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	<title>piero-chiara &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/piero-chiara/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "piero-chiara"</description>
	<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 18:30:00 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Romanzi. Errori e sviste dell'editoria italiana]]></title>
<link>http://inpurissimoazzurro.wordpress.com/2009/09/01/romanzi-errori-e-sviste-delleditoria-italiana/</link>
<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 03:41:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>inpurissimoazzurro</dc:creator>
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<description><![CDATA[QUEI CAPOLAVORI DEL &#8216;900 NON COMPRESI DA CRITICA, EDITORIA E MERCATO di MASSIMO ONOFRI Il libr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[QUEI CAPOLAVORI DEL &#8216;900 NON COMPRESI DA CRITICA, EDITORIA E MERCATO di MASSIMO ONOFRI Il libr]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Varese.net, 06/07/2009]]></title>
<link>http://pallido.wordpress.com/2009/07/06/varese-net-06072009/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 00:00:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolofranchini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Prima Pagina &#8211; In Primo Piano Dialogo con Piero Chiara (di Paolo Franchini) Nonostante il sole]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.varese.net/notizie/in-primo-piano/6509-in-primo-piano/7987-dialogo-con-piero-chiara-di-paolo-franchini.html"><img class="alignnone size-full wp-image-686" title="logo-varese.net" src="http://pallido.wordpress.com/files/2009/07/logo-varese-net.jpg" alt="logo-varese.net" width="253" height="30" /></a></p>
<p><em>Prima Pagina &#8211; In Primo Piano</em></p>
<p><strong>Dialogo con Piero Chiara (di Paolo Franchini)</strong></p>
<p>Nonostante il sole e il caldo, ho sentito di dover montare in macchina. Una giornata che avrei speso volentieri in altro modo, ma i giornali non mi hanno lasciato alternative. Una sosta dal fiorista in viale Aguggiari e poi via, destinazione Luino. Un fiore sulla tomba di Piero Chiara. Nulla da farmi perdonare o chiedere, solo il desiderio di spiegargli subito quello che era appena successo.</p>
<p>Qualche chilometro ed ecco il lago. Qualche curva, ed ecco il camposanto. Un bel posto, nonostante tutto. L&#8217;eterno alloggio del provinciale più universale che io abbia mai conosciuto, un parallelepipedo di granito con due o tre gradini. Un&#8217;iscrizione in latino, il nome e il cognome a lettere maiuscole, scolpite. Mi aspettavo un monumento imponente, invece non è che una sorta di ara. Sobria, le linee rigorose e pulite. Spigolosa. Un po’ come lui, forse.</p>
<p>“Signor Chiara, buongiorno.”<br />
“Ciao, caro. Chi sei?”<br />
Disagio, confusione. Ero convinto che i defunti sapessero tutti di tutti. Uno come Chiara, poi&#8230; Una presa in giro delle sue, senz’altro è così.<br />
“Mi chiamo Paolo Franchini. Vengo da Varese. Oh, mi scusi: questo è per lei.”<br />
“Una rosa? Grazie. Mettila pure lì, sul gradino. Come mai da queste parti?”<br />
“Volevo ringraziarla per tutto quello che ha scritto.”<br />
“Grazie a te per avermi letto. Non sarai qui solo per questo, spero.”<br />
“No, in effetti&#8230; fHa letto i giornali di oggi?”<br />
“Purtroppo no, ho avuto un po&#8217; da fare&#8230;”<br />
Uno a zero per lui, come era ovvio.<br />
“Non fare quella faccia. Cos&#8217;è che mi devi dire?”<br />
“Sì, dunque&#8230; Vediamo&#8230; Conosce per caso Giorgio Faletti?”<br />
“Chi? Faletti? No, non mi pare proprio.”<br />
“Ecco, appunto&#8230;”<br />
“Perché? Cos&#8217;ha fatto &#8217;sto Faletti?”<br />
“Il punto è questo&#8230; Vede, lui scrive&#8230;”<br />
“Buon per lui. E che cosa scrive?”<br />
“Thriller.”<br />
“Cosa?”<br />
“Storie nere, cattive. Omicidi, delitti, cose del genere&#8230; Ieri pomeriggio l&#8217;hanno scelto come finalista nel suo concorso.”<br />
“Me lo vuoi raccomandare, vero? Guarda che io non sono mica in giuria.”<br />
Una risata. Bella, contagiosa, leggera nel vento caldo.<br />
“Lo so..”<br />
“E allora? Cosa vuoi da me?”<br />
“Le voglio chiedere scusa, tutto qui.”<br />
“E per che cosa?”<br />
“A dire il vero, non lo so neanch&#8217;io, ma quando ho letto i giornali&#8230;”<br />
“Sei tra quelli che l&#8217;ha scelto?”<br />
“No, sono solo uno che legge.”<br />
“E allora stai tranquillo. Se l&#8217;hanno scelto vuol dire che piace&#8230; Perché mi guardi così? Non sei convinto?”<br />
“Sì, ma è solo che&#8230;”<br />
“Che&#8230;?”<br />
“Faletti vende milioni di copie, è tradotto in tutto il mondo. E agli americani piace sul serio&#8230;”<br />
“Forse inizio a capire.”<br />
“Dice di non sentirsi l&#8217;erede di Hemingway, dichiara che legge poco quello che scrivono gli altri per non farsi influenzare&#8230; Insomma, in quello che scrive Faletti non c&#8217;è il suo spirito, capisce? Non c&#8217;è anima, non c&#8217;è umanità, non c&#8217;è mondo&#8230; Non c&#8217;è cuore. Sono solo vicende, storie impossibili, racconti dell&#8217;ovunque, ma che non riescono a vivere da nessuna parte. Le sue, signor Chiara, erano invece storie&#8230;”<br />
“Lascia stare le mie storie.”<br />
“D&#8217;accordo, ma il concorso è intitolato a lei.”<br />
“Non importa, credimi.”<br />
“A me sì, però.”<br />
“Davvero? E tu chi sei?”<br />
“Uno che non vuole dimenticarsi di chi è stato veramente grande.”<br />
“Tu scrivi, vero?”<br />
“Ci provo…”<br />
“Allora mi sa che sei invidioso.”<br />
“Solo di chi sa scrivere. Di lei, ad esempio.”<br />
Di nuovo quella risata sottile, di nuovo quella brezza più calda che tiepida.<br />
“Mi devi dire altro?”<br />
“Beh, ieri sera c&#8217;è stata anche la premiazione dello Strega.”<br />
“Non dirmi che&#8230;”<br />
“Stia tranquillo: Vitali non ha vinto.”<br />
Un soffio bollente sui petali della rosa, un altro sul mio viso sempre più accaldato.<br />
“Se non le dispiace, io andrei&#8230;”<br />
“Grazie della visita. Anzi, aspetta un attimo.”<br />
“Certo, mi dica.”<br />
“Una cortesia: se Moccia dovesse scrivere qualche racconto e arrivare in finale, mi raccomando, non venire più a rovinarmi la giornata.”</p>
<p style="text-align:right;"><em><strong>Paolo Franchini</strong></em></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.varese.net/notizie/in-primo-piano/6509-in-primo-piano/7987-dialogo-con-piero-chiara-di-paolo-franchini.html"><em>http://www.varese.net/notizie/in-primo-piano/6509-in-primo-piano/7987-dialogo-con-piero-chiara-di-paolo-franchini.html</em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'officina Vitali suona la fanfara (di Gian Paolo Serino)]]></title>
<link>http://tritone52.wordpress.com/2009/04/02/serino-vital/</link>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 13:24:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>barberini52</dc:creator>
<guid>http://tritone52.wordpress.com/2009/04/02/serino-vital/</guid>
<description><![CDATA[Le fanfare critiche hanno più o meno già suonato tutte per incensare l’ultimo libro di Andrea Vitali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.illibraio.it/imagesfe/almeno_il_cappello64195_img.jpg" alt="" width="168" height="252" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Le fanfare critiche hanno più o meno già suonato tutte per incensare l’ultimo libro di Andrea Vitali Almeno il cappello, nuova avventura «dell’autore da un milione di copie» come ormai viene definito uno scrittore, che almeno in termini di vendita, non sembra sbagliare un colpo. Non a caso si è parlato di fanfare perché, oltre ad una metafora trombettista dell’odierna critica letteraria, il nuovo libro di Vitali ci racconta le (dis)avventure del Corpo Musicale di Bellano, il paesino affacciato sul ramo lecchese del Lago di Como.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><br />
Siamo ai tempi del fascismo, sul finire degli anni 20, i venti di guerra sono ancora lontani e la brezza che soffia su Bellano è quella di un avvenire che sembra radioso e spensierato per una comunità soltanto apparentemente isolata dal mondo. La bravura narrativa di Vitali nel raccontarci anche questa nuova storia è innegabile ma iniziamo ad assistere ad un fenomeno di scrittore di razza trasformato in scrittore seriale. Come un serial killer Vitali è diventato implacabile: sino a poco tempo fa arrivava in libreria una volta all’anno puntuale come una festa comandata. E la sua, per il piacere dei lettori, più che un obbligo di lettura era ogni volta un’epifania.</p>
<p style="text-align:justify;">Con il successo, consacrato dal passaggio a Garzanti dopo anni di oscura gavetta con racconti pubblicati su quotidiani locali e da case editrici minori, l’appuntamento è diventato semestrale. Ora, addirittura, non abbiamo fatto in tempo a goderci il Vitali prenatalizio di Dopo lunga e penosa malattia che a due mesi di distanza arriva questa nuova inaspettata avventura. Un’officina creativa, quella di Vitali, che sembra non fermarsi mai, grande esempio oltre ai cinesi di dedizione al lavoro, e una macchina editoriale che subito si mette in moto per oliare quegli ingranaggi che portano lo scrittore ad essere esaltato praticamente ovunque. Non c’è critico che non abbia incensato il nuovo romanzo, non si sia sperticato in elogi, che lo abbia segnalato come «il nuovo Piero Chiara» o il «Mario Soldati del nuovo millennio».</p>
<p style="text-align:justify;">Paragoni che possono anche inquadrare l’epigonalità di un Vitali che per molti versi, su tutte le ambientazioni e una scrittura che un tempo era definita popolare, può richiamare quei grandi della letteratura. Qui, però, siamo ad un altro livello: Piero Chiara o Mario Soldati rimangono antesignani di un genere che rimarrà nella storia delle lettere: ma Vitali più che letteratura scrive narrativa. Onesta, dignitosa, senza trombe e trombettieri: fa il suo lavoro, lo fa bene, ma la letteratura, lo dimentichiamo sempre, è un’altra cosa. Malgrado siano ben congegnate le storie dello «scrittore da un milione di copie», alla fine, sono storie da caminetto: scaldano il cuore senza bruciarlo. Non fanno provare, come amava ripetere Nabokov, quel brivido nel midollo che ogni scrittore avrebbe perlomeno il dovere di tentare come obiettivo del proprio lavoro. Più che ai posteri Vitali rimane ai postumi: ai margini di avventurette, tra il rosa e il nero, che hanno lo stesso futuro di chi scrive sull’acqua.</p>
<p style="text-align:justify;">Per l’amor del cielo: di (p)artigiani della penna se ne contano a bizzeffe – da Mauro Corona a Roberto Saviano- ma in Vitali ci si aspetta sempre quel qualcosa in più che, però, non arriva mai. Ad arrivare solo i suoi libri: con ormai tale velocità che si potrebbe pensare di cambiare il calendario e contare gli anni luce in anni luce Vitali.<br />
Per non parlare di Dopo una lunga e penosa malattia: lanciato come la svolta gialla dello scrittore versione regalo strenna natalizia. Nessuno dei suoi estimatori, tanto meno di quei tanti che si professano suoi lettori e critici da anni, si sono accorti che quel romanzo giallo non era altro che la riedizione allungata per l’occasione di un racconto uscito nella raccolta L’aria del Lago, uscita per Nino Aragno editore nel 2001.</p>
<p style="text-align:justify;">Evidentemente un particolare considerato da poco visto che neppure la rigorosa Garzanti ha pensato bene di accennarne. In altri tempi sarebbe stato un imbroglio ma, si sa, Vitali si occupa di brogli: non di contratti editoriali con tot a uscita ma di avventure di beghine e zitelle immerse nel silenzio lacustre. Mentre fuori dalle finestre il mondo affonda in una palude, anche editoriale e critica, che sembra aver perso ogni rigore, crea gomitoli di inchiostro dove rifugiarsi. In attesa, dunque, di un calendario Vitali, magari recensito da D’Orrico come il calendario più letterario d’Italia, lo scrittore si gode il successo. Che è meritatissimo se solo pensiamo alla sua gavetta e al fatto che il successo, come scriveva Bianciardi, è solo il participio passato del verbo succedere. Qui, però, siamo all’esagerazione: perché il serial killer Vitali, in preda a bulimia narrativa, va a perdersi in storie che hanno il retrogusto del già sentito. È sempre abilissimo nel far calare il lettore nelle atmosfere dei tempi che furono, anche grazie a piccoli accorgimenti essenziali.</p>
<p style="text-align:justify;">Si pensi alla genialità nel trovare ai suoi personaggi nomi e cognomi che in due parole ne riassumono storia e destino: da Crippa Esilio, viveur a Geminazzi Onorato, suonatore di trombetta, da Giona Sapia, commerciante di farina a Malcelati Proto, primario ospedaliero. Ma anche qui: raccontare l’Italia dove veniva prima il cognome e poi il nome non è forse un’idea ripresa narrativamente sin dagli anni 70 dal Loriano Machiavelli del Commissario Sarti Antonio? L’augurio per Vitali Andrea, le qualità le possiede tutte, è di sedersi alla scrivania e se non appendere Almeno il cappello di posare per lo meno la penna per qualche tempo. Chissà mai che, aspettando un anno luce, le sue storie inizino davvero a bruciarci il cuore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Passeggiata a Roma - Zeppelin]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/2009/02/05/passeggiata-a-roma-zeppelin/</link>
<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 23:10:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
<guid>http://apienavoce.wordpress.com/2009/02/05/passeggiata-a-roma-zeppelin/</guid>
<description><![CDATA[Via di Capannelle_Il tramvetto Nel 1997 come supplemento a Diario uscì Zeppelin. Passeggiate lettera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><span style="color:#ff0000;"><em></em></p>
<div id="attachment_1117" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><em><em><img class="size-medium wp-image-1117" title="via-di-capannelle" src="http://apienavoce.wordpress.com/files/2009/02/via-di-capannelle.jpg?w=300" alt="Via di Capannelle_Il tramvetto" width="300" height="208" /></em></em><p class="wp-caption-text">Via di Capannelle_Il tramvetto</p></div>
<p><em></em></p>
<p></span></h3>
<p><span style="color:#008000;"><em>Nel 1997 come supplemento a Diario uscì <strong>Zeppelin</strong>. Passeggiate letterarie in giro per alcune delle più belle città italiane, raccontate da scrittoti. Ho fatto una selezione e vi propongo Roma, Napoli, Parma, in tre puntate. </em></span><span style="color:#ff0000;"><em><span style="color:#000000;"><span style="color:#008000;">Gli autori che ho scelto per <strong>Roma</strong> sono Casanova, Gogol e Marziale. Buona lettura.</span><br />
</span></em></span></p>
<div id="attachment_1113" class="wp-caption alignnone" style="width: 285px"><img class="size-medium wp-image-1113" title="anfiteatroflavioarcodicostantino1" src="http://apienavoce.wordpress.com/files/2009/02/anfiteatroflavioarcodicostantino1.jpg?w=295" alt="anfiteatroflavioarcodicostantino1" width="275" height="278" /><p class="wp-caption-text">Anfiteatro Flavio e Arco di Costantino</p></div>
<p><span style="color:#000000;"><strong>Giacomo Casanova<br />
<em>Come comportarsi a Roma</em></strong></span></p>
<p>L&#8217;uomo che vuole fare fortuna in questa antica capitale del mondo deve essere un camaleonte capace di riflettere tutti i colori dell&#8217;ambiente che lo circonda, un Proteo capace di assumere tutte le forme. Deve essere compiacente, insinuante, falso, impenetrabile, spesso strisciante, perfidamente sincero; deve fingere sempre di sapere meno di quello che sa, deve avere un tono di voce inalterabile, deve essere paziente, deve saper padroneggiare la propria fisionomia, deve essere freddo come il ghiaccio quando un altro al suo posto sarebbe tutto fuoco; e se ha la disgrazia di di non avere la fede nel cuore, deve averla nell&#8217;intelletto e soffrire in pace, se è un uomo onesto, la mortificazione di doversi riconoscere per un ipocrita. E se detesta comportarsi così, è meglio che lasci Roma e vada a cercare fortuna altrova. Di tutte queste doti, e non so se ciò sia un vanto o una confessione, io avevo solo la compiacenza: per il resto, non ero che un simpatico stordito, un buon cavallo di razza, per nulla ammaestrato male, il che è peggio. [...] A Roma ci sono molte cose che nei primi giorni sorprendono, ma alle quali si fa poi l&#8217;abitudine. Non esiste città cattolica in cui ci si preoccupi meno della religione. I romani sono come dipendenti della manifattura tabacchi, che hanno il permesso di prendere gratis quanto tabacco vogliono. Vi si vive nella massima libertà, se si eccettua il fatto che gli ordini santissimi sono temibili quanto lo erano a Parigi gli ordini regi prima della Rivoluzione.</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong><em>Memorie scritte da lui medesimo, 1789-1798</em></strong><br />
<strong>(traduzione di Piero Chiara)</strong></span></p>
<div id="attachment_1114" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1114" title="trinitadeimonti1880" src="http://apienavoce.wordpress.com/files/2009/02/trinitadeimonti1880.jpg?w=300" alt="Scalinata di Trinità dei Monti 1880" width="300" height="215" /><p class="wp-caption-text">Scalinata di Trinità dei Monti 1880</p></div>
<p><strong><span style="color:#000000;">Nicolaj Vasilevic Gogol</span></strong></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><em>Gogol abitò in via Sistina al n. 123 dal 1838 al 1842.<br />
In una lettera del 1838 ad un amico descrive così il Carnevale romano:</em></span></p>
<p>E&#8217; tempo di carnevale, tutta la città va a spasso. Il carnevale è una manifestazione grandiosa in tutta Italia, ma a Roma in modo particolare. Tutti scendono nelle strade, ognuno è mascherato. Chi non ha mezzi per travestirsi rivolta la palandrana e si imbratta il muso di nerofumo. Alberi interi e tappeti di fiori girano per le vie, spesso passa qualche carro tutto foglie e ghirlande&#8230;sul carro troneggia una comitiva  nel gusto delle antiche festività in onore di Cerere; sembra uscito da un dipinto Hubert Robert. Il corso si direbbe coperto di enve, tanta è la farina che vi è stata buttata. Avevo sentito parlare di &#8220;confetti&#8221; ma non mi aspettavo una cosa tanto meravigliosa! Figurati che puoi lasciare in faccia alla più bella un sacco intero di farina e quello non solo non si arrabbierà, neanche se è una Borghese, ma tela renderà in uguale misura. In altri paesi la plebe sola si diverte. Qui tutti stanno insieme. C&#8217;è una libertà straordinaria che ti manderebbe in visibilio. Puoi parlare e offrire fiori a chi ti pare. Puoi anche saltare su una carrozza di passaggio e sederti tra due sconosciuti&#8230;</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong><em>da Gogol a Roma<br />
a cura di D. Borghese, 1838.</em></strong></span></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong><em></em></strong></span></p>
<div id="attachment_1115" class="wp-caption alignnone" style="width: 242px"><strong><em><strong><em><img class="size-medium wp-image-1115" title="vianazionale" src="http://apienavoce.wordpress.com/files/2009/02/vianazionale.jpg?w=232" alt="Via Nazionale" width="232" height="300" /></em></strong></em></strong><p class="wp-caption-text">Via Nazionale</p></div>
<p><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><span style="color:#000000;">Marziale<br />
Sui rumori di Roma</span></strong></p>
<p>A Roma la mattina un poveretto non sa dove riposarsi.<br />
La mattina ti rompono le scatole i maestri di scuola, la notte i fornai e per tutto il giorno il martello dei calderari. Qui un tabacchiere ozioso fa tintinnare sul suo banco un sacco di monete, là un battitore d&#8217;oro spagnolo fa rumore con i suoi attrezzi.<br />
Poi gli scatenati seguaci di Cibele non prendono fiato con i loro canti, il naufrago che attreversa la strada abbracciato a un tronco, l&#8217;ebreo che chiede l&#8217;elemosina esortato dalla madre e il mercante che reclamizza la sua merce.<br />
Chi può dormire?[...]<br />
Tutta questa marmaglia mi sveglia con schiamazzi e risate e praticamente tutta Roma è accanto al mio letto. Se voglio dormire in pace non ho altra scelta: scappare in campagna.</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong><em>Epigrammi, XII, 57, intorno al 90 d.C.<br />
(traduzione di Valerio Bispuri)</em></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[312 lettura finita (44/III anno) - La stanza del vescovo di Piero Chiara]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2009/01/26/312-lettura-finita-44iii-anno-la-stanza-del-vescovo-di-piero-chiara/</link>
<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 08:06:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/2009/01/26/312-lettura-finita-44iii-anno-la-stanza-del-vescovo-di-piero-chiara/</guid>
<description><![CDATA[La stanza del vescovo di Piero Chiara - Locandina del film Lettura del gennaio 2009 L&#8217;inizio d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignnone" style="width: 131px"><img title="La stanza del vescovo" src="http://www.ilfestivaldelracconto.it/premiochiara/img/locandina1979laStanzaDelVescovo.gif" alt="La stanza del vescovo di Piero Chiara - Locandina del film" width="121" height="228" /><p class="wp-caption-text">La stanza del vescovo di Piero Chiara - Locandina del film</p></div>
<p>Lettura del gennaio 2009</p>
<p>L&#8217;inizio del libro mi ha incantato&#8230; ho trovato le stesse atmosfere di Piccolo mondo antico di Fogazzaro. Poi l&#8217;elemento aulico diventa noir, dove, grazie alla bravura dell&#8217;autore, basta un sacchetto di naftalina che cade in un armadio oppure un luce improvvisa attraverso la finestra creata da un fulmine per creare l&#8217;atmosfera di mistero. Incantevole il lago, suggestiva la vita a bordo della barca, sensuali le donne che salgono e scendo dalla <em>Tinca</em>. Mi è piaciuto e lo metto tra gli imperdibili.</p>
<p>Voto: 10/10</p>
<p><strong>Incipit</strong></p>
<p>Nel tardo pomeriggio di un giorno d&#8217;estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L&#8217;inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato la scustre, dove decisi di pernottare.</p>
<p><strong>Trama.</strong> <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell&#8217;opera.</em></p>
<p>Siamo nel 1946. La guerra è appena terminata, e sulle rive del LAgo Maggiore si tenta di tornare a vivere. Il protagonista è un giovanotto sui trent&#8217;anni che, a bordo di una piccola ma confortevole imbarcazione a vela, la Tinca, che governa da solo, con la perizia d&#8217;un autentico, solca le acque, per diporto. una sera, gettata l&#8217;ancora nel porticciolo di Oggebbio, incontra un signorotto del luogo, che attacca discorso con tono apparentemente distratto, e poi l&#8217;invita a Villa Cleofe, dove vive con la moglie, acida e assai più anziana di lui, la bella dognata Matilde, vedova, e un terzetto di devoti famigli. Il giovane sis ente, insieme attratto e respinto dal mistero che si respira in quelle stanze, ma accetta l&#8217;ospitalità dalla bellezza &#8220;alla Ranzoni&#8221; di MAtilde. Gli viene addirittura assegnata una acamera, quella del vescovo, appunto, nel cui grande armadio si sfarina un&#8217;antica veste talare. Tutti vivono in oenmbra, come nelle grotte artificiali delle Isole Borromee, ancora storditi dagli avvenimenti che si sono succedti in quegli anni, e non ancora abituati alle luci, non soltanto metaforiche della pace. L&#8217;amicizia fra il proprietario della Tinca e l&#8217;Orimbelli si consolida, perchè i due non tardano a scoprirsi accaniti dongiovanni, e si servono dell&#8217;imbarcazione-specchietto per le scorribande erotiche che Chiara, da acuto casanoviano, diesgna con legante malizia e sottile psicologia. Ma un tragico avvenimento viene a turbare il clima d&#8217;acquario della villa, e il fine ritratto di provincia si tinge di &#8220;giallo&#8221;.</p>
<p><strong>Scheda del libro</strong></p>
<p>Autore: Chiara, Piero<br />
Titolo: La stanza del vescovo / Piero Chiara ; introduzione di Giancarlo Vigorelli<br />
Pubblicazione: Verona : Mondadori, 1977<br />
Descrizione fisica: 173 p. ; 19 cm.<br />
Collezione: Oscar narrativa<br />
Numeri: ISBN &#8211; 88-044-1906-7<br />
Nomi: Chiara , Piero<br />
Paese di pubblicazione: ITALIA</p>
<p><strong>Collegamenti per capire meglio il libro</strong></p>
<p><a href="http://letture.wordpress.com/?s=piero+chiara" target="_blank">Piero Chiara sul blog</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_stanza_del_vescovo_(film)" target="_blank">Il film</a></p>
<p><a title="il nostro forum" href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O quarto do bispo de Piero Chiara]]></title>
<link>http://peregrinacultural.wordpress.com/2008/12/28/o-quarto-do-bispo-de-piero-chiara/</link>
<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 16:14:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>peregrinacultural</dc:creator>
<guid>http://peregrinacultural.wordpress.com/2008/12/28/o-quarto-do-bispo-de-piero-chiara/</guid>
<description><![CDATA[  Neste finalzinho de ano, entre o Natal e o Ano Novo tive a boa idéia de ler O quarto do bispo, (Jo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Georgia;" lang="PT">Neste finalzinho de ano, entre o Natal e o Ano Novo tive a boa idéia de ler <strong><em>O quarto do</em></strong> <strong><em>bispo</em></strong>, (José Olympio: 1986) um pequeno romance de Piero Chiara, publicado originalmente em 1976 com o nome de </span><strong><em><span style="font-family:Georgia;">La stanza del Vescovo</span></em></strong><em><span style="font-family:Georgia;">. <span> </span></span></em><span style="font-family:Georgia;"><span> </span>Um ano depois de sua publicação este romance foi adaptado para o cinema, com direção de Dino Risi.<span>  </span>Em italiano, recebeu o mesmo nome do livro, mas no Brasil o filme ficou conhecido como <strong><em>Venha dormir lá em casa esta noite </em></strong>(1977), e estranhamente classificado como comédia. <span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2150" title="chiarapiero" src="http://peregrinacultural.wordpress.com/files/2008/12/chiarapiero.jpg" alt="chiarapiero" width="219" height="320" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> <span style="font-family:Georgia;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">Nunca havia lido nada do autor, até mesmo porque depois de sua morte em 1986 pouco foi traduzido para o português. <span> </span>Localizo, além do livro mencionado acima, só um outro romance de Piero Chiara em português, <strong><em>O Balordo</em></strong>, (Melhoramentos, 1986) com o mesmo nome no original, que aparentemente retrata a vida num pequeno vilarejo italiano.<span>  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">A narrativa de Piero Chiara, em <strong><em>O Quarto do bispo</em></strong>, com a tradução de Teresa Ottoni, é misteriosamente clara, breve e sedutora. <span> </span>Não me surpreendi ao ver que este romance havia sido logo transportado para o cinema, porque através de sua leitura não pude deixar de pensar nos grandes filmes italianos da década de 1960, filmes<span>  </span>em que o nefasto se faz presente de maneira oblíqua e cotidiana. <span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
<div></div>
<p><span style="font-family:Georgia;"></p>
<div id="attachment_2151" class="wp-caption aligncenter" style="width: 412px"><img class="size-full wp-image-2151" title="lagomaggiore" src="http://peregrinacultural.wordpress.com/files/2008/12/lagomaggiore.jpg" alt="lagomaggiore" width="402" height="279" /><p class="wp-caption-text">Lago Maggiore</p></div>
<p> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> <span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">O ritmo da narração é ditado pelo Lago Maior (Lago Maggiore) pano de fundo do romance. <span> </span><span> </span>Narrado na primeira pessoa, Piero Chiara nos faz cúmplices do mistério que envolve as águas e os ventos do lago. <span> </span>Há um ritmo vagaroso, deliberado e sinistro que nos leva a desfrutar com o narrador da calma, da majestade e das belezas do Lago Maggiore, sem, no entanto, perdermos a sensação do nefasto.<span>  </span>Chiara nos deixa perpetuamente à espreita, à espera de um acontecimento fatal, de um evento ameaçador que desconhecemos, mas que sabemos sinistro.<span>  </span>O mistério está onipresente nas águas do lago, nos ventos dos Alpes, nas imagens quase oníricas que nos acompanham.<span>  </span>Algo acontecerá que não sabemos exatamente de onde virá e que forma terá ao se concretizar.<span>  </span>Seu suspense é<span>  </span>soberbo!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">A ação se passa logo depois da Segunda Guerra, em 1946, durante o período de um ano.<span>  </span>Neste tempo somos levados em pequenas viagens, de um canto ao outro por um barco a vela, sem nenhum propósito além do prazer, como se à deriva, por diversas aldeias italianas, por uma miríade de pequeninos portos particulares e públicos.<span>  </span>A presença constante, onipresente e gigantesca é do Lago Maior, que entre a Itália e a Suíça, não só é um dos principais lagos alpinos, mas o segundo maior lago da Itália.<span>  </span>Suas grandes casas, quintas, sítios revelam uma classe abastada, mal acomodada, sofrida, arcaica e enraizada à beira d’água. <span> </span>Um grupo social que perdeu a direção, o propósito de sua existência. </span></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<div></div>
<div><span style="font-family:Georgia;"></span></div>
<p><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"></p>
<div id="attachment_2152" class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-2152" title="chiara" src="http://peregrinacultural.wordpress.com/files/2008/12/chiara.jpg" alt="Escritor Piero Chiara (1913-1986)" width="250" height="375" /><p class="wp-caption-text">Escritor Piero Chiara (1913-1986)</p></div>
<p> </p>
<p>  </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> <span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">O mistério não chega a se resolver completamente quando terminamos com a leitura do livro.<span>  </span>Claro, há uma morte, uma investigação e a descoberta de como alguns eventos se desenvolveram. <span>  </span>Mas muito ainda permanece misterioso, poderia se dizer encantado na bruma das águas lacustres.<span>  </span><span> </span>A razão é simples: o mistério é nosso. <span> </span>É o lado humano que nem sempre conhecemos de alguém, é o imponderável do comportamento humano que ocasionalmente se revela e surpreende. <span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">Sinopse: <em>No verão de 1946, no lago Maior, ao qual o fim da guerra devolveu a esperança e a paz, um jovem e sedutor dom-juan arma seu barco e lança-se de uma margem à outra numa navegação repleta de aventuras galantes. <span> </span>Em Oggebbio, é recebido por um advogado, dr. Orimbelli, que vive com a esposa, mais idosa que ele, e com a cunhada viúva, Matilde. <span> </span>Após este encontro desenrola-se nos velhos quartos da <strong>villa</strong> um enredo que envolve numa espiral, entre policial e erótica, com um ligeiro toque de comicidade, as várias personagens: o equívoco Orimbelli, a ingênua Cleofe, a sensual Matilde, um sobrevivente da guerra da Abissínia, emasculado em conseqüência de ferimentos, que será o <strong>deus-ex-machina</strong> da solução final.</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;">Este livro é uma pequena obra prima. <span> </span>E se você assim como eu ainda não conhecia Piero Chiara, sugiro que vá ao sebo mais próximo de sua casa e compre um volume deste pequenino romance. <span> </span>Vale a pena.<span>  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[302 lettura finita (34/III anno) - Il bombardino del signore Camillo di Piero Chiara]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2008/12/22/302-lettura-finita-34iii-anno-il-bombardino-del-signore-camillo/</link>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 08:00:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
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<description><![CDATA[Piero Chiara Lettura del dicembre 2008 Sono tanti racconti, incastonati l&#8217;uno nell&#8217;altro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignnone" style="width: 216px"><img title="Piero Chiara" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f5/Chiara.jpg" alt="Piero Chiara" width="206" height="309" /><p class="wp-caption-text">Piero Chiara</p></div>
<p>Lettura del dicembre 2008</p>
<p>Sono tanti racconti, incastonati l&#8217;uno nell&#8217;altro. Quasi un romanzo di formazione; racconta infatti gli anni giovanili dell&#8217;autore. Veri? Inventati? Non m&#8217;importa. Ciò che conta è il divertimento che questo romanzo mi ha regalato. Lo stile di Chiara leggero e limpido da perfetto affabulatore è notevole. Andrebbe studiato a scuola. Comunque sia un libro imperdibile.</p>
<p>Voto: 10/10 con lode</p>
<p><strong>Incipit</strong></p>
<p>Quando ero in collegio dai preti al De Filippi di Arona e frequentavo la seconda ginnasiale, il professore d&#8217;Italiano don Franceschi, che era nasuto come San Carlo, dava un tema per settimana: &#8220;Come passerai le vacanze&#8221;, &#8220;Scrivi una lettera allo zio augurandogli il buon onomastico&#8221;, &#8220;Racconta quale è stato il primo dispiacere che hai dato alla mamma&#8221;.</p>
<p><strong>Trama</strong>. <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera</em><br />
Il giovane protagonista racconta i suoi anni giovanili: la scuola, che gli riusciva particolarmente difficile, gli amori, in cui riusciva piuttosto bene, i suoi rapporti con i complessi annì del fascismo, raccontati con leggerezza, ma senza rinunciare a dimostrarne l&#8217;assurdità.</p>
<p>Indice: Il mio paese, Sulle onde del Lago Maggiore, La pagella, La grande illusione di mia madre, Il bombardino del signor Camillo, Il povero Turati, Una cattiva scelta, Paghèn paghèn, Il fico sull&#8217;incudine, Fioriva una rosa, O soffio dell&#8217;April, Con quel naso, I loro occhi s&#8217;incontreranno.</p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Chiara, Piero<br />
Titolo: Il bombardino del signor Camillo / Piero Chiara ; nota introduttiva di Federico Roncoroni<br />
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, 1994<br />
Descrizione fisica: 170 p. ; 17 cm.<br />
Collezione: Piccoli classici ; 9<br />
Numeri: ISBN &#8211; 88-043-8390-9<br />
Bibliografia Nazionale &#8211; 94-9423<br />
Nomi: Chiara , Piero<br />
Roncoroni, Federico<br />
Classificazione: 853.914 &#8211; NARRATIVA ITALIANA. 1945-</p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Chiara" target="_blank">Piero Chiara</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cappotto_di_Astrakan" target="_blank">Il Film</a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[300 lettura finita (32/III anno) - Il cappotto di astrakan di Piero Chiara]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2008/12/15/300-lettura-finita-32iii-anno-il-cappotto-di-astrakan-di-piero-chiara/</link>
<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 09:56:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/2008/12/15/300-lettura-finita-32iii-anno-il-cappotto-di-astrakan-di-piero-chiara/</guid>
<description><![CDATA[Il cappotto di astrakan di Piero Chiara Lettura del dicembre 2008 Con Chiara ti siedi comodo in polt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><img title="Il cappotto di astrakan di Piero Chiara" src="http://www.librimondadori.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/7b0a4614-9f46-11dc-b4d3-5f6ad20b0ff7/Cover_GRA.jpg" alt="Il cappotto di astrakan di Piero Chiara" width="200" height="328" /><p class="wp-caption-text">Il cappotto di astrakan di Piero Chiara</p></div>
<p>Lettura del dicembre 2008</p>
<p>Con Chiara ti siedi comodo in poltrona e ti fai avvolgere dalla sua scrittura. Le pagine scivolano veloci e la storia prende forma dinnanzi ai tuoi occhi. Bello stile davvero, pare di vederlo l&#8217;autore lì vicino a te che ti guarda con un sorriso sornione. Racconta una piccola storia facendola diventare grande.</p>
<p>Voto: 9/10</p>
<p><strong>Incipit</strong></p>
<p>Verso la fine d&#8217;aprile del millenovecentocinquanta, non avendo trovato dalle mie parti e non pensando di trovare neppure in latri luoghi vicini, o per dir meglio in Italia, il terreno favorevole alla nuova vita che durante la guerra mi ero proposta per il caso che fossi scampato, pensai di portarmi a Parigi, senza programmi di alcun genere e solo per viverci qualche mese.</p>
<p><strong>Trama</strong>. <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera</em></p>
<p>In una Parigi e dintorni all&#8217;inizio degli anni Cinquanta, fra strade, piazze, boulevards, caffè, alberghetti e pensioni, il protagonista si muove con l&#8217;ingegnosità e la goffagine di un provinciale alla ricerca di qualcosa che lo guidi nel futuro. E non si accorge, se non quando è tardi, di venire avvolto progressivamente in una tela di ragno, che due donne, l&#8217;una all&#8217;insaputa dell&#8217;altra, stanno tessendo intorno a lui per irretirlo e farne il sostituto della persona amata che entrambe hanno perso, l&#8217;una il figlio, la&#8217;ltra il fidanzato: due uomini che &#8211; complice il cappotto di astrakan &#8211; potrebbero, per sovrapposizione, diventare uno solo.</p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Chiara, Piero<br />
Titolo: Il cappotto di astrakan : romanzo / Piero Chiara<br />
Edizione: 5. ed<br />
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1979<br />
Descrizione fisica: 190 p. ; 21 cm.<br />
Collezione: Scrittori italiani e stranieri<br />
Nomi: Chiara, Piero <strong></strong></p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Chiara" target="_blank">Piero Chiara</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cappotto_di_Astrakan" target="_blank">Il Film</a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LE PIU' BELLE STORIE D'AMORE (2) Federigo degli Alberighi]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/07/06/le-pi%c2%a7-belle-storie-damore-2-federigo-degli-alberighi/</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 16:23:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/07/06/le-pi%c2%a7-belle-storie-damore-2-federigo-degli-alberighi/</guid>
<description><![CDATA[La novella si trova nel Decamerone di Giovanni Boccaccio, ma per una più agevole lettura vi propongo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.lafalconeria.it/guide/federicoii-a/3.jpg" alt="falconeria" /></p>
<p><em>La novella si trova nel Decamerone di Giovanni Boccaccio, ma per una più agevole lettura vi propongo la versione di Piero Chiara (da: G. Boccaccio, Decamerone, dieci novelle raccontate da Piero Chiara, Mondadori, Milano)</em></p>
<p>Il giovane Federigo degli Alberighi, di nobilissima famiglia fiorentina, bravo nelle armi e ammirato da tutti per la sua cortesia, si era invaghito di una gentile dama ritenuta una delle più belle e leggiadre della città. Per farsi apprezzare da lei, partecipava a tornei e ad altri esercizi cavallereschi, organizzava feste e si vestiva riccamente, spendendo senza ritegno. La signora, di nome Giovanna, onesta quanto era bella, pareva non accorgersi di quel che faceva il giovane per mettersi in vista e acquistar merito ai suoi occhi.  Federigo, non avendo altra maniera per trovar rimedio alla sua passione, finì col dilapidare il suo patrimonio, pur senza trovarsi ad aver fatto alcun progresso nella considerazione della dama.  Non gli era rimasto, nella rovina in cui era caduto, che un suo poderetto del quale si ridusse a vivere poveramente, portandosi dietro soltanto un falcone, che aveva carissimo e che tutti gl’invidiavano, perché era il migliore del mondo.<br />
<!--more--><br />
In quel luogo solitario, passava tristemente le sue giornate, avendo per unico svago e anche per unica risorsa il bel falcone col quale passava le giornate cacciando.<br />
Ora avvenne che mentre Federigo campava così stantemente la sua vita, il marito della signora si ammalò e in breve morì. Rimasta vedova, la donna si dedicò interamente al suo unico figliolo, che era già grandicello, ma assai gracile e di cattiva salute. Venuta l’estate, per rimetterlo in forze, lo portò in campagna, all’aria buona, in un podere di sua proprietà che era vicino a quello di Federigo.  Il giovanetto, girando per i dintorni, conobbe Federigo e, incuriosito dalla caccia, cominciò ad andargli appresso e a frequentare la sua casa, fin che gli divenne amico. Più d’ogni altra cosa, lo attraeva la caccia col falcone, che seguiva spasimando per il bel rapace, quando, scattato dal pugno di Federigo, ghermiva le prede a volo e le rriportava, deponendole ai piedi del padrone.<br />
Avrebbe voluto che quel magnifico falcone divenisse suo, ma non osava domandarlo a Federigo, perché sapeva quanto costui lo avesse caro. Invece di aver giovamento della vita all’aria aperta, il ragazzo ne ebbe danno, perché quel poco di strapazzo della caccia lo indebolì e lo fece ricadere ammalato. Sua madre, la quale non aveva altro bene che lui, gli stava intorno tutto il giorno a curarlo e continuamente gli domandava se c’era qualcosa che potesse fargli piacere.  Il ragazzo un giorno disse: «Madre mia, se mi faceste avere il falcone di Federigo, sento che guarirei».<br />
La donna rimase perplessa. Sapeva quanto Federigo l’avesse amata senza ottenere da lei un solo sguardo, e si diceva: “Come posso domandargli quel falcone, che a quanto si dice è il migliore che mai volasse, e oltre a ciò è quello che lo mantiene in vita4”.  Era certa che se glielo avesse chiesto l’avrebbe avuto, tanto era nota la gentilezza di Federigo e tanto poteva contare sulla sua devozione, ma non si decideva a togliergli quell’unica ricchezza. L’amor del figlio finì tuttavia col deciderla.<br />
«Cercherò di accontentarti» disse al figlio.<br />
Il malato fu così contento di quella promessa, che parve subito migliorato.  La mattina seguente, presa con sé un’altra donna, con l’aria di chi voglia fare una passeggiata, Giovanna passò dalla casetta di Federigo e lo fece chiamare. Mentre, stupito, il giovane accorreva dall’orto dove stava intento a piccoli lavori, Giovanna gli si fece incontro lietamente e gli disse: «Salute Federigo. Vengo a farvi questa visita per ricambiarvi, un po’ tardi, la gentilezza che mi avete dimostrato amandomi per tanto tempo senza speranza. Starò, se lo consentite, a pranzo con voi, alla buona, insieme a questa mia compagna».<br />
«Signora», rispose Federigo «da voi ho avuto soltanto del bene, perché l’amore che vi ho portato mi ha fatto grande onore. Vedervi ora qui così amabilmente, mi è più caro di quanto non mi sarebbe il riavere quanto ho speso amandovi, ma purtroppo questa povera casa non è degna di voi. Permettete almeno che vada a far mettere un po’ d’ordine e a comandare che si disponga la tavola. Sedetevi intanto con la vostra amica in giardino, dove la moglie del mio contadino vi terrà compagnia».<br />
Così detto entrò in casa, andò nella cucina e si rese conto che non vi era nulla da portare in tavola, altro che rape e qualche insalata.  Avrebbe potuto mandare a comprare qualcosa al paese vicino, ma si accorse di non avere neppure un soldo in tasca. Guardandosi intorno in cerca di qualche ispirazione, gli caddero gli occhi sul suo falcone, che se ne stava appollaiato sopra una stanga. Senza un istante d’esitazione lo prese e, trovandolo grasso e di buon peso, pensò di poterlo cucinare. Gli tirò il collo, lo fece spennare e ordinò alla donna di cuocerlo allo spiedo. Apparecchiò intanto la tavola con una bella tovaglia che aveva salvato dai creditori e, passata una mezz’ora, andò in giardino e con un gesto da gran signore invitò e due donne alla mensa.<br />
Fu subito portato in tavola il falcone che, ben cotto com’era e privato della testa e delle zampe, pareva un fagiano. Federigo scalcò l’animale e servì le donne delle parti migliori, poi se stesso.  Mangiato che ebbero, Giovanna diede inizio a una piacevole conversazione, nel corso della quale, quando le parve venuto il momento giusto, disse a Federigo: «Ora vi debbo dire la vera ragione per la quale vi ho fatto questa visita. Forse, ricordando la mia riservatezza, che voi avrete giudicato durezza d’animo e crudeltà, troverete strano il passo che ora sto per compiere. Chi non ha figlioli non può capire cosa si arriva a fare per le proprie creature. Ma forse voi, che siete uomo di grandi sentimenti, potrete comprendere il mio stato d’animo. È per lui, per mio figlio, che sono qui a chiedervi un dono che vi sarà difficile fare, perché si tratta dell’unica consolazione che voi abbiate nella solitudine in cui vivete. Si tratta del vostro falcone.  Mio figlio, che è ammalato, si è tanto invaghito del vostro falcone, che se non glielo porto si aggraverà e potrà anche morire. Perciò vi prego, per l’amore che mi portate, che mi facciate questo dono con la generosità che avete sempre mostrato. Mio figlio riavrà la sua salute ed io vi sarò per sempre obbligata».<br />
Federigo, che aveva i sudori freddi pensando al falcone che avevano appena mangiato, incominciò a piangere in silenzio. Giovanna, convinta che quel pianto fosse dovuto al dispiacere che il giovane provava nel separarsi dal suo falcone, era quasi pentita del suo ardire e stava per rinunciare al dono.<br />
Federigo allora, trattenendo a fatica le lacrime, disse: «Signora, da quando Dio volle che io vi amassi, in molte cose ho avuto contraria la fortuna. Ma erano cose da nulla rispetto a ciò che oggi mi accade.  Quand’ero ricco non vi degnaste mai di entrare nella mia casa, ma ecco che ora siete venuta in questo mio povero luogo a chiedermi un piccolo dono che non vi posso fare. Io, che per voi ho dato tutto quanto avevo! Sappiate che appena siete arrivata qui e mi avete chiesto di desinare, per riguardo al vostro valore6 ho deciso di mettervi cotto sul tagliere la cosa che più mi era cara e preziosa: il falcone. Vedendo ora che lo volevate vivo, il dispiacere di non potervi accontentare è così forte che non mi darà più pace».<br />
Poi andò in cucina, prese le penne, le zampe e il bello del falcone e li mise davanti a Giovanna; questa lo rimproverò d’aver sacrificato un simile animale per darle da mangiare, ma non poté tuttavia far a meno di ammirare la sua grandezza d’animo.  Triste e sconsolata, se ne partì e tornò dal suo figliolo, il quale per il suo disappunto di non aver avuto il falcone e per la gravità del male che lo aveva colpito, si aggravò e dopo alcuni giorni morì.  Giovanna, dopo lunga sofferenza, trovandosi sola, ricchissima e ancor giovane, venne consigliata dai suoi fratelli a rimaritarsi. Per alcun tempo non volle sentirne parlare, parendole finita la vita sua.  Ma davanti alle insistenze di tutto il parentado e dovendosi in qualche modo risolvere, avendo sempre presente la grandezza d’animo dimostratale da Federigo, disse che solo lui avrebbe sposato. I fratelli, sapendolo povero, non furono d’accordo e le suggerirono parecchie altre persone facoltose. Ma Giovanna fu irremovibile.<br />
«Fratelli miei», disse «so benissimo in quali condizioni è ridotto Federigo degli Alberighi, ma preferisco un uomo che abbia bisogno di una ricchezza a una ricchezza che abbia bisogno di un uomo».<br />
I fratelli, vinti da un tale atteggiamento, finirono per cedere e diedero in sposa a Federigo la loro sorella, con tutto il suo patrimonio.  Divenuto saggio amministratore della sua nuova ricchezza, Federigo visse in letizia con Giovanna fino alla fine dei suoi anni, benedicendo il giorno in cui aveva tirato il collo al suo bel falcone.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aspetto un mese e mi sistemo]]></title>
<link>http://lamontagnaincantata.wordpress.com/2008/06/06/aspetto-un-mese-e-mi-sistemo/</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 20:18:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ange</dc:creator>
<guid>http://lamontagnaincantata.wordpress.com/2008/06/06/aspetto-un-mese-e-mi-sistemo/</guid>
<description><![CDATA[Un uomo vero, a una certa età, ha bisogno dei tre C: carezze, caldo, comodo. Non è mica facile!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un uomo vero, a una certa età, ha bisogno dei tre C: carezze, caldo, comodo. Non è mica facile!]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La Provincia, 05/07/2009]]></title>
<link>http://pallido.wordpress.com/2009/07/05/la-provincia-05072009/</link>
<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 00:00:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolofranchini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma Piero Chiara ride e mi chiede: «Chi è &#8217;sto Faletti?» di Paolo Franchini Un fiore a Luino No]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://www.paolofranchini.tk/"><img class="alignnone size-full wp-image-683" title="logo-provincia" src="http://pallido.wordpress.com/files/2009/07/logo-provincia.jpg" alt="logo-provincia" width="200" height="56" /></a></strong></p>
<p><strong>Ma Piero Chiara ride e mi chiede: «Chi è &#8217;sto Faletti?»<br />
</strong><em>di Paolo Franchini</em></p>
<p><strong>Un fiore a Luino</strong></p>
<p>Nonostante il sole e il caldo, ho sentito di dover montare in macchina. Una giornata che avrei speso volentieri in altro modo, ma i giornali non mi hanno lasciato alternative. Una sosta dal fiorista in viale Aguggiari e poi via, destinazione Luino. Un fiore sulla tomba di Piero Chiara. Nulla da farmi perdonare o chiedere, solo il desiderio di spiegargli subito quello che era appena successo.</p>
<p>Qualche chilometro ed ecco il lago. Qualche curva, ed ecco il camposanto. Un bel posto, nonostante tutto. L&#8217;eterno alloggio del provinciale più universale che io abbia mai conosciuto, un parallelepipedo di granito con due o tre gradini. Un&#8217;iscrizione in latino, il nome e il cognome a lettere maiuscole, scolpite. Mi aspettavo un monumento imponente, invece non è che una sorta di ara. Sobria, le linee rigorose e pulite. Spigolosa. Un po&#8217; come lui, forse.</p>
<p style="text-align:left;">«Signor Chiara, buongiorno.»<br />
«Ciao, caro. Chi sei?»<br />
Disagio, confusione. Ero convinto che i defunti sapessero tutti di tutti. Uno come Chiara, poi&#8230; Una presa in giro delle sue, senz&#8217;altro è così.<br />
«Mi chiamo Paolo Franchini. Vengo da Varese. Oh, mi scusi: questo è per lei.»</p>
<p style="text-align:right;"><em>(continua a pag.37)</em></p>
<p style="text-align:left;"><em> </em></p>
<p style="text-align:left;"><em>(Dalla prima pagina)</em></p>
<p style="text-align:left;">«Una rosa? Grazie. Mettila pure lì, sul gradino. Come mai da queste parti?»<br />
«Volevo ringraziarla per tutto quello che ha scritto.»<br />
«Grazie a te per avermi letto. Non sarai qui solo per questo, spero.»<br />
«No, in effetti&#8230; Ha letto i giornali di oggi?»<br />
«Purtroppo no, ho avuto un po&#8217; da fare&#8230;»<br />
Uno a zero per lui, come era ovvio.<br />
«Non fare quella faccia. Cos&#8217;è che mi devi dire?»<br />
«Sì, dunque&#8230; Vediamo&#8230; Conosce per caso Giorgio Faletti?»<br />
«Chi? Faletti? No, non mi pare proprio.»<br />
«Ecco, appunto&#8230;»<br />
«Perché? Cos&#8217;ha fatto &#8217;sto Faletti?»<br />
«Il punto è questo&#8230; Vede, lui scrive&#8230;»<br />
«Buon per lui. E che cosa scrive?»<br />
«Thriller.»<br />
«Cosa?»<br />
«Storie nere, cattive. Omicidi, delitti, cose del genere&#8230; Ieri pomeriggio l&#8217;hanno scelto come finalista nel suo concorso, il Premio Chiara, festival del racconto.»<br />
«Me lo vuoi raccomandare, vero? Guarda che io non sono mica in giuria.»<br />
Una risata. Bella, contagiosa, leggera nel vento caldo.<br />
«Lo so&#8230;»<br />
«E allora? Cosa vuoi da me?»<br />
«Le voglio chiedere scusa, tutto qui.»<br />
«E per che cosa?»<br />
«A dire il vero, non lo so neanche io, ma quando ho letto i giornali&#8230;»<br />
«Sei tra quelli che l&#8217;ha scelto?»<br />
«No, sono solo uno che legge.»<br />
«E allora stai tranquillo. Se l&#8217;hanno scelto vuol dire che piace&#8230; Perché mi guardi così? Non sei convinto?»<br />
«Sì, ma è solo che&#8230;»<br />
«Che&#8230;?»<br />
«Faletti vende milioni di copie, è tradotto in tutto il mondo. E agli americani piace sul serio&#8230;»<br />
«Forse inizio a capire.»<br />
«Dice di non sentirsi l&#8217;erede di Hemingway, dichiara che legge poco quello che scrivono gli altri per non farsi influenzare&#8230; Insomma, in quello che scrive Faletti non c&#8217;è il suo spirito, capisce? Non c&#8217;è anima, non c&#8217;è umanità, non c&#8217;è mondo&#8230; Non c&#8217;è cuore. Sono solo vicende, storie impossibili, racconti dell&#8217;ovunque, ma che non riescono a vivere da nessuna parte. Le sue, signor Chiara, erano invece storie&#8230;»<br />
«Lascia stare le mie storie.»<br />
«D&#8217;accordo, ma il concorso è intitolato a lei.»<br />
«Non importa, credimi.»<br />
«A me sì, però.»<br />
«Davvero? E tu chi sei?»<br />
«Uno che non vuole dimenticarsi di chi è stato veramente grande.»<br />
«Tu scrivi, vero?»<br />
«Ci provo.»<br />
«Allora mi sa che sei invidioso.»<br />
«Solo di chi sa scrivere. Di lei, per esempio.»<br />
Di nuovo quella risata sottile, di nuovo quella brezza più calda che tiepida.<br />
«Mi devi dire altro?»<br />
«Beh, l&#8217;altra sera c&#8217;è stata anche la premiazione dello Strega.»<br />
«Non dirmi che&#8230;»<br />
«Stia tranquillo: Vitali non ha vinto.»<br />
Un soffio bollente sui petali della rosa, un altro sul mio viso sempre più accaldato.<br />
«Se non le dispiace, io andrei&#8230;»<br />
«Grazie della visita. Anzi, aspetta un attimo.»<br />
«Certo, mi dica.»<br />
«Una cortesia: se Moccia dovesse scrivere qualche racconto e arrivare in finale, mi raccomando, non venire più a rovinarmi la giornata.»</p>
<p style="text-align:right;"><strong><em>Paolo Franchini</em></strong></p>
<p><img class="alignnone" style="border:black 1px solid;" src="http://lh3.ggpht.com/_YQ8yi_DfkcY/SlG2fJAl0EI/AAAAAAAAEUo/ZL9M4kwZ68M/s400/VA0507-PRIV01-1.jpg" alt="" width="159" height="240" /> <img class="alignnone" style="border:black 1px solid;" src="http://lh3.ggpht.com/_YQ8yi_DfkcY/SlG2fKRRXjI/AAAAAAAAEUs/Z2NMbWzjlxw/s400/VA0507-VTER02-37.jpg" alt="" width="159" height="240" /></p>
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