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	<title>medioevo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/medioevo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "medioevo"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 08:24:07 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Allegro ma non troppo - Carlo Maria Cipolla]]></title>
<link>http://rascarlo.wordpress.com/2009/11/26/allegro-ma-non-troppo/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:43:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho avuto occasione di rileggere questo spiritosissimo libretto, che avevo ricevuto in regalo da raga]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ho avuto occasione di rileggere questo spiritosissimo libretto, che avevo ricevuto in regalo da raga]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Bloccata la Ru486: piccolo sfogo personale]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/26/bloccata-la-ru486-piccolo-sfogo-personale/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:34:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vedevo negli occhi di quelle donne, di ogni età e posizione sociale, uno sguardo decisamente più ser]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Vedevo negli occhi di quelle donne, di ogni età e posizione sociale, uno sguardo decisamente più ser]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La birra]]></title>
<link>http://storieperfarelecose.wordpress.com/2009/11/25/la-birra/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 18:25:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>caterinacomi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ed ecco la storia d&#8217;amore per Michela (i blog possono anche farti scoprire persone che ti risu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ed ecco la storia d&#8217;amore per Michela (i blog possono anche farti scoprire persone che ti risuonano dentro, con la stessa melodia e che qualche volta, per fortuna, abitano vicino. Stiamo lavorando insieme al progetto dei viaggi di Duccio, ragazzo che viene dal medioevo che gira le nostre terre toscane, figlio di un fabbro ambulante. Questa storia, potremmo dire, è l&#8217;inizio di tutto).<br />
E per tutti voi, cuori innamorati.</p>
<p>&#8220;Ruggero era figlio di maniscalco e l’incudine e il martello erano stati suoi compagni fin da piccolo. Per questo una volta cresciuto aveva deciso di girare il mondo guadagnandosi da vivere come fabbro ambulante.<br />
Arrivò al castello del conte mentre la primavera stava finendo e il caldo estivo affacciando ad imbiondire i campi di frumento.<br />
Aveva sentito raccontare da un pellegrino che il conte stava per sposarsi e che stava sistemando la sua residenza, Ruggero pensò che avrebbe trovato lavoro. E aveva pensato bene perché stavano cambiando tutti gli arredi della casa e a lui fu assegnato il compito di fabbricare alari e attizzatoi per i camini e spiedi e altri attrezzi per la cucina.<br />
Così si trovò un angolo nel cortile dietro le cucine dove sistemò il suo braciere col mantice, l’incudine, la lima, le tenaglie e il martello, gli unici attrezzi che poteva portarsi in viaggio e che trasportava con un piccolo carretto e da cui non si separava mai.<br />
Nel cortile, proprio dietro di lui, c’era un pozzo e così poteva bere e usare l’acqua per temprare senza spostarsi.<br />
L’estate avanzava e come sempre lavorare al braciere diventava un viaggio nelle braci dell’inferno. Teneva sempre per rinfrescarsi e per bere una brocca piena d’acqua, ma faceva presto a scaldarsi e a finire, e non sempre poteva lasciare il pezzo che stava lavorando per andare a riempirla.<br />
Sudato e affaticato com’era non aveva fatto caso all’aumentare dei viaggi delle servette della cucina a prendere l’acqua fresca dal pozzo dietro di lui e così quando un giorno una di queste gli portò un boccale di birra e glielo offrì senza dire niente si accorse che non l’aveva mai vista prima.<br />
-E’ fresca- disse nel dargli il boccale, poi se ne tornò in cucina prima che lui potesse rispondere anche solo grazie.<br />
Rimase per un po’ così stupito che se ne stette con il boccale in mano senza neanche berlo, poi se ne rese conto e mandò giù la birra tutta di un fiato.<br />
Era davvero fresca, ma non solo: quel gusto amaro e frizzantino lo rimise al mondo, si sentì pieno di energie e rinfrancato come da tanto non gli capitava.<br />
Che fortuna essere capitato in un castello dove si tenesse una birra così buona! Continuò il suo incarico contento che dovesse durare ancora a lungo.<br />
Il giorno dopo, sempre preso dal suo lavoro, di nuovo non si accorse della ragazza che era venuta, quasi di soppiatto, col solito boccale in mano.<br />
-Tenete- disse e questa volta Ruggero fece in tempo a rispondere grazie, ma non ad ottenere una risposta perché lei se n’era già andata.<br />
Rinfrancato dalla bevuta arrivò al giorno dopo aspettando quel boccale come l’unica cosa che lo dissetasse in tutta la giornata.<br />
Questa volta la vide arrivare, camminava velocemente, ma non in fretta, con passo regolare e tranquillo.<br />
La fanciulla, accorgendosi che lui la guardava quasi si nascose dietro il boccale.<br />
Ruggero si fermò e posò gli attrezzi, lei si avvicinò, lui le sorrise e prima ancora di prendere il boccale –Grazie, siete molto gentile-. Lei, mentre glielo porgeva rispose con un  cenno della testa.<br />
Ruggero voleva parlarle, chiederle il suo nome, ma gli sembrò troppo tutto insieme e poi era talmente desideroso di bere che non potè tenere la bocca libera neanche un momento di più.<br />
Dopo aver bevuto, lei non c’era più, se n’era già tornata in cucina.<br />
Ma il giorno dopo ancora tornò e –Come vi chiamate-? riuscì a chiederle e sentire finalmente e di  nuovo il suono della sua voce -Mi chiamo Margherita – per poi vederla sparire con la coda dell’occhio mentre lui beveva.<br />
Si era accorto che lei prendeva il boccale del giorno precedente e pensò che se lo avesse nascosto forse lei avrebbe dovuto aspettare che lui finisse prima di tornare in cucina.<br />
Lo mise dietro la sua bisaccia dove teneva il pranzo e funzionò perché il giorno dopo Margherita continuò a guardarsi intorno mentre lui si dissetava ed era ancora lì che cercava con gli occhi quando lui ebbe finito di bere.<br />
Ruggero fece finta di niente e cominciò a chiederle che mansione svolgesse lì nel castello e di dove venisse. Lei continuava a cercare e distrattamente rispose che lavorava nelle cucine e che veniva da un casolare vicino dove vivevano i suoi genitori che erano braccianti agricoli.<br />
A quel punto lui le porse i due boccali e sorridente le disse -Ecco, tenete, io mi chiamo Ruggero-.<br />
Margherita guardò i due boccali e lo fissò per la prima volta in viso con occhi che aveva del colore del grano di quella stagione, dal verde al biondo. Non disse niente, ma a Ruggero sembrò arrabbiata, forse non aveva gradito lo scherzo del boccale.<br />
E infatti il giorno dopo non venne.<br />
Ruggero aspettò e aspettò per molto anche dopo il solito orario, ma non successe nulla. Per tutto il resto della giornata si sentì assetato e per quanta acqua bevesse, non riuscì a rinfrescarsi. Ancora aspettò e si arrabbiò per quel tradimento, quell’attesa inutile che non aveva portato a nulla, fosse anche per il suo piccolo scherzo. La sete gli sembrava insopportabile.<br />
Alla fine arrivò un’altra ragazza con il solito boccale.<br />
Lo prese e bevve subito, senza dire nulla, neanche grazie.<br />
Ma era cattiva, calda ed insipida.<br />
La ragazza, come Margherita, se n’era già andata.<br />
Si scoprì deluso e arrabbiato, e anche ingannato. Prese risoluto il boccale e si diresse verso le cucine.<br />
Non ebbe bisogno di entrare, né di muoversi, neanche di parlare.<br />
La vide dalla finestra accanto alla porta, curva su una tavola ad impastare, accaldata e con le maniche tirate su, un ciuffo di capelli imbiancato che le scendeva sulla fronte.<br />
Sentì il sollievo, il frizzantino e le energie tornargli tutte insieme, persino la bocca smise di essere secca ed impastata. Rimase lì, fermo vicino alla porta, poi, prima che qualcuno lo scorgesse, se ne tornò indietro, ancora col boccale in mano.<br />
Non era la birra, non era il caldo, neanche l’ora tarda. Era, ora lo sapeva, la sete di lei.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Bevagna: In Chartis Mevaniae, carta bambagina]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/25/bevagna-in-chartis-mevaniae-carta-bambagina/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:04:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
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<description><![CDATA[laboratorio della carta bambagina dal 12 dicembre al 6 gennaio BEVAGNA In Chartis Mevaniae: mostra s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1593" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/carta-bambagina.jpg"><img class="size-full wp-image-1593" title="carta bambagina" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/carta-bambagina.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">laboratorio della carta bambagina</p></div>
<p><strong>dal 12 dicembre al 6 gennaio</strong></p>
<p><strong><br />
BEVAGNA<br />
<em>In Chartis Mevaniae</em></strong>: mostra sulla carta bambagina organizzata dalla Amministrazione Comunale di Bevagna in collaborazione con la Provincia di Perugia. La carta bambagina, rifatta con le tecniche del Medioevo, rievoca epoche lontane: i maestri cartai, le prove d’artista, gli erbari, le scritture musicali, i monaci amanuensi. Un artigianato oggi diventato una nicchia, un’eccellenza da tutelare tra le arti minori e un impegno che quest’anno compie undici anni grazie a In Chartis Mevaniae. La sensibilità del Comune di Bevagna, che in questo campo vanta lontane radici, e della Provincia di Perugia ha permesso di conservare questa tradizione che ha reso contemporaneo l’antico dialogo tra carta e arte, costruendo in questo decennio una collezione di opere pittoriche rare ed originali, realizzate da tanti artisti che ogni anno si danno appuntamento per donare nuove e antiche emozioni. Logge del Mercato Coperto</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Liceo "Marconi" - A.S. 2009/10 - Il rasoio di Occam]]></title>
<link>http://luca1710.wordpress.com/2009/11/23/il-rasoio-di-occam/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:46:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>luca1710</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nelle pagine de L&#8217;eleganza del riccio su Guglielmo di Occam e il problema degli universali, ab]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Nelle pagine de L&#8217;eleganza del riccio su Guglielmo di Occam e il problema degli universali, ab]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Liceo "Marconi" - A.S. 2009/10 - Universali in Sicilia, Sardegna e tra i ricci eleganti]]></title>
<link>http://luca1710.wordpress.com/2009/11/23/universali-in-sicilia-sardegna-e-tra-i-ricci-eleganti/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:16:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>luca1710</dc:creator>
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<description><![CDATA[Prendiamo queste due affermazioni e suscitiamo una disputatio in piena regola: A Palermo non esiston]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Prendiamo queste due affermazioni e suscitiamo una disputatio in piena regola: A Palermo non esiston]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Coppa della Rosa, simbolo del Sacro Graal]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/21/la-coppa-della-rosa-simbolo-del-sacro-graal/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 20:35:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche Non si può ricevere in dono una rosa, senza leggere]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/rosa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1471" title="rosa" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/rosa.jpg" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
<p>di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche</p>
<p>Non si può ricevere in dono una rosa, senza leggere nel suo colore l&#8217;intenzione di chi la offre. Non si può vederla   senza pensare alla perfezione ed alla magnificenza della Natura, e magari alla vita e alla morte. Anche inconsciamente, nelle nostre menti si accumulano simbolismi e significati: per esempio, rosa bianca amore puro spirituale, rosa rossa amore passionale.</p>
<p>Nell&#8217;esoterismo occidentale questo splendido fiore rappresenta, in primo luogo, l&#8217;archetipo della Madre Cosmica, significato che in Oriente è indicato dal loto. Infatti, studiando la sua struttura e la conseguente raffigurazione grafica, vediamo che la corolla della rosa da un centro si allarga, espandendosi verso l&#8217;esterno in una gloria di numerosi petali. Ci vuole poca fantasia, per ravvisarvi l&#8217;emblema della Creazione stessa: della Madre (Mater-ia) fecondata dal Padre (profumo = essenza) che fiorisce e si espande in innumerevoli forme, frutto ed espressione della perfezione di quest&#8217;Unione, il Figlio, Figlio, Figlio, amoroso Giglio piange la Vergine Addolorata in Iacopone da Todi.  Sempre ritorna il simbolo del fiore, questa volta il Giglio, in relazione con il Figlio. Ma nel Figlio i significati di Morte e Resurrezione, di Creazione e Rigenerazione sono indissolubili, poiché sono i cicli stessi dell&#8217;Evoluzione, in cui inevitabilmente uno segue l&#8217;altro all&#8217;infinito.  E allora il &#8220;Calice&#8221; della Rosa diventa, in relazione al piano umano, la &#8220;Coppa&#8221;, il Sacro Graal , che raccoglie il Sangue del Signore, versato per salvare l&#8217;uomo e per riportarlo al suo ruolo di figlio di Dio. Ma, sul livello cosmico, la Coppa richiama alla mente sempre la Madre che accoglie lo Spirito Divino e che genera. Sotto quest&#8217;accezione, l&#8217;iconografia ecclesiastica ha fatto della rosa, regina dei fiori, il simbolo della Regina Celeste, Maria, della sua verginità e del suo essere tramite privilegiato di salvazione. Nella raffigurazione grafica della rosa esiste però anche un altro elemento estremamente importante: è il cerchio che racchiude la moltitudine dei petali e che ne conferma l&#8217;appartenenza all&#8217;Uno. Il fiore arriva così a rappresentare la Trinità stessa, l&#8217;Uno e il Trino. La rosa come simbolo di iniziazione e rigenerazione spirituale è stata usata da moltissime correnti spirituali. In alchimia una rosa bianca ed una rossa indicano il sistema della dualità, mentre la rosa a cinque petali messa al centro di una croce, che rappresenta i quattro elementi, è il simbolo della Quintessenza ( quinta essenza), ovvero lo Spirito. Un  simbolo rosacrociano raffigura cinque rose (il cinque è il numero dell&#8217;uomo) una al centro della croce, il Sacro Cuore di Gesù Cristo, ed una su ogni braccio. Le rose della manifestazione salgono sulla croce, le prove della vita, nella loro ricerca spirituale. Anche la Massoneria utilizza simbolicamente la rosa durante lo svolgimento di diversi riti, come, ad esempio, in occasione dei funerali di un &#8220;fratello&#8221; vengono gettate nella sua tomba tre rose, dette le &#8220;rose di S. Giovanni&#8221;, che significano Luce Amore Vita. La rosa viene raffigurata con un numero variabile di petali, secondo cui cambia il significato del simbolo. Nel Rosone, elemento architettonico in pietra traforata o in vetro colorato delle Chiese cristiane medioevali, sono presenti tutti i significati di cui abbiamo già parlato. Innegabile la somiglianza con i Mandala della tradizione simbolica tibetana, che può far pensare che queste grafiche archetipiche facciano parte dell&#8217;inconscio collettivo dell&#8217;Umanità. A questo proposito Jung aveva osservato nei suoi studi su patologie psichiche come i pazienti in via di guarigione tendono a disegnare istintivamente figure  assimilabili ai mandala, come a simboleggiare l&#8217;integrazione armonica nell&#8217;unità della personalità di parti prima dissociate. Nella sua rappresentazione di ricerca interiore, di viaggio iniziatico, il rosone è posizionato nelle Cattedrali medioevali sulla facciata sopra l&#8217;ingresso, come punto di raccordo fra il sacro e il profano, ad indicare il punto di partenza della coscienza umana che, entrando nella casa di Dio, volge le spalle al mondo materiale guardando al punto di arrivo, l&#8217;altare, dove avverrà il ricongiungimento col Divino, del Figlio col Padre.</p>
<p><strong>Amici di Goodmorningumbria</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>HOTEL RISTORANTE LA ROSETTA****</strong></p>
<p>Centro Storico di Perugia  p. Italia tel. 075 5720841</p>
<p><a href="mailto:larosetta@perugiaonline.com">larosetta@perugiaonline.com</a></p>
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<p>di Maurizio Giorgelli</p>
<p>via Bonazzi 8 Perugia tel. 075 5729084</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>PARAFARMACIA EMALFARMA</strong></p>
<p>di Emanuela Coreno e C.</p>
<p>via Settevalli 208/b tel. 075 5004777</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La despedida a Brujas]]></title>
<link>http://destinosinolvidables.wordpress.com/2009/11/18/la-despedida-a-brujas/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 00:55:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>kristian</dc:creator>
<guid>http://destinosinolvidables.wordpress.com/2009/11/18/la-despedida-a-brujas/</guid>
<description><![CDATA[Sin duda de que las hay, las hay, este nombre que popularmente las leyendas le dan a las hechiceras ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://destinosinolvidables.wordpress.com/files/2009/11/paris-brujas10.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3408" title="paris brujas10" src="http://destinosinolvidables.wordpress.com/files/2009/11/paris-brujas10.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Sin duda de que las hay, las hay, este nombre que popularmente las leyendas le dan a las hechiceras o mujeres que practican la magia negra no se acercan en nada a la belleza que tiene esta ciudad belga, aún que he de decir que algunos nativos en sus tiendas de souvenir aprovechan el nombre y vende nomos y hadas de van muy ahdoc con éste hermoso lugar. Brujas con su aire seductor del medioevo es una de las ciudades más seductoras de Europa. No está junto a un río caudaloso, ni junto al mar, pero está surcada por canales intrincados cruzados por puentes antiguos que le dan un aire totalmente romántico. Aunque el nombre de esta ciudad resulte inquietante, en realidad se trata de la castellanización de la palabra flamenca brugge, que significa puente. Los puentes son su paisaje permanente, y ellos enlazan los distintos sectores de la ciudad a la vez que sirven de comunicadores para cisnes que pueblan sus aguas, rompiendo los reflejos de las casas medievales con la estela que dejan a su paso.<br />
<a href="http://sobrebelgica.com">http://sobrebelgica.com</a></p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://destinosinolvidables.wordpress.com/files/2009/11/paris-brujas10a.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3409" title="paris brujas10a" src="http://destinosinolvidables.wordpress.com/files/2009/11/paris-brujas10a.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Agrifoglio(Ilex aquifolium)Fam. Aquifoliacee]]></title>
<link>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/17/agrifoglioilex-aquifoliumfam-aquifoliacee/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:35:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>goodmorningumbria</dc:creator>
<guid>http://goodmorningumbria.wordpress.com/2009/11/17/agrifoglioilex-aquifoliumfam-aquifoliacee/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; di Loriana Mari Caratteristiche: albero a chioma stretta e conica, presenta ramificazioni reg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/agrifoglio1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1348" title="agrifoglio" src="http://goodmorningumbria.wordpress.com/files/2009/11/agrifoglio1.jpg" alt="" width="450" height="350" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p>di Loriana Mari</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>C</strong><strong>aratteristiche: </strong>albero a chioma stretta e conica, presenta ramificazioni regolari da giovane che diventano disordinate con l’età, può raggiungere i 20 m di altezza. Le foglie sono lucide, lucenti persistenti in inverno, lunghe fino a 10 cm con apice e margini spinosi. I frutti sono bacche rosse larghe e polpose, molto appetite dagli uccelli ma velenose per l’uomo.</p>
<p><strong>Habitat: </strong>originario dell’Asia Occ. e dell’Europa vive nei boschi foggio e di quercia. L&#8217;agrifoglio è una specie spontanea dell&#8217;Europa centroccidentale con un vasto areale che va dalle coste atlantiche e mediterranee alle regioni costiere dell&#8217;Asia Minore. Si trova preferibilmente nelle regioni con clima oceanico, caratterizzate da piovosità accentuata, limitata siccità estiva ed escursione termica moderata, dove cresce in boschi umidi di latifoglie, con preferenza per i terreni acidi. In passato si trovava spesso associato al tasso (<em>Taxus baccata</em>) a costituire una fascia quasi continua sulle Alpi e sull&#8217;Appennino al limite della faggeta. Ora l&#8217;agrifoglio si concentra nei boschi medio montani delle nostre regioni centromeridionali e nelle isole, specialmente in querceti, boschi misti di leccio e caducifoglie e faggete. Ha tronco diritto rivestito da corteccia verde-bruno scura. I fiori unisessuali, cioè solo maschili o solo femminili, sono portati da piante separate: l&#8217;agrifoglio è dunque una specie dioica e solo le piante femminili portano le drupe. E&#8217; una pianta molto apprezzata per la sua eleganza e gli splendidi colori tanto che la raccolta eccessiva a scopo ornamentale sta mettendo in serio pericolo la specie. La fioritura avviene a  maggio-giugno e la fruttificazione in agosto-settembre.</p>
<p><strong>Storia, mito, magia: </strong>Il nome latino della pianta, <em>Ilex aquifolium</em> (famiglia Aquifoliaceae), deriva da <em>acrifolium</em>: acer=acuto e folium=foglia, in riferimento alle foglie spinose. Come i rametti di pungitopo (<em>Ruscus aculeatus</em>), anche quelli di agrifoglio venivano posti sulle corde alle quali si appendeva la carne salata, per proteggerla dai topi: di qui il nome comune di &#8220;pungitopo maggiore&#8221;.</p>
<p>L’Agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità. Era considerato, insieme all’Edera e al Vischio, un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. Nelle quotidianità celtica si pensava che l’Agrifoglio fosse di aiuto e sostegno in ogni sorte di battaglia spirituale.</p>
<p>Una volta tanto Celti, Latini, Greci ed Etruschi si ritrovano perfettamente d’accordo: l’agrifoglio protegge dal male e garantisce fecondità e continuità della vita. In parte è un presagio ricavato facilmente dalle foglie spinose e coriacee e dai frutti rossi che maturano nel cuore dell’inverno, per cui è sempre stato al centro delle feste invernali appunto, dai Saturnali romani al Natale cristiano. Gli Etruschi però, come sempre, erano più precisi e la consideravano una pianta potente e pericolosa, vera e propria protagonista del bosco di confine della città, la famosa zona sacra che si stendeva tra le mura e l’abitato propriamente detto, ma per nessun motivo coltivata all’interno dei giardini domestici, forse anche perché i suoi frutti son velenosi per l’uomo anche se  costituiscono un vero e proprio cibo invernale per gli uccelli. L&#8217;Agrifoglio è simbolo di paternità e amore fraterno ed è sempre stato considerato simbolo di vita. Il suo legno veniva usato per costruire ottime lance facilmente bilanciabili nelle mani di un guerriero e precise nella direzione in cui venivano scagliate. Contornate da cristalli di brina, le pungenti foglie dell’agrifoglio non hanno perduto il loro verde scuro e lucidissimo, e le bacche scarlatte fanno capolino nel diffuso biancore, trasmettendo calore, vitalità e allegria. Queste particolarità hanno fatto di questo splendido albero un simbolo del Solstizio d’Inverno, un inno alla rinascita imminente del Sole caldo e luminoso, un augurio di gioia e buona fortuna per l’anno che deve venire. Le sue bacche soprattutto, anticamente erano viste come piccole eco del grande astro di cui si attendeva trepidanti il ritorno. Per questo, qualche giorno prima del Solstizio si usava regalare dei rametti di agrifoglio alle persone amate: essi rappresentavano l’immortalità, la sopravvivenza oltre la morte apparente, e avrebbero portato una piccola luce nel buio e un po’ di calore nel gelo, insieme alla fortuna che proviene dai regni della natura sottili. I druidi appendevano rami di agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare con amore gli spiriti della foresta, e dopo di loro questa usanza continuò ad essere rispettata, con l’intento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilità degli animali e della terra, e soprattutto la protezione dalle presenze malevole e dalla sfortuna. Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattività verso ciò che è pericoloso o ostile, di reazione attiva agli stati d’essere negativi. I fiorellini bianchi dell’agrifoglio, appesi alla maniglia della porta di casa, si credeva ostacolassero l’entrata di persone o entità dannose, e questa forza magica si pensava fosse ancora più forte e potente se la porta stessa fosse stata costruita con il suo legno duro e resistente. Soprattutto durante le feste del Solstizio e del Natale una simile protezione sarebbe stata auspicabile, dato che in tal periodo i folletti del bosco si sbizzarriscono e sono molto più dispettosi del solito e si sbizzarriscono con i loro scherzi e le loro malefatte. Un’altra proprietà magica dell’agrifoglio era quella di ammansire gli animali selvatici e imbizzarriti, nonché quella di rendere più dolce e sopportabile il gelo dell’inverno, proprio come un piccolo Sole che agiva in modi misteriosi, forse scaldando e rallegrando l’anima più che il corpo.<br />
Come albero simbolo del Solstizio d’Inverno, l’agrifoglio è anche legato alla parte calante dell’anno, quella che dal momento di maggior splendore del Sole porta al momento più buio e freddo. Esso rappresenta il Vecchio dell’anno passato, il Re Agrifoglio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso che porta i suoi regali a chi ha conservato in sé uno spirito bambino. Egli, che a seconda delle tradizioni assume nomi diversi, non è altri che il dolce e caro Babbo Natale, che proprio per non dimenticare le sue antichissime origini, ancora oggi porta tradizionalmente un rametto di agrifoglio sul berretto. In Irlanda, se si ricevevano rami d’agrifoglio prima del Solstizio, questi venivano spazzati fuori subito dopo il Solstizio stesso, poiché non era di buon auspicio conservare le cose dell’anno vecchio, ed inoltre in tal modo si spazzava via tutto ciò che apparteneva al passato, potendo poi cominciare un nuovo ciclo più leggeri e con lo sguardo rivolto non indietro, ma avanti a se. Come accennato, l’agrifoglio era connesso anche alla Fortuna che poteva pervenire dai regni sottili. Questa sua magica caratteristica compare in una delle antiche leggende irlandesi appartenente al Ciclo di Finn Mc Cumhail, nella quale si racconta che le tre figlie di Conanan possedevano tre fusi costruiti con il suo legno. Su di essi le tre Donne avevano posto matasse di filo fatato ed avevano filato la sorte di Finn e dei suoi guerrieri, provocando il loro imprigionamento e forse, con esso, una delle prove che essi avrebbero dovuto superare.<br />
In questo senso, l’agrifoglio risulta essere vicino alle sacre Filatrici del Destino, nonché loro stesso strumento per determinare la sorte degli uomini posti sotto la loro protezione.<br />
Sempre tra i celti, con il legno dell’agrifoglio si costruivano le lance e gli scudi dei guerrieri. Anche in questo caso appaiono chiaramente le funzioni di attacco alle forze ostili e, al contempo, difesa da esse, esercitate dalla pianta e probabilmente resi ancor più potenti ed efficaci dai suoi influssi sottili.</p>
<p>Anche i neonati potevano essere protetti da questo magico arbusto; per questo venivano spruzzati con l’Acqua di Agrifoglio, preparata come infuso delle foglie oppure come distillato.<br />
Infine, pare che un antico incantesimo usasse l’agrifoglio per attirare i desideri del cuore. Se ne dovevano raccogliere nove foglie da una pianta non troppo spinosa, dopo la mezzanotte di un venerdì, nel più completo silenzio. Le foglie dovevano essere avvolte in un panno bianco, alle cui due estremità si dovevano fare nove nodi. Il sacchettino andava quindi riposto sotto al cuscino e ciò che si sarebbe intensamente desiderato, poggiandovi sopra la testa, si sarebbe presto avverato.</p>
<p>Nel Medioevo era associato al diavolo, per via delle foglie spinose, ma in ogni altro periodo e presso ogni popolo è sempre stato amato da tutti, perché le allegre bacche colorano i boschi in pieno inverno. Già per i Celti l&#8217;agrifoglio era una pianta sacra, ma in Italia la tradizione di usare l&#8217;agrifoglio a scopo augurale è arrivata grazie ai Romani che, conquistata la Bretagna, scoprirono che i sacerdoti celti usavano la pianta per proteggere le persone dai disagi dell&#8217;inverno e per ammansire gli animali; i Romani iniziarono a donarne i rami agli sposi novelli, come augurio e, durante i Saturnali, ne tenevano ramoscelli come talismani, e li piantavano vicino alle case per tener lontani i folletti che, secondo la tradizione, amavano architettare molti scherzi in questo periodo, ne decoravano la casa nel periodo dei Saturnali. L’agrifoglio era la pianta sacra di Saturno e veniva usato durante i Saturnalia per rendere onore al dio. I romani erano soliti fare delle ghirlande di agrifoglio per decorare le statue di Saturno. Secoli dopo, in Dicembre i primi cristiani iniziarono a celebrare la nascita di Gesù. Per evitare persecuzioni continuarono ad ornare le loro case con l’agrifoglio durante i Saturnalia. Una leggenda racconta di un piccolo orfanello che viveva con alcuni pastori quando gli angeli araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo. Il bambino si mise in cammino verso Betlemme con gli altri pastori e sulla via intrecciò una corona di rami da portare in dono a Gesù Bambino. Ma quando pose la corona davanti al Bambinello gli sembrò così indegna che si vergognò del suo dono e si mise a piangere. Allora Gesù Bambino toccò la corona e le sue foglie brillarono di un verde intenso e trasformò le lacrime dell’orfanello in splendide bacche rosse. Con l&#8217;avvento del Cristianesimo l&#8217;Agrifoglio divenne l&#8217;Albero Santo a rappresentare la Croce di Spine.</p>
<p><strong>Piccole perle</strong>:</p>
<p>In caso di allergie consultare sempre il medico e assumere sempre sotto il controllo del medfico.</p>
<p><strong>infuso per contrastare l’influenza:</strong> mettere 1 o 2 cucchiaini di foglie d’agrifoglio fresche, spezzettate, in una tazza d’acqua, lasciando riposare per una notte. La mattina seguente far bollire brevemente il composto, zuccherare, preferibilmente con del miele, e bere durante la giornata, anche due tazze al giorno.</p>
<p><strong>Vino d’agrifoglio contro la febbre:</strong> far macerare 25 grammi di foglie fresche, pestate nel mortaio, in mezzo bicchiere di alcool a 60° per una settimana. Aggiungere poi una tazza di vino bianco e lasciar riposare ancora per una settimana, al termine della quale il preparato andrà filtrato. Assumere due cucchiai di vino d’agrifoglio per tre volte al giorno.<br />
<strong>Vino d’agrifoglio per calmare la diarrea:</strong> in un litro di vino rosso bollente mettere 30 grammi di foglie fresche d’agrifoglio, facendo bollire il tutto per circa 10 minuti. Assumere durante la giornata, in cucchiai da tavola, senza però mai superare i 70 grammi.<br />
<strong>Decotto per combattere la bronchite:</strong> bollire a fuoco basso 30 grammi di foglie d’agrifoglio essiccate in un litro d’acqua, per 10 minuti. Sciogliere del miele, far raffreddare e bere due tazze al giorno.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La Legge e il Potere in San Tommaso d'Aquino]]></title>
<link>http://parsifalparsifal.wordpress.com/2009/11/16/la-legge-e-il-potere-in-san-tommaso-daquino/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 14:58:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>parsifalparsifal</dc:creator>
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<description><![CDATA[San Tommaso d&#8217;Aquino ci può dare una sintesi della concezione medievale della società e del co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">San Tommaso d&#8217;Aquino ci può dare una sintesi della concezione medievale della società e del concetto di <em>&#8220;legge giusta&#8221;</em>. Innanzitutto ci descrive la natura dell&#8217;uomo, che è razionale: l&#8217;uomo è capace di conoscere e, conseguentemente, capire ciò che è giusto e adatto per lui e per la società; avendo libero arbitrio, egli è in grado di sbagliare o di muoversi nella giusta direzione in base alla sua scelta: lo fa con coscienza, essendoci in lui quell&#8217;habitus naturale che gli permette di comprendere i principi che guidano le azioni buone. L&#8217;Aquinate afferma dunque che l&#8217;uomo ha le capacità di capire cosa è meglio per se e questo è un discorso che vale in tutti gli ambiti e in tutte le sfere della vita umana, anche quella politico – istituzionale: in questo caso viene riconosciuta una gerarchia di legittimazione delle norme che hanno come fonte primaria Dio. Al primo posto abbiamo la <em>lex divina</em>, che è la legge rivelata da Dio, seguita dalla <em>lex aeterna</em>, dalla  <em>lex naturalis</em> e dalla <em>lex umana</em>, che si trova volutamente all&#8217;ultimo posto. Per questo fattore la volontà legislativa del princeps si conforma inevitabilmente con la legge divina e dunque alla giurisdizione ecclesiale; questa produzione normativa è inserita nel quadro della <em>lex aeterna</em>, cioè il piano razionale di Dio e noto solamente a Dio; è inevitabile che l&#8217;uomo è direttamente partecipe negli ambiti in cui ne ha la possibilità: anche la carica più prestigiosa della società, cioè il trono imperiale, finisce per essere un servizio alla volontà divina, all&#8217;edificazione del Regno che è per il bene dell&#8217;uomo: se il potere imperiale è al servizio dell&#8217;uomo, la Chiesa individua tutte le varie modalità entro le quali questo potere  si deve comportare per essere conforme a questa finalità: non è escluso, come vedremo, che sia anche il <em>tirarsi indietro</em> da parte del potere secolare un compimento di detta finalità. Il sovrano è quindi <em>custo legis</em>. Bene primario dell&#8217;uomo, come per la società o per ogni altro ente, è la conservazione,  un concetto che entra anche nell&#8217;ambito della procreazione, protezione e cura dei bambini per una continuità. La legge posta dall&#8217;uomo, cioè il diritto positivo, deve attenersi dunque a questo bene comune: la norma medievale è una norma giusta. La legge umana deriva da quella naturale (che l&#8217;uomo per natura conosce ma che non sempre riesce a riconoscere nelle sue azioni) si sotto forma di deduzione, sia sotto forma di specificazione di norme più generali, in quanto la legge naturale è spesso legge di principio e non legge particolare: la proibizione del furto o dell&#8217;omicidio, ad esempio, sono norme ben dettagliate del diritto penale che si rifanno in maniera drastica ed inevitabile a un concetto di giustizia e di bene della proprietà, che risiedono nel diritto naturale. Un altro motivo dell&#8217;importanza della legge positiva conformata è perché ci sono <em>dei protervi  e proni ai vizi che difficilmente si possono guidare con la persuasione; è quindi necessario che siano costretti con la forza e il timore a evitare il male, affinché, astenendosi almeno per questo motivo dal far male, lascino in pace gli altri, ed essi stessi finalmente, da questa abitudine a evitare il male, siano condotti a fare volontariamente quello che prima adempivano solo per paura, e così diventino virtuosi</em>. Si noti quindi come anche in questo passo risieda nel concetto particolare di pena il concetto generale del bene comune e di conservazione della società umana: da un lato il carattere coercitivo della pena serve a limitare delle azioni sbagliate da parte di alcuni soggetti, dall&#8217;altro lato si vede anche l&#8217;elemento educativo della condanna che può persuadere il reo a non compiere atti che prima non faceva se non per timore. L&#8217;elemento educativo &#8211; pedagogico è quindi presente ancor prima dell&#8217;illuminismo, che nell&#8217;Ottocento si alzò a garante della giustizia in nome di un astratto razionalismo e persino i diritti umani, presuntuosamente ideati dopo la Rivoluzione (e per cui si uccise, in nome di essi), erano già nel Medioevo un patrimonio intoccabile dell&#8217;Uomo inteso come figlio di Dio e come creatura prediletta. Per San Tommaso la forma di Stato migliore è la monarchia, in quanto <em>in un ingiusto governo quanto più unitario è il comando, tanto più vantaggioso è il governo.</em> La forma di Stato monarchica si inserisce evidentemente nell&#8217;ottica della finalità del potere sovrano, cioè la preservazione e la conservazione dello Stato: un Governo accentrato in una sola o in poche persone, che non risponde a una delegazione popolare, è l&#8217;unico che è in grado di rispondere ottimamente a una minaccia esterna (od interna), sospendendo la legalità e promuovendo un&#8217;azione di guerra. Allo stesso modo la forma di governo peggiore per San Tommaso è la tirannia, cioè il governo dell&#8217;unico che però da una parte tradisce il fine e la legittimazione etica della sua carica, e dall&#8217;altro lato viene meno all&#8217;interesse primario della sua figura, la protezione dello Stato. Si badi che in questo caso unità del potere, identificata nella monarchia, non significa centralismo, che è un concetto ben diverso e che sarà tipico del moderno Stato liberale. Questo invece è l&#8217;equilibrio medievale, dove religione significava società e viceversa: è stato l&#8217;unico periodo della storia in cui l&#8217;uomo veniva inteso come creatura potenzialmente buona, ma quasi sempre peccaminosa e che si allontanava dalla ragione e dal bene. Nell&#8217;equilibrio fra legge divina, eterna, naturale e umana, nasceva la <em>res publica christiana</em>. Bisogna stare attenti al fatto che la Chiesa e il Cattolicesimo non imponevano un modello di Stato direttamente, ma indirettamente, attribuendosi come fine primario esclusivamente quello di aiutare l&#8217;uomo a compiere sempre la scelta più consona  e più giusta, anche nel piano istituzionale: fu questa la differenza rispetto alle altre religioni o ideologie.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Liceo "Marconi" - A.S. 2009/10 - Ricette e altro sulla   filosofia medievale]]></title>
<link>http://luca1710.wordpress.com/2009/11/13/ricette-e-altro-sulla-filosofia-medievale/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:25:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>luca1710</dc:creator>
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<description><![CDATA[La voce Medieval Philosophy (redatta da Paul Vincent Spade) della Stanford Encyclopedia of Philosoph]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La voce Medieval Philosophy (redatta da Paul Vincent Spade) della Stanford Encyclopedia of Philosoph]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Legal Contents 6]]></title>
<link>http://sottoscala.wordpress.com/2009/11/10/391/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:39:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>dajekolbe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi cari amici parleremo di un argomento un po&#8217; particolare: come liberarsi di quegli ingombr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-97 aligncenter" title="Legal Contents" src="http://sottoscala.wordpress.com/files/2009/10/legal21.png" alt="Legal Contents" width="497" height="45" /></p>
<p>Oggi cari amici parleremo di un argomento un po&#8217; particolare: come liberarsi di quegli ingombranti strumenti di tortura medioevali, o catapulte, o balliste che teniamo in cantina.</p>
<p>Con l&#8217;avvento del digitale terrestre abbiamo dovuto comprare nuovi televisori e quelli vecchi volevamo portarli in cantina, ma al nostro arrivo l&#8217;abbiamo trovata piena di quegli ingombranti strumenti di tortura medioevali con cui ci divertivamo da ragazzi. E ora per far posto al televisore dovremo disfarcene.</p>
<p>Potremo cercare di venderli ma dovevamo farlo prima del 2006, anno in cui anche in Italia è stato introdotto il reato di tortura che prevede pene da 3 a 12 anni di reclusione. (Nonostante l&#8217;Italia sia tra i firmatari nel 1948 della &#8220;Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo&#8221;).</p>
<p>Non disperate perchè c&#8217;è una soluzione pratica ed ecologica. Per chi vive a Roma c&#8217;è la possibilità di portare le nostre vecchie ferraglie in uno dei centri raccolta o isole ecologiche dell&#8217;Ama sparse sul territorio. Il mio consiglio però è di portare i nostri rifiuti ingombranti smontati in più pezzi in modo da non destare sospetti e rischiare l&#8217;arresto solo per fare il nostro dovere civico di cittadini modello.</p>
<p>P.S. il post è da intendersi in tono ironico, non credo che ci sia veramente qualcuno che in cantina tiene catapulte o strumenti di tortura medioevali, è follia!</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Niente voto agli stranieri per la Commissione Costituzione e diritti politici]]></title>
<link>http://movimentodeisenzavoce.wordpress.com/2009/11/09/niente-voto-agli-stranieri-per-la-commissione-costituzione-e-diritti-politici/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:34:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>mdsv</dc:creator>
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<description><![CDATA[BELLINZONA &#8211; La Commissione speciale Costituzione e diritti politici, riunitasi a Bellinzona, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://movimentodeisenzavoce.wordpress.com/files/2009/11/gc01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-154" title="GC01" src="http://movimentodeisenzavoce.wordpress.com/files/2009/11/gc01.jpg" alt="GC01" width="400" height="300" /></a></p>
<p>BELLINZONA &#8211; La Commissione speciale Costituzione e diritti politici, riunitasi a Bellinzona, sotto la presidenza di Francesco Cavalli, ha deciso a maggioranza di respingere l&#8217;iniziativa parlamentare elaborata il 2 dicembre 2008, di Manuele Bertoli e cofirmatari, per il diritto di voto e di eleggibilità alle persone residenti di nazionalità estera in materia comunale, relatore Andrea Giudici.<br />
Una minoranza della Commissione ha presentato un rapporto favorevole all&#8217;atto parlamentare, relatori Milena Garobbio e Jacques Ducry.</p>
<p>da <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=504265&#38;idsezione=1&#38;idsito=1&#38;idtipo=3" target="_blank">Ticinonline</a></p>
<p>La Commissione è così composta:<br />
<strong><br />
Commissione speciale<br />
Costituzione e diritti politici</strong></p>
<p><strong>PLR</strong><br />
Ducry Jacques<br />
Giudici Andrea<br />
Krüsi Giorgio<br />
Righinetti Tullio<br />
Viscardi Giovanna, II Vice Presidente<strong><br />
PPD</strong><br />
Bacchetta-Cattori Fabio<br />
Bonoli Ignazio<br />
Jelmini Giovanni<br />
Pedrazzini Alex<strong><br />
PS</strong><br />
Cavalli Francesco &#8220;Cick&#8221;, Presidente<br />
Corti Gianrico<br />
Garobbio Milena<br />
Ghisletta Dario<strong><br />
LEGA</strong><br />
Pantani Rodolfo<br />
Quadri Lorenzo<br />
Ramsauer Patrizia, I Vice Presidente<strong><br />
UDC</strong><br />
Mellini Eros Nicola</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E io pago per andare...a Messina]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/04/e-io-pago-per-andare-a-messina/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 07:29:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Vittoria Princi Che la vista dello Stretto nelle sere migliori, il gusto del pesce spada alla ghi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Vittoria Princi Che la vista dello Stretto nelle sere migliori, il gusto del pesce spada alla ghi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[recensione come una perla]]></title>
<link>http://byzance.wordpress.com/2009/11/04/recensione-come-una-perla/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 00:10:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzance</dc:creator>
<guid>http://byzance.wordpress.com/2009/11/04/recensione-come-una-perla/</guid>
<description><![CDATA[Ad una iridata recensione di Fernanda Ferraresso  Su il Ponte del Sale di Rovigo scriverò in momento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="size-medium wp-image-98 alignleft" title="perla" src="http://byzance.wordpress.com/files/2009/11/perla.jpg?w=260" alt="perla" width="260" height="300" /></p>
<p>Ad una iridata recensione di Fernanda Ferraresso</p>
<p> Su il Ponte del Sale di Rovigo scriverò in momento dedicato: si tratta di una casa editrice che è come una di quelle ostriche che quando percepiscono la loro cavità intrusa da un corpo estraneo come un granello di sabbia, o lo espellono senza ipocrisie, oppure iniziano un lungo e metodico lavorio per avvolgerlo e ricoprirlo da successivi e sovrapposti strati di <em>nacre</em>  fino a formare una preziosa sfera iridescente: la perla.  Ma oggi parlo di una recensione che mi è stata dedicata a sorpresa da Fernanda Ferraresso che da quella ostrica è stata mineralizzata, pubblicata e della cui redazione fa parte integrante e attiva. Della recensione, come di troppo altro, oggi si abusa e, quando si abusa di una cosa la si svaluta con lo stesso meccanismo che si da per le monete: divengono pesante conio senza valore. Si perchè in una settimana sono davvero enumerabili sulle dita di una mano le recensioni che si leggono sulle pagine culturali dei quotidiani o dei periodici fatte con amore per la bellezza. La maggioranza all&#8217;opposto suonano come campane crepate, come pratiche da sbrigare; come incombenze da svolgere e si risolvono alla fine in svogliati riassunti di quarte di copertina, cose sciatte, non sentite e perciò inutili. Ribadisco, non parlo di libri ma dell&#8217;opera di critica: anche questa deve essere lavoro letterario dotata di originalità, forza estetica e autonomia rispetto al libro di cui parla. Questo è un concetto illuminante che mi è stato instillato da una cara amica al cui senso estetico mi affido anche con una benda sugli occhi, ed io &#8211; ladro &#8211; ne faccio tesoro. Ma di queste raccomandazioni non ha bisogno Fernanda Ferraresso che di cuore e di lavoro ne mette assai in quello che fa e che del suo sentimento non fa mistero. E di questo sentire ho percepito la presenza e l&#8217;importanza anche nei non pochi righi appassionati che ha dedicato a parlare del libro. E&#8217; per questo che ora, sicuro, Vi indirizzo al suo vibrante commento sul mio romanzo <em>La Condanna dei Tre Capitoli, </em>pubblicato ieri sul sito CARTESENSIBILI.</p>
<p> Buona lettura e grazie a Fernanda Ferraresso:</p>
<p> <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/03/non-so-come-ho-fattoma-ne-sono-uscita-piu-viva-di-prima-la-condanna-dei-tre-capitoli/">http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/03/non-so-come-ho-fattoma-ne-sono-uscita-piu-viva-di-prima-la-condanna-dei-tre-capitoli/</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[[S3] Scheda sul Medioevo]]></title>
<link>http://lucabezzini.wordpress.com/2009/10/30/s3-scheda-su-il-medioevo/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 19:17:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabezzini</dc:creator>
<guid>http://lucabezzini.wordpress.com/2009/10/30/s3-scheda-su-il-medioevo/</guid>
<description><![CDATA[(La scheda sopra riportata è tratta dal testo di A. GIARDINA &#8211; G. SABBATUCCI &#8211; V. VIDOTT]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-large wp-image-154" title="Il Medioevo" src="http://lucabezzini.wordpress.com/files/2009/10/il-medioevo.jpg?w=1024" alt="Il Medioevo" width="1024" height="768" /></p>
<p>(La scheda sopra riportata è tratta dal testo di A. GIARDINA &#8211; G. SABBATUCCI &#8211; V. VIDOTTO, <em>Nuovi profili storici. Dal 1350 al 1650</em>, Bari 2007, p. 9).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le città del Medioevo]]></title>
<link>http://babilonia61.com/2009/10/29/le-citta-del-medioevo/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 16:24:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>babilonia61</dc:creator>
<guid>http://babilonia61.com/2009/10/29/le-citta-del-medioevo/</guid>
<description><![CDATA[La preziosità di un libro sta nell’essere facilmente capito, nell’essere assimilato senza sforzi in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La preziosità di un libro sta nell’essere facilmente capito, nell’essere assimilato senza sforzi in ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[PERUGIA: LE PROBABILI ORIGINI DELLA FIERA DEI MORTI]]></title>
<link>http://archetipo.wordpress.com/2009/10/29/perugia-le-probabili-origini-della-fiera-dei-morti/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:39:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>BlogMasterPg</dc:creator>
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<description><![CDATA[LA FIERA DEI MORTI di PERUGIA, anche quest&#8217;anno si svolgerà, con ben 5.000 stands, dal 1° al 5]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://calabria.fotoblog.it/photos/00/00/2063943799.jpg" alt="Perugia, fiera dei morti" hspace="2" align="right" /><!-- google_ad_section_start --><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;">LA FIERA DEI MORTI di PERUGIA</span>, anche quest&#8217;anno si svolgerà, con ben 5.000 stands,  dal 1° al 5 di novembre, dinanzi allo Stadio Comunale Renato Curi di Perugia &#8211; foto a destra &#8211; ( <a href="http://perugiablog.blogspot.com/2007/11/perugia-map-la-mappa-di-perugia.html"><span style="font-style:italic;">vedi la mappa di Perugia</span></a>).<br />
<span style="font-weight:bold;">La Fiera dei Morti </span>è una tipica tradizione perugina, tanto che un vero perugino deve andarci almeno una volta durante i 5 giorni di esposizione&#8230;<br />
Già nel 1260, la<span style="font-weight:bold;"> Fiera di Morti</span>, o meglio, come veniva chiamata la <span style="font-weight:bold;font-style:italic;">Fiera di Ognissanti</span>, veniva definita come &#8216;<span style="font-style:italic;">tradizione abitudinaria</span>&#8216;, questo gli fa aggiungere parecchi anni ai già documentati <span style="font-style:italic;">750</span>, spostando ad <span style="font-weight:bold;">un migliaio di anni fa questa tradizione</span> , potendola confrontare solo con la  <a href="http://perugiablog.blogspot.com/2007/06/la-corsa-dei-ceri-di-gubbio-ora-anche.html"><span style="font-weight:bold;font-style:italic;">Corsa dei Ceri di Gubbio</span>,</a> come <span style="font-style:italic;">manifestazione più antica dell&#8217;Umbria</span>.</span></p>
<p><span style="font-family:verdana;"><strong><a title="PERUGIA FIERA DEI MORTI" href="http://perugiablog.blogspot.com/2009/10/la-fiera-dei-morti-una-tradizione-lunga.html" target="_blank">Leggi tutto l&#8217;articolo</a></strong><br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Aspetti dello sviluppo industriale nel Medioevo]]></title>
<link>http://dimzero.wordpress.com/2009/10/29/aspetti-dello-sviluppo-industriale-nel-medioevo/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 08:40:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://dimzero.wordpress.com/2009/10/29/aspetti-dello-sviluppo-industriale-nel-medioevo/</guid>
<description><![CDATA[Aspetti dello sviluppo industriale nel Medioevo 1. Introduzione &#8220;La cultura accademica, bene o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Aspetti dello sviluppo industriale nel Medioevo</strong></p>
<p><strong>1. Introduzione</strong></p>
<p><em>&#8220;La cultura accademica, bene o male, ormai sa che il Medioevo non è un’epoca di sottosviluppo, di oscurantismo, di ignoranza e ancora meno di tirannia. Non sempre, tuttavia, questo si trasmette a chi frequenta la università </em>[...].<br />
<em>&#8220;Vi sono, poi, sacche di resistenza dove si continuano a veicolare pregiudizi e sciocchezze sul Medioevo</em> [...].<br />
<em>&#8220;</em>[...] <em>Per molti il pregiudizio è di carattere ideologico, anticlericale: si rendono conto che l’anima del Medioevo è la fede cattolica, e quindi si rifiutano di prenderlo in considerazione seriamente. Per altri insegnanti credo che, al di là di ogni prospettiva ideologica, il problema sia semplicemente costituito dalla mancanza di aggiornamento, di preparazione, di curiosità intellettuale&#8221; </em>(1).</p>
<p>Con queste parole Régine Pernoud, uno dei più autorevoli studiosi della civiltà medioevale europea, definisce lo stato delle conoscenze sul Medioevo nelle scuole francesi. Senza fatica, credo, le stesse considerazioni potrebbero applicarsi alla situazione italiana, dove, oltre la cerchia degli specialisti, l’informazione sul Medioevo risente degli stessi pregiudizi anticattolici denunciati dalla ricercatrice francese.</p>
<p>Tali pregiudizi sono il risultato di una pressione culturale che ha origini lontanissime &#8211; riscontrabile nel Rinascimento, esplicita nel movimento protestantico, attiva nell’illuminismo &#8211; e il cui scopo è la rimozione dalla memoria storica dei cattolici di ogni nozione di civiltà cristiana, cioè della <em>&#8220;realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine tra gli uomini&#8221;</em> (2).</p>
<p>Uno dei risultati di questa campagna plurisecolare di disinformazione è la &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo, cioè l’alone cupo che grava su ogni espressione del mondo medioevale (3). Manifestazioni di tale &#8220;leggenda&#8221; sono i luoghi comuni più grossolani e, purtroppo, ampiamente diffusi nella cultura corrente. Basti ricordare le fantasie intorno allo <em>ius primae noctis</em>, o le varie figurazioni del &#8220;signorotto feudale&#8221; che governa tirannicamente folle di contadini abbrutiti dalla fatica, oppure, ancora, l’idea dell’Inquisizione, dei roghi e della caccia alle streghe, fenomeni, questi ultimi. che sebbene siano apparsi qualche secolo dopo l’epoca medioevale, vengono considerati come un suo prodotto e descritti, fra l’altro, con proporzioni assolutamente deformate anche rispetto alla loro realtà storica (4).</p>
<p>Tale &#8220;leggenda nera&#8221; non è costituita, tuttavia, solo dalle notizie che si sono sedimentate in secoli di storiografia di parte, ma anche dalle innumerevoli omissioni sull’epoca medioevale e sulle sue realizzazioni.</p>
<p>Nell’opinione comune il Medioevo è un’epoca sterile sotto tutti i punti</p>
<p>di vista, è un puro lasso di tempo, come denota il nome stesso già semanticamente caratterizzato: Medioevo, ovvero Età Media fra due epoche, l’antichità classica e il Rinascimento, che godono invece di un unanime giudizio positivo. Eppure &#8211; si chiede Régine Pernoud &#8211; come è possibile che un’epoca considerata di sottosviluppo ci abbia lasciato le cattedrali (5)? E &#8211; si potrebbe incalzare &#8211; come è possibile che dalla civiltà medioevale sorgano città ancora oggi ammirate per la loro bellezza e per la loro &#8220;vivibilità&#8221;? Com’è possibile che in un periodo così oscuro siano nate le università, o abbiano visto la luce capolavori artistici e letterari incomparabili? O che il commercio o il semplice spirito di avventura abbiano spinto uomini nell’allora lontanissimo Oriente per allacciare contatti con genti sconosciute? Strana oscurità, strana barbarie, quelle medioevali! E strana storiografia quella che non riesce a giustificare un divario cosi macroscopico tra il fatto e il giudizio!</p>
<p>Fra gli aspetti della civiltà medioevale che più hanno patito le falsità e i silenzi della &#8220;leggenda nera&#8221;, sicuramente occorre annoverare il mondo delle invenzioni, dell’industria e, in generale, il mondo della tecnica. Se, nella cerchia degli specialisti, la scoperta di numerosi manoscritti di carattere tecnico ha ribaltato l’opinione relativa a un Medioevo arretrato anche da questo punto di vista (6), permane tuttavia, negli altri gradi di istruzione, l’idea di un’epoca tecnologicamente infeconda, verso la quale il prodigioso sviluppo industriale dei secoli successivi non sarebbe in nulla debitore.</p>
<p>A dissipare questi luoghi comuni contribuiscono felicemente un denso volumetto di Jean Gimpel, <em>La révolution industrielle du Moyen Age</em> (7), e un lungo articolo di Terry S. Reynolds, <em>Le radice medioevali della Rivoluzione industriale</em> (8).</p>
<p>Non ancora tradotto in italiano e reperibile soltanto nelle edizioni francese e inglese, l’opera di Jean Gimpel, studioso di storia della tecnologia, possiede tutti gli elementi per replicare un successo editoriale dello stesso autore, <em>Costruttori di cattedrali</em> (9).</p>
<p>Il pregio dell’opera è, infatti, quello di unire al taglio indiscutibilmente divulgativo dell’esposizione, un altrettanto indiscutibile serietà scientifica, quale si evince dalle numerose fonti originali citate e dagli abbondanti riferimenti bibliografici (10).</p>
<p>A questo si deve aggiungere un ulteriore elemento di interesse, costituito dal suo carattere di grande respiro. Jean Gimpel infatti, per suffragare la tesi di un Medioevo fortemente industrializzato, percorre a uno a uno tutti i settori produttivi dell’epoca, soffermandosi anche su aspetti collaterali come la disciplina giuridica del lavoro e fenomeni di inquinamento.</p>
<p>Non meno utile, pure se limitato alle dimensioni di un articolo, è lo studio di Terry S. Reynolds. L’autore, laureato in storia e professore alla Michigan Technological University, negli Stati Uniti, tende a mostrare il ruolo avuto dall’introduzione durante il Medioevo delle macchine azionate ad acqua per il successivo sviluppo industriale dell’Occidente.</p>
<p>Entrambi gli autori concordano sull’importanza dell’utilizzo dell’energia</p>
<p>idraulica nella trasformazione dell’economia medioevale: si tratta di</p>
<p>un fenomeno che passo a esporre, sia pure succintamente, perché da solo può contribuire a smascherare molte falsità.</p>
<p><strong>Lo sfruttamento dell’energia idraulica[...]</strong></p>
<p><strong>Ambiente e inquinamento[...]</strong></p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Il quadro tracciato &#8211; desunto dall’opera di Jean Gimpel e dall’articolo di Terry S. Reynolds &#8211; non esaurisce certamente la molteplicità degli interessi e degli ambiti ai quali si rivolge l’uomo medioevale. Una scorsa anche rapida alla cronologia delle invenzioni e delle innovazioni tecnologiche che si sono succedute dall’Alto al Basso Medioevo dà un’idea delle dimensioni del fenomeno e, dunque, dello sforzo che occorrerebbe compiere per comprenderlo e renderlo patrimonio della cultura dei nostri giorni, a partire da quella scolastica (37).</p>
<p>Tuttavia i dati riportati consentono di accettare i giudizi ai quali gli stessi Jean Gimpel e Terry S. Reynolds più volte giungono nel corso delle loro considerazioni. Rovesciando uno dei luoghi comuni più diffusi, quello del Medioevo come intervallo fra epoche di &#8220;autentico&#8221; progresso, Jean Gimpel afferma che <em>&#8220;i secoli XI, XII, XIII hanno creato una tecnologia sulla quale la rivoluzione industriale del secolo XVIII si è appoggiata per prendere il proprio slancio. Le scoperte del Rinascimento hanno svolto soltanto un ruolo limitato nell’espansione dell’industria in Inghilterra nei secoli XVIII e XIX.</em></p>
<p><em>&#8220;In Europa, in tutti i campi, il Medioevo ha sviluppato più di qualsiasi altra civiltà l’uso delle macchine. È questo uno dei fattori determinanti della preponderanza dell’emisfero occidentale sul resto del mondo&#8221;</em> (38).</p>
<p>Allo stesso modo &#8211; sottolineando come di solito il termine <em>&#8220;Rivoluzione industriale&#8221;</em>, usato per indicare la sostituzione del lavoro manuale con le macchine a vapore fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, suggerisca l’idea di una <em>&#8220;frattura brusca nei confronti degli sviluppi dei secoli precedenti&#8221;</em> &#8211; Terry S. Reynolds afferma che <em>&#8220;la storia dell’energia idraulica nell’Europa del Medioevo e dell’inizio dell’Era moderna presenta un quadro diverso.</em> [...] <em>In altri termini sarebbe più corretto considerare l’ascesa dell’industria europea un processo evolutivo risalente almeno all’VIII o IX secolo, quando gli ingegneri europei cominciarono ad applicare ampiamente l’energia idraulica a processi industriali&#8221;</em> (39).</p>
<p>Da ultimo, mi pare si imponga una considerazione. Il concreto progresso tecnico raggiunto nel Medioevo, insieme con la solida prosperità economica che ne è derivata, se, da un lato, contribuiscono a smantellare le menzogne della &#8220;leggenda nera&#8221;, dall’altro non devono essere considerati come espressioni a sé stanti della civiltà medioevale, quasi fossero separati dalla spiritualità che ha permeato di sé tutto il millennio e che ne ha costituito il carattere unitario.</p>
<p>Al contrario, mondo della produzione, mondo del lavoro e mondo della tecnica emergono e si sviluppano in quello stesso solco della regola benedettina dal quale emergono e si sviluppano anche le più vitali e le più ricche fra le istituzioni medioevali. Scrive Terry S. Reynolds che <em>&#8220;uno fra gli elementi più critici nel mutamento del clima tecnologico dell’Europa occidentale fu il sistema monastico, fondato sulle regole formulate nel VI secolo da San Benedetto&#8221;</em> (40), confermando con tale giudizio quello di Régine Pernoud, secondo cui la regola benedettina, oltre a creare una &#8220;spiritualità del lavoro&#8221;, spinge gli uomini durante il Medioevo a <em>&#8220;una serie di sforzi per migliorare la loro situazione e le loro risorse&#8221;</em> (41).</p>
<p>Questa stretta integrazione fra due ambiti tanto diversi &#8211; il mondo tecnico-economico e il mondo spirituale &#8211; non deve stupire: essa non è che una espressione di quella concordanza tra sacerdozio e impero, tra spirituale e temporale, tra fede c cultura, che gli uomini del Medioevo, con alterne fortune, tentano di perseguire conformando allo spirito cristiano leggi, istituzioni e costumi. Ed è anche, nelle sue manifestazioni meno contingenti, parte del patrimonio che essi trasmettono agli uomini di oggi perché costruiscano la Cristianità di domani.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Luciano Benassi</strong></p>
<p>Quaderni di Cristianità, anno II, n. 4, primavera 1986, pp. 20-31</p>
<p><a href="http://www.alleanzacattolica.org/temi/storia/benassil_medioevo_qc_4_1986.htm" target="_blank">Leggi tutto&#8230;alleanzacattolica </a></p>
<p>note</p>
<p>(1) Régine Pernoud, <em>&#8220;Il Medioevo: l’unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali&#8221;</em>, intervista a cura di Massimo Introvigne,</p>
<p>in <em>Cristianità</em>, anno XIII, n. 117, gennaio 1985.</p>
<p>(2) Plinio Corrêa de Oliveira, <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione</em>, 3<sup>a</sup> ed. it. accresciuta. Cristianità, Piacenza 1977, p. 94.</p>
<p>(3) Sulla genesi e sugli scopi della propaganda antimedioevale, cfr. Marco Tangheroni, <em>La &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo</em>, in <em>Cristianità</em>, anno VI, n. 34-35, febbraio-marzo 1978.</p>
<p>(4) Per quanto attiene all’Inquisizione in generale e a quella spagnola in particolare, cfr. Jean Dumont, <em>Procès contradictoire de l’Inquisition espagnole</em>, Famot, Ginevra 1983; e, Idem, <em>L’Inquisizione fra miti e interpretazioni</em>, intervista a cura di Massimo Introvigne, in <em>Cristianità</em>, anno XIV, n. 131, marzo 1986.</p>
<p>(5) Cfr. Régine Pernoud, <em>intervista cit.</em></p>
<p>(6) Per il recupero della tecnica e delle invenzioni medioevali è stato rilevante il contributo dato da Marc Bloch e dalla scuola sorta intorno alle <em>Annales d’Histoire éeconomique et sociales</em>, da lui fondata tra le due guerre insieme a Lucien Fabvre. Tuttavia, una parte di tale scuola utilizzò l’abbondante documentazione raccolta in senso economicistico e sociologistico, facendo da supporto a prospettive storiografiche marxistiche. Sul metodo e sulle scelte tematiche di questo autore cfr., per esempio, M. Bloch, <em>Lavoro e tecnica nel Medioevo</em>, trad. it., 6<sup>a</sup> ed., Laterza, Bari 1977.</p>
<p>(7) Cfr. Jean Gimpel, <em>La révolution industrielle du Moyen Age</em>, Éditions du Seuil, Parigi 1975, pp. 256.</p>
<p>(8) Cfr. Terry S. Reynolds, <em>Le radici medioevali della Rivoluzione industriale</em>, in <em>Le Scienze &#8211; edizione italiana di Scientific American</em>, anno XVII, vol. XXXIII, n. 193, settembre 1984, pp. 110-121.</p>
<p>(9) Cfr. J. Gimpel, <em>Costruttori di cattedrali</em>, trad. it. dell’edizione illustrata, Jaca Book, Milano 1982; per farsi un’idea della gamma di interessi dell’autore e della prospettiva a essa soggiacente, cfr. Idem, <em>Sviluppo tecnologico medioevale e Terzo Mondo</em>, intervista a cura di Luciano Benassi, in <em>Cristianità</em>, anno XIV, n. 134-135, giugno-luglio 1986, dove si trovano anche suoi elementi bio-bibliografici.</p>
<p>(10) Il che, evidentemente, non esclude imprecisioni di dettaglio: cfr., per esempio, Dom Jean Leclercq O.S.B. <em>La donna e le donne in S. Bernardo</em>, trad. it., Jaca Book, Milano 1985, pp. 108-110, a proposito di una presunta manifestazione di ostilità del santo verso i mulini affermata in J. Gimpel, <em>La révolution industrielle du Moyen Age</em>, cit., p. 10.</p>
<p>[...]</p>
<p>(37) Cfr. la cronologia delle invenzioni e delle innovazioni tecnologiche dal secolo VI al XV, i<em>bid.</em>, pp. 245-249.</p>
<p>(38) <em>Ibid.</em>, p. 9.</p>
<p>(39) T. S. Reynolds, <em>art. cit.</em>, p. 110.</p>
<p>(40) <em>Ibidem.</em></p>
<p>(41) R. Pernoud, <em>intervista cit.</em> I motivi scritturali e dottrinali che fondano l’integrazione del lavoro umano nella vita spirituale per generare una <em>&#8220;spiritualità del lavoro&#8221;</em> sono ricordati e ribaditi anche dal più recente Magistero pontificio: <em>&#8220;Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva è sempre un’azione personale, </em>actus personae<em>, ne segue che ad esso </em>partecipa l’uomo intero, il corpo e lo spirito<em>, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All’uomo intero è pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti &#8211; come luci particolari &#8211; dedicati al lavoro umano.</em> [...] <em>è necessaria un’adeguata assimilazione di questi contenuti: occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carità, per </em>dare al lavoro<em> dell’uomo concreto </em>[...] <em>quel </em>significato che esso ha agli occhi di Dio<em>, e mediante il quale esso entra nell’opera della salvezza&#8221;</em> (Giovanni Paolo II, Enciclica <em>Laborem exercens</em>, del 14-9-1981, n. 24).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salvare la fantascienza non è mai stato così facile!]]></title>
<link>http://schiaragola.wordpress.com/2009/10/29/salvare-la-fantascienza-non-e-mai-stato-cosi-facile/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 08:22:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>giampelmo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ed eccolo qua, Jim, a un quarto di secolo dal primo Terminator, pronto a consegnarci Avatar, il suo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-506" title="091026_r18941_p465" src="http://schiaragola.wordpress.com/files/2009/10/091026_r18941_p465.jpg" alt="091026_r18941_p465" width="465" height="355" /></p>
<p>Ed eccolo qua, Jim, a un quarto di secolo dal primo Terminator, pronto a consegnarci <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d1_JBMrrYw8" target="_blank"><em>Avatar</em></a>, il suo nuovo &#8211; e si presume spettacolare &#8211; film. E finalmente avremo la risposta all&#8217;ormai decennale domanda: <strong>Ma ci sono forze sovrannaturali che tramano per impedire di fare bei film di fantascienza, o è solo colpa di registi e produttori?</strong> Perchè se fallisce anche James Cameron, a chi ci dobbiamo rivolgere?</p>
<p>Intanto consoliamoci: l&#8217;attesa è finita. Tra il 16 e il 18 dicembre <em>Avatar </em>uscirà in tutto il mondo. Con l&#8217;eccezione di quegli sfigati degli argentini che se lo potranno guardare dal 1 gennaio. Ah, e con l&#8217;eccezione di noi italiani, ovviamente. Per citare la pagina di Wikipedia, &#8220;l&#8217;Italia, dove uscirà il 15 gennaio 2010, sarà l&#8217;ultimo Paese al mondo in cui sarà pubblicato&#8221;.</p>
<p>Verrebbe da dare la colpa ai comunisti, ai terroristi o ai doppiatori, ma la spiegazione è un&#8217;altra: <em>Avatar</em> richiede una sala 3D, e a Natale le sale 3D devono esssere tutte impegnate ad esaltare la potenza visiva dei cinepanettoni, che vendono sicuro e durano poco permettendo di fare quattro spettacoli. Siamo evidentente un paese pragmatico, che mira ai profitti, e i risultati si vedono.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'anticattolicesimo de "il codice da Vinci", di Dan Brown]]></title>
<link>http://dimzero.wordpress.com/2009/10/26/lanticattolicesimo-de-il-codice-da-vinci-di-dan-brown/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 22:11:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://dimzero.wordpress.com/2009/10/26/lanticattolicesimo-de-il-codice-da-vinci-di-dan-brown/</guid>
<description><![CDATA[Pregiudizi anticattolici dietro al successo de «Il codice da Vinci» di Brown di FRANCO CARDINI È uno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=110" target="_blank"><span style="font-size:x-small;">Pregiudizi anticattolici dietro al successo de «Il codice da Vinci» di Brown</span></a></h2>
<p><em><span style="font-size:x-small;">di FRANCO CARDINI</span></em></p>
<p>È uno dei successi incontrastati di quest&#8217;anno, non solo in Italia. Pare infatti che almeno un paio di milioni di lettori in giro per il mondo abbiano apprezzato «Il codice da Vinci» di Dan Brown. Come tutti ormai sapranno, si tratta di un romanzo, sebbene il suo autore scriva a mo&#8217; di introduzione che «il Priorato di Sion &#8211; società segreta fondata nel 1099 &#8211; è una setta realmente esistente. Nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene&#8230;», e via di questo passo.</p>
<p>Il presupposto del romanzo è che questa organizzazione sia depositaria di segreti che la Chiesa ha tenuto nascosti e che riguardano la vita, l&#8217;opera e l&#8217;eredità spirituale del Cristo. Non si tratta di una idea nuova. Già dal 1972 l&#8217;esoterista francese Pierre Plantard &#8211; che si proclamava, apparentemente senza ironia, discendente dei merovingi e custode del Graal &#8211; aveva introdotto l&#8217;idea di questo Priorato di Sion, a suo dire esistente da oltre mille anni.</p>
<p>La prova sarebbero i famosi documenti citati anche dal Brown, ritrovati nelle biblioteche, dove però li aveva opportunamente disseminati, dopo averli scritti, lo stesso Plantard. Il quale a sua volta non faceva che rimasticare e stravolgere leggende vecchie di alcuni decenni e riguardanti Rennes le Château, un paesino francese ai piedi dei Pirenei orientali.</p>
<p>A cavallo fra &#8216;800 e &#8216;900 vi operava il parroco Berenger Saunière, sospeso a divinis per via delle sue attività illecite. Esecutore di frequenti scavi nella cripta e nel cimitero del paesino, si diceva avesse accumulate consistenti ricchezze, che facevano sognare di tesori nascosti e ritrovati (anche se più prosaicamente, per quanto se ne sa, si trattava del traffico di donazioni e di messe). La sua storia sarebbe finita qui, se alcuni loschi personaggi (fra i quali la sua perpetua, che ne possedeva l&#8217;eredità) non avessero continuato a speculare nei decenni successivi sulla presenza di misteriosi tesori &#8220;medievali&#8221; appartenuti ai catari, un movimento religioso particolarmente attivo nel Midi francese, dichiarato eretico e perseguitato a partire dal Duecento.<br />
Negli anni ’60, dopo essere cadute nelle mani di alcuni esoteristi e di giornalisti con pochi scrupoli, le leggende furono diffuse su scala nazionale. Sulla scia di Plantard, altri personaggi &#8211; soprattutto gli inglesi Baigent, Leigh e Lincoln &#8211; hanno montato un&#8217;impresa editoriale incentrata su presunti &#8220;misteri&#8221; del Santo Graal che, basandosi su un cumulo di imprecisioni e di menzogne, ha fruttato loro un capitale.</p>
<p>Il parroco avrebbe scoperto il segreto di Rennes le Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso, ma anche e anzi soprattutto la verità stessa sulle origini e la storia del cristianesimo, occultata per secoli dalla Chiesa cattolica: Gesù Cristo aveva avuto figli da Maria Maddalena, che dunque portano in sé il sangue stesso di Dio. I catari, i templari, e altri grandi &#8220;iniziati&#8221; avrebbero custodito e tramandato il segreto per circa due millenni. Sarebbe questo il Priorato di Sion del quale &#8211; e come potrebbe essere il contrario &#8211; Plantard e gli altri farebbero parte. Negli anni &#8216;90, altri due &#8220;ricercatori&#8221; avrebbero addirittura &#8220;rivelato&#8221; la presenza del Sepolcro del Cristo, e il suo corpo, nascosto ai non iniziati sul Monte Cardou, ancora nelle montagne di Rennes.</p>
<p>Dan Brown, insomma, è solo l&#8217;ultimo in una lunga serie di piccoli e grandi, comunque abili venditori di finti misteri. Misteri creati artificialmente e proprio per questo in fondo assai banali, che però un adeguato battage pubblicitario e una buona dose di pregiudizio anticattolico, sempre di moda, portano ogni volta al successo.</p>
<p><em>© La Stampa, 31 marzo 2004</em></p>
<p><em><a href="http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=110" target="_blank">fonte</a><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Medioevo Futuro...]]></title>
<link>http://unpodimondo.wordpress.com/2009/10/23/medioevo-futuro/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 14:06:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>unpodimondo</dc:creator>
<guid>http://unpodimondo.wordpress.com/2009/10/23/medioevo-futuro/</guid>
<description><![CDATA[foto &quot;Ring-Wraiths&quot; by San Diego Shooter - flickr Nella newsletter del sito di Beppe Grill]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Ring-Wraiths" src="http://farm3.static.flickr.com/2460/3748914584_1c74d297b8.jpg" alt="foto Ring-Wraiths by San Diego Shooter - flickr" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">foto &#34;Ring-Wraiths&#34; by San Diego Shooter - flickr</p></div>
<p style="text-align:justify;">Nella <a href="http://www.beppegrillo.it/laretedelgrillo/2009/10/21/index.html" target="_blank">newsletter del sito di Beppe Grillo di Mercoledì 21 Ottobre</a> è stata  pubblicata una lettera scritta da una persona che si firma N.S. e della quale non è dato sapere altro. Leggetela anche voi&#8230; Fantascienza da film oppure uno sguardo inquietante su quello che ci dovremo attendere per il futuro nostro e per quello dei nostri figli?</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>UNO SGUARDO AL FUTURO di N. S.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Caro Beppe, come ben sai nel giro di pochi anni il nostro pianeta e l&#8217;intero sistema umano verranno stravolti da cambiamenti naturali e sociali, avremo: un ambiente naturale &#8220;ostile&#8221;, una moltitudine di persone divenute &#8220;profughi&#8221; e una cerchia di persone legate al potere ed all&#8217;economia che si imporrà con la violenza e l&#8217;ignoranza. Tutte le lotte politico-sociali che combattiamo forse potranno cambiare una parte del mondo, ma dobbiamo essere pronti al peggio; i problemi più gravi sono: la riduzione del fabbisogno energetico mondiale, la riduzione delle risorse di cibo e acqua, la diminuzione delle aree in cui si potrà vivere. (E stiamo escludendo il probabile cambiamento dell&#8217;attività solare e le relative conseguenze.)<br />
Le città saranno gli elementi più fragili, essendo totalmente dipendenti (per il loro funzionamento e per il sostentamento dei cittadini) dall&#8217;attuale sistema (energetico, politico, di grande distribuzione, ecc.); le aree rurali sempre più inquinate e cementificate non saranno sufficienti per sostenere l&#8217;intera popolazione.<br />
Se già oggi assistiamo alla guerra dei poveri, in un futuro potremo assistere a qualcosa di molto peggio.<br />
La mia piccola opinione e che Loro vogliono sterminarci (riducendo l&#8217;intera popolazione mondiale e meno di un miliardo), intenzionalmente ci stanno riportando ad una specie di medioevo (da schiavi moderni .. a schiavi) ; ma questa forse è un&#8217;altra lettera.<br />
Per ora quello che mi sento di dire che possiamo fare è: diventare vegetariani, andare in bici, vivere di poco e quel poco di autocrearlo (energia, cibo, ecc.), di vivere fuori dalle città e.. di aiutare il tuo prossimo, poiché bisogna cooperare non competere.<br />
Grazie per la tua attenzione.</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://www.beppegrillo.it/laretedelgrillo/2009/10/21/index.html" target="_blank"><em>Pubblicato sulla Newsletter del sito di Beppe Grillo di Mercoledì 21 Ottobre 2009</em></a></p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il busto dal XVI secolo a oggi]]></title>
<link>http://babilonia61.com/2009/10/23/il-busto-dal-xvi-secolo-a-oggi/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:41:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>babilonia61</dc:creator>
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<description><![CDATA[La storia della moda è anche storia del comportamento, storia sociale, storia delle tendenze, storia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La storia della moda è anche storia del comportamento, storia sociale, storia delle tendenze, storia]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Calle San Saturnino]]></title>
<link>http://callesdepamplona.wordpress.com/2009/10/18/calle-san-saturnino-pamplona/</link>
<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 07:41:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>RLZ</dc:creator>
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<description><![CDATA[Calle San Saturnino La torre de la Iglesia de San Saturnino vista desde la Plaza Consistorial. La to]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Calle San Saturnino La torre de la Iglesia de San Saturnino vista desde la Plaza Consistorial. La to]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Frammenti  di  Medioevo (I)  ]]></title>
<link>http://oltreilcancello.wordpress.com/2009/10/13/frammenti-di-medioevo-i/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 20:22:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nell&#8217;Alto Medioevo, il crollo delle possibilità materiali si accompagna a una caduta in condiz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://oltreilcancello.wordpress.com/files/2009/10/pagina.jpg" alt="pagina" title="pagina" width="500" height="704" class="alignnone size-full wp-image-3484" /><br />
Nell&#8217;Alto  Medioevo, il  crollo  delle  possibilità  materiali  si  accompagna  a  una  caduta  in  <strong>condizioni  di  vita  elementari</strong> e  a  una  conseguente  chiusura  degli  orizzonti  mentali,  che  conduce  a  una  rarefazione  della  cultura. In  questa  situazione, la  preoccupazione  fondamentale  consiste  nel  trovare  una  forma  di  comunicazione  che  renda  possibile  la  <strong>conservazione</strong>  e  la  <strong>trasmissione</strong>  di  un  sapere  già  acquisito.<br />
Si  diffonde  così  il  <strong>genere  enciclopedico</strong>, il  quale  risponde  al  bisogno  di  conservare  nozioni  che  altrimenti  verrebbero  dimenticate. </p>
<p>Sono  vari  gli  autori  che  hanno  contribuito  a   salvare  definizioni  e  concetti  della  cultura  pagana, trasmettendoli  ai  posteri. Nell&#8217;opera  intitolata  <em>De  doctrina  christiana</em>, ad  esempio,  <strong>Agostino</strong> (354-430)  propone  un  inventario  dei  contenuti  della  cultura  antica  che  saranno  poi  ripresi  dalle  enciclopedie  dei  secoli  successivi.<br />
Consapevole  della  decadenza  culturale  dei  suoi  tempi, <strong>Boezio</strong> (480ca-525ca) elabora  un  progetto  ambizioso  che, almeno  negli  intenti, può  essere  considerato  enciclopedico: tradurre  tutte  le  opere  di  Platone  e  Aristotele  perché  non  vengano  dimenticate. La  morte  prematura  non  gli  consente  di  condurre  a  termine  il  suo  progetto, eppure  l&#8217;atteggiamento  di  Boezio  nei  confronti  del  mondo  classico  è  già  &#8220;medievale&#8221;  perché  colmo  di  nostalgia.</p>
<p>Quando  <strong>Isidoro</strong> (570-636), vescovo  di  Siviglia, compone  le  sue  <em>Etimologie</em>, la  situazione  politica  in  Spagna  è  relativamente  tranquilla, essendo  il  regno  visigoto  abbastanza compatto. Tuttavia  il  clero  e  i  funzionari  del  regno  non  sono  particolarmente  dotti  e  ciò  fa  comprendere  l&#8217;importanza, in  questo  contesto, dell&#8217;opera  enciclopedica  di  Isidoro, che  sarà  presente  in  tutte  le  maggiori  biblioteche  del  Medioevo: non  a  caso, a  noi  ne  sono  giunte  più  di  mille  copie  manoscritte.<br />
Nelle  <em>Etimologie</em>, Isidoro  raccoglie  una  grande  quantità  di  nozioni  appartenenti  alla  cultura  classica, oltrepassando  il  tradizionale  schema  del  trivio  e  del  quadrivio, cioè  delle  discipline  liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica  e  astronomia). Nell&#8217;opera  di  Isidoro, infatti, si  parla  anche  di  medicina, botanica, anatomia,  mineralogia, zoologia, agronomia, architettura  e  altro  ancora. Il  metodo  utilizzato  dal  vescovo  per  raccogliere  le  varie  nozioni  è  quello  grammaticale, e  la  sua  convinzione  fondamentale  è  che,  risalendo  alle  <strong>etimologie</strong>  delle  parole,  si  possa  cogliere  il  reale  significato  delle  cose  cui  esse  si  riferiscono.<br />
Visto  il  regresso  culturale  di  questo  periodo,  l&#8217;opera  costituisce  un  importante  lavoro  di  ricostruzione  della  lingua  latina  in  funzione  politica  e  cristiana.</p>
<p>Nel  VII  e  nell&#8217;VIII  secolo, il  clima  culturale  è  senz&#8217;altro  più  vivace  in  Irlanda  e  in  Gran  Bretagna. <strong>Beda  il  Venerabile</strong> (673-735), uno  degli  uomini  più  dotti  dell&#8217;Alto  Medioevo, monaco  nel  monastero  di  S. Paolo  a  Jarrow, scrive  il  suo  <em>De  rerum  natura</em>  sul  modello  delle  <em>Etimologie</em>  di  Isidoro. L&#8217;opera  è  una  raccolta  sistematica  di  notizie  di  carattere  geografico, storico  e  scientifico.<br />
Conosciuto  per  i  suoi  studi  sui  calcoli  aritmetici, oltre  ad  altri  testi  Beda  scrive  anche  la  <em>Historia  ecclesiastica  gentium  anglorum</em>, in  cui  introduce  nella  storiografia  un  calcolo  dei  tempi  basato  sull&#8217;inizio  dell&#8217;epoca  cristiana, ossia  <em>ab  anno  Domini</em>.<br />
Esattamente  come  Isidoro, quindi, Beda  fornisce  ai  posteri  alcuni  indispensabili  strumenti  per  il  proseguimento  degli  studi. </p>
<p>In  questi  secoli, gli  unici  veri  centri  di  cultura  sono  i  monasteri, dove  vengono  conservati  e  copiati  testi  dell&#8217;antichità  classica  e  dei  Padri  cristiani. Basti  pensare  che  il  più  antico  manoscritto  delle  <em>Etimologie</em>  di  Isidoro  è  di  mano  irlandese  e  si  trova  al  monastero  di  S. Gallo. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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