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	<title>mirafiori &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/mirafiori/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mirafiori"</description>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:30:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[RIVOLTA CONTRO I TAGLI DEL PIANO FIAT    - MIRAFIORI]]></title>
<link>http://crisitv.wordpress.com/2009/11/15/rivolta-contro-i-tagli-del-piano-fiat-mirafiori/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:52:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>oplà</dc:creator>
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<description><![CDATA[dati pubblicati da Repubblica domenica15 novembre 2009 DIPENDENTI : 10.700 TORINO a MIRAFIORI fine d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-906" title="logoFiat" src="http://crisitv.wordpress.com/files/2009/11/logofiat.jpg?w=150" alt="logoFiat" width="150" height="150" /> dati pubblicati da Repubblica domenica15 novembre 2009</p>
<p>DIPENDENTI : 10.700</p>
<p><strong>TORINO </strong></p>
<p>a <strong>MIRAFIORI</strong> fine della produzione di <strong>Multipla, Idea, Musa,</strong> sostituite da un nuovo monovolume L.1</p>
<p>a <strong>GRUGLIASCO</strong> (ex Bertone) erede <strong>Thesis</strong> e modelli <strong>Chrysler</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UN PIANO PER IL RILANCIO - Pronto in casa Fiat il piano per rilanciare il gruppo. restano "vivi" tutti gli stabilimenti, tranne Termini Imerese]]></title>
<link>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/11/15/un-piano-per-il-rilancio-pronto-in-casa-fiat-il-piano-per-rilanciare-il-gruppo-restano-vivi-tutti-gli-stabilimenti-tranne-termini-imerese/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 10:30:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Perrotta</dc:creator>
<guid>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/11/15/un-piano-per-il-rilancio-pronto-in-casa-fiat-il-piano-per-rilanciare-il-gruppo-restano-vivi-tutti-gli-stabilimenti-tranne-termini-imerese/</guid>
<description><![CDATA[POMIGLIANO D´ARCO &#8211; La costruzione dei modelli Alfa 159, 147 e Gt fino ad esaurimento, la prod]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7442" title="valentino-fiat" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/11/valentino-fiat.jpg" alt="valentino-fiat" width="400" height="365" /></strong></p>
<p><strong>POMIGLIANO D´ARCO</strong> &#8211; La costruzione dei modelli Alfa 159, 147 e Gt fino ad esaurimento, la produzione della Nuova Panda a partire da subito: così il Lingotto pensa di poter salvare lo stabilimento Fiat di Pomigliano d´Arco e i 5mila dipendenti del &#8220;Vico&#8221;. Il gruppo ha presentato il piano di rilancio nel quale si legge chiaramente l´intenzione di salvare tutti gli stabilimenti italiani, fatta eccezione per Termini Imerese.</p>
<p><!--more-->Luca Cordero di Montezemolo ha spiegato l´obiettivo di riequilibrare una realtà che &#8220;non è più accettabile&#8221; nei cinque stabilimenti. Tra Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi e Termini si produrranno quest´anno 645mila vetture con 22mila addetti, nello stesso periodo, in Polonia, con 6mila operai saranno sformate 600mila auto. TERMINI IMERESE &#8211; Il piano della Fiat prevede la fine della produzione automobilistica entro il 2011, un obiettivo già annunciato da Marchionne. Da quel momento la Lancia Y verrà trasportata in Polonia il che significa che non c´è alcuna certezza per il futuro dei 1400 operai dello stabilimento siciliano. POMIGLIANO &#8211; Dalla Polonia sarà trasferita la produzione della Panda che significa 270mila vetture ogni anno. Lo stabilimento campano, che conta 5mila operai, perderà progressivamente i modelli dell´Alfa Romeo, è certo infatti che la 159 e la futura Alfa Milano, saranno prodotte a Cassino. CASSINO &#8211; Nello stabilimento laziale, che conta in organico 4mila dipendenti, si continueranno a produrre Croma, Bravo e Delta, alle quali si aggiungeranno le produzioni della nuova Alfa. MELFI &#8211; Non si prevedono cambiamenti radicali per lo stabilimento che occupa 5200 operai Fiat. Qui si prevede la produzione della Punto Eva ed è stata confermata quella della Grande Punto. TORINO &#8211; A Mirafiori l´unica certezza è la produzione dell´Alfa Mito. Si va infatti verso l´esaurimento della produzione della Multipla, della Idea e della Musa. Decisamente a fine corsa la Thesis, il futuro potrebbe essere un nuovo modello di monovolume il cui progetto, conosciuto come L1 potrebbe essere rilanciato. L´erede della Thesis, invece, dovrebbe essere prodotta nello stabilimento di Grugliasco acquisito dalla Fiat, nel quale saranno anche smistate le produzioni Chrysler.</p>
<p><strong>l’Ora Vesuviana on-line</strong></p>
<p><strong>redazione@loravesuviana.it</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bulletti e bulloni]]></title>
<link>http://antoniomusella.wordpress.com/2009/09/03/bulletti-e-bulloni/</link>
<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 22:16:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>musella81</dc:creator>
<guid>http://antoniomusella.wordpress.com/2009/09/03/bulletti-e-bulloni/</guid>
<description><![CDATA[Pubblicato su Global Project il 21.05.2009 Bulletti e bulloni di Antonio Musella * 21 / 5 / 2009 ”Ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Pubblicato su Global Project il 21.05.2009</p>
<div>
<div>
<div><a title="Bulletti e bulloni" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/arton19950.jpg"> <img src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/arton19950.jpg" alt="Bulletti e bulloni" /></a></div>
</div>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<h1>Bulletti e bulloni</h1>
<h2>di Antonio Musella *</h2>
<div>21 / 5 / 2009</div>
<div>
<div>”Nelle pratiche dei movimenti si consuma il trionfo dell&#8217;individuo sulla società, o piuttosto la rottura dei fili che nel passato avevano avvinto gli uomini al tessuto sociale. Il tessuto sociale infatti non era formato soltanto dalle effettive relazioni fra esseri umani e dalle loro forme organizzative, ma anche dai modelli generali di tali relazioni che dovevano regolare i comportamenti reciproci, i cui ruoli erano gia’ prescritti”<br />
E.J.Hobsbawn “Il secolo breve”Ciò che e’ accaduto alla manifestazione nazionale degli operai Fiat a Mirafiori segna senza dubbio un passaggio importante rispetto ai conflitti sociali che interessano il nostro paese davanti alla crisi.<br />
La faccia di Gianni Rinaldini buttato giù dal palco, senza dubbio racconta tanto di quella che e’ la crisi che il mondo sindacale sta attraversando. Lo e’, allo stesso modo, la faccia dell’operaio dello Slai Cobas di Pomigliano d’Arco che faceva volteggiare la cinta sulla sua testa pronto ad assaltare “il nemico di classe”.<br />
Due concezioni residuali delle dinamiche di conflitto nel nostro paese hanno inscenato cio’ che e’ accaduto davanti a Mirafiori.<br />
Uno scontro le cui ragioni non vanno cercate, come qualcuno sostiene, in uno scontro generazionale tra operai, ne’ tantomeno in un problema di rappresentanza sindacale. La crisi della forma sindacato evidentemente racchiude nella sua complessità diverse ragioni.<br />
Innanzitutto la crisi stessa del sindacato. Anni ed anni di concertazione non riescono in nessun modo a tenere il passo con la logica di un governo che in tempo di crisi declina un concetto di sovranità assolutamente nuovo per il nostro paese, così come altrettanto nuova e’ la dimensione dello governance dello scontro sociale fondata sul restringimento sempre crescente dello spazio del dissenso, che non viene affatto gestito, ma bensì gli si scarica addosso il massimo dell’esplicitazione del monopolio della forza.</p>
<p>La dimensione confederale fatta di compartecipazione alle politiche di governance, esercizio di lobbing nel mondo del lavoro, consociativismo con il centro sinistra tanto da diventare in alcuni casi parte integrante dell&#8217;istituzione (i casi di Campania, Toscana ed Emilia Romagna sono emblematici in questo) sono tra le cause della crisi del primo sindacato italiano. Di conseguenza la rottura dell&#8217;unità sindacale, in questa ottica, risulta essere necessaria per un sindacato, la Cgil, che non si e’ mai saputa immaginare al di fuori dello schema sopra descritto. Il ritorno ad una radicalita’ solo ed esclusivamente annunciata da parte della Cgil rappresenta la sola scelta che Epifani riesce ad immaginare. Ma ovviamente la crisi del sindacato la si legge nella sua stessa incapacita’ di adeguarsi ad un mondo del lavoro profondamente cambiato rispetto agli anni &#8216;60 – &#8216;70, la nuova composizione del mercato del lavoro, la trasformazione delle tipologie contrattuali, la mancanza di diritti sindacali per milioni di lavoratori, mettono in crisi la forma sindacato stessa. Le May Day già qualche anno fa hanno segnalato questo tipo di crisi e di trasformazione allo stesso tempo. Ma una Cgil che non e&#8217; capace di leggere questo non e&#8217; ovviamente nemmeno capace di comprendere come negli anni la sua subalternità non ha fatto altro che portare il sindacato di Cofferati ed Epifani ad appoggiare tutto il piano normativo che oggi mettono un sindacato di 4 milioni di iscritti ed essere buttato giù dal palco davanti a Mirafiori. La Fiom in questi anni ha rappresentato la cinghia di trasmissione tra il carrozzone confederale e subalterno della Cgil ed il mondo delle lotte sociali indipendenti. Un ruolo che li ha piazzati su un crinale ad alta quota. Quello di vedere il baratro, rendersi conto della crisi di organizzazione, ma essere incapaci al tempo stesso di cambiare direzione. Senza dubbio risulta ingeneroso il lancio del &#8220;Rinaldini dal palco&#8221; davanti ad una storia recente della Fiom che li ha visti rappresentare sempre una struttura capace di stare nei movimenti e di marcare la differenza di linea politica rispetto alla casa madre. Ma e’ l&#8217;errore di lettura di fase che porta oggi la Fiom ad assaggiare con mano l&#8217;effetto della crisi di organizzazione della forma sindacato. Su Pomigliano, a differenza di quello che ha sostenuto Giorgio Cremaschi, la lettura della Fiom continua ad essere assolutamente incapace di vedere la portata della crisi. Il piano vertenziale impostato con la Fiat rispetto alla necessità di un piano industriale che rilanci gli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese con l’avvio di una nuova vettura, non fa per nulla i conti con un paese dove il rapporto tra capitale e rendita rischia di sgretolarsi sotto i colpi della crisi.<br />
L&#8217;insostenibilità di un nuovo piano industriale e’ sostanzialmente legata all’impossibilità di immaginarsi il tessuto produttivo di questo paese legato ancora ed esclusivamente al settore manifatturiero che campa con i fondi statali e non comprende la necessità di una sua radicale trasformazione. La Fiom ha pienamente avallato invece una lettura vecchia del ciclo produttivo di questo paese che non regge più. E proprio su Pomigliano si sta mettendo in campo il piu’ grande esperimento di ammortizzatore sociale territoriale che al momento si sperimenta in questo paese. Si chiama Agenzia Pubblica per il Territorio, e riguarda l’assorbimento dei cassintegrati Fiat, di diverse migliaia di disoccupati in formazione come quelli del progetto Isola (Inserimento Socio Lavorativo), ed altre figure di precari. Lavori di pubblica utilità con fondi pubblici della Regione Campania e del Governo che riguarda circa 50.000 tra cassintegrati e disoccupati. Proprio davanti alla mancanza di volontà del governo di finanziare l&#8217;operazione della Regione Campania a Napoli, in questi giorni, si consumano giorni di rabbia e lotta.</p>
<p>Per questo ciò che e&#8217; accaduto a Mirafiori ha origini più complicate di quelle che sembrano.<br />
Dall&#8217;altro lato a tirare giù Rinaldini dal palco una forma di sindacato stalinista da primo dopoguerra. Un sindacato che non riesce nemmeno a trovare dei canali di comunicazioni con il resto dei sindacati di base, che davanti ad una composizione del mondo del lavoro sempre più moltitudinaria non riesce in nessun modo a comprendere che la fase e’ cambiata&#8230; ma da alcuni decenni&#8230;.<br />
Uno strumento residuale che non è in grado in nessun modo di contribuire alla necessità di garantire continuità di reddito agli operai di Pomigliano. Una manifestazione, quella sul palco di Mirafiori, che potrebbe essere tranquillamente annoverata anche come l&#8217;esasperazione di chi non riesce a portare l&#8217;orologio del tempo avanti con le lancette, sprezzante della contaminazione con le nuove forme di precarietà e di povertà come i bulletti davanti ai richiami degli adulti.<br />
Certo i cartelli che lo Slai Cobas portava sotto il palco di Rinaldini, raccontano proprio di quella subalternità della Fiom che prima ricordavo. Su alcuni di quei cartelli c&#8217;era scritto &#8220;Reparto confino di Nola&#8221;, un reparto costituito alcuni anni fa allo stabilimento Gian Battista Vico di Pomigliano dove sono stati inseriti tutti i delegati sindacali dei sindacati di base, tutti i soggetti più propensi al conflitto. Un reparto che si trova fuori dalla fabbrica, a Nola, in un&#8217;altro comune, per impedire la comunicazione ed il contatto con gli altri operai. Un&#8217;operazione fatta dalla Fiat con il pieno accordo dei sindacati confederali che rappresenta inequivocabilmente la subalternità dei sindacati confederali ed anche della Fiom al padrone.<br />
Non esiste ovviamente nessuna teoria dei &#8220;vasi comunicanti&#8221;, ovvero il meccanismo per il quale davanti alla crisi del sindacato confederale c&#8217;e’ un aumento di peso specifico e di iscritti per i sindacati di base. A Pomigliano, così come a Termini Imerese , ma così come all&#8217;Atitech, a Fincantieri, alla Ixfim, dove si stanno consumando le lotte operaie in questa fase, il peso specifico dei sindacati di base e’ bassissimo. A testimonianza di come la crisi delle forme dell&#8217;organizzazione investe tutti. Infatti a parlare di continuità di reddito, di riconversione degli impianti, di trasformazione del ciclo produttivo non ci pensa nessuno.<br />
Per un ragazzo di 25 anni, che sogna di essere “la classe dirigente del futuro” (così come facevano gli operai diplomati all&#8217;inizio degli anni &#8216;80) la fabbrica e&#8217; il posto più brutto del mondo. La sua vita passa da una sveglia alle 4:00 del mattino ad un autobus dell’azienda. Badge, catena di montaggio, sirena, autobus, Maria De Filippi, pallone in Tv, e via nel letto. Se qualcuno gli proponesse di restare lì per tutta la vita a fare macchine non penso che possa in nessun modo essere la sua massima aspirazione. Gli operai seguono le vertenze da casa, perche’ a Pomigliano si lavora una settimana al mese. La rassegnazione e l&#8217;incapacità dei sindacati di costruire percorsi di lotta reali, probabilmente dettati dal soccorso della politica di ammortamento sociale, producono come conseguenza naturale il fatto che un lavoratore decida di non avvalersi più della collaborazione di nessun sindacato. Questo però non in un&#8217;ottica di liberazione di autonomia collettiva, ma come scelta individuale, come rifugio del singolo davanti al naufragare di ogni identità di classe, davanti all&#8217;impossibilità di immaginarsi un comune.<br />
Davanti a questo scenario non possiamo dimenticare un&#8217;ulteriore elemento che nell&#8217;attuale vicenda Fiat ha un peso significativo. Gli unici due stabilimenti a chiudere, nonostante l&#8217;acquisto di Chysler negli Usa, la fusione con Opel in Germania, sono quelli di Termini Imerese e Pomigliano d&#8217;Arco, due stabilimenti del Sud. Un elemento che continua a caratterizzare le scelte sia del governo sia del capitale – rendita. La dismissione del ciclo di produzione del settore manifatturiero nel Sud Italia, frutto della scellerata presunta industrializzazione degli anni &#8216;50 e &#8216;60, significa la distruzione del solo tessuto industriale produttivo esistente per alcune decine di milioni di persone. E soprattutto il dato risulta ancor più pesante se e’ associato all’assenza totale della prefigurazione di uno scenario di trasformazione di fronte alla dismissione del settore industriale manifatturiero accompagnato dalla insufficienza del settore della produzione derivato dal lavoro cognitivo. Se da un lato l&#8217;Agenzia Pubblica per il Territorio risulta essere il solo esempio di ammortizzatore sociale messo in campo al momento davanti alla crisi, non può rappresentare una nuova visione più complessiva del sistema produttivo del Mezzogiorno, ovviamente.</p>
<p>Con questo non si può affermare in forma netta che dietro ai fatti di Mirafiori ci sia uno scontro tra operai del Sud ed operai del Nord. Ma di certo non si può affermare nemmeno l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>Davanti a questo scenario risulta quanto mai ragionevole pensare che buttare Rinaldini giù dal palco non sia esattamente la risoluzione strategica dei problemi degli operai, per non parlare poi di sciagurati paragoni con lotte degli anni settanta che sono serpeggiati in questi giorni.<br />
Oggi gli operai probabilmente non li rappresenta nessuno.<br />
E forse l&#8217;identità sociale di quei ragazzi e di quelle ragazze di Pomigliano non risulta in nessun modo vicina a quella dei cicli di lotta precedenti.</p>
<p><em>* Laboratorio Occupato Insurgencia, Napoli</em></div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[foto of the day.]]></title>
<link>http://iedei.wordpress.com/2009/09/02/foto-of-the-day-26/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 04:11:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>iedei</dc:creator>
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<description><![CDATA[1976 Fiat 131 Abarth! (CLICK FOTO 2 TIMES TO GET HI-RES)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[1976 Fiat 131 Abarth! (CLICK FOTO 2 TIMES TO GET HI-RES)]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La raccolta differenziata non piace ai torinesi]]></title>
<link>http://pietrobellantoni.wordpress.com/2009/07/22/la-raccolta-differenziata-non-piace-ai-torinesi/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 12:10:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>pietrobellantoni</dc:creator>
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<description><![CDATA[La raccolta differenziata non è ancora entrata nelle abitudini dei torinesi. Anzi. Uno studio commis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La raccolta differenziata non è ancora entrata nelle abitudini dei torinesi. Anzi. Uno studio commissionato dall’Amiat parla di 18 residenti su 100 continuano a non separare i rifiuti. L’indagine &#8211; condotta su un campione di 1.021 persone &#8211; evidenzia in modo chiaro come una parte significativa della popolazione non sia convinta della necessità della differenziata e indica, fra i più negligenti, i residenti di Crocetta, Lingotto, Borgata Aurora, Mirafiori Sud e del centro. Quartieri dove si riscontra una ostinata resistenza a qualsiasi tipo di sollecitazione a una gestione del ciclo dei rifiuti più consapevole.</p>
<p>Il confronto con i dati 2007, però, dimostra che complessivamente la sensibilità ambientale dei torinesi è aumentata, con un maggior interesse verso la pulizia delle aree verdi e il riconoscimento dell’importanza della raccolta porta a porta. In particolar modo, viene riconosciuta ad Amiat una grande efficienza soprattutto per quel che riguarda la raccolta differenziata, la pulizia dei marciapiedi e la capacità comunicativa.</p>
<p>Segnali positivi dunque per l’ex municipalizzata, che proprio a settembre dovrebbe dare il via all’installazione di nuovi cassonetti, a partire dal quartiere Crocetta. I nuovi contenitori avranno una forma a proiettile e non potranno essere bloccati dalle auto, circostanza che attualmente non permette lo svuotamento dei bidoni.</p>
<p>La fiducia nei confronti di Amiat, da quanto emerge dalla ricerca, è tale che se l’azienda dovesse quotarsi in borsa, un torinese su due considererebbe l’acquisto delle sue azioni un buon investimento. A ciò si deve aggiungere anche il modo in cui gli operatori Amiat vengono percepiti dalla gente. Per i più, si tratta di presenze rassicuranti, utili, e i giudizi positivi aumentano man mano che lo studio si sposta verso il centro, dove gli addetti Amiat hanno più contatti con i residenti.</p>
<p>«Abbiamo deciso di fare un’indagine per capire cosa i cittadini sanno di noi &#8211; spiegano all’Amiat -. Alla fine è emersa chiara una maggiore consapevolezza dei cittadini riguardo alle tematiche ambientali e un sincero apprezzamento verso l’opera di educazione che l’azienda ha intrapreso nelle scuole».</p>
<p><strong>Pietro Bellantoni</strong></p>
<p>Pubblicato da Repubblica Torino</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA["Siamo tutti dello stabilimento 6", "Siamo tutti della Antibioticos".]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/07/20/siamo-tutti-dello-stabilimento-6-siamo-tutti-della-antibioticos/</link>
<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 13:44:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[La crisi è globale: colpisce tutti, a qualsiasi latitudine. Te ne rendi conto anche quando per alcun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La crisi è globale</strong>: colpisce tutti, a qualsiasi latitudine. Te ne rendi conto anche quando per alcuni istanti vorresti pensare ad altro, &#8220;globalizzandoti&#8221; un po&#8217; con la lettura di una rivista come Internazionale. &#8220;Operai d&#8217;America&#8221; è il titolo di Jonatan Mahler, comparso su Internazionale, a pagina 30, 17/23 luglio 2009. &#8220;Operai d&#8217;America&#8221;, operai d&#8217;Italia, operai di Settimo Torinese. <strong>Siamo tutti lavoratori della Antibioticos</strong>. Siamo tutti operai. Ho ricevuto molte e-mail e telefonate, nelle quali gli operai di questa fabbrica di Settimo mi confidano le loro preoccupazioni, anche in questo fine settimana. L&#8217;articolo tratteggia la storia di uno stabilimento, chiamato Stabilimento 6 &#8220;perchè nel 1972, quando è stato inaugurato, era la sesta fabbrica della General Motor (GM) in città: produceva metà dei veicoli venduti negli Stati Uniti.&#8221; Lo stabilimento è a Pontiac (Pontiac Assembly Center), nel Michigan. L&#8217;articolo racconta che c&#8217;è un solo turno, ora, quello dalle 6 alle 14.30, che la fabbrica ha licenziato altri 600 dipendenti e che gli operai al lavoro sono meno di 600. Il prodotto, &#8220;l&#8217;output&#8221;, non supera i 230 veicoli al giorno. L&#8217;articolo è inoltre la storia di una famiglia americana, di Marvin Powell e della sua famiglia. Le preoccupazioni, l&#8217;ansia, di una persona, di un lavoratore, di una famiglia, di una classe, quella operaia. La storia è identica a quella di migliaia di lavoratori, operaie ed operai. Negli Stati Uniti, come in Italia, come nel mondo. Oggi, mi dicono che i lavoratori della Anibioticos saranno in assemblea. Speriamo esca qualcosa di positivo. Un pensiero è rivolto a loro. Certo è che la storia del &#8220;capitale&#8221; la conosciamo tutti: <strong>accumulare il più possibile, questo è lo scopo principale</strong>.  Andare dove le condizioni migliori diano possibilità di &#8220;spremere&#8221; fino in fondo. E poi, tradire. &#8220;Tradire a Termini&#8221;, come sosteneva il Manifesto di sabato 18 luglio.  Sicilia, non Pontiac; oppure la condizione è la medesima. 1700 operai, che rischiano perchè, forse, dal 2012 non si faranno più macchine. Prospettive? Bho! E, ha ragione il giornalista, che a volte, neanche la &#8220;Santuzza&#8221; (Santa Rosalia) o il &#8220;Santuzzo&#8221; riescono a mutare le condizioni. <strong>Spremere</strong>. Ma, a volte ci si &#8220;compatta&#8221; e si riesce a reagire. Così, anche Mirafiori, &#8220;vede&#8221;  uno sciopero: in periodi come questi, non si poteva fare uno strappo e andare oltre i 600 euro di premio? C&#8217;è l&#8217;accordo sul premio, titolavano i giornali, e per alcuni, &#8220;un premio giusto&#8221;, magari &#8220;oltre era difficile portare a casa, con tutta la cig fatta in un anno&#8221;: per fortuna che: &#8220;<strong>la Fiom non ci sta: sciopero</strong>&#8221; (vedi La Stampa, pag. 59, articolo di Marina Cassi).  Come se andare in cig è una colpa del lavoratore! Per Airaudo, &#8220;La cifra è insufficiente. L&#8217;azienda fa profitti sul nostro lavoro&#8221;. Il capitale è volatile, sceglie posti sempre più convenienti per esso, per essi.  <strong>Spreme</strong>. Anche nei giorni scorsi, in Francia si è registrata una ulteriore crisi, a Chatellerault, (nel centro della Francia), dove operai  della New Fabris hanno manifestato contro la chiusura dello stabilimento.  Preoccupazioni già viste, già conosciute. <strong>Una volta v&#8217;erano le crisi cicliche</strong>, quelle che avrebbero dovuto verificarsi &#8220;ogni dieci anni&#8221;; ora il tempo tra una crisi e l&#8217;altra si è accorciato. A volte il tempo pare proprio non sia passato, e con esso, tutti i diritti conquistati dal movimento operaio, con le sue lotte, il suo sudore: diritti che continuamente vengono messi in discussione. <strong>Il movimento operaio era forte, e il capitalismo doveva mostrare &#8220;la faccia buona&#8221;, per cercare di contenerlo</strong>. Il tempo sembra essersi fermato. Agli anni &#8216;60. Non solo per alcune zone geografiche, ma anche per le persone. Non è un trolley a dare la sensazione del tempo passato. Laureati e operai continuano a fuggire dal Sud. &#8220;<strong>7oo mila giovani fuggiti dal Sud</strong>&#8220;, titolava la Stampa, venerdì 17 luglio: &#8220;un vero e proprio esodo quello che ha visto 700 mila persone scegliere l&#8217;emigrazione negli ultimi 10 anni&#8221;. <strong>Il trolley e la laurea non mutano la precarietà</strong>.  Erano il 25% dei laureati con il massimo dei voti a lasciare il Sud nel 2004, erano il 38% tre anni dopo.  Si è fatto proprio poco. Mentre si è fatto tanto, davvero tanto, per spremere e, per tradire.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Nell'eterno derby Mi-To, Milano tenta la rimonta]]></title>
<link>http://statoemercato.wordpress.com/2009/07/15/nelleterno-derby-mi-to-milano-tenta-la-rimonta/</link>
<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 14:00:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>statoemercato</dc:creator>
<guid>http://statoemercato.wordpress.com/2009/07/15/nelleterno-derby-mi-to-milano-tenta-la-rimonta/</guid>
<description><![CDATA[MODELLI. La politica milanese ritrova compattezza (tutta a destra), Chiamparino in attesa. E Mirafio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[MODELLI. La politica milanese ritrova compattezza (tutta a destra), Chiamparino in attesa. E Mirafio]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ecco cosa può far crollare l'Ottimista...]]></title>
<link>http://msdfli.wordpress.com/2009/07/15/ecco-cosa-puo-veramente-far-crollare-berlusconi/</link>
<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 00:01:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>msdfli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alcune notizie di ieri ci hanno fatto riflettere. I tentati attacchi mediatici da parte di Repubblic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Alcune notizie di ieri ci hanno fatto riflettere. I tentati attacchi mediatici da parte di Repubblic]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[“Bene fiat, ora si investa su Mirafiori” ]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/06/19/%e2%80%9cbene-fiat-ora-si-investa-su-mirafiori%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 10:24:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dichiarazione di Gianfranco Morgando  (Segretario Regionale PD ) “Esprimiamo un giudizio positivo de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Dichiarazione di Gianfranco Morgando  (Segretario Regionale PD ) “Esprimiamo un giudizio positivo del primo incontro del tavolo sulla Fiat convocato a Palazzo Chigi, in particolare perché ha confermato la serietà degli intenti di Sergio Marchionne e del management del Lingotto che stanno reagendo alla crisi con una strategia di espansione sul mercato internazionale.  E’ molto importante che sia stato ribadito come Fiat non possa che avere salde radici in Italia, che si intende mantenere gli equilibri occupazionali e non ridurre la produzione nel nostro Paese, che siano state individuate con chiarezza le condizioni indispensabili perché Fiat possa raggiungere i traguardi delineati (ecoincentivi, riconoscimento della cig ordinaria e straordinaria, riduzione dei costi e della conflittualità sociale).  Crediamo che, pur nel quadro di una necessaria razionalizzazione del settore, sia indispensabile dare adeguate garanzie allo stabilimento di Mirafiori e all’indotto piemontese. Siamo d’accordo con Marchionne quando ricorda che tutti devono fare la propria parte con responsabilità. La Regione Piemonte l’ha fatta e continuerà a farla, aspettiamo di capire quale sia la parte che il Governo intende giocare”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Auto-visioni storiche]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/06/08/auto-visioni-storiche/</link>
<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 14:43:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Torneranno a vivere dal 30 maggio sino al 5 luglio. Sono allestimenti, vetture, telai e motori di di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Torneranno a vivere dal 30 maggio sino al 5 luglio. Sono allestimenti, vetture, telai e motori di diverse marche, per la maggior parte ormai scomparse, che fanno parte della mostra AUTO-VISIONI STORICHE.</p>
<p>Si tratta di una raccolta di immagini fotografiche realizzate presso le sale del Museo Nazionale dell&#8217;Automobile &#8220;Carlo Biscaretti di Ruffia&#8221; di Torino.<br />
Per visitare la mostra: Mirafiori Galerie &#8211; Mirafiori Motor Village, Piazza Cattaneo 9, Torino</p>
<p>Apertura: Dal lunedi al sabato: 9.00-19.30 orario continuato</p>
<p>Domenica 9.30-13.00 / 15.00-19.30<br />
Ingresso libero tel. 011.0042000<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-7240" title="05" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/05.jpg" alt="05" width="450" height="290" /></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7241" title="18" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/18.jpg?w=300" alt="18" width="300" height="193" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7242" title="25" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/25.jpg" alt="25" width="450" height="290" /></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7243" title="22" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/22.jpg?w=300" alt="22" width="300" height="193" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7244" title="b_1" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/b_1.jpg" alt="b_1" width="450" height="290" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7245" title="26" src="http://paoblog.wordpress.com/files/2009/06/26.jpg" alt="26" width="450" height="290" /><br />
Fonte: <a href="http://www.wired.it/">www.wired.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Noi Uniamo, il capitale divide]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/05/17/noi-uniamo-il-capitale-divide/</link>
<pubDate>Sun, 17 May 2009 21:12:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[La giornata di ieri si era conclusa con una tristezza all&#8217;interno di un&#8217;altra tristezza.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/dscn0737.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2192" title="DSCN0737" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/dscn0737.jpg?w=300" alt="DSCN0737" width="300" height="225" /></a>La giornata di ieri</strong> si era conclusa con una tristezza all&#8217;interno di un&#8217;altra tristezza. Una menzionata, l&#8217;altra no. Una tristezza constatare che <strong>molti hanno più a cuore uno spettacolo che le prospettive fosche di tante migliaia di lavoratori</strong>. Se fosse stata una partita, avrei detto: &#8220;50.000 contro 15.000&#8243;. Il fatto  è che dietro ai 15 mila operai in corteo a Torino si nascondono famiglie, magari monoreddito, che stentano ad arrivare a fine mese. Già la scelta di campo, di stare con gli &#8220;amici&#8221; e non con gli operai la dice lunga sulla divisione. Poi, una tensione, un attacco, una contestazione, una spinta al leader della Fiom acuiscono la divisione. Pollice su dalla sala di comando. Tristezza in chi come me ha accompagnato questo corteo. Un corteo colorato, vivace, unito fino in fondo. Peccato che anche i cortei conoscano i tempi supplementari. Come le partite. E al 120, non un fischio dell&#8217;arbitro, ma un fischio diventato: &#8220;Tensione a Torino. Assalto al leader Fiom&#8221; (La Stampa, domenica 17 maggio); oppure &#8220;Tute blu a Torino, assalto dei Cobas&#8221; (La Repubbica, domenica 17 maggio);  &#8220;Contestato il leader Fiom&#8221;, (Liberazione), anche se il titolo più significativo dello stesso giornale è <strong>&#8220;La Fiat siamo noi&#8221;</strong>. Peccato, un senso di tristezza mi ha accompagnato lungo il corso della giornata. Per proseguire poi in serata. A Torino &#8220;una festa&#8221; riesce a portare in piazza migliaia e migliaia di persone&#8221;. Una nuova epoca per la tv. La stessa piazza che negli anni &#8216;70 era colma di operai, per chiedere pane e dignità. E cultura, magari con le 150 ore. Oggi &#8220;abbiamo una nuova epoca: digitale terrestre&#8221;. Eppure dovremmo preoccuparci se &#8220;il 66% dei piemontesi legge almeno un lbro all&#8217;anno&#8221; (la media nazionale è del 60% nel nord Italia del 67%): dati Istat 2006. Pochino per sviluppare sensibilià. E per stare &#8220;dalla parte che soffre&#8221;. Ma d&#8217;altronde anche la selezione delle candidature, nei partiti populisti e liberisti, non avviene più in base all&#8217;educazione famigliare, all&#8217;istruzione, alle buone letture, ai principi e adesione a valori: no, avviene in base &#8220;all&#8217;apparire&#8221;. Forse il riferimento a <em>Daniel Bell</em> ci sta tutto (&#8220;Le contraddizioni culturali del capitalismo&#8221;, citazione riportata alcuni giorni fa su la Repubblica). Gli individui si comportano in maniera diversa,  con riferimento ai valori, a seconda che siano produttori o consumatori. Nel primo i valori di riferimento sono lavoro, puntualità, disciplina e altro; nel secondo, i consumatori, ricercano il piacere, a vivere il presente. Il futuro? appartiene ad altri, a chi &#8220;partecipa al corteo degli operai&#8221;. Il presente è con gli &#8220;amici&#8221;. Eppure guardando con l&#8217;occhio &#8220;della crisi&#8221;, uno su due ne è stato colpito; sei persone su dieci sono state costrette a ridurre i consumi e ri-orientare i propri vincoli di bilancio. Una spesa mensile esorbitante con il costo dell&#8217;affitto che si aggira sui 600-700 euro. Fame di cultura e fame-fame avrebbero dovuto &#8220;segnare&#8221; con chi stare. Eppure&#8230;Il capitale ci ha già diviso: interinali, a tempo determinato, somministrati, cococo ecc. ecc. non creiamo tra di  noi ulteriori divisioni e lacerazioni! Con l&#8217;amarezza per come si è concluso il corteo, (colgo l&#8217;occasione per esprimere <strong>solidarietà a Gianni Rinaldini</strong>, e all&#8217;amico Stefano dell&#8217;Inca Cgil di Torino che nessuno menziona, ma rimasto anch&#8217;esso contuso) e la serata, oggi decido di recarmi al Salone del libro di Torino. Pagati gli otto euro d&#8217;ingresso, incontro uno stand che mi da l&#8217;idea di un ritorno alla normalità, alle radici, alla memoria, alla storia: lo <strong>stand di slow food</strong>. Decido di &#8220;rallentare il passo&#8221;, fermarmi e chiacchierare. Forse rallentare è doveroso. Soprattutto quando si pensa alla velocità del capitale, capace sempre di dividere. Tutto. Tutti. Ricordiamocene alle urne, nel segreto delle cabine elettorali!!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nessuna fabbrica deve essere chiusa]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/05/16/nessuna-fabbrica-deve-essere-chiusa/</link>
<pubDate>Sat, 16 May 2009 19:39:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Retro di Mirafiori Torino Sabato 16 maggio, ore 10.00 Porta 5, Mirafiori, Torino. Alle spalle il sim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong></strong></p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><strong><strong><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/mirafiori-retro.jpg"><img class="size-medium wp-image-2171" title="mirafiori-retro" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/mirafiori-retro.jpg?w=225" alt="Retro di Mirafiori Torino" width="225" height="300" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Retro di Mirafiori Torino</p></div>
<p><strong>Sabato 16 maggio, ore 10.00  Porta 5, Mirafiori, Torino</strong>. Alle spalle il simbolo del capitale. Un polo, da 6 milioni di auto. Davanti il lavoro. Migliaia di lavoratori. Compatti. <strong>“Nessuno stabilimento deve chiudere”</strong>. I primi che incontro scendendo dal tram, una coppia di Chivasso. Per fortuna l&#8217;amore c&#8217;è. Sono con loro, insieme. Con il lavoro, e con chi lo vorrebbe, ancora. E con chi si oppone al rischio. Di perderlo. Una marea di bandiere rosse, e di striscioni è posta davanti. Ripenso ad un articolo di Internazionale letto sul tram nel tragitto che mi conduceva dinanzi alla porta 5. “Il socialismo ha fallito e il liberismo è in crisi. Per costruire il modello economico del futuro dobbiamo riscoprire l&#8217;interesse collettivo, scrive Eric Hobsbawm”. (Internazionale, 15, 21 maggio 2009, pag.44). Interesse collettivo e solidarietà. Sento voci che diventano lingue: dialetti. Campano, molisano, pugliese, piemontese, laziale; dialetti che diventano lingua; una sola voce:  “Pomigliano, Termini Imerese, Mirafiori, Lecce, Airasca (e tantissimi altri): NON SI TOCCANO”.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Cosa si chiede lungo il percorso che dalla porta 5 di Mirafiori porta verso Corso Unione Sovietica, via Basso Buole, via Genova, via Biglieri, Lingotto? L&#8217;allungamento del periodo di cassa integrazione da 52 settimane a 104  e l&#8217;estensione degli ammortizzatori sociali ai precari. Un confronto tra azienda e sindacati e regioni per fare il punto sui siti produttivi. Per dire che l&#8217;operaio esiste. Ancora. Esisterà, sempre. Ora è il “capitale&#8221;, lo “sfruttamento” che deve arretrare. <em><strong>“Tute Blu da tutta Italia per conoscere il loro futuro”</strong></em>, titolava la Repubblica di oggi (<em>Stefano Parola</em>, cronaca di Torino). Io direi “per riappropriarsi del proprio futuro”. La Stampa titolava “Gli operai Fiat: nessuno tocchi i posti in Italia” (<em>Marina Cassi</em>, cronaca di Torino). Io direi “Nessuno tocchi i posti di lavoro ovunque. Forse un po&#8217; di internazionalismo non fa male. I lavoratori devono essere uniti, sempre. Contro tutti i “Marchi-onni”. Insieme possiamo vincere rifiutando e dicendo un bel “no alla guerra tra poveri”.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/fiom-cgil-milano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2167" title="Fiom-cgil-milano" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/fiom-cgil-milano.jpg?w=300" alt="Fiom-cgil-milano" width="300" height="225" /></a></strong>Il corteo vedeva la presenza di circa 4 mila presenze provenienti da fuori Torino: mille da Pomigliano.  I gonfaloni presenti: Regione Puglia, Regione Campania, Comune di San Sebastiano Vesuvio, Comune di Torino, Provincia di Torino, Comune di Visciano (simpatico sia il sindaco che il conterraneo che lo accompagnava), Pomigliano d&#8217;Arco, Castellamare di Stabia. Poi, gli striscioni delle fabbriche e sindacati.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Slai Cobas, Napoli (molti reggevano cartelli con su scritto: &#8220;sono stato deportato con accordo sindacale al reparto confino di Nola&#8221;); Cobas Slai Alfa Romeo Arese; Slai Cobas, Como; Fiom Cgil Molise; R.S.U. Enti Centrali Mirafiori; Rappresentanze sindacali unitarie Magneti Marelli Corbetta; Rappresentanze Unitarie Aifo Iveco, Zona S.Siro; RSU Carrozzeria Mirafiori; Federazione Impiegati Operai Metallurgici Fiom-Cgil Milano; RSU Maserati Modena; RSU Iveco Engineering: RSU Iveco SPA STURA; Lavoratori Fivit Colombotto Collegno Torino; Rappresntanze Sindacali Unitarie Iveco; Fiom Cgil Torino; RSU Powertrain Fiat Mirafiori; RSU Fiom Cgil Stabilimento Suzzara;</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/ferrero-con-i-lavoratori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2178" title="ferrero-con-i-lavoratori" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/ferrero-con-i-lavoratori.jpg?w=300" alt="ferrero-con-i-lavoratori" width="300" height="225" /></a>Presse Fiat Mirafiori (gruppo che ha acclamato e richiesto nel mezzo il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero); Fiom Dytech Chivasso (grande “lezione” da chi lavora senza “guanti bianchi”); Plastic components Magneti Marelliex Ergom, Caserta; RSU Fim Fiom Uilm Fismic, “Pomigliano non si tocca”;</p>
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<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/barbara-skf-sciopero-fiat.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2177" title="barbara-skf-sciopero-fiat" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/barbara-skf-sciopero-fiat.jpg?w=300" alt="barbara-skf-sciopero-fiat" width="300" height="225" /></a> FIOM SKF AIRASCA (grazie agli amici che mi fanno sentire sempre uno di loro, da Roma in avanti. Primo da rieletta di Barbara); Fiom Cassino; Fiat Powertrain stabilimento di Verrone, RSU Fim Fiom Uilm; New Holland; Lavoratori Comau Meccanica Grugliasco; Fiom Cgil Bologna; Gruppo Magneti Marelli di Bologna con uno striscione strepitoso: &#8220;La lotta è credere in un futuro migliore, prendi il meglio di te e mettilo nella lotta&#8221;, Cgil Fiom Weber Magneti Marelli Bologna (siete grandi!!!); “Tutti insieme”, Lavoratrici e lavoratori Carrozzeria Bertone; e poi, tantissimo rosso, di partiti. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Partito dei Lavoratori, Sinistra Critica.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Tantissimi cartelli e tantissimi slogan.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Uno su tutti: <strong><strong>“La classe operaia non ha nazione”</strong>.</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/esponenti-prc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2169" title="esponenti-prc" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/05/esponenti-prc.jpg" alt="esponenti-prc" width="267" height="200" /></a></strong>Colgo inoltre l&#8217;occasione per ribadire ancora una volta che l&#8217;elezione dell&#8217;amica sindacalista Barbara della Skf è stata la miglior scelta possibile. Oltre che sfilare per tutto il corteo ha chiesto con forza e tenacia agli esponenti istituzionali di Rifondazione Comunista di <strong><strong>“stringersi” ancor più di quanto facciano nelle realtà di fabbrica della sua zona</strong>. </strong>Gesti di  forte solidarietà nei confronti di colleghi di altre realtà del suo territorio. Forse ora dobbiamo veramente puntare ad una iniziativa pubblica, non legata al profitto ma che sappia redistribuire la ricchezza in maniera equa. Riscoprendo le vere radici del movimento operaio, un brivido mi percorre e mi assilla: questa sera quanti saranno presenti in Piazza San Carlo per vedere <em>insieme con gli &#8220;Amici&#8221;</em> della &#8220;berlusconiana Maria De Filippi&#8221;? Possibile che a tutta questa marea di gente passerà per la testa, neanche per un attimo, che forse il loro futuro si gioca questa mattina e non questa sera? Possibile che, anche a Torino, ci sia stato questo &#8220;massacro&#8221;?</p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gramsci, il carcere fascista e le fabbriche]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/04/27/gramsci-il-carcere-fascista-e-le-fabbriche/</link>
<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 20:48:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Monumento ad Antonio Gramsci. Rimini. Bigazzi Oggi ricorre l’anniversario della morte di Antonio Gra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong></p>
<div id="attachment_2025" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/04/vista-ravvicinata-diurna.jpg"><img class="size-medium wp-image-2025" title="vista-ravvicinata-diurna" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/04/vista-ravvicinata-diurna.jpg?w=300" alt="Monumento ad Antonio Gramsci. Rimini. Bigazzi" width="300" height="260" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Monumento ad Antonio Gramsci. Rimini. Bigazzi</p></div>
<p>Oggi ricorre</strong> l’anniversario della morte di Antonio Gramsci, avvenuta il 27 aprile del 1937, grande intellettuale e capo del partito comunista italiano tenuto per decenni dentro le carceri dal fascismo, fino a sfinirlo.</p>
<p>Nessuna parola nelle reti televisive italiane, neanche nel Tg3 telegiornale pubblico in quota Pd.</p>
<p>Il 25 aprile scorso, per la prima volta, mi sono recato &#8211; come già scritto, &#8211; insieme ad alcuni compagni di Rifondazione Comunista presso la casa di Antonio Gramsci, a Torino. Un palazzo, la cui facciata è coperta, da una ristrutturazione ormai programmata da un po&#8217; di tempo. Ma a noi, le facciate, non interessano. Interessa la sostanza. Abbiamo, insieme ad altri compagni dei comunisti italiani, posizionato le bandiere e posato dei fiori. L&#8217;emozione è stata tanta. Un discorso del segretario di Rifondazione Comunista, un ricordo ad Antonio Gramsci. L&#8217;invito a recarci presso i cancelli di Mirafiori, dove, alcuni lavoravano. &#8220;L&#8217;invito&#8221; per me è stato come gettare un sasso in una cristalleria: dirompente. Rabbia. In una giornata di festa, in una giornata in cui, &#8220;piaccia o non piaccia l&#8217;esperienza partigiana fu determinante per restituire la libertà e la dignità al nostro Paese&#8221;, e dove finalmente a gran voce si afferma che &#8220;la costituzione non è un residuato bellico &#8230;. come da qualche parte si vorrebbe far intendere&#8221;.</p>
<p>Una Repubblica, fondata sul lavoro, che c&#8217;è solo per alcuni, in una giornata come questa, di festa, dove altri invece, non oggi, ma da lunedì, magari, non lavoreranno. E chissà per quanto tempo! Non entro nel merito, se era un accordo sindacale o chissà. Rifletto. Apprezzo, il sindacato a cui ho sempre dato la mia adesione, la Fiom, che, nei periodi in cui lavoravo (in una grande fabbrica), se &#8220;i colletti bianchi&#8221; erano in cassa o mobilità, indiceva, in officina, lo sciopero degli straordinari: &#8220;per solidarietà&#8221;. <strong>Solidarietà e recupero dei valori del movimento operaio, a questo bisognerà e si deve puntare.</strong> Certo, in un periodo in cui &#8220;degli impegni&#8221;, e &#8220;delle parole&#8221;, spesso se ne fanno coriandoli, buoni non soltanto a Carnevale, ma validi in qualsiasi periodo dell&#8217;anno, (anche quando non vuoi giocare, anche in tempi in cui le &#8220;feste sono finite&#8221;, ma ti fanno giocare, solo che a divertirsi ed arricchirsi sono altri) è difficile pensare che la suddivisione del lavoro, quella che non riesce a Mirafiori, Italia, possa riuscire tra Italia ed estero (vedi Indesit). E, non deve giustificare la giornata lavorativa il fatto che  negli ultimi 15 anni a pagare pegno sono stati gli operai che hanno visto aumentare il proprio reddito disponibile in misura decisamente inferiore  (più 0,6%) rispetto agli autonomi (più 2,6%), e che la percentuale dei poveri della stessa classe operaia sia passata da 27% al 31% (&#8220;poveri&#8221; coloro che percepiscono un reddito inferiore al 60% di quello medio).</p>
<p class="MsoNormal">Ho ripensato spesso agli esempi forniti dalla Fiom, che in tutti i modi cerca di riportare dignità sul posto di lavoro. Davanti ai cancelli di Mirafiori ho pensato a tanti personaggi del movimento operaio, che hanno sacrificato tutto, per amore della classe operaia. Ho pensato ad un grande personaggio come <em>Paride Batini</em>, scomparso solo pochi giorni fa.</p>
<p class="MsoNormal">Ho pensato alle elezioni sindacali che in alcune aziende sono imminenti, come alla SKF. Personaggi tenaci, che esistono e resistono, mettendo solo e soltanto del proprio, solo ed esclusivamente le proprie energie al servizio di un ideale concreto: quello di avere più giustizia. A questo riguardo, una compagna mi scrive sul blog: &#8220;<em>Per cambiare questo sistema di cose, per vincere le paure e i ricatti, un appello a tutti i lavoratori SKF di Airasca, cercate di portare la democrazia dentro l’officina, è per fare ciò votate FIOM, l’unico sindacato che sta dalla parte dei lavoratori, votate Barbara, perché è una persona onesta e impegnata, se volete contribuire a togliere tutte le telecamere dentro lo stabilimento, comprese quelle dentro la mensa”. “Ormai lì sembra di vivere come in un reality, grande fratello” solo che è terribile come il libro di George Orwell</em>”.</p>
<p>Ricordatevi Operai che solo voi, con il vostro voto potete farlo: portare la DEMOCRAZIA nelle fabbriche.</p>
<p>Ritengo, inoltre, che la Fiom, la Lista Comunista e Anticapitalista che si presenta unita alle prossime elezioni europee, debbano valorizzare maggiormente queste persone, per continuare a dare un senso attuale, ai valori della Resistenza e, per continuare ad onorare le grandi idee per cui Antonio Gramsci ha dato la vita.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[«Noi insegnanti precari licenziati per sempre»]]></title>
<link>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/03/08/%c2%abnoi-insegnanti-precari-licenziati-per-sempre%c2%bb/</link>
<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 17:17:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzas75</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da IL SECOLO XIX del 24 febbraio 2009 Una prof destinata a non avere più cattedra né alunni si fa po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;">Da <em>IL SECOLO XIX </em>del 24 febbraio 2009</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://beataignoranza.files.wordpress.com/2009/03/obama_school515.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2939" title="Obama" src="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/03/obama_school515.jpg" alt="Obama" width="468" height="330" /></a><strong><em>Una prof destinata a non avere più cattedra né alunni<br />
si fa portavoce della drammatica condizione dei &#8220;senza futuro&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:left;">SUI QUOTIDIANI di alcuni giorni fa leggiamo che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato nei giorni scorsi il piano salva- economia, nel quale trova ampio spazio quello che lui stesso ha definito &#8220;il principale investimento sull&#8217;istruzione e sulla scuola che mai sia stato fatto nella storia americana&#8221;: 100 miliardi di dollari per l&#8217;istruzione e la scuola; ciò rappresenta, secondo le parole del Presidente, da una parte il salvataggio di un numero altissimo di posti di lavoro, dall&#8217;altra un indispensabile intervento in settori critici per la vita americana del futuro.<!--more--><br />
Capito come si fa? Per far girare un&#8217;economia ridotta allo stremo si cerca di limitare la disoccupazione, si &#8220;investe&#8221; in occupazione, insomma; se un settore è considerato &#8220;critico&#8221; si impegnano risorse in quel settore.<br />
Si pensa ad un &#8220;futuro&#8221; del Paese.<br />
Sembrerebbe una ricetta semplice.<br />
Sembrerebbe logico.<br />
Eppure qui da noi è diverso.<br />
Da noi &#8220;si taglia&#8221;.<br />
Se l&#8217;economia non gira, da noi si attua l&#8217;ecatombe dei precari della scuola: non licenziati, oh no!, così non si potranno annoverare nelle statistiche;  semplicemente non assunti; dopo decenni di incarichi a tempo determinato, così, da un giorno all&#8217;altro, tutti a casa!<br />
Là 100 miliardi di dollari di investimento; qui un taglio da 8 miliardi di euro nella scuola pubblica, soltanto con l&#8217;ormai avvenuta conversione in legge del Decreto 112/08.<br />
Eppure proprio la crisi economica globale dovrebbe indurre il Governo a riconsiderare la questione: alle centinaia di migliaia di cassaintegrati e disoccupati dell&#8217;industria si aggiungeranno i non-assunti precari della scuola; sono state fatte &#8211; con grande amplificazione dei media &#8211; &#8220;cordate&#8221; per l&#8217;Alitalia; mille operai di Mirafiori faranno una settimana in meno di cassa integrazione &#8211; si legge &#8211; grazie agli incentivi stanziati per la Fiat.<br />
Benissimo, ben venga ogni iniziativa atta a ridurre il disastro sociale.<br />
L&#8217;amarezza deriva però dalla constatazione, una volta di più, di appartenere ad una categoria bistrattata: dove sono gli ammortizzatori sociali per chi ha accumulato decenni di servizio precario nella scuola? Chi &#8211; per noi &#8211; investe in occupazione?<br />
Orfani di una qualche Confindustria che, tutelandosi, ci tuteli, figliastri di uno Stato che da anni, con passione e competenza, serviamo, sentiamo anzi su di noi l&#8217;ala di un&#8217;altra, più implacabile, scure: non solo, infatti, è stato disatteso il provvedimento della Finanziaria 2006, che prevedeva l&#8217;immissione in ruolo (e quindi la tranquillità economica, la possibilità di fare progetti di vita, l&#8217;aspettativa legittima di una vecchiaia serena con una pensione dignitosa) di 150.000 docenti precari; anzi, la nuova manovra economica, messa in atto da progetti di legge, come l&#8217;Aprea, attualmente in discussione, sostenuta da rapporti, come quello (a che titolo?) della Fondazione Agnelli, prevede il definitivo allontanamento dalla scuola dei precari, non già stabilizzandoli, conferendo loro dignità ed autonomia economica: semplicemente non assumendoli; convogliando, peraltro, il risparmio così ottenuto sui colleghi di ruolo, sottoforma di incentivi attribuiti in base ad un non meglio definito &#8220;merito&#8221;, in una logica di cannibalismo che, specie in un momento così delicato, nulla sembra avere di educativo né di esemplare.<br />
Sarebbe come mettersi nel piatto, come contorno, il pane degli altri, proprio di quei colleghi con i quali l&#8217;anno prima si era collaborato, nei consigli di classe, nei collegi docenti, nelle riunioni per materia, nei progetti; anziché, quindi, stipulare per i colleghi, come sarebbe buono e giusto, contratti di solidarietà, gli insegnanti dovrebbero accettare aumenti con la consapevolezza che rappresentavano l&#8217;altrui stipendio.<br />
E, mentre da noi si sta perpetrando tutto questo, Obama, per salvare il Paese dalla crisi, incomincia dalla scuola, dall&#8217;istruzione, dalla cultura; il Presidente Obama decide di far ripartire l&#8217;economia americana assumendo nuovi insegnanti&#8230;</p>
<p style="text-align:right;"><em>Stefania Pagliero &#8211; Direttivo Comitato Precari Liguri della Scuola</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un maggio lungo dieci anni]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/02/19/un-maggio-lungo-dieci-anni/</link>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 14:49:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/02/19/un-maggio-lungo-dieci-anni/</guid>
<description><![CDATA[Libri - Il Nemico inconfessabile, Paolo Persichetti, Oreste Scalzone, Odradek 1999 Altro era il fare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Libri -<em> Il Nemico inconfessabile</em>, Paolo Persichetti, Oreste Scalzone, Odradek 1999</strong></p>
<p><em>Altro era il fare convulso che mi raccontavi e che conteneva, secondo quanto mi dicevi, parte di un mondo futuro […] Era un modo di battersi. Non si chiedeva di essere d’accordo con un progetto, solo darsi alle lotte. Furono case vuote che vennero occupate, pigioni che non si pagarono più, bollette di elettricità bruciate in piazza. Si impedivano le ritorsioni degli stacchi, degli sfratti. Si era smesso di pagare i conti, si passava a esigere. Quando finiva il tempo della lotta, con risultato buono o cattivo, si cominciava da un’altra parte […] Non eravamo convenienti, il nostro metodo era l’urto, tecnica faticosa per ottenere anche poco, a volte niente. Però procurava peso. C’è un tempo della vita in cui un uomo vuol poggiare al suolo una pianta larga, un passo non leggero. Non per pestarlo, ma per caricarlo con tutto il corpo. In quegli anni nessuno voleva essere lieve. Urgeva una diversa gravità che cambiò l’andatura di molti […] Negli anni degli urti nessuno voleva essere più alto, più magro, nemmeno più sano: ridevano volentieri le bocche sdentate […]<br />
Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno. <img class="alignright size-full wp-image-1683" title="1497_1497" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/02/1497_1497.jpg" alt="1497_1497" width="500" height="375" /><br />
</em></p>
<p><strong>1</strong>. Quando si guarda alla storia italiana degli anni 70, quando si affronta quella lunga stagione di sovversione politica e sociale, il pensiero corre in ritirata, la profondità diventa pesantezza e l’intelligenza lascia il posto alla piattezza. Allora ogni riflessione indugia sovente più al giudizio che alla considerazione. Un lungo maggio rampante tamtamizzato, disseminato, ha attraversato per intero gli anni Settanta, tra insurrezione e controinsurrezione, persistenze e resistenze, protraendosi fino ai soprassalti degli anni 80. Questa contestazione sociale generalizzata ha avuto il suo epicentro nell’insorgenza selvaggia di un vero potere operaio, il cui fulcro, nel contesto della regolamentazione fordista e della produzione taylorista, è stato rappresentato dalla fanteria degli operai massa(1). Questi ultimi erano costituiti per la maggior parte da terroni, omologhi dei turchi alla Volkswagen, dei pachistani della Gran Bretagna, dei magrebini a Billancourt. Terroni i cui padri, annessi in un’epoca relativamente recente, erano stati assimilati e italianizzati a forza, prima col sistema fiscale dei Savoia, poi attraverso il battesimo del fuoco e del sangue &#8211; nel fango delle trincee della Grande Guerra &#8211; in regioni dove gli abitanti parlavano una lingua a loro straniera.</p>
<p><strong>Origini lontane dell’anomalia italiana</strong><br />
<strong>2</strong>. Bisogna considerare le specificità del processo di costruzione, sulle spalle del corpo sociale, di uno Stato-nazione fabbricato dall’alto sulla società civile, le società dell’antico paese dalle cento città. E poi, risalire alla questione delle masse cattoliche, al «non expedit»(2), all’Italietta, al fascismo, alle avventure coloniali, alla guerra persa. E ancora, al «compromesso storico» ante litteram dei grandi partiti di massa: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, coppia opposta, associati e antagonisti di due egemonie. Il mito fondatore della Repubblica fu dunque il Risorgimento, ma l’Assemblea costituente risultò talmente ossessionata dalla volontà di rilegittimare il modello centralista, da scartare il federalismo e facilitare l’avvio della «partitocrazia». Da un lato, il Piano Marshhall, lo scudo crociato Libertas, la Chiesa, la Nato, il Mercato comune; dall’altro, l’attesa della rivoluzione, la telenovela dello Sputnik(3), e sulla terra, il valore del lavoro e il lavoro come valore, una sorta di “calvinismo del capitale variabile”. La gestione, insieme, di un’economia mista sulla base della dialettica tra difesa del lavoro e iniziativa del capitale, come riflesso privilegiato della diarchia geopolitica definita a Yalta: il «bipartitismo imperfetto», il «fattore K», la «dottrina Sonnenfeldt»(4) &#8211; l’elemento di sovradeterminazione geopolitica che ha congelato l’Italia, permettendo più di quaranta anni di equilibrio eccezionale(5) &#8211; e il «consociativismo»(6) (cioè l’associazione dell’opposizione comunista ai poteri e alle decisioni come compenso all’impossibilità dell’alternanza). E ancora, la configurazione ideologica e politica assunta in Italia dalla contro-rivoluzione stalinista: il togliattismo(7), il «nazional-popolare», un misto di machiavellismo, di spirito contro-riformista, di filosofia della storia &#8211; necessariamente idealista &#8211; di egualitarismo e di collettivismo verso il basso (l’egualitarismo dei «più uguali degli altri», il comunismo degli uomini non comuni, il comunismo cratico invece del comunismo critico), e un’ibridazione profusa, tra le quali l’eredità dello storicismo hegeliano versione Benedetto Croce, o dell’attualismo di Gentile(8).<br />
<strong><br />
Originalità della sovversione sociale italiana nel contesto europeo</strong><br />
<strong>3</strong>. Nel dopoguerra, a partire dagli anni cinquanta, cominciò un enorme trasferimento interno di forza-lavoro dovuto alla <img class="alignright size-full wp-image-1684" title="nemicoinconfessabile2" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/02/nemicoinconfessabile2.jpg" alt="nemicoinconfessabile2" width="176" height="250" />domanda generata dalle rapide forme di sviluppo del capitalismo italiano. Il vecchio operaio professionale, a forte spessore ideologico, dotato di una memoria storica legata alla Resistenza, si fuse progressivamente con la nuova figura dell’«operaio massa». I nostri «arabi» alla Fiat erano loro, con la differenza che essi possedevano una carta d’identità italiana e non erano dunque sottomessi al ricatto dell’espulsione, e inoltre potevano comunicare alla catena di montaggio con lo stesso medium linguistico. Questa «rude razza pagana», massa arrabbiata di giovani meridionali sottratta al tradizionale controllo della Chiesa esercitato nelle campagne, incontrò la scuola della lotta di classe nelle fabbriche del nord e la tradizione del sovversivismo rivoluzionario della Resistenza. S’innescò così una miscela esplosiva(9). I fatti del «luglio 60»(10). e quelli di Piazza Statuto nel 1961(11), furono le prime grandi manifestazioni di autonomia operaia del dopoguerra. Due episodi che assunsero il ruolo simbolico di apertura dei cicli di lotte che condussero agli anni 70. Questi due momenti rappresentarono l’affacciarsi sulla scena delle nuove generazioni operaie che si andavano formando nel tessuto sociale metropolitano: i giovani dalle «magliette a strisce» e i nuovi «operai di linea», carichi di una rabbia sociale nuova, un’insofferenza per la tradizionale rigida morale operaia e la prospettiva di una vita di fabbrica, sotto l’influenza di culture giovanili che trovavano spazio tra le pieghe della società dei consumi che si approssimava. Fece irruzione una nuova immaginazione del conflitto e una fantasia delle forme di lotta che sorprese e scavalcò le organizzazioni tradizionali del movimento operaio e della sinistra(12).</p>
<p><strong>4</strong>. Questo vero e proprio contro-potere si esprimeva prima di tutto attraverso l’assalto al reddito e la critica pratica del lavoro. Un contro-potere che si presentava come una potenza di, opposta ai poteri su. Era l’espressione di un alto livello d’indipendenza, dunque di virtuale autonomia. Questo forte antagonismo operaio agiva come embrione di un potere alternativo: scioperi a oltranza e scioperi selvaggi, cortei di officina, occupazioni e insubordinazione operaia, forme dure di lotta che avevano modificato i rapporti di forza. La gerarchia del comando capitalista era rimessa in discussione, le vecchie commissioni interne vennero sostituite dai consigli di fabbrica, la cui spinta radicale fu ben presto normalizzata con la loro trasformazione in strutture di base dalle confederazioni sindacali, attraverso la formazione del sindacato dei consigli(13). L’esperienza dei Cub (Comitati Unitari di Base(14) in alcune grandi fabbriche, che vede la classe operaia trasformarsi in soggetto, segno di una forte spinta di autonomia, è alla base delle rivendicazioni sociali economicamente più sovversive, come la rottura del legame tra aumento del salario e incremento della produttività. Il salario diventa così una variabile indipendente dalla produttività(15). Gli operai escono dalla fabbrica, occupano i centri urbani e si legano agli altri settori di classe: studenti, senza-casa, donne. L’intera società si infiamma. Lo scontro sociale tocca livelli altissimi. La massa delle ore di sciopero, i grafici del conflitto, la dimensione quantitativa e qualitativa del confronto, mostrano tetti mai raggiunti nei decenni precedenti. Il che spiega come un’epoca in cui l’autonomia del politico aveva trovato nel «compromesso storico» la sua realizzazione più ardita, avesse come riflesso speculare e vitale una furibonda autonomia del sociale.</p>
<p><strong>Gli anni 70: l’autonomia del sociale contro l’autonomia del politico</strong><br />
<strong><img class="alignleft size-full wp-image-1685" title="potere-operaio-democrazia-e-il-fucile-in-spalla-agli-operai" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/02/potere-operaio-democrazia-e-il-fucile-in-spalla-agli-operai.jpg" alt="potere-operaio-democrazia-e-il-fucile-in-spalla-agli-operai" width="470" height="148" />5</strong>. È l’epoca dell’unione sacra, che ha conosciuto il suo apogeo al momento del «compromesso storico» e dell’«unità nazionale», nell’ipertrofia del regime dei partiti, dello Stato dei partiti sostituitosi allo Stato sociale(16). Al suo posto si ebbe, o la potenza delle lotte sociali &#8211; il «Vogliamo tutto»(17) &#8211; oppure, i corporativismi incrociati: le strutture sindacali e politiche del «Movimento operaio» istituzionale, che esercitavano il ruolo di padrini sociali sulla forza lavoro; o la balena bianca, partito-madre, partito-regime, partito-Stato, che è stata la Democrazia cristiana. La quale, a suo modo, era anche partito-Stato sociale con la sua politica di redistribuzione “a pioggia” dei redditi in cambio di consenso elettorale, una specie di versione clientelare del keynesismo(18). Oltre trent’anni di potere avevano trasformato la dc in un partito-società, fotocopia della maggioranza sociale del Paese, agglomerato di classi, corporazioni, ceti, lobbies, che in essa trovavano il luogo della rappresentanza e della mediazione dei loro interessi. Al suo interno c’erano la destra e la sinistra sociale, una miscela di modernità e tradizione. Con un rapporto di egemonie concatenate l’una all’altra, Dc e Pci gestivano ognuno la propria sfera: ai democristiani quella superiore che controllava l’esecutivo, gli esteri, gli interni, la politica economica, la difesa; ai comunisti la forza-lavoro e la cultura. Persino all’interno degli organi repressivi dello Stato &#8211; dove carabinieri e polizia erano sempre rimasti rigidamente controllati dalla dc, si aprivano spazi per la presenza di uomini legati al Pci. Nella magistratura inquirente, soprattutto; ovvero tra quei sostituti procuratori che hanno avuto un ruolo chiave nel supplire all’incapacità di risposta politica dello Stato alla sovversione sociale montante. Questa «gestione simbiotica» dello Stato e della società civile trovò un cemento ulteriore, una legittimità ideologica, nella gestione dello stato di emergenza antiterrorista. La sovversione politica e sociale che cresceva in quegli anni fu anche il primo grande nemico del consociativismo e della partitocrazia.</p>
<p><strong>La tribù delle talpe<br />
6</strong>. La prima metà degli anni 70 è caratterizzata dal proliferare di numerose formazioni extraparlamentari che si lanciano in una rissosa disputa concorrenziale nel tentativo di occupare lo spazio politico apertosi, dopo il ‘68, alla sinistra del Pci. La <img class="alignright size-full wp-image-1686" title="1210173228798_14-negri_potere_operaio" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/02/1210173228798_14-negri_potere_operaio.jpg" alt="1210173228798_14-negri_potere_operaio" width="500" height="333" />stagione degli anni 60, sotto la spinta di un clima internazionale caratterizzato dallo sviluppo di numerosi «movimenti di liberazione nazionale», anticolonialisti e antimperialisti, di fronte all’effervescenza teorica e ideologica legata alla nascita o alla ripresa di diverse scuole marxiste, aveva visto formarsi numerosi gruppi e organismi marxisti-leninisti, operaisti, trotzkisti, consiliaristi, situazionisti, bordighisti, anarchici e maoisti. Il ‘68 e sopratutto l’offensiva operaia del ‘69, danno vita a un nuovo «ceto politico» che si struttura nella decisione di fondare l’«organizzazione rivoluzionaria». Ha origine così un’inflazione di «partitini» in rivalità aperta sullo stesso terreno sociale e nello stesso spazio politico. Le ragioni della loro rapida ascesa e soprattutto della folgorante caduta sono molteplici e complesse; un nodo decisivo fu certamente quello che venne a costituirsi verso la metà degli anni 70. La radicalizzazione estrema delle lotte sociali aveva generato, per effetto anche del «compromesso storico», una unipolarizzazione dello spazio politico. Il ventaglio delle opzioni strategiche percorribili si era assai ridotto. La rottura violenta, l’approfondimento di un tragitto radicalmente sovversivo &#8211; linea che al tempo stesso teorizzava e assecondava una spinta sociale violenta, di rottura, proveniente dal basso, dalle fabbriche e dalle periferie urbane &#8211; fu il progetto, l’elemento di demarcazione e di selezione (che si manifestò in forme diverse e concorrenziali), scelto dalle formazioni che intendevano ancora proseguire un percorso politico autonomo, non subalterno e incisivo. Il Collettivo politico metropolitano (a partire dalla quale nasceranno le Br) sarà il primo a intraprendere in modo risolutivo questa strada; qualche anno dopo, sull’onda dell’occupazione di Mirafiori del 1973 sarà la volta di Potere operaio, che aveva già una importante struttura di «lavoro illegale» attiva fin dai primi momenti degli anni 70. Lotta continua, il gruppo con più forte séguito di massa, resta invece lacerata da un contrasto di fondo. Una linea che radicalizza lo scontro, sostenuta dalla frazione operaia e da parte del servizio d’ordine &#8211; attratti dalla scelta combattente &#8211; si oppone a quella del gruppo dirigente che, una volta superate le oscillazioni del ‘72-’73, spinge per trasformare il movimento in partito, teorizzando l’ingresso nell’area istituzionale. Lotta continua traverserà una lunga crisi che si concluderà con il suo scioglimento nell’autunno del 1976. I maoisti di Servire il popolo, l’organizzazione-sètta, una struttura tra le più burocratiche e verticali degli anni 70 (essa programmava la vita dei suoi militanti, la morale, persino i comportamenti sessuali), con un certo séguito proletario nel meridione, si sfalderà sotto l’insorgenza della «nuova soggettività militante»(19) espressa dal movimento del ‘77. Altrove l’Mls, il Manifesto, Avanguardia operaia, Pdup, ripropongono modelli che oscillano tra posizioni ultrastaliniste e «rivisitazioni togliattiane verniciate di maoismo» e rivalutano «figure ed epoche storiche del movimento comunista italiano, da Gramsci alla Resistenza»(20). Convinti che il tema centrale fosse la battaglia contro il terrorismo di Stato, la «strategia della tensione»(21) e il «fanfascismo»(22), questi gruppi concentravano tutta la loro attenzione sulle battaglie democratiche e civili perdendo contatto con le lotte sociali e la fabbrica. «I “gruppi” non hanno una strategia di fabbrica, i loro militanti sono esposti all’epurazione, vengono spesso licenziati o si autolicenziano o s’imboscano nel sindacato»(23). Nelle grosse concentrazioni operaie del Nord solo le formazioni clandestine riescono a proteggere per lungo tempo la loro sottile rete organizzativa. Le formazioni extraparlamentari sopravvissute al movimento del ‘77 vengono gradualmente assorbite nel «sistema dei partiti» fino a dar vita a esperienze di tipo parlamentare come quella di Democrazia proletaria(24), protrattasi fino alla fine degli anni 80. «Nell’autunno del ‘73 mentre sulla fiat occupata sventolano le bandiere rosse, i “gruppi” hanno già di fatto concluso il loro breve ciclo»(25).</p>
<p><strong>La fine dell’innocenza</strong><br />
<strong>7</strong>. L’ammutinamento crescente, propagatosi di settimana in settimana, da una città all’altra, la contestazione di massa <img class="alignleft size-full wp-image-1687" title="potop" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/02/potop.gif" alt="potop" width="200" height="283" />dell’intera istituzione sociale, di ogni relazione di potere, avevano prodotto una situazione preinsurrezionale. La risposta alle aggressioni brutali della polizia aveva permesso di verificare la possibilità della violenza collettiva. A quel punto essa fu considerata come inevitabile e propria delle epoche rivoluzionarie. Per alcuni gruppi divenne l’atto costitutivo della propria azione politica. In ogni caso essa partecipò alla radicalizzazione delle forme di lotta. Potere contro potere, a lungo andare è la forza che decide. Non sarebbe necessario ritornare ai classici della teoria politica(26), per capire che un movimento sovversivo multipolare, disseminato e prolungato negli anni, abbia suscitato un livello di scontro che dilagò in forme dure di violenza sociale e politica. Tra il 1947 e il 1969, 171 persone, per la maggior parte operai e contadini, vennero uccise dalle forze dell’ordine durante manifestazioni, picchetti di sciopero, e occupazioni di terre(27), tanto che il Pci di allora aveva richiesto il «disarmo delle forze di polizia in attività di ordine pubblico». Si trattava di un’epoca in cui al massimo i manifestanti si armavano di pietre. Questo stillicidio di morti ha rappresentato il costo del mantenimento dell’ordine pubblico in tempo di pace. Nel corso degli anni Settanta l’irruzione sociale della forza ha rimesso in discussione il monopolio della violenza detenuto dallo Stato(28). Ci sarebbe stato da stupirsi se fosse accaduto il contrario; in quel caso una simile assenza avrebbe posto un vero problema teorico(29).</p>
<p><strong>NOTE</strong><br />
<strong>1</strong>. Operai di linea addetti alla catena di montaggio, differenziati, per livello contrattuale e mansioni, dagli operai specializzati.<br />
<strong>2</strong>. Nel marzo 1871 il Vaticano, che non riconosceva formalmente lo Stato unitario italiano, introdusse la formula del non expedit (letteralmente, “non giova”, “non conviene”). Essa impediva ai cattolici di partecipare alle elezioni politiche. Questo divieto perdurò per oltre trenta anni e fu abbandonato progressivamente nel primo decennio del 1900 (patto Gentiloni, alleanza tra cattolici e liberali di Giolitti) soltanto per arginare lo sviluppo tra le masse popolari del Partito socialista. L’11 febbraio 1929 ci fu il reciproco riconoscimento tra Stato Pontificio e Stato fascista.<br />
<strong>3</strong>. Primo satellite spaziale. Fu messo in orbita dai sovietici nel 1958.<br />
<strong>4</strong>. Il riferimento è a Helmut Sonnenfeldt, politologo statunitense di marca moderata, consigliere per gli affari europei della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato. La sua dottrina prevedeva l’impossibilità di accesso del Pci al governo e la strutturazione del sistema politico in una sorta di “conventio ad excludendum” (patto per l’esclusione) tra tutte le restanti forze politiche.<br />
<strong>5</strong>. L’Italia non è stata affatto un paese instabile dal punto di vista istituzionale, come una parte della pubblicistica di scuola liberale (contraria al sistema elettorale proporzionale e alla “democrazia dei partiti”) ha sostenuto. Cambiavano i governi ma le leve del potere politico sono rimaste saldamente nelle mani dello stesso partito per oltre quaranta anni.<br />
<strong>6</strong>. Il primo a utilizzare il modello di “democrazia consociativa” alla fine degli anni 60 è lo studioso olandese Arend Lijphart. Essa consiste “in una fondamentale cooperazione a livello delle élites con lo scopo deliberato di combattere le tendenze disgregratrici del sistema”, Arend LIJPHART, “Typologies of democratic System”, (in Comparative Political Studies, n. 1, 1968) e “Consociacional Democracy” (in World Politics, n. XXI, 1969). La tesi è ripresa e proposta in italia da Gianfranco PASQUINO, “Il sistema politico italiano tra neoriformismo e democrazia consociativa”, in Il Mulino, luglio-agosto 1973. Il termine è impiegato nella sociologia politica nord-americana (”consociational democracy“), in modo particolare negli studi consacrati al fenomeno del “pluralismo segmentato”. Queste ricerche, incentrate su una sorta d’analisi degli aggregati macropolitici, hanno messo in luce le forme di regolazione ed equilibrio costituite tra “blocchi” ideologico-culturali contrapposti che permettono la stabilità politica e la sopravvivenza del sistema. <em>Consociational Democracy, Political accomodation in segmented societies</em>, Toronto, MacRae, 1974. In Italia la tematica è stata successivamente sviluppata da Luigi GRAZIANO in “Compromesso storico e democrazia consociativa. Verso una nuova democrazia?”, in AA.VV., La crisi italiana, Torino, Einaudi, 1979, vol. II; e poi da Alessandro PIZZORNO, in “Le difficoltà del consociativismo” in ID., <em>Le radici della politica assoluta</em>, Milano, 1993, pp.285-313. Alain Rouquié annovera questa forma politico-sociale alle situazioni di “democrazia non concorrenziale”: Alain ROUQUIE, “Analyse des élections non-concurrentielles” in <em>Des élections pas comme les autres</em>, PUF, 1986. Una realtà non concorrenziale era sicuramente il contesto italiano nel quale si è diffuso il ricorso all’impiego del termine “consociativismo” o “consociazione”, per indicare una pratica d’associazione alla spartizione e cogestione del potere estesa anche all’opposizione in assenza di possibilità d’alternanza. Il Pci come la Dc erano dei partiti capaci d’esprimere potenza sociale accumulata e capacità d’egemonia. La consociazione raggiunse il suo apice come corollario del “compromesso storico” ma poi sopravvisse alla sua crisi e si autonomizzò. Privata d’orpelli ideologici essa divenne una pura pratica di spartizione del potere (tra il 1975 e il 1991, il 93% dei progetti di legge furono approvati in concertazione nelle commissioni parlamentari, per accordo tra Dc e Pci, senza essere passati per le Camere) e delle risorse, pubbliche e occulte, a livello locale e nazionale (accesso comune al sistema delle tangenti come fonte di finanziamento indistinto della maggioranza e dell’opposizione).<br />
<strong>7</strong>. Ci si riferisce a Palmiro Togliatti, Segretario generale del Komintern negli anni trenta, e del Pci dalla Liberazione alla sua morte (1964). L’idea di “governare anche dall’opposizione”, di realizzare un riformismo senza potere, cioè da una posizione politica subordinata, e che rappresentava in qualche modo il marchio di origine della Repubblica italiana, fu l’adattamento togliattiano allo schema bipolare che riproduceva una ripartizione delle influenze dentro la società.<br />
<strong>8</strong>. La cultura di sinistra, grazie alle improvvise vocazioni “marxiste” provocate dalla caduta del fascismo e diluite nell’ecumenismo nazional-popolare di marca togliattiana, aveva raccolto l’eredità di gran parte dell’intellighenzia di formazione crociana o gentiliana, compresa tutta la covata frondista del fascismo d’ispirazione “bottaiana”. (Giuseppe Bottai era ministro della Cultura Popolare, minculpop, del regime fascista).<br />
<strong>9</strong>. Questo nuovo soggetto “non rispetta nessuna delle regole dello sciopero conosciute, ne inventa anzi nuove. Come lo sciopero a “fischietto”, in cui a un segnale convenuto il lavoro viene interrotto senza preavviso (storicamente questo metodo di lotta è stato anche chiamato gatto selvaggio)”. In Nanni BALESTRINI, Primo MORONI, <em>L’orda d’oro</em>, Milano, Sugarco edizioni, 1988, p. 67.<br />
<strong>10.</strong> Un governo monocolore democristiano presieduto da Fernando Tambroni, sorretto dall’appoggio esterno del Msi, ebbe la fiducia del Parlamento. La scelta da parte del Msi di tenere il suo congresso in una città della Resistenza come Genova serviva per misurare la reazione del paese a una apertura all’estrema destra. Fu un insurrezione. Dieci lavoratori uccisi in manifestazioni di strada; il rinvio del congresso del Msi, l’esplodere di manifestazioni in più città, la caduta del governo Tambroni e la sua sostituzione con il governo Fanfani, “leader” della sinistra democristiana, furono il risultato della mobilitazione popolare.<br />
<strong>11</strong>. Per tre giorni e tre notti, il 7, 8, 9 luglio 1961, in un susseguirsi di scontri durissimi tra manifestanti e forze di polizia affluite in massa da diverse città e regioni limitrofe, la sede torinese della Uil fu accerchiata dai lavoratori che protestavano contro un accordo separato firmato da quel sindacato d’ispirazione socialdemocratica con la direzione Fiat nel tentativo di sabotare lo sciopero contrattuale che aveva bloccato l’intera città di Torino.<br />
<strong>12</strong>. Questi mutamenti della composizione di classe furono osservati e analizzati con grande acutezza dalla scuola operaista, nata agli inizi degli anni 70. La scuola operaista ebbe il pregio di rivitalizzare e rinnovare l’analisi marxista della società italiana rattrappita sotto il peso dell’egemonia idealista diffusa dalla vulgata nazionalpopolare di scuola togliattiana. La culla dell’operaismo furono i <em>Quaderni Rossi</em>, rivista fondata a Torino da Raniero Panzieri, esponente della sinistra Psi, vicino alle posizioni di Rodolfo Morandi, già direttore di <em>Mondo Operaio</em>. Dopo i fatti di Piazza Statuto, all’interno dei <em>Quaderni Rossi</em> si produsse una rottura tra quanti ritenevano maturi i tempi per un intervento autonomo nelle lotte operaie e quanti invece intendevano continuare a svolgere una prevalente attività di ricerca sociologica (Panzieri, Alquati, Rieser). Nel 1964 nasceva <em>Classe Operaia</em>, mensile politico degli operai in lotta che conduceva un nuovo tipo di ricerca parallelo al “lavoro politico” nel tentativo di definire gli strumenti d’intervento contro il “piano capitalistico”. <em>Classe Operaia</em>, raccogliendo la precedente esperienza di <em>Cronache Operaie</em>, aveva unificato una serie di fogli d’intervento politico locale: <em>Cronache Operaie di Quaderni Rossi</em> e <em>Gatto Selvaggio</em> (Torino), <em>Potere Operaio</em> (Milano), <em>Classe Operaia</em> (Genova), <em>Potere Operaio</em> (Marghera-Venezia). All’interno di <em>Classe Operaia</em> presero forma tre tendenze che sfociarono in una decisiva rottura nel ‘66: la prima, che voleva collocare l’ipotesi operaista nel tessuto del Movimento operaio storico, dentro il Pci (Alberto Asor Rosa, Massimo Cacciari, Mario Tronti, Rita Di Leo). Posizione che sfociò all’inizio degli anni 70 nella teorizzazione dell’”autonomia del politico”; la seconda, a dominanza neo-leninista, che scelse l’opzione dell’intervento nel movimento reale, dando vita a “Potere Operaio” locale, in area veneto-emiliana, è nel ‘69 cofondatrice de <em>La Classe</em> e subito dopo di “Potere Operaio” nazionale. A Toni Negri, che aveva fatto l’esperienza dei <em>Quaderni Rossi</em> e di <em>Classe Operaia</em>, si aggiunsero Enzo Grillo e Gaspare De Caro, Luciano Ferrari Bravo, Sergio Bologna, Franco Piperno e Oreste Scalzone, e molti quadri operai, come Augusto Sbrogiò e Italo Finzi e tanti altri). Per un breve periodo vi fu un tentativo di coesistenza e ricerca teorica comune in <em>Contropiano</em>. La terza tendenza di matrice marxiano-libertaria, animata da Gianfranco Faina e [?]Dellacasa (che ruppero fin dal ‘64), Riccardo D’Este e Gianni Armaroli, diede vita a “l’Organizzazione Consiliare” e “Commontismo”. Fortemente influenzata dal consiliarismo, da “Socialisme ou Barbarie” e dall’Internazionale situazionista, fu al centro del ‘68 genovese, ebbe un peso importante a Torino ed ebbe uno sbocco organizzativo in Ludd-Consigli proletari.<br />
<strong>13</strong>. Una sintesi corredata da documenti è presente in Nanni BALESTRINI, Primo MORONI, <em>L’orda d’oro</em>, cit. cap. VI, p. 177-190.<br />
<strong>14</strong>. I primi Cub si formano verso la primavera ‘68 nella lotta contro le gabbie salariali, che dividevano la classe in zone territoriali e in categorie diverse, e nella rivendicazione della riforma del sistema pensionistico. Un altro elemento interessante è il nuovo tipo di rapporto politico costruito col movimento degli studenti che entrano a far parte dei Cub con pari dignità dei militanti operai. Gli studenti non restano più fuori dei cancelli ma diventano parte integrante della elaborazione della strategia di lotta anticapitalista. La fabbrica si apre all’esterno e l’esterno entra in fabbrica, producendo uno scambio di saperi e di esperienze che daranno luogo a un alto livello di maturità politica.<br />
<strong>15</strong>. “Più salario e meno orario”, per ridurre lo sfruttamento.<br />
<strong>16</strong>. In Italia, d’altra parte, non si realizzò mai un vero Welfare, un Sozial-Staat, un État providence, negli anni del “compromesso fordista” del dopoguerra.<br />
<strong>17</strong>. Nanni BALESTRINI racconta, attraverso la testimonianza di uno di questi operai, come la loro generazione si renda padrona del proprio destino, sconvolgendo i metodi e le culture precedenti; vedi, di Balestrini, <em>Noi vogliamo tutto!</em>, Milano, Feltrinelli, 1971.<br />
<strong>18</strong>. J.M. Keynes (1883-1946), economista inglese. La sua teoria, che ha contraddistinto tutta la fase espansiva dello sviluppo capitalistico dal dopoguerra fino alla metà degli anni 70, prevedeva il rilancio economico attraverso l’accrescimento della domanda effettiva, sostenuta con politiche statali d’investimento e finanziamento di lavori pubblici, redistribuzione e allargamento del reddito per incrementare il consumo interno e dunque la produzione. Il controllo del sistema bancario, della Cassa per il Mezzogiorno e di alcuni ministeri (Lavori pubblici, Partecipazioni statali, Agricoltura, Industria, Poste e Telecomunicazioni) forniva alla Democrazia cristiana e ai suoi alleati un immenso serbatoio di risorse per poter gestire l’elargizione di finanziamenti e redditi sulla base dello scambio occulto: accesso al reddito e alle risorse pubbliche in cambio di consenso elettorale e politico; patto con i ceti industriali del nord e i grossi gruppi monopolistici, cresciuti in un contesto di economia protetta e sovvenzionata.<br />
<strong>19</strong>. Sergio BOLOGNA, <em>La tribù delle talpe</em>, Milano, Feltrinelli, 1978.<br />
<strong>20</strong>. Idem.<br />
<strong>21</strong>. A partire dal 1969 fino a oltre la metà degli anni 70, l’Italia è vittima di una serie di attentati dinamitardi, nelle stazioni, sui treni e nelle piazze. Citiamo qui quelli più cruenti: 12 dicembre 1969, una bomba esplode all’interno della sede di Milano della Banca Nazionale dell’Agricoltura, situata in piazza Fontana (16 morti e 88 feriti); 22 luglio 1970, Gioia Tauro, un treno, la Freccia del Sud, viene fatto deragliare (6 morti e 50 feriti); 31 maggio 1972, Peteano, un’autobomba esplode contro una pattuglia di carabinieri (3 morti e un ferito); 22 ottobre 1972, una catena di attentati è organizzata contro treni e linee ferroviarie per impedire la grande manifestazione operaia a Reggio Calabria, organizzata dalle confederazioni sindacali per riconquistare l’agibilità politica nella città controllata dalle bande fasciste protagoniste della rivolta municipale per “Reggio capoluogo”; 28 maggio 1974, un ordigno esplode in Piazza della Loggia a Brescia durante un comizio sindacale (8 morti e 94 feriti); 4 agosto 1974, San Benedetto val di Sambro, sul treno Italicus (linea Firenze-Bologna) esplode l’ennesima bomba (12 morti e 105 feriti); 2 agosto 1980, Bologna, stazione centrale, una bomba di enorme potenza distrugge la “sala d’attesa” della 2a classe: 85 morti, 177 feriti. Emerse subito il ruolo di depistaggio realizzato dai servizi e la copertura politica fornita dai governi. Nel corso dei venti anni successivi, decine e decine d’indagini giudiziarie non hanno mai fornito risultati soddisfacenti. La fine del conflitto bipolare ha consentito la riapertura di alcuni dossier, grazie a un accesso più libero alla documentazione riservata; è emerso così il ruolo primario giocato da alcuni ambienti Nato nell’ideazione e nella organizzazione della “strategia della tensione” finalizzata a una “stabilizzazione moderata” dell’Italia.<br />
<strong>22</strong>. Slogan, inventato da Lotta continua, che individuava lo storico leader e notabile democristiano Amintore Fanfani come punto di riferimento di una svolta autoritaria.<br />
<strong>23</strong>. Sergio BOLOGNA, <em>La tribù delle talpe</em>, cit.<br />
<strong>24</strong>. Nell’aprile 1978 si svolse il congresso di fondazione di Democrazia proletaria.<br />
<strong>25</strong>. Op. cit.<br />
<strong>26</strong>. Dalla metafora di Plauto “homo homini lupus”, ripresa da Hobbes, alla citazione di Matteo, XL, 12, “il Regno dei Cieli soffre violenza, e i violenti se ne impossessano” &#8211; cosa che fa dire a Hobbes “il regno di Dio si ottiene con la violenza” (Leviatano, XV) &#8211; i riferimenti storico-letterari in materia sono numerosi. Per attenerci ai soli teorici della politica più conosciuti, ancora una volta Hobbes (Leviatano, XIII: “la guerra non consiste solamente nella battaglia e nel combattimento effettivo, ma in quello spazio di tempo in cui la volontà di affrontarsi in battaglia è sufficientemente concreta […] si deve tener conto nella natura della guerra della nozione di durata […] allo stesso modo la natura della guerra non consiste in un combattimento effettivo, ma in una disposizione concreta, che va in questo senso, fintanto che non c’è certezza del contrario”. Per Machiavelli, Marx, von Clausewitz (per il quale “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”), Lenin e Schmitt, l’assenza di ostilità non è che una neutralizzazione provvisoria del conflitto. Per alcuni la guerra sussiste in modo permanente, come carattere della natura umana (da Machiavelli alla teoria delle pulsioni aggressive di Freud); per altri si manifesta &#8211; come regolatore ultimo dei rapporti sociali &#8211; in due forme: una latente, a bassa intensità (guerra di posizione); l’altra nella forma dichiarata (guerra classica) o del conflitto aperto (guerra sociale).<br />
<strong>27</strong>. Secondo un calcolo fatto da Cesare BERMANI in, <em>Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia (1943-1976)</em>, Roma, Odradek, 1997, pp. 308-313, nel periodo che va dal 1945 alla fine dell’80 sono stati uccisi dalla polizia nel corso di manifestazioni, scioperi e rivolte 200 dimostranti. 26 sono state le vittime subite da polizia e carabinieri, di cui ben 18 uccisi nell’insurrezione di Ragusa del gennaio 1945.<br />
<strong>28</strong>. Gli anni che vanno dal 1977 al 1980 sono caratterizzati dai ripetuti divieti di manifestare che perdurano per lunghi mesi. Le manifestazioni pubbliche del “movimento” nella gran parte dei casi non sono autorizzate. Le autoconvocazioni hanno un carattere immediatamente illegale (si veda la morte di Giorgiana Masi, giovane militante femminista, uccisa il 12 maggio 1977 a Roma con un colpo sparato &#8211; come sostenuto da gran parte della stampa &#8211; da agenti di polizia in borghese). Nella memoria delle generazioni che hanno traversato quegli anni resta viva l’immagine della polizia dispiegata nelle strade e delle autoblindo che presidiavano le piazze.<br />
<strong>29</strong>. “La violenza non appartiene alla patologia, ma alla fisiologia del sistema democratico-capitalistico reale (come a quella di ogni altro sistema e di ogni organismo vivente)”, Emanuele SEVERINO, Sistema traballante, violenza fisiologica (dopo gli attentati terroristici), <em>Corriere della Sera</em>, 3 marzo 1993.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'amore. La solidarietà.]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2008/12/16/lamore-la-solidarieta/</link>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 16:51:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vorrei continuare a parlare di un sentimento bellissimo, qual è l&#8217;amore, vorrei provare a dire]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Vorrei</strong> continuare a parlare di un sentimento bellissimo, qual è l&#8217;amore, vorrei provare a dire, come sono belle &#8220;<em>due ombre che si toccano fino a diventare una sola</em>&#8220;, vorrei dire che è bellissimo &#8220;<em><strong>l&#8217;amore alato</strong></em>&#8221; e tristissimo &#8220;l&#8217;amore senza ali&#8221;, che è bellissimo quel sentimento che si prova quando si conosce una ragazza e riesci a leggere un barlume di speranza, d&#8217;interesse, che potrebbe voler dire rivederla il giorno dopo.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=bIJr5154F-4" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-152" title="amore-alato7" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2008/12/amore-alato7.jpg" alt="amore-alato7" width="405" height="251" /></a></p>
<p>L&#8221;amore senza ali non mi è mai piaciuto; mi piace e mi è sempre piaciuto quello che mi sveglia la notte,  quello che sai poter essere il meno accessibile e proprio per questo ti batti fino all&#8217;ultimo per conquistarlo per difenderlo.</p>
<p><strong><em>L&#8217;amore ti fa scoprire una forza recondita</em>.</strong></p>
<p>L&#8217;amore che potrebbe essere un sentimento come la: &#8220;<em>solidarietà</em>&#8220;.</p>
<p>A volte penso che se continuassi a parlare di amore, o di stato dell&#8217;innamoramento, o di una semplice conoscenza, forse le persone che potrebbero leggere queste riflessioni sarebbero il triplo, anche se sono ugualmente numerose.</p>
<p>Ma il mio intento è quello di scrivere, anche per me stesso, e se anche riuscissi a far riflettere una sola persona ne sarei davvero soddisfatto. Coinvolgere altre persone su tematiche che mi hanno spinto a riflettere, commentare, come quello sulla sicurezza, come quello del lavoro, della precarietà, dei contratti in scadenza. Sì, mi piacerebbe parlare dell&#8217;amore, perchè questo vorrebbe poter dire che l&#8217;ho incontrato, che l&#8217;ho difeso, perchè non basta solo incontrarlo, bisogna anche proteggerlo; mi piacerebbe poter parlare di qualche ragazza e di quante possibilità potrei avere per un ipotetico incontro.</p>
<p>Ma i temi che mi fanno riflettere sono altri. Ad esempio, leggo il Manifesto di oggi, e a pagina 4 un articolo di <em>Manuela Cartosio</em>: titola &#8220;<strong><em>Vacanze in cassa e la Fiat chiude</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Mi sarei accontentato che al posto di &#8220;cassa&#8221; ci fosse stato scritto &#8220;casa&#8221;; avrebbe voluto dire che, i soldi, seppur pochi, non davano la possibilità di vacanze fuori e quindi, per ripiego, si era destinati a rimanere &#8220;a casa&#8221;.</p>
<p>E invece, i numeri ci dicono  che: &#8220;5400 a Mirafiori, 3200 a Cassino, 1480 a Termini Imerese, 5600 a Melfi, 5300 a Pomigliano, 7000 alla SevelVal di Sangro, 1800 a Pratola Serra, 5100 dipendenti dell&#8217;Iveco, 7500 della Powertrai, 11000 della Magneti e della Ergom&#8221;.</p>
<p>Sono 59000 secondo la Cgil i lavoratori in cig fino al 12 gennaio.  Ma il numero che mi impressiona è che dall&#8217;articolo si evince che: &#8220;<em>Per ogni dipendente del Lingotto, stima la Fiom di Torino, ce ne sono 4 nell&#8217;indotto della componentistica</em>&#8220;. Alla luce di questi dati,  mi dico che si, forse sarebbe meglio parlare di &#8220;amore&#8221;, &#8220;amicizia&#8221;, &#8220;conoscenze&#8221;, ma come posso non pensare a queste persone?</p>
<p>Oppure, proprio partendo dal Manifesto, come posso non pensare che anche lì ci sono dei giornalisti che si stanno giocando il posto di lavoro?</p>
<p><strong>E la domanda è: cosa posso fare, cosa possiamo fare? </strong></p>
<p>Solidarietà innanzitutto. Ma cosa è la solidarietà&#8221;? Più volte è stato chiesto nelle giornate antecedenti lo sciopero od  ogni qual volta uno stato di difficoltà turba una persona o una situazione a noi molto vicina.</p>
<p>L&#8217;autrice del libro che sto leggendo dice che: &#8220;<em>la solidarietà è la coscienza non solo della comunanza degli interessi, ma anche dei vincoli spirituali e morali  intessuti tra gli appartenenti al collettivo..</em>.&#8221; (pag.53).</p>
<p>Mi sembra una buona definizione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'impegno!]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2008/12/14/limpegno/</link>
<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 09:51:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Come promesso, ieri sera, in continuità con l&#8217;impegno preso, quello cioè di non lasciar cadere]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Come promesso, ieri sera, in continuità con <strong>l&#8217;impegno preso</strong>, quello cioè di non lasciar cadere nel vuoto quanto successo a Torino un anno fa, nella tragedia della Tyssen, (e non solo, cercando di ricordare  tutte le vittime sul lavoro e ribadendo che la sicurezza non è un optional) ho riletto alcune pagine del libro &#8220;<em>Acciai speciali</em>&#8221; di Alessandro Portelli; l&#8217;elemento più significativo è stato un pensiero, un&#8217;analisi riportata a pagina 22, tratta da un articolo di Mario Pirani che su Repubblica scriveva: &#8220;<em>Dopo anni di stoltezza sul prevalere del terziario e sul tramonto dell&#8217;era metalmeccanica ci troviamo con alcuni dati strabilianti</em>&#8220;: l&#8217;elevato surplus generato dalle esportazioni dei prodotti manifatturieri, la posizione di testa dell&#8217;Italia nella classifica europea per valore aggiunto manifatturiero. E invita a riflettere su &#8220;cosa ha comportato negare la centralità del lavoro operaio per sostituirla col precariato dei servizi come archetipo attuale di riferimento&#8221; (da rubrica &#8220;Linea di confine in la Repubblica del 7 luglio 2008).</p>
<p>La classe operaia, l&#8217;operaio in genere, non è considerato come &#8220;<em>fine della storia</em>&#8220;; esiste ancora, forse una classe frammentata, per tipologie di contratti, forse non li si trova più in grandi capannoni come Mirafiori, ma stabilimenti più piccoli, da mille o duemila dipendenti, ma esiste, con la dignità che le è propria. Forse alcuni si adeguano al consumismo, forse seguono il mito della moda, del vestito o delle scarpe firmate, mia io li vedo pieni di contenuti. Quando ero piccolo ero fiero dei miei genitori operai, e nei miei discorsi, limitati dall&#8217;età, partecipavo a &#8220;quella, questa lotta di classe&#8221;, dove il salario rispetto allo sforzo fisico non era sufficiente per assicurare per sè ed i propri famigliari il giusto per poter vivere.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alexandros Panagoulis: A modern hero]]></title>
<link>http://fusion11.wordpress.com/2008/11/29/30/</link>
<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 13:41:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>vasiliki1983</dc:creator>
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<description><![CDATA[by Vasiliki Dermitzi ‘The most beautiful swan song of a real fighter is the rattle before the firing]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="color:black;font-family:&#34;"><span style="font-size:small;">by </span><span style="color:blue;"><span style="font-size:small;"><a href="http://fusion11.wordpress.com/category/vasiliki1983/">Vasiliki Dermitzi</a></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><strong>‘The most beautiful swan song of a real fighter is the rattle before the firing squad of a tyranny and that is the only point of view I accept.’</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">These are the words of a Greek politician and poet, <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexandros_Panagoulis">Alexandros Panagoulis</a></span></span>, who fought for democracy with his life.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“&#8230;woe the countries shall need heroes” said <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brecht">Brecht</a></span></span>, but can you imagine how unbearably shallow our lives would be without real heroes?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Alexandros Panagoulis was born in Athens in 1939 and led a life utterly dedicated to the resistance against the enemies of democracy.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">He was a man who proved that the corporal and mental enslavement takes at least two people: the torturer and the hypotactic.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><strong>The assassination attempt</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">In 13 August 1968 Alexandros, with the help of his collaborators, tried to assassin the first ever dictator in Greece, <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Papadopoulos">George Papadopoulos</a></span></span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_pTGpgagY-M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_pTGpgagY-M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">The famous Italian journalist <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oriana_Fallaci">Oriana Fallaci</a></span></span> quoted him saying in 1974:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“I didn’t want to kill a man. I’m not capable of killing a man. I wanted to kill a tyrant.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">According to his biographer, Kostas Mardas, the bomb blasted two metres away from the dictator’s car and failed to kill him.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Panagoulis was arrested and put on trial by the Military Court on 3 November 1968 condemned to death.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><strong>The torture</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">His denial to cooperate with the <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greek_junta">junta</a></span></span> infuriated the Colonels and subjected to his physical and psychological torture. He then described at the Colonel’s trial:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“They tie me up on the cell’s bed and many officers are queuing to punch me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“I don’t have any more saliva to spit them. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“Another officer takes a club and hit me on the soles. I am trying to cover myself, but it’s impossible.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“The pain is intolerable, terrific. It runs through my body like electricity. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“He grasps my head and clubs it. THEY HIT ME LIKE MANIACS. THEY ARE MANIACS. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“I am swearing to infuriate them more. Now they hit me everywhere until there is no reaction. I can’t feel anything. I passed out.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">However, according to him, this wasn’t the worst torture he suffered.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">The most painful torture to him was when they pulled a needle through his urethra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><strong>The stormy relationship with Oriana Fallaci</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">In August 1973, he benefited from a general amnesty and went into self-exile in Florence, Italy, in order to continue the resistance.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">There he was hosted by Oriana Fallaci, his companion who was to become his biographer.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Oriana got pregnant to his child, but lost it after a fight they had.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">She then wrote the amazing book <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Letter_to_a_child_never_born">&#8220;Letter to a child never born&#8221;</a></span></span> (<em>Lettera a un bambino mai nato,</em> 1975) and protested against the abortions.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">According to the book, a friend of theirs says: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“One night we went out to hear Poli Panou (a famous Greek singer) at the club she was singing in Athens. We were in a great mood.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">‘I’ll come to live here,’ said Fallaci,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">‘What will you do here?’ asked Alekos,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">‘I will buy you a car to drive me every night to the club Poli Panou sings.’”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">And she actually did buy him a car&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"><strong>Heroes die</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">The <span style="color:blue;"><a href="http://www.mirafiori.com/">Mirafiori</a></span> she bought ‘accompanied’ him to death. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">In 1<sup>st</sup> May 1976, Alexandros had lunch with friends in a Greek restaurant.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">On his way home, he had a car accident. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">The accident happened only two days before files of the junta&#8217;s military police that he was in possession of were to be made public.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">At the funeral Oriana said:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">“Alekos used to tell me that we have to die in order to be loved.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;">Click <span style="color:blue;"><span style="color:blue;"><a href="http://fusion11.wordpress.com/2008/12/04/alexandros-panagoulisthe-history/">here</a></span></span> for the background.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Politiche 2008...Il Giorno Dopo a Mirafiori...]]></title>
<link>http://shortmemories.wordpress.com/2008/11/20/politiche-2008il-giorno-dopo-a-mirafiori/</link>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:10:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabiodelogu</dc:creator>
<guid>http://shortmemories.wordpress.com/2008/11/20/politiche-2008il-giorno-dopo-a-mirafiori/</guid>
<description><![CDATA[«Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>«Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno» E’ il commento lapidario di Luca, quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentreuno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d’Italia. Pochi metri più in là c’è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata “porta Karl Marx.” Venti giorni fa Franco Giordano era venuto a volantinare proprio tra questa gente e l’accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati. La sensazione è che gli operai di Mirafiori abbiano assistito alle elezioni come si assiste alla finale di coppa del mondo tra Brasile e Germania: in qualcosa di interessante sì, ma lontano.Poi è arrivata il ceffone della disfatta inaspettata della Sinistra Arcobaleno, che ha assunto un valore molto superiore rispetto alla vittoria della destra. Se venti giorni fa nessuno aveva voglia di parlare ieri invece le lingue erano più sciolte, un profluvio di commenti duri e spietati. Roberto: «Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega». Giovanni: «Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la Sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all’ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest’ultima quella che in questo<br />
momento è più vicina ai lavoratori». Francesco: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni… la globalizzazione… il movimento…Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po’ meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall’Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca?». Roberto: «Ma noi cosa c’entriamo con Pecoraro Scanio? L’ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare<br />
altre corde, quelle che mi toccano direttamente. Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva».<br />
Annamaria: «In Fiat hanno votato in massa la destra. Sono degli irresponsabili… venerdì c’era un sacco di gente che sghignazzava sulla vittoria di Berlusconi, diceva che era giunto il momento di far rubare un po’ anche lui… La classe operaia non esiste più, gli operai sono persone il cui unico sogno è cambiare lavoro, fare un po’ di soldi e sbattersene di tutto il resto». Gianni: «Questa notte non ho dormito. Sono incazzato e deluso. Ho votato Sinistra Arcobaleno e così tanti come me dentro questa fabbrica. Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli». Il discorso generazionale appare importante. I più anziani sembrano aver preso almeno in considerazione l’ipotesi di votare Sinistra Arcobaleno, forse per<br />
ragioni storiche. I giovani invece paiono essere semplicemente disillusi o di destra. Commenti a caso tra i volti poco più che imberbi che entrano in fabbrica: «Non me ne frega niente», «Bertinotti<br />
veste il cachemire io guadagno mille euro al mese. Una volta ho visto Ferrero arrivare con la Renault 5 tutta<br />
scassata. Lui mi piace invece. Sono cose importanti per noi queste&#8230;», qualcuno parafrasa anche Trotzkj: “prima distruggere, poi costruire”. Gli operai con i capelli bianchi sono attoniti, la loro analisi racconta di un<br />
mondo operaio che non riconoscono più, arrabbiato con tutti, siano essi padroni o sindacati. «Davanti a questa porta ventotto anni fa volevamo cambiare il lavoro in Italia… Penso che quello che è successo ieri sia l’ennesimo frutto avvelenato di quella sconfitta». E per il futuro? Il domani non esiste anche se vi è un diffuso timore che la mancanza della sinistra in parlamento apra le porte alle peggio situazioni: «Veltroni farà l’opposizione? Siamo a posto&#8230;» Riguardo la sinistra e le sue scelte prossime venture mancano i suggerimenti: gli operai sono preoccupati dal crollo delle vendite di auto in Europa, Fiat compresa. Il destino della sinistra interessa quei pochi iscritti alla Fiom che resistono dentro la fabbrica, gli altri pensano che domani sarà un altro giorno, uguale a ieri.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Martedì 21 Ottobre - Torino]]></title>
<link>http://aruotalibera2.wordpress.com/2008/10/21/martedi-21-ottobre-torino/</link>
<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 23:08:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>aruotalibera2</dc:creator>
<guid>http://aruotalibera2.wordpress.com/2008/10/21/martedi-21-ottobre-torino/</guid>
<description><![CDATA[Oggi siamo stati alla Fiat Mirafiori al cambio turno alla porta 20 e all&#8217;uscita alla porta 7. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi siamo stati alla Fiat Mirafiori al cambio turno alla porta 20 e all&#8217;uscita alla porta 7. Tra una Fiat e l&#8217;altra abbiamo fatto una capatina per intervistare alcuni lavoratori edili impegnati in un cantiere stradale alle Vallette.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/31442166@N04/sets/72157608206335242/"><img class="size-medium wp-image-77 aligncenter" title="img_1483" src="http://aruotalibera2.wordpress.com/files/2008/10/img_1483.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Giornata piena ed interessante; registrare gli umori di (alcuni) operai della Fiat è stato molto singificativo. C&#8217;è voglia di parlare, di denunciare condizioni difficili di lavoro (turni e ritmi di lavoro massacranti). Ma abbiamo registrato anche tanta demoralizzazione, voglia di uscire dalla fabbrica e fuggire a prendere l&#8217;autobus per tornare il più in fretta possibile a casa.</p>
<p>Ecco alcuni video realizzati.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/8VH8vWk8wCw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/8VH8vWk8wCw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Y6Bl4zu1bs8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Y6Bl4zu1bs8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/JfTbyc799sE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/JfTbyc799sE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/GTU3rxwaUig&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/GTU3rxwaUig&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tris di Torino Trotto Domenica 21 Settembre 2008]]></title>
<link>http://cavallihorses.wordpress.com/2008/09/21/tris-di-torino-trotto-domenica-21-settembre-2008/</link>
<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 12:08:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>cavallihorses</dc:creator>
<guid>http://cavallihorses.wordpress.com/2008/09/21/tris-di-torino-trotto-domenica-21-settembre-2008/</guid>
<description><![CDATA[Concorso n° 1163 21-09-2008 Vinovo &#8211; Trotto premio CAMPO DI MIRAFIORI ore 17:15 Ippodromo Stup]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Concorso n° 1163<br />
21-09-2008<br />
Vinovo &#8211; Trotto  premio CAMPO DI MIRAFIORI<br />
ore 17:15<br />
Ippodromo Stupinigi &#8211; pista 1000 &#8211; metri 1.600<br />
Allocazione € 100.100,00</p>
<p>GRUPPO 1 PER CAVALLI INDIGENI DI 5 ANNI ED OLTRE. PARTENZA CON AUTOSTART.</p>
<p><strong> 1        FITZGERALD BIGI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; ANDREA GUZZINATI  1600   P<br />
2        GIUSEPPE BI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; PIETRO GUBELLINI  1600  SF<br />
3        GERESTO DEI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- EDOARDO MONI  1600   P<br />
4        GHIBELLINO&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; ROBERTO ANDREGHETTI  1600   AP<br />
5        FILIPP ROC&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; FABRIZIO CIULLA  1600   AP<br />
6        EL NINO&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; ENRICO BELLEI  1600   AP<br />
7        GIRONDA AS&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; MAURO BARONCINI  1600   AP<br />
8        ECLISSE DOMAR&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; MARCO SMORGON  1600   P<br />
9        GLENO DEI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; ROBERTO VECCHIONE  1600   AP<br />
10        GLADIOLO&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; SANTO MOLLO  1600   AP<br />
11        GUENDALINA BAR&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; FLAVIO MARTINELLI  1600   P<br />
12        DUBBIO DI MAR&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; FABIO SETTIMIO MOLLO  1600   AP<br />
13        FRANCISCO BI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- WALTER LAGORIO  1600  SF<br />
14        DEXTER BI&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- ANTONIO IMPRODA  1600   A</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FIAT: DA SETTEMBRE CASSA INTEGRAZIONE NEGLI STABILIMENTI DEL GRUPPO. NON SI FERMA CASSINO.]]></title>
<link>http://primapaginacasertana.wordpress.com/2008/07/07/fiat-da-settembre-cassa-integrazione-negli-stabilimenti-del-gruppo-non-si-ferma-cassino/</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 20:48:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>avv. Antonio Gaudiano</dc:creator>
<guid>http://primapaginacasertana.wordpress.com/2008/07/07/fiat-da-settembre-cassa-integrazione-negli-stabilimenti-del-gruppo-non-si-ferma-cassino/</guid>
<description><![CDATA[TORINO &#8211; La Fiat ricorrerà alla cassa integrazione negli stabilimenti italiani del gruppo a pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[TORINO &#8211; La Fiat ricorrerà alla cassa integrazione negli stabilimenti italiani del gruppo a pa]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VOGLIAMO TUTTO (2)]]></title>
<link>http://baruda.net/2008/07/05/vogliamo-tutto-2/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 13:41:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2008/07/05/vogliamo-tutto-2/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Arrivai lì e il capo dice Guardi che lei sta rompendo le scatole. Qua si arriva in orario ade]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;Arrivai lì e il capo dice Guardi che lei sta rompendo le scatole. Qua si arriva in orario ade]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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