<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>orazio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/orazio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "orazio"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:52:57 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[“FramMenti d’Arte”]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/11/28/%e2%80%9cframmenti-d%e2%80%99arte%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 04:52:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>fornaitec</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/11/28/%e2%80%9cframmenti-d%e2%80%99arte%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[Apre a Venosa la “Galleria 25” con la mostra “FramMenti d’Arte” Si inaugura a Venosa (PZ) il prossim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2009/11/frammenti-darte.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7814" title="FramMenti d'Arte" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2009/11/frammenti-darte.jpg" alt="" width="600" height="282" /></a></p>
<p><strong>Apre a Venosa la “Galleria 25” con la mostra “FramMenti d’Arte”</strong></p>
<p>Si inaugura a Venosa (PZ) il prossimo 28 novembre la “Galleria 25”, uno spazio dedicato all’arte nel cuore del centro storico della città di Orazio, situata proprio nella piazza dedicata al sommo poeta latino, alle spalle della statua che lo raffigura. Per l’occasione, a partire dalle ore 19.00, si terrà nella stessa galleria il vernissage della mostra collettiva “FramMenti d’Arte”, con un’ampia selezione di opere pittoriche di artisti contemporanei.</p>
<p><!--more-->La galleria prende il suo nome dal numero civico di Piazza Orazio in cui è collocata e si propone di diventare nel tempo uno spazio privilegiato per la promozione dell’arte e più in generale della cultura. Venosa, con la sua storia millenaria e i secoli di cultura che ha alle spalle, costituisce l’ambiente ideale per questo tipo di iniziative, soprattutto in un momento storico in cui, nel territorio del Vulture, molto fermento si percepisce intorno all’arte pittorica.</p>
<p>La mostra “FramMenti d’Arte”, con cui la “Galleria 25” intraprende nel migliore dei modi le sue attività, vuole portare all’attenzione non solo della popolazione locale, ma anche di un pubblico più ampio a livello regionale ed extra-regionale, un gruppo di pittori che, con le loro opere e il loro genio artistico, hanno dato lustro, e ancora continuano a dare, all’arte italiani nel corso degli ultimi decenni.</p>
<p>L’esposizione comprenderà dipinti di R. Guttuso, R. Mussolini, S. Dalì, S. Fiume, A. Corbello, C. Dupriez, C. Franchi, A. D. Fornaciari, E. Baj, E. Di Tuccio, E. Farinelli, E. Traccani, F. Giacomazzi, F. Grassi, G. Falzoni, G. Trombini, G. F. Gonzaga, L. Alinari, M. Antonelli, M. Fiorentino, M. La  Sala, M. Martini, A. Faccincani, G. Pedota, M. Santoro, R. Buratti, Ulisse, W. Piacesi, W. Venzi. Tutte queste opere, i “frammenti” del titolo della mostra, vogliono rappresentare tante tessere di un mosaico, che accoglierà i visitatori alla scoperta della bellezza dell’arte e delle emozioni che essa trasmette.</p>
<p>L’esposizione sarà visitabile tutti i giorni fino all’8 dicembre, dalle ore 17.00 alle ore 21.00 e la domenica anche dalle 11.00 alle 13.00. Nelle prossime settimane, fino alla fine di febbraio, altre mostre verranno ospitate nella “Galleria 25”, tra cui collettive, personali e bipersonali.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Scheda tecnica</span></p>
<p>Titolo mostra: “FramMenti d’Arte”</p>
<p>Sede: “Galleria 25”, Piazza Orazio Flacco n. 25, Venosa (PZ)</p>
<p><strong>Durata: 28 novembre &#8211; 8 dicembre 2009</strong></p>
<p><strong>Inaugurazione: sabato 28 novembre, ore 19.00</strong></p>
<p><strong>Orari di apertura: da lunedì a sabato ore 17.00 / 21.00, domenica: ore 11.00 / 13.00 &#8211; 17.00 / 21.00</strong></p>
<p>Ingresso: libero</p>
<p>Info mostra: tel. 0972.36198</p>
<p>Ufficio stampa: Francesco Mastrorizzi &#8211; email: francescomas@email.it &#8211; cell: 347.1241178</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[orazio, ode I 4 (vv.1-12)]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/22/orazio-ode-i-4-vv-1-12-proposta-definitiva/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:38:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/22/orazio-ode-i-4-vv-1-12-proposta-definitiva/</guid>
<description><![CDATA[(proposta definitiva di Illy) Si scioglie l’aspro inverno per il gradito ritorno della primavera e d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;"><em>(proposta definitiva di Illy)</em></p>
<p>Si scioglie l’aspro inverno per il gradito ritorno della primavera e del Favonio</p>
<p> e trascinano le macchine secche carene</p>
<p>e ormai della stalla non gode più il gregge o il contadino del fuoco</p>
<p>né i prati biancheggiano per le candide brine.</p>
<p>Ormai Venere Citerea apre le danze sotto l’imminente luna</p>
<p>e per mano alle Ninfe le Grazie leggiadre</p>
<p>a ritmo la terra sfiorano col piede, mentre dei Ciclopi le cupe</p>
<p>officine Vulcano ardente visita.</p>
<p>Ora convien o il capo splendente cingere di verde mirto</p>
<p>o di fiori, che le terre offrono liberate ;</p>
<p>ora convien nei boschi ombrosi immolare a Fauno,</p>
<p>sia che chieda un agnello, sia che preferisca un capretto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 4 (vv. 9-12)]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-9-12/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:48:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-9-12/</guid>
<description><![CDATA[9 Nunc decet aut viridi nitidum caput impedire myrto 10 aut flore, terrae quem ferunt solutae; 11 nu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>9 Nunc decet aut viridi nitidum caput impedire myrto<br />
10 aut flore, terrae quem ferunt solutae;<br />
11 nunc et in umbrosis Fauno decet immolare lucis,<br />
12 seu poscat agna sive malit haedo.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;">9 Ora conviene o il capo lucente cingere di verde mirto</p>
<p style="text-align:right;">10 o di fiori,che sbocciano dalla terra liberata;</p>
<p style="text-align:right;">11 ora conviene nei boschi ombrosi immolare a Fauno,</p>
<p style="text-align:right;">12 sia che chieda un agnello,sia che preferisca un capretto.</p>
<p><em> (la traduzione e il commento che segue sono di <strong>Illy</strong>)</em></p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 9</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Decet:</em>ho inteso questo verbo più che come un dovere come un invito,per questo ho usato un verbo che esorta ma non obbliga.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Caput:</em>capo riprende il sostantivo latino.</p>
<p style="text-align:justify;">Importante è il rimando sottile di <em>myrtus </em>alla <em>Cytherea Venus </em>del v.5.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sono riuscita a mantenere l&#8217;iperbato <em>viridi&#8230;myrto</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Nitidum:</em>nonostante questo aggettivo si possa tradurre anche con <em>profumato</em> in quanto la lucentezza è dovuta a unguenti profumati ho preferito rimanere legata alla percezione visiva.Questo anche per creare un suggestivo accostamento coloristico fra i due aggettivi <em>viridi </em>e <em>nitidum.</em></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 10</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Flore:</em>ho tradotto l&#8217;ablativo strumentale al plurale perché in latino è un singolare collettivo.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Solutae:</em>ho preferito una traduzione che desse l&#8217;idea della rinnovata libertà della terra dopo il soffocamento della neve invernale e del gelo.Ed ecco perché la scelta dell&#8217;aggettivo <em>liberata.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ferunt:</em>il verbo sbocciare evoca una tipica immagine primaverile.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 11</em></p>
<p style="text-align:justify;">ho mantenuto il parallelismo iniziale del verso 9 e del verso 11,entrambi aperti da <em>ora </em>come in latino da <em>nunc.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Fauno:</em>il nome dell&#8217;antica divinità italica che presiedeva alla prosperità del bestiame deriva dalla stessa radice di <em>faveo </em>come <em>Favonius.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Immolare:</em>ho scelto questo verbo perché anche in italiano rende perfettamente il corrispettivo latino,preferendolo rispetto a traduzioni come <em>offrire sacrifici </em>o <em>immolare sacrifici </em>che avrebbero reso il verso troppo lungo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 12</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Agna:</em>ho preferito tradurre questo sostantivo al maschile perché è più comune in italiano rispetto al femminile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 4 (vv.5-8)]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-5-8/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:46:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-5-8/</guid>
<description><![CDATA[5 Iam Cytherea choros ducit Venus imminente luna 6 iunctaeque Nymphis Gratiae decentes 7 alterno ter]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>5 Iam Cytherea choros ducit Venus imminente luna<br />
6 iunctaeque Nymphis Gratiae decentes<br />
7 alterno terram quatiunt pede, dum gravis Cyclopum<br />
8 Volcanus ardens visit officinas.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;">5 Ormai Venere Citerea conduce le danze sotto l&#8217;imminente luna</p>
<p style="text-align:right;">6 e unite alle Ninfe le Grazie leggiadre</p>
<p style="text-align:right;">7 a ritmo la terra sfiorano col piede,mentre dei Ciclopi le cupe</p>
<p style="text-align:right;"> 8 officine Vulcano ardente visita.</p>
<p> (la traduzione e il commento che segue sono di <strong>Illy</strong>)</p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 5</em></p>
<p style="text-align:justify;">Non ho mantenuto l&#8217;iperbato <em>Cytherea&#8230;Venus</em> per rendere il verso più scorrevole.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ducit</em>:ho preferito <em>conduce</em> perché riprende il verbo latino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Choros</em>:l&#8217;ho tradotto con <em>danze</em> perché esprime leggerezza così da  riprendere leggiadre del verso successivo.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Imminente luna</em>:ho prediletto una traduzione letterale per mantenere il participio presente e  per rimanere fedele al testo di Orazio.Questo participio dà l&#8217;idea dell&#8217;implacabile scorrere del tempo</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 6</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Iunctae:</em>l&#8217;ho reso con <em>unite,</em>invece che con <em>insieme,</em> perché riprende il lessema latino e mantiene il participio passato,rendendo bene l&#8217;idea delle Ninfe e le Grazie che si tengono per mano,come questo aggettivo significa.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Decentes:</em>l&#8217;ho tradotto con <em>leggiadre </em>per sottolineare la loro eleganza e l&#8217;armoniosità nelle loro danze.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 7</em></p>
<p style="text-align:justify;">il verbo <em>quatere,</em>dal significato letterale abbastanza forte(scuotere),è funzionale all&#8217;immagine che il poeta vuole dare,leggiadre sì,ma anche piene di slancio vitale.Per questo ho tradotto questo verbo con sfiorano per indicare la leggerezza,sottolineata anche nel verso precedente,ma <em>alterno</em> l&#8217;ho traslato con <em>a ritmo</em> per indicare il tempo battente e la vitalità delle Grazie,delle Ninfe e di Venere.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Gravis</em>:l&#8217;ho reso con <em>cupe</em> per far emergere l&#8217;idea del buio delle officine sotto terra dei Ciclopi.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ho mantenuto l&#8217;ipallage grvis &#8230;officinas.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 8</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Officinas</em>:<em>officine</em> rimanda al lessema latino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ardens</em>:riprende foneticamente l&#8217;aggettivo latino.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 4  (vv.1-4)]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-1-4/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:43:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/11/ode-i-4-vv-1-4/</guid>
<description><![CDATA[1 Solvitur acris hiemps grata vice veris et Favoni, 2 trahuntque siccas machinae carinas, 3 ac neque]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>1 Solvitur acris hiemps grata vice veris et Favoni,<br />
2 trahuntque siccas machinae carinas,<br />
3 ac neque iam stabulis gaudet pecus aut arator igni,<br />
4 nec prata canis albicant pruinis.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;">1 Si scioglie l&#8217;aspro inverno per il gradito ritorno della primavera e del Favonio</p>
<p style="text-align:right;">2 e trascinano i macchinari le carene secche</p>
<p style="text-align:right;">3 né ormai della stalla gode più il gregge o il contadino del fuoco</p>
<p style="text-align:right;">4 né i prati biancheggiano per le candide brine.</p>
<p> (la traduzione è il commento che segue sono di <strong>Illy</strong>)</p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><em>verso 1</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Solvitur</em>:ho mantenuto il verbo a inizio verso quasi ad esprimere la sorpresa per l&#8217;improvviso disgelo dei ghiacciai invernali.Ho preferito tradurlo con<em> si scioglie</em> e non con <em>se ne va,</em>come ho trovato in alcuni testi,per indicare la lentezza dell&#8217;azione e perché riprende foneticamnte il verbo latino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Acris</em>:ho reso questo aggettivo con <em>aspro</em> per la presenza della lettera r che caratterizza questo primo verso infondendo l&#8217;idea dello scricchiolio dei ghiacci che si fendono sciogliendosi.Inoltre perché è un aggettivo bisillabo come quello latino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Hiems</em>:l&#8217;ho tradotto con <em>inverno</em> e non con <em>gelo</em> perché a mio parere era nelle intenzioni di Orazio altrimenti avrebbe sostituito <em>hiems</em> con <em>gelum</em> come nell&#8217;ode I 9.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Vice</em>:dà l&#8217;idea dell&#8217;avvicendarsi delle stagioni.L&#8217;ho tradotto  con ritorno per contribuire all&#8217;alliterazione della r.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Favoni</em>:l&#8217;ho reso con <em>Favonio</em> perché riprende il lessema latino che grazie alla presenza della v e della <em>f </em>suggerisce l&#8217;idea del vento.</p>
<p style="text-align:justify;">Mantenendo la stessa disposizione delle parole come nel verso latino ho notato un climax crescente in base al calore che le seguenti parole suggeriscono:inverno,primavera e Favonio(evoca in me l&#8217;immagine dell&#8217;arrivo dell&#8217;estate).A mio parere la presenza di questi termini tutti nel primo verso stanno ad indicare la velocità inesorabile del tempo che fugge.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 2</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Trahunt</em>:ho scelto trascinano per rendere il verso più lungo e perché rimanda al lessema latino</p>
<p style="text-align:justify;">non ho mantenuto l&#8217;iperbato per rendere il verso più scorrevole</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Machinae</em>:ho preferito tradurlo con <em>macchinari</em> per non entrare nel linguaggio tecnico,come avrei fatto se lo avessi reso con <em>rulli</em> o <em>arghi</em>,che ritengo sia più adatto alla prosa.<em>Macchinari</em> contribuisce anche a rendere il verso più lungo e riprende foneticamente il sostantivo latino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Carinas</em>: la sineddoche in questo verso,pur essendo piuttosto usuale per <em>navis</em>,ha qui un senso più pregnante e una sua propria giustificazione,in quanto secche sono proprio le carene delle imbarcazioni tirate all&#8217;asciutto nella brutta stagione.Carene riprende anche il sostantivo latino.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 3</em></p>
<p style="text-align:justify;">ho mantenuto il chiasmo <em>stabulis..pecus/arator&#8230; igni</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Pecus:</em>l&#8217;ho tradotto con <em>gregge</em> e non con <em>animali,</em>come ho trovato in altri testi, per rispettare la scelta di Orazio che ha usato il singolare.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Arator:</em>nonostante <em>aratore</em> riprenda foneticamente i sostantivo latino,trovo più adeguato,in quanto più generico e meno tecnico,tradurlo con <em>contadino</em>.Ho preso questa decisione anche per rendere il verso più lungo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Verso 4</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Prata</em>:la mia traduzione rimanda al verso latino</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Albicant</em>:in latino è un verbo raro perciò l&#8217;ho tradotto con <em>biancheggiano</em> che è inusuale nel linguaggio corrente e per far si che tutti i termini di questo verso evochino il bianco in contrasto con il verde dei prati primaverili e con il rosso del fuoco.</p>
<p style="text-align:justify;">Non potendo mantenere l&#8217;iperbato ho posto a fine verso le <em>candide brine</em> così da opporle al <em>fuoco</em> alla fine del verso precedente.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[«Carpe diem» (fino a un certo punto) ]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/06/%c2%abcarpe-diem%c2%bb-fino-a-un-certo-punto/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 18:31:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/06/%c2%abcarpe-diem%c2%bb-fino-a-un-certo-punto/</guid>
<description><![CDATA[Per un&#8217;interpretazione autentica delle poesie dOrazio di Marco Beck Se, in quest&#8217;epoca d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a name="15">Per un&#8217;interpretazione autentica delle poesie dOrazio </a></h2>
<blockquote><p><strong>di Marco Beck</strong><br />
Se, in quest&#8217;epoca d&#8217;imperversanti sondaggi, qualche istituto di ricerca effettuasse un&#8217;indagine su un campione di studenti ed ex studenti liceali, chiedendo loro quali versi o frammenti di versi latini siano rimasti maggiormente impressi nella loro memoria, al primo posto si classificherebbe, con ogni probabilità, il <em>carpe diem</em> di Orazio. Talmente popolare e proverbiale risulta ancora oggi, questo imperativo con complemento oggetto, da non richiedere alcuna traduzione. Resta fissato nella pregnante <em>brevitas</em> con cui ha solcato l&#8217;oceano di venti secoli. Rischiando, purtroppo, di incapsulare il sommo poeta di Venosa in uno stereotipo tanto comodo quanto riduttivo, e in gran parte fuorviante:  Orazio sarebbe il cantore del piacere effimero, volatile, superficiale, quasi un antesignano di Lorenzo il Magnifico, predicatore di una spensierata letizia da cogliere nella fugace stagione della giovinezza. Ma esiste oggi una volgarizzazione ancor peggiore. Qualche genio del marketing ha messo in circolazione una storpiatura del motto oraziano che, banalizzandolo oltre i limiti della decenza, lo ha degradato a marchio o insegna di calzaturifici:  &#8220;scarpe (sic)<em> diem</em>&#8220;. <!--more--><br />
Bisognerebbe proprio tradurlo, invece, per intenderlo a fondo, questo <em>carpe diem</em>, e allargare la visuale all&#8217;intero contesto dell&#8217;ode (l&#8217;undicesima del primo libro) in cui è incastonato. E allora leggiamolo, o rileggiamolo, in italiano il <em>carmen</em> dedicato a Leuconoe, ricorrendo alla più recente traduzione comparsa nel fitto bosco editoriale delle opere di Orazio:  quella di Carlo Carena, l&#8217;esperto interprete di tanti classici della latinità, di san Paolo, di sant&#8217;Agostino, di Pascal. A ospitarla è un volume della collana &#8220;I millenni&#8221;, comprensivo di <em>Tutte le poesie </em>e curato con acribia da Paolo Fedeli (Torino, Einaudi, 2009, pagine xliv-1002, euro 95). Recita così, la versione di Carena:  &#8220;Tu non cercare &#8211; è proibito saperlo &#8211; qual fine a me, / quale a te hanno posto gli dèi; non tormentare, o Candida (= Leuconoe), / le cabale orientali. Meglio prendere tutto come viene. / Sia che avremo da Giove molti inverni o per ultimo / questo che sfianca il mare Tirreno sugli scogli, / sii sapiente, filtra i vini, ritaglia in spazio breve / la speranza lontana. Noi parliamo, ed è fuggita, invidiosa, la vita. / Afferra il giorno, e assegna quanto meno ti riesce al domani&#8221;.<br />
La saggezza raccomandata da Orazio alla sua giovane amante o amica non si esplica in un edonistico rifugio nell&#8217;attimo presente, immemore del passato e incurante del futuro. Né tanto meno in una chiusura entro un angusto perimetro di pura immanenza, di scettico ateismo. Non c&#8217;è spazio, qui &#8211; nonostante la dichiarata stima di Orazio nei confronti di Epicuro &#8211; per la dottrina epicurea degli dèi indifferenti alle sorti umane. Il poeta e la donna da lui cantata devono evitare di arrovellarsi per far luce sul proprio destino, che non da loro dipende ma giace, imperscrutabile, in mani divine. Il rifiuto di pratiche magiche o astrologiche introdotte a Roma dall&#8217;Oriente equivale a una drastica condanna della superstizione alimentata tra il popolo da scaltri ciarlatani. Il richiamo è, piuttosto, a un corretto atteggiamento religioso, quasi &#8211; verrebbe da dire &#8211; a un fiducioso abbandono alla volontà divina. Senza sogni illusori di felicità a buon mercato. L&#8217;esortazione a concentrarsi sul giorno vissuto &#8220;in presa diretta&#8221;, a coglierlo, assaggiarlo, gustarlo (tutte accezioni incorporate nel verbo <em>carpere</em>), ha un tono di sereno disincanto che sembra riecheggiare la scabra sapienzialità del <em>Qoèlet</em>. E non è illegittimo sentire persino una consonanza con la parenesi di Gesù in <em>Matteo</em> (6, 25-34):  &#8220;Perciò vi dico:  per la vostra vita non affannatevi (&#8230;) E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un&#8217;ora sola alla sua vita? (&#8230;) Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena&#8221;.<br />
È forte la tentazione di parlare, adottando la formula con la quale Simone Weil ha contrassegnato talune affinità fra il pensiero greco e il messaggio evangelico, di un&#8217;intuizione precristiana di Orazio. Occorre cautela, certo, nell&#8217;instaurare parallelismi più capziosi che plausibili. Ma, pur senza dimenticare che il quadro di riferimento &#8220;ideologico&#8221; dell&#8217;opera oraziana consiste soprattutto in una flessibile miscela di epicureismo, stoicismo e diatriba cinica, non è né difficile né abusivo scorgere in sottofondo tracce di quelli che, introducendo la mia traduzione con commento delle <em>Epistole</em> (Oscar Mondadori, 1997), ho definito, sulla base di una significativa campionatura, &#8220;presentimenti cristiani&#8221;.<br />
Tornando al <em>carpe diem</em> e al suo contorno, si potrebbe pensare che vi sia distanza incolmabile, e addirittura contraddizione, fra questa discesa nel pozzo della quotidianità, più volte replicata altrove, e l&#8217;ascesa all&#8217;empireo della fama imperitura profetizzata nella trentesima ode terzo libro, con il suo celebre incipit <em>Exegi monumentum aere perennius</em> (&#8220;Ho eretto un monumento più eterno del bronzo&#8221;) e con l&#8217;orgogliosa ma non presuntuosa clausola finale, &#8220;Sii fiera, o Musa, lo meriti, / e cingi di buon grado la mia chioma / con l&#8217;alloro di Delfi&#8221;. Com&#8217;è ovvio, non si può chiedere a un artista della parola poetica di costruire un sistema concettuale d&#8217;impeccabile coerenza. Ed è altrettanto ovvio che lo straordinario spessore umano dell&#8217;&#8221;autobiografia&#8221; dipanata da Orazio nel percorso che attraversa <em>Odi</em>, <em>Epodi</em>, <em>Satire</em> ed <em>Epistole</em> si nutre anche delle incongruenze, dei contrasti disseminati lungo l&#8217;arco di una vita. Eppure, se confrontiamo il nadir del <em>carpe diem</em> con lo zenit del <em>monumentum aere perennius</em>, un filo di connessione logica si lascia intravedere. La via che conduce all&#8217;immortalità non passa, per Orazio, attraverso la solennità della poesia epica e la suggestione delle vicende mitiche collegate alla storia di Roma, di cui si è invece fatto maestro Virgilio col grandioso affresco celebrativo dell&#8217;<em>Eneide</em>. I posteri non lo ricorderanno per le &#8220;odi romane&#8221; del terzo libro, né per l&#8217;apoteosi augustea del <em>carmen saeculare</em>. Ciò che &#8211; presagisce il poeta di Venosa &#8211; sopravvivrà alla corrosione del tempo, alla <em>innumerabilis annorum series</em>, è la capacità del suo canto di affondare, con gli strumenti forgiati da uno stile d&#8217;inimitabile densità, estrosità ed eleganza, nella carne, nel sangue, nel respiro del vivere quotidiano:  in forma lirica nei <em>Carmina</em>, narrativa o riflessiva nei <em>Sermones</em>. Con un progressivo innalzamento dal livello realistico a quello filosofico-spirituale nella transizione dalle <em>Satire</em> alle <em>Epistole</em>. La poesia oraziana, in tutte le sue molteplici sfaccettature, continua ad affascinarci perché sa, essa stessa, <em>carpere diem</em>. Non a caso, questo verbo-chiave riaffiora nella seconda ode del quarto libro, là dove Orazio si paragona a un&#8217;ape del Gargano <em>grata carpentis thyma  per  laborem plurimum</em>, &#8220;che sugge  il timo profumato con fatica immensa&#8221;.<br />
Serenamente consapevole della qualità di quanto veniva scrivendo, dalla sua specola del I secolo prima dell&#8217;era cristiana Orazio lesse bene nel libro del futuro. La posterità gli ha espresso ammirazione e tributato onori, ancorché la storia del suo <em>Fortleben</em> non sia costellata solo di luci sfolgoranti. Se Quintiliano ne esaltava la <em>curiosa felicitas</em>, Marco Aurelio replicò all&#8217;elogio di Frontone con una secca stroncatura. Ombre e penombre lo lambirono durante il medioevo, che ne ignorava la produzione lirica, stando alla testimonianza di Dante (<em>Inferno</em>, iv 89:  &#8220;Orazio satiro&#8221;), e ancor più nell&#8217;Ottocento intriso di romanticismo. Sorprendentemente punitivo il giudizio di Leopardi nello <em>Zibaldone</em>:  &#8220;Uomo di poco valore in quanto poeta&#8221;. Per contro, rinascimento, barocco e illuminismo lo abbracciarono, tradussero, imitarono senza riserve. Carducci, D&#8217;Annunzio e &#8211; con perizia mimetica nei <em>Carmina</em> &#8211; Giovanni Pascoli contribuirono a rinverdire la sua &#8220;fortuna&#8221; all&#8217;inizio del Novecento, secolo che ha decretato la sua definitiva consacrazione, e che tra gli orazisti più appassionati annovera (come ci rivela Carena nella dissertazione introduttiva a <em>Tutte le poesie</em>) Carlo Emilio Gadda. In gloria del Venosino, il raffinato scrittore lombardo ha scolpito un&#8217;epigrafe trionfale:  &#8220;I posteri sentono concordemente, nei millenni, la grandezza del suo spirito e della sua poesia:  cioè la veridicità schietta, la nitida concretezza, la saggezza e l&#8217;amabilità discorsiva o il dolce senso della vita, e sempre l&#8217;eleganza inarrivabile del verso immortale&#8221;.<br />
Più equilibrato, &#8220;oraziano&#8221; proprio per il rifiuto della retorica, il profilo tracciato dal latinista Alberto Grilli in occasione di un convegno a Venosa, nel 1992:  &#8220;La simpatia, il calore che la sua poesia diffonde sono, in sostanza, la simpatia, il calore che emanano dalla sua figura d&#8217;uomo, notevolmente celata dietro all&#8217;ironia. (&#8230;) Per certi aspetti, la grandezza di Orazio sta nella fusione tra libertà della coscienza, individuale, e libertà della poesia, universale&#8221;. In altre parole, Orazio piace ancora oggi, e piacerà sempre, perché non è solo un grande poeta ma anche un uomo ironico, libero e simpatico:  un amico.</p>
<p><a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#14" target="_blank">L&#8217;Osservatore Romano</a></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consigli pratici in cucina 3 puntata]]></title>
<link>http://bakunin1269.wordpress.com/2009/11/03/consigli-pratici-in-cucina-3-puntata/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 09:08:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Bakunin</dc:creator>
<guid>http://bakunin1269.wordpress.com/2009/11/03/consigli-pratici-in-cucina-3-puntata/</guid>
<description><![CDATA[Quando si avvicina la stagione fredda non avete più tanta voglia di mangiare pesce? Le orgie di orat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.divephotoguide.com/img/user_galleries/b/7949_1241461584.jpg" alt="" width="500" height="368" /></p>
<p style="text-align:center;">Quando si avvicina la stagione fredda non avete più tanta voglia di mangiare pesce?</p>
<p style="text-align:center;">Le orgie di orate, code di rospo, canocchie, calamari e cozze alla marinara di quest&#8217; estate vi perseguitano negli incubi notturni, e non ne volete sapere fino alla primavera prossima?</p>
<p style="text-align:center;">Non fate così!!!</p>
<p style="text-align:center;">Per tutto c&#8217;è una soluzione, e non deve essere il solito baccalà alla vicentina, anche se, solo a pronunciarlo mi viene una fame&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">Soprassediamo, e passiamo al dunque.</p>
<p style="text-align:center;">Vi assicuro che uno dei pesci più adatti alle giornate grigie, mentre fuori piove o nevica, è la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Murena" target="_blank"><strong>Murena</strong></a>.</p>
<p style="text-align:center;">Al contrario di ciò che adesso vi verrà da pensare, le murene sono di facile reperibilità, e il vostro poissonnier di fiducia ve le procura in quattro e quattr&#8217;otto!</p>
<p style="text-align:center;">Se poi abitate vicino al mare, le trovate al mercato, come questa che ho visto ad Essaouira l&#8217;anno scorso:</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-446" title="murena essaouira" src="http://bakunin1269.wordpress.com/files/2009/11/101_01311.jpg" alt="murena essaouira" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align:center;">Adesso che l&#8217;avete procurata, cosa ne facciamo?</p>
<p style="text-align:center;">Ah, dimenticavo, non prendetela troppo grossa, perchè come tutti i pesci carnivori, anche la murena, quando diventa grande tende ad accumulare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ciguatera" target="_blank"><strong>Ciguatera</strong></a>&#8230;che se ingerita vi potrebbe causare una percezione opposta di caldo e freddo per alcuni mesi&#8230;(magari in inverno non è neanche male <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  )</p>
<p style="text-align:center;">Ora dovete sbatterla ben forte tenendola per la testa, in questo modo le ossa, che sono mobili, andranno tutte verso la coda, che potrete poi tagliare via.</p>
<p style="text-align:center;">Adesso la potete tagliare a pezzi, diciamo larghi 10 cm, e prepararla secondo i vostri gusti.</p>
<p style="text-align:center;">Per esempio, in una casseruola, salata e pepata, con ginger, galanga, aglio, prezzemolo, uvetta, pinoli e mandorle.</p>
<p style="text-align:center;">Ovviamente è buona pure alla griglia&#8230;ma d&#8217;inverno&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">In Portogallo viene venduta secca, al mercato:</p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone" src="http://pasto.files.wordpress.com/2009/05/moreia.jpg?w=464&#038;h=470#38;h=711" alt="" width="464" height="470" /></p>
<p style="text-align:center;">Se la trovate così, dovete tagliarla a pezzetti, che friggerete in padella con aglio e spezie a piacere.</p>
<p style="text-align:center;">Ed ora per l&#8217;angolo della cultura una ricetta della Roma antica tramandata da Ilaria Gozzini in <a href="http://www.amazon.com/Taste-Ancient-Ilaria-Gozzini-Giacosa/dp/0226290328" target="_blank"><strong>&#8220;A Taste Of Ancient Rome&#8221;</strong></a>:</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Murena in salsa all&#8217;aceto</strong><br />
1 murena, pulita e affettata<br />
1 cucchiaio di miele<br />
2 cucchiai di aceto<br />
1 cucchiaio di vino<br />
2 cucchiai di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Garum" target="_blank"><strong>Garum</strong></a><br />
1 cucchiao di olio d&#8217;oliva<br />
2 cucchiai di pepe ed erbe aromatiche<br />
1 cucchiao di farina</p>
<p style="text-align:center;">Ed una citazione da Orazio, Satire, secondo libro:</p>
<p style="text-align:center;">his mixtum ius est: oleo, quod prima Venafri<br />
pressit cella; garo de sucis piscis Hiberi;<br />
vino quinquenni, verum citra mare nato,<br />
dum coquitur (cocto Chium sic convenit, ut non<br />
hoc magis ullum aliud); pipere albo, non sine aceto,<br />
quod Methymnaeam vitio mutaverit uvam.<br />
erucas viridis, inulas ego primus amaras<br />
monstravi incoquere. inlutos Curtillus echinos,<br />
ut melius muria quod testa marina remittat.</p>
<p style="text-align:center;">Buon appetito!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 9  vv.13-24]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/02/ode-i-9-vv-13-24/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:03:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/11/02/ode-i-9-vv-13-24/</guid>
<description><![CDATA[Proposta definitiva di Akira. &nbsp; 13 Cosa ti attenda domani, non chiedere, e 14 qualunque giorno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Proposta definitiva di <strong>Akira</strong>.</p>
<p>&#160;</p>
<p>13 Cosa ti attenda domani, non chiedere, e</p>
<p>14 qualunque giorno la sorte ti offrirà, tu consideralo</p>
<p>15 un regalo e non disprezzare i teneri</p>
<p>16 amori e i divertimenti, ragazzo</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>17 Fin tanto che al tuo verdeggiare si tiene lontana</p>
<p>18 la noiosa bianchezza. Ora e nel Campo e nelle piazze</p>
<p>19 si cerchino all&#8217;ora stabilita</p>
<p>20 lievi sotto la notte sussurri</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>21 e il riso gradito e traditore</p>
<p>22 della fanciulla nell’angolo nascosto</p>
<p>23 e il pegno sfilato dal braccio</p>
<p>24 o dal dito che male resiste.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rapporto fra pittura e letteratura: “Ut pictura poesis” (Daniela)]]></title>
<link>http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/2009/10/27/il-rapporto-fra-pittura-e-letteratura-%e2%80%9cut-pictura-poesis%e2%80%9d-daniela/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 19:13:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>fondamentidellaletteraturaitaliana</dc:creator>
<guid>http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/2009/10/27/il-rapporto-fra-pittura-e-letteratura-%e2%80%9cut-pictura-poesis%e2%80%9d-daniela/</guid>
<description><![CDATA[-      La locuzione latina Ut pictura poësis, formulata dal poeta Quinto Orazio Flacco, tradotta let]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">-      La <a title="Locuzioni latine" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Locuzioni_latine">locuzione</a> <a title="Lingua latina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_latina">latina</a> <strong>Ut pictura poësis</strong>, formulata dal poeta <a title="Quinto Orazio Flacco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Orazio_Flacco">Quinto Orazio Flacco</a>, tradotta letteralmente significa &#8220;Come nella pittura così nella poesia&#8221; (<a title="Quinto Orazio Flacco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Orazio_Flacco">Orazio</a>, A. Pisone, 361). Come dire quindi &#8220;la poesia è come un quadro&#8221; o &#8220;un quadro è come una poesia&#8221;. Il Poeta spiega che esiste un tipo di poesia che piace maggiormente se vista da vicino, ed un&#8217;altra che piace solamente se guardata da lontano, o riosservata una seconda volta, o analizzata con un occhio critico, come avviene per la pittura. Fin dagli antichi il legame fra la poesia e la pittura è sempre stato dibattuto. Orazio con la sua &#8220;<a title="Ars Poetica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ars_Poetica">Ars Poetica</a>&#8221; (&#8220;L&#8217;Epistola ai Pisoni&#8221;, uno dei testi di riferimento fondamentali per tutto il discorso filosofico e storico sull&#8217;<a title="Estetica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Estetica">Estetica</a>, fino ai giorni nostri) vuole mettere in risalto come in poesia e in arte esistano opere immediatamente comprensibili, lampanti, ed altre meno.</p>
<p style="text-align:justify;">–      La pittura è come la poesia. Questa è una frase di Ovidio che fa riferimento ad una tradizione fortissima che risale a Simonide di Cleo. C´è un aneddoto, che riguarda l’arte della memoria (su questo un lungo e magnifico articolo dello storico francese Jacques Le Goff) :</p>
<p style="text-align:justify;">–      <a href="http://legoff.provincia.parma.it/allegato.asp?ID=81971">http://legoff.provincia.parma.it/allegato.asp?ID=81971</a> :</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“ C’è una  riunione a cui Simonide ha partecipato. C’è stato un terremoto, sono morti tutti. Simonide, però, due minuti prima era stato chiamato per risolvere un problema, cosi è uscito dalla riunione, per cui è l’unico che si è salvato. Siccome il terremoto era stato molto forte non si sapeva più dove  erano i corpi deli presenti mortii. Simonide che aveva una memoria meravigliosa si è ricordata l’immagine dove erano seduti tutti e cosi, con il suo aiuto si è ricostruito dove erano sedute le persone, permettendo las loro identificazione e la loro sepoltura.”</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em>- Sul filosofo rinascimentale italiano Giordano Bruno esiste un libro molto bello: <em>L’arte della memoria e Giordano Bruno e la tradizione ermetica, </em>la cui autrice è<em> </em>Francis Yates<em></em></p>
<p style="text-align:justify;">- Pico della Mirandola (1500- Firenze]: sapeva La <em>Divina Commedia</em> a memoria al contrario .  A quell’epoca era molto importante dominare la retorica e la stampa era molto recente, quindi la memoria era fondamentale.</p>
<p style="text-align:justify;"> <strong>L´arte della memoria:  </strong><a href="http://www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/La%20Porta%20_memoriae.htm">http://www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/La%20Porta%20_memoriae.htm</a><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Basata sulla convinzione della maggiore potenza della memoria visiva rispetto a quella concettuale, consisteva nel potenziare la facoltà immaginativa di coloro i quali iniziavano ad apprenderla. Lo studente doveva cominciare ad imprimersi nella memoria alcune immagini familiari (ad esempio la propria stanza da letto) per passare poi a quelle di luoghi meno noti, esterni, come piazze, oppure facciate di cattedrali (spesso costruite per servire da immagini memorizzabili, come sostiene F. Yates in <em>Arte della Memoria</em>). Una volta fatta propria questa facoltà, lo studente immaginava scene non reali, ma inventate, purché ricche di particolari avvincenti, facilmente imprimibili. Ad ogni immagine, perfettamente memorizzata, veniva poi associato un concetto (oppure anche una parola) da ricordare. In questo modo, allorché si doveva rammentare un discorso,oppure un tema od altro, si tornava con la mente alla figura memorizzata, riandando visivamente mente ai suoi particolari. Richiamando il ricordo del particolare, riaffiorava anche il concetto (o la parola) che ad esso era stato accostato. Dovendo fissare molti concetti, si ricorreva ad una serie ordinata di immagini, tale da poter essere <em>rivisitata </em>in avanti o indietro con facilità. Si poteva, ad esempio, scegliere l&#8217;interno di una chiesa perfettamente nota in ogni suo particolare e quindi, scorrendone con la mente le pareti in modo ordinato, associare a ciascuno di tali particolari (una statua, un altare, un, capitello) uno dei concetti da memorizzare. E evidente che una maggiore quantità di figure a disposizione rendeva più dilatabile la possibilità del retore di ricordare. Lullo, Scaligero, Della Porta, e soprattutto Giordano Bruno, avevano creato infinite possibilità combinatorie di immagini, rendendo parimenti vasta la potenzialità concettuale.</p>
<p style="text-align:justify;"> <img class="aligncenter size-full wp-image-331" title="Vangelo" src="http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/files/2009/10/image0011.jpg" alt="Vangelo" width="283" height="400" /></p>
<p><strong>Antica xilografia con figura mnemonica legata al vangelo di Matteo. Fermando nella memoria visiva questa immagine con i suoi simboli, era possibile ricordare il contenuto dell&#8217;intero Vangelo.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="Grammatica" src="http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/files/2009/10/image0012.jpg" alt="Grammatica" width="255" height="398" /></p>
<p><strong>La Grammatica come immagine di memoria (da J, Romberch, <em>Congestorium artificiosae memoriae</em>, 1553)</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-333" title="Sistema di memoria " src="http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/files/2009/10/romberch_grande.jpg" alt="Sistema di memoria " width="378" height="570" /></p>
<p><strong>Sistema di memoria basato sull&#8217;interno di un&#8217;abbazia</strong><br />
<strong>(da J, Romberch, <em>Congestorium artificiosae memoriae</em>, 1553)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">- Nella tradizioni abbiamo due aspetti, uno greco e uno cristiano, una di questa tradizioni privilegia la visione. La concezione della coscienza, nella tradizione ocidentale, è legata alla visione ( all´estetica).</p>
<p style="text-align:justify;">  Il verbo <em>vedere</em> viene da una radice indoeuropea <em>WHEID</em> (“ IO HO VISTO E QUINDI SO”), cioè, indica che la coscienza della tradizione occidentale viene dall’immagine. Ossia è importante l’immagine e non la lettera. Da questo si arriva a Platone che rifiuta la scrittura a favore dell’immagine.      (In principio noi leggiamo:  l’arte trasmette il modello della scrittura) </p>
<p style="text-align:justify;">- C’è un condizionamento della persona al modello della creazione, cioè, la decodificazione dell’arte è legata alla identificazione di modelli culturali scritti, ossia, è la scrittura che fa da modello.</p>
<p style="text-align:justify;"> <em>Platone Fedro </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Perché, o Fedro, questo ha di terribile la scrittura, simile per la verità, alla pittura: infatti, le creature della pittura ti stanno di fronte come se fossero vive, ma se domandi loro qualcosa, se ne restano zitte, chiuse in un solenne silenzio; e così fanno anche i discorsi. Tu crederesti che parlino pensando essi stessi qualcosa, ma se, volendo capire bene, domandi loro qualcosa di quello che hanno detto, continuano a ripetere una sola e medesima cosa. E una volta che un discorso sia scritto, rotola da per tutto, nelle mani di coloro che se ne intendono e così pure nelle mani di coloro ai quali non importa nulla, e non sa a chi deve parlare e a chi no. E se gli recano offesa e a torto lo oltraggiano, ha sempre bisogno del padre, perché non è capace di difendersi e di aiutarsi da solo.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em>-  Come è che possiamo definire l’interpretazione sul concetto di bello di un quadro? &#8212; La questione sul concetto di cos`è bello e cos´ è brutto varia nei secoli,ossia, è il contesto, la moda, la norma, il canone che cambiano nel corso della storia.</p>
<p style="text-align:justify;"> - Come si possono analizzare l´insieme degli elementi che si osservano in una pittura? &#8212; Anche questa analisi cambia con il tempo. Ad esempio, il cubismo (ossia – Picasso – futurismo italiano ecc.) rifiutanno la tradizione, la prospettiva.</p>
<p style="text-align:justify;"> <img class="aligncenter size-full wp-image-334" title="giotto la madona" src="http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/files/2009/10/giotto-la-madona.jpg" alt="giotto la madona" width="468" height="691" /></p>
<p style="text-align:justify;">Ad esempio, questo è un quadro di Giotto (<a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/Colle_Vespignano">Colle Vespignano</a>, <a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/1266">1266</a> — <a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/1337">1337</a>), Ognissanti Madonna(1310-15), La Madonna è molto grande, perché la sua importanza è considerata maggiore: in questa pittura c´è una “prospettiva” simbolica. Come la Madonna è particolarmente importante, deve essere rappresentata grande e al centro. Questa costruzione della “prospettiva” simbolica era considerata usuale fino al sec. XIII, poi è stata sostituita dalla prospettiva che noi conosciamo, introdotta nel Rinascimento. La valutazione sul bello con il tempo cambia, come il ponto di vista.</p>
<p style="text-align:justify;"> - In principio la poesia e la letteratura sono frutto di una lettura di un insieme della cultura e di un conflitto con indentificasione con una soluzione creativa, vuol dire, incorporazione della tradizione e suo superamento (soluzione creativa).</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-335" title="Il giudizio universale" src="http://fondamentidellaletteraturaitaliana.wordpress.com/files/2009/10/il-giudizio-universale.jpg" alt="Il giudizio universale" width="377" height="430" /></p>
<p style="text-align:justify;">-( Il problema)  Letteratura e poesia sono frutto di un conflito con le norme ( la tradizione). Perchè? Nella tradizione ocidentale c’è una seconda vertente che è quella che biblica (ebraica)  che si basa sul testo senza imagine. La tradizione biblica (ebraica) esalta la scrittura alfabetica, condana l’imagine &#8211; é tutto l’oposto di Platone -  alla cui l’origine c’è Giotto, è un esempio tra scritura e poesia. “<em>Il giudizio universale”</em>(alla destra). Lui é considerato un precursore di <em>“Il trionfo della Morte”</em> di Buffalmaco.Giotto è n esempio della nuova discusioni tra pintura e poesia.</p>
<p style="text-align:justify;">Giotto è un vero antagonista di Boccaccio, c’è una novela che parla di Gotto, secondo Boccaccio lui è grande perchè sa parlare e non disegnare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[orazio, ode I 9 vv.21-24]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-21-24/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:48:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-21-24/</guid>
<description><![CDATA[6^ Strofa. 21 nunc et latentis proditor intimo 22 gratus puellae risus ab angulo 23 pignusque derept]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>6^ Strofa.</p>
<p>21 <em>nunc et latentis proditor intimo</em></p>
<p>22 <em>gratus puellae risus ab angulo</em></p>
<p>23 <em>pignusque dereptum lacertis</em></p>
<p>24 <em>aut digito male pertinaci.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align:right;">21 e il riso gradito e traditore</p>
<p style="text-align:right;">22 della fanciulla nell&#8217;angolo nascosta</p>
<p style="text-align:right;">23 e il pegno sfilato dal braccio</p>
<p style="text-align:right;">24 o dal dito che male resiste.</p>
<p> (traduzione e commento che segue sono di <strong>Akira</strong>)       <!--more--></p>
<p>Versi 21-22</p>
<p><em>proditor gratus risus -</em> riso gradito e traditore.</p>
<p>La ragazza scherzosamente non si lascia trovare subito dall&#8217;amante nascondendosi in angolo e vedendo lo sconforto dell&#8217;altra persona che non la trova non riesce a trattenere una risata che è gradita al ragazzo poiché tramite questa riesce a trovarla, ma traditrice per la ragazza poiché si fa scoprire.</p>
<p> </p>
<p>Verso 23</p>
<p><em>pignus &#8211; </em>pegno.</p>
<p>Il ragazzo sfila dal braccio o dal dito della sua amante un braccialetto o un anello che ritornerà poi alla proprietaria al successivo incontro.</p>
<p>Il fatto che il ragazzo si prenda questo pegno sta ad indicare che sta cercando un motivo per tornare, un motivo per potersi rincontrare.</p>
<p>Una sorta di promessa che i due giovani si fanno.</p>
<p>Con questo Orazio ci vuol far capire che l&#8217;uomo ha bisogno di credere nel futuro, anche se questa lui la considera una felicità imperfetta, in questi ultimi versi viene meno in significato del &#8220;carpe diem&#8221; e la debolezza umana viene assunta come dato della felicità.</p>
<p> </p>
<p>Verso 24</p>
<p><em>Male pertinaci -</em> male resiste.</p>
<p>La donna fa finta di resistere ma in realtà anche lei spera in un incontro futuro e così si lascia sfilare il braccialetto o il dito, anche lei ha bisogno di un qualcosa che attesti il loro prossimo incontro.</p>
<p>Con questa espressione si può inoltre capire quanto Orazio conoscesse le donne e l&#8217;arte femminile della seduzione.<em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[orazio, ode I 9  vv.17-20]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-17-20/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:46:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-17-20/</guid>
<description><![CDATA[5^ strofa. 17 donec virenti canities abest 18 morosa. Nunc et Campus et areae 19 lenesque sub noctem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>5^ strofa.</p>
<p>17 <em>donec virenti canities abest</em></p>
<p>18 <em>morosa. Nunc et Campus et areae</em></p>
<p>19 <em>lenesque sub noctem susurri</em></p>
<p>20<em> composita repetantur hora,</em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align:right;">17 Fin tanto che il tuo verdeggiare sia lontano</p>
<p style="text-align:right;">18 dalla noiosa bianchezza. Ora e nel Campo e nelle piazze</p>
<p style="text-align:right;">19 si cerchino nella notte</p>
<p style="text-align:right;">20 all&#8217;ora stabilita lievi sussurri</p>
<p> (traduzione di <strong>Akira</strong>)   <!--more--></p>
<p>Versi 17-18</p>
<p><em>Virenti </em>- verdeggiare / <em>Canities </em>- Bianchezza.</p>
<p>Il primo termine sta ad indicare la giovinezza di Taliarco, che proprio nel momento in cui Orazio ambienta l&#8217;ode è nel fiore dei suoi anni e grazie alla nota di colore riesce a contrastare perfettamente con la bianchezza che esprime quindi la vecchiaia, la canizie dei capelli.</p>
<p>Troviamo quindi una forte contrapposizione Verde-Bianco che esprime la contrapposizione Giovinezza-Vecchiaia.</p>
<p> </p>
<p><em>Morosa</em> &#8211; noiosa.</p>
<p>Questo attributo aiuta ancora di più a sottolineare l&#8217;opposizione tra i due termini gioventù e vecchiaia, poiché collega la vecchiaia al fatto che non si possa più vivere in modo spensierato e che si debba condurre una vita monotona, tormentosa e fastidiosa.</p>
<p> </p>
<p><em>Campus et areae</em> &#8211; Campo e piazze.</p>
<p>Con &#8220;Campo&#8221; Orazio intendeva il Campo Marzio a Roma in cui gli amanti si ritrovavano fra le frasche, un luogo notturno dove ritrovarsi che viene identificato anche con le piazze.</p>
<p>Penso che la traduzione di questi due termini sia da mantenere perfettamente originale perché più di noi Orazio sapeva dove le coppie di amanti si ritrovavano per passare del tempo in segreto durante le ore notturne.</p>
<p> </p>
<p>Verso 20</p>
<p><em>Susurri composita </em>- lievi sussurri.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;impercettibile voce degli amanti che si cercano e che si parlano al buoi tra le frasche nascondendosi da tutto e da tutti, creando quindi una sorta di barriera tra loro e il mondo intorno.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[orazio, ode I 9 vv.13-16]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-13-16/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:44:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/20/orazio-ode-i-9-vv-13-16/</guid>
<description><![CDATA[4^ strofa. 13 Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et 14 quem Fors dierum cumque dabit, lucro 15 ad]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>4^ strofa.</p>
<p>13<em> Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et</em></p>
<p>14<em> quem Fors dierum cumque dabit, lucro</em></p>
<p>15 <em>adpone nec dulcis amores</em></p>
<p>16 <em>sperne, puer, neque tu choreas,</em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align:right;">13 Cosa ti attenda in futuro, non chiedere,</p>
<p style="text-align:right;">14 qualunque giorno la sorte ti offrirà, tu consideralo</p>
<p style="text-align:right;">15 un regalo e non disprezzare i dolci</p>
<p style="text-align:right;">16 amori e le danze, ragazzo</p>
<p> (traduzione di <strong>Akira</strong>)   <!--more--></p>
<p>Verso 13</p>
<p><em>Futurum sit</em> &#8211; attenda.</p>
<p>E&#8217; un verbo che secondo me esprime una sorta di sottomissione dell&#8217;uomo al tempo.</p>
<p>L&#8217; uomo aspetta con impazienza il futuro, vuole sapere cosa accadrà il giorno seguente, che cosa lo aspetta. In questo modo non vive il presente ma vive in modo immaginario il suo possibile futuro.</p>
<p> </p>
<p><em>Cras</em> &#8211; in futuro.</p>
<p>Ho voluto dare una visione più ampia del tempo che verrà invece che limitarmi al giorno seguente che esprime un tempo molto più ristretto.</p>
<p> </p>
<p><em>Fuge quaerere &#8211; </em>non chiedere.</p>
<p>Orazio utilizza in questo verso un altro modo per esprimere l&#8217;imperativo negativo, in questo modo si collega all&#8217;ode I, 11, l&#8217;ode del <em>Carpe diem</em>.</p>
<p>La situazione è la stessa e proprio per questo motivo ho deciso di tradurre &#8220;chiedere&#8221; anziché indagare, scoprire o quant&#8217;altro, riproponendo la stessa traduzione fatta l&#8217;anno scorso per il <em>&#8220;Tu ne quaesieris&#8230;&#8221;</em></p>
<p> </p>
<p>Verso 14</p>
<p><em>Fors</em> &#8211; sorte.</p>
<p>Sorte intesa come un&#8217;ipotetica forza misteriosa in grado di governare gli avvenimenti umani e di regolarne lo svolgimento, in questo caso credo che Orazio intendesse gli Dei, proprio per ciò che viene detto in precedenza ossia &#8220;<em>permitte divis cetera</em>&#8221; cioè lascia il resto agli Dei, il futuro è affar loro.</p>
<p> </p>
<p><em>Dabit </em>- offrirà.</p>
<p>Offrire invece che dare, funziona meglio poiché ci dà l&#8217;idea della possibilità di poter vivere un&#8217;altro giorno regalata a noi dalla sorte, ed essendo questo un regalo non dobbiamo certo utilizzarlo per immagire il giorno seguente o un futuro che magari non ci verrà dato ma vivere intensamente il presente.</p>
<p> </p>
<p>Tu.</p>
<p>Ho aggiunto un tu per poter scandire il dialogo e per esprimere il tono amichevole e di saggia esortazione nei confronti di Taliarco da parte di Orazio.</p>
<p> </p>
<p>Verso 15</p>
<p><em>Lucro </em>- regalo.</p>
<p>Regalo invece che guadagno, poiché guadagno esprime più un linguaggio ragionieristico e si ricollega alla visione epicurea per cui un giorno in più è sempre un guadagno.</p>
<p>Io mi dissocio dall&#8217;ultilizzo di questo termine che fa pensare ad un guadagno in senso materiale, mentre qui si parla di vita e di vivere il presente e la vita è un dono.</p>
<p> </p>
<p>Verso 16</p>
<p><em>Puer</em> &#8211; ragazzo.</p>
<p>Orazio colloca questo termine nel mezzo del sedicesimo verso mentre io ho deciso di inserirlo alla fine del verso per dargli maggiore importanza, per far capire solo alla fine che sta parlando con un ragazzo, che essendo ancora in giovane età deve imparare a vivere.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 9, 1-12: proposta definitiva]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/19/ode-i-9-1-12-proposta-definitiva/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:29:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/19/ode-i-9-1-12-proposta-definitiva/</guid>
<description><![CDATA[Vedi come per l’alta neve sta candido il Soratte, né ormai sopportano il peso le foreste sofferenti ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Vedi come per l’alta neve sta candido<br />
il Soratte, né ormai <em>sopportano</em> il peso<br />
le foreste sofferenti e per il gelo<br />
acuto i fiumi si sono fermati.</p>
<p>Sciogli il freddo ponendo legna sul fuoco<br />
in abbondanza e senza risparmio<br />
versa <em>puro</em> il vino vecchio,<br />
<em>o Taliarco, dall’anfora sabina</em>.</p>
<p>Lascia agli dei tutto il resto, ché <em>or appena</em><br />
hanno placato i venti sul mare <em>fervido</em><br />
combattenti, né i cipressi<br />
né i vecchi orni si agitano più.</p>
<p>(proposta di Lucio Anneo)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ode I 9, vv. 1-12]]></title>
<link>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/07/ode-i-9-vv-1-12/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:17:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>profdilatino</dc:creator>
<guid>http://trotanottem.wordpress.com/2009/10/07/ode-i-9-vv-1-12/</guid>
<description><![CDATA[Vides ut alta stet nive candidum             Soracte, nec iam sustineant onus            silvae labo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Vides ut alta stet nive candidum</em>            </p>
<p><em>Soracte, nec iam sustineant onus            </em></p>
<p><em>silvae laborantes, geluque </em></p>
<p><em>flumina constiterint acuto. </em></p>
<p><BR></p>
<p><em>Dissolve frigus ligna super foco </em></p>
<p><em>large reponens atque benignius </em></p>
<p><em>deprome quadrimum Sabina, </em></p>
<p><em>o Thaliarche, merum diota.</em></p>
<p><BR></p>
<p><em>Permitte divis cetera, qui simul </em></p>
<p><em>stravere ventos aequore fervido </em></p>
<p><em>deproeliantis, nec cupressi </em></p>
<p><em>nec veteres agitantur orni.</em></p>
<p style="text-align:right;">Vedi come per l’alta neve sta candido</p>
<p style="text-align:right;">il Soratte nè ormai sostengono il peso</p>
<p style="text-align:right;">le foreste sofferenti e per il gelo</p>
<p style="text-align:right;">acuto i fiumi si sono fermati.</p>
<p style="text-align:right;">Dissolvi il gelo ponendo legna sul fuoco</p>
<p style="text-align:right;">in abbondanza e senza risparmio</p>
<p style="text-align:right;">versa il vino vecchio puro, o Taliarco,</p>
<p style="text-align:right;">dall’orcio sabino a duplice ansa.</p>
<p style="text-align:right;">Lascia agli dei tutto il resto, chè non appena</p>
<p style="text-align:right;">hanno placato i venti sul mar procelloso</p>
<p style="text-align:right;">combattenti, nè i cipressi</p>
<p style="text-align:right;">nè i vecchi orni si agitano più.</p>
<p style="text-align:justify;">(<em>la traduzione e il commento che segue sono dell&#8217;alunno <strong>Lucio Anneo</strong></em>)      <!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Premetto che, ove possibile, prediligo una traduzione che sia il più fedelmente possibile attinente al testo, evitando stravolgimenti non solo sostanziali ma anche minimi. E’ fondamentale la disposizione delle parole, è fondamentale la sintassi, sono fondamentali le figure retoriche. Senza tutte queste cose una poesia perde tanto in bellezza quanto in contenuto: viene meno, insomma, il messaggio finale dell’autore.</p>
<p style="text-align:justify;">Si noterà, pertanto, una marcata e, per certi tratti, esasperata ricerca della correttezza filologica, nell’ottica di una migliore comprensione del testo anche nella sua dietrologia da parte di un lettore che, pur non conoscendo il latino, voglia appressarsi ai testi classici.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Strofa I</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Vides:</em> anche nell’ode I,9 compare come soggetto la seconda persona, tipicamente oraziana. A differenza di altri testi, qui egli non premette al esplicitamente verbo il pronome personale. Questo sta a significare che l’autore desidera sì aprire la sua poesia con un discorso diretto, ma nel contempo vuole conferire alla prima strofa una pacatezza diffusa; non vuole che nella poesia si innesti quella vitalità e quel senso di aperta colloquialità che si sarebbe avuto con un ‘tu vides’ iniziale. Inoltre era nelle intenzioni di Orazio che il ‘tu’ non ci fosse: infatti il “Carpe diem” inizia con “<span style="text-decoration:underline;">Tu</span> ne quesieris…”.</p>
<p style="text-align:justify;">In linea con quanto detto non traduco facendo uso del pronome personale.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Alta: </em> l’aggettivo “alta” conferisce al sostantivo che predica un alone di solennità. Il fatto che la neve sia alta, inoltre, aiuta a spiegare i versi successivi, nei quali essa grava i rami degli alberi fino allo sfinimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora: il Soratte è un monticello di modeste dimensioni nei pressi di Roma, una zona mite, dove difficilmente nevica. Tutto è finzione: la neve, l’altezza lasciata intendere del  monte. E’ come se Orazio ci dicesse che è altro che dobbiamo cercare, non la parola scritta, altro è il messaggio, altro il fine; non fermiamoci all’apparenza della descrizione.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Alta-nive/candidum-Soracte:</em> l’autore non soltanto pone prima gli aggettivi, ma li colloca anche in posizioni rilevanti, li sottolinea, servendosi dell’iperbato prima e dell’enjambement poi.  Desidera che prestiamo attenzione alle notazioni visive prima che al sostantivo che esse qualificano. Non è importante tanto che siano riferite a questo o quell’elemento della natura, ma la qualificazione in sé, in quanto essa si estende idealmente a tutto l’ambiente esterno, a tutta la natura; ogni cosa è investita dal rigore del clima e della stagione. Ci vuole suggerire una visione d’insieme di ciò che viene descritto: nulla sembra sfuggire alla morsa del gelo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>T/d: </em>nella traduzione ho mantenuto, per quanto mi è stato possibile, il continuo ripetersi dei suoni occlusivi t/d, che producono versi battuti dalla durezza del tempo e dalla rigidezza del clima e della stagione.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Soracte/silvae/flumina:</em> si noti come, nella versione originale e nella traduzione, i soggetti delle subordinate siano posti ad inizio verso: questi tre elementi non vivono una condizione unica, che li coinvolge singolarmente, ma sono oggetto di una condizione universale che rende tutto ghiacciato, duro, gravoso.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Sustineant: </em>ho trovato opportuno tradurre con “sostengono” per due motivi: innanzitutto richiama fonicamente il lessema latino; secondariamente, fa venire alla mente un<em> </em>senso di oppressione, di fatica grazie alla ripetizione delle ‘s’, percezione che non avrebbe reso, ad esempio, “sorreggono”. A ciò contribuisce anche il monosillabico verbo ‘sta’.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Silvae:</em> alcuni testi traducono questo vocabolo con “rami”. A mio avviso questa è una traduzione erronea, perché priva il vocabolo della sua funzione di “collettore”: Orazio non intende dirci che i rami non reggono il gravoso onere della neve, fiaccati dal gelo; o, meglio, non soltanto. Usa il termine <em>silvae</em>, per instillare nuovamente nella mente una visione della natura sull’atto di cedere nella sua totalità. Per comprendere ogni cosa cita dapprima il Soratte, monte, simbolo di tutte le catene montuose, di tutte le grandi strutture dell’universo; poi le foreste, ad indicare ogni sorta di vegetale e di essere vivente; infine i fiumi, che  assurge a simbolo di tutti gli oggetti inanimati.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Laborantes: </em>geniale è l’utilizzo in questo punto del participio presente, che esprime lo svolgersi dell’azione nel momento stesso in cui si dice, la sua contemporaneità. In tal modo avvertiamo quasi nell’aria lo sforzo immane che le piante compiono per non soccombere al peso della neve, i loro “gemiti” in uno sforzo troppo grande da sopportare oltre: il cedimento è avvertito come imminente.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Geluque-acuto: </em>il fatto che queste due parole siano poste in posizioni estremamente rilevante (fine verso) e tra loro in forte iperbato non può non farci riflettere. Esse infatti ci indicano esplicitamente ciò che Orazio ci ha già a più riprese lasciato intendere: il gelo domina sovrano. Le due vocali ‘u’ su cui cade l’accento nella lettura metrica, replicano fonicamente nella pronuncia lo sforzo dell’universo, ed il suono sordo /c/ che le precede associa alla fatica il <em>gelus acutus</em>, appunto.</p>
<p style="text-align:justify;">Non essendo possibile per questioni di correttezza linguistica collocarle entrambe a fine verso si è optato per porle consecutivamente a fine e inizio verso, marcate dall’enjambement.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Flumina: </em>tutto ciò che è in movimento viene bloccato, rattrappito dal freddo, in una condizione che sembra non essere destinata ad avere mai fine. Persino il corso dei fiumi, il cui scorrimento permette la vita si ferma: l’ultima speranza di un ritorno della primavera svanisce.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche i fiumi dell’uomo, come quelli della natura, sono destinati a fermarsi in un inverno che non avrà mai fine, la durezza del tempo e del clima, che nella gioventù sembra quasi inesistente, prima o poi e destinata a giungere, e, con essa, la vecchiaia ed il gelo perenne.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Strofa II</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Dissolve:</em> a differenza del “vides” iniziale all’indicativo, ad indicare, appunto, una mera constatazione della realtà, qui troviamo invece un imperativo: un suggerimento, un invito, un consiglio di vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella strofa seconda la focalizzazione si restringe, rivelando il reale punto di vista del poeta: l’interno di una casa. Il paesaggio che sta per morire al gelo si rivela essere fuori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco che allora l’utilizzo del verbo appare evidentemente metaforico, come metaforico era risultato alla fin fine l’universo congelato: il poeta invita Taliarco, e in lui ogni uomo, a liberarsi del gelo interiore, del gelo dell’animo, che impedisce di gustare le gioie della vita.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Frigus: </em>ho tradotto “frigus” con freddo, e non gelo; mi pareva infatti doveroso utilizzare due termini differenti laddove Orazio fa uso di due lessemi distinti, in attinenza a quei principi sopra espressi.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ importante sottolineare ciò che motiva il diverso utilizzo dei termini: nel verso corrente, si ripetono  i suoni /f/, /r/, /s/ come a ricreare fonicamente lo scoppiettìo della  legna che arde, effetto a cui ‘frigus’ concorre precipuamente.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Reponens: </em>in latino, il verbo ‘repono’ è un composto del verbo ‘pono’ col prefisso re-, e viene ad assumere il significato di ‘porre di nuovo’. In questo caso, il replicare la ripetizione del gesto rende il verso troppo lungo o troppo prosastico; tuttavia, mi sembra buona cosa prestare attenzione alla natura del gesto, un gesto che non è un semplice ‘gettare’, ma un ‘ri-porre’, il che implica una consapevolezza ed insieme una volontà dell’agire.</p>
<p style="text-align:justify;">Il participio è preceduto da un avverbio qualificativo, ‘large’, che invita a dare un taglio netto e deciso al freddo, al gelo del cuore, alla troppa aspettativa nel futuro. La metafora del caldo e della luce viene qui utilizzata in un’accezione inusuale, stante ad indicare una perdita forzata di fiducia, invece che una ricerca di essa, un invito alla disperazione, invece del ritrovamento di un barlume di speranza.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ligna/reponens: </em>mi sono visto costretto ad operare un’inversione sintattica dei versi 5/6, per il fatto che l’italiano, non essendo una lingua flessiva come il latino, non permette di distaccare più di tanto soggetto e verbo, né tantomeno iperbati comuni <em>latina lingua</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Quadrimum: </em>letteralmente sarebbe ‘vino di quattro anni’. Bisogna innanzitutto considerare che allora la conservazione del vino era molto meno tecnologica di ora; dopo qualche anno esso era ormai vecchio, tendeva già all’aceto. Inoltre Orazio, nel verso successivo, costruito in perfetto parallelismo col verso corrente, precisa ‘merum’,  puro.</p>
<p style="text-align:justify;">Vino vecchio, quindi,e puro, non miscelato né allungato con acqua. Orazio dice a Taliarco di versare senza riserve quel vino, lo invita a non conservarlo oltre, attendendo magari un’occasione migliore per consumarlo, né tantomeno risparmiarlo: bisogna vivere hic et nunc, confidando il meno possibile nel futuro.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Sabina diota:  </em>‘sabina’ è evidentemente un’ipallage, giacchè non è l’anfora ad essere Sabina, ma il suo contenuto, il vino. Probabilmente Orazio cita nominalmente la provenienza del vino perché vuole sottolineare il carattere pregiato del prodotto, che non deve prevaricarne il consumo in ogni momento, senza attendere una possibile occasione futura.</p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Thaliarche: </em>la maggioranza dei critici vuole che il nome del giovane compagno fittizio di Orazio significhi “re glorioso del banchetto”; una minoranza invece ipotizza derivi dal verbo greco θαλλω (fiorisco), e che significhi dunque “fiorente di giovinezza”. Personalmente, mi piace pensare che la tesi corretta sia la seconda, contestualizzando il personaggio, che non diviene più un uomo qualunque, ma, in particolare, un giovane.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco che il messaggio oraziano si rivela essere l’esortazione a godere della giovinezza e delle sue prerogative – l’amore, le danze, i divertimenti – perché l’inverno della vita è vicino e verrà il momento in cui i nostri ‘fiumi’ si fermeranno ed il tempo avrà avuto(!) la meglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Evidenti e molteplici sono le analogie con l’ode I, 11.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella traduzione sono stato costretto a spostare il vocativo al verso precedente per questioni metrico-sintattiche.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Strofa III</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Lascia: </em>anche la strofa terza si apre con un imperativo che suggerisce un seguito alla strofa precedente. Orazio dopo aver invitato il giovane fanciullo ad allontanare il gelo dall’animo, gli suggerisce di non preoccuparsi più di tanto del resto. Qui gli dei si identificano col fato, col corso che gli eventi prenderanno indipendentemente dal nostro intervento. Ci sono delle cose nella vita nelle quali solo gli dei possono metter mano, il preoccuparsene è loro propria prerogativa; noi, dal canto nostro, invece, preoccupiamoci di gettare legna sul fuoco, visto che quello solo ci è dato di fare, preoccupiamoci dell’hic et nunc, lasciando <em>tutto</em> il resto a coloro che con una sola parola sono in grado non solo di placare il mare, ma di far sentire il loro influsso ovunque.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Simul:</em> si noti questo termine collocato a fine verso. Orazio dice ‘simul’, immediatamente: non appena pronunziano il comando, già è eseguito. È come se ci dicesse che per gli dei il tempo non esiste; o, meglio, che loro sono in grado di fare molte cose in un attimo, che per loro il tempo non fugge. Lasciamo dunque a loro ogni tipo di preoccupazione per l’avvenire, giacchè noi di tempo ne abbiamo poco e addirittura mentre parliamo, non solo non concludiamo nulla, ma esso è già passato. Ecco che si vede una nuova analogia col ‘Carpe diem’: là <em>dum loquimur fugerit,</em> qui <em>simul…nec agitantur</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ricompare celato fra le righe il tema del tempo che incalza.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Stravere: </em>questo verbo rende sia fonicamente che idealmente l’incommensurabile potenza divina. In italiano, purtroppo, non esiste un termine che lo ricalchi fonicamente e ne replichi il significato, e dobbiamo ripiegare sul più blando e meno espressivo ‘placare’.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Aequore fervido: </em>si noti la valenza antitetica di questi due termini: aequore indica una distesa di acqua assolutamente piatta, mentre fervido sta ad indicare un ribollire interno, qui usato metaforicamente, come conseguenza dei forti venti.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Deproeliantis: </em>participio presente arcaico, questo, che occupa ben metà verso, a dare l’idea della possenza dei venti, a replicare visivamente la loro ingente mole. Fatto che contribuisce ad incrementare ulteriormente la potenza degli dei, in confronto ai ristretti mezzi dell’uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella traduzione si è scelto ‘combattenti’, che come in latino occupa interamente il primo emistichio.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Veteres: </em>ho tradotto ‘veteres’ con ‘vecchi’ e non ‘antichi’ per due motivi. Il primo ed il più logico è l’aderenza fonica dei due tremini, in allitterazione con <em>stravere ventos;</em> inoltre richiama il passaggio del tempo, alludendo all’inverno della vita, di cui ho già trattato in precedenza.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Carpe diem]]></title>
<link>http://semplicementestella.wordpress.com/2009/10/04/carpe-diem/</link>
<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 07:08:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stella Maria</dc:creator>
<guid>http://semplicementestella.wordpress.com/2009/10/04/carpe-diem/</guid>
<description><![CDATA[(immagine: Idea Leuconoe) Non chiedermi (non è dato sapere) quale destino a me, Leuconoe, e a te gli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="300px-Idea_leuconoe_Wei%C3%9Fe_Baumnymphe" src="http://semplicementestella.wordpress.com/files/2009/10/300px-idea_leuconoe_weic39fe_baumnymphe.jpg" alt="300px-Idea_leuconoe_Wei%C3%9Fe_Baumnymphe" width="300" height="199" /></p>
<p>(immagine: Idea Leuconoe)</p>
<p>Non chiedermi (non è dato sapere)<br />
quale destino a me, Leuconoe,<br />
e a te gli dèi hanno riservato<br />
e non interrogare i giri delle stelle.<br />
Ciò che sarà accetta per il meglio<br />
sia che altri inverni ci conceda Giove<br />
o che l&#8217;ultimo sia questo che contro<br />
le opposte rocce fiacca il Tirreno.<br />
Sii saggia, versa il vino e riduci<br />
in breve spazio, troppo ardite speranze.<br />
Fugge mentre parliamo il tempo odioso:<br />
cogli il giorno presente e al successivo<br />
rivolgi solo un distratto pensiero.</p>
<p><strong><em>Orazio</em></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[prometto che leggerò bene le opere di sallustio]]></title>
<link>http://scorfano.wordpress.com/2009/09/25/una-promessa-leggero-bene-le-opere-di-sallustio/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 07:00:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>lo scorfano</dc:creator>
<guid>http://scorfano.wordpress.com/2009/09/25/una-promessa-leggero-bene-le-opere-di-sallustio/</guid>
<description><![CDATA[Così il Corriere di ieri a proposito del rapporto della Fondazione Agnelli sulla scuola (l’articolo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Così il Corriere di ieri a proposito del rapporto della Fondazione Agnelli sulla scuola (l’articolo ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come gestire facilmente tanti servizi]]></title>
<link>http://oraziospoto.com/2009/07/12/come-gestire-facilmente-tanti-servizi/</link>
<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 14:48:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>oraziospoto</dc:creator>
<guid>http://oraziospoto.com/2009/07/12/come-gestire-facilmente-tanti-servizi/</guid>
<description><![CDATA[Palringo per Facebook, Flickr, Linkedin, Gmail, Me, Msn e altri . Ho scaricato il client per il Mac ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Palringo</strong> per Facebook, Flickr, Linkedin, Gmail, Me, Msn e altri . Ho scaricato il client per il Mac e l&#8217;app per iPhone. Adesso ho tutti i contatti in un solo contenitore e ho tutto sincronizzato.</p>
<p>Per postare e per aggiornare il mio status ho riunito tutti i social network e affini  sotto <strong>ping.fm</strong> e ho scaricato la relativa applicazione su iPhone. Scrivo una sola volta e aggiorno tutto.<br />
Per i miei preferiti, da Delicious sono passato a <strong>Evernote</strong>. Avevo già importato le note di Google. Adesso ho preferiti e note sincronizzati sia su Mac che su iPhone.<br />
Per la sincronizzazione di contatti e agenda uso Mobile Me. L&#8217;utilizzo anche per i documenti ma lo spazio a disposizione è troppo poco.<br />
Per ora, tranne Mobile Me, tutti i servizi sono a pagamento.<br />
Discorso a parte vale per <strong>Bento</strong>. Applicazione per IPhone e software sono a pagamento. La software house che l&#8217;ha prodotto si chiama FileMaker e per i più &#8220;informatici&#8221; questa azienda fa rima con Database. A tendere quindi sposterò molti dei miei inventari direttamente su questo programma per avere sempre con me i miei preziosissimi DB!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Essere come Orazio (Quinto Flacco)]]></title>
<link>http://balbilife.wordpress.com/2009/05/24/essere-come-orazio-quinto-flacco/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 18:02:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>greg84</dc:creator>
<guid>http://balbilife.wordpress.com/2009/05/24/essere-come-orazio-quinto-flacco/</guid>
<description><![CDATA[Son tornato da queste parti dopo un pò di tempo, forse troppo, direte voi. Circostante universitarie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Son tornato da queste parti dopo un pò di tempo, forse troppo, direte voi. Circostante universitarie e non mi hanno costretto a stare lontano da questo blog, e in sè ad arrivare ad oggi, dove finalmente ho ritrovato un pò di tempo libero in mezzo allo studio, per arrivare ad una nuova tappa di concezione della vita. Se, guardando i precedenti post, prima m&#8217;interessavo molto da vicino alla politica italiana, dopo i recenti avvenimenti (vedasi Berlusconi, 18enni, veline, polemiche varie, sisnistra inesistente ecc&#8230;) son giunto su posizioni di un quasi menefreghismo sull&#8217;argomento. Sia chiaro, nè perdo il mio senso critico dalla realtà nè smetterò di leggere le notizie che provengono dalle sale del potere, ma, tranne rarissimi casi, non dedicherò più molti post alla politica, sulla quale, ahimé, sembra che le parole per definirla si sprechino.</p>
<p>Quindi seguirò due precetti di Quinto Orazio Flacco d&#8217;ora in poi:</p>
<p>Il primo, per la mia vita in generis, il grande motto <em>carpe diem</em></p>
<p>Il secondo, per la mia vita politica, praticherò l&#8217;<em>otium</em>, curerò il mio orticello di casa e penserò solo a quello che produrrò (da studente).</p>
<p>In conclusione, tanti saluti a tutti, io ritorno al mio caro testo critico su Lessing (di cui a breve dedicherò un articolo qui)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grandi cambiamenti all'orizzonte]]></title>
<link>http://oraziospoto.com/2009/05/16/grandi-cambiamenti-allorizzonte/</link>
<pubDate>Sat, 16 May 2009 22:24:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>oraziospoto</dc:creator>
<guid>http://oraziospoto.com/2009/05/16/grandi-cambiamenti-allorizzonte/</guid>
<description><![CDATA[ok, ok, è un sacco di tempo che non aggiorno questo blog. E mi dispiace. Sono però nel pieno di un p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>ok, ok, è un sacco di tempo che non aggiorno questo blog. E mi dispiace.</p>
<p>Sono però nel pieno di un progetto che sta cambiando profondamente la mia vita lavorativa.</p>
<p>Sarò più dettagliato nelle prossime settimane ma anticipo che il passaggio è di quelli storici!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Orazio, sat. I]]></title>
<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-sat-i/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:14:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
<guid>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-sat-i/</guid>
<description><![CDATA[versi 69-70 &#8230;quid rides? mutato nomine de te fabula narratur&#8230; versi 106-107 est modus in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>versi 69-70</em></p>
<p>&#8230;quid rides? mutato nomine de te<br />
fabula narratur&#8230;</p>
<p><em>versi 106-107</em></p>
<p>est modus in rebus, sunt certi denique fines,<br />
quos ultra citraque nequit consistere rectum.</p>
<p><em>Traduzione</em><br />
Come mai, Mecenate,<br />
nessuno, nessuno vive contento<br />
della sorte che sceglie<br />
o che il caso gli getta innanzi<br />
e loda chi segue strade diverse?<br />
&#8216;Fortunati i mercanti&#8217;,<br />
esclama il soldato oppresso dagli anni<br />
e con le membra rotte da tanta fatica;<br />
&#8216;Meglio la vita militare&#8217;,<br />
ribatte il mercante sulla nave in balia dei venti,<br />
&#8216;Che vuoi? si va all&#8217;assalto<br />
e in breve volgere di tempo<br />
ti rapisce la morte o<br />
ti arride la vittoria.&#8217;<!--more--><br />
Quando al canto del gallo<br />
batte il cliente alla sua porta,<br />
l&#8217;esperto di diritto invidia il contadino;<br />
quell&#8217;altro invece, tratto a viva forza<br />
di campagna in città a testimoniare,<br />
proclama che solo i cittadini sono felici.<br />
Esempi simili, tanto son numerosi,<br />
finirebbero per rendere afono<br />
persino un chiacchierone come Fabio.<br />
farla breve, ascolta<br />
dove voglio arrivare:<br />
se un dio dicesse: &#8216;Eccomi qui,<br />
pronto a fare ciò che volete:<br />
tu, ch&#8217;eri soldato, sarai mercante,<br />
e tu, giurista, un contadino:<br />
scambiatevi le parti<br />
e via, uno di qua, l&#8217;altro di là.<br />
Che fate lí impalati?&#8217;<br />
Rifiuterebbero,<br />
eppure era possibile che fossero felici.<br />
Non ha forse ragione Giove<br />
a sbuffare irritandosi con loro<br />
e a sancire che d&#8217;ora in poi<br />
non sarà piú tanto arrendevole<br />
da porgere orecchio a preghiere simili?<br />
Insomma, per non continuare negli scherzi,<br />
tal quale una farsa (per quanto,<br />
che cosa vieta di dire la verità scherzando?<br />
anche i maestri a volte con blandizie<br />
danno delle chicche ai bambini,<br />
perché si decidano a imparare l&#8217;alfabeto;<br />
ma bando alle burle: pensiamo a cose serie),<br />
quello che sotto il peso dell&#8217;aratro<br />
rivolta a fatica la terra,<br />
quest&#8217;oste imbroglione, il soldato e i marinai<br />
che in ogni dove percorrono audaci il mare,<br />
a sentir loro si sobbarcano a tante fatiche<br />
con l&#8217;intenzione in vecchiaia di ritirarsi<br />
a riposare in pace,<br />
una volta messo da parte il necessario:<br />
cosí la formica, minuscola ma laboriosa<br />
(l&#8217;esempio è proverbiale),<br />
trascina con la bocca tutto quel che può<br />
e l&#8217;aggiunge al mucchio che innalza,<br />
consapevole e previdente del futuro.<br />
Ma mentre lei, al volgere dell&#8217;anno<br />
che l&#8217;Aquario intristisce,<br />
non esce piú dal suo buco e, saggia, si serve<br />
delle provviste accumulate in precedenza,<br />
per te non c&#8217;è torrida estate<br />
che possa distoglierti dal guadagno,<br />
né inverno, fuoco, mare o ferro,<br />
niente è d&#8217;ostacolo<br />
perché nessuno mai sia piú ricco di te.<br />
Che gusto provi a sotterrare di nascosto<br />
e pieno di paura<br />
una caterva simile d&#8217;oro e d&#8217;argento?<br />
&#8216;Ma se l&#8217;intacchi, si ridurrà a un soldo bucato.&#8217;<br />
se ciò non avviene,<br />
che ha di bello il mucchio raccolto?<br />
La tua aia ha trebbiato<br />
centomila moggi di grano:<br />
non sarà per questo il tuo ventre<br />
piú capace del mio;<br />
cosí se tra gli schiavi condotti al mercato<br />
toccasse a te di trascinarsi in spalla<br />
il canestro del pane,<br />
non riceveresti nulla di piú<br />
di chi non ha portato niente.<br />
Dimmi che differenza fa,<br />
per chi vive entro i limiti della natura,<br />
arare cento iugeri<br />
o ararne mille?<br />
&#8216;Ma è piacevole prendere da un mucchio grande.&#8217;<br />
Lasciami attingere altrettanto a uno piccolo:<br />
perché mai dovresti lodare i tuoi granai<br />
piú di queste mie ceste?<br />
Come se tu avessi bisogno solo di una brocca<br />
o di un bicchiere d&#8217;acqua<br />
e dicessi: &#8216;Preferirei riempirli<br />
a un grande fiume che a questo rigagnolo&#8217;.<br />
Sí, ma a chi fa gola una quantità<br />
maggiore al giusto, avviene<br />
che l&#8217;Àufido impetuoso se lo porti via<br />
con parte della riva.<br />
Chi invece s&#8217;accontenta<br />
del poco che ha bisogno,<br />
non attinge acqua torbida di fango<br />
e non perde la vita fra le onde.<br />
Chi invece s&#8217;accontenta<br />
del poco che ha bisogno,<br />
non attinge acqua torbida di fango<br />
e non perde la vita fra le onde.<br />
Eppure buona parte della gente,<br />
accecata da false brame:<br />
&#8216;Niente è di troppo&#8217;, dice,<br />
&#8216;perché quanto hai, tanto vali&#8217;.<br />
Che vuoi fargli? Lascialo nella sua miseria,<br />
visto che ci sta volentieri;<br />
come quel tale che, si racconta in Atene,<br />
spilorcio e ricco,<br />
era solito stornare cosí le critiche:<br />
&#8216;La gente mi fischia, ma dentro casa,<br />
quando contemplo tutti quei denari nel forziere,<br />
io mi applaudo da solo&#8217;.<br />
Tantalo assetato cerca di suggere<br />
l&#8217;acqua che fugge via dalle sue labbra&#8230;<br />
Ridi? mutato il nome, è il caso tuo:<br />
sogni a bocca aperta sui sacchi ammassati d&#8217;intorno<br />
e ti costringi a non toccarli<br />
come fossero sacri<br />
o a goderne come dei quadri.<br />
Lo sai o no a cosa serve il denaro<br />
e l&#8217;uso che puoi farne?<br />
Compraci pane, verdura, mezzo litro di vino<br />
e aggiungici anche ciò<br />
che, se viene a mancare,<br />
la natura umana ne soffrirebbe.<br />
Forse vegliare mezzo morto di paura,<br />
è questo che ti piace?<br />
temere notte e giorno il flagello dei ladri,<br />
degli incendi o che i servi<br />
mettano a sacco la casa e poi fuggano?<br />
Di beni come questi<br />
io vorrei proprio farne a meno.<br />
&#8216;Ma se, preso dai brividi,<br />
il corpo comincia a dolerti<br />
o un altro accidente t&#8217;affligge a letto,<br />
hai chi ti assiste,<br />
chi ti prepara impiastri e chiama il medico<br />
che ti rimetta in piedi<br />
e ti restituisca ai figli,<br />
all&#8217;affetto dei parenti.&#8217;<br />
No, non ti vuole guarito la moglie,<br />
non lo vuole tuo figlio;<br />
non ti può vedere nessuno,<br />
vicini, conoscenti, giovani e ragazze.<br />
ti meravigli tu, che avanti ogni cosa<br />
metti il denaro,<br />
se nessuno ti accorda quell&#8217;affetto<br />
che certo non ti meriti?<br />
forse pensi che perderesti il tuo tempo,<br />
se cercassi di tenerti i parenti,<br />
che per sorte la natura ti ha dato,<br />
e serbarteli amici,<br />
come chi volesse addestrare un asinello<br />
a correre nel Campo Marzio<br />
ubbidendo alle redini?<br />
allora smettila con questa avidità:<br />
piú ne hai e meno devi temere la miseria;<br />
poni termine alla fatica,<br />
ottenuto ciò che agognavi,<br />
se non vuoi che t&#8217;accada<br />
come a quel tale Ummidio.<br />
È storia breve:<br />
ricco al punto da contare i soldi a palate<br />
e cosí gretto da non vestirsi meglio di un servo,<br />
temette sino all&#8217;ultimo di morire d&#8217;inedia.<br />
Ma ecco che una liberta,<br />
come la piú forte delle Tindàridi,<br />
in due lo spaccò con la scure.<br />
&#8216;Che mi consigli allora? di vivere come Nevio<br />
o come Nomentano?&#8217;<br />
Ti ostini a mettere di fronte<br />
cose che fanno a pugni:<br />
quando ti sconsiglio d&#8217;essere avaro,<br />
non ti esorto a farti scioperato e scialacquatore.<br />
C&#8217;è pure una via di mezzo fra Tànai<br />
e il suocero che ha Visellio:<br />
c&#8217;è una misura per tutte le cose,<br />
ci sono insomma confini precisi<br />
al di là dei quali non può esistere il giusto.<br />
Torno al punto d&#8217;avvio:<br />
come mai nessuno, vedi l&#8217;avaro,<br />
è contento di sé<br />
e loda invece chi segue strade diverse,<br />
si strugge d&#8217;invidia se la capretta del vicino<br />
ha mammelle piú turgide<br />
e, senza confrontarsi con la massa<br />
piú povera di lui,<br />
s&#8217;affanna a superare questo e quello?<br />
Come l&#8217;auriga, quando scalpitando<br />
i cavalli si lanciano coi cocchi oltre le sbarre,<br />
incalza quelli che lo superano,<br />
sprezzando chi si è lasciato indietro e scivola in coda,<br />
cosí a lui che s&#8217;affanna<br />
sempre si para innanzi uno piú ricco.<br />
Ecco perché solo di rado s&#8217;incontra chi dica<br />
d&#8217;essere vissuto felice<br />
e, pago del tempo trascorso,<br />
esca di vita come un convitato sazio.<br />
Ma ora basta; e perché tu non supponga<br />
che abbia saccheggiato gli scrigni<br />
del cisposo Crispino,<br />
non aggiungerò una parola in piú.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Orazio, la figura del padre]]></title>
<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-la-figura-del-padre/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:13:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
<guid>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-la-figura-del-padre/</guid>
<description><![CDATA[Nei Sermones (Satire), Orazio più volte torna sulla figura del padre, al quale riconosce il merito d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nei <em>Sermones</em> (<em>Satire</em>), Orazio più volte torna sulla figura del padre, al quale riconosce il merito di essere stato un ottimo educatore. A lui e alla educazione da lui impartita Orazio imputa il merito per essere diventato com&#8217;è: un uomo certo non perfetto, ma privo di difetti e vizi eccessivi, che vive onestamente e si fa amare dagli altri.<!--more--></p>
<p>Un primo ricordo del padre lo troviamo nel componimento 4 del libro I, dedicato al genere satirico. Orazio compie un parallelo tra quello che si propone di fare lui con i suoi <em>sermones</em> e la pratica educativa del padre (I, 4, vv. ):</p>
<p><em> Se mi sfuggirà una battuta troppo franca,<br />
o magari troppo scherzosa,<br />
con un po&#8217; d&#8217;indulgenza<br />
questo diritto me l&#8217;accorderai:<br />
me l&#8217;ha inculcato quel brav&#8217;uomo di mio padre<br />
a fuggire i difetti, facendomeli notare<br />
uno per uno con esempi.<br />
Quando mi esortava a vivere parcamente,<br />
con frugalità e contento di ciò<br />
che lui stesso m&#8217;aveva procurato:<br />
&#8216;Non vedi che vita grama conduce<br />
il figlio di Albio e come Baio è in miseria?<br />
La lezione migliore<br />
per chi sia portato a dilapidare<br />
le sostanze paterne&#8217;.<br />
Voleva dissuadermi<br />
dall&#8217;amore infamante per una sgualdrina?<br />
&#8216;Cerca di non fare come Scetano.&#8217;<br />
perché non corressi dietro alle sposate,<br />
quando potevo fruire d&#8217;amori liberi:<br />
&#8216;Colto in flagrante&#8217;, mi diceva,<br />
&#8216;non s&#8217;è fatta certo Trebonio una gran fama.<br />
Un filosofo ti spiegherà la ragione<br />
perché questo va evitato e quello cercato:<br />
a me basta di poter conservare<br />
i costumi tramandati dagli avi<br />
e, finché hai bisogno di guida,<br />
di mantenere intatta la tua vita e la tua fama;<br />
quando gli anni ti avranno irrobustito<br />
nel fisico e nell&#8217;animo,<br />
ti terrai a galla da solo&#8217;.<br />
Con queste parole plasmava la mia giovinezza<br />
e se desiderava<br />
che facessi una data cosa:<br />
&#8216;Eccoti il modello per farlo&#8217;,<br />
e mi citava uno dei probiviri;<br />
se poi me la vietava:<br />
&#8216;Dubiti ancora che sia azione dannosa<br />
e disonesta,<br />
quando questo e quello avvampano di cattiva fama?&#8217;.<br />
Se il funerale di un vicino<br />
sgomenta gli ammalati intemperanti<br />
e per paura della morte<br />
li induce a riguardarsi,<br />
cosí la vergogna altrui distoglie dal male<br />
le menti ancora da plasmare.<br />
Grazie a questo, esente da tutti quei difetti<br />
che portano a rovina,<br />
sono affetto solo da quelli piú comuni<br />
e che si possono scusare.<br />
Forse anche da questi potranno almeno in parte<br />
liberarmi gli anni a venire,<br />
un amico sincero<br />
o il mio discernimento:<br />
neanche a letto o sotto i portici infatti<br />
vengo meno a me stesso.<br />
&#8216;Questo è piú giusto,<br />
facendo cosí vivrei meglio<br />
e cosí riuscirò caro agli amici.<br />
L&#8217;azione di quel tale non è bella:<br />
potrebbe capitarmi un giorno<br />
di fare come lui senza riflettere?&#8217;<br />
Questi i discorsi che faccio tra me<br />
a bocca chiusa;<br />
se poi ho un po&#8217; di tempo libero<br />
li butto per diletto sulla carta. </em></p>
<p>Nella satira 6 Orazio compie una apologia delle proprie umili origini, e torna sui meriti del padre, che pur essendo una persona di umili origini gli ha fatto impartire una educazione impeccabile (I, 6, vv. ):</p>
<p><em>Eppure se la mia indole, per il resto retta,<br />
è intaccata solo da pochi<br />
e trascurabili difetti,<br />
come nèi che tu biasimassi in un corpo perfetto;<br />
se nessuno in buona fede può rinfacciarmi<br />
avidità, sordidezza o pratica di bordelli;<br />
se io vivo, tanto da darmi lode,<br />
immune da colpe e caro agli amici;<br />
di tutto questo ha merito mio padre,<br />
che, pur con le magre risorse<br />
di un piccolo podere,<br />
non solo non volle mandarmi alla scuola di Flavio,<br />
che frequentavano,<br />
con borse e taccuini sotto il braccio,<br />
i figli illustri dei piú illustri centurioni,<br />
pagando otto assi alle Idi d&#8217;ogni mese,<br />
ma ebbe il coraggio di portarmi a Roma,<br />
poco piú che fanciullo,<br />
per farmi impartire quell&#8217;istruzione,<br />
che cavalieri e senatori<br />
fanno impartire ai propri figli.<br />
Chi avesse osservato i vestiti<br />
e gli schiavi al mio séguito,<br />
come usa nelle grandi città,<br />
avrebbe creduto che un patrimonio avito<br />
mi permettesse quelle spese.<br />
lui stesso, pedagogo impeccabile,<br />
mi accompagnava da un maestro all&#8217;altro.<br />
Che vuoi di piú? Col mio ritegno,<br />
che è prima condizione di virtú,<br />
mi tenne lontano non solo da ogni azione,<br />
ma da ogni calunnia infamante,<br />
senza temere che gli si ascrivesse a colpa,<br />
se un giorno io banditore o, come lui, esattore<br />
avessi dovuto tirare una paga un po&#8217; magra;<br />
né io mi sarei lamentato.<br />
Ora per questo gli si deve lode<br />
e gratitudine maggiore.<br />
Mai avverrà, finché avrò senno,<br />
ch&#8217;io mi vergogni di un simile padre,<br />
e non cercherò scuse, come fanno tanti,<br />
quando protestano che non è colpa loro<br />
se non hanno genitori liberi e illustri.<br />
Ben diverso dal loro<br />
è il modo che ho d&#8217;esprimermi e di ragionare:<br />
vero è che, se la natura permettesse<br />
a una determinata età<br />
di ripercorrere il tempo trascorso<br />
e di scegliere nuovi genitori,<br />
quali per propria vanità<br />
ciascuno ambisse,<br />
io, contento dei miei,<br />
non vorrei attribuirmene altri,<br />
neppure insigniti di fasci<br />
o di seggi curuli;<br />
fuori di senno a giudizio del volgo,<br />
ma spero sano a quello tuo,<br />
perché non vorrei proprio<br />
addossarmi un peso molesto<br />
a cui non sono avvezzo.</em></p>
<p>Dopo avere descritto la propria vita frugale, Orazio conclude il componimento con una ennesima esaltazione dei propri umili avi (I, 6, vv. ):</p>
<p><em> Questa è la vita di chi è libero<br />
dal giogo e dall&#8217;angustia<br />
dell&#8217;ambizione;<br />
e questo mi consola,<br />
certo di vivere meglio cosí<br />
che se questore<br />
fossero stati nonno, padre e zio. </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Orazio, l'orgoglio delle origini umili]]></title>
<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-lorgoglio-delle-origini-umili/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:11:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
<guid>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-lorgoglio-delle-origini-umili/</guid>
<description><![CDATA[Dai Sermones (Satire), libro I, 6 (vv. 45-64): Ora torno a me, nato da padre liberto, che tutti deni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dai <em>Sermones (Satire)</em>, libro I, 6 (vv. 45-64):</p>
<p>Ora torno a me, nato da padre liberto,<br />
che tutti denigrano appunto<br />
come chi è nato da padre liberto,<br />
oggi perché vivo al tuo fianco, Mecenate,<br />
un tempo perché ho avuto, come tribuno,<br />
una legione romana ai miei ordini.<br />
Ma son cose diverse:<br />
se a ragione il primo venuto<br />
potrebbe invidiarmi la carica,<br />
la tua amicizia no,<br />
proprio perché<br />
sei cosí guardingo nell&#8217;accordarla<br />
soltanto a chi la merita<br />
e non intriga per sollecitarla.<br />
Se posso dirmi fortunato,<br />
non è perché ti ho avuto in sorte come amico;<br />
non fu certo un caso che io ti incontrassi:<br />
un giorno il mio buon Virgilio e poi Vario<br />
ti dissero ch&#8217;io fossi.<br />
Ma in tua presenza,<br />
balbettando a stento qualche parola<br />
(un pudore infantile<br />
m&#8217;impediva d&#8217;esprimere lunghi discorsi),<br />
io non mi vanto d&#8217;essere nato da padre illustre,<br />
né di vagare per le mie campagne<br />
su cavalli di Taranto:<br />
ti dico semplicemente chi sono.<br />
Come è tuo costume, mi rispondi poche parole;<br />
io me ne vado;<br />
e solo dopo nove mesi mi richiami,<br />
invitandomi a far parte dei tuoi amici.<br />
Lo reputo un onore esser piaciuto a te,<br />
che sai distinguere l&#8217;onesto dall&#8217;indegno,<br />
non per nobiltà di natali,<br />
ma per purezza di vita e di cuore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
