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	<title>paperopoli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "paperopoli"</description>
	<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 02:33:18 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Jonas vuole far gol]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/11/12/jonas-vuole-far-gol/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 12:29:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;autunno mite soleggiato e limpido di un sabato pomeriggio, ad esempio, è un buon momento per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1165" title="mondiali2010" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/11/mondiali2010.png?w=263" alt="mondiali2010" width="263" height="300" />L&#8217;autunno mite soleggiato e limpido di un sabato pomeriggio, ad esempio, è un buon momento per vivere. Anche in Emilia e anzi forse sopratutto in Emilia, considerato il tappeto di foglie cadenti di cui si ricoprono le piste ciclabili della periferia cittadina e l&#8217;appennino che si staglia enorme e riposante come una luna piena, come fosse appena fuori  o sopra la città.</p>
<p style="text-align:justify;">Che poi alcuni quartieri di periferia sono di un bello che ti chiedi perchè non ci sia stato quel minimo di garbo necessario per costruirli anche nelle tue terre, dove è bastata una colossale colata di cemento per creare dormitori popolari e covi di sacre delinquenze riunite in aperta campagna a due passi dalle discariche abusive dove troneggiano i frigoriferi e le batterie per auto.</p>
<p style="text-align:justify;">Questi quartieri sono ugualmente popolari e lontani dal centro, spesso assegnati a prezzo sociale, ma la gente che ci vive se li cura e se li vive, e tu che ci passi come un viandante te ne accorgi dell&#8217;attenzione, del rispetto, di quel legame tra la gente che una volta si soleva chiamare comunità.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo meraviglioso quartiere, fatto di spazi verdi a dispersione, di palazzi anni &#8216;60 curati, di centri sociali anziani e centri sportivi e laboratori di danza e biblioteche di quartiere, il tutto comunale e pubblico, il tutto di tutti, insomma, io mi ci sono recato vestito di nero come un corvo, perchè arbitro sono e in uno dei tanti campetti in erba di quella zona di arbitrare mi toccava.</p>
<p style="text-align:justify;">Nello spogliatoio, prima di iniziare la partita, a noi arbitri pervengono le liste dei giocatori e dei dirigenti che scenderanno in campo o si siederanno in panchina. Per me è sempre molto curioso leggere i nomi dei ragazzi, perchè è molto indicativo dei gusti diciamo un po&#8217; pop dei loro genitori emiliani, il fatto che molti nati nell&#8217;86 si chiamino Maverick (vedi Top Gun) oppure Jonathan (vedi lo spopolare del libro Jonathan Livingston grazie all&#8217;omonimo programma di Ambrogio Fogar) senza parlare di storpiature anglosassoni come Maicol, Maikol, Gionatan, e compagnia bella. Inoltre la lista dei giocatori è interessante perchè su 18 giocatori ce ne sono sempre almeno 5-6 che sono figli di stranieri, magari nati in Italia, magari no, ma che hanno nomi e provenienza indiscutibilmente non italiane. Che ne so, trovare sotto il cognome Bossi, terzino padano, il cognome Onaymeyang, centrale difensivo nigeriano, oppure Arsim, ala albanese, è un paradosso effimero che spinge al sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo nella squadra di casa, complice l&#8217;enorme afflusso in zona di immigrati, è un fluire di cognomi impronunciabili, di provenienze esotiche e di fisiognomiche tendenti al cosmopolitismo. Un ragazzo in particolare richiama la mia attenzione: Jonas, angolano, il cui documento è un allegato di permesso di soggiorno del padre, rifugiato politico. Quando vado a vedere chi è mi ritrovo un soldo di cacio nero nero di dodici anni, con la maglia tutta arrotolata nei pantaloncini, tutta la casacca è enorme e spropositata per quel nanetto tutto ansioso di andare in campo, maglia numero 10 a saltellare mentre faccio l&#8217;appello.</p>
<p style="text-align:justify;">In campo, mentre arbitro lo osservo. Osservo anzitutto che negli spalti, tra i genitori, ci sono molti immigrati, ed in particolare una coppia attira la mia attenzione: un uomo vestito in doppio petto, tutto elegante, giacca nera e camicia bianca con cravatta, fermo immobile come un palo di ebano che pare un becchino a cui manca solo la pala e il metro da sarto. La moglie, al suo fianco, è uno sprigionarsi di colori sgargianti col suo vestito ampio e vaporoso, e invece si agita come un&#8217;ossessa, gridando a Jonas mezzo in italiano, mezzo in portoghese, mezzo in sa dio cosa. I genitori di Jonas, dunque.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Jonas corre come un matto, insegue il pallone come un cane da caccia. Si prodiga, si dimena, scivola cade si sporca, si rialza. Ma, a dirla tutta, è un brocco patentato. Davvero, non sa giocare. E manco ci sono speranze che impari. Sapete, quando vedete qualcuno che è palesemente incapace a fare una cosa specifica, e pensate &#8220;questo non ci sa proprio fare, perchè insiste?&#8221;, beh, ecco, Jonas e il pallone sono proprio due cose lontane lontane tra loro. Quando prende il pallone, le poche volte che lo prende, lo svirgola, e quando non lo svirgola lo calcia a caso in avanti come un bimbo di tre anni. Non rispetta le posizioni, toglie la palla ai compagni e la regala agli avversari. Negli occhi spiritati leggo la sua voglia di far gol e di esultare davanti alla mamma esagitata e al padre catatonico. Ma il tempo passa, e l&#8217;occasione proprio non arriva, manco un tiro in porta, anzi, manco un tiro. La sua squadra nel frattempo perde quattro a zero, ma è un dettaglio. Jonas continua a correre, a cercare quel maledetto pallone che gioca invece a stargli alla larga.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad un certo punto il pallone gli arriva in testa. Lui lo colpisce senza manco volerlo e poi continua ad inseguirlo lungo la fascia. Ha spazio per puntare verso l&#8217;area. Con molta fatica e con la lentezza del bradipo, ci arriva dentro. Di fronte ha un difensore che è cinque volte lui. Deve saltarlo, oppure l&#8217;azione sfumerà. Ci prova, si allunga il pallone e tenta di scartare l&#8217;avversario sulla destra, il quale con le sue lunghe leve, allunga la gamba e tocca il pallone in calcio d&#8217;angolo. Jonas cade per terra come un salame. E reclama il rigore.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora, a questo punto, la favola bella, il suo lieto fine, vorrebbe che un piccolo angolano, nato in un paese dove la guerra civile c&#8217;è praticamente sempre, catapultato sui campi verdi di una opulenta città di una opulenta regione a  godersi una infanzia degna di questo nome, rincorrendo il pallone durante un soleggiato pomeriggio d&#8217;autunno, coi genitori, l&#8217;allenatore e i compagni che lo incoraggiano, questo piccolo angolano dicevo, forse si meriterebbe la concessione di un rigore, tanto la partita è ormai persa e non fa male a nessuno inventarsi un rigore per dare soddisfazione ai sostenitori dei lieto fine. Magari sarebbe lo stesso Jonas a batterlo e a segnare. Me lo immagino ricoperto dagli abbracci dei compagni, mentre persino il padre si scompone e grida il suo nome, e  magari tuttlo stadio grida JO-NAS, JO-NAS con un ritmo esaltato e irresistibile.</p>
<p style="text-align:justify;">E allora fischio. Estraggo il cartellino giallo, ed ammonisco Jonas per simulazione. Il suo viso deluso è una coltellata anche per me, i fischi del pubblico per la prima volta mi mortificano. Ma il rigore non c&#8217;era, e lui si è buttato. Il mestiere dell&#8217;arbitro è ingrato e infame. Ma io arbitro sono, e alla favola a lieto fine devo preferire la stolida realtà del rispetto delle regole del gioco.</p>
<p style="text-align:justify;">Un giorno Jonas ripensandoci, mi ringrazierà. O, incontrandomi per strada ormai cresciuto, mi riempirà di calci.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Paperoga al Colosseo]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/10/15/paperoga-al-colosseo/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 12:51:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Credo, almeno in materia calcistica, di avere un curriculum di tutto rispetto che non pone dubbi sul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1144" title="tifoso" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/10/tifoso1.jpg?w=300" alt="tifoso" width="300" height="220" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><em>Credo, almeno in materia calcistica, di avere un curriculum di tutto rispetto che non pone dubbi sul fatto che io e questo sport ci amiamo sin dall&#8217;estate del 1982. Ho giocato a calcio a 11, a calcio a 5, su profumati campi d&#8217;erba della provincia emiliana come su pericolose strade statali salentine con quattro blocchi di tufo come pali. L&#8217;ho allenato, anche se per poco, e infine lo arbitro ogni maledetta domenica. Tanto per chiarire che non sono il classico snob che il calcio è uno sport per idioti. Però tant&#8217;è che non amo andare allo stadio. E sì che potrei andarci ogni volta che voglio, con la mia brava tessera federale che mi spalanca gratis le porte di qualsiasi stadio italiano. Ma alla fine allo stadio ci andrò una volta l&#8217;anno, a volte due, ma a volte anche zero. E il perchè di questa idiosincrasia è magistralmente spiegata dall&#8217;esperienza di ier sera, quando sono andato a vedere Italia &#8211; Cipro.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Arrivo alle porte della tribuna una ventina di minuti prima dell&#8217;inizio. C&#8217;è un assembramento inusitato, e la causa è che per entrare nel fottuto stadio devi passare tre controlli da parte di tre diversi addetti: uno ti guarda il biglietto, poi passi all&#8217;altro che ti guarda la carta d&#8217;identità, poi passi al terzo, che è quello diffidente, che te li riguarda tutti e due. Uno alla volta, manco fossimo a Ellis Island e lo stadio fosse l&#8217;agognata America. Manca in effetti solo un&#8217;ispezione corporale alla ricerca di pulci e zecche, per il resto pare proprio che per entrare in uno stadio ci si debba armare di santa pazienza come allo sportello per l&#8217;immigrazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Vabè, arrivo a sedermi che mancano cinque minuti all&#8217;inizio. L&#8217;altoparlante alterna una musica gracchiante un po&#8217; fuori moda, tipo le Notti Magiche , che mi riporta alla mente i rigori di Italia Argentina, ovvero la notte che finì la mia ingenua giocosità puberale per iniziare una tormentata adolescenza trasudante sofferenza. Lo stadio è ancora pieno a metà, le formazioni vengono annunciate, per l&#8217;Italia giocano autentici carneadi che non conosco, tipo Bocchetti, o per quel che ho capito anche Fagiolari, Zigomini, Cazzilli e Fragomeni.</p>
<p style="text-align:justify;">Il mio settore di tribuna è pieno di arbitri come me, provenienti da tutta l&#8217;Emilia e non solo. Una compagnia piacevole come un grappolo di emorroidi interne. Avete presente l&#8217;umorismo di una combriccola di preti o frati? Beh, sono Luttazzi o Guzzanti al confronto di questi portatori di chili e chili di sfiga addosso. Capirete meglio dopo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma adesso l&#8217;inno, diamine, un po&#8217; di rispetto. Prima l&#8217;inno cipriota, che dura si e no dieci secondi, manco il tempo di cominciare a fischiarlo. Che cazzo, non si fa così, infatti la gente la vedo infastidita per questa mancata occasione. Ma poi il nostro. Tutti in piedi, eretti come peni, a cantare l&#8217;inno accompagnati dalla solita banda militare, sostituendo le frasi che non si sanno con un sano po-po-po di mondialesca memoria. In tutto questo, io non mi sono alzato nè all&#8217;uno nè all&#8217;altro inno, ma non perchè sia un ottuso cosmopolita che non si riconosce nei valori della patria, ma solo perchè fa un freddo cane ed io ho passato gli ultimi quindici minuti a scaldare il mio seggiolino come una chioccia, e ritengo che una estemporanea e barocca esibizione di patriottismo non valga il mio culo nuovamente gelato.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma esiste un dio del rispetto patrio, pare, e decide di punirmi. Perchè dopo l&#8217;inno è il momento del minuto di silenzio in memoria delle vittime di alluvioni, e là bisogna alzarsi per forza, dai, non facciamo gli originaloni contestatori a tutti i costi. E devo dire che invece dei soliti applausi tipicamente italiani nei minuti di raccoglimento (per i quali ci vorrebbe la pena di morte a suon di calci nel culo) stavolta il silenzio è tenuto in modo molto composto. A romperlo, però, ci pensa il mio vicino di posto, un cinquantenne tenuto malissimo a cui cade il pesantissimo cellulare per terra. Il P O R C A M A D O * * * che viene eruttato tonante dalla sua bocca viene sentito da un centinaio di persone in pieno raccoglimento. Io non ce la faccio proprio a nascondere il riso, ma una ragazza che è lì vicino mi nota ed esprime gelida disapprovazione, salvo essere richiamata dal padre che la invita a guardare davanti, salvo poi essere lo stesso padre richiamato dalla moglie che le dice di lasciare in pace la figlia, e così via, nel giro di dieci secondi tutti stanno parlando commentando glossando criticando approvando il madonnone partito dalla bocca del devoto mariano che mi è accanto, e il minuto di silenzio va rapidamente a farsi benedire.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Ma la partita è già iniziata. Giusto il tempo di prendere una rete dai ciprioti e di guardare i 45 minuti di calcio più noioso che io ricordi da quando sono stato vomitato sulla faccia della terra. Posso dunque distrarmi dall&#8217;orrido spettacolo sul campo e dedicarmi ai piccoli particolari umani e folkloristici che mi attorniano.</p>
<p style="text-align:justify;">Il pubblico, ad esempio. Quando vado allo stadio rimango sempre sconvolto dal grado di sfacciata volubilità degli umori della massa. In base a come gira la palla lo vedi incitare la squadra, glorificarla, esaltarla, venerarla, ma poi dopo un secondo maledirla, criticarla, insultarla, fischiarla, ma poi ancora osannarla, canonizzarla, e poi ancora svilirla, sputarla. Tutto questo senza soluzione di continuità, e senza alcun freno inibitorio. Senti vomitare insulti a chi sta in campo che sono in primis del tutto sproporzionati rispetto a quello che accade. L&#8217;arbitro non fischia qualcosa? Deve morire di aids. Il guardalinee sbandiera male? Sua moglie è una troia da trofeo e suo figlio un paraplegico del cazzo. Il calciatore sbaglia un tiro? E&#8217; un povero coglione che non merita di vivere e sua moglie intanto si sta facendo ingroppare da un cane. L&#8217;avversario si fa male? Ma morisse adesso di herpes zoster quel lurido finocchio. Il tutto urlato o biascicato in modo illogico, irragionevole, incurante di bambini venuti allo stadio solo per vedere le gesta dei calciatori che collezionano come figurine, e che invece sono lì ad imparare quanto male faccia alle persone rinchiudersi in un circo a guardare uno spettacolo, oggi come ai tempi dell&#8217;impero romano, sfogando rabbia ira frustrazione ed ignoranza manifesta il tutto compresso in un&#8217;ora e mezza di puro orrore conradiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non c&#8217;è mica solo questo aspetto, non esageriamo. Ci sono anche elementi di contorno abbastanza folkroristici:</p>
<p style="text-align:justify;">1) quello che tifa contro l&#8217;Italia. Accanto a me c&#8217;è uno scemo che è lì per tifare contro l&#8217;Italia. Perchè bisogna tifare per le squadre povere, perchè i giocatori del cipro guadagnano nulla rispetto a quei miliardari, perchè noi siamo una delle sette potenze mondiali e ci meritiamo di perdere, perchè bisogna stare sempre coi più deboli, insomma tutta la partita a menarla co ste stronzate che manco più nelle case okkupate le puoi andare a dire che ti ridono in faccia.</p>
<p style="text-align:justify;">2) quelli che sono umoristi dentro e che nello stadio trovano il loro pubblico. Parlavo dell&#8217;umorismo arbitrale. Iddio li fulmini. Per 90 minuti mi sorbisco sto umorismo manco da sagrestia, del tipo: hai visto che i le divise dei guardalinee si confondono con gli addetti della Croce rossa? E tutti giù a ridere. Sostituzione per l&#8217;Italia, entra Camoranesi. Ma noo, vogliamo Baggio, fai entrare Roberto Baggio. E tutti a ridere. Tiro di Pepe, alto. Certo che sto Pepe avrebbe bisogno di un po&#8217; di Sale nella zucca. E giù risatone e sbellicamenti vari. Ne citerei altri ma ho pietà di voi.</p>
<p style="text-align:justify;">3) quelli che sanno la geografia. &#8220;Oh certo che mica sono male sti israeliani!&#8221; &#8220;Guarda che sono ciprioti&#8221; &#8220;E, appunto, Cipro non è in Israele?&#8221; &#8220;No, Cipro è un&#8217;isola&#8221;. &#8220;Ma sta sopra Israele, no?&#8221; &#8220;Mah, si, ma mica è vicino&#8221;. &#8220;Allora visto che avevo ragione?&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">4) quelle che sono venute a vedere ben altro da un pallone: &#8220;Gilardino sei un figooo!&#8221; &#8220;Gila sei un figo de l&#8217;ostiaaaa!&#8221; &#8220;Gila bono, Gila ficooooo!&#8221; E questo ad ogni pallone toccato dal calciatore.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma dopo 75 minuti sei lì mica a tifare Italia, mica a tifar Cipro, ma a tifare che un fulmine globulare faccia secche ventimila persone inutili e dannose come le blatte. E se devo essere compreso nella scarica, va bene, mi sacrifico in nome di un avvenire meno idiota.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi succede che stiamo perdendo due a zero a dieci minuti dal termine, e che invece pareggiamo, e all&#8217;ultimo secondo vinciamo. Succede il finimondo. Quello che non tifava Italia saltella e applaude intonando un po-po-po, gli arbitri umoristi che gridano a squarciagola e senza motivo &#8220;ro-ber-to ba-ggiooo!!&#8221;, e giù ancora risate. Quello che sa la geografia urla che gli israeliani se ne possono tornare in Israele, la ragazza allupata, dopo una tripletta di Gilardino, vorrebbe entrare in campo e farselo senza preservativo e senza pillola, ma viene trattenuta. C&#8217;è gente che ancora insulta il guardalinee, che manco sta più in campo. Cori confusi per il Parma, altri contro la Juve, altri contro i carabinieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Io vado via in fretta, confuso. Ho visto dieci minuti di partita divertenti, un risultato ribaltato, una vittoria all&#8217;ultimo secondo. Ma sono sicuro che se non fossi stato allo stadio, ne avrei goduto certo di più.</p>
<p style="text-align:justify;">Perchè il patto non scritto tra me e il calcio è sempre più chiaro. E&#8217; come amare una donna (o un uomo) che però non vuoi che apra la bocca, perchè dice solo stupidaggini magari con un accento dialettale imbarazzante. Il patto è dunque questo: stiamo insieme, ma tu non devi aprire bocca, perchè altrimenti mi cala il desiderio.</p>
<p style="text-align:justify;">Stessa cosa per il calcio. Mi piace, lo amo, ma solo se lo lo guardo in televisione. Il Colosseo, e soprattutto chi lo popola, non mi piacerà mai.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paperino ha una sorella gemella]]></title>
<link>http://cidieffe.wordpress.com/2009/09/15/paperino-ha-una-sorella-gemella/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 06:01:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>CDF</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho scoperto che qui qui e qua sono i figli della sorella di Donal Duck, Della Duck. I pulcini sono s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ho scoperto che qui qui e qua sono i figli della sorella di Donal Duck, Della Duck. I pulcini sono s]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vivere in una frazione dell'isola di Lost]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/09/14/vivere-in-una-frazione-dellisola-di-lost/</link>
<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 15:02:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mia casa di marzapane è in pieno centro cittadino. Anzi,  tanto per chiarire subito, rispetto all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1106" title="lost_island_map_lostysmurf" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/09/lost_island_map_lostysmurf.png?w=258" alt="lost_island_map_lostysmurf" width="258" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">La mia casa di marzapane è in pieno centro cittadino. Anzi,  tanto per chiarire subito, rispetto alla precedente è ancora più in centro. Sono a due passi da duomi, piazze principali, main street e l&#8217;università, uffici comunali e provinciali e chissà quanti altri impicci. Insomma, qua dove mi trovo adesso, tutto dovrebbe essere vicino e a portata di mano. Dovrei scendere da casa e puf, trovarmi supermercati, lavanderie, birrerie, caffè all&#8217;aperto e al coperto, tabacchini ed edicole. Insomma tutto quello di cui si può avere bisogno o piacere di trovare a due passi da casa, visto che hai scelto di abitare al centro anche perchè tutto dovrebbe essere lì, bello e compresso.</p>
<p style="text-align:justify;">E invece manco per niente. Non so se la zona dove risiedo è caduta vittima di un risucchio spaziotemporale, ma sta di fatto che pur essendo ad un palmo dal culo da tutto ciò che c&#8217;è di importante nella città, il quartiere di marzapane è privo del benchè minimo servizio di pubblica necessità o svago. Dopo aver girovagato l&#8217;isolato con fare attento ed un block notes per prendere appunti sugli esercizi commerciali che potevano essermi utili, sono tornato a casa con la consapevolezza lievemente scoraggiante che il negozio della zona che presenta la maggiore utilità pratica è un centro benessere dove si fanno saune e lampade. Al secondo posto un negozio che ripara antenne satellitari. Al terzo un costosissimo ristorante dove servono bistecche grandi come tavole da surf. L&#8217;edicola? Ad un kilometro. Una birreria? Devo tornare alla mia vecchia casa, praticamente. Un tabacchino? A 250 metri, gestito da una anziana signora che per servirmi un francobollo di posta prioritaria ci ha messo 5 minuti, e che per ricaricarmi il cellulare ha sbagliato il numero 3 volte, salvo poi bestemmiare in napoletano contro iddio e contro me che non le dicevo bene il numero. Un negozietto di frutta e verdura? All&#8217;angolo della via, ma te lo raccomando. Sono entrato dentro e c&#8217;era una puzza di sigarette e per terra c&#8217;erano pure i mozziconi spenti, e sulla sedia dietro al bancone e alla bilancia un vecchio che fumava in quel momento. E quando ho saggiato la consistenza dei pomodori sammarzano, ho visto fuoriuscirne distintamente della cenere.</p>
<p style="text-align:justify;">Però in compenso ci sono le banche. Minchia tutte le filiali del mondo, tutte qui.  Italiane, straniere, c&#8217;è di tutto, una dopo l&#8217;altra, coi vetri lavati e le offerte di conti correnti che praticamente non solo non costano una lira, ma quasi ti restituiscono i soldi che spendi, e tassi di interesse amici e convenienti e carte di credito nuove fiammanti che  non solo non costano nulla, ma ti si propongono come succedanei affettivi. Ed io, ingrato, di fronte a questa generosa offerta, che non ho manco una lira scannata da mettere nel libretto postale, figuriamoci per aprire carte di credito quasi come fossi Pretty Woman.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma vabbè, si dirà, ci si arrangia, i negozi non sono sotto casa, però comunque hai tutto ciò che di essenziale serve a portata di mano. Lo pensavo anch&#8217;io, finchè stamattina non è arrivato il tecnico Telecom. Ordinaria amministrazione , pensavo,  era un semplice trasferimento di linea. Vestito come Super Mario Bros ma senza baffi e neppure i lapilli che getta sui nemici quando si mangia il fungo e poi il fiore, Entra in casa, guarda il telefono, smonta tutto, dice scendo giù per verificare una cosa, e se ne torna con la faccia del tipo &#8220;Houston, abbiamo un problema&#8221;. Cosa non va, dico io sorridendo e versando il caffè nel frattempo fatto per il mio operoso ospite, mai immaginando quello che quest&#8217;uomo mi sta per dire.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Lei qui non può avere l&#8217;ADSL, mi spiace. E&#8217; senza internet e se la Telecom non fa dei lavori di ampliamento della linea, o qualcuno non disdice la sua, lei ci resterà senza per molto tempo.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il panico. La paura più buia. Sto sudando copiosamente dalle spalle, e la mia mascella è crollata sotto il peso della notizia. Davanti a Mario Bros che, dopo aver rifilato il fendente, beve il suo caffè come se tutto fosse a posto, come se la mia vita non fosse rovinata, io non so spiccicare più una parola, rimango a bocca aperta lasciando intravedere le più anguste delle otturazioni e i più insistenti rimasugli di carne tra le gengive.</p>
<p style="text-align:justify;">Devo sedermi, mi siedo. Mario Bros si gusta il suo caffè, indifferente alla tragedia. In un lampo di lucidità sono tentato dal prendere il caffè rimasto nella moka, e versarglielo caldo caldo all&#8217;altezza del suo glande. Ma poi desisto e torno al non pensiero, alla nebulosa che mi accascia. In un attimo mi torna in mente tutto questo decennio passato costantemente connesso. Penso a quanto la rete mi abbia cambiato la vita. Penso alle canzoni e ai cantanti scoperti su Napster, ai forum, alle chat, alle persone conosciute per davvero, a questo mondo illimitato che ha sprovincializzato la casa di chiunque, e penso che non avrò più tutto questo. E&#8217; una sensazione di claustrofobia agghiacciante. Una piccola e furtiva lacrima sta per scendere sulle mie gote barbose mentre Mario Bros è soddisfatto del mio caffè e comincia a guardarmi con l&#8217;aria di chi se ne deve andare, perchè il suo l&#8217;ha fatto. Ed io che vorrei abbracciarlo, comunicare la mia disperazione a qualcuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi d&#8217;improvviso il mio volto si dipinge di terrore puro, e Mario Bros se ne accorge. Penso ad una cosa che ancora non avevo messo a fuoco. Una domanda si schianta nella mia mente, e mi accascia:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>E i siti porno?</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Cioè, diamine, si vedono anche senza internet, no?</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Cioè, non è che adesso non li posso vedere più, nevvero? Ci sarà un modo per vederli lo stesso, no? Non so, ad esempio proiettati come ologrammi tipo in Guerre Stellari quando la Principessa Leila chiede aiuto ad Obi Wan Kenobi. Lì mica avevano bisogno di internet. C&#8217;era R2D2, il robottino tenero e cicciottoso, che apriva la capa e proiettava in eterno quel filmatuccio scadente e peraltro per nulla erotico. Ecco, penso, mi servirebbe R2D2 che mi trasmette gli ologrammi di un bel porno. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Mario Bros mi guarda strano, come se potesse percepire la portata lisergica dei miei pensieri disperati. Ma non li percepisce, mi guarda strano solo perchè vuole sapere se voglio tenere la linea telefonica senza l&#8217;adsl, chè lui ha altri impegni e non può stare qua per sempre. Come se me ne fregasse qualcosa della linea telefonica. Mando al diavolo lui e la telecom in una sola imprecazione e mi chiudo la porta alle spalle. Mi sento disperso, tra quelle quattro mura. Sono nel centro del mondo, in piena società occidentale, attorno a me si agitano migliaia di persone e milioni di euro. Ma qualcuno mi ha infilato in un pertugio spazio temporale, dove non ci sono negozi e dove non ci si può connettere ad internet. Non so, forse è il marzapane di cui è rivestita la casa, a fungere da isolante, o da elemento che ha fatto impazzire il tempo. Diamine, ora che ci penso forse l&#8217;intera isola di Lost era di marzapane, forse ho svelato l&#8217;arcano, doveo comunicarlo su qualche forum di appassionati! Ma non ho internet.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma adesso cosa faccio? Tornerò ad accendere la tv? Già la vedo che mi aspetta, ignorata da anni, pronta a vomitarmi in faccia le sue indecenze. O torno a leggere libri? Mi compro una sedia a dondolo e un lume, e passo la serata a leggere Cervantes, finalmente. Mah, la prospettiva è molto letteraria ma diciamoci la verità, che palle. Oppure esco a cercarmi un locale nuovo ogni sera, e mi sbronzo per dimenticare. Questa va già meglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi immagino che torno barcollante a casa ogni sera, salgo le scale a fatica, entro in casa, apro la finesta esco sul balcone, e attendo l&#8217;arrivo di R2D2 da qualche pianeta lontano, col suo proiettore e i suoi ologrammi a luci rosse.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La casa di marzapane]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/09/07/la-casa-di-marzapane/</link>
<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 14:37:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Abito in una casa di marzapane e non so come ci sono arrivato. E&#8217; un condominio a due piani, m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1096" title="Casa di marzapane" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/09/casa-di-marzapane.jpg?w=300" alt="Casa di marzapane" width="300" height="240" /></p>
<p style="text-align:justify;">Abito in una casa di marzapane e non so come ci sono arrivato.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un condominio a due piani, molto signorile, pure troppo. E&#8217; tutto appena ristrutturato che pare nuovo, le pareti sembra che te lo puoi mangiare come meringa o pasta di mandorla, attorno ad un giardino di piante sconosciute, tutto verde e ben tenuto, niente in disordine, nulla che sia men che decoroso.</p>
<p style="text-align:justify;">Da fuori, è la tipica casa in cui sarebbe facile adescare Hansel e Gretel, se solo fossimo in un bosco isolato. E invece siamo solo nel centro di una città emiliana, e fuori puoi al massimo adescare giovani universitarie che vanno e vengono dalla adiacente facoltà. Che poi è meglio, suvvia.</p>
<p style="text-align:justify;">Non so bene come ci sono arrivato. Ricordo che ci ho dato un occhio, che ho firmato un contratto, ma che ho fatto tutto più per stanchezza che per convinzione. Ma adesso che ci sono arrivato, mi guardo attorno e mi chiedo che diavolo ci faccio in un posto in cui vivono solo famigliuole da mulino bianco, ricche e bellissime, padre dirigente d&#8217;azienda madre quarantenne tirata a lucido da palestra e botox, e figlio quindicenne con l&#8217;aria rincoglionita i capelli spiritosi e il porfafoglio pieno.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho paura di graffiare le cose, di spostarle, di sporcarle. E&#8217; tutto così stomachevolmente in ordine, quasi incellofanato, che fa venire l&#8217;ansia. Il giardino è irrorato da annaffiatoi a tempo, che non ho ancora capito quando si accendono (ma sono sicuro che lo capirò un mattina prima di andare a lavorare coi pantaloni freschi di tintoria). C&#8217;è un ascensore esterno, a vista, tutto in vetro, che la gente per strada mi osserva salire ed io ho la sensazione di essere entrato per un attimo nella casa del Grande Fratello.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho il videocitofono, ovvero l&#8217;invenzione più inutile del mondo dopo il videotelefono. Mi chiedevo se ancora questa bestialità anni &#8216;80 fosse presente nelle case di nuova costruzione, e la risposta è che ai borghesi benpensanti il videocitofono comunica ancora una sensazione di maggiore controllo della proprietà, di sicurezza.Lo confermano i proprietari delle ville svaligiate nella provincia.</p>
<p style="text-align:justify;">La sera tutto si accende. Sembra un condominio posseduto dallo spirito di Thomas Edison. Luci accese tutta la notte nel giardino, luci accese ad ogni piano dell&#8217;ascensore, luci accese dentro l&#8217;ascensore. Unito ai potenti lampioni della via, il tutto pare un solarium. Il solarium di Hansel e Gretel, appunto. Fossero stati adescati qui, sarebbero fuggiti con una bella abbronzatura da centro estetico.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo due giorni di targhetta provvisoria col mio cognome, ho ricevuto un suadente sollecito dall&#8217;amministratore &#8220;perchè apponga una targhetta identica, in forma, sfondo e stile,  a tutte le altre&#8221;. Vengo da un condominio nel quale per un&#8217;analoga questione sono quasi venuto alle mani con un altro maniaco del decoro. Credo che stavolta obbedirò alla legge della middle class agiata, alla quale non appartengo ma con la quale mi sono accomunato in un abbraccio che può essere mortale solo per me.</p>
<p style="text-align:justify;">Incontro uno di questi vicini, chiedo dov&#8217;è il bidone della carta per la differenziata, questo alza il sopracciglio e non capisce di che parlo, poi si avvede e mi dice che non c&#8217;è nessun bidone, che la carta si butta fuori, più avanti, ad un centinaio di metri. E in effetti un bidone della carta nella casa di marzapane non sa proprio di decoro. Molto più decoroso buttare la carta nei rifiuti solidi, come sicuramente fa il caro vicino. La natura ringrazia per tutto questo decoro. Di raccolta della plastica non chiedo nemmeno, una risatina mi seppellirebbe.</p>
<p style="text-align:justify;">La gente mi incrocia in pantaloncini e maglietta, capelli e barba incolta, e si chiede cosa ci faccio qui. Mi vede parcheggiare la Punto rumorosa e sporca di terra accanto ai Suv e Jeep e Audi decappottabili e lucidati con lo sputo, e si chiede cosa ci faccio qui. Ricambio il loro sguardo con una identica domanda la cui risposta soffia nel vento.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi affaccio dal mio balcone di marzapane, e vedo la gente passare per la strada, che alza lo sguardo ad osservare la casa e chi ci abita. Mi vedono affacciato, e pensano mamma quanti soldi c&#8217;ha questo, chissà che fa e come se la passa bene. Ed io ricambio quello sguardo invidioso con una maschera di disperazione muta di chi è povero ma si ritrova ad indossare i panni del ricco, e non sa bene quando tutto questo sia iniziato. Una maschera che sembra dir loro, anzi, implorar loro, che &#8220;sono come voi, anzi, sto messo peggio di molti di voi&#8221;, ma mi ritrovo imprigionato in questa casa di marzapane, e non so come uscirne. Sembro una principessa barbuta nella torre di un castello impenetrabile, che aspetta il suo salvatore che lo liberi dal drago che la tiene prigioniera.</p>
<p style="text-align:justify;">E il drago, nel mio caso, ha le fattezze di un luogo in cui niente è sbeccato, in cui tutto funziona, in cui tutti si sorridono e al tempo tutti sembrano cavalcare la più potente cresta dell&#8217;onda della loro vita. Ed io, tanto per chiarire, non so cosa ci faccio qui.</p>
<p style="text-align:justify;">Passo il mio tempo casalingo affacciato al balcone, valuto gli spazi, odoro l&#8217;aria e pondero le distanze. Calcolo la lunghezza delle ombre e quindi studio un piano geniale, che nulla abbia da invidiare a quello di Hansel e Gretel, per fuggire via da questa lussureggiante perfezione.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Misteriose presenze a Paperopoli]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/07/28/misteriose-presenze-a-paperopoli/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 11:08:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[La via che mi ha ospitato per la bellezza di cinque anni, e che mi accingo a lasciare a giorni, è un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1012" title="2A_KKK Card_Front" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/07/2a_kkk-card_front.jpg?w=300" alt="2A_KKK Card_Front" width="300" height="167" /></p>
<p style="text-align:justify;">La via che mi ha ospitato per la bellezza di cinque anni, e che mi accingo a lasciare a giorni, è un budello lungo stretto e sovrappopolato. I bravi cittadini con il polso per gli affari hanno ricavato case anche dai garage e dalle cantine, e le affittano non certo a buon mercato agli studenti o immigrati di turno. Che le riempiono, i primi, di amici e alcool con cui giocare ogni sera a fare la vita da universitari spensierati; i secondi invece ci piazzano gioiosamente mogli, figli, parenti, amici di parenti, zii di cugini.  Risultato, nella mia via abitano credo almeno 700 persone.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco dunque che, per chi non sa, l&#8217;impatto con la mia via è traumatico. Voci, grida, musica, chiacchiericcio, litigate furiose, il tutto in una babele di lingue sconosciute ai più, diventano la colonna sonora della tua giornata, sopratutto in primavera ed estate, quando le finestre sono spalancate e le vite e i cazzi degli altri diventano facilmente conoscibili anche senza tendere l&#8217;orecchio come delle comari.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella mia via però vige una legge di buon senso sostanzialmente rispettata da tutti, sia da chi il casino lo fa, sia da chi il casino lo subisce: a meno di comportamenti assurdi, tipo musica a palla alle 2 di notte o madornali litigate preludio di omicidi familiari, nessuno si mette a chiamare la polizia o a lamentarsi ad alta voce insultando l&#8217;altro. C&#8217;è un fil rouge di sostanziale tolleranza che in cinque anni non è mai stato spezzato.  Fino all&#8217;altro giorno.</p>
<p style="text-align:justify;">Sotto casa mia si sono trasferiti un paio di mesi fa una giovane coppia dalla tipica aria scoppiata, poco più che ventenni, di quelli che lombrosianamente ti accorgi subito che non sono altro che dei coglioni cotti e mangiati. Lui sembra Pisellino di Braccio di Ferro, con in più un cappello da baseball che non toglie credo neanche quando va a letto, probabilmente nascondendo una inquietante alopecia a scacchiera. O una lobotomia. Lei è una simil dark dall&#8217;aria ovviamente incazzata, che sbatte porte e portoni e si muove a scatti sbuffanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Nulla mischiato con niente, ho detto tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Davanti al mio condominio, italianissimo e finto per bene, c&#8217;è un condominio di vecchi pensionati abbastanza mal messi, prostitute sudamericane ed una famigliuola di rifugiati politici che sforna un figlio all&#8217;anno. Questi ultimi parlano una strana lingua mista ad un italiano fluente, non capisco da dove vengano e come si mantengano, visto che passano tutto il giorno in casa. Fatto sta che, grazie ai tripli vetri delle loro finestre, non li si sente per 9 mesi all&#8217;anno. Quando aprono le finestre, però, si rovesciano sulla via le vicende quotidiane di una madre grassa e nervosa, in perenne crisi isterica, che catechizza, sgrida, picchia, accarezza le proprie figliuole senza soluzione di continuità. Ovviamente, essendo una donna passionale, oltre che dalla prolificità quasi conigliesca, non si trattiene dal manifestare i suoi stati d&#8217;animo, letteralmente sbattendoli in faccia all&#8217;intera via che assiste silenziosa a questa sorta di Casa Vianello in versione extracomunitaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Io, dopo un primo momento di smarrimento, ho imparato anzi ad apprezzare le loro vicende quotidiane, ho visto crescere quelle bambine, la più grande delle quali ha ormai quasi sette anni, e dalla finestra di casa mi sono spesso messo a guardare quel monolocale mal messo, pieno di separè, in cui questa famiglia ha organizzato il proprio menage. Ho visto e sentito il padre raccontare le favole alle figlie quasi dormienti, ho visto la madre menarle come un tappeto persiano dopo aver rotto un vaso, ho visto parenti spiumare e sventrare uno strano animale da cortile prima di cuocerlo. Dalla finestra del mio primo piano, il loro piano terra davanti al mio è stato  una sorta di reality giornaliero,che mi ha tenuto compagnia in tutti questi anni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la coppia di scoppiati non la pensa così, evidentemente. Abitando al piano terra, si sorbiscono Casa Vianello come se fossero in prima fila, e pare che vogliano il rimborso del biglietto. Già da tempo li ho sentito bifonchiare di sotto, minacciare di chiamare i carabinieri, bestemmiare ad alta voce, ma il tutto era rimasto in quei margini. Io stesso, alcune volte, ho maledetto le corde vocali di quella virago.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Ma l&#8217;altro ieri il fil rouge della tolleranza è stato spezzato, e la xenofobia è entrata nella via come un gas mefitico ed ha rotto l&#8217;incantesimo.</p>
<p style="text-align:justify;">Erano le nove di sera. La grande madre dei rifugiati era in forma, rimproverava le innumerevoli figlie con la sua voce poco aggraziata. All&#8217;improvviso si sente da sotto la dark sbottare: &#8220;Hai rotto il cazzo di gridare, hai capito, vai a gridare nel tuo paese, tornatene a casa tua!!!&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Credo che lo sbigottimento abbia preso possesso dei condomini vicini, mai abituati ad una reazione del genere. Ho visto gente affacciata e silenziosa a cercare di capire cosa stesse accadendo.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi una voce, misteriosamente partita da chissà dove, che neanche cinque secondi dopo risponde a tono:</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ma tornatene a casa tua tu, razzista di merda!!!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Il ragazzo con il cappello da baseball impazzisce. Non lo vedo, ma lo sento ringhiare, minaccia quella voce di uscire fuori, di farsi vedere, e giù bestemmie e promesse di omicidio.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la voce è sparita, ha detto quello che doveva dire, e nessuno più parla. Non la grande madre dei rifugiati, non i due coglioni assortiti, non altri abitanti del quartiere.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri sera il secondo atto. La grande madre è proprio in vena, e quando è in vena non parla in italiano, ma in quella specie di esperanto che è la sua lingua. La urla, la sbraita, e chiunque ne ha terrore. Dopo cinque minuti di concerto in cui effettivamente cominciava ad esagerare, il ragazzo col cappello da baseball, invece di chiedere se potevano abbassare la voce, pensa bene di andarci lievemente più pesante. Dapprima fischia, come si fischia alle pecore, e poi dice: &#8220;Basta gridare cazzo, africana di merda!!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">La misteriosa voce questa volta si fa attendere due secondi: &#8220;Ma basta tu, razzista del cazzo, finiscila!!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Il ragazzo col cappello da baseball lo sento avvinghiarsi alle inferriate da cui non può sporgere la testa, e grida e strepita  come un gorilla in gabbia: &#8220;Chi sei maledetto, esci fuori, bastardo, coniglio, parla in faccia!!!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la voce ha smesso di parlare, quello che doveva dire l&#8217;ha detto. Piomba di nuovo il silenzio. Di frustrazione, per la coppia di idioti, di lieve inquietudine, forse, per la famiglia di rifugiati.</p>
<p style="text-align:justify;">Stamattina, dopo che sono uscito di casa, sulla porta di ingresso della casa delle due giovani teste vuote, qualcuno ha lasciato un post it giallo con su scritto a penna: &#8220;Piantatela, razzisti di merda&#8221;. Davanti all&#8217;uscio, sullo zerbino, la stessa presenza misteriosa ha lasciato un bel sacchetto di spazzatura maleodorante.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è una testa di cavallo in stile Corleone, ma il messaggio appare chiaro. Che possa essere anche efficace, tuttavia, ho qualche dubbio. Jack Woltz, il produttore cinematografico che dapprima nega il piacere a Vito Corleone, era un tipo credo più assennato delle nullità che mi abitano sotto casa.  Credo che quella misteriosa presenza debba dunque fare di più e di meglio che non fermarsi a battibeccare o ad attaccare post-it sulla porta.</p>
<p style="text-align:justify;">Se mi legge, si facesse sentire. Ho idee molto più drastiche, e cure notevolmente più medievali, per i topi di fogna che infestano il quartiere che sto per lasciare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non è un paese per Paperoga (atto secondo)]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/06/25/non-e-un-paese-per-paperoga-atto-secondo/</link>
<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 11:15:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Avete mai fatto il classico sogno nel quale dovete recarvi in un luogo entro una certa ora e vi capi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-958" title="arrotino" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/06/arrotino.jpg?w=300" alt="arrotino" width="300" height="267" /></p>
<p style="text-align:justify;">Avete mai fatto il classico sogno nel quale dovete recarvi in un luogo entro una certa ora e vi capitano confusamente mille imprevisti che rallentano in modo alquanto frustrante l&#8217;avvicinamento, fino a renderlo impossibile? A me capita, e penso sia normale per chi vive ossessionato dagli orari, per uno che non sopravviverebbe in un&#8217;isola deserta senza acqua, una donna nuda e il suo fido orologio al quarzo. Però l&#8217;altro giorno è successo davvero.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi ho già raccontato della fila alle poste, del matrimonio incombente, degli strani personaggi che popolano il mio paese. Andiamo dunque avanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Torno a casa, mi infilo in doccia, mi vesto come usa vestire in queste occasioni, ovvero nè più nè meno che come un maggiordomo che senza giacca pare un cameriere.  Tutto in pochi minuti. Ho davanti a me 25 minuti per fare 12 km in macchina. Ragionevole. Ma non ho fatto i conti con questi oscuri meandri e la loro magia nera.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi infilo in macchina con mio fratello Pfaff e la sua novia, ed esco per le strade del paese. Strade bucherellate manco si trattasse di Beirut, strade strette e senza segnali, dove la legge della precedenza è data da chi occupa baldanzosamente per primo l&#8217;incrocio. E dove circolano, sopratutto, strani veicoli che nel mio paese dettano il ritmo del traffico, smorzandolo, rallentandolo, come dei metronomi improvvisati ed ostinati.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo veicolo in cui ci imbattiamo è una fottuta Apecar. Ne circolano ancora a centinaia nel paese, sballonzolano nelle buche a venti all&#8217;0ra, prive di ripresa, sempre piene di strana merce che deborda fuori dal cassone. Una mela qua, un po&#8217; di calce là, carciofi o ulivi potati, c&#8217;è sempre qualcosa che cade. Chi le guida solitamente è pienamente consapevole dell&#8217;effetto paralizzante che ha sul traffico, ma ne è altrettanto indifferente. Non si mette da parte, non facilita il sorpasso. Sta lì, come una cornacchia che avanza sulla strada zampa a zampa, ondeggiante in modo quasi ipnotico, e dietro non puoi fare altro che tuonare bestemmie, accettando il tuo destino. L&#8217;Apecar che ci precede trasporta strani secchioni di vernice, e va talmente piano che la gente sul marciapiede camminando la supera di slancio. I bimbi in bici sono quasi tentati dal farci un giro attorno. Dietro, in qualche minuto si è formata una coda mostruosa. Mancano sempre meno minuti al matrimonio, ed io ho fatto si e no 500 metri. Tentiamo di superare, ma non c&#8217;è spazio e rischiamo lo schianto. Giunti ad un incrocio, a destra si imbocca un cavalcavia in forte pendenza. Prego la madonnina della neve che quel catorcio non si inerpichi a 4 all&#8217;ora su quella salita, altrimenti non arriverò in tempo neppure per il taglio della torta. La madonnina mi ascolta, l&#8217;Apecar sterza a sinistra e mi lascia libero di sfogare i cilindri della macchina lungo il cavalcavia in salita e poi in discesa.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Alla fine della quale incontro l&#8217;arrotino.</p>
<p style="text-align:justify;">Si, proprio lui, è arrivato l&#8217;arrotino. Da un camioncino talmente scassato da essere probabilmente fuori da ogni registro automobilistico, emerge un altoparlante sproporzionato, che gracchia una voce registrata, in un accento comicamente settentrionale, credo veneto, che avvisa le donne che l&#8217;arrotino ripara qualsiasi cosa, che è anche ombrellaio e ripara ogni genere di ombrelli ed ombrelloni, che lo fa  a domicilio e con pochi soldini. La marcia del camioncino è ovviamente lenta, ma lenta qui significa quasi immobile, perchè l&#8217;arrotino aspetta davvero che le donne escano per strada con un ombrello spezzato a metà in mano implorando una riparazione economica ed immediata. Dietro lui, ovviamente ci sono io, rintronato da quel megafono anni &#8216;80 che ripete la stessa frase all&#8217;infinito, roba che se avessi davvero un ombrello me lo farei riparare dopo averlo fracassato in otto pezzi sull&#8217;altoparlante. Dopo tre minuti di corteo dietro l&#8217;arrotino, sono quasi ipnotizzato, ma per fortuna l&#8217;ombrellaio decide di fermarsi ed accostare, ed io posso sgommare lungo la strada che costeggia la ferrovia, ad un solo kilometro dall&#8217;uscita da questo maledetto incubo a forma di paese.</p>
<p style="text-align:justify;">Manco 300 metri ad alta velocità che dobbiamo quasi inchiodare per evitare un fenomenale ciocco con un trattore. Un enorme trattore che sfiata fumo nero, e che va ancor più lento dell&#8217;arrotino che andava ancor più lento dell&#8217;Apecar. Una lacrima mi appare furtiva e pare scivolare sulla guancia. Il trattore ovviamente non si sposta manco lui, anzi, pare occupare tutta la strada, il vecchio che lo guida non mi pare tanto in sè, meglio non stargli troppo dietro il culo. Altri 5 minuti di stillicidio, i clacson che suonano dietro di me, macchine che sfidando collisioni inaudite riescono a sorpassarlo, ed io che aspetto, che attendo, mentre dietro al mio collo si formano bozzi inquietanti che testimoniano che sto per sclerare in modo potente.</p>
<p style="text-align:justify;">Trovo un pertugio, e sorpasso. Ma voglio vederlo in faccia quel maledetto contadino. Eccolo, la solita faccia da sberle, ti guarda come per dire &#8220;<em>meh, ce bbuei, te serve nienti? ce bbe tutta sta pressa? Ane, passa, e bba mueri</em>&#8220;*. Io lo guardo prima con l&#8217;odio e il disprezzo che so riservare solo ai miei compaesani.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi mi viene un dubbio. E se stessi sbagliando? E se avesse ragione il contadino, nell&#8217;ignorare le istanze moderne che ti spingono ad essere puntuale, a muoverti velocemente per il mondo come in una sorta di corsa a tappe ansiogena e disumana? Se fossi io, drogato dalla preoccupazione dell&#8217;orologio, ad aver perso di vista quel modo tranquillo, forse insolente, ma in definitiva sano, di pascolare su questa terra senza curarsi troppo delle ansie di arrivare altrui? Lo guardo ancora, dietro lo specchietto, ed ho un moto di stima. Un moto però. Forse mezzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Perchè poi guardo l&#8217;orologio, e scopro che ci ho messo 20 minuti per uscire da un buco di paese, e che arriverò in ritardo ad un matrimonio per cui mi sono alzato all&#8217;alba. Quindi un moto di stima basta e avanza, prima che ritorni ai miei pensieri meno inclini all&#8217;afflato umano.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>E quindi vai a fare in culo tu e quel cazzo di trattore, contadino di merda</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">
<h6 style="text-align:justify;">* &#8220;Beh, cosa vuoi, hai bisogno di qualcosa? Cos&#8217;è tutta codesta fretta? Vai, passa, e vai a morire ammazzato&#8221;.</h6>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non è un paese per Paperoga (atto primo)]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/06/16/non-e-un-paese-per-paperoga-atto-primo/</link>
<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 16:35:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
<guid>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/06/16/non-e-un-paese-per-paperoga-atto-primo/</guid>
<description><![CDATA[Il paese in cui sono cresciuto e in cui ancora vivono i miei genitori è uno sgangherato ed ipertrofi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-953" title="ghost_town" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/06/ghost_town.jpg?w=300" alt="ghost_town" width="300" height="199" /></p>
<p style="text-align:justify;">Il paese in cui sono cresciuto e in cui ancora vivono i miei genitori è uno sgangherato ed ipertrofico postaccio in cui si annidano, mica tanto nascosti, individui irragionevoli, lividi, invidiosi, cattivi sin dagli scavati lineamenti del viso, molti dei quali presentano un colore terrastro, marciti come sono dal sole. Quando aprono bocca ne esce fuori, quasi come una fiatella pestilenziale, la più  cacofonica tra le inflessioni salentine.</p>
<p style="text-align:justify;">Tornare a casa per me è, oltre che un dolce ritorno all&#8217;ovile, un esercizio di pazienza infinita, che necessita di controllo e training autogeno sufficiente ad impedire che io sbrocchi, come Michael Douglas in un giorno di ordinaria follia, e faccia fuori a calci nel ventre un bel po&#8217; di questi maledetti tangheri.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono tornato in Terronia per un matrimonio. Il giorno dei fiori d&#8217;arancio ci sono già 35 gradi secchi secchi alle nove di mattina, ed un sole che ingiallisce la vista dell&#8217;esterno giorno quasi come in CSI Miami. Ho tre ore di tempo per spedire tre pacchetti in posta, tornare a casa, fare una doccia, vestirmi ed andare al matrimonio. Un tempo ragionevole si dirà, anzi, c&#8217;è da prendersela comoda. Ma io so che non c&#8217;è nulla di ragionevole nel posto in cui sono cresciuto. Quindi esco alle nove in punto da casa, devo comprare delle buste, scriverci sopra, andare in posta, spedirle e tornare a casa. E so già che sarà una lunga mattinata e che c&#8217;è una cosa che devo fare anzitutto: andare in posta a prendere il numero.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ufficio postale del mio paese è una stamberga mal coibentata che serve una popolazione di 15mila abitanti. E&#8217; dunque sempre piena come un uovo, con pochi ed esasperati dipendenti che non so se siano più vittime o carnefici dell&#8217;inefficienza che vi alberga come un batterio invincibile. Ci arrivo a piedi ed entro. Una fiumana di gente, per lo più anziani, è già riversata dentro, io prendo il numerino e vedo che ci sono 20 persone prima di me. E poi dici che i terroni si alzano tardi e se la prendono comoda.</p>
<p style="text-align:justify;">La cartoleria è ancora più vicina a casa mia. Il commerciante, come avviene di solito in estate nella maggior parte dei negozi del paese, non è dentro dietro al bancone che ti attende, ma fuori, e nello specifico è un ammasso di gelatina di carne seduto anzi sprofondato su una sedia, con in mano quella che ha tutta l&#8217;aria di essere una cedrata, da cui sorseggia quasi voluttuosamente con una cannuccia. Il dialogo dunque si svolge fuori.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Buongiorno, avete delle buste per pacchi, di quelle imbottite?</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;No, non le tengo quelle.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Sa dove posso trovarle?&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Mi guarda, guarda dietro di me e pare scuotere lievemente il capo.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;A piedi stai?&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Si&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;E allora niente, c&#8217;è un posto, ma sta lontano, ti serve la macchina&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Beh, dov&#8217;è più o meno..&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Dritto per questa via, quasi duecento metri&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;(<em>Mavaff&#8230;) </em>Beh, allora è qui vicino, ci vado subito&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Ma te sta coddhra propriu cu camini comu a nu ciucciu sutta allu scattu te lu sule</em>?&#8221;*</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Correrò questo rischio. Grazie per l&#8217;interesse, buongiorno&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Duecento metri a piedi e a quel batrace pare la traversata nel deserto. </em>Lo guardo ancora che mi saluta col capo mentre continua a sorseggiare la sua cedrata. <em>Camina, fessa..</em>**, sembra volermi dire.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Una volta comprate le buste, ritorno in posta. Stranamente in questo tragitto non sono morto disidratato accanto ad un teschio di bisonte, circuito da un crotalo, come il negoziante aveva probabilmente immaginato, obnubilato dai fumi della sua cedrata.</p>
<p style="text-align:justify;">La posta è ancor più ricolma di gente. Molti stazionano fuori, respinti dall&#8217;ammasso di paesani in fila per pagare l&#8217;ICI. Io riesco ad entrare a malapena. Non c&#8217;è una parvenza di coda, manco se la intendiamo secondo una ricostruzione cubista. C&#8217;è una lunga pista cifrata di puntini a forma di persone che riproducono la stilizzazione del caos.</p>
<p style="text-align:justify;">Dovete sapere che nella posta del mio paese vivono strane creature che dovrebbero essere studiate da dotti entomologi. Riesco infatti ad avvicinarmi allo sportello per chiedere dei moduli per raccomandata, che ne incontro già uno, in realtà il più comune e diffuso di tutti:  il Gendarme della Fila, curiosa figura di civile volontario aspirante rondista, molto diffuso negli sportelli postali del sud, il quale è già pronto a rimbrottarmi.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Mi scusi, guardi che deve fare la fila come tutti, sa&#8217;?&#8221;, mi pungola col solito tono odioso, in un apparentemente corretto italiano, figlio di chissà quali sforzi sovraumani che  questa gente compie  quando decide di far finta di passare dalla parte di chi rispetta le regole e non le fa fesse. Ma io non sono disposto a prendere pillole di legalità da questi furbacchioni, e devo dissentire.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Chiedo solo dei moduli per raccomandate. Si risparmi la predica per qualcun altro&#8221;. Sono calmo, un filo di sarcasmo in due o tre cubetti di ghiaccio.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Eh si, però qua fanno tutti così e poi vedi che saltano la fila&#8230;&#8221;, continua il Gendarme, che poi sarebbe un sessantenne sudato in maglietta della salute, che cerca consenso nella folla lamentosa, e pare trovarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Io non me lo filo di pezza, mi apparto e comincio a scrivere i miei moduli. Manca ancora qualche numero, sono in tempo. Nel frattempo assisto alle solite pantomime di quella giungla in cui la ragione si è perduta.</p>
<p style="text-align:justify;">Una vecchietta con stampella si avvicina a grandi falcate allo sportello, e chiede di parlare con il direttore, è un suo diritto dice. La dipendente le chiede &#8220;che vuole dal direttore&#8221;, senza manco guardarla. La riconosco. E&#8217; il Masaniello di Turno, creatura principe degli uffici postali del meridione, una sorta di sindacalista autonominatosi tale che vuole reclamare a gran voce i suoi diritti.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Io sto aspettando qui da due ore, è indecente.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;L&#8217;ufficio ha aperto da un&#8217;ora, signora.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Vabbè, è un modo di dire, non mi interrompa! A noi anziani ci fanno aspettare troppo, noi dovremmo passare per primi, avere la precedenza, siamo malati e non ci reggono le gambe&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno annuisce, molti ridacchiano, un paio di anziani li senti dissociarsi: &#8220;Malati? le gambe? Ma <em>parla  pe tie</em>!***&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo tre minuti la signora è stata magicamente servita, e da brava sindacalista, una volta goduti i privilegi della rivolta, si dimentica dei suoi rappresentati. Piglia il bastone, fa dietro front, e scompare, saltandosi bellamente una mezz&#8217;ora buona di fila.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo qualche minuto un altro accenno di ribellione, e poi dicono che i terroni sono dei fatalisti che accettano qualsiasi regime impostogli.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;E&#8217; scandaloso, <em>nu se pote spettare tuttu tu tiempu. Ma comu cazzu le organizzati ste cose</em>?, dice un altro anziano Masaniello di Turno, stessa maglietta della salute del Gendarme della Fila e stesse chiazze di sudore negli stessi punti.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Innanzitutto moderi i termini, cosa deve fare lei?&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;L&#8217;estratto conto!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;E non lo può fare fuori al Postamat?&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Ma ieu ce sacciu come se usa lu postamat, se me lu futte la machina me dai lu tou</em>?****</p>
<p style="text-align:justify;">Io ridacchio dentro di me, e prima che arrivi il mio turno assisto ad altre scenate del prossmo Gendarme della Fila o del Masaniello di Turno, che vi risparmio perchè il canovaccio è sempre lo stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Arriva il mio numero. Sono un po&#8217; dietro, nascosto dalle persone, e quindi ci metto un po&#8217; di tempo ad arrivare. Nel frattempo al mio posto si è già intrufolato il Fottitore di Posto. Non capita sempre di incontrarlo, è un po&#8217; una specie rara che è sempre bello quando ti capita di vederlo. Poi nel mio caso, quale onore,  sono proprio io la vittima designata. Il Fottitore di Posto è un coraggioso truffatore che ha un numero a caso in mano, ovviamente non quello giusto, che staziona vicino allo sportello con finta aria distratta, e che appena sente chiamare due volte lo stesso numero si infila con prontezza di riflessi e buona dose di sprezzo del pericolo, simulando di avere il numero chiamato. E&#8217; una specie rara nel nord italia, per cui se lo racconti agli emiliani che esiste davvero, ti prendono come Messner quando racconta di aver visto lo Yeti.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo caso, al Fottitore gli va malissimo. Arrivo io e mostro il numero. Lui mi guarda, vorrebbe uccidermi deponendomi in una vasca di calce viva. La dipendente gli chiede &#8220;scusi, ma lei che numero ha?&#8221; Il Fottitore si trasforma allora in Toto le Moko.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Ah. nu bbè lu sessantottu? Lu quarantottu? Saierma, m&#8217;aggiu cunfusu, scusati&#8230;</em>&#8220;******, e si defila veloce come una serpe uscendo dall&#8217;ufficio. Dopo un&#8217;ora e quaranta minuti dall&#8217;aver preso il numero, vengo finalmente servito.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo due ore sono dunque a casa. Ho ancora un&#8217;ora, una doccia veloce e poi via al matrimonio. Ma questo paese pare reclamarmi come un ragno nella sua tela, tende ad impormi i suoi ritmi da controra messicana, a rallentare qualsiasi mio movimento. Ed ha ancora veleno da spruzzare dalle sue fauci. Non è infatti finita qui. (<em>continua..</em>)</p>
<h6 style="text-align:justify;">*: &#8220;Ma ti sta proprio andando di camminare come un asino sotto la calura del sole?</h6>
<h6 style="text-align:justify;">**:&#8221; Cammina, fesso..&#8221;</h6>
<h6 style="text-align:justify;">***:&#8221; Parla per te!&#8221;</h6>
<h6 style="text-align:justify;">****: &#8221; Maio che ne so come si usa il postamat, se la macchina me lo trattiene mi dai poi il tuo?&#8221;</h6>
<h6 style="text-align:justify;">*****:&#8221; Ah. Non è il turno del 68? Il 48? Acciderbolina, mi sono confuso, scusate.&#8221;</h6>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I 75 anni di Paperino...]]></title>
<link>http://10piegamenti.com/2009/06/09/i-75-anni-di-paperino/</link>
<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 21:13:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>chriup</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;antieroe per eccellenza dei fumetti Walt Disney compie oggi 75 anni. Eterno scapolo, fidanza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[L&#8217;antieroe per eccellenza dei fumetti Walt Disney compie oggi 75 anni. Eterno scapolo, fidanza]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I Langolieri mi inseguono anche in treno]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/05/21/i-langolieri-mi-inseguono-anche-in-treno/</link>
<pubDate>Thu, 21 May 2009 12:02:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stazione Termini, Roma, mezzogiorno di fuoco. Salgo sull&#8217;intercity che mi riporterà in Emilia.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-887" title="leggi-razziali" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/05/leggi-razziali.jpg?w=226" alt="leggi-razziali" width="226" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">Stazione Termini, Roma, mezzogiorno di fuoco. Salgo sull&#8217;intercity che mi riporterà in Emilia. Scompartimento unico, l&#8217;aria condizionata funziona. Mi accomodo al posto prenotato, ed aspetto che il treno parta di lì ad una decina di minuti.</p>
<p style="text-align:justify;">D&#8217;improvviso si fa strada, chiedendo ad alta voce attenzione, un enorme caterpillar in forma di donna, vestito nero e vaporoso a contenere le sue enormi fattezze. Deve parlare a metà scompartimento, dunque imposta un tono baritonale in un italiano invero correttissimo. Chiederà l&#8217;elemosina, lo si capisce già da prima che apra bocca.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Signori cari, signore care, un attimo di attenzione vi prego. Mio figlio deve mangiare, non ho soldi, se potet&#8230;.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">La richiesta di pecunia viene interrotta ancor più improvvisamente da un urlo da mercato del pesce da parte di una ragazzetta sgraziata, tarchiata e con una di quelle facce che le vedi subito che sono segnate dall&#8217;ignoranza più nera.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Aeeee&#8230;.ma cosa gridi, non vedi che sto parlando al cellulare? Ma vattene a chiedere i soldi da un&#8217;altra parte, sta scassapalle&#8221;. <em>Traduco così in italiano sulla scorta della mia lacunosa conoscenza del napoletano</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Il caterpillar straniero rimane interdetta per qualche secondo, si trattiene dal puntare alla gola della giovane napoletana perchè ha una clientela da blandire e deve dimostrarsi superiore.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Eh, signora, mi scusi, non avevo visto, ma che modi sono..&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ancora stai parlando? Vedi di sparire va, che sennò passi i guai&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Il caterpillar continua la sua questua più avanti, il treno ripartirà presto e lei deve concludere la sua richiesta in tempi brevi.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo due minuti però torna. Sarà che non ha fatto una gran raccolta di grana, sarà il caldo che rende tutti meno pazienti, sarà che gli stanno girando i coglioni vorticosamente, fatto sta che si ripresenta dalla ragazzetta per restituirle un po&#8217; della sua maleducazione.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Signora, tu sei un&#8217;isterica e maleducata. Spero che muori&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Minchia.</em></p>
<p style="text-align:justify;">La ragazza, sarà che è di Napoli e magari superstiziosa, sarà che di sentirsi augurare la morte non gli va a nessuno, decide che è il caso di ricorrere al razzismo esplicito.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ma vattene, va, zingara, scendi che non hai il biglietto. Controlloreeee (e si guarda attorno)&#8230;Vattene va, e vatti a lavare che puzzi, questa chiede i soldi e puzza, ma vattene va che ti faccio passare un guaio.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Il controllore, attirato da tutta quella piazza vociante, interviene e chiede alla signora di uscire, se non ha il biglietto. La donna se ne va, lenta e pesante masticando inaudite maledizioni in idiomi lovecraftiani, irrisa dalla ragazzetta che invece saltella e si agita muovendo le braccia come un burattinaio.</p>
<p style="text-align:justify;">Il treno parte. Gli occhi della gente sono ovviamente tutti sulla ragazza. Compiacenti, indignati, o semplicemente incuriositi, tutti guardano lei. La quale decide di giustificare la sua condotta dilettandoci con un improvvisato saggio orale sul multiculturalismo e l&#8217;integrazione degli stranieri, d&#8217;appresso riassunto con in corsivo alcune mie sparute glosse.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ma l&#8217;avete sentito quello che mi ha detto? Speriamo che muori, ma che sono cose queste?<em> (Beh, tu certo non le hai augurato buona giornata</em>). Si mette a gridare per chiedere l&#8217;elemosina in un treno e manco c&#8217;ha il biglietto (<em>mi sfugge la consecutio logica</em>). E poi questi qui sono cattivi, aggressivi, ma non li vedete? Madò, ti chiedono l&#8217;elemosina tutti con quest&#8217;aria di chi pretende qualcosa. Signori miei, i veri poveri non fanno mica l&#8217;elemosina (<em>no, in effetti, solitamente pasteggiano a champagne ed ostriche in Rue de Saint Honorè</em>). Questi sono sfondati di soldi, un&#8217;amica di un amico mio mi ha detto che negli accampamenti degli zingari i cani a volte morivano perchè si strozzavano con le perle e i gioielli che ingerivano mischiate al cibo per cani (<em>gesucristodiddio, questa le batte tutte come cazzata dell&#8217;anno</em>).&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Un signore, anch&#8217;egli napoletano, si permette di osservare che il suo discorso è generico e offensivo. E qui scatta la fase due. Dopo lo scempio di parole il chiarimento politicamente corretto.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Eh no signore, non mi faccia dire cose che non ho detto, qua abbiamo visto tutti che è successo (<em>si, abbiamo visto che sei una subumana che non merita nemmeno l&#8217;ossigeno che si ritrova nei polmoni</em>). Io, signore mio, (<em>no, adesso dice che non è razzista, ti prego, fa che non&#8230;</em>) non sono assolutamente razzista, non lo pensi manco per scherzo (<em>speriamo che almeno non dica che ha molti amici stranieri&#8230;</em>) Io ho un sacco di amici stranieri, che non si comportano come loro, come gli zingari.&#8221;<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Piccola pausa. La donna entrata per chiedere l&#8217;elemosina non era di chiara nazionalità o etnia. Parlava un italiano molto più corretto della ragazzetta napoletana, non aveva indumenti particolari, o figli in braccio, e nemmeno puzzava. E ciò ammesso che vestiti, carnagione, bimbi  o puzza possano far capire con esattezza da dove provenga uno straniero. Ma sapete, la nuova super progenie di italiano che sta emergendo in questi anni, è una espertona di etnie e razze. Li riconosce subito. Peccato che faccia una classificazione un po&#8217; rudimentale, tipo quella degli antropologi inglesi della fine dell&#8217;800, mediata da strane teorie lombrosiane con qualche ammiccamento alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frenologia" target="_blank">frenologia</a>. Secondo la classificazione dell&#8217;italiano nuovo, gli stranieri si dividono suppergiù  in questi gruppi etnico/razziali/nazionali:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>1) <strong>il marocchino.</strong> Comprende tutto il Maghreb, e fa nulla se tra tunisini marocchini e algerini si odiano e si accoltellano tra loro. Segni particolari: carnagione scura ma non negra, specializzati nello spaccio di sostanze stupefacenti dopo aver abbandonato la poco redditizia vendita di roba griffata falsa, ex primatisti di stupri prima che arrivassero i romeni. Dunque se vedete uno di pelle scura che mentre spaccia coca sta violentando un&#8217;italiana, ma poi arriva un romeno e gliela soffia, potete dargli del marocchino.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>2) <strong>il pakistano</strong>. Comprende praticamente tutto il medio oriente. Egiziani, libanesi, siriani, palestinesi, afghani, iracheni, cingalesi, praticamente mezzo mondo è pakistano. Anche gli indiani, a parte quelli che hanno quello strano turbante in testa, ecco li riconosci che  sono indiani. Ma gli indiani senza turbante, beh, sono pakistani. Li riconosci perchè lavorano tutti nelle pizzerie e nei kebab, vendono rose asfittiche nei locali, pregano verso La Mecca in un imprecisato momento della giornata, magari riunendosi assieme, i sovversivi, come se la nostra  Costituzione permettesse di esercitare un culto pubblico che non sia rigorosamente cristiano. Infatti li trovi nelle zone artigianali o industriali, unici luoghi in cui può sorgere una moschea senza che qualche viso pallido vi faccia pascolare i suoi maiali.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>3) <strong>il cinese</strong>. Tutto l&#8217;estremo oriente racchiuso in questa denominazione. Vietmamiti, filippini, laotiani, cambogiani, mongoli, persino uzbechi, tagiki e turkmeni, se hanno mantenuto gli occhi a mandorla. Li riconosci perchè si comprano silenziosamente metà esercizi commerciali della città, perchè si scambiano le carte di identità tanto sono tutti uguali, che non seppelliscono i loro morti ma ne fanno un uso imprecisato, misterioso, forse chissà, abominevole. Sputano come lama, non capicono una sola parola di italiano, se possono non ti si filano, se ti si filano ti sorridono come bambole di pezza.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>4)  <strong>lo zingaro/ il rom/ il romeno</strong>. Qui l&#8217;italiano medio ha fatto fatica, perchè se prima erano tutti zingari, poi i soliti professoroni hanno cominciato a distinguere gli zingari dai rom, e poi sono arrivati i romeni, che non si capisce se sono tutti zingari e quelli non zingari sono rom, oppure sono una terza specie. L&#8217;italiano medio non fa distinzioni sottili, usa tutti e tre le dizioni intercambiabilmente, così non si fa fatica. Li riconosci dal fatto che stuprano italiani  a merenda, che chiedono l&#8217;elemosina ma poi c&#8217;hanno la mercedes, e scopri pure che i loro cani mangiano gioielli.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>5) <strong>il negro</strong></em><em>. Di questi tempi, vogliamo fare distinzioni tra ghanesi e senegalesi? Tra togolesi e liberiani? Tra nigeriani e sudanesi? O tra brasiliani e haitiani? Il negro è negro, lo riconosci per quello. Può vendere paccottiglia finto-firmata o quei libercoli di poesie africane di cui non sbatte un cazzo a nessuno, può consegnare pacchi per la DHL o fare l&#8217;operatore ecologico, il negro è un negro. Che faccia qualcosa di bene o qualcosa di male, rimane un negro.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Bene, chiarito come il nuovo italiano super razzista classifica &#8220;loro&#8221;, torniamo alla nostra ragazza. Che sta continuando a giustificare il suo contegno da lord inglese e descrivendo la sua idea di multiculturalismo.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Questi vengono da noi che dicono che c&#8217;hanno fame. Beh, se devono venire da noi devono comportarsi come noi (<em>quindi da perfette merde imbarbarite</em>) non devono fare i padroni a casa nostra (<em>bossi fa proseliti</em> <em>in campania, perdio</em>).&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre continua a ciarlare la gente comincia a disinteressarsi, e lei cerca sguardi compiacenti. Punta il mio. Che potrei dirle quel che penso, e farle il sedere rosso rosso, fino ad insultarla nel mondo più impercettibile e merdoso, trattarla da ignorante qual&#8217;è e da meridionale che sputa sulla propria storia di razzismo subito per decenni e decenni. Ma una delle poche cose che ho capito ed ho fatto mie, nel rapporto con la gente, è che non bisogna mai perdere tempo con gli stupidi. Bisogna ignorarli, isolarli, anche se è impossibile ignorare ed isolare la maggioranza delle persone. Quindi prendo il mio lettore musicale, ed attacco la mia solita compilation arcaica da vecchio dentro.</p>
<p style="text-align:justify;">Tocca al Dylan cristiano della fine anni 70. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KcY13X-bDm4" target="_blank">Slow train coming</a>, curiosamente. E mai come questa volta, mentre il langoliere di turno continua a ciarlare di maleducazione straniera e di italia agli italiani, questa merda di treno sta andando lento, appesantito, svogliato e non arriva in tempo. E tu capisci che i Langolieri non ti si appostano alle calcagna solo d<a href="http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/03/10/in-viaggio-con-i-langolieri-dallimbarco-a-prima-del-decollo/" target="_blank">urante un volo aereo</a>. Dovunque vi sia convivenza forzata anche se temporanea con la gente, mischiata a caso senza criterio, c&#8217;è sempre almeno un Langoliere che cerca di prenderti ed attirarti nel nulla della sua vischiosa e immeritevole esistenza.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Hugo ha le tette troppo piccole per me]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/05/16/hugo-ha-le-tette-troppo-piccole-per-me/</link>
<pubDate>Sat, 16 May 2009 18:51:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Abito probabilmente nella via più popolata del centro storico della città. Una via stretta stretta, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-878" title="300px-transgender_yin-yang_svg" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/05/300px-transgender_yin-yang_svg.png" alt="300px-transgender_yin-yang_svg" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">Abito probabilmente nella via più popolata del centro storico della città. Una via stretta stretta, pavimentata in porfido, fatta di case che si affacciano l&#8217;una davanti all&#8217;altra, ciascun condominio con un colore diverso che ne distingue la facciata. Ci abitano sopratutto studenti e stranieri, e i restanti autoctoni del luogo sono ridotti ad una minoranza fantasma che appare solo nelle targhette dei campanelli, ma che in sostanza è impalpabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Abito al primo piano. Sarà quello, sarà il porfido, saranno gli spazi stretti, ma qualsiasi cosa accada in strada io la sento rimbombare. I dialoghi dei passanti, i passi dei solitari di sera, i litigi dei vicini, la bisboccia dell&#8217;osteria qua sotto.</p>
<p style="text-align:justify;">Hugo mi abita proprio di fronte, ma al piano terra. Io posso vedere la sua vita dentro lo spazio angusto della finestrella sbarrata della sua cucina, lui di me non può sbirciare nulla. Di giorno è un ragazzo sudamericano dai tratti marcati da indio che avrà forse ventanni, veste jeans attillati che ne mostrano un sedere perfetto e un fisico che nessuna ragazza disdegnerebbe. Di sera veste abiti femminili spericolati calzando ancora più spericolati tacchi, e il suo viso acqua e sapone  si riempie di trucco, con quei capelli riuniti a coda come fosse Fiorello ai tempi del karaoke, che la sera si ritrovano all&#8217;improvviso mossi ed in tiro.</p>
<p style="text-align:justify;">La voce è quella di un ragazzone, il corpo è sinuoso e depilato, le sopracciglia sono finte e la clientela è assolutamente maschile. Hugo non lavora a casa, diciamo quasi mai. E non c&#8217;è neanche sempre. Per lunghi periodi non si nota, non lo vedi, in casa sua vanno e vengono una marea di sudamericani, come se lì vivesse una strana famiglia disneyana senza padri o figli in cui tutti si somigliano. Quando c&#8217;è, però, lo noti subito. La voce rimbomba femminile nel tono e maschilissima nel timbro, il suo sfilare in quei jeans stretti stretti fa voltare donne e uomini. Alla sera la sua uscita è preannunziata dall&#8217;arrivo di un taxi, che attende due minuti prima che esca questa poderosa sventola dal portone di legno, e senza neanche guardarsi intorno, entri di fretta nel taxi. A volte l&#8217;ho sentito tornare, verso le quattro di mattina, perchè litigava sol suo cliente, che lo accusava di avergli fottuto dei soldi, o con il tassista, perchè non aveva una lira per pagarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando lavora a casa te ne accorgi perchè davanti ci stazionano degli strani tipi, di qualsiasi età, padanissimi nell&#8217;aspetto slavato e insignificanti nel volto, di quel sottoproletariato italiano che, ci scommetti, tra un po&#8217; andrà a gonfiare le passeggiate serali delle ronde cittadine per la sicurezza. Aspettano nervosi fumando una sigaretta, si guardano in giro credendo di passare inosservati, ma in realtà tutto l&#8217;isolato sa cosa stanno per fare. A volte Hugo non li riceve, e questi si incazzano, alzano la voce, spaccano bottiglie. Ma alla fine con la promessa che potranno giocare col suo birillo la sera successiva se ne vanno.</p>
<p style="text-align:justify;">Io e Hugo non ci siamo mai presentati, non ci salutiamo quando ci si incrocia. Io non sono il suo tipo, cioè uno che pagherebbe per andare con un trans, e lui non è il mio. Anche se mi attizzasse quel tipo di sesso, e potesse incuriosirmi il farlo con uno che conserva nelle mutande qualcosa che è speculare a quello che c&#8217;è nelle mie mutande, c&#8217;è un impedimento che rende impossibile qualsiasi pensiero di accoppiamento: non potrei mai farlo con una donna che ha una prima di reggiseno. <em>Sorry, Hugo, niente di personale.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Io odio Hugo. Non per il mestiere che fa, nè per i clienti che si porta a casa. Anzi, quel sedere sodo che passeggia per la via è un contentino per gli occhi che non disdegno. Non mi dà fastidio la voce, certo mi inabiliterebbe qualsiasi erezione se dovessi trascorrere la mia intimità con una tale ugola di carta vetrata. <!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Ma io odio Hugo. Perchè ascolta della musica di merda, ripetutamente e &#8211; che ve lo dico a fare &#8211; ad altissimo volume.</p>
<p style="text-align:justify;">Passi la indecente musica caraibica da villaggio vacanze di Guadalupe. Passi anche il suo amore per Gigi D&#8217;Alessio. Passi anche Laura Pausini. La legge di Murphy sancisce da sempre come una condanna che il tuo dirimpettaio di casa avrà necessariamente dei gusti musicali orripilanti. Quindi uno si sorbisce quelle lagne come si sorbisce la pioggia acida, o i fumi del kebab di Mohammed, o gli scudetti dell&#8217;Inter, ovvero senza neanche più alzare le spalle.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma Hugo va oltre. Anzitutto, ha uno strano fuso orario riguardo al momento in cui pompare a tutto volume quella poltiglia musicale. Passa dalle sei di mattina alle due di notte con assoluta indifferenza, come se non esistesse il tempo, e la voglia di musica lo prendesse come un raptus da soddisfare all&#8217;istante. <em>Ho una fionda e delle munizioni pronte sul davanzale, Hugo, come una minaccia costante, e tu non lo sai. Apri gli occhi&#8230;</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ma quello che mi fa ammattire è che Hugo è un compulsivo della musica. Ripete per ore, e credetemi lo giuro sopra la madonna, per ORE intere, la stessa canzone, e più è brutta più la rimette. Dopo due ore vuoi tagliarti le vene con una lametta, sei confuso e indebolito, mediti propositi di sterminio vagamente xenofobi, vorresti urlare <em>a quel maledetto figlio di una cagna che della sua musicaccia di merda non fotte niente a nessuno nell&#8217;intero quartiere, che si attaccasse uno straccio di lettore con le cuffie alle orecchie invece di spaccare il cazzo con questa condivisione coattiva. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Invece, da un po&#8217; di tempo, non arrivo neanche più ad arrabbiarmi silenziosamente. Appena capisco che Hugo quel giorno mi spaccherà i cosiddetti con quell&#8217;unica canzone da 4 minuti ripetuta all&#8217;infinito, spalanco le finestre  e decido di ricambiare il suo amore per la musica sudamericana contrapponendogli, a parità di decibel, la mia musica di ispirazione latina. E cosi, nel paperoghiano borgo, si accende una disfida musicale che, da qualche settimana a questa parte, vede vincere il sottoscritto, e dopo nemmeno qualche decina di minuti. Hugo ha uno stereo meno potente, ed evidentemente dopo un po&#8217; si stufa, e stuta la sua robaccia. Dopo di che, proprio accanto al borgo che lo ha visto crescere musicalmente, risuonano invincibili e da sole le note amiche del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9Nqymh2hMG8" target="_blank">buon Vinicio</a>. E chissà che Hugo, davanti a quella finestrella sbarrata, non si appoggi pensante mentre fa la sua ceretta, e non mediti, mentre la musica di quell&#8217;amore triste e impossibile scorre,  sui suoi  imperdonabili errori di vita e mediti una  improvvisa e ancora possibile redenzione. Una vita senza più Gigi D&#8217;Alessio. Pensaci, Hugo.<em><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quanti figli ha nonna papera?]]></title>
<link>http://vaccaricarlo.wordpress.com/2009/04/15/quanti-figli-ha-nonna-papera/</link>
<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 15:28:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaccaricarlo</dc:creator>
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<description><![CDATA[finalmente svelati i misteri dell&#8217;albero genealogico di paperopoli grazie al sito the duckman]]></description>
<content:encoded><![CDATA[finalmente svelati i misteri dell&#8217;albero genealogico di paperopoli grazie al sito the duckman]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Melting Coop]]></title>
<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/04/13/melting-coop/</link>
<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 08:56:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperogaedintorni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con una casa ormai svuotata di qualunque genere di prima necessità, sono tornato a fare la spesa al ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-791" title="ipercoop" src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/files/2009/04/ipercoop.gif?w=300" alt="ipercoop" width="300" height="83" /></p>
<p style="text-align:justify;">Con una casa ormai svuotata di qualunque genere di prima necessità, sono tornato a fare la spesa al supermercato dopo secoli. Credevo che andarci il mercoledì di Pasqua fosse una mossa prudente, ad evitare l&#8217;affollamento da stadio della gente che, quando vede una festività, impazzisce e corre a svaligiare la grande distribuzione portandosi a casa di tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sbagliavo. Parcheggio praticamente a 400 metri dall&#8217;ingresso dell&#8217;Ipercoop, se lo avessi saputo mi sarei portato una borraccia d&#8217;acqua e della carne essiccata per superare indenne il lungo trekking nel deserto cementificato costellato da centinaia di vetture. Durante l&#8217;avvicinamento assisto a plurime litigate tra parcheggianti troppo lenti in uscita e troppo smaniosi in entrata, roboanti mandate affanculo perchè uno ha fottuto il posto all&#8217;altro, e intanto più m&#8217;avvicino più vedo macchine che si aggirano come cani randagi alla ricerca del miracoloso posto a tre metri dall&#8217;ingresso. In vita mia ho visto molti più accenni di rissa in un parcheggio che allo stadio o fuori da un&#8217;osteria, e se fossi un sociologo potrei scriverci un agile e ficcante pamphlet. Ma non lo sono, dunque tiro avanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Col mio carrello sferragliante a sbandare -  per la legge di murphy estraggo sempre è quello in cui le rotelline funzionano alla cazzo di cane &#8211; mi introduco nel magico mondo dell&#8217; iperconsumo cooperativo. L&#8217;ingresso del supermercato vero e proprio è intasato di gente. Hanno piazzato in offerta centinaia di tipi di uova di Pasqua, e la gente sembra proprio non poterne fare a meno, caricano come facchini uova su uova nei carrelli, soppesano le sorprese, scegliendo inevitabilmente le uova dalla confezione più pacchiana. Io, che ritengo le uova di Pasqua una delle inutilità più lampanti create dal consumismo delle festività, spingendo e tuzzando i carrelli alla fine riesco a passare indenne. <em>Il cioccolato lo prendo a barrette, è cinque volte più buono e lo pago diciotto volte meno</em>, sembro voler dire con il mio sguardo pietoso alle coppie adulte che fanno incetta di simil cioccolato. <em>E ancora non ci avete rinunciato al fatto che la sorpresa fa sempre cacare? </em>Odio chi non si rassegna alle costanti della vita.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ma non è della mia spesa che voglio parlarvi, figuratevi cheppalle. Ma di due famigliole di stranieri in cui mi sono imbattuto a qualche minuto di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra. Di due esempi di integrazione nella nostra ancora nascente società multietnica e in particolare qui, nelle alcaline terre emiliane, da sempre terra di accoglienza &#8211; dicono &#8211; ma recente nuovo territorio di caccia &#8211; dico io &#8211; di visi pallidi sempre incazzati con abbacinanti camicie verdi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Esempio di integrazione numero 1</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sono davanti agli scaffali dello scatolame, di fronte a cinque metri di distese di polpa di pomodoro. Leggo i prezzi al chilo, valuto le marche, confronto le confezioni. Cogito socraticamente, considero, prevedo, programmo, comparo. Alla fine scelgo la marca più sfattona, dove probabilmente ai pezzi di pomodoro saranno stati aggiunti anche torsoli di mela, giornali cinesi e scaglie di sapone, il tutto per insaporire. Dietro di me sento confabulare amenamente in una lingua misteriosa, i cui accenti arcaici ho sentito solo al cinema durante i dialoghi tra Frodo e la dama Galadriel. Mi volto e vedo una famigliola di rom, o almeno così paiono, che discute animatamente sul vasetto di maionese da accattare. Decidono, prendono, si muovono, il tutto con gesti improvvisi e nervosi, il carrello tenuto quasi alla briglia, il loro passo è sì ciondolante ma veloce, non perdono tempo inutile. Li seguo da dietro, mentre avanzano ciarlanti e sorridenti, sono tre donne praticamente identiche tra loro, secche secche coi loro scialli sgargianti da vecchie prozie, scure e grinzose come la strega Bacheca, un uomo sulla cinquantina altero con la barba grigia, una sorta di Raz Degan 20 anni dopo, e dopo almeno due enfisemi. Li seguo ancora un poco, prendono qua, mollano là, e si avvicinano alle casse. Io proseguo per la mia strada, e lì sì che partono infine le mie considerazioni sociologiche.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Hai visto, dicono tutti degli zingari che rubano, dei rom, di questi incivili che non sanno rispettare le regole, che vivono ai margini della società per scelta. Questi stanno belli tranquilli qua a fare la spesa, a spingere il loro carrello, a comprare il cibo, non danno fastidio a nessuno, se non fosse per quegli scialli provenienti dai magazzini dell&#8217;Anas manco li noteremmo.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Mentre ancora mi beo nei miei pensieri multiculturali arrivo alla cassa, ed oltre le casse, nel corridoio di uscita, vedo la mia famigliola rom preferita uscire scortata da due guardie giurate, una davanti e una di dietro. Gli agenti hanno i loro sacchetti della spesa in una mano e lo scontrino nell&#8217;altra, dove pare che manchino alcuni prodotti che magicamente appaiono invece nelle buste. Raz Degan è infervorato, agita le mani alla Fra Cristoforo, cerca di spiegarsi in un misto di italiano e lingua locale, roba da mal di testa, mentre le tre erinni si agitano nei loro scialli confabulando segretamente e poi scagliando maledizioni innominabili a caso verso il primo innocente avventore che le incrocia. Infine lo strano codazzo scompare dalla mia vista in una segreta stanza, che probabilmente è l&#8217;ingresso della Guantanamo dell&#8217;Ipercoop in cui i 4 presunti ladri saranno costretti alla confessione mediante plurime ingurgitate coattive, mediante imbuto, di pesto modenese fino al collasso cardiaco.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Esempio di integrazione n. 2</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Alla cassa, ove mi trovo dopo aver assistito al fallimento dell&#8217;integrazione di cui al n. 1, mi ritrovo davanti una famigliola centro-africana. Il padre sembra Ben Johnson in muscoli e steroidi, veste in giacca nera e camicia bianca, bassino tarchiato a con un collo da toro che suggerisce larvatamente e in proporzione anche le dimensioni della sua micidiale sleppa nascosta. La moglie è un caterpillar immenso, non è grassa, è solo tanta. Altissima, avrà cinquantachili d&#8217;ossa come il Nuvolari della canzone di Dalla, due mani curate e smaltate che però staccherebbero di netto la testa ad un tacchino, uno sguardo attento sempre all&#8217;erta attento a che i due bambini non facciano casino. L&#8217;uno, il maschio, avrà settanni e si aggira tra le uova kinder agitandole anche con troppo vigore, visto che gli vedo sfracellare almeno tre ovetti, che prontamente il padre, dopo una bestemmia in lingua originale, provvede a mettere nel carrello per riparare al danno dell&#8217;erede. La bambina è uno scricciolo di un anno e mezzo due, due nerissimi occhi fuori dalle orbite a notare quello che accade nel mondo. L&#8217;hanno vestita come una Shirley Temple giovane, carina, e anche abbronzata, direbbe con fare garrulo qualche spiritoso barzellettiere. Si agita nel carrello, ad un certo punto mi fissa e si vede che mi punta la barbona nera, perchè guardandomi si tocca il mento e le guance alla ricerca degli stessi peli ispidi sulla sua pelle.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo la famigliola paga, si allontana, tocca a me, e la mia spesa da buon Arpagone consta di soli 33 euro di spesa e ben due sacchetti pieni di carne di serpente, merendine fosforescenti, scarti di teste di pesce, detersivo/ammorbidente che tende a corrodere la stessa sua plastica, sacconi di biscotti già belli che triturati, insomma, la spesa di un re. Verso l&#8217;uscita decido di fare una capatina dall&#8217;ottico e ci trovo dentro l&#8217;allegra famigliola al completo: Ben Johnson, la Virago, il Castigo di Dio, e Shirley Temple. Ques&#8217;ultima è sempre imprigionata nel carrello, ma sta giocando con una confezione di cereali agitandola costantemente credo da almeno dieci minuti. Il Castigo di Dio contempla gli occhiali esposti in griglia e tenta di saltare come un grillo per prenderne uno. Moglie e marito invece stanno scegliendo le montature parlando con l&#8217;inserviente.</p>
<p style="text-align:justify;">Virago: Signorina, ho chiesto l&#8217;altra montatura, non questa&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ottica: Si, signora, mi scusi, adesso gliela do.</p>
<p style="text-align:justify;">Virago: Signorina, si sbrighi, dobbiamo andarcene.</p>
<p style="text-align:justify;">Ottica: Prego, tenga.</p>
<p style="text-align:justify;">Virago (che le strappa di mano la montatura e indossa gli occhiali): Come sto?</p>
<p style="text-align:justify;">Ben Johnson: No, no, male, brutta, ma non avete altre montature, fanno tutte schifo qui..</p>
<p style="text-align:justify;">Ottica (che inspira e respira tentando di placare la rabbia omicida): Possiamo provare questi&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Virago (schifata come se le stessero mostrando uno stronzo fumante): NO, NO, tutti brutti, andiamo via.</p>
<p style="text-align:justify;">Manco salutano ed escono dal negozio, con Castigo di Dio che quasi c&#8217;era riuscito a prendere l&#8217;occhiale e viene placcato da Ben Johnson. Si allontanano così, ancora lamentandosi ad alta voce e lanciando occhiatacce alla commessa, brulicanti di recriminazioni offensive, aprendo uno snack appena comprato e mangiandolo con ingordigia, cazzo sembrano proprio dei buzzurri italiani qualunque. E mentre rifletto sul prezzo che si deve pagare per ogni integrazione che si rispetti, Shirley Temple da lontano mi nota, mi sorride e si rimette la mano sul mento a tastarselo, come se avesse o quanto meno bramasse, un lungo e luciferino pizzetto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[rim-pianti...]]></title>
<link>http://milanoromatrani.wordpress.com/2009/03/16/rim-pianti/</link>
<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 17:58:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>enpi</dc:creator>
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<description><![CDATA[sì, rimpianti, sì. ché poi uno se non ne ha, è meglio. e io non ne ho, ch&#8217;è meglio. ma un paio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>sì, rimpianti, sì. ché poi uno se non ne ha, è meglio. e io non ne ho, ch&#8217;è meglio.<br />
ma un paio sì, legati a una storia di Andrea Pazienza, <em>Perché Pippo sembra uno sballato?</em>, che c&#8217;è Pippo &#8211; lui lui, l&#8217;amico di Topolino &#8211; che sta in una comune e abusa di ogni tipo di sostanza stupeFacente. e Topolino va a prenderlo, perché c&#8217;è un film da girare e ci sono interessi importanti in ballo&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://copiaeincolla.files.wordpress.com/2008/06/pippo-pazienza-1.jpg?w=434&#038;h=649" alt="" width="434" height="649" /></p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>il primo rimpianto</strong> è: non averlo mai comprato. credo fosse un Classico del Grifo, e c&#8217;erano altre storie &#8211; dentro &#8211; meravigliose. <em>Armi</em>, mi pare, e una storia col Zanardi.</p>
<p>l&#8217;ho sfogliato decine di volte, quando entravo in qualche negozio di fumetti. l&#8217;ho letto e riletto <em>Perchè Pippo</em>, ma non ce l&#8217;ho. io non ce l&#8217;ho!</p>
<p>e sono anni, ormai, che lo cerco, per comprarlo: non esiste più&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://copiaeincolla.files.wordpress.com/2008/06/3-pippo-pazienza.jpg?w=447&#038;h=664" alt="" width="447" height="664" /></p>
<p><strong>il secondo rimpianto</strong> è romantico-sentimentale: oh, dico, mai una fanciulla che come frase d&#8217;esordio m&#8217;abbia detto &#8220;ciao io sono xyz. hai mai letto <em>Perché Pippo è uno sballato?</em>&#8220;. mai [e ora non vale più, ché ormai l'ho scritto qui...]</p>
<p><strong>il terzo rimpianto</strong> è: averlo letto. meglio ancora: che Andrea Pazienza l&#8217;abbia scritto.</p>
<p>un paio d&#8217;anni fa c&#8217;era un racconto in un&#8217;antologia di narrativa &#8211; m&#8217;era anche piaciuto, il racconto. storia: una Paperopoli scura, dove Paperino si fa di coca e Paperone è un sadico perverso. in un paio di recensioni c&#8217;era scritto: geniale! nuovo! ecc.</p>
<p>be&#8217;: Andrea Pazienza l&#8217;ha già fatto&#8230;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1155" title="pippos1s" src="http://milanoromatrani.wordpress.com/files/2009/03/pippos1s.jpg" alt="pippos1s" width="412" height="604" /></p>
<p>ps: perché Pippo sembra uno sballato? Perché <strong>è</strong> sballato!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I mitici Disney: le più grandi storie di Topolino &amp; C.]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/02/08/i-mitici-disney-le-piu-grandi-storie-di-topolino-c/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 22:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
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<description><![CDATA[MILANO, 7 febbraio 2009 &#8211; Walt, il fratello Roy e cento dollari investiti nel garage che sareb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" style="border:2px solid black;margin:2px;" src="http://images.gazzetta.it/Hermes%20Foto/2009/02/07/0KEG1F3H--346x212.jpg" alt="http://images.gazzetta.it/Hermes%20Foto/2009/02/07/0KEG1F3H--346x212.jpg" width="194" height="118" />MILANO, 7 febbraio 2009 &#8211; Walt, il fratello Roy e cento dollari investiti nel garage che sarebbe diventato il primo Studio Disney. Cominciò tutto così, nel giardino di zio Robert, 1923, a Hollywood.</p>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">OSWALD </span>- Qui Walt Disney creò i suoi primi personaggi. Tra i quali, con la collaborazione decisiva di Ub Iwerks almeno per la parte grafica, Mickey Mouse, un&#8217;evoluzione più raffinata di &#8220;Oswald il Coniglio Sfortunato&#8221; che gli era stato letteralmente scippato dagli Studi Winkler e che, da allora, rese attentissimo lo stesso Disney alla proprietà dei personaggi. <!--more--></div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">MORTY?</span> &#8211; Mickey avrebbe dovuto chiamarsi Mortimer — immaginate Morty Mouse? — ma la moglie Lilian, assistente animatore degli Studios, gli suggerì un nome diverso. Di questo la ringraziamo ancora. In Italia lo conosciamo tutti, grandi e bambini, come Topolino, in edicola dal 1930 prima in un supplemento del quotidiano &#8220;Gazzetta del Popolo&#8221;, poi per la Nerbini, la Mondadori e, dal 1988, per la Disney Italia.</div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">GAZZETTA </span>- Allo straordinario, magico universo di paperi e topi, amato dai grandi come e forse più dei piccoli, è dedicata la nuova collana di allegati a fumetti realizzata dalla Gazzetta dello Sport e dal Corriere della Sera: &#8220;I Mitici Disney&#8221; è una collezione di albi monografici, ognuno dei quali ha per protagonista uno dei personaggi Disney, cominciando naturalmente da Topolino, passando per Paperino, Zio Paperone, Pippo, Paperinik e tutti gli altri. Sarà in edicola ogni lunedì in allegato con il quotidiano.</div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">ARTISTI </span>- Alcuni personaggi sono stati creati direttamente da papà Walt, e poi esaltati da straordinari artisti dei comics quali Floyd Gottfredson, Carl Barks, Don Rosa, per non dire degli italiani che hanno creato forse la più famosa scuola mondiale: Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi, Guido Martina, Luciano Bottaro, Carlo Chendi, Giulio De Vita, Giorgio Cavazzano e tanti altri, sceneggiatori, disegnatori, autori completi.</div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">CHE MIX</span> &#8211; La grandezza delle avventure di paperi e topi è legata anche alla straordinaria combinazione di humour e avventura alla quale Disney e gli altri autori non rinunciarono mai. Proprio negli anni 30, negli Usa, nascevano i comic book, albi a fumetti soprattutto d&#8217;azione o supereroistici (Superman, Batman), eredi della tradizione pulp (romanzi spesso a sfondo &#8220;giallo&#8221; o &#8220;nero&#8221;). Da Topolino detective a Paperino avventuriero, passando per gli epigoni &#8220;supereroi&#8221; Paperinik (creazione tutta italiana) e SuperPippo, il poliziesco Disney si stempera quasi sempre nelle risate (o viceversa).</div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">TOPOLINO E KALÌ </span>- Ogni volume della collana conterrà il meglio delle storie dedicate a ogni personaggio. Si comincia con il simbolo del mondo Disney, Topolino appunto. Il volume si apre con il capolavoro &#8220;Topolino e l&#8217;unghia di Kalì&#8221; (Romano Scarpa e Luciano Gatto). Quindi &#8220;Topolino e il fiume del tempo&#8221; (Francesco Artibani, Tito Faraci e Corrado Mastantuono), &#8220;Topolino e le regolissime del Guazzabù&#8221; (Casty e Massimo De Vita), &#8220;Topolino e il lungo ritorno&#8221; (Tito Faraci e Marco Gervasio).</div>
<div class="p"><span style="font-weight:bold;">APPUNTAMENTI </span>- Nel numero 2 seguirà Paperino, quindi Zio Paperone, Pippo, Paperinik e gli altri, per 30 imperdibili appuntamenti con il grande fumetto.</div>
<div class="p">di <a class="a" href="//www.gazzetta.it/common/sendMail.php?email=flicari')">Fabio Licari</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'albero genealogico dei Paperi!]]></title>
<link>http://paperoga86.wordpress.com/2009/02/05/lalbero-genealogico-dei-paperi/</link>
<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 21:22:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperoga86</dc:creator>
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<description><![CDATA[Guardate cosa ho trovato finalmente per rispondere alle vostre domande riguardanti la città di Paper]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Guardate cosa ho trovato finalmente per rispondere alle vostre domande riguardanti la città di Paperopoli e la sua espansione! Io però non ci credo molto, secondo me è tutto un troieggiare da parte di nonna Papera, Paperina, Gaia e Amelia!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-196" title="s_it" src="http://paperoga86.wordpress.com/files/2009/02/s_it.jpg" alt="s_it" width="600" height="460" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mia banca è differente....]]></title>
<link>http://aboz.wordpress.com/2009/01/28/la-mia-banca-e-differente/</link>
<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 15:48:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>keter1</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230;&#8230;&#8230;infatti mi cambia i soldi del Monopoli e le fiches (non quelle scortate), in so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8230;&#8230;&#8230;infatti mi cambia i soldi del Monopoli e le fiches (non quelle scortate), in soldi veri!</p>
<p>Ma dico io, ma si può sentire una notizia del genere?</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/norvegia-soldi-monopoli/norvegia-soldi-monopoli/norvegia-soldi-monopoli.html?ref=hpspr1">http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/norvegia-soldi-monopoli/norvegia-soldi-monopoli/norvegia-soldi-monopoli.html?ref=hpspr1</a></p>
<p>Si merita proprio un bel premio!</p>
<p>Speriamo che il prossimo stipendio non ce lo paghino con i rotoli di carta igienica venduti da Dmail!</p>
<p>Zanily</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ma la crisi esiste davvero? Lo scopriremo dopo la pubblicità...!]]></title>
<link>http://bananasrepublik.wordpress.com/2009/01/03/dite-la-vostra/</link>
<pubDate>Sat, 03 Jan 2009 00:24:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Presidente di Bananas Republik</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cittadini  illustri e beneamati, Leggo oggi le parole di un membro della Giunta di Confesercenti:  c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Cittadini  illustri e beneamati, Leggo oggi le parole di un membro della Giunta di Confesercenti:  c]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[costruire sui debiti]]></title>
<link>http://megasuperiorgold.wordpress.com/2008/12/22/costruire-sui-debiti/</link>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 13:16:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>megasuperiorgold</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://megasuperiorgold.wordpress.com/files/2008/12/topolino-1904-maggio-1992-pagina-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-443" style="border:5px solid red;" title="topolino-1904-maggio-1992-pagina-1" src="http://megasuperiorgold.wordpress.com/files/2008/12/topolino-1904-maggio-1992-pagina-1.jpg" alt="topolino-1904-maggio-1992-pagina-1" width="325" height="480" /></a><a href="http://megasuperiorgold.wordpress.com/files/2008/12/topolino-1904-maggio-1992-pagina-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-444" style="border:5px solid red;" title="topolino-1904-maggio-1992-pagina-2" src="http://megasuperiorgold.wordpress.com/files/2008/12/topolino-1904-maggio-1992-pagina-2.jpg" alt="topolino-1904-maggio-1992-pagina-2" width="329" height="480" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La cucina di Paperoga]]></title>
<link>http://paperoga86.wordpress.com/2008/12/14/la-cucina-di-paperoga/</link>
<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 02:02:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>paperoga86</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di meglio di mangiare direttamente dalla scatoletta, tonno, acciughe, sottaceti, sgom]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Cosa c&#8217;è di meglio di mangiare direttamente dalla scatoletta, tonno, acciughe, sottaceti, sgombri, ceci, fagioli?! (ovviamente tutto rigorosamente davanti alla tv&#8230;)<br />
oppure, quando proprio ci si vuole impegnare (tipo x festeggiare complenni, natale, pasqua ecc..tici.), cucinare i mitici &#8220;4 salti in padella&#8221; Findus?! (ci vuole un bel po&#8217; di arte culinaria per avere un ottimo risultato)<br />
o ancora farsi a casa propria i terribili &#8220;panini dell&#8217;onto&#8221; made in paperopoli?! questi comprendono salumi di qualunque genere, sottaceti, sottilette, salse di ogni genere e qualunque cosa possa essere contenuta in un panino</p>
<p>Poi ci sono anche i magnifici sofficini e i prelibati bastoncini quando proprio si vuole cambiare menù.</p>
<p>Per non parlare di tortellini con la panna e gli gnocchi Giovanni Rana (tutto da cucinare in meno di 5 minuti e da mangiare direttamente dalla padella x non sporcare i piatti che poi purtroppo in assenza di lavastoviglie bisogna lavare a mano.</p>
<p>Insomma, domani faccio un pranzo, chi vuole venire?!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Infimità]]></title>
<link>http://ilpeggio.wordpress.com/2008/11/12/infimita/</link>
<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 16:55:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>nro0</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non correre, pensa a me. Genova -1. Ecco la foto del poliziotto che porta le molotov alla scuola Dia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_600" class="wp-caption alignnone" style="width: 332px"><a href="http://ilpeggio.files.wordpress.com/2008/11/il-non-abbastanza-grande-per-essere-un-pianeta-freddo.jpg"><img class="size-full wp-image-600" title="il-non-abbastanza-grande-per-essere-un-pianeta-freddo" src="http://ilpeggio.wordpress.com/files/2008/11/il-non-abbastanza-grande-per-essere-un-pianeta-freddo.jpg" alt="Non correre, pensa a me." width="322" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Non correre, pensa a me.</p></div>
<p><strong>Genova -1.<a href="http://genova.repubblica.it/dettaglio/Diaz-l-ultima-immagine-dello-scandalo-ecco-l-uomo-che-porta-le-molotov/1544310"> </a></strong><a href="http://genova.repubblica.it/dettaglio/Diaz-l-ultima-immagine-dello-scandalo-ecco-l-uomo-che-porta-le-molotov/1544310">Ecco la foto del poliziotto che porta le molotov alla scuola Diaz</a>: &#8220;ho un figlio piccolo, facevo pratica&#8221;.</p>
<p><strong>Milano, -2. </strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/mense-rischi/mense-rischi/mense-rischi.html">Allarme mense, qualità a rischio</a>: &#8220;Cartone nel mio Soylent verde!&#8221;</p>
<p><strong>La Habana, -3.</strong> <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CUBA-DOPO-10-MESI-RIAPPARE-IN-PUBBLICO-FIDEL-CASTRO/news-dettaglio/3406167">Dopo 10 mesi riappare in pubblico Fidel Castro</a>. Insieme al Che.</p>
<p><strong>Los Angeles, -4.</strong> <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/USA-AMBIENTALISTI-BATTUTI-LA-MARINA-USERA-SONAR-ANTIBALENE/news-dettaglio/3406216">Ambientalisti battuti, la marina userà sonar anti balene</a>. I Russi balene anti sonar.</p>
<p><strong>Roma, -5. </strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/rai-cda-4/vigilanza-nuovo-voto/vigilanza-nuovo-voto.html">Vigilanza RAI</a>: &#8220;Mago Zurlì in pole position&#8221;.</p>
<p><strong>Bologna, -6. </strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/lucio-dalla/lucio-dalla/lucio-dalla.html">Lucio Dalla</a>: &#8220;Juilius Ebola mio pensatore di riferimento&#8221;.</p>
<p><strong>Washington, -7. </strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/esteri/benedetto-xvi-26/obama-papa/obama-papa.html">Obama chiama il Papa</a>: &#8220;Badrone&#8221;.</p>
<p><strong>Togliattigrad, -8. </strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/epifani-berlusconi/epifani-berlusconi/epifani-berlusconi.html">Epifani infuriato, il 12 sciopero generale</a>. Precetto dei Fotoni.</p>
<p><strong>Firenze, -9. </strong><a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/ROM-BRUTALMENTE-PICCHIATA-DA-COMMERCIANTE-A-FIRENZE/news-dettaglio/3406237">Rom brutalmente pestata da commerciante:</a> &#8220;Dov&#8217;erano i giornalisti quando lo facevo a mia moglie?&#8221;</p>
<p><strong>Paperopoli, non pervenuta.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da Metropolis a Sin City, da Paperopoli a Tokyo: viaggi di carta]]></title>
<link>http://donneconlavaligia.wordpress.com/2008/01/29/da-metropolis-a-sin-city-da-paperopoli-alla-periferia-di-tokyo-evviva-le-citta-dei-nostri-viaggi-di-carta/</link>
<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 22:58:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>la donna con la valigia</dc:creator>
<guid>http://donneconlavaligia.wordpress.com/2008/01/29/da-metropolis-a-sin-city-da-paperopoli-alla-periferia-di-tokyo-evviva-le-citta-dei-nostri-viaggi-di-carta/</guid>
<description><![CDATA[Storia imperfetta delle città a fumetti A leggere i classici e gli autori del primo medioevo si ha l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"> Storia imperfetta delle città a fumetti</span></p>
<p style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:15px;line-height:normal;font-family:'Lucida Grande';"><span class="Apple-style-span" style="text-decoration:underline;color:#0000ee;"><a title="nnn.jpg" href="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/02/nnn.jpg"><img class="aligncenter" style="border-color:initial;border-style:none;border-width:0;" src="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/02/nnn.jpg?w=401&#038;h=300" alt="nnn.jpg" width="401" height="300" /></a></span></span></p>
<p>A leggere i classici e gli autori del primo medioevo si ha la netta sensazione che gli antichi non si accorgano proprio delle loro città, quasi che gli ambienti fossero un mero sfondo di cartapesta, intercambiabile, di fronte al quale inscenare la tragedia o la commedia della vita. Nessun autore antico si premura di dare uno sguardo a ciò che circonda l’uomo e le sue vicende grandi e piccole, e solo in rari casi l’<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">urbs</span> entra nel nostro campo visivo, ma è un contatto di immagini indistinte, fatte di accenni assai vaghi: Ettore e Andromaca si incontrano alle Porte Scee, presso le alte mura di Troia, ma, se non fosse per la suggestione di film e sceneggiati come il recente “<span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Troy</span></span>” non riusciremmo a visualizzare chiaramente lo sfondo, dato che il poema omerico non dedica che rari accenni al paesaggio urbano.</p>
<p>Per i moderni la questione muta radicalmente. La città si impone come centro di produzione culturale ed emerge come oggetto di rappresentazione letteraria, trasparendo sempre più nella filigrana del testo. La <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Parigi </span>di Rabelais, la <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Londra</span> di Dickens, la <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Roma </span>di Gadda nel Pasticciaccio sono senza dubbio più palpabili di qualsiasi altra polis letteraria precedente.</p>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:15px;line-height:normal;font-family:'Lucida Grande';color:#515151;"><img style="border-color:initial;border-style:none;border-width:0;" src="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/01/mariny4.jpg?w=400&#038;h=299" alt="mariny4.jpg" width="400" height="299" /></span></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:left;">Nato da poco più di un secolo come mezzo di comunicazione popolare e proletario, il fumetto, nuova biblia pauperum che racconta cose a chi con le parole ha poca dimestichezza, ci parla da subito della città. Pensiamo già al primo fumetto della storia, <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Yellow Kid</span></span>: un ragazzo in tunica gialla circondato da persone che lottano, ridono, flirtano nei cortili e nelle strade di una metropoli americana a cavallo fra ‘800 e ‘900 incredibilmente particolareggiata e caratterizzata; poche cose hanno saputo darci il sapore e gli odori di un’epoca quanto il primordiale fumetto dell&#8217;americano Richard F. Outcault, dove la <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Grande Mela</span></span> emerge immensa, strabocca di vita invadendoci. Il fumetto nasce già urbano, lontano dai campi, in cui pare essere lo spazio circostante a modellare marxianamente le persone e non viceversa: antropocentrismo zero.</div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:15px;line-height:normal;font-family:'Lucida Grande';color:#515151;"><img style="border-color:initial;border-style:none;border-width:0;" src="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/01/mariny2.jpg?w=400&#038;h=299" alt="mariny2.jpg" width="400" height="299" /></span></div>
<p>Qualche anno più tardi è il grande <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Carl Barks</span> a spingersi oltre creando una polis fittizia dalla topografia sufficientemente definita, dove farà muovere le storie dei paperi da lui inventati. <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Paperopoli</span></span> è un luogo imprescindibile dai personaggi che ospita, dove domina totemico il Deposito di Paperone che, come il Castello kafkiano, diviene il centro dei pensieri e delle azioni di tutti i protagonisti (dei nipoti che debbono ereditare, dei ladri che vogliono predarlo, del vecchio capitalista e monarca che ad abdicare e a farsi derubare non ci pensa affatto). Non a caso le storie più efficaci sono quelle in cui i personaggi si muovono fra le mura amiche e le strade che collegano casa di Paperino (di legno, con giardino, con due alberi la cui unica funzione è reggere l’amaca della siesta) col Deposito, piuttosto che quelle dove sperimentano l’avventura in contesti esotici, ognuno col proprio carico di nevrosi che finisce col trasformare qualsiasi luogo in una Paperopoli.</p>
<p>Nelle storie extraurbane, il luogo delle nevrosi prende possesso senza via di scampo dei recessi più nascosti del pianeta, dalle alture peruviane agli abissi marini, in una furia cui nulla sfugge; è la fine di qualsiasi via di fuga in un mondo ridotto a Paperopoli globale, alla quale essere indissolubilmente fedeli e tornare nello spazio di poche vignette, per gettarsi sull’amaca o dietro la scrivania dove campeggia il dollaro sovrano. Così avvenne anche per Topolino, dato che l’odioso sorcio è portatore sano delle stesse dinamiche narrative, poiché, dopo gli esordi come topo bucolico, muta vestiti ed ambiente e si inurba sull’esempio dei paperi.</p>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:15px;line-height:normal;font-family:'Lucida Grande';color:#515151;"><img style="border-color:initial;border-style:none;border-width:0;" src="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/01/mariny.jpg?w=400&#038;h=299" alt="mariny.jpg" width="400" height="299" /></span></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<p>Centinaia poi sarebbero le altre città di carta venute dopo le geniali intuizioni di Barks, come <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Gotham City</span></span> di Batman, <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Metropolis </span></span>di Superman, la <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">New York</span></span> di Spiderman, <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Astro City</span></span> degli eroi di Kurt Busiek; nessuna, però, mantiene la stessa coerenza topografica, né si impone come spazio fisico concreto come la periferia di <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Tokyo</span></span> delineata da Rumiko Takahashi per Maison Ikkoku. I protagonisti di questa lunga love story vivono in un’ambiente progettato con meticolosità assoluta; episodio dopo episodio si impara a conoscere la dislocazione delle camere della Ikkoku-kan, i suoi cortili, la via che porta al cancello con la cuccia del cane, la discesa che dal colle va alla stazione della metro. Un lettore, trasportato per incanto nel mondo della Takahashi, si orienterebbe alla perfezione nell’intrico delle vie, tale è l’esattezza dell’ambiente delineato, per vivere la serenità idillica degli spazi e delle luci lontane, riflessi del caos cittadino lontano dal luogo incantato. Un piccolo mondo antico che difende se stesso e non pretende nulla di più.</p>
<p>Infine <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Sin City</span></span> di Frank Miller, geniale autore di 300. Se nella Paperopoli di Barks i caratteri sono distinguibili e l’uomo (pardon, il papero) ha una sua individualità almeno macchiettistica, nella “città del peccato” il colore nero della dissoluzione e della morte ci suggerisce figure dolenti tagliate da radi sprazzi di luce, in cui non spariscono solo i tratti somatici, ma persino l’anima è inghiottita dall’ombra. Marvin &#38; c. non esistono, sono fasci di sensazioni e passioni baluginanti sotto i lampioni della città, si ritrovano a essere protagonisti per caso, poiché, se Miller vuole, il riflettore si sposta subito su un altro insetto partorito da <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Sin City</span></span>, su un altro dramma che si staglia contro le mura nere dei bar fumosi. Con l&#8217;ultima deriva milleriana, la città del fumetto ha finalmente fagocitato i suoi abitanti così come quelle reali hanno dimenticato chi le abita, ha ormai vinto contro il piccolo Yellow Kid, a meno di un’improbabile umanesimo futuro che imponga di nuovo al centro l’uomo.</p>
<p style="text-align:center;">(<em>Testo: Francesco Misiti (<a href="http://blogdiout.blogspot.com/"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">blogdiout</span></span></a>) &#8211; Foto: Marina Misiti</em>)</p>
</div>]]></content:encoded>
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