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	<title>mondo-al-femminile &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/mondo-al-femminile/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mondo-al-femminile"</description>
	<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 19:52:37 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Diverse donne in una]]></title>
<link>http://donneconlavaligia.wordpress.com/2009/03/12/diverse-donne-in-una/</link>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 14:39:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>la donna con la valigia</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; proprio questo il titolo di una mostra fotografica che giunta in questi giorni a Roma, al C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; proprio questo il titolo di una mostra fotografica che giunta in questi giorni a Roma, al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa fino al 31 marzo, volevo segnalarvi per il valore in sé e per una incredibile sincronicità di eventi. Si tratta infatti di una mostra fotografica collettiva di e sulle donne (esattamente come la mia, <a href="http://donneconlavaligia.wordpress.com/2009/03/05/le-mie-mappe-urbane-personali-di-nuovo-in-mostra/" target="_blank">di cui vi ho parlato qui</a>), inaugurata anche questa il 7 marzo, in cui sono esposte anche delle foto di quella che è stata per me amica e maestra di vita, viaggi e fotografia: <a href="http://donneconlavaligia.wordpress.com/2008/01/19/le-donne-e-il-viaggio-sacro-sebastiana-papa/" target="_blank">Sebastiana Papa (leggi qui)</a>. Mi è sembrato il segno di un legame spirituale profondo, una specie di rito di passaggio tra me e lei che, sono certa, le sarebbe molto piaciuto.</p>
<p><a href="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2009/03/donne.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4302" title="donne" src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2009/03/donne.jpg" alt="donne" width="350" height="312" /></a></p>
<p>Questa mostra, articolata in cinque sezioni: Il Lavoro, L’Arte, Lo Svago, Il ‘viaggio’ in Oriente, ‘Il femminile di Dio’, intende rendere omaggio alla presenza delle donne in diversi ambiti della società europea ed extraeuropea di Otto e Novecento, affidandone la memoria al linguaggio fotografico. Ecco i frammenti di vita al femminile, dunque, prendere forma: operaie alla catena di montaggio, donne che  filano o intente a decorare argille nei laboratori di Deruta; e ancora: Anna Kulishov, Eleonora Duse, poetesse, scrittrici, giornaliste e suonatrici d’arpa; donne che si muovono veloci nel mondo e nella vita, a passeggio, alle terme o nel giardino della propria casa (sezioni I, II, III). La IV sezione illustra il più lontano Oriente (collezione Lante della Rovere): dalle donne indiane che parlano di fatica, di fame e sofferenza alla leggerezza apparente delle ragazze giapponesi, birmane, cinesi sedute in posa nel loro vissuto quotidiano in una fissità attonita e antica. La V e ultima sezione è costituita proprio dalle fotografie di Sebastiana (1932 &#8211; 2002), scattate in giro per il mondo dagli anni ’60 al 2001: sono immagini che riflettono la donna nel suo evolversi dell&#8217;età e, all’interno di queste differenti età, che rispecchiano condizioni di vita e modi di essere spesso radicalmente diversi.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Le donne e il viaggio sacro: Sebastiana Papa]]></title>
<link>http://donneconlavaligia.wordpress.com/2008/01/19/le-donne-e-il-viaggio-sacro-sebastiana-papa/</link>
<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 11:10:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>la donna con la valigia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Diversi anni fa incontrai per lavoro una grande fotografa italiana: Sebastiana Papa. Fu quasi un eve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Diversi anni fa incontrai per lavoro una grande fotografa italiana: <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Sebastiana Papa</span>. Fu quasi un evento magico: lavorammo e viaggiammo anche insieme, per un periodo. Dall&#8217;<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Estremo Oriente</span> all&#8217;<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">India</span> alla <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Terra Santa</span>: furono molti i mondi che questa donna straordinaria seppe svelarmi. Amica di Sonia Gandhi e dei più grandi scrittori israeliani, in punta dei piedi, ma con immensa determinazione, percorreva sola da anni le strade del mondo. Viaggiatrice, artista, fotografa (<strong><a href="http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-papa_sebastiana_.htm?redirectt=si" target="_blank">qui i suoi libri fotografici e non solo</a></strong>) ma anche e soprattutto amica. Poi, un giorno, è partita per il suo ultimo viaggio. Ci ha lasciato le sue foto (che dal 2006 sono state donate dai fratelli all<a href="http://www.iccd.beniculturali.it/Documentazione/collezioni-fotografiche/fondi-storici" target="_blank">&#8216;<strong>ICCD, fondo storico</strong></a>), i suoi tesori. Questo è l&#8217;articolo che scrissi in occasione di una delle sue ultime mostre a Roma, e che fu pubblicato da &#8220;<a href="http://www.caffeeuropa.it/"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Caffe Europa</span></a>&#8221; (nel numero del 9/2/01). Vorrei riproporlo qui riadattato solo in minima parte: una piccola testimonianza su una grande artista.</p>
<ul>
<li>Da <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Gerusalemme</span> con amore. Da questa città simbolo, vicina e lontana, “porto di mare in riva all’eternità”, come l’ha definita Yehuda Amichai, arrivò al Teatro Argentina nel cuore di Roma, nel febbraio 2001, una mostra fotografica di Sebastiana Papa dal titolo: <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Incontri a Gerusalemme. Gli uomini e il divino.</span></span></li>
</ul>
<ul>
<li>Cinquanta foto in bianco e nero realizzate nell’arco di quattro autunni, dal ‘96 al ’99, con una Leica Mp3 al collo e la solita voglia di andare al “fondo” delle cose. Per un’artista come Sebastiana Papa, attenta scrutatrice di vite e di anime, per oltre trent’anni in giro per il mondo dove fotografava ed esponeva i suoi lavori, si trattò di “firmare” con la luce un’altra coraggiosa e difficile ricerca: l’esperienza del mistero in Terrasanta. Aveva già percorso una strada parallela e altrettanto ardua ne &#8220;<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Il femminile di Dio</span>&#8221; (Edizioni Fahrenheit 451)</li>
</ul>
<div><br class="webkit-block-placeholder" /></div>
<div style="text-align:center;"><a title="papa.jpg" href="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/02/papa.jpg"><img src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/02/papa.jpg" alt="papa.jpg" /></a><br class="webkit-block-placeholder" /></div>
<div><br class="webkit-block-placeholder" /></div>
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<li>Dopo “<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Orgosolo</span>”, duro e appassionato lavoro fotografico sulla Sardegna di oggi e del ‘66, quella dei rapimenti e della diffidenza, ma anche dell’innata ospitalità, raccolto poi in un libro (Edizioni Fahrenheit 451), era quella un’altra esperienza forte, “controcorrente”, difficile e anche per questo ancora più preziosa per questa donna straordinaria: documentare l’incontro personale con il trascendente, mostrare quanto questo sia possibile a tutti, donne, uomini, bambini. Possibile soprattutto in una città simbolo come <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Gerusalemme</span>, luogo d’incontro e scontro delle tre grandi religioni monoteiste.</li>
</ul>
<ul>
<li>Un rapporto con il divino che non si è mai ridotto ai rituali religiosi, alle preghiere private, ma che pervade da sempre la vita di tutti i giorni, i momenti di festa e quelli dedicati allo studio. “La trascendenza è questa &#8211; mi diceva <span style="text-decoration:underline;">Sebastiana Papa</span>, sedute davanti a una tazza di tè nella piccola cucina della sua casa romana &#8211; non è solo Dio, è anche dell’umano nell’umano”. Una professione di laicità, la sua, che sembrava però costituire l’unico modo possibile per fare esperienza del mistero, del divino, per viverlo senza retorica.  Così, nonostante l’afa di fine estate, vestita “per rispetto” con una lunga gonna blu, calze nere pesanti, maglietta a maniche lunghe e collo alto, fazzoletto in testa, la grande fotografa girava per Gerusalemme in lungo e in largo, mimetizzata.</li>
</ul>
<ul>
<li>“Mi parlano direttamente in yiddish”, mi raccontava. E spiegava così la sua filosofia: “La fotografia nasce soltanto se c’è comunicazione tra me e la persona che sto fotografando. Questo rapporto però può essere solo paritario, invece in mano io ho un mezzo di potere: la macchina fotografica. Per comunicare allora devo annullare questo potere”. Aveva le mani occupate, <span style="text-decoration:underline;">Sebastiana Papa</span>, nel momento in cui fotografava, non poteva usare la parola, rimanevano allora solo l’aspetto e quelle che chiamava le sue “energie corporee”. Attraverso queste si raccontava per permettere all’altro, a sua volta, di raccontarsi.</li>
</ul>
<ul>
<li>E’ così che sono nate le sue magiche e intense fotografie. Non immagini rubate, quindi, ma condivise.  Immagini che a detta del grande narratore israeliano e suo amico, David Grossman, sprigionano “quel che è impossibile vedere nella frettolosa quotidianità”.  Le giovani donne davanti al muro del pianto, i ragazzi in festa, i poveri e gli emarginati diventano altro, si aprono davanti agli occhi della fotografa che riesce così a svelare quei piccoli, preziosi “semi d’eternità”, quelle tracce invisibili ai più, quelle emozioni che soltanto un grande artista è capace di trasmettere.</li>
</ul>
<ul>
<li> Se la preghiera &#8211; ebraica, cristiana, musulmana &#8211; ha fatto da filo conduttore per queste immagini, la città, Gerusalemme, con le sue luci e le sue ombre, è stata però la vera protagonista di questo viaggio dove le differenze tra ebrei, cristiani e musulmani sono pervase da un unico senso religioso, da una sola esperienza sacrale.</li>
</ul>
<div style="text-align:center;"><em>Marina Misiti</em></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><br class="webkit-block-placeholder" /></span></div>
</div>]]></content:encoded>
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