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	<title>mariella-mehr &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/mariella-mehr/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mariella-mehr"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:08:12 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Mariella Mehr, Labambina]]></title>
<link>http://gruppodilettura.wordpress.com/2009/01/04/mariella-mehr-labambina/</link>
<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 17:36:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>xochitl2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo avere auspicato nuovi colori dell&#8217;arcobaleno, apro questo 2009 con un invito alla lettura]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dopo avere auspicato nuovi colori dell&#8217;arcobaleno, apro questo 2009 con un invito alla lettura di un romanzo con una storia così dura, così disperata da far pensare, per esempio alla <a href="http://gruppodilettura.wordpress.com/2008/03/26/ha-senso-leggere-un-libro-bello-che-provoca-quasi-un-fastidio-fisico/">PIOGGIA GIALLA</a> di LLAMAZARES.</p>
<p>Angosciante è infatti la storia di LABAMBINA, romanzo di MARIELLA MEHR, scrittrice, poetessa, giornalista, svizzera di nascita, zingara per parte di madre, appartenente al ceppo JENISCHE.</p>
<p>LABAMBINA  senza nome, senza storia, o meglio una storia si scoprirà nella sua tragica evidenza solo alla fine.</p>
<p>L&#8217;Accidentidiunabambina, lasudiciabambina, laputtanella, lapeccatrice, la bambinadinverno&#8230; non parla, non ha mai parlato. chiusa nel suo autismo tace cupa. Grida e si infuria invece di parlare. Ha solo <strong>UNAVOCEDARIA.</strong> <!--moreLeggi tutto il post--></p>
<p>&#8220;E&#8217; caduta dal carro del diavolo, in un villaggio senza nome della Marca, un luogo non identificabile, ma che fa pensare a quella Svizzera dove Mariella Mehr ha trascorso la sua dura infanzia e adolescenza.</p>
<p>Nel villaggio si identificano alcuni personaggi, ma di esso colpisce in particolare la CORALITA&#8217;, la capacità di sopraffare, di fare violenza sia fisica che psicologica su LABAMBINA.</p>
<blockquote><p>Nel suo mondo sognare significa dimenticare per un istante che bisogna guardarsi alle spalle sempre e ovunque, perchè c&#8217;è sempre un pericolo che ci minaccia&#8221;</p></blockquote>
<p>Il padre affidatario picchia spesso Labambina, &#8220;ma è come se ferisse se stesso&#8221;, poi magari piange nel farlo, mentre la bambina non piange. Labambina poi, a sua volta, picchia la bambola di pezza &#8220;lentamente..alla cieca..grida e picchia&#8230; C&#8217;è rabbia nellabambina. E se qualche volta piange di notte&#8221; non c&#8217;è altro che una luna indifferente sospesa in cielo, forse il grido di una civetta.&#8221;</p>
<p>E labambina caduta dal carro del demonio può diventare la causa di tutti i mali del villaggio, per cui ogni forma di superstizione, di bigottismo è possibile nei suoi confronti: pellegrinaggi, ingestione di di sterco fresco di vacca in una notte di luna&#8221; fino all&#8217;esorcismo.</p>
<p>E se vi è capitato leggere <a href="http://www.ibs.it/code/9788807819193/aslam-nadeem/mappe-per-amanti-smarriti.html">MAPPE DI AMANTI SMARRITI</a> di NADEEM ASLAM e di innorridire per la descizione di esorcismi nel mondo mussulmano, quello che qui accade &#8211; in ambito cristiano &#8211; non è certamente da meno.</p>
<p>LABAMBINA DIGUERRA,LA BAMBINADELDISAMORE infligge violenza agli altri, subisce e restituisce violenza: se raccontassi qualche episodio del romanzo potrei darvi l&#8217;idea di un romanzo come catalogo degli orrori, ma tutto ciò è narrato da una Mehr che si sente che è anche poetessa. E come dice in appendice ANNA RUCHAT,</p>
<p>traduttrice dal tedesco del romanzo &#8221; la scrittrice zingara e svizzera attua una vera rivoluzione del linguaggio,   libera la parola nel cuore di se stessa, una parola che è trasgressiva non nel suo senso, non nella sua materia verbale, ma nel suo gioco..E&#8217; un linguaggio DISSECCATO che non definisce persone e atti, ma il vuoto che ciascuno di queste esistenze mancate si lascia alle spalle, molto vicino al vuoto di senso prodotto dalla follia&#8221;</p>
<p>LABAMBINA- tra invenzione e realtà &#8211; è la proiezione della storia di Mariella Mehr, che, nata nel 1947 in Svizzera, bambina autistica, fu vittima del fenomeno di SEDENTARIZZAZIONE forzata del popolo zingaro. Anche lei, come altri 600 bambini, fu sottratta alla madre,  consegnata a genitori affidatari o ad orfanatrofi, impedendo ogni contatto con i familiari</p>
<p>Questo&#8221; per estirpare il nomadismo, per estinguere genti nomadi per antonomasia e pericolose in una società ordinata come quella Svizzera.&#8221;</p>
<p>Nel 2004 fui molto colpita da fatti come questi, che riguardano  oltre alla..civilissima Svizzera anche la Svezia, narrati in un breve romanzo pubblicato da Einaudi <span style="color:#888888;"><span style="color:#ff6600;">IL SEMINATORE di MARIO CAVATORE</span>.</span></p>
<p>Interessante e sorprendente il romanzo, ma soprattutto la documentazione, riportata in appendice, di fatti fino ad allora per me del tutto sconosciuti.</p>
<p>MARIELLA MEHR, <a href="http://www.ibs.it/code/9788889416389/mehr-mariella/labambina.html">LABAMBINA</a> , Effigie, 2006, pp 153</p>
<p>MARIO CAVATORE, <a href="http://www.ibs.it/code/9788806167776/cavatore-mario/seminatore.html">IL SEMINATORE</a>, Einaudi, 2004 pp.154</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[una poesia di Mariella Mehr]]></title>
<link>http://vertigine.wordpress.com/2008/10/12/una-poesia-di-mariella-mehr/</link>
<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 10:14:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>vertigine</dc:creator>
<guid>http://vertigine.wordpress.com/2008/10/12/una-poesia-di-mariella-mehr/</guid>
<description><![CDATA[una poesia di Mariella Mehr Mettimi tra i centri, come fossi una di loro ancora incolume, non fuoco ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[una poesia di Mariella Mehr Mettimi tra i centri, come fossi una di loro ancora incolume, non fuoco ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poesie inedite di Mariella MEHR]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2008/10/11/poesie-inedite-di-mariella-mehr/</link>
<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 16:16:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2008/10/11/poesie-inedite-di-mariella-mehr/</guid>
<description><![CDATA[(Kinder auf der Landstraße, 2003) (Qui altri testi di Mariella Mehr.) Mettimi tra i centri, come fos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><img src="http://www.ateliermenja.com/Bilder/betrachtungen/kinder.png" alt="" /><br />
(<em>Kinder auf der Landstraße</em>, 2003)</p>
<p align="right">(<a href="http://rebstein.wordpress.com/2007/09/19/notizie-dallesilio-di-mariella-mehr/">Qui</a> altri testi di Mariella Mehr.)</p>
<p>Mettimi tra i centri,<br />
come fossi una di loro<br />
ancora incolume, non fuoco sulfureo<br />
nient&#8217;altro che un istante sconosciuto.</p>
<p>Liberami dalla fame di memoria<br />
spediscimi lontano senza messaggi<br />
una volta almeno per la durata di una fitta al cuore<br />
come la storia del fiore di nessuno.</p>
<p>Appoggia bene il tuo piede,<br />
lungo le mie linee della vita<br />
la pietra lucida ti serba rancore.</p>
<p>Le mie mani, una treccia di fiato,<br />
non sanno niente dell&#8217;affidabilità<br />
di radici con un domicilio,<br />
derubate di ogni terra<br />
conducono una vita d&#8217;aria.</p>
<p>Provvista di speciali garanzie,<br />
che nessuno capisce, non<br />
la mia ombra, non il mio<br />
cuore, oggetto ritrovato,<br />
così mi consegno, ancora goffa<br />
a piedi migranti.</p>
<p>(Continua a leggere <a href="http://sconfinamenti.splinder.com/post/18658146#more-18658146">qui</a> gli inediti di Mariella Mehr nella splendida traduzione di Anna Ruchat.)</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Notizie dall'esilio - di Mariella MEHR]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2007/09/19/notizie-dallesilio-di-mariella-mehr/</link>
<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 21:20:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2007/09/19/notizie-dallesilio-di-mariella-mehr/</guid>
<description><![CDATA[A me è rimasto un cantare, una manciata di speranza alla vista della verità, che conosce soltanto me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img width="200" src="http://www.retecivica.trieste.it/alpeadria/admin/immagini_up/dbfilm/512.jpg" height="144" style="width:280px;height:197px;" /></p>
<p><strong>A me è rimasto un cantare,<br />
una manciata di speranza alla vista<br />
della verità, che conosce soltanto me e<br />
non può essere la verità di nessun altro.<br />
Un girasole forse, un regalo<br />
alla vita del quale nessuna morte si avvicina<br />
e nessun paese non scritto.</strong></p>
<p><em>Un poeta che scrive una cosa simile va abbracciato quasi con passionale ferocia. Io la amo, questa donna.</em><br />
<strong>Franz Krauspenhaar</strong><br />
<!--more--><br />
<strong>*</strong></p>
<p><strong>Mariella Mehr</strong>, <em>Notizie dall’esilio</em> (<em>Nachrichten aus dem Exil, 1998</em>), edizione italiana curata e tradotta da <strong>Anna Ruchat</strong> (con traduzione in lingua rom di <strong>Rajko Djurić</strong>), Milano, Effigie Edizioni, collana Poesia, prima edizione, 2006.</p>
<p>[<strong>Mariella Mehr</strong>, autrice di romanzi, poesie e opere teatrali, è nata a Zurigo da una famiglia zingara di ceppo Jenische nel 1947. In Italia sono usciti i romanzi <em>Steinzeit</em> (<em>Età della pietra</em>, Aiep, 1995), <em>Brandzauber</em> (<em>Il marchio</em>, Tufani 2001) e <em>Labambina</em>, Effigie Edizioni, 2006.]</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>“Si può vedere anche attraverso la pelle”: gli occhi della pelle sono aperture sul mondo interno, sull’universo separato ma non chiuso dei simboli – repertorio di animali selvatici e fiori dai nomi parlanti – che affollano i versi di Mariella Mehr. Dialogando con ombre plumbee e figure angeliche, la poesia della Mehr si scontra costantemente con la luce, come fosse la forza che contrasta la visione interiore, che acceca l’occhio rivolto all’eternità procurando “cicatrici di luce”, tracciando una “pista di luce” che incide sotto la pelle, che tortura e scuce fino al midollo il buio salvifico dell’esiliata. “Carica di nero” la poetessa avverte la “inospitalità della luce abbagliante” e la evita, le sfugge precipitando strofa dopo strofa nel baratro dell’allucinazione, del sonno, dove i confini tra il simbolico e il quotidiano sono confusi, dove la paura dialoga con una felicità “senza piume”. “La morte è un ciglio / sulla palpebra della luce”, scrive ancora la Mehr, mentre guarda con “occhi armati” un futuro che “non assolve” e guidata come i cantori e gli oracoli dalla sua cecità, cerca più che mai in questi versi di riscattare la propria storia. […] Un grido lanciato spesso sul confine della follia e che molto si riconosce nei versi di un’altra poetessa dell’esilio e della persecuzione, Nelly Sachs. Un grido di dolore che, come quello della Sachs, non cerca consolazione nel linguaggio, ma usa la lama del paradosso per far emergere nei paesaggi, nei corpi, dei bagliori di senso, per aprirsi un varco dentro la spietatezza del reale. […] Nel solco della Sachs, e certamente di Paul Celan, la Mehr rintraccia sulla carta geografica del testo le sue cicatrici e dentro le parole allunga radici aeree: quello che lei vuole descrivere nelle poesie è un luogo, è il suo esilio appunto, lo scarto tra il linguaggio e un altrove che non la accoglie.</p>
<p>(<strong>Anna Ruchat</strong>, <em>Scrivere oltre il dolore</em>, in <em>Notizie dall’esilio</em>, op. cit.)</p>
<p><strong>TESTI</strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Ancora ti prospera il fogliame intorno al cuore<br />
e una fresca presa di sale<br />
impregna il tuo sguardo.</p>
<p>Di me nessuno vuol sapere,<br />
di chi io sia la spezia<br />
e di quale amore la durata.</p>
<p>Spesso canta il lupo nel mio sangue<br />
e allora l’anima mia si apre<br />
in una lingua straniera.</p>
<p>Luce, dico allora, luce di lupo,<br />
dico, e che non venga nessuno<br />
a tagliarmi i capelli.</p>
<p>Mi annido in briciole straniere<br />
e sono a me parola sufficiente.<br />
Effimero, mi dico,<br />
perché presto cesserà ogni annidare,</p>
<p>e scorre via il resto di ogni ora.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>A mezzo volto, non velata,<br />
la carne di monaca<br />
in fuga da<br />
mani ermafrodite.</p>
<p>L’altra, la pietra di luna<br />
o gemma di giglio di campo<br />
infuria nel mio cervello<br />
alla ricerca di una traccia<br />
di felicità breve</p>
<p>o con le dita di cannella<br />
- semmai –<br />
la parola trasceglie<br />
attingendo da sogni nero-pece.</p>
<p>Sono andata con piedi di luce.<br />
Impregnata di sonno<br />
a un lancio di stella appena<br />
sono andata con piedi di luce</p>
<p>davanti alla tua porta<br />
sono diventata cenere.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>L’erba sfiora il sangue<br />
marcescente del fagiano.<br />
Un carico di detriti ha offeso la fronte,<br />
ha bruciacchiato il cuore<br />
e smerciato il suo nervo vitale<br />
alla morte.</p>
<p>Derubato per un intero decennio dei suoi uccelli.<br />
Cosa fare senza di loro, noi sciocchi senz’ali,<br />
che ancora versiamo<br />
il sangue del fratello<br />
e l’uno avvolge l’altro<br />
in brandelli rossi?</p>
<p>Uno sguardo modesto<br />
pieno di magia rumorosa, più terribile di qualunque ira<br />
colpisce colui che uccide, il suo occhio<br />
intasato di immondizia e di buio.</p>
<p>Piange ciò che si trasforma, e ciò che<br />
finisce, ripulito dalla parola,<br />
diventa la via per<br />
la cella delle stelle (o delle monache?),<br />
che fu costruita ai piedi della storia.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Niente,<br />
nessun luogo.<br />
C’è ancora rumore<br />
di sventura nella testa,<br />
e sulla mappa del cielo<br />
io non sono presente.</p>
<p>Mai è stata primavera,<br />
sussurrano le voci di cenere,<br />
sulla bilancia del linguaggio<br />
sono una parola senza peso<br />
e trafiggo il tempo<br />
con occhi armati.</p>
<p>Futuro?<br />
Non assolve<br />
me, nata sghemba.<br />
Vieni, dice,<br />
la morte è un ciglio<br />
sulla palpebra della luce.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Una sera,<br />
consacrata con troppa premura,<br />
i vitigni fuggono<br />
in una felicità lontana dal linguaggio.</p>
<p>Davanti alla cascina le ore di pietra,<br />
ammucchiate e bianche<br />
per via della mano del sole,<br />
che le ha coperte.</p>
<p>Ora è tempo, fratello,<br />
di custodire la stella naufragata,<br />
perché nessuno la derida<br />
con la bocca tozza.</p>
<p>Un grido vuole prendere fiato,<br />
il grido sacrificale della selvaggina<br />
toglie il cielo alla valle.</p>
<p>Buttami la luna,<br />
il pane dell’instancabile.<br />
Fammi rotolare la stella<br />
davanti al sogno risvegliato col canto.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Poco ha a che fare con gli esseri umani<br />
l’aridità della luna.<br />
Eppure è lì che fiorisce<br />
la verbena del cuore dalle rovine della luce,<br />
il giallo pozzo a carrucola dal fuoco lontano.</p>
<p>Per giorni e giorni ho corso nella neve,<br />
non mi sono riscaldata<br />
e nessuno ha mantenuto la parola<br />
quando la mia si è infranta sul passo<br />
e sul rossore iracondo del cielo.<br />
Quando il silenzio ha mutato il mio piede in pietra.</p>
<p>Neve, dunque, neve e carne<br />
in cui nessun canto soffia la vita,<br />
che porterebbe me all’aridità della luna<br />
oppure – anche questo -, che potrebbe essere redenta<br />
dai coltelli, come ultima consolazione.</p>
<p>Ero leggera come un uccello<br />
con le penne d’oro, un segno nel vento serale<br />
e avvolta nello stupore del bambino.<br />
La mia bocca è passata oltre questo tempo felice,<br />
non vuole imparare a vedere, quando il giorno la interroga<br />
e cerca di afferrare un sorriso.</p>
<p>Anche gli angeli, ora, sono diventati ciechi.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>(<em>Per tutti i Rom, Sinti e Jenische,<br />
per tutte le ebree e gli ebrei,<br />
per gli uccisi di ieri e per quelli di domani.</em>)</p>
<p>Non c’era mare ai nostri piedi,<br />
anzi, gli siamo<br />
sfuggiti a malapena,<br />
quando – le disgrazie, si dice, non vengono mai sole –<br />
il cielo d’acciaio ci incatenò il cuore.</p>
<p>Abbiamo pianto invano le nostre madri<br />
davanti ai patiboli,<br />
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo<br />
per scaldarli nel sonno, il lungo sonno.</p>
<p>Nelle notti nere ci disseminano<br />
per poi strappare noi posteri alla terra<br />
nelle prime ore del mattino.</p>
<p>Ancora nel sonno ti cerco, erba selvatica e menta:<br />
chiuditi, occhio, ti dico,<br />
e che tu non debba mai vedere i loro volti,<br />
quando le mani diventano pietra.</p>
<p>Per questo l’erba selvatica, la menta.<br />
Ti stanno leggere sulla fronte<br />
quando arrivano i mietitori.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Le maree della menzogna, lo sai,<br />
raggiungono a intervalli sempre più brevi<br />
la riva. Fredde come cadaveri giacciono poi<br />
sotto i portici della felicità e strappano<br />
la carne dalle ossa degli infelici,<br />
che spargono le loro ombre come sabbia negli occhi<br />
delle ore.</p>
<p>A me è rimasto un cantare,<br />
una manciata di speranza alla vista<br />
della verità, che conosce soltanto me e<br />
non può essere la verità di nessun altro.<br />
Un girasole forse, un regalo<br />
alla vita del quale nessuna morte si avvicina<br />
e nessun paese non scritto.</p>
<p>Erba degli zingari, canto, in minore, diciamo,<br />
solo in minore le nostre canzoni diventano<br />
esseri umani e vita, diciamo,<br />
vita, si canta facilmente<br />
come ritorno della felicità.</p>
<p>Parola, accettami<br />
con la tua pazienza e il tuo<br />
odore di crescita selvaggia<br />
del fuoco.</p>
<p>Dillo alle nostre madri che nessun pianto<br />
aiuta quando dagli occhi dei loro bambini scorre la cenere<br />
che i nostri aguzzini ancora chiamano lacrime.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p><strong>Nota</strong></p>
<p><strong>Mariella Mehr</strong>, come tanti altri figli del “<em>popolo errante</em>”, è stata vittima della persecuzione del suo popolo in Svizzera (il famigerato programma “<em>Kinder der Landstrasse</em>”, del quale poco o niente si sapeva fino a una ventina di anni fa): tolta alla madre nella primissima infanzia, passata per famiglie affidatarie, orfanotrofi e istituti psichiatrici, è stata soggetta a violenze di ogni genere, compreso l’elettroshock, e, come già successo a sua madre, a diciotto anni l’hanno sterilizzata e le hanno tolto il figlio. Dal 1996 vive in Toscana.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Il post è tratto, con pochissime modifiche, da <strong><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/">lapoesiaelospirito.wordpress.com</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
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