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	<title>manzoni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/manzoni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "manzoni"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 20:18:40 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Dalle Alpi alle Piramidi]]></title>
<link>http://nuovayorkoutpost.wordpress.com/2009/12/12/dalle-alpi-alle-piramidi/</link>
<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 20:34:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola di Bowery</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anche l&#8217;Italia invia mille nuovi soldati. Contiamo di completare il ritiro dall&#8217;Europa e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Anche l&#8217;Italia invia mille nuovi soldati. Contiamo di completare il ritiro dall&#8217;Europa e]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Manzoni's "Artist's Shit (Merda D'Artista)"]]></title>
<link>http://lloydblog.wordpress.com/2009/11/30/manzonis-artists-shit-merda-dartista/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:06:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>lloydblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[I was reading &#8216;This Is Modern Art&#8217; (Matthew Collings) and i came across this I really li]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>I was reading &#8216;This Is Modern Art&#8217; (Matthew Collings) and i came across this <a href="http://lloydblog.wordpress.com/files/2009/11/manzoni1.jpg"><img src="http://lloydblog.wordpress.com/files/2009/11/manzoni1.jpg?w=284" alt="" title="Manzoni- Merda D&#39;Artista (Artist&#39;s Shit)" width="284" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-36" /></a><a href="http://lloydblog.wordpress.com/files/2009/11/piero-manzoni-merda-dartista-66-1961.jpg"><img src="http://lloydblog.wordpress.com/files/2009/11/piero-manzoni-merda-dartista-66-1961.jpg?w=300" alt="" title="Piero Manzoni - Merda d&#39;artista 66, 1961" width="300" height="281" class="aligncenter size-medium wp-image-37" /></a></p>
<p>I really like this! Manzoni was a punk before punk!!!</p>
<p>L.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[METALLI COMMEDIA 0.1]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/metalli-commedia-0-1/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:00:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>chiaradaino</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parlano, parlano di libertà, ma quando vedono la penna libera, allora il panico li provoca. [liberam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/28GaKoCuobU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/28GaKoCuobU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><em>Parlano, parlano di libertà,<br />
ma quando vedono la penna libera,<br />
allora il panico li provoca.</em></p>
<p>[liberamente, da Easy Rider:<br />
in claris fit interpretatio]</p>
<p style="text-align:justify;">«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori dal coro e fuori dal metro. E ne parlavo con l’amico. L’amico della kerkoporta. Mi ricorda, ancora, la kerkoporta: «devi farti kerkoporta, basta farsi kerkoporta. Costantinopoli – si dice – cadde a causa della kerkoporta, una piccola porta secondaria».<br />
Alla <em>quattrocentocinquatatreesima</em> volta che mi sprona a diventar kerkoportiforme gli comunico che, per contrappasso dantesco, sarà concluso in una <em>belìn</em> di kerkoporta per l’eternità… E nel delirare e demandare all’Alighieri i tormenti di chi ci/mi cianura/cianurò la vita in vita, nasce la Metalli Commedia. E l’amico della kerkoporta offre occhio e orecchio all’opera. E presta mano: per contenere le cascate chiare [ché lui computa accenti e corregge e contiene i *cazzi* che Dama usa/abusa come virgola], per assegnare assilli all’arco dell’alloro che – no! Non è peccato mortale  sostituire Virgilio con Alice Cooper! E se – sì: è peccato mortale, m’ho da confessare…<!--more--><br />
E l’amico della kerkoporta presta i polsi: per formulare fastidi e ferrare il forte sentire – altro. Oltre il <em>Bell</em>Paese buonista che caramella carmina e canta cliché: zecca l’oro che copre tutte le carie e tutte le carenze. Carenza che buca la pagina la parola il plasma: nella marea massmediatica di bbbuoni/socialmente impegnati/altruisti/benefattori/attivisti d’ogni sorta – chi sono i cattivi? E se non sono i giovani sono i metallari e quando sono giovani&#38;metallari – sono prede prelibate da patibolare. E se prima l’etichetta [dai gloriosi esponenti della gloriosa Italietta Ipocrita] era: *alfiere dell’anoressia*, ora è: *paladina dei metallari*. Vera è la violenza con cui difendo ogni mio dire/dare – e non ho nessuna intenzione di smettere. Perché e per chi – non è difficile comprendere: troppo comodo parlare/prosare/poetare nei corposculi di qualche/qualsivoglia corrente. Assuefatti e accecati e accomodati nell’Arcadia e nell’Ammmore – asserire che la parola è cruda e crudele, che l’essere umano [tanto perfettibile quanto fallibile] prova e provoca Rabbia – è [ancora] realtà che non si vuole accettare.</p>
<p style="text-align:justify;">E allora? Non potendo assumersi la responsabilità di tutta la gamma emotiva, non sforzandosi più d’indagare quelle scomode zone d’ombra – che non è mai piacevole percorrere quelle pieghe, quelle delle passioni più pericolose – la maggioranza deve *trovare i colpevoli*. Gli aizzapopoli, i corpi violenti da violentare. Gli abiti da bruciare per purificarsi. Abiti e ambiti naturalmente adatti allo scopo: e allora – attacca i metallari che, AnimaliBruttiCattiviDannati, suonano/sondano anche gli stati più scuri/secreti dell’umanissimo sentire/sentirsi!</p>
<p style="text-align:justify;">E allora: vi dico non basta! Non basta dirsi controcultura e poi bigottare buone azioni. E allora vi dico: affarinculo le denunce davanti e dietro lo schermo, mentre si coccolano scheletri armadi e maschere – quando nessuno vede [ma qualcuno vede/vedrà sempre: OGNI mondo è un mondo piccolo]. E allora vi dico: dedico tutto – al popolo borchiato che conosce la Rabbia e – quando distrugge – è per costruire: domani migliori.</p>
<p style="text-align:justify;">E, in primis, ringrazio il di lui kerkoportante Guglielmo Amore. E si ringrazia – sempre – Fabrizio Centofanti e LPELS tutta per aver permesso la pubblicazione dei primi estratti [ché lapidazione da parte dei puristi si prepara. E no: non cercate la perfezione delle terzine. E sì: “Lo spirito creatore giuoca con gli oggetti che ama” avverte il buon Carl Gustav.  E no: nessuna numerologia già data, la cabala Chiara digita il dado di Dama, colorando Dante – e segue il grido del globulo: il metallo ha forgiato. Da sé. Questo sì: non esiste cambiamento quando canoni/controlli sono le sole *cure/curie*].<br />
Omaggio senza tempo, nei tempi dispari: alla [mia] famiglia di Metallari. La [mia] casa di Marshall e doppiacassa!</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">«La società va compiaciuta, laddove è possibile; se non la si compiace, bisogna sbalordirla; se non la si può né compiacere né sbalordire bisogna provocarla e farla <strong>INORRIDIRE</strong>»</span> [Jordan in: Jung, Psychologische Typen]</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I</strong></p>
<p>Nel mezzo del gran <em>sol</em> di Satriani<br />
mi ritrovai per caso tra poeti<br />
che non vi so dir le lagne immani</p>
<p>né lo girar di gonadi per vieti<br />
ch’imposer alla di me mia scrittura<br />
di ferro – in quel mollo di profeti</p>
<p>Ahi quanto maledir esta uggia pura<br />
esta massa massiva d’arroganza<br />
che sol nel rum ne vinsi la lordura</p>
<p>tanto pedanti lator di mattanza,<br />
torma munta dallo monatta stanco<br />
quale Infame Colonna ch’avanza…</p>
<p>Così rimembrando il Manzo mastro<br />
in sua gran pompa or’è al mio fianco<br />
<em>ecce Lisandro</em>! E il dice capestro:</p>
<p>«memento memento Renzo e l’Arno<br />
memento mori, voi turpi metallati!<br />
null’è casto nello custom indarno,</p>
<p>echi neoclassici avete infangati?<br />
in settenari sarete puniti:<br />
studenti a vita e disoccupati!»</p>
<p>Quand’ecco qual dardo divino scocca:<br />
«Vade retro! bigotta co’pruriti<br />
I’son l’Alice ch’elogia la potta!</p>
<p>Vade retro: fermo, vetusta bocca!<br />
I’son l’Alice che scuole conclude<br />
e’l pitone sul bavero – arrocca!»</p>
<p>«O dello metallo il primiciglio,<br />
padre mio, mie ghigliottine sì crude<br />
Tu’l solo <em>tu’l veleno</em> tu’l piglio</p>
<p>macabro tu mentr&#8217; io mi maraviglio<br />
Cooper nostro, sia tu il <em>benvenuto<br />
in mio incubo</em> ché dolor sferraglio</p>
<p>l’atro censore m’impone bavaglio<br />
m’impone sestine carche di pianto<br />
m’impone sua sola – guisa di canto<br />
secca per me codesto psicopompo!»</p>
<p>E al Manzo or preme suo meato,<br />
sì piange per lo supplizio inflitto:<br />
scuoio perpetuo, dal Simmons leccato</p>
<p>Manzo si spela, di strato in strato,<br />
perde pelle sotto sferza di lingua<br />
sua condanna: damnatio ad metalla</p>
<p>all’osso reso, mero cranio roso<br />
miracola e membra e midolla<br />
e torna assillo: daccapo abraso.</p>
<p>«Dove mi è?» il padre mio novella<br />
«nei tre giri dell’Arte» – il canticchia:<br />
«nell’inferno di chi strupò favella</p>
<p>sei, di giustizia, nella prima cerchia!<br />
Diffida! Spetti sempre diffidare<br />
dell’oro, credi al chiodo che borchia</p>
<p>la fine dello falso formulare!<br />
Vendica con nota che luce brilla<br />
tutto’l corrotto cinico fangare</p>
<p>nel nero ch’all’occhio goccia, pupilla<br />
pinta pura, spada sarotti e scudo<br />
nel tristo guadar stilla coccodrilla:</p>
<p>spartito – mira – nel fangoso feudo<br />
più d’uno che ragliò, stonato musico,<br />
come il piaga il suo guardian crudo»</p>
<p>[<em>to be continued…</em>]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Questa cena s'ha da fare]]></title>
<link>http://locuste.wordpress.com/2009/11/17/questa-cena-sha-da-fare/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 23:03:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>locuste</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pensino ora i nostri venticinque lettori a un venerdì interamente dedicato ad Alessandro Manzoni: da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Pensino ora i nostri <strong>venticinque lettori</strong> a un venerdì interamente dedicato ad Alessandro Manzoni: dal menu della cena, ricostruito in base alla tradizione lecchese del Seicento, ai brani tratti dai &#8220;Promessi Sposi&#8221; che verranno recitati nel corso della serata. E&#8217; quello che accadrà il <strong>20 novembre</strong> alle 20.30 all&#8217;agriturismo &#8220;La Geretta&#8221; di <strong>Eupilio</strong>, in provincia di Como, dove è in programma la <a href="http://www.atelierdelgusto.it/N_htm/2009_manzoniana_geretta.htm" target="blank">Cena manzoniana</a> organizzata da Luca Radaelli e Mauro Rossetto per l&#8217;<a href="http://www.atelierdelgusto.it/" target="blank">Atelier del Gusto</a>. Il costo della partecipazione è di 42 euro: per informazioni contattare l&#8217;indirizzo <a href="mailto:info@atelierdelgusto.it">info@atelierdelgusto.it</a>.<br />
Chi invece preferisse sapori più &#8220;moderni&#8221; può recarsi al Marriott Hotel di <strong>Milano</strong>, da <strong>giovedì 19</strong> a <strong>sabato 21 novembre</strong>, per il <a href="http://www.mypersonalwine.it/" target="blank">Weekend della Degustazione</a>: oltre 300 etichette pronte da tutta Italia pronte per l&#8217;assaggio e per l&#8217;acquisto. Il costo del biglietto è di <strong>15 euro</strong>, 10 per chi si registra on line; la degustazione è aperta dalle 18 alle 23, il giovedì e il venerdì dalle 17 per operatori e giornalisti. Prosit!</p>
<p><img alt="" src="http://www.atelierdelgusto.it/images/manzoniana_eupilio_big.jpg" title="manzoni" class="alignleft" width="250" height="387" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[lines of exceptional length]]></title>
<link>http://k8moxham.wordpress.com/2009/11/06/lines-of-exceptional-length/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 06:17:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>k8moxham</dc:creator>
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<description><![CDATA[Piero Manzoni drew a thick single line on incredibly long rolls of paper, rolled up the paper, and p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-110" title="Manzoni Line of Exceptional Length 1959" src="http://k8moxham.wordpress.com/files/2009/11/manzoni-line-of-exceptional-length-19591.jpg" alt="Manzoni Line of Exceptional Length 1959" width="281" height="301" /></p>
<p>Piero Manzoni drew a thick single line on incredibly long rolls of paper, rolled up the paper, and placed it into a canister for sale. His intention was to leave a roll in every major city in the world. If ever joined, the lines would circle the earth at the equator. The longest of the &#8220;lines of exceptional length&#8221; was 7.2 km.</p>
<p>Manzoni dreamed big.  And he dreamed in lines.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Renzo]]></title>
<link>http://regallico.wordpress.com/2009/11/01/renzo/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 18:04:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>regallico</dc:creator>
<guid>http://regallico.wordpress.com/2009/11/01/renzo/</guid>
<description><![CDATA[Uno dei pochissimi nomi che deriva da sé stesso. Purtroppo deve patire la diffusa ignoranza di chi l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Uno dei pochissimi nomi che deriva da sé stesso. Purtroppo deve patire la diffusa ignoranza di chi l]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Classifiche (c'è a chi piacciono)]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/10/23/classifiche-ce-a-chi-piacciono/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 13:02:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/10/23/classifiche-ce-a-chi-piacciono/</guid>
<description><![CDATA[Dunque, il libro sta cominciando a circolare. Da ieri è su internet, su IBS e Webster. Manca ancora ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dunque, il libro sta cominciando a circolare. Da ieri è su internet, su <a href="http://www.ibs.it/code/9788889530351/dominici-emiliano/fine-soltanto.html" target="_blank">IBS</a> e <a href="http://www.webster.it/libri-fine_soltanto_dominici_emiliano_erasmo-9788889530351.htm" target="_blank">Webster</a>. Manca ancora la copertina e ci vuole un po&#8217; troppo per farselo recapitare, ma è già un inizio. Per fortuna a breve si potrà ordinare direttamente dalla <a href="http://www.edizionierasmo.eu/" target="_blank">casa editrice</a> senza spese di spedizione. Peccato che il sito sia un po&#8217; <em>out of date, </em>ma conto che entro la prossima settimana si risolverà tutto.</p>
<p>Mi arrivano i primi commenti, giudizi, suggerimenti da varie parti, non solo da amici e conoscenti &#8211; che ovviamente sono stati tra i primi a leggerlo. <em>La Fine Soltanto</em> comprende 20 racconti, dai titoli variegati:</p>
<p>Il prologo * Meduse * Shopping * Il piede della pianista * Il primo giorno a Budapest * Il velo di Maya * Decisioni * Il cinghiale * D’istruzione * Il colloquio * L’amore che si dà * San Galgano * Pomiciare * Gregory Steps * Sul molo *Il venerdì nero * Eleganza * La cenetta di Max Costa detto il Filo * Al termine della notte * La fine soltanto</p>
<p>Siccome ho molti amici a cui piacciono le classifiche, ecco di seguito la lista dei sette racconti più graditi (tra parentesi il numero delle preferenze):</p>
<p>Shopping (6)</p>
<p>Meduse (5)</p>
<p>Il venerdì nero (3)</p>
<p>La cenetta di Max Costa detto il Filo (2)</p>
<p>D’istruzione (1)</p>
<p>Il piede della pianista (1)</p>
<p>Il velo di Maya (1)</p>
<p>Tranne uno (che non vi dirò qual è), devo dire che sono anche i miei preferiti (a cui ne aggiungerei un altro paio). Sono molto d&#8217;accordo sulle prime due posizioni. Sono i miei due preferiti in assoluto.</p>
<p>Che dire? Se qualcuno che legge questo blog (i miei 25 lettori, come dice quel falso del <a href="http://www.webalice.it/nbruni1/Manzoni%20di%20Molteni.jpg" target="_blank">Manzoni</a>, ma forse anche esagero) ha ANCHE letto il libro (e qui ne rimangono 4 o 5) e vuol dire la sua (sì, parlo con te, unico lettore comunicativo), può lasciare un commento, che la classifica di gradimento verrà aggiornata.</p>
<p>Ah, dimenticavo: il racconto in prima posizione, <em>Shopping</em>, ha fatto piangere 4 persone.</p>
<p>Non cercherete mica l&#8217;allegria, vero?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d'Italia - 1]]></title>
<link>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/17/la-banda-dello-stivale-ovvero-la-seconda-unita-ditalia/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 22:01:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>scrittoriprecari</dc:creator>
<guid>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/17/la-banda-dello-stivale-ovvero-la-seconda-unita-ditalia/</guid>
<description><![CDATA[Banda di scrittori fermata al confine, volevano rubare le parole al Presidente! Così titolarono tutt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://digilander.libero.it/NukeHP/images/FotoAceti/autogrill2%5B1%5D.jpg" alt="" width="273" height="187" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em><strong>Banda di scrittori fermata al confine, volevano rubare le parole al Presidente!</strong></em></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Così titolarono tutti i quotidiani di quel venerdì 2 ottobre 2009.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">La grande manifestazione nazionale per la libertà di stampa era attesa per il giorno seguente. Si sarebbero riuniti a Roma i più importanti giornalisti, opinionisti, scrittori e intellettuali del nostro paese, che sentivano il dovere civico di denunciare una situazione diventata ormai inaccettabile.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">La maggioranza degli italiani stava dalla parte del Presidente, anche se alcuni di loro se ne vergognavano un poco. Gli è che nel resto d’Europa non eravamo proprio ben visti. Insomma, a dirla tutta ci consideravano proprio dei pagliacci, sempre lì pronti a fare battutacce e a buttarla in vacca per qualsiasi cosa. La cosa bella è che anche quella che si definiva opposizione aveva finito col tempo con l’accettare lo stesso gioco, e così l’informazione era diventata piuttosto un esercizio alla diffamazione continua. Chi non accettava di stare al gioco veniva ignorato. Era questa una forma di censura assolutamente all’avanguardia, che non sprecava neanche più tempo a sporcarsi le mani con tagli o bip.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Fu per questi e altri motivi che la banda di scrittori di cui sopra decise d’intraprendere un lungo e rischioso viaggio per portare a termine un’ancor più rischiosa missione.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">In verità, tutta questa storia era cominciata per un motivo apparentemente stupido.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">I cinque individui, poiché tale era il numero di questi condottieri di penna, erano piuttosto squattrinati. Facevano parte di quella generazione di precari di cui tutti parlavano a mo’ di slogan, ma delle cui storie nessuno o quasi s’interessava. La loro visione del mondo era piuttosto stramba, poiché non s’erano adeguati al nuovo digitale terrestre – non si sa se per motivi ideologici o per necessità economiche – e di conseguenza si procacciavano le informazioni soprattutto in rete, quando non addirittura per strada, visto che il dono della favella non doveva certo mancargli. Pare che queste buone abitudini avessero contribuito a salvaguardare in parte le loro facoltà di discernimento, e che, spinti da un’eccessiva fiducia nello spirito di solidarietà dei loro connazionali, si fossero messi in testa di perseguire un obiettivo degno della penna del Bianciardi.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Si erano conosciuti in un quartiere romano molto alla moda tra gli artisti e gli intellettuali, dove si respirava ancora qualche refolo di quell’aria di borgata che tanto aveva ispirato Pier Paolo Pasolini. I detrattori del giorno dopo puntarono subito il dito contro questa sorta d’intossicamento culturale che ancora spingeva una minoranza a protestare, e che aveva conseguito il bel risultato di produrre un non ben noto gruppuscolo di sedicenti scrittori decisi a usare la penna a mo’ di arma. C’era chi propose di chiudere certi ambienti, fossero semplici locali o centri sociali, e chi addirittura avanzò l’ipotesi di militarizzare l’intero quartiere. Questi erano i più ingegnosi, poiché vollero far credere che in quella strada di ritrovo – detta l’isola per via della sua natura pedonale, ma anche perché circondata dalla fiumana d’auto che scorreva tutt’intorno – si fosse verificato un accumulo di cattivi pensieri, una sorta di nuvola pregna che gravava minacciosa sulle teste dei cinque. Respira oggi che respira domani, quel veleno aveva finito con l’intaccare la materia grigia degli scrittori – o scribacchini, come li appellarono alcuni – sommandosi così all’altro veleno rosso che gradivano assai. A ben vedere si trattava di una lettura piuttosto originale della teoria di Epicuro sull’aggregazione degli atomi, che influenzerebbero le nostre azioni in base al loro movimento – di cui noi saremmo dunque effetto – ma anche a vederla così non ci sarebbe stata materia di che condannarli. Insomma, questa banda di letterati aveva fatto né più né meno di quello che dovrebbero fare tutti quelli della loro specie: aveva respirato l’aria di un dissenso mormorato e se n’era fatta portavoce.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Nonostante tutto, quel sabato di ottobre sul palco di Piazza del Popolo non ci fu chi salì a parlare in difesa di questi cinque cavalieri erranti tra le righe della sintassi. Ognuno fu prodigo d’interessi per la propria parrocchia, com’è uso e costume di questo paese che impara a memoria Foscolo e Manzoni, ma che poi si perde nelle dispute sulle ricette regionali.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Le bandiere sventolarono e i microfoni fischiarono, ma non fischiò il vento né urlò la bufera mentre il Presidente reclamava le sue parole con l’uso delle tenaglie.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:right;"><a title="Simone Ghelli" href="http://simoneghelli.blogspot.com" target="_blank"><em>Simone Ghelli</em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scalfari - de Bortoli: la saga avvelenata continua]]></title>
<link>http://zamparini.wordpress.com/2009/10/13/scalfari-de-bortoli-la-saga-avvelenata-continua/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 10:59:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>zamparini</dc:creator>
<guid>http://zamparini.wordpress.com/2009/10/13/scalfari-de-bortoli-la-saga-avvelenata-continua/</guid>
<description><![CDATA[il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli Riassunto delle puntate precedenti 10 ott]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_976" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/debortoli.jpg"><img class="size-full wp-image-976" title="debortoli" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/debortoli.jpg" alt="il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli" width="290" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli</p></div>
<p><strong>Riassunto delle puntate precedenti</strong></p>
<p><strong>10 ottobre:</strong> <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_ottobre_10/critiche-al-corriere-f-de-b_4a57a7ee-b564-11de-8656-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Rispondendo alle critiche del capo del governo</a> Silvio Berlusconi, che aveva attaccato il Corriere della Sera, il direttore Ferruccio de Bortoli critica il gruppo editoriale Repubblica-L&#8217;Espresso e la manifestazione sulla libertà di stampa del 3 ottobre:</p>
<blockquote><p>&#8220;Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. (&#8230;) Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d’espressione fosse necessario scendere in piazza.&#8221;</p></blockquote>
<p><strong>11 ottobre:</strong> Eugenio Scalfari risponde a de Bortoli con un <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/scalfari-11-ottobre/scalfari-11-ottobre.html" target="_blank">editoriale stizzito su Repubblica</a>:</p>
<blockquote><p>Sono amico di Ferruccio De Bortoli anche se spesso in questi ultimi mesi ho dissentito dalla sua linea giornalistica. Ma in casa propria ciascuno decide liberamente a quale lampione e con quale corda impiccarsi. L&#8217;articolo di ieri va però assai al di là del prevedibile.</p>
<div id="attachment_977" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/scalfari.jpg"><img class="size-medium wp-image-977" title="scalfari" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/scalfari.jpg?w=300" alt="il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari" width="300" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari</p></div></blockquote>
<p>Dopo aver rivendicato la patente di liberalismo &#8211; &#8220;Noi siamo liberali, caro Ferruccio. Liberali veri&#8221; &#8211; il fondatore di Repubblica parte alla carica contro il Corriere e il suo direttore, ricordando l&#8217;esperienza vergognosa di quel giornale agli albori del Fascismo e trovando anche lo spazio per una critica impietosa contro Indro Montanelli:</p>
<blockquote><p>Ad Indro Montanelli è accaduto altrettanto, ma lui almeno se n&#8217;è accorto prima. Difese per vent&#8217;anni dalle colonne del &#8220;<em>Giornale</em>&#8221; le ragioni del Berlusconi imprenditore d&#8217;assalto. Si accorse nel 1994 di quale pasta fosse fatto il suo editore e lo lasciò con una drammatica rottura. Ma era tardi anche per lui. Se c&#8217;è un aldilà, la sua pena sarà quella di vedere Vittorio Feltri alla guida del giornale da lui fondato. Al &#8220;<em>Corriere della Sera</em>&#8221; quest&#8217;esperienza d&#8217;un giornalista di razza al quale dedicano un santino al giorno dovrebbero farla propria per capire qual è il gusto e il valore della libertà liberale.</p></blockquote>
<p>La &#8220;libertà liberale&#8221; è tipica di chi crede nel liberalismo delle patenti e degli aggettivi e Scalfari si è sempre distinto per questa mania di dare lezioni di liberalismo, <a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/10/11/scalfari-e-de-bortoli-vanno-alla-guerra/" target="_blank">piu&#8217; a parole che nei fatti</a>.</p>
<p><strong>12 ottobre:</strong> il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_ottobre_12/debortoli2_bce74684-b6ef-11de-b239-00144f02aabc.shtml" target="_blank">risponde a Eugenio Scalfari e Marco Travaglio</a> (anche Travaglio aveva criticato de Bortoli sul nuovo quotidiano il Fatto):</p>
<blockquote><p>E veniamo all’editoriale di Eugenio Scalfari sulla Repubblica che ho trovato ingiusto e insultante. Mi dispiace molto. Scalfari ha letto la mia risposta di venerdì alle accuse del premier, manipolando le mie parole a suo uso e consumo. Lo considero profondamente scorretto. Il paradosso di tutta questa vicenda è che Repubblica ha fatto la sua campagna contro il premier con le notizie pubblicate… dal Corriere . Scalfari tenta di delegittimarmi moralmente perché non abbiamo seguito il suo giornale, querelato dal premier, e non siamo scesi in piazza sotto le bandiere di un partito o di un sindacato.</p></blockquote>
<p>Il direttore de Bortoli rivendica per lui e per il Corriere indipendenza e correttezza, ricordando il lavoro del suo giornale e accusando implicitamente Scalfari e Repubblica di ipocrisia:</p>
<blockquote><p>E dov’erano lui e il suo giornale quando D’Alema, allora al potere, se la prese con noi fino a proporre la mia cacciata dall’Ordine dei giornalisti? Li ho forse accusati, in quelle occasioni, di essersi accucciati al potere di turno? No, rispettai il loro ruolo, anche se di spettatori. Interessati. Devo andare avanti?</p></blockquote>
<p><strong>La puntata di oggi, martedi&#8217; 13 ottobre</strong></p>
<p>Scalfari pubblica su Repubblica <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/liberta-stampa-2/scalfari-commento/scalfari-commento.html" target="_blank"><em>Il coraggio della stampa</em></a>. Dopo aver ricordato gli altri protagonisti che intanto si stanno aggiungendo a questa saga della &#8220;libera stampa&#8221; italiana:</p>
<blockquote><p>Aggiungo che ieri il <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/liberta-stampa-2/tg1-lunedi/tg1-lunedi.html" target="_blank">Tg1 è anch&#8217;esso intervenuto a suo modo e a supporto di un resoconto di genere minzoliniano</a> ha intervistato Belpietro e Antonio Polito i quali non hanno trovato di meglio che dichiarare la loro non appartenenza al mio partito e la loro solidarietà con il direttore del Corriere della Sera. Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili.</p></blockquote>
<p>Scalfari torna all&#8217;insulto personale:</p>
<blockquote><p>Io mi guardo bene dall&#8217;augurarmi che de Bortoli condivida le nostre idee e capisco anche che &#8211; come scriveva il Manzoni &#8211; &#8220;il coraggio chi non ce l&#8217;ha non se lo può dare&#8221;.</p></blockquote>
<p>E&#8217; evidente che l&#8217;Ego &#8211; sempre abbondante tra i giornalisti italiani, che forse hanno preso troppo alla lettera il famoso motto di <span id="main" style="visibility:visible;"><span id="search" style="visibility:visible;">McLuhan,</span></span> <em>il mezzo e&#8217; il messaggio</em> &#8211; sta straripando e che ormai la saga è resa antipatica e difficile da seguire, infarcita com&#8217;e&#8217; di insulti e attacchi personali che nulla aggiungono al dibattito, che pure avrebbe potuto essere importante e salutare. A questo punto non sappiamo come i poveri lettori italiani possano giovarsi di questa saga avvelenata; quei lettori già vivono in una società assai povera di liberal-democrazia, dove ogni tema viene ideologizzato e invece di costruire ponti si ereggono muri.</p>
<p>L&#8217;Italia, lo sappiamo tutti, non è certamente la patria della libertà di stampa ne&#8217; di sua madre, la libertà d&#8217;espressione, ne&#8217; di sua nonna, la libertà. Ne abbiamo scritto spesso su questo blog e crediamo il tema sia fin troppo serio per ridurlo ad una saga dove i rancori, gli attacchi personali, la lotta politica e gli interessi economici rischiano di deformare i punti di vista, creare il muro contro muro e lasciare sul campo solo macerie.</p>
<p>La saga continua&#8230;</p>
<p><strong>AGGIORNAMENTO MERCOLEDI&#8217; 14 OTTOBRE 2009: <a title="Link permanente: Scalfari – de Bortoli: un altro episodio della saga avvelenata" rel="bookmark" href="../2009/10/14/scalfari-de-bortoli-un-altro-episodio-della-saga-avvelenata/">Scalfari – de Bortoli: un altro episodio della saga avvelenata</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>Sullo stesso tema leggi anche:</strong></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Scalfari e de Bortoli vanno alla guerra" rel="bookmark" href="../2009/10/11/scalfari-e-de-bortoli-vanno-alla-guerra/">Scalfari e de Bortoli vanno alla guerra</a></p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>Sulla libertà di stampa leggi anche:</strong></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Orwell, la libertà di stampa e il paese dei gattopardi" rel="bookmark" href="../2009/10/2009/10/02/2009/09/16/orwell-la-liberta-di-stampa-e-il-paese-dei-gattopardi/">Orwell, la libertà di stampa e il paese dei gattopardi</a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre" rel="bookmark" href="../2009/10/2009/10/02/2009/09/23/oltre-il-melodramma-come-prepararsi-alla-manifestazione-per-la-liberta-dinformazione-di-sabato-3-ottobre/">Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre</a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Povera Patria" rel="bookmark" href="../2009/10/2009/10/02/2009/10/01/povera-patria/">Povera Patria </a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: 3 ottobre 2009: l’Italia scopre la libertà di stampa e nasce la Terza Repubblica" rel="bookmark" href="../2009/10/2009/10/02/3-ottobre-2009-litalia-scopre-la-liberta-di-stampa-e-nasce-la-terza-repubblica/">3 ottobre 2009: l’Italia scopre la libertà di stampa e nasce la Terza Repubblica</a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link Permanente a L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro" rel="bookmark" href="../2009/10/03/linganno-lipocrisia-e-i-guinzagli-doro/">L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Maria nella letteratura d'Italia]]></title>
<link>http://portalemariano.wordpress.com/2009/10/01/maria-nella-letteratura-ditalia/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 17:01:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>portalemariano</dc:creator>
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<description><![CDATA[È in libreria il volume Maria nella letteratura d’Italia (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[È in libreria il volume Maria nella letteratura d’Italia (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vati]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Maria nella letteratura italiana]]></title>
<link>http://inpurissimoazzurro.wordpress.com/2009/10/01/maria-nella-letteratura-italiana/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 16:33:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>inpurissimoazzurro</dc:creator>
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<description><![CDATA[È in libreria il volume Maria nella letteratura d&#8217;Italia (Città del Vaticano, Libreria Editric]]></description>
<content:encoded><![CDATA[È in libreria il volume Maria nella letteratura d&#8217;Italia (Città del Vaticano, Libreria Editric]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[DI UNA LETTERATURA PROVINCIALE]]></title>
<link>http://camomillandsongs.wordpress.com/2009/09/19/di-una-letteratura-provinciale/</link>
<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 16:05:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>camomilla and songs</dc:creator>
<guid>http://camomillandsongs.wordpress.com/2009/09/19/di-una-letteratura-provinciale/</guid>
<description><![CDATA[BELLO E BESTIALE IL CONTROGUSTO DELLA PROVINCIA. La storia della letteratura italiana non è fatta so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>BELLO E BESTIALE IL CONTROGUSTO DELLA PROVINCIA.</p>
<p><strong><img title="questa%20e%20scampia" src="http://camomillandsongs.wordpress.com/files/2009/09/questa20e20scampia.jpg" alt="questa%20e%20scampia" width="400" height="279" /></strong></p>
<p><span style="color:#808080;">La storia della letteratura italiana non è fatta solo di grandi classici. Molte volte ci si dimentica di quegli autori che  con le loro storie minori hanno raccontato aspetti dell’esistenza che possono dirsi “laterali”. Sono le scritture di provincia. Storie per nulla artefatte, a volte grottesche ma in cambio autentiche. La provincia intesa come una “esperienza memorabile”, e Generoso Picone, importante critico contemporaneo, pensò bene di segnalarcelo già dieci anni fa in uno dei suoi preziosi saggi.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Ad investire queste narrazioni è un vero e proprio “contro-gusto”: e non dovrà sorprende di rintracciarlo finanche nei testi che appartengono al Canone della nostra storia letteraria in cui si è radicato tra la fine del XIX e il XX secolo. Più in particolare, questa dissonante passione per la provincia si è sposata in maniera legittima con la controcultura tra gli anni Sessanta e Ottanta, lungo quel ventennio che vede esaurire definitivamente gli strascichi del neorealismo, divampare per poi spegnersi le sperimentazioni neoavanguardistiche, e indebolirsi la passione ideologica.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Il “disimpegno” degli ultimi decenni amplia il margine d’azione narrativo che dal centro porta verso la periferia e la provincia. Ed è in questo passaggio che vengono raccontate storie di ribellione e libertà, anche piccole e marginali, ma rappresentative di un mondo del tutto popolato dai “non-protagonisti”.</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><em><strong>Dall’America all’Italia</strong></em></span></p>
<p><span style="color:#808080;">Ne sanno qualcosa Jack Kerouac e Allen Ginsberg, i maestri del “beat”, che possiamo definire “provinciali” per quei racconti talvolta ossessionati dalla tradizione e dalle consuetudini dell’America profonda; quei ritratti caleidoscopici e trasognati, fedeli al gusto della letteratura da strada, ai diari di bordo, a memorie underground. E’ un “genere” letterario che superando l’Atlantico si ritrova anche in Italia, nella narrativa degli anni Ottanta. Generazioni di “spostati”, devastati da una noia e una malinconia da fare invidia a Baudelaire, animano le pagine di scrittori come Pier Vittorio Tondelli.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Ma c’è di più nella letteratura di provincia, generata da una “topografia reale e interiore” insieme, un viaggio verso le zone periferiche di sé, qualcosa di strettamente legato al passato e alle radici dei nostri scrittori, come emerge nel Tondelli di “Camere separate”, dissacrante e per nulla ordinaria storia d&#8217;amore dove a prevalere sono gli occhi del provinciale più che del ribelle. Lo scrittore dopo aver girovagato a lungo per l’Europa, dopo essere fuggito dalle sue origini,  eccolo che ritorna a casa per poter ritrovare i luoghi della sua infanzia e della sua travagliata giovinezza. Questo desiderato ritorno si racconterà attraverso immagini di semplicità e dolcezza, come il ritratto della madre e delle sorelle che si preparano per la messa, una scena che sembrerebbe stonare con suo spirito emaciante e ribelle, ma che in realtà custodisce perfettamente la doppia indole da “uomo di provincia”: il rifiuto e l’identificazione, sentimenti contrastanti che emergono ora in modo conscio ora inconsciamente nelle pagine dello scrittore di Correggio. E cos’è, infatti, la provincia se non adorazione e odio?</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><strong><em>I grandi provinciali</em></strong></span></p>
<p><span style="color:#808080;">Provando a spingerci ancora più indietro, in quelli che, tecnicamente in ambito critico, potrebbero definirsi come “ipotesti” di questo inconsueto gusto scrittorio, si può facilmente notare che non è solo la controcultura del ventennio culminato negli anni Ottanta la tappa obbligata di questo percorso. Si possono rintracciare i germi di questo controgusto anche nel Canone italiano fra XIX e XX secolo: nelle realistiche rappresentazioni di Verga, o in un più disinibito Manzoni che con i Promessi Sposi – mette per la prima volta al centro del romanzo italiano l’amore e le disavventure di due contadini di cui parleremo, in seguito, a proposito degli aspetti divertenti della provincia italiana, così lontani questi dalle descrizioni veriste che nel loro approccio netto, coerente e senza fronzoli alla Storia, ritraggono la provincia come un nitido dipinto impressionista, quasi alla maniera dei “macchiaioli”. Verga e Capuana ritraggono la Sicilia, Grazia Deledda la sua Sardegna, Giuseppe Di Giacomo e Matilde Serao la loro Napoli. Questi narratori si nascondono dietro l’arma dell’ “obiettività”, cercando di eclissarsi, di annullare la prima persona, per far parlare le storie e i personaggi che raccontano.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">E’ come se i Veristi volessero dissimulare il loro profondo attaccamento alla terra e le lontane memorie di vita, ma dietro questa imparzialità non riescono a nascondere la nostalgia della provincia da cui sono partiti. E’ con la negazione dell’autobiografismo o di un qualsiasi approccio “estetico” all’opera letteraria che favoriscono una narrativa impersonale e lontana da ogni sentimentalismo.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Se la provincia dei Veristi è solenne e impeccabile, avrà un’inquadratura del tutto differente nella nostra letteratura contemporanea, dove sarà ritratta nei suoi aspetti più crudi e morbosi, allontanandosi di tanto dal “distacco” della resa verista.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Corrado Alvaro, scrittore contemporaneo, ne è il primissimo esempio con i suoi aspri ritratti di pastori calabresi, i “non protagonisti” di “Gente di Aspromonte”, una raccolta di racconti che non è un tentativo di romanzo antropologico o etnografico ma un sentimento “crudo” che fa i conti con le  proprie radici.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Ed ancora ne sanno qualcosa altri grandi autori dello stesso periodo come, Anna Maria Ortese- autrice surrealista di quel capolavoro struggente che è “Il mare non bagna Napoli” (il titolo dice già tanto, quasi tutto)- e Federigo Tozzi talento castrato dalla sua morte prematura, più che dalla mastodontica figura del padre da cui si sviluppa la sua esigenza di narrazione. Nella sua opera è come se l’esperienza dolorosa della provincia si incuneasse nel topos kafkiano della castrazione paterna, e la marginalità si spiegasse anche con gli strumenti della indagine psicanalitica.</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><strong><em>Lo struggimento di Ortese e gli “occhi cattivi” di Tozzi</em></strong></span></p>
<p><span style="color:#808080;">E’ interessante, di volta in volta, cogliere la differenza narrativa che intercorre fra questi autori contemporanei a proposito della loro provincia: “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese è una ricerca che trascende il letterario per farsi “cordone ombellicale” con la periferia, un viaggio dalle zone esterne ed estreme della società fino a quelle della propria combattuta personalità. Provincia e periferia sono, infatti, mondi adiacenti, vasi comunicanti, ognuno con il suo radicalismo e le sue estremità e il Mezzogiorno della Ortese non è espressione dello “standard” poetico napoletano, del sole che illumina paesaggi spogli ma tutto sommato vivibili e godibili. Niente di tutto ciò: la provincia è sofferenza, devastante malinconia, come si evince dalla storia della più autentica tra i suoi “antiprotagonisti”, una bambina cieca che desiderava tanto degli occhiali. La Ortese ci racconta con tanta dolcezza che “un giorno ne aveva provati un paio in un ottico di via Roma, scoprendo così la bellezza del mondo”. La bambina può finalmente guardarsi intorno, vedeva i vecchietti bianchi camminare adagio nelle vie della città, specchiandosi in tutti i colori del mondo. Desiderava tanto quegli occhiali- racconta ancora la Ortese- e finalmente le furono comprati ma leggiamo cosa avviene una volta indossati: “Eugenia, sempre tenendosi gli occhiali con le mani, andò fino al portone, per guardare fuori, nel vicolo della Cupa. Le gambe le tremavano, le girava la testa, e non provava più nessuna gioia”. Il mondo adesso le fa un’impressione orribile, così diverso dall’ottico di via Roma: foglie di cavolo, rifiuti dei mercati, uomini deformi buttati nella miseria e nella rassegnazione, desolazione. Alla vista della realtà la bambina sta male fino a vomitare dal trauma, tanto male da dover rinunciare al suo nuovo paio di occhiali. Quell’oggetto tanto desiderato è la fine di ogni desiderio, ripone il velo che ricopriva la realtà, la miopia del sogno che rendeva le cose tanto desiderabili e perfino belle. Dalla dolcezza del sogno la scrittrice romana arriva a renderci l’amarezza della vita in un tono quasi fatalistico, dando respiro alla sua matrice surrealista, lavorando sul confine tra cieca realtà e sogno. D’altronde, in una prospettiva estetica novecentesca, l’uno non può sussistere senza l’altro. E’ con questa doppia visione che la bambina alla ricerca degli occhiali guarda il mondo che la circonda. Il problema legato alla “vista” ricorre ancora nella  nostra letteratura contemporanea con Federigo Tozzi e ad esso lo scrittore fa risalire tutte le sue ossessioni di provinciale. Colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse a vivere al buio per molto tempo, una volta guarito, Tozzi trovò grandi difficoltà a uscire dalla sua camera e a riprendere a guardare la vita. Da qui si sviluppa il profondo disagio del romanzo “Con gli occhi chiusi”, la difficoltà di osservare una realtà dominata dall’inganno e dal dolore, sopraffatta dagli istinti negativi, dal male. Lo scrittore senese è ossessionato dagli sguardi cattivi della gente e il suo realismo non ha nulla di cinico o impersonale perché lo scrittore partecipa totalmente ai fallimenti dei suoi personaggi.</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><em><strong>La provincia divertente di Manzoni</strong></em></span></p>
<p><span style="color:#808080;">Ma se in Tozzi, o nella Ortese, prevale quasi un’anestesia verso la malevolenza della provincia, nella letteratura italiana non mancano luoghi e pagine in cui essa appare ironica, ludica e addirittura dissacrante. Andando a ritroso possiamo scorgerla sotto questi aspetti nel nostro maggiore scrittore romantico, Alessandro Manzoni, il cui merito più grande è di aver fatto delle storia di due contadini, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, antiprotagonisti per eccellenza, un grande classico. La provincia manzoniana non è solo il celeberrimo “addio ai monti”, uno slancio sentimentalistico verso la propria terra pronunciato dalla più dolce ragazza della nostra letteratura, Lucia, ma è l’azione che vivifica ironicamente l’intero tessuto narrativo – come nella divertentissima “notte degli imbrogli”. La provincia manzoniana è <em>colorata</em>: dal pretaccio bonario e la sua perpetua, dai due piccioncini lombardi e da quegli smargiassi dei bravi; è una provincia in movimento, agrodolce, benché il dramma della condizione vissuta dai protagonisti sia serio e accessibile.</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><em><strong>Provincia bestiale, fantastica e intricata: da Pasolini, a Calvino, a Gadda.</strong></em></span></p>
<p><span style="color:#808080;">La provincia nei suoi svariati aspetti non è ancora esaurita, ulteriori differenze di prospettiva ce ne sono ancora molte, tante quante sono gli autori che si sono accostati al  “tema”. Questa volta l’inversione di marcia, in questo campionario di esempi narrativi, spetta a Pier Paolo Pasolini,  con suo romanzo “Una vita violenta”. Ragazzi del sottoproletariato romano durante il dopoguerra, sfidano irresponsabilmente il mondo, smaniosi di brutalità, bestialità ed eccesso. Ed è quasi un automatismo associare la periferia all’eccesso. Un mondo quotidiano, quello di Pasolini, fatto di bravate inutili, marcato dalla trasgressione, dalla sovversione verso le regole di una società a cui i ragazzi sentono di non appartenere. Come avviene oggi nei vicoli napoletani di Scampia, una concentrazione di poesia e  bestialità. E’ questa spietata dicotomia che intercorre in tutta la letteratura di provincia ma, accanto alla bestialità può incalzare addirittura la fantasia qualora la provincia appaia tanto scollegata dal mondo e i suoi paesaggi così vuoti ed esili da sembrare quasi fiabeschi. La traccia di quest’itinerario ci condurrà per “I sentieri di nidi di ragno” di Italo Calvino.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Qui perfino la storia della Resistenza italiana, in un realismo che ha del deformante, sembra filtrare attraverso toni e sprazzi provinciali così ovattati da sfociare nel fantastico. L’autore ligure, con il suo caratteraccio, sempre fuori dalle righe, racconta la Resistenza con gli occhi di Pin, ragazzetto un po’ scemotto che ruba la pistola ad un soldato tedesco (andato a letto con la sorella, mezza prostituta), e la nasconde in un posto “favolososamente” chiamato “sentieri dei nidi di ragno”. Un luogo che non è altro se non l’eco di uno stato folle di marginale isolamento dal quale si stempera affinatamente il fantastico.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">E’in questa ultima tappa, che si potrebbe definire, di “esagerazione&#8221; narrativa che si possono collocare i toni eccentrici e stranianti di Carlo Emilio Gadda. Uno stato di irrisolvibile confusione muove la sua poetica del periferico, trionfante in “Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana”. Lo stravagante Gadda racconta come un “microcosmo”, circoscritto ad una semplice via romana possa divenire un mastodontico caos, un confusionario intrico invalicabile.  Assistiamo ad un bombardamento sociale delle ipocrisie, i miti fasulli: l’efficientismo degli apparati burocratici, la fertilità come unica aspettativa femminile, la virilità ostentata e arrogante, la famiglia che – dietro all’apparente solidità – nasconde sopraffazione. Già prima dell’inondazione di Internet- come molti critici hanno evidenziato- Gadda aveva imparato ad intendere il mondo come una rete, infinita e incontrollabile, che può arrivare a comprendere tutti gli aspetti della realtà stabilendo tra di essi connessioni sottili ma fortissime. Questa realtà tremendamente complessa è tutta compressa in “via Merulana” e ci mette davanti all’irrisolvibilità delle cose, all’insuperabile confusione delle periferie.</span></p>
<p><span style="color:#808080;"><em><strong>LA PROVINCIA A SIMBOLO DEL SUD</strong></em></span></p>
<p><span style="color:#808080;">Vale la pena di fare un’ultima riflessione, forse a carattere sentimentale, prima di chiudere questo insolito percorso letterario, da intendersi quasi come un“dirottamento” dalla storia letteraria tradizionale. Se ragioniamo in termini allegorici oltre che topografici, possiamo riscontrare quanto l’idea di provincia, di periferia, di lontananza dal centro possa coincidere con la simbolica istanza di un “Sud”. Il centro e i centri del mondo non sono mai stati a Sud ma infondo c’è sempre un Sud a cui si fa ritorno, esigenza che freme evidentissima nei racconti dell’Apromonte del calabrese Alvaro. Spesso è un’esigenza di rifugio e isolamento a cui siamo indotti dalle ragioni più incredibili: certo è che il Sud sia in netta opposizione con il Nord del mondo, simbolo indiscutibile dell’ambizione a realizzarsi, a plasmarsi un’identità produttiva, acquisita e distaccata dalle proprie origini; si tratta di una vera e propria bipolarità nell’identificazione, molti sono i sociologi contemporanei a ribadirlo.  La letteratura si è mossa nel riscatto del Sud, della provincia, del periferico per risultare sempre meno autoreferenziale, una letteratura come testimonianza, come memoria di vita autentica: “la bambina che voleva gli occhiali” simbolo commovente di un Sud amaro altro non è che la resa della realtà, netta e disincantata, quella dei vicoli napoletani, con cui le coscienze sociali devono prima o poi fare i conti.</span></p>
<p><span style="color:#808080;">Vi è sempre una provincia a cui si fa ritorno, muovendoci nella profondità di una topografia allegorica interiorizzata dagli animi di grandi scrittori: molti di loro hanno fatto la loro fortuna editoriale proprio al di fuori dei posti natii, ma la loro penna scivola sempre lì, nei suoi echi pallidi e malinconici o talvolta caldi ed irruenti e a volte sembra quasi che non ci sia niente di più poetico e di più aulico.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Au Secours ! Big Brother est de Retour...]]></title>
<link>http://psychotherapeute.wordpress.com/2009/09/19/au-secours-big-brother-est-de-retour/</link>
<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 12:30:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Frédéric Duval-Levesque, psychothérapeute</dc:creator>
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<description><![CDATA[Voici la copie d&#8217;un article particulièrement bien documenté (vous trouverez la source à la fin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Voici la copie d&#8217;un article particulièrement bien documenté (vous trouverez la source à la fin]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gian Carlo Fusco. Il Cassano desolato della letteratura ancora ignorato dai manuali]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/2009/09/17/gian-carlo-fusco/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 18:39:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il 17 settembre del 1984 se ne andava lo scrittore-giornalista di “Duri a Marsiglia” e &#8220;A Roma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Il 17 settembre del 1984 se ne andava lo scrittore-giornalista di “Duri a Marsiglia” e &#8220;A Roma con Bubù&#8221;. Considerato un “mestierante” come Leone, è il padre di opere rimosse dalla critica italiana e dalle storie letterarie, ma soprattutto un grande scrittore irregolare. Abbiamo chiesto il perchè di questa esclusione a Giulio Ferroni e Walter Pedullà, Luigi Bernardi curatore di Stile Libero Noir, Beppe Benvenuto editor delle fortunate ristampe Sellerio, a Dario Biagi autore della biografia &#8220;L&#8217;incantatore&#8221;, e a un suo storico estimatore, Franco Cordelli.  Con qualche sorpresa nelle risposte.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-776" title="Fusco" src="http://contentistheking.wordpress.com/files/2009/09/fusco.jpg?w=242" alt="Fusco" width="242" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">«Chi fu Gian Carlo Fusco, nato nel 1915, morto nel 1984, ligure e anche viareggino, anche marsigliese (a suo dire) e cresciuto, vissuto, trasformato mille volte? Una ponderosa opera critica, dedicata agli autori italiani, non lo nomina nemmeno. Le piccole enciclopedie non lo annoverano. Fusco rischia di venire ricordato solo oralmente dagli amici ormai attempati». Sono parole di Giovanni Arpino, nel 1987 al tempo della ristampa Einaudi di Duri a Marsiglia, uno dei libri più riusciti di un «novellatore straordinario e intrattenitore da caffè notturno».<br />
Da allora le cose in parte sono cambiate, sono passati esattamente 25 anni dalla morte di Fusco ma la domanda rimane: «Perché non viene citato nei manuali? Se lo chiedeva anche Oreste Del Buono. Fusco era un giornalista in prestito alla letteratura, malvisto dai compilatori delle nostre lettere, scriveva su Playmen e altre riviste che non erano accettate», racconta Luigi Bernardi, curatore nel 2005 di Stile Libero Noir che fece riemergere dal catalogo Einaudi il titolo perduto, «ma non c&#8217;entrava niente con l&#8217;ondata giallistica e noir. Di sicuro ci sono più libri suoi oggi che quando era in vita. La storia prima o poi gli darà ragione. Era come Sergio Leone, considerato un mestierante».</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><br />
Chi di mestiere si occupa di letteratura, ammette la defaillance, come Giulio Ferroni, autore della Storia della Letteratura Italiana (Einaudi): «Purtroppo gli autori sono talmente tanti che i critici sono immersi nel mare della quantità, che è anche un male. Può certamente sfuggire anche un capolavoro assoluto. Se uno dovesse tenere a mente tutto il mare magnum affogherebbe. Ma non si possono neanche accusare i critici. A volte è anche il caso che fa riemergere il profilo dell&#8217;autore». Anche nella dettagliatissima Storia della letteratura italiana del 900 di Giacinto Spagnoletti (Newton Compton) non se ne trova traccia. Neanche un rigo. Per un critico militante come Walter Pedullà «è una cosa possibile perché sugli scrittori sul versante del comico ha “pesato” molto quella leggerezza che diventa stile, e che si voleva invece frivola, e quindi espulsa dal territorio ufficiale». E Fusco? «Non ha avuto un angolo legittimo dove poter indicare la presenza della sua intelligenza brillante e sulfurea». Neppure lei però lo ha inserito nella sua Narrativa italiana contemporanea (Newton): «Confesso che ho conosciuto poco i giornali e le riviste su cui collaborava. Il reato è maggiore quindi, non è esclusione ma non averlo preso in considerazione nel momento in cui il fenomeno era caldo, ma nella distanza, lo riconosco, è come se mi fosse passato di mano».</p>
<p style="text-align:justify;">Chi invece ha scommesso su Fusco è la casa editrice Sellerio, ristampando tutto, da A Roma con Bubù, da molti indicato come il suo capolavoro, a Le rose del ventennio, La Legione Straniera e gli Indesiderabili. Per il curatore Beppe Benvenuto «la storia di Fusco è come Cassano che non va in nazionale. Ma perfino Carducci ce l’aveva con i manzoniani, è una vecchia storia&#8230; Stravagante, eccessivo, dalla metà degli anni 60 non era più presentabile per il giornalismo italiano. Bocca e Brera al Giorno gli riservavano un malcelato fastidio, con una punta di invidia perché lui era la star del giornale e loro aspiravano ad esserlo. Anche le sue frequentazioni facevano storcere il naso, come gli ex fascisti. Ma era curioso, e soprattutto un uomo senza passato, nel senso che non faceva parte delle varie oligarchie letterarie. Con gli anni le persone che lo avevano imborghesito come Camilla Cederna lo persero per strada. Raccontava un mondo che negli anni 60 non interessava, un mondo di operetta, ma in fin dei conti non così esecrabile. E poi era disincantato, ironico, raffinato e semplice. Inclassificabile, come Bianciardi che infatti visse la stessa punta d&#8217;astio dei grandi giornalisti».</p>
<p style="text-align:justify;">Impossibile separare i libri dalla vita di Fusco. Non perché fosse uno scrittore in carriera, anzi, tutt&#8217;altro. Attore cinematografico, boxeur, ballerino, soldato e prigioniero, militante Pci, gran bevitore e donnaiolo, mondano e frequentemente spiantato, reporter soprattutto di se stesso, amava appunto raccontare e inventare insieme. Oltre che nei libri, le sue identità vere o false che fossero, finirono tutte dentro i suoi articoli per il Mondo, L&#8217;Europeo, il Giorno, Cronache, Kent e Playmen. Il giornalista Dario Biagi, autore de L&#8217;incantatore (Avagliano), biografia di Fusco rifiutata da più di un grande editore, spiega così l&#8217;esclusione di un “grande irregolare”: «Non ha cercato premi, né antologie, scriveva su commissione, non amava faticare, non rientrava negli schemi del letterato italiano. Era un giornalista prestato alla letteratura, quindi guardato male dagli stessi colleghi. Anche se era un grande stilista, come Parise e Comisso, Fusco non ha prodotto il “Romanzo” classico, anche Duri a Marsiglia è un divertissement. Forse oggi con gli editor più giovani può ritrovare spazio. Ma quanto durerà?».</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre entro l’anno è prevista l’uscita del film L’incantatore di serpenti. La vita senza freno di Gian Carlo Fusco, diretto da Salvatore Allocca (prodotto dalla Vega’s Project), di sicuro sul terreno degli estimatori storici Fusco gode di ottima salute. Per Franco Cordelli «benchè sia divenuto chiaro con tre decenni di ritardo, Fusco è un grande scrittore italiano». E le storie letterarie? «Forse i motivi sono due: il primo è tecnico perché non esistevano i libri di Fusco, erano pubblicati da editori strani, nessun critico di allora li avrebbe presi in mano. Poi non aveva un progetto di sé come scrittore, non aveva scelto di esserlo. Ma c&#8217;è un motivo secondo me più profondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri la distinzione tradizionale tra cultura alta e popolare era chiara, infatti Fusco non fu notato neanche per sbaglio. Oggi è tema del dibattito, anzi ci si chiede se sia lecito porsi questa domanda: perché limitarsi a considerare la Mazzantini una scrittrice popolare? La cosa comica è che Fusco nasce come cultura pop e poi diventa cultura tout court, come Delfini e Bianciardi. Oggi la Mazzantini finge di essere cultura popolare mentre pensa di essere alta cultura, in realtà è peggio, trivial literature, è la falsa coscienza, il contrario esatto di Fusco».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Festival Mantova: Se a Mari e Scarpa gli tirano le pietre]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/2009/09/11/mantova-mari-scarpa/</link>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 11:24:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
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<description><![CDATA[La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://rinascitaecultura.files.wordpress.com/2009/06/tiziano-scarpa-col.jpg?w=330&#038;h=283" alt="" width="330" height="283" /></p>
<p style="text-align:justify;">La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole come fragranza, garrulo, solerte, sapido, fulgore il cui uso diviene meno frequente perché tv e giornali privilegiano i loro sinonimi più comuni (ma meno espressivi) come profumo, chiacchierone, diligente, saporito, luminosità. 2800 parole: un&#8217;oasi ancora utile per uno scrittore, o l&#8217;immagine di un dizionario obsoleto? Quale la scelta per un letterato? Al Festival dello letteratura di Mantova lo stregato e istrionico Tiziano Scarpa e l’austero e categorico Michele Mari hanno risposto all’appello di Giuseppe Antonelli, storico e linguista, portando ognuno un termine esemplare per il loro vocabolario.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Trascorso il novecento della scolarizzazione obbligatoria e delle telecomunicazioni di massa, l’eredità letteraria sembra essere ininfluente nel linguaggio comune. Eppure l&#8217;irriducibile Michele Mari ha scelto guatare, guardare morbosamente, «una scelta forte- spiega Antonelli-, un atto di fede nei confronti della tradizione, una parola considerata già arcaica da Manzoni che nella nuova versione dei Promessi Sposi non la volle». Da sempre in Mari, c’è un’idea forte di recupero della tradizione. Del resto è l&#8217;autore dello spendido Io venia pien d&#8217;angoscia a rimirarti, un falso ottocentesco sul fratello di Leopardi. «Il mio ideale di scrittore è defilato e provocatore, come Céline, un perseguitato di professione, non per il gusto del maledettismo in sè, ma perchè non guardava in faccia nessuno. Altri nomi direi Bufalino e Manganelli». E tra i nuovi? «Scrittori così ancora non li vedo o non li conosco».</p>
<p style="text-align:justify;">E lo Strega 2009? «Con Scarpa ci intendiamo. Abbiamo un senso alto della letteratura. Difendiamo il diritto dello scrittore di trovare le parole dove vuole, alla ricerca della vibrazione nuova. Saranno pure morte le civiltà antiche ma il meglio resta come deposito. Semmai morto è l’aspetto esteriore, mondano, chiacchiericcio. Le parole sono ancora vive». La resa al linguaggio colloquiale è solo una tendenza? «Spero che sia una frase transitoria, ma temo di no. C&#8217;è una corsa a linguaggi sempre più veloci e meno testuali». Non è più tempo di sfide per gli scrittori? «Così si toglie tempo alla pazienza di cimentarsi in imprese faticose come scrivere, ma anche all&#8217;avventura della lettura. E purtroppo molta parte della critica si sta adeguando».</p>
<p style="text-align:justify;">Tiziano Scarpa invece ha scelto il termine sito: «In qualche modo era caduto in disuso, e invece è stata rivitalizzata dall&#8217;inglese. In questa proposta -racconta Antonelli &#8211; c&#8217;è l&#8217;idea di un linguaggio che accoglie stili diversi, come nel repertorio di Scarpa con Groppi d&#8217;amore nella scuraglia». Nessuna novità? Forse c&#8217;è paradossalmente un ritorno alla tradizione da parte dei trentenni, chiosa Antonelli. Scarpa annuisce: «Probabilmente i trentenni hanno messo il vestito buono per essere inattaccabili, alcuni mi piacciono, in altri mi sembra di vedere del perbenismo linguistico». Comunque vada, la proposta di Scarpa è di «adottare come inno la canzone di Antoine, “se sei buono ti tirano le pietre”, rende bene lo spirito degli italiani». Linguaggio standard o pop, i “giovani scrittori”, anche diventati adulti, non hanno mai vita facile.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Quando l'estate non s'ha da fare]]></title>
<link>http://kokeicha.wordpress.com/2009/09/10/quando-lestate-non-sha-da-fare/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 10:09:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>kokeicha</dc:creator>
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<description><![CDATA[Frammenti di un&#39;estate che non s&#39;ha da fare © kokeicha 2009 Che dire? Erano appena un paio d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_374" class="wp-caption aligncenter" style="width: 441px"><a href="http://kokeicha.wordpress.com/files/2009/09/grplg.jpg"><img class="size-full wp-image-374" title="Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009" src="http://kokeicha.wordpress.com/files/2009/09/grplg.jpg" alt="Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009" width="431" height="645" /></a><p class="wp-caption-text">Frammenti di un&#39;estate che non s&#39;ha da fare © kokeicha 2009</p></div>
<p style="text-align:justify;">Che dire? Erano appena un paio di giorni che iniziavo a godermi le vacanze&#8230; Appena un paio di giorni. Ma come il Manzoni insegna certe cose, talvolta, non s&#8217;hanno proprio da fare. Una tazza traditrice, una tazza di tè bollente ha deciso di prendere vita per rovesciarsi sulle mie gambe. Pronto soccorso, dottoresse dagli occhi impressionati e impressionanti, due svenimenti, soluzione fisiologica per lavare la pelle. Ustioni di primo e secondo grado. Niente sole. Niente mare.</p>
<p style="text-align:justify;">Brucia ancora un po&#8217;, nonostante l&#8217;antidolorifico. Ma quello che brucia veramente sono le mie vacanze che partono in fumo per colpa di una tazza ribelle.</p>
<p style="text-align:justify;">Sto pensando di chiamare il blog <em>Il caffè del dopo pranzo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Selezione (Reader's Digest) chiude]]></title>
<link>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/08/19/selezione-readers-digest-chiude/</link>
<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 22:00:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi abbiamo letto la notizia che la casa editrice americana Reader&#8217;s Digest Association ha ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-303" title="READERS_DIGEST" src="http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/files/2009/08/readers_digest.jpg?w=225" alt="READERS_DIGEST" width="225" height="300" /></p>
<p>Oggi abbiamo letto la notizia che la casa editrice americana Reader&#8217;s Digest Association ha chiesto la procedura del c.d. &#8220;Chapter 11&#8243;, ovvero quella che tutela i creditori in caso di bancarotta, pilotando il fallimento in maniera non traumatica.<br />
Spiace per il fallimento, non saranno certo contenti i dipendenti.<br />
Ma da vecchio amante dei libri, letti per intero, fatti propri, magari faticosamente, non riesco a dispiacermi della fine di un editore che ha fatto dello spezzatino, della pre-masticatura e dei tagli delle opere la propria ragione d&#8217;essere. Come faceva a starci Solgenitsin o Manzoni o Shakespeare dentro Selezione? Adesso, se mai qualcuno ha tentato di costringerli, non è più così: ed i lettori, vivaddio, devono fare i conti, piacevolmente faticosi, con l&#8217;interezza di tutte le opere e la grandezza degli scrittori e dei loro personaggi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il giorno della battaglia 2]]></title>
<link>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/08/04/il-giorno-della-battaglia-2/</link>
<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 15:47:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina.</p>
<p>Don Abbondio in vece non sapeva altro ancora se non che l&#8217;indomani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose.</p>
<p>Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[10 corso como. Storia di un amore.]]></title>
<link>http://anatomiadellirrequietezza.wordpress.com/2009/08/01/10-corso-como-storia-di-un-amore/</link>
<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 10:22:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>anatomiadellirrequietezza</dc:creator>
<guid>http://anatomiadellirrequietezza.wordpress.com/2009/08/01/10-corso-como-storia-di-un-amore/</guid>
<description><![CDATA[Scarlett_by_night Una visita al numero 10 di corso como, vale 40 minuti di macchina, lo slalom tra i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_19" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><span><a rel="attachment wp-att-19" href="http://anatomiadellirrequietezza.wordpress.com/2009/08/01/10-corso-como-storia-di-un-amore/scarlett/"><img class="size-large wp-image-19" title="Scarlett_by_night" src="http://anatomiadellirrequietezza.wordpress.com/files/2009/08/scarlett1.jpg?w=1024" alt="Scarlett_by_night" width="375" height="232" /></a></span><p class="wp-caption-text">Scarlett_by_night</p></div>
<p>Una visita al numero <a href="http://www.10corsocomo.com/" target="_blank">10 di corso como</a>, vale 40 minuti di macchina, lo slalom tra i lavori e le voragini per l’Expo 2015 e l’incontro scontro con il personale della <a href="http://www.galleriacarlasozzani.org/" target="_blank">galleria Sozzani</a>, la cui simpatia è inversamente proporzionale alla bellezza di quest’angolo di paradiso.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Forse per chi come me viene dalla provincia e non è avvezzo a questo genere di scoperte metropolitane, gioielli nascosti ma neanche troppo come il civico 10 sono strabilianti ed entusiasmanti di per sè. Il provincialismo che ci lega ai nostri paesini dell’hinterland restituisce spesso un immagine di Milano imbruttita da ore trascorse sotto terra tra linea verde rossa e gialla, da compagni di viaggio maleodoranti e temperature insopportabili; un malessere legato ad una città che rappresenta lo smog, il grigiore, il lavoro e lo stress a cui ogni giorno veniamo sottoposti.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Dal lavoro non si scappa, da Milano nemmeno. E cosi&#8217;, impastati ed afflitti, ogni mattina abbandoniamo la campagna padana che così tanto ci tranquillizza con i suoi prati,i suoi cieli e i suoi paesini dalle strade larghe, per buttarci a capofitto nell’inferno cittadino. Chiedi ad uno di provincia se verrebbe mai a vivere a Milano, all’ 80% la risposta sarà una e una sola. Chiedi ad un “cittadino” se verrebbe mai a vivere in provincia, e non ti stupire del suo sguardo terrorizzato… “A far cosa?!”, ti dirà.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Ma sapete, persino io, Io che in provincia ci sono nata, io che mi sento a casa solo dopo aver fatto l’ultimo gradino della stazione metropolitana e aver respirato a pieni polmoni l’illusione di una aria più sana, io che mi rilasso camminando nella stradina della cascina Panè facendo attenzione a non far incazzare qualche gallo o gallina…perché IO nonostante l’amore per la natura odio terribilmente i volatili, io che sogno allevamenti di cavalli lucenti e prati sconfinati, io che mi gonfio d’orgoglio pensando a quanto i miei figli se la spasseranno a giocare a mosca cieca nel grande giardino condominiale di casa mia, io…</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Quasi quasi ci ripenso.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Casa dolce casa, non me ne volere. Milano, quando vuole, può essere davvero deprimente, sin da piccola ricordo la sofferenza estrema che provavo nell’immaginare bambini della mia età trincerati nei super palazzoni dotati di minbalcone con vista cemento…soffro ancora, immaginando quei bambini adulti, che magari stanno da dio, ma io continuo a soffrire per loro, ogni volta che il mio sguardo passa di lì.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Quando vuole però, Milano sa anche essere davvero strabiliante. Ci sono posti, ci sono scorci, ci sono volti, ci sono opportunità. C’è tutto e c’è niente. Un tutto ed un niente capaci di grandi gioie. Che scoperta direte, voi milanesi doc. Già, che scoperta! Mi sono detta anch’io…</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Dopo anni di odio e invettive, la sensazione di apprezzare questa città si è insinuata dentro di me lentamente…E realizzato la cosa, non ho potuto non ripercorrere il filo che mi ha portato qui e risalire all’origini del cambiamento. Sono una mutante. Mi sento una mutante. A sprazzi una traditrice.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Tutto è iniziato, come è giusto che sia, con un nuovo inizio; ora penserete che tutto sia dovuto alla mia nuova posizione di privilegiata, be’ non sprecherò tempo cercando di convincervi che non è così. Da una piccola libreria in un blocco di cemento, perché anche dalle nostre parti qua e là spunta qualche enorme centro commerciale, mi sono trasferita (lavorativamente parlando, sia mai) in via Manzoni, o meglio via Morone, una piccola traversa che custodisce come uno scrigno, come una devota sorella minore che si è privata del gran nome, la casa del a noi tutti caro <a href="http://www.casadelmanzoni.mi.it/" target="_blank">Alessandro Manzoni</a>. Oh, Manzoni. Pace all’anima sua.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Ed eccomi qui, trapiantata, come una palma in Trentino. E non posso, proprio non posso, negare che mi piace, che il centro, con le sue isole pedonali, con i suoi negozi inarrivabili, con i suoi Luini ed i suoi aimè, piccioni, in realtà sia un gran bel centro. Uscire dall’ufficio e passeggiare fino al duomo, guardarlo mentre lui sta li a guardare noi, che da decenni, sempre diversi ma sempre uguali occupiamo la sua piazza.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Il mio amore è cresciuto, riflesso nel volto si una signora indiana, che con suo marito scendeva a Loreto. Era indiana, con tanto si bollino e abiti sgargianti, era li, ed io ho pensato che una vestita così l’avevo vista solo in TV.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Sarà ingenuità, ma io preferisco chiamarla meraviglia. E come si può non amare la meraviglia?</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">E poi è stato il momento della mediateca di Santa Teresa in Moscova, dei suoi incontri con i <a href="http://www.meetthemediaguru.org/" target="_blank">guru della comunicazione</a>, con la <a href="http://www.meetthemediaguru.org/guru/index.php/05/giuliana-bruno-intervista/" target="_blank">geografia emozionale di Giuliana Bruno</a> e con il copyleft di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Lessig" target="_blank">Lawrence Lessing</a>. La Milano all’avanguardia, la Milano al passo, la Milano che pensa. Una Milano che è per forza anche mia.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Ed è così, che sono riaffiorate, una dopo l’altra, le immagini finora inconsiderate della <a href="http://www.brera.beniculturali.it/" target="_blank">Pinacoteca di Brera</a>, della sua libreria da batticuore, degli aperitivi al sole; rispuntati anche <a href="http://www.mostramagritte.it/" target="_blank">Magritte</a> e <a href="http://www.davidlachapelle.it/" target="_blank">La Chapelle</a> a Palazzo Reale,  le ore alla Triennale provata da chili di libri. Porta Genova con le amiche, Porta Romana con le sue <a href="http://www.termemilano.com/" target="_blank">terme</a>.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Così, piano piano, ho unito i puntini sulla mia mappa del cuore. Ho ripercorso i giorni che mi hanno portato in corso como 10, che mi hanno aperto le porte del <a href="http://www.worldpressphoto.org/index.php?option=com_photogallery&#38;task=view&#38;id=1458&#38;Itemid=223&#38;bandwidth=high" target="_blank">World Press photo 2009</a>, e che davanti  al ritratto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dennis_Hopper" target="_blank">Dennis Hopper </a>mi hanno fatto pensare: è amore.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Un amore che come tutti gli amori cela, nei suoi angoli remoti e trascurati, grandi delusioni e amari dispiaceri. Me li aspetto, e mi preparo a retrocedere. Sono una disillusa.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Prendi sempre ciò che c’è di buono, dice un famoso detto…così faccio. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">Intanto, grazie Milano.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;">E per non farsi scappare proprio nulla:</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Trebuchet MS,sans-serif;"><a href="http://www.vieniminelcuore.splinder.com/" target="_blank">&#8220;Le 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita&#8221;</a> di Micol Marianna Beltramini</span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Bibbia nella letteratura italiana:vol.I.]]></title>
<link>http://maik07.wordpress.com/2009/07/22/la-bibbia-nella-letteratura-italianavol-i/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 20:07:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>maik07</dc:creator>
<guid>http://maik07.wordpress.com/2009/07/22/la-bibbia-nella-letteratura-italianavol-i/</guid>
<description><![CDATA[PREFAZIONE DAL MITO ALLA SACRA SCRITTURA Questo volume sulla Bibbia nella letteratura italiana del S]]></description>
<content:encoded><![CDATA[PREFAZIONE DAL MITO ALLA SACRA SCRITTURA Questo volume sulla Bibbia nella letteratura italiana del S]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Michael Jackson era gay", segundo Ian Halperin]]></title>
<link>http://usaconfidential.wordpress.com/2009/07/14/michael-jackson-era-gay-segundo-ian-halperin/</link>
<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 15:49:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>usaconfidential</dc:creator>
<guid>http://usaconfidential.wordpress.com/2009/07/14/michael-jackson-era-gay-segundo-ian-halperin/</guid>
<description><![CDATA[Os fans de Michael Jackson estão furiosos com o jornalista canadense Ian Halperin. O periodista vem ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Os fans de Michael Jackson estão furiosos com o jornalista canadense Ian Halperin.</p>
<p>O periodista vem afirmando que o &#8220;Rei do Pop&#8221; era gay.</p>
<p>A morte do cantor faz o povo esquecer da economia americana, que está indo ladeira abaixo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eager to Tap Iraq's Vast Oil Reserves, Industry Execs Suggested Invasion]]></title>
<link>http://dprogram.net/2009/07/02/eager-to-tap-iraqs-vast-oil-reserves-industry-execs-suggested-invasion/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 12:45:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>sakerfa</dc:creator>
<guid>http://dprogram.net/2009/07/02/eager-to-tap-iraqs-vast-oil-reserves-industry-execs-suggested-invasion/</guid>
<description><![CDATA[Two years before the invasion of Iraq, oil executives and foreign policy advisers told the Bush admi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Two years before the invasion of Iraq, oil executives and foreign policy advisers told the Bush admi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il fenomeno Oblivion]]></title>
<link>http://70mqdipazzia.wordpress.com/2009/06/25/il-fenomeno-oblivion/</link>
<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 11:33:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlotta</dc:creator>
<guid>http://70mqdipazzia.wordpress.com/2009/06/25/il-fenomeno-oblivion/</guid>
<description><![CDATA[Ieri sera mentre sfogliavo un settimanale mi è capitato di leggere di un gruppo teatrale, gli Oblivi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-353" title="Gli Oblivion - Centomilavisite" src="http://70mqdipazzia.wordpress.com/files/2009/06/centomilavisite.jpg?w=300" alt="Gli Oblivion - Centomilavisite" width="300" height="172" /></p>
<p>Ieri sera mentre sfogliavo un settimanale mi è capitato di leggere di un gruppo teatrale, gli <a href="http://www.oblivion.it/index.php" target="_blank"><strong>Oblivion</strong></a>, che sta avendo successo al <a href="http://www.teatrofrancoparenti.com/index.asp?page=21&#38;ShowId=54" target="_blank"><strong>Teatro Franco Parenti di Milano</strong></a>. Fino a qui potrebbe sembrare la solita notizia banale e normale come si dice in genere una marchettata per fare pubblicità. Invece poi leggendo bene mi accorgo che questo fenomeno mediatico ha radici ben diverse dai soliti canali istituzionali e quindi la mia curiosità si è fatta più acuta.</p>
<p>Questo quintetto di giovani artisti si è presentato alle selezioni del format tv <a href="http://www.xfactor.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067131,00.html" target="_blank"><strong>X Factor 2009</strong></a>, ma la loro performance non è stata ritenuta in target con il programma. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mara_Maionchi" target="_blank"><strong>Mara Maionchi</strong></a>, ha ritenuto il gruppo non idoneo a far parte dello show.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>-	Molto affascinati, vi ho trovato molto carini…mi auguro che abbiate fortuna, ma per la trasmissione direi di NO!</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zTgQ9CWjvmY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/zTgQ9CWjvmY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><em><br />
</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em> </em></span>Poco male e poco importa perché la mossa successiva decreta il loro successo.</p>
<p>Gli Oblivion lanciano in rete il loro musical/parodia su I promessi sposi , <a href="http://www.youtube.com/watch?v=c9CxZnsbY04" target="_blank"><strong>I promessi sposi in 10 minuti</strong></a>, e il successo è segnato…<strong>WEB  1 – TV 0</strong>!!</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Oblivion/74219052996?ref=mf"><strong>Graziana Borciani, Davi­de Calabrese, Francesca Follo­ni, Lorenzo Scuda e Fabio Va­gnarelli</strong></a> sono 5 bolognesi doc con la passione del Musical. In pochi mesi i loro video vengono visualizzati da oltre 150 mila persone.Gli Oblivion sono definiti ben presto il nuovo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quartetto_Cetra" target="_blank"><strong>Quartetto Cetra</strong></a>, il <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cinema_e_teatro/09_giugno_5/oblivion_show_teatro_parenti_promessi_sposi-1501432755328.shtml" target="_blank">gruppo più irriverente divertente e cliccato della rete</a>.</p>
<p><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"> </span></p>
<p>Il web sta superando sempre di più la vecchia e obsoleta TV. Il popolo della rete sta cominciando davvero a dire la sua e sostenere con i proprio indice di ascolto (o page view o click o sharing o tutto quello che è in loro possesso per far conoscere le notizie vere e i fenomeni che sono degni di essere visti!).</p>
<p>Piccola indiscrezione che comincia a girare. È vero che la <a href="http://www.rai.it/" target="_blank"><strong>RAI </strong></a>li vorrebbe all’interno del proprio palinsesto tv? Se così fosse sarebbe la consacrazione finale per loro, ma potrebbe a mio avviso segnare anche un punto di svantaggio. La tv tradizionale non è fatta per questo genere di persone che hanno saputo giocare bene le proprie carte, è vero che il web non paga come dovrebbero, ma canali alternativi ce ne sono. Staremo a vedere cosa succede intento io mi godo su youtube il loro fantastico repertorio.
</p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/c9CxZnsbY04&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/c9CxZnsbY04&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Promessi sposi Mini musical]]></title>
<link>http://lifesmusic.wordpress.com/2009/06/20/promessi-sposi-mini-musical/</link>
<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 00:11:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mystiria</dc:creator>
<guid>http://lifesmusic.wordpress.com/2009/06/20/promessi-sposi-mini-musical/</guid>
<description><![CDATA[Il musical più corto mai realizzato. Dura solo 10 minuti. Qual&#8217;è la storia? I Promessi Sposi. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il musical più corto mai realizzato. Dura solo 10 minuti.<br />
Qual&#8217;è la storia? I Promessi Sposi.</p>
<p><a href="http://lifesmusic.wordpress.com/files/2009/06/mainmap_ps.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-312" title="mainmap_ps" src="http://lifesmusic.wordpress.com/files/2009/06/mainmap_ps.jpg?w=204" alt="mainmap_ps" width="204" height="300" /></a></p>
<p>Si! Proprio il romanzo di Manzoni tanto odiato dagli studenti per la sua lunghezza, è ora il mini-musical per eccellenza.</p>
<p>La storia è stata notevolmente alleggerita e attualizzata grazie alle canzoni di Vasco Rossi, Umberto Tozzi e Mina.<br />
I Bravi si presentano reinterpretando «Brava» di Mina. Don Abbondio si rifugia dalla Perpetua: «C&#8217;ho un attimo di aritmia, c&#8217;è un pazzo criminale che ce l&#8217;ha con me». E lei risponde sulle note di «Un senso» di Vasco Rossi.</p>
<p>I creatori del musical sono gli Oblivion. Dal loro sito si può leggere questo: «Qualche anno fa ci definivamo &#8220;un gruppo di giovani artisti&#8221;. Ora siamo un po&#8217; meno giovani. Speriamo almeno di essere un po&#8217; più artisti. Veniamo tutti da esperienze diverse: c’è un mimo-sputafuoco, una urlatrice emiliana, un musicista medievale, una rockstar anni &#8216;80, una ballerina di tip tap&#8230; volendo potremmo aprire un circo».</p>
<p>In sole tre settimane il musical, caricato su youtube ha ottenuto più di 10mila visite. I commenti al video tutti più che positivi.<br />
Hanno commentato anche diversi studenti molto contenti e divertiti dall&#8217;iniziativa definendola un ottimo modo per ripassare prima di una interrogazione.</p>
<p>Senza dubbio l&#8217;idea è molto molto carina ed è soprattutto un ottimo modo per invogliare gli studenti a conoscere meglio questo splendido ma lungo romanzo <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ed ecco il mini-musical in questione <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/c9CxZnsbY04&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/c9CxZnsbY04&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Che ne pensate? Attendo risposte eh <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[lettera a bagnasco]]></title>
<link>http://traccetrasparenti.wordpress.com/2009/06/10/lettera-a-bagnasco/</link>
<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 18:04:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>mariopesce</dc:creator>
<guid>http://traccetrasparenti.wordpress.com/2009/06/10/lettera-a-bagnasco/</guid>
<description><![CDATA[sono stati pubblicati recentemente i risultati di un&#8217;inchiesta condotta in irlanda su abusi su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>sono stati pubblicati recentemente i risultati di un&#8217;inchiesta condotta in irlanda su abusi subiti da bambini ospitati da circa 250 istituti gestiti da ordini religiosi dell&#8217;isola. ne è venuto fuori un rapporto di più di 2500 pagine, nel quale si descrive una situazione nella quale &#8220;stupri, molestie e abusi erano endemici&#8221; durata mezzo secolo fino alla chiusura di questo network negli anni &#8216;90. la ciliegina sulla torta è che quasi tutti i responsabili degli abusi risultano attualmente coperti da &#8220;immunità penale&#8221; perchè nel 2004 la magistratura, accogliendo l&#8217;accorato appello delle congregazioni implicate, assicurò che gli eventuali aguzzini riconosciuti avrebbero avuto garantito l&#8217;anonimato.<br />
questo rapporto ha portato il primate della chiesa irlandese Brady a dire esplicitamente &#8220;un catalogo vergognoso di crudeltà&#8221; e &#8220;provo vergogna&#8221;, mentre ha causato anche l&#8217;uscita di un vescovo spagnolo che sull&#8217;argomento non ha trovato niente di meglio che dire, sì, gli abusi e le violenze avvenute in cinquant&#8217;anni negli istituti religiosi irlandesi sono gravi ma &#8220;niente di paragonabile con gli eccidi di innocenti causati dalla pratica dell&#8217;aborto&#8221;. niente da dire, quando uno ha ragione ha ragione. non sono minimamente paragonabili gli abusi sui minorenni all&#8217;aborto. come non sono paragonabili alla caccia alle balene, allo scioglimento dei ghiacci antartici, al buco dell&#8217;ozono. semplicemente non c&#8217;entrano un belino o, come direbbe di pietro ch va tanto di moda oggi, non c&#8217;azzeccano&#8230;</em></p>
<p><em>ma veniamo alla lettera in oggetto nel titolo del post, che non parla di questo ma della altrettanto abusata &#8220;questione morale&#8221;: Don Paolo Farinella ha un popo&#8217; di lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli. la lettera che invia pubblicamente al cardinal  Bagnasco è una vera denuncia contro i vescovi, la chiesa, gli interessi superiori, il governo, lo sfruttamento di minori&#8230; se  difficilmente si avra&#8217; notizia di questa lettera sui vari organi ufficiali, perchè allora non farla girare noi&#8230;.</em></p>
<p>Lettera aperta al cardinale Bagnasco</p>
<p>Egregio sig. Cardinale,</p>
<p>viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.</p>
<p>Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato &#8211; o meglio non ha trattato &#8211; la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.</p>
<p>Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.</p>
<p><!--more-->Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.</p>
<p>Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.</p>
<p>I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.</p>
<p>Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.</p>
<p>Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che &#8211; è il caso di dirlo &#8211; è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».</p>
<p>Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).</p>
<p>Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).</p>
<p>Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.</p>
<p>Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.</p>
<p>Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.</p>
<p>In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.</p>
<p>Genova 31 maggio 2009</p>
<p>Paolo Farinella, pret</p>
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