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	<title>marine-research-foundation &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/marine-research-foundation/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "marine-research-foundation"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 21:48:27 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[L'Oceano è una discarica e nessuno ne parla!!!]]></title>
<link>http://salpetti.wordpress.com/2009/02/27/625/</link>
<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 16:51:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>salpetti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se ne era parlato già qualche tempo fa (anche qui nel blog), ma pare che ora di questa shoccante not]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignnone" title="rubbish soup" src="http://www.independent.co.uk/multimedia/archive/00015/05RubbishGraphic_15022s.jpg" alt="" width="468" height="271" /></p>
<p style="text-align:justify;">Se ne era parlato già qualche tempo fa (anche qui nel blog), ma pare che ora di questa shoccante notizia se ne siano dimenticati tutti. <strong>Le preoccupazioni da parte degli studiosi si stanno facendo sempre più serie</strong>, così ho deciso di riproporre il post di qualche mese fa in cui parlavo di quella che possiamo definire <strong>la discarica più grande del mondo</strong>.</p>
<p align="justify">Gli americani la chiamano “<strong>rubbish soup</strong>” (<em>minestrone di spazzatura</em>) o “<strong>plastic soup</strong>” (<em>minestrone di plastica</em>), ma sono diversi nomi che sono stati dati a questo preoccupante fenomeno. Si tratta di un’enorme distesa di rifiuti che copre <strong>un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti</strong>.  L’immensa massa di spazzatura (divisa in bue grandi blocchi) <strong>viene tenuta insieme dalle correnti</strong>; un po’ galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un po’ si deposita sul fondale. L’enorme discarica ha inizio a circa 900 chilometri dalla costa californiana e si estende lungo l’Oceano, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone.</p>
<p align="justify">A lanciare l’allarme dalle pagine dell’<a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">Independent</a> era stato <strong>Charles Moore</strong>, l’oceanografo americano che ha scoperto i <strong>100 milioni di tonnellate</strong> di scarti che fanno il bagno nelle acque oceaniche. Moore, erede di una famiglia di petrolieri, si era imbattuto per caso in questa enorme distesa di rifiuti mentre navigava a margine di una regata. “<em>Per una settimana</em> &#8211; ha detto &#8211; <em>mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia. Come avevamo potuto insozzare un’area così gigantesca?</em>“. Sconvolto dalla scoperta,  Moore vendette le sue partecipazioni nell’impero di famiglia e divenne <strong>un ambientalista militante</strong>.  Gli esperti, però, sono a conoscenza del fenomeno <strong>già dalla fine degli anni &#8216;80</strong> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rubbish_Vortex" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>).</p>
<p align="justify">Pare che circa un quinto della spazzatura arriva lì perché gettato dalle navi, il resto giunge dalla terraferma. A preoccupare maggiormente è la<strong> smisurata quantità di plastica perché si degrada </strong><strong>difficilmente</strong>. Ci si trova di tutto:  palloni da football, mattoncini del Lego, siringhe, accendini… e una quantità enorme di <em><strong>buste di plastica</strong></em>. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito lì dagli anni ‘50 ad oggi è imprigionato ancora nell’enorme “minestrone”.</p>
<p align="justify"><span class="testopiccolo">La   plastica galleggiante provoca ogni anno <strong>la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli</strong>, ma rappresenta un   rischio anche per la salute dell’uomo. Alcuni minuscoli pezzetti di   plastica, infatti, <strong>assorbono agenti   inquinanti</strong> (ad esempio, idrocarburi e pesticidi) che poi entrano in diversi modi nella catena   alimentare. ”<em>Ciò che cade nell’Oceano finisce dentro agli   animali e prima o poi nel nostro piatto</em>”, ha detto </span><span class="testopiccolo"><strong>Marcus Eriksen</strong>, direttore dell&#8217;istituto di ricerca che sta analizzando il fenomeno.</span></p>
<p align="justify">Insomma, abbiamo trasformato l’Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica, ma <strong>la produzione di materiali plastici (e di rifiuti in genere) non accenna a diminuire</strong>. Quando impareremo a rispettare l’ambiente e noi stessi producendo meno plastica (e meno rifiuti in genere) e a riciclare?</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Junk Raft is Making Waves in the Pacific Trash Gyre]]></title>
<link>http://greenstarbucks.wordpress.com/2008/07/08/junk-raft-is-making-waves-in-the-pacific-trash-gyre/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 04:35:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>amurphyone</dc:creator>
<guid>http://greenstarbucks.wordpress.com/2008/07/08/junk-raft-is-making-waves-in-the-pacific-trash-gyre/</guid>
<description><![CDATA[Hold off the next time you grab a disposable bottle of water while picking up your coffee at Starbuc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Hold off the next time you grab a disposable bottle of water while picking up your coffee at Starbucks.  Their Ethos water may economically benefit some peoples , but the bottle most definately HURTS.  Turns out that most of the Styrofoam Jamba Juice cups and discarded flip-flops in the oceans are washed from land and not dumped by ocean going vessels as is the normal thinking according to the <a href="http://www.algalita.org/">Algalita Marine Research Foundation</a>.  I became aware of this organization and it&#8217;s research while working on a new TV show recently that visited with a couple of their amazing scientists that are putting their lives at risk to make us aware of the trash we produce everyday.  They are sailing into the ocean towards a texas sized patch of plastic soup that is referred to as the &#8220;Pacific trash gyre&#8221; or &#8220;plastic vortex&#8221;. The sailers and  researchers heading this project, Marcus Eriksen and Joel Paschal, were featured on the green reality series called &#8220;Mario&#8217;s Greenhouse&#8221; with Actor and Director, Mario Van Peebles (Voom Networks). At the time of videotaping with them, they were still in the construction phase of their ocean going vessel affectionately named, Junk Raft, that departed from Los Angeles on June 2nd, 2008.<img class="alignright" src="http://bp1.blogger.com/_1bKnHq3a-W8/SEcp7qTqFKI/AAAAAAAAAyY/CMyJwYGzTes/S220/_MG_1167_1.jpg" alt="Their vessel made of trash that they will live on for 8 weeks or more." /></p>
<p>From the official website:</p>
<p>&#8220;Algalita staff set sail on &#8220;Junk,&#8221; a raft built on 15,000 plastic bottles. Their 2,100 mile journey will take them through the plastic-plagued Northern Pacific Gyre. Designed by Dr. Marcus Eriksen and Joel Paschal, the raft boasts an airplane fuselage, discarded fishing nets, a solar generator, and a wind turbine. This ambitious journey will bring further public attention to the plastic marine debris issue.&#8221;<img class="alignleft" src="http://bp0.blogger.com/_1bKnHq3a-W8/SFguiI1qSVI/AAAAAAAAA5g/2HMzW8Ndo8Y/S220/2546285208_bf6444b8e1.jpg" alt="16 Billions pounds of plastic \'soup\' floating in the pacific alone." /></p>
<p>Eriksen and Paschal manage to upload blog entries and video from the middle of Pacific somehow.  For this their blog, <a href="http://junkraft.blogspot.com/" target="_blank">junkraft.blogspot.com</a>, deserves a visit by all of us.  It&#8217;s amazing stuff and you can read about their trip AND the massive trash gyre that you may have heard about on the news that their parent organization, The Algalita Marine Research Foundation, is given credit for finding.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La più grande discarica del Mondo? E' l'Oceano Pacifico!!!]]></title>
<link>http://salpetti.wordpress.com/2008/02/06/la-piu-grande-discarica-del-mondo-e-loceano-pacifico/</link>
<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 19:48:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>salpetti</dc:creator>
<guid>http://salpetti.wordpress.com/2008/02/06/la-piu-grande-discarica-del-mondo-e-loceano-pacifico/</guid>
<description><![CDATA[Sapete dove si trova la più grande discarica del Mondo? I più maliziosi avranno già esclamato Napoli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:center;"><img src="http://img524.imageshack.us/img524/4162/soupll0502468x271su2.jpg" border="1" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<p></br></p>
<p align="justify">Sapete dove si trova <b>la più grande discarica del Mondo</b>? I più maliziosi avranno già esclamato <b>Napoli</b>, invece si tratta di un luogo insospettabile: l&#8217;<b>Oceano Pacifico </b>(<b><a href="http://news.google.it/news?oe=utf-8&#38;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&#38;client=firefox-a&#38;tab=ln&#38;hl=it&#38;ncl=1106448090&#38;topic=t" target="_blank">QUI</a></b> la notizia).</p>
<p align="justify">Gli americani la chiamano &#8220;<b>rubbish soup</b>&#8221; (<i>minestrone di spazzatura</i>) o &#8220;<b>plastic soup</b>&#8221; (<i>minestrone di plastica</i>). Si tratta di un&#8217;enorme distesa di rifiuti che copre <b>un&#8217;area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti</b>.  L&#8217;immensa massa di spazzatura (divisa in bue grandi blocchi) <b>viene tenuta insieme dalle correnti</b>, un po&#8217; galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un po&#8217; si deposita sul fondale. L&#8217;enorme discarica ha inizio a circa 900 kilometri dalla costa californiana e si estende lungo l&#8217;Oceano, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone.</p>
<p align="justify">A lanciare l&#8217;allarme dalle pagine dell&#8217;<a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">Independent</a> è <b>Charles Moore</b>, l&#8217;oceanografo americano che ha scoperto i <b>100 milioni di tonnellate</b> di scarti che fanno il bagno nelle acque oceaniche.  Moore, erede di una famiglia di petrolieri,  si era imbattuto per caso in questa enorme distesa di rifiuti mentre navigava a margine di una regata. &#8220;<i>Per una settimana</i> &#8211; ha detto &#8211; <i>mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia. Come avevamo potuto insozzare un&#8217;area così gigantesca?</i>&#8220;. Sconvolto dalla scoperta,  Moore vendette le sue partecipazioni nell&#8217;impero di famiglia e divenne <b>un ambientalista militante</b>. Con i soldi ricavati fondò la <span class="testopiccolo"><a href="http://www.algalita.org/" target="_blank">Algalita Marine Research Foundation</a>, una <b>fondazione   per la ricerca sugli ecosistemi marini</b>.   </span></p>
<p align="justify">Pare che circa un quinto della spazzatura arriva lì perché gettato dalle navi,  il resto giunge dalla terraferma. A preoccupare maggiormente  è la<b> smisurata quantità di plastica perché si degrada </b><b>difficilmente</b>. Ci si trova di tutto:  palloni da football, mattoncini del Lego, siringhe, accendini&#8230; e una quantità enorme di <i><b>buste di plastica</b></i>. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito lì dagli anni &#8216;50 ad oggi è imprigionato ancora nell&#8217;enorme &#8220;minestrone&#8221;.</p>
<p align="justify"><span class="testopiccolo">La   plastica galleggiante provoca ogni anno <b>la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli</b>, ma rappresenta un   rischio anche per la salute dell&#8217;uomo. Alcuni minuscoli pezzetti di   plastica, infatti, <b>assorbono agenti   inquinanti</b> (ad esempio, idrocarburi e pesticidi) che poi entrano in diversi modi nella catena   alimentare. &#8221;<i>Ciò che cade nell&#8217;Oceano finisce dentro agli   animali e prima o poi nel nostro piatto</i>&#8221;, ha detto </span><span class="testopiccolo"><b>Marcus Eriksen</b>, direttore della ricerca della <i>Algalita Marine   Research</i>.</span></p>
<p align="justify">Insomma, abbiamo trasformato l&#8217;Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica, ma <b>la produzione di materiali plastici (e di rifiuti in genere) non accenna a diminuire</b>. Quando impareremo a rispettare l&#8217;ambiente e noi stessi producendo meno plastica (e meno rifiuti in genere) e a riciclare?</p>
</div>]]></content:encoded>
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