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	<title>lessico-umano &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lessico-umano"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:42:14 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Sollevati alle aspettative che hai sollevato]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2008/09/30/sollevati-alle-aspettative-che-hai-sollevato/</link>
<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 12:47:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non mi chiedete che fine ha fatto la mia pazienza. Da quando frequento la Mariastella, mai una volta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non mi chiedete che fine ha fatto la mia pazienza. Da quando frequento la Mariastella, mai una volta che si sia dimostrata all&#8217;altezza delle aspettative. Nonostante le abbia parlato più volte dei problemi che ho nel parlare sinceramente con persone conosciute da poco, lei continua a pressarmi perché tutto d&#8217;un colpo mi apra senza che da parte sua faccia granché per fornire il canale comunicativo. È un frustrazione perché non so come affrontare la cosa e non so come dirglielo, dato che la conosco da poco. Ho paura che la relazione, se spinta troppo, possa naufragare prima ancora di essere salpata. Io davvero non so come dirglielo che ho bisogno di più tempo per poter passare a narrare delle cose più imboscate della mia persona. Non so come faccia una persona a non capire quando è il momento oppure no, se sta forzando o se sta mettendo l&#8217;altro a suo agio. Non vorrei dirlo, sinceramente non volevo arrivare a questo, ma proprio non pensavo la Mariastella si rivelasse una persona di questo calibro. È vero, vista da fuori sembra più valida di molte altre, ed è per questo penso che da principio sono stata attratta da lei e ho voluto fare amicizia. Sembrava ci fosse una specie di connessione, ma non c&#8217;è, è venuto fuori. Quanto dovremo aspettare? Io ho dei punti delicati che devo trattare, specialmente con una persona nuova, che non mi conosce. Questi punti però richiedono tempo per essere affrontati, scavati, srotolati con delicatezza e impegno. Non voglio affrontare le questioni più scottanti della mia vita con una persona che è contenta di parlarne davanti a un cocktail in un locale pieno della gente più disparata, tra una musica e le chiacchere di sottofondo. Come ripeto sempre, per creare un&#8217;amicizia vera c&#8217;è bisogno di condividere esperienze. L&#8217;affinità di partenza non basta; l&#8217;affinità di partenza è un bene se c&#8217;è, e anzi è fondamentale (per usare il linguaggio matematico di Edo: è necessaria ma non sufficiente), ma va sviluppata e coltivata. Le fondamenta non sono bastanti a fare la casa; poi ci vogliono le pareti, il tetto, le finestre e le porte. Vorrei che la Mariastella mi aiutasse a varcare una porta. Lei invece sembra voler fare un picnic all&#8217;aria aperta su delle rovine. Penso proprio di doverglielo dire, altrimenti non vedo futuro per questo neonato rapporto. Mi dia  appigli, qualcosa su cui costruire la base di fiducia. Senza di essa non posso andare da nessuna parte, sono fatta così, lo so. Ormai mi conosco.<br />
Non ho detto: mi conosco a menadito. Vorrei sempre conoscermi meglio. Però ci son cose che ormai so, di me. Non riesco a capire perché la Mariastella continui a dimostrarsi inaffidabile, superficiale e a mancare la serietà richiesta dall&#8217;instaurazione di un rapporto profondo come sembrava poter essere il nostro; quando, all&#8217;inizio, tutto sembrava così carico di benigni presagi. Anche Edo mi ha chiesto come andava, ha detto la sua: &#8220;Forza Mariastella! Puoi farcela! Sollevati alle aspettative che hai sollevato quando la Bisa ti ha conosciuta!&#8221;. Edo è fatto così, un incoraggiatore. Speriamo che questo commento di Edo venga ascoltato dalla Mariastella anche se lei di fatto non lo può sentire. È stato non richiesto ma è piacevole sentire qualcuno dalla tua parte. Ci tengo alla Mariastella, mi piace come persona e come donna, ma sembra avere la testa da un&#8217;altra parte. Vorrei che si preoccupasse di me più di quanto sta facendo adesso; come ha fatto all&#8217;inizio. Sembravo piacerle proprio tanto. Cosa è successo? Possibile fosse un bluff? Dai Mariastella! Rialzati! Sii presente! Ti voglio nella mia vita! Possiamo diventare amiche da favola come raramente se ne sono viste!<br />
Le parlerò appena riesco. Speriamo che l&#8217;incitamento di Edo me la mandi buona.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Disorganizzarsi sempre di più]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/09/24/disorganizzarsi-sempre-di-piu/</link>
<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 16:59:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Avessi organizzato le cose domestiche come facevo all&#8217;università, questa convivenza mi sembrer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Avessi organizzato le cose domestiche come facevo all&#8217;università, questa convivenza mi sembrerebbe forse troppo strana. Non ho mai pensato di guardare al modo in cui svolgo certe attività, da quando sono arrivata qui con Edo. D&#8217;altronde, a entrambi piace la rilassatezza. Una delle cose che vanno lisce tra noi è proprio questa. Non abbiamo bisogno di farci vicendevoli recriminazioni basate sul connubio femmina/maschio perlomeno quando si tratta della gestione della casa. Tutti e due siamo stati universitari fuori sede e abbiamo imparato che convivere con dei coninquilini può voler dire convivere con gente di ogni tipo. La categoria non è soltanto il genere, ma anche la provenienza, la posizione sociale. Abbiamo scoperto che non si può pretendere la stessa laboriosità da tutte le persone solo perché sono raggruppate sotto lo stesso tetto. Edo dice che con i suoi coinquilini erano abituati a tenere delle vere e proprie tavole rotonde (il loro tavolo era rotondo per davvero!) che avevano una regola: ogni volta si faceva l&#8217;introduzione come se fosse la prima volta. Ciascuno doveva dire nome, cognome, città di provenienza, composizione famigliare e doveva raccontare qual era stata la sua esperienza, quando era &#8216;coinquilino dei suoi famigliari&#8217;, circa l&#8217;argomento che in quella particolare riunione andavano a trattare. Per esempio: mi chiamo Onofrio, vengo da Ponza e sono abituato che mia madre puliva il bagno ogni settimana. Oppure: avevamo la domestica che faceva tutta la casa tutti i santi giorni e passava pure la cera. Durante queste tavole rotonde, dice Edo, sulla base di queste precedenti esperienze, unite alle esigenze presenti, veniva stilata da Ginno, coinquilino cervellone di Edo, una tabella mensile ponderata di compiti per ciascuno. Il bagno ad esempio lo puliva Edo una volta alla settimana, non perché era abituato a farlo lui quando abitava ancora con i suoi, ma perché semplicemente era quello che ci teneva di più che il bagno, in una casa con quattro persone, fosse fatto e siccome non voleva doversi poi lamentare di incertezze o errori preferiva che nessun&#8217;altro ci mettesse le mani. Ancora oggi, il bagno lo fa sempre Edo. Io sono più per la cucina. Non che la cucina sia il mio regno, come usavano dire le nostre madri o nonne. Edo cucina assai e pulisce anche spesso, non solo quando cucina. Spesso puliamo insieme, specialmente nel fine settimana. Farà ridere, ma spesso passiamo il sabato pomeriggio a pulire casa, perché è praticamente l&#8217;unico momento, oltre alla domenica, in cui possiamo farlo insieme. E preferiamo goderci la domenica che il sabato. Specialmente d&#8217;inverno, quando non si ha molta voglia di andare in giro. Svegliarsi di domenica mattina insieme, in una casa pulita e sistemata, da invadere e occupare dolcemente con le proprie cose e la propria pigrizia domenicale, è certamente una delle cose più belle che posso pensare e uno dei momenti migliori non solo della mia vita, ma della vita di Edo e me. Una delle cose che non posso non riconoscerci, come coppia, è che la nostra casa è sempre (relativamente, eh) in ordine, anche se non abbiamo nessuna scaletta di cose da fare organizzata. E nemmeno discutiamo su quali siano i ruoli da tenere in casa fra maschio e femmina.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Farei meglio]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/08/21/aiutalo/</link>
<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 23:10:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finalmente un po&#8217; di tempo per sedermi al blog e scrivere un po&#8217;. In realtà non voglio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Finalmente un po&#8217; di tempo per sedermi al blog e scrivere un po&#8217;.<br />
In realtà non voglio &#8220;scrivere un po&#8217;&#8221; ma scrivere di una cosa in particolare.<br />
È una cosa che mi ha dato fastidio e mi ha ferito, e a cui torno spesso coi pensieri da quando è capitata.<br />
Da quel giorno, non ho fatto altro che aspettare di avere finalmente il tempo per sedermi al blog e parlare di lei.<br />
È successo circa una settimana fa.</p>
<p>Erano circa le tre del pomeriggio, di sabato e io ero nel letto che riposavo. Edo era partito la sera prima. Io, parte mi sentivo sola, parte mi godevo la lieve e liberatoria solitudine dello starsene con se stessi a non far niente dopo vario tempo.<br />
Mi ha svegliato la voce rabbiosa di una ragazza. È giovane; non dev&#8217;essere di molto più vecchia di me. Vive in un appartamento dirimpetto al nostro, più su di un piano, e io e Edo la conosciamo in quanto vediamo spesso lei e il suo compagno dalla finestra e li sentiamo parlare, presumibilmente come loro sentono noi, dalle finestre aperte. Hanno, come noi, la cucina e la camera da letto che danno sul cortile, che è un cortile molto piccolo.<br />
In questo cortile abitano molti extracomunitari e ci sono addirittura due ristoranti, uno cinese e una pizzeria, che si affacciano su di esso come dirimpettai (solo che loro non si possono vedere perché essendo a piano terra sono separati da un muro, che divide lo spazio cortilico nei due cortili dei due condominii). Come si può immaginare, in questo cortile se ne sentono di tutti i colori. Loro, però, i nostri più affini dirimpettai, non li abbiamo mai sentiti litigare, né alzare mai la voce.<br />
Da un anno circa hanno un bambino. Io e Edo rimaniamo spesso ad ascoltarli, dalla nostra cucina, mentre giocano o lo vestono o gli danno da mangiare. Finora mi son sempre sembrati contenti, anche se forse un po&#8217; affaticati. Si sente che è un bambino che hanno voluto, e che la vita che fanno l&#8217;hanno scelta. Potrebbero essere Edo e me tra un paio d&#8217;anni.</p>
<p>Eppure, c&#8217;è sempre stato un sottofondo di qualche cosa, un qualche cosa di non completamente sereno; mi hanno sempre comunicato un senso di preoccupazione. Come se, pur essendo felici e pur avendo realizzato le proprie aspettative e pur essendo consapevoli di aver fatto la scelta giusta, trasparisse comunque come un presentimento che, <em>di questi tempi</em>, forse quella non era proprio la scelta ideale da fare. Come se avessero fatto una scelta maturata sin dall&#8217;infanzia, impiantata e cresciuta con l&#8217;educazione che è stata loro impartita, sviluppatasi con il prendere inconsapevolmente a modello i propri genitori e la propria società di appartenenza, costruita sulla base di un sistema di valori ricevuto e amato, ma una scelta che malgrado tutte le sue qualità e la sua buona fede viene attuata in un mondo diverso dal mondo in cui era stata pensata, tanto che alla fine risulta essere come indefinitamente anacronistica. Come se i condominii di oggi appena fuori del centro città, pieni di incertezze e dove gli italiani sono in minoranza, ci parlassero in continuazione di un mondo che non solo in questo momento è in costante mutamento, ma che da molto tempo ha salpato le ancore dal mondo che i ragazzi della mia generazione hanno conosciuto mentre esprimeva, ora so,  i suoi ultimi desideri.<br />
Ma queste sono idee a casaccio.</p>
<p>Non me lo sarei proprio aspettato. Aveva una voce cattiva, roca come cartavetra.<br />
Ha detto qualcosa tipo: &#8220;No, fa niente, lascia stare&#8221; in crescendo e poi, distinto: &#8220;Aiutalo!&#8221;. Si riferiva al bimbo credo. Secondo me stava per farsi male.<br />
Mi ha spaventata letteralmente (sono rimasta venti minuti a fissare il soffitto con il cuore a seimila) e mentalmente.<br />
Potrei essere anch&#8217;io una madre così? Si diventa così quando si diventa madri? Mia madre spero non fosse così&#8230; Se diventare madri nel mondo odierno vuol dire avere una pressione talmente grande sul proprio ruolo e sull&#8217;incolumità dei propri figli, che si finisce per esser iper-apprensive fino a odiare l&#8217;esser madre, non lo so.<br />
Non sono sicura che lo vorrei un matrimonio con questa rabbia. Come fa a durare un rapporto del genere? Io mi arrabbio a volte, come tutti. Con Edo litighiamo. Ma se gli facessi una così penso che non riuscirei nemmeno più a guardarlo. Sarò io atipica.<br />
Non gliel&#8217;ho ancora raccontata.<br />
Forse&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Periferie esistenziali]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/07/24/periferie-esistenziali/</link>
<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 19:41:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Immaginate una signora anziana, pesante e bassa, attaccata a un muro bianco. Immaginate di percorrer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Immaginate una signora anziana, pesante e bassa, attaccata a un muro bianco.</p>
<p>Immaginate di percorrere un marciapiede che a un certo punto ha come muro laterale proprio questo muro bianco con la signora.</p>
<p>Immaginate che mentre camminate in quella direzione la signora non la vedete perché è un barattolo e le moto parcheggiate sul marciapiede la coprono.</p>
<p>Ora.</p>
<p>La vecchia è uno di quei casi umani da terzo millennio impoverito che sono rimaste vedove e sole e vivono nelle periferie selvagge della città, palazzoni ed extracomunitari, banlieues di degrado e di impotenza.</p>
<p>Strilla. Aspetta che le arriviate davanti e vi strilla nelle orecchie facendovi trasecolare se avevate la sventatezza di camminare assorte e cazzavostrate.</p>
<p>Vuole soldi. I marocchini <em>ladri</em> e <em>bastardi</em> sono entrati in casa sua mentre lei non c&#8217;era e le hanno rubato i soldi. Pensione.</p>
<p>Non è solo grassa, è malata. Dal gesticolare delle mani si nota la mancanza di svariate dita, da ambedue. Da quello che dice ha diabete, male dappertutto, il fegato, il cuore, non può camminare è un caso disperato.</p>
<p>Tira fuori la carta d&#8217;identità e dice di segnarsi l&#8217;indirizzo di andarla a trovare che lei poi ridarà i soldi presi in prestito. Lorenteggio.</p>
<p>Voi.</p>
<p>Dite che siete la persona sbagliata a cui chiedere soldi. Prendete agenda e scrivete indirizzo. Prendete portafoglio, aprite e mostrate gli unici quindici. Estraete e date. Allargate il portafoglio e mostrate il vuoto restante, nella speranza che smetta di chiedere. Dite che farete qualcosa.</p>
<p>Lei.</p>
<p>Continua a urlare appena ne ha la possibilità. Racconta il furto. Il sopruso, la denuncia. Le difficoltà a camminare. Che è appena andata a cercare una lontana parente in via Gorizia che non c&#8217;è perché è in vacanza. Ha bisogno di soldi. Per mangiare, dice. Poi vieni a trovarmi e ti do cento, duecento quando vuoi, tu vieni che a casa ce li ho, te li ridò. E strilla. Madonna mia. E sembra che grida al cielo più che a te. E sembra che aspettava proprio te per potersi finalmente sfogare. E infatti poi dice grazie, mi sei stata come la Madonna. Anche solo con quindici.</p>
<p>Tu.</p>
<p>Chiedi se ce la fa a tornare a casa.<br />
Il portafoglio vuoto e la mente piena di strilli e pianti che ti porti via.<br />
L&#8217;indirizzo.<br />
La preoccupazione per la vita di queste persone. Deboli e disgraziate, in mano a belve sguinzagliate.<br />
La sensazione che le nostre nonne fanno le mendicanti. Grazie al sistema pensionistico e all&#8217;individualismo della vita moderna. Noi, assuefatti in malafede all&#8217;idea pur rassicurante si nasce in ospedale, si muore in ospedale.<br />
Invece il mondo è il solito sciacallo. Si nasce nell&#8217;ingiustizia, si muore nell&#8217;ingiustizia. Affamati e vittime di soprusi.</p>
<p>Chiederle se va in chiesa. Vada dai preti e dalle suore, che aiutano. Lo fanno di mestiere. Ci provi un po&#8217; di più a rivolgersi ai preti.</p>
<p>Lei.</p>
<p>C&#8217;è andata dai preti vicino a casa sua ma non l&#8217;hanno tanto aiutata. Non tutti i preti sono uguali, dice.</p>
<p>Lei.</p>
<p>Grazie, grazie. Mi sei stata come la Madonna. Vienimi a trovare. Dirò delle preghiere, le dirò per te.<br />
Per andare a casa ce la faccio. Prendo la cinquanta.</p>
<p>Tu.</p>
<p>Grazie. Anch&#8217;io pregherò per lei.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cappi d'amante]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/07/03/cappi-damante/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 18:51:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
<guid>http://catatonica.wordpress.com/2007/07/03/cappi-damante/</guid>
<description><![CDATA[Gli dico: &#8220;Non ti devi più permettere di fare il nome di mia madre&#8221;. Se dicessi io a lui]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Gli dico: &#8220;Non ti devi più permettere di fare il nome di mia madre&#8221;.</p>
<p>Se dicessi io a lui tutto quello che penso di sua madre&#8230;</p>
<p>Costantemente sono costretta a parlargli, e di nuovo a parlargli, e poi ad ascoltarlo&#8230; Ma io non ho mica fatto niente di male, non ho mica ammazzato nessuno io. E lui sempre qui che ansima e che vuole, che vuole, sempre col solito cappio. Non è un uomo, è un cappio al collo.</p>
<p>L&#8217;ultima volta che ho provato a pronunciare la parola &#8220;lasciarsi&#8221; sapete cosa ha detto? Se mi lasci mi butto da un ponte con una corda al collo ma prima apro i rubinetti del gas faccio saltare tutto voglio che salti in aria il palazzo non puoi lasciarmi non mi puoi lasciare non puoi!</p>
<p>Ho detto? Un uomo, un cappio.</p>
<p>Asfissia&#8230; Provare a respirare con un&#8217;ombra di fianco, e dietro, e davanti che continuamente ti segue non è esattamente una cosa facile. Non m&#8217;importa quello che dicono gli altri. Io non ci sto. Non è vero che ho paura. È solo che sono abbastanza solitaria. E mi tocca fare certe cose, anche se non vorrei farle. Dovendo scegliere, certo, non lo farei, ma è impossibile, quando ci si trova davanti a queste evenienze, avere la possibilità di scelta, di chi dice: &#8220;Però io potrei sempre cambiare strada, nessuno mi costringe, nessuno mi impone di fare così&#8221;. Magari&#8230;</p>
<p>Magari fossi io quella persona che può parlare con queste esatte parole. A me non farebbe piacere dovere, come mia madre, occuparmi di masticare le cose che poi bisogna dare da imboccare ai figli. Lei l&#8217;ha fatto. Ma lei è fatta così. E quella è la sua vita. E io non sono lei. Non è detto che la mia vita debba essere uguale alla sua vita solo perché sono sua figlia.</p>
<p>E la scelta? E la possibilità di maturare, di crescere, di cambiare? Non è stata forse lei a dire che voleva che noi figlie arrivassimo a raggiungere quei traguardi che lei non ha potuto raggiungere perché era nata nel periodo storico sbagliato? Voleva che noi avessimo tutto quello che lei non aveva avuto, giusto?<br />
E io ce l&#8217;ho.<br />
L&#8217;ho, e la ringrazio tanto per questo. Non vorrei un giorno svegliarmi alla mattina e pensare che mia madre non ha fatto altro che ripetere una frase del genere &#8211; &#8220;Voglio che voi abbiate tutto quello che è mancato a noi&#8221; &#8211; solo per scimmiottatura culturale, solo perché era una frase di quelle che si dicevano, una frase che avevano in mente le nostre madri e i nostri padri e le nostre nonne e i nostri nonni perché non avevano la scelta, la famosa scelta, e non sapevano di cos&#8217;altro parlare, non sapevano cos&#8217;era la felicità, se lo dovevano far dire dagli altri, non sapevano cosa scegliere, non solo non hanno mai avuto la possibilità di scegliere, ma se l&#8217;avessero avuta non avrebbero saputo neanche cosa scegliere, veramente, non vorrei che questa fosse l&#8217;esatta condizione dei miei genitori, frasi dette a casaccio, ripetute, scimmiottate, masticate e mai capite&#8230;</p>
<p>Finalmente ci avete dato l&#8217;istruzione di massa, vorrei dirglielo a mia madre con le parole della Ponzi, e noi con l&#8217;istruzione di massa potrebbe essere che siamo diventate anche migliori di voi, cari genitori, non so se avrei mai il coraggio di dirvelo, o forse sì, ma è così, cari genitori, mi tocca dirvelo. Sono costretta a dirvelo, non lo capite? <em>Costretta</em>.</p>
<p>Quando capirete la parola <em>costretta</em>? Siete stati così tutta la vita, cari genitori, e io non è detto che debba essere come voi ed esattamente uguale a voi solo perché sono vostra figlia. Se scopro delle idee migliori o degli stili di vita migliori, cosa devo fare? Appiattirmi, solo per rispetto ai genitori? Questo insegna la Bibbia? Rispetto vuol dire appiattimento? Vuol dire depressione, costrizione, incarcerazione, imbecillimento?</p>
<p>Io gliel&#8217;ho detto: &#8220;Non ti permettere più di fare il nome di mia madre&#8221;.</p>
<p>Ma è ovvio che se lo fa ancora, scelgo ancora lui. E tu sai perché, mamma. Forse lo sai anche tu, caro papà. Lui è lui, ed è lui il mio destino. Così come il mio destino siete stati e sarete sempre voi.<br />
Ha detto starà attento. L&#8217;uomo cappio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il bacio dell'uomo]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/06/07/il-bacio-delluomo/</link>
<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 18:50:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
<guid>http://catatonica.wordpress.com/2007/06/07/il-bacio-delluomo/</guid>
<description><![CDATA[Perché c&#8217;è questa fissa del bacio degli uomini che stordirebbe le donne fino a lasciarle imbam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Perché c&#8217;è questa fissa del bacio degli uomini che stordirebbe le donne fino a lasciarle imbambolate?<br />
Secondo me è solo una cosa dei telefilm e dei film. L&#8217;ha tramandato il cinema, questo mito dell&#8217;uomo affascinante che prende la donna mettendole una mano dietro la schiena e l&#8217;altra dietro la collottola per darle un bacio che la lascia intontita e anche un po&#8217; rimbecillita. Nei film più vecchi, addirittura, non le dà neanche la lingua: le preme soltanto le labbra fortissimamente, praticamente le fa un male cane, e la poverina resta immancabilmente estasiata come per un&#8217;apparizione della Madonna. Cioè, sono riusciti a inserire un elemento liturgico nel lussurioso bacio! Ecco, come accalappiano la coscienza sempre un po&#8217; bigotta di noi brave boccalone! Bacio che fra l&#8217;altro viene di solito dato dal tipico eroe dei film ovvero il classico tipo poco raccomandabile, che la sa lunga, <em>er polipone</em> con i baffetti e la voce vellutata, l&#8217;incantatore da sbarco di quelli che se non stai attenta ti sfilano anelli e borsetta mentre ti rincoglioniscono con il bacio a mozzafiato!</p>
<p>Ah. Io veramente vorrei che la smettessero con il mito del bacio dell&#8217;uomo. Prima di tutto perché sembra che sia l&#8217;unica cosa sensuale di un uomo, da come lo mettono. Sembra che una donna intorti un uomo solo per poter arrivare al fatidico bacio più potente di una dose di anfetamina. Meglio del sesso! (Ma, adesso che ci penso, mi sa che il bacio s&#8217;intende come preludio <em>scenically correct</em> del sesso). E tutte le conversazioni, gli sguardi, gli sfioramenti, i gesti, le parole sussurrate, i regali, le visite&#8230; tutte le cose che le donne vogliono veramente? Perché così &#8211; ci tengo a ribadire il mio pensiero &#8211; si propugna una figura della donna che da un lato l&#8217;unico interesse che riesce a trovare nell&#8217;uomo è l&#8217;orgasmo (che sia <em>bacico</em>, <em>clitorideo</em> o <em>vaginale</em>), dall&#8217;altro la sminuisce ancor di più perché la donna di suo non è che mette le cose in chiaro sin dall&#8217;inizio, come invece fa il maschio che vuole arrivare a quello che infatti lo fa capire senza storie, ma anzi, siccome la donna, si sa, è ingannevole, falsa e mentitrice, si finge finta pudìca, fa la ritrosa e se la fa pregare. Quindi, scusatemi tanto ma stride un po&#8217; lo stereotipo del bacio maschile unica meta della donna, alla quale la donna regolarmente si abbandona con voluttà una volta arrivata lì, tanto da non capire più nulla e concedendosi totalmente a lui. Bell&#8217;immagine. Sostanzialmente è come dire: mia moglie basta che trovi uno che la bacia che potrebbe anche non capir più niente e andarsene dietro a quello! Per continuare quello che stavo dicendo: stride. Essì, stride, perché se un bacio vale tutto un corteggiamento, e se l&#8217;obiettivo è solo arrivare lì, allora tutte le ritrosie, le moine, le piccole concessioni e le altrettanto piccole ritrattazioni, i paletti morali (storia seria, mi ami o non mi ami, sposami, ecc.) messi dalla donna si scoprono ancora di più come trame e tranelli falsi e senza alcun fondamento oltre che privi di qualsivoglia utilità! Che la donna sia menzognera lo sapevamo e non fa certo onore al genere a cui mi pregio di appartenere, ma il mito del bacio dell&#8217;uomo (che ovviamente è invenzione degli uomini!) fa apparire la donna ancor più demente perché lussuriosa e perditempo, perniciosa e cattiva. Non è giusto!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vecchie persone ci deludono]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/05/04/vecchie-persone-che-ci-deludono/</link>
<pubDate>Fri, 04 May 2007 13:14:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mi chiama la Morgo, un&#8217;amica di mia mamma alla quale ero molto legata quando ero piccola. Di p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mi chiama la Morgo, un&#8217;amica di mia mamma alla quale ero molto legata quando ero piccola. Di pomeriggio veniva spesso a casa nostra quando la mamma ha fatto il periodo da casalinga per star dietro a me e a mia sorella, e ce la ritrovavamo spesso anche a cena. Anche lei era casalinga ma con la passione della pittura, disegnava da Dio e faceva sempre qualche disegno, alcuni li conservo ancora. Spesso giocavamo a carte o a giochi da tavolo. Crescendo, sono anche andata spesso con lei a teatro o a concerti. Per un sacco di anni ho passato una o due settimane, a seconda, nella casa che aveva nella campagna emiliana dove lei stava sempre praticamente tutta l&#8217;estate.<br />
È più vecchia di mia madre. Si sono conosciute all&#8217;università, dove lei frequentava dei seminari di filosofia e teologia e sono diventate amicissime. Ha tre figli: uno è fotografo, uno ha una ditta di edilizia e la più giovane lavora in pubblicità.<br />
Be&#8217;. La Morgo dopo anni che non la sentivo devo dire che l&#8217;ho sentita proprio invecchiata e un po&#8217; rincoglionita. La cosa mi ha dispiaciuto molto perché ho sempre avuto una grande stima per lei, e mi dispiace adesso pensare queste cose.<br />
Mi dice che non me la devo prendere per il lavoro che ho perso, che se sono depressa mi può aiutare lei, che vuole vedermi sorridere e che devo cercare di tirarmi fuori il prima possibile dalla depressione. Ma io il lavoro l&#8217;ho perso tre anni fa, ed è da un anno e mezzo ormai che ne ho trovato un altro.<br />
Cioè: mi parla di una cosa successa tre anni fa, e soprattutto io sto benissimo! Si è proprio rincoglionita. Ma cosa pensa? Che sono rimasta esattamente come l&#8217;ultima volta che mi ha visto? Ma io mi stupisco che certa gente possa essere così stupida, sarà la vecchiaia, veramente. Ma non è che si sente vecchia e sola e ha bisogno di sfogarsi su qualcuno dicendogli che ha bisogno d&#8217;aiuto? Io non so cosa fare non so come dirglielo, però non posso permettere a una persona che non vedo da così tanto tempo di farmi di queste telefonate e letteralmente insultarmi al telefono dicendomi tirati su, fatti curare, voglio vedere un sorriso, come se fossi ancora una bambina. Se questa persona mi vedesse e capisse la vita che ho fatto negli ultimi tre anni probabilmente si renderebbe conto che è lei, probabilmente, quella che ha bisogno d&#8217;aiuto.<br />
Purtroppo i vecchi quando diventano vecchi tornano bambini e questo non sarebbe neanche un male, se non pretendessero di trattare te come un bambino. Quanta stupidità. Lasciatemelo dire. Cara Morgo, non te la prendere a male, niente di personale: purtroppo però ci sei dentro anche tu.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Due categorie]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/02/04/due-categorie/</link>
<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 18:02:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mio nonno diceva: &#8220;Gli uomini si dividono in due categorie. Quelli a cui non piacciono le cose]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mio nonno diceva: &#8220;Gli uomini si dividono in due categorie. Quelli a cui non piacciono le cose perché non riescono a capirle, e quelli che le capiscono e proprio per questo gli fanno schifo.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Barbone e pagliaccio]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/02/03/barbone-e-pagliaccio/</link>
<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 16:33:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non riesco nemmeno a immaginare cosa succederebbe se tutte le persone che vivono in questa città fos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non riesco nemmeno a immaginare cosa succederebbe se tutte le persone che vivono in questa città fossero come il tipo che ho incontrato stamattina.</p>
<p>Mentre mi sto avvicinando alla fermata del tram ho il tram che prosegue a passo d&#8217;uomo di fianco a me e sta arrivando proprio in quel momento anch&#8217;esso alla fermata. Alla fermata, un tizio strampalato con un braccio dritto in aria fa dei gesti da vigile urbano come se stesse dicendo al tram: &#8220;Vieni avanti. Circolare&#8221;. Gli manca giusto il fischietto da capotreno. Mi dico: &#8220;Ecco un altro svitato&#8221;.<br />
Lo svitato sale sul tram. Io subito dietro di lui. Appena salita sento che dice, con una parlata da amicone milanese, che mi fa capire che non è né straniero né completamente pazzo: &#8220;Che sigaretta è quella lì, di plastica?&#8221;. Probabilmente è solo un uomo che soffre, che ha bisogno di farsi notare e per questo fa il pagliaccio. Mi giro e noto che colui cui il pazzo ha rivolto la parola, sedendovisi accanto, è un ometto dall&#8217;aria non troppo fiera che ha in bocca una di quelle finte sigarette per perdere il vizio del fumo per gradi.<br />
Guardo il pazzo e mi accorgo che ha gli occhi azzurri. I capelli sono di un biondo non troppo chiaro, ma forse è solo sporcizia. La cosa che si nota di più sono i denti marci e diradati, perché continuando a tenere il suo comizio ha sempre le fauci spalancate. Se non fosse per i denti, e per i pantaloni sporchi e unti che mostrano chiaramente che non dorme sotto un tetto, sarebbe neanche ripugnante. Si vede che è un uomo che ha un passato, un passato da persona rispettabile. Smetto di guardarlo e mi faccio gli affari miei, ma continuando ad ascoltare. A un certo punto, parlando del vizio del fumo, dice: &#8220;Mio padre&#8221;. Mi rigiro mentre dice: &#8220;Mio padre era un fumatore moderatissimo&#8221;. Calca sulle <em>s</em> di &#8220;moderatissimo&#8221;. In quel momento gli guardo di nuovo gli occhi e provo compassione. Lui lo capisce e per una frazione di secondo si deprime. Lo noto solo io perché lui continua, per non far notare a nessuno questa debolezza, il suo numero da pagliaccio declamatore che sentono tutti nel tram.</p>
<p>Questo pazzo in realtà l&#8217;avevo già visto una volta in via Liberazione, sempre a una fermata di tram. Io stavo andando a un appuntamento importante ed ero tutta concentrata. Lui era sbucato all&#8217;improvviso e si era messo a cantare &#8220;O mia bela madunina&#8221; a squarciagola ponendosi di fronte alle varie donne e importunandole in questo modo. A me, complice il fatto che avevo altre cose per la testa, aveva fatto irritare e già allora l&#8217;avevo fissato negli occhi più che altro per capire cosa c&#8217;era in quella testaccia malata, e per fargli capire che non avevo paura di lui, non avevo paura di uno che se la prende con le donne e le vecchie. La mia era passata per arroganza ed era stata controproducente perché non aveva fatto altro, in un momento in cui non ne avevo proprio bisogno, che attirarlo a me e facendolo venire a cantare. Si era messo a un metro da me continuando a cantare. Io avevo sostenuto lo sguardo.<br />
Facevo così anche perché, prendendolo per poveretto bisognoso di attenzione, credevo che dandogli l&#8217;attenzione necessaria poi avrebbe smesso, soprattutto di importunare le donne e le vecchie. Ma poi, comprendendo che non aveva intenzione di smettere ma anzi che probabilmente stava solo cercando il pretesto per prendersela con qualcuno, e litigare, mi ero talmente irritata che avevo incominciato a tremare di rabbia. Lui, per un attimo, percependo la rabbia, aveva abbassato le orecchie e si era spostato, togliendomisi da davanti. Poi, passeggiando per lo spazio della fermata sempre cantando, non appena non aveva più avuto il mio viso rabbioso sotto gli occhi, si era reso conto di quello che era successo e si era vergognato di aver ceduto davanti a una donna, ed era tornato indietro con l&#8217;intenzione di replicare, più che continuare, i suoi importunamenti.<br />
Cosa che non avrei sopportato. Pur di non fare una scenata, dato che mi conosco, presi e andai via. Camminai per quindici minuti e mi recai alla fermata di un altro tram, che mi avrebbe portato non lontano da dove dovevo andare. A causa del pazzo rischiai di arrivare in ritardo. Ma il problema è che rimasi irritata tutto il giorno, ripensando al triste importunatore di brave persone.</p>
<p>Oggi, quando l&#8217;ho rivisto, non mi sono accorta che era lui fino a quando non l&#8217;ho guardato in faccia. Ero già sul tram. Probabilmente va in giro tutto il giorno per Milano, è un barbone conosciuto, pagliaccio famigliare. Viene scusato ma non dovrebbe essere scusato, dovrebbe essere curato. Visto che non ha problemi a parlare di sé, sarei curiosa di incontrarlo di nuovo e sentire la storia di come è diventato pazzo.<br />
Peccato che fra un mese sono di nuovo a Torino.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Sono rimasta seduta più di dieci minuti a pensarci]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/09/04/sono-rimasta-seduta-piu-di-dieci-min-a-pensarci/</link>
<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 17:07:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Donato (nome fittizio), un mio amico della Calopresti (nome fittizio), mi ha appena lasciata di sass]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Donato (nome fittizio), un mio amico della Calopresti (nome fittizio), mi ha appena lasciata di sasso. Non ci posso credere.</p>
<p>Mi ha raccontato una cosa della sua vita che non mi sarei mai aspettata. Lo sapevo che aveva dei problemi, ma li avevo sempre catalogati come stranezze sue. Dopotutto, è avvocato!<br />
Donato è un tipo che non riesce a trattenere quello deve dire, quello che pensa dice, e ha un livello di mancanza di tatto che difficilmente mi è capitato di incontrare in vita mia. Personalmente, lo trovo indispensabile. Con tutto quel parlare e lo sparlare su tutto e di tutti, compresi i presenti il più delle volte, non si rende neanche conto che può toccare delle zone sensibili di persone varie. Spessissimo infatti coglie nel segno. Quante volte l&#8217;ho visto, in situazioni in cui non ci si aspetta critiche così violente, lasciare una persona, magari appena conosciuta, sbeffeggiata e scontenta.<br />
Non è un caso che abbia pochi amici, praticamente nessuno. Senza la sua famiglia non so cosa farebbe. Ancora oggi è molto attaccato a loro.<br />
Io sono una delle poche persone che lo capiscono. Lui è così. Semplicemente, non si rende conto.<br />
Quando parla lui dice esattamente ciò che vede. È come se ci fosse collegamento diretto tra il mondo esterno e la bocca, mentre il cervello è completamente bypassato. È come se non ci fosse neanche, il cervello. Il suo parlare è un flusso continuo di sensazioni che scivolano in testa e subito escono dalla bocca. Data la professione che fa, parla anche abbastanza forbito. Certe volte è proprio un piacere ascoltarlo. Anche se è decisamente logorroico.</p>
<p>Io, dicevo, sono sua amica e lo conosco bene. Ho imparato a sfruttare il suo dono di non avvertirsi di quando dice cose indelicate. Fa così proprio per un suo candore innato che contrasta anche parecchio col suo aspetto esteriore di invecchiato precoce e maniaco depressivo. In realtà è, appunto, abbastanza candido. A patto che non lo si lasci solo. In quel caso diventa scorbutico ai limiti del bestiale. Non c&#8217;è la fa proprio. Figuriamoci. Coll&#8217;alto tasso di logorroicità che si ritrova, ogni volta che è costretto a stare zitto gli vengono i bubboni pestilenziali. Penso che non abbia mai fatto una riflessione solitaria in tutta la sua vita.<br />
Ma queste sono mie supposizioni. Peraltro non sono neanche tanto supposizioni, in quanto molte di queste cose sul suo modo di essere me le ha dette lui di persona, durante alcune delle lunghe chiaccherate in cui parliamo tutta la notte con sigarette e birra sulla pancia.</p>
<p>Donato stavolta mi ha confessato uno dei suoi segreti più grandi, un problema che ha da quando, finita l&#8217;università, è andato a vivere da solo.<br />
Ho sempre saputo che soffriva di insonnia. E infatti è proprio il classico tipo che visto da fuori, per chi non lo conosce, lo si può scambiare o per un pedofilo o in alternativa per uno che soffre d&#8217;insonnia. Poveretto&#8230;</p>
<p>Mi ha raccontato l&#8217;origine della sua insonnia. (Io avevo sempre pensato che fosse per via della solitudine, dato che, essendo, secondo me, gay, non si è mai trovato una donna e neanche se n&#8217;è cercata una). In pratica, dice che quando ha cominciato a vivere solo, dopo un po&#8217; ha iniziato ad avere incubi, spesso, relativi soprattutto ai libri che, lettore famelico e onnivoro, legge a centinaia.<br />
Finalmente è riuscito a confessare la cosa anche al suo analista, dice. Prima d&#8217;ora non ci era mai riuscito. Si vergognava. (Figuriamoci con me).<br />
In pratica era finito dopo un po&#8217; ad avere incubi tutte le notti, tanto che era ossessionato e aveva sin paura ad andare a letto. Dice che essendo solo, dopo essersi sfinito a leggere, non ci voleva molto perché quasi sognasse a occhi aperti, cioè pur non dormendo. Sentiva le voci&#8230; Appena mi ha detto questa cosa me lo sono visto in un&#8217;immagine che mi ha fatto vergognare per lui. Non dovrei dirlo, ma è così. Me lo vedo seduto sul letto che esita a spegnere la luce. Tra l&#8217;altro, mi aveva già accennato una volta alla paura del buio. Io avevo fatto finta di niente e lui non ne aveva più parlato. Ma adesso che racconta queste cose i conti tornano.</p>
<p>Non è del buio che ha paura, ha paura di se stesso. Ha paura di quello che il suo cervello gli produce quanto è iperattivo come succede quando si legge anche un libro al giorno, o più libri allo stesso tempo, come fa lui. Considerato, poi, che è appassionato di tutti i generi possibili e immaginabili che possono creare fantasmi tipo horror o fantascienza, posso ben capire che uno con un cervellone come il suo (in effetti ha una fronte parecchio ampia, la quale mi ha sempre impressionato) non può che essere perseguitato dal bisogno di parlare di tutto quello che gli passa per la testa.<br />
Tutto quello che gli entra in testa lui non lo elabora ma lo deve mettere fuori subito, altrimenti s&#8217;intasa e rimane lì. Con un cervellone così, me lo immagino poverino a battagliare con enormi quantità di dati immagazzinati che non riesce a gestire, e che prima o poi hanno il sopravvento.</p>
<p>Solo che io non posso certo fargli da interlocutrice tutto il tempo. Si deve abituare a mettersi a dieta di libri oppure, non so, aprirsi un blog e scrivere delle recensioni, o le impressioni che gli vengono sui libri che lo colpiscono. Lui dice di non essere il tipo che scrive. È più per l&#8217;orale, l&#8217;avvocato. Di questo blog qui non gli ho detto niente perché questo in particolare non lo conosce nessuno. Ma ne ho un altro da tempo (non dico di più!) che lui conosce. Eppure continua a ripetere che almeno per ora la cosa dei blog non gli interessa. Gli ho detto che ci vogliono tre secondi ad aprire un blog. Lui niente. Non ne vuole proprio sapere.</p>
<p>Vabè. Al limite secondo me gli tocca mettere da parte qualcuna delle sue attitudini caratteriali peggiori, e imparare ad affinare la lingua avvocatesca tagliente almeno quando è con amici. E soprattutto dovrebbe imparare, quando gli sale alla gola una parolaccia, a contare a fino a dieci prima di dirla, e poi cambiarla in qualcos&#8217;altro. Se proprio non riesce a trovar niente, va bene anche una parolaccia analcolica tipo &#8220;scemata&#8221;, o &#8220;bischero&#8221;, o &#8220;sedere&#8221;.<br />
(Le parolacce che dice sono la cosa che mi piace meno di lui. Quando litiga &#8211; spesso &#8211; ne dice brutte e violente, e lascia sempre allibito chi è presente, ma è talmente strano che nessuno lo riprende. Fanno tutti spallucce. Probabilmente in queste occasioni la maggior parte delle persone se lo ritrae con piacere ospite di una casa di cura mentale. E purtroppo mi sa che su una cosa così, se non è riuscita a far niente nemmeno la famiglia, che pure è rispettabilissima, i genitori sono entrambi professori&#8230;<br />
Quando litiga è proprio un bambino. Peccato che ne ha più quaranta che trenta, e gli interlocutori altrettanto.)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[100 nuovi modi per ammorbare la vita al prossimo]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/07/02/100-nuovi-modi-per-ammorbare-le-vite-del-prossimo/</link>
<pubDate>Mon, 02 Jul 2007 16:29:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mania degli sms sta iniziando seriamente a stancarmi. L&#8217;altra sera, in treno, tornando da B]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La mania degli sms sta iniziando seriamente a stancarmi.</p>
<p>L&#8217;altra sera, in treno, tornando da B*** ho ascoltato una conversazione fra due ragazzini. Non li vedevo, erano seduti nei sedili dietro a me.</p>
<p>A un certo punto uno dei due, che evidentemente mentre l&#8217;altro parla sta giocherellando col cellulare, interrompe e fa: &#8220;Come non c&#8217;è spazio per nuovi emmemmesse? Zero!&#8221;. L&#8217;altro è piuttosto cortese: &#8220;Ah sì? Li hai finiti?&#8221;, e dimenticando le cose che sta dicendo si mette a dar consigli su come ricaricare al più presto il telefonino. Questi due ragazzini mi sono sembrati molto accondiscendenti uno con l&#8217;altro. Dalla quantità di dettagli di ciò che si raccontavano si capiva che non erano amici di lunga data ma si capiva che stava nascendo un&#8217;amicizia. Li ho invidiati. Giovani, candidi, spensierati.</p>
<p>La calamità degli sms non è che si è abbattuta sulle generazioni dei bambini, che quello posso anche accordartelo. C&#8217;è gente di quaranta e passa anni che non può fare a meno del telefonino in mano mentre fa qualsiasi cosa, segnatamente mente parla con la gente, segnatamente mentre parla con me. Segnatamente c&#8217;è anche gente che passa il proprio tempo a tempestare gli altri di sms. Segnatamente a tempestare me di messaggi. Non dirò chi. Dirò solo che questa persona passa per affabile e matura mentre invece ha solo preso al volo la svolta epocale del telefonino per trasferire su esso tutte le psicosi e i tic, le insicurezze e le inadeguatezze sociali. In pratica mentre parla faccia a faccia con la gente tiene in mano il telefonino, costantemente pronto a ricevere una chiamata.</p>
<p>Non gioca come fanno i bambini. Penso sia perché è abbastanza sveglio da non farsi cuccare in flagranza di comportamenti troppo esplicitamente infantili. Ciononostante i suoi comportamenti con telefonino alla mano sono in tutto e per tutto patologici. È inevitabile che le persone di questo calibro di malattia mentale siano tutte ammanicate con me o imparentate con me? Io trovo sbagliato che con la scusa della tecnologia e del progresso, adesso ci siano persone profondamente disturbate che pensano sia regolare mandare piogge di sms solo perché ce n&#8217;è la possibilità. O chiamare il prossimo ogni due minuti. Non è che perché hai il telefono e te lo puoi portare nella tasca della giacca allora devi stressarmi l&#8217;anima a me che sono chissà dove in città!</p>
<p>Questa mania degli sms è follia&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[In pace]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2007/02/03/in-pace/</link>
<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 07:01:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sempre la stessa gente, le stesse&#8230; urge uno spazio privato. Appena qui fuori, a distanza di un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sempre la stessa gente, le stesse&#8230; urge uno spazio privato. Appena qui fuori, a distanza di un sussurro, il mondo sembra non fare altro che litigare, urlare, e io ne ho piene le scatole. Una volta tanto che non riguarda me, lasciatemi in pace. Oggi è sabato, lasciatemi in pace. Mi sono svegliata presto per poter sbrigare un po&#8217; delle &#8220;cosine mie&#8221; (Gae docet) in santa pace. Anime contorte sembra ti vogliano piantonare fin dentro casa. Ma questa è casa mia. Ma in che mondo viviamo? Io voglio che stiano fuori da casa mia. Io non vi vengo a cercare. Il cerchio si stringe, lo sento. Ma cosa vi ho fatto? Che cosa volete mai da me? Io non ho fatto proprio niente! Non ho iniziato io. Io mi sono sempre fatta gli &#8220;scudisciazzi&#8221; miei.</p>
<p>Tensioni, inquietudini e fastidio. Aspirina. Almeno oggi che è sabato, lasciatemi in pace. Corro il rischio di ripetermi, in questo primo post. Chi se ne frega. Qua voglio scrivere proprio tutto quello che voglio, come voglio senza preoccuparmi di niente.</p>
<p>Stringere il cuore e nasconderlo per non far vedere alla gente. Metterlo in borsa, in mezzo alla confusione, dimenticarsi se lo si è preso prima di uscir di casa. Mi chiedo se non è il caso di dare una sistemata, alla borsa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rendersi conto di cose]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2006/08/02/rendersi-conto-di-cose/</link>
<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 21:26:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Guardando Indiana Jones e il tempio maledetto mi sono resa conto di alcune cose sulla relazione tra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Guardando <em>Indiana Jones e il tempio maledetto</em> mi sono resa conto di alcune cose sulla relazione tra il Massimo e me.<br />
La verità è che il Massimo non ha mai avuto intenzione di lasciare la Sere. Era troppo comoda per lui. Con me ha solo giocato. Centinaia di volte mi ha invitato a uscire coi suoi amici, a partecipare al corso di tango argentino, ad andare a fare le vacanze con lui e il suo gruppo. Durante queste cose ha sempre colto l&#8217;occasione per flirtare con me, tanto che io mi chiedevo se fosse giusto si comportasse così mentre era fidanzato. Probabilmente è stato proprio grazie a questi flirtamenti che mi ha agganciato e mi ha aggravato la cotta per lui. È probabile che avessi una leggera cotta, ma lui l&#8217;ha aggravata tenendomi appesa all&#8217;amo mentre intanto se ne stava con la sua Sere. E io a sentirmi in colpa perché mi sentivo adultera che mi interessavo all&#8217;uomo di un&#8217;altra. Una cosa che mi faceva sclerare, soprattutto dopo la mia esperienza con Manuele (l&#8217;ex storico), che mi aveva lasciato per andare con una che aveva conosciuto in un periodo in cui litigavamo sempre e le cose non andavano bene fra noi. Dopo tutto quello che avevo sofferto, non avrei mai potuto assumere io la parte della donna che porta via l&#8217;uomo a un&#8217;altra, non ce l&#8217;avrei fatta. Così mi sono sentita in colpa per anni per la cotta che avevo per il Massimo, e per la voglia che avevo di vederlo. Oggi scopro che lui in me vedeva una specie di diversivo, un&#8217;ancora di flirtaggio che rendeva più tollerabile la sua monotona relazione con la Sere, con la quale ad oggi sono insieme da nove anni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'amico ritrovato maleducato]]></title>
<link>http://catatonica.wordpress.com/2006/08/01/vecchi-amici-nuovi-problemi/</link>
<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 20:20:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>catatonica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non posso credere che Massimo mi tratti in questo modo. Ci conosciamo da un sacco di tempo e da quan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non posso credere che Massimo mi tratti in questo modo. Ci conosciamo da un sacco di tempo e da quando abbiamo iniziato a risentirci le cose stanno andando malissimo. Mi sono fatta risentire io dopo che per un sacco di tempo non mi ero più fatta sentire. All&#8217;inizio sembrava che le cose andassero bene. Sembrava che anche lui avesse voglia di vedermi. Poi ho scoperto che si è appena lasciato con la Sere, la sua ragazza di sempre. Allora mi sono salite subito alla testa tutte le cose che avevo tenuto nascoste per tutti questi anni. Queste cose volevo cogliere l&#8217;occasione di questo revival per dirle finalmente al Massimo. Ma ora la questione si è fatta molto più delicata. Adesso che non è più fidanzato, dirgli queste cose potrebbe portare a delle conseguenze reali. Non sono neanche riuscita a capire che intenzioni ha, se è pronto per entrare in un&#8217;altra relazione o se non vuole farlo subito. Magari vuole aspettare, è comprensibile. Il fatto è che non sono ancora riuscita a parlargli. Non ne ho materialmente avuto il tempo. Non so a chi raccontarla questa cosa, ma ho bisogno di dirla a qualcuno perché mi sta trattando veramente malissimo. Non avrei mai creduto che uno come il Massimo potesse trattarmi così. In effetti è cambiato rispetto a quando l&#8217;ho conosciuto, non tanto, in effetti, dall&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto, circa tre anni fa. Posso dire che in qualche modo sono stata testimone del suo processo di cambiamento, anche se per tappe rarefatte. È diventato una persona di una maleducazione incredibile, non risponde alle chiamate né ai messaggi. A un certo punto, quasi subito, mi sono confrontata con lui dicendogli che se il mio rifarmi vedere dopo così tanto tempo dopo esser sparita nel nulla senza farmi più sentire non gli andava bene e non era interessato a vedermi, non doveva far altro che dirmelo. Lui ha cominciato a tirar fuori argomenti pesissimi sul fatto che ultimamente non ragiona bene, ha troppe cose da fare e ha preso impegni con troppe persone, ha troppe cose per la testa e troppo lavoro da fare, anche ora che sono iniziate le vacanze, e quindi spesso non ha voglia di rispondere al telefono e che il telefono ha iniziato a odiarlo. Dice che ultimamente ha dimenticato le regole di rapporto con le persone e non riesce a comportarsi decentemente con nessuno, tratta male tutti. Io gli ho detto che non m&#8217;importa cosa fa con gli altri, a me interessa solo come si comporta con me. Che se gli lascio una chiamata o gli mando un messaggio e lui non risponde entro sera mi fa arrabbiare talmente tanto che mi vien voglia di cancellare il suo numero dalla rubrica, cosa che sono anche stata vicinissima a fare e gliel&#8217;ho anche detto. Lui ha detto che non ce l&#8217;ha con me, ma in generale, come prova anche il fatto che molti suoi amici sono arrabbiati con lui, si sta in questo periodo comportando male con molte persone, praticamente tutte quelle che hanno un rapporto d&#8217;amicizia o di lavoro con lui. È anche andato in pensione suo padre quindi adesso se lo trova in casa a tutte le ore che gli fa prediche, lo vuole a pranzo a casa e gli rompe le palle su qualsiasi cosa. Io, che volevo dirgli della specie di cotta che ho sempre avuto per lui, che mi ha sempre fatto avere difficoltà a gestire il nostro rapporto d&#8217;amicizia, non ci sono ancora riuscita, e questo mi fa imbestialire: pensavo proprio che questa potesse essere la volta buona. Non so cosa fare, sono abbastanza giù di morale. Questo nuovo rapporto non me l&#8217;aspettavo, mi tiene appesa senza sapere come si svilupperà e allo stesso tempo è come se ci fosse una barriera di incomunicabilità per cui tutte le cose che avrei da dire (e sono sicura ci siano molte cose da dire anche dall&#8217;altra parte) sono costretta a tenermele dentro senza possibilità di comunicarle. È una situazione davvero complicata, come devo fare mannaggia? Spero che qualcuno mi scriva un commento che mi aiuti a capire come mi devo comportare. Devo sopportare in silenzio o lo devo pressare? Il fatto è che, come già mi è parso di capire, se lo presso rischio di perderlo e di renderlo ancora più ostile nei miei confronti, non perché ce l&#8217;ha con me in particolare ma perché è diventato insofferente a tutte le pressioni. Se qualcuno ha qualche consiglio da dare è il benvenuto. Se la situazione non è chiara, è perché l&#8217;ho scritta buttando più che altro fuori la lamentela per lo stato di cose, ma posso fornire maggiori dettagli per far capire come stanno le cose e quali sono le tappe della conoscenza fra me e il Massimo.</p>
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