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	<title>manodopera-a-basso-costo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "manodopera-a-basso-costo"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 04:01:47 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Banalità su Banalità_dall'universitario e oltre]]></title>
<link>http://memoriedalsottosuolo.wordpress.com/2009/02/27/banalita-su-banalita_dalluniversitario-e-oltre/</link>
<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 21:47:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>pmeggy</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ero alle superiori, studiavo i grandi filosofi e di come essi insegnassero nelle università e spesso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ero alle superiori, studiavo i grandi filosofi e di come essi insegnassero nelle università e spesso i loro corsi suscitavano poco l’interesse degli alunni ed i banchi erano vuoti. Provavo un immenso dispiacere per colui che sarebbe poi passato alla storia come un grande filosofo. E assaggiavo quello che pensavo essere il mio futuro : un paradiso intriso di cultura dove poter condividere idee.</p>
<p>In “tempi moderni” il genio di Chaplin avrebbe potuto tranquillamente sostituire al “gregge” dei lavoratori degli studenti e nulla concettualmente sarebbe mutato. Piccole formiche ansiose di specializzarsi nel dare esami per non si sa quale necessità sovrannaturale. Non che sentano il bisogno di “cultura” ma la necessità di essere “qualcuno”, che questa necessità passi attraverso una falsa cultura è un problema che non riguarda loro. Non solo questo preciso problema non è loro, ma il termine “problema” non entra in nessun modo in contatto con la loro essenza.<br />
L’esistenza preconfezionata fatta di genitori fin troppo comprensivi, di amici fin troppo simili a loro, di serate in discoteca con la maglietta color Costantino rende piccoli esserini patetici. Non un perché e non un per come risveglia le menti dormenti fin da quando scorsero il primo raggio di sole.</p>
<p>Temo i non pazzi. L’essere di fronte alla banalità di individui “normali” mi turba profondamente. Proverebbero un briciolo di passione se della corrente elettrica attraversasse il loro corpo? Si, deve essere così! …..Almeno per non turbare l’equilibro della mia psiche.</p>
<p>La mia università è un edificio dei tempi del fascismo(adibito a non so quale uso), perfettamente lineare e concepito in maniera antitetica a tutto ciò che può essere barocco. Credo che la scelta non sia stata casuale.<br />
I piccoli soldatini universitari hanno colletti di camicie eleganti che fuoriescono da magliette griffate. I futuri manager si danno importanza in questo modo. Altri non se danno, ma non per modestia, è più la coscienza di qualcuno che non sa di essere al mondo.</p>
<p>Le aule trasbordano di scolaretti amanuensi che, se proprio devono dare un loro contributo, ricopiano le slides.</p>
<p>L’ora di economia monetaria è nel piano di studi di pochi. Questo permette al professore di interagire e fare domande come questa : “ voi pensate che il trasferimento della produzione nei paesi dell’est  abbia delle conseguenze sociali ?”. Iniziano lunghi minuti di silenzio in attesa che qualcuno dia una propria opinione.<br />
Poichè,almeno per educazione,rispondo sempre alle domande : “Si certo vi sono conseguenze sociali perché per come la penso io l’imprenditore sfrutta la manodopera a basso costo”</p>
<p>Il professore: “lei pensa o sa?”. ( e dopo questo tentativo di mettermi in difficoltà l’espressione mia era da “non provi a fare questi giochetti stupidi con me”).</p>
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<p>E Come prevedibile ho iniziato a sentire alle mie spalle risatine. Quelle risatine da idioti che fanno i bimbi per dispetto quando le mamme li sgridano. E immagino i commenti “eccola, la comunista sfigata che vuole difendere gli operai”. E  detto tra noi io non mi ritengo comunista ,vorrei soltanto un mondo più equilibrato.</p>
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<p>Io: “credo in base a quello che ho letto, ed in base alle informazioni che ho, probabilmente se vivessi lì avrei un altro punto di vista….”<br />
Professore: “allora perchè i lavoratori fanno la fila fuori per lavorare in queste aziende?”<br />
Io : “ Non hanno alternative valide, a livello concettuale è come il bambino che va a lavorare in miniera”.<br />
Professore: “ Ma lei dice che vengono pagati poco in base agli standard di vita Italiani o in base a quelli dei loro paesi?”.<br />
Io: “ Rispetto ai loro standard e rispetto alle condizioni di lavoro….”</p>
<p>Avrei voluto continuare e spiegare il mio punto di vista. Non perché lo ritengo universalmente valido ma per potermi confrontare. Avrei voluto aggiungere che in molti paesi i lavoratori hanno una percezione dei diritti che loro spettano minore rispetto ai  paesi dell’Europa occidentale, e magari anche se sono pienamente convinti dei loro diritti subentrano tante questioni politiche come può essere la mancanza di un sindacato forte, e che comunque non possiamo banalizzare la questione dicendo “ma loro fanno la fila fuori”.<br />
Come non pensare a  Ford e al Fordismo, e a quando gli operai la mattina si mettevano davanti ai cancelli della fabbrica per essere scelti giornalmente, perché non vi era un contratto. E la selezione seguiva criteri assolutamente meritocratici: veniva lanciata una mela, chi riusciva a dimostrare capacità atletiche cogliendo la mela al volo veniva assunto per un giorno. Che dire professore? “perché facevano la fila fuori ai cancelli se non era conveniente lavorare per Ford?”</p>
<p>Professore: ”Signorina lei lo sa che le ricerche dimostrano che le imprese che vengo dall’estero,anche in Italia, e producono ciò che produce uno stesso produttore autoctono in media pagano di più i loro lavoratori?”.</p>
<p>Quali lavoratori? Gli operai… o gli impiegati…. o i manager?</p>
<p>E il professore inarrestabile continuava “ insomma una conseguenza sociale è che le aziende con la crisi si trasferiranno sempre  più nei paesi dell’est, e attenzione perché avranno bisogno di figure manageriali che sapranno operare non solo a livello locale ma internazionale”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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