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	<title>liberismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/liberismo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "liberismo"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 23:30:25 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Ma quei ricchi indifferenti siamo proprio noi]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/30/ma-quei-ricchi-indifferenti-siamo-proprio-noi/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:44:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Maschio Angioino di Napoli dove si è discusso di contrasto alla povertà. L&#39;Europa appare a mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="color:#800000;"><strong></strong></span></div>
<p><span style="color:#800000;"><strong></p>
<div id="attachment_1627" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/napoli_maschio_angioino.jpg"><img class="size-medium wp-image-1627" title="Una immagine del Maschio Angioino di Napoli" src="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/napoli_maschio_angioino.jpg?w=300" alt="" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maschio Angioino di Napoli dove si è discusso di contrasto alla povertà. L&#39;Europa appare a molti nel pianeta come una fortezza in più, e lo è nella misura in cui difende posizioni acquisite. Ma è anche uno spazio al cui interno si sta avviando la sperimentazione di una economia sociale di mercato basata sulla conoscenza e su un equilibrio avanzato tra le aree e le realtà sociali che la compongono.</p></div>
<p>Al Forum della Società Civile di Napoli interventi bipartisan hanno affermato che la lotta alla povertà è in cima all&#8217;agenda degli impegni di conservatori e progressisti, ma la crescita delle ineguaglianze racconta un&#8217;altra storia, strettamente intrecciata allo stile di vita dominante</p>
<p></strong></span></p>
<p>Al vertice della società civile che si è svolto al Maschio Angioino di Napoli venerdì 26 e sabato 27 novembre, anche politici ed amministratori sono intervenuti. Aprendo la prima giornata dei lavori Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli, ha presentato i problemi della povertà come un tema su cui si concentra una attenzione bipartisan e così anche gli altri interventi istituzionali.</p>
<p>L&#8217;evento ha ovviamente manifestato la sua identità europea, con un messaggio del Capo dello stato Napolitano sulla necessità dell&#8217;innovazione e del rafforzamento del welfare dell&#8217;Unione. Non sono mancati i riferimenti alla situazione regionale campana, Bassolino ha reso noto che saranno investiti 150 milioni di euro derivanti dai beni confiscati alla camorra.</p>
<p>Alcuni degli amministratori intervenuti, come l&#8217;assessore  alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, Giulio Riccio, hanno messo in relazione la grave congiuntura economica europea, con 78 milioni di persone a rischio di povertà nell&#8217;Unione , e le difficoltà ulteriori di paesi come l&#8217;Italia che non hanno strumenti efficaci di sostegno al reddito.</p>
<p>Gianni Pittella (PD), uno dei vicepresidenti del Parlamento Europeo, ha auspicato risposte forti da parte dei governi nazionali, ricordando il bisogno di supporto della microimpresa, ed ha chiesto la tassazione delle rendite finanziarie come misura di giustizia sociale.</p>
<p>Apprezzabile la comprensione del fatto che la redistribuzione è una misura progressista e non un esproprio bolscevico, specialmente quando c&#8217;è una crisi i cui prodromi sono stati sfruttati da circuiti che hanno enormi disponibilità finanziarie e le cui perdite (sempre relativamente ai detentori di rendite) sono state pagate dagli stati con le risorse che altrimenti avrebbero potuto essere destinate all&#8217;emancipazione sociale negli stati colpiti più duramente. Ma il PD non è stato affatto estraneo alla promozione del liberismo e della privatizzazione del pubblico (con annessa socializzazione delle perdite private) negli ultimi quindici anni.</p>
<p>Tajani (PDL), vicepresidente della Commissione Europea, ha ricordato che molti capi di stato erano assenti al vertice della Fao. Nel corso del Forum della Società Civile di venerdì è giunta la notizia del suo nuovo incarico (Commissario all&#8217;Industria) nel governo europeo. Tajani ha detto che serve un aiuto maggiore da parte dei paesi ricchi e che l&#8217;immigrazione massiccia è   altrimenti un fenomeno strutturale.</p>
<p>Certo però che il PDL non è una forza che ha stimolato molto la redistribuzione, anzi.  Ma il punto poi è che la negazione della redistribuzione risiede direttamente nella società europea, la UE ha una agenda attenta alle aree del mondo in difficoltà, i governi nazionali possono stanziare fondi ma il livello di vita acquisito, anche qui a sinistra, è duro a morire ed i cittadini di solito chiedono proprio che non cali, che è quello che concretamente dovrebbe fare per una politica ambientale e sostenibile anche dal punto di vista della redistribuzione tra le varie aree del mondo. I consumi di elettricità, l&#8217;uso diffuso di ogni sorta di elettrodomestici, garanzie sociali tutto sommato elevate sono fatti che, la popolazione almeno istintivamente lo percepisce, derivano da rapporti di forza che vengono difesi così con una delega sostanzialmente democratica da parte degli elettori nelle nostre società.</p>
<p><strong>Aldo Ciummo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La tragedia dei conigli. Ovvero come ti piego le regole per venderti un'idea.]]></title>
<link>http://joystickribelli.wordpress.com/2009/11/26/la-tragedia-dei-conigli-ovvero-come-ti-piego-le-regole-per-venderti-unidea/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:00:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>rossarossana</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Tragedy of the bunnies” è l’esempio più classico di cosa vuol dire cercare di imbeccare il giocator]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>“<a href="http://www.bunnygame.org/game/BunnyGame_content.html">Tragedy of the bunnies</a>” è l’esempio più classico di cosa vuol dire cercare di imbeccare il giocatore. Lo scopo sarebbe anche onorevole: cercare di spiegare ai ragazzini la teoria della “tragedia dei beni comuni”. Secondo Garret Hardin,  microbiologo ed ecologista, se lasciati liberi di agire, i singoli tendono ad approfittare delle risorse naturali fino a distruggerle.</p>
<p>Un cacciatore tenterà di uccidere il maggior numero possibile di conigli selvatici, consapevole che i suoi colleghi faranno altrettanto. Se gli animali sono troppo pochi, o i cacciatori troppi, si arriverà alla tragedia. Bisognerà iniziare a nutrirsi di bacche. Questo è quanto dice la teoria, che non offre soluzioni al problema. Questo è quanto accade nel primo livello del gioco. Intuitivo, razionale e con diverse riprove nella realtà.</p>
<div id="attachment_107" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://joystickribelli.wordpress.com/files/2009/11/immagine.jpg"><img class="size-medium wp-image-107" title="Immagine" src="http://joystickribelli.wordpress.com/files/2009/11/immagine.jpg?w=300" alt="" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Tragedy of the bunnies</p></div>
<p>Cambia la scena. L’intero campo di gioco è recintato, i conigli  suddivisi in gruppi uguali tra i tre  giocatori. Le bestiole sono così contente che iniziano a riprodursi, cosa che prima si erano dimenticate di fare. Quasi intuitivo,  e quasi razionale. Non necessariamente obbligato.</p>
<p>Potevamo andare a parlamentare con i nostri due rivali e stabilire regole comuni. Si sono dimostrati razionali, tanto che hanno diviso equamente con noi i conigli. No. L’opzione non è contemplata.</p>
<p>Nelle spiegazioni, in piccolo e in un&#8217;altra pagina, i nostri amici sviluppatori spiegano che sì, ci avevano pensato anche loro, a questa trovata dell&#8217;accordo tra pari. Ma secondo loro non funziona. Meglio lasciarla perdere e recintare tutto.</p>
<p>Chissà cosa ne pensano del protocollo di Kyoto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Privatizzazione acqua, protesta notturna della Destra a Bologna - da "Il Velino News"]]></title>
<link>http://gibobononia189ac.wordpress.com/2009/11/26/privatizzazione-acqua-protesta-notturna-della-destra-a-bologna-da-il-velino-news/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:45:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>gibobononia189ac</dc:creator>
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<description><![CDATA[Clicca sull&#39;imagine per ingrandirla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_2589" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/ilvelinoacquapubblica.jpg"><img class="size-full wp-image-2589" title="IlVelinoacquapubblica" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/ilvelinoacquapubblica.jpg" alt="" width="460" height="472" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca sull&#39;imagine per ingrandirla</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ACQUA, AZIONE NOTTURNA PRESSO SEDE HERA E FONTANE DELLA CITTA’]]></title>
<link>http://gibobononia189ac.wordpress.com/2009/11/25/acqua-azione-notturna-presso-sede-hera-e-fontane-della-citta%e2%80%99/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:48:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>gibobononia189ac</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Stanotte abbiamo messo in atto una protesta contro il decreto Ronchi, con il quale il Governo Itali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong> </strong><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/acqua-pubblica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2578" title="Acqua pubblica" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/acqua-pubblica.jpg" alt="" width="460" height="325" /></a>“Stanotte abbiamo messo in atto una protesta contro il decreto Ronchi, con il quale il Governo Italiano ha di fatto privatizzato l’acqua. Se è vero che essa resta formalmente un bene pubblico, è però innegabile che la liberalizzazione della sua gestione lascia campo libero alle speculazioni dei privati. In altri Paesi d’Europa hanno pagato prima di noi questo scotto, con costi incrementati fino al 70 % per i cittadini, ed ora si fa marcia indietro.</p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo dunque “addobbato” le principali fontane della città ( tra le quali quelle situate in piazza del Nettuno, via Ugo Bassi e piazza dei Martiri ) utilizzando cartelli con su scritto “venduta” (“per info e “ringraziamenti” contattare il ministro Ronchi, i parlamentari del Popolo della libertà, della Lega Nord, del MPA, dei Cristiano sociali), rappresentando simbolicamente la cessione di un bene fondamentale come l’acqua. Due striscioni sono inoltre stati affissi ai cancelli della sede centrale di Hera; nel primo abbiamo scritto “in svendita”, facendo chiaro riferimento all’imminente probabile ingresso di cospicui capitali privati nel gruppo, e nel secondo: “vendesi anche pioggia e vento”, amara e non troppo ironica profezia fondata sulle abitudini di una classe politica che si appropria del bene comune per venderlo al miglior offerente.</p>
<p style="text-align:justify;">Siamo stufi di vedere Governi avvicendarsi, entrando ed uscendo in ginocchio dalle stanze del Potere, piegati al cospetto del grande capitale apatride.“</p>
<p style="text-align:justify;">Bologna, 25 novembre 2009</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Antonio Del Prete</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Segretario regionale Gioventù Italiana</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;">DI SEGUITO LE FOTO DELL&#8217;AZIONE</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;"></p>
<div id="attachment_2579" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/piazza-del-nettuno.jpg"><img class="size-full wp-image-2579" title="piazza del Nettuno" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/piazza-del-nettuno.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></span></strong><p class="wp-caption-text">piazza del Nettuno</p></div>
<p><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0123.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2580" title="Immag0123" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0123.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></p>
<div id="attachment_2581" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0117.jpg"><img class="size-full wp-image-2581" title="Immag0117" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0117.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></span></strong><p class="wp-caption-text">Piazza dei Martiri</p></div>
<p><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/piazza-dei-martiri.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2582" title="piazza dei Martiri" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/piazza-dei-martiri.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></p>
<div id="attachment_2583" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/via-ugo-bassi.jpg"><img class="size-full wp-image-2583" title="via Ugo Bassi" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/via-ugo-bassi.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></span></strong><p class="wp-caption-text">via Ugo Bassi</p></div>
<p><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0124.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2584" title="Immag0124" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/immag0124.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></p>
<div id="attachment_2585" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/in-svendita.jpg"><img class="size-full wp-image-2585" title="In svendita" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/in-svendita.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></span></strong><p class="wp-caption-text">Sede centrale Hera</p></div>
<div id="attachment_2586" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/vendesi-anche-pioggia-e-vento.jpg"><img class="size-full wp-image-2586" title="Vendesi anche pioggia e vento" src="http://gibobononia189ac.wordpress.com/files/2009/11/vendesi-anche-pioggia-e-vento.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></span></strong><p class="wp-caption-text">Sede centrale Hera</p></div>
<p></span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Destra e liberismo]]></title>
<link>http://corradom.wordpress.com/2009/11/17/destra-e-liberismo/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 00:03:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Corrado</dc:creator>
<guid>http://corradom.wordpress.com/2009/11/17/destra-e-liberismo/</guid>
<description><![CDATA[Ho avuto modo di leggere un articolo di Roberto Tamborini, docente di Macroeconomia e di Mercati fin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-19" style="margin:3px;" title="destra_tamborini" src="http://corradom.wordpress.com/files/2009/11/destra_tamborini1.jpg" alt="" width="150" height="160" /></a>Ho avuto modo di leggere un <a href="http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=849&#38;Itemid=1" target="_blank">articolo di Roberto Tamborini</a>, docente di Macroeconomia e di Mercati finanziari e attività economica presso l&#8217;Università di Trento, riguardante il rapporto tra il liberalismo/liberismo e la destra italiana degli ultimi quindici anni, così come plasmatasi sull&#8217;asse creatosi tra la Lega Nord, Silvio Berlusconi e la sua epopea finaziaria e politica, e lo sdoganamento del Msi. E&#8217; una lettura utile: un po&#8217; carente dal punto di vista della spiegazione dei fenomeni e dei comportamenti che illustra, certamente li descrive benissimo e fornisce un quadro impietoso dello stato del liberalismo in Italia, e del suo approccio a destra di cui ancora due o tre mesi fa trovava di che scrivere il <em>Corriere della Sera</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Trovo esagerata la considerazione secondo cui l&#8217;Italia liberale «non ha storia, non ha tradizioni», anche perchè è da lì che nasce, tra l&#8217;altro, lo stato unitario. Non ha senso fare paragoni con l&#8217;Italia mussoliniana (ottant&#8217;anni difficilmente passano invano), e non è certo il ceto produttivo del nordest, pidiellino e reazionario, ad essere il primo problema di questo paese (o ad essere un problema <em>tout court</em>).</p>
<p style="text-align:justify;">Sostanzialmente, però, quello dipinto da Tamborini è un quadro in cui emerge nettamente l&#8217;inadeguatezza della destra italiana di fronte a certe grandi questioni di modernità, di democrazia e di sviluppo economico: <em>«Gli italiani amano il proprio &#8220;privato&#8221;, il proprio lavoro autonomo, ampi spazi di libertà economica propria. Alle parole concorrenza, mercato, associano maggiore efficienza, migliore qualità, maggiori opportunità. Ma la vittima illustre di questa indagine è la disponibilità concreta a giocarsi in una società aperta in cui queste virtù, estese a tutti, diventano minacce. Allora le privatizzazioni sono viste con scetticismo, se non insoddisfazione. La gestione pubblica dei servizi collettivi rimane un baluardo contro il timore di prezzi elevati, discriminazioni di accesso, e disuguaglianze tra ricchi e poveri. Gli ordini professionali mettono balzelli, ma pochi &#8220;rischierebbero&#8221; una prestazione da un professionista fuori dall&#8217;albo. Scorciatoie e protezioni dalle asperità della concorrenza sul posto di lavoro (pubblico o privato che sia) sono un male tollerabile in quanto necessario. La trasmissione ereditaria del posto di lavoro, del negozio, dell&#8217;azienda, del patrimonio è un valore associato a quello della famiglia. La competizione internazionale, la delocalizzazione, la globalizzazione sono minacce che richiedono protezioni attive da parte del governo»</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La riforma del "processo breve" salva i colletti bianchi]]></title>
<link>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/13/la-riforma-del-processo-breve-salva-i-colletti-bianchi/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:31:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>nove2nove1</dc:creator>
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<description><![CDATA[I grandi processi per reati finanziari potrebbero finire in una bolla di sapone se venisse messa in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>I grandi processi per reati finanziari potrebbero finire in una bolla di sapone se venisse messa in vigore la nuova legge sul &#8220;processo breve&#8221;, formalmente pensata per snellire i tempi della giustizia.</p>
<p>Si tratterebbe dell&#8217;ennesima conferma che i grandi finanzieri si muovono al di sopra di qualsiasi legge dello Stato, e, pur agendo in sostanziale illegalità, non ne trarrebbero alcuna conseguenza penale.</p>
<p><a title="Processo breve" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-16/colpo-spugna/colpo-spugna.html">Qui</a> il link all&#8217;articolo di Repubblica.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[salute]]></title>
<link>http://premens.wordpress.com/2009/11/08/salute/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 06:44:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>premens</dc:creator>
<guid>http://premens.wordpress.com/2009/11/08/salute/</guid>
<description><![CDATA[passa alla camera, ed è attesa al senato, la riforma del sistema sanitario americano. beh, meglio ta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>passa alla camera, ed è attesa al senato, la riforma del sistema sanitario americano.</p>
<p>beh, meglio tardi.</p>
<p>in italia, che vuole imitare gli usa in tutto e per tutto, la copertura sanitaria totale esiste da 20 anni. che vorrà dire?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ComeDonChisciotte - QUESTO E’ IL POTERE]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/07/comedonchisciotte-questo-e%e2%80%99-il-potere/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 06:26:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/07/comedonchisciotte-questo-e%e2%80%99-il-potere/</guid>
<description><![CDATA[Lungo ma interessante articolo di Paolo Barnard sul potere sovranazionale Fonte: ComeDonChisciotte ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Lungo ma interessante articolo di Paolo Barnard sul potere sovranazionale</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6445">ComeDonChisciotte &#8211; QUESTO E’ IL POTERE</a>.</p>
<blockquote><p>DI PAOLO BARNARD<br />
<em>paolobarnard.info</em></p>
<p>Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede <em>“Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, </em>e vi toccava di rispondere le vaghezze come <em>“le multinazionali… l’Impero… i politici… ”</em>. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.</p>
<p>Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.<em> “Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”.</em> Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.</p>
<p><strong>E’ nell’aria.</strong></p>
<p>Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo: <em>‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.</em><br />
Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.</p>
<p><strong>Primo organo: Il Club.</strong></p>
<p>Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni;  ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…)  ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill &#38; Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.</p>
<p>Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante,  è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: <em>“Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.”</em> Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.</p>
<p>Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum, la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine  mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.</p>
<p><strong>Secondo organo: Il colosso di Ginevra.</strong></p>
<p>Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l&#8217;Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.</p>
<p>Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.</p>
<p>Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito: 1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).<br />
2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario &#38; Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell&#8217;ambiente).<br />
3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l&#8217;inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti  &#8211; Principio del Trattamento Nazionale ecc.).<br />
4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l&#8217;agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).<br />
5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione).</p>
<p>E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.</p>
<p><strong>Terzo organo: I suggeritori.</strong></p>
<p>Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere.</p>
<p>In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti, fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto &#38; co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo &#38; partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.</p>
<p>I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, UnionCarbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown &#38; Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari.<br />
Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il solito <em>“socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”.</em> Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola <em>“Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”,</em> cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?</p>
<p>Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?<br />
Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.</p>
<p>Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: <em>“Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” </em>Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi. Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said <em>“può distruggere una carriera politica staccando un assegno”</em></p>
<p>Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.<br />
E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea, che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare. E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Buisness Dialogue (TABD) &#8211; European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson &#38; Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche, Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…<br />
Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.</p>
<p><strong>Quarto organo: Think Tanks.</strong></p>
<p>Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation, il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government, la The Boss, o la Philanthropy Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di <em>“fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali </em>(sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.</p>
<p><strong>Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti.</strong></p>
<p>Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139. Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.</p>
<p><strong>Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali.</strong></p>
<p>Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato.<br />
Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.</p>
<p>Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…</p>
<p>Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’,  e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che <em>“Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”</em>. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.</p>
<p><strong>Conclusione.</strong></p>
<p>Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer) Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:</p>
<p>VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI. (http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)</p>
<p>Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.</p>
<p>Paolo Barnard<br />
Fonte: www.paolobarnard.info<br />
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154<br />
6.11.2009</p>
<p>Le fonti principali di questo articolo:</p>
<p>Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.<br />
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001<br />
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,<br />
Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009<br />
The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet<br />
WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.<br />
Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l&#8217;università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.<br />
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta,  L&#8217;Espresso 16/03/09<br />
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09<br />
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007<br />
Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004<br />
JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000<br />
Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005<br />
Federal Election Commission data released electronically on Monday, October 27, 2008.<br />
http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603  ROBERT KUTTNER &#38; MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009<br />
Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.<br />
Paolo Barnard, ‘Per Un Mondo Migliore’, www.paolobarnard.info  , 2004<br />
Corporate Europe Observatory, Financial Lobbies &#8211; A Guided Tour of the Brussels EU Quarter, 23 September 2009<br />
Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info  , 2009<br />
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington, DC<br />
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory<br />
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.<br />
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000 Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info  , 2009<br />
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento &#8211; Sole 24 Ore, 17 settembre 2009<br />
World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011<br />
The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'artista norvegese Haakon Gullvaag espone a Roma opere sulla caduta del Muro]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/05/lartista-norvegese-haakon-gullvaag-espone-a-roma-opere-sulla-caduta-del-muro/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:13:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Graffiti sul muro di Berlino, eretto a difesa della mutua diffidenza tra persone dello stesso paes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="color:#800000;"><strong> </strong></span></div>
<div><span style="color:#800000;"><strong></strong></span></div>
<p><span style="color:#800000;"><strong></p>
<div id="attachment_1381" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/muro-di-berlino.jpg"><img class="size-medium wp-image-1381" title="Muro di Berlino" src="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/muro-di-berlino.jpg?w=300" alt="Muro di Berlino" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Graffiti sul muro di Berlino, eretto a difesa della mutua diffidenza tra persone dello stesso paese e dello stesso continente, militarmente protetto dalla naturale spinta al ricongiungimento da parte dei cittadini separati dalle scelte di stato, è diventato nel tempo il simbolo della artificiale separazione delle persone da parte della collettività organizzata. Oggi è solo un ricordo e dovrebbe essere anche un ammonimento contro tragiche scelte ripetute per motivi diversi, come la barriera tra Usa e Messico.</p></div>
<p>La Galleria Tondinelli da lunedì 9 novembre fino al 4 novembre espone le opere del pittore, una riflessione non scontata sulla violenza umana</p>
<p>&#160;</p>
<p></strong></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Il 9 novembre si apre una mostra dell&#8217;artista norvegese  Haakon Gulvaag presso la Galleria Tondinelli, che si trova a via delle Quattro Fontane, numero civico 128, nel complesso barocco di San Carlino che fu progettato da Borromini. L&#8217;esposizione è dedicata alla libertà ed alla sua compressione da parte delle strutture sociali, in particolare la collettività e lo stato, nel caso specifico il regime totalitario basato sull&#8217;ideologia.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Questo è il ventesimo anno dalla caduta del Muro </span><span style="color:#000000;">di Berlino, la fine di un dramma storico </span><span style="color:#000000;">di cui ancora troppo poco si discute per </span><span style="color:#000000;">l&#8217;evidente uso politico quotidiano che </span><span style="color:#000000;">se ne fa da una parte e che lo ha banalizzato </span><span style="color:#000000;">ma anche per il grave ritardo e superficiali</span><span style="color:#000000;">tà nell&#8217;autocritica dalla parte concorrente. Oggi in Europa c&#8217;è libertà e si ricorda l&#8217;evento che diede forza alla speranza di tanti studenti, operai e di tante altre persone, purtroppo poi in gran parte compressa dall&#8217;affermarsi di un liberismo che all&#8217;inizio del secolo ha assunto anche tratti militari e assai poco rappresentata dalle forze liberali e progressiste che quando non si sono lasciate assimilare si sono spesso rifugiate in un ruolo di testimonianza.</span></p>
<p><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">Ma la caduta del muro di Berlino significa </span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">ancora adesso la capacità di un contatto </span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">tra gli uomini e mantiene vivo nel ricordo </span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">il fatto che non sono soltanto le disparità </span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">a generare le ingiustizie, ma anche la viol</span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">enza collettiva della morale pubblica, </span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">specialmente quando sostenuta dall&#8217;ideolo</span></span><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">gia e dallo Stato.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Il norvegese Haakon Gullvaag è un artista sensibile al tema dell&#8217;oppressione e della sua sconfitta, nella mostra  che si terrà a Roma dal 9 novembre al 4 dicembre saranno esposti 16 lavori di medie dimensioni sul Muro di Berlino, di cui il pittore, coinvolto fin da ragazzo nella vicenda che considera il simbolo di ogni condizione di solitudine e di isolamento imposta dalla società all&#8217; individuo in nome di una norma collettiva, conserva ancora un frammento, un mattone.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Nell&#8217;opera di Gulvaag ricorrono nani armati fino ai denti, rinchiusi dentro armature, metafore della spersonalizzazione che Gulvaag porta a Roma dopo aver ricevuto incarichi artistici dal municipio di Oslo e dall&#8217;ambasciata di Norvegia a Londra. L&#8217;esposizione che si apre a Roma è curata da Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli.</span></p>
<p><strong><span style="color:#000000;">Aldo Ciummo</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Madonna o Satana: il catèchon (III)]]></title>
<link>http://serpentario.wordpress.com/2009/11/04/madonna-o-satana-il-catechon-iii/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:02:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>M. Begato</dc:creator>
<guid>http://serpentario.wordpress.com/2009/11/04/madonna-o-satana-il-catechon-iii/</guid>
<description><![CDATA[M. Blondet, Gli Adelphi della dissoluzione, ed. Ares un testo in grado di cambiare la percezione del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>M. Blondet, <em>Gli Adelphi della dissoluzione</em>, ed. Ares<br />
un testo in grado di cambiare la percezione del presente, senza peraltro causare dipendenza.</p>
<p>La tesi generale e più importante &#8211; peraltro sottoscritta da Introvigne (cf. Avvenire, 17 dicembre 1994) &#8211; è che la nostra epoca sia caraterizzata da un revival neo-gnostico di tipo iniziatico ed occultista, dilagante presso le elites, e dalla matrice pregnamente anticlericale.<br />
Nello specifico Blondet va a scovare qualche setta tra le pagine dei libri dell&#8217;editrice Adelphi.</p>
<p>Tutto il testo è un esempio di demonologia applicata le cui istruzioni potrebbero servire a tutti.</p>
<p>Da esso traggo pezzi di prefazione, coi quali vado a chiudere la &#8211; dicamo &#8211; trilogia sul tema &#8220;Madonna e Satana&#8221;.</p>
<p>Blondet inizia da un&#8217;intervista a Cacciari. Un perfetto gnostico, come pressochè tutti i suoi colleghi del san Raffaele. L&#8217;intervista gravita attorno al tema dell&#8217;etica.<br />
Sostiene Cacciari: &#8220;<em>Ethos non indicava comportamenti soggettivi, indicava la &#8220;dimora&#8221; l&#8217;abitare in cui ogni uomo si trova alla nascita&#8230;non era più o meno etico per sua sceltà o volontà. Egli apparteneva a un&#8217;ethos</em>&#8221; (pp. 6-7). Ma duemila anni fa è avvenuta la frattura &#8220;<em>Il cristianesimo è stato diormpente rispetto ad ogni ethos&#8230;il cristiano non ha casa o è a casa sua dovunque&#8230;il cristianesimo non ha più radici in costumi tradizionali&#8230;si rivela essenzialmente sovversivo dell&#8217;Antichità</em>&#8220;. Per Cacciari questo inaugura la libertà dell&#8217;uomo, ma una libertà tragica e volta allla continua prevaricazione, sovversione e destituzione: una corsa verso l&#8217;abisso. Il cristianesimo è dunque responsabile del disordine attuale crescente. Ma Cacciari intuisce anche l&#8217;esistenza di un ancora al male, un freno dato dalla Chiesa, la quale assume su di sè non solo lo spirito evangelizzatore di origine giudaica, ma anche il polso castigatore e civilizzatore di tempra romana. Questo è il catèchon. &#8220;<em>Il papa deve smettere di fare il katéchon</em>!&#8221; esclama Cacciari.</p>
<p>Due di chiarimento:<br />
La prima su Cacciari. Cacciari è filosofo, per questo non può accettare la rivelazione sul peccato originale e sulla redenzione, per questo ai suoi occhi una libertà personale può essere solo monodirezionale. Se Cacciari fosse un mero illuminista direbbe tutta positiva questa libertà. Invece Cacciari le vede in negativo. Tutta. Salvo riconoscere il senso di un katéchon. Che però è un termine rivelato. Da qui ben traluce lo gnosticismo del filosofo. In un miscuglio di fideismi e riflessioni, aperte inderogabilmente al tema dell&#8217;emergere del potere occulto.<br />
La seconda sul katéchon. Katéchon significa &#8220;ciò che trattiene&#8221;. Ed è ciò che deve trattenere la manifestazione dell&#8217;Anticristo. Lo dice san Paolo nella II ai Tessalonicesi (2, 6 ss.). Finchè ci sarà il katéchon l&#8217;Anticristo non potrà manifestarsi. Viceversa l&#8217;anticristo prenderà il dominio. L&#8217;identificazione del katéchon è dubbia, ma i più additano &#8211; come anticipato &#8211; il ruolo di nuova Roma, cioè di impero teso a inglobare tutti senza discriminazioni aprioristiche, nonché di agente civilizzatore legato all&#8217;applicazione del diritto.</p>
<p>Ed eccoci a noi. Abbiamo visto fin qui con che facilità si confondano i ruoli della Madonna e di Satana. Tessalonicesi e Apocalisse mostrano che con la medesima facilità si confonderanno Cristo e l&#8217;Anticristo. L&#8217;uomo è fragile e abbisogna di sano discernimento.<br />
Il katéchon è lo strumento eccellente per tale discernimento: è la barriera di fatto, l&#8217;argine che salva, il fondamento che sostiene. Contro di esso da sempre si levano voci suadenti: &#8220;Cristo ci ha dato la libertà, perchè volete imporci le vostre leggi? Il vangelo è Cristo, il resto è spurio residuo di Roma!&#8221; Sono le voci degli eretici di ogni epoca, se ci badate. Coloro contro cui l&#8217;Inquisizione ha sempre potentemente agito. Sono i bestemmiatori dello Spirito: coloro cioè che confondono la Madonna e il Diavolo, il Paracleto e Lucifero, Cristo e l&#8217;Anticristo.</p>
<p>Dio non è un oggetto. A questo grido la Chiesa del &#8216;900 sta buttando a mare un bimillennio di sicurezze: metafisica, definizioni chiare, liturgie funzionali, lotta al male e al mondo, resistenza nel katéchon.<br />
Nulla pare dissuaderla dallo sfacelo. I suoi mentori attuali ne vedono già una gnostica liberazione spirituale dalle prigioni di carne &#8211; Bianchi, Martini, Quinzio, Mancuso,&#8230;</p>
<p>Intanto Cacciari-Blondet ricorda come, a prescindere dal katéchon ecclesiastico, il potere mondiale stia già smantellando i residui di ethos extra-cristiani: &#8220;<em>I pellerossa erano radicati nel loro ethos, e l&#8217;Americano vedeva nel loro ethos un sistema di non-libertà. Lo sterminio delle società sacrali, degli ethoi tradizionali, è prescritto dal liberalismo per il &#8220;bene&#8221; stesso dell&#8217;uomo</em>&#8220;. Così l&#8217;ethos Giapponese fu stroncato dalle atomiche, i totalitarismi europei &#8220;<em>forme di neo-paganesimo che cercavano di collegare la società a un ethos</em>&#8221; piegati dalla guerra mondiale, Vietnam, Somalia, il Golfo egualmente piagati. E oggi, possiamo ben aggiungere, tutto il medioriente in modo esplicito, africa e sudamerica in modo meno reclamizzato, e il suolo &#8220;occidentale&#8221; trafitto al suo interno nei valori limite (di ieri: Satrasburgo contro i crocifissi nelle scuole). Il katéchon appunto.<br />
Dunque fuori dalla Chiesa stanno demolendo gli ethoi tradizionali, mentre nei luoghi &#8216;contaminati&#8217; dalla Chiesa stanno rimuovendo il katéchon: per farlo però devono trovare traditori (magari in buona fede) che gli aprano dall&#8217;interno dei baluardi romani.</p>
<p>Eravamo partiti da Huysmans e socii, ma abbiamo scoperto che è un fatto che riguarda pure noi, e da vicino. Molto da vicino. Forse a breve toccherà a noi scegliere. A quali spiriti dedicarci. Ognuno per sè. La Chiesa per tutti?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dai lavoratori della scuola e dei trasporti due milioni di no al governo delle destre liberiste]]></title>
<link>http://torbagramigna.wordpress.com/2009/10/23/dai-lavoratori-della-scuola-e-dei-trasporti-due-milioni-di-no-al-governo-delle-destre-liberiste/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:17:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>torbagramigna</dc:creator>
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<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; ROMA, 23 OTT &#8211; Cobas, Rdb e Sdl  hanno promosso stamani un grande sciopero gene]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4 style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-114" title="cortei_rabbia" src="http://torbagramigna.wordpress.com/files/2009/10/cortei_rabbia.jpg?w=300" alt="cortei_rabbia" width="300" height="201" />(ANSA) &#8211; ROMA, 23 OTT &#8211; <span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">Cobas, Rdb e Sdl  hanno promosso stamani un grande sciopero generale per ottenere il blocco dei licenziamenti e il ritiro della riforma Brunetta sulla pubblica amministrazione.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;">Sono stati circa due milioni, in base alle prime stime diffuse dal Patto di base, i lavoratori che oggi hanno incrociato le braccia. &#8216;<em>Molte le scuole e gli uffici pubblici rimasti chiusi, pesanti i disagi nei trasporti, nonostante il naufragato tentativo di Matteoli di impedire lo sciopero nel settore</em>&#8216;, si legge in una nota congiunta. Secondo i sindacati, e&#8217; stata impedita di fatto la partecipazione al corteo del trasporto aereo.</h4>
<h4 style="text-align:justify;">Difatti con l’ordinanza n.163T il Ministro Matteoli ha imposto ai lavoratori del Trasporto Aereo la riduzione a sole 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00 del 23 ottobre prossimo, dello Sciopero Generale di 24 ore proclamato per tutte le categorie pubbliche e private dal Patto di Base (RdB, SdL Intercategoriale, Confederazione Cobas).</h4>
<p style="text-align:justify;">Mentre anche Tremonti si converte allo stato sociale, dopo che il governo ha fatto di tutto per smantellarlo, e riscopre  l’importanza del posto fisso, la crisi economica vera, quella industriale si fa sentire con l’aumento della disoccupazione e con le previsioni di un ritorno alla &#8220;normalità&#8221; molto lunghe nel tempo : si parla del 2016-17.</p>
<p style="text-align:justify;">Il governo si sottrae alle responsabilità non facendo assolutamente nulla per l’occupazione, secondo le linee guida liberiste ormai sconfitte dappertutto, non tagliando le tasse sul lavoro e regalando miliardi agli evasori ed alla criminalità con lo scudo fiscale.</p>
<p style="text-align:justify;">Tagli allo stato sociale anche nella istruzione e nella ricerca mentre preannuncia altri regali alle imprese con il taglio dell’IRAP.</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi ci aspettano anni di crisi nera e sarebbe già un buon risultato se almeno una parte della sinistra cominciasse a capire  che il vero volto becero e classista di questo governo  è quello delle politiche antipopolari ed antisociali…</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto i media come al solito non danno motizia delle lotte sociali  che avvengono ormai quasi quotidianamente in tutta italia ( <a href="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/09/18/3-ottobre-2009-la-liberta-di-stampa-oscura-la-liberta-dai-bisogni/">vedi qui a tale riguardo</a> ) la necessità di una <strong>controinformazione</strong> che superi il silenzio di tutta la editoria di regime si fa sempre più forte e pressante.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Torba di Gramigna</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mobilità è utile. Ma non è un valore]]></title>
<link>http://nicolafacco.wordpress.com/2009/10/20/la-mobilita-e-utile-ma-non-e-un-valore/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 20:11:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>nicolafacco</dc:creator>
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<description><![CDATA[il Giornale_20 ott 2009_Viva il posto fisso (senza fannulloni) Oggi, la necessità di certezze e di p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://nicolafacco.wordpress.com/files/2009/10/il-giornale_20-ott-2009_viva-il-posto-fisso-senza-fannulloni2.pdf">il Giornale_20 ott 2009_Viva il posto fisso (senza fannulloni)</a></p>
<p>Oggi, la necessità di certezze e di punti di riferimento frustra la società perché non sono percepibili e, tantomeno, raggiungibili. Chi vuole &#8220;fare famiglia&#8221; e tessere la &#8220;tela sociale&#8221; ha bisogno di stabilità e di valori cui fare riferimento; l&#8217;essere mobile e/o nomade per lavoro crea irrequietezza, incertezza, solitudine, infedeltà e può peggiorare la qualità della vita. Quindi &#8230;?&#8230; <em>Non c&#8217;è mai un tuttogiusto/tuttosbagliato, ma è necessario cercare di concepire l&#8217;essere mobile come un &#8220;mezzo&#8221; per poter raggiungere il valore della stabilità: una stabilità che, fondamentalmente, dev&#8217;essere una condizione psicologica e morale, perché è con noi stessi che dobbiamo confrontarci davanti allo specchio. Quando siamo da soli, privi del giudizio e dell&#8217;approvazione/disapprovazione altrui, riusciamo ad avere la dimensione della nostra soddisfazione e, quindi, riusciamo a trovare &#8220;stabilità&#8221;; diversamente, ci accorgiamo della nostra instabilità interiore, status dell&#8217;anima e della psiche che ci preoccupa e ci rende infelici e turbati. </em></p>
<p><em>In ambito lavorativo è importante cercare e ottenere stabilità: non significa solo tranquillità stipendiale, bensì  solidità di rapporti interpersonali, corporativismo, spirito di gruppo, soddisfazione e fidelizzazione; i rapporti tra datore di lavoro e collaboratori/dipendenti possono migliorare e diventare produttivamente utili; si può parlare di &#8220;capitale umano&#8221; solo in presenza di solidità di rapporti e fiducia reciproca e &#8230; questo si ottiene solo con stabilità e predominanza dell&#8217;ESSERE sull&#8217;AVERE.</em></p>
<p><em>Viviamo in una società dove il &#8220;metro&#8221; per misurare il valore/la capacità delle persone è il giudizio sul posseduto o su quanto prodotto (peraltro, assolutamente necessario): questa valutazione è piuttosto superficiale e alquanto pragmatica e semplicistica, poiché si basa su criteri quantitativi d&#8217;apparenza; siamo ben lontani dalla misura della qualità e dell&#8217;eccellenza che si auspica in tutti i campi applicativi, sia pubblici che privati. </em></p>
<p><em>Quindi, cerchiamo la stabilità che non sia sinonimo di inerzia, fissità, assenza di talento e rifugio di nullafacenti, mediocri e parassiti;  cerchiamo di ricercare e individuare la stabilità positiva derivante dalla qualità dei rapporti, dalla buona comunicazione, dal benessere psicofisico e dalla vera qualità della vita.</em></p>
<p>Ora, a Voi la parola &#8230; la giornata e stata lunga e impegnativa e &#8230; non vorrei ripetermi e/o scrivere qualche banalità &#8230; Buona notte.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La flessibilità e il dottor House. Titolo furbo per evitare di scrivere: "E se Tremonti avesse ragione?"]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/10/20/la-flessibilita-e-il-dottor-house-titolo-furbo-per-evitare-di-scriveree-se-tremonti-avesse-ragione/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 11:30:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
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<description><![CDATA[A me capita di rado di essere d&#8217;accordo con Tremonti. Diciamo mai. Mi è di solito impossibile ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3561" title="impiegata stressata2" src="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2009/10/impiegata-stressata2.jpg?w=300" alt="impiegata stressata2" width="300" height="207" /></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:center;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">A me capita di rado di essere d&#8217;accordo con Tremonti. Diciamo mai. Mi è di solito impossibile per una incapacità mia: Tremonti è uno di quei tipi così spudoratamente antipatici a pelle, che se lo incontrassi per caso e mi confidasse di amare, chessò, Mozart, io, che di Mozart sono la fan numero uno, dichiarerei immediatamente che lo odio ed ascolto solo ed esclusivamente Britney Spears. Così, tanto per non avere niente in comune. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Però la statistica ha delle regole precise, per cui ogni tot dichiarazioni capita che chiunque, persino Tremonti, dica qualcosa con cui io pure debbo concordare in tutto o in parte. Ecco, io sulla cosa del posto fisso sono d&#8217;accordo. Anzi, sono proprio d&#8217;accordo su come lo ha detto, e cioè: “&#8221;<em>Io non credo che la mobilità sia di per sé un valore per una struttura come la nostra</em>”.  Magari io non avrei usato la parola “valore”: ci sono un po&#8217; allergica per via di quel puzzo sottile di incenso e parrocchia che ha la parola &#8220;valore&#8221; in Italia, dove pare che gli unici &#8220;valori&#8221; possibili sian quelli benedetti dalle sacrestie o quelli protetti nei caveau delle banche. Ma nella sostanza, lo confesso: concordo con Tremonti, anche se so che a scriverlo sul blog così verrò lapidata nei commenti, persino, assai probabilmente, dai più cari ed affezionati commentatori.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ormai sono alcuni anni, in Italia, che la flessibilità è diventata una specie di totem: ci ripetono in tutte le salse che è solo per difetto di flessibilità che siam presi come siamo, e solo grazie ad essa che usciremo dalla crisi. Che la flessibilità a la mobilità sono le pietre su cui si costruisce la vera concorrenza, e quindi il libero mercato; che sono, in buona sostanza, una bacchetta magica il cui tocco leggero fa emergere i migliori e affossa la zavorra, secondo i sacri dettami della selezione naturale di darwiniana e liberista impostazione.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ora io sono darwiniana, e persino moderatamente liberista. Concordo sull&#8217;idea che in Italia ci vorrebbe più selezione, vera e pure spietata, in molti campi, e che a causa di una mentalità arcaica che tende a considerare il solo ed unico fine della vita quello di “sistemarsi”, non di “produrre qualcosa di bello ed utile” siamo nella palude in cui siamo. So pure che per molti esseri umani il posto fisso è come il matrimonio, e non appena raggiungono l&#8217;uno o l&#8217;altro, e magari tutti e due assieme, tendono ad impantofolirsi, metter su pancetta, perdere slancio e fantasia, adagiarsi nel tran tran. Però sono anche conscia che una società e un essere umano non possono vivere in uno stato di costante allerta. Neppure il darwinismo più spinto lo pretende. Neppure la natura lo impone agli animali. Il leone che va a caccia ogni mattina, sa che se non troverà una preda salterà il pasto, sì. Ma si è anche creato, conquistandoselo, un territorio dove è abbastanza sicuro che riuscirà a reperire una gazzella sbranabile entro mezzogiorno. La gazzella è conscia che pascolando in giro può incocciare un leone affamato; ma si è anche costruita una mappa di prati “sicuri”, di cui il leone ignora l&#8217;esistenza, e di rifugi dove cercar riparo da un eventuale inseguimento. Chi vive costantemente nel terrore o nell&#8217;incertezza non è produttivo: è solo spaventato. Il panico paralizza, non stimola.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">In Italia abbiamo introdotto in questi anni la flessibilità e la mobilità, ma all&#8217;italiana. Vale a dire che le abbiamo immesse nel sistema, pretendendo però che valesse l&#8217;eterna legge del principe di Salina, ovvero che tutto cambi perché non cambi niente. Per i giovani e chi si trova in posizioni subordinate la flessibilità e la mobilità sono diventate un obbligo, e guai a chi si lamenta, perché dimostra di essere poco moderno, anzi, arcaico, anzi anche un po&#8217; comunista. Ai piani alti, invece, quelli dei dirigenti e dei proprietari, la selezione darwiniana latita, direi che è del tutto dispersa: le cariche si ereditano dai padri, il figlio del dirigente fa il dirigente, il figlio dell&#8217;ingegnere l&#8217;ingegnere (e non è un caso, ma un preciso programma di governo, come enunciò Berlusconi in campagna elettorale, senza che nessuno obbiettasse davvero: in fondo anche i dirigenti di sinistra han figli cui vogliono far ereditare privilegi e prebende!). </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ma non è solo questo. La flessibilità ad oltranza, secondo me, non è poi una panacea per il sistema, perché, paradossalmente, quando è troppo accentuata finisce col produrre l&#8217;esito opposto. In una società meritocratica debbono emergere i migliori. Ma i “migliori” hanno bisogno anche di tempo e di tranquillità per poter partorire idee utili. Se è logico che alla base la selezione sia spietata, perché in una azienda io voglio poter assumere solo coloro che davvero possono essere degli elementi validi,  però anche vero che se protraggo la loro incertezza alle calende greche prima o dopo otterrò il solo risultato di farli scoppiare dallo stress o farli deprimere: se nemmeno aver dimostrato un certo merito vale a farmi avere un po&#8217; di santa pace, tanto vale non spaccarsi la schiena per l&#8217;azienda. Una forza lavoro perennemente licenziabile al minimo segno di cedimento è una forza lavoro debolissima. Di più: chi non può mai contare sulla certezza del suo posto, finisce spesso e volentieri con il disperdersi in mille rivoli, anziché incanalare la sua genialità in un solo progetto; oppure segue solo quelle idee che sa immediatamente spendibili per ottenere visibilità, al fine di garantirsi la riconferma del posto. Prendiamo Leonardo da Vinci. Genio sommo, e su questo non si discute. Per tutta la vita senza “posto fisso”. Il fatto lo stimolò sì a produrre notevoli capolavori, però anche lo costrinse a disperdere il suo talento in una mare di stupidaggini, come le macchine di scena per le feste di Ludovico il Moro <em>et similia</em>. Doveva campare, ed aveva bisogno di secondare i capricci del suo protettore, altrimenti, dato che non aveva altri mecenati, si sarebbe ritrovato a spasso. Non appena Francesco di Francia gli offrì uno stipendio slegato dalla produzione di cose che non gli interessavano, fu così grato al sovrano da regalargli la Gioconda.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Prendiamo invece, per trovare un paragone più terra terra, il Dottor House. Che è un genio pure lui; di più, è un tizio che non si fa remore ad andare contro al pensiero dominante e sfidare il sistema, aprendo nuove strade, seguendo intuizioni innovative. Già, ma perché lo può fare? Perché, come si apprende negli scontri con Caddy, la direttrice dell&#8217;ospedale, il dottor House <em>non è licenziabile</em><span style="font-style:normal;">. Può tranquillamente fregarsene, House, di avere scontri duri con i colleghi, con i dirigenti dell&#8217;ospedale, trattare male i pazienti ed i loro congiunti, fregarsene, entro certi limiti, delle regole, perché non gli possono comunque togliere il posto di lavoro. E questa sicurezza gli dà la possibilità di sperimentare, di innovare, di non piegarsi alle richieste di gente più stupida di lui. Fosse “flessibile” e licenziabile, il dottor House si dovrebbe piegare agli ordini di scuderia, che nel 90%degli episodi causerebbero la morte dei suoi pazienti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-style:normal;">Ora questo per dire che la mobilità e la flessibilità sono certo belle cose. Ma attenti. Sono belle cose se si usano con un minimo di moderazione e buon senso. Se si crea un mondo in cui tutti sono costantemente in preda all&#8217;ansia perché a rischio di perdere il posto di lavoro, l&#8217;unica produttività che rischiamo di incrementare è quella delle aziende di antidepressivi.</span></span></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:0;width:1px;height:1px;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">A me capita di rado di essere d&#8217;accordo con Tremonti. Per quanto posso ricordare, diciamo mai. Mi è di solito impossibile per un incapacità mia: Tremonti è uno di quei tipi così spudoratamente antipatici a pelle, che se lo incontrassi per caso e mi confidasse di amare, chessò, Mozart, io che di Mozart sono la fan numero uno, dichiarerei immediatamente che lo odio ed ascolto solo ed esclusivamente Britney Spears. Così, tanto per non avere niente in comune. Però la statistica ha delle regole precise, per cui ogni tot dichiarazioni capita che chiunque, persino Tremonti, dica qualcosa con cui io pure debbo concordare in tutto o in parte. Ecco, io sulla cosa del posto fisso sono d&#8217;accordo. Anzi, sono proprio d&#8217;accordo su come lo ha detto, e cioè: “&#8221;<em>Io non credo che la mobilità sia di per sé un valore per una struttura come la nostra</em>”.  Magari io non avrei usato la parola “valore”: ci sono un po&#8217; allergica per via di quel puzzo sottile di incenso e parrocchia che ha la parola valore in Italia, dove pare che gli unici valori possibili sian quelli benedetti dalle sacrestie. Ma nella sostanza, lo confesso: concordo con Tremonti, anche se so che a scriverlo sul blog così verrò lapidata nei commenti, persino, assai probabilmente, dai più cari ed affezionati commentatori.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ormai sono alcuni anni, in Italia, che la flessibilità è diventata una specie di totem: ci ripetono in tutte le salse che è solo per difetto di flessibilità che siam presi come siamo, e solo grazie ad essa che usciremo dalla crisi. Che la flessibilità a la mobilità sono le pietre su cui si costruisce la vera concorrenza, e quindi il libero mercato; che sono, in buona sostanza, una bacchetta magica il cui tocco leggero fa emergere i migliori e affossa la zavorra, secondo i sacri dettami della selezione naturale di darwiniana e liberista impostazione.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ora io sono darwiniana, e persino moderatamente liberista. Concordo sull&#8217;idea che in Italia ci vorrebbe più selezione, vera e pure spietata, in molti campi, e che a causa di una mentalità arcaica che tende a considerare il solo ed unico fine della vita quello di “sistemarsi”, non di “produrre qualcosa di bello ed utile” siamo nella palude in cui siamo. So pure che per molti esseri umani il posto fisso è come il matrimonio, e non appena raggiungono l&#8217;uno o l&#8217;altro, e magari tutti e due assieme, tendono ad impantofolirsi, metter su pancetta, perdere slancio e fantasia, adagiarsi nel tran tran. Però sono anche conscia che una società e un essere umano non possono vivere in uno stato di costante allerta. Neppure il darwinismo più spinto lo pretende. Neppure la natura lo impone agli animali. Il leone che va a caccia ogni mattina, sa che se non troverà una preda salterà il pasto, sì. Ma si è anche creato, conquistandoselo, un territorio dove è abbastanza sicuro che riuscirà a reperire una gazzella sbranabile entro mezzogiorno. La gazzella è conscia che pascolando in giro può incocciare un leone affamato; ma si è anche costruita una mappa di prati “sicuri”, di cui il leone ignora l&#8217;esistenza, e di rifugi dove cercar riparo da un eventuale inseguimento. Chi vive costantemente nel terrore o nell&#8217;incertezza non è produttivo: è solo spaventato. Il panico paralizza, non stimola.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">In Italia abbiamo introdotto in questi anni la flessibilità e la mobilità, ma all&#8217;italiana. Vale a dire che le abbiamo immesse nel sistema, pretendendo però che valesse l&#8217;eterna legge del principe di Salina, ovvero che tutto cambi perché non cambi niente. Per i giovani e chi si trova in posizioni subordinate la flessibilità e la mobilità sono diventate un obbligo, e guai a chi si lamenta, perché dimostra di essere poco moderno, anzi, arcaico, anzi anche un po&#8217; comunista. Ai piani alti, invece, quelli dei dirigenti e dei proprietari, la selezione darwiniana latita, direi che è del tutto dispersa: le cariche si ereditano dai padri, il figlio del dirigente fa il dirigente, il figlio dell&#8217;ingegnere l&#8217;ingegnere (e non è un caso, ma un preciso programma di governo, come enunciò Berlusconi in campagna elettorale, senza che nessuno obbiettasse davvero: in fondo anche i dirigenti di sinistra han figli cui vogliono far ereditare privilegi e prebende!). </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ma non è solo questo. La flessibilità ad oltranza, secondo me, non è poi una panacea per il sistema, perché, paradossalmente, quando è troppo accentuata finisce col produrre l&#8217;esito opposto. In una società meritocratica debbono emergere i migliori. Ma i “migliori” hanno bisogno anche di tempo e di tranquillità per poter partorire idee utili. Se è logico che alla base la selezione sia spietata, perché in una azienda io voglio poter assumere solo coloro che davvero possono essere degli elementi validi,  però anche vero che se protraggo la loro incertezza alle calende greche prima o dopo otterrò il solo risultato di farli scoppiare dallo stress o farli deprimere: se nemmeno aver dimostrato un certo merito vale a farmi avere un po&#8217; di santa pace, tanto vale non spaccarsi la schiena per l&#8217;azienda. Una forza lavoro perennemente licenziabile al minimo segno di cedimento è una forza lavoro debolissima. Di più: chi non può mai contare sulla certezza del suo posto, finisce spesso e volentieri con il disperdersi in mille rivoli, anziché incanalare la sua genialità in un solo progetto, o segue solo quelle idee che sa immediatamente spendibili per ottenere visibilità, al fine di garantirsi la riconferma del posto. Prendiamo Leonardo da Vinci. Genio sommo, e su questo non si discute. Per tutta la vita senza “posto fisso”. Il fatto lo stimolò sì a produrre notevoli capolavori, però anche lo costrinse a disperdere il suo talento in una mare di stupidaggini, come le macchine di scena per le feste di Ludovico il Moro <em>et similia</em>. Doveva campare, ed aveva bisogno di secondare i capricci del suo protettore, altrimenti, dato che non aveva altri mecenati, si sarebbe ritrovato a spasso. Non appena Francesco di Francia gli offrì uno stipendio slegato dalla produzione di cose che non gli interessavano, fu così grato al sovrano da regalargli la Gioconda.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;">Prendiamo invece, per trovare un paragone più terra terra, il Dottor House. Che è un genio pure lui; di più, è un tizio che non si fa remore ad andare contro al pensiero dominante e sfidare il sistema, aprendo nuove strade, seguendo intuizioni innovative. Già, ma perché lo può fare? Perché, come si apprende negli scontri con Caddy, la direttrice dell&#8217;ospedale, il dottor House <em>non è licenziabile</em><span style="font-style:normal;">. Può tranquillamente fregarsene, House, di avere scontri duri con i colleghi, con i dirigenti dell&#8217;ospedale, trattare male i pazienti ed i loro congiunti, fregarsene, entro certi limiti, delle regole, perché non gli possono comunque togliere il posto di lavoro. E questa sicurezza gli dà la possibilità di sperimentare, di innovare, di non piegarsi alle richieste di gente più stupida di lui. Fosse “flessibile” e licenziabile, il dottor House si dovrebbe piegare agli ordini di scuderia, che nel 90%degli episodi causerebbero la morte dei suoi pazienti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-style:normal;">Ora questo per dire che la mobilità e la flessibilità sono certo belle cose. Ma attenti. Sono belle cose se si usano con un minimo di moderazione e buon senso. Se si crea un mondo in cui tutti sono costantemente in preda all&#8217;ansia perché a rischio di perdere il posto di lavoro, l&#8217;unica produttività che rischiamo di incrementare è quella delle aziende di antidepressivi.</span></span></p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El aborto, el Partido Popular y la gratuidad.]]></title>
<link>http://marquezcervantes.wordpress.com/2009/10/19/el-aborto-el-partido-popular-y-la-gratuidad/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 19:39:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>marquezcervantes</dc:creator>
<guid>http://marquezcervantes.wordpress.com/2009/10/19/el-aborto-el-partido-popular-y-la-gratuidad/</guid>
<description><![CDATA[Después de un repaso a la prensa, ver las noticias y buscar directamente en la web del Partido Popul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Después de un repaso a la prensa, ver las noticias y buscar directamente en la web del Partido Popul]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[9° Funzionamento attuale dell’Economia]]></title>
<link>http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/2009/10/17/funzionamento-attuale-dell%e2%80%99economia/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 20:32:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Roberto Seri</dc:creator>
<guid>http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/2009/10/17/funzionamento-attuale-dell%e2%80%99economia/</guid>
<description><![CDATA[1)     Situazione attuale In Sardegna abbiamo una società in difficoltà economica; i cittadini soffr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>1)     Situazione attuale</p>
<p>In Sar<img class="alignright size-full wp-image-56" title="thumbnail.aspx (36)" src="http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/files/2009/10/thumbnail-aspx-36.jpg" alt="thumbnail.aspx (36)" width="160" height="120" />degna abbiamo una società in difficoltà economica; i cittadini soffrono sempre più di questa situazione, peggio che nel resto della penisola.</p>
<p>La prima cosa da fare per ridare dignità alla Sardegna è il lavoro, tutti devono poter lavorare, poiché il lavoro valorizza, integra nella comunità e rende autosufficiente i cittadini.</p>
<p>Iniziamo a dare un lavoro “<strong>vero</strong>” a tutti; poi l’impiego idoneo ad ogni persona.</p>
<p>2)     Sistema pubblico</p>
<p>In questo momento il sistema pubblico, basta vedere tutte le iniziative dove era presente la Regione, è fallito miseramente.</p>
<p>Devo subito premettere che se fino adesso le varie aziende Regionali sono state un <em>FLOP</em>, semplicemente perché con il clientelismo, assenza di figure di spicco, inefficienze, inconsistenza di piani operativi di sviluppo imprenditoriale e totale mancanza di integrazione nel tessuto imprenditoriale locale, non si hanno risultati.</p>
<p>Gli sprechi, le consulenze, l’acquisto da terzi di prodotti o servizi a quotazioni fuori mercato, hanno fatto il resto.</p>
<p>Il sistema ha corrotto anche la manodopera, perché accettare lo stipendio e fingere di lavorare in apparati inutili è dannoso tanto agli altri (chi paga) che a se stessi, poiché si diventa superbi e superflui.</p>
<p>Sono necessarie figure che mettono al primo posto gli interessi della comunità al proprio tornaconto.</p>
<p>3)     Sistema privato</p>
<p>Il pubblico ha fallito; il privato non ha fatto meglio.</p>
<p>I privati, stimolati dalla sola speculazione, si sono attivati negli anni precedenti con improbabili aziende, la maggior parte delle quali mal dimensionate e strutturate e soprattutto fatte pagare troppo allo Stato.</p>
<p>Tutte le varie leggi di settore non hanno creato economia; solo flussi di cassa, il business era creare l’azienda, non mandarla avanti.</p>
<p>Le risorse limitate vanno sapute spendere, non possiamo pagare dei prodotti o dei servizi più del doppio il valore di mercato, si deve acquistare invece ad un prezzo più basso del mercato, almeno del 20% tramite gruppi di acquisto.</p>
<p>4)     Possibilità</p>
<p>La Sardegna per confrontarsi con il resto del paese ha bisogno di creare, oltre a quelle esistenti, una serie di aziende nei vari settori strategici della nostra economia, con una partecipazione paritaria Regione &#8211; Privati.</p>
<p>Questo modo di pensare viene dopo anni di convincimento che con il <img class="aligncenter size-full wp-image-93" title="thumbnail.aspx (64)" src="http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/files/2009/10/thumbnail-aspx-64.jpg" alt="thumbnail.aspx (64)" width="160" height="115" /><img class="alignleft size-full wp-image-94" title="thumbnail.aspx (92)" src="http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/files/2009/10/thumbnail-aspx-92.jpg" alt="thumbnail.aspx (92)" width="160" height="122" /> si trovava la soluzione a tutti i mali, nella realtà è quello che gli ha ampliati.</p>
<p>In una realtà come la Sardegna, non essendoci un tessuto sociale ed imprenditoriale tale da aggregare facilmente le persone, le competenze e le tante piccole produzioni, occorre l’intervento del buon padre di famiglia, la Regione; quest’ultima deve unirsi con i propri figli, le aziende, creare il sistema per farli lavorare insieme, lasciarli la gestione, ma controllarne il funzionamento.</p>
<p>Precisiamo che per la gestione privata e il controllo regionale, servono persone sopra le parti, moralmente ineccepibili, inclini a sostituire l’interesse collettivo con il proprio tornaconto.</p>
<p>Non è un’utopia, è successo in passato, altrimenti devo credere che l’uomo nasce disonesto e non si trovino persone sopra le parti.</p>
<p>Il riferimento come modello è Alberto Beneduce, grandissimo personaggio dell’economia Italiana degli anni trenta; pur essendo di idee contrarie al primo ministro di allora, quest’ultimo ne valorizza le capacità, dimostrandoli fiducia.</p>
<p>La creazione principale fu l’<em>I.R.I.</em> dove solamente la politica clientelare degli anni 70 riuscì a corrompere e far cadere in un oblio senza fine.</p>
<p>Non voglio fare nessun ragionamento retorico, ma la storia và studiata per capire meglio il n<img class="aligncenter size-full wp-image-95" title="thumbnail.aspx (95)" src="http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/files/2009/10/thumbnail-aspx-95.jpg" alt="thumbnail.aspx (95)" width="160" height="122" />ostro tempo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la solitudine dell'economista]]></title>
<link>http://librami.wordpress.com/2009/10/12/la-solitudine-delleconomista/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 14:34:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ex libris</dc:creator>
<guid>http://librami.wordpress.com/2009/10/12/la-solitudine-delleconomista/</guid>
<description><![CDATA[Non ricordo quali siano i libri che mi hanno commosso di più. Sono certa che alcune pagine mi hanno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-73" title="federico caffè" src="http://librami.wordpress.com/files/2009/10/federico-caffe.jpg" alt="federico caffè" width="464" height="275" /></p>
<p>Non ricordo quali siano i libri che mi hanno commosso di più. Sono certa che alcune pagine mi hanno fatto piangere, sia pure sommessamente, e sono certa di aver citato alcune pagine a qualcuno o a me stessa in momenti in cui le lacrime scendevano copiose per altre ragioni.</p>
<p>Ma il libro che ho finito di leggere da qualche settimana mi ha commosso più di una volta, e del tutto inaspettatamente.</p>
<p>E&#8217; un romanzo, un saggio, un&#8217;appassionata inchiesta giornalistica, ma soprattutto è il ritratto di un uomo fuori dal comune. E&#8217; <em>L&#8217;ultima lezione</em>, il libro di Ermanno Rea dedicato alla solitudine di Federico Caffè, economista &#8220;scomparso e mai ritrovato&#8221;.</p>
<p>Ermanno Rea, che non ha conosciuto Federico Caffè, ha raccolto i ricordi di chi lo conosceva: i suoi famigliari, gli amici, i colleghi, gli studenti, e tutti coloro che ebbero con lui un legame di qualunque genere, e ha ricostruito l&#8217;immagine di un uomo certamente non facile, ma intenso, capace di dare agli altri senza risparmiarsi e completamente assorbito dalla propria vocazione di intellettuale e di docente universitario. E proprio il dipanarsi di tanti sentimenti nei ricordi delle persone che Rea ha intervistato è uno dei tratti più emozionanti del libro, che ha catturato con forza lo stesso autore, e che ha impedito che la figura di Caffè risultasse un santino troppo oleografico o stilizzato.</p>
<p>Il 15 aprile 1987 Federico Caffè uscì di casa per l&#8217;ultima volta, dopo aver deposto su un tavolino i suoi occhiali, l&#8217;orologio, le chiavi di casa, il passaporto e il libretto degli assegni.<br />
La sua scomparsa sconvolse quanti gli erano vicini, che lo cercarono accanitamente per mesi e che continuarono a interrogarsi e a confrontarsi a lungo sulle motivazioni di quel gesto e sulla sorte di Caffè.</p>
<p>Rea, inevitabilmente chiamato a confrontarsi con il mistero irrisolto di questa scomparsa e con le suggestioni e il fascino che lo accompagnano (ad esempio le analogie con la sparizione del fisico Ettore Majorana, a sua volta oggetto di indagine da parte di Leonardo Sciascia), cerca di rintracciare e spiegare i sentimenti, le idee, le preoccupazioni e i dolori che segnarono gli ultimi anni di Caffè. A partire proprio dall&#8217;ultima lezione tenuta dal professore nella facoltà di Economia e Commercio della Sapienza, prima di essere collocato fuori ruolo per raggiunto limite d&#8217;età.</p>
<p>L&#8217;essere costretto ad abbandonare l&#8217;insegnamento attivo, e soprattutto il suo ruolo di maestro e di &#8220;padre&#8221; per i ragazzi era stato per Caffè un grande dolore. L&#8217;università, la ricerca, il confronto quotidiano con gli studenti erano sicuramente le sue ragioni di vita; ma c&#8217;erano anche in lui una profonda disillusione e amarezza per la sconfitta delle idee che aveva difeso e trasmesso per tutta la vita: solidarietà sociale, miglioramento reale delle condizioni di vita della gente, senso dello Stato.</p>
<p>Estimatore di J.M. Keynes e convinto riformista, Caffè era un intellettuale problematico, eterodosso, forse un po&#8217; disubbidiente e molto scomodo.<br />
Da giovane, nel dopoguerra, aveva assistito alla conquista dell&#8217;Italia da parte della Democrazia cristiana, ovvero al ritorno al potere delle forze politiche economiche e sociali che avevano sostenuto il fascismo, e al fallimento della &#8220;rivoluzione democratica&#8221;  auspicata dal Partito d&#8217;Azione con cui collaborava.<br />
In seguito, nell&#8217;amato ruolo di docente universitario, aveva continuato a svolgere la sua funzione di critico nei confronti del liberismo all&#8217;italiana, in cui lo Stato interviene solo per salvare le grandi aziende incapaci di sopravvivere da sole sul mercato. Promotore di un welfare state autentico,  senza sprechi e assistenzialismi inutili, credeva che la piena occupazione fosse un obiettivo essenziale, perchè il lavoro è dignità.</p>
<p>Ma soprattutto Federico Caffè credeva nello Stato, inteso come passione civile collettiva, ricerca e cultura del bene pubblico. In un&#8217;Italia da sempre funestata dall&#8217;individualismo e attraversata negli anni Ottanta dai venti dello<em> yuppismo</em> e della <em>deregulation</em>, la voce di Caffè,  che chiedeva senso civico e assunzioni di responsabilità individuali e collettive, intervento dello Stato nell&#8217;economia e regolamentazione e limitazioni del sistema capitalistico, rimase inascoltata.</p>
<p>Mi ha davvero commosso la forza di un uomo che credeva profondamente nella giustizia sociale e che si è speso per cercare di costruirla, coltivando il dubbio, la ricerca, il pensiero critico e il confronto con le generazioni più giovani, in un paese sempre più sordo ed egoista, sempre più incapace di cambiare strada.</p>
<p>Federico Caffè si definì &#8220;economista <em>passionate</em>&#8220;, ma a giudicare dal ritratto di Ermanno Rea lo definirei anche &#8220;economista umanista&#8221;, erede della grande tradizione culturale italiana che pone l&#8217;uomo, le sue esigenze e i suoi diritti, al centro della scienza.</p>
<p>E. Rea, <em>L&#8217;ultima lezione. La solitudine di Federico Caffè scomparso e mai più ritrovato</em>, Einaudi</p>
<blockquote></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Da tempo sono convinto che la sovrastruttura <a title="Finanza" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Finanza">finanziario</a>-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori in un quadro istituzionale che di fatto consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere che vincolano l&#8217;attività produttiva reale dei vari settori agricoli industriali, di intermediazione commerciale e la concreta licenza di espropriare l&#8217;altrui risparmio che esiste per i mercati finanziari.&#8221;</p></blockquote>
<p>(F. Caffè, dal <em>Giornale degli economisti</em>, 1971; citato in Marcello De Cecco, Roberta Carlini, <em>Alla radice della crisi</em>, <em>il manifesto</em>, 5 dicembre 2008)</p>
<blockquote><p>&#8220;Ogni <strong>restaurazione</strong> reca in sé i germi dell&#8217;<strong>oltranzismo intollerante</strong>.&#8221;</p>
<p>F. Caffè</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Accademia e falsità]]></title>
<link>http://marcocavallero.wordpress.com/2009/10/12/accademia-e-falsita/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:57:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcocavallero</dc:creator>
<guid>http://marcocavallero.wordpress.com/2009/10/12/accademia-e-falsita/</guid>
<description><![CDATA[  Leggendo un bell&#8217;articolo comparso l&#8217;11 Ottobre sul Sole 24Ore ho fatto alcune rifless]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.socialnews.it/VIGNETTE_VAURO/vauro%203crisi.jpg"><img class="aligncenter" title="Vauro" src="http://www.socialnews.it/VIGNETTE_VAURO/vauro%203crisi.jpg" alt="" width="310" height="366" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Leggendo un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/11-ottobre/economisti-studiate-storia.shtml">bell&#8217;articolo comparso l&#8217;11 Ottobre sul Sole 24Ore </a>ho fatto alcune riflessioni sul quello che negli ultimi mesi è stato chiamato &#8220;processo agli economisti&#8221;. L&#8217;articolo sostiene, in sintesi, che gli economisti e, in particolare i macroeconomisti, hanno perso il contatto con la realtà poichè hanno smesso di studiare la storia. La tesi è semplice e condivisibile: i modelli teorici della macroeconomia non riescono a spiegare la realtà. La mia domanda è: perchè? Perchè la scienza economica contemporanea ha perso contatto con la realtà? Perchè la macroeconomia ha preferito i modelli all&#8217;analisi della realtà? Forse perchè gli assunti base di molti modelli della teoria economica moderna non hanno niente a che fare con la realtà? Un qualsiasi studente di economia al primo anno si stupisce di assiomi come l&#8217;informazione perfetta e la razionalità completa. I modelli economici sono astrazioni della realtà.</p>
<p style="text-align:justify;">Perchè la scienza economica si è occupata più di finanza e di modelli complicatissimi che di economia reale? Per una fede cieca nel mercato. Mentre molti bravi economisti si occupavano dei fallimenti del mercato, i consiglieri economici dei governi suggerivano di affidarsi benevolmente nelle braccia del mercato finanziario. L&#8217;hanno fatto per avidità? La visione iperliberista dell&#8217;economia non ha forse favorito la speculazione di pochi contro il benessere di molti? La risposta è si. L&#8217;accademia, o gran parte di essa, ha venduto l&#8217;anima al diavolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Poco prima della crisi anche i grandi economisti nostrani pontificavano che il liberismo è di sinistra mostrandoci la strada aurea della crescita trascinata dal mercato. Hanno sbagliato qualcosa? Hanno sbagliato tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;alternativa è tra i liberisti che vogliono essere di sinistra e i conservatori corporativi à la Tremonti? Spero sinceramente di no. Serve un&#8217;altra economia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[cose serie / 1: del perchè il New Labour dovrà trovare un po&#39; di Old Labour se vuole tornare a governare dopo la sconfitta del 2010* (e sulla necessità del PD di avere uno straccio di politica economica)]]></title>
<link>http://italianainutile.wordpress.com/2009/10/07/cose-serie-1-del-perche-il-new-labour-dovra-trovare-un-po-di-old-labour-se-vuole-tornare-a-governare-dopo-la-sconfitta-del-2010-e-sulla-necessita-del-pd-di-avere-uno-straccio-di-politica-econom/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:19:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>elena</dc:creator>
<guid>http://italianainutile.wordpress.com/2009/10/07/cose-serie-1-del-perche-il-new-labour-dovra-trovare-un-po-di-old-labour-se-vuole-tornare-a-governare-dopo-la-sconfitta-del-2010-e-sulla-necessita-del-pd-di-avere-uno-straccio-di-politica-econom/</guid>
<description><![CDATA[Ce lo dice Will Hutton in questo editoriale sull&#8217;Observer dal congresso dei Labour che si è co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-70" title="152408308_5e175b204b_o" src="http://elenaquelladilondra.files.wordpress.com/2009/10/152408308_5e175b204b_o1.jpg?w=400&#038;h=300" alt="152408308_5e175b204b_o" width="400" height="300" /></p>
<p>Ce lo dice <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/oct/04/will-hutton-gordon-brown-labour">Will Hutton in questo editoriale</a> sull&#8217;Observer dal congresso dei Labour che si è concluso il 1 Ottobre. E sono cose che già si sanno, ma vale la pena ricordarle a coloro che prima che arrivasse Obama a fare chiodo schiaccia chiodo e la crisi finanziaria a ricordarci di cosa parliamo quando parliamo di capitalismo e libero mercato, vedevano in Tony Blair e nella sua terza via la luce che illuminava il cammino.</p>
<p><em>[in 1997] Labour had to shed any pretension to intervene, redistribute or overtly promote fairness, and could only govern as a quasi One Nation Conservative party, spending the dividends from economic growth not on tax cuts but improved public services, from which the middle class would benefit too. Thus New Labour. Although the party won a landslide in 1997, paradoxically it won as a beaten tradition. </em></p>
<p>È noto che Gordon Brown e Tony Blair prima delle elezioni del 1997 si accordarono con la City of London* per un patto di non belligeranza per cui in cambio del voto dei grandi businesses, il New Labour si impegnava a non incrementare le tasse per le fasce alte di reddito ma a concentrare la sua attenzione su contentini alle classi medie e la realizzazione di limitati e spesso poco efficaci ed efficienti programmi di sussidi e di investimento per le classi povere. Il disastro della sua a dir poco ambivalente politica per la casa, per cui questa era sia investimento per i privati (e quindi i prezzi dovevano salire) ma anche fonte di indebitamento crescente per coloro che non potevano accedere ad un mercato tutto chiuso sulla produzione commodificata e la proprietà come unico titolo di godimento (per cui i prezzi avrebbero dovuto scendere e il ruolo dell&#8217;affitto sociale crescere) ne è un chiaro esempio.</p>
<p><em>After all, it seemed that everything was working like clockwork. There was prosperity, an ongoing opinion poll lead, improving public services and moderate taxation. The electorate had no appetite for a return to social division and the strident certainties of Thatcherism. The Brownites walked on water, pretending to their party that they were the true custodians of socialism, deriding Blair, while being feted in the City.</em></p>
<p>Certo che le cose andavano bene, se lo dice il <a href="www.youtube.com/watch?v=QUaJMNtW6GA">PIL</a>. Talmente bene che la forbice tra ricchi e poveri è sempre solo cresciuta durante i 12 anni di Labour e talmente bene che si è espansa in valori assoluti e percentuali la fascia di popolazione che prima forse se la cavava e adesso non ce la fa proprio. Quella fascia di famiglie che non possono invitare amici a cena perchè non c&#8217;è abbastanza da mangiare, che non possono cambiare i mobili e gli elettrodomestici quando si rompono, che non possono mandare i figli in gita perché semplicemente costa troppo, dove nessuno può mai permettersi niente che non sia strettamente necessario per settimane, mesi, anni.</p>
<p>Poi è arrivata la crisi finanziaria e quella economica e l&#8217;impossibilità per il New Labour di appoggiarsi a qualche semplice formula per la prosperità economica, e non si può nemmeno fare appello a vecchie politiche tatcheriste già usate in precedenza come abbassamento generalizzato delle tasse e deregolazione del libero mercato</p>
<p><em>The quest is on for a set of ideas that can deal with the new realities. Politics promises to be a lot more like it was in the 1960s and &#8217;70s. </em></p>
<p>Il discorso conclusivo di Gordon Brown alla congresso del New Labour è stato, in questo senso, fondamentale. Un vero e proprio ritorno alla socialdemocrazia pre 1992 e un rifiuto di quel liberismo solidale di cui tanto si riempie la bocca (ma senza andare troppo in dettaglio di cosa voglia dire in termini di politiche economiche e di economia politica) il PD dalla sua nascita.</p>
<p><em>[Brown] attacked free-market fundamentalism. He insisted that finance should be the servant of business and society rather than its master. Brown was now a social democratic regulator and social democratic builder of a new financial system – proposing the creation of an investment corporation. Alongside that he proposed social investment – a National Care Service – and the democratic overhaul and renewal of British democracy. He answered the question of what Labour stood for and what it wants to do with power.</em></p>
<p>Visto che <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pd-batti-un-colpo/2111484//2">Berselli sull&#8217;Espresso</a> si interroga su quale sia e se ci sia una qualunque concezione economica e sociale dentro il PD, non sarebbe male che il PD buttasse l&#8217;occhio verso nord dove le rogne vanno risolte e la decenza della politica è ancora di moda.</p>
<p>* Non so se è chiaro, quindi lo ripeto: il Labour Party perderà le prossime elezioni, non c&#8217;è nessun dubbio e non c&#8217;è assolutamente niente da fare al riguardo. Il problema è se le vincerà di nuovo (e come, con che programma, filosofia, visione di società) nel 2014/2015).</p>
<p>** La City è l&#8217;unica municipalità di Londra a non avere elezioni democratiche, a non avere candidati provenienti dai partiti, ad avere un sistema di governo e un sistema fiscale a sè stanti, e non ditemi che pensavate che i grattacieli delle banche stavano lì perchè c&#8217;era una bel paesaggio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[cose serie / 1: del perchè il New Labour dovrà trovare un po' di Old Labour se vuole tornare a governare dopo la sconfitta del 2010* (e sulla necessità del PD di avere uno straccio di politica economica)]]></title>
<link>http://elenaquelladilondra.wordpress.com/2009/10/07/cose-serie-1-del-perche-il-new-labour-dovra-trovare-un-po-di-old-labour-se-vuole-tornare-a-governare-dopo-la-sconfitta-del-2010-e-sulla-necessita-del-pd-di-avere-uno-straccio-di-politica-econom/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:19:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>elena</dc:creator>
<guid>http://elenaquelladilondra.wordpress.com/2009/10/07/cose-serie-1-del-perche-il-new-labour-dovra-trovare-un-po-di-old-labour-se-vuole-tornare-a-governare-dopo-la-sconfitta-del-2010-e-sulla-necessita-del-pd-di-avere-uno-straccio-di-politica-econom/</guid>
<description><![CDATA[Ce lo dice Will Hutton in questo editoriale sull&#8217;Observer dal congresso dei Labour che si è co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-70" title="152408308_5e175b204b_o" src="http://elenaquelladilondra.wordpress.com/files/2009/10/152408308_5e175b204b_o1.jpg" alt="152408308_5e175b204b_o" width="400" height="300" /></p>
<p>Ce lo dice <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/oct/04/will-hutton-gordon-brown-labour">Will Hutton in questo editoriale</a> sull&#8217;Observer dal congresso dei Labour che si è concluso il 1 Ottobre. E sono cose che già si sanno, ma vale la pena ricordarle a coloro che prima che arrivasse Obama a fare chiodo schiaccia chiodo e la crisi finanziaria a ricordarci di cosa parliamo quando parliamo di capitalismo e libero mercato, vedevano in Tony Blair e nella sua terza via la luce che illuminava il cammino.</p>
<p><em>[in 1997] Labour had to shed any pretension to intervene, redistribute or overtly promote fairness, and could only govern as a quasi One Nation Conservative party, spending the dividends from economic growth not on tax cuts but improved public services, from which the middle class would benefit too. Thus New Labour. Although the party won a landslide in 1997, paradoxically it won as a beaten tradition. </em></p>
<p>È noto che Gordon Brown e Tony Blair prima delle elezioni del 1997 si accordarono con la City of London* per un patto di non belligeranza per cui in cambio del voto dei grandi businesses, il New Labour si impegnava a non incrementare le tasse per le fasce alte di reddito ma a concentrare la sua attenzione su contentini alle classi medie e la realizzazione di limitati e spesso poco efficaci ed efficienti programmi di sussidi e di investimento per le classi povere. Il disastro della sua a dir poco ambivalente politica per la casa, per cui questa era sia investimento per i privati (e quindi i prezzi dovevano salire) ma anche fonte di indebitamento crescente per coloro che non potevano accedere ad un mercato tutto chiuso sulla produzione commodificata e la proprietà come unico titolo di godimento (per cui i prezzi avrebbero dovuto scendere e il ruolo dell&#8217;affitto sociale crescere) ne è un chiaro esempio.</p>
<p><em>After all, it seemed that everything was working like clockwork. There was prosperity, an ongoing opinion poll lead, improving public services and moderate taxation. The electorate had no appetite for a return to social division and the strident certainties of Thatcherism. The Brownites walked on water, pretending to their party that they were the true custodians of socialism, deriding Blair, while being feted in the City.</em></p>
<p>Certo che le cose andavano bene, se lo dice il <a href="www.youtube.com/watch?v=QUaJMNtW6GA">PIL</a>. Talmente bene che la forbice tra ricchi e poveri è sempre solo cresciuta durante i 12 anni di Labour e talmente bene che si è espansa in valori assoluti e percentuali la fascia di popolazione che prima forse se la cavava e adesso non ce la fa proprio. Quella fascia di famiglie che non possono invitare amici a cena perchè non c&#8217;è abbastanza da mangiare, che non possono cambiare i mobili e gli elettrodomestici quando si rompono, che non possono mandare i figli in gita perché semplicemente costa troppo, dove nessuno può mai permettersi niente che non sia strettamente necessario per settimane, mesi, anni.</p>
<p>Poi è arrivata la crisi finanziaria e quella economica e l&#8217;impossibilità per il New Labour di appoggiarsi a qualche semplice formula per la prosperità economica, e non si può nemmeno fare appello a vecchie politiche tatcheriste già usate in precedenza come abbassamento generalizzato delle tasse e deregolazione del libero mercato</p>
<p><em>The quest is on for a set of ideas that can deal with the new realities. Politics promises to be a lot more like it was in the 1960s and &#8217;70s. </em></p>
<p>Il discorso conclusivo di Gordon Brown alla congresso del New Labour è stato, in questo senso, fondamentale. Un vero e proprio ritorno alla socialdemocrazia pre 1992 e un rifiuto di quel liberismo solidale di cui tanto si riempie la bocca (ma senza andare troppo in dettaglio di cosa voglia dire in termini di politiche economiche e di economia politica) il PD dalla sua nascita.</p>
<p><em>[Brown] attacked free-market fundamentalism. He insisted that finance should be the servant of business and society rather than its master. Brown was now a social democratic regulator and social democratic builder of a new financial system – proposing the creation of an investment corporation. Alongside that he proposed social investment – a National Care Service – and the democratic overhaul and renewal of British democracy. He answered the question of what Labour stood for and what it wants to do with power.</em></p>
<p>Visto che <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pd-batti-un-colpo/2111484//2">Berselli sull&#8217;Espresso</a> si interroga su quale sia e se ci sia una qualunque concezione economica e sociale dentro il PD, non sarebbe male che il PD buttasse l&#8217;occhio verso nord dove le rogne vanno risolte e la decenza della politica è ancora di moda.</p>
<p>* Non so se è chiaro, quindi lo ripeto: il Labour Party perderà le prossime elezioni, non c&#8217;è nessun dubbio e non c&#8217;è assolutamente niente da fare al riguardo. Il problema è se le vincerà di nuovo (e come, con che programma, filosofia, visione di società) nel 2014/2015).</p>
<p>** La City è l&#8217;unica municipalità di Londra a non avere elezioni democratiche, a non avere candidati provenienti dai partiti, ad avere un sistema di governo e un sistema fiscale a sè stanti, e non ditemi che pensavate che i grattacieli delle banche stavano lì perchè c&#8217;era una bel paesaggio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Uscire dal cono d'ombra del liberismo non è facile]]></title>
<link>http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/09/08/uscire-dal-cono-dombra-del-liberismo-non-e-facile/</link>
<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:02:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>g.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Invito il partito ad un impegno per uscire dal cono d&#8217;ombra che il liberismo ha calato sul lav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://budapest.travel/js/tiny_mce/plugins/ajaxfilemanager/uploaded/Business/handshake.jpg" alt="" width="103" height="127" />Invito il partito ad un impegno per uscire dal cono d&#8217;ombra che il liberismo ha calato sul lavoro. Per questo motivo, dalla Festa nazionale del Lavoro in corso a Modena, a margine di un incontro al quale avrebbe dovuto partecipare anche ministro Maurizio Sacconi, invito a non trascurare i problemi dei lavoratori e a non farli sentire soli. Uscire dal cono d&#8217;ombra che il liberismo in trent&#8217;anni ha calato sul mondo del lavoro non è facile-. Bisogna tendere la mano al mondo del lavoro, interloquire, far sentire meno soli i lavoratori.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La scuola pubblica e la meritocrazia: riflessione sul perché, in Italia, ad applicare il liberismo in senso stretto si rischia di creare di nuovo le caste chiuse]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/08/19/la-scuola-pubblica-e-la-meritocrazia-riflessione-sul-perche-in-italia-ad-applicare-il-liberismo-in-senso-stretto-si-rischia-di-creare-di-nuovo-le-caste-chiuse/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 08:17:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il mio post di qualche giorno fa sulla scuola ha suscitato un sacco di commenti, ed anche delle viva]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Il mio <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/08/17/il-patto-scellerato-ovvero-perche-la-scuola-ha-smesso-di-insegnare-e-pochi-se-ne-lamentano/">post </a>di qualche giorno fa sulla scuola ha suscitato un sacco di commenti, ed anche delle vivaci polemiche. Fra quanti hanno scritto, credo però che una risposta un po&#8217; più articolata di quella che gli ho potuto dare per limiti di spazio meriti Vaal, <a href="http://abolirelarealta.blogspot.com/2009/08/volevo-insomma-esternare-la-mai.html">il quale, nonostante qualche gratuita offesa nei miei confronti sul suo blog</a>,  pone una serie di interrogativi precisi, e fa anche una serie di affermazioni, per sostenere i suoi punti di vista, su cui non concordo un accidente, per cui gli ribatto con post apposito, punto per punto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Vaal comincia con farmi notare una mia supposta mancanza: <em>Perché la scuola ha smesso di insegnare? A quanto pare la colpa è della “società”. Domanda, dunque: perché la colpa è della società? Perché la scuola è influenzata dalla società, e perché lo è negativamente?-(quel che voglio dire è che mi sembra che tu non colga il punto, ovvero la motivazione sottesa).</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;"><span style="font-style:normal;">In realtà a me il punto pare di averlo colto pienamente: la scuola è influenzata dalla società per forza di cose. Anzi, in realtà, Vaal, è ben più che influenzata dalla società: è completamente </span><em>creata</em><span style="font-style:normal;"> da essa: il fine dell&#8217;istruzione, infatti, è formare per la società le generazioni future. La scuola, quindi, passa quei saperi che la società ritiene necessari per la sua perpetuazione e per il suo sviluppo. Se la società ha bisogno esclusivo di carpentieri, la scuola insegnerà carpenteria, e la società farà capire ai ragazzi, lodando ad ogni piè sospinto i carpentieri, che diventare dei bravi carpentieri è ciò che ci si aspetta da loro se vogliono essere persone di successo. Ora, non si può costruire una società in cui viene premiata costantemente la velina decerebrata, la escort, l&#8217;arruffapopoli, il raccomandato, il maneggione, il ladro, il furbetto del quartierino ignorante come una zucca e poi pretendere che la scuola non risenta di questi modelli. Paradossalmente soffrono di più della crisi quelle scuole che non li fanno propri: se io imposto la mia scuola come un&#8217;isola felice in cui vige la più spietata meritocrazia, ma poi ho attorno una società in cui questa meritocrazia non vale una cippa (come la nostra attuale in Italia), saranno i miei alunni a soffrire di più: perché avranno investito moltissimo, in termini di tempo e di energie, e, una volta usciti, si troveranno messi in un canto da emerite nullità. Uno delle cause delle “fughe di cervelli” dall&#8217;Italia è proprio questa: scappano quei giovani che hanno avuto una buona formazione dalla scuola, ma che la società rifiuta perché così  preparati non rispondono agli standard sociali vincenti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>Inoltre c’è anche un po’ di confusione: ininspiegabilmente in un tuo commento sembri rimangiarti un bel po’ di roba e dire “beh no in america è peggio qui in fondo escono bravi diplomati” [qui ci sarebbe da notare che, giacché la quasi totalità degli studenti frequenti scuole pubbliche, è NORMALE che escano anche persone brave, ogni tanto, e che raramente ci siano persone bravissime. Il punto è: quante persone brave sarebbero uscite dalla scuola privata? Alcuni casi "ai margini" {e cioè non bravi ma non così cattivi} nelle scuole pubbliche si sarebbero comportati meglio nelle scuole private? Queste domande vengono completamente ignorate])</em></span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">No, Vaal, non è confusione: rispetto ai livelli di qualche anno fa la scuola italiana è peggiorata: le giovani generazioni hanno meno capacità mnemonica e di concentrazione e, obiettivamente, sanno meno cose di quante ne sapevano i loro coetanei di qualche anno fa. Questo è un dato di fatto. Altro dato di fatto incontrovertibile è che, però, la situazione generale della scuola italiana non è peggiore di altre in Europa ed in America: se si comparano, ad esempio, i risultati di apprendimento fra gli alunni della stessa età frequentanti le scuole pubbliche americane e quelle pubbliche italiane ci si rende conto che gli alunni italiani sono molto più preparati; il liceo pubblico in Italia fornisce una preparazione media molto buona, tanto è vero che spesso i ragazzi che vanno poi a studiare negli Stati Uniti si rendono conto che alcune lezioni del loro liceo là sono ritenute di livello universitario. In America per avere una preparazione equivalente bisogna per forza entrare in una buona scuola privata, qui l&#8217;abbiamo gratis e a disposizione di tutti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>qui ci sarebbe da notare che, giacché la quasi totalità degli studenti frequenti scuole pubbliche, è NORMALE che escano anche persone brave, ogni tanto, e che raramente ci siano persone bravissime. Il punto è: quante persone brave sarebbero uscite dalla scuola privata? Alcuni casi &#8220;ai margini&#8221; {e cioè non bravi ma non così cattivi} nelle scuole pubbliche si sarebbero comportati meglio nelle scuole private? Queste domande vengono completamente ignorate])</em></span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">In realtà il tuo ragionamento zoppica: se è normale che escano persone brave dalla scuola pubblica per puro accidente statistico, allora è normale che escano persone brave, per puro accidente statistico, anche dalle private: cioè, in pratica, i “bravi” sono bravi qualsiasi scuola frequentino (Mia madre, vecchia insegnante, dice sempre, scherzando: <em>nonostante la scuola, i professori, i presidi, i genitori, alcuni ragazzini imparano comunque!)</em> </span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Perché tu avessi ragione bisognerebbe dimostrare che <em>tutti</em> coloro (bravi e non bravi) che escono dalla scuola privata hanno <em>sempre</em> una preparazione migliore di quelli che escono dalla scuola pubblica, cosa che non accade, e per dimostrarlo basta guardare i risultati, ad esempio, delle prove di ammissione alle facoltà universitarie: quando si testa la cultura e la preparazione generale, si vede che non c&#8217;è nessun sensibile scarto  fra chi ha frequentato la scuola pubblica e la privata. </span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Tu mi dirai: gli alunni delle scuola private sono meno e prendono voti più alti. Può essere (ma anche qui, mancando un criterio di valutazione generale, i voti sono poco indicativi); però dimentichi un dato fondamentale: chi accede alla scuola privata di solito ha alle spalle una famiglia con reddito e cultura più alta, il che automaticamente favorisce il ragazzo negli studi; inoltre è inserito in classi dove non ci sono casi particolarmente problematici (non solo stranieri, ma anche ragazzini con handicap o disturbi comportamentali).Ciò rende automaticamente più facile svolgere i programmi nei tempi stabiliti, fare approfondimenti etc. C&#8217;è da aggiungere che la scuola privata ha mezzi che la pubblica spesso non ha: un conto è poter avere a disposizione una struttura con personale docente praticamente fisso di anno in anno, aule informatiche efficienti, palestre, piscina, possibilità di offrire il doposcuola e i corsi di recupero (a pagamento) con assistenza spesso personalizzata agli alunni, e un altro aver a che fare con edifici fatiscenti, computer che si rompono una volta su due, impossibilità di organizzare corsi di recupero per mancanza di fondi, personale che cambia non solo di anno in anno ma di mese in mese. Per la mia esperienza personale posso assicurarti che quando nelle scuola pubbliche la struttura è in buone condizioni, il rendimento è ottimo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>Qual è la soluzione? Il privato, il privato, il privato: l’unico modo per creare delle scuole altamente competitive che abbiano la massima intenzione a portare i suoi alunni verso il lavoro in modo da aumentare la sua reputazione (clientela), facendo studiare materie UTILI e non arbitrariamente segnalate come tali da ministri dell’istruzione varii.</em></span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Il privato, il privato, il privato è una soluzione parziale ed adatta solo ad una fascia di popolazione borghese, quella di cui, assai probabilmente, sia tu che io, Vaal, facciamo parte. Quella che abita in centro città o nella prima periferia, automunita, che ha un reddito discreto e figli di intelligenza media e salute fisica e mentale nella norma. Trovamelo tu un imprenditore privato che vada a fondare una scuola in un quartiere operaio o disagiato della periferia, dove le famiglie non possono pagare una retta. Certo, tu mi dirai, quelli bravi potranno andare nelle scuole del centro. Dopo essersi alzati alle quattro della mattina per prendere un bus scalcagnato, e arrivare a scuola già pieni di sonno, come accadeva ai ragazzi di Barbiana, che venivano presi per stupidi perché crollavano sul banco? E li prenderanno, nelle scuole del centro, quando li vedranno provenire dalle elementari o dagli asili della suburra? E l&#8217;imprenditore privato che gestisce la scuola accetterà il ragazzino disabile, autistico, dislessico, che richiede un surplus di spesa per venire seguito? E gli stranieri? Questi chi li segue?</span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Quanto alle materie “utili”..e chi decide quali siano “utili”? Il mercato? Peccato che la scuola la scelgo oggi, e magari fra cinque anni, quando esco, il mercato richieda magari già altre competenze, e le materie che ho studiato potrebbero essere obsolete. Peccato che magari le materie “inutili” possono rivelarsi inaspettatamente utilissime: il greco e il latino affinano la logica, la storia aiuta a capire i rapporti di causa ed effetto&#8230;Carlo Azeglio Ciampi, governatore per anni della Banca d&#8217;Italia, è laureato in lettere classiche, non in economia; io stessa, laureata in Storia Greca, ho studiato una materia inutilissima, secondo i più. Il fatto è che il compito dell&#8217;istruzione non dovrebbe essere quello di insegnare una materia, ma un metodo di studio: formare un individuo ragionante, insomma, non un prodotto da porre sul mercato: gli esseri umani, per fortuna, non sono bulloni. E questo non è un discorso da <em>filantropo o politico dell&#8217;ultima ora</em>: tu stesso, caro Vaal, sei probabilmente il frutto di un sacco di cose “inutili” che hai imparato, a scuola o per conto tuo. Neghi agli altri quello che ha formato te?</span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Sull&#8217;abolizione del valore legale del pezzo di carta, potremmo anche essere d&#8217;accordo (almeno per le Università), purché, però, contestualmente venga costruito allora un serio metodo di valutazione degli istituti su scala nazionale e si garantisca la possibilità reale da parte di chiunque di accedere alle scuole migliori: il che non vuol dire solo borse di studio per pagare le eventuali rette, ma anche per gli affitti e le sistemazioni fuori sede (se la scuola migliore è a Roma e io sto a Trento, anche se posso iscrivermi gratuitamente alla scuola devo pur sempre trovare i soldi per prender casa lì). Altrimenti ricadiamo sempre nel solito problema che solo chi ha una famiglia agiata si potrà permettere studi qualificati. Il che, detto tra noi, non è solo ingiusto dal punto di vista morale (personalmente il problema morale, in questo caso, è secondario), ma è in primis uno spreco di intelligenza che non ci possiamo permettere: se uno ha la testa per fare lo scienziato biochimico ma viene istruito al massimo per diventare operaio alla pressa non è solo un guaio per lui, è tutto il Paese che ha perso una irripetibile occasione!</span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>Ovviamente è sottointeso che l’obbligo di frequentare la scuola fino al tot di anni è una delle merdate più grandi mai pensate dall’essere umano (anche se quest’idea è così poco diffusa, ma non capisco perché)</em></span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Te lo spiego io, perché: perché mia nonna, che pure aveva una gran voglia di imparare e una gran testa, ma era di famiglia modesta, non appena ha fatto la quinta elementare (allora quella era la soglia dell&#8217;obbligo) l&#8217;hanno mandata a lavorare, e non ha potuto studiare più. Tu ed io veniamo fuori da famiglie che comunque ci avrebbero tenuti a scuola almeno fino al diploma, ma se non vi fosse l&#8217;obbligo di restare comunque a scuola fino ai 14/16 anni molti ragazzini, anche bravi, finirebbero in fabbrica a 11, 12, 14.  Succede già adesso, che l&#8217;obbligo di legge c&#8217;è, figuriamoci se fosse abolito. Già qui nel nordest, alle volte, a me tocca smadonnare con genitori che vorrebbero mandare in fabbrica dopo le medie ragazzini che invece meritano una istruzione superiore, solo perché <em>cussì el ciapa lo stipendio</em>. E siamo in una delle parti più ricche del paese!</span></p>
<p style="font-style:normal;" align="justify"><span style="font-family:Georgia,serif;">Vaal, non pensare che il mondo sia per tutti uguale a quella porzione che conosci e frequenti tu. Applica quello che proponi in Italia e, per come siamo combinati, non avrai una scuola migliore, avrai soltanto una società più chiusa, divisa in rigide caste, in cui chi è ricco ha ancora più opportunità e chi non lo è non ha più nemmeno una labile speranza. Non è il buonismo a farmi parlare così, ma il buon senso: di intelligenza ne abbiamo già sprecata tanta, cerchiamo di coltivare almeno quella poca che ci resta.</span></p>
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