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	<title>omicidi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/omicidi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "omicidi"</description>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:00:16 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Quell'Italia tra paura e impotenza]]></title>
<link>http://caffenews.wordpress.com/2009/11/30/quellitalia-tra-paura-e-impotenza/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:01:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Raffaele Pirozzi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era proprio una splendida giornata di maggio. Il sole era caldo e l’aria dolce, in quella Domenica m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://farm4.static.flickr.com/3242/2660441812_e0ed6d21e1.jpg"><img class="alignright" src="http://farm4.static.flickr.com/3242/2660441812_e0ed6d21e1.jpg" alt="" width="327" height="235" /></a>Era proprio una splendida giornata di maggio. Il sole era caldo e l’aria dolce, in quella Domenica mattina. Eravamo come dei turisti, con mia moglie ci stavamo riprendendo la nostra città, in quello scorcio di primavera del 1995. La manifestazione “ Maggio dei Monumenti” ci consentiva di passeggiare, con nostro grande piacere, per il centro storico insieme alle nostre ragazze e visitare con loro dei monumenti che da molto tempo non erano aperti al pubblico. Eravamo arrivati a Piazza San Domenico. Avevamo intenzione di far vedere alle nostre figlie la splendida pala d’altare del Caravaggio che era di nuovo visitabile nella basilica domenicana. Ero fermo davanti all’edicola che stava ad uno degli angoli della piazza, proprio di fronte alla famosa pasticceria di Scaturchio, dove pensavamo di fermarci dopo la visita alla chiesa, per comprare le sue famose sfogliatelle. C’era folla e molta agitazione in quella parte della piazza. Infatti, oltre al giornalaio, nel palazzo affianco alla pasticceria, c’era il comitato elettorale di un candidato alle elezioni regionali che si sarebbero svolte di lì a qualche settimana. Il candidato era molto conosciuto, perché era un ex sacerdote già eletto nella precedente consiliatura regionale, nelle liste del PCI. L’ex frate si era molto occupato delle carceri e dei problemi degli ex reclusi e del loro reinserimento sociale. Stavo comprando i giornali con mia figlia più piccola che stava scegliendo un suo giornalino; mentre mia moglie e l’altra figlia si erano fermate a guardare le vetrine di un negozio di abbigliamento.</p>
<blockquote><p><strong><span style="color:#008000;">Fu allora che sentii la sua voce. Quella voce, alle mie spalle, mi fece serrare la gola, mentre avvertivo di colpo, il gelo che mi attraversava la schiena. Riaffiorò di colpo il ricordo di quella paura, sepolta nella coscienza, ma mai più dimenticata.</span> </strong></p></blockquote>
<p>Quella voce aveva lo stesso tono della prima volta, quando l’avevo sentita al telefono nella piccola stanza del Consiglio di Fabbrica dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco: “Come stai, Peppino?” Non mi girai subito, quella voce mi aveva riportato a ben 13 anni prima, all’inverno del 1982. L’anno in cui si sarebbe chiusa la lunga vertenza iniziata nel 1981, al punto che tra contratto integrativo e ristrutturazione del gruppo Alfa Romeo la delegazione sindacale fu impegnata in una lunga e difficile vertenza. Il febbraio di quell’anno fu particolarmente difficile e duro per me. Ero coinvolto come responsabile sindacale in quella vertenza tanto complessa, quanto difficile. Fu la prima volta in cui il sindacato unitario dei metalmeccanici dovette misurarsi con degli esuberi strutturali e contrattare cassa integrazione, riconversione degli impianti e ristrutturazione dei cicli produttivi. Per la prima volta dal 1968 non si trattava di ottenere qualcosa, ma bisognava cedere delle posizioni, per mantenere decine di migliaia di posti di lavoro ed interi stabilimenti. Il rischio concreto era quello che il marchio Alfa potesse scomparire dalla scena automobilistica internazionale. Quella vertenza si era sviluppata subito dopo la grande manifestazione dei 40.000 a Torino in cui quadri e dipendenti della Fiat avevano dimostrato all&#8217;opinione pubblica che erano contro il blocco dello stabilimento effettuato dal Consiglio di Fabbrica e che un certo modo di fare sindacato era definitivamente finito. Si apriva la stagione della produttività e del mercato globale. Nel pieno di quelle contraddizioni, vivevo con le mie solite difficoltà economiche. Solo da poco era veramente finita l’emergenza del terremoto del 1980, durante il quale mia moglie aveva perso la supplenza annuale che si era guadagnata con tanta fatica. In quel febbraio, aspettavamo la nostra seconda figlia ed io non vedevo l’ora che finissero le interminabili riunioni al sindacato per tornare a casa. Mia moglie era stata molto male, dovette stare per molti mesi a letto per portare a termine quella gravidanza.</p>
<blockquote><p><span style="color:#ff0000;"><strong>Erano gli anni del terrorismo più crudele e spietato. Il paese viveva sotto una cappa fatta di paura, ansia per il futuro ed impotenza. Nulla sembrava arrestare il lungo ed inesorabile stillicidio di assassini di cittadini inermi che eravamo costretti a registrare con periodica puntualità.</strong></span></p></blockquote>
<p>Mi girai con molta calma, lo vidi e non avevo bisogno di riconoscerlo, lo conoscevo troppo bene: <span style="color:#008000;"><strong>“Ti ho visto da lontano, non ho resistito, volevo salutarti”, &#8211; mi disse tra l’imbarazzato e il preoccupato. “E troppo importante per me, in carcere eri il mio pensiero fisso. Lo sai, tu sei l’assassinio che non ho commesso!”.</strong></span></p>
<p>Ebbi la sensazione, che si fosse liberato da un peso che si portava dentro da troppo tempo. Con la gola serrata e le labbra secche avrei voluto parlare, chiedergli tante cose, ma non riuscii a dire nulla.</p>
<p>“Sono stato fortunato a non fare quello che era stato deciso! Oggi non avrei sopportato di doverti portare sulla coscienza. Sono contento di vederti. Sono stato liberato da poco e speravo di incontrarti, avevo bisogno di stare in pace con me stesso”. Mi allungò la mano che strinsi più per istinto che per convinzione. “Buona fortuna”, mi disse mentre si allontanava con un sorriso indefinibile. Non ero riuscito a dire una parola di fronte a quella dichiarazione improvvisa e sconvolgente. Non c’è nulla di peggio che sapere in maniera esplicita quello che si sa da sempre e che si ha paura di conoscere. Poteva succedere anche a me quello che era successo a tanti altri, diventare la vittima di una guerra che non avevamo dichiarato e che non volevamo combattere. A quel tempo avevo soli 32 anni.</p>
<p>Raffaele, quello era il suo nome, era uno tra i migliori operai delle Manutenzioni, delegato nel Consiglio di fabbrica dell’Alfasud, passato al movimento di “Autonomia Operaia” verso la fine degli anni 70. Fu in quel periodo che, insieme a Bruno, un delegato degli impiegati dell’amministrazione, esperto di karatè, era stato reclutato nella formazione terroristica di “Prima Linea”. Alcuni esponenti di quella temibile e spietata formazione, si erano insediati in provincia di Napoli, a seguito del terremoto e del sequestro Cirillo. <span style="color:#008000;"><strong>Era loro intenzione organizzare attentati ed azioni dimostrative, cercando di suscitare nei gruppi di disoccupati e negli operai delle fabbriche in crisi quel consenso e quelle azioni di lotta necessari alle loro deliranti strategie.</strong></span></p>
<p>Dovevano avere un covo tra Acerra e Pomigliano, godendo, forse, anche della protezione della camorra locale con la quale i terroristi avevano rapporti.</p>
<p>La voce di Raffaele era quella che mi telefonava, minacciandomi, mentre ero nella sede del sindacato in fabbrica. Non le dimenticherò mai quelle telefonate! Quando arrivavo al telefono e rispondevo pronto capivo subito che erano loro. Un silenzio iniziale, seguito dalle parole: <span style="color:#ff0000;"><strong></strong></span></p>
<blockquote><p><span style="color:#ff0000;"><strong>&#8220;Traditore farai la fine di tutti i nemici di classe, viva la lotta dei proletari combattenti, viva la lotta armata!”.</strong></span></p></blockquote>
<p>Tutti coloro che erano impegnati nella trattativa Alfa Romeo erano a rischio, sia che fossero del sindacato che rappresentanti dell’azienda. Non avevamo molte contromisure da opporre a quella follia, restavamo ogni giorno sorpresi, atterriti e sconvolti dalle notizie che ci arrivavano mentre stavamo lavorando a quella lunga e complessa trattativa. Eravamo riuniti come coordinamento sindacale dell’Alfa quando ci fu comunicato che era stato ucciso Walter Tobagi. Eravamo in fabbrica quando arrivavano le notizie delle uccisioni di Pino Amato e di Delcogliano, ambedue Assessori regionali al Lavoro, uno successore dell’altro. Quella voce che mi minacciava mi faceva capire che ero in pericolo. Parlai poco di quello che mi succedeva, solo alcuni dirigenti del sindacato sapevano. Poco si poteva fare. Ero convinto che la strategia dei terroristi con quelle minacce era quella di riuscire a determinare in qualche modo la trattativa tra sindacato ed azienda. Solo dopo la firma dell’accordo, la mia vita sarebbe stata veramente in pericolo, perché i terroristi avrebbero potuto fa scattare la vendetta del proletariato. Partecipai con una enorme fatica a quella trattativa nella quale insieme agli altri strappavamo, giorno dopo giorno, reparto dopo reparto, interi gruppi di operai dalla cassa integrazione strutturale. Contrattavamo la diminuzione degli addetti, la ristrutturazione del ciclo produttivo e la ripresa di efficienza dello stabilimento, condizione senza la quale l’intera fabbrica sarebbe stata chiusa nel giro di poco tempo. Firmai quell’accordo insieme a tutta la delegazione sindacale. Quando tornammo in fabbrica per le assemblee era in atto una rivolta contro quell&#8217;intesa. Furono giorni difficili, era impossibile parlare con gli operai che si sentivano venduti e perduti. Eravamo i loro odiati nemici, quelli che li avevano traditi facendogli perdere il posto di lavoro. Mi avvertirono che un gruppo del reparto “Finizione” mi cercava per picchiarmi, mentre altri volevano sequestrarmi nella sede del consiglio di Fabbrica per ottenere che i loro nomi non fossero inseriti nell’elenco dei cassa integrati. Per tutti ero tra i principali responsabili di quel disastro e quindi dovevo pagarne le conseguenza. Non potei essere nemmeno presente in assemblea generale che fu particolarmente tempestosa. <span style="color:#008000;"><strong>In quei giorni seppi in seguito che la mia vita era stata veramente in pericolo.</strong></span></p>
<p>“Papà, mi fai male alla mano!” &#8211; mi disse mia figlia. Era vero, senza accorgermi, avevo stretto tanto forte la mano della mia piccola, tanto da farle male. Pensai che se Raffaele avesse messo in atto il proposito di quel gruppo di terroristi mia figlia non avrebbe mai conosciuto suo padre, perché mentre avvenivano quelle vicende così complesse e tanto poco conosciute lei non era ancora nata.</p>
<p>“Come sei pallido, che cosa è successo?” &#8211; chiese mia moglie quando ci raggiunse in piazza. Quando gli dissi chi avevo incontrato capì subito e si spaventò. La tranquillizzai e riprendemmo il cammino verso l’ingresso della Chiesa. Ma la giornata non fu più la stessa. <span style="color:#ff0000;"><strong>Da allora ho sempre avuto la sensazione di essere un sopravvissuto.</strong></span></p>
<p style="text-align:right;"><strong><span style="color:#008000;">Giuseppe Biasco</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[...quando tagliano il fiato sul nascere...]]></title>
<link>http://santagatando.wordpress.com/2009/11/27/quando-tagliano-il-fiato-sul-nascere/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 22:24:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lazzara</dc:creator>
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<description><![CDATA[cari ragazzi, credo che oggigiorno non ci sia niente di più importante della libertà, libertà di sta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[cari ragazzi, credo che oggigiorno non ci sia niente di più importante della libertà, libertà di sta]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un fMRI contro la pena di morte]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/26/un-fmri-contro-la-pena-di-morte/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:26:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/26/un-fmri-contro-la-pena-di-morte/</guid>
<description><![CDATA[Un esame salva la vita. Lo sanno bene gli avvocati di Brian Dugan, condannato a morte per il rapimen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a title="Un fMRI contro la pena di morte" href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-11/25/un-fmri-contro-la-pena-di-morte.aspx"><img src="http://d17revodemtrnq.cloudfront.net/674x281/d_f/fmri.jpg" alt="Un fMRI contro la pena di morte" /></a></p>
<p>Un esame salva la vita. Lo sanno bene gli avvocati di Brian Dugan, condannato a morte per il rapimento e omicidio di una bambina di 10 anni, nel 1983. I suoi legali, per dimostrare in modo inequivocabile i suoi disturbi mentali, sono ricorsi agli esiti di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_magnetica_funzionale">fMRI</a>, vale a dire una risonanza magnetica funzionale del cervello dell’assistito.</p>
<p>Steve Greenberg, a capo della difesa, afferma che nessuno ha mai pensato che Brian Dugan potesse farla franca, anche per via di altri due omicidi per i quali gli è stato comminato l’ergastolo. Così la strategia punta, per lo meno, a evitargli la pena di morte, inflittagli per l’omicidio di Jeanine Nicarico.</p>
<p><a title="Un fMRI contro la pena di morte" href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-11/25/un-fmri-contro-la-pena-di-morte.aspx"><img src="http://www.wired.it/_/media/continue-arrow.gif" alt="" /><em>Continua a leggere &#8220;Un fMRI contro la pena di morte&#8221; </em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Toghe rosso sangue di Paride Leporace]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/2009/11/25/toghe-rosso-sangue-di-paride-leporace-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:52:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
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<description><![CDATA[La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia E’ un testo di forte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/11/paride.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="paride" src="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/11/paride.jpg" alt="" width="242" height="158" /></a>E’ un testo di forte impegno civile, che vuole scuotere dall’oblio e dall’indifferenza una comunità distratta da gossip ed effimero. “Toghe roso sangue” di Paride Leporace è un meticoloso saggio giornalistico sull’uccisione di ventisei magistrati italiani, più un ventisettesimo giudice scomparso nel nulla, che racconta -con la cronaca dei delitti- anche le emozioni collettive, a volte straordinariamente indignate per gli omicidi, altre volte, tantissime altre volte, perdutamente vaghe e superficiali. Leporace rende omaggio a tutti i giudici trucidati dalla criminalità organizzata, dalle bande armate nere e rosse, dal terrorismo internazionale, ma leggendo “Toghe rosso sangue”, si prova vivo disagio nel constatare come la nostra memoria collettiva abbia perso traccia di questi strenui difensori della legalità.<!--more--> Nel libro, Leporace ricorda anche i diciassette agenti di scorta massacrati insieme agli uomini che cercavano di proteggere. Le storie personali dei magistrati uccisi variano, così come variano i moventi della loro morte. Alcuni giudici sono consapevoli dei rischi e li affrontano sino alle estreme conseguenze, altri sono ammazzati senza preavvisi, per logiche distorte della follia umana o per assurde strategie del terrorismo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>“Mi dispiace, ma qualcuno dovevo far fuori”</em></strong>: così Agostino Pianta, primo magistrato ucciso in Italia, diviene vittima di un ex detenuto in cerca di vendetta contro la giustizia. E’ il 1969, seguiranno altri 25 anni di lutti e dolori.</p>
<p style="text-align:justify;">L’ultimo nome della crudele mattanza è quello di Luigi Daga, magistrato di fama internazionale, esperto di problemi dell’amministrazione penitenziaria, con idee molto avanzate. Il giudice viene sparato a Il Cairo nel 1993 da un giovane integralista islamico. Dopo venti giorni di agonia, Daga muore al San Filippo Neri di Roma; i giornali gli “riserveranno” 10 righe nelle pagine di cronaca. E Leporace commenta nel capitolo dedicato a Daga: <em>“…un musicista integralista si sarà mai domandato che sparava contro uno che voleva ridurre le carceri nel mondo?”</em></p>
<p style="text-align:justify;">Delinquenti e terroristi, assassinio dopo assassinio, uccidono uomini e straziano famiglie. Il dolore nella solitudine degli affetti infranti è un altro tema che emerge drammatico dalla lettura del libro.</p>
<p style="text-align:justify;">Paolo Adinolfi, giudice civile della sezione fallimentare tribunale di Roma, scompare nel nulla, dopo aver preso il bus numero 4 per recarsi a casa della mamma. Da quel lontano 1994, la sua famiglia rivendica almeno gli onori della memoria, per un uomo coraggioso che stava indagandosi strani crak finanziari e vorticosi affari economici tra colletti bianchi e criminalità organizzata. Un’impenetrabile cappa di silenzio è calata sul suo nome. L’oblio dell’opinione pubblica appare vertiginoso anche in tantissimi episodi di sangue, ridimensionati a fatti locali. Accade nella vicenda del giudice Nicola Giacumbi, ucciso nel marzo 1980, sotto casa a Salerno, dalla colonna “Pelli” delle Br. A distanza di anni la moglie del magistrato continua a vivere nella sua solitudine affettiva accanto alle pipe e alla collezione di orologi del marito. Come scrive Leporace “<em>Le sentenze del delitto Giacumbi troveranno spazi solo sui giornali locali… Giuseppone quel bambinone che non vide tornare più suo padre oggi è ingegnere chimico a Taranto e nessuno ha mai sentito il suo dolore, forse perché non è giornalista o perché suo padre non lavorava a Milano” </em></p>
<p style="text-align:justify;">“Toghe rosso sangue” è un’accurata cronologia degli omicidi che hanno funestato la magistratura italiana; il libro descrive con tratti rapidi ma esplicativi anche pezzi di storia d’Italia, sprofondata negli anni di piombo e incupita dalle stragi eversive e dalla tracotanza mafiosa. Ci sono le macchinazioni oscure dei servizi deviati, i depistaggi, il cinismo della corruzione, le rivendicazioni sociali e politiche, le trame del terrorismo internazionale e le piccole vicende quotidiane di uomini divenuti protagonisti di una lunga stagione di sangue. Leprace, direttore del Quotidiano di Basilicata, ricostruisce gli eventi con un rigore giornalistico estremo: fatti, dettagli, rappresentazione del contesto in cui maturano i delitti non debordano mai in considerazione inopportune. La scrupolosa ricerca delle fonti, le testimonianze dei parenti, le ricostruzioni di colleghi giornalisti sono strumenti chiari, adoperati da Paride Leporace per scrivere un libro di alto valore letterario, per ridare Memoria alla nostra comunità, per rimediare agli oltraggi della Storia.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Toghe rosso sangue. La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia” di Paride Leporace; Newton Compton Edizioni; Euro 12,90 – pp. 288</em></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Raffaele Grimaldi</strong><em><br />
(giornalista)<br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">I magistrati le cui storie vengono narrate nel libro sono:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Agostino Pianta</strong> ucciso da un detenuto &#8211; <strong>Pietro Scaglione </strong>ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Francesco Ferlaino</strong> ucciso dalla ‘Ndrangheta &#8211; <strong>Francesco Coco</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Vittorio Occorsio</strong> ucciso da Ordine Nuovo &#8211; <strong>Riccardo Palma</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Girolamo Tartaglione</strong> ucciso dalle Brigate Rosse- <strong>Fedele Calvosa</strong> ucciso dalle Unità combattenti comuniste &#8211; <strong>Emilio Alessandrini</strong> ucciso da Prima Linea &#8211; <strong>Cesare Terranova</strong> ucciso dalla mafia- <strong>Nicola Giacumbi</strong> ucciso dalla colonna “Pelli” &#8211; <strong>Girolamo Minervini</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Guido Galli</strong> ucciso da Prima Linea &#8211; <strong>Mario Amato</strong> ucciso dai Nar &#8211; <strong>Gaetano Costa</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Gian Giacomo Ciaccio Montalto</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Bruno Caccia</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Rocco Chinnici</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Alberto Giacomelli</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Antonino Saetta</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Rosario Angelo Livatino</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Antonio Scopelliti</strong> ucciso dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia &#8211; <strong>Giovanni Falcone e Francesca Morvillo</strong> uccisi dalla mafia &#8211; <strong>Paolo Borsellino </strong>ucciso dalla mafia -<strong> Luigi Daga</strong> ucciso da terroristi islamici &#8211; <strong>Paolo Adinolfi</strong> rapito da ignoti</p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[OkNo è fallito o abbiamo fallito noi?]]></title>
<link>http://nikitaitaly.wordpress.com/2009/11/21/okno-e-fallito-o-abbiamo-fallito-noi/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 16:06:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>nikitaitaly</dc:creator>
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<description><![CDATA[OkNo sarebbe anche un ottimo social network se solo non si postassero ripetutamente le solite notizi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#339966;">Ok</span><span style="color:#ff0000;">No</span> sarebbe anche un ottimo social network se solo non si postassero ripetutamente le solite notizie.A volte entrando e vedendo i titoli,mi sento presa per il culo.Quante notizie riportano lo stesso argomento?<br />
Di Berlusconi? che du coioni!Marazzo e che cazzo!Destra,sinistra,centro,centro destra,centro sinistra,ok mi compro il TomTom almeno so dove mi trovo.Certo essere informati su cosa combinano in quel di Roma è indubbiamente utile,ma si cade sempre nelle solite discussioni.Dai su,in quanti al mattino mentre prendono il caffè non leggono il quotidiano o non sentono un tg?Abbiamo veramente bisogno di leggere?,si leggere che utopia,dal titolo abbiam già capito se è un <span style="color:#339966;">Ok</span> o un <span style="color:#ff0000;">No</span>,o se è meglio dare un <span style="color:#339966;">Ok</span> per far si che il voto ci venga ricambiato..ops,però se do un <span style="color:#ff0000;">No</span>,la mia notizia potrebbe passare e quindi avrei piu&#8217; entrate,ma aspetta un secondo,quante persone ho online? no no forse è meglio se aspetto che qualche amico si colleghi,almeno passo il link e puff ecco che sono in Home! Wauw,ma sono un genio,cio&#8217; che ho postato è veramente di grande interesse.</p>
<p>Ahi ahi i voti,bhè c&#8217;è decisamente poco da dire,piu&#8217; persone hai tra i contatti e piu&#8217; <span style="color:#339966;">Ok </span>ti prendi,non importa quanto sia o non sia interessante la notizia/post,ma appunto quanto sei popolare.Comunque non tutto è rosso in <span style="color:#339966;">Ok</span><span style="color:#ff0000;">No</span>,un esempio personale? la storia di Sara,molti utenti l&#8217;hanno seguita proprio grazie al social network,altra nota verde è la satira della quale molti blogger son dotati,o la massaia che ti da la dritta su come arabattarti in cucina,(quanto sale metto in due litri di acqua se devo cucinare 500gr di pasta? con un click ecco la risposta al mio quesito,su Answers ci metterei troppo <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> dovrei attendere che qualche utente si colleghi ed avere la fortuna che legga la mia domanda e che sappia poi rispondermi. Ma,c&#8217;è anche chi, grazie alla propria passione per lo sport ti aggiorna sui vari avenimenti(ma per questo non c&#8217;è Tv Sorrisi e Canzoni?),la poesia?Oddio bella,ma se dico che non ci ho capito na mazza fa nulla vero? Ma si stiamo tranquilli <span style="color:#339966;">Ok</span><span style="color:#ff0000;">No</span>tizie arriverà di certo al panettone&#8230;escort,trans,gay,coca,video,omicidi,suicidi,inseriti nella categoria&#8221;Politica&#8221; ,sono in fondo,&#8221;Gossip&#8221;! </p>
<p>Chi ha occhi per leggere, legga!</p>
<p>Good Luck <span style="color:#339966;">OK</span><span style="color:#ff0000;">No</span>!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dal massacro del Circeo, passando per la mattanza di Ferrazzano si arriva al matrimonio. Angelo Izzo trova la sua anima gemella!!]]></title>
<link>http://mammadolce.wordpress.com/2009/11/19/dal-massacro-del-circeo-passando-per-la-mattanza-di-ferrazzano-si-arriva-al-matrimonio-angelo-izzo-trova-la-sua-anima-gemella/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:49:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>mammadolce</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Giustiziere degli Angeli Ci sono delle giornate in cui già uno si alza col piede sbagliato e che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">Il Giustiziere degli Angeli</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">Ci sono delle giornate in cui già uno si alza col piede sbagliato e che tutto appare stravolto da piccoli contrattempi che ti fanno venire quel bruciore di stomaco che prelude l&#8217;ulcera. Poi ti dedichi a leggere un pò di notizie on-line ed all&#8217;improvviso ti rendi conto che la giornata ti doveva rivelare qualcosa di ancora più brutto: Angelo Izzo si sposa!  Nel 1975 ero giovane ma il &#8220;massacro del Circeo&#8221; l&#8217;ho vissuto con tutto l&#8217;orrore possibile, pensando alle vittime come sorelle, pensando che sarebbe potuto capitare a me! Quel dolore non è mai stato cancellato dalla mente di nessuno di noi ed è tornato ancora con tutta la sua forza quando Angelo Izzo, uno degli assassini all&#8217;ergastolo, ha ucciso ancora durante un&#8217;uscita dal carcere in semilibertà dopo trent&#8217;anni. Nel &#8216;75, in concorso con altre due bestie,  seviziò ed uccise Rosaria e ridusse in fin di vita Donatella. Nel 2005 uccise MariaCarmela e violentò ed uccise anche la figlia di lei: aveva solo 14 anni. Ora lui si sposa? Ho cercato in rete un giornale che parlasse un pò più come me, con la pancia direi, e l&#8217;ho trovato sulla Stampa, per darvi conto di quanto leggo:</span></strong></p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49542girata.asp"><span style="color:#ff0000;"><strong>L</strong></span></a><span style="color:#ff0000;"><strong><span style="color:#808080;">INK</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Una giornalista romana: &#8221;Sposerò Angelo Izzo&#8221;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> E&#8217; l&#8217;ergastolano che uccise tre donne «Tra noi affinità elettive»</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://mammadolce.wordpress.com/files/2009/11/angelo-izzo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1272" title="angelo-izzo" src="http://mammadolce.wordpress.com/files/2009/11/angelo-izzo.jpg" alt="" width="210" height="199" /></a><a href="http://mammadolce.wordpress.com/files/2009/11/donatellap.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1273" title="donatellap" src="http://mammadolce.wordpress.com/files/2009/11/donatellap.jpg" alt="" width="230" height="168" /></a> <span style="color:#ff0000;">Angelo Izzo &#38; Donatella Papi</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BIANCA SABATINI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MILANO</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>«<span style="color:#0000ff;">Abbiamo scoperto tante affinità elettive</span>»: così Angelo Izzo spiega l’idea di sposarsi. Lui con le donne, finora, le «affinità elettive» le aveva trovate ammazzandole: tre ne ha fatte fuori e una quarta si salvò per caso. Aveva cominciato nel ‘75 con la strage del Circeo: assieme ad altri due neofascisti seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti. Trent’anni dopo &#8211; uscito dall’ergastolo in semilibertà &#8211; a Ferrazzano (Campobasso) fece fuori Maria Carmela Linciano e la figlia Valentina Majorano che aveva 14 anni e che violentò prima di ucciderla.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quale donna avrà mai «affinità elettive» con simile personaggio? Esiste, si chiama <span style="color:#0000ff;">Donatella Papi</span>, ha 53 anni (tre meno del futuro sposo) ed è tutt’altro che una sprovveduta: fa la giornalista e la scrittrice. Nella biografia racconta di aver lavorato per Il Giornale all’epoca di Montanelli e poi con Vittorio Feltri al settimanale Gioia, di essere stata «responsabile Comunicazione del ministro delle Comunicazioni del governo D’Alema e dell’agenzia Ansa». Ha pure pubblicato due libri: «Avere un figlio» e «Come avere un figlio con la fecondazione artificiale». E un figlio ce l’ha, «ha 16 anni, si chiama Jacopo»: lo scrive nel giornale online che ha fondato e dirige, Comincialitalia.net.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>«Citizenjournal», lo definisce, che ha «<span style="color:#0000ff;">come guida la fede, per fare un “giornale come Dio comanda</span>”». Ma che negli ultimi tempi sembra aver trascurato: l’ultimo suo articolo risale all’8 ottobre. Da allora più nulla, forse perchè il «rapporto epistolare» con Izzo ha travolto tutto. Al 30 ottobre data infatti la missiva che lei ha scritto al direttore del carcere di Velletri dove l’amato sta scontando il secondo ergastolo: chiede d’incontrare Izzo «per concordare le modalità e le autorizzazioni necessarie al fine di contrarre matrimonio». «Ambedue abbiamo un gran desiderio di coltivare i valori della <span style="color:#0000ff;">bellezza</span>, degli <span style="color:#0000ff;">ideali</span> e della <span style="color:#ff0000;">compassione</span>», dice Izzo della loro unione. Tre donne uccise sono solo «reati di un passato lontano».</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VideoRecensione - Stato Confessionale Massonico in Italia - Aleandro Volpi - In 5 Parti]]></title>
<link>http://danking82.wordpress.com/2009/10/22/videorecensione-stato-confessionale-massonico-in-italia-aleandro-volpi-in-5-parti/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:57:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>danking82</dc:creator>
<guid>http://danking82.wordpress.com/2009/10/22/videorecensione-stato-confessionale-massonico-in-italia-aleandro-volpi-in-5-parti/</guid>
<description><![CDATA[VideoRecensione Libro Titolo: Stato Confessionale Massonico in Italia Sottotitolo: Le conseguenze in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1 id="watch-video-tags"><a href="http://www.youtube.com/results?search_query=VideoRecensione&#38;search=tag"></a><span style="color:#0000ff;"><a href="http://www.youtube.com/results?search_query=tutore&#38;search=tag">VideoRecensione Libro<br />
Titolo: Stato Confessionale Massonico in Italia<br />
Sottotitolo: Le conseguenze in alcuni aspetti mafiosi nella città di Siena e dintorni<br />
Autore: Aleandro Volpi (</a><a title="http://www.aleandrovolpi.it)" rel="nofollow" href="http://www.aleandrovolpi.it%29/" target="_blank">http://www.aleandrovolpi.it)</a><a title="http://profile.myspace.com/index.cfm?fu" rel="nofollow" href="http://profile.myspace.com/index.cfm?fu" target="_blank">http://profile.myspace.com/index.cfm?fu</a><a title="http://www.youtube.com/user/AleandroVol" rel="nofollow" href="http://www.youtube.com/user/AleandroVol" target="_blank">http://www.youtube.com/user/AleandroVol</a> pi)<br />
Editore: Il mio libro (on line <a title="http://www.ilmiolibro.it)" rel="nofollow" href="http://www.ilmiolibro.it%29/" target="_blank">http://www.ilmiolibro.it)</a><br />
VideoRecensione dell&#8217;importante opera di denuncia sociale della liturgia e del credo massonico, occultistico, esoterico e settario, in Italia, realizzata da Aleandro Volpi, esperto in materia, sia perchè vittima diretta del sistema massonico a causa della Struttura Sociale senese e delle collusioni e connivenze del padre Rino, di altri familiari e di amici falsi e traditori.<br />
Il libro inizia con la definizione di Massoneria, partendo dagli istinti primordiali violenti dell&#8217;uomo, passando per una breve descrizione storica del fenomeno massonico, attraverso i secoli, per poi entrare nel dettaglio, con una serie di racconti e storie realmente accadute, che l&#8217;autore ha vissuto in prima persona o di riflesso e che illustrano in modo puntuale, preciso e scientifico le strategie della Cupola Massonica, con prove e testimonianze dirette del suo operato e della sua esistenza,<br />
Un libro complesso, prolisso, dettagliato, interessante, piacevole e mai noioso poichè corredato da una moltitudine di racconti e raccontini talvolta esileranti, comici e boccacceschi, talvolta tragici, drammatici e preoccupanti, con l&#8217;intento dichiarato di informare e sensibilizzare animi e coscienze su problemi che causano disagi profondi, che possono sfociare in devianze criminali violente distruttive ed autodistruttive, e che sono spesso nascosti e silenziati da un&#8217;informazione di parte, imbavagliata, asservita a qualche Caligola di chiaro stampo massonico.<br />
Buona Visione e Buona Lettura a Tutti gli utenti di You Tube.<br />
Arrivederci da Danking!</span></h1>
<h1><span style="color:#0000ff;">Parte I <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/OjggFH1y1ak&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/OjggFH1y1ak&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></h1>
<h1><span style="color:#0000ff;">Parte II  <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/gfTEZ9M2oLU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/gfTEZ9M2oLU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></h1>
<h1><span style="color:#0000ff;">Altre Parti in seguito concatenate<br />
</span></h1>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VideoRecensione: Pìstola Ai Senesi - Aleandro Volpi - in due parti]]></title>
<link>http://danking82.wordpress.com/2009/10/22/videorecensione-pistola-ai-senesi-aleandro-volpi-in-due-parti/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:45:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>danking82</dc:creator>
<guid>http://danking82.wordpress.com/2009/10/22/videorecensione-pistola-ai-senesi-aleandro-volpi-in-due-parti/</guid>
<description><![CDATA[VideoRecensione Libro Titolo: Pìstola ai senesi Sottotitolo: Epistola al popolo di Siena Autore: Ale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1><span style="color:#0000ff;">VideoRecensione Libro<br />
Titolo: Pìstola ai senesi<br />
Sottotitolo: Epistola al popolo di Siena<br />
Autore: Aleandro Volpi (<a title="http://www.aleandrovolpi.it)" rel="nofollow" href="http://www.aleandrovolpi.it%29/" target="_blank">http://www.aleandrovolpi.it)</a><a title="http://profile.myspace.com/index.cfm?fu" rel="nofollow" href="http://profile.myspace.com/index.cfm?fu" target="_blank">http://profile.myspace.com/index.cfm?fu</a><a title="http://www.youtube.com/user/AleandroVol" rel="nofollow" href="http://www.youtube.com/user/AleandroVol" target="_blank">http://www.youtube.com/user/AleandroVol</a> pi)<br />
Editore: Il mio libro (on line <a title="http://www.ilmiolibro.it)" rel="nofollow" href="http://www.ilmiolibro.it%29/" target="_blank">http://www.ilmiolibro.it)</a><br />
VideoRecensione del libro in forma epistolare di denuncia delle nequizie della Massoneria a Siena e della descrizione del dramma umano e sociale unito al profondo disagio subito da Aleandro Volpi e da tutti i senesi probi e leali, non adepti e non collaboranti con la Massoneria, coi suoi disegni criminosi e delinquenziali, con le sue squallide tecniche di plagio, tortura e anomia, con la sua morale disumana di valori autoimposti.<br />
Per aprire gli occhi e la mente ed essere coscienti e sensibilizzati su fenomeni gravi che inducono suicidi, omicidi, alcolismo, dipendente varie da sostanze tossiche e disagio materiale e morale a Siena, nel silenzio assordante dei media locali e di un informazione imbavagliata ed asservita alla Massoneria ed ai potentati locali.<br />
Buona Visione e Buona Lettura a Tutti da Danking.</span></h1>
<h2><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/gB6NbzMWCdI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/gB6NbzMWCdI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> <span style="color:#0000ff;">PARTE I</span></h2>
<h2><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/2EHtz5a0gLc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/2EHtz5a0gLc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> <span style="color:#0000ff;">PARTE II</span></h2>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Folgorati sul lavoro]]></title>
<link>http://filcams.wordpress.com/2009/10/13/folgorati-sul-lavoro/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 10:44:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>filcamstrento</dc:creator>
<guid>http://filcams.wordpress.com/2009/10/13/folgorati-sul-lavoro/</guid>
<description><![CDATA[Continua la strage sul lavoro. Anche ieri tre lavoratori sono stati assassinati dal profitto e dalla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Continua la strage sul lavoro. Anche ieri tre lavoratori sono stati assassinati dal profitto e dalla]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[USA RAPISCONO E UCCIDONO SCIENZIATI IRANIANI ?]]></title>
<link>http://petrolioshock.wordpress.com/2009/10/08/usa-rapiscono-e-uccidono-scienziati-iraniani/</link>
<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 10:27:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatostudigeopolitici</dc:creator>
<guid>http://petrolioshock.wordpress.com/2009/10/08/usa-rapiscono-e-uccidono-scienziati-iraniani/</guid>
<description><![CDATA[Secondo gli iraniani i servizi segreti statunitensi sarebbero coinvolti nella sparizione di due scie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Secondo <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&#38;ID_articolo=1435&#38;ID_sezione=&#38;sezione=">gli iraniani</a> i <a href="http://www.debka.com/headline.php?hid=6310">servizi segreti statunitensi</a> sarebbero coinvolti nella sparizione di due scienziati iraniani e di sette periti in un tragico quanto misterioso incidente aereo. Gli scienziati in questione non sarebbero teste d’uovo qualsiasi, ma fisici preparatissimi, probabilmente coinvolti nel programma nucleare iraniano. Una strategia simile, comunque, non sarebbe nuova: negli anni ottanta il Mossad e gli altri servizi israeliani rallentarono il programma nucleare irakeno ricorrendo all’omicidio degli scienziati coinvolti e al sabotaggio; il copione si starebbe ripetendo oggi: come si può leggere in<a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788876153402/Petrolio_Shock/Catania_Gabriele.html?prkw=economia&#38;srch=9&#38;cat1=1"> Petrolio Shoc</a>k, per lo stampa israeliana Gerusalemme ricorrerebbe già da anni all’assassinio e al sabotaggio per ostacolare il programma nucleare iraniano.<br />
È il caso di ricordare che nel caso dell’Irak la strategia omicidi-e-sabotaggi di Israele sfociò nell’attacco aereo contro il reattore nucleare di Osirak.<a href="http://petrolioshock.wordpress.com/files/2009/10/petrolio-shock-cop3.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-71" title="petrolio shock cop" src="http://petrolioshock.wordpress.com/files/2009/10/petrolio-shock-cop3.jpg?w=100" alt="petrolio shock cop" width="100" height="150" /></a></p>
<p>Secondo il<a href="http://jta.org/news/article/2009/10/07/1008379/saudi-kind-to-try-to-split-syrian-iranian-alliance"> Wall Street Journal </a>la <a href="http://www.voanews.com/english/2009-10-07-voa48.cfm">visita</a> del re saudita Abdullah in Siria avrebbe lo scopo di<a href="http://www.csmonitor.com/2009/1007/p06s01-wome.html"> indebolire l’alleanza</a> di ferro tra Damasco e Teheran. In realtà è da molti mesi che l’Occidente e i paesi arabi cd moderati cercano di scippare la Siria all’Iran, e a Damasco la cosa non sembra dispiacere. Sembra che l&#8217;Arabia Saudita sia molto preoccupata della presunta minaccia iraniana, tanto da essere pronta a sborsare oltre 4 miliardi di dollari per acquistare <a href="http://www.upi.com/Business_News/Security-Industry/2009/10/07/Saudis-consider-Russian-air-defense-system/UPI-61311254953058/">l&#8217;eccellente sistema di difesa aerea S400</a>, prodotto in Russia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[nuovo libro, appena iniziato a leggere...]]></title>
<link>http://traccetrasparenti.wordpress.com/2009/10/07/nuovo-libro-appena-iniziato-a-leggere/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:20:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>mariopesce</dc:creator>
<guid>http://traccetrasparenti.wordpress.com/2009/10/07/nuovo-libro-appena-iniziato-a-leggere/</guid>
<description><![CDATA[Louis si alzò, prese l&#8217;ultima birra dal frigo e bevve a canna, a piccoli sorsi, in piedi. No, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Louis si alzò, prese l&#8217;ultima birra dal frigo e bevve a canna, a piccoli sorsi, in piedi. No, non ci cascava. Che la sua mente si accanisse sul fronte delle astuzie domestiche era un segnale da non sottovalutare. Per la verità lo conosceva bene: era un segnale di disfatta. Progetti falliti, idee in ritirata, considerevole miseria mentale. Non era tanto quel suo pensare alle scarpe a preoccuparlo: può capitare a tutti di pensarci così, di sfuggita, senza farne un dramma. No, il problema era che riusciva a trarne piacere.</p>
<p>Louis trangugiò due sorsate. E poi le camicie: aveva pensato di sistemare anche quelle, non più di una settimana prima.</p>
<p>Insomma, era proprio la fine. Solo chi non sa più che diavolo fare si preoccupa di riorganizzare da cima a fondo l&#8217;armadio, non potendo mettersi a rassettare il mondo. Louis posò la bottiglia e andò a esaminare quel dannato giornale.  Perchè in fin dei conti era a causa di quegli omicidi se si trovava sull&#8217;orlo della catastrofe domestica, di un radicale riordinamento della casa. Non era Bismarck, no. Anzi, Bismarck gli dava da vivere senza creargli troppi problemi. Non era quello il punto.</p>
<p>Il punto erano quei maledetti omicidi. Due donne assassinate in due settimane, di cui tutto il paese parlava e alle quali lui non faceva altro che pensare, come se occuparsi di quei cadaveri fosse una sua esclusiva, quando invece non lo riguardavano affatto.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Fred Vargas,  Io sono il Tenebroso</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Approvazione dello scudo fiscale e grave arroganza dei poteri forti - 03/10/'09]]></title>
<link>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/03/approvazione-dello-scudo-fiscale-e-grave-arroganza-dei-poteri-forti-031009/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 02:34:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
<guid>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/03/approvazione-dello-scudo-fiscale-e-grave-arroganza-dei-poteri-forti-031009/</guid>
<description><![CDATA[Se è vero, come è vero, che l&#8217;approvazione del DL detto &#8220;scudo fiscale&#8221; favorisce,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Se è vero, come è vero, che l&#8217;approvazione del DL detto &#8220;scudo fiscale&#8221; favorisce, tra gli altri, i grandi evasori fiscali più o meno direttamente collegati alle mafie internazionali e nazionali, alla industria della droga, delle armi, del riciclaggio, del commercio di uomini e donne, alla P2, alla parte  corrotta del Vaticano e del “mondo cattolico”, alla parte collusa delle istituzioni, della economia e della finanza, allora il parlamento ieri ha oggettivamente favorito questo poteri. Non solo: oggettivamente (spero non soggettivamente) ha demotivato gli onesti, quelli che amano lo stato e le istituzioni di questo nostra povera patria.<br />
Non posso e non voglio valutare la soggettività delle responsabilità e dei comportamenti di chi ha votato e di chi non ha votato. Ma, alla luce dei fatti, posso e voglio dire che oggettivamente il parlamento è a favore dei poteri prima citati. E non lo è soltanto in quanto espressione della maggioranza che ancora fa, almeno formalmente, capo alla &#8220;cosa Berlusconi&#8221;. Lo è anche in quanto espressione di quella maggioranza formalmente non ancora costituita, ma già di fatto operante, che è ormai nel dopo Berlusconi. E lo è sciaguratamente pure in quanto espressione di una minoranza che in varia misura e con varia modalità (per esempio l&#8217;assenza fisica) non ha impedito, come i numeri avrebbero consentito, di rigettare lo &#8220;scudo fiscale&#8221;.<br />
Che l&#8217;esistenza di una vera democrazia oggi in Italia sia tutta da dimostrare, è ormai un dato oggettivo, visto che ormai è oggetitvamente chiaro che esiste una maggioranza trasversale che lascia passare ciò che oggettivamente favorisce i poteri di cui sopra. Questa blog l&#8217;aveva già intuito e detto. <br />
In più oggi il parlamento ha lanciato un messaggio gravissimo e arrogante, che è necessario vedere, dire e denunciare. L&#8217;ha lanciato non solamente attraverso le assenze di deputati della minoranza; l&#8217;ha lanciato &#8211; a mio avviso - soprattutto attraverso le numerose assenze di deputati della maggioranza. Alcune di queste sono magari dovute ad auspicabili rigurgiti di buona coscienza. Molte altre hanno di certo, a parere di chi scrive, ben altro significato di violenza e arroganza: attraverso di esse i &#8220;poteri forti&#8221; vogliono mostrare e dimostrare che possono fare a meno di utilizzare tutti i voti della maggioranza ufficiale; al paese e a tutte le persone ancora pulite nel parlamento e fuori vogliono chiaramente dire questo: <strong><em>&#8220;guardate che comandiamo noi, che qualunque sia la maggioranza ufficiale e formale, la vera maggioranza siamo noi in modo del tutto trasversale. Non siamo noi a dipendere dalla maggioranza o dalle maggioranze; al contrario è la maggioranza, sono le maggioranze, non importa quali, a dipendere da noi&#8221;.</em></strong><br />
So che si tratta di affermazioni terribili, ma sono i fatti a dirle. Io, semmai, non faccio che leggerle, cercando di interpretare i fatti con tutta la chiarezza e l&#8217;onestà intellettuali di cui sono capace. Se esiste un&#8217;altra possibilità di interpretazione e di lettura dei fatti, che sia più coerente e logica di questa, il primo a essere contento di potere cambiare idea sono io. Non è certo piacevole dovere vedere il proprio paese andare alla malora e lo stato allo sfascio.<br />
Non so che farà Giorgio Napolitano nei limiti che la Costituzione gli attribuisce. Di certo la sua posizione e la sua responsabilità sono tutto meno che invidiabili.<br />
Se davvero le cose stanno come penso, un&#8217;eventuale troppo decisa opposizione al DL da parte della Presidenza della Repubblica potrebbe fare riesplodere la strategia del terrore, cosa che senz&#8217;altro Napolitano sa e giustamente teme. D&#8217;altro canto, se la Presidenza della Repubblica, non interviene in qualche modo politicamente saggio, cade del tutto la saracinesca e addio democrazia. Ripeto, quella di Napolitano non è una scelta facile. Deve trovare una soluzione politicamente creativa, che permetta alla democrazia di avere almeno la possibilità della sopravvivenza della speranza.<br />
I tempi sono molto, molto bui. Paradossalmente a darmi un barlume di speranza è proprio l&#8217;arroganza dei poteri forti, il fatto che, come ho detto sopra, vogliano fare sapere che gestiscono una maggioranza trasversale e che possono anche fare a meno della maggioranza ufficiale. A chi vogliono farlo sapere? Di certo non direttamente o soltanto a un paese tanto disattento e tanto ignorante e demotivato in politica.<br />
A chi vogliono farlo sapere? Perchè hanno bisogno di farlo sapere?<br />
La storia &#8211; spesso storia, oltre che di corruzione, anche di sangue, bombe o  omicidi &#8211; ci insegna che, quando i poteri forti hanno &#8220;bisogno&#8221; di affermare la propria esistenza e la propria forza, significa che sono in crisi, che qualcosa non va al loro interno, che qualcosa non tiene. In particolare a dircelo è la storia della mafia: sta bene e agisce, soprattutto quando non appare.<br />
Penso che a pesare nel gioco sia soprattuto la situazione internazionale: la necessità che i poteri forti hanno di rapportarsi con la UE e con la nuova amministrazione americana partendo da una situazione di forza interna la più forte possibile, a costo di essere fin troppo palesemente arroganti.<br />
Ma, ripeto, questo può essere anche la debolezza dei poteri forti. Lo spero vivamente.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DALLA PARTE DELLO STATO - Si pente l'ultimo "re" della camorra. Anche Ciro Sarno "il sindaco" passa dalla parte dello Stato]]></title>
<link>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/09/29/dalla-parte-dello-stato-si-pente-lultimo-re-della-camorra-anche-ciro-sarno-il-sindaco-passa-dalla-parte-dello-stato/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 08:09:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Perrotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ore 10.20 di ieri mattina: inizia l’udienza, l’ennesima contro i clan della camorra. È il Pm dell’an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-7146" title="sarno_ciro_sindaco" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/09/sarno_ciro_sindaco.jpg" alt="sarno_ciro_sindaco" width="448" height="290" /></p>
<p>Ore 10.20 di ieri mattina: inizia l’udienza, l’ennesima contro i clan della camorra. È il Pm dell’antimafia Vincenzo D’Onofrio (un magistrato di ferro che negli anni ha sedato il potere dei clan avanzando quello dello Stato. Un uomo, temuto e rispettato anche dai camorristi che negli anni hanno deciso di passare dalla parte della giustizia) ad annunciare al presidente della terza sezione penale del Tribunale, il dott. De Balzo, che nel mega clan dei Sarno di Ponticelli, ci sono altri pentiti. Tutti nomi eccellenti.</p>
<p><!--more-->Cala il silenzio. E dopo il terremoto seguito al  pentimento del numero due della cosca (fino a quando Vincenzo Sarno non è uscito di galera e a suon di 9&#215;21 ha esteso i poteri del clan e creato nuove alleanze) Giuseppe Sarno, ‘o mussill, i nomi dei nuovi pentiti fanno ancora più rumore. Il Pm D’Onofrio li legge tutti d’un fiato all’aula quasi deserta 8cosa insolita): Ciro Sarno, il sindaco. Sì si pente anche l’ultimo re di una camorra che (viva Dio) non ci sta più. Il capoclan, il fondatore del sodalizio criminale che da Ponticelli ha esteso i suo tentacoli fino in Europa, passando per territori che una volta erano di altri clan. Si pente il numero uno dei ponticellari. E poi di seguito, i nomi degli altri pentiti. Salvatore Sarno, il nipote del sindaco e figlio di Giuseppe ‘o Mussill, il ragazzino col cognome importante che quando il padre si pentì andò a riferire tutto ai vertici della cosca del Rione De Gasperi. Sì il Rione, pezzo di Napoli, frontiera dei sogni e dello sviluppo di un’area che è convenuto a tutti tenere così. E poi: Raffaele Cirella (fedelissimo della cosca, con ruolo di soldato e di estorse), Salvatore Giordano (lunga militanza nella camorra vesuviana, fratello di Giacomo boss defunto e mai piegatosi alla forza dello Stato e di Luigi, il pentito dal quale è partita la veloce decapitazione del clan) e mario Lanza, coinvolto nella faida coi Piscopo-Gallucci ex fedelissimo degli Egizio e scampato a due agguati. Si pente il gota della camorra insomma.   </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7147" title="sarno_arresti1" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/09/sarno_arresti1.jpg" alt="sarno_arresti1" width="460" height="173" /></p>
<p>Le estorsioni ai commercianti, sugli appalti, l&#8217;imposizione del pizzo agli ambulanti dei mercatini rionali, la gestione dei videopoker, le tangenti sulle compravendite di appartamenti comunali. Sono alcune delle attività del clan Sarno, uno dei principali clan della città che estende i suoi affari anche in un&#8217;ampia zona della provincia, soprattutto nell&#8217;area vesuviana. A rivelarlo agli inquirenti della Dda è Giuseppe Sarno, 51 anni, uno degli esponenti dell&#8217;organizzazione che sta collaborando con la giustizia, una scelta adottata anche da diversi altri affiliati di primo piano. Il 14 luglio scorso al pm della Dda Vincenzo d&#8217;Onofrio, il pentito ha illustrato l&#8217;organigramma e la struttura della cosca, con particolare riferimento alla divisione dei compiti per la gestione degli affari. I verbali sono stati depositati oggi al processo in corso contro alcuni esponenti dei Sarno. Il collaboratore ha riferito in particolare che due rappresentanti della famiglia «si occupano della gestione nei locali pubblici delle macchinette videopoker e che impongono agli esercizi pubblici di Ponticelli l&#8217;utilizzo di tali videopoker». Il titolare della ditta versa al clan 13.500 euro mensili, più singole quote ad altri rappresentanti della cosca. Il titolare, in una circostanza, dovette «anticipare» 60mila euro per pagare i festeggiamenti, in un albergo della provincia, in occasione di un anniversario di matrimonio di uno dei boss. Giuseppe Sarno ha anche parlato di estorsioni al mercatino rionale di Ponticelli «dove ogni singolo ambulante corrisponde una quota di dieci euro ogni qualvolta si tiene il mercato». Un suo fratello «ha anche introiti che derivano dalla attività di compravendita degli appartamenti popolari, nel senso che sia il venditore sia l&#8217;acquirente di quegli immobili, che in realtà non potrebbero vendere perchè di proprietà del Comune, sono costretti a corrispondergli una certa somma che si aggira intorno ai 1500-2000 euro». Il clan si è formato alla fine degli anni &#8216;80 quando, dopo la dissoluzione dei gruppi che facevano capo alla <a title="Nuova Famiglia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Famiglia">Nuova Famiglia</a>, non essendoci più la minaccia della <a title="Nuova Camorra Organizzata" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Camorra_Organizzata">Nuova Camorra Organizzata</a> di <a title="Raffale Cutolo (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Raffale_Cutolo&#38;action=edit&#38;redlink=1">Raffale Cutolo</a>, le varie famiglie malavitose si spartirono le zone entrando spesso in conflitto tra loro e causando faide e guerre di camorra. Fu questo il caso anche del clan Sarno che entrò prima in guerra con i clan dell&#8217;<a title="Alleanza di Secondigliano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_di_Secondigliano">Alleanza di Secondigliano</a> (per questo si unì alle famiglie <a title="Clan Mazzarella" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Mazzarella">Mazzarella</a> e <a title="Clan Misso" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Misso">Misso</a> formando il cartello criminale cosiddetto <a title="Misso-Mazzarella-Sarno (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Misso-Mazzarella-Sarno&#38;action=edit&#38;redlink=1">Misso-Mazzarella-Sarno</a> egemone in buona parte di Napoli) e poi contro il <a title="Clan De Luca Bossa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_De_Luca_Bossa">clan De Luca Bossa</a>, del boss <a title="Antonio De Luca Bossa (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Antonio_De_Luca_Bossa&#38;action=edit&#38;redlink=1">Antonio De Luca Bossa</a> &#8216;o sicco. Forte dell’alleanza con il cognato <a title="Giuseppe Misso (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giuseppe_Misso&#38;action=edit&#38;redlink=1">Giuseppe Misso</a>, comunque, il boss <a title="Ciro Sarno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ciro_Sarno">Ciro Sarno</a>, detto &#8216;o sindaco, è considerato oggi a capo di uno dei clan più influenti della città. I fratelli Sarno si imposero nel popoloso quartiere di Ponticelli alla fine degli <a title="Anni 80" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_80">anni 80</a> quando fu messa in atto la spartizione delle case popolari per tutte le famiglie terremotate. Proprio per questo Ciro Sarno fu soprannominato &#8220;o’ sindaco&#8221;. Alla fine degli <a title="Anni 1990" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1990">anni novanta</a>, poi, Ciro fu arrestato e le redini del clan passarono nelle mani dei fratelli Vincenzo e Giuseppe. Nel 1998 il clan fu anche vittima di un attentato stragista, in via Argine (per questo attentato fu chiamato a rispondere il boss Antonio De Luca Bossa, condannato poi in via definitiva all’ergastolo come uno dei mandanti). L’obiettivo del clamoroso agguato doveva essere Vincenzo Sarno che fu attirato in un tranello, per partecipare ad una riunione con i De Luca Bossa. L’autobomba fu confezionata a Giugliano una settimana prima, fu inserita in un ruotino di scorta e poi nascosto in una Lancia Delta di proprietà dei Sarno. L&#8217;innesco era radiocomandato, doveva esplodere quando Vincenzo Sarno, come ogni domenica, si faceva accompagnare dal nipote a firmare perché era sottoposto alla sorveglianza speciale. In seguito i vertici dell&#8217;Alleanza decisero di far esplodere la bomba la sera del sabato prima, il 25 aprile del 1998. Alla guida della Lancia Delta che percorreva via Argine c’era però Luigi Amitrano, un nipote di Vincenzo Sarno, che saltò in aria e mori nella violenta deflagrazione. In seguito una seconda ipotesi delineata nel corso delle indagini fece ipotizzare anche che l’ordigno fosse esploso per la pressione data dalla irregolarità del manto stradale. Questa strage provocò numerosi blitz ed arresti delle fazioni rivali dei Sarno, i De Luca Bossa e alcune famiglie dell’Alleanza di Secondigliano contrarie all’espansione dei Sarno nella parte orientale della città. Questo portò in effetti vantaggi notevoli allo stesso clan di Ponticelli, che si rafforzò ulteriormente divenendo uno dei più influenti della regione. Nell&#8217;ultimo trimestre dell&#8217;anno 2008, la famiglia Sarno si è trovata a spezzare i rapporti con il clan Mazzarella. Nelle settimane seguenti, c&#8217;è stata una veloce quanto violenta guerra di predominio del territorio. I Sarno sono anche attivi nella provincia ad est di Napoli, nei comuni di <a title="Somma Vesuviana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somma_Vesuviana">Somma Vesuviana</a>, <a title="Cercola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cercola">Cercola</a>, <a title="Sant'Anastasia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Anastasia">Sant&#8217;Anastasia</a> e San Sebastiano, dove entrarono in guerra con le famiglie locali, i <a title="Clan Veneruso (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Clan_Veneruso&#38;action=edit&#38;redlink=1">Veneruso</a>, gli <a title="Clan Anastasio (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Clan_Anastasio&#38;action=edit&#38;redlink=1">Anastasio</a>, i <a title="Clan Panico (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Clan_Panico&#38;action=edit&#38;redlink=1">Panico</a> per il predominio del <a title="Traffico di stupefacenti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Traffico_di_stupefacenti">traffico di stupefacenti</a>. Nella mattina del 1 aprile 2009, il boss Vincenzo Sarno viene arrestato nell&#8217;abitazione di un incensurato indagato per favoreggiamento. Nonostante gli arresti di Giuseppe e Vincenzo Sarno, e la recente retata delle forze dell&#8217;ordine, il clan di Ponticelli starebbe continuando con la politica delle alleanze a tutto campo e con l’invasione in settori economici e produttivi della città di Napoli. In un rapporto delle forze dell’ordine si arriva a ipotizzare, con un margine di possibilità piuttosto ampio, che l’organizzazione stia gestendo alcune sale-giochi e addirittura un “Bingo” tra Chiaia e Fuorigrotta, non utilizzando come referenti dei pregiudicati, facilmente identificabili, bensì attraverso prestanome incensurati. In particolare la cosca sarebbe interessata ai due quartieri, all’interno del primo dei quali si muove un giro di affari notevole. Anche il quartiere Mercato e i Quartieri Spagnoli rientrano tra gli appetiti degli uomini con base nel Rione De Gasperi. Le alleanze dei Sarno comprendono i <a title="Clan Ricci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Ricci">clan Ricci</a> sui Quartieri Spagnoli, alla Torretta, a rua Catalana, al Mercato e a Fuorigrotta. Fino a tessere una tela molto importante con gli <a title="Amato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amato">Amato</a>-<a title="Pagano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagano">Pagano</a>, a Secondigliano e nei paesi a nord di Napoli; così come nelle cittadine vesuviane confinanti con Ponticelli, quartier generale della famiglia di mala. Dalla periferia orientale di Napoli alla riviera di Chiaia, passando per i Quartieri Spagnoli, fino a Fuorigrotta. In poco più di un anno, secondo investigatori e inquirenti, il clan Sarno di Ponticelli avrebbe conquistato fette di territorio grazie ad alleanze strategiche. Al punto da potersi permettere una guerra per il controllo delle attività illecite nel quartiere Mercato con i <a title="Clan Mazzarella" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Mazzarella">Clan Mazzarella</a>. Con la conseguenza che la mappa della camorra in città, messa nero su bianco negli uffici dell’intelligence, è molto cambiata rispetto ad alcuni anni fa.  Nella giornata del 27 Luglio 2009, vengono arrestati 5 affiliati del clan, Antonio Sarno (o&#8217; tartaro) primogenito del capoclan Ciro, Salvatore Sarno (Tore O&#8217; pazzo) figlio del Boss Giuseppe Sarno (O&#8217;Mussillo) , Antonio Sarno (O&#8217; Ciacariello) cugino dei fratelli Sarno, Ciro Esposito (O&#8217; tropeano) e Vincenzo Cece (O&#8217; Puorco) cognato dei fratelli Sarno ritenuti membri-vertice. Gli arresti sono arrivati in seguito a minacce verso la moglie ( Anna Emilia Montagna ) del collaboratore di giustizia Giuseppe Sarno. Il pentimento del padrino causato da divergenze avute con i fratelli (sopratutto Vincenzo) sulla gestione del clan ha scosso gli equilibri di tutta Napoli. Il giorno 9 Agosto 2009 si pente un altro personaggio di spicco del clan, è Carmine Caniello, killer stragista, che rivela particolari importanti ai fini delle indagini circa l&#8217;omicidio di Anna Sodano, ex pentita del clan Sarno, avvenuto nel 1996.</p>
<p><strong>l’Ora Vesuviana on-line</strong></p>
<p><strong>redazione@loravesuviana.it</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Iraq: ancora Mandei vittime di omicidi]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/09/25/iraq-ancora-mandei-vittime-di-omicidi/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 06:04:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo gli omicidi di due giovani Mandei commessi domenica a Bassora, nell&#8217;Iraq meridionale, l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Dopo gli omicidi di due giovani Mandei commessi domenica a Bassora, nell&#8217;Iraq meridionale, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) lancia un accorato allarme e si appella al governo iracheno per intervenire quanto prima a tutelare finalmente in modo efficace gli ultimi esponenti in Iraq di questa piccola e antica comunità religiosa che rischia di scomparire. Almeno 25.000 Mandei iracheni su 30.000 sono già fuggiti dal paese per mettersi al riparo dall&#8217;ondata di terrore che da anni ormai colpisce i fedeli Mandei. L&#8217;APM si appella che ai paesi dell&#8217;Unione Europea affinché concedano rifugio agli esponenti mandei in fuga dall&#8217;Iraq. Circa 1.200 Mandei vivono attualmente in Germania, in tutto il mondo i credenti Mandei, le cui origini risalgono a Giovanni Battista, sono circa 60.000. I due gioiellieri 25-enni mandei Farqad Faiq Osman Alchamisi e Muhannad Qassem Gharib Alkahili sono stati assaliti e uccisi domenica scorsa nei propri negozi da quattro persone. I negozi sono stati saccheggiati, dopo di che gli autori del crimine sono fuggiti in macchina. Secondo quanto riporta l&#8217;organizzazione mandea &#8220;Mandaean Program&#8221;, alcuni testimoni oculari hanno chiesto aiuto a dei soldati che si trovavano nei paraggi ma si sono sentiti rispondere che ciò sarebbe di competenza della polizia. Nonostante l&#8217;evidenza della causa di morte dei due giovani, le autorità hanno proceduto ad un&#8217;inutile autopsia delle salme, contravvenendo così pesantemente alle usanze religiose mandee. L&#8217;APM documenta i crimini contro i Mandei in Iraq e l&#8217;ininterrotto esodo di questa comunità religiosa fin dal 2003.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Centro Culturale San Giorgio (pt. I)]]></title>
<link>http://lacaricadeibelli.wordpress.com/2009/09/13/centro-culturale-san-giorgio-pt-i/</link>
<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 13:00:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>resound1</dc:creator>
<guid>http://lacaricadeibelli.wordpress.com/2009/09/13/centro-culturale-san-giorgio-pt-i/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Messaggi subliminali. Tutti i messaggi subliminali sia video che audio, tutti i tentativi di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignleft" title="San Giorgio" src="http://www.ccsg.it/stgeorg7.gif" alt="" />&#8220;Messaggi subliminali. Tutti i messaggi subliminali sia video che audio, tutti i tentativi di persuasione occulta sono oggetto di questo sito.&#8221;</em></p>
<p>Grande. Maestoso. Imponente. Il sito (<em>non ufficiale</em>) del Centro Culturale San Giorgio (CCSG) non scherza. Nasce con l&#8217;intento di mettere a disposizione <em>&#8220;di tutti gli studiosi uno    strumento di consultazione che ha per fine quello di potersi aggiornare sempre    sui nuovi messaggi subliminali che compaiono nelle canzoni di musica leggera&#8221;</em>, ma non riuscendo nel proprio intento finisce col diventare un patetico ammasso di lunghi deliri a tema satanico, sessuale e psicotropico, secondo i quali la nostra vita sarebbe costantemente minacciata dall&#8217;opera del demonio.</p>
<p><!--more--><br />
Le sezioni sono veramente tante, e recensirle tutte in un unico articolo rischierebbe di togliere l&#8217;adeguato spazio ad ognuna di esse. Iniziamo quindi in questa prima parte parlando di una sezione che mi ha fatto più volte rabbrividire, non perché fossi d&#8217;accordo con quanto scritto dal signor Paolo Baroni, autore della pagina, ma semplicemente perché non riuscissi a comprendere tanta ignoranza. Stiamo parlando della sezione &#8220;<a title="Metallo di Morte" href="http://www.ccsg.it/metallo_di_morte/metallo_di%20_morte.htm" target="_blank">Metallo di morte</a>&#8220;, agghiacciante traduzione dall&#8217;inglese di &#8220;black metal&#8221; (o meglio, di death metal, ma non ci possiamo fare nulla se l&#8217;autore ha indicato così). Ora, come molti sapranno, il black metal è uno tra i più estremi e spinti generi musicali, contraddistinto da brani di assoluta ferocità musicale e liriche a tema satanico. Nella maggior parte dei casi le estreme trasgressioni dei gruppi black metal non sono altro che un&#8217;abile strategia di marketing, in quanto l&#8217;occulto e l&#8217;esoterismo si sa, vendono. Il CCSG questo non sembra comprenderlo, secondo loro la gente &#8220;<span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">pensa che si possa ascoltare impunemente questo genere  musicale o che si tratti di un innocuo passatempo o che si possa giocare col  diavolo</span>&#8220;, e perciò sente la necessità di metterci tutti in guardia. Vediamo come.</p>
<p>La comicità del testo irrompe immediatamente nell&#8217;incipit: &#8220;<span style="font-family:Verdana;">Il <em>death metal</em> (noto anche come <em>black</em> o <em> goth metal</em>, <em>shock rock</em>, o <em>grindcore</em>)</span>&#8220;. Vengono citati come sinonimi ben 5 nomi diversi, dei quali poi -tra l&#8217;altro- solo 3 sono nomi di generi musicali.  Ma la confusione di generi non si limita a ciò, infatti continuando a leggere il testo si evince dalle parole del signor Baroni che tra i predecessori del feroce e violento metallo di morte hanno avuto ruolo fondamentale gruppi (notoriamente satanisti) come Metallica, Led Zeppelin, il bluesmen Robert Johnson e udite udite&#8230; The Beatles. E qui sento davvero la necessità di citarvi l&#8217;incredibile frase: &#8220;<span style="font-family:Verdana;">Anche i <span style="font-variant:small-caps;"><strong> Beatles</strong></span>, che erano dei chierichetti in confronto a  molti gruppi <em>death metal</em>, furono ferocemente  anticristiani e blasfemi, e fecero la loro parte per preparare la strada  all’avvento del <em>black metal</em></span>&#8220;. Meraviglioso.</p>
<p>Ma continuiamo a leggere l&#8217;interessantissimo saggio. Nel paragrafo intitolato &#8220;La violenza e la bestemmia del black metal&#8221;, il signor Baroni ci delizia con un&#8217;inconsistente carrellata di fatti di cronaca più o meno nera legati al mondo del Black Metal nord-europeo (da notare la coerenza con il titolo). E&#8217; evidente che l&#8217;autore tenesse particolarmente a sottolineare questi avvenimenti (quando dalle parole si passa ai fatti anche l&#8217;impavido Baroni si allarma), tanto che dalla foga di riportare più fatti possibili in modalità &#8220;secchiate di notizie sconnesse&#8221;, l&#8217;autore non si è accorto di regalare al mondo capolavori letterari come &#8220;<span style="font-family:Verdana;">Egli venne assassinato da un altra <em>rocker</em> di <em>black metal</em>, <strong> Christian </strong>«<strong>Varg<em>»</em> Vikernes</strong>, <em>leader</em> dei <span style="font-variant:small-caps;"><strong>Burzum</strong></span></span>&#8220;. Notevole l&#8217;apostrofo misteriosamente scomparso in &#8220;un&#8217;altra&#8221; (forse rapito ed immolato a satana?), ma soprattutto notevole la definizone &#8220;una rocker di black metal&#8221;, riferita a Varg Vikernes, leader (e tra l&#8217;altro unico componente) della <em>one-man-band </em>Burzum.</p>
<p>Il testo continua con altre citazioni di episodi soprattutto legati al satanismo e sinceramente non posso fare a meno di pensare che sia tutta fatica sprecata. Non è mai neanche lontanamente passato per la testa del signor Baroni che forse sono i satanisti (realtà che ahimè esiste) ad interessarsi di musica estrema e non i <em>black metallers </em>a diventare automaticamente satanisti? E&#8217; un piccolo dettaglio, ma basta a rendere vane le ore di impegno dell&#8217;autore. Tra l&#8217;altro impegno che oserei definire eccessivo, in quanto tra i fatti vengono citati i terribili omicidi di un tredicenne ed un undicenne rispettivamente ritratti nelle seguenti foto:</p>
<p><img style="width:144px;height:189px;" src="http://www.ccsg.it/metallo_di_morte/immagini/mitchell_johnson.jpg" alt="" /><img style="width:155px;height:189px;" src="http://www.ccsg.it/metallo_di_morte/immagini/andrew_golden.jpg" alt="" /></p>
<p>Assolutamente dei temibili e feroci satanisti.</p>
<p>L&#8217;articolo termina con la perla più esplosiva di tutte: &#8220;<span style="font-family:Verdana;">Noi crediamo che l’orrendo riassunto del <em>black metal</em> si  trovi condensato nel titolo di una popolare canzone <em>rock</em>: <em>Another One Bites the  Dust</em> («Un altro morderà la polvere»). Il <em>rock</em> distrugge</span>&#8220;. Davvero, credo che questa frase si commenti da sola, almeno tanto quanto la <em>bellità </em>del furbo e scaltro Paolo Baroni. Lui è l&#8217;uomo inviato da Dio che porta nelle nostre case la vera informazione, quella utile e non distorta, e ci mette in guardia sui pericoli del demonio. Davvero, grazie Paolo.</p>
<p><strong>Bellità: 9/10</strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>A presto, Jan.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Murder Takes The Wheel Of Your Cadillac, And Death Climbs In The Back]]></title>
<link>http://shawshankjules.wordpress.com/2009/09/12/murder-takes-the-wheel-of-your-cadillac-and-death-climbs-in-the-back/</link>
<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 15:33:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>julesdufresne</dc:creator>
<guid>http://shawshankjules.wordpress.com/2009/09/12/murder-takes-the-wheel-of-your-cadillac-and-death-climbs-in-the-back/</guid>
<description><![CDATA[(re-post: 23 luglio 2009) La bibliotecaria di Riccione si sta lentamente convincendo del fatto che i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>(re-post: 23 luglio 2009)</p>
<p>La bibliotecaria di Riccione si sta lentamente convincendo del fatto che io sia una pazza pericolosa: terminati i libri di Lucarelli e/o Picozzi a disposizione, sono passata ai manuali di criminologia. La cronaca nera è nient&#8217;altro che il mio hobby estivo, ma si vede benissimo che mentre io firmo per il prestito dei libri lei prova mentalmente la deposizione che rilascerà alla polizia quando la legge si metterà sulle mie tracce. Credo sia sicura che finirò per combinare qualcosa di losco, e credo anche che l&#8217;idea di rivestire il ruolo di teste chiave la solletichi. Andrebbe dal parrucchiere, prima di passare in questura.</p>
<p>Varie:</p>
<p>T. dice che mi viene a trovare, quando arriva la biografia di Keith che mi ha ordinato. Andrò a prenderlo alla stazione con un cappellino a veletta, ho promesso. Prendisole, e cappellino a veletta. E ci baceremo sulla banchina lungo i binari. Poi arriverà A., scarmigliata, con una pistola da borsetta, e tenterà di ucciderci entrambi, indi per cui la titolare sarà costretta a sopraffarla e gettarla sotto il Milano-Bari e la bibliotecaria di Riccione potrà prenotare trionfante il proprio appuntamento pre-deposizione dall&#8217;estetista.</p>
<p>S. è ancora in montagna. Fraternizza con le marmotte, credo. Mi manda messaggi che contengono una quantità eccessiva di &#8220;Yeah&#8221;. Il ragazzo non smette mai di lasciarmi basita.</p>
<p>Qui si esprime &#8211; da più parti &#8211; il desiderio di spogliarmi, ma stancamente, senza fantasia. Scarsissime le probabilità che ciò avvenga davvero.</p>
<p>Le mie scapole scalano la blogosfera. Uau.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[È ancora l'unico che abbiamo]]></title>
<link>http://inchieste.wordpress.com/2009/09/05/e-ancora-lunico-che-abbiamo/</link>
<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 20:40:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>sirente</dc:creator>
<guid>http://inchieste.wordpress.com/2009/09/05/e-ancora-lunico-che-abbiamo/</guid>
<description><![CDATA[| Circolo Pasolini Pavia | Sabato 5 settembre 2009 | Irene Campari | Parliamo del petrolio, altrimen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">&#124; <a href="http://circolopasolini.splinder.com/post/21249166">Circolo Pasolini Pavia</a> &#124; Sabato 5 settembre 2009 &#124; Irene Campari &#124;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html"><img class="alignleft" style="margin-right:10px;border:black 2px solid;" title="Il petrolio e la gloria : Steve LeVine" src="http://www.sirente.it/book/9788887847154.gif" alt="" width="100" height="154" /></a>Parliamo del petrolio, altrimenti si rischia di capire poco delle politiche nucleari. In libreria ci sono diversi saggi che trattano l’argomento, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_LeVine">Steve LeVine</a>, <a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html">Il petrolio e la gloria</a>, edizioni <a href="http://www.sirente.it">il Sirente</a>, e The the epic quest for oil, money and power di Daniel Yergin, premio Pulitzer per quel saggio del 1991, tradotto in italiano con il titolo Il premio nel 1996 e ora non più in catalogo. Quest’anno l’autore lo ha aggiornato. &#8220;Foreign Policy&#8221; ha proposto un suo articolo il 24 agosto scorso dal titolo: &#8220;It&#8217;s still the one&#8221;. E&#8217; ancor l&#8217;unico. Meritoriamente &#8220;Il Sole 24 ore&#8221; lo ha tradotto. Le posizioni circa il petrolio, il suo ruolo e quanto durerà sono all&#8217;ordine del giorno. Sono apparsi in queste ore sulla stampa internazionale articoli in cui si sottolineava l&#8217;ormai avvio del petrolio verso il tramonto. Se si dovesse applicare la teoria dei Cicli di Kondratiev, nel 2025 si dovrebbe arrivare alla saturazione del macrosistema (trasporti e industria) retto da questa fonte energetica e necessariamente il mondo produttivo dovrebbe essere pronto ad adattarsi. La guerra quindi tra il nucleare, fissione o fusione fredda, le energie verdi e rinnovabili avrebbe poco più di 15 anni di tempo per le doglie (riconversione della produzione capitalista compresa e conflitti geopolitici magari spacciati per &#8220;etnici&#8221;) dopodichè dovrebbe partorire. Di seguito è l&#8217;articolo di Yergin.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il petrolio e la gloria, tutto inizò nel Mar Caspio]]></title>
<link>http://inchieste.wordpress.com/2009/08/19/il-petrolio-e-la-gloria-tutto-inizo-nel-mar-caspio/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 18:44:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>sirente</dc:creator>
<guid>http://inchieste.wordpress.com/2009/08/19/il-petrolio-e-la-gloria-tutto-inizo-nel-mar-caspio/</guid>
<description><![CDATA[| AGI | Sabato 8 agosto 2009 | Antonio Lucaroni | Nel 13esimo secolo Marco Polo narra di cammellieri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">&#124; AGI &#124; Sabato 8 agosto 2009 &#124; <a href="mailto:antonio.lucaroni@agi.it">Antonio Lucaroni</a> &#124;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html"><img class="alignleft" style="margin-right:10px;border:black 2px solid;" title="Il petrolio e la gloria : Steve LeVine" src="http://www.sirente.it/book/9788887847154.gif" alt="" width="100" height="154" /></a>Nel 13esimo secolo Marco Polo narra di cammellieri che esportavano petrolio da Baku, la capitale dell&#8217;Azerbaigian, nella zona del Mar Caspio, una regione al centro di contese etniche e belliche gia&#8217; dai tempi di Alessandro il Grande. Un greggio denso, odoroso, non raffinato, esportato in tutto il Mediterraneo, fino a Baghdad, per essere usato come mezzo di illuminazione e come balsamo. Un &#8220;oro nero&#8221; che in quella localita&#8217; era ed e&#8217; particolarmente abbondante, fino al punto di sgorgare naturalmente dal terreno. Da quel momento il petrolio entra prepotentemente nella storia dell&#8217;uomo, marchiandone ineludibilmente lo sviluppo economico. E quell&#8217;area geografica, il Mar Caspio, diventa il crogiuolo di pulsioni di grandezza e di volonta&#8217; di dominio ma anche di grandi aspirazioni di progresso e di crescita. La storia del petrolio del Caspio, e piu&#8217; in generale della zona del Caucaso, ha le sue origini nel diciannovesimo secolo. La &#8220;febbre del Caspio&#8221; era cominciata gia&#8217; al tempo degli Zar; quando si scavarono i primi pozzi di petrolio vicino a Baku, nella regione dell&#8217;Azerbajan, e da quel momento fasi di ricchezza e prosperita&#8217; si alternano a depressione e poverta&#8217;. Ma quella regione diventa anche uno scenario sul quale si confrontano e spesso si scontrano, gli interessi e le aspettative delle grandi potenze internazionali: un campo da gioco dove tutti i colpi sono ammessi. E&#8217; questo il grande affresco che viene tratteggiato dal libro di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_LeVine">Steve LeVine</a> &#8220;<a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html">Il petrolio e la gloria. La corsa al dominio e alle ricchezze della regione del Mar Caspio</a>&#8220;, edizioni &#8216;<a href="www.sirente.it">il Sirente</a>&#8216;. Un excursus storico, quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_LeVine">LeVine</a>, che arriva fino ai giorni scorsi, scritto con grande attenzione ai personaggi, alle storie avventurose che hanno caratterizzato, negli anni, il confronto tra le Nazioni per il controllo dell&#8217;oro nero. Una battaglia condotta spesso in modo spregiudicato, caratterizzato da un clima da spy-story di inizio secolo, poi da &#8216;guerra fredda&#8217;, infine dall&#8217;ingresso sulla scena del mondo dell&#8217;alta finanza e delle superpotenze economiche.<br />
Un libro avvincente, che squarcia il velo su un mondo duro e senza scrupoli e che mostra &#8211; guardando con una lente d&#8217;ingrandimento le vicende legate al Mar Caspio &#8211; quanto la ricerca del petrolio e, ancor di piu&#8217;, i tentativi di appropriarsene, abbiano influenzato il destino dell&#8217;umanita&#8217;. In questo senso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_LeVine">LeVine</a> sfrutta la sua formazione professionale &#8211; giornalista di lungo corso che ha lavorato proprio in quelle zone &#8211; per ricostruire, come in un giallo, la scena del delitto, i protagonisti, i retroscena e i segreti che muovono i tanti &#8216;attori&#8217; di questo libro, a meta&#8217; strada fra l&#8217;inchiesta e il romanzo. Forse l&#8217;unico appunto che si puo&#8217; muovere, e&#8217; che l&#8217;autore propone una visione &#8216;anglocentrica&#8217; dell&#8217;intera vicenda, mettendo sullo scacchiere il ruolo della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e di una Russia all&#8217;affannosa riconquista di un ruolo da superpotenza sfruttando le risorse energetiche. Nel libro, insomma, manca un po&#8217; il ruolo esercitato dagli altri Paesi grandi produttori di petrolio, o dai grandi Paesi consumatori di energia &#8211; come la Cina e l&#8217;India, la cui immensa domanda di petrolio e gas modifica e modifichera&#8217; sempre di piu&#8217; il mercato dell&#8217;energia &#8211; o, ancora, dagli outsider che, tuttavia, avevano capito le potenzialita&#8217; di sfruttamento di quella regione. E&#8217; il caso di Enrico Mattei che fin dagli Anni &#8216;50 &#8211; attraverso l&#8217;Agip &#8211; aveva allacciato rapporti e sottoscritto contratti con l&#8217;allora Urss. E non a caso l&#8217;autore conclude la sua opera con un esplicito richiamo &#8211; che sa un po&#8217; di nostalgia o di visione schematica del mondo &#8211; al &#8216;duello&#8217; Russia-Usa per il dominio politico ed economico.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appesi al volere di 4 bimbetti]]></title>
<link>http://dylandave.wordpress.com/2009/08/09/appesi-al-volere-di-4-bimbetti/</link>
<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 08:10:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandave</dc:creator>
<guid>http://dylandave.wordpress.com/2009/08/09/appesi-al-volere-di-4-bimbetti/</guid>
<description><![CDATA[- The Horsemen &#8211; 2009 &#8211; ♥ - di Jonas Akerlund Si sentiva l&#8217;esigenza del solito pap]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Locandina Horsemen" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2008/12/061/locandina.jpg" alt="" width="294" height="420" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">- The Horsemen &#8211; 2009 &#8211; ♥ -</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">di</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">Jonas Akerlund</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Si sentiva l&#8217;esigenza del solito papà eroe <em>Dennis Quaid</em> in questo film. Se ne fiutava la sua presenza e la sua necessità fin dall&#8217; inizio del film e dai primi diverbi e incomprensioni con i figli. Ma questa volta non è solo un papà eroe come lo è stato in precedenti &#8220;polpettoni&#8221; americani (<em>The Day after Tomorrow</em>), ma è anche un accigliato detective che senza un solo attimo di sosta è chiamato a risolvere un insolito caso di omicidi. Delitti non particolarmente difficili da risolvere (dato che basta un bambino per far capire al bravo <em>Dennis</em> quale strada seguire), ma che forniscono di certo al detective, ma soprattutto a noi spettatori una spettacolare scena del crimine (tutte le vittime vengono ritrovate &#8220;appese&#8221; mediante l&#8217;antica tecnica della &#8220;sospensione&#8221; corporea). Ma soltanto al primo omicidio. Perchè la regia non fa che riproporci ad ogni delitto la stessa scena lasciando ben presto intuire il suo unico scopo: quello tentare di fuorviare lo spettatore e il detective facendo pensare più a degli omicidi seriali. Tutti attimi che durano poco perchè ben presto scopriamo che c&#8217;è una ragazzina cinese adottata (<em>Ziyi Zhang</em>) dietro tutto  anche se non agisce sola. E l&#8217;attrice cinese già vista ne<em> La Foresta dei Pugnali volanti </em>enfatizza il suo ambiguo personaggio colmandolo di toni pseudo buoni e complici che vorrebbero ricordare quelli &#8220;perfetti&#8221; del personaggio di Hannibal Lecter ne <em>il Sil</em><em>enzio degli Innocenti</em>. Ma non è della sola regia la colpa della noia e della prevedibilità di questo ennesimo thriller- horror americano. Colpe ha anche la sceneggiatura che non riesce a definire bene le psicologie dei personaggi non curando i dialoghi e finendo nel patetico-moralistico in conclusione di film. Il plot è quello dei delitti a sfondo religioso che si era già visto in <em>Seven</em> (e non solo) ma vorrebbe anche metter dentro riferimenti sociologici introducendo giovani personaggi insoffisfatti dei loro legami parentali che ripiegano questa loro mancanza architettando dei delitti macchinosi. Come a voler sottointendere che non c&#8217;è mai fine agli incubi peggiori, sopratutto quando si celano sopiti all&#8217; interno delle proprie mura domestiche. Quindi ancora una volta il cinema da botteghino americano tenta di parlarci dei traumi adolescenziali, anche in un horror. Ma avevamo proprio il bisogno di questo mix di sociologia, religione, morale in un horror? La mia personale risposta è no. Soprattutto se questi elementi tirati fuori senza la minima cura nei dettagli non servono per nulla ad alzare il livello della drammaticità e della tensione, ma hanno come unico effetto la noia e la ripetitività.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Dennis quaid" src="http://images.movieplayer.it/2009/01/08/dennis-quaid-e-clifton-collins-jr-in-un-immagine-del-film-the-horsemen-101169.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( Dennis Quaid attonito davanti a una spettacolare </em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em>scena del crimine)</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/01/08/zhang-ziyi-e-dennis-quaid-in-un-immagine-del-film-the-horsemen-101190.jpg" alt="" width="480" height="320" />
</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em>( Ti dico io chi è il prossimo cavaliere da stanare)</em></pre>
<p style="text-align:left;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eures-Ansa, 90% degli omicidi-suicidi in famiglia]]></title>
<link>http://medaigt.wordpress.com/2009/08/07/eures-ansa-90-degli-omicidi-suicidi-in-famiglia/</link>
<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 14:01:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>medaigt</dc:creator>
<guid>http://medaigt.wordpress.com/2009/08/07/eures-ansa-90-degli-omicidi-suicidi-in-famiglia/</guid>
<description><![CDATA[UN OMICIDIO-SUICIDIO OGNI DIECI GIORNI IN ITALIA, quasi mille i morti dal 2000 ad oggi &#8211; Sono ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>UN OMICIDIO-SUICIDIO OGNI DIECI GIORNI IN ITALIA, quasi mille i morti dal 2000 ad oggi &#8211; Sono 340 i casi di omicidio-suicidio registrati in Italia tra il 2000 e il 2008, che hanno prodotto, compresi i responsabili, quasi 1000 vittime.</p>
<p>Ma è il disturbo psichico e mentale del responsabile a spiegare la maggioranza degli eventi, considerato che nel 15,8% dei casi è stata rilevata una vera e propria patologia e nel 16,5% i casi sono stati archiviati come &#8216;raptus&#8217;, ovvero eventi difficilmente spiegabili attraverso segnali forti riferiti alle abitudini di vita e ai comportamenti dei responsabili, precedenti all&#8217;evento omicidiario.</p>
<p>AUMENTATI NEL 2008 GLI OMICIDI-SUICIDI: +28% gli eventi (che passano da 25 nel 2007 a 32 nel 2008) e +68% le vittime (da 25 a 42) &#8211; Il fenomeno risulta inoltre in forte aumento sia in termini di incidenza sul complesso degli omicidi (passando dal 6,6% dei casi al 9,4%), sia, più in particolare, sugli omicidi in famiglia (dove si concentra la quasi totalità dei casi di omicidio-suicidio); tra questi, infatti, più di un omicidio su cinque nel 2008 (il 21,3%) termina con il suicidio del responsabile (rispetto al 15,9% del 2007).AL NORD IL 60 PER CENTO DEGLI OMICIDI SUICIDI &#8211; L&#8217;omicidio- suicidio si concentra prevalentemente nelle regioni del Nord Italia, dove è avvenuto il 59,4% degli eventi censiti nel 2008 (pari a 19 casi, a fronte del 48% nel 2007); seguono le regioni del Centro (7 eventi, pari al 21,9%) e quelle del Sud (6 casi, pari al 18,8%).</p>
<p>Sono stati il Veneto e la Toscana a registrare nel 2008 il numero maggiore di casi (5, pari al 15,6%), seguite dalla Lombardia e dalla Puglia (entrambe con 3 casi).</p>
<p> Fonte:<br />http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1622110495.html</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Titusville, la città-fantasma che inventò l'oro nero]]></title>
<link>http://inchieste.wordpress.com/2009/08/01/titusville-la-citta-fantasma-che-invento-loro-nero/</link>
<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 14:12:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>sirente</dc:creator>
<guid>http://inchieste.wordpress.com/2009/08/01/titusville-la-citta-fantasma-che-invento-loro-nero/</guid>
<description><![CDATA[| La Repubblica | Domenica 26 luglio 2009 | Vittorio Zucconi | TITUSVILLE (Pennsylvania). Tutto quel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">&#124; <span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#0000ff;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/26/titusville-la-citta-fantasma-che-invento-oro.html">La Repubblica</a></span></span> &#124; Domenica 26 luglio 2009 &#124; Vittorio Zucconi &#124;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html"><img class="alignleft" style="margin-right:10px;border:black 2px solid;" title="Il petrolio e la gloria : Steve LeVine" src="http://www.sirente.it/book/9788887847154.gif" alt="" /></a>TITUSVILLE (Pennsylvania). Tutto quello che resta del fiotto che allagò la Terra è un&#8217; ampollina di liquido scuro, esposta ai fedeli dietro una vetrina, come la reliquia di un santo. «Petrolio», mi addita senza toccare l&#8217; ampolla la signora Zolli, direttricee sacerdotessa di questo tempio-museo costruito fra le quiete colline della Pennsylvania, accanto a un bosco di larici e di cervi, esattamente sopra il terreno dal quale, il 27 agosto del 1859, un avventuriero che si faceva chiamare «colonnello» fece sgorgare il greggio dalla terra perforata. E lanciò, senza neppure rendersene conto, quella rivoluzione e quella industria che oggi muovono il pianeta Terra e che lo stanno asfissiando. Se nell&#8217; Inghilterra del carbone e del vapore cominciò la rivoluzione industriale, fu da qui, dalla terra che un tempo apparteneva alle sei nazioni degli Irochesi che raccoglievano col cucchiaino il «succo delle rocce» in superficie per usarlo come medicinale, che si avviò quella carovana di barili, oleodotti, petroliere, raffinerie, stazioni di servizio, catene di montaggio e armi che raggiungono sei miliardi di esseri umani, poveri o ricchi, ovunque un sacchetto di plastica arrivi. ( segue dalla copertina) Eppure luogo meno trionfale, meno pomposo, più timido, con la scontrosità della Pennsylvania che Michael Cimino raccontò nel suo Cacciatore, potrebbe essere immaginato di questa languida cittadina di seimilaquattrocento abitanti, molti dei quali studenti in un campus della Università di Pittsburgh. Un villaggio qualsiasi, nel «grande ovunque americano», che sta nascosto tra le infinite valli degli antichissimi monti Appalachiani, la spina di roccia logorata dalle ere geologiche fra l&#8217; Alabama e Terranova. Ironicamente, per il Paese che inventò l&#8217; industria del petrolio, nessuna autostrada lo raggiunge, nessun viandante lo attraversa se non smarrisce la strada, e rari turisti transitano avanti e indietro lungo una Main Street rimasta intrappolata nel tempo, dove non ti sorprenderebbe vedere Superman bambino sulla Ford Modello T del padre. Soltanto perché io sono l&#8217; unico passeggero, e visibilmente adulto, sul finto tranvaino turistico che offre per cinque dollari il giro della città, la guida mi addita, con pudore, un palazzetto di mattoni rossi a tre piani che negli anni della &#8220;corsa al petrolio&#8221; era il più vivace e frequentato bordello della contea. E oggi ospita, per pura coincidenza, un negozio di abiti da sposa che quelle povere ragazze di fine Ottocento costrette ad amplessi fetidi coni trapanatori del petrolio avrebbero sognato invano. Tutto quello che rimane del fiotto che sgorgò dal campo dove ora sorge il museo è appena abbastanza greggio per alimentare la riproduzione (autentica, come si dice qui) della prima trivella del finto colonnello Edwin Drake, un secolo e mezzo fa, e per mostrare ai visitatori delle scuole come funziona l&#8217; estrazione del petrolio che non c&#8217; è più. Se Titusville, battezzata con il nome del fondatore, non è diventata una città fantasma come le città minerarie del C o l o r a d o , d e l Klondike, della California quando le vene aurifere si esaurirono, è per il campus universitario e per la presenza di una fabbrica di plastica, alimentata con il petrolio importato dall&#8217; Arabia Saudita. Due motel a una stellina, l&#8217; immancabile grande magazzino di ciarpame made in Cina, il Wal Mart, quattro saloone una dozzina di ristoranti alla svelta sono tutto quello che rimane di una scoperta che avrebbe prodotto, centocinquanta anni più tardi, una ricchezza mondiale da milletrecento miliardi di dollari annui per le nazioni produttrici di petrolio. E che qui, nella terra spompata, è un ricordo. Il petrolio greggio, per chi non lo avesse mai visto da vicino, è una cosa che fa schifo, come è ovvio che sia un distillato di putrefazioni organiche millenarie. Ma qui non si avverte più nell&#8217; aria quell&#8217; odore di corruzione sulfurea che mi rimase per sempre nelle narici dai giorni della Prima guerra del Golfo, quando Saddam Hussein nel febbraio del 1991 allagò il Kuwait per la rabbia di averlo perduto. Sono ormai solo i nomi dei paesi e dei luoghi che si attraversano nel labirinto degli Appalachiani per raggiungere Titusville da Pittsburgh che ricordano che cosa esplose qui, nomi come Oil City, Pithole (il buco del pozzo, oggi villaggio fantasma) e Oil Creek, il torrente del petrolio, nel quale ancora affiorano striature luminescenti di greggio. Alla metà dell&#8217; Ottocento, quando arrivò il &#8220;colonnello&#8221; Drake, che si era attribuito il grado fasullo, il fetore di petrolio era pungente. Furono quell&#8217; odore, la tradizione dei nativi che lo scucchiaiavano dalle pozzanghere e il traffico dei pochi barilotti usati per accendere i lumi a petrolio ad attirare il &#8220;colonnello&#8221; e a spingerlo a chiedere i diritti di esplorazione al proprietario dei terreni, che neppure immaginava di essere seduto sopra il futuro del mondo. Drake arrivò a Titusville quando il paese era un grumo di casette di legno attorno a un &#8220;trading post&#8221;, un emporio per il commercio con gli indiani della vicina valle dell&#8217; Ohio, con una borsa di pelle, un cambio di mutandoni, duemila dollari in contanti ottenuti da finanziatori di Wall Street e lo spazzolino da denti con le setoline logore che la badessa del tempio, la signora Zolli, figlia di generazioni di immigrati italiani piovuti sulla Pennsylvania, mi mostra compiaciuta. Ai geologi, come agli abitanti originali degli Appalachiani, la presenza di petrolio nel sottosuolo era evidente,e la nafta, da esso derivata, era conosciuta all&#8217; umanità da secoli, probabilmente parte della inestinguibile miscela infernale che le navi di Bisanzio lanciavano sulle flotte nemiche, il fuoco greco. Ma quando, dopo ripetuti fori nella terra, e debiti per rifinanziare la ricerca, il primo &#8220;gusher&#8221;, il primo fiotto uscì dal praticello fangoso, la sua intuizione non fu la materia oleosa succhiata ai sedimenti lasciati dall&#8217; oceano tiepido che aveva inondato questa valle per milioni di anni. Fu nella visione della domanda insaziabile che il mondo avrebbe sviluppato per quella schifezza maleolentee fino ad allora quasi inutile, perché il petrolio in quel 1859 era una soluzione alla ricerca di un problema. Un carburante senza un motore. Mancavano ancora diciassette anni alla messa a punto del primo motore a quattro tempi e a combustione interna, creato da Daimler, Otto e Maybach nella lontanissima Germania. E decenni alla scoperta della superiorità del motore diesel sulle caldaie a carbone per le navi da battaglia, insaziabili divoratrici di nafta. Ma qualcun altro, anche meglio del finto colonnello, aveva capito quale inimmaginabile ricchezza la sua trivella in Pennsylvania aveva stappato. Il suo nome era John D. Rockefeller, piccolo commerciante di Cleveland, che dieci anni dopo la scoperta del giacimento nel cuore dei monti della Pennsylvania già si era impadronito del controllo dell&#8217; ottanta per cento di tutte le raffinerie della regione, necessarie per trasformare il brodo nero in carburanti, con la sua Standard Oil. La reazione a catena che avrebbe travolto l&#8217; intero pianeta era partita. In tre anni, le catapecchie di Titusville sarebbero cresciute per ospitare quindicimila persone, il doppio di oggi, diecimila nella vicina Pithole, ventimilaa Oil City, con tralicci fitti come oggi i larici e i pioppi che hanno misericordiosamente ricoperto e risanato la terra trasformata in fango dalle ruote dei carri e dagli zoccoli dei cavalli F che trasportavano le botti. Pozzi e trivelle spuntarono a caso, senza regole o norme di sicurezza, comei cercatori d&#8217; oro coni pentolini nel Klondike, talmente vicini e fitti da scatenare incendi ed esplosioni che in un solo giorno avrebbero incenerito ottanta persone, cremate e raccolte in una fossa comune senza crocio nomi. Sgorgarono marche di lubrificanti e carburanti destinate a stamparsi sulle pareti di ogni garage, Quaker Oil, dalla setta di quaccheri che qui erano emigrati, Pennzoil, Kendall, Sunoco, e la più celebre, la Exxon, partorita dalla Standard Oil dei Rockefeller,a sua volta figlia della Pennsylvania Rock Oil Company. Titusville era diventata la città del fango, dove era più faticoso estrarre i carri dalla terra collosa che estrarre il petrolio. Una vampata che, come quella che consumò la vita di ottanta uomini, cominciòa spegnersi nei primi anni del Ventesimo secolo, quando un oceano incomparabilmente più vasto e facile da estrarre fu scoperto sotto la prateria del Texas. Il regno di Titusville, i suoi sontuosi bordelli e saloon, le fonderie che erano spuntate nelle valli vergini degli altri fiumi vicini, il Monogahela, il fiume della luna, l&#8217; Ohio, l&#8217; Allegheny, conobbero una seconda, fuligginosa primavera nella Seconda guerra mondiale, quando si dissanguarono per alimentare la mobilitazione bellica. Mentre Detroit era l&#8217; arsenale della democrazia, Titusville e la sua regione fornivano il carburante per far funzionare le macchine da guerra. Oggi il &#8220;jurassic park&#8221; della rivoluzione nera sta esausto, come se il parto di quella mostruosità l&#8217; avesse sfiancato. I sedicimila pozzi ancora attivi in queste valli producono 4.027 barili al giorno, appena un cucchiaio di &#8220;olio di roccia&#8221; rispetto agli otto milioni di barili pompati &#8211; ogni giorno &#8211; soltanto dai deserti d&#8217; Arabia. Resta, sotto l&#8217; occhio affettuoso della signora Zolli, la reliquia di un santo che li ha sedotti e abbandonati. Il tranvaino per turisti che non ci sono funziona a batterie elettriche, per non inquinare la città fossile di un combustibile fossile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sole, atomo, idrogeno Cosa c' è dopo Big Oil]]></title>
<link>http://inchieste.wordpress.com/2009/08/01/sole-atomo-idrogeno-cosa-c-e-dopo-big-oil/</link>
<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 14:10:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>sirente</dc:creator>
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<description><![CDATA[| La Repubblica | Domenica 26 luglio 2009 | Maurizio Ricci | L&#8217;ossessione del mondo per il pet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">&#124; <span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#0000ff;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/26/sole-atomo-idrogeno-cosa-dopo-big.html">La Repubblica</a></span></span> &#124; Domenica 26 luglio 2009 &#124; Maurizio Ricci &#124;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.sirente.it/9788887847154/il-petrolio-e-la-gloria-steve-levine.html"><img class="alignleft" style="margin-right:10px;border:black 2px solid;" title="Il petrolio e la gloria : Steve LeVine" src="http://www.sirente.it/book/9788887847154.gif" alt="" /></a>L&#8217;ossessione del mondo per il petrolio non è irragionevole. Al contrario, è assolutamente ragionevole: niente contiene così tanto in così poco. Un solo litro di benzina vale 9 kilowattore di energia, il 30 per cento in più di un litro (per dire) di bioetanolo. Non c&#8217; è da stupirsene: quel litro di benzina è figlio di 25 tonnellate di antiche piante, lasciate a cuocere nel sottosuolo per decine di milioni di anni, fino a diventare petrolio. L&#8217; uomo, per ora, non è in grado di replicare un simile concentrato di energia, prontamente usabile e trasportabile. Peraltro, ci vorranno oltre quarant&#8217; anni, dalla prima trivellazione del colonnello Drake, perché il mondo si renda conto della portata rivoluzionaria di quella scoperta. Alla fine dell&#8217; Ottocento, il petrolio, oltre che per le ultime lampade pre-Edison, veniva usato sempre più per le prime automobili, ma in concorrenza con un ventaglio di altri carburanti. All&#8217; Expo di Parigi del 1900, Rudolf Diesel esibì, con orgoglio, il primo motore, appunto, diesel. Che funzionava, però, a noccioline: il carburante era olio di arachidi. In quel momento, in tutti gli Stati Uniti, c&#8217; erano complessivamente quindicimila automobili. ( segue dalla copertina) Tutto cambia, solo pochi mesi dopo: il 10 gennaio 1901, l&#8217; ex capitano della marina austriaca Anthony Lucas, esperto di miniere di sale, trova il petrolio sotto la collina di Spindletop, nel Texas orientale. Spindletop non è il primo pozzo. Ma è il primo megapozzo. Fino ad allora, i giacimenti producevano, in media, fra i 300 e i 1000 barili al giorno. Spindletop ne sputa 110mila al giorno. Una eruzione immane: il più grosso problema per Lucas fu capire come contenere quel getto che stava inondando ettari e ettari di terreno. Era la dimostrazione che il petrolio era una fonte d&#8217; energia abbondante e facilmente disponibile. Presto, la rivoluzione sarebbe diventata mondiale. Nel 1908, l&#8217; Anglo Persian Oil Company (poi Bp) trova in Iran alle pendici dei monti Zagros, un giacimento con riserve per un miliardo e mezzo di barili, cambiando, di colpo, la storia del Medio Oriente. Ma la rivoluzione ancora non è compiuta: gli ingegneri devono aggiustare il giovane motore a scoppio per poter utilizzare la benzina invece di un altro (e più costoso) distillato del petrolio, il kerosene. Solo nel 1919, chiusa la Prima guerra mondiale, nelle 667mila auto in circolazione negli Usa il numero di quelle a benzina supererà quelle a kerosene.E bisognerà aspettare la fine della Seconda guerra mondiale perché il petrolio invada il mondo. A questo punto, infatti, i passaggi chiave, nel romanzo dell&#8217; oro nero, sono due. Il primo avviene nei deserti dell&#8217; Arabia saudita, dove la Standard Oil (poi insieme alla Texaco) trova un oceano di petrolio. È vicino alla superficie, vicino al mare. Estrarlo costa pochi spiccioli: due dollari a barile. L&#8217; energia a prezzi stracciati diventa il volano di un imponente sviluppo economico, che le auto sempre più grandie potenti simboleggiano ai quattro angoli del mondo industrializzato. Attenzione, però: l&#8217; equazione petrolio uguale auto è sbagliata. Solo il 50 per cento dell&#8217; oro nero viene bruciato nei trasporti. Guardate questa lista: microchip, telefoni, detersivi per lavapiatti, piatti infrangibili, sci, lenti a contatto, anestetici, carte di credito, ombrelli, dentifrici, valvole cardiache, paracadute e si potrebbe continuarea lungo. Sono tutti derivati del petrolio. Il secondo passaggio chiave è l&#8217; invenzione della plastica. Non ci muoviamo solo con il petrolio. Ci nuotiamo dentro: il petrolio è tutto intorno a noi (nel caso delle valvole cardiache, anche dentro). Farne a meno sarà doloroso e difficile. Ce ne siamo resi conto, una prima volta, negli anni Settanta, quando l&#8217; embargo dell&#8217; Opec (i paesi produttori) lo rese scarsoe costoso. E, ancora di più, negli ultimi anni, con il prezzo del barile in ascesa, apparentemente, irrefrenabile. Cosaè successo? Di fatto nessuno nega che sia finita l&#8217; era del petrolio facile, abbondante e poco caro. Ma sul perché esistono due interpretazioni. La prima è politica. Il petrolio c&#8217; è, e in quantità adeguate, peccato che sia nei posti sbagliati. Nel 1954, con un colpo di Stato, la Bp riuscì a rovesciare la nazionalizzazione del petrolio iraniano, ma, negli anni Ottanta, quando a nazionalizzare furono i sauditi e poi tutti i paesi del Golfo Persico, le multinazionali si ritirarono in buon ordine. Oggi, il grosso del petrolio rimasto nel sottosuolo è di proprietà di compagnie nazionali che, dicono i sostenitori di questa tesi, non investono nella ricerca di nuovi pozzi e hanno di fatto interesse a tenersi stretta, finché dura, questa fonte di ricchezza. La seconda interpretazione è geologica. Qui, la data cruciale nonè il 1980e la nazionalizzazione del petrolio saudita, ma dieci anni prima, nel 1971, quando la produzione americana di petrolio ha raggiunto il suo picco e ha iniziato inesorabilmente a scendere, trasformando gli Usa nei maggiori importatori di petrolio al mondo. Lo stesso processo, dicono questi geologi, è destinato a ripetersi via via in tutto il mondo. Il petrolio diventerà sempre di meno, sempre più difficile e costoso (sotto la banchisa artica, in fondo all&#8217; oceano) da estrarre. Da due anni a questa parte è lo schieramento dei geologi che guadagna consensi. Gli organismi internazionali rivedono al ribasso le stime sulla disponibilità di petrolio nei prossimi decenni. Gli uomini delle multinazionali sono anche più bruschi: Cristophe de Margerie, boss della Total, uno dei grandi di Big Oil, ha detto recentemente che «il mondo non riuscirà mai a produrre più di 89 milioni di barili al giorno». Oggi, siamo già a 85 milioni. E poi? La rivoluzione del colonnello Drake e del capitano Lucas l&#8217; abbiamo bruciata in centocinquant&#8217; anni. Nessuno sa se il futuro sarà il sole, l&#8217; atomo o l&#8217; idrogeno. L&#8217; era del dopo-petrolio si apre con molte domande e poche risposte.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Magris sui terroristi degli anni di piombo]]></title>
<link>http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/07/31/magris-sui-terroristi-degli-anni-di-piombo/</link>
<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 08:11:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelemerola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Claudio Magris è come sempre molto interessante e stimolante, questa volta parla di terroristi degli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-1792" title="libro_calabresi" src="http://briciolecaotiche.wordpress.com/files/2009/07/libro_calabresi.jpeg" alt="libro_calabresi" width="200" height="282" /><span style="color:#ff6600;">Claudio Magris è come sempre molto interessante e stimolante, questa volta parla di terroristi degli anni di piombo. <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_31/magris_claudio_anni_di_piombo_terroristi_pentiti_acf777ae-7d96-11de-9f17-00144f02aabc.shtml">Dal Corriere di oggi</a>, lo riporto qui sotto. Quello del terrorismo, del ruolo e dello spazio pubblico concesso ai terroristi è un tema spinoso. Se ne parla anche nel libro <em>Spingendo la notte più in là</em> di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi, e oggi direttore de La Stampa, che racconta il punto di vista delle famiglie delle vittime del terrorismo. È uno dei libri più struggenti ed emozionanti che ho letto ultimamente. Davvero imperdibile.</span></p>
<p><em>Dai libri ai film</em><br />
<strong>Anni di piombo, quei terroristi pentiti con la pappa nel cuore</strong><br />
<em>In omaggio al vecchio vizio retorico italiano, chi si è macchiato di omicidio usa parole sentimentali rosa vicino al rosso del sangue versato</em></p>
<p>Il prossimo settembre sarà presentato a Toronto il film «Prima linea» di Renato De Maria, tratto dal libro autobiografico di Sergio Segio, l’ex terrorista colpevole dell’assassinio dei magistrati Emilio Alessandrini e Guido Galli, della guardia giurata Francesco Rucci e di William Vaccher. Del film si potrà parlare solo dopo averlo visto. Con Segio sono stato brevemente in contatto perché, quando era in carcere, mi aveva scritto alcune lettere, che ho letto e cui ho risposto. Con quel rispetto che si deve ad ognuno, anche macchiato di efferati delitti—perché nessun crimine cancella la dignità umana di chi l’ha commesso— e col rispetto che, in quel caso specifico, meritavano quelle lettere per il loro tono. Non mi è mai passato per la mente di considerarmi migliore di chi ha commesso degli assassini. La vita non mi ha mai posto in una situazione in cui potessi essere spinto all’omicidio e dunque non so e non posso sapere come mi sarei comportato. So però che l’assassinio è un delitto — atroce e quasi sempre idiota— di cui il responsabile deve pagare le conseguenze, sempre tutelato nei suoi diritti umani e civili.</p>
<p>Di ognuno si può narrare la storia, perché ogni vita è degna di attenzione e va compresa anche nelle sue aberrazioni. Ben vengano dunque i libri e i film che ci aiutino a capire l’anima di un terrorista rosso, del killer dell’avvocato Ambrosoli assassinato per ordine di Sindona, dell’ignoto o degli ignoti che hanno provocato la strage di Bologna, di un torturatore dei Lager, dei responsabili delle migliaia di morti a Bhopal per le tonnellate di isocianato di metile nella fabbrica dell’Union Carbide in cui erano stati disattivati gli impianti di sicurezza, delittuose catastrofi che in varie forme vanno ripetendosi, e così via. Tutto aiuta a capire il passato, come è stato detto a proposito del film di De Maria, e ben venga tutto ciò che aiuta a capire. C’è tuttavia modo e modo di capire e mi auguro che il film non indulga a quella falsa e zuccherosa comprensione che implica una sostanziale, anche se compunta e melliflua, approvazione. Bisogna capire tutti; anche le Ss, comprendere come e perché— individualmente, politicamente — hanno agito e potuto agire in quel modo. Detto questo, resta ben preciso il giudizio sulle Ss.</p>
<p>Spesso, nei doverosi tentativi di comprendere i terroristi delle Brigate Rosse e di contigue conventicole, si insinua invece una stupida e complice fascinazione, che li vede quasi come protagonisti; quasi maestri sia pur deviati che avrebbero qualcosa da insegnare, magari più delle loro vittime, oltraggiosamente e vilmente dimenticate, con un vero insulto alla loro memoria e al dolore di chi le amava e le ama. In ogni stortura umana c’è un nocciolo di irriducibile umanità. Ma quell’umanità sussiste non grazie a quelle storture, bensì nonostante esse. Il mafioso che uccide Falcone o Borsellino e Sergio Segio che uccide Emilio Alessandrini non si riducono solo alla loro ebete mano che ha premuto il grilletto; possiamo e dobbiamo ascoltarli, ma perché sono esseri umani e dunque nonostante quella feroce violenza che, di per sè, va solo buttata nel cestino. Sembra invece che spesso gli ex terroristi vengano ascoltati con untuosa retorica come se, per il fatto di aver ammazzato qualcuno, la sapessero più lunga degli altri. Sotto il piombo delle Brigate Rosse, («<strong>Quei miserabili che disonorano un colore per noi sacro», disse Pertini</strong>) sono cadute alcune figure dell’Italia migliore, quella più libera e aperta e democratica, che avrebbe potuto e dovuto essere diversa da quella di oggi: il professor Vittorio Bachelet, l’operaio comunista Guido Rossa, i magistrati Emilio Alessandrini e Guido Galli, il giornalista Carlo Casalegno, per nominarne solo alcuni. Se chi li ha uccisi voleva un’Italia peggiore, era un delinquente intelligente; se chi li ha uccisi pensava di costruire un’Italia migliore, era un delinquente stupido.</p>
<p>Chi ha pagato il proprio debito con la giustizia deve essere reintegrato pienamente e a tutti gli effetti nella vita civile. Se ad esempio è un valente scienziato di finanza o di entomologia è giusto intervistarlo per conoscere la sua opinione sulla crisi delle banche o su un nuovo tipo di blatta eventualmente scoperto, anche se in passato ha ammazzato qualcuno. Ma è insensato chiedergli—come talora è accaduto —un illuminato e autorevole parere su un argomento di cui non ha particolare competenza solo perché ha ammazzato qualcuno. Anni fa, un ex terrorista che aveva assassinato il giornalista del Corriere Walter Tobagi scontata la pena si sposò e alla cerimonia ecclesiastica del suo matrimonio ebbe sei sacerdoti concelebranti. Io, quando mi sono sposato, ne ho avuto uno. Credo che anche per lui uno sarebbe stato sufficiente; il fatto di aver ucciso non doveva penalizzarlo ma neanche festeggiarlo sei volte più di me. Sarebbe giusto considerarci pari. Dostoevskij ci fa amare Raskolnikov anche se ha ucciso, ma ci fa pure capire che le due donne da lui uccise non valgono certo meno di lui e che lui è anche un povero studente che si lascia esaltare dalla lettura di libri letti male. Parecchi anni orsono un ex terrorista, uscito dal carcere e rientrato giustamente a pieno diritto nella vita civile — dove esercitava con competenza una professione intellettuale— dichiarò che, avendo nel frattempo avuto una bambina, aveva capito «che non si può uccidere un papà».</p>
<p>Uno zio, evidentemente, invece sì. Questo mi tranquillizza, perché, appartenendo anch’io alla categoria dei papà, mi sento più al sicuro, ma non è un indizio di grande profondità intellettuale o politica, come non lo è la solidarietà pubblicamente espressa da Toni Negri a Berlusconi il 3 maggio 2003 in quanto entrambi perseguitati dalla magistratura. La penna fulminea e inesorabile di Francesco Merlo ha fatto più volte giustizia della farsesca supponenza di tanti ex terroristi e della loro pretesa di essere considerati una controparte politica. La retorica sugli ex terroristi diventa facilmente cattiva letteratura. Nel suo splendido libro «La città degli untori», Corrado Stajano — autore fra l’altro di un memorabile libro su Ambrosoli e inflessibile difensore di quell’Italia migliore che è stata insanguinata dal terrorismo e infangata dalla solidale melma della corruzione — paragona la prosa di Sergio Segio a quella della sua vittima, il magistrato Guido Galli. Segio, rivolgendosi ai figli dei terroristi, dice che i loro genitori «sono stati persone leali. Che hanno lottato, con errori spesso gravi, ma anche con generosità e coraggio, per un mondo migliore e più giusto». Pappa del cuore, vecchio vizio retorico italiano, posta sentimentale rosa vicina al rosso del sangue versato. Dice invece l’ultimo biglietto di Guido Galli, lasciato al figlio uscendo di casa incontro alla morte: «Alex, se fai le spese comprami un po’ di caffè. Ciao, papà». Lo stile, è stato detto, è l’uomo.</p>
<p><em>Claudio Magris</em><br />
31 luglio 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[In memoria di Paolo Borsellino]]></title>
<link>http://rioblog.wordpress.com/2009/07/19/in-memoria-di-paolo-borsellino/</link>
<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 11:50:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci sono persone per cui si prova un&#8217;ammirazione che va al di là della semplice stima, per cui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3033/2518214218_3548fc09a1.jpg" alt="" width="460" height="317" /></p>
<p>Ci sono persone per cui si prova un&#8217;ammirazione che va al di là della semplice stima, per cui si prova qualcosa di indecrivibile, che fa capire quanto <span style="text-decoration:underline;">chi ammiri si elevi sopra gli altri e ti renda consapevole di cosa può diventare un uomo vivendo nel bene</span>, contemporaneamente sottolineando la pochezza del resto della massa, se non addirittura la loro negatività. Uno di queste persone per me è stato <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino" target="_blank">Paolo Borsellino</a></strong>.</p>
<p>Paolo Borsellino, assieme a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone" target="_blank">Giovanni Falcone</a></strong>, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Cassar%C3%A0" target="_blank">Antonio &#8216;Ninni&#8217; Cassarà</a></strong>, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Chinnici" target="_blank">Rocco Chinnici</a></strong>, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Montana" target="_blank">Giuseppe &#8216;Beppe&#8217; Montana</a></strong>,<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calogero_Zucchetto" target="_blank"> <strong>Calogero Zucchetto</strong> </a>e molti altri, è stato un grande immenso uomo, che ha affrontato la mafia a testa alta, consapevole sempre del pericolo estremo a cui era sottoposto ogni giorno assieme ai suoi collaboratori e alla sua famiglia. Un uomo che ha sacrificato la sua vita alla giustizia, per regalarci una Palermo e una Sicilia pulita dallo squallore della delinquenza organizzata. Una città difficile, dove praticamente sempre regnano il silenzio e la paura, la volontà di guardare solo al proprio giardino per evitare di pestare i piedi a chi la possiede in mano questa città. <span style="text-decoration:underline;">E&#8217; una città dove le cose vengono fatte alla luce del giorno, dove poche persone armate di follia e di pallottole terrorizzano un&#8217;intera popolazione</span>, dove tra le meravigliose architetture della Cattedrale, Piazza Politeama, il Porto, il Palazzo dei Normanni, vivono centinaia di migliaia di persone che conoscono profondamente le ferite di questa bella città, ma la lasciano sanguinare in silenzio per evitare di fare la stessa fine.</p>
<p>Paolo Borsellino è l&#8217;esempio più eclatante di come un uomo possa decidere della propria vita secondo coscienza, perchè l&#8217;uomo sceglie la propria vita. Quindi può scegliere se uccidere, rubare, spacciare, rovinare la vita di altri uomini <strong>per il grande e onnipotente dio Denaro</strong>, o se essere la migliore delle persone oneste, dei lavoratori instancabili che offrono se stessi totalmente per il bene proprio e degli altri, per il futuro dei propri e altrui figli, per rendere la vita qualcosa che valga la pena di vivere, qualcosa di bello, perchè non sia una jungla dove vige la legge del più armato.</p>
<p>Il <strong>19 Luglio</strong> ricorre l&#8217;anniversario dalla sua morte, e troppo spesso viene dedicato un semplice servizio di pochi minuti al telegiornale, o qualche riga sul quotidiano, magari facendo riferimento alla fiction basata sulla sua storia, per ricordare il grande giudice palermitano. Andrebbe invece sempre continuamente ricordata e PROSEGUITA la sua grande opera, come quella di Giovanni Falcone (e non solo sbandierandone il nome per applicarlo a leggi che nulla hanno a che vedere coi due grandi giudici), perchè c&#8217;è una sola speranza per il Sud e per l&#8217;Italia tutta, se vuole essere una grande nazione, ricca di risorse, florida e pacifica, priva di pregiudizi e odio nei confronti dei propri connazionali, solare e genuina, ostile al male e alla morte. <strong>La serrata e instancabile continua lotta alla mafia</strong>.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NL0trFpyxOA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/NL0trFpyxOA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Via D'Amelio, Riina: "Borsellino ucciso dallo Stato"]]></title>
<link>http://wladipedia.wordpress.com/2009/07/19/via-damelio-riina-borsellino-ucciso-dallo-stato/</link>
<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 08:57:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>wladipedia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Così titola SkyTG24 &#8230;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2>Così titola <a href="http://tg24.sky.it/tg24/" target="_blank">SkyTG24</a> &#8230;</h2>
<p><a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009/07/19/via_damelio_riina_borsellino_ucciso_dallo_stato.html" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-2995" title="IMG_AMELIO9_548x345_210x133" src="http://wladipedia.wordpress.com/files/2009/07/img_amelio9_548x345_210x133.jpg" alt="IMG_AMELIO9_548x345_210x133" width="210" height="133" /></a></p>
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