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	<title>leopardi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/leopardi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "leopardi"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 22:23:23 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Il sabato del villaggio]]></title>
<link>http://narelen.wordpress.com/2009/11/30/il-sabato-del-villaggio/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:33:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Narelen</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci sono delle poesie che abbiamo imparato a memoria alle scuole medie, e che forse proprio per quell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sono delle poesie che abbiamo imparato a memoria alle scuole medie, e che forse proprio per quell&#8217;imposizione non abbiamo mai ascoltato veramente, limitandoci alla preoccupazione di saperle ripetere alla perfezione davanti ai professori. Eppure, queste poesie rimangono con noi per tutta la vita, e spuntano fuori a commentare momenti della nostra esistenza quando meno ce lo aspettiamo, cogliendo perfettamente degli stati d&#8217;animo in cui ci troviamo a galleggiare. Ed è questa la grandezza dei poeti migliori.</p>
<p>Questa é una delle poesie che negli ultimi tempi mi torna in mente più spesso, soprattutto per quanto riguarda alcuni suoi versi: c&#8217;é una tale verità in quello che esprime da lasciare stupefatti. Se non fosse che ormai i ritmi moderni sono cambiati, e che la domenica non ha quasi più significato. Ma non è tanto questione di domenica, quanto di vigilia di un giorno in cui si può fare a meno di pensare alle occupazioni quotidiane, a quello che si deve fare perché la necessità te lo impone, e non il piacere. Vale la pena di ripensare a questa poesia, insomma. Eccovela.</p>
<p>IL SABATO DEL VILLAGGIO (G. Leopardi, <em>Canti</em>)</p>
<p>La donzelletta vien dalla campagna,<br />
In sul calar del sole,<br />
Col suo fascio dell&#8217;erba; e reca in mano<br />
Un mazzolin di rose e di viole,<br />
Onde, siccome suole,<br />
Ornare ella si appresta<br />
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.<br />
Siede con le vicine<br />
Su la scala a filar la vecchierella,<br />
Incontro là dove si perde il giorno;<br />
E novellando vien del suo buon tempo,<br />
Quando ai dì della festa ella si ornava,<br />
Ed ancor sana e snella<br />
Solea danzar la sera intra di quei<br />
Ch&#8217;ebbe compagni dell&#8217;età più bella.<br />
Già tutta l&#8217;aria imbruna,<br />
Torna azzurro il sereno, e tornan l&#8217;ombre<br />
Giù da&#8217; colli e da&#8217; tetti,<br />
Al biancheggiar della recente luna.<br />
Or la squilla dà segno<br />
Della festa che viene;<br />
Ed a quel suon diresti<br />
Che il cor si riconforta.<br />
I fanciulli gridando<br />
Su la piazzuola in frotta,<br />
E qua e là saltando,<br />
Fanno un lieto romore:<br />
E intanto riede alla sua parca mensa,<br />
Fischiando, il zappatore,<br />
E seco pensa al dì del suo riposo.</p>
<p>Poi quando intorno è spenta ogni altra face,<br />
E tutto l&#8217;altro tace,<br />
Odi il martel picchiare, odi la sega<br />
Del legnaiuol, che veglia<br />
Nella chiusa bottega alla lucerna,<br />
E s&#8217;affretta, e s&#8217;adopra<br />
Di fornir l&#8217;opra anzi il chiarir dell&#8217;alba.</p>
<p>Questo di sette è il più gradito giorno,<br />
Pien di speme e di gioia:<br />
Diman tristezza e noia<br />
Recheran l&#8217;ore, ed al travaglio usato<br />
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.</p>
<p>Garzoncello scherzoso,<br />
Cotesta età fiorita<br />
E&#8217; come un giorno d&#8217;allegrezza pieno,<br />
Giorno chiaro, sereno,<br />
Che precorre alla festa di tua vita.<br />
Godi, fanciullo mio; stato soave,<br />
Stagion lieta è cotesta.<br />
Altro dirti non vo&#8217;; ma la tua festa<br />
Ch&#8217;anco tardi a venir non ti sia grave.</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rileggendo "Il Passero Solitario" di Giacomo Leopardi...]]></title>
<link>http://testardamente.wordpress.com/2009/11/18/rileggendo-il-passero-solitario-di-giacomo-leopardi/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:34:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>testardamente</dc:creator>
<guid>http://testardamente.wordpress.com/2009/11/18/rileggendo-il-passero-solitario-di-giacomo-leopardi/</guid>
<description><![CDATA[Questa sera, per caso, mi é capitata tra le mani la vecchia antologia che usavo quando frequentavo l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Questa sera, per caso, mi é capitata tra le mani la vecchia antologia che usavo quando frequentavo le magistrali. Sfogliandola mi sono soffermata su una delle poesie che più ho amato “ Il Passero Solitario di Giacomo Leopardi.</p>
<p>L’ho riletta con piacere e l’ho sentita ancor più vicino a me che ho lasciato passare i migliori anni della mia vita pensando agli altri, chiudendomi in me stessa e adesso che sono nell’età matura comincio, invece,  a rimpiangere quello che ho perduto&#8230;</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#8220;D&#8217;in su la vetta della torre antica,<br />
Passero solitario, alla campagna<br />
Cantando vai finché non more il giorno;<br />
Ed erra l&#8217;armonia per questa valle.<br />
Primavera dintorno<br />
Brilla nell&#8217;aria, e per li campi esulta,<br />
Sì ch&#8217;a mirarla intenerisce il core.<br />
Odi greggi belar, muggire armenti;<br />
Gli altri augelli contenti, a gara insieme<br />
Per lo libero ciel fan mille giri,<br />
Pur festeggiando il lor tempo migliore:<br />
Tu pensoso in disparte il tutto miri;<br />
Non compagni, non voli,<br />
Non ti cal d&#8217;allegria, schivi gli spassi;<br />
Canti, e così trapassi<br />
Dell&#8217;anno e di tua vita il più bel fiore.<br />
Oimè, quanto somiglia<br />
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,<br />
Della novella età dolce famiglia,<br />
E te german di giovinezza, amore,<br />
Sospiro acerbo de&#8217; provetti giorni,<br />
Non curo, io non so come; anzi da loro<br />
Quasi fuggo lontano;<br />
Quasi romito, e strano<br />
Al mio loco natio,<br />
Passo del viver mio la primavera.<br />
Questo giorno ch&#8217;omai cede alla sera,<br />
Festeggiar si costuma al nostro borgo.<br />
Odi per lo sereno un suon di squilla,<br />
Odi spesso un tonar di ferree canne,<br />
Che rimbomba lontan di villa in villa.<br />
Tutta vestita a festa<br />
La gioventù del loco<br />
Lascia le case, e per le vie si spande;<br />
E mira ed è mirata, e in cor s&#8217;allegra.<br />
Io solitario in questa<br />
Rimota parte alla campagna uscendo,<br />
Ogni diletto e gioco<br />
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo<br />
Steso nell&#8217;aria aprica<br />
Mi fere il Sol che tra lontani monti,<br />
Dopo il giorno sereno,<br />
Cadendo si dilegua, e par che dica<br />
Che la beata gioventù vien meno.<br />
Tu, solingo augellin, venuto a sera<br />
Del viver che daranno a te le stelle,<br />
Certo del tuo costume<br />
Non ti dorrai; che di natura è frutto<br />
Ogni vostra vaghezza.<br />
A me, se di vecchiezza<br />
La detestata soglia<br />
Evitar non impetro,<br />
Quando muti questi occhi all&#8217;altrui core,<br />
E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro<br />
Del dì presente più noioso e tetro,<br />
Che parrà di tal voglia?<br />
Che di quest&#8217;anni miei? che di me stesso?<br />
Ahi pentirommi, e spesso,<br />
Ma sconsolato, volgerommi indietro.&#8221;</p>
<p>Giacomo Leopardi – Canti- 1829</p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://testardamente.wordpress.com/files/2009/11/passerotto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-352" title="passerotto" src="http://testardamente.wordpress.com/files/2009/11/passerotto.jpg" alt="il passero solitario" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dustin Hoffman recita "L'Infinito" in uno spot per promuovere la regione Marche]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/14/dustin-hoffman-recita-linfinito-in-uno-spot-per-promuovere-la-regione-marche/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:55:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dustin Hoffman arriva nelle Marche per promuovere, attraverso uno spot pubblicitario, l&#8217;immagi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dustin Hoffman arriva nelle Marche per promuovere, attraverso uno spot pubblicitario, l&#8217;immagi]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Marche, spot per la tv di dustin hoffman]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/12/1149/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:49:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
<guid>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/12/1149/</guid>
<description><![CDATA[dustin hoffman di Nada Ribeca Da lunedì, Dustin Hoffman ad Ascoli Piceno per girare lo spot promozio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1156" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1156" title="dustin-hoffman" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/dustin-hoffman2.jpg" alt="dustin-hoffman" width="350" height="450" /><p class="wp-caption-text">dustin hoffman</p></div>
<p>di Nada Ribeca</p>
<p>Da lunedì, Dustin Hoffman ad Ascoli Piceno per girare lo spot promozionale della regione Marche dove reciterà ‘L’Infinito’ di  Giacomo Leopardi. Ascoli, Urbino, Recanati e Monte Conero sono alcuni dei luoghi più belli della regione oggetto delle riprese del lungometraggio; regia di Giampiero Solari. Dopo 37 anni, l’attore americano ritorna ad Ascoli dove nel 1972 girò, nella veste di protagonista, il film ‘Alfredo Alfredo’ di Piero Germi accanto a Stefania Sandrelli. Da gennaio lo spot sarà visibile sui canali rai e mediaset.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A se stesso]]></title>
<link>http://elayl.wordpress.com/2009/11/06/a-se-stesso/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 18:34:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ė-Layl</dc:creator>
<guid>http://elayl.wordpress.com/2009/11/06/a-se-stesso/</guid>
<description><![CDATA[* Or poserai per sempre, stanco mio cor. Perì l’inganno estremo, ch’eterno io mi credei. Perì. Ben s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-119" title="A. Böcklin, L'Isola dei morti" src="http://elayl.wordpress.com/files/2009/11/arnold_bocklin_isola_dei_morti.jpg" alt="A. Böcklin, L'Isola dei morti" width="476" height="262" /></span></p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">Or poserai per sempre,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">in noi di cari inganni,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">non che la speme, il desiderio è spento.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">Posa per sempre. Assai</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">palpitasti. Non val cosa nessuna</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">i moti tuoi, né di sospiri è degna</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">la terra. Amaro e noia</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">T’acqueta omai. Dispera</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">l’ultima volta. Al gener nostro il fato</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">non donò che il morire. Omai disprezza</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">te, la natura, il brutto</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">poter che, ascoso, a comun danno impera,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333333;">e l’infinita vanità del tutto.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#808080;">(G. Leopardi)</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;">*</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-120" title="A. Burri, Rosso Plastica bruciata" src="http://elayl.wordpress.com/files/2009/11/alberto-burri.jpg" alt="A. Burri, Rosso Plastica bruciata" width="600" height="397" /><br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Enrico Suso, Un mistico]]></title>
<link>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/31/enrico-suso-un-mistico/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:35:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>wilmo e franco boraso</dc:creator>
<guid>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/31/enrico-suso-un-mistico/</guid>
<description><![CDATA[Enrico Suso, Libretto delle verità Enrico Suso Finché l’uomo non comprende due contraria, cioè due c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Enrico Suso, Libretto delle verità Enrico Suso Finché l’uomo non comprende due contraria, cioè due c]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Specie]]></title>
<link>http://anothereurope.wordpress.com/2009/10/28/speci/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 21:22:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesca</dc:creator>
<guid>http://anothereurope.wordpress.com/2009/10/28/speci/</guid>
<description><![CDATA[Mantide, Max-Planck-Gesellschaft * Folletto. Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va? Gnomo.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Mantide, Max-Planck-Gesellschaft * Folletto. Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va? Gnomo.]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mia Cara Pimonte]]></title>
<link>http://folius.wordpress.com/2009/10/15/mia-cara-pimonte/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 18:35:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gennaro Folius</dc:creator>
<guid>http://folius.wordpress.com/2009/10/15/mia-cara-pimonte/</guid>
<description><![CDATA[Ormai siamo insieme da 23 anni e purtroppo ho capito che stai cambiando in modo preoccupante, il nos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-11" title="La vetta del Pendolo" src="http://folius.wordpress.com/files/2009/10/la-vetta-del-pendolo2.jpg?w=300" alt="La vetta del Pendolo" width="300" height="225" /><span style="color:#000000;"><strong>Ormai siamo insieme da 23 anni e purtroppo ho capito che stai cambiando in modo preoccupante, il nostro <a href="http://www.dizi.it/staticismo">staticismo</a> ti sta uccidendo ingloriosamente.</strong></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>E’ difficile descriverti nelle tue <a href="http://it.wiktionary.org/wiki/peculiarit%C3%A0">peculiarità</a>, sfortunatamente tutto è dovuto alle persone che ti popolano. Certo potreste dire che è restrittivo o che sia banale racchiudere tutte le problematiche alla cosiddetta “popolazione” ma ormai l’ipocrisia, l’infamia, la codardia e l’ignoranza stanno avendo la meglio su questo paesino. Ci siamo chiesti, ci siamo domandati perché come d’incanto ci siamo fermati, come se davanti avessimo trovato un muro invalicabile e siamo al punto che sappiamo solo immaginare cosa ci possa essere al di là di quella barriera. Ci siamo ridotti proprio come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi">Giacomo Leopardi</a> e da lui stiamo ereditando anche il suo pessimismo a voi scegliere tra quello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi_%28poetica%29">storico, psicologico e cosmico</a>. Bisogna dire però che ci sono persone che dimostrano di voler aiutare questo paese, certo sono poche ma come si dice “poche ma buone” e per questo che al di là di quel muro non voglio trovare persone, ma vorrei scovare tanta umiltà, sensibilità, caparbietà e soprattutto concretezza, siamo stati imbambolati da troppe parole e sappiamo con certezza che le parole vengono portate via dal vento e dal tempo e oramai sono state spazzate tutte vie non è rimasto niente. Non so se tutto quello che desidero possa essere trovato ma a me piace pensarlo, altrimenti avremmo ancora tantissimi Leopardi ( e non siamo in una savana).<br />
Cara <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pimonte">Pimonte</a> hai dato tanto a tutti noi ed hai ancora tanto da dare, allora perché l’indifferenza regna sovrana? perché per noi sei invisibile? stai diventando una strada di passaggio per le località limitrofe, nessuno si ricorda di te e so benissimo che a te non piace essere ricordata solo il 29 settembre in occasione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arcangelo_Michele">San Michele</a> lo so. Il nulla incombe su di noi, oh Pimonte cara ti stiamo uccidendo pian piano e nessuno ascolta il tuo grido di dolore, siamo tutti sordi ma nel cuor nostro siamo a conoscenza di come stai soffrendo in modo inimmaginabile.</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'attesa: narrativa, laurea e Leopardi.]]></title>
<link>http://lagentestamale.wordpress.com/2009/10/13/lattesa-narrativa-laurea-e-leopardi/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:54:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>lagentestamale</dc:creator>
<guid>http://lagentestamale.wordpress.com/2009/10/13/lattesa-narrativa-laurea-e-leopardi/</guid>
<description><![CDATA[L’attesa: narrativa, tesi di laurea e Leopardi. Scrivere una tesi di laurea è  tutto un lavoro di te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[L’attesa: narrativa, tesi di laurea e Leopardi. Scrivere una tesi di laurea è  tutto un lavoro di te]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.]]></title>
<link>http://milleannifa.wordpress.com/2009/10/12/55/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:03:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Korsakoff</dc:creator>
<guid>http://milleannifa.wordpress.com/2009/10/12/55/</guid>
<description><![CDATA[Giacché oggi non mi va di scrivere vi intrattengo con questa chicca di letteratura. Dialogo di un Fo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Giacché oggi non mi va di scrivere vi intrattengo con questa chicca di letteratura.</em></p>
<blockquote><p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo</strong></p>
<dl>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va?</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Mio padre m’ha spedito a raccapezzare che diamine si vadano macchinando questi furfanti degli uomini; perché ne sta con gran sospetto, a causa che da un pezzo in qua non ci danno briga, e in tutto il suo regno non se ne vede uno. Dubita che non gli apparecchino qualche gran cosa contro, se però non fosse tornato in uso il vendere e comperare a pecore, non a oro e argento; o se i popoli civili non si contentassero di polizzine per moneta, come hanno fatto più volte, o di paternostri di vetro, come fanno i barbari; o se pure non fossero state ravvalorate le leggi di Licurgo, che gli pare il meno credibile.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd><em>Voi gli aspettate invan: son tutti morti</em>,</dd>
<dd>diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Che vuoi tu inferire?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s’è veduto che ne ragionino.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regni né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l’uno all’altro come uovo a uovo.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>E i giorni della settimana non avranno più nome.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>E non si potrà tenere il conto degli anni.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo; e non misurando l’età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Ma come sono andati a mancare quei monelli?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l’un l’altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell’ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>A ogni modo, io non mi so dare ad intendere che tutta una specie di animali si possa perdere di pianta, come tu dici.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi ossami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitassero, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Tu folleggi veramente, se parli sul sodo.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Perché? io parlo bene sul sodo.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo e fatto per gli gnomi?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa e la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l’aria, il mare, le campagne?</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Che fanno ai folletti le cave d’oro e d’argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Ben bene, o che facciano o che non facciano, lasciamo stare questa contesa, che io tengo per fermo che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie. E però ciascuno si rimanga col suo parere, che niuno glielo caverebbe di capo: e per parte mia ti dico solamente questo, che se non fossi nato folletto, io mi dispererei.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Lo stesso accadrebbe a me se non fossi nato Gnomo. Ora io saprei volentieri quel che direbbero gli uomini della loro presunzione, per la quale, tra l’altre cose che facevano a questo e a quello, s’inabissavano le mille braccia sotterra e ci rapivano per forza la roba nostra, dicendo che ella si apparteneva al genere umano, e che la natura gliel’aveva nascosta e sepolta laggiù per modo di burla, volendo provare se la troverebbero e la potrebbero cavar fuori.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Che maraviglia? quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella. E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo: benché si potevano numerare, anche dentro ai termini della terra, forse tante altre specie, non dico di creature, ma solamente di animali, quanti capi d’uomini vivi: i quali animali, che erano fatti espressamente per coloro uso, non si accorgevano però mai che il mondo si rivoltasse.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Anche le zanzare e le pulci erano fatte per benefizio degli uomini?</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Sì erano; cioè per esercitarli nella pazienza, come essi dicevano.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>In verità che mancava loro occasione di esercitar la pazienza, se non erano le pulci.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Ma i porci, secondo Crisippo, erano pezzi di carne apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocché non imputridissero, conditi colle anime in vece di sale.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Io credo in contrario che se <span id="Crisippo_di_Soli"><a title="Autore:Crisippo di Soli (tuttora non scritto)" href="http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Crisippo_di_Soli&#38;action=edit&#38;redlink=1">Crisippo</a></span> avesse avuto nel cervello un poco di sale in vece dell’anima, non avrebbe immaginato uno sproposito simile.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>E anche quest’altra è piacevole; che infinite specie di animali non sono state mai viste né conosciute dagli uomini loro padroni; o perché elle vivono in luoghi dove coloro non misero mai piede, o per essere tanto minute che essi in qualsivoglia modo non le arrivavano a scoprire. E di moltissime altre specie non se ne accorsero prima degli ultimi tempi. Il simile si può dire circa al genere delle piante, e a mille altri. Parimente di tratto in tratto, per via de’ loro cannocchiali, si avvedevano di qualche stella o pianeta, che insino allora, per migliaia e migliaia d’anni, non avevano mai saputo che fosse al mondo; e subito lo scrivevano tra le loro masserizie: perché s’immaginavano che le stelle e i pianeti fossero, come dire, moccoli da lanterna piantati lassù nell’alto a uso di far lume alle signorie loro, che la notte avevano gran faccende.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>Sicché in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l’aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>Ma ora che ei sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.</dd>
<dt>Gnomo</dt>
<dd>E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.</dd>
<dt>Folletto</dt>
<dd>E il sole non s’ha intonacato il viso di ruggine; come fece, secondo <span id="Publio_Virgilio_Marone"><a title="Autore:Publio Virgilio Marone" href="http://it.wikisource.org/wiki/Autore:Publio_Virgilio_Marone">Virgilio</a></span>, per la morte di <span id="Gaio_Giulio_Cesare"><a title="Autore:Gaio Giulio Cesare" href="http://it.wikisource.org/wiki/Autore:Gaio_Giulio_Cesare">Cesare</a></span>: della quale io credo ch’ei si pigliasse tanto affanno quanto ne pigliò la statua di Pompeo.</dd>
</dl>
<p style="text-align:right;"><strong>Giacomo Leopardi</strong></p>
</blockquote>
<p><img src="/Users/KORSAK%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CliC, Leopardi]]></title>
<link>http://clicfinland.wordpress.com/2009/10/02/clic-leopardi/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 09:38:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>casamarin</dc:creator>
<guid>http://clicfinland.wordpress.com/2009/10/02/clic-leopardi/</guid>
<description><![CDATA[Eläinkuviot , varsinkin leopardi elää vahavasti mukana talven 2009-2010 muodissa. Niin katumuodin yk]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Eläinkuviot , varsinkin leopardi elää vahavasti mukana talven 2009-2010 muodissa. Niin katumuodin ykkösblogi  <a href="http://thesartorialist.blogspot.com/search?q=leopard" target="_blank">The Sartorialist</a> kuin muotilehtien ykkönen <a href="http://www.vogue.co.uk/blogs/the-vogue-blog/articles/090721-animal-magic.aspx" target="_blank">Vogue</a> esittelee käyttökelpoisa ideoita joita muotitietoinen helposti muuntaa omien resurssien ja oman mielekuvituksen mukaisiksi variaatioiksi. Elänkuosit ovat ikuisia klassikkoja ja samalla nykypäivän muoti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-138" title="CVRleopard" src="http://clicfinland.wordpress.com/files/2009/10/cvrleopard.jpg" alt="CVRleopard" width="500" height="265" /></p>
<p>CliC Vision Reader  lukulasi väri, Leopard on muodikas, klassinen asuste. Lasit ovat helppo yhdistää eri asuihin ja sopii hienosti monentyyppisille kasvoille. Kun laseja ei käytetä ne kulkevat näyttävästi mukana asusteena, aina ulottuvilla.</p>
<div id="attachment_143" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-143" title="ZERO Leopard CL" src="http://clicfinland.wordpress.com/files/2009/10/zero-leopard-cl1.jpg" alt="CliC ZERO, Leopard" width="500" height="274" /><p class="wp-caption-text">CliC ZERO, Leopard</p></div>
<p>CliC Zero, Leopard retrohenkinen kehys. Sekä CliC Vision Reader että CliC Zero ovat lukulaseja valmiilla vahvuuksilla +1, +1,5 &#8230;+3,5 mutta optikko vaihtaa linssit helposti jokaisen tarpeiden mukaan.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Ja auringossa ehdottoman tyylikkäät lasit vat tietysti CliC Monarch,  väri Leopard.</p>
<div id="attachment_158" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-158 " title="Eri Leopard blog" src="http://clicfinland.wordpress.com/files/2009/10/eri-leopard-blog.jpg" alt="Voihan Leopardi olla myös tämän näköinen.." width="350" height="526" /><p class="wp-caption-text">Voihan Leopardi olla myös tämän näköinen..</p></div>
<p>Kuvassa CliC Monarch, väri Leopard (kuva: Susanne Elfving)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dolore per le vittime delle tsunami nel Pacifico - 01/10/'09]]></title>
<link>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/01/dolore-per-le-vittime-delle-tsunami-nel-pacifico-011009/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 11:15:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
<guid>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/01/dolore-per-le-vittime-delle-tsunami-nel-pacifico-011009/</guid>
<description><![CDATA[Centinaia, probabilmente migliaia i morti a causa dello tsunami nel Pacifico. Come già ammoniva Leop]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Centinaia, probabilmente migliaia i morti a causa dello tsunami nel Pacifico. Come già ammoniva Leopardi in uno dei suoi canti più belli, di certo il più complesso, <em>La ginestra</em>, la natura ogni tanto ci rammenta la sua forza devastante, cosa questa che dovrebbe unire l&#8217;umanità, facendoci sentire tutti fratelli e tutti vicini l&#8217;uno all&#8217;altro.</p>
<p>Non so se e quanto poteva essere in qualche modo previsto e limitato il disastro. So però che la morte di queste persone ha toccato poco i nostri cuori e le nostra anime. Basta la lontananza per farci perdere il senso della fraternità tra popoli e esseri umani. Il mondo è globale in tante cose, ma non nella pietà e nel dolore.</p>
<p>Le popolazioni colpite sono portatrici di culture bellissime, molto diversi dalla nostra e perciò ancora più affsciani per noi e per la nostra cultura. Anche per questo il mio dolore è grande. Se ne vanno nella morte umanità straordinarie, com potenziale di vita, incontro e ricchezza culturale fantastica. Un abbraccio a questi lontani fratelli.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No Science Without Skepticism, Just Intolerance and Despotism]]></title>
<link>http://omniclimate.wordpress.com/2009/09/22/no-science-without-skepticism-just-intolerance-and-despotism/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 10:41:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>omnologos</dc:creator>
<guid>http://omniclimate.wordpress.com/2009/09/22/no-science-without-skepticism-just-intolerance-and-despotism/</guid>
<description><![CDATA[(a slightly different Italian version of the below has been published by Climate Monitor) Skepticall]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(a slightly different Italian version of the below has been published by Climate Monitor) Skepticall]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dove potrebbe terminare l'infinito?]]></title>
<link>http://vuotoprofondo.wordpress.com/2009/09/21/infinito/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 23:46:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>myfranci</dc:creator>
<guid>http://vuotoprofondo.wordpress.com/2009/09/21/infinito/</guid>
<description><![CDATA[Ci sono giorni in cui ti alzi e ti rendi conto che qualcosa nella tua vita manca. Può essere un paio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sono giorni in cui ti alzi e ti rendi conto che qualcosa nella tua vita manca.</p>
<p>Può essere un paio di scarpe, i soldi, l&#8217;ultimo numero di Tv sorrisi e canzoni, ma quando si tratta di un qualcosa di interiore è diverso.</p>
<p>Quando le persone hanno questo tipo di mancanza cercano di rimediare con dell&#8217;altro come: ingozzarsi di cibo, si incidiscono, io invece cado nel vuoto dove l&#8217;unica cosa che senti è l&#8217;aria che accarezza la pelle.</p>
<p>Non lo so perchè ma l&#8217;idea di cadere nel vuoto mi piace, (non per istinti suicidi), ma per provare la sensazione dell&#8217;infinito, la sensazione di volare e liberarmi di tutti quei problemi dati dalla gravità terrestre.</p>
<p>Sarà che in questo periodo mi sento più sognatore del solito, ma spesso credo che vivere in un mondo fiabesco non sarebbe proprio una brutta cosa. Certo dovrei fare attenzione all&#8217;orco, pittosto che al lupo cattivo, sempre meglio del traffico cittadino la mattina quando sei di fretta.</p>
<p>Ecco dove potrebbe finire l&#8217;infinito nel mondo fantastico, fatato che nemmeno con una dose potrai mai raggiungerlo.</p>
<p>Il concetto di felicità di Leopardi a confronto non è nulla.</p>
<p>La vita è già grigia di suo&#8230; meglio colorarla un po&#8217;&#8230;..non credi?</p>
<p style="text-align:center;">Perfume &#8211; Macaroni</p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/siVsJ-g3dlU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/siVsJ-g3dlU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giacomo Leopardi - La vie fugitive (1824)]]></title>
<link>http://schabrieres.wordpress.com/2009/09/15/giacomo-leopardi-la-vie-fugitive-1824/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 10:05:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>schabrieres</dc:creator>
<guid>http://schabrieres.wordpress.com/2009/09/15/giacomo-leopardi-la-vie-fugitive-1824/</guid>
<description><![CDATA[Chose humaine dure si peu de temps, Et l&#8217;aveugle de Chio L&#8217;a dit en vérité, L&#8217;homm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-1268" title="James Ensor - Skeleton Musicians (1888)" src="http://schabrieres.wordpress.com/files/2009/09/ensor_skeleton_musicians.jpg" alt="James Ensor - Skeleton Musicians (1888)" width="192" height="259" />Chose humaine dure si peu de temps,<br />
Et l&#8217;aveugle de Chio<br />
L&#8217;a dit en vérité,<br />
L&#8217;homme et la feuille d&#8217;arbre<br />
Ont le même destin<br />
Mais cette voix, bien peu<br />
L&#8217;accueillent dans leur âme. A l&#8217;inquiète espérance<br />
Fille de la jeunesse,<br />
Nous prêtons tous asile.<br />
Tant que la fleur est vermeille<br />
De la verte saison,<br />
L&#8217;âme vide et superbe<br />
Nourrit en vain mille tendres pensées<br />
Et n&#8217;attend la vieillesse ou la mort: jeune et vif,<br />
L&#8217;homme n&#8217;a pas souci des maux.<br />
Mais bien sot qui ne voit<br />
Combien la jeunesse a des ailes rapides<br />
Et comme du berceau<br />
Est proche le bûcher.<br />
Toi, prêt à poser le pied<br />
Sur le fatal passage<br />
Du règne de Pluton,<br />
Aux douceurs d&#8217;aujourd&#8217;hui<br />
Confie ta vie si brève.</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi">Giacomo Leopardi (1798-1837)</a> &#8211; <em>Chants (Canti)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Festival Mantova: Se a Mari e Scarpa gli tirano le pietre]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/2009/09/11/mantova-mari-scarpa/</link>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 11:24:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
<guid>http://contentistheking.wordpress.com/2009/09/11/mantova-mari-scarpa/</guid>
<description><![CDATA[La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://rinascitaecultura.files.wordpress.com/2009/06/tiziano-scarpa-col.jpg?w=330&#038;h=283" alt="" width="330" height="283" /></p>
<p style="text-align:justify;">La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole come fragranza, garrulo, solerte, sapido, fulgore il cui uso diviene meno frequente perché tv e giornali privilegiano i loro sinonimi più comuni (ma meno espressivi) come profumo, chiacchierone, diligente, saporito, luminosità. 2800 parole: un&#8217;oasi ancora utile per uno scrittore, o l&#8217;immagine di un dizionario obsoleto? Quale la scelta per un letterato? Al Festival dello letteratura di Mantova lo stregato e istrionico Tiziano Scarpa e l’austero e categorico Michele Mari hanno risposto all’appello di Giuseppe Antonelli, storico e linguista, portando ognuno un termine esemplare per il loro vocabolario.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Trascorso il novecento della scolarizzazione obbligatoria e delle telecomunicazioni di massa, l’eredità letteraria sembra essere ininfluente nel linguaggio comune. Eppure l&#8217;irriducibile Michele Mari ha scelto guatare, guardare morbosamente, «una scelta forte- spiega Antonelli-, un atto di fede nei confronti della tradizione, una parola considerata già arcaica da Manzoni che nella nuova versione dei Promessi Sposi non la volle». Da sempre in Mari, c’è un’idea forte di recupero della tradizione. Del resto è l&#8217;autore dello spendido Io venia pien d&#8217;angoscia a rimirarti, un falso ottocentesco sul fratello di Leopardi. «Il mio ideale di scrittore è defilato e provocatore, come Céline, un perseguitato di professione, non per il gusto del maledettismo in sè, ma perchè non guardava in faccia nessuno. Altri nomi direi Bufalino e Manganelli». E tra i nuovi? «Scrittori così ancora non li vedo o non li conosco».</p>
<p style="text-align:justify;">E lo Strega 2009? «Con Scarpa ci intendiamo. Abbiamo un senso alto della letteratura. Difendiamo il diritto dello scrittore di trovare le parole dove vuole, alla ricerca della vibrazione nuova. Saranno pure morte le civiltà antiche ma il meglio resta come deposito. Semmai morto è l’aspetto esteriore, mondano, chiacchiericcio. Le parole sono ancora vive». La resa al linguaggio colloquiale è solo una tendenza? «Spero che sia una frase transitoria, ma temo di no. C&#8217;è una corsa a linguaggi sempre più veloci e meno testuali». Non è più tempo di sfide per gli scrittori? «Così si toglie tempo alla pazienza di cimentarsi in imprese faticose come scrivere, ma anche all&#8217;avventura della lettura. E purtroppo molta parte della critica si sta adeguando».</p>
<p style="text-align:justify;">Tiziano Scarpa invece ha scelto il termine sito: «In qualche modo era caduto in disuso, e invece è stata rivitalizzata dall&#8217;inglese. In questa proposta -racconta Antonelli &#8211; c&#8217;è l&#8217;idea di un linguaggio che accoglie stili diversi, come nel repertorio di Scarpa con Groppi d&#8217;amore nella scuraglia». Nessuna novità? Forse c&#8217;è paradossalmente un ritorno alla tradizione da parte dei trentenni, chiosa Antonelli. Scarpa annuisce: «Probabilmente i trentenni hanno messo il vestito buono per essere inattaccabili, alcuni mi piacciono, in altri mi sembra di vedere del perbenismo linguistico». Comunque vada, la proposta di Scarpa è di «adottare come inno la canzone di Antoine, “se sei buono ti tirano le pietre”, rende bene lo spirito degli italiani». Linguaggio standard o pop, i “giovani scrittori”, anche diventati adulti, non hanno mai vita facile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appunti di fine estate]]></title>
<link>http://milanoromatrani.wordpress.com/2009/09/10/appunti-di-fine-estate/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 01:58:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>MMo</dc:creator>
<guid>http://milanoromatrani.wordpress.com/2009/09/10/appunti-di-fine-estate/</guid>
<description><![CDATA[Diceva ulisse chi m&#8217;o ffafà la strana idea che c&#8217;ho di libertà [Avion Travel, Sentimento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-1415 aligncenter" title="PICT0038" src="http://milanoromatrani.wordpress.com/files/2009/09/pict0038.jpg?w=300" alt="PICT0038" width="300" height="225" /></p>
<p align="right"><em>Diceva ulisse<br />
chi m&#8217;o ffafà<br />
la strana idea che c&#8217;ho<br />
di libertà</em></p>
<p align="right">[Avion Travel<em>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1BGfH5eQxLM" target="_blank">Sentimento</a></em>]<em><br />
</em></p>
<p>Scrivere qualcosa sul mare è naturale. In questo momento, mentre io scrivo, nel mondo ci saranno non so quante persone intente a meditare e, perché no, appuntare o scrivere qualcosa sulla materia. E’ una mia grande ambizione, scrivere qualcosa sul mare. Tempo fa iniziai a buttare giù una storia, un giallo, ambientato in una vecchia città della costa dove andavo da bambino. L’ho lasciata in sospeso, perché, mi si perdoni il gioco di parole, la trama faceva acqua da tutte le parti. Ma la storia è lì, come il mare nella storia stessa, e io devo solo aver pazienza.</p>
<p>Anche se, a pensarci bene, il mare è quanto di più lontano possibile dall’avere una trama.</p>
<p><!--more-->Il mare è il moltiplicarsi dei punti di vista. Forse rappresenta soprattutto l’assenza, la sospensione del punto di vista fisso. Il mare, in bonaccia, è di una noia mortale. Quando Ismaele chiede al capitano Peleg di potersi imbarcare sul Pequod perché vuol «vedere il mondo», il vecchio marinaio gli ordina di andare a prora per osservare il mare dalla goletta ormeggiata. Ismaele vede un mare immobile fino all’orizzonte, ne è quasi disgustato. La visione umana degli eventi, così soggettiva, può solo sbriciolarsi a contatto col mare. Eppure il mare racconta dell’uomo qualcosa che non sappiamo, proprio come lo spazio; certo però è più facile imbarcarsi per una gita in giro per gli oceani che su uno shuttle diretto sulla luna (in Leopardi, però, è presente tanto la fascinazione per il nostro satellite tanto quella per il naufragio). Col mare, con l’acqua – senza perderci nell’inutile retorica sulla purificazione come caratteristica dell’elemento marino, che è solo un aspetto della questione – siamo in contatto sin da bambini. Viene voglia di raccontarlo, il mare, ecco tutto. E non certo, non solo, per inserirsi in una tradizione più o meno fortunata (raramente chi ha scritto di viaggi marini ha raccolto grandi successi in vita), che va dal Giulio Cesare rapito dai pirati all’Ulisse, da Stevenson a Melville passando per Whitman e Conrad, senza dimenticare Hemingway, Lucio Dalla, il Baricco di <em>Oceano Mare</em> o, stando all’epica del naufragio, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EjrnWY-bWk4" target="_blank">Paolo Conte</a> e, appunto, Giacomo Leopardi (e quanti ne ho dimenticati?); non solo, dicevo, ma anche perché il rapporto col mare, nell’oscurità del suo mistero o nel suo farsi specchio quand’è piatto, è la controparte di quella terra che, è evidente, non può bastare. Il regno dell’invisibile che si maschera del visibile, per dirla ancora con Achab-Melville. E per mare, sia chiaro, io intendo un unico grande mare di cui fanno parte tutti gli oceani e gli altri piccoli mari. Così come considero come un’unica grande composizione – sinfonia? canzone popolare, marinaresca, da ritrovo di pescatori? – tutto ciò che è stato scritto o cantato sul mare, ogni romanzo e ogni poesia diventando così nient’altro che una singola strofa di quella grande e infinita canzone di cui parlo. Cantare del mare, in fondo, sì, è un ottimo modo per farsi compagnia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Saggezza africana]]></title>
<link>http://firmedaforum.wordpress.com/2009/09/07/saggezza-africana/</link>
<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 16:14:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Warp9</dc:creator>
<guid>http://firmedaforum.wordpress.com/2009/09/07/saggezza-africana/</guid>
<description><![CDATA[Nel buio, tutti i gatti sono leopardi. Proverbio africano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>Nel buio, tutti i gatti sono leopardi.</p></blockquote>
<p><strong>Proverbio africano</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il dolce veleggiar]]></title>
<link>http://silviodixit.wordpress.com/2009/09/07/il-dolce-veleggiar/</link>
<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 09:24:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>mauchi</dc:creator>
<guid>http://silviodixit.wordpress.com/2009/09/07/il-dolce-veleggiar/</guid>
<description><![CDATA[Il Nostro, intervistato telefonicamente da Maurizio Belpietro, durante la trasmissione &#8220;Mattin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Nostro, intervistato telefonicamente da Maurizio Belpietro, durante la trasmissione &#8220;Mattino cinque&#8221;, ha avuto modo di mettere chiarezza nelle torbide acque dell&#8217;informazione in Italia.<br />E&#8217; necessario fare molti distinguo fra &#8216;Loro&#8217;, <b><i>«</i><i>&#8230;che intendono la libertà di stampa come libertà di insulti, diffamazione, calunnie</i></b><b><i>»</i></b>, e la riservatezza e sobrietà che viene dalla colonne di giornali che solo per il 10% non sono nelle mani di comunisti e catto-comunisti.<br />Ha avuto modo di ricordare in merito ai rapporti con il Vaticano: <b><i>«</i><i>I rapporti del governo e miei personali con chi guida con prestigio e autorevolezza la Chiesa cattolica sono eccellenti da sempre e sono stati alimentati da un dialogo continuo e tali continueranno a essere</i></b><b><i>»</i></b>.</p>
<p>Ma la cosa più importante è il consenso che il Nostro ha conquistato, infatti, grazie all&#8217;imponente lavoro svolto in questi 14 mesi di governo, secondo i sondaggi:<b><i>« &#8230; il consenso </i></b><b><i>degli italiani </i></b><b><i>&#8220;veleggia&#8221; al 70% </i></b><b><i>&#8230;</i></b><b><i>»</i></b><i>,</i><b><i> </i></b>un valore destinato a crescere ormai quasi all&#8217;infinito. <b><i><br /></i></b><br /><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=380584">da &#8216;il Giornale.it&#8217; del 07-09-2009</a></p>
<p><i><u>Infinità</u></i><b><i><br /></i></b><i>Sempre caro mi sarà questo romano colle,<br />e tutte le escort, che da tante parti<br />fin dall&#8217;ultimo orizzonte condotte mi vengon.<br />Ma regnando e mirando, se non potente<br />io nel pensier mi fingo, ove per poco<br />il pen mio non si spaura. E come il vento<br />che pur ancor io non comando<br />odo stormir tra queste piante, quello<br />infinito silenzio a questa sola giusta voce<br />che mi allontana dall&#8217;eterno,<br />e dalle morte stagioni, fin alla presente<br />e viva, e al suon di lei. Così tra questa<br />immensità di consensi il pensier mio </i><i>si bea </i><br /><i>e il veleggiar m&#8217;è dolce in questo marasma</i><b><i></p>
<p></i></b></p>
<p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=52be15ee-60aa-8852-8392-4974e8f4130c" /></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Leopardi in America]]></title>
<link>http://ampoarchive.wordpress.com/2009/09/04/leopardi-in-america/</link>
<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 02:14:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ben Friedlander</dc:creator>
<guid>http://ampoarchive.wordpress.com/2009/09/04/leopardi-in-america/</guid>
<description><![CDATA[Scrolling through the title list of the American Verse Project, I came upon George Cabot Lodge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://www.archive.org/stream/operedigiacomol05leopgoog#page/n11/mode/2up"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3551" title="leopardi1" src="http://ampoarchive.wordpress.com/files/2009/09/leopardi11.gif?w=178" alt="leopardi1" width="178" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Scrolling through the title list of the <a href="http://quod.lib.umich.edu/a/amverse/">American Verse Project</a>, I came upon George Cabot Lodge&#8217;s <a href="http://name.umdl.umich.edu/BAH7916.0001.001"><em>Song of the Wave</em></a> (1898). Intuition, or something, told me to look closer. When I did, I found the following dedication:</p>
<p style="text-align:center;">TO THE POET<br />
GIACOMO LEOPARDI</p>
<p>Which pleased me no end, as Leopardi is a poet I admire in the abstract but find almost impossible to read: I really liked the idea of getting to know him again through an American poet who took him to heart. Even a minor or bad poet might help! A few summers ago, I made a fairly intense effort to read all of the <em>Canti</em>. Unfortunately, the word &#8220;lugubrious&#8221; kept drifting into my head as I made my way, distracting me with its ungainly shadows. I mean, how concentrate on a poem like &#8220;All&#8217;italia&#8221; when <em>lugubrious</em> keeps floating over the page, blocking the sun? It&#8217;s a poem that needs all the light it can get! In the end, I gave up reading altogether for a desecrating mistranslation. And yes, I was on a plane when the idea first came to me:<!--more--></p>
<blockquote>
<h2>Alitalia</h2>
<p>Out of Leopardi’s cant an arched<br />
Eyebrow penciled in simula-<br />
Tion of our nature, passing over nature. And here comes a nose,<br />
Making its way<br />
From the first-class cabin.<br />
Not that anybody’s watching! These are the days<br />
When nudity streams freely<br />
Over the air,<br />
Like air over a wing,<br />
Creating lift. For god’s sake,<br />
Donna, chew your celery!<br />
Even a child without manners<br />
Could disdainfully employ better<br />
Cutting tools than this<br />
Serrated skyline. Crowding the aisle,<br />
Coca-Cola and her kind<br />
Spill in the distance<br />
Into seats softened by a round-<br />
Faced bottom’s frowning<br />
Disregard.</p>
<p>So then it’s you, fossil<br />
Of my patience, you alone<br />
Are traveling,<br />
Pressed into rock<br />
Tossed into purple clouds and plunging<br />
Ever upward, leaving<br />
Ancillary longitudes behind. Pianos adequate to scorn<br />
Parlay<br />
Dicey plotlines<br />
Into perches of an antique dove. Religion, is it?<br />
Incense of a brand name<br />
Bending ever closer.<br />
Valise without a proper latch<br />
Caught in the act<br />
Of looking where it shouldn’t.<br />
Damned ceiling without a pilot light,<br />
So low, pungent, diffident, every priest<br />
Is but a chimney sweep, his god,<br />
The font<br />
Of our italicized pettiness.</p>
<p>Oh Italy, your sun<br />
Hangs like a fig leaf<br />
For the pride of carrion<br />
Estranged from contradiction, pug-nosed. I too<br />
Would make a poo, a fluctuating phantom<br />
Smoking powder, luckier than a spade<br />
Digging in the neighborhood of a lamp.<br />
All skull, no brain,<br />
He represents nothing-<br />
Ness. But I’m American, so nix to comforting despair. If<br />
A trembling lummox<br />
Should pledge his dubious<br />
Evening’s pleasure,<br />
Puny inquietude would camp<br />
Our father’s piety,<br />
Consorting with the shape<br />
Behind a fig leaf,<br />
Is a moron to the manor born:<br />
His life a tax, his destiny<br />
Rending fat under Caesar.</p>
<p>And so we rose to cares that bend the Atlantic (ETA<br />
Christ only knows), a squadron<br />
Of second cousins<br />
Called home by the honeyed glare of a screen<br />
Of pixelating streets<br />
Above which a purring dove ill-fated<br />
Flew. Pock-marked, frank, and genuine,<br />
The ocean’s panting face absorbs a lie<br />
Old trade routes vex like dis-<br />
Narrated memories<br />
Spilling essential information about the sky.<br />
Above, the corpse of an errant god,<br />
Grecian in its formula, goes black. Its gray zone<br />
Is a stain all or nothing<br />
In its ferocious<br />
Resistance to a scrub.<br />
Like us, fatigued, and, in the end,<br />
As dead as saints<br />
Whose guarded saliva<br />
Priests will dab at faces for a fee.</p>
<p>Touching Europe,<br />
Advancing lack spares no expense:<br />
A petting zoo for vacillation<br />
Returned<br />
To an upright position, bent on assigning blame<br />
For a seatmate’s cramp. Well, that’s <em>amore</em><br />
For the <em>connoisseurs</em>, who may as well<br />
Be nuzzling a bag of fruit. Their sweaty mouths<br />
Kneel for an army of piglets<br />
Then rise to trade pleasantries with a jovial mint. He<br />
Who quells the acerbic taste of a laugh<br />
When cares become so light, a figment hour<br />
Of parvenus well rid of them goes dark,<br />
Corrects the posture of a traveling aunt.<br />
Very obscure<br />
Tartan patterns test the waters<br />
With a clash, never supposing<br />
To be a foreign flag. They qualify<br />
The aspirations<br />
Littered as if by tinkle of player piano.</p>
<p>Senses ordered<br />
Like a Pepsi’s bubbles,<br />
And hungry,<br />
For a sweet or salty treat. Oh tony<br />
Dancers,<br />
You alone<br />
Could mortify our flesh<br />
Zanily in quest<br />
Of cost-effective<br />
Brothers to a purse, a silk purse<br />
Attentive as an ear, a supine vintage<br />
Carrying<br />
Its memories of a grape.<br />
Epochal dalliance<br />
Immortally agnostic<br />
Cadence of Viviens, if you could only<br />
Beat<br />
On the brat<br />
With a baseball-<br />
Bat mentality, it would be a favor to this awkward moment.</p>
<p>Prim now above the smarmy precipice<br />
Infused with a tint,<br />
Our memorized controls<br />
Make their descent<br />
Into schemes, madness, traffic,<br />
A vast tumbler<br />
Of mosquitoes<br />
Poured onto mama’s open balcony.<br />
A bloody worm all swollen<br />
In bacterial quest<br />
Is entertaining loads of extra weight<br />
Used by dull units of men in polo<br />
Fastening their cars<br />
To the curve of the earth. Oh chaos<br />
Of moribund Greece<br />
Lying on the ground<br />
Beyond the gate, a veranda flames above<br />
The vat of your displeasure, like a bin<br />
Of garbage filled with every<br />
Episode to come.</p></blockquote>
<p>And<strong> </strong>that was the last I thought about Leopardi for a while. But here comes George Cabot Lodge to spark my interest again:</p>
<blockquote>
<h2>To Giacomo Leopardi</h2>
<p>Despair is musical, the wings of pain<br />
Are stirred in rhythm of large winds that bear<br />
A mute divinity of human prayer<br />
And human sorrow that the prayer is vain.<br />
The tears of speech that wet thy lips profane<br />
No Muse with discord, for the world&#8217;s control<br />
Had never blurred the windows of thy soul<br />
Nor bound the beating of thy heart with chain.<br />
But we have piled the gates of sun with dust,<br />
And in the jangling darkness of the earth,<br />
With muffled hearts, exist because we must.<br />
Our times are blasphemous: no tears, no shame,<br />
But heaven insulted with an evil mirth<br />
And greed exalted with a sacred name.</p></blockquote>
<p>I especially like lines five through eight; they capture an authority I always expect to find in the <em>Canti</em> and don&#8217;t, certainly not in translation <span style="white-space:nowrap;">― </span> an exquisite sadness that gains mastery over language by assuming the form of exquisite speech:</p>
<blockquote><p>The tears of speech that wet thy lips profane<br />
No Muse with discord, for the world&#8217;s control<br />
Had never blurred the windows of thy soul<br />
Nor bound the beating of thy heart with chain.</p></blockquote>
<p><span style="white-space:nowrap;">It&#8217;s a quality of language evoked in much less flattering terms by William Dean Howells i</span>n his <em>Modern Italian Poets</em>. Acknowledging Leopardi&#8217;s reputation among his own people, in his own time, Howells writes:</p>
<blockquote><p>He seems to have been the poet of a national mood; he was the final expression of that long, hopeless apathy in which Italy lay bound for thirty years after the fall of Napoleon. &#8230; To such an apathy the pensive monotone of this sick poet&#8217;s song might well seem the only truth; and one who beheld the universe with the invalid&#8217;s loath eyes &#8230; might have the authority of a prophet among those who could find no promise of better things in their earthly lot.</p></blockquote>
<p><em>Modern</em><em> Italian Poets</em> appeared in 1887, eleven years before Lodge&#8217;s <em>Song of the Wave</em>, an indication that Lodge&#8217;s embrace of Leopardi was a personal response, not a matter of fashion or &#8220;national mood&#8221; (as would have been the case, say, if he had fixed on Dante), a personal response that is strongest in the double sonnet &#8220;Aux Modernes,&#8221; which takes its title from a sonnet by Leconte de Lisle, its epigraph from Leopardi&#8217;s &#8220;A se stesso&#8221; (&#8220;<a href="http://www.poetryintranslation.com/PITBR/Italian/Leopardi.htm#_Toc38684157">To Himself</a>&#8220;). Suggesting a line of counter-modernism that runs from Leopardi through the Parnassians to Lodge and beyond. A beyond that also includes, perhaps, Geoffrey Hill, who was also drawn to &#8220;A se stesso.&#8221;</p>
<p>Here in any case is the Lodge poem, &#8220;To the Moderns.&#8221; The epigraph means &#8220;Despair / For the last Time&#8221;:</p>
<blockquote>
<h2>Aux Modernes</h2>
<p>&#8220;Dispera<br />
L&#8217;ultima volta.&#8221;</p>
<p>— Leopardi</p>
<p style="text-align:left;">I</p>
<p>Only an empty platitude for God,<br />
Only for poetry a jangling nerve,<br />
Only for life the baser lusts to serve,<br />
Only a fashion where the function stood.<br />
Only a shadow stealing span on span<br />
Over the unmeasured whiteness of the soul;<br />
Darkness around the God-established goal<br />
That blazed before the innocence of man.<br />
And when the flame of adolescence breaks<br />
On some wild heart the world has overthrown,<br />
He stares as one who waits alone and wakes,<br />
Cheated of love and faith, his vision drawn<br />
Haggard and hopeless from his death-bed down<br />
The hard, gray, tacit distances of dawn.</p>
<p>II</p>
<p>When I have learned the accents of your speech,<br />
The splendid grief of silence; when I know<br />
Your acrid laughter and your tearless woe,<br />
And learn the shame of life — what you can teach;<br />
When dust returns to dust, and mutely each<br />
Grows haggard thro&#8217; the fard — then I shall say,<br />
&#8220;Your foolish lips have lied from day to day,<br />
And life has reached the goal that life must reach.&#8221;<br />
And then a hush — and then a mighty thought<br />
Shall move upon the fabric of your lives<br />
As thro&#8217; a tavern window looms the dawn;<br />
And in your tarnished tinsel, in the scorn<br />
Of guttered candles, all your lives have sought<br />
And you shall fade and finish — Truth survives!</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sæglópur]]></title>
<link>http://specimenlife.wordpress.com/2009/09/03/s%c3%a6glopur/</link>
<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 01:34:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>atlantide84</dc:creator>
<guid>http://specimenlife.wordpress.com/2009/09/03/s%c3%a6glopur/</guid>
<description><![CDATA[Giacomo Leopardi, La Ginestra (1836) [...] e quando miro Quegli ancor più senz&#8217;alcun fin remot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Giacomo Leopardi, La Ginestra (1836)</p>
<p><em>[...] e quando miro<br />
Quegli ancor più senz&#8217;alcun fin remoti<br />
Nodi quasi di stelle,<br />
Ch&#8217;a noi paion qual nebbia, a cui non l&#8217;uomo<br />
E non la terra sol, ma tutte in uno,<br />
Del numero infinite e della mole,<br />
Con l&#8217;aureo sole insiem, le nostre stelle<br />
O sono ignote, o così paion come<br />
Essi alla terra, un punto<br />
Di luce nebulosa; al pensier mio<br />
Che sembri allora, o prole<br />
Dell&#8217;uomo? E rimembrando<br />
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno<br />
Il suol ch&#8217;io premo; e poi dall&#8217;altra parte,<br />
Che te signora e fine<br />
Credi tu data al Tutto, e quante volte<br />
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro<br />
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,<br />
Per tua cagion, dell&#8217;universe cose<br />
Scender gli autori, e conversar sovente<br />
Co&#8217; tuoi piacevolmente, e che i derisi<br />
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta<br />
Fin la presente età, che in conoscenza<br />
Ed in civil costume<br />
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,<br />
Mortal prole infelice, o qual pensiero<br />
Verso te finalmente il cor m&#8217;assale?<br />
Non so se il riso o la pietà prevale.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sul silenzio]]></title>
<link>http://prismi.wordpress.com/2009/08/28/sul-silenzio/</link>
<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 16:26:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Masini</dc:creator>
<guid>http://prismi.wordpress.com/2009/08/28/sul-silenzio/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere&#8221;. Così Wittgenstein al termine, quale ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere&#8221;. Così Wittgenstein al termine, quale ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[1.torrenti]]></title>
<link>http://raffack.wordpress.com/2009/08/28/1torrenti/</link>
<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 09:28:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffack</dc:creator>
<guid>http://raffack.wordpress.com/2009/08/28/1torrenti/</guid>
<description><![CDATA[Notano quelli che hanno molto viaggiato, che, avendo veduto molti luoghi, facilmente quelli per cui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Notano quelli che hanno molto viaggiato, che, avendo veduto molti luoghi, facilmente quelli per cui ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La certezza delle foglie ]]></title>
<link>http://pigicolognesi.wordpress.com/2009/10/12/la-certezza-delle-foglie/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 07:45:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>pigicolognesi</dc:creator>
<guid>http://pigicolognesi.wordpress.com/2009/10/12/la-certezza-delle-foglie/</guid>
<description><![CDATA[Pigi Colognesi  Nonostante le imponenti trasformazioni cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">Pigi Colognesi </span></div>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align:justify;">Nonostante le imponenti trasformazioni cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, la cosa è certa. A prescindere da ogni discussione, dibattito, diatriba e parere contrario, il fatto è sicuro. Benché chiusi nel mondo virtuale, ostinati a far finta di niente, relegati in città cementificate, l’evento succederà lo stesso. Gli inspiegabili ritardi non lo cancelleranno. Arriva l’autunno e le foglie cadono.</p>
<p style="text-align:justify;">È, per lo meno, seccante: esci di casa senza il maglioncino e hai freddo; lo porti con te e ti dà fastidio perché, invece, quel giorno fa ancora caldo. È seccante perché ci obbliga a constatare, disarmati, che le cose cambiano. E cambiano senza che noi possiamo minimamente metterci il becco. Cambiano anche se non lo programmiamo noi. Soprattutto seccante perché, se le cose cambiano, vuol dire che passano. Scorrono trascinate dal fiume del tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">E ti ricordi dell’antico poeta greco. Te lo hanno fatto leggere da ragazzo a scuola e allora ti sembrava strano che un tale Mimnermo si lamentasse perché la gioventù, che a te sembrava immutabile ed eterna, fosse invece destinata a passare: «Siamo come le foglie nate nella stagione fiorita della primavera, che crescono rapide ai raggi del sole; simili a queste godiamo per breve tempo del fiore della giovinezza».</p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">Eppure confusamente capivi che aveva ragione lui e ti chiedevi che destino avrebbe avuto la tua foglia. E anche se poi, sempre a scuola, han cercato di farti credere che in fondo si tratta di un’immagine letteraria, di un puro gioco linguistico caro ai poeti delle più diverse culture, quando torna l’autunno quel «come le foglie», riappare nella sua inquietante verità. Magari nella forma dei versi di Ungaretti: «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie».</span></p>
<p style="text-align:justify;">Quando non prevale la conclusione nichilista: tutto finisce in niente, tentano di consolarti dicendo che a primavera le foglie ricrescono e tutto rinasce. Ma è un panteismo del tutto insoddisfacente. Rinasceranno pure delle foglie, ma la foglia che sono io dove va a finire? È ancora una volta Leopardi che pone la domanda giusta: «Lungi dal proprio ramo, / povera foglia frale, / dove vai tu?». Basta una foglia che cade per spingere alla domanda sul destino. Destino, cioè destinazione, scopo, meta. Siamo immersi nel tempo. Che è cambiamento, moto. Verso dove?</p>
<p style="text-align:justify;">La saggezza del popolo cristiano sa che quel moto non è casuale: «Non casca foglia che Dio non voglia». E il cristiano Dante sapeva che quel «dove» dipende anche dalle nostre libere scelte. Per questo la grande metafora delle foglie autunnali è posta all’inizio dell’Inferno per descrivere le anime che scendono dalla barca di Caronte: «Come d’autunno si levan le foglie / l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo / vede a la terra tutte le sue spoglie». E per questo su, in Paradiso, Cacciaguida, avo del poeta, parla dei beati come di un albero che «frutta sempre e mai non perde foglia».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
