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	<title>onu-un &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "onu-un"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 20:12:47 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Assemblea Generale dell’ONU: 10 novembre 1975]]></title>
<link>http://fabiosperi.wordpress.com/2009/01/23/assemblea-generale-dell%e2%80%99onu-10-novembre-1975/</link>
<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 15:54:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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<description><![CDATA[” Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed]]></description>
<content:encoded><![CDATA[” Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Gli infortuni dell'Onu]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2009/01/04/gli-infortuni-dellonu/</link>
<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 08:03:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[PREGIUDIZI CONTRO ISRAELE Gli infortuni dell&#8217;Onu di Angelo Panebianco C’è una differenza fra l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><strong>PREGIUDIZI CONTRO ISRAELE</strong></em></p>
<p><strong>Gli infortuni dell&#8217;Onu</strong></p>
<p><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2009/01/unvsisrael.jpg?w=300" alt="unvsisrael" title="unvsisrael" width="300" height="268" class="aligncenter size-medium wp-image-4649" /></p>
<p><em><strong>di Angelo Panebianco</strong></em></p>
<p align="justify">C’è una differenza fra la guerra del Libano del 2006 e l’attuale conflitto a Gaza. Questa volta, sono molti di più i governi disposti a riconoscere le ragioni di Tel Aviv. Per conseguenza, anche l’opinione pubblica internazionale, e occidentale in particolare, non si è compattamente e pregiudizialmente schierata contro Israele. I regimi arabi moderati, che temono più di ogni altra cosa le aspirazioni egemoniche dell’Iran (alleato e protettore di Hamas) mantengono, nonostante l’opposizione delle piazze, un atteggiamento prudente. La fazione palestinese moderata di Abu Mazen (sanguinosamente cacciata da Gaza, nel 2007, dai miliziani di Hamas) considera Hamas l’unica responsabile dell’attacco israeliano. Anche in Europa il vento è in parte cambiato.</p>
<p align="justify">I governi tedesco, italiano e dei Paesi dell’Europa orientale hanno preso chiare posizioni a favore del diritto di Israele a difendersi dai missili di Hamas. E i l Presidente Sarkozy, nonostante la tradizione francese (poco sensibile alle ragioni di Israele), sarà obbligato, nel suo prossimo tentativo di mediazione, a tenerne conto. <strong>Comincia a farsi strada la consapevolezza che fra le molte asimmetrie del conflitto c’è anche quella rappresentata dal diverso valore attribuito dai contendenti alla vita umana.</strong> Per gli uomini di Hamas, come per Hezbollah in Libano, la vita (anche quella degli appartenenti al proprio popolo) vale talmente poco che essi <strong>non hanno alcun problema a usare i civili, compresi i bambini e le donne, come scudi umani.</strong> Per gli israeliani, le cose stanno differentemente. Cercano di limitare il più possibile le ingiurie alla popolazione civile anche se, naturalmente, la natura del conflitto esclude che essa non sia coinvolta. L’attacco dell’esercito, appena iniziato, volto a bloccare definitivamente Hamas, è stato a lungo ritardato. Tra le ragioni del ritardo c’era anche il timore per l’alto costo in vite di civili che l’attacco potrebbe comportare.</p>
<p align="justify">Insomma, di fronte alla complessità del problema e alla diffusa consapevolezza che <strong>non si può negare a uno Stato il diritto di difendersi da un’organizzazione di fanatici votati alla distruzione di quello stesso Stato,</strong> c’è questa volta, in giro, meno voglia di dare addosso pregiudizialmente a Israele. <strong>Ma con un’eccezione di assoluto rilievo: le Nazioni Unite.</strong> Richard Falk, «relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi», rappresentante dell’Human Rights Council (Consiglio per i diritti umani) delle Nazioni Unite, sta usando la sua carica, e la sponsorizzazione dell’Onu, per fare propaganda pro-Hamas e antisraeliana. <strong>Le sue tesi «sull’aggressione israeliana » a Gaza sono esattamente le stesse di Hamas.</strong> Il caso di Richard Falk è interessante perché ci aiuta a capire come vengano trattati i «diritti umani» alle Nazioni Unite. Ebreo americano, già professore di diritto internazionale a Princeton, Falk è quello che in America si definisce un radical. E dei più accesi. Fra le sue molte imprese si possono ricordare il suo giudizio entusiasta sull’Iran di Khomeini (un «modello per i Paesi in via di sviluppo», lo definì arditamente nel 1979) e i suoi dubbi, alla Michael Moore, sulla «verità ufficiale» americana sull’11 settembre. Nel 2007 paragonò la politica israeliana verso i palestinesi a quella della Germania nazista nei confronti degli ebrei. È persona non grata in Israele.</p>
<p align="justify">La nomina di Falk (con il voto contrario degli Stati Uniti), nel marzo 2008, a rappresentante per i territori palestinesi del Consiglio per i diritti umani, un organismo dominato da Paesi islamici e africani, ebbe un solo scopo: quello di predisporre un corpo contundente da usare contro Israele. <strong>È un altro clamoroso infortunio dell’Onu.</strong> Dopo quello che, alcuni anni fa, portò la Libia, nella generale incredulità, alla presidenza della Commissione per i diritti umani (poi abolita). Se l’Onu si occupasse seriamente di diritti umani dovrebbe mettere sotto accusa un bel po’ dei propri Stati membri, ossia tutti gli Stati autoritari o totalitari (dalla Cina a quasi tutti i regimi del mondo musulmano). Ma non può farlo. In compenso, <strong>i diritti umani vengono spesso usati come proiettili per colpire le democrazie occidentali e Israele.</strong> Anche se creare una «Lega delle democrazie» è risultato fino ad oggi impossibile, un maggiore coordinamento fra i Paesi democratici in sede di Nazioni Unite sarebbe quanto meno auspicabile. Al fine di imporre a certi suoi organismi comportamenti più decorosi. Nonostante il credito di cui l’Onu continua a godere, è un fatto che, nelle crisi internazionali, sanno spesso muoversi con maggiore credibilità, pur con le loro magagne e imperfezioni, i governi delle democrazie. Per lo meno, devono rispondere del proprio agire alle loro opinioni pubbliche e hanno comunque (non c’è Guantanamo che tenga) carte più in regola degli altri anche in materia di diritti umani.</p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 4 Gennaio 2009</em> )</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il pregiudizio antisraeliano dell'ONU non conosce vergogna.....]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/31/lonu-che-non-conosce-la-storia/</link>
<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 15:58:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/12/31/lonu-che-non-conosce-la-storia/</guid>
<description><![CDATA[Evidentemente nel Palazzo di Vetro non sanno che lo Stato di Israele si è ritirato completamente dal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><em><strong>Evidentemente nel Palazzo di Vetro non sanno che lo Stato di Israele si è ritirato completamente dalla Striscia di Gaza dall&#8217;estate del 2006&#8230;.delle due l&#8217;una: o non conoscono la storia (neanche quella recente&#8230;) o sono in malafede. In entrambi i casi non risultano credibili&#8230;.ma questa purtroppo per Israele non è una novità</strong></em></p>
<p align="justify"><strong>GAZA: PRESIDENTE ASSEMBLEA ONU, AGGRESSIONE SENZA RITEGNO</strong></p>
<div id="attachment_4562" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/palazzodivetroonu.jpg?w=300" alt="Il Palazzo di Vetro dell&#39;ONU a New York, il luogo dove il pregiudizio antisraeliano ha ormai la residenza ufficiale" title="palazzodivetroonu" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-4562" /><p class="wp-caption-text">Il Palazzo di Vetro dell'ONU a New York, il luogo dove il pregiudizio antisraeliano ha ormai la residenza ufficiale</p></div>
<p align="justify">Roma, 11:52 &#8211; &#8220;Il comportamento di Israele nel bombardare Gaza e&#8217; semplicemente un atto di aggressione senza ritegno da parte di uno Stato molto potente <strong>verso un territorio che occupa illegalmente.</strong> E&#8217; giunto il momento di intervenire con fermezza se l&#8217;Onu non vuole essere giustamente accusato di complicita&#8217; per omissione. Gli attacchi aerei israeliani sulla striscia di Gaza rappresentano gravi e smisurate violazioni del diritto umanitario internazionale, cosi&#8217; come definito dalle convenzioni di Ginevra, sia per quanto riguarda gli obblighi di una potenza occupante sia per le disposizioni delle leggi di guerra&#8221;. Lo afferma Miguel d&#8217;Escoto Brockmann, Presidente dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu. La dichiarazione e&#8217; rilanciata dall&#8217;agenzia missionaria cattolica Misna.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/GAZA-PRESIDENTE-ASSEMBLEA-ONU-AGGRESSIONE-SENZA-RITEGNO/news-dettaglio/3477202">Repubblica.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Israele all'Onu: reagiremo ai razzi da Gaza]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/22/israele-allonu-reagiremo-ai-razzi-da-gaza/</link>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 11:09:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Israele all&#8217;Onu: reagiremo ai razzi da Gaza Israele ha avvertito il segretario generale dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Israele all&#8217;Onu: reagiremo ai razzi da Gaza </strong></p>
<p align="justify">Israele ha avvertito il segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-moon, che reagirà duramente e militarmente ai razzi sparati dalla Striscia di Gaza. La mossa sembra essere parte di una campagna volta a preparare l&#8217;opinione pubblica mondiale a questa eventualità (<em>e certo! Non è mica un estremo tentativo da parte della diplomazia israeliana di far intervenire l&#8217;Onu per fermare i lanci di razzi Qassam! Una frase del genere denota la TOTALE parzialità di chi ha scritto l&#8217;INTERO articolo&#8230;.VERGOGNA!!!</em>). Il ministro degli esteri Livni, ha riferito la radio pubblica, convocherà gli ambasciatori presso lo stato ebraico per informarli sulla gravità della situazione. Ieri il ministro della difesa Ehud Barak aveva detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d&#8217;azione contro Gaza. </p>
<p align="justify">Nel frattempo alti ufficiali delle forze armate, citati dal quotidiano &#8216;Haaretz&#8217;, hanno detto che l&#8217;esercito non ha finora ricevuto l&#8217;ordine di prepararsi a una vasta offensiva nella Striscia di Gaza, anche se ieri il ministro della difesa, Ehud Barak, ha detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d&#8217;azione contro Gaza. Per il momento, hanno detto le fonti del giornale, le forze armate intendono intensificare i raid aerei contro i gruppi armati responsabili dei tiri di razzi su Israelem, ma hanno anche detto che una vasta operazione terrestre potrebbe essere lanciata se i miliziani islamici dovessero ampliare il raggio dei razzi arrivando a colpire in profondità il territorio israeliano. <strong>Ieri lo Shin-Bet, il servizio segreto di sicurezza interna, ha avvertito che Hamas, il movimento islamico al potere a Gaza, potrebbe presto essere in grado di colpire anche una città come Beersheva che dista da Gaza una quarantina di chilometri.</strong> </p>
<p>(<em>Il Messaggero, 22 Dicembre 2008</em> )</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gilad Shalit diventa cittadino francese. Il sindaco di Parigi: «Siamo con lui»]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/21/gilad-shalit-diventa-cittadino-francese-il-sindaco-di-parigi-%c2%absiamo-con-lui%c2%bb/</link>
<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 12:46:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Israele all&#8217; Onu: «Condannare l&#8217; esibizione organizzata da Hamas» Gilad Shalit diventa c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><strong><em>Israele all&#8217; Onu: «Condannare l&#8217; esibizione organizzata da Hamas»</em></strong></p>
<p align="justify"><strong>Gilad Shalit diventa cittadino francese. Il sindaco di Parigi: «Siamo con lui»</strong></p>
<p><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/free-gilad-shalit.jpg" alt="free-gilad-shalit" title="free-gilad-shalit" width="400" height="310" class="aligncenter size-full wp-image-4458" /></p>
<p align="justify">GERUSALEMME &#8211; Ha due passaporti, adesso. Ma non ne può usare nemmeno uno. Al suo giorno di prigionia numero 908, Gilad Shalit riceve la cittadinanza onoraria di Parigi e la solidarietà internazionale che, di solito, non si nega dopo una settimana. Come avevano fatto per Ingrid Betancourt o Florence Aubenas, i parigini qualche mese fa appesero una grande foto del caporale israeliano nel Sedicesimo Arrondissement. L&#8217;altra sera il sindaco Bertrand Delanoë l&#8217; ha decretato: a Gaza, prigioniero di Hamas, d&#8217; ora in poi ci sarà un citoyen. Un francese. Un europeo. «È un messaggio al mondo &#8211; s&#8217; è detto nella cerimonia &#8211; noi non l&#8217; abbandoniamo e non lo dimentichiamo». </p>
<p align="justify">Il problema è salvarlo, il soldato Shalit. La fine dei sei mesi di tregua nella Striscia, proclamata ieri all&#8217; alba dal movimento islamico, rende più complicate le trattative. Gli appelli si moltiplicano: 24 parlamentari italiani hanno presentato una lettera-petizione bipartisan alla Croce Rossa (alla quale, peraltro, Hamas non ha mai concesso di visitare l&#8217; ostaggio). <strong>La mossa del sindaco di Parigi è nata dall&#8217;<a href="http://focusonisrael.wordpress.com/2008/12/16/striscia-di-gaza-lignobile-messa-in-scena-di-hamas/">esibizione di domenica scorsa</a>, quando a Gaza un finto soldato è stato portato sul palco e fatto inginocchiare in pubblico,</strong> un punto a favore della diplomazia israeliana, che per quello show ha chiesto proprio ieri una presa di posizione anche da parte dell&#8217; Onu. </p>
<p>È un goal elettorale anche per la destra Likud di Bibi Netanyahu: nelle stesse ore della cittadinanza onoraria, Bibi stava in visita dal presidente Sarkozy, a parlare proprio di Shalit. Ci si prepara a un&#8217; azione armata? I quattro razzi tirati su Israele, gli spari su un kibbutz al confine, sono un assaggio. La Striscia è allo stremo, un milione e mezzo di palestinesi è costretto da un mese e mezzo a campare con quel poco che passa per i tunnel. «La situazione umanitaria è pesante, lo sappiamo», dice al Corriere il generale israeliano Amos Gilad, braccio destro del ministro Barak: <em><strong>«Ma c&#8217; è un limite a quel che possiamo sopportare. Immaginate che cosa succederebbe in Italia, se ogni giorno piovessero razzi su Roma. Responsabile della fame nell&#8217; Hamastan è Hamas, che se ne frega della popolazione». </strong></em>Tutto è possibile: «Se il lancio di razzi non cesserà, reagire sarà inevitabile». Molti dirigenti di Hamas sono nascosti: «In passato, avevamo una piccola lista di obbiettivi da colpire. Ora la lista è lunga. E non esiteremo a usarla». </p>
<p>Il target numero uno si chiama Ahmed Jaabri, 45 anni: comanda le Brigate Ezzedine al-Qassam, quelle che lanciano i razzi. <strong>Risponde direttamente ai dirigenti siriani</strong>, ha 20mila uomini suoi, non usa cellulari per non essere localizzato ed è il vero uomo forte della Striscia. Ha potere di vita e di morte: quest&#8217; anno ha inflitto undici condanne capitali, tutte per «collaborazionismo». L&#8217; ha rapito lui, il soldato Shalit. E solo lui può salvarlo. Francesco Battistini</p>
<p><em><strong>Battistini Francesco</strong></em></p>
<p>(<em>Fonte:Corriere della Sera, 20 Dicembre 2008, pag. 15</em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Israele espelle inviato ONU dopo accuse contro Governo]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/16/israele-espelle-inviato-onu-dopo-accuse-contro-governo/</link>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 10:57:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[M.O.: ISRAELE ESPELLE INVIATO ONU DOPO ACCUSE CONTRO GOVERNO TEL AVIV (di GERUSALEMME,non di Tel Avi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><strong>M.O.: ISRAELE ESPELLE INVIATO ONU DOPO ACCUSE CONTRO GOVERNO TEL AVIV</strong> (<em>di GERUSALEMME,non di Tel Aviv!!!!!!!</em>)</p>
<div id="attachment_4327" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/richard-falk.jpg?w=200" alt="Richard Falk, l&#39;attuale faccia dell&#39;antisemitismo dell&#39;ONU" title="richard-falk" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-4327" /><p class="wp-caption-text">Richard Falk, l'attuale faccia dell'antisemitismo dell'ONU</p></div>
<p align="justify">(ASCA-AFP) &#8211; Gerusalemme, 15 dic &#8211; Le autorita&#8217; israeliane hanno negato l&#8217;ingresso nel paese all&#8217;inviato Onu per i diritti umani, Richard Falk, accusandolo di &#8221;legittimare il terrorismo di Hamas&#8221;. Falk, incaricato dalle Nazioni Unite del monitoraggio sul rispetto dei diritti umani nei territori palestinesi, e&#8217; stato respinto al suo arrivo all&#8217;aeroporto Ben Gurion, nei pressi di Tel Aviv, ed e&#8217; dovuto ripartire per Zurigo.</p>
<p align="justify">L&#8217;inviato dell&#8217;Onu aveva scatenato la scorsa settimana le ire del governo israeliano, accusato di &#8221;crimini contro l&#8217;umanita&#8217; &#8221; nei territori occupati. Lo scorso 10 dicembre Falk aveva chiesto alle Nazioni Unite uno &#8216;&#8217;sforzo urgente&#8221; a protezione della popolazione civile nei territori &#8221;punita da norme che possono essere paragonate a crimini contro l&#8217;umanita&#8217; &#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'antisemitismo dell'ONU]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/11/lantisemitismo-dellonu/</link>
<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 10:48:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/12/11/lantisemitismo-dellonu/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;antisemitismo dell&#8217;ONU New Tork, 11/12/2008 &#8211; Respinto il tentativo del presiden]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>L&#8217;antisemitismo dell&#8217;ONU</strong></p>
<p><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/un-vs-israel.jpg" alt="un-vs-israel" title="un-vs-israel" class="aligncenter size-full wp-image-4266" /></p>
<p align="justify">New Tork, 11/12/2008 &#8211; Respinto il tentativo del presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Miguel d’Escoto Brockmann di impedire all’ambasciatrice d’Israele all’Onu di prendere la parola a New York in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo. Miguel d’Escoto Brockmann, <strong>appoggiato da diversi paesi arabi</strong>, aveva chiesto di annullare l’intervento in rappresentanza dei 30 paesi del gruppo “europei occidentali e altri” <strong>quando aveva saputo che l’avrebbe tenuto l’israeliana Gabriella Shalev</strong>. </p>
<p>(<em>Fonte: Israele.net</em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Durban II, mozione unanime Camera: Governo verifichi contenuti]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/04/durban-ii-mozione-unanime-camera-governo-verifichi-contenuti/</link>
<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 19:18:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/12/04/durban-ii-mozione-unanime-camera-governo-verifichi-contenuti/</guid>
<description><![CDATA[Durban II, mozione unanime Camera: Governo verifichi contenuti Roma, 4 dic (Velino) &#8211; La Camer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><strong>Durban II, mozione unanime Camera: Governo verifichi contenuti</strong></p>
<p><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/boycott-durban-ii1.jpg" alt="boycott-durban-II" title="boycott-durban-II" width="125" height="152" class="aligncenter size-full wp-image-4178" /></p>
<p align="justify">Roma, 4 dic (Velino) &#8211; La Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il governo “a verificare”, “a intervenire”, “ad agire”, “ad esercitare la massima vigilanza”, in vista di Durban II, l’appuntamento per la revisione della Conferenza mondiale contro il razzismo del 2001 (Durban I). <strong>Mozione bipartisan</strong> che ha tra i suoi firmatari Fiamma Nirenstein, Italo Bocchino, Margherita Boniver e Paolo Guzzanti per il Pdl e Matteo Mecacci, Furio Colombo e Alessandro Maran per il Pd. Presentando il risultato ala stampa con Boniver e Mecacci, Nirenstein ha sottolineato come “siamo il primo Parlamento europeo ad agire per impegnare il governo perché non si ripeta l’orrore di Durban I”. La conferenza mondiale Onu contro il razzismo (2001) si concluse con l’approvazione per acclamazione di un documento controverso che accusava Israele, definito “uno Stato razzista e colpevole di crimini di guerra, atti di genocidio e di pulizia etnica”, di attuare una sorta di “apartheid” nei confronti dei palestinesi. Israele e gli Stati Uniti, rappresentati dall’allora segretario di Stato Colin Powell, decisero di abbandonare la conferenza. <strong>“A Durban</strong> – ha affermato Nirenstein &#8211; <strong>ci fu una caccia all’ebreo come simbolo del mondo occidentale e la conferenza fu il completamento ideologico dell’attacco fisico contro l’Occidente che avvenne poco dopo, l’11 settembre”</strong>. Da quanto emerge dai comitati preparatori, <strong>il contenuto di Durban II non è destinato a distinguersi da quello precedente</strong>, “senza occuparsi minimamente – aggiunge la deputata – del razzismo come si presenta oggi. Quello che ci preoccupa di più – spiega Nirenstein – è che l’Onu ci metta di nuovo il suo cappello con il rischio che l’intero consesso internazionale venga disonorato”. </p>
<p align="justify">Per Boniver la mozione “fa onore al nostro Paese”. Anche l’ex sottosegretario agli Esteri ha ricordato “il clima selvaggio che ha costituito questo circo Barnum tipico delle conferenze dell’Onu, la stessa organizzazione che equiparò nel passato il sionismo al razzismo”, e ha aggiunto: “Nulla oggi è cambiato”. Il presidente del comitato Schengen ha spiegato che in seno al Consiglio dei Diritti umani di Ginevra “esistono dei blocchi di Paesi che buttano la colpa su Israele per fare dimenticare le colpe dei loro regimi”. E poiché i numeri in Consiglio non sono cambiati, “esistono eccellenti possibilità che si ripeta l’infamia. Perciò, o si cambia o si va via”. </p>
<p align="justify">La mozione a onor del vero non contempla l’opzione boicottaggio, una scelta decisa poche settimane fa da Israele e addirittura nel gennaio scorso dal governo del Canada. Il documento approvato da tutti i deputati invita infatti Palazzo Chigi a “verificare assieme ai partner europei gli esiti e gli orientamenti” dei lavori preparatori e a “intervenire in sede europea affinché venga scongiurato il rischio che la Conferenza si svolga su una piattaforma” ispirata a intolleranza e discriminazione. Di uscita dal processo di preparazione o di boicottaggio tout court non si parla. Anche perché così facendo difficilmente la mozione avrebbe ricevuto parere favorevole del governo in Aula. Governo che non è quindi obbligato a uscire da Durban II mentre ha già spiegato di puntare a una posizione comune dei Ventisette. Tra i quali comunque non mancano Paesi pronti a fare un passo indietro come Olanda, Danimarca e Francia. Lo stesso ex sottosegretario agli Esteri che ha affermato “evitiamo lo scempio della ragione umana, il capovolgimento della realtà storica tornando sulla ‘premessa teorica dell’11 settembre” ha pure ribadito che la presenza dell’Italia ai lavori preparatori a Ginevra “è la sacrosanta partecipazione di una grande democrazia. È molto giusto che nelle prossime sessioni ci sia una voce che dica la sua sulle aberrazioni della dichiarazione finale”. </p>
<p align="justify">“Nessuno Stato è esente da critiche per la propria situazione dei diritti umani – ha esordito Mecacci – e violazioni esistono anche in Israele e nei Territori occupati. Ma quando vediamo che lo Stato ebraico subisce tre o quattro volte più critiche di un paese come il Sudan con quello che succede in Darfur, <strong>è chiaro che Israele è oggetto di una discriminazione da parte delle Nazioni Unite</strong>”. Secondo l’esponente radicale eletto nel Pd “bisogna dire no a chi sfrutta le sofferenze del popolo palestinese per nascondere le violazioni dei diritti umani che avvengono in casa propria”. Un atteggiamento, ha proseguito Mecacci, “proprio della Libia che oggi presiede il comitato preparatorio”, un Paese con il quale “questo governo, in linea con quello precedente, ha da poco firmato un trattato di amicizia”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quella stretta di mano peccaminosa]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/12/03/quella-stretta-di-mano-peccaminosa/</link>
<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 14:19:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quella stretta di mano peccaminosa La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres La m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Quella stretta di mano peccaminosa</strong></p>
<div id="attachment_4154" class="wp-caption aligncenter" style="width: 340px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/12/tantawi-peres.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/12/tantawi-peres.jpg" alt="La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres" title="tantawi-peres" width="330" height="220" class="size-full wp-image-4154" /></a><p class="wp-caption-text">La stretta di mano tra Muhammad Sayid Tantawi e Shimon Peres</p></div>
<p align="justify">La massima autorità dell&#8217;Islam sunnita, il Grande Imam della Moschea di Al-Azhar, nonché Grande Sceicco della correlata Università di Al-Azhar (Cairo), Muhammad Sayid Tantawi, non sa chi è Shimon Peres. O quantomeno, <strong>questa è la spiegazione che ha addotto per giustificare la stretta di mano con il presidente Israeliano</strong> durante una cena nel corso dell&#8217;incontro interreligioso svoltosi a New York lo scorso 14 novembre, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU.</p>
<p align="justify"><strong>La foto della stretta di mano ha provocato lo sdegno di numerosi politici egiziani, per la maggior parte gli indipendenti affiliati ai Fratelli Musulmani</strong>, tanto che c&#8217;è stato chi, come il parlamentare Moustafa Bakri, ha chiesto le dimissioni di Tantawi dalle sue autorevoli cariche, sostenendo che l&#8217;incontro con Peres sia stato &#8220;un affronto a tutti i Musulmani in qualsiasi luogo&#8221;.</p>
<p align="justify">Frattanto, nell&#8217;evenienza che qualcuno avesse potuto pensare diversamente, un portavoce del Ministero degli Esteri Iraniano <a href="http://www.isna.ir:80/ISNA/NewsView.aspx?ID=News-1245876&#38;Lang=E">non ha mancato di riaggiornarci sulla posizione del suo paese</a>, per cui &#8220;l&#8217;Iran esprime il suo dissenso in merito alla normalizzazione dei rapporti con Israele sotto ogni profilo&#8221;.</p>
<p align="justify">(E pensare che &#8220;lo scopo dell&#8217;incontro interreligioso è quello di promuovere una comprensione reciproca&#8221;, aveva detto il Segretario Generale dell&#8217;ONU Ban Ki-Moon, aggiungendo: &#8220;Spero che si crei un&#8217;atmosfera favorevole che possa portare ad affrontare le differenze nelle questioni politiche&#8221;. Ma questo non ci turba particolarmente, perché non abbiamo mai riposto troppa fiducia in questo genere di incontri).</p>
<p align="justify">Per difendersi dagli attacchi, Tantawi ha dichiarato al giornale egiziano Al Masri Al Youm: &#8220;<strong>Ho stretto la mano di chi me la porgeva. Tra questi c&#8217;era anche Shimon Peres, che non ho riconosciuto</strong>, così gli ho stretto la mano come ho fatto con gli altri, per caso, senza nemmeno sapere chi era. <strong>Ma anche se avessi saputo chi era, una stretta di mano è un&#8217;eresia?</strong>&#8220;. Inoltre Tantawi ha definito quanti hanno pubblicato la foto incriminata &#8220;uno branco di lunatici&#8221;.</p>
<p align="justify">Non so cos&#8217;è peggio: essere un leader mondiale di tale stazza, un&#8217;autorità spirituale e giuridica rappresentativa del 90% della popolazione egiziana (per limitarci al paese che firmò, nel 1979, gli accordi di pace con Israele) e non sapere chi è quel vecchietto onnipresente di Shimon Peres, o quantomeno l&#8217;attuale presidente di quello Stato che quotidianamente occupa ampi spazi sui giornali egiziani; oppure <strong>mentire spudoratamente per non fare saltare i gangheri a quanti, a 30 anni dalla firma degli accordi, ancora mettono in discussione la pace con Israele.</strong></p>
<p><a href="http://www.haaretz.com:80/hasen/spages/1043005.html">Haaretz</a></p>
<p>Thanks to <a href="http://esperimento.ilcannocchiale.it/2008/12/02/e_inutile_dar_da_mangiare_al_c.html">Esperimento</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roma:al corteo pro-Palestina slogan contro Israele.  I giovani ebrei: «Parole ignobili»]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/11/30/romaal-corteo-pro-palestina-slogan-contro-israele-i-giovani-ebrei-%c2%abparole-ignobili%c2%bb/</link>
<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 13:35:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma: al corteo pro-Palestina slogan contro Israele. I giovani ebrei: «Parole ignobili» Il Corteo pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Roma: al corteo pro-Palestina slogan contro Israele. I giovani ebrei: «Parole ignobili»</strong></p>
<div id="attachment_4060" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/11/20081129_corteo_palestina.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/11/20081129_corteo_palestina.jpg" alt="Il Corteo pro-Palestina di Roma" title="CORTEO A ROMA PRO PALESTINA" width="500" height="235" class="size-full wp-image-4060" /></a><p class="wp-caption-text">Il Corteo pro-Palestina di Roma</p></div>
<p align="justify">ROMA (29 novembre) &#8211; Si è svolto oggi a Roma un corteo organizzato dal Forum Palestina, in occasione del 60° anniversario della Giornata internazionale per la Palestina sancita dall&#8217;Onu nel 1948. In testa al corteo una enorme chiave di cartone, simbolo del «Diritto al ritorno» dei circa 3,5 milioni dei profughi palestinesi sancito da una Risoluzione dell&#8217;Onu. «Tutti quelli che hanno lasciato la Palestina a cominciare dal &#8216;48 hanno conservato le chiavi delle loro case ma sul diritto al ritorno Israele ha posto un veto sui negoziati», ha affermato Sergio Cararo, del Forum Palestina.  </p>
<p align="justify"><strong>Slogan contro Israele.</strong> Nei cori i manifestanti hanno chiesto l&#8217;abbattimento del muro sorto sul territorio di Israele e rivendicato il diritto al ritorno dei palestinesi nei territori lasciati circa 60 anni fa. <strong>Al corteo sono però stati urlati anche slogan contro Israele: «Israele assassina, giù le mani dalla Palestina» e «l&#8217;antisionismo non è un reato». </strong></p>
<p align="justify"><strong>Giovani ebrei: slogan ignobili.</strong> «Si tratta di slogan ignobili, figli di una propaganda ben precisa. È triste sentire gridare certe cose il giorno dopo la morte di sei israeliani avvenuta per mano di terroristi a Mumbai in India», hanno commentato i giovani della Comunità ebraica di Roma, che hanno raggiunto piazza Venezia per ascoltare gli interventi conclusivi della manifestazione. I giovani della Comunità si sono allontanati dopo poco affermando che gli «slogan scanditi dai manifestanti sono un insulto soprattutto alla memoria di chi ieri ha perso la vita per il semplice fatto di essere ebreo».  </p>
<p><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=36367&#38;sez=HOME_ROMA&#38;ssez=CITTA">Il Messaggero</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L’Onu dà il via alla stagione contro Israele]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/11/25/l%e2%80%99onu-da-il-via-alla-stagione-contro-israele/</link>
<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 11:45:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Edizione 254 del 25-11-2008 Antisionismo: l’Onu dà il via alla stagione contro Israele di Dimitri Bu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Edizione 254 del 25-11-2008</em></p>
<p><strong>Antisionismo: l’Onu dà il via alla stagione contro Israele</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/11/unvsisrael.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/11/unvsisrael.jpg" alt="unvsisrael" title="unvsisrael" width="556" height="497" class="aligncenter size-full wp-image-3986" /></a></p>
<p><em><strong>di Dimitri Buffa</strong></em></p>
<p align="justify">Sabato l’Onu “celebrerà” con sei nuove condanne anti israeliane l’annuale giornata dedicata ai palestinesi. Ogni 29 novembre il rito si ripete mentre in molte capitali europee, a cominciare da Roma, i soliti brucia bandiere no-global, di estrema destra o di estrema sinistra, daranno sfogo ai propri bassi istinti in manifestazioni di odio diventate ormai di repertorio. Quest’anno la novità è che lo stato ebraico sta meditando di rinunciare a difendersi davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite: “costa troppo ed è inutile mettersi contro qualcosa premeditato a tavolino dalla Lega Araba e dai tanti Stati dittatoriali e autocratici che ci odiano”, ha detto al Jerusalem Post un importante “senior diplomat”. Aggiungendo: “tanto vale che li facciamo sfogare così, ormai l’opinione pubblica è con noi e giudica queste risoluzioni Onu poco meno di niente”. Nonostante tutto però, Gabriella Shalev, l’ambasciatrice israeliana all’Onu, svolgerà il proprio discorso di difesa degli interessi di Israele durante la giornata del 29 novembre. Ma molte Ong vicine allo stato ebraico, come Un Eye, giudicano ormai con scetticismo ogni iniziativa ufficiale all’interno del Palazzo di Vetro: “questa giornata del 29 novembre non è in realtà un appuntamento che serve a ricordare al mondo che esiste la questione dei palestinesi e del loro eventuale futuro Stato, <strong>ma è solo un memorandum d’agenda con cui i Paesi arabi, con l’appoggio Onu, ricordano all’umanità che loro continuano a ritenere illegittimo lo Stato di Israele, la sua fondazione e il suo ostinarsi ad esistere”.</strong></p>
<p align="justify">Come si diceva, in molte capitali europee, a cominciare da Roma, i soliti guastatori ed esperti di odio e di oltraggio alla bandiera israeliana sono già pronti per un sabato indimenticabile. A Roma, segnatamente, Forum Palestina menerà le danze e già dai primi di ottobre mandava appelli in rete in cui tra l’altro si rivendicava la bontà del boicottaggio tentato (ma non riuscito) al Salone del Libro di Torino la scorsa estate. Condendo il tutto con apprezzamenti non molto lusinghieri sul nostro Capo dello Stato che invece a quel Salone ha dato il patrocinio. Adesso è stata promossa anche un’altra subdola campagna di boicottaggio economico (che peraltro in tempi di crisi come questi equivale a comportarsi come quei mariti cornuti che si castrano per far dispetto alla moglie), quella contro le aziende italiane ed europee che fanno affari con Israele. Naturalmente per chi fa affari con l’Iran quelli di Forum Palestina non hanno mai usato simili premure. A Roma il loro manifesto recita: “invitiamo tutti a manifestare con noi: per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina, per uno Stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale, per il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, come previsto dalla risoluzione Onu 184, per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane, per lo smantellamento dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza, per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia-Israele e per il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra”. <strong>Anche quest’anno la stagione di caccia all’ebreo e all’israeliano si riapre quindi puntualmente sotto l’egida Onu.</strong>E <strong>gli antisemiti mascherati da antisionisti</strong>, per usare le parole di Napolitano, in questa maniera si sentiranno legittimati più che mai a inneggiare al terrorismo. Sicuramente più di quanto si sentano legittimati gli israeliani ad avere un proprio Stato.</p>
<p><a href="http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&#38;act=art&#38;edi=254&#38;id_art=9641&#38;aa=2008">L&#8217;Opinione.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Durban II, Israele non parteciperà alla conferenza di revisione]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/11/20/durban-ii-israele-non-partecipera-alla-conferenza-di-revisione/</link>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:28:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per chi volesse saperne di più sulla VERGOGNOSA Conferenza Mondiale contro il razzismo (sic!) tenuta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><strong><em>Per chi volesse saperne di più sulla VERGOGNOSA Conferenza Mondiale contro il razzismo (<em>sic!</em>) tenutasi a Durban nel Settembre 2001, consigliamo <a href="http://focusonisrael.wordpress.com/2008/02/20/durban-2001-per-rinfrescarci-la-memoria/">questa lettura</a> e la visione di <a href="http://www.eyeontheun.org/view.asp?l=16&#38;p=69">questo</a> sito</em></strong></p>
<p align="justify"><strong>Durban, Israele non parteciperà alla conferenza di revisione</strong></p>
<div id="attachment_3895" class="wp-caption aligncenter" style="width: 223px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/11/handout-conference.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/11/handout-conference.jpg?w=213" alt="Uno dei tanti documenti anti-israeliani circolati alla Conferenza di Durban del 2001 " title="handout-conference" width="213" height="300" class="size-medium wp-image-3895" /></a><p class="wp-caption-text">Uno dei tanti documenti anti-israeliani circolati alla Conferenza di Durban del 2001 </p></div>
<p align="justify">Gerusalemme, 19 nov (Velino) &#8211; “Israele non legittimerà e non parteciperà alla conferenza di Durban II”. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Tzipi Livni, davanti all’assemblea generale delle comunità ebraiche unite del Nord America. “Due anni fa – si legge in una nota del ministero degli Esteri di Gerusalemme -, l’Assemblea generale dell’Onu ha deciso di tenere a Ginevra nel 2009 la conferenza di revisione di Durban, appuntamento consecutivo alla Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza che si era tenuta nella città irlandese (<em>irlandese??? Ma <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Durban">Durban è in Sudafrica</a>!!!!</em>) a settembre del 2001. <strong>L’evento divenne un forum di accuse perniciose e di incitamento contro Israele – prosegue il testo -, di attacchi al sionismo, giudicato una forma di razzismo, di diniego dell’unicità e della natura speciale dell’Olocausto e di distorsione del termine di anti-semitismo.</strong> Benché noi <strong>abbiamo avuto diverse ragioni per ritenere che la Conferenza di revisione sarà una ripetizione di quanto accaduto a Durban 1,</strong> Israele ha annunciato a febbraio del 2008 che prima di dare l’assenso avrebbe atteso garanzie che gli atti avvenuti a settembre del 2001 non si sarebbero ripetuti. Da quel momento, però, sfortunatamente non abbiamo avuto alcuna prova che le cose andranno meglio”. </p>
<p align="justify">“Al contrario – si legge nella nota -. <strong>Un documento del gruppo Asia, sottoposto al comitato preparatorio di Durban 2, contiene lo stesso linguaggio che ha minato il primo appuntamento. Il testo riproduce, quasi parola per parola, la retorica del Teheran planning meeting del 2001 che portò Durban 1 a diventare una farsa. </strong>Una volta ancora – spiega il ministero degli Esteri israeliano -, gli estremisti arabi e gli Stati musulmani che mirano al controllo dei contenuti della conferenza hanno deragliato dalla loro missione originaria”. Inoltre, <strong>“il documento del gruppo Asia è stato trasformato nella bozza ufficiale dell’evento e oggi appare su un sito internet ufficiale dell’Onu. E in questo documento nessun Paese è citato a eccezione di Israele.</strong> Durante gli ultimi mesi abbiamo espresso la speranza che il linguaggio dell’odio non si sarebbe ripetuto. Abbiamo dichiarato che non avremmo scelto di tirarci fuori dalla conferenza e che avremmo posto le nostre obiezioni alle accuse e alle condanne contro Israele. Ma, nonostante i nostri sforzi e quelli dei Paesi amici, la conferenza appare divenire ancora una volta un tribunale contro di noi, il che non ha nulla a che fare con la lotta al razzismo”. </p>
<p align="justify">“Israele – aggiunge il ministero degli Esteri -, è pienamente consapevole dell’importanza della lotta internazionale al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e perciò speriamo che la conferenza di revisione sia un successo. Ma il contenuto e il ‘tono al vetriolo’ della bozza continuano a minare gli scopi genuini e gli obiettivi del meeting e non ci lasciano scelta se non quella di ritirarci da ciò che appare, ancora una volta, una piattaforma per denigrare Israele. A seguito di questa situazione, non parteciperemo alla conferenza e chiediamo a tutta la comunità internazionale di fare altrettanto in modo di non legittimare l’odio e l’estremismo, mascherati da lotta al razzismo”.</p>
<p><a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=699717">Il Velino</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Profughi palestinesi: finalmente qualcuno affronta l'argomento con l'attenzione che merita!]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/11/16/ripensare-la-questione-dei-profughi-palestinesi/</link>
<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 14:02:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/11/16/ripensare-la-questione-dei-profughi-palestinesi/</guid>
<description><![CDATA[Ripensare la questione dei profughi Un incontro fra centinaia di parlamentari europei solidali con I]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Ripensare la questione dei profughi</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/11/image_2312.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/11/image_2312.jpg" alt="image_2312" title="image_2312" width="140" height="132" class="aligncenter size-full wp-image-3792" /></a></p>
<p align="justify">Un incontro fra centinaia di parlamentari europei solidali con Israele si è concluso a Parigi, lo scorso finesettimana, con una approfondita discussione sul tema della riabilitazione dei profughi palestinesi: una delle questioni più delicate sul tavolo dei negoziatori israeliani e palestinesi.</p>
<p align="justify">Il dibattito, nel quadro di un convegno sponsorizzato dall’associazione European Friends of Israel che ha sede a Bruxelles, cade in un periodo che vede all’opera una serie di iniziative parlamentari nel mondo, a cominciare da Stati Uniti e in Canada, <strong>volte a reindirizzare i fondi attualmente destinati all’UNRWA (l’elefantiaca Agenzia Onu creata apposta per i profughi palestinesi e i loro discendenti) verso il reinsediamento di una parte dei profughi e dei loro discendenti in paesi terzi.</strong></p>
<p align="justify">La sessione, ospitata dalla Israel Allies Caucus Foundation, braccio internazionale del Christian Allies Caucus della Knesset, ha visto l’intervento di vari parlamentari europei nonché dei parlamentari israeliani Benny Elon (Partito Nazionale Religioso-Unione Nazionale) e Amira Dotan (Kadima). I due co-presiedono un nuovo comitato della Knesset dedicato alla riabilitazione dei profughi palestinesi.</p>
<p align="justify">Diverse centinaia di migliaia di arabi di Palestina – le stime variano da 400 a 750mila – abbandonarono le loro case durante i combattimenti della guerra d’indipendenza israeliana (1948-49) scatenata dall’aggressione dei paesi arabi contro il neonato stato di Israele. Quei profughi, insieme ad alcuni milioni di loro discendenti, costituiscono una delle questioni più spinose che devono trovare soluzione nel quadro di una composizione del conflitto israelo-arabo-palestinese.</p>
<p align="justify">Israele respinge categoricamente la pretesa palestinese di permettere a questi profughi e ai loro discendenti di stabilirsi all’interno di Israele (il cosiddetto “diritto al ritorno”), affermando che ciò causerebbe di fatto la fine di Israele (un vero e proprio “diritto di invasione”). Israele ricorda inoltre gli 850mila ebrei che dovettero fuggire dai paesi arabi dopo la nascita dello stato di Israele nel 1948, e che vennero assorbiti e integrati nella società israeliana configurando una sorta di “scambio di popolazione”.</p>
<p align="justify">Di recente alcuni parlamentari israeliani hanno iniziato a sostenere apertamente che bisogna attrezzarsi per risolvere la questione dei profughi, dopo che per decenni era stata considerata un ostacolo praticamente insormontabile in qualunque trattativa.</p>
<p align="justify">A questo proposito, gran parte della discussione di venerdì scorso a Parigi ci è incentrata sulla <strong>differenza che corre tra l’UNRWA e l’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNCHR), il principale organismo dell’Onu che si occupa di tutti gli altri profughi nel mondo.</strong> Mentre l’UNRWA, con 25.000 dipendenti, si occupa quasi esclusivamente dei 4,5 milioni di palestinesi registrati come profughi, l’Alto Commissariato, con 6.300 dipendenti, si occupata degli altri 33 milioni di profughi registrati in più di 110 paesi. Durante l’incontro è stato anche sottolineato il fatto che, <strong>a differenza dell’Alto Commissariato, la definizione di “profugo palestinese” adottata dall’UNRWA comprende non solo i profughi stessi, ma anche tutti i loro discendenti per più generazioni, il che – secondo i critici – non fa che perpetuare la crisi anziché avviarla a soluzione.</strong></p>
<p align="justify">“Chiediamo di sapere – ha detto Benny Elon – come mai l’Alto Commissariato ha il mandato di risolvere il problema dei profughi e l’UNRWA invece no. <strong>Vi sono ciniche motivazioni politiche dietro la volontà di preservare all’infinito lo status dei profughi”.</strong></p>
<p align="justify">L’UNRWA ripete sempre che la questione dei profughi palestinesi potrà trovare soluzione solo nel contesto di un futuro accordo di pace fra Israele e palestinesi. Essa <strong>ammette che le dimensioni del problema dei profughi sono ingrandite</strong> (ma – sostiene – non prolungate) dalla scelta dell’Onu di “adottare” anche i discendenti dei profughi palestinesi veri e propri, ma asserisce che è così che l’Onu considera i profughi in tutto il mondo.</p>
<p align="justify">“Dobbiamo imparare dall’Alto Commissariato per i Rifugiati come spostare energie e denari per trovare strumenti che già esistono” ha detto Amira Dotan, che nel suo intervento, pur rendendo omaggio all’opera umanitaria ed educativa svolta dall’UNRWA per i palestinesi, ha anche suggerito che seguisse l’esempio di successo dell’Alto Commissariato.</p>
<p align="justify">“La redice del problema – ha detto il parlamentare portoghese Paulo Casaca – è che queste persone sono profughi perché quelli coinvolti nell’industria dell’odio abusano di loro. Sono intrappolati in una macchina dell’odio. <strong>Anziché aiutare i profughi, stiamo aiutando coloro che vogliono usarli contro Israele”.</strong></p>
<p align="justify">“L’Unione Europea – ha detto Hannu Takkula, parlamentare finlandese – ha l’obbligo morale di analizzare le radici del problema anziché gettare denaro dentro al problema, come abbiamo fatto in passato. Dobbiamo avviare questa riflessione perché il sistema attuale non sta funzionando. Il problema per molti è la mancanza di informazione”.</p>
<p>(<em>Da: Jerusalem Post, 10.11.08</em> )</p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2255.htm">Olmert: “Addolorati per i profughi sia palestinesi che ebrei”</a></p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2234.htm">UNRWA? Un ostacolo alla pace</a>  </p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2312.htm">Israele.net</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Già pronto il nuovo pretesto per la guerra di Hezbollah contro Israele]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/11/15/gia-pronto-il-nuovo-pretesto-per-la-guerra-di-hezbollah-contro-israele/</link>
<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 21:03:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/11/15/gia-pronto-il-nuovo-pretesto-per-la-guerra-di-hezbollah-contro-israele/</guid>
<description><![CDATA[Già pronto il nuovo pretesto per la guerra di Hezbollah contro Israele “Non dobbiamo accettare la Li]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Già pronto il nuovo pretesto per la guerra di Hezbollah contro Israele</strong> </p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/11/image_2311.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/11/image_2311.jpg" alt="image_2311" title="image_2311" width="140" height="197" class="aligncenter size-full wp-image-3783" /></a></p>
<p align="justify">“Non dobbiamo accettare la Linea Blu come un confine, la Linea Blu non è il confine fra Libano e Israele: è solo la linea che segna dove si sono ritirate le forze israeliane dal Libano meridionale nel maggio 2000”. Lo ha dichiarato il 3 novembre scorso Nawaf al-Moussawi, responsabile per i rapporti internazionali di Hezbollah, in occasione di un incontro con l’ambasciatore norvegese in Libano Aud Lise Norheim.</p>
<p align="justify"><strong>La cosiddetta Linea Blu venne segnata dai cartografi delle Nazioni Unite nel giugno 2000 nel momento il cui verificarono il completo ritiro israeliano dal Libano in conformità con la risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza</strong>: pur differendo leggermente dalla linea di confine fissata nel 1923 fra Mandato Britannico e Mandato Francese nonché dalla linea di armistizio del 1949, <strong>la Linea Blu viene considerata il confine internazionale fra Israele e Libano.</strong></p>
<p align="justify">Secondo Moussawi, la linea del 1923 sarebbe stata fissata dalle “organizzazioni terroriste sioniste” che in questo modo avrebbero derubato il Libano di sette villaggi e una ventina di fattorie. Il riferimento è a sette villaggi sciiti in Alta Galilea che vennero inclusi nel Mandato Britannico in base al trattato di demarcazione del confine firmato fra Francia e Gran Bretagna nel 1923, dopo che un primo testo di accordo non definitivo di alcuni anni prima li aveva inclusi nel Mandato Francese.</p>
<p align="justify">“Dobbiamo stare in guardia rispetto al tentativo di farci riconoscere la Linea Blu come il confine, perché ciò priverebbe il Libano di milioni di metri quadrati di territorio nazionale”, ha aggiunto l’esponente Hezbollah.</p>
<p align="justify">Con questa affermazione in pratica la milizia sciita libanese filo-siriana e filo-iraniana dichiara per la prima volta in un contesto internazionale quale sarà il prossimo pretesto per muovere guerra a Israele, quand’anche venisse raggiunta un’intesa sulla questione delle cosiddette Fattorie Shabaa (catturate da Israele alla Siria nel 1967, ma ora rivendicate da Beirut) e del villaggio di Ghajar (cresciuto negli anni a cavallo della linea di confine). <strong>“Stanno giocando con questioni insignificanti a cui praticamente nessuno in Libano dà la minima importanza </strong>– afferma Magnus Ranstorp, un esperto di Hezbollah dello Swedish National Defense College – <strong>Stanno montando una questione relativamente irrilevante: così, se anche Israele si ritirasse dalle Fattorie Shabaa ci saranno i sette villaggi… Ci sarà sempre qualcosa che sapranno confezionare”.</strong></p>
<p>(<em>Da: YnetNews, Ha’aretz, Jerusalem Post, 4.11.08</em> )</p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2298.htm">“Non mi fermerò finché Israele non sarà distrutto”</a></p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2275.htm">“La nozione stessa di Israele è morta: verrà spazzata dalla faccia della Terra”</a>  </p>
<p><a href="http://www.israele.net/articolo,2311.htm">Israele.net</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Onu, battuto Ahmadinejad. L' Iran fuori dal Consiglio]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/10/19/onu-battuto-ahmadinejad-l-iran-fuori-dal-consiglio/</link>
<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 13:30:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Palazzo di vetro: Teheran non riesce a conquistare un seggio non permanente Onu, battuto Ahmadinejad]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><em><strong>Palazzo di vetro: Teheran non riesce a conquistare un seggio non permanente</strong></em></p>
<p><strong>Onu, battuto Ahmadinejad. L&#8217; Iran fuori dal Consiglio</strong></p>
<div id="attachment_3195" class="wp-caption aligncenter" style="width: 415px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/10/palazzo-di-vetro-onu.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/10/palazzo-di-vetro-onu.jpg" alt="Il Palazzo di Vetro, sede dell&#39;ONU" title="palazzo-di-vetro-onu" width="405" height="270" class="size-full wp-image-3195" /></a><p class="wp-caption-text">Il Palazzo di Vetro, sede dell'ONU</p></div>
<p align="justify"><em><strong>Il Giappone ottiene 158 voti. Solo 32 agli ayatollah. Israele: «La comunità internazionale è stata determinata». Un seggio anche a Turchia, Austria, Messico e Uganda</strong></em></p>
<p align="justify">NEW YORK &#8211; L&#8217; esito era scontato. Al Palazzo di Vetro l&#8217; Iran ieri è stato battuto al primo scrutinio dal Giappone, vedendo naufragare il suo sogno di sedere come membro non permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel prossimo biennio. Oltre a Tokio, l&#8217; Assemblea Generale Onu ha assegnato un posto alla Turchia, all&#8217; Austria, al Messico e all&#8217; Uganda, respingendo anche le richieste dell&#8217; Islanda. </p>
<p align="justify">Principale organo decisionale dell&#8217; Onu, il Consiglio di sicurezza si compone di quindici membri, di cui cinque permanenti che godono del diritto di veto (Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia). Gli altri dieci sono eletti ogni anno a gruppi di cinque &#8211; distribuiti in base a zone geografiche &#8211; per mandati di due anni non immediatamente rinnovabili. Lo scrutinio è segreto. Per il gruppo Europa Occidentale quest&#8217;anno Austria, Islanda e Turchia erano in lizza per i due seggi che perderanno il Belgio e l&#8217;Italia. Non c&#8217;era gara, invece, per l&#8217; America Latina e l&#8217; Africa, perché i rispettivi gruppi regionali si erano già accordati su Messico e Uganda. I riflettori dell&#8217; Assemblea erano tutti puntati sulla candidatura della Repubblica Islamica, da anni sotto le sanzioni Onu, che ha ottenuto solo 32 voti contro i 158 del Giappone, che ha immediatamente superato i due terzi dei consensi necessari per essere eletti. <strong>Una sconfitta a dir poco bruciante </strong>che, secondo l&#8217; ambasciatrice di Israele all&#8217; Onu Gabriela Shalev «dimostra la determinazione della comunità internazionale contro l&#8217; Iran di Ahmadinejad: un Paese che appoggia il terrorismo e minaccia la pace mondiale». «Le sanzioni si riflettono sui pochi voti raccolti dall&#8217; Iran &#8211; le fa eco Alejandro Wolff, ambasciatore aggiunto degli Usa &#8211; la comunità internazionale ha rifiutato questa candidatura». </p>
<p align="justify">Eppure alla vigilia Teheran aveva ostentato la certezza di una vittoria. «Le nazioni islamiche e i 118 membri del Gruppo dei Paesi non allineati ci appoggiano pubblicamente», ha scritto ieri l&#8217; agenzia di stampa iraniana Fars sul suo sito Web, citando, tra gli «alleati sicuri», Pakistan e Tagikistan. Ma dietro le quinte la comunità internazionale ha montato una vasta campagna per stoppare la candidatura. Oltre a perseguire la distruzione di Israele, l&#8217; Iran ha più volte denunciato come «illegittimo» il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che negli ultimi due anni ha votato ben quattro risoluzioni contro Teheran cui sono state imposte sanzioni a causa del suo programma nucleare. <strong>La crociata ha visto l&#8217; Italia in prima fila</strong>. Alcuni giorni fa Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, annunciò l&#8217; approvazione all&#8217; unanimità di una mozione bipartisan che impegnava il governo ad agire anche a livello europeo contro la candidatura dell&#8217; Iran. Sì perché, anche se Teheran è entrata in Consiglio soltanto una volta, nel 1955-56, al tempo degli Scià, alcuni temevano un colpo a sorpresa di certi Paesi, decisi a esprimere il proprio dissenso rispetto alle decisioni dei Quindici. Dei 192 Paesi dell&#8217; Onu, 114 non si sono mai seduti in Consiglio o non hanno avuto che un solo mandato di due anni, e Teheran si era appellata a loro per chiedere «una migliore applicazione del principio dell&#8217; uguaglianza sovrana di tutti gli Stati membri, sancito nella carta dell&#8217; Organizzazione». Ma ben pochi hanno «comprato» quest&#8217; argomentazione. «Essere sotto le sanzioni Onu è un problema serio», teorizza l&#8217; ambasciatore russo Vitaly Churkin, «l&#8217; Iran voleva entrare in un organismo che ha sempre criticato». «Il Giappone era imbattibile», gli fa eco l&#8217; ambasciatore indiano Nirupam Sen. «È il secondo contribuente dell&#8217; Onu dietro gli Usa ed è in campagna da molti anni per ottenere un seggio permanente al Consiglio». Nei corridoi del Palazzo di Vetro era persino corsa voce di un ritiro dell&#8217; Iran. <strong>«Nessuno vuole ripetere l&#8217; esperienza del Ruanda &#8211; scrive sull&#8217; International Herald Tribune Neil MacFarquhar &#8211; che, in quanto membro non permanente nel 1995-1996, riuscì ad ostacolare i lavori dei Quindici, proprio mentre era in corso un genocidio nel suo territorio».</strong> </p>
<p><em><strong>Alessandra Farkas </strong></em></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 18 Ottobre 2008, pag. 18</em> )</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'Italia contro l'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/10/18/litalia-contro-liran-al-consiglio-di-sicurezza-dellonu/</link>
<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 07:56:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’Italia s’è desta contro l’Iran all’Onu Smarcandosi dalla diplomazia pigra e collusa con la politic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>L’Italia s’è desta contro l’Iran all’Onu</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/10/ahmadin.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/10/ahmadin.jpg" alt="" title="ahmadin" width="400" height="292" class="aligncenter size-full wp-image-3189" /></a></p>
<p align="justify">Smarcandosi dalla diplomazia pigra e collusa con la politica egemonica dell’Iran, l’Italia ha segnato un punto a vantaggio della solidarietà occidentale. In commissione Esteri è stata approvata all’unanimità, fatto che genera speranza, una risoluzione proposta da Fiamma Nirenstein (Pdl) che impegna il governo a ricercare in sede europea un’effettiva unità d’intenti per impedire all’Iran di entrare nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Teheran ha avanzato la candidatura per uno dei dieci seggi non permanenti del Consiglio, per statuto spetta all’Asia e attualmente è occupato dall’Indonesia (da gennaio tornerà vacante). Con il voto l’Italia implicitamente sancisce e rinnova il ruolo di difesa del mondo dalla minaccia atomica e terroristica proprio dell’Onu, organo garante della sicurezza internazionale che l’Iran ha cercato di trasformare in cassa di risonanza del suo messaggio genocida. </p>
<p align="justify">L’Iran fomenta la distruzione d’Israele, unico stato nato in seguito a un voto delle stesse Nazioni Unite, incendia l’Iraq armando ciò che resta del mahdismo sciita e irrora di soldi, armi e ideologia totalitaria la mezzaluna islamica di Libano e Palestina. <strong>“L’Iran all’Onu significherebbe permettere che un delinquente divenga il proprio stesso giudice”</strong>, ha detto Tzipi Livni, fresca di leadership del partito centrista Kadima. <strong>Romano Prodi non ha battuto ciglio a Teheran, di fronte a un Mahmoud Ahmadinejad e all’ayatollah Khamenei che hanno paragonato Israele alla Germania nazista e ribadito le loro consuete accuse e minacce di una sua distruzione. Poi c’è la notizia del diplomatico tedesco che osservava i missili iraniani alzarsi in cielo e in grado di abbattersi su Tel Aviv. Questa è diplomazia che porta alla rovina</strong>, anche perché la candidatura iraniana è sì incredibile, ma ben sostenuta (118 paesi non allineati e 57 nazioni della Conferenza islamica). Il voto in Commissione può essere l’inizio di una sana politica europea comune. L’Iran è come il pezzo di un puzzle che non trova collocazione. O si adegua al medio oriente, o sarà il medio oriente ad adeguarsi all’Iran. I suoi tentacoli sono arrivati fino a Buenos Aires, con l’ecatombe al centro culturale ebraico. Nessuno si senta al riparo. Il tempo lavora a favore di Teheran.</p>
<p>(<em>Fonte: Il Foglio, 17 Ottobre 2008</em> )</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Iran. Rafsanjani: "Israele pagherà caro l'aggressione contro i palestinesi"]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/09/26/iran-rafsanjani-israele-paghera-caro-laggressione-contro-i-palestinesi/</link>
<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:04:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Iran. Rafsanjani: &#8220;Israele pagherà caro l&#8217;aggressione contro i palestinesi&#8221; Akbar ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><strong>Iran. Rafsanjani: &#8220;Israele pagherà caro l&#8217;aggressione contro i palestinesi&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_2705" class="wp-caption aligncenter" style="width: 296px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/rafsanjani.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/rafsanjani.jpg" alt="Akbar Hashemi Rafsanjani" title="rafsanjani" width="286" height="400" class="size-full wp-image-2705" /></a><p class="wp-caption-text">Akbar Hashemi Rafsanjani</p></div>
<p><em><strong>Non si allenta la tensione Iran-Israele</strong></em></p>
<p align="justify">L&#8217;ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, in occasione di una manifestazione anti-israeliana organizzata come ogni anno a Teheran nell&#8217;ultimo giorno del Ramadan, ha affermato che Israele pagherà a caro prezzo la sua politica di aggressione contro i palestinesi.</p>
<p align="justify"><strong>Nel corso della manifestazione sono state date alle fiamme le bandiere nazionali di Stati Uniti e Israele, e sono stati intonati slogan del tipo &#8220;Morte a Israele&#8221; e &#8220;Morte all&#8217;America&#8221;.</strong></p>
<p align="justify">La manifestazione chiamata &#8220;Al Qods&#8221; (Gerusalemme in arabo) fu istituita dall&#8217;ayatollah Ruhollah Khoemini, fondatore della Repubblica islamica iraniana, come segno di solidarietà con gli arabi palestinesi.</p>
<p align="justify">Rafsanjani ha anche condannato le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu contro Teheran per il suo programma nucleare, accusando le Nazioni Unite di essere tra i principali responsabili, con la Gran Bretagna e gli Usa, dell&#8217;attuale situazione del popolo palestinese.</p>
<p>(<em>l&#8217;Occidentale, 26 settembre 2008</em> )</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata”]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/09/25/ahmadinejad-%e2%80%9cla-sorte-di-israele-e-segnata%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:46:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata” New York, 24/09/2008 &#8211; “La sorte di Israele è seg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata”</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/ahmadinejad-13.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/ahmadinejad-13.jpg" alt="" title="ahmadinejad-13" width="336" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-2688" /></a></p>
<p align="justify">New York, 24/09/2008 &#8211; “La sorte di Israele è segnata, come quella di un aereo senza motore”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in un’intervista al Los Angeles Times poche ore prima del suo intervento alla tribuna dell’Onu.</p>
<p>(<em>Fonte: Israele.net</em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/09/24/onu-per-peres-discorso-ahmadinejad-peggior-antisemitismo/</link>
<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 21:54:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo New York 24 set &#8211; Il presidente isra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/ahmadinejad-onu-nazism1.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/ahmadinejad-onu-nazism1.jpg" alt="" title="ahmadinejad-onu-nazism" width="400" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-2649" /></a></p>
<p align="justify">New York 24 set &#8211; Il presidente israeliano Shimon Peres ha definito il discorso pronunciato dal Presidente iraniano Ahmadinejad alla tribuna delle Nazioni Unite il discorso pronunciato alla tribuna delle Nazioni Unite dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il più celebre libello antisemita mai comparso. Ahmadinejad aveva in precedenza affermato che un manipolo di sionisti &#8220;disonesti&#8221; stanno manipolando americani ed europei e controllavano i sistemi finanziari e monetari internazionali. &#8220;Questa è la prima volta nella storia delle Nazioni Unite che un capo di Stato manifesta apertamente e pubblicamente le cupe e malvagie accuse dei &#8216;Protocolli dei Savi di Sion&#8217;&#8221;, ha dichiarato Peres, riferendosi a un libello antisemita comparso all&#8217;inzio del Novecento che parlava di un complotto di ebrei e massoni per prendere il controllo del mondo. &#8220;Mai un cosa del genere è avvenuta in questo edificio o alle Nazioni Unite&#8221; ha affermato Peres, aggiungendo che ha quanto avvenuto ha ricordato &#8220;le peggiori accuse in un clima di odio&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/09/21/durban-ii-sara-una-nuova-conferenza-contro-israele/</link>
<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 13:42:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;Onu e il ricatto terzomondista Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele Uno dei ta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><strong>L&#8217;Onu e il ricatto terzomondista</strong></em></p>
<p><strong>Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele</strong> </p>
<div id="attachment_2577" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/durban-2001.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/durban-2001.jpg" alt="Uno dei tanti manifesti antisemiti esposti alla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001" title="durban-2001" width="400" height="491" class="size-full wp-image-2577" /></a><p class="wp-caption-text">Uno dei tanti manifesti antisemiti esposti alla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001</p></div>
<p><em><strong>di Maurizio Stefanini, 19 Settembre 2008</strong></em></p>
<p align="justify">Durban 2 la chiamano, anche se in realtà si terrà a Ginevra dal 20 al 24 aprile del 2009. Non è neanche la seconda volta che si riunisce la Conferenza Mondiale contro il Razzismo promossa dall’Unesco: anche gli appuntamenti del 1978 e del 1983 erano infatti stati ospitati da Ginevra, prima che la fine di quell’apartheid, già principale obiettivo di quei due incontri, permettesse per l’evento del 31 agosto-8 settembre 2001 la scelta della sede altamente simbolica di una città sudafricana. Ma l’etichetta ufficiale è quella di Durban Review Committee, e fu comunque Durban che passò alla storia per le polemiche che scatenò: polemiche che nella memoria non sono state ancora cancellate neanche dal trauma immediatamente successivo dell’attacco alle Torri Gemelle, appena tre giorni dopo la sua conclusione. Il timore è che quel che accadde allora torni a ripetersi. </p>
<p align="justify"><strong>Otto anni fa, infatti, l’evento si trasformò in un processo unilaterale al solo Israele, col tentativo di far riportare in vita quella famigerata deliberazione Onu del 1975 che aveva equiparato il sionismo a una forma di razzismo.</strong> Stati Uniti e Israele ritirarono allora le loro delegazioni, mentre Australia e Canada redigevano comunicati in cui attaccavano l&#8217;“ipocrisia” della Conferenza con parole di fuoco. Oltre a ciò ci furono anche un gruppo di Ong afro-americane e un gruppo di Paesi africani capeggiati da Nigeria e Zimbabwe che chiesero scuse e risarcimenti in moneta sonante da parte di ogni Paese europeo in passato responsabile della tratta degli schiavi. E qui fu la delegazione britannica a capeggiare una levata di scudi europea, col risultato finale di un compromesso: sì a una Nuova Iniziativa Africana, a un condono del debito, a nuovi fondi per la lotta all’Aids, alla restituzione dei fondi nascosti in Occidente dagli ex dittatori (i dittatori ancora in carica erano implicitamente esentati); ma senza alcun riferimento al termine “riparazioni”.   </p>
<p align="justify">Il presidente sudafricano Thabo Mbeki aveva detto in Parlamento di essere disposto a riospitare la Conferenza, ma l’idea di un ritorno a Durban o paraggi anche fisica oltre che metaforica è bastata a provocare proteste e minacce di boicottaggio, così si è deciso di tornare a Ginevra. E forse è stato meglio così anche per lo stesso Sudafrica, dopo i recenti brutali pogrom di immigrati che vi sono verificati. <strong>Ma anche così il Canada ha già detto che non parteciperà, dicendosi sicuro che la Conferenza invece di combattere il razzismo e l’intolleranza ne promuoverà ancora di più. E la posizone di Ottawa è perfino più dura di quella di Israele, che ha annunciato anch’esso un boicottaggio “salvo sia dimostrato che la Conferenza non sarà utilizzata come strumento di ulteriore propaganda anti-israeliana e anti-semita”</strong>: insomma uno spiraglio lo lascia, anche per la pressione di alcune organizzazioni ebraiche inglesi e statunitensi che considerano comunque utile andarci. Anche gli Stati Uniti sembrano propensi a stare fuori, mentre l’Unione Europea non minaccia boicottaggi, ma attraverso la Slovenia ha parlato in sede di comitato preparatorio contro il rischio che si ripeta “l’inaccettabile antisemitismo di Durban”, chiedendo anche di non concentrarsi “su un’area geografica sola”. </p>
<p align="justify">Il bello è che su questo punto la stessa delegazione palestinese è d’accordo, ed ha parlato infatti di “razzismo” che sta sorgendo “in molte parti del mondo”. Ma il fatto è che la Presidenza del Comitato Preparatorio ce l’ha la Libia, il rapporto è stato affidato a Cuba, e nel comitato preparatorio ci sta pure l’Iran, oltre a Camerun, Sudafrica, Senegal, India, Indonesia, Pakistan, Argentina, Brasile, Cile, Armenia, Croazia, Estonia, Russia, Belgio, Grecia, Norvegia e Turchia. Sarà interessante vedere se si parlerà pure di stragi di cristiani in India e Pakistan, di Cecenia, di pogrom di immigrati in Sudafrica e in Libia o della situazione nella Nuova Guinea Occidentale indonesiana, ad esempio. Ma l’Iran si è già segnalato per il veto che ha opposto a una Ong ebraica canadese: origine del boicottaggio di Ottawa. Insomma, il buongiorno che si vede dal mattino non è esattamente dei migliori.     </p>
<p><a href="http://www.loccidentale.it:80/articolo/durban+ii+sarà+una+nuova+conferenza+contro+israele+.0058145">L&#8217;Occidentale</a></p>
<p><em>Per ulteriori informazioni sulla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001 cliccare <a href="http://www.eyeontheun.org/view.asp?l=16&#38;p=69">qui</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'UNRWA e i profughi "a vita"]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/09/14/lunrwa-e-i-profughi-a-vita/</link>
<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 12:40:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/09/14/lunrwa-e-i-profughi-a-vita/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;UNRWA e i profughi &#8220;a vita&#8221; L’UNRWA (United Nations Relief Works Agency for Pale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>L&#8217;UNRWA e i profughi &#8220;a vita&#8221;</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/180px-unrwa.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/180px-unrwa.gif" alt="" title="180px-unrwa" width="180" height="144" class="aligncenter size-full wp-image-2415" /></a></p>
<p align="justify">L’UNRWA (United Nations Relief Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) fu creata sotto la giurisdizione dell’Alto Commissario ONU per i profughi (UNHCR), con l’unica responsabilità di aiutare esclusivamente i palestinesi. <strong>Grazie a questo status speciale l’UNRWA perpetua, anziché risolvere, il problema dei profughi palestinesi,</strong> e quindi rappresenta un grosso ostacolo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.</p>
<p align="justify"><strong>Diversamente da ogni altro ente dell’ONU, la definizione dell’UNRWA di “profugo” comprende non solo i profughi stessi, ma anche i loro discendenti. Inoltre,i profughi mantengono il loro status anche se hanno ottenuto una nuova cittadinanza.</strong></p>
<p align="justify"><strong>L’UNRWA impiega insegnanti affiliati a Hamas e permette la diffusione di messaggi di Hamas nelle sue scuole. Con il colpo di mano di Hamas a Gaza nel luglio 2007, Hamas ha preso possesso delle strutture UNRWA del posto.</strong></p>
<p align="justify">È dunque evidente che le attività dell’UNRWA richiedono un intervento urgente. <strong>L’Agenzia dovrebbe essere sciolta e i suoi servizi trasferiti a organismi dotati di un’amministrazione più appropriata.</strong></p>
<p align="justify">Milioni di profughi in tutto il mondo – oltre 130 milioni dalla seconda guerra mondiale – sono stati sotto la responsabilità dell’UNHCR, che mira al reinserimento e alla riabilitazione dei profughi.</p>
<p align="justify">Ma l’8 dicembre 1949 l’Assemblea Generale dell&#8217;ONU approvò la risoluzione 302 che dava vita a un’apposita agenzia dedicata esclusivamente “all’aiuto diretto e ai programmi di lavoro” per i profughi arabi palestinesi – l’UNRWA, appunto – facendone un ente senza eguali.</p>
<p align="justify"><strong>L’UNRWA esiste per perpetuare, non per risolvere, il problema dei profughi palestinesi.</strong> Da che esiste, nessun palestinese ha mai perduto lo status di profugo. Esistono, ad esempio, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e loro discendenti che sono cittadini della Giordania: eppure, per quanto riguarda l’UNRWA, essi continuano ad essere dei profughi con pieno diritto all’assistenza.</p>
<p align="justify"><strong>In questi sessant’anni l’UNRWA si è trasformata in uno strumento fondamentale per la perpetuazione del problema dei profughi, e in un grosso ostacolo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.</strong></p>
<p align="justify">Quando l’UNRWA cominciò a contare i profughi, nel 1948, lo fece secondo modalità che non hanno precedenti: puntando cioè a registrare il massimo numero possibile di quelli che definiva “profughi”.</p>
<p align="justify">Innanzitutto, venne considerato palestinese chiunque avesse vissuto nella Palestina Mandataria britannica nei DUE anni precedenti lo scoppio del conflitto arabo-israeliano. <strong>Inoltre, l’UNRWA conta come profughi anche tutti i discendenti dei profughi originari: un sistema che dal 1948 in poi ha generato – caso unico al mondo – un incremento del 400% nel numero di profughi sotto la sua giurisdizione.</strong></p>
<p align="justify">Si trattava di una definizione di “profugo palestinese” politicamente motivata, con il sottinteso che i palestinesi sarebbero rimasti profughi per sempre o fino al giorno in cui si fossero trionfalmente stabiliti in uno stato arabo palestinese che comprendesse tutto il territorio su cui sorge Israele. Se si ricostruivano una vita altrove, anche dopo molte generazioni – dopo decenni o, in teoria, dopo secoli – rimanevano comunque ufficialmente profughi. Cosa molto diversa dalle altre situazioni nel mondo, dove gli altri profughi mantengono lo status di “profugo” solo finché non trovavano una collocazione permanente altrove, presumibilmente come cittadini di altri paesi.</p>
<p align="justify">Infine, per l’UNRWA lo status di profugo palestinese si basava soltanto sulla semplice parola del postulante.</p>
<p align="justify">Perfino la stessa UNRWA, in una relazione del giugno 1998 del suo Commissario Generale, ammise che le sue cifre erano gonfiate: &#8220;I numeri di registrazione dell’UNRWA sono basati su informazioni fornite spontaneamente dai profughi stessi con lo scopo principale di ottenere accesso ai servizi dell’agenzia e quindi non possono essere dati demografici statisticamente validi”.</p>
<p align="justify">Nell’ottobre 2004 l’allora Commissario Generale dell’UNRWA Peter Hansen ammise pubblicamente per la prima volta che membri di Hamas erano pagati dall’UNWRA, aggiungendo: &#8220;Non mi sembra un crimine. Hamas come organizzazione politica non significa che ogni membro sia un militante, e noi non facciamo controlli politici e non escludiamo nessuno, di qualunque convinzione sia”. Di conseguenza, il denaro dei contribuenti di paesi dove Hamas è legalmente definita un’organizzazione terroristica, come Stati Uniti e Canada, viene illegalmente usato per finanziare attività controllate da Hamas.</p>
<p align="justify">L’opinione di Hanson che Hamas sia una normale organizzazione politica le cui dottrine non interferiscono con il governo e l’istruzione dei palestinesi rimane la posizione ufficiale dell’UNRWA. È stato così anche quando Hamas ha commesso violenze contro altri palestinesi. Non appena l’organizzazione jihadista si impadronì di Gaza con la forza, nel luglio 2007, l’UNRWA immediatamente fece sapere a Hamas che era pronta a ricominciare a fornire i propri servizi. Nulla fu cambiato nella sua procedura o nella sua performance dopo il golpe. Una chiara dimostrazione di questo fatto è stata <strong>la morte di Awad al-Qiq nel maggio 2008. Qiq aveva alle spalle una lunga carriera come insegnante di scienze in una scuola dell’UNRWA ed era stato chiamato a dirigere la sua Rafah Prep Boys School. Ma era anche il principale fabbricatore di bombe per la Jihad Islamica. Rimase ucciso mentre supervisionava un laboratorio dove si costruivano missili e altre armi da usare contro Israele, posto a poca distanza dalla scuola. Qiq si dedicava allo stesso tempo a costruire armi per attaccare civili israeliani e a indottrinare i suoi studenti a fare lo stesso. La Jihad Islamica non aveva bisogno di pagargli uno stipendio per le sue attività terroristiche: lo facevano già l’ONU e i contribuenti occidentali.</strong></p>
<p align="justify">L’aumento del numero di insegnanti dell’UNRWA che si identificano apertamente con gruppi estremisti ha creato un blocco di insegnanti che assicura l’elezione di membri di Hamas e di singoli personaggi impegnati nelle ideologie islamiste. Usando le aule scolastiche come luoghi per diffondere i loro messaggi estremisti, questi insegnanti pesano anche sulle elezioni palestinesi locali. Quindi <strong>il sistema scolastico dell’UNRWA è diventato una piattaforma per le attività politiche di Hamas.</strong> Ad esempio, <strong>il ministro dell’interno e degli affari civili Saeed Siyam, di Hamas, è stato un insegnante nelle scuole UNRWA a Gaza dal 1980 al 2003.</strong> Poi divenne membro del sindacato degli impiegati arabi dell’UNRWA e capo del comitato di settore degli insegnanti. <strong>Altri famosi personaggi di Hamas provenienti dal sistema scolastico dell’UNRWA comprendono il primo ministro Ismail Haniyeh e Abd al-Aziz Rantisi, l’ex capo di Hamas.</strong></p>
<p align="justify">Il bilancio dell’UNRWA è sostenuto da molti paesi, tra i quali gli Stati Uniti e i paesi occidentali figurano come i maggiori contribuenti. Nel 1990 il bilancio annuale dell’UNRWA era di oltre 292 milioni di dollari; nel 2000 era aumentato a 365 milioni. Tuttavia, nonostante questo aumento in apparenza significativo, <strong>le assegnazioni di fondi tra i vari campi profughi sono diminuite </strong>– complice il tasso di nascite molto elevato e l’aumento della popolazione dei campi. <strong>I profughi vengono scoraggiati dall’uscirne e sono incentivati a rimanere per ricevere l’assistenza.</strong> La spesa pro capite per i profughi dei campi è scesa quindi da 200 dollari in servizi all’anno negli anni ‘70 ai circa 70 attuali. Questa situazione risulta particolarmente evidente in Libano, dove il governo fornisce poca o nessuna assistenza ai palestinesi.</p>
<p align="justify">L’UNRWA fornisce lavoro a un gran numero di palestinesi (ha uno staff a tempo pieno di 23.000 persone). <strong>Mentre l’UNHCR e l’UNICEF evitano di impiegare locali che sono anche i destinatari dei servizi dell’agenzia, l’UNRWA non fa questa distinzione.</strong> L’UNRWA quindi mantiene una grossa popolazione di profughi e loro discendenti in uno stato di dipendenza assistenziale permanente, finanziato dai contribuenti occidentali. Così facendo, funziona come una diga contro i tentativi di trasformare i profughi in cittadini produttivi. Tutte le burocrazie hanno la tendenza ad auto-perpetuarsi. Nel caso dell’UNRWA, questa tendenza è esacerbata dal fatto che la ragion d’essere dell’organizzazione è la conservazione del problema dei profughi, piuttosto che lo sforzo di dargli soluzione.</p>
<p align="justify">L’ONU ha sbagliato quando ha creato un ente dedicato esclusivamente a un’unica popolazione di profughi e con un modus operandi diverso da quello di tutte le altre agenzie di assistenza.</p>
<p align="justify">Quattro sono i passi necessari per rimettere l’approccio internazionale al problema dei profughi palestinesi in linea con la pratica standard in situazioni simili. Primo, l’UNRWA stessa deve essere sciolta. Secondo, i servizi che l’UNRWA attualmente fornisce devono essere trasferiti ad altre agenzie ONU, in particolare l’UNHC, che hanno una lunga esperienza con tali programmi. Terzo, la responsabilità per i normali servizi sociali deve essere affidata all’Autorità Palestinese e una grossa porzione dello staff dell’UNRWA deve essere trasferita all’autorità governativa. Quarto, i paesi donatori devono usare la massima attenzione per assicurare trasparenza e responsabilità.</p>
<p><em>(Da: Jerusalem Post, 27.05.08) &#8211; di Jonathan Spyer </em></p>
<p><a href="http://friendsofisrael.ilcannocchiale.it/2008/09/02/i_profughi_a_vita.html">Friend of Israel</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano ]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/08/28/rapporto-onu-traffico-armi-nella-frontiera-orientale-del-libano/</link>
<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 12:52:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano Beirut, 27 ago, 11:04 &#8211; Un ra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano</strong>  </p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/lebanonshelter.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/lebanonshelter.gif" alt="" width="480" height="360" class="aligncenter size-full wp-image-2179" /></a></p>
<p align="justify">Beirut, 27 ago, 11:04 &#8211; Un rapporto Onu critica lo scarso impegno di Libano e Siria nell&#8217;ostacolare il contrabbando, soprattutto di armi, che avviene ormai da tempo nella zona di frontiera.</p>
<p align="justify">Israele ne era cosciente e aveva già denunciato il traffico illecito che il movimento sciita Hezbollah riceve dall&#8217;Iran attraverso quel passaggio. </p>
<p align="justify">Il rapporto divulgato oggi dal quotidiano An Nahar, già presentato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, è il frutto del  lavoro svolto da una commissione speciale.</p>
<p align="justify">Questo gruppo, a lavoro per oltre due settimane, era composto da esperti militari, di dogane e di diritto internazionale, che hanno collaborato a stretto contatto con forze di sicurezza interna, della sicurezza generale e della direzione delle dogane. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/08/19/libano-interrogazione-malan-sconcertanti-parole-di-graziano/</link>
<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 13:26:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano (ANSA) &#8211; 15:30 &#8211; Roma, 18 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano</strong></p>
<p align="justify">(ANSA) &#8211; 15:30 &#8211; Roma, 18 ago &#8211; &#8220;Ho presentato un&#8217;interrogazione sulle sconcertanti parole del generale Graziano, comandante della missione Unifil in Libano&#8221;. Lo annuncia il senatore del Pdl Lucio Malan, dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano israeliano &#8216;Haaretz&#8217;.</p>
<p align="justify">Secondo &#8216;Haaretz&#8217;, il generale Claudio Graziano, attualmente al comando della missione Unifil in Libano, ha lodato le milizie islamiche Hezbollah e accusato Israele di violare la risoluzione Onu 1701. </p>
<p align="justify">&#8220;L&#8217;ambasciatore del governo di Gerusalemme ha già chiesto chiarimenti ufficiali &#8211; sottolinea Lucio Malan &#8211; credo che chiarimenti siano anche dovuti all&#8217;Italia, il cui Parlamento non ha mai inteso che la missione in Libano avesse un carattere di sostegno unilaterale a una delle parti, tanto meno agli estremisti di Hezbollah&#8221;.</p>
<p align="justify">Il senatore del Pdl sottolinea in particolare le conseguenze della questione sollevata da &#8216;Haaretz&#8217;, che ha avuto &#8220;eco sui media israeliani e americani dove, come c&#8217;era da aspettarsi, la disapprovazione non si riferisce solo al generale Graziano ma all&#8217;Italia&#8221;. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/08/17/libano-ambasciatore-israeliano-incontra-generale-graziano/</link>
<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 13:15:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano (ANSA) &#8211; 15:05 &#8211; Roma, 16 ago]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/unifil.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/unifil.jpg" alt="" title="unifil" width="500" height="333" class="aligncenter size-full wp-image-2755" /></a></p>
<p align="justify">(ANSA) &#8211; 15:05 &#8211; Roma, 16 ago &#8211; Il capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, ambasciatore Dan Carmon, ha incontrato ieri il comandante delle forza Onu in Libano (Unifil) generale Claudio Graziano, dopo gli appunti fatti da quest&#8217;ultimo a Israele. Ne dà notizia il quotidiano israeliano Haaretz nella sua edizione on-line.</p>
<p align="justify">Giovedì Graziano aveva accusato Israele di violazioni unilaterali della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu, l&#8217;accordo di cessate il fuoco che ha posto fine alla seconda guerra, durata 34 giorni, tra Israele e la milizia libanese di Hezbollah. Il generale italiano che comanda l&#8217;Unifil aveva fatto queste osservazioni durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro di New York. Ha detto &#8211; secondo quanto ricorda Haaretz &#8211; che i continui voli dell&#8217;aeronautica israeliana nello spazio aereo libanese e il rifiuto israeliano di fornire le mappe delle aree in cui ha slanciato bombe &#8216;a grappolo&#8217; durante la guerra costituiscono &#8220;una costante violazione della 1701&#8243;.</p>
<p align="justify">Graziano ha fatto anche riferimento al villaggio di Ghajar, al confine tra Israele e Libano, come &#8220;un&#8217;area sotto permanente occupazione&#8221;.   Il generale italiano, allo stesso tempo, ha anche detto che Hezbollah ottempera alla risoluzione 1701, e tra militanti del gruppo libanese e le forze dell&#8217;Unifil c&#8217;é un&#8217;eccellente cooperazione, aggiungendo che a parte i militari libanesi e quelli dell&#8217;Unifil nonché qualche cacciatore locale, nessun altro è armato a sud del fiume Litani.</p>
<p align="justify">Alla domanda su notizie di introduzione clandestina di armi in Libano, Graziano ha detto di non poter assicurare che l&#8217;area sotto la sua giurisdizione sia impenetrabile, nonostante ciò &#8211; ha aggiunto &#8211; non vi sono prove né di contrabbando di armi né di movimenti di uomini armati.</p>
<p align="justify">Haaretz riporta come Graziano non abbia voluto commentare i nuovi cambiamenti nel governo libanese, tra le cui &#8220;linee guida&#8221; vi è quella che Hezbollah ha il diritto &#8220;di liberare le terre occupate&#8221;. Il generale ha però sottolineato l&#8217;importanza che anche il Libano rispetti i suoi impegni. Gli Stati Uniti hanno espresso contrarietà al presidente libanese, Michel Suleiman, e al primo ministro, Fuad Siniora, per aver accondisceso su vari argomenti alle richieste di Hezbollah. Israele, dal canto suo, aveva giudicato la nuova piattaforma del governo libanese un pericoloso sviluppo che attesta come la forza di Hezbollah stia crescendo di pari passo alla disgregazione della risoluzione 1701.</p>
<p align="justify">Fonti della difesa israeliana &#8211; scrive Haaretz &#8211; credono che Hezbollah stia cercando un nuovo pretesto per prolungare la sua lotta armata contro Israele. Una delle possibilità esaminate dall&#8217;organizzazione sciita sarebbe quella di cercare di abbattere uno degli aeroplani israeliani durante i sorvoli del territorio libanese.  </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Unifil e i terroristi.....]]></title>
<link>http://focusonisrael.org/2008/07/21/lunifil-e-i-terroristi/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 11:09:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.org/2008/07/21/lunifil-e-i-terroristi/</guid>
<description><![CDATA[UN &#8220;peacekeepers&#8221; salute terrorists From AP (h/t LGF): U.N. soldiers salute as a tractor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>UN &#8220;peacekeepers&#8221; salute terrorists</strong> </p>
<p align="center">From <a href="http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/photo//080717/481/0a4a1299c3444902ac4de0eefdc89ae5/">AP</a> (h/t <a href="http://littlegreenfootballs.com/article/30674_UN_Peacekeepers_Salute_Imad_Mughniyeh_Dead_Terrorists">LGF</a>):</p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/unterrorists.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/unterrorists.jpg" alt="" width="399" height="266" class="aligncenter size-full wp-image-1719" /></a></p>
<p align="center"><em>U.N. soldiers salute as a tractor-trailer loaded with coffins of nearly 200 Lebanese and Palestinian fighters and bearing the picture of slain Hezbollah top leader Imad Mughniyeh, right, arrives in the southern city of Tyre, Lebanon, Thursday, July 17, 2008.</em></p>
<p align="justify">These look like the kinds of people who will zealously hold Hezbollah to every provision of UN Resolution 1701, don&#8217;t they? </p>
<p><a href="http://elderofziyon.blogspot.com/2008/07/un-peacekeepers-salute-terrorists.html">Elder of Zyion</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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