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	<title>protezionismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/protezionismo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "protezionismo"</description>
	<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 20:36:23 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La petizione dei fabbricanti di candele]]></title>
<link>http://econpolgiur.wordpress.com/2009/11/09/la-petizione-dei-fabbricanti-di-candele/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 12:45:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>lawandeconomics</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ai signori membri della Camera dei deputati. Signori, voi siete sulla buona strada respingendo le te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" title="candles" src="http://www.cottagestillroom.com/images/RomanticCandle1.jpg" alt="" width="85" height="129" />Ai signori membri della Camera dei deputati.</p>
<div>Signori, voi siete sulla buona strada respingendo le teorie astratte. L’abbondanza e il buon mercato vi toccano poco. Vi date pensiero anzi tutto della sorte del produttore; lo volete liberare dalla concorrenza straniera: in una parola voi volete che il mercato nazionale sia riservato al lavoro nazionale.<br />
Noi intendiamo offrirvi una bella occasione di applicare la vostra&#8230; (Come diremo? Teoria? No, nulla è più ingannevole della teoria. Dottrina, sistema, principio? Ma voi non amate le dottrine, avete orrore dei sistemi, e quanto ai principi, dichiarate che in economia sociale non ce n’è affatto. Diremo dunque&#8230;) la vostra pratica, pratica senza teoria e senza principi.<br />
Noi sopportiamo l’intollerabile concorrenza di un rivale straniero che è posto, a quel che pare, in condizioni totalmente superiori alle nostre per la produzione della luce; che ne inonda il nostro mercato nazionale a un prezzo favolosamente basso; giacché, non appena si mostra, la nostra vendita cessa; tutti i consumatori si rivolgono a lui, e un ramo dell’industria francese, le diramazioni del quale sono infinite, è tutt’a un tratto colpito dal più assoluto ristagno.</div>
<div>&#8212;-</div>
<div>Leggi il resto <a href="http://www.extrema-ratio.org/drupal/?q=node/15" target="_blank">qui</a>.</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il prossimo passo è la dogana]]></title>
<link>http://pdobama.wordpress.com/2009/09/30/il-prossimo-passo-e-la-dogana/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 14:55:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>redazionepdobama</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il governo italiano considera un problema “rilevante” la partecipazione della società spagnola Telef]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/oODisCdWnf8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/oODisCdWnf8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<blockquote><p>Il governo italiano considera un problema “rilevante” la partecipazione della società spagnola Telefónica in Telco, la finanziaria che controlla il 24,5 per cento di Telecom Italia. Secondo il viceministro allo sviluppo economico, Paolo Romani, Telecom dovrà risolvere questo problema per garantire l’italianità delle sue infrastrutture. Le parole di Romani confermano la posizione protezionista e preoccupante del governo italiano.</p></blockquote>
<p style="text-align:right;">El Pais, via <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=7068" target="_blank">Internazionale</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Scenari di ripresa economica]]></title>
<link>http://nafop.wordpress.com/2009/09/30/scenari-di-ripresa-economica/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:37:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>cosimoandretta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fonte: www.sanmarinokey.com Risulta probabilmente evidente agli occhi dei nostri lettori che i consu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1330" class="wp-caption alignleft" style="width: 320px"><img class="size-full wp-image-1330" title="Mondo_soldi" src="http://nafop.wordpress.com/files/2009/09/mondo_soldi.jpg" alt="Fonte: www.sanmarinokey.com" width="310" height="232" /><p class="wp-caption-text">Fonte: www.sanmarinokey.com</p></div>
<p>Risulta probabilmente evidente agli occhi dei nostri lettori che i consulenti finanziari sono attenti ed a volte preoccupati di capire come decriptare i segnali contraddittori che i mercati stanno inviando in questo periodo di crisi e soprattutto di utilizzarli nel contesto di valide strategie di allocazione del risparmio. In realtà i dati che arrivano dal mondo della produzione ci inducono ad essere cautamente ottimisti su una ripresa, peraltro non esplosiva, dell&#8217;economia.</p>
<p>D&#8217;altro canto, i timori di una disoccupazione crescente che miete perdita di posti di lavori in Occidente (e non solo) controbilancia in negativo quei segnali altrimenti incoraggianti. Il problema risiede in una sorta di &#8220;nodo&#8221; keynesiano ovvero lo stimolo dei consumi, componente della domanda che più preoccupa, in presenza di una perdita di potere d&#8217;acquisto generalizzata, dovuta appunto a un monte salari che non sta dietro all&#8217;offerta di beni e servizi.</p>
<p>Come alcuni colleghi hanno già evidenziato, la leva monetaria è stata utilizzata globalmente in maniera consistente e a dispetto di tutte le convinzioni della maggioranza degli economisti che negli ultimi decenni vedevano nell&#8217;inflazione il nemico da battere, piuttosto che lo spettro da esorcizzare.</p>
<p>Il ricorso ad una energica leva fiscale sottoforma di iniezioni consistenti di spesa pubblica sarebbe invece difficilmente spendibile a causa dei grossi problemi dei bilanci statali, dovuti sia a deficit elevati sia a debiti pubblici a volte addirittura preoccupanti (caso Italia). In alternativa, un inasprimento eventuale della tassazione al fine della ridistribuzione del reddito disponibile non sarebbe un provvedimento ideale poiché peggiorerebbe il livello dei consumi che si vorrebbero invece ben piu&#8217; elevati di quelli attuali .</p>
<p>Come conseguenza di quanto enunciato, gli scenari che possiamo prefigurare a seconda delle azioni di politica ecomica che gli stati tenteranno di implementare per il superamento definitivo della crisi sono essenzialmente due : (1) ritorno alle politiche protezionistiche con l&#8217;inevitabile corollario di svalutazioni valutarie competitive oppure (2) messa in opera di organismi internazionali/sovranazionali di regolamentazione dei flussi economico finanziari.</p>
<p>La prima soluzione fu adottata durante la crisi degli anni trenta con davvero scarso successo mentre la seconda, magari auspicabile, non è stata ancora sperimentata in maniera convincente.</p>
<p>Un provvedimento necessario ed urgente, nel caso si optasse per la seconda soluzione, sarebbe quello di agire con immediatezza sulle asimmetrie attraverso la creazione di una rete informativa mondiale, accessibile a tutti in maniera semplice e trasparente. Un altro passo importante sarebbe quello di supervisionare costantemente e puntigliosamente le esigenze di liquidità internazionale e magari istituzionalizzare l&#8217;idea, già lanciata, di una bad bank internazionale al fine di ripulire bilanci e restituire certezze al mercato, ovviamente dettando regole chiare ed intransigenti sulle modalità di intervento nei settori interessati.</p>
<p>Altre misure potrebbero essere la creazione di agenzie internazionali per il sostengo alla microimpresa e, molto importante, un accordo per regolamentare equamente l&#8217;allocazione del risparmio mondiale allo scopo di ridurre i livelli debitori dei singoli stati, magari finanziando il tutto con la loro produzione reale. Anche consulenti finanziari possono svolgere un ruolo importante, di indirizzo oserei dire, nelle more delle decisioni che si adotteranno per migliorare il funzionamento dei mercati finanziari.</p>
<p><strong>Cosimo Andretta &#8211; Napoli</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[propagginazione - ragia]]></title>
<link>http://lemmarioenciclopedico.wordpress.com/2009/09/05/propagginazione-ragia/</link>
<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 22:42:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniobon</dc:creator>
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<description><![CDATA[propagginazióne,propagginazione, propàggine,propaggine, propago,propago, propàgulo o propàgolo,propa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>propagginazióne,propagginazione, propàggine,propaggine, propago,propago, propàgulo o propàgolo,propagulo_o_propagolo, propalare,propalare, propalazióne,propalazione, propano,propano, propanòlo,propanolo, propantelina,propantelina, proparossìtono,proparossitono, pròpe,prope, propedèutica,propedeutica, propedèutico,propedeutico, propellènte,propellente, propèllere,propellere, propèndere,propendere, propène,propene, propensióne,propensione, propènso,propenso, properdina,properdina, propergòlo,propergolo, properispòmeno,properispomeno, property tax,property_tax, propfan,propfan, propilammina,propilammina, propile,propile, propilèn-cloridrina,propilen_cloridrina, propilèn-cloruro,propilen_cloruro, propilène,propilene, propilenglìcol,propilenglicol, propilèn-òssido,propilen_ossido, propilèo,propileo, propìlico,propilico, propilite,propilite, propilitizzazióne,propilitizzazione, propìl-tiouracile,propil_tiouracile, propina,propina, propinare,propinare, propìnquo,propinquo, propionato,propionato, propiònico,propionico, propitèco,propiteco, propiziare,propiziare, propiziatòrio,propiziatorio, propiziazióne,propiziazione, propìzio,propizio, proplastìdio,proplastidio, proplàtino,proplatino, Proplicastòmati,proplicastomati, proponènte,proponente, proponìbile,proponibile, proponiménto,proponimento, propórre,proporre, proporzionale,proporzionale, proporzionalità,proporzionalita, proporzionaménto,proporzionamento, proporzionare,proporzionare, proporzionato,proporzionato, proporzióne,proporzione, propòsito,proposito, proposizióne,proposizione, propossifène,propossifene, propósta,proposta, propósto (participio passato),proposto1, propósto (sostantivo),proposto2, propranolòlo,propranololo, propretóre,propretore, propretura,propretura, proprietà,proprieta, proprietàrio,proprietario, pro-principia,pro_principia, pròprio,proprioyy, propriocettóre,propriocettore, propugnàcolo,propugnacolo, propugnare,propugnare, propulsare,propulsare, propulsióne,propulsione, propulsivo,propulsivo, propulsóre,propulsore, propulsus,propulsus, proquestóre,proquestore, pròra,prora, pro rata,pro_rata, prorettóre,prorettore, pròroga,proroga, prorogare,prorogare, prorogatio imperii,prorogatio_imperii, prorómpere,prorompere, pròsa,prosa, prosaicità,prosaicita, prosàico,prosaico, prosàpia,prosapia, prosàstico,prosastico, prosatóre,prosatore, Prosàuri,prosauri, Prosauròpodi,prosauropodi, proscènio,proscenio, proscillaridina,proscillaridina, Proscìmmie,proscimmie, prosciògliere,prosciogliere, prosciogliménto,proscioglimento, prosciugaménto,prosciugamento, prosciugare,prosciugare, prosciutto,prosciutto, proscritto,proscritto, proscrìvere,proscrivere, proscrizióne,proscrizione, prosécco,prosecco, prosecutivo,prosecutivo, prosecuzióne,prosecuzione, proseguire,proseguire, proselitismo,proselitismo, proselitista,proselitista, prosèlito,proselito, prosencèfalo o proencèfalo,prosencefalo_o_proencefalo, prosènchima,prosenchima, prosettóre,prosettore, prosièguo,prosieguo, prosillogismo,prosillogismo, prosinodale,prosinodale, pròsit,prosit, proskýn\f4~e\f0~sis,proskynesis, Prosobranchi,prosobranchi, prosodìa,prosodia, prosòdico,prosodico, prosodista,prosodista, pro soluto,pro_soluto, pro solvendo,pro_solvendo, prosòma,prosoma, prosopite,prosopite, prosopografìa,prosopografia, prosopopèa,prosopopea, prospaltèlla,prospaltella, prosperare,prosperare, prosperévole,prosperevole, prosperità,prosperita, pròspero (aggettivo),prospero1, pròspero (sostantivo),prospero2, prosperóso,prosperoso, prospettare,prospettare, prospèttico,prospettico, prospettiva,prospettiva, prospettivismo,prospettivismo, prospettività,prospettivita, prospettivo,prospettivo, prospètto,prospetto, prospezióne,prospezione, prospiciènte,prospiciente, prossenèta,prosseneta, prossenètico,prossenetico, prossenetismo,prossenetismo, prossenìa,prossenia, pròsseno,prosseno, prossimale,prossimale, prossimità,prossimita, pròssimo,prossimo, prostaciclina,prostaciclina, prostafèresi,prostaferesi, prostaglandina,prostaglandina, pròstata,prostata, prostatectomìa,prostatectomia, prostàtico,prostatico, prostatite,prostatite, prostatocistite,prostatocistite, prostatovescicolectomìa,prostatovescicolectomia, prostèndere,prostendere, prosternare,prosternare, prostèrnere,prosternere, pròstesi,prostesi, prostètico,prostetico, Prostìgmati,prostigmati, pròstilo,prostilo, pròstion,prostion, prostituire,prostituire, prostituta,prostituta, prostituzióne,prostituzione, prostòmio,prostomio, prostrare,prostrare, prostrato,prostrato, prostrazióne,prostrazione, prosumer,prosumer, prosuòcero,prosuocero, protagonismo,protagonismo, protagonista,protagonista, protalizzazióne,protalizzazione, protallo,protallo, protammina,protammina, pròtar,protar, protargòlo,protargolo, pròtasi,protasi, Protea,protea, Proteàcee,proteacee, proteaginóse,proteaginose, proteasi,proteasi, Protefemèridi,protefemeridi, protèggere,proteggere, protèico,proteico, Protèidi,proteidi, proteifórme,proteiforme, proteina,proteina, proteinòsi,proteinosi, proteinoterapìa,proteinoterapia, proteinùria,proteinuria, proteismo,proteismo, protèle,protele, Protelitròpteri,protelitropteri, pro tempore,pro_tempore, protèndere,protendere, protensivo,protensivo, pròteo,proteo, proteoglicano,proteoglicano, Proteolepas,proteolepas, proteolisato,proteolisato, proteolisi,proteolisi, proteolìtico,proteolitico, Proteomissi o Proteomissidi,proteomissi_o_proteomissidi, Proterandri,proterandri, proterandrìa,proterandria, proteràndrico o proteràndro,proterandrico_o_proterandro, proteroginìa,proteroginia, proterogìnico o proterogìno,proteroginico_o_proterogino, Proteroglifi,proteroglifi, Proterospermòfori,proterospermofori, Proterosuchi,proterosuchi, Proterozòico,proterozoico, protèrvia,protervia, protèrvo,protervo, pròtesi,protesi, protéso,proteso, protèsta,protesta, protestante,protestante, protestantésimo,protestantesimo, protestàntico,protestantico, protestare,protestare, protestatàrio,protestatario, protestato,protestato, protèsto,protesto, protètico,protetico, protettivo,protettivo, protètto,protetto, protettorato,protettorato, protettóre,protettore, protettorìa,protettoria, Proteus,proteus, protezióne,protezione, protezionismo,protezionismo, protezionista,protezionista, Proti\f12~c\f0~, Stojan,protic_stojan, protide,protide, protidemìa,protidemia, pròtiro,protiro, Protisti,protisti, protistologìa,protistologia, proto-,proto_, pròto,proto, protoàntropo o protàntropo,protoantropo_o_protantropo, Protoartròpodi,protoartropodi, Protoatlàntico,protoatlantico, protoàttico,protoattico, protoattìnio,protoattinio, Protoblattoidèi,protoblattoidei, Protobranchi,protobranchi, protobranchia,protobranchia, protocanònico,protocanonico, protocèfalo,protocefalo, Protocefaloidèi,protocefaloidei, protocèle,protocele, Protoceratops,protoceratops, protocèrco,protocerco, protocèrebro,protocerebro, Protociliati,protociliati, Protococcàcee,protococcacee, Protocoleòtteri,protocoleotteri, protocollare (verbo),protocollare1, protocollare (aggettivo),protocollare2, protocòllo,protocollo, protocónca,protoconca, protocorìnzio,protocorinzio, Protodonati,protodonati, protodòrico,protodorico, Protodrilus,protodrilus, Protoemitteri,protoemitteri, protofillo,protofillo, protofilosofìa,protofilosofia, protofìsico,protofisico, Protòfite,protofite, protogalàssia,protogalassia, Protogasteròpodi,protogasteropodi, protogeològico,protogeologico, protogeomètrico,protogeometrico, protogònio,protogonio, protoitaliòta,protoitaliota, protokilòlo,protokilolo, Protolepidofitali,protolepidofitali, protolìngua,protolingua, protologìa,protologia, protomàrtire,protomartire, Protomastìgidi,protomastigidi, pròtome,protome, protomèdico,protomedico, Protomediterrànei,protomediterranei, Protomeduse,protomeduse, protomerite,protomerite, Protomonadini,protomonadini, protomorfismo,protomorfismo, protomòrfo,protomorfo, protomotèca,protomoteca, Proton,proton, protóne,protone, protonefrìdio,protonefridio, protonèma,protonema, protònico (fisica),protonico1, protònico (linguistica),protonico2, protoninfa,protoninfa, protonotàrio,protonotario, protopàtico,protopatico, Protoperlari,protoperlari, protopianèta,protopianeta, Protopitiali,protopitiali, protoplasma,protoplasma, protoplasmàtico,protoplasmatico, protopòdio,protopodio, protopodite,protopodite, protòpodo,protopodo, Protopopov, Aleksandr Dmitrievi\f7~c\f0~,protopopov_aleksandr_dmitrievic, protoporfirìa,protoporfiria, protorace,protorace, protoromàntico,protoromantico, Protorosàuri,protorosauri, Protortòtteri,protortotteri, protoscòlice,protoscolice, protoscrinàrio,protoscrinario, protosebaste,protosebaste, Protosignati,protosignati, protosincrotróne,protosincrotrone, protosòma,protosoma, protospasmo,protospasmo, protospatàrio,protospatario, Protospongia,protospongia, protòssido,protossido, protostèle,protostele, protostélla,protostella, Protòstomi,protostomi, protostòria,protostoria, Protosuchi,protosuchi, Prototèri,prototeri, prototèsi,prototesi, protòtipo,prototipo, prototipògrafo,prototipografo, protòtroco,prototroco, protòttero,protottero, protovertebrale,protovertebrale, protoxilèma,protoxilema, Protozòi,protozoi, protozoologìa,protozoologia, protrarre,protrarre, protràttile,protrattile, protrèptico,protreptico, protrèttico,protrettico, Protriclàdidi,protricladidi, protrombina,protrombina, protrùdere,protrudere, protrusióne,protrusione, protruso,protruso, protuberanza,protuberanza, protuberare,protuberare, Pròturi,proturi, protutèla,protutela, protutóre,protutore, proustite,proustite, pròva,prova, provacircùiti,provacircuiti, provare,provare, provato,provato, provatura,provatura, provèccio,proveccio, provènda,provenda, proveniènza,provenienza, provenire,provenire, provènto,provento, proventrìcolo,proventricolo, proventrìglio,proventriglio, provenzale,provenzale, provenzaleggiante,provenzaleggiante, provenzalismo,provenzalismo, provenzalista,provenzalista, proverbiale,proverbiale, proverbiare,proverbiare, provèrbio,proverbio, provése,provese, provétta,provetta, provètto,provetto, provianda,provianda, provicàrio,provicario, provider,provider, provìncia,provincia, provinciale,provinciale, provincialismo,provincialismo, provino,provino, provisino,provisino, provitamina,provitamina, pròvo,provo, provocare,provocare, provocatio ad populum,provocatio_ad_populum, provocatóre,provocatore, provocatòrio,provocatorio, provocazióne,provocazione, pròvola,provola, provolóne,provolone, provvedére,provvedere, provvediménto,provvedimento, provveditorato,provveditorato, provveditóre,provveditore, provvidènza,provvidenza, provvidenziale,provvidenziale, pròvvido,provvido, provvigióne,provvigione, provvisionale,provvisionale, provvisionare,provvisionare, provvisióne,provvisione, provvisorietà,provvisorieta, provvisòrio,provvisorio, provvista,provvista, provvisto,provvisto, prozìo,prozio, pròzio,prozio_1, prua,prua, prude,prude, prudènte,prudente, prudènza,prudenza, prudenziale,prudenziale, prùdere,prudere, pruderie,pruderie, prudóre,prudore, prueggiare,prueggiare, pruéggio,prueggio, prugna,prugna, prugno,prugno, prùgnola,prugnola, prùgnolo,prugnolo, prugnòlo,prugnolo_1, pruina,pruina, pruinóso,pruinoso, pruna,pruna, prunàio,prunaio, prunèlla,prunella, Prunèllidi,prunellidi, prunéto,pruneto, pruno,pruno, prunolaurasina,prunolaurasina, Prunus,prunus, prurìgine,prurigine, pruriginóso,pruriginoso, prurigo,prurigo, prurire,prurire, prurito,prurito, prussianésimo,prussianesimo, prussiano,prussiano, prussiato,prussiato, prùssico,prussico, PS (sigla automobilistica),ps_2, P.S.,p_s_, psalmodìa,psalmodia, Psammètico (tiranno di Corinto),psammetico_1, psammite,psammite, psammo-,psammo_, psammòdromo,psammodromo, Psammòfite,psammofite, psammografìa,psammografia, psàmmon,psammon, psarisòmo,psarisomo, pschent,pschent, psefite,psefite, psefìtico,psefitico, Pselàfidi,pselafidi, Pselafògnati,pselafognati, Psephurus,psephurus, Pseudalopex,pseudalopex, Pseudanòstraci,pseudanostraci, pseudàntico,pseudantico, pseudànzia,pseudanzia, pseudèmide,pseudemide, pseudo-,pseudo_, pseudoaccoppiaménto,pseudoaccoppiamento, pseudoacusìa,pseudoacusia, pseudoagglutinazióne,pseudoagglutinazione, pseudoallucinazióne,pseudoallucinazione, pseudoalògeni,pseudoalogeni, pseudoangina,pseudoangina, pseudoartròsi,pseudoartrosi, pseudobócca,pseudobocca, pseudobrànchia,pseudobranchia, pseudobrookite,pseudobrookite, pseudocefaloematòma,pseudocefaloematoma, pseudocèle o pseudocelòma,pseudocele_o_pseudoceloma, Pseudocelomati,pseudocelomati, pseudocelomato,pseudocelomato, Pseudocheirus,pseudocheirus, pseudocisti,pseudocisti, pseudocolinesterasi,pseudocolinesterasi, pseudocomunità,pseudocomunita, pseudoconcètto,pseudoconcetto, pseudocrùp,pseudocrup, pseudocùpola,pseudocupola, Pseudodiadema,pseudodiadema, Pseudodifflugia,pseudodifflugia, pseudodìptero,pseudodiptero, pseudodominanza,pseudodominanza, pseudoepifragma,pseudoepifragma, pseudoepigràfico o pseudepigràfico,pseudoepigrafico_o_pseudepigrafico, pseudoepìgrafo o pseudepìgrafo,pseudoepigrafo_o_pseudepigrafo, pseudoermafroditismo,pseudoermafroditismo, Pseudofillìdei,pseudofillidei, pseudofrequènza,pseudofrequenza, pseudogamìa,pseudogamia, pseudogeyser,pseudogeyser, pseudogótta,pseudogotta, pseudogruppo,pseudogruppo, Pseudohaje,pseudohaje, pseudoimmàgine,pseudoimmagine, pseudoionóne,pseudoionone, pseudoipoparatiroidismo,pseudoipoparatiroidismo, Pseudoisidoriane, Decretali-,pseudoisidoriane_decretali_, pseudoisocromàtico,pseudoisocromatico, pseudoistruzióne,pseudoistruzione, pseudolinguàggio,pseudolinguaggio, pseudomàcchia,pseudomacchia, pseudomembrana,pseudomembrana, Pseudomonas,pseudomonas, pseudomónta,pseudomonta, pseudomorfòsi,pseudomorfosi, Pseudomyrma,pseudomyrma, pseudònimo,pseudonimo, Pseudonotòstraci,pseudonotostraci, pseudoolite,pseudoolite, pseudooperazióne,pseudooperazione, pseudoparàlisi,pseudoparalisi, pseudoparènchima,pseudoparenchima, pseudopècora,pseudopecora, pseudoperiòdico,pseudoperiodico, pseudoperìodo,pseudoperiodo, pseudoperìptero,pseudoperiptero, pseudopèste,pseudopeste, psèudopo,pseudopo, pseudopòdio,pseudopodio, pseudopterostigma,pseudopterostigma, pseudoràbbia,pseudorabbia, Pseudorca,pseudorca, pseudoscalare,pseudoscalare, Pseudoscorpióni,pseudoscorpioni, pseudosfèra,pseudosfera, Pseudosferiali,pseudosferiali, pseudosfèrico,pseudosferico, pseudosimmètrico,pseudosimmetrico, pseudostrato,pseudostrato, Pseudosuchi,pseudosuchi, pseudotabe,pseudotabe, pseudotubercolòsi,pseudotubercolosi, pseudovòlta,pseudovolta, pseudovulcànico,pseudovulcanico, pseudovulcano,pseudovulcano, pseudoxantòma,pseudoxantoma, Pseudoxiphophorus,pseudoxiphophorus, psi,psi, psi, effètto-,psi_effetto_, psicagogìa,psicagogia, psicagògico,psicagogico, psicagògo,psicagogo, psicanàlisi o psicoanàlisi,psicanalisi_o_psicoanalisi, psicanalista o psicoanalista,psicanalista_o_psicoanalista, psicanalìtico o psicoanalìtico,psicanalitico_o_psicoanalitico, psicanalizzare,psicanalizzare, psicastenìa,psicastenia, psicastènico,psicastenico, psiche (psicologia e filosofia),psiche1, psiche (arredamento),psiche2, psichedèlico,psichedelico, psichiatra,psichiatra, psichiatrìa,psichiatria, psichiàtrico,psichiatrico, psìchico,psichico, Psìchidi,psichidi, psico-,psico_, psicoacùstica,psicoacustica, psicoanalèttico,psicoanalettico, psicobiologìa,psicobiologia, psicochirurgìa,psicochirurgia, psicocinèsi,psicocinesi, psicocrìtica,psicocritica, psicodiagnòstica,psicodiagnostica, Psicòdidi,psicodidi, psicodinàmica,psicodinamica, psicodinàmico,psicodinamico, psicodislèttico,psicodislettico, psicodramma,psicodramma, psicofàrmaco,psicofarmaco, psicofìsica,psicofisica, psicofìsico,psicofisico, psicofisiologìa,psicofisiologia, psicogalvànico,psicogalvanico, psicogènesi,psicogenesi, psicografìa,psicografia, psicogràfico,psicografico, psicògrafo,psicografo, psicogramma,psicogramma, psicolessìa,psicolessia, psicolèttico,psicolettico, psicolinguìstica,psicolinguistica, psicologìa,psicologia, psicològico,psicologico, psicologismo,psicologismo, psicologista,psicologista, psicòlogo,psicologo, psicometrìa,psicometria, psicomètrico,psicometrico, psicomotóre,psicomotore, psiconevròsi o psiconeuròsi,psiconevrosi_o_psiconeurosi, psiconevròtico o psiconeuròtico,psiconevrotico_o_psiconeurotico, psiconòmico,psiconomico, psicopatìa,psicopatia, psicopàtico,psicopatico, psicopatologìa,psicopatologia, psicopedagogìa,psicopedagogia, psicòsi,psicosi, psicosomàtico,psicosomatico, psicostasìa,psicostasia, psicostimolante,psicostimolante, psicotècnica,psicotecnica, psicotècnico,psicotecnico, psicoterapèuta,psicoterapeuta, psicoterapèutico,psicoterapeutico, psicoterapìa,psicoterapia, psicoteràpico,psicoterapico, psicoterapista,psicoterapista, psicòtico,psicotico, psicotònico,psicotonico, psicròfilo,psicrofilo, psicromètrico,psicrometrico, psicròmetro,psicrometro, psictère,psictere, Psìllidi,psillidi, psìllio,psillio, Psiloceras,psiloceras, psilocibina,psilocibina, Psilofitali,psilofitali, psilomelano,psilomelano, Psilophyton,psilophyton, Psilòpside,psilopside, psilòsi,psilosi, Psilotali,psilotali, Psilotòpside,psilotopside, Psilotum,psilotum, Psithyrus,psithyrus, Psittàcidi,psittacidi, Psittacifórmi,psittaciformi, psittacismo,psittacismo, psittacòsi,psittacosi, psòas,psoas, Psocomòrfi,psocomorfi, Psocòtteri,psocotteri, Psofiidi,psofiidi, psofometrìa,psofometria, psofomètrico,psofometrico, psofòmetro,psofometro, psorìasi,psoriasi, Psoròptidi,psoroptidi, pss,pss, Pteranodon,pteranodon, Pteràspidi,pteraspidi, Pteridali,pteridali, pteridina,pteridina, Pteridium,pteridium, Pteridòfite,pteridofite, Pteridospèrme,pteridosperme, pterìgio,pterigio, pterigoidèo,pterigoideo, pterigo-palatino,pterigo_palatino, pterigopòdio,pterigopodio, Pterigòti,pterigoti, pterìlio,pterilio, pterilòsi,pterilosi, pterina,pterina, Pteriomòrfi,pteriomorfi, ptèrion,pterion, Pteris,pteris, ptero- o -ptero,ptero__o__ptero, Pterobranchi,pterobranchi, Pterocarya,pterocarya, Pteròclidi,pteroclidi, Pterodàttili,pterodattili, Pterofòridi,pteroforidi, pteroglòsso,pteroglosso, pteròide,pteroide, pteroilglutàmmico,pteroilglutammico, Pteromys,pteromys, Pteronotus,pteronotus, Pteronura,pteronura, Pteròpidi,pteropidi, ptèropo,pteropo, Pteròpodi,pteropodi, Pteròpside,pteropside, Pterosagitta,pterosagitta, Pterosàuri,pterosauri, Pterosticus,pterosticus, pterostigma,pterostigma, pteròtico,pterotico, Pterotrachea,pterotrachea, Pterygotus,pterygotus, ptialina,ptialina, ptialismo,ptialismo, pticocisti,pticocisti, Pticodattiari,pticodattiari, Pticopàridi,pticoparidi, pticozòon,pticozoon, Ptictodontidi,ptictodontidi, ptigmàtico,ptigmatico, Ptilocercus,ptilocercus, Ptilodontoidèi,ptilodontoidei, Ptilogonàtidi,ptilogonatidi, ptilonorinco,ptilonorinco, Ptìnidi,ptinidi, ptomaina,ptomaina, ptòsi,ptosi, Ptychites,ptychites, Ptychodus,ptychodus, Ptychoparia,ptychoparia, puàh,puah, pub,pub, pùbblica,pubblica, pubblicano,pubblicano, pubblicare,pubblicare, pubblicazióne,pubblicazione, pubblicismo,pubblicismo, pubblicista,pubblicista, pubblicìstica,pubblicistica, pubblicìstico,pubblicistico, pubblicità,pubblicita, pubblicitàrio,pubblicitario, pùbblico,pubblico, pube,pube, puberale,puberale, pùbere,pubere, pubertà,puberta, pubescènte,pubescente, pubescènza,pubescenza, pùbico,pubico, publica honestas,publica_honestas, public company,public_company, publiciano,publiciano, public relations,public_relations, public school,public_school, Puccinia,puccinia, puck,puck, puddellàggio o pudellàggio,puddellaggio_o_pudellaggio, puddellare o pudellare,puddellare_o_pudellare, pudding,pudding, puddinga,puddinga, pudèndo,pudendo, pudgala,pudgala, pudibóndo,pudibondo, pudicìzia,pudicizia, pudico,pudico, pudóre,pudore, Pudu,pudu, pueblo,pueblo, pueblo-andide,pueblo_andide, puericultóre,puericultore, puericultrice,puericultrice, puericultura,puericultura, puerile,puerile, puerilità,puerilita, puerìzia,puerizia, puerocentrismo,puerocentrismo, puèrpera,puerpera, puerperale,puerperale, puerpèrio,puerperio, puff,puff, pugilato,pugilato, pùgile,pugile, pugilìstico,pugilistico, pùgio,pugio, pùglia,puglia, pugliése,pugliese, pugna,pugna, pugnace,pugnace, pugnalare,pugnalare, pugnalata,pugnalata, pugnale,pugnale, pugnare,pugnare, pùgnere,pugnere, pugno,pugno, puh,puh, puisard,puisard, p\f4~u\f0~ja,puja, puku,puku, pula (agricoltura),pula1, pulce,pulce, pulcèlla o pulzèlla,pulcella_o_pulzella, pulcellàggio o pulzellàggio,pulcellaggio_o_pulzellaggio, pulcesécca,pulcesecca, pulciàio,pulciaio, pulcinàio,pulcinaio, pulcinèlla,pulcinella, pulcinèlla di mare,pulcinella_di_mare, pulcinellata,pulcinellata, pulcino,pulcino, pulcióso,pulcioso, pulédro,puledro, puléggia,puleggia, puléggio o pulézzo,puleggio_o_pulezzo, pulésco,pulesco, pulimentare,pulimentare, puliménto,pulimento, pulire,pulire, pulita,pulita, pulitézza,pulitezza, pulito,pulito, pulitóre,pulitore, pulitrice,pulitrice, pulitura,pulitura, pulizìa,pulizia, pullàrio,pullario, pùllman,pullman, pulloròsi,pullorosi, pullover,pullover, pull strategy,pull_strategy, pullulare,pullulare, pulménto,pulmento, pulmino,pulmino, Pulmonaria,pulmonaria, pulp,pulp, pulpite,pulpite, pùlpito,pulpito, pulque,pulque, puls (gastronomia),puls, puls (moneta),puls_1, pulsante,pulsante, pulsantièra,pulsantiera, pùlsar,pulsar, pulsare,pulsare, pulsàtile,pulsatile, Pulsatilla,pulsatilla, pulsatóre,pulsatore, pulsazióne,pulsazione, pulsióne,pulsione, pulsòmetro,pulsometro, pulsoreattóre,pulsoreattore, pulvillo,pulvillo, pulvinar,pulvinar, pulvinare,pulvinare, pulvino,pulvino, pulviscolare,pulviscolare, pulvìscolo,pulviscolo, pum o pùnfete,pum_o_punfete, puma,puma, pummaròla,pummarola, pumpellyite,pumpellyite, puna,puna, punaniano,punaniano, punch,punch punch_1, puncheon,puncheon, punching-bag,punching_bag, punching-ball,punching_ball, punen,punen, pùngere,pungere, pungiglióne,pungiglione, pungitóio,pungitoio, pungitòpo,pungitopo, pungolare,pungolare, pùngolo,pungolo, punibilità,punibilita, Punica,punica, punìceo,puniceo, pùnico,punico, punire,punire, punitivo,punitivo, punizióne,punizione, puñj\f4~a\f0~bi,punjabi, punk,punk, punta,punta1 punta2, puntale,puntale, puntaménto,puntamento, puntapièdi,puntapiedi, puntare,puntare1 puntare2 puntare3, puntasécca,puntasecca, puntaspilli,puntaspilli, puntata,puntata1 puntata2 puntata3, puntato,puntato1 puntato2, puntatóre,puntatore, puntatrice,puntatrice, puntatura,puntatura, puntazza,puntazza, puntazzo,puntazzo, punteggiare,punteggiare, punteggiato,punteggiato, punteggiatura,punteggiatura, puntéggio,punteggio, puntellaménto,puntellamento, puntellare,puntellare, puntèllo,puntello, punterìa,punteria, punteruòlo,punteruolo, puntianak,puntianak, puntigliare,puntigliare, puntìglio,puntiglio, puntiglióso,puntiglioso, puntillismo,puntillismo, puntina,puntina, puntinatura,puntinatura, puntinismo,puntinismo, puntino,puntino, punto (sostantivo e avverbio),punto1, punto (verbo),punto2, puntolino,puntolino, puntóne,puntone, puntuale,puntuale, puntualità,puntualita, puntualizzare,puntualizzare, puntura,puntura, puntuto,puntuto, punzecchiare,punzecchiare, punzonare,punzonare, punzonatrice,punzonatrice, punzonatura,punzonatura, punzóne,punzone, pupa,pupa1 pupa2, pupàrio,pupario, puparo,puparo, pupàttola,pupattola, pupazza,pupazza, pupazzettista,pupazzettista, pupazzétto,pupazzetto, pupazzo,pupazzo, pupilla,pupilla, pupillare,pupillare1 pupillare2, pupillo,pupillo, Pupin, Michael Idvorsky,pupin_michael_idvorsky, pupinizzazióne,pupinizzazione, Pupipari,pupipari, pupìparo,pupiparo, pupo,pupo, Purbeckiano,purbeckiano, purché,purcheyy, purchessìa,purchessia, pure,pureyy, purè,pure_1, purézza,purezza, purga,purga, purgante,purgante, purgare,purgare, purgativo,purgativo, purgato,purgato, purgatòrio,purgatorio, purgatura,purgatura, purgazióne,purgazione, purgo,purgo, purificare,purificare, purificatóio o purificatòrio,purificatoio_o_purificatorio, purificazióne,purificazione, purillo,purillo, purina,purina, purino,purino, purismo,purismo, purista,purista, purità,purita, puritanésimo,puritanesimo, puritano,puritano, puro,puro, puromicina,puromicina, purosàngue,purosangue, purple ore,purple_ore, Purpura,purpura, purpùreo,purpureo, purpurite,purpurite, purtròppo,purtroppo, purulènto,purulento, purulènza,purulenza, purusartha,purusartha, pus,pus, push-ball,, pusher,pusher, push dozer,push_dozer, push-pull,push_pull, push strategy,push_strategy, pusigno,pusigno, pusillànime,pusillanime, pusillanimità,pusillanimita, pusillità,pusillita, pusillo,pusillo, pùstola,pustola, pustolòsi,pustolosi, pustolóso,pustoloso, puszta,puszta, putacaso,putacaso, putativo,putativo, puteale,puteale, puti,puti, pùtido,putido, putifèrio,putiferio, putipù,putipu, putire,putire, putizza,putizza, put of more,put_of_more, putre,putre, putrèdine,putredine, putrefare,putrefare, putrefazióne,putrefazione, putrèlla,putrella, putrescènte,putrescente, putrescina,putrescina, pùtrido,putrido, putridume,putridume, putrire,putrire, Putsch,putsch, putta,putta1 putta2, puttana,puttana, puttaneggiare,puttaneggiare, puttanésco,puttanesco, puttanière,puttaniere, putto (sostantivo),putto1, putto (aggettivo),putto2, puy (rilievo vulcanico),puy1, puzza,puzza, puzzare,puzzare, puzzle,puzzle, puzzo,puzzo, pùzzola,puzzola, puzzolènte,puzzolente, puzzonata,puzzonata, puzzóne,puzzone, PVC,pvc, pya-zat,pya_zat, Pycnodontifórmi,pycnodontiformi, Pygaster,pygaster, Pygathrix,pygathrix, pyràl,pyral, pyròs,pyros, Pyrosoma,pyrosoma, Pyrrhosoma,pyrrhosoma, Pyrrhuloxia,pyrrhuloxia, Pyrsonympha,pyrsonympha, Pyrus,pyrus, Pythium,pythium, pyu,pyu, q,qyy, qabb\f4~a\f0~lah,qabbalah, qadar,qadar, Qadesh,qadesh, qagan o kh\f4~a\f0~qan,qagan_o_khaqan, qais\f4~a\f0~riyya o kaisariya,qaisariyya_o_kaisariya, qam,qam, qan\f4~a\f0~’a,qanaa, qanat,qanat, Qara-n\f4~a\f0~ma,qara_nama, qa\f3~s\f0~ba,qasba, qa\f3~s\f0~ida,qasida, qa\f3~s\f0~r,qasr, qat’e&#8217;,qate, qaul,qaul, QCD,qcd, QED,qed, Qedusah,qedusah, qianqing,qianqing, qibla,qibla, qiddu\f7~s\f0~,qiddus, qi\f3~s\f0~as,qisas, q\f4~i\f0~stu,qistu, Q-metro,q_metro, qua (avverbio),qua1, qua (voce onomatopeica),qua2, quaccherismo,quaccherismo, quàcchero,quacchero, quadèrno,quaderno, quadra,quadra, quadràbile,quadrabile, quadragenàrio,quadragenario, quadragèsima,quadragesima, quadragèsimo,quadragesimo, Quadragèsimo Anno,quadragesimo_anno, quadrangolare,quadrangolare, quadràngolo,quadrangolo, quadrantale,quadrantale, quadrante,quadrante, quadrantectomìa,quadrantectomia, quadrantidi,quadrantidi, quadrare,quadrare, quadràtico,quadratico, quadratino,quadratino, quadrato (aggettivo),quadrato1, quadrato (sostantivo),quadrato2, quadratóne,quadratone, quadratrice,quadratrice, quadratura,quadratura, quadraturismo,quadraturismo, quadraturista,quadraturista, quadrellatura,quadrellatura, quadrèllo,quadrello, quadrerìa,quadreria, quadrétta,quadretta, quadrettare,quadrettare, quadrétto,quadretto, quadri-,quadri_, quàdrica,quadrica, quadricipitale,quadricipitale, quadricìpite,quadricipite, quàdrico,quadrico, quadricorrelatóre,quadricorrelatore, quadricromìa,quadricromia, quadricùspide,quadricuspide, quadridimensionale,quadridimensionale, quadriennale,quadriennale, quadriènnio,quadriennio, quadrìfido,quadrifido, quadrifòglio,quadrifoglio, quadrìfora,quadrifora, quadriga,quadriga, quadrìgamo,quadrigamo, quadrigàrio,quadrigario, quadrigato,quadrigato, quadrigeminismo,quadrigeminismo, quadrigèmino,quadrigemino, quadrìglia,quadriglia, quadrilàtero,quadrilatero, quadrilingue,quadrilingue, quadrilobato,quadrilobato, quadrìlobo,quadrilobo, quadrilustre,quadrilustre, quadrimèmbre,quadrimembre, quadrimestrale,quadrimestrale, quadrimèstre,quadrimestre, quadrimotóre,quadrimotore, quadrinòmio,quadrinomio, quadripartire,quadripartire, quadripartito,quadripartito1 quadripartito2, quadripètalo,quadripetalo, quadripòlo,quadripolo, quadripòrtico,quadriportico, quadrirème,quadrireme, quadrirotóre,quadrirotore, quadrisìllabo,quadrisillabo, quadrittòngo,quadrittongo, quadrivettóre,quadrivettore, quadrìvio,quadrivio, quadro (aggettivo),quadro1, quadro (sostantivo),quadro2, quadròtta,quadrotta, quadrùccio,quadruccio, quadrùmane,quadrumane, quadrumvirato o quadrunvirato,quadrumvirato_o_quadrunvirato, quadrùmviro o quadrùnviro,quadrumviro_o_quadrunviro, quadrùpede,quadrupede, quàdrupla,quadrupla, quadruplatóre,quadruplatore, quadruplétto,quadrupletto, quadruplicare,quadruplicare, quadrùplice,quadruplice, quàdruplo,quadruplo, quadrupolare,quadrupolare, quadrupòlo,quadrupolo, quaestio,quaestio, quaestiones perpetuae,quaestiones_perpetuae, quaestiones quodlibetales,quaestiones_quodlibetales, quagga,quagga, quaggiù,quaggiuyy, quàglia,quaglia, Quàglia, Ferdinando,quaglia_ferdinando, quagliare,quagliare, quagliaròlo,quagliarolo, quagliata,quagliata, quaglière,quagliere, quagliòdromo,quagliodromo, quagliottara,quagliottara, quài,quai, quai,quai_1, quairata,quairata, qualche,qualcheyy, qualchessìa,qualchessiayy, qualcòsa,qualcosayy, qualcuno,qualcunoyy, quale,qualeyy, qualìfica,qualifica, qualificare,qualificare, qualificativo,qualificativo, qualificato,qualificato, qualificazióne,qualificazione, qualità,qualita, qualitativo,qualitativo, qualóra,qualorayy, qualsìasi,qualsiasiyy, qualsisìa,qualsisia, qualsivòglia,qualsivogliayy, qualùnque,qualunqueyy, qualunquismo,qualunquismo, qualunquista,qualunquista, qualunquìstico,qualunquistico, qualvòlta,qualvoltayy, Quamoclit,quamoclit, quamquam,quamquam, quando,quandoyy, quàntico,quantico, quantificare,quantificare, quantificatóre,quantificatore, quantificazióne,quantificazione, quantile,quantile, quanti minoris,quanti_minoris, quantìstico,quantistico, quantità,quantita, quantitativo,quantitativo, quantizzare,quantizzare, quantizzazióne,quantizzazione, quanto (aggettivo e pronome),quanto1, quanto (avverbio),quanto2, quanto (sostantivo),quanto3, quantoché,quantoche, quantocromodinàmica o QCD,quantocromodinamica_o_qcd, quantoméno,quantomeno, quantum,quantum, quantùnque,quantunqueyy, quaranta,quaranta, quarantano,quarantano, quarantèna,quarantena, quarantènne,quarantenne, quarantènnio,quarantennio, quarantèsimo,quarantesimo, quarantina,quarantina, quarantino,quarantino, quarantóre,quarantore, quarantottata,quarantottata, quarantottésco,quarantottesco, quarantòtto,quarantotto, quare,quare, quarésima,quaresima, quaresimale,quaresimale, quaresimalista,quaresimalista, quark,quark, quarkonio,quarkonio, quarta,quarta, quartabuòno,quartabuono, quartana,quartana, quartarellismo,quartarellismo, quartaro,quartaro, quartaròla,quartarola, quartaròlo,quartarolo, quartazióne,quartazione, quartettista,quartettista, quartétto,quartetto, quàrtica,quartica, quartierato,quartierato, quartière,quartiere, quartiermastro,quartiermastro, quartiglière,quartigliere, quartìglio,quartiglio, quartile,quartile, quartina,quartina, quartino,quartino, quartiròlo,quartirolo, quarto,quarto, quartodecimani,quartodecimani, quartogènito,quartogenito, quarto potére,quarto_potere, quartùltimo,quartultimo, quarzìfero,quarzifero, quarzite,quarzite, quarzo,quarzo, quarzoarenite,quarzoarenite, quàsar,quasar, quasi,quasiyy, quasiabeliano,quasiabeliano, quasicontìnuo,quasicontinuo, quasicontratto,quasicontratto, quasicòrpo,quasicorpo, quasi delitto,quasi_delitto, quasigruppo,quasigruppo, quasi monéta,quasi_moneta, quasiovùnque,quasiovunque, quasi pàrroco,quasi_parroco, quasi possèsso,quasi_possesso, quasi reato,quasi_reato, quasi rèndita,quasi_rendita, quasiunifórme,quasiuniforme, quasi usufrutto,quasi_usufrutto, quàssia,quassia, quassina,quassina, quassù,quassuyy, quatèrna,quaterna, quaternàrio,quaternario, Quaternàrio,quaternario_1, quaternióne,quaternione, Quatremère, Ètienne-Marc,quatremere_etienne_marc, quatriduano,quatriduano, quatto,quatto, quattordicènne,quattordicenne, quattordicèsimo,quattordicesimo, quattórdici,quattordici, quattrinàio,quattrinaio, quattrino,quattrino, quattro,quattro, quattròcchi o quattr’òcchi,quattrocchi_o_quattrocchi, quattrocentésco,quattrocentesco, quattrocentèsimo,quattrocentesimo, quattrocentino,quattrocentino, quattrocentista,quattrocentista, quattrocènto,quattrocento, quattrocentosettanta,quattrocentosettanta, quattrocentovénti,quattrocentoventi, quattromila,quattromila, quattro tempora,quattro_tempora, quattuordecimani,quattuordecimani, quattuorviri,quattuorviri, quebracamina,quebracamina, quebrachina,quebrachina, quebracho,quebracho, quechua,quechua, Quedius,quedius, quégli,quegli, quéi,quei, Quelea,quelea, Quélen, Hyacinthe Louis, cónte di-,quelen_hyacinthe_louis_conte_di_, quéllo,quelloyy, quenching,quenching, quenelle,quenelle, quercéto,querceto, quèrcia,quercia, quercino,quercino, querciòla,querciola, quercitrina,quercitrina, Quercus,quercus, querèla,querela, querelare,querelare, querimònia,querimonia, quèrulo,querulo, querulomanìa,querulomania, quesito,quesito, quésti,questiyy, questionare,questionare, questionàrio,questionario, questióne,questione, quésto,questoyy, questóre,questore, quèstua,questua, questuare,questuare, questura,questura, questurino,questurino, quetzal,quetzal, qui,quiyy, quìa,quia, quichua,quichua, quid,quid, quiddità,quiddita, quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur,quidquid_recipitur_ad_modum_recipientis_recipitur, quiescènte,quiescente, quiescènza,quiescenza, quietanza,quietanza, quietanzare,quietanzare, quietare,quietare, quiète,quiete, quietismo,quietismo, quietista,quietista, quietìstico,quietistico, quièto,quieto, quilisma,quilisma, Quillaia,quillaia, quinàrio,quinario, quinato,quinato, quinci,quinci, quincónce o quincunce,quinconce_o_quincunce, quindecenvirato,quindecenvirato, quindecènviri,quindecenviri, quindi,quindiyy, quindicennale,quindicennale, quindicènne,quindicenne, quindicènnio,quindicennio, quindicèsimo,quindicesimo, quìndici,quindici, quindicina,quindicina, quindicinale,quindicinale, quindicino,quindicino, quinquagenàrio,quinquagenario, quinquagèsima,quinquagesima, quinquagèsimo,quinquagesimo, quinquaginta decisiones,quinquaginta_decisiones, Quinqueloculina,quinqueloculina, quinquenèrvio,quinquenervio, quinquennale o cinquennale,quinquennale_o_cinquennale, quinquènnio o cinquènnio,quinquennio_o_cinquennio, quinquerème,quinquereme, quinta,quinta, quintadècima,quintadecima, quintale,quintale, quinta malattìa,quinta_malattia, quintana (patologia),quintana1, quintana (sostantivo),quintana2, quintèrno,quinterno, quintessènza,quintessenza, quintessenziale,quintessenziale, quintétto,quintetto, quìntica,quintica, quintìglio,quintiglio, quintile,quintile, quinto (aggettivo),quinto, quinto (sostantivo),quinto_1, quintogènito,quintogenito, quinton,quinton, quintùltimo,quintultimo, quintuplicare,quintuplicare, quintùplice,quintuplice, quìntuplo,quintuplo, quipo o quipu,quipo_o_quipu, qui prò quò,qui_pro_quo, quirinalista,quirinalista, quiritàrio,quiritario, quirite,quirite, Quiriti,quiriti, quiritta,quiritta, quisquìlia,quisquilia, quissìmile,quissimile, quivi,quiviyy, quiz,quiz, quoc-ngu,quoc_ngu, quodlibet,quodlibet, quòkka,quokka, quòll,quoll, quondam,quondam, quòrum,quorum, quòta,quota, quotalite o quòta lite,quotalite_o_quota_lite, quotàmetro,quotametro, quotare,quotare, quotatura,quotatura, quotazióne,quotazione, quotidianità,quotidianita, quotidiano,quotidiano, quotista,quotista, quotità,quotita, quotizzare,quotizzare, quòto,quoto, quo vadis?,quo_vadis, quoziènte,quoziente, Qwerty,qwerty, r,ryy, rabàrbaro,rabarbaro, rabattino,rabattino, rabazza,rabazza, rabbaniti,rabbaniti, rabberciare,rabberciare, rabberciatura,rabberciatura, rabbi,rabbi, ràbbia,rabbia, rabbìnico,rabbinico, rabbinismo,rabbinismo, rabbino,rabbino, rabbióso,rabbioso, rabbit-stick,rabbit_stick, rabbittite,rabbittite, rabboccare,rabboccare, rabbócco,rabbocco, rabbonacciare,rabbonacciare, rabbonire,rabbonire, rabbrividire,rabbrividire, rabbruscare,rabbruscare, rabbuffare,rabbuffare, rabbuffo,rabbuffo, rabbuiare,rabbuiare, Rabdiasoidèi,rabdiasoidei, rabdite,rabdite, Rabditini,rabditini, rabditòide,rabditoide, Rabditoidèi o Rabditidi,rabditoidei_o_rabditidi, rabdo-,rabdo_, Rabdocèli,rabdoceli, rabdòma,rabdoma, rabdomante,rabdomante, rabdomàntico,rabdomantico, rabdomanzìa,rabdomanzia, rabdòmero,rabdomero, rabdomiòma,rabdomioma, rabdomiosarcòma,rabdomiosarcoma, Rabdoplèuridi,rabdopleuridi, rabdosòma,rabdosoma, rabelaisiano o rabelesiano,rabelaisiano_o_rabelesiano, rabésco,rabesco, rabicano,rabicano, ràbido,rabido, rabóso,raboso, ràbula,rabula, racanata,racanata, raccàggio,raccaggio, raccapezzare,raccapezzare, raccapricciare,raccapricciare, raccaprìccio,raccapriccio, raccare,raccare, raccartocciare,raccartocciare, raccattacicche,raccattacicche, raccattapalle,raccattapalle, raccattare,raccattare, raccenciare,raccenciare, raccerchiare,raccerchiare, raccertare,raccertare, racchetare,racchetare, racchétta (sostantivo),racchetta1, racchétta (militaria),racchetta2, ràcchio (botanica),racchio1, ràcchio (aggettivo),racchio2, racchiùdere,racchiudere, racciabattare,racciabattare, raccoccare,raccoccare, raccoglibiètole,raccoglibietole, raccògliere,raccogliere, raccogliménto,raccoglimento, raccogliòlio,raccogliolio, raccoglitìccio,raccogliticcio, raccoglitóre,raccoglitore, raccoglitrice,raccoglitrice, raccòlta,raccolta, raccòlto,raccolto, raccomandàbile,raccomandabile, raccomandare,raccomandare, raccomandata,raccomandata, raccomandatàrio,raccomandatario, raccomandato,raccomandato, raccomandatòrio,raccomandatorio, raccomandazióne,raccomandazione, raccomodare,raccomodare, racconciare,racconciare, racconsolare,racconsolare, raccontare,raccontare, raccónto,racconto, raccorciaménto,raccorciamento, raccorciare,raccorciare, raccordare,raccordare, raccorderìa,raccorderia, raccòrdo,raccordo, raccostare,raccostare, raccozzare,raccozzare, racemìfero,racemifero, racemizzazióne,racemizzazione, racèmo,racemo, racemóso,racemoso, racer,racer, rachi-,rachi_, rachialgìa,rachialgia, rachianestesìa,rachianestesia, Rachianèttidi,rachianettidi, rachicentèsi,rachicentesi, ràchide,rachide, rachidèo,rachideo, Rachiglòssi,rachiglossi, rachimetrìa,rachimetria, rachischisi,rachischisi, rachìtico,rachitico, rachìtide,rachitide, rachitismo,rachitismo, Rachìtomi,rachitomi, racimolare,racimolare, racìmolo,racimolo, rack,rack, racket,racket, racla,racla, Racofòridi,racoforidi, racquetare o racquietare,racquetare_o_racquietare, racquistare,racquistare, rad,rad, rada (geomorfologia),rada, rada (politica),rada_1, ràdar,radar, radaraltìmetro,radaraltimetro, radarastronomìa,radarastronomia, radarfaro,radarfaro, radariflettóre,radariflettore, radarisponditóre,radarisponditore, radarista,radarista, radarìstica,radaristica, radarmeteorologìa,radarmeteorologia, radarnavigazióne,radarnavigazione, radartachìmetro,radartachimetro, radarterapìa,radarterapia, raddensare,raddensare, raddobbare,raddobbare, raddòbbo,raddobbo, raddolciménto,raddolcimento, raddolcire,raddolcire, raddoppiaménto,raddoppiamento, raddoppiare,raddoppiare, raddóppio,raddoppio, raddótto,raddotto, raddrizzaménto,raddrizzamento, raddrizzare,raddrizzare, raddrizzatóre,raddrizzatore, raddrizzatrice,raddrizzatrice, raddrizzatura,raddrizzatura, raddurre,raddurre, radènte,radente, ràdere,radere, radiale (geometria, astronomia e altro),radiale1, radiale (anatomia e biologia),radiale2, radiante,radiante, radianza,radianza, radiare,radiare1 radiare2, Radiati o Raggiati,radiati_o_raggiati, radiativo,radiativo, radiato,radiato, radiatóre,radiatore, radiazióne (fisica e altro),radiazione1, radiazióne,radiazione2, ràdica,radica, radicale,radicale, radicaleggiare,radicaleggiare, radicalismo,radicalismo, radicalizzare,radicalizzare, radicando,radicando, radicare,radicare, radicchièlla,radicchiella, radìcchio,radicchio, radice,radice, radichétta,radichetta, radicìcolo,radicicolo, radicifórme,radiciforme, radicolare,radicolare, radicolectomìa,radicolectomia, radicolite,radicolite, radicolopatìa,radicolopatia, radìfero,radifero, radimàdia,radimadia, radio-,radio_, ràdio (sostantivo maschile),radio1, ràdio (anatomia e zoologia),radio2, ràdio o radium,radio3_o_radium, ràdio (comunicazioni),radio4, radioabbonato,radioabbonato, radioallineaménto,radioallineamento, radioaltìmetro,radioaltimetro, radioamatóre,radioamatore, radioapparato,radioapparato, radioascoltatóre,radioascoltatore, radioascólto,radioascolto, radioassistènza,radioassistenza, radioastronomìa,radioastronomia, radioastrònomo,radioastronomo, radioattività,radioattivita, radioattivo,radioattivo, radioaudizióne,radioaudizione, radiobarrièra,radiobarriera, radiobiologìa,radiobiologia, radiobùssola,radiobussola, radiocanale,radiocanale, radiocarbònio,radiocarbonio, radiocàrpico,radiocarpico, radiocèntro,radiocentro, radiochìmica,radiochimica, radiochirurgìa,radiochirurgia, radiocollegaménto,radiocollegamento, radiocomandare,radiocomandare, radiocomando,radiocomando, radiocompass,radiocompass, radiocomunicazióne,radiocomunicazione, radiocristallografìa,radiocristallografia, radiocromatografìa,radiocromatografia, radiocrònaca,radiocronaca, radiocronista,radiocronista, radiodatazióne,radiodatazione, radiodermatite,radiodermatite, radiodiagnòstica,radiodiagnostica, radiodiffóndere,radiodiffondere, radiodiffusióne,radiodiffusione, radiodilettante,radiodilettante, radiodisturbo,radiodisturbo, radiodramma,radiodramma, radioèco,radioeco, radioecologìa,radioecologia, radioeleménto,radioelemento, radioelèttrico,radioelettrico, radioeliògrafo,radioeliografo, radioemissióne,radioemissione, radioemitténte,radioemittente, radioesposizióne,radioesposizione, radioestesìa o radiestesìa,radioestesia_o_radiestesia, radioestesista o radiestesista,radioestesista_o_radiestesista, radiofaro,radiofaro, radiofonìa,radiofonia, radiofònico,radiofonico, radiofonista,radiofonista, radiofonògrafo,radiofonografo, radiofòto,radiofoto, radiofrequènza,radiofrequenza, radiofurgóne,radiofurgone, 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radiostélla,radiostella, radiosvéglia,radiosveglia, radiotachìmetro,radiotachimetro, radiotassì o radiotaxi,radiotassi_o_radiotaxi, radiotècnica,radiotecnica, radiotècnico,radiotecnico, radiotelecomando,radiotelecomando, radiotelefonìa,radiotelefonia, radiotelefònico,radiotelefonico, radiotelèfono,radiotelefono, radiotelefòto,radiotelefoto, radiotelegrafìa,radiotelegrafia, radiotelegràfico,radiotelegrafico, radiotelegrafista,radiotelegrafista, radiotelegramma,radiotelegramma, radiotelemetrìa,radiotelemetria, radiotelescòpio,radiotelescopio, radiotelevisióne,radiotelevisione, radiotelevisivo,radiotelevisivo, radioterapèutico,radioterapeutico, radioterapìa,radioterapia, radioteràpico,radioterapico, radiotermìa,radiotermia, radio tracking,radio_tracking, radiotrasméttere,radiotrasmettere, radiotrasmettitóre,radiotrasmettitore, radiotrasmissióne,radiotrasmissione, radiotrasmittènte,radiotrasmittente, radioulnare,radioulnare, radioutènte,radioutente, rado,rado1, rado o ràdon,rado2_o_radon, radome,radome, ràdula,radula, radunanza,radunanza, radunare,radunare, radunata,radunata, raduno,raduno, radura,radura, rafanìa,rafania, rafanistro,rafanistro, ràfano,rafano, rafe,rafe, raffa,raffa, raffaèlla,raffaella, raffaellésca,raffaellesca, raffaellésco,raffaellesco, raffagottare,raffagottare, raffare,raffare, raffazzonare,raffazzonare, rafférma,rafferma, raffermare,raffermare2, rafférmo,raffermo, ràffica,raffica, raffievolire,raffievolire, raffigurare,raffigurare, raffilare,raffilare, raffinàl,raffinal, raffinaménto,raffinamento, raffinare,raffinare, raffinatézza,raffinatezza, raffinato,raffinato, raffinatóre,raffinatore, raffinatura,raffinatura, raffinazióne,raffinazione, raffinerìa,raffineria, raffinòsio,raffinosio, ràffio,raffio, raffittire,raffittire, Rafflesiàcee,rafflesiacee, rafforzaménto,rafforzamento, rafforzare,rafforzare, rafforzativo,rafforzativo, raffratellare,raffratellare, raffreddaménto,raffreddamento, raffreddare,raffreddare, raffreddatóre,raffreddatore, raffreddóre,raffreddore, raffrenare,raffrenare, raffrescare,raffrescare, raffrontare,raffrontare, raffrónto,raffronto, ràfia o ràffia,rafia_o_raffia, Ràfidi,rafidi, Rafìdidi,rafididi, rafìdio,rafidio, r\f4~a\f0~ga,raga, ràgade,ragade, raganèlla,raganella, ragas,ragas, ragazza,ragazza, ragazzàglia,ragazzaglia, ragazzata,ragazzata, ragazzésco,ragazzesco, ragazzo,ragazzo, raggelare,raggelare, raggentilire,raggentilire, raggiante,raggiante, raggiare,raggiare, raggièra,raggiera, ràggio,raggio, raggiornare,raggiornare, raggirare,raggirare, raggiratóre,raggiratore, raggiro,raggiro, raggismo,raggismo, raggiùngere,raggiungere, raggiungìbile,raggiungibile, raggiustare,raggiustare, ragglutinare,ragglutinare, raggomitolare,raggomitolare, raggranchiare o raggranchire,raggranchiare_o_raggranchire, raggrandire,raggrandire, raggranellare,raggranellare, raggravare,raggravare, raggricciare,raggricciare, raggrinzare o raggrinzire,raggrinzare_o_raggrinzire, raggrottare,raggrottare, raggrovigliare,raggrovigliare, raggrumare,raggrumare, raggrumolare,raggrumolare, raggruppaménto,raggruppamento, raggruppare,raggruppare, raggruzzolare,raggruzzolare, ragguagliare,ragguagliare, ragguàglio,ragguaglio, ragguardare,ragguardare, ragguardévole,ragguardevole, ragia,_ragia, ràgia,ragia, ragià,ragia_1,</p>
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<title><![CDATA[Sud e Nord: egoismo leghista o analfabetismo di ritorno? ]]></title>
<link>http://giuseppearagno.wordpress.com/2009/08/31/sud-e-nord-egoismo-leghista-o-analfabetismo-di-ritorno/</link>
<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 17:56:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppearagno</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non mi dilungo sul tema dell&#8217;egemonia culturale. A che servirebbe? Mi limito ad osservare che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non mi dilungo sul tema dell&#8217;egemonia culturale. A che servirebbe? Mi limito ad osservare che l&#8217;eccesso di attenzione dedicata alla ditta &#8220;Noemi e associate&#8221; e, per legge di contrappasso, alla spazzatura messa in circolo quotidianamente dal pennivendolo di turno, fa il gioco dei &#8220;padroni del vapore&#8221;, quale che ne sia la parte politica, se di politica a questo punto si può ancora parlare. Dopo il &#8220;vuoto a perdere&#8221; del sedicente federalismo fiscale, dopo gli esempi di pochezza politica, indigenza culturale e miseria morale, confezionati, impacchettati e messi in vendita sotto l&#8217;etichetta di quel lucido delirio chiamato &#8220;emergenza sicurezza&#8221;, la &#8220;<em>riscoperta</em>&#8221; delle &#8220;gabbie salariali&#8221;, non è una stravagante &#8220;<em>trovata</em>&#8221; della Lega Nord, alla quale quel genio di Sacconi copre prontamente le spalle con la formula del salario differenziato. Quella che ognuno di noi che sa &#8220;<em>leggere, scrivere e far di conto</em>&#8221; si trova ormai di fronte va ben oltre la volontà e la consapevolezza che appartengono anche a chi è fazioso, egoista e ferocemente razzista. Dietro la cosiddetta &#8220;<em>Questione settentrionale</em>&#8220;, così come la pongono Cota, Bricolo e Calderoli, c&#8217;è, deformato, il problema del &#8220;<em>dualismo</em>&#8220;: è l&#8217;alfabeto della vicenda storica e della vita economica e politica del Paese. Il tono del dibattito, la debolezza dell&#8217;analisi, l&#8217;insufficienza delle soluzioni, persino le timide e parziali risposte che provengono dal campo sedicente &#8220;democratico&#8221; dimostrano ampiamente che di questo si tratta: alfabeto. Manca, s&#8217;è perso, se n&#8217;è andato via assieme alla memoria storica e ci ha ridotti, come temeva Arfè, a un popolo di &#8220;senzastoria&#8221;. Il testo che qui ripropongo, con sincera umiltà, uscì sulla rivista &#8220;Prospettiva Settanta&#8221;, diretta da uno studioso di grande valore come Giuseppe Galasso, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, è perciò certamente &#8220;<em>datato</em>&#8221; &#8211;  e non ha altra pretesa se non quella di tornare al tema centrale e irrisolto della nostra vita nazionale: la &#8220;questione meridionale&#8221;. Per Cota e compagni potrebbe essere un primo strumento per porre rimedio a quello che appare un evidente e pericoloso &#8220;analfabetismo di ritorno&#8221;.</em> </p>
<p>Il «<em>risorgimento</em>» industriale di Napoli a inizio secolo</p>
<p> <br />
Un corretto inserimento nella storia dello sviluppo economico italiano della legge 8 luglio 1904 per il ‘risorgimento’ industriale di Napoli non può prescindere dalla definizione degli obiettivi politici complessivi in cui la scelta industriale per Napoli certamente rientrò (1).<br />
In tal senso, una ricerca a carattere locale sarebbe fine a se stessa. Se ad inizio secolo, infatti, Napoli non era più la capitale di uno Stato, era certa­mente capitale della più ampia area d’arretratezza economica del Regno d’Italia. È evidente, quindi, che solo una corretta individuazione delle linee di tendenza e delle scelte di fondo che caratterizzarono lo sviluppo economico italiano dai primi anni dell’unità all’età di Giolitti può servire a comprendere la funzione reale che, in quello sviluppo, era chiamato ad assumere il tardivo processo d’industrializzazione avviato nel Napoletano (2).<br />
Questi brevi appunti, utili, all’eventuale elaborazione di un discorso più articolato sulla storia dell’industria in Campania, intendono solo mettere a fuoco alcuni aspetti della questione. In tal senso appare necessario accennare, anzitutto, a quella linea di tendenza della ricerca storiografica, che addebita lo sviluppo dualistico dell’economia italiana alla mancata attuazione nel Sud del Paese di grandi opere di bonifica, alla sopravvivenza del latifondo e del sistema feudale, ad una borghesia riluttante ad incrementare gli investimenti e a modificare i contratti agrari, proclive ad attività industriali dai caratteri meramente speculativi. In altri termini, alla condizione di debolezza e di rista­gno in cui versava l’economia meridionale nel 1860.<br />
Su questa linea si muovono quegli studiosi che non assumono l’entità del divario economico tra le regioni italiane nel 1861 come parametro attraverso cui valutare la complessiva crescita economica del Regno d’Italia, ma subordinano a quella disparità iniziale l’accentuarsi sempre più marcato del dualismo e, quindi, l’esistenza delle cosiddette ‘due Italie’.<br />
Gino Luzzatto, ad esempio, uno dei più autorevoli esponenti di questo indi­rizzo storiografico, rilevando come, in un Paese che nel 1861 versava in condi­zioni di arretratezza secolare (3), già negli anni successivi alla crisi del 1873-74 fosse nata un’industria concentrata quasi esclusivamente nelle regioni nord­occidentali, prima è indotto a sopravvalutare i progressi compiuti poco prima dell’unità da alcune regioni, poi, per giustificare gli errori della Destra Storica, ricorda la necessità di « riparare all’inerzia dei passati governi» (4).<br />
Seguendo questa linea, egli giunge così a giustificare una politica che, dal 1861 al 1875, aveva sì portato la ferrovia da Bologna ad Otranto e la rete ferroviaria del Sud dal 7,25 % al 32 % del totale nazionale, ma aveva anche espropriato in soli sei anni, dal 1873 al 1878, ben 29.554 agricoltori meridionali (1’88 % degli espropriati del Regno) per l’irrisorio debito complessivo d’imposte di £. 2.948.110, pari ad una media di £. 99,75 per ogni espropriato (5).<br />
Persino la ripartizione territoriale della spesa sostenuta dal 1870 al 1876 per l’acquisto di macchine agricole (77% al nord, 12 % al centro 11 % al sud) sembra giustificata al Luzzatto</p>
<p>«<em>dalla mancanza, nell’area centro meridionale, di vaste pianure, dalla maggior dif­fusione delle colture arboree, distribuite spesso a breve distanza dei campi seminativi, !’impiego di aratri, specialmente adatti a scavi profondi</em> », insomma da motivi di ordine tecnico per cui «l<em>’impiego di aratri [...] di seminatrici e di falciatrici risulta &#8211; il più delle volte &#8211; inopportuno</em>» (6).</p>
<p>Soffermarsi sulle contraddizioni di uno studio per tanti aspetti fecondo di positive indicazioni sarebbe, però, solo sterile esercizio polemico. Più utile mi pare notare come ognuna di esse, in fondo, sia determinata dal fatto che altro è rilevare come, nel 1860, il Sud versasse in condizioni di maggiore arre­tratezza economica nei confronti del Nord, altro che la disparità fosse tale che al Nord esistessero già le premesse dello sviluppo che vi si è realizzato, mentre il Sud fosse condannato sin da allora al sottosviluppo.<br />
Ciò è difficile da accettare, perché equivale a dire che la maniera in cui avvenne l’unificazione nazionale e la politica dei governi postunitari non abbiano influito sulla vicenda economica dell’Italia o, peggio ancora, come afferma il Morandi, che lo sconcerto economico e lo squilibrio erano fatali (7).<br />
Questo significa, in pratica, che ad un’Italia politicamente unita dovevano, per forza di cose, corrispondere ‘due Italie’ economicamente separate dalla diversità del loro sviluppo.<br />
In verità, io non credo alla fatalità della Storia. Mi pare inoltre che, pur giungendo a spiegazioni diverse del dualismo, gli studiosi che rilevino dispa­rità tra le strutture economiche del Nord e del Sud, esprimano tutti serie per­plessità sulle prospettive complessive di sviluppo dell’Italia del 1861 (8).<br />
Morandi stesso, del resto, scrive che il dominio austriaco sulla Lombardia era stato durissimo e che il Piemonte e la Liguria avevano languito sotto i Savoia. Insomma che l’Italia era fuori della partita che metteva in gara i paesi del continente</p>
<p>«<em>nel dare impulso all’industria come fattore principale di innovazione del vecchio sistema della produzione e degli scambi</em>» (9).<br />
 <br />
Escludendo un raffronto tra l’entità della produzione e del patrimonio indu­striale, egli afferma che un altro distacco</p>
<p>«<em>che si accentuerà tanto più rapidamente in pochi decenni, è invece già segnato molto nettamente nel processo capitalistico che ha avuto l’avvio nel Nord e che va incatenando cospicue masse della popolazione rurale. Il mercante imprenditore è ormai sulla soglia di trasformarsi in industriale</em>» (10).</p>
<p>Morandi individua così una figura sociale che al Sud era lontana dal configurarsi e che fece sentire il suo peso nello sviluppo successivo del Paese; una figura che non poteva, tuttavia, avere da sola la forza: di imprimere al Nord la spinta che condusse alla formazione di un’industria moderna e proiettò «<em>la sua ombra cupa nella involuzione parallela del Sud</em>» (11).<br />
Resta infatti da chiarire come il mercante-imprenditore abbia potuto tra­sformarsi in capitalista e mutare in industriale un’economia. la cui base agri­cola era così prevalente pochi anni prima, da riflettere i suoi caratteri anche su quel settore tessile, che solo pare al Morandi degno di menzione (12).<br />
Come che stiano le cose, appare evidente che le contraddizioni sin qui rile­vate derivano da analisi diverse, ma tutte fondate su un comune, errato presup­posto. Intendo dire che, non solo è inesatto addebitare l’origine del duali­smo al divario esistente fra gli Stati italiani al momento dell’unità, ma addi­rittura che, avviata in tal senso, una ricerca si muova su un terreno imprati­cabile. La consistenza di materiali informativi sulle singole economie regionali, infatti, è eterogenea, offre dati disparati e scarse possibilità di raffronti tra lo stato dei vari settori industriali e le condizioni dell’agricoltura tra una zona e l’altra del Paese, ad una data più o meno precisa o in un arco di tempo ampio abbastanza per esser valutato (13).<br />
È qui, nello iato tra l’inconsistenza dei dati a disposizione eterogenei e dif­ficili da compararsi, e l’entità dei problemi cui si vorrebbe dar risposta, che esiste probabilmente il difetto di analisi: nel vedere all’origine delle ‘due Italie’ quel dualismo preesistente all’unità, del quale non è poi possibile valutare con esattezza l’entità.<br />
A me pare che il problema vada ribaltato e che non da un dualismo ‘<em>in nuce</em>’ occorra partire, ma da ciò che dopo l’unità fu fatto perché esso, anziché aumentare a dismisura, diminuisse.<br />
Partire dall’assunto che l’economia italiana nel suo complesso, al momento dell’unità, offriva ben poche prospettive di sviluppo industriale, e poi argo­mentare sulla maggiore o minore arretratezza di singole realtà territorialmente limitate è, in sostanza, fuorviante, perché realtà tali da presentare compiuta­mente i caratteri di un’economia in grado di produrre un autonomo sviluppo di tipo industriale sono, in fin dei conti, escluse proprio dalla considerazione iniziale.<br />
Inoltre, riferirsi ad esperienze e possibilità economiche realizzate in alcune regioni a metà Ottocento, significa introdurre nell’analisi una variabile dai caratteri indefiniti, già difficile da valutare in relazione a un ristretto ambito territoriale e in un quadro politico definito, impossibile da determinare in una realtà territoriale diversa e più ampia, in un quadro politico del tutto mutato e in fase di stabilizzazione, in una situazione assai carente di prospettive di sviluppo industriale.<br />
Anche a voler condividere, infine, i giudizi positivi espressi sulla politica seguita nel Regno di Sardegna prima del 1860, va notato che la stessa politica produsse nel Regno d’Italia più guasti che sviluppo. Ma ciò non meraviglia: la politica degli Stati regionali mal s’adattava ad uno Stato più vasto e dalla realtà ben più complessa, qual era quello italiano.<br />
Quando osserva che, dopo l’unità, i provvedimenti presi dal governo aggra­varono gli squilibri tra il Nord e il Sud (14), non ad un preesistente dualismo il Candeloro imputa il carattere territorialmente parziale dell’industrializzazione italiana, ma alla persistente crisi agricola del Sud (15). Sia stata o meno questa la causa prima della limitatezza territoriale della base industriale italiana e della sua incapacità di estendersi al Sud, egli scinde correttamente la realtà degli Stati regionali da quella dello Stato unitario e pone l’accento sulle scelte della classe governante italiana.<br />
In questa ottica si può ritenere che la causa storica del dualismo sia nella maggior precocità della rottura col sistema feudale registratasi nel Nord del Paese (16). Storica, in quanto ereditata dallo Stato unitario, e, come tale, destinata a essere eliminata dal nuovo Regno.<br />
Quando i primi governi italiani, con scelte conservatrici della struttura agraria e con il salvataggio del latifondo meridionale, impedirono che la rot­tura col sistema feudale avvenisse anche al Sud, quando le disparità tra Stati regionali furono ereditate da uno Stato unitario che non operò per equilibrare il quadro economico, allora quelle che erano solo diverse potenzialità si muta­rono in elementi portanti di ciò che definiamo ‘sviluppo dualistico’. Prima no. Prima le realtà regionali erano entità a sé, che nulla avevano a che dividere con la successiva realtà del Paese. Costituivano, questo sì, uno dei nodi che la classe dirigente italiana doveva sciogliere, ma non sono l’origine del problema centrale della nostra storia nazionale.<br />
Non al malgoverno borbonico o alla politica degli Asburgo occorre, quindi, risalire, e nemmeno alla lungimiranza di Cavour (17), ma ai programmi economici dei primi governi italiani e alla concezione dello Stato che guidò i successori di Cavour. A quei Ministeri, insomma, che posero in sincronia la politica econo­mica con gli interessi di proprietari fondiari e ceti professionali emergenti, la politica estera con le ambizioni dei Savoia, cercando sostegno diplomatico in Inghilterra e Francia ed estendendo l’indirizzo liberista piemontese ai territori annessi.<br />
Naturalmente il liberismo garantì alle aree più equilibrate e moderne nella suddivisione e conduzione della terra un primo accumulo di capitali, maggior occupazione e circolazione di manodopera, crescita e consolidamento di ceti sociali più attivi sul piano economico. Colpì duramente, invece, le regioni in cui latifondo, arretratezza nella gestione delle terre e immobilismo fondiario impedivano di profittare di nuove opportunità commerciali e richiedevano ben altri interventi legislativi (18).<br />
Ristrutturare i catasti, intaccando il latifondo senza generare una polve­rizzazione della proprietà fondiaria, e ridistribuire gli oneri sociali, avrebbe potuto favorire un aumento di produttività agricola e colpire lo strapotere di baroni e, ‘<em>galantuomini</em>’. Sarebbe stato possibile avviare opere di bonifica, incoraggiare investimenti produttivi, favorire il credito agricolo. Nulla di ciò fu fatto.<br />
Mentre l’artigiano era proletarizzato e il piccolo proprietario espropriato, l’agricoltura del Sud non tornava utile nemmeno all’attività manifatturiera e commerciale legata alla produzione rurale; di conseguenza,</p>
<p>«<em>con il crollo improvviso delle vecchie bardature protezioniste si riducevano le potenzialità dell’industria napoletana</em>» quando «<em>al Nord numerosi erano gli stabili­menti sorti negli ultimi anni con grande dispendio di mezzi e di capitali</em>» (19).</p>
<p>Che ciò sia poi accaduto perché a governare erano</p>
<p>«<em>reduci dalle lotte per l’unità nazionale che, proprio per l’importanza” assegnata “alla causa dell’indipendenza politica, ritenevano pressoché concluso il loro compito</em>» (20),</p>
<p>ha scarso rilievo, perché, più che mediocre statura politica, mi pare che quei ‘<em>reduci</em>’ dimostrarono la volontà egemonica della classe sociale minoritaria di cui furono espressione. Talune scelte economiche sembrano così poco chiare, da indurre il Luzzatto a scrivere che sarebbe assai utile</p>
<p>«<em>spingere l’occhio molto più addentro in alcune vicende» per «scoprirne la vera natura, su cui gli atti ufficiali ci lasciano sovente all’oscuro</em>» (21).</p>
<p>Come che sia, non v’è dubbio che, individuando due realtà distinte della società italiana al momento dell’unità, due logiche evolutive diverse e poco comunicative tra loro, e inserendole in un ‘fenomeno’ duali­stico verificabile in ogni Paese in cui un processo di sviluppo sia avviato in condizioni di partenza caratterizzate da separazione originaria e fortemente ineguali quanto a livello (22), si è compiuto l’errore di negare il nesso di causa ­effetto che è insito nel maggior sviluppo di una sezione in rapporto al minore sviluppo dell’altra.<br />
In effetti, senza inserire nel modello adottato una variabile ad esso estra­nea, e cioè il legame organico che l’azione politica determina tra lo sviluppo del Nord e quello del Sud, una simile operazione restringe solo in una astratta staticità un fenomeno del tutto dinamico. Se è vero infatti che al momento dell’unità</p>
<p>«<em>la questione fondamentale per le regioni del Nord era di trasformarsi, da una sezione per tanti versi periferica e subalterna, in un’area autonoma di sviluppo; altrove invece, nel resto del Paese, il problema essenziale era ancora il riscatto da condizioni mortificanti di miseria endemica e di secolare arretratezza</em>» (23),</p>
<p>è altrettanto vero che, solo venticinque anni dopo, al Nord il problema era di difendere e potenziare lo sviluppo economico che la politica liberista vi aveva determinato, mentre al Sud era quello del sottosviluppo che si era aggravato.<br />
Sulle condizioni dell’industria meridionale al momento dell’unità si è discusso spesso con l’intento di dimostrare che gli scrittori meridionali ne sopravvalutarono l’entità (24). I problemi in effetti sono due: le possibilità di sopravvivenza di una parte dell’industria borbonica e la distribuzione delle commesse dello Stato dopo l’unità.<br />
Dalla vicenda della Wenner, un’industria tessile costituita da un complesso di opifici ubicati tra Napoli e Salerno e che fu prospera fino al 1860, narrata dal suo proprietario, si ricava che essa si salvò dal disastro che colpì l’industria meridionale dopo l’unità grazie alla disponibilità di forti capitali, che permisero una rapida ristrutturazione (25).<br />
Il successo del cotonificio, contemporaneo a quello di altri della zona e rea­lizzato nel corso di una profonda crisi internazionale del settore (26), è partico­larmente significativo, perché lascia supporre, infatti, che, se al Sud fossero stati reperibili quei capitali che, come ammette l’Einaudi. furono trasferiti al Nord, alcuni opifici meridionali avrebbero potuto sopravvivere e riprendersi. Su una tale ipotesi, cui fa cenno anche Luzzatto, non sarebbe forse inutile tornare a riflettere (27).<br />
Alcuni indizi sembrano indicare che anche il disastro toccato all’industria bellica meridionale, che certamente risentiva poco della concorrenza straniera, non fu determinato solo da congenita debolezza ma anche da pregiudicanti scelte politiche.<br />
Nel 1861, ad esempio, lo Stato italiano ereditò il complesso che sfruttava il minerale estratto dalle miniere di Stilo in Calabria, lo fondeva nel vicino stabilimento di Mongiana e riforniva l’Arsenale di Napoli. La sua produzione di ghisa costituì in quell’anno circa 1/10 di quella nazionale (28). Nel 1866 il complesso passò in appalto gratuito a un privato; condizione unica, l’esauri­mento delle giacenze di magazzino. Scaduto il contratto, l’azienda fu vendute ad azionisti francesi, inglesi e torinesi che facevano capo al Credito Mobiliare (29). L’officina meccanica di Pietrarsa a Napoli, nata dalla fusione con una fabbrica dei Granili, tra le migliori d’Italia e attrezzata per produrre rotaie, non ebbe miglior sorte: ricevette commesse solo per un sesto delle locomotive previste dal piano d’incremento della rete ferroviaria del Sud e negli anni ‘80 era già in crisi (30). È almeno naturale chiedersi, a questo punto, se tra l’esiguità delle commesse e la cessione dell’Officina a un gruppo finanziario napole­tano nel 1863, non corra più d’un legame.<br />
La sorte dei cantieri navali non è più chiara. In Italia, è vero, l’industria cantieristica per costruzioni in ferro non</p>
<p>«<em>avrebbe potuto sorgere [...] grazie alle commesse […] della Marina, perché lo Stato da anni costruiva nei propri arsenali tutto il materiale necessario alla flotta</em>» (31).</p>
<p>Ma quale Stato, quali arsenali? Prima dell’unità, i cantieri liguri lavora­vano per i Savoia, quelli campani per i Borboni. Chi costruì per la Marina da guerra italiana?<br />
I cantieri navali di Castellammare di Stabia, che, proseguendo un lavoro iniziato per i Borboni, dopo l’unità, vararono per la Marina la prima coraz­zata (32) e, dal 1864 al 1881, la fregata ‘Messina’ e le corazzate ‘Duilio’ e, ‘Italia’ non erano certo inferiori a quelli liguri per efficienze e potenzialità (33).<br />
Nel 1884, però, in vista d’un riarmo navale a sostegno di ambizioni espan­sionistiche in Africa, il governo italiano invitò la società inglese Armstrong ad aprire un cantiere navale a Pozzuoli, presso Napoli (34). Perché si scelse la Campania e non la Liguria non è dato sapere, ma è fin troppo chiaro che l’Armstrong col tempo avrebbe sottratto commesse ai suoi ‘vicini’. Alla scelta, poi, non fu certo estranea la considerazione che, come vedremo, al Sud ,la forza-lavoro era molto meno cara che al Nord (35).<br />
I dati che possediamo sulle fabbriche d’armi sono scarsi, ma sono anche i meno utili: il Regno dei Borboni non dipendeva dall’estero per fucili e baionette più che gli altri Stati italiani. Se pochi anni dopo l’unità le sole industrie di armi degne di esser menzionate erano quelle bresciane (36), ciò può significare solo che, anche in questo settore, le commesse statali al Sud vennero a mancare.<br />
Troppo frettolosamente, mi pare, si è giunti alla conclusione che l’industria meridionale non possedeva in sé forza vitale né radici (37). È probabile, invece, che là dove radici esistevano o potevano esser messe, la politica economica dei primi governi italiani provvide a reciderle.<br />
Quando, a inizio secolo. il capitale settentrionale scese al Sud (di dove in qualche misura probabilmente proveniva), il campo era sgombro. Come per un lapsus freudiano non si parlò però di far sorgere, ma ‘<em>risorgere</em>’ l’industria a Napoli. Un risorgimento che non sarebbe stato nemmeno tentato se liberismo prima, protezionismo poi, non ne avessero determinato i presupposti e la legge speciale non avesse garantito materie prime a buon prezzo e decennali esen­zioni fiscali.<br />
In effetti, la politica di protezione doganale non mirava a correggere errori del passato, ma a sostituire quella liberista che aveva esaurito la sua funzione. Essa fu adottata, del resto, solo quando gli agrari, pressati dal crollo dei prezzi, dalla crisi di produzione agricola e zootecnica e dall’abolizione del corso forzoso, invocarono dallo Stato una ‘protezione’ che già gli ambienti industriali ritenevano indispensabile per sostenere una concorrenza straniera che metteva a nudo la debolezza dell’economia nazionale.<br />
Frutto di un’equivoca comunanza d’interessi, che ben s’accordava, del resto, con le ambizioni di casa Savoia e dei nazionalisti, ormai pronti per l’avventura coloniale, la nuova politica doganale servì a meraviglia a tacitare gli agrari, a soddisfare gli industriali e a potenziare una debole industria pesante, chiamata a rafforzare la Marina militare.<br />
Dall’unità non erano trascorsi più di trent’anni. Non era chiaro, ma si delineava in quell’ambigua fusione d’interessi, il progetto egemonico dell’ala più avanzata della borghesia nazionale che, in nome del prestigio e della sicurezza del Paese, mirava alla totale subordinazione degli interessi pubblici a quelli privati, del potere politico a quello economico.<br />
In realtà, l’allineamento della componente più dinamica della borghesia sulle posizioni tenute da radicali e socialisti durante la crisi di fine secolo, il favore stesso con cui fu accolta la mediazione giolittiana, furono scelte tattiche consapevoli nel quadro d’una strategia già sperimentata anni prima, quando il protezionismo era stato ottenuto mediante un compromesso con gli agrari che, alla fine, aveva indebolito proprio la posizione politica di questi ultimi (38).<br />
Anche la crisi di fine secolo si risolse con un compromesso, quello liberal-­socialista attuato da Giolitti e Turati, che consentì all’economia italiana di pro­seguire nel suo sviluppo, anzi di assumere i suoi caratteri definitivi. In quegli anni, infatti, inserendosi sempre più profondamente nei gangli dell’or­ganizzazione statale, il potere economico (alta finanza e grossa industria al Nord e, in posizione sempre più subalterna, gli agrari del Sud) prese a spin­gere a senso unico lo. politica italiana (39). Questo non sarebbe accaduto senza un avvenimento dalla portata ben più ‘rivoluzionaria’ dell’avvento della Sinistra al potere: l’appoggio socialista alla politica di Giolitti, che significò il passaggio da una opposizione dura e di principio del gruppo parlamentare socialista, a un atteggiamento di confronto più costruttivo.<br />
Una delle conseguenze della politica di Giolitti fu la totale emarginazione del Sud dal processo di sviluppo economico del Paese. Un’emarginazione che, a lungo andare, indebolì le potenzialità complessive del Paese e ne rallentò lo sviluppo democratico e civile. Essa però fu determinata, non meno che dalla politica di Giolitti, dalla incapacità dei socialisti di valutare il senso del « rifor­mismo» giolittiano e di elaborare un progetto politico alternativo a quello borghese.<br />
Persino i sindacalisti rivoluzionari, che si opponevano ad ogni compro­messo con la borghesia, nel dibattito sull’intervento speciale per il Sud, furono decisi assertori d’una opzione industriale che, senza effettive contro­partite per il proletariato meridionale, offriva a imprenditori e finanzieri l’op­portunità di investire capitali garantiti dalla più ampia esenzione fiscale, di accedere a mercati poveri, ma utili come riserva, e di sfruttare una manodopera tanto più economica quanto più abbondante, dequalificata e poco organizzata a livello sindacale (40).<br />
Pur tenendo conto della perdurante debolezza del movimento operaio nazionale negli anni immediatamente precedenti il varo della legge speciale per Napoli, il 1898 appare particolarmente adatto per tentare un confronto tra le capacità organizzative e combattive del proletariato nelle diverse aree del Paese. In quell’anno, 256 scioperi scossero il Paese da un capo all’altro, scate­nando la dura reazione governativa e preparando il terreno a quella svolta desti­nata a identificarsi col nome e la politica di Giolitti (41).<br />
Benché le organizzazioni politiche e sindacali, più presenti nell’area centro­settentrionale del Paese, fossero state sciolte, al Nord si registrò il 56 % degli scioperi del settore industriale, con il 61 % degli scioperanti e il 67<em> </em>% delle giornate di sciopero. Nell’Italia centrale gli scioperi furono il 29 % del totale nazionale con il 22 % degli scioperanti e il 18 % delle giornate di sciopero; in quella meridionale invece gli scioperi attuati furono solo il 15 % del totale con il 17 % dei partecipanti e il 15 % delle giornate lavorative perdute (42).<br />
Anche la durata degli scioperi separa nettamente le tre aree del Regno. Infatti 6 sono al Nord e 5 al Centro gli scioperi che superano la durata di un mese, solo 2 (entrambi attuati in Sicilia) quelli registrati al Sud. Ancora all’Italia del Nord tocca il primato per gli scioperi durati dai 10 ai 30 giorni 43, per quelli durati da 4 a 10 giorni (44) e quelli vhe non andarono oltre i 3 giorni (45).<br />
Il diverso esito delle agitazioni conferma le disparità sin qui rilevate. La percentuale degli scioperi terminati al Sud con esito completamente o parzial­mente favorevole, il 46 %, è inferiore sia a quella dell’Italia centrale [62 %], che settentrionale [52 %].<br />
Al contrario, la percentuale degli scioperi terminati con esito sfavorevole agli operai è di gran lunga più alta al Sud che non al centro e al Nord: 54 % contro 38 % e 48% (46).<br />
Per quanto concerne i motivi che li determinano, gli scioperi si possono dividere in rivendicativi (richieste di aumenti di salario e di riduzione di lavoro), difensivi (resistenza contro la riduzione del salario o 1’aumento delle ore di lavoro) e, infine, di carattere indefinito, determinati da cause diverse dalle precedenti (47). Anche in questo caso, la situazione di debolezza del Sud appare evidente. Al Nord si hanno infatti il 48 % degli scioperi rivendicativi, il 56 % di quelli difensivi e il 75 % di quelli determinati da altre cause. Le percentuali al centro sono rispettivamente del 33 %, del 23 % e del 16 %; al Sud, infine, del 19 %, dell’8 % e del 9 % (48).<br />
È evidente che quello meridionale rappresentava, in un proletariato già disgregato come quello italiano, l’elemento più debole, più disposto, cioè, a produrre di più e a più basso costo, il parametro inferiore, la variabile su cui contare per gestire sia l’asfittico processo di sviluppo che la legge speciale per Napoli innescava sia le inevitabili crisi cui esso conduceva.<br />
Sulle disparità salariali tra le diverse aree del Regno e all’interno dei me­desimi comparti industriali mancano dati precisi, ma alcuni confronti confer­mano !’ipotesi d’una netta sperequazione tra Nord e Sud (49).<br />
Fino al 1877 il salario medio risulta in Campania inferiore a quello di Lombardia, Liguria e Piemonte. Le differenze variano per gli uomini da un minimo di £. 0,28 ad un massimo di £. 1,25; per le donne dai 15 ai 30 centesimi; per i ragazzi dai 16 ai 28 centesimi. È un dato generico, ma non insignificante (50).<br />
Per gli anni successivi sono possibili confronti più attendibili. Nel 1891, ad esempio, alla Keller, uno stabilimento tessile di Villanovetta, in provincia di Cuneo, 13 operai di diversa specializzazione percepivano assieme, per un giorno di lavoro, £. 10,74. Se avessero lavorato in una fabbrica tessile di San Leucio, in provincia di Caserta, avrebbero percepito £. 2,49 in meno. In pratica, pagando i salari corrisposti al Sud, la Keller avrebbe risparmiato il costo dell’intero reparto delle incannatrici (51).<br />
Paragonato a quello di una fabbrica di Forlì, la Brassini, il salario degli operai di San Leucio era ancora più basso: assieme, nove operai casertani ricevevano infatti in una giornata £. 2,60 in meno di nove operai della Brassini con identica specializzazione. Coi salari di San Leucio la Brassini avrebbe risparmiato il costo di cernitrici, strusere e mazzanti (52).<br />
Disparità non meno chiare emergono dal settore meccanico. Nel 1893, all’Ansaldo di Sampierdarena, il lavoro di ventuno operai, divisi in sette specia­lizzazioni con tre livelli salariali ciascuno, più quello di cinque capi laboratorio costava £. 150,50, cioè £. 7,69 in meno che alla Hawthorn &#38; Guppj di Napoli (53). Sommando la retribuzione media delle sei specializzazioni che, nel 1898, costituivano l’organigramma operaio delle due aziende, si ricava che, alla Hawthorn &#38; Guppj si risparmiavano, in media, £ 2,60 al giorno per ogni sei operai (54).<br />
Più indicativi sono i dati sulla Società Strade Ferrate del Mediterraneo, con sede a Milano e opifici a Torino, Genova, Milano e Napoli, perché con­sentono di confrontare salari di operai di uguale mansione occupati in sedi diverse d’una medesima azienda. Nel 1899 la giornata di trenta operai era pagata a Torino con £. 110,90, a Milano con £. 109,38 e a Napoli con £. 103,79: una differenza di £. 7,1I in più rispetto a Torino e 5,29 rispetto a Milano. L’officina napoletana era quella di Pietrarsa (55).<br />
Il basso costo della forza lavoro non giovava molto al capitale meridionale, praticamente inesistente (56). Su di esso, al contrario, poteva ben contare chi, senza molto temere da un proletariato disgregato, s’accingeva a ‘industrializ­zare’ il Napoletano, allettato da protezioni ed esenzioni fiscali e rassicurato per­sino dai socialisti, i quali, ricordando che</p>
<p>«<em>la prudenza e la moderazione è una necessità per ogni specie di movimento operaio, ma in modo particolare in un ambiente che soffre appunto per difetto d’industrie</em>» (57),</p>
<p>assicuravano:</p>
<p>«<em>a Napoli [...] scongiuriamo quasi sempre lo sciopero e lo consigliamo solo nei mo­menti di assoluta legittima difesa</em>» (58).</p>
<p>Enrico Leone trascinava addirittura i sindacalisti rivoluzionari sulle posi­zioni duramente contestate ai riformisti, invitandoli a favorire la formazione del capitale (59). Paradossalmente, il patto di tregua sociale che legava Turati a Giolitti trovava garanti al Sud proprio in Labriola e Leone, nei suoi critici cioè più severi. Ecco dunque che, proprio negli anni in cui la borghesia italiana perse­guiva obiettivi ormai abbastanza definiti e, movendosi su  una linea strate­gica sperimentata, finalizzava gli indirizzi politici a quelli economici, il dibattito nel P.S.I. si faceva più lacerante, la sua strategia più confusa, più incerti gli strumenti per realizzarla.<br />
Quando iniziò l’esperienza liberal-riformista, il P.S.I., impegnato a conci­liare una dottrina rivoluzionaria con una prassi parlamentare riformista, si trovò subito costretto a contentarsi di piccoli e mai determinanti successi e ad offrire il fianco all’azione di logoramento che la borghesia andava compiendo, utilizzando l’innegabile perizia tattica di Giolitti.<br />
Nell’attesa messianica che vi si compisse ad opera della borghesia la ‘rivo­luzione democratica’, il Sud rimaneva intanto del tutto estraneo al progetto riformista di Turati (60), che, attrezzato il partito per una navigazione di cabotaggio lungo la rotta liberaI-socialista, contribuì non poco a consolidare l’anomalo meccani­smo di sviluppo del Paese e agevolò, in ultima analisi, l’affermazione non solo economica, ma anzitutto politica del grosso capitale (61).<br />
Non a caso, quando Turati volle sintetizzare il programma meridionalista del P.S.I., parlò di egemonia</p>
<p>«<em>della parte più avanzata del Paese sulla più arretrata, non per opprimerla anzi per emanciparla e sollevarla</em>» (62).</p>
<p>Era una formula inaccettabile, che codificava l’esistenza delle ‘due Italie’, quella progredita e in progresso al Nord, quella arretrata e da emancipare al Sud. In pratica riduceva il Sud a soggetto passivo dello sviluppo del Paese e ne relegava il proletariato in posizioni subalterne rispetto a quello del Nord. Sbandierando i vessilli della socializzazione delle terre e della conquista del Parlamento, Turati abbandonava il Sud al trasformismo (63).<br />
Se alla fine dell’Ottocento la pratica trasformista, offrendo favori e spazio politico agli agrari, aveva consentito di far passare senza proteste le numerose protezioni e i sussidi concessi all’industria settentrionale (64), negli anni del ‘boom industriale’ quel sistema di forzature divenne pienamente operante: ciò avvenne, in pratica, quando Giolitti, approfittando della crisi d’identità del P.S.I., portò a perfezione quel meccanismo per il quale sin dall’Unità le zone depresse del Paese si erano trasformate in aree di sfruttamento e il sottosvi­luppo del Sud era sempre più diventato funzionale allo sviluppo del Nord.<br />
C’è chi tende a far passare per fisiologico l’instaurarsi d’un tale rapporto, come se avesse generato un meccanismo di sviluppo in grado di funzionare autonomamente. Al contrario, il meccanismo non avrebbe funzionato senza che, a Nord e Sud territorialmente intesi, non avessero fatto da complemento un Nord e un Sud della classe lavoratrice, senza che il compromesso liberal-socialista non avesse fatto da contraltare al trasformismo, conferendo all’ala riformista del P.S.I. la funzione che, nella prassi parlamentare, era stata assolta dai 1atifondisti.<br />
Non fisiologico, ma patologico fu, a ben vedere, quel rapporto. Da esso non poteva nascere che uno sviluppo economico ma1certo, limitato a un’area del Paese e garantito dalla miseria di quelle rimanenti; uno sviluppo in cui la povertà d’una classe sociale fu istituzionalizzata e resa funzionale alla prospe­rità di un’altra, quanto il sottosviluppo del Sud lo fu allo sviluppo del Nord.<br />
È in questa ottica che si inserì la legge per Napoli, una legge altrimenti inspiegabile per la sua estraneità al contesto sociale ed economico cui si appli­cava, tanto discordante nei presupposti e negli obiettivi che Savarese, pur ritenendo che senza di essa l’industria a Napoli avrebbe rischiato di sparire, non può evitare di precisare che questa constatazione non ne contraddice altre,</p>
<p>«<em>altrettanto fondate, sull’esito deludente dei programmi di rapida preindustrializ­zazione</em>» (65).</p>
<p>Ma quell’esito deludente, più che indurre a ripensare criticamente gli indi­rizzi meridionalisti intorno alle specializzazioni concretamente incentivabili, nel quadro unitario dei meccanismi di produzione operanti, che non sono poi così generici come sembrano al Savarese (66), dovrebbe proporre interrogativi sulla volontà politica di elaborare un progetto di sviluppo economico del Sud. A me pare addirittura che non si possa parlare dell’esito deludente della legge spe­ciale per Napoli come di un non riuscito aggancio delle regioni del Sud alla crescita della società italiana (67). Non si può, perché quell’aggancio non fu nemmeno tentato. In realtà, la legge del 1904 non si inquadra in una ‘politica per il Sud’ nel senso stretto della parola, perché elude i motivi di fondo della tematica del Nitti, che sembra ispirarla, e si modella sullo stereotipo dello sviluppo della borghesia nazionale, a cui risulta, in definitiva, funzionale. È per questo che riesce difficile condividere l’opinione di chi ritiene la linea politico-economica seguita dopo l’unità pienamente rispon­dente all’interesse della collettività e il sacrificio di interi settori economici e di gran parte della classe lavoratrice necessari e reversibili (68).<br />
Di recente Savarese ha provato a fondare su basi diverse l’analisi del dualismo dell’economia italiana e, pur sopravvalutando probabilmente la comprensione del problema del Sud da parte dei fautori del ‘filone industriale’, ha colto importanti contraddizioni nell’abusata prassi delle leggi speciali, osservando come, con l’epilogo del decollo industriale del periodo giolittiano,</p>
<p>«<em>il patrimonio produttivo meridionale ha aumentato la sua incapacità a far fronte persino alle più elementari necessità delle popolazioni locali</em>», che la Campania, la zona più industrializzata, ha assunto «<em>una funzione trainante anche nei processi di sottosviluppo</em>»</p>
<p>e che Napoli, infine, ha subito</p>
<p>«<em>paradossalmente tanto la solidità ben superiore della struttura produttiva del Nord, che la desolante miseria dell’area eco­nomica in cui è inserita</em>» (69).</p>
<p>Anche Giovanni Aliberti, del resto, osserva giustamente che qualsiasi tentativo di sviluppo economico della Campania, incapace di</p>
<p>«<em>cogliere il nesso che legava l’eventuale crescita dell’industria urbana alla trasforma­zione economica del retroterra regionale mediante l’ammodernamento dell’impresa agraria e il rinnovamento della vita sociale nelle campagne</em>» (70),</p>
<p>era destinato a fallire. Egli, come altri studiosi, addebita tale incapacità e, quindi, il fallimento della politica d’intervento speciale agli imprenditori (71). A noi pare, invece, che abbia ragione il Galasso, quando invita a non sottovalutare o deformare il ruolo e la figura dell’imprenditore campano, estromettendolo dalla struttura economica e sociale in cui si forma e opera (72). Ciò, aggiungerei, anche per evitare all’imprenditore la sorte dell’operaio campano, troppo spesso valutato nel suo comportamento sull’astratto metro della ‘coscienza rivoluzionaria’ maturata, più che in relazione alle concrete modificazioni economiche e sociali in atto. Non mi pare esatto, del resto addossare alla classe dirigente industriale del Sud un ruolo più che marginale nel fallimento della politica di legislazione speciale, almeno ad inizio secolo. E non è nemmeno del tutto esatto, a ben vedere, parlare di fallimento, perché la legge per Napoli produsse quanto si attendeva il legislatore. Se poi già nel 1908 i sindacalisti rivoluzionari scoprono di aver sbagliato ad associarsi</p>
<p>«<em>all’inno degli arditi industriali settentrionali », perché «gli avvenimenti successivi han chiarito [...] l’inganno di Napoli industriale</em>» (73),</p>
<p>ciò non serve ad altro che a meglio inserire la vicenda economica della Campania e, in pratica, del Sud in quella complessiva del Paese. In quegli anni, in effetti, l’Italia s’avviava a pagare il prezzo della sconfitta patita da un partito operaio ancora incerto e immaturo, incapace quindi di contrastare effi­cacemente una strategia di sviluppo della borghesia che si fondava sullo sfrut­tamento e che affondava le sue radici nei rapporti di forza determinatisi già all’indomani dell’unificazione nazionale.<br />
Nel periodo di Giolitti, e mi pare di poter così concludere le mie note, quel progetto economico divenne sempre più esplicitamente progetto politico. In tal senso va vista l’equivoca funzione della Banca, legata ormai a filo doppio alle Istituzioni e il ruolo determinante da essa assunto nella drastica mobilita­zione del risparmio. Privilegiando gli impieghi industriali del risparmio, la Banca risolse infatti il problema di un’industria che si sviluppava in un Paese dove né l’agricoltura né il commercio avevano dato luogo alla formazione di grossi capitali privati, né tanto meno il piccolo risparmiatore investiva in titoli industriali (74). In una simile situazione, assai più grave al Sud (75), un sistema di rigorosa distinzione tra banca commerciale e società di investimenti finanziari non poteva sopperire alla cronica deficienza di capitali. Di qui l’introduzione di un organismo capace di mediare le due funzioni: le cosiddette ‘banche miste’, che completarono il progetto economico della borghesia italiana.<br />
La simbiosi tra Banca e Industria e il legame con le Istituzioni dello Stato, che si faceva garante di una settoriale politica d’investimenti, finirono per costi­tuire l’asse portante d’un sistema economico e politico che sacrificava, in pratica, le ragioni e gli interessi d’un sano sviluppo economico a quelli dei grossi gruppi finanziari, favorendo processi di crescita industriale e facendo sì che la nostra industria, tecnicamente deficiente e complessivamente arretrata, cre­scendo all’ombra dell’apparato di garanzie offerto dal sistema di protezioni, si trasformasse in un organismo parassitario.<br />
La crisi del 1907, spingendo il mercato azionario a preferire ai titoli indu­striali i depositi bancari e le obbligazioni di Stato, indusse l’industria a ricor­rere sempre più al sostegno dello Stato e determinò fenomeni di accentramento di sempre più vasta mole, acuendo i fattori di squilibrio insiti nel sistema (76).<br />
L’intreccio di partecipazioni e di interessi che si andava sempre più conso­lidando intorno al nucleo d’una industria pesante ch’era il settore più malato della nostra industria, anziché quello trainante, contribuiva d’altro canto alla radicalizzazione delle posizioni politiche, mentre i problemi di sovrapproduzione da cui era afflitta gran parte dell’industria italiana sembravano poter esser risolti solo da una intensificata domanda da parte delle Amministrazioni militari (77).<br />
Ormai la mediazione giolittiana non tornava più utile e Giolitti fu allontanato dal centro della scena parlamentare. Quando vi fece ritorno, l’asse politico s’era spostato a destra e i bilanci non permettevano più di conciliare una politica di spese militari con una di riforme. Le forze che all’aprirsi del secolo avevano giudicato Giolitti l’uomo adatto al momento erano le stesse che, quindici anni dopo, lo mettevano in disparte, sostituendo ad ogni altra possibile prospettiva per l’economia italiana quella della guerra.<br />
Che la guerra non sia una conseguenza ineluttabile di una crisi del capitale è opinione da condividere (78). È innegabile però che dall’inizio del secolo le guerre del Regno d’Italia furono combattute tutte nell’illusione di risolvere una crisi e tutte ne generarono un’altra di dimensioni più gravi. Si dirà che è difficile dimostrare che esiste un nesso tra le crisi economiche del Regno d’Italia e le sue guerre, e può essere vero; altrettanto difficile, tuttavia è negare che tra crisi e conflitto esiste un nesso che non si può definire congiunturale, a meno di volerle ritenere tutte accidenti casuali (79). In realtà il nesso esiste e va cercato nell’identificazione tra classe dirigente economica e politica. Sintetizzando, si può dire che, in effetti, la prima produceva la seconda sicché, quando la classe economica era di fronte alla crisi, quella politica la soccorreva con la guerra.<br />
Questo discorso, però, condurrebbe lontano. A me basta osser­vare che a ogni guerra si registrava un ampliamento dei settori dell’industria pesante più presenti al Nord che al Sud, che c’erano secche perdite di capitale monetario colmate dallo Stato mediante la tassazione indiscriminata, che a ogni guerra, infine, diminuiva o si bloccava l’emigrazione. In altre parole, ogni guerra aggravò lo squilibrio economico del Paese, sicché paradossalmente si può dire che ognuna fu combattuta da ‘due Italie’ delle quali una, quella del sottosviluppo, il Sud, uscì sempre e comunque sconfitta.</p>
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Note</p>
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<p>1) Sulla legge speciale per Napoli del 1904, cfr. Marcella Marmo, <em>L’economia napoletana alla volta dell’Inchiesta Saredo e la legge dell’8 luglio 1904 per l’incremento industriale di Napoli,</em> in «Rivista Storica Italiana », 1964, IV, pp. 954-1023; Francesco Barbagallo, <em>Stato e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno</em>, Arte Topografica<em>, </em>Napoli 1976; Alfonso Scirocco, <em>Politica e Amministrazione a Napoli nella vita unitaria</em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1972; Ferdinando Del Carretto, <em>La legge del 1904 per Napoli e la sua applicazione, </em>Napoli 1908; Giuseppe Russo (a cura di), <em>L’avvenire industriale di Napoli negli scritti del primo Novecento</em>, Unione Industriali, Napoli, 1963.<br />
2) Per gli studi più significativi sui problemi dell’industrializzazione della Campania e sullo sviluppo economico del Napoletano, si veda Giovanni Brancaccio, <em>La Campania industriale. Bilancio storiografico, </em>in «Prospettive settanta », n. s. VIII (I986), n. 2-3, pp. 213-231.<br />
3) Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana dal 1861 al </em>1894, Einaudi, Torino 1968, p. 15.<br />
4) <em>Ivi, </em>p. 19.<br />
5) <em>Ibidem</em>, p. 41. Le elaborazioni sono mie. Pro­seguendo nella sua politica, il fisco espropriò, dal 1885 al 1897, altri 89.347 proprietari meridionali (1’82 % del totale nazionale), trascinando cosi nella rovina anche fittavoli e mezzadri e producendo effetti devastanti su piccola e media proprietà terriera del Sud. Il rapporto medio tra espropri ed abitanti (uno su 6.154 a livello nazionale, uno su 18.357 al Nord e uno su 2.835 nell’Italia centrale) fu al Sud di un abitante su 374. I dati riportati sono in Italo Giglioli, <em>Malessere agrario ed alimentare in Italia. Relazione di un giurato italiano all’Esposizione universale di Parigi, nel 1900, sulle condizioni dell’agricoltura in Italia, in paragone colle condizioni all’estero</em>, Stabilimento Tipografico Vesuviano, Portici 1903. Le elaborazioni sono mie.<br />
6) Per i dati e la citazione, cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana</em>…,<em> </em>cit., p. 113. Le percentuali sono mie. Il Candeloro, al contrario, scrive che dopo il 1871 si evidenziarono problemi nati dal modo in cui fu attuata l’unità, dal tipo di Stato costruito e dalla politica economica seguita nel primo decennio unitario e coglie il nesso tra crisi agraria, malgoverno e dualismo, affermando «che la crisi agraria degli anni ‘80 e i provvedimenti presi dal governo aggravarono gli squilibri esistenti [...] tra il Nord e il Sud ». Cfr. Giorgio Candeloro, <em>Storia dell’Italia moderna</em>, Feltrinelli, Milano, 1970, VI, pp. I4 e 2I6.<br />
7) Cfr. Rodolfo Morandi, <em>Storia della grande industria in Italia</em>, Einaudi, Torino, I959, p. 279. Forse gli scrittori meridionali sbagliano «a rappresentare quasi una parità di livello tra il Nord e il Sud al momento dell’unificazione e ad attribuire quasi esclusivamente alla legislazione dello Stato Unitario la disparità che si stabilirà e si accrescerà di decennio in decennio ». Non è meno errato però sostenere che a tale disparità fu estranea una legislazione che fu «chiara espressione della totale impreparazione e della vacuità letteraria di una classe diri­gente disarticolata all’estremo e impregnata di un infantile provincialismo ». <em>Ivi, </em>pp. 278-279.<br />
8 ) Con Luzzatto, anche Castronovo, come vedremo, esprime dubbi in tal senso. Grifone, poi, afferma che l’Italia nel I86I soffriva di «penuria di capitali [...], scarsezza di materie prime, assenza di un grande mercato [...] » e che «l’unità di per sé sola non crea il mercato, ma soltanto una delle condizioni essenziali perché un grande mercato sorga. Perché il paese offra possibilità d’investimento, di smercio, occorre attrez­zarlo». Cfr. Pietro Grifone, <em>Il capitale industriale in Italia</em>, Einaudi, Torino, I971, p. 5. Cafagna, a sua volta, scrive che alla data dell’unità, la condizione economica dell’Italia non consente di parlare minimamente di base industriale. Cfr. Luciano Cafagna, <em>La formazione di una base industriale fra il I869 e il I9I4, </em>in «Studi Storici », II, nn. 2-3 luglio-dicembre I961. p. 290. Per una critica alla tesi di chi vede il Sud, già prima dell’unità, in posizione irrimediabilmente compromessa e per un’efficace analisi delle cause del dualismo, cfr. Renato Zangheri, <em>Dualismo economico e formazione dell’Italia moderna, </em>in <em>La formazione dell’Italia industriale, </em>a cura di Alberto Caracciolo, Roma-Bari, 1969, pp. 285-296.<br />
9) Cfr. Rodolfo Morandi, <em>Storia della grande industria &#8230; , </em>cit., p. 274.<br />
10) <em> Ivi, </em>p. 276.<br />
11) <em>Ibidem</em>, p.281.<br />
12) <em>Ibidem, </em>p. 276.<br />
13) L’Eckens ha provato a cercare un metodo di comparazione tra le fonti, ottenendo però esiti tanto inferiori alle intenzioni, che meglio sarebbe stato dire a conclusione del saggio, quanto, in tutta onestà è scritto all’inizio. «I dati [...] sulle relative situazioni economiche del Nord e del Sud all’epoca dell’unificazione -egli osserva &#8211; non consentono un giudizio immune da [...] interpretazione soggettiva. Non è infatti possibile sommare i dati regionali e confrontarli fra loro sulla base di un calcolo ‘pro capite’ ma è necessario confrontare alla meno peggio tipi di dati tra loro disparati». Cfr. Richard. S. Eckens, <em>Il divario Nord-Sud nei primi decenni dell’Unità, </em>in <em>La formazione dell’Italia &#8230;</em>, cit., p. 223.<br />
14) Cfr. Giorgio Candeloro, <em>Storia dell’Italia &#8230; , </em>cit., VI, p. 216.<br />
15) <em> Ivi, </em>p.231.<br />
16) <em>Ibidem</em>, p. 231.<br />
17) Per spiegare i Fasci Siciliani, ad esempio, il Luzzatto risale alla sfiducia della Sicilia nel potere centrale e periferico, accenna ai Vespri, alle illusioni sorte con la spedizione dei Mille, all’azione politica della dittatura garibaldina e, finalmente, alla divisione dei beni demaniali, all’alienazione di quelli ecclesiastici e al malcontento suscitato dall’iniqua distri­buzione degli oneri fiscali. Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana &#8230; , </em>cit., pp. 207-208.<br />
18) Per il Morandi, il liberismo è una ‘mazzata’ calata su quel poco d’industria cre­sciuta al Nord.. È un’opinione difficile da condividere. Al Nord non c’erano ancora né industria né industriali. C’era, come scrisse lui stesso, una figura di mercante-imprenditore che governava con gli agrari e cercava una politica che, tacitando questi ultimi, consentisse la sua trasformazione in capitalista. Cfr. Rodolfo Morandi, <em>Storia della grande industria &#8230; , </em>cit., p. 279.<br />
19) Cfr. Valerio Castronovo, <em>L’industria italiana dall’Ottocento a oggi</em>, Mondatori, Milano, 1980, p. 27. Al Castronovo, in verità, pare sfuggire che nuove ‘bardature’, avrebbero di lì a poco tute­lato i «numerosi stabilimenti» sorti al Nord. In quanto al ‘dispendio’ di capitali, persino l’Einaudi ammise che, con la vendita di beni ecclesiastici e del demanio e coi prestiti pub­blici, molta ricchezza del Sud fu trasferita al Nord, dove si contribuì di meno e si approfittò di più delle spese fatte dallo Stato, ottenendo la maggior parte dei pubblici appalti. Cfr. in proposito Renato Zangheri, <em>Dualismo economico &#8230; , </em>cit., p. 286. <br />
20) Cfr. Valerio Castronovo, <em>L’economia italiana &#8230; , </em>cit., p. 24.<br />
21) Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’industria italiana &#8230; , </em>cit., p. 5.<br />
22) Cfr. <em>Il Nord nella Storia d’Italia. Antologia politica dell’Italia industriale, </em>a cura di Luciano Cafagna, Laterza, Bari 1962, p. V.<br />
23) Cfr. Valerio Castronovo, <em>L’industria italiana</em> … ,<em> </em>cit., p. 22.<br />
24) Una ricostruzione completa della realtà economica meridionale al momento dell’unità non esiste, per quanto non manchino lavori anche pregevoli su suoi aspetti particolari e determinate realtà settoriali o locali, per i quali rimandiamo a Giovanni Brancaccio, <em>La Campania industriale. Bilancio&#8230;</em>, cit.<br />
25) Cfr. Giovanni Wenner, <em>L’industria tessile salernitana dal I824 al I918</em>, s.l. e s.n., 1953. Del lavoro esiste una ristampa della Società Editrice Napoletana, (Napoli 1983) con un’A<em>ppendice </em>curata da Ugo Di Pace.<br />
26) La ristrutturazione fu avviata quando si avvertivano ancora le ripercussioni della guerra di secessione americana e ben prima dell’entrata in vigore del protezionismo doganale.<br />
27) Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana &#8230; , </em>cit., pp. 24-25.<br />
28) Nel 1861 la produzione nazionale di ghisa fu di 26.000 ton. <em>Ivi</em>, p. 121.<br />
29) <em> Ibidemi, </em>p. 133. Si tratta di operazioni da cui il Sud non trae in verità vantaggio alcuno.<br />
30) Per una storia dell’Opificio di Pietrarsa, si vedano gli <em>Atti della Commissione di Inchiesta sull’esercizio delle Ferrovie, </em>Roma 1881, parte II, voI. I, p. 449 e ss.<br />
31) Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana &#8230; , </em>cit., p. 125.<br />
32) Cfr. Angelo Mangone, <em>L’industria nel Regno di Napoli</em>, Fiorentino, Napoli, 1976, pp. 50-51.<br />
33) Cfr. Giorgo Candeloro, <em>Storia dell’Italia &#8230; , </em>cit., VI, p. 245.<br />
34) Cfr. Valerio Castronovo, <em>L’industria italiana &#8230; , </em>cit., p. 44. Un invito a dir poco incoerente, dopo che s’era fatto di tutto per smantellare gli stabilimenti militari del Napoletano, allo scopo &#8211; si disse &#8211; di evitare a Napoli, «troppo bella città », il pericolo d’un bombarda­mento! Cfr. Francesco Saverio Nitti, <em>Il bilancio dello stato dal 1862 al 1896-97. Prime linee di una inchiesta sulla ripartizione territoriale delle entrate e delle spese pubbliche in Italia</em>, ora in <em>Scritti sulla questione meridionale</em>, Laterza, Bari 1958, p. 214. In realtà i cantieri non furono poi mai aperti.<br />
35) Cannoni e proiettili di ogni arma si producevano a Pietrarsa, alla Guppj, alla Fon­deria Reale e all’Arsenale di Napoli. Il Mangone cita anche, ma non specifica la fonte, fabbriche di armi di Torre Annunziata, Napoli e Lancusi. Cfr. Angelo Mangone, <em>L’industria nel Regno &#8230; , </em>cit., pp. 52-53.<br />
36) Cfr. Gino Luzzatto, <em>L’economia italiana &#8230; , </em>cit., p. 123.<br />
37) Cfr. Rodolfo Morandi, <em>Storia della grande industria &#8230; , </em>cit., p. 278.<br />
38) È stato giustamente osservato che a fine secolo il Paese non era in grado di sostenere il peso d’una politica d’espansione che, inoltre era estranea agli interessi dei gruppi più accorti dell’alta borghesia. Cfr. Valerio Castronovo, <em>L’industria italiana</em> &#8230; , cit., p. 69. Appena gli agrari imboccarono la via del colpo di Stato, l’al1eanza fu rotta.<br />
39) Il giudizio più penetrante sul ‘sistema’ di Giolitti resta ancora quello del Carocci, che lucidamente ha avvertito come «la democrazia giolittiana trapassava verso una oligarchia plutocratica nella misura in cui l’industria si avviava verso forme sempre più concen­trate e potenti ». Cfr. Giampiero Carocci, <em>Giolitti e l’età giolittiana</em>, Einaudi, Torino 1971, p. 53.<br />
40) Sulle contraddizioni della campagna socialista per l’industrializzazione di Napoli, cfr. Giuseppe Aragno, <em>Socialismo e sindacalismo rivoluzionario a Napoli in età giolittiana</em>, Bulzoni, Roma 1980.<br />
41) Il numero degli scioperi fu il più alto fatto registrare fino a quell’anno; gli scioperi terminati con la vittoria totale o parziale dei lavoratori furono il 54%. I dati sono in Ministero Agricoltura,.Industria e Commercio (MAIC), «Annuario Statistico Italiano. Statistica degli scioperi », Roma 1900, Tav. I, Rie­pilogo, p. 527. Le elaborazioni sono mie.<br />
42) <em>Ivi, </em>p. 325, elaborazioni mie.<br />
43) 22 scioperi contro i 7 del centro e i 4 del Sud. Cfr. «Annuario », cit., p. 527.<br />
44) 37 contro i 10 del centro e del Sud. <em>Ivi. </em><br />
45).79 contro i 51 del centro e i 23 del Sud. <em>Ibidem. </em><br />
46) La Campania è al nono posto per numero di scioperi (superando Umbria, Puglia, Sardegna, Liguria e Calabria), al decimo per numero di scioperanti e giornate di sciopero (superando Puglia, Sardegna, Liguria e Calabria). <em>Ibidemi, </em>p. 325. Nessuno sciopero vi dura più di 30 giorni, uno se ne registra tra quelli di durata 10-30 giorni, due tra quelli di 4-10 giorni. Persino per gli scioperi di durata non superiore ai tre giorni, la Campania è superata da Lombardia, Piemonte, Emilia, Sicilia, Toscana, Veneto, Lazio e Marche. <em>Ibidem. </em><br />
47) Cfr. «Annuario &#8230; », cit., p. 526.<br />
48) <em>Ivi, </em>pp. 526-527. Elaborazioni mie. In Campania gli scioperi rivendicativi sono solo 3 e impegnano 48 operai in 68 giornate di lotta. Altrettanti gli scioperi difensivi, con 197 scioperanti e 1.574 giornate lavorative perdute. Un solo sciopero, infine si registra per cause diverse dalle precedenti con 60 scioperanti e 780 giornate perdute. <em>Ibidem. </em><br />
49) Sulla storia del salario industriale in Italia cfr. Stefano Merli, <em>Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale</em>, La Nuova Italia,Firenze 1972, pp. 373-457, che si occupa, però, del salario in relazione al rapporto tra proletariato operaio e sviluppo del capitalismo italiano. In effetti, dai dati a disposizione, scarsi e spesso alterati dagli imprenditori, è impossibile ricavare un esatto quadro salariale. Io ho confrontato situazioni del Nord con realtà campane, ma le osservazioni sono senza dubbio valide per il Sud nel suo complesso.<br />
50) Le medie erano le seguenti: in Campania £. 1,60 (uomini), £. 0,85 (donne), £. 0,65 (fanciulli); in Lombardia rispettivamente £. 1,88, £. 1, £. 0,53; in Piemonte £. 2,25, £. 1,15, £. 0,65; in Liguria £. 2,75, £. 1,15, £. 0,55. Cfr. MAIC, Direzione. Generale della Statistica, <em>Ricerche sopra la condizione degli operai nelle fabbriche, </em>Roma 1877, pp. 85 e 107 per la Campania, pp. 12, 41 e 62 per la Lombardia, pp. 112 e 77 per il Piemonte, p. 70 per la Liguria.<br />
51) I dati sono in Stefano Merli, <em>Proletariato di fabbrica &#8230; , </em>cit., pp. 400-401. Le elaborazioni sono mi3.<br />
52) Ivi, pp. 400-401. Le elaborazioni sono mie. Su 26 operai che svolgevano la medesima mansione, 26 percepivano a Genova un salario più alto.<br />
53) Cfr. M.A.I.C, «Annuario Statistico Italiano », <em>Mercedi agli operai, </em>Roma 1900, cit., p. 504. Le elaborazioni sono mie.<br />
54) II risparmio, che ben ripagava i 50 centesimi dati in più ad ogni fabbro era di £. 1,30 per calderaio, 20 centesimi per congegnatore, 30 per fonditore, 40, per operaio generico e 90 per addetto alla trazione. <em>Ivi, </em>p. 505. Le elaborazioni sono mie.<br />
55) A Napoli 10 salari su 15 erano inferiori a quelli di Torino e 11 a quelli di Milano.<br />
Abbiamo escluso i dati di Genova perché incompleti. Cfr. «Annuario &#8230; », cit., p. 505. Le elaborazioni sono mie.<br />
56) Nel 1901, il capitale locale a Napoli era pressoché inesistente nell’industria e le azioni appartenevano tutte a stranieri o settentrionali. Cfr. Ernest Lémonon, <em>Naples. Notes historques et sociales</em>, Mayenne e Colin, Plon-Nourrit, Parigi 1912, p. 199. La legge speciale non mutò, in sostanza, la situazione. Ancora nel 1913 in Campania era collocato il 22% del capitale straniero inve­stito in Italia. In Liguria la percentuale era del 16 % e in Lombardia e Piemonte del 12. Cfr. Francesco Saverio Nitti, <em>Il capitale straniero in Italia</em>, Stab. Tipogr. Federico Sangiovanni, Napoli, 1915, pp. 42-43 e 94-123. Le elabora­zioni sono mie.<br />
57) Cfr. «Avanti! », 13-2-1902, art. <em>Bizantinismo, </em>firmato A. Lucci.<br />
58) <em>Ivi</em>, 11-2-1902, Artuto Labriola, <em>Lo sciopero della Pattison: il movimento operaio napoletano</em>. Ci pare che di rado si sia gettato lo sguardo su un panorama così vasto. A Napoli, infatti, è possibile verificare come l’industria italiana si trovò in condizioni ambientali e legislative che le permisero uno sviluppo privilegiato in un mercato quasi ine­sauribile di manodopera e mostrò, nonostante ritardi storici e tecnologici, un dinamismo legato alle capacità di domare e sfruttare la classe operaia, in cui sono da vedere i primi passi della grande industria italiana. Cfr. Stefano Merli, <em>Proletariato di fabbrica &#8230; , </em>cit., p. 39. Ancor più evidente risulta come quei ‘primi passi’ non avrebbero condotto lontano, se non fossero stati accompagnati, per così dire, da una strategia socialista confusa e perdente. <br />
59) Cfr. «La Strada », 1-5-1903, art. <em>La nuova fase del partito socialista a Napoli. </em><br />
60) Probabilmente l’appoggio all’industrializzazione del Sud fu determinato dall’illusione di vedervi nascere una borghesia capace di porsi a capo d’una tale rivoluzione, borghesia della quale pochi anni prima s’era riconosciuta la mancanza in due terzi deI Paese. Cfr. <em>Lettera di Anna Kulisciov ad Engels, </em>in <em>Marx ed Engels. Scritti italiani, </em>a cura di Gianni Bosio, s.n., Milano 1955, p. 164.<br />
61) Invano Antonio Labriola intravedeva il ‘socialismo’ nelle lotte dei contadini del Sud, cui mancava una direzione capace di dettare parole d’ordine unificanti e d’indicare obiettivi graduali, finalizzati alla disgregazione deI blocco agrario. Non era lontano dal vero il Labriola quando paventava la degenerazione del partito in strumento di requisizione del ‘bestiame votante’ e l’appiattimento su di una linea politica da cui «nasce, e vegeta poi, la setta, la consorteria, la combriccola, ma non sorge e vive il Partito ». Cfr. lettera di Antonio Labriola a Bosco Garibaldi in Arturo Labriola, <em>Democrazia Socialismo in Italia, </em>a cura di Luciano Cafagna, Universale Economica, Mi­lano 1954, p. 78.<br />
62) Cfr. « Critica Sociale », 16-6-19°0, art. <em>A proposito di Nord e Sud; per fatto personale</em>.<em> </em><br />
63) La prassi dell’alleanza con forze ‘affini’ identificate nella comunanza d’interessi momentanei, produsse fatalmente, quando non vero e proprie collusioni, un’ambigua fusione tra maggioranze e opposizioni, governanti e governati, che aggravò le condizioni del Paese in generale, del Sud in particolare. E su questo dato, a nostro avviso, dovrebbero meditare seriamente i politici, più che gli storici.<br />
64) Le tariffe doganali del 1887 garantivano un mercato interno riservato a produttori d’acciaio, manifatture tessili, coltivatori di barbabietola da zucchero, raffinatori e produttori di frumento, mentre emarginavano gli interessi di piccoli coltivatori ed esportatori di colture specializzate. Cfr. R. Webster, <em>L’imperialismo italiano, </em>Torino 1974, p. 31.<br />
65) Cfr. Guido Savarese, <em>L’industria in Campania (I9II-I940)</em>, Guida, Napoli 1980, p. 28.<br />
66) <em>Ivi. </em><br />
67) <em>Ibidem</em>, p. 29.<br />
68) Cfr. Rosario Romeo, <em>Breve storia della grande industria in Italia</em>, Cappelli, Bologna 1961. Per una critica alle tesi del Romeo cfr. Alexander Gersghenkron, Rosari Romeo, <em>Consensi, dissensi, ipotesi in un dibattito, </em>e Luigi Dal Pane, <em>Alcuni studi recenti e la teoria di Marx, </em>in Alberto Caracciolo, <em>La formazione dell’Italia &#8230; , </em>cit., pp. 53-81 e 83-92.<br />
69) Cfr. Guido Savarese, <em>L’industria &#8230; , </em>cit., <em>passim. </em>Sulla politica ‘speciale’ per il Sud, interessanti risultano le osservazioni di De Marco e quelle più recenti di Galasso. Cfr. Paolo De Marco, <em>L’industria italiana dal fascismo alla ricostruzione, </em>in «Archivio Storico delle Province Napoletane », 1974, pp. 154-171 e Giuseppe Galasso, <em>Il Mezzogiorno: ancora politica spe­ciale</em>’?, in «Prospettive Settanta », n.s. VIII (1986), n. 2-3, pp. 232-239.<br />
70) Cfr. Giovanni Aliberti, <em>Struttura industriale e organizzazione del territorio nell’Ottocento, </em>in <em>Storia della Campania, </em>a cura di Francesco Barbagallo, Guida, Napoli 1978, II, p. 380.<br />
71) Cfr. Marcella Marmo, <em>Il proletariato industriale a Napoli in età liberale</em>, Guida, Napoli 1978; S. Sciarelli, P. Stampacchia, <em>Imprenditore locale e sviluppo industriale. Il caso della Cam­pania</em>, Isfa, Salerno 1978; Augusto Graziani, <em>Radiografia del sistema industriale, </em>in AA.VV., <em>Napoli dopo un secolo, </em>Napoli 1961.<br />
72) Cfr. Giuseppe Galasso, <em>L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Ita­lia</em>, Mondatori, Milano 1982, pp. 191-216.<br />
73) Cfr. «La Propaganda», 20-10-1908.<br />
74) Al 30-6-1900 i depositi delle 184 Casse di Risparmio ordinarie del Regno ammon­tavano a £ 499.410.060. Di tali depositi, il 59 % era in banche del Nord, il 34 % in quello dell’Italia centrale e il 7% in quelle del Sud, il cui patrimonio collettivo costituiva peraltro solo il 4 % di quello complessivo delle Casse italiane. Cfr. M.A.I.C., «Divisione Credito e Previdenza», <em>Bollettino sul Credito e sulla Previdenza, </em>Roma 1901, II, pp. 218-219. Le elabo­razioni sono nostre.<br />
75) Nel 1901 il capitale delle Società per azioni industriali costituiva a Napoli il 4% del totale nazionale, mentre quello di Genova, Torino e Milano rappresentavano rispetti­vamente il 10,34 il 10,35 e il 26,39 %, In pratica il capitale del nascente ‘triangolo industriale’ costituiva da solo il 47,09% del capitale azionario industriale del Paese. I dati sono ricavati da Ferdinando Piccinelli, <em>Le società industriali italiane per azioni</em>, Hoepli, Milano 1902; le elaborazioni sono mie. Ancora nel 1916, le poche società per azioni esistenti in Italia erano così suddivise: 66,35% delle società con il 63.69% dei capitali al Nord; 17,92 % con il 28,98 al Centro; il 15,73 % con il 7,33 % al Sud. Queste percentuali sono in Guido Savarese, <em>L’industria &#8230; , </em>cit., Tab. XI, p. 186. Le successive elaborazioni sono mie. La percentuale media del capitale investito, rispetto a quella delle Società esistenti, pur nel­l’estrema genericità del dato, offre forse l’elemento più significativo per una rilevazione il più possibile vicina alla realtà. Al nord la media è dello 0,9 %, al Centro dell’1,6 % e al Sud dello 0,4 %. La percentuale campana, 0,6 % supera quella dell’intero Sud e del Sud continentale, 0,4 % in entrambi, e quella delle Isole, 0,3 %, ma è inferiore a quella del Nord e del Centro. Questi dati mostrano come, nei primi 15 anni del secolo, il Sud veda aumentare il suo distacco dal Nord, si conferma il ‘sottosviluppo’ della Campania in rap­porto alle altre aree del Regno.<br />
76) Le nuove emissioni di azioni, giunte a superare i 500 milioni annui, si ridussero negli anni 1910-13 ad una media di 361 milioni, scendendo, alla vigilia del conflitto mon­diale, a 342 milioni. Cfr. Francesco Saverio Nitti, <em>Il capitale straniero &#8230; , </em>cit., p. 19.<br />
77) Le spesse militari, che nel biennio 1906-1907 costituivano il 16,5 % di quelle complessive dello Stato, nel 1913-14 salirono al 30 %. Cfr. Richard. Webster, <em>L’imperialismo industriale italiano</em>, einaudi, Torino 1974, p. 106.<br />
78) Cfr. Guido Savarese, <em>L’industria…</em>, cit., p. 31,<br />
79) <em>Ivi</em>., p. 32.</p>
<p> <br />
Da “Prospettive Settanta”, Nuova Serie, anno X, n. s. x (1988), n. 2-3-4, pp. 513-534.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SINDACO ZOCCARATO - MERCATO ETNICO ED INTEGRAZIONE]]></title>
<link>http://sanremofestival.wordpress.com/2009/08/18/sindaco-zoccarato-mercato-etnico-ed-integrazione/</link>
<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 13:06:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>ALMA</dc:creator>
<guid>http://sanremofestival.wordpress.com/2009/08/18/sindaco-zoccarato-mercato-etnico-ed-integrazione/</guid>
<description><![CDATA[OGGI I PRINCIPALI MEDIA NAZIONALI APRONO CON LA NOTIZIA STUDIO DI BANKITALIA «La crescita degli immi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff0000;"> <span style="font-size:x-large;"><br />
OGGI I PRINCIPALI MEDIA NAZIONALI APRONO CON LA NOTIZIA<br />
<img src="http://images.corriere.it/images/static/common/logo_home.gif" alt="" /><br />
<span style="color:#ff0000;"> <span style="font-size:x-large;"><br />
STUDIO DI BANKITALIA<br />
«La crescita degli immigrati  non toglie lavoro agli italiani»<br />
<span style="color:#000000;"> <span style="font-size:medium;"><br />
Evidenziata una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne»<br />
La crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni «non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani» ma ha evidenziato una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne».<br />
<span style="color:#000000;"> <span style="font-size:medium;"><br />
L&#8217;ANALISI &#8211; È quanto afferma uno studio della Banca d&#8217;Italia contenuto nel rapporto sulle economie regionali secondo cui l&#8217;afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie ha accresciuto le opportunità «per gli italiani più istruiti» impiegati in «funzioni gestionali e amministrative» mentre le donne avrebbero beneficiato della presenza straniera, nel settore dei servizi sociali e alle famiglie, attenuando «i vincoli legati alla presenza di figli e l&#8217;assistenza dei familiari più anziani e permettendo di aumentare l&#8217;offerta di lavoro» femminile.<br />
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2232/2125145592_f3c5a26829_m.jpg" /><br />
<span style="color:#ff0000;"> <span style="font-size:x-large;"><br />
L&#8217;analisi dal Rapporto sulle economie delle Regioni italiane nel 2008<br />
<span style="color:#ff0000;"> <span style="font-size:x-large;"><br />
Emerge &#8220;una complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne&#8221;<br />
<span style="color:#ff0000;"> <span style="font-size:x-large;"><br />
Bankitalia: la crescita di immigrati non toglie lavoro agli italiani</p>
<p><span style="color:#000000;"> <span style="font-size:medium;"><br />
Un centro d&#8217;accoglienza per immigrati<br />
<span style="color:#000000;"> <span style="font-size:medium;"><br />
ROMA &#8211; La crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni &#8220;non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani&#8221; ma ha evidenziato una &#8220;complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne&#8221;. E&#8217; quanto afferma uno studio della Banca d&#8217;Italia contenuto nel rapporto sulle economie regionali secondo cui l&#8217;afflusso di lavoratori stranieri impiegati con mansioni tecniche e operaie ha accresciuto le opportunità &#8220;per gli italiani più istruiti&#8221; impiegati in &#8220;funzioni gestionali e amministrative&#8221; mentre le donne avrebbero beneficiato della presenza straniera, nel settore dei servizi sociali e alle famiglie, attenuando &#8220;i vincoli legati alla presenza di figli e l&#8217;assistenza dei familiari più anziani e permettendo di aumentare l&#8217;offerta di lavoro&#8221; femmini.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-10/bankitalia-lavoro/bankitalia-lavoro.html"><span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
CLICCA QUI PER LEGGERE L&#8217;ARTICOLO &#8212;&#62;&#62;&#62;<br />
</span></span></a><br />
<img src="http://farm1.static.flickr.com/191/3263736597_a0a0b3d052.jpg" alt="" /><br />
<span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
DEGNA DI PLAUSO L&#8217;INIZIATIVA DEL NOSTRO SINDACO DI RICERCARE L&#8217;INTEGRAZIONE SU BASI DI LEGALITA&#8217;.<br />
<span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
NEGARE L&#8217;INTEGRAZIONE SU BASI DI LEGALITA&#8217; SIGNIFICA ATTUARE POLITICHE RAZZISTE.<br />
<span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
IL NOSTRO SINDACO NON VUOLE MACCHIARSI DI QUESTO CRIMINE E FA&#8217; MOLTO BENE.<br />
<span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
NON TUTTI SONO D&#8217;ACCORDO.<br />
<span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
IL LORO DISACCORDO NASCE DA POLITICHE DI VERO PROTEZIONISMO.<br />
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2310/2195704661_56db3ac273_m.jpg" /><br />
&#8220;No ai mercatini etnici&#8221;, Celestino Segato (UGL) a Zoccarato: &#8220;Prima parla di esercito, poi di integrazione&#8221;<br />
&#8220;Ammettiamo che sui 200 senegalesi in provincia, cento siano regolari. Con un mercatino etnico – ancora Segato – ne arriveranno almeno mille con il passaparola&#8230;&#8221;.<br />
<img src="http://farm3.static.flickr.com/2376/2003815802_365fda5d41.jpg" alt="" /><br />
<span style="color:#000000;"> <span style="font-size:medium;"><br />
&#8216;No ai mercatini etnici, perche&#8217; porterebbero via la nostra clientela francese, creando un&#8217;enclave per il commercio abusivo e la contraffazione. Al sindaco Zoccarato chiedo, a questo punto, se intende fare una pagliacciata o si e&#8217; venduto. Cosi&#8217; facendo rischia di consegnare il Comune in mano alla sinistra&#8217;. E&#8217; molto chiaro, Celestino Segato (Ugl ambulanti), dopo la ventilata proposta del sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, di creare un mercatino etnico, a fronte dell&#8217;accordo con l&#8217;associazione di senegalesi presente sul territorio per la creazione di &#8216;ronde miste&#8217; di poliziotti e immigrati per combattere la contraffazione.<br />
<a href="http://www.riviera24.it/articoli/2009/08/18/67574/no-ai-mercatini-etnici-segato-ugl-a-zoccarato-prima-parla-di-esercito-poi-di-integrazione"><span style="color:#0000ff;"> <span style="font-size:large;"><br />
CLICCA QUI PER LEGGERE L&#8217;ARTICOLO &#8212;&#62;&#62;&#62;</span></span></a></p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Conquistadores]]></title>
<link>http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2009/05/29/conquistadores/</link>
<pubDate>Fri, 29 May 2009 12:04:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>lafayette70</dc:creator>
<guid>http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2009/05/29/conquistadores/</guid>
<description><![CDATA[Antonio Gramsci chiamava &#8220;imperialismo straccione&#8221; il tardivo approdo italiano al coloni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-1553" title="Cristoforo Marchionne" src="http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/files/2009/05/cristoforo-marchionne.jpg" alt="Cristoforo Marchionne" width="114" height="121" />Antonio Gramsci chiamava &#8220;imperialismo straccione&#8221; il tardivo approdo italiano al colonialismo sullo scorcio finale dell&#8217;800 ed i primi decenni del secolo passato.</p>
<p>Stessa definizione calzerebbe a pennello,mutatis mutandis, per descrivere quel combinato disposto di sciovinismo economico,acritica esaltazione ed apologia servile che porta ad esaltare presunti campioni nazionali conosciuti per essere riusciti nella non facile impresa di &#8220;privatizzare i profitti e socializzare le perdite&#8221;.</p>
<p>Il Protezionismo economico,sia chiaro,fa capolino minaccioso in ogni angolo del mondo sviluppato,ma perfino la corsa all&#8217;ultimo rifugio degli imbecilli,per dirla con il Reverendo Johnson,dovrebbe serbare qualche barlume di dignità.</p>
<p>Ma da noi non sembra cosa e così,dopo il profluvio di scemenze riversatesi sul Signor Rossi per ricordagli l&#8217;importanza di avere una compagnia aerea di bandiera,a sue spese ovviamente,tocca ora all&#8217;immarcescibile FIAT tenere alta la fiaccola del made in Italy con le sue scorribande estere che tanto sembrano inorgoglire i trombettieri de noantri.</p>
<p>Nessun accenno alle centinaia di miliardi elargite da tutti i Governi repubblicani a questo emblema di ogni capitalismo assistito,avido di finanziamenti quanto refrattario alle sfide del libero mercato.</p>
<p>Il mal comune mezzo gaudio non sminuisce il peso di questo triste retaggio,nè contribuisce a ciò la consapevolezza che il dirigismo l&#8217;ha sempre fatta da padrone anche nelle capitali del laissez-faire.</p>
<p>Probabile che la caduta sia rovinosa per tutti,ma per alcuni risollevarsi sarà molto più difficile perchè anche la conoscenza di un&#8217;alternativa possibile è stata negata</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[COMINCIA ADESSO! #2 (videotestimonianza)]]></title>
<link>http://pongotv.wordpress.com/2009/04/06/comincia-adesso-2-videotestimonianza/</link>
<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 09:19:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>pongotv</dc:creator>
<guid>http://pongotv.wordpress.com/2009/04/06/comincia-adesso-2-videotestimonianza/</guid>
<description><![CDATA[COMINCIA ADESSO! #2 Secondo tempo del progetto espositivo e seminariale a cura di Stefano Taccone Ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/2DqkozKaP94&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/2DqkozKaP94&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/KwK1FGGQt3A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/KwK1FGGQt3A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><strong>COMINCIA ADESSO! #2</strong></p>
<p>Secondo tempo del progetto espositivo e seminariale<br />
a cura di Stefano Taccone</p>
<p>Ventre, Napoli<br />
Incontro-dibattito: 22 marzo dalle ore 18,30</p>
<p>Il curatore ed alcuni degli artisti in mostra, prendendo spunto dalle opere esposte, nonché dalle personali ricerche di questi ultimi, svilupperanno, in dialogo con Angelica Romano (Un Ponte Per) e con lintero pubblico presente, un dibattito tra estetica e politica.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gli svizzeri contro gli immigrati lombardi]]></title>
<link>http://zirconet.wordpress.com/2009/04/02/gli-svizzeri-contro-gli-immigrati-lombardi/</link>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 19:05:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>zirconet</dc:creator>
<guid>http://zirconet.wordpress.com/2009/04/02/gli-svizzeri-contro-gli-immigrati-lombardi/</guid>
<description><![CDATA[Ancora una volta CITTADINO IMPERFETTO deve riportare una notizia che dovrebbe farci riflettere. Si p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://zirconet.wordpress.com/files/2009/04/svizzera_italia.jpg?w=300"><img class="alignleft size-medium wp-image-1179" title="svizzera_italia" src="http://zirconet.wordpress.com/files/2009/04/svizzera_italia.jpg?w=300" alt="svizzera_italia" width="210" height="105" /></a>Ancora </strong>una volta <strong>CITTADINO IMPERFETTO</strong> deve riportare una notizia che dovrebbe farci <strong>riflettere</strong>. Si perchè se è facile cadere nelle <strong>trappole mediatiche</strong> che ci vorrebbero elevare qualche gradino sopra ai<strong> poveri diavoli</strong> che arrivano sulle nostre coste in cerca di un <strong>futuro migliore</strong>, è più difficile credere che <strong>c&#8217;è sempre qualcuno</strong> che si ritiene un gradino sopra a <strong>noi italiani</strong>. <a href="http://zirconet.wordpress.com/files/2009/04/immigrati_vauro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1181" title="immigrati_vauro" src="http://zirconet.wordpress.com/files/2009/04/immigrati_vauro.jpg?w=194" alt="immigrati_vauro" width="194" height="210" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ci sono popoli</strong> che forse non hanno dimenticato che fino a qualche decennio fa eravamo noi ad invaderli con le <strong>valigie di cartone</strong> piene della nostra miseria, altri che in preda alla nostra stessa <strong>irragionevole <span style="font-weight:normal;"><strong>paur</strong><strong>a</strong> e spinti dal <strong>cieco </strong><strong>protezionismo </strong>vedono noi e le nostre imprese come noi guardiamo quelli che arrivano dal sud del mondo <strong>a rubare</strong> il posto di lavoro ai nostri figli. Avevamo riportato tempo fa <a href="http://zirconet.wordpress.com/2009/02/01/quando-gli-stranieri-siamo-noi-italiani/" target="_blank">la notizia degli inglesi contrari ai lavoratori italiani nel loro paese</a> adesso sono i </span>ticinesi  <span style="font-weight:normal;">che ce l&#8217;hanno con i nostri </span>lavoratori<span style="font-weight:normal;">. <!--more--></span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E&#8217; successo<span style="font-weight:normal;"> che la </span>Migros<span style="font-weight:normal;">, colosso della grande distribuzione elvetica, ha affidato l’appalto di ristrutturazione della sua filiale di </span>Locarno <span style="font-weight:normal;">alla filiale italiana del gruppo tedesco </span><a href="http://www.wanzl.com/default.asp?oid=000&#38;lid=It&#38;navid=551313" target="_blank">Wanzl Metallwarenfabrik GmbH</a><span style="font-weight:normal;"> che poi ha assegnato in subappalto la parte degli allestimenti a falegnami, stuccatori e decoratori </span>varesini <span style="font-weight:normal;">e </span>comaschi <span style="font-weight:normal;">che pare costino meno della <strong>manodopera elvetica</strong>. Da qui in poi, si è scatenato il </span>putiferio<span style="font-weight:normal;">. Gli italiani vengono accusati dagli elvetici di concorrenza sleale e quindi di rubare il lavoro ai falegnami, stuccatori e decoratori ticinesi.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dev&#8217;essere strano</strong> per gli abitanti di <strong>Varese </strong>e <strong>Como</strong>, dove i comizi di <strong>Bossi </strong>e <strong>Borghezio </strong>fanno proseliti, sentirsi rivolgere gli stessi epiteti che sono abituati a rivolgere ai manovali e agli operai stranieri a cui si da la colpa d&#8217;invadere i nostri cantieri e le nostre fabbriche a discapito dei nostri lavoratori. <strong>Guarda com&#8217;è strana la vita certe volte!</strong> Speriamo solo che tutta questa storia serva a far riflettere su quanto abbiano senso al giorno d&#8217;oggi simili assurdi ragionamenti.</p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PROTEZIONISMO : Una nuova minaccia globale !]]></title>
<link>http://gabrielepierattelli.wordpress.com/2009/03/27/protezionismo-una-nuova-minaccia-globale/</link>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 01:00:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele Pierattelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ormai la primavera del preistorico 2007, resta l&#8217;albero maestro del nostro viaggio attraverso ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ormai la primavera del preistorico 2007, resta l&#8217;albero maestro del nostro viaggio attraverso ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Crisi dell'auto: un quadro europeo per gli incentivi]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/03/25/crisi-dellauto-un-quadro-europeo-per-gli-incentivi/</link>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 14:07:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/03/25/crisi-dellauto-un-quadro-europeo-per-gli-incentivi/</guid>
<description><![CDATA[Riconoscendo l&#8217;importanza dell&#8217;industria automobilistica per l&#8217;occupazione, l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Riconoscendo l&#8217;importanza dell&#8217;industria automobilistica per l&#8217;occupazione, l]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Parigi sfida l'Europa "Renault fa protezionismo"]]></title>
<link>http://2dei.wordpress.com/2009/03/20/parigi-sfida-leuropa-renault-fa-protezionismo/</link>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 17:09:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>leonefragile</dc:creator>
<guid>http://2dei.wordpress.com/2009/03/20/parigi-sfida-leuropa-renault-fa-protezionismo/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;La Commissione europea è stupefatta del comportamento della Francia&#8221;: si apre una profo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/2009/03/motori/motori-marzo3-09/renault-guerra-ue/affa_15319432_48370.jpg" alt="" width="230" height="173" /><!-- fine FOTO1 --> <!--end multimedia--> <!-- inizio TESTO --><br />
&#8220;La Commissione europea è stupefatta del comportamento della Francia&#8221;: si apre una profonda frattura fra Parigi e la Ue perché queste sono le parole del portavoce della commissaria Ue alla concorrenza Neelie Kroes.</p>
<p><a href="http://borgomeo.blogautore.repubblica.it/2009/03/20/renault-sotto-accusa/"><strong><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#00386b;">BLOG</span></span></strong></a></p>
<p>Tutto è nato quando il sottosegretario all&#8217;Industria francese Luc Chatel ha annunciato che Renault ha intenzione di voler riportare in patria la produzione della Clio, finora delocalizzata nell&#8217;impianto di Novo Mesto in Slovenia. Un annuncio che è in piena e totale contraddizione con quanto aveva precedentemente dichiarato la Renault stessa.</p>
<p>La Ue così si appresta a chiedere spiegazioni alla Francia, anche perché già il mese scorso aveva espresso forti dubbi sul piano francese di aiuti all&#8217;auto ponendo come condizione all&#8217;approvazione che non fossero chiusi impianti di produzione al di fuori della Francia. Parigi aveva poi provveduto a rassicurare la Commissione con una lettera.</p>
<p>&#8220;Non spetta alla Commissione commentare sul fatto che un&#8217;impresa sposti i suoi siti di produzione &#8211; ha detto Todd &#8211; tuttavia e&#8217; sconcertante che il sottosegretario (francese) dell&#8217;Industria Luc Chatel abbia detto che questa decisione sia legata al piano industriale&#8221; della Francia a sostegno dell&#8217;auto. &#8220;Questo &#8211; ha tuonato il portavoce &#8211; e&#8217; in contraddizione totale con la lettera che lo stesso Chatel aveva inviato qualche settimana fa al commissario Kroes e che la Commissione aveva accolto con favore. C&#8217;e&#8217; una contraddizione evidente tra la lettera del ministro e le sue dichiarazioni di oggi&#8221;.<br />
<!--inserto--></p>
<div class="ad-box"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript"&#62;OAS_RICH('Middle');&#60;/script--></div>
<p><!--/inserto--><br />
La Renault ha subito cercato spegnare le polemiche, specificando che la compagnia automobilistica francese non intende rilocalizzare in Francia tutta la sua produzione all&#8217;estero. Secondo il colosso d&#8217;oltralpe insomma il trasferimento in Francia della Clio II risponde solo a un&#8217;esigenza industriale e non politica, poiché gli impianti sloveni di Novo Mesto lavorano già a pieno regime per assemblare la Twingo.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/03/motori/motori-marzo3-09/renault-guerra-ue/renault-guerra-ue.html">Repubblica.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guerra monetaria, UK e Svizzera]]></title>
<link>http://brevidistampa.wordpress.com/2009/03/17/guerra-monetaria-uk-e-svizzera/</link>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 06:17:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Admin1</dc:creator>
<guid>http://brevidistampa.wordpress.com/2009/03/17/guerra-monetaria-uk-e-svizzera/</guid>
<description><![CDATA[La ricetta inglese di rilancio del sistema produttivo e&#8217; basata su due elementi: svalutazione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La ricetta inglese di rilancio del sistema produttivo e&#8217; basata su due elementi: svalutazione competitiva della Sterlina e forte liquidita&#8217; per il mercato interno. La stessa strategia adottata per uscire dalla Grande Depressione degli anni 30. La Svizzera e&#8217; la prima che ha seguito l&#8217;esempio, per adesso con lo scopo di bloccare l&#8217;aumento del valore del Franco Svizzero. Ma le svalutazioni competitive solitarie sono un modello pericoloso perche&#8217; erodono i margini delle politiche comuni e perche&#8217; portano con se, inevitabilmente, anche misure protezionistiche con dazi annessi. <em>La vecchia tentazione di stampare moneta &#8211; Sole 24 Ore 17 Marzo 2009.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mercato ci fa uguali]]></title>
<link>http://centrostudikairos.wordpress.com/2009/03/05/il-mercato-ci-fa-uguali/</link>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 10:17:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>centrostudikairos</dc:creator>
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<description><![CDATA[A leggere certi commenti, come ad ascoltare talune dichiarazioni, sembra quasi di respirare un’aria ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[A leggere certi commenti, come ad ascoltare talune dichiarazioni, sembra quasi di respirare un’aria ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Nazionalizzare, ma sotto voce....]]></title>
<link>http://itsyourmoneystupid.wordpress.com/2009/02/20/nazionalizzare-ma-sotto-voce/</link>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 09:04:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Nistri</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Nazionalizzare le banche? E’ una delle ipotesi che si stanno studiando” la frase di Silvio Berlusco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>“Nazionalizzare le banche? E’ una delle ipotesi che si stanno studiando” la frase di Silvio Berlusconi, detta durante l’incontro con il premier britannico Gordon Brown, fa discutere. “Per ora è solo un’ipotesi avanzata da qualcuno, qualcosa su cui ci stiamo esercitando”, ha precisato Berlusconi. Che poi, di fronte alle dichiarazioni dell’opposizione, ha precisato “non riguarda le banche italiane”, ma si tratta di una delle “tante proposte sul tavolo del G8″. Riguarda invece il governo britannico, che è già ricorso a questo tipo di interventi. Linda Lanzillotta, ministro della Funzione Pubblica nel governo ombra del Pd, ha duramente criticato l’accenno di Berlusconi: “Le sue dichiarazioni sono irresponsabili. Il premier annuncia e poi smentisce nel giro di poche ore che il governo ha allo studio misure per nazionalizzare le nostre banche determinando un terremoto sull`andamento dei titoli in Borsa. Nazionalizzare perché? Non ci hanno detto instancabilmente il ministro dell`economia e il governatore della Banca d’Italia che il sistema bancario italiano è solido e non ha bisogno di interventi di ricapitalizzazione? E con quali soldi?”. Ma Berlusconi spiega durante il suo intervento, nel quale, d’accordo con Brown, ha evidenziato i pericoli del protezionismo. “L’ingresso nel capitale” ha detto il premier, potrebbe “impegnare le banche a fornire credito alle imprese”. Ma poi Berlusconi ha precisato che “il sistema italiano è solido”. “Come dimostra” ha aggiunto “il fatto che nonostante siano state messe a disposizioni risorse rilevanti per affrontare la crisi, nessuna banca italiana per ora ha fatto richiesta di aiuto e questo ‘’tranquillizza&#8217;’. “Il 2/3 marzo stiamo organizzando il ‘Credit and liquidity day’ per analizzare la situazione del credito dalle banche all’economia” annuncia intanto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Faremo una fotografia &#8211; ha spiegato il ministro &#8211; sui dati dell’andamento del credito dagli istituti bancari all’industria all’economia. Poi chiederemo cosa fare per garantire il credito”. Ma la nazionalizzazione delle banche, per Tremonti, resta “un’ipotesi di cui si discute in campo internazionale”. Così come si discute di un ritorno del protezionismo, tema che mette d’accordo Brown e Berlusconi: “Certi comportamenti degli Usa, come il “Buy American”, o l’intervento della Francia per aiutare le aziende del settore auto, sono azioni che sanno un po’ di protezionismo, ma non sono quelle misure protezionistiche che possono far male. In ogni caso noi non dobbiamo cadere in questa trappola, perchè protezionismo non risolve nulla” ha poi detto Berlusconi. La crisi è globale e va affrontata in modo ‘’globale, coordinato&#8217;’, rilanciano i due primi ministri dettando la ricetta, per ora metodologica: riscrivere le regole rafforzando e riformando il sistema finanziario affinché non si ripetano crisi come quella attuale, sostenere la fiducia di famiglie e delle imprese, riportare l’economia verso la crescita sostenibile. E, in quest’ultima direzione Brown annuncia un fondo da 5 miliardi di euro per una crescita economica all’insegna del ‘low carbon’. Sul fronte delle misure concrete da adottare il cammino è comunque ancora lungo. ‘’Non è facile. Si stanno discutendo i contenuti della finanza internazionale. Ma non ci sono ancora interventi da tutti condivisi e che appaiano ‘ictu oculi’ efficaci&#8217;’ dice Berlusconi. E per farlo il cammino, condiviso con Brown, è quello che passerà per il prossimo G20 di Londra del 2 aprile dove, spiega Brown, ‘’cercheremo di preparare per una sorta di accordo per la ripresa, con il contributo di ogni continente&#8217;’ trovando un’accordo ‘’sulle risorse da iniettare nel sistema, sulla definizione dei margini di responsabilità delle istituzioni finanziarie internazionali&#8217;’ con l’obiettivo di ‘’una la ripresa economica mondiale duratura&#8217;’.</p>
<p>tratto da articolo di <a href="http://blog.panorama.it/economia/2009/02/19/berlusconi-nazionalizzare-le-banche-solo-unipotesi-allo-studio/">Panorama </a>del 19/02/2009</p>
<p>Piano piano, sotto voce, si arriverà all&#8217;unica soluzione possibile: nazionalizzare le banche! Prima si fa e meglio è, possibilmente lasciando le perdite maturate a chi ha scelto in passato di assumersi determinati rischi: i banchieri e i loro azionisti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Brevi di Stampa di Lunedi 16 Febbraio 2009]]></title>
<link>http://brevidistampa.wordpress.com/2009/02/16/brevi-di-stampa-di-lunedi-16-febbraio-2009/</link>
<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 10:58:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Admin1</dc:creator>
<guid>http://brevidistampa.wordpress.com/2009/02/16/brevi-di-stampa-di-lunedi-16-febbraio-2009/</guid>
<description><![CDATA[Decifrare la Crisi Le imprese dopo il panico provocato dal default di Merrill Lync e fino a Dicembre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Decifrare la Crisi</strong></p>
<p>Le imprese dopo il panico provocato dal default di Merrill Lync e fino a Dicembre 2008 hanno sforbiciato i bilanci, poi da Gennaio 2009 e&#8217; ripresa la richiesta di analisi di mercato con report che da mensili sono diventati settimanali (in Giappone giornalieri).</p>
<p>Specialmente le piccole aziende all&#8217;inizio dell&#8217;anno sembravano aspettare che qualcosa accadesse &#8230;</p>
<p>Le aziende hanno ripreso a commissionare analisi di mercato per capire, per mezzo di test proiettivi,  i bisogni funzionali ed emotivi dei clienti.</p>
<p><strong>Insolvenze</strong></p>
<p>Secondo l&#8217;Ufficio Studi di Euler Hermes (Gruppo Allianz) (http://www.eulerhermes.com) la recessione produrra&#8217; i seguenti tassi di insolvenza aziendale:</p>
<ul>
<li>Francia<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> (</span>56.000 <span> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> (</span>62.700 <span> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>+ 12%</li>
<li>USA  <span style="white-space:pre;"> </span>2008 <span style="white-space:pre;"> (</span>41.200 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)  <span style="white-space:pre;"> </span>2009 <span style="white-space:pre;"> (</span>61.800 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>+ 50%</li>
<li>Regno Unito<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> (</span>28.500<span> </span> casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> (</span>38.000<span> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>+ 34%</li>
<li>Germania<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> (</span>30.100 <span> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> (</span>33.700<span> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>+12%</li>
<li>Giappone<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> (</span>15.800 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> (</span>17.000 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>+  8%</li>
<li>Cina<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> </span> (4.570 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> </span> (5.000 <span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span><span style="white-space:pre;"> </span>+ 10%</li>
<li>Italia<span style="white-space:pre;"> </span>2008<span style="white-space:pre;"> (</span>13.000<span style="white-space:pre;"> </span>casi)<span style="white-space:pre;"> </span>2009<span style="white-space:pre;"> </span>(dati non disponibili)</li>
</ul>
<p><strong>Carlo Azeglio Ciampi: La sfida per un nuovo mondo <span style="font-weight:normal;">(Il Messaggero 16/02/2009)</span></strong></p>
<p>Una nuova Bretton Woods per costruire il nuovo ordine mondiale.</p>
<p>Se le Banche sono in crisi di liquidita&#8217; bisogna aiutarle, se sono in crisi per mala gestione bisogna lasciarle fallire, salvaguardare i depositanti, ma non management e azionisti, scovando tra le macerie della banca che va in dissoluzione. Non si salva una cattiva banca piuttosto se ne fa una nuova con quello che di buono ancora c&#8217;era.</p>
<p>L&#8217;Europa ha una occasione irripetibile per fare l&#8217;Unione Europea, bisogna salvaguardare i redditi bassi e dare sussidi di disoccupazione.</p>
<p><strong>Giulio Tremonti: Perche&#8217; concordo con Romano Prodi </strong>(Il Messaggero 16/02/2009)</p>
<p>Romano Prodi pubblica articoli sempre di grande interesse perche&#8217; coniuga la visione alla cultura istituzionale.</p>
<p>Bretton Woods fu all&#8217;inizio una conferenza che produsse un sistema di principi formalizzato poi in un trattato internazionale multilaterale.</p>
<p>Dobbiamo fare lo stesso per evitare che la fine di questa crisi ne prepari una nuova. Concordo e ringrazio di cuore Prodi quando dice che per non passare da una crisi all&#8217;altra serve un leone non un gattino.</p>
<p><strong>Federico Rampini: Il protezionismo che avanza</strong> (La Repubblica 16/02/2009)</p>
<p>Il vertice G7 di Sabato 14 Febbraio 2009 e&#8217; stato una pericolosa impostura perche&#8217; i maggiori leader di governo a parole hanno messo al bando il protezionismo, ma nei fatti non hanno cancellato i provvedimenti protezionistici che si apprestano a dare corso, come:</p>
<p>- (USA) il Buy American e la clausola Hire American che impone di assumere americani prima di altri alle aziende che riceveranno aiuti;</p>
<p>- (Francia) obbligo di comprare componentistica solo da aziende francesi a Peugeot e Renault aiutate dallo stato, con Sarkozy che ha chiesto esplicitamente a Peugeot di licenziare operai del suo stabilimento in Repubblica Ceca prima che in Francia.</p>
<p>La Grande Depressione degli anni trenta fu scatenata dalle guerre protezionistiche che fecero crollare gli scambi mondiali e non direttamente dal crac di Wall Street.</p>
<p>L&#8217;America di Obama rischia di risvegliare i demoni del protezionismo anche in Cina e in India.</p>
<p>L&#8217;Italia non ha mai potuto fondare la ripresa economica sulla domanda interna, ma sempre e solo sull&#8217;export internazionale. Se crolla i primi travolti saremo noi.</p>
<p><strong>Gian Maria Fara: Abolire Basilea 2</strong> (ItaliaOggi 16/02/2009)</p>
<p>Dopo il bombardamento dei mezzi di comunicazione di massa abbiamo trovato gli italiani non smarriti e in disarmo, ma pronti ad affrontare la congiuntura rimboccandosi le maniche. La crisi finanziaria partita dagli USA ha solo lambito il nostro sistema economico. Il resto e&#8217; terrorismo psicologico.  Il paese chiede infrastrutture moderne e pubblica amministrazione in aiuto e non ostacolo. Occorrono leggi chiare, una giustizia funzionante.</p>
<p>Gli italiani hanno una pessima immagine delle banche perche&#8217; sono percepite come ostacolo allo sviluppo. Esse sono orientate alla burocrazia e alla iperproduzione di norme. Bisogna abolire gli accordi di Basilea 2 perche&#8217; falcidiano il credito alle piccole imprese che sono il fulcro del sistema economico italiano. E&#8217; necessario tornare all&#8217;antico e restituire potere decisionale ai dirigenti delle banche.</p>
<p>G.M. Fara Sociologo e presidente dell&#8217;Eurispes , direttore Link Campus University of Malta</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Europa e la trappola del protezionismo]]></title>
<link>http://newseuropa.wordpress.com/2009/02/14/367/</link>
<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 21:25:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Oyasuminasai</dc:creator>
<guid>http://newseuropa.wordpress.com/2009/02/14/367/</guid>
<description><![CDATA[Il protezionismo del presidente francese Nicolas Sarkoxy ha fatto arrabbiare l&#8217;Unione Europea ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3207/2960834619_1784eba38b.jpg" alt="" /></p>
<p class="spIntrotext" style="text-align:justify;"><strong>Il protezionismo del presidente francese Nicolas Sarkoxy ha fatto arrabbiare l&#8217;Unione Europea &#8211; e in particolare la Germania. Ironicamente, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha usato toni protezionistici negli ultimi tempi. L&#8217;Unione Europea dovrebbe parlare con una voce comune nell crisi, ma Francia e Germania stanno facendo poco per questo.</strong><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Poche persone sanno far arrabbiare gli abitanti dell&#8217;Europa centrale ed orientale come un presidente francese. Jacques Chirac, riferendosi alle politiche filo americane sull&#8217;Iraq della Bulgaria e di altri paesi dell&#8217;Europa orientale, una volta ringhiò: &#8220;Gli europei dell&#8217;est hanno perso una grande opportunità di tenere chiuse le loro bocche.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">La scorsa settimana Sarkozy ha alzato la posta, dicendo: &#8220;Vogliamo fermare lo spostamento delle fabbriche all&#8217;estero, e forse riusciremo a riportarle indietro. Se daremo assistenza finanziaria all&#8217;industria dell&#8217;auto, non vedremo un&#8217;altra fabbrica muoversi verso la Repubblica Ceca&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo ministro ceco Mirek Topolanek, fuori di sé dalla rabbia, ha prontamente annunciato uno speciale summit europeo.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;osservazione di Sarkozy ha provato, una volta per tutte, che il protezionismo è vivo e vegeto nell&#8217;UE. Di più, non c&#8217;è dubbio che il protezionismo riduca la produttività economica europea. Come sappiamo, non ci sono vincitori in una gara protezionista.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque, non dovremmo cadere nella trappole di vedere la posizione anti-liberale di Sarkozy come la causa principale del protezionismo montante. La Germania ha ridotto i costi del lavoro diverse volte senza consultare gli altri membri della zona-euro. Questo ha portato a un immediato vantaggio di costo per le imprese tedesche.</p>
<p style="text-align:justify;">Il modo in cui i governi tedeschi e francesi hanno salvato le loro banche non era nello spirito della politica comune europea della competizione. Chiunque in Germania volesse lamentarsi del protezionismo francese dovrebbe provare a spiegare la cosiddetta &#8220;Legge VW&#8221; a un francese.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Protezionismo strisciante</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo sempre avuto un protezionismo strisciante in Europa, e la Commissione Europea merita un grande riconoscimento per l&#8217;importante successo che ha ottenuto nella lotta contro di esso. Le tedesche Landesbanken, o banche di stato, e la politica energetica francese sono i due esempi principali. Ma sarà più difficile tappare il protezionismo nella crisi finanziaria, ora che gli stati membri hanno il controllo e lo stanno usando a proprio vantaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">Sarkozy, con la sua osservazione protezionistica, ha dimostrato alla fine di non essere un grande europeo, e il primo ministro slovacco Robert Fico non ci ha messo molto a rispondere. Se Sarkozy fosse stato capace di mantenere la sua minaccia, ha detto Fico, sarebbe riuscito a riportare a casa Gaz de France.</p>
<p style="text-align:justify;">Il protezionismo aperto porta facilmente a un&#8217;escalation. Questo non sarebbe uno sviluppo desiderabile, specialmente per la Germania, primo esportatore nel mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma anche se tutti i politici e gli economisti evocani il libero commercio nei loro discorsi improvvisati e nei talk show, la Germania ricopre una quota significativa di responsabilità. Visto che si reagisce alla crisi globale economica e finanziaria con il motto &#8220;ognuno faccia per sé&#8221;, uno non dovrebbe essere troppo sorpreso dal protezionismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Visto che non c&#8217;è un vero piano europeo per combattere la crisi, i paesi dovranno escogitare piani propri.</p>
<p style="text-align:justify;">Sotto queste circostanze avverse, Sarkozy non può essere veramente biasimato per aver detto: &#8220;se paghiamo fino a 6 miliardi di euro per l&#8217;industria automobilistica, possiamo almeno aspettarci che il denaro rimanga nel paese.</p>
<p style="text-align:justify;">Se il mercato unico europeo è così importante per noi tedeschi, perché abbiamo rifiutato così vementemente un piano europeo per affrontare la crisi?</p>
<p style="text-align:justify;">Se ci fosse stato un simile piano, non avremmo avuto i sussidi francesi per l&#8217;inustria automobilistica e nemmeno gli incentivi alla rottamazione tedeschi. Invece, forse, avremmo abbozzato degli incentivi di rottamazione europei e sussidi simmetrici. E, in questo caso, nessuno avrebbe minacciato di chiudere le fabbriche ceche o di rimandare a casa Gaz de France.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Protezionismo Made in </strong> <strong>Germany</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il programma di stimolo economico tedesco è progettato per beneficiare principalmente l&#8217;industria automobilistica tedesca. È strutturato in qualche modo più chiaramente del piano francese. Se avessimo mandato i 50 miliardi di euro alle persone sotto forma di incentivi fiscali, gli esportatori francesi ed italiana avrebbero beneficiato del nostro programma.</p>
<p style="text-align:justify;">Me se tutti sono impegnati a fare meno concessioni possibili ai vicini, non dovrebbe destare sorpresa che questi pacchetti siano quel che sono. E nessuno, incluso Sarkozy, ha sabotato un approccio comune europeo come la cancelliera tedesca e il ministro delle finanza Peer Stainbruck, un euro-scettico.</p>
<p style="text-align:justify;">Un dibattito simile sviluppatosi negli Stati Uniti recentemente, quando Paul Krugman, il fresco Premio Nobel per l&#8217;economia, ha annunciato, per lo sgomento dei colleghi, che il protezionismo è giustificato in una certa misura. Il suo argomento è il seguente: se i pacchetti di stimolo non sono coordinati, abbiamo un problema, vale a dire che le misure nazionali, come i tagli delle tasse, avvantaggiano principalemente i produttori stranieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo è stato quasi sempre il caso dei tagli americani delle tasse nel passato. Il risultato di questo è che i governi affronterebbero la scelta di continuare a spendere tutti insieme con pacchetti di stimolo, che sarebbero disastrosi alla luce della crisi, o di strutturarli in modo che i produttori nazionali possano ottenere i maggiori vantaggi da essi. In questo caso, la versione protezionista sarebbe meglio che niente. Krugman vede anche una relazione tra una mancanza di coordinamento e il protezionismo.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo caso, si può solo sperare in contromisure legali. Forse la Commissione Europea riuscirà a prevenire qualche eccesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Nondimeno, il problema fondamentale dei massicci sussidi francese per il settore automobilistico rimane sul tavolo. Questo colpirà negativamente altri produttori di auto europei. Scontando fortemente i loro prezzi, Renault Peugeot e Citroen potranno ottenere quote mercato &#8211; e non solo in Francia. Questo va a diretto svantaggio di altre aziende.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Giochi economici</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Da un punto di vista europeo, quest azioni sono giochi economici a somma zero. I francesi vincono, mentre i tedeschi perdono. È la stessa cosa della pratica di ridurre il costo del lavoro in Germania. Vengono adottate misure che costano un sacco di soldi ma che sono inefficaci in Europa. Sarebbe meglio caricare il denaro su un aereo e farlo disperdere sull&#8217;Europa. Ma non ci si può aspettare che la Francia, o qualunque altro stato membro, facciano qualcosa del genere. Solo l&#8217;UE può farlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando la Merkel e Stainbruck hanno rifiutato un piano generale economico per il settore economico e finanziario, l&#8217;ex-commissario europeo Mario Monti ha scritto sul Corriere della Sera, che la cancelliera ha messo in pericolo quello per cui la Germania aveva combattuto per decenni: il mercato unico europeo. Sono convinto che Monti reagisca alle osservazioni di Sarkozy con la stessa incredulità, come fanno tutte le persone che sostengono il mercato unico europeo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma anche se Sarkozy offre un bersaglio ideale per un attacco, è sbagliato anche ridurre il problema a questa invettiva eccentrica e definitivamente in qualche modo inutile. La causa principale del protezionismo emergente in Europa non è Sarkozy. Piuttosto, è il lavoro delle persone che, in un&#8217;unione monetaria, fanno politica senza considerazione per i loro vicini.</p>
<p>Fonte:<br />
Der Spiegel: <a href="http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,607457,00.html">http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,607457,00.html</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Economia Usa, interventi sulle banche e protezionismo ]]></title>
<link>http://maxbruno.wordpress.com/2009/02/10/economia-usa-interventi-sulle-banche-e-protezionismo/</link>
<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 00:18:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxbruno</dc:creator>
<guid>http://maxbruno.wordpress.com/2009/02/10/economia-usa-interventi-sulle-banche-e-protezionismo/</guid>
<description><![CDATA[  Vista la preoccupante situazione dell&#8217;economia mondiale,  il grande Presidente Obama ha comi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p style="text-align:justify;">Vista la preoccupante situazione dell&#8217;economia mondiale,  il grande Presidente Obama ha cominciato a darsi da fare per quanto riguarda l&#8217;economia Usa. </p>
<p style="text-align:justify;">Uno dei primi provvedimenti riguarderà appunto <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200902articoli/40663girata.asp"><span style="color:#0000ff;"><strong>il taglio degli &#8220;elevati&#8221; compensi</strong></span></a> dei dirigenti bancari, con l&#8217;imposizione di un taglio massimo oltre il quale non sarà possibile andare. </p>
<p style="text-align:justify;">Magari qui da noi una cosa del genere!   E non solo per le banche&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">In secondo luogo, l&#8217;adozione di misure protezionistiche, per quanto riguarda i settori pesanti dell&#8217;acciaio e del ferro, provocherà non poche critiche da parte dell&#8217;Europa, che come al solito &#8220;rimane  spesso a guardare&#8221; su queste cose. </p>
<p style="text-align:justify;">Speriamo che l&#8217;Europa si svegli e cominci ad essere più compatta sia economicamente che politicamente..</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La stupidità e l'ingiustizia non hanno confini]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/02/08/la-stupidita-e-lingiustizia-non-hanno-confini/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 05:46:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
<guid>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/02/08/la-stupidita-e-lingiustizia-non-hanno-confini/</guid>
<description><![CDATA[La vicenda degli operai inglesi in sciopero a Londra contro il fatto che un&#8217;azienda italiana a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La vicenda degli <a href="http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/news_collection/awnplus_topnews/2009-02-05_105315483.html" target="_blank">operai inglesi in sciopero a Londra</a> contro il fatto che un&#8217;azienda italiana abbia vinto una gara, mi ha fatto venire in mente gli espisodi xenofobi e protezionisti soprattutto a Mumbai, dove i maharati, i locali, guidati <a href="http://indonapoletano.wordpress.com/2008/02/13/arrestati-due-politici-per-incitamento-allodio/" target="_blank">da partiti regionali indu&#8217; </a>che hanno il geme della stupidità in ogni iscritto ma soprattutto nei leader, vogliono cacciare i lavoratori di altri stati indiani. L&#8217;anno scorso sono successi <a href="http://indonapoletano.wordpress.com/2008/02/04/la-tolleranza-neanche-contro-i-divi-di-bollywood/" target="_blank">anche incidenti, che hanno interessato anche attori importanti</a>, colpevoli di lavorare a Bollywood, quindi a Mumbai, ma di <a href="http://indonapoletano.wordpress.com/2008/09/10/la-moglie-non-parla-hindi-e-lattore-viene-boicottato/" target="_blank">non essere di Mumbai</a>.</p>
<p>La cosa mi ha fatto fare una serie di considerazioni:</p>
<p>1) la fame è fame dovunque;</p>
<p>2) i coglioni non hanno nazionalità;</p>
<p>3) le persone per bene, coloro che vogliono fare le cose secondo legge, sono le prime a pagare;</p>
<p>4) le leggi valgono solo per poche persone.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[da IBL: Governi protezionisti con le banche, liberisti con gli operai]]></title>
<link>http://giovanidemocratici.wordpress.com/2009/02/05/da-ibl-governi-protezionisti-con-le-banche-liberisti-con-gli-operai/</link>
<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 08:35:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovanidemocratici</dc:creator>
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<description><![CDATA[da Istituto Bruno Leoni Lo sciovinismo economico nasce dall&#8217;atteggiamento ambiguo e ipocrita d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="rigasx">
<div class="sottotitolo" style="text-align:justify;">da <a href="http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=7582" target="_blank">Istituto Bruno Leoni</a></div>
<div class="sottotitolo" style="text-align:justify;"><strong>Lo sciovinismo economico nasce dall&#8217;atteggiamento ambiguo e ipocrita di governi e intellettuali</strong></div>
</div>
<div class="rigasx">
<div class="autore">di Carlo Lottieri</div>
</div>
<div class="rigasx">
<div class="testo" style="text-align:justify;">Certo fa un po’ sorridere la levata di scudi generale contro i lavoratori britannici. Riuniti a Davos, i maggiori esponenti della politica internazionale hanno espresso unanime contrarietà dinanzi alle agitazioni dei sindacati del Regno Unito, furiosi perché un’azienda siciliana ha vinto un’importante commessa della Total, “sottraendo” lavoro agli operai inglesi.</p>
<p>La sensazione è che si sia di fronte al classico bue che dà del cornuto all’asino. Perché se è vero che la battaglia intrapresa dalle trade union d’oltre Manica è sbagliata, non può essere il laburista Gordon Brown o qualche altro leader occidentale ad esprimere tale giudizio. Da tempo, infatti, Londra fa parte di quell’insieme di Paesi che stanno intervenendo massicciamente “a difesa” dell’economia nazionale: contro ogni elementare logica liberale.<br />
Sono infatti le classi politiche politicamente corrette, oggi scandalizzate di fronte al preteso “razzismo” dei lavoratori in sciopero, che hanno aperto la strada a tutto ciò. Per quale ragione, ad esempio, il governo belga nei mesi scorsi ha salvato una propria banca in difficoltà? Ma se si sposa lo sciovinismo economico non lo si può fare a corrente alternata: aiutando le imprese di grandi dimensioni la cui sede sta a Madrid e Parigi, e non con quella working class che parla cockney e che oggi protesta con veemenza di fronte all’arrivo di quanti che le appaiono come i discendenti dei Normanni che già una volta li hanno invasi.</p>
<p>Brown vorrebbe ora impartire lezioni ai propri lavoratori e pretenderebbe di insegnare il libero mercato a quei disoccupati (o timorosi di diventarlo) che sfilano in corteo. Mostrò però una diversa prontezza quando si trattava di salvare i centri finanziari della City: dalla Northern Bank in giù. E l’inquilino di Downing Street non è certo il solo ad avere abbracciato le logiche interventiste.<br />
L’attuale presidente degli Stati Uniti, ad esempio, ha condotto una campagna elettorale intrisa di retorica ultra-nazionalistica e schierata contro i prodotti asiatici, i quali sottrarrebbero opportunità alle imprese americane. Quindi ha sostenuto il piano Paulsen (varato da Bush) a sostegno delle banche e, infine, sta predisponendo un colossale intervento per aiutare Detroit e le case automobilistiche Usa.<br />
Ma ciò che ha deciso Obama assomiglia a quanto si sta facendo in Europa, dove Angela Merkel ha stanziato oltre 50 miliardi di euro, mentre qualcosa di simile hanno fatto Nicolas Sarkozy in Francia e José Luis Zapatero in Spagna. In questo quadro appare del tutto anomala, per nostra fortuna, la situazione italiana, dato che il ministro Giulio Tremonti – che fa ricorso in continuazione ad una retorica assai avversa al capitalismo – va conducendo una politica economica piuttosto prudente, perfino sparagnina, preoccupata di evitare il dissesto dei conti pubblici.</p>
<p><!--more-->Nemmeno a Bruxelles non possono comunque mettersi in cattedra, dato che – come negli Stati Uniti – sono schierati a protezione di un sistema agricolo basato su dazi e sussidi che tiene alti i prezzi, frena l’ammodernamento del settore primario, causa gravi danni ai Paesi del Terzo Mondo (impossibilitati a esportare grano o riso). Per giunta nessuno ha scordato in che modo i politici europei nel loro insieme hanno seppellito il decreto Bolkestein, che si proponeva di liberalizzare il mercato del lavoro. Ma se era tanto “sociale” opporsi all’idraulico polacco (come sostenne tutta la gauche caviar parigina), per quale motivo starebbero sbagliando i poveri operai del Lincolnshire?<br />
Se si vuole abbracciare l’economia liberale ci vuole un minimo di coerenza. Iniziando, ad esempio, a smetterla di dar fede alle teorie di quanti esaltano le esportazioni sulle importazioni e per questo vorrebbe sempre e solo una bilancia commerciale in attivo. Ma bisogna anche rinunciare alla credenza secondo cui sarebbero sempre i consumi, e mai il risparmio e l’accumulo di capitale, a far crescere l’economia. Educati al keynesismo da tanti discorsi che vanno per la maggiore, gli inglesi temono che i lavoratori siciliani spenderanno da noi quanto guadagneranno nel Regno Unito: e vedono in ciò un danno alla loro economia.</p>
<p>In realtà, il nazionalismo economico (una dottrina che fu formulata per la prima volta nell’età dell’assolutismo) è indifendibile da ogni punto di vista: sia giuridico che economico. Sul piano dei diritti, una società liberale esige che ogni impresa possa rivolgersi a chi vuole: e se a Grimsby la Total ha deciso di puntare su un’azienda italiana, deve poterlo fare.<br />
Questa difesa delle ragioni di principio, per giunta, si sposa con ciò che insegna l’analisi economica nel momento in cui rileva (fin dai tempi, quanto meno, di David Ricardo) che l’apertura delle frontiere favorisce una crescita complessiva del sistema produttivo e della qualità della vita. Se entrambi i soggetti di ogni scambio vi prendono parte perché ritengono di migliorare la loro condizione, quando si inibisce o limita la libera contrattazione si finisce per inaridire una delle sorgenti fondamentali della ricchezza. Questo è quanto è successo nei decenni scorsi in Argentina, che ha progressivamente distrutto la propria economia adottando una strategia tutta difensiva.</p>
<p>I sindacalisti inglesi hanno torto, quindi, e sono assolutamente indifendibili. Ma forse dovremmo mettere sul banco degli imputati anche chi, e da anni, dà loro lezioni moralmente ed economicamente tanto discutibili.</p>
<p>Da <span style="font-style:italic;">Il Giornale</span>, 3 febbraio 2009</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spirito dei tempi]]></title>
<link>http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2009/02/04/spirito-dei-tempi/</link>
<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:19:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>lafayette70</dc:creator>
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<description><![CDATA[Torna di moda,purtroppo,il protezionismo con il suo triste carico di stereotipi nazionalisti e mai s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Torna di moda,purtroppo,il protezionismo con il suo triste carico di stereotipi nazionalisti e mai sopiti rancori razzisti.Succede nell&#8217;Europa sferzata dalla crisi economica;succede anche in America dove un&#8217;organizzazione ultraconservatrice  ha realizzato questo spot di sapore xenofobo contro il ricorso a manodopera straniera</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/J-hp5vuQabY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/J-hp5vuQabY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Neve e protezionismo.]]></title>
<link>http://homoeuropeus.wordpress.com/2009/02/02/neve-e-protezionismo/</link>
<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 17:01:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>homoeuropeus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri Londra si e&#8217; svegliata sotto una impressionante nevicata, la piu&#8217; grossa degli ulti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ieri Londra si e&#8217; svegliata sotto una impressionante nevicata, la piu&#8217; grossa degli ulti]]></content:encoded>
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