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	<title>minori-in-carcere &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "minori-in-carcere"</description>
	<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 10:43:04 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[una vecchia intervista a Franca Salerno]]></title>
<link>http://baruda.net/2008/12/04/una-vecchia-intervista-a-franca-salerno/</link>
<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 22:33:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Sono stata arrestata ed ero incinta, ma mi hanno picchiata&#8220;  Franca Salerno, Arrestata ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><em>&#8220;Sono stata arrestata ed ero incinta, ma mi hanno picchiata</em>&#8220; <br />
Franca Salerno, Arrestata il 9 luglio 1975, condannata a quattro anni e mezzo per appartenenza ai Nap, Nuclei armati proletari, evasa insieme a Maria Pia Vianale dal carcere di Pozzuoli e riarrestata il primo luglio 1977 in piazza San Pietro in Vincoli a Roma&#8230;<em>&#8220;In un conflitto a fuoco dove Antonio Lo Muscio è morto ammazzato&#8221;.</em></p>
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<div id="attachment_898" class="wp-caption alignright" style="width: 468px"><a href="http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/lomuscio.jpg"><img class="size-full wp-image-898 " title="lomuscio" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/lomuscio.jpg" alt="Antonio Lo Muscio appena giustiziato" width="458" height="314" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Lo Muscio appena giustiziato</p></div>
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<p><strong>Ricordo le foto sui giornali, la tua all&#8217;ospedale</strong>&#8230; &#8220;<em>Sì, loro ti cercano, ti pedinano e quando ti catturano ti massacrano di botte. Per quei tempi era normale. Gridavano: &#8220;Ammazziamole, facciamole fuori&#8221;. Se non ci fosse stata la gente a guardare dalle finestre sarebbe stata un&#8217;esecuzione. A Pia hanno sparato perché si era mossa. Ricordo i loro occhi, dentro c&#8217;era rabbia e eccitazione; erano fuori di sè perché eravamo donne. Averci prese, per loro, era una vittoria anche dal punto di vista maschile</em>&#8220;.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Al processo, a quanti anni ti hanno condannata?</strong> &#8220;<em>A 18, per banda armata&#8221;.<br />
<span style="font-style:normal;">Sapevi di essere incinta al momento dell&#8217;arresto? <em>&#8220;Sì, avevo questo bambino in pancia e volevo salvaguardare la sua vita. Antonio era morto, Pia era stata portata via con l&#8217;autoambulanza ferita, io ero sul selciato e gridavo: &#8220;Sono incinta&#8221;, ma da ogni autocivetta uscivano uomini e picchiavano. Sino a quando è arrivato anche per me il momento di andare in ospedale&#8221;.</em></span></em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Cosa vuol dire fare un figlio in carcere?</strong><em> &#8220;Guarda che io il figlio l&#8217;ho fatto fuori, in carcere l&#8217;ho partorito.</em></p>
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<div id="attachment_899" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/salernoprocesso.jpg"><img class="size-medium wp-image-899 " title="salernoprocesso" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/salernoprocesso.jpg?w=300" alt="Franca incinta al processo" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Franca incinta al processo</p></div>
<p></em></p>
<p><em>Ma non mi sono sentita mamma da subito, all&#8217;inizio mi vergognavo. Quasi che il mio essere gravida fosse un tradimento alla rivoluzione&#8221;.</em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Ed è rimasto con te in carcere?</strong><em><strong> </strong></em><em>&#8220;Sino ai tre anni andava e veniva, perché in carcere i bambini non stanno bene. E poi ho fatto molto carcere da sola, come a Nuoro, dove in sezione c&#8217;eravamo solo io e lui. Forse dalle lettere avevano capito che vivevo la maternità in modo confittuale e mi hanno messo alla prova&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Come si chiama?</strong> <em>&#8220;Antonio&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Poi cosa è successo?</strong> <em>&#8220;Compiuti i tre anni, i bambini in carcere non ci possono più stare. È stato un grosso dolore, ma esistevano i compagni e le compagne. E lui esisteva, esisteva come cosa viva, non solo come perdita. Poi ci sono stati le carceri speciali, i vetri divisori nella sala colloquio che per anni ci hanno impedito di toccarci, e tutte le altre difficoltà che &#8220;loro&#8221; mettevano in mezzo. Ma a me non fregava niente. Mio figlio esiste, mi dicevo, e anche se va via troverò un modo per costruirci qualcosa assieme, per crescerci assieme&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Chi lo ha tenuto?</strong> <em>&#8220;Mia madre, mia sorella, l&#8217;altra nonna&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Lui ti ha mai chiesto perché stavi in carcere?</strong> <em>&#8220;Si, aveva cinque anni e voleva dare risposte alla sua vita di bambino nato dietro le sbarre. Potevo spiegargli la rivoluzione? E poi non mi piace la retorica gloriosa. Così gli ho detto: la mamma ha rubato. Poi, piano piano, ho cercato di spiegare. Ma il racconto vero dei percorsi che mi avevano portato in carcere c&#8217;è stato quando sono uscita e lui aveva 16 anni&#8221;.</em></p>
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<div id="attachment_900" class="wp-caption alignright" style="width: 264px"><a href="http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/antonio_primavalle.jpg"><img class="size-full wp-image-900     " title="antonio_primavalle" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/antonio_primavalle.jpg" alt="Antonio" width="254" height="778" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Valentina Perniciaro _Antonio_</p></div>
<p></em></p>
<p><strong>E dopo sedici anni di galera come si riprende a vivere fuori? </strong><em>&#8220;Per un anno avevo i piedi fuori e la testa da detenuta. Cercavo emozioni passate, fili, ed ero comunque e sempre sulla difensiva. Poi, un po&#8217; alla volta, ho iniziato a misurarmi con la realtà. Col lavoro necessario, con mio figlio. Era una presenza intensa, ma io da sedici anni non ero abituata alle presenze, ad avere persone attorno, all&#8217;interesse di qualcuno su di me. Ero disabituata alla materialità degli affetti, ai corpi da toccare. Ho dovuto imparare a non vivere di continue elaborazioni del cervello, a mettere in comunicazione corpo e mente&#8221;</em>.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>E il carcere, lo hai dimenticato?</strong> <em>&#8220;Lo sogno continuamente. E per me sognare non è una seconda vita. Per me il carcere è presente, come sono presenti i compagni e le compagne che sono ancora dentro, a scontare una pena che non ha fine. In nessun modo disposti però a barattare dignità e rispetto di se stessi in cambio di libertà. Abbiamo rincorso l&#8217;utopia di un mondo migliore e mai l&#8217;interesse personale. Non lo faremo adesso&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>È stato facile trovare lavoro</strong>? <em>&#8220;È stato necessario. Ma tutt&#8217;altro che facile. Mi sono state fatte offerte di lavoro da qualche parlamentare in cambio di un mio intervento sul dibattito della dissociazione. Ho rifiutato e mi sono affidata alla gente del quartiere e ho trovato lavoro in un&#8217;impresa di pulizie&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Dell&#8217;esperienza del carcere cosa rimane addosso?</strong> <em>&#8220;Dei vizi. Dentro la borsetta metto di tutto: spazzolino, penna, fogli bianchi, insomma quello che può servire per i cambiamenti improvvisi. Le cose che una detenuta inserisce nello zaino quando c&#8217;è aria di trasferimento e sa che, quando avverrà, non le sarà concesso nemmeno il tempo di prepararsi la borsa. E quando mangio lascio sempre qualcosa nel piatto, per dopo, perché non si sa mai&#8221;. </em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-style:normal;"><span style="color:#008000;">Lascia l&#8217;amaro in bocca quest&#8217;intervista, più di quanto le parole di Franca non lo lascino già.</span></span></em></p>
<p><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;">Perchè quel bimbo di cui si parla, Antonio, non smette di mancare ad ognuno di noi.<br />
Perchè la storia di quella vita nata tra le sbarre di un carcere di massima sicurezza non doveva finire spezzata sul lavoro, come troppe persone ogni giorno.<br />
Solo oggi tra la lista dei morti spunta un ragazzo di 20 anni, morto accanto al fratello, rimasto gravemente ferito&#8230;.non se ne può più. QUESTA PAGINA E&#8217; QUINDI CONTRO IL CARCERE, CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI DA 0 A 3 ANNI, </span><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;">MA</span></span></span></p>
<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/cortei_santa_antonio1.jpg"><img class="size-full wp-image-905   " title="cortei_santa_antonio1" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/cortei_santa_antonio1.jpg" alt="Antonio" width="191" height="582" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Valentina Perniciaro _Antonio_</p></div>
<p><span style="color:#008000;">ANCHE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO, PER FERMARE LA QUOTIDIANA SEQUELA DI ASSASS</span><span style="color:#008000;">IN</span><span style="color:#008000;">II</span></p>
<p><span style="color:#008000;"><span style="color:#008000;"><span style="color:#000000;">Il giorno in cui è morto quel 17 Gennaio del 2006, <strong>Antonio Salerno Piccinino</strong> stava lavorando e faceva una consegna straordinaria, un favore personale ad uno dei suoi dirigenti, un viaggio fino ad Ostia improvvisato probabilmente per la voglia di dimostrare affidabilità.</span></span></span></p>
<p>Antonio è morto perchè andava troppo veloce a causa dei ritmi inarrestabili e delle pressioni emotive costanti che ci vogliono disponibili, sorridenti e veloci, sempre.<br />
Antonio era un pony express, il contratto di lavoro era scaduto a fine dicembre e formalmente, quando è morto sulla Cristoforo Colombo non gli era ancora stato rinnovato.<br />
Antonio era in nero. Il suo lavoro era quello di corriere addetto ai ritiri presso gli ambulatori veterinari, percorreva sulle strade di Roma 130Km al giorno. 14 ritiri al giorno, 3 euro per ogni ritiro in città, 5 euro per ogni ritiro oltre il Grande Raccordo Anulare e 6 euro per ogni ritiro nella zona mare comprendente Ostia, Torvajanica e Fiumicino.<br />
E’ Indispensabile andare veloce perché l’equazione è semplice: aumentare il numero di ritiri per aumentare la propria busta paga. <br />
E’ così che è morto Antonio. Ma Antonio non era affatto il suo lavoro, anzi. Era un ragazzo pieno di vita e di sogni. Antonio era un ragazzo di ventinove anni consapevole dei meccanismi di sfruttamento che era costretto a subire, era un precario che lottava quotidianemente contro la precarietà del lavoro e della vita.</p>
<p> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA["In Iraq in cella 500 minori"]]></title>
<link>http://stvenworldnow.wordpress.com/2008/05/17/in-iraq-in-cella-500-minori/</link>
<pubDate>Sat, 17 May 2008 08:41:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>stevenworldnow</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un rapporto del governo Usa rivela che sono circa 500 i minori detenuti dall&#8217;esercito american]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><img src="http://img84.imageshack.us/img84/9697/carc5nb5.jpg" alt="" /></p>
<p>Un rapporto del governo Usa rivela che sono circa 500 i minori<br />
detenuti dall&#8217;esercito americano in Iraq perché considerati &#8220;una<br />
minaccia per il Paese&#8221;. Una decina quelli nelle carceri afghane.<br />
Dal 2002 gli Usa hanno incarcerato in tutto circa 2500 minori.</p>
<p>Articolo a cura D Davide Casati pubblicato sul free press &#8220;City&#8221; del 16 Maggio 2008.</p>
</div>]]></content:encoded>
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