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	<title>mondadori &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/mondadori/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mondadori"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:31:24 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La Piovra 11]]></title>
<link>http://leoman3000.wordpress.com/2009/11/28/la-piovra-11/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 17:02:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>leoman3000</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riassunto delle puntate precedenti. &#8220;La Piovra&#8221; era uno sceneggiato televisivo, diviso i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/y3a97VDuxm0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/y3a97VDuxm0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span>Riassunto delle puntate precedenti. &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Piovra_(fiction_televisiva)">La Piovra</a>&#8221; era uno sceneggiato televisivo, diviso in 10 serie trasmesse tra il 1984 e il 2001, che seguiva da vicino le cronache (romanzate) della mafia siciliana (il titolo stesso, infatti, lasciava intedere la tentacolarità dell&#8217;organizzazione) e di chi cercava di ostacolarne le operazioni, mettendo in pericolo la propria vita e quella dei cari. La fiction, seguitissima (punte anche di 14 milioni di spettatori), ha avuto come protagonisti &#8211; tra gli altri &#8211; Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno e Raoul Bova, nonché un cattivissimo Remo Girone nei panni del colluso Tano Cariddi. Per chi ha vissuto la televisione di quegli anni, &#8220;La Piovra&#8221; era un appuntamento fisso, capace di mostrare nel dettaglio, tramite una sceneggiatura comprensibile ed intrigante, quanto di tragico potesse gravitare attorno a quel mondo.</p>
<p>Cronaca di oggi. &#8220;Libero&#8221; e &#8220;Il Giornale&#8221;, testate vicine al Presidente del Consiglio, lasciano nuovamente trapelare delle supposizioni, già anticipate nelle precedenti uscite: un avviso di garanzia potrebbe essere recapitato al Capo del Governo da un giorno all&#8217;altro per un presunto coinvolgimento <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/mafia_berlusconi_non_e_indagato_e_lui_su_me_solo_voci_infamanti/berlusconi-delutri-procura-firenze-mafia-politica-giustizia/28-11-2009/articolo-id=402626-page=0-comments=1">con la mafia</A>. Nel quotidiano di Feltri compare un&#8217;immagine a tutta pagina del premier accompagnata dal titolo &#8220;Se questo è un mafioso&#8221;, parafrasi del romanzo di Primo Levi. L&#8217;inchiesta partirebbe da Firenze (in un attentato morirono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_dei_Georgofili">5 persone nel &#8216;93</a>), coordinata, per ovvi motivi, con Palermo. Il nome del Presidente sarebbe fuoriuscito dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_25/berlusconi-avviso-garanzia-spatuzza-cosentino_49a376d4-d9a4-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">pentiti</a>. </p>
<p>Inizialmente, il diretto interessato ha mostrato spirito sulla questione. E alle <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_27/bonaiuti-no-avvisi-garanzia-premier_878c46d6-db86-11de-abc5-00144f02aabc.shtml">smentite</A> di portavoce ed esponenti della stessa coalizione (ma, curiosamente, non dei giornali a lui prossimi, che credono più al solito complotto della magistratura, <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/vogliono_dimostrare_che_berlusconi_e_mafioso/28-11-2009/articolo-id=402418-page=0-comments=1">coadiuvata</a> per l&#8217;occasione dai collaboratori di giustizia) si è unita la battuta &#8220;ricorsiva&#8221;: «C&#8217;è qualcuno che dice che mi sono molto occupato di mafia, a partire dal &#8216;92. È vero: sulla mafia ho raccontato molte storielle&#8230;». </p>
<p>Altre mancate conferme arrivano dalla Procura del Capoluogo toscano. Che, comunque, è tenuta al segreto d&#8217;ufficio (art. 329 c.p.p.); dunque, anche se l&#8217;indiscrezione fosse vera, sarebbe obbligata per deontologia a non far trasparire le «voci infondate e infamanti», così come bollate dal Primo Ministro. Poche ore dopo, però, il medesimo pronuncia pubblicamente <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_28/berlusconi_utri_non_indagati_firenze_50d7f4b2-dc0f-11de-abb8-00144f02aabc.shtml">questa frase</a>; una manna per la stampa, dopo parecchi silenzi: <b>«Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo»</b>. Altra ironia? Di certo da molti non gradita. </p>
<p>La prima eccezione riguarda, più marginalmente, il numero delle serie de &#8220;La Piovra&#8221; (dieci, non nove: nell&#8217;episodio finale Cariddi si gettava tra la lava dell&#8217;Etna&#8230;). La &#8220;brutta figura nel mondo&#8221;, poi, verrebbe più dai drammatici eventi di cronaca che da qualche produzione, solitamente circoscritta al nostro territorio. Platealmente, non sono Cosa Nostra, Camorra o &#8216;Ndrangheta le sole responsabili delle figuracce: probabilmente il Cavaliere non ha visto l&#8217;ultimo spot di &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=AdTQXFXdygE">Le Monde</a>&#8220;. Vabbé, non è da escludere che i media francesi siano già <a href="http://leoman3000.wordpress.com/2009/06/05/modus-vivendi/">insufflati</a>&#8230;</p>
<p>Per completare il quadro, le repliche <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_28/piovra_berlusconi_placido_mafia_191584ea-dc28-11de-abb8-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano">non sono tardate</a>, soprattutto dagli stessi protagonisti della popolare ricostruzione della Rai. Placido, o meglio il Commissario Cattani (personaggio che interpretava nella miniserie, ucciso nella quarta edizione), sottolinea l&#8217;incoerenza nell&#8217;affermazione («&#8221;Il Capo dei Capi&#8221; è un prodotto di Canale5»), indicando, con esempi concreti, le azioni stragistiche commesse dalle cosche (gli omicidi Falcone &#8211; Borsellino su tutti: due magistrati, del resto). In effetti, anche &#8220;Gomorra&#8221;, il best-seller di Saviano incentrato sugli atti e fatti relativi alla Camorra (altra zona d&#8217;Italia, ma sempre di &#8220;cupola&#8221; si tratta), è diffuso dalla Mondadori (casa editrice di proprietà &#8211; <i>ex</i> &#8220;<a href="http://leoman3000.wordpress.com/2009/10/07/promosso-con-lodo/">lodo</a>&#8221; &#8211; della famiglia del Presidente del Consiglio). </p>
<p>Tirando le somme, pur piegati da costrizioni, minacce, ricatti come no, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6a5aCX628po">strozzarsi da soli</a> è un po&#8217; difficile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[&ldquo;Il tempo che vorrei&rdquo; di Fabio Volo. Mondadori. Ma un bel corso di time management no?]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2009/11/27/il-tempo-che-vorrei-di-fabio-volo-mondadori-ma-un-bel-corso-di-time-management-no/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:24:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio, the wings</dc:creator>
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<description><![CDATA[È ormai dal 2007 che Fabio Volo scrive libri sul tempo: quello che manca, quello che vorrebbe e fors]]></description>
<content:encoded><![CDATA[È ormai dal 2007 che Fabio Volo scrive libri sul tempo: quello che manca, quello che vorrebbe e fors]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il simbolo perduto. Parole, parole, parole. ]]></title>
<link>http://lideablog.wordpress.com/2009/11/26/il-simbolo-perduto-parole-parole-parole/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:03:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>lideablog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il simbolo perduto IL SIMBOLO PERDUTO di Dan Brown ed. Mondadori Traduzione di Annamaria Biavasco, V]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.mondadorilovere.it/menu_principale/eventi/il_simbolo_perduto/log.jpg"><img alt="" src="http://www.mondadorilovere.it/menu_principale/eventi/il_simbolo_perduto/log.jpg" width="250" height="384" /></a><p class="wp-caption-text">Il simbolo perduto</p></div><br />
<strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804596745/brown-dan/simbolo-perduto.html">IL SIMBOLO PERDUTO</a><br />
di <a href="http://www.danbrown.com/">Dan Brown</a><br />
ed. Mondadori<br />
Traduzione di Annamaria Biavasco, Valentina Guani, Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo, Roberta Scarabelli </strong></p>
<p>Morire di suspense. Morire affogati da un oceano di parole. Odiare i caratteri scritti, quelle lunghe, infinite righe nere su sfondo bianco che riempiono la nostra vita tenendoci compagnia per gran parte della giornata. È questo il giudizio, in sintesi, dell’ultimo libro di Dan Brown, il best seller “Il simbolo perduto”. </p>
<p>Con questo romanzo torna a calcare i freddi pavimenti delle librerie di tutto il mondo il tuttologo Robert Langdon, uno che ci mette mezza nottata a risolvere enigmi che, secondo la prosa di Dan Brown, le menti più celebri dell’umanità intera &#8211; da Newton a Galilei passando per Durer, Washington e chissà chi altro – hanno celato mediante le loro opere, i loro scritti, i loro edifici, i loro quadri. “Il simbolo perduto” è un disco rotto, un vecchio ritornello, un canovaccio sempre identico a se stesso, incapace di mutare e di rinnovarsi e che da “Il codice da Vinci” passando per il precedente “Angeli e demoni” fino giù giù a quest’ultimo libro ci ripropone uno schema consolidato in accordo al vecchio adagio calcistico secondo cui squadra che vince non si cambia. Libro che vende si riscrive. Bella merda. </p>
<p>Se con il Codice si scorrazzava per mezza Europa su Suv e jet privati, se con “Angeli e demoni” si correva in una Roma stranamente priva di traffico, con “Il simbolo perduto” non ci si muove da una Washington notturna e a tratti pure suggestiva. Il centro della narrazione ruota intorno allo <a href="http://www.si.edu/"><strong>Smithsonian Museum</strong></a> e quella zona lì che, francamente, a me che nella capitale USA non ci sono mai stato dice ben poco. Come già per i precedenti romanzi, infatti, sarebbe stata particolarmente utile alla lettura un inserto fotografico contenente i luoghi e le opere di cui il libro parla. Perché bisogna essere onesti, gli enigmi artistici con cui Dan Brown dissemina i suoi scritti sono intriganti, ti spingono a cercare su Google questa o quell’opera per osservare con i propri occhi proprio quel dettaglio che ci era sfuggito e intorno al quale, diversamente, l’autore americano ci costruisce qualche centinaia di pagine di storia. Ha ragione il regista Ron Howard in una intervista rilasciata per i contenuti extra della <a href="http://lideablog.wordpress.com/2009/10/10/angeli-e-demoni/"><strong>versione Blu Ray di “Angeli e demoni”</strong></a>, il principale merito di Dan Brown è quello di stuzzicare la nostra curiosità inducendoci a condurre delle ricerche personali e, in tale maniera, ad avvicinarci ad opere nuove e a noi sconosciute oppure a riscoprirne di vecchie ma con occhi nuovi. Infatti è proprio la parte centrale del libro, quella che segue fedelmente il canovaccio di cui dicevamo sopra che, seppur senza grosse novità, si lascia leggere, scorre veloce grazie anche a capitoli brevi e, come sempre, interrotti sul più bello. Sembra di assistere ad una puntata di Voyager, con Roberto (Robert) Giacobbo (Langdon) che ti fa due palle così su questa e quella domanda, ti porta di qua e di là ma non ti dà mai la risposta. Dopo un po’ ti scoglioni. Vanno bene le domande, ma ogni tanto sarebbe bene far seguire anche qualche risposta, non vi pare? </p>
<p>Quindi, macinando pagine su pagine, misteri su misteri, galoppiamo verso la conclusione del romanzo e qui torniamo all’inizio della nostra recensione. Parole, parole, parole e ancora parole. Langdon da buon supereroe ha sconfitto tutti i cattivi, poi, cazzo, è così intelligente che mica può essere ancora tenuto all’oscuro dei potenti misteri, in questo caso, della massoneria. Ci mancherebbe. Quindi deve scoprire una parola, la Parola Magica (abracadabra?), di cui il Gran Maestro della massoneria è a conoscenza. Potrebbe dirgliela punto e basta. E no, troppo facile. Altre cento pagine, noiosissime, in cui non si capisce una minchia, in cui ci viene detto che i maghi che Striscia la Notizia sputtana ogni sera hanno invece veri poteri, se avete un tumore mica dovete andare da Umberto Veronesi, figuratevi, meglio il mago Oronzo. Ovviamente è un romanzo e rivendico il diritto della fiction di inventarsi quello che vuole, dalle astronavi, a Narnia, alle porte spazio-tempo. Però rivendico contestualmente il mio diritto di lettore di dire che quella invenzione narrativa è una cagata pazzesca. E mi aspetto anche i 92 minuti di applausi. </p>
<p>Mi risulta incomprensibile come un prodotto destinato al grande pubblico, fatto apposta per essere comprato da chi non compra mai libri possa essere scivolato così banalmente sulla buccia di banana della prolissità che si trasforma in noia ineliminabile. “Il simbolo perduto” è un tomazzo di 600 pagine, di cui almeno 200 potevano essere tagliate senza nulla togliere al racconto, alla suspense, all’ammiccamento al lettore. O forse quelle 200 pagine inutili giustificano i 7 euro in più di prezzo di copertina per il libro probabilmente più venduto dell’anno. Regge come ipotesi? E intanto l’Amazzonia ringrazia. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un enigmatico Leonardo]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/11/26/un-enigmatico-leonardo/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:25:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
<guid>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/11/26/un-enigmatico-leonardo/</guid>
<description><![CDATA[A Milano è in mostra il San Giovanni del Louvre. Con nuove ipotesi sulla sua genesi e storia di Simo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>A Milano è in mostra il San Giovanni del Louvre. Con nuove ipotesi sulla sua genesi e storia</em></p>
<p>di Simona Maggiorelli</p>
<div id="attachment_2435" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/11/battista-leonardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-2435" title="battista-leonardo" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/11/battista-leonardo.jpg?w=233" alt="" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Leonardo, San Giovanni Battista Louvre</p></div>
<p>Lo sguardo magnetico che richiama quello della Sant’Anna nel celebre cartone di Londra. E il sorriso enigmatico che contrasta visibilmente con il gesto della mano, tradizionalmente utilizzato nella pittura sacra per indicare l’Altissimo. Ma che nella concezione umanistica di Leonardo potrebbe anche alludere a una nuova umanità futura.</p>
<p>Gli studiosi per secoli si sono rotti la testa per interpretare questa criptica rappresentazione che Leonardo fece del Battista. E lungamente incerta è rimasta anche la genesi di questa opera conservata al Louvre insieme alla <em>Gioconda</em>, alla <em>Belle ferronnière</em> e a una delle due versioni della <em>Madonna delle rocce</em>, dove un San Giovanni ancora bambino richiama il gesto di questo San Giovanni Battista che, invece, ha l’aria di un giovane Ganimede o di un Bacco pagano (per la pelle di pantera che ha addosso).</p>
<p>Dal 27 novembre al 27 dicembre, eccezionalmente, l’opera sarà esposta in Palazzo Marino a Milano. Le storiche dell’arte Valeria Merlini e Daniela Storti le hanno dedicato una mostra dal titolo<em> Leonardo a Milano.Esposizione straordinaria del San Giovanni Battista di Leonardo da Vinc</em>i, che offe l’occasione per fare il punto sugli ultimi trent’anni di studi leonardeschi.</p>
<p>Ne emerge che il quadro probabilmente fu iniziato a Firenze, come ha sostenuto fin dal 1977 Jean Rudel, il quale, studiando le prime radiografie del quadro, rilevava: «L’effetto generale di monocromo scuro, reso più ampio dal fondo unito, rafforza l’impressione di un avvolgimento d’ombra, ancora accresciuto dall’invecchiamento delle vernici superficiali: ciò aumenta il senso di mistero, velando alcune indiscutibili imperfezioni, rese meno percepibili, a prima vista, da una superficie spesso riflettente». Uno strato di pittura retrostante, con effetti di morbido e avvolgente chiaroscuro, contribuiva, secondo l’autrice di <em>Leonardo. La pittura</em> (Giunti), a rendere chiara l’autografia dell’opera. Che lungo la sua tribolata storia, fra sparizioni e riapparizioni in collezioni private, più volte era stata messa in discussione. Così, mentre avanzava fin dalla fine degli anni Settanta l’ipotesi di un’anticipazione della datazione del dipinto ai primi anni del Cinquecento &#8211; come ricostruisce Pietro Marani nel saggio pubblicato nel catalogo Skira che accompagna la mostra milanese &#8211; Rudel aveva aperto la strada al lavoro fondamentale di Martin Kemp.</p>
<p>In <em>Leonardo da Vinci e mirabili operazioni della natura e dell’uomo</em> (Phaidon e ora Mondadori) lo studioso inglese ha suggerito un’ipotesi affascinante, ovvero che il vero tema del dipinto fosse la luce. Servendosi del chiaroscuro Leonardo cercava «di inserire il rilievo nella superficie dipinta» e al tempo stesso di dare movimento alla figura, con una rotazione dai «mutamenti, potenzialmente infiniti».</p>
<p>Oltre a distinguere i danni reali che maldestri tentativi di restauro nei secoli hanno causato al quadro (che si era andato progressivamente scurendo), Kemp ha avuto anche il merito di fissare definitivamente la datazione del dipinto attorno al 1510, cogliendo il nesso con le ricerche sulle velature atmosferiche che Leonardo fece proprio in quegli anni.</p>
<p>Riguardo alle rocambolesche vicissitudini del quadro &#8211; che dopo la morte dell’artista in Francia “sparì” per tornare alla ribalta solo nel 1630 &#8211; nuovi studi ipotizzano che la tela sia rimasta sempre a Firenze. Leonardo non l’avrebbe portata con sé a Milano come si pensava. E neanche nella residenza francese Clos Lucé a Cloux nella quale visse gli ultimi due anni della sua vita.</p>
<p>da Left-Avvenimenti del  27 novembre 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nottetempo presenta "Un Amore al tempo della dolce vita", il libro di Raffaele La Capria, con Elisabetta Rasy e Paolo Di Paolo]]></title>
<link>http://rota.wordpress.com/2009/11/23/nottetempo-presenta-un-amore-al-tempo-della-dolce-vita-il-libro-di-raffaele-la-capria-con-elisabetta-rasy-e-paolo-di-paolo/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 21:58:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>rota</dc:creator>
<guid>http://rota.wordpress.com/2009/11/23/nottetempo-presenta-un-amore-al-tempo-della-dolce-vita-il-libro-di-raffaele-la-capria-con-elisabetta-rasy-e-paolo-di-paolo/</guid>
<description><![CDATA[presenta il libro di Raffaele La Capria UN AMORE AL TEMPO DELLA DOLCE VITA Intervengono Elisabetta R]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://rota.wordpress.com/files/2008/09/logo_nottetempo.jpg" alt="logo_nottetempo" title="logo_nottetempo" width="336" height="107" class="alignnone size-full wp-image-912" /></p>
<p>presenta il libro di </p>
<p><strong>Raffaele La Capria</strong><br />
<strong>UN AMORE AL TEMPO DELLA DOLCE VITA</strong></p>
<p>Intervengono<br />
<strong>Elisabetta Rasy</strong><br />
e<br />
<strong>Paolo Di Paolo</strong>,<br />
autore di <em>Raffaele La Capria. Risalire il vento</em> (Liaison)</p>
<p><a href="http://rota.wordpress.com/files/2009/10/cover_lacapria.jpg"><img src="http://rota.wordpress.com/files/2009/10/cover_lacapria.jpg" alt="" title="cover_lacapria" width="145" height="205" class="alignleft size-full wp-image-4507" /></a></p>
<p>Roma anni ’60, la Roma più bella, più vivace e intensa intellettualmente, più accogliente coi caffè di via Veneto e piazza del Popolo affollati fino alle ore piccole della notte, col cinema, il teatro, gli attori internazionali, la Roma della Belle Epoque e della Dolce Vita, l’ultima e splendida prima degli anni di piombo. In questa Roma è ambientata la storia di Kiki e Giovanni, due amici dell’autore, due “belli e dannati” di quegli anni. “Felice non si dice e chi lo dice è già infelice” è lei, Kiki, che commenta così la sua storia con Giovanni. Dopo il fortunato <em>America 1957, a sentimental journey</em> (nottetempo 2009) un altro bel libro di Raffaele La Capria che ricorda gli anni d’oro della Roma de <em>La dolce vita</em>, rimasta nel cuore di chi l’ha vissuta e nei sogni di chi l’ha sentita raccontare.</p>
<p><strong>Raffaele La Capria</strong> è uno dei più significativi scrittori italiani del dopoguerra. Con <em>Ferito a morte</em> vince il premio Strega nel 1961. Dirigente Rai, è stato co-sceneggiatore di molti film di Francesco Rosi. Fra i suoi libri ricordiamo <em>False partenze</em>, <em>Armonia perduta</em> e <em>Lo stile dell’anatra</em>, tutti pubblicati da Mondadori.</p>
<p><strong>Paolo Di Paolo</strong> è l’autore di “<em>Raffaele La Capria. Risalire il vento</em>” (Liaison editrice), dialogo tra libri, sentimenti e domande con uno dei maggiori autori del secondo Novecento per risalire insieme il vento e la vita. </p>
<p><strong>Giovedì 26 novembre, ore 21 presso la Libreria Bibli, via dei Fienaroli 28 &#8211; Roma</strong></p>
<p>Per ogni altra informazione:<br />
Nottetempo, via Zanardelli 34, 00186 Roma, tel/fax 06.68308320<br />
<a href="http://www.edizioninottetempo.it">www.edizioninottetempo.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lila e le nove piante del desiderio]]></title>
<link>http://trailerlibro.wordpress.com/2009/11/23/lila-e-le-nove-piante-del-desiderio/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:46:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>correttricedibozze</dc:creator>
<guid>http://trailerlibro.wordpress.com/2009/11/23/lila-e-le-nove-piante-del-desiderio/</guid>
<description><![CDATA[Autore: Margot Berwin Titolo: Lila e le nove piante del desiderio Editore: Mondadori Anno: 2009]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/6vPQB3zwBk0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/6vPQB3zwBk0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></strong></p>
<p><strong>Autore:</strong> Margot Berwin</p>
<p><strong>Titolo:</strong> Lila e le nove piante del desiderio</p>
<p><strong>Editore:</strong> Mondadori</p>
<p><strong>Anno:</strong> 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Slow Economy di Federico Rampini]]></title>
<link>http://garda2o.wordpress.com/2009/11/22/slow-economy-di-federico-rampini/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 07:50:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Molinari</dc:creator>
<guid>http://garda2o.wordpress.com/2009/11/22/slow-economy-di-federico-rampini/</guid>
<description><![CDATA[Ho appena ultimato di leggere l&#8217;ultimo libro di Federico Rampini, Slow Economy, rinascere con ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" style="margin:2px 4px;" title="Slow Economy di Federico Rampini" src="http://www.mauriziomolinari.com/garda2o/img/sloweconomyrampini.jpg" alt="" width="220" height="308" />Ho appena ultimato di leggere l&#8217;ultimo libro di <em><a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880459368&#38;autoreUUID=cd628623-9ea9-11dc-9517-454a8637094f">Federico Rampini</a>,</em><a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880459368&#38;autoreUUID=cd628623-9ea9-11dc-9517-454a8637094f"> </a><strong><a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880459368&#38;autoreUUID=cd628623-9ea9-11dc-9517-454a8637094f">Slow Economy</a></strong>, <em>rinascere con saggezza, tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall&#8217;Oriente</em>.</p>
<p>Il tema è appunto quello della <em>Slow Economy</em>, ovvero di uno sviluppo diffuso e sostenibile che sia anche però rispettoso dell&#8217;ambiente e dei tempi della natura e dell&#8217;uomo.<br />
Nel libro si trovano storie in cui Occidente e Oriente si sono lasciati contagiare reciprocamente, nel tentativo di trasformare l&#8217;uscita dalla crisi in una rinascita.</p>
<p>Un libro la cui parte centrale non è a mio personale avviso molto in linea con il focus principale, però in cui si possono trovare alcune  storie emblematiche, come la lezione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bhutan">Buthan</a> che ha introdotto un misuratore di sviluppo alternativo al PIL, il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0_interna_lorda">FIL (Felicità Interna Lorda)</a> oppure il significativo caso della <strong>produzione di cachmere di Biella</strong> che nessuna concorrenza cinese è riuscita ad intaccare, ecco perché da un estratto del libro:</p>
<blockquote><p><strong>La lezione del cashmere di Biella</strong></p>
<p>L&#8217;industria del tessile-abbigliamento per molti italiani evoca una disfatta economica: l&#8217;avanzata implacabile del made in China, le delocalizzazioni, il declino di tante aziende storiche che fecero la moda italiana e oggi sono ridimensionate o scomparse, oppure sopravvivono come gusci vuoti dopo aver trasferito di fatto la produzione in Oriente. Ma c&#8217;è almeno un settore in cui nessun produttore cinese è riuscito a scalzare veramente il dominio italiano. Il cashmere di lusso continua a essere made in Italy. Anzi, made in Biella, perché i maggiori produttori si chiamano Lanificio Fratelli Cerruti, Loro Piana e Zegna, tutti nell&#8217; area del biellese. Gli scettici potrebbero pensare che si tratti di un&#8217; eccezione dai giorni contati.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Tanti altri in passato si sono illusi di avere un monopolio imbattibile, ma alla fine hanno dovuto cedere le armi di fronte alla concorrenza asiatica. Tanti hanno creduto che «mai e poi mai» i cinesi ce l&#8217;avrebbero fatta a raggiungerli nella qualità, nell&#8217;affidabilità, nelle rifiniture: e quelli invece ci hanno regolarmente sorpreso, hanno smentito le previsioni, hanno bruciato le tappe. Vuoi perché bravi a copiare, vuoi perché hanno comprato i nostri stessi macchinari, talvolta hanno ingaggiato i nostri tecnici, i nostri esperti, i nostri disegnatori. Insomma, se la storia degli ultimi vent&#8217;anni ci insegna qualcosa, è che di fronte ai cinesi non bisogna mai dire mai: sono capaci di tutto, hanno recuperato ritardi che sembravano incolmabili, hanno fatto progressi che credevamo impossibili.<br />
Il caso del cashmere, però, è diverso. I cinesi partono con un vantaggio notevole: hanno la materia prima a portata di mano, soprattutto in Mongolia. E da tempo i loro produttori più forti stanno cercando di accreditarsi nei segmenti di maggiore qualità e valore aggiunto. Grandi aziende di Pechino, Shanghai e Canton hanno comprato costosissimi macchinari italiani. Hanno mandato i loro manager a studiare in Italia. Hanno spedito tecnici e operai a formarsi nel nostro Paese. Anche qualche produttore biellese è stato tentato dalla delocalizzazione, ha provato a trapiantare esattamente gli stessi metodi di lavorazione in Cina, e ha dovuto rinunciare. Niente da fare. Il cashmere made in China resta di una qualità modestissima, francamente scadente, soggetto a un&#8217;usura troppo rapida. Quei cinesi che hanno il potere d&#8217;acquisto per permetterselo preferiscono spendere dieci volte tanto e comprare cashmere lavorato in Italia: per morbidezza e resistenza, non c&#8217;è gara. Perfino un consumatore inesperto se ne accorge. A occhi chiusi fategli sfiorare con le dita un maglione di cashmere italiano, e uno di quelli fatti in Mongolia che si vendono al Silk Market di Pechino: impossibile non sentire la differenza. Del resto gli stessi stilisti di lusso cinesi quando si tratta di cashmere comprano la materia prima in Italia. Com&#8217;è possibile che in questo caso la leggendaria capacità di apprendimento cinese sia fallita?</p>
<p>La risposta la conosce bene Ian Borra Cerruti. È un segreto semplice e bellissimo: si chiama <strong>acqua</strong>. «Per lavorare un metro di cashmere» dice Cerruti «ci vogliono tre litri d&#8217;acqua. La morbidezza, la lucidità del tessuto dipendono molto dalla qualità di quell&#8217; acqua. A Biella abbiamo un&#8217; acqua molto leggera, la stessa dell&#8217;acqua minerale Lauretana. I fiumi Cervo e Sesia sono rimasti molto puliti. A valle delle fabbriche si può ancora fare il bagno. I controlli sull&#8217; acqua che rimettiamo nel fiume sono severi. Se io compro la fibra in Mongolia e la lavoro a Biella, con l&#8217;acqua del mio fiume, anche se uso macchinari vecchi ha una morbidezza che nessuno è riuscito a riprodurre in altre zone del mondo.»<br />
Tantomeno in Cina: chiunque abbia provato a migliorare la qualità del cashmere made in China, pur senza badare a spese per avere le tecnologie avanzate e i migliori esperti italiani, si è scontrato con un ostacolo insormontabile: il disastro ambientale dei fiumi cinesi. Inutile investire nei macchinari, nel design, nel brand e nel marketing. La qualitàdell&#8217; acqua si è rivelata un handicap competitivo insormontabile. In nessuna zona della Repubblica popolare, neppure in quelle che in teoria dovrebbero ancora essere incontaminate, è stato possibile trovare fiumi abbastanza puliti.</p>
<p>È una storia che ci rincuora. Perché dimostra che nel nostro futuro la difesa dell&#8217; ambiente non andrà mai più scambiata per un costo, una tassa. Al contrario, diventerà un&#8217; arma vincente nella competizione.</p></blockquote>
<p>Mi scuso con Rampini per aver riportato un estratto dal suo libro, ma <strong>mi è parso emblematico di quanto la difesa dell&#8217;ambiente paghi sempre, magari non nel breve periodo, ma certamente nel medio e lungo</strong>.</p>
<p>Subito questo splendido esempio mi ha fatto fare un parallelo con il nostro <em>Lago di Garda</em> in cui la <strong>cementificazione </strong>senza giustificazione ne sta incrinando l&#8217;ambiente a l&#8217;atmosfera, oltre che ritengo di conseguenza fra non molto ne metterà in crisi la sua economia.<br />
<em>Alla fine se non si cambierà rotta diventeremo una bella copia di Rimini, e come per tutte le copie alla fine il turista preferirà giustamente il più economico originale.</em><br />
:-&#124;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roberto Saviano, non lasciare Mondadori]]></title>
<link>http://litskeight.wordpress.com/2009/11/22/roberto-saviano-non-lasciare-mondadori/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 23:27:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>skeight1985</dc:creator>
<guid>http://litskeight.wordpress.com/2009/11/22/roberto-saviano-non-lasciare-mondadori/</guid>
<description><![CDATA[Grazie ad un breve articolo su l’Unità ho scoperto che su Facebook esiste un gruppo denominato Appel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" title="logo mondadori" src="http://elearning.sta.uniroma1.it/stage/upload_img/9-mondadori.jpg" alt="" width="150" height="120" /><img class="alignnone" title="saviano" src="http://www.ilgiornaleitaloamericano.com/joomla5/images/stories/saviano1.jpg" alt="" width="106" height="121" /></p>
<p>Grazie ad un breve <a href="http://www.unita.it/news/igiaba_scego/91415/caro_saviano_lascia_mondadori" target="_blank">articolo</a> su <em>l’Unità</em> ho scoperto che su Facebook esiste un <a href="http://www.facebook.com/search/?init=quick&#38;q=saviano%20mondadori#/group.php?gid=179779540307&#38;ref=search&#38;sid=1562672726.1732445604..1" target="_blank">gruppo</a> denominato <em>Appello a Roberto Saviano: smetti di pubblicare per Mondadori!</em>, che conta, nel momento in cui scrivo, 1672 membri. Riporto integralmente il testo di descrizione del gruppo:</p>
<p><em>Caro Roberto,</em></p>
<p><em>ti leggiamo, ti ascoltiamo, ti seguiamo nelle uscite pubbliche, siamo solidali con le tue scelte e comprendiamo il costo altissimo che stai pagando.</em></p>
<p><em>Proprio per questo, pensiamo che tu non possa più associare il tuo nome a quello di una casa editrice il cui attuale proprietario è artefice, promotore ed esecutore di una deriva culturale e politica del nostro Paese che tu meglio di altri hai raccontato.</em></p>
<p><em>Ti chiediamo di lasciare Mondadori, e speriamo che il tuo esempio venga seguito da altre autrici e autori che stimiamo allo stesso modo.</em></p>
<p>Non penso che la buona fede degli aderenti a questo gruppo possa essere messa in discussione (anche se qualcuno potrebbe insospettirsi per il fatto che i promotori dell’appello sono due lavoratori di case editrici “minori”), ma ciò nonostante il ragionamento di base dell’appello mi sembra molto discutibile. Tradotto in parole povere sarebbe: Mondadori è di Berlusconi, ergo se Saviano scrive per Mondadori contraddice la sua battaglia per la legalità. Dov’è la falla? Sta nel fatto che la relazione tra autore ed editore viene interpretata in senso unilaterale, per cui, nel momento in cui c’è una divergenza di opinioni politiche tra i due elementi, la contraddizione è esclusivamente dell’autore e non dell’editore. Per dire, chi ha mai criticato la Mondadori per pubblicare testi e autori base dell’ideologia comunista? Nessuno, nonostante siano una parte corposa del loro catalogo. Certo, si può dire che l’editore mette al primo posto l’interesse economico, per cui pubblica ciò che ha lettori, a prescindere dall’orientamento politico (è lo stesso motivo per cui la casa editrice di sinistra Feltrinelli pubblica numerosi libri di Federico Moccia). Ma allora perché un autore non potrebbe comportarsi in maniera simile? Privilegiare non solo e non tanto l’aspetto economico, ma la possibilità di parlare ad un pubblico il più ampio possibile, che è poi l’obiettivo di <em>Gomorra</em>, e ciò che lo rende un’opera importante e non solo l’ennesimo libro – per quanto pregevole – sulle mafie. Senza nulla togliere al ruolo fondamentale delle piccole case editrici, sono le grandi ad avere le migliori possibilità distributive e promozionali, e non si vede perché un autore dovrebbe rinunciarvi, se ha la possibilità di usufruirne. La qualità dell’opera, in tutti i casi, dipende da se stessa e non dall’editore.</p>
<p>A parte queste considerazioni di carattere generale, però, c’è un aspetto ulteriore che va considerato: al momento Berlusconi lascia alle sue case editrici una libertà molto maggiore di quella che permette alle sue tv o ai suoi giornali. Al di là del già citato interesse economico (checché ne pensino gli intellettuali destrorsi, i lettori in Italia sono oggi soprattutto di sinistra…), c’è la consapevolezza che il mondo editoriale non è molto rilevante ai fini del consenso: in Italia si legge poco, e quel poco spesso è di scarsa qualità, e i lettori sono solitamente persone che hanno già una certa formazione e idee politiche formate, che non si fanno influenzare più di tanto dalle letture. Quindi si può lasciare mano libera, guadagnare di più e dare una impressione di liberalità, giusto un po’ incrinata da pubblicazioni squisitamente propagandistiche (<em>Il libro nero del comunismo</em> e tutti i titoli simili annessi) o da sporadici gesti di chiusura (il rifiuto di pubblicare l’ultimo libro di José Saramago perché contenente duri attacchi a Berlusconi). Tuttavia, a noi non dovrebbero interessare i motivi alla base di questa libertà, ma il dato puro e semplice: la politica editoriale del gruppo Mondadori è pluralista e liberale. Guardate la collana Strade Blu, o molti degli autori degli Oscar, per non parlare di Stile libero Einaudi, o di certi libri della Piemme (Giulietto Chiesa con il suo <a href="http://www.edizpiemme.it/libri/zero-9788856600049" target="_blank">sciocchezzaio complottista</a> sull’11 settembre!). Se oggi gli autori di sinistra dovessero rifiutarsi di lavorare per queste case editrici, o i lettori rifiutarsi di comprare libri delle suddette, l’unico effetto sarebbe di spingere il gruppo Mondadori, che controlla più del 30% del mercato editoriale italiano, a pubblicare esclusivamente autori di destra. Sarebbe un buon servizio per la società italiana e per la circolazione delle idee? A me pare proprio di no.</p>
<p>Non è nemmeno la prima volta che si fa polemiche su autori di sinistra che pubblicano per le case editrici berlusconiane. Sono polemiche che hanno un senso se a pubblicare è chi di mestiere dovrebbe opporsi a Berlusconi (tipo Massimo D’Alema), ma allargarle indiscriminatamente a tutti gli autori mi sembra un errore di valutazione clamoroso.</p>
<p>AGGIORNAMENTO 22/11, 23:32</p>
<p>Grazie a un messaggio su Fb (mi sono dimenticato di chiedere alla mittente se posso citarla&#8230; più tardi ci penso) ho scovato <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html" target="_blank">questo articolo d&#8217;annata</a> di Wu Ming 1 sulla questione del pubblicare per le case editrici di Berlusconi. Lo trovo molto esauriente, e in più ha il pregio di provenire da una persona che è coinvolto in prima linea nell&#8217;argomento, quindi ne consiglio la lettura a tutti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[8° RAPPORTO CENSIS/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi»]]></title>
<link>http://studiobaroni.wordpress.com/2009/11/20/8%c2%b0-rapporto-censis-comunicazione/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 17:52:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vittorio Baroni</dc:creator>
<guid>http://studiobaroni.wordpress.com/2009/11/20/8%c2%b0-rapporto-censis-comunicazione/</guid>
<description><![CDATA[Presentato l&#8217;8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi». Co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- SlideShare error: doc is missing or has illegal characters /[^-_a-zA-Z0-9]/ --></p>
<p><strong>Presentato l&#8217;8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi». Contagiati dai social network più di 19 milioni di italiani</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-693" title="8rapportocom" src="http://studiobaroni.wordpress.com/files/2009/11/8rapportocom.gif" alt="" width="234" height="46" /></strong></p>
<p>Facebook il più popolare (conosciuto dal 90,3% dei giovani), YouTube il più utilizzato (dal 67,8%). Ma si teme per la privacy</p>
<p><strong>Fenomeni di massa</strong>. Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14-29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro «contatti». Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%). I giovani hanno preso l’abitudine a «vivere connessi», dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-695" title="facebook youtube twitter studio baroni" src="http://studiobaroni.wordpress.com/files/2009/11/facebook-youtube-twitter-studio-baroni.jpg" alt="" width="135" height="147" /></p>
<p><strong>Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato</strong>. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14-29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato). Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Messenger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule). Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.</p>
<p><strong>Cosa si fa su Facebook</strong>. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend. Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.</p>
<p><strong>Luci e ombre su Fb</strong>. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%). C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-697" title="consumi mediatici studio baroni" src="http://studiobaroni.wordpress.com/files/2009/11/consumi-mediatici-studio-baroni1.gif" alt="" width="270" height="215" /></p>
<p><strong>L’evoluzione dei consumi mediatici</strong>. In crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009. Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio &#8211; che ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web &#8211; fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%). Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all’85%, la radio all’81,2% (in particolare, l’ascolto della radio dal lettore mp3 è tipico del 46,7% dei giovani tra 14 e 29 anni), i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%. La diffusione dei nuovi media non ha penalizzato quelli già esistenti: nella società digitale i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono i vecchi, anzi, affiancandosi ad essi, creano nuovi stimoli al loro impiego secondo la logica della moltiplicazione e integrazione.</p>
<p><strong>I riflessi della crisi</strong>. La crisi che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dalle innovazioni tecnologiche, determinando con notevole rapidità un riposizionamento dei diversi mezzi. Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%. Questi dati non verificano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’uso effettivo. Il telefonino è dunque un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi, però qualcosa si può risparmiare, magari inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap.</p>
<p><strong>Le nuove Tv</strong>. Le nuove forme di televisione sono entrate a far parte delle abitudini degli italiani. Negli ultimi due anni, tra il 2007 e il 2009, l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché lo switch over del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale. La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione. In tempi di crisi, dovendo fare delle scelte, gli italiani si sono orientati verso l’investimento nei media che forniscono più servizi, di diverso genere e cumulabili tra i membri della famiglia, come i pacchetti delle pay Tv: oggi il 60,7% di chi guarda la Tv digitale (satellitare o terrestre) ha sottoscritto un abbonamento, soprattutto per guardare le partite di calcio e gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), i film in prima visione (24,8%), i cartoni animati per i bambini (13%).</p>
<p><strong>Si rinuncia alla carta stampata</strong>. Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell’utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. L’utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro Paese. La flessione non è neanche compensata dall’aumento della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l’utenza passa dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% della popolazione nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009.</p>
<p><strong>Verso la saturazione dell’utenza di Internet</strong>. L’impiego di Internet tra gli italiani è passato dal 45,3% del 2007 al 47% della popolazione nel 2009. Quando ormai il web è diventato familiare per l’80,7% dei giovani e il 67,2% delle persone più istruite, il dato complessivo potrà aumentare solo di poco nel breve periodo. Per quanto riguarda i quotidiani on line, si registra una flessione dell’utenza (dal 21,1% al 17,7%) che non è certo riconducibile a motivi economici, bensì all’evoluzione degli impieghi della rete: si pensi ai portali che pubblicano anche notizie di cronaca e di costume, a link e finestre informative aperte nei blog e nei social network abitualmente frequentati, ai motori di ricerca e agli aggregatori che rintracciano automaticamente le notizie in rete.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-698" title="giornali studio baroni" src="http://studiobaroni.wordpress.com/files/2009/11/giornali-studio-baroni.jpg" alt="" width="300" height="125" /></p>
<p><strong>Nasce il press divide</strong>. Il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una «dieta mediatica» basata al tempo stesso su mezzi audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9% tra il 2006 e il 2009). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende oggi al 51,3% della popolazione. Nasce però un nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa (insieme a radio, Tv e Internet) e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità ai mezzi a stampa, e in misura rilevante, sono stati i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i più istruiti (+8,2%), cioè i soggetti da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del Paese.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><em>Questi sono alcuni dei principali risultati dell’8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, presentato oggi a Roma presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Renato Schifani, Presidente del Senato, Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, Roberto Forte, Direttore Mobile Tv di H3G Italia, e Carlo Malinconico, Presidente della Fieg.</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.censis.it/">http://www.censis.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[341 lettura finita (IV/IV anno) - Paradiso perduto di Henry Miller]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2009/11/20/341-lettura-finita-iviv-anno-paradiso-perduto-di-henry-miller/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:17:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/2009/11/20/341-lettura-finita-iviv-anno-paradiso-perduto-di-henry-miller/</guid>
<description><![CDATA[Paradiso perduto di Henry Miller Lettura che non mi ha decisamente entusiasmato. Romanzo breve, stor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignnone" style="width: 232px"><img title="Paradiso perduto di Henry Miller" src="http://digilander.libero.it/confratchianti/copertine%20libri/miller_paradiso.jpg" alt="Paradiso perduto di Henry Miller" width="222" height="342" /><p class="wp-caption-text">Paradiso perduto di Henry Miller</p></div>
<p>Lettura che non mi ha decisamente entusiasmato. Romanzo breve, storia originale, scrittura sarcastica, definito in copertina una delle storie più divertenti di Miller. Io non mi sono divertito, al più ho sorriso qualche volta. Si salva Moricand personaggio uguale a se stesso fino all&#8217;ultima riga.</p>
<p>Voto: 6,5/10</p>
<p><strong>Incipit</strong></p>
<p>Fu Anais Nin che mi presentò a Conrad Moricand. Lo portò nel mio studio alla Vila Seurat un giorno d&#8217;autunno del 1936. La mia prima impressione fu in complesso faorevole. L&#8217;uomo sembrava tetro, pedante, egocentrico, troppo sicuro di sé. Si portava appresso una sorta di alone fatalistico.</p>
<p><strong>Trama</strong></p>
<p>A Henry Miller, ritiratosi in una casetta a Big Sur, in California, si rivolge un vecchio amico parigino, Conrad Moricand, strano tipo di astrologo dilettante, che l&#8217;ultima guerra ha ridotto agli estremi. Miller gli offre ospitalità &#8220;fino alla fine dei suoi giorni&#8221;, raccoglie fondi per il viaggio in aereo, gli procura amici che parlino francese. Ma ben presto Moricand si rivela una presenza inquitente; le sue pretese, le sue diaboliche trovate mettono a dura prova il benefattore che dovrà compiere enormi sforzi di azienza e di comprensioe per sopportarlo finché riuscirà a liberarsene.</p>
<p><strong>Scheda del libro</strong></p>
<p>Autore: Miller, Henry<br />
Titolo: Paradiso perduto / Henry Miller ; traduzione di Vincenzo Mantovani ; introduzione di Pietro Citati<br />
Edizione: 3. rist<br />
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1985<br />
Descrizione fisica: 178 p. ; 19 cm.<br />
Collezione: Oscar narrativa ; 368<br />
Nomi: Miller , Henry<br />
Mantovani, Vincenzo &#60;1935- &#62;<br />
Citati, Pietro &#60;1930- &#62;<br />
Altri titoli collegati: [Titolo originale] A devil in paradise</p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p><a href="http://digilander.libero.it/confratchianti/libri_miller.htm" target="_blank">Henry Miller</a></p>
<p><a title="il nostro forum" href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mondadori, i risultati dei primi nove mesi del 2009]]></title>
<link>http://tuocoun.wordpress.com/2009/11/20/mondadori-i-risultati-dei-primi-nove-mesi-del-2009/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:23:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>tuocoun</dc:creator>
<guid>http://tuocoun.wordpress.com/2009/11/20/mondadori-i-risultati-dei-primi-nove-mesi-del-2009/</guid>
<description><![CDATA[La borsa di Milano è aperta: 1 ora e 21 minuti alla chiusura Il gruppo editoriale ha chiuso i primi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La borsa di Milano è aperta: 1 ora e 21 minuti alla chiusura</p>
<p>Il gruppo editoriale ha chiuso i primi nove mesi del 2009 con un fatturato consolidato di 1,11 miliardi di euro, in calo del 18,6% rispetto agli 1,37 miliardi di euro dello stesso periodo del 2008.</p>
<p>In 12 mesi il margine operativo di Mondadori ha perso il 59,6%.L&#8217;utile netto consolidato è risultato di 27,1 milioni di euro, in calo del 53,9% rispetto ai 58,8 milioni di euro dello stesso periodo dell&#8217;esercizio precedente.</p>
<p>Dimezzato il flusso di cassa, che nei primi nove mesi è stato di 45,3 milioni di euro rispetto ai 90,1 milioni di euro dei primi tre trimestri del 2008.La posizione finanziaria netta, al 30 settembre, era negativa per 416,9 milioni di euro, in miglioramento rispetto al disavanzo di 490,3 milioni di euro di fine 2008.I vertici, per l&#8217;intero 2009, prevedono &#8220;una significativa riduzione del risultato operativo rispetto allo scorso esercizio&#8221;.</p>
<p> Fonte:<br />
 http://www.soldionline.it/notizie/azioni-italia/mondadori-i-risultati-dei-primi-nove-mesi-del-2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Claudio Brachino sotto inchiesta per il pedinamento del giudice Mesiano]]></title>
<link>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/18/claudio-brachino-sotto-inchiesta-per-il-pedinamento-del-giudice-mesiano/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:17:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfattucci</dc:creator>
<guid>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/18/claudio-brachino-sotto-inchiesta-per-il-pedinamento-del-giudice-mesiano/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; ORDINE DEI GIORNALISTI: PEDINAMENTO DEL GIUDICE, BRACHINO SOTTO INCHIESTA l pedinamento in vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<div id="_mcePaste">ORDINE DEI GIORNALISTI:</div>
<div><span style="background-color:#ffffff;">PEDINAMENTO DEL GIUDICE, BRACHINO SOTTO INCHIESTA</span></div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div id="_mcePaste">l pedinamento in video del giudice Raimondo <span style="background-color:#ffffff;">Mesiano ha fatto battere un colpo finalmente all’ordine dei giornalisti. Almeno a quello della Lombardia. Ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Claudio Brachino, direttore di Videonews, (testata di Canale 5), e conduttore di Mattino 5. Il giornalista è stato messo sotto accusa per il servizio sul giudice di Milano, trasmesso il 14 ottobre e definito dalla federazione nazionale della stampa un “pestaggio mediatico”.“Il Fatto”ha letto quello che si chiama capo d’incolpazione, con il quale si contesta a Brachino di “essersi reso responsabile di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali”e di aver rotto la doverosa fiducia tra giornalisti e telespettatori, amplificando una notizia che non era tale. Avrebbe così violato l’articolo 137 della legge sulla privacy e l’articolo 6 del codice deontologico dei giornalisti. Per capire meglio di cosa dovrà rispondere Brachino, riassumiamo il contenuto del servizio. Si vede Mesiano che fuma davanti al negozio di un barbiere, fuori campo la giornalista ( precaria con contratto in scadenza), commenta: il giudice è nervoso e “va avanti e indietro, avanti e indietro”. Poi, cambio di scena, Mesiano è seduto su una panchina di un parco, la cronista deride i calzini turchesi. Secondo l’Ordine quel filmato non poteva e non doveva andare in onda perché nulla di quanto trasmesso ha a che vedere con la funzione pubblica di Mesiano, ovvero quella di giudice. Cosa diversa sarebbe stata se Mesiano fosse stato ripreso, per mera ipotesi, mentre brindava alla condanna di un suo imputato, in quel caso sarebbe stato diritto di cronaca. Invece sono stati documentati atteggiamenti di vita del magistrato che attengono strettamente alla sua vita privata. Inoltre per l’Ordine della Lombardia è ancora più grave che il servizio sia andato in onda su una televisione di Berlusconi, proprietario della Fininvest, cioè dell’azienda che in base alla sentenza di Mesiano deve pagare 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, come risarcimento per la perdita della Mondadori. Nel capo di incolpazione si legge che il servizio aveva come finalità quella di “screditare la reputazione”di Mesiano e “delegittimar  e”, davanti ai telespettatori, il giudice che “aveva in precedenza emanato (la sentenza, ndr) e che aveva visto soccombente la società Fininvest, persona giuridica cui è riconducibile la rete televisiva per la quale Brachino lavora”. Intorno a metà dicembre il direttore di Videonews dovrà presentarsi a Milano davanti ai nove consiglieri dell’Ordine. Già alla fine di quella audizione potrebbe esserci la decisione. In caso di condanna le sanzioni previste sono avvertimento, censura, sospensione, (da due mesi a un anno), o radiazione dall’albo. </span></div>
<div></div>
<div><span style="background-color:#ffffff;"><strong>Antonella Mascali dal Fatto Quotidiano del 18-11-2009</strong></span></div>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Invitados Expo Comic ´09 Chile – Giancarlo Caracuzzo]]></title>
<link>http://culturacomic.com/2009/11/18/invitados-expo-comic-%c2%b409-chile-%e2%80%93-giancarlo-caracuzzo/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 18:55:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>alvamarquina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giancarlo Caracuzzo Giancarlo Caracuzzo, nació en Roma en 1960, es ilustrador cajón y cómics. Comenz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_25735" class="wp-caption alignnone" style="width: 287px"><a href="http://culturacomic.wordpress.com/files/2009/11/11.jpg"><img class="size-full wp-image-25735" title="Giancarlo Caracuzzo" src="http://culturacomic.wordpress.com/files/2009/11/11.jpg" alt="" width="277" height="283" /></a><p class="wp-caption-text">Giancarlo Caracuzzo</p></div>
<p><strong>Giancarlo Caracuzzo</strong>, nació en Roma en 1960, es ilustrador cajón y cómics. Comenzó a trabajar en el mundo de los cómics y la ilustración desde 1982, ha colaborado con los principales editores italianos, <strong>Sergio Bonelli Editore, Mondadori, De Agostini, Universo, Starcomics, Granata Press, Scrabble</strong>, entre otras.<br />
Desde 2005 colabora con 2 editores franceses: <strong>Robert Laffont y Dupuis</strong>,  actualmente produce dos series para las ediciones <strong>Delcourt, Les Larmes d&#8217;opio y Potiron Hércules</strong>. Desde hace aproximadamente un año trabaja junto con <strong>Jimmy Palmiotti y Justin Gray</strong> para <strong>IDW Publishing</strong> e <strong>Image</strong> en la realización de la serie de terror &#8220;<em>The Last Resort</em>&#8221; y &#8220;Splatterman&#8221;.</p>
<ul>
<li>Giancarlo Caracuzzo, estará presente en <a href="http://culturacomic.com/tag/expo-comic-09/">Expo Comic 09 en Santiago de Chile 27 al 29 de noviembre de 2009</a>.</li>
<li>Más información en su <a href="http://www.giancarlocaracuzzo.it/main.asp?view=ART">sitio web</a>.</li>
<li> Conocer al <a href="http://culturacomic.com/tag/invitados-expo-comic-%C2%B409-chile/">resto de los invitados</a>.</li>
</ul>

</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il nuovo libro di Valerio Massimo Manfredi]]></title>
<link>http://buoneletture.wordpress.com/2009/11/18/il-nuovo-libro-di-valerio-massimo-manfredi/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:51:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>atlantidelibri</dc:creator>
<guid>http://buoneletture.wordpress.com/2009/11/18/il-nuovo-libro-di-valerio-massimo-manfredi/</guid>
<description><![CDATA[Valerio Massimo Manfredi, La tomba di Alessandro, Mondadori La storia della tomba di Alessandro è la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Valerio Massimo Manfredi, La tomba di Alessandro, Mondadori </strong></p>
<p>La storia della tomba di Alessandro è la storia di un&#8217;avventura. Districare le infinite leggende dai fatti, interpretare le fonti storiche, lacunose e contraddittorie, addentrarsi nel mito equivale a muoversi verso &#8220;una meta enigmatica e sfuggente come i miraggi del deserto&#8221;. Con l&#8217;affermarsi del cristianesimo, infatti, il sepolcro di Alessandro, eretto nella città che portava il suo nome e oggetto di venerazione e visite continue per sette lunghi secoli, in pochi anni cadde nell&#8217;oblio. Forse per cause naturali o eventi bellici, forse per una sorta di &#8216;damnatio memoriae&#8217;, forse per tutte queste ragioni insieme, di esso si perse ogni traccia. Tuttavia su Alessandria continuò ad aleggiare il fantasma del suo fondatore, che riprese vigore a partire dalla campagna napoleonica in Egitto, da quando cioè molti archeologi e una serie di avventurieri e cacciatori di tesori, ma anche tante persone comuni, si sono cimentati nell&#8217;impresa di ritrovare il corpo del più grande condottiero di tutti i tempi. Inseguendo un mito e un&#8217;illusione sorti con la morte stessa dell&#8217;eroe invincibile, del giovane dal carisma ineguagliabile, incarnazione dello splendore e della ferocia e delle diverse contraddizioni del genere umano. &#8220;L&#8217;illusione che, qualora arrivassimo un giorno e per assurdo a toccarlo, potremmo, chissà, finalmente capire.&#8221; Valerio Massimo Manfredi, che del profilo e delle gesta di Alessandro il Grande ha saputo incidere un&#8217;immagine vivida e folgorante nella sua trilogia Aléxandros, ci conduce in questo viaggio nel cuore dell&#8217;enigma unendo l&#8217;esperienza e la competenza dell&#8217;archeologo alla narrazione coinvolgente e appassionata del grande romanziere, mostrandoci luoghi e reperti dell&#8217;antichità per ricostruire su di essi un mondo brulicante di vita, di sterminata ambizione e grandi sogni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TUTTA SUO PADRE]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/17/tutta-suo-padre/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:46:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>p. ferrucci</dc:creator>
<guid>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/17/tutta-suo-padre/</guid>
<description><![CDATA[Per la miseria, questo post di Sergio Garufi mi era sfuggito. Confesso che tempo fa avevo fantastica]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Per la miseria, questo post di Sergio Garufi mi era sfuggito. Confesso che tempo fa avevo fantastica]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Programa 10: Festival literario y lúbrico]]></title>
<link>http://quiereshacerelfavor.wordpress.com/2009/11/17/programa-10-festival-literario-y-lubrico/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:45:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>carolinkfingers</dc:creator>
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<description><![CDATA[Apocalipsis dibujado por Guillermo Trapiello y escrito por Elena Medel, para Elena Cabrera Nos sumer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_134" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://quiereshacerelfavor.wordpress.com/files/2009/11/4109164040_a69359c60c.jpg"><img class="size-full wp-image-134" title="4109164040_a69359c60c" src="http://quiereshacerelfavor.wordpress.com/files/2009/11/4109164040_a69359c60c.jpg" alt="" width="250" height="344" /></a><p class="wp-caption-text">Apocalipsis dibujado por Guillermo Trapiello y escrito por Elena Medel, para Elena Cabrera</p></div>
<p>Nos sumergimos, Elena y yo, durante dos días en el <a href="http://www.revistaparaleer.com/festival-ene"><strong>Festival Eñe</strong></a> (13 y 14 de noviembre) y lo contamos. Tenía truco la cosa, porque entre otras capturas, lo que queríamos era capturar a <a href="http://gabrielawiener.megustaescribir.com/"><strong>Gabriela Wiener</strong></a> para que nos hablase de su peculiar literatura.</p>
<p>Hemos montado un programa directo-diferido. Elena ha grabado y organizado una preciosa entrevista en la que Wiener se desnuda (literariamente / periodísticamente) y, después de presentar el programa, hemos ido escuchando los cortes.</p>
<p>Festival literario y lúbrico. Porque a la vez que nos lo pasábamos bien inmersas en las charlas y conferencias de autores y otros especímenes del mundillo del libro, hemos sentido que la creación (una actividad tan íntima) y la lectura (otra de mismo signo), al hacerse públicas y compartidas en el festival, se comportaban un poco como el sexo que se hace expuesto, esto es, pornográfico.</p>
<p>Hemos escuchado a Gabriela Wiener, contándonos, sentadas las tres en las escaleras del Círculo de Bellas Artes, intimidades, cómo ella suele escribir en sus libros. Cómo ha sido recibido su libro Nueve lunas (Mondadori, 2009), detrás de Sexografías (Melusina, 2008); qué tipo de temas le apetece investigar y experimentar, para luego escribir; cómo se metió al reporterismo gonzo de la mano de <strong>Guillermo Hernáiz</strong> (<a href="http://www.primeralinea.es/">Primera Línea</a>); de dónde sale su exquisita procacidad e impudicia al expresarse.</p>
<p>A la mitad del programa, hemos llamado en &#8220;intervención express&#8221; a <a href="http://www.revistaparaleer.com/blogs-ene/festival-ene"><strong>Elena Medel</strong></a>, una de las más de setenta participantes en el Festival Eñe, para que nos hablara de su experiencia. Tanto desde la perspectiva de autora como de espectadora. Allí, ha realizado una &#8220;acción&#8221; junto al dibujante <strong>Guillermo Trapiello</strong>, en la que escribían y dibujaban tarjetones &#8220;a pedido&#8221;, &#8220;a medida&#8221;, para el solicitante. En eso estuvieron dos horas y media y nos cuenta cómo quedó.</p>
<p>La sección de <strong>Alberto Monreal</strong>, puntual como siempre, ha girado en torno a <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Robert_E._Howard"><strong>Robert E. Howard</strong></a>, conocido sobre todo como el autor de <strong>Conan</strong>.</p>
<p>Para la última sección, un top-5 del Festival Eñe, a cargo de Elena Cabrera. Y un top-5 de los momentos más sexys del Festival Eñe, por servidora. Que ha entrado a duras penas en la grabación, pero ha entrado, por aquello de que el ordenador nos hace una escabechina en los minutos finales.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://blip.tv/file/get/Quiereshacerelfavor-quieresHacerElFavorDeLeerEstoPorFavorFestivalLiterario429.mp3">DESCARGAR MP3</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://blip.tv/file/2859875">ESCUCHAR EN BLIP.TV</a></p>
<p style="text-align:center;"><!--blip.tv pattern not matched in posts_id=2879680&#38;dest=-1--></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cinewriter: Chuck Palahniuk, La scimmia pensa, la scimmia fa]]></title>
<link>http://nouvellepunk.wordpress.com/2009/11/17/cinewriter-chuck-palahniuk-la-scimmia-pensa-la-scimmia-fa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:28:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>unpopularpress</dc:creator>
<guid>http://nouvellepunk.wordpress.com/2009/11/17/cinewriter-chuck-palahniuk-la-scimmia-pensa-la-scimmia-fa/</guid>
<description><![CDATA[Forse avremmo dovuto accorge cene prima. Negli anni Sessanta e Settanta, gli spettacoli di cucina in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Forse avremmo dovuto accorge cene prima.</p>
<p>Negli anni Sessanta e Settanta, gli spettacoli di cucina in Tv persuasero un crescente gruppo di persone a dedicare tempo  denaro extra a cibi e vini. Dal semplice mangiare, si spostarono alla cucina. Guidati da esperti come Julia Child e Graham Kerr, facemmo esplodere il mercato dei forni Viking e delle pentole in rame. Negli anni Ottanta, con la diffusione dei videoregistratori e dei lettori CD, subentrò la nuova ossessione dell’<em>entertainment</em>.</p>
<p>I film diventarono la nuova arena dove al gente poteva incontrarsi e dibattere, come fino a dieci anni prima accadeva per i soufflé e il vino. Come già era accaduto con Julia Child, Gene Siskel e Roger Ebert vennero in televisione a insegnarci a spaccare il capello in quattro. L’<em>entertainment</em> diventò il nuovo campo in cui investire tempo e soldi extra.</p>
<p>Invece che di annate e bouquet e vitigni, ora parlavamo dell’efficacia della voce fuori campo e degli antefatti e dello sviluppo dei personaggi.</p>
<p>Negli anni Novanta siamo passati ai libri. E al posto di Roger Erbert c’era Oprah Winfrey.</p>
<p>Ma la differenza sostanziale era che a casa si può cucinare, mentre un film non si può davvero fare, non tra le mura domestiche. Ma si può scrivere un libro. O una sceneggiatura. E le sceneggiature poi lo diventano, dei film.</p>
<p>Lo sceneggiatore Andrew Kevin Walker una volta disse che nessuno a Los Angeles si trova mai più di qualche centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte a essere tirati fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare.</p>
<p>Per la prima volta nella storia, cinque fattori si sono allineati per dar vita a questa esplosione narrativa. In ordine sparso, i fattori sono i seguenti.</p>
<p>Tempo libero.</p>
<p>Tecnologia.</p>
<p>Materiale.</p>
<p>Istruzione.</p>
<p>E disgusto.</p>
<p style="text-align:right;">Chuck Palahniuk, <em> La scimmia pensa, la scimmia fa, </em>Mondadori, Milano 2009, <em>Voi siete qui</em>, pp. 52 &#8211; 53</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La scimmia pensa, la scimmia fa]]></title>
<link>http://nouvellepunk.wordpress.com/2009/11/17/la-scimmia-pensa-la-scimmia-fa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:09:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>unpopularpress</dc:creator>
<guid>http://nouvellepunk.wordpress.com/2009/11/17/la-scimmia-pensa-la-scimmia-fa/</guid>
<description><![CDATA[Un giornalista a spasso per l&#8217;America. Ma non un giornalista normale, un cronista d&#8217;assa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" title="Chuck Palahniuk, La scimmia pensa, la scimmia fa, Mondadori, Milano 2009" src="http://fr0mzer0t0her0.files.wordpress.com/2008/03/palahniuk-scimmia.jpg?w=300&#038;h=414" alt="Chuck Palahniuk, La scimmia pensa, la scimmia fa, Mondadori, Milano 2009" width="300" height="414" /></p>
<p>Un giornalista a spasso per l&#8217;America. Ma non un giornalista normale, un cronista d&#8217;assalto, ma uno dei più spietati osservatori della storia americana, nonché indubbiamente uno dei più grandi scrittori della letteratura americana. Chuck Palahniuk si immerge nei posti più insoliti, tra scontri con le mietitrebbe, spedizioni nei sottomarini, orge nei locali desolati della periferia americana, incontri con personaggi improbabili come Marilyn Manson.</p>
<p>Palahniuk è morbosamente attratto da questa america nascosta, dagli ultimi della terra che costantemente vengono consacrati nei suoi romanzi ed ora vengono analizzati, se così si può dire, con l&#8217;occhio oggettivo del giornalista. Eppure Palahniuk non riesce a prendere le distanze, è profondamente attratto da questa umanità e vi si butta dentro a capofitto, lsaciandosi coinvolgere pienamente.</p>
<p>Tagliente come sempre, cinico come ci ha insegnato nei suoi racconti, Palahniuk si mostra questa volta anche nei panni del critico letterario, ad intessere lodi per Amy Hempel ed Ira Levin per poi passare in rassegna i comportmenti della nuova umanità, di questo mondo di artisti, come in <em>Voi siete qui. </em></p>
<p>E il titolo originale di questa raccolta (<em>Stranger than Fiction)</em> rende meglio il senso del discorso, poichè la realtà che stiamo vivendo è sempre più strana delle storie inventate.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guy de Maupassant, cuentista y viajero.]]></title>
<link>http://algundiaenalgunaparte.wordpress.com/2009/11/17/guy-de-maupassant-cuentista-y-viajero/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:32:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alguien</dc:creator>
<guid>http://algundiaenalgunaparte.wordpress.com/2009/11/17/guy-de-maupassant-cuentista-y-viajero/</guid>
<description><![CDATA[Texto: José María Merino. Revista de Libros. nº 155 · noviembre 2009 Con su propensión al juicio cat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Tahoma;">Texto: <a href="http://www.revistadelibros.com/articulo_completo.php?art=4489" target="_blank"><span style="color:#333333;">José María Merino</span></a>. Revista de Libros. nº 155 · noviembre 2009</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><img class="alignleft" style="border:0 none;" src="http://farm3.static.flickr.com/2683/4111764776_8542d28633_m.jpg" alt="" width="153" height="240" />Con su propensión al juicio categórico, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Harold_Bloom" target="_blank"><span style="color:#000000;"><strong>Harold Bloom</strong></span></a>, en un libro heterogéneo que reúne reflexiones suyas sobre casi cuarenta autores de narrativa breve, de Alexander Pushkin a Raymond Carver (<a href="http://www.casadellibro.com/libro-cuentos-y-cuentistas-el-canon-del-cuento/1249536/2900001311906" target="_blank"><em>Cuentos y cuentistas</em></a>), cuya única sistemática es la ordenación cronológica de los escritores tratados, apunta al hablar de Maupassant que «Chéjov había aprendido de Maupassant a representar la banalidad» y que «en raras ocasiones alcanza la genialidad de Chéjov o de Turgueniev como escritor de cuentos». Denuncia también, como un problema del autor, que «al igual que muchos escritores de ficción del siglo XIX y de comienzos del siglo XX, <strong>veía todo a través de la lente de Schopenhauer,</strong> el filósofo de la voluntad de vivir». Y por fin se aproxima a la obra del cuentista francés mediante un brevísimo análisis encomiástico de «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/casatell.htm" target="_blank">La casa  Tellier</a>» y otro, también breve, aunque abundante en suposiciones pintorescas –como que «Horla» puede ser un juego sarcástico con la palabra inglesa «Whore», puta– a propósito del cuento del mismo título. Condensar en dos cuentos una visión abundante en opiniones radicales no deja de tener su mérito, pero la alusión a la absoluta influencia de Schopenhauer sobre Maupassant parece exagerada, pues con similar criterio se podría decir eso de otros escritores anteriores y posteriores a Maupassant, como <strong>Poe, Baudelaire, Thomas Mann o Borges</strong>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Ahora hay ocasión de leer una <a href="http://www.randomhousemondadori.es/me_gusta_leer/Libros/C/Cuentos-esenciales-ES/Cuentos-esenciales" target="_blank">edición de los cuentos de Guy de Maupassant en castellano</a> que reúne 119, lo que supone sólo la tercera parte de todos los que escribió, pues Maupassant fue un autor muy prolífico en el género y, aparte de esa influencia sobre Chéjov que señala Bloom, entre nosotros podemos encontrar ecos de su forma de trabajar en escritores de cuentos tan notables, <strong>como Leopoldo Alas <em>Clarín</em></strong><em> </em>y <strong>Emilia Pardo Bazán</strong>. <a href="../2008/11/12/cuentos-esenciales-de-guy-de-maupassant/" target="_blank">Esta antología</a> recoge un panorama muy significativo de cuentos del autor, aunque en algunas ocasiones, felizmente pocas, hay textos de los que podría haberse prescindido. Por ejemplo, del último, «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/cronica.htm" target="_blank">Crónica</a>», especie de consideración comparativa sobre ciertos comportamientos en Francia y en Italia, que además rompe el orden cronológico de aparición de los cuentos mantenido a lo largo del libro. También pueden echarse de menos otros magníficos, como «<a href="http://www.google.es/url?sa=t&#38;source=web&#38;ct=res&#38;cd=1&#38;ved=0CAcQFjAA&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.casadeletras.com.ar%2Fbiblioteca%2FEl%2520regreso%2520-%2520Guy%2520de%2520Maupassant.doc&#38;ei=vFACS6GrB5m7jAebxOytAQ&#38;usg=AFQjCNFk33OPccQc2vcx3yorvoQrOEhBJA" target="_blank">El regreso</a>», pero una antología siempre corre esos riesgos.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Para <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Guy_de_Maupassant" target="_blank">Maupassant</a>, también escritor de interesantes novelas, el cuento fue el instrumento idóneo para construir un mundo literario homogéneo, marcado por situaciones que se desarrollan narrativamente con precisión, caracterizadas por la concurrencia de pocos personajes, mediante un estilo conciso y muy expresivo. <strong>Predomina en casi todos los cuentos una mirada irónica</strong> que maneja con maestría la sugerencia, y las descripciones del escenario suelen adquirir mucha relevancia, al resultar un apoyo dramático sustantivo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Aunque es difícil intentar reducir a un esquema temático un panorama de cuentos tan abundante y diverso como el que presenta este libro, puede decirse de entrada que uno de sus primeros relatos, «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/bolasebo.htm" target="_blank">Bola de sebo</a>», podría ser muy representativo del conjunto. Además, fue el cuento que hizo alcanzar a su autor temprana notoriedad, ya que Émile Zola lo incluyó en la publicación de los textos de <em><strong>Las veladas de Médan. Cuentos sobre la guerra franco-prusiana de 1870</strong></em>, con cuentos del propio <strong><span style="color:#333333;">Zola, Joris-Karl Huysmans, Henri Céard, Léon Hennique y Paul Alexis</span></strong>, muestra del ejercicio del «naturalismo» que fue bandera de la época. En él aparecen ya muchos de los factores que, con el ajustado ritmo temporal y la convincente composición del espacio, serán recurrentes en la obra de Maupassant. En cuanto a la trama, «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/bolasebo.htm" target="_blank">Bola de sebo</a>» sigue siendo ejemplar de la <strong>originalidad y destreza </strong>con las que Maupassant urde casi todas sus historias, un acontecimiento no diré banal, como Bloom, pero sí ordinario –dentro de las circunstancias bélicas en que se produce–, que permite que se pongan en evidencia los mejores y peores aspectos de los comportamientos humanos.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><img class="alignright" style="border:0 none;" src="http://farm3.static.flickr.com/2780/4111764518_4aa2832103_m.jpg" alt="" width="159" height="240" />Normandía, donde nació y transcurrió su primera juventud, es un espacio muy familiar en <a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/gdm.htm" target="_blank">los cuentos de Maupassant</a>, y acaso las mejores piezas son las que transcurren allí. Muchos de esos cuentos reflejan el mundo rural con magnífica evocación de sus bellezas y de sus miserias, sin ninguna complacencia. Las historias pueden ser muy crueles pero también muy emotivas: desde el mozalbete que, en contra de las instrucciones recibidas, va dejando morir de hambre al viejo caballo que ya no sirve para nada («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/coco.htm" target="_blank">Coco</a>»), o la mujer que manipula su embarazo y pare niños malformados para vendérselos a la gente del circo («<a href="http://axxon.com.ar/rev/189/c-189cuento7.htm" target="_blank">La madre de los monstruos</a>»), o el ciego maltratado por sus vecinos y familiares («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/ciego.htm" target="_blank">El ciego</a>»), hasta el niño hijo de soltera que se empeña en conseguir un padre («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/padresim.htm" target="_blank">El papá de Simón</a>»), o la nodriza de pechos dolorosamente hinchados que los descarga al fin en la boca de un vagabundo hambriento compañero de viaje en el tren («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/idilio.htm" target="_blank">Un idilio</a>»), o el hombre a quien sus padres no consienten casarse con la mujer de color a la que ama al considerarla «demasiado negra» en la aldea natal («<a href="http://classiclit.about.com/library/bl-etexts/gdemaupassant/bl-gdemaup-boitelle.htm" target="_blank">Boitelle</a>»), el mundo campesino que nos describe Maupassant, con los rasgos de identidad pintorescos que le corresponden, siempre trasciende lo que pudiera considerarse costumbrismo para universalizar la referencia. En ese mundo hay cazurrería, crimen y desdicha, pero también sentido del humor, conmiseración y amor. Bastantes de los cuentos de ámbito normando y rural tratan de cazadores, de la caza como pasión, y en muchos otros las relaciones eróticas y los adulterios forman el tejido argumental.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><strong>Precisamente el adulterio</strong>, tema tan usual en la narrativa del siglo XIX, nutre también muchos de <a href="http://www.iesxunqueira1.com/maupassant/Todorelatos.HTM" target="_blank">los cuentos de Maupassant</a> que pudiéramos adscribir al entorno cosmopolita, un mundo de ocultaciones, astucias y malentendidos donde el engaño al cónyuge es una especie de deporte, a veces practicado con el cómplice a lo largo de los años, en forma de matrimonio paralelo («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/horla.htm" target="_blank"><span style="color:#000080;">El señor Parent</span></a>» y «<strong>El perdón</strong>», entre otros). No es raro que muchos de estos cuentos surjan desde el planteamiento convencional de una reunión social, o de una cena de viejos amigos, donde alguien relata la  historia. El erotismo impregna casi todos ellos con esa sabiduría en la sugerencia a la que antes aludí, aunque a veces, dentro de los pocos cuentos prescindibles, se traten asuntos con un énfasis picante que no puede sino suscitar irrisión en quienes pertenecemos al país de Quevedo («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/tos.htm" target="_blank">La tos</a>»).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><strong>Los adulterio</strong>s se producen en un contexto social a cuya referencia Maupassant nunca renuncia, pues en todos sus cuentos late, aunque de modo imperceptible a primera vista, un propósito de crítica tan bien presentado que los lectores lo asumimos a través del interés del propio relato y no por la denuncia que pueda llevar aparejada. Ese contexto está marcado por la ambición, la vanidad, el deseo de poder. Una madre, señora distinguida y orgullosa de su belleza, puede volverse loca después de un penoso proceso en el que se negó a despedirse de su hijo, un muchacho moribundo a causa de la viruela («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/hermet.htm" target="_blank">La señora Hermes</a>»). La mujer de un oscuro funcionario puede arruinar a la familia por haber perdido la joya que le prestó una amiga rica para acudir a una fiesta y comprar en secreto, con enormes compromisos económicos, una reproducción del original, que resultó haber sido bisutería («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/collar.htm" target="_blank">El collar</a>»). Algunos cuentos tienen el tema de la transmisión hereditaria como motivo central. En el cuento –o, mejor, novela corta– «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/legado.htm" target="_blank"><span style="color:#000080;">La herencia</span></a>», podemos asistir a un peculiar abandono de las reglas morales y sociales cuando se trata de que fructifique el retoño beneficiario de la herencia de una tía extravagante.</span></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="border:0 none;" src="http://farm3.static.flickr.com/2747/4111764624_9fc1d66880_o.jpg" alt="" width="414" height="248" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">A veces los personajes centrales son errantes sin trabajo («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/vagabun.htm" target="_blank">El vagabundo</a>») o seres desvalidos que cometen fechorías en la que queda clara su condición indefensa («<strong>Rosalie Prudent</strong>»), o al contrario, personas relevantes en su esfera social que llevan a cabo horribles crímenes con plena conciencia de su acción («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/loca.htm" target="_blank">Un loco</a>», «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/pequenya.htm" target="_blank">La pequeña Roque</a>»), pero también puede tratarse de gentes acomodadas y apacibles que se hacen cargo de la amante del padre («<strong>Hautot padre e hijo</strong>») o permanecen a través de los años como asistentes del viejo jefe militar cascarrabias por amor a su esposa, a la que siguen atendiendo incluso en su parálisis («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/alexan.htm" target="_blank">Alexandre</a>»).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><strong>La guerra franco-prusiana sirve de motivo para bastantes cuentos de Maupassant</strong> a partir de «Bola de sebo». El ingenuo e irreductible patriotismo de la prostituta protagonista de este cuento se repite en la prostituta de «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/mademoi.htm" target="_blank">Mademoiselle Fifí</a>» y en los dos pescadores fusilados por no confesar la contraseña a los prusianos que los encuentran entregados a su apasionada afición en una zona del río en plena línea de combate («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/dos.htm" target="_blank">Dos amigos</a>»). Los prusianos están vistos en general como autoritarios, despóticos y prepotentes, sobre todo cuando se trata de los jefes militares pertenecientes a la aristocracia, pero también son tratados con benevolencia cuando representan al civil enrolado por los requerimientos bélicos («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/aventura.htm" target="_blank">La aventura de Walter Schnaffs</a>»).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Dentro del amplio conjunto que nos presenta este libro, <strong>se recogen también los cuentos que pudiéramos llamar «de horror»</strong> de Maupassant. Tal vez el más característico de todos ellos sea «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/horla.htm" target="_blank">El Horla</a>», y en la antología se incluye tanto la versión publicada inicialmente en una revista como la que, un año después, encabezó el libro de cuentos que llevaba el mismo título, lo que permite comparar las dos aproximaciones del autor a un mismo tema y cómo lo que en la primera versión es una tentativa titubeante se convierte, sin perder ningún elemento, en una obra maestra. Sin embargo, <strong>hay otros cuentos de Maupassant</strong> que, con los años, y coincidiendo con su progresiva locura, profundizan en aspectos terroríficos: confesiones de asesinatos por amor sobre cuyo secreto se ha edificado una convivencia fraternal a lo largo de muchos años («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/confesio.htm" target="_blank">La confesión</a>»); crímenes misteriosos en los que sólo las hipótesis que propicia el sentido común pueden oscurecer su aspecto sobrenatural («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/mano.htm" target="_blank">La mano</a>»); o delirios que hacen ostentar a las lápidas del cementerio los epitafios que verdaderamente corresponderían al comportamiento de los difuntos cuando estuvieron vivos («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/muerta.htm" target="_blank">La muerta</a>»). En alguno de estos cuentos, un maestro asesino de niños («<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/moiron.htm" target="_blank">Moiron</a>») aventura la idea de Dios como supremo malvado, como principal exterminador, que crea la vida con el único objeto de irla destruyendo interminablemente.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2599/4110998287_446695a34d.jpg" alt="" width="160" height="288" />Si en todos los cuentos de Maupassant hay un cuidado especial en la construcción de la atmósfera, en los que comunican con lo horrible ese aspecto está tratado con peculiar delicadeza, como sustento fundamental de la narración: es el caso de «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/albergue.htm" target="_blank">El albergue</a>», un episodio que transcurre en la soledad del invierno en un refugio perdido de la montaña, «La noche», subtitulado «pesadilla», donde se describe un largo paseo que desemboca en el extravío y en la seguridad de la muerte, o «<a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/quien.htm" target="_blank">¿Quién sabe?</a>», otra de las historias muy difundidas de Maupassant, en la que el narrador asiste al extraño desfile de los muebles mientras abandonan su vivienda.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><a href="http://paulviejo.com/2009/04/10/cuentos-y-cuentistas-el-canon-del-cuento-de-harold-bloom/" target="_blank">En el libro citado</a>, Harold Bloom concluye, condescendiente, que Maupassant «no es gloria divina, pero gusta a muchos y sirve de introducción a los placeres más difíciles de cuentistas más sutiles», entre los que se encontrarían<strong> Turgueniev, Chéjov, Henry James o Hemingway</strong>. Me resulta envidiable esa capacidad crítica para afinar tanto en el campo de los cuentistas geniales, pero no creo que Maupassant ocupe en el Parnaso un lugar inferior a Henry James o a Hemingway, aunque comprendo la especial simpatía del crítico norteamericano por sus compatriotas. En cualquier caso, por encima de comparaciones incongruentes, en Maupassant se describe, con estilo y sutileza fuera de lo común, un mundo lleno de belleza natural y de crueldad humana donde pueden florecer, con el crimen y el atropello, la piedad y la ternura.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Maupassant fue traducido en España desde sus primeras obras. Precisamente uno de sus traductores iniciales, el olvidadísimo crítico <strong>Leopoldo García-Ramón</strong>, escribió en 1889 un <em><strong>Ensayo sobre Guy de Maupassant</strong></em> donde hablaba de la «tersura y limpidez de la lengua»; de su estilo aparentemente sencillo, falto de artificio, muy sonoro y fluido; de su tono entre irónico y melancólico; de la claridad de los argumentos y la cotidianidad de unos personajes que tienden a la «degeneración moral»; de la intensidad de emoción que es capaz de suscitar en el lector.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><strong>García-Ramón</strong> fue traductor en su día de <a href="http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/fran/maupassa/enelmar.htm" target="_blank"><em>En el mar</em></a>, el primero de los tres libros de viajes por ciertas partes del Mediterráneo y el norte de África que Maupassant escribió, en este caso en su velero <em>Bel-Ami</em>, pues aparte de componer tanta buena literatura, en su corta vida fue viajero incansable. «El viaje es una especie de puerta por donde se sale de la realidad conocida para penetrar en una realidad inexplorada que parece un sueño», anota en la introducción a <a href="http://www.elboomeran.com/obra/297/bajo-el-sol/" target="_blank"><em>Bajo el sol</em></a>, el segundo de aquellos libros, que acaba de ser reeditado y que tiene por subtítulo «Argelia 1881: de Argel al Sáhara», aunque la presente edición incluye algunos otros periplos por Italia y el sur de Francia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><strong>El cronista de viajes Maupassant se parece al cuentista</strong>: es conciso, no incluye detalles que no sean significativos, goza de una admirable sensibilidad para profundizar en parajes y personajes. De la montaña al desierto, Argel y su provincia, la provincia de Orán, el Zar’ez, la Cabilia y Bujía, con personajes como el insurrecto Bouamama, la mirada de Maupassant sobre el mundo árabe y el de los colonizadores nos permite comprender muy bien aquella realidad compleja, a lo largo de un relato de viajes en el que van alternándose las descripciones y las reflexiones y donde a veces aparecen referencias curiosas, como la de los esparteros españoles asentados en las mesetas altas que al parecer tuvieron sangrientos encontronazos con los árabes. La editorial promete publicar el tercero de estos libros de viajes, <a href="http://www.quedelibros.com/libro/46467/La-vida-errante.html" target="_blank"><em>La vida errante</em></a>, en el que parte de la costa italiana y el norte de África, esta vez de Argel a Túnez y Katrouan, son visitados y descritos por el extraordinario narrador.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">En Algún Día │ <a href="http://algundiaenalgunaparte.wordpress.com/tag/guy-de-maupassant/" target="_blank">Guy de Maupassant</a></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><a href="http://guymaupassant.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color:#000080;">Blog dedicado a Guy de Maupassant</span></a>.<br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L&rsquo;effetto di un attrattore, nemmeno troppo strano]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2009/11/16/leffetto-di-un-attrattore-nemmeno-troppo-strano/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 20:25:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio, the wings</dc:creator>
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<description><![CDATA[Attrattore Brawn Accrescersi ed essere invitanti: un sistema naturale per accrescere in modo esponen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Attrattore Brawn Accrescersi ed essere invitanti: un sistema naturale per accrescere in modo esponen]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Booknews da Nottetempo: "La Rosa di Blida", di Yasmina Khadra]]></title>
<link>http://rota.wordpress.com/2009/11/16/booknews-da-nottetempo-la-rosa-di-blida-di-yasmina-khadra/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 09:05:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>rota</dc:creator>
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<description><![CDATA[presenta: LA ROSA DI BLIDA di Yasmina Khadra La rosa di Blida racconta la storia di un giovane che v]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://rota.wordpress.com/files/2008/09/logo_nottetempo.jpg" alt="logo_nottetempo" title="logo_nottetempo" width="336" height="107" class="alignnone size-full wp-image-912" /></p>
<p>presenta:</p>
<p><strong>LA ROSA DI BLIDA</strong><br />
di <strong>Yasmina Khadra</strong></p>
<p><img src="http://rota.wordpress.com/files/2009/11/cover_khadra.jpg" alt="cover_khadra" title="cover_khadra" width="145" height="205" class="alignnone size-full wp-image-4875" /></p>
<p><em>La rosa di Blida</em> racconta la storia di un giovane che vive il suo primo “innamoramento” per una donna che vede di sfuggita mentre esce da scuola. Il giovane ha 14 anni e dopo la guerra d’Algeria è stato inviato dal padre a una scuola militare dal regime ferreo che il protagonista definisce come “una prigione”.</p>
<p>“<em>La prima volta che l’ho vista, io uscivo dalla prigione della scuola, era bella come un sogno impossibile</em>”.</p>
<p>Dopo quel primo incontro la vita del giovane studente, che diventa poi   soldato, viene irrimediabilmente dominata dall’ossessione di rivedere la donna a tutti i costi. Con il racconto del suo primo amore Khadra descrive gli anni della sua giovinezza, dalla formazione militare alle prime esperienze come soldato nell’Algeria degli anni 60.</p>
<p>Yasmina Khadra, alias <strong>Mohamed Moulessehoul</strong>, è nato in Algeria nel 1956, ex ufficiale superiore dello stato maggiore algerino ha recentemente abbandonato l’esercito per dedicarsi alla scrittura. I suoi libri sono tradotti in italiano sono <em>Cosa sognano i lupi?</em> (Mondadori 2008), <em>L’attentatrice</em> (Mondadori 2007) <em>Le rondini di Kabul</em> (Mondadori 2003), <em>Le sirene di Baghdad</em> (Mondadori 2007), <em>Doppio bianco</em> (E/O 2001), <em>Morituri</em> (E/O 2000).</p>
<p>Collana: <strong>gransassi</strong><br />
Prezzo: <strong>7 euro</strong><br />
Pagine: <strong>60</strong><br />
Uscita: <strong>26 novembre</strong></p>
<p>Per ogni altra informazione:<br />
Nottetempo, via Zanardelli 34, 00186 Roma, tel/fax 06.68308320<br />
<a href="http://www.edizioninottetempo.it">www.edizioninottetempo.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il processo breve e la dottrina della scienza]]></title>
<link>http://pagineonlife.wordpress.com/2009/11/13/il-processo-breve-e-la-dottrina-della-scienza/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 14:32:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>pagineonlife</dc:creator>
<guid>http://pagineonlife.wordpress.com/2009/11/13/il-processo-breve-e-la-dottrina-della-scienza/</guid>
<description><![CDATA[Tesi: riforma della giustizia, riduzione della durata dei processi, accelerazione dei tempi della gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Tesi: riforma della giustizia, riduzione della durata dei processi, accelerazione dei tempi della gi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diffuso Ottimismo]]></title>
<link>http://circondati.wordpress.com/2009/11/13/diffuso-ottimismo/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:13:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>circondati</dc:creator>
<guid>http://circondati.wordpress.com/2009/11/13/diffuso-ottimismo/</guid>
<description><![CDATA[Una informazione presa da &#8220;L&#8217;anticomunitarista&#8221; , il Blog di Daniele Sensi. «I con]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" src="http://www.gazzettacalcio.com/wp-content/uploads/2009/07/berlusconi2.jpg" alt="" width="150" />Una informazione presa da &#8220;L&#8217;anticomunitarista&#8221; , il Blog di Daniele Sensi.</p>
<blockquote><p>«I contatti con il mondo delle imprese e dei commercianti mi fanno dire che c&#8217;è un <strong>diffuso ottimismo</strong>». Ipse dixit Berlusconi. <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL673329020091106">Sei giorni fa</a>. Oggi un’importante azienda fa sapere di un piano di ristrutturazione che, da qui al 2011, porterà ad una riduzione d&#8217;organico del 21%, pari a 600 posti di lavoro. Quell’azienda è <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLC48729020091112">Mondadori</a>.</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://danielesensi.blogspot.com/2009/11/berlusconi-ottimista-taglia-600-posti.html">Berlusconi, ottimista, taglia 600 posti di lavoro</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Troppo "grandi" per i libri troppi libri per i "grandi"]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/11/13/troppo-grandi-per-i-libri-troppi-libri-per-i-grandi/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:55:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Senzamusica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fonte: &#8220;La Stampa&#8220; di Mario Baudino Si sa che spesso i titoli dei libri vengono meglio a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&#38;ID_articolo=2318&#38;ID_sezione=81&#38;sezione=" target="_blank">La Stampa</a>&#8220;</p>
<p><em>di Mario Baudino</em></p>
<p>Si sa che spesso i titoli dei libri vengono meglio agli editori. I suggerimenti degli autori non sempre sono azzeccati. Per esempio, che ne sarebbe stato del Grande Gatsby se F. S. Fitzgerald fosse stato accontentato quando proponeva insistentemente «Trimalcione nel West Egg», o anche «The Hig-bouncing Lover», qualcosa come «L’amante di rimbalzo»? O del lamento di Portnoy, se Philip Roth avesse insistito per il suo titolo, che suonava: «Un paziente ebreo comincia l’analisi»? Per fortuna ci sono gli editori. Anche se spesso vengono travolti.</p>
<p>Basta un giro in libreria per scoprire che stiamo andando sempre più alla grande: sui banconi sono appena arrivati, tutti insieme, La grande storia del Tamigi (Neri Pozza), <strong>Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni (Mondadori), </strong>Il grande vecchio di Gianni Barbacetto nella Bur Rizzoli, Il grande manuale della crociera edito da Nutrimenti, un sfilza infinita di «Grandi libri» con tutti i genitivi positivi, dal yoga al giardinaggio; e poi Il grande inverno di Massimo D’Orta (Pironti), La Grande depressione, il Grande viaggio alla ricerca di Dio e Il Grande Puf, romanzo per bambini di Daniela Donati (Mondadori).</p>
<p>E’ vero che l’estensore di questa rubrica fa a suo modo parte della schiera. Ma neppure Laterza ha resistito alla tentazione: l’ultimo libro di Asor Rosa sugli intellettuali si intitola, com’è noto, Il grande silenzio. Benedetti intellettuali. Grandeggiano sempre.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il mistero Berlusconi: ancora sulle orme dei soldi di famiglia]]></title>
<link>http://loriscosta.wordpress.com/2009/11/11/il-mistero-berlusconi-ancora-sulle-orme-dei-soldi-di-famiglia/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 23:16:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>loriscosta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Banca Rasini e del percorso dei soldi di famiglia abbiamo parlato. E abbiamo anche saputo da L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://statoemercato.files.wordpress.com/2009/09/logo_il_riformista2.jpg" alt="http://statoemercato.files.wordpress.com/2009/09/logo_il_riformista2.jpg" /></p>
<p>Da <a href="http://loriscosta.wordpress.com/2008/12/29/il-mistero-berlusconi-la-banca-rasini/">Banca Rasini</a> e del percorso dei <a href="http://loriscosta.wordpress.com/2009/05/01/il-percorso-dei-soldi-da-banca-rasini-alleredita-dei-figli/">soldi di famiglia</a> abbiamo parlato. E abbiamo anche saputo da L&#8217;Espresso del mistero della <a href="http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=619458d9b5e62b91">Banca Arner</a>.</p>
<p>Ma attorno a Berlusconi e ai suoi affari di famiglia ruota altro. Tanto altro. Vero o falso che sia. E ora la Mondadori minaccia di querelare <em>Il Riformista </em>che <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/122497/">ha scritto</a>&#8230;</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 1</strong></p>
<p><strong>La voce del padrone<br />
</strong>di Fabrizio d&#8217;Esposito</p>
<p>Racconta un amico strettissimo del Cavaliere: «Silvio non ha mai smesso i panni dell&#8217;imprenditore. Ancora oggi, da premier, quando incontra industriali italiani o stranieri la prima cosa che fa è informarsi sulle loro aziende e poi chiedere la pubblicità per le sue tv e i suoi giornali. Per lui è una cosa naturale». Già, «naturale». Lo spot prima di tutto. Non a caso Indro Montanelli lo chiamò «il più grande piazzista del mondo».</p>
<p>Ma oggi, purtroppo, il fondatore del Giornale e della Voce non c&#8217;è più e sono tre lustri esatti che il principale vulnus di questa sgangherata Seconda Repubblica rimane il gigantesco conflitto d&#8217;interessi di Silvio Berlusconi. Nel frattempo le sue fortune si sono moltiplicate. Come ha documentato Giovanni Valentini nel suo recente libro La sindrome di Arcore il quattro volte presidente del Consiglio è diventato «l&#8217;uomo più ricco d&#8217;Italia e uno dei più ricchi del mondo con un patrimonio valutato intorno ai dodici miliardi di dollari». Come una sostanziosa legge finanziaria oppure il Pil di un piccolo Stato.</p>
<p>L&#8217;impero economico del Cavaliere è vastissimo e da oggi il Riformista inizia una lunga serie di incursioni nell&#8217;immane conflitto tra l&#8217;interesse pubblico e gli affari propri del presidente del Consiglio. Il punto di partenza lo offre la cronaca di queste settimane e si chiama Mondadori, oggi guidata da Marina Berlusconi, primogenita del premier. Due le immagini-simbolo. La prima l&#8217;ha rivelata il settimanale A e risale al 7 ottobre scorso. Il giorno fatale per il lodo Alfano, bocciato dalla Corte costituzionale. Berlusconi è rinchiuso a Palazzo Grazioli, la sua residenza privata a Roma. Non è solo. Oltre ai suoi legali e ai più fidati collaboratori, c&#8217;è sua figlia Marina. In un&#8217;altra stanza del palazzo di via del Plebiscito, la presidente del gruppo editoriale discute con uno stuolo di avvocati il ricorso in appello alla sentenza del Tribunale civile di Milano che riconosce alla Cir di Carlo De Benedetti un risarcimento di 750 milioni di euro per il lodo Mondadori. Tutto al secondo piano di Palazzo Grazioli. Lodo continuo sulla famiglia. Da una parte il padre alle prese con quello intestato al guardasigilli Alfano, confezionato per i suoi guai giudiziari. Dall&#8217;altra la figlia che si barcamena con una vicenda dei primi anni novanta. Un passato che si ostina a non passare.<br />
La seconda istantanea del versante Mondadori del conflitto d&#8217;interessi berlusconiano è stata scattata dagli investigatori. Il presidente del Consiglio era al corrente del video con Marrazzo e la trans Natalì, al centro del ricatto dei quattro carabinieri infedeli. Questo, almeno un mese prima del blitz giudiziario. Ma il sospetto è che il premier sapesse qualcosa già a luglio, quando il nastro sarebbe stato offerto anche al futuro direttore del Giornale Vittorio Feltri. In ogni caso, è stato Berlusconi stesso ad ammettere il suo conflitto rivelando la catena informativa che lo ha coinvolto. Per il video era stato interpellato Alfonso Signorini, doppio direttore di Sorrisi e di Chi. Signorini poi ha chiamato il suo editore Marina Berlusconi e infine la figlia ha telefonato al papà.</p>
<p>Sin dai tempi del Noemigate di Casoria, primavera dello scorso anno, Alfonso Signorini riveste un ruolo cruciale nella strategia comunicativa del Cavaliere malato di satiriasi. In pratica, il giornalista più rosa d&#8217;Italia è stato l&#8217;inventore del pink-tank di Palazzo Grazioli (a proposito, una precisazione per i compagni finiani di Fare Futuro: il copyright è del Riformista, non di Repubblica) e sta seduto settimanalmente su almeno un milione e mezzo di copie vendute. Le 900mila e passa di Sorrisi. E le oltre 400mila di Chi.<br />
Solo in Italia, i periodici della Mondadori sono trenta. Si va dall&#8217;auto alla casa, dal gossip alla moda, dai giardini agli adolescenti (o minorenni), dalla salute alla scienza, dalla tv alla tecnologia. Insomma, il conflitto d&#8217;interessi del premier è visibile per strada, ogni volta che passiamo davanti a un&#8217;edicola. Una valanga patinata che arricchisce la famiglia Berlusconi e che quando è il caso mistifica e falsifica le notizie sul Cavaliere. Come dimostra la disinformazione di Signorini sugli scandali sessuali del suo editore. Alcuni settimanali, poi, sono solo un pretesto per rastrellare inserzioni. Meri contenitori pubblicitari con tanto di direttore responsabile. L&#8217;elenco delle testate nella tabella sopra, curata da Gianmaria Pica, dà un senso evidente della potenza in mano a Berlusconi. Un sovrano di carta, non solo dell&#8217;etere.</p>
<p>Gli affari che si muovono attorno a Mondadori sono a più livelli. E il conflitto d&#8217;interessi non manca di incrociare se stesso quando sfogliando Chi o Sorrisi o Panorama si scorgono pagine che reclamizzano Mediaset Premium. Chi paga chi? Su Sorrisi una mezza pagina di pubblicità costa 46.500 euro se orizzontale, 51.150 euro se verticale. La più cara è la seconda di copertina: 170.450 euro. Un poco più basse le tariffe su Chi: una mezza pagina verticale viene venduta a 31.750 euro; una pagina intera a 42.350. La seconda di copertina è offerta a 131.700.</p>
<p>Con la sua corazzata mondadoriana, il Cavaliere rastrella una bella fetta della torta pubblicitaria su carta (in ogni caso inferiore a quella televisiva). Altro capitolo è quello delle inserzioni di carattere istituzionale. Un esempio: Geo del mese di novembre. Le prime due pagine celebrano una montagna di neve immacolata con pini imbiancati. «Concediti più di una vacanza. Sei in Lombardia». È la pubblicità del «Sistema turistico della Regione Lombardia». Due pagine al costo di quasi centomila euro. Per la precisione: 98.390 euro. Ora, quella regione è governata da una giunta di centrodestra presieduta dal ciellino Roberto Formigoni. Quindi se qualcuno chiede pubblicità per un periodico di proprietà del padrone del Pdl chi è che può dire di no? Anche questo è un aspetto non secondario della confusione tra pubblico e privato che fa capo al presidente del consiglio. Tutte le strade portano al conflitto d&#8217;interessi.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 2<br />
</strong><br />
<strong>Solo per Silvio la pubblicità non finisce mai</strong><br />
di Gianmaria Pica</p>
<p>In tempi di crisi l’editoria &#8211; in particolare la carta stampata &#8211; è uno dei settori maggiormente colpiti. Mondadori, però, resiste. Infatti, gli inserti pubblicitari ospitati dai 40 periodici pubblicati in Italia dalla società di Segrate &#8211; azienda editoriale controllata dalla Fininvest, finanziaria della famiglia Berlusconi &#8211; proprio negli ultimi mesi hanno subito un incremento in controtendenza.</p>
<p>Sfogliando gli ultimi numeri del settimanale Panorama si nota il massiccio peso della pubblicità: sul totale della foliazione, che in due mesi è passata dalle 196 pagine del numero di metà settembre alle 264 pagine del numero del 29 ottobre, gli inserti commerciali occupano 127 pagine, quasi la metà della foliazione.</p>
<p>Con un breve calcolo non è difficile arrivare all’ammontare totale delle entrate pubblicitarie. Sul sito della «più grande concessionaria di spazi pubblicitari di periodici in Italia», come si definisce Mondadori Pubblicità, sono facilmente reperibili i grafici e le tabelle con le varie tariffe pubblicitarie. Anche quella relativa a Panorama. Dal listino emerge che la pubblicità meno costosa, una colonna, è di 32.850 euro. Seguono la mezza pagina verticale, 49.250 euro; le due colonne, 55.495 euro; e la pagina intera, 65.650 euro. Poi vi sono le posizioni speciali: per avere una pagina intera di pubblicità nella prima metà di Panorama bisogna spendere 75.500 euro. La seconda di copertina costa 119.350 euro (la seconda più la prima romana 198.150 euro). Ci vogliono, invece,75.625 euro per la terza di copertina.</p>
<p>La pubblicità dell’ultimo numero del settimanale era così suddivisa: 73 pagine intere nella prima metà del periodico e 44 nella seconda; 11 mezze pagine e una sola pubblicità a due colonne. Per un totale complessivo &#8211; secondo il tariffario online &#8211; di 9.451.770 euro. Una cifra cospicua che in un periodo di congiuntura negativa è una vera e propria boccata d’ossigeno.</p>
<p>La pubblicità raccolta settimanalmente dall’Espresso, principale concorrente di Panorama, è meno della metà di quella del periodico di casa Mondadori: su un totale di 184 pagine, l’Espresso del 24 settembre scorso aveva solo 54 pagine occupate dagli inserti pubblicitari, mentre Panorama 127 pagine.</p>
<p>Poi, bisogna anche considerare che le entrate pubblicitarie settimanali vanno sommati ai ricavi di vendita: Panorama esce in edicola 53 volte all’anno. Viene venduto al pubblico italiano a 2,80 euro. Considerando la sua diffusione media &#8211; 422.882 copie &#8211; la Mondadori ottiene dalla sua vendita quasi 1,3 milioni di euro alla settimana, 67,2 milioni di euro all’anno. Soldi che si sommano ai ricavi pubblicitari. Anche il settimanale Chi diretto da Alfonso Signorini ha cifre interessanti. Vediamo il numero dell’11 novembre. Prendendo il tariffario della Mondadori Pubblicità, la foliazione presentava una colonna pubblicitaria per 16.100 euro, tre mezze pagine per vendute 31.750 l’una, 33 pagine intere nella prima metà del periodico (48.700 euro), 38 pagine intere nella seconda metà (42.350 euro), più la seconda-terza-quarta di copertina: totale: 3.605.600 euro. Le pubblicità del primo competitor di Chi, Novella 2000, nel numero del 3 novembre aveva solo 25 pagine di pubblicità.</p>
<p>Ricavi pubblicitari che crescono di mese in mese per tutte e quaranta le testate periodiche italiane di Mondadori. Nell’ultimo bilancio semestrale della società di Segrate, il consiglio di amministrazione scrive che «in un mercato che ha visto scendere le diffusioni nel primo semestre a un ritmo del 10 per cento, Mondadori conferma la propria leadership complessiva (oltre il 35 per cento di quota di mercato, stabile rispetto all’esercizio precedente)».</p>
<p>Com’è possibile? Tutta la stampa è in crisi e i periodici Mondadori non sono in frenata? L’azienda ha tirato fuori una serie di assi che teneva ben nascosti nella manica. Ha puntato sui femminili Donna Moderna e Grazia che hanno performato meglio della concorrenza in ambito pubblicitario.</p>
<p>Stesso concetto, come abbiamo visto, per Panorama nel settore dei newsmagazine. Sulla stessa linea le guide televisive Mondadori, in particolare Tv Sorrisi e Canzoni, che pur calando in termini di copie vendute (diffusione media 949.155 copie alla settimana) è stato il settimanale che è riuscito a raccogliere più pubblicità rispetto al suo segmento nel suo complesso. Anche Starbene, Cosmopolitan, Men’s Health, Cucina Moderna, Pc Professionale hanno registrato ottime performance di vendita e di pubblicità nei mensili.</p>
<p>Mondadori non è solo Italia. È molto forte la sua presenza nei mercati internazionali. All’estero continuano a crescere i ricavi da licensing (più 23 per cento) delle testate Mondadori. Ovviamente c’è la crisi internazionale che influisce sui ricavi delle singole edizioni e di conseguenza sulle royalties, ma il maggior numero di licenze compensa la situazione negativa di questo periodo.</p>
<p>Entro la fine dell’anno si aggiungeranno alle attuali 11 edizioni di Grazia, altre pubblicazioni: Francia, Indonesia e Thailandia. Buone performance anche per le licenze di Casaviva, Flair, Sale &#38; Pepe e Interni. Ma il mercato maggiore Mondadori ce l’ha (dopo l’Italia) in Francia, dove la divisione periodici Francia ha conseguito nel primo semestre 2009 un fatturato complessivo di 170 milioni di euro. Mondadori France ha avviato anche un processo di negoziazione in esclusiva per la cessione di Auto-Journal e Sport Auto e Emas: se l’operazione andasse in porto, Mondadori avrebbe una bella somma da investire. Anche in vista di una ripresa dei ricavi pubblicitari di Mondadori France che si attestano a 40 milioni euro: in calo del 25,3 per cento.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 3</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le mani sulla Mondadori</strong></p>
<p>di Fabrizio d&#8217;Esposito e Gianmaria Pica<br />
Per la fenomenologia dell&#8217;imprenditore-premier Silvio Berlusconi e del suo conflitto d&#8217;interessi, la lettura della sentenza del Tribunale civile di Milano sul lodo Mondadori è indispensabile. I fatti sono noti: il giudice monocratico Raimondo Mesiano ha riconosciuto alla Cir un risarcimento di 749.955.611,93 euro.<br />
La cifra è indicata verso la fine di 146 pagine che sono un macigno per la Fininvest e mettono a nudo i metodi senza scrupoli seguiti dal Cavaliere per mettere le mani sulla corazzata Mondadori. Senza contare che nel frattempo l&#8217;esecutività della sentenza è stata sospesa e il giudice Mesiano è stato linciato da un servizio confezionato da una tv del padrone.<br />
Tra la fine degli anni ottanta e l&#8217;inizio dei novanta, Berlusconi mosse la cosidetta guerra di Segrate su ordine di Bettino Craxi. Era la Prima repubblica e l&#8217;allora imprenditore rampante di Arcore era perfettamente inserito nel sistema politico-affaristico di quel tempo. Altro che uomo nuovo, quindi, della Seconda repubblica. Del resto, basta guardare la cronologia dei fatti. La sentenza della Corte di Appello di Roma firmata dal giudice Vittorio Metta (una sentenza già scritta) che favorì la Fininvest è del gennaio 1991. Due anni dopo il Cavaliere prepara la discesa in campo. Insomma, il lodo Mondadori è il prequel del film infinito del conflitto d&#8217;interessi e contiene in nuce tutti gli elementi nocivi del berlusconismo. Uno su tutti: la corruzione, da cui l&#8217;attuale premier si salvò soltanto grazie alla prescrizione. Si legge a pagina 12: «L&#8217;avv. Vittorio Ripa di Meana (difensore della Cir) ha dichiarato nel corso della sua testimonianza in sede penale che, durante le vacanze natalizie 1990-1991 si trovò a parlare col dott. Bruno Pazzi, allora presidente della Consob, presso la sede della medesima e che lo stesso gli riferì che l&#8217;esito della sentenza sarebbe stato sfavorevole alla Cir. Ha dichiarato infatti il citato teste: “Lui mi rispose, con mio grande stupore che la sentenza era già stata decisa e che quindi ci era sfavorevole. Espressi molto stupore, sia per la notizia, sia per il fatto che lui me la desse”».<br />
Questo grazie al ruolo cruciale dell&#8217;avvocato Cesare Previti, il cui studio legale a Roma viene identificato di fatto come una «seconda sede della Fininvest». Corruttore di giudici con i quali aveva «rapporti di confidenza», Previti in un primo momento, quando Berlusconi vinse le elezioni del &#8216;94, era stato designato alla funzione di Guardasigilli. Poi si “accontentò” della Difesa. Pagina 93, sui «rapporti tra gli imputati secondo le dichiarazioni di Stefania Ariosto». La teste «aveva conosciuto Cesare Previti negli anni ottanta, attraverso Giorgio Casoli, magistrato, amico di famiglia fin dagli anni Settanta. Era diventata buona amica di Previti, che la invitava spesso a casa per ricevimenti e cene o colazioni, e che le aveva confidato di avere fondi illimitati messi a disposizione da Silvio Berlusconi per corrompere magistrati».<br />
Poi arriva «l&#8217;atto corruttivo» di Vittorio Metta. Il giudice Mesiano nella sentenza con cui ha condannato la Fininvest a risarcire con circa 750 milioni di euro la Cir debenedettiana ha ritenuto «che nella presente causa civile sia provata, in termini di rilevante probabilità» la circostanza che i 400 milioni di lire in contanti utilizzati da Metta per comprare un appartamento a Roma, in via Casal de Merode, «provengano dalla provvista di 2,732 miliardi di dollari» bonificati nel febbraio 1991 «dalla Fininvest di Silvio Berlusconi a Cesare Previti» e che dunque «rappresentino il prezzo, o quanto meno una parte di esso, promesso e pagato a Metta per la decisione favorevole a Fininvest della controversia Mondadori».<br />
Ma da dove provenivano questi soldi? Si parte da una data: il 13 febbraio 1991, appena venti giorni dopo la pubblicazione della sentenza Metta. Il sotto-conto in dollari del c/c n.Q5 &#8211; 772077 2010 denominato All Iberian (accesso presso la banda Sbs di Lugano) registrò un addebito di 2,732 miliardi di dollari: la stessa cifra poi ricevuta da Previti. Dalla documentazione risulta che l&#8217;apertura del conto All Iberian fu richiesta da Candia Camaggi e il beneficiario economico viene indicato nel «Gruppo Fininvest c/o Fininvest Service SA» con sede in Svizzera.<br />
Altro conflitto d&#8217;interessi del presidente del Consiglio. Anzi tre in un solo colpo. Perché proprio sotto il secondo governo Berlusconi, il suo ministro dell&#8217;Economia (ad personam) Giulio Tremonti escogitò una misura per far rientrare in Italia i capitali illegali detenuti all&#8217;estero: lo scudo fiscale. Oggi siamo alla terza edizione del condono valutario. Le norme con cui si può organizzare un corridoio preferenziale tra i paradisi fiscali e il nostro paese sono state ideate proprio da Tremonti nel 2001 e nel 2003, anni in cui lo scudo fiscale era coperto anche dal cosiddetto condono tombale. Tradotto significa che lo Stato fa leggi per far rientrare in patria i soldi evasi, il truffatore-evasore paga una piccolissima aliquota sulla somma, ma poi può stare certo che non verserà, per il resto della sua vita, all&#8217;Erario un euro sulla somma illegale rimpatriata. Ma con la nuova edizione dello scudo c&#8217;è di più. Infatti, nella circolare dell&#8217;Agenzia delle entrate con cui si rende operativo il condono c&#8217;è scritto espressamente che le persone «politicamente esposte» residenti in Italia possono usufruire dello scudo fiscale nello stesso regime di segretezza di tutti gli altri. Onorevoli state tranquilli: «Ghe pensi mi».<br />
Il pagamento Fininvest dei 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti è stato sospeso in attesa della sentenza d&#8217;appello. E proprio sul ricorso Fininvest si è consumato l&#8217;ennesimo conflitto d&#8217;interessi di Berlusconi. Alcuni osservatori hanno notato che insieme al ricorso sono stati presentati due documenti con cui si “smonta” la ricostruzione di Mesiano. Chi c&#8217;è tra i firmatari dei documenti? Il professor Roberto Poli: presidente di Eni, l&#8217;azienda energetica la cui maggioranza delle azioni è posseduta dallo Stato (il ministero dell&#8217;Economia ha il 20,31 per cento e la Cassa depositi e prestiti il 9,99 per cento). Poli è stato nominato al vertice del cane a sei zampe nel 2002, con il Cavaliere a Palazzo Chigi. Poli è stato anche presidente di Publitalia &#8211; la concessionaria di pubblicità delle reti televisive del gruppo Mediaset &#8211; e consulente finanziario Fininvest. Oggi siede tra i consiglieri Mondadori e &#8211; guarda caso &#8211; nel cda Fininvest.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 4<br />
</strong><br />
<strong>Supermulta Mondadori. Marina vuole il Giornale<br />
</strong>di Fabrizio d&#8217;Esposito e Gianmaria Pica</p>
<p>La marchetta d&#8217;autore arriva in prima serata, nel telegiornale più visto dagli italiani. Va&#8217; dove ti porta il conflitto d&#8217;interessi. Edizione serale del Tg1 di giovedì scorso. Direttore Augusto Minzolini, già collaboratore di Panorama. I telespettatori che pagano il canone e finanziano in questo modo anche lo stipendio di “Minzo” sono costretti a sorbirsi uno spot travestito da servizio giornalistico dell&#8217;ultimo numero del newsmagazine della Mondadori berlusconiana. Titolo reclamizzato da Panorama: «Guardate la malasanità: viaggio shock negli ospedali».</p>
<p>Ma c&#8217;è un motivo perché il conflitto d&#8217;interessi del premier-imprenditore arriva a mostrarsi in maniera così scoperta e spudorata: negli ultimi tempi gli affari di Mondadori non vanno bene. Anzi, non vanno per nulla bene. Colpa della crisi economica. Colpa, forse, di un modo di concepire i periodici fermo ancora al secolo scorso, cioè al Novecento. Fatto sta che il principale settimanale della corazzata editoriale guidata da Marina Berlusconi, primogenita del Cavaliere, senza gadget et similia, ossia in versione “nuda”, venderebbe in edicola nemmeno 50mila copie. E solo con le edizioni arricchite da dvd, libri e altro ancora arriverebbe a superare le 100mila copie effettive. Un flop tremendo.</p>
<p>Anche per questo le pagine di pubblicità sarebbero svendute a prezzi irrisori. Addirittura tra i 5 e i 15mila per una pagina intera. A fronte degli oltre 65mila previsti dal tariffario ufficiale. E le cose dovrebbero peggiorare nel 2010. Nel forecast presentato in questi giorni si parla di un meno 26 per cento per il prossimo anno. Cifre da brivido che hanno innescato una politica spietata di tagli. Per esempio, sugli 82 giornalisti da mandare a casa e spalmati sui 40 periodici del gruppo, circa 30 sarebbero di Panorama, oltre un terzo del totale dei redattori da prepensionare. E sempre per quanto riguarda i periodici un&#8217;altra mazzata è arrivata dall&#8217;Inpgi, l&#8217;ente di previdenza dei giornalisti, che dopo un&#8217;ispezione durata due anni ha vergato una supermulta di 3 milioni di euro per evasione contributiva dal 2005 a oggi. Lavoro nero, in un&#8217;azienda del presidente del Consiglio. La Mondadori ha impugnato il verbale davanti a una commissione amministrativa, ma il ricorso è stato respinto e adesso sono pronti i decreti ingiuntivi. Nel frattempo, però, l&#8217;Inpgi ha varato una sorta di sanatoria generale che scatterà nel 2010 e Mondadori potrebbe attutire il danno. Tutto questo rende ancora più pesante il clima nel gruppo.</p>
<p>Qualcuno dice che proprio su Panorama, Marina Berlusconi interverrà drasticamente. Nell&#8217;hinterland di Segrate si mormora che la numero uno del gruppo editoriale vorrebbe una trasformazione “funzionale”, per ripianare le perdite, del settimanale diretto da Giorgio Mulè. Si dice che a breve Panorama potrebbe passare da settimanale a mensile, con una maggiore foliazione e quindi con più pubblicità. Un primo step sarebbe la fusione tra Panorama e First. Sono solo voci, ma al Riformista risulta che le redazioni di tutti i periodici Mondadori e, in particolare, in quella del newsmagazine la tensione tra i giornalisti sarebbe molto alta. Marina Berlusconi avrebbe offerto ai redattori romani del settimanale una integrazione salariale a patto che lascino Roma per Milano. Altrimenti sarebbe licenziamento assicurato.</p>
<p>Alcuni raccontano che, conti alla mano, alla Mondadori non converrebbe più tenere in vita gli uffici capitolini di Panorama. Anche perché la vendita dei rami secchi dell&#8217;azienda, con la conseguente cessione di alcuni beni immobiliari legati agli asset non produttivi, darebbe una boccata d&#8217;ossigeno alla Mondadori soffocata dalla crisi economica. Infatti, nel secondo trimestre del 2009 non ha mostrato segni di ripresa e sul 2008 ha segnato una contrazione del 29 per cento. In continua diminuzione pure il mercato dei collaterali (le riviste, i gadget, i libri allegati ai periodici Mondadori) con un calo del 19 per cento. Il fatturato pubblicitario dell&#8217;azienda di Segrate ha subìto &#8211; da un anno all&#8217;altro &#8211; una flessione che supera i 50 milioni di euro: i ricavi da pubblicità sono crollati da 175 milioni di euro del 2008, ai 123 del 2009.</p>
<p>Da ambienti milanesi fanno sapere che Marina starebbe lavorando anche per avere, in tempi brevi, un rientro della spesa straordinaria che avrebbe fatto in favore del quotidiano di suo zio Paolo Berlusconi: nei mesi scorsi la Berlusconi avrebbe versato nelle casse del Giornale un&#8217;iniezione di liquidità di circa 60 milioni di euro per ripianare i debiti della testata. È complessa la partita sul Giornale. Sembra che il controllo della testata a breve passerà dallo zio alla nipote. Ma la vicenda è ulteriormente complicata dalle tensioni nella famiglia Berlusconi. Ai primi di agosto un&#8217;altra figlia del premier, Barbara, rilasciò un&#8217;intervista a Vanity Fair in cui rivelò di aspirare a un ruolo di primo piano proprio nella Mondadori.</p>
<p>Per alcuni osservatori, la crisi della pubblicità, causa prima di una tale disfatta, sarebbe originata da una struttura burocratica e ingessata, nonché impigrita dal meccanismo perverso dei centri media con gli accordi quadro annuali per la spartizione della torta pubblicitaria. Non solo. Aumenta sempre più il numero degli inserzionisti che decide di non investire più sul cartaceo e frammenta il suo budget in altre direzioni. Di qui la decisione di svendere le pagine, in una corsa al ribasso che porta anche a sconti dell&#8217;80 per cento per una singola inserzione. Una situazione completamente differente, per esempio, da quella tedesca, dove dal tariffario ufficiale si registra al massimo un discostamento del 5-10 per cento. In ogni caso, come già accennato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta, tutte le strade portano al conflitto d&#8217;interessi. Perché nella divisione della torta pubblicitaria complessiva del nostro paese la parte del leone la fanno comunque le televisioni del Cavaliere. Insieme, Rai e Mediaset arrivano al 55 per cento, a scapito di quotidiani e rotocalchi. E all&#8217;interno del duopolio, è Mediaset a trasmettere il doppio degli spot rispetto alla Rai. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
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<p><!-- FILE ALLEGATI --></p>
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