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	<title>proibizionismoantiproibizionismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "proibizionismoantiproibizionismo"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 19:13:44 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Usa. Cannabis, 20 milioni di arresti]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/09/29/usa-cannabis-20-milioni-di-arresti/</link>
<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 18:12:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[29 settembre 2008 di Paul Armentano Questo novembre, poco prima che milioni di elettori si recherann]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>29 settembre 2008</em></p>
<p><strong>di Paul Armentano</strong></p>
<p>Questo novembre, poco prima che milioni di elettori si recheranno alle urne per eleggere il 44esimo presidente degli Stati Uniti d&#8217;America, le autorita&#8217; di polizia compieranno il loro 20milionesimo arresto per possesso di marijuana.</p>
<p>Nonostante cio&#8217;, nei giorni che precedono l&#8217;importante appuntamento elettorale, e&#8217; improbabile che anche uno solo dei candidati chiedera&#8217; -o anche solo suggerira&#8217;- un cambio di rotta nelle politiche sulla droga. E&#8217; ancora piu&#8217; improbabile che i mass media se ne interessino.</p>
<p>Dagli inizi degli anni &#8216;90, il numero complessivo di americani arrestati annualmente per marijuana e&#8217; quasi triplicato. Nel 1991, la polizia ha arrestato circa 288mila persone per piccole violazioni della legge sulla cannabis, secondo il rapporto annuale della FBI. Nel 2006 (l&#8217;ultimo anno per cui esistono queste statistiche), e&#8217; stato raggiunto un record di 830mila arresti. Di questi, circa il 90 percento e&#8217; stato accusato di piccole violazioni legate al possesso, e non al traffico, alla coltivazione o alla vendita della sostanza.</p>
<p>In altre parole, viene arrestato per marijuana un americano ogni 38 secondi.</p>
<p>Ma nonostante questo vertiginoso aumento negli arresti -le statistiche federali indicano che il consumo di marijuana nella popolazione adulta e&#8217; rimasto pressoche&#8217; invariato negli ultimi 10 anni- i mass media ed il Congresso continuano ad ignorare la questione.</p>
<p>In questo modo, essi ignorano il dramma di milioni di americani afflitti da forti sanzioni e difficolta&#8217; a causa della legge sulla marijuana. Queste pene includono la liberta&#8217; vigilata e test antidroga obbligatori; il licenziamento; la perdita della patria potesta&#8217;; lo sfratto dalle case popolari; confische dei beni; la perdita di borse di studio e prestiti a tasso agevolato per l&#8217;educazione universitaria; perdita del diritto di voto; perdita del diritto ad adottare; perdita di alcuni aiuti federali, come quelli alimentari agli indigenti.</p>
<p>Alcuni americani si fanno la prigione per marijuana. Circa il 13 percento dei detenuti nelle prigioni statali e il 12,4 percento dei detenuti nelle prigioni federali e&#8217; incarcerato per cannabis, secondo il rapporto del Bureau of Justice.<br />
In termini umani, questo significa che circa 34mila detenuti statali e 11mila detenuti federali sono in carcere per violazioni alla legge sulla marijuana.<br />
In termini economici, questo significa che i contribuenti americani spendono un miliardo di euro l&#8217;anno per incarcerare i fumatori di marijuana.</p>
<p>Il costo totale per il sistema giudiziario penale -come il numero di ore impiegate dall&#8217;autorita&#8217; per arrestare e processare il tipico fumatore- e&#8217; di gran lunga superiore. Secondo alcuni ricercatori, come l&#8217;economista della Harvard University Jeffery Miron, stimano un costo di circa 7 miliardi l&#8217;anno.</p>
<p>Ma il costo economico e sociale sono solo parte della questione. Circa il 70 percento degli individui ricoverati in cliniche di disintossicazione da marijuana e&#8217; li&#8217; perche&#8217; obbligato dai tribunali, secondo le statistiche pubblicate dalla U.S. Substance Abuse and Mental Health Services Administration. In altre parole, questi individui sono stati spediti li&#8217; da un giudice per &#8220;riabilitarsi&#8221; in sostituzione al carcere, o come parte degli accordi per ottenere la liberta&#8217; vigilata. Di coloro che prendono parte ai programmi di riabilitazione, le statistiche federali indicano che piu&#8217; di uno su tre non ha neanche consumato marijuana nei 30 giorni precedenti al proprio ricovero.</p>
<p>E cio&#8217; nonostante, la Casa Bianca sostiene che l&#8217;aumento del tasso dei ricoveri giustifica la necessita&#8217; di arrestare i consumatori di cannabis, anche se sono le politiche, e non la sostanza, che fanno esplodere il tasso dei ricoveri. Allo stesso tempo, migliaia di americani che chiedono ed hanno bisogno di disintossicarsi veramente sono respinti perche&#8217; mancano posti letto nelle strutture di riabilitazione.</p>
<p>Ugualmente preoccupante, ma raramente discusso, e&#8217; il fatto che l&#8217;applicazione delle leggi sulla marijuana discrimina i cittadini a seconda della loro eta&#8217;. Secondo i dati della FBI, il 74 percento degli americani arrestati per marijuana ha meno di 30 anni. Uno su quattro ha meno di 19 anni.</p>
<p>Abbiamo quindi creato una generazione (o due) cosi&#8217; alienata, che ormai molti giovani sono convinti che le forze di polizia siano uno strumento di oppressione piuttosto che di protezione.</p>
<p>Mentre i giovani soffrono le conseguenze delle leggi attuali, essi non hanno i mezzi economici e politici per influenzare i politici. Non hanno neanche i soldi per finanziare adeguatamente il movimento per la riforma delle leggi sulla droga a livelli sufficienti e necessari per proteggerli.</p>
<p>Il risultato? Gli arresti per marijuana continueranno a crescere senza freno. Pochi, pochissimi nel mondo dell&#8217;informazione -e ancora meno i politici- sentono la necessita&#8217; politica di affrontare la questione.</p>
<p><em>Paul Armentano e&#8217; vicedirettore di Norml e scrive per il Washington Post, il Christian Science Monitor e l&#8217;Huffington Post</em></p>
<p>fonte: <a href="http://www.droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Italia. Storie di proibizionismo: in vacanza all'estero con qualche spinello, estradato per traffico internazionale]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/09/17/italia-storie-di-proibizionismo-in-vacanza-allestero-con-qualche-spinello-estradato-per-traffico-internazionale/</link>
<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:03:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[17 settembre 2008 E&#8217; partito alle 19,35 da Milano Malpensa con un volo diretto in Grecia il ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>17 settembre 2008</em></p>
<p>E&#8217; partito alle 19,35 da Milano Malpensa con un volo diretto in Grecia il riminese <strong>Luca Zanotti,</strong> accusato dalle autorita&#8217; elleniche di aver importato droga in Grecia. Il giovane e&#8217; stato arrestato ieri mattina alle 5,30 per essere estradato, come ha deciso la cassazione che ha concesso alla Grecia di detenere il nostro connazionale in attesa del giudizio. Un giudizio al termine del quale Zanotti rischia fino a 10 anni di carcere. Il ventenne riminese, che dovrebbe essere condotto ad Atene e poi in carcere nella localita&#8217; di Kalamata, e&#8217; accusato di &#8216;traffico internazionale, detenzione e spaccio di droga&#8217;, per essere stato sorpreso, insieme all&#8217;amico, Davide D&#8217;Orsi, con 21 grammi di hashish, portati nel Peloponneso, nell&#8217;estate 2005. &#8216;L&#8217;ho sentito verso le 6,15 &#8211; ha detto il suo legale italiano, <strong>Carlo Alberto Zaina</strong>, di Rimini &#8211; era piuttosto sereno. Sa che stiamo lavorando per lui&#8217;. In queste ore Luca e&#8217; in viaggio verso Milano dove i carabinieri della Stazione di Santarcangelo lo consegneranno alla Polizia di frontiera. Dalla Grecia verranno due poliziotti, per scortarlo durante il volo ad Atene. Una volta atterrato sara&#8217; portato nel carcere di Kalamata, dove &#8211; dopo una permanenza in attesa di giudizio ad Atene &#8211; si terra&#8217; il processo. Secondo Zaina, il legale greco che difendera&#8217; Zanotti da&#8217; ampie garanzie: si chiama Georgios Assimakis e sta seguendo la vicenda costantemente. Insieme a un funzionario dell&#8217;ambasciata italiana sono pronti a ricevere il ragazzo, quando atterrera&#8217; oppure al suo arrivo a Kalamata&#8217;. Per Zaina il previsto trasferimento veloce ad Atene e&#8217; un fatto positivo, &#8216;perche&#8217; si tratta di un carcere piu&#8217; vicino alla nostra mentalita&#8221;. Famiglia e amici di Luca temono infatti proprio le condizioni carcerarie in Grecia. Il padre Paolo Zanotti prevede di volare in Grecia per assistere il suo ragazzo, stargli accanto come ha fatto in questi mesi. Forse gia&#8217; da sabato prossimo: &#8216;quando e&#8217; partito alle 11 &#8211; dice il genitore dalla stazione dei carabinieri &#8211; Luca era sereno&#8217;. Zaina si mostra ottimista anche sui tempi del processo: &#8216;Sembra che si possano accorciare. Potrebbe essere celebrato entro un mese&#8217;. La notizia si e&#8217; diffusa a Santarcangelo: il paese, pochi giorni fa, aveva organizzato una manifestazione di sostegno per stringersi attorno al suo concittadino, e grande era stata la partecipazione anche delle autorita&#8217;, dal sindaco Vannoni, ai parlamentari di Rimini, Elisa Marchioni (Pd) e Sergio Pizzolante (Pdl), che avevano avviato contatti con la Farnesina. Ed erano state raccolte oltre un migliaio di firme.</p>
<p>Fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perchè la marijuana fu proibita?]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/09/04/perche-la-marijuana-fu-proibita/</link>
<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 10:50:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[La vera storia di Massimo Mazzucco La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-8RPWEsIKHA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/-8RPWEsIKHA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><strong>La vera storia</strong></p>
<p><em>di Massimo Mazzucco</em></p>
<p>La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta  che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella  dell&#8217;umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine,  dall&#8217;Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce,  costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto  digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo  scorso, circa l&#8217;80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di  combustibile di cui l&#8217;umanità abbia mai fatto uso.</p>
<p>E poi, cosa è successo? E&#8217; successo che in quel periodo è avvenuto il  clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell&#8217;agricultura, e di questo  sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno.</p>
<p>I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo  sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil &#8211; Rockefeller), delle  risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per  l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi  quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo  avversario potentissimo, e si unirono così per formare un&#8217;alleanza  sufficientemente forte per batterlo.</p>
<p>L&#8217;unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di  quelle dimensioni risultò la messa al bando totale. L’illegalità. Partì quindi  un&#8217;operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace (&#8220;droga  del diavolo&#8221;, &#8220;erba maledetta&#8221; ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è  il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne  aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla  ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla  manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della  cannabis (a sin. la locandina del fim &#8220;Marihuana: assassina di giovinezza &#8211; Un  tiro, una festa, una tragedia&#8221;).</p>
<p>La condanna morale viaggiava rapida e incontrastata da costa a costa (non  c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la  cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti  dei senatori che approvarono il famoso &#8220;Marijuana Tax Act&#8221; del 1937, tutt&#8217;ora in  vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe  stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per  l&#8217;occasione.</p>
<p>THOUGHTS ON CANNABIS</p>
<p>&#8220;How many murders, suicides, robberies, criminal assaults, holdups,  burglaries and deeds of maniacal insanity it causes each year, especially among  the young, can only be conjectured&#8230;No one knows, when he places a marijuana  ciga-rette to his lips, whether he will become a joyous reveller in a musical  heaven, a mad insensate, a calm philosopher, or a murderer&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Quanti omicidi, suicidi, furti, aggressioni criminali, rapine, scassi e  gesti di follia maniacale provochi ogni anno, lo si può solo indovinare. Nessuno  sa, nel mettere ad altri fra le labbra una sigaretta di marijuana, se ne faranno  un allegro visitatore di paradisi musicali, un folle delirante, un tranquillo  pensatore, o un assassino&#8230;&#8221;</p>
<p>HARRY J ANSLINGER . Commissioner of the US Bureau of Narcotics 1930-1962</p>
<p>Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue  fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali  Dupont), il mercato dell&#8217;automobile si indirizzava definitivamente all&#8217;uso del  motore a benzina (Pochi sanno che <em>il primo motore</em> a gasolio inventato <em>da</em> Rudolf <em>Diesel</em> nel 1893 <em>funzionava</em> proprio <em>con</em> olio di arachidi e che Henry Ford successivamente invento una macchina alimentata da etanolo di canapa.), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del  Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere  in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza.</p>
<p>Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che  generosamente si offriva di porre rimedio all&#8217;improvviso “vuoto di mercato” con  un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa.</p>
<p>E le &#8220;multinazionali&#8221; di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori  governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica  alleanza, nata negli anni &#8216;30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso  qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per  uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso).</p>
<p>Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del  cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo,  dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun  pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa  circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.</p>
<p>Abbiamo fatto l&#8217;affare del secolo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/" target="_blank">luogocomune</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usa. Massachusetts. Sondaggio: schiacciante la maggioranza di favorevoli alla depenalizzazione della marijuana ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/08/19/usa-massachusetts-sondaggio-schiacciante-la-maggioranza-di-favorevoli-alla-depenalizzazione-della-marijuana/</link>
<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 09:40:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
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<description><![CDATA[19 agosto 2008 Secondo gli analisti della Suffolk University e di canale 7News, e&#8217; certo il su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>19 agosto 2008</em></p>
<p>Secondo gli analisti della Suffolk University e di canale 7News, e&#8217; certo il successo per il quesito referendario sulla decriminalizzazione della marijuana, che prevede una multa di 100 dollari per il possesso.<br />
Secondo il sondaggio, il 72% dei partecipanti si sono dichiarati favorevoli, mentre il 22% contrario.<br />
Dei tre quesiti referendari dello Stato, potrebbe passare solo questo sulla droga.<br />
&#8220;A novembre, l&#8217;opinione pubblica potrebbe dirci che perseguire il possesso di piccole quantita&#8217; di marijuana e&#8217; uno spreco di denaro. Il risultato rivela che i libertari sono la maggioranza della popolazione del Massachusetts&#8221;, ha dichiarato David Paleologos, direttore del Political Research Center dell&#8217;universita&#8217;.</p>
<p>fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gb. Esperto antidroga: l'attuale politica proibizionista e' inutile]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/08/15/gb-esperto-antidroga-lattuale-politica-proibizionista-e-inutile/</link>
<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 13:26:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[15 agosto 2008 di Katia Moscano E&#8217; inutile la politica &#8220;dura&#8221; contro le droghe. Lo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-1122" src="http://hempyreum.wordpress.com/files/2008/08/18558-img1.jpg?w=105" alt="" width="105" height="79" />15 agosto 2008</em></p>
<p>di Katia Moscano</p>
<p>E&#8217; inutile la politica &#8220;dura&#8221; contro le droghe. Lo ha dichiarato alla BBC <strong>Julian Critchley</strong>, funzionario pubblico che corse per la carica di dirigente dell&#8217;unita&#8217; antidroghe del Cabinet. Critchley ritiene che la legalizzazione sia il modo migliore per ridurrne la pericolosita&#8217; sociale.<br />
Critchley, che ha collaborato con l&#8217;ex zar antidroghe laburista <strong>Keith Hellawell</strong>, ha dichiarato che molte delle persone con cui ha lavorato condividevano questa idea, anche se pubblicamente appoggiavano la politica governativa. Intervistato dalla BBC Radio, ha dichiarato: &#8220;E&#8221; piu&#8217; facile dire che contro le droghe si adotteranno politiche ancora piu&#8217; dure, anche se l&#8217;esperienza dimostra che questo approccio non funziona&#8221;.<br />
Dieci anni fa, l&#8217;Ufficio antidroghe del Cabinet era il punto nevralgico della lotta alle droghe e coordinava tutte le politiche del Paese.<br />
Hellawell, ex capo della polizia che accuso&#8217; i ministri laburisti di &#8220;tenere gli occhi chiusi&#8221; sul problema delle droghe, nel 1998 fu scelto come rappresentante del Governo sulla questione della guerra alle droghe.<br />
Ha scritto, come introduzione all&#8217;intervista sul Blog dell&#8217;editor della BBC<strong> Mark Easton</strong>, che quando inizio&#8217; a lavorare in questo settore non era favorevole alla legalizzazione, ma col tempo ha cambiato idea. &#8220;Quando iniziai a lavorare all&#8217;Ufficio non avevo un&#8217;idea precisa, ero contrario al consumo, ma con l&#8217;apertura mentale per trovare la migliore soluzione per risolvere il problema. Non ero certamente favorevole alla decriminalizzazione, ma presto mi resi conto che le leggi erano inutili e senza alcun impatto sulla diffusione o il prezzo delle droghe&#8221;.<br />
Sperare che quella politica riducesse il consumo degli stupefacenti era illusorio, mentre e&#8217; certo che la legalizzazione avrebbe ridotto il crimine.<br />
&#8220;Per gli oppositori della legalizzazione, questa soluzione aumenterebbe il consumo, ma cio&#8217; non e&#8217; vero. La nicotina e&#8217; legale, ma il consumo sta diminuendo, e perche&#8217; e&#8217; legale ci sono piu&#8217; controlli del Governo, programmi educativi ed e&#8217; tassata&#8221;.<br />
Alcune ricerche hanno rivelato che il mercato e&#8217; ormai saturo, e la disponibilita&#8217; e&#8217; altissima.</p>
<p>Fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Italia. Ddl Meloni contro la 'cultura dello sballo' ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/08/02/italia-ddl-meloni-contro-la-cultura-dello-sballo/</link>
<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 11:38:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/08/02/italia-ddl-meloni-contro-la-cultura-dello-sballo/</guid>
<description><![CDATA[02 agosto 2008   L&#8217;Italia e&#8217; un paese che ha bisogno dei giovani, ai quali pero&#8217; v]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>02 agosto 2008</em><br />
 <br />
L&#8217;Italia e&#8217; un paese che ha bisogno dei giovani, ai quali pero&#8217; vanno dati nuovi strumenti e, soprattutto, nuovi spazi di aggregazione, lontani dalla cultura dello &#8217;sballo&#8217;, che mettano al bando alcol, droga e violenza. Questo il senso del Ddl di riconoscimento e sostegno alle comunita&#8217; giovanili, approvato ieri dal Consiglio dei ministri su proposta di Giorgia Meloni, che prevede anche la creazione di un &#8216;fondo&#8217; ad hoc da 5 milioni all&#8217;anno e di un &#8216;Osservatorio&#8217; nazionale e di un registro delle comunita&#8217; giovanili. Iniziativa che ha avuto l&#8217;avvallo del premier Silvio Berlusconi, che ha parlato di &#8216;proposte che hanno tutte il marchio dell&#8217;innovazione&#8217;: &#8216;c&#8217;e&#8217; bisogno in tante citta&#8217; di questo, spero che ci sia una risposta entusiastica&#8217;.<br />
&#8216;Le comunita&#8217; &#8211; ha spiegato il ministro della Gioventu&#8217; &#8211; sono spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i saperi tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni&#8217;.<br />
Il Ddl, composto da nove articoli, e&#8217; finalizzato a promuovere la nascita di nuove comunita&#8217; nonche&#8217; a consolidare quelle gia&#8217; esistenti, anche attraverso scambi altre realta&#8217; nazionali e internazionali, con particolare riguardo allo sviluppo della comune identita&#8217; culturale italiana e europea. I requisiti essenziali sono: perfetta democraticita&#8217; nell&#8217;accesso alle cariche, la trasparenza del bilancio, assenza di qualunque discriminazione al loro interno. Nello statuto, inoltre, deve essere espressamente previsto &#8216;l&#8217;impegno degli associati a impedire, all&#8217;interno della comunita&#8217; giovanile o in prossimita&#8217; di essa, ogni forma di discriminazione o violenza, ovvero di promozione o esercizio di attivita&#8217; illegali nonche&#8217; l&#8217;uso di sostanze stupefacenti o l&#8217;abuso di alcool&#8217;.<br />
&#8216;Le Comunita&#8217; &#8211; ha spiegato Meloni &#8211; vengono promosse con pochi vincoli statutari, in particolare assenza di qualunque tipo di discriminazione. Vincoli essenziali per iscriversi al registro nazionale istituito presso il dipartimento della Gioventu&#8217; e conseguentemente per usufruire dei contributi del fondo comunita&#8217; giovanili, la cui dotazione e&#8217; di 5 milioni di euro l&#8217;anno&#8217;. &#8216;Il Ddl prevede anche la nascita dell&#8217;Osservatorio nazionale sulle Comunita&#8217; giovanili, istituito presso la presidenza del Consiglio, che ha il compito di promuovere e valorizzare il ruolo di sviluppo e integrazione sociale svolto dalle comunita&#8217;. L&#8217;obiettivo e&#8217; offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un&#8217;alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi citta&#8217; metropolitane e in alcune realta&#8217; del meridione&#8217;. Sul provvedimento sara&#8217; acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni.</p>
<p>fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La proibizione. Una gallina dalle uova d'oro]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/28/la-proibizione-una-gallina-dalle-uova-doro/</link>
<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 12:15:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Che i politici ci prendano in giro perché siamo come bambini di undici anni, e nemmeno troppo svegli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Che i politici ci prendano in giro perché siamo come bambini di undici anni, e nemmeno troppo svegli, è dimostrato da molte cose, tra cui le leggi sulle droghe, la più grande follia collettiva della storia, le leggi più assurde e controproducenti mai inventate.</p>
<p>Se infatti il motivo della proibizione è che «le droghe fanno male, le droghe uccidono», ebbene, non c’è il minimo dubbio che le droghe illegali, prodotte e distribuite senza controlli, fanno infinitamente più male delle droghe «di farmacia», pure e controllate.</p>
<p>Se il motivo è «la guerra alle mafie del narcotraffico», per favore, diciamo forte e chiaro che queste mafie esistono solo perché qualcuno ha avuto la bella pensata di proibire le droghe. Chi parla di narcotraffico, se non è un completo idiota, non può non capire che è solo la proibizione a regalare alla mafia una gallina dalle uova d’oro, immensi profitti con cui potrà corrompere a ogni livello (come pensate che viaggino per il mondo tonnellate di sostanze proibite?), e soprattutto inserirsi a forza nell’economia legale. Nessuno sa quante e quali imprese, mezzi di comunicazione, immobili siano in mano a prestanome della mafia. La proibizione delle droghe si è di fatto tradotta in un gigantesco «aiuto pubblico» proprio ai delinquenti che i politici ci raccontano di voler combattere.</p>
<p>Se infine si vuole sostenere che la proibizione è utile perché lo Stato non può favorire comportamenti «immorali», è bene ricordare che uno stato deve perseguire i reati, non i peccati. E che mentre i reati sono in fondo tutti riconducibili al «non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te», i peccati sono assai mutevoli nel tempo e nello spazio. Mangiar carne di maiale, bere alcolici, far l’amore senza essere sposati, divorziare, avere relazioni omosessuali, lavorare il sabato, lavorare la domenica, sono tutti «peccati» per qualcuno. Se uno stato dovesse perseguire tutti i peccati indicati da questo o quel gruppo, la vita sociale diventerebbe impossibile; mentre, se persegue solo alcuni peccati ma non altri, si macchia di grave ingiustizia.</p>
<p>Ma se è così, perché mai queste leggi restano in vigore?<br />
Perché purtroppo ai politici va molto bene unire il popolo contro un nemico e scaricare le colpe delle cose che non vanno su dei capri espiatori, e forse anche perché l’immenso giro di soldi della droga «proibita» a qualcuno, alla fin fine, fa comodo.</p>
<p>di Claudio Cappuccino</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fuoriluogo.it" target="_blank">Fuoriluogo.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Messico: Gli abusi di potere dell'esercito nella guerra alla droga allontanano i cittadini]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/28/messico-gli-abusi-di-potere-dellesercito-nella-guerra-alla-droga-allontanano-i-cittadini/</link>
<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 23:37:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[27 luglio 2008 Onjinaga, che si estende lungo il Rio Grande, città di confine tra il Messico e il Te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>27 luglio 2008</em></p>
<p>Onjinaga, che si estende lungo il Rio Grande, città di confine tra il Messico e il Texas, si ritiene oltremodo ferita dalla guerra alla droga. E non è l&#8217;unica. Mentre la Commissione nazionale per i diritti umani ha già registrato 600 abusi da quando Calderon ha inviato 20 mila soldati lungo il territorio messicano per combattere i trafficanti di droga, il Procuratore Generale del Messico è convinto che questi casi siano solo degli episodi isolati. Un sondaggio pubblicato il 30 giugno dal quotidiano<em> El diario of Ciudad Juarez</em> riporta che soltanto il 18% di quanti vi vivono approvano la presenza dell&#8217;esercito in città. Due mesi fa, avrebbe risposto di sì il 65% degli intervistati. &#8220;So soltanto che le forze armate sono arrivate qua semplicemente per combattere il narcotraffico, e noi siamo d&#8217;accordo con tale obiettivo&#8221; si limita a dire il sindaco Cesar Carrasco, speranzoso &#8220;che tutte le autorità continuino a rispettare i diritti individuali di ogni cittadino di Ojinaga&#8221;.<br />
Eppure varie testimonianze di aggressioni e perquisizioni improvvise da parte di soldati col passamontagna sono state raccolte dall&#8217;Associated Press durante una manifestazione contro la presenza dell&#8217;esercito. L&#8217;agenzia riporta ad esempio il racconto di Roberto, fermato ad un posto di blocco assieme ad altri 6 uomini. Roberto sostiene di essere stato picchiato, legato, bendato e trasportato ad una base militare dove, subendo varie torture, si è sentito ripetere ossessivamente la domanda: &#8220;dove hai nascosto la droga? dove hai nascosto la droga?&#8221;. Al dipartimento per i diritti umani dello Stato di Chihuahua non è stato concesso di rilasciare commenti, così come naturalmente agli ufficiali della base di Ojinaga.</p>
<p>Fonte: <a href="http://droghe.aduc.it/" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Australia. Il proibizionismo monta sull'idroponico]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/24/australia-il-proibizionismo-monta-sullidroponico/</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 13:56:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel South Australia entra in vigore una legge che prende di mira le coltivazioni clandestine di drog]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel South Australia entra in vigore una legge che prende di mira le coltivazioni clandestine di droga. In particolare, saranno proibiti certi tipi di sistemi di coltivazione utilizzati nel chiuso dei laboratori. Tra questi vi sono le lampade ad alto voltaggio, i riflettori e i filtri al carbone utilizzati per far crescere la cannabis in regime idroponico, cioè &#8220;fuori suolo&#8221;; la terra è sostituita da un substrato inerte (argilla espansa, vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia, ecc. ).<br />
Il Procuratore Generale Michael Atkison ha annunciato che chi verrà trovato con un equipaggiamento di questo genere senza fornire una motivazione a norma di legge, verrà multato da un minimo di 10 mila dollari a un massimo di due anni di prigione.</p>
<p>fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">Aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usa. Niente seppi, niente consumai: le ambizioni del "Just Say no" ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/22/usa-niente-seppi-niente-consumai-le-ambizioni-del-just-say-no/</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 13:56:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/22/usa-niente-seppi-niente-consumai-le-ambizioni-del-just-say-no/</guid>
<description><![CDATA[22 luglio 2008  Droga: vietato parlarne.E&#8217; questa l&#8217;elevata ambizione del programma ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:8pt;color:#000000;font-family:Arial;">22 luglio 2008 </span></p>
<p><span style="font-size:8pt;color:#000000;font-family:Arial;"><br />
Droga: vietato parlarne.E&#8217; questa l&#8217;elevata ambizione del programma &#8220;Just Say No&#8221;, una sorta di &#8216;tolleranza zero&#8217; contro l&#8217;informazione sulla droga. Non che si tratti, naturalmente, di una censura a tutto campo sulle sostanze illegali. Sarebbe troppo semplice.L&#8217;intenzione del &#8220;Just Say No&#8221; è quello di limitare il più possibile la trasmissione di dati e di racconti di esperienze individuali. Meglio così, ritiene Robert Ali che dirige i Drug and Alcohol Servces SA clinical services.Può sempre sembrare che i governi statali e il governo federale siano indulgenti con siffatte sostanze.Classici esempi di nemici da debellare sono i siti dove gli utenti si dilungano sugli effetti dell&#8217;ecstasy o di mix strani, oppure su come è meglio o peggio assumere certe sostanze.&#8221;Dopo mezz&#8217;ora mi sentivo così e cosà&#8230;il mio cuore andava a mille all&#8217;ora&#8230;ne basta un quarto di pillola&#8221; eccetera: tutti concetti da censurare.In realtà, spiega il professor David Caldicott, tossicologo di Adelaide, è proprio l&#8217;assenza di un&#8217;informazione grosso modo ufficiale a spingere i ragazzi a fare da soli, con tutti i rischi che ne derivano.Più che preoccuparsi per l&#8217;incitamento all&#8217;uso, ci sarebbe da preoccuparsi per l&#8217;esattezza di quanto si raccontano a voce o via web. </span></p>
<p><span style="font-size:8pt;color:#000000;font-family:Arial;">fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">Aduc droghe</a></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Italia. Giovanardi: finite le ideologie, siamo tutti proibizionisti. Fed. comunita': bravo, vai, sei grande!]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/19/italia-giovanardi-finite-le-ideologie-siamo-tutti-proibizionisti-fed-comunita-bravo-vai-sei-grande/</link>
<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 16:43:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[19 luglio 2008 E&#8217; superata la polemica ideologica con le comunita&#8217; terapeutiche sulla le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>19 luglio 2008</em></p>
<p>E&#8217; superata la polemica ideologica con le comunita&#8217; terapeutiche sulla legge Fini-Giovanardi. La legge e&#8217; stata digerita e si e&#8217; preso atto che e&#8217; una buona legge&#8217;. A parlare e&#8217; uno dei due firmatari della normativa contro la tossicodipendenza, <strong>Carlo Giovanardi</strong>, sottosegretario alla Presidenza del consiglio e responsabile del Dipartimento nazionale antidroghe, che ha incontrato a Roma le stesse comunita&#8217; per una ricognizione delle criticita&#8217; del sistema. Dal confronto, &#8216;ho preso atto con grande soddisfazione che i paletti che abbiamo introdotto, ossia che drogarsi non e&#8217; un diritto ma un illecito e che le misure per il tossicodipendente sono finalizzate al recupero e non sulla cronicizzazione, sono ampiamente condivise dagli operatori. Questo dimostra che le polemiche che hanno accompagnato la nascita dela legge erano infondate. Qui oggi, fra le tante comunita&#8217; che abbiamo ascoltato, solo il Cnca ha sollevato qualche critica. Tutti gli altri, hanno posto questioni concrete con la voglia di contribuire al miglioramento del sistema&#8217;. In particolare, e&#8217; emersa la necessita&#8217; di rendere piu&#8217; virtuoso il rapporto pubblico-privato e di superare le disuguaglianze dei servizi a livello regionale. Giovanardi ha annunciato che a breve si incontrera&#8217; con la Conferenza stato-regioni per un approfondimento sul tema.    <br />
<strong><br />
FEDERAZIONE COMUNITA&#8217; CHIEDE PIU&#8217; SOLDI E POTERE -</strong> La Federazione delle Comunita&#8217; Terapeutiche ritiene &#8216;fondamentale che il nuovo Dipartimento nazionale assuma un ruolo di cerniera tra le diverse conoscenze, esperienze tecniche e le scelte politiche del Governo&#8217;. E&#8217; quanto afferma la Fict al termine della riunione con il Sottosegretario Carlo Giovanardi. Tra le richieste della Fict, &#8216;l&#8217;integrazione dei servizi&#8217; che deve avvenire in un&#8217;ottica simmetrica con il passaggio da Enti Ausiliari a Enti Accreditati, evitando competizioni inutili tra pubblico e privato. Chiesta anche una &#8216;omogeneita&#8217; di trattamento su base nazionale&#8217;: molte Regioni, circa la meta&#8217;, non hanno ancora applicato gli Atti di Intesa Stato Regioni ed esiste una notevole differenza negli investimenti sui servizi Per quanto riguarda le risorse economiche, secondo la Fict si assiste, anno dopo anno, al depauperamento dei fondi (l&#8217;Italia investe nel settore la meta&#8217; di quanto stanziato dagli altri paesi della UE) sia in personale per i servizi. La Fict ha proposto, tra l&#8217;altro, un coordinamento forte tra il il Governo Centrale e quello locale delle Regioni; il ripristino del fondo Nazionale per la lotta alla droga, separato per le Dipendenze; di impegnare le Regioni ad uno stanziamento per le dipendenze pari almeno all&#8217; 1,5% del fondo sanitario di loro competenza; di costituire un Osservatorio Nazionale sulla droga che permetta una lettura omogenea e coordinata con quella delle Regioni.<br />
Oltre ad un maggiore ruolo per se&#8217;, la Federazione spiega che tutte le droghe sono pesanti. Nessuna critica e&#8217; stata mossa nei confronti della legge Fini-Giovanardi.<br />
<strong><br />
TICKET NEI SERT? PER GIOVANARDI E&#8217; IDEA INTERESSANTE  &#8211; </strong>Un contributo economico ai Sert da parte delle famiglie piu&#8217; abbienti per le prestazioni ricevute dai congiunti. E&#8217; una delle proposte avanzate da alcune comunita&#8217; terapeutiche. Questa sorta di ticket, che nelle intenzioni dei sostenitori, dovrebbe essere applicato solo alle famiglie benestanti ed ovviare alla limitazione dei posti e quindi ad evitare di penalizzare chi ha meno possibilita&#8217; economiche, e&#8217; stato definito uno &#8217;spunto interessante&#8217; da Giovanardi. &#8216;E&#8217; uno dei tanti argomenti che sono emersi oggi e sul quale va fatta una riflessione. Ma &#8211; ha precisato &#8211; non e&#8217; l&#8217;unico&#8217;. Il sottosegretario ha segnalato che, ad esempio, in Brasile chi ricorre al servizio pubblico per la tossicodipendenza paga regolarmente il proprio contributo.  </p>
<p>Fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Elizabeth Perkins (Weeds): “La marijuana dovrebbe essere legalizzata!”]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/15/elizabeth-perkins-weeds-%e2%80%9cla-marijuana-dovrebbe-essere-legalizzata%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 21:16:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[   15 luglio 2008 Sebbene Weeds sia una serie che tratta in maniera piuttosto autentica la vendita e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p><img class="size-medium wp-image-669 alignright" src="http://hempyreum.wordpress.com/files/2008/07/perkins_parker_weeds.jpg?w=300" alt="" width="300" height="178" /></p>
<p> <em>15 luglio 2008</em></p>
<p>Sebbene <span style="color:#000000;">Weeds</span> <span style="color:#000000;">sia una serie che tratta in maniera piuttosto autentica la vendita e la coltivazione della marijuana e il business che vi gira attorno, nella dark comedy della Showtime gli attori non maneggiano veramente ‘erba’, ed in </span><span style="color:#000000;">un’intervista</span><span style="color:#ff0000;"> </span><span style="color:#000000;">a FANCAST, Elizabeth Perkins, Celia Hodes nella serie, ha rivelato il tipo di erba usata e le sue idee in materia di legalizzazione della marijuana.<br />
 <br />
Secondo la Perkins, i produttori della serie hanno una scorsa di falsa marijuana, con cui non ti sballi ma che somiglia e profuma come quella vera: “Se fumassimo vera erba, ha spiegato l’attrice, non combineremmo niente. Quest’erba falsa è come una sigaretta alla rosa, al garofano e alla cannella, tutte mescolate assieme. E’ una combinazione di erbe che non fa sballare, anche se profuma come la marijuana e se si girano molte scene in una giornata, ti senti la testa leggera: insomma, è divertente“.<br />
 <br />
Ma se la Perkins sul set non fuma roba vera, questo non significa che sia contro la vendita legale di erba: “Penso che sia una cosa pazzesca che non sia legale, ha detto ancora l’attrice, e penso che sia pazzesco che la gente finisca in galera per un po’ d’erba. Io sono pro-legalizzazione della marijuana, perché non penso che sia una droga pesante o pericolosa. Questo non significa che gli studenti possano farsi tutti i bong che vogliono, ma gli adulti possono fare quello che vogliono nella privacy della loro casa, con un erba che potrebbe crescere anche nel giardino dietro casa”.<br />
 <br />
Siccome quest’intervista è uscita pochi giorni fa, chissà che i giudici della nostra Corte di Cassazione non abbiano letto le parole dell’attrice quando hanno deliberato che “<em>i seguaci della religione rasta possono detenere dell’erba, visto che la utilizzano non solo come medicinale, ma anche come erba medicativa e possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera</em>“…</span></p>
<p> </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.televisionando.it" target="_blank">televisionando.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[NON SI PUO' DEMONIZZARE UNA SOSTANZA, FAVORIRE L'AUTODERMINAZIONE]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/12/non-si-puo-demonizzare-una-sostanza-favorire-lautoderminazione/</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 00:33:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma, 10 luglio 2008 &#8211; &#8220;Finalmente una sentenza che non demonizza una sostanza&#8221;. D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Roma, 10 luglio 2008</em> &#8211; &#8220;Finalmente una sentenza che non demonizza una sostanza&#8221;. Don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunita&#8217; di San Benedetto al Porto di Genova, plaude alla sentenza della Cassazione che da&#8217; l&#8217;ok al consumo di &#8216;erba&#8217; per gli adepti della religione rastafari. &#8220;Il fatto e&#8217; che non si puo&#8217; continuare a demonizzare una sostanza &#8211; afferma il sacerdote che aiuta i giovani con problemi di tossicodipendenza e nel disagio sociale -. C&#8217;e&#8217; da rispettare un principio di autoderminazione. E&#8217; da trent&#8217;anni che favoriamo l&#8217;offerta di sostanze stupefacenti demonizzandole, mentre ora la Suprema Corte ha capito che demonizzare una sostanza in quanto tale non e&#8217; la strada giusta. Si deve colpire l&#8217;abuso, non l&#8217;uso&#8221;. Don Gallo dice: &#8220;pensiamo allo zucchero: in se&#8217;, se non se ne abusa, non e&#8217; certo dannoso, ma se si esagera si rischia il diabete. E&#8217; tutta una questione di autoderminazione.&#8221; Un esempio che a don Andrea serve per affermare che &#8220;l&#8217;obiettivo e&#8217; la legalizzazione delle droghe, non la liberalizzazione. Insomma, bisogna darsi delle regole nuove che rispettino il principio di autoderminazione e bisogna distinguere tra uso e abuso, tra spaccio e uso. Questo dovrebbe tenere presente una legge. Percio&#8217; ringrazio i giudici della Cassazione perche&#8217; offrono uno spiraglio in questa direzione&#8221;, conclude don Gallo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/hp/" target="_blank">adnkronos</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mondo. Oltre il 2008, oltre il proibizionismo ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/09/mondo-oltre-il-2008-oltre-il-proibizionismo/</link>
<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 08:23:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
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<description><![CDATA[“E’ ora che la comunità internazionale si convinca del fatto che un mondo privo di droga è fuori dal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>“E’ ora che la comunità internazionale si convinca del fatto che un mondo privo di droga è fuori dalla realtà, e che bisogna semmai concentrare gli sforzi per ridurre l’impatto di certe sostanze sull’individuo e sulla società”, spiega Graham Boyd, direttore dell’ACLU Drug Law Reform Project, che partecipa Forum “Beyond 2008”.</p>
<p>Sostenuto dall’Onu, il forum, che durerà dall’8 all’11 luglio, per la prima volta garantirà alle organizzazioni non-governative di influenzare la politica internazionale sulle droghe</p>
<p>Il forum rilascerà un documento di intenti che verrà presentato alla commissione Onu sulle droghe, la UNCND, e all’UN Office on Drugs and Crime nel marzo 2009, quando una sessione speciale dell’Assemblea determinerà l’indirizzo delle Nazioni Unite su questa materia.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.aduc.it/" target="_blank">aduc</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La chiesa del proibizionismo e l'avventura della riforma]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/06/la-chiesa-del-proibizionismo-e-lavventura-della-riforma/</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 15:38:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidus</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/06/la-chiesa-del-proibizionismo-e-lavventura-della-riforma/</guid>
<description><![CDATA[di Peter Cohen In memoria di Giancarlo Arnao (1927-2000), autore di Proibito capire. Proibizionismo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>di Peter Cohen</em></strong></p>
<p><em>In memoria di Giancarlo Arnao (1927-2000), autore di Proibito capire. Proibizionismo e politica di controllo sociale, Torino 1990.</em></p>
<p class="spip">
<p class="spip">A prescindere dalla loro origine e dalla retorica ufficiale circa le loro funzioni, oggi il modo migliore di considerare i trattati Onu sulle droghe è alla stregua di testi religiosi. Essi hanno acquisito una patina di intrinseco ed indiscutibile valore, attraendo a promuoverli una conventicola di autentici credenti e proseliti. Costoro anelano ad una visione del Genere umano per cui l’astinenza da certe droghe costituisce un dogma nello stesso modo in cui altri testi religiosi potrebbero proibire certi alimenti o attività. I trattati Onu sulle droghe formano così la base della Chiesa internazionale della Proibizione delle droghe. L’appartenenza a questa chiesa è diventata una fonte di sicurezza indipendente, e combatterne i nemici è diventato motivo automatico di virtù.</p>
<p class="spip">Nella storia della cultura occidentale, abbiamo conosciuto molte chiese. Le più conosciute sono la Chiesa cattolica, con il suo Ufficio centrale della fede a Roma, ma anche la Chiesa del comunismo, governata infine dal suo Comitato centrale che si trovava un tempo a Mosca. Tutte queste chiese conoscono e adorano testi fondamentali che non servono a promuovere la comprensione scientifica e lo sviluppo sociale, ma piuttosto a promuovere il dogma della Chiesa stessa, la fede, e il regno delle sue Istituzioni. Quando poco più di un secolo fa, per ragioni ormai irrilevanti, gli Usa in preda all’ispirazione scrissero le prime versioni dei primi trattati globali sulle droghe, nessuno avrebbe potuto prevederne i risultati.</p>
<p class="spip">Ma allora, ha forse qualcuno previsto la diramazione di testi fondamentali costituiti e i successivi principali quartieri generali della Cristianità e perfino del Comunismo?</p>
<p class="spip">Vista in termini sociologici, l’equazione fra i trattati Onu sulle droghe e la Fede potrebbe non risultare immediatamente evidente. Come ho scritto altrove (Cohen, 2000), la nascita dell’individualismo nella metà del XVIII secolo, con le sue risultanti lotte contro la dipendenza, il colonialismo e la schiavitù, potrebbe essere vista come la culla delle nostre moderne mitologie sulle droghe e la dipendenza. Il concetto di droga e il concetto di dipendenza erano espressioni sincere di quella nuova ideologia, la religione per così dire, del &#8220;libero individuo&#8221;. Nella culla dell’individualismo sono nati e cresciuti nuovi movimenti e culture che hanno cercato di creare l’&#8221;indipendenza&#8221; e l’&#8221;emancipazione&#8221; sia dei popoli che delle persone. Lo scopo che definirebbe l’Umanità, ottenere la &#8220;grazia&#8221; di Dio per l’anima, dal XVIII secolo in poi è stata sostituito con l’&#8221;indipendenza&#8221; e più tardi con la &#8220;salute&#8221; del corpo. Qui non intendo discutere le interpretazioni specifiche di &#8220;indipendenza&#8221; o &#8220;salute&#8221; che vemgono scelte, perché in questo mio breve scritto non sono rilevanti.</p>
<p class="spip">Anche le ideologie socialiste possono essere interpretate come espressioni di quella nuova visione dell’individualità e della libertà, la più conosciuta ed indagata delle quali è stata il marxismo. Dovremmo comprendere che, in termini filosofici, la Prima internazionale comunista e il primo trattato globale sulle droghe hanno gli stessi genitori secolari, hanno prodotto simili imperi istituzionali e hanno avuto come conseguenza delle Inquisizioni altrettanto distruttive.</p>
<p class="spip">Nella Chiesa cattolica, le congregazioni del Sacro collegio dei cardinali o i relativi dipartimenti amministrativi decidevano su questioni relative ai santi, agli eretici e alle strategie secolari del Sant’Uffizio. Una famosa congregazione &#8211; la congregazione dell’Indice &#8211; decideva quali libri potessero essere letti dai fedeli. Ad esempio, in una delle loro riunioni, nel 1616 (il 5 marzo) si decise di bandire la lettura dell’astronomia copernicana, in quanto &#8220;falsa e contraria alle Sacre scritture&#8221; (Sobell, 1999).</p>
<p class="spip">Nella Chiesa della Proibizione abbiamo svariate di queste congregazioni in cui i cardinali della Proibizione confrontano i testi sacri con le politiche di tutto il mondo e decretano se queste politiche siano sante o no. Non ha senso cercare di dimostrare alle congregazioni dove ci ha portato la versione antidroga dell’emancipazione, così come non ha senso andare a Roma a dire alle congregazioni dei cardinali che ci sono più modi di condurre una vita virtuosa ed etica che attraverso Cristo o seguendo strettamente la Bibbia.</p>
<p class="spip">I luoghi in cui i cardinali della Proibizione si riuniscono sono irrilevanti. A Vienna, a Roma, a New York, le scene sono identiche. I cardinali lì riuniti sono scelti non per esprimere problemi inerenti ai testi sacri, ma per generare la fede, l’unanimità e possibilmente la gloria. Le burocrazie che organizzano queste riunioni sono gli esegeti del testo e delle regole che guidano la fede.</p>
<p class="spip">I burocrati della Chiesa della Proibizione non vengono reclutati per le loro conoscenze nel campo della sociologia, della farmacologia, del consumo di droghe, o dei problemi che il proibizionismo crea a centinaia di milioni di persone da Malaga a Memphis, da Mosca fino all’angolo di casa mia. I burocrati antidroga vengono assunti per la loro ortodossia religiosa e per la loro utilità per la Chiesa; e naturalmente i loro posti di lavoro sono spesso lontani dal mondo dei consumatori di droghe o dagli effetti della politica delle droghe.</p>
<p class="spip">E per quanto concerne la riforma della politica delle droghe? La riforma non avviene durante gli incontri delle congregazioni, né i riformatori di tale politica dovrebbero concentrare la loro attenzione su quel livello. Le congregazioni Onu hanno le stesse probabilità di promuovere un cambiamento in questo campo, quante ne ha il Festival della canzone europea.</p>
<p class="spip">Poiché una congregazione dei cardinali proibizionisti non ha esercito (a differenza dei vecchi Papi o del vecchio segretario generale del partito comunista sovietico), il suo vero potere sarà dimostrato dal tempo. La Chiesa della Proibizione ha solo poteri di fede, di credo, di intimidazione e di soggezione. Per quanto tempo la Chiesa può mantenere questi poteri e prolungare la sua ortodossia senza guardare o prestare ascolto alle piccole riforme che stanno avvenendo dappertutto? Le riforme in essere sono le stanze del consumo in Germania, le leggi per la decriminalizzazione in Portogallo, i coffee shops in Olanda. Esse sono gli scambi di siringhe (quasi segreti) a New York, ma anche la disponibilità di siringhe al super market, alla luce del sole, in quel paese della Toscana dove tu avevi affittato la tua villa.</p>
<p class="spip">La riforma della politica delle droghe è locale e il poco potere politico che i riformatori hanno non dovrebbe essere sprecato con la Chiesa o le sue Congregazioni.</p>
<p class="spip">La riforma della politica delle droghe è legata inestricabilmente alle politiche e alle culture locali. Non possono esserci due sistemi di riduzione del danno identici. Perciò, la riforma della politica delle droghe prima procede e poi si diversifica a livello locale. Solo lì la riforma può rispondere agli innumerevoli, unici insiemi di condizioni e costrizioni. Persino sotto brutali regimi proibizionistici, a livello locale i riformatori della politica delle droghe possono dare voce alle persone che hanno bisogno del cambiamento, e agire per loro conto. Dai quartieri, dalle comunità, dalle città e dalle regioni, la riforma può infine arrivare alle capitali nazionali e internazionali.</p>
<p class="spip">Le nostre uniche chances sono locali perché nelle arene locali noi possiamo essere gli specialisti. A livello delle Congregazioni, nessuno vuole il cambiamento. E là, noi siamo gli anti-specialisti. Cambiamento e riforma sono nemici dei cardinali di tutte le Chiese consolidate, compresa quella della Proibizione. I Cardinali temono il cambiamento e vietano che se ne discuta. Anche quando le voci della riforma parlano dentro le sacre stanze in cui i Cardinali si riuniscono, e anche quando essi sono costretti ad ascoltare, le parole dei riformatori appartengono a lingue che i cardinali non riescono capire e che non vorrebbero tradurre. Per i cardinali, il semplice fatto di capire le parole dei riformatori potrebbe essere visto come un cedimento alle forze della miscredenza e dell’eresia.</p>
<p class="spip">Per riassumere, la vera sfida alla legittimità dei Trattati sulle droghe non consisterà nel portare iniziative di cambiamento al livello della Congregazione. Il vero test lo avremo quando paesi singoli o gruppi di paesi capiranno che i cambiamenti di cui le loro città hanno bisogno contravverranno sempre a qualche frase o virgola dei testi sacri. O, come Fazey osserva in questo numero (Fazey, 2003) &#60;&#62;.</p>
<p class="spip">Quando hanno introdotto cambiamenti contrari ai testi sacri, i paesi europei finora hanno scoperto che non è successo niente! Essi scoprono che la Chiesa non può impedire loro di riformare le loro leggi o almeno le loro politiche, ed essi scoprono (a volte con meraviglia) che la Chiesa non cerca neanche di fermarli. Questo è già successo in Germania, Svizzera, Olanda e in molti altri posti.</p>
<p class="spip">Comunque, i paesi a volte scoprono &#8211; come può essere il caso del Canada nel prossimo futuro &#8211; che le loro discussioni locali sulla riforma della politica delle droghe sono divenute profondamente minacciose per la Chiesa della Proibizione e i suoi cardinali. In tali casi, l’autonomia di una nazione può essere sfidata, non dalla stessa Chiesa proibizionista, ma dai governi nazionali per i quali il sostegno alla Chiesa proibizionista è più importante della loro stessa Costituzione. Questo porta la Riforma molto oltre la politica locale delle droghe. Perciò tali paesi eretici dovranno dare vita a nuove coalizioni, e quando tali coalizioni saranno forti abbastanza, allora la riforma della politica delle droghe potrà essere portata al livello delle Convenzioni (Bewley-Taylor, 2003). Ma la riforma della politica delle droghe non aspetterà così a lungo. Le riforme che stanno già avvenendo svuoteranno le Convenzioni, proprio come la santità di Roma, le pompose Congregazioni ed eserciti un tempo temibili non hanno potuto impedire l’avvento della riforma ed infine, che le chiese europee si svuotassero, che il divorzio diventasse un fatto consueto e che l’aborto sia diventato un diritto umano persino in Spagna, una volta il paese dei re cattolici.</p>
<p class="spip">I Trattati internazionali sulle droghe sono tra i testi più sacri della Chiesa della Proibizione delle droghe. Nelle riunioni della Chiesa, ovunque siano tenute, si troveranno persone inginocchiate davanti ad essi in posizioni ridicole, perché per loro i testi contengono le parole sacre della divinità. Una prospettiva riformista sui Trattati o un rifiuto di inginocchiarsi davanti ai testi, sono azioni molto pericolose ora per i paesi, così come la crescente egemonia degli Usa ha conseguenze che spingono più in avanti l’estremismo e l’ortodossia. Più i Cesari statunitensi sfruttano la loro egemonia, più le Convenzioni Onu sulle droghe simbolizzano il loro desiderio di definire e controllare il genere umano, così come il loro stato-gulag, il loro esercito e la loro flotta di portaerei ne sono l’espressione materiale.</p>
<p class="spip"><strong>Acknowledgements</strong></p>
<p class="spip"><em>Thanking Harry Levine, Craig Reinarman, Peter Webster and Dava Sobell for their help. References<br />
Arnao, G. (1990). Proibito capire. Proibizionismo e politica di controllo sociale. Edizioni Gruppo Abele, Torino.<br />
Bewley-Taylor, D. Challenging the UN Drug Control Conventions: Problems and Possibilities. International Journal of Drug Policy 14, 171-179.<br />
Cohen, P., 2000. Is the addiction doctor the voodoo priest of western man?Addiction Research 8 6, pp. 589-598 Special issue.<br />
Fazey, C., 2003. The Commission of Narcotic Drugs and the United Nations International Drug Control Programme: politics, policies and prospect for change. International Journal of Drug Policy 14, pp. 155-169.<br />
Sobell, D., 1999. Galileo’s daughter, London, Penguin Books.</em></p>
<p><em><strong>Cohen, Peter (2003)</strong></em>,           The drug prohibition church and the adventure of reformation.</p>
<p><em>International           Journal of Drug Policy</em>, Volume 14, Issue 2, April 2003, pp. 213-215.<!-- #EndEditable --><br />
<!-- #BeginEditable "Copyright" --> © Copyright 2003 Peter Cohen.         All rights reserved.<br />
Traduzione: Grazia Zuffa e Maria Grazia Marchionni.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.cedro-uva.org" target="_blank">www.cedro-uva.org</a></p>
<p>visto su: <a href="http://www.hanf-info.ch" target="_blank">www.hanf-info.ch</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CANAPA NE’ MONTI UN SUCCESSO]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/03/524/</link>
<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 14:53:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>carmagnolas</dc:creator>
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<description><![CDATA[Domenica scorsa, 29 giugno, c’è stata a Felina la Festa della Canapa: né morti né feriti, come avreb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'>
<p><img class="alignright" src="http://modin.files.wordpress.com/2008/06/parco-tegge.jpg?w=246&#038;h=92#38;h=120" alt="" width="246" height="92" /></p>
<p>Domenica scorsa, 29 giugno, c’è stata a <strong>Felina la Festa della Canapa</strong>: né morti né feriti, come avrebbe lasciato attendere la forte campagna di contrasto alla festa e come probabilmente qualcuno avrebbe sperato. Invece niente, tutto tranquillo sul fronte del Parco Tegge.</p>
<p>Abbiamo partecipato al dibattito che abbiamo trovato vivace, partecipato e sconclusionato ma interessante.<br />
Interessante la relazione del <strong>dr Belotherkovsky sull’olio dal seme</strong> (esatte le proporzioni fra gli omega 3 e 6) anche se ha dovuto insistere, almeno tre volte, sul fatto che nei semi non c’è contenuto in thc. Thc (tetraidrocannabinolo) che è invece contenuto in massima parte nelle vescicole delle brattee degli ovai della pianta, insieme al cbd (cannabidiolo), come ha ben spiegato il <strong>ricercatore dell’ISCI Salvatore Casano</strong> nella sua bella relazione agronomica sulla canapa.<br />
Interessanti le posizioni dell’<strong>ass.re provinciale Giuliano Spaggiari</strong> che ha spinto per un’agricoltura di nicchia al servizio di una filiera (purtroppo inesistente) sia sul tessile e sulla carta che sull’energia da biomasse non alimentari. Due nicchie di mercato interessanti sia per la canapa che per la ricostruzione/diversificazione dell’agricoltura montanara. Peccato che si ce ne renda conto adesso che sono finite le misure comunitarie a sostegno della reintroduzione della canapa da fibra.<br />
Tranquillizzante il contributo <strong>farmacologico di Chiara Roni che con Paul Armentano</strong> ci ha ricordato che con la presenza sul mercato del Marinol (canapa sintetica) si è liberalizzata la vitamina C e si sono vietate le arance, tutto naturalmente a favore della grandi industrie farmaceutiche.<br />
<strong>Valdesalici e Battini</strong> si sono battuti per la libertà: Valdesalici per la <strong>libertà di accesso alla canapa terapeutica</strong> dei malati di AIDS, di SLA e di tutti coloro che per ragioni compassionevoli meritano almeno un interesse antispastico, antidolorifico, anticonvulsivante,..<br />
Battini per la limitazione del danno e la <strong>libertà di scelta</strong>, con l’invito a mettere la testa in ciò che si fa, perché siano evitati inutili rischi, perché ci si riappropri della propria salute privata e collettiva e si ritorni ad essere registi del proprio destino.</p>
<p>I relatori e il pubblico hanno avuto modo di esprimere il proprio punto di vista molto serenamente e, purtroppo, il contrasto evidente che si poteva sperare di accendere in modo da inasprire il confronto affinché si rendessero evidenti le parti, il contrasto e il confronto tra posizioni radicalmente diverse purtroppo non c’è stato e ce ne dispiaciamo perché sarebbe servito a rappresentare nella realtà ciò che si era svolto fino al giorno prima sul palcoscenico dei mezzi d’informazione.<br />
I banchetti che hanno esposto i prodotti derivati dalla canapa: tessile,cosmetici,alimentari, hanno risposto con pazienza alle domande delle persone interessate ad uno sviluppo ambientale eco sostenibile.<br />
Molto interessante la mostra degli oggetti antichi per la lavorazione e la dimostrazione di tessitura della canapa che ha punto nel vivo i ricordi dei meno giovani,riportandoli indietro nel tempo,quando la canapa rappresentava una fonte di sostentamento rispettata da tutti.</p>
<p>Sereno il clima esterno espositivo-musicale. Buona la birra. Troppo dolce il canapino, come al solito!</p>
<p>Lo staff &#8220;Festa della Canapa&#8221;</p>
<p>notizie correlate:</p>
<p><a href="http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/17/festa-della-canapa-e-polemica/">Festa della Canapa è polemica</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://festadellacanapa.splinder.com/"></a><a href="http://festadellacanapa.splinder.com/">Festa della Canapa</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LE POLITICHE REPRESSIVE NON RIDUCONO IL CONSUMO DI DROGHE ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/02/le-politiche-repressive-non-riducono-il-consumo-di-droghe/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 20:56:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/02/le-politiche-repressive-non-riducono-il-consumo-di-droghe/</guid>
<description><![CDATA[2 luglio 2008 Tratto da ELPAIS.com Traduzione a cura di Andrea Turchetti La legislazione e l&#8217;a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:xx-small;color:#469438;font-family:Verdana;"><span style="color:#000000;">2 luglio 2008</span></span></p>
<p><span style="font-size:xx-small;color:#469438;font-family:Verdana;"><strong><span style="color:#000000;">Tratto da</span> </strong><a href="http://www.elpais.com/articulo/sociedad/politicas/represivas/reducen/consumo/drogas/elpepisoc/20080630elpepisoc_3/Tes" target="_blank"><strong><span style="color:#ff0000;">ELPAIS.com</span></strong></a></span></p>
<div>Traduzione a cura di Andrea Turchetti</p>
<p>La legislazione e l&#8217;azione della polizia non incidono sui comportamenti della popolazione in relazione alle droghe. Questa è una delle conclusioni di un metastudio (un lavoro basato sull&#8217;integrazione di altri già esistenti) elaborato da una équipe internazionale diretta da Louisa Degenhardt dell&#8217;Università del Nuovo Galles del Sud di Sidney (Australia).</p>
<p>Nell&#8217;articolo, pubblicato oggi su &#8216;PLOS&#8217;, si sono studiati i dati di 17 paesi molti diversi fra loro, come gli Usa, la Spagna, il Giappone e la Nigeria. Le conclusioni si concentrano sulle quattro sostanze più consumate: alcol, tabacco, cannabis e cocaina. A parte l&#8217;incidenza delle politiche repressive (ad esempio gli Usa sono in testa al consumo delle sostane illegali, sebbene le loro leggi siano più severe di quelle spagnole), si osserva una differenza fra i sessi (gli uomini assumono più sostanze delle donne), anche se questa differenza tende a diminuire.</p>
<p>In 16 dei 17 paesi più della metà della popolazione adulta ha bevuto alcol. La Nuova Zelanda è prima con il 94,8%. In Spagna la percentuale è del 86,4%. Il Sud Africa è ultimo con il 40,6%.</p>
<p>Anche relativamente al tabacco ci sono enormi differenze. I dati variano dal 16,8% di persone che hanno fumato in Nigeria, al 67,4% del Libano. In Spagna la cifra è del 53,1%.</p>
<p>Sostanze illegali</p>
<p>Fra le sostanze illegali il divario è minore. Per quanto riguarda il consumo di cannabis la percentuale più alta è data dagli Stati Uniti (42,4%), la più bassa dalla Cina (0,3%). La Spagna si trova a metà della lista (15,9%).</p>
<p>Gli Usa sono primi anche per il consumo di cocaina. L&#8217;ha provata il 16,2%. La Spagna è terza, con il 4,3%, dopo la Nuova Zelanda. In sette paesi la percentuale è inferiore all&#8217;1%.</p>
<p>Vi è anche un studio relativo all&#8217;età di inizio del consumo. Fra i 15 e i 21 anni c&#8217;è una percentuale maggiore di bevitori in Germania, Nuova Zelanda, Francia e Belgio (più del 60% in questi quattro paesi). In Spagna lo ha fatto il 52%. Gli ultimi della lista sono il Sud Africa e Israele.</p></div>
<div>In generale gli autori del rapporto segnalano come vi sia una distribuzione geografica comune a tutte le droghe. I paesi europei, Stati Uniti, Nuova Zelanda – ai primi posti in tutte le statistiche – e Giappone hanno i più alti tassi di consumo. Africa e Asia hanno i più bassi.</div>
<div>Fonte: <a href="http://www.antiproibizionisti.it" target="_blank"><span style="color:#ff0000;">Antiproibizionisti.it</span></a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usa-Studio: si consuma piu' droga dove c'e' proibizionismo ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/02/usa-studio-si-consuma-piu-droga-dove-ce-proibizionismo/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 17:35:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/02/usa-studio-si-consuma-piu-droga-dove-ce-proibizionismo/</guid>
<description><![CDATA[Malgrado abbiano leggi che puniscono severamente il consumo di droga, gli americani sono i piu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Malgrado abbiano leggi che puniscono severamente il consumo di droga, gli americani sono i piu&#8217; grandi consumatori di cocaina e cannabis. Secondo uno studio pubblicato sul magazine scientifico <em>PLoS Medicine</em>, il 16,2% dei cittadini statunitensi ha provato almeno una volta la cocaina e il 42,4% la marijuana. In Olanda, dove esiste la legge piu&#8217; peremissiva in materia di stupefacenti, solo l&#8217;1,9% ha provato la coca e il 19,8 per cento cannabis e suoi derivati.  </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.aduc.it/dyn/salute" target="_blank">aduc salute</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fuoriluogo è a una svolta...]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/01/fuoriluogo-e-a-una-svolta/</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 07:56:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>carmagnolas</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/07/01/fuoriluogo-e-a-una-svolta/</guid>
<description><![CDATA[Cari amici e amiche siamo giunti al bivio Da Fuoriluogo, di Grazia Zuffa &#8211; 29 giugno 2008 Fuor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Cari amici e amiche siamo giunti al bivio</strong></p>
<p>Da <a href="http://www.fuoriluogo.it">Fuoriluogo</a>, di Grazia Zuffa &#8211; 29 giugno 2008</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.fuoriluogo.it/img/nuovosito/fuoriluogo-it.gif" alt="" width="336" height="60" /></p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/?p=50">Fuoriluogo è a una svolta.</a> O riesce a fare il salto e a diventare punto di riferimento per un network sociale più ampio, al di là di Forum droghe. Oppure cessa di esistere, senza mezzi termini. Un poco come accade al manifesto, fatte le differenze. D’altronde non potrebbe essere diversamente, considerati i dodici anni di convivenza. Fuoriluogo è cresciuto e maturato, grazie a e insieme con il manifesto: è parte della storia del giornale.<br />
Veniamo ai fatti. Il recente rilancio editoriale del quotidiano ci obbliga a ripensare la nostra collocazione all’interno. C’è anche un problema economico. Attualmente le spese di Fuoriluogo sono ripartite più o meno a metà. Forum droghe sostiene completamente i costi redazionali, di grafica e di impaginazione, quelli di carta e stampa sono a carico del manifesto. D’ora in poi, ci viene chiesto l’autofinanziamento completo.<br />
Non è solo una questione economica, comunque assai rilevante per noi; è innanzitutto una questione politica. Troppe cose sono accadute e stanno accadendo sui temi che ci stanno a cuore, è inevitabile che anche Fuoriluogo vada ridiscusso. Pensiamo alla mancata abrogazione della legge Fini Giovanardi, su cui aveva puntato il movimento di riforma della politica della droga; fino al crescendo pauroso della “sicurezza” declinata come paura/esecrazione/odio dei tanti “altri da sé”. Certo, se Fuoriluogo chiudesse, verrebbe a mancare una delle poche voci che cercano di contrastare la deriva e che si sforzano di agganciare il discorso sulle droghe ai fatti, alle evidenze, alla ragione. Ma non possiamo nasconderci che una delle nostre idee forti – la sicurezza intesa come l’arte di “gettare i ponti” con l’altro/l’altra da sé, nocciolo vero della riduzione del danno – si è eclissata dalla scena politica ed è impallidita nelle coscienze dei cittadini. Così come una delle nostre sfide più ambiziose – saper parlare ai policy makers offrendo spunti e prospettive internazionali – è in larga parte caduta nel vuoto. È vero che anche la riflessione sulla sconfitta sarebbe più difficile senza uno strumento come il nostro, specie pensando alla preoccupante afasia dei soggetti che operano nel sociale. Sulle droghe la frantumazione si avverte ancora di più: il movimento della canapa quale “non-droga” tende a separarsi da quello per la riduzione del danno (buono solo per le droghe-droghe, si dice); nel mezzo l’allarme cocaina (un tempo droga a metà, oggi la droga per eccellenza), che conquista un po’ tutti. Così, da qualsiasi parte ti giri è sempre la Sostanza (buona o maledetta) al centro: che il rischio (ma anche il piacere) dipendano solo in parte dalla chimica è verità troppo complicata per i nostri giorni, parrebbe.<br />
Una impasse di questa portata necessita di una risposta all’altezza. C’è bisogno di un nuovo strumento che, ben oltre le droghe, sappia creare collegamenti stretti con altri settori del sociale, oggi in sofferenza. Abbiamo sempre cercato di mantenere una panoramica ampia, fra penale e sociale: ne è riprova questo stesso numero in gran parte dedicato all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri, in Europa e in Italia. Non sempre ci siamo riusciti però. In ogni modo, ci aspetta una verifica. Se ci saranno altri soggetti, gruppi, associazioni disposti a lavorare con noi (con idee, con uomini e donne nuovi e qualche fondo), allora Fuoriluogo potrà ripartire in autunno da un nuovo progetto editoriale. Altrimenti, non c’è spazio per lo “speriamo che me la cavo”. Il giornale è uscito per tanti anni grazie all’impegno volontario di una redazione compatta e di collaboratrici e collaboratori generosi. Per parte nostra, vogliamo lavorare ancora. <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/?p=50">Ma non dipende solo da noi.</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EMCDDA diffonde uno studio con una prospettiva a suo dire liberale]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/27/emcdda-diffonde-uno-studio-con-una-prospettiva-a-suo-dire-liberale/</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 07:27:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>carmagnolas</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/27/emcdda-diffonde-uno-studio-con-una-prospettiva-a-suo-dire-liberale/</guid>
<description><![CDATA[l&#8217;EMCDDA diffonde uno studio con una prospettiva a suo dire liberale giovedì 26 giugno 2008 L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=5202&#38;Itemid=51">l&#8217;EMCDDA diffonde uno studio con una prospettiva a suo dire liberale</a></p>
<p>giovedì 26 giugno 2008<img class="alignright" src="http://www.drogy-info.cz/var/plain/storage/images/media/images/vlajecky_znaky_loga/emcdda_logo/7462-1-cze-CZ/emcdda_logo_medium.gif" alt="EMCDDA" /></p>
<p>L&#8217;EMCDDA, ovvero il Centro di monitoraggio sulle droghe della comunità europea, con sede a Lisbona, ha pubblicato ieri uno studio sull&#8217;uso di cannabis negli stati dell&#8217;Unione Europea. Settecento pagine in cui si tenta di rispondere ad una semplice domanda, da molti punti di vista: <strong>“come trovare informazione di qualità sull&#8217;uso di cannabis, tra la selva di studi ed opinioni che circolano sull&#8217;argomento?”</strong>.</p>
<p>Molto spazio è dedicato all&#8217;uso terapeutico della cannabis, mentre un capitolo approfondisce e descrive i mutamenti occorsi con l&#8217;allargamento dell&#8217;Unione nel 2005. Studi ed approfondimenti dedicati alle politiche, strategie e ai controlli legislativi sull&#8217;uso di cannabis da cui emerge che in Europa tra la popolazione adulta una persona su cinque ha fatto uso di marijuana o hashish e che<strong> &#8220;oltre 13 milioni di Europei ne ha fatto uso nel mese scorso&#8221;.</strong></p>
<p>Lo studio sul campo non manca di fare il paragone tra i <strong>prezzi medi di un grammo di cannabis</strong>: da 1,4 euro in Spagna fino a 21,5 euro in Norvegia. Il rapporto sottolinea anche le disparità presenti tra i vari stati a livello legale: se nel 2000 il Portogallo ha allentato le sanzioni, altri paesi come Danimarca ed Italia hanno invece inasprito le loro leggi.</p>
<p>D&#8217;altronde, proprio in Danimarca si trova Christiania, il quartiere che secondo il magazine Time è una delle ultime comuni d&#8217;Europa, a Copenaghen. Lì c&#8217;era la celebre Pusher Street, chiusa definitivamente, con l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine, nel marzo 2004. &#8220;Questo capitolo è scritto con una prospettiva liberale&#8221; si legge nell&#8217;introduzione al capitolo del rapporto EMCDDA dedicato alle vicende di Christiania &#8220;allo scopo di illustrare come un inasprimento della legge possa trovare resistenza ad ogni tentativo di rompere una prestabilita tolleranza.</p>
<p>Il capitolo documenta gli sforzi considerevoli fatti per chiudere un mercato della droga stabilito da lunga data. Questi sforzi hanno avuto successo, anche se secondo l&#8217;autore è stata <strong>usata una mano troppo pesante e non sono stati raggiunti tutti i benefici sperati</strong> nel ridurre l&#8217;uso di cannabis&#8221;. Lo studio sulle cifre mercato delle droghe, basato soprattutto sui dati forniti dall&#8217;UNODC (United Nations Office on Drugs), dall&#8217;Interpol e dall&#8217;Organizzazione Mondiale delle dogane, rileva che la coltivazione mondiale di cannabis è cresciuta nel corso degli anni &#8216;90, e fino al 2004, al passo con la crescente domanda. L&#8217;Europa resta il mercato maggiore per i consumatori di resine di cannabis, grazie ai rifornimenti del Marocco, la cui importanza sta però decrescendo.</p>
<p>Nel complesso, lo studio dell&#8217;EMCDDA, pubblicato non a caso nella Giornata Internazionale dell&#8217;Unione Europea <strong>contro l&#8217;Abuso di Droghe e contro il Traffico Illecito</strong>, descrive la situazione attuale senza propendere né per la legalizzazione né per il ricorso a sanzioni più pesanti rispetto a quelle attualmente in vigore in molti paesi.</p>
<p>MANUELA PIEMONTE</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La politica anti-droghe di Giovanardi]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/26/la-politica-anti-droghe-di-giovanardi/</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 15:42:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>carmagnolas</dc:creator>
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<description><![CDATA[da www.aduc.it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" src="http://www.aduc.it/dyn/vignetta/img/2008-06-26.gif" alt="La politica anti-droghe di Giovanardi" width="412" height="265" /></p>
<p>da <a href="http://www.aduc.it/dyn/vignetta/vignetta_base.php?id=224860">www.aduc.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chi è veramente contro la droga?]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/13/chi-e-veramente-contro-la-droga/</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 19:26:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Emma Bonino Credo che ormai sia stato detto tutto pro e contro il proibizionismo delle droghe. Me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Emma Bonino</p>
<p>Credo che ormai sia stato detto tutto pro e contro il proibizionismo delle droghe.<br />
Mettendo da parte le posizioni esclusivamente strumentali e demagogiche credo che sia i &#8220;proibizionisti&#8221; che gli &#8220;antiproibizionisti&#8221; abbiano obiettivi comuni, vogliono la riduzione del consumo di droga, vogliono combattere il narcotraffico, la criminalità che si alimenta con il traffico di stupefacenti. Diversi invece sono i mezzi con i quali vogliono ottenere questi risultati.<br />
Per non rischiare di ripetere cose dette mille volte propongo un esempio molto semplice per spiegare perché ritengo più efficace la politica antiproibizionista per ottenere quegli obiettivi comuni.<br />
Il tabacco ha effetti devastanti sulla salute umana, produce dipendenza e provoca danni sociali immensi. La mortalità nel mondo a causa, diretta e indiretta, del fumo non è neppure paragonabile con quella delle droghe. Solo negli Usa 320 mila persone muoiono ogni anno a causa del fumo mentre poco meno di 4.000 a causa delle droghe.<br />
Sulla base quindi delle stesse, medesime valutazioni che spingono a vietare la droga, sarebbe non solo legittimo ma urgentissimo vietare il commercio e l&#8217;uso del tabacco. Subito dopo, sempre calcolando il livello del danno sociale, bisognerebbe vietare il commercio e l&#8217;uso degli alcoolici. Solo alla fine della graduatoria della pericolosità sociale verrebbe la questione della droga.<br />
Ma sappiamo tutti che vietare il fumo o l&#8217;alcool non produrrebbe la scomparsa di questi due &#8220;vizi&#8221; ma aggiungerebbe al danno sulla salute che provocano il danno derivante dal commercio clandestino che immediatamente sorgerebbe. Accanto ai narco-trafficanti avremmo i tabacco-trafficanti e gli alcool-trafficanti. I fumatori, occasionali o dipendenti, i consumatori di alcool, quelli occasionali come gli alcolisti, invece di recarsi dal tabaccaio o nell&#8217;enoteca per soddisfare il loro &#8220;vizio&#8221;, dovrebbero fornirsi dal mercato nero. I costi salirebbero e per acquistare tabacco e alcool molti sarebbero costretti a compiere reati, a fare rapine o spacciare tabacco o alcol, fare proseliti.<br />
Non credo che alcuno possa dubitare che questo scenario, a parte dettagli, sarebbe perfettamente corrispondente alla realtà. Infatti nessuno è oggi così folle da proporre il divieto del fumo o dell&#8217;alcool. Tutti i governi cercano di avvicinarsi a questo risultato con mezzi più efficaci: campagne informative, induzione di mode comportamentali, divieti della pubblicità, limitazioni all&#8217;uso pubblico di queste droghe.<br />
Perché allora queste stesse considerazioni non valgono per le altre droghe, per gli stupefacenti?<br />
Perché non si provvede subito a riportare nella legalità il &#8220;vizio&#8221; della droga al pari degli altri vizi? Legalizzare, preciso, non liberalizzare. Non si tratta infatti, come qualcuno sostiene per screditare la posizione antiproibizionista, di mettere in distribuzione nei supermercati gli stupefacenti. Legalizzare vuol dire infatti regolamentare e non, come accade di fatto oggi, abbandonare il mercato alla legge del far west. Oggi infatti la droga è praticamente liberalizzata: si vende ad ogni angolo di strada, basta avere i soldi.<br />
Legalizzare significa invece controllare, significa separare il problema sociale e sanitario del tossicodipendente da quello giudiziario e criminale. Legalizzare significa trovare, per ogni Paese, in relazione alla situazione del suo mercato e del tipo di consumatori di droga, l&#8217;equilibrio giusto fra disincentivazione della droga e sua reperibilità. In alcuni casi si tratterà di sola distribuzione controllata da parte delle strutture sanitarie, in altri paesi, di vendita su ricetta o con altre forme di controllo. Il prezzo della droga dovrà poi essere superiore al suo costo di produzione. Così i profitti della vendita potranno essere utilizzati per i recupero dei tossicodipendenti e per le campagne informative.<br />
Ma in ogni caso questo equilibrio fra costo della droga e sua reperibilità dovrà impedire la convenienza del commercio clandestino, la necessità di compiere atti criminali o di proselitismo per acquisire la droga.<br />
E&#8217; quindi veramente incomprensibile, dal punto di vista teorico e alla luce dei risultati catastrofici della &#8220;drug war&#8221;, perché si perseveri nell&#8217;errore del proibizionismo, perché si alimenti consapevolmente il narcotraffico, perché s&#8217;incentivi la diffusione capillare della droga fra gli individui più indifesi, perché si faciliti la diffusione dell&#8217;Aids, perché si consenta la paralisi della magistratura e della polizia, ormai costretti ad occuparsi quasi esclusivamente di droga.<br />
Vi sono certo difficoltà di ordine psicologico e politico per modificare di 180 gradi una posizione adottata da tutti i governi. A questo proposito molto convincenti sono le parole di John Golibert, da 21 anni senatore in rappresentanza del West Bronx: &#8220;Non è facile, dopo che si sono spesi miliardi di miliardi di dollari, dopo che si è fatta per anni la voce grossa, ammettere che la strada intrapresa era sbagliata. Non è facile ammettere il fallimento, riconoscere che il Re è nudo e guardare in faccia la nuda realtà&#8221;. Ma da sola, questa giustificazione, non è sufficiente. Perché infatti esporsi ad una sconfitta sicura, sperperare ancora miliardi di dollari.<br />
Due sole possono allora essere le risposte:<br />
Il proibizionismo è il nuovo volto del totalitarismo. Dietro la volontà di salvaguardare la salute dei cittadini si nasconde la tentazione, sempre purtroppo presente, di limitare le libertà individuali. Lo si è fatto in nome della religione, della classe, dello stato, della patria, della rivoluzione. Oggi questi miti sono piuttosto in disgrazia. Ecco che il demone della droga ben si adatta per ottenere lo stesso risultato.<br />
Il proibizionismo è il nuovo alibi dell&#8217;imperialismo. Dopo l&#8217;autoscioglimento del nemico storico, il comunismo, serviva un nuovo nemico che consentisse agli eserciti di giustificare la propria esistenza, alle politiche di difesa dell&#8217;ordine democratico&#8221; di esercitarsi nella &#8220;liberazione&#8221; militare di altri paesi. La guerra alla droga, il &#8220;fraterno&#8221; aiuto militare ai paesi colpiti dai narcotrafficanti è l&#8217;alibi giusto per perseverare nel vecchio vizio dell&#8217;imperialismo.<br />
Per tutti e due queste finalità serve la droga, servono i tossicodipendenti, servono i narcotrafficanti. Se non ci fossero si dovrebbero inventare.</p>
<p>Chi è allora veramente contro la droga?</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.emmabonino.it" target="_blank">emmabonino.it<br />
</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Gli effetti economici della legalizzazione delle droghe - Evidenza dagli Stati Uniti d’America]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/12/gli-effetti-economici-della-legalizzazione-delle-droghe-evidenza-dagli-stati-uniti-d%e2%80%99america/</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 19:45:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Pierangelo De Pace  Le leggi proibizioniste contro alcool e droghe producono solitamente effetti ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Pierangelo De Pace </p>
<p>Le leggi proibizioniste contro alcool e droghe producono solitamente effetti di natura economica e sociale difficilmente controllabili e prevedibili. Cercherò di chiarire alcuni punti importanti affrontando il problema attraverso logiche prevalentemente economiche. Eviterò, pertanto, di ricorrere ad argomenti di tipo libertario e di matrice conservatrice o religiosa per giustificarne a priori l’abolizione o l’adozione. Mi riferirò in linea di massima al caso americano, per il quale esistono dati e studi di rilievo, invitando il lettore a confronti e conclusioni che possano valere in senso più ampio.</p>
<p>Un punto comune sul quale penso che tutti siano d’accordo è la connessione tra l’uso di droghe e le azioni criminali, da quelle più lievi a quelle di natura più violenta. Esiste invece ampio disaccordo su quale sia il segno di tale connessione: coloro che si dichiarano a favore di leggi proibizioniste affermano che sia l’uso stesso di droghe la causa principale e scatenante dei crimini più sanguinosi; i più scettici, avversi ai metodi attraverso i quali la guerra alla diffusione ed all’uso della droga è condotta attualmente e di conseguenza più orientati verso leggi antiproibizioniste, sono generalmente dell’opinione che sia il tentativo di proibirne l’uso ed il consumo a causare un numero elevato di fatti di sangue.</p>
<p>A tal proposito, si osservino i due grafici seguenti (fonte: <a href="http://www.daviddfriedman.com/Academic/drugs_and_violence/Drugs_and_violence.html" target="_blank"><span style="color:#ff0000;">Drugs, Violence and Economics</span></a><span style="color:#ff0000;"> </span>di David Friedman, il quale a sua volta si riferisce ad un articolo del 1999 di <a href="http://econ.bu.edu/miron/" target="_blank"><span style="color:#ff0000;">Jeffrey A. Miron</span></a>, al momento Professore di Economia presso la Boston University). La prima figura riporta l’andamento temporale del tasso di criminalità misurato  dal numero di omicidi ogni 100.000 abitanti negli Stati Uniti su un periodo di 100 anni, dal 1900 al 2000. La seconda descrive invece l’evoluzione, in termini reali e lungo lo stesso periodo di tempo, della spesa nazionale pro-capite destinata alle agenzie federali incaricate di far rispettare le leggi proibizioniste e/o restrittive riguardanti droga ed alcool.</p>
<p>Un’analisi veloce sembra fornire evidenza a supporto delle tesi antiproibizioniste: negli Stati Uniti d’America gli omicidi si mantennero alti durante il periodo proibizionista (1920-1933, periodo in cui il 18esimo Emendamento della Costituzione degli USA in tema di sostanze alcooliche rimase in vigore); si ridussero sostanzialmente dopo l’abrogazione delle leggi contro il consumo e la vendita di alcool; aumentarono di nuovo a partire dalla metà degli anni ‘60 dello scorso secolo, allorchè le risorse impiegate per la lotta alle droghe illegali divennero più ingenti. Da allora, il numero di omicidi si è mantenuto su livelli assai elevati.</p>
<p align="left">Quella che appare come una chiara correlazione tra due variabili sembra indicare anche un sospetto rapporto di causalità: come lo stesso Miron conclude in un suo studio statistico del 1999, i tassi di criminalità recenti sono più alti del 25%-75% rispetto ai livelli che prevarrebbero in completa assenza di leggi proibizioniste.</p>
<p align="left">Milton Friedman, Professore Emerito di Economia presso la University of Chicago, nonchè Premio Nobel nel 1976 e da sempre convinto sostenitore di leggi antiproibizioniste, afferma che, nei periodi in cui le leggi contro vendita e consumo di alcool furono in vigore negli USA, le morti per avvelenamento e consumo eccessivo di bevande ad alto contenuto alcoolico aumentarono in maniera drammatica. Nella stessa maniera, a partire dagli anni ‘70 del ‘900, da quando, cioè, la guerra alle droghe illegali si fece più intensa, le morti da overdose o causate dall’uso di sostanze adulterate e <em>“tagliate”</em> male sono diventate più numerose e frequenti.</p>
<p align="left">Come qualcuno fa notare, l’introduzione di leggi antiproibizioniste potrebbe indurre più persone all’uso di droghe, ma questa conseguenza non è affatto chiara ed univoca. Il meccanismo funzionerebbe nel seguente modo: legalizzando, si distruggerebbe automaticamente il mercato nero delle droghe, il loro prezzo diminuirebbe drasticamente e la domanda tenderebbe ad aumentare di conseguenza. Questo potrebbe verificarsi con molta probabilità, ma si facciano anche le seguenti osservazioni: la marijuana è una droga dalla composizione fisica relativamente pesante e spessa. Per queste sue caratteristiche, i governi di ogni Paese hanno avuto un discreto successo nella sua interdizione rispetto a droghe di altro genere, strutturalmente più leggere e ben più pericolose come la cocaina o l’eroina. La diversa natura fisica di queste sostanze ha fortemente influenzato i tassi di successo delle forze dell’ordine nella lotta alla droga, ma ha anche influito sul prezzo della marijuana, aumentato enormemente nel tempo: le organizzazioni illegali che la producono e commerciano devono correre rischi più elevati per arrivare al consumatore finale, per cui tendono a praticare prezzi al consumo maggiori. Come se non bastasse, a causa dei rischi da parte delle organizzazioni trafficanti connessi con la distribuzione di droghe meno pericolose, si è sviluppato nel tempo l’incentivo a creare sostanze più potenti e meno rintracciabili ai controlli. L’effetto finale è stata la progressiva sostituzione del consumo di marijuana con il consumo di cocaina ed eroina; ma anche di crack, nato dal tentativo di rendere la cocaina più pratica nell’utilizzo e meno costosa. Tutto questo rappresenta una sorta di naturale innovazione imprenditoriale sviluppatasi nel contesto di un mercato illegale allo scopo di massimizzare i profitti. Esattamente come accadrebbe in qualunque altro mercato.</p>
<p align="left">Legalizzando il mercato delle droghe, si è detto, la domanda di droghe potrebbe aumentare. A chi contesta il fatto che l’abbattimento conseguente e generalizzato del prezzo di tali sostanze indurrebbe un maggior numero di persone ad utilizzare droghe pesanti e dagli effetti dannosi, Friedman propone risultati empirici interessanti. Lo stesso meccanismo che porta gli individui a preferire le droghe pesanti quando il prezzo delle droghe leggere aumenta (come descritto brevemente nel caso di marijuana, cocaina ed eroina), funzionerebbe nella maniera opposta nel caso in cui i prezzi si abbassassero. Si assisterebbe probabilmente ad un maggior consumo di erba e marijuana a discapito di cocaina, crack ed eroina. E questo, in un’ottica di costi e benefici, costituirebbe senza ombra di dubbio un miglioramento desiderabile. Senza considerare il fatto che migliaia di bambini nati da madri tossicodipendenti non sarebbero più costretti a convivere sin dalla nascita e senza colpa alcuna con i problemi associati al consumo di droghe pesanti o con seri problemi di salute (in Maryland, ad esempio, il 25% dei bambini nati in ospedale manifesta i sintomi peculiari di questa dipendenza non scelta). Se si legalizzasse l’uso di droghe, una madre tossicodipendente non avrebbe alcun timore a richiedere assistenza medica prima di dare alla luce un bambino potenzialmente malato. Oggi finirebbe invece direttamente in galera, motivo per cui raramente l’assistenza medica prenatale è formalmente richiesta.</p>
<p align="left">Allo stato attuale delle cose, i costi legati al tentativo di far rispettare il divieto di vendita e di consumo della sola marijuana negli Stati Uniti ammontano a circa 8 miliardi di dollari all’anno. Legalizzarne la diffusione sull’intero territorio nazionale implicherebbe un ingente risparmio in termini di spesa pubblica ed in più garantirebbe un gettito fiscale aggiuntivo nell’ordine dei 6.5 miliardi di dollari annui (limite massimo ipotetico nel caso in cui la droga fosse tassata, pesantemente, come correntemente vengono tassate le bevande alcooliche). Ma non è solo la questione strettamente venale che importa in casi come questi, anche se vi è da dire che quelle risorse recuperate in tal maniera potrebbero essere impiegate più saggiamente in progetti ed investimenti alternativi ed urgenti. Legalizzando l’uso delle droghe, si sconfiggerebbero alla radice le violenze indotte dal traffico illegale, oggi all’origine di un numero rilevante di vittime: si pensi agli scippi, alle rapine, ai furti, agli omicidi compiuti per procurare droga, il cui prezzo elevato non ne permette l’acquisto alle classi più povere.</p>
<p align="left">Ancora secondo Milton Friedman, la proibizione delle droghe leggere e pesanti produce in media, ogni anno, 10.000 omicidi negli USA. Nella sola città di Baltimora, un’area urbana di medie dimensioni con i suoi 620.000 abitanti circa, si registrano usualmente 300-320 omicidi all’anno, l’80% dei quali legati a fatti di droga. Si pensi alle vittime tra le forze dell’ordine impegnate nelle campagne di lotta ai narcotrafficanti, alla corruzione latente e dilagante negli ambienti politici (non si faccia finta di indignarsi, ad esempio, se si scopre che anche un certo numero di parlamentari italiani è consumatore abituale di droghe sia pesanti sia leggere). Si pensi al costo sociale derivante da tasse più elevate, necessarie a finanziare una guerra sanguinosa, dagli esiti incerti e fino ad’ora per niente efficace; tasse da utilizzare per la costruzione di nuove prigioni anche per la detenzione dei consumatori di droghe, strutture che puntualmente diventano insufficienti e che, nel caso italiano, costringono i politici nostrani a promuovere indulti ed amnistie che rimettono in libertà anche i “veri” criminali, quelli potenzialmente più pericolosi per l’intera società.</p>
<p align="left">Dal punto di vista più strettamente economico, l’intervento statale nelle faccende di droga attraverso la proibizione tout court non fa altro che consolidare una situazione di rendita in un mercato non contendibile, quella del cartello dei narcotrafficanti. In un mercato libero e competitivo ci sono migliaia di produttori e consumatori, migliaia di esportatori ed importatori. Chiunque, se volesse, avrebbe la possibilità di entrare nel mercato e comprare o produrre a propria scelta. In una configurazione come quella attuale è praticamente impossibile per il singolo individuo proporsi come produttore o come distributore sul mercato della droga, e neanche come importatore. Le norme vigenti contro il narcotraffico renderebbero il tentativo enormemente costoso per qualsiasi imprenditore senza la struttura, l’organizzazione e le risorse necessarie. Gli unici soggetti in grado di sostenere costi e rischi di questo tipo sono i grandi cartelli internazionali della droga, quelli cioè che hanno a disposizione uomini e mezzi sufficienti a fronteggiare con successo le limitazioni ed i divieti imposti dalla legge. La logica conseguenza è che il prezzo delle droghe si mantiene alto e questo esclusivamente per effetto delle politiche del governo che, di fatto, finiscono per proteggere l’oligopolio instauratosi nel tempo in questo particolare mercato. Una condizione ideale per questa gente, disposta anche ad accettare perdite in termini di vite umane pur di veder crescere i propri profitti.</p>
<p align="left">Nel frattempo, oltre cinquecento economisti hanno deciso di firmare un <a href="http://www.prohibitioncosts.org/endorsers.html" target="_blank"><span style="color:#ff0000;">appello</span></a> a favore della legalizzazione della marijuana. Gli accademici, di fama mondiale e prevalentemente affiliati ad università americane, invitano l’intero Paese ad aprire un dibattito serio sulla legalizzazione di questa sostanza, convinti che sia possibile e desiderabile un regime in cui la marijuana sia innanzitutto legale e tassata e/o regolata come qualsiasi altro bene di consumo. La loro ferma intenzione è quella di portare all’attenzione di tutti i risultati teorici ed empirici che indicano come l’antiproibizionismo possa indurre benefici sociali ed economici non trascurabili e decisamente superiori agli eventuali ed inevitabili costi.</p>
<p align="left">La conclusione di questo articolo è ovvia e naturale: le politiche economiche ed i problemi in generale non si affrontano facendo guidare la propria azione da principi morali discutibili e sui quali non tutti sono d’accordo. Le soluzioni si ottengono trattando le questioni in maniera oggettiva, nel caso economico analizzando a fondo costi e benefici di strategie alternative. In queste poche righe ho cercato di mettere in evidenza gli aspetti positivi dell’introduzione di leggi antiproibizioniste. Si dimostri con studi seri che la situazione attuale è preferibile nonostante tutto, ma non la si difenda per partito preso e senza confronto critico. Nel frattempo tanta gente continua a morire a causa di politiche che potrebbero essere migliorate e che si sono rivelate storicamente fallimentari.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Usa. Studio: il proibizionismo conduce alla marijuana di qualita' piu' potente]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/11/usa-studio-il-proibizionismo-conduce-alla-marijuana-di-qualita-piu-potente/</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 14:04:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vale</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/11/usa-studio-il-proibizionismo-conduce-alla-marijuana-di-qualita-piu-potente/</guid>
<description><![CDATA[Secondo una ricerca pubblicata sull&#8217;International Journal of Drug Policy, gli adulti che vivon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Secondo una ricerca pubblicata sull&#8217;International Journal of Drug Policy, gli adulti che vivono in aree dove c&#8217;e&#8217; il proibizionismo preferiscono una marijuana piu&#8217; potente rispetto a quelli che vivono dove la sostanza e&#8217; venduta legalmente.</p>
<p>L&#8217;universita&#8217; della California di Santa Cruz ha intervistato circa 400 consumatori di marijuana di San Francisco e Amsterdam. Nella capitale olandese, dove e&#8217; legale la vendita di piccole quantita&#8217; di marijuana, i consumatori hanno risposto di preferire qualita&#8217; piu&#8217; leggere, mentre quelli di San Francisco quelle decisamente piu&#8217; forti.</p>
<p>Si legge nel rapporto: &#8220;Dato che a San Francisco e&#8217; illegale il mercato della cannabis, i consumatori preferiscono qualita&#8217; piu&#8217; potenti. Ad Amsterdam, la decriminalizzazione ormai trentennale ha fatto si&#8217; che i consumatori siano in grado di scegliere la qualita&#8217; che piu&#8217; preferiscono&#8221;.</p>
<p>Oltre i due terzi degli intervistati, di entrambe le citta&#8217;, hanno dichiarato che il consumo moderato dipende dalla qualita&#8217; della sostanza e mediamente il consumo e&#8217; minore con le qualita&#8217; piu&#8217; potenti.</p>
<p>Il prezzo ha poca importanza, dimostrando cosi&#8217; che aumentare il prezzo non provoca un cambiamento sui consumi ed e&#8217; improbabile il rischio di essere arrestati.</p>
<p>In poche ore tutti e due i gruppi sono in grado di procurarsi la droga, e gli abitanti di San Francisco hanno dichiarato che se la procurano &#8220;da amici&#8221;.</p>
<p>L&#8217;eta&#8217; di inizio del consumo e&#8217; risultato pressoche&#8217; uguale, e quelli di San Francisco provano anche altre sostanze illecite, come la cocaina, il crack, le metamfetamine, l&#8217;ecstasy e gli oppiacei.</p>
<p>fonte: <a href="http://droghe.aduc.it" target="_blank">Aduc droghe</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Martin Barriuso]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/06/intervista-a-martin-barriuso/</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 13:19:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>carmagnolas</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.wordpress.com/2008/06/06/intervista-a-martin-barriuso/</guid>
<description><![CDATA[INTERVISTA A MARTIN BARRIUSO LE INTERVISTE DI TURKO® audio Ascolta l&#8217;intervista a Martin Barri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>INTERVISTA A MARTIN BARRIUSO</strong></p>
<p><a title="antiproibizionisti.it" href="http://www.antiproibizionisti.it/turko.asp">LE INTERVISTE DI TURKO®</a><br />
<a title="ascolta l'intervista" href="http://media.antiproibizionisti.it/barriuso_20080531.m3u">audio Ascolta l&#8217;intervista a Martin Barriuso</a></p>
<p><em>Intervista e traduzione a cura di Andrea &#8220;Turko&#8221; Turchetti</em><br />
<img class="alignright" style="float:right;" src="http://antiproibizionisti.it/public/immagini/barriuso.jpg" alt="Martin Barriuso" width="195" height="250" /><br />
BOLOGNA, 31 maggio 2008 &#8211; Mi trovo a Bologna con Martin Barriuso, il Presidente della FAC (Federazione spagnola delle Associazioni della Cannabis), che gli utenti del nostro sito internet probabilmente già conoscono poiché abbiamo pubblicato alcuni articoli relativi alla sua attività in Spagna.</p>
<p><strong>La prima domanda riguarda la situazione legislativa spagnola in materia di droghe.</strong><br />
In Spagna il Codice Penale, come in tutti i paesi europei, sanziona la produzione, il possesso e la cessione, quando sono a scopo di lucro, come reato di traffico di droga; la cannabis viene considerata dalla legge una droga a basso rischio, mentre le altre sostanze sono ritenute ad alto rischio. Per la cannabis le pene vanno da uno a tre anni di carcere (che di solito, se si è incensurati, non vengono scontati perché le condanne al di sotto dei due anni di detenzione non sono eseguite), mentre per le altre droghe le pene vanno dei tre ai nove anni di detenzione, che possono essere aumentati in caso di aggravanti quali l&#8217;ingente quantità, lo spaccio in locali pubblici o nei pressi di scuole. Con una condanna a tre anni si finisce in galera, e ci sono molti casi di persone che scontano tre o quattro anni di detenzione per una riga di eroina. Invece la produzione e il possesso che non siano destinati alla vendita, bensì al proprio consumo personale, non sono considerati reato; quando si tratta di possesso e consumo in luogo privato non è prevista alcuna sanzione (se per esempio veniamo accusati di spaccio dalla polizia perché ci viene sequestrata una pianta e poi, in sede processuale, l&#8217;accusa viene archiviata non viene comminata alcuna sanzione) ma solo il sequestro; mentre per il possesso e per il consumo in luogo pubblico è prevista una sanzione pecuniaria da 300 a 6.000 euro e la confisca della sostanza. Teoricamente vi sono limiti quantitativi (125 grammi di hashish, 625 grammi di marijuana, e mi sembra 5 grammi di eroina o di cocaina) al di sotto dei quali si presume si tratti di possesso ai fini di consumo, a meno che non ci siano prove o indizi di spaccio. Questa, più o meno, è la legislazione spagnola.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra domanda, sempre sulla legislazione spagnola: mi sembra che la legge deleghi un elevato grado di discrezionalità sia ai giudici che alle forze di polizia, no?</strong><br />
La legge è assai poco concreta. E di fatto è la Corte di Cassazione che ha determinato gran parte della casistica relativa al reato di traffico di droga: cos&#8217;è una droga pericolosa, cos&#8217;è una droga meno pericolosa, quali sono gli ingenti quantitativi al fine applicare le sanzioni corrispondenti, ed ha dovuto determinare anche i quantitativi per stabilire quando vi sia la semplice detenzione. Per cui adesso, per esempio, in Spagna non c&#8217;è un limite chiaro per la coltivazione della canapa; non si sa quante piante si possano possedere, ed è la polizia, molto spesso, che decide se effettuare un sequestro o meno quando trova una piantagione. Quindi, di fatto, i giudici hanno un enorme potere discrezionale nel determinare si vi sia o meno un reato di traffico, e perciò vengono emesse sentenze molte diverse fra loro che danno origine ad una notevole incertezza giuridica. Inoltre non essendoci un limite legale stabilito chiaramente, soprattutto per l&#8217;auto-coltivazione collettiva, le associazioni e i gruppi per la coltivazione personale non sanno mai ciò che potrà loro succedere. E per questo motivo ci sono stati diversi sequestri da parte della polizia nei confronti di club e di associazioni legalmente costituite che avevano una coltivazione privata, per poi alla fine vedere archiviato il caso, così come è accaduto a noi; ed anche se poi ci sono state restituite le piante che ci aveva sottratto la polizia, siamo rimasti senza marijuana perché dopo un anno e mezzo, chiuse in scatole di cartone, le piante erano rovinate.</p>
<p><strong>Abbiamo letto ciò che vi è successo. È incredibile, anche perché c&#8217;è una perdita economica che nessuno tiene in considerazione.</strong><br />
Nel nostro caso, alla fine abbiamo vinto la causa, e ne siamo usciti giuridicamente rafforzati. Però in quattro siamo stati per due giorni in cella di isolamento, e abbiamo perso 17 chili e mezzo di marijuana &#8211; in base ai verbali della polizia – marijuana che essi stessi hanno valutato 6 mila euro al chilo, cosicché abbiamo perduto più di 100 mila euro.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra domanda riguarda la situazione dello stretto di Gibilterra (una zona molto problematica) e del traffico di hashish di cui il Marocco è un importante produttore.</strong><br />
Ebbene, ci sono sempre state accuse, che il Governo marocchino non ha potuto smentire, relative alle implicazioni delle autorità di quel paese per consentire la coltivazione ed il traffico su grande scala; e d&#8217;altra parte è chiaro, da molto tempo, come vi sia un elevato livello di corruzione fra le forze di polizia sia marocchine che spagnole e per questo motivo si lascia passare buona parte della produzione. Un&#8217;altra questione riguarda il fatto che lo Stretto di Gibilterra è un&#8217;area molto difficile da controllare; ci sono solo 14 chilometri fra Spagna e Marocco e moltissime imbarcazioni passano da lì e quindi è difficile controllare gli ingressi, per cui è ovvio che vi sia una notevole importazione di hashish. In Spagna, per molti anni, si trovava solo hashish marocchino; non si trovava hashish proveniente da altri paesi. Vi era un monopolio assoluto dell&#8217;hashish commerciale marocchino, ed era piuttosto sospetto che non arrivassero altri prodotti.</p>
<p><strong>Adesso vorrei parlare più nello specifico di questioni strettamente politiche. <a title="antiproibizionisti.it" href="http://antiproibizionisti.it">Nel nostro sito internet</a> abbiamo pubblicato articoli in cui il Psoe (Partito Socialista spagnolo) non ne esce molto bene relativamente alle politiche sulle droghe e ad una possibile legalizzazione. In questi quattro anni di governo socialista abbiamo visto cosa è accaduto e vorrei una tua opinione sui prossimi quattro anni del Governo Zapatero.</strong><br />
Il bilancio dei primi quattro anni del governo socialista è totalmente negativo rispetto alle politiche sulle droghe. La campagna della Piattaforma Nazionale sulle Droghe è stata la stessa, allarmista e irrazionale, di quando era al governo il Partito Popolare (di centro-destra). L&#8217;ex Ministro della Sanità Elena Salgado è stata un&#8217;autentica talebana (non lo diciamo noi; lo hanno detto esponenti politici di diversi partiti; è un&#8217;espressione che si utilizza molto spesso quando si parla di lei: la Ministra talebana!). Pensavamo che l&#8217;azione della Piattaforma Nazionale sulle Droghe sarebbe stata meno repressiva con il passaggio alle dipendenze del Ministero della Sanità, e invece no: le campagne hanno continuato ad essere allarmiste e l&#8217;azione della magistratura e della polizia è addirittura peggiorata. In questo momento in Spagna ci sono più detenuti che mai; e la maggior parte di queste persone sono in carcere per delitti legati alle droghe, o meglio, per traffico di droga oppure per reati minori al fine di procurarsi il denaro per la droga, reati commessi nell&#8217;ambito di ambienti marginalizzati. In sintesi, in questo momento le prigioni spagnole sono più sature rispetto a qualsiasi altro periodo delle nostra storia e annualmente vengono comminate più sanzioni pecuniarie per detenzione personale che nell&#8217;ultimo anno del Governo di centro-destra di Aznar. L&#8217;attuale Governo ci ha detto chiaramente che attualmente fra le sue priorità non vi è alcuna riforma delle politiche sulle droghe; c&#8217;è una pressione mediatica molto forte da parte degli organi di informazione più conservatori che cercano di raccogliere un certo consenso allarmista che l&#8217;esecutivo non ha intenzione di controbattere, ed il Governo ha lasciato intendere molto chiaramente che siamo noi quelli che dovranno mettere al centro dell&#8217;agenda politica la questione droghe affinché possa essere affrontata. Abbiamo poco tempo poiché ciò deve avvenire all&#8217;inizio della legislatura affinché l&#8217;esecutivo possa poi assorbire tutte le eventuali critiche, e affinché il tutto si stabilizzi e venga dimenticato quando il mandato del Governo volgerà al termine. Non faranno niente negli ultimi due anni di legislatura perché per loro si tratta di una questione di forte imbarazzo. Quindi questo lavoro va fatto ora. Purtroppo in questo momento non abbiamo sufficienti forze per riuscire a convincere il Partito Socialista a modificare la sua politica. Riponiamo maggiori aspettative nel campo giudiziario: siamo riusciti ad ottenere che i club siano accettati, ed è su questo fronte che speriamo di creare le basi, un po&#8217; alla volta, per una regolamentazione di fatto, attraverso la giurisprudenza, dell&#8217;auto-coltivazione di cannabis che possa essere poi applicata anche alle altre sostanze; oppio e funghi. Anche per queste sostanze l&#8217;obiettivo è quello della coltivazione in un luogo privato, per un gruppo di persone maggiorenni già consumatrici e senza scopo di lucro. E questo può consentire di creare anche posti di lavoro, come già è avvenuto per i club della cannabis, con tutte le coperture assicurative esattamente come per qualsiasi altra occupazione; inoltre c&#8217;è la richiesta di alcune persone di poter costituire un club per il consumo di sostanze psicotrope varie con l&#8217;obiettivo di poter acquistare collettivamente sostanze difficili da reperire. Su questo fronte possiamo aspettarci qualche passo avanti, ma di sicuro il Governo spagnolo non sarà il promotore di nessuna riforma.</p>
<p><strong>Un&#8217;ultima domanda sulla stampa. Quali sono i giornali spagnoli che, non dico appoggino, ma per lo meno non si schierano contro le posizioni antiproibizioniste?</strong><br />
La maggior parte dei mezzi di informazione più importanti hanno accordi con la Piattaforma Nazionale sulle Droghe per diffondere le sue campagne e per pubblicare determinate notizie. Per quello che riguarda la carta stampata a pagamento, solo &#8216;Publico&#8217; (un piccolo quotidiano) ha una linea più o meno antiproibizionista senza però alzare troppo i toni. &#8216;El Pais&#8217; è la “voce”del Governo. Gli altri ci sono pregiudizialmente contro. È curioso il fatto che ci appoggino i giornali gratuiti che vengono distribuiti per strada e nelle stazioni (&#8216;20 minutos&#8217;, &#8216;Metro&#8217;, &#8216;ADN&#8217;, ecc) che sono diretti ad un pubblico più giovane, che sono molto diffusi nelle grandi città, e che in alcuni casi hanno una tiratura maggiore dei quotidiani tradizionali; ecco, questi di solito ci sostengono, parlano delle nostre iniziative e grazie a loro abbiamo buone possibilità di far sentire la nostra presenza.</p>
<p><strong>E El Periodico de Catalunya e La Vanguardia che sono considerati giornali progressisti?</strong><br />
Il primo è un piccolo quotidiano a diffusione regionale che non si sbilancia troppo; mentre al secondo importa solo compiacere al potere, anche se magari pubblica qualche nostro comunicato. Ma entrambi non sono antiproibizionisti. Sono stati favorevoli alla cannabis terapeutica ma niente di più.</p>
<p><em>Si ringrazia PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) per la collaborazione</em></p>
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