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	<title>la-repubblica &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/la-repubblica/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "la-repubblica"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 07:08:05 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[american arteries]]></title>
<link>http://jurgshouse.wordpress.com/2009/11/28/american-arteries/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 18:36:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>jurgshouse</dc:creator>
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<description><![CDATA[vabbè che gli americani son sempre più fighi di noi, però son convinto che se dovessimo fotografare ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://jurgshouse.wordpress.com/files/2009/11/schermata-2009-11-28-a-19-30-40.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-833" title="Schermata 2009-11-28 a 19.30.40" src="http://jurgshouse.wordpress.com/files/2009/11/schermata-2009-11-28-a-19-30-40.png?w=300" alt="" width="300" height="269" /></a></p>
<p>vabbè che gli americani son sempre più fighi di noi, però son convinto che se dovessimo fotografare il tratto urbano dell&#8217;A4 tra pero e cormano dal martedì al venerdì, non differirebbe di molto.</p>
<p>ciao, Jurg</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Intellighentia intelligente]]></title>
<link>http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2009/11/28/intellighentia-intelligente/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:50:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>elianigris</dc:creator>
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<description><![CDATA[Adriano Sofri scrive cose intelligenti sul PD e la decisione di non manifestare il 5-12-2009 al NO B]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Adriano Sofri <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&#38;currentArticle=OH05T">scrive</a> cose intelligenti sul PD e la decisione di non manifestare il 5-12-2009 al NO B-Day, esponendo concetti che avevo esposto in maniera simile <a href="http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2009/11/24/a-ognuno-il-suo-circo-massimo/">qui</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[dolci giochi di parole]]></title>
<link>http://jurgshouse.wordpress.com/2009/11/27/dolci-giochi-di-parole/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 22:56:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>jurgshouse</dc:creator>
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<description><![CDATA[ogni tanto me lo immagino: il redattore di repubblica, lì tutta la notte, a pensare il gioco di paro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://jurgshouse.wordpress.com/files/2009/11/schermata-2009-11-27-a-23-52-02.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-827" title="Schermata 2009-11-27 a 23.52.02" src="http://jurgshouse.wordpress.com/files/2009/11/schermata-2009-11-27-a-23-52-02.png" alt="" width="297" height="72" /></a></p>
<p>ogni tanto me lo immagino: il redattore di repubblica, lì tutta la notte, a pensare il gioco di parole da presentare il giorno dopo in redazione sulla notizia più assurda (e inutile) della settimana; in modo da poter vincere il primo premio e finire sul web!</p>
<p>ed è un bell&#8217;immaginare&#8230;</p>
<p>Jurg</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosa scrive il web]]></title>
<link>http://ilprimopasso.wordpress.com/2009/11/27/cosa-scrive-il-web-18/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:51:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilprimopasso</dc:creator>
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<description><![CDATA[Napolitano scioglie il suo silenzio sulla guerra che adesso incombe tra il Governo e la Giustizia. C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Napolitano scioglie il suo silenzio sulla guerra che adesso incombe tra il Governo e la Giustizia. C]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Produzioni cinematografiche?]]></title>
<link>http://panormitanus.wordpress.com/2009/11/26/produzioni-cinematografiche/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:00:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tanus</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Tanus Sembra che in Italia ci sia una casa di produzione cinematografica che realizza più film de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Tanus Sembra che in Italia ci sia una casa di produzione cinematografica che realizza più film de]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La meglio democrazia]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/11/26/la-meglio-democrazia/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:43:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non ho mai fatto della democrazia il mio vitello d’oro. Quindi non mi scandalizzo se a qualcuno puzz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2794" title="Giornalettismo" src="http://zamax.wordpress.com/files/2009/08/giornalettismo.jpg" alt="" width="150" height="44" />Non ho mai fatto della democrazia il mio vitello d’oro. Quindi non mi scandalizzo se a qualcuno puzza questo barbaro condominio politico che la modernità impone a belli e brutti, a colti e bruti, e perfino a maschi e femmine. E trans. Con l’articolo maschile o femminile. Gradirei, però, che coloro che da qualche tempo arricciano il naso di fronte al pargolo, a quanto pare mostruoso, generato da questo coito universale, cominciassero a parlar schietto e non deviassero il corso della ragione, per spiegar le magagne, verso le zone pericolose dell’antropologia e magari della genetica. Non lo possono fare; parlar schietto, voglio dire; avendola adorata, la democrazia; e fatta adorare al popolo.</p>
<p style="text-align:justify;">La democrazia per funzionare e per essere salda ha bisogno di una vasta logistica materiale ed immateriale, creata ed intessuta pezzo per pezzo per lunghissima pezza nella società. Si può anzi dire che prima di diventare forma di una società, essa debba vivere nei costumi di un popolo. In quell’auspicabile e raro caso la democrazia trionfa attraverso una rivoluzione incruenta che altro non fa che ratificare e ordinare i cambiamenti prima sotterranei e poi sempre più manifesti che insensibilmente ma profondamente hanno attraversato per secoli la società. Non è un caso, per restare in un contesto europeo, che proprio là dove questa metamorfosi dallo stato aristocratico a quello democratico è avvenuta senza troppe scosse telluriche, come in Gran Bretagna, la “forma” democratica conviva ancora con re, regine, pari e parrucche; mentre là dove la democrazia ha trionfato violentemente dentro un corpo acerbo, come in Francia e poi nel continente, la sua carica universalistica abbia annichilito ogni vestigia del passato. E in ogni caso l’avanzata tumultuosa della democrazia moderna è stata caratterizzata fin quasi all’altro ieri dal lungo tirocinio del suffragio ristretto, che ritagliava, per intima necessità in tempi ufficialmente non aristocratici ma nei costumi non ancora interamente democratici &#8211; come provano abbondantemente i collassi novecenteschi &#8211; aristocrazie di fatto nel corpo della nazione, col nome fittizio di “classi dirigenti”. E non è un caso, però, che proprio nell’Europa continentale, e più largamente nell’Occidente non anglosassone &#8211; e massime disgraziatamente in Italia, sembrerebbe &#8211; una volta portato a termine questo infinito apprendistato, anche in tempi di suffragio universale rifiorisca periodicamente il mito delle “classi dirigenti”. Cos’è, oggi, questa nostalgia canaglia delle “classi dirigenti” nel nostro paese, se non l’inconfessato desiderio di una democrazia sotto la tutela di una casta di bramini? Beninteso, nel nome della democrazia? Dai montagnardi che sognano un Comitato di Salute Pubblica a “controllo della legalità”; al Partito della Società Civile che mira a guidare, intimidendolo, il paese in forza di qualche centinaio di migliaia di firme di gente “qualificata”; ai vecchi arnesi di una spompata aristocrazia di denari che vorrebbe arruffianarsi anche l’Italia Futura facendo l’occhiolino al politicamente corretto; ai liberali di molta illiberale intransigenza e poco giudizio che oramai sperano solo in un agente esogeno sul quale saltare in groppa?</p>
<p style="text-align:justify;">E’ tutto un gran sospirare, un gran sbuffare spazientito contro questa umanità maledetta che misteriosamente popola la nostra penisola. Uno scherzo di natura che nemmeno l’acribia dello storico ormai riesce a giustificare. Curioso che gente che pratica con generoso esibizionismo la religione della razionalità e che agita ogni santo giorno in faccia al volgo la retorica “dei fatti e dei numeri” arrivi poi a tali astrochiromantiche conclusioni. Non c’è proprio speranza. Un deserto mai visto, nel tempo e nello spazio. Di questo dotto e tranquillo isterismo, dello stesso livello scientifico dei trattati sul buon tempo antico, che farà sorridere qualcuno fra qualche anno e moltissimi fra qualche decennio, nei giorni scorsi abbiamo avuto illustri esempi. Per <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_21/sartori-senza-ideali-molta-ruberia_2e7084c8-d667-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">Giovanni Sartori</a>, firma del Corriere della Sera, dal crollo delle ideologie è stata purtroppo travolta anche quella tensione ideale che vivifica la democrazia, e la insana e sfibrante bonaccia che oggi paralizzerebbe moralmente l’Italia ne sarebbe testimone. Per la sacerdotessa della Stampa, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6646&#38;ID_sezione=&#38;sezione">Barbara Spinelli</a>, che vorrebbe ipnotizzarci con le spire suggestive delle citazioni colte intrecciate con quelle allusive dei riferimenti ai fatti di cronaca, viviamo tempi particolari, e particolarmente da noi, chiaro; momenti che secernono veleni. Il peggio di sé non poteva darlo che l’inevitabile <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/22novembre/22novembre.html">Eugenio Scalfari</a>, che su Repubblica, portandosi dietro quale pezza d’appoggio un’opera di Diderot &#8211; se non l’avete capito uno dei precursori del suo genio &#8211; s’imbarca in un microsaggio di sbrigativa sociologia razzial-progressista, in stile diciamo <em>giorgiobocchesco</em>, sulla natura della truppa berlusconiana. Così parla l’oracolo, prima di accennare ad alcuni casi individuali particolarmente disgraziati, come <em>“l’Alano da riporto” </em>Belpietro (un cane grosso e minaccioso, sembra di capire, senza la maestà e la nobiltà di un <em>cane</em> di razza: divertente, se fossi il direttore di Libero mi farei incidere questa lusinghiera definizione come esergo su un medaglione sotto il proprio profilo, come un imperatore romano):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">“A parte il fatto che la nostra attualità è da qualche tempo trita e ritrita e non presenta eccezionali novità, sta di fatto che il tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] delineato da Diderot sta diventando al giorno d&#8217;oggi sempre più numeroso. È un settore della società in crescita esponenziale. Nella classe dirigente, ma anche nei ceti sottostanti. Del resto l&#8217;uomo del sottosuolo non fa parte della classe dirigente se non in funzione servile. Servile, ma essenziale: ne riecheggia i desideri, ne soddisfa i bisogni, si incarica di condurre a termine le operazioni abiette, è la controfigura dei potenti quando si tratti di questioni troppo delicate e rischiose. Funge anche da buffone di corte; per divertire il suo signore e ricordargli qualche spiacevole verità.(…) Bisognerebbe chiedersi la ragione per cui la popolazione di quel tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] sia tanto in crescita. La risposta è già stata data molte volte: insicurezza, paura del futuro, ripiegamento sul presente, percezione rachitica della felicità scandita sull&#8217;attimo d&#8217;un presente fuggitivo senza proiezioni verso l&#8217;avvenire, indifferenza diffusa verso la sorte degli altri, gelosia verso le fortune altrui, sopravvalutazione dei meriti propri. Furbizia nell&#8217;elusione delle regole. Cortigianeria. Crollo (apparente) delle ideologie in favore d&#8217;un pragmatismo diventato a sua volta ideologico. Vi basta? Molti di questi elementi psicologici fanno parte da gran tempo dei <strong>connotati italici</strong> [mio neretto, N.d.Z]. Ma in certi segmenti della nostra storia diventano dominanti e questo è uno di quei momenti. Ecco perché quel tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] è diventato moltitudine.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Senza voler essere troppo indulgenti verso il miserabile consesso della schiatta italica, direi però che è il momento di darsi una calmata. Se la <em>conditio sine qua non</em> per essere ammessi nella cerchia delle persone equilibrate e raziocinanti è di riconoscere che in Italia siamo alle soglie di una dittatura, o quasi &#8211; la qual cosa fa ridere chi abbia ancora la testa sulle spalle &#8211; è chiaro come la paranoia antiberlusconiana, che è il riflesso della cattiva coscienza della <em>meglio Italia</em>, arrivi a scambiare per sintomi mortali ed eccezionali cose vecchie come il mondo. Anch’io nel mio ragionamento mi porto dietro una pezza d’appoggio. In una lettera a Louis de Kergolay del 25 ottobre 1842, Alexis de Tocqueville, sempre lui (e che ci possiamo fare se vide meglio degli altri?), scriveva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Hai mai letto la storia d’Inghilterra successiva alla rivoluzione del 1688? Sono attualmente impegnato in questa lettura e vi trovo un grande piacere, anche se lo storico Smollet è il più pedante che esiste sulla terra. Dopo questa lettura comincio a credere che giudichiamo talvolta con troppa severità il nostro paese e i nostri tempi. Spesso riteniamo caratteristici di noi e della nostra epoca delle storture, delle debolezze e dei vizi che invece sono inerenti alla forma stessa delle nostre istituzioni e alla loro particolare azione sulla parte corrotta del cuore umano. Il ruolo che giocano le passioni egoistiche, la venalità, l’assenza di principi, la versatilità delle opinioni, la demoralizzazione e la corruzione quasi costante degli uomini politici in questa storia costituzionale d’Inghilterra è immenso. La potenze degli intrighi individuali, la piccolezza e particolare meschinità delle passioni creano infinite possibilità, in un’epoca di calma in cui gli eventi sono incapaci di produrre grandi sforzi e di mettere in luce grandi personalità. Se si penetra in questi dettagli, è difficile poi credere che, nel mezzo di queste miserie e di tutti questi vizi in qualche modo incoraggiati dal meccanismo delle libere istituzioni, la nazione possa intraprendere e realizzare le cose prodigiose che ha fatto nel mondo nel corso di questo secolo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/42823/la-meglio-democrazia/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E se avesse avuto la media del cinque?]]></title>
<link>http://marcocampione.wordpress.com/2009/11/26/e-se-avesse-avuto-la-media-del-cinque/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:16:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Champ</dc:creator>
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<description><![CDATA[La Repubblica di oggi ha dato ampio risalto ad una notizia che viene da Rovereto: un ragazzo di 17 a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>La Repubblica</em> di oggi ha dato ampio risalto ad una <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/studente-rovereto/studente-rovereto/studente-rovereto.html" target="_blank">notizia</a> che viene da Rovereto: un ragazzo di 17 anni che frequenta un Istituto Tecnico ha deciso di abbandonare gli studi per andare a lavorare (con contratto interinale) per integrare il reddito famigliare dopo che il padre è stato licenziato. Ovviamente è positivo che storie come questa abbiano il giusto risalto, ma devo confessarvi che il tono di quell&#8217;articolo, come le dichiarazioni della Dirigente scolastica che ha denunciato il caso, mi hanno un po&#8217; infastidito.</p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Tutti infatti si sono subito affrettati a mettere in risalto come il ragazzo fosse un &#8220;bravo studente&#8221; con una buona media: <em>&#8220;un vero peccato</em> &#8211; ha detto la Dirigente &#8211; <em>perchè era bravo, con la media del sette&#8221;</em>. E se non fosse stato così bravo? sarebbe stato un peccato minore? Il problema dell&#8217;abbandono scolastico &#8211; come ho detto più volte &#8211; è da un lato una vera e propria emergenza nazionale (peraltro, come ci dimostra anche questa vicenda, non riguarda solo il meridione d&#8217;Italia, al contrario di quello che qualcuno pregiudizialmente crede), ma soprattutto è tra le emergenze più sottovalutate.</p>
<p style="text-align:justify;">Il modo in cui questa storia ci è stata raccontata e quello con il quale verrà presumibilmente risolta (scommettiamo? qualcuno troverà un posto di lavoro al padre e il ragazzo potrà tornare a scuola) non ci spostano di un millimetro dalla situazione dove stiamo. Ovviamente mi auguro che le cose vadano come ho previsto. Me lo auguro per quel ragazzo e la sua famiglia, ma i giornali non potrebbero per una volta provare ad andare oltre il caso singolo?</p>
<p style="text-align:justify;">Perché non cogliere questa occasione per investire tutta la società del problema, piuttosto che fare del facile pietismo? I <em>mass media</em> non dovrebbero servire anche a questo? E a quella dirigente chiederei: qual è il tasso di abbandono del suo istituto? cosa fate per impedire che quei ragazzi lascino tutto per andare a lavorare? Le cifre dell&#8217;abbandono in Italia sono da paese del terzo mondo e riguardano decine di migliaia di individui. Persone che spesso non riusciranno nemmeno a raggiungere una qualifica triennale e saranno condannati alla marginalità. E sono persone anche quelle che arrivano a stento al sei!</p>
<p style="text-align:justify;">Parliamone dunque, ma facciamolo per capire insieme come se ne esce. Facciamolo interrogandoci su cosa deve cambiare nel modo di fare scuola, su come la scuola impatta sulla società, su come le condizioni ambientali influenzano l&#8217;abbandono scolastico. Su come &#8211; in definitiva &#8211; il sistema pubblico di istruzione e formazione prende in carico ciascun cittadino e lo accompagna per tutto l&#8217;arco della propria vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Troviamo un lavoro a quel padre, dunque. Ma poi preoccupiamoci anche di tutti gli altri.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L’ELIMINAZIONE DI BERLUSCONI E’ IN UNA LOGICA MAFIOSA]]></title>
<link>http://giovannialvaro.wordpress.com/2009/11/25/l%e2%80%99eliminazione-di-berlusconi-e%e2%80%99-in-una-logica-mafiosa/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 23:30:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>vanni</dc:creator>
<guid>http://giovannialvaro.wordpress.com/2009/11/25/l%e2%80%99eliminazione-di-berlusconi-e%e2%80%99-in-una-logica-mafiosa/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp;&nbsp;di Giovanni ALVARO -ilcalcestruzzo- &nbsp;&nbsp;No, non ce l’hanno fatta e non ce la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/giovanninovembre/berlusconi%20nel%20mirino.jpg" alt="" width="270" height="202" align="left" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;&#160;di <strong>Giovanni ALVARO </strong>-ilcalcestruzzo- &#160;&#160;No, non ce l’hanno fatta e non ce la &#160;&#160;potranno fare a cacciare <strong>Silvio &#160;&#160;Berlusconi </strong><u>con le idee, i programmi</u> &#160;&#160;<u>e la politica</u>. Non ce l’hanno fatta e &#160;&#160;non ce la potranno fare perché non &#160;&#160;hanno idee, non hanno programmi e &#160;&#160;<u>hanno divorziato da tempo dalla</u> &#160;&#160;<u>politica</u> dato che la loro specialità è <strong>il &#160;&#160;retrobottega, la trama da &#160;&#160;corridoio, l’intrigo con l’assenza &#160;&#160;totale di un minimo senso dello &#160;&#160;Stato.</strong><br />
		Sono arrivati, comunque, a questa conclusione dopo averle sperimentate tutte, nel corso di ben 15 lunghi anni di opposizione (sic.!), dalla gioiosa macchina da guerra; agli avvisi di garanzia, recapitati in diretta durante un incontro internazionale; ai ribaltoni del responso elettorale strumentalizzando <strong>la famosa costola della sinistra</strong> e utilizzando <strong>la disponibilità dell’allora inquilino del Quirinale</strong>; all’uso asfissiante, senza alcuna interruzione, della <strong>Guardia di Finanza </strong>sulle sue aziende; all’apertura di procedimenti giudiziari senza alcun risparmio; alla sua denigrazione sistematica e completa; agli attacchi giornalieri fatti dalla ‘<em>imbavagliata</em>’ (sic!) stampa italiana ed estera; alle campagne sul conflitto d’interessi che periodicamente venivano rilanciate.<br />
		E poi, ancora, quando l’onda inarrestabile dell’ultimo responso elettorale ha spazzato via l’<strong>imbelle governo Prodi </strong>ed ha dato vita all’<strong>attuale governo Berlusconi </strong>hanno tentato la strada del gossip; del guardare dal buco della serratura; delle escort introdottesi vergognosamente in casa sua con tanto di registratore, con l’obiettivo di intaccarne la figura; con le foto ‘rubate’ nella sua villa in Sardegna; con la strumentalizzazione delle sue vicende familiari; con l’ossessiva serie di domande pubblicate per mesi dal giornale del suo nemico; con la sentenza, da far tremare i polsi e le vene, con la quale si decide <u>un ‘risarcimento’ alla Cir di De Benedetti di ben 750 milioni di euro</u>; con il tentativo di distruggere l’atto di solidarietà umana espressa nei confronti di <strong>Marrazzo</strong>; con il…, e poi ancora il… il&#8230; il&#8230;<br />
		 <strong>No, non è bastato</strong>. Quest’uomo appare indistruttibile, e chiaramente lo è, sia per le capacità carismatiche, per quelle di governo e per il decisionismo che gli permette d’uscire d’ogni situazione difficile; <u>ma anche per il sostegno che gli viene da un ampio consenso popolare</u>. E’ chiaro che la maggioranza degli italiani lo aiuta a non piegarsi e a <strong>resistere, resistere, resistere</strong>. E bene ricordare, infatti, che a questo popolo (che qualcuno considera bue, imbelle e moralmente inferiore) non è bastato, negli anni di ‘mani pulite’, d&#8217;essere privato dell’intera propria classe dirigente per farsi impaurire, avviare la dispersione delle sue aspirazioni e dei suoi convincimenti democratici, e magari decidere di rifugiarsi sotto qualche <strong>ombrello falsamente protettivo </strong>(come, purtroppo, hanno fatto pusillanimi dirigenti di terza e quarta fila del fronte moderato). <strong>E’ stata chiara, per la maggioranza degli italiani, qual’era la scelta di campo da fare, e quella scelta è stata fatta.</strong><img src="http://www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/giovanninovembre/berlusconi%20vogliono%20ucciderlo.jpg" alt="" width="270" height="197" align="right" /></p>
<p>&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Solo gli intrighi, i ribaltoni e i&#160;&#160; brogli elettorali </strong>hanno permesso,&#160;&#160; in questi 15 anni, parentesi altrimenti&#160;&#160; improbabili. Ecco perché, oggi, si&#160;&#160; pensa alla ‘soluzione’ finale di&#160;&#160; hitleriana memoria, o al mezzo che&#160;&#160; riesca a chiudere definitivamente un&#160;&#160; conflitto interminabile, anche se con&#160;&#160; <strong>la filosofia</strong>, terra terra, <strong>della mafia&#160;&#160; che, senza perdere tempo,&#160;&#160; risolve il problema con l’eliminazione fisica del proprio nemico</strong>. C’è chi invoca un novello <strong>Gravilo Princip</strong>, e chi si affida ai pentiti di turno. <strong>Nell’uno e nell’altro caso si punta a mettere fuori gioco Silvio Berlusconi.</strong><br />
		Ma la storia, oltre a non ripetersi se non sotto forma di farsa, per alcuni protagonisti delle vicende italiane, non è stata, purtroppo per loro, neanche maestra di vita. La messa fuori gioco del CAF (<strong>Craxi, Andreotti e Forlani</strong>) non è servita a niente. <strong>Al palo erano i pseudo sinistri, al palo sono rimasti e al palo resteranno</strong>.  <strong>Berlusconi ha uno scudo insuperabile </strong>rappresentato dal forte sostegno che gli riserva <strong>la maggioranza del popolo</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'adido ai tempi di internet]]></title>
<link>http://effeferro.wordpress.com/2009/11/25/ladido-ai-tempi-di-internet/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:05:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>effeferro</dc:creator>
<guid>http://effeferro.wordpress.com/2009/11/25/ladido-ai-tempi-di-internet/</guid>
<description><![CDATA[leggete qua.. non immaginavo una cosa così drastica&#8212; &#8220;I computer disconoscono il diritto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/tecnologia/disinstallare-amore/disinstallare-amore/disinstallare-amore.html?ref=hpspr1" target="_blank">leggete qua</a>..<br />
non immaginavo una cosa così drastica&#8212;</p>
<p style="text-align:center;"><em>&#8220;I computer disconoscono il diritto all&#8217;oblio. Non per cattiveria, sono stati pensati così. Ma la memoria totale, come spiegava Jorge Luis Borges nel celebre racconto su Ireneo Funes, può essere la più feroce delle condanne. Se ricordi veramente tutto del passato, nessun dettaglio escluso, rischi che questa zavorra diventi insopportabile e non ti faccia concludere niente del presente. Tanto più vero per quanto riguarda i sentimenti. Molto più sano, nonostante Google e gli implacabili archivi dei social network, aspirare a un epilogo come quello cantato da Paolo Conte in Fuga all&#8217;inglese: &#8220;È tutto un grande addio/un giorno Gondrand passerà/te lo dico io/col camion giallo porterà/via tutto quanto e poi più niente resterà/del nostro mondo/da-da-da&#8221;.&#8221;</em><em><br />
</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;"><em> </em></p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mercoledì 25 novembre 2009]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre-2009-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:32:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
<guid>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre-2009-2/</guid>
<description><![CDATA[Aggiustamenti (necessari). «Sequestrare il tesoro di Silvio». il Giornale. Titolo d&#8217;apertura.S]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Aggiustamenti (necessari). «Sequestrare il tesoro di Silvio». <strong>il Giornale</strong>. Titolo d&#8217;apertura.Sempre sul cibo di ieri «L&#8217;astice soffre. Ce la fate a mangiarlo?». Immancabile, «La  D&#8217;Addario ricatta anche i vigili».</p>
<p>Marcegaglia cambia marcia su <strong>Corriere della Sera</strong>, <strong>Repubblica</strong> e <strong>il Giornale</strong>, ma sul <strong>Sole 24 Ore</strong> diventa «Marcegaglia: cambiare passo».</p>
<p><strong>Metro</strong>, un titolo pieno di speranza per madame Bruni. «Carla  attrice». Altro tema, lo sport. <strong>Gazzetta dello Sport</strong>: «Barça e capelli», <strong>La Stampa</strong> «Troppo Barça». Chiudiamo qui. <strong>Repubblica</strong>: «Scelta concordata per il dg Intesa», tautologico. E ancora, «Casini: pronti a cambiare nome e nuovo partito con Rutelli». Insomma, aggiustamenti (necessari).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mercoledì 25 novembre]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:25:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
<guid>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'></div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Campagna "Testamento biologico. Liberi di scegliere" – Rassegna stampa 24.11.2009]]></title>
<link>http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/24/campagna-testamento-biologico-liberi-di-scegliere-rassegna-stampa-24-11-2009/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:54:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rete Laica Bologna</dc:creator>
<guid>http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/24/campagna-testamento-biologico-liberi-di-scegliere-rassegna-stampa-24-11-2009/</guid>
<description><![CDATA[Dopo l&#8217;approvazione di ieri in Consiglio Comunale dell&#8217;odg presentato dal Partito Democr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">
<p>Dopo l&#8217;approvazione di ieri in <a href="http://www.sergiologiudice.it/blog/2009/11/24/bologna-ha-deciso-presto-il-registro-delle-dichiarazioni-anticipate/">Consiglio Comunale dell&#8217;odg presentato dal Partito Democratico</a> sul <a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/testamento-biologico-liberi-di-scegliere/">registro dei testamenti biologici</a>, pubblichiamo la rassegna stampa di Martedì 24 Novembre 2009.</p>
<p><strong>Quotidiani</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/registro-testamento-biologico-rassegna-stampa-24-11-2009.pdf">La Repubblica Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/registro-testamento-biologico-rassegna-stampa-24-11-2009.pdf">Il Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/registro-testamento-biologico-rassegna-stampa-24-11-2009.pdf">L&#8217;informazione &#8211; Il Domani di Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/registro-testamento-biologico-rassegna-stampa-24-11-2009.pdf">Avvenire</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/corriere-repubblica-unita-carlino24-novembre.pdf">Corriere di Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/corriere-repubblica-unita-carlino24-novembre.pdf">L&#8217;Unità Bologna</a></li>
</ul>
<p><strong>Web</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.agi.it/cronaca/notizie/200911241308-cro-rt10051-testamento_biologico_bologna_via_libera_a_registro_dichiarazioni">AGI</a></li>
<li><a href="http://www.ansa.it/salute/regionali/emilia/20091123204134986019.html">ANSA</a></li>
<li><a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2009/23-novembre-2009/tra-polemiche-spaccature-consiglio-dice-si-registro-testamento-biologico-1602052612057.shtml">Corriere di Bologna</a></li>
<li><a href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/bologna/politica/2009/11/24/263998-biotestamento_polemiche.shtml">Il Resto del Carlino</a></li>
<li><a href="http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=3451">EmiliaNet</a></li>
<li><a href="http://www.bolognanotizie.it/2009-11/testamento-biologico-bologna-via-libera-a-registro-dichiarazioni/">BolognaNotizie</a></li>
<li><a href="http://radio.rcdc.it/archives/biotestamento-dopo-il-voto-le-polemiche/">Città del Capo &#8211; Radio Metropolitana</a></li>
<li><a href="http://www.lucacoscioni.it/rassegnastampa/fine-vita-anche-bologna-un-registro-dei-testamenti-biologici">Associazione Luca Coscioni</a></li>
<li><a href="http://www.sergiologiudice.it/blog/2009/11/24/bologna-ha-deciso-presto-il-registro-delle-dichiarazioni-anticipate/">Sergio Lo Giudice</a></li>
<li><a href="http://urp.comune.bologna.it/comunica/comstampa.nsf/a4897572e36016a14125691900584bd0/1168a2812fcf209ec12576770054676f?OpenDocument">Comune di Bologna</a></li>
</ul>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Campagna "Testamento biologico. Liberi di scegliere" – Rassegna stampa dal 21 al 23.11.2009]]></title>
<link>http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/23/campagna-testamento-biologico-liberi-di-scegliere-%e2%80%93-rassegna-stampa-dal-21-al-23-11-2009/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 19:16:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rete Laica Bologna</dc:creator>
<guid>http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/23/campagna-testamento-biologico-liberi-di-scegliere-%e2%80%93-rassegna-stampa-dal-21-al-23-11-2009/</guid>
<description><![CDATA[Quotidiani Il Resto del Carlino Repubblica Bologna L&#8217;informazione &#8211; Il Domani di Bologna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">
<p><strong>Quotidiani</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-da-21-a-23-11-2009.pdf">Il Resto del Carlino</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-da-21-a-23-11-2009.pdf">Repubblica Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-da-21-a-23-11-2009.pdf">L&#8217;informazione &#8211; Il Domani di Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-da-21-a-23-11-2009.pdf">Bologna Sette &#8211; L&#8217;Avvenire</a></li>
</ul>
<p><strong>Web</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://bolognanonsilagna.blogspot.com/2009/11/registro-dat-stiamo-al-merito.html">Bologna non si lagna</a></li>
<li>Repubblica Bologna: <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/lammonimentodella-curia-ai-teo-dem/1785917">1</a> &#124; <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/articolo/1786914">2</a></li>
<li><a href="http://radio.rcdc.it/archives/avanti-col-registro-dei-biotestamenti/">Città del Capo &#8211; Radio Metropolitana</a></li>
<li><a href="http://www.bolognanotizie.com/2009/11/23/registro-del-testamento-biologico-la-curia-bacchetta-consiglieri-teo-dem/">BolognaNotizie</a></li>
</ul>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Processo Breve" - Un titolo accattivante per una riforma agghiacciante]]></title>
<link>http://pdnwlodigiano.wordpress.com/2009/11/23/processo-breve-un-titolo-accattivante-per-una-riforma-agghiacciante/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:00:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>drpbrock</dc:creator>
<guid>http://pdnwlodigiano.wordpress.com/2009/11/23/processo-breve-un-titolo-accattivante-per-una-riforma-agghiacciante/</guid>
<description><![CDATA[Il disegno di legge Gasparri-Quagliarello-Bricolo, meglio noto sotto il nome di “processo breve”, pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Il disegno di legge Gasparri-Quagliarello-Bricolo, meglio noto sotto il nome di “processo breve”, parte dal presupposto noto alla maggior parte della popolazione italiana: l’interminabilità dei processi civili e penali italiani. Leggendo sui giornali si può osservare che passando per i tre gradi di giudizio un processo può arrivare alla conclusione anche dopo diversi decenni. Come la premessa al disegno di legge ci ricorda, questa estrema lentezza ci è costata diversi richiami da parte della corte di giustizia europea e un danno finanziario e di immagine notevole all’estero.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Il disegno di legge prevede dunque, nell’articolo 2 punto 1, che per ogni grado di giudizio, la durata massima di ogni grado di giudizio sia di due anni, cosi da portare a sei anni massimo il protrarsi di un processo.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Tuttavia nel disegno di legge sono presenti due punti controversi e di dubbia costituzionalità:</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">·Art. 2 punto 5: esclusione di alcuni reati dalla riforma</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">·Art. 3 punto 2: applicazione della legge ai processi in corso che non siano ancora giunti in Appello o Cassazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">La riforma non viene applicata in caso di recidività, e per i reati considerati gravi quali reati di mafia, pedofilia, sequestro di persona, reati violenti ma anche delitti commessi in violazione delle norme in materia di circolazione stradale, immigrazione e furto semplice. Tuttavia in questa lista non sono compresi reati considerati gravi all’estero ma che in Italia, a quanto pare sono considerate “ragazzate”, i cosiddetti reati dei “colletti bianchi”quali evasione fiscale, corruzione, bancarotta preferenziale ecc…</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">A quanto pare il processo di un’abituale ladro d’auto, che commette furti per qualche migliaio di euro, potrà durare anche trent’anni mentre quello per un manager che evada le tasse per quaranta milioni di euro sarà limitato a sei anni… Dov’è finita la norma costituzionale dell’articolo 111.1, che parla di <strong>EQUO PROCESSO, </strong>tanto sbandierata da questo disegno di legge( il cui nome completo è per l’appunto “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione)? E il reato di immigrazione non è stato inserito solo per non turbare gli animi di una parte della maggioranza come la LEGA?</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Tra i processi che cadrebbero in prescrizione ci sono i due ben noti processi Mediaset e Mills che coinvolgono direttamente il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Dobbiamo considerarlo un caso? E’ passato poco più di un mese dalla bocciatura del c.d. Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, che già compare la diciannovesima legge ad personam del governo Berlusconi, il quale aveva affermato che si sarebbe “ difeso in tribunale come un leone”</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Inoltre si estinguerebbero anche processi del calibro di Thyssen-Krupp, Cirio, Parmalat oltre che centinaia di piccoli e sconosciuti processi che da anni aspettando una sentenza definitiva. Che ne sarebbe della credibilità della giustizia italiana?</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">In data 12 novembre l’associazione nazionale dei magistrati ha definito, con un comunicato, la riforma “Devastante”; diversi giuristi anche del centro-destra l’hanno definita “Imbarazzante”; Roberto Saviano ha presentato un appello apolitico per chiedere al Premier di ritirare il disegno di legge considerato un “privilegio”; ma il governo ha deciso di continuare per la sua strada.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Questo ennesimo atto sembra solo l’ultimo dei colpi di coda di un governo che comincia a perdere consensi ed il cui leader sembra sempre più ( come riportato in una lettera giunta al quotidiano “ La Repubblica” in data 18/11 ) “ il più grande poeta morente” che “ da me si ha smesso di governare il l’Italia, da settimane mena solo fendenti contro alleati e avversari, da giorni non riesce neanche più a parlare al suo paese” </span></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;"><em>Valerio Colecchia (Circolo PD Castiraga Vidardo)</em></span></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;"><em>Giovani Democratici del Nord-Ovest Lodigiano<br />
</em></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roberto Saviano Writes to Berlusconi]]></title>
<link>http://theitalianist.wordpress.com/2009/11/23/saviano-writes-to-berlusconi/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:22:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Piero</dc:creator>
<guid>http://theitalianist.wordpress.com/2009/11/23/saviano-writes-to-berlusconi/</guid>
<description><![CDATA[Roberto Saviano is an italian writer who gained worldwide popularity after writing Gomorrah, a book ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://theitalianist.wordpress.com/files/2009/11/saviano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-198" title="saviano" src="http://theitalianist.wordpress.com/files/2009/11/saviano.jpg" alt="" width="280" height="388" /></a></p>
<p>Roberto Saviano is an italian writer who gained worldwide popularity after writing <a href="http://www.nytimes.com/2007/11/25/books/review/Donadio-t.html">Gomorrah</a>, a book that reveals how criminal organizations in the area around Naples (the &#8220;Camorra&#8221;) have complete control of the economic and political apparatus. The book also became a <a href="http://www.imdb.com/media/rm530811136/tt0929425">movie </a>last year. Since the book was published, Saviano has had to live under constant police protection, since the <a href="http://www.euronews.net/2009/02/04/roberto-saviano-living-with-the-threat-of-death/">Camorra has promised he will pay </a>for mentioning their activities and, most of all, their names. This is Saviano&#8217;s <a href="http://www.robertosaviano.it/">website </a>(many sections are in english too).</p>
<p>Saviano has become an <a href="http://www.opendemocracy.net/article/roberto-saviano-an-italian-dissident">icon </a>of the fight against the <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2003/jan/19/shopping.highereducation">dark </a>side of Italy, that of mafia, illegality, corruption. In keeping with this fight, Saviano has written a public letter to the Prime Minister <a href="http://steffen78.files.wordpress.com/2009/05/berlusconi_bandana.jpg">Silvio Berlusconi</a>, asking him to withdraw the plans of changing the legal system by <a href="http://www.express.co.uk/posts/view/139484/New-bid-to-stop-Berlusconi-trials">shortening</a> the statute of limitations of the criminal trial (see previous post on this <a href="http://theitalianist.wordpress.com/2009/11/15/short-in-the-name-of-law/">blog</a>).</p>
<p>The Italian newspaper La Repubblica has launched a petition to support Saviano&#8217;s appeal. The link (in english) can be found (and signed) <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-17/appello-eng/appello-eng.html">here</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da la Repubblica - Convegno a Roma: "Il rischio del ritorno di un sessismo ostile a tutte le donne"]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/22/da-la-repubblica-convegno-a-roma-il-rischio-del-ritorno-di-un-sessismo-ostile-a-tutte-le-donne/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:14:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
<guid>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/22/da-la-repubblica-convegno-a-roma-il-rischio-del-ritorno-di-un-sessismo-ostile-a-tutte-le-donne/</guid>
<description><![CDATA[Michela Marzano Il caso. Convegno organizzato dal gruppo &#8220;Donne della realtà&#8221; con la col]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img src="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/donne-realta/convegno-21nov/stor_17274798_21530.jpg" alt="" width="230" height="345" /><p class="wp-caption-text">Michela Marzano</p></div>
<p>Il caso. Convegno organizzato dal gruppo &#8220;Donne della realtà&#8221;<br />
con la collaborazione della Fnsi e del nostro giornale</p>
<p>di MARIA NOVELLA DE LUCA</p>
<p>ROMA &#8211; Un dibattito appassionato, concreto, forte. Tra generazioni di donne che si confrontano e decidono di contare di nuovo, di influenzare il presente, mentre la società italiana sembra camminare all&#8217;indietro, rimuovendo diritti e libertà che parevano sicure e consolidate. Uno smantellamento continuo e costante, attraverso campagne mediatiche mai così martellanti, che del lato femminile mostrano sempre più corpi nudi, sottomissione, compiacenza. Di questo si è discusso ieri a Roma, in un affollatissimo convegno organizzato dal gruppo milanese &#8220;Donne della realtà&#8221;, con la collaborazione della Fnsi e di Repubblica che con l&#8217;appello per la dignità delle donne ha raccolto nelle scorse settimane oltre centomila firme. Un forum lanciato per parlare delle &#8220;altre donne&#8221;, quelle che sfuggono al ritratto che ne fanno i giornali, le televisioni e la pubblicità, dove l&#8217;unico obiettivo del genere femminile sembra quello &#8220;di ingraziarsi il maschio più ricco e potente possibile&#8221;.<!--more--></p>
<p>A riflettere e a confrontarsi alla Casa delle donne di Roma con un pubblico &#8220;transgenerazionale&#8221;, la filosofa Michela Marzano, firmataria insieme a Barbata Spinelli e Nadia Urbinati dell&#8217;appello di &#8220;Repubblica&#8221;, Chiara Volpato, docente di Psicologia Sociale all&#8217;università &#8220;Bicocca&#8221; di Milano, Miriam Mafai, le fondatrici di &#8220;Donne della realtà&#8221;. E come sottofondo, su uno schermo bianco, le gallerie fotografiche inviate al nostro giornale dalle lettrici di Repubblica, 350mila volti di donne allegre, ironiche, serie, vere, &#8220;donne della realtà&#8221; appunto, 350mila storie diverse ma tutte &#8220;offese dal Premier&#8221;. Perché quello che sta accadendo oggi nella società italiana, ha spiegato Chiara Volpato, è il ritorno &#8220;di un sessismo ostile a tutte le donne che mostrano competenze, che rifiutano lo stereotipo di &#8220;ornamento&#8221; sia nei talk show che nella vita reale&#8221;. E quando una donna resiste, come nell&#8217;ormai celebre &#8220;non sono a sua disposizione&#8221; di Rosy Bindi al premier, &#8220;ecco che gli uomini attaccano e insultano&#8221;. &#8220;In molti paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, il sessismo è in diminuzione, da noi è in aumento. E sono proprio alcuni politici ad esserne i portavoce&#8221;. Con un linguaggio che altrove sarebbe vietato e Volpato cita la Bbc, dove esiste un decalogo di norme con cui questi temi &#8220;sensibili&#8221; vanno trattati. Argomento ripreso da Miriam Mafai che ha lanciato l&#8217;idea di proporre alla Rai di adeguarsi alle norme della Bbc&#8230;</p>
<p>Molto si è fatto in termini di pari opportunità, ma il cammino sembra a ritroso. Uno stile di vita e di pensiero che per Michela Marzano si è tradotto in nuova dittatura sul corpo delle donne &#8220;a cui è vietato mostrare il limite, la malattia, l&#8217;invecchiamento, mentre una società &#8220;tuttora patriarcale continua ad emettere norme per controllare la vita e la sessualità femminile&#8221;. Esempio emblematico il rovente e recente dibattito italiano, &#8220;sulla pillola Ru496, dove politici uomini hanno preteso di decidere cosa fosse giusto o sbagliato per la salute delle donne&#8221;.</p>
<p>© Riproduzione riservata (22 novembre 2009)  &#8211; <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/donne-realta/convegno-21nov/convegno-21nov.html">Va all&#8217;articolo originale&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Repubblica non legge "We Love Canada"]]></title>
<link>http://welovecanada.wordpress.com/2009/11/22/la-repubblica-non-legge-we-love-canada/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 04:52:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cossato Canadese</dc:creator>
<guid>http://welovecanada.wordpress.com/2009/11/22/la-repubblica-non-legge-we-love-canada/</guid>
<description><![CDATA[L&#39;A380 parcheggiato a Toronto (© CTV News) Non è nostra intenzione immaginare che grandi giornal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[L&#39;A380 parcheggiato a Toronto (© CTV News) Non è nostra intenzione immaginare che grandi giornal]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vent'anni fa]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/11/20/ventanni-fa/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:15:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>minimaetmoralia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vi proponiamo una selezione di articoli apparsi sulla stampa italiana nei giorni del 1989 immediatam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">
<i>Vi proponiamo una selezione di articoli apparsi sulla stampa italiana nei giorni del 1989 immediatamente successivi alla morte di <b>Leonardo Sciascia</B>, il 20 novembre di quell&#8217;anno. Una piccola raccolta di parole d&#8217;addio di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere questo scrittore dal carattere serioso e insondabile. A vent&#8217;anni dalla sua scomparsa, noi di minima&#38;moralia volevamo ricordare con voi un protagonista della letteratura italiana, e anche, come ci racconta <b>Alessandro Leogrande</B> nell&#8217;articolo che segue, della nostra vita civile</I>. </p>
<p>La morte di Leonardo Sciascia ci coglie del tutto impreparati sia perché vorremmo che le persone a cui siamo affezionati fossero in un certo modo immortali, sia perché la sua letteratura pareva promettere ancora lunghi e nuovi sviluppi, ma pur nella fretta imposta dalla notizia luttuosa vorremmo fare una riflessione su questo scrittore così importante e così singolare.<br />
Quello che vorremmo dire è che in Sciascia erano presenti due tendenze frequenti agli scrittori italiani: l&#8217;ispirazione regionale, provinciale e municipale locale legata al luogo d&#8217;origine; e la necessità molto sentita di collegare questa ispirazione con la cultura nazionale e, nel caso di Sciascia, anche europea.<br />
Sulla Sicilia e sulla «sicilianità» di Leonardo Sciascia ho scritto più volte. Ma oggi mi limiterò a dire che Sciascia era altrettanto siciliano che Gadda milanese, Bilenchi toscano, Svevo triestino. Quella che chiamo «sicilianità» era la singolare attitudine molto diffusa in Sicilia di fronte a tutto ciò che è inspiegabile, insolubile, incomprensibile e, insomma, in una parola, misterioso. Molte cose per i siciliani sono misteriose; per Sciascia lo erano tutte. Ma, curiosamente, il mistero non appariva a Sciascia nel primo momento del suo rapporto con la realtà. Tutto all&#8217;inizio era invece chiaro razionale e sicuro. Poi, però, via via che lo scrittore procedeva nella sua implacabile analisi, il rapporto col reale diventava sempre più oscuro, dubbioso, enigmatico e finalmente, al posto della certezza originaria, subentrava appunto l&#8217;oscurità del mistero. A dirlo in breve, Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero. Sciascia era dunque un illuminista per così dire paradossale anche se il suo illuminismo consisteva nel bilanciare la «sicilianità» con l&#8217;influenza e l&#8217;assistenza di scrittori come Voltaire e Manzoni, forse più il secondo che aveva un vivo senso del mistero che il primo. Così quando Sciascia fermava la sua attenzione sulla realtà della Sicilia, si potrebbe dire che all&#8217;inizio era un volterriano e un manzoniano per poi diventare alla fine, nella conclusione, nessun altro che se stesso, tutto solo con la sua ambiguità imprevedibile e ir-resistibile.<br />
Si potrebbe vedere in questo capovolgimento del metodo illuminista un segno del pessimismo siciliano, quel pessimismo fatto di strenua volontà di razionalità e chiarificazione, seguito però immancabilmente da una regolare e inevitabile caduta nella confusione e nell&#8217;incertezza. Si potrebbe anche dedurne un pirandellismo di Sciascia. Ma noi preferiamo dire che Sciascia era un certo tipo di scrittore di piglio classico, cioè non decadente, né prezioso, né formale, ma, sia pure attraverso una scrittura essenzialmente letteraria, era legato quasi suo malgrado al reale.<br />
(Alberto Moravia &#8211; <i>Corriere della Sera</i>, 21 novembre 1989)<br />
<!--more--></p>
<p>Mi sovvengono i silenzi con i quali Leonardo Sciascia strutturava il suo discorrere. Erano meccanismi che gli consentivano di porgere il suo pensiero attraverso l&#8217;essenzialità delle frasi costruite con una sapiente capacità di sintesi.<br />
Ma erano quei silenzi, anche un atto di estremo rispetto per l&#8217;interlocutore. Li metteva lì per consentirgli di meditare e assimilare quelle sue frasi con coerenza attenta.<br />
Arte del tacere come stimolo, per migliorare quella del meditare del cui uso si aveva grande necessità nel discorrere con Sciascia: la complessità del suo pensiero si manifestava attraverso un&#8217;articolazione di significati che andava sempre oltre il semplice senso letterale e immediato.<br />
Non diversamente accade nei suoi scritti, dove la storia &#8211; la trama &#8211; costituisce la robusta impalcatura che sorregge la fabbrica del pensiero espresso con una secchezza di linguaggio all&#8217;interno del quale ogni segno diviene essenziale e inamovibile dalla sua collocazione intensamente soppesata. Leggendo le storie di Leonardo Sciascia si è spinti al ripensamento e quindi in una complessa azione di analisi che dalle parole si estende alla frase allo scopo di trarre dalle specifiche collocazioni simboliche, precise connotazioni concettuali.<br />
Tutto ciò senza mai nulla sottrarre al fascino del racconto che si dipana sempre intrigante anche grazie agli elementi di mistero che sapientemente, e tipicamente, lo ritmano.<br />
Quel mistero che rappresentava, per Sciascia, il momento interpretativo più singolare del mestiere di vivere, riletto attraverso l&#8217;uso attento della ragione. Ciò spiega il suo amore per l&#8217;illuminismo e per il secolo che lo manifesta. Ma l&#8217;intelligenza era sempre siciliana, troppo esperta di vita  e di uomini per non rendersi conto delle limitazioni intrinseche allo strumento del ragionamento, e dunque della necessità di inchinarsi al cospetto del mistero che diviene così elemento di naturale completamento delle manchevolezze della ragione.<br />
Ricordo come i suoi silenzi fossero sovente accarezzati dal fumo delle sigarette che con costanza &#8211; anch&#8217;essa siciliana – consumava metodicamente, con grazia, senza l&#8217;atteggiamento ansioso e sgarbato che di solito l&#8217;incallito fumatore assume nei confronti del proprio vizio.<br />
Questo suo modo di affrontare con metodica e graziosa costanza i pericoli che il fumo promette testimoniavano il rispetto che egli nutriva istintivamente verso le insidie che necessariamente la vita reca in seno. Ancora un senso di mesto rispetto si avvertiva per il mistero che circonda gli eventi fondamentali che la caratterizzano: la nascita, la morte. In particolare proprio il senso della morte, ineluttabile segno del destino, lo affascinava maggiormente. Realtà inconfutabile a cui abbandonarsi, appunto con grazia, senza intraprendere alcuna illogica, impossibile battaglia. E ciò pare trasparire da quasi tutte le più importanti opere di Leonardo Sciascia.<br />
Mi sovvengono gli incontri, per me infrequenti ma densi di significati e di insegnamenti, quindi caratterizzati da attese lunghe, che finivano per assumere il senso e la funzione del silenzio nel dialogo. Erano momenti di pausa capaci di costruire, proprio nell&#8217;ansia e nell&#8217;attesa del nuovo incontro, armonie non dissimili da quelle che per esempio Schonberg e il nostro Luigi Nono propongono nelle loro reinterpretazioni della moderna composizione musicale.<br />
Il lento trascorrere dei giorni precedenti l&#8217;incontro, finiva con l&#8217;imporsi come una spinta alla meditazione sui temi delle precedenti conversazioni, e attraverso essa si ergeva la struttura per le interrogazioni che avrebbero segnato il successivo incontro. Le attese venivano spesso interrotte e punteggiate da telefonate o da lettere anch&#8217;esse molto brevi, ed essenziali, perché sempre in Sciascia il rigore logico nell&#8217;espressione del proprio pensiero sembrava segnalare e asserire il massimo rispetto per la parola.<br />
Parola capace di assumere, in quanto tale, importanza ancora maggiore del fatto che rappresentava. In questo senso ritengo che Leonardo Sciascia sia stato il migliore interprete dell&#8217;affermazione di Joseph Roth, «Le parole sono più potenti delle azioni&#8230; quanto sono deboli i fatti. Una parola rimane, un fatto passa! Di un fatto può essere autore anche un cane, ma una parola può essere pronunciata solo da un uomo».</p>
<p>Ricordo di averlo conosciuto in occasione della pubblicazione del mio primo libro, con il quale affrontavo divagazioni di carattere storico. Lesse infatti il manoscritto di Un avventuriero nella Napoli del Settecento che avevo proposto a Elvira Sellerio e mi volle regalare una splendida introduzione che sottolineava gli aspetti casanoviani della vicenda. Così ebbe modo di spiegarmi più da vicino il fascino del Settecento dolcemente abbandonato alle interpretazioni che di esso davano avventurieri grandi o meno grandi, sempre pero&#8217; intellettualmente stimolanti, come Casanova o Ange Goudar.<br />
Mi segnalò , in quella occasione, affinché la meditassi, una fondamentale affermazione di Hermann Hesse tratta da <i>Letture da un minuto</I>: «I libri non esistono per rendere sempre meno autonomo chi non ha carattere, e ancor meno esistono per elargire un raffinato e illusorio surrogato della vita a chi è incapace di vivere. Al contrario i libri hanno valore soltanto se conducono alla vita, se servono e giovano alla vita, ed è sprecata ogni ora di lettura dalla quale non venga al lettore una scintilla di forza, un presagio di nuova giovinezza, un alito di nuova freschezza».<br />
Quest&#8217;affermazione &#8211; mi diceva &#8211; dovrebbe costituire una costante linea di guida per chi affronta il faticoso mestiere dello scrittore.<br />
Il ricordo di allora si rinvigorisce e la tristezza di oggi si stempera nella rilettura delle sue opere. I suoi grandi libri erano sempre di piccolo formato e il fatto enfatizza, attraverso il meccanismo degli opposti, l&#8217;importanza dei contenuti così come emerge da un&#8217;analisi necessariamente approfondita e mai superficiale che il lettore deve compiere sui singoli argomenti, sulle singole frasi, sulle singole parole.<br />
Così si comprende come ciascuno di questi elementi fosse oggetto di profondi, fecondi ripensamenti. Sono, quelli di Sciascia, testi da scoprire pian piano, perché sanno sollecitare la curiosità culturale che l&#8217;intrigo del racconto rende ancor più stimolante.<br />
Lo specifico argomento dei libri, lo stile che li informa, la sintesi del pensiero, le argomentazioni che impetuose dal racconto emergono, sono tutti elementi che armonicamente si fondono in un grande senso di civiltà, quello stesso che Sciascia viveva come fatto saliente ed essenziale della vita. D&#8217;altra parte, proprio in quanto cronista attento, era costretto a registrare il quotidiano dissolvimento del comune senso civile, e il suo rammarico si tramutava nell&#8217;angoscia che, alle volte, dai suoi scritti emerge come una sentenza.<br />
Allora la necessità di rigenerarsi lo spirito lo spingeva a rincorrere gli accadimenti del passato fuggendo il presente, per tornarci poi immediatamente dopo aver colto dalla storia occasione per restituire all&#8217;attualità messaggi di straordinaria civiltà .<br />
Parimenti la cronaca attuale veniva affrontata da Sciascia come oggetto da condurre immediatamente nella dimensione della grande storia, quella su cui rimeditare con occhi capaci di anticipare i tempi, che è la caratteristica dei supremi interpreti dell&#8217;evento artistico.<br />
È proprio per questo suo amore per la storia che con Elvira Sellerio inventò la preziosa collana La memoria, che aprirà con un suo libro, <i>Dalle parti degli infedeli</I>.<br />
Fra i fatti del vivere civile lo intrigavano particolarmente i processi e la figura enigmatica del giudice.<br />
Nel suo <i>1912 + 1</I> aveva scritto: «Se si togliessero le illazioni dei testi e il sentito dire, i processi che si fanno oggi in Italia crollerebbero come castelli di carta». Lo tormentava il processo, dunque, evento fra i più importanti e, per certi versi, terribili cui l&#8217;umanità deve partecipare, sia quando essa si rappresenti attraverso i giudicati sia quando venga a manifestarsi per mezzo dei giudicanti.<br />
L&#8217;interesse di Sciascia era sempre legato a un concetto di libertà indispensabile al vivere civile. Ricordo la spiegazione che dette a Giorgio Calcagno sull&#8217;interesse che nutriva per il mondo giudiziario: «Guicciardini diceva che se in uno stato tirannico od oligarchico si potesse esser sicuri della giustizia, non ci sarebbe ragione di desiderare molto la libertà; anche se poi aggiunge che l&#8217;osservanza delle buone leggi e dei buoni ordini è più sicura nel vivere libero che sotto il potere di uno o di pochi. In Italia, oggi, siamo al paradosso, al non senso, che la libertà non ci fa sicuri della giustizia. Non credo che, in una società civile, ci sia problema più di questo grave e angoscioso».<br />
Fu al tempo stesso straordinario testimone e giudice dei fatti della storia: giudice rigoroso ma implacabile e imparziale, e testimone attento, sempre teso a costruire una spiegazione di civile dignità sugli eventi quotidiani.<br />
Proprio riconsiderando la sua posizione critica nei confronti del giudizio, ma al tempo stesso capace di assumere la responsabilità di giudicare serenamente, mi sono spesso domandato come possa un uomo scegliere di fare il giudice.<br />
Un uomo, voglio dire, con i suoi difetti e le sue limitazioni anche di apprendimento. Come può un uomo compiere quell&#8217;atto di grande presunzione che è il giudicare un suo simile. Di questa possibile presunzione l&#8217;umanità ha fatto una professione; quindi, la professionalità si sostituisce al giudizio morale. La risposta che Sciascia dava a questo dilemma si basava sulla necessità di condurre una battaglia democratica nei confronti della giustizia umana proprio astenendosi di schierarsi dalla parte di coloro che affermano il <i>nolite iudicare</I>, giudizio che portò di fatto alla crocefissione. Infatti, Leonardo Sciascia si fece sempre propositore di una giustizia da amministrare con grande senso di umiltà e sofferto equilibrio, ma anche con grande responsabilità e fermezza. Sia, qui, sufficiente il suo reiterato, sofferto, ostinato richiamo alla Legge.<br />
I libri che scrisse, resi accattivanti dalle trame spesso <I>poliziesche</I>, si leggono d&#8217;un fiato per la loro perfetta orchestrazione e il lettore è trascinato verso le conclusioni quasi senza avere il tempo di respirare. Ma dopo aver chiuso il libro si ha immediatamente la voglia di riprenderlo per avviare quell&#8217;opera di rimeditazione e di interpretazione anche semantica che, leggendo Sciascia, viene talora spontanea e impellente. Tutti i suoi libri sono grandi opere letterarie, ma anche testimonianza della sua coscienza di uomo civile espressa sempre senza titubanze, per riproporre comportamenti di profonda saggezza agli uomini di buona volontà.<br />
(..)<br />
Mi fa piacere compiere una trasposizione analogica fra personaggi da me molto amati: mi piace ricordare Leonardo Sciascia come un grande educatore in un secolo, per molti versi, molto poco educato.</p>
<p>(Gianfranco Dioguardi, <i>Il Sole/24 Ore</I>, Domenica 26 novembre 1989)</p>
<p>Leonardo Sciascia era timido, anche con gli amici. Parlava poco, diceva di non essere tagliato per conversare e per la comunicazione in genere: eppure, dopo Moravia e Pasolini e più di Calvino, è stato uno dei nostri scrittori maggiori che più è intervenuto nelle cose italiane.<br />
Ascoltava molto,tra l&#8217;attento e l&#8217;ironico, attratto in particolare da storie che lo potessero confortare nelle sue disillusioni e nel suo scetticismo, diventato negli anni assoluto e onnicomprensivo. Credo fosse per questa ragione che aveva preso a frequentare personaggi molto lontani da lui, per mentalità, costumi, morale.<br />
Lo ricordo a Roma, in un ristorante, seduto davanti ad un ex giornalista, ex senatore, spesso brillante e divertente. L&#8217;ex giornalista raccontava storie di malaffare del sottobosco montecitoriano – ossia la politica italiana, quella vera, non quella del programma del governo – dimostrando una conoscenza precisa e intima, dall&#8217;interno. Erano vicende molto bieche e il tono divertito e cinico del narratore le rendeva ancora più deprimenti. Ma Leonardo era completamente affascinato, perché trovava conferma, in queste storie, delle sue teorie più nere sull&#8217;Italia. Prima sulla Sicilia, e poi sull&#8217;Italia, come si fosse  svolta con gli anni una sorta di sicilianizzazione della penisola, che non lasciava scampo.<br />
Sciascia detestava la Sicilia nella stessa misura in cui l&#8217;amava, perché non rispondeva al tipo di amore che le avrebbe voluto portare. Come molti siciliani intellettuali, si sentiva sicilianissimo e nello stesso tempo estraneo. Aveva capito che essere un intellettuale significava contare meno di niente e ripeteva spesso la frase di Machiavelli: «Non ci fanno nemmeno rovesciare una pietra». Ha continuato a condurre le sue battaglie e le sue polemiche, ma non aveva più speranze. Nato illuminista, è morto pessimista.<br />
E a chi gli chiedeva ragione di questo suo pessimismo, spiegava che in siciliano la frase «Domani andrò in campagna» si dice «Dumani, vaju in campagna» con il presente indicativo. «E come volete non essere pessimista in un paese in cui il futuro non esiste?».<br />
Ma sul pessimismo di Sciascia bisogna intendersi. Per lui non era un dato naturale siciliano, come i capelli neri o il colorito olivastro, ma un problema storico. O meglio, un modo di essere le cui origini andavano ricercate in una storia di sconfitte: sconfitte della ragione e degli uomini di ragione. Più che di pessimismo, preferiva parlare di scetticismo, che si stendeva sotto la ragione come la rete di sicurezza degli acrobati nei circhi. Non la vedeva come un&#8217;accettazione della disfatta, ma come una componente salutare dell&#8217;intelligenza, che impediva il fanatismo e l&#8217;assunzione di linee e di speranze sbagliate. Tuttavia ho l&#8217;impressione che il suo scetticismo fosse andato talmente in là, come è successo con Pirandello, da essere inutilizzabile come rete di sicurezza, o come qualsiasi altra cosa.<br />
Così timido, Sciascia si apriva un poco non in casa sua, a Palermo, ma nello studio di Elvira Sellerio, in via Siracusa. Arrivava quasi ogni giorno, verso le cinque o le sei del pomeriggio, si sedeva su una poltrona <i>liberty</I>, dietro la finestra e accanto alla scrivania, e chiedeva cosa ci fosse di nuovo. Qui si trovava a suo agio, tra le bellissime incisioni appese alle pareti e le bozze dei libri sugli scaffali. I palermitani colti sapevano di questa sua abitudine e a quell&#8217;ora comparivano per una ragione o per un&#8217;altra. La casa editrice Sellerio è stata per anni uno dei pochissimi luoghi della Sicilia in cui si siano fatte delle conversazioni all&#8217;altezza dell&#8217;intelligenza dei siciliani.<br />
Sciascia non parlava quasi mai per primo. Erano sempre gli altri ad avviare un argomento, possibilmente polemico, con l&#8217;occhio rivolto allo scrittore, per vedere le sue reazioni. Se l&#8217;argomento non gli interessava, come accadeva  spesso, Sciascia sorrideva amabile, emetteva un «ehee» come un piccolo singhiozzo, inclinando leggermente indietro la testa, e lì chiudeva. Se invece era attratto dal tema, dopo il singhiozzo prendeva a fare qualche commento: poche parole all&#8217;inizio, poi delle frasi più lunghe: non un racconto, ma delle chiose , degli appunti come a margine, che solo più tardi capivo quanto fossero acuti, sarcastici e pertinenti. Aveva il gusto della battuta seminascosta da una citazione e non si sbagliava mai.</p>
<p>Sempre in un tono estremamente amabile, gentilissimo, a volte come a scusarsi e interrompendosi per qualche risata tutta interiore.<br />
Aveva il terrore dei seccatori e pregava i suoi amici di non dare mai il suo numero di telefono privato. Ma non si è mai negato a un giornalista, perché gli sembrava poco urbano negarsi a una persona che era arrivata fino a Palermo per vederlo.<br />
Non erano interviste facili, nemmeno con chi conosceva da lungo tempo, come me, e di cui si fidava. Bisognava <i>riscaldarlo</I> parlando del cinema francese degli anni Trenta che conosceva perfettamente, di Brancati o di Savinio, uno scrittore che ha amato moltissimo fin da ragazzo.<br />
Oppure di incisioni, di cui faceva raccolta quando andava a Parigi o che ordinava presso una galleria di Bologna: aveva un occhio finissimo e un grande gusto, da amatore collezionista relativamente povero. Una volta mi disse che la maggior parte dei suoi diritti d&#8217;autore se n&#8217;erano andati in stampe.<br />
Ci si deve accostare al tema Mafia con una certa accortezza. Molti, soprattutto giornalisti stranieri, scendevano in Sicilia per interrogare Sciascia solo sulla Mafia e questa riduzione dell&#8217;isola a un&#8217;unica dimensione lo infastidiva enormemente. Ma sapeva che era inevitabile, perché era stato lui, più di ogni altro, a rendere straordinariamente attraenti, con i suoi romanzi, delle vicende di per sé luride.<br />
E come numerosi siciliani aveva un atteggiamento ambiguo, se così si può dire, nei riguardi della Mafia.<br />
Sul piano civile è stato uno dei suoi avversari più acuti e più temibili (proprio perché ne capiva tutte le sottigliezze). Ma sul piano letterario – e forse anche sentimentale – la Mafia gli sembrava un fenomeno straordinario e appassionante. Era attratto dal codice d&#8217;onore dei mafiosi, dal modo tragico di vedere l&#8217;esistenza, dal rigore e dalla spietatezza dei comportamenti, del rispetto delle norme (che immaginava i mafiosi avessero). Sciascia è stato uno dei primi a capire che la democrazia, invece di ostacolare la Mafia, le stava offrendo il terreno più favorevole, attraverso la ricerca dei voti e le compromissioni elettorali. Però i suoi riferimenti erano quasi esclusivamente rivolti alla vecchia Mafia, molto più pittoresca e che meglio di adattava ad estrapolazioni letterarie. Sulla nuova Mafia, ossia sulla delinquenza comune, che si serviva strumentalmente degli antichi rituali per meglio stringere a sé i picciotti, aveva idee non chiare e legate a un passato che non c&#8217;era più.<br />
D&#8217;estate lo andavo a trovare, quando potevo, nella sua casa di campagna, fuori Racalmuto, Leonardo sapeva che ero particolarmente goloso dei dolci siciliani e me li faceva trovare chiusi in una scatola di latta, perché non si guastassero. (A Palermo una volta mi portò in una pasticceria dove  facevano i cannoli <i>esportazione</I>, glassati all&#8217;interno di cioccolata, in modo che la ricotta non inumidisse la cialda, durante il viaggio di ritorno a Roma). Maria, la moglie, preparava una frittata di <i>neonate</I>, gli avanotti, un piatto squisito. Poi, nel salotto arredato con pezzi liberty, che gli aveva suggerito di comprare Enzo Sellerio, Sciascia faceva un breve riassunto del romanzo su cui stava lavorando. Leonardo ha scritto quasi tutti i suoi libri a Racalmuto, d&#8217;estate, dopo averne elaborato la trama durante l&#8217;inverno, senza prendere un appunto.<br />
Solo dopo che la conversazione era avviata, Sciascia si permetteva qualche commento. Sempre gentilissimo, sempre sorridente, negli ultimi anni ripeteva la stessa domanda: «E Scalfari che dice?». Ma sembrava che non ascoltasse la risposta e che ne intuisse già il contenuto. I rapporti tra i due  &#8211; da lontano, perché credo che non si vedessero mai – e con la Repubblica in genere erano diventati tesi con l&#8217;affare Moro, e pessimi ancora più tardi. Ma non ho mai sentito Leonardo fare un&#8217;osservazione che non fosse civile. Diceva solo: «Che peccato, perché lui potrebbe&#8230;invece&#8230;». Continuandomi a trattare con inalterata cortesia.</p>
<p>(Stefano Malatesta, <i>La Repubblica</I>, 21 novembre 1989)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Campagna "Testamento biologico. Liberi di scegliere" – Rassegna stampa 19.11.2009]]></title>
<link>http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/19/campagna-testamento-biologico-liberi-di-scegliere-rassegna-stampa-19-11-2009/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:23:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rete Laica Bologna</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo la discussione in Commissione Affari Istituzionali del registro dei testamenti biologici, ecco ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">
<p>Dopo la <a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/2009/11/17/rete-laica-bologna-presenta-il-registro-dei-biotestamenti-al-consiglio-comunale/">discussione in Commissione Affari Istituzionali</a> del <a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/testamento-biologico-liberi-di-scegliere/">registro dei testamenti biologici</a>, ecco la rassegna stampa di Giovedì 19 Novembre 2009.</p>
<p><strong>Quotidiani</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-19-11-2009.pdf">L&#8217;Unità Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-19-11-2009.pdf">La Repubblica Bologna</a></li>
<li><a href="http://retelaicabologna.wordpress.com/files/2009/11/testamento-biologico-rassegna-stampa-19-11-2009.pdf">Il Resto del Carlino</a></li>
</ul>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la Repubblica - Forum delle Donne della realtà: basta agli stereotipi dei media]]></title>
<link>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/19/la-repubblica-forum-delle-donne-della-realta-basta-agli-stereotipi-dei-media/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 18:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>donnedellarealta</dc:creator>
<guid>http://donnedellarealta.wordpress.com/2009/11/19/la-repubblica-forum-delle-donne-della-realta-basta-agli-stereotipi-dei-media/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;incontro sabato 21 alla Casa internazionale delle donne Un&#8217;occasione per riflettere su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/homepage/la_repubblica_logo.gif" alt="" width="305" height="56" />L&#8217;incontro sabato 21 alla Casa internazionale delle donne</p>
<p>Un&#8217;occasione per riflettere sulla molteplicità delle esperienze femminili</p>
<p>ROMA &#8211; Dove sono finite le donne &#8220;vere&#8221;, quelle che popolano la realtà, e non le loro sosia che dominano giornali e televisioni? Parte da questa domanda il prossimo incontro organizzato dal gruppo &#8220;Donne della realtà&#8221; presso la Casa internazionale delle donne a Roma, in via della Lungara 19.<!--more-->Il punto di partenza delle organizzatrici è ben sintetizzato dal nome che il gruppo ha scelto di darsi: &#8220;Donne della realtà&#8221;, in contrapposizione con i finti stereotipi proposti dal sistema mediatico. Sui giornali e nei media italiani, sempre più spesso il modello femminile dominante è quello di una donna che sembra avere come unico obiettivo la seduzione del maschio più ricco e potente possibile. Così facendo, si perdono di vista le donne &#8220;reali&#8221;, che hanno ben altro in testa rispetto a &#8220;sposare il figlio del Premier&#8221;.</p>
<p>Il forum pubblico, previsto per sabato 21 novembre dalle ore 17, ha l&#8217;obiettivo di parlare delle &#8220;altre donne&#8221;, per interrogarsi su come i media possano ridare visibilità alla molteplicità delle esperienze femminili e recuperare un ruolo di analisi e critica nei confronti dei fatti di cronaca. Si tratta del secondo incontro delle &#8220;Donne della realtà&#8221;, dopo quello che si è svolto a Milano il 5 ottobre scorso con la presenza di oltre 200 persone.</p>
<p>All&#8217;incontro di sabato aderiranno molte giornaliste e personalità del mondo della cultura. Si inizierà con una relazione introduttiva di Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale alla Bicocca di Milano, e della filosofa Michela Marzano, firmataria insieme a Nadia Urbinati e Barbara Spinelli dell&#8217;appello di Repubblica per la dignità delle donne. Nel corso del forum verranno proiettate anche alcune gallerie fotografiche delle donne &#8220;offese dal Premier&#8221; che hanno inviato i loro scatti al nostro sito.</p>
<p>Tra le altre, sono invitate all&#8217;incontro il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer, il presidente del Pd, Rosy Bindi, il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, il direttore dell&#8217;Unità, Concita De Gregorio, il direttore dell&#8217;Espresso, Daniela Hamaui, il direttore del Secolo d&#8217;Italia, Flavia Perina, il segretario generale della Ugl, Renata Polverini, la scrittrice Lidia Ravera, il presidente della Cpo della Fnsi, Lucia Visca.<br />
(19 novembre 2009)</p>
<p>vai all&#8217;articolo originale sul sito di <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/donne-realta/donne-realta/donne-realta.html">Repubblica </a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lavoro sporco]]></title>
<link>http://spaghettovolante.wordpress.com/2009/11/19/lavoro-sporco/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 13:34:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>spaghettovolante</dc:creator>
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<description><![CDATA[Io, Spaghettovolante, nei favolosi anni &#39;70. All&#39;età di 6 anni. Su La Repubblica del 10 nove]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1059" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/dirty-harry-clint-eastwood1.jpg"><img class="size-full wp-image-1059" title="dirty-harry-clint-eastwood1" src="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/dirty-harry-clint-eastwood1.jpg" alt="" width="500" height="304" /></a><p class="wp-caption-text">Io, Spaghettovolante, nei favolosi anni &#39;70. All&#39;età di 6 anni.</p></div>
<p style="text-align:left;"><span style="background-color:#ffffff;">Su <em>La Repubblica </em>del 10 novembre era presente un inserto Salute dedicato all&#8217;omeopatia e ad altre terapie <span style="text-decoration:line-through;">alternative</span> complementari. Premetto che non l&#8217;ho letto perché non ho comprato il giornale e perché sono troppo pigro per andare in emeroteca, ma indizi del contenuto si possono trovare anche sul sito del quotidiano.</span></p>
<p><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=omeopatia&#38;view=archivio">http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=omeopatia&#38;view=archivio</a></p>
<p>che infatti restituisce questo risultato:</p>
<p><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/10/omeopatia-co-dove-la-medicina-complementare.html">Omeopatia &#38; Co. dove la medicina complementare può funzionare</a> (10 novembre 2009, pag. 29, sezione: SALUTE)</p>
<p>noto poi due trafiletti tra il tragico e il patetico che lodano l&#8217;uso dell&#8217;omeopatia come coadiuvante delle terapie tradizionali e del vaccino per l&#8217;influenza A.</p>
<p>Ne riporto uno, per intero, perché contiene un riferimento preciso a un prodotto di cui parlerò nel sermone seguente (che a questo punto si imponeva).</p>
<p>da <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/10/omeopatia-prevezione-dell-influenza-insufficienza-renale.html">http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/10/omeopatia-prevezione-dell-influenza-insufficienza-renale.html</a></p>
<blockquote><p>Mara Zuri e-mail Assumere oscillococcinum per prevenire l&#8217; influenza e nella fase acuta, puÃ² avere controindicazioni con un&#8217; insufficienza renale modesta? â-DOTT. ELIO ROSSI Responsabile Ambulatorio Omeopatia Asl 2, Lucca Non esiste a mio parere nessuna controindicazione all&#8217; uso di Oscillococcinum, in una persona affetta da insufficienza renale modesta, naturalmente alle dosi e con le modalitÃ abitualmente consigliate. Mi pare, anzi, che non sovraccaricare il rene usando medicinali omeopatici in alta diluizione, quando possibile, sia una dimostrazione di molto buon senso. - <em>A CURA DI ELVIRA NASELLI</em></p></blockquote>
<p>Il titolo del sermone enfatizza il fatto che ogni volta che si dice la verità sull&#8217;omeopatia (e per verità intendo <em>carta canta</em>), si viene immediatamente bollati come servi delle multinazionali, oscurantisti, <a href="http://spaghettovolante.wordpress.com/2009/06/09/lomeopatia-uccide-by-phil-plait/#comment-1329">fascisti</a> e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Ma come pastafariano, io mi devo preoccupare solo di seguire i <em><a href="http://pastafarianesimo.blog.kataweb.it/2008/02/10/gli-otto-io-preferirei-davvero-che-tu-evitassi/">Condimenti</a></em>. So che lassù un vulcano di birra mi attende accanto a una fabbrica di spogliarelliste.</p>
<p>Posso tranquillamente fare questo lavoro sporco, che per di più è abbastanza divertente.</p>
<p>Cominciamo</p>
<p><a href="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/skepticalhippo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1054" title="skepticalhippo" src="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/skepticalhippo.jpg" alt="" width="500" height="374" /></a></p>
<p>Dunque dunque dunque&#8230;qual&#8217;è il modo più diplomatico con cui posso definire l&#8217;omeopatia?</p>
<p>Pseudoscienza?</p>
<p><span style="text-decoration:line-through;">Truffa</span><span style="background-color:#ffffff;">?</span></p>
<p>Fantamedicina?</p>
<p>Medicina voodoo?</p>
<p>o semplicemente incommensurabile <span style="text-decoration:line-through;">stronzata</span> baggianata?</p>
<p>Sia come sia, occorre fare un pochino di chiarezza: l&#8217;omeopatia <strong>non è</strong> (come alcuni pensano) il curarsi con le erbe. In realtà, anche quando prendete un&#8217;aspirina vi state curando con le erbe, e moltissimi farmaci contengono principi attivi scoperti nel mondo vegetale, ma senza voler essere troppo pigna in culo, diciamo che curarsi con le erbe vuol dire sfruttare un principio attivo che non sia di sintesi, cioè che sia estratto direttamente da una parte della pianta, o utilizzando la pianta stessa.</p>
<p>L&#8217;omeopatia è invece prendere una certa sostanza e diluirla. Poi diluirla ancora. E ancora. E ancora. Ma il passaggio più cruciale di tutta la lavorazione è la dinamizzazione, che è un modo figo per dire che le fiale devono essere agitate ben bene. Il &#8220;medico&#8221; tedesco Samuel Hahnemann che fondò l&#8217;omeopatia determinò una scala della diluizione: una diluizione 2C si ottiene prendendo la sostanza e diluendola in 100 parti di acqua, poi da questa diluizione viene prelevata una dose e la si diluisce ulteriormente in 100 parti di acqua. A questo punto avrete la quantità di sostanza di partenza diluita in 10.000 parti di acqua.</p>
<p>Ma per un omeopata una potenza 2C è una sciocchezzuola, infatti un &#8220;rimedio&#8221; omeopatico comune, l&#8217;<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oscillococcinum"><strong>Oscillococcinum</strong></a> </em>(TA-DA! Ricordate il trafiletto?), ha una potenza 200c, cioè ci sarebbe una parte di sostanza in 100<sup>200</sup> parti di acqua. Il condizionale è dovuto al fatto che alla fine della diluizione nella vostra fialetta non ci sarà nemmeno una molecola. Lo dice una elementare costante della chimica, cioè il numero di Avogadro.</p>
<p>da <a href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?%20id=100040">http://www.cicap.org/new/articolo.php?%20id=100040</a></p>
<blockquote><p>Ora si sa che una grammomolecola di qualunque sostanza contiene un numero di Avogadro N di molecole, pari a 6.022 . 10<sup>23</sup></p>
<p>E&#8217; facile fare qualche calcolo; consideriamo per semplicità una sostanza con peso molecolare pari a 100 (per es. CaCO<sub>3</sub>). Un grammo di essa in 100 mL di soluzione, quindi alla 1CH ) contiene 6.022 x 10<sup>21</sup> molecole. Una diluizione 2CH conterrà 10<sup>-2</sup> grammi e 6.022 . 10<sup>19 </sup>molecole. Una diluizione 11CH conterrà 10<sup>-20</sup> grammi e 6.022 x 10<sup> </sup>molecole. Una diluizione 12CH (attenzione!) conterrà 10<sup>-22</sup> grammi e 0.6022 molecole. Nei 100 mL non resta <em>nemmeno una molecola. </em>Se ora si continua (fino alla 30C e oltre) si diluirà dell&#8217;acqua con altra acqua.</p></blockquote>
<p>Per fortuna che c&#8217;è la dinamizzazione (o energizzazione): cioè il passaggio in cui si le fiale vengono agitate. Hahnemann, vissuto prima che il numero di Avogadro venisse accettato, pensava che questo passaggio servisse ad attivare l&#8217; &#8220;energia vitale&#8221; della sostanza. Ora, i ricercatori Gyro Gearloose e Ludwig von Drake della Duckburg University*, hanno concluso che invece la dinamizazzione sia fondamentale per la attivare la &#8220;memoria dell&#8217;acqua&#8221;: l&#8217;acqua mantiene il &#8220;ricordo&#8221; della sostanza che vi viene disciolta dentro (e che alla fine del ciclo di diluizioni scompare).</p>
<p><a href="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/e8fpgzm8iopjha94lbj8olepo1_400.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1056" title="E8FPGZm8Iopjha94LbJ8OLePo1_400" src="http://spaghettovolante.wordpress.com/files/2009/11/e8fpgzm8iopjha94lbj8olepo1_400.png" alt="" width="388" height="600" /></a></p>
<p>Fu Jacques Benveniste a proporre questa <em>soluzione</em> (haha) per aggirare la costante di Avogadro in un suo studio pubblicato su <em>Nature.</em></p>
<p>Ebbene si, <em>Nature</em> ha pubblicato uno studio dove si afferma l&#8217;efficacia dell&#8217;omeopatia. Il fatto viene ovviamente sbandierato a destra e a manca su ogni sito pro- <span style="text-decoration:line-through;">voodoo </span>omeopatia</p>
<p>Quello che dimenticano di riportare, è la storia per intero: l&#8217;editor di <em>Nature</em> John Maddox acconsentì alla pubblicazione dopo aver concordato che sarebbe stato possibile costituire una commissione <em>ad hoc</em> per indagare sull&#8217;esperimento di Benveniste, e quindi fugare ogni dubbio sulla sua validità.</p>
<p>Non solo Benveniste venne in seguito all&#8217;indagine sbugiardato senza possibilità di appello (tutto venne documentato accuratamente), ma spuntarono inequivocabili indizi che si fosse cercato di mettere a segno una vera e propria FRODE. Ma il team di Jacques aveva fatto i conti senza l&#8217;oste: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Randi">James Randi</a>. A questo link è riassunta la vicenda, una lettura estremamente interessante.</p>
<p><a href="http://www.brainmindlife.org/benveniste.htm">http://www.brainmindlife.org/benveniste.htm</a></p>
<p>Qui un documentario, purtroppo in inglese, ricostruisce l&#8217;indagine del team di Maddox e testa (di nuovo) l&#8217;omeopatia.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/W-jIIgwO71w&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/W-jIIgwO71w&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Mi spiace, ma non ho finito.</p>
<p>E&#8217; certo che nella vostra fiala non c&#8217;è assolutamente nulla della sostanza di partenza, c&#8217;è semplicemente un po&#8217; d&#8217;acqua e talvolta alcol e/o zucchero, ma questa sostanza di partenza che cos&#8217;era? Conteneva un principio attivo degno di questo nome?</p>
<p>No.</p>
<p>Hahnemann riteneva che le malattie si potessero curare seguendo la &#8220;legge dei simili&#8221;. Per curare un malato, bisognava somministrare una sostanza che normalmente induceva i sintomi tipici di quella patologia, ovviamente diluita. Se volete curare l&#8217;influenza, dovete dare al malato una sostanza che provoca sintomi influenzali. L&#8217;assonanza col vaccino è solo apparente, questa legge dei simili è totalmente campata in aria.</p>
<p>Prendiamo un <span style="text-decoration:line-through;">farmaco</span> <span style="text-decoration:line-through;">medicinale</span> rimedio omeopatico, a caso: l&#8217;<span style="background-color:#ffffff;"><em><strong>Oscillococcinum</strong> </em>(dove ho già letto questo nome? Ah si, su <em>La Repubblica</em>. Vedi sopra), popolarissimo rimedio per i sintomi influenzali. </span></p>
<p><span style="background-color:#ffffff;">La sua storia è tragicamente comica (<a href="http://www.homeowatch.org/history/oscillo.html">link</a>). Un medico francese, Joseph Roy, si trovò suo malgrado nel bel mezzo della più grave pandemia dei tempi moderni, cioè l&#8217;Influenza Spagnola, che devastò il mondo facendo più vittime della I Guerra Mondiale che si stava svolgendo (per la serie, le sfighe non vengono mai sole).</span></p>
<p><span style="background-color:#ffffff;">Analizzando il sangue dei malati, Roy vide al microscopio un batterio &#8220;vibrante&#8221; a cui diede il nome di Oscillococcus. Roy ritenne poi di aver trovato lo stesso batterio in persone affette da altre patologie, concludendo infine che l&#8217;infame batterio causava una varietà di malattie che andavano dal cancro, agli orecchioni, ai reumatismi. Volendo usare il batterio per farne una specie di vaccino che dopo neanche avevamo il mal di denti, Roy si mise a cercare, finché non trovò quello che cercava nel fegato e nel cuore della dolcissima (e tenerissima) Anatra muschiata (<em>Cairina moschata</em>)</span></p>
<p><span style="background-color:#ffffff;"><br />
</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="background-color:#ffffff;"><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/28/Duck_wings_outstretched.jpg" alt="" width="468" height="311" /></span></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 395px"><img title="Anatra muschiata" src="http://farm4.static.flickr.com/3638/3449126446_ac05bcfe29.jpg" alt="" width="385" height="308" /><p class="wp-caption-text">&#34;cresci bene che ripasso&#34; disse l&#39;omeopata</p></div>
<p>Il &#8220;principio attivo&#8221; (notare virgolette) è quindi sostanzialmente carne frollata di anatide, ma è molto più <em>cool </em>dire che si tratta di <em>Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum </em>(le convenzioni della sistematica dei viventi sono un optional per l&#8217;omeopatia)<em>.</em></p>
<p>Quanto costa una confezione di pillole di <em>Oscillococcinum</em>, vale a dire palline di zucchero miracolosamente bagnate da acqua con la <em>memoria </em>dell&#8217;<em>estratto </em>di carne di una specie di anatra, dove un medico negli anni 20 credette di vedere al microscopio ottico in grande quantità un batterio vibrante, la cui esistenza non è stata mai confermata da nessun batteriologo?</p>
<p>Se <a href="http://shop.ebay.it/?_nkw=oscillococcinum&#38;_nd1=See-All-Categories">E-bay</a>, compresa spedizione, poco meno di una trentina di euro.</p>
<p>Concludo con il lavoro sporco embeddando un geniale sketch del duo Mitchell &#38; Webb, dal loro show <em>That Mitchell and Webb Look,</em> già proposto in un<a href="http://spaghettovolante.wordpress.com/2009/07/07/pronto-soccorso-alternativo/"> altro sermone</a>.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/HMGIbOGu8q0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/HMGIbOGu8q0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>RAmen</p>
<p>*con mille scuse a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Barks">Carl (inchino) Barks</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[GeoHot il ragazzo prodigio che "morsica" la Mela!!!! ]]></title>
<link>http://6unblog.wordpress.com/2009/11/18/geohot-il-ragazzo-prodigio-che-morsica-la-mela/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 21:20:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco</dc:creator>
<guid>http://6unblog.wordpress.com/2009/11/18/geohot-il-ragazzo-prodigio-che-morsica-la-mela/</guid>
<description><![CDATA[Il nostro grandissimo GeoHot, colui che dobbiamo ringraziare ogni volta parliamo di jailbreak, è sta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il nostro grandissimo GeoHot, colui che dobbiamo ringraziare ogni volta parliamo di jailbreak, è sta]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ilvo Diamanti e la grande scoperta del neo-anticomunismo]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/11/18/ilvo-diamanti-e-la-grande-scoperta-del-neo-anticomunismo/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:06:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
<guid>http://zamax.wordpress.com/2009/11/18/ilvo-diamanti-e-la-grande-scoperta-del-neo-anticomunismo/</guid>
<description><![CDATA[Nato in quel di Cuneo, nel profondo Nord-Ovest italiano, il professor Ilvo Diamanti è però veneto fi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2794" title="Giornalettismo" src="http://zamax.wordpress.com/files/2009/08/giornalettismo.jpg" alt="" width="150" height="44" />Nato in quel di Cuneo, nel profondo Nord-Ovest italiano, il professor Ilvo Diamanti è però veneto fin dalla giovinezza, come testimonia senza tema di smentite quella parlata piatta ed incolore &#8211; come la pianura padana inghiottita dalla nebbia &#8211; propria di noi del Nord-Est quando ci avventuriamo perigliosamente nell’idioma ufficiale della nazione, dimenticandoci però di mettere in movimento l’apparato mascellare con l’energia e la vivacità connaturata non solo ai Terroni, ma a tutti coloro nati al di sotto della Linea Gotica. Infatti, da un punto di visto fonetico, più che grammaticale o lessicale, l’Italia &#8211; per parafrasare Cesare in tempi di presunto Cesarismo, così siete contenti &#8211; <em>est omnis divisa in partes tres:</em> la zona dei dialetti centro-meridionali, quella dei dialetti gallo-italici, e quella dei dialetti veneti. Ma mentre agli idiomi di Lombardi, Emiliano-Romagnoli, Piemontesi e Liguri, i secoli di dominazione prima etrusca e poi di quelle notorie teste calde dell’antichità che furono i Celti hanno conferito qualche grintosa asprezza, atta a caricare a molla, trattenendo il respiro, pur senza molta grazia, e stentatamente, l’energia che poi si libera elastica in vetta ai quei raddoppiamenti sintattici e a quelle doppie consonanti che costituiscono un fenomeno tipico e quasi unico della lingua italiana (foneticamente centro-meridionale); a noi Veneti invitti, e in parte ai Bresciani e ai Bergamaschi che abbiamo infettato ai tempi delle Serenissima, è rimasta intatta nei muscoli facciali l’impostazione atavica, sì che fuor del domestico recinto della dolce favella locale la nostra parlata ha accenti lamentosi da cane bastonato, simili in maniera preoccupante a quelli dei selvaggi abitatori delle grandi pianure slave.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2992" title="Ilvo Diamanti" src="http://zamax.wordpress.com/files/2009/11/ilvo-diamanti.jpg" alt="" width="127" height="192" />Fatto sta che con queste premesse Diamanti è indubbiamente veneto. Fin qui nulla di male. Se non fosse che il professore è di sinistra. Essere di sinistra in Italia non è certo una bella cosa: in una landa saluberrima come quella veneta è un peccato mortale. Proprio per questo il socio-politologo è stato adocchiato e poi adottato dai boss della cultura dominante italica &#8211; per i quali l’unico veneto buono è quello di sinistra &#8211; in qualità di interprete unico del famigerato Nord-Est. Avendo dato buona prova di sé è stato promosso anni fa da<em> Repubblica</em> a strizzacervelli dell’intera nazione; e da allora, un po’ alla volta, Ilvo Diamanti ha cominciato a mollare gli ormeggi che lo ancoravano ad una circospetta prudenza professorale: ora è un estremista, un scalfariano fatto e finito, con un suo stile personalissimo che il successo, potentissimo conservante, ha ibernato. Più che uno stile. Un marchio di fabbrica. Una scrittura minimalistica. All’estremo. A scatti. Sentenziosa. Un’architettura verbale senza curve. Né modanature. Che ha rimesso nel ricovero degli attrezzi virgole e punti e virgola. E subordinate. E avverbi. Ma non ortodossa fino alla patologia. Ogni tanto il lusso di una virgola. O i due punti. O qualche avverbio. Qualche.</p>
<p style="text-align:justify;">Da scalfariano Diamanti traduce in sociopolitichese per i fanatici lettori di <em>Repubblica</em> le intuizioni tanto feconde quanto contraddittorie del decano dei giacobini della carta stampata, la cui gran testa vegliarda ultimamente si gingilla con un’idea assai strampalata, quindi genuinamente sua: le tragiche ideologie che hanno insanguinato il novecento – da lui conosciute a menadito essendosi fidanzato ai tempi belli con l’una e con l’altra, ed avendole abbandonate con perfetto tempismo nel momento del loro crepuscolo &#8211; hanno tirato le cuoia grazie a Dio in tutto l’orbe civilizzato tranne che in Italia, dove sopravvivono nel “berlusconismo”. E’ probabile che con questa idea, che è la sua ultima ideologia, Eugenio Scalfari scenderà nella tomba con l’animo pacificato dalla certezza che il travaglio filosofico di una vita avrà trovato finalmente il suo consolante approdo, e la sua gloria imperitura, nell’aver strappato la maschera dalla faccia del male in persona. Il compito di Diamanti era dunque di trovare nella sua personale tassonomia sociopolitica un posto a questa moderna piaga d’Egitto; un nome che nobilitasse da un punto di vista accademico il parto del genio scalfariano. Eccolo: <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/nuovo-anticomunismo/nuovo-anticomunismo.html">neo-anticomunismo</a>. <em>“L’anticomunismo senza il comunismo”.</em> Con un suo muro: il <em>“muro di Arcore che ha sostituito quello di Berlino.”</em> A est del quale <em>“si stende la terra del neo-comunismo.”</em> In questo quadro i ministri del governo Berlusconi diventano i cani da guardia della nuova ideologia, cui non mancano parole d’ordine da ringhiare contro l’area di riferimento della sinistra: così si spiegano le intemerate contro i “fannulloni” dell’amministrazione pubblica del botolo Brunetta, quelle contro i “baroni” della scuola della maestrina Mariastella Gelmini, quelle contro i sindacati “politicizzati a prescindere” del craxiano Sacconi, quelle contro gli “intellettuali” dei laboriosi popolani della Lega e perfino del Cherubino di Berlusconi, l’insospettabile Bondi. Uff! L’ho già detto: queste sciocchezze sono le urla scomposte di gente dalla pelle delicatissima, abituata da lungi decenni solo a darle con grande comodità e sufficienza, in difficoltà al primo cazzotto delle vittime designate.</p>
<p style="text-align:justify;">In una cosa sola Diamanti ha ragione: il Muro esiste ancora. Da quando, verso la metà degli anni settanta, il muro del comunismo ha cominciato a sbriciolarsi, la sinistra italiana ha provveduto pazientemente a ricostruirne un altro, pietra su pietra. Vampirizzando il vecchio spirito azionista che ha riempito il vuoto lasciato dal crollo del marxismo, al muro che sanciva la “diversità” dei comunisti, garanzia di democraticità contro gli impulsi fascisti della società italiana, si è sostituito il “muro della legalità” che divide gli onesti dai disonesti. Di qua i difensori della Costituzione, di là i Fuorilegge, da incasellare a viva forza nello schema preordinato, anche a colpi di barbarie giuridiche come i “concorsi esterni”. Nella sua ingenuità l’ultimo appello di Saviano ai Giusti, col suo richiamo al “diritto”, risponde perfettamente all’unica vera “ideologia” rimasta. Non c’è da stupirsi se quel popolo sano che per disperazione votò turandosi il naso per più di mezzo secolo ancora non si fidi. E se usa impropriamente la parola “comunismo” non rimproveriamolo: non è mica composto di professori.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/42249/ilvo-diamanti-e-la-grande-scoperta-del-neo-anticomunismo/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La corruzione costa 25mila euro a testa ma...]]></title>
<link>http://aprigliocchi.wordpress.com/2009/11/18/la-corruzione-costa-25mila-euro-a-testa-ma/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:48:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>apri gli occhi</dc:creator>
<guid>http://aprigliocchi.wordpress.com/2009/11/18/la-corruzione-costa-25mila-euro-a-testa-ma/</guid>
<description><![CDATA[La corruzione costa 25mila euro a testa ma in Italia non è un reato grave Giuseppe D&#8217; Avanzo, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La corruzione costa 25mila euro a testa ma in Italia non è un reato grave</strong><br />
<em>Giuseppe D&#8217; Avanzo, La Repubblica, 18-11-2009</em></p>
<p>Paese meraviglioso l´Italia. Quando non si acceca da solo, chiude gli occhi. Il frastuono politico assorda e il rumore mediatico lascia nascosta qualche verità e – in un canto – fatti che, al contrario, meritano molta luce e l´attenzione dell´opinione pubblica. La disciplina del «processo breve» ce l´abbiamo sotto gli occhi e vale la pena di farci i conti, senza lasciarci <!--more-->distrarre da ingenui e imbonitori. Qualche punto fermo. Il disegno di legge pro divo Berluscone non rende i processi rapidi (è una cristallina scemenza). Quel provvedimento fabbrica una prescrizione svelta e improvvisa come un fulmine che uccide. Solitamente, a fronte dei reati più gravi, uno Stato responsabile – e leale con i suoi cittadini – si concede un tempo adeguato per accertare il reato e punire i responsabili (la prescrizione non è altro). Più grave è il reato, più problematico e laborioso il suo accertamento, maggiore è il tempo che lo Stato si riconosce prima di considerare estinto il delitto. Le regole della prescrizione svelta e assassina (dei processi) capovolgono questo criterio di efficienza e buon senso.<br />
Più grave è il reato, minore è il tempo per giudicarlo. I magistrati avranno tutto il tempo per processare uno scippatore e tempi contingentati per venire a capo, per dire, di abuso d´ufficio, frodi comunitarie, frodi fiscali, bancarotta preferenziale, truffa semplice o aggravata: quel mascalzone di Bernard Madoff, che ha trafugato 50 miliardi di dollari ai suoi investitori, ne gioirebbe maledicendo di non essere nato italiano.<br />
Ora il disegno di legge potrà essere corretto e limato ma – statene certi – non potrà mai lasciare per strada la corruzione propria e impropria perché Silvio Berlusconi, imputato di corruzione in atti giudiziari e con il corrotto già condannato in appello (David Mills), ha bisogno di quel «salvacondotto» per levarsi dai guai. Un primo risultato si può allora scolpire nella pietra: l´Italia è il solo Paese dell´Occidente che considera la corruzione un reato non grave e dunque, se le parole e le intenzioni hanno un senso, una pratica penalmente lieve, socialmente risibile, economicamente tranquilla. Nessuno pare chiedersi se ce lo possiamo permettere; quali ne saranno i frutti; quali i costi economici e immateriali; quale il futuro di un Paese dove &#8220;corrotto&#8221; e &#8220;corruttore&#8221; sono considerati attori sociali infinitamente meno pericolosi di &#8220;scippatore&#8221;, &#8220;immigrato clandestino&#8221;, &#8220;automobilista distratto&#8221;, e la corruzione così inoffensiva da meritare una definitiva depenalizzazione o una permanente amnistia.<br />
Il silenzio su questo aspetto decisivo della &#8220;prescrizione svelta&#8221;, inaugurata dalla &#8220;legge Berlusconi&#8221;, è sorprendente. È sbalorditivo che il dibattito pubblico sul minaccioso pasticcio, cucinato dagli avvocati del premier nel suo interesse, non veda protagonisti anche la Confindustria, chi ha cara la piccola e media impresa, i sindacati, gli economisti, le autorità di controllo del mercato e della concorrenza, le associazioni dei risparmiatori e dei consumatori, i ministri del governo che ancora oggi si dannano l´anima per dare competitività al «sistema Italia». Come se il circuito mediatico e &#8220;pubblicitario&#8221; del presidente del consiglio fosse riuscito a gabellare per autentica la storia di un ennesimo conflitto tra politica e giustizia, e dunque soltanto affare per giuristi, toghe e giornalisti. Come se questo progetto criminofilo non parlasse di sviluppo e arretratezza; di passato e di futuro; di convivenza civile, organizzazione sociale, legittimità delle istituzioni, trasparenza dell´azione dei policy maker; di competitività e credibilità internazionale del Paese.<br />
È stupefacente questo silenzio perché ognuno di noi paga ancora oggi e pagherà domani, con l´ipoteca sul futuro di figli e nipoti, il prezzo della corruzione del passato, quasi sette punti di prodotto interno lordo ogni anno, 25mila euro di debito per ciascun cittadino della Repubblica, neonati inclusi. Settanta miliardi di euro di interessi passivi, sottratti ogni anno alle infrastrutture, al welfare, alla formazione, alla ricerca. È una condizione che corifei e turiferari, vespi e minzolini, occultano all´opinione pubblica. È necessario qualche ricordo allora per chi crede al «colpo di Stato giudiziario», alla finalità tutta politica dell´azione delle procure, favola ancora in voga in queste ore nel talk-show influenzati dal Cavaliere. Quando Mani Pulite muove i suoi primi passi, il giro di affari della corruzione italiana è di diecimila miliardi di lire l´anno, con un indebitamento pubblico tra i 150 e il 250 mila miliardi più 15/25 miliardi di interessi passivi. L´abitudine alla corruzione cancella ogni sensibilità del ceto politico per i conti pubblici. Inesistente negli anni sessanta, il debito cresce fino al 60 per cento del prodotto interno lordo negli anni ottanta. Sale al 70 per cento nel 1983. Tocca il 92 per cento nei quattro anni (1983/1987) di governo Craxi, per chiudere alla vigilia di Mani Pulite, nel 1992, al 118 per cento. Non c´è dubbio che, in quegli anni, una maggiore attenzione della magistratura alla corruzione, e la consapevolezza sociale del danno che produce, favorisce il parziale rientro dal debito, utile per adeguarsi ai parametri di Maastricht. Di quegli anni – 1993/1994 – è infatti il picco di denunce dei delitti di corruzione. Con il tempo, la tensione si allenta. Lentamente la curva dei delitti denunciati decresce e nel 2000 torna ai livelli del 1991, quelli antecedenti all´emersione di Tangentopoli. Negli anni successivi la legislazione ad personam (taglio dei tempi di prescrizione per i reati economici, dalla corruzione al falso in bilancio), i condoni fiscali, le difficoltà della legge sul &#8220;risparmio&#8221; (in realtà sulla governance) chiudono il cerchio e una stagione.<br />
Da qui, allora, occorre muovere per comprendere e giudicare un progetto che può spingere l´Italia, nell´interesse di uno, in prossimità di una condizione da &#8220;paese emergente&#8221;. Perché la difficoltà della nostra storia recente nasce nel fondo oscuro della corruzione. Tirarsene fuori è una necessità in quanto c´è – non è un segreto, anche se è trascurato dal discorso pubblico e dai cantori dell´Egoarca – una simmetria perfetta tra la corruzione e le criticità per la società e il Paese. Mercati dominati da distorsioni e «tasse immorali» (60 miliardi di euro ogni anno per la Corte dei Conti) garantiscono benefici soltanto agli insiders della combriccola corruttiva. Oltre a perdere competitività, i mercati corrotti non attraggono investimenti di capitale straniero e sono segnati da una bassa crescita (troppe barriere all´entrata, troppi rischi di investimento). Non c´è studio o analisi che non confermi la relazione tra il grado di corruzione e la crescita economica, soprattutto per quanto riguarda le medie e piccole imprese che sono il nocciolo duro della nostra economia reale. Infatti, le piccole e medie imprese – si legge nella relazione parlamentare che ha accompagnato la ratifica della convenzione dell´Onu contro la corruzione diventata legge il 14 agosto del 2009 – , «oltre a non avere i mezzi strutturali e finanziari delle grandi imprese (che consentono loro interventi diretti e distorsivi) risultano avere meno peso politico e minori disponibilità economiche per far fronte alla richiesta di tangenti». La corruzione diventa un costo fisso per le imprese e un onere che incide pesantemente nelle decisioni di investimento. Sono costi, per le piccole e medie imprese, che possono essere determinanti per l´entrata nel mercato, così come possono causarne l´uscita dal mercato. E in ogni caso sono costi che hanno rilevanti ricadute su altri fronti: ricerca, innovazioni tecnologiche, manutenzione, sicurezza personale, tutela ambientale.<br />
Per queste ragioni, la corruzione dovrebbe trovare una sua assoluta priorità nell´agenda politica e gli italiani se ne rendono conto anche se magari non sanno, come ha scritto il ministro Renato Brunetta, che il balzello occulto della corruzione «equivale a una tassa di mille euro l´anno per ogni italiano, neonati inclusi». Secondo Trasparency International, un organismo &#8220;no profit&#8221; che studia il fenomeno della corruzione a livello globale, il 44 per cento degli italiani crede che la corruzione «incide in modo significativo» sulla sua vita personale e familiare; per il 92 per cento nel sistema economico; per il 95 nella vita politica; per il 85 sulla cultura e i valori della società. Più del 70 per cento della società ritiene che nei prossimi anni la corruzione sia destinata a non diminuire.<br />
Il disastroso quadro nazionale è noto agli organismi internazionali. È di questi giorni il rapporto del Consiglio d´Europa sulla corruzione in Italia. Il Consiglio rileva che in Italia i casi di malversazione sono in aumento; che le condanne sono diminuite; i processi non si concludono per le tattiche dilatorie che ritardano i dibattimenti e favoriscono la prescrizione; la normativa è disorganica; la pubblica amministrazione ha una discrezionalità che confina con l´arbitrarietà. Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d´Europa (Greco) ha inviato all´Italia 22 raccomandazioni di stampo amministrativo (introduzione di standard etici, per dire), procedurali (per evitare l´interruzione dei processi) normative (nuove figure di reato).<br />
La risposta alle preoccupazioni della comunità internazionale – che appena al G8 dell´Aquila ha sottoscritto il dodecalogo dell´Ocse per un global legal standard (peraltro fortemente voluto da Tremonti) – è ora nel disegno di legge della &#8220;prescrizione svelta&#8221;. La corruzione è trascurabile. Non è il piombo sulle ali dell´economia italiana. Non è la tossina che avvelena il metabolismo della società italiana. Non è il muro che ci impedisce di scorgere il futuro. È un grattacapo del capo del governo. Bisogna eliminarlo anche al prezzo di non avere più un futuro per l´Italia intera. Dove sono in questo piano inclinato «gli uomini del fare» che credono nella loro impresa, nel merito, nel mercato, nella concorrenza? E perché tacciono?</p>
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<title><![CDATA[Titoli di giornali]]></title>
<link>http://panormitanus.wordpress.com/2009/11/18/titoli-di-giornali/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 23:25:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tanus</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Tanus Vi segnalo questo articolo da &#8220;la Repubblica edizione di Palermo&#8221;. &lt;&lt; Ami]]></description>
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