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	<title>parole &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/parole/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "parole"</description>
	<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:39:20 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Nell'istante in cui perdo le parole]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/26/nellistante-in-cui-perdo-le-parole/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 06:29:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nell&#8217;istante in cui perdo le parole Io custodisco i segreti del Nulla sapessi come ingombrano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/respiro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1331" title="Respiro" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/respiro.jpg" alt="" width="166" height="276" /></a></p>
<p><em><span style="color:#000000;">Nell&#8217;istante in cui perdo le parole</span><span style="color:#000000;"><br />
Io custodisco i segreti del Nulla<br />
sapessi come ingombrano le case,<br />
le tegole, mentre la pioggia scende giù rapida<br />
dagli occhi svuotati delle nuvole e s’ appiglia<br />
alle caviglie del solitario salice nel giardino<br />
Ti racconterei &#8230; facendoti posto<br />
sul centimetro quadrato in cui vivo,<br />
bocca a bocca in cui annegare il respiro<br />
e annegarci il quel non senso &#8211; senso che mi sfugge<br />
mentre divieni canto nuovo in punta della lingua<br />
nell’istante in cui ho perso le parole.</span></em></p>
<p><span style="color:#000000;"><a href="http://ladyeagle.splinder.com/" target="_blank"><strong><span style="color:#800000;">Anileda Xeka</span></strong></a><br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DUE]]></title>
<link>http://parolealvapore.wordpress.com/2009/11/25/due/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 23:49:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>pauli2puntozero</dc:creator>
<guid>http://parolealvapore.wordpress.com/2009/11/25/due/</guid>
<description><![CDATA[Nella vita mi è capitato di fare questa cosa solo quando ero in vacanza o comunque non a casa mia. M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nella vita mi è capitato di fare questa cosa solo quando ero in vacanza o comunque non a casa mia. Mi è capitato a Collina, in Carnia, mi è capitato a Londra con Paul, il disordinatissimo francese e riaccade qui a Buenos Aires a casa di Herman. Incasinare gli occhi su queste figure fatte di macchiette di colore non è per niente facile, Elena ne è la prova, è lì da un quarto d’ora davanti a uno di quei cosi tentando invano di riuscire a focalizzare un’immagine, un’ombra o una cosa dentro a quel rettangolo colorato  che purtroppo, oltre a farle diventare gli  occhi strabici, non le dice, o meglio, non le fa vedere niente.  Le chiamano immagini sterografiche.  Elena è seduta su uno dei tre materassi che abbiamo disteso sul pavimento, in un angolo c’è il computer, nell’altro sale la scala da dove prima Herman, aiutato da Diego, ci ha calato i materassi, su un lato una libreria, sull’altro dei tavoli su cui Herman ha posto la merce che commercia.  Aspettiamo in silenzio il nostro turno per andare in bagno, Martina è distesa accanto a Elena e Diego costruisce il suo letto fatto di tante piccole coperte messe una sopra all’altra. Stasera, come ieri, dormiremo qui. Quando dico qui, dico Buenos Aires e a me questa cosa di dormire a Buenos Aires mi dà un po’ alla testa. Ma vi immaginate? Prendete il pianeta terra, immaginatelo là davanti a voi, sospeso  nello spazio e attorniato da tante stelle che talmente lontane che non sono nient’altro che piccoli puntini luminosi; adesso, pian piano, avvicinatevi sempre più verso l’europa verde sopra la macchia gialla dell’Africa, mano a mano diventa più grande, Europa, Italia, Venezia, Friuli. Ecco, io sono nato qui, in questo luogo così piccolo che però appartiene alla Terra cosi grande. Adesso il Friuli diventa di nuovo più piccolo, mi sto allontanando verso l’alto, vedo l’Italia, il Sud Europa e ripercorro mentalmente il percorso che ha fatto l’aereo per portarmi qui: per arrivare a Madrid è un attimo, poi invece è lunga, molto lunga, vai a sud, Marocco, costeggi l’Africa, riesci perfino a vedere il deserto del Sahara o almeno credi di poterlo vedere o ti convinci che l’hai visto per poterlo raccontare ai familiari e agli amici; poi, tutto ad un tratto, attraversi: Oceano Atlantico  e vedi tutto blu fino a quando il verde del Brasile ti accoglie con un po’ di emozione. Quando sei arrivato sopra al Brasile poi l’Argentina ti sembra ad un tiro di schioppo perché a scuola hai imparato che  il Brasile  sta sopra l’Argentina ma in realtà non è così. Proseguendo il Brasile diventa veramente grande, più vai a Sud e più ti accorgi di quant’è grande fino a che non ti accorgi che fra il Brasile e l’Argentina c’è anche l’Uruguai che dalle elementari sapevi che era messo da queste parti ma non sapevi che stava proprio qui. A me questa cosa di stare dall’altra parte del mondo, del mio mondo, quello che conosco, quello che vivo tutti i giorni mi emoziona per il semplice fatto che ti accorgi quanto le cose che vedi alla tv, quelle ‘lontane’ appunto non è vero che ci appartengono, ci appartengono eccome e non sentirti coinvolto in quello che accade a migliaia di chilometri vuol dire non essere responsabili. Penso che se le persone viaggiassero di più, il posto in cui viviamo sarebbe decisamente migliore, viaggiare fa crescere ed è per tutto questo che a volte quando sono in giro sento la necessità di dire a Martina, Diego, Elena e Gabriella che ci troviamo qua, in Argentina, a dodicimila chilometri di distanza dal Friuli in cui viviamo. La casa di Herman è accogliente, non si potrebbe dire diversamente visto che ci ospita tutti e cinque. Appena entrati ci sono due scalini e poi c’è la stanza dove si vive, nella prima parte trova posto la cucina fatta con mobili verdi e marroni con i piatti ancora sporchi e in disordine, poi più avanti ci siamo messi noi con i materassi distesi per terra.  In questa casa, sperduta in una delle migliaia quadras di buenos aires ci sentiamo vicini, sicuri, siamo contenti, stanchi e ci vogliamo bene; per stare bene non serve una cucina snaidero.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[attribuisci un senso]]></title>
<link>http://apolide.wordpress.com/2009/11/25/attribuisci-un-senso/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:45:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>apolide</dc:creator>
<guid>http://apolide.wordpress.com/2009/11/25/attribuisci-un-senso/</guid>
<description><![CDATA[Attribuisci un senso ai meandri della vita che attraversi, dona te stesso ma solo a chi ti merita e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://apolide.wordpress.com/files/2009/11/luce-spirituale-vita.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2712" title="luce spirituale vita" src="http://apolide.wordpress.com/files/2009/11/luce-spirituale-vita.jpg" alt="" width="480" height="314" /></a></p>
<p style="text-align:center;">Attribuisci un senso<br />
ai meandri della vita<br />
che attraversi,<br />
dona te stesso<br />
ma solo a chi ti merita<br />
e ti apprezza,<br />
fuggi chi<br />
ti vorrebbe ingabbiare<br />
in statici schemi<br />
della mente</p>
<p style="text-align:center;">Cerca sempre<br />
energie col segno<br />
più davanti, ma<br />
non vampirizzare chi<br />
è in riserva<br />
di risorse d&#8217;anima</p>
<p style="text-align:center;">Metti pietra su pietra<br />
ogni giorno,<br />
costruisci la tua vita,<br />
contribuendo all&#8217;ordine,<br />
all&#8217;armonia<br />
degli splendenti<br />
equilibri universali</p>
<p style="text-align:center;">Vedrai che alla fine,<br />
all&#8217;incontro con<br />
l&#8217;immensa Luce<br />
che hai già sfiorato,<br />
ma non era il tempo<br />
riscatterai  il tuo viaggio<br />
in questo mondo<br />
e sarai spirito pronto<br />
per nuove,<br />
più elevate dimensioni</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usare e utilizzare]]></title>
<link>http://borislimpopo.wordpress.com/2009/11/25/usare-e-utilizzare/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:37:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>borislimpopo</dc:creator>
<guid>http://borislimpopo.wordpress.com/2009/11/25/usare-e-utilizzare/</guid>
<description><![CDATA[Usàre: &#8220;Adoperare, impiegare qualcosa: usare l&#8217;automobile&#8221; (Il Sabatini-Coletti on]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Usàre: &#8220;Adoperare, impiegare qualcosa: <em>usare l&#8217;automobile</em>&#8221; (Il Sabatini-Coletti <a href="http://dizionari.corriere.it/cgi-bin/sabcol/trova">online</a>).</p>
<p>Utilizzàre: &#8220;Usare qualcosa; renderlo utile o metterlo a profitto: <em>utilizzare gli avanzi del pranzo per preparare la cena</em>&#8220;.</p>
<p>Il Sabatini-Coletti propone <em>utilizzare </em>come sinonimo di <em>usare</em>, ma mi permetto di dissentire.</p>
<p>Intanto, <em>utilizzare </em>è chiaramente un derivato di <em>usare</em>, ed è molto più giovane (<em>usare </em>è attestato dal secolo XIV, <em>utilizzare </em>dal 1802).</p>
<p>La comune radice (attraverso l&#8217;italiano <em>uso </em>e il latino <em>usus</em>) è dal verbo latino <em>uti </em>(servirsi), che a sua volta viene dal sanscrito <em>utis </em>(aiuto, soccorso) e al più antico verbo <em>av-ati </em>(godere, saziarsi, favorire).</p>
<p>Ma la cosa più importante è che i due verbi presentano un lieve scarto semantico: <em>usare </em>significa &#8220;impiegare qualcosa (o qualcuno) come un mezzo per fare qualcos&#8217;altro&#8221;; <em>utilizzare </em>significa piuttosto &#8220;usare qualcosa in modo appropriato, efficace, traendone pieno vantaggio&#8221;.</p>
<p>Due esempi mi aiuteranno (spero):</p>
<p>Se dico che Caio non ha <em>usato </em>il cacciavite per aprire la bottiglia, vuol dire che non ce l&#8217;aveva oppure che disponeva di uno strumento migliore. Ma se dico che non ha <em>utilizzato </em>il cacciavite, vuol dire che non ha trovato nessun modo per applicarlo a qualche compito e trarne vantaggio.</p>
<p>Succo del pippone: spesso usiamo &#8220;utilizzare&#8221; quando dovremmo usare &#8220;usare&#8221;. Augh!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[andar per merda.]]></title>
<link>http://portaparallela.wordpress.com/2009/11/25/andar-per-merda/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:01:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>PortaParallela</dc:creator>
<guid>http://portaparallela.wordpress.com/2009/11/25/andar-per-merda/</guid>
<description><![CDATA[periodi nel tempo perso , come “postare” su portaParallela , buoni per troncare , in modo definitivo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://portaparallela.wordpress.com/files/2009/11/organismi-stellari1.jpg"><img src="http://portaparallela.wordpress.com/files/2009/11/organismi-stellari1.jpg?w=300" alt="" title="orga(ni)smi stellari" width="300" height="228" class="alignleft size-medium wp-image-731" /></a><em>periodi nel tempo perso , come “postare” su portaParallela , buoni per troncare , in modo definitivo , un sentimentale imprevisto . rettificare la voce <strong>caso</strong>.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pausa]]></title>
<link>http://elettraboccia.wordpress.com/2009/11/25/pausa/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 18:54:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elettra</dc:creator>
<guid>http://elettraboccia.wordpress.com/2009/11/25/pausa/</guid>
<description><![CDATA[La stanza dalle pareti bianche puntellata dalle nostre foto e da tutti i flyer e biglietti di mostre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La stanza dalle pareti bianche puntellata dalle nostre foto e da tutti i flyer e biglietti di mostre e di città al nord.<br />
Nuovi libri da studiare, un discorso da preparare, fumo tabacco mentre Moltheni canta<br />
<em>Quello che occorre e serve è amore.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Utile (Jean Follain)]]></title>
<link>http://arbrealettres.wordpress.com/2009/11/25/lutile-jean-follain/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:49:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>arbrealettres</dc:creator>
<guid>http://arbrealettres.wordpress.com/2009/11/25/lutile-jean-follain/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; Dans les couleurs de l&#8217;utile celle de l&#8217;étoffe grise et noire de l&#8217;acier bl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:center;"><span style="font-style:italic;font-weight:bold;font-size:17px;font-family:Comic sans-serif;color:blue;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9807" title="doisneau" src="http://arbrealettres.wordpress.com/files/2009/11/doisneau.jpg" alt="" width="662" height="731" /></p>
<p>&#160;</p>
<p>Dans les couleurs de l&#8217;utile<br />
celle de l&#8217;étoffe grise et noire<br />
de l&#8217;acier bleu<br />
des graines rousses<br />
d&#8217;aucuns se réfugient pour vivre.</p>
<p>On entend parfois leurs paroles<br />
les appels qu&#8217;ils font à la pluie<br />
au soleil, aux verdures</p>
<p>et les choses autour d&#8217;eux se joignent<br />
pour se refléter dans leurs yeux.</p>
<p>(Jean Follain)</p>
<p>&#160;</p>
<p></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[C'è ordine ed equilibrio nelle storie]]></title>
<link>http://ilricordoperduto.wordpress.com/2009/11/25/ce-ordine-ed-equilibrio-nelle-storie/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:12:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>max</dc:creator>
<guid>http://ilricordoperduto.wordpress.com/2009/11/25/ce-ordine-ed-equilibrio-nelle-storie/</guid>
<description><![CDATA[La gente non ha mai avuto problemi a cancellare il passato quando dava troppo fastidio. La carne bru]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ilricordoperduto.wordpress.com/files/2009/11/mare_vela.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-628" title="mare_vela" src="http://ilricordoperduto.wordpress.com/files/2009/11/mare_vela.jpg" alt="" width="500" height="319" /></a></p>
<p>La gente non ha mai avuto problemi a cancellare il passato quando dava troppo fastidio. La carne brucia, le foto bruciano e la memoria, cos’è? Nient’altro che il vaneggiamento imperfetto di stolti che non vogliono convincersi della necessità di dimenticare. Quello poi che non si può distruggere si può alterare. I morti non urlano. C’è una certa attrattiva in ciò che è morto. Preserva infatti tutte le qualità migliori della vita senza nessuna di quelle noiose complicazioni consuete fra gli esseri viventi. Stronzate, lamentele, bisogno d’affetto. Si può vendere all’asta, esporre, collezionare. E’ molto più comodo fare il collezionista di oggetti curiosi perchè se sei curioso, devi avere moltissima pazienza, stare lì ore e ore e vedere cosa succede. Devi aspettare sulla spiaggia finchè non comincia a fare freddo, o sei costretto a investire i tuoi risparmi in una barca col fondo di vetro, che è molto più cara di una canna da pesca, ma ti mette in contatto con gli elementi. Chi è curioso è sempre in pericolo. Se sei curioso rischi di non far più ritorno a casa, come quegli uomini che vivono adesso con le sirene sul fondo del mare. O coloro che scoprirono Atlandide. [....] Perciò, essendo ragionevole, il collezionista si circonderà piuttosto di cose morte e ripenserà a quando il passato viveva, si muoveva ed era popolato. Il collezionista vive in una stazione ferroviaria abbandonata e guarda vecchi filmati di treni in movimento. E’ il morto vivente primordiale. Per questo il passato, proprio perchè è passato, si rivela malleabile solo là dove una volta era flessibile. Una volta poteva cambiare idea, ora può solo subire un cambiamento. Le lenti possono essere tinte, deformate, spaccate. Quello che importa è che l’ordine alla fine prevalga… e se si è un gentiluomo del Settecento, che abbassa le tendine mentre la carrozza sobbalza sui sassi di un valico alpino, bisogna sapere quello che si sta facendo, fingendo un ordine che non esiste solo per darci una sicurezza che può esistere. C’è ordine ed equilibrio nelle storie.</p>
<p><em>Janette Winterson da “Non ci sono solo le arance”</em></p>
<p><em>In sottofondo: &#8220;Somebody already broke my heart&#8221; &#8211; Sade</em></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/a8NAXMruxW4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/a8NAXMruxW4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mooviebar]]></title>
<link>http://teresadivaia.wordpress.com/2009/11/25/mooviebar/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:36:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>teresadivaia</dc:creator>
<guid>http://teresadivaia.wordpress.com/2009/11/25/mooviebar/</guid>
<description><![CDATA[Erano le cinque e trenta quando ero seduta a prendere il mio solito caffè al ginseng in quel bar.. i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Erano le cinque e trenta quando ero seduta a prendere il mio solito caffè al ginseng in quel bar.. il Mohito, uno di quei posti fuori dal mondo.. una sorta di sala regia per i canali del vivere quotidiano.</p>
<p>&#8220;Alessandra, adesso basta!&#8221;, urlava una madre alla bambina che giocava con le anguille.</p>
<p>Un vecchietto sbraitava verso un ragazzo inciampato nel suo bastone.</p>
<p>Sguardi ammalianti di una bella mora con l&#8217;accento siciliano lanciati al cameriere del ristorante fronte al bar uscito a fumare una sigaretta che sembrava con questa risponderle con segnali di fumo. Tra sguardi e nebbia si scopriva questa specie di codice mors che mostrava la comunicazione in tutte le sue sfaccettature e in quello che è il suo significato primordiale.. in fondo solo intendersi.</p>
<p>Questi i canali soliti che vedevo dalla mia poltrona del &#8220;mooviebar&#8221;, sempre da spettatrice o semmai attrice anonima.</p>
<p>&#8220;Salve, posso farle compagnia?&#8221;.. fine primo tempo pensai..</p>
<p>Era alto, moro, occhi come un lago di mattina quando nei suoi colori fanno l&#8217;amore piante e cielo, camicia bianca e pantaloni beige. Così era quel ragazzo che quel pomeriggio si era seduto sulla mia &#8220;poltrona&#8221;.</p>
<p>Le mie labbra appoggiate alla tazza calda, lasciai all&#8217;olfatto il compito di inebriarmi la mente.. sveglia e scrutatrice per quell&#8217;ambiguo attore.</p>
<p>&#8220;Lei chi è?&#8221;, dissi, e subito le mie labbra baciarono l&#8217;aroma rubato dalle narici prima.</p>
<p>Sorrise. &#8220;Matteo, il mio nome è Matteo e il mio motivo è stare solo un pò in sua compagnia. Voglio credere che la gente non sia davvero l&#8217;estranea che vuole far credere e che se ognuno ha ed è pur un suo mondo, senza scambi culturali poco importa e poco ha senso esistano.. diventa banale persino l&#8217;esistenza di questo bar.. e poi, suvvia, un caffè è più buono in due&#8221;.</p>
<p>Il tempo si era per un attimo fermato. Tutto era diventato statico..ero  ferma, immobile.. come la mia tazza e se la mia tazza avesse avuto degli occhi, avrebbe avuto il mio stesso sguardo attonito.</p>
<p>Alzai il sopracciglio sinistro e le labbra mi si schiusero leggermente, lui sgranchì la voce e abbassò lo sguardo. Il codice mors continuava ma almeno le lancette avevano ripreso a girare.</p>
<p>&#8220;La sua visione è interessante, ma il mio caffè è finito!&#8221;, risposi.</p>
<p>Lui rimase con la testa china ma alzò lo sguardo verso di me.. sentiì tutto il freddo di quell&#8217;acqua.</p>
<p>&#8220;Beh, allora la prego, sia una spezia per il mio&#8221;&#8230;&#8221;un espresso, per piacere, magari con tre granelli di canella grazie..&#8221;, continuava il suo monologo. Io ero ancora sul suo palco.</p>
<p>&#8220;e lei?&#8221;, disse.</p>
<p>&#8220;io, cosa?&#8221;, gli risposi come destatami appena dalla notte.</p>
<p>&#8220;come si chiama?&#8221;, continuava.</p>
<p>mi chiedevo come mi trovassi li a rispondere, eppure.. eppure mi andava.. mi sembrava terribilmente naturale.</p>
<p>&#8220;Clara&#8221; risposi..</p>
<p>&#8220;claro&#8221; sorrise lui..</p>
<p>Continuammo a parlare per altri quindici minuti. Osservavo con attenzione il suo cucchiaino danzare nel caffè, i suoi occhi che sembravano rubare la preziosità che tante perle invidierebbero a un sorriso. Non capivo niente di lui sinceramente, mi sembrava una persona fuori dal comune, un giullare serio. Ne sarebbe restata.. una giornata diversa..</p>
<p>Si alza. Mette il suo cappello abbassandolo a dovere sullo sguardo. &#8220;Ciao Clara, grazie.. &#8221; ancora un sorriso.. stavolta di perle.</p>
<p>Erano passati tre giorni e non nego che li avevo passati a consumare l&#8217;asfalto di quella strada dove affacciava il bar.. per notare se quella sedia fosse di nuovo occupata ma niente.. come pensavo fu soltanto una giornata diversa.. Passeggiavo anche quella mattina in quella strada.. mi guardavo gli stivaletti mentre camminavo, neri lucidi.. con qualche gocciolina di fango che non mi aveva risparmiato la pozzanghera presa in pieno nel vialetto precedente.. mi guardavo attorno.. il mio set cinematografico.. ne leggevo i cartelloni pubblicitari  &#8220;grassa?? Vieni da S&#38;B..snella che sei bella..ti aiuteremo noi!&#8221;.. &#8220;Matteo Mirlian, anni 27,..&#8221;. Rallentai il passo, tornai indietro..lessi attentamente. No. Non era lui. Me lo ripetevo e ripetevo.. gli occhi mi si bagnarono per quel lago che sapevo non avrei forse rivisto.. mi si piegarono le gambe.. non ero certa di ciò che pensassi.. ma quella &#8220;scripta manent&#8221; mi terrorizzava. Chiusi gli occhi e stringendo i denti mi tappai la bocca con la mano. Un minuto in me stessa. Cercai una panchina. Stesa tra foglie gialle guardavo i rami delle piante, questo naturale ricamo nel cielo. Parole..quante non ne avevo dette. Mi accorsi di averle appena scritte in quel manifesto con il loro silenzio. Era vero che ogni piccolo mondo è insensato se non donato.. è la conoscenza che preserva le cose..</p>
<p>Con qualche foglia tra i capelli mi alzai. Ripassai nella strada di quel bar.. no, pensavo intravedendolo da lontano. Non mi andava di fermarmi.. ma nel frattempo camminando ero arrivata esattamente li.. guardai dentro. Entrai. &#8220;Un caffè al ginseng, grazie&#8221;, ordinò un ragazzo che aveva occupato la mia poltrona.. lo fissavo, poi mi sentì pizzicare da un pò di luce il cuore.. &#8220;mai provato alla cannella?&#8221;, e, chiedendo, sorrisi..</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[..la padronanza del lessico]]></title>
<link>http://eternopeterpan.wordpress.com/2009/11/25/la-padronanza-del-lessico/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:06:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilbambi</dc:creator>
<guid>http://eternopeterpan.wordpress.com/2009/11/25/la-padronanza-del-lessico/</guid>
<description><![CDATA[Ci si rapporta quotidianamente a situazioni che rendono necessaria una buona padronanza del lessico,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci si rapporta quotidianamente a situazioni che rendono necessaria una buona padronanza del lessico,così da sempre,cerco di allenare la mia parlata leggendo quintalate di libri o “studiando” notizie che trattano temi importanti perchè reggere il confronto con un’altra persona che mi sta di fronte per me è molto importante.Non sono mai stato una cima negli studi,o meglio,studiavo e apprendevo quel tanto che mi bastava per raggiungere la sufficienza..sono sempre stato dell’idea che ,scuola a parte,se si vuole arricchire il proprio bagaglio culturale lo si può fare tranquillamente “da autodidatta”..Sfoglio libri dalla mattina alla sera..libri che variano dalla narrativa,alla storia,alla scienza,alle poesie di fine ottocento..Colgo nuovi vocaboli,cerco di comprenderli fino in fondo e di farli miei per tirarli poi fuori all’occorrenza.L’ignoranza è un qualcosa che non riesco a tollerare…si vive già in un mondo in cui tutti vorrebbero metterlo nel di dietro all’altro..veniamo continuamente manipolati da politici,diplomatici,finti buonisti..L’unica cosa a nostra difesa è la parola,se non sappiamo usarla,se non sappiamo articolare una frase di senso compiuto buttata fuori con rabbia per nostra difesa e incolumità,come possiamo pretendere di vivere in una società simile?</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://eternopeterpan.wordpress.com/files/2009/11/le-parole-e-le-stelle.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-136" title="le-parole-e-le-stelle" src="http://eternopeterpan.wordpress.com/files/2009/11/le-parole-e-le-stelle.jpg" alt="" width="600" height="306" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><em>Fabio.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chiuso per suina]]></title>
<link>http://kronakus.wordpress.com/2009/11/25/chiuso-per-suina/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:57:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>kronakus</dc:creator>
<guid>http://kronakus.wordpress.com/2009/11/25/chiuso-per-suina/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[brutta Italia]]></title>
<link>http://nicolamartocchiadiodati.wordpress.com/2009/11/25/495/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:33:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola Martocchia Diodati</dc:creator>
<guid>http://nicolamartocchiadiodati.wordpress.com/2009/11/25/495/</guid>
<description><![CDATA[le cifre e la loro guerra,ricordava l&#8217;Unità oggi,esiste ed è alquanto desolante. Non è però qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>le cifre e la loro guerra,ricordava l&#8217;Unità oggi,esiste ed è alquanto desolante.<br />
Non è però questo ciò di cui preoccuparsi. Questa maggioranza,difendendo il lavoro dell&#8217;esecutivo, ha sempre rinnegato di voler fare o aver fatto leggi esclusivamente a favore e tutela dell&#8217;uomo Silvio Berlusconi.<br />
Ieri si è fatto un passo avanti.<br />
&#8220;Berlusconi c&#8217;è,mettetevelo in testa&#8221;<br />
Queste le parole.<br />
&#8220;facciamo tutto il possibile per levarlo dai guai&#8221;<br />
Questo il senso.<br />
Poche scuse.poche frasi di circostanza. Questa la realtà&#8217;<br />
Ciò che poi preoccupa e lascia allibiti è l&#8217;impossibilità di discussione sui problemi dei cittadini: il lavoro,le politiche sociali,la giustizia.<br />
Tutto chiuso da 15 anni da un recinto chiamato Berlusconi.<br />
Sarà la persona.sarà il suono della parole.<br />
L&#8217;opposizione si blocca,non sa più cosa fare.<br />
La destra gongola e si diverte.<br />
Eppure il popolo è sovrano.<br />
Che voglia che si parli e si legiferi solo in quel recinto?solo lì?<br />
Che voglia che non si parli di lui?non lo si tuteli e aiuti in un momento così?<br />
dov&#8217;è finita quella partecipazione,quella pretesa di politica che animava la vita cittadina fino ad anni fa?<br />
Tutto morto?tutto finito?<br />
A volte sale il rimpianto di quella prima repubblica letto solo sui libri.<br />
Che brutta Italia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Noi siamo quello che pensiamo di essere]]></title>
<link>http://crescereleggendo.wordpress.com/2009/11/25/noi-siamo-quello-che-pensiamo-di-essere/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:30:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>crescereleggendo</dc:creator>
<guid>http://crescereleggendo.wordpress.com/2009/11/25/noi-siamo-quello-che-pensiamo-di-essere/</guid>
<description><![CDATA[Pensiero Positivo: Pensiero Nuovo? Quella corrente di pensiero spirituale che oggi viene chiamata Pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Pensiero Positivo: Pensiero Nuovo? Quella corrente di pensiero spirituale che oggi viene chiamata Pe]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Noi...]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/25/noi/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 06:30:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/25/noi/</guid>
<description><![CDATA[    Se voglio posso senza ali volo pensiero e parole hanno piedi veloci e gambe lunghe a volte come ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><address></address>
<address><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/vento1.jpg"></a> </address>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1289" title="Vento" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/vento1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="219" /></p>
<address> </address>
<address>Se voglio posso</address>
<address>senza ali volo</address>
<address>pensiero e parole</address>
<address>hanno piedi veloci</address>
<address>e gambe lunghe</address>
<address>a volte come le bugie</address>
<address> </address>
<address>c’è un silenzio greve</address>
<address>che ci fa colpevoli</address>
<address>quando il dolore degli altri</address>
<address>ci attraversa ma non ci resta dentro</address>
<address>e restiamo senza parole</address>
<address>perché conviene</address>
<address> </address>
<address>noi che ci crediamo poeti</address>
<address>che sull’asfalto incontriamo cieli</address>
<address>noi che tra di noi ci conosciamo</address>
<address>e ci amiamo senza incontrarci</address>
<address>mai se non nell’aria e siamo vento</address>
<address>l’uno per l’altro</address>
<address>e siamo pane e vino e nostalgia</address>
<address>di un altro volo e che non sia l’ultimo</address>
<address>almeno non ancora</address>
<address> </address>
<address>noi che abbiamo visto passare</address>
<address>alcuni di noi veloci nella vita</address>
<address>e fermi nelle parole divenute versi</address>
<address>doloranti e dolorosi</address>
<address>ma non vinti</address>
<address>noi continueremo parole nel vento</address>
<address>orme perdute nell’acqua</address>
<address>a darci fiato.</address>
<p><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://sottovento.over-blog.it" target="_blank">Maria Attanasio</a></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CANZONIERE DI SONNO E STUPORE- Gianfranco Maretti Tregiardini]]></title>
<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/24/canzoniere-di-sonno-e-stupore-gianfranco-maretti-tregiardini/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:10:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
<guid>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/24/canzoniere-di-sonno-e-stupore-gianfranco-maretti-tregiardini/</guid>
<description><![CDATA[Scrive Marco Munaro sul risvolto del libro: -  Si dovrà a lungo parlare del nascondimento di Gianfra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Scrive Marco Munaro sul ris<em>volto</em> del libro:</p>
<p>-  Si dovrà a lungo parlare del nascondimento di Gianfranco Maretti Tregiardini e del suo mondo immaginario, divenuto reale a forza di visioni e attese, di fedeltà alla scrittura e alla vita. Intanto, anche chi ha continuato a credere in lui, e con lui, nella poesia, avrà da questo <em>Canzoniere di sonno e di stupore</em> l&#8217;acuta sorpresa di attraversare la struttura pulviscolare della materia e di essere accolto da un vorticare di api su fiori anch&#8217;essi immaginari appena ritornati alla luce. È l&#8217;arte acrobatica di un maestro del buio, di un Orfeo che non si volta, a stupirci, in affabulazioni sempre nuove rapite all&#8217;oblìo, traboccanti desiderio e bellezza, fragranti di entusiasmi e follia, e silenzi. -</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/files/2009/11/copertina-maretti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6704" title="copertina Maretti" src="http://cartesensibili.wordpress.com/files/2009/11/copertina-maretti.jpg" alt="" width="228" height="326" /></a></p>
<p><strong>Da CANZONIERE DI SONNO E DI STUPORE &#8211; Gianfranco Maretti Tregiardini- Edizioni Il Ponte del sale 2009</strong></p>
<p>Quale luce nascondi</p>
<p>tu che rendi chiare le ombre?</p>
<p>I</p>
<p>canzoniere di sonno e di stupore</p>
<p>1</p>
<p>Per l&#8217;oro lo sfarzo dei petali</p>
<p>un girasole mi sorprende.</p>
<p>Guarda fissamente sovrasta</p>
<p>rivela segreti alle frasche.</p>
<p>Io lo chiamo soleindiano.</p>
<p>2</p>
<p>Passavano da siepe a siepe</p>
<p>le nostre parole, promettendo.</p>
<p>L’aria non moveva foglia</p>
<p>per la gioia di quel parlare.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>15</p>
<p>Alberi senza la mente</p>
<p>alberi innocenti.</p>
<p>16</p>
<p>Allegro il fiato e tanto,</p>
<p>se passa le parole in canto.</p>
<p>17</p>
<p>La voglia spaventa la meraviglia.</p>
<p>18</p>
<p>Se l’infanzia fosse scrittura,</p>
<p>sarebbe tracciata con un dito</p>
<p>su un vetro alto appannato.</p>
<p>Diventerebbe subito spartito.</p>
<p>19</p>
<p>Festa li prende, gioco li prende,</p>
<p>i piedi diventano pedali.</p>
<p>20</p>
<p>Mi fantastico di vita ogni mattino.</p>
<p>21</p>
<p>Non conosco l’inizio e la fine del tempo.</p>
<p>Alla poesia non basta che un’ora.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>31</p>
<p>Per chi ronza di parole il mondo?</p>
<p>32</p>
<p>Soffia le forze le fantasie,</p>
<p>porta dove l’aspettare non esiste,</p>
<p>incappuccia divertito i desideri.</p>
<p>Di tutti i padri il più buono è il sonno</p>
<p>&#8230;</p>
<p>*</p>
<p>II</p>
<p>EURIDICE</p>
<p>(21 frammenti Vergiliani)</p>
<p>trad. di Gianfranco Maretti Tregiardini</p>
<p>Ora, s’immagina che della vergiliana fabula d’Òrfeo e d’Eurìdice, scritta a tessere musive nel tempio delle Muse in riva al Mincio, non siano superstiti che squarci.</p>
<p>Di questi soltanto posso dar traduzione, mentre cerco con gli occhi, e vedo tutte le altre parole ridotte a polvere, se pur dorata.</p>
<p>1</p>
<p>MORITURA PUELLA</p>
<p>Lei che sarà della morte</p>
<p>2 IPSE CAVA SOLANS AEGRVM TESTVDINE AMOREM</p>
<p>TE DVLCIS CONIVNX TE SOLO IN LITORE SECVM</p>
<p>TE VENIENTE DIE TE DECEDENTE CANEBAT</p>
<p>Ecco, per alleviare la fine penosa d’amore, sul cavo strumento da suono</p>
<p>solo con se stesso chiamava te sulle corde ti chiamava lungo l’orlo solitario delle acque, te, quando veniva giorno e quando finiva, te, sposa dolce rimpianto</p>
<p><strong>.<br />
</strong></p>
<p><strong><em>jerry uelsmann</em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://images.dpchallenge.com/images_challenge/0-999/440/800/Copyrighted_Image_Reuse_Prohibited_285718.jpg"><img class="alignnone" src="http://images.dpchallenge.com/images_challenge/0-999/440/800/Copyrighted_Image_Reuse_Prohibited_285718.jpg" alt="" width="472" height="314" /></a><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[vorrei...]]></title>
<link>http://sismorphine.wordpress.com/2009/11/24/vorrei-2/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:28:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>sismorphine</dc:creator>
<guid>http://sismorphine.wordpress.com/2009/11/24/vorrei-2/</guid>
<description><![CDATA[Vorrei qualcuno da abbracciare talmente stretto però da togliere il fiato qualcuno a cui dare i baci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#99cc00;">Vorrei qualcuno da abbracciare talmente stretto però da togliere il fiato</span></p>
<p><span style="color:#99cc00;">qualcuno a cui dare i baci sugli occhi e sentire le ciglia muoversi e fare il solletico sulle labbra</span></p>
<p><span style="color:#99cc00;">qualcuno da pensare sotto le lenzuola e che mi dia la mano quando mi serve perchè mi manca il coraggio</span></p>
<p><span style="color:#99cc00;">qualcuno che quando faccio un sospiro me lo fa fare leggero che non mi sento quel qualcosa dentro che mi fa capire che son da sola</span></p>
<p><span style="color:#99cc00;">qualcuno solo per me insomma&#8230; ma chissà dov&#8217;è&#8230;</span></p>
<p><span style="color:#99cc00;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/QlCuKsl6ap0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/QlCuKsl6ap0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></p>
<p><span style="color:#99cc00;"> </span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Erri de Luca sulla morte di Stefano Cucchi"]]></title>
<link>http://latoblog.wordpress.com/2009/11/24/erri-de-luca-sulla-morte-di-stefano-cucchi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:07:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudia Ellis</dc:creator>
<guid>http://latoblog.wordpress.com/2009/11/24/erri-de-luca-sulla-morte-di-stefano-cucchi/</guid>
<description><![CDATA[12 Novembre 2009 &#8212; &#8220;Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>12 Novembre 2009 &#8212; &#8220;Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.&#8221;</p>
<p>&#8220;I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.&#8221; (Erri de Luca, scrittore)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stronzo ADV]]></title>
<link>http://designthesign.wordpress.com/2009/11/24/stronzo-adv/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 04:00:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>kemas (Design The Sign)</dc:creator>
<guid>http://designthesign.wordpress.com/2009/11/24/stronzo-adv/</guid>
<description><![CDATA[Un&#8217;altra perla da MarinoniCopy…   Lo dice il presidente della Camera: “Stronzo chi è razzista”]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un&#8217;altra perla da <em><a href="http://www.marinonicopy.it/" target="_blank">MarinoniCopy</a></em>…   <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2484" title="line" src="http://designthesign.wordpress.com/files/2009/10/line1.gif" alt="" width="450" height="21" /></p>
<p><span style="font-family:Century Schoolbook;">Lo dice il presidente della Camera: “Stronzo chi è razzista”.<br />
Premetto che non sono stronzo, ma solo pochi anni fa veniva definito politicamente corretto chi parlava in modo esageratamente serio, rispettoso ed eufemistico; oggi per essere politicamente corretti bisogna usare un altro linguaggio di tipo intestinal-inguinale, come lo “stronzo” di Fini e i “coglioni” di Berlusconi.</span></p>
<p>Dobbiamo adeguarci, cara agenzia: ecco quindi alcuni testi che puoi tenere pronti per i tuoi clienti più all’avanguardia</p>
<p>head di una campagna promozionale:<br />
<strong>Se vinci puoi baciarti il culo<br />
</strong><br />
finalino per introdurre indirizzo internet:<br />
<strong>Vai su www.nomeazienda.it o vai affanculo<br />
</strong><em>alternative<br />
</em><strong>-Vai su www.nomeazienda.it o vai a farti fottere<br />
-Vai su www.nomeazienda.it o vai a cagare<br />
</strong><br />
claim teaser per mailing:<br />
<strong>Apri subito questa busta del cazzo, pezzo di merda!<br />
</strong><br />
attacco di spot radio:<br />
Effetto sonoro: un peto fragoroso<br />
Voce Maschile: <strong>-Hai sentito che roba? E questo è niente: dovresti vedere cosa c’è nella tazza. Ma non nella tazza della mia colazione. Infatti io scelgo i biscotti XY, che mi fanno tornare alla natura eccetera eccetera</strong></p>
<p><strong> </strong>head da testimonial per prodotto cosmetico:<br />
<strong>Non importa se hai una faccia da culo: elimina quelle rughe di merda.<br />
</strong><br />
head per pubblicità comparativa di un lassativo:<br />
<strong>Certi lassativi fanno cagare. Altri, nemmeno quello.</strong></p>
<p><strong> </strong>dialoghi per spot tv:<br />
Totti guarda in macchina e sorride:<br />
<strong>“Se non passi a Vodafòne sei un cazzone”<br />
</strong><br />
Christian De Sica sussurra malizioso a Belen: <strong>“Io sto con Tim, perché gli altri tim&#8230;culano”</strong> (a parte, indicando il fondoschiena della ragazza con un eloquente gesto della mano) <strong>“E bbbeati loro!”<br />
</strong><br />
e via filosofeggiando.<br />
Una consolazione c’è, e anche grossa: in tempi così volgari, per essere davvero trasgressivi basta avere buon gusto. E che cazzo!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quando qualcosa va storto...]]></title>
<link>http://lescaledibabele.wordpress.com/2009/11/24/quando-qualcosa-va-storto/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 01:42:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>BabEle</dc:creator>
<guid>http://lescaledibabele.wordpress.com/2009/11/24/quando-qualcosa-va-storto/</guid>
<description><![CDATA[&#8230;di solito è perchè ti stai autosabotando. Oggi mi sentivo cattiva e vittima di tutti i soprus]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>&#8230;di solito è perchè ti stai autosabotando.</em></p>
<p>Oggi mi sentivo cattiva e vittima di tutti i soprusi del mondo.<br />
<em>Che palle gli ormoni, eh?</em><br />
Poi sbatti la testa al muro (ogni riferimento<em> non </em>è puramente casuale).<br />
<em>Adesso mi sento e basta.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El botellon]]></title>
<link>http://esserciessendo.wordpress.com/2009/11/24/el-botellon/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 23:06:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>esserciessendo</dc:creator>
<guid>http://esserciessendo.wordpress.com/2009/11/24/el-botellon/</guid>
<description><![CDATA[Gergo popolare per esprimere una caratteristica comportamentale giovanile. Nel fine settimana, in pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Gergo popolare per esprimere una caratteristica comportamentale giovanile. Nel fine settimana, in pa]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[bianca come la luna in una notte buia e tempestosa]]></title>
<link>http://oopsydaze.com/2009/11/23/bianca-come-la-luna-in-una-notte-buia-e-tempestosa/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 21:46:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>oopsydaze</dc:creator>
<guid>http://oopsydaze.com/2009/11/23/bianca-come-la-luna-in-una-notte-buia-e-tempestosa/</guid>
<description><![CDATA[e sento questo posto sporco. e guardo la mia unghia rotta e rovinata e senza smalto. in pezzi, mi sf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>e sento questo posto sporco.</p>
<p>e guardo la mia unghia rotta e rovinata e senza smalto.</p>
<p>in pezzi, mi sfaldo, mi disintegro.</p>
<p>magari! magari non sentissi più il peso di questo corpo inutile.  magari sparissi lentamente e rimanessero solo le mie ossa. ci potrebbero giocare i cani e sarebbero bianche come spicchi di luna.</p>
<p>faccio finta di applicarmi e finisco per impegnarmi sul serio.</p>
<p>questo lavoro è inutile.</p>
<p>kiss kiss (bang bang)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNO]]></title>
<link>http://parolealvapore.wordpress.com/2009/11/23/uno/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 19:09:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>pauli2puntozero</dc:creator>
<guid>http://parolealvapore.wordpress.com/2009/11/23/uno/</guid>
<description><![CDATA[Abbiamo dovuto dividerli, anche i bambini di Ferrari hanno diverse esigenze a seconda dell’età. I pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Abbiamo dovuto dividerli, anche i bambini di Ferrari hanno diverse esigenze a seconda dell’età. I più piccoli, più tranquilli, sono  di là, stanno facendo i laboratori con Gabriella, Elena e Martina. Qui, sopra questo pezzo di cemento per metà all’ombra del <em>comedor</em> e per metà riscaldato dal sole, senza scarpe, i bambini piu grandi giocano con la <em>pelota</em> che gli abbiamo dato. La palla e’ una delle due rimaste, quella bianca con le striscie blu, da pallavolo. Oggi è un’occasione per giocare a calcio, qua hanno trovato la <em>pelota</em> che non hanno a casa e così approfittano del momento per giocare. E chi non lo farebbe? Forse ieri a riunione abbiamo insistito troppo sul fatto di far fare le attività anche ai grandi, guardali lì come si divertono: Alex ride, <em>Pelo Corto</em>, il piu piccolo, si attacca alle gambe degli altri, Ariel invece è piu serio, per lui il calcio è un gioco serio e come un calciatore che si rispetti indossa la maglia a strisce bianche e celesti dell’Argentina. Forse anche i piccoli vogliono giocare con la palla ma sanno che a giocare a calcio con i grandi probabilmente neanche la sfiorerebbero e allora sono di là con elena, martina e gabriella a fare l’attività. Poi ci sono i bambini di mezzo, loro sono troppo grandi per fare le attività dei piccoli ma rivendicano gli stessi diritti dei grandi. Per &#8220;diritti&#8221; intendo la palla. Non so se la palla sia uno dei diritti internazionali dei bambini; se cosi non fosse penso si tratti di un grave mancanza.  I “medi” non vogliono giocare a<em> football</em>, vogliono giocare al <em>delegado</em>. Il <em>delegado</em> a Ferrari è il gioco piu gettonato; alla faccia di me e martina che in italia avevamo detto che palla prigioniera era noioso e non avrebbe mai funzionato. Ed ecco così i bambini di Ferrari pronti a smentirci; in anni passati all’oratorio dalle suore non ho mai giocato a palla prigioniera quanto lo abbia fatto in venti giorni nella Parroquia di San Pablo. Velocemente, il che è tutto dire in Argentina,  riusciamo a formare tre squadre per un mini torneo. Voglio giocare anch’io ma devo tenere in alto e con il ghiaccio appiccicato questo piede gonfio regalatomi da chissà quale bestia dell’america latina. I ragazzini giocano, la squadra che aspetta a bordo campo si mescola con gli altri, chi a parlare, chi invece guarda e sta zitto come il fratello minore di Fabian che se ne sta sempre seduto in disparte, non gioca e non parla mai, è silenzioso e bello, come tutti i bambini e le bambine di ferrari.  Jorgelina e Imena, inseparabili, guardano i grandi che giocano, sono distese sull’erba, davanti al muretto che le separa dalla griglia dove il padre cucina l’asado. Poi c’è Maxi che non la finisce di correre in bici in mezzo al campo, un po&#8217; perche si annoia ad aspettare fuori, un po&#8217; perchè e fatto così e un po&#8217; perchè vuole farsi notare dai grandi, lui che invece e solo un “medio”.  Mi giro verso la grande griglia, dall’angolo della cucina sbuca martina, dietro di lei la seguono con i piedi scalzi e sporchi Damian e Matias; Damian alterna uno sguardo serio ad un accenno di sorriso, Matias invece ha sempre il sorriso stampato in faccia, con i dentini da latte bianchi e gli occhioni marroni e vispi. Tengono in mano le carte d’identità che hanno preparato di là: oggi sono diventati un po&#8217; piu grandi, anche loro hanno la carta di identità e la portano in giro con le dita, stretta con poca cura, ma senza mollarla un attimo. Mi alzo dall’altezza della metà campo dove sono e scalzo gli vado incontro fino alla fine del campo dove incontro martina “Ciao! Come va?” mi chiede. “Bene, giocano con la <em>pelota</em>, li tengo d’occhio” rispondo. Non va bene, va benissimo pauli, che cazzo dici. “E di là?”, “Bene, sono bravi, non fanno casino, abbiamo fatto anche le carte d’identità..” e poi aggiunge “..devi guardare quella di Damian”. Ci sediamo sulla mensola dietro al comedor vicino al bordo del campo, da lì riusciamo a vedere anche i bambini che giocano a calcio, Matias e Damian si siedono assieme a noi tenendo saldamente in mano i loro fogli; guardano gli altri bambini che giocano, sono tranquilli o almeno lo sembrano.  &#8220;Come si dice in castellano se mi fanno vedere quello che hanno fatto?&#8221; Ovviamente non lo so, ma al solito un po&#8217; gesticolo, un po&#8217; mi faccio capire e un po&#8217; mi aiuta martina. Mi danno i loro fogli come se di quei pezzi di carta non gliene fregasse niente ma so che non è così; prima uno e poi l’altro, me li ritrovo in mano in ordine inverso.  La prima è la carta d’identita di Matias;<em> carta d’idenditad</em> c’è scritto sulla prima pagina, curioso apro subito e leggo dentro. In alto a sinistra fino a metà pagina  c’è il suo autoritratto fatto con i pennarelli, sembra fatto di corsa, forse era stanco o stufo, forse voleva andare a giocare. Leggo il suo nome e cognome, non li ha scritti lui, come il resto della carta d’identità, non credo si capace di scrivere, dev’essere stata Brenda, o Martina, sotto dettatura a scrivere tutto, ma sorvolo e non glielo chiedo. Poi ci sono i nomi dei sui fratelli, sette,  piu lui sono otto in tutto. Nella pagina di fronte c’è scritto dove abita, il colore preferito, il piatto preferito, che cosa vorrebbe fare da grande e dove va a scuola. Prendo la <em>carta d’identidad</em> e la metto sotto a quella di Matias; la prima pagina è uguale, apro il foglio, anche Damian come Matias ha fatto il suo autoritratto di corsa, so che potrebbe fare molto meglio, come la <em>mariposa</em> che ha costruito ieri partendo dallo jogurt. Il nome, il cognome, i nomi dei fratelli, sette come prima, vorrei confrontarli con quelli di Matias per vedere se sono gli stessi ma poi lascio perdere, vado subito alle domande che mi interessano di più. Colore preferito, piatto preferito, fino al cosa ti piacerebbe fare da grande “Director de l’escuola” ha scritto Damian. Il director de l’escuela? Cazzo no Damian, sei sicuro? C’è l’astronauta, il pompiere, il calciatore, il pilota, io da piccolo volevo fare il gelataio o l’architetto, ma anche il giocatore di basket o il cuoco, le bambine volevano fare le ballerine; accidenti, Damian cosi non vale, non puoi… fra le opzioni dei bambini non c’è mai stato il direttore della scuola! Damian, sicuro?  Ripiego il foglio e glielo torno, Matias sorride come sempre o quasi, Damian invece ha lo sguardo perso a guardare gli altri bambini che giocano a calcio, che sognano di diventare dei grandi calciatori, si gira con lo sguardo che porta molte volte il suo viso che raccoglie un misto di nervoso, paura, speranza e smarrito poi si gira e se ne va di là dove ci sono Elena e Gabriella. Matias si gira e lo segue di corsa a gambe levate. Corrono veloci dagli altri bambini piu piccoli mostrandomi la schiena e i palmi dei  loro piedi, neri. Quattro piedi neri uguali, due di un calciatore e due di un direttore di scuola. Io, Elena, Diego, Gabriella e Martina ve lo auguriamo, di cuore.</p>
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<title><![CDATA[cade la pioggia]]></title>
<link>http://sismorphine.wordpress.com/2009/11/23/cade-la-pioggia/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:24:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>sismorphine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff9900;">Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare </span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">la nostra passione che muore in un angolo </span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">e che non sa di noi&#8230;</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La Cosa]]></title>
<link>http://everythingbutfacebook.wordpress.com/2009/11/23/la-cosa/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:46:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>everythingbutfacebook</dc:creator>
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<description><![CDATA[È che l&#8217;amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita. A volte mi sembra che tut]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/RdYQ7P2DaIo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/RdYQ7P2DaIo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>È che l&#8217;amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita. A volte mi sembra che tutte le civiltà consistano nel dare a qualcosa un nome che non è il suo. E poi sognare sul risultato. &#8216;L&#8217;amore&#8217;&#8230; Non sarebbe meglio chiamarlo&#8230; &#8216;La cosa&#8217;? Potrebbe diventare più concreto. All&#8217;inizio io, Gabriella, l&#8217;amavo. Certo, all&#8217;inizio ho &#8217;sempre&#8217; amato. Sì, voglio dire che ho avuto degli attimi intensissimi, che al momento sembra che ci lascino dei segni profondi, importanti. Ma &#8216;La cosa&#8217; non è questo. O meglio, non è solo questo. &#8216;La cosa&#8217; è trasformazione, percorso, crescita insieme&#8230; sì, per diventare un insieme solido, indistruttibile. Una radice profonda&#8230; dove l&#8217;altra persona è come un prolungamento del tuo corpo. &#8216;La cosa&#8217;&#8230; è l&#8217;amore. No, un&#8217;altra qualità dell&#8217;amore. Una qualità che non rimpiange gli attimi perchè diventa la vita. &#8216;La cosa&#8217; non si fa solo con la volontà. È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. Non so se avrò la fortuna di riuscire mai a farlo, questo patto di sangue. Forse ci vorrebbe un uomo. Cento volte ho provato a cambiare. A ricominciare da capo. A reincarnarmi. Ma mi sono sempre reincarnato&#8230; senza di me. Eppure io guardo, io avverto, io tocco&#8230; Ma è come se sentissi di non essere niente. Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno saputo completarmi. Ci sarà senz&#8217;altro il modo di fare&#8230; &#8216;La cosa&#8217;! Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini&#8230; sì, degli involucri&#8230; mai delle persone. Magari dei personaggi&#8230; personaggi affascinanti, simpatici anche&#8230; mai persone. Ma se è così&#8230; l&#8217;amore non sarà mai&#8230; &#8216;materia&#8217;, &#8216;terra&#8217;. &#8216;cosa&#8217;&#8230; sarà sempre qualcosa che vola&#8230; una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa&#8230; e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.</p>
<p>Giorgio Gaber, da &#8220;Il Grigio&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Elefanti]]></title>
<link>http://formafluens.wordpress.com/2009/11/23/formafluens/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:10:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>formafluens</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dalla serie sui disegni e le atmosfere della luce come stati d&#39;animo elefanti ingannano il tempo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_75" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://formafluens.wordpress.com/files/2009/11/img_0059_thumb.jpg"><img class="size-medium wp-image-75" title="IMG_0059_thumb" src="http://formafluens.wordpress.com/files/2009/11/img_0059_thumb.jpg?w=300" alt="Lux interna" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Dalla serie sui disegni e le atmosfere della luce come stati d&#39;animo</p></div>
<p>elefanti ingannano il tempo &#8211; memoria decade &#8211; lo spirito lento delle cose riposa con i sorrisi che non hai mai conosciuto</p>
<p>alti sollievi competenze rosa<br />
giacciono nell&#8217;isteria si baciano la schiena<br />
i luoghi si aprono compaiono storie<br />
e sottintesi sottotesti sottopiani sottorilievi<br />
nella vita è permesso sbagliare<br />
abbaiando cani rimbalzano fra le pareti desaturate del mattino<br />
è freddo novembre e i fiori sono partiti per altri orizzonti<br />
impropria la sveglia trilla su comodini bui un vagare nell&#8217;incerto rotolando incerti su pendìi del sogno impastati di pensieri che tornano lavoratori di altri campi in altre vite una radio salmodiante ti fa ricordare che non c&#8217;è nulla per cui aspettarsi ricompensa solo andare e il mattino avrà i suoi momenti con l&#8217;oro in bocca.<br />
Era bello leggere Rimbaud in Grecia fissando il blu duro e prezioso di un&#8217;acqua troppo antica per curarsi della memoria.<br />
Lo spazio si dilata ancora una volta. Il tempo nelle parole è la salvezza come piccola chiave dimenticata sotto la lingua.</p>
</div>]]></content:encoded>
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