p>Una relazione informativa del maggio scorso, fornisce ulteriori dettagli sull’ampiezza originale e sull’obiettivo a lungo termine del nuovo esercito in Kosovo: &#8220;Secondo la Costituzione della Repubblica del Kosovo, l&#8217;FSK dovrebbe essere formato da 3000 soldati, 2000 attivi e 1000 di riserva. Essi sono organizzati in base agli standard della NATO. C&#8217;è anche la possibilità del loro impiego all&#8217;estero, garantendo la situazione mondiale in futuro.&#8221; [13]</p>
<p>Quando il nuovo Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha fatto la sua prima visita con tale carica, in Kosovo, nel mese di agosto, per incontrare il Comandante della KFOR, Giuseppe Emilio Gay, il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu, il primo ministro Hashim Thaci e il Ministro della Forza di sicurezza del Kosovo Fehmi Mujota, &#8220;il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha dichiarato che sperava che il Kosovo partecipasse alle operazioni per il mantenimento della pace della NATO all&#8217;estero.&#8221; [14]</p>
<p>L&#8217;Afghanistan è il primo schieramento apparente.</p>
<p>Sei anni prima, Agim Ceku aveva offerto truppe del Corpo di Protezione del Kosovo agli Stati Uniti, per la guerra e l&#8217;occupazione dell’Iraq, come corrispettivo per il mantenimento delle truppe NATO in Kosovo.</p>
<p>La NATO ha dispiegato in Afghanistan, i soldati di nazioni come la Georgia, Azerbaijan, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, per l&#8217;addestramento al combattimento in condizioni realistiche, per poi utilizzarli a casa, una volta rientrati, come è stato ammesso apertamente da parte dei funzionari delle forze armate delle nazioni sopra menzionate. Molte migliaia di soldati provenienti dall’Albania e dal Kosovo, induriti dalle operazioni nella zona di guerra afgana, saranno le formidabili forze che combatteranno nei futuri conflitti nei Balcani.</p>
<p>La distinzione tra le forze armate di Albania e del Kosovo, diventa in gran parte accademica. In agosto, il Primo Ministro albanese Berisha ha rilasciato una dichiarazione inequivocabile, secondo cui &#8220;l&#8217;idea di unità nazionale è fondata sui principi e gli ideali d&#8217;Europa &#8230;. Così è per il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci, e io stesso lavoro per la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono agli albanesi di sentirsi uniti, a prescindere dal luogo in cui vivono&#8221;, aggiungendo che &#8220;non dovrebbe esserci alcuna amministrazione doganale e l&#8217;Albania e il Kosovo non dovrebbero guardarsi come dei paesi stranieri&#8230;&#8221; [15]</p>
<p>L&#8217;Albania è ora membro a pieno titolo della NATO, come l&#8217;alleanza stessa potrebbe essere chiamata a rispondere, se le autorità del Kosovo provocassero uno scontro con i vicini, come la Serbia, e insistendo nel dire che la Macedonia, l&#8217;Albania e il Kosovo non sono &#8220;stranieri&#8221;. Se l&#8217;Albania interviene, in nome del suo &#8220;popolo fratello&#8221;, in un conflitto militare con la non-opposizione dell&#8217;Alleanza, la NATO ne sarà coinvolta ipso facto.</p>
<p>Nel mese di settembre, i ministri degli Esteri della Russia e della Romania hanno espresso serie preoccupazioni per quanto riguarda gli sviluppi relativi al Kosovo. La Romania è uno dei soli tre paesi membri della NATO che non ha riconosciuto l&#8217;indipendenza del Kosovo, gli altri sono la Spagna e la Slovacchia. Tutte e tre le nazioni sono preoccupate del fatto che il precedente del Kosovo contribuirà alla divisione armata del proprio paese.</p>
<p>Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Andrei Nesterenko, ha detto che un &#8220;significativo potenziale conflitto”, persisterà in Kosovo, e che si aspettava che i rappresentanti della comunità internazionale agiscano in modo imparziale, per evitare &#8220;ulteriori provocazioni anti-serbe&#8221;.</p>
<p>Egli ha aggiunto che &#8220;gli eventi della provincia mostrano un significativo potenziale di conflitto resta, e che i più recenti scontri inter-etnici sono stati il risultato della volontà dei cittadini albanesi in Kosovo a comprimere, a tutti i costi, il territorio dell’etnia serba”, e che &#8220;In generale, il problema del Kosovo rimane uno dei problemi più gravi che affliggono la sicurezza regionale.&#8221; [16]</p>
<p>Per nulla intimidita, la NATO ha annunciato il 16 settembre, sul suo sito web della KFOR, che la &#8220;Kosovo Security Force” (FSK) ha acquisito la capacità operativa iniziale (IOC). &#8220;La decisione è stata presa dopo l&#8217;esercitazione ‘Lion Agile’, che è stato il culmine di poco più di sette mesi di duro lavoro della KFOR e della FSK nel reclutare, addestrare ed equipaggiare la forza. Il prossimo obiettivo dell’FSK è quello di raggiungere la piena capacità operativa. La KFOR controllerà e sosterrà questo processo, che dovrebbe richiedere da 2 a 5 anni.&#8221; [17]</p>
<p>Il giorno prima, il nuovo ambasciatore USA in Kosovo, Christopher Dell, aveva firmato il primo accordo interstatale degli Stati Uniti con l&#8217;entità secessionista, dimostrando &#8220;l&#8217;impegno dell&#8217;America per un Kosovo indipendente&#8221;, con Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci. Il presunto presidente Sejdiu ha dichiarato, nell&#8217;occasione: &#8220;Questo accordo alza il livello di cooperazione tra il Kosovo e gli Stati Uniti, non solo attraverso vari organismi degli Stati Uniti e del Kosovo, come è stato fino ad ora.&#8221; [18]</p>
<p>Ciò che l&#8217;estensione del &#8220;Kosovo indipendente&#8221; suggerisce, è stato indicato alla fine di settembre, quando la polizia serba aveva scoperto un nascondiglio di armi di grandi dimensioni, nella vicina valle di Presevo, alla frontiera di Serbia-Kosovo-Macedonia, e che comprendeva &#8220;mitragliatrici, bombe, lanciarazzi, 16 bombe a mano e più di 20 mine e un grosso quantitativo di munizioni&#8221; [19], e più tardi, ai primi di ottobre, quando la polizia di frontiera macedone è stata &#8220;attaccata con armi automatiche, mentre pattugliava il confine con il Kosovo&#8230;&#8221; [20].</p>
<p>Ciò che può essere ugualmente nei depositi, è stato rivelato alla fine del mese scorso, quando la Germania ha espulso il primo dei 12.000 Rom (zingari) che rispedisce con la forza in Kosovo. Verso l&#8217;esclusione, le persecuzioni, gli attentati e la morte. I Rom che restano rischiano di morire nei rifugi, dove la missione dell’amministrazione provvisoria dell&#8217;ONU in Kosovo (UNMIK) li ha abbandonati, dopo l&#8217;assunzione del controllo della provincia da parte della NATO e dell&#8217;UCK, nel giugno 1999.</p>
<p>&#8220;I campi, nei pressi di un complesso minerario e metallurgico chiuso, che ospita scorie di materiali tossici per 100 milioni di tonnellate, sono state considerate come una misura temporanea, dopo che un quartiere, che era stato la casa per 9000 zingari, è stato distrutto dagli albanesi, dopo che le forze di sicurezza serbe avevano lasciato la zona, negli ultimi giorni del conflitto in Kosovo, nel giugno 1999.&#8221;[21]</p>
<p>A poche settimane prima che la Russia aveva avvertito che sta valutando &#8220;fermare la missione dell&#8217;OSCE [Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa] in Kosovo istituito per proteggere i diritti delle comunità etniche inaccettabile&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore russo presso l&#8217;OSCE, Anvar Azimov, ha dichiarato: &#8220;Queste misure, sanzionate da nessuno, sono unilaterali e riguardano l&#8217;attività complessiva del mandato di questa missione.&#8221; [22]</p>
<p>Il 5 Settembre, un notiziario serbo ha riferito che più di 200000 rifugiati provenienti dal Kosovo sono stati registrati in Serbia, comprese l&#8217;etnia serba, Rom, Gorani e altri non-albanesi. Questo numero non comprende coloro che non erano iscritti, coloro che erano fuggiti in altri paesi, come la Macedonia, e quelli cacciati dalle loro case, ma rimasti in Kosovo.</p>
<p>Negli ultimi dieci anni, centinaia di migliaia di abitanti del Kosovo, anche di etnia albanese, sono stati uccisi e cacciati dalla provincia. Organizzazioni Rom hanno stimato che il numero di rom, ashkali ed egiziani colpiti arriva alle sei cifre. Serbi, Gorani, turchi, bosniaci, montenegrini e altre vittime del terrore razziale e dello sterminio in Kosovo si contano anche loro a centinaia di migliaia.</p>
<p>I media occidentali hanno detto regolarmente, ormai da dieci anni, che il Kosovo è per il 90 per cento di etnia albanese. Potrebbe anche essere il caso adesso, dopo un provvedimento del genere su larga scala, ma le cifre di cui sopra confutano che fosse così in precedenza, in una provincia di non più di due milioni di abitanti.</p>
<p>Dopo la prima dichiarazione del Primo Ministro albanese, che il suo paese e il popolo del Kosovo e il suo sono uno solo, il ministro degli Affari esteri della Russia, Sergei Lavrov, ha emesso una condanna su tale dichiarazione e sul forte coinvolgimento dell’occidente: &#8220;Siamo molto preoccupati dalla dichiarazione del Primo Ministro dell&#8217;Albania. Riteniamo che ci dovrebbero essere risposte adeguate alla dichiarazione &#8211; in primo luogo, dall&#8217;UE e anche dalla NATO. Non abbiamo avuto tali reazioni. Ci auguriamo che, nonostante il fatto che non ci siano dichiarazioni pubbliche provenienti dalle capitali europee, i negoziati con le autorità albanesi siano in corso.” [23]</p>
<p>&#8220;Mosca è preoccupata per le dichiarazioni di Tirana sull&#8217;’unità essenziale di tutti gli albanesi&#8217;.&#8221;[24]</p>
<p>A meno che i commenti di Lavrov siano state rigorosamente retoriche, si dovrà aspettare molto tempo prima che i leader di Stati Uniti, NATO e UE facciano qualche dichiarazione, molto meno critiche, sulle affermazioni di Berisha e delle sue controparti in Kosovo e in Macedonia, per una unica Grande Albania (o Grande Kosovo). Le nazioni della NATO hanno armato, addestrato e dotato di supporto logistico l&#8217;Esercito di Liberazione del Kosovo, nella sua guerra contro le forze di sicurezza serbe e jugoslave alla fine degli anni ‘90, sono entrati fianco a fianco con l’UCK in Kosovo e l’hanno istituzionalizzato come Corpo di Protezione del Kosovo, nello stesso anno; hanno sottratto l’Esercito di liberazione nazionale da una pesante sconfitta da parte dell&#8217;esercito macedone, nel 2001; l’hanno ricreato quest’anno, come nucleo di un futuro esercito nazionale del Kosovo, la Forza di Sicurezza nel Kosovo, e l’anno scorso hanno riconosciuto la dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo, guidata dal ex leader del KLA, Hashim Thaci.</p>
<p>Non vi è alcuna ragione di credere che Washington e Bruxelles abbandoneranno ora i loro clienti e il loro progetto di sovversione e mutilazione di quattro paesi confinanti, per creare un esteso super-stato Albania-Kosovo etnicamente pulito, in preda alla criminalità, mentre quest&#8217;ultimo si avvicina alla sua attuazione.</p>
<p>Il 6 ottobre, Berisha è stato a Pristina, capitale del Kosovo, &#8220;a firmare una serie di accordi. Secondo [Berisha], il suo governo lavorerà per completare i progetti di infrastruttura che prevedono l&#8217;unificazione dei sistemi economici di Albania e Kosovo, la creazione di vie di comunicazione per il trasporto merci e prevede la migrazione economica della popolazione.” [25]</p>
<p>Un rapporto di fonte italiane della visita, ha detto che &#8220;l&#8217;Albania ha anche ceduto al Kosovo il porto adriatico di Shendjin (Shengjin), dando ak nuovo Stato indipendente uno sbocco sul mare&#8221;. [26]</p>
<p>Nelle parole di Berisha, &#8220;il porto di Shengjin è ora l’accesso sul Mare del Kosovo.&#8221; [27] L&#8217;accesso al mare Adriatico che la Serbia non ha più dal crollo dell&#8217;Unione di Serbia e Montenegro, di tre anni fa.</p>
<p>La sua controparte, l’ex capocosca Hashim Thaci, ha fatto eco alla dichiarazione precedente del suo invitato, dicendo: &#8220;Gli albanesi vivono in molti paesi, ma siamo una nazione. I paesi della regione hanno due paesi amici nel Kosovo e nell’Albania, paesi partner per la cooperazione, la pace e la stabilità degli investimenti nella regione e per l&#8217;integrazione europea&#8221;. [28]</p>
<p>Il primo ministro albanese è stato citato, sul sito web del Presidente del Kosovo, il 7 ottobre, promettendo che &#8220;l&#8217;Albania dovrà assistere il Kosovo in ogni modo possibile. L’Albania è determinata a rinnovare, nel modo più veloce possibile, tutte i suoi collegamenti infrastrutturali con il Kosovo. Nei prossimi quattro anni, la costruzione dell’autostrada Qafe Morine-Scutari è stata completata e darà al Kosovo occidentale un veloce accesso al mare l&#8217;anno prossimo, il mio governo attuerà uno studio di fattibilità per sviluppare il progetto di una ferrovia Albania-Kosovo. Molte altre linee ed infrastrutture sono e saranno costruite.” [29]</p>
<p>Berisha ha incontrato anche il comandante della Kosovo Force (KFOR), il tenente generale tedesco Markus Bentler e ha detto: &#8220;Le truppe albanesi potrebbero far parte della KFOR&#8221;, prima di deporre una corona sulla tomba di Adem Jashari, il primo comandante del KLA. [30]</p>
<p>Il giorno prima della riunione Berisha-Thaci a Pristina, l’accomodante governo del presidente serbo Boris Tadic e del ministro degli Esteri, Vuk Jeremic, si sono dichiarati concordi sulle ragioni per cui le intenzioni della NATO e le intenzioni della comunità Pan-albanese nella regione hanno incontrato poca opposizione. Jeremic, pur dichiarando nella forma che la sua nazione non aderirà alla NATO, nel futuro immediato, (anche se ha aderito al programma di transizione del Partenariato per la Pace) ha dichiarato: &#8220;Continuiamo la stretta collaborazione, perché che la NATO è il fattore più importante per garantire la sicurezza nel mondo&#8221;.</p>
<p>Un sito d’informazioni russo, riferendo di questa affermazione, ha ricordato ai suoi lettori che &#8220;nel 1999 le forze aeree della NATO hanno bombardato Belgrado e altre città della Serbia, per sostenere il separatismo albanese in Kosovo. E più di 3000 serbi sono morti e decine di migliaia di persone sono state ferite. La NATO promuove anche la separazione del Kosovo dalla Serbia&#8230;&#8221; [31]</p>
<p>Alla fine del mese scorso l&#8217;ammiraglio statunitense James Stavridis, capo del Comando Europeo degli USA e Comandante supremo alleato della NATO in Europa, ha partecipato alla riunione sulla Carta Atlantica, che Washington ha firmato con l&#8217;Albania, Macedonia, Croazia, Bosnia e Montenegro nel 2003, di fatto tutti i Balcani, per prepararli all’adesione alla NATO. Stavridis, poi, è partito per la Croazia, per supervisionare le manovre militari multinazionali ‘Jackal Stone 09’, il cui scopo è &#8220;migliorare con successo le capacità dei partecipanti nel condurre operazioni di contro-insurrezione.&#8221;</p>
<p>Co-organizzato dallo Special Operations Command Europe degli Stati Uniti, il comandante di quest&#8217;ultimo, il generale Frank Kisner, ha elogiato il successo di tale operazione: &#8220;Questa programmazione ininterrotta ha riunito i rappresentanti di 10 nazioni e ha permesso loro di eseguire efficacemente una moltitudine di compiti in aria, terra e mare.” [32]</p>
<p>‘Jackal Stone 09’ è stata la prima esercitazione militare condotta in Croazia, dopo la sua adesione alla NATO, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno. Funzionari degli Stati Uniti e della NATO hanno ripetutamente detto che dopo la Croazia e l&#8217;Albania, la Macedonia, la Bosnia e il Montenegro saranno i primi a divenirne membri a pieno titolo, e che la Serbia e il Kosovo sarebbero stato i prossimi.</p>
<p>Il 2 ottobre, la Bosnia ha presentato al Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, una richiesta formale per un piano d&#8217;azione d&#8217;adesione alla NATO; una domanda de facto per una piena adesione. Rasmussen ha detto, &#8220;Credo che questa domanda sia la strada migliore per una stabilità durevole nell&#8217;area euro-atlantica. E’ la mia visione, vedere tutti i paesi dei Balcani occidentali integrarsi nella NATO.&#8221; [33]</p>
<p>La NATO ha usato vari pretesti per l’intervento militare nei Balcani, nel corso degli ultimi quindici anni, molte di queste scuse erano contraddittorie, come il Kosovo contro la Repubblica serba di Bosnia e con il Kosovo nel suo insieme contro il nord di Kosovska Mitrovica. La sua intenzione, tuttavia, non è cambiata e rimane: assorbire ogni nazione e pseudo-nazione della regione nei suoi ranghi, e reclutare nuovi membri e partner per le sue guerre più lontane.</p>
<p>Il separatismo armato è stato lo strumento utilizzato per avviare la distruzione della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia nel 1992, un processo che ha frammentato questa nazione nelle sue sei repubbliche costituenti quella federale, e nel caso del Kosovo, una provincia strappata a un’ex-repubblica.</p>
<p>Ma la revisione dei confini nazionali, con le perturbazioni e le violenze che comporta inevitabilmente, non è completa.</p>
<p>Il Kosovo è senza dubbio un vaso di Pandora, in fondo a cui non ci attende, necessariamente, la speranza. Resta una scintilla potenziale, in grado di aumentare il pericolo, come osservato in precedenza, di &#8220;destabilizzare la situazione nei Balcani e di scatenare una guerra sul continente, simile a quella della fine degli anni ‘90&#8243;.</p>
<p>Note</p>
<p>1) Wikipedia</p>
<p>2) Black Sea Press, August 6, 2009</p>
<p>3) Voice of Russia, August 20, 2009 3</p>
<p>4) Ibid</p>
<p>5) Ibid</p>
<p>6) New Kosova Report, December 20, 2009</p>
<p>7) Kosovo Times, June 9, 2009</p>
<p> <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Kosovo Times, June 8, 2009</p>
<p>9) Kosovo Times, May 27, 2009</p>
<p>10) NATO, Supreme Headquarters Allied Powers Europe, February 18, 2009</p>
<p>11) Southeast European Times, May 21, 2009</p>
<p>12) Makfax, August 17, 2009</p>
<p>13) New Kosova Report, May 20, 2009</p>
<p>14) Focus News Agency, August 13, 2009</p>
<p>15) Sofia News Agency.</p>
<p>16) Tanjug News Agency, September 4, 2009</p>
<p>17) NATO, Kosovo Force, September 16, 2009</p>
<p>18) Beta News Agency, September 15, 2009</p>
<p>19) Tanjug News Agency, September 23, 2009</p>
<p>20) Makfax, October 2, 2009</p>
<p>21) Washington Times, May 3, 2009</p>
<p>22) FoNet, September 11, 2009</p>
<p>23) Russia Today, October 5, 2009</p>
<p>24) Voice of Russia, October 6, 2009</p>
<p>25) Ibid</p>
<p>26) ADN Kronos International, October 6, 2009</p>
<p>27) B92, October 6, 2009</p>
<p>28) B92, Beta News Agency, Tanjug News Agency, October 6, 2009</p>
<p>29) President of the Republic of Kosovo, October 7, 2009</p>
<p>30) Beta News Agency, October 7, 2009</p>
<p>31) Voice of Russia, October 5, 2009</p>
<p>32) United States European Command, September 28, 2009</p>
<p>33) NATO, October 2, 2009</p>
<p> Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Στις 26 Οκτωβρίου ξεκινά η δίκη του Ράντοβαν Κάρατζιτς από το ICTY - in.gr]]></title>
<link>http://christiannaloupa.wordpress.com/2009/10/16/%cf%83%cf%84%ce%b9%cf%82-26-%ce%bf%ce%ba%cf%84%cf%89%ce%b2%cf%81%ce%af%ce%bf%cf%85-%ce%be%ce%b5%ce%ba%ce%b9%ce%bd%ce%ac-%ce%b7-%ce%b4%ce%af%ce%ba%ce%b7-%cf%84%ce%bf%cf%85-%cf%81%ce%ac%ce%bd%cf%84/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 11:47:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>christiannaloupa</dc:creator>
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<description><![CDATA[Οριστικοποιήθηκε η ημερομηνία ΑΠΕ Συμφωνία ασυλίας με τον Ρ.Χόλμπρουκ επικαλείται ο Ρ.Κάρατζιτς (φωτ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong></strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="3" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td>Οριστικοποιήθηκε η ημερομηνία</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<div><img src="http://assets.in.gr/dGenesis/assets/Content5/Photo/1064118_b.jpg" border="0" alt="" width="358" /><br />
<span style="color:#666666;font-size:x-small;">ΑΠΕ</span></div>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">Συμφωνία ασυλίας με τον Ρ.Χόλμπρουκ επικαλείται ο Ρ.Κάρατζιτς (φωτ.)</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong><strong>Χάγη</strong><em> </em></strong><br />
<em></em></td>
<td align="right"><a href="http://christiannaloupa.wordpress.com/wp-admin/mail.asp?lngEntityID=1064118&#38;lngDtrID=245"><img src="http://www.in.gr/news/images/-email.gif" border="0" alt="Στείλε το άρθρο με email" width="17" height="13" /></a><a href="http://christiannaloupa.wordpress.com/wp-admin/print.asp?lngEntityID=1064118&#38;lngDtrID=245"><img src="http://www.in.gr/news/images/-print.gif" border="0" alt="Τύπωσε το άρθρο" width="17" height="13" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="1" width="150" align="right">
<tbody>
<tr>
<td>
<table style="background-color:#ffffff;border:#336699 1px solid;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="3" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#eaeaea">Προηγούμενο άρθρο:</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><a href="http://christiannaloupa.wordpress.com/wp-admin/article.asp?lngEntityID=1063559">Απερρίφθη από το ICTY η έφεση Κάρατζιτς περί δικαστικής ασυλίας (13/10/2009)</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Για τις 26 Οκτωβρίου ορίστηκε η έναρξη της δίκης του πρώην ηγέτη των Σερβοβοσνίων Ράντοβαν Κάρατζιτς, ο οποίος κατηγορείται για εγκλήματα πολέμου, εγκλήματα κατά της ανθρωπότητας και γενοκτονία.</p>
<p>«Η δίκη θα ξεκινήσει τη Δευτέρα 26 Οκτωβρίου στις 9:00 π.μ.» ανακοίνωσε ο δικαστής Ο-Γκον Κον.</p>
<p>Η έναρξη της διαδικασίας, που προβλέπεται να διαρκέσει δύο χρόνια, αρχικά είχε οριστεί για τις 19 Οκτωβρίου και στη συνέχεια είχε αναβληθεί για την 21η Οκτωβρίου.</p>
<p>Πριν λίγες ημέρες, το Διεθνές Ποινικό Δικαστήριο για την πρώην Γιουγκοσλαβία απέρριψε την έφεση που είχε καταθέσει ο Ρ.Κάρατζιτς ζητώντας να αποσυρθεί το εις βάρος του κατηγορητήριο, επικαλούμενος συμφωνία περί δικαστικής ασυλίας που είχε συνάψει τη δεκαετία του &#8216;90 με τον τότε Αμερικανό απεσταλμένο στην περιοχή Ρίτσαρντ Χόλμπρουκ.</p>
<p>Στην απόφαση του ICTY υπογραμμίζεται ότι τυχόν συμφωνία περί ασυλίας μεταξύ των Ράντοβαν Κάρατζιτς και Ρίτσαρντ Χόλμπρουκ δεν «δεσμεύει το Δικαστήριο».  Από την πλευρά του, ο Ρ.Χόλμπρουκ έχει αρνηθεί ότι υπήρξε συμφωνία.</p>
<p><em><strong>Newsroom ΔΟΛ</strong>, με πληροφορίες από ΑΠΕ/Reuters/Γαλλικό</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Jugoslavia]]></title>
<link>http://supernut.wordpress.com/2009/10/13/jugoslavia/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 09:59:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>supernut</dc:creator>
<guid>http://supernut.wordpress.com/2009/10/13/jugoslavia/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Novsky, una possibile biografia]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/10/08/novsky-una-possibile-biografia/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 23:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
<guid>http://anothereurope.wordpress.com/2009/10/08/novsky-una-possibile-biografia/</guid>
<description><![CDATA[Novsky fu uno degli pseudonimi di un rivoluzionario russo arrestato almeno 13 volte. Prima che Danil]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Novsky fu uno degli pseudonimi di un rivoluzionario russo arrestato almeno 13 volte.</p>
<p>Prima che Danilo Kiš ne scrivesse in <em>Una tomba per Boris Davidovič</em>, Novsky non era nemmeno quello, non era nessuno: non compariva tra le 246 biografie e autobiografie autorizzate di rivoluzionari del dizionario enciclopedico Granat, non aveva nome, non aveva volto, non aveva voce.</p>
<p>Anche Kiš, del resto, non era nessuno: di origine ungaro-ceco-ebraica, scriveva in serbo-croato, in cui lasciava entrare naturali infiltrazioni ungheresi e francesi (&#8220;Quando mi siedo per scrivere, spesso trovo una parola ungherese oppure francese per quello che dovrei dire in serbo. Le espressioni ungheresi sono, ad esempio, una sorta di piccole sorprese per il lettore, anche se i miei libri vengono letti in traduzione inglese o francese. Desidero far loro questo piacere, far loro provare una gioia simile a quella che provavo io quando nei testi degli scrittori jugoslavi mi imbattevo in parole ungheresi &#8211; in Krleža, per esempio&#8221;) e si definiva a volte &#8220;uno scrittore bastardo, arrivato dal nulla&#8221;, a volte uno scrittore jugoslavo, cioè di un Paese che non c&#8217;è più, che forse nemmeno allora c&#8217;era e che forse non c&#8217;è mai stato.</p>
<p>A 33 anni dalla pubblicazione del libro di Kiš, metto qui in fila un po&#8217; di date, di luoghi, di nomi e di fatti, non allo scopo di smontarne l&#8217;opera, anche se uno degli inevitabili effetti sarà proprio questo, ma solo nel tentativo di ripercorrerla nel modo più semplice possibile a partire da un racconto &#8220;nato nel dubbio e nell&#8217;incertezza&#8221;, che &#8220;per raggiungere la verità di cui sognava l&#8217;autore&#8221; avrebbe dovuto essere raccontato &#8220;in rumeno, ungherese, ucraino o in yiddish&#8221; e che invece è stato scritto in serbo-croato e che io ho letto in francese. In un caso come questo, pur nella consapevolezza di rimanere nel dubbio e nell&#8217;incertezza, nemmeno mettere ordine a date e luoghi aiuta ad avvicinarsi alla verità, dato che molti degli eventi sono così vicini nel tempo al punto da quasi toccarsi, sovrapporsi e confondersi: dopo diversi rimaneggiamenti di alcuni passi della sequenza temporale, ho concretamente visto che era impossibile. La sequenza proposta, la biografia di Novsky proposta, è quindi solo una di quelle possibili e gli errori di translitterazione dei nomi, nel passaggio tra una lingua e l&#8217;altra, molto probabili.</p>
<p>Negli archivi dell&#8217;Okhrana, Novsky ha tre date di nascita, il 1891, il 1893 e il 1896.</p>
<p>A quattro anni sa leggere e scrivere.</p>
<p>A nove fa lo scrivano pubblico con suo padre al caffè Saratov, a fianco del mercato ebraico. La sera, sua madre gli legge il Libro dei Salmi.</p>
<p>A tredici anni, sotto l&#8217;influsso de l&#8217;Anticristo di Solov&#8217;ëv, scappa di casa.</p>
<p>Ricondotto a casa dalla polizia, si mette a fare il venditore al mercato: vende bottiglie vuote per due copechi, poi tabacco di contrabbando, cerini e limoni.</p>
<p>A quattordici anni, lavora come apprendista in una macelleria, dove prepara carne kosher.</p>
<p>A quindici anni e mezzo, lava i piatti e i samovar al caffè Saratov.</p>
<p>A sedici anni lavora nell&#8217;arsenale di Pavlograd (Ucraina orientale).</p>
<p>A diciassette anni fa il portuale a Riga. Durante gli scioperi legge Leonid Andreev e Scheller-Mikhailov.</p>
<p>Sempre a diciassette anni, lavora in una fabbrica di scatole e imballaggi Theodore Kibel per cinque copechi al giorno.</p>
<p>Nella primavera del 1912 è a Pietrogrado col nome di Zemljanikov, un giovane ingegnere responsabile della posa e dell&#8217;installazione dei cavi elettrici. Frequenta l&#8217;alta società, fa colpo sulle donne, in particolare su Maria Gregorovna Popko, ma abbandona tutti gli incontri mondani ogni sera alle 10 precise.</p>
<p>Maria Gregorovna Popko è certa di riconoscerlo nella via Stolpinska, in un gruppo di prigionieri intirizziti ed affamati.</p>
<p>Di ritorno da uno dei suoi viaggi all&#8217;estero, da Berlino in particolare, la polizia di frontiera gli trova nella valigia 50 browning di fabbricazione tedesca.</p>
<p>Solo vent&#8217;anni dopo, attraverso gli archivi dell&#8217;Okhrana, si scoprirà che oltre alle browning aveva introdotto in Russia, in tre viaggi, esplosivi e armi, che aveva organizzato e partecipato alla famosa espropriazione del furgone postale, grazie alla quale i rivoluzionari poterono contare su qualche milione di rubli, che aveva pubblicato clandestinamente L&#8217;Alba d&#8217;Oriente, che aveva costruito bombe e organizzato attentati spettacolari, tra cui quello contro il governatore von Launitz, e che era evaso più volte, una volta attraverso un buco nella cella, una volta durante il bagno vestendo i panni del sorvegliante, rimasto nudo, e passando la frontiera vestito da viaggiatore di commercio lungo il percorso dei contrabbandieri di Vilkomirski.</p>
<p>Simulando di essere pazzo, è poi in mezzo a pazzi furiosi all&#8217;ospedale psichiatrico di Malinovski, da cui fugge in bicicletta per Batum (oggi Batumi, sul mar Nero, in Georgia).</p>
<p>Nel febbraio del 1913 è a Baku come aiuto meccanico su una locomotiva.</p>
<p>Nel settembre del 1913 si imbarca su un cargo, nascosto tra tonnellate di uova.</p>
<p>Nello stesso mese è tra i protagonisti dello sciopero della fabbrica di carte da parati d&#8217;Ivanovo-Vosnesenk (oggi Ivanovo, a trecento chilometri a nordest di Mosca).</p>
<p>Nello stesso mese arriva, via Costantinopoli, a Parigi.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre del 1913 è con gli organizzatori delle manifestazioni di piazza di Pietrogrado.</p>
<p>In fuga dalla polizia, dorme per mesi tra i clochards nei bagni municipali in ristrutturazione. Il suo nome all&#8217;epoca è Bezrabotni.</p>
<p>Nella primavera del 1914, col nome di Novsky, quello del guardiano di notte dei bagni, e con i ferri ai piedi, è nella prigione centrale di Vladimir (città a 190 chilometri a nordest da Mosca).</p>
<p>È poi a Narim (vicino a Tomsk, in Siberia), da cui fugge in barca.</p>
<p>Nel giugno del 1914, col nome di Jacov Mauzer, è di nuovo condannato a sei anni per aver organizzato una società segreta terrorista.</p>
<p>Passa tre mesi nella prigione di Tomsk. Legge Antonio Labriola.</p>
<p>Prima della dichiarazione di guerra è a Parigi. Passa le giornate alla biblioteca russa di rue des Gobelins e al museo Guimet, dove studia filosofia della storia e della religione. La sera è alla Rotonde, a Montparnasse. Lavora per il sindacato dei cappellai ebrei di Francia.</p>
<p>Alla dichiarazione di guerra, lascia Parigi e va nei dintorni di Montpellier, dove la polizia lo arresta durante la vendemmia, con un canestro d&#8217;uva in braccio.</p>
<p>È espulso o fugge &#8211; non si sa bene &#8211; a Berlino, dove collabora alla <em>Neue Zeitung</em> e alla <em>Leipziger Volkszeitung</em> con gli pseudonimi di B.N. Dolski, Parabellum, Victor Tverdokhlebov Proletarski, N.L. Davidovič.</p>
<p>Nell&#8217;autunno del 1917 è a Davos, dove si cura i nervi e i polmoni. Il dottor Grinwald, nel corso di una cena, per rompere il silenzio imbarazzante piombato, durante una conversazione avviata a partire dal tempo e poi passata alla musica e alla morte, dice: &#8220;A Pietroburgo c&#8217;è una rivoluzione&#8221;. Pausa. Risponde Novsky: &#8220;Scusi, dove ha preso questa notizia?&#8221; Novsky non aspetta il caffè per lasciare precipitosamente la Svizzera.</p>
<p>È tra gli internazionalisti e tra i militanti della pace di Brest-Litovsk.</p>
<p>Nel febbraio del 1918 è tra i campi di grano di Tula (190 chilometri a sud di Mosca), Tambov (480 chilometri a sudest di Mosca) e Orel (360 chilometri a sud-ovest di Mosca), sulla riva del Volga, a Kharkov (sud-est dell&#8217;Ucraina), da dove, sotto la sua sorveglianza di commissario, i convogli di grano partono per Mosca.</p>
<p>Nel maggio del 1919 è franco tiratore nelle retrovie dell&#8217;esercito di Denikin.</p>
<p>Nel settembre dello stesso anno è sulla torpediniera Spartak in ricognizione verso Ravel, che riesce a raggiungere Kronštadt<strong> </strong>(sull&#8217;isola di Kotlin, nel golfo di Finlandia, a 20 chilometri da San Pietroburgo) col favore del buio nonostante una collisione con una nave inglese. È una donna, Zinaida Mikhailovna Maisner, che, con l&#8217;aiuto di fanali, conduce con successo le discussioni con la nave inglese.</p>
<p>Il 27 dicembre del 1919, sulla torpediniera Spartak, si sposa con Zinaida Mikhailovna Maisner.</p>
<p>Nel 1920 lotta contro gli emiri dispotici insorti del Turkestan.</p>
<p>Nel maggio del 1921 il matrimonio finisce in occasione di un viaggio all&#8217;estero della moglie, che si lega al diplomatico A. D. Karamazov.</p>
<p>Nell&#8217;estate del 1921 è responsabile della liquidazione del banditismo nella regione di Tambov. Rimane ferito al volto da un colpo di sciabola o di coltello.</p>
<p>È alla tavola presidenziale del Congresso dei Popoli d&#8217;Oriente.</p>
<p>È commissario politico al comitato direzionale rivoluzionario della flotta per la regione del Caucaso-Caspio.</p>
<p>È membro della stato maggiore dell&#8217;artiglieria dell&#8217;Armata Rossa.</p>
<p>È diplomatico in Afghanistan ed Estonia.</p>
<p>Alla fine del 1924 fa parte della delegazione russa a Londra. È invitato dai sindacati londinesi al congresso di Hull.</p>
<p>Nell&#8217;agosto del 1928 Zinaida Mikhailovna Maisner muore in Persia di malaria. Non ha neanche trent&#8217;anni.</p>
<p>In Khazakstan è delegato del commissariato del popolo per le Poste e Comunicazioni, l&#8217;ultimo mestiere noto.</p>
<p>Il 23 dicembre 1930, alle due del mattino, viene arrestato. Non oppone resistenza. Messo a confronto con I. S. Reinhold, che aveva confessato di aver compiuto degli atti di sabotaggio economico per conto degli inglesi, nega di conoscerlo.</p>
<p>Quindici giorni dopo l&#8217;arresto, rifiuta panini e sigarette offertigli dall&#8217;ispettore Fedukin e chiede in cambio carta e penna.</p>
<p>Il giorno dopo viene condotto a Suzdal (a nord-est di Mosca, a 20 chilometri da Vladimir), dove viene rinchiuso in una cella di pietra umida chiamata nicchia.</p>
<p>Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio del 1931, viene condotto fuori dalla cella.</p>
<blockquote><p>Due guardie condussero Novsky sostenendolo da entrambi i lati lungo la scala mal illuminata che sprofondava vertiginosamente verso le profondità, verso il terzo livello sotterraneo della prigione. La stanza nella quale fu condotto era illuminata da una sola lampadina nuda che pendeva dal soffitto. Le guardie lasciarono Novsky e lui barcollò. Sentì la porta di ferro chiudersi alle sue spalle, ma, all&#8217;inizio, non fu in grado di distinguere nulla a parte la luce che tagliava dolorosamente la coscienza. Poi la porta si aprì di nuovo, e le stesse guardie, precedute questa volta da Fedukin, introdussero un giovane e lo piantarono ad un metro da Novsky. Novsky pensò che si trattasse ancora una volta di un finto confronto, uno tra i tanti, serrò ostinatamente le mascelle sdentate e, in uno sforzo doloroso, aprì le palpebre gonfie per esaminare il giovane. Si aspettava di scoprire ancora una volta un morto dagli occhi spenti (come Reinhold), ma con un tremito vicino al presentimento, vide davanti a sé degli occhi giovani e vivi, pieni di un terrore umano, <em>assolutamente umano</em>. Il giovane era a torso nudo e Novski, colto da sorpresa e da spavento davanti a questo sconosciuto, comprese che il corpo muscoloso del giovane non aveva neanche un livido, neanche una ferita, che la sua pelle scura e sana non era ancora toccata dalla putrefazione. Ma quello che lo stupì e lo spaventò di più, era questo sguardo di cui non poteva indovinare il significato, questo gioco sconosciuto nel quale era trascinato quando già pensava che tutto fosse finito, <em>il meglio possibile</em>. Poteva presagire quello che stava preparando l&#8217;intuizione geniale e demoniaca di Fedukin? Fedukin si teneva dietro di lui, invisibile ma presente, muto, il respiro trattenuto, lasciandolo indovinare da solo, farsi invadere dall&#8217;orrore di questi pensieri, per potere, nel momento in cui il dubbio genera l&#8217;orrore, sussurrargli che <em>era impossibile</em>, sputargli la verità in faccia, una verità più dura della pallottola salvatrice che avrebbe potuto trovarsi nella nuca.</p></blockquote>
<blockquote><p>Nell&#8217;istante stesso in cui il dubbio che genera l&#8217;orrore sussurrò a Novsky che era impossibile, si fece sentire la voce di Fedukin:&#8221;Se Novsky non confessa, ti uccideremo&#8221;. Il viso del giovane si deformò per l&#8217;orrore, e cadde in ginocchio davanti a Novsky. Questi chiuse gli occhi ma non riuscì, a causa delle manette, a tapparsi le orecchie per non sentire le suppliche del giovane, le sue esortazioni che, come per miracolo, cominciarono a far vacillare il muro della sua decisione e a minare la sua volontà. Il giovane lo supplicava con una voce tremante, rotta, di confessare <em>in nome della sua vita</em>. Novsky sentì bene le guardie caricare le loro pistole. Dietro alle sue palpebre chiuse, nello stesso momento della coscienza del dolore e del disastro presentito, nacque l&#8217;odio, perché aveva avuto il tempo di comprendere che Fedukin gli aveva dato scacco e aveva deciso di distruggerlo là dove si sentiva più forte: nel suo egoismo; perché era giunto al pensiero pericoloso che suggerisce la vanità dell&#8217;esperienza personale e della sofferenza, era ancora una scelta morale; il genio intuitivo di Fedukin aveva previsto anche che una tale attitudine testimoniava una scelta che non escludeva dunque la moralità, al contrario. I revolver avevano sicuramente un silenziatore, perché Novsky avvertì a malapena il colpo. Quando riaprì gli occhi, il giovane giaceva davanti a lui, nel sangue, il cranio fracassato.</p></blockquote>
<p>Le 24 ore uccessive, Fedukin lascia Novsky da solo nella sua cella, ben sorvegliato.</p>
<p>Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio, la scena si ripete, esattamente come la notte precedente. Solo il giovane che gli viene portato dinnanzi è un po&#8217; diverso. Il resto, compreso il finale, resta identico.</p>
<p>Seguono settimane dedicate alla stesura della confessione, un cambio di accusa, un tentativo di suicidio, una camicia di forza, confronti con altri testimoni rei confessi pronti a dichiarare che Novsky aveva lavorato per gli inglesi e i tedeschi, un altro tentativo di suicidio, un salvataggio in extremis, alimentazioni artificiali, ancora confronti, il processo, la difesa dalle accuse provenienti da ambienti sindacali e stampa emigrata che considerano Novsky un agente provocatore, la richiesta, da parte dello stesso imputato, della pena di morte. Gli viene negata e commutata in esilio.</p>
<p>Malato, con delle mascelle artificiali e denti d&#8217;acciaio, probabilmente per la rottura dei denti avvenuta durante l&#8217;ultima esperienza carceraria, è nella provincia di Turgai (parte centrale dell&#8217;attuale Kazakhstan), in attesa della morte.</p>
<p>Nell&#8217;inverno del 1937 viene arrestato di nuovo.</p>
<p>Di lui si sa ancora che scappa da un campo siberiano, a Norilsk, durante una tempesta glaciale.</p>
<p>Il 21 novembre del 1937, dopo tre giorni di ricerche, viene individuato in una fonderia. Quel giorno non si fa prendere: alle quattro del pomeriggio del 21 novembre del 1937 Novsky si lancia nella massa fondente.</p>
<p><strong>Un tombeau pour Boris Davidovitch. Sept chapitres d&#8217;une même histoire, Danilo Kiš</strong>. Traduit du serbo-croate par Pascale Delpech, Gallimard 2007.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cartolina da Belgrado]]></title>
<link>http://rosariopipolo.wordpress.com/2009/09/28/viaggio-a-belgrado-in-serbia/</link>
<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 05:00:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rosario Pipolo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Belgrado guarda avanti. Niente pregiudizi e Tito resta solo un ricordo, nel rimpianto delle vecchie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-3284" title="Belgrado by night" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/09/beograd500.jpg" alt="Belgrado by night" width="500" height="200" /></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2813" title="Rosario Pipolo" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/07/rosarioavatar.jpg" alt="Rosario Pipolo" width="70" height="70" />Belgrado</strong> guarda avanti. Niente pregiudizi e <strong>Tito</strong> resta solo un ricordo, nel rimpianto delle vecchie generazioni. La tomba del didattore icona della ex Jugoslavia è lontana dal centro, alle porte di un parco semi abbandonato. Vi arrivo dopo un&#8217;ora di cammino e scopro che c&#8217;è un biglietto da pagare. Rimprovero la guardia: &#8220;Non vi vergognate? Cosa direbbe il vecchio Tito se sapesse che avete trasformato la sua tomba in un&#8217;attrazione tustica?&#8221;. Mi fanno entrare. Il centro della capitale della<strong> Serbia</strong> è in pieno movimento a qualsiasi ora del giorno e le bombe della Nato sembrano roba di altri tempi. Passeggiare di sera sulle rive del Danubio è rilassante. Meglio mettere da parte i pregiudizi in materia di &#8220;sicurezza&#8221; e non fare figuracce: <em>&#8220;L&#8217;anno scorso siamo stati a Milano e di notte è davvero pericolosa&#8221;,</em> replica una giovane coppia serba. Belgrado ha l&#8217;aria di capitale sempre, anche quando ti mimetizzi talmente da dimenticare che sei un viaggiatore di passaggio. Di <strong>Emir Kusturica </strong>si parla poco, forse per i suoi giudizi audaci su fatti e luoghi. Mi sono portato come souvenir quasi tutti gli album di <strong>Goran Bregovic</strong> con una curiosa scoperta: non sapevo che avesse fatto parte dei Bijelo Dugme, il gruppo rock di punta dell&#8217;Jugoslavia che si è ispirato ai Led Zeppelin e ai Black Sabbath. Gli imprevisti capitano quando meno te lo aspetti, anche alla fine del viaggio. Sul treno del ritorno che mi riportava verso l&#8217;Italia, ero in bagno (mi scappava la pipì!) proprio mentre hanno fatto i controlli doganali. La polizia serba mi ha scambiato per un profugo italiano e non mi riconosceva dal passaporto. Saranno stati i cd di Bregovic a farli cambiare idea? La prossima volta è meglio farsela sotto!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La pioggia di sangue]]></title>
<link>http://mimmasuraci.wordpress.com/2009/09/24/la-pioggia-di-sangue/</link>
<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 13:59:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>mimmasuraci</dc:creator>
<guid>http://mimmasuraci.wordpress.com/2009/09/24/la-pioggia-di-sangue/</guid>
<description><![CDATA[La pioggia di sangue Se è all’inferno che sono destinato, non preoccupatevi per me che già ci sono s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La pioggia di sangue</strong></p>
<p>Se è all’inferno che sono destinato,<br />
non preoccupatevi per me<br />
che già ci sono stato!<br />
Oggi ti vedo triste e preoccupata.<br />
In silenzio ti osservo,<br />
da quando sei entrata.<br />
Gli occhi tristi, il mento sulle mani,<br />
forse cerchi le parole per dirmi<br />
che per me non c’è domani.<br />
Per distrarti<br />
Faccio anche il buffone.<br />
Diventi rossa,<br />
a stento trattieni il tuo magone.<br />
Cosa ha oggi la mia nipote preferita?<br />
Tu mi rispondi:<br />
sono stanca della vita!<br />
E’ giunta l’ora che non avrei voluto mai<br />
di raccontarti una storia che non sai.<br />
C’è un isola deserta<br />
in mezzo al lare.<br />
Io ne conosco il nome,<br />
ma non ti dirò quale.<br />
C’è un isola<br />
Che ricorderò in eterno.<br />
E’ l’isola del male.<br />
E la chiamerò Inferno.<br />
In fila indiana ci hanno accompagnati<br />
con pugni e calci ci hanno massacrati.<br />
Alzammo gli occhi per guardare i nemici.<br />
Sbigottiti, scoprimmo che erano nostri amici.<br />
Due file eran di uomini.<br />
In mezzo dovevamo passare.<br />
Gli ordini dicevano:<br />
li dovete massacrare.<br />
Molti di loro fingevano<br />
troppi di loro godevano.<br />
E non distingui più gli amici dai nemici.<br />
Non si distingue più l’odio dall’amore.<br />
Non bruciano il tuo corpo, ma il tuo onore.<br />
Non è il tuo corpo a essere bruciato.<br />
A vivere esso è condannato.<br />
Non conosco le parole<br />
per descrivere a te<br />
la vita su quell’isola che non sai dov’è.<br />
Ma se per caso un giorno<br />
qualcuno parlerà,<br />
un coraggioso più di me,<br />
scoprirai dov’è e ci andrai.<br />
Guarda il cielo e copriti.<br />
Una pioggia di sangue<br />
potrebbe bagnarti.<br />
Una pioggia di sangue<br />
sull’isola cadrà.<br />
E se l’inferno voi volete visitare<br />
è su quell’isola che dovete andare.<br />
Passati sono orami tant’anni,<br />
ma sono sicuro che<br />
quando la bora soffia<br />
porterà con sé,<br />
più in alto che potrà,<br />
una pioggia di sangue<br />
che sull’isola cadrà.<br />
E venne un giorno che a Fiume ritornai.<br />
Cadavere vivente,<br />
passavo tra la gente.<br />
Questo per dire a te<br />
che tu non puoi e non devi<br />
stancarti della vita<br />
a cui tanto tenevi.<br />
Tutto quello che so<br />
io non lo volli dire.<br />
Andò in pezzi la mia anima<br />
e tutto il mio ardire!  -</p>
<p>Andrea Scano, maggio 1980 -</p>
<p>Andrea Scano scrive questa poesia per rispondere alla nipote Rina, che si è presa amorevolmente cura di lui per molti anni e che aveva detto di essere stanca della vita.</p>
<p>per chi volesse qualche altra notizia pubblico la recensione di &#8221; Prigionieri del silenzio&#8221;, il libro di Pansa che narra dettagliatamente la vita di Andrea Scano</p>
<p>Giampaolo Pansa</p>
<h3>Prigionieri del silenzio</h3>
<p>recensione di Simone Rosti &#8211; 5 novembre 2004</p>
<p>Sono trascorsi quindici anni dalla caduta del Muro di Berlino e, nonostante il permanente muro culturale della sinistra, continuano ad affiorare verità sempre più atroci su ciò che il socialismo reale e le teorie marxiste hanno rappresentato. Assistiamo sempre più spesso ad un revisionismo leale e genuino, ossia a contributi storici prodotti in maniera assolutamente disinteressata, senza fini politici, con il solo scopo di riportare a galla eventi volutamente calati nell&#8217;oblio. E&#8217; molto importante che questo lavoro, che rappresenta un bene enorme per il nostro paese (in quanto esprime un desiderio di verità, giustizia e libertà), sia sempre più fecondo e possa essere un orizzonte cultrale sul quale i ricercatori delle nuove generazioni possano cimentarsi senza ostracismi.</p>
<p>Ed è proprio ad un giovane studioso, Enrico Poggi, sardo come il protagonista del libro &#8220;Prigionieri del silenzio&#8221;, che si deve il primo documento analitico su Andrea Scano, il personaggio di cui si occupa Pansa. La tesi di laurea compilata dall&#8217;universitario è stata, tra l&#8217;altro, una fonte importante per lo stesso storico. E, proprio Giampaolo Pansa, è un grande sostenitore di questo nuovo modo di indagare la storia del Novecento. Insomma, parole sue, «non penso che il revisionismo sia una brutta strada», pertanto «penso ci sia molto da scrivere di nuovo sulla storia del secolo scorso. C&#8217;è campo libero d&#8217;indagine e bisogna che gli storici italiani &#8211; in genere bravi anche se qualche volta troppo faziosi &#8211; si diano da fare» (intervista rilasciata ad Avvenire, venerdì 8 ottobre 2004).</p>
<p>Ancora una volta, il giornalista de L&#8217;Espresso inizia un&#8217;indagine che lo porterà ad approfondire i crimini e le atrocità commesse da uomini diventati animali, grazie al male assoluto del comunismo. Una storia dentro la Storia. Una storia vera, di un comunista vero, costretto ad un silenzio moralmente assordante. E&#8217; la vita di Andrea Scano, giovane scapestrato, nato a Santa Teresa di Gallura, in provincia di Sassari, nel 1911.</p>
<p>Come nel volume <a href="http://www.ragionpolitica.it/testo.1672.html">&#8220;Il Sangue dei vinti&#8221;</a>, il giornalista piemontese utilizza un tecnica narrativa brillante. Attraverso due interlocutori immaginari (gli unici presenti nel tomo, il resto è tutta storia vera), un notaio di origini emiliane (il cui padre aveva conosciuto il giovane Scano) e un professore in pensione (sempre edotto da un genitore che aveva incontrato il sassarese), Giampaolo Pansa descrive la vita di Scano e le cornici (che spesso diventanto parte integrante del dipinto) storiche del Partito Comunista Italiano, dal 1930 alla metà degli anni settanta.</p>
<p>Il genio di Pansa si evidenzia in alcune osservazioni che sembrano trapelare stancamente dal testo. Frasi collocate apparentemente a casaccio, ma che mettono in luce un modo di scrivere la storia troppo raro in Italia. Dai riferimenti alla necessità di contestualizzare l&#8217;evento «la nostra bilancia di oggi non può essere usata per pesare i fatti di allora»,  senza mai giustificare niente e nessuno, all&#8217;ammissione di raccontare «di uno per parlare di tanti».</p>
<p>Andrea Scano fugge dalla sua terra natia, troppo stretta per un giovane ribelle, approdando in Francia e di lì si arruola nella Brigata Internazionale che, in Spagna, combatteva Francisco Franco. E&#8217; qui che Scano si forma politicamente e, nonostante una licenza elementare in tasca, inizia a leggere i libri della rivoluzione, si trova in un idem sentire con i comandanti dei distaccamenti, beve dalle parole della criminale scienza marxista. Dopo la sconfitta spagnola passa diversi mesi nei campi d&#8217;internamento francesi da dove, su ordine dei compagni, torna in Italia per scontare la pena per esilio clandestino. Confinato a Ventotene negli ultimi anni del regime mussoliniano, Scano sembra immerso nella fede comunista e, dopo la fine del confino, approda a Genova, dove gli vengono affidate delle responsabilità operative nei Gap.</p>
<p>Alla fine della guerra, il giovane sardo si rifiuta di consegnare le armi. In questo contesto, la digressione di Pansa permette di riprendere la tesi già espressa ne &#8220;Il sangue dei vinti&#8221; e cioè che le armi non potevano essere deposte perché sarebbero servite per la seconda guerra civile, vale a dire per combattere i nemici del proletariato e instaurare il socialismo reale. E&#8217; curioso riprendere una frase di un&#8217;intervista rilasciata dallo stesso autore a Mattia Feltri, per il quotidiano Libero dell&#8217;8 ottobre scorso, nella quale Pansa afferma che lui, giornalista e storico di sinistra, «non sono nato in una famiglia importante, non avevo santi in paradiso, eppure ho fatto la mia strada, in un paese libero. Questo grazie a quel sant&#8217;uomo di Alcide De Gasperi. La vera data della Liberazione non è il 25 aprile 1945, ma il 18 aprile 1948, quando De Gasperi vinse le elezioni».</p>
<p>Tornando al protagonista del libro, dopo essere stato denunciato per detenzione abusiva di armi, Scano riesce a fuggire a Trieste e da lì a raggiungere la Jugoslavia. Pansa è bravissimo a descrivere il sentimento dei comunisti italiani che aspiravano ad arrivare in Jugoslavia, soggiogata dal comunista Tito. Il sogno cioè, di chi, dominato e accecato da un&#8217;ideologia assassina desidera vedere i luoghi dove il socialismo reale è messo in pratica. Non solo essi rimarranno delusi, ma saranno &#8211; come nel caso di Scano &#8211; violentati fisicamente e moralmente fino ad essere annullati come esseri umani.</p>
<p>La digressione storica attorno alle vicende del comunista sardo sono altresì utili a comprendere in quale stato vivessero gli italiani (comunisti e non) sotto il giogo del regime jugoslavo e sotto il suo braccio armato, l&#8217;Ozna, la polizia politica titina, creata a immagine e somiglianza dell&#8217;Nkvd, la polizia segreta sovietica.</p>
<p>La rottura fra Tito e Stalin provocò un asprimissimo scontro fra i cosidetti cominternisti (i sostenitori dell&#8217;Unione Sovietica) e i titoisti. I comunisti italiani, sotto la spinta del Pci, crearono nelle città jugoslave cellule contro il regime del Maresciallo. Questa fu la loro condanna. Arrestati, interrogati e torturati, molti dissidenti (o supposti tali) con processi sommari (o addiritura per via amministrativa) furono rinchiusi nei gulag titini.</p>
<p>Tra questi, Pansa si sofferma nella rappresentazione di Goli Otok (o Isola Calva), uno fra i più tremendi, nel quale anche Scano passò tre infiniti anni della sua vita. Torture indescrivibili (fra le quali il cosiddetto boicottaggio), umiliazioni inenarrabili, azioni atroci volte unicamente ad annullare l&#8217;essere umano. Pansa le descrive tutte, con minuziosa semplicità, quasi incredulo nello scrivere ciò che, all&#8217;interno di quell&#8217;isola-lager, potesse accadere.</p>
<p>Scano, insieme a qualche altro connazionale, riesce ad uscire vivo (fisicamente) da quell&#8217;inferno, nel quale anche suicidarsi (una della massime aspirazioni di molti prigionieri) era impossibile. Come rileva Pansa, «a Goli Otok non era prevista l&#8217;eliminazione sistematica dei prigionieri, ma ciò che vi accadeva era più terribile della morte». Emblematica è la fine di un prigioniero che affilò un cucchiaino per tagliarsi la gola, ma era talmente debole che si fece solo un piccolo taglio e morì dissanguato.</p>
<p>Qui parte la storia ancor più drammatica delle atrocità che Scano (con i suoi compagni) dovette subire. Infatti, una volta giunto in Italia, fu ostracizzato dal Pci, il suo comportamento ritenuto rimprovevole, gli fu tolta la tessera del partito, in quanto ritenuto un traditore titoista. Infatti dal gulag di Goli Otok i prigionieri erano costretti a inviare cartoline ai familiari con scritte e slogan inneggianti al Maresciallo e, per tale motivo, ritenuti in patria traditori del partito.</p>
<p>Solo dopo qualche anno, Scano fu riammesso nel partito, con l&#8217;obbligo di non raccontare mai a nessuno cosa fosse successo in Jugoslavia. Ma questa è solo una breve sintesi del comportamento dei dirigenti del Pci italiano in quegli anni, da quelli locali fino a Secchia e Togliatti, tutti tesi a insabbiare verità connaturate al comunismo e, pertanto, troppo scomode da raccontare.</p>
<p>La beffa, per Scano e compagni, accadde nel 1955 quando Kruscev e Tito riallacciarono amichevolemente i rapporti. Pertanto, anche il Pci obbedì alla nuova linea e il silenzio imposto agli ex prigionieri dei gulag titini fu un imperativo inderogabile.</p>
<p>Insomma, la sorte di Scano (come di molti altri comunisti italiani) può essere sintetizzata in una frase detta a Pansa da una nipote del sardo, in riferimento alla fine della sua prigionia: «ad aiutarlo era stato un amico e non il Partito Comunista Italiano, il suo partito, per il quale era finito prima dentro il carcere e poi in un abisso di ferocia ed orrori».</p>
<p>Ancora una volta, Pansa porta alla ribalta del dibattico storico e culturale italiano una storia scomoda, sulla quale il Pci ha mantenuto e continua a mantenere il segreto, un universo di orrori e atrocità senza nessun mea culpa, senza alcuna ammissione.</p>
<p>Mi piace concludere con una frase testimoniata dalla mamma di uno dei compagni di sventura di Scano, un certo Bonelli: «sotto il fascismo ti hanno messo in galera, ma eri comunista e si può anche comprendere. Poi sei andato in un paese comunista, la Jugoslavia, e anche lì ti hanno messo in carcere. Adesso torni in Italia e i tuoi compagni, se potessero, ti manderebbero di nuovo in prigione. Si può sapere cosa si vuole da te? Non vi è al mondo gente più perfida dei comunisti».</p>
<table style="width:auto;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td rowspan="2"><img src="http://www.ragionpolitica.it/img/logo_small.gif" alt="!" /></td>
<td>Simone Rosti</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Croatitudine]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/09/12/croatitudine/</link>
<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 05:54:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un corteo di turisti polacchi, con piccoli piatti blu e gialli in mano, sfilava davanti alle lunghe ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un corteo di turisti polacchi, con piccoli piatti blu e gialli in mano, sfilava davanti alle lunghe vetrine dove fumavano le specialità nazionali croate uscite dalla pentola, da griglie, da microonde. Due pullman immatricolati a Cracovia erano parcheggiati all&#8217;uscita dalla stazione di servizio, i loro autisti, rimasti a fianco dei veicoli, fumavano e li guardavano. Indossavano uniformi verdi, come gli ufficiali di un vecchio esercito. Si vedeva che non avevano alcuna fretta, disponevano di tutto il tempo e attendevano quello che bisognava, la Polonia era ancora lontana. I viaggiatori, da parte loro, sollevavano i coperchi in vetro e si impossessavano di cotolette impanate, di <em>sarma</em>, di <em>pašticada</em>, di <em>moussaka</em>, di <em>grenadimarš</em>, di <em>ćevapi</em> raggelati nel loro olio che facevano pensare a riviere ghiacciate nel nord del Paese durante l&#8217;inverno del 1940, poi delle <em>sarma</em> di cavolo cappuccio, pasta cotta o brasata, cordons-bleus di Zagabria e strudel alle ciliegie. Prendevano tutto in piccola quantità e lo disponevano sui piatti: due o tre piatti sul vassoio per alcuni, perché uno solo non poteva contenere tutte le buone cose croate che, durante le loro settimane passate a Vodice o a Rogozina, questi polacchi avevano apprezzato. Le avevano talmente apprezzate che attualmente &#8211; dopo la gita a Medjugorje, Mostar e Sarajevo, per la quale rimandavano un po&#8217; il ritorno a casa -, e per quaranta misurabili kune a testa, si gettavano con entusiasmo su quello che restava ancora di croato in questo ristorante sulla strada per Cracovia e Varsavia, verso il loro inferno personale, un altro inverno ancora cui sopravvivere e nel corso del quale risparmiare per potere, l&#8217;anno seguente, ritornare al mare, in Croazia &#8211; ah, la nostra bella Croazia dove, fin dal mattino, pezzi di maiale o vitello sono cotti o brasati, riscaldati per la settima od ottava volta al vapore o al forno, nell&#8217;olio rancido o in padella con dello strutto, da questi calorosi slavi del sud, per offrirli ai loro invitati del nord, come sola particolarità che giunge da altrove ad imporsi sul loro substrato di croatitudine. Gli slavi del nord, grazie a Dio, si farcivano di tutto questo, esattamente come i tedeschi e i francesi, perché credono ciecamente ai loro ospiti, anche quando l&#8217;indomani si ritrovano coperti di orticaria dalla testa ai piedi, a forza di inghiottire olio rancido o maiale macerato che si direbbe riesumato di recente da una fossa locale, quella dove i serbi hanno gettato i croati o quella dove i croati hanno gettato i serbi; i turisti, ad ogni modo, se ne fregano altamente perché, di fronte al mare Adriatico e alla più bella costa del mondo, tutta a pizzi, di fronte a questo paradiso terrestre, chi vorrebbe sapere chi, durante l&#8217;ultima carneficina, abbia sgozzato di più, tra i serbi ed i croati? Anche così, totalmente ignoranti della storia locale, i turisti sanno però molto bene che il carattere degli slavi del sud costringe questi ultimi a non dimenticare mai di vendicarsi e che i debiti odierni saranno pagati col sangue fra cinquant&#8217;anni, come quelli di cinquat&#8217;anni fa sono stati pagati ieri. Proprio come le questioni di sangue non saranno mai risolte in modo giusto, la macelleria slava non terminerà mai, a immagine dell&#8217;eterno riscaldamento della carne di maiale e di vitello cotta a fuoco lento delle specialità nazionali croate. Durante tutta la lunga ed eroica storia croata, non è mai successo che una cotoletta impanata finisse nella pattumiera.</p>
<p><strong>Miljenko Jergović, Freelander, traduit du croate/bosniaque par Aleksandar Grujičić, Actes Sud 2009</strong></p>
<p><em>&#8220;Il nostro Paese non esiste più e forse non è mai esistito perché per noi ogni centimetro di terra è un territorio straniero&#8221;. Da <a href="http://www.signandsight.com/features/1450.html">qui</a>.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ieri, anni fa]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/09/09/ieri-anni-fa/</link>
<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
<guid>http://anothereurope.wordpress.com/2009/09/09/ieri-anni-fa/</guid>
<description><![CDATA[mia Nonnaeugenia aveva 20 anni e si trovava su un treno che dalla campagna veneta avrebbe dovuto por]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>mia Nonnaeugenia aveva 20 anni e si trovava su un treno che dalla campagna veneta avrebbe dovuto portarla ad uno sportello pacchi postali del regio esercito italiano a ritirare un pacchetto contenente roba da mangiare proveniente dalla Grecia, dove il duce di allora aveva spedito mio Nonnoromeo facendolo imbarcare dalla Puglia assieme a suo cugino, che il duce di allora aveva preferito spedire in Russia, invece il pacchetto non riuscì a ritirarlo ché il treno, ieri, anni fa, fu fermato nella sua corsa sul Carso, mio Nonnoromeo, da ieri, anni fa, incominciò ad incamminarsi sulla via di casa ma gli ci vollero più di due anni e molte fughe per risalire tutta la Jugoslavia, che allora era molto lunga, e tornare a casa, suo cugino non ci riuscì mai perché la Russia era lontanissima, e mia Nonnaeugenia, solo oggi, sempre anni fa, si rese conto che si era messa in viaggio l&#8217;ottosettembre.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Srebrenica balla atlantica]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/25/srebrenica-balla-atlantica/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 06:06:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/25/srebrenica-balla-atlantica/</guid>
<description><![CDATA[Dopo molti anni che investigo gli eventi bellici a ed attorno a Srebrenica, ho raggiunto la conclusi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/08/srebrenica.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3289" title="srebrenica" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/08/srebrenica.jpg?w=189" alt="srebrenica" width="189" height="300" /></a></p>
<p>Dopo molti anni che investigo gli eventi bellici a ed attorno a Srebrenica, ho raggiunto la conclusione definitiva che non vi fu nessun genocidio. Nel luglio del 1995, mentre la città veniva conquistata dalle forze serbe, persero la vita circa 2.000 musulmani — non 8.000 come pretende la macchina della propaganda musulmano bosniaca, con il sostegno di certi politici e media occidentali. Quei 2.000 caddero in battaglia contro l&#8217;esercito serbo, mentre stava sfondando verso Tuzla. Il &#8220;genocidio di Srebrenica&#8221; è un&#8217;invenzione di Izetbegovic e Clinton, – ha dichiarato Dorin.</p>
<p><em>Su che cosa basate le vostre asserzioni che il &#8220;massacro&#8221; di Srebrenica è stato inventato da Izetbegovic e Clinton?</em><br />
Si dovrebbe tenere in mente che persino i media americani scrissero abbastanza sul fatto che gli Stati Uniti stavano armando da anni le forze di Izetbegovic. L&#8217;amministrazione Clinton era molto ostile verso i serbi — i generali di Clinton erano persino coinvolti nell&#8217;operazione croata &#8220;Tempesta&#8221;, l&#8217;espulsione e l&#8217;eliminazione della nazione serba dalla Repubblica della Krajina serba e da parti occidentali della Bosnia-Herzegovina.<br />
Allo stesso tempo, uno dei signori della guerra di Srebrenica — Hakija Meholjic — continua ad asserire che dal 1993 Clinton offriva ad Izetbegovic un massacro fabbricato contro i musulmani di Srebrenica, come una manovra che avrebbe posto fine alla guerra civile in Bosnia-Herzegovina [a vantaggio dei musulmani bosniaci].</p>
<p><em>Cosa ci dice questo?</em><br />
Ci dice che hanno avuto due anni per avviare quella manovra, il tempo durante il quale Izetbegovic e Clinton venivano mitizzati ed elevati alla posizione di eroi attraverso i più influenti media occidentali.</p>
<p><em>Questo libro offre prove aggiuntive?</em><br />
Il libro presenta inoltre le prove che dimostrano che 2.000 musulmani che hanno perso la vita a Srebrenica sono caduti in battaglia. Per essere in grado di pretendere che fu commesso il &#8220;genocidio&#8221; e dal momento che non avevano i corpi sufficienti per sostenere la pretesa iniziale di presumibilmente 8.000 musulmani uccisi, hanno elencato come vittime di Srebrenica numerosi combattenti musulmano bosniaci che sono morti molto prima della conquista di Srebrenica o che vennero uccisi in altre battaglie durante la guerra civile, dal 1992 al 1995. La lista delle presunte vittime di Srebrenica contiene anche i nomi di quelli che sono ancora vivi.</p>
<p><em>Intendete quelli che più tardi votavano alle elezioni&#8230;?</em><br />
Esatto. Nelle elezioni bosniache del 1996, le liste elettorali contenevano circa 3.000 musulmani bosniaci che erano anche elencati come &#8220;vittime di Srebrenica&#8221;. Ciò sottolinea ulteriormente il fatto che il cosiddetto Tribunale dell&#8217;Aja non ha ancora nessuna prova del &#8220;genocidio di Srebrenica&#8221;. Invece, conta sulle affermazioni del croato Dražen Erdemovic, provate essere assolute menzogne, come ha dimostrato nel suo ultimo libro il giornalista bulgaro Germinal Civikov.</p>
<p><em>Il Tribunale dell&#8217;Aja non ritiene così&#8230;?</em><br />
L&#8217;ex portavoce della NATO Jamie Shea nel 1999 ha enfatizzato che, senza la NATO, tanto per cominciare, non vi sarebbe nessun Tribunale dell&#8217;Aja. Ha asserito che la NATO ed il Tribunale dell&#8217;Aja sono &#8220;alleati ed amici&#8221;. Tra gli altri, l&#8217;esempio che conferma la sua affermazione è il caso del [Colonnello] Vidoje Blagojevic, condannato ad un lungo periodo di prigione a causa dei fatti di Srebrenica anche se è assolutamente innocente e non ha fatto del male a nessuno. Così, la NATO punisce i suoi avversari attraverso il Tribunale dell&#8217;Aja mentre, allo stesso tempo, protegge i suoi alleati.<br />
(&#8230;)</p>
<p>Da <em><a href="http://sitoaurora.altervista.org/Eurasia/Balkanija54.htm">Il &#8220;massacro di Srebrenica&#8221; inventato da Bill Clinton e Alija Izetbegovic</a></em>.</p>
<p>[In attesa di un'eventuale edizione italiana del testo di <strong>Alexander Dorin</strong>, si può utilmente leggere <em><a href="http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli7d11.htm">Il dossier nascosto del "genocidio" di Srebrenica</a></em>, pubblicato nel 2007 dall'editore La Città del Sole, e consultare il sito <em><a href="http://www.srebrenica-report.com/">srebrenica-report</a></em>.]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il confine interiore]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/08/15/il-confine-interiore/</link>
<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 05:21:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
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<description><![CDATA[Disclaimer: probabilmente avrei dovuto usare la parola frontiera ovunque, e invece non ho avuto altr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Disclaimer: probabilmente avrei dovuto usare la parola frontiera ovunque, e invece non ho avuto altra scelta che quella di usare confine, perché frontiera sarebbe artificiale, perché è in forma di <em>confìn</em> che mi ha visto nascere e crescere e perché così è rimasto nei miei ricordi.</p>
<p>Carso triestino, fine anni &#8216;70:</p>
<p>&#8220;Ocio al cippo!&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma no, che cippo, xe una piera.&#8221;</p>
<p>&#8220;Che piera e piera, xe un cippo.&#8221;</p>
<p>&#8220;Camastela*, no gaveremo miga sconfinà?&#8221;</p>
<p>1.</p>
<p>La domanda è: che cosa costituisce un confine? C&#8217;è un confine solo se è radicato nelle menti e nei cuori delle persone, quando ne prendiamo coscienza visivamente e sentimentalmente, ci distinguiamo dall&#8217;altro.</p>
<p>E anche la sbarra sarà in effetti smontata il 20 dicembre.</p>
<p>2.</p>
<p>Vive veramente di questo museo. Se non ne può parlare ogni giorno una o due volte, allora non si sente bene. Allora non sta bene.</p>
<p>3.</p>
<p>Volevo sempre essere la migliore. E i migliori erano sempre&#8230; era l&#8217;Unione Sovietica, e noi slovacchi, cecoslovacchi, eravamo sempre i secondi migliori.</p>
<p>4.</p>
<p>Questa è Potsdam, Jalta, non è Polonia. America, Inghilterra, non Polonia. Cosa diversa è la Russia, capito? Qui la Bessarabia e la Polonia da questa parte, capito?</p>
<p>5.</p>
<p>Sono nata nel 1944, quando non era ancora Jugoslavia&#8230; era Jugoslavia, ma non lo era.</p>
<p>3.</p>
<p>Non solamente così verso l&#8217;est o verso l&#8217;ovest, ma mi muovo come se, non so come, come in una giostra.</p>
<p>1.</p>
<p>Il confine qui resterà, il confine non è stato rimosso.</p>
<p>6.</p>
<p>Ora mi sono espulsa volontariamente, per mia volontà, dove mi sento bene.</p>
<p><em>La frontière intérieure</em>, film documentario basato su interviste a 7 persone lungo l&#8217;ex cortina di ferro, è stato girato nel 2006 e quest&#8217;estate <a href="http://www.border-speaking.eu/">proiettato in 40 luoghi</a> lungo il confine dal Baltico all&#8217;Adriatico. È stato concepito e realizzato da due architetti francesi, Simon Brunel e Nicolas Pannetier, che vivono a Berlino. Se non vivessero a Berlino, mi sa che non l&#8217;avrebbero mai concepito e questo la dice lunga sulla presenza, visibile ed invisibile, del confine e sulla percezione che ne hanno le persone che ci sono vissute e ci vivono in prossimità.</p>
<p>Trailer</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/mLXpSbHlhX4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/mLXpSbHlhX4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Il bel sito dei due architetti, <a href="http://www.atelier-limo.eu/pairespays.php">Atelier Limo</a> (confine in esperanto), con tutto il percorso, paese per paese.</p>
<p>* Camastela o &#8216;ca mastela, cioè porca mastela. La mastela, in triestino, è la tinozza, quella in cui si faceva il bucato. Del tutto privo del suo originario significato di bestemmia nascosta, equivale ad un normale porca miseria.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il Montenegro diventa una base]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/11/il-montenegro-diventa-una-base/</link>
<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 06:22:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/08/11/il-montenegro-diventa-una-base/</guid>
<description><![CDATA[A seguito di una consultazione referendaria, il Montenegro ha dichiarato la propria indipendenza il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/04/montenegro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-249" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/montenegro.jpg" alt="" width="136" height="142" /></a></p>
<p>A seguito di una consultazione referendaria, il Montenegro ha dichiarato la propria indipendenza il 21 maggio 2006. Con un territorio di 14.000 kmq (meno della Puglia) e 650.000 abitanti, è stato il 192° ed ultimo Stato ad entrare nell’ONU.<br />
A distanza di soli sette mesi, aveva già aderito al Partenariato per la Pace della NATO. I montenegrini però non sono mai stati interpellati sulla questione, ed alcuni sondaggi suggeriscono che un 70% di loro voterebbe contro l’ingresso nell’Alleanza Atlantica se avesse l’opportunità di farlo. <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/03/24/al-castello-di-rambouillet/">La principale ragione di questa ostilità sta nell’aggressione della NATO alla ex Jugoslavia del 1999.</a><br />
Nel giugno dell&#8217;anno scorso, la NATO ha svolto un proprio seminario a Podgorica, capitale del Paese. Dopo solo due settimane, è stato lanciato un cosiddetto “Dialogo Intensificato” tra la NATO ed il Montenegro. A novembre 2008, il Presidente Milo Djukanovic – dopo esser stato rassicurato che “la NATO non è stanca di allargarsi” (testuali parole dell&#8217;ex segretario generale Jaap de Hoop Scheffer) – ha presentato formale domanda di ingresso nell’alleanza, tradottasi in un Piano d’Azione Individuale per l’Adesione.<br />
Il mese successivo, il Montenegro e la Bosnia sono stati accolti nella “Catena Adriatica” (Adriatic Charter), il meccanismo di cooperazione intrapreso sotto l’egida statunitense nel 2003 per coordinare gli sforzi di Albania, Croazia e Macedonia durante il loro cammino di avvicinamento alla NATO <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/04/02/albania-e-croazia-sono-pronte/">(conclusosi solo per i primi due Paesi)</a>.<br />
Il 17 dicembre scorso, l’ambasciatore negli Stati Uniti Miodrag Vlahovic ha firmato un <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/11/18/status-of-force-agreement-sofa/">SOFA</a> che stabilisce termini e condizioni per lo stazionamento di forze militari di tutti i Paesi membri NATO in Montenegro.<br />
Ad inizio febbraio 2009, Frank Boland, direttore della Pianificazione per la Politica di Difesa della NATO, ha dichiarato ad un quotidiano balcanico che il Montenegro potrebbe diventare un membro dell’alleanza nel 2012, una volta che il Paese si sia adeguato agli standard NATO per quanto riguarda l’addestramento delle truppe.</p>
<p>Lo scorso 28 luglio, il Montenegro ha annunciato di stare assegnando un contingente iniziale di 40 soldati alla missione <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/09/25/isaf/">ISAF</a> in Afghanistan.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[29 Luglio 2008 veniva arrestato Karadzic, psichiatra e poeta boia di Srebrenica e Sarajevo]]></title>
<link>http://miralem.wordpress.com/2009/07/29/29-luglio-2008-veniva-arrestato-karadzic-psichiatra-e-poeta-boia-di-srebrenica-e-sarajevo/</link>
<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 12:27:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>miralem</dc:creator>
<guid>http://miralem.wordpress.com/2009/07/29/29-luglio-2008-veniva-arrestato-karadzic-psichiatra-e-poeta-boia-di-srebrenica-e-sarajevo/</guid>
<description><![CDATA[Karadzic, psichiatra e poeta boia di Srebrenica e Sarajevo RADOVAN Karadzic è considerato, insieme a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:large;font-family:Times New Roman;">Karadzic, psichiatra e poeta<br />
boia di Srebrenica e Sarajevo</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img class="alignnone" title="Karadzic Radovan" src="http://www.liberolibro.it/inversodiverso/wp-content/uploads/2008/07/karadzic2.jpg" alt="" width="640" height="463" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">RADOVAN Karadzic è considerato, insieme a Ratko Mladic e Slobodan Milosevic, la figura simbolo delle brutalità commesse durante le guerre balcaniche. Incriminato per genocidio e crimini di guerra, aveva sulla propria testa una taglia di 5 milioni di dollari messa dal governo degli Stati Uniti.<br />
Nato a Petnjica, nel nord del Montenegro da un padre che aveva fatto parte dei Cetnici, il gruppo monarchico jugoslavo che combatteva contro la resistenza partigiana comunista di Tito, si trasferì a Sarajevo, in Bosnia Erzegovina, per studiare di psichiatria. Amante della poesia, si avvicinò allo scrittore nazionalista serbo Dobrica che lo incoraggiò a intraprendere la carriera politica.<br />
Nel 1989 fu tra i protagonisti della fondazione in Bosnia Erzegovina del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) che si proponeva di proteggere e rafforzare gli interessi dei Serbi di Bosnia Erzegovina. Il 3 marzo 1992 un referendum cui avevano partecipato solo i Croato-Bosniaci e i Bosniaci Musulmani (mentre era stato boicottato dai Serbi di Bosnia), sancì l&#8217;indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia.<br />
Poco più di un mese dopo la Bosnia Erzegovina venne riconosciuta dall&#8217;Onu come uno stato indipendente e sovrano, ma i Serbi di Bosnia non riconobbero il nuovo stato e proclamarono la nascita nei territori a prevalenza serba della Repubblica Serba (Republika Srpska), di cui Karadzic divenne presidente. E&#8217; accusato di aver ordinato la &#8220;pulizia etnica&#8221; di popolazioni bosniache e croate. La doppia accusa di genocidio che grava nei suoi confronti è collegata a due terribili momenti del conflitto: la strage di Srebrenica e l&#8217;assedio di Sarajevo. Dal 1996 è ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia. L&#8217;Interpol ha emesso contro di lui un mandato per crimini contro l&#8217;umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle delle norme e delle convenzioni di guerra. In sua difesa, i suoi sostenitori affermano che non ha colpe più gravi di quelle commesse da altri leader di Paesi in stato di guerra.<br />
La sua capacità di evadere la cattura per tutti questi anni ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Nel 2001 centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa nella sua città natale. Nel novembre del 2004 corpi militari britannici fallirono un&#8217;operazione militare organizzata per la cattura sua e di altri sospettati. Nel marzo del 2003 la madre, Jovanka, lo invitò pubblicamente a non arrendersi, ma nel 2005 i leader serbo-bosniaci lo invitarono ad arrendersi e meno di un mese fa sua moglie Liljana Zelen si è unita al coro, chiedendogli di consegnarsi.<br />
</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em><span style="color:#0000ff;font-family:Arial;">Speriamo che quest&#8217;uomo resti dentro a lungo, che sia condannato presto ed in maniera ferma ed esemplare. Speriamo che il TPI sia efficiente e non ceda ad alcuna forma di pressione politica esterna. Auguriamoci che la sua fine segni un passaggio importante per l&#8217;avvento definitivo di una democrazia forte nei Balcani. In ogni caso, speriamo che un processo giusto ed una sanzione adeguata alle mostruosità commesse serva anche e soprattutto a portare un minimo di pace per i parenti delle sue migliaia di vittime.</span></em></span></p>
<h2>Ricercato e arrestato dopo 13 anni di latitanza</h2>
<p>Dal 1996 Karadžić era ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia. L&#8217; Interpol aveva emesso contro di lui un mandato per crimini contro l&#8217;umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle norme e delle convenzioni di guerra. L&#8217;incriminazione, secondo l&#8217;articolo 7 dello Statuto del Tribunale internazionale dell&#8217;Aja, per responsabilità individuale criminale di Karadžić comprende:</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration:underline;">due capi di accusa per genocidio (articolo 4 dello Statuto &#8211; genocidio, complicità in genocidio); </span></li>
<li><span style="text-decoration:underline;">cinque capi di accusa per crimini contro l&#8217;umanità (articolo 5 dello Statuto &#8211; sterminio, omicidio, persecuzioni di carattere politico, etnico e religioso, comportamenti inumani come il trasferimento forzato della popolazione); </span></li>
<li><span style="text-decoration:underline;">tre capi di accusa per violazione delle norme e delle convenzioni di guerra (articolo 3 dello Statuto &#8211; omicidio, creazione di un clima illegale di terrore tra i civili, presa di ostaggi); </span></li>
<li><span style="text-decoration:underline;">un capo di accusa per violazione delle convenzioni di Ginevra (articolo 2 dello Statuto &#8211; omicidio intenzionale) </span></li>
</ul>
<p>In sua difesa, i suoi sostenitori affermano che egli non ha maggiori colpe rispetto ad altri leader di Paesi in stato di guerra. La sua apparente capacità di evadere la cattura per otto anni ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Nel 2001 centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa nella sua città natale.</p>
<p>Nel marzo del 2003 la madre, Jovanka, ha invitato pubblicamente Karadžić a non arrendersi.</p>
<p>Nel novembre del 2004 corpi militari britannici fallirono un&#8217;operazione militare organizzata per la cattura sua e di altri sospettati.</p>
<p>Nel 2005 i leader serbo-bosniaci hanno invitato Karadžić ad arrendersi definitivamente, osservando cha la sua mancata cattura (unita a quella di Mladić) possono impedire il percorso politico ed economico di Bosnia e Serbia. Dopo un&#8217;incursione fallita il 7 maggio 2005, le truppe della NATO hanno arrestato il figlio di Karadžić, Aleksandar (Saša), ma lo hanno rilasciato dopo una decina di giorni.</p>
<p>Il 28 giugno 2008 la moglie di Karadžić, Liljana Zelen Karadžić, lo ha invitato con forza ad arrendersi, dopo aver sentito su se stessa, secondo le sue parole, <em>un&#8217;enorme pressione</em> esterna.</p>
<p>Il 21 luglio 2008 è stato arrestato dalle locali forze di sicurezza, dopo quasi tredici anni di latitanza, mentre, sotto la falsa identità di un militare bosniaco che, in realtà, era caduto in guerra, Dragan Dabić (Tuzla, 1954 – Sarajevo, 1993). Si trovava a bordo di un autobus a Belgrado, in Serbia.</p>
<p>Subito dopo l&#8217;arresto viene creato il sito dragandabic.com, col quale si lascia intendere che Karadžić avrebbe trascorso l&#8217;intera latitanza libero e indisturbato, travestito da santone. Benché la burla sia evidente (basta verificare la data di creazione del sito), numerosi giornali riprendono la notizia, per poi smentirla.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Il 29 luglio 2008 è stato estradato all&#8217;Aja</span> per essere giudicato dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia (Tpi) su 11 capi d&#8217;accusa. Il processo potrebbe durare più di un anno. Karadžić ha annunciato che intende difendersi da solo, come già in passato fece l&#8217;ex presidente serbo Slobodan Milošević, avvalendosi comunque di una squadra di consulenti.</p>
<p>La sua dichiarazione nel primo giorno di udienza ha dato probabilmente un chiaro indizio della sua strategia difensiva, affermando che gli Stati Uniti gli hanno offerto l&#8217;immunitá a cambio del suo ritiro dalla vita politica attiva.</p>
<p>Recentemente, in un&#8217;intervista al <em>Corriere della Sera</em>, il nipote Dragan rilevò che, durante la latitanza, suo zio Radovan veniva spesso in Italia a visitare Venezia e a seguire le partite del Campionato italiano di calcio di Lazio ed Inter, essendo un fan dei calciatori serbi Sinisa Mihajlović e Dejan Stanković, fino a diventare tifoso interista.</p>
<p>Durante un&#8217;udienza del processo che lo vede imputato, il 23 luglio 2009, a un anno dalla cattura, Karadzic ha definito &#8220;un&#8217;esagerazione&#8221; il numero di vittime del massacro di Srebrenica. Sempre durante la medesima sessione, l&#8217;imputato ha chiesto l&#8217;accesso ai test del Dna delle vittime &#8220;per poter stabilire la verità&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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