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	<title>kostunica &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "kostunica"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 06:50:29 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[O Serbia, Where Art Thou?]]></title>
<link>http://filste.wordpress.com/2009/10/11/o-serbia-where-art-thou/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 16:42:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Filip S.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pochi giorni fa, il 05 ottobre, ricorreva il nono anniversario di quella che alcuni chiamano Rivoluz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-2151" title="Bager revolucija" src="http://filste.wordpress.com/files/2009/10/bager-revolucija.jpg" alt="Bager revolucija" width="500" height="374" /></p>
<p style="text-align:justify;">Pochi giorni fa, il 05 ottobre, ricorreva il nono anniversario di quella che alcuni chiamano Rivoluzione di velluto, altri <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bulldozer_Revolution" target="_blank">Rivoluzione bulldozer</a>. Il giorno in cui, secondo i più spinti ottimisti, la Serbia<em> dava il buongiorno alla libertà, alla democrazia, allo stato di diritto, al mondo</em> (cit. <a href="http://www.vreme.com/cms/view.php?id=890247" target="_blank">Vreme</a>). Una data fondamentale per la storia (politica e non) del paese, e quindi dei Balcani tutti, e, in ultima ma non troppo indiretta analisi, d&#8217;Europa. Ma cosa esattamente è successo, quel 05 ottobre 2000? <strong>Un riassunto attinente ai fatti potrebbe essere il seguente</strong>: gigantesche dimostrazioni di piazza costrinsero l&#8217;allora presidente uscente Slobodan Milošević ad accettare la sconfitta alle elezioni presidenziali della Repubblica Federale Jugoslava (Serbia e Montenegro), dopo 15 anni di regime ininterrotto. Alle precedenti elezioni presidenziali del 24 settembre, infatti, il candidato della DOS Vojislav Koštunica (<em>Demokratska Opozicija Srbije</em>, Opposizione democratica di Serbia), coalizione di 19 diversi partiti antigovernativi, aveva totalizzato 2.470.304 voti,  600.000 più di Milošević, il 50,24% dei voti espressi. Il governo però dichiarò che Koštunica aveva realizzato il 49% dei voti, l&#8217;1% in meno dell&#8217;allora maggioranza assoluta prescritta per passare le elezioni al primo turno, e che quindi bisognava tornare alle urne per il ballottaggio. La DOS chiamò allora a raccolta i cittadini per il 05 ottobre davanti al Parlamento, affinché venisse validata la vittoria al primo turno, per evitare che al secondo potesse essere annullata. Al presidente Milošević venne posto l&#8217;ultimatum di accettare, entro le ore 15.00 del 05 ottobre, la volontà del popolo (termine oggi troppo spesso utilizzato a sproposito) e lasciare la carica.</p>
<div id="attachment_2152" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-2152" title="Skupstina 05. Oktobar" src="http://filste.wordpress.com/files/2009/10/skupstina-05-oktobar.jpg" alt="Parlamento Serbo, 05 ottobre 2000, Belgrado." width="500" height="350" /><p class="wp-caption-text">Parlamento Serbo, 05 ottobre 2000, Belgrado.</p></div>
<p style="text-align:justify;">La corte costituzionale s&#8217;era intanto espressa, il 04 ottobre, in un clima esplosivo, su alcune irregolarità occorse in diverse circoscrizioni elettorali, soprattutto in Kosovo, invalidando quindi parte dei voti. I dati, seppure per molti versi contraddittori, che ne risultavano sono quelli precedentemente citati, con la conseguente elezione a presidente della federazione di Koštunica. Date queste premesse, alle 15.35 del 05 ottobre, nonostante il massiccio utilizzo di lacrimogeni da parte delle forze di polizia, la folla irruppe in parlamento, mentre altri dimostranti davano fuoco alla sede della TV di stato (RTS, <em>Radio Televizija Srbije</em>), che dalle 17.00 interruppe qualsiasi trasmissione. Essendo il paese completamente paralizzato, venne istituito un governo tecnico di transizione di cui facevano parte la DOS, l&#8217;SPS (<em>Socijalistička Partija Srbije, </em>Partito Socialista Serbo &#8211; il partito di Milošević) e l&#8217;SPO (<em>Srpski Pokret Obnove</em>, Movimento Serbo di Rinnovamento, in coalizione con l&#8217;SPS). Ben presto l&#8217;allora presidente della Serbia (da non confondere con il presidente della federazione jugoslava), Milan Milutinović, sciolse il parlamento e indisse urgentemente nuove elezioni parlamentari per il 23 dicembre 2000, in cui in un&#8217;atmosfera euforica trionfò la DOS.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi</strong>, dopo nove anni, cosa resta di quei giorni, di quelle speranze? Nove anni non si possono certo definire pochi, è quasi un decennio, e qualsiasi processo o periodo <em>di transizione</em> dovrebbe definirsi chiuso e terminato da tempo. Qual è quindi l&#8217;attuale posizione della Serbia? È più democratica, più libera, più moderna, più aperta, più capitalista, più efficiente? Di tutto un po&#8217;, e di tutto niente. Partiamo dal presupposto che nel 2009 la qualità della vita e la ricchezza del paese sono ben lontane dai livelli del 1989, ultimo anno che può essere considerato come &#8220;normale&#8221; nella vecchia (e con imbarazzo sempre più rimpianta) <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/SFRJ" target="_blank">SFRJ</a>. Sì &#8211; è lecito pensare &#8211; ma per quanto il processo di modernizzazione e ricostruzione possa essere lento rispetto alla velocità con cui i tragici anni &#8216;90 hanno saputo mettere in ginocchio un paese ed un popolo, procederà pur sempre nella giusta direzione. Ed invece si assiste ad una stagnazione, ad uno sconforto e una disillusione che sempre più assumono i toni dell&#8217;involuzione. Scetticismo, razzismo, xenofobia, povertà sono spettri sempre più concreti di cui l&#8217;attuale governo filoeuropeo dovrebbe mostrare di preoccuparsi ben più di quanto fa, agendo nella sostanza e non solo sul piano dell&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align:justify;">Il susseguirsi di violenze e attacchi soprattutto contro turisti stranieri, spesso occidentali, per le strade di Belgrado è giunta al suo culmine quando lo scorso 17 settembre, in un bar di pieno centro, è stato picchiato a morte Brice Taton, un tifoso francese di 28 anni arrivato nella capitale serba per assistere alla partita Partizan-Tolosa. Sedeva con alcuni amici, in tutta tranquillità e senza mostrare alcun vessillo della squadra francese, quando un gruppo di hooligan belgradesi a volto coperto è entrata con mazze e spranghe, assalendo il francese e continuando a prenderlo a calci una volta a terra, oltre che colpirlo con l&#8217;aiuto di bicchieri e posacenere. Il giovane è finito al pronto soccorso col cranio e la cassa toracica schiacciati e la mano destra fratturata. Ciò non è bastato a destare le coscienze della società civile, ed anzi nei giorni che sono seguito l&#8217;escalation di violenze per le strade è solamente aumentata, arrivando anche a sospendere il Gay Pride programmato per il 20 settembre, dopo un primo disastroso tentativo nel 2001, a causa delle continue e pressanti minacce di gruppi estremisti, con il tacito avvallo della chiesa ortodossa serba. Solo il 29 settembre, all&#8217;annuncio della sopravvenuta <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8280399.stm" target="_blank">morte di Taton</a>, che nonostante le rassicurazioni da entrambe le parti ha causato un grave incidente diplomatico tra Francia e Serbia, la polizia è intervenuta arrestando undici sospetti delle violenze sul ragazzo francese. L&#8217;atmosfera, nel suo complesso, è la tragica dimostrazione di come lo stato sia fondamentalmente impotente, a volte tacito complice, altre messo pavidamente in ginocchio e in balìa di correnti deviate che non dovrebbero in alcun modo poter interferire nelle scelte di un paese libero. Se le strade di Belgrado sono insicure per una manifestazione non violenta, se il moltiplicarsi nelle settimane precedenti l&#8217;evento di scritte per la città quali &#8220;A Belgrado scorrerà il sangue, la parata non si farà&#8221;, &#8220;Morte ai gay&#8221;, &#8220;Vi aspettiamo&#8221;, la notizia di pullman organizzati dal Montenegro per dare man forte ai hooligans serbi, hanno portato lo Stato, le forze dell&#8217;ordine, la città stessa non ad opporre una risposta decisa e fiera, ma a trincerarsi in silenzi dal significato ambiguo, la dice lunga sulla reale volontà del paese di voltare pagina, dove la voce dei molti che sperano in un futuro di pace e modernità viene, esattamente come negli anni &#8216;90, smorzata e frenata dalla prepotenza e dalla violenza dei meno.</p>
<p style="text-align:justify;">È inoltre interessante notare che questo &#8220;ritorno al buio&#8221; prende luogo pochi mesi prima dell&#8217;ingresso della Serbia nell&#8217;area Schengen, che dovrebbe finalmente consentire ai serbi di viaggiare liberamente per l&#8217;Europa. Un risultato che potrà avere risvolti concreti di vaste proporzioni, nella cultura della tolleranza  e nella capacità di percepire meglio il mondo esterno, soprattutto per le giovani generazioni cresciute all&#8217;ombra della guerra e delle restrizioni, che sognano l&#8217;Europa senza poterla in realtà immaginare, per le quali il viaggio più lontano è sempre stato il mare montenegrino. Una valvola di sfogo alla frustrazione e al senso d&#8217;impotenza dei più che segnerà un ulteriore passo verso il distacco definitivo dalle ombre del passato, e da chi quindi tenta forzosamente di ritrascinare il paese negli abissi di un autodistruttivo orgoglio nazionale e complesso d&#8217;accerchiamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Ognuno di questi passi è un tassello fondamentale da comporre per raggiungere il fine ultimo della Serbia, ossia l&#8217;annessione all&#8217;Unione Europea, progetto in cui negli ultimi tempi si era persa la speranza, per via di una politica europea che rimanda continuamente tale promessa a una lontana data da definirsi, e che oggi sembra più vicina anche grazie all&#8217;approvazione da parte degli irlandesi del Trattato di Lisbona, che sembrava vivere in perenne stallo, ma che la Serbia seguiva con occhio attento in quanto ben conscia della sua importanza per il <a href="http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=763274&#38;canale=ORA&#38;articolo=UE:%20JUNCKER,%20SENZA%20TRATTATO%20DI%20LISBONA%20NIENTE%20ALLARGAMENTO" target="_blank">proseguio dell&#8217;allargamento dell&#8217;Unione</a>, senza più &#8211; si spera &#8211; la scusa che fintanto che non vengano sciolti i nodi interni alla comunità, è impossibile pensare ad un suo ampliamento. L&#8217;UE non deve però essere letta come una marea che alta e bassa lambisce o si ritira dalle coste serbe, ma come una presenza concreta e stabile alle sue porte, ferma nelle richieste ma pronta ad aprirle. Nove anni dopo quel 05 ottobre, la Rivoluzione di velluto sembra essersi ridotta più a un ripetitivo appuntamento agiografico, quasi un temino da scuola elementare sull&#8217;autunno in arrivo, che al seme da cui abbia saputo germogliare la pianta del progresso e del futuro benessere: oggi come non mai, i suoi fiori sembrano molto lontani dal riuscire a sbocciare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbien höll krigsförbrytaren Mladić med livvakter]]></title>
<link>http://bosnienidag.wordpress.com/2009/10/05/serbien-holl-krigsforbrytaren-mladic-med-livvakter/</link>
<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 16:19:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>bosnienidag</dc:creator>
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<description><![CDATA[Officiellt var han på flykt. I praktiken visste Serbiens statsledning precis var han var. Nyhetsmaga]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Officiellt var han på flykt. I praktiken visste Serbiens statsledning precis var han var. Nyhetsmagasinet Der Spiegel publicerar graverande uppgifter om hur folkmordsanklagade Ratko Mladić kunnat undkomma rättvisan.</strong><br />
<div id="attachment_142" class="wp-caption alignleft" style="width: 316px"><img src="http://bosnienidag.wordpress.com/files/2009/10/mladic-wanted-poster-40421.jpg" alt="1990-talets tre storserbiska ledare, efterlysta  för brott mot mänskligheten och folkmordet i Bosnien." title="PD*8908582" width="306" height="450" class="size-full wp-image-142" /><p class="wp-caption-text">1990-talets tre storserbiska ledare, efterlysta  för brott mot mänskligheten och folkmordet i Bosnien.</p></div><br />
Mladić, de bosnienserbiska separatisternas militäre ledare under 90-talets krig i Bosnien, är efterlyst för folkmord och andra krigsbrott. Han har hållit sig undan FN:s krigsförbrytartribunal sedan 1995. Jämte de bosnienserbiska separatisternas politiske ledare under krigsåren Radovan Karadžić, som greps 2008, har han varit den mest efterspanade på Balkan &#8211; för dem som haft intresse av att spana. Men åtminstone till 2002 fick Mladić beskydd i Serbien, skriver den ansedda tyska tidskriften, som lägger fram en lång rad detaljer om generalens förehavanden och kontakter med statsledningen.</p>
<p><strong>Lägenheter och livvakter</strong><br />
Var Mladić kan befinna sig i dag skriver Der Spiegel ingenting om. Men fram till 2006 disponerade han enligt tidningen sju lägenheter bara i Belgrad. Och till 2002 höll den serbiska regeringen honom med 50 livvakter. En tidigare livvakt uppger att det aldrig fanns någon rädsla för att Mladić skulle gripas. Det man fruktade var &#8220;huvudjägare&#8221; med intresse av att inkassera en av USA utfäst belöning på fem miljoner dollar.</p>
<p>Der Spiegel ger exempel på hur fritt Mladić kunnat röra sig:<br />
När Mladić tröttnade på Belgrad, kunde han åka till Pricevic sydost om staden för att andas lantluft. Tre gånger ska Mladić ha fått behandling på militärsjukhus i Belgrad. Sjukhusdirektören Zoran Stanković, som beskrivs som nära vän till Mladić, blev försvarsminister 2005. <a href="http://bosnienidag.wordpress.com/2009/09/26/serbien-erkanner-staten-kosovas-granser/">Vojislav Koštunica</a> var regeringschef till valet 2008. Under hans tid som premiärminister träffade militära rådgivare Mladić flera gånger.</p>
<p><strong>Nya tider, nya vindar?</strong><br />
När FN-åklagaren Carla del Ponte i Belgrad i oktober 2002 talade med diplomater om intensiv jakt på Mladić, satt han själv med vänner och livvakter på en krog fem minuter bort. 2004 kunde han ta sig till den bosnienserbiska militärbasen i Han Pijesak och fira arméns dag. Fyra dagar senare genomsöktes basen av internationella styrkor, men då var fågeln utflugen. EU har legat på för att få Serbien att agera och Karadžić greps men inte Mladić.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbien erkänner staten Kosovos gränser? ]]></title>
<link>http://bosnienidag.wordpress.com/2009/09/26/serbien-erkanner-staten-kosovas-granser/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 19:42:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>bosnienidag</dc:creator>
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<description><![CDATA[Serbiens gränser idag (inklusive Vojvodina och halva Sandžak) - Serbien har formellt erkänt det själ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img alt="Serbiens gränser idag (inklusive Vojvodina och halva Sandžak)" src="http://www.sellatonce.com/export-import/serbia_map300_2008.jpg" width="300" height="321" /><p class="wp-caption-text">Serbiens gränser idag (inklusive Vojvodina och halva Sandžak)</p></div><br />
<strong>- Serbien har formellt erkänt det självständiga Kosovos gränser. Det säger Slobodan Milosevićs efterträdare Vojislav Koštunica i en kommentar till den serbiska dagstidningen Danas.</strong></p>
<p>- Genom avtalet om samarbete mellan Serbien och EULEX-Kosovo har makthavarna i Serbien erkänt existensen av gränsen mellan Serbien och Kosovo. Gränsen är en nyckelegenskap för en statsbildning och detta avtal fastställer ett gränsöverskridande samarbete mellan Serbien och Kosovo, säger Koštunica till Danas. </p>
<p>Koštunica, som är professor i konstitutionell rätt, förklarar att varje land som undertecknar ett avtal om gränsöverskridande samarbete bekräftar formellt att den egna statens territorium sträcker sig till gränslinjen och erkänner samtidigt att det på andra sidan gränslinjen börjar en annan stats territorium.  </p>
<p>Koštunica anser att denna handling är en direkt form av erkännande av den självständiga staten Kosovos gränser.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le kosovo indépendant fête son premier anniversaire]]></title>
<link>http://russiactuprime.com/2009/02/15/le-kosovo-independant-fete-son-premier-anniversaire/</link>
<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 12:43:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jérémy Felkowski</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;Image de la semaine : Un an après avoir déclaré son indépendance, le Kosovo possède un drape]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><strong><img class="aligncenter" title="Drapeau du Kosovo" src="http://www.e-news.name/images/kosovo.gif" alt="" width="442" height="292" /></strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong>L&#8217;Image de la semaine : </strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong>Un an après avoir déclaré son indépendance, le Kosovo possède un drapeau, un hymne et des services de renseignement mais &#8220;il y a toujours des tensions et le risque d&#8217;explosions de violence existe encore&#8221;, souligne Peter Balmer, directeur des Balkans pour l&#8217;International Crisis Group.</strong></em> </p>
<p style="text-align:justify;">Si le pays commence à se doter d&#8217;institutions qu&#8217;il espère solides, malgré le contexte international, il doit toujours composer avec des rapports tendus avec son voisin serbe et ses alliés russes. L&#8217;indépendance, déclarée unilatéralement le 17 février 2008, a été reconnue par une cinquantaine de pays dont 22 des 27 membres de l&#8217;Union Européenne. L&#8217;évènement avait alors fait apparaître des désaccords entre les pays membres. Si une grande majorité a reconnu le nouvel Etat, certaines voix se sont élevées pour dénoncer un péril. L&#8217;Espagne s&#8217;érigeant comme le leader de la protestation. Le pays est toujours en proie aux velléités et aux violences les plus intolérables de l&#8217;ETA. La Russie de Dmitri Medvedev et Vladimir Poutine n&#8217;a cessé de mettre en garde contre une opération dangereuse pour les rapports internationaux, faisant allusion à des Etats tels que la Géorgie ( ayant connu un conflit avec la Fédération quelques mois plus tard)</p>
<p style="text-align:justify;">Le Kosovo n&#8217;a, par ailleurs, pas réglé l&#8217;épineux problème de la cohabitation de deux communautés kosovares. Les albanophones, au nombre de 2 millions, font face aux enclaves de 120 000 personnes d&#8217;origine serbe. 50 000 vivent au nord de l&#8217;ancienne province, sont soutenus politiquement, administrativement par Belgrade. 70 000 autres sont installés au coeur des régions albanophones. Malgré le fait que les violences, l&#8217;exode et le massacre des populations serbes du Kosovo n&#8217;ait pas eu lieu en cette première année d&#8217;indépendance, les deux camps restent opposés.</p>
<p style="text-align:justify;">Les Nations Unies ont récemment accepté d&#8217;examiner une requête émanant de Belgrade concernant la validité de la sécession kosovare. Le Tribunal de La Haye devrait prendre deux ans pour statuer sur ce cas. Mais la perspective de voir annuler un processus déjà engagé et qui ne saurait ralentir dans les prochains mois parait risqué.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La cocina serbia en los noventa]]></title>
<link>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/26/la-cocina-serbia-en-los-noventa/</link>
<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 12:04:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
<guid>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/26/la-cocina-serbia-en-los-noventa/</guid>
<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 5 de junio de 2008. El objetivo de este artículo es a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://historiaencomentarios.files.wordpress.com/2008/10/slobodan_milosevic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-260" title="Slobodan_Milosevic" src="http://historiaencomentarios.wordpress.com/files/2008/10/slobodan_milosevic.jpg" alt="" width="685" height="400" /></a><strong> Artículo publicado por <a href="http://www.lorem-ipsum.es/blogs/historiaenpresente/?p=13">Historia en Presente</a> el 5 de junio de 2008.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>El objetivo de este artículo es aportar a los lectores una visión general acerca de la política interna serbia de los años noventa. En el fondo se trata de un repaso de los resultados electorales y grupos políticos durante esa década. Vendría a completar, pues, la información de dos artículos anteriores: <a href="http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/serbia-despues-de-milosevic-2000-2008/">“Serbia después de Milosevic (2000-2008)”</a> y <a href="http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/una-cronica-de-las-elecciones-serbias/">“Una crónica de las elecciones serbias”</a> (mayo de 2008). Pido disculpas por el caos cronológico de mis publicaciones, ya que esta última entrega del repaso al panorama político serbio es temporalmente anterior a las otras dos. A modo de disculpa sólo puedo decir que los acontecimientos –las elecciones serbias del pasado 11 de mayo- me han obligado a hacerlo así.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A modo de introducción: la llegada de Milosevic al poder</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Con independencia de los vaivenes de partidos minoritarios o de la disparidad en las alianzas de gobierno, los resultados electorales serbios a lo largo de la década de 1990 se caracterizaron por la hegemonía de los socialistas liderados por Slobodan Milosevic. Los fundamentos de la aventura política de este personaje hemos de buscarlos en lo que Paul Garde denominó “revolución cultural serbia” [4]. Esta se basó en el Memorándum redactado en 1986 por un grupo de responsables de la Academia de las Ciencias de Serbia. Su representante más conocido era el escritor nacionalista Dobrica Cosic. Este documento denunciaba la discriminación de la que, según los autores, eran objeto los serbios en la provincia autónoma de Kosovo. Posteriormente, ya dentro de la obra política del gobierno Milosevic, las reivindicaciones se extendieron a otros territorios de la Federación Yugoslava en los que la presencia, mayoritaria o no, de serbios era significativa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Del juego del trapecista a los años de la “tranquilidad”</strong></p>
<p style="text-align:justify;">El predominio del Partido Socialista serbio, al igual que en resto de los países balcánicos de tradición oriental, se vio reforzado a finales de los ochenta y principios de los noventa. Al mismo tiempo, la figura del líder carismático iba tomando cuerpo en la persona de Slobodan Milosevic. Poco a poco, el presidente de Serbia fue absorbiendo en su ámbito étnico el culto a la personalidad propio del fallecido Tito [1]. Sin embargo, las sucesivas derrotas en los conflictos con Eslovenia y Croacia, rompieron el sueño nacionalista del pueblo serbio. Así, a principios de los noventa, la oposición al régimen se organizó en una amplia coalición denominada Movimiento Democrático de serbia (DEPOS). Había comenzado lo que algunos autores denominan “el juego del trapecista”; un periodo de varios meses en el que Milosevic tuvo que defender con uñas y dientes su posición política. Desde algunos medios occidentales se llegó a hablar del fin de Slobo; sin embargo, la habilidad política del “trapecista” le permitió sortear los peligros.</p>
<p style="text-align:justify;">La oposición democrática boicoteó las elecciones al parlamento federal del 31 de mayo de 1992. En ellas el Partido Socialista obtuvo 73 de los 138 escaños en disputa. Sin embargo, el hecho más significativo de los comicios fue el ascenso del Partido Radical de Seselj, que hasta ese momento había apoyado al gobierno socialista. Los resultados pusieron en guardia al presidente Milosevic, que se dispuso a cortar de raíz el crecimiento de los radicales. El primer acto fue la disolución del parlamento el 20 de octubre de 1993 y la convocatoria de elecciones para el 19 de diciembre. La victoria de los socialistas fue clara:123 de los 250 escaños; si bien se vieron empañadas por las quejas del resto de formaciones políticas. Los radicales de Seselj fueron los grandes derrotados; obtuvieron tan sólo 39 actas parlamentarias, siendo superados por la coalición opositora DEPOS (45 escaños). Por su parte, el Partido Demócrata de Zoran Djindjic obtuvo 29 actas parlamentarias [4].</p>
<p style="text-align:justify;">Los resultados electorales venían a completar la tela de araña tejida por Milosevic para asegurarse el poder en Serbia durante muchos años. Previamente, en marzo de 1993 había logrado la destitución de Milan Panic como cabeza del gobierno federal, poniendo en su lugar a Radoje Kontic, fiel al Partido Socialista. A esto hemos de añadir un relevo de similares características al frente de la presidencia de la Federación Yugoslava. El 25 de junio de 1993, Zoran Lilic, hasta entonces presidente socialista del parlamento serbio, sustituyó a Cosic, poco dócil a los deseos de Milosevic [4]. Todos sus rivales internos estaban fuera de combate; les había llegado el turno a los exteriores. Serbia necesitaba cambiar su mala imagen internacional. Los acuerdos de Dayton, la paz de Bosnia de 1995, fueron el escenario ideal para la rehabilitación del país y de su líder [3]. Curiosamente, el mismo presidente norteamericano que le tendió la mano en esa ocasión, Bill Clinton, le condenó casi cuatro años más tarde. El conflicto de Kosovo puso fin a la etapa de tranquilidad. El presidente serbio volvió a ejercer de trapecista, pero en esta ocasión no tuvo tanta suerte.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Los últimos episodios electorales y la caída de Milosevic</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La candidatura de Vojislav Kostunica a la presidencia federal, fruto de la reunificación de la oposición serbia apoyada incondicionalmente por las potencias occidentales, marcó el inicio del declinar de Milosevic. Tras una larga polémica, en la que el aparato de poder de los socialistas hizo todo lo posible por ocultar la derrota de su líder, las fuentes oficiales confirmaron la victoria de la oposición casi un mes después de los comicios de septiembre del 2000 [6].</p>
<p style="text-align:justify;">El seis de octubre de ese mismo año una revolución democrática acababa con el régimen nacionalista de Slobodan Milosevic. Los serbios se levantaron contra el hombre que había conducido al país a cuatro guerras balcánicas (1991-1995) y a un enfrentamiento con la OTAN a causa de los sucesos de Kosovo (1997-1999). Dos meses después, con el inestimable apoyo occidental, la oposición alcanzó un claro triunfo en las legislativas. Zoran Djindjic, del Partido Demócrata, se convertía así en primer ministro de la república. Sin embargo, hasta la llegada al poder del actual presidente Borislav Tadic, las autoridades serbias no entregaron a Milosevic a las autoridades internacionales.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bibliografía:</strong></p>
<p style="text-align:justify;">[1] <em>Postguerra. Una historia de Europa desde 1945</em>; Tony Judt – Madrid – Taurus -2006.</p>
<p style="text-align:justify;">[2] <em>La Europa balcánica. Yugoslavia, desde la Segunda Guerra Mundial hasta nuestros días</em>; Ricardo M. Martín de la Guardia y Guillermo A. Pérez Sánchez – Madrid – Síntesis – 1997.</p>
<p style="text-align:justify;">[3] <em>La trampa balcánica</em>; Francisco Veiga – Barcelona – Grijalbo – 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[4] <em>Los conflictos yugoslavos</em>; Carlos Taibo y José Carlos Lechado – Fundamentos &#8211; 1994.</p>
<p style="text-align:justify;">[5] <a href="http://www.gees.org/articulo/300/"><em>Los conflictos de los Balcanes a finales del siglo XX</em></a>; Enrique Fojón -GEES &#8211; 18 de septiembre de 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[6] <a href="http://www.gees.org/articulo/2263/"><em>Adiós, Milosevich, no vuelvas</em></a>; Manuel Coma – GEES &#8211; 15 de marzo de 2006.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una crónica de las elecciones serbias]]></title>
<link>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/una-cronica-de-las-elecciones-serbias/</link>
<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 18:47:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
<guid>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/una-cronica-de-las-elecciones-serbias/</guid>
<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 19 de mayo de 2008. Con el fin de complementar la inf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://historiaencomentarios.files.wordpress.com/2008/10/kostunica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-236" title="Kostunica" src="http://historiaencomentarios.wordpress.com/files/2008/10/kostunica.jpg" alt="" width="370" height="382" /></a><strong> Artículo publicado por <a href="http://www.lorem-ipsum.es/blogs/historiaenpresente/?p=9">Historia en Presente</a> el 19 de mayo de 2008.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Con el fin de complementar la información aportada en <a href="http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/serbia-despues-de-milosevic-2000-2008/">“Serbia después de Milosevic (2000-2008)” </a>-artículo recientemente publicado en este blog-, me dispongo a escribir sobre los últimos sucesos políticos: las elecciones del pasado 11 de mayo. Sin embargo, vistos los resultados, querría también centrarme en la figura de uno de los grandes derrotados, el líder del PDS Vojislav Kostunica.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Serbia ante la segunda transición</strong></p>
<p style="text-align:justify;">El análisis de los resultados electorales serbios a lo largo de la última década nos permite hablar, en cierto modo, de dos transiciones. El primer cambio político se produjo en Serbia el 6 de octubre de 2000, día en que una revolución popular ponía fin al régimen de Solobodan Milosevic. El segundo ha tenido lugar el pasado 11 de mayo, fecha de las elecciones legislativas. Por primera vez los demócratas del PD (Partido Demócrata) han logrado imponerse a los nacionalistas del PRS (Partido Radical Serbio). El triunfo del actual presidente, Boris Tadic, permite al país mirar hacia delante; y, más en concreto, a Europa. La victoria de su adversario, Tomislav Nikolic, hubiera supuesto lo contrario: rechazar la mano tendida por la Unión Europea en el reciente Acuerdo de Asociación y Estabilización (AAE), y volver, una vez más, a la deriva nacionalista que tanto mal ha traído a Serbia y a sus vecinos.</p>
<p style="text-align:justify;">Los demócratas -Partido Demócrata (PD), Grupo 17 (G17), Partido Democrático de Sandzak (PDS), Liga Socialdemócrata de Voivodina (LSV), Movimiento Serbio de Renovación (MSR)- han alcanzado en los comicios la cifra de 102 escaños sobre un parlamento de 250 diputados [6]. Por su parte, los radicales se sitúan como segunda fuerza política con 77 representantes. En definitiva, una vez más, los de Tadic están obligados a pactar si quieren afianzarse en el gobierno. La alianza con el Partido Demócrata Serbio (PDS) del antiguo primer ministro Vojislav Kostunica parece poco probable. Este, a pesar de sus decepcionantes resultados, mantiene 30 de los 47 escaños obtenidos en las elecciones de 2007. Sin embargo, hemos de recordar que la principal razón de que los serbios hayan vuelto a acudir a las urnas un año después es, precisamente, la falta de entendimiento entre Tadic y Kostunica. Así las cosas, lo más probable es que el PD escoja a grupos más moderados y europeístas como compañeros de viaje. Destaca entre estos el Partido Socialista Serbio (SPS), fundado en su día por Slobodan Milosevic. Estos han sabido modernizarse y librarse del fantasma de su antiguo líder, proceso avalado por su reciente incorporación al grupo de partidos socialdemócratas europeos.</p>
<p style="text-align:justify;">Los serbios han elegido el camino de la reforma en lugar de la vuelta al pasado. Los intentos frustrados que personificaron figuras como Vojislav Kostunica o Zoran Djindjic –primer ministro del PD asesinado en 2003- dejan paso a la decidida actuación de los hombres de Tadic. La consigna es solucionar los problemas del presente mirando al futuro, no al pasado. Dejar de lado “los demonios del nacionalismo exclusivista y agresivo, vendedor de frustraciones, atizador de injustificados e injustificables complejos de superioridad emparejados con victimismos que pretenden legitimar toda clase de reivindicaciones así como los métodos para satisfacerlas” [8]. El objetivo principal es caminar hacia la Unión Europea con la ayuda de Europa, sin “vender”, de antemano (aunque puede que ya esté perdida), la soberanía sobre Kosovo. Serbia deja atrás ocho años –la primera transición- algo frustrantes; un periodo de tiempo en el que no supieron o no quisieron cambiar. Algunos analistas políticos afirman que esa etapa era necesaria, que los serbios no estaban preparados para el cambio en el año 2000. Eso puede ser verdad, pero no es menos cierto que Europa –pendiente actualmente de solucionar el entuerto kosovar- no le tendió la mano entonces con tanta firmeza como lo hace ahora. Se abre una etapa esperanzadora para el país, y los recientes resultados electorales son una buena prueba de que ese gran pueblo está dispuestos a afrontarla con decisión.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>El viaje de Kostunica al cementerio de las estatuas</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La revolución del años 2000 contra el régimen de Slobodan Milosevic se inventó una figura emblemática: Vojislav Kostunica. Este personaje surgía como un monumento al movimiento opositor; el color dorado del mismo lo ponía el beneplácito occidental. Durante los primeros meses fue el hombre del momento; más tarde se convirtió en la bisagra para gobernar; hoy, al igual que tantos otros, descansa en el cementerio de las estatuas. La Historia está llena de ídolos derrumbados, Kostunica ha sido el último. Tan sólo nos queda dilucidar si la culpa fue suya o de quienes propiciaron su aparición.</p>
<p style="text-align:justify;">militó en las filas del Partido Demócrata (PD) hasta el 1992, año en que abandonó ese grupo para fundar el PDS. Desde ese momento llevó a cabo una encarnizada, aunque poco eficaz, oposición al régimen de Milosevic. Sin embargo, al igual que la mayor parte de los serbios, se dejó arrastras por las ideas nacionalistas de Slobo. Cuando llegó al poder –“héroe por accidente”- pudo ofrecerle a su pueblo la libertad, pero no consiguió librarlos del veneno que el mismo llevaba dentro. Serbia no sólo necesitaba –y necesita- un sistema democrático firme y una economía moderna; el rechazo del nacionalismo radical que había marcado la década anterior era condición sine qua non para el desarrollo del país. Eso Kostunica no lo podía lograr; había llegado al límite de su reformismo. Si me permiten la comparación, les diría que jugó un papel similar al de Carlos Arias Navarro al finalizar el franquismo; llevó a cabo la reforma más radical que podía pergeñar, pero esta era insuficiente.</p>
<p style="text-align:justify;">Kostunica fue estatua de bronce durante el tiempo que supo mantener el consenso entre los grupos políticos serbios. Encandiló a los demócratas con sus indudables convicciones democráticas; y tranquilizó a los nacionalistas con su patriotismo y promesas de no entregar a ninguno de los criminales de guerra serbios. Los problemas surgieron cuando ambos bandos salieron del letargo posrevolucionario. Los demócratas querían ir más rápido con las reformas, y los nacionalistas deseaban volver a un supuesto glorioso pasado. El bronce de la estatua empezó a perder su brillo, y las sucesivas elecciones ponían al descubierto la realidad: el partido de Kostunica era la tercera fuerza política. Había empezado el periodo de la bisagra. El PDS tenía menos votos que demócratas y radicales, pero hacerle la corte era necesario para gobernar. En esta tarea ganaron sus antiguos compañeros del PD.</p>
<p style="text-align:justify;">La cuestión de Kosovo acabó por consumar la ruptura en la alianza entre Vojislav Kostunica y Boris Tadic. El primero se negó a formar parte de un gobierno que mantenía relaciones cordiales con países europeos que reconocían la independencia de esa región. La deriva nacionalista del líder del PDS puso fin a un ejecutivo que apenas llevaba un año al frente de los destinos serbios. Los resultados del 11 de mayo, así como el final de su estatus de bisagra, han condenado a Kostunica a permanecer en el cementerio de las estatuas. Es poco probable que volvamos a verlo en primera línea, aunque nunca se sabe, también Napoleón tuvo su Imperio de los Cien Días.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bibliografía</strong></p>
<p style="text-align:justify;">[1] <em>La Europa balcánica. Yugoslavia, desde la Segunda Guerra Mundial hasta nuestros días</em>; Ricardo M. Martín de la Guardia y Guillermo A. Pérez Sánchez – Madrid – Síntesis – 1997.</p>
<p style="text-align:justify;">[2] <em>La trampa balcánica</em>; Francisco Veiga – Barcelona – Grijalbo – 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[3] <a href="http://www.gees.org/articulo/3516/"><em>La situación política de Serbia después de las elecciones generales</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 1 de febrero de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[4] <a href="http://www.gees.org/articulo/3479/"><em>Serbia: Elecciones para la continuidad</em></a>; Mira Milosevich – GEES &#8211; 23 de enero de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[5] <a href="http://www.gees.org/articulo/4033/"><em>Gobierno de Serbia: entre aceite y agua</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 22 de mayo de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[6] <a href="http://www.gees.org/articulo/5487/"><em>Las elecciones legislativas en Serbia</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 13 de mayo de 2008.</p>
<p style="text-align:justify;">[7] <a href="http://www.gees.org/articulo/300/"><em>Los conflictos de los Balcanes a finales del siglo XX</em></a>; Enrique Fojón -GEES &#8211; 18 de septiembre de 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[8] <a href="http://www.gees.org/articulo/2263/"><em>Adiós, Milosevich, no vuelvas</em></a>; Manuel Coma – GEES &#8211; 15 de marzo de 2006.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Serbia después de Milósevic (2000-2008)]]></title>
<link>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/serbia-despues-de-milosevic-2000-2008/</link>
<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 07:50:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
<guid>http://historiaencomentarios.wordpress.com/2008/10/25/serbia-despues-de-milosevic-2000-2008/</guid>
<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 10 de mayo de 2008. Hago un ligero parón en la serie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://historiaencomentarios.files.wordpress.com/2008/10/boris_tadic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-226" title="Boris_Tadic" src="http://historiaencomentarios.wordpress.com/files/2008/10/boris_tadic.jpg" alt="" width="500" height="342" /></a><strong> Artículo publicado por <a href="http://www.lorem-ipsum.es/blogs/historiaenpresente/?p=7">Historia en Presente</a> el 10 de mayo de 2008.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Hago un ligero parón en la serie de artículos que estoy escribiendo sobre la cuestión del Kosovo para centrarme en Serbia, estado del que se ha independizado recientemente. El motivo: las elecciones legislativas celebradas en el país balcánico el domingo 11 de mayo. Mi objetivo al escribir esto es aportar a los lectores una visión resumida de la situación política serbia desde la caída del régimen de Milosevic en octubre del 2000 hasta la víspera de los citados comicios. No descarto publicar más tarde un análisis de los resultados y de sus consecuencias de cara a la posible integración de Serbia en la Unión Europea. No obstante, en el próximo artículo volveré sobre la cuestión kosovar.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>De la esperanza sin Slobo, a la decepción tras Slobo</strong></p>
<p style="text-align:justify;">El seis de octubre de 2000 una revolución democrática acababa con el régimen nacionalista de Slobodan Milosevic. Los serbios se levantaron contra el hombre que había conducido al país a cuatro guerras balcánicas (1991-1995) y a un enfrentamiento con la OTAN a causa de los sucesos de Kosovo (1997-1999). Se abría en Serbia un periodo de esperanza, de vuelta al seno de la comunidad internacional. La desaparición del gobernante parecía redimir, cual victima propiciatoria, a todos los miembros de la nación [6]. Una vez más los serbios cayeron en la trampa del mesianismo, de las soluciones fáciles. Primero habían seguido a Slobo en su búsqueda del paraíso nacionalista durante una década de guerras. Cuando este se demostró falso buscaron el Edén perdido entregando al supuesto culpable de esos conflictos. No obstante, las miles de personas que celebraban, aquella tarde de octubre, la apoteosis purificadora en las calles de Belgrado ignoraban la dura realidad que le esperaba al país.</p>
<p style="text-align:justify;">Occidente no pareció conmoverse con las muestras de buena voluntad serbia. El retorno al orden internacional no fue inmediato, y la ayuda económica tardó en llegar. Belgrado, condenado al ostracismo, se acostumbró a ver como la Unión Europea hacía guiños, en incluso admitía en su seno, a los antiguos enemigos (Eslovenia, Croacia y Macedonia). Aunque la caída de Slobodan Milosevic había limpiado algo la imagen de Serbia en el mundo, a ojos de la mayoría seguía llevando el cartelón de culpable, de criminal de guerra. Todos fueron nacionalistas en los conflictos de desintegración yugoslava, todos llevaron a cabo limpiezas étnicas, todos mataron y torturaron, pero sólo los serbios perdieron [3]. Belgrado no tenía aspiraciones y métodos muy distintos a los de Zagreb, Sarajevo o Pristina, el problema fue que no supo vender su causa a los occidentales; le falló la propaganda que tan bien utilizaron sus enemigos [4].</p>
<p style="text-align:justify;">No obstante, sería un error echar sobre los hombros de la desidia europea todo el fracaso de la reinserción serbia. La oportunidad no sólo la perdió Bruselas. Belgrado se empeñó en jugar un doble juego que gustó muy poco en el seno de la Unión: rompió con el pasado, pero no del todo; derrocó al antiguo gobernante, pero no lo entregó a la justicia internacional hasta varios meses después; decía buscar a los genocidas de Srebrenica -Radovan Karadzic y Ratko Mladic- pero nunca había resultados; se sometió a la resolución sobre Kosovo, aunque poniendo unas condiciones inaceptables para los albanokosovares de Ibrahim Rugova. Serbia perdió el tren de la “vuelta a Europa” [1]. No estaba totalmente decidida a tomarlo, y nadie estaba dispuesto a ayudarle a subir.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ocho años de errática política interna</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La situación política del país después de octubre de 2000 parece carecer de dinamismo. Los serbios están paralizados ante un futuro incierto y un pasado que, tal vez erróneamente, perciben como glorioso. Seis años tardaron en modificar la Constitución impuesta por Milosevic, muestra clara de que las reformas democráticas exigidas por Europa han sido lentas e insuficientes [6]. Además, mientras el país se estanca económicamente, la corrupción crece a pasos agigantados. Siendo esta la situación es lógico que durante todos estos años Vojislav Kostunica, bandera de la revolución contra Slobo, haya acabado centrando su discurso el ataque a la incomprensión internacional.</p>
<p style="text-align:justify;">Serbia también parece estar estancada en lo relativo al comportamiento del electorado. Poco han variado los resultados de los pasados comicios de 2007 con respecto a los de 2003; y tampoco se prevén grandes cambio de cara al 11 de mayo. El gobierno del país dependerá una vez más de los pactos. La diferencia con respecto a otras ocasiones es que las rencillas personales y las discrepancias en torno a Kosovo pueden romper las tradicionales alianzas y abrir nuevos caminos en la formación del ejecutivo. Tanto en 2003 como en 2007 el Partido Radical Serbio (PRS), liderado por el nacionalista Tomislav Nikolic, alcanzó la victoria electoral. Sin embargo, la alianza de otros grupos, especialmente el Partido Demócrata (PD) de Borislav Tadic y el Partido Demócrata Serbio (PDS) de Vojislav Kostunica, impidieron que formara gobierno. En esta ocasión, no está claro que se vaya a producir la alianza entre demócratas contra los herederos de Milosevic –los nacionalistas del PRS-, así que la emoción, más que en las urnas, estará en la “diplomacia” posterior.</p>
<p style="text-align:justify;">En los días anteriores a las elecciones los sondeos arrojaban un resultado de empate entre Nikolic y el actual presidente Tadic. Ante esta situación parece que Kostunica volverá a ser el árbitro en la disputa por el poder. Sin embargo, no hay que descartar que algún otro grupo político, del perfil del Partido Liberal Demócrata (PLD) o el Partido Socialista Serbio (PSS), de la campanada. Además, los últimos acontecimientos relacionados con la independencia de Kosovo -mediados de febrero- y el Acuerdo de Asociación y Estabilización (AAE) firmado con la Unión Europea -finales de abril-, pueden tener también importantes repercusiones en las preferencias de los votantes.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Entre Kosovo y la Unión Europea</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La demagogia nacionalista ha vuelto al panorama político serbio con motivo de la declaración de independencia por parte de Kosovo. No se sabe hasta que punto es bueno para Serbia seguir mirando al pasado, conservar una región deprimida donde dominan las mafias del narcotráfico; todos parecen tener claro que lo mejor para el desarrollo del país es abandonar el lastre kosovar. Sin embargo, los nacionalismos suelen dejar de lado la razón para lanzarse de lleno a los brazos del sentimiento; y este, en lo referente a los serbios, es muy fuerte cuando se trata de Kosovo, la tierra que vio nacer a la patria. Por esa razón, los políticos del país, aunque saben que la secesión es inevitable e incluso beneficiosa, intuyen que con un “no a la independencia” pueden ganar votos. Esta ha sido a lo largo la campaña la postura de Nikolic y Kostunica; Tadic, garante del europeísmo, no ha querido pronunciarse. Todos saben que si gana venderá Kosovo a cambio del plato de lentejas de la Unión Europea. No obstante ¿acaso sus rivales tienen algo mejor que ofrecer?</p>
<p style="text-align:justify;">El Partido Democrático (PD) del actual presidente no habla de aceptar la situación kosovar, por miedo a perder votos, pero es un hecho que cederá ante las exigencias internacionales. Sin duda alguna se repetirá una escena similar a la de la entrega de Slobodan Milosevic al Tribunal de La Haya. También en esa ocasión fue Tadic, en contra de la voluntad de Kostunica, el que cedió ante la comunidad internacional. Desde mi punto de vista, es la decisión más inteligente. A día de hoy, Serbia puede aceptar las cosas por las buenas o por las malas; recibir una recompensa que le permita desarrollarse e integrarse de lleno en Europa, o encerrarse en sí misma, en la intoxicación nacionalista inventada por Slobo [9]; puede subirse de nuevo al tren, o quedarse al margen.</p>
<p style="text-align:justify;">Europa parece haber apostado de nuevo por Serbia. El ostracismo al que nos referíamos anteriormente ha desaparecido, si bien por motivos interesados: la solución del conflicto kosovar. Las autoridades europeas se ha implicado hasta tal punto que, aunque no sea oficial, pone la victoria de Tadic como condición sine qua non para la futura integración de Serbia en la Unión. La firma, en plena campaña electoral, del Acuerdo de Asociación y Estabilización (AAE) entre el ministro de asuntos exteriores serbio, Vuc Jeremic, y los representantes de la UE, es la mejor muestra de ello. En las próximas semanas veremos los derroteros que va tomando la cuestión balcánica. Serbia puede dirigirse rumbo a Europa o convertir a “Milosevic en un nuevo Cid; un hombre que gana batallas después de muerto. Su mito puede seguir manteniendo a sus paisanos lejos del premio europeo” [9].</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bibliografía</strong></p>
<p style="text-align:justify;">[1] <em>Postguerra. Una historia de Europa desde 1945</em>; Tony Judt – Madrid – Taurus -2006.</p>
<p style="text-align:justify;">[2] <em>La Europa balcánica. Yugoslavia, desde la Segunda Guerra Mundial hasta nuestros días</em>; Ricardo M. Martín de la Guardia y Guillermo A. Pérez Sánchez – Madrid – Síntesis – 1997.</p>
<p style="text-align:justify;">[3] <em>La trampa balcánica</em>; Francisco Veiga – Barcelona – Grijalbo – 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[4] <a href="http://www.gees.org/articulo/3516/"><em>La situación política de Serbia después de las elecciones generales</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 1 de febrero de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[5] <a href="http://www.gees.org/articulo/3479/"><em>Serbia: Elecciones para la continuidad</em></a>; Mira Milosevich – GEES &#8211; 23 de enero de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[6] <a href="http://www.gees.org/articulo/3120/"><em>¿Un nuevo Trianon?</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 16 de octubre de 2006.</p>
<p style="text-align:justify;">[7] <a href="http://www.gees.org/articulo/3120/"><em>Gobierno de Serbia: entre aceite y agua</em></a>; Mira Milosevich &#8211; GEES &#8211; 22 de mayo de 2007.</p>
<p style="text-align:justify;">[8] <a href="http://www.gees.org/articulo/300/"><em>Los conflictos de los Balcanes a finales del siglo XX</em></a>; Enrique Fojón -GEES &#8211; 18 de septiembre de 2002.</p>
<p style="text-align:justify;">[9] <a href="http://www.gees.org/articulo/2263/"><em>Adiós, Milosevich, no vuelvas</em></a>; Manuel Coma – GEES &#8211; 15 de marzo de 2006.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Truth, reconciliation for Bosnia and Serbia?]]></title>
<link>http://sfcg.wordpress.com/2008/07/24/truth-reconciliation-for-bosnia-and-serbia/</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 16:07:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfcg</dc:creator>
<guid>http://sfcg.wordpress.com/2008/07/24/truth-reconciliation-for-bosnia-and-serbia/</guid>
<description><![CDATA[  In the wake of the arrest of Radovan Karadzic, the presumed war criminal whose Bosnian Serb army s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[  In the wake of the arrest of Radovan Karadzic, the presumed war criminal whose Bosnian Serb army s]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La cocina serbia en los noventa]]></title>
<link>http://redlitos.wordpress.com/2008/06/06/la-cocina-serbia-en-los-noventa/</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 08:48:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
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<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 5 de junio de 2008. El objetivo de este artículo es a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 5 de junio de 2008. El objetivo de este artículo es a]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una crónica de las elecciones serbias]]></title>
<link>http://redlitos.wordpress.com/2008/05/21/una-cronica-de-las-elecciones-serbias/</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 11:02:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
<guid>http://redlitos.wordpress.com/2008/05/21/una-cronica-de-las-elecciones-serbias/</guid>
<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 19 de mayo de 2008. Con el fin de complementar la inf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 19 de mayo de 2008. Con el fin de complementar la inf]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Elezioni in Serbia, vincono gli europeisti]]></title>
<link>http://candidonews.wordpress.com/2008/05/12/elezioni-in-serbia-vincono-gli-europeisti/</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 23:23:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidonews</dc:creator>
<guid>http://candidonews.wordpress.com/2008/05/12/elezioni-in-serbia-vincono-gli-europeisti/</guid>
<description><![CDATA[Le prime proiezioni danno alla lista &#8216;Per una Serbia Europea&#8217; il 39% dei voti, contro il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Le prime proiezioni danno alla lista &#8216;Per una Serbia Europea&#8217;<br />
il 39% dei voti, contro il 29% degli ultranazionalisti radicali</p>
<p><!-- fine OCCHIELLO --></p>
<h1><!-- inizio TITOLO --><strong>Elezioni politiche in Serbia<br />
avanti gli europeisti di Tadic</strong><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><!-- inizio SOMMARIO -->Il futuro premier rivendica la vittoria, e rassicura: &#8220;Non riconosceremo il Kosovo&#8221;<!-- fine SOMMARIO --></h3>
<p> <strong>BELGRADO</strong> &#8211; La lista &#8216;Per una Serbia Europea&#8217; (liberale ed europeista) guidata dal presidente della Repubblica, Boris Tadic, risulta in netto vantaggio nelle elezioni politiche serbe di oggi con il 39% dei voti contro il 29 del Partito Radicale (Srs, opposizione ultranazionalista, in maggioranza relativa nel Parlamento uscente). E&#8217; quanto indicano le prime proiezioni del Cesid di Belgrado, in contrasto rispetto ai sondaggi, che mostravano invece un testa a testa tra le due formazioni politiche. Tra gli altri partiti che superano lo sbarramento del 5% quello del primo ministro uscente, Vojislav Kostunica, che con il suo 11,4% diventa a questo punto l&#8217;ago della bilancia per la formazione del nuovo governo.</p>
<p>Tadic ha già rivendicato la vittoria alla sua parte politica nelle elezioni legislative e amministrative odierne, affermando che &#8220;il popolo ha confermato per la seconda volta&#8221;, dopo le presidenziali di febbraio, la scelta di &#8220;una strada europea per la Serbia&#8221;. Per togliere argomenti all&#8217;opposizione nazionalista, Tadic ha annunciato che il suo governo, &#8220;non riconoscerà (l&#8217;indipendenza del) Kosovo&#8221;.</p>
<p>&#8220;I dati preliminari indicano un convincente successo&#8221; del blocco di Tadic, ha confermato Zoran Lucic, uno dei dirigenti del Cesid, precisando che le proiezioni riguardano ancora metà del campione (400 seggi su 750), ma sottolineando che la tendenza appare assai più netta del previsto. I radicali, prima forza del Paese dal 2003, appaiono infatti indietro di oltre 10 punti (28,5% contro 39%).</p>
<p>Al blocco di Tadic le proiezioni attribuiscono inoltre 103-109 seggi, non lontano &#8211; soprattutto se si considera il quasi scontato sostegno dei deputati delle minoranze etniche &#8211; dalla maggioranza assoluta in Parlamento, pari a 126 seggi.</p>
<p><!--inserto--></p>
<div id="adv180x150m">
<div>Oltre lo sbarramento del 5% sono indicati anche il Partito Democratico di Serbia (Dss, nazional-conservatore, reduce dalla rottura con i liberali di Tadic) del premier uscente, Vojislav Kostunica, in calo all&#8217;11,4% dei voti, il Partito Socialista (Sps) orfano di Slobodan Milosevic, all&#8217;8,2, e il Partito Liberaldemocratico di Cedomir Jovanovic (il più filo-occidentale del lotto), in bilico al 5,2.</div>
</div>
<p><!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->11 maggio 2008<!-- fine DATA --></em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbia: Facciamo gli Scongiuri!!!]]></title>
<link>http://mauriziomorabito.wordpress.com/2008/05/11/serbia-facciamo-gli-scongiuri/</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 22:10:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>omnologos</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono il primo a dire che la Serbia non va lasciata isolata, chiunque vinca le elezioni di oggi, ma l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sono il primo a dire che la Serbia non va lasciata isolata, chiunque vinca le elezioni di oggi, ma lasciatemi esprimere un deciso entusiasmo al sentire che <a href="http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200805112248-pol-rom1122-art.html" target="_blank">il Presidente Tadic ha probabilmente resistito all&#8217;assalto elettorale</a> degli ultranazionalisti di Nikolic (e dei confusi di Kostunica).</p>
<p>Quasi un regalo di Natale in anticipo&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbia después de Milosevic (2000-2008)]]></title>
<link>http://redlitos.wordpress.com/2008/05/11/sobre-las-elecciones-en-serbias/</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 14:49:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos</dc:creator>
<guid>http://redlitos.wordpress.com/2008/05/11/sobre-las-elecciones-en-serbias/</guid>
<description><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 10 de mayo de 2008. Hago un ligero parón en la serie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Artículo publicado por Historia en Presente el 10 de mayo de 2008. Hago un ligero parón en la serie ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbia's Painfully Wishful EU Bid]]></title>
<link>http://nearabroad.wordpress.com/2008/04/30/serbias-painfully-wishful-eu-bid/</link>
<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 06:28:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>nearabroad</dc:creator>
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<description><![CDATA[After a gut wrenching blow suffered by the unilateral declaration of independence by Kosovo in Febru]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>After a gut wrenching blow suffered by the unilateral declaration of independence by Kosovo in February 2008, Serbia was left empty handed and outraged by international backing for Kosovo&#8217;s statehood.  </p>
<p>This move seemed to be yet another piece taken from those who believe that reconstituting <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greater_Serbia">Greater Serbia</a> should continue to be ultimate goal of the state.  For the more moderate thinkers and mainstream Serbs, Kosovo&#8217;s Western-backed move toward independence has delivered a stinging sense of both anger and betrayal.  </p>
<p>Some have focused their anger on Western powers and large backers for Kosovo statehood, including attacks on foreign embassies and threats against their interests in the region.  For instance, the U.S. Embassy in the Serbia&#8217;s captial, Belgrade, was attacked by rioters and partially set ablaze after Kosovo&#8217;s announced independence.  This did not draw immediate reaction from the government of Prime Minister Vojislav Kostunica, suggesting tacit support for the actions. </p>
<p>Others in Serbia have focused their anger on the failure of their government to prevent Kosovo from seceding from Serbia, thereby making Serbia&#8217;s pro-Western politicians increasingly unpopular. </p>
<p><b>Anti-EU Strains Swell</b></p>
<p>One result of the fallout from Kosovo independence is the increasingly unpopularity of the European Union in Serbia and divisions among its leaders over joining the 27-nation bloc.</p>
<p><img align="right" src="http://www.makfax.com.mk/cgi-bin/get_img?NrImage=2&#38;NrArticle=110128" alt="Serbian President Boris Tadic and EU officials toasting to the signing of Serbia's EU stablisation agreement." />This was on display Tuesday as Serbia&#8217;s pro-Western president, Boris Tadic, placed Serbia on a path toward membership by <a href="http://www.makfax.com.mk/look/novina/article.tpl?IdLanguage=1&#38;IdPublication=2&#38;NrArticle=110128&#38;NrIssue=646&#38;NrSection=20">signing</a> a Stabilization and Association Agreement (SAA) with the EU.  Such an agreement is a necessary precursor to any successful membership bid. </p>
<p><a href="http://www.makfax.com.mk/look/novina/article.tpl?IdLanguage=1&#38;IdPublication=2&#38;NrArticle=110128&#38;NrIssue=646&#38;NrSection=20">Makfax vesnik</a> reports on these divisions&#8230;</p>
<blockquote><p>
Tuesday&#8217;s signing of the Stabilization and Association Agreement (SAA) between Serbia and the European Union triggered diametrically opposite reactions among Serbian public.</p>
<p>In a number of towns across Serbia, President Boris Tadic&#8217;s supporters celebrated the signing of SAA, which puts Serbia on the track to EU membership.</p>
<p>The outgoing Prime Minister Vojislav Kostunica, on the other hand, threatened that after elections, the new government and the new parliament will annul the SAA.
</p></blockquote>
<p><b>EU Agreement Stirs Feelings of Division and Betrayal</b></p>
<p>The <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7375243.stm">BBC</a> notes that &#8220;Belgrade&#8217;s pre-membership deal with the EU is revealed by Serbia&#8217;s press as deeply divisive both for its political establishment and its people.&#8221;</p>
<blockquote><p>
Most dailies focus on the divisions between pro-Western President Boris Tadic and his Prime Minister, Vojislav Kostunica, who has promised to have parliament annul the agreement at the first opportunity.</p>
<p>&#8220;Agreement with EU signed, Serbia divided,&#8221; says the top headline in the pro-government daily Politika.</p>
<p>&#8220;The signing of the Stabilization and Association Agreement (SAA) with the EU has caused divided reactions among the parties,&#8221; the paper says, adding that that the deal looks set to make parliamentary elections in May &#8220;even more tense&#8221;.</p>
<p>The respected evening tabloid Vecernje Novosti agrees, predicting that both the pro-Western and nationalist camps will try to make political capital out of the deal.
</p></blockquote>
<p>While division is one aspect of the reaction from the Serbs over the SAA signing, betrayal is another.  </p>
<p>The <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7375243.stm">BBC</a> goes on to list some other newspapers highlighting &#8220;the anger of nationalist Serbs, who were infuriated by most EU member states&#8217; recognition of Kosovo&#8217;s declaration of independence.&#8221; </p>
<blockquote><p>
&#8220;Serbian pigs celebrate: They have given Kosovo away,&#8221; the top-selling populist tabloid Kurir sneers in its front-page headline, acidly contrasting the EU members&#8217; stance on Kosovo with EU regulations requiring the humane treatment of pigs and cows &#8211; including the &#8220;2001 Pig Welfare Directive&#8221;.</p>
<p>&#8220;Betrayal of Serbia&#8221; is the even more strident headline in the nationalist tabloid Pravda, while a commentator laments what he says is Prime Minister Vojislav Kostunica&#8217;s failure to oppose the pro-European course of President Tadic.</p>
<p>&#8220;In addition to goodwill, one needs to have strength, courage and readiness to solve problems. Had Kostunica had that, Serbia would not have been in the dark today, without hope,&#8221; the commentator laments.
</p></blockquote>
<p><b>EU is an Increasingly Hard Sell in Serbia</b></p>
<p><img src="http://afp.google.com/media/ALeqM5hxa0dIPA5oQdUyEZSGR3ZwEuI4Uw?size=l" alt="" /></p>
<p>Certainly, EU membership is a formidible goal for any European nation seeking integration with its neighbors.  The financial gains and immediate seat at the table of Europe&#8217;s decision-makers is a guaranteed boost for any country formerly under the flag of communist domination and now struggling to survive both as a democracy and a market economy.  </p>
<p>For Serbia, a nation that has been plagued by war, divisive and deadly nationalism, and ruthless political leaders like Slobodan Milosevic, an opportunity to gain a foothold in the European community via the EU is an especially important step in its post-war development and move toward the West. </p>
<p>The problem is that the betrayal and anger left over from Kosovo and after a decade of many &#8216;promises made and promises broken&#8217; by the West, the Serbian public is not rushing with grand excitement to join the EU, let alone signalling readiness to make the necessary sacrifices to fulfill the EU&#8217;s grueling membership criteria.</p>
<p><b>Agreement Signed Despite Failure to Turn Over War Criminals&#8230;</b></p>
<p><img align="left" src="http://afp.google.com/media/ALeqM5gVqzmhL6fRVXABWzFeS7pYWux4IA?size=s" alt="Serbia's Bozidar Djelic (L) shows a pen after signing SAA as Boris Tadic looks on" /></p>
<p>Tuesday&#8217;s signing of the SAA, has also reignited concerns that Serbia is getting a nod on EU membership progress, despite its failure to meet international demands that it hand over Serbia&#8217;s indicted war criminals to The Hague.   This includes ex-Bosnian Serb leaders Ratko Mladic and Radovan Karadzic, accused of involvement in the murder of 8,000 Muslims at Srebrenica in 1995.</p>
<p>One leader, Chairman of the Bosnian tripartite Presidency Haris Silajdžić, exclaimed his anger and frustration with the EU, while accusing Serbia of getting special treatment.   </p>
<p>Belgrade news outlet <a href="http://www.b92.net/eng/news/region-article.php?yyyy=2008&#38;mm=04&#38;dd=30&#38;nav_id=49866">B92</a> reports&#8230;</p>
<blockquote><p>
Silajdžić said that “she (Serbia) is refusing to arrest those indicted for genocide in Bosnia-Hercegovina.”</p>
<p>By signing this agreement, the EU has once more ignored the verdict of the International Court of Justice, “which Serbia is flagrantly violating by refusing to bring to justice the people responsible for the massacre of more than 8000 civilians,” reads a statement from Silajdžić’s cabinet. </p>
<p>“Although the EU’s practice is to strictly insist on the fulfillment of given conditions before intensifying relations with potential members, this last act proves that Serbia enjoys privileges like no other state,” he fumed. </p>
<p>He said that “some countries are lagging behind in the European integration process because of far less important conditions than the arrest of individuals responsible for the only genocide in Europe since the Second World War.”
</p></blockquote>
<p>Mr. Silajdžić fails to point out, however, that the SAA will not be implemented if these war criminals are not handed over.  Germany&#8217;s <a href="http://www.spiegel.de/international/0,1518,550746,00.html">Der Speigel</a> reported, &#8220;Belgium and the Netherlands initially blocked the deal because of this lagging noncompliance (of handing over these war criminals). However, this week they softened their stance, settling for a compromise resolution that would make Serbia&#8217;s cooperation with the tribunal a necessary requirement for further steps towards EU membership.&#8221;</p>
<p><b>Serbia&#8217;s Domestic Politics Wrapped Around EU Agreement</b></p>
<p>In the Balkans, politics are very complicated indeed.  Of course, some view the urgency for Serbia to secure an SAA with the EU a necessary political chip for pro-Western reformers heading into a parliamentary election on May 11th against a much-strengthened nationalist opposition.</p>
<p><a href="http://www.eubusiness.com/news-eu/1209553323.9">EUBusiness</a> has more on how signing the SAA will impact domestic politics in Serbia and the looming parliamentary elections&#8230; </p>
<blockquote><p>
Analysts say the signing of the SAA will influence the outcome of the snap parliamentary elections on May 11, effectively by shaping it as a referendum on Serbia&#8217;s European integration.</p>
<p>Pro-Western President Boris Tadic says Serbia has no alternative but to join the EU, while nationalists like outgoing Prime Minister Vojislav Kostunica have sought to paint him as a traitor for doing deals with a group of nations that has backed Kosovo separatists.</p>
<p>&#8220;The signing of the SAA should clarify&#8221; the situation for voters confused by Serbia&#8217;s relations with the EU after Kosovo&#8217;s independence, said Svetlana Logar of political research institute Strategic Marketing.</p>
<p>&#8220;After this act, the EU certainly won&#8217;t send a message that Serbia has recognised the independence of Kosovo, which up until now has been the premise of some parties.</p>
<p>&#8220;The biggest confusion was caused by the status quo, and in this way a clarification of the situation is useful&#8221; to the pro-Western forces in the elections, Logar added.
</p></blockquote>
<p>Clarifying Serbia&#8217;s EU status post-Kosovo independence is just one of the many factors driving Tuesday&#8217;s agreement.  Political forces on both sides of the country&#8217;s scheduled elections have seized the SAA as a chance to draw distinct differences between each other. </p>
<p>From the <a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/world/la-fg-serbia30apr30,1,367035.story">LA Times</a>&#8230;</p>
<blockquote><p>
&#8220;Many enemies of the European future of Serbia have been frightening the citizens of Serbia that in the EU our identity will be endangered,&#8221; he said, referring to the ultranationalist political parties at home. He spoke in Serbian, and the remarks and signing ceremony were broadcast live on major Serbian television stations.</p>
<p>But Tadic&#8217;s rivals immediately seized on the accord as an election issue, portraying it as a sellout because, they maintain, Europe is trying to buy Belgrade&#8217;s acquiescence to Kosovo&#8217;s independence.</p>
<p>Vojislav Kostunica, the caretaker prime minister of Serbia, said Tadic was in effect accepting the independence of Kosovo, a &#8220;shameful and illegal&#8221; act. He said the next government would cancel the pact.</p>
<p>&#8220;We will never allow to anybody to sign [away] the independence of Kosovo on behalf of Serbia, and that is why today&#8217;s Tadic signature is worth absolutely nothing,&#8221; Kostunica said. </p>
<p>His party likened the signing of the pact to &#8220;the seal of Judas,&#8221; and others said they would move to have the president impeached once a new parliament is seated after the May 11 vote.</p>
<p>Tadic and his supporters argue that Serbia needs closer relations with the West to end its long, crippling isolation after atrocities committed by Serb forces in the Balkan wars made the nation a pariah.</p>
<p>&#8220;From today on, the path toward Serbia&#8217;s full EU integration is irreversible,&#8221; said Foreign Minister Vuk Jeremic, a Tadic ally.
</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[República de Kosovo]]></title>
<link>http://nowel.wordpress.com/2008/04/28/kosovo-2/</link>
<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 19:48:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>nowel</dc:creator>
<guid>http://nowel.wordpress.com/2008/04/28/kosovo-2/</guid>
<description><![CDATA[Desde Noviembre del 2007 hemos seguido, a través de las noticias públicada en el Diario El País, el ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://nowel.files.wordpress.com/2008/04/800px-mapa_kosovo_espanol.png"></a></p>
<p style="text-align:left;">Desde Noviembre del 2007 hemos seguido, a través de las noticias públicada en el Diario El País, el último capítulo del conflicto kosovar: La secesión de Kosovo.</p>
<p style="text-align:justify;">El 17 de Febrero del 2008 Kosovo consiguió su ansiado objetivo, ser independiente. Su historia es larga y manchada de sangre, sangre de las víctimas de un conflicto que puede que haya escrito su última etapa.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-23 aligncenter" src="http://nowel.wordpress.com/files/2008/04/800px-mapa_kosovo_espanol.png" alt="" width="555" height="387" /></p>
<p style="text-align:justify;">Pero hay cuestiones que resolver para poder entender la situación de este pequeño Estado europeo:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>¿Por qué Serbia se opone frontalmente a la independencia de esta provincia?</li>
<li>¿Por qué Kosovo no puede ejercer el derecho de autodeterminación como hizo en su día recientemente Montenegro?</li>
<li>¿Por qué los serbios consideran a kosovo como la cuna de su cultura?</li>
<li>¿Por qué esta provincia está habitada mayoritariamente por albaneses?</li>
<li>¿Por qué España no reconoce al nuevo Estado?</li>
<li>¿Por qué Rusia se opone mientras que Estados Unidos y la UE son proclives a reconocer la soberania kosovar?</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Para resolver estas cuestiones para a realizar un repaso por la historia de esta zona de los Balcánes:</p>
<div style="border-right:medium none;border-top:medium none;border-left:medium none;border-bottom:windowtext 0.75pt solid;text-align:justify;padding:0 0 1pt;">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Kosovo es considerado por Serbia como la cuna de su cultura y su religión. (como Asturias en España) Alli se encuentra numerosos monasterios ortodoxos serbios. Por ello para los serbios, la pérdida de Kosovo es la pérdida de su identidad.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Kosovo fue absorbido por <a title="Serbia" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Serbia"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Serbia</span></a> a final del siglo XII, y formó parte del <a title="Imperio Serbio (aún no redactado)" href="http://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Imperio_Serbio&#38;action=edit&#38;redlink=1"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Imperio Serbio</span></a> desde 1346 a 1371. No obstante desde 1180 formaba parte de un reino serbio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">En 1389, en la famosa <a title="Batalla de Kosovo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Batalla_de_Kosovo"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Batalla de Kosovo</span></a> una coalición de armadas cristianas conducidas por el príncipe serbio <a title="Lazar Hrebljanovic (aún no redactado)" href="http://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Lazar_Hrebljanovic&#38;action=edit&#38;redlink=1"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Lazar Hrebljanovic</span></a> fue derrotada en Kosovo Polje por los turcos otomanos, quienes tomaron finalmente el control del territorio en el año <a title="1455" href="http://es.wikipedia.org/wiki/1455"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">1455</span></a>. La Batalla de Kosovo es la batalla de todas las batallas en los anales de la mitología serbia. La mayoría de los nobles caballeros serbios –más de 150- murieron en la batalla. Aunque el resultado de la batalla fue esencialmente un empate, y se tuvieron que dar dos batallas más antes de que los otomanos sometieran todos los territorios serbios, la batalla de Kosovo tiene un papel importante en la <a title="Psique" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Psique"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">psique</span></a> del <a title="Pueblo serbio (aún no redactado)" href="http://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Pueblo_serbio&#38;action=edit&#38;redlink=1"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">pueblo serbio</span></a>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Durante más de medio siglo la religión y la etnia inclinaron la balanza a favor de los musulmanes y albaneses. Hubo una gran represión y miles de serbios abandonaron sus hogares. Empiezan a llegar numerosos inmigrante albaneses</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">En 1912 durante las guerras Balcánicas Serbia arrebata Kosovo a los turcos, integrándose después de la 1ª guerra Mundial en Yugoslavia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">En la 2ª Guerra Mundial la mayor parte del territorio es ocupado por las tropas italianas y pasa a formar parte de la Gran Albania. Durante la ocupación, los grupos armados albaneses locales (Vulnetari) violentaron a más de 100.000 serbios de Kosovo y mataron más de 10.000 hasta 1945. Después del final de la guerra y del establecimiento del régimen Comunista de <a title="Tito" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Tito"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Tito</span></a>, a Kosovo le fue conferido un estatuto de región autónoma de Serbia en 1946 y se convirtió una provincia autónoma en 1963. El gobierno comunista no permitió el regreso de los refugiados. Con la pasada constitución de Yugoslavia de 1974, Kosovo ganó la autonomía.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Desde 1980 los albaneses fueron aumentando hasta convertirse en una gran mayoría, cercana al 90%. Los serbios de la provincia fueron discriminados y perseguidos. En 1989 con Milosevic en el poder, se decide por referéndum en toda Serbia la supresión de todas las autonomías. El parlamento Kosovar –fuertemente presionado- acepta estas nuevas medidas, dando el control de la policía, de la justicia, la economía, el sistema de educación y políticas de lengua al gobierno serbio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">El problema de Kosovo es que no es una antigua república Yugoslava, como lo fueron Montenegro, Croacia, Eslovenia, Macedonia o Bosnia; sino una provincia serbia y por lo tanto no puede ejercer el derecho de autodeterminación como recientemente hizo Montenegro para convertirse en un país independiente. No obstante la mayoría aplastante de la población es albanesa y quiere la independencia, esto ha sido un factor importante para que la UE apruebe la secesión, así como para estabilizar una zona ya de por si bastante convulsa. Rusia, tradicional aliado de Serbia y ortodoxa también rechaza de plano la secesión ya que lo considera un peligroso precedente para otros territorios separatistas. Este ha sido el principal argumento de muchos países para no reconocer al nuevo Estado, entre ellos España</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;">PD: Agradecer a Ramón Lobo y Ricardo M. de Rituerto sin cuyos artículos este blog no sería posible</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[It's Spring, so how is your Bracket Doing?]]></title>
<link>http://jdasovic.com/2008/03/24/its-spring-so-how-is-your-bracket-doing/</link>
<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 19:02:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>jd</dc:creator>
<guid>http://jdasovic.com/2008/03/24/its-spring-so-how-is-your-bracket-doing/</guid>
<description><![CDATA[Well, it&#8217;s that time of year again. Has your bracket been busted? How many of you can honestly]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Well, it&#8217;s that time of year again. Has your bracket been busted? How many of you can honestly]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbs Call on Russia to Help in Kosovo Crisis]]></title>
<link>http://nearabroad.wordpress.com/2008/03/17/serbs-call-on-russia-to-help-in-kosovo-crisis/</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 22:23:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>nearabroad</dc:creator>
<guid>http://nearabroad.wordpress.com/2008/03/17/serbs-call-on-russia-to-help-in-kosovo-crisis/</guid>
<description><![CDATA[As violence against the NATO-led Kosovo peacekeeping mission moved to a new climax today, Serbian ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img width="200" align="right" src="http://www.b92.net/news/pics/2007/06/2347485374672c1342fc0c179732967_extreme.jpg" alt="Kostunica and Putin" /></p>
<p>As violence against the NATO-led Kosovo peacekeeping mission moved to a <a href="http://www.reuters.com/article/topNews/idUSL1752554720080317">new climax</a> today, Serbian caretaker PM Vojislav Kostunica seems to be ever more willing to play the Russian card. </p>
<p>In what seems to be a desperate attempt at sparking instability in the wake of Kosovo&#8217;s unilateral declaration of independence from Belgrade, Kostunica&#8217;s most recent rhetoric points to a grim scenario of Russia facing down NATO in Serbia&#8217;s defense.</p>
<p>Such a standoff would be disastrous for both sides. </p>
<p><a href="http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSL1730713820080317">Reuters</a> highlights Kostunica&#8217;s comments&#8230;</p>
<blockquote><p>
&#8220;We have started the necessary consultations with Russia about a necessary joint reaction in order to stop all forms of violence against Serbs,&#8221; his statement added.</p>
<p>It raised the prospect of Serbia inviting Russian troops into Serb-dominated northern Kosovo as peackeepers, undermining the authority of the NATO-led KFOR peacekeeping mission, creating potential for conflict, or heralding a partition of the territory.</p>
<p>Russia, which has repeatedly condemned Kosovo&#8217;s independence as illegal and blocked it at the United Nations, has warned the Western backers of Kosovo&#8217;s 90 percent Albanian majority that they are playing with fire.</p>
<p>Moscow has said it will not stand idly by and watch Kosovo Serbs oppressed.
</p></blockquote>
<h3>When Opportunity Knocks, Russia Moves into Action</h3>
<p><img src="http://img.timeinc.net/time/daily/2008/0803/russia_kosovo_0307.jpg" alt="Medvedev and Tadic" /></p>
<p>Throughout the Putin era, where Russia smelled an opportunity, it has taken advantage of it.  Serbia is just the latest in a string of international movements lead by the West, namely the United States, which has resulted in increased rhetoric and aggressive action by the Kremlin.  </p>
<p>Check out an excerpt of this <a href="http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1720718,00.html">Time Magazine</a> article by Yuri Zarakhovich&#8230;</p>
<blockquote><p>
By splitting the West and the wider international community, the U.S.-backed declaration of independence by Kosovo has given Russia an opening. Countries concerned with separatist problems of their own, from Spain or Cyprus to China, have been unable to follow the U.S. lead in recognizing Kosovo&#8217;s breakaway from Serbia. And Russia has sought to exploit the gaps that have emerged as a result.</p>
<p>In Serbia, itself, Russia capitalized literally, on the standoff over Kosovo. In Belgrade, just a week before he became Russia&#8217;s President-elect, Dmitri Medvedev supervised Serbia&#8217;s signing up to a prospective Russian Southern Stream natural gas pipe-line. Serbia also sold to Russia a 51% stake of Naftna Industrija Srbija (NIS), a much prized national oil company for $614 million and the promise of a further investment of $770 million. Russia plans build a major gas storage facility in Serbia, making the country a key base for Russian energy supplies to Europe. This consolidation of ties with Serbia achieves two Russian strategic goals: taking over national energy assets of European countries; and keeping erstwhile allies of the Soviet Union from being drawn into the Western fold. To emphasize warming ties, travel between Russia and Serbia will no longer require visas.
</p></blockquote>
<p>
<a href="http://technorati.com/claim/7cbn72n767" rel="tag directory"><img src="http://static.technorati.com/pix/tbf.gif" /></a> <a href="http://technorati.com/faves/?add=http://nearabroad.wordpress.com"><img src="http://static.technorati.com/static/img/btn/favorite-this-blog.png" alt="" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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