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	<title>laltra-citta &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "laltra-citta"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 06:47:56 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Omofobia incontro all’Itis con gli esperti]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/29/omofobia-incontro-all%e2%80%99itis-con-gli-esperti/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 12:58:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 29 novembre 2009   Omofobia, incontro all’Itis con gli esperti La scuola si interroga, r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 29 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Omofobia, incontro all’Itis con gli esperti</strong></p>
<p>La scuola si interroga, riflette e coinvolge genitori e studenti per contrastare il bullismo, che spesso si indirizza verso chi si pensa diverso, anche sotto il profilo dell’orientamento sessuale. L’Isit Einaudi ha così deciso di accogliere la proposta dell’Ass di ospitare mercoledì, alle 18, un incontro dal titolo ”Omofobia: conoscere, riflettere, intervenire”. L’appuntamento servirà al Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste, in collaborazione con Arcigay ”Nuovi passi” e Arcilesbica di Udine, per presentare il progetto ”A scuola per conoscerci. Isolamento sociale, bullismo e omofobia: strategie d’intervento in ambiente scolastico”. L’associazione illustrerà inoltre i dati ricavati dalla ricerca ”Benessere psicofisico e omofobia interiorizzata delle persone con diverso orientamento sessuale nel Friuli Venezia Giulia”. La ricerca è stata realizzata sotto la supervisione del professor Giovanni Battista Flebus dell’Università di Trieste e della psicologa Margherita Bottino, presente insieme alla psicoterapeuta Adriana Monzani, alla presidente del Circolo Arcobaleno Maria Ginaldi e al responsabile scuola Davide Zotti. Il progetto ”A scuola per conoscerci” prevede due interventi, rivolti agli studenti del triennio delle superiori sul tema del bullismo omofobico e del pregiudizio sociale verso le persone omosessuali.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Una conferenza economica per uscire dalla crisi]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/28/una-conferenza-economica-per-uscire-dalla-crisi/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 10:51:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 28 novembre 2009    Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità   L’imminente sca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 28 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità  <br />
L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri impone una riflessione sulla tenuta sociale della città</strong> <br />
 <br />
di LAURA BORSANI</p>
<p>La crisi economica, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, rischia di rendere esplosiva una situazione che già fin d’ora si presenta difficile sotto il profilo sociale. L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri fa infatti scattare il timore-microcriminalità a Monfalcone. La rapina dell’altro giorno alla Unicredit di Ronchi è stata letta da più parti come un ”anticipo” di quanto potrebbe succedere se la città e il mandamento dovessero fare i conti, da soli, con un improvviso aumento della disoccupazione. Nessun allarme concreto, per ora, ma le istituzioni sono chiamate a muoversi per tempo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto pone precisi distinguo, chiamando in causa anche il patto di legalità sul quale chiede di fare il punto in un icontro con il prefetto: «La situazione è delicata. La sicurezza strutturale è legata al livello dello stato sociale. E la crisi non può che ripercuotersi sul disagio delle famiglie». Pizzolitto propone l’immagine di un grande ingorgo dove se le prime auto iniziano a muoversi, le ultime restano bloccate: «Il nostro territorio sta vivendo un periodo ulteriormente ansiogeno, in relazione all’incerta situazione di Fincantieri. A ciò si aggiungono i tagli ai traferimenti della Regione ai Comuni che, solo grazie a trattative, sono scesi dal 19,30% al 13%. Sono tagli rilevanti, che fanno seriamente temere nella tenuta del sistema degli enti locali, anche perchè si tratta di riduzioni strutturali proposte come emergenze contingenti ma senza che sia chiaro il ruolo dei Comuni». Tenuta economica, degli enti locali, occupazionale e sociale. «La preoccupazione è generale. Ma va sgomberato il campo dalle emozioni». Pizzolitto parla di ordine pubblico convenendo sul fatto che venga alzato il livello di attenzione. Di una riflessione sul patto di legalità, pur se «al momento, mi risulta che la situazione sia comunque sotto controllo». E sottolinea: «Il mio ruolo istituzionale non viene meno. Resto pronto a mettere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari. Rispetto le normative, compreso l’utilizzo delle telecamere». Preoccupazione esprime il consigliere dell’Udc, Giorgio Pacor: «La situazione di Fincantieri è aperta, specie in relazione ai dipendenti interni. Se ci si augura che gli scarichi di lavoro siano lenti, non si evidenziano, al momento, chiare prospettive alternative al blocco delle commesse. In questo ragionamento pongo anche la questione sicurezza, distinguendo tra gli aspetti legati al vivere civile, che attengono alla regolamentazione comunale, in capo al sindaco, richiedendo una riorganizzazione dei controlli territoriali da parte dei vigili urbani, e la sicurezza legata al patto di legalità. Mi chiedo, e ho chiesto al sindaco, a che punto sono i previsti monitoraggi semestrali e se il protocollo venga attuato. C’è inoltre la necessità di verificare se le politiche di diversificazione industriale funzionano, come il rilancio del Porto e la valorizzazione della nautica e del turismo». Il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli, spiega: «Ci preoccupa fortemente l’atteggiamento quasi disinteressato del sindaco. Il Pdl, in modo responsabile, vuole aggredire il problema in modo prioritario, adottanto le contromisure per evitare nuove tensioni sociali e rischi. Il sistema è concatenato: la situazione economica condiziona quella sociale, che condiziona la sicurezza e, a sua volta, la prospettiva futura, la quale, e qui il cerchio si chiude, condiziona l’economia. Servono provvedimenti urgenti per tutti questi ambiti». Interviene anche il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, dopo che, peraltro, l’altra sera in Consiglio, il capogruppo Sergio Pacor ha denunciato una serie di danneggiamenti alle auto in centro, questo mese, e atti vandalici ripetuti. «Anche grazie alle misure del Governo &#8211; dice Razzini &#8211; in Italia la crisi è meno pesante. È tuttavia evidente che Monfalcone non sia esente da contraccolpi. Vogliamo che vengano in primis salvaguardati i dipendenti nostrani. L’immigrazione di massa che ha conosciuto la città senza porre un’adeguata politica di accoglienza rischia di scaricare e aumentare i problemi sociali. È molto preoccupante». Razzini parla di un «salto di qualità anche per Fincantieri attraverso nuove vocazioni produttive compatibili assieme allo sviluppo del Porto e della nautica». Il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, osserva: «La crisi economica che manda a casa la gente produce disagio per le famiglie. Subiremo più infrazioni alle leggi e meno tranquillità sociale. Molti commercianti hanno fatto ricorso ai sistemi di allarme collegati alle forze dell’ordine. L’Ascom ha inoltre stabilito un contratto con un istituto di vigilanza al quale hanno aderito diversi soci».<br />
 <br />
<strong>Pizzolitto: poche risorse questo il vero problema  <br />
«Inadeguati i fondi per far fronte alla perdita del posto»</strong> <br />
 <br />
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo sottolinea: «I fomentatori del livello emotivo sulle questioni sono gli stessi che oggi hanno in mano tutte le leve per gestire e tenere sotto controllo la situazione. Il sindaco mette a disposizione tutte gli strumenti che è in grado di garantire. Perchè bisogna uscire dall’equivoco. I problemi veri sono sotto gli occhi di tutti: sono il lavoro, la questione sociale, i tagli ai trasferimenti regionali, quindi le risorse inadeguate per fronteggiare le emergenze di carattere occupazionale e sociale. L’ospedale che rischia di venire declassato a struttura di serie B».<br />
Il primo cittadino lo vuole ribadire: «Il mio è l’atteggiamento istituzionale di un sindaco che applica e applicherà gli strumenti messi a disposizione dalla normativa. Il patto di legalità mette in moto un progetto interistituzionale che fa capo al prefetto. Che venga dunque eseguita la verifica, che vengano illustrati i dati. Anche se mi risulta che la situazione sia al momento sotto controllo». Pizzolitto, tuttavia, aggiunge: «Credo che dobbiamo evitare di profetizzare solo scenari bui, ritengo invece sia giusto affidarsi anche all’ottimismo della ragione. Se infatti non si nega che vi siano problemi reali e concreti, c’è anche da tener in considerazione le molte risorse e le responsabilità positive espresse dal territorio. Non mancano infatti gli strumenti e le potenzialità utili per affrontare la situazione, a cui dobbiamo attenerci. Il mio auspicio &#8211; ha concluso il sindaco &#8211; è che ci si muova seriamente verso una reale integrazione sociale, non suscitando emozioni e ponendo questioni che parlano solo alla ”pancia” dei cittadini, infondendo timori e paure».<br />
 <br />
<strong>Una conferenza economica per uscire dalla crisi</strong><br />
 <br />
Il Monfalconese e il resto della provincia si ritroveranno per decidere come uscire dalla crisi economica a inizio anno. L&#8217;ex albergo impiegati sarà  la sede il 16 gennaio della Conferenza economica territoriale, sollecitata poco meno di un anno fa ormai dai consiglieri dell&#8217;Unione di centro Giuliano Antonaci e Antonello Murgia a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell&#8217;economia locale sull&#8217;onda della recessione mondiale.<br />
A dare l&#8217;annuncio dell&#8217;appuntamento è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto sollecitato nella riunione di giovedì sera del Consiglio comunale proprio da Antonaci a spiegare perché la Conferenza economica non si fosse ancora tenuta.<br />
«Subito dopo l&#8217;approvazione dell&#8217;ordine del giorno &#8220;anti-crisi&#8221; da parte del Consiglio comunale all&#8217;inizio di quest&#8217;anno &#8211; ha spiegato il sindaco -, mi sono subito mosso nei confronti della Provincia e dei sindacati. Vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l&#8217;analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese e anche andare oltre a una fotografia dell&#8217;esistente».<br />
Secondo il sindaco, si trattava e si tratta di mettere in campo delle soluzioni. «Il ritardo deriva da questo secondo compito che mi sono dato», ha sottolineato Pizzolitto, auspicando che la Conferenza economica il 16 gennaio consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l&#8217;economia isontina.<br />
«Nel frattempo non siamo rimasti fermi &#8211; ha aggiunto &#8211; e abbiamo cercato, anche su sollecitazione dei lavoratori di alcune fabbriche, di alleggerire la situazione di chi si trova in cassa integrazione o mobilita».<br />
In aula giovedì sera è approdato anche il ritrovamento di sepolture e resti umani nell&#8217;area dell&#8217;ex cimitero di via dei Cipressi a causa dei lavori in corso per potenziare la viabilità dell&#8217;area.<br />
Il consigliere del Pdl Giuseppe Nicoli ha chiesto all&#8217;amministrazione comunale se non si sarebbero potuti bloccare i lavori almeno per qualche giorno per consentire di gestire la vicenda con maggiore sensibilità.<br />
L&#8217;assessore ai Servizi cimiteriali Giordano Magrin e l&#8217;assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno hanno risposto che tutte le procedure previste in una situazione del genere sono state rispettate, i resti sono stati immediatamente prelevati e trasferiti nell&#8217;ossario del cimitero comunale e che l&#8217;ente locale sta effettuando ricerche di archivio per tentare di dare un nome ai resti. (la.bl.)<br />
 <br />
<strong>RONCHI. LA CRISI E I REDDITI <br />
Cresce la povertà, attivate oltre 500 ”carte famiglia”</strong><br />
 <br />
RONCHI Numeri che mettono sotto pressione l’Ufficio assistenza del Comune di Ronchi dei Legionari. E che sono emblematici del fatto che l’emergenza economica e occupazione non è ancora un ricordo del passato. Sono 506 le carte famiglia attualmente attive in città, mentre 74 sono scadute e devono essere rinnovate con l’applicazione dell’Isee aggiornato.<br />
Su una popolazione di oltre 12mila abitanti e di quasi 5.500 famiglie significa che non sono pochi coloro i quali hanno un basso reddito. Ma non finisce qui, visto che 397 titolari della carta hanno anche beneficiato del contributo sull’energia elettrica, liquidato direttamente dall’Amministrazione regionale.<br />
La Carta famiglia prevede la suddivisione degli aventi diritto in tre fasce, a seconda della composizione del nucleo familiare, dei figli a carico e degli indici dell’Isee. Ed a Ronchi dei Legionari, attualmente, la maggior parte delle famiglie, 180, sono a bassa intensità. Ancora una volta l’attenzione nei confronti delle famiglie e della popolazione a rischio è altissima. Nell’ultimo Consiglio comunale, va ricordato, sono stati aggiunti ulteriori 30mila euro ai 110mila già stanziati per interventi a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche. Nel 2009, poi, la municipalità ronchese spenderà oltre 2 milioni e 792mila euro, il 32% del bilancio, nel settore sociale e che comprende la gestione dei servizi dedicati agli anziani, gli aiuti economici alle persone in difficoltà ed alle famiglie, ma anche gli interventi nei confronti dell’infanzia e dei disabili. Rispetto al 2008 un aumento del 9,8%, con un maggior impiego di 249.234 euro. Qualcosa come 200mila euro, ancora, sono state destinati per il pagamento delle rette di ricovero dei cittadini in strutture per anziani od in strutture psichiatriche, mentre 7mila euro sono quelli che saranno impiegati per il contributo annuale nella spesa sanitaria agli indigenti. Saranno abbattute tariffe per i rifiuti pari a 12mila euro e ciò nel rispetto del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali dei pensionati. (lu.pe.)</p>
<p>Il Piccolo, 06 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>RONCHI. LA CIFRA COMPLESSIVA STANZIATA PER TUTTA L’ASSISTENZA SUPERA I 3 MILIONI DI EURO  <br />
Spesa sociale, 8% in più a causa della crisi  <br />
Nel 2009 è aumentata la richiesta di aiuto al Comune da parte delle famiglie in difficoltà</strong> <br />
 <br />
RONCHI Una cifra che supera i 3 milioni di euro. E che rappresenta l’oltre 30% del bilancio. L’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari “investe” ancora sul settore sociale e sta per chiudere l’anno con un impegno che, rispetto alla previsione di marzo, “sfiora” di oltre 220mila euro. Perché le necessità sono molte, le emergenze sempre in numero maggiore e nonostante la coperta sia più corta ci sono settori, come la gestione delle strutture per anziani, l’asilo nido e gli interventi a favore dei cittadini in condizioni economiche precarie, ai quali non si può rinunciare. Così, nel dettaglio, 1 milione e 513mila euro saranno spesi per le strutture residenziali e di ricovero per gli anziani, contro 1 milione e 331mila euro del 2008 e la cifra di 1 milione e 78mila euro del 2007.<br />
Quest’anno, poi, verranno impiegati 795mila euro per l’assistenza diretta alle famiglie e ai cittadini in difficoltà, contro i 697mila euro del 2008 ed i 598mila euro del 2007. E ciò la dice lunga sul fatto che la crisi sia ancora di grande attualità e come la municipalità ronchese si trovi di fronte all’esigenza di dare risposte precise in merito al cosiddetto “taglia affitti”, ma anche ai contributi erogati per il pagamento delle bollette o per l’acquisto dei medicinali.<br />
«La spesa nel settore sociale è cresciuta gradualmente nell’ultimo triennio di oltre il 30% &#8211; sono le parole dell’assessore alle Finanze, Savio Cumin – e in particolare nell’ultimo anno abbiamo dovuto aumentare il capitolo di oltre l’8% con una spesa che supera i 200mila euro. Nel corso di questi dodici mesi l’impegno di natura strettamente assistenziale è cresciuto di 180mila euro e ciò proprio a causa del persistere della crisi economica ed occupazionale. Sono in numero sempre maggiore le famiglie che si rivolgono a noi per chiedere una mano». Guardando ancora ai dati del 2009 il bilancio in questo settore si completa con i 563mila euro per il nido, i servizi per l’infanzia e i minori, contro una spesa di 540mila euro del 2008 e di 499mila euro del 2007.<br />
Luca Perrino</p>
<p>Messaggero Veneto, 03 gennaio 2010<br />
 <br />
<strong>Conferenza sulla crisi e come superarla</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. È stata fissata per i prossimi 15 e 16 gennaio, all’Europalace-ex albergo Impiegati, la conferenza economica territoriale, incontro che riunirà i rappresentanti economici, politici, sindacali del Monfalconese e della provincia, per analizzare la situazione e decidere come uscire dalla crisi economica. L’incontro vuole essere una sorta di laboratorio a più voci per disegnare un nuovo modello di sviluppo alla luce degli ultimi difficili mesi, ma anche delle notizia positive, come quella delle nuova commessa ottenuta da Fincantieri.<br />
Sollecitata già alla fine del 2008 dai consiglieri dell’Unione di centro, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia, a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale, ora a distanza di oltre un anno la Conferenza economica verrà realizzata all’insegna del tema “Per ritornare a crescere”.<br />
Come spiegato dal sindaco, Gianfranco Pizzolitto, vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese, analizzando la situazione, ma cercando anche delle soluzioni. L’auspicio è che la conferenza economica consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina. Saranno presenti i sindaci di Monfalcone e Gorizia, Gianfranco Pizzolitto e Ettore Romoli, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, mentre promotori dell’evento sono i soggetti del Patto per lo sviluppo (Provincia, Comuni di Monfalcone e Gorizia, Camera di Commercio, Unione industriali, Ass isontina, Cgil, Cisl e Uil). Sono previsti gli interventi dell’assessore provinciale al lavoro, Alfredo Pascolin, dei segretari provinciali delle sigle sindacali, mentre gli approfondimenti saranno a cura di don Paolo Zuttion della Caritas diocesana, Paolo Mezzorana della 2ª Commissione consiliare, Francesco Marangon per Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kemecka Zveva, Silvana Olivotto sindaco di Grado e, per Fincantieri, Livio Marchesini.<br />
Non mancheranno, in diversi momenti, dibattiti sull’energia a basso costo e la “green economy” e sullo sviluppo sostenibile. Moderati dall’assessore provinciale Mara Cernic, interverranno rappresentanti del mondo politico ed economico: Gianfranco Di Bert, Marco Ghinelli, Giuseppe Nicoli, Giorgio Pacor, Alessandro Perrone, Alessandro Vescovini. Sul porto e logistica sono previsti interventi di Francesco Giacobone, Franco Malaroda, Pierluigi Maneschi, Gino Maniacco, Renzo Redivo, Emilio Sgarlata.<br />
Non mancherà una discussione-confronto sul turismo, con una tavola rotonda, guidata dal vicesindaco Silvia Altran e a cui parteciperanno Marino De Grassi, Roberta Demartin, Fabio Del Bello, Paolo Bianchi. È previsto infine un confronto cui parteciperanno Giorgio Brandolin, Franco Brussa, Roberto Marin, Federico Razzini, Gaetano Valenti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Corso chiuso alle auto]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/27/corso-chiuso-alle-auto/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:28:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 27 novembre 2009   A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO  Il Co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO <br />
Il Comune insiste: Corso chiuso alle auto <br />
Si annuncia battaglia con l’Ascom, contraria a questa scelta per la storica via</strong></p>
<p>La battaglia è annunciata. Causa scatenante: la pedonalizzazione di corso del Popolo. I commercianti la temono, considerandola il ”colpo di grazia” alla crisi della storica strada. Il Comune la prevede nel nuovo Piano urbano del traffico che disegna una zona pedonale estesa a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco tra via Plinio e piazza della Repubblica. La previsione è contenuta nel nuovo Piano del traffico che sarà portato in Consiglio nel prossimo mese per essere adottato.<br />
Una scelta precisa e che non mancherà di essere contestata, almeno da una parte dei commercianti, ancora convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via. Se il Corso, però, si sente e si vede solo come strada di transito e di attraversamento, proprio la chiusura al traffico, affiancata da investimenti sull’arredo, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.<br />
L’estensione della zona pedonale avverrà, come ha ribadito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, quando saranno realizzati gli interventi necessari a intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta. La previsione comunque c’è, come è emerso mercoledì in commissione per la Programmazione territoriale economica, assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro di via Cosulich, nel tratto tra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti a Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana. La filosofia del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è quella non solo di definire le funzioni delle diverse strade, ma anche di intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo.<br />
Qualche opera nuova comunque c’è, ha sottolineato l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie le principali intersezioni lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada di accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte della Checca. «Entrambe le soluzioni &#8211; spiega l’assessore Schiavo &#8211; si poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzitutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale Sud». Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non solo attraverso la revisione dei sensi di marcia (vedi i casi di via Aquileia, via Terenziana e via Carducci) e delle svolte, ma anche proponendo la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, quelli tra via Aulo Manlio e via Crociera e tra la stessa strada e via Isonzo dovrebbero essere soppiantati da rotatorie, come dovrebbe accadere anche all’intersezione tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi. L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via 9 Giugno tra via Bixio e via Duca d’Aosta. «Per ora non si può pensare a una sua chiusura &#8211; ha detto la progettista -, ma a un suo depotenziamento &#8211; e quindi a una sua valorizzazione sotto il profilo commerciale». Il Put si occupa anche della mobilità ciclabile e pedonale, affrontata con il completamento della rete esistente e soprattutto l’introduzione massiccia delle ”Zone 30” in tutto l’agglomerato urbano.<br />
Laura Blasich</p>
<p>Messaggero Veneto, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Il Comune, che si appresta a vagliare il piano urbano del traffico, non intende cedere alla pressione dei commercianti <br />
Monfalcone, la zona pedonale sarà ampliata</strong></p>
<p>MONFALCONE. Arriverà in discussione e adozione del consiglio comunale di Monfalcone nelle prossime sedute di dicembre il Put, Piano urbano del traffico urbano elaborato dal Comune di Monfalcone assieme alle amministrazioni di Ronchi dei Legionari e Staranzano, nell’ottica di dare una visione e una soluzione d’insieme al problema della mobilità.<br />
Fra le scelte più forti per Monfalcone, illustrate alla Commissione consiliare per la programmazione territoriale economica, sicuramente quella di estendere la zona pedonale anche a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco compreso tra via Plinio e piazza della Repubblica. Una scelta che provocherà (ma ha già provocato) le reazioni dei commercianti dell’arteria cittadina, convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via, già da alcuni anni in sofferenza.<br />
Contrario, invece, il parere dell’amministrazione comunale, secondo la quale proprio la chiusura del corso, a cui saranno affiancati investimenti sull’arredo urbano, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.<br />
Resta fermo il fatto che l’estensione della zona pedonale avverrà, come ha sempre ribadito l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, soltanto quando saranno stati realizzati gli interventi necessari per intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta.<br />
La previsione di ampliamento della zona pedonale è stata illustrata assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro, di via Cosulich, nel tratto fra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti verso Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana.<br />
La filosofia di base del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è del resto quella non soltanto di definire le funzioni delle diverse strade, assegnando quindi a ciascuna il proprio ruolo, ma anche d’intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo. «Qualche opera nuova comunque c’è», ha sottolineato in commissione l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie i maggiori incroci lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada d’accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte “della Checca”.<br />
«Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzi tutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale sud».<br />
Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non soltanto attraverso la revisione dei sensi di marcia e delle svolte, ma propone anche la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, dovrebbero divenire rotatorie gli incroci tra via Aulo Manlio e via Crociera, tra via Crociera e via Isonzo, tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi.<br />
L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via IX giugno compreso tra via Bixio e via Duca d’Aosta, che dovrà essere valorizzato sotto il profilo commerciale. (c.v.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giornata no spesa va in scena il baratto]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/26/giornata-no-spesa-va-in-scena-il-baratto/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:29:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/26/giornata-no-spesa-va-in-scena-il-baratto/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 26 novembre 2009   Sabato a Staranzano una giornata no-spesa: va in scena il baratto    ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 26 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Sabato a Staranzano una giornata no-spesa: va in scena il baratto</strong> <br />
 <br />
STARANZANO Il gruppo d’acquisto solidale “Go Gas Tartaruga”, assieme all&#8217;associazione &#8220;Tenda per la pace e i diritti&#8221;, al movimento &#8220;Bilanci di giustizia&#8221; e alla Bottega del Mondo “Benkadì”, propone anche quest’anno la &#8220;Giornata del non acquisto&#8221; in programma sabato a Staranzano.<br />
Nell’occasione, per celebrare la ricorrenza dei 5 anni di apertura di “Benkadì”, sabato avrà luogo nella sede dell&#8217;associazione in piazza Dante 4, un’iniziativa denominata “Baratto, scambio, riuso… ed è subito festa”.<br />
L’inziativa farà da contorno ai festeggiamenti che si terrannonel tardo pomeriggio e che, secondo gli organizzatori, «farà bene alle persone e all’ambiente».<br />
«Si tratta di una manifestazione mondiale intitolata &#8220;Buy-Nothing day&#8221; – spiega Corrado Altran &#8211; uno dei responsabili dell&#8217;associazione Tenda per la pace e i diritti &#8211; lanciata nel 1992 da Adbuster in Canada come una giornata dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il dissenso verso il consumismo e verso la comune convinzione che l&#8217;unica via per uscire dalla crisi sia tenere alti i consumi».<br />
«Una giornata &#8211; aggiunge Corrado altran &#8211; diventata anche un’occasione per riflettere sui consumi e sulle loro implicazioni ambientali e sociali».<br />
«Essa &#8211; concluede &#8211; sta a rappresentare un periodo di 24 ore in cui non si compra niente, ma ci si riprende il tempo e lo spazio per vivere di relazioni e di incontri, unico bene che dà senso alla quotidianità e che sfugge alle regole di mercato». (ci. vi.)</p>
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<title><![CDATA[Il Comune no alla privatizzazione dell’acqua]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/21/il-comune-no-alla-privatizzazione-dell%e2%80%99acqua/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 13:34:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 21 novembre 2009   L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI  Il C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 21 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI <br />
Il Comune: no alla privatizzazione dell’acqua</strong></p>
<p>Messa in sicurezza per il piano d’investimento trentennale predisposto dall’Autorità d’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, autorità di regolazione del ciclo integrato dell’acqua, istituita da apposita legge regionale (la 13 del 2005), alla quale fanno parte i 25 Comuni dell’Isontino. Il piano, elaborato nel 2005 ai fini del completamento della rete fognaria e del miglioramento delle condotte idriche nella provincia, prevede un investimento di 250 milioni di euro, di cui 110 già finanziati grazie a una convenzione sancita con il Banco Infrastrutture Innovazione e Sviluppo e la Dexia Crediop Spa. L’Aato, organo di programmazione, indirizzo e controllo, ha infatti affidato in ”house” la gestione del ciclo integrato dell’acqua (dl 267/2000), assegnandola a Irisacqua. Un piano messo in forse dalla modifica della legge, ora alla Camera, che con decreto 135/2009 del settembre scorso, in virtù della conversione dell’articolo 15 con l’articolo 23-Bis, in relazione ai Servizi pubblici di rilevanza economica, prevede la cessazione delle gestioni in ”house”, a fronte del passaggio del 40% del capitale ai privati. L’articolo recita: «Le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008, affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta ”in house” cessano improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011. Esse cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che entro il 31 dicembre 2011 le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale». Una prospettiva che trasformerebbe l’ente gestore, Irisacqua, attualmente pubblico, in società mista, non senza possibili conseguenze in termini di tariffe. Prospettiva, tuttavia, che potrebbe venire scongiurata alla luce della presentazione di un emendamento in deroga per gli enti ”virtuosi”.<br />
Da qui, la presa di posizione dei Comuni appartenenti all’Aato isontina. Con Monfalcone in prima linea a lanciare la ”battaglia” contro la privatizzazione dell’«oro blu». L’assessore Giordano Magrin, con il supporto fornito da Claudia Fumolo, responsabile dell’Ufficio società partecipate del Comune, ha spiegato: «Ci siamo fatti parte attiva sulla questione legata alla privatizzazione da parte del Governo del ciclo integrato dell’acqua. Con una manovra che definisco ambigua, è stato modificato l’articolo 15, convertito nell’articolo 23-Bis, con il quale si dispone che l’ente pubblico gestore dell’acqua dovrà privatizzarla al 40% entro il 2011. È un’operazione assurda, considerati gli ottimi risultati di gestione dimostrati. L’assemblea d’Ambito ha predisposto un ”odg”, trasmesso ai parlamentari, affinchè non ci sia un obbligo totale a cedere le quote sul mercato, fatto non contemplato neppure a livello europeo. Siamo l’unica Aato in regione che sta funzionando in modo efficiente». Sul piano predisposto nel 2005, le banche convenzionate hanno preteso garanzie, alla luce del disegno di legge in fieri: «L’assemblea d’Ambito &#8211; ha continuato Magrin &#8211; ha adottato un atto di indirizzo per tranquillizzare gli istituti di credito sul rispetto della convenzione. Intendiamo comunque continuare la battaglia cercando di mantenere pubblica la gestione dell’acqua».</p>
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<title><![CDATA[Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/19/pescatori-in-rivolta-contro-la-capitaneria-di-porto/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:52:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 19 novembre 2009   PETIZIONE CONTRO UN’ORDINANZA DELLA CAPITANERIA  Mare vietato ai pesc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 19 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>PETIZIONE CONTRO UN’ORDINANZA DELLA CAPITANERIA <br />
Mare vietato ai pescatori sportivi Sono oltre mille le firme raccolte</strong></p>
<p>Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto per la recente ordinanza che ha drasticamente ridotto le aree dedicate all’attività dilettantistica. Si è costituito in città un comitato di cittadini intenzionati a dare strenua battaglia per ottenere il ripristino nei bacini monfalconesi delle zone deputate alla cosiddetta “pesca da natante”. Obiettivo: ripristinare lo status quo della precedente ordinanza, in vigore fino allo scorso 17 settembre, data in cui il nuovo provvedimento è diventato esecutivo. Il comitato si chiama “Pescare a Monfalcone” e nel breve volgere di qualche settimana ha avviato una petizione che ha già raccolto 1.100 firme. Le sottoscrizioni verranno consegnate tra sette giorni in Comune, per impegnare l’amministrazione a intavolare un confronto con la Capitaneria di porto sul delicato tema, che coinvolge centinaia di cittadini appassionati allo sport della lenza. Il documento può essere reperito in tutti i negozi del mandamento che commercializzano. Tra le richieste figurano: l’estensione dell’attività sportiva nelle ore notturne, la possibilità di accesso ed esercizio della pesca dilettantistica sulla diga che divide il bacino del porto di Monfalcone da quello dell’Isola dei bagni, l’individuazione di nuovi siti anche nelle acque interne per l’esercizio della pratica e la raccolta delle vongole, nel limite di 5 chili per imbarcazione, nelle marine del mandamento (vedi Caregoni). «In sostanza – spiega Paolo Erjavec, socio Apd Monfalcone – l’ordinanza 52/09 vieta la pesca dilettantistica da natante nei due bacini di Monfalcone. Nel corso degli anni il pescatore ha visto ridursi drasticamente gli spazi dove poter esercitare l’attività sia da un punto di vista logistico, a causa di nuovi insediamenti sul litorale (come l’ampliamento della banchina portuale e delle marine da diporto, quali Lega navale ed Hannibal), sia da un punto di vista burocratico (vedi il cosiddetto decreto Port Security e le varie ordinanze che hanno disposto il divieto di pesca dalle dighe). Tali limitazioni hanno riguardato chi esercita la pesca da riva e chi quella da natante, nonché chi si avventura a raccogliere le vongole per la pastasciutta fatta in casa». Al punto che, a Monfalcone, sono rimasti poco più di 100 metri a disposizione della pesca da diporto». «Non ci capacitiamo di ciò, né troviamo una logica. Anche perché &#8211; aggiunge &#8211; Erjavec &#8211; i destinatari dell’ordinanza sono persone che hanno sempre assunto un comportamento corretto verso l’ambiente. Si tratta perlopiù di pensionati o persone aventi un basso reddito, che non possono permettersi imbarcazioni adeguate per affrontare il mare aperto o fare pesca d’altura. Persone che hanno l’aspirazione di poter passare qualche ora, sulla loro barchetta».<br />
Tiziana Carpinelli</p>
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<title><![CDATA[Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/18/non-si-tocca-la-risonanza-donata-dai-cittadini/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:31:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 18 novembre 2009    I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO   «Non si tocca la Risonanza donat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 18 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO  <br />
«Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini»  <br />
Il sindaco: «Ma questa volta non ci saranno guerre di campanile per difendere gli ospedali» <br />
RISCHIO DI DECLASSAMENTO PER LE DUE STRUTTURE DELL’AZIENDA ISONTINA</strong> <br />
 <br />
di FABIO MALACREA</p>
<p>Contro il Piano socio-sanitario regionale non ci saranno guerre di campanile. Monfalcone e Gorizia difenderanno insieme i loro ospedali, minacciati dai tagli. Niente colpi bassi, questa volta. Passati i tempi degli sgambetti reciproci, delle interferenze politiche che avevano bloccato per vent’anni il completamento del San Polo, della ”guerra” delle risonanze magnetiche. Monfalcone, la sua risonanza magnetica, se l’è comprata da sola. Anzi, a pagarla sono stati i 10mila cittadini che tra il 1999 e il 2003 hanno contribuito a una raccolta di fondi, mettendo insieme 900mila euro. Una somma enorme. Tanto che 100mila euro avanzarono e furono utilizzati per l’acquisto di un tomografo a coerenza ottica per Oculistica. Anche Gorizia, all’epoca, ebbe la sua risonanza: a pagargliela fu la Fondazione CariGo. Ora, secondo il piano regionale, i due ospedali rischiano di perdere le risonanze, come altri servizi importanti che verrebbero destinati solo agli ospedali di prima fascia: il Punto nascita (ce ne sono due in provincia, ne resterà uno) e la Medicina del lavoro, ad esempio.<br />
Si rischia una nuova guerra tra poveri? Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo esclude: «Le battaglie di campanile sono un pericolo incombente. E proprio sulla sanità le abbiamo già vissute, purtroppo a nostre spese. Il rischio c’è. Ma sarebbe un errore colossale che Monfalcone e Gorizia andassero all’assalto da sole. Sarebbe il suicidio della sanità isontina. Il nostro compito è difendere, uniti, le competenze acquisite dalle due città in campo sanitario. Che non sono poche. I nostri sono ospedali che funzionano, presentano parametri di utilizzo ideali, hanno un bacino d’utenza importante, ben superiore a quello strettamente geografico. Sfido a trovare sprechi di gestione».<br />
E la risonanza magnetica che i monfalconesi si sono pagati da soli? Che fine farà? «Pretendere di togliere a Monfalcone un’apparecchiatura che la stessa città ha donato all’ospedale sarebbe una beffa nella beffa. Non lo potremo mai accettare. Ma non sarò mai trascinato in una guerra di campanile su questa questione. Mai come ora Monfalcone e Gorizia devono essere disposte a battersi insieme per difendere la loro sanità».<br />
«Sarebbe l’ennesima beffa &#8211; aggiunge il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta -. La risonanza magnetica, è vero, è stata acquistata dalla gente di Monfalcone. Ma spesso i programmi ad ampio spettro non tengono conto di questioni romantiche. Cosa dovrebbero dire i gradesi che, dopo essersi costruiti e aver pagato di tasca propria un ospedale, se lo sono visto chiudere. E quelli di Cormons. È una logica perversa. In passato analoghi piani erano almeno mirati alla razionalizzazione dei costi. Adesso l’obiettivo è solo andare al potenziamento della sanità privata. Prevedo una grande mobilitazione contro questo piano. E non solo per la risonanza magnetica di Monfalcone che rappresenta senza dubbio il caso più clamoroso. Ma sarebbe una disfatta se dovessimo pensare di marciare da soli contro il nemico. Insomma, la risonanza non si tocca. Ma nemmeno il Punto nascita di Gorizia, che è a rischio. E nemmeno la Medicina del lavoro».<br />
Monfalcone non intende innescare un altro braccio di ferro con Gorizia come quello tra gli anni ’80 e il 2000, proprio sulla sanità. Fu la guerra degli ospedali, risoltasi a favore di Monfalcone con il completamento e l’avvio del San Polo. Protagonista dell’impresa l’ex consigliere regionale Gianpiero Fasola che, da paladino a difesa dell’opera assieme a un gruppo di medici monfalconesi, ingaggiò una lotta furibonda con l’allora assessore regionale democristiano alla Sanità Mario Brancati, goriziano, che bloccava il progetto. Arrivando a subentrargli nell’incarico. Un finale da fantapolitica ma terribilmente reale. Monfalcone ebbe il suo ospedale, vent’anni dopo.</p>
<p><strong>IL DIALOGO. GORIZIA: NON È PIÙ IL TEMPO DELLE CONTRAPPOSIZIONI  <br />
Romoli propone «un patto indissolubile»  <br />
«Solo se saremo uniti potremo ottenere i risultati che tutti ci attendiamo»</strong> <br />
 <br />
«È necessario che Gorizia e Monfalcone stringano un patto indissolubile in difesa della sanità provinciale. È finito il tempo delle guerre di campanile. Solo se saremmo uniti in questa battaglia otteremo i risultati che ci attendiamo».<br />
Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli non ha dubbi sulle strategie da adottare per difendere lo sgretolamento delle potenzialità dei due poli dell’ospedale provinciale. Ma avverte: «Mi sembrano in ogni caso eccessivi certi allarmismi. Mi rifiuto di credere che la Regione sia effettivamente intenzionata a smantellare la risonanza magnetica di Monfalcone acquistata dai cittadini e quella di Gorizia che ha ancora molti anni davanti di utilizzo».<br />
Romoli parla di sanità provinciale anziché di sanità isontina come fanno altri politici di Gorizia. Differenza non solo linguistica, anzi. È di profonda sostanza politica. Non a caso all’unità per fronteggiare la battaglia della sanità il sindaco si appella anche «ai partiti di opposizione» a Gorizia.<br />
Ieri intanto incontro interlocutorio tra l’assessore regionale alla Sanità Vladimir Kosic e la Conferenza dei sindaci, tenutosi ieri mattina a Codroipo. Kosic ha delineato a grandi linee il nuovo piano sanitario regionale senza entrare nei dettagli del documento. Lo farà nella prossima riunione già convocata per il 30 novembre, sempre a Codroipo. Alla riunione era presente l’assessore comunale di Gorizia Silvana Romano, nella sua qualità di presidente del gruppo ristretto dei sindaci dell’Isontino. La Romano nei prossimi giorni convocherà sia il gruppo ristretto che l&#8217;Ambito socio-sanitaria per esaminare il piano regionale e raccogliere proposte e suggerimenti da portare alla Conferenza dei sindaci del 30 novembre.<br />
La Romano comunque ha già anticipato che «il problema economico della sanità non si risolve con tagli nei piccoli ospedali, ma con una razionalizzazione dei doppioni esistenti in Friuli Venezia Giulia come la presenza di due cliniche universitarie o due cardiochirurgie». «I tagli negli ospedali di rete &#8211; ha aggiunto la Romano &#8211; non fanno altro che depauperare il territorio senza risolvere il problema». (re.go.)</p>
<p>Il Piccolo, 19 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>I primari uniti: Cardiologia non si tocca  <br />
Preoccupazioni anche sul futuro della Rianimazione così come indicato nel piano della Regione</strong> <br />
 <br />
Mantenere a Gorizia e Monfalcone l’eccellenza nelle prestazioni sanitarie di base, salvaguardando i reparti come Terapia intensiva e Cardiologia (Ucic) che la Proposta del piano sanitario 2010-2012 intende privare dei posti-letto (una quindicina) sostituendoli con un’Area di emergenza come già avviene negli ospedali di Tolmezzo e San Daniele. Si punta altresì al riconoscimento delle professionalità acquisite e consolidate, che costituiscono un ”valore aggiunto” per il presidio ospedaliero. E ancora, la salvaguardia dei livelli di efficienza che hanno sempre contraddistinto le nostre strutture.<br />
La ”battaglia” dei medici riuniti nell’Associazione per la sanità della Venezia Giulia (Asvg), che raccoglie i primari di entrambi gli ospedali, di cui si fa portavoce il dottor Claudio Rieppi, direttore del Laboratorio di analisi dell’Ass Isontina, intende proporre un metodo di lavoro sulla bozza di piano regionale con lo spirito di chi coglie la sfida del confronto costruttivo. Perchè se è necessaria la riorganizzazione del sistema sanitario, così come era prevista dalla legge regionale 13 del ’95 per ragioni di sostenibilità economica, i ”correttivi” da adottare non devono penalizzare la qualità del servizio offerto alla popolazione.<br />
I medici della neonata Asvg, che l’altro ieri si sono riuniti al San Polo, propongono uno specifico e oculato percorso, volto a modificare gli aspetti ritenuti incongruenti. Un percorso avviato in sintonia con i vertici dell’Ass Isontina, che vuole bandire ogni logica di campanile tra le strutture di Monfalcone, Gorizia e soprattutto con l’Azienda ospedaliera di Trieste, con la quale peraltro sono in atto da tempo servizi e collaborazioni integrati. Il tutto, dunque, nell’interesse primario degli utenti, prevedendo anche ”percorsi garantiti” nell’ambito dell’ospedale del capoluogo regionale, in ordine ai servizi di più elevata complessità non offerti in loco.<br />
Un primo documento è scaturito l’altro ieri dai medici dell’Asvg: «L’approvazione del nuovo piano sociosanitario regionale &#8211; viene spiegato &#8211; lancia una nuova sfida per gli ospedali di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Rappresenta un primo tentativo, dopo l’approvazione della legge regionale 13/’95, di razionalizzare l’offerta sanitaria. Riteniamo sia una sfida da cogliere e da governare per garantire una buona sanità ai cittadini di quest’area nei prossimi anni». I medici sottolineano: «Bisogna rifuggire dalla tentazione di leggere il futuro con le categorie del passato e in particolare rifuggire dagli antagonismi, Gorizia contro Monfalcone o Isontino contro Trieste. Occorre un progetto che sappia guardare all’intera Area». Da qui le 4 idee guida: garantire l’eccellenza nelle funzioni di base delle tre sedi; garantire la presa in carico del paziente e successivamente i percorsi nelle funzioni di più elevata complessità; garantire ai professionisti che lavorano nelle tre sedi la partecipazione alla progettazione e alla realizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici; garantire, infine, l’efficienza delle strutture. Un dibattito, dunque, che i medici definiscono costruttivo, al fine di giungere a scelte ragionevoli «per assicurare ai pazienti dell’area una sanità migliore e di garantire ai professionisti di Monfalcone, Gorizia e Trieste uguale dignità e pari opportunità di crescita professionale dalla sede principale di lavoro».</p>
<p>Il Piccolo, 21 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>SARÀ INVIATO IN REGIONE  <br />
Pronto un odg per la difesa dell’ospedale</strong> <br />
 <br />
Il Consiglio comunale di Monfalcone inviterà l’assessore regionale alla Sanità a valutare lo stato dei servizi sanitari e sociosanitari del Monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali, non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio. Lo prevede un ordine del giorno dal titolo ”Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”, che sarà presentato dalla presidente della commissione Sanità Barbara Zilli in una delle prossime riunioni, da inviare anche al presidente Tondo, ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione regionale.<br />
Barbara Zilli parte dalel proteste venute di recente dalla popolazione per le forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare per l’esecuzione macchinosa dei prelievi del sangue, per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese, si è registrata anche la soppressione dell’auto medicalizzata, e per l’accesso a Medicina, costantemente sovraffollata. Un tanto a fronte della costante carenza di personale nel Punto prelievi, che effettua in media 200 prelievi al giorno con picchi di 300 e di una situazione analoga al Laboratorio dove, alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione, si rischia di dover ridurre drasticamente l’attività. Difficile anche la situazione del Pronto soccorso che vede in media 26mila casi l’anno con una dotazione di personale non parametrata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente.<br />
Il quadro è completato da un reparto di Medicina costantemente sovraffollato nonostante la degenza media sia stata portata, nell’ultimo biennio da 7,7 e 6,9 giorni, da una casa di riposo che conta 135 persone in attesa a fronte di 141 posti, da un’assistenza domiciliare d’ambito che presenta per la prima volta quest’anno una lista di attesa. «Si sta assistendo &#8211; conclude l’odg &#8211; a un progressivo indebolimento dell’ospedale di Monfalcone e, se non vi si porrà rimedio, si arriverà a uno svuotamento dello stesso». </p>
<p>Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Il piano sanitario regionale preoccupa politici e cittadini. Anche il Pd interviene per tutelare il San Polo che rischia un ridimensionamento  <br />
Monfalcone, scatta l’allarme ospedale «I servizi sono sull’orlo del collasso»</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. Il piano sanitario regionale sta provocando forti preoccupazioni a Monfalcone, sia nel mondo politico, sia tra i cittadini che temono di vedere fortemente ridimensionato il loro ospedale. E al proposito la capogruppo del Pd, Barbara Zilli ha presentato un urgente ordine del giorno, dedicato a “Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”.<br />
«Sembra che l’ospedale si prepari al declassamento e allo svuotamento» è il lapidario commento di Barbara Zilli che chiede al consiglio comunale di pronunciarsi «affinché l’assessore regionale alla sanità valuti lo stato dei servizi sanitari e socio-sanitari del monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio».<br />
L’odg, che sarà inviato al presidente della giunta regionale ai consiglieri regionali eletti nella Provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione consiliare regionale, osserva come da parte di cittadini del mandamento monfalconese siano state lamentate forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare «per l’esecuzione dei prelievi del sangue dove, dal momento della richiesta di prenotazione-registrazione (eliminacode al Cup) al momento del prelievo, passano, di norma, due ore o più; per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese tipiche di quasi tutti i servizi regionali, si è registrata la soppressione dell’auto medicalizzata in alcune giornate; per l’accesso al reparto di medicina, che risulta quasi costantemente sovraffollato, con la conseguenza che spesso alcuni pazienti devono essere sistemati come “fuori reparto”, cioè in altri reparti».<br />
Ricorda come il Punto prelievi, che esegue in media 200 prelievi al giorno con picchi anche di 300, presenta una costante carenza di personale «poiché, per una simile mole di attività, dovrebbero essere aperte almeno sei postazioni, ma di norma ne sono aperte tre per carenza di personale. La situazione del centro prelievi è speculare a quella del laboratorio: alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione il Laboratorio rischia di dover ridurre drasticamente l’attività e quindi limitare gli accessi ai prelievi poiché sono in fase di pensionamento due dirigenti e il numero dei tecnici è molto scarso tanto che basta una malattia per mettere in crisi l’attività».<br />
In merito al Pronto soccorso spiega che in media vengono osservati 26.000 casi l’anno e serve un bacino di utenza che è superiore ai residenti del distretto «poiché a una forma consistente di trasfertismo tipica delle realtà industriali vi si somma la presenza del porto e dell’autostrada, nonché l’attrazione esercitata nei confronti dell’altipiano carsico triestino. Inoltre vi è una maggiore complessità di interventi dovuta sia alla presenza della terapia intensiva sia dall’accesso di infortuni quantificabili in più di 2.500 l’anno». La dotazione del personale del pronto soccorso, così come confermato recentemente dal primario, non è parametrizzata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente, così medici e infermieri sono costretti a turni estenuanti per coprire i quali ultimamente è stato soppresso anche il servizio dell’auto medicalizzata.<br />
Inevitabile l’accenno al reparto di medicina costantemente sovraffollato, fenomeno è legato a un costante incremento del numero dei ricoveri, ma acuito da difficoltà alla dimissione legate alla presenza di una quota significativa di “casi sociali” che non trovano spazio in strutture territoriali.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Le morti bianche al Comunale]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/17/le-morti-bianche-al-comunale/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:22:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/17/le-morti-bianche-al-comunale/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo 17 novembre 2009    ”CARICO SOSPESO”   Le morti bianche al Comunale    A teatro, per comm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo 17 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>”CARICO SOSPESO”  <br />
Le morti bianche al Comunale</strong> <br />
 <br />
A teatro, per commemorare le vittime delle ”morti bianche”. Si terrà sabato 28 novembre l’appuntamento annuale di Carico Sospeso &#8211; Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro. Al Comunale, alle 20.30, sarà portato in scena “3,06”, diretto dall’attrice Luisa Vermiglio, già coordinatrice del Laboratorio Fare Teatro. L&#8217;iniziativa, realizzata con il contributo della Regione e il patrocinio di Provincia e Comune di Monfalcone, Staranzano e Ronchi, si è sviluppata in seguito alla scomparsa del portuale Franco Cicciarella, per non dimenticare quanto è accaduto, ma anche per informare e dar voce al diritto a un lavoro sicuro e al diritto alla vita. Il titolo “3,06” fa riferimento al numero medio giornaliero delle &#8220;morti bianche&#8221; accertate dall’Inail nel 2008. «Le morti sul lavoro &#8211; così i promotori della serata, a ingresso libero &#8211; rappresentano uno stillicidio continuo di dolore. Gli infortuni sul lavoro non sono frutto del caso, della fatalità, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento della cultura della sicurezza. Ma anche da una produzione e un’organizzazione del lavoro fondata su una ricerca esasperata della produttività, su ritmi sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione dei costi, da una mancanza di supporto alla valutazione e gestione dei rischi». (ti.ca.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 25 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>“Carico sospeso”, sabato uno spettacolo per promuovere la sicurezza sul lavoro</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. “3,06” è lo scarno titolo dello spettacolo artistico-culturale organizzato per sabato da “Carico sospeso”, l’associazione nata per ricordare Franco Cicciarella (deceduto in un tragico incidente di lavoro in porto), ma anche tutte le morti e gli infortuni che avvengono sul posto di lavoro. 3,06 è il freddo dato statistico medio di caduti sul lavoro, senza contare le migliaia di invalidi permanenti ogni anno.<br />
«Sta a significare – spiegano i rappresentanti dell’associazione – che ancora oggi di lavoro si muore o si rimane invalidi per tutta la vita per sé e per i propri affetti. Le morti sul lavoro rappresentano uno stillicidio continuo che colpisce la società reale. Gli infortuni come tutti gli eventi che investono la salute di chi lavora non sono il frutto del caso, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento complessivo della cultura della sicurezza, da un sistema generale di formazione, prevenzione, vigilanza non adeguato alle esigenze e alle necessità. Ma anche da una produzione e da una organizzazione del lavoro, fondata su di una ricerca esasperata della produttività, su ritmi di lavoro sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione continua dei costi, a partire proprio da quelli per la sicurezza, da una mancanza inoltre di supporto alla valutazione e gestione dei rischi e alla formazione nei confronti delle microimprese».<br />
“Carico sospeso” intende porre attenzione alla tematica della dignità di un lavoro sicuro e del diritto alla vita tramite il lavoro proponendo uno spettacolo attraverso il quale diffondere a un pubblico ampio, ed in particolare ai lavoratori e ai giovani, la cultura del diritto ad un lavoro sicuro.<br />
La manifestazione artistico-culturale con ingresso libero si terrà quindi sabato 28 novembre, nel teatro comunale di Monfalcone, alle 20.30 con la regia e la direzione artistica di Luisa Vermiglio e vedrà la partecipazione di artisti e gruppi del mandamento quali: Alessandra Franco (canto), Sergio Giangaspero (chitarra), Lucio Casentino &#8211; Marco Fumis e Ousmane Bangoura (canto e percussioni), Luca Sterle &#38; The Rebus (Gruppo Rock), Coro Gospel Soul Circus di Max Devitor, Daidaloi (teatro), Partiti Crew (breakdance), Fabio Babich &#38; Massimo Racozzi (sand animation), ScattArte (foto).</p>
<p>Il Piccolo, 30 novembre 2009<br />
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<strong>Dal teatro un appello contro le stragi sul lavoro  <br />
Quattro anni fa la morte di Franco Cicciarella. Comunale gremito per ”Carico sospeso”</strong> <br />
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Ha ragione, il sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando dice che «chi va a lavorare non va in guerra». E che la speranza, come ha aggiunto alla serata organizzata in teatro per dire basta alle morti bianche, di vedere tornare a casa ogni giorno, sano e salvo, un operaio non dovrebbe essere, appunto, un auspicio ma una pretesa. Il condizionale, quando si parla di stragi sul posto di lavoro, è tuttavia imprescindibile. Perché i decessi continuano ad avvenire. Lo dimostrano i dati snocciolati sul palco dai promotori dell’iniziativa, i volontari di ”Carico sospeso”, l’associazione sorta nel 2005 a seguito della scomparsa, a 39 anni, del portuale Franco Cicciarella: 3,06 la media giornaliera di decessi che si verificano in Italia, un milione di incidenti e 25mila casi di invalidità, cifra da cui si escludono le malattie professionali. «Nel 2007 – così un attore sul palco &#8211; 27 persone sono morte per infortunio, 26 nel 2008: uno si è salvato, ma ancora si assiste al quotidiano bollettino di guerra». La serata, che ha fatto il pieno in teatro, è stata diretta dall’attrice monfalconese Luisa Vermiglio e ha visto l’esibizione di diversi artisti che hanno levato alto un grido di denuncia (in apertura il contributo video di Ascanio Celestini). Ad alzare il sipario Antonella Paoletti di ”Carico sospeso”, che ha annunciato a breve l’uscita del bando per un concorso letterario nelle scuole sulla sicurezza sul lavoro. La parola è passata quindi al sindaco, presente assieme al vice Altran, agli assessori Benes e Morsolin, al consigliere provinciale Del Bello e al sindaco di Staranzano Presot: «Vi ringrazio per ciò che avete fatto con la vostra associazione: siete nati sull’onda di un tragico evento, ma non si è trattato di una fiammata. La sicurezza sul lavoro oggi non è un dato ma un obiettivo da raggiungere». Il primo cittadino ha quindi toccato il dramma dell’amianto, paragonando gli esposti a «persone allineate a un muro. Il profitto è il punto di vista di chi svolge attività economiche, mentre io credo che se queste non vengono abbinate a una concezione etica non si può proseguire in maniera proficua».<br />
L’assessore Benes, ex insegnante di Cicciarella, ne ha ricordato il profilo umano, esortando «al rispetto della vita e della solidarietà», mentre il consigliere Del Bello ha affrontato il tema della responsabilità sociale d’impresa. Archiviati i discorsi ufficiali è stata la volta dello spettacolo, intessuto lungo una sequela di performance: dalla travolgente break dance (Partiti crew), al canto struggente accompagnato alla chitarra (Sergio Giangaspero e Alessandra Franco), passando attraverso l’incontenibile rock di Luca Sterle &#38; The Rebus, l’affascinante sand art di Max Racozzi &#38; Fabio Babich, le percussioni del trio di Luca Cosentino, Ousmane Bangoura e Marco Fumis e il gospel finale di The soul circus. Il tutto accompagnato dalle belle immagini di ScattArte. I promotori hanno infine invitato la cittadinanza a prender parte, il prossimo 22 marzo, al dibattimento del processo Cicciarella.<br />
Tiziana Carpinelli</p>
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<title><![CDATA[Flop sicurezza Luise se ne va dalla giunta]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/12/flop-sicurezza-luise-se-ne-va-dalla-giunta/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:43:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 12 novembre 2009   ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI Flop-sicurezza, Luise se ne ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 12 novembre 2009<br />
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<strong>ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI<br />
Flop-sicurezza, Luise se ne va dalla giunta <br />
L’assessore si sente scavalcato: «Troppi ritardi e incertezze, misure del tutto inutili»</strong></p>
<p>di FABIO MALACREA</p>
<p>Michele Luise sbatte la porta e se ne va. L’assessore comunale alla Sicurezza, che regge anche i referati dello Sport e del Personale, è in rotta di collisione con il sindaco e i colleghi di giunta ed è stufo di essere il bersaglio per il sostanziale fallimento del pacchetto-sicurezza messo a punto dal Comune per dare un po’ di decoro alla città. Del malumore di Luise, responsabile diretto dell’applicazione delle misure anti-sputo, anti-accattoni e contro ”bici selvaggia”, girava voce da qualche tempo. C’è chi parla (Giorgio Pacor dell’Udc) di Luise «bloccato dal sindaco» nel far rispettare le ordinanze, la cui gestione sarebbe di fatto nelle mani dello stesso Pizzolitto e dei vigili urbani. E condizionato da una maggioranza troppo sbilanciata, a sinistra, verso una linea morbida che, di fatto, trasformerebbe i provvedimenti in pure enunciazioni.<br />
Gli esempi non mancano: dalla complicata e sofferta gestazione del pacchetto-sicurezza, ai rinvii continui, alle interpretazioni date nell’applicazione delle sanzioni, sfociate anche in alcuni episodi grotteschi, come quello della bicicletta parcheggiata davanti al Comune che nessuno si prendeva la briga di spostare «perchè non intralciava», o del mendicante straiato sul marciapiede lasciato in pace «perchè non importunava». Tutto ciò mentre il malumore in città sfociava nelle 1500 raccolte in poche ore dalla Lega Nord con un banchetto in piazza contro la moschea e le tensioni sociali in città.<br />
Insomma, Luise ha deciso di gettare la spugna. L’annuncio ufficiale arriverà a giorni. Ma la decisione è presa, e non ci saranno ripensamenti. Ciò che è ancora da chiarire è se l’abbandono riguarderà solo la delega alla Sicurezza o anche quelle del Personale e dello Sport. L’impressione è che Luise non abbia più nessuna intenzione di avere a che fare con la giunta.<br />
Comunque vada a finire, l’assessore Luise rifiuta un ruolo di corresponsabilità sulla questione-ordinanze ma soprattutto ritiene che ci sia stata una mancata trasparenza sul suo ruolo di assessore alla Sicurezza.<br />
«Quella delega &#8211; dice Luise &#8211; mi è arrivata per esclusione. A chi poteva andare? Non certo a qualcuno del Pd o di Rifondazione. Era l’unica scelta ”politicamente corretta” possibile». Ma alla fine sarebbero prevalse le resistenze, «con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».<br />
Luise contesta tutto l’iter che ha portato al ”parto” delle ordinanze-sicurezza: «Ci sono stati troppi stop-and-go: prima la necessità di consultare le scuole e le comunità straniere, poi una prima retromarcia sulla questione dello sputo, poi ulteriori ripensamenti. Insomma, ci sono voluti mesi. Si sarebbe fatto prima a fare un figlio».<br />
Che tra questa maggioranza e Luise le cose non andassero per il meglio era già emerso mesi fa quando l’assessore (ex Margherita e lista civica) non aveva voluto la tessera del Pd. L’ingresso in giunta di Luise era avvenuto nell’ambito del rimpasto dell’aprile di tre anni con ben altre funzioni: all’inizio fu titolare tra l’altro delle Finanze, poi passate al super-assessore del Pd Gianluca Trivigno. Un ruolo quindi sempre più marginale, sfociato nell’affidamento del referato alla Sicurezza, il più scomodo, ma senza avere poi, come si è rivelato, gli strumenti necessari per gestirlo. Un’esperienza in giunta che lo ha fatto sentire progressivamente un ”corpo estraneo”. Fino a dire: mollo tutto e me ne vado.</p>
<p><strong>Una gestazione lunga 9 mesi per le 3 ordinanze del Comune</strong></p>
<p>L’elaborazione delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbani è stata una lunga gestazione. «Un parto durato nove mesi», l’ha definita l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. Frutto di studio e attente valutazioni, avvalendosi del supporto della Polizia municipale. Provvedimenti dati per imminenti più volte. Il piano che l’amministrazione comunale presentò in Regione, nell’ottobre 2008, era un progetto da 800mila euro.<br />
Un progetto ambizioso, per il quale tuttavia Monfalcone si era trovata a ”rivisitare” gli obiettivi in virtù di un’erogazione regionale ridotta circa un terzo. Ordinanze sofferte. Che registrarono l’altolà da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando volle prendere ancora tempo per le dovute riflessioni. Un lavoro lungo e complesso, che aveva coinvolto anche le scuole in un’opera di confronto e di compartecipazione. Nè erano stati trascurati gli aspetti informativi e di corretta comunicazione nei confronti della comunità di immigrati. Anche in questo caso, incontri e dibattiti chiarificatori non sono mancati.<br />
Fino ad approdare ai tre provvedimenti messi in campo questa estate, le ordinanze relative all’accattonaggio molesto, alla tutela della qualità urbana, comprensiva, assieme al divieto di imbrattare edifici e monumenti pubblici, anche quello di non sputare e di utilizzare impropriamente le panchine.<br />
Quindi, il terzo provvedimento, legato alle biciclette, in relazione al decoro urbano, contro gli abbandoni di rottami e le soste selvagge. La prima ad entrare in vigore, il 19 agosto, è stata quella sull’accattonaggio, prevedendo l’avvio delle altre due il primo settembre. Giorno in cui era diventata operativa l’ordinanza anti-sputo, rimandando ulteriormente quella sulle dueruote dovendo prevedere l’installazione di nuove rastrelliere.</p>
<p>Il Piccolo, 13 novembre 2009 <br />
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<strong>L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DECISO A LASCIARE ANCHE I REFERATI DEL PERSONALE E DELLO SPORT. RAZZINI (LEGA): «ATTO COERENTE»  <br />
Luise in collisione con la giunta: «Mollo tutto»  <br />
Il sindaco Pizzolitto: «Non ho percepito il suo disagio. La colpa è della sua posizione politica anomala»</strong> <br />
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di LAURA BORSANI</p>
<p>L’assessore Michele Luise lo ha confermato senza equivoci: si dimetterà non solo dal referato alla Sicurezza, ma anche da quelli dello Sport e del Personale. Lo ha ribadito ieri riservandosi circostanziate spiegazioni e riflessioni in merito. Si prospetta, dunque, una rottura completa da parte dell’assessore, volendo abbandonare in toto la giunta. L’assessore ex Margherita e componente della lista civica, che non ha voluto aderire al Partito democratico, esce dunque di scena con la sua dichiarata determinazione.<br />
Una decisione che ha già suscitato in città commenti e osservazioni. Accolta da alcuni come una sorta di ”epilogo annunciato”. Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, ha infatti osservato: «Rispetto la scelta di Luise, che stimo e conosco bene. Immagino il travaglio di questi giorni. Da cattolico liberale, la sua convivenza in giunta è stata difficoltosa e imbarazzante. Ha fatto una scelta coerente con se stesso. Del resto, gli hanno sempre messo i bastoni tra le ruote, non solo nel settore della sicurezza. Luise ha sofferto anche a proposito della pesante situazione finanziara del Monfalcone Calcio, per il quale i fondi messi a disposizione dello sponsor A2A sono stati ”dirottati” sul gemellaggio con Gallipoli. A questo punto &#8211; ha aggiunto -, invito il sindaco a trarre le conclusioni».<br />
C’è anche chi, come il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, ha invece colto con sorpresa le dimissioni di Luise: «Queste dimissioni &#8211; ha osservato &#8211; arrivano del tutto inaspettate. La riteniamo una scelta politica strumentale, condannabile considerato il modo con il quale è stata espressa, senza prima informare il sindaco». E Gianfranco Pizzolitto, fuori città, ha preso atto: «Apprendo oggi (ieri, ndr) questa intenzione &#8211; ha dichiarato -. Mi astengo da commenti ritenendo il dottor Luise prima di tutto un amico. Il giudizio politico sarebbe pertanto ”inquinato” da questo sentimento». Il primo cittadino ha proseguito: «Prendo atto di questa decisione. Non posso che ringraziarlo per il lavoro svolto augurandogli buona fortuna».<br />
Ma cosa succederà nell’ambito dei ruoli dell’esecutivo cittadino? Il sindaco preferisce mantenere riserbo sull’argomento, facendo tuttavia capire di avere comunque più ipotesi in mente. «Quando rientrerò in città &#8211; ha spiegato Pizzolitto &#8211; affronteremo serenamente il da farsi. Sto elaborando possibili soluzioni, che presenterò agli alleati di maggioranza. Contatterò subito i segretari e i capigruppo dei partiti preannunciando l’intenzione di risolvere la questione già la prossima settimana. Anche se ho le mie idee, voglio prima confrontarmi opportunamente con la maggioranza». Pizzolitto ribadisce: «Decideremo serenamente. Le emergenze sono altre, in primis il problema dell’occupazione e di Fincantieri». Il sindaco lo vuole sottolineare: «Sono molto amico di Luise e confido che questa amicizia possa continuare. Sotto il profilo tecnico, dell’impegno amministrativo, non ho mai avuto nulla da dire. Luise è sempre stato un assessore valido, nè ho mai percepito il suo disagio». Pizzolitto dà a questa decisione una lettura diversa: «Ritengo che il tutto possa essere maturato dalla posizione anomala dell’assessore che in qualche modo doveva essere chiarita sotto il profilo politico. Non essendo entrato nel Pd, aveva una posizione esterna. In tal senso, avevo chiesto a più riprese rassicurazioni». <br />
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<strong>GRECO (PD) SORPRESO: «DECISIONE STRUMENTALE»  <br />
Il consigliere provinciale Alessandro Perrone: «Per i comunisti è un fatto positivo. Bisogna rivedere le linee della maggioranza» <br />
Nicoli: «L’esecutivo perde i pezzi» <br />
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«Dimissioni inaspettate». Per le quali il segretario provinciale del Pd, Omar Greco commenta: «Ciò che mi lascia perplesso è che il dottor Luise non abbia avuto il buon gusto di comunicarlo prima al sindaco». A proposito della delega alla Sicurezza, dice: «La distribuzione dei referati è un compito del sindaco. Sulla sicurezza hanno hanno lavorato a lungo in un ambito difficile. Le ordinanze hanno rappresentato un percorso complesso considerata la delicatezza e la peculiarità della nostra città». Greco considera «questa uscita dalla giunta una strumentalizzazione che ha motivi e obiettivi diversi, di tipo politico». Il segretario del Pd ricorda: «L’assessore non ha mai chiarito la sua posizione. Nè, da quando non ha aderito al Pd ed è rimasto in giunta, ha mai cercato un rapporto di effettiva collaborazione. Giunta e maggioranza vanno avanti, tranquillamente. L’esecutivo si ricompatterà».<br />
Dal Pdl, Giuseppe Nicoli esordisce: «L’aspetto che si può rilevare, è lo sfaldamento di una maggioranza amministrativa, che non c’è più. Si perdono i pezzi, ci sono stati continui rimpasti. E ciò che più preoccupa, non è mai scaturito un piano chiaro e serio per Monfalcone. Stanno bivaccando in attesa della fine, tra 16 mesi. Non trovo nulla di eclatante nelle dimissioni dell’assessore Luise. Il fatto è che continuano a governare senza avere la maggioranza in città. Mi aspetto, a questo punto, anche le dimissioni del sindaco Pizzolitto. Meglio il voto anticipato, che questa agonia». Quindi osserva: «L’assessore prende coscienza adesso? Quando hanno fatto alleanza con Pizzolitto, nel 2006, non sapeva che la sinistra sulla sicurezza faceva orecchie da mercante? È dal 2001 che noi attacchiamo questa amministrazione per il completo lassismo. Un esempio? Il protocollo sulla legalità non ha prodotto alcunchè». L’esponente del Pdl aggiunge: «Da un lato non c’è un progetto complessivo. La sicurezza è affiancabile, ad esempio, alla questione legata alla crescita economica per la quale non esiste un serio piano amministrativo. Dall’altra, c’è un problema politico: la maggioranza risulta un’accozzaglia di partiti. Ma ora si è levato il vento del cambiamento e i topi stanno abbandonando la nave». Nicoli fa un’altra osservazione, a proposito della raccolta di firme proposta dalla Lega Nord sulla moschea: «Oltre al netto rifiuto a un’eventuale moschea, il segnale è anche quello dei cittadini stufi di vedere Monfalcone in una linea di naturale deriva. Il malcontento va oltre la moschea, è una questione più profonda».<br />
Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, commenta: «Siamo ormai al tragicomico. Al record nazionale della giunta in fatto di dimissioni dal suo insediamento. È un sintomo indicativo e concausa di come la giunta abbia operato in modo disordinato, senza un metodo amministrativo organico. Per portare avanti in modo serio i progetti sevono due mandati consecutivi. Mi chiedo con quali risultati se ogni 6 mesi questa giunta perdeva pezzi. E chiedo al sindaco ora se sia il caso che continui così. Tragga lui le conclusioni». Il consigliere provinciale indipendente del gruppo Prc-Se, Alessandro Perrone, sostiene in una nota: «Le motivazioni delle dimissioni del dottor Michele Luise da assessore sono un fatto positivo per i comunisti, che devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare inesistenti problemi di sicurezza, per dare avvio a campagne xenofobe e razziste di assoluta gravità. A questo punto &#8211; ha concluso -, auspico che la maggioranza di centrosinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa. Alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale».</p>
<p><strong>Anche Bonetti si dimette dalla Consulta</strong> <br />
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Bruno Bonetti ha deciso di dimettersi dalla carica di presidente della Consulta della cultura. Lo spiega in una lunga e articolata lettera. «Il mio proposito di presiedere la Consulta culturale &#8211; precisa Bonetti &#8211; era finalizzato alla costruzione di un percorso di autonomia e valorizzazione dell’attività associativa poichè è lo stesso mondo dove opero e conosco profondamente le difficoltà in cui ci si muove. Se a queste poi si aggiungono le scarsissime risorse economiche su cui possiamo disporre, allora il cammino per raggiungere lo scopo diventa quasi impossibile». Bonetti aggiunge: «Non accettando le subdole manovre politiche che neanche velatamente si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato di riferimento e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla Consulta di cui non mi sento minimamente responsabile ma, anzi, per un suo ritorno, auspico, alla serenità e per stemperare quel clima che renderebbe precaria la continuità, dichiaro le mie dimissioni dalla presidenza della Consulta. Vorrei che questa mia scelta non debba essere interpretata come una fuga dalle responsabilità, ma piuttosto come un atto coraggioso di chi crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio delle tradizioni della città».</p>
<p>Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 <br />
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<strong>Bonetti lascia la Consulta cultura</strong></p>
<p>MONFALCONE. Lascia il presidente della Consulta cultura, Bruno Bonetti.<br />
«Non accettando le subdole manovre politiche che si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla consulta, di cui non mi sento responsabile e di cui auspico un ritorno alla serenità, dichiaro le mie dimissioni. Vorrei che la scelta non fosse interpretata come quella di uno che fugge dalle responsabilità, ma piuttosto l’atto coraggioso di una persona che crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio della nostra città», ha detto Bonetti, evidenziando come a suo tempo avesse accettato il ruolo volendo incentivare e promuovere il ruolo della consulta e il valore della partecipazione.<br />
Ruolo che sarebbe però rimasto marginale e a cui si sarebbero aggiunti continui attacchi alla sua persona, anche a mezzo stampa e una raccolta di firme, che secondo quanto dice lo stesso presidente dimissionario, sarebbe stata promossa dal suo predecessore, al fine di destituirlo. «Sarebbe stato più corretto portare il problema in sede assembleare e discuterne, piuttosto che usare un modo becero e di basso profilo morale, che mischia cultura e politica – prosegue –. Mi si accusa di perorare l’interesse dell’associazione che rappresento, ma vorrei sapere chi non farebbe altrettanto. Accusarmi di disinteresse verso la consulta è un atto di irriconoscenza, soprattutto se fatto dall’ex presidente che al termine del suo mandato aveva pubblicamente riconosciuto il ridotto spazio di azione della consulta e la quasi totale inutilità della stessa». Ricorda quindi la ridotta disponibilità economica a favore delle associazioni, «ma c’è chi mi ha accusato di avere usato tutto il budget per una manifestazione per cui il Comune mi ha dato solo il patrocinio» e di avere scritto al sindaco e all’assessore alla cultura per segnalare come la delibera che prevede tariffe per uso delle sale comunali avrebbe messo in difficoltà varie associazioni.<br />
La consulta, preso atto delle dimissioni di Bonetti, dovrà ora procedere alla designazione di un nuovo presidente.</p>
<p>Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 <br />
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<strong>Le dimissioni di Michele Luise scuotono la giunta Pizzolitto</strong> <br />
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MONFALCONE. L’assessore allo sport e alla sicurezza Michele Luise ha dato davvero le dimissioni? È la domanda che ieri ha animato il mondo politico monfalconese, visto che le dimissioni – annunciate dagli addetti ai lavori e dal consigliere del gruppo misto-Udc, Giorgio Pacor, in un comunicato –, in realtà, a tutto ieri (come confermato dallo stesso segretario generale del Comune di Monfalcone, De Stefano), non erano state avvalorate da alcun atto ufficiale. Da voci di corridoio, però, la lettera in cui Luise rassegna le sue dimissioni dalla delega assessorile potrebbe però arrivare stamani.<br />
Notizie certe non erano in possesso nemmeno dei colleghi di giunta, riuniti ieri per la consueta seduta del giovedì mattina. Alla base delle dimissioni, sostanzialmente, i ritardi e le incertezze nell’applicazione delle ordinanze per la tutela del vivere civile e il decoro urbano, anche se in realtà già da qualche tempo serpeggiava un certo disagio tra Luise, il sindaco e la giunta a causa del reale peso delle sue deleghe, della reale capacità di azione e dello sbilanciamento della maggioranza verso una linea morbida, proprio in merito al rispetto delle ormai famose ordinanze anti-sputo, anti-bici selvaggia e anti-accattoni.<br />
D’altra parte, che Luise avesse scelto una strada diversa da quella del Pd era ormai noto visto che l’assessore non ha aderito al partito e che nell’ambiente dell’Udc cittadino lo stesso viene dato come probabile futuro candidato sindaco di questo partito. Ciò che è certo è sia il disagio degli altri assessori che ieri hanno dovuto discutere di una realtà di cui non conoscevano esattamente i contorni e che non aveva avuto ancora conferma, sia il fatto che se Luise lascerà si dovrà arrivare a un rimpasto di deleghe che chiederà un grande impegno da parte del sindaco.<br />
«Le motivazioni delle dimissioni di Luise da assessore sono un fatto positivo che i comunisti devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende – dice il consigliere provinciale indipendente del gruppo Rc-Se, Alessandro Perrone –, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato, che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare gli inesistenti problemi di sicurezza per dare avvio a campagne xenofobe e razziste d’assoluta gravità. A questo punto auspico che la maggioranza di centro-sinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa; alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale a essa affidato».</p>
<p>Il Piccolo, 14 novembre 2009 <br />
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<strong>Luise: «Maggioranza dipendente da Rifondazione»  <br />
Ieri ha presentato le dimissioni da assessore: «Non c’è più spazio per la componente cattolica»</strong> <br />
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di LAURA BORSANI</p>
<p>«Una maggioranza sempre più spostata a sinistra. Dipendente da Rifondazione. Nel centrosinistra e nel Partito democratico la presenza dei cattolici è assolutamente marginale. Non c’è più spazio. Ne ho preso atto e ho agito di conseguenza». Michele Luise da ieri è un semplice cittadino monfalconese. Spogliatosi dei referati alla Sicurezza, allo Sport e al Personale, per i quali ha presentato ufficialmente le dimissioni, in municipio. Luise spiega la sua scelta in termini politici: «La decisione di lasciare la giunta è maturata dopo il congresso del Pd. Anche se non avevo mai aderito al partito, speravo che prevalesse una linea moderata, che ci potesse essere uno spazio agibile anche da chi, come me, proveniva da un’area cattolica e liberale. Purtroppo non è stato così. Ormai è sempre più evidente che il centro del centrosinistra non esiste più e che, invece, se si vuole cambiare e rompere questo assurdo bipolarismo, occorre ripartire dal centro». Luise parla poi di ”pressing” dal Pd: «Ho ricevuto pressioni per iscrivermi al Partito democratico. Ho sempre detto di ”no”, in attesa di verificare l’approdo di questo partito. Oggi dico serenamente che in quella esperienza che ripercorre le strade superate di una socialdemocrazia novecentesca non mi ritrovo. Preferisco lasciare e riprendere la mia libertà».<br />
L’innesco, aggiunge, è riconducibile alla questione moschea-crocifisso: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la discussione sulla moschea e sul crocifisso. Ha ragione il consigliere della Lega, Razzini. Nell’ultima giunta, lunedì 9 novembre, fu portata in discussione la questione, dal momento che l’europarlamentare Collino ha mandato al sindaco Pizzolitto due richieste, una di raccolta firme e l’altra un odg presentato a Bruxelles, di avversione al dispositivo europeo sul crocifisso. Se da parte dei colleghi di sinistra mi è sembrato cogliere quasi indifferenza, se non fastidio, dagli assessori ”margheritini” ho colto imbarazzo e soprattutto ho registrato il silenzio assoluto. In quel momento ho maturato il convincimento del mio disagio». «Mi auguro che qualche consigliere di opposizione lo faccia proprio &#8211; osserva &#8211; e lo presenti: quel giorno sapremo come la pensano i consiglieri».<br />
Luise passa poi al piano amministrativo. «Non posso dire che tutto è sbagliato &#8211; sostiene &#8211; anche perchè ho condiviso molte scelte fatte. Tuttavia, ho l’impressione che i monfalconesi vogliano altro e che sentono la necessità di riappropriarsi della propria città. Questa amministrazione lascerà comunque in eredità il fardello di un bilancio bloccato (vedi l’avventura dei derivati) e tanti edifici pubblici da gestire, con gli uffici comunali sparsi ovunque e un ospedale ridimensionato nella forma e nella sostanza. Lascerà le Terme romane, ma a pochi metri avremo un grande impianto a biomasse. Lascerà la centrale elettrica, che per qualche anno ancora continuerà a bruciare ad olio combustibile. E l’integrazione degli immigrati, che potrebbe acuirsi se il cantiere dovesse ridurre il proprio lavoro e che probabilmente il Pd pensa di risolvere portandoli a votare in massa». Quindi argomenta: «Abituato a interessarmi dei problemi reali delle persone, la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, non riuscendo a dare risposte concrete».<br />
Luise vuole ripondere anche alle critiche. Respinge le accuse di ”scorrettezza” politica considerato che «lo stesso sindaco, con il quale resta la mia amicizia che mi auguro possa perdurare, ha riconosciuto invece la mia correttezza. Le dimissioni erano già ampiamente nell’aria, non erano un mistero. Ho votato fino all’ultimo giorno in modo leale le delibere di giunta. Anche sul recente finanziamento del Centro Blu, che rischiava la chiusura, pur in assenza dello stesso assessore di Rifondazione, Morsolin. Non ricordo, per contro, che Rifondazione abbia mai votato una delibera per la sicurezza». A proposito della sua posizione ”anomala” precisa: «Il segretario del Pd, Frisenna, e il sindaco mi hanno più volte sollecitato a chiarire la mia posizione politica. Non essendo ostile sotto il profilo amministrativo alla giunta, come ho dimostrato, cosa volevano che facessi? Volevano che giurassi fedeltà? Quale indipendente, non iscritto né al partito popolare, né alla Margherita, non vedo cosa avrei dovuto chiarire, da uomo libero». Sostenendo come «Razzini ha colto il vero nel sostenere come ormai ero un cattolico ”fuori posto”», ribatte invece a Nicoli: «La scelta di dimettersi merita rispetto. Quantomeno ci vuole un po’ di coraggio. Nè sono convinto che la ”barca” stia affondando. Nicoli farebbe un grave errore nel sostenere che le prossime elezioni amministrative saranno perse dal centrosinistra».<br />
Dove vuole andare Luise? «Mi preparo a diventare nonno. Mi concederò un mese sabbatico per riflettere». Luise non si sbilancia, ma osserva: «Se dicessi che chiudo con la politica e non faccio più nulla, direi una bugia. I cittadini e quanti mi hanno sostenuto hanno investito nel mio impegno. A ciò si unisce la mia passione per la politica. Dal momento in cui è finita la Dc ed è sfumato il progetto di Buttiglione, non ho più aderito ad alcun partito, sostenendo sempre liste civiche e impegnandomi da indipendente. Al momento ho riacquisito quella libertà che non avevo più. Il resto è prematuro».</p>
<p><strong>IL SEGRETARIO DI PRC RICORDA IL PROVVEDIMENTO ANTI-ACCATTONI  <br />
Saullo: «È lui che è andato a destra»</strong>  <br />
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Rifondazione comunista, che si è trovata sempre meno in sintonia con Michele Luise nel corso di quest&#8217;anno, non nasconde il proprio sollievo dopo le dimissioni dell&#8217;assessore alla Sicurezza. «Arrivate, secondo noi, dopo un progressivo allontanamento dalle idee, espressioni e contenuti politici del centrosinistra», come afferma il segretario provinciale del Prc Alessandro Saullo, capogruppo del partito in Consiglio comunale. Le posizioni assunte da Luise sulla sicurezza, secondo Rifondazione, sono andate ben oltre le intenzioni della maggioranza. Tanto da approdare a «contenuti tipici della destra che non a caso ha difeso Luise in questi giorni». «Non c&#8217;è nulla di personale ovviamente nei confronti di Luise &#8211; aggiunge Saullo -, che in questi mesi del resto si è avvicinato sempre più all&#8217;Udc e non ha aderito al Pd. Non mi pare che comunque possa dire gli sia stato impedito di svolgere il suo lavoro e anche la nostra posizione in materia di sicurezza non gli impedito di fare le ordinanze su biciclette e accattoni in un momento in cui crediamo il problema principale sia quello della crisi economica e del lavoro». Saullo ritiene che ora giunta possa proseguire con sette componenti, ripartendo le deleghe di Luise all&#8217;interno della giunta, da qui al rinnovo dell&#8217;amministrazione nel 2011. «Mi auguro a questo punto si colga l&#8217;occassione di far tramontare l&#8217;inutile delega alla sicurezza», conclude il segretario provinciale di Rifondazione comunista. Antonello Murgia, uscito dalla Margherita per approdare all&#8217;Unione di centro, osserva come la conflittualità all&#8217;interno della giunta che ha portato Luise alle dimissioni esisteva da tempo e riguardava non solo la sicurezza. «Il sindaco però non ha dato protezione a Michele per consentirgli di svolgere al meglio il suo lavoro», aggiunge Murgia. «Luise ora si trova inoltre fuori anche dal Consiglio comunale, avendo accettato di dare le dimissioni da consigliere per fare l&#8217;assessore &#8211; aggiunge Murgia -, e non potrà quindi portare avanti le proprie idee. Ecco perchè quando mi è stato proposto l&#8217;assessorato ai Lavori pubblici ho detto no, perchè avrebbe comportato dimettersi da consigliere».</p>
<p>Il Piccolo, 15 novembre 2009 <br />
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<strong>IL CASO DIMISSIONI. SCOMPIGLIO IN MAGGIORANZA DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’EX ASSESSORE  <br />
Pizzolitto scarica Luise: «È un trasformista»  <br />
«Gestione discutibile delle deleghe e raffica di accuse strumentali». Polemico il segretario Frisenna</strong> <br />
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di FABIO MALACREA</p>
<p>Altro che auguri all’amico che ha deciso di cambiare strada. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto scarica defintivamente da Orvieto, dove si trova in vacanza di lavoro ospite di colleghi dell’Anci, il suo ex assessore dimissionario. Nel giro di 24 ore, una volta lette le dichiarazioni di fuoco di Michele Luise contro la giunta, abbandona la prudenza e replica con una durezza che non gli è propria. Parla di gestione discutibile dell’assessorato, della disinvoltura di Luise nel cambiare troppo spesso bandiera, di pasticci combinati nel settore dello sport. Ma soprattutto di totale mancanza di coerenza politica da parte del suo ex assessore.<br />
«Ma dov’era Luise in questi tre anni e mezzo in cui ha ricoperto l’incarico di assessore &#8211; attacca il sindaco -? Se li leggeva i verbali delle riunioni di giunta? Ascoltava i dibattiti? Ma come, all’improvviso se ne esce con giudizi troncanti e severi su quanto abbiamo fatto tutti assieme, lui compreso. Come a dire: ”Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”. Luise &#8211; aggiunge Pizzolitto &#8211; è corresponsabile in pieno delle scelte di questa amministrazione. Dirò di più, la portata delle sue critiche mi fa ritenere che ora cerchi di ricostruirsi a posteriori una giustificazione consapevole, spinto dall’ambizione di crearsi uno spazio che riteneva di non poter trovare tra di noi, magari allo scopo di puntare in alto. Ma non si rende conto che troppi cambi di bandiera minano la credibilità delle persone e soprattutto dei politici».<br />
È deluso, Pizzolitto. Lui, una volta venuto al corrente della decisione dell’ex assessore, gli ha augurato ”buona fortuna”. L’altro gli ha replicato con una valanga di critiche al vetriolo.<br />
«Ha sputato nel piatto dove ha mangiato fino a qualche giorno prima», aggiunge il sindaco. «Ci accusa di inefficienza? Cosa dire allora del suo rinnovato feeling con Razzini che la dice lunga sul suo disagio nel Pd. Le ordinanze sulla sicurezza? Era stato chiaro fin dall’inizio che dovevano essere improntate sul vivere civile, che dovevano essere più un’esortazione alla buona educazione che un sistema di repressione. Lui invece è partito in quarta. Voleva controlli, multe. Figuriamoci».<br />
Pizzolitto restituisce la pagella a Luise. Da bocciatura: «Ritiene davvero di essere stato un buon assessore al Personale e allo Sport? Forse prima di andarsene avrebbe dovuto almeno risolvere alcune pendenze, invece di lasciarcele in eredità. Proprio lui mi viene a parlare di bilancio ingessato?».<br />
Il sindaco difende le scelte dell’amministrazione finite sotto la scure dell’ex assessore. «Parlare di incompatibilità tra Terme e centrale a biomasse è pura disinformazione. Sui derivati, poi, abbiamo ammesso le nostre colpe e stiamo cercando di uscirne senza danni». Ultima replica sul crocifisso: «Ci ha messo&#8230; in croce anche su questa questione, distorcendo la nostra posizione a suo uso e consumo». Insomma, Pizzolitto si sente tradito. E chiude anche lui ogni porta al suo ex assessore.<br />
Ma va giù duro anche il segretario del Pd cittadino, Paolo Frisenna, che usa termini come fastidio, follia, scemenza. «Luise non è stato un assessore tecnico &#8211; dice Frisenna &#8211; e quindi, se lo riteneva, su alcune questioni certamente non irrilevanti avrebbe potuto chiedere un chiarimento politico. Una verifica, un confronto. Non l’ha mai fatto. Ha deciso di sbattere la porta all’improvviso, lanciando accuse a 360 gradi che hanno fatto cadere più di un collega dalle nuvole. Non posso non pensare che lo abbia fatto, come si dice, per imboccare una strada diversa in chiave elettorale. Se ciò dovesse essere, sarebbe veramente una grossa delusione. La coerenza è una cosa importante e non mi pare che, negli ultimi anni, Luise ne abbia dimostrata, saltando con estrema disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra. Sono stufo di avere a che fare con personaggi che hanno l’unica ambizione di crearsi un proprio spazio personale. Spero ancora che Luise non lo faccia».</p>
<p><strong>CASO DIMISSIONI. UNA LISTA CIVICA NEL FUTURO  <br />
Ora l’ex assessore ”studia” da sindaco</strong> <br />
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Tra dimissioni, silenzi e mezze ammissioni, si è di fatto aperta la corsa per la successione di Gianfranco Pizzolitto. Che potrebbe ampliarsi a un altro candidato che finora era rimasto nell’ombra: proprio Michele Luise, l’assessore alla Sicurezza, al Personale e allo Sport che ha appena sbattuto la porta. Molti lo davano partente verso il nascente Udc. Ma così non sarebbe. «Luise sta preparando una lista civica», ammette un alto esponente della nuova forza di centro, con la prospettiva di candidarsi alle comunali del 2011. Nella speranza, probabilmente, di aggregare altre forze, anche nel centrodestra, facendosi forte di argomenti di peso in questo momento nell’elettorato monfalconese, come la sicurezza. C’è chi addirittura parla di una nuova alleanza trasversale che potrebbe coinvolgere la Lega Nord. Insomma, un’uscita strategica di Luise dalla giunta a meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative per aprire un nuovo fronte nell’area cattolica di centro, in grado di catalizzare probabilmente anche il voto di democratici scontenti. Luise un po’ come Rutelli, dunque.<br />
Di queste prospettive al momento da Luise non arrivano nè smentite nè conferme. L’opinione generale, raccolta in tutti gli ambienti politici monfalconesi, è comunque che l’ormai ex assessore della giunta Pizzolitto non intenda affatto tirarsi da parte ma punti in alto, alla poltrona di sindaco, e che male abbia digerito il presunto appoggio dato dello stesso sindaco a Silvia Altran.<br />
Ma a tenere banco è anche il problema della successione di Luise nella giunta Pizzolitto. Il sindaco è a Orvieto e tornerà domani per dirimere la questione, intricatissima. Dal suo partito, il Pd, pare sia già arrivata la richiesta di andare alla nomina di un nuovo assessore, evitando di risolvere la questione con una ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza, Sport e Personale) tra i componenti della giunta rimasti. Pizzolitto non anticipa nulla. Ma è probabile che, alla fine, la soluzione starà nel mezzo. Al momento, si dà per probabile che la delega alla Sicurezza possa restare nelle mani dello stesso sindaco. Per il Personale e lo Sport le soluzioni sono ancora aperte. Qualora un eventuale nuovo assessore fosse pescato tra i banchi del Consiglio, favorito appare il gruppo ex Ds anche perchè, in quesato caso, il primo dei non eletti a entrare in Consiglio sarebbe un uomo di stretta osservanza militante, Raffaele Polimeno. Mentre se ciò dovesse avvenire tra i banchi dell’ex Margherita, la maggioranza rischierebbe di ritrovarsi poi in aula Lucio Falcone, ormai confluito nell’Udc e quindi fuori dalla maggioranza. Detto ciò, non va escluso qualche rientro col botto, visto che tra i nomi papabili si fa anche quello dell’ex sindaco Roberto Porciani. (f.m.)</p>
<p><strong>REPLICA DEL PRESIDENTE DELL’ASCOM DOPO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI <br />
Boscarolli esorta gli associati a fare squadra: è così che si possono affrontare i problemi</strong><br />
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Pronta replica del presidente dell’Ascom di Monfalcone e del mandamento, Glauco Boscarolli, alle dichiarazioni del coordinatore cittadino del Pdl, Giuseppe Nicoli, intervenuto a seguito della richiesta di dimissioni avanzata dalla giunta esecutiva dell’associazione del commercianti nei confronti dello stesso Boscarolli. «Si tranquillizzi Nicoli che sarò io stesso a impedire qualsiasi infiltrazione della &#8220;politica&#8221; nell&#8217;associazione dei commercianti. I dissensi e le ricomposizioni interni sugli obiettivi e sul metodo per perseguirli &#8211; afferma Boscarolli &#8211; sono naturali in qualsiasi struttura associativa e devono consentire nel tempo gli aggiustamenti necessari ad affrontare gli scopi statutari pur nel mutare delle situazioni esterne». «Questo implica &#8211; aggiunge &#8211; che essendo il terziario necessariamente compartecipe della comunità in cui opera si debba rapportare con la comunità stessa. Quindi in tutte le situazioni in cui i suoi obiettivi confinano con le competenze degli enti locali, e sono molte e frequenti, l&#8217;Ascom deve colloquiare principalmente con coloro che ne sono alla guida senza fare distinzione se codesti amministratori siano di destra, di centro o di sinistra, ma obbligatoriamente con quelli che al momento hanno responsabilità pubbliche». «Non è qui il caso che io esponga quali siano i problemi del terziario monfalconese &#8211; prosegue Boscarolli -: le notizie sullo stato dell&#8217;economia ci vengono presentate quotidianamente da tutti i media, e le difficoltà locali poco differiscono nei fattori di base da quelle provinciali, regionali e nazionali, da qualsiasi forza politica siano guidate». Secondo il presidente dell’Ascom, per quella parte di problemi che sono specifici del territorio, ci sono dunque oggettivamente limitate possibilità di intervento, ancora più limitate per quanto sta nel &#8220;potere&#8221; dell&#8217;Ascom. «L&#8217;associazione &#8211; afferma Boscarolli rivolgendosi alla categoria &#8211; se vuole essere realistica, se non vuole illudersi e illudere i propri associati, è obbligata quindi a progettare e perseguire iniziative fino a quei limiti oppure, utopisticamente, oltre gli stessi. Uscire dalla razionalità e dalla concretezza può portare sollievo di un fugace sfogo emotivo, ma non migliorerà le situazioni contingenti. Abbiamo, negli anni, realizzato iniziative, proposto e talvolta ottenuto risultati, negli ambiti come detto limitati che le situazioni impongono». Boscarolli conclude con un’esortazione: «Dobbiamo e vogliamo continuare, usare la nostra capacità di iniziativa ma senza perdere di vista la realtà. Io ritengo che almeno sui possibili obbiettivi ci siano ancora tra i responsabili dell&#8217;associazione colleghi che sentano questa responsabilità e siano ancora disposti ad operare per la &#8220;tutela gli interessi sociali, morali ed economici&#8221; dei nostri associati».</p>
<p>Il Piccolo, 16 novembre 2009 <br />
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<strong>IL CASO POLITICO RISCHIA DI ALLONTANARE I DUE MAGGIORI PARTITI DI OPPOSIZIONE  <br />
Il ”ciclone” Luise ora divide il centrodestra  <br />
Il Pdl prevede un accordo tra l’ex assessore e la Lega. Razzini: «Puntiamo a una grande alleanza»</strong> <br />
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di FABIO MALACREA</p>
<p>Qualcuno lo vede già come candidato sindaco per il centrodestra con una propria lista civica pronta a raccogliere i cattolici di centro e ad allearsi con la Lega Nord. Sia vero o meno, una cosa è certa: l’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise, con le sue dimissioni, non solo ha creato scompiglio nella maggioranza, rimasta basita dalla decisione di un suo uomo di punta della giunta, ma sembra aver dato il via alle reali ”grandi manovre” del centrodestra per scalzare il Pd dal Comune nel 2011.<br />
Mancava un tassello per chiarire una situazione ancora ingessata, ferma a generiche enunciazioni di principio. E a porlo è stato Luise con le sue dimissioni e con la prospettiva di una nuova lista civica. Una manovra accolta con un certo favore almeno da una parte della Lega Nord ma che invece non piace assolutamente al Pdl. E che, al momento, interrompe il processo (se mai c’era stato) di avvicinamento tra i due maggiori partiti del centrodestra in città, nel tentativo di evitare i flop che proprio le divisioni e la frammentazione delle candidature avevano favorito negli ultimi appuntamenti con le urne. Insomma, il ”ciclone” Luise rischia di porsi come elemento di disturbo nel dialogo, mai troppo amichevole per la verità, tra il Pdl e il Carroccio monfalconesi. E a preoccuparsi è soprattutto il Pdl che vede nell’operazione-Luise la costituzione di un nuovo asse tra il Carroccio e la presunta futura lista civica. Solo sensazioni?<br />
«Non mi pare proprio &#8211; afferma il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Nicoli, già coordinatore comunale di Forza Italia e prossimo coordinatore del Pdl -. Tutti hanno notato, in questa vicenda, un particolare feeling tra Razzini e Luise. Che va al di là dell’amicizia. Una cosa è certa: noi riteniamo che è compito del centrodestra dare un taglio netto al passato ed evitare commistioni con chi ha condiviso per tre anni e mezzo le scelte di un’amministrazione legata mani e piedi con l’estrema sinistra».<br />
Il Pdl vuole vederci chiaro. E martedì Nicoli convocherà i suoi ”stati generali” cittadini per discuterne e definire una linea di condotta.<br />
Federico Razzini, dal canto suo, nega che un’asse vera e propria con Luise al momento esista, ma non esclude che lo stesso assessore dimissionario possa dire la sua in una futura ipotetica alleanza di centrodestra: «Ho sempre sostenuto che a Monfalcone è necessario costituire una sorta di grande coalizione che comprenda la Lega Nord, il Pdl, i centristi cattolici, liste civiche e ambientalisti d’ispirazione sociale, lasciando fuori le estreme. Luise? Lo vedo in questa alleanza anche se non credo che intenda candidarsi come sindaco».<br />
Ma se questa scelta dovesse rivelarsi sgradita al Pdl? «Il Pdl deve pensare meno agli interessi dei suoi singoli esponenti e di più al bene della città. Ma deve anche capire che correndo da solo non vincerà mai le elezioni. Dal Pdl non ci aspettiamo isterismi ma senso di responsabilità e lungimiranza politica».<br />
Ma resta valido l’obiettivo di un solo candidato sindaco? «Noi puntiamo a una sola grande coalizione, con un programma alternativo condiviso e rapperesentata possibilmente da un solo candidato. In questa prospettiva il Pdl deve assumersi le sue responsabilità».</p>
<p><strong>SOCIALISTI  <br />
Bacchettate anche da Magrin al collega dimissionario</strong> <br />
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I socialisti Giacomo Panariello e Giordano Magrin, in merito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise, constatano «la scarsa sensibilità verso coloro che fino a un momento prima erano al suo fianco come collaboratori. Ci aspettavamo sinceramente &#8211; dicono &#8211; un confronto diretto, sincero, e a 360 gradi. Così non è stato. E questo, sicuramente, è un demerito che verrà giudicato dalla popolazione quando sarà chiamata al voto». I due esponenti socialisti lanciano dure critiche anche alla Lega Nord per «la strumentalizzazione di alcune considerazioni sacrisante dell’arcivescovo di Gorizia, Dino De Antoni, favorevole all’accoglimento di un’eventuale richiesta da parte della comunità musulmana di aprire una moschea a Monfalcone». Secondo lo Sdi «si è trattato di una guerra santa sul niente, visto che la stessa comunità locale musulmana ha infatti fornito ampie rassicurazioni di non poter considerare praticabile l’ipotesi di costruire una moschea a Monfalcone. E l’amministrazione, per bocca del primo cittadino, si è espressa chiaramente mettendo in evidenza l’inesistenza di pregiudizi ribadendo la libertà di culto quale diritto sancito dalla Costituzione e dalle regole democratiche ricordando che non compete al Comune costruire luoghi di culto, qualsiasi essi siano. D’altra parte la religione è un valore per tutti e come tale &#8211; concludono i due esponenti socialisti &#8211; non va contrastata».</p>
<p>Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 <br />
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<strong>Rc: era ora che Luise uscisse dalla giunta</strong> <br />
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MONFALCONE. L’uscita di Michele Luise dalla giunta Pizzolitto, accompagnata da precise dichiarazioni circa le motivazioni che lo hanno spinto a tale gesto, ha natura ben diversa dalle altre tre dimissioni di assessori che lo hanno preceduto (Bou Konate, Stefano Piredda, Andrea Montagnani) e non possono che suscitare l’approvazione di chi, come l’Udc, si è posto da sempre all’opposizione e in alternativa a questa maggioranza.<br />
«Siamo quindi d’accordo con lui – dice il segretario cittadino dell’Udc, Lorenzo Oggianu – quando ricorda il bilancio bloccato dai derivati, i tanti edifici pubblici da gestire con uffici pubblici sparsi per tutta la città, le terme romane avviate, con un grande impianto a biomasse programmato a pochi metri, l’integrazione degli immigrati rimasta sulla carta, che il Pd pensa di risolvere portandoli in massa a votare per le loro primarie interne e l’ammissione finale che la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, incapace di dare risposte concrete ai problemi della città».<br />
Nota poi che l’espressione di sollievo degli esponenti di Rifondazione che «vedono finalmente fuori dell’esecutivo un esponente che ritiene non vi sia più spazio per la componente cattolica in una maggioranza sempre più dipendente dall’estrema sinistra, sono un chiarimento e una conferma per tutti. L’ordinanza sulla vivibilità, che voleva ridare decoro alla città, e promuovere il vivere civile come aveva detto lo stesso Luise, è stata valutata come atto insopportabile per chi ritiene che i problemi siano sempre un altri: come se la crisi economica e del lavoro non siano nella preoccupazione di tutti, e ciò impedisca di adottare misure come quelle, assolutamente condivisibili, contro l’imbrattamento dei muri, lo sputo sulle aree pubbliche, il lordare le vie con residui fisiologici, creare disturbo all’interno dei condomini con schiamazzi e rumori violenti, l’abbandono di biciclette, l’accattonaggio molesto. La richiesta di Rifondazione di far tramontare la delega sulla sicurezza affidata a Luise, e di non sostituire l’assessore dimissionario – conclude –, vuol significare la volontà di eliminare questi problemi dall’agenda politica. È comunque evidente lo spostamento a sinistra dell’amministrazione comunale, e Luise ha perfettamente compreso che quella del Pd non può essere la sua casa, ma solo l’ultimo stadio dell’evoluzione (apprezzabile) dell’ex Pci/Ds, divenuto un partito socialdemocratico. Rispettiamo pertanto la scelta coraggiosa e corretta del dottor Luise e apprezziamo il mese sabbatico che si è preso per decidere come, dove, e con chi riprendere il suo impegno politico».</p>
<p>Il Piccolo, 23 novembre 2009 <br />
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<strong>RAPPORTI CON FINCANTIERI<br />
«Non vi è alcuna sudditanza nei confronti dello stabilimento di Panzano: oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza degli appalti»<br />
LA PRESENZA DI STRANIERI<br />
«I leghisti sollevano falsi problemi, come quello della moschea. Non la vogliono neppure i musulmani. Pensino invece ai previsti tagli alla sanità isontina»<br />
«Per la sicurezza in città non servono gli sceriffi»<br />
IL SINDACO PIZZOLITTO<br />
Se potessi tornare indietro gestirei di persona la spinosa questione delle ordinanze<br />
INTERVISTA<br />
«A crearmi problemi i fuoriusciti della Margherita piuttosto che Prc»<br />
«Michele Luise sapeva sin da principio quale era la linea dell’amministrazione»</strong> <br />
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di FABIO MALACREA</p>
<p>È rimasto da solo nel Municipio che sta cedendo perchè una parte dell’edificio sta ”trascinando” l’altra. Assessori e consiglieri comunali se ne sono già andati. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, invece, è ancora lì, nel suo ufficio, circondato solo dai suoi collaboratori stretti. Un assist strepitoso per un’intervista a tutto tondo con il primo cittadino alle prese con la fuga di alcuni suoi alleati di centro e, da ultimo, di un suo assessore di punta, costretto a governare per un altro anno e mezzo il Comune con una maggioranza ridotta a un solo voto e con un Pd che, a Monfalcone, è riuscito a trasformare la festa delle primarie in una polemica sull’incetta dei voti bengalesi. Proprio lui che tre anni fa il secondo mandato se l’era conquistato al primo turno, sbaragliando un centrodestra diviso.<br />
Ma non le verrebbe voglia di andarsene anche lei?<br />
«Non ci penso. C’è stato qualche intoppo, è vero. Magari anche qualche gaffe, ma la maggioranza regge, magari per un solo voto. Arriveremo alla fine del mandato. Siamo riusciti a realizzare i punti principali del programma, ma altri aspettano ancora. E poi c’è la crisi economica da gestire, la questione ambientale. Non ci sono i presupposti per chiudere bottega. Stanco sì, invece, lo sono. I mandati quinquennali sono faticosi. Logorano chiunque».<br />
Si sente solo, sindaco? Sulla questione-sicurezza non ha avuto certo molti amici&#8230;<br />
«A volte ho avuto questa sensazione. Ma non sono mai arrivato a pensare a un abbandono. Certo sul tema sicurezza, soprattutto sulle ordinanze-vivibilità, ho dovuto smussare alcune perplessità all’interno del Pd e tra gli alleati. Ma mediare è il mio compito. Ci sono varie anime da mettere d’accordo e io non mi sento un capo che impone le sue idee. Non l’ho fatto da preside e non lo faccio certo ora. Le dimissioni di Michele Luise? Rispetto la scelta. Ma Michele sapeva fin dal principio quale era la linea dell’amministrazione».<br />
La sua giunta in questi anni non ha perso solo Luise. Prima se n’erano andati Konate, Piredda e Montagnani.<br />
«Sono storie diverse. Luise ha fatto una scelta politica. Piredda e Konate si sono defilati per motivi personali e professionali e con loro continuo ad avere ottimi rapporti di collaborazione. Montagnani è caduto in un errore molto grave che gli è costato la carriera politica. È stata una debolezza che gli ha rovinato la vita».<br />
Due anni fa il suo collega di Bologna Sergio Cofferati si era messo contro parte della sinistra proprio sulla questione dei sindaci-sceriffo&#8230;<br />
«E io la penso come Cofferati, non come i media hanno voluto far passare la sua proposta. In sede Anci ci ha detto: ”Non posso accettare che un cittadino indigente possa scavalcare un altro nelle stesse condizioni semplicemente perchè più furbo”. Lo sottoscrivo. Ecco perchè ho voluto porre delle regole di comportamento e sanare la situazione inaccettabile delle occupazioni abusive, ad esempio. Ci sono dei ”professionisti” del pietismo che a Monfalcone non devono trovare posto».<br />
Ritiene di aver fatto abbastanza su questo fronte?<br />
«Si poteva fare di più. Ci sono state lungaggini politiche e burocratiche. Ma se mi vuole far dire che gli alleati in qualche modo mi hanno ostacolato, rispondo di no».<br />
Insomma non è prigioniero della sinistra, come dicono Pdl e Lega&#8230;<br />
«Assolutamente no. Se ho avuto dei problemi non me li ha certo creati Rifondazione. Anzi, sui temi dell’assistenza e dei servizi sociali Rc ha fornito un apporto molto importante alla maggioranza. Di uomini e di idee. A darmi problemi piuttosto sono stati i fuoriusciti dell’ex Margherita che mi hanno ristretto una maggioranza partita molto ampia. Con la sinistra c’è un rapporto corretto, nessun freno. Guardate quanto siamo riusciti a fare in questi ultimi otto anni: non ha senso parlare di condizionamenti a sinistra».<br />
Però qualche equilibrismo è stato costretto a farlo. Emblematica la questione della targa agli infoibati&#8230;<br />
«Mediazioni sì, compromessi no. E tantomeno equilibrismi. Ma in quale alleanza non succede? Io non credo ai comportamenti da macho, li lascio ad altri anche nel mio partito. Non è alzando la voce che si dimostra di essere forti. La targa? Qui parlerei piuttosto di un errore di valutazione. Non sono monfalconese e molto probabilmente la mia sensibilità sul problema delle foibe e dell’esodo dall’Istria non è quella di chi ha vissuto questa tragica vicenda. Lo ammetto: forse non ho saputo leggere nel modo giusto la complessità del problema e le ferite non rimarginate che si trascinano ancora oggi».<br />
Ma gli alleati di centro cattolico se li è giocati&#8230;<br />
«Mi sarei aspettato più coerenza politica da personaggi che avevano firmato un programma condiviso e quindi avevano il dovere di dare un sostegno a questa maggioranza o quantomeno di far presenti i problemi. È un male comune: lo stesso è capitato anche al Pdl che ha lasciato ”pezzi” per strada. Certo non è facile governare con un voto di margine. Ma finora ce l’abbiamo fatta e continueremo a farlo».<br />
Sicurezza sociale, rapporti con un’invasione di stranieri senza precedenti: è certo che questa maggioranza abbia saputo leggere fino in fondo i malesseri della città?<br />
«Non siamo sempre riusciti a interpretare il disagio della gente. Un po’ di autocritica ci starebbe. Quanto meno siamo stati carenti in fatto di comunicazione. Prendiamo la sicurezza: sul ”reale” siamo riusciti a dare risposte puntuali, sul ”percepito” altri forse sono stati più bravi di noi. Furti in casa, comportamenti di stranieri e trasfertisti, decoro della città sono problemi su cui la gente chiede di essere rassicurata. E noi abbiamo il dovere di tenerne conto».<br />
Però Rifondazione avrebbe chiesto di abolire l’assessore alla Sicurezza&#8230;<br />
«Rifondazione non me lo ha chiesto esplicitamente. Potrebbe farlo. E allora cercherei di far capire come sia un errore sottovalutare il disagio ”percepito” non da un branco di razzisti ma da persone normali, civili, che amano la loro città. Lo ammetto, a volte i lacci ideologici ci impediscono di comprendere una realtà magari scomoda ma di cui però dobbiamo tenere conto. Questi umori vanno colti in tempo, altrimenti c’è il rischio di perdere la città. Ma il tempo è galantuomo: ricordate la battaglia del centrodestra contro la raccolta differenziata dei rifiuti? Chiedete ora alla gente se tornerebbe indietro, come chiedevano Razzini e Nicoli».<br />
Già, il malessere. Una ”lettura” che la Lega Nord invece sa fare bene, visto il successo della raccolta di firme contro la moschea&#8230;<br />
«Non posso certo condividere i contenuti delle battaglie della Lega Nord. Ma non posso non rilevare la grande abilità di Razzini e compagni nel cogliere gli umori della popolazione. Il fatto è che la Lega solleva falsi problemi, come quello della moschea. Ma chi la vuole la moschea? Non la vogliono neanche i musulmani ”monfalconesi” che non hanno i soldi per farsela. Piuttosto un problema reale è quello della sanità, con gli ospedali della provincia a rischio di tagli. Andate a chiedere a Razzini cosa dice del piano previsto dal ”suo” assessore».<br />
Potesse tornare indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe o farebbe diversamente?<br />
«Tante cose. Gestirei di persona la questione-ordinanze, ad esempio, aprendo fin dal principio una discussione con le scuole e la città. Ci sono stati troppi problemi di interpretazione che hanno irritato la gente. E poi risponderei ”picche” a chi mi ha coinvolto nell’avventura dei derivati, dai quali cercheremo di uscire il più presto possibile. Non tanto per i danni economici che, per quanto ci riguarda, non sono gravi. Quanto perchè non è giusto rischiare con i soldi della gente».<br />
Tra le accuse che le sono state rivolte dalle opposizioni c’è quella di un’eccessiva sudditanza nei confronti di Fincantieri.<br />
«È una critica pertinente che coglie nel segno se il problema viene visto dall’esterno. Se guardiamo ai fatti, invece, la svolta c’è stata. Oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza sugli appalti nel cantiere navale, andiamo verso uno sportello-integrazione in fabbrica. Sui danni sociali della politica degli appalti il dibattito tra istituzioni e fabbrica è costante. Non dimentichiamoci il risanamento dell’Albergo impiegati e quello, in atto, dell’Albergo operai, il nodo delle case Spaini. Siamo a due passi da un bilancio sociale condiviso e dall’eliminazione della ferrovia di Fincantieri che taglia la città in due. La crisi, certo, sta accelerando certi processi. E ora anche Fincantieri sta riflettendo sulla validità della politica degli appalti».<br />
Come se non bastasse ora spunta anche il rischio nucleare&#8230;<br />
«È un rischio al momento solo teorico ma non per questo da sottovalutare. La nostra centrale, intanto, va metanizzata. E A2A mi ha dato garanzie che il piano già messo a punto da Endesa andrà avanti, magari con tempi un po’ più lunghi. Sul nucleare non c’è margine di trattativa. Il nostro ”no” è totale. E assieme a noi hanno il dovere di schierarsi tutte le comunità interessate, e la Regione. C’è poi un aspetto logistico non da poco. Una centrale nucleare non andrebbe a sostituire quella esistente ma la affiancherebbe. E dove? Non scherziamo, per favore»</p>
<p>Il Piccolo, 25 novembre 2009 <br />
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<strong>Ma a pagare sono stati solo 7 accattoni  <br />
Questo il risultato-flop delle ordinanze-sicurezza da agosto a oggi <br />
</strong> <br />
Sette violazioni accertate per accattonaggio molesto. Questo è il risultato, finora, delle quattro ordinanze-vivibilità messa a punto dal Comune da agosto a oggi. Un flop evidente per provvedimenti che avrebbero dovuto ridare decoro alla città, limitare i comportamenti aggressivi e vandalici. Del resto non poteva essere diversamente, a fronte di un’azione di controllo estremamente blanda seguita alle ordinanze. L’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise incassa un punto a suo favore, dunque, dopo le polemiche seguite alle sue dimissioni e le dure affermazioni di Rifondazione che ha definito «inutile e dannoso» il suo operato in giunta.<br />
E per lui ora arrivano consensi dal centrodestra che gli apre le porte, come alleato. Un’apertura l’ha già ottenuta dalla Lega Nord. Un’altra arriva ora dall’Udc.<br />
«Luise si è dimesso &#8211; afferma Giorgio Pacor &#8211; proprio perchè il sindaco non gli ha consentito di far rispettare le ordinanze sulla sicurezza. Con la gioia della sinistra e con l’ignavia degli assessori e consiglieri della ex Margherita &#8211; aggiunge -, Luise ha gettato la spugna una volta preso atto che la sinistra non ha nessuna intenzione reale di modificare la situazione di degrado in cui si è ficcata la città per il non malcelato motivo che libertà, per certa sinistra, è lordare e graffitare muri o tenere comportamenti che definiscono ”fuori dalla gabbia”».<br />
Insomma, le dimissioni di Luise hanno di fatto aperto la campagna elettorale per le comunali del 2011. Luise in questi giorni è stato già contattato dall’Udc. «Abbiamo cominciato &#8211; afferma Pacor &#8211; un cammino insieme, alleati distinti ma con gli stessi obiettivi». E la sicurezza sarà uno di questi.<br />
«Il sindaco, a parole &#8211; aggiunge Pacor &#8211; si è presentato come paladino della sicurezza dei cittadini, determinato a far rispettare le regole di educazione civica, ma in realtà non ha consentito di utilizzare i vigili urbani per far rispettare le norme delle ordinanze che prevedono sanzioni in ordine a comportamenti, invisi alla quasi totalità dei cittadini, come l’accattonaggio molesto, atteggiamenti sconvenienti, lo sputo, il gettare in ogni dove immondizie, lordare o graffettare muri e pareti delle case, gettare e spesso infrangere bottiglie per terra».<br />
«I vigili sono stati tenuti in ufficio con incarichi burocratici facilmente espletabili da altri impiegati d’ordine &#8211; continua Pacor &#8211; e sono stati utilizzati non per controllare il territorio ma per risolvere problemi contingenti o verificare segnalazioni dei cittadini». Luise da parte sua non si espone. Ma avrebbe già costituito l’associazione ”Insieme per Monfalcone” da trasformare in lista alle prossime elezioni comunali e trovare alleanze con forze del centrodestra.<br />
Quali? Risponde ancora Pacor: «Quelle che vogliono una città più ordinata e più sicura, servizi pubblici efficaci e meno costosi, urbanistica non costituita da brutti condomini ma da luminosi giardini pubblici e dal recupero del patrimonio edilizio cittadino». (f.m.)</p>
<p>Il Piccolo, 02 dicembre 2009<br />
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<strong>Mini-rivoluzione in giunta per il dopo-Luise, il sindaco tiene per sè la Sicurezza  <br />
Nessuna nuova nomina, sarà un esecutivo a sette Ridistribuite alcune delle deleghe più ”pesanti” <br />
È Massimo Schiavo il super-assessore, per lui anche i Lavori pubblici</strong> <br />
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di FABIO MALACREA</p>
<p>Mini-rivoluzione delle deleghe e giunta più ”magra”. Nessun sostituto per l’assessore dimissionario Michele Luise. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo essersi confrontato con gli alleati, ha deciso la ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza e Vivere civile, Personale e Sport) tra i sette assessori rimasti, oltre ad alcuni scambi di referati. Le deleghe di Luise sono così state distribuite tra il vicesindaco Silvia Altran (Sport), l’assessore Gianluca Trivigno (Personale) e lo stesso sindaco (Sicurezza e vivere civile). Ma le novità non si fermano qui. Trivigno cede due deleghe (Patrimonio e Lavori pubblici) al collega Massimo Schiavo, mentre il vicesindaco Altran cede le Pari opportunità all’assessore Cristiana Morsolin che gestirà anche gli Affari generali. Una ridistribuzione di non poco conto che aumenta il ”peso” soprattutto di Schiavo, che raccoglie su di sè Urbanistica, Viabilità, Lavori pubblici, Informatica, Protezione civile e Patrimonio, e della Morsolin che gestirà i Servizi socio-sanitari e assistenziali, Politiche giovanili, Pari opportunità e Servizi demografici. Una piccola rivoluzione a un anno e mezzo dalle elezioni, quindi, senza salti nel buio. «La nomina di un assessore al posto di Luise &#8211; ha detto ieri il sindaco &#8211; avrebbe imposto all’interessato tempi stretti di rodaggio. Non era il caso di rischiare, visto che nell’attuale giunta c’erano già tutte le competenze necessarie. Questa operazione, anzi, ci consente di rendere più omogenea la distribuzione dei vari referati».<br />
Ma il sindaco ha voluto anche dare una dimostrazione di compattezza della sua maggioranza, invitando alla presentazione della nuova giunta anche gli alleati. Paolo Frisenna, segretario del Pd, ha escluso che la mancata scelta di un nuovo assessore abbia creato frizioni all’interno del partito. «Il dibattito c’è stato, ma alla fine &#8211; ha detto &#8211; è emersa la volontà di consolidare questa esperienza e portare a compimento il programma per la città. Questa giunta è stata in grado di attuare il miglior progetto politico degli ultimi vent’anni. Ha saputo attuare politiche per l’immigrazione in grado di non creare tensioni, nonostante le provocazioni e le strumentalizzazioni leghiste. Sui grandi temi la compattezza è stata assoluta e, se ci sono state diversità di opinione su casi di coscienza o se, per vari motivi, una frangia di centro se n’è voluta andare, ciò non mina la solidità della maggioranza e il desiderio di portare a compimento un programma e di delineare le scelte future».<br />
Emiliano Zotti, segretario e capogruppo di Rifondazione, ha definito «un problema esclusivamente politico» le dimissioni di Luise. «Ora questa giunta &#8211; ha detto &#8211; è supportata da una situazione politica stabile. Per migliorarne l’efficienza c’era solo bisogno di dare più omogeneità alle deleghe. E così è stato. Nel confronto sui problemi reali della città non ci sono state mai crepe e i risultati di questi anni in settori delicati come lavori pubblici e sociale sono stati ottimi, anche in rapporto alle enormi difficoltà dal punto di vista sociale che abbiamo dovuto fronteggiare. Se Monfalcone non è diventata una città-dormitorio e se è riuscita a conservare la sua identità, è grazie al carattere dei cittadini e all’azione di questa maggioranza».<br />
Concetti ribaditi anche da Giacomo Panariello, socialista, contrario «a rimpasti pericolosi» e in perfetta linea con la scelta di ridurre il numero degli assessori, sia pure per una corcostanza forzata, e con l’azione amministrativa della maggioranza, anche in proiezione futura».</p>
<p>Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009<br />
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<strong>Nessun vice-Luise nella nuova giunta: deleghe ridistribuite tra 7 assessori</strong> <br />
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MONFALCONE. Resteranno in sette gli assessori della giunta del Comune di Monfalcone. Il sindaco, dopo le consultazioni con i gruppi politici di maggioranza, ha deciso di procedere a una ridistribuzione delle deleghe, tra cui quelle del dimissionario assessore Michele Luise. «Anche perché – spiega Pizzolitto, che ha sottolineato la stabilità della maggioranza mantenendo la delega alla sicurezza e al vivere civile – a questo punto nominare un nuovo assessore avrebbe messo il soggetto nelle condizioni di poter lavorare praticamente alle fine del nostro mandato».<br />
Paolo Frisenna, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale, spiega come si siano state identificate delle priorità di intervento e come «l’obiettivo è quello di creare le condizioni per la Monfalcone del futuro».<br />
La condizione politica stabile è stata sottolineata anche dal segretario cittadino e capogruppo consiliare di Rc, Emiliano Zotti, che nella scelta di redistribuzione delle deleghe ravvisa la volontà di rendere ancora più efficace l’amministrazione comunale. «D’altronde le dimissioni di Luise, inattese, dimostrano che nessuno è indispensabile e la redistribuzione degli incarichi è ottimale, perché rende ancora più compatti e organizzati i settori di intervento», dice dal punto di vista politico, mentre dal punto di vista amministrativo osserva come il bilancio sia positivo: si sta seguendo il programma elettorale, si sta investendo molto nel settore delle opere pubbliche e sul sociale e ciò rende Monfalcone una città «vivibile, nonostante lo stravolgimento sociale degli ultimi anni. Ciò è certo dovuto allo spirito della cittadinanza, ma anche al ruolo avuto dall’amministrazione comunale. Fincantieri – osserva a margine – è un motore importante per la città e per i cambiamenti sociali, ma puntare per essere competitivi solo sul costo del lavoro, invece che sulla qualità e la sicurezza del lavoro, credo sia elemento su cui riflettere».<br />
Soddisfatti della scelta anche i Socialisti italiani. «Non c’erano le condizioni per mettere l’ottavo assessore – afferma Giacomo Panariello –. La squadra attuale è coesa e compatta e il rimpasto è frutto di colloquio e vorremmo che da oggi alla fine del mandato si occupasse dei problemi veri della città e non delle guerre di religione».<br />
Questo il nuovo assetto. Sindaco Gianfranco Pizzolitto: comunicazioni, relazioni internazionali, progetti europei, associazioni intercomunali, ufficio legale, vivere civile e sicurezza, affari generali. Vicesindaco Silvia Altran: attività socioeducative, cooperazione decentrata, innovazione e sport. Paolo Frittitta: ambiente, problematiche amianto, commercio. Cristiana Morsolin: servizio sociosanitari e assistenziali, politiche giovanili, pari opportunità, servizi demografici. Giordano Magrin: partecipazione civica, accessibilità e relazioni con il pubblico, servizi tecnici e cimiteriali. Paola Benes: cultura, tempo libero, marketing territoriale. Massimo Schiavo: urbanistica, patrimonio, viabilità, lavori pubblici, informatica e protezione civile. Gianluca Trivigno: finanze, personale e rapporti con enti partecipati.</p>
<p>Messaggero Veneto, 03 dicembre 2009<br />
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<strong>Monfalcone. Parla Pizzolitto  <br />
«I poteri dei vigili devono essere rafforzati»</strong> <br />
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MONFALCONE. Apprezzamento per la professionalità e l’impegno dei vigili, necessità di una più articolata organizzazione del servizio e messa in atto di una serie d’ iniziative per rendere più efficace l’azione per garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà. Sono queste le due indicazioni del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, che subito dopo l’assunzione diretta delle deleghe sulla sicurezza ha voluto incontrare il comandante dei vigili, Walter Milocchi, ed il direttore Generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche.<br />
“E’ mio intendimento – ha sottolineato Pizzolitto – sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con quella necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel percepito dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni qualvolta un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali”.<br />
Tre sono le direttrici che il sindaco Pizzolitto intende perseguire, avendo nel frattempo chiesto al comandante di voler incontrare, ad inizio anno, tutti i vigili, ai quali ha voluto già confermare la stima e la fiducia dell’ Amministrazione.<br />
“Anzitutto – ha spiegato il sindaco – si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del “vigile amico” attento alle istanze che ci provengono dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche. Un secondo filone riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, atte a prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria ed inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti e via dicendo. Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine – conclude — sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del protocollo sulla sicurezza ed a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale”. </p>
<p>Il Piccolo, 03 dicembre 2009<br />
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<strong>SICUREZZA. IL SINDACO DETTA LE NUOVE REGOLE PER IL CONTROLLO DEL TERRITORIO  <br />
Pizzolitto: «Vigile amico e stop ai petardi»  <br />
Verso una riorganizzazione del servizio di Polizia municipale: più agenti in strada, meno negli uffici<br />
Già un confronto tra il primo cittadino, il comandante del Corpo Walter Milocchi e il direttore generale Antonio De Stefano</strong> <br />
 <br />
di FABIO MALACREA</p>
<p>Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non perde tempo. Due giorni dopo l’assunzione nelle sue mani della delega della Sicurezza, chiama a raccolta gli agenti municipali, vara la figura del ”vigile amico” con compiti di pattugliamento della città e annuncia un’ordinanza che vieti l’uso indiscriminato di petardi. Pizzolitto vuole che i vigili escano dagli uffici e ammette che forse, in pasato, non c’è stata sufficiente attenzione su questo aspetto. Insomma, vuole dettare regole nuove per rendere più efficace l’azione della Polizia municipale.<br />
Il sindaco esprime «apprezzamento» alla professionalità e all’impegno dimostrati finora dai vigili, ma mette in chiaro anche la necessità di una più articolata organizzazione del servizio e «la messa in atto di una serie di iniziative per rendere più efficace l’azione allo scopo di garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà».<br />
Pizzolitto ha anche già incontrato il comandante dei vigili, Walter Milocchi, e il direttore generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche. «È mio intendimento &#8211; ha sottolineato &#8211; sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con la necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel ”percepito” dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni volta che un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali». Pizzolitto ha chiesto al comandante di voler incontrare, a inizio 2010, tutti i vigili, ai quali, comunque, ha già confermato la stima e la fiducia dell’amministrazione.<br />
Tre le direttrici su cui il sindaco internde muoversi. «Prima di tutto &#8211; ha spiegato &#8211; si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del ”vigile amico” attento alle istanze che arrivano dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche.<br />
«Un secondo filone &#8211; continua &#8211; riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, per prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria e inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti».<br />
Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine, sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del Protocollo sulla sicurezza a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale.</p>
<p>Il Piccolo, 05 dicembre 2009 <br />
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<strong>Stop ai petardi in centro, multe fino a 200 euro a chi non rispetta il divieto</strong> <br />
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Come preannunciato, il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l&#8217;ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente «causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell&#8217;area del centro urbano». Ne è interessato il perimetro individuato fra le vie Fratelli Rosselli, Duca d&#8217;Aosta, Oberdan, piazza Cavour, le vie Plinio e Colleoni, Salita Granatieri, via Serenissima, Salita Mocenigo e viale San Marco. Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell&#8217;area di piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l&#8217;utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo. La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato. Il sindaco ha dato incarico alla Polizia municipale e agli altri organi di polizia giudiziaria della vigilanza per l&#8217;esecuzione del presente provvedimento.</p>
<p>Il Piccolo, 07 dicembre 2009<br />
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<strong>Decoro e sicurezza, si ricomincia daccapo  <br />
Il sindaco avvia un monitoraggio per valutare opportunità ed efficacia di tutte le ordinanze</strong> <br />
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di LAURA BORSANI</p>
<p>Un monitoraggio a 360 gradi di tutte le ordinanze emesse in relazione al decoro urbano e al vivere civile. Lo chiede il sindaco Gianfranco Pizzolitto a se stesso, adesso che ha avocato a sé il referato alla Sicurezza dopo le dimissioni dell’assessore Michele Luise. Verifiche e relativi report. Passando in rassegna gli ultimi provvedimenti entrati in vigore, quello sull’accattonaggio molesto, quello riguardante l’imbrattamento dei beni e monumenti pubblici, le misure anti-sputo e il divieto di utilizzare le panchine come ”giacigli”, fino all’ordinanza sulle biciclette. Una ”supervisione” sugli effetti e sull’efficacia degli interventi avviati tra il mese di agosto e il primo di settembre, affidata al comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi, al fine di valutare eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni all’incisività dei provvedimenti. Quello che si prospetta è un bilancio finalizzato a conoscere la validità delle ordinanze, fino a considerarne l’eventuale annullamento, qualora si rivelassero non funzionali.<br />
Contestualmente, c’è la verifica sulla sicurezza attraverso uno specifico confronto con la Prefettura e le forze dell’ordine, sullo stato di attuazione del patto di legalità. Il sindaco Pizzolitto intende mettere in campo una ”ricognizione globale” degli strumenti introdotti dall’amministrazione comunale per migliorare la qualità della vita e promuovere la cultura della civile convivenza, nel segno dell’integrazione sociale.<br />
Una ricognizione dovuta, spiega il primo cittadino, avendo assunto direttamente il delicato assessorato. Pizzolitto ingrana la marcia ponendosi in prima linea sul fronte della sicurezza, volendo scandagliare l’intero sistema a salvaguardia della tranquillità e della tenuta sociale. Lo scopo è quello di individuare le criticità, ma anche i punti deboli e di forza dei provvedimenti, valutando gli opportuni interventi. Un’analisi che, dati ed elementi alla mano, possa permettere altresì marcare il confine tra quella che il sindaco ha definito la ”sicurezza percepita” dal cittadino, frutto di un ”sentore emotivo”, comunque importante ai fini della rassicurazione, e le reali problematiche presenti sul territorio.<br />
«Ho incaricato il comandante della Polizia municipale &#8211; ha spiegato il sindaco &#8211; di fare il punto della situazione sull’andamento delle ordinanze entrate in vigore. Stiamo inoltre per emanare un’ulteriore ordinanza relativa all’utilizzo dei petardi. Non è una decisione assunta a priori, ma legata alle preoccupazioni raccolte in primis dalle persone anziane. L’intervento è anche di tipo rassicurativo».<br />
Pizzolitto aggiunge: «Avendo assunto direttamente l’assessorato alla Sicurezza, ritengo sia dovuta la richiesta di una ricognizione completa del sistema. Avrò quindi un incontro con il comandante della Polizia municipale, alla luce del quale potrò valutare se sarà necessario intervenire con eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni».<br />
Fino quindi a fare il punto con il prefetto sul patto di legalità: «Intendo verificare &#8211; ha osservato il primo cittadino &#8211; se fenomeni di disagio in città abbiano fondamento, oppure se siano frutto di una politica di allarmismo portata avanti per scopi elettorali». Il sindaco cita anche l’opera di verifica e controllo in relazione alla regolarità degli affitti e delle condizioni igienico-sanitarie negli appartamenti, «per il quale si sta procedendo piuttosto bene. In questo ambito ho già dei report significativi». Oltre non si sbilancia, non volendo al momento soffermarsi su valutazioni settoriali: «Una volta assunto il quadro completo della situazione &#8211; spiega -, comunicherò le eventuali modifiche e gli interventi del caso».<br />
Il sindaco ribadisce la filosofia di fondo: «L’intento è quello di garantire una città in cui vivere sia più facile. L’approccio vuole continuare ad essere educativo, volto alla crescita e alla consapevolezza del vivere civile. Non vogliamo creare allarme o punire ad oltranza i cittadini, ma prevedere misure di rassicurazione e, nel contempo, di promozione e di sensibilizzazione del rispetto delle regole».</p>
<p>Messaggero Veneto, 08 dicembre 2009<br />
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<strong>Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida per tutto il periodo natalizio e fino al 6 gennaio  <br />
Fuochi d’artificio e petardi vietati, multe a chi sgarra</strong> <br />
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MONFALCONE. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell’area del centro urbano.<br />
Ne è interessato il perimetro individuato fra via Fratelli Rosselli, via Duca d’Aosta, via Oberdan, piazza Cavour, via Plinio, via Colleoni, salita Granatieri, via Serenissima, salita Mocenigo e viale San Marco. L’ordinanza del sindaco ha efficacia immediata.<br />
Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell’area di Piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l’utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo.<br />
La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato.<br />
Il sindaco ha dato incarico alla polizia municipale ed agli altri organi di polizia giudiziaria di vigilare affinché sia rispettata l’ordinanza.<br />
Il provvedimento è stato assunto dal sindaco anche in considerazione dell’assunzione delle nuove deleghe del vivere civile e della sicurezza e del fatto che già da alcuni pomeriggi dei ragazzi si stavano divertendo a far scoppiare dei piccoli botti, con disagio dei cittadini.</p>
<p>Messaggero Veneto, 10 dicembre 2009<br />
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<strong>Monfalcone. S’inasprisce la polemica tra Pizzolitto e gli agenti di polizia municipale che lamentano un sovraccarico di lavoro  <br />
«Se il sindaco vuole più vigili, li assuma»</strong> <br />
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MONFALCONE. S’inasprisce la polemica tra il sindaco Gianfranco Pizzolito e i vigili urbani dopo le affermazioni del primo cittadino monfalconese che ha evidenziato la necessità che i vigili vivano di più tra i cittadini e ha proposto la figura del vigile amico, ovvero un agente della polizia municipale più presente in strada.<br />
Richiesta a cui ha risposto il responsabile del coordinamento provinciale della Polizia locale per la funzione pubblica della Cgil, Alessandro Crizman, affermando come «se si vogliono vedere più vigili nelle strade è necessario assumere personale e non bloccare le assunzioni» e che “non si è mai voluto dare soluzione al problema del personale non idoneo al servizio esterno e, solo in un caso, è stata data risposta alle numerose richieste di mobilità, che avrebbero potuto fare entrare nuovi vigili nel corpo della Polizia municipale al posto del personale non idoneo o non più motivato a fare questo lavoro che sta diventando sempre più difficile».<br />
Crizman ha ricordato al sindaco «che negli anni le competenze dei vigili sono aumentate a dismisura, così come quelle dell&#8217;ente locale che lui dovrebbe servire e che è difficile che il vigile sia considerato &#8220;amico&#8221; se il Comune continua a richiedere dei servizi come quello della spazzatrice. Obbligando i vigili a multare i cittadini che sbagliano siano essi cantierini o assessori. Non credano, i cittadini, che i vigili siano contenti di fare questo tipo di sanzioni, tutt&#8217;altro, ma la scelta non è nostra».<br />
Il sindaco da parte sua non ha voluto proseguire lo scambio di opinioni sulla stampa, rimandando la discussione al momento opportuno “quando ci si troverà davanti ad un tavolo per discutere concretamente dei problemi”.<br />
Nella polemica entra però il consigliere provinciale indipendente Prc-Se, Alessandro Perrone, parlando di una situazione “assolutamente mal posta e richiama la giunta a rivedere la propria politica sul personale e sul ruolo della Polizia urbana. In una città dove il rapporto tra Forze dell’ordine e cittadini è uno dei più alti d’Italia – dice Perrone -, chiedere ai vigili urbani di fare altre cose, rispetto alla loro preparazione e funzioni è l’ennesimo errore d’impostazione che assume come proprie le parole d’ ordine demagogiche del PdL e della Lega Nord”. Per il consigliere provinciale la Cgil ha sicuramente ragione nel difendere le lavoratrici e lavoratori quando si chiede loro non di condividere un percorso professionale, ma di svolgere funzioni improprie che sono semmai attinenti alla politica, la quale ha il compito di far partecipare i cittadini alla vita sociale e civile della città e verificare il consenso sulle proprie linee.<br />
“Continuare nell’errore che già l’ex assessore Luise stava facendo, ovvero nel porre in modo sbagliato la politica della sicurezza come un’emergenza per la città – conclude -, vuol dire consegnare il governo della stessa nelle mani delle destre che su questa falsa urgenza da tempo stanno puntando con l’ obiettivo di disorientare l’opinione pubblica cittadina. Su questo tema da Pizzolitto ci si aspettava un deciso cambio d&#8217;impostazione e non di passare da male in peggio, con il rischio d’allevare un clima non certo positivo sotto il profilo della convivenza civile e democratica della comunità monfalconese”.</p>
<p>Il Piccolo, 13 dicembre 2009<br />
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<strong>IL SINDACO SPIEGA LA SUA STRATEGIA<br />
Sicurezza, questionari anonimi ai cittadini <br />
Pizzolitto intende rilanciare il Patto di legalità e di trasparenza</strong></p>
<p>Rilancio del Patto di legalità e trasparenza, questionari anonimi da distribuire ai cittadini per recepire la ”fame” di sicurezza in città, allargamento della partecipazione ai meeting-sicurezza anche alla Capitaneria di porto. Va al concreto la strategia del Comune nel campo della sicurezza dopo l’assunzione delle deleghe da parte del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, in seguito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise. Il sindaco Pizzolitto ha scritto al prefetto Maria Augusta Marrosu chiedendo già per gennaio la convocazione del tavolo previsto nel Patto interistituzionale, in modo da effettuare una ricognizione sulla situazione del territorio.<br />
«È necessario che in forma ufficiale si possa acquisire un quadro degli interventi da parte delle autorità preposte &#8211; afferma Pizzolitto &#8211; così da mettere a punto le migliori strategie per rassicurare i cittadini. L’informazione nei confronti della comunità è uno degli elementi individuati nella fase di stesura del Patto per migliorare la percezione del contesto ambientale e a rimuovere eventuali allarmismi non giustificabili, garantendo la massima severità con chi viola la legalità». Il sindaco ha dato la propria disponibilità al Prefetto per ogni incontro preliminare che serva a «valutare la funzionalità e il rilancio del Patto in presenza di una crescente domanda di sicurezza che può trovare risposte solo attraverso il miglior coordinamento interistituzionale».<br />
Secondo il sindaco, sta funzionando a dovere lo scambio di collaborazioni instauratosi a livello cittadino tra i carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza e la Polizia municipale, che prevede periodici incontri per migliorare i cosiddetti servizi di prossimità. Pizzolitto ha garantito la sua partecipazione ai prossimi incontri e intende farsi promotore di un ulteriore potenziamento di questo strumento di consultazione con l’allargamento della partecipazione alla Capitaneria di porto e ai dirigenti locali delle autorità statali, nonché con un ampliamento dei temi da mettere all’ordine dei lavori per sviluppare lo scambio di informazioni necessarie a rendere più forte il coordinamento.<br />
Il sindaco intende però anche proporre al prefetto Marrosu un’iniziativa di verifica del ”percepito” sulla sicurezza con la distribuzione ai cittadini da parte di Polizia, carabinieri e vigili di quartiere di un questionario anonimo che consenta di acquisire un quadro conoscitivo utile per impostare le strategie di intervento. Intanto, nei giorni scorsi, in Commissariato, si è tenuto un incontro di coordinamento che ha avuto come principale argomento di confronto la situazione di degrado urbano. Secondo quanto emerso, riportato in una nota conclusiva, si riscontra una «non rispondenza» tra gli episodi di bullismo emersi di recente dalle segnalazioni di cittadini e commercianti soprattutto del centro, riferiti dal ”Piccolo”, e gli atti raccolti da ogni singola forza di polizia che avrebbe rilevato fatti particolarmente rilevanti. Segno evidente che non sempre a tali episodi (aggressioni verbali di gruppi di ragazzini, piccoli furti, danneggiamenti, schiamazzi, graffiti e rifiuti abbandonati) seguono denunce.<br />
Il comitato ha fatto anche il punto su varie situazioni tra cui, in particolare, le questioni delle occupazioni abusive di alloggi. Risolto il problema di casa Mazzoli, dove erano una ventina le persone insediate abusivamente, restano ancora da risolvere tre casi relativi all’occupazione di alloggi Ater in via 24 Maggio. (f.m.)<br />
 <br />
<strong>Ma Delbello vuole un Consiglio sul rischio micro-criminalità</strong></p>
<p>La questione micro-criminalità non va sottovalutata, alla luce dei preoccupanti segnali che arrivano dalla città. Lo ritiene il consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio Delbello che chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto e soprattutto al presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, anche in veste di presidente della Commisione organizzazione dell’amministrazione, «se non ritengano che sia urgente trasmettere quanto emerge in sede di ”protocolli”, al sindaco e al Consiglio comunale.<br />
Si tratta di impostare e avviare un serio lavoro consiliare in materia securitaria e criminologica, data la particolare situazione (modello produttivo e flussi migratori) a rischio della città.<br />
Delbello parte «dalla preoccupazione diffusa &#8211; afferma &#8211; sul diffondersi di una microcriminalità predatoria e invasiva, come denunciato dall’Ascom che ha il polso della situazione, la quale va stroncata e sradicata subito prima che faccia un pericoloso salto di qualità: Prefetto e forze dell’ordine &#8211; rileva Delbello &#8211; devono riferire ai sindaci del territorio riguardo le modalità di questa energica azione di bonifica che spetta loro».<br />
Delbello ricorda tutti i fatti segnalati sulla stampa, dall’Ascom e da numerosi cittadini e che possono essere riassunti nella categoria del disadattamento diffuso.<br />
«Grazie alle pressioni politiche esecitate negli anni scorsi &#8211; aggiunge &#8211; abbiamo effettivamente in piedi un Protocollo di legalità e uno di trasparenza, intesi come barriera nei confronti della penetrazione della criminalità organizzata e più in generale della criminalità, anche quella micro o predatoria.<br />
«Ma il Consiglio comunale &#8211; continua Delbello &#8211; non ha mai finora ricevuto i flussi di notizie e i report, che dovrebbero appunto essere analizzati dall’assemblea stessa e poi resi noti pubblicamente. Un tanto ci fa dire &#8211; conclude Delbello &#8211; che non siamo affatto soddisfatti del funzionamento di quei due preziosi strumenti».</p>
<p>Il Piccolo, 15 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>IL SINDACO: SUL TEMA SICUREZZA UNA COMMISSIONE ALLARGATA AI CAPIGRUPPO  <br />
«Lotta all’illegalità, ma anche politiche sociali» <br />
Pizzolitto: non scarichiamo i problemi su presunti nemici come un tempo si fece con gli ebrei</strong></p>
<p>Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Gianfranco Pizzolitto dopo l&#8217;assunzione, poche settimane fa, del referato della Sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità a fornire ai consiglieri comunali un quadro sull&#8217;azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo &#8211; osserva Pizzolitto &#8211; che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centrosinistra».<br />
La posizione dell&#8217;amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, «è chiara e rispecchia il programma elettorale»: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di &#8220;criminalizzazione&#8221; a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell&#8217;ordine pubblico. Altrimenti si arriva all&#8217;imbarbarimento della convivenza civile. E&#8217; la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure ed i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto &#8220;nemico&#8221;, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».<br />
Secondo Pizzolitto «è importante,dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centrodestra, su due aspetti non possiamo transigere. Anzitutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana ad un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto. Così come non possiamo mettere in discussione la linea di collaborazione interistituzionale con le altre autorità perché la contrapposizione fra istituzioni, a livello nazionale, così come a livello locale, è un pericoloso fattore disgregante».<br />
«Possiamo lavorare per rafforzarla, non per demolirla con insinuazioni, mentre &#8211; concluide il isndaco &#8211; dobbiamo avere fiducia nell&#8217;operato dei corpi preposti, Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza»<br />
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Messaggero Veneto, 15 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Pizzolito: l’ordine pubblico va rispettato nell’ambito di una convivenza civile</strong></p>
<p>MONFALCONE. Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Pizzolitto dopo l’assunzione, poche settimane fa, del referato della sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità per fornire ai consigliere comunali un quadro sull’ azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo – osserva Pizzolitto – che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centro-sinistra».<br />
La posizione dell’amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, è chiara e rispecchia il programma elettorale: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di criminalizzazione a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell’ordine pubblico. Altrimenti si arriva all’imbarbarimento della convivenza civile. È la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure e i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto “nemico”, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».<br />
Secondo il primo cittadino monfalconese, è importante, dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, «che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centro-destra, su due aspetti non possiamo transigere, innanzi tutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana a un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto».</p>
<p>Il Piccolo, 09 gennaio 2010<br />
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<strong>Luise torna in lizza, si candida a sindaco per il centrodestra  <br />
L’ex assessore dimissionario intende rilanciare la sua vecchia lista civica Obiettivo Monfalcone</strong> <br />
 <br />
di FABIO MALACREA</p>
<p>L’ex assessore alla Sicurezza della giunta Pizzolitto, Michele Luise, rompe il silenzio e annuncia la sua discesa in campo in vista delle comunali del 2011. Con uno scopo: scalzare il centrosinistra dal governo della città. Lo farà rispolverando a stessa lista civica &#8211; Obiettivo Monfalcone &#8211; che, nel 1997, portò al ballottaggio il candidato sindaco Franco Stagni. Concluso il mese sabbatico che si era preso dopo le polemiche dimissioni da una giunta «troppo condizionata dalla sinistra radicale», Luise ritiene che sia arrivato il momento di proporsi come elemento di coesione del centrodestra. Come sindaco? «Certo, se riuscirò a trovare sostegno e condivisione su un programma». L’ex assessore ha così deciso di rivolgersi alle stesse persone e alle stesse forze che dodici anni fa diedero il loro sostegno alla civica.<br />
Insomma, anche nel centrodestra si cominciano ad affilare le armi per contrastare il centrosinistra che nel 2011 sarà ”orfano” di Pizzolitto e che andrà alle primarie con Silvia Altran candidata di punta e altre figure di spicco, tra le quali Fabio Del Bello, decise a mettersi in gioco.<br />
«Ho mantenuto le promesse &#8211; dice Luise &#8211; e, concluso il mese sabbatico, ho deciso di passare all’azione. È stato un periodo comunque utile, nel quale ho potuto registrare le reazioni alla mia uscita di scena. E ho capito che, con questa giunta, la coesistenza sarebbe stata impossibile. A giorni farò partire una lettera a tutti coloro che, nel ’97, aderirono a Obiettivo Monfalcone, il centro cattolico innanzitutto ma anche le altre componenti del centrodestra. Lo scopo è creare un’associazione che raccolga tutte le forze che, sulla base di un programma comune, intendano dare risposte concrete alle emergenze di questa città. Più saremo numerosi e coesi, più avremo l’occasione di centrare l’obiettivo».<br />
Una carriera politica irrequieta, quella di Luise: dalla Margherita alla civica di centrodestra, poi assessore con il centrosinistra e ora di nuovo all’antico. «È stata una scelta obbligata. Basta vedere le reazioni alle mie dimissioni. La sinistra radicale ha stappato lo spumante, esponenti del Pd mi hanno attaccato. È evidente che la giunta si è spostata sempre più a sinistra e che al suo interno la vita, per noi moderati, sarebbe stata impossibile. È anche per questo che non ho voluto prendere la tessera del Pd che mi era stata offerta».<br />
Eppure Luise, all’inizio, sembrava avere un feeling quasi perfetto con Pizzolitto. «Pizzolitto in questo anni ha cambiato questa città, non si può negarlo. Ma non è riuscito a interpretare alcune esigenze reali dei monfalconesi. Ha sottovalutato il problema degli immigrati, della sicurezza, non ha saputo restituire la città ai monfalconesi, insomma. Io punto proprio a questo, cercando di valorizzare competenze specifiche sui nodi della viabilità, dell’urbanistica, dello sport, della cultura e del sociale. E sulla sicurezza naturalmente, un tema che si è fatto di tutto per soffocare. E sulla sanità: è assurdo assistere senza battere ciglio al depauperamento della sanità cittadina e a scelte che rischiano di vanificare quanto di buono è stato fatto finora. La sanità sarà il punto nodale della nostra campagna elettorale».</p>
<p><strong>In 12 anni tre salti di barricata</strong> <br />
 <br />
Una carriera politica nel centro cattolico, in bilico tra centrosinistra e centrodestra, quella di Michele Luise. Nato come ”popolare”, passato all’opposizione con la sua lista Obiettivo Monfalcone nel ’97, ha aderito poi all’Udr di Cossiga dalla fine del ’98. Centrista, poi, con la lista civica ”Insieme per Monfalcone” assieme all’ex sindaco socialista Luigi Blasig, è stato ago della bilancia negli anni successivi, assumento in Consiglio posizioni diverse e autonome con la prima giunta Pizzolitto. Fino all’ingresso nella Margherita e nella seconda giunta Pizzolitto nel 2006. Primo assessore alla Sicurezza del Comune di Monfalcone, si è dimesso ai primi di novembre dello scorso anno. Ora la nuova avventura. Nuovamente nelle file del centrodestra.</p>
<p>Il Piccolo, 21 gennaio 2010<br />
 <br />
<strong>VIDEOSORVEGLIANZA <br />
Entro settembre 12 telecamere in arrivo</strong></p>
<p>Entro la fine di settembre altre 12 telecamere saranno attive in città per aumentare la sorveglianza e quindi la sicurezza del territorio. E&#8217; questa la scadenza che il Comune ha dato alle imprese invitate alla procedura negoziata per la progettazione e l&#8217;esecuzione dei lavori di ampliamento della rete di videosorveglianza a Monfalcone e nel resto del mandamento. Nell&#8217;appalto sono inclusi due interventi: quello relativo al potenziamento della rete cittadina e quello denominato &#8220;Sicurezza e ambiente&#8221;, che prevede la realizzazione nel Monfalconese di due dorsali di collegamento in fibra ottica e il posizionamento di 11 telecamere. L&#8217;importo a base d&#8217;asta della prima operazione è di 121.627 euro, mentre quello dell&#8217;intervento nel resto del territorio mandamentale, che dovrà essere ultimato entro marzo del 2011, è di 255.320 euro. I tempi della gara, vista anche la procedura adottata, secondo quanto consentito dalla normativa regionale, saranno piuttosto veloci, perché le imprese invitate dovranno presentare le offerte l&#8217;8 febbraio. A Monfalcone i nuovi occhi elettronici si apriranno in viale San Marco, via Matteotti, dove si trova un ampio parcheggio pubblico gratuito, via Galilei, via dell&#8217;Istria, la nuova strada che attraversa l&#8217;area dell&#8217;ex ospedale e fiancheggia un giardino pubblico non perfettamente illuminato, e via Romana, possibile via di uscita dal centro città in direzione del casello autostradale. Una telecamera sarà installata anche in via dell&#8217;Agraria, strada al momento poco illuminata e soprattutto ingresso obbligato per chi volesse raggiungere via terra le società nautiche Svoc, Canottieri Timavo, Lega navale e Pescasportivi, finite a più riprese nel mirino dei ladri di motori marini. Tra le aree sorvegliate anche un tratto della passeggiata lungo il canale De Dottori, a maggiore sicurezza di chi lo percorre a piedi o in bici soprattutto quando cala il buio, e via Timavo, strada di accesso al porto e alle attività industriali che sono insediate al Lisert. La rete mandamentale è finalizzata alla prevenzione di fenomeni criminosi, ma anche alla salvaguardia del territorio carsico dagli incendi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Indagine sul rischio tumori in città]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/12/indagine-sul-rischio-tumori-in-citta/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:40:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 12 novembre 2009    Indagine sul rischio-tumori in città   Partirà a Monfalcone un monit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 12 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Indagine sul rischio-tumori in città  <br />
Partirà a Monfalcone un monitoraggio sugli effetti dell’inquinamento</strong> <br />
 <br />
Ci sono anche Monfalcone e la sua zona industriale tra le aree che la Regione si prepone di monitorare con il suo piano triennale sulla diffusione in regione del tumore al polmone. Il piano prevede la realizzazione di un’indagine specifica tramite confronti spaziali e serie temporali che porteranno poi a studi di epidemiologia analitica: approfondimenti che saranno condotti nelle aree urbane e industriali di Trieste, Udine e Monfalcone. In quest’ultima saranno interessate le zone che vedono la presenza della centrale e dei cantieri navali. Secondo le indicazioni dello studio, i prodotti di queste indagini dovrebbero consentire di stimare la frazione di cancro al polmone attribuibile all’ambiente, intendendo sia l’inquinamento urbano, sia le emissioni industriali. La decisione di operare in queste zone è nata dalle evidenze emerse da alcune indagini sull&#8217;inquinamento atmosferico e cancro al polmone condotte in regione, in particolare a Trieste ma anche a livello preliminare nella zona di Udine, ha fatto ritenere opportuno e fattibile condurre approfondimenti da parte dell’Osservatorio ambiente e salute della Regione. Non è un caso che Monfalcone sia stata inserita come unico Comune non capoluogo di provincia in tutta la regione nel piano del traffico regionale, che prevedeva per la città la possibilità di attuare azioni anti-inquinamento nel caso in cui le quantità di polveri sottili fossero oltre la soglia limite per un periodo di tempo prolungato. Il piano previsto per Monfalcone include la valutazione della relazione tra parametri di inquinamento dell’aria e mortalità e incidenza di cancro al polmone.<br />
Nel territorio di ogni Comune identificato vengono definite tre aree: una a meno di 500 metri dalle assi viarie, una intermedia tra 500 e 1000 metri dall’asse viaria, e il resto del territorio comunale. Per distinguere gli effetti dell’inquinamento atmosferico e del rumore prodotti del traffico legato alle assi viarie dell’inquinamento urbano e industriale, nei Comuni verranno anche mappate le stazioni di rilevamento della qualità dell’area, le zone industriali e artigianali, la rete ferrovia, l’aeroporto, gli inceneritori e le discariche. Poi si passerà all’identificazione degli indirizzi dei residenti nelle aree interessate, così da poter considerare quanto incide la vicinanza a una strada ad altro traffico per le patologie considerate. (e.o.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Reattore nucleare in città sarebbe mobilitazione]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/11/reattore-nucleare-in-citta-sarebbe-mobilitazione/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:34:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/11/reattore-nucleare-in-citta-sarebbe-mobilitazione/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 11 novembre 2009   PIZZOLITTO E AMBIENTALISTI  Reattore nucleare in città? «Sarebbe mobi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 11 novembre 2009<br />
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<strong>PIZZOLITTO E AMBIENTALISTI <br />
Reattore nucleare in città? «Sarebbe mobilitazione» <br />
Legambiente nazionale lancia una campagna anche a Monfalcone</strong></p>
<p>«A Monfalcone non esistono le condizioni per ospitare una centrale nucleare. Se una prospettiva di questo genere, per ora solo fonte di indiscrezioni, dovesse prendere consistenza l’unica soluzione sarebbe quella di chiamare a raccolta la città». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non intende ancora prendere in considerazione l’eventualità che Monfalcone possa diventare sito nucleare. Non crede alla ”lista” che comprende la nostra città come uno dei dieci siti possibili in Italia e non si fa impressionare dal fatto che A2A, proprietaria della centrale, sia pronta a giocarsi la partita-nucleare. Ragionando nel campo delle ipotesi, però, Pizzolitto non ha dubbi.<br />
«Prendo piuttosto atto con piacere &#8211; afferma Pizzolitto &#8211; che A2A confermi il percorso già avviato per arrivare a una centrale pulita, anche se l’ottenimento della certificazione deve andare di pari passo con la metanizzazione dell’impianto. La disponibilità al nucleare di A2A mi interessa poco. La mia preoccupazione va piuttosto al sito, che non può e non deve essere Monfalcone. Come cittadino sono contrario a un ritorno al nucleare proprio mentre gli altri Paesi stanno rinunciando a questa scelta, per primi gli Usa. Come sindaco, ribadisco che Monfalcone sta già pagando un prezzo alto sul piano ambientale. Una scelta nucleare è incompatibile con la nostra città».<br />
Michele Tonzar, responsabile di Legambiente, boccia in pieno la corsa al nucleare del governo. «È irragionevole &#8211; dice &#8211; sul piano ambientale ma anche economico. Il problema dello smaltimento delle scorie e della dismissione di vecchi impianti è ancora irrisolto. O meglio, ci stanno pensando le mafie. È da irresponsabili &#8211; continua -, poi, pensare di non coinvolgere le cittadinanze in scelte del genere. Voglio proprio vedere cosa ne pensano i monfalconesi ma non solo, anche i triestini, i gradesi, i goriziani della sola ipotesi di trovarsi una centrale nucleare sotto casa. Certo, se dovesse prendere corpo una scelta del genere, ci sarà una mobilitazione a tutti i livelli. Monfalcone ha già bocciato con un referendum un impianto, come il terminal Snam, che pure prevedeva grosse compensazioni per la città, tra cui la metanizzazione della centrale. Ecco, mi farebbe piacere che, piuttosto, A2A affrettasse l’iter per arrivarci».<br />
Contro il ritorno del nucleare in Italia si mobilita intanto anche Legambiente nazionale, anche a Monfalcone. L’associazione in questi giorni ha promosso un’iniziativa davanti ai cancelli della centrale di Montalto di Castro, e si ripromette di informare i cittadini delle aree del nostro Paese che rischiano l’arrivo dei quattro reattori previsti dall’accordo italo francese di febbraio. Il problema, intanto, viene sollevato anche dal segretario provinciale del Pd Omar Greco che ha presentato un’interrogazione al sindaco. «Le dichiarazioni del presidente di A2A, proprietaria della centrale &#8211; dice Greco -, non mi lasciano per niente tranquillo. A parte le questioni generali su cui il Pd è in netto disaccordo con il governo, ciò che sconcerta è che si continui a parlare della possibilità di realizzare un impianto nucleare a Monfalcone. Questo territorio sta pagando un prezzo salatissimo in termini di qualità della vita all’impatto sociale e ambientale di grandi realtà produttive come Fincantieri, alla stessa centrale che impatta pesantemente sulla vita delle persone che vivono nei pressi, al dramma dell’amianto e all’importante tessuto industriale che genera ricchezza, ma inevitabilmente anche fonti inquinanti. Aggiungere a tutto ciò una centrale nucleare sarebbe sbagliato e immagino dovrebbe fare i conti con una forte contrarietà della popolazione». (f.m.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto in consiglio comunale: ci rivolgeremo al governatore Tondo. Legambiente favorevole alle fonti di energia rinnovabili  <br />
Torna a preoccupare l’ipotesi di una centrale nucleare</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. L’eventualità della realizzazione di una centrale nucleare a Monfalcone è tornata a essere tema di discussione in consiglio comunale. Al momento del question time, Giuseppe Sabato ed Emiliano Zotti hanno chiesto al sindaco di avere notizie chiare in merito, soprattutto alla luce, come ha detto Sabato, «di una recente visita di uomini del ministro Scajola che hanno misurato i volumi della portata del fiume Isonzo, proprio ai fini dell’uso dell’acqua per una possibile centrale nucleare». Notizia che è stata accolta con preoccupazione dal primo cittadino, Gianfranco Pizzolitto. «Gli interessi nella vicenda sono enormi e chiederò ai consiglieri regionali di fare un’interrogazione a Tondo per capire che cosa accade anche nell’Euroregione, visto che comunque una centrale a pochi chilometri da qui porta allarme. Come cittadino sono contrario al nucleare e come sindaco sono disponibile a farmi parte attiva per avere informazioni, visto che da più fonti Monfalcone è indicato come sito possibile per una centrale nucleare. Ma noi siamo un’area industriale matura e dobbiamo selezionare gli interventi, prendendo ciò che produce innovazione. Siamo in condizioni di fare una selezione e non dobbiamo accettare tutto. Qui un impianto nucleare non va fatto: abbiamo già una centrale non ancora pulita e nel cuore della città. Abbiamo già dato troppo». Su A2A, proprietaria della centrale termoelettrica, ha evidenziato gli ottimi rapporti e ha confermato l’intenzione della società di metanizzare la centrale operando nel contempo in un miglioramento degli impianti a carbone.<br />
Contraria al nucleare anche Legambiente. Il presidente Michele Tonzar sottolinea come non sia solo «questione di collocazione. La nostra strategia in tema energetico è sempre stata quella del rifiuto di nucleare e carbone a favore delle fonti rinnovabili e per un periodo di transizione del gas metano. Il nucleare è tecnologia di retroguardia, i cui costi in termini di approvvigionamento di uranio, messa in sicurezza, stoccaggio delle scorie sono destinati ad aumentare, mentre le rinnovabili, col progresso della ricerca, saranno sempre più economiche ed efficienti».<br />
Tonzar spiega che la tecnologia nucleare in realtà non riduce le emissioni di gas serra: «Se consideriamo il processo di costruzione delle centrali, di estrazione dell’uranio dalle rocce uranifiche, il suo trasporto e lo smaltimento delle scorie, il decomissioning delle centrali, ci accorgiamo che il contributo del nucleare è tardivo e meno efficiente rispetto alle fonti rinnovabili. Anche in termini di creazione di posti di lavoro le rinnovabili risultano molto convenienti».<br />
E non va dimenticato il costo economico delle centrali. «Insomma – conclude Tonzar –: nell’ottica del buon padre di famiglia, il nucleare è scelta irresponsabile per le generazioni attuali e future, a livello nazionale e locale, ed è importante che la popolazione sia sempre informata su questi temi». (cr.vi.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 22 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Legambiente: difficile che qui arrivi il nucleare</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. «Un parere personale? Difficilmente in Italia vedremo l’inaugurazione di una centrale nucleare, perché le stagioni politiche sono troppo brevi rispetto alle stagioni economiche. È probabile che tutti i passaggi intermedi saranno anche percorsi, ma poi l’avvio concreto non ci sarà. Anche perché tra il processo triennale di avvio di tutte le operazioni politiche, normative, finanziarie, progettuali per l’avvio del cantiere, i sette anni per realizzare il sito e i 60 anni di vita della centrale, il percorso totale diventa settantennale e nessun imprenditore serio farebbe un investimento di questo genere, anche perché la tecnologia è in rapida evoluzione e fare oggi una centrale nucleare significa che sarà superata tecnologicamente prima di essere finita»: l’opinione personale è quella di Alberto Fiorillo, responsabile nazionale della comunicazione di Legambiente, presente in regione per alcune iniziative udinesi e interpellato in merito alla possibilità che Monfalcone diventi sede di centrale nucleare.<br />
«Certo, se in Italia dovesse ripartire il nucleare, Monfalcone potrebbe essere papabile. La voce più certa di questo periodo è che se ciò fosse vero, verrebbero ripresi in mano i vecchi studi sulla migliore localizzazione di centrali, valutando i cambiamenti demografici, geologi, infrastrutturali intervenuti. Ma resta vero il fatto che – aggiunge – i siti privilegiati sono quelli in cui esiste già una produzione di energia elettrica e, comunque, una realtà industriale».<br />
Fiorillo ricorda che comunque, se dovesse essere diffuso un elenco di siti, propedeutico all’apertura di qualsiasi processo, «è chiaro che tutto ciò dovrà essere preceduto dalla consulenza politica a livello locale: non certo con la popolazione, ma con Regione, Province e Comuni e questo sarà terreno di scontro. Esiste un’opposizione trasversale al nucleare, ma anche un certo favore che aiuta all’individuazione dei siti».<br />
Ricorda, inoltre, come il tema della sicurezza delle centrali sia fondamentale, ma è altrettanto importante pensare a tenuta sociale, economica e territoriale.<br />
Sempre in merito al nucleare, il presidente monfalconese di Legambiente, Michele Tonzar, spiega che sarà fatta una campagna informativa della popolazione «perché Monfalcone non può esimersi dal prendere atto di ciò che potrebbe succedere in futuro e faremo le nostre iniziative tra le gente, che spesso crede alla politica degli annunci. Per noi la priorità – conclude – è la metanizzazione della centrale termoelettrica».</p>
<p>Il Piccolo, 01 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>A2A dice sì al nucleare. Ma non al Lisert  <br />
La società, sollecitata da Legambiente, disposta a ragionare sul teleriscadamento</strong> <br />
 <br />
Il vapore prodotto dalla centrale termoelettrica potrebbe alimentare una rete di teleriscaldamento. È quanto Legambiente suggerisce da un paio di decenni ed è quanto la municipalizzata di Brescia, conglobata da A2A, ha realizzato da lungo tempo nella città lombarda. Sull’ipotesi, emersa nell’incontro che i responsabili locali di Legambiente hanno avuto con i rappresentanti della società, A2A si è detta disponibile a ragionare e quindi a utilizzare parte dell’energia del vapore di bassa pressione per una rete di teleriscaldamento, da svilupparsi per fornire calore a significativi poli di utenze e a settori del terziario. Legambiente vorrebbe però una centrale ancora più ”verde”, a prescindere dalla riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile.<br />
L’associazione ha quindi chiesto anche un impegno alla realizzazione di un impianto fotovoltaico nell’area della centrale, ad esempio a copertura dei parcheggi, che potrebbe raggiungere, secondo le sue stime, 200 kW di potenza installata. La risposta di A2A, non particolarmente impegnata sull’energia prodotta dal sole, è stata comunque di disponibilità a valutare la fattibilità di un’installazione significativa. Nel corso dell’incontro la società ha comunque ribadito il proprio ”sì” al nucleare, ma non a Monfalcone. Il tema è stato posto sul tavolo dalla delegazione di Legambiente, costituita dal responsabile del settore Energia regionale, Cristiano Gillardi, dal presidente del circolo monfalconese, Michele Tonzar, e dal segretario del Circolo, Fabio Morea. Legambiente ha domandato chiarimenti ai rappresentanti di A2A, il responsabile di area per il settore termoelettrico, Massimo Tiberga, il responsabile Iniziative sul territorio, Roberto Corona, e il capo centrale, Luigi Manzo, secondo i quali dichiarazioni relative a un possibile ingresso nella gestione del programma nucleare in Italia riguardano aspetti di politica energetica e industriale più generali e appaiono insomma per certi versi ”scontate”.<br />
Rispetto alla dichiarata volontà di rivisitare il progetto relativo al gasdotto che dovrà alimentare la centrale riconvertita, il che, secondo Legambiente, avrebbe potuto far preludere a un disimpegno in tal senso, A2A ha confermato la propria determinazione a raggiungere l’obiettivo. La variante, stando ad A2A, non rallenterà il processo di Via e dovrebbe avere un impatto minore, soprattutto sul territorio carsico. La società ha inoltre ricordato come entro marzo 2013 i gruppi a olio combustibile dovranno interrompere del tutto la loro attività.<br />
Gli sforamenti nelle emissioni annue di diossine sono invece stati determinati in passato in sostanza da un’errata interpretazione nel metodo di calcolo dei dati. Allo stato attuale, assicura A2A, la centrale non presenta mai valori superiori a quelli corrispondenti alla soglia di dichiarazione massima annua. Nel suo assetto impiantistico attuale la centrale non può in ogni caso accogliere rifiuti solidi urbani per il loro incenerimento. Lo ha affermato sempre A2A, sgomberando il campo da possibili equivoci. La centrale continua invece, questo sì, a bruciare farine animali mescolate al carbone e idonee all’ottenimento dei Certificati Verdi, che premiano l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.<br />
L’incontro si è concluso con l’impegno della società di fornire informazioni tempestive sull’iter della metanizzazione della centrale e a collaborare nell’interesse del territorio e dell’ambiente. Legambiente da parte sua ha promesso di essere di continuo stimolo per tutti i soggetti interessati, perchè ciò si realizzi nel più breve tempo possibile. (la. bl.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Stranieri e servizi i dati ufficiali]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/11/stranieri-e-servizi-i-dati-ufficiali/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:32:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 11 novembre 2009    I BENGALESI ”UFFICIALI” SONO 1420   Oltre quattromila stranieri in c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 11 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>I BENGALESI ”UFFICIALI” SONO 1420  <br />
Oltre quattromila stranieri in città Sono il 14,5% dell’intera popolazione</strong> <br />
 <br />
Al 31 ottobre gli stranieri comunitari ed extracomunitari hanno superato la soglia delle 4mila unità a Monfalcone. Su un totale di 28.027 residenti gli immigrati alla fine dello scorso mese erano 4.058, cioè il 14,48% della popolazione. Gli arrivi continuano inoltre, anche se forse con minore intensità rispetto al biennio 2007-2008, perchè gli stranieri residenti a fine ottobre sono 55 in più rispetto al 16 settembre. Sul piano dei contributi per affitti, maternità e aiuti a indigenti, agli extracomunitari sono andati circa 340mila euro, il 30% circa del dato complessivo.<br />
La comunità più numerosa rimane quella del Bangladesh con 1.420 persone (914 maschi e 506 femmine) seguita da quella croata (406), macedone (373), rumena (368), bosniaca (327), serba (177) e albanese (140). Alla scorsa settimana, in base i dati forniti dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, i beneficiari dei contributi taglia-affitti erogati dal Comune in base ai trasferimenti regionali sono stati per un 30% agli extracomunitari e per il restante 70% a italiani e stranieri comunitari. Si tratta di 141 cittadini per un totale di 248.804 euro e di 329 cittadini per un totale di 573.731 euro. Per quel che riguarda gli assegni di maternità i beneficiari extracomunitari sono stati 48 per un’assegnazione complessiva di fondi di 74.186 euro e 28 gli italiani e stranieri comunitari per uno stanziamento di 43.275 euro. Infine sul fronte dei contributi economici agli indigenti i beneficari extracomunitari sono stati 32 per una spesa complessiva di 17.627 euro e gli italiani e comunitari 127 per un esborso di 83.122 euro. «I dati dimostrano che sappiamo esattamente quanti stranieri ci sono in città e come vengono ripartiti i fondi del settore sociale &#8211; osserva l’assessore alle Politiche sociali -. Il criterio di valutazione è ora l’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente. I servizi sociali stanno inoltre effettuando un lavoro di controllo imponente e che ha portato al rientro di contributi assegnati nel caso in cui i beneficiari non abbiano rispettato le regole. Viviamo in un momento di crisi economica molto forte e questo credo sia il problema principale per Monfalcone, tutta, senza distinzioni».<br />
Anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto sottolinea di ritenere che il problema principale al momento sia quello del lavoro. «Rispetto agli immigrati &#8211; ha aggiunto il primo cittadino &#8211; la loro presenza a Monfalcone è determinata dall’offerta di lavoro nel territorio legata principalmente alle modalità produttive adottate da Fincantieri». (la.bl.)<br />
 <br />
Messaggero Veneto, 11 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Monfalcone. L’assessore Morsolin ha snocciolato i dati ufficiali assicurando che la moschea non ci sarà <br />
«Regolari i contributi agli immigrati»</strong><br />
 <br />
MONFALCONE. La giunta di Monfalcone esprime forte preoccupazione per il clima creatosi in città anche in seguito alla raccolta firme, avviata dalla Lega Nord, a sostegno della petizione locale contro la moschea e della petizione nazionale per il mantenimento del crocefisso nella scuole. «Due temi che devono essere scissi, perché mettendoli insieme, si corre il rischio di diventare xenofobi e razzisti» dice il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che assieme all’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, vuole fare chiarezza in merito alla situazione cittadina, sia rispetto alla moschea «che non esiste e non ci sarà» e sia rispetto ai contribuiti «distribuiti non agli immigrati, senza distinzione, ma seguendo le regole e le norme, in modo trasparente».<br />
Senza entrare nel merito della sentenza sul crocefisso, «di cui sottolineiamo il valore identitario e sulla cui presenza nei luoghi pubblici non eccepiamo, ma che non è il problema più rilevante», il sindaco chiarisce con fermezza che «gli extracomunitari presenti in città non sono certo venuti per fare la moschea, ma per lavorare. Il loro problema, soprattutto per i bengalesi, è legato al posto di lavoro, visto anche il periodo non brillante che vive Fincantieri. Non ci risulta che si facciano pressioni particolari sul sociale e su tutte le etnie che potevamo incontrare quella del Bangladesh è sicuramente la meno aggressiva. Una popolazione sradicata dalla sua terra è logico che voglia mantenere il collegamento con il luogo di origine e con la propria religione: non possiamo negare questo conforto, né negare il diritto di professore la propria fede».<br />
Secondo Pizzolitto la raccolta di firme della Lega non ha senso, visto che la moschea non c’è e «non c’è possibilità che ci sia visto che l’ente pubblico non la fa e che la comunità musulmana non ha le risorse e che gli edifici indicati come possibili moschee non hanno una destinazione d’uso religioso. C’è però il diritto di ognuno di professare la propria religione e quindi le firme sono state raccolte contro tale principio».<br />
Oltre tutto è stato ricordato come già in consiglio comunale siano state date risposte formali sul fatto che una moschea non è programma. «Si dicono cose senza senso anche in merito alla realtà della comunità straniera. Si dice che non esiste un censimento, ma non è vero e gli extracomunitari sono anche più controllati degli immigrati italiano o comunitari» aggiunge Cristiana Morsolin, indicando che in città risiedono 4.058 stranieri su 28.027 abitanti, pari al 14,48%. Di questi la comunità più numerosa è quella del Bangladesh con 1.420 persone (506 donne, 914 maschi), seguiti dai croati 406 (99 donne, 307 uomini), macedoni 373 (134, 239) romeni 368 (177, 191), bosniaci 327 (105, 222), serbi 177 (76, 101). «Occorre fare un discorso di responsabilità collettiva. Viviamo un momento di crisi economica e la rabbia e l’insofferenza vengono incanalate verso i più deboli. Ma la crisi è finanziaria e i poteri che la determinano stanno da altri parti. La gente deve capire – dice l’assessore – che l’unione delle forze deve andare contro un’ulteriore recessione economica, verso la tutela del lavoro e la sicurezza del lavoro. Questo è un problema di Monfalcone. I contributi non sono assegnati in modo indiscriminato, ma esistono regole che valgono per tutti. Ci si basa sui redditi e oltretutto gli uffici fanno un lavoro imponente di controllo, tanto che si riscontrano situazioni non chiare i soldi devono essere restituiti. Oppure se ci sono famiglie insolventi di alcuni servizi, i contribuiti sono usati direttamente dal comune per pagare quanto dovuto. Smettiamola quindi – conclude – di dire cose che non esistono. Le sedute dei consigli e i bilanci sono pubblici e trasparenti: si vengano a vedere».<br />
Ecco i dati snocciolati dalla Morsolin. Su un totale di 822 mila 536 euro assegnanti dal fondo per il sostegno delle abitazioni in affitto, 248 mila 804 sono andati a extracomunitari (141 beneficiari), 573 mila 731 a italiani e comunitari (470 beneficiari).<br />
Per l’assegno di maternità, 43 mila 257 euro su un totale di 117 mila 461 sono stati per extracomunitari (48 beneficiari) e 74 mila 186 per italiani e comunitari (48) e in merito ai contributi per indigenti gli extracomunitari hanno avuto 17.627 euro (32), gli italiani e comunitari 83.122 euro (127), per un totale di 100 mila 175 euro. (cri.vis.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Altra cassa per i lavoratori Burgo]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/10/altra-cassa-per-i-lavoratori-burgo/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:33:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 10 novembre 2009    DA GIOVEDÌ A MARTEDÌ 17 NOVEMBRE   Altra ”cassa” per i lavoratori Bu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 10 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>DA GIOVEDÌ A MARTEDÌ 17 NOVEMBRE  <br />
Altra ”cassa” per i lavoratori Burgo  <br />
Scarsi ordini: i 400 dipendenti resteranno a casa per cinque giorni</strong> <br />
 <br />
Ancora cinque giorni di cassa integrazione ordinaria per i circa 400 lavoratori occupati nelle linee produttive 2 e 3 della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. Lo ha comunicato ieri l’azienda, motivando il provvedimento con la scarsità di ordinativi. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno per gli operai, che avevano appena ricevuto l’anticipo trimestrale del Tfr (750 euro) e contavano di riscuotere almeno per questo mese l’intero salario, dopo le difficoltà riscontrate nelle scorse settimane per via delle attività più volte rimaste bloccate. Ai dipendenti, invece, toccherà restarsene a casa da giovedì fino a martedì 17 novembre: gli impianti ritorneranno operativi alle 6 del giorno seguente. La notizia è stata annunciata ieri, nel corso di un incontro delle rappresentanze sindacali unitarie, dal capo del personale Del Zotto, proprio mentre le sigle si stavano preparando in vista dell’incontro di oggi alle 10 alla sede dell’Assindustria di Trieste. Dove vertici aziendali e sindacati tratteranno, tra le varie questioni, la stipula del contratto di solidarietà che dovrebbe essere varato a partire dal 1° gennaio 2010.<br />
«Siamo stati tutti colti di sorpresa &#8211; ha commentato Adriano Valle, segretario dell’Ugl e membro delle Rsu &#8211; poiché ci erano state fornite in precedenza rassicurazioni sul fatto che il portafoglio di ordinativi risultava sufficientemente capiente da garantire un novembre al riparo dalla Cigo. Purtroppo così non è stato». Valle ha sottolineato lo sconforto dei lavoratori: «La cassa integrazione &#8211; ha chiarito &#8211; giunta a cavallo di queste due settimane, priva gli operai dell’opportunità di guadagnare qualcosa in più col turno domenicale: anche a novembre, dunque, i salari saranno risicati. Per le famiglie sta ormai diventando sempre più difficile tirare avanti e tutti sono giù di morale». Gli unici lavoratori in attività durante i cinque giorni, saranno i manutentori, gli operai della centrale elettrica e gli addetti alla portineria: tutti gli altri se ne resteranno con le braccia conserte. E a dicembre, con tutta probabilità, la situazione verrà replicata, poiché è prevista un’ulteriore iniezione di Cigo a ridosso delle festività. «Operativi &#8211; ha concluso Valle &#8211; rimarranno solo i lavoratori inseriti nel ciclo del Pressa pasta, chiamati a rimpinguare le scorte per quando ci sarà bisogno: tutti gli altri 400 se ne staranno a casa».<br />
Tiziana Carpinelli</p>
<p>Il Piccolo, 11 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>ORA TOCCHERÀ ESPRIMERSI ALL’ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI  <br />
Cartiera, l’azienda impone la flessibilità interna  <br />
Condizione indispensabile per salvare il posto a 75 operai considerati in esubero</strong> <br />
 <br />
La Burgo detta le condizioni per arrivare alla stipula del contratto di solidarietà e pone la flessibilità interna come contraltare al salvataggio dei 75 lavoratori in esubero. Si è concluso con un “Rivediamoci tra tre settimane”, l’incontro fissato ieri all’Assindustria di Trieste tra dirigenza e rappresentanze sindacali della cartiera di San Giovanni di Duino: l’azienda ha fissato i propri paletti e ora la palla passa ai lavoratori, che la prossima settimana si riuniranno in assemblea per mettere a punto il prosieguo della trattativa. Al tavolo, infatti, non si è discusso solo dell’accordo collettivo aziendale, che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2010, ma anche della contrattazione interna di secondo livello.<br />
La circostanza ha messo in allarme i sindacati, che hanno ravvisato nelle richieste formulate dalla Burgo una sorta di condizione senza la quale il contratto di solidarietà può sfumare. Una circostanza, questa, da scongiurare: i sindacati sanno che se non si arriva all’accordo, il passo successivo è l’avvio della procedura di mobilità per 75 operai.<br />
Ora la sensazione delle sigle sindacali è stata che la Burgo abbia inteso ottenere quanto nei mesi scorsi è sempre stato respinto dalle maestranze: in primis la flessibilità interna e poi la modifica dei parametri interni di valutazione del lavoratore, con la decadenza dell’anzianità di fabbrica e reparto a favore di altri indici. Non solo: i vertici aziendali hanno chiesto, cosa mai avvenuta prima, una riduzione di organico anche per il comparto della centrale elettrica, col passaggio da due a un solo lavoratore per turno. Configurando una situazione difficilmente accettabile per i sindacati, che oppongono ragioni di sicurezza. L’azienda ha comunque fornito, dopo aver preso contratto con il ministero del Lavoro, rassicurazioni sull’applicabilità dell’accordo collettivo aziendale alla realtà di San Giovanni: in un primo tempo si era temuto che lo stabilimento, a ciclo continuo, potesse non rientrare nei parametri normativi fissati dalla legge. Il contratto richiede il passaggio da 6 a 5 squadre di lavoro (i 16 lavoratori rimanenti fungerebbero da riserve o affiancamento).<br />
Infine la Burgo ha comunicato la riduzione di un giorno sull’ultima Cigo per i lavoratori della linea 3, che rientreranno in fabbrica il 17 anziché il 18 novembre, come invece annunciato lunedì.<br />
Tiziana Carpinelli</p>
<p>Il Piccolo, 03 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Contratto di solidarietà alla Burgo, oggi si decide</strong> <br />
 <br />
Si tiene oggi, all’Assindustria di Trieste, l’incontro decisivo per la stipula del contratto di solidarietà che dovrebbe salvare i 75 esuberi stimati dal gruppo Burgo per lo stabilimento di San Giovanni di Duino. Al primo tavolo di inizio novembre i vertici aziendali avevano posto sul tappeto la questione della flessibilità interna, da trattare come oggetto di un successivo accordo, e quindi in distinta sede, in qualche modo ponendola come ”conditio sine qua non” e legando così le due questioni. Ipotesi, questa, che le rappresentanze sindacali rifuggono, decise innanzitutto a portare a casa il contratto di solidarietà e poi, ma solo in un secondo momento, ad aprire l’altra questione. All’appuntamento odierno le parti dovrebbero arrivare a una sintesi degli obiettivi, particolarmente attesa dopo l’ultimo confronto tra sindacati e gruppo avvenuto a Vicenza. Confronto durante il quale è emerso che l’azienda guarda con interesse alla sperimentazione del contratto di solidarietà a San Giovanni di Duino.</p>
<p>Il Piccolo, 17 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Cartiera, intesa sul contratto di solidarietà  <br />
Accolta con favore dagli operai la bozza dell’accordo tra Rsu e azienda</strong> <br />
 <br />
Semaforo verde dai lavoratori della Cartiera Burgo all’ipotesi di accordo siglata martedì da sindacati e azienda all’Assindustria di Trieste. È stata accolta favorevolmente dalle maestranze, la bozza di contrattazione illustrata ieri dalle Rsu in occasione delle assemblee di fabbrica promosse alle 11 e alle 18.<br />
Si perfeziona dunque, con il voto favorevole della maggioranza dei dipendenti, l’iter per la stipula del contratto di solidarietà, istituito con legge 863 nel 1984 e invocato per salvare il posto di lavoro a 75 operai ritenuti in esubero dall’azienda, a rischio licenziamento. Incassato il placet, il mandato dei sindacati prevede la firma a breve dell’accordo con i vertici di Burgo group, che inoltreranno la richiesta del contratto di solidarietà al Ministero del Lavoro. «Una volta ottenuto il decreto attuativo da Roma – sottolinea Maurizio Goat (Cgil) – lo depositeremo in Regione per ricevere lo stanziamento di circa 200mila euro, relativo al fondo destinato a sostegno dei lavoratori. Ogni dipendente della cartiera riceverà con cadenza trimestrale una tantum di 45-50 euro, che si sommerà al salario integrato dall’Inps». Il contratto collettivo aziendale, che comporta la riduzione dell’orario di lavoro e della relativa retribuzione, prevede infatti la compensazione del salario decurtato nella misura dell’80% da parte delle casse Inps. «La somma – prosegue Goat – verrà assicurata per tutto il 2010 e se la Regione riproporrà il contributo nel 2011, in caso di proroga del contratto di solidarietà, potremmo tornare e richiedere il sostegno». Il sindacalista ritiene che la trattativa abbia sortito gli effetti sperati: «Siamo riusciti a salvare l’occupazione, a mantenere le richieste degli operai, come il servizio mensa all’interno del turno, e a salvare il criterio di anzianità nella valutazione della professionalità. La situazione economica resta difficile, ma al momento questa è l’unica strategia possibile».<br />
Durante le assemblee sono stati richiesti chiarimenti sulla gestione delle ferie nel contratto di solidarietà. In realtà, come il lavoratore non subisce danni in ordine alla maturazione e all’ammontare della pensione o al trattamento di fine rapporto, così non vede subire variazioni alle ferie spettanti. Cambia solo la retribuzione, che sarà ridotta secondo il parametro applicato nel periodo di solidarietà. Lo stesso vale per la malattia, la maternità e il congedo matrimoniale. «A seguito del nuovo modello di turnazione – spiega Adriano Valle (Ugl) – si è reso necessario incrementare i giorni inseriti nel contratto di lavoro, passati da 361 a 365. In media, secondo i nostri calcoli, nel 2010 si lavorerà 51 giorni in meno rispetto alla regolare distribuzione dei turni, ma la difficile sistemazione del monte ferie è stata superata lasciando in gestione dell’azienda i 15 giorni delle vacanze estive e i 6 fissati dal contratto del 2005. A libera decisione del lavoratore restano comunque, come richiesto, 11 giorni di ferialità». E Flaviano Dambrosi (Cisl): «Lo scoglio rimanente è la gestione del contratto di solidarietà, ma vi saranno dei report trimestrali per la verifica del meccanismo, pure sotto il profilo produttivo».<br />
Tiziana Carpinelli</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Commedia protesta contro l’impianto a biomasse]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/09/commedia-protesta-contro-l%e2%80%99impianto-a-biomasse/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:54:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/09/commedia-protesta-contro-l%e2%80%99impianto-a-biomasse/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 09 novembre 2009    DOMENICA PROSSIMA   Il ”no” alla centrale diventa spettacolo   Comme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 09 novembre 2009 <br />
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<strong>DOMENICA PROSSIMA  <br />
Il ”no” alla centrale diventa spettacolo  <br />
Commedia-protesta contro l’impianto a biomasse</strong><br />
 <br />
STARANZANO Lo scontro sulla costruzione della centrale elettrica a biomasse di 55 megawatt diventa ora uno spettacolo teatrale. Un “no” secco alla costruzione della centrale che dovrebbe essere costruita nella zona di Bistrigna, questa volta arriva con una performance teatrale organizzata dalla lista civica Staranzano Partecipa, che ha l’appoggio anche del Partito della Rifondazione comunista. L’appuntamento per tutti, staranzanesi e non, è fissato alle 18 di domenica 15 alle “Stalle rosse” dell’area parrocchiale. Ci sarà una voce narrante che reciterà la storia, accompagnata dalle note di una chitarra. La trama ripercorrerà, infatti, la vicenda della centrale a olio vegetale, portata avanti già nel giugno scorso come momento di approfondimento per la campagna elettorale. Ma a tutt’oggi, come sottolineano gli organizzatori, conserva una sua attualità. Al termine dello spettacolo ci sarà anche un rinfresco di autofinanziamento per la lista civica, durante il quale sarà reso pubblico il bilancio della passata campagna elettorale.<br />
«I prossimi appuntamenti – spiega il consigliere comunale Giovanni Dean &#8211; nascono con l&#8217;intento di far partecipare le persone alla vita politico-amministrativa del paese, raccontando quanto succede all’interno del Comune, fornendo anche gli strumenti per comprendere le informazioni e per far sentire la propria opinione. Colgo, pertanto, l’occasione di informare che fino a metà novembre è ancora visionabile all&#8217;ufficio urbanistico del Comune la Vas, cioè la Valutazione ambientale strategica collegata al piano del traffico dei tre Comuni di Staranzano, Ronchi e Monfalcone». (c.v.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 10 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Iniziative di Staranzano partecipa  <br />
Calendario per la fine del 2009. Domenica spettacolo teatrale</strong> <br />
 <br />
STARANZANO. È pronto il calendario di iniziative che la lista civica Staranzano partecipa intende proporre ai cittadini di Staranzano per la fine del 2009.<br />
Le iniziative nascono con l’intento di far partecipare le persone alla vita politico-amministrativa di Staranzano, raccontando quanto succede all’interno del Comune e fornendo anche gli strumenti per comprendere le informazioni e poter far sentire la propria opinione.<br />
Si inizierà con una performance teatrale il 15 novembre sulla vicenda della centrale a olio vegetale di Bistrigna, preparata come momento di approfondimento per la campagna elettorale, ma che conserva tuttora una sua attualità informativa.<br />
L’iniziativa sarà accompagnata da un rinfresco di autofinanziamento per la lista civica, durante il quale sarà reso pubblico il bilancio della campagna elettorale.<br />
Nelle serate del 17 e del 24 novembre, verrà proposto a tutti i cittadini un mini-corso di due serate sul tema del bilancio comunale ovvero su come viene costruito un bilancio e come vengono spesi i soldi in carico all’amministrazione comunale.<br />
«Sarà un corso dal linguaggio semplice ed accessibile a tutti, che permetterà – spiegano i componenti della lista civica, rappresentata in consiglio comunale da Giovanni Dean e Andrea Corà – di familiarizzare con il documento fondamentale dell’amministrazione, quello che dovrebbe tradurre le promesse elettorali in fatti. Cogliamo l’occasione per informare che fino a metà novembre è ancora visionabile presso l’ufficio urbanistico del Comune la Valutazione ambientale strategica collegata al piano del traffico dei tre Comuni di Staranzano, Ronchi e Monfalcone».</p>
<p>Il Piccolo, 14 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Centrale a biomasse, protesta a Staranzano con uno spettacolo</strong> <br />
 <br />
STARANZANO Rappresentazione contro la costruzione della centrale a biomasse a Staranzano dal titolo “Come un sindaco, una ciminiera e una tanica di olio di palma fecero risvegliare la cittadina di Staranzano” di Pierluigi Monaco. Lo spettacolo è in programma domani alle 18.30 nel salone delle Stalle Rosse dell’area parrocchiale e sarà interpretato da Laura Fagagnolo, accompagnata dalla chitarra di Marco Petitto. L’appuntamento definito “orazione civica”, è aperto a tutti i simpatizzanti ed è organizzato nell’ambito della “Festa di autofinanziamento” promosso dalla lista civica “Staranzano Partecipa” con l’appoggio di Rifondazione comunista.<br />
Il gruppo, costituito nelle ultime elezioni amministrative, rappresenta la voce della città che si oppone alla costruzione della centrale elettrica da 55 megawatt che dovrebbe sorgere nell’area di Bistrigna, e verrà alimentata con olio di palma proveniente dalle foreste del Terzo mondo. «Il 24 giugno – spiega il consigliere Giovanni Dean – la Regione ha emanato il decreto di autorizzazione unica con la quale obbliga la società Elettrostudio all’inizio dei lavori della centrale a biomassa entro un anno e a ultimarli entro un anno dall’inizio degli stessi. Staranzano Partecipa si è opposta a questo progetto non condiviso con i cittadini e ha scelto la partecipazione e la comunicazione come risposta a questo modo di gestire il nostro comune».<br />
Il programma della giornata prevede alle 15 il ritrovo sotto il Bobolar dove partirà la biciclettata per le vie del paese. Alle 18 si comincerà con il saluto e la relazione delle attività svolte e di quelle future della lista civica. Alle 18.30, il momento teatrale e al termine la cena di autofinanziamento con offerta libera. Domani verrà anche lanciato il nuovo sito Internet del gruppo cioè <a href="mailto:staranzanopartecipa@gmail.com">staranzanopartecipa@gmail.com</a>.<br />
Il gruppo consiliare ha organizzato, inoltre, due serate il 17 e 24 novembre nella sala Delbianco, nelle quali verrà proposto un mini-corso in due appuntamenti sul tema del bilancio comunale. Come viene costruito, cioè, un documento finanziario e come vengono spesi i soldi in carico all’amministrazione. Relatore Adriano Nicola, revisore dei conti di alcuni comuni della provincia di Gorizia che illustrerà le basi con cui poter leggere e comprendere il bilancio comunale. (ci. vi.)</p>
<p>Il Piccolo, 03 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>OGGI A STARANZANO <br />
Privatizzazione dell’acqua, convegno</strong></p>
<p>STARANZANO Oggi alle 20.45 al primo piano della sala conferenze del municipio, il gruppo consiliare “Staranzano Partecipa” promuove un convegno pubblico aperto a tutto il mandamento monfalconese che avrà per tema “La problematica della privatizzazione dell’acqua”. Relatori Marco Iob del Ce.Vi. di Udine coordinatore della campagna internazionale per il diritto all’acqua e il direttore di Irisacqua Paolo Lanari per illustrare come funziona il sistema-Gorizia in tutta la provincia. Il decreto legge 135/09 nei giorni scorsi è stato trasformato in legge, prevede una serie di liberizzazioni nel settore dei servizi pubblici tra cui l’erogazione dell’acqua. Nell’incontro odierno i relatori spiegheranno quale significato avrà il provvedimento nella vita quotidiana, l’eventuale aumento dei costi, se il nuovo servizio sarà più o meno efficiente e i motivi per cui Comuni, Province, Regioni e associazioni cittadine si stanno mobilitando contro questa decisione. Infine, verrà portata l’esperienza dei Comuni isontini che hanno dato vita all’A.T.O. (ossia all’Autorità d’Ambito Ottimale) e costituito la società a intero capitale pubblico “Irisacqua” consentendo di mantenere sotto il controllo pubblico la risorsa dell’acqua.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sollecitati il congelamento dei mutui ]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/08/sollecitati-il-congelamento-dei-mutui/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 11:25:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Messaggero Veneto, 08 novembre 2009    Monfalcone. Interviene la Rete dignità e lavoro, che collega ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Monfalcone. Interviene la Rete dignità e lavoro, che collega i lavoratori colpiti dalla crisi economica  <br />
«Dalle teorie si deve passare alla concretezza» <br />
Piano famiglie, lettera alle banche  <br />
Sollecitati il “congelamento” dei mutui e l’adesione alle misure previste <br />
L’APPELLO</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. L’adesione di Abi, associazione bancaria italiana, alle misure previste dal Piano famiglie è un’ottima e necessaria cosa, ma serve che alle parole seguano i fatti, perché le famiglie hanno bisogno di un aiuto concreto. Rete dignità, cassintegrati e lavoratori in mobilità, ma anche giovani precari e lavoratori dell’indotto Fincantieri, hanno deciso di unire le proprie forze per tentare di essere visibili e avviare un collegamento tra i lavoratori colpiti dalla crisi economica.<br />
La Rete ha deciso d’inviare una lettera all’Abi, al presidente della Regione, ai presidenti delle Province e alle amministrazioni comunali con cui chiede ufficialmente «l’adesione alle misure previste dal Piano famiglie» e la moratoria con sospensione totale dei mutui per un anno. Insomma, un congelamento dei mutui.<br />
«Considerati i disagi che i nuclei familiari stanno affrontando, riteniamo vitale dare agli stessi certezze future ed è a questo scopo che pensiamo sia essenziale far conoscere, nel più breve tempo possibile, le modalità attuative del piano di sostegno dei singoli istituti. Auspichiamo da parte degli istituti bancari una maggiore attenzione riguardo alle problematiche che molte famiglie sono costrette a vivere e la messa in campo di strumenti che possano aiutare i cittadini a superare le difficoltà derivanti dalla ridotta disponibilità economica».<br />
«Crediamo che se non c’è una mobilitazione dal basso – spiega Mauro Bussani – tutto resterà nei meri intenti teorici. Nonostante Abi dica che dal 1º gennaio 2010 si partirà con il piano, è soltanto un’indicazione di principio, a uso e consumo dei media, non vincolante per le banche. Chiediamo invece un’adesione vera, perché forse la crisi finanziaria sta passando, ma le ricadute sociali si sentiranno ancora per molti anni».<br />
È Alessandro Perrone ad ampliare il discorso, evidenziando la preoccupazione per la situazione di crisi di Fincantieri, ufficializzata in questi giorni.<br />
«Le crisi sono cicliche, ma questa ha una rilevanza sociale notevole. Anche negli anni Ottanta il cantiere navale si era fermato, ma ora occorre ricordare che c’è in città una forte presenza di trasfertisti e stranieri, che rischiano il posto di lavoro e di essere emarginati».<br />
Il clima di questi giorni in città – aggiunge – non è positivo, vista la strumentalizzazione di vicende come quella del crocefisso o della moschea o la pagina di Facebook con tanti ragazzi monfalconesi che si esprimono contro la presenza dei bengalesi. La Rete dignità lavoro è nata per unificare le vertenze sociali – specifica –, ma anche per unificare i bisogni che ci sono al di là dell’etnia e della cultura. Oltretutto certe scelte dell’amministrazione comunale, pur riconoscendo l’implementazione della politiche sociali, hanno favorito una certa cultura dell’intolleranza e preoccupa in generale la gestione delle vicende cittadine».<br />
Cristina Visintini</p>
<p>Il Piccolo, 09 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>MISURE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI COINVOLTI PIÙ PESANTEMENTE NELLA CRISI  <br />
Controlli sul blocco dei mutui dei disoccupati  <br />
Li effettuerà la ”Rete dignità e lavoro” negli istituti bancari dei cittadini. Bussani: «Non bastano gli annunci»</strong> <br />
 <br />
Il blocco dei mutui rimane una misura fondamentale per lavoratori e famiglie che si sono trovati coinvolti dagli effetti della crisi. A fronte del Piano famiglie approvato il 21 ottobre dall&#8217;Abi, la Rete dignità e lavoro, nata lo scorso mese a Monfalcone per mantenere i legami tra cassintegrati, lavoratori in mobilità e precari e dare loro voce, ha deciso quindi di muoversi per verificare l&#8217;attuazione pratica delle misure decise da parte degli istituti bancari insediati nel territorio. Il movimento ha inviato una lettera alla commissione regionale dell&#8217;Abi, al presidente della Regione Renzo Tondo, alle Province di Trieste e Gorizia e ai Comuni dei due ambiti provinciali in cui si chiede in sostanza l&#8217;adesione degli istituti bancari presenti localmente alle misure previste dal Piano famiglia. «Quella dell&#8217;Abi è di fatto solo un&#8217;indicazione di principio &#8211; ha spiegato ieri Mauro Bussani per la Rete, presentando l&#8217;iniziativa &#8211; che non vincola le banche associate ad applicare quanto contenuto nel Piano famiglia. Vogliamo quindi sollecitare le banche ad aderire, perché la crisi, anche nel nostro territorio, ancora si fa sentire e coinvolge molte persone».<br />
La Rete rimane inoltre convinta della necessità di arrivare a un congelamento totale dei mutui sulla prima casa per almeno un anno e non solo della quota parte in conto capitale. «È un bene comunque che l&#8217;Abi aperto la sua operazione a tutte le fasce di persone che si stanno trovando in difficoltà, dai lavoratori in mobilità ai cassintegrati e ai precari», ha aggiunto Bussani. La Rete dignità e lavoro si prepara comunque a verificare la risposta concreta che i cittadini otterranno dai loro istituti bancari. «Nel caso in cui sarà insufficiente, allora ci mobiliteremo», ha preannunciato ieri Bussani. L&#8217;iniziativa di rete dignità e lavoro arriva in un momento di preoccupazione soprattutto per i carichi di lavoro dello stabilimento Fincantieri. «L&#8217;andamento della cantieristica è ciclico &#8211; ha detto Alessandro Perrone, consigliere provinciale eletto con il PdCi e riavvicinatosi a Rifondazione comunista, cassintegrato della Eaton Automotive -. Negli anni &#8216;80 perché la crisi coinvolse un cantiere dove tutti in pratica erano dipendenti, mentre ora il peso dell&#8217;indotto è importante. I contraccolpi rischiano quindi di essere ben diversi e aggravati da una funzione sociale di Fincantieri che è inesistente». (la. bl.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Senza bangla? Meglio piazza pulita nei cervelli]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/06/senza-bangla-meglio-piazza-pulita-nei-cervelli/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 07:48:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 06 novembre 2009    BOTTA E RISPOSTA SU INTERNET   ”Senza bangla”? Meglio piazza ”pulita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 06 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>BOTTA E RISPOSTA SU INTERNET  <br />
”Senza bangla”? Meglio piazza ”pulita nei cervelli”</strong> <br />
 <br />
Su internet si scatena la guerra della «piazza dei bangla». Dopo la polemica nata dal gruppo Facebook «Monfalcone pulita, piazza vecchia&#8230; e senza bangla», ecco che immediata è scattata la reazione con la fondazione del gruppo di discussione «Monfalcone pulita&#8230; nei cervelli», che sostiene la posizione esattamente contraria.<br />
MONFALCONE SENZA BANGLA. Il gruppo fondato qualche settimana ha già raggiunto 800 iscritti, quasi tutti ragazzini delle superiori. Oltre ai commenti sulla piazza, ad attirare l&#8217;attenzione era stato quel «senza bangla» riferito alla piazza. E, dopo l&#8217;uscita sulla stampa, mercoledì il fondatore del gruppo specificava, testuale: «Ho preso visione dell&#8217;articolo sul Piccolo, voglio precisare che il mio fan club ha dei (sic!) scopi ben precisi, il primo è che ero molto affezionato alla piazza vecchia, (e secondo me era anche più pratica) il secondo è che non cè (sic!)) una panchina libera, non cè pulizia e non cè ordine&#8230;. non è un incitazione al razzismo, ma credo che ogni ospite si debba integrare alle abitudini del posto e alla civiltà delle persone per bene».<br />
MONFALCONE PULITA. Mentre Monfalcone senza bangla raggiungeva quasi gli ottocento iscritti, il gruppo «Monfalcone pulita nei cervelli» in un solo pomeriggio ne contava oltre cento, con la presenza di molti amministratori locali di Monfalcone e non solo. La motivazione del nuovo gruppo è chiara: «Si è scatenata una campagna di insostenibile denigrazione della nostra città, dei bangla accusati ormai di ogni colpa, si invoca un impossibile ritorno ad un opaco passato. E tutto usando la pancia per ragionare dimenticandosi di quell&#8217;altro organo che abbiamo a disposizione e che forse sarebbe il caso di consultare ed usare , almeno ogni tanto. Avanti così.<br />
I COMMENTI. C&#8217;è chi racconta che «una sera, quest&#8217;estate, mi sono mangiato un buon gelato in piazza seduto su una panchina, circondato dai bangla. Ho visto gente pacifica giocare a scacchi e genitori condividere il panino incartato nella pellicola d&#8217;alluminio coi figli che nel frattempo giocavano come facevamo noi trent&#8217;anni fa». E ancora: «Si sono impossessati della piazza?? Non è forse che siamo noi monfalconesi ad essercene andati molto tempo prima che arrivassero loro?». E c&#8217;è anche chi sottolinea che per &#8221;mandar via i bangla&#8221; si dovrebbero chiudere i cantieri. Eliana G. ribadisce «Via tutti&#8230;&#8230;», e Giulia S. ribadisce «Concordo in piena&#8230;ormai a monfalcon de monfalconesi ghe ne xe assai pochi&#8230;.ormai me par che semo in minoranza a casa nostra&#8230;.mha&#8230;».<br />
Elena Orsi</p>
<p>Il Piccolo, 07 novembre 2009 <br />
  <br />
<strong>Lettere<br />
Questo è razzismo</strong><br />
 <br />
Gli immigrati in generale, e la comunità del Bangladesh in particolare, sono stati messi sotto tiro parecchie volte, a Monfalcone, negli ultimi giorni. Intanto c&#8217;è la Lega Nord che raccoglie le firme contro l&#8217;eventualità che ci sia una moschea in città. Ora, non c&#8217;è nessuno, tra i musulmani presenti in loco, che abbia i soldi per pagarsela, la moschea; e l&#8217;amministrazione Pizzolitto non vuole (né dovrebbe mai) pagare la costruzione di nessuna moschea; ciò nonostante, i leghisti chiameranno ugualmente a raccolta il popolo &#8211; un popolo scientificamente spaventato e disinformato da quelle televisioni berlusconiane che ormai da anni spacciano paura &#8211; e chiederanno di esprimersi contro una moschea che non è alle viste. Quindi sul niente. Se la cantano e se la suonano tra loro? Certamente. Sono cinici e spregiudicati? Eccome. Il problema (un problema non da poco, per la convivenza civile in questa città) è che c&#8217;è in giro gente dispostissima a farsi prendere per i fondelli da questi crociati da strapaese: per fare solo un esempio, coloro che su Facebook ci hanno fatto sapere che vorrebbero vedere Piazza della Repubblica ripulita dagli immigrati del Bangladesh. Sottinteso: si limitino a lavorare in Cantiere, quelli, e poi vadano a tapparsi in qualche buco, vedano loro dove. Che cosa ci vengono a fare, nella nostra piazza? Suona un po&#8217; sinistro, &#8220;bisogna ripulire la piazza&#8221;, vero? Eppure c&#8217;è un bel po&#8217; di gente che la sostiene, &#8217;sta infamia. Ecco, la Lega vorrebbe contarla, questa gente. Poi c&#8217;è il consigliere comunale Antonaci che interroga il sindaco per sapere qualcosa su quello che fanno i musulmani presenti in città, anche se è evidentissimo che non gli interessa sapere proprio niente, ma solo tirar su qualche voto. I musulmani ce l&#8217;hanno già una moschea, caro sindaco? Quanti soldi diamo loro? Sottinteso: è una vergogna! Diamo soldi ai foresti, capite? A gente, tra l&#8217;altro, che giammai si convertirà alla vera fede. E non basta, perché Antonaci &#8211; &#8220;facendosi interprete delle preoccupazioni diffuse nelle cittadinanza monfalconese per la situazione relativa alla presenza nell&#8217;ambito della numerosa comunità musulmana di possibili presenze integraliste&#8221; che potrebbero incitare &#8220;alla prevaricazione e al conflitto&#8221; &#8211; chiede maggior sorveglianza, maggior controllo. I musulmani &#8220;potrebbero&#8221;, capite? Ci sono stati problemi, con la comunità degli immigrati bengalesi, fino ad ora? No. Certo, sono tanti, forse troppi; si ritrovano in piazza e si siedono pure sulle panchine; si dice che sputino per terra; quando cucinano, i loro vicini di casa sentono degli odoracci. A parte questo, niente di niente. Gente mite. Ma sono islamici, proprio come lo sceicco Osama Bin Laden: quindi sono il babau. E &#8220;potrebbero&#8221;. In questo bel clima il Partito Democratico ha il dovere di dire alcune parole chiare. Intanto qualificare quelli dei leghisti, di Antonaci e dei loro amici, per quello che sono: pregiudizi. Ovvero, roba che può fare molto male a Monfalcone e che potrebbe trascinarci in una condizione di paura e scontro permanente. Poi dovrebbe aprire un dialogo serio con le comunità degli immigrati, favorendone l&#8217;integrazione (perché non basta una fila davanti a un gazebo) a partire dalla costituzione di una consulta degli immigrati, che c&#8217;è in tutte le realtà che vivono situazioni simili alla nostra e chissà perché qui non è stata fatta. Infine, crediamo, l&#8217;amministrazione comunale dovrebbe coinvolgere di più e meglio la Fincantieri nella gestione di un fenomeno migratorio che in una piccola realtà come la nostra porta ad inevitabili problemi di integrazione. Quanto ai cosiddetti &#8220;moderati&#8221; che stanno in consiglio comunale, e forse anche in giunta, il Pd non dovrebbe preoccuparsene più di tanto. Il nostro compito, più che parlare con gli Antonaci e i Pacor dovrebbe essere parlare ai monfalconesi, per affrontare e possibilmente risolvere le sfide che la città avrà davanti. Del resto, se oltre ottocento persone aderiscono a un gruppo razzista su Facebook, forse è anche un po&#8217; colpa nostra, perché siamo troppo impegnati a inseguire un voto in consiglio comunale e molto meno ad ascoltare le inquietudini della nostra gente.<br />
Stefano Piredda e Stefano Pizzin<br />
Partito democratico di Monfalcone<br />
 <br />
<strong>Lettere<br />
Il disprezzo su Facebo</strong><br />
 <br />
Che tristezza leggere sul Piccolo del 4 novembre us sulla cronaca di Monfalcone che un numero cospicuo di studenti del Liceo cittadino hanno espresso su Facebook la loro rabbia verso gli extracomunitari del Bangladesh. Viviamo in epoca multirazziale dove si intrecciano diverse culture e Monfalcone ha conosciuto questo fenomeno già nei lontani anni ’50, con lo sviluppo del cantiere navale, una moltitudine di persone provenienti da diverse parti, croati, sloveni, meridionali, istriani, tutte persone che bene o male si sono integrate qui in città. Ora vedere che questi ragazzi che sono il nostro futuro abbiano ad esprimersi così brutalmente e con disprezzo verso questi immigrati, fa veramente pensare al ciarpame culturale pregnante nelle menti di questi studenti. Credo che non si possa accusare queste persone di essere dei delinquenti o delle brutte persone da espellere dal nostro paese,solo perché hanno una altro colore della pelle. Se delinquono saranno le forze dell’ordine a provvedere e non sicuramente le tanto decantate ronde della Lega. Voi studenti forse non conoscete la storia del Cantiere e dei suoi dipendenti che hanno contribuito ad elevare culturalmente la nostra città. A Monfalcone in quegli anni si sono formati, all’interno del Cantiere, importanti quadri sindacali, amministratori, parlamentari che poi hanno gestito la cosa pubblica. Queste persone ci hanno insegnato soprattutto che l’integrazione fra i popoli, la coesistenza fra culture diverse è una cosa necessaria in un mondo che si evolve e loro, a quell’epoca, hanno lavorato proprio in questo senso unificando le diverse culture e nazionalità. Ecco perché stride sentire dei giovani studenti che si lasciano strumentalizzare da certe forze politiche,in una misera polemica contro una comunità che stenta ad integrarsi ma che ha voglia di farlo nel miglior modo possibile. A questo punto mi sento di appellarmi a questi giovani affinché si sforzino di comprendere la realtà in cui stanno vivendo al fine di considerare la situazione nel suo complesso e magari poi in seguito,esprimere anche un giudizio che, mi auguro, sarà diverso da quello espresso in questi giorni.<br />
Sergio Di Bert<br />
Monfalcone</p>
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</item>
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<title><![CDATA[I rioni in linea di collisione con il Comune]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/06/i-rioni-in-linea-di-collisione-con-il-comune/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 07:46:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 06 novembre 2009    ROMANA SOLVAY E PANZANO CHIUDONO I RAPPORTI CON L’AMMINISTRAZIONE   ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 06 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>ROMANA SOLVAY E PANZANO CHIUDONO I RAPPORTI CON L’AMMINISTRAZIONE  <br />
I rioni in linea di collisione con il Comune  <br />
I comitati: «Non veniamo ascoltati e le opere che ci interessano sono continuamente rinviate»</strong> <br />
 <br />
di TIZIANA CARPINELLI</p>
<p>La luna di miele è finita: i due popolosi rioni di Romana Solvay e di Panzano hanno deciso di chiudere i ponti con il Comune e dichiarare guerra all’esecutivo Pizzolitto, rifiutando qualsiasi tipo di comunicazione.<br />
Una protesta forte, che viene spiegata da Giorgio Busatto, presidente del comitato rionale di Romana Solvay. «Preso atto &#8211; scrive Busatto in una lettera protocollata in Municipio &#8211; della scarsissima collaborazione mostrata da questa amministrazione e rendendosi conto, il comitato, di non essere ascoltato sulle necessità del quartiere, si ritiene di dover interrompere i rapporti istituzionali fino a che non si abbia concreta manifestazione del mantenimento delle promesse fatte».<br />
Ad acuire quello che ormai a tutti gli effetti può ben definirsi un insanabile dissidio è stata la notizia dell’ultima «beffa» (così la descrive l’associazione di quartiere) relativa all’inizio dei lavori di rifacimento delle strade di via Romana, e in particolare il fatto che il programma di opere da realizzare per la riqualificazione del rione sia più volte slittato se non addirittura rimasto disatteso. Il comitato parla di «comportamento poco leale» da parte dell’amministrazione e per questo se ne va dal tavolo di partecipazione sbattendo la porta, ma anche togliendosi qualche sassolino dalla scarpa: «Ricordiamo che il progetto dei 635mila euro per le strade del rione previsto per l’anno 2007 è stato rinviato facendo ricadere la responsabilità su Iris acqua, per alcune problematiche attinenti all’impianto fognario – spiega Busatto -: problematiche peraltro valide solo per il nostro rione, viste le attività comunque portate avanti nel resto della città. L’inizio dei cantieri è stato rinviato al 2009, come comunicato dall’assessore Magrin a giugno, e ora l’avvio è stato ulteriormente procrastinato al 2010, in una data da destinarsi».<br />
«Siamo stanchi di questa sceneggiata &#8211; continua il presidente del comitato rionale di Romana Solvay &#8211; partita già nel 2002 e continuata nel 2006, quando il sindaco Gianfranco Pizzolitto, durante una visita al quartiere, lo definì ”architettonicamente brutto”. Le continue promesse e gli altrettanto certi rinvii fanno pensare a una ferma volontà di sottrarsi alla responsabilità di risolvere almeno una parte dei problemi dei cittadini di questo quartiere».<br />
Ai problemi di riqualificazione urbana già noti, Busatto ne aggiunge di ulteriori e in particolare: lo stato di abbandono del marciapiede e della pista ciclabile del parcheggio a servizio della stazione, ormai transennato da 2 anni; la viabilità ritenuta pericolosa di via Romana, che «in determinate ore della giornata si trasforma in una strada a rapido scorriment»; e il degrado dell’Area verde, un «polmone necessario non solo al quartiere ma all’intera città», dovuto essenzialmente «alla mancata assegnazione di una gestione a lungo termine».<br />
Ma non finisce qui. A far sentira la propria voce di protesta e dissenso verso l’operato del sindaco Pizzolitto e della sua giunta, infatti, non è solamente il rione Romana Solvay, ma anche quello di Panzano. Che ci siano degli attriti, tra i comitati e l’amministrazione, si evince di fatto anche dall’ultima riunione sulla sicurezza indetta dal primo cittadino e rivolta alle realtà rionali: l’Associazione di Panzano, come riferisce il direttivo, non vi ha apposta preso parte. Perché? Per protesta, per manifestare in proprio forte dissenso per l’atteggiamento di «disinteresse dell’ente verso le problematiche di quartiere».<br />
La palla passa ora all’amministrazione. Sempre nel caso in cui sia davvero interessata a ricucire lo strappo con le realtà rionali.</p>
<p><strong>Ambulatorio di Panzano, stop per motivi di budget  <br />
La mancata attivazione del presidio dell’Ass legata al blocco delle assunzioni</strong> <br />
 <br />
Stop alle assunzioni di personale, stop agli ambulatori di quartiere: sia quelli nuovi che l’ampliamento di quelli esistenti. Sarebbe questo il motivo della mancata attivazione dall’ambulatorio di rione a Panzano, che era originariamente previsto entro la fine di ottobre. E proprio per verificare la situazione il Comune ha indetto un incontro con l’Azienda sanitaria, per capire se il nuovo ambulatorio rionale si farà o meno, o se verrà rimandato al prossimo anno. Erano infatti anni che il rione di Panzano aspettava il suo ambulatorio. Poi, però, dal Comune non erano arrivate più notizie. E i rappresentanti del rione avevano iniziato a preoccuparsi. «Abbiamo contattato il Comune per avere notizie, ma ci è stato risposto che è l’Ass che deve dare il suo avvallo, e finora non ci sono state notizie, pare per problemi di budget», spiega Paola Venutti, nuova presidente dell’Associazione per Panzano. Una tesi confermata dall’assessore Cristiana Morsolin: «Da parte nostra l’interesse ad aprire l’ambulatorio di Panzano c’è, ma da parte dell’Ass non abbiamo avuto segnali, forse anche per via del blocco delle assunzioni che chiaramente ha delle ricadute sull’intera gestione delle attività sanitarie». Mai come in questi tempi, anche in considerazione della psicosi sulla H1N1, sarebbe necessario intervenire sulla situazione degli ambulatori. Erano infatti nati con lo scopo di far risparmiare agli utenti, specialmente anziani, file e attese di ore. E avevano avuto successo, finchè evidentemente troppi utenti hanno iniziato a sceglierli come alternativa al Servizio di Analisi del San Polo. Tanto che adesso anche per fare un&#8217;analisi del sangue si deve attendere un mese. (e.o.)</p>
<p>Il Piccolo, 09 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Infermiere di comunità per il rione di Panzano  <br />
Ipotizzato un servizio domiciliare al posto di un ambulatorio</strong> <br />
 <br />
Si apre uno spiraglio sulla vicenda dell&#8217;ambulatorio di Panzano. L&#8217;incontro del Comune con il direttore dell&#8217;Ass Isontina ha portato all&#8217;elaborazione di un percorso condiviso tra gli abitanti del rione e l’amministrazione comunale. Saranno i residenti a decidere, assieme all&#8217;amministrazione, come sarà strutturato l&#8217;ambulatorio. «I problemi sullo stop alle assunzioni di personale ci sono &#8211; spiega l&#8217;assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin &#8211; tanto che l&#8217;ambulatorio, se così si può chiamare, sarà gestito dall&#8217;Ass, ma non richiederà l&#8217;assunzione di nuovo personale». Si scommette sull&#8217;infermiere di Comunità, personale dell&#8217;Ass che non gestirà un ambulatorio attendendo i pazienti, ma andrà a casa delle persone che maggiormente ne hanno bisogno, anziani o chi ha difficoltà di movimento. «Il progetto è in realtà molto più articolato &#8211; spiega la Morsolin -. Entro fine mese organizzeremo un incontro con la popolazione del rione per spiegare cosa intendiamo fare e come si potrà attivare, anche seguendo i loro consigli, l’iniziativa». Al momento non cambierà la struttura degli altri ambulatori comunali, ma l&#8217;infermiere di Comunità potrà essere la nuova via per rendere, in futuro, più funzionali anche le altre strutture, oberate da liste d’attesa di oltre un mese. Al momento, gli anziani di Monfalcone dovranno contare sul servizio di assistenza domiciliare, che però registra già 365 utenti. «L&#8217;assistenza è la strada che si cerca di percorrere, visto che la casa di riposo dovrebbe essere l&#8217;ultima tappa &#8211; spiega la Morsolin -. Tuttavia i fondi sono limitati e con oltre 360 utenti domiciliari, la situazione non è semplice». (e.o.)</p>
<p>Il Piccolo, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Recinzioni e cancelli fondi a chi rinnova  <br />
Stanziati 200mila euro dal Comune per le case del rione di Panzano</strong> <br />
 <br />
Centoventi euro al metro lineare di contributo per chi restaura le recinzioni del proprio giardino, 300 per i cancelli e ben 650 per chi decide di rifare infissi e portoncini. Questi, nel dettaglio, i contributi che il Comune di Monfalcone ha deciso di corrispondere ai privati che, nel rione di Panzano, procederanno al restauro di cancellate e portoni: intervento per il quale non era mai stato previsto un contributo, e che finalmente ora vede uno stanziamento iniziale di 200mila euro.<br />
I contributi sono di diverso importo a seconda del lavoro. Il bando è stato approvato dalla giunta comunale e a breve sarà pubblicato sul sito Internet del Comune. Il contributo verrà attribuito in seguito alla consegna della pratica edilizia, che dovrà avvenire entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ammissione della richiesta del proprietario. I contributi riguardano i cantieri cominciati prima dell’emissione del bando, ma seguenti alla data del 1 luglio 2007. Il bando dovrebbe avere come effetto un miglioramento dell’estetica del rione.<br />
Per il recupero del rione di Panzano sono stati investiti finora 34 milioni di euro, inclusi gli interventi sul campo sportivo Cosulich, le ristrutturazioni del Contratto di quartiere e l’acquisto dell’ex Albergo impiegati. Per completare l’operazione, stando alle stime dell’Amministrazione comunale, bisognerebbe investire altri 21 milioni di euro tra sistemazione di strade e reti tecnologiche, interventi di manutenzione sugli alloggi di proprietà comunale, concessione di anticipazioni ai privati per acquisti o risistemazione di edifici e interventi su edifici, attrezzature e impianti di interesse pubblico (14,1 milioni di euro). Per il triennio 2009-2011 è comunque previsto un investimento complessivo di 2.263.111 euro per dare seguito alla riqualificazione del rione in base alla legge 28 del 1995. per informazioni sulla presentazione delle domande e sulla pratica ci si puà rivolgere all’Ufficio di Piano per Panzano, anche se il Comune ha specificato che, non appena rivisti gli ultimi dettagli, il bando sarà pubblicato sul sito del Comune di Monfalcone (<a href="http://www.comune.monfalcone.go.it">www.comune.monfalcone.go.it</a>).</p>
<p>Il Piccolo, 29 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>ASSEMBLEA LUNEDÌ ALLE 18 NELLA SEDE DEL ”TRULLO”  <br />
Panzano chiede l’ambulatorio di quartiere  <br />
L’Ass Isontina illustrerà i vantaggi di una figura alternativa: l’infermiere di comunità</strong> <br />
 <br />
Il quartiere di Panzano rivendica un ambulatorio di quartiere per venire incontro alle esigenze di una popolazione anziana molto numerosa, a fronte da una distanza abbastanza considerevole con la principale struttura sanitaria. Ma è difficile che l’Ass possa realizzarlo a breve. ecco perchè la soluzione potrebbe essere quella di un ”infermiere di comunità”, figura intermedia tra l’ospedale e il medico di base. Il problema è molto sentito, tanto che per affrontarlo in tutti i dettagli è stata convocata un’assemblea pubblica, per lunedì alle 18 nella sede del circolo ”Il Trullo”, organizzata dall’Associazione per Panzano.<br />
È da tempo che il quartiere chiede di poter essere servito da una struttura analoga a quella istituita in via Valentinis, a servizio del rione Romana-Solvay. E per discuterne sono stati invitati i vertici della sanità isontina dai quali dovrebbe venire una risposta alle esigenze manifestate dal quartiere. È annunciata infatti la presenza del direttore generale dell’Ass Isontina Roberto Ferri, del direttore del Distretto del Basso Isontino, Fulvio Calucci, di Mara Pellizzari, direttrice del servizio infermieristico del’Ass della Bassa, di Andrea Collaretta, direttore sanitario dell’Ass Isontina. Scopo dell’assemblea è illustrare la funzione di un infermiere di comunità che potrebbe in qualche modo supplire all’assenza di un ambulatorio.</p>
<p>Il Piccolo, 01 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>ASSEMBLEA SUI PROBLEMI ASSISTENZIALI E SANITARI  <br />
L’Ass propone l’infermiere di comunità per il rione di Panzano  <br />
Calucci (Distretto): «Sarebbe un’iniziativa possibile e a costo zero». Il quartiere insiste per avere la disponibilità di un ambulatorio</strong> <br />
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Il responsabile del Distretto sanitario del Basso Isontino, Fulvio Calucci, lo ha premesso, ieri a Panzano, all’assemblea promossa dal Comitato di quartiere: «Abbiamo aderito alla richiesta di un confronto per valutare una soluzione diversa, ma di alto valore aggiunto, che è l’infermiere di comunità. Dev’essere un’operazione a costo zero, poichè la Regione ha deciso il blocco delle assunzioni e il piano sanitario regionale non prevede investimenti ulteriori sull’Ass2. Ciò che viene proposta è un’esperienza che nella Bassa friulana ha dato ottimi risultati». All’incontro, presenti anche il direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, e il direttore sanitario Andrea Collaretta, ci ha pensato Mara Pellizzari, responsabile del servizio infermieristico, a illustrare come funziona nell’Ass5 l’infermiere di comunità, servizio ora attivo sul 90% del territorio, con 20 sedi aperte in 28 Comuni, a fronte di un dichiarato alto gradimento. L’obiettivo è di evitare l’istituzionalizzazione dell’anziano. «L’esperienza &#8211; ha spiegato &#8211; è partita nel 2001, nata sulla scorta di una serie di aspetti che il nostro gruppo s’era posto. In regione il 23% della popolazione è composta da over65enni, la media nazionale è del 19,9%. Almeno 50mila persone sono portatrici di più malattie croniche». La struttura familiare è cambiata, sottraendosi sempre più alla funzione assistenziale. Da qui la costruzione di un modello ad hoc, tenendo conto di un equilibrio armonico delle diverse dimensioni della persona: «L’infermiere di comunità &#8211; ha spiegato &#8211; è una figura che va oltre il semplice bisogno organico, prendendosi carico anche degli aspetti psicologici, sociali, spirituali del paziente». Non solo. Il nuovo modello di welfare presuppone una sinergia di contributi, ”mettendo a rete” le risposte garantite da enti e istituzioni e dalla comunità, attraverso anche il volontariato. Il rapporto indicato è di un infermiere di comunità ogni 3500 pazienti. Operante in una sede in loco, vicina a quella dell’assistente sociale, dove eroga prestazioni a chi è in grado di raggiungerla, fornendo invece interventi domiciliari per quanti hanno problemi di deambulazione. L’infermiere di comunità diventa ”collante” portando alla luce problematiche inespresse per gestirle avvalendosi del coinvolgimento ”multidisciplinare” delle professioni, ma anche territoriale, orientando le famiglie sulle scelte più adeguate in termini di servizi sanitari.<br />
Una modalità che presuppone un cambio di mentalità, in un ambito, l’Ass 2, dove «l’assistenza territoriale è la più bassa in regione e la prestazione ospedaliera è la più alta». La sede, ha confermato l’assessore Cristiana Morsolin, è stata individuata. Ora bisogna confrontarsi prima di addivenire a un accordo. Perchè «in passato il nostro territorio ha visto solo togliere servizi sanitari con la promessa di avere un maggiore investimento sull’assistenza territoriale». L’espressione «operazione a costo zero» ha suscitato perplessità. Lucio Zorzetti ha obiettato: «Trovo diffile pensare a un servizio a costo zero in tempi in cui la sanità richiede costi e liste d’attesa consistenti. Qui, poi, ci siamo trovati con un solo medico di base». Ferri ha risposto: «Le risorse sono quelle che sono. Il problema è quanto siamo in grado di riorganizzare dell’offerta sanitaria. Quali settori vogliamo valorizzare. Se vogliamo puntare sull’assistenza territoriale, bisogna rinunciare ad alcuni servizi ospedalieri». (la. bo.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009<br />
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<strong>Panzano aspetta l’infermiere di comunità  <br />
L’assessore Morsolin ha confermato la disponibilità di spazi per ricavare un ambulatorio</strong> <br />
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MONFALCONE. “L’infermiere di comunità”, il progetto avviato dal 2001 dall’Ass 5 Bassa friulana e che ha ottenuto ottimi risultati offrendo un servizio che va oltre alla pure prestazioni sanitarie per coinvolgere anche aspetti sociali e umani, potrebbe essere applicato anche a Monfalcone, in particolare nel rione di Panzano.<br />
È importante però che tutta la comunità parteci consapevolmente, cosciente che se anche dovessero venire richieste e offerte delle risorse, queste dovrebbero essere investite appunto nell’assistenza territoriale, un’assistenza che mette al centro la persona e che crea sinergie tra professionisti della salute, istituzioni e associazioni di volontariato.<br />
Il progetto è stato illustrato ieri sera nel corso dell’assemblea pubblica, promossa dall’Associazione per Panzano, voluta per ribadire la volontà del rione di avere un ambulatorio rionale e a cui hanno partecipato il direttore generale Roberto Ferri, il direttore del Distretto del Basso Isontino, Fulvio Calucci, la responsabile del servizio infermieristico del’Ass della Bassa, Mara Pellizzari e Andrea Collaretta, direttore sanitario dell’Ass Isontina.<br />
A fronte delle richieste di Panzano, l’azienda sanitaria ha voluto invece proporre proprio l’esperienza dell’infermiere di comunità, anche se, come ha anticipato il dottor Calucci «vista la difficoltà di avere le risorse, occorre pensare a un a soluzione a costo zero».<br />
E se l’Ass, tramite il direttore Ferri si è detta disponibile a pensare a un progetto che si adatti alla realtà del territorio («ma occorre capire che, a fronte di un problema reale di risorse, non si può avere tutto e cosa possa essere più utile magari rinunciando a certe cose relative all’assistenza ospedaliera»), il Comune, attraverso l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, ha confermato la disponibilità di spazi da assegnare all’ambulatorio e all’infermiere di comunità (negli spazi ristrutturati di via Pisani, ndr). «Credo che questo possa essere il primo passo per un ragionamento, ma deve essere anche un momento di impegno. Gli spazi sono disponibili e possono essere sistemati in 15 giorni. siamo disponibili a valutare un progetto per Panzano. È vero però – ha detto Morsolin – che dobbiamo capire dove vanno le risorse, visto che negli anni nel settore sanità ci è sempre stato tolto qualcosa, dicendo che poi si sarebbe investito sul territorio, ma poi così non è stato». L’esperienza dell’infermiere di comunità nella Bassa friulana, dove sono stati coperti 28 comuni su 32 (ma l’obiettivo è coprire tutto il territorio) è stata illustrata da Mara Pellizzari che ha evidenziato come il progetto sia stato realizzato partendo da quelle che erano le esigenze del territorio, dove ci sono sempre più persone anziane, con malattie croniche e famiglie con strutture sempre più deboli. L’assistenza fornita non è quindi solo quella delle prestazioni sanitarie, ma tocca anche settori sociali, psicologici, spirituali.<br />
L’infermiere di comunità “copre” una popolaizone di 3.500-3.800 persone, è presente in un ambulatorio, ma si reca a domicilio dove questo di renda necessario. È attivo 12 ore al giorno, sette giorni su sette.<br />
Funge da raccordo tra servizi diversi, medici di base, associazioni, istituzioni, sacerdoti: cambia in sostanza il modo di pensare l’assistenza che non è più fatta solo di prestazioni sanitarie, ma anche di ascolto e anticipazione dei problemi diversi.</p>
<p>Il Piccolo, 22 dicembre 2009<br />
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<strong>ASSISTENZA. PARTE DA PANZANO UN PROGETTO PILOTA SOSTENUTO DALL’AZIENDA SANITARIA  <br />
Il Comune punta sull’infermiere di rione  <br />
I residenti temono però la cancellazione del previsto ambulatorio di quartiere <br />
Paola Venuti: «Non vorremmo che come contropartita ci fosse una riduzione dei servizi ospedalieri» <br />
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di LAURA BORSANI</p>
<p>L’infermiere di comunità come progetto pilota che da Panzano si intende poi estendere agli altri rioni cittadini. È questa la linea portata avanti dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, all’indomani della proposta illustrata a Panzano dai vertici dell’Azienda sanitaria Isontina. L’assessore infatti vuole mettere quanto prima in campo l’esperimento, ritenendolo un valore aggiunto per la comunità. Ma intanto dal rione si fanno avanti già distinguo e timori. Si teme che questa figura definita dai vertici dell’Ass ”a costo zero”, possa rappresentare una sorta di ”baratto” rispetto ai servizi ospedalieri. Che garantendo da un lato l’infermiere di comunità venga dall’altro ”depauperato” il San Polo con il taglio di posti-letto. «L’infermiere di comunità &#8211; spiega la presidente dell’Associazione per Panzano, Paola Venuti &#8211; è un valido progetto. Coincilia il servizio prelievi del futuro ambulatorio, che, promessoci, stiamo ancora aspettando, con l’assistenza sanitaria domiciliare agli anziani. La richiesta del rione di un ambulatorio risale al 2003. Sull’avvio del servizio dell’infermiere rionale vogliamo garanzie, prima che il dirigente generale dell’Ass si trasferisca. Non ritengo tuttavia accettabile né equo &#8211; conclude &#8211; fornire l’infermiere di comunità a fronte di un impoverimento dei servizi ospedalieri».<br />
L’assessore Morsolin intende intanto approfondire la questione con l’Ass per poter presentare una proposta dettagliata ai residenti di Panzano. L’infermiere di comunità, consolidato nei comuni della Bassa friulana, potrebbe essere tarato adeguatamente sul territorio rionale. La scelta di Panzano dove far decollare l’iniziativa, spiega l’assessore, non è casuale, considerando la peculiarità della popolazione che registra, proporzionalmente rispetto ai residenti, il numero maggiore di anziani. La Morsolin osserva: «La serata illustrativa tenutasi a Panzano è stata importante per far capire che c’è un altro modo di fare assistenza e di prendersi cura della comunità, stabilendo un rapporto più stretto con i cittadini. Il progetto è innovativo, rappresenta un valore aggiunto, che va oltre il semplice ambulatorio prelievi. Si tratta di un intervento aggiuntivo, che presuppone la presenza di un servizio ambulatoriale, con una parte dedicata all’accesso nella sede per i prelievi, e una dedicata alla cura delle persone a domicilio. Attualmente esiste l’infermiere dell’Adi, ma si occupa solo dei casi acuti. L’infermiere di comunità, invece, prenderebbe in carico tutti gli anziani cronici del rione, attraverso visite costanti e programmate agendo anche in termini di prevenzione». La Morsolin continua: «Il progetto va nella direzione di un potenziamento dei servizi territoriali, in un contesto sociale in cui la cronicità sta diventando l’emergenza che pesa maggiormente sulle famiglie. Il problema acuto è un evento ristretto rispetto alle criticità croniche di un anziano. Un sistema sanitario dove le risorse vengono dirottate per lo più sul fronte delle acuzie, non risponde più agli effettivi problemi di salute che caratterizzano la nostra società. Vorrei pertanto che l’infermiere di comunità venisse applicato a titolo sperimentale a Panzano. Bisogna partire a breve, pur in modo graduale, per estenderlo poi a tutta la città». Ma cosa significa a ”costo zero”? «Resta un problema dell’Ass. Il Comune chiede il potenziamento territoriale, non però a scapito di servizi già esistenti». C’è chi ha messo in relazione l’introduzione dell’infermiere di comunità con una possibile ”chiusura” del Centro prelievi operativo nel rione Romana-Solvay. L’assessore chiarisce: «L’infermiere di comunità è un progetto a se stante, il Centro prelievi continuerà a funzionare».<br />
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<strong>ASSISTENZA. PARLA FRANCESCO VISINTIN DELL’APP   <br />
«Subito il centro prelievi»</strong> <br />
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«Si apra in tempi brevissimi l’ambulatorio di quartiere. E quando la situazione economica lo permetterà, venga istituito l’infermiere di comunità, affiancato a una realtà già operativa e funzionante». Lo chiede l’ex presidente dell’Associazione per Panzano, Francesco Visintin, ritenendo di «interpretare il pensiero degli abitanti di Panzano». Visintin esprime un articolato ragionamento, in riferimento alla presentazione del progetto avvenuta di recente da parte dei vertici dell’Ass. «Sono parecchi anni da quando il direttivo presieduto da Lucio Zorzetti ha iniziato i primi contatti con gli uffici preposti. Ha continuato il nuovo gruppo, per un anno sotto la mia direzione e ora guidato da Paola Venuti. Purtroppo risultati concreti finora non ci sono stati». Visintin si sofferma quindi sull’infermiere di comunità: «È una soluzione efficace se affiancata all’ambulatorio, non certo valida come unica figura. Vorrei, inoltre, evidenziare la diversa situazione logistica e di concentrazione abitativa esistente tra Panzano e i comuni della Bassa friulana, dove l’infermiere di comunità si è già consolidato. In sintesi, il cittadino del nostro rione percorrerà qualche centinaio di metri per raggiungere l’ambulatorio, quello friulano dovrà probabilmente fare almeno alcuni chilometri, cosa evitata facendoli fare all’operatore sanitario. A Panzano, inoltre, non bisogna dimenticare le obiettive difficoltà di parcheggio».<br />
C’è poi il fattore personale in servizio: «Considerando &#8211; continua Visintin &#8211; che nel Distretto della Bassa operano 23 infermieri di comunità, quanti sarebbero necessari per il nostro rione? Quanti ne verrebbero dislocati? Sappiamo per certo che ne basterebbe uno solo, al momento per 12 ore settimanali, in seguito si valuterà».<br />
Infine l’aspetto legato all’operazione a ”costo zero” e l’invito del direttore generale Ferri a ”fare tutti un passo indietro”: «Panzano non può fare un passo indietro, visto che non ha mai iniziato a camminare. Si può dedurre che questo invito fosse indirizzato ad altri. Spero non all’ambulatorio di via Romana».</p>
<p>Il Piccolo, 24 dicembre 2009<br />
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<strong>Il quartiere di via Romana «L’ambulatorio non si tocca»  <br />
Timori per un’eventuale soppressione con l’avvio dell’infermiere di rione</strong>  <br />
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«L&#8217;abbiamo detto chiaramente al sindaco Pizzolitto nell&#8217;ultimo incontro con il Comitato di rione: noi diciamo no al progetto dell&#8217;infermiere di comunità. Non perchè siamo contrari all&#8217;iniziativa, ma perchè temiamo che, una volta visto che funziona, sparisca l&#8217;ambulatorio di via Romana. Se questo avverrà, noi reagiremo». È questo l&#8217;allarme lanciato dal Comitato del Rione Romana-Solvay a fronte dell&#8217;annunciata intenzione del Comune di ricorrere all&#8217;infermiere di comunità per venire incontro alle necessità dei rioni in materia di sanità. Benché l&#8217;assessore ai Servizi sociali Cristiana Morsolin, ha assicurato che l&#8217;ambulatorio di via Romana non sarà toccato i timori, quindi degli abitanti non si sono placate.<br />
«E&#8217; un argomento molto delicato – spiega il presidente del Comitato di rione, Giorgio Busatto – e anche molto pericoloso se non gestito come si deve. L&#8217;infermiere di comunità, per come lo vediamo noi, è un progetto che può andare bene in un territorio come la Bassa friulana, ma non per noi. Per questo abbiamo la necessità di avere un segnale chiaro dall&#8217;amministrazione, per avere l&#8217;assoluta certezza che l&#8217;infermiere non diventerà, in un prossimo futuro, un sostituto dell&#8217;ambulatorio. È molto importante che ciò non avvenga: in caso contrario, allora come Comitato di rione faremo sentire la nostra voce».<br />
Per come viene svolto nel territorio della Bassa friulana, l&#8217;infermiere di comunità non è un servizio sostitutivo dei servizi assicurati dai medici di base: prevede un’assistenza sanitaria a carattere continuativo e di tipo infermieristico, comprensiva anche della funzione di raccordo fra il cittadino e le strutture dell’Ass, svolta al domicilio degli assistiti.</p>
<p>Il Piccolo, 24 gennaio 2010<br />
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<strong>IL VICEPRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE DEL QUARTIERE CHIEDE ANCHE CHE VENGA SMALTITO L’AMIANTO <br />
Panzano riapre la vertenza con il Comune <br />
Della Sala: il rione ostaggio da anni dei camion e delle soste selvagge delle auto degli operai</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>Traffico e polveri sottili. I mezzi pesanti che attraversano il quartiere. Gli automobilisti indisciplinati, in sosta irregolare nei tratti di strada più stretti. Panzano alle prese con il difficile equilibrio tra le esigenze dei residenti e quelle dei lavoratori orbitanti nel rione. «Ma soprattutto &#8211; dice il vicepresidente dell’Associazione per Panzano, Roberto Della Sala -, chiediamo il coinvolgimento nelle scelte che riguardano il rione. Il dialogo con l’amministrazione comunale &#8211; aggiunge &#8211; è da tempo latitante. Chiediamo un rapporto collaborativo e informativo che possa rendere partecipe la cittadinanza ai problemi che li riguardano. Per quanto possibile, le decisioni vanno condivise, non assunte solo dal sindaco, dall’assessore Schiavo e da Fincantieri».<br />
Il ”pacchetto” delle richieste dell’App, sostiene Della Sala, annovera più aspetti: «Sono dieci anni che discutiamo degli stessi problemi &#8211; osserva -. I tempi sono lunghi. Sembra un percorso ad ostacoli. Ora attendiamo con fiducia che venga portato a buon fine l’ambulatorio di quartiere per il quale si è impegnata l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin».<br />
All’intervento del velista olimpionico Mauro Pelaschier, tornato a risiedere nel quartiere d’origine, si affiancano le richieste del rione: «Il 24 giugno scorso &#8211; spiega Della Sala &#8211; l’Associazione ha presentato al sindaco, tramite l’assessore competente, una sorta di pro-memoria dei problemi principali del rione. Il 9 novembre, durante un nuovo incontro, la maggior parte delle questioni è stata rinviata. Chiediamo, ad esempio, come sta procedendo il piano di smaltimento dell’amianto». Quindi il binomio traffico-lavoro nel cantiere. «E i parcheggi &#8211; continua il vice presidente -. Si è parlato di un’area individuata in un tratto di via dell’Agraria, dietro al cantiere, da destinare alla sosta ameno temporanea. Ma il progetto stenta a decollare. Due anni fa s’era affacciata l’ipotesi di aprire un varco dal viale San Marco per il passaggio dei mezzi pesanti by-passando il quartiere. Ora si attende la realizzazione della bretella che taglierà via Dell’Agraria e con essa temiamo anche l’area verde sul lato destro della strada, per la quale nel 2000 erano stati investiti finanziamenti nell’ambito del contratto di quartiere».<br />
Della Sala cita poi il «piano di recupero delle case, in ritardo. Di questo piano ne discuteva nel 2005, ai tempi della presidenza di Zorzetti». Sul tappeto anche l’istituzione della Zona a traffico limitato: «La Ztl &#8211; aggiunge Della Sala &#8211; va supportata da un adeguato piano dei parcheggi».<br />
L’ex presidente dell’App, Lucio Zorzetti, da parte sua rilancia un vecchio progetto: «Il piano di recupero generale del rione avrebbe dovuto tener conto di un progetto complessivo legato al traffico, alla viabilità e alla sosta, che potesse conciliare le esigenze dei residenti e di quanti lavorano nel cantiere. Avevamo a suo tempo proposto di individuare aree per la sosta temporanea a margine del quartiere, prevedendo un servizio di trasporto pubblico per il raggiungimento degli stabilimenti. Proponevamo altresì i relativi vincoli urbanistici per destinare alcune zone, come in via Dell’Agraria, ai servizi. Con ciò volendo affrontare il problema del congestionamento del traffico, la concentrazione delle soste nelle strade e l’inquinamento delle polveri sottili. Le scelte sono state diverse».</p>
<p>Il Piccolo, 25 gennaio 2010<br />
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<strong>RICHIESTA DEL COMUNE ALL’ASS <br />
Panzano vuole l’ambulatorio</strong></p>
<p>Ambulatorio e infermiere di quartiere saranno le priorità delle richieste del Comune per il Piano sanitario regionale. Questo è emerso dalla Commissione svoltasi per un primo esame di controproposte comunali per risolvere i problemi della Sanità isontina, e questo è stato sostenuto in particolare dal Comune di Monfalcone, che nella commissione ha un ruolo importante in quanto in gioco non c&#8217;è solamente il futuro di alcuni reparti dell&#8217;ospedale San Polo, bensì anche il destino dell&#8217;ambulatorio rionale di Panzano, che dopo aver avuto il via libera si è visto dare lo stop prima per la discussione inerente al Piano e poi per il cambio del direttore generale dell&#8217;Ass. «Non è stato possibile mettere in agenda la discussione dell&#8217;ambulatorio nel dettaglio – spiega l&#8217;assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – ma dalle indicazioni generali, che sono state di dare grande importanza al settore territoriale e all&#8217;infermiere di comunità, è emersa l’esigenza di sostenere le nostre priorità davanti alla direzione generale dell&#8217;Ass. Adesso che abbiamo un nuovo direttore generale riprenderemo con lui il discorso sull’attuazione della struttura a Panzano».<br />
Secondo le intenzioni del Comune, l&#8217;infermiere di comunità da attivare nel rione si potrebbe occupare di prelievi, ma non solo, anche di tutto quello che ricade sotto le sue competenze ed è necessario a persone che hanno difficoltà a muoversi da casa. Come già accade in altri Comuni delle province di Trieste e di Gorizia, il servizio si svolgerebbe in ambulatori comunali già attivi e a domicilio, per un certo numero di ore settimanali. Oggi ci sarà intanto una nuova riunione della commissione. In programma, la presenza dei referenti del Dipartimento materno-infantile attorno al quale si stanno raggrumando le principali criticità. «Abbiamo ritenuto opportuno dare la priorità alle situazioni più urgenti», precisa l’assessore Morsolin.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ansaldo possibili scarichi di lavoro a partire dal 2010]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/05/ansaldo-possibili-scarichi-di-lavoro-a-partire-dal-2010/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:28:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/05/ansaldo-possibili-scarichi-di-lavoro-a-partire-dal-2010/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 05 novembre 2009   LA SOCIETÀ PERÒ NON CONFERMA LE VOCI  Ansaldo, possibili scarichi di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 05 novembre 2009<br />
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<strong>LA SOCIETÀ PERÒ NON CONFERMA LE VOCI <br />
Ansaldo, possibili scarichi di lavoro a partire dal 2010</strong></p>
<p>Ansaldo sistemi industriali non esclude di dover tamponare un possibile scarico di lavoro nello stabilimento di Monfalcone a partire dall’inizio del 2010, ricorrendo a una riduzione dell’orario di lavoro o alla cassa integrazione ordinaria.<br />
È quanto emerso nel corso di un incontro in azienda per la presentazione da parte dell’Ugl (presente nella Rsu della fabbrica con un delegato) del suo nuovo segretario territoriale del settore metalmeccanico, Andrea Marcolini. A riferlo sono fonti del sindacato, mentre la società  ribadisce come al momento non esista ancora un quadro certo e definitivo dei carichi di lavoro per i primi sei mesi del prossimo anno. Per Ansaldo sistemi industriali è quindi del tutto prematuro parlare di un possibile ricorso a strumenti diversi da quelli adottati finora (mobilità  interna, ferie, formazione) per tamponare la mancanza di commesse per il settore dello stabilimento che produce motori a corrente continua. Asi, come concordato con le organizzazioni dei metalmeccanici nell’ultimo incontro, conta invece di poter fornire un quadro più chiaro sulle prospettiva della produzione per il 2010 ai sindacati alla fine di questo mese. Il carico di lavoro è assicurato fino alla fine del 2009, perlomeno per la produzione di grandi motori a corrente alternata, e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&#38;gas e navale consentirebbe di guardare al prossimo anno senza ansie.<br />
Intanto però procede senza rallentamenti la costruzione del nuovo capannone, necessario per lo sviluppo di motori di ancora maggiori dimensioni. La struttura, che inizia a diventare visibile da via dell’Agraria, sta richiedendo alla società  un investimento di 14 milioni di euro. Nel corso dell’appuntamento di ieri (che per la società  non aveva alcun carattere formale di confronto sindacale) l’Ugl ha comunque anche chiesto notizie sul fronte della sicurezza, dopo i due incidenti, di lieve entità, verificatisi nello stabilimento di Panzano una decina di giorni fa. Ansaldo sistemi industriali proprio in questo periodo sta procedendo a una formazione in materia di sicurezza di tutto il suo personale operaio a Monfalcone attraverso un corso tenuto da Formindustria. Il percorso formativo si concluderà attorno alla metà di dicembre e l’Ugl ha riferito di essere consapevole degli sforzi che l’azienda sta effettuando sul fronte della prevenzione degli infortuni. (la.bl.)</p>
<p>Il Piccolo, 26 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>APPROVATO DAI LAVORATORI A LARGHISSIMA MAGGIORANZA  <br />
Ansaldo, passa il contratto</strong>  <br />
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C&#8217;è preoccupazione tra i lavoratori di Ansaldo sistemi industriali sui carichi di lavoro dello stabilimento di Panzano per il prossimo anno. I dipendenti di Asi hanno dato voce ai propri timori durante le assemblee che Fim e Uilm hanno tenuto in questi giorni nella fabbrica per illustrare l&#8217;accordo sul rinnovo del contratto nazionale, non sottoscritto dalla Fiom, in vista del referendum tra gli iscritti alle due organizzazioni (apertosi ieri e che si concluderà domani). «E&#8217; indispensabile andare a una verifica entro la fine dell&#8217;anno con la società &#8211; afferma il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus &#8211; che non ha nascosto come, se non fossero concretizzati degli ordini, ci sarebbero dei problemi a Monfalcone all&#8217;inizio del prossimo anno. La preoccupazione dei lavoratori è comprensibile». Le assemblee avevano comunque al centro il tema del contratto e la Fiom-Cgil è tornata a chiedere attraverso un ordine del giorno che tutti i metalmeccanici e non solo gli iscritti a Fim e Uilm, la cui rappresentanza è minoritaria nel settore. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con solo 3 voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl, riferisce la Fiom.<br />
«Il risultato della votazione ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro &#8211; commenta la Fiom -. Il contratto nazionale non è di proprietà di nessuna sigla sindacale. I lavoratori vogliono avere la possibilità di decidere, anche e soprattutto in presenza di proposte diverse, su come sarà il loro futuro, nelle aziende e nella vita sociale&#8221;. È stato richiesto che l’ordine del giorno sia portato a conoscenza delle segreterie nazionali, perché venga sentita «la voce che arriva dalle fabbriche».</p>
<p>Il Piccolo, 27 novembre 2009<br />
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<strong>CONTRATTO NAZIONALE ALL’ASI  <br />
La Fiom chiede alla Uilm un referendum vincolante</strong> <br />
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«Il contratto nazionale non è proprietà di alcuna sigla sindacale». Lo afferma Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, in merito al referendum sull’accordo promosso nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali da Fim e Uilm che a livello nazionale hanno sottoscritto l’intesa. Al termine delle assemblee tenutesi in fabbrica sul contratto, ma anche sui carichi di lavori di Asi, la Fiom ha chiesto, attraverso un ordine del giorno, che tutti i metalmeccanici, e non solo quelli iscritti a Fim e Uilm, si potessero esprimere sull’intesa. Il documento è stato approvato a larga maggoranza con soli tre voti contrari e con parere favorevole, sottolinea la Fiom, di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl. In merito alla situazione sindacale presente all’interno dello stabilimento di Panzano, Casotto ricorda che «recentemente la Fim ha perso un delegato e alcuni iscritti proprio a fronte della vicenda contrattuale, ciò a dimostrazione che i lavoratori e le lavoratrici, non solo a Monfalcone, ma in tutta Italia (vedi i recenti fatti di cronaca quali Fiat ed esempio) nelle assemblee contestano questa firma separata, questa disdetta di un contratto unitario ancora in vigore, oltreché la mancanza di un percorso democratico che nei metalmeccanici è ormai tradizione assodata». La Fiom, pertanto, che rappresenta la maggioranza dei lavoratori, ha chiesto a Fim e Uilm un referendum vincolante: se i lavoratori dovessero approvare l&#8217;ipotesi firmata da Fim e Uilm, allora anche la Fiom, pur non ritenendola una buona intesa, la firmerebbe per rispetto e mandato di tutti.</p>
<p>Messaggero Veneto, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Contratto: l’Ansaldo chiede un referendum fra tutti i lavoratori</strong> <br />
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MONFALCONE. «L’assemblea dei lavoratori di Ansaldo sistemi industriali dello stabilimento di Monfalcone chiede che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici, iscritti e non iscritti al sindacato, possano esprimere il loro giudizio, attraverso un referendum, sull’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, firmata da Federmeccanica con Fim, Uilm e Ugl». È questo il testo dell’ordine del giorno votato a larghissima maggioranza dei lavoratori Ansaldo al termine delle assemblee tenutesi nello stabilimento e convocate da Fim e Uilm, relativamente all’accordo separato sul contratto nazionale dei metalmeccanici.<br />
Dopo l’illustrazione del contenuto, Fim e Uilm avevano infatti ribadito la volontà di far approvare o meno l’accordo attraverso un referendum, a cui avrebbero potuto partecipare soltanto i loro iscritti, ma le Rsu della Fiom-Cgil hanno presentato alle assemblee l’ordine del giorno da sottoporre al voto dei lavoratori e i cui si chiedeva che la possibilità di voto venisse ampliata a tutti i lavoratori. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con soli tre voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti anche di Fim, Uilm e Ugl. «Il risultato della votazione – spiegano i rappresentanti Fiom di Ansaldo – ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro».<br />
«L’intesa è stata raggiunta, ma è ormai non più prorogabile l’avvio di un confronto sul futuro, perché con la fine gennaio saranno finite le 52 settimane di Cigo a disposizione per tamponare gli scarichi di lavoro. All’inizio dell’anno la società dovrà necessariamente illustrare i propri programmi».<br />
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le Rsu incontreranno venerdì mattina il management di Eurogroup, impresa che effettua lavori di carpenteria legati per un terzo a Fincantieri e che prima delle ferie aveva siglato un accordo con le segreterie provinciali dei metalmeccanici per un ricorso alla Cigo per 13 settimane per tutti i suoi 93 dipendenti. Un aumento del carico di lavoro aveva consentito di limitare il ricorso alla cassa integrazione. Al tavolo l’azienda porterebbe quindi un ulteriore prolungamento della Cigo.</p>
<p>Il Piccolo, 02 dicembre 2009<br />
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<strong>Eurogroup chiude il ricorso alla ”cassa”  <br />
Rientrano le lavorazioni affidate a una ditta esterna a favore dei 93 dipendenti</strong> <br />
 <br />
Eurogroup, l’azienda di carpenteria insediata al Lisert, per ora non ricorre più alla cassa integrazione ordinaria per tamponare la riduzione degli ordini e si attiva per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna. La società lo ha comunicato nell’incontro avuto in questi giorni con le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici e le Rsu di stabilimento. Le commesse al momento attuale non sono ancora sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro. Visto che la Cigo scadeva a fine novembre e la situazione pare gestibile con l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi delle ferie collettive per le festività di fine anno, Eurogroup ha deciso per il momento di non chiedere un ulteriore periodo di ”cassa” per i suoi 93 dipendenti. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere meglio decifrabile, soprattutto per quel che riguarda il navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione &#8211; spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».<br />
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già  contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Per quel che riguarda il mercato, come riferisce Baldassi, Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera. L’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare invece essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo. (la.bl.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 04 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>“Eurogroup” bloccherà il ricorso alla cassa integrazione ordinaria</strong></p>
<p>MONFALCONE. Arriva da Eurogroup, azienda monfalconese di carpenteria, un piccolo ottimistico segnale positivo rispetto alla crisi che ha colpito numerose aziende. L’azienda, infatti, nel corso di un recente incontro con le segreterie provinciali dei sindacati metalmeccanici e le Rsu, ha comunicato di non dover ricorrere più, per ora, alla cassa integrazione ordinaria dei 93 dipendenti per tamponare la riduzione degli ordini e di attivarsi per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna.<br />
È ancora reale il fatto che le commesse al momento attuale non siano sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro, ma considerata la scadenza della Cigo a fine novembre, si è preferito non rinnovarla e utilizzare per una sospensione del lavoro l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi le ferie collettive per le festività di fine anno. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere analizzata in modo più preciso, soprattutto per quel che riguarda il settore navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil –, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».<br />
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Intanto Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera, anche se l’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo.</p>
<p>Il Piccolo, 11 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>SCARICO DI LAVORO  <br />
Cassa all’Ansaldo per 13 settimane  <br />
L’annuncio è stato dato ai sindacati in un incontro a Milano</strong> <br />
 <br />
A partire dall’inizio del 2010 Ansaldo Sistemi Industriali ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria a Monfalcone per tamponare un consistente scarico di lavoro, non più gestibile con mobilità interna, corsi di formazione e ferie come nel 2009. La società lo ha annunciato ieri a Milano alle Rsu e alle segreterie territoriali dei metalmeccanici. Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010. Una serie di offerte rimangono in campo, per il settore dell’oil&#38;gas e non solo, ma l’eventuale arrivo di nuove commesse avrà ormai effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti, che a Monfalcone, il più grande stabilimento di Asi in Italia, sono in tutto 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la Cigo saranno definiti mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra azienda e rappresentanti dei lavoratori.<br />
Al tavolo il sindacato intende porre la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, ormai consolidato, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. L’inizio dell’anno inizierà all’insegna delle difficoltà solo per lo stabilimento di Monfalcone. La commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive, ma per gli stabilimenti di Vicenza e Milano. Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. «A questo punto la preoccupazione maggiore &#8211; ha detto subito dopo l’incontro Maurizio Vesnaver, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu &#8211; è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno». Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini. (la. bl.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 12 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Monfalcone. Il provvedimento scatterà all’inizio di gennaio a causa del calo di lavoro <br />
Anche l’Ansaldo ricorrerà alla Cig</strong></p>
<p>MONFALCONE. A partire dall’inizio del 2010 anche nello stabilimento Ansaldo sistemi industriali si dovrà ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. Il ricorso alla Cig, che si rende necessaria per tamponare lo scarico di lavoro, è stato comunicato dalla società, ieri, nell’incontro tenuto a Milano con le Rsu e le segreterie territoriali dei sindacati dei metalmeccanici e voluto per fare il punto della situazione alla fine dell’anno.<br />
Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010 e comunque la serie di offerte che sono in campo per il settore dell’oil&#38;gas, ma non solo, avrà effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti sono, in tutto, 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la cassa integrazione saranno definite mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Al tavolo il sindacato con tutta probabilità porrà la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, che ormai si protrae da diversi anni, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. C’è da dire che le difficoltà sembrano toccare solo lo stabilimento di Monfalcone, visto che la commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive per gli stabilimenti di Vicenza e Milano.<br />
Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. La principale preoccupazione, secondo quanto riferisce il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Maurizio Vesnaver, è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno. «Speriamo in una ripresa del mercato» ha detto.<br />
Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini.</p>
<p>Messaggero Veneto, 17 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Monfalcone. Azienda e sindacati hanno concordato l’utilizzo dei permessi retribuiti  <br />
Ansaldo, cassa integrazione da febbraio</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. Lo stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali comincerà la cassa integrazione ordinaria a febbraio. Fino alla fine del mese di gennaio, infatti, secondo quanto emerso nel corso dell&#8217;incontro ieri tra azienda e sindacati a livello locale, è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all&#8217;11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.<br />
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.<br />
Di conseguenza nell&#8217;incontro di ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all&#8217;interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.<br />
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell&#8217;esito dell&#8217;incontro.</p>
<p>Il Piccolo, 20 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Ansaldo, lavoro dimezzato a febbraio scatta la ”cassa” <br />
Accordo azienda-sindacati: ferie di Natale prolungate con i permessi retribuiti</strong></p>
<p>La cassa integrazione ordinaria si aprirà con febbraio nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali. Nell&#8217;incontro tra azienda e sindacati a livello locale è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all&#8217;11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese. Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Di conseguenza le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all&#8217;interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna. Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontÃ  di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette quindi moderatamente soddisfatte dell&#8217;esito dell&#8217;incontro.</p>
<p>Messaggero Veneto, 21 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>Ansaldo: concordati i permessi retribuiti per prolungare le ferie</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. Erano presenti anche i rappresentanti dell’Ugl al tavolo tra azienda e sindacati, dove è stato firmato il documento che prevede per febbraio l’inizio della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti dello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali.<br />
La precisazione giunge dagli stessi rappresentanti dell’Ugl, che chiariscono come oltre a Fim Fiom e Uilm fosse rappresentata anche la loro sigla. Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.<br />
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.<br />
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010.<br />
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.</p>
<p>Il Piccolo, 31 dicembre 2009<br />
 <br />
<strong>LAVORO. LO STATO DELL’INDUSTRIA CITTADINA <br />
La Cassa arriva anche all’Ansaldo</strong></p>
<p>Alle spalle un 2009 di crisi per l’economia del territorio, il 2010 rischia di non portare nulla di meglio per l’industria locale, perlomeno nel suo primo semestre. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta per la settantina di dipendenti dello stabilimento Reggiane-Terex del Lisert e per gli oltre 300 della Sbe di via Bagni vecchia, oltre che per i 180 lavoratori della Roen Est di Ronchi dei Legionari, dove la cassa è stata usata finora per andare comunque a una riduzione dell’orario di lavoro.<br />
Le ferie di Natale e fine anno sono state in alcuni casi prolungate fino all’11 gennaio per tamponare gli insufficienti carichi di lavoro ancora presenti, senza ricorrere così ad altre giornate di cassa integrazione ordinaria. È il caso proprio della Roen Est, ma anche dell’Ansaldo Sistemi Industriali, uscita finora indenne dalla crisi, ma che sarà costretta a ricorrere alla Cigo proprio a partire dall’inizio del 2010. La cassa integrazione ordinaria si aprirà infatti con febbraio nello stabilimento monfalconese. Azienda e sindacati hanno concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese.<br />
Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro verso la fine di gennaio in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori. Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Sul 2010 pende inoltre la grossa incognita dell’apertura della cassa integrazione nello stabilimento Fincantieri.<br />
«Non ci sono ancora date nè una quantificazione precisa», afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil. Qualche segnale incoraggiante arriva però da alcune realtà di medie dimensioni come la Detroit del gruppo De Rigo di Ronchi dei Legionari e la Omi di Fogliano Redipuglia, che produce compressori e ha iniziato a far rientrare qualche interinale.<br />
«Anche la situazione della Roen Est non pare negativa &#8211; afferma Baldassi -. Maggiore chiarezza l’avremo nell’incontro previsto attorno alla metà di gennaio». Nello stesso periodo una verifica sarà effettuata anche con Eurogroup, dove è cessato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, ma le prospettive rimangono legate, almeno in parte, all’andamento della produzione di Fincantieri. Sempre il prossimo mese i sindacati effettueranno un monitoraggio della situazione con Sbe, oltre che con Eaton, il cui futuro appare decisamente a rischio. (la.bl.)</p>
<p>Il Piccolo, 16 gennaio 2010<br />
 <br />
<strong>Riunione all’Assindustria per la ”cassa” all’Ansaldo <br />
Lunedì l’incontro azienda-sindacati: coinvolti 450 operai</strong></p>
<p>Ansaldo sistemi industriali e sindacati dei metalmeccanici si incontreranno lunedì nella sede dell&#8217;Assindustria di Gorizia per stabilire i termini di utilizzo della cassa integrazione ordinaria nello stabilimento di Monfalcone. Al tavolo lunedì si tratterà di definire quanti dei 450 dipendenti della fabbrica saranno coinvolti e in che modo, mentre è già certo che la Cigo si aprirà con il primo febbraio per un periodo di 13 settimane. La riunione al tavolo dell&#8217;Assindustria è stata preceduta in questi giorni da una serie di incontri a livello di stabilimento con l&#8217;azienda per una puntuale definizione dei carichi di lavoro all&#8217;interno della realtà produttiva.<br />
Lo scarico preannunciato da Asi nell&#8217;ultimo incontro con i sindacati, un mese fa, era pesante, trattandosi del 50% circa dei livelli del 2009, e avrebbe dovuto coinvolgere sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata. A metà dicembre i sindacati hanno quindi posto sul tavolo il nodo del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti erano in scadenza a fine 2009 e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all&#8217;interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.<br />
Ansaldo sistemi industriali ha risposto di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Al momento né Eurogroup né Roen Est stanno invece ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria che invece coinvolge ancora la settantina di lavoratori di Terex-Reggiane.</p>
<p>Il Piccolo, 19 gennaio 2010<br />
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<strong>Ansaldo, cassa per 400 da marzo  <br />
Accordo tra azienda e sindacati. La Cigo durerà 13 settimane</strong> <br />
 <br />
All&#8217;Ansaldo sistemi industriali si ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria dal primo marzo per un massimo di 13 settimane e 400 lavoratori coinvolti, in pratica tutti i dipendenti dello stabilimento di via Marconi, impiegati e operai. L&#8217;accordo siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm punta però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell&#8217;insufficiente numero di commesse che Asi si sta trovando a gestire a Monfalcone nel primo semestre di quest&#8217;anno. La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell&#8217;orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L&#8217;obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A differenza di quanto preannunciato, la &#8220;cassa&#8221; si aprirà comunque con l&#8217;inizio di marzo e non di febbraio, durante il quale lo scarico di lavoro sarà tamponato come già a gennaio con l&#8217;utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo per fronteggiare le difficoltà ancora esistenti sui mercati, le prospettive per il 2010 non sembrano nerissime. Tanto da far sperare che le difficoltà che stanno investendo lo stabilimento siano strettamente congiunturali. Sul fronte del carico di lavoro, come riferisce Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009. Asi ha aperto la Cigo, ma anche assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e 12 della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni. In questo caso Asi ha stabilizzato il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L&#8217;assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni. La società ha annunciato per l&#8217;inizio di marzo l&#8217;ultimazione del primo lotto e quindi della costruzione della struttura di cui poi si procederà all&#8217;allestimento interno. La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Il capannone sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate.<br />
Laura Blasich</p>
<p>Messaggero Veneto, 19 gennaio 2010<br />
 <br />
<strong>Ansaldo, la Cigo scatterà a marzo</strong> </p>
<p>MONFALCONE. Cassa integrazione ordinaria da marzo (e non come detto in un primo momento da febbraio) e per un massimo di 13 settimane, per i 140 lavoratori (operai e impoegati) dello stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone. L&#8217;accordo del provvedimento è stato siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, puntando però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell&#8217;insufficiente numero di commesse che Asi ha registrato per il primo semestre di quest&#8217;anno.<br />
La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell&#8217;orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L&#8217;obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A febbraio lo scarico di lavoro sarà tamponato, come già a gennaio, con l&#8217;utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo, le previsioni per il 2010 non sembrano negative.<br />
Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, riferisce che in merito al carico di lavoro la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009.<br />
D’altra parte occorre evidenziare come l’azienda abbia perlatro assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e una dozzina della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni, stabilizzando il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L&#8217;assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni.<br />
La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Azienda e sindacati hanno già concordato un nuovo incontro per la metà di febbraio per un&#8217;ulteriore verifica della situazione prima dell&#8217;avvio della Cigo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cava Devetachi la gente del Vallone insorge]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/04/cava-devetachi-la-gente-del-vallone-insorge/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:13:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/04/cava-devetachi-la-gente-del-vallone-insorge/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 04 novembre 2009     AMBIENTE2000: NESSUNO SI È PREOCCUPATO DELL’ INQUINAMENTO ACUSTICO ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 04 novembre 2009 <br />
  <br />
<strong>AMBIENTE2000: NESSUNO SI È PREOCCUPATO DELL’ INQUINAMENTO ACUSTICO E ATMOSFERICO  <br />
Cava Devetachi, la gente del Vallone insorge contro il sì del Consiglio all’ampliamento</strong> <br />
 <br />
di CIRO VITIELLO<br />
DOBERDÒ Consiglio comunale lampo di appena 12 minuti lunedì sera a Doberdò. Un vero record, ma determinante. L’aula ha infatti approvato l’ampliamento della cava Devetachi, contemplato nella variante al Piano regolatore, e le prescrizioni imposte dal decreto regionale. L’area di pertinenza della cava, infatti, è di tipo “Sic” cioè Sito di interesse comunitario e “Zps”, cioè Zona di protezione speciale. L’accordo con l’impresa «Granulati Calcarei» di Redipuglia della durata di 15 anni, prevede che si potrà estrarre materiale per circa 4 milioni di metri cubi, a fronte dell’attuale convenzione fissata a una quantità di 1,5 milioni. L’assessore alla Pianificazione territoriale Daniel Jarc ha spiegato che le prescrizioni imposte dalla Regione si articolano in quattro punti: la realizzazione di un progetto di miglioramento ambientale, i lavori di disboscamento non dovranno essere eseguiti tra marzo e agosto, la firma di un protocollo d’intesa tra Comune e Regione con modalità e tempistica dei miglioramenti ambientali e il recupero naturalistico a seguito dell’ampliamento.<br />
Ma gli abitanti del Vallone sono già sul piede di guerra poiché, affermano, di tutto è stato parlato in consiglio, tranne dei disagi che comporterà alla gente il traffico dei camion con l’estrazione del materiale. «Non è giustificabile questo comportamento – spiega Alberto Ballarini dell’associazione Ambiente 2000 – senza neanche un accenno di discussione fra i consiglieri della maggioranza e dell’opposizione. Nessuno si è preoccupato di quello che dovranno sopportare le famiglie. Parlo dell’inquinamento acustico e di quello atmosferico dei quali nessuno ha proposto soluzioni. Durante la breve assemblea, inoltre, non c’era neanche il servizio di traduzione dallo sloveno in italiano. Una mancanza di rispetto verso le minoranze, per qualcuno del pubblico e per il segretario comunale che si è dovuto affidare alla traduzione simultanea di uno dei consiglieri».<br />
Lunedì sera è stata anche la prima volta alla guida dell’assemblea consiliare per la vicesindaco Luisa Gergolet poichè il sindaco Paolo Vizintin in questi giorni si trova fuori sede. La delibera è passata con i sette voti della maggioranza della lista “Unità Cittadina” formata, cioè, da Partito democratico e Sinistra Unita (Rifondazione comunista e Sinistra Democratica), mentre si sono astenuti i consiglieri di minoranza della Slovenska skupnost-Unione slovena e Pdl-Ln Marino Ferfolja. «Ci siamo astenuti – ha detto Ferfolja – perché siamo favorevoli a uno sviluppo economico del paese. Ma la giunta si limita alla cava trascurando le altre realtà».</p>
<p>Il Piccolo, 05 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Protesta a Doberdò: un camion ogni tre minuti verso la cava</strong> <br />
 <br />
DOBERDÒ «Se la quantità di materiale da estrarre dalla cava Devetachi non verrà diminuita, secondo i nostri calcoli, durante l’attività, ogni tre minuti ci sarà il passaggio di un camion».<br />
Lo afferma l’associazione Ambiente 2000 di Doberdò in relazione all’ampliamento della cava oramai alle battute finali prima dell’autorizzazione definitiva da parte della Regione. Secondo l’associazione il Consiglio comunale nell’approvare la delibera lunedì scorso sulle prescrizioni imposte dalla Regione, avrebbe anche dovuto discutere sui problemi che andranno incontro i residenti.<br />
«Non sono stati minimamente sollevati – afferma il presidente Alberto Ballarini – ne l’inquinamento chimico degli scarichi del gas ne tantomeno quello del rumore. Anche la Regione ci racconta le belle storielline come si fa agli scolaretti poiché afferma che dovremmo essere tranquilli in quanto il 70% del traffico dei camion va verso Gorizia e solo il 30% verso le nostre zone. Non sanno che durante l’innesto delle marce “ridotte” il consumo dei gas di scarico va alle stelle e colpisci i centri abitati. Poi non è chiarito se lo scavo andrà verso Devetachi, a Palchisce o verso la Slovenia».<br />
Non sono dello stesso parere l’assessore alla Pianificazione territoriale Daniel Jarc e la vicesindaco Luisa Gergolet. «Non andremo mai contro la salute del cittadino – spiega l’assessore Jarc – poiché è il primo problema che interessa veramente all’amministrazione comunale. Basta fare inutili allarmismi poiché la cava è costantemente sotto il controllo degli esperti. Con l’approvazione dell’altra sera – continua l’assessore Jarc – l’iter non si è concluso. Infatti con l’autorizzazione regionale saremo molto attenti anche ai pareri degli enti preposti dell’Arpa e poi dell’Azienda sanitaria. La zona, inoltre, sarà monitorata sempre sia contro l’inquinamento acustico per il traffico dei camion che per quello ambientale». (ci. vi.)</p>
<p>Il Piccolo, 10 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>L’ACCUSA DELL’ASSOCIAZIONE AMBIENTE 2000 DI DOBERDÒ  <br />
«Non c’è trasparenza sulla cava di Devetachi»</strong> <br />
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DOBERDÒ Più trasparenza e più informazione sull’ampliamento della cava di Devetachi. Lo chiedono i residenti del Vallone e l’associazione Ambiente 2000 di Doberdò, dopo che l’assessore all’Urbanistica Daniel Jarc ha invitato l’altro giorno a dare un taglio agli “inutili allarmismi”, visto che la cava è sotto il controllo di esperti e l’amministrazione non andrà mai contro la salute del cittadino. «Il Comune &#8211; spiega l’associazione – non dice la verità sul problema della cava. È sempre mancata l’informazione e non è stata mai convocata un’assemblea pubblica per illustrare alla cittadinanza il vero progetto che si vuole portare avanti. Attendiamo ancora un incontro per sapere finalmente di cosa si tratta».<br />
L’amministrazione sottolinea, invece, che con l’approvazione delle prescrizioni regionali in consiglio, l’iter non si è concluso. Per l’autorizzazione definitiva occorrono infatti i pareri di enti come Arpa e Ass e la zona sarà monitorata sia contro l’inquinamento acustico per il traffico dei camion che per quello ambientale. «Il passaggio della delibera l’altra sera in consiglio comunale senza una discussione – ribatte Ambiente 2000 &#8211; ha suscitato attenzione e allarme in numerosi cittadini residenti nella zona, ma anche per chi vive più lontano. Siamo preoccupati per il passaggio dei numerosi camion. Siamo allarmati, anche se è stato considerato un atto dovuto da parte del consiglio.<br />
Ricordiamo – sottolinea ancora Ambiente 2000 &#8211; che in passato ci siamo già lamentati per gli svariati disagi derivanti dall&#8217;attività di estrazione della cava, per cui non conoscendo l&#8217;entità e le modalità del nuovo progetto è chiaro che il cittadino si trovi in una situazione di incertezza e di perplessità e diffidenza su quello che sta accadendo. Riteniamo che tale impegno informativo, data la portata dell&#8217;operazione, faccia parte di un necessario corredo etico di un&#8217;amministrazione che abbia a cuore la trasparenza verso i propri cittadini».<br />
L’associazione ricorda che gli amministratori, in quanto eletti dal popolo, come primo impegno hanno il dovere di tutelare e di ascoltare le necessità della comunità. Per questo motivo dovranno trovare le modalità di informazione, di discussione e di coinvolgimento con la cittadinanza riguardo a questa decisione di grande impatto, che potranno influenzare a lungo, la qualità ambientale di una zona già sottoposta a vincolo Zps, cioè Zona di Protezione Speciale.<br />
Ciro Vitiello</p>
<p>Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 <br />
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<strong>Cava di Devetachi, ancora polemiche</strong> <br />
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DOBERDÒ DEL LAGO. Continua a far discutere il via libera concesso dal consiglio comunale di Doberdo del Lago all’ampliamento dell’escavazione della cava Granulati calcarei Redipuglia in località Devetachi.<br />
Sulla questione arriva la presa di posizione critica del locale comitato Ambiente 2000 presieduto da Alberto Ballarini. «L’ampliamento – si legge in una nota del sodalizio sottoscritta dallo stesso Ballarini – autorizza la cava a estrarre circa 4 milioni di metri cubi, in sostanza triplicando l’attività estrattiva. La notizia ha suscitato attenzione e allarme in numerosi cittadini residenti nella zona vicina all’area in questione, ma anche in chi vive più lontano, preoccupati per il passaggio dei camion. L’allarme è dovuto anche alla presa d’atto che è stato pressoché ignorato ogni elementare diritto d’informazione e trasparenza verso i cittadini».<br />
«Ricordiamo che in passato – continua Ballarini – sono già stati lamentati svariati disagi derivanti dall’attività di estrazione, per cui è logico, non conoscendo l’entità né le modalità di realizzazione del nuovo progetto, che il cittadino si trovi in una situazione d’incertezza, perplessità e diffidenza nei confronti di quello che sta accadendo».<br />
Secondo l’esponente del comitato, spetterebbe all’amministrazione pubblica il compito d’informare per quanto possibile i cittadini; «inoltre – afferma lo stesso Ballarini –, non dobbiamo dimenticare che gli amministratori pubblici, in quanto eletti dal popolo, come loro primo impegno hanno quello di tutelare e ascoltare le necessità della comunità di cui sono gli amministratori. In tal senso auspichiamo che l’amministrazione voglia trovare modalità d’informazione, di discussione e di coinvolgimento con la cittadinanza riguardo a decisioni di grande impatto che potranno influenzare a lungo la qualità ambientale della zona che, fra le altre cose, è già sottoposta al forte vincolo Zps (Zona di protezione speciale)». (p.t.)</p>
<p>Il Piccolo, 25 novembre 2009</p>
<p><strong>DOBERDÒ. LA VARIANTE ESPOSTA IN MUNICIPIO <br />
L’ampliamento della cava Devetachi: via a osservazioni e suggerimenti</strong><br />
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DOBERDO’ La delibera relativa all’adozione della Variante 8 al Piano regolatore comunale che riguarda l’ampliamento della Cava Devetachi completa degli elaborati, è depositata per trenta giorni nella sede dell’ufficio tecnico del municipio di via Roma 30 dal 18 novembre al 31 dicembre prossimo. Entro tale periodo chiunque ha la facoltà di prendere visione della deliberazione, elaborati compresi e di presentare per iscritto eventuali proprie osservazioni e opposizioni. Per la visione degli atti l’orario è il seguente. Da lunedì a venerdì dalle 8 alle 12 , il mercoledì dalle 15 alle 17. Intanto lunedì prossimo alle 15 tornerà a riunirsi il Consiglio comunale sotto la guida della vicesindaco Luisa Gergolet (il sindaco Paolo Vizintin è fuori sede) con tre delibere all’ordine del giorno. Due di natura finanziaria e la terza del rinnovo della convenzione fino al 31 dicembre 2010 in forma associata, della struttura residenziale per anziani non autosufficienti con patologia di demenza senile di Alzheimer con sede a San Canzian. Le due delibere finanziarie riguardano la prima a un prelevamento dal fondo di riserva. La seconda, invece, comprende alcune variazioni di assestamento del bilancio di previsione 2009. (ci. vi.)</p>
<p>Il Piccolo, 30 dicembre 2009<br />
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<strong>DOBERDÒ. SCADE DOMANI IL TEMINE PER L’ OPPOSIZIONE ALLA VARIANTE 8 <br />
Venti osservazioni contro la cava Devetachi <br />
Preoccupazione per l’aumento del traffico pesante e l’inquinamento. Chieste più garanzie</strong></p>
<p>DOBERDÒ Scade domani il termine utile per la presentazione di osservazioni e opposizioni alla Variante numero 8 del Piano regolatore comunale di Doberdò del Lago, che riguarda la cava Devetachi e il suo ampliamento. Argomenti inseriti all’ordine del giorno nel consiglio comunale in programma probabilmente a metà del prossimo gennaio.<br />
Da quanto si è potuto apprendere finora, le osservazioni presentate da enti e privati cittadini e associazioni saranno almeno 20. In particolare sono proposte da “Ambiente 2000”; il sodalizio, nato alcuni anni fa a Doberdò, si fa portavoce delle istanze della gente verso le istituzioni, specie negli ultimi anni per contrastare ad esempio l’alta velocità di moto, auto e dei Tir che mettono a repentaglio la sicurezza e l’incolumità degli abitanti. L’ampliamento della cava, dunque, la fonte più importante delle risorse comunali, si scontra con una parte di residenti i quali lamentano che l’estrazione esagerata del materiale comporterà un inquinamento atmosferico oltre i limiti di legge, causato dai gas di scarico dei camion, dalla polvere durante il trasporto, oltre a un inquinamento acustico per il continuo passaggio dei mezzi pesanti.<br />
«Non vogliamo la chiusura della cava – spiega il presidente di Ambiente 2000, Alberto Ballarini – che possano mettere in strada i dipendenti, ma desideriamo che l’amministrazione comunale fornisca alcune garanzie. Prima fra tutte sarebbe auspicabile un drastico ridimensionamento del quantitativo di materiale da estrarre, oggi fissato in 4 milioni di metri cubi. Poi chiediamo che il movimento dei mezzi pesanti non sia continuo e non passi sulla provinciale che attraversa il paese, poiché spargono polvere e rumori».<br />
Nelle osservazioni si manifesta anche preoccupazione per l’ambiente e per l’avifauna che secondo alcuni ambientalisti sarebbe già compromesso, oltre a eliminare qualsiasi disagio al cittadino. L’assessore all’Urbanistica Daniel Jarc di recente aveva invitato tutti a non fare inutili allarmismi, visto che la cava è sotto il controllo di esperti e il Comune non andrà mai contro la salute del cittadino.<br />
L’amministrazione sottolinea inoltre l’assessore Jarc, con l’approvazione della Variante non ha concluso il suo iter. Per l’autorizzazione definitiva occorrono infatti i pareri di Arpa e Ass e la zona sarà monitorata sia contro l’inquinamento acustico che per quello ambientale.<br />
Ciro Vitiello</p>
<p>Il Piccolo, 05 gennaio 2010<br />
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<strong>IL COMUNE DI DOBERDÒ HA APPROVATO L’AMPLIAMENTO DELL’IMPIANTO ESTRATTIVO  <br />
«No al raddoppio della cava di Devetachi»  <br />
Wwf e Ambiente 2000: sul Vallone transiterà una media di 15 camion all’ora</strong> <br />
 <br />
di CIRO VITIELLO</p>
<p>DOBERDÒ Ambientalisti, Wwf dell’Isontino del circolo “Eugenio Rosmann”, associazioni e privati cittadini sono sul piede di guerra contro l’ampliamento della cava di Devetachi a Doberdò del Lago. Al 31 dicembre scorso è pervenuta in municipio una decina di osservazioni e opposizioni al provvedimento contenuto nella Variante n. 8 del Piano regolatore comunale che verrà portata all’approvazione del Consiglio comunale entro questo mese.<br />
L’associazione Ambiente 2000 e il Wwf hanno presentato un documento comune che contiene diversi punti di opposizione al progetto di ampliamento della cava. Gli ambietalisti sostengono che se l’ampliamento da 136.312 metriquadrati a 279.365 fosse confermato, sarebbe più del doppio della superficie della cava, con la previsione di scavare nei prossimi 15 anni una quantità di roccia calcarea pari a 4 milioni di metri cubi. In base alla convenzione stipulata con la Granulati Calcarei Redipuglia srl, il Comune dovrebbe ricevere come contropartita 4 milioni di euro in opere pubbliche.<br />
Aldilà dell’impatto ambientale, gli abitanti che vivono in prossimità della cava e lungo la strada statale sulla quale transiteranno i camion verso Gorizia o San Giovanni di Duino e Sistiana, temono le conseguenze dell’intervento sulla qualità della vita: scoppio di mine, polveri, rumori, aumento di traffico pesante, danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono elementi che, già oggi presenti, rischiano di aumentare pesantemente nei prossimi 15 anni.<br />
Preoccupa in particolare l’impatto del traffico pesante lungo la strada del Vallone, del tutto inadatta a sopportare il passaggio dei camion, con conseguenze in termini di rumore, gas di scarico, polvere e rischio di incidenti. Da un calcolo sommario che tali associazioni hanno effettuato, si ricava che nelle 220 giornate lavorative annuali transiterebbero su camion 1.212 metri cubi al giorno, con una frequenza di 15 camion all’ora, ossia un camion ogni 4 minuti. Uno ogni 2 minuti se si considera anche il viaggio di ritorno a vuoto.<br />
«Pur comprendendo le difficoltà economiche dell’amministrazione – afferma il responsabile del Wwf, Claudio Siniscalchi &#8211; tale accordo non è per niente condivisibile. Con la compromissione di un pezzo del proprio territorio e della qualità della vita di molti cittadini, si terrebbero i conti in ordine per 4 anni o poco più. E dopo? Si dovrà sacrificare un altro pezzo di Carso? E’ evidente che la convenzione sulla cava di Devetachi rappresenta un modello di sviluppo insostenibile».<br />
«Su questa vicenda – sottolinea Alberto Ballarini, presidente di Ambiente 2000 &#8211; si scontano anche responsabilità dell’amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia. Il Piano regionale per le attività estrattive (Prae) previsto da una legge regionale del 1986 che dovrebbe regolamentare l’intero settore, a oggi non è stato ancora predisposto. La Regione, oltre al ripristino del sito una volta terminata l’attività estrattiva comunque previsto per legge, ha imposto alla società la ricostituzione di una vasta area di landa carsica, peraltro distante dalla cava. Una contropartita decisamente troppo modesta».<br />
Nelle osservazioni presentate, gli ambientalisti lamentano la mancanza di un processo di partecipazione e una scarsa informazione della cittadinanza da parte del Comune. Pratiche peraltro previste dalla legge sulla Valutazione ambientale strategica (Vas).</p>
<p>Il Piccolo, 13 gennaio 2010<br />
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<strong>Approda in Consiglio il raddoppio della cava <br />
Battaglia ambientalista a Doberdò del Lago contro l’ampliamento</strong></p>
<p>DOBERDÒ C’è attesa per la riunione del Consiglio comunale di Doberdò del Lago convocata alle 14 di lunedì. Fra i sette punti all’ordine del giorno figura anche l’approvazione della Variante n.8 al Piano regolatore comunale che prevede, fra l’altro, l’ampliamento della cava Devetachi. Un provvedimento in netto contrasto con le aspettative di una parte dei residenti e di enti che hanno presentato come previsto entro il 31 dicembre scorso una serie di osservazioni e opposizioni contro un ulteriore sfruttamento della cava oltre alla quantità di materiale che già attualmente viene estratto. Il particolare, l’associazione Ambiente 2000 e il Wwf hanno presentato un documento comune dove sostengono che se l’ampliamento fosse confermato, questo sarebbe più del doppio della superficie della cava attuale, con la previsione di scavare nei prossimi 15 anni una quantità di roccia calcarea pari a 4 milioni di metri cubi. Gli abitanti, inoltre, che vivono in prossimità dell’impianto e lungo la strada statale sulla quale transiteranno i camion, temono le conseguenze dell’amplianmento sulla qualità della vita a causa della polvere e dell’inquinamento acustico e atmosferico determinato dalla scoppio delle mine e dall’accresciuta mole di traffico determinata dalla presenza di un numero maggiore di camion da e per la cava. Nel Consiglio verranno discussi anche il bilancio di previsione 2010 e i criteri di valutazione della compatibilità urbanistica per il rilascio delle autorizzazioni per l’installazione degli impianti di telefonia mobile. (ci.vi.)</p>
<p>Il Piccolo, 19 gennaio 2010<br />
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<strong>SEDUTA-FIUME IN AULA A DOBERDÒ SULL’AMPLIAMENTO DELL’IMPIANTO DI DEVETACHI <br />
Il Consiglio dà l’ok al raddoppio della cava <br />
Respinte le 46 osservazioni di ambientalisti e cittadini preoccupati per l’inquinamento e il traffico</strong></p>
<p>di CIRO VITIELLO</p>
<p>DOBERDÒ Passa la ”variante” al Piano regolatore comunale di Doberdò del Lago che prevede l’ampliamento della cava Devetachi durante il Consiglio comunale di ieri. Sono state 46 le osservazioni presentate da ambientalisti, Wwf del circolo “Eugenio Rosmann”, associazioni e privati cittadini, esaminate e respinte dall’aula.<br />
Il sindaco Paolo Vizintin, tuttavia, ha assicurato che le indicazioni dei cittadini verranno tenute in conto come suggerimenti e il cammino della pratica sarà ancora lungo. Hanno votato a favore i consiglieri della maggioranza composta dalla lista “Unità Cittadina” formata da Partito democratico e Sinistra Unita (Rifondazione comunista più Sinistra Democratica), contro i gruppi di opposizione che sono Slovenska skupnost-Unione slovena e Lega nord. Il progetto prevede l’ampliamento che passa da 136.312 mq a 279.365 mq. Cioè più del doppio della superficie della cava, con la previsione di scavare nei prossimi 15 anni una quantità di roccia calcarea pari a quattro milioni di metri cubi.<br />
In base alla convenzione stipulata con la Granulati calcarei Redipuglia, il Comune dovrebbe ricevere come contropartita quattro milioni di euro in opere pubbliche da realizzare soprattutto nelle diverse frazioni del paese. «Siamo in dirittura d’arrivo di questa variante – ha detto Vizintin nel suo intervento – un tema non nuovo, molto difficile che si trascina da diversi anni. Devo ricordare che come sindaco e come cittadino, non sono proprio tanto d’accordo su questo risultato perché ho a cuore questo territorio. È stata una scelta sofferta e dolorosa, ma obbligata. Abbiamo preso questa decisione – ha affermato ancora il sindaco &#8211; come amministrazione perché non arrivano risorse, vogliamo garantire la sopravvivenza dell’ente e dare uno sviluppo al territorio. Senza quei 120 mila euro a bilancio per la cava, il futuro della nostra comunità è a rischio e si va al dissesto finanziario. Alla bancarotta. Non sarebbe, quindi possibile la sopravvivenza di strutture scolastiche, servizi, associazioni, di realizzare opere pubbliche o fornire assistenza sociale. Il nostro ente verrebbe chiuso. La nostra comunità aggregata a un altro paese».<br />
Preoccupati, invece, gli abitanti che vivono in prossimità dell’impianto e lungo la strada statale sulla quale transiteranno i camion; temono le conseguenze dell’intervento sulla qualità della vita con polvere e inquinamento acustico e atmosferico. Le associazioni hanno calcolato che nelle 220 giornate lavorative annuali transiterebbero su camion 1.212 metri cubi al giorno, con una frequenza di 15 camion all’ora, ossia un camion ogni 4 minuti. Uno ogni due minuti se si considera anche il viaggio di ritorno a vuoto. Per il Wwf l’accordo del Comune non è per niente condivisibile poiché viene compromesso un pezzo del territorio e la qualità della vita di molti cittadini. Gli introiti terrebbero i conti in ordine per 4 anni. La convenzione sulla cava di Devetachi, insomma, rappresenterebbe un modello di sviluppo insostenibile.</p>
<p>Il Piccolo, 06 febbraio 2010 <br />
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<strong>GLI AMBIENTALISTI STANNO PREPARANDO LE AZIONI PER CONTRASTARE IL PIANO <br />
Il Wwf: la cava danneggerà i residenti <br />
Contestato l’ampliamento del sito di Devetachi che rovinerà il territorio</strong></p>
<p>DOBERDÒ «Stiamo esaminando la voluminosa documentazione della delibera della Variante 8 relativa alla cava Devetachi approvata nell’ultimo Consiglio comunale, verificando l’osservanza delle prescrizioni imposte dalla Regione con il decreto n.1428 del 17 settembre 2009, e che il Comune convochi la cittadinanza in un’assemblea pubblica per illustrare la Valutazione di impatto ambientale. Nel frattempo, mettiamo a punto le azioni efficaci da intraprendere». Parla il responsabile del Wwf, Claudio Siniscalchi, che, con l’associazione Ambiente 2000 di Doberdò, continua la battaglia contro l’ampliamento della cava Devetachi. Secondo gli ambientalisti, il territorio pagherà un pesante pedaggio. Pur comprendendo le difficoltà economiche dell’amministrazione, ricorda Siniscalchi, l’accordo con la ditta Granulati Calcarei Redipuglia Srl non è assolutamente condivisibile. Si compromette, infatti, un pezzo del proprio territorio e la qualità della vita di molti cittadini per tenere in cambio i conti in ordine per 4 anni o poco più.<br />
Alberto Ballarini, presidente di Ambiente 2000, punta il dito anche contro la Regione, poiché oltre al ripristino del sito, terminata l’attività estrattiva, previsto per legge, ha imposto alla società la ricostituzione di una vasta area di landa carsica, peraltro distante dalla cava. Una contropartita ritenuta ”troppo modesta”. Oltre all’impatto ambientale, i residenti in prossimità della cava e lungo il Vallone sul quale transiteranno i camion verso Gorizia o San Giovanni di Duino e Sistiana, temono lo scoppio delle mine, l’inquinamento atmosferico e acustico con polveri, rumori, l’aumento di traffico pesante, i danni a infrastrutture e abitazioni. Elementi che, già oggi presenti, rischiano di aumentare. La strada del Vallone, inoltre, risulterebbe inadatta a sopportare il passaggio dei camion, con conseguenze in termini di rumore e gas di scarico.<br />
Ciro Vitiello</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I vigili sospendono la festa di Halloween]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/02/i-vigili-sospendono-la-festa-di-halloween/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:56:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/02/i-vigili-sospendono-la-festa-di-halloween/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 02 novembre 2009    I vigili urbani piombano in un bar e sospendono la festa di Hallowee]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 02 novembre 2009 <br />
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<strong>I vigili urbani piombano in un bar e sospendono la festa di Halloween  <br />
Contestata la mancata comunicazione al Comune. Il titolare: «Avevo tutti i permessi»</strong> <br />
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di ROBERTO COVAZ</p>
<p>Mille euro di multa e un mancato incasso di almeno 600 euro. Altro che ”dolcetto, scherzetto”. Se la ricorderà a lungo la notte di Halloween il popolare Andrea Beretta, da pochi mesi titolare del bar Vecio Corner in via Rosselli a Monfalcone.<br />
L’altra sera l’ex allenatore di basket ha organizzato una festa che è stata impietosamente stroncata dall’arrivo dei vigili urbani. I quali hanno contestato a Beretta la mancata comunicazione al Comune di Monfalcone dell’intenzione di organizzare la festa.<br />
Rimasto sbalordito, a nulla è servito al gestore dimostrare ai vigili urbani di aver ottemperato a tutti gli obblighi e di aver rispettato tutti i permessi, compresa l’autorizzazione alla Siae che sta diventando un balzello sempre più pesante per chi vuole organizzare qualcosa.<br />
Così, ai tanti partecipanti alla festa non è rimasto altro che uscire dal locale. Molti di essi erano travestiti con i costumi caratteristici di Halloween e, per un momento, hanno pensato che l’insolita presenza serale dei vigili urbani fosse uno scherzo. Invece no, i poliziotti hanno estratto i verbali e hanno portato a termine il loro compito.<br />
Alla festa organizzata al Vecio Corner ha partecipato un pubblico assolutamente composto, che non ha né scaturito schiamazzi né intralciato la circolazione stradale.<br />
La mancata comunicazione attribuita a Beretta è un atto che si trasmette via email al Comune e che è reso obbligatorio solo da pochi mesi. Un dettaglio burocratico o poco più, perché l’esercente giura di aver assolto a tutti gli altri onerosi obblighi previsti per organizzare uno spettacolo pubblico.<br />
Tra i molto delusi avventori della festa è lievitata la curiosità di sapere come mai a quell’ora erano in servizio i vigili urbani e come mai tanta legittima solerzia non risulti essere applicata nel controllo dell’ordinanza anti-accattoni. Infatti, allo stato, non si ha notizia di alcuna multa nei confronti di chi scambia le pubbliche vie monfalconesi per il porcile di casa.<br />
È tanta l’amarezza da parte di Beretta, e pure un po’ di rabbia perché così si rischia di tagliare le gambe a chi ha ancora un minimo di entusiasmo e organizza intrattenimenti per ravvivare Monfalcone.<br />
Il Vecio Corner è uno dei locali più antichi di Monfalcone. Già frequentata sala biliardo, il bar nasce con il nome di Arena Azzurra. A fianco del locale c’era la storica macelleria di Piro Montanari, la cui imponente stazza era finita perfino sulle pagine della Domenica del Corriere.</p>
<p>Il Piccolo, 03 novembre 2009 <br />
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<strong>PARLA L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA LUISE  <br />
«Gli agenti hanno fatto il loro dovere»</strong> <br />
 <br />
«I vigili urbani fanno il loro dovere e lo fanno nell’interesse generale della comunità, non certo per colpire qualche singolo cittadino, in modo arbitrario». L’assessore Michele Luise, responsabile delle politiche per la sicurezza del Comune di Monfalcone, difende senza incertezze l’operato della polizia municipale, finita sul banco degli imputati invece dopo la sospensione di una festa in un locale del centro per mancanza di tutte le autorizzazioni necessarie.<br />
«I controlli vengono effettuati e non solo nei locali pubblici, come avviene regolarmente da anni &#8211; prosegue l’assessore Luise -. Tant’è che proprio sabato la polizia municipale ha fermato una cittadina di origine romena per accattonaggio molesto. L’azione di monitoraggio quindi c’è e va nell’interesse della comunità nel suo insieme».<br />
Per quanto riguarda poi le procedure da seguire per ottenere le autorizzazioni a organizzare feste e intrattenimento musicale nei locali pubblici, Luise sostiene poi come «la prassi della comunicazione via mail non sia cosa di oggi, ma risalga al 2007».<br />
«Mi dispiace se una serata che avrebbe dovuto essere di svago e allegria è stata rovinata &#8211; aggiunge l’assessore comunale -, ma se si è di pattuglia per effettuare dei controlli, che non si sono limitati a un solo locale, si fa il proprio dovere. Ripeto: credo sia nell’interesse di tutti che se vengono individuate delle situazioni non regolari, a tutti i livelli, queste siano rilevate».<br />
Luise si riserva comunque di dare nei prossimi giorni un quadro dettagliato sull’attività della polizia municipale la sera del 31 ottobre. (la.bl.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Due espulsioni illegali e arbitrarie]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/31/due-espulsioni-illegali-e-arbitrarie/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 12:12:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/31/due-espulsioni-illegali-e-arbitrarie/</guid>
<description><![CDATA[DUE ESPULSIONI ILLEGALI E ARBITRARIE 13 IMPUTATI X 36 CAPI DI IMPUTAZIONE Agosto del 2003. È in esse]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>DUE ESPULSIONI ILLEGALI E ARBITRARIE<br />
13 IMPUTATI X 36 CAPI DI IMPUTAZIONE</strong></p>
<p>Agosto del 2003. È in essere la sanatoria Bossi-Fini, la più grande che il nostro paese ricordi in tema di immigrazione. Dopo quella i migranti irregolari hanno dovuto attendere che Berlusconi tornasse nuovamente al potere per poter tentare di sanare la propria posizione in italia.<br />
Mercoledi 13 di quell&#8217;Agosto, noi, i referenti dello sportello invisibili di Monfalcone seguiamo con attenzione le ultime convocazioni presso la Prefettura di Gorizia che formalizzano l´avvenuta regolarizzazione di alcuni lavoratori migranti.</p>
<p>Quella mattina accompagniamo due ragazzi bengalesi, assieme al rappresentante della allora neonata associazione dei bengalesi di monfalcone; nell´atrio della prefettura attende anche il loro datore di lavoro, colui che materialmente ha inoltrato la domanda di sanatoria.</p>
<p>Il funzionario della Questura che segue i colloqui rimane sorpreso della nostra presenza, forse anche un po´ indispettito. Intanto, un connazionale dei due bengalesi che si offre come interprete non viene fatto entrare. Nell&#8217;aria c&#8217;è qualcosa di strano.. qualcosa non va. Due volanti arrivano nel giardino della prefettura, i poliziotti scendono e si accendono una sigaretta, aspettano. Qualcosa non va, la sensazione è tangibile, sulla pelle.</p>
<p>Dopo pochi minuti esce dalla stanza chiusa il datore di lavoro, ha una faccia strana, si lamenta con noi, dice &#8220;&#8230;ma se finiva così perché mi hanno convocato&#8230;&#8221; è arrabbiato e se ne va. I due ragazzi, invece, non escono.<br />
Altri lunghi minuti passano, esce il funzionario della Questura a cui chiediamo spiegazioni. Lui ci tiene ad informarci di non essere tenuto a dirci nulla. Dietro la nostra insistenza gli scappa una frase: &#8220;&#8230;c´è un espulsione, non possono essere sanati&#8230;&#8221;. Grazie di dircelo ora, rispondiamo noi: possiamo fargli firmare una nomina ad un legale, facciamo ricorso, dategli i 5 giorni di tempo.&#8221;Non posso&#8221;, risponde il funzionario, &#8220;li hanno già portati in caserma.. gli prenderanno le<br />
impronte, formalizzano la cosa e li spediscono&#8230;.&#8221;.</p>
<p>I nostri sguardi parlano chiaro: siamo incazzati, incazzati oltre ogni limite. A parte questo, non sappiamo bene cosa fare.</p>
<p>Per prima cosa ci attacchiamo al telefono, chiamiamo avvocati, chiamiamo dei politici, consiglieri comunali, consiglieri Regionali, cerchiamo di bloccare qualcosa che ha tutta l´aria di un trabocchetto messo in piedi per compiere un ingiustizia, espellere due lavoratori che non hanno fatto nessun reato: erano semplicemente &#8220;clandestini&#8221;.</p>
<p>Arriviamo davanti alla caserma Massarelli a ridosso del confine con la Slovenia, dove i due sono detenuti. Chiediamo di incontrarli per spiegare loro cosa sta succedendo e fargli firmare una nomina. Il personale di polizia ci ignora: non sono tenuti a farceli vedere.<br />
All 10 del mattino del 13 agosto 2003 comincia fare caldo.<br />
Troviamo un legale disponibile a fare ricorso, ma senza la nomina è impossibile.</p>
<p>Intanto sul piazzale della casa rossa arrivano i politici, arrivano diverse macchine di bengalesi, parenti e amici dei due, arriva il responsabile dell´Alef CGIL che cerca di far ragionare i funzionari di Polizia.<br />
Infine arriva la DIGOS.</p>
<p>Il dirigente della DIGOS fa da mediatore, il piazzale della caserma inizia a riempirsi, per calmare gli animi si organizza un incontro dentro la caserma: non possiamo incontrare i due lavoratori, ma ci assicurano che contatteranno il dirigente competente. La carica più alta presente in quel giorno a Gorizia è il vicario del Prefetto Squarcina, cioè colui che ha firmato il nuovo decreto di espulsione con accompagnamento alla frontiera. Provvedimento che in seguito verrà dichiarato incostituzionale dalla Corte competente.</p>
<p>Viene contattato il vicario, oggi prefetto a Trento: non vuole tornare sui suoi passi. L&#8217;auto ed il personale sono già pronti: i due devono essere portati via, non si sa dove, se in aeroporto o in un CPT: non sappiamo nulla.</p>
<p>Intanto il piazzale della caserma si è riempito, molti sono concittadini dei due bengalesi, parenti e amici, ci sono i politici, ci sono i movimenti antirazzisti, è passato mezzogiorno comincia a fare davvero molto caldo.</p>
<p>Il personale di polizia. comincia ad innervosirsi, vogliono concludere, vogliono togliersi questo impiccio, devono far uscire i due dalla caserma.</p>
<p>Ma davanti all´unico ingresso della caserma ci sono almeno 100 persone, la DIGOS continua la mediazione, la tensione è alta, si continua a trattare.</p>
<p>Le auto di servizio escono ed entrano dalla caserma: ogni volta le auto vengono bloccate dalla folla, controllate. I due non ci sono, la folla si sposta, li fa passare.</p>
<p>Il clima è sempre più teso, il vicario Squarcina è stato contattato dai legali, dai politici da chiunque, si tenta di farlo ragionare, di spiegargli che sta avvenendo una palese ingiustizia, che tutto questo è arbitrario, illegale. Squarcina spegne il telefono, se ne frega: è il 13 di agosto, fa caldo e non ha voglia di discutere.</p>
<p>Davanti alla caserma ci sono slogan, rabbia, qualcuno si sdraia per terra per non far passare le auto, viene sollevato e strattonato, si sfiora lo scontro.</p>
<p>Intorno alle 16.30 torniamo alla carica, componiamo una delegazione e richiediamo al dirigente DIGOS di poter incontrare i due e fargli firmare la nomina: il funzionario ci guarda e dice&#8221;&#8230; ormai è impossibile i due sono già in viaggio&#8230;&#8221;. Impossibile, rispondiamo: in nessuna macchina di servizio abbiamo visto uscire i due bengalesi. Per<br />
forza, aggiunge lui: erano sul furgone.</p>
<p>In effetti è passato un furgone bianco, chiuso, senza finestre o prese d´aria. Rimaniamo allibiti, appena la notizia si diffonde la rabbia e la frustrazione si materializzano nei gesti; esce il personale in assetto antisommossa, ci sono diversi contatti tra loro e le persone radunate la fuori. La rabbia è così forte che il reparto celere è costretto a rientrare nella caserma: la situazione è caotica, si urla, si inveisce contro chi è responsabile di questa porcheria, i parenti e gli amici piangono, i politici si indignano.</p>
<p>Ci spostiamo verso la Prefettura e manifestiamo: sono le 18, siamo rimasti tutto il giorno a Gorizia, facendo la spola tra Prefettura, Questura e caserma Massarelli e non siamo riusciti a fermare questa ingiustizia, non sappiamo nemmeno dove siano i due ragazzi, non sappiamo come stanno e non sapremo mai quale destino li attende. La<br />
rabbia è molta, moltissima.</p>
<p>Il giorno dopo i giornali non parlano d´altro, fin da subito si capisce che la strategia della Prefettura è quella di non entrare nel merito di quanto accaduto e sottolineare invece che è stata assaltata una caserma, minacciato, offeso e ferito personale di polizia che stava facendo solo il proprio dovere. La stampa non accenna minimamente ai fatti concreti: chi, come, dove e perché non sono importanti.</p>
<p>Dopo sei anni di udienze, 13 imputati per 36 capi di accusa, decine di testimonianze degli agenti, molto contraddittorie e fuorvianti, il giorno 27 ottobre 2009 viene pronunciata la sentenza di primo grado.<br />
Tante sono le assoluzioni, la maggior parte dei capi di imputazioni cadono, più della metà degli imputati viene completamente prosciolto, ma altri vengono condannati a 9, 8, 5, 4 e 3 mesi di reclusione più pene pecuniarie per la parte civile. Fondamentalmente le condanne sono per il reato di resistenza, ma questo verrà appurato a sentenza depositata.<br />
A sei anni dai fatti si discuterà e molto verrà ancora detto e scritto, sta di fatto che oggi a distanza di molto tempo rimangono vive le sensazioni, la rabbia e l´indignazione che quel 13 di agosto portò più di cento persone a manifestare per bloccare delle espulsioni insensate, arbitrarie e incostituzionali, un atto di arroganza da  parte del potere che Governa questo territorio.</p>
<p>Un atto di arroganza che pochi anni dopo si istituzionalizza, prende forma e concretezza con la creazione, fortemente voluta dai diversi governi nazionali che si sono susseguiti come anche dei poteri locali, del più grande centro di detenzione presente nel nord italia, la macelleria Gradiscana, che poche settimane fa è risalita alla cronaca nazionale per le violenze perpetrate sui trattenuti.</p>
<p>La sentenza sui fatti della Massarelli, ci ricorda, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che la legge e la giustizia non sono la stessa cosa, e anzi viaggiano sempre di più su due binari opposti e contrari. Chi continua imperterrito a destra come a sinistra a ripetere il mantra sulla legalità sa benissimo che, in questo tempo di crisi e di<br />
accelerazione delle dinamiche autoritarie e razziste, il CIE di Gradisca come anche le nostre città stanno ribollendo di rabbia e frustrazione esattamente come quel 13 agosto del 2003.</p>
<p>Sappiano questi signori che detengono il potere e che ci giudicano, che c´è una parte di questa società che non si arrende all´autoritarismo, al razzismo di stato e all´ingiustizia e che continua a credere fortemente ad altri valori, come la solidarietà, l´antirazzismo, la dignità di ogni essere umano, la libertà e la giustizia. E credere in questo significa innanzitutto praticarlo, farlo vivere ogni giorno.</p>
<p>Significa credere nella Resistenza, fortemente, ferocemente: non come feticcio storico ma come dato da attualizzare oggi e qui, esattamente come fanno i reclusi nel CIE di Gradisca o come hanno fatto quelle cento persone davanti alla Massarelli. Resistere, resistere, resistere.. e a chi, se non per primi ai Pubblici Ufficiali che rendono operativi gli orrori di cui abbiamo parlato?</p>
<p><strong>Associazione Razzismo Stop &#8211; Venezia Giulia</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aris perde l’antenna se la prende l’Emisfero]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/28/aris-perde-l%e2%80%99antenna-se-la-prende-l%e2%80%99emisfero/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:19:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 28 ottobre 2009     L’IMPIANTO INIZIALMENTE OSTEGGIATO DAL RIONE ANDRÀ NEL CENTRO COMMER]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 28 ottobre 2009 <br />
  <br />
<strong>L’IMPIANTO INIZIALMENTE OSTEGGIATO DAL RIONE ANDRÀ NEL CENTRO COMMERCIALE  <br />
Aris perde l’antenna, se la prende l’Emisfero  <br />
I residenti: «Almeno prima incassavamo l’affitto. Adesso solo le radiazioni»</strong> <br />
 <br />
Si riapre il caso dell’antenna del rione Aris San Polo, posizionata provvisoriamente più di tre anni fa nel quartiere, in attesa che venisse decisa la sua collocazione definitiva. Collocazione che adesso pare essere stata trovata: nel cortile interno dell’Emisfero. Che, quindi, si intascherà l’affitto da parte dell’operatore, lasciando il Comune senza i fondi, ma alle prese con le onde elettromagnetiche (che comunque, in tutto il territorio comunale, non sono mai state registrate come pericolose).<br />
La vicenda nasce dalla decisione del Comune di dare il via a diversi nuovi insediamenti di antenne per videotelefonini e telefonini in città, ancora più di tre anni fa. Tutto in regola e nell’assoluto rispetto delle leggi, tanto più che il Comune si impegna a destinare i proventi della Tosap, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, al controllo delle emissioni elettromagnetiche. L’arrivo dell’antenna però aveva scatenato le ire degli abitanti del rione: vedendola a poca distanza dalle loro case immediatamente si era scatenata la protesta, con tanto di Comitato spontaneo contro l’impianto. Il risultato era stata la decisione di spostare l’antenna dal luogo in cui era stata posizionata a una nuova collocazione, stavolta non più temporanea ma stabile. Solo che nessuna area pubblica, causa anche il rifiuto degli abitanti, si era resa disponibile. Mentre invece si sono fatti avanti i privati, che hanno dato il loro assenso all’utilizzo del suolo.<br />
Risultato? L’antenna si sposterà di poche centinaia di metri, e il Comune non incasserà più un euro di quello che destinava all’acquisto di nuove centraline e al loro utilizzo. «Quando l’antenna venne posizionata nel rione ci furono reazioni immediate, da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste &#8211; spiega il presidente del Comitato, Onelio Paoletti &#8211; .Poi, come spesso succede, tutto è caduto nel dimenticatoio, tanto che ci si è scordati che la concessione stava scadendo, e adesso è tardi per intervenire. A volte l’onda emotiva ha il sopravvento sul resto, nessuno infatti ha pensato che le onde elettromagnetiche hanno effetto non nelle vicinanze dell’impianto, ma in un raggio ”a ombrello”». Quindi, sulle case che non hanno voluto l’impianto accanto a loro.<br />
Da parte dell’amministrazione si conferma che la vicenda è andata proprio così. «Siamo dispiaciuti di non poter più almeno incassare quanto avrebbe potuto rendere la città più sicura dal punto di vista del controllo – spiega l&#8217;assessore all&#8217;Urbanistica Massimo Schiavo, che all&#8217;epoca si era occupato della vicenda – ma sono stati proprio i cittadini del rione a chiedere lo spostamento dell&#8217;antenna: si è fatto avanti un privato e l&#8217;operatore ha accettato. Adesso sarà solo questione di tempo». Lo stesso Schiavo comunque avverte che quest&#8217;antenna, come le altre, è tenuta rigidamente sotto controllo rispetto alle emissioni. Elena Orsi</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Assalto alla Massarelli cinque condanne]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/28/assalto-alla-massarelli-cinque-condanne/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:16:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Piccolo, 28 ottobre 2009    DOPO TRE ANNI DI UDIENZE CONCLUSO IL PROCESSO PER FATTI ACCADUTI NEL ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 28 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>DOPO TRE ANNI DI UDIENZE CONCLUSO IL PROCESSO PER FATTI ACCADUTI NEL 2006  <br />
Assalto alla Massarelli, cinque condanne  <br />
La pena più alta di 9 mesi inflitta al no global Olivieri. Sei le assoluzioni decise dal giudice</strong> <br />
 <br />
di FRANCO FEMIA</p>
<p>Cinque condanne per complessivi due anni e mezzo di reclusione e sei assoluzioni per l’assalto alla caserma ”Massarelli” da parte dei no global : è questa la sentenza emessa dal giudice monocratico Emanuela Bigattin al termine di due ore di camera di consiglio.<br />
La pena più alta è stata inflitta al no global triestino Andrea Olivieri, che si è visto comminare 9 mesi di reclusione con i benefici, una multa oltre al risarcimento di 900 euro alle parti civili rappresentate dai 5 agenti di polizia feriti negli scontri. Dovrà anche pagare le spese di costituzione di parte civile quantificate dal giudice in 2 mila euro.<br />
Il ronchese Stefano Micheluz è stato condannato a 8 mesi, Massimo Cristian di Fiumicello a 5 mesi e al risarcimento di 300 euro alla parte civile, la goriziana Ambra Bobiz a 4 mesi e mezzo e Carlo Visintin a 3 mesi. Tutti hanno potuto beneficiare dei benifici, mentre a Visintin il giudice ha dichiarato la pena estinta per indulto.<br />
Sono stati assolti con varie formule l’ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, il triestino Marco Zorzenon, il leader della comunità bengalese di Monfalcone Hoassin Mukter. Francesco Foschian, Francesco Francioso e Mauro Bussai.<br />
Il giudice ha accolto sostanzialmente le richieste della pubblico ministero Mary Mete, sebbene quest’ultima avesse chiesto la condanna anche di Zorzenon, che invece è stato assolto. I difensori degli 11 imputati avevano tutti chiesto l’assoluzione e solo, in subordine, il minino della pena.<br />
Finisce così, dopo una serie di rinvii e di udienze un processo iniziato tre anni. I fatti, rievocati in tribunale, risalgono all’11 agosto di sei anni fa. In seguito all’espulsione, decretata dal questore, di due giovani bengalesi da tempo residenti a Monfalcone dove lavoravano alla Fincantieri, una quarantina di loro connazionali, provenienti da tutta la provincia e guidati da Hossain Mukter, leader della comunità bengalese. diede vita a una manifestazione davanti alla caserma ”Massarelli”, sede anche degli uffici amministrativi e della Squadra volante della polizia.<br />
La manifestazione degenerò con l’arrivo dei giovani esponenti dello Sportello degli invisibili che giunsero dinanzi alla Massarelli proveniendo da Trieste, Monfalcone e da altri centri dell’Isontino e della Bassa friulana. L’assedio durò diverse ore. Ci fu una sassaiola, i vetri di tre finestre andarono in frantumi e ci fu anche un lancio di uova. Vennero tra l’altro danneggiati il portone della caserma e tre giovani si distesero a terra nel tentativo di impedire a una Volante di uscire.<br />
Si arrivò addirittura allo scontro fisico con i poliziotti. Cinque di essi rimasero contusi e, dopo essersi fatti medicare all’ospedale, si costituirono in giudizio.</p>
<p>Messaggero Veneto, 28 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>Assalto alla caserma, 5 condanne  <br />
Pene varianti dai 3 ai 9 mesi per l’assalto alla “Massarelli” del 2003 <br />
IL PROCESSO <br />
Degli undici imputati accusati di lesioni, minacce, resistenza e danneggiamento, sei sono stati assolti dal giudice monocratico</strong> <br />
 <br />
Cinque condanne a pene varianti dai 9 ai 3 mesi di reclusione e 6 assoluzioni: questa la sentenza (cinque pagine di dispositivo) con cui, ieri, il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha posto fine al processo per l’“assalto” alla Caserma Massarelli dell’11 agosto 2003. Degli undici imputati accusati, a vario titolo, di lesioni, minacce, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata, cinque, dunque, quelli ritenuti responsabili degli incidenti accaduti sei anni fa alla Casa rossa.<br />
Si tratta di Andrea Olivieri, esponente del Movimento no-global triestino cui il giudice ha inflitto 9 mesi di reclusione, Stefano Micheluz di Ronchi dei Legionari 8 mesi, Cristian Massimo di Fiumicello 5 mesi e 65 euro di ammenda, Ambra Bobiz, goriziana, 4 mesi e mezzo e Carlo Visintin 3 mesi, pena condonata, mentre per tutti gli altri sospensione condizionale e non menzione. Cristian Massimo e Andrea Olivieri sono stati, altresì, condannati a risarcire i danni ad alcuni poliziotti rimasti feriti nei tafferugli e costituitisi parte civile con l’avvocato Daniele Compagnone. Il primo dovrà pagare in tutto, tra risarcimento e spese, 2900 euro; l’altro 2.300 euro.<br />
Sono stati, invece, assolti con formule varie, l’ex consigliere regionale Verde Alessandro Metz, il leader della Comunità bengalese in Italia Mohammad Hossain Mukter, Marco Zorzenon, Francesco Francioso, Francesco Foschian e Mauro Bussai.<br />
Il pubblico ministero, Mery Mete, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto sei condanne e cinque assoluzioni. Per il proscioglimento si erano battuti i difensori, avvocati Calligaris, Alborghetti, Iacono e Ferrucci.<br />
I fatti risalgono, come si è detto, all’11 agosto di sei anni fa. In seguito all’espulsione, decretata dalla Questura di Gorizia, di due giovani bengalesi, da tempo residenti a Monfalcone dove lavoravano alle dipendenze di una ditta che operava alla Fincantieri, una quarantina di loro connazionali, provenienti da tutta la provincia e guidati da Hossain Mukter, diede vita a una manifestazione davanti alla caserma Massarelli.<br />
Manifestazione che degenerò con l’arrivo dei giovani esponenti dello Sportello degli invisibili in trasferta dall’Isontino e da Trieste. E si giunse, addirittura, allo scontro fisico con i poliziotti, cinque dei quali rimasero contusi tanto che dovettero ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso.<br />
Nel corso degli scontri con la Polizia, andarono in frantumi tre finestre mentre alcuni giovani si sdraiarono a terra per impedire alle Volanti di uscire dalla caserma. Al massimo della tensione, contro la Massarelli volarono non solo slogan ma anche pomodori, lattine di birra, uova e alcuni sassi. Alla fine, come accennato più sopra, si arrivò a un vero e proprio scontro fisico con spintoni contro gli agenti.<br />
Il processo si è iniziato nel gennaio 2006 e si è protratto per oltre tre anni con una serie di udienze dedicate all’esame e controesame di una lunga lista di testi, per lo più appartenenti alle forze dell’ordine.<br />
Nino Volpe</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lampioni scomparsi scatta una denuncia]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/25/lampioni-scomparsi-scatta-una-denuncia/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:22:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/25/lampioni-scomparsi-scatta-una-denuncia/</guid>
<description><![CDATA[Messaggero Veneto, 25 ottobre 2009   Lampioni scomparsi, scatta una denuncia  Irrisolto il giallo de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Messaggero Veneto, 25 ottobre 2009<br />
 <br />
<strong>Lampioni scomparsi, scatta una denuncia <br />
Irrisolto il giallo dei vecchi pali dell’illuminazione che erano stati rimossi da piazza della Repubblica</strong></p>
<p>MONFALCONE. Il giallo della sparizione dei vecchi pali di illuminazione di piazza della Repubblica continua ad animare il consiglio comunale. Tra chi dice che siano stati distrutti già al momento della loro rimozione, il sindaco che ne ha ufficializzata la sparizione (con tanto di conseguente denuncia alla polizia) e altri che dicono che i pali sarebbero stati donati a qualche comune dell’Est Europa, nel corso dell’ultima seduta è stato consegnato al consigliere comunale Riccardo Grassilli, che ne aveva fatta richiesta, una breve relazione in cui si spiega che la rimozione dei pali era prevista nell’intervento di rifacimento della piazza e che il capitolato dei lavori prevedeva che pali, basamenti, riccioli fossero portati in un magazzino a disposizione dell’amministrazione comunale. Il capitolato prevedeva inoltre che i pali fossero rimosso senza danneggiarli con impiego di mezzi idonei.<br />
«Il responsabile della conduzione del cantiere per conto della ditta appaltatrice ha affermato, in accordo con il personale del comune – si legge nella relazione, firmata dal sindaco e datata 30 settembre anche se è stata consegnata solo il 22 ottobre – che i pali sono stati smaltiti in quanto non più riutilizzabili, visto che erano arrugginiti e marci nella parte inferiore e che sarebbe risultato problematico provvedere a una certificazione. Lo stesso responsabile ha affermato che basamenti e riccioli sono stati depositati nel magazzino comunale ma da cui poi sono scomparsi. Preso atto che sono scomparsi è stata attivata una denuncia di furto all’autorità giudiziaria». Ma quando esattamente i lampioni siano stati rubati o comunque siano spariti non è stato accertato. Riccioli e basamenti erano stati effettivamente portati, subito dopo essere stati rimossi da piazza della Repubblica, in un’area a disposizione del comune nella zona artigianale dello Schiavetti-Brancolo, dove però esistono depositi anche di altre attività.<br />
Le parti dei pali sarebbero state depositate all’esterno e non in una struttura chiusa. Di qui poi sarebbero letteralmente sparite, ma appunto quando e per opera di chi non è dato di saperlo. Il consigliere Grassilli a completamento della relazione ha chiesto di poter avere copia del registro delle voci di ingresso e uscita dei materiali relativi al deposito utilizzato dal Comune.</p>
<p>Il Piccolo, 26 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>I lampioni scomparsi? Rubati 4 anni fa  <br />
Tolti dalla piazza e lasciati all’aperto in un deposito del Consorzio industriale</strong> <br />
 <br />
Sono in corso le indagini della polizia municipale per stabilire come siano spariti i basamenti e i ”riccioli” dei lampioni che illuminavano piazza della Repubblica prima del suo restyling. La polizia municipale, cui l’amministrazione locale ha sporto denuncia, dopo che comunque la vicenda era tornata alla ribalta nell’ultima seduta di Consiglio di settembre, sta sentendo tutte le persone che nell’autunno del 2005 avevano accesso al magazzino di via dei Boschetti.<br />
Un capannone di proprietà del Consorzio industriale in cui ha affitato degli spazi il Comune per sè e la Pro loco, ma anche il tribunale di Gorizia che vi ha trasferito del materiale dall’ex Pretura. Gli spazi esterni sono invece utilizzati, sempre in locazione, da alcune imprese private e proprio al di fuori del capannone pare che i componenti dei lampioni siano stati depositati. I vigili urbani stanno quindi ricostruendo i movimenti del materiale di cui era stato deciso il riutilizzo in altre aree della città. Dalle indagini pare però emergere che la scomparsa risalga a circa quattro anni fa, cioè poco dopo il deposito dei basamenti e dei ”riccioli” nel magazzino di via dei Boschetti, dove più persone e non tutte dipendenti del Comune avevano accesso.<br />
Nella risposta che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha consegnato giovedì sera al consigliere di Fi-Pdl Riccardo Grassilli, che aveva sollevato il problema, si conferma come i pali di sostegno dei punti luce sono stati smaltiti dalla ditta appaltatrice dei lavori di rifacimento della piazza.<br />
«Il responsabile della conduzione del cantiere per conto della ditta appaltatrice &#8211; sottoscrive il sindaco &#8211; ha affermato, in accordo con personale del Comune, che i pali sono stati smaltiti in quanto non più riutilizzabili, essendo gli stessi arrugginiti e marci nella parte inferiore e tenuto conto che sarebbe risultato problematico provvedere a una certificazione dei pali stessi».<br />
Lo stesso responsabile, riferisce Pizzolitto, «ha affermato che i basamenti e i riccioli sono stati depositati nel magazzino comunale. Dalle informazioni assunte &#8211; conclude laconicamente la comunicazione del sindaco &#8211; risulta che i riccioli e i basamenti, inizialmente depositati nel magazzino comunale, sono scomparsi». Al sindaco il consigliere Grassilli ha di conseguenza chiesto la fotocopia della pagina del registro in cui dovrebbe essere stato segnato l’ingresso dei materiali nell’edificio di via dei Boschetti e la loro eventuale uscita. Non pare però che all’epoca l’amministrazione avesse dato un mandato preciso agli uffici rispetto la custodia dei ”riccioli” e dei basamenti. I lampioni in piazza non sarebbero in ogni caso potuti tornare, visto il carattere ”contemporaneo” voluto per il nuovo arredo dello spazio pedonale, dove comunque entro la fine dell’anno farà la sua comparsa un nuovo punto luce d’impronta storica per riprendere la tradizione del ”Pilo”.<br />
La rimozione dei lampioni che abbellivano piazza della Repubblica suscitò non poche perplessità e proteste nell’autunno del 2005, quando fu decisa la loro sostituzione con luci senz’altro più moderne ed efficienti ma anche estremamente fredde e, per molti, poco adatte.<br />
Laura Blasich</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Blitz anti prostituzione in centro due arresti]]></title>
<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/25/blitz-anti-prostituzione-in-centro-due-arresti/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:20:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
<guid>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/10/25/blitz-anti-prostituzione-in-centro-due-arresti/</guid>
<description><![CDATA[Il Piccolo, 25 ottobre 2009    OPERAZIONE DEGLI AGENTI DELLA MOBILE NELLA PRIMA MATTINATA DI GIOVEDÌ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Piccolo, 25 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>OPERAZIONE DEGLI AGENTI DELLA MOBILE NELLA PRIMA MATTINATA DI GIOVEDÌ  <br />
Blitz anti-prostituzione in centro, due arresti  <br />
Sotto sequestro un appartamento di via San Giovanni Bosco. I vicini: «Una situazione intollerabile»</strong> <br />
 <br />
di FABIO MALACREA</p>
<p>Almeno due persone arrestate, un appartamento nel centro di Monfalcone posto sotto sequestro. Questo il bilancio provvisorio di un’operazione anti-prostituzione messa in atto dalla Squadra mobile di Gorizia giovedì scorso su disposizione della Procura di Gorizia. A finire in manette sarebbe stato il proprietario dell’appartamento, all’angolo tra via San Giovanni Bosco e via Garibaldi, e una o più donne coinvolte in un giro di di prostituzione che, a quanto sembra, andava avanti da almeno tre anni. Sulle indagini c’è il più stretto riserbo.<br />
L’irruzione delle forze dell’ordine nell’appartamento di via San Giovanni Bosco, al pianoterra di una palazzina al civico 16, all’altezza dell’incrocio con via Garibaldi, è avvenuto giovedì mattina. Un intervento che non è sfuggito a numerosi residenti della zona. Gli arresti, due o più, sarebbero scattati nel corso della stessa operazione. Nell’abitazione, come hanno riferito numerosi inquilini e residenti nella via, era chiaro il costante e continuo via vai di persone. Uomini di diverse età, molti immigrati, ma anche «persone distinte» che quanto meno all’apparenza, mostravano un elevato tenore di vita. Un giro molto sospetto, tanto da creare, da almeno tre anni a questa parte, come hanno riferito i residenti, un evidente disagio nella zona.<br />
C’erano persone che, con tanto di cellulare, aspettavano sulla strada in attesa di essere ”ricevute”. Un movimento sia diurno che serale e notturno. Con episodi anche grotteschi. Una residente ha riferito di uomini che si presentavano alla sua porta per errore, non sapendo quale fosse il piano della casa di appuntamenti. Sempre stando alle indicazioni raccolte nella zona, l’alloggio, piuttosto piccolo e angusto, era abitato da due donne di colore sulla trentina e da un uomo.<br />
Sulla vicenda risulta avviata una indagine da parte della Procura di Gorizia. Ma nè la stessa Procura, nè dalla Mobile arrivano conferme. Massimo riserbo, probabilmente in attesa di trovare altri riscontri. Gli inquirenti non hanno voluto rilasciare dichiarazioni nè hanno voluto confermare la notizia degli arresti.<br />
Conferma che, però, viene dai residenti di via San Giovanni Bosco che hanno assistito in diretta, nella prima mattina di giovedì scorso, all’irruzione degli agenti nell’appartamento al piano terra della palazzina e alla successiva apposizione dei sigilli del sequestro penale. Sulla porta dell’alloggio, infatti, spicca tutt’ora un avviso: «Locali posti sotto sequestro penale, a disposizione dell’Autorità giudiziaria», con la data del 22 ottobre e l’intestazione della Squadra Mobile della Questura di Gorizia.<br />
Tra i vicini i commenti sono stati innumerevoli. C’è chi ha manifestato disagio per una situazione evidentemente ambigua, un movimento continuo di uomini, peraltro in una palazzina dove risiedono anche famiglie con bambini.</p>
<p>Il Piccolo, 26 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>Giro di prostitute, forse tre gli arresti  <br />
L’assessore Luise: «Certi fenomeni vanno stroncati sul nascere»</strong> <br />
 <br />
Potrebbero essere tre le persone arrestate per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione nel ”giro” del piccolo appartamento di via San Giovanni Bosco. Sull’operazione della Mobile che ha posto fine a un’attività che durava da almeno tre anni, viene mantenuto il più stretto riserbo. Ma il quadro relativo alla diffusione del fenomeno della prostituzione in città potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Da quanto sta emergendo, comunque, l’appartamento di via San Giovanni Bosco, al piano terra di una palazzina all’altezza dell’incrocio con via Garibaldi, posto sotto sequestro, era una vera e propria centrale del sesso in pieno centro, in un edificio abitato da famiglie e anche da bambini. Potrebbe essere stata proprio questa commistione e le lamentele che ne sono derivate a far scattare l’indagine. Una situazione insostenibile: costante e continuo via vai di persone di tutte le età, immigrati ma anche «persone distinte». I contatti, stando a quanto emerso, venivano presi via cellulare. La sala d’attesa era la strada. I residenti parlano di persone che, attaccati al cellulare, attendevano il loro turno di sera, ma anche in pieno giorno.<br />
Una presenza quanto meno imbarazzante. Tanto che a volte alcune famiglie estranee si sono ritrovate i ”clienti” alla loro porta. Un’irruzione di pochi minuti, quella di giovedì scorso. Conclusasi con le manette ai polsi di tre persone (pare un uomo e due donne) e con l’apposizione dei sigili all’appartamento. L’assessore alla Sicurezza Michele Luise attende di avere certezze sull’episodio e sulla portata del fenomeno. «Certo l’operazione &#8211; afferma &#8211; dimostra che a Monfalcone il controllo del territorio c’è e che, magari con i tempi lunghi che le indagini a volte richiedono, alla fine certi fenomeni vengono stroncati. L’importante &#8211; continua l’assessore &#8211; è tenere ben alta la guardia. Il problema della sicurezza sociale non va mai sottovalutato. Certi comportamenti devianti non devono avere il tempo di radicarsi. Sarebbe il peggior errore quello di rassegnarsi a una situazione di mancato rispetto delle leggi e delle regole. Questi signori devono capire che a Monfalcone non c’è spazio per affari sporchi. Importante &#8211; conclude Luise &#8211; è anche la collaborazione dei cittadini. Riferire alle forze dell’ordine episodi che vanno contro il vivere civile non è una delazione, è un dovere civico. È proprio l’omertà, in questi casi, a favorire il radicamento di individui e attività criminali». (f.m.)</p>
<p>Il Piccolo, 27 ottobre 2009 <br />
 <br />
<strong>Giro di prostituzione in via Don Bosco: cantierino arrestato, denunciata la moglie</strong> <br />
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di FABIO MALACREA</p>
<p>È un monfalconese, si chiama Franco Rinaldi, ha 47 anni, ed è un operaio che lavora all’interno di Fincantieri, l’uomo arrestato nell’ambito dell’operazione combinata di Polizia e carabinieri di Udine che ha stroncato un giro di prostituzione in un alloggio di via San Giovanni Bosco. Rinaldi risulta essere anche l’affittuario dell’alloggio. Nella stessa operazione, su disposizione della Procura, è stata arrestata anche una cittadina colombiana di 34 anni, Cristina Montano, e sono state denunciate altre quattro donne, tutte colombiane, tra cui la moglie dell’operaio monfalconese, con le accuse di favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione.<br />
L’indagine che ha portato agli arresti e alla chiusura dell’alloggio di Monfalcone era partita nel maggio del 2008. La Mobile aveva raccolto varie informazioni sul reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione tramite affitti di appartamenti, pubblicazione di annunci a pagamento, adescamento di clienti, continuo ricambio delle giovani donne destinate alla prostituzione. In questo contesto, le indagini della Mobile si sono intersecate con quelle dei carabinieri di Udine, nello stesso ambito.<br />
È iniziata così un’attività investigativa congiunta, coordinata dalla Procura di Gorizia, con servizi di osservazione e controllo. Fino all’estate scorsa, quando sono state deferite alcune delle donne implicate. Dall’inchiesta era emersa una proficua attività illecita degli indagati: le prostitute venivano contattate direttamente in Colombia e indirizzate nell’appartamento di Monfalcone dove l’affittuario e la moglie si occupavano anche del loro sostentamento. Il denaro veniva raccolto e diviso fra i partecipanti al sodalizio. Cifre cospicue, parte delle quali veniva inviata in Colombia, con un flusso costante e continuo.<br />
Fino all’operazione di giovedì scorso con i due arresti e il sequestro dell’alloggio di via San Giovanni Bosco. Nel corso di questa attività sono state attuate perquisizioni sia a Monfalcone che a Trieste.</p>
<p>Messaggero Veneto, 27 ottobre 2009 <br />
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<strong>Monfalcone. Sequestrato l’appartamento in via San Giovanni Bosco dove avvenivano gli incontri a luci rosse. Le “lucciole” contattate in Sudamerica  <br />
Giro di prostituzione sgominato da Polizia e Cc  <br />
Arrestati un 47enne operaio del cantiere navale e una 34enne colombiana. Quattro le denunce</strong> <br />
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MONFALCONE. L’arresto di un cittadino monfalconese di 47 anni, Franco Rinaldi, operaio del cantiere navalmeccanico, e di una cittadina di origine colombiana, la 34enne N.C.M.O., con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, la denuncia in stato di libertà di altre quattro persone (tutte cittadine colombiane, di cui una la moglie di Rinaldi) per favoreggiamento e agevolazione della prostituzione, oltre al sequestro dell’appartamento in cui era esercitata la prostituzione in una palazzina di via San Giovanni Bosco 16, a Monfalcone, sono il risultato di una operazione condotta congiuntamente dalla polizia della Questura di Gorizia e dall’Arma dei Carabinieri – Compagnia di Udine –, coordinata dalla Procura di Gorizia e tesa al contrasto del fenomeno del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione.<br />
Da tempo era noto che nell’appartamento del centro città si svolgessero strani movimenti di persone, osservati con smarrimento dagli stessi residenti dello stabile (che più volte si erano trovati i “visitatori” davanti all’uscio e avevano dovuto indirizzarli nell’appartamento giusto), tanto che nell’ambito delle attività investigative tese al contrasto del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione, nel maggio 2008, la Squadra mobile di Gorizia ha cominciato a raccogliere informazioni in merito a metodi di reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione che erano attivati tramite una serie di operazioni a partire da locazioni di immobili da destinare all’attività, pubblicazione di annunci a pagamento su quotidiani locali, adescamento di clienti e arrivare al continuo ricambio delle giovani donne destinate alla prostituzione.<br />
Le indagini della polizia si sono presto intersecate con quelle attivate dal Roni della Compagnia Carabinieri di Udine, tese a scardinare i medesimi reati.<br />
L’attività investigativa, coordinata– come detto – dalla Procura isontina, costituita da vari servizi di osservazione e controllo, è proseguita poi in modo congiunto fino all’estate scorsa, quando sono stati deferiti all’autorità giudiziaria i soggetti implicati in tali attività.<br />
In particolare, è stato accertato che gli indagati avevano instaurato una proficua attività illecita: le prostitute erano contattate direttamente in Colombia e indirizzate nell’appartamento di Monfalcone, dove veniva provveduto al loro vitto e alloggio e alla stessa organizzazione dell’attività illecita.<br />
Le somme di denaro erano raccolte e divise fra i partecipanti a quello che è definito dalle forze dell’ordine un vero sodalizio.<br />
L’ammontare delle somme era rilevante e il flusso, anche verso la Colombia, era costante e continuo.<br />
Nei giorni scorsi i due uffici impegnati nelle indagini hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Gorizia.<br />
Durante le indagini sono state attuate perquisizioni nei confronti delle persone coinvolte, a Monfalcone, e a Trieste, nonché appunto nell’appartamento monfalconese di via Don Bosco, che è stato sequestrato.<br />
Cristina Visintini</p>
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