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	<title>linguaggi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/linguaggi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "linguaggi"</description>
	<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 10:07:37 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Programmazione e arte: Piet]]></title>
<link>http://zenofobia.wordpress.com/2009/11/27/programmazione-e-arte-piet/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:02:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono incappato in un linguaggio esoterico particolarmente elegante, non tanto per la struttura del l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sono incappato in un linguaggio esoterico particolarmente elegante, non tanto per la struttura del l]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Campi privati in Javascript]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/11/27/campi-privati-in-javascript/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 05:59:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con la traduzione di quest&#8217;ultimo pezzo penso di concludere la serie di traduzioni dei testi p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Con la traduzione di quest&#8217;ultimo pezzo penso di concludere la serie di traduzioni dei testi p]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Google inciampa sul linguaggio GO]]></title>
<link>http://zenofobia.wordpress.com/2009/11/25/google-inciampa-sul-linguaggio-go/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:19:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Google è probabilmente l&#8217;azienda che ha rivoluzionato la concezione che abbiamo dei computer, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Google è probabilmente l&#8217;azienda che ha rivoluzionato la concezione che abbiamo dei computer, ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Informazioni sul corso]]></title>
<link>http://unibridge24.wordpress.com/2009/11/22/informazioni-sul-corso/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 15:42:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>unibridge24</dc:creator>
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<description><![CDATA[Linguaggi e strumenti della comunicazione &#8211; Modulo I Prof. Bellavita Scarica le informazioni d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Linguaggi e strumenti della comunicazione &#8211; Modulo I</p>
<p>Prof. Bellavita</p>
<p><a href="http://unibridge24.wordpress.com/files/2009/11/informazioni-sul-corso.pdf">Scarica le informazioni del corso</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Riviste: Dev - Non fraintendere Javascript]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/11/18/riviste-dev-non-fraintendere-javascript/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:28:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dev Anno 15 numero 4 E&#8217; uscita da qualche giorno DEV, di Infomedia. Chi ha qualche anno sulle ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dev Anno 15 numero 4 E&#8217; uscita da qualche giorno DEV, di Infomedia. Chi ha qualche anno sulle ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La lingua degli uomini]]></title>
<link>http://andreapomella.wordpress.com/2009/11/14/la-lingua-degli-uomini/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 12:05:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea Pomella</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli uomini non si parlano perché non hanno alcuna lingua in comune. Due esseri umani che abitano sot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Gli uomini non si parlano perché non hanno alcuna lingua in comune. Due esseri umani che abitano sot]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ayoreo: gli allevatori radono la foresta!]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/11/09/ayoreo-gli-allevatori-radono-la-foresta/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:54:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli allevatori di bestiame stanno rapidamente e illegalmente radendo al suolo la foresta abitata dal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-110" title="colouredmuslimwoman" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2007/09/colouredmuslimwoman.jpg" alt="colouredmuslimwoman" width="414" height="575" /></p>
<p>Gli allevatori di bestiame stanno rapidamente e illegalmente radendo al  suolo la foresta abitata dall’unico popolo incontattato rimasto in Sud America  al di fuori del bacino amazzonico.</p>
<p>Gli Ayoreo-Totobiegosode sono attualmente l’unica tribù incontattata, e vulnerabile, del mondo; stanno perdendo la terra  ancestrale a causa della produzione di carne di manzo.</p>
<p>Le foto scattate dal satellite, quindi il fatto è sotto i nostri occhi, evidentissimo,  il primo novembre hanno immortalato le  attività illegali degli allevatori. A partire dal giorno seguente, il due  novembre, Survival ha cominciato a diffondere una  campagna pubblicitaria che denuncia la deforestazione in corso mediante la  più importante emittente radiofonica del Paraguay, Radio  Nanduti.</p>
<p>Gli allevatori stanno operando nel territorio della tribù nonostante il  Ministro dell’Ambiente abbia sospeso la licenza della loro società, la Yaguarete  Pora S.A, a causa delle sue precedenti attività illegali.</p>
<p>Per radere al suolo le terre degli Ayoreo-Totobiegosode e trasformarle  in pascoli, gli allevatori utilizzano bulldozer che si dice appartengano a  Jacobo Kauenhowen, proprietario di una grande industria di bulldozer in una  vicina colonia mennonita.</p>
<p>“Per i Totobiegosode si tratta di una minaccia molto seria” denuncia la  Ong paraguayana GAT, impegnata a proteggere le terre degli Ayoreo. “La  deforestazione compiuta illegalmente dalla Yaguarete in Paraguay procede ovunque  senza controllo.”</p>
<p>L’anno scorso, insieme ad un’altra società brasiliana di nome River  Plate S.A., la Yaguarete aveva già distrutto migliaia di ettari di terra  ayoreo.</p>
<p>Alcuni Totobiegosode sono già stati contattati ma nella foresta  continuano a vivere molti dei loro parenti isolati.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Javascript: Ereditarietà basata su delega (Eredità prototipale)]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/11/08/javascript-ereditarieta-basata-su-delega-eredita-prototipale/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 03:58:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo la traduzione dell&#8217;illuminante divertissement sull&#8217;ereditarietà classica in Javascr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dopo la traduzione dell&#8217;illuminante divertissement sull&#8217;ereditarietà classica in Javascr]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Anna dei pianoforti]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/02/anna-dei-pianoforti/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 07:11:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma dal 9 all’11 novembre 2009 Via delle Fornaci 37 Teatro Ghione Anna Proclemer  in Anna dei piano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;"><a href="http://fidest.wordpress.com/files/2009/11/proclemer1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19742" title="Proclemer1" src="http://fidest.wordpress.com/files/2009/11/proclemer1.jpg?w=300" alt="Proclemer1" width="242" height="160" /></a>Roma dal 9 all’11 novembre 2009 Via delle Fornaci 37 Teatro Ghione Anna Proclemer  in Anna dei pianoforti di Cesare Scarton e Mauro Tosti-Croce  da Alberto Savinio Pianoforte Antonio Sardi de Letto La poliedrica personalità  di Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952), scrittore, musicista, pittore, ha suggerito l’idea di dedicargli una serata dove potessero fondersi insieme i diversi linguaggi della sua creatività. Tra le tante pagine scritte dall’artista un numero non irrilevante è dedicato a soggetti nei quali la musica assume un ruolo protagonistico. Ciò avviene comunque nel segno, tipicamente saviniano, dell’insofferenza verso ogni modello codificato e ogni forma di accademismo. Il processo di deformazione della realtà, messo in atto dall’autore, spoglia infatti il fenomeno musicale di ogni paludato atteggiamento per conferirgli forme fantasmagoriche e imprevedibili. Del resto per Savinio, abilissimo in ogni campo artistico a fondere il concreto con l’assurdo, “realtà e sogno sono aspetti della stessa verità”.  Più complesso il discorso per La pianessa, nella quale la sbrigliata fantasia dell’autore antropomorfizza lo strumento al punto da fargli assumere una propria specifica personalità: per dar voce a questo pianoforte “umanizzato” non c’era altra scelta che quella di ricorrere ai suoni del Savinio compositore. Da qui l’idea di reperire nell’archivio dell’artista, conservato al Gabinetto Vieusseux di Firenze, musiche inedite, il cui utilizzo è stato gentilmente concesso da Angelica e Ruggero Savinio. Il testo è così diventato un racconto in musica, nel quale la voce recitante e il pianoforte interagiscono fra loro, dando vita a quella fusione di parola e suono che prende il nome di “melologo”. Una volta intrapresa questa strada, si è pensato di recuperare un ulteriore aspetto dell’artista: il Savinio critico musicale. I saggi L’ultimo mago della tastiera e soprattutto Chopin ci rivelano, accanto all’acutezza e alla provocatorietà dei giudizi, uno stile letterario di grande suggestione che riesce, ora con pennellate brillanti ora con impennate liriche, a offrire ritratti di estrema vivezza, in grado di imprimersi indelebili nella memoria. (Cesare Scarton, Mauro Tosti-Croce) (proclemer)</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[I Kayapo', le Dighe Idroelettriche e Survival.]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/10/30/i-kayapo-le-dighe-idroelettriche-e-survival/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 17:01:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tre giorni fa circa si è risaputo che gli indiani Kayapó hanno organizzato una nuova ondata di prote]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-554" title="woodwomansol" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2008/12/woodwomansol.jpg" alt="woodwomansol" width="460" height="1009" /></p>
<p>Tre giorni fa circa si è risaputo che gli indiani Kayapó hanno organizzato una nuova ondata di proteste contro un  gigantesco progetto idroelettrico in via di realizzazione sullo Xingu, uno dei  principali fiumi dell’Amazzonia.</p>
<p>Dal 28 ottobre  stanno manifestando, e lo faranno  per una intera settimana, presso la comunità kayapó di Piaraçu.</p>
<p>Sul posto sono stati invitati  rappresentanti del Ministero alle Miniere e all’Energia, e del Ministero  dell’Ambiente. I Kayapó e altri popoli indigeni locali si oppongono alla  costruzione della diga denunciando di non essere mai stati consultati in modo  appropriato e nemmeno informati sul reale impatto che il progetto avrà sulle  loro terre.</p>
<p>La diga devierà più dell’80% della portata del fiume Xingu,  con un pesante impatto sulla sua fauna ittica e l’ecosistema della foresta per  almeno 100 chilometri di rive abitate da popoli indigeni. Survival ha inoltrato  formali proteste al governo.</p>
<p>I Kayapó sono furiosi con Edison Lobão,  Ministro alle Miniere e all’Energia, che recentemente avrebbe affermato che  “forze demoniache” starebbero cercando di impedire la realizzazione delle grandi  dighe idroelettriche del Brasile. “Queste parole sono abiette e offensive nei  confronti nostri e di tutti coloro che difendono la Natura” ha commentato il  leader Kayapó Megaron Txucarramae.</p>
<p>Belo Monte è una delle più grandi  infrastrutture previste dal “Programma di crescita accelerata” varato dal  governo. Già nel 1989 i Kayapó avevano organizzato una massiccia protesta contro  la costruzione di una serie di dighe sullo Xingu. All’epoca riuscirono a fermare  i finanziamenti della Banca Mondiale e a far accantonare il  progetto.</p>
<p>Oggetto delle proteste dei popoli indigeni sono anche altre  dighe previste su altri fiumi amazzonici. Un anno fa, gli Enawene  Nawe misero a soqquadro un cantiere con l’obiettivo di impedire la  realizzazione di decine di dighe lungo il fiume Juruena. Secondo gli Indiani,  gli impianti idroelettrici distruggeranno i pesci da cui dipende la loro  sopravvivenza.</p>
<p>Nell’Amazzonia occidentale, la diga di Santo Antônio  sommergerà la terra in cui vivono almeno 5 gruppi di popoli incontattati. La  diga fa parte di un progetto più ampio che prevede la costruzione di una serie  di impianti sul fiume Madeira. Si pensa che uno di questi popoli isolati viva a  soli 14 km di distanza dalla diga principale.</p>
<p>In una lettera indirizzata  al Presidente Lula, i Kayapó spiegano chiaramente la loro posizione: “Noi non  vogliamo che questa diga distrugga gli ecosistemi e la biodiversità che abbiamo  curato per millenni e che possiamo continuare a preservare. Signor Presidente,  la nostra preghiera è quella che vengano condotti studi adeguati e che venga  aperto un dialogo con i popoli indigeni su quello che è lo scrigno ecologico dei  nostri antenati&#8230; Vogliamo partecipare a questo processo senza essere  considerati demoni impegnati a impedire il progresso della nazione”.</p>
<p>“È  stato tenuto nascosto il reale impatto di queste dighe” ha commentato Stephen  Corry, ormai famoso direttore generale di Survival,  “Se i lavori dovessero procedere, verranno distrutti le vite, le terre e i mezzi  di sussistenza di molte tribù. Non c’è risarcimento che possa compensare un  danno di tale gravità, perchè verranno fatti a pezzi le vite e l’indipendenza di  interi popoli.”</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Sull'<em>early return</em> nelle funzioni...]]></title>
<link>http://rejex.wordpress.com/2009/10/29/sull-early-return-nelle-funzioni/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:10:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>jp</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qualche giorno fa stavo sistemando del codice quando ad un tratto mi sono (ri)messo a riflettere sul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Qualche giorno fa stavo sistemando del codice quando ad un tratto mi sono (ri)messo a riflettere sul]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Dongria Kondh: Vedanta Resources condannata.]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/10/18/dongria-kondh-vedanta-resources-condannata/</link>
<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:44:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo nove mesi di indagini, il governo britannico ha condannato  la società Vedanta Resources per il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dopo nove mesi di indagini, il governo britannico ha condannato  la società  Vedanta Resources per il comportamento tenuto nei confronti della tribù dei Dongria  Kondh a Orissa, in India.</p>
<p>L’umiliante sentenza arriva in risposta al  ricorso depositato da <a style="font-weight:normal;color:#0000ff;text-decoration:underline;" href="http://survival-international.us1.list-manage.com/track/click?u=b14580b05b832fb959c4ee444&#38;id=b7cb884b19&#38;e=c24c81cc42">Survival  International </a>presso il Punto di contatto nazionale britannico dell’OCSE,  l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Dopo  aver accolto la richiesta di Survival, il governo ha giudicato Vedanta  secondo le Linee guida dell’OCSE – che definiscono i principi fondamentali per  la condotta etica delle compagnie occidentali.</p>
<p>La sentenza contro  Vedanta, che è una delle cento società più capitalizzate quotate allo Stock  Exchange di Londra (FTSE-100), non ha precedenti nella storia delle relazioni  tra il governo britannico e le più importanti aziende della nazione. “Vedanta  non ha rispettato i diritti dei Dongria Kondh” ha dichiarato il governo, “non ha  considerato l’impatto della costruzione della miniera sui diritti della tribù”;  e “ha mancato di attivare adeguati e tempestivi meccanismi di consultazione […].  È “essenziale” “un cambio d’atteggiamento da parte della  compagnia”.</p>
<p>Nonostante le ripetute richieste, “durante l’indagine [la  Vedanta] non ha fornito prove” ha specificato il governo britannico. Si tratta  di un atteggiamento sconcertante perché mai prima d’ora una società si era  rifiutata di collaborare a un’investigazione OCSE.</p>
<p>Durante una  precedente intervista, la celebre scrittrice Arundhati Roy aveva dichiarato: “Se  permetteremo a Vedanta di estrarre bauxite dalle colline di Niyamgiri, verrà  devastato un intero ecosistema, e saranno distrutte non solo le comunità dei  Dongria Kondh ma anche tutti coloro i cui mezzi di sussistenza dipendono da tale  ecosistema”.</p>
<p>Il parlamentare britannico Martin Horwood, presidente del  gruppo parlamentare bipartisan per i popoli indigeni (All-Party Group for Tribal  Peoples) ha commentato: “Sono compiaciuto che il governo abbia emesso una  sentenza di condanna sul caso Vedanta. La sentenza costituisce un’altra potente  dimostrazione che la compagnia deve cambiare in modo radicale il suo modo di  operare”.</p>
<p>Stephen Corry (Survival): “Siamo molto felici che il governo britannico abbia finalmente  preso posizione su questa vicenda. L’estrazione della bauxite da Niyamgiri è già diventato uno dei  progetti minerari più famigerati al mondo. La Vedanta non si è nemmeno  preoccupata di informare i Dongria Kondh dei suoi propositi di trasformare la  loro montagna sacra in una gigantesca miniera a cielo aperto; eppure, i Dongria  hanno il diritto di dare – o negare!– il loro consenso. Al di là di qualsiasi  altra considerazione, si tratta di un progetto destinato ad avere un terribile,  drammatico impatto sulle loro vite.”</p>
<p>Per Vedanta e il suo proprietario di  maggioranza, il miliardario Anil Agarwal, è il terzo grande smacco pubblico in  soli cinque mesi. In giugno, non appena alcuni manifestanti riuscirono a portare  all’attenzione della giuria alcuni dettagli del suo progetto minerario, a  compagnia si vide ritirare all’ultimo momento un importante premio  ambientale. Mentre in agosto, il Ministro indiano all’Ambiente ha ammesso  che il progetto non avrebbe mai dovuto essere approvato.<br />
<a style="font-weight:normal;color:#0000ff;text-decoration:underline;" href="http://survival-international.us1.list-manage.com/track/click?u=b14580b05b832fb959c4ee444&#38;id=fa0b03c2e8&#38;e=c24c81cc42"></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Te omi]]></title>
<link>http://compensazioniequoree.wordpress.com/2009/10/15/te-omi/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 15:04:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>LuxOr</dc:creator>
<guid>http://compensazioniequoree.wordpress.com/2009/10/15/te-omi/</guid>
<description><![CDATA[“Qaul rogozzi u bulli mo embronoti sucindi mu scipo bunu”. Lo smilzo e smunto ragazzo non riusciva a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">“Qaul rogozzi u bulli mo embronoti sucindi mu scipo bunu”.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo smilzo e smunto ragazzo non riusciva a capire. A distanza convenuta da una bellissima femmina, proprio perché era quello il momento più coraggioso che gli era permesso di sostenere, non distingueva bene le parole, ma era convinto che si rivolgesse proprio a lui. Il cuore gli palpitava nella gola mentre le pulsazioni gli esplodevano nelle arterie cerebellari, un’emozione simile ad una sensazione lontana nel tempo, provata molti anni prima alle elementari, quando una bambina seduta al banco davanti al suo si era voltata dicendogli: “Tu sei mio marito”. All’epoca  le parole gli si erano incastrate nella trachea ed era divenuto rosso in viso, mentre la bambina aveva continuato a sorridergli. Per anni aveva ripensato a quel momento. Gli era venuto persino in mente di rintracciarla, perché l’aveva persa di vista avendo frequentato un’altra scuola. Poiché abitava nei paraggi, l’aveva incontrata per caso qualche anno dopo, ma il sorriso di fanciulla non le allargava più gli occhi e forse, adesso, lei stessa non lo avrebbe più voluto come marito. Ma… quelle frasi incomprensibili, mentre le due squinzie guardavano verso di lui sghignazzando&#8230; forse lo stavano sfottendo. Per difendersi si allontanò guardandole negli occhi e alzando il pugno chiuso con il medio alzato al cielo. Le due ragazze, di qualche anno più grandi, cominciarono a corrergli dietro sbraitando e minacciandolo. Lo raggiunsero nei pressi di una panchina in una piazza domenicale. Quel giorno la mamma gli aveva fatto indossare il vestito buono, una drop dieci di un blu scuro, camicia bianca in popeline e cravatta regimental: per andare alla messa, gli aveva detto la mamma, e attento a non sporcarti. Impacciato dalle scarpe nuove e strette che gli avevano già lasciato una piaga dietro il tallone, non riuscì a seminarle e venne scaraventato con una spinta sulla panchina imbrattata dal guano. Gli furono sopra e cominciarono a colpirlo al volto e sui testicoli. Mentre ne prendeva di santa ragione vedeva il braccio della mamma pronto a sferrargli una bastonata sulle gambe.</p>
<p style="text-align:justify;">“Stronzo e pensare che me peocuvo mo scimmutti chu cu l’hoe peccili”</p>
<p style="text-align:justify;"> “Ma che cazzo dite!”</p>
<p style="text-align:justify;">Le due se ne andarono ridendo e voltandosi in continuazione urlandogli i loro volgari “vaffanculo impotente”.</p>
<p style="text-align:justify;">Per timore di essere bastonato dalla mamma, perché ogni volta che rientrava con una macchia sul vestito sua madre lo picchiava con un bastone sulle gambe e figuriamoci stavolta cosa le avrebbe fatto per via del vestito sporco col taschino della giacca sdrucito e strappato da quelle due stronze, decise di non rientrare vivendo di espedienti e arrangiandosi come capitava. La notte dormiva in un capannone industriale in disuso, vicino a dei bidoni con un teschio nero su campo giallo stampato sulla lamiera, il giorno camminava nei pressi di un mercatino rionale vicino ai banchi della frutta e dei dolciumi, ogni tanto riusciva persino a rubare qualcosa da mettere sotto i denti, finché, dopo un mese di quella nuova vita, sulla civetta di un quotidiano lesse la notizia della sua scomparsa: la mamma piangente gli chiedeva di ritornare e giurava che non lo avrebbe punito: “ti perdono, qualunque cosa tu abbia fatto”. Già la sua mente correva verso un probabile futuro in cui vedeva la sua figura esile, dalla camminata incerta, suonare il campanello di casa, rientrare e correre verso la madre sorridente e felice che lo abbracciava sussurrando: “e adesso che ti ho perdonato accetta due bastonatine sulle cosce”. Un giorno, stanco di vivere nella solitudine, si avvicinò al suo liceo dove aveva frequentato la prima classe e attese l’uscita del suo vecchio compagno di banco. Vedendo sopraggiungere uno strano essere dai capelli appiccicosi e dal vestito stropicciato e mezzo rotto, l’amico stentò a riconoscerlo e cominciò ad allungare il passo; per fortuna la voce dello smilzo, anche se resa più rauca dalle brinate della fredda stagione, era ancora riconoscibile e l’amico si rese conto che quel rottame nauseabondo era tutto ciò che rimaneva di un educato ed elegante, anche se un po’ retrò, compagno di classe. Si voltò e fece per abbracciarlo ma quando gli fu vicino non riuscì a trattenere un senso di ripulsa per la puzza emanata dalle membra disfatte. Si tappò naso e bocca per non annusare né respirare virus letali: “No&#8230; non ti avvicinare, ma cos’hai combinato?”</p>
<p style="text-align:justify;">Lo smilzo si nascose dietro un angolo di un palazzo per non farsi vedere dagli altri compagni, mentre il suo amico di una volta si teneva a debita distanza, un po’ per la puzza un po’ per non farsi sfottere nel caso fosse stato visto in compagnia di un tale lerciume: “Per colpa di quelle due. Mi hanno strappato il vestito e poi parlavano in modo strano, non capivo una parola” disse all’ex compagno indicandogli col dito le due amiche di terza che uscivano in quel momento dal cancello.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ah, per quelle? Sei stupido. Lo sai che piaci a quella più brutta? E poi quel linguaggio lo conoscono tutti, basta cambiare le vocali delle parole, adesso poi è fuori moda, abbiamo inventato un codice più sicuro, così possiamo offendere e parlare liberamente senza farci capire. Probabilmente la bionda ti voleva invitare a una sua festa, ma adesso, se sentisse quanto puzzi… sei una schifezza… vatti a lavare…”, e così detto si allontanò di corsa per non rimanere contaminato dai batteri che infestavano quello zombie da latrina pubblica.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo smilzo, rammaricato da un epilogo che avrebbe potuto essere diverso, ma lusingato dal sapersi oggetto di desiderio altrui, decise di seguire la “sua” biondina, proprio quella che non aveva esitato qualche mese prima a strizzargli i testicoli. Naturalmente la perse di vista perché non poteva competere a piedi con la velocità del motorino guidato dalla sua amata. Conoscendo l’indirizzo poté  raggiungere comunque tranquillamente l’abitazione rimanendo in attesa nei pressi del portone nella speranza che lei varcasse presto la soglia di casa. Non aveva fretta. Si sdraiò sopra un muretto della piazza che separava un prato da una vasca con pesci rossi circondata da una grande aiuola non ancora fiorita. Il cielo era terso e libero: nessuna scia d’aereo, né stormi di migratori schierati per il grande balzo, né una nuvola che fosse una, anche solo una parvenza, e si lasciò cullare dal tepore della luce solare che accarezzava il suo corpo stanco. Ma dopo alcune ore di attesa si dovette rassegnare a trascorrere la notte nel parco. Il gelo lo colse sotto la panchina dove si era riparato mentre l’umidità  era diventata un sottile strato di brina sulla sua giacca; neppure il sole del mattino scaldò i suoi bronchi infestati dal muco. Quando la vide uscire con lo zainetto blu sulla schiena, decise di correrle incontro nonostante soffrisse per il sudore che colava nero sulla pelle delle sue flaccide membra percorse dai brividi della febbre che doveva essere altissima. Ogni passo era un colpo di tosse. Sputava per terra catarri e grumi di sangue e si puliva la bava e il sangue con una manica di stoffa irrigidita da gelo e sporcizia. Ma non sentiva più alcun disagio, né gli importava delle sue condizioni di salute: poi si sarebbe curato, sarebbe tornato a casa, si sarebbe fatto bastonare e dopo guarito avrebbe persino ripreso a studiare, tutto questo sarebbe successo, ma dopo, solo dopo averla rivista. Quando fu abbastanza vicino le saltò addosso per darle un bacio, ma la ragazza, vedendosi investire da una cosa informe e maleodorante, ebbe un gesto istintivo di ripulsa e, non riconoscendo la sua cara vittima, cominciò a urlare richiamando l’attenzione della gente e così, mentre un vigile a distanza, vista la scena, aveva cominciato a soffiare nel fischietto in dotazione, per convogliare sul furfante l’attenzione della folla,  d’improvviso lo smilzo sentì il bruciore degli affilati sguardi indignati che affondavano come lame dentro la sua anima. Osservò la bellissima ragazza con un’espressione di adorazione sperando di essere riconosciuto prima di darsela a gambe per non farsi portare via dal vigile e per un attimo quasi gli sembrò che lei lo stesse chiamando a sé, ma la biondina continuava a urlare mentre l’acuto sibilo del fischio era sempre più intenso. Rassegnato, deluso, dispiaciuto per il tempo che aveva cominciato a scorre in fretta, fece un passo all’indietro per prepararsi alla fuga quando si sentì colpire sulle terga, qualcosa di duro e impietoso, forse il paraurti di un’auto veloce lo aveva urtato con inaudita violenza. Mentre volava in alto, prima ancora della caduta, si sentì rasserenare e non ebbe più paura delle biondine, né dei professori, né della madre con il bastone alzato, ed incrociando con lo sguardo il bel volto della ragazzina che nel frattempo si era riempito di stupore nel riconoscere il volto dimesso del grazioso, gracile ragazzo se pur incorniciato da tanta sporcizia, ebbe il tempo di gridare… “te omi”. Poi fu come tuffarsi nell’abisso di una purpurea assenza.</p>
<address> (Codice del linguaggio immaginario. Sostituire le vocali della parola in italiano con le seguenti: la “a” con una “o , la “e” con una “u”, la “i” con una “e”, la “o” con una “i” e la “u” con una “a”).<span id="_marker"> </span></address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ereditarietà classica in Javascript]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/10/13/ereditarieta-classica-in-javascript/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 02:41:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; arrivato il momento di tradurre inheritance di Douglas Crockford. Si tratta del testo che p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[E&#8217; arrivato il momento di tradurre inheritance di Douglas Crockford. Si tratta del testo che p]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Le Torte di Manioca dei KALAPALO.]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/10/11/le-torte-di-manioca-dei-kalapalo/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 09:41:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si estendeva per sei milioni e mezzo di chilometri quadrati ed era abitata da circa novantamila indi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-208" title="licosa_11" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2007/12/licosa_11.jpg" alt="licosa_11" width="361" height="371" /></p>
<p>Si estendeva per sei milioni e mezzo di chilometri quadrati ed era abitata da circa novantamila indios: così nel 1979 si presentava la foresta amazzonica, l&#8217;inestricabile groviglio di vegetali che custodiva la mitica anaconda, i colibrì e le farfalle (ritenute di buon augurio, da quelle parti).</p>
<p>Tra la vegetazione della foresta amazzonica, sulle rive di fiumi come lo Xingù, gli indios Kalapalo, popolazione formata da diverse tribu&#8217;, quali Kamayura, Yawalapiti, Waura, Mehinaku, si riconoscono in una sola identità culturale (Xinguanos).</p>
<p>Questi indios sin dagli anni &#8216;70, dello scorso secolo, a causa della costruzione di una strada che attraversa il Brasile centrale, in gran numero, furono annientati dagli speculatori con questa motivazione: &#8220;Disturbano!&#8221;</p>
<p>I novantamila indios  che vivevano nei villaggi, sino a poco prima degli anni Settanta, non erano mai venuti a contatto con la civiltà moderna (<em>e non s&#8217;erano persi nulla, a mio parere!</em>). Vivevano di caccia pesca e agricoltura; oltre alla manioca, coltivavano mais, cotone e tabacco.</p>
<p>All&#8217;esaurirsi della fertilità dei suoli coltivati, ricorrevano al fuoco per procurarsi nuovi terreni. Scelti i terreni, infatti, con asce di pietra ne abbattevano gli alberi e ne bruciavano il sottobosco, così che le ceneri potessero concimare la terra.</p>
<p>I Kalapalo avevano già scoperto l&#8217;importanza della foresta; da un gran numero di piante originarie e presenti nella foresta ricavavano droghe medicamentose, veleni e stupefacenti.</p>
<p>Addirittura sembra che, da una specie di Passiflora, riuscivano a ottenere una bevanda dagli effetti anticoncezionali simili ai moderni presidi chimici. </p>
<p>Il sale, invece, era ottenuto dalla cenere dei giacinti d&#8217;acqua ridotti in polvere cristallina.</p>
<p>Il veleno mortale &#8211; il curaro &#8211; delle frecce, utilizzate per la caccia, era invece ricavato dalle cortecce di numerosissime Strycnos; il curaro era in grado di paralizzare la muscolatura respiratoria, non nuoceva quindi a chi avrebbe dovuto mangiare le carni dell&#8217;animale ucciso.</p>
<p>La base dell&#8217;alimentazione di queste genti, comunque, era essenzialmente<br />
la manioca.</p>
<p>Gli indigeni, infatti, avevano scoperto come estrarre dalla radice marrone e farinosa la dose di acido cianidrico che avrebbe potuto ucciderli. </p>
<p>Raschiavano infatti la radice con una conchiglia affilata, fino a renderla del tutto bianca; con un pezzo di legno intagliato e cosparso di decine di piccole spine, poi, grattavano la polpa bianca raccogliendola in una specie di colino (fuavi). </p>
<p>Il fuavi contenente la polpa veniva quindi posto su una grande pentola di terracotta sul cui fondo, lentamente, si depositava l&#8217;acido cianidrico che veniva così separato dalla polpa. </p>
<p>Con la polpa resa commestibile, finalmente, le donne Kalapalo avrebbero potuto preparare dorate torte di manioca.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non siamo quelli a maggior rischio!]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/10/01/non-siamo-quelli-a-maggior-rischio/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 03:49:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un recentissimo rapporto di Survival International, (associazione per i diritti umani) denuncia i gr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-308" title="colouredwomanvel" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2008/05/colouredwomanvel.jpg" alt="colouredwomanvel" width="440" height="540" /></p>
<p>Un recentissimo rapporto di Survival International, (associazione per i diritti umani) denuncia i gravissimi rischi a cui l’influenza suina sta esponendo i popoli indigeni del mondo a causa delle loro basse difese immunitarie e dell’alta incidenza di alcune malattie croniche.</p>
<p>Il rapporto, intitolato “Influenza suina e popoli indigeni” (scaricabile dal sito survuval.it ed è in .pdf) illustra come i popoli indigeni di Canada e Australia siano già stati duramente colpiti dalla pandemia a causa dell’impoverimento delle loro comunità, del sovraffollamento e della mancanza di adeguate misure igieniche.</p>
<p>Tra di loro si registra anche un’incidenza di malattie croniche come diabete, disturbi cardiaci, obesità e alcolismo.</p>
<p>Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry: “Non sorprende che siano proprio i popoli tribali a essere più gravemente colpiti dall’influenza suina. <strong><em>Anni di colonialismo e di politiche di assimilazione forzata li hanno gettati nell’indigenza e hanno lasciato loro in eredità problemi di salute cronici. </em></strong>Questo rapporto offre una lucida lettura del problema, ma speriamo possa servire anche come monito per quei governi che per troppo tempo hanno ignorato i bisogni sanitari delle loro popolazioni più vulnerabili”.</p>
<p>Il rapporto viene pubblicato a pochi giorni dalla consegna di sacche per cadaveri alle comunità delle Prime Nazioni del Manitoba, in Canada, assieme a mascherine e disinfettanti per le mani.</p>
<p>Tra le comunità delle Prime Nazioni della provincia, i casi di influenza suina ammontano già a 130 ogni 100.000 abitanti, di contro ai 24 ogni 100.000 che si registrano tra il resto della popolazione. Nonostante molte famiglie non abbiano accesso all’acqua pulita, il governo del Canada ha tardato a inviare i disinfettanti alle comunità della riserva, in cui è diffuso l’alcolismo, per timore che la gente potesse berli.</p>
<p>“Ho rivolto un appello al popolo del Canada perché lavori con noi per far sì che questo virus mostruoso mieta il minor numero possibile di morti” ha dichiarato il Grande Capo David Harper alla CBC. “Non spediteci sacche per i cadaveri. Aiutateci a organizzarci, mandateci medicine.”</p>
<p>E Armand MacKenzie, della Nazione Innu del Canada orientale ha aggiunto: “Voglio sperare che in Canada, le parole “i più alti standard di salute raggiungibili” stiano a significare qualcosa di più che spedire sacche per cadaveri alle comunità indigene delle Prime Nazioni. Per affrontare la pandemia ci occorre un vero programma, gestito in collaborazione con noi indigeni.</p>
<p>Il rapporto di Survival  solleva grande preoccupazione per le sorti delle tribù isolate che non hanno difese immunitarie contro le malattie provenienti dall’esterno.</p>
<p>Tra di loro, persino un semplice raffreddore può rivelarsi fatale.</p>
<p>Nell’Amazzonia peruviana, i membri della tribù dei Matsigenka sono già stati colpiti dall’influenza suina, e questo fa temere il diffondersi del contagio tra le tribù incontattate che risiedono nelle vicinanze. Qualsiasi contatto con esterni portatori del virus potrebbe devastare intere comunità.</p>
<p>“Ci appelliamo anche al senso di responsabilità dei turisti” conclude Francesca Casella, di Survival Italia. “Alcuni tour operator hanno aperto resort di lusso a pochi metri di distanza dalle terre abitati da alcuni dei popoli più isolati e vulnerabili del mondo, come i Jarawa delle Isole Andamane.</p>
<p>Non esistono precauzioni efficaci contro l’importazione del virus nei loro villaggi. Per scongiurare epidemie devastanti, potenzialmente capaci di provocare la totale estinzione di questi popoli, occorre stargli alla larga.”</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Antipattern: cicli mimetici]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/09/29/antipattern-cicli-mimetici/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 04:06:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rientro in carreggiata dopo circa un mese a causa di vicissitudini familiari che mi hanno distratto ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Rientro in carreggiata dopo circa un mese a causa di vicissitudini familiari che mi hanno distratto ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Violenze sulle bambine e arresti.]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/09/16/violenze-sulle-bambine-e-arresti/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 17:30:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Survival: Quattordici persone, tra cui sei membri di una tribù Penan, sono stati arrestati oggi i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-347" title="meandwall" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2008/07/meandwall.jpg" alt="meandwall" width="376" height="554" /></p>
<p>Da Survival:</p>
<p>Quattordici persone, tra cui sei membri di una tribù Penan, sono stati arrestati oggi in Malesia mentre cercavano di manifestare il loro dissenso contro la costruzione di alcune dighe idroelettriche che li costringeranno ad abbandonare le loro terre.</p>
<p>Il gruppo di indigeni e attivisti è stato arrestato di fronte agli uffici del Primo Ministro dello stato del Sarawak, nella parte malese del Borneo.</p>
<p>Stavano cercando di consegnare al governo un appello per fermare la costruzione delle dighe destinate ad allagare le terre dove vivono molti Penan e altri gruppi indigeni, distruggendo le loro foreste e le tombe degli antenati.</p>
<p>Il documento di protesta è stato firmato da più di seicento Penan.</p>
<p>Tra gli arrestati c’è anche Raymond Abin, del Sarawak Conservation Action Network. Parlando dal carcere, ha raccontato a Survival che la delegazione non aveva ottenuto il permesso di entrare a consegnare l’appello, e così ha atteso all’esterno dell’edificio. Dopo quattro ore, l’ufficio del Primo Ministro ha chiamato la polizia e ha fatto arrestare tutti. Tuttavia, ad oggi, non sono ancora state formulate accuse.</p>
<p>“Questa è la mia terra ancestrale” aveva dichiarato tempo fa un Penan a Survival. “I Penan vivono qui da generazioni. Non vogliamo andarcene e non vogliamo cedere questa terra a nessuno”. Agli abitanti del suo villaggio è stato intimato di spostarsi per far posto alla diga “Murum”, che è già in costruzione per mano della controversa impresa statale cinese “China Three Gorges Project Corporation”.</p>
<p>Stephen Corry, il Direttore generale di Survival ha dichiarato oggi: “Survival è molto preoccupata per il fatto che i Penan e altri gruppi siano stati arrestati mentre cercavano di manifestare pacificamente la loro preoccupazione su queste dighe che, se completate, devasteranno le loro vite. Invece che rinchiuderli, il governo della Malesia dovrebbe ascoltarli”.</p>
<p>“I Penan sono conosciuti in tutto il mondo come i ‘gentile nomadi del Borneo’ ma stanno subendo attacchi brutali su vari fronti” ha commentato Francesca Casella, direttrice di Survival Italia. “Risale alla settimana scorsa la diffusione di un rapporto governativo che conferma le denunce di stupro effettuate quasi un anno fa da ragazze e bambine penan di soli 10 anni.</p>
<p>A violentarle mentre vanno o tornano da scuola sono gli operai della compagnie di disboscamento che operano nelle loro terre. E abbiamo appena saputo che la polizia avrebbe anche smantellato a forza le barricate erette in agosto da dodici comunità penan determinate a fermare pacificamente la distruzione della foresta in cui abitano da tempi immemorabili e da cui dipende la loro sopravvivenza… È tempo che la comunità internazionale reagisca e si schieri finalmente al loro fianco!”</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le Impercettibili Oscillazioni della Lingua]]></title>
<link>http://nuoviterritori.wordpress.com/2009/08/23/le-impercettibili-oscillazioni-della-lingua/</link>
<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 11:33:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>irmazinha</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Irma “Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perché]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>di Irma</em></p>
<p>“<em>Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perché ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue.</em>”</p>
<p>Fernanda Pivano (11 settembre 2001)</p>
<p>Spesso si pensa che fare politica sia intimamente connesso con “l’essere politico” o con “l’atto politico”, ma cosa significano queste due cose?<br />
Ho constatato questa estate, che per molti fare politica significa essere necessariamente inserito in un contesto organizzativo ed organizzato e compiere una gamma o una tipologia di atti, come interventi assembleari, manifestazioni di dissenso attraverso corteo, che hanno l’esclusività di   essere riconosciuti e codificati come atti politici.</p>
<p>Credo che la morte di Fernanda Pivano debba far riflettere in molti nuovamente sul significato di politico, su come esso si concretizzi nella vita reale. Quanto meno per evitare di dare una connotazione unilaterale all’essere politico e al fare politica, per non incedere nella trappole del pensiero semplice, o meglio della semplificazione delle relazioni politiche stesse.<br />
Fernanda Pivano grande traduttrice della letteratura americana, traducendo compiva degli atti assolutamente e inequivocabilmente politici. Cosa saremmo noi senza <strong>Lee Master</strong>, cosa ne sarebbe stato di noi senza <strong>Hemingway</strong>, oppure <strong>Kerouac</strong>. Credo che in molti saremmo pronti a scommettere che Fernanda Pivano ha compiuto col suo lavoro intellettuale e culturale molti più atti politici di chi spesso siede da diverse legislature in parlamento.</p>
<p>Tradurre è un verbo denso, che esplicita un’azione densa e complessa, etimologicamente deriva dal verbo latino tradùcere, trans al di là, e dùcere condurre, condurre al di là, portare da un parte all’altra. Tradurre è un verbo di incontro e contemporaneamente di apertura. E’ il verbo dell’incontro con l’altro, è il verbo da cui si permea il contatto con l’altro. Una traduzione politically uncorrect può offrire visioni distorte dell’altro. Tradurre un autore piuttosto che un altro è un ulteriore filtro attraverso cui avviene l’incontro tra il diverso, il vario, il diseguale. Immaginiamo se nessuno avesse mai tradotto Brecht. Insomma tutto sarebbe diverso. Lavorare con la parola scritta implica codificazione di immaginario collettivo, ma anche costruzione dell’immaginario stesso. Evitare di far riscrivere i libri da un editore o dalla censura è un gesto di immenso rispetto per l’altro mondo, o meglio l’altra visione di mondo verso cui un traduttore ci sta traghettando. Basti pensare al famoso Pereira di Tabucchi che con la traduzione di un racconto francese che concludeva con vive la France aveva portato scompiglio in pieno Portogallo salazarista. Era bastata una traduzione di un racconto francese su un giornale pomeridiano per compiere un atto di resistenza al regime.</p>
<p>Inoltre per capire ancora quanto possa avere di politico un gesto come la traduzione, bisognerebbe dare un cenno alle traduzioni  delle lingue postcoloniali. Queste ultime sono nate dalla sedimentazione della lingua del colonizzato su altre lingue e dialetti, arricchitesi di retroterra culturali secolari come quelli delle tribù dei ceppi bantu, ronga e swahili. Un piccolo giro in questo universo e ancora una volta si vedrà come siano tradotti dai gruppi editoriali per il pubblico che legge, solo quegli scrittori che piegano il proprio linguaggio scritto alla grammatica del buon lettore europeo. Uno scrittore Mozambicano che scrive un portoghese arricchito dalla sedimentazione culturale delle sue origini, non solo non verrà edito in lingua originale perché il portoghese medio del Portogallo non lo comprende, ma in tal modo gli sarà anche tolta la possibilità di essere tradotto in altre lingue europee. <strong>Intanto noi ci perdiamo pezzi di mondo, spaccati di vita, porzioni di cielo.</strong> Ma non serve andare in Africa per vedere ciò, oggi in Italia i libri che non sono tradotti nella lingua dei centri produttivi del paese, ovvero centro e nord non vengono editi: ed ecco che ci ritroviamo traduzioni da altre lingue verso l’italiano interamente prive di passati remoti, tempo che nelle grammatiche di italiano per stranieri (stampate negli stessi centri produttivi di cui sopra), viene definito morto. Mi pare che il passato remoto nella vita di tutti i giorni del sud del paese costituisca uno dei tempi più usati in assoluto. <strong>Ancora una volta attraverso la lingua e la traduzione si giocano e si esplicano i rapporti di forza e di potere.</strong></p>
<p><strong>La traduzione è produzione di pensiero complesso, è costruzione reticolare.</strong></p>
<p><strong>Produzione di pensiero complesso</strong> perché chi traduce si confronterà con l’altro, lo comprenderà, lo interpreterà, lo capirà per poi <strong>forse</strong> riuscire a restituire una traduzione rispettosa dell’intenzionalità dell’autore. La traduzione che sarà noi restituita a sua volta, entrerà in contatto con i lettori, che si confronteranno con il testo, lo comprenderanno, lo interpreteranno, lo interiorizzeranno e invece di restituire come nel primo ciclo una traduzione, restituiranno un’elaborazione. Quest’ultima potrà essere oggetto di confronto con un terzo, un quarto, un quinto e le ulteriori elaborazioni nate dai confronti saranno ancora oggetto di discussione.</p>
<p><strong>Essa è costruzione reticolare</strong>, perché dallo scrittore originale fino ai lettori, passando per le differenti traduzioni che si possono avere di uno stesso testo, si costruiscono nodi, si instaurano relazioni intricate, in una parola: reti.</p>
<p>Tradurre è uno degli atti più politici che si possano compiere, non a caso la Pivano è stata arrestata in pieno regime fascista perché traduceva L’antologia di Spoon River o Addio alle armi di Hemingway. Smettere di credere che solo l’impegno classico organizzato sia politica, forse darebbe più fiducia a chi compie il proprio lavoro quotidiano, che ciò che si fa è sempre e comunque altamente rivoluzionario, se solo lo si vuole. Probabilmente proprio questo porterebbe i singoli ad avvicinarsi a quelle realtà organizzate per inserire il proprio piccolo gesto rivoluzionario quotidiano in un progetto più complesso e articolato.</p>
<p>Se mi dovessero chiedere di nuovo, perché hai abbandonato la politica, solo perché non la “pratico” più nel senso classico del termine, risponderei con una mia traduzione di un testo dello scrittore tedesco Kurt Tucholsky:</p>
<p>I Danesi sono più avari degli italiani.<br />
Le donne Spagnole si danno più facilmente all’amore proibito<br />
delle Tedesche.<br />
Tutti i Lettoni rubano.<br />
Tutti i Bulgari puzzano.<br />
I Romeni  sono più valorosi dei francesi.<br />
I Russi si appropriano indebitamente del denaro.<br />
Nulla di tutto ciò è vero- sarà stampato però per farlo leggere durante la prossima guerra.</p>
<p>(Traduzione dal testo originale Kurt Tucholscky, Deutschland, Deutschland – unter anderen, Verlag Volk und Welt –Berlin, 1958 p.57)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Javascript: Il piccolo programmatore Javascript]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/08/13/javascript-il-piccolo-programmatore-javascript/</link>
<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 21:28:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
<guid>http://eineki.wordpress.com/2009/08/13/javascript-il-piccolo-programmatore-javascript/</guid>
<description><![CDATA[Una traduzione &#8220;di servizio&#8221; che completa, nel senso che traduce uno dei link che si inc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Una traduzione &#8220;di servizio&#8221; che completa, nel senso che traduce uno dei link che si inc]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L’arte al femminile ]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/08/08/l%e2%80%99arte-al-femminile/</link>
<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 06:58:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Modena, Domenica 9 agosto a Pavullo nel Frignano, in Piazza Borelli, alle ore 21.00, l’appuntamento ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;"><a href="http://fidest.wordpress.com/files/2009/08/alessandra-casali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13154" title="Alessandra Casali." src="http://fidest.wordpress.com/files/2009/08/alessandra-casali.jpg?w=300" alt="Alessandra Casali." width="300" height="243" /></a>Modena, Domenica 9 agosto a Pavullo nel Frignano, in Piazza Borelli, alle ore 21.00, l’appuntamento è con Alessandra Casali in Danseux. Uno spettacolo comico e ironico, concreto e immaginario, energico e coinvolgente, che lega la magia del teatro con l’abilità dell’equilibrismo e della giocoleria e l’armonia della danza.  Alessandra Casali, attrice clownesca dalla verve comica esplosiva, riesce a rompere una rigida e noiosa routine per cercare contaminazioni e incroci in altri spazi e linguaggi.  Danseux è la storia di un‘ordinaria rivoluzione. L’affermazione di una passione irrinunciabile. Danseux nasce come la narrazione di un viaggio segnato da incontri e conquiste: compagni di viaggio, i danseux, personaggi in bilico tra desiderio, concretezza ed immaginazione, la cui ambizione sarà quella di decidere le sorti di Lamiss. Una energica e &#8216;pasionaria&#8217; ballerina, con i suoi attrezzi ed il suo particolare linguaggio, che si presenta davanti al pubblico con un solo e unico desiderio: dare spettacolo. Mescolando arti diverse come il mimo, la danza, la giocoleria, l&#8217;acrobatica, l&#8217;equilibrismo, Lamiss si diverte innanzitutto a stupire, divertire, sedurre, creare sintonia e complicità con chi la sta a guardare. Gli spettacoli sono ad ingresso gratuito. (Alessandra casali)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Questa settimana un rappresentante Dongria alla Vedanta]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/07/28/questa-settimana-un-rappresentante-dongria-alla-vedanta/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 10:51:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le ripetute proteste dei popoli tribali di Orissa, in India, stanno dando filo da torcere alla più g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-755" title="muslimwoman" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2009/07/muslimwoman.jpg" alt="muslimwoman" width="360" height="537" /></p>
<p>Le ripetute proteste dei popoli tribali di Orissa, in India, stanno dando filo da torcere alla più grande compagnia mineraria britannica, la Vedanta Resources.</p>
<p>Nel gennaio scorso, il miliardario Anil Agarwal, amministratore delegato e azionista di maggioranza della compagnia, aveva annunciato che la gigantesca miniera di bauxite prevista sulle colline di Niyamgiri sarebbe stata aperta nel giro di “un mese o due”.</p>
<p>Ma gli uomini e le donne della tribù dei Dongria Kondh, furiosi e determinati a impedire la distruzione della vetta della loro montagna sacra, hanno bloccato le strade di accesso all’area impedendo alle scavatrici della Vedanta di passare.</p>
<p>Unendosi alle ripetute proteste di centinaia di Dongria Kondh e di altri indigeni Dongria, Survival, Amnesty International, Action Aid, War on Want e numerosi attivisti indiani hanno condannato fermamente i progetti minerari della compagnia.</p>
<p>Survival ha anche inviato un appello urgente alle Nazioni Unite e attivato un’indagine presso l&#8217;OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).</p>
<p>Questa settimana, per la prima volta, un rappresentante dei Dongria Kondh si recherà a Londra per chiedere alla Vedanta di andarsene dalle loro terre natali.</p>
<p>Si unirà alla manifestazione prevista all’esterno della sede del congresso annuale della Vedanta.</p>
<p>Le manifestazioni dei Dongria Kondh sono solo le ultime di una un’ondata di proteste sollevata dai popoli tribali contro progetti industriali su larga scala destinati a distruggere le loro terre.</p>
<p>Per impedire alle compagnie petrolifere di entrare nei loro territori, in Perù, i popoli indigeni hanno bloccato i fiumi con le canoe.</p>
<p>In Malesia, i nomadi Penan sfidano ogni giorno l’arresto bloccando le strade di accesso alle loro foreste con l’obiettivo di impedire la loro trasformazione in piantagioni di palme da olio.</p>
<p>“I popoli tribali stanno guidando il fronte di una battaglia mondiale contro la distruzione su larga scala del pianeta” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry.</p>
<p>“Mentre i leader del mondo discutono sul come fermare i cambiamenti climatici, i popoli tribali della Terra si stanno letteralmente sedendo davanti ai bulldozer – non solo per loro stessi, ma a beneficio di tutti noi.”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Survival International: 'Mine - story of a sacred mountain', feat. Joanna Lumley]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/2009/07/23/survival-international-mine-story-of-a-sacred-mountain-feat-joanna-lumley/</link>
<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 11:48:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/R4tuTFZ3wXQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/R4tuTFZ3wXQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[Javascript: Il linguaggio di programmazione più incompreso del mondo]]></title>
<link>http://eineki.wordpress.com/2009/07/19/javascript-il-linguaggio-di-programmazione-piu-incompreso-del-mondo/</link>
<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 03:42:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>eineki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Crockford mantiene le specifiche di JSON. Crockford da parte del comitato ECMA per la standardizzazi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Crockford mantiene le specifiche di JSON. Crockford da parte del comitato ECMA per la standardizzazi]]></content:encoded>
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