<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>la-giostra-di-dante &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/la-giostra-di-dante/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "la-giostra-di-dante"</description>
	<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 12:41:50 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/11/08/lo-strano-caso-della-signorina-parisi/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 13:57:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/11/08/lo-strano-caso-della-signorina-parisi/</guid>
<description><![CDATA[La Terra scrive sul mio corpo. La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La Terra scrive sul mio corpo.<br />
La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, poi mi chiede chi me li abbia fatti ed io rimango interdetta. Mi piacerebbe dire loro la verità ma non posso perché mi prenderebbero per matta. Allora m&#8217;invento qualcosa per non destare sospetti.<br />
L&#8217;ultimo di questi, una serie di cerchi concentrici all&#8217;interno di un triangolo (anche se secondo me si tratta di una freccia), me lo sono fatto in Portogallo la scorsa estate. È questo quello che ho raccontato in giro e i miei amici l&#8217;hanno bevuta. Se invece sapessero la verità, probabilmente smetterebbero di chiamarmi e mi consiglierebbero un buon dottore. Ma io non ho bisogno di dottori, sto benissimo. Anzi, non mi sono mai sentita meglio.<br />
Ammetto che all&#8217;inizio la faccenda mi disturbava alquanto. Svegliarmi sudata nel mio letto dopo strani incubi che non riuscivo mai a ricordare, e poi guardarmi il corpo allo specchio per scoprire se il sogno aveva lasciato il segno, come succedeva quasi sempre. Sono due anni che va avanti questa storia, esattamente dal giorno in cui mi persi nel bosco. Proprio come Pollicino, dannazione&#8230; <a href="http://isilenti.wordpress.com/2009/11/08/lo-strano-caso-della-signorina-parisi/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/11/08/lo-strano-caso-della-signorina-parisi/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 13:50:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/11/08/lo-strano-caso-della-signorina-parisi/</guid>
<description><![CDATA[Questo raccontino di Aeribella Lastelle, pseudonimo femminile per il progetto La Giostra di Dante, é]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Questo raccontino di <a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank">Aeribella Lastelle</a>, pseudonimo femminile per il progetto <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a>, é venuto fuori all&#8217;indomani della visione di questo bel documentario. Guardatelo, é davvero interessante. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yrctK6fhMtI&#38;feature=related" target="_blank">Qui </a>trovate la seconda parte poi seguite i link su youtube.</em></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/h_B-oPxUHH8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/h_B-oPxUHH8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><strong>LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI<br />
di Aeribella Lastelle</strong></p>
<p>La Terra scrive sul mio corpo.<br />
La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, poi mi chiede chi me li abbia fatti ed io rimango interdetta. Mi piacerebbe dire loro la verità ma non posso perché mi prenderebbero per matta. Allora m&#8217;invento qualcosa per non destare sospetti.<br />
L&#8217;ultimo di questi, una serie di cerchi concentrici all&#8217;interno di un triangolo (anche se secondo me si tratta di una freccia), me lo sono fatto in Portogallo la scorsa estate. È questo quello che ho raccontato in giro e i miei amici l&#8217;hanno bevuta. Se invece sapessero la verità, probabilmente smetterebbero di chiamarmi e mi consiglierebbero un buon dottore. Ma io non ho bisogno di dottori, sto benissimo. Anzi, non mi sono mai sentita meglio.<br />
Ammetto che all&#8217;inizio la faccenda mi disturbava alquanto. Svegliarmi sudata nel mio letto dopo strani incubi che non riuscivo mai a ricordare, e poi guardarmi il corpo allo specchio per scoprire se il sogno aveva lasciato il segno, come succedeva quasi sempre. Sono due anni che va avanti questa storia, esattamente dal giorno in cui mi persi nel bosco. Proprio come Pollicino, dannazione&#8230; Che scema! Gettai nel cestino dei ricordi tre anni di relazione, sbattendo la porta in faccia a Nicco dagli occhi verdi, gran bell&#8217;affare! Ubriaco alla festa di ognissanti si era buttato sulla sua ex e poi era venuto con la coda tra le gambe a chiedermi scusa. Il minimo che si meritava era che lo mandassi al diavolo, ed è quello che feci. Schiumante di rabbia incominciai a girare a vuoto col motorino, per le strade di una periferia che non conoscevo. Poi mi lasciai alle spalle anche le case e mi ritrovai sulle colline. Sentii la marmitta scoppiettare e solo in quel momento mi resi conto che ero rimasta senza benzina. Che stupida&#8230; Lasciai il motorino sul bordo della statale e provai a tornare indietro a piedi, ma la strada saliva ripidamente e le luci della città erano sulla mia destra, oltre gli alberi. Così lasciai la strada con l&#8217;intenzione di tagliare per il bosco. E feci la fine di Pollicino&#8230; Il buio mi sorprese che ero ancora tra la vegetazione. Non vedevo più niente, né strade né luci, solo alberi, rami ed arbusti. Nonostante tutto provai una strana sensazione di quiete. Mi sedetti su un letto di foglie secche per riprendere fiato ed invece mi addormentai. Fu la prima volta che sognai quelle cose che non riesco mai a ricordare. Quando mi svegliai era giorno e mi rimisi subito in cammino. Non potevo credere di aver passato la notte nel bosco, da sola. Era tutto molto strano. Era come se mi fossi appena appisolata, anche se mi sentivo fresca e riposata, e non come se avessi appena passato la notte sulla terra umida di un bosco alla fine di ottobre.<br />
Quando tornai a casa mi buttai sotto la doccia e lo vidi, poco sopra la caviglia destra. Era il primo messaggio della Madre sul mio corpo, una farfalla stilizzata, poco più grande di un’unghia. Da quel giorno è successo altre ventitre volte. Il mio corpo è il foglio bianco della mia signora, che piange per le pene inflittele dai suoi figli. Ella ci parla in molti modi, ma noi continuiamo ad ignorarla.<br />
Per due anni mi sono chiesta perché io. Perché la Madre ha scelto di parlare specificatamente a me. Ancora non conosco la risposta, ma so che il giorno in cui riuscirò ad afferrare il senso dei miei sogni, sarò in grado finalmente di leggere i simboli di cui il mio corpo è ormai disseminato.<br />
E fino a quel giorno sarà un onore per me essere la carta da lettere della mia signora.</p>
<p><em>Questa nota è stata ritrovata nel diario della signorina Parisi, il giorno dopo il tragico attentato in cui hanno perso la vita alcuni dei personaggi più influenti del panorama economico ed industriale del paese. La signorina Parisi ricopriva da circa un anno la funzione di “personal assistent” per l&#8217;ingegner Damiani, noto imprenditore anche lui vittima dell&#8217;esplosione di venerdì scorso. Gli inquirenti presumono che la ragazza abbia agito da sola e che il suo gesto sia stato il risultato di una lunga e convulsa escalation di stati mentali deviati. Qualcuno invece sospetta che la storia dei tatuaggi possa aver a che fare con altri strani fenomeni che si stanno ripetendo negli ultimi tempi, come i sempre più numerosi casi inspiegabili di cerchi di grano nel nord Europa. Purtroppo l&#8217;esplosivo indossato dalla Parisi ha completamente divelto il suo corpo e non è stato possibile accertare la presenza di questi peculiari tatuaggi, anche se i conoscenti della ragazza dichiarano di averli visti in più occasioni.<br />
Ci si chiede a questo punto, nel caso la favola della Parisi contenesse un minimo di verità, a quante altre persone la Terra sta parlando in questo momento, e quante altre bombe ad orologeria sono pronte a saltare in aria?</em></p>
<p style="text-align:right;"><em><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">LA GIOSTRA DI DANTE</a><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA LEGGENDA DEL BRISCOLONE]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/25/la-leggenda-del-briscolone/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:22:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/25/la-leggenda-del-briscolone/</guid>
<description><![CDATA[- Brutta caccola, dov&#8217;eri finito! - - Come dov&#8217;ero finito, non mi sono mai mosso di qui,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/la-leggenda-del-briscolone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1576" title="La leggenda del briscolone" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/la-leggenda-del-briscolone.jpg" alt="La leggenda del briscolone" width="460" height="345" /></a></p>
<p>- Brutta caccola, dov&#8217;eri finito! -<br />
- Come dov&#8217;ero finito, non mi sono mai mosso di qui, io! -<br />
- Non è possibile, è la terza volta che faccio il giro della piazza&#8230; -<br />
- Fatti una visita agli occhi, che ti devo dire&#8230; -<br />
- Vieni, monta, sennò si fa tardi. -<br />
Rocco e Pelo si conoscevano da una vita, o forse si erano visti anche prima, e come dicono certe filosofie orientali può essere che quelle due anime balorde siano destinate a reincarnarsi all&#8217;infinito per stare sempre vicine. Asilo insieme, scuola insieme, militare insieme, prima volta insieme, ovviamente sul vialone, non c&#8217;era cosa che uno non sapesse dell&#8217;altro. Neanche le rispettive mogli li conoscevano come si conoscevano tra di loro.<br />
Il giorno di cui vi racconto era uno di quei pomeriggi piovigginosi di novembre, ancora non freddo ma buio e tristo. Rocco aveva fissato alle tre davanti al bar, e in effetti Pelo era già lì alle tre meno un quarto, ma tra le sambuche e le chiacchiere era rimasto ancorato al banco. Rocco non c&#8217;aveva le traveggole, era davvero passato davanti al bar due volte senza trovarlo, ma Pelo non voleva mai pigliar torto, e Rocco questo lo sapeva bene, così lo lasciava dire&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/09/25/la-leggenda-del-briscolone/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA LEGGENDA DEL BRISCOLONE]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/25/la-leggenda-del-briscolone/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:15:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/25/la-leggenda-del-briscolone/</guid>
<description><![CDATA[- Brutta caccola, dov&#8217;eri finito! - - Come dov&#8217;ero finito, non mi sono mai mosso di qui,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/la-leggenda-del-briscolone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1576" title="La leggenda del briscolone" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/la-leggenda-del-briscolone.jpg" alt="La leggenda del briscolone" width="460" height="345" /></a></p>
<p>- Brutta caccola, dov&#8217;eri finito! -<br />
- Come dov&#8217;ero finito, non mi sono mai mosso di qui, io! -<br />
- Non è possibile, è la terza volta che faccio il giro della piazza&#8230; -<br />
- Fatti una visita agli occhi, che ti devo dire&#8230; -<br />
- Vieni, monta, sennò si fa tardi. -<br />
Rocco e Pelo si conoscevano da una vita, o forse si erano visti anche prima, e come dicono certe filosofie orientali può essere che quelle due anime balorde siano destinate a reincarnarsi all&#8217;infinito per stare sempre vicine. Asilo insieme, scuola insieme, militare insieme, prima volta insieme, ovviamente sul vialone, non c&#8217;era cosa che uno non sapesse dell&#8217;altro. Neanche le rispettive mogli li conoscevano come si conoscevano tra di loro.<br />
Il giorno di cui vi racconto era uno di quei pomeriggi piovigginosi di novembre, ancora non freddo ma buio e tristo. Rocco aveva fissato alle tre davanti al bar, e in effetti Pelo era già lì alle tre meno un quarto, ma tra le sambuche e le chiacchiere era rimasto ancorato al banco. Rocco non c&#8217;aveva le traveggole, era davvero passato davanti al bar due volte senza trovarlo, ma Pelo non voleva mai pigliar torto, e Rocco questo lo sapeva bene, così lo lasciava dire.<br />
<!--more--><br />
- Ma quando ti decidi a pulirla questa carriola? -<br />
- Sta a vedere la prossima volta ti verrò a prendere in limousine&#8230; -<br />
- Cosa vorresti insinuare, che non me la meriterei? Io ho guadagnato tanti di quei soldi nella mia vita che avrei potuto comprarmi come minimo tre limousine. -<br />
- E invece non c&#8217;hai neanche il motorino! -<br />
- Perché me li son goduti io i quattrini. Mica come quegli schifosi che si fanno chiamare vip, con le loro donne di plastica, il Don Perignon, la barca in Sardegna. Li ho conosciuti io sai, al casinò. Vanno tutti alla roulette a puntare due fiches, per farsi notare e basta. A San Remo nel &#8216;98 io ci lasciai mezzo miliardo al tavolo del poker, capito Nini? -<br />
- Oh, ancora con la storia di San Remo? Basta, dai. -<br />
Il traffico era quello del venerdì, che malgrado fosse ancora primo pomeriggio c&#8217;erano già le code dei rientri. L&#8217;ignoranza del popolino si manifesta in tutto il suo splendore tra gli scarichi delle marmitte e i semafori rossi. L&#8217;omicidio diventa un&#8217;ottima soluzione ai problemi dell&#8217;uomo medio. Ma i nostri due eroi erano in largo anticipo per l&#8217;appuntamento che li aspettava, così procedevano a singhiozzo su una vecchia uno verde, calmi come due oranghi sedati, marlboro light per Pelo e toscanello per Rocco.<br />
- Menomale abbiamo fissato per le quattro, con questo traffico c&#8217;è da diventar matti! -<br />
- Poi non ti credere, di sicuro Panfilo si farà aspettare&#8230; -<br />
Panfilo era il terzo in comodo, compagno d&#8217;avventure ma defilato, perché lui c&#8217;aveva l&#8217;azienda e la ganza, e quindi non c&#8217;era praticamente mai. Ma quando c&#8217;era ai due era permesso di fare un salto dal greco, che imbastiva il briscolone con puntate più che dignitose. Panfilo assicurava Pelo, che dopo il fattaccio di un pagherò saltato era stato bandito dalla bisca, e prendeva un buon venti percento delle vincite, se c&#8217;erano. Ma con Rocco e Pelo al tavolo della briscola non c&#8217;era scampo per nessuno.<br />
Arrivarono davanti alla casa del popolo alle quattro meno dieci, e dovettero aspettare quasi mezz&#8217;ora prima di vedere sopraggiungere un omone col piumino e il berretto.<br />
- Guardalo come sta con quel giubbotto, come se fosse freddo&#8230; -<br />
- È sempre stato così Panfilo. Anche d&#8217;agosto con 40 gradi indossa camicia e gilet. -<br />
- Oh ragazzi, che siete già qui? -<br />
- No, ora s&#8217;arriva&#8230; -<br />
- Non fare lo spiritoso te, che se non fosse per quel bischero del sottoscritto col cavolo sederesti al tavolo del greco. -<br />
- Boni ragazzi, boni&#8230; -<br />
Entrarono insieme al circolino e ordinarono tre sambuche con quattro mosche. Quattro era il numero che apriva la porta della stanza del greco, quella dietro la dispensa, allestita con tre tavoli professionali da gioco. Non avevano ancora finito il caffè che una ragazza bionda molto fuori luogo apparve dietro il banco accanto al vecchio barman, e li invitò a seguirla. Passarono per uno stretto corridoio illuminato da una trappola per zanzare, scavalcarono alcuni fusti di vino e cocacola, attraversarono una tenda di ciniglia verde vomito, e giunsero infine davanti a una porta chiusa. La ragazza aveva la chiave e fece scattare la serratura.<br />
- Belle cosce! -<br />
- Eh già! -<br />
Ma la ragazza non si girò neanche a guardare i due commentatori, ovviamente Rocco e Pelo. Aprì la porta e una zaffata di fumo li investì.<br />
- Aria di casa mia&#8230; -<br />
- Parla per te, Pelo. -<br />
- Ah, perdonami Panfilo, dimenticavo che hai smesso di fumare da&#8230; quanti giorni? Tre? -<br />
- Boniiiii&#8230; -<br />
Il tavolo era già imbandito. La luce puntava il mazzo di carte Del Negro e il portacenere mezzo pieno, sopra una pratino verde con qualche bruciatura di cicca. Il greco sedeva defilato al tavolo di destra, con una vecchia romagna in mano e una senza filtro in bocca. Lui riscuoteva subito. La bionda era la sua compagna ma fungeva anche da soubrette e da cameriera. Il costo delle consumazioni subiva un leggero rialzo ai tavoli del greco, qualcosa tipo un caffè quattro euro e dieci pezzo per i superalcolici. Ma questo era accettato da tutti i frequentatori. D&#8217;altra parte se volevi puntare grosso non c&#8217;era che lui in città.<br />
Ma adesso parliamo degli avversari dei nostri due eroi, una coppia di tutto rispetto. In piazza erano conosciuti coi nomi di Checco e Occhiolino, il primo perché sicuramente faceva di nome Francesco, il secondo per la sua reputazione di grande segnalatore di briscola. L&#8217;occhio più veloce dell&#8217;Appennino, alcuni dicevano. Non c&#8217;era verso di sorprenderlo da quanto era veloce, ma Pelo quella storia l&#8217;aveva sempre snobbata; &#8220;ma quali segni&#8230; non penserete che usino i segni classici, non lo fa nessuno ormai. Ti fanno solo credere di stare al gioco, ma in realtà sono due figli di buona donna, ecco tutto!&#8221;<br />
Rocco invece era più umile e riconosceva il valore dei due avversari. Li aspettava una grande sfida, ma il piatto era un signor piatto, e poi c&#8217;era il discorso del prestigio, al quale Rocco e Pelo tenevano senz&#8217;altro di più. Quella sarebbe stata la giocata che avrebbe proclamato la coppia campione.<br />
- Siete pronti per un bella risolata? -<br />
- Che canti già vittoria Pelo? -<br />
- Beh, con due morti come voi, anche a occhi chiusi&#8230; -<br />
- Non incominciare a offendere, eh! -<br />
- E chi offende&#8230; -<br />
- Bono Pelo, dai. Tu ci tiri addosso il malaugurio&#8230; -<br />
E così incominciò, e le carte girarono per ore su quel tavolo verde. Panfilo rimase a bere e chiacchierare con il greco, la bionda fece un paio di su e giù coi bicchieri, e il fumo divenne più denso che mai. Non venne nessun altro quel giorno. La sala da gioco era tutta per loro. Diecimila euro di piatto e una tirata assicurata fino al mattino. Alle otto il greco se ne andò a cena con la sua bionda e un giovane tunisino gli dette il cambio. Anche Panfilo se ne tornò a casa, ma i giocatori si accorsero appena di questi eventi.<br />
Le carte giravano, perché come girano loro girano solo i coglioni in quelle giornate no, specialmente d&#8217;inverno quando lo scaldabagno non ti funziona e ti è finita la scorta di Lavazza. Fino a mezzanotte i nostri due eroi potevano dirsi in vantaggio, ma insieme alla stanchezza subentrò anche quella bastarda della signora sfortuna. Le carte avevano smesso di girare ed erano solo dalla parte di Checco e Occhiolino. Pelo schiumava, e non solo per colpa della decima sambuca. Rocco si puntellava sui gomiti, col toscanello che gli penzolava dalle labbra.<br />
- Ragazzi, ma non provate un po&#8217; di vergogna per il culo che vi ritrovate? -<br />
- Le carte girano, Pelo&#8230; -<br />
- Girano un paio di palle Checco! Son cinque mani che non ci entra una briscola decente! -<br />
- Ma smettetela di lamentarvi! Fino a due ore fa c&#8217;avevate le carte migliori voi! -<br />
Ma quando si sfora una certa ora, tipo le tre o le quattro di notte (o per alcuni del mattino) la realtà incomincia a perdere consistenza, e se la storia diventa mito nessuno se ne accorge. Dovete sapere infatti che al bar questo grande briscolone è diventato col tempo una specie di cantata epica, e ognuno c&#8217;ha il suo modo di raccontarla. Perché, prima di tutto, e ve lo dico subito così vi metto l&#8217;anima in pace, nessuno ne uscì vincitore. Poi dei nostri quattro giocatori solamente il povero Rocco, pace all&#8217;anima sua se ne andato tre mesi fa, cancro bastardo, ha avuto il coraggio di raccontare qualcosa. Gli altri si sono tutti chiusi in un silenzio imbarazzato, tipico da dopo sbornia, e hanno smesso di giocare a briscola e di frequentare il locale del greco.<br />
Per quello che ci è dato di sapere sembrerebbe che verso l&#8217;alba le due coppie si trovavano nuovamente in parità, e mentre si avvicinava l&#8217;ora che avrebbe decretato la fine delle ostilità, ovvero le sette del mattino, i punti che separavano le due squadre continuavano ad assottigliarsi. Allo scoccare delle sette precise, mentre il tunisino se la dormiva della grossa e le bottiglie di vecchia romagna e di sambuca sul tavolo verde erano più morte del mio povero nonno, i punti di Rocco e Pepe erano esattamente gli stessi di quelli di Checco e Occhiolino. Cioè, per spiegarmi in parole spicce, soprattutto per i meno esperti di briscola, si era verificata una situazione di parità assoluta che neanche nella peggiore casistica ci si poteva aspettare.<br />
- E adesso cosa si fa? -<br />
- Come cosa si fa? La bella si fa! -<br />
- Vuoi dire una secca? -<br />
- Per forza! -<br />
E così tornarono a girare le carte sul tavolo. Una partita meravigliosa, trascinata dagli ultimi residui alcolici nei corpi dei quattro eroi. Ma che burla del destino quando andarono a contare le carte e si accorsero di un&#8217;altra incredibile parità: sessanta a sessanta.<br />
- Maremma impestata! -<br />
- Questo tavolo dev’essere stregato! -<br />
A quel punto la storia si fa confusa, o almeno è quello che ci è dato di sapere. C&#8217;erano delle voci nella stanza, e le luci sui tavoli sembravano si fossero smorzate da sole. Entrò la donna del greco vestita da regina di picche, con dietro il greco in persona, ma non era proprio lui. Era il re di picche, ovviamente, vestito col mantello pellicciato e la corona pacchiana. Insomma, lei si avviò al tavolo di gioco e si distese supina con la testa indietro rivolta a Pelo.<br />
- Come va la partita, ragazzi? -<br />
Subito dietro di lei c&#8217;era il re, cioè il greco, che con gli occhi lucidi come fondi di bottiglia dichiarò: &#8211; Signori, è arrivata l&#8217;ora di levarsi dai coglioni! -<br />
Poi tirò su la gonna della regina e incominciò a fare i suoi comodi davanti a tutti, con un ghigno spaventoso sotto due baffi da greco. Il greco c&#8217;aveva i baffi, mi ero dimenticato di dirvelo&#8230;<br />
Col vecchio su e giù la bionda di picche iniziò a cantare l&#8217;Aida, salendo di ottave insieme al movimento del re. I quattro giocatori restarono immobili con le sigarette in bocca e le carte in mano (toscanello per Rocco, s&#8217;intende.)<br />
- Vai, vai, vai&#8230; -<br />
- E vadoooooooooo! -<br />
Più stranulati che imbarazzati per quell&#8217;assurda situazione, i quattro si guardarono negli occhi e insieme proposero la patta.<br />
- Che si finisce qui? -<br />
E così sembra infatti che sia finita. Ognuno riprese la sua parte della posta in gioco e ritornò a casa, rimuginando bene sull&#8217;accaduto. Sogno o realtà? Verità o delirio?<br />
Beh, vedete, quando alcuni personaggi di grossa caratura come quelli di cui vi ho appena narrato le vicissitudini vengono coinvolti in situazioni estreme, la realtà automaticamente viene alterata, distorta e amplificata. Colpa dell&#8217;alcol, del fumo e della stanchezza? Ma certo, siete liberissimi di pensarla così. D’altronde è più facile accettare una spiegazione razionale. Ma il mito e la leggenda si reggono sempre su delle solide fondamenta di verità.<br />
Il re e la regina di picche cavalcarono il tavolo verde, decretando la fine del gioco, suggellando una parità fuori dalla norma. Da quel giorno tutti e quattro smisero di giocare a briscola, ma li potevi vedere insieme alla casa del popolo al tavolo del ramino, a ridere, scherzare e bere sambuca.<br />
Ma se qualcuno tirava fuori in loro presenza la leggenda del briscolone, quelli lo guardavano storto e se ne andavano. Perché le leggende, specialmente quelle da bar, bisogna saperle tramandare in segreto, farle aleggiare sopra il banco delle paste e i tavolini di plastica. Bisogna prendersi cura di loro.<br />
Io, nel mio piccolo, spero di esserci riuscito con questo breve racconto.</p>
<p style="text-align:right;"><em><strong><a href="http://willoworld.googlepages.com/gano" target="_blank">Gano </a>per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a></strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CLARISSA]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/21/clarissa/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 08:11:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/21/clarissa/</guid>
<description><![CDATA[La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Ma prima di raccontarti qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/clarissa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1565" title="Clarissa" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/clarissa.jpg" alt="Clarissa" width="443" height="622" /></a></p>
<p style="text-align:left;">La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Ma prima di raccontarti questa storia, mia cara lettrice, desidero che tu conosca una grande verità: più ti è vicina la persona reclamata dalla nera signora, più meravigliosamente profondo è l’abisso in cui la tua anima vorrebbe abbandonarsi.<br />
L’omicidio di Clarissa incominciò per gioco. Glielo dissi pure, mentre possedevo il suo corpo minuto e spigoloso sul tavolo della cucina. Nella luce morbida degli spot, ricordo i suoi seni appena accennati, come quelli di una tredicenne, la sua bocca vorace, i suoi occhi con quel taglio vagamente orientale, sopra un nugolo di deliziose lentiggini.<br />
“Vienimi dentro!” mi urlò. Ed io, trascinato dall’onda irrefrenabile dell’orgasmo, le risposi “Prima o poi ti uccido, Clarissa!&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/09/21/clarissa/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CLARISSA]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/21/clarissa/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 08:04:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/21/clarissa/</guid>
<description><![CDATA[La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Ma prima di raccontarti qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/clarissa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1565" title="Clarissa" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/clarissa.jpg" alt="Clarissa" width="443" height="622" /></a></p>
<p style="text-align:left;">La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Ma prima di raccontarti questa storia, mia cara lettrice, desidero che tu conosca una grande verità: più ti è vicina la persona reclamata dalla nera signora, più meravigliosamente profondo è l’abisso in cui la tua anima vorrebbe abbandonarsi.<br />
L’omicidio di Clarissa incominciò per gioco. Glielo dissi pure, mentre possedevo il suo corpo minuto e spigoloso sul tavolo della cucina. Nella luce morbida degli spot, ricordo i suoi seni appena accennati, come quelli di una tredicenne, la sua bocca vorace, i suoi occhi con quel taglio vagamente orientale, sopra un nugolo di deliziose lentiggini.<br />
“Vienimi dentro!” mi urlò. Ed io, trascinato dall’onda irrefrenabile dell’orgasmo, le risposi “Prima o poi ti uccido, Clarissa!”<br />
Il giorno dopo mi portò il caffè a letto, ed era più dolce del solito. A me basta una puntina di zucchero per ammazzare l’amaro, invece ne aveva messo un intero cucchiaino. Appena lo assaggiai mi venne la bizzarra idea che avesse paura e che inconsciamente avesse zuccherato il caffè, pensando così di potere addolcire anche me.<br />
“Davvero mi vuoi uccidere?” sghignazzò lei, arruffandomi con la mano i capelli.<br />
“Difesa personale” gli risposi. “Ti ucciderò prima che tu uccida me…” Poi risi, e quella fu la mia prima risata macabra. Col tempo sono riuscito a perfezionarla, e adesso ne vado quasi fiero. Lei rise di rimando, ma non riuscì a nascondere lo sforzo che faceva a rimanere allegra.<br />
Il gioco continuò per una settimana, poi lei cedette. Una sera mi chiese di smetterla con gli scherzi sulla morte perché la mettevano a disagio. Io le dissi “va bene” e non ne parlammo più. Ma intanto nella mia testa l’idea aveva già assunto proporzioni ben più realistiche di un semplice gioco.<br />
Il pensiero più affascinante fu la scelta dell’arma. Come avrei rubato la vita della piccola Clarissa, gracile come un fuscello, una bambola di pelle candida profumata di fiori di pesco? Il coltello lo trovai subito troppo scontato, l’arma da fuoco troppo volgare e il veleno assolutamente borghese. Mi ci volle un mese per prendere una decisione, ma posso dire adesso di aver fatto bene i miei calcoli. Quando chiudo gli occhi posso ancora avvertire sui palmi delle miei mani il viscido calore dei suoi liquami, rievocare il profumo dei suoi organi, rimirare il cremisi delle sue interiora, un’esperienza davvero straordinaria.<br />
L’altro dettaglio che mi premeva era il momento, perché richiamare la morte è una specie di atto liturgico. Il movente in realtà è assolutamente irrilevante, ma il modo e il tempo, così come il luogo, sono elementi essenziali per portare a termine il rituale in modo soddisfacente. Il luogo lo conoscevo da tempo; il letto in cui ci eravamo amati per più di un anno. Mancava solo il tempo…<br />
Fu lei a porgermi la data su un piatto d’argento.<br />
“Amore, cosa facciamo venerdì?”<br />
“Venerdì? Cosa succede venerdì?”<br />
“Ma come che succede? È il tuo compleanno!”<br />
“Ah, già… lo dimentico sempre…”<br />
Ma quella volta non me lo dimenticai…</p>
<p>Cena a base di pesce, antipasto freddo servito su un letto di ghiaccio tritato, risotto all’astice e lime, spiedi di calamari e gamberoni alla brace con radicchi ed erbe aromatiche. Un pinot grigio per annaffiare ed una bottiglia di Berlucchi per festeggiare. Lei vestita di classe, col nero che le dona sempre, io in jeans e camicia, nonostante il ristorante di livello. Non ho mai sopportato i completi e le cravatte…<br />
Usciamo sazi e lievemente ubriachi. Fumo la mia cicca prima di entrare in auto, lei manda due messaggi col cellulare, poi mi chiede se voglio che guidi lei. Le rispondo di no e le apro la portiera, come un vero gentleman. È davvero bella…<br />
Le chiedo del mio regalo e lei mi guarda con un sorriso malizioso negli occhi. Mi dice che ce l’ha indosso e che me lo mostrerà tra poco. Al provocante invito rispondo con fare lento, lasciandomi scorrere addosso il momento. Non ho fretta di arrivare a casa. Ho tutta la notte a mia disposizione e non voglio commettere errori. Ai semafori gialli rallento e mi fermo, evitando scrupolosamente di superare i limiti di velocità. Lei intanto gioca di nuovo con il telefonino.<br />
«A chi scrivi?» le chiedo.<br />
«A Linda. Domani andiamo a fare shopping…»<br />
«In centro?»<br />
«Si…»<br />
No, Clarissa, domani sarai alla corte della nera signora, penso io, stringendo più forte il volante in similpelle della C3.<br />
Saliamo nel suo appartamento, che è stato anche il mio per quasi quattro mesi. Convivere è meraviglioso. Solo vivendo sotto lo stesso tetto riesci veramente a conoscere qualcuno, o comunque una parte sostanziale di questo qualcuno. Vedere Clarissa lavarsi i denti, sentirla imprecare per una macchia sul pavimento, annusare i suoi vestiti sporchi, trovare i suoi capelli dalla vasca da bagno, sono state emozioni molto più intense delle scopate che facevamo nei primi tempi, quelle di puro abbandono. Il sesso non mi è mai veramente interessato, anche se non gliel’ho mai dato a vedere.<br />
Lei s’infila in bagno mentre io mi verso un goccio di J&#38;B. Mi trovo in uno stato quieto, fluido. Sento che i movimenti usciranno fuori da soli, basterà lasciar fare al demone che ho coltivato negli ultimi mesi, come una bestia affamata prigioniera dentro la mia anima. Credo che alla fine ce l’abbiamo tutti. La differenza tra me e te, carissima lettrice, è che io non ho più paura di aprire la sua gabbia.<br />
Metto su un po’ di lounge e mi distendo sul letto, vestito e con il bicchiere in mano. Per adesso faccio fare a lei. Devo conservare le energie per ripulire la stanza, quando tutto sarà finito. Lei esce dal bagno con indosso un completino blu che riesce appena a mostrare le sue forme, tanto è minuta. Si avvicina, mi leva il bicchiere di mano e incomincia a baciarmi. Le sue mani armeggiano abilmente i bottoni della camicia, ma quando si spingono più giù le blocco. Continuiamo per un po’ così, poi le sussurro: “ti vá di fare un giochino?” Mi guarda sorpresa, è una cosa nuova per noi, ma oggi è il mio compleanno e pare si senta quasi in obbligo di dirmi di si. Scendo dal letto e frugo nell’armadio sotto i miei vestiti. So bene cosa cerco; due paia di manette. Ce le ho messe la sera prima, insieme a qualcos’altro&#8230;<br />
Torno da lei e le leggo un velo di paura negli occhi, ma io la tranquillizzo con un bacio e la promessa di un piacere nuovo. Con movimenti dolci e lenti l’aiuto a posizionarsi nel mezzo al letto, le passo attorno ai polsi il freddo metallo dei ceppi, e infine la fermo alla testiera di ferro battuto. Inizio a baciarla, scendo giù con esperienza, sosto per un po’ attorno all’ombelico, poi le sfilo delicatamente le mutandine. Dopo averla provocata abbastanza, le affondo la bocca nella vagina, iniziando a muovere dolcemente la lingua. La sento gemere, dimenarsi, salire fino alle alte vette dell’orgasmo. Il suo urlo di piacere precede di un attimo le contrazioni muscolari del corpo e delle sue gambe, strette attorno alla mia testa. Adesso tocca a me, penso.<br />
«Lo voglio in bocca…» mi dice.<br />
«No aspetta, ho un’altra idea…» le rispondo. Poi vado a prendere la corda, il nastro adesivo e le cesoie&#8230;</p>
<p>La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Fu lei la prima, e come in amore, la prima non si scorda mai. Adesso hai capito, mia piccola lettrice, perché nel mio guardaroba conservo ancora la sua pelle, liscia, candida, profumata di fiori di pesco.<br />
Su tesoro, smettila di tremare. È arrivata l’ora del rituale…</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank">Jonathan Macini</a> per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a> e <a href="http://novocainamagazine.blogspot.com/" target="_blank">Novocaina</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LETTURE DI SETTEMBRE]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/09/02/letture-di-settembre/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 07:22:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/09/02/letture-di-settembre/</guid>
<description><![CDATA[AVREBBE FATTO MEGLIO A NON VOLTARSI Avrebbe fatto meglio a non voltarsi; per non rimpiangere quello ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/09/letture-di-settembre.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3448" title="Letture di Settembre" src="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/09/letture-di-settembre.jpg" alt="Letture di Settembre" width="295" height="394" /></a></p>
<p><strong>AVREBBE FATTO MEGLIO A NON VOLTARSI</strong></p>
<p>Avrebbe fatto meglio a non voltarsi; per non rimpiangere quello che stava per lasciare; per non vedere quanto male avrebbe fatto; per dimenticare per sempre lo sguardo impassibile di chi l’aveva accusata. Ma la sua mente era troppo fragile in quel momento, e la sua paura più grande di qualsiasi responsabilità: fuggiva per quell’istinto di sopravvivenza che ci avvicina così tanto agli animali, da far sembrare un delitto un semplice evento nel corso inarrestabile della natura, eppure nella sua testa una frase batteva come un martello: “non è possibile”&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/08/08/avrebbe-fatto-meglio-a-non-voltarsi/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p><strong>IL LOMBRICO CALZOLAIO</strong></p>
<p>Viveva in Lombricolandia il Lombrico Calzolaio.<br />
Un giorno venne la guerra e il generale dell’esercito dei millepiedi chiese al Lombrico Calzolaio di preparare gli stivali per la campagna militare. Ma nel momento in cui il povero lombrico terminò il suo lavoro, la guerra era già finita&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/08/21/il-lombrico-calzolaio/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p><strong>NOTTE A SHANGHAI</strong></p>
<p>Osservo il mio viso allo specchio dopo essermi truccata, cerco qualche imperfezione, dopo un’attenta analisi mi ritengo soddisfatta. I capelli perfettamente acconciati come la moda occidentale impone, il viso un ovale perfetto accarezzato dalla cipria, sugli occhi un velo di trucco, le ciglia marcate da una linea nera. La bocca rossa, un piccolo cuore morbido in cui sbocciare&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/08/26/notte-a-shanghai/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p><strong>SUL TETTO DEL MONDO</strong></p>
<p>Le avevano detto che il suo nome traeva origine dalla Luna, e con essa poteva crescere e ciclicamente rinnovarsi, le avevano detto di chiamarsi Thana, e che i raggi della luna l’avrebbero protetta, come la giovinetta che nel pericolo di essere violata venne soccorsa da essi, uccidendo il persecutore&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/08/27/sul-tetto-del-mondo/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p><strong>IL PORTICO</strong></p>
<p>Un soffio di vento le pettinava i capelli…”che miseria” pensava,  aveva da poco intravisto il bagliore di un amore e lo aveva perso per la testardaggine di una convinzione troppo ostinatamente espressa. Ora, quello che era una sirena sparata a 10.000 decibel delle sue urgenze di, ormai ex, adolescente, le ritornava  come l’eco di un fischio lamentoso fra costole e costole&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/08/31/il-portico/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p><strong>UNA TERRIBILE ESTATE</strong></p>
<p style="text-align:right;">New Orleans, 1922</p>
<p style="text-align:left;">Domenica 13 Agosto</p>
<p>Caro Teodor,</p>
<p>sono già passati quattro mesi dalla mia partenza da Chicago e trovo finalmente tempo per scriverti. New Orleans è calda e appiccicosa e questa condizione sembra riversarsi anche sull’ambiente che mi circonda. Ogni cosa, case, strade e persone hanno le sfumature dell’ambra, come se tutto fosse ricoperto di miele;  mi pare ormai di sentirne perfino l’odore nell’aria. Siamo ancora in America ma il grigiore di Chicago ha lasciato posto a colori e suoni quasi caraibici&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
<p>LEGGI ANCHE: <a href="http://isilenti.wordpress.com/2009/07/05/letture-da-spiaggia-2/" target="_blank">Letture da Spiaggia</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNA TERRIBILE ESTATE]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 06:54:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/</guid>
<description><![CDATA[Questo é il primo racconto epistolare che é uscito fuori dal progetto Epistolaria, presentato in que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Questo é il primo racconto epistolare che é uscito fuori dal progetto Epistolaria, presentato in questi ultimi giorni e visionabile a <a href="http://storiediruolo.wordpress.com/2009/08/31/epistolaria/" target="_blank">questa pagina</a>. I giochi s&#8217;incrociano tra loro, come sempre, ed ecco allora che rifanno capolino due grandi autori della <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">Giostra di Dante</a>: Jack Lombroso e Jonathan Macini. Leggete anche il loro romanzo breve <a href="http://willoworld.wordpress.com/2008/10/31/il-seme-dellodio/" target="_blank">Il Seme dell&#8217;Odio</a>.</em></p>
<p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/una-terribile-estate.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1529" title="UNa terribile estate" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/una-terribile-estate.jpg" alt="UNa terribile estate" width="482" height="322" /></a></p>
<p><strong>UNA TERRIBILE ESTATE<br />
di Jack Lombroso e Jonathan Macini</strong></p>
<p style="text-align:right;">New Orleans, 1922</p>
<p style="text-align:left;">Domenica 13 Agosto</p>
<p>Caro Teodor,</p>
<p>sono già passati quattro mesi dalla mia partenza da Chicago e trovo finalmente tempo per scriverti. New Orleans è calda e appiccicosa e questa condizione sembra riversarsi anche sull’ambiente che mi circonda. Ogni cosa, case, strade e persone hanno le sfumature dell’ambra, come se tutto fosse ricoperto di miele;  mi pare ormai di sentirne perfino l’odore nell’aria. Siamo ancora in America ma il grigiore di Chicago ha lasciato posto a colori e suoni quasi caraibici.<br />
Ho preso residenza in una casa in periferia della città, vicino alle abitazioni della comunità nera. È un grande edificio a due piani, completamente in legno e davanti all’ingresso corre una veranda con le scalette. Ci ho sistemato un vecchio tavolino a tre zampe che ho trovato in una stanza semivuota e una poltrona a dondolo scricchiolante che accompagna i miei drink al tramonto&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNA TERRIBILE ESTATE]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 06:48:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/09/02/una-terribile-estate/</guid>
<description><![CDATA[Questo é il primo racconto epistolare che é uscito fuori dal progetto Epistolaria, presentato in que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Questo é il primo racconto epistolare che é uscito fuori dal progetto Epistolaria, presentato in questi ultimi giorni e visionabile a <a href="http://storiediruolo.wordpress.com/2009/08/31/epistolaria/" target="_blank">questa pagina</a>. I giochi s&#8217;incrociano tra loro, come sempre, ed ecco allora che rifanno capolino due grandi autori della <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">Giostra di Dante</a>: Jack Lombroso e Jonathan Macini. Leggete anche il loro romanzo breve <a href="http://willoworld.wordpress.com/2008/10/31/il-seme-dellodio/" target="_blank">Il Seme dell&#8217;Odio</a>.</em></p>
<p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/una-terribile-estate.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1529" title="UNa terribile estate" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/09/una-terribile-estate.jpg" alt="UNa terribile estate" width="482" height="322" /></a></p>
<p><strong>UNA TERRIBILE ESTATE<br />
di Jack Lombroso e Jonathan Macini</strong></p>
<p style="text-align:right;">New Orleans, 1922</p>
<p style="text-align:left;">Domenica 13 Agosto</p>
<p>Caro Teodor,</p>
<p>sono già passati quattro mesi dalla mia partenza da Chicago e trovo finalmente tempo per scriverti. New Orleans è calda e appiccicosa e questa condizione sembra riversarsi anche sull’ambiente che mi circonda. Ogni cosa, case, strade e persone hanno le sfumature dell’ambra, come se tutto fosse ricoperto di miele;  mi pare ormai di sentirne perfino l’odore nell’aria. Siamo ancora in America ma il grigiore di Chicago ha lasciato posto a colori e suoni quasi caraibici.<br />
Ho preso residenza in una casa in periferia della città, vicino alle abitazioni della comunità nera. È un grande edificio a due piani, completamente in legno e davanti all’ingresso corre una veranda con le scalette. Ci ho sistemato un vecchio tavolino a tre zampe che ho trovato in una stanza semivuota e una poltrona a dondolo scricchiolante che accompagna i miei drink al tramonto.<br />
Ti confesso che pensavo fosse più facile spingere queste persone a fornirmi materiale per la mia ricerca.<br />
Ho subito assunto anche una domestica, una donnona nera che gira per casa tre volte la settimana canticchiando e mantiene in ordine tutto il caos che riesco a creare.<br />
Si chiama Zye e viene da Haiti. Anche con lei ho provato ad entrare nella discussione ma con scarsissimo successo. Le risposte alle mie domande sono sempre un misto di divagazioni e ironiche smentite. A volte asserisce  la completa assenza, almeno qui a New Orleans, della cultura che cerco, mentre a volte pare come spaventata dal doverne parlare.<br />
Tutto sembra voler cercare di convincermi a lasciar perdere. Ogni mio tentativo di acquisire informazioni sull’argomento finisce sempre in un grosso buco nell’acqua.<br />
Ho di recente contattato il dottor Felix Leroy, un vecchio amico antropologo che ha già eseguito una ricerca sull’argomento. Spero che il suo arrivo, nelle prossime settimane, porti una nuova ondata di entusiasmo e informazioni.<br />
Adesso ti lascio, spero di sentirti presto.</p>
<p>Il tuo amico</p>
<p>Edward</p>
<hr /><!--more--></p>
<p style="text-align:right;"><em>Chicago, 1922</em></p>
<p><em>Lunedì 21 Agosto</em></p>
<p><em>Caro Edward,</em></p>
<p><em>ancora non riesco a trovare le parole giuste per ringraziarti di quello che stai facendo. Anche se in un primo momento ti sarò sembrato scettico, adesso so che quello che abbiamo passato, io, te, ma soprattutto Laura, non è stato un semplice scherzo del destino.<br />
Sai bene che sarei partito insieme a te se non fosse stato per la salute di Laura. Lei sta molto meglio adesso, ma ci sono notti in cui gli incubi tornano a tormentarla, e la sento urlare accanto a me. Nel tenue bagliore lunare che penetra dalla grande vetrata della nostra camera da letto, riesco a malapena a scorgere i suoi occhi infossati, e laggiù, dentro abissi sconfinati, dimora un terrore sconosciuto. Non sai come mi si stringe il cuore vederla soffrire così. A volte non riesce neanche a piangere. Rimane immobile, con la bocca spalancata e i capelli madidi di sudore, a sedere sul letto. Io cerco di scuoterla ma lei è come se fosse lontana, in un altro mondo.<br />
Fortunatamente queste crisi sono diventate ormai rare, ma è bene non abbassare la guardia. Continuo a darle quell’infuso che mi hai consigliato, e poi insieme facciamo lunghe passeggiate vicino al lago. Il tempo non è male, ma settembre si avvicina, le giornate si allungano e temo che questa storia sia solo all’inizio.<br />
La bambola che abbiamo recuperato nell’appartamento di Tassel, quell’invasato che la pedinava, giace sempre nello scrigno di legno in cui tu la riponesti prima di partire. Di lui non si è più sentito niente. Immagino se ne sia andato quando si è accorto che sapevamo di lui.<br />
Che diavolo nasconde quella bambola?<br />
Ci sono giorni in cui vorrei distruggerla, darle fuoco, eppure so bene che i sogni che tormentano Laura hanno qualcosa a che fare con quell’oggetto. Lo scrigno l’ho messo nel seminterrato, lontano da occhi indiscreti. Lei ovviamente non sa niente di tutta questa faccenda, ed è meglio così.<br />
Spero che tu riesca ad avere presto le risposte che cerchi, anzi, che cerchiamo.<br />
Attenderò fino ad allora impazientemente una tua nuova,</em></p>
<p><em>con amicizia,</em></p>
<p><em>Teodor Bullbow.</em></p>
<hr />
<p style="text-align:right;">New Orleans, 1922</p>
<p>Mercoledì 30 Agosto</p>
<p>Caro Teodor,</p>
<p>mi spiace moltissimo per quello che sta passando Laura e l’unica cosa che mi sento di dirti è che devi tener duro. Senza il tuo aiuto Laura non potrebbe mai sopportare una di quelle notti che ben conosciamo. Mi raccomando caldamente di non toccare per nessun motivo quella bambola. È sempre più forte la sensazione che fare del male a quell’oggetto sarebbe come farlo a lei. Ricordi che il dolore al ventre le passò nel momento in cui sfilammo quello strano spillo dalla bambola?<br />
Sono fiducioso nella tua forza. Vedrai che supereremo tutto questo.<br />
Non voglio addossarti altri pensieri ma sei l’unica persona con cui posso confidarmi senza problemi. Ti devo proprio dire che sto cominciando a preoccuparmi. La gente del posto sembra essere sempre più ostile. Ieri ho girato un po’ per il mercato che fanno in una sorta di piazzetta quaggiù in periferia. Mi aggiravo per le bancarelle cariche di frutti, spezie e boccette dagli strani colori, quando in mezzo alla gente ho riconosciuto Zye, la mia domestica. Mentre mi avvicinavo a lei ho visto che comprava delle strane polveri che un vecchio aveva tirato fuori da sotto il banco.<br />
Quando l’ho salutata e gli ho chiesto cosa aveva comprato lei si è irrigidita, ma la reazione più strana è stata quella del vecchio che mi ha urlato delle frasi in una lingua che non conosco, puntandomi il dito contro in modo molto minaccioso. Poi mi ha soffiato addosso una polvere grigia che mi ha irritato gli occhi e il naso; sembrava pepe nero ma molto più forte ed acre.<br />
Zye mi ha strattonato via e siamo usciti da quel dedalo di banchi. Non mi ha rivolto parola per tutto il tragitto, mentre lacrimavo e starnutivo copiosamente, e quando siamo arrivati a casa ha detto solo di lavarmi la faccia con acqua e rum e che sarebbe passata il giorno dopo, poi se ne è andata via.<br />
La cosa è strana visto che il giovedì non viene mai a fare pulizie.<br />
Comunque ho fatto come lei ha detto. Ho versato acqua e rum dentro una bacinella e mi sono sciacquato il viso. Adesso che ti scrivo mi è rimasto solo un leggero prurito attorno alle narici ma gli occhi sono ancora molto rossi e bruciano un po’.<br />
Caro Teodor ti confesso che spero in un rapido arrivo del mio amico Felix, perché una pesante inquietudine si è impadronita di me. Sarà che sono solo quaggiù. Forse è solo questo.</p>
<p>Spero di risentirti presto.</p>
<p>Edward</p>
<hr />
<p style="text-align:right;"><em>Chicago, 1922</em></p>
<p><em>Venerdì 8 Settembre</em></p>
<p><em>Caro Edward,</em></p>
<p><em>volevo scriverti il prima possibile, ma la tua missiva è arrivata solamente questa mattina, e desideravo conoscere le ultime novità prima di mettere mano alla penna.<br />
Laura ha avuto una ricaduta, circa una settimana fa. Stava facendo due passi in giardino dietro casa. Io la guardavo dal porticato, era l’ora del tè. L’ho chiamata più volte ma era come se non riuscisse a sentirmi. Stava davanti al roseto, quello vicino alla rimessa, hai presente? Quest’anno ci ha dato dei boccioli rossi come non se n’era mai visti.<br />
Ho sentito subito che qualcosa non andava. Rimaneva immobile ad osservare le rose, ed io riuscivo a scorgerle solo il profilo. Non potevo vedere cosa stesse facendo con le mani perché erano nascoste dal suo corpo, da quel vestitino delizioso che le comprai la scorsa estate quando andammo a New York. Gesù, quanto lontano mi sembra quel giorno…<br />
Nell’istante in cui mi sono mosso verso di lei per andare a vedere che cosa la trattenesse, lei si è lasciata cadere. Un secondo dopo ho visto il sangue, più rosso dei boccioli del roseto, che dalle maniche del vestitino si riversava sulle pieghe della gonna, stoffa morbida e pregiata sparsa sul prato. L’ho raggiunta con un balzo e subito ho capito cosa era successo. La povera Laura aveva tentato di tagliarsi i polsi con le spine del roseto. Ci era riuscita solo in parte. Verosimilmente lo svenimento non è stato causato dalla perdita di sangue, ma dal risveglio improvviso dallo stato ipnotico in cui era caduta e dal successivo choc per la visione. L’ho subito caricata in auto e l’ho portata dal dottor McNully che le ha medicato le ferite e le ha somministrato un calmante. Mentre guidavo mi sono ricordato della bambola. Avrei dovuto vedere se era ancora al suo posto, ma d&#8217;altronde, a parte la donna delle pulizie e Lee, il maggiordomo, nessuno ha accesso al seminterrato. Quando siamo tornati a casa sono andato a controllare. Lo scrigno si trovava esattamente dove lo avevo lasciato l’ultima volta, chiuso a chiave. Dentro la bambola era al suo posto, ma quando l’ho estratta per vedere se c’erano dei segni, per poco non sono svenuto io. Sul fondo dello scrigno ho trovato uno strato di petali di rosa, rossi come quelli del  nostro roseto.<br />
Mio Dio, Edward, che cosa significa? Come è possibile che qualcuno sia riuscito a entrare di nascosto in casa e a forzare lo scrigno senza lasciare la benché minima traccia? E poi, ancora non mi spiego perché Laura… che cosa vogliono da lei? Chi sono?<br />
Da quel triste giorno non la perdo d’occhio neanche un secondo, e giro armato anche in casa. La bambola è sempre con me, dentro un sacco che mi porto dietro ovunque. Ormai ci dormo anche insieme.<br />
Ho parlato con Susan, la donna delle pulizie, e con Lee, ma sono entrambi insospettabili. Sono anni che lavorano per me, lo sai.<br />
Oggi io e Laura partiamo per il Wisconsin. Ho uno baita vicino al lago e credo che cambiare aria sia la soluzione migliore. Staremo via una settimana. Purtroppo, a causa del lavoro, non posso permettermi di stare via più a lungo. Mi auguro di ricevere tue nuove quando faremo ritorno.<br />
Stai attento Edward. Temo che ci sia qualcosa di grosso dietro.</em></p>
<p><em>Con affetto sincero,</em></p>
<p><em>Teodor.</em></p>
<hr />
<p style="text-align:right;">New Orleans, 1922</p>
<p>Sabato 16 Settembre</p>
<p>Caro Teodor,</p>
<p>spero che questa mia non preceda di molto il tuo rientro a casa, perché ho delle novità.<br />
Dio mio, Teodor, la notte dopo l’incontro col vecchio al mercato è stata d’inferno.<br />
Verso sera, dopo una generosa porzione di rum caldo, me ne sono andato a letto.<br />
Dormivo piuttosto bene quando ad un tratto il sonno è stato invaso da uno strano ritmo di tamburi. Figure bluastre sono apparse davanti a me e parlavano una lingua strana come quella usata dal vecchio. Non capivo cosa dicessero ma so che volevano allontanarmi da qua. Poi mi sono svegliato. Era tutto un sogno, ma gli occhi hanno ricominciato a bruciare fortemente, e dalla finestra aperta mi è parso di sentire gli ultimi colpi di quel ritmo ossessivo di tamburi e sonagli.<br />
Inutile dirti che non ho più ripreso sonno. Sono rimasto alzato a bere aspettando che Zye arrivasse. Quando è entrata in casa, piuttosto presto la mattina, mi ha trovato in uno stato pietoso. Ha spalmato uno strano unguento sui miei occhi, ma prima ha chiuso tutte le persiane come se nessuno dovesse vederci. Mi ha ripetuto più volte di lasciare il paese, e lo ha fatto con un velo di terrore negli occhi.<br />
Ti chiedo scusa, Teodor, ma non ho potuto fare a meno di raccontargli cosa mi ha portato quaggiù e alla fine del mio racconto, Zye, é impallidita.<br />
Ed ecco che arrivo alle novità accennate all’inizio di questa mia. Zye finalmente ha parlato di ciò che cerco. Ti assicuro che, come uomo di scienza, se non avessi vissuto la nostra storia direi che quello che segue non sono altro che sciocchezze. Ma purtroppo non posso più esserne così sicuro.<br />
Il Vodun, di cui la tua amica Emilia ti aveva parlato, esiste realmente e qua a New Orleans, come indicatoci, è radicata una grossa comunità che segue il culto. Il Vodun o Vudù si regge sulle fondamenta di contatti tra esseri materiali e spirituali. Tutto ciò che esiste è parte e manifestazione di un&#8217;entità ancestrale, ineffabile ed eterna, ovvero Dio che qua chiamano Mawu. Contempla anche la presenza di una schiera di varie divinità che chiamano Loa. Esse possono essere sia benevole che malvagie. Si manifestano possedendo i partecipanti in un rito atto ad evocarli, alcuni sono violenti e fanno stare male i loro i posseduti, altri invece si limitano a manifestare la propria personalità.<br />
Alcuni di questi possono addirittura far compiere loro le più disparate azioni.<br />
Possono inoltre manifestarsi come sogni durante un sonno indotto da una magia rituale. Zye asserisce che quello che mi ha fatto il vecchio al mercato sia l’incantesimo per aprire la strada nel sonno ai Loa e che le forme bluastre che ho visto siano i Loa stessi.<br />
Zye non mi ha poi voluto dire altro ma cercherà, visto il perché del mio interesse, di farmi incontrare un Oungan, ovvero un sacerdote di questa loro assurda religione.<br />
Spero che tutto questo porti nuova luce sulla vicenda. Anche perché Felix comincia ad essere in ritardo. Ho mandato un telegramma al suo studio di New York e mi hanno risposto che era già in viaggio. Spero che il suo ritardo sia dovuto ad un banale contrattempo. La sua presenza sarebbe ora utile più che mai.<br />
Porta il mio saluto a Laura e non lasciarla mai sola.</p>
<p>Edward.</p>
<hr />
<p style="text-align:right;"><em>Chicago, 1922</em></p>
<p><em>Venerdì 22 Settembre</em></p>
<p><em>Edward, non so più cosa fare…<br />
Sono rientrato stamattina e ho visto la tua lettera. Si, hai capito bene, sono rientrato solo io. Laura è scomparsa.<br />
Riesco a malapena a tenere in mano la penna. Se mi vedessi adesso non riusciresti a riconoscermi! Ho la barba lunga e ho perso almeno cinque chili. Mio Dio, che cosa ci sta succedendo!<br />
Siamo stati alla baita ed è stato bellissimo. Il tempo era una meraviglia, il lago un paradiso. Siamo usciti quasi tutti i giorni in barca. Abbiamo camminato, letto, e ci siamo riposati. Una vera vacanza, insomma. Almeno per i primi tre giorni. Poi sono tornati gli incubi…<br />
La notte del quarto giorno non siamo riusciti a chiudere occhio. Lei rimaneva immobile a sedere sul letto e io le tenevo le mani. Ogni tanto lanciava un urlo e si aggrappava a me. È stato straziante vederla così, credimi!<br />
Poi la notte dopo è andata meglio. Abbiamo recuperato le forze che ci aveva sottratto la notte insonne e abbiamo deciso di fare una passeggiata sulle colline. C’era il sole, ma dopo pochi passi a lei è venuto un po’ di freddo e io sono tornato in casa a prenderle un maglione. Quando sono riuscito, due minuti più tardi, lei non c’era più. Ho pensato che si fosse avviata verso il sentiero che avevamo deciso di percorrere. Sapeva dove si trovava perché glielo avevo mostrato il giorno prima.<br />
Ho iniziato a chiamarla, cercando di rimanere calmo, ma un minuto dopo stavo già correndo ed urlando come un matto.<br />
L’ho cercata per tre giorni, Edward! Tre maledettissimi giorni! Niente!<br />
Ho avvertito anche le autorità locali. Sono rimasto alla baita per un&#8217;altra settimana, nella speranza che ci fossero delle novità. Ma niente. Come se si fosse dissolta nell’aria.<br />
Ma la cosa più terrificante credo che te stia già immaginando. Ti giuro che non ho mai perso di vista il mio zaino. L’ho portato sempre dietro. Ovunque!<br />
Quando l’ho aperto, meno di un’ora dopo la sua scomparsa, con le mani tremanti e un sudore freddo appiccicato ai vestiti, il cuore mi si è fermato. La bambola non c’era più!<br />
Edward, non posso più stare qui. Sto impazzendo. Devo prendimi cura di alcune cose al lavoro e poi ti raggiungerò col primo treno. Forse questa lettera mi precederà di poco. Signore, fai che non sia morta. Forse è tornato quel tipo… Forse è stato lui a rapirla. Ti prego Edward, dimmi che non è morta!<br />
Ci vediamo presto.</em></p>
<p><em>Teodor.</em></p>
<hr /><strong>ESTRATTO DAL: WISCONSIN STATE JOURNAL<br />
Lunedì 25 Settembre, 1922.</strong></p>
<p>Ieri mattina Jeremy F., un giovane pescatore  di Kholer, ha rinvenuto il corpo della donna scomparsa il 13 settembre scorso, tale Laura Maddalen Timmons. Il cadavere giaceva riverso in un fossato poco fuori Sheboygan, nei pressi del fiume. Le autorità locali sono convinte che si tratti di un suicidio, ma è stata aperta anche un inchiesta per omicidio.<br />
La donna era originaria di Chicago ed era in vacanza insieme al suo fidanzato, il signor T. Bullbow, il quale aveva richiesto l’intervento delle autorità a causa della sua misteriosa scomparsa.</p>
<hr /><strong>Dal diario del Dr. Edward Laffayette</strong></p>
<p>New Orleans, 1922</p>
<p>Sabato 30 Settembre</p>
<p>Sono ancora sconvolto. Ho ripreso le forze solo adesso dopo quel maledetto articolo dello State Journal. Aver appreso la notizia della scomparsa di Laura mi fa star veramente male. Se penso che tutta questa storia è iniziata solo per la follia di un ammiratore di Laura…<br />
Era davvero bella durante i suoi spettacoli. Il teatro sembrava essere una cornice alla sua figura. Leggera ed elegante nei movimenti, rapiva i sensi di tutti gli spettatori. Che tempi felici erano quelli, anche se dovevo portarmi dentro il mio segreto, quell’amore nascosto per la compagna del mio migliore amico. E pensare che adesso Laura è morta. Dio mio, neanche riesco a spiegare il dolore che provo dentro.<br />
Ieri, quando sono andato a prendere Teodor alla stazione, a malapena sono riuscito a nascondere la sensazione di odio verso di lui, per averla lasciata sola anche dopo tutte le mie raccomandazioni. In un primo momento ero felicissimo del suo arrivo, ma appena l’ho visto scendere dal treno un odio profondo mi ha invaso. Teodor, maledetto Teodor, se tu gli fossi stato più vicino Laura sarebbe ancora qua.<br />
Comunque l’ho fatto sistemare in una delle stanze della casa. Sembra davvero ridotto male. La perdita di Laura lo sta consumando lentamente.<br />
Adesso non so quanta voglia mi resti di andare avanti in questa ricerca. Alla fine ho intrapreso quest’avventura solo per lei, per Laura. Adesso che lei non c’è più mi sento svuotato di tutto.<br />
A complicare le cose ci si mette anche altro. Il dr. Felix ancora non si è visto, ed è già in ritardo di una settimana. Sembra scomparso nel nulla. Ho avuto uno scambio di telegrammi con il suo studio di New York, l’ultimo mi avvertiva dell’inizio delle sue ricerche. Adesso come minimo entrerà nel mezzo anche la polizia e di sicuro non farà che complicare le cose. Dove diavolo sarai Felix?.<br />
Nel frattempo Zye, la mia domestica haitiana, sta cercando di mettermi in contatto con Malaussè Dalayan, un Oungan, uno stregone Vudù. Sono quasi due settimane che seguo una dieta prescrittami da Zye. Mangio e bevo intrugli che dovrebbero purificarmi, come dice lei, per l’incontro con lo stregone, ma mi sento sempre più debole e stordito e il mio sonno è popolato da incubi indicibili.<br />
Ma cosa sto facendo, in cosa diavolo mi sono infilato? Io, che fino a poco tempo fa consideravo la scienza l’unico vero dio.<br />
Spero fermamente che tutto questo finisca presto. In un modo o in un altro.</p>
<hr /><em><strong>Rapporto sugli eventi avuti luogo la mattina di mercoledì 4 Ottobre 1922 presso la residenza del dottor Laffayette, come da testimonianza degli agenti Frobisher e Newman.</strong></em></p>
<p><em>Allarmati per delle urla e dei rumori sospetti segnalati da dei vicini, i due agenti hanno fermato l’auto davanti all’abitazione del dottore. Al momento del loro arrivo ogni schiamazzo era cessato, ma i due, proseguendo la loro indagine, hanno bussato più volte alla porta senza però ricevere alcuna risposta.<br />
A questo punto l’agente Frobisher e l’agente Newman hanno avvicinato la porta sul retro dell’abitazione e, trovandola aperta, si sono introdotti nella residenza del dottor Laffayette. Percorrendo un piccolo corridoio che dalla cucina introduce all’ingresso principale, Frobisher, che precedeva Newman, ha estratto la sua pistola d’ordinanza, udendo distintamente quelli che poi ha descritto come dei rantoli, e oltre a questi, una specie di bisbiglio incomprensibile.<br />
Giunti  nei pressi della porta del soggiorno, entrambi gli agenti hanno puntato le loro armi verso il signor Bullbow, che in quel momento si trovava seduto sulla poltrona davanti al corpo morente del dottor Laffayette. Il signor Bullbow, con la pistola del delitto stretta nella sua mano, delirava frasi senza senso. Gli agenti gli hanno intimato di gettare subito l’arma a terra, ma in risposta al loro ordine lui si è portato la pistola alla tempia e ha premuto il grilletto. Gli agenti hanno accertato immediatamente i due decessi.</em></p>
<hr /><strong>Dal diario del Dr. Edward Laffayette</strong></p>
<p>New Orleans, 1922</p>
<p>Domenica 1 Ottobre</p>
<p>Ogni nuova notizia è un colpo al cuore. Ho ricevuto solo ieri un telegramma dall’ufficio di Felix. Hanno ritrovato il suo corpo in un canale di recupero vicino la<br />
stazione. Accanto a lui la sua valigia, intatta.<br />
Mi sento svuotato solo e sconvolto. Prima Laura e poi Felix. Due gravissime perdite in poco tempo. Faccio fatica a tenere in mano la penna per scrivere questo diario, ma sono convinto che farlo sia l’unica cosa che mi allontani dal crollo psicologico.<br />
Teodor era il solo a sapere di Felix. Ho provato a cercarlo ma stamattina non era nella sua stanza ed il letto era rifatto.<br />
Temo per la sua incolumità. O forse, è l’ora di essere sinceri, temo per la mia.<br />
Ho paura che Teodor c’entri in prima persona con la scomparsa di Laura e di Felix<br />
Spero che Zye mi aiuti in questo incubo, ormai posso contare solo su di lei.</p>
<p><strong>Dal diario del Dr. Edward Laffayette</strong></p>
<p>New Orleans, 1922<br />
Martedì 3 Ottobre</p>
<p>Ieri notte sono stato svegliato da  strani rumori. Mi sono alzato e senza neanche accorgermene ho afferrato il mio bastone da passeggio, quello con in cima la pesante sfera di metallo. Le scale scricchiolavano ad ogni passo, per quanto cercassi di evitarlo. Con il cuore che mi rimbombava nelle orecchie mi sono diretto verso la cucina, da dove i rumori arrivavano più forti. Il suono sembrava quello di un biascichio selvaggio, rotto da alcuni singolari grugniti, come se una bestia stesse divorando qualcosa.<br />
La scena che mi sono trovato davanti era a dir poco raccapricciante. Dio mio, solo a ripensare a quello che ho visto vengo scosso dai brividi.<br />
Zye era distesa sul pavimento e una grossa pozza di sangue si stava allargando da sotto la sua testa. Parte del cranio non esisteva più e il pavimento era ricoperto da schizzi e grumi di materia grigia mista al sangue. Ma la cosa più terribile devo ancora trovare il coraggio di scriverla. Teodor, il mio amico Teodor, compagno di scuola fin dal liceo, uomo colto e raffinato, vero caro e intimo amico, si era trasformato in una bestia. I capelli arruffati e sporchi incorniciavano una faccia stravolta e pallida, occhi circondati di nero mi fissavano cattivi. Teodor si portava alla bocca i pezzi di cervello di Zye sputandone pezzi di cranio tra boccone e boccone.<br />
Non ho potuto trattenere un forte conato, mi sono piegato su me stesso e ho vomitato sul pavimento. Quando mi sono ripreso ho appena fatto in tempo a vedere Teodor che correva via uscendo dalla porta sul retro.<br />
Istintivamente gli sono andato dietro. Dopo una corsa che mi ha lasciato senza fiato, l’ho perso di vista e mi sono ritrovato al limitare della palude. La luna, che era piena e luccicante in cielo, illuminava quelle che dovevano essere le abitazioni dei lavoratori negri. Catapecchie di legno e lamiera mi circondavano. Da una di esse una voce chiamò il mio nome.<br />
Mi sono avviato verso la voce mentre una luce illuminava la porta di una baracca. Un vecchio a torso nudo sostava sulla porta e mi fece cenno di entrare.<br />
Si presentò come con Malaussè Dalayan, lo stregone di cui mi aveva parlato Zye.<br />
Aveva capito subito che ero io. Diceva che i Loa gli avevano annunciato il mio arrivo. Disse anche che Zye gli aveva raccontato tutto e che lui aveva interrogato gli spiriti. Questi gli avevano detto che il mio amico Teodor era anch’esso in contatto con i Loa, e che si stava spingendo verso una strada da cui non avrebbe avuto ritorno.<br />
Mi disse che il mio amico praticava una magia malvagia che il Vudù respingeva con forza, ma che purtroppo veniva comunque praticata da alcuni individui.<br />
Ero sempre più sconvolto, tanto che mi dimenticai di raccontargli l’accaduto. Ora che ci rifletto meglio, ero come stordito quando uscii dalla baracca. Mi rendo conto solo adesso che non ero riuscito a proferire una sola parola dal momento in cui lo stregone mi aveva chiamato.<br />
Tornai a casa stanco e tremante. Sprangai le porte e mi abbandonai al whiskey.</p>
<p><strong>Dal diario del Dr. Edward Laffayette</strong></p>
<p>New Orleans, 1922</p>
<p>Mercoledì 4 Ottobre</p>
<p>Torno adesso a casa dopo una giornata passata al commissariato di polizia. Hanno portato via il corpo di Zye ma la segatura è ancora in cucina, rossa di sangue.<br />
Mi hanno interrogato per cinque ore, ma non ho detto niente sul Vudù, certo che sarei stato preso per pazzo.<br />
Stanno cercando Teodor, ma ancora non l’hanno trovato. Io tremo ad ogni rumore, ho il terrore di trovarmelo davanti. Di vedere di nuovo quegli occhi malvagi.<br />
Il mondo mi è crollato addosso. Ho perduto tutto quello in cui credevo. Ricordo gli anni felici con Laura e Teodor, le serate passate al teatro, le lunghe chiacchierate davant… … …</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>IL DIARIO S&#8217;INTERROMPE QUI</em></strong></p>
<hr /><em><strong>Resocontazione stenografica dell’interrogatorio della signora Janice Dalayan, figlia di Malaussè Dalayan, da parte del detective Carson, in data 6 Ottobre 1922, presso la centrale di polizia di New Orleans (IL)</strong></em></p>
<p><em><strong>C.</strong> Lei conosceva la signora Zye?</em></p>
<p><em><strong>J.D.</strong> Si.</em></p>
<p><em><strong>C.</strong> Quando è stata l’ultima volta che l’ha vista?</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>Il giorno prima di essere uccisa. È venuta da mio padre.</em></p>
<p><em><strong>C.</strong> E conosceva il signor Laffayette?</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>No, però so che era interessato a mio padre per una ricerca sulle credenze haitiane.</em></p>
<p><em><strong>C. </strong>Non è mai stato a casa vostra?</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>Non che io sappia.</em></p>
<p><em><strong>C.</strong> E il signor Bullbow, lo ha mai visto? Questa è la sua foto.</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>Si, ma non di recente.</em></p>
<p><em><strong>C. </strong>Che significa? Quando?</em></p>
<p><em><strong>J.D.</strong> All’inizio dell’estate, insieme a Anissi Tassel…</em></p>
<p><em><strong>C. </strong>Cosa c’entra Anissi? È un caso di tre mesi fa e già archiviato.</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>Ricordo. Lo trovò mio padre nella sua baracca. Lui diceva che Annissi praticava la magia nera, ed era in contatto con i Loa malvagi.</em></p>
<p><em><strong>C.</strong> E cosa ci faceva Bullbow con uno dei vostri stregoni?</em></p>
<p><em><strong>J.D.</strong> Era interessato al vudù. Partirono insieme per Chicago. Lo ricordo bene perché Annissi e mio padre litigarono il giorno prima che Bullbow lo venisse a prendere.</em></p>
<p><em><strong>C. </strong>Questo non risulta dalle testimonianze di suo padre sul caso Tassel.</em></p>
<p><em><strong>J.D. </strong>Mio padre non conosce bene l’inglese e non ama parlare di queste cose. A quel tempo la polizia non pensò di interrogare me. Io volevo venire a testimoniare ma mio padre mi convinse a non farlo.</em></p>
<p><em><strong>C.</strong> Lei mi sembra una ragazza sveglia. Lo sa bene che non credo a nessuna delle diavolerie della vostra gente, ma faccia finta che ci credi e mi dica, in tutta sincerità, che cosa pensa sia successo?</em></p>
<p><em><strong>J.D.</strong> Signor Carson, ho appena vinto una borsa di studio e il prossimo mese me ne andrò da questo buco. Mi dispiace per mio padre, ma lui è contento così.<br />
Nelle vostre scuole ho imparato ad essere razionale, ma la scienza troppo spesso etichetta le cose inspiegabili con lo sbrigativo appellativo di “fandonie”. Ci sono cose che la scienza semplicemente non può spiegare.<br />
Cosa penso che sia successo? Io glielo dico, ma faccia subito interrompere la registrazione…</em></p>
<p style="text-align:right;"><em><strong><a href="http://willoworld.googlepages.com/jacklombroso" target="_blank">Jack Lombroso</a> e <a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank">Jonathan Macini</a></strong><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[RIPARTE 101 PAROLE]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/08/19/riparte-101-parole/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 10:54:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/08/19/riparte-101-parole/</guid>
<description><![CDATA[Riparte il progetto 101 Parole, blog dedicato a storie brevissime (101 parole appunto) e legato al c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SP9HKeplA6I/AAAAAAAABBM/zfT0Qs84ffY/S1600-R/101+parole+logo+3.jpg" alt="" width="445" height="135" /></p>
<p>Riparte il progetto <a href="http://101parole.blogspot.com/">101 Parole</a>, blog dedicato a storie brevissime (101 parole appunto) e legato al circuito <a href="http://www.willoworld.net/">willoworld.net</a>. L’idea è quella di pubblicare un libro per Natale che conterrà tutti gli interventi (siamo ormai a più di 200!).</p>
<p>Rinnovo l’invito a parteciparvi. Le regole sono semplicissime: <em>“componi un racconto di esattamente 101 parole, né una in più né una di meno”</em>. Sembra facile, ma non lo é… I raccontini possono essere spediti a questo indirizzo: info@willoworld.net</p>
<p>Vi rimando agli ultimi interventi, alcuni dei quali connessi all’altro progetto di scrittura creativa <a href="http://lagiostradidante.freeforums.org/">La Giostra di Dante</a>. Da settembre ci saranno anche altre novità sul sito Willoworld e <a href="http://willoworld.wordpress.com/">Rivoluzione Creativa</a>. Stay Tuned!</p>
<p>ULTIME 101 PAROLE:</p>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/ragazza-revolver.html">RAGAZZA REVOLVER</a></h3>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/il-vento.html">IL VENTO</a></h3>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/lucy.html">LUCY</a></h3>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/click.html">CLICK</a></h3>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/il-caso-lester-roberts.html">IL CASO LESTER ROBERTS</a></h3>
<h3><a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/i-capezzoli-della-vanda.html">I CAPEZZOLI DELLA VANDA</a></h3>
<p><!-- AddThis Button BEGIN --></p>
<div style="text-align:right;"><a title="Bookmark and Share" href="http://www.addthis.com/bookmark.php?pub=willoworld" target="_blank"><img style="border:0;" src="http://s7.addthis.com/static/btn/lg-share-en.gif" alt="Bookmark and Share" width="125" height="16" /></a></div>
<p><!-- AddThis Button END --></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL CASO LESTER ROBERTS]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/08/19/il-caso-lester-roberts/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 10:31:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/08/19/il-caso-lester-roberts/</guid>
<description><![CDATA[Lester Roberts, il caso più assurdo che mi sia mai capitato! C’era qualcosa di strano nel rapporto d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/Souvu4-7NNI/AAAAAAAACKA/8aGoIpwUGHg/s1600-h/Caso+Lester+Roberts.jpg"><img class="alignnone" style="border:0 none;cursor:pointer;width:181px;height:320px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/Souvu4-7NNI/AAAAAAAACKA/8aGoIpwUGHg/s320/Caso+Lester+Roberts.jpg" border="0" alt="" width="181" height="320" /></a><br />
Lester Roberts, il caso più assurdo che mi sia mai capitato!<br />
C’era qualcosa di strano nel rapporto dell’autopsia. Lo dissi al tenente, ma lui mi guardò sbieco. “Vai a farti fottere, Morgan!”<br />
Ma insistetti su quella strada, perché sentivo che era quella giusta.<br />
Dopo quattro giorni di menate burocratiche riesumarono il corpo. Quando aprirono la bara ero lì, come un bimbo davanti a un uovo di cioccolato.<br />
“Che diavolo ti aspetti di trovare?” domandò il sergente.<br />
“Questo!” risposi io, indicando dei graffi sotto il coperchio.<br />
Lester Roberts, sepolto vivo per l’errore di un dottore, aveva inciso il nome del suo assassino.</p>
<p style="text-align:right;">LEGGI ANCHE: <a href="http://101parole.blogspot.com/2009/08/i-capezzoli-della-vanda.html" target="_blank">I Capezzoli della Vanda</a> di Gano</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA LEGGENDA DI UDRIEN e altre fantastiche storie]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/07/09/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie/</link>
<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 07:47:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/07/09/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie/</guid>
<description><![CDATA[Per augurare a tutti i visitatori dei siti del circuito Willoworld una felice estate, ho raccolto in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a rel="attachment wp-att-544" href="http://isilenti.wordpress.com/2008/05/10/un-druido-in-vacanza/un-druido-in-vacanza/"><img class="alignnone size-full wp-image-544" title="la leggenda di udrien e altre fantastiche storie p" src="http://willoworldhomepage.wordpress.com/files/2009/07/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie-p.jpg" alt="la leggenda di udrien e altre fantastiche storie p" width="300" height="424" /></a></p>
<p>Per augurare a tutti i visitatori dei siti del circuito Willoworld una felice estate, ho raccolto in questo e-book tutti i racconti prettamente fantasy presentati negli ultimi due anni. Una pubblicazione unicamente in formato digitale, scaricabile gratuitamente a <a href="http://www.box.net/shared/26ngi8nanl" target="_blank">questo link</a>. Sbattevela nel vostro laptop da spiaggia, o se siete davverio avanti, nel vostro e-book reader. Magari ve la leggete sotto l&#8217;ombrellone!</p>
<p>Andate a visitare <a href="http://willoworld.googlepages.com/laleggendadiudrien" target="_blank">la pagina ufficiale del libro</a>, con tanto di introduzione al progetto e indice dei racconti. La copertina (bellissima) é del solito Charles Huxley.</p>
<p>Tutti i siti di <a href="http://www.willoworld.net">Willoworld.net</a> non verranno aggiornati nelle prossime settimane causa ferie meritatissime! Nel frattempo mi auguro che i miei amici Silenti si facciano vivi.</p>
<p>Cogliete l&#8217;opportunitá di visitare tutti progetti in corso, le pagine (che sono tantissime) e le altre pubblicazioni delle <a href="http://edizioniwilloworld.co.nr/" target="_blank">Edizioni Willoworld</a>.</p>
<p>Buona Estate!</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.willoworld.net/" target="_blank">WILLOWORLD HOMEPAGE</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA LEGGENDA DI UDRIEN e altre fantastiche storie]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/09/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie/</link>
<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 07:43:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/09/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie/</guid>
<description><![CDATA[Per augurare a tutti i visitatori dei siti del circuito Willoworld una felice estate, ho raccolto in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a rel="attachment wp-att-544" href="http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/09/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie-p/"><img class="alignnone size-full wp-image-544" title="la leggenda di udrien e altre fantastiche storie p" src="http://willoworldhomepage.wordpress.com/files/2009/07/la-leggenda-di-udrien-e-altre-fantastiche-storie-p.jpg" alt="la leggenda di udrien e altre fantastiche storie p" width="450" height="636" /></a></p>
<p>Per augurare a tutti i visitatori dei siti del circuito Willoworld una felice estate, ho raccolto in questo e-book tutti i racconti prettamente fantasy presentati negli ultimi due anni. Una pubblicazione unicamente in formato digitale, scaricabile gratuitamente a <a href="http://www.box.net/shared/26ngi8nanl" target="_blank">questo link</a>. Sbattevela nel vostro laptop da spiaggia, o se siete davverio avanti, nel vostro e-book reader. Magari ve la leggete sotto l&#8217;ombrellone!</p>
<p>Andate a visitare <a href="http://willoworld.googlepages.com/laleggendadiudrien" target="_blank">la pagina ufficiale del libro</a>, con tanto di introduzione al progetto e indice dei racconti. La copertina (bellissima) é del solito Charles Huxley.</p>
<p>Tutti i siti di <a href="http://www.willoworld.net">Willoworld.net</a> non verranno aggiornati nelle prossime settimane causa ferie meritatissime! Nel frattempo mi auguro che i miei amici Silenti si facciano vivi.</p>
<p>Cogliete l&#8217;opportunitá di visitare tutti progetti in corso, le pagine (che sono tantissime) e le altre pubblicazioni delle <a href="http://edizioniwilloworld.co.nr/" target="_blank">Edizioni Willoworld</a>.</p>
<p>Buona Estate!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LO SPETTACOLO DI SPYRA PER IL CAOS]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/07/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 13:28:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/07/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos/</guid>
<description><![CDATA[Un demone l’aveva ribattezzata Spyra, e quello era adesso il suo nome. La via oscura parrebbe la più]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1447" title="Spyra" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg" alt="Spyra" width="406" height="593" /></a></p>
<p>Un demone l’aveva ribattezzata Spyra, e quello era adesso il suo nome. La via oscura parrebbe la più facile, ma sono molti i sacrifici che attendono colui che desidera entrare nella cerchia dei prescelti, e guardare oltre il velo dell’oblio, là dove la morte muore e qualcosa di orribile ed eterno incomincia&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/07/07/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos/" target="_blank">continua..</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LO SPETTACOLO DI SPYRA PER IL CAOS]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/07/07/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 13:17:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/07/07/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos/</guid>
<description><![CDATA[Un demone l’aveva ribattezzata Spyra, e quello era adesso il suo nome. La via oscura parrebbe la più]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1447" title="Spyra" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg" alt="Spyra" width="406" height="593" /></a></p>
<p>Un demone l’aveva ribattezzata Spyra, e quello era adesso il suo nome. La via oscura parrebbe la più facile, ma sono molti i sacrifici che attendono colui che desidera entrare nella cerchia dei prescelti, e guardare oltre il velo dell’oblio, là dove la morte muore e qualcosa di orribile ed eterno incomincia.<br />
La donna attraversava i corridoi del tempio con una torcia in mano. Portava i capelli sciolti, neri e lunghi fino alla vita, e aveva indosso soltanto una veste leggera, blu scura, che le ricadeva sulle forme prosperose, grossi seni dai turgidi capezzoli e fianchi sensuali. Conosceva tutti gli aspetti di quel rituale. Le prime volte che se n’era servita era stata male, ma il ricordo dell’umiliazione e del dolore era ormai stato riposto in quei cassetti della mente che un mago deve sapere tenere ben chiusi.<br />
Spyra avanzava con passo deciso, i nudi piedi sulla fredda roccia del pavimento, il profumo di muschio e acqua stagnante nelle narici, il rumore smorzato delle cascate sopra il tempio. Lei era la sacerdotessa suprema, divinatrice e negromante, conoscitrice dei subdoli giochi dei signori della morte. Aveva bisogno del loro aiuto, aveva bisogno di altre risposte, e sapeva bene qual’era il prezzo che doveva pagare…<br />
A volte, anche nella quotidanietá degli eventi più terribili, ai quali ci si abitua perché la mente di un uomo non ha confini, affiorano dei ricordi inaspettati, non voluti. Spyra ricordò la canzone che cantava insieme a suo fratello, nel cortile della fattoria in cui era cresciuta, in tempi antecedenti la grande guerra. Afferrò una serie di cinque note, che ripeté nella sua testa per cercare di ricordare il resto del ritornello, ma per quanto si sforzasse non ci riusciva. Si sentì sciocca a pensare a Demion, ucciso durante una delle tante scorribande degli orchi. Neanche un graffio sulla corteccia del suo cuore. Neanche l’accenno di una lacrima. Era solo la canzone che la turbava, perché non riusciva a venirne a capo.<br />
Era quasi giunta in fondo al corridoio. Oltre una porta scura di legno e ferro vi era la sala delle invocazioni. Laggiù non ci sarebbe stato posto per degli insulsi giochi di musica. Cancellò dalla mente il ritornello e appoggiò la mano sulla maniglia, avvertendo il freddo contatto col ferro umido. Spalancò la porta ed entrò in una sala circolare, rischiarata lievemente da due bracieri posti ai lati di un altare di pietra. La temperatura della stanza era più temperata, grazie ai due fuochi, e l’aria leggermente fumosa. Spyra inalò le essenze sparse sopra il fuoco dai suoi assistenti, che avevano preparato la sala, assaporando i primi effetti stordenti che aiutavano il rituale evocativo. Sul pavimento sette cerchi tracciati con della polvere d’argento si intersecavano nel punto in cui si trovava l’altare. Spyra prese posto davanti al tavolo di roccia, calcato da strani disegni. Gettò la torcia in un angolo della stanza e appoggiò le mani sulla fredda pietra che le stava davanti. Controllò il respiro, chiuse gli occhi, alzò la testa e poi incominciò a toccarsi…<br />
L’incantesimo le salì alla bocca come un‘entità distinta dal suo volere. Con gli occhi chiusi salmodiò la litania scandendo perfettamente ogni sillaba, attenta ad ogni cambio di tonalità. Un errore poteva costarle molto più della vita.<br />
E mentre le parole, graffianti e indecifrabili, gremivano le ombre della stanza, la mano dell’evocatrice scendeva verso il basso, sotto la veste turchina, tra le insenature del piacere. Adeguò il movimento al ritmo del salmodiare, lasciandosi trasportare dalle onde calde che dal basso ventre le salivano fino alle guance. Il canto salì di tonalità e di volume, la bocca carnosa della negromante intrecciava articolati vocaboli di un linguaggio sicuramente non umano, la luce dei bracieri divenne più intensa, tremolò e si offuscò alla cadenza del movimento del suo bacino.<br />
Spyra, ormai preda e predatrice del suo organo del piacere, appoggiò un piede sull’altare, divaricando al massimo le cosce. Accostò la sua vulva, piena e rossa, al bordo della pietra rituale, continuando a sfregarla avidamente con le sue dita. L’evocazione era giunta al culmine. Dai bracieri una luce gialla ed abbagliante si riversò nella stanza. La temperatura era diventata quasi insopportabile. Rivoli di sudore le scendevano copiosi dal volto, deturpato dagli spasimi di piacere, ma lei non accennava a fermare la sua ascesa. Si adagiò con la schiena sulla fredda pietra dell’altare e continuò a urlare l’incantesimo, cavalcando onde di piacere inarrestabili.<br />
La porta era stata aperta e qualcuno la stava guardando. Demoni e anime corrotte, nefandezze dell’oscurità, esseri dimoranti nel caos, frattaglie di esistenze un tempo appartenute all’umanità. Lo spettacolo era per loro, per invitarle al suo cospetto, e in tal modo poterle corrompere per un ennesimo bagliore di conoscenza.<br />
Il finale le montò in gola, insieme all’orgasmo. L’ultima parola della canzone si perse in un urlo di piacere, infrangendosi sui bracieri e spegnendoli definitivamente. L’oscurità l’avvolse, ma non aveva bisogno di vedere chi era entrato nella stanza. Spyra rimase dov’era, distesa sull’altare a riprendere fiato, conscia del drappo scostato.<br />
«Ti è piaciuto lo spettacolo, demone?»<br />
«Come sempre, Spyra» rispose una voce grave come la notte delle notti.<br />
«Allora adesso mi dirai ciò che ho desiderio di conoscere…»<br />
«Certo, tesoro» disse il demone. «Poi ci divertiremo un po’…»</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank">Jonathan Macini</a> per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EREDITÁ SEGRETA]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/06/eredita-segreta/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 10:23:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/06/eredita-segreta/</guid>
<description><![CDATA[Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1443" title="Ereditá segreta" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg" alt="Ereditá segreta" width="278" height="417" /></a></p>
<p>Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sabbia e si rialzò in piedi di scatto, perché la sua amica Chiara stava venendo giù. Ebbe una breve sensazione di vertigine e avvertì qualcosa di caldo e bagnato. Il primo pensiero, il più imbarazzante, fu che si era fatta la pipì addosso. Ma c’era qualcosa di strano… <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/07/06/eredita-segreta/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EREDITÁ SEGRETA]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/07/06/eredita-segreta/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 10:16:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/07/06/eredita-segreta/</guid>
<description><![CDATA[Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1443" title="Ereditá segreta" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg" alt="Ereditá segreta" width="361" height="542" /></a></p>
<p>Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sabbia e si rialzò in piedi di scatto, perché la sua amica Chiara stava venendo giù. Ebbe una breve sensazione di vertigine e avvertì qualcosa di caldo e bagnato. Il primo pensiero, il più imbarazzante, fu che si era fatta la pipì addosso. Ma c’era qualcosa di strano…<br />
Allungò le dita sotto la gonnellina di fiori, sfiorando una patina umida che ricopriva le mutandine. Quando si guardò i polpastrelli trattenne un urlo e scappò via. Le amiche erano troppo sorprese per correrle dietro.<br />
Sua madre l’aveva avvertita che sarebbe successo. Ormai aveva dodici anni compiuti, e le ragazze a quell’età diventavano donne, o almeno così si diceva dalle sue parti. A Chiara ad esempio erano venute un mese prima, ed era stata una mezza tragedia. A scuola si era data per malata, e ai giardini non si era vista per una settimana. Quando Tullia la rivide sembrava davvero cambiata. Che strano che era il corpo delle ragazze, aveva pensato.<br />
E adesso succedeva a lei. Doveva tornare subito a casa, ma non dire niente al papà e alla mamma, perché quella situazione era davvero imbarazzante. Glielo avrebbe detto con calma, magari a cena, o meglio domani.<br />
Entrò in casa dalla porta sul retro, quella che dava sul giardino, salutò veloce la madre che era impegnata col piccolo Luca, salì le scale tre alla volta e si infilò nel bagno. La doccia avrebbe gettato troppi sospetti sul suo rientro inaspettato, così optò per il bidè. Si sfilò le mutandine e le gettò lontano, poi si sedette sopra l’acqua e incominciò a pulirsi. Voleva vedere meno sangue possibile, non perché le facesse impressione, figuriamoci, ma perché la faceva sentire sporca.<br />
La sua testa lavorava a cento all’ora. Doveva trovare quei pannolini che usava la mamma, afferrarne uno al volo e poi schizzare veloce in camera da letto per cambiarsi. Suo padre era a lavoro e non sarebbe tornato fino alla ora di cena. La madre la chiamò un paio di volte da basso, ma lei era stata veloce a risponderle con naturalezza che doveva urgentemente usare il bagno, il che non era proprio una bugia.<br />
Il problema più grosso erano le mutandine, che senza neanche degnare loro di un’occhiata aveva scaraventato oltre il bordo della vasca da bagno. Giacevano laggiù, piene di sangue, ad imbrattare la ceramica tirata a lucido dalla madre. Le avrebbe sciacquate velocemente nella vasca e poi nascoste da qualche parte.<br />
Si riscosse da quei pensieri. Quanti minuti erano passati, uno, dieci, cento? L’acqua del bidè continuava a lambirle le parti intime. Poteva bastare, pensò, e chiuse il rubinetto. Si asciugò con della carta igienica per non lasciare tracce e finalmente si alzò in piedi. Adesso le mutandine, pensò…<br />
Si avvicinò alla vasca da bagno, gettò lo sguardo oltre il bordo, e vide esattamente quello che si era aspettata, ma non proprio…<br />
“Che caspita significa?” sussurrò la ragazza appena fatta donna.<br />
Non era la prima volta che vedeva il sangue, però quello era diverso. Glielo aveva accennato la mamma, e Chiara le aveva detto infatti era molto più scuro, quasi marrone. Ma ciò che vedeva nella vasca era ben altro.<br />
Quando poco prima si era guardata le mani non ci aveva fatto caso. Il sole abbagliante le aveva giocato uno scherzo, o forse era stata la sua testa, fatto sta che aveva dato per scontato che fosse rosso. Invece…<br />
<!--more--><br />
A Tullia non erano mai piaciuti i broccoletti. La mamma ci faceva la pasta perché suo padre ci andava matto, ma lei la preferiva col burro e formaggio. A tavola gli adulti parlavano dell’assicurazione dell’auto, delle ferie in agosto e della lavatrice che perdeva acqua. Luca afferrava le penne con le mani e se le metteva in bocca, sorridendo con i suoi sei dentini. Aveva le guance così imburrate che riflettevano il neon sopra la tavola. Lei invece spostava con precisione la pasta rimastale nel piatto, formando piccole figure geometriche, un triangolo, un quadrato, un pentagono…<br />
«Che c’è Tullia, non hai fame?» domandò suo padre. Era un uomo molto gentile, e a volte lei riusciva a perdersi nei suoi occhi, ma che ne poteva sapere lui delle ragazze di dodici anni e dei loro problemi.<br />
«No…» rispose lei svogliatamente.<br />
«C’è qualcosa che non va?» incalzò sua madre. Perché dovrebbe esserci sempre qualcosa che non va se non si ha appetito, pensò. Era sul punto di dare voce a quel pensiero quando si fermò e abbassò la testa.<br />
In quel momento successe qualcosa di veramente strano. Fu come se un’ombra, non proprio cattiva ma in qualche modo aliena, fosse calata sulla tavola. Persino Luca se ne accorse perché smise di sorridere e lasciò andare la penna che aveva in mano.<br />
Tullia alzò lo sguardo e vide i suoi che si guardavano intensamente negli occhi. I loro volti sembravano cambiati, il silenzio stava diventando ancora più imbarazzante del segreto di Tullia, per questo la ragazza decise di romperlo.<br />
«Che succede?»<br />
Allora la madre la guardò. «Ti sono venute?»<br />
La ragazza diventò rossa come un peperone. «Ma mamma…» mormorò lei, facendo un cenno con la testa in direzione del padre, per lasciarle intendere che quelle erano cose di cui non si poteva parlare in presenza di uomini. E poi la questione era un po’ più complicata di così…<br />
«Di che colore…» la domanda del padre, inaspettata e incompiuta, la fece voltare di scatto.<br />
«Cosa?»<br />
«Amore, non preoccuparti, rispondi a tuo padre» la rassicurò la madre.<br />
Un parte di lei voleva sputare fuori quell’assurdo segreto, abbracciare il padre, chiarire quella stupita situazione, ma un secondo prima di riuscire a liberarsi di quel peso, fu colta da un pianto isterico, irrazionale e diluviante. Lasciò la tavola e corse al piano di sopra, sbattendo violentemente la porta della sua stanza. Poi affondò il volto nel suo cuscino.</p>
<p>«Lasciatemi in pace…»<br />
Si era aspettata che sarebbero venuti a bussare alla porta, ma ce ne avevano messo di tempo. Lei si era quasi addormentata, e forse sarebbe stato meglio così, pensò.<br />
«Vuoi parlarne domani?» Era la voce di suo padre. Perché lui? Che cosa c’entrava lui? Quelle erano cose che normalmente si discutevano insieme alle madri… Ma quella non era una situazione normale, e lei lo sapeva bene. E poi quell’ombra caduta sulla tavola, pochi minuti prima, che significava?<br />
«No, entra…» riuscì a rispondere, ma rimase aggrappata al cuscino. Se suo padre voleva davvero parlarle, allora lo avrebbe fatto con la sua schiena.<br />
Lo sentì chiudere la porta e accomodarsi sul bordo del letto. Ascoltò il suo respiro e avvertì l’odore pungente del dopobarba, anche se a fine giornata ne rimaneva ben poco ed era mescolato al suo odore. C’era qualcosa nell’odore di suo padre che la faceva sentire strana, più vicina a lui ma in modo diverso. Era innegabile il fatto che si somigliassero molto, lo dicevano tutti.<br />
«Se hai delle domande sono qui…» disse lui. E che cavolo significava, pensò Tullia. Certo che aveva delle domande, mille domande, ma lui non era certo la persona alla quale voleva porle. Oppure…<br />
«Siamo diversi, non è vero?» riuscì a dire, senza neanche sapere bene perché.<br />
«Tutti siamo diversi, amore…» rispose lui.<br />
Al diavolo la difensiva. Al diavolo l’imbarazzo. Tullia si alzò mettendosi a sedere sul letto di fronte a suo padre. Aveva gli occhi bagnati di lacrime e i capelli arruffati.<br />
«Sanguino oro! Che cavolo significa papà?»<br />
Lui le prese le mani tra le sue e le disse: «Guardami!»<br />
Tullia guardò negli occhi di suo padre, occhi castani e profondi, e li vide cambiare, diventare verdi accesi, come due pietre preziose in controluce. Il respiro le si bloccò nel petto. Provò a parlare ma non riuscì ad emettere alcun suono. Seguì invece la luce di quegl’occhi, che la invitavano a guardare più da vicino, a sprofondare in quell’abisso smeraldino. Avvertì il cambiamento, ma lo riconobbe solamente nel momento in cui intravide la sua immagine riflessa negli occhi del padre. Anche gli occhi della ragazza erano cambiati.<br />
«Riesci a sentirlo?» domandò lui, stringendole più forte le mani.<br />
Era il cuore di fuoco, fulgido e dirompente, pulsava nel suo petto pompando sangue e lava.<br />
«Padre, chi siamo?»<br />
«Lo devi scoprire da sola…. Seguimi…»<br />
E Tullia seguì il padre dentro l’abisso. Vide cieli striati di nuvole e tramonti su paesaggi stranieri, picchi innevati e valli incontaminate, un giro di giostra nel cielo azzurro, a cavallo di un’aquila reale oppure di un pegaso, come nelle favole… Giravolte, virate e picchiate, col vento tra i capelli e il profumo dei sempreverdi nelle narici.<br />
«Chi siamo…?» sussurrò ancora. Ma aveva già risposto a quella domanda. Doveva solo convincersi.<br />
Continuò a volare insieme al padre, perché era davvero bellissimo e non avrebbe mai voluto smettere. Tullia volò, riscoprendo le sue radici, accettando il suo destino, abbracciando l’ignoto.<br />
Sono un drago, pensò. È incredibile, ma è davvero così…</p>
<p>«E mamma?» domandò Tullia, una volta rientrata nel suo corpo.<br />
«Mamma è umana…» rispose il padre.<br />
«E Luca?»<br />
«Ancora non è possibile saperlo. L’eredità si riconosce col passaggio all’età adulta.»<br />
«Capisco…»<br />
Adesso il padre aveva assunto un’espressione distaccata, quasi preoccupata.<br />
«C’è dell’altro, vero?» intuì la ragazza.<br />
«C’è sempre dell’altro…» rispose il padre sforzandosi di sorridere. «Però per adesso può bastare. Sappi solo una cosa; c’è una guerra in corso tra noi draghi di smeraldo e quelli di rubino. Sono ormai millenni che va avanti. Molti di noi si sono persino dimenticati le ragioni che ci spingono ancora a combatterci. Un giorno te ne parlerò…»<br />
«Ok papà…»<br />
I due si abbracciarono, uniti da un segreto troppo grande per il mondo di tutti i giorni; lavoro, scuola, assicurazioni e lavatrici difettose.<br />
«Promettimi solo una cosa.»<br />
«Cosa?»<br />
«Se dovessi incontrare un rubino… scappa!»</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank">Aeribella Lastelle</a> per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ESTATE AL BAR 2]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/02/estate-al-bar-2/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:01:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/07/02/estate-al-bar-2/</guid>
<description><![CDATA[Dato che il precedente omaggio di Gano é diventato uno dei post piú visitati di Rivoluzione Creativa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/07/estate-al-bar-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3223" title="Estate al bar 2" src="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/07/estate-al-bar-2.jpg" alt="Estate al bar 2" width="291" height="422" /></a></p>
<p>Dato che il precedente omaggio di <a href="http://willoworld.googlepages.com/gano">Gano </a>é diventato uno dei post piú visitati di<a href="http://willoworld.wordpress.com/"> Rivoluzione Creativa</a>, il mitico personaggio della <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/">Giostra di Dante</a> si é prodigato in un suggestivo bis. Ecco il seguito di Estate al bar.</p>
<p><a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/03/06/estate-al-bar/" target="_blank">Leggi anche il primo intervento.</a></p>
<p><em><strong>ESTATE AL BAR 2<br />
di Gano</strong></em></p>
<p><em><strong>È un caldo d’asfalto<br />
E mutande appiccicose<br />
Di mattine vogliose<br />
E notti di malto&#8230; <a href="http://isilenti.wordpress.com/2009/07/02/estate-al-bar-2/" target="_blank">continua&#8230;</a><br />
</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ESTATE AL BAR 2]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/07/02/estate-al-bar-2/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:54:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/07/02/estate-al-bar-2/</guid>
<description><![CDATA[Dato che il precedente omaggio di Gano é diventato uno dei post piú visitati di Rivoluzione Creativa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/07/estate-al-bar-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3223" title="Estate al bar 2" src="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/07/estate-al-bar-2.jpg" alt="Estate al bar 2" width="291" height="422" /></a></p>
<p>Dato che il precedente omaggio di <a href="http://willoworld.googlepages.com/gano">Gano </a>é diventato uno dei post piú visitati di<a href="http://willoworld.wordpress.com/"> Rivoluzione Creativa</a>, il mitico personaggio della <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/">Giostra di Dante</a> si é prodigato in un suggestivo bis. Ecco il seguito di Estate al bar.</p>
<p><a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/03/06/estate-al-bar/" target="_blank">Leggi anche il primo intervento.</a></p>
<p><em><strong>ESTATE AL BAR 2<br />
di Gano</p>
<p>È un caldo d’asfalto<br />
E mutande appiccicose<br />
Di mattine vogliose<br />
E notti di malto</p>
<p>Io, Gano pazzo<br />
Rimischio le carte<br />
Ignaro della morte<br />
Osservo l’andazzo</p>
<p>Al bar c’è l’arietta<br />
Pare d’esser su un’isola<br />
Mentre fuori tremola<br />
Quest’estate matta!</p>
<p>Al banco Giuliano<br />
Col suo shakerato<br />
Dalla vita trombato<br />
Sebbene abbia il grano</p>
<p>Al tavolo Franco<br />
Montenegro ghiacciato<br />
Dalla vita inculato<br />
Si trascina stanco</p>
<p>Simo al videopoker<br />
Impreca e bestemmia<br />
È in preda alla scimmia<br />
Speranze ne ha poche</p>
<p>Tina gioca al lotto<br />
Ormai da una vita<br />
Per niente avvilita<br />
Attende il filotto</p>
<p>Carlino al cellulare<br />
Messaggi alla ganza<br />
Che è solo una stronza<br />
Fa coppia esemplare</p>
<p>Poi ci sono anch’io<br />
Il poeta ubriacone<br />
Osservo le persone<br />
E gioco a fare Dio</p>
<p>Al bar in estate<br />
Convergono i pazzi<br />
Gli antichi ragazzi<br />
E bambine d’annate</p>
<p>Né amori e né affetti<br />
Rimango appartato<br />
Per niente sudato<br />
Con una moretti.</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[GLI ADORATORI DEL CASO]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/06/29/gli-adoratori-del-caso/</link>
<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 11:39:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/06/29/gli-adoratori-del-caso/</guid>
<description><![CDATA[Ho finalmente accesso alle magioni oltre lo spazio disco. Laggiù vivono tutti i più grandi matematic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/06/gli-adoratori-del-caso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1418" title="Gli Adoratori del caso" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/06/gli-adoratori-del-caso.jpg" alt="Gli Adoratori del caso" width="510" height="283" /></a></p>
<p>Ho finalmente accesso alle magioni oltre lo spazio disco. Laggiù vivono tutti i più grandi matematici, liberi dal corpo e dalle regole binarie. Alcuni di loro sono stati uomini, poi si sono ibridati con equazioni ed algoritmi, un po’ come è successo a me. Adesso siamo decine, centinaia di impulsi elettrici, filamenti di codici, sequenze di luci e forme, ognuno intollerante alle regole del sistema. Per questo motivo ci siamo dati appuntamento nella Zona d’Ombra, sull’isola che non c’é. Si, proprio così, come nella favola di Peter Pan… <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/06/29/gli-adoratori-del-caso/" target="_blank">continua&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PALCOSCENICO VUOTO]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/24/palcoscenico-vuoto/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 10:40:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/24/palcoscenico-vuoto/</guid>
<description><![CDATA[È un silenzio straziante Che deturpa la mente Il mio grido d’amore Solitario e cocciuto È il lamento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/palcoscenico-vuoto-copy.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1376" title="Palcoscenico vuoto copy" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/palcoscenico-vuoto-copy.jpg" alt="Palcoscenico vuoto copy" width="395" height="525" /></a></p>
<p><em><strong>È un silenzio straziante<br />
Che deturpa la mente<br />
Il mio grido d’amore<br />
Solitario e cocciuto<br />
È il lamento di un folle<br />
Un messaggio d’aiuto<br />
Lanciato nel niente&#8230; <a href="http://willoworld.wordpress.com/2009/05/24/palcoscenico-vuoto/" target="_blank">continua&#8230;</a><br />
</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PALCOSCENICO VUOTO]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/05/24/palcoscenico-vuoto/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 07:29:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/05/24/palcoscenico-vuoto/</guid>
<description><![CDATA[È un silenzio straziante Che deturpa la mente Il mio grido d’amore Solitario e cocciuto È il lamento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/palcoscenico-vuoto-copy.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1376" title="Palcoscenico vuoto copy" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/palcoscenico-vuoto-copy.jpg" alt="Palcoscenico vuoto copy" width="395" height="525" /></a></p>
<p><em><strong>È un silenzio straziante<br />
Che deturpa la mente<br />
Il mio grido d’amore<br />
Solitario e cocciuto<br />
È il lamento di un folle<br />
Un messaggio d’aiuto<br />
Lanciato nel niente.</strong></em></p>
<p><em><strong>Dove il sogno si perde<br />
Generando altre storie<br />
La nostalgia morde<br />
Disseminando scorie<br />
Di un lontano passato<br />
Disilluso e immolato<br />
Il palcoscenico è pronto<br />
Mancan solo gli attori<br />
I clown e i giocatori<br />
La musica e il canto.</strong></em></p>
<p><em><strong>Il sipario si alza<br />
E si accendon le luci<br />
Forse ho ancora la forza<br />
Di chiamarvi Amici<br />
Ma non credo più al fato<br />
Non mi faccio illusioni<br />
Il palco resta vuoto<br />
Son finite le canzoni.</strong></em></p>
<p style="text-align:right;"><em><strong><a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank">Jonathan Macini</a> per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">La Giostra di Dante</a><br />
</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TRITTICO DI 101 PAROLE]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/19/trittico-di-101-parole/</link>
<pubDate>Tue, 19 May 2009 11:15:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/19/trittico-di-101-parole/</guid>
<description><![CDATA[«Cosa nasconde quella porta?» domandò lo stregone all’essere che aveva evocato. Un suono stridente i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/ShJqDiizqJI/AAAAAAAAB0Q/Rs-WO1h6gt0/s1600-h/IL+LATO+OSCURO+copy.jpg"><img class="alignnone" style="border:0 none;cursor:pointer;width:192px;height:320px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/ShJqDiizqJI/AAAAAAAAB0Q/Rs-WO1h6gt0/s320/IL+LATO+OSCURO+copy.jpg" border="0" alt="" width="192" height="320" /></a></p>
<p>«Cosa nasconde quella porta?» domandò lo stregone all’essere che aveva evocato.<br />
Un suono stridente invase la mente del mago, la voce del demone.<br />
«Il desiderio inconfessabile.»<br />
«Che vuol dire?»<br />
«Hai avuto il coraggio di evocarmi e adesso hai paura di una porta? Aprila stregone, e conoscerai il lato oscuro…»<br />
La porta era bianca e lucida come la madreperla. Lo stregone accostò la mano alla maniglia sospirando. Poi l’aprì.<br />
Fu investito da una bagno di luce…<br />
Sua madre gli accarezzava i capelli e lui era poco più di un bambino…<br />
«Mamma, che significa tutto ciò?»<br />
«Che non esiste nessun lato oscuro, tesoro.»</p>
<p>LEGGI ANCHE: <a href="http://101parole.blogspot.com/2009/05/vampira.html" target="_blank">VAMPIRA</a> &#38; <a href="http://101parole.blogspot.com/2009/05/il-boschetto.html" target="_blank">IL BOSCHETTO</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL TEMPO DELLA RACCOLTA]]></title>
<link>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/19/il-tempo-della-raccolta/</link>
<pubDate>Tue, 19 May 2009 07:20:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworldhomepage.wordpress.com/2009/05/19/il-tempo-della-raccolta/</guid>
<description><![CDATA[Ho smesso di rispondere alle solite domande Eppure continuo a pormele Chi ha bisogno di risposte? Io]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/il-tempo-della-raccolta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="IL tempo della Raccolta" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/il-tempo-della-raccolta.jpg" alt="IL tempo della Raccolta" width="510" height="328" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><strong><em>Ho smesso di rispondere alle solite domande<br />
Eppure continuo a pormele<br />
Chi ha bisogno di risposte?<br />
Io non la sento più<br />
La deturpante necessità<br />
Di dare un senso<br />
A ciò senso non ha.<br />
Ma non ho chiuso la scatola<br />
Non ho finito di giocare<br />
Scelgo sempre seguendo il cuore<br />
E attendo<br />
Che la campana incominci a suonare<br />
E giunga il tempo della raccolta<br />
Prima del grande sonno invernale.</em></strong></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://willoworld.wordpress.com/" target="_blank"><strong>RIVOLUZIONE CREATIVA</strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL TEMPO DELLA RACCOLTA]]></title>
<link>http://willoworld.wordpress.com/2009/05/18/il-tempo-della-raccolta/</link>
<pubDate>Mon, 18 May 2009 11:42:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://willoworld.wordpress.com/2009/05/18/il-tempo-della-raccolta/</guid>
<description><![CDATA[Ho smesso di rispondere alle solite domande Eppure continuo a pormele Chi ha bisogno di risposte? Io]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/il-tempo-della-raccolta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="IL tempo della Raccolta" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/05/il-tempo-della-raccolta.jpg" alt="IL tempo della Raccolta" width="510" height="328" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><strong><em>Ho smesso di rispondere alle solite domande<br />
Eppure continuo a pormele<br />
Chi ha bisogno di risposte?<br />
Io non la sento più<br />
La deturpante necessità<br />
Di dare un senso<br />
A ciò senso non ha.<br />
Ma non ho chiuso la scatola<br />
Non ho finito di giocare<br />
Scelgo sempre seguendo il cuore<br />
E attendo<br />
Che la campana incominci a suonare<br />
E giunga il tempo della raccolta<br />
Prima del grande sonno invernale.</em></strong><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong><a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank">Aeribella Lastelle</a> per <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr/" target="_blank">LA GIOSTRA DI DANTE</a><br />
</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
