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	<title>perpetuite &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/perpetuite/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "perpetuite"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 12:56:04 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Carcere: il governo della sofferenza]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/23/carcere-il-governo-della-sofferenza/</link>
<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 09:40:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Come e perché tanti suicidi in carcere? di Sandro Margara Il Manifesto, 23 aprile 2009 La metto così]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1>Come e perché tanti suicidi in carcere?</h1>
<p>di Sandro Margara<br />
<em><br />
Il Manifesto</em>, 23 aprile 2009</p>
<p>La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell’attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.  Ma c’è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la &#8220;vivibilità dell’arresto&#8221;, che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: <em>Il carcere: del suicidio e di altre fughe</em>, letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese.  Sotto questo profilo del &#8220;tintinnio delle manette&#8221;, il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c’è chi dirà: &#8220;Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?&#8221;.  Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l’aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.  Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come &#8220;trattamento inumano e degradante&#8221;. Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi &#8220;d’aria&#8221;, ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. È possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni?  Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l’espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%).  C’era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti &#8211; per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce &#8211; e le speranze si sono trasformate in delusioni.  D’altronde, il suicidio non è l’unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all’inferno. C’è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l’accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.</p>
<p>Link<br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/22/detenuto-morto-a-mammagialla-e-il-sesto-in-un-anno/">Detenuto mortonel carcere di Mammagialla, è il sesto in un anno</a><br />
<a title="Mammagialla morning" href="../2009/03/01/mammagialla-morning/">Mammagialla morning</a><br />
<a href="../Topi%20in%20gabbia">Come si vive e si muore nelle carceri italiane<br />
Come topi </a><a href="../Topi%20in%20gabbia">in gabbia</a><br />
<a title="La terra trema anche per i dimenticati in carcere" href="../2009/04/08/abruzzo-la-terra-trema-anche-per-i-dimenticati-in-carcere/">Abruzzo la terra trema anche per i dimenticati in carcere</a><br />
<a title="Dove il secolo è il minuto" href="../2009/04/07/li-dove-il-secolo-e-il-minuto/">Lì dove il secolo è il minuto</a><br />
<a title="La banda del mattone mette le mani sulle carceri" href="../2009/03/14/prigioni-i-nuovi-piani-di-privatizzazione-del-sistema-carcerario/">Prigioni i nuovi piani di privatizzazione del sistema carcerario</a><br />
<a title="Privatizzazione carceri: il modello americano" href="../2009/03/14/carceri-private-il-modello-a-stelle-e-strisce-privatizzazioni-e-sfruttamento/">Carceri private il modello a stelle e strisce privatizzazioni e sfruttamento</a><br />
<a title="Aboliamo le prigioni - Angela Davis" href="../2009/03/09/aboliamo-le-prigioni/">Aboliamo le prigioni</a><br />
<a title="Lavorare in carcere" href="../2009/01/20/il-lavoro-in-carcere/">Il lavoro in carcere</a><br />
<a title="Intervista Francesco Margara" href="../2009/01/04/carcere-%c2%able-misure-alterantive-al-carcere/">Le misure alterantive al carcere sono un diritto del detenuto</a><br />
<a title="Sciopero della fame contro l'ergastolo" href="../2008/11/30/ergastolo-per-dire-basta-parte-lo-sciopero-della-fame/">Basta ergatolo: parte lo sciopero della fame</a><br />
<a title="Eliantonio - morto nel carcere di Marassi" href="../2008/10/22/manuel-eliantonio-morto-nel-carcere-di-marassi/">Manuel eliantonio morto nel carcere di Marassi</a><br />
<a title="Carcere di Forlì - muore abbandonato in cella" href="../2008/09/16/carcere-di-forli-muore-in-cella-abbandonato-nessuno-lo-ha-soccorso/">Carcere di Forli: muore in cella abbandonato nessuno lo ha soccorso</a><br />
<a title="Morto in carcere di sciopero della Fame" href="../2008/08/13/ali-juburi-morto-di-sciopero-della-fame/">Ali juburi, morto di sciopero della fame</a><br />
<a title="Giro di vite sul 41 bis" href="../2008/07/20/dopo-la-legge-gozzini-tocca-al-41-bis-giro-di-vite-sui-detenuti/">Dopo la legge Gozzini tocca al 41 bis, giro di vite sui detenuti</a><br />
<a title="La legge che cancella la Gozzini" href="../2008/06/15/carcere-arriva-la-legge-che-cancella-la-gozzini/">Carcere, arriva la legge che cancella la Gozzini</a><br />
<a title="Fine pena mai - Annino Mele" href="../2006/04/16/fine-pena-mai-lergastolo-al-quotidiano/">Fine pena mai, l’ergastolo al quotidiano</a><br />
<a title="Sprigionare società" href="../2005/09/01/sprigionare-la-societa/">Sprigionare la società</a><br />
<a title="Desincarcerer la société" href="../2005/09/01/desincarcerer-la-societe/">Desincarcerer la société</a><br />
<a title="Mobilitazione per l'indulto" href="../2003/01/29/sulla-mobilitazione-attuale-nelle-carceri/">Sulla mobilitazione attuale nelle carceri</a><br />
<a title="Gli spettri del 41 bis" href="../2002/10/28/carcere-gli-spettri-del-41-bis/"> Carcere, gli spettri del 41 bis</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Yvan Colonna condamné à la perpétuité avec 22 ans de sûreté]]></title>
<link>http://lecolporteur.wordpress.com/2009/03/28/yvan-colonna-condamne-a-la-perpetuite-avec-22-ans-de-surete/</link>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 23:26:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Le colporteur</dc:creator>
<guid>http://lecolporteur.wordpress.com/2009/03/28/yvan-colonna-condamne-a-la-perpetuite-avec-22-ans-de-surete/</guid>
<description><![CDATA[Yvan Colonna condamné à la perpétuité avec 22 ans de sûreté gloups&#8230; ça fait froid dans le dos.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://www.liberation.fr/societe/0101558523-colonna-condamne-a-la-perpetuite-avec-22-ans-de-surete">Yvan Colonna condamné à la perpétuité avec 22 ans de sûreté</a></h2>
<p>gloups&#8230;</p>
<p>ça fait froid dans le dos.</p>
<p>mais le combat continue.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ultima settimana dello sciopero della fame contro l'ergastolo]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/03/08/ultima-settimana-dello-sciopero-della-fame-contro-lergastolo/</link>
<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 10:49:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/03/08/ultima-settimana-dello-sciopero-della-fame-contro-lergastolo/</guid>
<description><![CDATA[Giustizia: uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo di Sandro Padula Liberazione, 7 m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Giustizia: uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo </strong><br />
<em><strong>di Sandro Padula   Liberazione, 7 marzo 2009 </strong></em></p>
<p>Il 16 marzo sciopero della fame in tutta Italia, di ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari. L’ergastolo, residuo monarchico delle pene detentive italiane, fa discutere e lottare dentro e fuori le mura delle carceri della penisola. Continua infatti lo sciopero della fame degli ergastolani iniziato il primo dicembre, a staffetta e per gruppi di regioni, e proseguono le iniziative dei solidali, all’esterno delle carceri, <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/1219599254130_f.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1899" title="COF04015" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/1219599254130_f.jpg" alt="COF04015" width="394" height="263" /></a>nell’ambito della campagna per l’abolizione del &#8220;fine pena mai&#8221;. Il bollettino &#8220;Mai dire mai&#8221; del mese di febbraio, pubblicato dall’Associazione Liberarsi, e numerosi siti Internet fanno capire che la lotta è proseguita a gennaio e febbraio, trovando anche la solidarietà dentro e fuori dalle mura delle galere in Germania, Spagna, Grecia, Svizzera, Francia e Cile. In diverse città italiane si sono svolti presidi nelle vicinanze delle carceri: il 14 gennaio a Montorio (Verona), il 18 gennaio a Biella; il 24 gennaio ad Alessandria; il 29 gennaio nel borgo S. Nicola di Lecce; il 31 gennaio in via Speziale a Taranto, al quale è seguito un concerto con tre gruppi musicali (SFC, Sick Boy e No Thanx); il 14 febbraio vicino al carcere Dozza di Bologna; il 15 febbraio in via Burla 59 a Parma. Si sono altresì avuti diversi incontri e dibatti: ad esempio, il 17 gennaio presso il laboratorio sociale &#8220;La città di sotto&#8221; di Biella e il 27 gennaio nella sede di un circolo anarchico di Lecce, dove è stato proiettato il film Filaki &#8211; Una rivolta nelle carceri greche, aprile 2007. Alcuni consiglieri regionali hanno espresso la propria solidarietà alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo anche nei mesi di gennaio e febbraio: a metà gennaio i consiglieri regionali del Frilui Venezia Giulia Stefano Pustetto e Roberto Antonaz hanno fatto visita al carcere di Tolmezzo, accompagnati da Christian De Vito e da Giuliano Capecchi dell’associazione Liberarsi, per incontrare i detenuti delle sezioni a 41 bis e i detenuti ergastolani della sezione A.S. (Alta Sorveglianza); il 3 febbraio inoltre il Consigliere regionale del Molise Michelangelo Bonomolo, accompagnato da Giuliano Capecchi, ha incontrato i detenuti ergastolani del carcere di Larino. I grandi organi di informazione, complici come sono della produzione dell’&#8221;emergenza criminalità&#8221; e della caccia al Girolimoni di turno, hanno continuato per lo più a disinteressarsi del fatto che da oltre 60 anni, come dimostra l’esistenza dell’ergastolo, l’articolo 27 della Costituzione repubblicana non è applicato in maniera effettiva. Solo da parte di alcuni giornali locali si è avuto il coraggio di fornire qualche indiretto riferimento alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo. Domenica 25 gennaio, ad esempio, il quotidiano &#8220;Gazzetta del Sud&#8221; ha pubblicato un articolo, riguardante il carcere calabrese di Rossano, che terminava in questo modo: &#8220;in vista della protesta di carattere nazionale degli ergastolani che partirà domani e che consisterà proprio nel rifiuto del vitto… tutto il cibo cotto e pronto per la consumazione, anziché essere buttato nella spazzatura, sarà consegnato gratuitamente alla mensa della Caritas&#8221;. Qui ovviamente riportiamo fatti che ognuno è libero di considerare come meglio ritiene. Il dramma è che spesso i fatti connessi alla lotta contro l’ergastolo neanche si conoscono. Per questo non solo è utile riportarli nudi e crudi ma anche comunicare subito le scadenze previste per l’immediato futuro. Prima di tutto bisogna ricordare che, dopo il turno della Sicilia (2-8 marzo), lo sciopero della fame riguarderà gli ergastolani e i detenuti del Lazio (9-15 marzo). Il 15 marzo, contemporaneamente all’ultimo giorno di lotta nel Lazio, alle ore 11 avrà inizio un incontro nazionale con all’ordine del giorno due punti: un primo bilancio generale dello sciopero della fame iniziato il 1° dicembre 2008 e le iniziative future per giungere all’abolizione dell’ergastolo e all’attuazione dell’art. 27 della Costituzione. L’Associazione Liberarsi ha chiesto al csoa Forte Prenestino (via Federico Delpino &#8211; Centocelle &#8211; Roma tel. 0621807855 mail: forte@ecn.org) di poter organizzare al suo interno questo momento di scambio e discussione anche perché già da tempo segue le tematiche del carcere. È prevista la chiusura alle ore 18.00. Last but not least, lunedì 16 marzo ci sarà, a livello nazionale, lo sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo e per l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione italiana. Si mobiliteranno ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari e persone che ritengono giusta la lotta per l’abolizione del &#8220;fine pena mai&#8221;!</p>
<p>QUESTA SERA AL VOLTURNO OCCUPATO DALLE ORE 18.30<br />
INIZIATIVA SULLA DETENZIONE FEMMINILE, CON PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANGELA DAVIS,<br />
CENA CON LE RICETTE EVASIVE TRATTE DI SCARCERANDA.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Inizia lo sciopero della fame contro l'ergastolo!]]></title>
<link>http://baruda.net/2008/12/01/inizia-lo-sciopero-della-fame-contro-lergastolo/</link>
<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 11:32:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[  PER DIRE BASTA PARTE LO SCIOPERO DELLA FAME *di Paolo Persichetti, Queer 30 novembre 2008  Al 30 g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<tbody>
<tr>
<td valign="middle">
<h3><span style="font-weight:normal;"><strong>PER DIRE BASTA PARTE LO SCIOPERO DELLA FAME</strong><br />
<strong><em>*di Paolo Persichetti, Queer 30 novembre 2008 </em></strong></span></h3>
</td>
<td valign="middle"><span style="font-weight:normal;"><br />
</span></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="middle">
<h4><span style="font-weight:normal;">Al 30 giugno 2008, secondo i dati presenti sul sito del ministero della Giustizia, le persone condannate all&#8217;ergastolo in via definitiva erano 1415 (1390 uomini e 25 donne). <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/sbarrecptlampedusa1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-892" title="sbarrecptlampedusa1" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/sbarrecptlampedusa1.jpg" alt="sbarrecptlampedusa1" width="408" height="272" /></a><br />
La stragrande maggioranza di loro, oltre 500, sono sottoposte al regime del 41 bis, il cosiddetto &#8220;carcere duro&#8221;, recentemente oggetto di ulteriori misure restrittive. Circa il 4,5% dell&#8217;intera popolazione reclusa. Una percentuale diluitasi negli ultimi tempi a causa dell&#8217;esplosione degli ingressi carcerari che hanno portato il numero delle persone detenute a 58.462. Con un impressionante entra-esci di 170 mila persone che non restano più di 10 giorni (rilevamento del 25 novembre), perché le infrazioni contestate non giustificano la custodia in carcere senza una condanna definitiva o non hanno retto al vaglio della magistratura. Cifre ormai prossime alla soglia d&#8217;implosione (quota 63 mila) che verrà raggiunta, secondo le proiezioni avanzate dagli stessi uffici statistici del ministero, nel prossimo mese di marzo.<br />
I detenuti rinchiusi da oltre 20 anni sono 1648, tra questi 56 hanno superato i 26 anni e 37 sono andati oltre i 30. Il record riguarda un detenuto rinchiuso nel carcere di Frosinone con ben 39 anni di reclusione sulle spalle. Quelli che hanno già superato i 10 anni arrivano a 3446. Oltre 23 mila sono i reclusi che scontano pene che vanno da pochi mesi ad un tetto di 10 anni. 1 detenuto su 5 subisce una sanzione superiore a 10 anni, quelle che normalmente vengono definite &#8220;lunghe pene&#8221;. L&#8217;unica industria che non risente della crisi, che non rischia licenziamenti, cassintegrazioni o mancati rinnovi di contratti a termine, è quella del carcere. La fabbrica della penalità va a gonfie vele. E già gli avvoltoi della speculazione edilizia si sfregano le mani all&#8217;idea che verranno costruite nuove carceri e dismesse quelle in centro città. La riqualificazione di aree centro-urbane, ottenute in cambio della costruzione di scadenti penitenziari costruiti nello sprofondo di periferie dimenticate anche da dio, poi rivendute sul mercato a prezzi stellari al metro quadro, è lo scambio indecente promesso dal governo alle grandi imprese private che si occupano di lavori pubblici.<br />
Fatta eccezione per l&#8217;immediato dopoguerra, nella storia dell&#8217;Italia repubblicana non c&#8217;è mai stato un numero così alto di &#8220;fine pena mai&#8221; come quello attuale. Nel 1952 il loro numero si attesta a 1127 per scendere progressivamente fino a toccare i minimi storici nel corso degli anni 70, dove anche il numero dei reclusi in termini assoluti precipita a circa 35 mila. La stagione delle lotte carcerarie, i progressi civili e sociali del decennio che ha più dato libertà, fanno precipitare i tassi d&#8217;incarcerazione senza che il paese fosse afflitto da sindromi ansiogene. Le lotte sono sempre state il migliore viatico per curare le isterie sociali e impedire al potere di fare uso della demagogia della paura. Nel 1982 si tocca la cifra più bassa dal dopoguerra, appena 207. Ma durerà poco, molto poco. In quegli anni la giustizia d&#8217;eccezione gira a pieno regime e di lì a poco tempo cominceranno a fioccare centinaia di ergastoli sfornati nel corso dei maxi processi dell&#8217;emergenza antiterrorista. 336 sono quelli erogati fino al 1989 nei processi per fatti di lotta armata di sinistra. A partire dal 1983 la curva torna ad inalzarsi. Siamo negli anni della svolta reganiana, quelli della &#8220;rivoluzione passiva&#8221; del neoliberismo, della deregolazione economica che prevede come suo corollario l&#8217;intruppamento e l&#8217;ingabbiamento dei corpi, elaborato con la disciplina della tolleranza zero. Il tasso d&#8217;incarcerazione comincia a salire per esplodere a partire dal decennio 90, con tangentopoli che apre il varco al populismo penale. Nel corso degli ultimi 25 anni il numero degli ergastolani è passato da 226 agli oltre 1400 attuali.<br />
In molti paesi europei l&#8217;ergastolo è stato abolito: è il caso di Spagna, Portogallo, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Albania, Polonia e Ungheria. Nei paesi dove invece è ancora formalmente presente, di fatto è disapplicato da normative che introducono tetti massimi di detenzione e la possibilità di modulare la pena accedendo in tempi ragionevoli alla liberazione condizionale.<a href="http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/pallaecatena.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-893" title="pallaecatena" src="http://baruda.wordpress.com/files/2008/12/pallaecatena.jpg" alt="pallaecatena" width="200" height="150" /></a> In Grecia è ammessa la liberazione condizionale dopo 20 anni; in Austria, Germania, Svizzera e Francia dopo 15 anni, salvo che in sede di condanna il tribunale non stabilisca per ragioni di gravità del reato contestato un periodo incomprimibile superiore. In Olanda è possibile avanzare richiesta dopo 14 anni; in Norvegia 12; in Belgio dopo 1/3 della pena e in Danimarca dopo 12 anni. A Cipro dopo 10 anni, in Irlanda dopo 7 anni. L&#8217;Italia prevede la possibilità di avanzare richiesta di liberazione condizionale solo una volta maturati 26 anni di reclusione. Uno dei tetti più alti d&#8217;Europa ed anche una delle soglie più difficili da superare. In realtà le nuove normative in vigore hanno reso l&#8217;ipotesi di una scarcerazione sotto condizione puramente virtuale. Con la pena dell&#8217;ergastolo vengono puniti una serie di reati contro la persona fisica e la personalità dello Stato, in sostanza omicidi, reati di natura politica o a legati all&#8217;attività della criminalità organizzata, sottoposti al regime del 4 bis e 41 bis della legge penitenziaria. Normative che introducono come requisito per l&#8217;accesso ai benefici l&#8217;obbligo della &#8220;collaborazione&#8221;, rendendo lettera morta il dettato costituzionale e tutta la retorica riabilitativa e risocializzante prevista nell&#8217;ordinamento. L&#8217;ergastolo è dunque più che mai una pena eliminativa.<br />
Il primo dicembre i detenuti delle carceri italiane torneranno a far sentire la loro voce sul modello di quanto è accaduto poche settimane fa nelle carceri greche, quando un massiccio movimento ha costretto il governo a negoziare. Uno sciopero della fame nazionale darà l&#8217;avvio ad una staffetta che si suddividerà nelle settimane successive regione per regione fino al 16 marzo 2009. Convegni, assemblee e attività di sostegno alla lotta degli ergastolani si terranno nelle città coinvolte dallo sciopero. Una battaglia difficile di questi tempi, ma necessaria. Chi si ferma è perduto. </p>
<p>Il calendario della campagna si trova sul sito: <a href="http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php">http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php</a></p>
<p></span></h4>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="middle"><strong>PERCHE&#8217; DI CARCERE NON SI MUOIA MA NEMMENO SI VIVA.<br />
PER DIRE BASTA ALLA BARBARIE DEL CARCERE A VITA. </strong></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"> </td>
<td valign="middle"> </td>
</tr>
</tbody>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ergastolo: Per dire basta parte lo sciopero della fame]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2008/11/30/ergastolo-per-dire-basta-parte-lo-sciopero-della-fame/</link>
<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 14:43:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2008/11/30/ergastolo-per-dire-basta-parte-lo-sciopero-della-fame/</guid>
<description><![CDATA[Dal 1 dicembre 2008 settimama dopo settimana i detenuti delle carceri italiane scioperano contro il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-705" title="prima" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/11/prima.jpg" alt="prima" width="300" height="435" />Dal 1 dicembre 2008 settimama dopo settimana i detenuti delle carceri italiane scioperano contro il &#8220;fine pena mai&#8221;</strong></p>
<p>di Paolo Persichetti<em>, Liberazione- supplemento Queer </em>domenica 30 novembre 2008</p>
<p>Al 30 giugno 2008, secondo i dati presenti sul sito del ministero della Giustizia, le persone condannate all&#8217;ergastolo in via definitiva erano 1415 (1390 uomini e 25 donne).  La stragrande maggioranza di loro, oltre 500, sono sottoposte al regime del 41 bis, il cosiddetto &#8220;carcere duro&#8221;, recentemente oggetto di ulteriori misure restrittive. Circa il 4,5% dell&#8217;intera popolazione reclusa. Una percentuale diluitasi negli ultimi tempi a causa dell&#8217;esplosione degli ingressi carcerari che hanno portato il numero delle persone detenute a 58.462. Con un impressionante entra-esci di 170 mila persone che non restano più di 10 giorni (rilevamento del 25 novembre), perché le infrazioni contestate non giustificano la custodia in carcere senza una condanna definitiva o non hanno retto al vaglio della magistratura. Cifre ormai prossime alla soglia d&#8217;implosione (quota 63 mila) che verrà raggiunta, secondo le proiezioni avanzate dagli stessi uffici statistici del ministero, nel prossimo mese di marzo.</p>
<p>I detenuti rinchiusi da oltre 20 anni sono 1648, tra questi 56 hanno superato i 26 anni e 37 sono andati oltre i 30. Il record riguarda un detenuto rinchiuso nel carcere di Frosinone con ben 39 anni di reclusione sulle spalle. Quelli che hanno già superato i 10 anni arrivano a 3446. Oltre 23 mila sono i reclusi che scontano pene che vanno da pochi mesi ad un tetto di 10 anni. Un detenuto su 5 subisce una sanzione superiore a 10 anni, quelle che normalmente vengono definite &#8220;lunghe pene&#8221;. L&#8217;unica industria che non risente della crisi, che non rischia licenziamenti, cassintegrazioni o mancati rinnovi di contratti a termine, è quella del carcere.</p>
<div id="attachment_699" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-699" title="PARAGUAY/" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/11/610x-231.jpg" alt="REUTERS/Jorge Adorno" width="350" height="260" /><p class="wp-caption-text">REUTERS/Jorge Adorno</p></div>
<p>La fabbrica della penalità va a gonfie vele. E già gli avvoltoi della speculazione edilizia si sfregano le mani all&#8217;idea che verranno costruite nuove carceri e dismesse quelle in centro città. La riqualificazione di aree centro-urbane, ottenute in cambio della costruzione di scadenti penitenziari costruiti nello sprofondo di periferie dimenticate anche da dio, poi rivendute sul mercato a prezzi stellari al metro quadro, è lo scambio indecente promesso dal governo alle grandi imprese private che si occupano di lavori pubblici. Fatta eccezione per l&#8217;immediato dopoguerra, nella storia dell&#8217;Italia repubblicana non c&#8217;è mai stato un numero così alto di &#8220;fine pena mai&#8221; come quello attuale. Nel 1952 il loro numero si attestava a 1127 per scendere progressivamente fino a toccare i minimi storici nel corso degli anni 70, dove anche il numero dei reclusi in termini assoluti precipita a circa 35 mila. La stagione delle lotte carcerarie, i progressi civili e sociali del decennio che ha più dato libertà, fanno precipitare i tassi d&#8217;incarcerazione senza che il paese fosse afflitto da sindromi ansiogene. Le lotte sono sempre state il migliore viatico per curare le isterie sociali e impedire al potere di fare uso della demagogia della paura. Nel 1982 si tocca la cifra più bassa dal dopoguerra, appena 207. Ma durerà poco, molto poco. In quegli anni la giustizia d&#8217;eccezione gira a pieno regime e di lì a poco tempo cominceranno a fioccare centinaia di ergastoli sfornati nel corso dei maxi processi dell&#8217;emergenza antiterrorista. 336 sono quelli erogati fino al 1989 nei processi per fatti di lotta armata di sinistra. A partire dal 1983 la curv</p>
<dl class="wp-caption alignright">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-701" title="BOSNIA-PRISON/" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/11/610x-20.jpg" alt="BOSNIA-PRISON/" width="315" height="212" /></dt>
</dl>
<p>a torna ad inalzarsi. Siamo negli anni della svolta reganiana, quelli della &#8220;rivoluzione passiva&#8221; del neoliberismo, della deregolazione economica che prevede come suo corollario l&#8217;intruppamento e l&#8217;ingabbiamento dei corpi, elaborato con la disciplina della tolleranza zero. Il tasso d&#8217;incarcerazione comincia a salire per esplodere a partire dal decennio 90, con tangentopoli che apre il varco al populismo penale. Nel corso degli ultimi 25 anni il numero degli ergastolani è passato da 226 agli oltre 1400 attuali. In molti paesi europei l&#8217;ergastolo è stato abolito: è il caso di Spagna, Portogallo, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Albania, Polonia e Ungheria. Nei paesi dove invece è ancora formalmente presente, di fatto è disapplicato da normative che introducono tetti massimi di detenzione e la possibilità di modulare la pena accedendo in tempi ragionevoli alla liberazione condizionale. In Grecia è ammessa la liberazione condizionale dopo 20 anni; in Austria, Germania, Svizzera e Francia dopo 15 anni, salvo che in sede di condanna il tribunale non stabilisca per ragioni di gravità del reato contestato un periodo incomprimibile superiore. In Olanda è possibile avanzare richiesta dopo 14 anni; in Norvegia 12; in Belgio dopo 1/3 della pena e in Danimarca dopo 12 anni. A Cipro dopo 10 anni, in Irlanda dopo 7 anni. L&#8217;Italia prevede la possibilità di avanzare richiesta di liberazione condizionale solo una volta maturati 26 anni di reclusione. Uno dei tetti più alti d&#8217;Europa ed anche una delle soglie più difficili da superare. In realtà le nuove normative in vigore hanno reso l&#8217;ipotesi di una scarcerazione sotto condizione puramente virtuale. Con la pena dell&#8217;ergastolo vengono puniti una serie di reati contro la persona fisica e la personalità dello Stato, in sostanza omicidi, reati di natura politica o a legati all&#8217;attività della criminalità organizzata, sottoposti al regime del 4 bis e 41 bis della legge penitenziaria. Normative che introducono come requisito per l&#8217;accesso ai benefici l&#8217;obbligo della &#8220;collaborazione&#8221;, rendendo lettera morta il dettato costituzionale e tutta la retorica riabilitativa e risocializzante prevista nell&#8217;ordinamento.<img class="alignright size-full wp-image-697" title="pioloqueer" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/11/pioloqueer.jpg" alt="pioloqueer" width="300" height="217" />L&#8217;ergastolo è dunque più che mai una pena eliminativa.<br />
Il primo dicembre i detenuti delle carceri italiane torneranno a far sentire la loro voce sul modello di quanto è accaduto poche settimane fa nelle carceri greche, quando un massiccio movimento ha costretto il governo a negoziare. Uno sciopero della fame nazionale darà l&#8217;avvio ad una staffetta che si suddividerà nelle settimane successive regione per regione fino al 16 marzo 2009. Convegni, assemblee e attività di sostegno alla lotta degli ergastolani si terranno nelle città coinvolte dallo sciopero. Una battaglia difficile di questi tempi, ma necessaria. Chi si ferma è perduto.</p>
<p>Il calendario della campagna si trova sul sito: <a href="http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php">http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La veritable impunité c'est le repentir, c'est à dire l'impunitè d'Etat!]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2008/07/17/mediapart/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:43:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Paolo Persichetti: La justice italienne ne sera pas tendre avec Marina Petrella par Maguy Day Mediap]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1><span style="color:#993300;"><strong>Paolo Persichetti: </strong><strong>La justice italienne ne sera pas tendre avec Marina Petrella </strong></span></h1>
<p>par Maguy Day<span style="color:#ff0000;"><em><br />
Mediapart</em> </span>17 luglio 2008</p>
<p>Premier réfugié italien à être extradé en 2002 après onze ans passés en France en toute légalité, Paolo Persichetti, ancien militant de l’Union des communistes combattants (Udcc), était enseignant en sciences politiques à Paris VIII quand il fut enlevé et extradé en 2002, sur décision du gouvernement Raffarin, au mépris de la parole donnée au nom de la France par François Mitterrand puis par Lionel Jospin depuis le milieu des années 1980.</p>
<p><strong>Que pensez-vous des déclarations de Nicolas Sarkozy selon lequel «dans le droit italien, et le droit ça compte, pour avoir le droit au pardon et à la grâce il faut se repentir, que Mme Petrella réfléchisse à ça» (Propos de Nicolas Sarkozy à Strasbourg le 10 juillet 2008</strong><strong>)? </strong><br />
Je m’étonne qu’un pays comme la France si attaché à la laïcité, et qui a légiféré sur les signes religieux ostentatoires dans l’espace scolaire, utilise, par la voix de son président, le terme de pardon, à connotation éthico-religieuse. Une notion qui devrait rester confinée au domaine privé et au for intérieur de chaque individu. Quant aux termes «demande de pardon», «expression de regrets» ou encore «repentir» en Italie, ils ont acquis un sens et une portée particulière qu’il est important d’expliciter. Dans la loi italienne, le «ravvedimento», synonyme de «repenti», est prévu uniquement en cas de liberté conditionnelle. Il n’est pas requis pour les autres mesures d’aménagement des peines telles que les permissions, la semi-liberté ou les remises de peines. De toute façon, et uniquement en cas de libération conditionnelle, les juges cherchent à établir s’il y a eu un parcours de «rééducation du passé déviant» avec absence de dangerosité sociale. Ainsi ce type de «repentir» n’entre même pas en ligne de compte pour la concession d’une grâce. Selon une jurisprudence de la cour de<br />
cassation, le «pardon» ne doit en aucun cas être une posture psychologique ou idéologique du condamné. Il est en revanche lié à son comportement durant l’exécution de sa peine dans la mesure où il fournit la preuve d’une critique de ces choix de vie passés. Le «repentir» et le «pardon» renvoient dans les religions monothéistes à de longs processus de «contrition» personnelle. La transformation de cette pratique en «marché des indulgences» et des «péchés de simonie» fut un des thèmes théologiques qui provoquèrent la réforme de Martin Luther au XVe siècle. Or l’Italie comme la France semblent vouloir suivre cette voie. Pourtant, le droit moderne est issu d’une nette séparation entre responsabilité et culpabilité. Il s’attache à des comportement factuels externes, mesurables et vérifiables par tous, comme celui de Marina Petrella ces 27 dernières années.<br />
Et surtout, désormais en Italie, le terme «repenti» a pris une tout autre signification après l’élaboration des lois spéciales en 1979, usurpant celle jusqu’alors utilisée. En 1979, un mécanisme de réduction de peine expressément lié à une collaboration procédurale est apparu dans le système pénal italien, appelé «collaboration judiciaire» qui est en fait une «acquisition d’impunité». Cet accord permet à un homme de se transformer en délateur rejetant la responsabilité pénale sur d’autres qu’il accuse et qui eux refusent ce marché. Il est arrivé à de multiples reprises que des prisonniers ou des réfugiés italiens expriment leurs condoléances pour la souffrance infligée, sans pour autant accepter un tel marchandage. Leurs postures restent incomprises, alors que se multiplient ces «collaborations» pénales. De plus, au lendemain de la décision de Bolzaneto [suite aux événements du sommet du G8 à Gênes en 2001], qui entérine l’impunité de l’Etat vis-à-vis de la torture, un délit qui n’existe pas en Italie, il devient difficile de discuter de la question de la douleur, si pour un camp elle n’est pas reconnue.</p>
<p><strong>Premier réfugié italien extradé en 2002 par le gouvernement français, vous bénéficiez aujourd’hui d’un régime de semi-liberté. Marina Petrella pourrait-elle en bénéficier si la France persiste dans sa volonté de l’extrader ? </strong><br />
Pas du tout. D’abord parce que Marina qui a déjà passé huit ans derrière les barreaux en Italie et onze mois en France s’est vu<br />
refuser une confusion des peines. Donc, une fois en Italie, elle devra recommencer sa peine depuis le commencement jusqu’à<br />
perpétuité. De zéro à l’infini. Selon les lois en vigueur et puisqu’elle a été condamnée à la perpétuité, elle devra attendre dix<br />
ans avant d’envisager de déposer une demande de permission de 45 jours par an. Habituellement, elles sont accordées quelques années après, soit vers la quinzième année. Le régime de semiliberté ne peut être demandé qu’après la vingtième année. Pour cette femme de 54 ans, mère de deux enfants, c’est pratiquement une condamnation à mort.<br />
Sans compter que le président de la commission justice au sénat, Filippo Berselli, du parti alliance nationale (ex-fascistes) a<br />
déposé un projet de loi, discuté en septembre 2008, qui prévoit la fin des aménagements de peine et en particulier pour les condamnés à perpétuité. Le régime de semi-liberté et celui de la libération conditionnelle, qui peut être demandée après 26 ans derrière les barreaux, risquent d’être supprimés. Marina Petrella ne pourra alors bénéficier des remises de peines qui ont été concédées dans les années 1990 aux autres prisonniers politiques, en lieu et place de l’amnistie.</p>
<p><strong>En quoi consiste votre quotidien depuis votre récente mise en semi-liberté ? </strong><br />
C’est une vie normée par les interdits. Les rencontres, la vie sociale, les trajets sont circonscrits. C’est une vie chronométrée. Je quitte la prison à 7h00 du matin pour y retourner à 22h30. Entre les deux, je dois être à mon domicile pendant certaines tranches horaires. Puis je dois me rendre sur mon lieu de travail et ne pas m’en éloigner. Je me déplace avec mes livres, mes documents qui, d’ailleurs, m’ont été volés hier dans le coffre de mon scooter. Mais au moins je ne suis pas rongé par l’inactivité forcée, l’oisiveté intellectuelle et physique incontournables dans le système carcéral.</p>
<p><strong>Que cachent ces procédures d’extradition relancées entre l’Italie et la France ? </strong><br />
Après l’attentat mortel contre Marco Biagi, conseiller du gouvernement italien tué en mars 2002 par un nouveau groupuscule reprenant le vieux logo des Brigades rouges-Pcc, les autorités italiennes étaient à la recherche d’un coupable. Plus tard, au printemps 2003, les pièces de la commission rogatoire internationale, demandée par la justice italienne et réalisée par la division nationale anti-terroriste (Dnat) sous la direction du juge Bruguière, ont montré qu’à l’été 2002 la magistrature de Bologne et l’antiterrorisme italien ont sollicité les autorités françaises afin qu’elle me repère et m’arrête dans le cadre de l’enquête Biagi et non pas pour le vieux décret d’extradition. Finalement, l’extradition ne portait pas sur les faits de 1987 pour<br />
lesquels j’avais été acquitté une première fois en 1989, et puis condamné en appel à 22 ans et 6 mois. Ces faits-là étaient partiellement prescrits. Et comme le précisait le décret signé par le premier ministre Edouard Balladur en septembre 1994, l’extradition était engagée «pourvu que les condamnations ne soient pas prescrites». Manifestement le décret n’était plus valable. Pour m’extrader il fallait faire une nouvelle demande d’extradition pour la seule peine qui était encore en vigueur&#8230; Ils ont préféré régler l’affaire autrement&#8230; sous le tunnel du Mont-Blanc où j’ai été livré comme un colis. A en croire les autorités italiennes, les attentats de 1999 et 2002 étaient le résultat de l’action déstabilisatrice des exilés parisiens qui, sous couvert de la doctrine Mitterrand, auraient installé un véritable sanctuaire de la lutte armée dans la capitale française. Le montage était politiquement bien soigné puisque l’attaque portait contre deux personnages connus pour s’engager pour une amnistie des réfugiés italiens : Oreste Scalzone et moi-même. En effet, avec l’exportation de l’enquête Biagi en France, l’Italie pouvait finalement régler ses comptes avec la doctrine Mitterrand et les tenants de l’amnistie. Le paradoxe de toute l’affaire, c’est que ni Scalzone ni moi-même n’avons fait partie des Brigades rouges-Pcc. On nous a collé une identité politique qui ne nous appartenait pas. L’enquête à mon encontre concernant Biagi a été classée en novembre 2004 par un non-lieu prononcé car «l’hypothèse même de l’accusation n’avait pas de fondement». Cela n’a <em>de facto</em> rien changé à mon parcours pénitencier bien compromis par une rentrée en Italie marquée par une accusation très lourde pour les faits des années 80. J’ai obtenu un régime de semi-liberté non pas à la moitié mais presque aux deux tiers de la peine. Ce qui est encore plus grave, ce sont les motivations des rejets qui, pendant quatre ans, ont marqué mes demandes. A plusieurs reprises le juge d’application des peines (Jap) s’en est pris à mon livre <em>Exil et châtiment</em> dans lequel je racontais les dessous de l’extradition et contre mes articles publiés dans la presse, remettant en question mon droit de libre parole et ma liberté de pensée. Les mêmes sujets qui, en France, m’avaient permis d’accéder au doctorat et d’enseigner à l’Université avaient pour le Jap italien un contenu criminel très dangereux. Mes liens avec les professeurs de Paris VIII étaient considérés comme la preuve de «contacts avec des milieux influents» qui auraient pu me soutenir dans la fuite. Seul mon transfert à Rome et le changement de Jap m’a permis en janvier 2008 de sortir une première fois en permission et le 31 mai 2008 d’être remis en semi-liberté.</p>
<p><strong>Qu’est-ce que l’Italie a retenu de ces «années de plomb»?</strong><br />
Je ne voudrais pas donner l’impression de me soustraire à l’attention et au respect que demandent les familles endeuillées à la suite d’actions politiques réalisées par des groupes de la gauche révolutionnaire dans les années 1970. Mais alors que chaque camp pleure ses morts, on assiste aujourd’hui à une victimisation sélective. De 1945 à 1969, près de 200 manifestants, grévistes, occupants de terres ou d’usines, étudiants, ouvriers ou paysans ont été tués par les forces de police dans des opérations de rétablissement de l’ordre public. Ces crimes restent impunis à ce jour. Ce n’est pas pour rien que le parti communiste italien demandait alors le désarmement des forces de police en charge des manifestations publiques. La violence politique a été une pratique de l’Etat italien qui a contribué à structurer le conflit socio-politique. Elle n’a pas été introduite par la gauche. A partir de 1969, et pendant une décennie, les attentats néofascistes sur les places, dans les gares et les trains ont fait des centaines de morts. Il a été démontré que les services secrets italiens et les néofascistes étaient impliqués. Et là encore, ces crimes sont restent en grande majorité impunis. Le premier homicide politique de gauche du commissaire Calabresi a eu lieu en 1972. Et c’est seulement en 1976 que les Brigades rouges ont choisi de passer à ce type de stratégie. Il faut avoir à l’esprit ce climat pour comprendre et expliquer la violence politique de la gauche italienne et des militants qui ont hérité du poids de tous ces morts. Ce contexte est aujourd’hui totalement oublié et on tend à décrier ces années comme une crise de violence folle et aveugle provenant de la seule extrême gauche. De plus, durant cette période, la répression pénale a atteint des records. Entre 1970 et 1989, si l’on additionne les peines de prisons infligées pour des faits liés à la violence politique, on atteint 50.000 années. La génération qui avait 20 ans dans les années 1970-80 est la plus sanctionnée de l’histoire de l’Italie depuis l’unification de l’Etat en 1861. Dans le camp de la gauche, 4.087 militants ont été condamnés pour «des actes liés à des tentatives de subversion de l’ordre constitutionnel», appartenance à des «as- sociations subversives» ou pour «constitution de bandes armées». Sur les 1.337 personnes condamnées appartenant à la «famille» des Brigades rouges, en activité pendant 18 ans, 70% des inculpés étaient des ouvriers, des employés du tertiaire ou des étudiants. Comme le montrent les chiffres, une bonne partie des inculpés sont des militants originaires des villes du Sud qui au lendemain de la guerre sont venus travailler dans les centres industriels du triangle Turin, Milan, Gênes. Cette vague de migration, qui se prolonge jusqu’au début des années 1970, donne naissance à un nouveau type d’ouvriers, très radicalisés (ainsi durant «l’automne chaud» de 1969 et les événements de 1972-1973), et plus tard à une constellation de jeunes «enragés», issus du prolétariat des banlieues, qui accèdent en masse à l’instruction supérieure après 1968.</p>
<p><strong>D’autres pays ont-ils accueilli des réfugiés italiens? Ont-ils pratiqué des extraditions? </strong><br />
En effet, mis à part la France, le Brésil, le Nicaragua, l’Argentine, la Grece et le Canada ont également accueilli des militants d’extrême gauche. Seule l’Algérie a livré à la justice italienne les deux militants de gauche qui se trouvaient sur son territoire. Ceux d’extrême droite ont été accueillis par la Grande-Bretagne, avec une forme équivalente de la doctrine Mitterrand qu’on pourrait appeler la «doctrine Thatcher». Les autorités judiciaires et politiques britanniques ont refusé d’extrader ces militants, appliquant la même politique tenue par la France durant la même période, mais cela n’a pas provoqué de débat ou polémique, que ce soit en Italie ou en Europe. Une fois les condamnations prescrites, ces hommes sont rentrés en Italie. Le Liban, le Japon, l’Espagne de Franco puis l’Espagne démocratique et les dictatures sud-américaines ont également accueilli plusieurs de ces militants. Et le leader d’extrême droite, Roberto Fiore, de Forza nuova, est même député au parlement européen.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[« La rétention de sûreté n'est pas une peine mais une mesure de sécurité »]]></title>
<link>http://dutherenverseauborddelatable.wordpress.com/2008/03/02/%c2%ab-la-retention-de-surete-nest-pas-une-peine-mais-une-mesure-de-securite-%c2%bb/</link>
<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 19:52:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>yoric</dc:creator>
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<description><![CDATA[La citation est de mémoire. C&#8217;était il y a moins de dix minutes, sur France 2. C&#8217;était R]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">La citation est de mémoire. C&#8217;était il y a moins de dix minutes, sur France 2. C&#8217;était Rachida Dati, en train d&#8217;annoncer que la rétention de sûreté allait s&#8217;appliquer rétroactivement, <i>malgré le jugement du Conseil Constitutionnel</i>.</p>
<p align="justify">C&#8217;est donc officiel, notre gouvernement vient d&#8217;introduire la possibilité d&#8217;enfermer à perpétuité et sans procès des  individus supposés dangereux. Pour ceux qui n&#8217;ont pas suivi le débat, j&#8217;insiste sur les termes :</p>
<ul>
<li>à perpétuité</li>
<li>sans procès</li>
<li>supposés</li>
<li>malgré le jugement du Conseil Constitutionnel.</li>
</ul>
<p align="justify">Le tout avec pour justification pseudo-légale un précédent appliqué en Allemagne en novembre 1933 et dont le Canard Enchaîné a publié les fac-similés, signés de la main d&#8217;Adolf Hitler. Certes, à cette date-là, l&#8217;Allemagne était encore une démocratie. Mais le premier camp de concentration avait ouvert ses portes 9 mois auparavant.</p>
<p align="justify">Jusqu&#8217;à présent, j&#8217;ai fait beaucoup d&#8217;efforts pour éviter le point Godwin et éviter de crier au fascisme à chaque mesure xénophobe, populiste et oligarchique. J&#8217;avoue avoir de plus en plus de mal. Je me dis que la mesure n&#8217;est peut-être pas pire que Guantanamo mais c&#8217;est assez peu réconfortant. Alors si un historien ou un historien du droit lit ce blog, j&#8217;aimerais savoir s&#8217;il y a d&#8217;autres précédents de ce genre de pratique dans une démocratie.</p>
<p align="justify">Parce que là, nous sommes confrontés à un gouvernement qui décide d&#8217;ignorer le Conseil Constitutionnel, c&#8217;est-à-dire la Constitution. Ce genre de pratiques porte un nom. Et flirter avec l&#8217;absolutisme n&#8217;est ni une activité saine, ni même un comportement acceptable.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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