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	<title>lacrime &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/lacrime/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lacrime"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 13:03:58 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Quando i fatti ti danno una lezione...]]></title>
<link>http://stapelia.wordpress.com/2010/02/08/quando-i-fatti-ti-danno-una-lezione/</link>
<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 15:32:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Martina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non é stata una gran giornata. Per me proprio per nulla. Poi capita che con gli occhi lividi, incroc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non é stata una gran giornata. Per me proprio per nulla. Poi capita che con gli occhi lividi, incroci un ragazzo della tua età, che conosci da un anno, padre di due bambine piccolissime, una nata da meno di 2 mesi, che é appoggiato ad un albero davanti all&#8217;asilo e ha i segni in faccia delle lacrime. Ti avvicini per sapere se ha bisogno di una mano, pensi che si senta male&#8230;&#8221;Mi hanno detto che a fine mese non mi rinnovano il contratto.&#8221; Mi sono vergognata. Mi sono sentita una merda. Mi sono salite le lacrime agli occhi. Questi sono problemi. Non i miei.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Passioni  scatenate (II)]]></title>
<link>http://oltreilcancello.wordpress.com/2010/01/24/passioni-scatenate-ii/</link>
<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 21:57:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romina</dc:creator>
<guid>http://oltreilcancello.wordpress.com/2010/01/24/passioni-scatenate-ii/</guid>
<description><![CDATA[Come ho scritto in un altro post, non amo le telenovelas e ne ho viste soltanto due non interamente,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2010/01/amor.jpg"><img src="http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2010/01/amor.jpg?w=408&#038;h=334" alt="" title="amor" width="408" height="334" class="alignnone size-full wp-image-4288" /></a><br />
<a href="http://oltreilcancello.wordpress.com/2009/12/28/passioni-scatenate/">Come  ho  scritto  in  un  altro  post</a>, non  amo  le  telenovelas  e  ne  ho  viste  soltanto  due  <strong>non  interamente</strong>, più  una  decina  di  puntate  di  <em>Cuore  selvaggio</em>. In  queste  ho  notato  il  ripetersi  di  uno  stereotipo: la  presenza  della  donna-infermiera.<br />
L&#8217;eroina, una  fanciulla  sospirante, avvolta  in  pizzi  e  trine, ingenua, lacrimante, onesta  e  impegnata  a  struggersi  per  amore, non  fa  altro  che  ricamare, prendere  il  tè  e  chiacchierare  con  altre  femmine. Poi, a  un  certo  punto  della  vicenda, il  maschio  della  situazione  viene  gravemente  ferito  e  lei  <em>olè!</em>,  d&#8217;improvviso  si  trasforma  in  un&#8217;esperta  infermiera. </p>
<p>Ad  esempio, in  <em>Amor  real</em> Manuel, il  protagonista, viene  condotto  a  casa  pieno  di  sangue  dopo  che  un  disgraziato  l&#8217;ha  impallinato  a  dovere  sperando  che  morisse. A  questo  punto  che  accade? Quella  lagna  della  moglie  Matilde, che  piange  in  ogni  puntata  per  i  motivi  più  disparati,  comincia  a  prendere  catinelle  colme  d&#8217;acqua  e  panni  bianchi  e, prima  dell&#8217;arrivo  del  macell&#8230;, ehm, del  medico, opera  con  abilità  sulla  profonda ferita  di  Manuel  improvvisandosi  infermiera  provetta. Naturalmente  piange  per  tutto  il  tempo, ma  in  questo  caso  le  sue  eccessive  lacrime  hanno  almeno  un  senso  viste  le  condizioni  del  consorte.</p>
<p>Ora, se  immagino  me  stessa  al  posto  di  Matilde &#8211; io  però  non  piango  per  ventiquattro  ore  di  fila  tutti  i  giorni  dell&#8217;anno -, temo  che  il  povero  Manuel  morirebbe  dissanguato  perché, oltre  a  non  essere  infermiera, non  saprei  neppure  improvvisarmi  tale. Questa  mia  inettitudine, però,  ha  un  lato  positivo: farebbe  terminare  la  telenovela  in  tempi  assai  ragionevoli, accorciandola  di  circa  due  terzi  del  totale. Il  classico  caso, dunque, in  cui  una  mancanza  o  difetto  si  rivela  invece  un  pregio.<br />
Al  di  là  di  ciò, resta  vivo  l&#8217;importante  quesito: fra  i  sogni  segreti  di  molti  maschi, aleggia  forse  la  figura  della  donna-infermiera? </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[….niente accordi, niente assensi, niente pace, questa volta si fa sul serio. (Adolf Hitler - dal primo discorso al Reichstag)]]></title>
<link>http://violablanca.wordpress.com/2009/11/26/%e2%80%a6-niente-accordi-niente-assensi-niente-pace-questa-volta-si-fa-sul-serio-adolf-hitler-dal-primo-discorso-al-reichstag/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:20:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>violablanca</dc:creator>
<guid>http://violablanca.wordpress.com/2009/11/26/%e2%80%a6-niente-accordi-niente-assensi-niente-pace-questa-volta-si-fa-sul-serio-adolf-hitler-dal-primo-discorso-al-reichstag/</guid>
<description><![CDATA[Così è la vita. Quando meno te lo aspetti&#8230;.sbam! Uno schiaffo. Che brucia, ma che riporta alla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Così è la vita. Quando meno te lo aspetti&#8230;.sbam! Uno schiaffo. Che brucia, ma che riporta alla]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io sono semplicemente Monica]]></title>
<link>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/25/io-sono-semplicemente-monica/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:52:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stella Solitaria</dc:creator>
<guid>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/25/io-sono-semplicemente-monica/</guid>
<description><![CDATA[P.s. Io sono Monica e questo è il mio grandissimo e bellissimo cielo e io sono come una stella, bril]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">P.s.</p>
<p style="text-align:justify;">Io sono Monica e questo è il mio grandissimo e bellissimo cielo e io sono come una stella, brillo, brillo e brillo di più, ma la mia luce viene da molto in alto.</p>
<p style="text-align:justify;">Un bacio a tutte le mie magiche nuvolette e un bacio speciale all&#8217;amico che mi ha mandato la mail.</p>
<p style="text-align:justify;">(e chi lo dice che i p.s. vanno alla fine&#8230;Monica è una ribelle nata</p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Stamattina ho ricevuto una mail da un amico. Ero contentissima, perchè è un pò che non lo sentivo. Ieri gli ho mandato un semplice UN BACIONE MI MANCHI e oggi la sua splendida lettera. Mentre la leggevo, appena arrivata in ufficio, piangevo. Leggevo le parole di chi non mi conosce nel mio essere Monica tutti i giorni, ma era riuscito a leggermi dentro. Non voglio entrare nei dettagli della lettera, ma mi sono fermata un attimo a pensare al messaggio che fino ad oggi ho trasmesso a chi mi legge, a chi percepisce il mio essere Stella. Stella non è in contrapposizione a Monica. Stella è la parte sognatrice e poeta di Me. Stella è un sorriso che si pone sul mio viso, ma non è che Monica sia triste o annullata. Monica è una lottatrice. Non si ferma mai. Lotta per quello in cui crede. Monica è reale e fisica, ma l&#8217;intento del blog era quello di creare un cielo, impalpabile e leggero, soffice e morbido. Non rinnego il mio essere Monica. Non rinnego la vita che faccio. Cercherò di manifestare il mio essere fisica e reale, facendo partecipe il mio cielo della fisicità dei miei pensieri, pur non allontanandomi dal motto del mio cielo: SORRIDI, ANCHE SE IL TUO SORRISO è TRISTE, PERCHè ANCOR PIù TRISTE DEL TUO SORRISO TRISTE è LA TRISTEZZA DI NON POTER SORRIDERE.</p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;amica recentemente mi ha detto: &#8220;E&#8217; <em>difficile per chi sta attraversando un periodo problematico venire nel tuo cielo, tu che sei sempre felice</em>.&#8221; Io voglio trovare sempre uno spazio per il mio sorriso, ma non crediate che io non abbia i miei problemi. Non è nel mio DNA fare l&#8217;elenco delle cose che non vanno, ma io sono reale come siete reali voi, ho i conti da pagare a fine mese, un conto corrente sempre in rosso, un cesto della biancheria pieno di panni da lavare, clenti che non sono mai contenti nonostante io ci metta anima e corpo per aiutarli, un mare di intolleranze e di allergie e cose che non posso mangiare, tendini lesionati che si fanno sentire, la stanchezza che si manifesta sul mio volto, un papà anziano che non vuole accettare gli anni che ha, e forse tutti noi con lui. Non è realtà questa? Certo che la è, ma non era l&#8217;intento del mio blog. I problemi li affronto, ma con il sorriso. Non mi fermo in un angolo a piangere. Vado in un bosco e urlo a più non posso e poi raccolgo l&#8217;energia degli alberi. Io sono fatta così.</p>
<p style="text-align:justify;">Non c&#8217;è una linea di demarcazione fra dove finisce Monica e dove inizia Stella. Non c&#8217;è fantasia in quello che scrivo. I sogni fanno parte della mia anima, ma io credo fortemente in quello che faccio.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho tratto spunto dalla lettera del mio amico per dirlo a tutto il mio cielo, visto che già qualcuno me l&#8217;aveva accennato.</p>
<p style="text-align:justify;">Io sono semplicemente Monica. Stella è la mia parte magica, quella parte misteriosa e magica che tutti noi conserviamo nel cuore e nell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align:justify;">A tutti un bacio stellare, Monica</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[e il mio cane lo vedo solo in quella foto con la cornice rossa]]></title>
<link>http://irmaphotoandstuff.wordpress.com/2009/11/24/e-il-mio-cane-lo-vedo-solo-in-quella-foto-con-la-cornice-rossa/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:36:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>irmaphotoandstuff</dc:creator>
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<description><![CDATA[La signora Eva,che non amava la gente,un giorno si avvicinò alla cuccia del suo cane.Si sedette a te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p><em>La signora Eva,che non amava la gente,un giorno si avvicinò alla cuccia del suo cane.Si sedette a terra con le gambe al fianco appoggiata sul braccio destro.La fissò,sentiva i tonfi agitati della coda sul cuscino.&#8221;Parla&#8221;.Le disse.&#8221;Coraggio,dì qualcosa!&#8221;.Aspettò qualche istante,scrutò il muso in attesa di un cenno qualsiasi.Indispettita si alzò e sciabattò fino in cucina.Aprì il frigo per cercare qualcosa da bere,il ticchettìo delle unghie del cane la raggiunse fin sotto le sue gambe.&#8221;Cosa vuoi?&#8221;&#8230;<br />
Non capiva la signora Eva.Non arrivava al punto.Non era giusto,non le riusciva facile comprendere come mai il suo cane non si decidesse a parlare.Nè lei nè la sua palla di pelo si meritavano queste voragini di silenzio,si diceva.<br />
Sentì le sue dita fredde che si intrecciavano tra i peli morbidi della bestia muta.<br />
Credo si sia commossa quel pomeriggio la signora Eva.<br />
Quando si perse tra gli occhi che dicevano parole che la bocca nemmeno immaginava di poter pronunciare.E andarono fuori.A correre.Per ore.</em></p>
<p><em> La Signora Eva e il cane che scodinzolava &#8211; Irene Massa -</em></p></blockquote>
<p>La spio,passando sul pavimento gelato per andare in bagno.Controllo se per caso si è mossa.La posso prendere in mano.Senza poterla abbracciare,senza potermi più addormentare sulla sua pancia.Lì appiccicata in una cornice di pelo rosso.Cucciola,avrà avuto un anno.Non ci sono più &#8220;Dai basta,smettila di abbaiare&#8221; ogni volta che qualcuno suona alla porta.E mi manchi da morire sai?&#8230;..</p>
<p>Ho pianto lacrime così grandi,che potevo sentirne il suono quando toccavano terra.Avevo paura che chiudendo gli occhi ti avrei vista ancora lì,mentre te ne vai,papà che vomita e io che mi arrabbio con te,perchè proprio non mi dovevi lasciare.</p>
<p>Non ho mai amato un cane prima di te,anzi non mi piacevano proprio.Te lo ricordi il giorno che io e Stefano ti abbiamo portato in casa e nascosta nell&#8217;armadio per non farti vedere da mamma?Io sì.Sto sorridendo.</p>
<p>E quando giravi per casa con il gatto in bocca?!Beh,per non parlare della prima volta che hai visto la neve&#8230;</p>
<p>Voglio credere ad Alberto quando mi dice che sei con Elvis,sulla Luna.</p>
<p>E non ti preoccupare.Sei sempre con me,e ancora adesso,pensando a te,mi brucia forte il cuore.</p>
<blockquote><p><em><strong>Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato.</strong><br />
<em>Schopenhauer </em></em></p></blockquote>
<p><em><em><a href="http://irmaphotoandstuff.wordpress.com/files/2009/11/scilla.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-78" title="scilla" src="http://irmaphotoandstuff.wordpress.com/files/2009/11/scilla.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><br />
</em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'arpa]]></title>
<link>http://petalidirose.wordpress.com/2009/11/24/larpa/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 20:52:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romina</dc:creator>
<guid>http://petalidirose.wordpress.com/2009/11/24/larpa/</guid>
<description><![CDATA[Sulla terra non c&#8217;è un&#8217;arpa che possa vibrare in sintonia coi miei pensieri: è la notte ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://petalidirose.wordpress.com/files/2009/11/notte.jpg"><img src="http://petalidirose.wordpress.com/files/2009/11/notte.jpg" alt="" title="notte" width="500" height="375" class="alignnone size-full wp-image-200" /></a><br />
Sulla  terra  non  c&#8217;è  un&#8217;arpa  che  possa<br />
vibrare  in  sintonia  coi  miei  pensieri:<br />
è  la  notte  che  scende  solitaria,<br />
è  il  vento  che  si  strugge  di  lamento,<br />
fra  le  piante  sussurra  e  dentro  l&#8217;aria<br />
parole  di  mestizia  e  di  tormento.<br />
Insieme  intonano  uno  strano  canto<br />
vano  timore  ed  insensata  pena.<br />
Sedevo  in  solitudine  cantavo<br />
arie  antiche  struggenti  e  melodiose;<br />
erano  quelle  note  dolorose<br />
e  anche  il  mio  cuore  si  bagnò  di  pianto.<br />
Ad  asciugar  le  lacrime  mi  volsi<br />
e  per  caso  il  mio  sguardo  incontrò  il  cielo:<br />
freddo  e  grigio  mi  parve, plumbeo  velo.</p>
<p>Di  <strong>Charlotte  Brontë</strong><br />
(Tratta  da  Anne, Charlotte, Emily  Brontë, <em>Poesie</em>, Milano, Oscar  Mondadori, edizione  2004)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche tu dicevi]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/anche-tu-dicevi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:16:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/anche-tu-dicevi/</guid>
<description><![CDATA[  Anche tu dicevi non venire alla stazione se un giorno partirò. Il treno lascia le lacrime sulla ba]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/stazione.jpg"><img class="size-medium wp-image-1203  aligncenter" title="Stazione" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/stazione.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p><em></em> </p>
<p><em>Anche tu dicevi<br />
non venire alla stazione<br />
se un giorno partirò.<br />
Il treno lascia le lacrime<br />
sulla banchina di chi fermo<br />
alla vista pur s&#8217;allontana</em></p>
<p><em>Anche tu dicevi<br />
non venirmi a salutare<br />
alla stazione se partirò<br />
Voglio di te il ricordo<br />
di un viso felice, lo stesso<br />
che vidi scendendo dal treno<br />
con la mia valigia leggera</em></p>
<p><em>Ora sono io che parto<br />
ma la mia valigia pesa<br />
non venire alla stazione<br />
non venirmi a salutare<br />
La mia valigia pesa e<br />
posto per altro dolore<br />
non ne ho più.</em></p>
<p><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://www.poetare.it/pompi.html" target="_blank">Claudio Pompi</a></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lacrime bianche]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/lacrime-bianche/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:12:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/lacrime-bianche/</guid>
<description><![CDATA[Stamani il cielo triste e imbronciato piange lacrime bianche che come tenere farfalle si posano ovun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" src="http://www.annafurnari.it/immagini/opere/P3120171.JPG" alt="" width="213" height="267" /><br />
<em>Stamani il cielo<br />
triste e imbronciato<br />
piange lacrime bianche<br />
che come tenere<br />
farfalle<br />
si posano ovunque;<br />
vagano lievi<br />
al soffio del vento<br />
che le disperde<br />
tra gli alberi<br />
intirizziti<br />
e sui marciapiedi<br />
grigiverdastri<br />
sciogliendosi poi<br />
in rapida agonia.</em></p>
<p><a href="http://www.poetare.it/silenzi.html" target="_blank"><strong><span style="color:#800000;">Nino Silenzi</span></strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come un sospiro]]></title>
<link>http://etherchild.wordpress.com/2009/11/23/come-un-sospiro/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 22:32:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>etherchild</dc:creator>
<guid>http://etherchild.wordpress.com/2009/11/23/come-un-sospiro/</guid>
<description><![CDATA[Fuggevole incontro di luce, avvolto da dolci tenebre, risveglia profumi remoti di un tempo mai perdu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fuggevole incontro di luce,<br />
avvolto da dolci tenebre,<br />
risveglia profumi remoti<br />
di un tempo mai perduto.</p>
<p>Non disperare mio cuore nascosto<br />
saturo di lacrime mai piante.<br />
Accogli invece fra le tue braccia<br />
quel sincero respiro trasparente.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'odore di morte]]></title>
<link>http://palmaria.wordpress.com/2009/11/23/lodore-di-morte/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:38:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>angelica polverini</dc:creator>
<guid>http://palmaria.wordpress.com/2009/11/23/lodore-di-morte/</guid>
<description><![CDATA[Certo, l&#8217;argomento inquieta. Eppure esiste, e come un presagio lo sentiamo circolare, con quel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Certo, l&#8217;argomento inquieta. Eppure esiste, e come un presagio lo sentiamo circolare, con quella sua presenza pesante che raggela.</p>
<p>Io lo fiuto, e mi provoca uno stato ossessivo.  Come i cani da caccia, non mi do pace, annuso di quà e scodinzolo là per cercare di capire da dove arriva quell&#8217;odore, quello smarrimento, quel sentimento tanto simile a quando cerchiamo furiosamente qualcosa e poi improvvisamente ricordiamo d&#8217;averla gettata tempo prima. Dove sei finito? Perchè non ti trovo? Solo in quel momento siamo in perdita, totale, e solo lì possiamo rivolgerci a ciò che rimane, ma rischiamo di rimanere ancorati in quella situazione, in quell&#8217;odore di morte.<a href="http://palmaria.wordpress.com/files/2009/11/temperanza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-113" style="margin:8px;" title="temperanza" src="http://palmaria.wordpress.com/files/2009/11/temperanza.jpg?w=162" alt="" width="162" height="300" /></a></p>
<p>Ieri ho visitato una casa molto particolare, una casa dove un uomo forte convive con tutti i suoi angeli, la sua famiglia. Dalla cucina proveniva una musica di sottofondo, <em>Impressioni di Settembre</em>.</p>
<p>Non mi ha colpito il freddo che sentivo nelle ossa, e neanche la polvere o le ragnatele sui soffitti. Non mi sono bloccata neanche quando i mio occhio s&#8217;è posato sulle innumerevoli foto alle pareti, e neppure osservando le decine di tazzine, statuette e batik, innumerevoli ricordi di innumerevoli viaggi intorno al mondo.</p>
<p>Ciò che mi colpiva, arrivava dal senso ancestrale, quando aprendo le porte delle camere private sentivo l&#8217;odore delle persone che non ci sono più. Com&#8217;è possibile? Sentivo la freschezza della gioventù del figlio, la sua bellezza, quando è stata aperta la porta chiusasi 9 anni fa&#8230;ho sentito la scia di deodorante guizzante mentre sbrigativamente usciva per gli appuntamenti dell&#8217;età, amici, ragazze, università&#8230;ho visto la madre in lacrime, devastata, straziata da un dolore insanabile, aggrappata a quei brandelli di foglio dove pochi schizzi, un&#8217;espressione algebrica, erano l&#8217;ultimo segno grafico, lasciato dal figlio. Opera delle sue mani, mani che non toccherà più. In quell&#8217;odore ho sentito il cordoglio di una famiglia, le giovani lacrime degli amici, i ragazzi muti e le ragazze angosciate.</p>
<p>Al centro c&#8217;è la camera dell&#8217;altro figlio, schiacciato dai ricordi, a destra il fratello angelo, a sinistra la camera del padre ora solo. Lui se n&#8217;è andato, è sfuggito a quegli odori, costruendosi una nuova vita, sua finalmente, sganciata dalle oppressioni del passato.</p>
<p>Poi la camera della madre, sentivo l&#8217;odore di Gilla, ancora così presente. La vedevo seduta in meditazione immersa nei suoi libri e avvolta nello scialle rosa, con i capelli dorati e la sigaretta in mano. Ho osservato rapidamente i suoi libri, consunti, sulle mensole. Quante ore a cercare risposte, quanto dolore è scorso su quelle pagine. Ma il ricordo di lei, è innaturalmente simpatico.</p>
<p>Se l&#8217;odore di Andrea squassa il petto, l&#8217;odore di Gilla strappa un sardonico sorriso. Lo sguardo si perde confusamente nei ricordi e arriva la sua voce. Spesso la sento, e la sensazione è sempre la solita, mette il buon umore. Quella donna così curiosa, la sua parlata lenta e sicura, i suoi stati d&#8217;animo così cristallini, la sua volontà di unire il mondo. Quando penso a Gilla, rimango bloccata qualche attimo e poi arriva qualche sua frase comica, e mi viene da ridere.</p>
<p>In quest&#8217;ultimo periodo molte persone intorno a me se ne sono andate&#8230;tutte persone conosciute e vissute appieno nell&#8217;ultima fase della loro vita. Sono lusingata per questo.</p>
<p>Nel cassettino di legno di un mobile, qualche giorno fa ho trovato un piccolo biglietto. Un&#8217;etichetta scritta a mano, eco natalizia, &#8220;Grazie di tutto&#8230;Gilla&#8221;&#8230;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poesia precaria (selezionata da A. Coffami) - 15]]></title>
<link>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/11/23/poesia-precaria-selezionata-da-a-coffami-15/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 03:30:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>scrittoriprecari</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fotografie. Fotografie in bianco e nero antico. Ecco cosa sono le poesie di Roberto Ceccarini. La ra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align:justify;">Fotografie. Fotografie in bianco e nero antico. Ecco cosa sono le poesie di Roberto Ceccarini.</p>
<p style="text-align:justify;">La raccolta “<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/01/24/giorni-manomessi-di-roberto-ceccarini-recensione-di-antonio-fiori/" target="_blank">Giorni manomessi</a>” (L&#8217;arcolaio – 2008) racchiude istantanee, emozioni raggelate in cubi di ghiaccio che emanano calore. Quando lessi il libro ebbi l&#8217;impressione – e mi ripeterò – di vedere numerose fotografie antiche, in cornici d&#8217;argento e di legno chiaro. Si respira tabacco di uomo anziano, si respirano ricordi enunciati e condivisi. Nostalgie che si rinchuidono in sorrisi e lacrime non disperate, ma serene.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mvqTdV6Z3r0" target="_blank">Roberto Ceccarini</a> è curatore del blog <a href="http://oboe.altervista.org/blog/" target="_blank">rossodisera = oboe sommerso</a></p>
<p>Le poesie che vi propongo sono estratte dal suo libro “<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/01/24/giorni-manomessi-di-roberto-ceccarini-recensione-di-antonio-fiori/" target="_blank">Giorni manomessi</a>” (L&#8217;arcolaio – 2008)</p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://zabaglioangelo.splinder.com/" target="_blank"><em>Andrea Coffami<br />
</em></a></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">non sentivamo più i passi</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">(il freddo faceva battere i denti)</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">intorno al fuoco, la sera</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">tenevano banco le parole,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">quasi volessero confortarci.</span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://oboesommerso.splinder.com/" target="_blank"><em><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Roberto Ceccarini</span></em></a></p>
<p><a href="http://oboesommerso.splinder.com/" target="_blank"><em> </em></a></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">mi resta un freddo intramontabile</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">un freddo non commestibile</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">la somma di bocche spalancate</span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">nella piazza finestre stavano</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">ad osservare tutti i morti impiccati</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- tutta la loro sorda distanza -</span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://oboesommerso.splinder.com/" target="_blank"><em><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Roberto Ceccarini</span></em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dritti dritti da aNobii!/2]]></title>
<link>http://bondoux.wordpress.com/2009/11/20/dritti-dritti-da-anobii2/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 04:08:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>bondoux</dc:creator>
<guid>http://bondoux.wordpress.com/2009/11/20/dritti-dritti-da-anobii2/</guid>
<description><![CDATA[Sempre da aNobii, stavolta però facciamo un passo indietro e parliamo non de La vita come viene, ma ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sempre da <a href="http://www.anobii.com/" target="_blank">aNobii</a>, stavolta però facciamo un passo indietro e parliamo non de <a href="http://www.ibs.it/code/9788821565854/bondoux-anne-laure/vita-come-viene.html" target="_blank"><em>La vita come viene</em></a>, ma delle <a href="http://www.ibs.it/code/9788821563935/bondoux-anne-laure/lacrime-dell-assassino.html" target="_blank"><em>Lacrime dell&#8217;assassino</em></a>.</p>
<p><img src="http://static.anobii.com/anobi/image/star_1.gif" alt="" /><img src="http://static.anobii.com/anobi/image/star_1.gif" alt="" /><img src="http://static.anobii.com/anobi/image/star_1.gif" alt="" /><img src="http://static.anobii.com/anobi/image/star_1.gif" alt="" /> Toccante</p>
<p>Uno spietato assassino scopre il suo cuore duro e ruvido capace di provare un affetto sincero e puro per un bambino; potrebbe sembrare la solita favoletta buonista, ma in realtà è un libro crudo e schietto, dove l&#8217;amore non è una bacchetta magica che ripara a tutti gli errori e a tutto il male commesso.<br />
Anzi, quest&#8217;amore inaspettato per il piccolo Pablo sarà proprio ciò che porterà Angel Alegrìa verso la condanna a morte, passando dal ruolo del carnefice a quello della vittima con una tale consapevolezza e una dignità pari &#8211; se non superiore &#8211; a quella degli uomini definiti &#8220;buoni&#8221;.<br />
Quegli stessi uomini &#8220;buoni&#8221; che, in nome della giustizia, lo uccideranno, togliendo al piccolo Pablo l&#8217;unico vero affetto che lui avesse mai conosciuto.</p>
<p>Sono rimasta affascinata dallo stile conciso e senza fronzoli melensi dell&#8217;autrice. Mi aspettavo un libro introspettivo con la voce narrante dell&#8217;assassino, carica delle sue colpe e dei suoi fantasmi, invece ho trovato una piacevole narrazione in terza persona che con poche parole giuste dette al momento giusto ha saputo trasmettere non solo il tormento dell&#8217;assassino, ma anche le paure e le speranze del piccolo verso questo mistero che chiamano Vita, e l&#8217;affetto che, con semplici gesti quotidiani, si rinforza pagina dopo pagina.<br />
Tra i due, nessuno slancio d&#8217;affetto scontato e melenso; gesti molto concreti e spesso apparentemente distaccati, che col tempo però acquistano un nuovo significato.<br />
L&#8217;unica e più intensa dimostrazione di quest&#8217;affetto impossibile la si ha solo alla fine, quando Pablo ed Angel saranno costretti a dividersi.<br />
E lì, confesso, ho pianto.</p>
<p>Insegna che fare una distinzione netta tra Buoni e Cattivi non è quasi mai possibile.<br />
Un libro a metà tra favola moderna e denuncia delle ipocrisie del nostro essere.<br />
Un libro toccante.</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/nikimuk/books" target="_blank">Nikimuk92</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Divina umanità . . .]]></title>
<link>http://ilpiccolo.wordpress.com/2009/11/19/divina-umanita/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:00:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilpiccolo</dc:creator>
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<description><![CDATA[&lt;&lt; Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa &gt;&gt; (Lc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span><img class="alignright" title="lacrime" src="http://farm4.static.flickr.com/3123/2474689866_be011a6057_m.jpg" alt="" width="240" height="180" /><strong>&#60;&#60; Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa &#62;&#62; </strong>(</span><span><a name="vangelo"><span>Lc 19,41-44)</span></a></span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;"><span><span>Si potrebbe dire tanto su questo versetto . . .</span></span></p>
<p style="text-align:left;"><span><span>. . . ma vorrei soffermarmi con voi a immaginare Gesù che triste piange e versa lacrime . . .</span></span></p>
<p style="text-align:left;"><span><span>Mi direte: &#8220;e quindi&#8230;cosa c&#8217;è di straordinario?&#8221;</span></span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><span><span>Gesù è il Figlio di Dio!</span></span></p>
<p style="text-align:left;"><span><span>. . . immaginate un Dio che triste piange e versa lacrime . . .</span></span></p>
<h4 style="text-align:center;"><span><span>Io lo immagino e non posso dire altro che:</span></span></h4>
<h4 style="text-align:center;"><span><span>&#8221; il Verbo SI E&#8217; FATTO CARNE &#8221; ! ! !<br />
</span></span></h4>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/17/pier-paolo-pasolini/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:48:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>viadellebelledonne</dc:creator>
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<description><![CDATA[Che fui? Che senso ebbe la mia presenza in un tempo che questo film rievoca ormai così tristemente f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Che fui? Che senso ebbe la mia presenza in un tempo che questo film rievoca ormai così tristemente f]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Filastrocca sulla gioia - Limerick about joy]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/14/filastrocca-sulla-gioia-limerick-about-joy/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:52:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Daniela Domenici Il grande Beethoven nella sua nona e ultima sinfonia con il suo “Inno alla gioia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Daniela Domenici Il grande Beethoven nella sua nona e ultima sinfonia con il suo “Inno alla gioia]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Poesia"]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/14/poesia/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 09:10:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Angela Ragusa è questa voglia che spesso mi rapisce e in un mondo tutto mio porta a rifugiarmi… E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Angela Ragusa è questa voglia che spesso mi rapisce e in un mondo tutto mio porta a rifugiarmi… E]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il vento d'inverno]]></title>
<link>http://ilventoelenuvole.wordpress.com/2009/11/14/il-vento-dinverno/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 01:44:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alex</dc:creator>
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<description><![CDATA[Risvegliato da un lungo torpore, mi affacciai a quella finestra, ma non si sentiva niente, un silenz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Risvegliato da un lungo torpore, mi affacciai a quella finestra,<br />
ma non si sentiva niente, un silenzio surreale permaneva nell&#8217;aria.</p>
<p>Osservai gli alberi e mai foglia si mosse, era pieno inverno e mi domandai che fine avesse fatto quel vento, freddo e gelido che sembra buttar giù il mondo.</p>
<p>Poi mi soffermai a guardare dentro di me, e vidi che peggior tempesta non fu mai raccontata da voce umana, dove vento e pioggia si unirono, e infine in lacrime si esaurì.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quell'acqua lì (seconda parte)]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/09/quellacqua-li-seconda-parte/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 18:34:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/09/quellacqua-li-seconda-parte/</guid>
<description><![CDATA[Ho pubblicato, due giorni fa, un post con l&#8217;inizio del mio nuovo racconto, Quell&#8217;acqua l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-weight:normal;">Ho pubblicato, due giorni fa, un post con l&#8217;inizio del mio nuovo racconto, </span><em><span style="font-weight:normal;">Quell&#8217;acqua lì</span></em><span style="font-weight:normal;">.</span></p>
<p>Ecco, l&#8217;ho finito, lo riposto tutto intero. Forse ha bisogno di qualche limatura, ma ormai è nato, e vuol vedere la luce (telematica, ma sempre luce). Alessandra dice che ha un sapore <a href="http://www.flickr.com/photos/loungerie/3642742883/" target="_blank">almodovariano</a>. Che per me è un complimento.</p>
<p>Enjoy.</p>
<p><strong>Quell’acqua lì</strong></p>
<p>Cominciò tutto all’improvviso. Aveva scalato la marcia, dalla terza alla seconda, aveva premuto il freno, di nuovo la frizione, messo in prima, e l’auto si era fermata in coda sotto al sole. Era una bella mattinata di settembre e lui si trovava lì. La macchina davanti alla sua aveva lasciate inserite le doppie frecce, lui cominciò a fissarle senza sbattere le palpebre. Ed ecco dove e quando tutto cominciò, quasi non se ne accorse. Gli occhi gli si annebbiarono e lui non poté più trattenersi. Non era lui che piangeva, erano solo gli occhi, non la smettevano. Lui perse ogni tipo di cognizione, dov’era, cosa faceva, chi era. Sentiva solo dell’acqua che scorrendogli sulle guance arrivava fino al collo, ma non era proprio acqua, com’è che si chiama, è come l’acqua ma viene dagli occhi, come un fiume ma non proprio un fiume, quell’acqua lì. Sentì un frastuono dietro di sé, un accumulo di rumori simili e diversi, come un grappolo di note messe insieme a caso, non sapeva cosa fossero ma gli davano fastidio come l’acqua che gli era scesa sul collo. Le luci arancioni che prima gli lampeggiavano davanti erano lontane, erano sparite. Sentì qualcuno urlare, non riconobbe le parole ma la violenza del tono. Reagì meccanicamente a quel richiamo, come in trance accostò l’auto sulla destra, sentì un sobbalzo, aveva colpito qualcosa, anzi, no, ci era salito sopra, su quella cosa lunga che costeggia la strada. L’auto si spense e lui rimase lì, con un velo umido davanti agli occhi, vide sfilare accanto a sé una serie interminabile di macchine, qualcuno da dentro gli urlava qualcosa, faceva gesti, pestava sul campanello, campanello?, chiuse gli occhi e appoggiò la fronte sulla ruota che gira, l’acqua cadde verso il basso, mucchietti d’acqua di cui gli sfuggiva il nome. Non era triste, no, non gli pareva proprio, ma l’acqua continuava a uscire, non sapeva come fermarla, non capiva se doveva fermarla o no. Gli bruciava la testa, la nuca, il dietro del collo, la macchina era di quel colore che attira il sole. Poi sentì un toc toc di fianco a lui. Girò la testa di lato e vide una persona che cercava di dirgli qualcosa attraverso il vetro. Lui non capiva. Lei gli indicò il finestrino e fece un gesto con la mano chiusa, girandola velocemente. Non era molto chiaro. La ragazza allora aprì lo sportello, premette un pulsante interno e il finestrino andò giù. Richiuse lo sportello e gli parlò dal finestrino aperto.</p>
<p>“Tutto a posto?”</p>
<p>“Come?”</p>
<p>“Si sente bene, vuole che chiami qualcuno?”</p>
<p>“Chi?”</p>
<p>“Non so, qualcuno che conosce, un amico, un parente.”</p>
<p>“Chi?”</p>
<p>“Lei è sposato?”</p>
<p>“Con chi?”</p>
<p>“Come con chi? Con una moglie.”</p>
<p>“No, non mi sembra.”</p>
<p>“Senta, come si chiama?”</p>
<p>“Chi?”</p>
<p>“Lei.”</p>
<p>“Mia moglie?”</p>
<p>“No, non sua moglie, lei, cioè, tu, come ti chiami?”</p>
<p>“Non me lo ricordo.”</p>
<p>“Ti sei fatto male? Perché piangi?”</p>
<p>Ecco, piangere, piangere, ha a che fare con l’acqua che scende dagli occhi, piangere, ma non è proprio la parola giusta, quell’acqua salata non si chiama piangere, ha un altro nome ma gli sfugge.</p>
<p>“Non mi riesce di smettere.”</p>
<p>“Ma ti fa male qualcosa?”</p>
<p>“No, non mi fa male niente, fanno tutto gli occhi da soli, ero in fila e poi è venuta quest’acqua, continua a scendere, non so se devo fermarla.”</p>
<p>“E come ti chiami non te lo ricordi? Ce l’hai un documento, una tessera…”</p>
<p>Lui si alzò leggermente dal sedile e sfilò il portafogli dalla tasca. La ragazza lo prese e ne estrasse la carta d’identità.</p>
<p>“Ti chiami Giovanni. Giovanni Morandi. Te lo ricordi?”</p>
<p>L’uomo fece cenno di no.</p>
<p>“Abiti proprio qui dietro. Ce l’hai un cellulare?”</p>
<p>“Cosa?”</p>
<p>“Un cellulare, un telefonino.”</p>
<p>La ragazza fece un gesto con il pugno davanti all’orecchio. Lui scrollò le spalle.</p>
<p>“Puoi guardare nelle tasche?”</p>
<p>“Preferisco di no.”</p>
<p>“Perché?”</p>
<p>“Se abbasso la testa l’acqua scorre di più.”</p>
<p>“Non c’è bisogno che abbassi la testa. Basta che infili una mano in tasca e senti se c’è.”</p>
<p>Quest’idea gli piacque. Il fatto di poter toccare senza guardare. Infilò le mani in tasca e scrollò di nuovo le spalle.</p>
<p>“Niente?”</p>
<p>“Questo.”</p>
<p>Tirò su, per uno dei fragili angoli, un fazzoletto di carta moccicoso e lo lasciò lì, a pendere dalle sue dita, davanti al viso, come una grinzosa e sfortunata bandiera bianca.</p>
<p>“Che schifo, buttalo via.”</p>
<p>Giovanni si guardò intorno.</p>
<p>“Rassegnati, butta pure per terra.”</p>
<p>Giovanni se lo rinfilò in tasca. Nel fare così si scordò della mutua indipendenza dei sensi, abbassò la testa e l’acqua venne giù più copiosa, più veloce, era la forza di gravità, la forza di gravità.</p>
<p>“Senti Giovanni, non mi sembra che tu stia molto bene. Non so se è un attacco di panico o cosa, comunque le cose sono due: o chiamo il 118, e ti fanno un controllo, o se vuoi ti accompagno a casa, visto che stai qui vicino.”</p>
<p>“Non lo so dove abito.”</p>
<p>“C’è scritto sulla carta d’identità, non ti preoccupare.”</p>
<p>“Cos’altro c’è scritto sulla carta d’identità?”</p>
<p>“Che sei nato a Roma il 9 aprile di quarant’anni fa, che fai il geometra e che sei coniugato.”</p>
<p>“Coniugato?”</p>
<p>“Sposato.”</p>
<p>“Con chi?”</p>
<p>“Questo non c’è scritto. Ma forse a casa tua lo scopriamo. Ti ricordi se hai dei figli?”</p>
<p>“No, non me lo ricordo.”</p>
<p>“Vabbè, ora scopriamo anche quello.”</p>
<p>I due si avviarono verso casa di Giovanni. Mentre camminavano, l’acqua continuava a uscirgli dagli occhi. Lui si guardava intorno, ma quelle strade, quei palazzi, quei negozi non gli dicevano niente.</p>
<p>“Questo è il tuo quartiere, lo riconosci?”</p>
<p>Lui scrollò le spalle.</p>
<p>“La via dove abiti è proprio là dietro, magari riconosci il portone.”</p>
<p>Lui non sembrava neanche ascoltarla.</p>
<p>“A proposito, nella confusione non ti ho detto nemmeno come mi chiamo. Sono Maria Giovanna, ma tutti mi chiamano Merygiò.”</p>
<p>“Merygiò?”</p>
<p>“Sì, faccio la volontaria AVO, e all’ospedale tutti mi chiamano così, i malati, gli infermieri, i dottori, Merygiò. Perché?”</p>
<p>“Sembra qualcosa da bere.”</p>
<p>“Sempre meglio di te che ti chiami come il cantante.”</p>
<p>“Il cantante?”</p>
<p>“Morandi, Gianni Morandi, non mi dire che non lo conosci, e sì che sei vecchiotto…”</p>
<p>“No, non me lo ricordo, è bravo?”</p>
<p>“Mah, nel suo genere…”</p>
<p>E qui si interruppe la conversazione. I due camminarono uno accanto all’altra, lei arrancava un po’, con quelle gambette corte, lui procedeva deciso, con gli occhi annebbiati, si fermava a ogni incrocio e la aspettava, attraversavano insieme nelle direzione che lei sapeva, e poi lui riallungava il passo fino al successivo incrocio. Arrivarono al numero sedici. C’erano solo due targhette e Merygiò suonò il campanello con scritto Morandi-Tozzi. In un’altra occasione avrebbe riso molto per una sciocchezza così. Non rispose nessuno. Merygiò riprovò una seconda volta, senza successo.</p>
<p>“Va bene, adesso suoniamo ai vicini, tu dici – scusi, sono il signor Morandi, fatti mandare dalla mamma a prendere il latte…”</p>
<p>Lui non le rispose nemmeno, non solo non aveva capito la battuta, non aveva capito neanche che si trattava di una battuta.</p>
<p>“No, scherzo, tu dici – scusi, mi sono scordato le chiavi, mi può aprire il portone? – così entriamo e parliamo con loro, magari ti viene in mente qualcosa. Va bene?”</p>
<p>Si voltò verso Giovanni e vide che questi teneva davanti a sé un mazzo di chiavi, proprio come prima teneva il fazzoletto sporco.</p>
<p>“E queste dove le tenevi?”</p>
<p>“Erano nella tasca che sta dentro.”</p>
<p>“Visto? Ora vedrai che tutto si risolve. Ce la fai a smettere di piangere?”</p>
<p>Lui scrollò le spalle. Entrarono nel portone. Sulla prima porta a destra c’era la targhetta con scritto Morandi-Tozzi. Sulla porta di fronte c’era scritto Gioia. Merygiò provò a bussare ai vicini, a suonare il campanello, ma nessuno le rispose. Decise allora di aprire la porta di Giovanni. Lui le stava dietro.</p>
<p>La prima cosa che notò fu l’aria stantia. La seconda il silenzio. Fece qualche passo in avanti, sussurrò un paio di timidi permesso, infine entrò nel salotto. Era un normale salotto in disordine, con molti posaceneri pieni di cicche. Lei andò verso la finestra, la aprì. Lui le stava dietro. Lei si voltò.</p>
<p>“Ti ricordi qualcosa? Guardati un po’ intorno.”</p>
<p>Lui vide un pacchetto di sigarette aperto sul bracciolo del divano. Come un automa si sedette, prese una sigaretta e se la portò alla bocca. Dopo averla accesa, gli cadde l’accendino per terra. Si chinò a raccoglierlo e l’acqua dagli occhi, un po’ per la posizione, un po’ per il fumo, cominciò a scendere più forte. Accanto alla zampa del divano vide qualcosa che luccicava, lì per lì non distinse cos’era, per via di quel velo umido agli occhi, dovette toccarla perché riconoscesse qualcosa di familiare, quel rettangolo di ferro bucato che contiene le foto. Lo tirò su, il vetro era rotto. La foto era a terra, anzi erano due, anzi, no, era una foto strappata in due. Da una parte c’era lui, gli pareva. Dall’altra una donna con i capelli corti, magra, forse bella. Congiunse i bordi strappati della foto, si appoggiò allo schienale del divano e aspettò che l’acqua diminuisse d’intensità per poter vedere meglio l’immagine. Merygiò era dietro al divano, sbirciava la foto nelle mani di Giovanni. Tutto sapeva d’abbandono. Lo lasciò lì sul divano e cominciò a esplorare le altre stanze. Arrivata davanti alla camera da letto, diede due colpetti alla porta e chiese permesso. Era vuota. Pur nella penombra da finestra chiusa, notò che qualcosa non andava. Il letto era sfatto, alcuni indumenti erano per terra, altri appoggiati alla spalliera del letto, altri ancora sulle ante aperte dell’armadio, per terra c’era una valigia aperta. Si sedette sul bordo del letto, accese l’abat-jour. Rovesciata sul comodino c’era una cornice. La girò. Una donna sorridente, la stessa della foto strappata, guardava in macchina. Sulla sinistra c’era mezza faccia di Giovanni concentrata nel fare la foto tenendo la fotocamera a un braccio di distanza. A Merygiò sembravano felici. Non era molto pratica di storie d’amore, ma sapeva, per esperienze e confidenze altrui, che i lunghi rapporti potevano terminare in due modi: la rassegnazione o la fuga. In questo secondo caso c’entrava quasi sempre una terza persona. Mentre provava a immaginare cosa potesse essere successo, cosa o chi avesse portato la moglie di Giovanni a fuggire, sentì qualcosa di metallico che le premeva sotto la coscia. Si alzò un poco e tirò fuori, da sotto il lenzuolo sgualcito, una cintura di cuoio. La fibbia era massiccia, era una cintura da uomo. Guardò gli altri indumenti sparsi per la camera. Si accorse che, per la maggior parte, erano camicie e pantaloni da uomo. Andò verso l’armadio e spalancò le ante socchiuse. Due terzi dell’armadio erano perfettamente in ordine. Vi si trovavano, disposti per tonalità di colore, camicie, gonne e pantaloni da donna. L’altro terzo dell’armadio, invece, era semivuoto. Vi erano rimaste solo due o tre camicie a quadri e un mucchietto di cravatte. La ragazza prese la foto del  comodino e tornò in salotto. Giovanni si era addormentato, tenendo tra le mani l’altra foto, quella strappata. Il sonno aveva interrotto il flusso continuo del suo pianto, le palpebre come dighe fermavano la sciagura. Mentre lo guardava, Merygiò sentì un rumore dietro di sé. Si voltò e vide sulla porta una signora anziana. Era vestita di nero, nonostante il caldo. Con una mano teneva la borsetta, con l’altra un fazzoletto che usava per asciugarsi il sudore.</p>
<p>“Permesso. Cercavo il signor Morandi. Ho visto la porta socchiusa e ho pensato di entrare. Sono la vicina.”</p>
<p>Merygiò si avvicinò a lei.</p>
<p>“Il signor Morandi sta dormendo. L’ho trovato per strada in stato confusionale e l’ho riaccompagnato a casa. Non ricorda niente. Ha pianto per tutto il tempo, ma non sapeva perché. Io sono Merygiò.”</p>
<p>“Come sta, ora?”</p>
<p>“Prima di addormentarsi non ricordava niente. Lei sa cos’è successo? Sua moglie l’ha lasciato?”</p>
<p>La signora Gioia sbirciò in direzione di Giovanni, poi prese Merygiò per un braccio e la portò verso la cucina. La squadrò da capo a piedi, poi parlò sottovoce.</p>
<p>“Ma noi non ci siamo già viste?”</p>
<p>“Può darsi, sono volontaria AVO, vedo tanta di quella gente…”</p>
<p>“È alle cure palliative?”</p>
<p>“Sì, anche.”</p>
<p>“Io sono la cognata di Mirella Bani, è morta alle cure palliative un mese fa.”</p>
<p>“Mirella, quella con il cancro al polmone?”</p>
<p>“Sì, è lei, pace all’anima sua. Forse allora ci siamo incrociate lì.”</p>
<p>“È probabile.”</p>
<p>“Giovanni non le ha detto niente di quello che è successo?”</p>
<p>“Lui dice di non ricordare.”</p>
<p>“Poveretto, ci credo. Certo è anche un po’ colpa sua.”</p>
<p>“Di cosa?”</p>
<p>“La moglie lo ha lasciato, è vero.”</p>
<p>“Aveva un altro?”</p>
<p>“No, no di certo. Veronica non era il tipo.”</p>
<p>“E allora?”</p>
<p>“In realtà è stato lui a lasciarla.”</p>
<p>Il pensiero di Merygiò corse alla camera, all’armadio. Mancavano i vestiti da uomo, non da donna.</p>
<p>“Quando?”</p>
<p>“Tre giorni fa. Non so perché, ho solo sentito delle urla e dopo un po’ lui se n’è andato sbattendo la porta. Non era la prima volta che succedeva, di solito tornava a casa dopo qualche ora, sbronzo, e tutto si aggiustava. Ma stavolta era più serio. Aveva un borsone con sé. Il pomeriggio del giorno dopo è venuta Veronica a casa mia. Stava uscendo, aveva le chiavi della macchina in mano, andava qualche giorno da una sua amica fuori città, anche se ho notato che non aveva valigie né borse, con sé. Le ho chiesto se fosse tutto a posto, mi ha detto che lui non rispondeva al cellulare. Era la prima volta che la vedevo così distaccata. Mi ha chiesto di annaffiarle le piante, mi ha lasciato il doppione delle chiavi. Poi è andata via.”</p>
<p>“E lui è tornato e non l’ha trovata?”</p>
<p>“No, lui è la prima volta che lo vedo qui da quando ha lasciato la casa. Non so cos’abbia fatto. Ma ieri è arrivata la polizia e lo cercava.”</p>
<p>“Cos’aveva fatto?”</p>
<p>“Non lui, lei. Un cercatore di funghi l’ha trovata in un burrone accanto a un cespuglio, dopo aver visto l’auto fracassata tra gli alberi. Era stata sbalzata fuori dalla macchina. Nessuno si è accorto di niente.”</p>
<p>“Com’è possibile?”</p>
<p>“Dalla strada non si vedeva niente, era un tratto senza guard-rail e non c’erano segni di frenate. Hanno detto che potrebbe trattarsi di…”</p>
<p>“Magari è solo un incidente.”</p>
<p>“Chissà. Povera Veronica. Comunque l’incidente pare sia avvenuto la sera stessa in cui lei è uscita di casa. È stata lì due giorni interi. Dicono che ha sofferto molto.”</p>
<p>“Che brutta fine.”</p>
<p>“No, no, non è morta, è all’ospedale. Ci sono passata ieri. Ha quattro vertebre frantumate, ha perso i denti, un occhio e ha il cranio fratturato. Ed è in coma. Giovanni non s’è mai visto. Credo non sapesse niente. Bisogna svegliarlo, bisogna dirglielo.”</p>
<p>“Io credo che lo sappia già. Qualcuno glielo avrà detto. Avrà letto il giornale. Sennò non piangerebbe così. L’ha solo rimosso.”</p>
<p>“Comunque va svegliato, gli va detto, deve andare in ospedale.”</p>
<p>“D’accordo, ora lo svegliamo e lei gli racconta tutto, così andiamo in ospedale.”</p>
<p>“No, non me la sento, abbia pazienza, lo faccia lei che è abituata, mi pare tanto brava, io vado di là e telefono alla polizia, li devo avvertire. Torno subito.”</p>
<p>Al reparto Merygiò aveva assistito molte volte a queste fughe, a queste ritirate emotive, le aveva viste fare dai figli, dai genitori, dagli amici più cari. Era abituata. Mentre la signora Gioia usciva di casa, lei tornò in salotto e vide che Giovanni si era svegliato. Guardava di nuovo la fotografia strappata e l’acqua aveva ricominciato a scorrere. Lei si mise a sedere accanto a lui e gli tolse la foto dalle mani. Lui fece una leggera resistenza, poi la lasciò andare.</p>
<p>“Dobbiamo andare all’ospedale, lo sai?”</p>
<p>Lui fece cenno di sì.</p>
<p>“Sai quello che è successo?”</p>
<p>Un nuovo cenno d’assenso.</p>
<p>“Veronica ti aspetta. Forza, andiamo a prendere la tua macchina, se non te la senti guido io, tanto stavo andando all’ospedale. Prima però beviamo un bicchier d’acqua, che ti sei disidratato, con tutte quelle lacrime.”</p>
<p>Lacrime. Lacrime. Quanta fatica per chiamarle. Ecco, sono lacrime. Quei mucchietti d’acqua salata sono lacrime. Quel fiume che non si ferma mai sono le lacrime. Lacrime. Come aveva fatto a dimenticarsene? E mentre pensava a questo, mentre le battezzava per la seconda volta, le lacrime si fermarono. D’un colpo si fermarono. Era bastato chiamarle col loro nome e si erano fermate. Provò a farlo con la paura, chissà che non si fermasse anche lei. Pensò alla parola paura, la ripeté dentro di sé, ne scandì mentalmente le sillabe. Poi provò col dolore. Poi guardò Merygiò.</p>
<p>“Tu chi sei?”</p>
<p>“Come, sono Merygiò. Eri in macchina, non ricordavi nulla, ti ho portato a casa.”</p>
<p>“Ah, è vero. Grazie Merygiò. Chiami le cose col loro nome, tu. Questo mi aiuta molto. Andiamo?”</p>
<p>“Sì, lo dico alla signora Gioia.”</p>
<p>Mentre lei si avviava verso la porta, il telefono di casa squillò. Guardò Giovanni, immobile in un angolo della stanza. Merygiò non disse niente, al quarto squillo raccolse lei la cornetta.</p>
<p>“Pronto? Sì, casa Morandi… Sì, cioè, no, non sono una parente, però sono volontaria AVO… No… sì… sì, guardi è qui, glielo passo subito.”</p>
<p>Merygiò tese la cornetta a Giovanni.</p>
<p>“È l’ospedale. Ci sono novità.”</p>
<p>Giovanni si avvicinò, fece dieci passi per raggiungerla. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Lacrime. Si portò la cornetta all’orecchio, disse ‘pronto’ e si mise in ascolto. Lì per lì Merygiò non seppe se erano buone o cattive notizie. Notò solo che, mentre Giovanni annuiva, non c’erano lacrime sul suo volto.</p>
<p><strong>Fine?</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Naufragio]]></title>
<link>http://maboheme.wordpress.com/2009/11/08/naufragio/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 13:06:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mimì</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non avrei mai voluto smontare da quella macchina e richiudere la portiera. Speravo che il tempo si f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non avrei mai voluto smontare da quella macchina e richiudere la portiera. Speravo che il tempo si fermasse e rimanessimo incastrati lì per sempre, un&#8217;eternità insieme, con i nostri cuori infranti, ma vicini per sempre in quella macchina.  Avrei voluto rinviare all&#8217;infinito il momento dell&#8217;addio.</p>
<p>Invece sono scesa e ho chiuso quella porta.</p>
<p>Ora non resta nulla, se non le lacrime e un dolore lancinante che non riesco a diminuire.</p>
<p>Ho una nuova vita, lontano da qui, dove poter ricominciare&#8230;ma prima ciò che mi mandava avanti era l&#8217;aspettare che il tempo passasse il più veloce possibile, era l&#8217;attesa di una telefonata o di un messaggio, era il poter sentire la sua voce o vedere il suo volto, era poter contare sulla sua presenza.</p>
<p>Ora non resta nulla, se non una tesi su cui lavorare e la voglia di seppellirmi nel mare per non riaffiorare più.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il nuovo racconto]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/06/il-nuovo-racconto/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:48:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ecco, questo è la prima pagina del nuovo racconto che ho quasi finito di scrivere. Si intitola Quell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ecco, questo è la prima pagina del nuovo racconto che ho quasi finito di scrivere. Si intitola <em>Quell&#8217;acqua lì</em>. Lo spunto mi è stato offerto da <a href="http://www.flickr.com/photos/loungerie/62867553/" target="_blank">un mio momento di cedimento mentre ero in fila in macchina</a>. Il giorno prima c&#8217;era stato il funerale di mio padre. La strada dell&#8217;inizio, per chi conosce Livorno, è quella che costeggia la Fortezza Nuova (Viale degli Avvalorati, credo). Il racconto è scritto al passato, ma può darsi che diventi al presente.</p>
<p><strong><em>Quell’acqua lì</em></strong></p>
<p><em> Cominciò tutto all’improvviso. Aveva scalato la marcia, dalla terza alla seconda, aveva premuto il freno, di nuovo la frizione, messo in prima, e l’auto si era fermata in coda sotto al sole. Era una bella mattinata di settembre e lui si trovava lì. La macchina davanti alla sua aveva lasciate inserite le doppie frecce, lui cominciò a fissarle senza sbattere le palpebre. Ed ecco dove e quando tutto cominciò, quasi non se ne accorse. Gli occhi gli si annebbiarono e lui non poté più trattenersi. Non era lui che piangeva, erano solo gli occhi, non la smettevano. Lui perse ogni tipo di cognizione, dov’era, cosa faceva, chi era. Sentiva solo dell’acqua che scorrendogli sulle guance arrivava fino al collo, ma non era proprio acqua, com’è che si chiama, è come l’acqua ma viene dagli occhi, come un fiume ma non proprio un fiume, quell’acqua lì. Sentì un frastuono dietro di sé, un accumulo di rumori simili e diversi, come un grappolo di note messe insieme a caso, non sapeva cosa fossero ma gli davano fastidio come l’acqua che gli era scesa sul collo. Le luci arancioni che prima gli lampeggiavano davanti erano lontane, erano sparite. Sentì qualcuno urlare, non riconobbe le parole ma la violenza del tono. Reagì meccanicamente a quel richiamo, come in trance accostò l’auto sulla destra, sentì un sobbalzo, aveva colpito qualcosa, anzi, no, ci era salito sopra, su quella cosa lunga che costeggia la strada. L’auto si spense e lui rimase lì, con un velo umido davanti agli occhi, vide sfilare accanto a sé una serie interminabile di macchine, qualcuno da dentro gli urlava qualcosa, faceva gesti, pestava sul campanello, campanello?, chiuse gli occhi e appoggiò la fronte sulla ruota che gira, l’acqua cadde verso il basso, mucchietti d’acqua di cui gli sfuggiva il nome. Non era triste, no, non gli pareva proprio, ma l’acqua continuava a uscire, non sapeva come fermarla, non capiva se doveva fermarla o no. Gli bruciava la testa, la nuca, il dietro del collo, la macchina era di quel colore che attira il sole. Poi sentì un toc toc di fianco a lui. Girò la testa di lato e vide una persona che cercava di dirgli qualcosa attraverso il vetro. Lui non capiva. Lei gli indicò il finestrino e fece un gesto con la mano chiusa, girandola velocemente. Non era molto chiaro. La ragazza allora aprì lo sportello, premette un pulsante interno e il finestrino andò giù. Richiuse lo sportello e gli parlò dal finestrino aperto.</em></p>
<p><em>“Tutto a posto?”</em></p>
<p><em>“Come?”</em></p>
<p><em>“Si sente bene, vuole che chiami qualcuno?”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Non so, qualcuno che conosce, un amico, un parente.”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Lei è sposato?”</em></p>
<p><em>“Con chi?”</em></p>
<p><em>“Come con chi? Con una moglie.”</em></p>
<p><em>“No, non mi sembra.”</em></p>
<p><em>“Senta, come si chiama?”</em></p>
<p><em>“Chi?”</em></p>
<p><em>“Lei.”</em></p>
<p><em>“Mia moglie?”</em></p>
<p><em>“No, non sua moglie, lei, cioè, tu, come ti chiami?”</em></p>
<p><em>“Non me lo ricordo.”</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lacrime, rabbia e dolore]]></title>
<link>http://valentinamente.wordpress.com/2009/11/06/lacrime-rabbia-e-dolore/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 10:11:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
<guid>http://valentinamente.wordpress.com/2009/11/06/lacrime-rabbia-e-dolore/</guid>
<description><![CDATA[Copio e incollo il post dell&#8217;amica Stefania. Non mi piace dare notizie strazianti e far stare ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Copio e incollo il post dell&#8217;amica Stefania. Non mi piace dare notizie strazianti e far stare male chi ci legge, ma questa è troppo grossa, troppo crudele per tacere. bisogna sapere ciò di cui sono capaci i cacciatori quelle gentaglie indegne di chiamarsi uomini. Perché la stragrande maggioranza degli italiani si dichiara contro la caccia, e poi dobbiamo subire le prepotenze di pochi assassini legalizzati? Non è ora che ci sia una effettiva, reale democrazia?</p>
<p>Addio, Smiley. La tua vita era molto più preziosa delle vite di tutti i cacciatori messe insieme.</p>
<div><img src="http://photos-g.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs098.snc3/16541_1231671162340_1545982837_1777034_361727_n.jpg" alt="" /></div>
<p>Smiley. 3 anni.</p>
<p>Un gatto affettuoso</p>
<p>un gatto fiducioso</p>
<p>un gatto che ti baciava</p>
<p>un gatto che si avvicinava agli estranei per farsi accarezzare</p>
<p>un gatto che parlava</p>
<p>un gatto che purtroppo non ha avuto paura</p>
<p>un gatto che è rimasto invece di scappare perchè pensava di ricevere una carezza</p>
<p>di questa meravigliosa creatura</p>
<p>questo è quello che è rimasto</p>
<p><img src="http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs098.snc3/16541_1231671282343_1545982837_1777037_5090264_n.jpg" alt="" /></p>
<p>centinaia di pallini sparati da un massimo di 3 metri</p>
<p>sul ciglio di una stradina a 50 metri da casa</p>
<p>una fucilata intenzionale</p>
<p>volutamente letale</p>
<p>cattiva</p>
<p>esplosa da un cacciatore bergamasco a bordo di una Focus grigio metallizzata</p>
<p>senza motivo</p>
<p>solo per uccidere</p>
<p>una creatura che lo guardava fiducioso aspettando una carezza.</p>
<p>Ha ricevuto la morte.</p>
<p>la denuncia è stata fatta ed è la prima di innumerevoli che io e mio marito faremo per ogni più lieve infrazione commessa dai cacciatori.</p>
<p>Non ho ulteriori commenti da fare.</p>
<p>vi prego di diffondere a tutti. TUTTI  devono sapere. Autorizzo la massima diffusione anche ai media.</p>
<p>scusate, non mi dilungo. Credo possiate immaginare lo stato d&#8217;animo.</p>
<p>stefania re</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Shopping e le lacrime trattenute]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/04/shopping-e-le-lacrime-trattenute/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:03:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/04/shopping-e-le-lacrime-trattenute/</guid>
<description><![CDATA[Man mano che passano i giorni dalla presentazione di sabato scorso, la mia amica Narice28, su Flickr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Man mano che passano i giorni dalla presentazione di sabato scorso, la mia amica Narice28, su Flickr, continua a postare videini dell&#8217;evento. Li posta lasciandoci il numero originale come titolo, io li guardo e suggerisco un titolo nei commenti, una frase che viene detta in quel minuto e mezzo di parole.</p>
<p>Nei post precedenti ho raccontato (e ho messo il link al videino), del colpo di scena finale dovuto all&#8217;uomo che si è appropriato del microfono e ha fatto la dichiarazione d&#8217;amore alla ragazza della Fisar che si trovava in sala; poi ho raccontato (e ho messo il link al videino) della mia determinazione a cominciare bene e al risultato un po&#8217; impacciato; e questi sono stati la fine e l&#8217;inizio della presentazione.</p>
<p>Ma c&#8217;è stato un altro momento inaspettato, nella parte centrale della presentazione, quando la lettrice ufficiale si è commossa durante il racconto <em>Shopping</em>. Ora, da vera professionista qual è, si è trattenuta ed è andata avanti. Ma si sente la voce che la tradisce, in alcuni punti. Non tanto per quello che stava leggendo, ma perché ricordava il finale che aveva già letto.</p>
<p>Di seguito vi metto i link ai tre videini dove Alessandra legge l&#8217;inizio (solo l&#8217;inizio!) del racconto. Il primo cedimento si ha sulla fine del secondo. Il terzo è l&#8217;unico, di tutta la serie, a cui Narice28 abbia dato un titolo: Il muro del pianto.Un tantino esagerato, forse&#8230;</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4074971848/" target="_blank">Inizio</a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4074988084/" target="_blank">Centro</a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/49379577@N00/4075018808/" target="_blank">Fine</a></p>
<p>Ora, voi non ci crederete, ma il giorno dopo ho incontrato varie persone che mi hanno chiesto come andava a finire.</p>
<p>Dico io: basta leggere il racconto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ho visto l'amore vicino da poterlo toccare (by Giovanni Frenda)]]></title>
<link>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/04/ho-visto-lamore-vicino-da-poterlo-toccare-by-giovanni-frenda/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:53:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stella Solitaria</dc:creator>
<guid>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/04/ho-visto-lamore-vicino-da-poterlo-toccare-by-giovanni-frenda/</guid>
<description><![CDATA[Mesi fa un sondaggio sul blog di Giò, racconti del cuore, su quale fosse la copertina più gradita da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Mesi fa un sondaggio sul blog di Giò, racconti del cuore, su quale fosse la copertina più gradita dai suoi lettori per il nuovo romanzo. Poi, finalmente l&#8217;uscita, ma solo scaricabile su internet, poi finalmente acquistabile, ma solo su internet. Ho aspettato per poter acquistare la mia copia cartacea, ma la scadenza della mia carta di credito era troppo vicina. Ci sono rimasta male, ma non ho detto nulla. Metà settimana scorsa mi arriva un msg sul cellalure: <em><span style="text-decoration:underline;">ma tu hai letto il mio romanzo</span></em>? e io a spiegargli i miei problemi con la carta di credito. Lunedì la postina mi ha consegnato il libro. Mi sentivo come una bambina. Tornata tardi dalla palestra mi sono immersa nella lettura e l&#8217;ho finito ieri sera prima di andare ad allenarmi. Ero in palestra e mentre mi allenavo scrivevo nella mia mente di quel libro. Le emozioni che mi aveva suscitato mi avevano fatto venire i brividi.</p>
<p style="text-align:justify;">Scrittura semplice. Stile vivace ed intrigante. Una storia d&#8217;amore reale. I protagonisti, Laura e Luca, sono due di noi, come potresti essere tu, come potrei essere io. Una lettura scorrevole che ti prende dalla prima all&#8217;ultima pagina. E&#8217; una storia d&#8217;amore. L&#8217;amore che tutti vorremmo ricevere e che tutti vorremmo provare. Un amore sincero, che ti fa battere forte il cuore, che ti fa increspare la pelle. Un amore che ti da brivido e passione. Un amore che ti fa percepire ogni bacio, ogni carezza un bacio e una carezza unici ed indimenticabili. Un amore che fa riscoprire un nuovo volto, una nuova anima, un nuovo cuore. Un amore che ti fa sorridere sorrisi pieni di luce. Un amore che ti fa piancere lacrime amare. Un amore che ti fa urlare al vento: l&#8217;amore esiste. E così, il protagonista si ritrova su una giostra che gira alla velocità della luce in un cielo colorato, e poi catapultato in una profonda solitudine.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ho letto tutto ad un fiato, con le lacrime che mi scendevano sul viso e sul cuore. Poi, sull&#8217;ultima pagina ho pianto, pianto come non avevo mai pianto prima. Ho preso il telefono e ho scritto a Gio:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;L&#8217;ho volato via. Sono una fontana di lacrime.E&#8217; un amore vero e sincero. L&#8217;amore che tutti vorremmo provare. L&#8217;amore che tutti vorremmo ricevere&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;">Io mi sono rivista nel cuore di Luca, anima errante, anima graffiata, ma che crede ancora nell&#8221;amore. Nelle lacrime di Luca ho rivisto le mie. Nella donna che ha amato, e che amerà per ogni suo istante di vita, ho rivisto i miei fantasmi. Luca sorriderà ancora alla vita, all&#8217;amore, ma Lei rimarrà dentro di lui.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è semplicemente un libro, ma una meravigliosa storia d&#8217;amore. Uno di quegli amori che almeno una volta nella vita tutti vorrebbero vivere, e sperare che durino per più di un attimo. Per un attimo è stato davvero paradiso. Ma anche se l&#8217;attimo svanisce nel cuore rimane la magia di quell&#8217;attimo.</p>
<p style="text-align:justify;">Giovanni, amico mio speciale, è semplicemente fantastico e tu sei uno scrittore del cuore. Che il tuo piccolo grande sogno diventi realtà domani, perchè oggi è diventata realtà grazie a questo emozionante e vibrante scritto.</p>
<p style="text-align:justify;">Ti voglio bene, Monica</p>
<p style="text-align:justify;"> (con il consenso di Gio pubblico)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lei  si  asciugò  le  lacrime]]></title>
<link>http://petalidirose.wordpress.com/2009/11/01/lei-si-asciugo-le-lacrime/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 22:30:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romina</dc:creator>
<guid>http://petalidirose.wordpress.com/2009/11/01/lei-si-asciugo-le-lacrime/</guid>
<description><![CDATA[A volte si celano agli sguardi altrui i propri dolori. Emily Brontë esprime ciò con sobria ma effica]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://petalidirose.wordpress.com/files/2009/10/lacrime-gif.png" alt="lacrime gif" title="lacrime gif" width="345" height="386" class="alignnone size-full wp-image-169" /><br />
<em>A  volte  si  celano  agli  sguardi  altrui  i  propri  dolori. <strong>Emily  Brontë</strong>  esprime  ciò  con  sobria  ma  efficace  intensità  in  questa  sua  poesia</em>. </p>
<p>Lei  si  asciugò  le  lacrime  e  gli  altri  sorrisero<br />
vedendo  che  il  suo  viso  riprendeva  colore<br />
e  ignoravano  non  potevano  conoscere<br />
la  pena  che  traboccava  dal  suo  cuore</p>
<p>Con  lo  sguardo  dolce  e  la  voce  lieta<br />
ogni  giorno  con  gli  occhi  ridenti<br />
come  potevano  indovinare  che  nella  notte  solitaria<br />
trascorreva  il  suo  tempo  piangendo</p>
<p>(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, <em>Poesie</em>, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)</p>
</div>]]></content:encoded>
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