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	<title>mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 12:45:54 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[I'm getting bored of Facebook]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2008/04/20/im-getting-bored-of-facebook/</link>
<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 09:12:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;uso diffuso e pervasivo del social network Facebook si associa a forme ironiche di manifesto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/3ZzP_69ZTFk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/3ZzP_69ZTFk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>L&#8217;uso diffuso e pervasivo del social network Facebook si associa a forme ironiche di manifesto dissenso.</p>
<p>Il peso della continua proposta da parte dei <em>friends</em> di installare applicazioni più che inutili (<em>Sushi: &#8220;Send sushi to your friends!&#8221;; What&#8217;s your kissing style?: &#8220;Sweet and sensitive or wild and crazy? Find out!&#8221;</em>)  capaci di rendere misurabili affetti ed energie cosmiche (<em>Mojo Meter: &#8220;uses smart cosmic calculations to determine your daily energy. Your daily MOJO scores will give you a good indication of how your day is likely to be.&#8221;</em>) e di impegnarti in cause di scarsa utilità pubblica (<em>Support “Partying is life!!!: Helping everyone on earth to party bacause somewhere&#8230; someplace&#8230; people aren&#8217;t as fortunate as us&#8230; so why not enbrace it and enjoy it&#8230;</em>) comincia a farsi sentire.</p>
<p>Eppure la componente di intrattenimento relazionale con il proprio social network è la risorsa principale di questo strumento: sviluppare interessi e rapporti proprio nell&#8217;ibridazione utilità/futilità, uso della dimensione <em>fun</em> come potenziale componente &#8220;metacomunicativa&#8221;, come dire: &#8220;Ci sono per te!&#8221;, &#8220;Ti tengo in considerazione!&#8221;. Attraverso quindi anche un disimpegno che si può permettere di costruire relazioni fra ruoli diversi e livelli differenti di amicizia.</p>
<p>Ma la moltiplicazione dei contatti esponenziale si associa oggi alla moltiplicazione delle applicazioni circolanti e che si spediscono praticamente in automatico ai propri contatti quando le si installa per sè. Quello che nella fase iniziale è componente esplorativa del mezzo oggi sembra richiedere una visione etica. Disinstallare, non inviare proposte di applicazioni a valanga, selezionare diventa un imperativo dell&#8217;etica della comunicazione nei social network che ridefinirà i confini delle <em>socialmedia relatiosnship</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La politica dei nuovi linguaggi]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/10/la-politica-dei-nuovi-linguaggi/</link>
<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 21:24:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/10/la-politica-dei-nuovi-linguaggi/</guid>
<description><![CDATA[  Giuro che questo era un post che non volevo fare. Non mi piace il populismo qualunquista di questo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img border="0" width="456" src="http://nextlust.com/wp-content/uploads/2007/02/happyvday.jpg" height="585" /> </p>
<p>Giuro che questo era un post che non volevo fare.</p>
<p>Non mi piace il populismo qualunquista di <a href="http://www.beppegrillo.it/">questo </a>blog, nè iniziative vaffanculo-destruens. Credo che l&#8217;intreccio tra fascinazione antipolitica e self marketing sia da non perseguire.</p>
<p>Eppure quello di <a href="http://151.1.253.1/vaffanculoday/">domenica</a>, volenti o nolenti, è il linguaggio della moltitudine. Il frutto della capacità di auto-organizzarsi attraverso i mezzi di comunicazione di massa per le masse; la capacità di sfruttare le logiche e i linguaggi del nuovo web; la tangibilità della potenza delle conversazioni dal basso. In questo sta il senso: la forma.<br />
So che il discorso si fa pericoloso, ma provate a seguirmi.</p>
<p>In <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/grillo-v-day/serra-commento/serra-commento.html">un corsivo </a>su La Repubblica Michele Serra ha scritto:</p>
<blockquote><p>Questo costringe chi dubita della forza politica e culturale di Internet (compreso chi scrive) a rifare un po&#8217; di conti, perché la giornata di ieri, e questo Grillo lo sa, è soprattutto un colpo all&#8217;idea di onnipotenza della televisione, una breccia nel muro, un indizio non decisivo ma importante a favore del peso che la rete ha via via acquisito nel determinare orientamenti e scelte di massa.</p></blockquote>
<p>Ecco, il punto è questo: i linguaggi dei media di massa &#8211; quelli in cui la politica italiana è cresciuta e riproduce &#8211; hanno visto la potenza delle conversazioni dal basso. E non parlo di Veltroni che <a href="http://twitter.com/WVeltroni">usa twitter </a>come fosse un luogo per comunicati stampa user friendly, che ha 12 following &#8211; <a href="http://twitter.com/RosyBindi">Rosy Bindi su twitter </a>ne ha uno solo: Veltroni &#8211; molto selezionati e si muove con british understatement &#8211; questo è vecchi linguaggi dentro un nuovo mezzo.</p>
<p>Parlo di quelli che si sono accorti dell&#8217;incrinatura. Che i nuovi linguaggi <em>sono</em> politici. Che il web non è solo uno strumento da contemplare nella propria campagna, da mettere nel paniere del marketing politico. Il web è un luogo della politica. E il fatto che stia dentro la rete non significa che il suo impatto non sia reale.</p>
<p>Ecco, il V-Day studiatevelo nella forma. Ci troverete il gene mutante che diventa visibile.</p>
<p><strong>Update</strong></p>
<p>Leggo oggi e sottoscrivo molte cose della <a href="http://blog.debiase.com/2007/09/11.html">riflessione </a>di Luca De Biase. Non concordo solo sull&#8217;uso del termine &#8220;controinformazione&#8221;. O meglio: ci troviamo di fronte alle nuove forme e modalità di comunicazione; forme che emergono dalle pratiche quotidiane di comunicazione che hanno interiorizzato le logiche dei media mainstream e le hanno giocate in modo &#8220;tattico&#8221;. Modi che &#8220;producono&#8221; e creano, non solo nella forma di &#8220;contrasto&#8221;, non solo in contrapposizione (come in verità il caso di Grillo mostra) ma mostrando strade diverse.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Twitter we sense]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/06/twitter-we-sense/</link>
<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 13:12:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/06/twitter-we-sense/</guid>
<description><![CDATA[In momenti come questi, quando una delle possibilità di comunicazione viene meno, ti resta tempo per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/09/twitter-upgrade.jpg" title="twitter upgrade"><img src="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/09/twitter-upgrade.jpg" alt="twitter upgrade" /></a></p>
<p>In momenti come questi, quando una delle possibilità di comunicazione viene meno, ti resta tempo per qualche riflessione. Fino alla ripresa del servizio, almeno.</p>
<p>Twitter. Uno dei tanti mezzi di sovraesposizione. Forma di messa in narrazione dei vissuti per un pubblico conosciuto-anonimo, quello della rete, fatto di lettori (s)conosciuti e da followers e favorites.<br />
Perché le nostre vite (o meglio: ciò che noi consentiamo di osservare delle nostre vite attraverso una messa in narrazione) diventano interessanti? In che senso vanno “lette”?<br />
Dove nasce la volontà di sovresporsi e seguir la sovraesposizione altrui?</p>
<p>Sicuramente c&#8217;è il fatto che la dimensione temporale, l’assoluta sincronizzazione tra conoscenza ed esperienza mediata nell’epoca della delocalizzazione, viene privilegiata. Ad esempio <a href="http://tempodaperdere.blogspot.com/2007/07/cosa-serve-twitter.html">così</a>:</p>
<blockquote><p>Sono orgogliosa di annunciare che grazie a Twitter ho assistito praticamente in diretta alla nascita di Ludovica, patemi d&#8217;animo, ansie e gioie connesse! Congratulazioni a papà Nicola Mattina e a mamma Patrizia <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p></blockquote>
<p>Per alcuni Twitter sembra essere una strategia di promozione: “sono qui”, “ho incontrato questo e quello”, mi hanno invitato lì… Per altri una forma di socializzazione continua e delocalizzata:</p>
<blockquote><p>@beba: sono d’accordo con te – riferendosi a uno dei messaggi Twitter di un altro utente che stanno seguendo.</p></blockquote>
<p>Twitter è una delle tante occasioni del nuovo web che ruota attorno alla capacità di auto osservazione dell’individuo: la sollecita e le dà forma. Aggiornare Twitter significa guardarsi nel quotidiano, riflettere su te e le cose che fai: non a caso la forma utilizzata nei messaggi è spessissimo quella in terza persona: uno dice di se</p>
<blockquote><p>“doveva alzarsi a studiare, invece ha spento la sveglia e ha dormito! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' />  dovrà darci sotto nel pomeriggio”.</p></blockquote>
<p>Parlare di se in terza persona è la resa visibile del meccanismo di auto osservazione e dà conto della spazialità dell’azione, consentendo alla forma scritta di collocare nei luoghi i vissuti – spesso in chat si utilizza la terza persona proprio per passare dalla conversazione alla visualizzazione della corporeità nello spazio: “si alza e va bere. Torna al computer”.</p>
<p>Poi c&#8217;è il fatto che Twitter è un supporto a comunità che crescono.</p>
<p>La dimensione gruppale è sempre presente. Nel macro universo c&#8217;è sempre un micro cosmo di persone che hai incontrato o che conosci e che segui nella distanza o nei momenti in cui non sei in contatto fisico. Twitter dà al gruppo il &#8220;we sense&#8221;, lo fa percepire come tale. Realizza le forme possibili di comunicazione mediata dando il senso dell&#8217;esserci comunitario.</p>
<p>Certo ci sono anche quelli che godono della crescita di facce nel loro twitterroll. O forse hanno la forza del dott. Manhattan che in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Watchmen">Watchman</a> osserva costantemente il mondo da un muro di televisori.  O forse i loro occhi tra le miriadi di facce e messaggi vedono solo quelli del loro &#8220;we sense&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dimenticare i blog]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/06/03/dimenticare-i-blog/</link>
<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 22:45:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/06/03/dimenticare-i-blog/</guid>
<description><![CDATA[  E&#8217; giunta l&#8217;ora di dichiarare esaurita la spinta propulsiva e l&#8217;esperienza dei b]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img width="400" src="http://www.webalice.it/mirko.macari/post_it.jpg" height="300" style="width:400px;height:300px;" /> </p>
<p>E&#8217; giunta l&#8217;ora di dichiarare esaurita la spinta propulsiva e l&#8217;esperienza dei blog?</p>
<blockquote><p>Blog, parola da abbandonare, perché ormai troppo generica e già logorata dal suo stesso lusinghiero successo Ma anche per il formato stretto e impoverente, dove i testi a-gerarchici, cioè tutti uguali nel loro apparire, sono forse all’insegna della democrazia (scelga il lettore e non l’editore cosa è importante), ma anche il massimo del piattume indifferenziato. Quanto agli autori poi, alcuni blogger sono spesso autoreferenziali e narcisi (non tutti, per carità), e la blogosfera che ne risulta è dunque una parte soltanto, e minore, della più vasta sfera pubblica che vive nell’internet globale </p></blockquote>
<p>Ne parla Franco Carlini <a href="http://chipsandsalsa.wordpress.com/2007/05/31/meglio-wiki-che-blog/">qui</a>, ma anche sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Maggio-2007/art40.html">manifesto</a>, giusto per dire che si tratta di una riflessione interna ed esterna alla blogosfera &#8211; semmai la distinzione avesse un senso -, si tratta di una riflessione medialmente rilevante poichè coinvolge chi pratica i blog e chi ne ha sentito solo parlare: dai media. Riflessioni più dettagliate sui difetti dei blog e sulla preferenza per forme come i wiki <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Maggio-2007/art44.html">qui</a>.</p>
<p>I blog rappresentano i mezzi di comunicazione di massa per le masse, il segno della necessità di ripensare la dinamica produzione/consumo dell&#8217;individuo, la necessità di vincolare forme e linguaggi di massa ad esperienze &#8220;al singolare&#8221; e a relazioni sociali, ecc. Sono una delle forme mature della rete, quella capace di rispondere al bisogno di socialità di massa delle istanze individuali e di consentire alla GenerationMe di farsi (anche) collettivo. Sono un modo di entrare nelle <a href="http://conversazionidalbasso.wordpress.com/">conversazioni</a>, giocandosi fino in fondo o sottraendosi, sovraesponendosi per il piacere di farlo o confrontandosi -leggersi a questo proposito il commento di <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=672">Giuseppe Granieri</a>.</p>
<p>Sicuramento Franco Carlini apre un dibattito che sembra sempre più diventare urgente, tenendo anche conto di una <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/04/03/critica-della-ragione-anti-ideologica-dei-blog/">critica alla ragione anti ideologica dei blog</a>. Eppure dimenticare i blog mi sembra prematuro. Ora che il fenomeno diventa di massa e si può raggiungere il punto di tensione, credo che la maturità del mezzo, dei contenuti e degli utenti possa svelarne la forma autentica e post-elitaria.</p>
<p><strong>Upgrade</strong>: ho (sigh) dimenticato di citare i credit della foto pensandolo figlia del mare magnum anonimo, invece è di <a href="http://rattodisabina.iobloggo.com/archive.php?eid=251">ilRattodiSabina</a>. Cospargo il capo di cenere.</p>
</div>]]></content:encoded>
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